“La storia ha bisogno dell’annuncio del Vangelo”

[photopress:art2_jpg_1.jpg,full,alignright]Ecco un brano del discorso tenuto dal Papa in occasione degli auguri alla Curia Romana:Per giungere al suo compimento, la storia ha bisogno dell’annuncio della Buona Novella a tutti i popoli, a tutti gli uomini (cfr Mc 13,10). E di fatto: quanto è importante che confluiscano nell’umanità forze di riconciliazione, forze di pace, forze di amore e di giustizia – quanto è importante che nel “bilancio” dell’umanità, di fronte ai sentimenti ed alle realtà della violenza e dell’ingiustizia che la minacciano, vengano suscitate e rinvigorite forze antagoniste! È proprio ciò che avviene nella missione cristiana. Mediante l’incontro con Gesù Cristo e i suoi santi, mediante l’incontro con Dio, il bilancio dell’umanità viene rifornito di quelle forze del bene, senza le quali tutti i nostri programmi di ordine sociale non diventano realtà, ma – di fronte alla pressione strapotente di altri interessi contrari alla pace ed alla giustizia – rimangono solo teorie astratte.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

111 risposte a “La storia ha bisogno dell’annuncio del Vangelo”

  1. fra' Cristoforo scrive:

    Caro Tornielli, è un caso che il Pontefice non abbia fatto riferimento al Motu Proprio come alcuni auspicavano avrebbe fatto in questa occasione?Le porgo i migliori auguri di un Santo Natale.Per un Natale ricco di letizia di cuori,e un nuovo anno sereno,auguro a ciascuno di saper coglierelo sguardo di Cristo sulla nostra vita.Uno sguardo pieno di simpatiaper la nostra umanità,per la felicità del singolo,per ognuno di noi.Uno sguardo che è un avvenimento.e se capiterà in Piemonte mi contatti… la ospiterò volentieri a cena! Auguri!

  2. Pinkus scrive:

    “…i nostri programmi di ordine sociale non diventano realtà, ma – di fronte alla pressione strapotente di altri interessi contrari alla pace ed alla giustizia – rimangono solo teorie astratte…”Quanta saggezza e quanto realismo in questo concetto espresso dal Papa.Pi+ù dei mille discorsi cui ci hanno abituato i divi della nostra pseudopolitica!Per Fra CristoforoNon aveva senso,forse,ritornare da parte del Papa sul motu proprio: è cosa fatta e cosa fatta capo ha ed è giusto che si obbedisca con amore di figli e chiarezza di pensiero.Ribadirlo sarebbe significato scendere a patti o quasi con le demagogiche e insulse osservazioni mosse,anche dall’interno della Chiesa, al motu proprio.Grazie della sua fermezza,Santo Padre: ne avevamo e ne abbiamo bisogno!Auguri a Fra Cristoforo.

  3. Andrea Tornielli scrive:

    Non credo fosse previsto e prevedibile un riferimento. Il Motu proprio non è un’enciclica. Prossimamente uscirà l’istruzione applicativa e a Eccledia Dei verranno dati poteri speciali per agire nei confronti delle diocesi.Ricambio gli auguri

  4. Michele scrive:

    Il cristiano che non annuncia la Buona Novella compie una grave omissione perché viene meno ad un preciso precetto indicato da Cristo; il Mondo ha bisogno di conoscere la Buona Novella ed assimilarla altrimenti essa non sarebbe stata annunciata.Buon Natale ad Andrea ed a tutti, da quando vi ho conosciuti, e non è molto, ho bisogno dell’incontro quotidiano per sentire la completezza del tempo trascorso

  5. gianluca scrive:

    Si, c’è bisogno dell’annuncio del Vangelo……quello VERO, però…

  6. Pipìta del Monte scrive:

    Che significa il tuo “però”, Gianluca?

  7. gianluca scrive:

    il mio però significa che,purtroppo, nel corso degli anni, sono sorte troppe dottrine che “cozzano” col messagio genuino del Vangelo;chiunque cominci a leggere i Vangeli pian piano si renderà conto che molte di queste dottrine (non voglio fare l’elenco, sarebbe troppo lungo) non hanno nulla a che fare con le Sacre Scritture!

  8. Raffaele Savigni scrive:

    Per Gianluca: quali sarebbero queste dottrine? Il Vangelo è il fondamento sulla base del quale sono state costruite teologie, liturgie, forme di spiritualità che in alcuni punti possono risultare “datate”, e talora lo sono. Ma non direi che sono dottrine contrarie al Vangelo: si tratta piuttosto o di esplicitazioni guidate dallo Spirito, che, disse Gesù, “vi guiderà alla verità tutta intera” (è il caso delle definizioni dogmatiche, della forma dei ministeri e dei Sacramenti negli aspetti strutturali); oppure di forme di inculturazione, di per sé storicamente relative e caduche, ma non per questo antievangeliche. Nella storia noi non incontriamo mai il “puro Vangelo” ma varie forme di incarnazione del messaggio di Cristo, che attraversa le diverse culture; e noi non possiamo saltare duemila anni di storia, ma dobbiamo piuttosto cercare di distinguere gli elementi immutabili dalle forme storiche, che possiamo cambiare. Vincenzo di Lerins disse che il seme e l’albero sono la stessa pianta, anche se l’aspetto esteriore è diverso; e Giovanni XXIII disse che altro è il messaggio permanente, altro il linguaggio utilizzato per esprimere le verità di sempre (che può cambiare)

  9. Pinkus scrive:

    Dice Savigni (dall’alto dell’albero)…”Il Vangelo è il fondamento sulla base del quale sono state costruite teologie”.Quali teologie,Savigni?Di teologia ce n’è una sola: tutte le altre o sono scimmiottature o sono eresie. Tertium non datur.Affermazioni, quelle del post n.8, intrise di relativismo e di boriosa sicumera che non aggiungono nulla al discorso odierno del Papa,anzi lo contraddicono pesantemente.

  10. Vincenzo scrive:

    Il Vangelo “vero”, per me ( e credo per tutti i Cattolici), è quello che è stato stampato dopo aver ottenuto il “Nihil obstat ut imprimatur”.Altra cosa,sono le diverse “interpretazioni” che, del Vangelo, si sentono dare in giro, ad esempio durante una Predica, o su certi Settimanali anche “Cattolici”, da parte di Sacerdoti o di Teologi (spesso, però, solo “supposti tali”). Ergo, diffidare sempre, e, sempre, affidarsi ai Bravi Sacerdoti e ai Bravi Vescovi(ce ne sono, ce ne sono…)e, soprattutto, al Papa. il resto, è farina del Maligno. L.J.C.

  11. Vincenzo scrive:

    Comunque, “Annuncio del Vangelo”, può voler dire,anche, non nascondere le Radici Cristiane dell’Europa… … come, invece per ignavia (come minimo) hanno fatto certi democristianoni di nostra(purtroppo) conoscenza (il prode Prodi, ad esempio…). L.J.C.

  12. Pipìta Del Monte scrive:

    Un esempio delle tante “teologie” è quella danzata,pitturata e urlata dal cavalier Arguello.Mhhhhhhhh,che delizia…..!

  13. peccatore scrive:

    Buonasera a tutti e intanto Buon Natale!Nella Chiesa oggi intanto non siamo tutti d’accordo che l’annuncio del vangelo sia “costitutivo” del cristianesimo: secondo alcuni si deve “testimoniare con la vita” (criterio vago… muti?) e basta. Per me è un errore, ma prova a dire a questi cristiani il contrario e con alta probabilità sentirete con quanta tolleranza ti rinfacciano di essere un integralista fomentatore di divisioni, sordo al dialogo… Tra quanti siamo d’accordo almeno sulla bontà in sè dell’annuncio (Cristo crocifisso e risorto, Figlio di Dio, rivelatore del Dio trinitario che è amore) e sulla sua necessità come PRIMARIA CARITA’ AI FRATELLI, ci si divide sui “derivati” di tale essenza. Perchè secondo alcuni il vangelo “VERO” si limiterebbe alle beatitudini (bello, se non le si appiattisce orizzontali e immanenti), negando che si debba parlare “troppo” (criterio soggettivo) di bioetica/famiglia (a sinistra) o guerra/economia (a destra). Queste divisioni temo siano in crescita, per effetto di improvvide scuole teologiche lontane prima di tutto dall’amore per la Chiesa e per la fede dei semplici, ma più inclini a proporne di “moderne” e “diverse”, tagliando fuori, Maria, i santi, il maligno e i novissimi (mica dettagli…). Tanto per essere espliciti io sto con il Papa, ma se dicessi che lo vedo (“ad intra”: terreno da convertire) seguito con rispetto se non con entusiasmo, mentirei. “Ad extra” invece, per me omnia bonum est, perchè è tutto terreno da evangelizzare. Mi scandalizzano i “rematori contro” che intingono il pane nel vino, più che centurioni, prefetti, ladroni e sinedri vari.

  14. Valerio scrive:

    Valerio sa di fondamentalismo. Esca di casa, ogni tanto, e si confronti con il mondo. Che non è solo male e bene.

  15. Pinkus scrive:

    C’è chi parla anche qui di “teologie” come se il proliferare di dottrine sull’unica radice del Vangelo fosse qualcosa di naturale.A quanto mi risulti però la teologia è UNA e solo una.Le altre o sono scimmiottature della vera e sana teologia o eresie. Tertium non datur!

  16. Giovanni Mandis scrive:

    Dottor Tornielli, visto che nella pagina sulla beatificazione di Pio XII una mia domanda (se secondo lei si arriverà mai a un esito positivo per quella di Isabella di Castiglia) ha scatenato un putiferio e penso che lei non sia riuscito a vederla tra i tanti interventi, gliela ripropongo qui. Grazie. (mi scuso per essere “fuori tema”)

  17. Giovanni Mandis scrive:

    Stando invece in tema, sono d’accordo con gianluca, “nel corso degli anni, sono sorte troppe dottrine che “cozzano” col messagio genuino del Vangelo”monofisismo, arianismo, valdismo, catarismo, hussitismo, luteranismo, anabattismo, calvinismo, anglicanismo, evangelismo, presbiterianismo, episcopalismo, battismo…

  18. Giovanni Mandis scrive:

    dimenticavo giansenismo…e un’altra importantissima e devastantissima,ateismo (in tutte le sue variazioni…)

  19. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Giovanni, avevo visto la sua richiesta, solo che stavo tentando di informarmi, non essendo in grado di risponderle. Ma non sono venuto a capo di nulla. Certamente non è dietro l’angolo, e se Benedetto XVI ha deciso di attendere per Pio XII non v’è dubbio che attenderà anche per Isabella di Castiglia.Buon Natale!

  20. Ricardo Milla scrive:

    La vivencia evangélica, vivir las enseñanzas evangélicas, en fin, hacer vida el evangelio es la urgente y vivaz misón del cristiano. El verdadero cristianismo es aquel que bebe de la fuente viva que es el evangelio.Un po’ su natale: El nuevo sentido del espíritu navideñoSaludos.

  21. gino gini scrive:

    Ma che senso ha rivendicare le radici cristiane dell’europa in una fede, come la nostra, che rifugge dai confini e che per sua natura e per il suo annuncio è per forza universale?

  22. Syriacus scrive:

    Mons. Niederauer, Arcivescovo di San Francisco, grande amico, sin dai tempi del seminario, dell’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (il Card. Levada, che probabilmente lo ha caldamente suggerito alla Congregazione dei Vescovi, del buon Re, per il posto di suo successore a SF), ha stabilito i suoi personali criteri per l’applicazione di Summorum Pontificum nella sua diocesi:http://wdtprs.com/blog/2007/12/archd-of-san-franciscos-norms-on-summorum-pontificum/La cosa sconvolgente è che Sua Eccellenza sembrerebbe aver copia-incollato semplicemente le già ultra-restrittive norme emanate dal famigerato Donald Trautman, vescovo di Erie (ultrà bugninista impenitente e capo uscente della commissione Liturgia della Conferenza Episcopale Americana), ma *insaprendole ulteriormente* , innalzando il limite minimo per il ‘gruppo stabile’ a 30 persone (della *stessa* parrocchia) .[Again: dove è scritto, di grazia, in Summorum Pontificum tutto ciò??]Ah, dimenticavo… Niederauer forse ve lo ricorderete, perchè è colui che diede la Comunuione ai due figuri travestiti da pseudo-suora transgender(delle ‘Sisters of Perpetual Indulgence’… vedi video di YouTube già più volte segnbalato in questo blog) .Con una situazione così, se non ci son tensioni e/o esplicite divisioni in Curia adesso, non in quale altro momento potrebbero esserci…( E se qualcuno mi viene a dire che “la lingua batte dove il dente duole”, io rispondo: “Proprio così!” )

  23. Syriacus scrive:

    [ NOMINA DEL VESCOVO DI PIACENZA-BOBBIO (ITALIA)Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Piacenza-Bobbio (Italia) il Rev.mo Mons. Gianni Ambrosio, del clero dell’arcidiocesi di Vercelli, finora Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica di Milano.Rev.mo Mons. Gianni AmbrosioIl Rev.mo Mons. Gianni Ambrosio è nato a Santhià, provincia e arcidiocesi di Vercelli, il 23 dicembre 1943.Ha frequentato il Seminario Minore e poi quello Maggiore di Vercelli ed è stato ordinato presbitero il 7 luglio 1968. Ha perfezionato la preparazione accademica a Roma presso la Pontifìcia Università Gregoriana, dove nel 1995 ha conseguito la Laurea in Teologia.Nel 1970, ha conseguito la Licenza in Scienze sociali all’ Institut d'Etudes Sociales dell’ Institut Catholique di Parigi e nel 1972 il diploma in Sociologia della religione all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona.Dal 1974 al 1988, ha svolto l’incarico di Insegnante di religione e Vicario parrocchiale nelle parrocchie di Santhià e di Moncrivello. Dal 1988 al 2001 è stato Parroco della parrocchia San Paolo di Vercelli e dal 1993 al 2001 è stato Direttore del settimanale diocesano "II Corriere Eusebiano".Dal 1974 è Docente ordinario di Sociologia religiosa e di Teologia pastorale presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano.Dal 2001 è Assistente Ecclesiastico Generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, riconfermato in tale ufficio nel 2006.È stato Assistente diocesano della FUCI e dell'AGESCI, e Assistente provinciale delle ACLI di Vercelli. È, inoltre, Consulente del Servizio Nazionale per il progetto culturale della CEI; Assistente ecclesiastico degli Editori cattolici; membro della direzione della "Rivista del Clero Italiano" e della rivista "Servizio della Parola" (Brescia); membro del Comitato scientifico delle riviste "Vita e Pensiero" e "Teologia". Infine, è Consigliere nazionale del GRIS (Gruppo di ricerca e di informazione sulle sètte), membro del Comitato scientifico internazionale del CENSUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni). È autore di numerose pubblicazioni sugli argomenti di sua competenza. Nel 1996 è stato nominato Prelato d'onore di Sua Santità.]

