La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio

[photopress:foto2.jpg,full,alignleft]Il Segretario della Congregazione del culto divino, l’arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don, ha rilasciato in questi giorni alcune importanti interviste. Nella prima, pubblicata dall’agenzia Fides, ha parlato dell’opposizione dei vescovi al Motu proprio “Summorum Pontificum” sulla messa tridentina, e ha accennato alla comunione nella mano: “Ciò ha contribuito in qualche modo ad un certo calo di fede nella Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Questa prassi, e l’abolizione delle balaustre dal presbiterio, degli inginocchiatoi dalle chiese e l’introduzione di pratiche che obbligano i fedeli a stare seduti o in piedi durante l’elevazione del Santissimo Sacramento riducono il genuino significato dell’Eucaristia e, il senso della profonda adorazione che la Chiesa deve rivolgere verso il Signore”. E’ innegabile il fatto che dietro a certe scelte (togliere i banchi con l’inginocchiatoio e mettere le sedie, ad esempio) sia sottesa una precisa concezione che tende a togliere sacralità e adorazione. Che cosa ne pensate?

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

265 risposte a La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio

  1. Marco scrive:

    ERA ORA.

  2. Alberto - Udine scrive:

    Beh…Mi pare si scopra l’acqua calda. Ca va sans dire….Come si pretende di introdurre al sacro, al mistero, all’incommensurabile attraverso chitarre e canti da mal di pancia!?!

    Unico dubbio: come mai lo dicono solo ora?

  3. Mauro W. Fuolega scrive:

    Per un Tettamanzi che presto andrà, un Ranjith che viene: Deo Gratias.

  4. Raffaele Savigni scrive:

    Esprimo il mio chiaro dissenso rispetto alle affermazioni di mons. Ranjith, che mi auguro non diventi mai cardinale.Come si fa a misurare la fede di una persona in base al modo di ricevere la Comunione? Una cosa è lamentare la scarsa reverenza nei confronti dell’Eucarestia (che può esserci anche in chi riceve la Comunione in bocca), un’altra voler imporre una restaurazione. Sino al nono secolo la Comunione veniva data in mano: solo dopo è stata introdotta la norma sulla Comunione in bocca, nel quadro di un processo di clericalizzazione della liturgia che ha provocato quella separazione tra clero e popolo denunciata da Rosmini, ora beato. Se aveva ragione Rosmini, ha torto Ranijth. La Comunione in mano esprime meglio l’unità del popolo di Dio ed il sacerdozio comune dei credenti, riscoperto dal Vaticano II (senza con questo negare la specificità del sacerdozio ministeriale, il solo autorizzato a consacrare l’Eucarestia). Mi stupisce inoltre che le stesse persone che difendono la liberalizzazione della liturgia di san Pio V vogliano imporre a tutti la Comunione in bocca (mentre ora chi vuole può riceverla in bocca!) e il ritorno alla balaustra, chiaro segno di separazione tra clero e popolo.

  5. Francesco73 scrive:

    Penso che tutto ciò che ci farà smettere di guardare al dito del rito tridentino e non alla luna di quello paolino debba ricevere il più caloroso benvenuto.
    Mi fa piacere che in Vaticano comincino a occuparsi di come si celebra la Messa ordinaria.
    Spero che non esagerino col rubrichismo e la sacralizzazione separante.
    Ma che sia opportuno buttare più di un occhio su quel che accade nelle nostre chiese, mi pare sacrosanto.
    Era ora.

  6. aldo scrive:

    “Se dobbiamo chiedere un favore a qualche personaggio osiamo farlo con soggezione e rispetto, quanto più dobbiamo rivolgere la nostra supplica a Dio ,Signore di tutte le cose, con profonda umiltà e devozione” Capitolo XX Regola di San Benedetto V secolo dopo Cristo: ogni commento è superfluo.

  7. Stefano scrive:

    Nella mia ignoranza non sono in grado di esprimere pareri su temi come la comunione nella mano, ma riguardo all’affermazione di Raffaele Savigni “il ritorno alla balaustra, chiaro segno di separazione tra clero e popolo” mi sento obbligato a segnalare quello che vedo nella mia chiesa tutte le domeniche: il vasto spazio dietro l’altare è riempito di sedie, quelle di legno uso vecchio cinema, che raccolgono una trentina e più persone delle quali la maggioraza non canta, non legge (come poi se per leggere fosse necessario stare dietro l’altare…), non fa nulla e naturalmente neppure s’inginocchia, nelle sedie uso cinema.
    Si tratta dei fedeli di seria A, una specie di burocratica nomenklatura che vanno là perché evidentemente ci tengono a distinguersi dai fedeli di serie B. Mi dicono che questa cosa è diffusa. Altro che separazione tra clero e popolo…

  8. Fra' Diavolo scrive:

    talvolta ai bambini che si preparano per la Prima Comunione l’unica cosa che viene insegnata – oltre al blablabla terzomondista – è ricevere la particola sulle mani. Corpo, Sangue, Anima e Divinità??? Che roba è? Non mi stupisce poi che queste povere anime si accostino a ricevere Gesù come se fosse un biscotto, prendendolo con le stesse dita che – magari durante la consacrazione – hanno appena infilato nel naso

  9. harry scrive:

    Il rischio che si corre quando si rivisitano alcuni mutamenti intercorsi nel tempo è che si facciano avanti propositi distruttivi della realtà odierna e restauratori di un ordine preesistente come quelli che qui leggo. Attenzione a non derubricare la grande pluralità di modi di vivere la fede (e di accostarsi all’eucaristia) presenti nella Chiesa cattolica come espressioni di una falsa fede. Perché allora sì, si tradisce il volere del Santo Padre che ha aperto ai tradizionalisti per ri-accoglierli nella Chiesa dimostrando che la Santa Sede è capace di gesti d’amore per chi ha sbagliato (sottolineo: ha sbagliato) e non certo per dire che avevano ragione loro quando insultavano Paolo VI e Giovanni Paolo II.

    Al lettore che auspica che il (presumo proprio) arcivescovo se ne vada, vorrei ricordare che al vescovo si deve obbedienza (oppure l’obbedienza la pretendiamo dagli altri solo quando ci fa comodo?) e quando si dissente è sempre opportuno farlo con rispetto. Grande la lezione di un Lazzati che, pur divergendo da Schuster, al suo vescovo non disse mai di no. E stiamo parlando dei tempi che i più tradizionalisti tra i commentatori rimpiangono.

  10. F. Pernice scrive:

    Esprimo il mio vivo apprezzamento rispetto alle illuminate parole di Monsignor Ranjith, che mi auguro diventi prima cardinale e poi – quando a Dio piacerà – pontefice. Restaurare la liturgia è un compito di primaria importanza. Benedetto XVI, al quale auguriamo lunghissima e saluberrima vita, ha ben compreso l’assoluta centralità della questione e si sta circondando degli uomini giusti per portare avanti il programma di salvataggio della nave di Pietro. La balaustra è chiaro segno di individuazione dello spazio sacro (non solo nel contesto cristiano, tra l’altro) e la sua rimozione, anche in chiese di grande rilevanza storica e artistica, è stato un crimine di lesa maestà contro la Tradizione, l’arte, la dignità (e la funzionalità) simbolica della costruzione sacra, ecc., in breve: contro lo Spirito. I fautori della trasformazione dei sancta sanctorum in stages per performances ad alto tasso di promiscuità (tra sacro e profano) si costruiscano pure nuove chiese, con sedie in plastica, tabernacoli in sacrestia, altari-tavolazzo stile Oktoberfest, statue di santi in fibrocemento, candelabri juke-box, e, naturalmente, nessuna balaustra: ma non intacchino ciò che la fede e il gusto dei padri ci hanno amorosamente consegnato.

    In margine torno, invece, a sollevare un tema che a molti apparirà periferico, ma che a me continua a non sembrare marginale: la Comunione sotto le due specie. Vogliamo parlarne?

  11. Michele scrive:

    Sembra che si abbia paura e timore di inginocchiarsi innanzi all’Altissimo, quasi che la riverenza sia atto di sottomissione troppo grande che la Ragione non sopporti. Il contatto deve essere diretto, a tu per tu, e poi si rischia di sfociare nella violenza, vuol si che non si lordano i pantaloni o si rischia qualche strofinata alle ginocchia? Il tema è molto discusso, anche in altri blog, e si levano gli strali post conciliari che si scagliano contro il povero monsignore cingalese, che non capirebbe niente di liturgia. Ho l’impressione che la faccenda è dura, ma davvero dura, chissà se questo venticello di traverso che soffia oltretevere si manterrà sostenuto!

  12. harry scrive:

    Fra’ Diavolo, il Terzo Mondo è, in quanto terra di sofferenza, sempre nel cuore di chi vive e agisce nel nome di Cristo. Ma non vedo cosa c’entri con la preparazione all’eucaristia, se non come testimonianza di una sofferenza che lacera le coscienze. Quindi se qualche sacerdote prepara i propri bambini di otto anni (che non sono teologi sessantenni) spiegando la sofferenza patita da Cristo in croce con esempi comprensibili facilmente, non vedo lo scandalo.

    Per questioni pratiche, è molto meglio assumere l’eucaristia con le proprie mani che assistere a scene imbarazzanti di sacerdoti che non riescono a centrare la bocca del fedele e fanno cadere l’ostia a terra. Come vedi, il tuo ragionamento è facilmente ribaltabile.

  13. Onofrio scrive:

    In riferimento al messaggio 4, cosa ci dice che era giusto quello che si faceva in liturgia prima del nono secolo? Perché è sbagliato quello che si è fatto dopo?
    Cosa ci garantisce che i “primi cristiani” facessero bene mentre i “secondi” o i “terzi” hanno sbagliato?
    Lo chiedo senza polemica (sono un cattolico laico e non studio teologia o liturgia), ma per sapere qual è il criterio.
    Da osservatore mi pare che il corpo di Cristo sarebbe meglio riceverlo in bocca per evitare dispersioni dei frammenti, no? Cosa c’è di “restaurazione” in questo?
    Non è mai eccessiva l’attenzione all’Eucaristia.

  14. Grisostomo scrive:

    Sono assolutamente d’accordo. Il processo di riduzione della Chiesa Cattolica ad una delle tante forme di religiosità protestante passa anche e soprattutto attraverso lo svilimento dell’Eucarestia (da sacrificio vero a memoriale).
    Mi dispiace aver letto alcune cose nei post precedenti che mi paiono francamente sbagliato.
    La religione è altamente e totalmente simbolica, perchè dove difetta la capacità di comprendere soccorra la mediazione intellettiva delsimbolo.
    Dunque i simboli hanno una importanza decisiva, a differenza di quanto accade nel resto della nostra esistenza ed esperienza sensibile.
    Voglio dire: una nella vita normale può benissimo pretendere che nelle cose si guardi alla sostnaza(se si può, e quando si può) e si lascino perdere le forme simboliche.
    Ma nella devozione, nella preghiera, nell’atto liturgico questo è semplicemente impossibile, oltre che fuorviante.

    Se prendo l’ostia in mano, l’ostia è divenuta un pezzo di pane che io metaforicamente faccio finta di credere che sia il vero Corpo di Cristo.
    Se alla consacrazione delle due specie non mi inginocchio, mi metto alla pari con quel momento e lo voglio investigare con la mia intelligenza, invece di volerne essere partecipe con l’atto d’amore e di devozione della preghiera.
    Se al Credo, quando dichiaro di credere che Gesù si è incarnato e fatto uomo non mi inginocchio, guardo la “divinità” di Gesù come ad un’altra metafora (o sineddoche) nella quale la divinità diviene un attributo mio e non una sostanza “sua”, insomma una cosa priva di senso rispetto alla sua verità storica.

    E’ il veleno sparso a piene mani dall’Illuminismo: io, nella mia libertà mi metto alla pari con Dio, al quale convenzionalmente allego significati e prerogative soprannaturali – alle quali in realtà non credo. I simboli ritornano simboli, la realtà vera è lontana dalla mia preghiera e priva dell’alito di Dio. Bell’affare.

    La religione si smonta banalizzandola e riconducendola a terra, al confronto con l’intelligenza e l’esperienza umana. Questo è il lavoro di Satana.

  15. Barbalbero scrive:

    Mi pare evidente, come pensano di rendere culto a Dio con balli, canti e tamburi in Chiesa?

  16. lelino scrive:

    finalmente! il prof. savigni cita il ritorno della balaustra come segno di separazione tra clero e popolo…. a me sembra che la separazione ci sia già nel Novus Ordo….ma tra Dio ed il popolo…nel senso che la gran parte della gente si inginocchia raramente, prende la comunione in mano come se ricevesse un biscottino, ecc..io credo che sia giunta l’ora che il Santo padre ritorni a celebrare per 1 volta in rito antico..Dott. Tornielli ha notizie in proposito?

  17. Remo Di Medio scrive:

    “Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro; Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa».
    All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Và, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì. “.(Matteo 8, 5-13).
    Benedetto sia Monsignor Malcom Ranjith Patabendige Don il quale è venuto in Italia dall’oriente, chiamato da S.S. Benedetto XVI, che concorderà pienamente con quanto Mons. Ranjit ha detto, a differenza di tanti vescovi, sacerdoti e fedeli di casa nostra che si sono lasciati abbindolare dal modernismo e si sono allineati ai luterani, specialmente per quanto riguarda la Messa, concepita solo come mensa e non come Sacrificio della Vittima pura, santa e immacolata, che il Padre ci ha data per la nostra salvezza (ricordate l’ariete impigliato nei rovi che poi Abramo sacrificò al Signore, nel senso che non siamo noi uomini a donare a Dio la vittima per il sacrificio, ma è Dio stesso che lo dona a noi per offrirglielo: Gesù stesso, infatti, disse che egli stesso dava la sua vita e che nessuno poteva togliergliela). Oltre al significato della Messa si sono allineati ai luterani per quanto riguarda la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia e per questo sono scomparse le balaustre ove si riceveva l?eucaristia in ginocchio mentre il sacerdote ripeteva le bellissime parole del Centurione di Cafàrnao, opportunamente modificate: Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum, sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea.
    Spero vivamente che il Papa lo nomini quanto prima Cardinale di Santa Romana Chiesa e poi … speriamo nell’intervento dello Spirito Santo.
    Che poi davanti al Signore ci si debba prostrare è sufficiente leggere e meditare il Salmo 99: Dio, re giusto e santo.
    Il Signore regna, tremino i popoli;
    siede sui cherubini, si scuota la terra.
    Grande è il Signore in Sion,
    eccelso sopra tutti i popoli.
    Lodino il tuo nome grande e terribile,
    perché è santo.
    Re potente che ami la giustizia,
    tu hai stabilito ciò che è retto,
    diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe.
    Esaltate il Signore nostro Dio,
    prostratevi allo sgabello dei suoi piedi,
    perché è santo.
    Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
    Samuele tra quanti invocano il suo nome:
    invocavano il Signore ed egli rispondeva.
    Parlava loro da una colonna di nubi:
    obbedivano ai suoi comandi
    e alla legge che aveva loro dato.
    Signore, Dio nostro, tu li esaudivi,
    eri per loro un Dio paziente,
    pur castigando i loro peccati.
    Esaltate il Signore nostro Dio,
    prostratevi davanti al suo monte santo,
    perché santo è il Signore, nostro Dio.

  18. DANTE PASTORELLI scrive:

    La Chiesa introdusse la comunione nella mano per motivi di carattere profondo: col Corpo del Signore non si scherza. Non si può ricevere con le mani sporche, si deve manifestare reverenza anche negli atteggiamenti, non si deve trafugare per organizzare poi messe nere ecc.
    Il sacerdote si lava le mani prima della consacrazione, e le purifica dopo la comunione, bevendo successivamente quell’acqua: nel vecchio rito dopo la consacrazione, il sacerdote tiene uniti sempre pollice ed indice fino all’abluzione finale, con vino e acqua che beve. I fedeli cosa fanno? Si leccan le mani per mangiare ogni più minuscolo frammenti?
    Le mani del sacerdote sono più sudicie di quelle dei fedeli che prima della Messa sono andati in bagno, al bar, han toccato cartamoneta, sterzo della macchina, ecc.?
    Ben venga dunque il ripristino della comunione in bocca ed in ginocchio.
    Solo i patiti del sacerdozio universale che sconfina nel sacerdozio ministeriale, possono approvare la facoltà, non il diritto, sia chiaro, di assumere Cristo nelle mani, uso che Giov. Paolo II accettò dopo molte resistenze perché ormai in atto in nazioni rette da vescovi – intere conferenze episcopali in cui i dissenzienti venivano messi a tacere in nome d’una falsa collegialità – disubbidienti ed innovatori. La partecipazione non significa usurpazione di poteri sacerdotali. Cosa ci sia di partecipativo nel prendere l’ostia in mano, non so. A meno che non ci si voglia sentire sacerdoti ordinati.
    Che poi il prete non trovi la bocca del fedele è una castroneria assoluta: se cade, la particola cade nel piattino. E’ adesso che volan le particole e, lì dove è praticata la comunione sotto le due specie, anche il preziosissimo sangue che vien calpestano perché il piattino non s’usa più contro le norme liturgiche, le rubriche del messale e la Redemptionis Sacramentum.
    Mons. Ranjith, con buona pace dei neoterici, diverrà cardinale, ma, al di là del titolo, per il suo operare in perfetta sintonia col Papa merita i più alti elogi. Ma non vi basta lo scempio che in questi ultimi 40 anni s’è fatto dell’Eucaristia?
    Non si tratta di imporre niente di nuovo: semplicemente di ristabilire il retto comportamento di secoli. E a noi, non ci è stato imposto di restare in piedi (se vecchi, non abbiamo la forza di metterci in ginocchio e rialzarci senza possibilità d’appoggio alla balaustra o ad un inginocchiatoio) e a me personalmente, come ad altri, di alzarci “perché così vogliono i vescovi?” (a Jesolo)settembre 2006.
    La comunione nella mano risale ai primi secoli? Bene: allora c’era la vera fede che oggi non c’è più. Davanti al pericolo la Chiesa ha reagito e preso misure idonee.
    Ilò ritornop indiscriminato al passato è l’insano archeologismo condannato da Pio XII.
    E poi non tiriamo sempre in ballo Rosmini: tanto per fare un esempio, ci son santi tomisti e santi francescani. I motivi per cui è stato beatificato Rosmini sono ben altri.
    Nell’ultima Cena c’erano solo Gesù e i futuri vescovi, gli apostoli: era il presbiterio. Non c’erano fedeli intorno alla tavola. E non c’erano donne.
    Nei Padri canonizzati ci sono posizioni teologiche diverse.
    Sono santi ugualmente, purché non eretici e profanatori.

  19. summorumpontificum scrive:

    Inginocchiarsi è un modo molto fisico, pervasivo e bello di pregare ed esprime pienamente la actuosa participatio richiesta, giustamente, dal Concilio. Il rito tridentino era ancora più ricco di gesti, posture, segni di croce che consentivano al fedele di “incarnare” il messaggio della Salvezza (Dio che si è fatto uomo e che oggi ricompare realmente nelle specie eucqaristiche).
    Per contro i gesti del nuovo messale (es. stringere la mano al vicino sconosciuto) appaiono volontaristici e tutto sommato ipocriti.
    Personalmente, riterrei che più ancora che la comunione sulla lingua (che molti respingono per ragioni igieniche), si dovrebbe reintrodurre la comunione in ginocchio (per chi non ha problemi fisici). In quella posizione, la comunione in mano non mi scandalizzerebbe più.
    Un premio speciale “Luogo comune” al post 4 (la balaustra esprime separazione tra clero e popolo). Ma non si vuole capire che il popolo proprio quello chiede, nel momento della Messa? Un prete più sacro (sacer-dos) e meno gigione? Guardate gli Ortodossi, che addirittura chiudono la porta dell’iconostasi, e i fedeli restano a guardare una porta chiusa!

  20. Ex-Guardia scrive:

    Personalmente sono per la comunione direttamente in bocca. Si evita così, a mio avviso, la possibilità di profanare il Corpo di Cristo . Se si volesse mantenere la comunione nella mano, che si obblighi il comunicante a mettere in bocca il Corpo di Cristo davanti al prete per essere sicuri che la particola consacrata non venga sottratta e profanata!
    Per Harry: Se il prete fa fatica a distribuire la comunione, che si faccia sostituire e, per evitare che le Ostie cadano a terra, che si reintroduca l’uso del piattino! Dato che nemmeno la comunione nella mano assicura che non cada un Ostia consacrata a terra, cosa vista da me personalmente :-(

  21. Francesco Colafemmina scrive:

    Penso che sia meraviglioso leggere le parole di Monsignor Ranjith! Mia nonna e mia zia giunte all’età rispettivamente di 78 e 87 anni continuano ad inginocchiarsi durante la consacrazione…e ci restano fino al “per Cristo con Cristo ed in Cristo”…
    Io non nascondo di non prendere mai l’Eucarestia in mano nè da altri se non dal Celebrante.
    Nessuno si è mai comunicato secondo il rito ortodosso? Io l’ho fatto con convinzione e fede profondissima questa Pasqua in Grecia. L’idea che tutto il popolo, bimbi e vecchi, uomini belli e brutti, malati e sani, ricchi e poveri, tutti prendano il Corpo e il Sangue di Nostro Signore dallo stesso cucchiaino può creare un moto di disgusto e repellenza all’inizio…ma quando ci si avvicina all’altare…si prende il fazzoletto rosso porpora che il Prete ha in mano stretto attorno al Santo Calice, e lo si porta alle labbra perchè neppure una sola goccia del Sangue Preziosissimo vada perduta…e si chiudono gli occhi alle parole “Soma kai Ema tou Christou” si ha la percezione concreta e vivificante che in quel momento Cristo ci renda tutti piccole pecorelle alla ricerca della Sua speranza, del Suo amore, della Sua protezione, del Suo paterno abbraccio.
    Quel popolo che si raccoglie attorno alle mani del Sacerdote per riceverne come un bimbo dalla madre il solo nutrimento che può saziare la sua fame e sete di vita…diventa uno solo…diventa per l’appunto in COMUNIONE con il Signore.
    Ecco perchè non c’è affatto un’esigenza formale nè l’espressione di un’istanza di banale passatismo nelle affermazioni di Mons. Ranjith, bensì una reale attestazione di ciò che l’Eucarestia rappresenta e della Sua visibile bellezza e santità.
    D’altra parte quante volte i ministri speciali della comunione (persone devote ma troppo spesso narcise ed alla ricerca di visibilità nelle piccole comunità provinciali) non si inginocchiano neppure quando prendono le Ostie Consacrate dal Tabernacolo? Quante volte sfoggiano abiti inadeguati al loro “ministero” e magari non hanno neppure le mani “pulite” per offrire il Corpo di Cristo ai fedeli?
    questi sono abusi fin troppo tollerati ed incoraggiati da preti indolenti e superficiali! La fretta di consegnare l’Eucarestia nelle mani ci ha forse indotto a richiedere un numero così spropositato di ministri speciali??? Credo proprio di no! Pazienza e sacrificio…qualche minuto in ginocchio non rovinerà le gonne delle signore più appariscenti nè tantomeno i pantaloni degli uomini che ritengono da “bigotti” l’inginocchiarsi in Chiesa.

    Finalmente la Chiesa ricomincia a marciare verso la Santità del suo ministero e lo fa dal suo vertice, grazie al dono dello Spirito Santo, il nostro amatissimo Papa Benedetto! Che Dio lo conservi a lungo!

  22. M.M scrive:

    Quid est veritas ?

  23. Mauro W. Fuolega scrive:

    Caro Harry,
    se è vero che ogni potere viene da Dio e che ai suoi rappresentanti si deve obbedienza, rispetto e amore caritatevole, è altrettanto vero che la condizione da soddisfare deve essere quella dell’agire a vantaggio del bene comune, da parte del potere legittimo, evitando il male ed operando il bene.
    Come si insegnava una volta, bisogna che il cristiano obbedisca e rispetti i propri superiori in tutto, tranne che nell’offesa aperta al Signore.
    Diversamente, si è legittimati all’obiezione di coscienza e alla disobbedienza, da esercitare per gradi, fino alla ribellione violenta. Se così non fosse la società sarebbe consegnata all’abuso, all’arbitrio, alla sopraffazione di cui siamo stati troppe volte testimoni e vittime nel secolo appena trascorso.
    Ora, nel caso da Lei prospettato, nessuno sceglie a capriccio ciò che più gli fa comodo. Qui si tratta solo di rimanere fedeli alla Fede che ci è stata trasmessa con il Battesimo ed in coscienza – giudichi Lei se retta o meno -, non mi pare che certo magistero e certi pastori siano rimasti all’interno dell’ortodossia cattolica ed abbiano conservato e trasmesso integralmente la Fede, anche perché, se così fosse, non si parlerebbe certo di “crisi della chiesa”.
    Quanto all’applicazione del Motu Proprio, molti vescovi hanno tenuto una condotta scorretta nei confronti del Sommo Pontefice ed è più che legittimo censurarli anche da parte dei laici che sono loro sottomessi. Con questo atteggiamento non si vuole recare offesa al Signore, diretta o indiretta che sia, anche solo ubbidendo per umano rispetto.
    Da ultimo poi, paragonare poi al Beato Card. Schuster colui che attualmente siede ed infanga la cattedra che fu di S. Ambrogio e S. Carlo, mi sembra come minimo oltraggioso.
    Saluti.

  24. Cristiana scrive:

    Buon giorno a tutti. il sig.Pastorelli ha sviscerato bene il problema, concordo in pieno con quello che ha scritto e lo ringrazio per lo spunto di riflessione. Io non prendo la particola con la mano proprio perchè solo pochi minuti prima durante l’offertorio tocco la moneta e considero già questo un buon motivo per non farlo, riguardo al potersi inginocchiare durante la funzione se mi fa piacere farlo lo faccio comunque, sia in mezzo alle sedie che eventualmente nel corridoio o dove c’è posto. Diverso è il poterlo fare durante la Comunione, purtroppo quando c’è moltissima gente in coda, vorrebbe dire inginocchiarsi ma non avere il tempo di stare in raccoglimento e non so se ne valga la pena. Forse sarebbe meglio essere ben consapevoli di ciò che si fa ed avere un po’ più di possibilità per godere di un po’ di silenzio. Potrebbero già essere sufficienti canti più brevi, e vedere chi rimane seduto rimandare i pettegolezzi a fine Messa.

  25. DANTE PASTORELLI scrive:

    Ci si può inginocchiare al momento della comunione, ci si alza e poi si torna al proprio posto e ci inginocchia ancora per il ringraziamento.

  26. Francesco Ursino scrive:

    Io, ad esempio, durante tutta la celebrazione dell’Eucaristia sto in ginocchio e quando ricevo la comunione solitamente la prendo tra le mani, ma non aspetto di essere al posto per metterla in bocca. Prima di andarmene abbasso sempre il capo davanti al sacerdote, che, talvolta, sembra avere fretta di comunicare tutti.
    Ma il mio aprire le mani per ricevere il Corpo Consacrato è forse più una risposta a quell’offerta che Cristo fa a ciascuno di noi.
    Peccato che non ci sia sempre quel silenzio che in una Chiesa sarebbe quantomeno auspicabile e segno di rispetto, invece dei soliti blablabla da mercato che sono davvero fastidiosi.

  27. Alessandro De Grandis scrive:

    Sono completamente d’accordo con Dante, Francesco e con Cristiana.
    Se da una parte la Chiesa Cattolica ha solo da guadagnare dalle Chiese protestanti per quanto riguarda l’amore e la diffusione della Parola di Dio, analogamente ha solo da guadagnare dalla Chiesa Ortodossa per ciò che riguarda l’Eucarestia.
    Perchè alla fine, saremo giudicati sull’amore, certo quello per il prossimo (che è Gesù Cristo) , ma ANCHE per la Sacra Scrittura (sempre Gesù) E ANCHE per l’Eucarestia (Gesù Cristo stesso in corpo sangue anima e Divinità).
    Invito ad avere misericordia – a riprendere – coloro che pensano che queste forme di amore possano essere slegate l’una dalle altre, indipendentemente dal loro credo, come se si potesse frammentare l’amore di Gesù (e per Gesù) dal suo Vangelo, e dal suo Corpo mistico , o dal suo Corpo Sacramentato.
    Lo Spirito Santo è Spirito di Unità e essendo infinito Amore ,non dà nessun limite a quanto si debba amare Dio nell’Eucarestia, nella Parola, e nel prossimo.

  28. Vincenzo scrive:

    Non raccoglimento in Chiesa e durante la Santa Messa o le Sacre Funzioni o comunque sia, è uguale a mancanza di rispetto per il “Padrone di Casa”.
    Toccare, poi, con le nostre mani(di Persona non consacrata) la Sacra Particola, è un Sacrilegio. Questi, sono principi ed imperativbi, che mi sono stati insegnati, sin da bambino, per la Prima Comunione, e questi ho sempre rispettato e, finchè Nostro Signore mi lascerà su questa Terra, tutti li professerò in coerente conseguenza agendo.Novus Ordo o non Novus Ordo. L.J.C.

  29. kundalini444 scrive:

    La comunione in mano rende molto più facile sottrarre l’ostia consacrata per rivenderla ai satanisti, che la pagano anche 50-100 euro l’una. Un buon business… e credo anche che sia totalmente legale.

  30. Roberta scrive:

    Una domanda per il dott. Tornielli.

    Ci sono novità in merito all’applicazione del Mp a Milano e decisioni della Commissione Ecclesia Dei.

    Grazie per la sua risposta se può darla.

  31. atanasio scrive:

    La comunione data in mano ? E’ agghiacciante. Neanche i luterani e gli anglicani arrivano a tanto. La chiesa alta luterana e quella anglicana hanno certo un rispetto più consapevole del corpo di Cristo. In questo noi cattolici dobbiamo DAVVERO farci la ramanzina da soli. Però io vorrei introdurre un tema: SCAMBIATEVI UN SEGNO DI PACE. Lo odio! E’ così hippy anni ’60 ? E’ già vecchio, capite, già effimero. Ma che stiamo ad un happening ? Fortuna che nella liturgia orientale ed in quella latina tale “nuovismo giovanilistico” liturgico NON compare….Siamo salvi allora, per un po’!

  32. Vincenzo Topa scrive:

    La Chiesa concede la possibilità di ricevere sul palmo delle mani la Santa Comunione. Tanto di cappello per gli altri modi concessi dalla Chiesa, tutti con motivazioni profonde, ma… mi sembra che qua lo si dimentichi un po’.

    Andrei alle radici del problema. Il problema è la mancanza di fede. Non si crede che nel tabernacolo ci sia Cristo vivo. Le chitarre o gli organi o leggi e leggine sono aspetti marginali di un problema centrale, che è la mancanza di fede.

