Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa

[photopress:bv045_Hoyos2.jpg,full,alignleft]La Conferenza episcopale della Lombardia nelle scorse settimane ha discusso del motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica. E’ stato detto che in realtà (!) non esistono particolari richieste di gruppi stabili di fedeli attaccatti alla vecchia liturgia e che certi episodi “sono stati enfatizzati dalla stampa”. E’ stato questo Giornale che per primo ha descritto l’atteggiamento della diocesi ambrosiana, sostanzialmente contraria alla decisione papale, avendo stabilito di non applicarla per il rito ambrosiano, specificando inoltre che non si vedono “gruppi stabili” neanche nelle zone soggette a rito romano. Mi sento dunque un po’ chiamato in causa. Come sempre l’enfasi sbagliata la danno i giornalisti. I responsabili del rito ambrosiano, invece, avrebbero a loro dire obbedito sinceramente al Papa e si sono sentiti fraintesi dagli scritti del sottoscritto. Scusate, ma mi sembra davvero troppo! Aggiungo due annotazioni: mi risulta per certo che Papa Ratzinger sia rimasto molto male per questa decisione milanese. Mi risulta inoltre che il cardinale Castrillòn, presidente di Ecclesia Dei, abbia avuto di recente un colloquio (credo telefonico) con uno dei responsabili ambrosiani, nel corso del quale ha presentato il disappunto della Santa Sede per la mancata applicazione del motu proprio nel capoluogo lombardo.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

266 risposte a Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa

  1. Marco Diaferia scrive:

    Caro Tornielli,
    la incoraggio a fare un’inchiesta approfondita sulla situazione della Chiesa milanese. Il malessere che c’è tra i sacerdoti sul modo arbitrario con cui per esempio vengono unite parrocchie o spostati parroci. Tutto perché mancano vocazioni e sarebbe ora di chiedersi come mai, con la tradizione di Fede e di Carità che ha questa che è la Diocesi più grande d’Europa.
    La mancanza di ricambio anche nel laicato, dove quasi tutto è in mano alla nostra generazione, ovvero ai ventenni dell’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II.
    Per non parlare dell’interventismo gerosolomitano di Martini, le idee balzane che dice in privato ai milanesi che vanno a trovarlo in Palestina e che sono ben più “incorrect” di quelle che escono sui giornali (testimonianza personale).
    Per non parlare di parrocchie dove si è andati perfino oltre della riforma della liturgia post-conciliare, con abrogazione della genuflessione, obbligo di comunione self service sull’altare sotto le due specie, mutazioni arbitrarie delle parti della Messa e delle preghiere.
    Altro che polemiche sul Motu Proprio: in Curia dovrebbero ringraziare i giornalisti cattolici milanesi che non si mettono veramente a scoprire i coperchi su tante realtà ben poco in linea con Roma.
    Cordiali saluti

  2. Antonio Peschechera scrive:

    Mi vien da ridere (amaro). In Lombardia o nella stessa Milano non ci sono tradizionalisti che abbiano chiesto la Santa Messa Antica? Dico che c’è un limite a tutto e il Cardinale di Milano Martini lo sà.

  3. DANTE PASTORELLI scrive:

    I vescovi queste cose le conoscono benissimo perché via via i reclami ci sono stati nelle varie città come altrove. Ma tutto insabbiano. Indubbiamente una denuncia sulla stampa da parte di giornalisti qualificati smuoverebbero parecchio le acque: ma forse qualcuno ci rimetterebbe le penne.

  4. don Camillo scrive:

    Che VERGOGNIA!

    Signor Cardinale Tettamanzi! BASTA! si prenda le sue responsabilità! Non si nasconda dietro a queste menzogne! fra dieci anni quando sarà in penzione, di lei si ricorderà solo questa messa in scena…

    Evviva il Cardinale Ruini! lo vogliamo vicario del Papa ancora… per tanti anni…la sua saggezza e la sua capacità di vedere al di là del proprio dito, il nostro Vicario ha non solo incoraggiato noi sacerdoti a riscoprire questa ricchezza liturgica in piena armonia con il VATICANO II ma con le sue parole è di esempio a tutti i vescovi d’Italia!…

    peccato che le sue parole si fermano alle porte di Milano!

  5. Tomaselli scrive:

    Nonostante le opposizioni al motu proprio denunciate dal segretario della Congragazione del Culto divino, credo che gradualmente la Messa tridentina si diffonderà sempre di più.

    A mio avviso però, la forma antica del rito latino rimane una liturgia adatta solo a persone con un’intensa vita spirituale. Difficilmente potranno apprezzare questa meravigliosa forma liturgica coloro che non sanno che cos’è la Messa (la sua essenza sacrificale) o non sanno fare orazione mentale, soprattutto sulla Passione di Cristo (tipo le meditazioni presenti in formato mp3 su questo sito: http://www.alfonso.netsons.org ).

  6. F. Pernice scrive:

    Siamo tornati ai tempi del prete Liprando e dell’arcivescovo Grossolano? Scherzo. Però la renitenza – al solito cavillosa – dell’arcidiocesi ai richiami di papa Benedetto XVI è tangibile. Non solo perché i gruppi stabili ci sono, ma anche perché di nuovi se ne potrebbero costituire se non si scoraggiasse preventivamente l’iniziativa.
    Milano, tra l’altro, può contare da sempre sulla presenza di ottime schole cantorum, perite in gregoriano e in ambrosiano, come quella del maestro Vianini, tanto per citare un musicologo dalle molte benemerenze (e dall’infinita pazienza), e la liturgia tradizionale avrebbe di che vestirsi a festa, con gli abiti tagliati sulla sua splendida figura.

  7. Syriacus scrive:

    Credo che per oggi i ‘martin-tettamanziani’ ad oltranza abbiano già avuto un notevole guidardone nella Liturgia celebrata a San Pietro per la imposizione delle berrette cardinalizie. Omelia e preghiere dei fedeli escluse, tutto è stato rigorosamente in latino. Tronetto dorato(sormontato da tiara!) , mitra di Pio IX, piviale antichissimo… e molto altro, anche sul piano musicale. Ordine e Simmetria da far invidia a Odifreddi!! (Beh, a parte la croce astile paolina…) Ogni giorno ha la sua (pena o gioia, a seconda dei punti di vista)!

  8. Luca scrive:

    Concordo con Tomaselli: ricordiamoci che, quando esisteva solo la messa di Pio V, molta gente entrava a celebrazione iniziata, usciva ogni tanto, si distraeva ecc. Se oggi riscuote interesse, e’ perche’ molti hanno sete di vera cultura e di vera spiritualita’ (e non sopportano la sciattezza di tante messe ordinarie) e dunque partecipano con attenzione e consapevolezza.

  9. Luca scrive:

    Detto questo, Tornielli, stia attento a non cadere in trapola. Qualcuno dira’ prima o poi che lei ha sollevato l’argomento perche’ scrive nel giornale degli Sporchi Berlusconiani e dunque Retrogradi, Fascistoni, Cattivoni, Che Ammazzano I Negretti e Odiano il Povero Prodi e La Povera Bindi e La Fede Adulta nata col Concilio, ec. ecc. Stia attento, perche’ quella e’ gente tronfia della propria ignoranza ma che maneggia molto bene l’arma callida del credersi “col vento in poppa” e coi “segni dei tempi” (falsi, ma non lo sanno) in tasca: in parole povere, e’ gente ammanicata col Potere e a cui interessa solo quello, dunque pericolosa.

  10. Luca scrive:

    Come ebbi modo di scrivere tanto tempo fa, a Milano (Curia e Univ. Cattolica) si credono autonomi da Roma, lo motivano anche con ragioni paradottrinali e fanno la faccia di chi non capisce quando gli si dice che ogni cattolico e’ romano. Se uno vuol fare carriera in quell’ambiente, deve condividere questa impostazione. Altrimenti finisce come con certi giovani seminaristi che sono stati allontanati dal Seminario perche’ volevano portare – ripeto: volevano portare – l’abito!!! Pastorelli, che ne dice? A un altro hanno detto che doveva lasciar perdere la devozione al Montfort, perche’ non era in linea con “la spiritualita’” del seminario. Capito? E questi qui pretendono di dare lezione a papa Ratzinger! Tornielli, faccia qualche inchiestina su questi episodi, e poi vediamo che succede!

  11. Daniela - Milano scrive:

    Mi piacerebbe però sapere se ci sono in Lombardia sacerdoti pronti alla celebrazione della Messa in latino, che forse ormai non viene studiato neppure nei seminari. Qualcuno mi puo’ dare notizie in merito?

  12. don Gianluigi Braga scrive:

    Caro Tornielli ha tutta la mia solidarietà e comprensione riguardo alle accuse che indirettamente La coinvolgono. Posso assicurarLa che richieste di poter celebrare con il messale ambrosiano del 1955 ce ne sono state e di una ho la documentazione. Che poi ci sia una netta opposizione nel clero è altrettanto certo, pensi che qualcuno si è dichiarato pronto, piuttosto che sottostare al rito tradizionale, a fare uno scisma opposto a quello di mons. Lefebvre! (sarà una boutade, ma è indicativa)

  13. Syriacus scrive:

    Luca, qual’è la sua opinione sul paternalismo (se va bene) con cui viene trattato il cingalese Monsignor Ranjit?

    (..Ah, e spesso lo insultano coloro i quali a inizio ottobre dicevano che non bisogna offendere un Arcivescovo della Chiesa Cattolica, ovvero gli avvocati d’ufficio di Sua Eccellenza Mons. Piero Marini.

    Come bisogna distinguere fra errore ed errante, io distinguo fra il Sacerdozio eterno connaturale ad entrambi i prelati, e le opinioni da loro espresse nell’esercizio delle loro funzioni.
    Altri ragionano invece così solo a senso unico… Esaltano +Piero e prendono -anche se con garbo ipocrita, magari- +Albert Malcolm a calci…)

  14. Francesco scrive:

    Certo, “non esistono richieste dei fedeli”… E le centinaia di persone alla Messa Vetus Ordo alla Cattolica di qualche settimana fa? E le decine che ogni domenica sono al Gentilino?

  15. Ninu scrive:

    > post 10 Luca Scrive: November 24th, 2007 at 3:01 pm
    Milano (Curia e Univ. Cattolica) si credono autonomi da Roma, lo motivano anche con ragioni paradottrinali … Altrimenti finisce come con certi giovani seminaristi che sono stati allontanati dal Seminario perché volevano portare – ripeto: volevano portare – l’abito!!!

    È gravissimo ciò che scrive. Che cosa si insegna in quel Seminario?… Sarebbe utilissima qualche testimonianza di ex-seminarista in merito

  16. Syriacus scrive:

    Benedetto XVI oggi sullo stesso trono (di Leone XIII?) presso cui posò San Pio X allorchè venne scattata questa foto:

    http://www.joyceimages.com/images/SV%20Pope%20Leo.JPG

  17. Syriacus scrive:

    (La didascalia , in inglese , della foto linkata sopra, recita:

    “His Holiness, Pope Pius X, in the throne room of the Vatican Palace, Rome, Italy.
    (Copyright 1903 by J.B. Hewitt)”

    -…alla faccia del ‘tronetto’ ! – )

  18. Raffaele Savigni scrive:

    Non conosco bene la situazione milanese, ma mi sento di difendere dagli attacchi l’arcivescovo di Milano ed anche il card. Martini. Ho l’impressione che si sottovaluti la peculiarità del rito ambrosiano. In ogni caso (lo dico cordialmente anche ad Andrea Tornielli) non dovremmo gettare olio sul fuoco ma cercare di favorire la comunione ed il rispetto reciproco tra credenti di diversa sensibilità. Pewrsonalmente cerco di farlo nei confronti di vari cattolici che mi esprimono il loro disappunto per il Motu proprio (ai quali ricordo che ciò non implica un rinnegare il concilio Vaticano II e la riforma liturgica); vorrei che anche i tradizionalisti amanti della comunione ecclesiale facessero lo stesso sull’altro versante, nei confronti dei più “esaltati” tra i loro amici.