  24. gianluca scrive:

    Caro Giovanni Mandis,nel suo elenco ha purtroppo dimenticato un “campione” di dottrine umane,se lei non lo ricorda allora glielo rammento io: cattolicesimo.Come ho già detto evito l’elenco delle dottrine che non trovano riscontro nella Bibbia,sarebbe imbarazzante per la lunghezza!

  25. Raffaele Savigni scrive:

    So di trovarmi tra due fuochi: il fondamentalismo biblico di Gianluca (che esclude tutto ciò che non è esplicitamente presente nella Bibbia, rifiutando la Tradizione) e il fondamentalismo “tridentino” di chi, come Pinkus, crede che esista una sola teologia (“Di teologia ce n’è una sola: tutte le altre o sono scimmiottature o sono eresie. Tertium non datur”).Il cattolicesimo è una dottrina umano-divina, costruita sul fondamento delle Scritture, con esplicitazioni ed inculturazioni che su quache punto sono storicamente relative e quindi modificabili. E nel Medioevo, l’epoca “cristiana” per eccellenza, esistevano più teologie ugualmente ortodosse, non una sola: quella di san Tommaso e quella di Anselmo d’Aosta, di Bonaventura, di Duns Scoto, e così via; e nell”800 la teologia di Rosmini, diversa in vari punti da quella della neoscolastica; nel ’900 quelle di Journet, Romano Guardini, De Lubac, Balthasar, Congar, Rahner, Chenu, tutte cattoliche, non certo eterodosse (anche se criticabili in vari punti con argomenti razionali).

  26. fra' Cristoforo scrive:

    che dire della nomina del vescovo di Piacenza-Bobbio?

  27. Syriacus scrive:

    “L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha augurato ogni bene a Tony Blair nel suo cammino spirituale, dopo aver appreso della sua conversione al cattolicesimo. “Tony Blair ha le mie preghiere e i miei auguri mentre intraprende questo passo nel suo pellegrinaggio cristiano”, ha detto il capo spirituale della chiesa anglicana lasciata dall’ex primo ministro. “Un grande scrittore cattolico del secolo scorso ha detto che l’unica ragione per muoversi da una famiglia cristiana all’altra è di approfondire la propria relazione con Dio – ha aggiunto l’arcivescovo – pregherò perché questo sia il risultato della decisione di Tony Blair nella sua vita personale”.”http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.1701368473

  28. Giovanni Mandis scrive:

    Caro gianluca pace a te. Cristianesimo e Cattolicesimo sono la stessa cosa. Cristianesimo = Cattolicesimo.Grazie per la risposta dottor Tornielli e per gli auguri.Tanti auguri anche a lei e a tutti i frequentatori del suo sito.Signor Savigni, esiste una teologia che permea che so il Catechismo della Chiesa? quella teologia è sicura e ci si può fidare a occhi chiusi.”certe” altre teologie saranno anche stimolanti intellettualmente e non vanno di sicuro demonizzate (perchè come si sa anche il demonio ha il suo fascino), ma finchè non entrano nel Magistero dei Pontefici e della Chiesa non possono essere messe a pari con essa.

  29. Cosimo De Matteis scrive:

    VI DICE NULLA IL FATTO CHE BLAIR DIVENTI REALMENTE CATTOLICO?(a radioradicale,quelli della triade blair-fortuna-zapatero,che diranno?)io cmq sono felice per blair,cristiano,cattolico,fedele alla moglie e non egoista(ha 4 bimbi)

  30. Americo scrive:

    Se vi leggete l’Anticristo d Nietzsche imparereste qualcosa su questa che chiamate la buona novella e perché dopo duemila anni di prediche non é riuscita a scalfire la natura umana.

  31. Antoine scrive:

    Caro sig. Americo, mi pare di aver letto che Nietzsche sia morto a Torino in manicomio e, finora, certamente non è risorto…Buon Natale anche a lei. Antoine

  32. Syriacus scrive:

    Chi mi garantisce che l’ “Ateismo” garantisca alla natura dell’Uomo le (come direbbe Lamberto Dini) “mani libere” ?

  33. jr roman scrive:

    Quando Natale diventa due volte oscenoOra siamo più contenti e anche più laici. Che bel Natale 2007! Sarkozy, Presidente della laica Repubblica di Francia, patria del ’79, è anche canonico della cattedrale del papa, San Giovanni in Laterano, la «madre di tutte le chiese». Degno successore di Enrico IV (1553-1610) che fu padre di figli legittimi, ma anche di 9 illegittimi avuti da un numero non precisato di amanti, Sarkozy è canonico della cattedrale, fresco di divorzio e amante di un’attrice italiana. Allora fu Clemente VIII (pont. 1592-1605) a benedire e «incanonicare» Enrico IV, quello del celebre epitaffio: Parigi val bene una Messa, convertendosi al cattolicesimo; oggi è Benedetto XVI che consacra il divorziato Sarkozy che si definisce cristiano, tanto da innaffiare le sue radici te volte al giorno. Fatti suoi? Fatti loro? No! Nel momento in cui il ricevimento papale è solennemente pubblico con tanto di corte pontificia e canonicale (c’era anche la cappella musicale lateranense!!!!) e tanti poveri cristi sono esclusi dai sacramenti e dall’Eucaristia. Il popolo non sa leggere le interpretazioni della diplomazia, ma sa leggere criticamente i fatti che vede e giudica.Sembra che la Francia tenga molto a questi anacronistici residui storici, ma che il papa non gli avesse detto: «Presidente, per il canonicato, passi al prossimo divorzio! Sa, per la decenza mia e sua», è veramente un mistero della fede che lascia attoniti e scandalizzati. Se il presidente non capiva, visto che Ratzinger ha studiato il francese avrebbe potuto fargli la traduzione simultanea e scandire: «Monsieur le Président, pour la charge de chanoine, vous devez passer au prochain divorce! Vous comprenez, c’est pour la mienne et votre décence».Non credevo che la restaurazione potesse arrivare a tanto: il papa beatifica, santifica, «incanonica» i difensori della famiglia che fanno gargarismi di doping con l’acqua benedetta depurata e sniffano incenso: si chiamano Sarkozy, Berlusconi, Casini, Bossi, Santanchè et compagnia cantante.Il giorno dopo donna Letizia Moratti ha dichiarato guerra ai bambini della scuola materna, da ottima cattolica praticante e volontaria di Muccioli, senza avere nemmeno il pudore di consultare la carta costituzionale italiana e l’appena approvata carta europea dei diritti dei bambini.Finora non ho sentito una voce «cattolica», una protesta ufficiale, una presa di distanza da tutti i cattolici che l’hanno votata e che dopodomani andranno in Chiesa a fare festa a quell’extracomunitario di palestinese che è Gesù Bambino: il quale appena nato, per andare all’asilo ha dovuto emigrare in Egitto perché a Betlemme c’era il sindaco Erode, parente stretto della Moratti Letizia . Ora ci aspettiamo per coerenza che anche lei ordini la strage a colpi di spada di tutti i bambini nati non in regola al di sotto dei due anni.Nel frattempo speriamo che in uno sprazzo di spazio tra tutte queste cerimonie pagane, tra auguri e salamelecchi, il papa, il segretario di stato, l’arcivescovo di Milano, il presidente della Cei e i cristiani «natalini» o impegnati a portare pacchi ai bambini poveri, o dediti alla messa preconciliare, possano almeno trovare l’eco della flebile voce che grida nel deserto: i bambini e le bambine di ogni lingua, nazione e cultura, senza alcuna distinzione, specialmente i figli di immigrati irregolari, sono «principi di carne non negoziabili».A tutti auguro un Natale di tormento, senza sconti.

  34. Syriacus scrive:

    PARENTS CAUTIONED ABOUTFANTASY FILM FOR CHILDRENThe Catholic Times of La Crosse writes on November 29th, 2007, on the first page: “In its entry on New Line Cinema’s “The Golden Compass,” snopes.com, a website respected for its no-nonsense accuracy in dispelling rumors, says the movie is clearly based on anti-religious themes. And the New-York based Catholic League for Religious and Civil Rights says, although the movie is called the “Golden Compass”, ‘It’s less than golden.’ (….) Its author is avowed British atheist Pullman, who told the Sydney Morning Herald that his books ‘are about killing God.’ Pullman acknowledges that his books are an attempt to subvert C.S. Lewis’s Narnia Chronicles (…) Pullman said in a 2001 Washington Post Interview: ‘I’m trying to undermine the basis of Christian belief. Mr. Lewis would think I was doing the devil’s work.’ ”Under all circumstances, it is one of the most scandalous acts to undermine and manipulate the conscience of children. Parents of whatever conviction will not tolerate this and Catholic parents have the duty to shield their children from such truly diabolic attempts!

  35. gianluca scrive:

    l’accoppiata Cattolicesimo = Cristianesimomi fa veramente ridere, ma tanto!!Il cattolico (purtroppo) segue cio’ che dice il Papa,il Cristiano segue cio’ che dice Dio mediantele Scritture Sacre,più differenza di questa!!

  36. peccatore scrive:

    Cristiani più o meno cattolici, ci avete mai pensato?Gesù ebbe per precursore Giovanni, detto il battezzatore. Nel quindicesimo anno di Tiberio (cioè dall’autunno del 28 d.C.) la Parola di Dio fu rivolta a lui, nel deserto. Giovanni prese a predicare il “battesimo di penitenza” per la remissione dei peccati. Lo fece adempiendo le profezie di Isaia, con parole davvero poco delicate:” Razza di vipere…”, smascherando ogni indebita pretesa di privilegi per chi si sentiva dalla parte giusta (“abbiamo Abramo per padre”), chiedendo generosità ed onestà verso i fratelli nel bisogno, qualunque fosse il ruolo sociale. Giovanni battezzava con acqua, ma anticipava che sarebbe venuto un battesimo di Spirito Santo e fuoco, un fuoco che “brucia la paglia con fuoco inestinguibile”. Luca scrive che così Giovanni annunciava al popolo la “buona notizia”.Giovanni finirà in carcere all’inizio del 30 d.C.. Dopo qualche mese verrà decapitato. Gesù dirà di lui che “è più che un profeta”. Giovanni è il messaggero che annuncia Gesù. “Tra i nati di donna non vi è nessuno più grande di Giovanni; tuttavia il più piccolo nel regno è maggiore di lui”. Il suo battesimo “rende giustizia a Dio”. Chi l’ha rifiutato, “rende inutile verso se stesso il volere di Dio”. Proprio in questo contesto (Luca 7,24-35) c’è l’immagine efficace della generazione sorda ai richiami, comunque vengano rivolti: “vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato lamenti e non avete pianto”. Comunque “tutti i figli della sapienza le hanno dato ragione”.

  37. peccatore scrive:

    Proseguo…Maria, la Madonna, aveva vissuto l’intera esistenza di questi due trentenni. Giovanni l’aveva visto nascere, stando presso Elisabetta, sua madre. La Madonna da qualche anno era rimasta vedova di Giuseppe. Vede l’ingiustizia piombare su Giovanni, mentre il suo Gesù, di cui sa la misteriosa natura, non interviene per evitarlo ed anzi già parla di imitarne la fine. A Maria (Luca 2,19 e Luca 2,51 non resta che, una volta di più, “mettere insieme”, cioè collegare e dar loro senso, tutte le cose che succedono, con tutta l’intelligenza (il “cuore”) necessaria. Lei, disponibile a farsi tempio vivente dello Spirito Santo, non solo crede, ma vive la Parola pronunciata da Dio sulla sua vita.Maria non ha mai detto “come è possibile?” nel senso scettico di chi non si capacita (che per esempio costò qualche mese di mutismo a Zaccaria), bensì nello stupore di chi si chiede “come accadrà”, dando per assodato che accadrà e che nulla è impossibile a Dio. In queste sfumature sta tutta la sua umilissima grandezza.

  38. peccatore scrive:

    … e concludoIl “cuore” di Maria è una fucina di senso della logica di Dio. Lei è amore puro (è “pura di cuore”, cioè senza l’orgoglio e la presunzione di chi in qualche modo presume di “farsi Dio”, lei che Dio addirittura ce lo porta!) che non cerca se stesso.Così le parabole della perla di grande valore e del lievito nella pasta assumono il loro pieno significato. La perla, come un grano del rosario, è parte del tutto e contiene il tutto in miniatura. C’è identificazione tra gli elementi, del mistero meditato, e il mistero tutto intero. Tutto il vangelo è un unico messaggio, fatto di tanti piccoli episodi rivelatori. Il lievito ci dice come pochi milligrammi agiscono sulla massa dell’impasto. Precisamente come un elemento trasformatore, che ci prende per quello che siamo e ci tramuta in quello che è più buono. La Parola e l’Eucaristia sono cibi che ci fanno della loro natura anziché essere assimilati alla nostra. E’ come un codice genetico che si sdoppia, rimanendo in chi ce lo porta (i credenti, nella Chiesa) e traducendosi tal quale in chi lo riceve che diventa egli stesso Corpo di Cristo: questo SE Gli apriamo la porta. Dio è ovunque lo si lasci entrare. Ma non entra a dispetto della nostra libertà, che rispetta sempre. La libertà della Madonna è stata di aprire sempre quella porta. Così Ella si è fatta tempio dello Spirito Santo, Corpo di Cristo, Parola vivente.Celata nell’umiltà di una “grotta mistica” c’è chi approfondisce continuamente la Parola, come le claustrali. Come Santa Teresa del Bambin Gesù, le monache sono più missionarie di chi parte per il mondo per esserlo, proprio perché sono coloro che odono la voce dello Sposo. La assimilano e la tessono per rivestirsene, conducendoci tutti ad una vita spirituale più profonda, quella che conta davvero. E’ quello il lievito, perché quelle sono le perle. E’ questo il segreto del rosario.Se lo dice il Papa è perchè lo dice il vangelo. Non piace? Peccato!