    Quando, tanti anni fa, fu introdotta la possibilità di ricevere l’ostia sul palmo della mano ricordo i commenti: Più igienico. Più rapido… Non ho sentito nessun prete che spiegasse la grandezza di quella concessione: Cristo si mette nelle mani di un peccatore fetente come me, di uno che (altro che mani sporche!) lo mette in croce ogni giorno e ogni giorno martella i chiodi… L’ho capita tardi questa verità. Quando qualcuno mi ha parlato mosso dallo Spirito, e una comunità mi ha amato mossa da quello stesso Spirito.

    E allora… lasciamo a chi ha questo discernimento, alla Chiesa, le decisioni sulla liturgia. A noi obbedire e testimoniare. Con una retta disposizione del cuore.

  33. annarita scrive:

    La Comunione sulla lingua è stata scelta e adottata dalla Chiesa, per molti secoli, proprio per evitare gli inconvenienti che si erano verificati nei primi tempi del Cristianesimo, quando la Comunione veniva data sulla mano. Perciò la Chiesa ha scelto il modo più consono per ricevere Nostro Signore Gesù Cristo, in modo da evitare: la aduta a terra di frammenti; la maggior possibilità di profanazione dell’Ostia (oggi questo problema si ripresenta forte, infatti le Ostie vengono usate per le messe nere); inoltre la Comunione sulla mano affievolisce la fede nella reale presenza di Gesù nell’Ostia e i frutti si vedono! Gente che va a fare la Comunione oltre che in piedi, senza nessun gesto di riverenza, magari in minigonna o pantaloncini, senza rimanere in intimità con nostro Signore, in silenzio, nemmeno un secondo, magari nemmeno a digiuno o in stato di grazia. Certo non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma solitamente chi ama stare con Gesù, nel santissimo sacramento, sente anche il desiderio di poter dimostrare anche nei gesti l’amore e la riverenza verso il Santissimo, cosa impossibile nel nuovo rito, perchè per quanto ( anche se con qualche resistenza), è permessa la Comunione sulla lingua, non è più permesso inginocchiarsi nel riceverla (il sacerdote vedendoti sparire nel nulla, potrebbe pensare che hai avuto un malore), e gli inginocchiatoi che fine hanno fatto? In molte Chiese anche di Roma, sono presenti le poltroncine rosse da cinema. E cos’è quel divincolarsi nel dare il segno di pace, proprio quando avresti bisogno di silenzio per pensare a chi vai a ricevere? La Comunione sulla lingua è la forma raccomandata dalla Chiesa, perchè evita tutti gli inconvenienti sopra ctati, ma soprattutto vivifica la fede. Purtroppo la Chiesa permette per accontentare il capriccio dei soliti riformatori, anche la Comunione sulla mano, ma si sa quando a certe persone gli dai un dito ti prendono anche la mano, così la sittuazione si è capovolta: ci hanno fatto credere, che la Comunione si debba ricevere sulla mano perchè lo facevano i primi cristiani ( per fortuna che gli antiquati sono i tradizionalisti!), mentre per benevolenza di qualche sacerdote si può in via eccezionale riceverla sulla lingua. Il castello di carte sta crollando, finalmente si inizia a vedere il serpentino inganno che da quarant’anni va avanti. “Il fumo di Satana è entrato nella Chiesa”.

  34. Federico Catani scrive:

    Il Segretario della Congregazione del Culto divino dice tutte cose giustissime e sacrosante! Ma è inutile parlare soltanto, bisogna anche agire! E in fretta! Si prendano provvedimenti seri!!!

  35. Michele Cicoli scrive:

    Vorrei arricchire tale interessante discussione con la mia testimonianza. Vivo in Inghilterra a Cambridge dove faccio il dottorato di ricerca.

    Il signor Colafemmina sottolinea come inusuale che sua nonna e sua zia continuino ad inginocchiarsi durante la consacrazione e ci restino fino al “per Cristo, con Cristo ed in Cristo”. Bhè qui in Inghilterra forse le ditorsioni del Concilio Vaticano II non sono arrivate e questi cattolici, perseguitati da 500 anni dagli anglicani, sono rimasti veramente fedeli a Cristo. Infatti TUTTI si inginocchiano durante la consacrazione e ci restano fino al “per Cristo con Cristo ed in Cristo”. Ci si ri-inginocchia tutti dopo L’Agnello di Dio fino all’inizio della Comunione.

    Sarà forse un caso che qui vedo tanti veri cattolici che amano Cristo?

    Quando torno in Italia non nego che talvolta mi sento in imbarazzo durante la Messa.

    Saluti
    Michele

  36. don Gianluigi Braga scrive:

    Savigni dice:
    Sino al nono secolo la Comunione veniva data in mano: solo dopo è stata introdotta la norma sulla Comunione in bocca, nel quadro di un processo di clericalizzazione della liturgia che ha provocato quella separazione tra clero e popolo denunciata da Rosmini, ora beato.
    ———————————————————–

    È falso che dalle origini in poi, per quasi mille anni, ci sia stata in tutta la Chiesa, in Oriente e in Occidente, la consuetudine di deporre le sacre Specie nelle mani del fedele.

    Il cavallo di battaglia di quei pesudoliturgisti è il seguente brano delle Catechesi mistagogiche attribuite a san Cirillo di Gerusalemme:
    «Andando quindi [alla Comunione] accostati non con le palme delle mani aperte, né con le dita disgiunte; ma tenendo la sinistra a guisa di trono sotto a quella che sta per accogliere il Re; e con la destra concava ricevi il corpo del Cristo, rispondendo Amen.
    Giunti a questo Amen, si fermano; ma le Catechesi mistagogiche non si fermano lí, ed aggiungono:
    , Dopo che tu con cautela abbia santificato i tuoi occhi mettendoli a contatto con il corpo del Cristo, accostati anche al calice del sangue: non tenendo le mani distese; ma prono «[in greco: 'allà kùpton, che il Bellarmino traduce genu flexo]e in modo da esprimere sensi di adorazione e venerazione, dicendo Amen, ti santificherai, prendendo anche del sangue del Cristo. E mentre hai ancora le labbra inumidite da quello, toccati le mani, e poi con esse santifica i tuoi occhi, la fronte e tutti gli altri sensi… Dalla comunione non staccatevi; né privatevi di questi sacri e spirituali misteri neppure se inquinati dai peccati). (P. G. XXXIII, coll. 1123-1126).

    Come conciliare un tale rito, secondo il quale è ammesso alla santa Comunione anche chi è inquinato di peccati, con la consuetudine certamente universale sin dalle origini che proibiva la santa Comunione a chi non era santo?: «Perciò chiunque abbia mangiato di questo pane e bevuto del calice del Signore indegnamente, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Si esamini dunque ognuno: e cosí [trovatosi senza peccati gravi] di quel pane si cibi e di quel calice beva. Colui infatti che ne mangia e ne beve indegnamente, mangia e beve la propria condanna, non discernendo il corpo del Signore . (I Corinti, 11, 27-29).

    Abbiamo invece delle testimonianze certe della consuetudine contraria, e cioè della consuetudine di deporre le sacre Specie sulle labbra del comunicando, e della proibizione ai laici di toccare dette sacre Specie con le proprie mani. Solo in caso di necessità e in tempo di persecuzione, ci assicura san Basilio, si poteva derogare da detta norma, ed era concesso ai laici di comunicarsi con le proprie mani (P. G., XXXII, coll. 483-486).

    Sant’Eutichiano, Papa dal 275 al 283, a che non abbiano a toccarle con le mani, proibisce ai laici di portare le sacre Specie agli ammalati: «Nullus præsumat tradere communionem laico vel femminæ ad deferendum infirmo» (Nessuno osi consegnare la comunione ad un laico o ad una donna per portarla ad un infermo) (P. L., V, coll. 163-168).
    San Gregorio Magno narra che sant’Agapito, Papa dal 535 al 536, durante i pochi mesi del suo pontificato, recatosi a Costantinopoli, guarí un sordomuto all’atto in cui «ei dominicum Corpus in os mitteret» (gli metteva in bocca il Corpo del Signore) (Dialoghi, III, 3).
    Questo per l’Oriente; e per l’Occidente, si sa ed è indubitabile che lo stesso san Gregorio Magno amministrava in tal modo la santa Comunione ai laici.
    Già prima il Concilio di Saragozza, nel 380, aveva lanciato la scomunica contro coloro che si fossero permessi di trattare la santissima Eucarestia come se si fosse in tempo di persecuzione, tempo nel quale anche i laici potevano trovarsi nella necessità di toccarla con le proprie mani (SAENZ DE AGUIRRE, Notitia Conciliorum Hispaniæ, Salamanca, 1686, pag. 495).
    Innovatori indisciplinati non mancavano certo neppure anticamente. Il che indusse l’autorità ecclesiastica a richiamarli all’ordine. Cosí fece il Concilio di Rouen, verso il 650, proibendo al ministro dell’Eucarestia di deporre le sacre Specie sulla mano del comunicando laico: «[Presbyter] illud etiam attendat ut eos [fideles] propria manu communicet, nulli autem laico aut fœminæ Eucharistiam in manibus ponat, sed tantum in os eius cum his verbis ponat: “Corpus Domini et sanguis prosit tibi in remissionem peccatorum et ad vitam æternam”. Si quis hæc transgressus fuerit, quia Deum omnipotentem comtemnit, et quantum in ipso est inhonorat, ab altari removeatur» ([Il presbitero] baderà anche a questo: a comunicare [i fedeli] di propria mano; a nessun laico o donna deponga l’Eucarestia nelle mani, ma solo sulle labbra, con queste parole: “Il corpo e il sangue del Signore ti giovino per la remissione dei peccati e per la vita eterna”. Chiunque avrà trasgredito tali norme, disprezzato quindi Iddio onnipotente e per quanto sta in lui lo avrà disonorato, venga rimosso dall’altare). (Mansi, vol. X, coll. 1099-1100).
    Per contro gli Ariani, per dimostrare che non credevano nella divinità di Gesú, e che ritenevano l’Eucarestia come pane puramente simbolico, si comunicavano stando in piedi e toccando con le proprie mani le sacre Specie. Non per nulla sant’Atanasio poté parlare dell’apostasia ariana (P. G., vol. XXIV, col. 9 ss.).

    Quindi il prof. Savigni prima di sparare sentenze oltraggiose verso la Chiesa che, dalle sue parole, sembra si sia allontanata dalla purezza liturgica in tutto il secondo millennio fino all’attuale riforma litugica

  37. Luca scrive:

    Durante il Credo, quando si dice che Cristo si e’ fatto uomo, ci si dovrebbe inchinare, non inginocchiare, come ha scritto qualcuno sopra.

  38. annarita scrive:

    Scusate, nel mio post di prima è risultato:” aduta aterra di frammenti”, ma avrete certo capito che volevo scrivere “caduta…”

  39. DANTE PASTORELLI scrive:

    Il problema di cui si discute non è la disposizione dell’animo. Se io sono in stato di peccato grave posso anche inginocchiarmi e comunicarmi, ma mangio la mia condanna.
    Il problema è la sacralità dell’Eucaristia la cui venerazione e l’accostamento alla quale per secoli la Chiesa ha inculcato bene nella mente dei defeli e che poi all’improvviso, per non smentire e pubblicamente disapprovare interi episcopati, viene in qualche sminuita con la facoltà, ripeto facoltà, di prenderla anche sulle mani.
    Si va a tavola e ci si lava le mani: perché Cristo si può accogliere nelle mani sporche? Vogliamo far la comunione in questo modo? Benissimo: si organizzi l’abluzione delle mani prima di entrare in chiesa, così come i musulmani fanno anche per i piedi! Le file di comunicandi sarebbero molto più corte: farebbe schifo lavarsi dove s’è lavato un altro!
    Ma anche quando si fa la comunione in piedi e sulle mani, le rubriche prevedono che il fedele si genufletta o faccia l’inchino profondo (“la debita reverenza”) ed anche è previsto l’uso del piattello.
    Nella nostra chiesa, come in altri, non abbiamo balaustra, perché non c’è mai stata a memoria di vecchi: c’è un inginochiatoio per 4 persone ricoperto con una tovaglia: La particola è difficile che cada in terra: tra piattello e tovaglia non corre il pericolo d’esser calpestata. E’ accaduto in 23 anni solo una volta, con un vecchio sacerdote, che la particola sia finita in terra: allora si segue la procedura. Non si “raccatta” la particola con le mani: si copre con un lino benedetto, poi la prende il sacerdote o l’inserviente con molta cura ed uno dei due la mangia. Il lino si rimette al posto dove la particola s’è posata, e alla fine della messa si procede a purificare il tutto: il sacerdote guarda bene che non vi siano frammenti: si passa del cotone bagnato che poi viene gettato nel pozzo sacro, ove ove sia prsente nella chiesa, in genere in una vaschetta accanto al fonte battesimale o interrato. Come si fa con l’acqua benedetta dell’ampollina che non si può buttar nel lavandino, ma in una pianta ove non vi sia nella chiesa il pozzo sacro o nella terra se vi sia un giardino.
    Analoga procedura si segue per lavare corporale e purificatoio, dove possono esser rimasti, nonostante la cura del sacerdote nel raschiare con la patena il corporale dopo la comunione, minuscoli frammenti: si lavano in una catinella con acqua che vien gettata in un vaso o in terra non calpestabile, poi si continua l’opera di pulizia con altra acqua, sapone ecc. Non si possono metter direttamente in lavatrice.

  40. DANTE PASTORELLI scrive:

    Caro Alessandro, permettimi un’osservazione: la Chiesa Cattolica non ha nientre da apprendere né dai protestanti né dalle chiese orientali.
    Tutto quel che hanno lo hanno ricevuto dalla Chiesa cattolica da cui si sono staccati.
    La Scrittura è presente nella messa; l’Eucaristia è il centro della messa.
    La liturgia orientale sarà molto fastosa, ma di sostanziale niente v’è di diverso dalla nostra: pensa se invece di consacrar in faccia all’ “assemblea” i nostri preti andassero a consacrar dietro l’altare! Sarebbe uno schiaffo al concilio, un ritorno al passato, la separazione tra sacerdoti e fedeli ecc. ecc. con tutta la litania neoterica.

  41. Luca scrive:

    Dov’e’ Dante Pastorelli? Per favore, non meniamo il can per l’aia dei nostalgici, e ci dica invece una cosa. Quando lei era giovane, era il momento in cui cominciava la moda dei Beatles, di Rita Pavone e cosi’ via. E’ chiaro che tutto questo faceva a cazzotti col gregoriano, ma sta di fatto che tanti “giovani” di allora, specie quelli di paese o delle periferie urbane, culturalmente e moralmente sprovveduti, si affannavano a seguire le mode, che implicitamente o esplicitamente deridevano tutto cio’ che era “tradizionale”, a partire dalla religione. Ora io le domando: lei dov’era? Che faceva? Come si regolava?
    E’ inutile che facciamo dotte disquisizioni da torre d’avorio: dobbiamo difendere il diritto di chi ha una sensibilita’ piu’ fine (e mi metto fra questi, anche se non sono un frequentatore di messe vetus ordo), ma dobbiamo anche e soprattutto salvare le anime, anche quelle degli adolescenti e dei ventenni che ormai a Messa non vanno piu’ (si vedono solo vecchiette, famiglie coi bambini piccoli e qualche trentenne). E come dialoghiamo con costoro, se l’unica cosa che li prende e’ la moda del momento? La colpa non e’ dei “giovani” di adesso, e’ di quella di quando era giovane anche lei. Dunque la chiamo in causa e la invito a darci qualche ragguaglio.

  42. Raffaele Savigni scrive:

    “Non ho sentito nessun prete che spiegasse la grandezza di quella concessione: Cristo si mette nelle mani di un peccatore fetente come me, di uno che (altro che mani sporche!) lo mette in croce ogni giorno e ogni giorno martella i chiodi…”. Appunto: Dio in Gesù Cristo si è abbassato (vedi Filippesi 2), ha assunto la nostra umanità sino alla morte di croce, si è immerso nel nostro mondo per salvarlo dal di dentro; ed ha mangiato con pubblicani e prostitute, senza paura di “sporcarsi le mani”. A parte il fatto che, essendoci tanti preti peccatori (pedofili ed altro), secondo la logica di mons. Ranijth dovremmo pretendere che anche loro tocchino il corpo di Cristo coi guanti… La distanza tra Dio e l’uomo è infinita, ma Gesù è venuto ad abbattere le barriere che nell’antico Israele separavano il clero ed il popolo: la I lettera di Pietro ci ricorda che siamo tutti popolo “sacerdotale, profetico e regale” (un concetto ben presente nei Padri della Chiesa, un po’ dimenticato dopo il Tridentino e riscoperto dal Vaticano II).Mi sembra quindi assurdo affermare che “Toccare, poi, con le nostre mani(di Persona non consacrata) la Sacra Particola, è un Sacrilegio”: quale autorità ha mai detto questo? Per il Nuovo testamento tutti i cristiani (non solo i preti) sono “santi”, ossia consacrati al Signore, anche se svolgono compiti diversi nella Chiesa.Infine: lo scambio della pace esiste, in varie forme, sin dall’inizio nella Chiesa (san Paolo parla addirittura del “bacio santo”).
    Perché dobbiamo ideologizzare tutto, vedere dappertutto l’ombra del “protestantesimo” e simili? Chi insiste su questo tasto finisce per allontanare molta gente dalla Chiesa. Intanto io gioisco per la beatificazione di Rosmini, a suo tempo perseguitato dai reazionari di quel tempo, che favorirono il divorzio tra il Papato ed il Risorgimento (purtroppo Pio IX, mal consigliato, ascoltò il card. Antonelli e non Rosmini).

  43. Raffaele Savigni scrive:

    Don Braga dovrebbe citare testi sicuri e non di dubbia autenticità; inoltre legga Jungmann, Missarum sollemnia. Non ho mai detto che sia vietato prendere l’Eucarestia in bocca, né che sia una innovazione dell’età carolingia o del Tridentino: ma la tradizione liturgica è più ricca e varia di quanto non ritengano i tradizionalisti ad oltranza. Perché non rispettare un sano pluralismo, ferma restando la dovuta reverenza all’Eucarestia? Assicuro poi a Luca che non ho mai amato le mode degli anni ’60-’70, né frequentato abitualmente le discoteche, per cui non mi sento responsabile del traviamento degli adolescenti.

  44. annarita scrive:

    A me sembra, che più la Chiesa si affanna a seguire le mode per lusingare i “giovani”, più i giovani si allontanano dalla fede e disertano la Messa. Non tanto tempo fa un sacerdote, che ha fatto anche una discoteca nelle sale adiacenti la chiesa, per attirare i giovani, si lamentava che i giovani frequentano assiduamente l’oratorio, ma sono assenti durante le funzioni. Per me la conclusione è semplice: come non puoi nutrire un bambino a caramelle e ciccolata, per farlo crescere sano e robusto, così non puoi nutrire l’anima dei giovani a sciocchezze modaiuole, perchè crescerebbero deboli nella fede e rischierebbero la salute dell’anima. Molto bello da leggere è il libro di Guareschi: “Don Camillo e i giovani di oggi”.

  45. Luca scrive:

    Infatti il mio appello-richiamo era a Pastorelli, non a Savigni, che anzi pensavo avrebbe apprezzato la mia bacchettata ai “tradizionalisti corazzati”… come si chiama questo lapsus, coda di paglia o mania di persecuzione?

  46. annarita scrive:

    Mah! più che un’ombra, il prostentantesimo mi sembra che abbia agito fisicamente nei cambiamenti attuati in questi ultimi anni, infatti alcuni pastori protestanti erano presenti e attivi durante la nascita della nuova Messa. Poi per quanto riguarda la nuova concezione dell’Ecumenismo, è tutta farina del sacco protestante, infatti per poter dialogare, bisogna omettere molte cose, ad esempio il Primato di Pietro, la vera presenza di Gesù nell’Ostia (cose non secondarie per un cattolico), il fatto di non poter più dire che la salvezza è solo nell’unica Chiesa di Cristo, la Chiesa Cattolica. I protestanti cari miei ci hanno messo in trappola, perchè a causa dell’affannata ricerca di cosa ci unisce, si tralasciano i fondamenti del nostro Credo. Altrochè ombra. Mica per niente Pio XI aveva messo in guardia contro l’ecumenismo e aveva nell’enciclica del 1928, espresso un fermo e irrevocabile divieto ai cattolici di aderire ad iniziative ecumeniche, perchè le teorie che sostengono questi incontri sono in contrasto con la fede cattolica. Così fece anche S.Pio X prima di lui e Pio XII dopo. Atrochè ombre!

  47. don Gianluigi Braga scrive:

    A dire il vero il testo di dubbia autenticità è quello portato a prova dell’uso antico come opera di Cirillo di Gerusalemme, che viene citato solo in parte.
    Con questo non voglio dire che non si possa fare una Comunione ricca di frutti spirituali, prendendola in mano, ma certamente si espone il Sacramento per eccellenza al rischio della mancanza di rispetto.

    Oggi nelle chiese è facile trovare pissidi e patene non purificate. Ho visto con i miei occhi frammenti staccarsi e finire a terra ed essere calpestati.
    Ho visto vescovi dopo la comunione che senza purificare le mani, si lavavano e il ministrante buttava l’acqua.

    Non sono eccezioni, purtroppo! Bene ha fatto mons. Ranjit a richiamare una tale mancanza di fede nella presenza reale. Forse una reliquia preziosa è trattata con più rispetto dell’Eucaristia.

  48. Onofrio scrive:

    Perché sono di dubbia autenticità i testi citati da don Braga? C’è qualche disputa di cui possano esser resi edotti anche i non specialisti come me?

    Rinnovo la domanda al prof. Savigni: perché è meglio far quello che è stato fatto prima del IX secolo e non dopo?

    Ringrazio anticipatamente.

  49. DANTE PASTORELLI scrive:

    Non so cosa c’entri la mia giovinezza con questi argomenti. Quando erano in auge i Beatles e Rita Pavone e tanti altri io, laureatomi, come soleva allora, a 23 anni, insegnavo già.
    Non c’erano discoteche, tutt’alpiù c’erano, dove c’erano, le balere e per gli abbienti i nihgt clubs.
    Prima di laurearmi, da universitario cioè, studiavo e davo qualche lezione privata. Ultimo di 4 figli all’università, in casa non si poteva scialare: non sono mai, in quel periodo, andato in montagna a sciare, e neppure al cinema, se proprio lo vuoi sapere: abitando nella ricca Prato, quando avevo lezione al pomeriggio, mi portavo un panino da casa perché non mi potevo permettere il lusso neppure di andare alla mensa degli studenti. La maggior parte dei giorni, per metter qualche lira da parte per comprar un giornale o un libro mi facevo tre km a piedi all’andata e al ritorno casa-stazione, ruisparmiando sul biglietto. Poi, vuoi saper qualcos’altro? L’ho già detto: vita in parrocchia, suonavo l’armonium, nel coro. E intanto scrivevo qualcosa per riviste letterarie, tra cui La Fiera letteraria, Il Ponte di Calamandrei, L’Italia che scrive ecc.
    Laureatomi, il primo anno ho insegnato ad Empoli, Liceo Virgilio: uscivo di casa la mattina alle cinque, per non perder le coincidenze, e tornavo alle 16.30-17. Correzione dei compiti e studio, anche per partecipare al concorso a cattedre (1963-64)
    Coi ragazzi non avevo problemi e non ne ho mai avuti.
    Ho cercato di dar loro sempre, sino alla pensione, l’esempio di puntualità (alle sette anche da preside ero già a ascuola) e di presenza continua.
    Ero severo, ma sapevano, i ragazzi, che di me si potevano fidare perché avevo una sola parola e mi volevan sempre membro interno alla maturità ed io li ho sempre accontentati.Altro non saprei dirti se non che la formazione cattolica la condividevo con alcuni bravissimi sacerdoti.

  50. Eremita scrive:

    Sono d’accordo con Annarita. Più la Chiesa si adatta ai conformismi del tempo più le Chiese si svuotano. I protestanti hanno abilmente e coerentemente tirato acqua al loro mulino. Purtroppo una parte non trascurabile del mondo cattolico si è alacremente adoperata nello stesso senso al punto di diventare praticamente indistinguibile dai protestanti stessi.

  51. Luca scrive:

    Appunto: fuori dall’aula, c’e’ tutta un’altra parte di vita con cui bisogna fare i conti. E lo dice uno solitamente etichettato come “secchione”, che detesta rock, discoteche e simili, e un suo collega, perche’ sono insegnante di scuola secondaria. Pero’ per tanta gente la vita vera e’ quella, e questa tendenza e’ cominciata appunto quando lei era giovane e ha colpito i giovani, altrimenti come lo spiega il rifiuto della “tradizione” in blocco? Scusi, ma avra’ avuto dei coetanei intorno, no? Di che parlavate? Della liturgia mozarabica? A me andrebbe benissimo, ma di solito mi ritrovo isolato perche’ sono troppo “intelletuale” e “secchione”… Come mai lei l’ha fatta franca? E in che rapporti era col Grande Partito imperante in Toscana? E coi colleghi? I sindacalisti come si comportavano con lei? O forse anche lei ha passato un periodo lontano dalla chiesa, che sembra quasi di prammatica ormai?
    Ci parli di queste cose, non solo dei Padri della Chiesa! La fede la si vive nella vita quotidiana, sul lavoro, per strada, non rinchiudendosi in sacrestia come se tutti i cristiani dovessero essere per forza preti o aspiranti tali.

  52. F. Pernice scrive:

    Al gentile Francesco, post 21. Sarà anche vero, come è convinzione di molti cristiani latini, che il Cattolicesimo non ha nulla da imparare dalle Chiese orientali (Benedetto XVI, comunque, ha in più occasioni avuto parole di elogio per la tradizione liturgica orientale), ma personalmente condivido quanto lei scrive a proposito del rito ortodosso. Anche per questo ho accennato alla questione della Comunione sotto le due specie, che – visto lo scarso interesse che ha riscosso nel blog – archivio come tema qui sentito esclusivamente da lei e da me.

    Nelle parole di Luca, al post 41, qualcosa di vero mi par che ci sia, anche se non credo che si possano fare addebiti – nemmeno in via ipotetica – a persone di cui non si conosce il vissuto. La colpa di chi si ritrova la messa domenicale trasformata in una sagra paesana non è dei giovani di oggi, ma di molti giovani e adulti di ieri. L’azione di contrasto fu troppo blanda (un po’ come avvenne con il sessantottume, nella scuola, nel mondo del lavoro e nella società civile in generale) e troppo spesso improntata a valutazioni poco lungimiranti. E’ anche vero che in quegli anni il coro dei neoteroi faceva un gran baccano e aveva una forza d’urto per opporsi con efficacia alla quale sarebbe occorsa una diffusa vocazione al martirio.

  53. Caro Tornielli, mi permetto di postare un mio vecchio articolo sul tema…cari saluti

    Ai piedi di una bella montagna, slanciata verso il cielo, ogni uomo sente dentro di sé qualcosa, un movimento segreto, intimo, incomunicabile, che la parola non sa esprimere, ma che assomiglia molto ad un desiderio di umile adorazione. L’immensità buona e potente della montagna, risveglia nell’uomo di città, nell’uomo delle moderne metropoli piatte e monotone, confuse e rumorose, quello che Romano Amerio considerava il cuore dell’esperienza umana: “il problema dell’uomo è il problema dell’adorazione e tutto il resto è fatto per portarvi luce e sostanza”. Che l’adorazione sia il problema dell’uomo, oggi, non è tanto facile capirlo. Non ci aiutano a farlo nè le infinite occupazioni, né gli svaghi senza uscita offertici dalla tecnologia, né il diluvio di parole in cui siamo sommersi. Eppure, come scrive Radaelli, nel suo bellissimo “Ingresso alla bellezza”, “l’adorazione è un atto che soddisfa perfettamente il fine ultimo dell’universo, il quale, a cominciare dal nome, esige in primo luogo l’unità: ma non solo e non tanto l’unità del proprio essere universo, ma l’unità con l’Essere da cui esso, ‘ente per partecipazione’, in tutto dipende: con Dio, con l’Ente in sé sussistente; l’adorazione è l’atto che permette di non fratturarsi da lui, pena trovarsi, statim, nulla”.
    Su un pensiero analogo a questo si fonda sicuramente la recente decisione di Benedetto XVI di liberalizzare l’antica messa latina, e di attuare col tempo una riforma liturgica nella riforma del 1970. Perché è innegabile che là dove l’adorazione dovrebbe trovare il suo culmine, nella sacra liturgia, nella preghiera comune della chiesa, nel sacrificio che unisce cielo e terra, purgatorio e paradiso, uomini e angeli, vi è sempre di più, oggi, qualcosa di assolutamente incongruo, dissonante. Al punto che il momento fondante della Messa, l’incontro con Gesù eucarestia, che dovrebbe rappresentare il massimo della umiliazione e divinizzazione, al tempo stesso, del fedele, avviene nella nuova liturgia nel più completo anonimato, alla fine della celebrazione, quasi in extremis, non più in ginocchio, come un tempo, ma in piedi, da pari a pari, con una frettolosità urticante, per chi, appunto, desideri adorare; non più in bocca, con quella riverenza che si conviene, ma in mano, come se la comunione fosse non un panis angelicus ma un cibo qualsiasi, che si prende da soli, che si sceglie di afferrare, e non di ricevere, così come si fa a tavola, ad ogni pasto.
    L’adorazione infatti implica un atto di umile sottomissione, e soprattutto un verso, una direzione: è un orare ad, cioè verso qualcuno, e quel qualcuno può e deve essere solo Dio, non il “popolo”, l’assemblea, la comunità. Pregare verso Dio, verso oriente, esige allora un atteggiamento del cuore e del corpo, che tutta la celebrazione deve contribuire a creare. La messa deve tornare ad essere dialogo tra Dio e gli uomini, tramite il Dio che si è fatto uomo e che si presenta a noi sotto le spoglie del sacerdote, non dialogo tra un presidente e la sua assemblea. E tutto, dall’arte, alle statue, all’altare, alla musica, deve tornare a servire a questo, perché “se manca il genius dell’adorazione trinitaria, subito subentra e gli si impone il genius opposto dell’ antiadorazione, ossia della dispersione, della vacuità, del laicismo irrazionale e relativizzante”. Antiadorazione significa, come scriveva il cardinal Ratzinger, “liturgia degenerata in show, dove si cerca di rendere la religione interessante sulla scia di sciocchezze di moda e di massime morali seducenti, con successi momentanei nel gruppo dei fabbricanti liturgici, e di conseguenza una tendenza al ripiegamento sempre più forte in coloro che nella liturgia non cercano lo showmaster spirituale ma l’incontro col Dio vivente”. Dio vivente, come nota sempre il Radaelli, che viene addirittura eliminato nelle immagini e nelle croci, con una strana furia iconoclasta: “non c’è più Volto , perché spesso il sacro volto non lo si figura più o, se lo si figura, gli si svellono i caratteri dell’individuo: sacri volti senza occhi, sante mani senza dita, croci senza Crocifissi…”. Lo notava, quasi quarant’anni fa, al principio della riforma liturgica, anche Guareschi, in una finta, amara e ironica lettera al suo don Camillo: ” Lei don Camillo…aveva pur visto alla tv la suggestiva povertà dell’ambiente e la toccante semplicità dell’Altare, ridotto a una proletaria tavola. Come poteva pretendere di piazzare in mezzo a quell’umile sacro desco un arnese alto tre metri come il suo famoso crocifisso cui lei è tanto affezionato? …non si era accorto che il crocifisso situato al centro della tavola era tanto piccolo e discreto da confondersi coi due microfoni?”. In fefetti come si fa ad adorare l’uomo Dio, rivolgendosi ad altri, senz aun altare, senza un tabernacolo e senza una croce’

  54. DANTE PASTORELLI scrive:

    Non capisco, lo ripeto, dove vuoi arrivare: m’hai chiesto cosa facevo quando erano in auge Rita Pavone ed i Beatles e t’ho risposto: studiavo, lavoricchiavo, scrivevo, andavo in parrocchia. Non avevo possibilità di divertimenti, ma avevo compagni di studi bravi ed amici sinceri- e si poteva parlar di tutto.
    Abitavo in una zona fuori Prato, vicino alle case Fanfani, residenza di operai e intorno c’era ancora qualche contadino.
    E cosa dovevan farmi i sindacati? Quando ero studente non ne avevamo; da insegnante ero iscritto al SNSM fino a che non si fusero più o meno una decina di sindacati nello Snals, da preside nell’ANP.
    Ho anche i nsegnato, contemporaneamente, presso i corsi comunali serali per studenti lavoratori: due anni in uno generalmente, anche 40 in classe.
    Mi sono sposato a 25 anni e nei due anni successivi ho avuto due figli, il terzo nel 70. Lavorando mattina e pomeriggio Pistoia dal 66 al 70 e la sera ai corsi per lavoratori non avevo tempo né pecunia per divertimenti di vario genere.
    Poi presi una casa in campagna, in Lucchesia, e vi andavo il sabato pomeriggio con la famiglia: qui ho imparato a fare un po’ il contadino, so anche fare il pane nel forno a legna. Con quei contadini e operai siamo come fratelli. Una trentina in tutto, in paese. E l’estate la passsiamo lì coi nipotini, prima e figlioli a spizzichi e bocconi, quando han le ferie.
    I ragazzi dei corsi serali, soprattutto, avevano grossi problemi, anche familiari e di lavoro. Diverse estati facevo gli esami di maturità a Firenze come membro interno per star loro vicino e fargli lezione la sera sino all’una. Non è questo, un mondo “di fuori”? E le persone che da studente conoscevo in parrocchia, non eran di fuori con le loro croci e le loro aspirazioni? E i compagni di studi? E non son persone “di fuori” coloro che conosco e frequento ora, giovani e anziani, laici e seminaristi ed immigrati a cui insegno italiano? Lo sai che ci son seminaristi che vengono dal Gabon o dai paesi del III mondo? Altri di buona famiglia, altri i cui genitori non li voglion più vedere perché voglion diventar preti?
    Ma cosa pensi, che io viva nella torre d’avorio? Non lo sai che gli elefanti non si posson più cacciare?
    Ripeto, non capisco lo scopo di queste tue domande: ciascuno faccia il suo, se lo vuol fare e come lo vuol fare. Ognuno si organizzza la sua vita. Io sono sereno come sono coi miei impegni anche ecclesiali e di studio, e di nonno, padre e marito.