  19. Luca scrive:

    Per Syriacus: quello che penso su come hanno trattato il “cardinale cingalese” (che non e’ cardinale, ma fa tanto Potente Cattivo e Oppressore), come lo hanno chiamato nel blog di Accattoli coon toni da supponenza incredibile, e’ che certa gente fa la terzomondista quando il povero africano/asiatico e’ irregimentabile (secondo loro) dal Grande Partito o dal Meraviglioso Sindacato, perche’ e’ un povero sprovveduto o semplicemente uno che va bene per fare casino (tanto peggio tanto meglio). Quando invece incontrano una persona colta, preparata e con un forte senso del Divino, allora a questa gente saltano gli schemi e reagisce con un fastidio molto simile al “razzismo” contro cui essi strillano a ogni pie’ sospinto. Basta leggere certi interventi nel blog di Accattoli per rendersene conto.
    Invece esistono, tra i comuni fedeli, persino “neri” (vorei dire negri, ma poi qualcuno s’inventa che e’ una parolaccia…qui mi limito solo a dire che in italiano non e’ mai stato una parolaccia) cattolici tradizionalisti, o anche semplicemente africani che al loro Paese erano abituati a frequentare la parrochia come un centro di aggregazione e rimangono sbalorditi nel constatare lo stato penoso in cui sono certe parrocchie delle nostre grandi citta’…

  20. Caterina scrive:

    Gentile Dr. Tornielli….per quanto piccola io sono, le giunga la mia immensa solidarietà per l’ennesima mistificazione nell’informazione CATTOLICA e questa volta non certo da parte di qualche giornale…ancor meno dal suo attraverso il quale invece la pacatezza e la correttezza dell’informazione in questo campo, non ha avuto eguali altrove…. noi stessi (parlo anche come appartenente ad un forum) ci siamo tenuti aggiornati in tempo reale dell’ambiguo comportamento della Curia di Milano…la recidività di certe posizioni assunte sembrano oramai irrisolvibili di conseguenza….cosa c’è di meglio che non fare lo scarica barili per non assumersi le proprie responsabilità?

    Che tristezza!!!!

    Si insiste ancora su questa falsa riga dei GRUPPI STABILI….quando un recente “documento” della Curia milanese così scriveva:

    http://www.chiesadimilano.it/or4/or?…dex&oid=822224

    Il “motu proprio” e il rito ambrosiano

    faccio notare la contraddizione…si legge nel testo….

    1) La controprova è data dall’assenza di gruppi stabili di fedeli “aderenti alla precedente tradizione liturgica”.

    2) L’unico gruppo conosciuto – che peraltro già utilizza la concessione del 1985 – è quello che si ritrova per la partecipazione alla liturgia domenicale nella chiesa di San Rocco al Gentilino: 50/70 provenienti da diverse parrocchie di Milano e dell’hinterland…….

    ******

    quindi la “controprova” salta….non è vero che c’è ASSENZA di gruppi stabili se poi si conferma che dal 1985 ESISTE UN GRUPPO STABILE FATTO DI PICCOLI GRUPPI (provenienti da diverse parrocchie di Milano e dell’hinterland ) CHE SI RITROVANO AL GENTILINO SOLO PERCHE’ E’ L’UNICA CHIESA CHE E’ STATA CONCESSA DALLA CURIA DI MILANO….
    Se la Curia di Milano avesse concesso a chi voleva questo Rito san Pio V COME CONCESSE AI VETERO CATTOLICI LE PARROCCHIE MILANESI AMBROSIANE….sicuramente i “gruppi stabili” sarebbero aumentati senza andare alla Messa come se si recassero ALLE CATACOMBE COPRENDOSI DI VERGOGNA per chissà quale danno commesso, ma santo cielo STIAMO PARLANDO DELLA MESSA con un Rito ANTICO MA SEMPRE VALIDO, mica si sta parlando di una messa PROTESTANTE O VETERO….

    e ancora…usando sempre il dono della RAGIONE……

    così dice il Papa nel MP:

    Art. 5. § 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa.

    § 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.

    **************

    usiamo la RAGIONE……..
    il Papa fa specifico riferimento a due tipi di gruppi….uno è quello STABILE, ossia quelli che probabilmente sono appunto lefebvriani o semplicemente cattolici che per 40 anni hanno dovuto seguire la Messa san Pio V COME UNA CLANDESTINITA’…O COME DEGLI APPESTATI….ma attenzione, il Papa dopo fa riferimento a SEMPLICI FEDELI ANCHE NON IN GRUPPI……..

    § 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi

    allora pongo un altra domanda alla Curia di Milano…..morendo chiedo che mi vengano fatti i funerali con il rito san Pio V….come risponderete, devo farmi trasportare FUORI DAL TERRITORIO AMBROSIANO?
    Desidero fare un PELLEGRINAGGIO AL DUOMO DI MILANO o al Sacro Monte di Varese o ad un altro SANTUARIO… e chiedo quindi di poter vivere la Messa san Pio V….su quali NORME ECCLESIALI LA CURIA LA PROIBIREBBE?

    Infine….il Papa cita un articolo del Diritto Canonico che riguarda i VESCOVI….in tutto il testo riportato sopra non si fa accenno a questo articolo, leggiamo cosa dice:
    Can. 392 – §1. Poiché deve difendere l’unità della Chiesa universale, il Vescovo è tenuto a promuovere la disciplina comune a tutta la Chiesa e perciò a urgere l’osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche.

    http://www.vatican.va/archive/ITA0276/__P1E.HTM

    perchè il Santo Padre ha citato questo articolo?
    Milano è forse esclusa da questa osservanza?

    Il Santo Padre conclude il MP con queste parole:

    Tutto ciò che da Noi è stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come “stabilito e decretato” e da osservare dal giorno 14 settembre di quest’anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario.

    ************

    Milano è esclusa da questa richiesta del santo Padre? e dove sta scritto?
    C’è una diversità ESCLUSIVAMENTE NEL RITO nella Chiesa detta appunto “AMBROSIANA”…..ma non risulta che essa sia una “Chiesa A PARTE” che vive di LEGGI PROPRIE ESTRANEE ALLA SANTA SEDE…..
    il Papa parla appunto di DECRETO STABILITO a ttraverso questo MP…..ergo rientra anche per i vescovi ambrosiani (che sono appunto SACERDOTI DI RITO LATINO) la citazione dell’art. del Diritto Canonico citato dal santo Padre…….

    I Gruppi così detti STABILI ci sono….è assai probabile, caro Dr. Tornielli che alla Curia di Milano non abbiano digerito la RACCOLTA DI FIRME attraverso le quali si sta dimostrando che i cattolici che desiderano questo Rito SONO TANTI, ci sono, sono una flebile voce, sono la minoranza ma ESISTONO e desidererebbero soltanto poter vivere questa Messa IN SANTA PACE E CARITA’…..

    Se la Curia di Milano è arrivata a questo punto da scaricare sugli altri responsabilità proprie….allora bisognerà pregare incessantemente perchè significa solo che sta messa male oppure…oppure chissà….forse sta cercando una scappatoia per rimediare al danno che ha fatto e fare così marcia indietro…la speranza è l’ultima a morire e se così fosse sarebbe da ringraziare il Signore ora e sempre e…comunque….

    Fraternamente CaterinaLD

  21. Eremita scrive:

    Per quello che può valere esprimo tutta la mia solidarietà a Tornielli e sottoscrivo quanto detto da Luca col messaggio n. 9; non so se sia gente tronfia della propria ingnoranza ma di certo non è incline alla benevolenza verso i propri oppositori, detiene il Potere Assoluto ed è disposta ad usarlo fino in fondo senza farsi scrupoli.

  22. Francesco73 scrive:

    La mitria mi piaceva, il trono no, e tutto sommato il Papa era un pò troppo affogato dai paramenti.
    Mi pare che si possa stare nella bellezza della tradizione liturgica anche senza appesantire troppo.
    De gustibus, ma io preferisco i troni sobri di Paolo VI, e la sua croce astile mi va benissimo.
    Non mi piacciono, invece, le mitrie che sceglieva soprattutto da ultimo Piero Marini, quelle squadrate e basse.
    Preferisco le guglielmine, pur in versione moderna.

  23. DANTE PASTORELLI scrive:

    Caro don LUIGI, le parole di quel prete pronto allo scisma piuttosto che dir Messa secondo il rito antico, esprimono il pensiero di diversi vescovi francesi, e forse d’altri luoghi. Gl’italiani sono più cauti del vescovo Noyon, ma lavorano sott’acqua.
    Ho letto in un sito di preti sposati che in Africa ci sono 12 vescovi e 52 diaconi pronti a dar vita con Milingo in testa (che aspettano per l’ordinazione sacerdotale) ad una nuova chiesa di preti sposati indipendente da Roma.
    Se Roma a questi preti gli dà moglie e magari marito (de gustibus…), li vedremo anche celebrar la Messa di Pio V.

  24. renato scrive:

    Commento numero 5:

    “A mio avviso però, la forma antica del rito latino rimane una liturgia adatta solo a persone con un’intensa vita spirituale”

    Scusa Tomaselli, proprio non capisco cosa voglia dire questa cosa e cmq sono in totale disaccordo.Se molti hanno abbandonato la Chiesa è perchè questa liturgia non riesce ad esprimere una religiosità reale.Per cui la liturgia tradizionale va bene a tutti soprattuttto a riavvicinare quelli che non fanno “intensa attività spirituale”(????)

  25. renato scrive:

    Cmq ripeto ancora che questo Mp ha un punto debole, ossia la necessità della presenza del gruppo di fedeli fisso per celebrare la messa antica e la impossibilità del sacerdote di celebrare la messa su propria iniziativa negli orari ufficiali.Su questo punto debole i vescovi ostili si sono attaccati.
    Se il Mp diceva al punto 5: “Il sacerdote che vuole celebrare la messa a qualsiasi orario festivo o feriale su propria iniziativa o su richiesta dei fedeli, può farlo”, i vescovi ribelli avrebbero fatto piu fatica per impedirla.

  26. Areki44 scrive:

    Vorrei esprimere tulla la mia solidarietà al Dottor Andrea Tornielli. Sono sicurissimo della sua alta professionalità della sua limpidezza di pensiero e di coscienza. Che meschinità, ipocrisia, ignoranza, fumosità e pretestuosità nelle false argomentazioni dei rass-burocrati della Curia di Milano: a questi tali dico semplicemente: VERGOGNATEVI !!!!!!!!!

  27. Caterina scrive:

    Rispondo al sig. Renato post 25 che parla di punto debole del MP sempre a causa del “gruppo di fedeli”…..ma chiedo scusatemi….sappiamo leggere l’italiano?

    così dice il Papa nel MP:

    Art. 5. § 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa.

    § 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.

    **************

    usiamo la RAGIONE……..
    il Papa fa specifico riferimento a due tipi di gruppi….uno è quello STABILE, ossia quelli che probabilmente sono appunto lefebvriani MA ANCHE semplicemente cattolici che per 40 anni hanno dovuto seguire la Messa san Pio V COME UNA CLANDESTINITA’…O COME DEGLI APPESTATI….ma attenzione, il Papa dopo fa riferimento a SEMPLICI FEDELI ANCHE NON IN GRUPPI……..

    § 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi

    ******

    è così davvero difficile leggere che il Papa parla anche di poche persone, e di occasioni COME UN MATRIMONIO O UN FUNERALE???? Quante volte ci si sposa nella Chiesa Cattolica? Ma santo cielo se il Papa dice che anche chi richiede DI SPOSARSI con il rito VO ha il diritto di poterlo ricevere, significa che il MP non è stato fatto solo per i gruppi….

    Solo la malafede o qualche altro DIABOLICO motivo trova ostacoli dove non ci sono…il MP è perfetto….e a “qualcuno” questo non è piaciuto, punto….tutto il resto son chiacchiere!

    Fraternamente CaterinaLD

  28. Athanasius scrive:

    una risata li seppellira’ (metaforicamente)

  29. Athanasius scrive:

    Per Daniela di Milano : sacerdoti pronti alle celebrazioni in rito antico ce ne sono…

  30. Lorenzo scrive:

    E’ possibile avere dettagli su questa raccolta di firme? Chi la effettua? Ve ne è una sola o più? Come si può aderire?
    Grazie,
    Lorenzo

  31. F. Pernice scrive:

    …ed elli avea del cul fatto trombetta… (cfr. il peditum qui sopra)

  32. DANTE PASTORELLI scrive:

    Ci sono dappertutto: ma non dappertutto hanno il coraggio, ancora, d’uscir fuori. Aspettano i chiarimenti dell’Ecclesia Dei.