  39. Syriacus scrive:

    #Alle ore 12 di oggi, IV Domenica di Avvento, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:# PRIMA DELL’ANGELUSCari fratelli e sorelle!Solo un giorno separa questa quarta Domenica di Avvento dal santo Natale. Domani notte ci raduneremo per celebrare il grande mistero dell’amore, che non finisce mai di stupirci: Dio si è fatto Figlio dell’uomo perché noi diventiamo figli di Dio. Durante l’Avvento, dal cuore della Chiesa si è levata spesso un’implorazione: “Vieni, Signore, a visitarci con la tua pace, la tua presenza ci riempirà di gioia”. La missione evangelizzatrice della Chiesa è la risposta al grido “Vieni, Signore Gesù!”, che percorre tutta la storia della salvezza e che continua a levarsi dalle labbra dei credenti. Vieni, Signore, a trasformare i nostri cuori, perché nel mondo si diffondano la giustizia e la pace! Questo intende richiamare la Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, appena pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Documento si propone, in effetti, di ricordare a tutti i cristiani – in una situazione in cui spesso non è più chiara nemmeno a molti fedeli la stessa ragione d’essere dell’evangelizzazione – che “l’accoglienza della Buona Novella nella fede, spinge di per sé” (n. 7) a comunicare la salvezza ricevuta in dono.Infatti, “la Verità che salva la vita – che si è fatta carne in Gesù – accende il cuore di chi la riceve con un amore verso il prossimo che muove la libertà a ridonare ciò che si è gratuitamente ricevuto” (ibid.). Essere raggiunti dalla presenza di Dio, che si fa vicino a noi nel Natale, è un dono inestimabile. Dono capace di farci “vivere nell’abbraccio universale degli amici di Dio” (ibid.), in quella “rete di amicizia con Cristo, che collega cielo e terra” (ibid., 9), che protende la libertà umana verso il suo compimento e che, se vissuta nella sua verità, fiorisce “in un amore gratuito e colmo di premura per il bene di tutti gli uomini” (ibid., 7). Nulla è più bello, urgente ed importante che ridonare gratuitamente agli uomini quanto gratuitamente abbiamo ricevuto da Dio! Nulla ci può esimere o sollevare da questo oneroso ed affascinante impegno. La gioia del Natale, che già pregustiamo, mentre ci colma di speranza, ci spinge al tempo stesso ad annunciare a tutti la presenza di Dio in mezzo a noi.Modello impareggiabile di evangelizzazione è la Vergine Maria, che ha comunicato al mondo non un’idea, ma Gesù, Verbo incarnato. InvochiamoLa con fiducia, affinché la Chiesa annunci, anche nel nostro tempo, Cristo Salvatore. Ogni cristiano ed ogni comunità sentano la gioia di condividere con gli altri la Buona Notizia che “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito … perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3,16-17). E’ questo il senso autentico del Natale, che sempre dobbiamo riscoprire e intensamente vivere.

  40. Antoine scrive:

    Caro sig. Jr Roman, il suo “pezzo” brillante, infiocchettato di mezze verità e complete falsità avrebbe potuto inserirlo in uno dei noti quotidiani, che glielo avrebbero pure pagato. Qui ci fa la figura dell’ubriaco che sbraita fuori dell’osteria.Stia attento al fegato!

  41. matteo scrive:

    A me sto Papa più che restauratore mi sembra banale. Ma molto, banale. Scontato, generico e per niente affascinante. Molto meglio la beatificazione di monsignor Tonino Bello, uno che ti faceva respirare il cattolicesimo, senza sotterfugi e ipocrisie.

  42. Alessia scrive:

    gentile matteo, a me invece Papa Benedetto fa l’effetto contrario. Lungi dall’essere banale o scontata la sua predicazione arriva dritta al cuore e al cervello. E’ un maestro illuminato e buono che si accosta a noi con semplicità e umiltà senza farci pesare la sua enorme dottrina e intelligenza. Mi sta riportando alla fede e questo per me è un miracolo.

  43. Raffaele Savigni scrive:

    Post 28 e 35: teologia e magistero infallibile non sono la stessa cosa. Una teologia si fonda sulla Scrittura, sulla Tradizione e sulla ragione: è un tentativo umano, sia pure alla luce della fede, di spiegare qualcosa del Mistero. Per questo esistono un solo magistero ed una pluralità di teologie (non tutto ciò che dice san Tommaso ha valore di dogma!). Cristianesimo e Cattolicesimo non sono identificabili tout court (esistono anche cristiani non cattolici, che credono in Gesù Cristo, nella Trinità eccetera, ma non riconoscono l’autorità del papa e dei concili), ma non possono neppure venire contrapposti.Il cattolico, caro Gianluca (immagino che tu sia protestante), non crede solo al papa, ma ancor più alla Parola della Scrittura, letta però non solo con l’ausilio delle discipline storico-filologiche, ma alla luce della Tradizione ininterrotta: prova a leggere cosa dice la “Dei Verbum”, e capirai che per un cattolico (perlomeno dopo il Vaticano II) SCrittura e magistero non sono in contrapèposizione tra loro. C’è stato poi in questi anni un cammino ecumenico: cattolici, ortodossi e protestanti hanno elaborato alcuni documnenti teologici condivisi. Vogliamo fare uno sforzo e liberarci da certi stereotipi e contrapposizioni del passato? Perché non cominciare col riconoscere che siamo entrambi cristiani, anche se abbiamo divergeze su vari punti?

  44. peccatore scrive:

    “Vorrei fare capire che è bello essere cristiani! L’idea diffusa è che i cristiani debbano osservare un’immensità di comandamenti, divieti, principi e che quindi il cristianesimo sia qualcosa di faticoso e oppressivo da vivere e che si è più liberi senza tutti questi fardelli. Invece vorrei mettere in chiaro che essere sostenuti da un grande Amore e da una rivelazione non è un fardello ma sono ali e che è bello essere cristiani. Questa esperienza ci dona soprattutto la comunità, il fatto cioè che come cristiani non siamo mai soli: in primo luogo c’è Dio, che è sempre con noi; e poi noi, tra di noi, formiamo sempre una grande comunità, una comunità in cammino, che ha un progetto per il futuro: tutto questo fa sì che viviamo una vita che vale la pena di vivere. La gioia di essere cristiano: è bello ed è giusto, anche, credere!”(Benedetto XVI, prima di andare a Colonia).Il papa “restauratore” esiste solo nelle logiche asfittiche di chi vorrebbe fare del cristianesimo una religione civile, una filosofia del dialogo o una cultura storica nelle mani dell’uomo, una testimonianza muta e mutilata, slegata dalla storicità (nota) dell’incarnazione e della croce/resurrezione (da cui Gesù è L’UNICO SALVATORE) e DEI MARTIRI (in ogni epoca, grazie alla tolleranza altrui…), da quella (fondativa, ma non indagabile storicamente) della creazione e da quella futura (e perciò solo postulata) del giudizio giusto e misericordioso, per la vita del mondo che verrà.

  45. Pinkus scrive:

    E’ d’uopo ribadire a chiare lettere:Cristianesimo sicuramente non equivale a Cattolicesimo( è puerile l’assunto);La teologia è stata ed è e sarà UNA all’interno del Cattolicesimo,fondata sulla Scrittura e sulla Tradizione ed illuminata dal Magistero pontificio.Ogni altra strisciante e civettuola indicazione non può che suscitare confusione e giochi di parole….con cui non si può giocare!

  46. Raffaele Savigni scrive:

    Non esiste (lo ripeto) un’unica teologia cattolica: ma più teologie. Sin dai primi secoli della Chiesa sono esistite diverse teologie: alcune eterodosse, altre ortodosse, ma con diverse accentuazioni. La teologia di De Lubac è diversa da quella di Balthasar o Ratzinger o Rosmini, ma sono tutti cattolici. Ciò che è vincolante per il cattolioco non è l’una o l’altra teologia, ma i dogmi di fede definiti dai Concili e riassunti nella professione di fede. Per il resto non si tratta di civettuole indicazioni” ma di legittimi tentativi (legittimi anche se sempre inadeguati perché umani) di capire i dati della fede.

  47. Giovanni Mandis scrive:

    Ma il “Cristianesimo” voluto da Cristo (“ammaestrate tutte le genti e battezzate nel nome del Padre….” “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa..” etc etc) è senz’altro quello fondato sulla Chiesa Cattolica nella persona dell’apostolo Pietro, Chiesa a cui nulla manca di quanto Cristo stesso le ha donato e le dona in ogni istante fino al Suo ritorno. Ergo Cristianesimo = Cattolicesimo senza ombra di dubbio; chi non riconosce l’autorità del Papa (i Concili hanno l’autorità che loro deriva da quella del Pontefice regnante, non una loro autorità indipendente;), disobbedisce a Cristo che tale autorità ha istituito.Esisteranno anche molte teologie elaborate da cattolici, ma non tutte finiscono nel Catechismo della Chiesa Cattolica (ad esempio: l’inferno vuoto di Von Balthasar)…

  48. gianluca scrive:

    caro Mandis,lei è completamente fuori strada…legga di più le Scritture e capirà che Dio non ha istituito nessuna denominazione,la Sua Chiesa è formata da chiunque si riunisca in Suo nome per offrirgli un culto in spirito e verità,non esiste una denominazione religiosa che salva,me solo Dio può salvare!

  49. Pinkus scrive:

    Possono esistere visioni molteplici( e a volte anche difformi) della vera ed unica teologia, quella fondata sulla Parola,e in particolare sui Vangeli,tramandata dai Padri ed affidata alla tradizione ed al Magistero della Chiesa.Pensare o affermare che le teologie possano essere molteplici e pluralistiche equivale a relativizzare tutto.Attenzione!

  50. Raffaele Savigni scrive:

    Gianluca, è Dio che salva, non certo la Chiesa in quanto istituzione. Ma Cristo ha voluto donarci la salvezza attraverso la Chiesa, come via ordinaria.La Chiesa, in quanto manifestazione storica del mistero di comunione che unisce tra loro i credenti, non annulla il ruolo della coscienza di ciascuno, ma ci aiuta ad uscire dal nostro individualismo: non ci salviamo da soli ma nella comunità ed attraverso di essa (che ci ha consegnato la Parola di Dio ed i Sacramenti). A Giovanni Mandis vorrei dire che la Chiesa non è solo il papa: è una realtà più grande, di cui il papa è servo (non a caso si chiama “servus servorum Dei”).Il papa è chiamato ad interpretare e trasmettere in modo autorevole il messaggio; non può certo cambiarlo (come ci ricorda lo stesso Benedetto XVI). Ed il dialogo ecumenico ci aiuta a superare una visione troppo “papista” come quella diffusa soprattutto nel periodo compreso tra Pio IX e Pio XII.

  51. Giovanni Mandis scrive:

    Da come ne parla lei Savigni, pare che la Chiesa sia una realtà solo o soprattutto umana, ma così non è.La Chiesa non è una semplice “manifestazione storica del mistero di comunione che unisce tra loro i credenti”, la Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo che vive e cammina nella Storia, è la continuazione della presenza “fisica” reale di Cristo nel mondo (che ha il suo apice nel Santo Sacrificio dell’Altare che RINNOVA sacramentalmente l’unico Sacrificio sul Golgota), la Chiesa è Cristo che perdona i peccati attraverso i Suoi Ministri (“Suoi” di Cristo, prima di tutto), è Cristo che battezza attraverso i Suoi Ministri, è Cristo che sposa attraverso i Suoi Ministri, è Cristo che ordina nuovi Suoi Ministri attraverso i Suoi Ministri in primis il Papa e in secundis i Vescovi.Se non ci fosse il Papa a cui Cristo ha affidato la Chiesa (infatti oltre che “servus servorum Dei” il Papa è “Vicario di Cristo”), tutto si fermerebbe. Si fermano i Concili per eleggerne uno nuovo…Se della Chiesa non restasse che il Pontefice egli stesso per il mandato datogli da Cristo potrebbe farla ricominciare letteralmente da zero.L’unico dialogo ecumenico possibile, sancito da svariate encicliche dei Pontefici, è quello che s’impegni a riportare dentro l’unica Chiesa di Cristo (quella Cattolica (cioè universale), Apostolica, Romana) coloro i quali si sono allontanati; tutto questo non per sete di potere, ma per il loro bene spirituale e per la loro salvezza eterna.

  52. dioamore scrive:

    Marco, capitolo 13:[9] Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro.[10] Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti.Il Papa parla di programmi di ordine sociale che devono diventare realtà e non restare teoria astratta.Ha ragione. Tuttavia parlare di programmi di ordine sociale, significa fare una certa politica, cioè usare lo strumento legale per imporre un certo comportamento di ordine sociale, non sempre condivisibile da tutti.In una società matura, secondo me, non deve essere la legge a dire o imporre ai cittadini certi comportamenti in linea con una certa dottrina sociale, ma deve essere il singolo a scegliere di sua iniziativa e con convinzione il comportamento più consono e vicino alla dottrina sociale che la propria coscienza suggerisce.Non dimentichiamo che Gesù violava la legge del sabato pur di guarire le persone e salvarle. Violare la legge, oggi, significa venire sanzionati se non andare in prigione. A quei tempi si veniva condannati a morte.