  55. DANTE PASTORELLI scrive:

    Dimenticavo la politica. Il partito imperante (non ha imperato sempre) non m’ha fatto un baffo.
    I sindacalistie nella scuola erano uno più citrrullo dell’altro: uno, che insegnava diritto, mi scrisse che, invece di fargli l’ordine di servizio per la sorveglianza agli scritti di un concorso a cattedre crei fatto bene ad aumentargli lo stuipendio. G li risposi che se avessi potuto far ciò, l’avrei aumentato a me e dimezzato a lui, e mandai la corrispondenza alla CIGL provinciale chiedendo di nominare nelle scuole sindacalisti con più cervello.
    Il sessantotto l’ho passato sempre in classe coi ragazzi, che pure una volta murarono la porta della presidenza. Dopo in linea generale calma.
    Impegno in politica? Per la repubblica presidenziale per istituzioni più salde che potessero garantir governabilità; qualche persecuzione perché il movimento era Nuova Repubblica e ci fu un giudice, Tamburino e poi l’ineffabile Violante che ci accusarono di colpo di stato, ma i nostri grnandi vecchi, cattolici e laici, non furono neppure scomodati per un interrogatorio, tanto erano balzane le accuse, e pure lotte contro divorzio e aborto con associazioni cattoliche ma anche con donne serie dell’UDI, tra cui l’Alessandrini.

  56. Francesco73 scrive:

    Scusa Dante, ma Nuova Repubblica non era il movimento di Pacciardi???

  57. don Mariano Antonio scrive:

    Per Grisostomo, post 14
    Sono assolutamente d’accordo. Il processo di riduzione della Chiesa Cattolica ad una delle tante forme di religiosità protestante passa anche e soprattutto attraverso lo svilimento dell’Eucarestia (da sacrificio vero a memoriale).

    Perfavore, smettiamola di dire fesserie…
    Non si permetta di dare dei “Protestanti che sviliscono l’Eucarestia” a me e a tutti quei cristiani (laici o sacerdoti) che hanno la sola “colpa” di applicare alla celebrazione della Messa il titolo (biblico) di memoriale della Pasqua di Gesù; si tratta infatti di un’affermazione perfettamente in linea con l’ortdodossia cattolica.
    Se non conosce la teologia, la studi!!!
    Altrimenti taccia e rispetti la fede dei suoi fratelli!

  58. Guardia Svizzera scrive:

    “…..La Comunione sulla lingua è stata scelta e adottata dalla Chiesa, per molti secoli, proprio per evitare gli inconvenienti che si erano verificati nei primi tempi del Cristianesimo…..”.
    Cara Annarita se uno dei primi Pontefici S:S: Sisto I ( circa 12o d.C) decreto’ che solo i Presbiteri potessero toccare gli arredi sacri , si puo’dunque supporre che la primigenia Comunione sulla mano , favoleggiata dai liturgisti- archeologi le cui cui teorie erronee furono trafisse da S.S. Pio XII nella Mediator Dei , fosse una “bufala”.
    Oremus

  59. harry scrive:

    Sull’inginocchiarsi credo che dipenda dalle abitudini parrocchiali. Nella mia, per esempio, restiamo in ginocchio fino al “per Cristo con Cristo e in Cristo” quasi tutti (giovani e meno giovani) e a Natale (non ho capito perché solo in quell’occasione, ma così funziona qui) chiniamo il capo e ci inginocchiamo quando durante il Credo si dichiara che Gesù si è incarnato. In compenso ci sono altre stranezze come i chierichetti che talvolta non indossano l’abito loro preposto ma stanno in borghese o l’omelia spesso apertamente politicizzata (dicono cose che penso pure io, ma non posso non provare un senso di disagio per gli altri fedeli che in quel momento vengono ‘esclusi’ dal celebrante). Nella parrocchia vicino invece non hanno nemmeno gli inginocchiatoi, quindi lì la scelta è obbligata. Però non ho mai pensato che chi non si inginocchia non ha fede o che io ne ho di più, mi sembra che relegare la fede a una serie di atti formali sia un tantino esagerato, direi quasi wahhabita.

    Quanto alle ingiurie che leggo nei confronti del card. Tettamanzi (“infanga”), più che il paragone tra lui e i suoi predecessori, mi sembra oltraggioso ritenere che Benedetto XVI consenta a persone non degne di dirigere una delle più importanti diocesi del mondo. Se gliela fa dirigere significa forse che lo ritiene idoneo.

    Infine, sul “rischio” che a prendere l’ostia consacrata con le mani si infiltrino satanisti che poi usano le ostie per i loro riti, mi sembra uno scenario di terrore davvero incredibile. Dovremmo allora chiudere le chiese fuori dagli orari delle messe per evitare che entrino ladri di oggetti rituali o profanatori di croci e statue. Magari togliendo l’acqua benedetta, sia mai che la bevano i vampiri…

  60. DANTE PASTORELLI scrive:

    FRancesco 73, s’ Nuova Repubblica era il movimento di Pacciardi, di Cadorna, di Vinciguerra. di Caronia, di Morea, di Ivan matteo Lombardo, di Rossi Longhi, di Piero Fossi, di Maranini ecc., politici di estrazione cattolica e laica e di grandi costituzionalisti.

  61. annarita scrive:

    A Guardia Svizzera: lo so che la Comunione nella mano è stata praticata in via eccezionale nei primi secoli della cristianità in tempo di persecuzioni e so anche che la Chiesa ha sempre preferito, per i motivi che ho citato (pericolo di far cadere frammenti dell’Ostia, etc.),la Comunione sulla lingua, io ho solo voluto rispondere a Savigni che affermava che la Comunione sulla lingua è stata introdotta tardivamente, per un clericalismo impeante. Volevo solo far capire come mai la Chiesa ha deciso che era meglio ricevere l’Ostia sulla lingua e non sulle mani (anche se in tempo di persecuzioni, nei primi secoli, acconsentì in via eccezionale a questo metodo), non per un clericalismo, ma per buon senso e per un maggior rispetto per il Santissimo. Insomma la Chiesa ha scelto il modo giusto di avvicinarci a Dio Sacramento, metodo messo poi in discussione da chi ha voluto avvicinarsi ai “fratelli separati” (a causa delle loro eresie), allontanandosi da Dio.

  62. F. Pernice scrive:

    E infatti, gentile Harry, nella mia diocesi molte chiese vengono tenute chiuse negli orari extra servizio liturgico, e in alcune il tabernacolo è diventato una specie di cassaforte dorata proprio per scongiurare furti di ostie consacrate.

  63. raffaele scrive:

    Pensare al Vescovo Ranjit come Papa mi fa pensare che la Chiesa è davvero in grave pericolo…Se il segretario della Congregazione del culto divino si esprime nei termini da lui usati circa la riforma liturgica: “Non tutto è negativo della riforma…”, vuol dire che ben altro che la restaurazione è in atto…i discorsi di questo blog ne sono la conferma…abbinare ABUSI LITURGICI a RIFORMA LITURGICA è aberrante e che lo faccia un uomo che occupa un posto di così grande importanza ci fa capire quali collaboratori ha voluto accanto a sè Papa Benedetto allontanando frettolosamente un Vescovo come Mons. Sorrentino, uomo di grande spessore liturgico, che solo dopo 2 anni ha dovuto lasciare il posto a un Vescovo che di liturgia ha dimostrato di capire pochino…

  64. annarita scrive:

    Harry, chi non si inginocchia potrà pure avere la fede, ma secondo me, sempre se non ha problemi alle ginocchia, manca di quella riverenza, di quella gratitudine che solo a Dio si deve, visto che oltre ad averci dato la vita, ce l’ha pure riscattata con il suo corpo e sangue presenti nell’Ostia consacrata. La Fede non è tutto, c’è anche la Carità, e l’amore per Dio si esprime anche nei gesti, come nell’amore umano: dove chi ama cerca di fare tutto ciò che può per piacere all’amato, e non dice “ti amo”, solo a parole, ma anche con i fatti. Per quanto riguarda il tenere chiuse le chiese dopo la messa, così non entrano i vampiri, beh, mi sembra di non sbagliare, se dico che le chiese, già sono tenute chiuse fuori dagli orari delle messe; non è più come una volta che le trovavi aperte anche di sera e anche durante i pasti. Sarà che troppi “vampiri” sono entrati a rubare qualche bell’opera d’arte, venduta poi all’antiquariato. Per quanto riguarda l’acqua benedetta, i vampiri berrebbero poco, visto che negli scodellini messi nelle acquasantiere spesso ci sono solo alghe. L’inginocchiarsi non deve più essere un’abitudine di qualche parrocchia, ma un gesto spontaneo di umiltà del cattolico difronte al proprio Signore, che nella sua infinita bontà, si è immolato per la sua salvezza. I sacerdoti e gli arredi delle chiese devono permettere al cristiano di poter fare questo gesto di rispetto, poi se uno non vuole inginocchiarsi affari suoi.

  65. lycopodium scrive:

    L’architettura liturgica postconciliare è sostanzialmente ispirata all’idea della totale frattura tra “santo” e “sacro”, tra “fede” e “religione”, tra “esistenza” e “rito”. C’è stato chi estremisticamente negava la necessità stessa di un luogo liturgico; ma anche i meno radicali sono stati condizionati pesantemente dall’ipoteca funzionalista (la chiesa cd. “contenitore dell’adunanza dei fedeli”).
    Il pregiudizio funzionalista si è concretizzato nella unificazione degli interni, con l’eliminazione di tutti gli elementi pensati in contrasto con l’unitarietà dell’assemblea.
    Ciò ha comportato la sostanziale cancellazione di molte evidenze simboliche, già etnologicamente emergenti nella loro evocatività, ma poi trasfigurate e ricapitolate in Cristo crocifisso e risorto: l’altare ridotto a mensa e piano d’appoggio polivalente (e non sto parlando di croce e candelieri), l’ambone a leggio, il battistero a semplice catino, le gerarchie dei poli celebrativi smentite e invertite: così il primato di fatto della sede presidenziale, che spesso sormonta e domina l’altare, e via dicendo.
    Non sto evidentemente parlando né dei testi canonici, né del livello dogmatico della questione: ma in questo ambito, come in tanti altri, all’ufficialità della Chiesa docente si è sostituito il magistero parallelo di alcuni esperti.
    Anche nel blog è purtroppo emersa questa posizione di frattura.
    I più avvertiti studiosi (Ries, in primo luogo) hanno comunque avviato una positiva riconsiderazione del “sacro”: che non è primariamente interdizione e separazione, ma specifica elezione – da parte di Dio – di persone, cose e luoghi: manifestazione che suscita incontro.
    Così come, recentissimamente, anche liturgisti per nulla vicini a posizioni tradizionaliste (penso ad un Roberto Tagliaferri) hanno rilevato le carenze teoretiche e realizzative dell’architettura liturgica, evidenziando con forza “le direttrici simboliche del luogo sacro cristiano”: iniziatica, escatologica, ecclesiologico-etnica, apotropaica, ludico-spirituale.
    Non spaventi l’apparente complessità dei termini: perché in essi è qualificato il “genio” delle più belle chiese-edificio che la Tradizione, di cui siamo eredi un po’ immemori, ci ha fatto dono.

  66. lycopodium scrive:

    ops!
    Non spaventi l’apparente complessità dei termini: perché in essi è qualificato il “genio” delle più belle chiese-edificio che la Tradizione, di cui siamo eredi un po’ immemori, ci ha DATO IN DONO.

  67. F. Pernice scrive:

    Al post 32 Vincenzo Topa ricorda che quando si chiedevano dilucidazioni sulla comunione in mano ci si sentiva rispondere che era più igienico. E’ vero, era una delle risposte standard (un po’ come quella secondo cui ai fedeli non viene dato accesso al Vino del calice per scongiurare la trasmissione di malattie, nel caso in cui si beva in più d’uno dallo stesso calice, o per scongiurare che anche la più piccola goccia di Vino cada a terra, come se non fosse possibile evitarlo). Giustificazione davvero ingenua, dato che la destra dei comunicandi tocca la particola dopo avere stretto numerose mani in segno di pace, con gran transazione di batteri dell’epidermide.

  68. DANTE PASTORELLI scrive:

    Ranjith non esprime solo il suo pensiero ma quello del Papa e dei più seri cardinali e vescovi che hanno constatato e non da ora i guasti d’una riforma liturgica frettolosa, costruita a tavolino per compiacere, come da confidenza di Paolo VI a Jean Guitton e da Annibale Bugnini in persona, per compiacere i protestanti: una messa che ponesse in ombra gli ostacoli all’ecumenismo con loro: vale a dire: sacrificio e presenza reale.
    Ma lo Spirito Santo c’è e ha impedito di portare a termine il piano filomassonico di Bugnini che s’imponeva ad un papa tremebondo, debole coi forti e forte coi deboli. Se n0′è accorto, sia pure in ritardo Giov. Paolo II ed ha scritto o fatto scrivere la Ecclesia de Eucharistia, oltre alla Redemptionis Sacramentum.
    Tipico esempio di assistenza dello Spirito Santo anche quando il Papa come persona vogliono resistere all’ufficio di Papa: lo Spirito vince e piega resistenze.

  69. harry scrive:

    Scusate, ma non sono d’accordo: le chiese devono essere aperte per definizione, non solo in quei 45 minuti di funzione, perché chiunque, anche fuori dall’orario di messa, possa entrare, pregare, trovare conforto o semplicemente curiosare se non è cattolico e vuole conoscere meglio. La mia chiesa è aperta e ha esposti libri e riviste che mi pare che nessuno rubi e molte altre ne vedo aperte. Se ci si chiude nelle catacombe e non ci si apre anche fisicamente al mondo, poi non lamentiamoci se qualcuno dice che quelle catacombe le meritiamo. Tutti questi satanisti in agguato fuori dalle chiese non li vedo, sarà che Milano non è così insicura come la dipingono!

    Quanto all’inginocchiarsi, io, che lo faccio sempre (dove non c’è l’inginocchiatoio, lo faccio per terra), trovo esagerato scandalizzarsi per chi non lo fa o lo fa per un tempo inferiore al mio. Per me è una gioia vedere che la domenica c’è sempre la chiesa affollata. Poi, se qualche bambino chiacchiera durante la celebrazione eucaristica o qualche giovane si dimentica di inginocchiarsi, penso che il Signore sia contento di avere tutti con sé, anche se qualcuno è un po’ fuori dalle righe.

  70. Areki44 scrive:

    Concordo pienamente e totalmente con Mons. Ranijth. Ricominciamo a metterci in ginocchio davanti a Gesù eucarestia! Quando a Loreto ultimamente ho celebrato la santa Messa sono stato commosso quando nel distribuire la Comunione all’improvviso mi si è presentata una famiglia estera, papà, mamma e tre bellissimi figli e ad uno ad uno si inginocchiavano sul pavimento e con le mani giunte e la lingua fuori facevano devotamente la Santa Comunione: questa è fede e contra factum non valet argomentum.

  71. Areki44 scrive:

    Il dottor Tornielli mi perdonerà se colgo l’occasione per ringraziare FRANCESCO AGNOLI per il bellissimo articolo sul Foglio circa la Messa di san Pio V e anche per il suo libro su “La Liturgia Tradizionale”, complimenti per la chiarezza, la pacatezza e la profondità… grazie

  72. DANTE PASTORELLI scrive:

    In genere restano aperte una buona parte della mattina e del pomeriggio quelle chiese in cui si celebrano più messe (almeno due al giorno), dove v’è un parroco, un sacrestano o in chiese di ordini religiosi. Insomma lì dove esiste una certa sorveglianza.
    Il furto di particole consacrate non è poi così raro. A più d’un sacerdsote ho consigliato di avviatere bene il tabernacolo sull’altare, ove non sia fisso.

  73. Marco Iacolettig scrive:

    Riprendo l’intervento di Kundalini. Ciò che dovrebbe spingere i sacerdoti a essere molto prudenti nel distribuire la Santa Comunione in mano dovrebbe essere il pericolo di sacrilegio con la sottrazione dell’Ostia e l’uso per altri scopi.
    Io vivo in una parrocchia di un paese di circa 10.000 abitanti e ho già assistito nel giro di 4 anni a 2 “furti” di cui uno solo sono riuscito a ricuperare. Quando ho restituito la Particola al sacerdote questi l’ha semplicemente rimessa nella pisside.
    Per non parlare poi di quello che se la mette in bocca poi la ritira fuori per togliere la gomma americana.
    Il problema non è il significato che diamo al gesto della Comunione nella mano, ma se nel pane e nel vino per noi è realmente presente Gesù Cristo. Il resto viene di conseguenza.

  74. Luigi Casalini scrive:

    Ricordo le regole attuali per la ricezione della S. Comunione,in particolare per ciò che attiene la ricezione in bocca e in ginocchio.
    . Nel Rito Romano Antico tale uso è obbligatorio, mentre nel Novus Ordo Missae (NOM) non lo è.
    . La Redemtionis Sacramentum del 25 marzo 2004 prevede, per il NOM:
    [90.] «I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme».
    [91.] Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che«i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli». Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi.
    [92.] Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca, se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli.
    [93.] È necessario che si mantenga l’uso del piattino per la Comunione dei fedeli, per evitare che la sacra ostia o qualche suo frammento cada.

    Domanda: nelle nostre chiese si seguono tali indicazioni?
    Luigi Casalini

  75. Luigi Casalini scrive:

    Sull’importanza dell’inginocchiarsi (e sugli abusi che si perpetrano normalmente). Stiano parlando ovviamente della nuova Messa, nel Rito Romano Antico tutto si fa in ginocchio (per fortuna):

    S. Scrittura:
    1. Fil 2, 10 (“perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra”); se solo al suo nome si deve piegare il ginocchio, immaginiamoci alla sua presenza! Isaia facendo parlare Dio (Is 45, 23) ci riferisce “davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua”. Ricordo anche che è uso comune, da tempo immemorabile, genuflettersi davanti a reliquie di oggetti che hanno “solo” toccato Gesù (p.e reliquie della Vera Croce).
    2. La stessa etimologia della parola “benedizione” deriva dall’ebraico “ginocchio”. Lo stesso in arabo dove indica il gesto che fa il cammallo nel piegarsi

    Magistero:

    1. Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharestia n. 52: “Sento perciò il dovere di fare un caldo appello perché, nella Celebrazione eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con grande fedeltà. Esse sono un’espressione concreta dell’autentica ecclesialità dell’Eucaristia; questo è il loro senso più profondo. La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante né della comunità nella quale si celebrano i Misteri. L’apostolo Paolo dovette rivolgere parole brucianti nei confronti della comunità di Corinto per le gravi mancanze nella loro Celebrazione eucaristica, che avevano condotto a divisioni (skísmata) e alla formazione di fazioni (‘airéseis) (cfr 1 Cor 11, 17-34). Anche nei nostri tempi, l’obbedienza alle norme liturgiche dovrebbe essere riscoperta e valorizzata come riflesso e testimonianza della Chiesa una e universale, resa presente in ogni celebrazione dell’Eucaristia. Il sacerdote che celebra fedelmente la Messa secondo le norme liturgiche e la comunità che a queste si conforma dimostrano, in un modo silenzioso ma eloquente, il loro amore per la Chiesa. Proprio per rafforzare questo senso profondo delle norme liturgiche, ho chiesto ai Dicasteri competenti della Curia Romana di preparare un documento più specifico, con richiami anche di carattere giuridico, su questo tema di grande importanza. A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale. “
    2. Pontificalia insignia, Lettera apostolica«motu proprio» di Paolo VI e Istruzione della SCR, 21-6-1968, n. 25: “Il vescovo viene ossequiato da tutti, non più con la genuflessione, ma con il semplice inchino” . Se ci si inchina davanti al vescovo (e ci si inginocchia, nelle funzioni liturgiche, davanti al Papa, Vicario di Cristo), penso che, maggior ragione, davanti a Gesù sacramentato ci si debba inginocchiare.
    3. Eucharistiae sacramentum, Premesse a «Comunione e culto eucaristico fuori della Messa», Sacra Congregazione per il Culto Divino, 21-6-1973, n. 84: “Dinanzi al santissimo sacramento, sia chiuso nel tabernacolo che esposto alla pubblica adorazione, si genuflette con un solo ginocchio” .
    4. Inestimabile donum, Istruzione della Sacra congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, 3-4-1980, n. 26: “Dinanzi al santissimo Sacramento, chiuso nel tabernacolo o pubblicamente esposto, si mantenga la veneranda prassi di genuflettere in segno di adorazione. Questo atto richiede che a esso sia data un’anima. Affinché il cuore si pieghi dinanzi a Dio in profonda riverenza, la genuflessione non sia né frettolosa né sbadata” Nella premessa al documento, che fu preparato per espressa disposizione di Giovanni Paolo II e da lui approvato, si legge, tra gli abusi segnalati, la “mancanza di riverenza e rispetto riguardo al Ss. Sacramento” e cita la Sacrosanctum Concilium (22.3) che recita” […]nessun altro, assolutamente, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica “ . Qui addirittura, partendo da un brano del Concilio Vaticano II, si da anche la motivazione sul perché occorre inginocchiarsi. Ricordo che questo documento era stato voluto dal Giovanni Paolo II°, vedendo il pericolo di rifiutare“[…] il rispetto dovuto alle norme stabilite in materia liturgica” (Conclusione), per ridare fervore al culto eucaristico e bloccare ogni abuso.
    5. Ordinamento Generale del Messale romano, edizione 2000\2004, terza edizione tipica
    a. n. 43: “I fedeli […] S’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero di presenti, o altri ragionevoli motivi.”
    b. n. 160: “I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza Episcopale. Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme”.
    c. n. 274: “La genuflessione che si fa piegando il ginocchio destro fino a terra, significa adorazione; perciò è riservata al SS. Sacramento e alla santa Croce […]. Inoltre genuflettono tutti coloro che passano davanti al SS. Sacramento, se non procedono in processione. I ministri che portano la croce professionale o i ceri, al posto della genuflessione fanno un inchino col capo.”
    d. n. 275: “ […] a) L’inchino del capo si fa quando vengono nominate insieme le tre divine Persone; al nome di Gesù, della beata Vergine Maria e del santo in onore del quale si celebra la Messa. b)L’inchino di tutto il corpo, o inchino profondo, si fa: nel simbolo (Credo) alle parole: E per opera dello Spirito Santo; […]”
    6. Redemptionis sacramentum, Istruzione su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia, Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 25 marzo 2004:
    a. [90.] «I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme».
    b. [91.] Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che«i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli». Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi.
    c. [92.] Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca, se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli.
    7. Proposizioni Sinodali Eucaristia n. 34: “Riverenza verso la Santa Eucaristia: di fronte all’Ostia consacrata si osservi la pratica della genuflessione o di altri gesti di adorazione secondo le differenti culture. Si raccomanda l’importanza di inginocchiarsi durante i momenti salienti della Preghiera eucaristica, in senso di adorazione e di lode al Signore presente nell’Eucaristia. […]”
    Santi

    S. Francesco d’Assisi (dalle sue lettere, cit. in Piccolo catechismo eucaristico, Edizioni Studio Domenicano, 2002, p. 77): “I calici, i corporali, gli ornamenti degli altari e tutto ciò che riguarda il sacrificio devono essere preziosi. E tutti rendano lode e si inginocchino dinanzi al Santissimo sacramento, in cui si nasconde il Signore Dio vivo e vero”.
    S. Domenico Savio (Ibidem, p. 84): “La mattina recandosi a scuola sostava davanti alla porta chiusa della chiesa a pregare in ginocchio Gesù Eucaristia. […]Un giorno il santo era genuflesso al passaggio del Santissimo, ma accanto a lui un militare non accennava a inginocchiarsi. Con grande eleganza il ragazzino estrasse dal taschino il suo candido fazzoletto e lo stese davanti alle ginocchia del militare, che subito comprese l’invito.”
    Beati Francesca e Giacinta Marto di Fatima (Ibidem, p. 90): “L’angelo stesso si inginocchiò a fianco dei tre bambini e li invitò a ripetere tre volte la seguente invocazione: ‘Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, io vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo Nostro Signore, presente in tutti i tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e ingratitudini con cui è offeso. “

    Concludendo: non pare una questione di poca importanza (e, anche se lo fosse, “iota unum” Mt 5,18); lo vediamo tutte le domeniche osservando come molti di noi si comportano davanti all’Eucarestia e come non osserviamo il dovuto rispetto davanti ad Essa. I fedeli devono essere rispettosi di quanto sopra, non per un rubricismo archeologico, ma per una vera devozione a Gesù sacramentato.
    Ricordo perciò quanto danno fanno gli architetti e chi commissiona nuove chiese senza inginocchiatoi e balaustre.
    Luigi Casalini

  76. ettore scrive:

    credo che il problema sia un forte disorientamento nel comportamento dei fedeli durante l’azione liturgica. Il problema non è l’inginocchiatoio, ma comprendere l’eucarestia e la massima sacralità della stessa e dell’azione liturgica nel suo complesso.
    Essendo per buona parte dei fedeli, venuto meno il senso profondo di ciò che avviene dinanzi ai loro occhi, è chiaro che lo stare in piedi, inginocchiati o seduti è divenuta una libera scelta fondata su un unico criterio: la comodità.

  77. aldo scrive:

    Dopo tutti questi interventi pro o contro le dichiarazioni Di S. Ecc.za il Vescovo Ranijth parebbe necessario rispondere al seguente quesito è la liturgia l’abito formale della TEOLOGIA ( SOSTANZA)? OVVERO LA LITURGIA DI PER SE è SOSTANZA?

  78. Federico scrive:

    Perfettamente condivisibile quello che dice il Vescovo Ranijth …
    Savigni, non se la prenda troppo … anche se capisco che oggi Voi cattolici democratici siate un pò in fibrillazione visto che i nodi stanno venendo tutti al pettine …
    Con tutto il rispetto, è ora di finirla: Voi vorreste una Chiesa sempre più assemblea (dove fare canti, balli e raccontarcela un pò), sempre più dialogante su tutto (e quindi transigente su tutto), politicamente tutta schierata a sinistra, sempre più critica nei confronti del Suo passato…
    Ma una Chiesa così non l’avrete mai!
    Perdonatemi il tono, ma quando ci vuole ci vuole…
    P.S. ce la godiamo tutti la beatificazione di Rosmini!

  79. Marco Sermarini scrive:

    Sono d’accordo con mons. Ranjit.
    C’è una bella differenza.
    Ma i preti sono per la maggior parte ideologizzati e fanno catenaccio intorno alle parole d’ordine che arrivano dalle facoltà teologiche et similia.
    Neanche di fronte al Papa che promulga un motu proprio come il Summorum Pontificum si pongono liberamente il problema.
    Ma come dice Padre Livio Fanzaga, gli oratori sono vuoti e li danno agli islamici per farci le moschee…

  80. Grisostomo scrive:

    “è la liturgia l’abito formale della TEOLOGIA ( SOSTANZA)? OVVERO LA LITURGIA DI PER SE è SOSTANZA?”
    Secondo me, sì: come si prega, così si crede.
    Noi, come i prigionieri platonici, non vediamo che una pallida luminescenza proiettata sulle pareti della grotta. Nessuno credo possa presumere di stringere la sostanza del rapporto con Dio.
    E’ q

  81. Garlyc scrive:

    Se uno pensa che io sia meno devoto e meno cattolico, o abbia meno fede nella presenza reale di Cristo nelle particole quando prendo l’ostia in mano che quando la prendo in bocca, è un cretino.