  33. raffaele scrive:

    Cari amici della Chiesa di un tempo sono felice per voi: avete avuto finalmente il trono, la mitra di Pio V° e tant’altro. La basilica di San Pietro sembrava tornata agli antichi splendori…ma “dove stava la bellezza?”…e’ proprio vero:è solo questione di gusti…a qualcuno di voi Giovanni Paolo II°, la notte del Giubileo sembrava il Mago Otelma (cito), oggi a me Papa Benedetto sembrava la Regina Cleopatra…

  34. F. Pernice scrive:

    (pardon, il post dantesco era a commento delle ultime del buffo Yochanan)

  35. Caterina scrive:

    Per Lorenzo al messaggio 30: contatta al sito Totus Tuus tale David Botti per la raccolta delle firme ^___^

    *************

    Al sign. Raffaele del post 33….per carità i gusti non si discutono, ma qui sta l’errore che lei commette…..
    Una Liturgia NON deve soddisfare i suoi o i miei gusti ^___^ ma deve aiutarre a farci entrare in un clima che deve gioco forza farci sentire, in quei momenti FUORI DEL MONDO….la Liturgia è un incontrarsi con DIO e non soddisfare i nostri sensi……
    La soddisfazione non ce la deve dare una mitria o una casula o un pizzo o un merletto….ma è L’AMORE con il quale SI CURA LA LITURGIA USANDO PIZZI E MERLETTI mitrie e piviali….che ci condurrà in quell’atmosfera atta all’incontro con Dio….

    Le faccio un esempio…se l’esteriorità non fosse importante…perchè allora si guardano le BELLE DONNE? ^___^
    nella Bibbia la bellezza femminile con la quale si usa spesso INDICARE LA CHIESA…è sempre adornata di gioielli di pizzi e merletti…..quale sposo non amerebbe la propria sposa anche ESTERIORMENTE ben curata?

    Fraternamente CaterinaLD

  36. Tomaselli scrive:

    (Per Renato) Confermo la mia opinione: la Messa tridentina è adatta solo a persone con un’intensa vita spirituale e con un’adeguata istruzione religiosa. Pensiamo ad esempio alla “Messa dei fedeli” (cioè la seconda parte della Messa), mentre il sacerdote recita a bassa voce il canone romano …in quei lunghi minuti di apparente silenzio, è difficile che un fedele che non conosce l’essenza sacrificale della Messa e non abbia un’intensa vita spirituale si metta a meditare sulla dolorosa Passione di Gesù Cristo e ad offrire all’Eterno Padre il Santo Sacrificio per la salvezza delle anime.

    Ti faccio un’altro esempio. Spesso capita di vedere alle Messe “Novus Ordo” che molte persone rimangono in piedi durante la Consacrazione. Non penso che costoro siano molto entusiasti di poter assistere alla Messa di San Pio V e restare inginocchiati per almeno un terzo del tempo.

    Io non voglio costringere nessuno ad assistere alla Messa tridentina, poiché sono consapevole del fatto che è richiesto un impegno maggiore, basti pensare allo sforzo di imparare a memoria le preghiere in latino. Voglio solo che il diritto dei fedeli tradizionalisti di poter avere la Messa di San Pio V (come disposto dal motu proprio) venga rispettato.

    ==============

    ps. Temo che qualcuno voglia protestare con me per aver utilizzato il vocabolo “tradizionalista” (quasi fosse una cosa proibita). Blocco subito la polemica ricordando che il Magistero Pontificio insegna che i tradizionalisti sonoi veri amici del popolo (cfr. San Pio X, lettera apostolica “Notre charge apostolique” 1910).

  37. Masone scrive:

    Vorrei invitare tutti a non confondere la religione e la liturgia colla politica.

    Io sono un elettore (cattolico) del centrosinistra e, tanto per esser chiaro, mi farei sgozzare piuttosto che votar Berlusconi o Bossi.

    Però sono un convinto fautore dell’uso liturgico del latino e del canto gregoriano (sia nella “forma straordinaria”, o di san Pio V, sia nella “forma ordinaria”, o del servo di Dio Paolo VI). Più in generale, vorrei riti pieni di “nobile bellezza” (come dice, mi pare, proprio l’ultimo concilio), che almeno qualchevvolta osassero il sublime della tradizione, piuttosto d’aggirarsi sempre nella sciatteria della società di massa, nella banalità o addirittura volgarità televisiva.

    Questo papa ci voleva proprio! E ringrazia il Signore per lui un uomo (moderatamente) di sinistra.

  38. Paolo scrive:

    Quel che mi lascia sgomento della mia diocesi di Milano è che si siano sopportate licenze di ogni genere in direzione “progressista”, mentre si mantiene questo atteggiamento veramente losco davanti al Motu Proprio del Papa.
    Ricordo bene che quando pochi anni fa feci sapere al mio buon prevosto che il prete del mio paese spesso non faceva dire il Credo – perchè, secondo lui, non esprimeva più la fede in modo inteleggibile nel mondo moderno – questa fu la risposta ottenuta: “Sì, abbiamo ricevuto parecchie segnalazioni in merito, ma del resto quel prete è uomo di grande carità che ospita degli immigrati nella canonica”.
    Questa può anche essere stata una scelta saggia – anche se io, come altri, avevo la tentazione di alazarmi a protestare e me ne andavo gonfio di amarezza – ma di sicuro la stessa indulgenza non era riservata a preti di altrettanta carità che erano però più esigenti nella loro pastorale. Mi viene in mente un prete ripetutamente rimproverato dal’alto perchè osava richiedere che i candidati alla prima Comunione fossero regolarmente presenti a Messa la domenica: alcuni genitori si erano lamentati per questa vessazione…

    Sono rimasto anche amareggiato nel sentire dei preti di questa diocesi dolersi amaramente perchè il nuovo Papa fosse Ratzinger e non un candidato più “Martiniano”, al punto che al pubblico annuncio della nomina non erano riusciti neanche ad applaudire per la cocente delusione.

    Di sicuro c’è molto che non va e lo sentiamo in tanti e da tempo; mi spiace dirlo, ma sembra che al comando ci sia un gruppo di “cattolici adulti” per cui è più vincolante qule che pensa il priore di Bose di quel che comanda il Papa.

  39. Athanasius scrive:

    L’imminente (quanto non ve lo so dire..) nota integrativa della commissione Ecclesia Dei spazzera’ via tutti questi “intralci” e rende gia’ superflue altre iniziative.

  40. Paolo scrive:

    Su quanto ribadisce il signor Tomaselli al numero 36, la mia domanda è questa: è accettabile che un cattolico non sappia dell’essenza sacrificale della Messa? Non è l’essenza della Messa la stessa, qualunque sia il rito con cui viene celebrata? Parebbe assurdo il contrario.

    E se l’essenza della Messa è, come è, la partecipazione al Sacrificio di Cristo, non mi pare sia una questione rilevante la difficoltà o l’impegno maggiore richiesto, quasi come se ci potesse una Messa che mette tranquillamente e senza danno tra parentesi la propria essenza…

    Io comprendo l’intenzione profonda del Motu Proprio in questo modo: il Papa, tra molti altri, ha notato nel corso degli ultimi decenni un diffuso annacquamento del modo in cui viene intesa e vissuta la celebrazione Eucaristica. Egli propone come aiuto un affiancamento della precedente liturgia, in cui il carattere sacrificale della Messa è spesso più eviedente, così come diverso è lo spazio dedicato al silenzio e la centralità di Dio protagonista della Messa. Il Papa intende fecondare la Messa usuale con la testimoninanza della Tradizione vissuta, nella convinzione che essa abbia molto da ricordarci sull’essenziale.

    Ne consegue che io, secondo le intenzioni del Papa, sarei invece favorevole alla maggior diffusione possibile di questo rito, a che tutti ne possano far esperienza almeno talvolta e ne siano arricchiti. In particolare, nel seminario sarebbe cosa assai opportuna.
    Nella mia diocesi di Milano non vedo invece disponibilità in questo senso, anzi c’è un’ostilità mal celata.

  41. DANTE PASTORELLI scrive:

    ATHANASIUS, sempre che non serva ad complicar le cose, vista la carenza di li chiarezza di linguaggio, spesso voluta per diplomazia, talvolta per ignoranza, come sovente accade in Vaticano.

  42. DANTE PASTORELLI scrive:

    RAFFAELE, quelli che tu elenchi non sono i motivi che mi spingono a continuare a frequentare la messa tridentina: si tratta di simboli, però, spesso gloriosi, dei poteri pontifici. Se potessi scegliere tra sedia Gestatoria e papamobile, sceglierei la prima per motivi storici: ma il Papa lo impallinerebbero subito.
    Non m’entusiasmo per questi simboli che tuttavia non sottostimo.
    A proposito di bellezza: per te chi è meglio vestito il Mago Otelma o Cleopatra? (che fra l’altro vestiva ben diversamente)?

  43. DANTE PASTORELLI scrive:

    Tomaselli: un fedele che non conosca il senso sacrificale della messa non è cattolico o non è stato educato al cattolicesimo. Quindi, è necessario riprendere ad insegnare il catechismo. E’ ora che i preti tornino a stare in chiesa e a presiedere riunioni per spiegare la Messa (anche quella Novus Ordo: chi non conosce il significato sacrificale della messa anche qui pensa ai fatti suoi). Se i fedeli alla nuova Messa non s’inginocchiano è perché sono stati abituati a non vedervi un atto di adorazione dovuto al Cristo che s’immola. Quindi il problema è di formazione.

  44. Mauro W. Fuolega scrive:

    In Curia, qui a Milano, hanno il naso lungo e la memoria corta. Adesso parlano, sapendo di mentire, perché stanno per essere cazziati dalle disposizioni che, a breve, arriveranno da Roma e così si arrampicano sugli specchi.
    Perché dico questo con assoluta certezza? Lo spiego subito.
    Alcuni anni fa ebbi modo di litigare, in un colloquio privato, con Mons. Manganini relativamente alla celebrazione del rito antico in Duomo, una volta l’anno. Piccola tradizione che si era instaurata da qualche anno per commemorare il Beato Card. Schuster. Con l’avvento di Mons. Manganini ad arciprete del Duomo, questa – ripeto piccola – tradizione è stata, a suo capriccio interrotta.
    Quanto poi al Card. Arcivescovo Tettamanzi, ho avuto modo, nel corso di una manifestazione pubblica, di dirgli in ginocchio di far tornare il vecchio rito in Duomo: non mi ha neanche risposto ed è scappato via.
    Successivamente, all’indomani della pubblicazione del Motu Proprio gli ho scritto sempre a questo proposito e, ad oggi, nessuno si è degnato di darmi una risposta.
    In diocesi esistono alcuni sacerdoti, non voglio dire numerosi, pronti a celebrare in rito ambrosiano antico, ma, guarda caso, sono stati proprio frenati da un documento emesso dalla stessa curia milanese.
    Ora, dar la colpa ad un giornalista, che fedelmente ci ha informato sulla realtà dei fatti, significa arrampicarsi sugli specchi all’ultimo minuto. Purtroppo, questo giochetto al gatto e alla volpe di Piazza Fontana non riesce punto.
    Ancora, in data 23 settembre così scrissi a Mons. Boretti dell’ufficio liturgico diocesano:
    “In questi giorni ho riflettuto sulla situazione incresciosa in cui la Curia milanese si è venuta a trovare per un senile capriccio o dispetto liturgico, che dir si voglia.
    Il Cardinale Arcivescovo e Mons. Manganini hanno fatto davvero una miserabile figura davanti a tutti gli interessati all’applicazione del Motu Proprio, qui e a Roma.
    Per questo, anche per permettere loro di salvare la faccia “in extremis”, e senza voler – poco cristianamente – infierire ulteriormente su chi non avendo argomenti validi per difendersi usa solo la propria autorità, ormai
    intaccata e declinanante, prima che arrivino delle direttive cogenti dalla Commissione Ecclesia Dei, accompagnate magari da eventuali sanzioni dall’Alto, mi permetto di entrare ancora nella diatriba e proporre una via di uscita che faccia alla fine il bene di tutti.
    Per prima cosa, Mons. Manganini dovrebbe seriamente considerare l’ipotesi di un suo pensionamento o il passaggio ad altro incarico, meglio se fuori diocesi. Lo conosco personalmente, è un uomo acuto e intelligente, e
    sicuramente non vorrà uscire di scena fra l’esecrazione generale; anche se il suo nome, ai più, non significa nulla, ai tradizionalisti e ai sacerdoti della Diocesi dice molto, e dalle parole che potrebbero essere sussurrate a mezzavoce e dal pettegolezzo, come Lei ben saprà ci si deve sempre guardare in ambiente ecclesiastico. Un disastro come Arciprete del Duomo l’ha già fatto quando ha proibito la tradizione di celebrare un volta l’anno una Santa Messa, in rito ambrosiano antico, in memoria del Beato Card. Schuster:
    perché insistere in queste cattiverie gratuite, a chi giovano?
    Quanto al Cardinale, è chiamato con urgenza, non da me certo, ma dalla comune fede, a riconciliarsi col Papa. Ed il minimo che possa fare è invitare Sua Santità a Milano per restaurare, con un bel pontificale in rito
    ambrosiano antico, l’”armonia ritrovata”, prima che si trovi anche lui messo con le spalle al muro dalle disposizione romane in arrivo fra breve.
    In quell’occasione, potrebbe rimettere il suo mandato nelle mani del nostro amato Benedetto XVI° adducendo qualsiasi motivo che possa essere accettato
    per esonerarlo dall’incarico.
    Non credo gli sia difficile inventarsi qualcosa, visto che di sciocchezze ne ha scritte e raccontate tante, durante il suo periodo pastorale”.
    Mi rendo conto di essere stato sfacciato e spudorato nel rovesciare addosso a costoro tutte queste parole, però sono stato profetico e il tempo, pare, mi sta dando ragione.
    Saluti.