  53. Pinkus scrive:

    Alcuni interventi su questa pagina fanno trapelare una malcelata voglia di trasformare il Magistero del Papa(supremo garante della Tradizione e della Dottrina) in un magistero di tipo parlamentare o,almeno,oligarchico.Quant’è opinabile e fuori luogo in questo contesto di discussione l’espressione “servus servorum Dei” riferita al Sommo Pontefice…

  54. Raffaele Savigni scrive:

    Il magistero papale si radica nel collegio apostolico, che è presieduto da Pietro ma è appunto un “collegio”. Non mi sembra eretico ipotizzare (senza alcuna rinuncia alla dottrina del Vaticano I) un ritorno alla prassi conciliare dei primi secoli, quando la Chiesa universale era governata insieme dai cinque patriarchi delle Chiese di Roma, Alessandria, Antiochia, Costantinopoli, Gerusalemme (la “pentarchia” alla quale accenna anche il recente documento elaborato a Ravenna dalla Commissione teologica mista cattolico-ortodossa).Una certa concezione “papocentrica” (vedi il famoso inno “Bianco Padre”) non è parte essenziale del messaggio cristiano, può essere modificata.

  55. Giovanni Mandis scrive:

    Il Magistero papale si radica nell’incarico ricevuto da Gesù Cristo in persona e NON nel collegio apostolico! La Fonte del Magistero è Cristo non il “collegio”.Un presidente notoriamente è eletto da una assemblea, il Papa è “eletto” (cioè scelto) da Gesù Cristo e da nessun altro!Il collegio esiste ma è formato dal Papa assieme ai Vescovi, i Vescovi da soli non formano alcun collegio. Sicchè il Papa non presiede un bel nulla, ma comanda la Chiesa colla potestà ricevuta dal Signore.In tutto ciò nessuna concezione “papocentrica” (ed è già la seconda volta Savigni dopo “papista” che usa termini utilizzati dai protestanti per offendere i cattolici), semplicemente Cattolicesimo ovverosia Cristianesimo.

  56. Iginio scrive:

    Per il cattolico di sinistra il cattolicesimo è il grande peccato del cattolico.Il cristiano di oggi non si cruccia del fatto che gli altri non sono d’accordo con lui, ma del fatto che lui non è d’accordo con gli altri.Il cattolicesimo popolare è il bersaglio di tutte le ire progressiste. Fede popolare, speranza popolare, carità popolare irritano un clero di estrazione piccolo-borghese.I cristiani di Nietzsche non sono quelli di ieri, ma quelli di oggi. Storico impreciso, ma forse profeta.Il cattolico progressista vorrebbe restaurare il cristianesimo primitivo imitando il moralismo umanitario dei chierici miscredenti del Settecento.Il primato di san Pietro disturba il clero progressista, il misticismo di san Giovanni lo annoia, la teologia di san Paolo lo irrita. Non sarà che il suo patrono è l’apostolo dotato di coscienza sociale, colui che protestò contro lo spreco cerimoniale di unguenti e propose di vendere la mirra liturgica per dividere il ricavato tra i poveri?Per stupido che sia un catechismo, lo è sempre meno di una personale professione di fede.L’esistenza di una carmelitana scalza ammonisce il miscredente più seriamente dell’attività sindacale di un prete.NICOLàS GOMEZ DAVILA

  57. Raffaele Savigni scrive:

    Il collegio non esiste senza il capo, né il capo senza il collegio. E la volontà di Cristo si esprime attraverso gli elettori del pontefice ed attraverso i concili ecumenici, che non è il caso di svalutare! La “Lumen gentium” non esprime la mentalità ristretta di Giovanni Mandis.

  58. Giovanni Mandis scrive:

    Savigni, la mia “mentalità” è semplicemente cattolica, ma capisco bene che oggi tale vocabolo faccia rima con ristrettezza mentale…l’ultimo suo post, credo sia frutto di fantasia, della sua memoria difettosa o di una lettura disinvolta della Lumen Gentium (forse di una mentalità troppo aperta…), che invece esprime, a lei piaccia o no il Magistero di sempre dei Pontefici e della Chiesa.Infatti è corretta la frase “Il collegio non esiste senza il capo” e la si trova nella nota esplicativa previa alla L.G. al punto 3, ma è totalmente falsa la seconda riguardante il capo cioè il Sommo Pontefice (“né il capo senza collegio”) e di essa infatti non v’è traccia nella L.G..Lumen Gentium della quale riporto il paragrafo intitolato”Il collegio dei Vescovi e il suo capo” recita>Può essere utile anche ripassare la nota esplicativa previa che spiega e precisa qualcosa che potrebbe essere equivocato da una lettura troppo disinvolta (superficiale?) della Lumen Gentium..NOTA ESPLICATIVA PREVIALa commissione ha stabilito di premettere all’esame dei “modi” le seguenti osservazioni generali:1) “Collegio” non si intende in senso « strettamente giuridico », cioè di un gruppo di eguali, i quali abbiano demandata la loro potestà al loro presidente, ma di un gruppo stabile, la cui struttura e autorità deve essere dedotta dalla Rivelazione. Perciò nella risposta al modus 12 si dice esplicitamente dei Dodici che il Signore li costituì « a modo di collegio o “gruppo” (coetus) stabile ». Cfr. anche il modus 53, c. Per la stessa ragione, per il collegio dei vescovi si usano con frequenza anche le parole “ordine” (ordo) o “corpo” (corpus). Il parallelismo fra Pietro e gli altri apostoli da una parte, e il sommo Pontefice e i vescovi dall’altra, non implica la trasmissione della potestà straordinaria degli apostoli ai loro successori, né, com’è chiaro, “uguaglianza” (aequalitatem) tra il capo e le membra del collegio, ma solo “proporzionalità” (proportionalitatem) fra la prima relazione (Pietro apostoli) e l’altra (papa vescovi). Perciò la commissione ha stabilito di scrivere nel n. 22 non “medesimo” (eodem) ma “pari” modo. Cfr. modus 57.2) Si diventa “membro del collegio” in virtù della consacrazione episcopale e mediante la comunione gerarchica col capo del collegio e con le membra. Cfr. n. 22.Nella consacrazione è data una “ontologica” partecipazione ai “sacri uffici”, come indubbiamente consta dalla tradizione, anche liturgica. Volutamente è usata la parola “uffici” (munerum), e non “potestà” (potestatum), perché quest’ultima voce potrebbe essere intesa di potestà esercitabile di fatto (ad actum expedita). Ma perché si abbia tale potestà esercitabile di fatto, deve intervenire la “determinazione” canonica o “giuridica” (iuridica determinatio) da parte dell’autorità gerarchica. E questa determinazione della potestà può consistere nella concessione di un particolare ufficio o nell’assegnazione dei sudditi, ed è concessa secondo le norme approvate dalla suprema autorità. Una siffatta ulteriore norma è richiesta “dalla natura delle cose”, trattandosi di uffici, che devono essere esercitati da “più soggetti”, che per volontà di Cristo cooperano in modo gerarchico. È evidente che questa “comunione” è stata applicata nella vita della Chiesa secondo le circostanze dei tempi, prima di essere per così dire codificata “nel diritto”. Perciò è detto espressamente che è richiesta la comunione “gerarchica” col capo della Chiesa e con le membra. “Comunione” è un concetto tenuto in grande onore nella Chiesa antica (ed anche oggi, specialmente in Oriente). Per essa non si intende un certo vago “sentimento”, ma una “realtà organica”, che richiede una forma giuridica e che è allo stesso tempo animata dalla carità. La commissione quindi, quasi d’unanime consenso, stabilì che si scrivesse: « nella comunione “gerarchica” ». Cfr. Mod. 40 ed anche quanto è detto della “missione canonica”, sotto il n. 24. I documenti dei recenti romani Pontefici circa la giurisdizione dei vescovi vanno interpretati come attinenti questa necessaria determinazione delle potestà.3) Il collegio, che non si dà senza il capo, è detto essere: «anche esso soggetto di suprema e piena potestà sulla Chiesa universale ». Ciò va necessariamente ammesso, per non porre in pericolo la pienezza della potestà del romano Pontefice. Infatti il collegio necessariamente e sempre si intende con il suo capo, “il quale nel collegio conserva integro l’ufficio di vicario di Cristo e pastore della Chiesa universale”. In altre parole: la distinzione NON è tra il ROMANO PONTEFICE E I VESCOVI PRESI INSIEME, MA TRA IL ROMANO PONTEFICE S E P A R A T A M E N T E E IL ROMANO PONTEFICE INSIEME CON I VESCOVI. E siccome il romano Pontefice è il “capo” del collegio, può da solo fare alcuni atti che non competono in nessun modo ai vescovi, come convocare e dirigere il collegio, approvare le norme dell’azione, ecc. Cfr. Modo 81. Il sommo Pontefice, cui è affidata la cura di tutto il gregge di Cristo, giudica e determina, secondo le necessità della Chiesa che variano nel corso dei secoli, il modo col quale questa cura deve essere attuata, sia in modo personale, sia in modo collegiale. Il romano Pontefice nell’ordinare, promuovere, approvare l’esercizio collegiale, procede secondo la propria discrezione, avendo di mira il bene della Chiesa.4) Il sommo Pontefice, quale pastore supremo della Chiesa, può esercitare la propria potestà in ogni tempo a sua discrezione, come è richiesto dallo stesso suo ufficio. Ma il collegio, pur esistendo sempre, non per questo permanentemente agisce con azione “strettamente” collegiale, come appare dalla tradizione della Chiesa. In altre parole: Non sempre è «in pieno esercizio», anzi non agisce con atto strettamente collegiale se non ad intervalli e “col consenso del capo”. Si dice « col consenso del capo », perché non si pensi a una “dipendenza”, come nei confronti di chi è “estraneo”; il termine “consenso” richiama, al contrario, la “comunione” tra il capo e le membra e implica la necessità dell’atto”, il quale propriamente compete al capo. La cosa è esplicitamente affermata nel n. 22 ed è ivi spiegata. La formula negativa “se non” (nonnisi) comprende tutti i casi, per cui è evidente che le “norme” approvate dalla suprema autorità devono sempre essere osservate. Cfr. modus 84.Dovunque appare che si tratta di “unione” dei vescovi “col loro capo”, e mai di azione dei vescovi “indipendentemente” dal papa. In tal caso, infatti, venendo a mancare l’azione del capo, i vescovi non possono agire come collegio, come appare dalla nozione di “collegio”. Questa gerarchica comunione di tutti i vescovi col sommo Pontefice è certamente abituale nella tradizione.N.B.- Senza la comunione gerarchica l’ufficio sacramentale ontologico, che si deve distinguere dall’aspetto canonico giuridico, “non può” essere esercitato. La commissione ha pensato bene di non dover entrare in questioni di “liceità” e “validità”, le quali sono lasciate alla discussione dei teologi, specialmente per ciò che riguarda la potestà che di fatto è esercitata presso gli Orientali separati e che viene spiegata in modi diversi.+ PERICLE FELICI,Arcivescovo tit. di Samosata.Segr.gen. del ConcilioIl capo, Il Romano Pontefice, quindi non solo esiste senza il collegio, ma decide liberamente se e come e quando servirsi della collaborazione dei vescovi.