    Ciò detto, è giusto che chi desidera la comunione in bocca la possa ricevere tranquillamente, e perfino in ginocchio.

    Purtroppo le profanazioni sono ben possibili anche se la comunione è data nella bocca.

    Eliminare gli inginocchiatoi è uno sbaglio, perché i momenti per inginocchiarsi sono esplicitamente previsti e si dà un vero disagio ai tanti fedeli che si inginocchiano (tra i quali ci sono anch’io, beninteso – e quando non ho un inginocchiatoio m’inginocchio per terra, se proprio non sono pressato dalla folla – chiaro?).

    Le balaustre hanno fatto bene a toglierle, conservando il rialzo del presbiterio.

    Non do credito alle affermazioni di don Braga.

    Sulla carriera di mons. Ranjith non mi pronuncio, né mi sembra ci sia da pronunciarsi.

    PS Da parte del moderatore Tornielli: ho modificato questo post togliendo alcune affermazioni! La precisazione è necessaria perché altrimenti il lettore non capirebbe il tenore delle reazioni che seguono…

  82. farina domenico scrive:

    la forma è importante ma la sostanza è fondamentale

  83. DANTE PASTORELLI scrive:

    Garlyc dà dell’imbecille a chi non la pensa come lui.
    Se la Chiesa per secoli, sin dalla sua formazione o poco dopo, ha stabilito di dare la comunione in bocca per secoli è stata costituita da imbecilli sino a che non è venuto qualcuno che obtorto collo, a quel che si sa ha dato il via ad una pratica di origine protestante, pentecostale e carismatica: e non iditemi che l’ha voluto il concilio.
    L’abbattimento delle balaustre, oltre al danno artistico-architettonico delle chiese, ha posto sullo stesso livello sacerdote ha fatto diminuire la distinzione essenziale tra sacerdozio miisteriale e sacerdozio comune, e questo è un danno enorme per la fede: infatti da qui nasce la protestantizzazione nella Chiesa come più volte han messo in luice illustri porporati. L’altezza dell’altare sta a siognificare il Gologota, non il proscenio d’uno spettacolo di cui il prete è cooprotagonista col popolo.
    Non mi risulta che DON BRAGA sia lefebvriano; inoltre, caro IGNORANTISSIMO, nessun sacerdote lefebvriano è scismatico e scomunicato. Se tu leggessi invece di scrivere impareresti qualcosa. La scomunica ha colpito Lefebvre e i quattro Vescovi da lui consacrati (sempre che non si accorgano, in Vaticano, che la scomunica non c’è come non c’è stata abrogazione del rito di S. Pio V). I sacerdoti sono soltanto sospesi a divinis. Studia la differenza.

  84. Peter Moscatelli scrive:

    Chiederei al moderatore di togliere il post 82, altamente ingiurioso nei confronti di Don Braga che non si può tacciare assolutamente di essere lefebvriano o scismatico; questo commento nei riguardi di un sacerdote fedele al Papa e al proprio Ordinario è altamente offensivo.

    Con rispetto,

    Peter Moscatelli

  85. fra forza75 scrive:

    penso che Gesù bisogna trattarlo in modo giusto.
    Mi fa piacere che Andrea Tornielli sei un grande della fede e hai un bel linguaggio semplice Dio ti Benedica.
    Mi farebbe piacere sentirti io sono un Frate Cappuccino della Provincia di San Pio

  86. Syriacus scrive:

    “The Liturgical Press, The Tablet and Columba Bookservice are inviting people to a reception honouring Archbishop Piero Marini upon the publication of his book, A Challenging Reform, in the presence of Cardinal Cormac Murphy-O’Connor at the Throne Room of Archbishop’s House on Friday, December 14.”

    http://blogs.telegraph.co.uk/ukcorrespondents/holysmoke/november07/cardinal-honour-sacked-archbishop.htm

  87. Garlyc scrive:

    Io do del cretino (non dell’imbecille) a chi giudica la fede di una persona sulla base dal come preferisce prendere la comunione. Altre cose non le ho scritte e non le penso.

    Parlando delle balaustre ho precisato che è stato giusto conservare il rialzo del presbiterio, quindi trovo che l’obiezione non mi tange.

    Chi aderisce consapevolmente allo scisma di mons. Lefebvre è scismatico.

    Per quanto riguarda don Gianluigi Braga, se quello che ho riportato non corrisponde al vero (cioè, se don Braga non aderisce alla Fraternità S. Pio X), RETTIFICO, mi scuso con umiltà e faccio ammenda per aver riportato un’affermazione senz’aver meglio controllato le mie fonti. Porgo le mie scuse anzitutto all’interessato, al dott. Tornielli e a tutti i lettori del blog.

  88. Syriacus scrive:

    “On Sunday, November 18, a Missa Cantata was celebrated in the magnificent surroundings of the Church of the Immaculate Conception, Waterbury. The vast Roman-style edifice was filled with worshippers… Seminarians from Holy Apostles Seminary, Cromwell, CT, provided the splendid chant for the Mass.”

    http://thenewliturgicalmovement.blogspot.com/2007/11/society-of-st-hugh-of-cluny-and.html

  89. DANTE PASTORELLI scrive:

    La S. Sede, tramite l’ “Ecclesia Dei”,ormai da tempo si affanna ad affermare che non esiste scisma formale, che non esiste scisma, che la Fraternità S. Pio X non è scismatica ma deve solo raggiungere una più perfetta comunione “perché la comunione c’è”. Questo da dichiarazioni ufficiali del card. Castrillon. Dal 1988 ad oggi la posizione della Chiesa, è, dunque, cambiata.
    Per esser scismatico occorre aver la volontà scismatica, cioè di staccarsi dalla Chiesa.
    Quindi, sempre che in foro interno, dove non possiamo entrerare, i sacerdoti “lefebvriani” non lo siano, in foro esterno, sino ad ogni scismatici non sono. In caso contrario il card. Castrillon dovrebbe esser considerato incapace d’intendere e volere.

  90. F. Pernice scrive:

    Ottima la (re)mise à jour di Luigi Casalini sulle disposizioni relative al modo di ricevere la Comunione. Aiuta tra l’altro a cogliere lo spirito del Novus Ordo, che non suggerisce alcun naufragio in senso profanatorio.

    Gli abusi, tuttavia, ci sono stati, e in misura notevole. Qualcuno qui ha notato un certo livore nei riguardi Novus Ordo, e in effetti il rischio di una reazione sorda integrista esiste. Con quest’ultima impostazione le istanze che Benedetto XVI ha reso esplicite nel Motu Proprio e nella Lettera pastorale hanno poco a che fare, sicché ogni drastico attacco al Novus Ordo in quanto tale è estraneo alle indicazioni del pontefice. Detto questo, se molti di noi si accalorano nel dibattito è soltanto perché per troppo tempo hanno dovuto deglutire una serie di inspiegabili alterazioni nella vita liturgica (e dunque nel nucleo pulsante della vita cristiana), inspiegabili anche alla luce delle disposizioni del Vaticano II. Quest’ultimo, e con esso il Novus Ordo, non è né il parto di un gruppo di frammassoni posseduti dallo spirito di Lutero né il pasticciaccio di due pontefici dimidiati, o magari di due antipapi. Se il Novus Ordo è scivolato lungo il piano inclinato del protestantesimo (e della volgarità) è a causa di anomalie, anche vistose, che vanno corrette. Sono convinto che il senso degli interventi di Monsignor Ranjith sono è questo.

    P.S. Se il problema fosse quello di evitare ogni ombra di dialettica interconfessionale si produrrebbero fenomeni molto singolari. I preludi corali di Bach, per esempio, non dovrebbero essere mai suonati, in quanto scritti e pensati da un protestante per protestanti (al massimo si potrebbe tollerare la Messa in si minore), e i nostri organi dovrebbero accontentarsi del pur onorevole Girolamo Frescobaldi…

  91. annarita scrive:

    Dinnanzi a Dio chi è più scismatico, chi segue la dottrina insegnata da tutti i Papi e da tutti i dottori della Chiesa, seguendo quello che è certamente di Fede e applicando le parole di S.Paolo, che diceva che se anche un angelo o lui stesso fosse tornato a dire cose diverse dalle verità insegnate, non bisognava crederci? Oppure sono più sismatici quei prelati che fingendo di ubbidire al Papa (si è visto poi che in realtà sono poco ubbidienti, vista la reazione con il Motu Proprio), seguono una strada opposta alla dottrina della Chiesa (che non è il pensiero personale di un Papa)? E si fanno portavoce di un pensiero anticristiano, come può esserlo il dialogo ecumenico, dove si mette sullo stesso piano tutte le religioni, cioè quella di Nostro Signore Gesù Cristo con quelle false? Chi continua a dire la messa in latino o chi bacia il Corano in qualche incontro d’Assisi(povero S.Francesco)? Direi che oggi come non mai la Verità è messa al bando dagli stessi uomini di chiesa, dagli stessi cattolici, che si inventano nuovi modi di parlare(non più si si, no no)che non sono più diretti a convertire i cuori soprattutto degli eretici, ma solo a dialogare in modo vuoto, senza senso, tanti bla bla bla politicamente corretti che annoiano. Oltrtutto i nuovi teologi si rifanno solo alle idee post CVII come se prima ci fosse il Nulla. Chi cita più S.Tommaso d’Aquino, Santa Teresa d’Avila, S.Giovanni della Croce? Il passato è tabù, perchè il presente è una nuova religione, ma si vuole far credere che è la stessa di sempre. Chi sono gli scismatici? Io penso che presto o tardi la Chiesa farà luce anche su questo punto.

  92. F. Pernice scrive:

    Giustamente Annarita fa i nomi di Tommaso, Teresa d’Avila e Giovanni della Croce come esempi di grandi santi e pensatori (relativamente) accantonati. Vale la pena di osservare che Tommaso, Teresa e Giovanni della Croce hanno a loro volta un passato, fatto di nomi ancor più marginalizzati. Più in generale, spacciare il Vaticano II come una specie di tabula rasa è una volgare mistificazione, che tuttavia alcuni ministri del culto e alcuni teologi, religiosi o laici, hanno perseguito in modo sistematico. Quanto al dialogo ecumenico, interconfessionale e interreligioso, il suo significato non può e non deve essere quello di una parificazione di tutte le religioni, magari in senso relativistico. Non credo tuttavia che ciò sia quanto si sono prefissi i pontefici a noi vicini, a partire da Benedetto XVI, per esempio, che della riunione delle chiese cristiane (e specialmente del recupero degli ortodossi) ha intelligentemente fatto una delle voci più significative della sua agenda.
    Con questo, cara Annarita, l’alternativa non è tra la messa in latino (sacrosanta anche in base alle indicazioni del Vaticano II) e il bacio al Corano (almeno per me una bizzarria inspiegabile).

  93. lelino scrive:

    Concordo oon annarita (91). Ma oltre il formaliter o materialiter chi è più scismatico? Mons. Lefevbre per aver difeso 2000 anni di storia della Chiesa? e che dire dei vari Don Gallo, Don Vitaliano, Don Sante (lo vedremo all’Isola dei Famosi un giorno, tranquilli)? Quale Chiesa rappresentano? Ed il nostro Tettamanzi che si trincera dietro la differenza tra Rito Ambrosiano – Rito Romano per far finta di nulla di fronte ad un MOTU PROPRIO?

  94. don Gianluigi Braga scrive:

    Ringrazio Peter Moscatelli e Dante per aver riportato la verità sul mio conto. Anche se ho molto rispetto per la Fraternità S.PioX, non ne faccio parte, ma sono un prete diocesano, nonché parroco, fedele al mio vescovo e al papa, mai le mie parole sono state di disprezzo per la gerarchia o per il Concilio Vat.II, quindi trovo inammissibili certi giudizi.
    Tuttavia, considerato che in questo blog possono scrivere tutti di tutto e di più senza alcun controllo, ringrazio gli amici, saluto i cortesi avversari e mi taccio.

  95. DANTE PASTORELLI scrive:

    E così dopo Imerio, un’altra voce cattolica se ne va dal blog per l’insipienza e l’arroganza di qualche ignorante screanzato.

  96. Remo Di Medio scrive:

    Rispondo al blog n. 22 nel quale M.M. pone stessa la domanda che Pilato pose a Gesù: “Quid est veritas?”, “Che cos’è la verità?”. Sappiamo che Gesù non rispose a quella domanda, perché la risposta era ovvia. Ma chi altri può essere la verità se non Cristo stesso?. Ma se Gesù avesse risposto avrebbe certamente utilizzato le stesse lettere dell’alfabeto necessarie per porre la domanda. Per una curiosa combinazione anagrammando le parole “Quid est veritas?” si ottiene come risposta: “EST VIR QUI ADEST”, la Verità, appunto, “E’ l’uomo che ti sta davanti”.
    Rispondo anche al blog n. 63. Punti di vista … caro Raffaele, punti di vista.

  97. F. Pernice scrive:

    Caro DON LUIGI, spero davvero che non lasci il blog. A parte qualche perturbatore compulsivo e qualche parola di troppo scappata a qualcuno di noi qua e là, qui ci sono molte persone desiderose di scambiarsi opinioni in modo sereno e civile, pur nella diversità di idee (e Lei è certamente una di esse). Proprio poiché la Sua è la voce di un uomo consacrato e impegnato nella cura di una parrocchia, credo che la sua presenza qui sia importante.

    P.S. Ora il caro Tornielli mi dirà che non spetta a me invitare la gente a rimanere, ma vale la pena di correre il rischio della reprimenda.

  98. Luigi Casalini scrive:
  99. Luigi Casalini scrive:

    Ringrazio dei complimenti di F. Pernice al n. 90, rammento però che il card. Ratzinger, rispettosamente ma pesantemente – ha criticato più volte la riforma liturgica post-conciliare.
    Per esempio, inter alia:
    “Il discorso liturgico non è marginale: è stato il Concilio a ricordarci che qui siamo nel cuore della fede cristiana […] tuttavia, resta da vedere sino a che punto le singole tappe della riforma liturgica dopo il Vaticano II siano state veri miglioramenti o non, piuttosto, banalizzazioni; sino a che punto siano state pastoralmente sagge o non, al contrario, sconsiderate ” J. Ratzinger, Rapporto sulla fede, pp. 123-124.
    “L’esperienza ha mostrato come il ripiegamento sull’unica categoria del “comprensibile a tutti non ha reso le liturgie davvero più comprensibili, più aperte, ma solo più povere.[mi pare chiaro che si riferisca alla riforma liturgica]” J. Ratzinger, Rapporto sulla fede, p. 132.
    “Nella nostra riforma liturgica c’è la tendenza, a parer mio sbagliata, ad adattare completamente la liturgia al mondo moderno.Essa dovrebbe quindi diventare ancora più breve e da essa dovrebbe essere allontanato tutto ciò che si ritiene incomprensibile; alla fin fine, essa dovrebbe essere tradotta in una lingua ancora più semplice, più “piatta”. In questo modo, però, l’essenza della liturgia e la stessa celebrazione liturgica vengono completamente fraintese. Perché in essa non si comprende solo in modo razionale, così come si capisce una conferenza, bensì in modo complesso, partecipando con tutti i sensi e lasciandosi compenetrare da una celebrazione che non è inventata da una qualsiasi commissione di esperti, ma che ci arriva dalla profondità dei millenni e, in definitiva, dall’eternità.”J. Ratzinger, Il sale della terra, p. 200.

    Unpò più sfumato è il seguente:
    “Ma in quel momento accadde qualcosa di più: si fece a pezzi l’edificio antico e se ne costruì un altro, sia pure con il materiale di cui era fatto l’edificio antico e utilizzando anche i progetti precedenti.Non c’è alcun dubbio che questo nuovo messale comportasse in molte sue parti degli autentici miglioramenti e un reale arricchimento, ma il fatto che esso sia stato presentato come un edificio nuovo, contrapposto a quello che si era formato lungo la storia, che si vietasse quest’ultimo e si facesse in qualche modo apparire la liturgia non più come un processo vitale, ma come un prodotto di erudizione specialistica e di competenza giuridica, ha comportato per noi dei danni estremamente gravi. In questo modo, infatti, si è sviluppata l’impressione che la liturgia sia “fatta”, che non sia qualcosa che esiste prima di noi, qualcosa di ” donato “, ma che dipenda dalle nostre decisioni. Ne segue, di conseguenza, che non si riconosca questa capacità decisionale solo agli specialisti o a un’autorità centrale, ma che, in definitiva, ciascuna ” comunità ” voglia darsi una propria liturgia. Ma quando la liturgia è qualcosa che ciascuno si fa da sé, allora non ci dona più quella che è la sua vera qualità: l’incontro con il mistero, che non è un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita”. J. Ratzinger, La mia vita, S. Paolo, p. 112.

    Rammento infine che i card. Ottaviani (Prefetto S. Uffizio) e Bacci, ancora più autorevoli scrissero al S. Padre con le famose parole:
    “il Novu Ordo Missæ, considerati gli elementi nuovi, suscettibili di pur diversa valutazione, che vi appaiono sottesi ed implicati, rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino, il quale, fissando definitivamente i «canoni» del rito, eresse una barriera invalicabile contro qualunque eresia che intaccasse l’integrità del magistero. ”

    Ovvia ma essenziale la premessa che la nuova Messa è valida (ed io, tra l’altro, ne sono un frequentatore parrocchiale abituale).
    AMDG
    Luigi Casalini

  100. lycopodium scrive:

    L’ Eucaristia nelle mani: cosa significa?
    Si deve tornare sempre alla questione dei gesti e degli atteggiamenti: quali sono quelli veramente originari e fondanti ?
    Il “prendete” di Gesù che tipo di “prendere” è?
    Innanzitutto è azione inserita nella celebrazione eucaristica.
    Per cui sarebbe bene non dimenticare che è articolata su tre grandi “processioni” (ecco un altro gesto originario e fondante) di ingresso, offertorio e comunione, che culminano nelle preghiere presidenziali di colletta, super oblata, post-communio.
    Processioni in realtà duplici: da un lato quelle dell’assemblea (che giunge in chiesa e vi si riunisce, porta l’offerta del pane e del vino, si reca a ricevere il corpo di Cristo), dall’altro quelle di colui che celebra “in persona Christi” (che fa il suo ingresso, riceve l’offerta, distribuisce l’Eucaristia ai fedeli). Processioni il cui snodo, punto d’incontro, è delicatissimo, cruciale, che viene svilito se manca la cd. “mistagogia”, l’iniziazione alla complessità del rito (che è anche iniziazione attraverso il rito stesso).
    Senza mistagogia, si rischia non soltanto l’eresia ma anche e soprattutto la banalizzazione, il fraintendere il gesto sacro (antico, medievale, tridentino, post-conciliare), espellendolo dal proprio contesto teologico/liturgico e antropologico/rituale.
    Si è così dimenticato spesso che lo “stare in piedi” può avvenire solo all’interno dell’universale “prostrarsi” del fedele davanti al Dio tre volte santo: non è la tronfia autosufficienza dell’uomo che si fa idolo a se stesso e rifiuta di inchinarsi al suo Dio, ma il privilegio dei risorti in Cristo.
    C’è uno stare seduti riverente, un alzarsi riverente, un genuflettersi riverente e … un “ricevere riverente”: il ricevere il Corpo di Cristo (ed il Sangue) sta tutto nella consapevolezza del “non sum dignus” e nella gioia dell’essere salvato (“sanabitur”).
    L’approccio adorante, i gesti di riverenza devono così sostanziare entrambi i modi previsti di accostarsi all’Eucaristia: un dono dato e non preso, una familiarità di figli non rivendicato ma ricevuta, un approccio gioioso, reso legittimo dalla perenne efficacia del Sacrificio (parola bellissima) di Cristo, cui siamo incorporati nel mistero liturgico.
    Era lo stesso spirito che animava le Catechesi Mistagogiche di Cirillo di Gerusalemme.
    p.s. Solidarietà a don Braga.

  101. Serena scrive:

    Vi leggo tutti con uno stupore immenso…davvero.Mi lasciate a bocca aperta.
    Il mondo va alla rovina, e voi, e i vostri prelati imparruccati e vestiti con oro e scarpe di Prada, a discutere di come assumere la particola.
    Gente che muore, stupri, guerra, fame, povertà…e voi state a discutere se inginocchiarsi o meno.
    Se questa è la fede, questi discorsi fumosi e inutili che non servono a nulla, che non risolvono nulla del male del mondo, sono lieta di non possederla. Io vivo, piuttosto.

  102. lycopodium scrive:

    errata corrige: “una familiarità di figli non rivendicata ma ricevuta”.

  103. Luigi Casalini scrive:

    Quando Serena sostituirà il Papa allora seguiremo lei. Fino ad allora seguirimo il successore di Pietro che ci da le indicazioni su casa fare e cosa non fare (cfr. Mt 16,16 ss.). Soprattutto sul bene più grande che abbiamo: Gesù, presente con il suo Corpo e il Suo Sangue nel S. sacrificio della Messa.
    Seza polemica ma pro veritate.
    Suggerirei a Serena di non dare giudizi sugli altri.
    AMDG
    Luigi Casalini

  104. Serena scrive:

    Gentile sig. Luigi,
    mi pare che siate sempre voi a giudicare gli altri: come si devono comportare, come devono vivere, eccetera…dimenticando voi per primi che Gesù disse ” non giudicare!”
    E poi, invece di questa risposta piccata da quinta elementare gradirei che mi spiegasse in quale maniera prendere l’ostia in un modo o un altro modifichi lo stato delle cose del mondo, cioè, in parole povere: ma saranno problemi questi? Cioè, non vi sentite di fronte alla rovina del mondo un po’ ridicoli a parlarvi addosso di cose così superflue? Se Dio esistesse, credete davvero che presti importanza a come prendete la particola?
    Non vorrei sbagliarmi ma non c’è forse una parabola nel Nuovo testamento dove il fariseo viene criticato perchè si, rispetta tutte le cerimonie i precetti, ma il suo cuore e arido e vuoto, mentre il povero disgraziato, gettato a terra dalla fame, è più accetto a Dio?
    Non è forse questa una critica alla vuota apparenza?
    O forse mi sbaglio? Da quando è importante agli occhi di Dio l’iter burocratico della messa piuttosto che la verità compresa all’interno del cuore, che lui vede?

  105. Serena scrive:

    Eccolo.Vangelo di Luca 18, 10-14
    ” Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato»
    Si commenta da sola.

  106. Americo scrive:

    Dopo riconoscere che é assurda questa battglia, ben 102 spots, sul “significato” di una cerimonia come l’eucaristia che in se rappresenta un mistero, per definizione assurdo, come diceva Tertulliano “creo quia absurdum”, debbo confessare che, in questo, preferisco la religione luterana di mia madre, perché spoglia di tanti orpelli, di tante cerimonie e di tanti autocertificati intermediari. É assurdo pensare che una religione minoritaria possa arrogarsi il diritto di avere la rappresentanza esclusiva del supremo in base a dogmi incomprensibili e a misteri inspiegabili.

  107. lycopodium scrive:

    Post 101: la liturgia è fonte e culmine dell’esistenza cristiana (concilio Vaticano II) e da essa impariamo anche il modo di porre noi stessi di fronte al male del mondo. Come?
    L’incontro con Gesù crocifisso e risorto non risolve i problemi, risolve NOI di fronte ai problemi.

  108. Luca scrive:

    Che i satanisti tentino di impadronirsi di ostie consacrate prendendole per mano, non e’ una fantasia macabra, e’ una tristissima realta’, capita anche nelle basiliche romane…

  109. Luca scrive:

    Dunque: ringrazio F. Pernice perche’ mi ritrovo nella sua linea e ha capito il senso della mia osservazione, anche se vorrei precisare, a lui e a Dante Pastorelli, che non stavo accusando nessuno. Stavo soltanto esprimendo un desiderio: che si ricostruisca per bene come ha preso piede il processo di autodemolizione della Chiesa e della societa’ tutta intera. Se oggi ci troviamo tra Scilla e Cariddi, tra le persone come Serena qui sopra che non sa far altro che esprimere una piattezza esistenziale per cui i problemi “veri” sono quelli materiali (come se risolvere la fame del mondo servisse a qualcosa se poi siamo destinati a finire nel Nulla), e i fanatici che dicono di rimpiangere il Sacro Romano Impero (del quale peraltro hanno una nozione assai vaga) e magari farneticano di complotti giudaici, mi sia permesso di esprimere disagio e di non riconoscermi in tutto questo bailamme.

  110. Luca scrive:

    Per Dante Pastorelli: ammiro la sua esperienza di vita, che Dio la benedica, pero’ rimangono tanti punti da chiarire. Uno della mia eta’ (poco piu’ che trentenne) il quadro idilliaco che lei descrive puo’ solo immaginarselo ascoltando i suoi genitori. Pensare oggi di formare una famiglia cristiana con tanti figli affettuosi e’ una specie di favola: anche le poche signorine che frequentano abitualmente la chiesa, lo fanno piu’ per superare paure loro che per impegnarsi nel propagare il Regno di Dio magari attraverso una famiglia. La scuola e’ un cesso, detto senza mezzi termini: la CGIL e Rifondazione imperano, e vorrei tanto capire che fine hanno fatto tutti quegli insegnanti “cattolici” di una volta. Taluni sono finiti dietro al centrosinistra e a Fioroni, presumo… Che gioia… Io avevo un collega docente di religione che era un prete conciato come un ragazzotto con magliette, collanine e braccialetti, che seguiva tutte le proposte dei colleghi di sinistra, tutto contento… e scioperava perfino!!! Questa gente non e’ nata oggi, anche se e’ giovane, ma e’ frutto degli sconquassi di tanto tempo fa… I ragazzi gi’ non avevano nessuna voglia di studiare quando io ero studente, figuriamoci adesso… Cafonaggine a tutti i livelli… Preti che dicono: “Meglio un asino vivo che un dottore morto”, oppure che, se incontrano un giovane studioso, sparlano di lui alle spalle e lo invidiano perche’ credono che sappia il latino meglio di loro (che non lo sanno praticamente per niente, non parliamo poi del greco…) Insomma, la responsabilita’ di tutto questo e’ dei “giovani” di quarant’anni fa e sono loro che devono rifletterci sopra e renderne conto (non solo a me, temo anche a Qualcuno piu’ importante di me…).

  111. A mio vedere ogni “segno” dovrebbe essere accompagnato da una ADEGUATA spiegazione. I sacerdoti che celebrano nelle parrocchie dovrebbero tornare a spiegar di più queste cose, a dedicare una omelia a tantum a fare una sorta di “catechismo” per tutti i parrocchiani. A partire dal ricevere l’Eucaristia in un modo o in un altro, lo stare in piedi o in ginocchio. Ogni posizione ha il suo significato,no?

    Sulla specifica questione dell’Eucaristia in mano sono PIU CHE FAVOREVOLE. Da ministro Straordinario dell’Eucaristia preferisco 100 volte quando le persone la prendono in mano che in bocca. Spesso si rischia di sfiorare le labbra (o addirittura la lingua) delle persone e diviene francamente poco igienico! Prenderla in mano ha poi un bel significato – se spiegato. Quello di fare, con le nostre mani, un piccolo trono a Cristo Eucaristia. E poi secondo me è proprio bello tenere Gesù in mano, seppure per pochi istanti. E’ un breve momento di “contemplazione”.

    Un saluto a tutti!
    Andrea

  112. Luca scrive:

    Non e’ normale che non esistano quasi libri di testo di orientamento cattolico, o che persino insegnanti cattolici adottino tranquillamente libri scritti da marxisti o comunque che irridono la religione, senza nemmeno protestare… Non e’ normale che l’associazionismo cattolico sia ridotto a una barzelletta… Non e’ normale che, se uno entra in seminario e vuole portare l’abito, lo sbattano fuori (e’ successo, anche a Milano…)… Devo continuare? Tutto questo risale a molti anni fa, ed e’ chi c’era allora a doversene sentire responsabile. Oggi sono i giovani come me a volere un cambiamento di tendenza, ma si beccano le contumelie e le prese in giro di tanti che erano “giovani” quarant’anni fa e che credono ancora di essere all’avanguardia di non si sa che cosa.

  113. Luca scrive:

    E infine: scusi, ma per capire il disastro di oggi dobbiamo risalire alle cause e alla nascita. Possibile che nella sua giovane eta’ lei non capisse che il disastro liturgico era un frutto delle mode idiote che si stavano imponendo proprio allora in tutti gli ambiti della societa’? Come faceva un giovane a cui veniva detto che la vita era “divertimento”, che la musica dei “giovani” era solo quella rock, che era arrivato “il progresso” e tutti dovevano andare “a sinistra” perche’ cosi’ il mondo era piu’ tranquillo – come non capire che tutte queste cose stavano preannunciando il disastro? Quella e’ la radice e li’ bisogna intervenire: non serve a niente prendersela oggi coi vari Piero Marini, Tettamanzi, Poletto se prima non si prosciuga l’acqua (stagnante) in cui sguazzano, e che magari in buona fede credono sia l’ambiente ideale per tutti, senza rendersi conto che essi stessi vanno a rimorchio di mode idiote e di una antropologia fasulla e bacata. E’ la mentalita’ da anni Sessanta che bisogna battere in breccia, e questo i primi a farlo dovevano essere coloro che vivevano allora. I giovani come me stanno solo cercando di rimediare come possono alle scemenze fatte da altri prima di loro e che e’ grottesco imputare a chi e’ venuto dopo.

  114. DANTE PASTORELLI scrive:

    L’Eucaristia è un sacramento, non una “cerimonia”. E’ un atto di culto pubblico, la cui essenza è il rinnovamento, la ripetizione, la ripresentazione sacramentale del Sacrificio di Cristo. Ovviamente il culto si esprieme in un rito, che prevede rubriche più o meno fisse. Naturalmente esiste un “cerimoniale” più o meno complesso a seconda della liturgia che si celebra: Messa piana o letta, cantata, solenne, pontificale ecc. Le cerimonie sono i gesti che esprimono sentimenti, emozioni, fede: sono il linguaggio con cui si sottolinea e vivifica l’azione sacra.
    Ci sono gesti interpretativi e gesti simbolici, ma anche gesti “utilitari” necessari al compimento del rito. E tutti i gesti hanno un’armonica conseguenzialità: l’uomo ha bisogno anche di segni visibili che rivelino la grandezza del mistero che si celebra.
    Il culto, che dev’essere in “spirito e verità”, non può fare a meno di norme, altrimenti si cade nella creatività che ha adulterato la liturgia cattolica negli ultimi 40 anni. Né il culto può essere solo interiore, perché, guardiamo sempre alla Messa, si deve mangiare la carne di Cristo e berne il Sangue. Le cerimonie, quindi, rendono il culto più adeguato, istruttivo, edificante, e solenne.Le cerimonie, insomma, non si esauriscono in un pura bellezza, in splendore estetico che hanno il loro fascino e levano l’ano al cielo: ma sono espressione di verità religiose.
    Così l’inginocchiarsi davanti al Cristo realmente presente nell’Ostia consacrata manifesta la fede nella presenza reale, l’adorazione del Dio Onnipotente fattosi uomo, l’abbandono in lui, l’indegnità nostra. Mentre lo stare in piedi oggi tanto di moda, rispecchia lo spirito protestante, che è la povertà di un credo eucaristico che si riduce in una memoria priva di efficacia sacramentale propiziatrice e satisfattoria.