  45. DANTE PASTORELLI scrive:

    Era consolidata tradizione la Messa annuale in ambrosiano antico in una cappella del Duomo di Milano. Il Presidente di Una Voce Milano ne dava sempre l’annuncio a tutti i consoci d’Italia.

  46. Eremita scrive:

    >Paolo, commento 38 : temo considerino ancor più vincolante del priore di Bose quello di palazzo Chigi.

  47. F. Pernice scrive:

    Felice di leggere il post di Masone. Il rigore liturgico e il canto gregoriano devono ricevere il posto d’onore anche nel Novus Ordo. Su questo bisogna insistere alla nausea (però, caro Masone, non c’è politico che valga il gozzo di un cristiano; lo creda, glielo dice un non votante cronico).

  48. F. Pernice scrive:

    Resta da capire perché Milano, a Torino e altrove pastori di primo piano abbiano assunto una posizione tanto ostile alla ricomparsa dell’antico rito. Quali sono i motivi di tanta avversione?

  49. Tomaselli scrive:

    Effettivamente è grave che al giorno d’oggi moltissimi cattolici non conoscano gli elementi basilari della Dottrina Cattolica. Non dimentichiamoci che nel 2007 a differenza del passato, non c’è più l’attenuante dell’analfabetismo. Mi vergogno di ammettere che solo all’età di 21 anni ho scoperto che la Messa è la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio della croce.

    Anche io mi auguro che la Messa di San Pio V si diffonda sempre di più, ma sono consapevole della realtà dei fatti: attualmente solo una minoranza dei cattolici ha la preparazione adeguata per potervi assistere. Del resto anche Papa Benedetto XVI, nel Motu Proprio dello scorso luglio ammette che per poter assistere alla Messa celebrata con l’antico “Missale Romanum” sono richieste adeguate conoscenze liturgiche e linguistiche. Nessuno si spaventi, si tratta principalmente di imparare a memoria alcune preghiere, la maggior parte delle quali dovremmo già conoscerle in italiano, qualche canto gregoriano (consigliatissima la “Missa de Angelis”) e capire che andare alla Messa è come andare al Calvario, dove Cristo si è immolato per salvare noi misere creature dalla perdizione eterna.

    Con soddisfazione, sto notando negli ultimi tempi una graduale intensificazione dei tentativi di “restaurazione” nel mondo cattolico: in una piccola chiesa è stato rimesso in funzione (in maniera esclusiva) l’altare “versus absidem”, in un santuario invece ho visto che sono state ricostruite le balaustre, qua e là vedo qualche giovane prete indossare l’abito talare, odo riecheggiare i melodiosi canti gregoriani ed intanto i messalini tradizionali vanno a ruba nelle librerie e i seminari “Ecclesia Dei” continuano ad essere affollati. Queste ed altre cose mi fanno pensare che ormai il peggio è alle spalle, il futuro dovrebbe essere migliore.

    Un consiglio per tutti: cerchiamo di non dare mai l’impressione di essere dei “ribelli”, temo che qualche denigratore dell’antico Missale potrebbe essere tentato di trovare il pelo nell’uovo pur di ricacciarci nelle catacombe.

    (per Paolo) Preciso che Tomaselli è solo un nickname che ho scelto per la devozione che ho per il zelantissimo Don Tomaselli (1902-1989).

    ======
    Su vari blog e forum cattolici leggo che sono molti coloro che desiderano recarsi per la prima volta nella loro vita ad assistere alla Messa tridentina. Per non restare delusi, su questo sito sono offerti alcuni brevi consigli: http://www.ilvessillo.netsons.org/cattolicesimo/consigli_latino.html

  50. Luca scrive:

    Per F. Pernice: per Milano ho gia’ dato qualche cenno. Per Torino, sembra proprio si tratti di invidia sociale: nel clero torinese attuale (piani alti compresi) e’ diffusa, oltre a una venerazione per Enzo Bianchi, la convinzione che “il latino”, il vecchio rito ecc. sarebbero cose da “aristocratici”. La stessa convinzione, peraltro, e’ presente in altri Paesi europei, lo so per certo, anche tra persone veramente credenti. Va detto per onesta’ che certi sostenitori del “tradizionalismo cattolico” fanno di tutto per confermare questa opinione sciocca, mischiando in un unico calderone Messa di san Pio V, ancien regime, Sacro Romano Impero, aristocrazia nobiliare ecc.

  51. Luca scrive:

    per Tomaselli: la prego, ci racconti qualcosa su questo sacerdote esemplare. Io non lo conosco. Ho letto in internet che era un salesiano: speriamo che interceda per certi suoi confratelli… che danno un esempio veramente penoso, anche solo umanamente parlando.

  52. Luca scrive:

    Per Pastorelli: che pensa di sacerdoti i quali non recitano all’ora dovuta le preghiere della Liturgia delle Ore, scusandosi col dire che sono occupati e che possono dirle tutte insieme la sera, tanto ci sono i fusi orari e in un’altra parte del mondo e’ un’altra ora?

  53. don stefano bellunato scrive:

    Salve a tutti e solidarietà piena innanzitutto al nostro Andrea: la difesa della Curia milanese che attacca i giornalisti dopo le reazioni dei coraggiosi fedeli milanesi e la telefonata del Card. Hoyos suona davvero come un altro triste autogol. Mi sento quasi imbarazzato per loro: sembra infatti di sentire un bimbo preso colle mani nella marmellata e che si difende col solito “Non ho fatto niente, è stato lui!” puntando l’indice verso il fratellino che non arriva neanche a raggiungere il tavolo. Mah…
    Intendo dire cioè non che il bravo Tornielli non sia competente in materia, ma che senz’altro non lo si può accusare di essere l’autore dei documenti e delle dichiarazioni che stanno affliggendo tutt’ora molti fedeli milanesi e che hanno meritato la giusta reazione del Card. Hoyos.

  54. don stefano bellunato scrive:

    Per il simpatico “Tomaselli” mi permetto di dissentire in parte dal suo: “la Messa tridentina è adatta solo a persone con un’intensa vita spirituale e con un’adeguata istruzione religiosa.”
    Cioè “Distinguo”. Se intende dire che la Messa Tridentina si “gusta” di PIÙ (maiuscolo solo per sottolineare, non per gridare, ci mancherebbe) e se ne traggono PIÙ frutti spirituali e tangibili quando il battezzato possiede “un’intensa vita spirituale e … un’adeguata istruzione religiosa” non v’è dubbio, concedo (come accade per ogni sacramento e sacramentale). Ma se intende dire che per ottenenerne QUALSIASI frutto il battezzato deve per forza parteciparvi solo quando già in possesso di “un’intensa vita spirituale e con un’adeguata istruzione religiosa”, come condizione previe dunque, (questo sembra suggerire i termini “adatta solo” da lei impiegati), beh, credo che non sia quello che ci dice la prassi bimillenaria e il Magistero della Chiesa fino al Concilio, ma neanche Paolo VI nè l’attuale Pontefice. E mi spiego.
    La Messa di sempre non è, come la Comunione, un premio per i più bravi della classe. Essa non è una specie di Master in Liturgia conseguito dopo anni di studio e quindi “adatto SOLO” a pochi. Essa, come tutta la Liturgia degna di questo nome, è piuttosto CAUSA e non effetto di “un’intensa vita spirituale e… di un’adeguata istruzione religiosa”. Sto dicendo un’ovvietà, caro Tomaselli, ma mi sembra che si dimentichi una realtà molto semplice, cioè che la Liturgia, e la Messa tradizionale in particolare, sono innanzitutto un CATECHISMO IN IMMAGINI adatto a TUTTI, perchè con la sua maestà e semplicità, i suoi gesti e le sue pause, i suoi canti e i suoi silenzi, eleva la nostra anima, dotta o incolta che sia, più sicuramente a Dio, neanche insegnandole ma suggerendole quasi, i più insondabili misteri della fede quali ad es. la Presenza reale e il sacrificio di un Dio per i nostri peccati, (è quindi fonte e non effetto di “istruzione religiosa”), oltre ad infondere rispetto vero e quindi amore vero (cioè desiderio del bene e non volatile sentimento) per il nostro prossimo, perché anche lui è realmente fatto partecipe della vita divina se Cattolico, o è almeno chiamato ad essa se non ancora cattolico. In secondo luogo dunque, poiché la Messa Tradizionale (e la Liturgia in genere perché “Luogo teologico”) è il Primo e principale Catechismo adatto a tutti, essa è anche il nutrimento più sicuro e più nobile per un “intensa vita spirituale”, poiché istituito da Gesù e trasmesso dalla Chiesa attraverso i secoli, seppur con modifiche accidentali e non sostanziali, cioè “eodem sensu et eadem sententia” come per il dogma. (La stessa cosa purtroppo non si può dire quando la “Liturgia” è invece pura invenzione cerebrale di questo o di quell’ ”apprendista … liturgico”specialmente se “consigliato” da eterodossi…).
    E a dimostrazione di questo, cioè che la Messa Tridentina sia innnanzitutto causa di “un’intensa vita spirituale e … un’adeguata istruzione religiosa”, caro Tomaselli, le dico solo che le nostre Missioni in Africa (parlo dela mia congregazione, la Fraternità San Pio X) hanno spesso ben più successo di quelle di molti Paesi Occidentali. A Libreville in Gabon ad esempio, dove sono stato per tre anni, a Natale c’erano 3000 persone alla Messa di mezzanotte e altrettante il giorno. La media domenicale è di 2000 persone con circa 1000 bimbi iscritti a Catechismo, e ho visto io stesso certi parrocchiani più anziani cantare a memoria il propriodella Messa di una qualsiasi domenica di Pentecoste che neanch’io conosco a memoria, nonostante qualche poco di Gregoriano lo mastichi. E le assicuro che questi fedeli non sono grandi teologi, ma semplicemente bravi cristiani con un gran “sensus fidei”. Né il Gabon è paese particolarmente popoloso (1 milione solo di abitanti) o particolarmete cattolico (islamizzato oggi in gran parte), né la Fraternità San Pio X è la sola “realtà ecclesiale” presente, poiché vi sono 4 diocesi con parecchie parrocchie.
    Insomma, permettetemi lo “Spot”, se vogliamo avere una fede solida ed effettiva andiamo alla Messa Tradizionale. E se vogliamo riempire le Chiese, anche se “Lentement mais surement” facciamo lo stesso. Non ce ne pentiremo.

    PS: Tomaselli, Mi piace il suo “nickname”. Don Tomaselli ha grande merito di fronte a Dio per quello che ha scritto.

  55. DANTE PASTORELLI scrive:

    In Gabon Operno anche due missioni dell’Istituto di Cristo Re di Gricigliano.

  56. Syriacus scrive:

    [Regno Unito: il Vescovo di Brighton scrive a un fedele: "quella del papa sul rito antico solo un'opinione" . ]

    ‘Bishop Kieran Conry should resign’

    http://blogs.telegraph.co.uk/ukcorrespondents/holysmoke/november07/kieranconroy.htm
    Posted by Damian Thompson on 24 Nov 2007

    The Bishop of Arundel and Brighton, Kieran Conry, has written a letter in which he describes Pope Benedict XVI’s solemn apostolic letter liberating the Latin Mass as merely an “opinion” that contradicts the views of earlier Popes.