  59. Giovanni Mandis scrive:

    il post precedente è stato inserito male, non so perchè…Savigni, la mia “mentalità” è semplicemente cattolica, ma capisco bene che oggi tale vocabolo faccia rima con ristrettezza mentale…l’ultimo suo post, credo sia frutto di fantasia, della sua memoria difettosa o di una lettura disinvolta della Lumen Gentium (forse di una mentalità troppo aperta…), che invece esprime, a lei piaccia o no il Magistero di sempre dei Pontefici e della Chiesa.Infatti è corretta la frase “Il collegio non esiste senza il capo” e la si trova nella nota esplicativa previa alla L.G. al punto 3, ma è totalmente falsa la seconda riguardante il capo cioè il Sommo Pontefice (“né il capo senza collegio”) e di essa infatti non v’è traccia nella L.G..Lumen Gentium della quale riporto il paragrafo intitolato”Il collegio dei Vescovi e il suo capo” recita>Può essere utile anche ripassare la nota esplicativa previa che spiega e precisa qualcosa che potrebbe essere equivocato da una lettura troppo disinvolta (superficiale?) della Lumen Gentium..NOTA ESPLICATIVA PREVIALa commissione ha stabilito di premettere all’esame dei “modi” le seguenti osservazioni generali:1) “Collegio” non si intende in senso « strettamente giuridico », cioè di un gruppo di eguali, i quali abbiano demandata la loro potestà al loro presidente, ma di un gruppo stabile, la cui struttura e autorità deve essere dedotta dalla Rivelazione. Perciò nella risposta al modus 12 si dice esplicitamente dei Dodici che il Signore li costituì « a modo di collegio o “gruppo” (coetus) stabile ». Cfr. anche il modus 53, c. Per la stessa ragione, per il collegio dei vescovi si usano con frequenza anche le parole “ordine” (ordo) o “corpo” (corpus). Il parallelismo fra Pietro e gli altri apostoli da una parte, e il sommo Pontefice e i vescovi dall’altra, non implica la trasmissione della potestà straordinaria degli apostoli ai loro successori, né, com’è chiaro, “uguaglianza” (aequalitatem) tra il capo e le membra del collegio, ma solo “proporzionalità” (proportionalitatem) fra la prima relazione (Pietro apostoli) e l’altra (papa vescovi). Perciò la commissione ha stabilito di scrivere nel n. 22 non “medesimo” (eodem) ma “pari” modo. Cfr. modus 57.2) Si diventa “membro del collegio” in virtù della consacrazione episcopale e mediante la comunione gerarchica col capo del collegio e con le membra. Cfr. n. 22.Nella consacrazione è data una “ontologica” partecipazione ai “sacri uffici”, come indubbiamente consta dalla tradizione, anche liturgica. Volutamente è usata la parola “uffici” (munerum), e non “potestà” (potestatum), perché quest’ultima voce potrebbe essere intesa di potestà esercitabile di fatto (ad actum expedita). Ma perché si abbia tale potestà esercitabile di fatto, deve intervenire la “determinazione” canonica o “giuridica” (iuridica determinatio) da parte dell’autorità gerarchica. E questa determinazione della potestà può consistere nella concessione di un particolare ufficio o nell’assegnazione dei sudditi, ed è concessa secondo le norme approvate dalla suprema autorità. Una siffatta ulteriore norma è richiesta “dalla natura delle cose”, trattandosi di uffici, che devono essere esercitati da “più soggetti”, che per volontà di Cristo cooperano in modo gerarchico. È evidente che questa “comunione” è stata applicata nella vita della Chiesa secondo le circostanze dei tempi, prima di essere per così dire codificata “nel diritto”. Perciò è detto espressamente che è richiesta la comunione “gerarchica” col capo della Chiesa e con le membra. “Comunione” è un concetto tenuto in grande onore nella Chiesa antica (ed anche oggi, specialmente in Oriente). Per essa non si intende un certo vago “sentimento”, ma una “realtà organica”, che richiede una forma giuridica e che è allo stesso tempo animata dalla carità. La commissione quindi, quasi d’unanime consenso, stabilì che si scrivesse: « nella comunione “gerarchica” ». Cfr. Mod. 40 ed anche quanto è detto della “missione canonica”, sotto il n. 24. I documenti dei recenti romani Pontefici circa la giurisdizione dei vescovi vanno interpretati come attinenti questa necessaria determinazione delle potestà.3) Il collegio, che non si dà senza il capo, è detto essere: «anche esso soggetto di suprema e piena potestà sulla Chiesa universale ». Ciò va necessariamente ammesso, per non porre in pericolo la pienezza della potestà del romano Pontefice. Infatti il collegio necessariamente e sempre si intende con il suo capo, “il quale nel collegio conserva integro l’ufficio di vicario di Cristo e pastore della Chiesa universale”. In altre parole: la distinzione NON è tra il ROMANO PONTEFICE E I VESCOVI PRESI INSIEME, MA TRA IL ROMANO PONTEFICE S E P A R A T A M E N T E E IL ROMANO PONTEFICE INSIEME CON I VESCOVI. E siccome il romano Pontefice è il “capo” del collegio, può da solo fare alcuni atti che non competono in nessun modo ai vescovi, come convocare e dirigere il collegio, approvare le norme dell’azione, ecc. Cfr. Modo 81. Il sommo Pontefice, cui è affidata la cura di tutto il gregge di Cristo, giudica e determina, secondo le necessità della Chiesa che variano nel corso dei secoli, il modo col quale questa cura deve essere attuata, sia in modo personale, sia in modo collegiale. Il romano Pontefice nell’ordinare, promuovere, approvare l’esercizio collegiale, procede secondo la propria discrezione, avendo di mira il bene della Chiesa.4) Il sommo Pontefice, quale pastore supremo della Chiesa, può esercitare la propria potestà in ogni tempo a sua discrezione, come è richiesto dallo stesso suo ufficio. Ma il collegio, pur esistendo sempre, non per questo permanentemente agisce con azione “strettamente” collegiale, come appare dalla tradizione della Chiesa. In altre parole: Non sempre è «in pieno esercizio», anzi non agisce con atto strettamente collegiale se non ad intervalli e “col consenso del capo”. Si dice « col consenso del capo », perché non si pensi a una “dipendenza”, come nei confronti di chi è “estraneo”; il termine “consenso” richiama, al contrario, la “comunione” tra il capo e le membra e implica la necessità dell’atto”, il quale propriamente compete al capo. La cosa è esplicitamente affermata nel n. 22 ed è ivi spiegata. La formula negativa “se non” (nonnisi) comprende tutti i casi, per cui è evidente che le “norme” approvate dalla suprema autorità devono sempre essere osservate. Cfr. modus 84.Dovunque appare che si tratta di “unione” dei vescovi “col loro capo”, e mai di azione dei vescovi “indipendentemente” dal papa. In tal caso, infatti, venendo a mancare l’azione del capo, i vescovi non possono agire come collegio, come appare dalla nozione di “collegio”. Questa gerarchica comunione di tutti i vescovi col sommo Pontefice è certamente abituale nella tradizione.N.B.- Senza la comunione gerarchica l’ufficio sacramentale ontologico, che si deve distinguere dall’aspetto canonico giuridico, “non può” essere esercitato. La commissione ha pensato bene di non dover entrare in questioni di “liceità” e “validità”, le quali sono lasciate alla discussione dei teologi, specialmente per ciò che riguarda la potestà che di fatto è esercitata presso gli Orientali separati e che viene spiegata in modi diversi.+ PERICLE FELICI,Arcivescovo tit. di Samosata.Segr.gen. del ConcilioIl capo, Il Romano Pontefice, quindi non solo esiste senza il collegio, ma decide liberamente se e come e quando servirsi della collaborazione dei vescovi.

  60. Pinkus scrive:

    I concili ecumenici danno le direttive, il Collegio sorregge e supporta il Papa. Quest’ultimo, vicario di Cristo sulla terra, pur nel pieno rispetto del collegio cardinalizio,non prende ordini da esso.Grazie,Giovanni Mandis per le lucide osservazioni.Continuare a tacere davanti a queste striscianti elucubrazioni poco cattoliche sarebbe poco onesto da parte nostra.

  61. Giovanni Mandis scrive:

    ci deve essere qualche problema per cui scrivo solo la parte mancante…Infatti è corretta la frase “Il collegio non esiste senza il capo” e la si trova nella nota esplicativa previa alla L.G. al punto 3, ma è totalmente falsa la seconda riguardante il capo cioè il Sommo Pontefice (”né il capo senza collegio”) e di essa infatti non v’è traccia nella L.G..Lumen Gentium della quale il paragrafo “Il collegio dei Vescovi e il suo capo” recita”22. Come san Pietro e gli altri apostoli costituiscono, per volontà del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il romano Pontefice, successore di Pietro, e i vescovi, successori degli apostoli, sono uniti tra loro. Già l’antichissima disciplina, in virtù della quale i vescovi di tutto il mondo vivevano in comunione tra loro e col vescovo di Roma nel vincolo dell’unità, della carità e della pace [59] e parimenti la convocazione dei Concili [60] per decidere in comune di tutte le questioni più importanti [61] mediante una decisione che l’opinione dell’insieme [62] permetteva di equilibrare significano il carattere e la natura collegiale dell’ordine episcopale, che risulta manifestamente confermata dal fatto dei Concili ecumenici tenuti lungo i secoli. La stessa è pure suggerita dall’antico uso di convocare più vescovi per partecipare all elevazione del nuovo eletto al ministero del sommo sacerdozio. Uno è costituito membro del corpo episcopale in virtù della consacrazione sacramentale e mediante la comunione gerarchica col capo del collegio e con le sue membra.Il collegio o corpo episcopale non ha però autorità, se non lo si concepisce unito al Pontefice romano, successore di Pietro, quale suo capo, e senza pregiudizio per la sua potestà di primato su tutti, sia pastori che fedeli. Infatti il romano Pontefice, in forza tutta la Chiesa, ha su questa una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente. D’altra parte, l’ordine dei vescovi, il quale succede al collegio degli apostoli nel magistero e nel governo pastorale, anzi, nel quale si perpetua il corpo apostolico, è anch’esso insieme col suo capo il romano Pontefice, e mai senza questo capo, il soggetto di una suprema e piena potestà su tutta la Chiesa [63] sebbene tale potestà non possa essere esercitata se non col consenso del romano Pontefice. Il Signore ha posto solo Simone come pietra e clavigero della Chiesa (cfr. Mt 16,18-19), e lo ha costituito pastore di tutto il suo gregge (cfr. Gv 21,15 ss); ma l’ufficio di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro (cfr. Mt 16,19), è noto essere stato pure concesso al collegio degli apostoli, congiunto col suo capo (cfr. Mt 18,18; 28,16-20) [64]. Questo collegio, in quanto composto da molti, esprime la varietà e l’universalità del popolo di Dio; in quanto poi è raccolto sotto un solo capo, significa l’unità del gregge di Cristo. In esso i vescovi, rispettando fedelmente il primato e la preminenza del loro capo, esercitano la propria potestà per il bene dei loro fedeli, anzi di tutta la Chiesa, mente lo Spirito Santo costantemente consolida la sua struttura organica e la sua concordia. La suprema potestà che questo collegio possiede su tutta la Chiesa, è esercitata in modo solenne nel Concilio ecumenico. Mai può esserci Concilio ecumenico, che come tale non sia confermato o almeno accettato dal successore di Pietro; ed è prerogativa del romano Pontefice convocare questi Concili, presiederli e confermarli [65]. La stessa potestà collegiale insieme col papa può essere esercitata dai vescovi sparsi per il mondo, purché il capo del collegio li chiami ad agire collegialmente, o almeno approvi o liberamente accetti l’azione congiunta dei vescovi dispersi, così da risultare un vero atto collegiale.”

  62. Giovanni Mandis scrive:

    Prego Pinkus, sono il primo ad averne bisogno!p.s. per chi si occupa di mettere i post, il mio intervento delle 4.51 è un doppione di quello delle 4.49 di cui mi scuso, se fosse possibile cancellarlo sarebbe meglio per tutti i lettori del blog.

  63. Pinkus scrive:

    Caro Mandis, grazie ancora per la puntualità e la chiarezza.Il tuo ultimo intervento rende inutile e oziosa ogni ulteriore considerazione.Peraltro,a riassumere la radice profonda di quest’ultima (in ordine di tempo) fantasia di alcuni che vorrebbe mettere in dubbio il primato di Pietro dinanzi ad una presunta e fantomatica collegialità apostolica, penso basti leggere queste poche righe (e ponderarle):”Per il cattolico di sinistra il cattolicesimo è il grande peccato del cattolico.Il cristiano di oggi non si cruccia del fatto che gli altri non sono d’accordo con lui, ma del fatto che lui non è d’accordo con gli altri.Il cattolicesimo popolare è il bersaglio di tutte le ire progressiste. Fede popolare, speranza popolare, carità popolare irritano un clero di estrazione piccolo-borghese.I cristiani di Nietzsche non sono quelli di ieri, ma quelli di oggi. Storico impreciso, ma forse profeta.Il cattolico progressista vorrebbe restaurare il cristianesimo primitivo imitando il moralismo umanitario dei chierici miscredenti del Settecento.Il primato di san Pietro disturba il clero progressista, il misticismo di san Giovanni lo annoia, la teologia di san Paolo lo irrita. Non sarà che il suo patrono è l’apostolo dotato di coscienza sociale, colui che protestò contro lo spreco cerimoniale di unguenti e propose di vendere la mirra liturgica per dividere il ricavato tra i poveri?Per stupido che sia un catechismo, lo è sempre meno di una personale professione di fede.L’esistenza di una carmelitana scalza ammonisce il miscredente più seriamente dell’attività sindacale di un prete.NICOLàS GOMEZ DAVILA “

  64. gianluca scrive:

    Mandis dice: La Chiesa non è una semplice “manifestazione storica del mistero di comunione che unisce tra loro i credenti”, la Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo che vive e cammina nella Storia, è la continuazione della presenza “fisica” reale di Cristo nel mondo (che ha il suo apice nel Santo Sacrificio dell’Altare che RINNOVA sacramentalmente l’unico Sacrificio sul Golgota),Mia risposta: Questa affermazione non è completa ed è contraddittoria. E’ necessario, come spiegherò più sotto, distinguere, come avviene nella Bibbia, l’unica fonte che ritengo attendibile per chiarire certi concetti, è necessario distinguere, dicevo, e dividere il concetto di chiesa in due parti. Una è proprio la “manifestazione storica”, la chiesa di Corinto, la chiesa di Filippi, la chiesa di Colosso, la chiesa di Roma (Oggi potremmo dire la chiesa cattolica, la chiesa evangelica, la chiesa anglicana, etc.,) l’altra è la manifestazione “Mistica” (la Chiesa di Cristo). Questa distinzione non solo è coerente ma è soprattutto biblica.Mandis dice: la Chiesa è Cristo che perdona i peccati attraverso i Suoi Ministri (”Suoi” di Cristo, prima di tutto), è Cristo che battezza attraverso i Suoi Ministri, è Cristo che sposa attraverso i Suoi Ministri, è Cristo che ordina nuovi Suoi Ministri attraverso i Suoi Ministri in primis il Papa e in secundis i Vescovi.Se non ci fosse il Papa a cui Cristo ha affidato la Chiesa (infatti oltre che “servus servorum Dei” il Papa è “Vicario di Cristo”), tutto si fermerebbe.mia risposta: Affermazioni non scritturali. Cristo della Chiesa ne è il Capo (ma della Sua Chiesa quella con la C maiuscola, vedi sotto), questa Chiesa è la Sua sposa. La Chiesa non perdona (può perdonare dei torti che lei ha subito, come un qualsiasi membro può perdonare un torto subito, ma non può perdonare i torti che non ha subito ma che ha subito Dio), Dio Perdona i torti che ha subito Lui e l’unico nome che ci è dato per ottenere questo perdono è Cristo.Cristo non ha affidato la Sua Chiesa al Papa ma allo Spirito Santo, ed anche questo necessita delle specifiche chiarificazioni.Tutto si fermerà quando Cristo ritornerà, all’ora ci sara il giudizio, e non sarà una organizzazione umana con cui potremmo fregiarci per ottenere perdono, qualunque essa sia. Ma solo l’incontro personale, e non di gruppo, con Cristo.Mandis dice: L’unico dialogo ecumenico possibile, sancito da svariate encicliche dei Pontefici, è quello che s’impegni a riportare dentro l’unica Chiesa di Cristo (quella Cattolica (cioè universale), Apostolica, Romana) coloro i quali si sono allontanati; tutto questo non per sete di potere, ma per il loro bene spirituale e per la loro salvezza eterna.mia risposta: E questo spiega tutto. Ci si erge a detentori della verità, e si dichiara che l’unico dialogo possibile può avvenire solo se si riconosce questa supremazia.Questo… mi chiedo, e da Dio o dall’Uomo?Si dovrebbe riconoscere la Chiesa Cattolica come la Chiesa di Cristo, questa è la salvezza eterna??? Eppure leggo nella Bibbia che la Salvezza Eterna si ottiene in altro modo, che l’incontro con il divino avviene non attraverso un’istituzione ma attraverso un percorso personale che vedo, nella scrittura essere questo:- Scoprire quale è la nostra malattia e la conseguenza:Isaia 59:2 ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio;i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi,per non darvi più ascolto.Le vostre mani infatti sono contaminate dal sangue,le vostre dita dall’iniquità;le vostre labbra proferiscono menzogna,la vostra lingua sussurra perversità.Ebrei 9:27 Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio,- Capire se sono ammalato:Romanii 3:23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio- Scoprire cosa non cura:Efesini 2:8 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti;infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.- Scoprire la cura:Apocalisse 3:20 Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me.Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono.La giustificazione attraverso la fede in CristoIs 53:11; At 10:43; 2Co 5:21; Ga 2:15-16; 3:8-14, 22-29; Ef 2:7-9Romani 3:21 Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti:vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono – infatti non c’è distinzione:tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio -ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato,al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù.Romani 5.8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira.Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione.Giovanni 1:12 ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome;i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio.In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.Giovanni 5:25 In verità, in verità vi dico: l’ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l’avranno udita, vivranno.La risposta?CRISTO, non una etichetta, una religione, un rituale, CRISTO. Riconosciamoci peccatori, senza speranza, abbassiamo la guardia dell’ipocrisia, della superbia, del timore. Apriamo il cuore a Lui, diverrà il nostro Salvatore. Lui ha vinto la morte per noi. In Cristo nessuna moratoria ma cancellazione del peccato e quindi della morte.CRISTO E’ LA RISPOSTA

  65. Raffaele Savigni scrive:

    Lo so, Gianluca, che sei protestante. Ma anche molti protestanti stanno riscoprendo il valore della comunità ecclesiale. Cristo ci salva non individualmente e in modo intimistico ma attraverso la comunità, guidata dai vescovi, che proseguono, sotto la guida dello Spirito, la sua missione attraverso la successione apostolica.Poi possiamo discutere su come debba essere guidata la comunità dei credenti: a questo serve il dialogo ecumenico, anche se io, cattolico, ho già una risposta che vorrei comunicare anche a te.