  115. DANTE PASTORELLI scrive:

    Caro Luca, non ho bisogno di rivolgermi ai miei genitori, data la mia età avanzata:ed anche se volessi non potrei: sono morti 12 e 13 anni fa quasi centenari!
    Io non credo d’aver fatto un quadro idillico della mia vita: una vita che è stata c alpestata dalla guerra, dalla miseria, dalle malattie, dalla diastrruzione, dalla perdita di quel po’ che s’aveva: compreso un padre richiamaoto in Africa e in Turchia, con la mamma maestra e tre nonni sulle spalle, oltre a noi quattro figli.
    La scuola che frequentavamo , parlo dell’edificio, aveva porte sgangheratme, nei fienili all’ultimo piano d’un palazzo signorile, e le finestre rotte per cui d’inverno si moriva di freddo e d’estate si cuoceva. Per frequentare il liceo ci si alzava alle cinque per andare nelle città più vicine, Lecce o taranto e si tornava a casa alle 16 o alle 17.
    Come insegnante e preside ho incontrato le mie difficoltà, come tutti, però di problemi insormontabili non ne ho incontrati nella scuola semmai nella burocrazia scolastica (provveditoratto, ministero ecc.).
    I ragazzi che ho lasciato negli anni 90 non eran dissimili in molto da quelli di oggi, che certo son più sfrontati e strafottenti, ma si comportano in tal modo se i docenti glielo permettono, se non sanno guadagnarsi la stima ed il rispetto. A nchde oggi insegnanti non parrucconi, ma abbastanza giovani, ma ben formati, sanno mantener la disciplina senza “torture” con il rispetto che sanno suscitare per la loro preparazione e lealtà nello svolgimento del loro lavoro.
    Prendiamo la droga: io alle sette ero già a scuola: stavo sul portone fino alle 8. ora d’entrata; assistevo all’uscita. Quindi mi rendevo conto di quel che accadeva fuori, nei paraggi dell’istituto e, se qualcosa non mi quadrava, chiamavo carabinieri o polizia, con discrezione.
    Dirò di più: diverse volte ho fatto venire la finanza coi cani anti-droga all’entrata della scuola. Qualcuno s’è risentito? Certo, ma gli altri, genitori e ragazzi, eran contenti perché sapevano che non lo facevo per me ma per la sicurezza loro e soprattutto di quelli più giovani e trascinabili. Un paio di genitori tolsero i ragazzi da scuola, nel giro di una decina di anni. Solo quelli.
    Questa è la realtà che conosco. E guarda che non sto parlando di scuole di signorine e signorini: ma di istituti tecnici, professionali, industriali dove giovani colleghi ancora lavorano con serietà e sanno elevare la cultura dei ragazzi.

  116. DANTE PASTORELLI scrive:

    Caro Luca, non ho bisogno di rivolgermi ai miei genitori, data la mia età avanzata:ed anche se volessi non potrei: sono morti 12 e 13 anni fa quasi centenari!
    Io non credo d’aver fatto un quadro idillico della mia vita: una vita che è stata c alpestata dalla guerra, dalla miseria, dalle malattie, dalla distruzione, dalla perdita di quel po’ che s’aveva: compreso un padre richiamaoto in Africa e in Turchia, con la mamma maestra e tre nonni sulle spalle, oltre a noi quattro figli.
    La scuola che frequentavamo , parlo dell’edificio, aveva porte sgangheratme, nei fienili all’ultimo piano d’un palazzo signorile, e le finestre rotte per cui d’inverno si moriva di freddo e d’estate si cuoceva. Per frequentare il liceo ci si alzava alle cinque per andare nelle città più vicine, Lecce o taranto e si tornava a casa alle 16 o alle 17.
    Come insegnante e preside ho incontrato le mie difficoltà, come tutti, però di problemi insormontabili non ne ho incontrati nella scuola semmai nella burocrazia scolastica (provveditoratto, ministero ecc.).
    I ragazzi che ho lasciato negli anni 90 non eran dissimili in molto da quelli di oggi, che certo son più sfrontati e strafottenti, ma si comportano in tal modo se i docenti glielo permettono, se non sanno guadagnarsi la stima ed il rispetto. A nchde oggi insegnanti non parrucconi, ma abbastanza giovani, ma ben formati, sanno mantener la disciplina senza “torture” con il rispetto che sanno suscitare per la loro preparazione e lealtà nello svolgimento del loro lavoro.
    Prendiamo la droga: io alle sette ero già a scuola: stavo sul portone fino alle 8. ora d’entrata; assistevo all’uscita. Quindi mi rendevo conto di quel che accadeva fuori, nei paraggi dell’istituto e, se qualcosa non mi quadrava, chiamavo carabinieri o polizia, con discrezione.
    Dirò di più: diverse volte ho fatto venire la finanza coi cani anti-droga all’entrata della scuola. Qualcuno s’è risentito? Certo, ma gli altri, genitori e ragazzi, eran contenti perché sapevano che non lo facevo per me ma per la sicurezza loro e soprattutto di quelli più giovani e trascinabili. Un paio di genitori tolsero i ragazzi da scuola, nel giro di una decina di anni. Solo quelli.
    Questa è la realtà che conosco. E guarda che non sto parlando di scuole di signorine e signorini: ma di istituti tecnici, professionali, industriali dove giovani colleghi ancora lavorano con serietà e sanno elevare la cultura dei ragazzi.

  117. Luca scrive:

    La ringrazio della risposta dettagliata. Io queste scuole inappuntabili purtroppo non le conosco piu’: conosco quasi solo scuole dove i genitori (separati) parcheggiano i figli (scocciati e maleducati) i quali sono convinti di andare a scuola per fare un piacere ai professori (di mezza eta’, divorziati e iscritti alla CGIL e a Rifondazione) che cosi’ possono prendersi lo stipendio e infatti vogliono che i ragazzi stiano a scuola per piu’ ore possibile “cosi’ l’organico e’ salvo”.

  118. Luca scrive:

    Per il resto, siamo alle solite: come mai da un mondo come quello che lei descrive e’ venuto fuori questo “troiaio” (se mi passa il termine volgare toscaneggiante) in cui ci troviamo? Se poi lei crede che, liturgia a parte, viviamo nel migliore dei mondi possibili… Stiamo freschi :-) Ma soprattutto non aiuta a spiegare perche’ anche la liturgia e’ andata a carte quarantotto.

  119. lucius scrive:

    Visitando il nuovo Santuario di S. Giovanni Rotondo e partecipando alla S. Messa ho constatato con meraviglia che i banchi sono privi di inginocchiatoio. Proprio a S. Pio! chissà cosa ne direbbe. Del tutto indipendentemente dal giudizio soggettivo sulla qualità architettonica del Santuario (a me personalmente piace poco, e sottolineo di essere tutt’altro che pregiudizialmente contrario all’architettura moderna), si sarebbe ben potuto sollecitare l’architetto a modificare questa specifica scelta (ammesso che non gli sia stata suggerita).

  120. DANTE PASTORELLI scrive:

    Il nuovo santuario di S. Giovanni Rotondo, a sentire gli intenditori (ad es. Franco Adessa che ne ha scritto su “Chiesa Viva”) è un tempio zeppo di simboli massonici.
    Questo spiegherebbe tante cose.
    Ormai più che un luogo di devozione sembra un centro di raccolta fondi.

  121. DANTE PASTORELLI scrive:

    Non ho mai sostenuto che le scuole che conosco siano inappuntabili: ho solo detto che i professori, se hanno personalità, cultura e capacità di riscuotere stima e rispetto, possono ancora educare i ragazzi ed elevarne la cultura. In dieci anni tante situazioni son cambiate, certo, eppure molte scuole funzionano ancora: fra l’altro, oltre a giovani amici o figli di amici, è insegnante di latino e greco anche mia nuora, ancora precaria, ma che di scuole ne ha girate tante.
    I drammi di certe famiglie non sono una novità: tu, Luca, li scopri ora, noi vecchi, l’abbiamo vissuti prima e non certo inferiori di numero e gravità. Ho avuto persino alunni con suicidi in famiglia, e professori con figli (maschi!) apparentemente perfetti, e che invece si prostituivano per comprarsi la droga: ed erano docenti e padri meravigliosi: i figli, studenti con profitto, si facevan le iniezioni in testa e fra le dita dei piedi e loro non s’erano accorti di niente, prima del crollo.
    Questi ragazzi, che avevano avuto basi solide, si son ripresi dalla pazzzesca sbandata, sono stati in comunità di recupero ed ora son persone dabbene, lavorano ed hanno famiglia.
    Ho occhi sufficientemente ancor aperti per vedere il mondo che ci circonda e non vivo in sante visioni assorto. Ma invece di piangersi addosso è bene reagire e fare, ciascuno nel suo ruolo e nei suoi limiti, il proprio dovere e portare il contributo d’una testimonianza di vita onesta, di scarsa agiatezza vissuta dignitosa, di impegno civile e religioso, di volontariato ecc. in modo da far capire ai giovani non solo teoricamente qual sia la vera vita ed i valori che non tradiscono.

  122. F. Pernice scrive:

    In riferimento al post 101 di Luigi Casalini. Sì, le perplessità di Joseph Ratzinger dinanzi alla piega assunta dalla prassi liturgica postconciliare e più in generale dinanzi alla concreta ricezione del Vaticano II sono cosa nota. Intorno alla metà degli anni Ottanta frequentando alcuni centri gesuitici in terra germanica mi capitava spesso di ascoltare, insieme alle non poche perplessità su molte mosse di Giovanni Paolo II, il richiamo costante alla grande retromarcia del futuro Benedetto XVI rispetto all’ultimo Concilio Vaticano. I passi che cita Luigi sono soltanto alcuni dei numerosi interventi dell’allora cardinale Ratzinger sulla questione. Non si renderebbe giustizia a Benedetto XVI, tuttavia, se si cercasse di presentarlo come un oppugnatore del Vaticano II, ciò che non è e non potrebbe essere (anche se a volte si ha l’impressione – non felice – che qualcuno se ne rallegrerebbe).

  123. annarita scrive:

    Cara Serena, il mondo va male, perchè purtroppo l’uomo si porta dietro gli effetti del peccato originale, e più l’uomo si allontana da Dio più il mondo andrà male. Ognuno di noi, nel suo piccolo, deve cercare di fare il bene, qui nel blog certo il “bene” non si può fare che a parole, cercando di aiutarci a non perdere la retta via, ma nella vita reale quella che tu dici di vivere, il bene va fatto con il buon esempio, con l’aiuto reciproco, con la preghiera. Non pensare che il mondo vada a rotoli a causa di ignoti cattivi, il mondo va a rotoli a causa di ognuno di noi: dovremmo vivere le virtù cristiane in modo eroico, invece preferiamo il quieto vivere, dovremmo porgere l’altra guancia invece facciamo le guerre, dovremmo amare il nostro prossimo come noi stessi, invece a malapena amiamo noi stessi, siamo fragili, ma non soli e dovremmo avere l’umiltà di chiedere aiuto a chi può più di noi: Dio. Mi dispiace che tu non abbia la fede, comunque noto che anche chi non ha la fede non riesce a risolvere i problemi del mondo, si accusano spesso i cattolici di non fare nulla per i poveri, per la pace, ma cosa fanno i non cattolici? Anch’ io vivo piuttosto, ma cerco di vivere con la consapevolezza che ho un’anima preziosa da salvare, e senza l’illusione di poter avere tutta la felicità, a cui aspiro, qui sulla terra. Qui possiamo avere degli assaggi, e a volte nemmeno questi, ma la gioia del credente poggia sulle promesse di un Dio,che per esserci vicino si è fatto uomo, come uomo ha sofferto, ma è risorto.

  124. F. Pernice scrive:

    Circa il post 109 di lycopodium. Credo proprio che le cose stiano come scrive lei nell’ultima frase. Purtroppo non tutti riescono a capacitarsene. L’oggettualità materiale, con le sue drammatiche evidenze, può trasformarsi in un carcere concettuale da cui non è facile sortire.

  125. F. Pernice scrive:

    A Luca, sullo spettacolo dell’ingaglioffimento generale cui siamo condannati ad assistere ogni giorno e su altro ancora. Credo che per quanto riguarda la scuola, così come la cultura in generale, il superamento – stavo per dire l’inumazione – della generazione sessantottin-settantasettina sia la condizione preliminare per qualsiasi passo avanti. E’ una generazione dotata di un accentuatissimo senso di identità collettiva, e nel suo seno gli individui in grado di sottrarsi all’omologazione si contano sulle punta delle dita (di una mano sola). Oggi che il sostrato biologico comincia a segnalare loro qualche non trascurabile segno della fine imminente, i giovani di ieri cominciano a comprendere che il nulla, in niente, non è la prospettiva più allettante. Sfortunatamente per loro, il più delle volte un’apertura spirituale non è cosa che si improvvisa. E così li vediamo dibattersi con come belve inferocite nella gabbia della propria disperazione o nei casi più fortunati, cabotare la costa dello spirito senza riuscire a trovare un punto d’approdo. Intanto tra le dita la sabbia scorre.
    Il discorso sarebbe molto lungo. Ma il punto cui intendevo qui arrivare è che la rottamazione dei paraphrenalia categoriali sessantottin-settantasettini è indispensabile anche per la rifioritura della liturgia. Sarà anche un caso, ma nella mia diocesi la messa Vetus Ordo è stata scelta da sacerdoti poco più che quarantenni.

  126. DANTE PASTORELLI scrive:

    La carne del Signore va mangiata, non tenuta in mano e coccolata. E’ una posizione caratterizzata da sentimentalismo e soggettivismo esasperati ed anche da igienismo schizzinoso: la contemplazione ha luogo mentre il sacerdote eleva l’ostia e il calice alla consacrazione o al “per ipsum…” e quando rivolto al popolo nel “Domine non sum dignus” torna a mostrarla in modo evidente.
    Sarebbe bene precisare che il Ministro dell’Eucaristia è il sacerdote, i distributori dell’Eucaristia che dovrebbero aiutar il celebrante solo in presenza di una grande folla, come previsto dalle rubriche, è più semplicemente ministro della S. Comunione: la differenza c’è e grande.

  127. DANTE PASTORELLI scrive:

    Francesco Pernice: i sacerdoti che si son rivolti a me, son anche più giovani.
    Però io allungherei il decennio guastatore 68-77 almeno all’84-85, anche nella scuola. Quando scompariranno i professori di queste generazioni forse la scuola migliorerà, come la Chiesa.

  128. Guardia Svizzera scrive:

    “…..Non capirò mai perché non posso prendere in mano ciò che sto per prendere in bocca. E tanto basti!…..”

    Che tristezza queste risibili parole. Proprio vero: nomen , omen.
    P.S. Il “cio’” a cui si riferisce , sig . Aglio- Garlic , e’ Cristo stesso!!

  129. F. Pernice scrive:

    Caro Dante, ho assunto “68 e “77 come date emblematiche di una patologia intellettuale collettiva, che in quelle due annate dato luogo ad accessi particolarmente macroscopici, ma il riferimento vuole essere alla cultura di cui tali annate sono state nel contempo incubazione e manifestazione. Ma lei ha ragione. La generazione da lasciarsi alle spalle è quella dei nati tra il secondo dopoguerra e la fine degli anni Cinquanta, spesso (non sempre) gente che ha dato sciaguratissime prove di sé per almeno quasi un trentennio e che anche oggi, menando gli ultimi colpi di coda, cerca di sconciare lo sconciabile e ostruire l’ostruibile. Il danno che costoro hanno prodotto ha proporzioni notevolissime; per emendarlo ci vorranno decenni, se ci si riuscirà.

  130. F. Pernice scrive:

    errata “almeno quasi”, corrige “quasi”

  131. Syriacus scrive:

    “Il nuovo santuario di S. Giovanni Rotondo, a sentire gli intenditori (ad es. Franco Adessa che ne ha scritto su “Chiesa Viva”) è un tempio zeppo di simboli massonici.”

    http://www.cattolicesimo.com/padrepio/ChiesaPadrePio/Copertina%20Pg%201.JPG

  132. Syriacus scrive:

    [ Marx nel XXI secolo?

    Celebra la Messa 'tridentina' nell'Ontario:

    http://www2.sbsun.com/news/ci_7494981

    " ONTARIO - The morning light from seven high, small windows paints the stone walls and dark beams of San Secondo d'Asti Catholic Church a quiet shade of gold.

    The smell of incense hangs sweet and heavy in the air.

    The Rev. Louis Marx stands with his face to the altar and his back to the faithful, singing and chanting in the timeless language of the Roman Catholic Church.

    "In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen. Intoibo ad altare Dei."

    "In the Name of the Father, and of the Son, and of the Holy Ghost. Amen. I will go to the altar of God." " ]

  133. Syriacus scrive:

    [Dall'America 'tridentina' ; bellissime foto: http://savannahnow.com/node/399584 ]

  134. Andrea Tornielli scrive:

    Mi scuso per non essrere intervenuto prima: ieri sera ero a Bergamo per una conferenza su Pio XII, quando sono tornato il server non funzionava e no n potuto postare nulla.Esprimo tutta la mia solidarietà a don Braga, mi scuso con lui, spero che torni sulla sua decisione di abbandonare il blog.
    A Garlic chiedo di non essere offensivo e di non dare del cretino a chiccessia.
    a.t.

  135. DANTE PASTORELLI scrive:

    Caro TORNIELLI, purtroppo in questo blog ci sono esaltati o screanzati che scrivono le prime cose che passa nella loro testa, persino senza neppure accertarsi della realtà di quel che sostengono, e danno sfogo a furori che non so da dove provengano o a quali sorgenti attingano.
    Il fatto è che ne fanno le spese i fedeli che cercano di ragionare cattolicamente e riproporre il Magistero nella sua interezza, e ripetono quel che la Chiesa in modo infallibile ha affermato: il sottoscritto, ad es. è dileggiato come il “Ripetitore”, anche se io definizioni di tal fatta le accolgo con piacere, perché è un onore esser ripetitore della parola di Cristo.
    Insomma c’è più di qualche provocatore che via via fa allontanare persone oneste e colte che ad un certo punto si stufano d’esser in continuazione sbeffeggiate al riparo di comodi nick.

  136. Luca scrive:

    Concordo con F. Pernice e Dante Pastorelli. Occorrerebbe pero’ una ricostruzione storica del come tutto quello e’ potuto accadere e, soprattutto, capire come mai chi gia’ allora avrebbe dovuto “conservare” la sana dottrina e la sana prassi e la vera cultura, non l’ha fatto o non ha avuto modo di farlo. Io ho fatto qualche ricerca a proposito degli anni Cinquanta, e si trovano cose interessanti. E’ venuto fuori, ad esempio, che sia Schuster sia Nazzareno Fabbretti (dunque un “retrogrado” e un “progressista”) criticavano quelli che avevano il culto del pallone e che consideravano l’oratorio una specie di ricreatorio: purtroppo gli anni seguenti hanno visto il trionfo dello psudoricreatorio e la fine del vero oratorio (la mia parrocchia docet). Ma e’ significativo che a segnalare questo rischio fossero, negli anni 50, due uomini di Chiesa tanto diversi. Dunque il cammino da tracciare era ancora aperto e le spaccature non erano ancora univoche: sono stati gli anni Sessanta a segnare il crollo. Volete sapere che cosa mi e’ sucesso quando, in un convegno all’Universita’ Cattolica, ho segnalato quella e altre contraddizioni? Qualche sedicente professore mi ha insultato dicendo che dovevo tenere la bocca chiusa.
    Qualcuno, mi pare Ruini ma non vorrei sbagliare, ha detto recentemente che non si tratta di trovare il colpevole della situazione di crisi attuale della nostra cultura e della Chiesa). Ecco: secondo me, invece, bisogna proprio trovare i colpevoli e stanarli dalle loro comode poltrone e dalle loro fasulle carriere. Bisogna sacrificare qualche vacca grassa.

  137. Luca scrive:

    Egregio dottor Tornielli,
    perche’ non mette nel blog anche il suo articolo su Padre Pio e Aldo Moro?
    Per quanto la ricostruzione dei fatti (non sua, peraltro) mi sembri un po’ forzata, almeno servira’ a tacitare certe persone che hanno scritto qui che Padre Pio era contornato di “leader fascisti”. Che poi Aldo Moro fosse un campione di politica cristiana, e’ un altro discorso…

  138. Luigi Casalini scrive:

    In risposta al 124 del sig. Pernice: il card Ratzinger non ha mai dubitato di quanto scritto nel Concilio Vaticano II, tantomeno in materia liturgica. Ha proprio detto il contrario: che la riforma liturgica post-conciliare era fatta male e non rifletteva le disposizioni del Concilio.
    Grazie di avermi dato la possibilità di questo chiarimento.
    AMDG
    Luigi Casalini

  139. Gianpaolo1951 scrive:

    Effettivamente non si può che condividere il post 138 del prof. Pastorelli. Noto, in effetti, che le persone perbene si firmano con nome e cognome, o parte di questi, o con nick ben conosciuti e riconoscibili tipo Syriacus, Feynman ecc.! Credo che l’unica cosa da fare – ovviamente sempre che il dott. Tornielli condivida l’idea – sia di non dare spazio ai disturbatori abituali che si nascondono dietro strane sigle. Sarebbe davvero un peccato perdere i commenti di Don Braga o altri come lui che – con il loro apporto serio e competente – danno quel valore aggiunto, quella marcia in più, a questo blog che seguo giornalmente, anche se intervengo di rado.

  140. aldo scrive:

    Carissimo Don Luigi non dia di conto alle contumelie ma continui a partecipare al Blog di Tornielli per dare a Noi tutti la possibilità di CRESCERE. Grazie suo obb.mo aldo

  141. Francesco Ursino scrive:

    Caro Don Luigi, condivido il pensiero di ciascuno che le sta chiedendo di rimanere… preghi per quegl’infelici che l’hanno calunniata e poi torni tra noi… anche il suo contributo è importante…
    Cordiali saluti.

  142. F. Pernice scrive:

    Gentile Luigi, chiarimenti come quello dei suo post 41 sono importanti, ed è un piacere indovinare dietro interventi del genere una preparazione rigorosa combinata con una sensibilità equilibrata.

    Credo che si debba perseguire in tutti i modi la via indicata da Benedetto XVI, quella di un contrasto ai drammatici abusi che hanno compromesso anzitutto la generale percezione del lecito e dell’illecito, del retto e del torto, del degno e dell’indegno, eccetera; ma anche quella della valorizzazione, dell’inveramento direi, dei non pochi frutti del Vaticano II. Faccio un solo, piccolo esempio: la presenza di un “animatore liturgico” (nella mia parrocchia è una madre di famiglia in non verdissima età, piglio presbiteriale e attivismo invasivo) quasi la Sacra Liturgia fosse uno show e la chiesa un villaggio turistico, viene giustificata con la sacerdotalità del Popolo di Dio. Questo è un abuso. Per contro, l’impegno di certi laici a propiziare una drastica riforma delle storture che affettano attualmente il Novus Ordo è un saggio più che luminoso della sacerdotalità del Popolo di Dio (la Chiesa non è “affare dei preti”).

    In tutto ciò l’equilibrio ha un valore fondamentale. Benedetto XVI sta facendo tutto il possibile per riordinare ciò che è fuori posto senza produrre inutili traumi. Dolcezza e rigore. Chi scambia tutto questo per tepidezza o per reazione non solo è nell’errore, ma si macchia della responsabilità, non lieve, di intorbidare l’azione limpida ed armoniosa del nostro Pastore.

  143. Francesco Ursino scrive:

    ALESSANDRO al post n°16 (DISCUSSIONE “RIMOSSO DALLA PARROCCHIA IL PRETE-FIDANZATO)
    “…Non capisco perchè l’amore per il Cristo deve escludere l’amore per una donna, per dei bambini. Perchè non sono compatibili le due cose. In effetti, a non capire non sono solo io, ma anche qualche centinaio di milioni di cristiani non cattolici…”

    *****************************

    Se sbaglio, qualcuno più competente mi corregga per favore, grazie :) … un uomo che sceglie di farsi prete, sceglie innanzitutto di consacrarsi a Dio e di amarlo totalmente per il resto della sua vita. Poiché l’amore è uno solo e l’uomo è appunto uomo e non Dio, non gli sarebbe possibile amare sua moglie, eventuali figli, i parrocchiani e ultimo ma non ultimo Dio ALLO STESSO MODO, perché è evidente che Dio e l’uomo non sono rapportabili e questo AMARE INCONDIZIONATAMENTE TUTTI è possibile solo a Dio.

    Altro discorso, ma non del tutto dissimile, è per le coppie sposate che hanno ricevuto il sacramento del matrimonio: anche in questo caso, moglie e marito amano, in virtù del loro amore, Dio. Ma non ci sono tre amori diversi (moglie/marito, marito/moglie, marito-moglie/Dio), l’amore è sempre uno.

    Dio ama in modo incondizionato tutti e ciascuno personalmente (anche te, lo sapevi questo?).

    Un uomo (e concludo) che sceglie di consacrarsi a Dio, sceglie di fare la Sua Volontà per tutta la vita… è chiaro che Don Sante con tutta la cagnara che ha fatto, non ha adempiuto a quella Volontà a cui si era deliberatamente inginocchiato, ma alla volontà sua personale, pretendendo (in modo provocatorio e come qualcuno ha già detto di cattivo gusto) di riformare la dottrina della Chiesa sulla base dei suoi capricci personali.

    Spero di averti dato qualche elemento utile di riflessione…

    Rinnovo il mio invito a farmi correggere se ho detto cose sbagliate.

    Cordiali saluti.

  144. Francesco Ursino scrive:

    ALESSANDRO al post n°16
    “…Non capisco perchè l’amore per il Cristo deve escludere l’amore per una donna, per dei bambini. Perchè non sono compatibili le due cose. In effetti, a non capire non sono solo io, ma anche qualche centinaio di milioni di cristiani non cattolici…”

    *****************************

    Se sbaglio, qualcuno più competente mi corregga per favore, grazie :) … un uomo che sceglie di farsi prete, sceglie innanzitutto di consacrarsi a Dio e di amarlo totalmente per il resto della sua vita. Poiché l’amore è uno solo e l’uomo è appunto uomo e non Dio, non gli sarebbe possibile amare sua moglie, eventuali figli, i parrocchiani e ultimo ma non ultimo Dio ALLO STESSO MODO, perché è evidente che Dio e l’uomo non sono rapportabili e questo AMARE INCONDIZIONATAMENTE TUTTI è possibile solo a Dio.

    Altro discorso, ma non del tutto dissimile, è per le coppie sposate che hanno ricevuto il sacramento del matrimonio: anche in questo caso, moglie e marito amano, in virtù del loro amore, Dio. Ma non ci sono tre amori diversi (moglie/marito, marito/moglie, marito-moglie/Dio), l’amore è sempre uno.

    Dio ama in modo incondizionato tutti e ciascuno personalmente (anche te, lo sapevi questo?).

    Un uomo (e concludo) che sceglie di consacrarsi a Dio, sceglie di fare la Sua Volontà per tutta la vita… è chiaro che Don Sante con tutta la cagnara che ha fatto, non ha adempiuto a quella Volontà a cui si era deliberatamente inginocchiato, ma alla volontà sua personale, pretendendo (in modo provocatorio e come qualcuno ha già detto di cattivo gusto) di riformare la dottrina della Chiesa sulla base dei suoi capricci personali.

    Spero di averti dato qualche elemento utile di riflessione…

    Rinnovo il mio invito a farmi correggere se ho detto cose sbagliate.

    Cordiali saluti.

  145. Francesco Ursino scrive:

    cARO DOTT.Tornielli, non riesco più a inviare commenti, ogni volta mi dice che la pagina web è scaduta e non me l’aggiorna… come posso fare?

  146. Raffaele Savigni scrive:

    Post 48: “Rinnovo la domanda al prof. Savigni: perché è meglio far quello che è stato fatto prima del IX secolo e non dopo?”. Con la mia affermazione volevo replicare ai tradizionalisti che rimpiangono i tempi di san Pio V (o comunque anteriori al Vaticano II) mostrando come paradossalmente (ma non tanto) la Chiesa dopo il Vaticano II abbia recuperato tradizioni antiche: noi cattolici “postconciliari” non siamo affatto sostenitori del “progresso” a tutti i costi! Ciò che viene dopo non è di per sé migliore di ciò che viene prima; se proprio vogliamo privilegiare un periodo storico, privilegiamo comunque quello della Chiesa indivisa dei primi secoli (che sicuramente aveva una liturgia meno “clericale”, valorizzava di più i laici, e proponeva un modello di primato papale accanto alla collegialità episcopale e non contro di essa).
    Non intendo assolutizzare la scelta della Comunione in mano: mi sembra però che sia più coerente con un’ecclesiologia matura (quella del Vaticano II), che ha riscoperto il valore del sacerdozio comune dei fedeli, valorizzato dalla Chiesa antica e un po’ dimenticato nel secondo millennio (c’è un vecchio libro di Dabin ancora utile su questo).
    Sono poi disponibile, senza pregiudizi (non sono uno specialista di storia della liturgia), ad approfondire la ricerca sulle fonti dei primi secoli e sulle motivazioni che hanno ispirato le decisioni di chi ha imposto la Counione in bocca e di chi ha autorizzato la Comunione in mano: se Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno autorizzato quest’ultima forma non si può comunque parlare di “abuso”, per cui la frase di mons. Ranijth è assai infelice.

  147. Raffaele Savigni scrive:

    D’accordo sul fatto che non dobbiamo mai ricorrere all’insulto: esprimo solidarietà in questo a don Braga, ma credo che anche Silvano o altri non debbano insultare nessuno (la regola vale per tutti).
    Post 31: “La generazione da lasciarsi alle spalle è quella dei nati tra il secondo dopoguerra e la fine degli anni Cinquanta”; e 39: “sono stati gli anni Sessanta a segnare il crollo… Qualcuno, mi pare Ruini ma non vorrei sbagliare, ha detto recentemente che non si tratta di trovare il colpevole della situazione di crisi attuale della nostra cultura e della Chiesa). Ecco: secondo me, invece, bisogna proprio trovare i colpevoli e stanarli dalle loro comode poltrone e dalle loro fasulle carriere. Bisogna sacrificare qualche vacca grassa”.
    Mi pare che la caccia ai colpevoli non serva molto (vanno cercati in molte direzioni, perché la cultura della secolarizzazione si è diffusa per molte vie). In ogni caso io non mi sento colpevole: nato nel 1953, non ho mai partecipato alle rivolte del ’68 e ’77, e non ho mai votato a sinistra prima del 1994; non ho mai sposato la moda del pallone (criticata anche da don Milani in “Esperienze pastorali”), mi sono impegnato nell’Azione Cattolica e non nella contestazione studentesca.Non mai fatto parte della Massoneria né dell’Opus Dei, ma ho visto varie parsone fare più carriera di me grazie a queste appartenenze.