    The Bishop of Arundel and Brighton Kieran Conry.
    Bishop Conry has flagrantly misrepresented the Pope

    Conry has misrepresented the Pope in the past, but never so flagrantly as this. It is time for him to resign.

    This is what the bishop wrote, to a traditionalist complaining about his hostility to the Pope’s letter Summorum Pontificum, issued in July:

    “I would stand by all that I said, but I would reject the suggestion that [my comments] imply in any way a rejection of the Holy Father’s Petrine role and authority. But the matter is not one of doctrine or morals, and the Holy Father has expressed an opinion about the appropriateness of the so-called ‘Tridentine Rite’, in contrast, it must be pointed out, to the opinion of his predecessors, with whom, presumably, he disagrees. He has the same right.”

  57. Syriacus scrive:

    “In Gabon Operno anche due missioni dell’Istituto di Cristo Re di Gricigliano.”

    Qui
    http://www.icrsp.org/Photos-Apostolats/Gabon/Gabon.htm
    ci sono copiose foto -eloquenti!- dal Gabon .

  58. Syriacus scrive:

    Attenzione: anzichè fantomatici “reazionari clericofascisti tridentini” delle nostre parti, le immagini
    http://www.icrsp.org/Photos-Apostolats/Gabon/Site-Mayumba/ThumbnailFrame.htm
    potrebbero piuttosto ricordarvi il film “Mission”..!

  59. Syriacus scrive:

    E poi: la Fraternità di san Pietro in Colombia:

    http://www.fssp.org/album/VPCOL2007/index.htm

  60. Syriacus scrive:

    …e in Nigeria (foto della visita del Superiore Generale Padre Berg FSSP) :

    http://www.fssp.org/album/VPN2007/index.htm

  61. F. Pernice scrive:

    “certi sostenitori del “tradizionalismo cattolico” fanno di tutto per confermare questa opinione sciocca, mischiando in un unico calderone Messa di san Pio V, ancien regime, Sacro Romano Impero, aristocrazia nobiliare ecc.” Ha ragione, LUCA, ed è probabile che dietro la diffidenza o l’avversione pregiudiziale nei riguardi del Vetus Ordo vi sia anche, se non soprattutto, questa considerazione.

    Quanto all’aristocrazia, se la intendiamo in senso etimologico e la interpretiamo in chiave spirituale, allora è il Cristianesimo stesso a domandarci scelte di carattere aristocratico. Del resto la nostra sequela riguarda un Re che ci chiama fratelli (e non più servi).

    E più semplicemente: come ho detto altrove a proposito del gregoriano, ma anche della scuola, l’impegno cristiano non passa dalla liquidazione sottocosto di ciò che è alto e nobile, ma dalla laboriosa nobilitazione di ciò che è basso ed umile.

  62. Syriacus scrive:

    Qui trovate tutte le foto che volete (o che non vorreste) sulla Fraternità di San Pietro:

    http://www.fssp.org/en/photos.htm

  63. Syriacus scrive:

    L’istituto Buon Pastore (ex ‘lefebvriani’ di Bordeaux) in America Latina:

    http://www.ibp-la.org/

  64. Luca scrive:

    D’accordissimo con F. Pernice, fa piacere trovare qualcuno con cui capirsi al volo!

  65. Syriacus scrive:

    L’Istituto San Filippo Neri (ex ‘lefebvriani’ di carisma filippino/oratoriano) di Berlino (che sta facendo ‘nuova evengelizzazione’ -anche grazie al rito antico suo proprio- in un quartiere multietnico , non ricco e a bassissima densità di cattolici) :

    http://www.institut-philipp-neri.de/

  66. Luca scrive:

    Scusate se faccio il guastafeste, ma l’esempio del Gabon e simili non significa piu’ di tanto, a mio modesto parere. Come ho gia’ avuto modo di spiegare, molti Africani hanno vivissimo un senso del Divino, e inoltre i Paesi africani sono ancora in gran parte un terreno vergine, dunque mi pare abbastanza scontato che i “tradizionalisti” riscuotano un certo successo, come dle resto lo riscuotono anche gli islamici della nuova ondata. Quello che invece e’ importante sottolineare, e’ che putroppo anche in Africa esistono i classici fenomeni tipo prete socialisteggiante vestito come gli altri abitanti del Paese, giovane che prosegue gli studi in universita’ pontificie a Roma ma poi, parlando con lui, viene fuori che non crede ai miracoli tipo Loreto e cerca soprattutto le ragazze italiane perche’ crede che siano disponibili, e cosi’ via. Di fronte, dunque, a questi segni di ambiguita’ o di confusione, frutto di una religione intesa come assistenza sociale, ben venga un cattolicesimo tradizionalista, ma il vero punto e’ che noi Europei abbiamo perso il senso del sacro.

  67. F. Pernice scrive:

    A chi lo dice, Luca! Uno dei meriti del Motu Proprio di papa Benedetto è quello di avere dato a molti di noi l’opportunità di realizzare che non siamo gatti randagi relegati a morire d’inedia in qualche angolo della Nave di Pietro, ma portatori di istanze e sensibilità che hanno pieno diritto di cittadinanza. L’importante è non commettere l’errore di tanti che la pensano all’opposto di noi: dobbiamo evitare cioè i fanatismi e le degenerazioni patarine. Del Motu Proprio mi ha colpito la fermezza, ma anche l’estrema accoratezza, una sollecitudine che trasuda grande spiriro di Carità. Dio custodisca papa Benedetto!

  68. DANTE PASTORELLI scrive:

    Le ore canoniche, se son tali, dovrebbero esser recitate all’ora stabilita, visto che le preghiere relative servono a santificar quel momento della giornata.
    Occorre, quindi, stare alle rubriche dell’Ordinario dell’Ufficio divino.
    Naturalmente si possono far delle eccezioni e le deroghe sono indicate: ora non sono in grado di cercar tra i miei libri.
    Per motivi veramente seri le ore possono esser lette nell’arco delle 24 ore. Il Mattutino, addirittura il pomeriggio del giorno precedente, ma sempre dopo le 14.
    Questo ricordo e questo rispondo a Luca.
    Che però tanti preti abbian le giornate strapiene, ho i miei motivati dubbi. Ovviamente non posso far di tuttal’erba un fascio, so far le debite distinzioni.
    Chi sa organizzarsi può pregare all’ora giusta, salvo motivi eccezionali, e svolgere altra attività in altro orario.

  69. F. Pernice scrive:

    Sì, credo anch’io che la partita si giochi in Occidente, e più precisamente in Europa. Del resto mi pare che la nuova composizione del collegio cardinalizio rifletta analoghe considerazioni da parte del Sommo Pontefice.

  70. DANTE PASTORELLI scrive:

    Purtroppo, per un certo numero di sacerdoti africani, ma non solo, e tralasciando la loro preparazione specifica, più che di vocazioni si dovrebbe parlare di “boccazioni”.
    Inoltre spesso cercano un sincretismo, mixando catolicesimo e religioni animistiche: ed ecco i fenomeni alla Milingo, che è solo la punta di un iceberg.

  71. Marco S. scrive:

    Il 22 novembre, Santa Cecilia, sono stato a cena con un noto Monsignore milanese il quale ha espressamente detto che la posizione della diocesi ambrosiana non è in linea con il Motu Proprio. Nello stesso giorno, c’era stato un breve colloquio con il Cardinal Castrillon proprio sul tema.

    Mi pare che certa parte della Chiesa (saranno le frequentazioni a Santa Maria in Trastevere?) abbia imparato troppo bene il politichese: fare ciò che si vuole, ma negare sempre nel caso in cui gli si chieda conto.

    Ma i cattolici non sono persone da ingannare per un voto: sono persone che hanno diritto ad avere un Vescovo che nella comunione con il Santo Padre confermi la loro fede.

    Il Motu Proprio ha messo in evidenza un nervo scoperto: non si tratta tanto di celebrazioni, pizzi e merletti; in ballo ci sono due concezioni antitetiche di ecclesiologia: quella della “presenza” e della continuità contro quella della “ferialità della fede” e dello spirito (sig!) del concilio. O Cristo (Re!) è in ogni ambito della vita come “l’amato presente”, o si fa avanti una generica prospettiva etica senza fondazione ontologica: pane per i moralisti, ma morte della Chiesa.

  72. Luca scrive:

    Dio benedica papa Benedetto, e ringraziamoLo di avercelo donato! Ha ragione F. Pernice, queste occasioni riscattano persone semplici come noi, che non vivono ne’ in nicchie aristocratiche ne’ nei piani alti del Potere (occupati dai sedicenti progressisti e democratici) da anni e anni di incomprensioni e isolamento dovuti a superficialita’ e maleducazione: e’ per questo che passo tutto questo tempo davanti a questo blog e a pochi altri simili.

  73. Luca scrive:

    Quanto alle commistioni con la politica, oltre a confermare quanto da me scritto prima, aggiungo anche l’inverso. Dato che qualcuno sostiene che non ha senso preoccuparsi della “sinistra” perche’ tanto “il comunismo non c’e’ piu’”, bene, non mi soffermo per ora sull’equivoco di identificare Sinistra con Comunismo, ma mi limito alla seguente osservazione. Se si puo’ appoggiare la sinistra perche’ tanto il comunismo non c’e’ piu’, vale anche l’inverso: chi prima appoggiava e votava il comunismo che non c’e’ piu’, adesso potrebbe e dovrebbe passare dall’altra parte! Mi sembra francamente piu’ logico! Perche’ invece la migrazione dovrebbe essere a senso unico verso sinistra, per appoggiare chi invece ha fatto danni ingannando tanta gente? Non sara’ (domanda retorica) che sono venute allo scoperto tendenze che esistevano latenti gia’ da prima?

  74. Luca scrive:

    Anche se il vero problema e’ che non c’e’ quasi (salvo persone in seconda fila, purtroppo) un laicato cattolico serio e coerente (ripeto: coerente, quindi niente “cattolici adulti” e roba simile) impegnato in politica, cosi’ come non c’e’ nelle varie professioni se non a titolo di mosca bianca. I risultati di “cristiani anonimi”, “scelta religiosa” et similia sono sotto gli occhi di tutti. Ecco perche’ i vertici della Chiesa devono intervenire su questioni che hanno anche un risvolto politico, suscitando tanto scandalo ipocrita. Se in politica vi fossero cristiani cattolici seri e coerenti, non ci sarebbe bisogno di far intervenire Ruini o Bagnasco in continuazione.

  75. Alberto - Udine scrive:

    Ho letto i commenti della maggior parte degli intervenuti.
    Atteniamoci ai fatti:

    Non so quanti di voi vadano alla messa al Gentilino la domenica…personalmente ci vado ogni qualvolta passo per Milano.

    E….non vedo tutta questa folla….al massimo 60 persone, forse 65 ?! Per una città come Milano mi sembrano pochine….

    Risulta che qualche altra parrocchia abbia richiesto la celebrazione del rito antico?

    Se qualcuno lo sa, mi farebbe piacere venirne a conoscenza…

  76. Luca scrive:

    Sempre per Pastorelli, ma piu’ difficile stavolta :-) : che pensa del fatto che ormai anche i vertici ecclesiastici (p. e s. Bagnasco stesso), per quanto ortodosseggianti possano esere, hanno paura del politically correct laddove, ad es., non chiamano piu’ col loro nome il peccato impuro contro natura e non dicono piu’ che grida vendetta al cospetto di Dio, anzi dichiarano di “rispettare le scelte personali, pero’…”? Non le sembra che vengano meno anche all’ammaestramento dei dubbiosi e degli ignoranti? Capisco che adesso abbiano paura del linciaggio, ma chi ci garantisce che magari fra cinquant’anni la moda sara’ cambiata, non saranno presi in giro e i nostri posteri non dicano di noi: “ma erano proprio scemi a prendere in considerazione certa roba”?

  77. Luca scrive:

    per Alberto: il problema e’ l’intimidazione, che di fatto allontana o scoraggia chi magari vorrebbe iniziare qualcosa di nuovo (e non di vecchio).
    a proposito: lei per caso ha a che fare con un certo D’Anna di Udine?

  78. Syriacus scrive:

    Che carità, solo tre anni fa:

    “Poiché alcuni sodales di Congregazioni dell’Oratorio si sono rivolti a questa Procura Generale per chiedere se risulti esservi nella città di Berlino una “Comunità di S. Filippo Neri” che pare sia stata canonicamente eretta dalla Sede Apostolica, la Procura Generale rispettosamente ha chiesto notizie alla competente Autorità per informare con sicurezza gli interroganti e tutte le Congregazioni dell’Oratorio.