  66. Pinkus scrive:

    Continuando di questo passo arriveremo a valutare questo pontificato secondo la vergognosissima (se non fosse ridicola) analisi che oggi ne fa una testata pseudocattolica on line:http://www.korazym.org/news1.asp?Id=26872

  67. Syriacus scrive:

    Grazie del link all’editoriale anonimo di Korazym (non immaginavo che un giorno avrebbero scritto simili cose) .Dedico (dal “minestrone del “non c’è più religione” e del “ce l’hanno tutti con noi” ” in cui sarei in ammollo) questa foto (di una ‘bellezza’ ed eloquenza quasi inarrivabili)http://bp3.blogger.com/_pMyWJ–g7Oc/R3UnM7PN3CI/AAAAAAAACb4/LIFgDNtntUk/s1600-h/20115.jpg[Messa Solenne a Münster nell'immediato dopoguerra]a tutti gli appartenenti a le (sic) “frange più tradizionaliste e impomatate del mondo cattolico” , le quali hanno eletto Benedetto “a vessillo di chi all’apertura fiduciosa preferisce gli spazi angusti della conservazione.”[La foto è anche idealmnente 'dedicata' a tutti coloro che auspicano la rovina degli edifici di culto cattolici, in giro per la vecchia Europa..]

  68. Syriacus scrive:

    Da qui il link della foto non lavora .Se fate copia e incolla del link sopra, potete visuallizzare la foto già ingrandita, se no, andate su:http://cathcon.blogspot.com/2007/12/german-catholic-life-after-war.htmle cliccateci sopra, per ingrandirla un pò.

  69. Syriacus scrive:

    “Sacerdozio per gli uomini sposati.Nuova apertura del cardinale O’Connordi Mattia Bianchi/ 28/12/2007Dopo il cardinale francese Roger Etchegaray, è il primate di Inghilterra e del Galles ad affrontare la questione. Lo ha fatto in una lunga intervista al Financial Times, pubblicata nei giorni scorsi.L’ordinazione sacerdotale a uomini sposati? “La Chiesa può cambiare e dire sì”. Parola del cardinale inglese Cormac Murphy O’Connore, arcivescovo di Westminster e primate di Inghilterra e del Galles. Il porporato ha affrontato la questione in una lunga intervista al Financial Times, facendo riferimento anche agli ex preti anglicani con famiglia, convertitisi al cattolicesimo. “Noi – ha ricordato il cardinale – abbiamo un certo numero di preti sposati in questa diocesi che erano in precedenza anglicani e che sono già sposati”. Quindi rivolgendosi all’intervistatore ha aggiunto: “Se tu mi chiedi: ‘Pensi che la Chiesa possa cambiare e ordinare molti uomini sposati?’ la risposta è ‘Si’, è possibile’”. Il cardinale pensa alla figura dei cosiddetti viri probati, ovvero padri di famiglia che dopo anni di esempio di vita cristiana, potrebbero ricevere l’ordinazione. “http://www.korazym.org/news1.asp?IdSez=114

  70. Francesco Ursino scrive:

    Non ho parole…

  71. Syriacus scrive:

    “The world’s longest-serving pastor of an active parish has died–on Christmas day.”[Il parroco più longevo al mondo, è tornato alla Casa del Padre]Monsignor Heliodore Mejak, 1909-2007 , R.I.P.http://kansascitycatholic.blogspot.com/2007/12/monsignor-heliodore-mejak-1909-2007.html”At age 98, he continued to say Mass seven days a week in the Slovenian parish of Kansas City, KS that he has served since 1944, six bishops ago. Msgr. Mejak was a do-it-all pastor, and was very proud that his parish had no paid employees and was staffed entirely by volunteers.”[Intanto però, a Zurigo, nella diocesi di Coira, il nuovo vescovo , Mons. Huonder, riceve critiche alla sua possibile decisione di eliminare progressiovamente le omelie tanute da laici. "On ne leur rend pas service si on les fait prêcher jusqu'à un âge avancé", dicono...]

  72. Giovanni Mandis scrive:

    Caro Gianluca pace a te,non ti ribatto punto su punto perchè tu parti da una concezione della Fede, lo dico senza intento d’offesa, eretica (che vuol dire erronea), cioè da una concezione che non è la concezione dell’unica Chiesa di Cristo quella con sede in Roma e che ha come Capo visibile il Pontefice, Vicario di Cristo, ma che è quella di uno dei tanti fondatori di sette protestanti.La concezione della Chiesa di Cristo, che oggi l’aggettivo “cattolica” fa sembrare (e ribadisco il verbo: SEMBRARE) una delle tante fazioni che si “contendono” il cristianesimo, è che la Scrittura non è la sola fonte della Fede ma che ad essa s’affianca come guida sicura l’ininterrotta Tradizione del Magistero infallibile dei Pontefici ed è la concezione di Cristo stesso che la Chiesa ha voluto istituire (da chi deriva l’infallibilità? da Cristo!).Ora, leggendo la biografia di Mons. Lefebvre ho appreso che una cosa assolutamente da evitarsi per un cattolico è:fare qualsiasi cosa che possa spingere altre persone a un reciso e deliberato rifiuto dell’insegnamento del Signore Gesù,ed è per questo motivo che evito di andare avanti a insistere spiegandoti perchè e percome la concezione protestante è errata, per il semplice motivo che qualsiasi cosa dicessi non avrebbe altro risultato che farti avere in antipatia (se non in odio) la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, Corpo Mistico di Cristo e radicarti nell’errore; e chi ha in antipatia (o odia) la Chiesa ha in antipatia (o odia) Cristo stesso che l’ha voluta come strumento di salvezza per tutti gli uomini di qualunque angolo della terra e di ogni tempo, va da sè, mette in grave pericolo la salvezza della propria anima, cosa alla quale non intendo assolutamente collaborare (anche perchè mi metterei in pericolo anche io per averti in qualche modo “consolidato” nel rifiuto).L’unica cosa che potrei dirti è di parlare con un sacerdote di sana dottrina e umanità (che vuol dire comprensivo verso i peccatori, ma non accondiscendente verso il peccato e verso il peccatore incallito), che sarebbe in grado col tempo di farti capire i limiti e gli errori di una concezione protestante della fede.cordialmente

  73. Giovanni Mandis scrive:

    Ben diverso è in caso di chi si professa cattolico come certi altri avventori del blog ai quali continuerò a rispondere. (a questo proposito..ho letto l’articolo di korazim, a dir poco vomitevole!)Caro Savigni, la risposta l’ha già data Nostro Signore, oltre che morendo sulla Croce, con la parabola della pecorella smarrita per esempio:Matteo”[11] È venuto infatti il Figlio dell’uomo a salvare ciò che era perduto].[12] Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta?[13] Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.”e Luca”[2] I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.[3] Allora egli disse loro questa parabola:[4] “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova?[5] Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento,[6] va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.[7] Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.”La risposta è un solo Pastore (Cristo, di cui il Papa è Vicario visibile), un solo ovile (la Chiesa Cattolica Apostolica Romana sulla terra in comunione con la Chiesa celeste: gli Angeli, la Beata e Semprevergine Maria, i Santi della Antica e Nuova Alleanza, in particolare i Santi Apostoli e i Martiri e una “moltitudine immensa, che nessuno” può contare “di ogni Nazione, razza, popolo e lingua”.saluti

  74. Bruno Demasi scrive:

    Caro Tornielli,dopo la notizia fornita da “Petrus” on line circa le imminenti disposizioni del Papa sugli esorcisti(anche a seguito dell’ormai nota lettera inviatagli recentemente da Padre Amorth) e rimbalzata anche sulle TV nazionali, gradiremmo averfe da te il punto della situazione in merito.Grazie.

  75. Andrea Tornielli scrive:

    Caro Demasi, a me non risulta che ci siano imminenti disposizioni al riguardo. Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha smentito. Dunque, è accertato che Amorth quest’estate ha inviato una lettera – come affermava “Petrus” – ma al momento quella richiesta non ha provocato concretamente nulla. Il che non significa che non sia stata presa in considerazione: la Chiesa si muove su tempi un po’ più lunghi di qualche settimana. In ogni caso bisogna attenersi alla smentita di padre Lombardi.

  76. Syriacus scrive:

    Interessante , qui:http://wdtprs.com/blog/2007/12/the-rite-of-exorcism/Don Zuhlsdorf fa notare come, avendo Summorum Pontificum ‘liberalizzato’ anche il Rituale Romanum antico, il ‘vecchio’ rito d’esorcismo sarà -almeno in linea di principio- più facile da adottare…E padre Amorth dobrebbe gioirne.

  77. lycopodium scrive:

    Caro Syriacus,conosci qualche articolo on-line che confronti il vecchio e il nuovo rito degli esorcismi (a suo tempo ci furono grosse polemiche, poi sopite)?

  78. Syriacus scrive:

    Non conosco -o non ricordo- un simile articolo.Ricordo però, e ve la ripropongo, un’intervista con la quale Padre Amorth sollevò la questione:http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=2564

  79. Raffaele Savigni scrive:

    Non mi è piaciuta la sicumera di padre Amorth.Quanto all’articolo di Korazym (un sito non “pseudocattolico” ma cattolico, sul quale ho trovato spesso cose pregevoli: provare per credere!) questa volta effettivamente e un po’ ambiguo, oscillante tra il “detto” e il “non detto”. Ma nella Chiesa dobbiamo imparare a dialogare di più e ad ascoltare anche voci critiche: non tutto ciò che dice o fa il papa (e tanto più i suoi collaboratori!) ha lo stesso valore, non tutto è espressione di magistero infallibile! Anche Paolo VI fu comunque spesso accusato di essere “amletico”. Non condivido alcune valutazioni dell’articolo citato (che non è comunque definibile “vomitevole”: un aggettivo che riserverei ad altri articoli di ben altre persone). Condivido però l’esigenza di distinguere il pensiero autentico di Benedetto XVI da quello dei suoi collaboratori (alcuni dei quali molto più conservatori di lui, come Arintze o Dias); e credo anch’io che spesso il pensiero del papa venga frainteso e strumentalizzato in chiave conservatrice. Questo sta avvenendo soprattutto nei confronti del Motu proprio, utilizzando da alcuni come una clava per dare addosso al Concilio. E questo è inaccettabile.

  80. Syriacus scrive:

    R.S.: “Condivido però l’esigenza di distinguere il pensiero autentico di Benedetto XVI da quello dei suoi collaboratori (alcuni dei quali molto più conservatori di lui, come Arintze o Dias); e credo anch’io che spesso il pensiero del papa venga frainteso e strumentalizzato in chiave conservatrice. Questo sta avvenendo soprattutto nei confronti del Motu proprio, utilizzando da alcuni come una clava per dare addosso al Concilio. E questo è inaccettabile.”L’ultimo editoriale dell’anticonservatore National Catholic Reporter viene -da par suo- in suo aiuto:”By invoking the church in biblical terms as the pilgrim people of God and as the body of Christ, Vatican II set the stage for a crucial shift away from the juridical “perfect society” embodied in the unabashedly monarchical church of Trent. Nowhere would this be reflected more clearly than in the way the church prayed. The throne room protocols of the Tridentine Mass, the elevations, barriers, brocade, structures and language separating clergy from laity gave way to a worshiping community in which all the baptized were called to full, conscious, active participation. A new way of worshiping marked the beginning of the end of the vertical ecclesiology that for 500 years had shaped every aspect of the church’s life and ministry around hierarchical and clerical preeminence. The council carried the same biblical imagery and expansive approach into the major constitutions on the church and the church in the modern world.”http://ncronline.org/NCR_Online/archives2/2007d/122807/122807u.htm

  81. Raffaele Savigni scrive:

    Non mi riconosco nello stereotipo descritto da Pinkus, col quale rinuncio a polemizzare (vista la pochezza dei suoi argomenti).A Giovanni Mandis vorrei ribadire che il “capo” senza il “collegio” non è pensabile come “capo”. Certo, il papa, come dichiara il Vaticano I, può emanare “ex cathedra” una definizione dogmatica anche “ex sese, non ex consensu ecclesiae”, ossia senza consultare espressamente l’episcopato: ma anche in quel caso egli agisce come interprete della Tradizione e del “sensus fidei” del popolo cristiano, non come “padrone” della Tradizione, non come un monarca assoluto che può fare ciò che vuole. Anche volendo (ma se abbiamo fede sappiamo che non potrà mai volerlo, perchè “le porte degli inferi non prevarranno”), il papa non potrebbe andare contro il Vangelo: nella lettera ai Galati Papolo dice che se anche un angelo ci rivelasse un Vangelo diverso da quello di Cristo non dovremmo credergli.Inoltre il dialogo ecumenico sta evidenziando l’importanza di un elemento trascurato negli ultimi secoli: la “ricezione” da parte di tutta la Chiesa del magistero papale e conciliare.