  148. Luca scrive:

    Alt! innanzitutto allora ci spieghi come ha fatto a sopravvivere tenendosi lontano dal sessantottume e dintorni. Forse non ne era poi tanto lontano, se frequentava l’Azione Cattolica del “meno salmi piu’ salami” (scritto in un ufficio di Roma dell’ACI, testuale).
    Quanto al fare carriera: 1. l’AC ha garantito carriera a un sacco di gente; 2. il sottoscritto, per non aver accettato di fare il leccapiedi di un professorucolo massone, e’ stato liquidato dall’universita’ con la lode e tanti auguri: ovviamente a comportarsi cosi’ sono persone che poi si vantano di essere “figli della Rivoluzione francese” (e meno male…) e di essere tanto “democratici” e sostenitori del Progresso sociale; non parliamo poi del fatto che anche nell’Universita’ cattolica si annidano massoni incapaci e carrieristi; 3. l’accusa (infondata) all’Opus Dei di essere una massoneria viene… indovini un po’ da chi? E’ pronto? – viene dai falangisti spagnoli e dai tradizionalisti carlisti degli anni 50!
    Il bello e’ che Lazzati e compagnia bella negli anni 50 insistevano tanto sulla necessita’ di superare le barriere, di aprire ai laici ecc.; quando poi arriva l’Opus Dei che dice le stesse cose, valorizza la chiamata alla santita’ laicale nel lavoro professionale e nella vita quotidiana e la non clericalizzazione del cristianesimo, insomma propugna ante litteram tante cose poi valorizzate dal Concilio, bene, che succede? Lazzati va in bestia! Come si chiama tutto questo se non invidia?
    Il bello e’ che quei tromboni dell’Universita’ cattolica e dell’Azione Cattolica anni 60 cianciavano tanto di abbattere gli steccati, di condividere coi lontani, di inesistenza di una societa’ cristiana, e poi che fanno? Fanno carriere nelle strutture e nelle istituzioni “cattoliche”!
    Vergogna! Ecco quali sono le vacche grasse da sacrificare.

  149. Federico scrive:

    A Savigni
    L’Opus Dei è una prelatura personale della Chiesa Cattolica che ha esclusivamente fini spirituali. Non capisco, dunque, questo accostamento alla Massoneria o al discorso del fare carriera…
    Semmai, chi è dell’Opera o, comunque, la frequenta è spinto inequivocabilemente a dare il massimo di sè nel proprio lavoro professionale che viene considerato come uno strumento indispensabile per la santificazione propria e quella degli altri … ecco un esempio di valorizzazione concreta del laicato nella Chiesa, secondo il Concilio Vaticano II!

  150. Garlyc scrive:

    Ad Andrea Tornielli.
    Non ho dato del cretino a nessuna persona definita, ma soltanto a chi ritenesse di giudicare la mia fede sulla base di come preferisco mi venga somministrata l’ostia.

    Approfitto per dispiacermi molto del fatto che, per via di quanto affermavo su don Gianluigi Braga – basandomi su affermazioni altrui che ho poi valutato come infondate e quindi ho rapidamente rettificato – lo stesso abbia deciso di non intervenire nel blog. Rinnovo le mie scuse a don Gianluigi e lo prego di ritornare a esprimersi liberamente su questo blog.

    Cosa che non farò più io, in quanto – lo dico con rispetto verso tutti, non solo verso il dott. Tornielli e la sua apprezzabile moderazione e cortesia, purtroppo l’atmosfera di questo blog mi è diventata personalmente irrespirabile e indigesta. Non è in alcun modo una protesta – perché ognuno, giustamente, scrive ciò che vuole – ma solo l’esposizione di un mio personalissimo stato d’animo. Vi porgo fraternamente i miei saluti.

  151. Luca scrive:

    E poi, caro Savigni, lei non e’ il solo della sua eta’: ci sono tanti suoi coetanei nostalgici del sacro Romano Impero e della messa di Pio V! Non sara’ che, sotto sotto, lei e’ un criptotradizionalista :-) ? Uh, mamma mia…

  152. Luca scrive:

    Calcio: se uno non lo pratica, o e’ un handicappato o e’ un topo di biblioteca e, in quanto tale, ipso facto “fascista”. Savigni, lei come e’ uscito dal dilemma? Guardi che parlo sul serio: mi limito a riportare la mentalita’ della media dei nostri eroici connazionali (non la mia, che semmai ne sono stato vittima).

  153. Federico scrive:

    Savigni, mi sembra veramente incredibile additare le colpe della crisi della Chiesa all’Opus Dei!
    Penso, invece, che questa ricerca dei colpevoli sia infruttuosa. Di certo, però, non si può continuare con questa tesi della “rottura”, del cristiano pre e postconciliare! Mi sembra veramente un’assurdità!

  154. Luca scrive:

    Lo sapete che Savigni ha scritto nel blog di Rodari che, siccome Padre Pio era contrario al centrosinistra, questo dimostrerebbe i di lui limiti culturali? :-) :-)
    Padre Pio come Malagodi, ecco un paragone che nessuno aveva mai fatto :-)
    Eh, i limiti culturali del Paese di falce, martello e tortello… E delle universita’ italiane… Che pazienza che ci vuole, direbbe mia nonna buonanima… Il bello e’ che questa gente poi manda a spasso i giovani che invece studiano seriamente ma hanno il torto di non conformarsi ai loro schemi bacati…

  155. DANTE PASTORELLI scrive:

    Il Curato d’Ars era poco acculturato, ma aveva una conoscenza teologica quasi innata ed ha condotto una vita santa che lo ha portato agli onori degli altari.
    Invece Rahner era molto acculturato e la sua teologia porta allo sgretolanmento del Cattolicesimo e dell’essenza stessa di Dio, facendo leva su Kant, Hegel, Heiddeger e perlando di Grazia e salvezza connaturate nell’uomo che si apre a Dio, sulla confusione tra natura e grazia, tra naturale e soprannaturale ecc. sino poi ad arrivare ai critiani anonimi, siano essi atei o seguaci d’altre religioni.

    Proprio un’ora fa son tornato da un convegno che chiuderà domani, presso i Francescani dell’Immacolata a Firenze dedicato al teologo che è stato causa del maggior danno che la Chiesa abbia subito nella sua storia dopo l’arianesimo ela riforma protestante. Con l’aggravante che i discepoli di Rahner sono ancora sulle cattedre universitarie ed episcopali. Illustri teologi affrontano i vari temi che suggerisce la lettura di questo teologo che purtroppo la Chiesa ha lasciato fare e disfare per troppo tempo.

  156. DANTE PASTORELLI scrive:

    La circostanza che un Papa ammetta un modo diverso di comunicarsi, rientra nell’ambito discrezionale dell’Autorità, di una disciplina non vincolante che, messa alla prova, può risultare negativa e può esser limitata e abrogata. Come la comunione sotto le due specie.
    Giov. Paolo II introducendo la comunione nella mano, dopo varie resistenze agli aggressivi episcopati delll’America del Nord e del Centro-Europa che ne erano infatuati, non intendeva certo compiere un atto di Magistero: la prova è fallita miseramente con la perdita della sacralità nell’assunzione dell’Eucaristia, per cui mons. Ranjith ed il Papa a cui egli obbedisce hanno perfettamente ragione, e mi auguro che provvedano presto a revocare una facoltà che è diventatra una regola, coi sacerdoti che la impongono ed è causa d’ abusi e misfatti

  157. Garlyc scrive:

    E’ meraviglioso. Il Papa fa Magistero solo quando vi fa comodo. E poi magari parlate contro il “relativismo”.
    Una ragione in più per salutarvi, sempre cordialmente.

  158. Onofrio scrive:

    Post 147: Gent.mo prof. Savigni, la ringrazio molto per il chiarimento.

    Nonostante che io e lei siamo su posizioni diverse (mi sono riavvicinato al cattolicesimo anche grazie al rito antico e mi sento di condividere buona parte delle preoccupazioni di mons. Ranjith, avendole vissute “sulla mia pelle”, pur avendo solo trent’anni di età) sono lieto di leggere la sua spiegazione.

  159. F. Pernice scrive:

    Caro Savigni, l’auspicio mio personalissimo è il rapido tramonto della mentalità collettiva prodottasi e propagatasi in quei decenni, non certo la scomparsa fisica delle singole persone che l’anno incubata o che ne sono imbevute. Un’intera generazione ha dato vita a un grande esperimento a base di alchimismi sociologici, psicologici, filosofici e politici che ha determinato dissesti colossali e alterazioni profonde e persistenti (spero non permanenti). Quella di Sessantotto e dintorni è stata una grande scuola di potere ipocritamente dissimulata sotto le mentite spoglie dello slancio utopistico. Nella migliore delle ipotesi si è trattato di pura malafede (guardi, le evoco persino una categoria sartriana). Oggi è di moda, tra costoro, rievocare con toni epici il “sogno irrealizzato” di quegli anni; il dramma, però, è che quel sogno è stato realizzato, e i suoi frutti avvelenati sono sotto gli occhi di tutti.

    Condivido il punto di vista espresso da Luca in uno dei post precedenti: la ricerca dei colpevoli va finalmente intrapresa, in modo implacabile e sistematico. L’anno venturo ricorre il quarantesimo dello sfacelo: può essere una buona occasione per aprire la caccia, se mi si passa la metafora un po’ bellicosa. La generazione sessantottina è ancora in sala macchine e fa di tutto per non mollare le leve di comando (al massimo vagheggia un passaggio di consegne ai propri figli, piccoli cloni venuti su come i rovi selvatici), ma gli anni passano e anche per loro – come per la generazione dei benpensanti che per troppo ardore di farsi gli affari propri o di tutelare le proprie posizioni di rendita non è stata capace di contrastarli – si avvicina la china del tramonto.

    P.S. Neanche io faccio parte della massoneria o dell’Opus Dei (sebbene abbia conosciuto la prelatura speciale di Giovanni Paolo II da vicino, non riuscendone ad apprezzare la specificità), né, per esempio, di Comunione e Liberazione, tanto per citare organizzazioni affatto eterogenee e assolutamente non assimilabili se non per il fatto di rappresentare, in certi casi, un trampolino di lancio verso carriere più o meno folgoranti (che ne dice di aggiungere Lotta Continua, il PCI e altre infinite consorterie di sinistra?).

  160. Raffaele Savigni scrive:

    Io sono stato certamente giudicato “un topo da biblioteca”. Non intendo demonizzare nessuno (ad esempio stimo molto l’on. Binetti, dell’Opus Dei); ma certamente chi era nell’Opus Dei ha avuto più possibilità di fare carriera (nella Chiesa e nelle Università) di chi seguiva Lazzati.Basta guardare certe nomine cardinalizie e certe carriere accademiche degli ultimi vent’anni; e la folgorante rapidità con cui mons. Escrivà è divenuto santo (ha battuto sul tempo Giovanni XXIII, Pio IX e tanti altri!). Quanto ai limiti culturali di padsre Pio (di cui non nego la santità), non dipendono dalle sue idee politiche, ma dal fatto che (se è vero l’aneddoto secondo cui rifiutò di vedere Moro, che lo frequentava da tempo, dopo che fu avviata l’esperienza del centro-sinistra) non è sempre riuscito a distinguere tra scelte politiche e percorso di fede. E non era così abile a discernere i segni dei tempi, visto che non ha saputo prevedere i disastri cui avrebbe portato il fascismo.

  161. Gianpaolo1951 scrive:

    Nel ’68 frequentavo la 4ª ragioneria. Personalmente ho vissuto quel periodo con un certo distacco e disinteresse. I più impegnati del mio istituto erano quelli che, trascinati dai liceali – notoriamente più intellettuali –, cercavano in tutti i modi di contrastare le scelte di chi, come me, preferiva restare in classe e seguire le lezioni. Ricordo il mio preside, notoriamente comunista, che con una mano incitava gli studenti ad aderire agli scioperi (facendo chiudere l’ingresso prima del suono della campanella) e con l’altra chiedeva la giustificazione delle assenze…! Proprio un bel personaggio, un esempio vivente di correttezza che, però, non aveva fatto bene i conti con la mia classe: denunciammo il fatto al provveditorato e un ispettore del ministero della P.I. ne decretò l’allontanamento. Scrivo tutto ciò, per dire che non tutti i nati negli anni cinquanta sono responsabili di quel terremoto anzi, sempre chi come me si era opposto, ha subìto indebitamente gli stessi postumi negativi di chi quella rivoluzione l’ha cavalcata…, mi riferisco, ovviamente, al successivo declassamento del tanto sudato e agognato titolo di studio!

  162. Luca scrive:

    Grandi Giampaolo1951 e F. Pernice!
    Savigni, lei continua a fare l’indiano, o forse a non avere le categorie culturali per capire (i limiti culturali sono suoi, non di Padre Pio, se accetta questa correzione fraterna). La Binetti e’ li’ non perche’ e’ dell’Opus Dei, ma perche’ qualcuno le ha detto di candidarsi nella Margherita. Anche la Margherita e’ dell’Opus Dei? Grandioso….
    Lazzati e seguaci hanno fatto carriera ad abundantiam. Il guaio di Lazzati e’ che mette in un unico calderone CL, l’Opus Dei, Giovanni Paolo II (cfr. l’allucinante libro di Scoppola e Elia “A colloquio con Dossetti e Lazzati”), calderone eteroclito in cui l’unico legame era l’odio senile di Lazzati buonanima verso tutti coloro che riuscivano a testimoniare la fede meglio di lui.
    Un tale Maurilio Guasco – che scommetto a Savigni e’ tanto simpatico – qualche mese fa gongolava perche’ secondo lui Lazzati sta per essere beatificato, e cosi’ quelli di CL sarebbero fregati. Mah…
    Certo mi chiedo se il M. Guasco che ce l’aveva con Casini perche’ incoerente, sia lo stesso M. Guasco che vent’anni fa firmava appelli contro il magistero teologico di Giovanni Paolo II. Li’ la coerenza non c’entra, nooooo, si tratta di liberta’ di pensiero, giusto?
    Il massimo del grottesco di Savigni, infine, e’ quando accusa Padre Pio di non aver compreso i “segni dei tempi” a proposito del fascismo. Savigni, glielo dico educatamente: a parte il fatto che quella dei “segni dei tempi” e’ una categoria pseudoteologica, e premesso che Padre Pio non faceva politica, e che incontro’ Moro anche nel 1968 poco prima di morire (c’e’ un articolo di Tornielli al riguardo, spero che lo metta nel blog) – lo sa che e’ facile fare profezie post factum? In altre parole: del senno di poi son piene le fosse. Come fa a sapere che non sarebbe stato fascista anche lei, se fosse vissuto al tempo del fascismo? :-)

  163. Luca scrive:

    Dottor Tornielli, per favore, metta nel blog il suo articolo su Padre Pio e Moro, cosi’ anche Savigni capisce che Padre Pio incontro’ il suo mito Aldo Moro DOPO l’avvento del centrosinistra e addirittura poco prima di morire… Certo pero’ che quel Moro che va a incontrare Padre Pio in occasione della campagna elettorale, evidentemente per farsi bello delle sue frequentazioni, non ci fa una grande figura…
    Ah, a proposito, Savigni, lo sa che anche Rodolfo Doni descrive Moro a tinte negative? Sa chi e’ Rodolfo Doni? Che facciamo, lo spranghiamo?

  164. Luca scrive:

    Per F. Pernice: mi permetto di raccomandarle la lettura dell’eccezionale saggio di M. FFORDE “Desocializzazione. La crisi della postmodernita’.”, Cantagalli, Siena 2005. Ha vinto anche il Premio Capri (insieme col libro di Prodi “Insieme”, cosi’ Savigni non si scandalizza).

  165. Luca scrive:

    Per Dante Pastorelli: che pensa del fatto che alla facolta’ di filosofia della Pontificia Universita’ Salesiana c’e’ un docente di antropologia filosofica (un salesiano!) che cita in continuazione Rahner e Heidegger come maestri del nostro tempo?
    E che pensa del fatto che i salesiani di quella facolta’ si vergognano di papa Pio IX, ossia del Papa che aiuto’ il loro Fondatore?

  166. F. Pernice scrive:

    Caro Luca, tempo sempre tiranno permettendo, festeggerò il funesto anniversario del Sessantotto leggendo il volume di Fforde. Grazie per la segnalazione.

  167. DANTE PASTORELLI scrive:

    Come ho detto non so in quale pagina, sto seguendo un convegno proprio su RNahner e i suoi errori propagati nella Chiesa ed ancora imperanti sino a che non saran fatti fuori (in senso metaforico!) professorie e Vescovi intrisi di gravissimi erori teologici che portano alla negazione dell’essenza stessa di Cristo e della necessità
    delle redenzione.
    Relatori: mons. Gherardini,e i prof. A.Livi, Andereggen, Cavalcoli, Siano, Hauke, Apollonio, Schmidbaur, Ierumanis, Arellano (Natura e Grazia, Teologia ascendente o discendente, I cristiani anonimi, Rahner nella critica di Leo Scheffzyk, La Vergine Maria nella teologia di Rahner, Scientismo e Kantismo trascendentale? Il vero volto di S. Tommaso, Il mistero della Trinità in Rahner,Hegel e Heiddeger prodromi filosofici del pensiero teologico di R.,…)Il mistero di Cristo in Rahner e la sua prospettiva escatologica: un già e non più ecc.).
    Fatta salva la sua buona fede,il convegno sta mettendo in luce il devastante influsso del teologo.
    Quindi, LUCA, puoi capir bene cosa penso di quei professori. Io di Pio IX non mi vergogno affatto. Quando si poterranno leggere nell’interezza le pagine del postulatore Gherardini se ne vedranno delle belle.
    La figura “politica” può esser discussa, la santità della sua vita no. E chi di lui si vergona si vegogna della Chiesa: dunque, cambi casa.

  168. DANTE PASTORELLI scrive:

    NON SO CHI ABBIA DETTO DI AVER PROBLEMI DI COLLEGAMENTO: ANCHE IO OGGI NON RIESCO A COLLEGARMI SE NON CON ESTREMA DIFFICOLTA’

  169. DANTE PASTORELLI scrive:

    GARLYC non riesce a distinguere un modifica liturgica o un atteggiamento pastorale dal Magistero.
    La comunuione sulla mano non esprime il Magistero, altrimenti tanti cardinali ed anche l’attuale Papa non si porrebbero il problema. Dovrebbero ubbidire e basta, e in silenzio.

  170. Syriacus scrive:

    (COSTITUZIONE SULLA SACRA LITURGIA
    SACROSANCTUM CONCILIUM

    4 dicembre 1963)

    III. La riforma della sacra liturgia

    21. Perché il popolo cristiano ottenga più sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un’accurata riforma generale della liturgia. Questa infatti consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti alla intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non più idonee. In tale riforma l’ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà che essi significano, siano espresse più chiaramente e il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria. A tale scopo il sacro Concilio ha stabilito le seguenti norme di carattere generale.

    A) Norme generali

    L’ordinamento liturgico compete alla gerarchia

    22.

    1. Regolare la sacra liturgia compete unicamente all’autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo.
    2. In base ai poteri concessi dal diritto, regolare la liturgia spetta, entro limiti determinati, anche alle competenti assemblee episcopali territoriali di vario genere legittimamente costituite.
    3. Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica.

    http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html

  171. Luca scrive:

    Appunto, Pastorelli, perche’ non va a parlare un po’ coi salesiani? Bisogna andare a cercare il fratello che sbaglia, anziche’ stare alla finestra a vedere che tempo fa. Forse a lei daranno un po’ piu’ retta, data la sua preparazione.

  172. DANTE PASTORELLI scrive:

    E secondo te, coi vescovi che hanno a Roma, Congregazioni romane ecc. dovrei andare io? Sei sicuro di star bene?
    Con qualcuno dei salesiani di Firenze parlo e come: lo vedo quasi tutte le domeniche: è un giovane molto bravo, umanamente disponibilissimo e culturalemente ben formato: si imparan da lui molte cose.
    Io non sto alla finestra, ma curo il mio orticello. Basterebbe che tutti facessero altrettanto, e meglio di me.
    I problemi su cui sfotti sono di competenza altrui.

  173. Francesco Ursino scrive:

    Sono io Dante, che avevo quei problemi… non mi postava i commenti :)

  174. DANTE PASTORELLI scrive:

    3. Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica.

    Infatti, i sacerdoti son così ligi che ognuno dice una Messa diversa dall’altro.

  175. DANTE PASTORELLI scrive:

    A me non s’apre neppure il blog e quando ci riesco e voglio mandare un messaggio m’appare una pagina in inglese indicante errore

  176. Francesco Ursino scrive:

    Anche a me! Prova ad aggiornare due o tre volte, di solito funziona…

  177. Raffaele Savigni scrive:

    Non mi pare che Rahner sia mai stato condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede: quindi è del tutto arbitrario dipingerlo come un eretico o comunque come un sostenitore di dottrine eterodosse(ha sostenuto tesi discutibili, discusse e criticate anche dall’attuale pontefice, che però non si è mai sognato di dargli dell’eretico). Non riconosco quindi a Dante Pastorelli o ad altri nessuna autorità in campo dottrinale. Quanto a Pio IX, se ora viene beatificato Rosmini, evidentemente quel pontefice si era sbagliato nel giudicarlo. Come fa poi Dante a sostenere che “La comunuione sulla mano non esprime il Magistero”? Certo, non si tratta di magistero “ex cathedra” (quindi infallibile), ma comunque di un atto di magistero ordinario al quale sono dovuti ossequio ed obbedienza, finché la norma non cambia (del resto, nessuno è obbligato a prendere la Comunione in mano, per cui la sensibilità dei tradizionalisti è rispettata, in quanto possono scegliere la Comunione in bocca).Si può auspicare un cambiamento della disciplina, ma senza denigrare nessuno.Ciò che non è ammissibile è voler costituire un magistero “parallelo” e accusare di eresia gli altri, i “progressisti”, su materie e questioni opinabili.

  178. Gianpaolo1951 scrive:

    Sono cresciuto in una famiglia cristiana, educato da una madre timorata di Dio, chierichetto fino a 14 anni e, dopo un lunghissimo periodo di allontanamento dalla Chiesa, ritornato fortunatamente sulla “retta via”. Ho ripreso così, a partecipare alla Santa Messa anche in differenti luoghi di culto non molto distanti tra loro e, con molta amarezza mista a un certo disorientamento, ho constatato che ogni parrocchia segue una propria “linea”, dove lo stesso inno o canto – pur restando sostanzialmente uguale sotto il profilo del verbo – viene interpretato con cadenze assolutamente diverse e personalizzate. Tralascio poi le sensazioni che provo nel profondo dell’animo nel sentire alcuni brani che sembrano usciti da “Sanremo”…, nell’assistere allo scambio di “un segno di pace” che, oltre a produrre un penoso teatrino, magari ti costringe a porgere la mano a chi ha appena starnutito o si è soffiato il naso o, peggio ancora, nel vedere la particola posta direttamente nelle mani.
    Al tempo del Concilio Vaticano II ero un ragazzino e, da chierichetto, ho avuto modo di partecipare direttamente e attivamente ai vari riti liturgici tutti in latino, lingua che si studiava a scuola, considerata dai rivoluzionari progressisti di allora, la “bestia nera” nemica del popolo cui impediva l’accesso alle superiori, quindi alla “cultura”! Secondo me invece, era semplicemente un guado da oltrepassare (mi riferisco alla seconda media), che se non avevi i numeri per superarlo, senza tanti drammi o tragedie, lasciavi gli studi ed entravi direttamente nel mondo del lavoro, punto e basta! Poi, in nome della riforma, del progresso e via dicendo, è subentrata la scuola dell’obbligo che ha cacciato in gabbia la “bestia nera” ed ha aperto le porte della cultura al popolo con le conseguenze che tutti conosciamo: una marea di giovani con un diploma, o peggio ancora una laurea, che non servono a nulla perché purtroppo – loro malgrado – quasi nulla è l’istruzione ricevuta.
    Ma tornando al Concilio Vaticano II, poco più tardi e incomprensibilmente, ho assistito alla triste spoliazione delle chiese dai preziosi altari sui cui gradini avevo imparato a salire e scendere senza mai voltare le spalle all’assemblea, alle bellissime balaustre, pulpiti, confessionali e di tutto quanto potesse avere un “pericoloso” collegamento col passato… e, sempre in nome del progresso, ho visto nascere chiese somiglianti più a dei capannoni industriali che a un luogo di culto, raccoglimento e preghiera. Ma forse il richiamo all’industria non era poi tanto a sproposito visto che dopo, essendo stati considerati noi italiani da un certo politico di allora (pace all’anima sua!) un popolo di “vacanzieri” – dato il gran numero di ponti festivi dovuto alle varie ricorrenze religiose quali Ascensione, Pentecoste, Trinità, Corpus Domini ecc. con grave danno alla produzione industriale – il papa di allora, senza tante spiegazioni le spostò tutte alla prima domenica di riferimento. E potrei continuare, ma mi fermo qui e concludo: nella vita abbiamo un assoluto bisogno di certezze e non relativismi, abbiamo la necessità di sapere che quello che fino a ieri era considerato “sacro”, lo sarà anche in seguito e che un domani – sempre in nome del progresso – nessuno potrà mai costringerci a santificare il lunedì perché nel frattempo la domenica, per motivi logistici, sarà declassata a giorno feriale lavorativo!!!

  179. DANTE PASTORELLI scrive:

    Intanto le idee di Rahner sono condannate da Pio XII nella Humani generis in quanto rientrano nella nouvelle théologie.
    Inoltre le sue tesi di connaturalità della Grazia nell’uomo, il cristianesinmo anonimo ecc. confondono naturale e soprannaturale: se la grazia non è più un soprannaturale dono gratuito di Dio che si può perdere e riacquistare, ma costitutivo della natura umana, l’uomo non ha bisogno di redenzione e quindi tutti gli uomini son cristiani, anche atei e idolatri e destinati alla salvezza. Teologia della salvezza universale.
    Se queste tesi sono compatibili con la dottrina della Chiesa io son seguace di Kalì. Il fatto che non sia stato condannato è ininfluente: quali teologi sono stati dichiarati eretici da 50 anni a questa parte?
    Per la comunione nella mano ho detto che non è atto di Magistero con la M maiuscola, intendendo vincolante essendo una norma liturgica che può essere revocata perché non fa parte neppure del magistero ordinario: è solo prassi liturgica, nel senso che non esprime una dottrina. E se proprio la vuoi chiamare atto di magistero si tratta di magistero autentico.
    Poi ci risiamo col beato Rosmini – che però sta diventando una fissa -: si sottomise alla Chiesa e ritrattò le sue teorie che la Chiesa non approvò.
    Che io non sia “autorità” dottrinale non c’è dubbio: questo non mi esime dall’esprimere giudizi sostenuti da grandissimi teologi e cardinali, che se ne intendono più di me e, se permetti, più di te.
    Un magistero parallelo non esiste: quello che dico io lo dice il papa e lo dicono i suoi collaboratori più vicini. O è il Papa il magistero parallelo?
    La comunione in bocca la posso certo prendere: ma l’abbattimento delle balaustre e la mancanza di inginocchiatoi impediscono ai più anziani di comunicarsi sesondo la loro sensibilità e le norme ancora presenti nella Chiesa, essendo quella della comunione sulla mano slolo una facoltà: dunque a chi come me è anziano e vuole inginocchiarsi vien fatta una grande violenza morale.
    In ogni caso se il Papa e i suoi collaboratori stanno ripensando al problema – ma temo che alla fine non se ne farà niente – io mi ritengo in diritto di dire che è stata una scelta “pratica” che porta ad abusi gravissimi ed anche alla possibilità di sacrilegi.
    E questo che dico non è denigrazione ma constatazione di un fatto reale. E chi ama il pericolo in esso morirà.

  180. Raffaele Savigni scrive:

    “Poi, in nome della riforma, del progresso e via dicendo, è subentrata la scuola dell’obbligo che ha cacciato in gabbia la “bestia nera” ed ha aperto le porte della cultura al popolo con le conseguenze che tutti conosciamo”.
    Anch’io avrei preferito una maggiore valorizzazione del latino in quanto parte della nostra tradizione culturale; ma la democratizzazione della cultura scolastica è stata un fatto positivo: io, figlio di un operaio, ho potuto continuare a studiare e laurearmi perché il (per qualcuno famigerato) governo di centro-sinistra degli anni ’60 mi ha consentito di farlo mediante borse di studio e riforme varie. Perché l’apertira della cultura al popolo dovrebbe essere giudicata un male? Dovrebbero forse studiare solo i figli dei ricchi? Purtroppo, per l’insipienza di molti (tra cui, oltre ad una sinistra che aveva dimenticato la lezione del grande latinista Concetto Marchesi, i vari cardinali Bacci che osteggiavano la riforma liturgica), il latino è stato considerato ingiustamente simbolo di “vecchiume” e di “classismo”. Ma la riforma della scuola media e l’estensione dell’obbligo scolastico erano provvedimenti necessari: sono stati sostenuti anche da associazioni professionali cattoliche come l’UCIIM.

  181. Alfredo scrive:

    L’apertura della cultura al popolo era ilminimo che si dovesse e potesse chiedere ai governi dell’epoca.

  182. DANTE PASTORELLI scrive:

    Il problema non è stata l’apertura della scuola al popolo, ci mancherebbe altro, ma l’abbassamento della cultura al livello del popolo più ignorante: insomma s’è abbassato il livello della cultura, ma non s’è alzato, come si sarebbe dovuto fare, il popolo alla cultura.
    La conseguenza: uno scadimento generale.
    Anche prima della riforma della scuola c’erano borse di studio: io non ho mai o quasi, non ricordo bene, pagato le tasse scolastiche: la Costituzione parla di alunni bisognosi ma meritevoli, non di vagabondi, ricchi o poveri.

    I vari cardinali Bacci videro molto lontano: la desacralizzazione della liturgia nel suo centro vitale, la S. Messa. E non mi si ricordi il Concilio perché niente nel Concilio invitava a far strame della tradizione liturgica. Il latino è “lingua sacra” nel senso che per secoli e secoli è stata “lingua liturgica”.
    Ed oggi si racattano i cocci e si cerca di ricomporre il vaso.
    Inoltre già sotto pio XII erano stati concessi indulti per l’introduzione delle lingue vernacole, e lo stesso Lefebvre qua e là le aveva utilizzate.