    Nell’udienza concessa il 6 ottobre abbiamo conosciuto e rendiamo noto che la Sede Apostolica, con Decreto della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” dato il 26 maggio del corrente anno 2004, ha eretto canonicamente una Società di vita apostolica denominata “Istituto di S. Filippo Neri”, a norma del Decreto di cui si allega copia alla presente Notificazione.

    Affinché a tutti consti chiaramente l’indole e la natura di tale Società di vita apostolica, attestiamo che essa non appartiene alla nostra Confederazione.

    Poiché, inoltre, in alcuni testi diffusi dall’“Istituto S. Filippo Neri” attraverso il proprio sito e attraverso altri mezzi di comunicazione non appare chiaro che la suddetta Società di vita apostolica non ha avuto in passato e non ha al presente alcun legame con la Procura Generale, attestiamo che essa non è e non deve essere considerata una “praeparanda Congregatio”, una Comunità, cioè, che compie l’iter di formazione verso l’erezione canonica in Congregazione dell’Oratorio.

    Fatta di tutto ciò relazione ai Padri della Deputazione Permanente della Confederazione dell’Oratorio riuniti a Roma, ed udito il parere della medesima Deputazione Permanente, abbiamo stabilito di rendere di pubblico dominio questa Notificazione.

    Preghiamo infine il Rev. sac. dr. Gerald Goesche, primo Preposito della predetta Società di vita apostolica, nominato dalla Santa Sede, di non permettere alcuna ambiguità in riferimento a qualsivoglia rapporto tra l’Istituto di cui è Superiore e la Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri e della sua Procura Generale.

    Datum Romae, ex aedibus Procurae Generalis, die 11 mensis octobris a. D. MMIV.

    Eduardus Aldus Cerrato, C.O.
    Procurator Generalis ”

    Nel 2004 i vertici degli Oratoriani smentirono categoricamente
    http://www.oratoriosanfilippo.org/notificatio.html
    che l’Istituto San Filippo Neri di Berlino (che nei mesi precedenti aveva usato toni possibilisti circa la sua adesione alla Confederazione dell’Oratorio -mediante il tradizionale Brompton Oratory di Londra- ) fosse prossimo a far parte della loro famiglia.

  79. Syriacus scrive:

    …e solo pochi giorni fa, ecco l’oratoriano Padre Lang da Londra, che non solo scrive editoriali sul latino lingua sacra sull’Osservatore Romano, ma fa da Diacono all’Ordinazione sacerdotale di un nuovo presbitero dell’Istututo San Filippo Neri di Berlino!

    http://www.institut-philipp-neri.de/neu/pw_07/index.html

    (Chi è il vescovo che ha ordinato? Mons. Rifan, Amministratore Apostolico personale dei tradizionalisti di Campos, di fatto diretto successore del locale vescovo ‘ribelle contro il Concilio’ De Castro -Mayer -che nell”88 consacrò i quattro vescovo lefebvriani ad Econe assieme al Lefebvre stesso, venendo scomunicato- .)

    Tempora mutantur…

  80. DANTE PASTORELLI scrive:

    I vertici? Mah, non so che dire. C’è sempre da far le opportune distinzioni, sulla base di dichiarazioni controllabili. Non conosco Bagnasco se non per quel che di lui si scrive sulla stampa.
    Il peccato impuro contro natura, forse nelle pagine del catechismo non grida più vendetta al cospetto di Dio, perché l’espressione sarà apparsa d’antan, ma resta una gravissima violazione della legge divino-naturale e, pertanto, peccato mortale e, se praticato pubblicamente, motivo di altro peccato grave: scandalo.
    Non ho notizia di pronunciamenti del card. Bagnasco in merito. Non posso star dietro a tutti preti, per quanto autorevoli! Neanche fossero Ava Gardner (tanto per rimaner d’antan)

  81. Eremita scrive:

    Dopo mtutto questi fatti sono solo l’ennesimo episodio di quella sorta di guerra clandestina e quindi ipocrita fatta per omologare e asservire la Chiesa Cattolica a quella sorta di Pensiero Unico Progressista che oramai regna ovunque con una sorta di manifesta onnipotenza. E questo va oltre a qualsiasi disputa di carattere puramente religioso anche se è difficile distinguere tanta è l’affinità di idee un nostro Cattolico Adulto, laico o meno, da un protestante.

  82. DANTE PASTORELLI scrive:

    Solo ora leggo lo scritto di Tornielli che ha dato inizio alla discussione: m’era proprio sfuggito, tra una risposta e l’altra. E’ la tipica tracotanza dei modernisti. Fino a che non scompariranno, almeno dalle cariche pubbliche, non c’è che da aspettarsi pugnalate alle spalle: agiscono sempre così. Almeno Plotti ha il coraggio di dir di no senza motivi o almeno afferma che lui la messa antica non la vuole proprio.

  83. Syriacus scrive:

    In L’Osservatore Romano today we read a description of the recent papal ceremonies for the consistory. The one explaining them is the Master of Pontifical Ceremonies Mons. Guido Marini:

    http://wdtprs.com/blog/2007/11/losservatore-romano-mons-guido-marini-on-the-position-of-the-cross-for-the-concistory/

  84. Gianpaolo1951 scrive:

    Faccio parte di una parrocchia nella terra ferma della diocesi di Venezia e, dal giorno della promulgazione del M.P. papale, devo ancora sentire un prete pronunciare una sola parola a tal proposito durante una messa e – credetemi – oltre la domenica ci vado regolarmente anche il venerdì. Ho cercato di sollecitare più volte i sacerdoti diretti responsabili per e-mail (firmandomi con nome e cognome), ma a tutt’oggi, nessuno si è mai degnato di darmi un benché minimo cenno di risposta, tranne la normale conferma di lettura.
    Non credo che tutti i cattolici in qualche modo affezionati o interessati al Vetus Ordo, siano stati informati dai comuni mezzi di informazione anzi, dirò di più, dopo aver letto dal settimanale diocesano “Gente Veneta” un articolo che titolava testualmente «Motu Proprio e messa in latino – Indicazioni per l’uso (o il non uso)», avevo mandato una mail di protesta al direttore di cui riporto solo poche righe:
    Leggo a pag. 3 del n° 35 di Gente Veneta di questo mese, un articolo di don Stefano Costantini «Motu Proprio e messa in latino – Indicazioni per l’uso (o il non uso)» che mi ha turbato non poco. Primo, dal titolo, sembra quasi si tratti di un farmaco e non di un Atto Papale. Secondo, si individuano arbitrariamente “tre idee guida per un’adeguata interpretazione dell’intervento papale” e terzo, si inserisce ad arte nella conclusione, la frase di Benedetto XVI “non si trovano tanto di frequente”, quasi fosse il medesimo Santo Padre a voler sminuire – per primo – la portata del “Motu Proprio Summorum Pontificum” stesso.( … … …)
    Nel numero successivo, leggevo in ultima pagina un articolo un po’ più serio, ma sempre ininfluente ai fini della corretta informazione.
    Ora mi domando, come si fa a dire che nessuno fa richiesta di assistere alla Messa Tridentina, se tale opportunità viene spudoratamente nascosta o sottaciuta dai preti stessi e dai loro mezzi di informazione?

  85. Luca scrive:

    La cosa triste e’ – ci scommetto – che chi chiede l’applicazione del Motu Proprio passa per rompiscatole. Non e’ nemmeno questione del MP in quanto tale: e’ la piattezza culturale di questa gente, di questo clero, che potrebbe mostrare un po’ di entusiasmo per un patrimonio che in fin dei conti e’ proprio, non estraneo… E invece niente, anzi fanno passare per scemo chi li sollecita.
    Ma in fondo, come dicevo, non e’ un problema legato solo alla questione del MP: basta ricordare come tante parrocchie si comportarono due anni e mezzo fa in occasione del referendum.

  86. DANTE PASTORELLI scrive:

    Nel Veneto ci sono molti gruppi di Una Voce che sono ben organizzati e possono dare una mano a chi ha bisogno.
    E’ sufficiente andare sul sito una voce venetia.

  87. F. Pernice scrive:

    La situazione nella mia diocesi, Novara, è molto simile a quella descritta da Gianpaolo. Qui il periodico della curia, “L’informatore”, è arrivato a giocare d’anticipo, prevenendo la pubblicazione del Motu Proprio con qualche articolo deterrente e/o minimizzante che argomentava: il MP è indirizzato alle comunità in cui esiste un gruppo di persone che tradizionalmente celebra l’Eucaristia in latino, comunità assai rare in Italia. Non parliamo poi della disinformazione circa il presunto numero minimo di fedeli necessari perché una richiesta di messa VO possa essere presa in considerazione. E’ vero, si viene trattati da rompiscatole. Alla nostra richiesta di informare i fedeli circa le disposizioni del MP, il mio parroco, per esempio, ha risposto dicendo che… mah, la gente non capisce… sono cose difficili… bisogna stare attenti… Da fonte attenbibile, però, so che il nostro vescovo, monsignor Renato Corti, si è pronunciato personalmente a favore del merito del MP, anche se per il momento tale orientamento non sembra essersi manifestato in modo inequivocabile. Come di solito accade in situazioni del genere, la tepidezza del generale viene attribuita alla nefasta influenza dei colonnelli. Sta di fatto che nella diocesi di Novara ben tre parroci hanno preso coraggiosamente l’iniziativa e hanno cominciato a officiare secondo l’antico rito, in alcuni casi con il favore dei fedeli, in altri nonostante le perplessità dei fedeli. Il cammino sarà lungo e difficile, tanto per cambiare, ma alla fine le ragioni del Pontefice avranno la meglio, ne sono convinto.

  88. F. Pernice scrive:

    Luca, la piattezza culturale del nostro clero è ormai profondamente… inculturata. Se può scegliere tra la casula di spalmato oro tipo gruppo funky americano anni Settanta e la più dignitosa ed elegante casula con motivi tradizionali ricamati a mano (non dico la pianeta in dotazione alla parrocchia da centocinquant’anni) il sacerdote medio che cosa sceglierà? Lo stesso vale per ogni componente dell’universo sacro, dai canti ai candelabri, dal leggio al tabernacolo: la scelta è sistematicamente per il pacchiano, il raffazzonato, il pretenzioso. Agisce in loro una pedagogia ispirata a riflessioni sociologiche parasessantottesche che intavolano ogni cosa nelle chiavi del classismo, dell’antiformalismo, ecc. Secondo tale impostazione scegliere lo squallido significa essere certi di evitare l’elitario. Per emendare questo stato di cose occorreranno decenni, ammesso di cominciare a lavorar sodo.

  89. Areki44 scrive:

    Caro Pernice penso che ci sia del vero in quello che lei dice a proposito della “piattezza” estetica di tanti confratelli sacerdoti (anch’io sono sacerdote), per fortuna, però, vi sono anche eccezioni. Conosco alcuni confratelli che hanno un certo buon gusto… soprattutto tra i più giovani. Io personalmente amo i paramenti belli sia casule o pianete tradizionali… Ho ritirato fuori tanta roba antica e proseguo per questa strada, infondo anche questo (col latino e il canto sacro gregoriano) fa parte delle nostre radici. Un albero senza radici non può fiorire. Grazie Papa Benedetto e grazie anche a tanti laici di questo blog che sono di incoraggiamento a noi preti… continuate a incoraggiarci e sosteneteci con la vostra preghiera.

  90. DANTE PASTORELLI scrive:

    Tempo fa incontrai per caso in un negozio di oggetti e paramenti sacri del centro di Firenze. Parlottavano sorridenti, dei giovani sani a vederli. Dalle loro parole capii ch’erano seminaristi. E cominciammo a scambiarci qualche opinione. Quando chiesi loro come mai non portassero non dico la talare e neppure il clergiman completo, ma qualche segno del loro stato, mi risposero che loro avrebbero indossato volentieri la talare, ma eran loro proibiti abiti che li qualificassero. Solo nelle funzioni in chiesa. M’informai da persona degna della massima fiducia: ormai, mi disse, sono anni!
    Uno di loro, ormai sacerdote, lo incontro qualche volta: è riconoscibilissimo!