  82. Raffaele Savigni scrive:

    Post 69: concordo con la proposta di ammettere al sacerdozio “viri probati” anche coniugati.Di fronte alla drammatica scarsità del clero, che si traduce in parrocchie abbandonate, credo che la Chiesa debba avere il coraggio di ascoltare i “segni dei tempi” che Dio ci manda, di provare ad interpretarli e di rimettere in discussione anche tradizioni secolari ed autorevoli che non fanno parte del “depositum fidei”.

  83. Raffaele Savigni scrive:

    Post 80: concordo con l’editoriale. Anche se non contesto le concessioni fatte dal papa ai tradizionalisti col “Motu proprio” in quanto tali. Ma deve trattarsi di eccezioni che confermano la regola.

  84. Francesco Ursino scrive:

    Il Papa si rivolge ai cattolici… che poi questi vogliano spaccarsi e dividersi in categorie e strattonare la veste del Papa dandone una visione distorta è un’altra cosa…

  85. Giovanni Mandis scrive:

    Savigni lei dice:”A Giovanni Mandis vorrei ribadire che il “capo” senza il “collegio” non è pensabile come “capo””.io posso solo risponderle che questa è una sua erronea opinione derivante da una errata lettura della Lumen Gentium in cui va sempre inclusa la nota esplicativa previa; Lumen Gentium che dice chiaramente che il “capo” è tale a prescindere dal “collegio” (tanto è vero che fanno il confronto tra il capo preso da solo e il capo assieme al collegio, segno evidente che questo capo esiste di per sè stesso senza collegio) sempre e comunque.E il “capo” è tale anche quando non parla “ex cathedra” o non ritiene di doversi servire dei suoi collaboratori e sempre gli si deve obbedienza e rispetto.Quanto al termine che ho usato per definire l’articolo di korazim non saprei definire diversamente i contenuti e l’atteggiamento di supponenza nei confronti del Pontefice:Lemma: vomitevoleDefinizione aggettivale:1 che suscita il vomito2 (fig.) ributtante, stomachevole, disgustoso:uno spettacolo vomitevole.Il dialogo ecumenico è benvenuto ma a che serve se poi i separati invece di tornare nell’unica Chiesa di Cristo ne restano fuori e peggio ancora si radicano nel loro errore?Così non serve a nulla.

  86. Pinkus scrive:

    Caro Mandis,inutile continuare una discussione con chi ritiene di avere molti argomenti in tasca e poi si dichiara d’accordo con la paludosa esternazione di Korazym.org.Non cogliere e procedi oltre:hai perfettamente chiarito al tuo interlocutore i termini della questione: se lui non riesce a coglierli e vuole restare nelle pastoie del suo sapere preconcetto…pazienza!

  87. lycopodium scrive:

    E forse questo linkhttp://www.bol.it/libri/scheda/ea978887989324.html;jsessionid=55C3C608BC1C8FF093A55A1E2B1BCC6Epuò spiegare l’altro?

  88. Giovanni Mandis scrive:

    Caro Pinkus, con chi si professa cattolico e poi dice cose contrarie al Magistero e alla Tradizione bisogna NON STANCARSI MAI DI RIBATTERE ANCHE LE COSE PIU’ OVVIE.

  89. yochanan scrive:

    Caro Gianluca,lascia che i morti seppelliscano i loro morti.Shalom

  90. Syriacus scrive:

    I nostri mortidi Bruno GabrielliTratto da Riforma del 4 novembre 2005Almeno per un giorno, il 2 novembre di ogni anno, i cimiteri d’Italia si riempiono di gente e di fiori, di luci, di voci, di colori, di vita. I vivi vanno a trovare i loro morti là dove sono stati sepolti. Non ci vanno solo i cattolici. Ci vanno anche molti evangelici e cristiani di altre confessioni, credenti di altre religioni, non credenti, magari in altri giorni dell’anno. Al Nord ci si limita per lo più a un breve momento di cordoglio molto composto, privato e personale: commozione e lacrime il più possibile trattenute, un po’ di cura per le tombe, un mormorio di saluto, una preghiera silenziosa. Ma in alcune località del Sud può sembrare quasi una festa: ci s’intrattiene per ore con tutto il parentado, i grandi raccolti in capannelli a chiacchierare, i piccoli a rincorrersi e a giocare nei dintorni, e spesso e volentieri si mangia insieme, seduti sulle tombe, riallacciando idealmente una sorta di comunione conviviale coi cari estinti. Si tratta di comportamenti più antichi di ogni religione moderna. Lo stesso magistero cattolico romano, pur dedicando alla commemorazione dei defunti un giorno particolare, non ne ha fatto un precetto, ma una «raccomandazione» che ognuno è ormai in larga misura libero di interpretare a modo suo, secondo la propria sensibilità, la propria cultura, la propria spiritualità personale.A trovare i miei morti alle loro tombe io non ci vado. Anch’io rifiuto di rassegnarmi alla crudele evidenza di un distacco che appare definitivo, ma ciò nonostante – anzi, forse proprio per questo – non posso e non voglio «sentire» i miei morti chiusi là dentro. Preferisco ricordarli da vivi, ritrovarli nelle idee, nei gusti, nelle parole, nei sentimenti, nei gesti di cui sono loro debitore, nelle persone e nei luoghi che insieme abbiamo conosciuto e amato, insomma sentirmi in qualche modo «accompagnato» da loro ovunque vada, proprio come se non se ne fossero mai veramente andati, o non per sempre. A volte la commozione è insostenibile, altre volte è invece un bagaglio dolce, pieno di gratitudine e di speranza. Francamente non so dire quanto vi sia in tutto questo di romantico e quanto di evangelico, ma personalmente trovo grandissimo conforto in immagini come quella di Ebrei 12, 1-2, dove tutti coloro che ci hanno preceduto nella fede «ci circondano» come dalle gradinate di uno stadio, facendo il tifo per noi che ancora «corriamo» verso Gesù che ci attende tutti al traguardo, o in richiami scandalosi, ma salutari come queste parole di Gesù stesso: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti…» (Matteo 8, 22; Luca 9, 60). Come dire: la comunione con chi ci ha lasciato, o la famosa «comunione dei santi», non va ricercata nella morte, ma nella vita nuova in Cristo, perché l’Iddio Padre suo e Padre nostro «non è Dio dei morti, ma dei viventi» (Marco 12, 27).L’unico principio che credo dovrebbe valere per tutti, e in particolare per tutti i cristiani, è quello del rispetto, non solo verso chi vive in altro modo la comunione con i suoi morti, ma in primo luogo verso i morti stessi come se fossero ancora vivi, per esempio evitando di far dire messe in suffragio per chi è stato cristiano evangelico per tutta la vita. Sì, in Italia, purtroppo, accade ancora…© 2005 Chiesa Evangelica Valdesehttp://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index_commenti.php?id=198

  91. Giovanni Mandis scrive:

    “L’unico principio che credo dovrebbe valere per tutti, e in particolare per tutti i cristiani, è quello del rispetto, non solo verso chi vive in altro modo la comunione con i suoi morti, ma in primo luogo verso i morti stessi come se fossero ancora vivi, per esempio evitando di far dire messe in suffragio per chi è stato cristiano evangelico per tutta la vita. Sì, in Italia, purtroppo, accade ancora…© 2005 Chiesa Evangelica Valdese”Bell’articolo di cui non condivido il pezzo finale;Per rispetto umano dovrei rinunciare a far celebrare Sante Messe di suffragio per defunti evangelici?e che ne so io se questi defunti evangelici non siano in Purgatorio (benchè loro da vivi non ci credessero) e abbiano quindi gran bisogno delle grazie derivanti dal Santo Sacrifico dell’altare offerto per il bene delle loro anime?Sì alle Santa Messa di suffragio e in abbondanza (ho letto di un sacerdote che ne celebrò una addirittura per Hitler appena venuto a sapere della sua morte… e non si trattava di un simpatizzante di Hitler beninteso).

  92. gianluca scrive:

    pace a tuttie buon 2008!Vorrei rispondere a Mandis:Egli dice: non ti ribatto punto su punto perchè tu parti da una concezione della Fede, lo dico senza intento d’offesa, eretica (che vuol dire erronea), cioè da una concezione che non è la concezione dell’unica Chiesa di Cristo quella con sede in Roma e che ha come Capo visibile il Pontefice, Vicario di Cristo, ma che è quella di uno dei tanti fondatori di sette protestanti.Risposta: Caro Mandis, ciò che dici è vero, la concezione di Fede che professo, insieme ad altri, non è la concezione cattolica.Sai, anche Gesù fu accusato di settarismo, e i cristiani, i primi, venivano chiamati così per disprezzo e razzismo. La maggior parte degli uomini aveva una concezione di fede diversa, I giudei, i romani. Per questo i primi cristiani erano trattati come eretici.Oggi questa accusa non porta conseguenze gravi, un tempo, concorderai, significava la morte, il rogo etc.Ma non è questo che vorrei puntualizzare ma proprio la fede che consideri eretica.Sono certo che se l’analizzassimo insieme, davanti alla Scrittura, ci accorgeremmo che abbiamo molto in comune.Gesù per esempio.Lui, e non la “mia fede”, ha detto:“Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà mai. Credi tu questo? (Giovanni 11.25)In Giovanni 1,12 è scritto: ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome.La Bibbia è piena di questi messaggi.Ed è la buona notizia.Non ci si chiede di affiliarci a qualche religione, la nostra salvezza non è legata ad una dottrina, ad una chiesa, ma solo ed esclusivamente a GESU’.E’ questa l’eresia di cui mi accusi?Io credo in Cristo e affido a Lui la mia anima per la salvezza, è questo il mio peccato?Ritengo che solo Lui mi può salvare, anzi mi ha già salvato, e non per miei meriti ma per il Suo sangue prezioso, l’unica cosa che può farmi vedere bianco come neve davanti al Padre,di questo devo vergognarmi?Se è scritto che mi basta Lui pienamente, perché dovrei affidarmi a qualcun altro?Se è scritto che Lui salva pienamente perché dovrei ricercare altro. Se Lui mi chiede il totale abbandono a Lui perché dovrei riporre fede in altro?Caro Mandis io non ti chiedo di confrontarti con un buon pastore protestante, confrontati con la Scrittura.Chiedi, chiediamo al consolatore, lo Spirito Santo, in umiltà e verità la guida, non ce la farà mancare.Lui che convince, il solo, di peccato chi umilmente si accosta al vangelo.Di una cosa abbiamo bisogno,riconoscere la nostra fallibilità, la fallibilità dell’uomo, di ogni uomo, e, quindi, l’abbandono alla Sua grazia, allora il perdono è concesso in abbondanza.Cosa potremmo portare che non abbia?Cosa potremmo dire che non sappia?Lui che ha disegnato le leggi che regolano l’universo, che ha parlato e le cose furono. Cosa potremmo portargli? Quello che Lui ci chiede, l’adorazione, il ringraziamento, riceverLo come coLui, il solo (e’ un Dio geloso) che può guarirci, purificarci.Non abbiamo bisogno di altro poiché in Cristo abbiamo tutto. Verificalo sulla Bibbia!!Dici che non vuoi rispondermi punto per punto, capisco, è noioso e sei certo di non farmi cambiare idea oppure, e questa è la mia speranza, hai paura di verificare il tuo credo?Non ricerco vittorie in battaglie verbali, è passato quel tempo, ne tacitare il mio “contendente” a colpi di versetti. Sarebbe fine a se stesso.Ma sarebbe bellissimo se insieme potessimo alzare un grido di lode al nostro Signore e ringraziarlo per tutto quello che ha compiuto per noi, per tutti quelli che lo ricevono, questa sarebbe la mia gioia più grande.Poi scrivi: La concezione della Chiesa di Cristo, che oggi l’aggettivo “cattolica” fa sembrare (e ribadisco il verbo: SEMBRARE) una delle tante fazioni che si “contendono” il cristianesimo, è che la Scrittura non è la sola fonte della Fede ma che ad essa s’affianca come guida sicura l’ininterrotta Tradizione del Magistero infallibile dei Pontefici ed è la concezione di Cristo stesso che la Chiesa ha voluto istituire (da chi deriva l’infallibilità? da Cristo!).Risposta: Questo è un punto cruciale e fondamentale, Cristo è infallibile, verissimo, ma non l’uomo.E non mi risulta che abbia voluto costituire il Magistero dei Pontefici.Ad ogni modo la questione Pontefice, Papato, Pietro e’ un argomento cruciale nel quale la chiesa cattolica fonda la sua propria autorità, e andrebbe verificato accuratamente.Posso dirti una cosa: Gesù, quando diceva che avrebbe fondato la Sua Chiesa su quella pietra, non intendeva l’uomo ma l’affermazione che l’uomo fece “tu sei il Cristo” questo è il vangelo, riconoscere Gesù come l’unto come il nostro Salvatore.Allora ci si rende conto che tutto il castello di sabbia creato dall’uomo, anche se sembra ben edificato, crolla. Fondamentale è costruire la nostra casa sulla pietra angolare che è… CRISTO !!!