    Prima della riforma della Media, i meno abbienti frequentavano il professionale: poiché sono abbastanza vecchio, posso dire che gli alunni del professionale, latino a parte, eran più preparati degli alunni della media odierna.

  183. Fiorellino Blu scrive:

    A proposito della comunione sulla mano, segnalo la lettera che inviai alcuni anni fa al curato della mia ex-parrocchia nella diocesi di Bergamo.
    Essendo troppo lunga, con il permesso di Andrea Tornielli indico il link del mio blog (che da tempo del resto non aggiorno) sul quale ho riportato tale lettera.

    http://lastrisciabianca.blog.espresso.repubblica.it/

  184. dodo76 scrive:

    11a GIORNATA NAZIONALE DELLA
    COLLETTA ALIMENTARE
    Sabato 24 novembre 2007
    “La carità cambia la vita”
    Milano, 14 novembre 2007
    Sabato 24 novembre si svolgerà in tutta Italia la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare organizzata dalla
    Fondazione Banco Alimentare Onlus e dalla Federazione dell’Impresa Sociale Compagnia delle Opere. Sarà
    possibile in quell’occasione aiutare concretamente i poveri del nostro Paese che, secondo le ultime rilevazioni
    Istat (ottobre 2007), sono quasi il 13% della popolazione italiana. In oltre 6800 supermercati più di 100.000
    volontari, tra i quali Marcello Lippi, Paolo Brosio e Giancarlo Fisichella, inviteranno le persone a donare
    alimenti non deperibili – preferibilmente olio, omogeneizzati ed alimenti per l’infanzia, tonno e carne in
    scatola, pelati e legumi in scatola – che saranno distribuiti a più di 1.360.000 indigenti attraverso gli oltre 8.100
    enti convenzionati con la rete Banco Alimentare (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di
    solidarietà, centri d’accoglienza, ecc.).
    In occasione della “Colletta Alimentare” del 2006 gli italiani hanno donato più di 8422 tonnellate di cibo per
    un valore economico superiore a 26.200.000 euro; l’obiettivo per l’undicesima edizione è di coinvolgere
    sempre più persone in questo gesto di gratuità incrementando così il quantitativo di alimenti raccolti.
    Anche quest’anno, per introdurre al significato della Colletta Alimentare, viene proposta una frase che
    sottolinea il valore educativo dell’iniziativa:
    Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco, non ce la fai più. E d’un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno – uno
    sguardo umano – ed è come se ti fossi accostato ad un divino nascosto. E tutto diventa improvvisamente più semplice.
    ANDREJ TARKOVSKIJ
    Partecipare a un gesto di carità cristiana come la colletta, così semplice e concreto, accessibile a tutti, svela la legge della vita che è
    amare, dono di sé.
    Se uno vede che quando più ama, tanto più è se stesso e che in questo darsi non si perde, ma si guadagna, allora tutta la vita
    diventa desiderio di condividere il bisogno degli altri per condividere il senso della vita.
    A beneficiare della “Colletta” non sono esclusivamente i poveri ma anche i donatori che, attraverso un
    semplice gesto di carità, condividono i bisogni primari di chi è emarginato.
    La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare è resa possibile grazie alla collaborazione con l’Associazione
    Nazionale Alpini e la Società San Vincenzo De Paoli, e gode dell’Alto Patronato della Presidenza della
    Repubblica e del patrocinio del Segretariato Sociale della Rai.
    Per informazioni su quali punti vendita aderiscono all’iniziativa oppure su come dare la propria disponibilità
    per fare il volontario è possibile chiamare lo 02.67.100.410 oppure visitate il sito http://www.bancoalimentare.it.
    Si ringraziano: Intesa Sanpaolo, Fastweb, Aurora Assicurazioni, Arvedi, Gruppo FNM e Comieco
    Per ulteriori informazioni: Francesco Montini cell. 328.21.32.308 ufficiostampa@bancoalimentare.it

  185. Marilvia scrive:

    volevo solo iscrivermi

  186. Marilvia scrive:

    Che importa se in mano o in bocca l’importante è che siamo degni di riceverLa

  187. Daniela - Milano scrive:

    Mi riconosco pienamente nell’esperienza riportata da Gianpaolo 1951, e concordo sulle sue osservazioni. Aggiungo inoltre che una delle cose che mi hanno lascata perplessa dopo tanti anni di lontanza è stata la disinvoltura dell’abbigliamento (specialmente femminile) in chiesa, ombelichi al vento compresi. E pensare che ci si metteva il velo in testa! Forse era troppo, ma ora…

  188. F. Pernice scrive:

    A leggere i post di Gianpaolo e Daniela si capisce perché vale la pena di far festa e sacrificare il vitello grasso. A loro (per quel che vale) la mia simpatia.

  189. Mauro W. Fuolega scrive:

    Nonostante sia per molti uno “sporco” tradizionalista lefebvriano, spesso attratto dalle tesi sedevacantiste, confesso a Voi tutti la mia personale propensione per la comunione in mano, che però vorrei ricevere in ginocchio. Questo, semplicemente, per poter prolungare l’adorazione dell’Ostia consacrata, Corpo, Sangue, Anima e Divinità di N.S.G.C.
    Naturalmente la mia è una semplice fantasia, un mero anelito spirituale, perché mi rendo benissimo conto che pur se ricevessi la Comunione su una mano pulita, questa non sarebbe ulteriormente purificata, nel corso della Messa, da ogni contatto terreno.
    Vi confesso, ancora, che mi piacerebbe tenere in casa un ostensorio per poter adorare Gesù sacramentato, ma anche in questo caso capisco fin troppo bene, come non si possa esporre il Santissimo a pericolo di profanazioni.
    Perciò, pur desiderandolo, sono fortemente ostile e contrario a ricevere la Comunione in mano: le profanazioni – anche involontarie – si sprecherebbero e si sprecano, per non parlare delle sottrazioni ad opera di satanisti. Peccato, infine, che molti cattolici non si rendano conto più conto di quello che ricevono, e si ostinino a “pulirsi” le mani e a far cadere per terra atomi di particelle dell’Ostia dopo essersela portata alla bocca. Sono diventati tutti protestanti, cosa posso aggiungere?!
    Saluti.

  190. DANTE PASTORELLI scrive:

    MARILIVIA, se spostianmo il discorso dulla nostra dignità di ricevere il Sign, non si farebbe più la comunione: Domine, non sum dignus!
    Chi di noi è senza peccato? Chi può affermare di aver l’anima candida come quella d’un bambino?
    Accostiamoci alla comunione nella piena coscienza di non aver peccati gravi che ostino a questo passo così delicato.
    Ma accostiamoci anche umili, devoti, reverenti anche nei gesti davanti alla Maestà Divina: troppo spesso ci dimentichiamo che Lui è sì il nostro Salvatore, che ha assunto la nostra carne, ma è anche il nostro Signore e il nostro Giudice

  191. Luca scrive:

    Le tesi di Rosmini condannate lo furono dal S. Uffizio sotto Leone XIII, il papa che piace tanto ai progressisti, non sotto Pio IX, che lo stimava parecchio.

  192. Raffaele Savigni scrive:

    Io apprezzo (come tanti altri) Leone XIII per aver compreso l’importanza della questione sociale e per aver separato (mediante il riconoscimento della Repubblica francese, che dispiacque agli ultratradizionalisti monarchici) le sorti della Chiesa da quelle dei monarchici francesi; non per aver appoggiato senza condizioni il neotomismo dei manuali che hanno imperato sino a Pio XII compreso. Pio IX, la cui sincera pietà è innegabile, dopo una buona partenza si lasciò trascinare dai reazionari dell’epoca su posizioni molto conservatrici, che sfociarono in una condanna radicale (non però “ex cathedra”, quindi non vincolante, tant’è vero che il Vaticano II l’ha superata) del Risorgimento e del liberalismo. E questo purtroppo ha favorito la scristianizzazione della società italiana, a partire dalle classi dirigenti e dal mondo della cultura.Riproporre tale visione (come fanno ora ad esempio la Pellicciari, Messori, Cammilleri e Socci) sarebbe devastante: rischia di far rinascere un anticlericalismo “alla Podrecca” che sembrava dimenticato. Credo che ora la Chiesa dovrebbe parlare di più di Dio e di meno di questioni politiche.

  193. Luca scrive:

    L’anticlericalismo rinasce sempre, ogniqualvolta la Chiesa ha qualcosa da dire. Anche Mussolini minacciava la Chiesa di scatenare l’anticlericalismo (e qualche volta lo fece), se non seguiva le sue direttive. L’odio attuale verso la Chiesa nasce dagli anni Settanta, dal disprezzo verso la religione, che era ben percepibile p. es. nelle scuole degli anni Ottanta, quando un certo Veltroni, segretario dei Giovani Comunisti, voleva eliminare l’ora di religione, il che, comunque, non era certo l’unico ne’ il piu’ grave sintomo: io ero quasi l’unico delle classi che frequentavo ad andare in chiesa, anche se ero molto immaturo nella fede perche’ non avevo nessun sacerdote che mi seguisse e nessun laico coetaneo con cui condividere la fede seriamente – ma, al di la’ di questo, ricordo benissimo con grande tristezza i miei compagni di liceo sghignazzare berciando una parodia di “Tu scendi dalle stelle”. Non era dunque un atteggiamento intellettuale, ma pura e semplice cafonaggine, che ormai ha pervaso di se’ tutta la societa’ (ma i sintomi erano percepibili da decenni: ecco il perche’ della mia polemica precedente).
    Gli anticlericali ignorano le differenze interne alla Chiesa, credono che sia un monolite ma soprattutto non hanno voglia di conoscere: solo di sputare veleno, perche’ fa molto comodo censurare chi richiama la coscienza alla verita’.

  194. Luca scrive:

    Giampaolo1951: LEI HA CAPITO TUTTO, che Dio la benedica. Quello che mi fa soffrire, anche intellettualmente, e che andrebbe indagato, e’ il perche’ i tanti come lei, che secondo me erano la maggioranza, a un certo punto sono stati abbandonati a se stessi, con lo sbracamento del cosiddetto mondo cattolico. Qualcuno deve rispondere di cio’, e, se anche non lo fara’ a noi, lo fara’ a Qualcuno ben piu’ importante.

  195. Luca scrive:

    Dante Pastorelli: io non la stavo affatto “sfottendo”. Io stavo semplicemente segnalando che quei pretonzoli psudointellettuali che danno un esempio penoso anche nella liturgia, lo fanno perche’ credono – anche in buona fede, perche’ no? – di rappresentare il Progresso e la Gente Comune, contro gli Sporchi Reazionari che si anniderebbero nei Piani Alti. Occorre dunque che sia proprio la Gente Comune a reagire, e tanto meglio se lo fa con argomenti intellettuali e colti. Siamo fratelli, no? E insegnare agli ignoranti non era un’opera di misericordia?

  196. Luca scrive:

    A chi sogna ancora “la cultura incontro al popolo”, ricordo un’operetta di un grande scrittore e pensatore il quale notava come la cultura non sia uguale ai soldi, che, anche se sparpagliati, rimessi insieme fanno una grande somma.
    E dedico questa frase della stessa opera: “Dove tutti sanno poco, si sa poco”.
    Sapete chi era l’autore? Uno Sporco Reazionario? Un individuo moralmente bacato? Un Servo dei Padroni? Io?
    Era Giacomo Leopardi.

  197. Luca scrive:

    Torna la solennità della gloriosa tradizione della Chiesa

    di Gianluca Barile

    Tratto dal sito PETRUS – Il quotidiano online sull’Apostolato di Benedetto XVI il 22 novembre 2007

    CITTA’ DEL VATICANO – La prossima domenica, con cui si chiude l’anno liturgico, si celebra la festa di Cristo Re, con la quale la Chiesa onora Gesù Cristo come Sovrano universale delle anime, delle famiglie, delle Nazioni, invocando da Dio che tutti i popoli possano essere uniti nell’unico Gregge del Signore.

    In Vaticano fervono i preparativi per il Concistoro con cui Benedetto XVI onorerà della Porpora 23 nuovi Cardinali, imponendo loro la berretta rossa. Alla Messa che accompagna questa cerimonia il Santo Padre indosserà una Mitria del beato Pio IX, sulle valve della quale sono ricamate le immagini della Vergine Immacolata e del Salvatore: essa fu donata all’ultimo Papa Re proprio in occasione della proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione. La casula del Papa, già indossata da Giovanni Paolo II ma confezionata durante il Pontificato di Paolo VI utilizzando lo stolone di un antico piviale, ha raffigurato Cristo Re secondo l’iconografia tradizionale: la triplice corona in capo, lo scettro nella destra e la sphera mundi nella sinistra.

    È significativo che – dopo decenni di ardite innovazioni – l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice abbia voluto riproporre una Mitria ed un paramento di particolare bellezza, entrambi segno di continuità dottrinale e liturgica con quella Tradizione cattolica che pareva da tempo dimenticata.

    E se siamo ormai abituati a sentir ricordare con autorevolezza dal Santo Padre l’immutata dottrina della Chiesa, non può che destar soddisfazione il veder finalmente rispecchiata quella dottrina anche nella bellezza delle vesti sacre. Il nuovo Maestro delle Cerimonie liturgiche, Monsignor Guido Marini, dimostra di saper tradurre in segni inequivocabili e visibili la mens di Benedetto XVI, che non ha mai fatto mistero della propria attenzione alla bellezza ed alla solennità delle celebrazioni

  198. Gianpaolo1951 scrive:

    Bravo Luca! Volevo proporlo anch’io, ma non ho osato.

  199. F. Pernice scrive:

    Chissà se si coglierà l’occasione anche per riflettere sulla posizione di questa festa (Cristo Re) nel nuovo calendario liturgico. Mi piacerebbe sapere che cosa pensiate degli spostamenti cui certe festività sono state sottoposte con il Novus Ordo e sull’ipotesi di allineare il nuovo con il vecchio calendario.

  200. Luca scrive:

    Bisognerebbe riflettere innanzitutto su Cristo Re in quanto tale, su che cosa significhi il fatto che Cristo dovrebbe regnare nella vita di ciascuno ma anche (e questo non va di moda dirlo) nella famiglia, nella societa’, nella scuola, nelle nazioni, nella politica (gia’ odo gli strilli di certa gente)… Sul significato di “Pax Christi in Regno Christi”… Sul fatto che la festa di Cristo Re fu istituita anche come risposta ai totalitarismi e dunque non ha niente di retrogrado (cosi’ zittiamo subito le obiezioni di certa gente)…

  201. marco scrive:

    credo che dovrebbe essere il clero delle parrocchie a ricordare a tutti noi che almeno durante la consacrazione ci si dovrebbe inginocchiare, o ricordarci che bisogna genuflettere davanti al tabernacolo ecc ecc garzie

  202. Francesco G scrive:

    Egregi compartecipanti di questo blog, non riuscirò a leggere le bellissime cose che scrivete, quante sono.
    Vi dico solo la mia misera esperienza: io non ho la forza di prendere in mano l’Ostia, semplicemente non mi sento degno di toccare una cosa così straordinaria. Se potessi vorrei che il Pane Consacrato passasse dal Sacerdote direttamente al mio cuore, senza manco passare per la bocca. Mi ha sempre stupito questo dare in mano un Sacramento, come se un uomo qualsiasi potesse, appunto, “maneggiarlo”.
    Ma la mia è solo la parola di un semplice peccatore.
    Con affetto a tutti.

  203. DANTE PASTORELLI scrive:

    Caro LUCA, mi scuso per averti frainteso: ma francamente chiedere a un sacrestano come me, e non ai dottissimi don di questo blog, d’andare a parlar con quei salesiani mi sembrava proprio una presa per il bavero!
    A Roma, al di là dei vescovi e della Curia Romana, ci sono fior di cattolici, e di associazioni cattoliche, e soprattutto di teologi che, con buona pace di Savigni, grazie al tomismo difendono ancora la verità della nostra religione: ed al tomismo si rivolgono i giovani sacerdoti quando toccan con mano l’inganno delle perniciose teologie
    à la page. Ovviamente possono esistere altre scuole, ad es. la francescana, che sono valide: così Duns Scoto è molto profondo ed ha lasciato traccia notevole col suo pensiero.
    In questi giorni ho visto frotte di monaci, frati, e preti al convegno critico su Rahner, tante che non pensavo ci fossero un così alto numero di religiosi a Firenze: gli applausi agli oratori – preparatissime, pur con diverse sfumature – erano esaltanti: ed è stata anche l’occasione per acquistar libri editi dai Francescani dell’Immacolata di p. Manelli e da altre case editrici cattoliche: libri robusti di teologia, ed anche saggi profondi su Maria, S. Giuseppe ecc.

  204. lycopodium scrive:

    x Pastorelli.
    Si faranno gli atti del Convegno?
    Qualche intervento sarà messo on-line?

  205. DANTE PASTORELLI scrive:

    Senz’altro saran pubblicati gli atti, m’è stato assicurato, ma quando non so. On line non credo.

  206. renato scrive:

    La questione è sempre la solita.Nella liturgia di oggi il centro della liturgia rimane la comunità ecclesiale: la comunicazione del sacerdote con i fedeli e dei fedeli col sacerdote.La preghiera diventa prassi comunitaria,una cosa che si fa perchè si deve fare.Il centro della liturgia quindi non è più Dio ma la comunità intesa come il rapporto sacerdote-fedeli e le preghiere rimangono come parte di un copione che bisogna dire.
    In tale situazione anche l’Eucarestia è diventata una consuetudine che quasi ignora cosa sia realmente.L’Eucarestia in mano è il segno più eclatante del cambiamento della dottrina cattolica non certo nella teoria ma nei fatti.Certo il Mistero ineffabile della presenza reale de Verbo ncarnato nell’ostia è qualcosa difficile da comprendere , ma prima ci si credeva e basta el’inginocchiarsi era un atto di umiliazione e di adorazione , quindi di riconoscimento della presenza divina nell’ostia consacrata.Oggi questo è stato abolito ed essere consapevoli e di fronte a qull’ineffabile mistero è cosa sicuramente molto più difficile.Certo è che tutto ciò rimane una indicibile offesa alla maestà divina.E la colpa di tutto ciò non è dei fedeli, ma dei sacerdoti e della gerarchia che ha imposto una cultura della non-adorazione e della prassi comunitaria, proprio coloro che della adorazione e della umiliazione difronte a Dio dovrebbero farne la regola di vita ed essere da esempio e insegnamento ai fedeli.

  207. DANTE PASTORELLI scrive:

    Ma il tempo è galantuomo e lo Spirito Santo guarda e soffia. Prima o poi la pula sarà, a quel soffio, dispersa e il grano pulito.

  208. F. Pernice scrive:

    Certe fughe in avanti – con il rischio di imboccare qualche sentiero che si perde nel fitto della boscaglia – sono state causate anche dalle abbondanti portate di tomismo che molti giovani studiosi di bel talento e di buona volontà sono stati costretti a ingollare, magari nella variante stopposa e incolore della neoscolastica più categorica e catalogale. Tommaso è indiscutibilmente un gigante, ma intorno alla sua opera si è fatto anche (non solo, sia chiaro) un gran rimasticare. Se si fossero letti più capolavori dell’aquinate e meno postille di taluni suoi addottoratissimi glossatori moderni, certi appetiti heideggeriani non si sarebbero mai manifestati. Ma poi, non solo Tommaso, accidentaccio! Il pensiero cristiano ha dato vita anche ad altre splendide stagioni, prima di lui, con lui e dopo di lui. Molto opportunamente il professor Pastorelli allude a figure come Bonaventura o Duns Scoto. Ma poi Anselmo, un altro bel gigante, o i vittorini, per tacere della patristica che, con l’eccezione di Agostino, rimane spesso un gran tesoro cui non si attinge come e quanto si converrebbe. Se penso a certi giovani sacerdoti che per carenze nel cusrsus studiorum non possono abbeverarsi a fonti patristiche greche e latine non disponibili in traduzione…

  209. Raffaele Savigni scrive:

    “Chissà se si coglierà l’occasione anche per riflettere sulla posizione di questa festa (Cristo Re) nel nuovo calendario liturgico”. Per me la festa di Cristo Re sta bene dov’è: subito prima dell’Avvento, perché la regalità di Cristo è escatologica e non “politica” nel senso tecnico del termine (“Il mio regno non è di questo mondo”). La festa di Cristo Re è stata istituita in un contesto storico-culturale che è cambiato: e padre Gemelli la concepiva in termini nostalgici e temporalistici (il “medievalismo”) che poi sono stati superati da Lazzati. Non dimentichiamo che lo stesso Pio XI condannò l’”Action française” (antesignana del lefebvrismo) che la concepiva in termini troppo politici. Perciò i vescovi dovrebbero parlare maggiormente di Cristo e del Regno futuro, e meno di politica contingente.

  210. DANTE PASTORELLI scrive:

    Ora anche l’enciclica di Pio XI sulla regalità di Cristo non va bene: e il Lazzati, peraltro persona degnissima, ne è diventato l’interprete ufficiale che l’aggiorna ai nostri tempi.
    L’enciclica era valida ieri ed oggi: se Cristo è il re dell’universo, l’unico vero Dio, insieme al Padre e allo Spirito, è anche Re di tutte le nazioni che, gli debbono onori pubblici e alla sua parola devono adeguarsi nelle leggi e nell’educazione del popolo.
    La circostanza che la realtà sia diversa non inficia il principio teologico ed il dovere dei cattolici di combattere la loro battaglia di fede perché questo si realizzi.

  211. Luca scrive:

    Il ralliement di Leone XIII con la Republica Francese non servi’ a granche’ e qualche anno dopo i cattolici – anche repubblicani – ricominciarono ad essere ostacolati legalmente. C’e’ un bel libro di Jean Sevillia al riguardo, il titolo e’ eloquente: Quand les catholiques etaient hors la loi. Forse arriva anche in Emilia Romagna.

  212. Luca scrive:

    Il culto della Regalita’ di Cristo non se l’e’ inventato padre Gemelli, che anzi c’e’ arrivato parecchio tardi: ha origine da un lato dai gesuiti e dall’altro da un sacerdote sudamericano, padre Mateo Crawley. C’e’ un libro di Menozzi al riguardo, che dovrebbe essere ben accetto ai progressisti. Ma possibile che devo essere io a suggerire ai professori universitari che cosa leggere? Non vi sembra indicativo delle condizioni delle universita’ italiane?

  213. Raffaele Savigni scrive:

    Il libro di Menozzi, che conosco, è incentrato sul culto del Sacro Cuore più che sul culto di Cristo Re (anche se ci sono dei nessi evidenti). Certo, l’idea della regalità di Cristo è molto antica: all’età carolingia risale l’invocazione “Christus vincit”; ed il Volto Santo di Lucca nel Medioevo viene raffigurato con caratteristiche regali. Si veda l’importante libro di J. Leclercq, L’ idée de la royaute du Christ au moyen age, Paris 1959.Come vede, Luca, non sempre ho bisogno dei suoi suggerimenti. E non le permetto di giudicare una realtà che lei non conosce da vicino (o è professore anche lei? dove?).

  214. Luca scrive:

    Lo dice lei, che non conosco da vicino quella realta’… nei miei commenti passati ho menzionato diversi episodi che mi hanno coinvolto in universita’ (diverse, se lo vuol sapere). Se vuole le riracconto di certi professori massoni che mi hanno stroncato un articolo o un intervento a un convegno senza neanche leggere o ascoltare quello che avevo da dire, malgrado fosse basato su mesi e mesi di ricerche d’archivio (lei le fa?): esattamente come fa lei. E lo hanno fatto di proposito perche’ sapevano che non ero manipolabile. E comunque fregiarsi del titolo di “professore universitario” non vuol dire essere una persona eccezionale a prescindere dal merito. Non e’ un titolo nobiliare a vita, e’ una qualifica che bisogna meritarsi continuamente. La maggior parte dei professori universitari italiani non lo fa, paga di poter posare le terga su una cattedra che garantisce una porzione di potere. Io, nel mio piccolo, credo di aver dimostrato (anche qui) abbastanza la mia preparazione culturale e metodologica. Auguro a lei di poter sempre fare altrettanto. Il fatto poi che io (come altri) non sia ricercatore o docente universitario, dimostra solo che l’universita’ italiana, come tutti ben sanno, non incoraggia i talenti (alla faccia della Costituzione…), ma si limita a premiare il gregarismo cooptando i mediocri.

  215. DANTE PASTORELLI scrive:

    Via, amici, non facciamo tra noi che, pur con vedute diverse, siamo cattolici, la gara dei titoli. Non serve a niente.

  216. lycopodium scrive:

    Ho ben poco a favore dell’università italiana, ma … se passate dalle parti di Reti Medievali, vi renderete conto che qualcuno dei frequentatori del blog lavora proprio bene.

  217. F. Pernice scrive:

    Caro Luca, conosco piuttosto bene anch’io la realtà di cui parla, e anch’io sono convinto che lo stato di cose cui lei accenna sia più la norma che la regola. Nel mondo accademico la scarsa asservibilità è considerata un titolo di massimo demerito e, per converso, la massima servibilità (e/o asservimento) costituisce la condizione preliminare per aspirare alla cooptazione. Ciò vale, è vero, le camarille di estrazione massonica, per quelle d’impianto marxista e postmarxista, ma anche per quelle di ispirazione cattolica. L’università italiana ospita anche validissimi talenti (anche il nepotismo occasionalmente produce buoni frutti) e in generale può contare su un corpo docente di buona preparazione (e si capisce: salvo essere zucche, con tanto tempo libero e tanta prebenda gli elementi per votarsi allo studio non mancano), ma non di rado appare dominata da meccanismi di reclutamento e promozione che operano in modo poco trasparente. Chissà se un giorno qualcuno scoperchierà, tra le tante, anche questa cloaca (qualche caso, anzi casino, si è avuto a Bari per esempio). Il problema, comunque, non riguarda soltanto il nostro paese.

  218. F. Pernice scrive:

    Gentile professor Savigni, leggendo i suoi interventi ho maturato per lei, come per altri qui, una sincera simpatia, pur condividendo davvero poco delle sue posizioni. Però l’interdettino “non le permetto di giudicare…” suona davvero un po’ arrogante. Tirato fuori in questo contesto, così, a freddo, sembra l’equivalente accademico del gaglioffante “lei non sa chi sono io”? (E poi: “O è professore anche lei? dove?”… proprio non ce la fa a tenere il silver plated nell’armadio?).

  219. Giovanni Mandis scrive:

    signor Savigni si rassegni le condanne radicali del Beato Pio IX erano e sono ex-cathedra e il concilio vaticano II non le ha affatto superate.

  220. Gianpaolo1951 scrive:

    Esimio Professor Savigni – sempre a proposito del Motu Proprio di Benedetto XVI – ricordo ancora l’appunto che tempo fa mosse a un mio post sul blog di Raffaella, appunto, che accettai di buon grado visto il modo gentile e garbato con cui ebbe a controbattere. Questa volta però, perdoni la franchezza, se l’è proprio cercata… e, se accetta un consiglio da uno che in più rispetto a Lei ha solo due anni di anzianità e null’altro, cerchi in seguito di mantenere quel suo abituale atteggiamento che mi ha fatto apprezzare la Sua persona sia sotto l’alto profilo culturale che quello umano.

  221. gio scrive:

    mi pare ovvio, quando vado in francia comunque e’ peggio, hanno tolto gli inginocchiatoi pure dalle panche, sembra di andare ad una assemblea protestante

  222. DANTE PASTORELLI scrive:

    Quel che ha condannato Pio IX nel Sillabo son proposizioni già condannate dai precedenti Pontefici e da lui stesso.
    All’interno del Sillabo, unito alla Quanta cura, occorre discernere con attenzione, in caso contrario si cade facilmente in errore. Ad es. quando il Papa condanna la libertà di coscienza, si deve intendere la coscienza che, non illuminata dalla retta ragione, fa sì che l’uomo, svincolato dalla morale naturale, pensi esser lecito compiere il male. Quando si condanna il liberalismo, si condanna non solo lo sfruttamento del capitalismo sfrenato, ma anche e soprattutto il materialismo che è insito in tale dottrina, almeno a quel tempo. Perché oggi si dicono un po’ tutti liberali semoplicemente perché sono in opposizione al comunismo. Così la condanna dello stato sovrano è condanna dello stato “absolutus” dalla Verità rappresentata dalla Chiesa in nome di una libertà, anche di legislazione, che contrasta con con la volontà divina. E se si pensa il Ricasoli mirava ad una riforma della Chiesa in senso giansenista, si può capire anche altro.

  223. Vincenzo scrive:

    Ohibò, “piegarmi” a Dio?
    di certo, non lo fo’,
    ‘chè, qui, comando io,
    (se vivo ancora un po’).

    E, poi, cos’è ‘sta storia,
    per chi le prende in mano,
    le Sante Specie, (Gloria!)
    Embè? che c’è di strano?

    Infatti,(è il mio pensiero,
    di un bieco miscredente),
    ‘chè tutto vedo nero,
    perchè non credo a niente.

  224. Vincenzo scrive:

    Post 226) Se, Qualcuno, “pensa” nel modo che ho cercato di rendere nella filastrocca, mi volete dire perchè mai, dovrebbe intestardirsi a “postare” in questo Blog? Eppure, ci tocca di sorbirceli (e sono anche pedanti e logorroici). Però, ancora non basta, infatti, adesso, vogliono anche stabilire “come e qualmente”, sia stato giusto togliere gli Inginocchiatoi dalle Chiese e che sia altrettanto “giusto”,(e debba restare tale, nei Secoli dei Secoli), accostarsi al Sacramento per antonomàsia, come si faceva in Colonia, da Ragazzi, quando si stava tutti in fila, per prendere … l’Olio di Fegato di Merluzzo … L.J.C.