  91. Luca scrive:

    Pastorelli: ho raccontato una cosa simile per quanto riguarda Milano. Alcuni seminaristi sono stati cacciati perche’ volevano – ripeto: volevano – indossare l’abito. Evidentemente ci dev’essere una qualche disposizione superiore normativa in merito: sarebbe interessante scoprirla.

  92. Guardia Svizzera scrive:

    Io , impassibile Guardia, quando ascolto preti come Areki non riesco a non commuovermi.

  93. F. Pernice scrive:

    Be’, caro Areki, che Dio la benedica! Lei e gli altri sacredoti che sanno onorare Dio anche con la bellezza.

  94. Gianpaolo1951 scrive:

    Questa intervista a Don Biagio Amata, decano del Pontificium Institutum Altioris Latinitatis, spiega tante cose sull’istruzione nei seminari!!!
    http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=391

  95. Gianpaolo1951 scrive:

    Chiedo venia, ma ho dimenticato di aggiungere cosa ne pensate!

  96. Michele scrive:

    Ieri il S. Padre, rivolgendosi ai nuovi cardinali ha detto: “Con l’odierna celebrazione, voi, cari Fratelli, venite inseriti a pieno titolo nella veneranda Chiesa di Roma, di cui il Successore di Pietro è il Pastore. Nel Collegio dei Cardinali rivive così l’antico presbyterium del Vescovo di Roma, i cui componenti, mentre svolgevano funzioni pastorali e liturgiche nelle varie chiese, non gli facevano mancare la loro preziosa collaborazione per quanto riguardava l’adempimento dei compiti connessi con il suo universale ministero apostolico. I tempi sono mutati e la grande famiglia dei discepoli di Cristo è oggi disseminata in ogni continente sino agli angoli più remoti della terra, parla praticamente tutte le lingue del mondo e ad essa appartengono popoli di ogni cultura. La diversità dei membri del Collegio Cardinalizio, sia per provenienza geografica che culturale, pone in rilievo questa crescita provvidenziale ed evidenzia al tempo stesso le mutate esigenze pastorali a cui il Papa deve rispondere. L’universalità, la cattolicità della Chiesa ben si riflette pertanto nella composizione del Collegio dei Cardinali: moltissimi sono Pastori di comunità diocesane, altri sono al diretto servizio della Sede Apostolica, altri ancora hanno reso benemeriti servizi in specifici settori pastorali.
    Ognuno di voi, cari e venerati Fratelli neo-Cardinali, rappresenta dunque una porzione dell’articolato Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa diffusa dappertutto. So bene quanta fatica e sacrificio comporti oggi la cura delle anime, ma conosco la generosità che sostiene la vostra quotidiana attività apostolica. Per questo, nella circostanza che stiamo vivendo, mi è caro confermarvi il mio sincero apprezzamento per il servizio fedelmente prestato in tanti anni di lavoro nei diversi ambiti del ministero ecclesiale, servizio che ora, con l’elevazione alla porpora, siete chiamati a compiere con ancor più grande responsabilità, in strettissima comunione con il Vescovo di Roma.”
    Esagero se leggo una richiamata generale all’OBBEDIENZA! e A NON REMARE CONTRO IL VESCOVO DI ROMA.
    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2007/documents/hf_ben-xvi_hom_20071124_consistory_it.html

  97. F. Pernice scrive:

    Per Gianpaolo. Rapsodicamente, su alcuni passi dell’intervista.

    “Sacerdoti che non sanno leggere neanche le lapidi che hanno nelle loro chiese”.
    E’ accaduto a più riprese nella storia della Chiesa; l’importante è rilevare, registrare e reagire.

    “È mancato il controllo della Santa Sede. Dopo 30-40 anni bisogna verificare che sia raggiunta la finalità per cui un Istituto è stato fondato! Mi si è detto: vai avanti, tranquillo, nella santa Chiesa anche cento anni può andare avanti qualcosa senza… Ma ci sono delle vite umane di mezzo!”
    L’Istituto cui si riferisce Don Amata è stato fondato da Paolo VI, il quale però non ha governato la Nave petrina per 30-40 anni, ergo…

  98. DANTE PASTORELLI scrive:

    Non so a quando risalga l’intervista di don Amata: ma egli dice quello che tutti sapevamo e sappiamo. Ovviamente questi “pettegolezzi” e “insinuazioni” a qualcuno non piaceranno, ma è purtroppo la realtà che solo i ciechi non han visto e toccato.

  99. Eccarto scrive:

    Innanzitutto esprimo tutta la mia solidarietà al Dott. Tornielli per la ridicola accusa rivolta a lui e agli altri giornalisti che con onestà e coraggio hanno parlato di quello che succede nella Diocesi ambrosiana.
    Pensavo che la Curia milanese avesse già toccato il fondo, ma ora ha davvero iniziato a scavare (la propria fossa).

    Detto questo, vorrei rispondere ad Alberto – Udine, al messaggio 77.

    Egregio signore, credo sia ora di finirla con questa storia che al Gentilino ci sono poche persone, e pertanto in una città come Milano questo implicherebbe che il rito antico non interessa a nessuno.
    Ci fossero anche solo due o tre persone che desiderano la Messa antica, e ci fosse un sacerdote disposto a celebrarla, perché mai qualcuno dovrebbe impedirlo?

    Ma a parte questo, caro Alberto, Lei è mai entrato in qualche chiesa del centro di Milano la domenica mattina, dove alla Messa principale delle 11 o delle 12 ci sarà sì e no una decina di persone? In una città come Milano sono un po’ pochine, non crede? Allora cosa facciamo, aboliamo il novus ordo? E poi, in confronto a queste, le 60 persone del Gentilino (comunque sono qualcuna in più, glielo assicuro) rappresentano una folla, non crede?

    Aggiungiamo qualche altra considerazione.
    La chiesa del Gentilino è in una zona non propriamente centrale, è lontana da qualsiasi fermata dei mezzi pubblici, attualmente è anche priva di parcheggi che non siano per residenti o a pagamento, è racchiusa fra i palazzi in una piazzetta dove non ci si può certo passare per sbaglio… Insomma, sembra fatta apposta per scoraggiare la partecipazione, o no?
    E poi, Le risulta per caso che la Diocesi abbia pubblicizzato tale Messa? Che magari abbia messo un piccolissimo accenno nel proprio portale?
    Ma se anche la Messa per il Beato card. Schuster, che si teneva in Duomo con ampia partecipazione di popolo, è stata fatta spostare nella zona del Gentilino!!
    Poi in Duomo si fanno concerti, conferenze, serate danzanti, e via dicendo; ma una Messa tradizionale, non sia mai detto!

    Lei poi, Alberto, chiede quali altre “parrocchie” abbiano chiesto di celebrare la Messa in rito antico… be’, è un po’ difficile che delle “parrocchie” chiedano questa celebrazione, quando la Curia di Milano ha emanato un comunicato in cui sostanzialmente si dice che il motu proprio nella Diocesi non si applica; quando è stata stoppata qualsiasi iniziativa in merito, con ogni mezzo possibile; quando addirittura si è negata l’esistenza di qualsiasi gruppo stabile (evidentemente quelli che da decenni vanno al Gentilino o alla cappella della FSSPX a Seregno sono non-persone); quando la Messa settimanale dell’Università Cattolica, che alla prima occasione ha visto oltre 250 persone, è stata “misteriosamente” (ma non troppo) sospesa…

    E nonostante questo, mi creda, molti singoli fedeli e sacerdoti si sono attivati, trovandosi sempre di fronte un muro di gomma e l’ostilità più completa.

    Io e altri amici siamo fra questi.

    Atteniamoci ai fatti, dice Lei. Esatto, i fatti sono stati comunicati all’autorità competente, vale a dire l’Ecclesia Dei, che negli ultimi mesi ha ricevuto svariate segnalazioni e ampie e dettegliate relazioni.

    Io attendo fiducioso il pronunciamento di Roma, e l’accetterò, qualunque esso sia. La Curia milanese farà altrettanto?

  100. Michele scrive:

    per: Mauro W. Fuolega – Non sempre nella Chiesa Ambrosiana le cose sono filate lisce con Roma, se gli può servire, si consoli:
    Gotofredo da Castiglione Olona (1072/1073-1075), Arcivescovo “usurpatore”, nemico della riforma gregoriana
    Tedaldo (1075-1085), Arcivescovo “usurpatore” e “scismatico” a partire dal 1076, nemico della riforma gregoriana .

  101. raffaele scrive:

    Cara Caterina brava…la liturgia non è questione di gusti e la sua bellezza sta solo nell’amore che Dio ci offre…tutto il resto è arredo, pur sacro, ma sempre e solo arredo…riguardo l’amore con il quale si cura la liturgia perchè mettere in dubbio l’amore di chi la cura senza pizzi e merletti come voi avete sempre fatto nei confronti di Mons. Piero Marini? O L’amore ce l’avete solo voi? Basta sentirvi i puri e gli immacolati della liturgia. Essa è un dono immenso per tutta la Chiesa, anche per chi ha fatto e oggi difende la riforma liturgica. Sono padre di famiglia e guardando ieri il concistoro sono stato contento che i miei figli non abbiano visto quel trono e quei paramenti sfarzosi che non aumentano la bellezza di una liturgia e che nell’animo di un giovane sembrano parlare di tutt’altro che di Cristo. MA DOVE VIVETE? Sapete la fatica di un padre che cerca di far amare Cristo ai suoi figli? Sapete dei dubbi che animano la fede di tante persone mentre voi fate disquisizioni di mitrie e troni, pizzi e merletti? Dispiace che il Santo Padre, mentre giustamente denuncia gli abusi litugici e desidera che i suoi preti amino la liturgia stia creando un clima di restaurazione che farà danno alla Chiesa, dunque grazie a coloro che hanno il coraggio di mettere in guardia il Papa dai rischi che sta facendo correre alla Chiesa, molto meglio degli arrivisti che oggi gli sostengono il piviale e loro sì, lo lasciano solo nel pericolo.

  102. F. Pernice scrive:

    Gentile (mica tanto però) Raffaele, la liturgia è anche – non solo, certamente – questione di simboli e forme; è anzi un terreno nel quale la forma è veramente sostanza. Se lei nelle nostre conversazioni vede soltanto un intutile chiacchiericcio di poveri babbei che disquisiscono di pizzi e merletti mentre il palazzo è assediato e l’incendio divampa, mi dispiace per lei: perché davvero c’è molto di più (in circostanze del genere mi torna sempre in mente Mt 26, 6-13). Il problema non è nascondere il trono, ma capirne il significato e le ragioni profonde, educare l’animo del giovane a capire rettamente ciò che va capito. Non credo che chi sta facendo quadrato intorno a Benedetto XVI stia agendo per calcolo o arrivismo, ma in ogni caso a lasciare solo il Santo Padre non sono coloro che per lo meno gli reggono il piviale. Ai dubbi che animano la fede di tante persone non si risponde con i saldi di fine stagione del sacro e della liturgia, con gli sconti sulla dottrina, con il ripudio della Tradizione, con l’insubordinazione al Pontefice o con una bella collezione di benemerenze filantropiche da appuntarsi sul petto.

  103. Syriacus scrive:

    Dalla Polonia (di rito latino romanissimo) :

    (Sacerdote celebra col nuovo messale in latino, perchè deve aspettare il nulla osta del vescovo… Troppi fedeli extraparrocchiali si presentano alla messa in rito antico!

    http://rorate-caeli.blogspot.com/2007/11/you-report-traditional-mass-banned-in-d.html

    (Se un “mal comune mezzo gaudio” può bastare…)

  104. Gianpaolo1951 scrive:

    Perdoni la banalità dell’esempio Signor Raffaele, ma se Lei dovesse recarsi al Quirinale per chiedere una grazia al Presidente della Repubblica, andrebbe in Jeans, maglietta e scarpe da tennis, o con l’abito più bello del suo guardaroba? Se come penso dovesse optare per la seconda ipotesi, a maggior ragione credo che ciò possa valere per il Santo Padre e tutti i sacerdoti, quando si rivolgono direttamente a Dio!!!