  93. Giovanni Mandis scrive:

    Caro Gianluca”E non mi risulta che abbia voluto costituire il Magistero dei Pontefici.”si potrebbero citare tante altre affermazioni basate sul Vangelo “secondo Gianluca” o sul “secondo me” se preferite.Risulta risulta Gianluca, solo che tu parti da un presupposto errato: “sola scriptura” e che per di più si trasforma in un”sola scriptura”, ma “solo” nei passi che fanno comodo per dimostrare che Cristo non ha fondato la Chiesa nè alcun Magistero.Nel Vangelo, che non è stato dettato da Dio ma SCRITTO DI PUGNO DALLA CHIESA PRIMITIVA, DAGLI EVANGELISTI tra cui uno sicuramente APOSTOLO (San Giovanni che partecipò all’ultima cena al fianco di Gesù e che era ai piedi della Croce quando Gesù gli affidò la madre Maria), è scritto chiarissimamente che Gesù fondò la Chiesa ne affidò l’autorità all’apostolo Pietro e tutto il resto che tu fai finta di non leggere o stravolgi nel significato per darti ragione.Quindi non solo Cristo ha fondato la Chiesa, ma addirittura essa esiste DA PRIMA che esistessero i Vangeli, dato che essa stessa ne è l’autrice e la custode!Sono andato molto oltre i miei intenti di non risponderti, per i motivi che ho già spiegato, e non adrò oltre.buon anno anche a te

  94. angela scrive:

    Grazie alla illuminata ragionevolzza di Raffaele Savigni!Angela

  95. yochanan scrive:

    Non ho mai letto interventi così qualunquisti quanto quelli di G. Mandis.La chiesa di Roma non è la Chiesa.Nessuno di voi è battezzato (tanto per fare un esempio).Cominciamo da qui, se volete.Shalom

  96. gianluca scrive:

    Caro Mandis,non mi sognerei mai di cercare di dimostrare che Cristo non ha fondato la Chiesa ne alcun Magistero.Poni molti quesiti, a queste due domande risponderò alla fine.Per gli altri quesiti, se vorrai, sarò lieto di svilupparli con te molto volentieri, ad esempio il canone della Bibbia chi l’ha fatto?Certo che l’ha fatto la chiesa, proprio perchè riteneva quegli insegnamenti da Dio, utili, necessari, essenziali per divulgare la buona notizia, il vangelo, perché c’erano tradizioni e nuovi insegnamenti che volevano infilarsi in esso.Ecco la necessità di chiudere il canone e i libri.Ma ti chiedo, quella chiesa che fece questo è la chiesa cattolica di oggi?Direi piuttosto che era la chiesa primordiale, i primi cristiani da dove poi si svilupparono tutte le divisioni che conosciamo.Ed ha rispettato, la CC, il principio di non aggiungere nulla??Proprio quella necessità che ha portato a chiudere il canone?Certo che non l’ha fatto, si potrebbe obbiettare, ma ha aggiunto altre dottrine che ha equiparato ad essa, alla Bibbia, di fatto sorpassandola, annacquandola,che direbbero oggi quei cristiani che chiusero il canone?Gesù consegno’ Maria a Giovanni, che grande atto di amore, Lui stava morendo tra atroci sofferenze,ma ha avuto un pensiero per quella povera vecchietta.Un insegnamento di compassione e amore. Eppure non affidò Giovanni a Maria. La chiesa cattolica nel corso della storia ha invece affidato il mondo a Maria equiparandola al redentore… no,non è questa la strada giusta, mi scuso, ritengo siano altre le domande essenziali.Domande che dovrebbero servire non ad accusare o scusare questa o quella chiesa, ma domande personali, visto che personalmente dovremo presentarci al Tribunale di Cristo.Ricordo quel passo bellissimo,…Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. 24 Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, 26 per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, 27 per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. 28 Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama sé stesso. 29 Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. 33 Ma d’altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama sé stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.Paolo vuole insegnare alla coppia i giusti ruoli che sono complementari e di rispetto reciproco e per fare questo usa la figura della Chiesa e di Gesù.La Chiesa che comparirà davanti a Dio è irreprensibile perchè chi ha creduto in Cristo e che compone come pietra vivente questa casa spirituale, comparirà davanti al Padre irreprensibile.Vedi come non si parla di una organizzazione, ma della Sposa, non di un luogo ma del “Luogo”.Mi dispiace non poter approfondire, mi dispiace vederti sfuggire così un’occasione reciproca per entrare nel dettaglio senza saltare di pala in frasca. Ciò che desidero fare con te non è giudicare la posizione di una religione, ma la nostra, la mia, la tua, davanti al Padre.Siamo salvi?Sono salvo?Sei salvo?Comparirò, comparirai, davanti a Dio irreprensibile ?Se no, perché?Se si perché?Questo dovrebbe interessarci di persona, perché verrà chiesto ad ognuno il conto. E siamo tutti in rosso e debitori. Solo uno può pagare per noi, quell’Uno lo dobbiamo avere nel cuore, come sigillo della nostra anima, come caparra, per comparire, GLORIA A DIO, irreprensibili e quindi salvati.CERTO CHE CRISTO HA COSTITUITO LA SUA CHIESACERTO CHE HA FATTO UN MAGISTEROLe domande sono:-Qual è la Sua chiesa?Tutti quelli che l’hanno ricevuto, infatti è scritto: ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio.-Qual è il magistero e chi sono i magistrati?Tutti quelli che lo hanno ricevuto, infatti è scritto: Giovanni, alle sette chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che sono davanti al suo trono e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.Caro amico è questo il vangelo la buona notizia, possiamo andare al Padre senza intercessione.Lui ha spezzato la cortina ( il velo) del luogo santissimo dove poteva entrare solo il sommo sacerdote per la purificazione dei peccati del popolo. La buona notizia è che Gesù l’ha fatto una volta per tutte, ora possiamo presentarci davanti al Padre, non è magnifico?Non è un privilegio?E’ un dono, è una grazia è un regalo.Una grazia, una cella che si apre, sarebbe un peccato richiuderla, li c’è.. Gesù!

  97. Francesco Ursino scrive:

    Guardi Yochanan, volevo risponderle come si deve, ma preferisco un “dignitoso” silenzio, perché il dialogo con lei non è possibile… Nè a livello di fede, nè a livello come dire “civile”.Lei conoscerà a menadito la Scrittura, la saprà addirittura a memoria! Peccato che non basti… forse le basta qui, in questo blog, tra tanti cattolici “ignoranti” della “vera” Scrittura che, sembra, solo a lei sia stata rivelata e che, spesso con toni falsamente gentili, non fa altro che ricordarcelo. Va bene anche così, non si preoccupi. Mi chiedevo se aveva anche lei una convizione smodata inestirpabile, la risposta è sì. Grazie.Come già detto a qualcun altro, nessun confronto è inutile del tutto… .Che il Signore le infonda un po’ di quella carità che mi sembra le manchi.Auguri!:)

  98. yochanan scrive:

    Caro Francesco,lei aveva iniziato bene, ma poi, come sempre, quando si deve andare a vedere quale è il vero insegnamento del Vangelo di Yeshua, scappate sempre. Non trovi scuse. Non inventi che io manco di carità. Dirle che lei non è battezzato è mancanza di carità? Ne è proprio sicuro? O piuttosto il non confrontarsi (non con me), ma con la propria coscienza e il Vangelo non è forse nascondere la testa sotto terra a mo’ di struzzo? Non è questo che state facendo tutti? Apra una buona volta la sua bibbia, mio caro e mi dimostri che ho torto. Dai, non faccia al’ipocrita. Io vivo circondato da gente che pensa come voi. Sono solo (quasi) e vi conosco. E non ho paura di confrontarmi con voi. NOn trovi le solite scuse. Lei può darla a bere a tanti qui, ma non a Lui. E poi se lei ha ragione, se la sua fede è quella giusta, dove sta il problema? Ha già vinto in partenza.Allora, si decide o farà dietrofront come sempre, sul più bello?Shalom

  99. Francesco Ursino scrive:

    Io non mi vanto della mia fede come fa lei costantemente e a lei non devo dimostrare che ho il certificato di garanzia che la mia fede come il battesimo che ho ricevuto sono autentici. Le mie non sono scuse. E non ho intenzione di menare per il naso nessuno, nè l’ho mai fatto. Mi dispiace, ma è lei ad essere in malafede su questo punto non io. Forse che i miei toni da “professore” o da “fariseo” l’hanno tratta in inganno? A me piace leggere e scrivere. Non le va bene? Pazienza.Io di persone come lei non ne ho mai incontrate, forse lei è la prima con cui ho avuto occasione di confrontarmi.Quanto ai confronti con la mia coscienza non può parlare, perché solo Dio conosce il mio cuore. Non certo lei. Dell’anno infernale che ho passato non sa nulla, nè delle sue implicazioni per me spiacievoli, per cui non parli per frasi fatte. Il fatto che non le si dia tutto questo credito non è per vigliaccheria o mancanza di argomenti o paura di essere bastonati su questo o su quello, non facciamo una gara a chi sa meglio la Scrittura. Sicuramente prenderebbe un bel voto in una verifica. Ma nella verifica della vita io non mi allargherei troppo se fossi in lei. La presunzione porta a spalar carbone, non a lodare Dio in cielo.Non è questione di decidermi, è questione che lei, qualunque parola la filtrerà secondo le sue concezioni e le sue idee da cui non si smuove perché vi è ancorato come una cozza ad uno scoglio. Perché quindi scrivere? Oltretutto i suoi modi sgarbati non mi piacciono. Non le va bene? Pazienza. Secondo lei sono un vile? Pazienza. Non sarà lei a giudicarmi se non rispondo ai suoi quiz religiosi. In Giudizio mi verrà chiesto ben altro.Rinnovo gli auguri.:)

  100. yochanan scrive:

    Caro Francesco, invece io, Giustificato per fede, ho pace davanti a Dio per mezzo del Mashiach Yeshua, mio Signore,per mezzo del quale ha avuto anche mediante la fede l’accesso alla grazia sulla quale sto saldo e mi vanto nella speranza della gloria di Dio.Se tu non ti vanti della tua fede, vuol dire che non hai capito niente della grandezza di Yeshua.Shalom

  101. Francesco Ursino scrive:

    Vedremo… . La presunzione le farà incontrare un altro “signore”, abile nel travestirsi e apparire per quello che non è.Vantarsi della propria fede con lo scopo di umiliare gli altri non è essere cristiani, solo essere stolti. Lodare Dio e vantarsi della fede sono due cose diverse: una avvicina al Signore, l’altra non l’ha mai conosciuto.Quindi, chi non ha capito nulla è lei.Saluti.

  102. yochanan scrive:

    Caro Francesco,come sempre dimostri di non conscere la scrittura. Ho semplicemente applicato a me stesso quello che Paolo dice di TUTTI i seguaci di Yeshua. Leggi Romani 5:1-2Avrei potuto proseguire così: E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza,la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. Ora la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nel mio cuore per mezzo dello Spirito Santo che mi è stato dato.Perché, mentre ero ancora senza forza, Cristo a suo tempo è morto per me, empio.In poche parole, hai detto che Paolo aveva lo scopo di umiliare gli altri cristiani e che non ha capito nulla. Complimenti.Un consiglio per il futuro: prima di criticarmi tanto, guarda se quello che scrivo non è per caso già stato scritto 2000 o più anni fa.E impara a mettere in discussione quello che ti hanno rifilato da quando eri un mocciosetto di 6 anni, come ho fatto io.Shalom

  103. yochanan scrive:

    E poi il mio intervento finiva parlando della grandezza di Yeshua, non mia o della mia fede.Sta’ più attento.Shalom

  104. Francesco Ursino scrive:

    Della serie, rigiriamoci le cose per non metterci in discussione. Ah già dimenticavo, quando lei era un mocciosetto di sei anni aveva già imparato a discernere la verità dalla menzogna. Incredibile, un vero prodigio! :) A lei.

  105. yochanan scrive:

    Caro Francesco,ho forse scritto questo? Ho solo detto che lei ha bevuto e continua a bere menzogne grandi e piccole da quando aveva 6 anni. A quell’età a me raccontavano altre menzogne, ma sempre menzogne erano.Perché insiste pervicacemente a mettermi in bocca cose che non ho detto, invece di ascoltare la mia voce e la sua coscienza?Resta il fatto, che anche quando cito spudoratamente il NT, tu non lo riconosci. Come la mettiamo? Che seguace di Yeshua sei?Yeshua disse allora ai Giudei che avevano creduto in lui: “Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.Tu non la sai nemmeno riconoscere quando è scritta. Allora come la mettiamo? Non vado oltre per non infierire.Shalom

  106. yochanan scrive:

    Cro Francesco,invece di perdere tempo in quisquilie, perché non provi a continuare il “dialogo” e a rispondere seriamente alle obiezioni?Shalom

  107. Francesco Ursino scrive:

    E di grazia quali sarebbero queste quisquilie? Perdere tempo a “parlare” con chi non ha niente da dire sono quisquilie… avevo deciso di ignorarla e continuerò a farlo perché nulla di quello che lei ha da dirmi mi interessa… dalla a alla z.Buona settimana santa, cmq.

  108. Francesco Ursino scrive:

    Tra parentesi, come scelgo di “perdere il mio tempo” è affar mio… io non le devo nulla. Giustificazioni, spiegazioni ecc. Nulla. Il dialogo è possibile nel rispetto reciproco. Visto che questo da parte sua manca abbondantemente, non ho interesse alcuno a discutere con lei. Di qualsivoglia argomento.Saluti

  109. yochanan scrive:

    Caro Francesco,lei mi accusa di mancarle di rispetto. In realtà mancanza di rispetto è menare il cane per l’aia come lei ha fatto fin dall’inizio, evitando un dialogo vero, faccia a faccia, verità contro tradizione. Ma il problema non sono io. Il probelma è dentro di lei. Vuole evitarmi? Bene. Lo faccia. Ma non potrà evitare per sempre la sua coscienza.Shalom

  110. Francesco Ursino scrive:

    Gliel’ho detto giovanni, le premesse per un dialogo le mancano tutte. Può continuare a ritenersi depositario della verità, le ripeto le sue eresie non m’interessano, ho di meglio di cui occuparmi in questa settimana che stare a menarmela con le sue ridicole pretese di “dialogo”. Sì, evito le discussioni inutili. E le persone che le fanno.Et de hoc satis.

  111. yochanan scrive:

    Ho capito, Francesco, ho capito, ma ribadisco che lei non potrà disfarsi così facilmente della sua coscienza.Buona pasqua.Shalom