  225. yochanan scrive:

    Che strano, Gesù (Yeshua) e gli apostoli hanno cenato distesi. La chiesa primitiva celebrava la Cena nella case private allafine di una vera cena e tutti stavano a tavola sdraiati sui loro triclini.
    Chissà da dove è venuta fuori questa strana usanza di mangiare inginocchiati…….
    Shalom

  226. Plaudo, e mi commuovo, alle affermazioni dell’Arcivescovo Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
    Egli, sulla scia del nostro grande Papa Benedetto XVI e del suo predecessore Giovanni Paolo II, vuole, nel nome della tradizione della Chiesa e dei dettati del Concilio Vaticano II, riportare nella giusta dimensione sacrale la Liturgia cattolica.
    Anche noi, uomini e donne del nuovo millennio, dobbiamo piegare le ginocchia davanti al Mistero Eucaristico, davanti al Miracolo immenso della Transustanzazione e davanti alla Maestà Divina racchiusa nell’umile e piccola ostia.
    Chi siamo noi per rifutarci ostinatamente di adorare Colui che ha fatto cielo e terra?
    Chi siamo noi che vogliamo rifiutare orgogliosamente il Magistero (suggerendo pure chi dovrebbe divenire o no cardinale….) e la tradizione ininterrotta della Chiesa?
    Chi siamo noi che ci sentiamo in diritto di cambiare le disposizioni della Chiesa bimillenaria e quelle del Concilio per imporre stili e modi che cozzano con la tradizione?
    Dopo la distruzione selvaggia ora è tempo di ricostruzione : dobbiamo farlo non tanto per coloro che sono stati, coinvolti nell’opera di sfascio o di polemica con i demolitori ma soprattutto per quelli che si stanno affacciando ora alla vita e che saranno i protagonisti futuri anche della vita della Chiesa.
    Il recupero della tradizione, necessario ed urgente, fra cui spicca il luminosissimo Motu Proprio Summorum Pontificum, e l’esortazione a tutti noi, resi troppo presuntuosi dalla vita sempre più convulsa, di riscoprire i cardini dell’umiltà e dell’adorazione a Colui che tutto può siano i fondamenti del nostro futuro “sentirci Chiesa”.

  227. Ho dimenticato gli auguri di Buon onomastico, di domani, al nostro Direttore Dott. Andrea Tornielli che ringrazio non solo per la testimonianza di fede vissuta e proclamata ma anche per il lavoro (non è mica obbligato…) che quotidianamente svolge nella e per la vigna del Signore.
    Grazie Dott. Andrea Tornielli e si ricordi di noi nelle Sue preghiere.
    Andrea Carradori

  228. andrea tornielli scrive:

    Grazie a lei per gli auguri graditissimi: Andrea è stato il primo chiamato, colui che ha annunciato di aver incontrato il Salvatore al fratello Pietro. Una bella responsabilità… Faccio gli auguri ad Andrea Carradori e a tutti gli Andrea che passano per il blog.
    a.t.

  229. Areki44 scrive:

    Caro Andrea Tornielli oggi giorno di Sant’Andrea mi associo anch’io nell’augurare a Te e a tutti i forumisti che portano questo nome BUON ONOMASTICO.

  230. yochanan scrive:

    Che strano,
    pensavo che il titolo sommo (o massimo) pontefice fosse pagano….
    Shalom

  231. palingenius scrive:

    1) la comunione in mano, fra le altre cose, rende più facile il furto di ostie. Purtroppo esiste un mercato di ostie consacrate trafugate durante la comunione. Non chiedetemi a cosa servano… ma se pensate male, non vi sbagliate.
    2) la comunione in mano, la liturgia in lingua volgare, l’eliminazione di pulpiti e balaustre, la comunione distribuita ordinariamente per mezzo di ministri straordinari, i chierichetti femmine, i canti e balli, le fantasiose coreografie per l’offertorio, l’abbassamento dell’altare rispetto alla platea, le prediche copiate dai libri di De Mello, le tonache arcobaleno, l’introduzione di simboli estranei al cristianesimo, ecc. Tutto ciò rientra nell’ambito di una progressiva e progressista demolizione della tradizione cristiana. Spero che questo Papa abbia il coraggio di andare contro corrente e di raddrizzare il timone della Chiesa.

  232. scuola media urbisaglia scrive:

    Siamo ragazze e ragazzi della Scuola Media di Urbisaglia.
    Anche quest’anno abbiamo allestito il concerto natalizio con brani esclusivamente di musica sacra.
    Il concerto si terra Giovedì 20 Dicembre alle ore 21 nella Chiesa Collegiata di Urbisaglia (MC-Marche).
    Il concerto di quest’anno sarà dedicato al Motu Proprio “Summorum Pontificum” del Papa Benedetto XVI.
    Il programma prevede diversi canti gregoriani e la “prima esecuzione assoluta” della Messa in onore del Beato Carlo d’Asburgo composta dal giovane compositore Raimondo Mameli di Cagliari.
    Invitiamo tutti gli appassionati di musica sacra ad intervenire.
    Gli alunni della Scuola Media di Urbisaglia.

  233. Raffaele Savigni scrive:

    Post 17: “E comunque fregiarsi del titolo di “professore universitario” non vuol dire essere una persona eccezionale a prescindere dal merito. Non e’ un titolo nobiliare a vita, e’ una qualifica che bisogna meritarsi continuamente”. Perfettamente d’accordo! Non volevo vantarmi, ma solo replicare ad un’affermazione offensiva nei miei confronti.

    Post 33: il titolo di “sommo pontefice” è di origine pagana; ma a partire da un certo momento storico (il tardo Medioevo) è stato applicato al vescovo di Roma. Il cristianesimo e la Chiesa non costituiscono qualcosa di immobile, di “archeologico”, ma una realtà vitale che, restando fedele alla propria identità (al di là delle colpe degli uomini, delle loro stesse vanità), recepisce vari elementi (linguistici, filosofici…) dalle diverse culture che incontra, conferendo ad essi nuovi significati. Anche il Natale cristiano si è sovrapposto alla festa del “Sol invictus”: ma la celebrazione della nascita di Cristo non ha nulla di idolatrico.

  234. SIMONE scrive:

    stiamo attenti
    perchè non solo le mani possono essere sporche per prendere il corpo di Cristo
    ma anche la bocca viene spesso usata per immense sozzure e poi va a prendere il copo di Cristo…

  235. Raffaele Savigni scrive:

    “Non ciò che viene da fuori, ma ciò che viene dal cuore dell’uomo contamina l’uomo”.
    Chi si oppone alla Comunione in mano ha ancora un concetto vecchio e “materiale” di purità (quello dell’Antico Tesamento, suiperato da Gesù). Altra cosa, del tutto rispettabile, è il desiderio di molti di esprimere la loro profonda reverenza nei confronti del corpo di Cristo mediante la Comunione in bocca.

  236. SIOMONE scrive:

    già ma non ho capito ancora la differenza tra le mani sporche e la bocca sozza…

    l’importante è giustificare il proprio punto di vista a prescindere dal corpo di >Cristo

  237. yochanan scrive:

    Quando si creano falsi dogmi, le cose si complicano e dal semplice Vangelo del Mashiach si passa alla dottrina pagana della religione romana.
    Questa discussione ne è tragi-comica dimostrazione.
    Shalom

  238. Caterina scrive:

    Non ho trovato il blog che parla della Messa del Papa con le spalle ai fedeli….ergo mi si perdoni se rispondo qui…

    La Ministro Turco pone una domanda seria attraverso il corriere.it:

    «L’altra domenica ha detto la messa con le spalle rivolte ai fedeli e lì non mi è piaciuto. Che sia una sua prerogativa va bene, ma ci sono rimasta male, mi sono sentita a disagio. Perché lo ha fatto?»

    Mi chiedo quando mai gli sia piaciuto questo Pontefice….
    Concedetemi una risposta seria…ed anche di autocritica….

    La messa con le spalle ai fedeli” (Corsera).
    “E a messa il Pontefice dà le spalle ai fedeli”
    (Giornale). “Ratzinger, messa di spalle
    ai fedeli” (Messaggero). “La messa del Papa
    spalle ai fedeli” (Repubblica). “Ratzinger
    volta le spalle ai fedeli” (Stampa). I quotidiani
    di ieri sembravano avere un titolatore unico.
    Così l’idea che è passata è quella di un
    Papa che snobba i fedeli per mettere un ulteriore
    tassello alla restaurazione della liturgia
    cosiddetta preconciliare.

    La Turco è stata COERENTE invece con il SUO MODO di conoscere la Chiesa…..Non mi meraviglia la sua domanda e l’uscita che ha fatto, per una donna che difende le canne, che crede che Gesù Cristo sia il frutto di un rapporto PREMATRIMONIALE fra Maria e Giuseppe, che crede che la Chiesa debba il suo prestigio agli eventi storici da Costantino in poi….che altro avrebbe potuto dire?

    Venghino siori, siori…..lo spettacolo E’ GRATIS…..il PAPA ATTORE VOLTA LE SPALLE AI FEDELI PER MALEDUCAZIONE…..^__^

    Se vogliamo invece fare un discoso serio, si risponda alla Turco e a quanti SRAGIONANO come lei che il Papa (IL SACERDOTE) NON E’ L’ATTORE di una scena teatrale….e lei non è la spettatrice PAGANTE…..che pretenderebbe così di vedere in faccia l’attore e magari chiedergli l’autografo alla fine della scena……non siamo AL GRANDE FRATELLO(=fardello!)….

    Se la Turco NON è riuscita a vedere L’IMMENSO CROCEFISSO che sovrastava la figura del suo Vicario in terra….vuol dire che alla sua veneranda età NON ha ancora capito una mazza di che cosa sia LA MESSA…..e non è la sola purtroppo…..si sta scoprendo sempre più che perfino I SACERDOTI sono convinti che l’altare dal quale celebrano SIA IL LORO PALCO….E CHE LORO SONO I PROTAGONISTI CHE DEVONO RIUSCIRE A FAR APPLUDIRE I FEDELI DOPO LA MESSA IN SCENA DELL’ULTIMA CENA…….

    Ben vengano dunque domande come queste….ma ci auguriamo che ci siano sacerdoti e laici cattolici ancora in grado di dare le giuste risposte di che cosa è la Messa e di come si svolge una Liturgia….

    Fraternamente CaterinaLD

  239. aldo scrive:

    Gent.ma Caterina condivido il Suo intervento dalla prima all’ultima riga. Grazie per la chiarezza

  240. yochanan scrive:

    Come sempre aria fritta: nel popolo di Dio non ci sono più sacerdoti. L’unico sacerdozio istituito da Dio era quello levitico che Yeshua ha abolito. Ora Egli è l’Unico e Sommo Sacerdote. La messa non ha motivo di esistere. Il sacrificio di Yeshua è stato offerto una volta per tutte 2000 anni fa e non può essere “rinnovato” (frase senza senso che i vostri teologi da 4 soldi amano tanto).

    Shalom

  241. Francesco Ursino scrive:

    “Fate questo in memoria di me”. Non aggiungo altro.

  242. yochanan scrive:

    La Parola è piena di “non dimenticare!” e “ricorda!” Infatti il popolo di Dio deve ricordare quello che Dio ha fatto per lui. Ma ricordare non significa “rinnovare” o istituire un sacerdozio nuovo o peggio che avvenga un miracolo che non si vede e non si sente e di cui non c’è alcuna necessità.
    Yeshua ha offerto se stesso una volta per tutte. Non c’è nient’altro da aggiungere.

    Shalom

  243. Rei Momo scrive:

    Ho ascoltato alla radio, in macchina, oggi nel tardo pomeriggio, una notizia nella quale si propspetta da parte della Congregazione del Culto Divino e dei Sacramenti, uo studio, un’ analisi al ritorno alla Comunione solo direttamente sulla bocca. Si parlava anche di un Sgretario della Congregazione, che ha sollevato il problema. La radio della mia macchina è antidiluviana, e non ho capito molto.
    Vorrei, se possibile, dei chiarimenti in merito, su questa notizia e su questo Monsignore. Grazie e Pace a tutti!

  244. Klaus scrive:

    Si tratta della presentazione del libro “Dominus Est – Riflessioni di un Vescovo dell’Asia Centrale sulla sacra Comunione” (Libreria Editrice Vaticana), scritto da monsignor Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare di Karaganda (Kazakistan)- (Prefazione di Mons. Ranjiit – Culto divino e disciplina dei Sacramenti).

  245. Carmine 47 scrive:

    La cosa interessante è che, è stato ribadito, la Comunione nelle mani NON è stata introdotta dal Concilio, ne dalla riforma liturgica, ma è venuta “di moda” anni dopo. Nulla vieterebbe di rivedere questa disposizione.
    Ben venga il ritorno della comunione in ginocchio, direttamente delle mani del celebrante.

  246. Stefano scrive:

    Riflettiamo… quando Gesù ha detto agli apostoli “prendete e mangiatene tutti” nulla nel testo lascia pensare che li abbia imboccati. Il pane della santa cena (che in realtà è un mezzo di comunione con Dio, ma non è Dio), si mangia con le mani da sempre.

  247. Anna Marsigli scrive:

    Quando la liturgia segue durante la Santa Messa un preciso rituale senza indulgere in estemporanee improvvisazioni, quando le omelie riescono a scuotere le coscienze intorpidite con un chiaro e possente messaggio evangelico, solo allora si può percepire quel profondo, misterioso senso del sacro che prepara al grande miracolo che puntualmente si rinnova sull’altare.

  248. Riccardo scrive:

    Gesù ha detto “prendete e mangiatene tutti” ai dodici apostoli che, oltre a essere i primi sacerdoti, si presume che avessero modo di cogliere tutta la solennità e la grandezza di quel dono (non tutti: già c’era qualcuno che pensava a tradire) avendo lì presente a “celebrare” Cristo stesso.
    Ma come già san Paolo è dovuto intervenire perché alcuni non vivevano quel mistero nel modo giusto, tanto più ora (nella società dell’immagine) appare opportuno accogliere tutti quei gesti che aiutano a comprendere e viver meglio la santità del Sacramento. Già troppo elementi di sciatteria, chiacchiere, superficialità vi sono! Inoltre basta guardare gli effetti della comunione in mano specialmente nell’assenza quasi totale di attenzione e consapevolezza delle giovani generazioni: dai frutti possiamo riconoscere l’albero. Penso che invece che maggiore riverenza manifesterebbe meglio che non si va a prendere una cosa.

  249. Andriy scrive:

    Sia lodato Gesù Cristo
    Quando non c’è inginocchiatoio mi metto lo stesso sulle ginocchia davanti Gesù reale nell’Eucaristia per adorarLo.

  250. Sore scrive:

    Cirillo di Gerusalemme, vescovo della città dal 348 al 386, a proposito del come ricevere l’Eucaristia scrive: “… FA’ DELLA SINISTRA UN TRONO ALLA DESTRA CHE DEVE RICEVERE IL RE; RICEVI IL CORPO DEL CRISTO NEL CAVO DELLA MANO E RISPONDI: AMEN … CONSERVATE INVIOLATE QUESTE TRADIZIONI” (Catechesi mistagogica 5,2-11.19-23).
    Dunque la Santa Comunione ricevuta sulla mano non è un’invenzione post Concilio Vaticano II, ma un’antichissima e nobilissima consuetudine della Chiesa. Santi cristiani del IV secolo e dintorni: pregate per noi!

  251. cartman scrive:

    MORTE AL NUOVO ORDINE MONDIALE E AGLI ILLUMINATI!!!
    «GIORNALE» E’ ORA CHE DITE LA VERITA’ SULL’11 SETTEMBRE, ANCHE SE ORMAI L’ABBIAMO SCOPERTA TUTTI (TUTTI NOI CHE SAPPIAMO ANCORA RAGIONARE CON LA NOSTRA TESTA) E’ ORA CHE TIRATE FUORI LE PALLE E DITE CHE LA VERSIONE UFFICIALE E’ UNA BUFFONATA AMPIAMENTE SMENTITA IN OGNI PUNTO DA 7 ANNI.
    BASTA BUGIE, BASTA INGANNI.

  252. Caterina63 scrive:

    Cara Sore che scrive:

    Cirillo di Gerusalemme, vescovo della città dal 348 al 386, a proposito del come ricevere l’Eucaristia scrive: “… FA’ DELLA SINISTRA UN TRONO ALLA DESTRA CHE DEVE RICEVERE IL RE; RICEVI IL CORPO DEL CRISTO NEL CAVO DELLA MANO E RISPONDI: AMEN … CONSERVATE INVIOLATE QUESTE TRADIZIONI” (Catechesi mistagogica 5,2-11.19-23).
    Dunque la Santa Comunione ricevuta sulla mano non è un’invenzione post Concilio Vaticano II, ma un’antichissima e nobilissima consuetudine della Chiesa.

    *******

    verissimo, ma non dimentichiamo che ciò che vale nella Chiesa è quel suo PERCORSO che si chiama Tradizione, all’interno di qesto solco se la Chiesa dispone NORME DIVERSE (non dottrine attenzione, quelle non mutano!) sono quelle che valgono e non quelle del primo secolo….altrimenti, giusto per farle un esempio, in crisi energetica nella quale ci ritroviamo, secondo il suo modo di interpretare la Tradizione, dovremo ritornare tutti all’uso delle candele…..

    L’Eucarestia alla mano NON è peccato sia ben chiaro, ma il suo ritorno fu un abuso e fu un fatto compiuto regalato a Paolo VI dai vescovi Olandesi….
    Paolo VI NON voleva che tale prassi diventasse una Norma…
    Giovanni Paolo II si ritrovò con un abuso oramai dilagante…e con una sorta di decisione presa all’unanimità dai vescovi (pochi per la verità) a favore di questa prasi…e così nel 1989 firmò il Documento della CEI con il quale la pratica di prendere la comunione alla mano diventava LECITA MA NON UNA NORMA…al contrario (e lo dico per esperienza diretta anche come catechista da 20 anni) l’Eucarestia alla bocca diventò VIETATA, vietato inginocchiarsi, vietato accostarsi con la bocca a tal punto vietato che Giovanni Paolo II dovette firmare il Documento Redemptionis Sacramentum:
    http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccdds/documents/rc_con_ccdds_doc_20040423_redemptionis-sacramentum_it.html

    - In ultimo, precisiamo che è doveroso e non solo conveniente darla sulla lingua, secondo la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Documenti del 30 aprile 1999 e del 25 marzo 2004, qualora vi sia il pericolo di profanazione.

    Inoltre, a scelta del fedele, è possibile ricevere la Comunione anche in ginocchio (Congr. per il Culto Divino, Documento del 25 marzo 2004).

    Invito a riflettere che ogni tentativo ODIERNO (o da 40 anni a questa parte) di MODIFICARE le Norme esistenti nella Chiesa da prima del Concilio Vaticano II, sono ABUSI atti a voler cancellare le decisioni prese al Concilio di Trento…..si vuole fare un colpo di spugna fra il terzo secolo d.C. e fino al ’900….attenzione, Pio XII condannò questo desiderio di ritornare alle pratiche dei primi secoli ANNULLANDO e cancellando le Norme vigenti della Chiesa…e tra l’altro questo tentativo è tutto Protestante in accordo con un certo ecumenismo da 4 soldi, atto a voler “ripartire” da zero….

    Fraternamente caterinaLD

  253. david pierini scrive:

    Io credo che tutte queste abitudini cadano sotto la podestà della “carne” che nulla hanno a che fare con lo spirito e vanno ad alimentare un sentimento di gola spirituale che è proprio della cultura decadente del nostro tempo.

  254. Caterina63 scrive:

    Stefano Scrive:

    Riflettiamo… quando Gesù ha detto agli apostoli “prendete e mangiatene tutti” nulla nel testo lascia pensare che li abbia imboccati. Il pane della santa cena (che in realtà è un mezzo di comunione con Dio, ma non è Dio), si mangia con le mani da sempre.

    *****

    Mi perdoni Stefano, ma il caso è ben diverso, perchè vede che il sacerdote sull’altare he celebra viene imboccato???
    Il celebrante SI LAVA LE MANI e presta le sue mani e la sua persona a Cristo stesso, il sacerdote è L’ALTER CHRISTI….
    noi Laici NO! Ognuno il suo ruolo….
    Nell’Ultima Cena nasce questo Sacerdozio AFFIDATO agli Apostoli, noi non abbiamo infatti migliaia di sacerdoti MA UNO SOLO un sacerdozio esercitato dagli Apostoli i quali ne danno il mandato ai presbiteri (=preti, sacerdoti)…

    A Papa Sisto I dell’anno 116-125 circa , si deve l’introduzione di molte norme di culto, tra le quali il divieto ai laici di toccare il sacro calice e la patena (n.d.a : piattino di metallo dorato, argentato o di metallo nobile usato per la deposizione dell’Ostia consacrata) lasciando agli uomini di culto il privilegio di questi atti….

    La Messa ha avuto una sua specifica evoluzione quanto più la Chiesa stessa veniva a conoscenza del grande Mistero che conservava: l’Eucarestia….così anche la pratic di come ricevere l’Eucarestia ha subito delle modifiche atte a non favorire le varie profanazioni…e del resto è sempre l’arc. Malcom Ranjith a denunciare che in piazza san Pietro vengono ritrovate OSTIE CALPESTATE dopo le Messe ll’aperto….
    Un conto è NON sapere, diabolico è sapere e non fare nulla per porvi rimedio….la Chiesa il rimedio l’aveva trovato: comunione alla bocca……ma dall’Olanda arrivò una sorta di acclamazione all’abuso….e Roma crollò……

    Fraternamente CaterinaLD

  255. Danilo scrive:

    Per dare valore alla scelta infausta del comunicarsi sulla mano, molti si rifanno a quello scritto di Cirillo di Gerusalemme; ma da più parti non viene confermata la paternità, che piuttosto sembra essere di un pelagiano(eretico dunque). Sarebbe interessante piuttosto rilevare che alcuni esorcisti nel corso del proprio ministero, interrogando gli spiriti immondi che vanno a scacciare, hanno ricevuto il loro esplicito “ringraziamento” perché la pratica della comunione sulla mano ha reso più facile il furto delle Sacre Specie, dunque i sacrilegi. Sentirsi ringraziare anche dai diavoli poi! poveri noi!

  256. angelo poli scrive:

    A me piace tantissimo il fatto di poter ricevere Gesù in mano dal Sacerdote e potermene poi nutrire rispettando appieno le parole di Gesù ai suoi discepoli:” Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo”.Mi è più facile vederlo come un grandissimo dono.
    Angelo Poli

  257. Roberto scrive:

    leggendo il caso dell’Eucarestia,
    mi spinge profondamente a dare la mia osservazione secondo il mio punto di
    vista di fede e sensibilità.
    la mia opinione è che l’Eucarestia possa essere presa in mano solo e
    assolutamente da persone con le mani consacrate (sacerdoti, diaconi, suore,
    frati) e non ammetto nonostante che la chiesa offre opportunita’ di farlo ai
    cosiddetti ministri straordinari.
    e secondo me e’ più giusto ricevere Gesù Sacramentato direttamente dai
    suddetti consacrati piuttosto che da tali ministri. stiamo purtroppo
    attraversando un periodo in cui vediamo una certa crisi anche all’interno
    della Chiesa stessa, periodo in cui si cerca di dilatare da un filone
    maturato nell’arco di 2000 anni, con novita’ e altro…poi secondo me non
    significa disubbedire alla Chiesa se non si accetta, come il clero dice, la
    Comunione in mano ma bensi’ io lo considererei come “difendere
    l’Eucarestia”. Dio ha rimproverato Mosè perche stava calpestando il suolo
    che al suo cospetto era Santo sul monte Sinai, e non dovremmo pensare di
    calpestare l’Eucarestia se la toccassimo con le nostre mani “non”
    consacrate? la Madonna a medjugorie cosa e’ venuta a fare?? non è forse
    venuta anche per dare messaggi anche ai sacerdoti?? non si lamenta mai per i
    sacerdoti?? per cui il richiamo continuo e’ la maggiorparte delle volte
    rivolto a loro, che sono i pastori della Chiesa di Cristo, ma di certo non
    e’ da andare contro ai sacerdoti per questo, ma di andare in contro a loro
    in tal modo da aiutarli nel loro ruolo…

  258. Roberto scrive:

    ecco una fonte tratta dal sito http://www.veriprofetioggi.com/+L/L03.htm

    MESSAGGIO A + L

    20 Settembre 2003. Ore 9.30. Comunione nella mano

    Il giorno 19.9.03 Padre * mi telefonò chiedendomi di pregare il Signore che
    concedesse una parola su una decisione che alcuni membri della Chiesa
    stavano per prendere riguardante la distribuzione della Santissima
    Eucaristia esclusivamente sulla mano (e per sapere come comportarsi). La
    mattina seguente, al termine de/la Santa Messa, mentre stavo in preghiera,
    Gesù mi diede il seguente messaggio per Padre *

    “Carissimo figlio, tutto ciò che è stato profetizzato si sta ora compiendo,
    e anche questa decisione che uomini empi stanno per prendere fa parte del
    grande disegno della massoneria per sminuire il valore della Santissima
    Eucaristia e arrivare all’ultimo termine, che sarà quello di togliere il mio
    Santo Corpo dalla Chiesa al fine di unificarsi alle religioni protestanti.

    Ora l’iniquità è grande, e altrettanto grande sarà il castigo che imminente
    sta per piombare sulla Santa Chiesa. Ora, figlio, il mio Cuore duole, perché
    mi vedo trattato come un semplice pezzo di pane, segno solo di fraternità
    umana e non di Comunione divina e spirituale.

    Per essi, figlio, ora è molto facile introdurre la Comunione solo sulla
    mano, perché quasi tutti i fedeli la ricevono già in questo modo, e ai
    piccoli che si preparano a ricevere questo grande Sacramento per la prima
    volta, viene già imposto di riceverla in tale modo.

    Ora l’unico vostro mezzo di combattimento è la preghiera incessante e l’esorcismo
    recitato contro l’apostasia e il massonismo. Non c’è altro mezzo. Infatti è
    inutile scrivere, e inutile portare comunicazioni celesti e messaggi divini,
    perché si accresce maggiormente la loro colpa, poiché sprezzano la parola di
    Dio, la respingono, e non credono ad essa e a Colui che l’ha mandata.

    Tante cose sono già state modificate nella liturgia e andavano invece
    mantenute come rigoroso rispetto dell’Onnipotente, come il modo di ricevere
    l’Eucaristia in piedi anziché in ginocchio, le preghiere al termine della
    Santa Messa a San Michele e alla Vergine Madre. Sono stati tolti statue e
    inginocchiatoi, e tutti avete dovuto adeguarvi e ubbidire.

    Ora questa disposizione è la più grave dall’inizio della riforma del
    Concilio Vaticano II, e grande è la punizione per chi la promuove e
    sostiene. Ma per chi a malavoglia è costretto a obbedire, non c’è
    punizione., ma la grande sofferenza che sarà mutata in premio.

    Fino a che il mio servo Giovanni Paolo Il vive, cercherà di trattenere
    coloro che vogliono la rovina della mia Chiesa, cercherà di impedire questo
    sacrilegio, ma il suo tempo è brevissimo, e questa sarà una delle principali
    ragioni che accelereranno il suo sacrificio, compiuto da mani omicide e
    fraudolente.

    Non servirebbe, figlio, neanche scrivere al Santo Padre, perché presto
    questo santo mio servo, che porta su di sé il peso di tutta la Chiesa, sarà
    tolto di mezzo, e allora vedrete piombare la Chiesa nella desolazione più
    spaventosa.

    Non vi preoccupate, figli: questo trionfo dei figli dell’iniquità, questa
    apparente vittoria di Satana è solo momentanea, perché presto la
    purificazione e la persecuzione entreranno nella mia casa e renderanno
    giustizia al Padre dei Cieli.

    Alla fine di tutto ciò che sta per cominciare, il mio Cuore e il Cuore
    immacolato della mia Santa Madre trionferanno, e la Chiesa tornerà come era
    al principio, con le devozioni e le consuetudini e il rispetto che si devono
    al Santo dei Santi. Ora, figlio, tutto deve compiersi, anche perché il
    popolo stesso per i suoi tre quarti e compiacente a queste nuove leggi
    ecclesiastiche.

    Vedrete il mondo piombare nelle disgrazie e nell’apostasia più totale. Ma
    coraggio, figli a Me fedeli. Abbiate fede, sperate contro ogni speranza,
    credete anche se vedete tutto crollare: Io vengo presto e restaurerò ogni
    cosa come al Santissimo mio Padre conviene.

    Alla Santissima Trinità, deve essere dato tutto l’onore, la gloria e la
    potenza per tutti i secoli dei secoli. Amen.

    Vi benedico. Il vostro Gesù”.

  259. Roberto scrive:

    continuo con la mia osservazione… la comunione in mano è come la nascita
    di nuovi gruppo che secondo me vanno un po fuori del contesto (esibizioni in
    danze alla fine della celebrazione eucaristica, l’annullamento del “credo”
    durante la stessa celebrazione, la distribuzione del pane consacrato sulle
    mani, ecc). a questo punto significa ribaltare il filone delle classiche
    celebrazioni…. oramai la messa non è continuare a fare un cammino avanti,
    ma indietro alla riscoperta degli antichi passi arcaici…. la celebrazione
    della Santa Messa è diventata quasi un precetto di uomini legati alla
    modernizzazione… persino in america i sacerdoti si sono modernizzati con i
    computer, basta anche pensare al caso delle confessioni tramite pc: la gente
    andava davanti un computer, confessava i propri peccati e poi uno scontrino
    (non fiscale) veniva emesso dallo stesso computer alla fine della
    confessione per dettare la penitenza al fedele…
    si parla di disubbidienza alla Chiesa, ma quando è poi la Chiesa a non
    ascoltare nemmeno i messaggi provenienti dall’alto allora si puo’ pensare
    benissimo il contrario.
    con ciò che scrivo non sono a sottolineare di essere contro la Chiesa, ma se
    possibile, nel mio piccolo, poter essere una goccia di acqua che unita ad
    altre magari, si formerebbe il mare.
    se si lotta per la verita’ si lotta anche andando contro le odierne opinioni
    di massa, a costo di essere considerato pazzo…. si fa cenno poi a quanto i
    santi hanno dovuto subire… si certamente, Padre Pio ha ubbidito ma nel
    segreto, nonostante gli venisse impedito di celebrare la santa Messa, lui la
    faceva segretamente eppure la faceva, perchè l’amore per Cristo lo spingeva
    a farlo… e cio’ non dovrebbe essere esempio di un eroe dello spirito che è
    andato contro il pensiero del tempo? andando anche contro le menti che
    influivano all’interno del clero? non fu perseguitato da “colleghi” (per
    modo di dire)?

  260. Angela scrive:

    La comunione nella mano,la prendo sempre e´non vedo niente di male,ci sono persone che neanche si inginocchiano sull´altare per me i peccati sono altri. Poi ognuno la pensa come vuole.

  261. Daniele Gamberini scrive:

    Io penso proprio che abbia ragione. E non solo per la Comunione nella mano e per le sedie senza inginocchiatoi. La stessa architettura delle nuove chiese va proprio nella direzione del togliere sacralità ai luoghi, e far diventare la Fede una sorta di appuntamento civile e non per l’anima.

  262. pietro colla scrive:

    partecipo ogni domenica alla messa tridentina nella mia città e ne sono felicissimo, almeno non vedo più attori e attrici che girano sul presbiterio,ma vedo chierichetti attentissimi e in modo speciale il sacerdote assorto e consapevole della presenza reale di Gesù Cristo. con questo esempio anche noi fedeli godiamo di questo Paradiso terreno. Grazie Benedetto XVI voi ci avete fatto un grande regalo con il motu proprio.