  105. “Prima ci sembrava di poter toccare Gesù con un dito” mi dissero le donne contadine semianalfabete negli anni 60’ “Ora invece ci viene da sorridere quando dobbiamo dire al prete “Dacci oggi il nostro pane” ma perché ora ce lo deve dare lui il pane se ha sempre campato di questua” (?). Questi ragionamenti rudimentali ma filosofici avvenivano durante la fine della civiltà contadina e con essa iniziava la crisi della chiesa. Ossia, come ben sapete, avvenivano durante l’inizio degli anni sessanta quando Savigni, che oggi professa, aveva appena dieci anni e purtroppo per lui non ha potuto vivere quella fantastica epoca religiosa che vanificava tutte le sofferenze, inclusa la povertà. Era un mondo ideale ormai scomparso. Io che studiavo presso i Salesiani ovviamente conoscevo il latino ma nessuna o nessuno di loro aveva urgente bisogno di una traduzione perché non c’era di dover comprendere parole che provenivano dal fondo dei secoli portandosi dietro la musica del rituale che parlava dritta al cuore. Non era “intensità religiosa” ma “qualità religiosa” che molti di voi pseudo innovatori demolitori confondono arbitrariamente. Signori demolitori che cosa pensate di poter realizzare, che cosa state proponendo (?). Ma non avete ancora capito che è la vostra “intensità” recitata nella distratta lingua locale che ha bisogno di molte parole comprensibili perché sperate che “qualcuno abbocchi e si convinca”. Ma questa è tecnica, non religiosità che affascina, anzi la vostra è strategia commerciale votata al fallimento. Superficiale business che non riesce a vendere una sensazione ad alcuno perché non mira al cuore. Ora, pensate profondamente e rileggete queste parole spontanee: “Prima ci sembrava di poter toccare Gesù con un dito” mi dissero le donne contadine semianalfabete negli anni 60’…….

  106. Syriacus scrive:

    Il predecessore di Piero Marini come Maestro di Cerimonie, l’irlandese mons. Magee, ora vescovo di Cloyne, interviene sul Motu Proprio nella sua Diocesi (con toni ambivalenti):

    http://wdtprs.com/blog/2007/11/bp-magee-of-cloyne-writes-to-his-priests-on-summorum-pontificum/

  107. Alberto - Udine scrive:

    Please….leggete tutti questo S T U P E N D O articolo di Elisabetta Von Thurn und Taxis sul Catholic Herald, il periodico cattolico più importante in Gran Bretagna: è bellissimo e lancia diversi spunti di riflessione per chi dice che le vocazioni religiose sono sul punto di finire.

    http://www.catholicherald.co.uk/features_opinion/features_1.html

  108. Sir Simon scrive:

    Esimio Dott. Tornielli vorrei eprimerle la mia solidarietà e vicinanza: la sua professionalità, competenza, correttezza e cortesia sono indiscusse nonché formidabili strumenti al servizio e testimonianza della Verità di cui lei è assiduo e valido cooperatore. Non è vero non esistano gruppi stabili di fedeli in Diocesi legati al Vetus Ordo e che non si siano intraprese iniziative in territorio ambrosiano. La Curia ha impedito (nella fattispecie la triste figura di Mons. L. Manganini) l’officiatura, sabato 15 settembre (Madonna Addolorata), di una S. Messa (fuori orario) in Rito Romano presso il Santuario mariano “Orphanorum Matri” di diritto pontificio (quindi non parrocchiale, essendo, quale chiesa semipubblica, la cappelania di un ordine religioso femminile) a Legnano, su esplicita richiesta di un consistente quanto determinato numero di fedeli, avendo ottenuto il consenso e l’incoraggiamento del cappellano rettore spirituale dello stesso Tempio. Mons. manganini ha contattato telefonicamente il Decano della cittadina impartendogli ordini perchè questi si attivasse intimidendo la Superiora dell’Istituto annesso al Santuario ed impedisse de facto la celebrazione di tale Messa ritenuta esecrabile. A questo punto i fedeli, senza perdersi d’animo, hanno ripiegato su una cappella gentilizia (privata) quale degna locatura per tale Messa così tanto ed incomprensibilmente osteggiata. Ottenuto il consenso dei possidenti della stessa, il giorno 14 è giunta una diffida da parte della Curia di Milano indirizzata al sacerdote vercellese (extradiocesano) che avrebbe dovuto dire suddetta Messa. Idem dicasi per la Messa celebrata presso la cappella annessa l’Università Cattolica del Sacro Cuore, cui ad una prima, sempre in Rito Romano (un trionfo di popolo: oltre 300 persone presenti), non è seguita più una seconda sebbene gli organizzatori (numerosi studenti ciellini) avessero intenzione di replicare settimanalmente il mercoledì: anche in questo caso la pressione esercitata dalla Curia e le indebite ingerenze hanno stroncato tale pia e lodevole iniziativa sul nascere. A Milano il Motu proprio non solo non è stato applicato al Rito Ambrosiano ma nemmeno a quello Romano! Non tengono in considerazione alcuna i decreti legislativi ed i desiderata del S. Padre peccando di arroganza e presunzione.

  109. Syriacus scrive:

    “La scelta degli elementi che compongono la liturgia (e in particolare quella del Papa) non dipende dal caso né da criteri stabiliti una volta per tutte, che poi si ripetono in maniera uguale in ogni circostanza. «Nella vecchia liturgia — dice mons. Marini — il ruolo del cerimoniere consisteva nell’applicare una serie di norme rigide, che non potevano essere cambiate. Oggi non si può organizzare una celebrazione senza prima aver pensato: chi celebra, che cosa celebra, dove si celebra… La celebrazione è il punto verso il quale convergono elementi diversi reciprocamente coordinati sotto la guida di quello spirito di adattamento che è l’anima della riforma conciliare»(6).”

    (Da un articolo su La Civiltà Cattolica, di Padre V. Fantuzzi SI)

    http://www.laciviltacattolica.it/quaderni/2003/3674/Articolo%20Chiesa.html

  110. Syriacus scrive:

    [L'articolo sopra era del 2003 - notasi il grandioso involontario refuso "Aristide Bugnini", comunque... :) -

    "Nel progetto di riforma stilato da mons. Aristide Bugnini, allora segretario del Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra liturgia (istituito nel febbraio del 1964), per incarico del Papa, che lo ha personalmente annotato, si legge: «La televisione trasmette sempre più frequentemente le celebrazioni papali. Certi usi medievali, portati fuori dall’ambiente romano a gente di altre religioni o non credente, danno luogo a interpretazioni diverse e non sempre positive. Il Papa deve apparire a tutti come successore di Pietro, servo dei servi di Dio e non come un principe del Medioevo. La televisione esige un comportamento esemplare da quanti partecipano alla liturgia papale [...]; i primi piani rivelano spietatamente ogni gesto che si compie»(3).” ]

  111. DANTE PASTORELLI scrive:

    Eh, sì, l’apparente “povertà” nella liturgia, oltre che Giuda ricorda l’ipocrisia e la falsità umane. Andate in un negozio di oggetti sacri e vi renderete conto di quanto costino gli arredi e i paramenti falsamente “poveri” che fan bella mostra di sé in chiesa.
    Non vedo il motivo per cui, ove esistano già, non si debbano usare paramenti ricchi, pizzi e merletti: si lasciano alle tarme? Si tratta di oggetti storici e comunque frutto di pietà. In campagna, e scusate se parlo sempre di campagna, nelle varie campagne, ci son camici e pianete che nessuno usa più, sostituiti da camicioni e casuele cialtronesche: queei paramenti sono opera di mani esperte, del lavoro di semplici donne che sapevano ricamare ed intagliare, o di suore che lavoravano e pregavano. Oggi costerebbero un occhio della testa. Ebbene, perché tanto amore non dev’essere offerto a Dio?
    Questa ostentata mistica della povertà è in ritardo sulla storia: mi ricorda anche Caruso e le sue scorribande populistiche, mentre in lontananza, i suoi latifondi fruttan bene.
    Se io, come responsabile di una chiesetta, avessi fondi sufficienti, visto che i paramenti cominciano a scarseggiare per motivi di antichità e d’uso, e non avessi da rifare il tetto e le facciate (circa 200.000 euro, e me ne mancano almeno 25.000) qualche bel camice, qualche pianeta, qualche tovaglia “più preziosa” l’acquisterei. Come da qualche secolo o decine d’anni noi usiamo il frutto della devozione e della generosità altrui, così i nostri posteri userebbero i frutti della nostra pietà.

  112. raffaele scrive:

    Squisito (glielo devo) F.Pernice, nessun ripudio della tradizione, nessuna svendita del patrimonio della nostra fede nessun sconto sulla dottrina…ecco l’errore vostro: CHI NON LA PENSA COME VOI, veri e unici depositari e difensori della fede è un ” modernista” per non dire di peggio…se non ci fosse stato il Vaticano II°in chiesa ci sarebbero solo i vostri pizzi e merletti…e il giudizio storico su questa restaurazione in atto sarà fra qualche anno, tremendo.

  113. giuseppe scrive:

    Carissimo dott. Tornielli
    la pregherei di documentarci sul caso dello sciopero della messa a Domodossola, sono certo che si tratti ancora una volta di un assurdo caso di oscurantismo.
    Ben tre sacerdoti e i relativi fedeli desiderano, la Santa Messa di sempre, ma a quanto pare il Vescovo si opponga!!!
    siamo alle solite!!!
    Qui sotto il link per accedere all’articolo pubblicato su La Stampa.
    Solidarietà ai parroci di Domodossola, Crevoladossola e Nibbiola.

    A.M.D.G.E.M.
    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200711articoli/27898girata.asp

  114. Vincenzo scrive:

    il Cattolico “progresso”,
    è in sostanza, poi, quel Tale,
    che,”pittando” tutto in rosa,
    alla fine si fa’ male.

    Qui, t’insegue l’inclusione,
    (chè,l’Inferno,più non c’è),
    lì,ti anela alla “riunione”,
    (col Filioque, “uguale” a Tre?),

    ma alla fine della giostra,
    cosa,il Nostro,porterà?
    solo qualche “bravo!…” mostra,
    mentre “tutto”,ha dato già.
    L.J.C.

  115. aldo scrive:

    Perchè le vocazioni nelle claustrali o nei diversi ordini benedettini sono in aumento rispetto a quelle degli ordini cosidetti di vita attiva o nei seminari diocesani? Perchè i giovani o i quarantenni-cinquantenni si sentono attratti dal buddismo o da altre similari religioni? Perchè i responsabili degli oratori o parrocchie pensano che i giovani si possano attrarre solo con le pizze o le farinate? Perchè non si prova a chiedere ai praticanti appena usciti dall’aver ” partecipato” alla S. Messa cosa hanno recepito? Quali sono le meditazioni che hanno effettuato? Perchè si deve sempre ridurre la liturgia tridentina ad una questione di ” Vecchi Merletti”? E’ alquanto riduttivo e mi si consenta meschino ignorare che la Chiesa ha avuto Luminosissimi Fari anche Grazie al rito di Un Papa che fu proclamato Santo. I Restauri avvengono quando le case minacciano di crollare o vi sono infiltrazioni che ne deturpano gli affreschi, la ” Restaurazione” è oggi affidata non ad un tedesco ma ad un manovale straodinario il Vicario di Cristo in Terra.

  116. F. Pernice scrive:

    Guardi, Raffaele, se c’è qualcosa che dobbiamo cercare di evitare sono le sterili contrapposizioni tra “noi” e “voi”. Per quanto mi riguarda, ho sempre sostenuto, fin dai primi interventi qui, che il Vaticano II non è in discussione. In discussione sono gli abusi e in discussione è la falsa autorità si nega diritto di cittadinanza alla forma liturgica tradizionale (quella, per intenderci, che ha accompagnato la vita cristiana per quasi duemila anni). Io non penso che lei sia “un modernista”, mentre probabilmente lei pensa che io sia “un (inutile) tradizionalista”. A quanto ne so, a quanto mi dice, lei è un padre di famiglia che cerca di fare nel modo più onesto il suo dovere. Qui stiamo semplicemente provando a ragionare sul merito di alcune questioni centrali, che qualcuno – per sensibilità o per leggerezza, faccia lei – non riconosce come tali.

  117. Marco Sermarini scrive:

    Non sono per nulla stupito.
    Avere la faccia di dire ciò che si pensa veramente sarebbe il minimo.

  118. F. Pernice scrive:

    Il caso della diocesi di Novara rivela CHI, alla fine, viene discriminato. Ieri il vescovo, monsignor Corti, ha impedito ai tre parroci (Santa Maria Maggiore, Crevoladossola, Garbagna) di officiare in latino la messa del mattino, inviando una serie di rimpiazzi – ignoro quanto zelanti – a presidiare le chiese vuote. D’accordo, i giovani erano stati poco prudenti, troppo entusiasmo forse, e si astenevano ormai dall’officiare in volgare. Però la reazione del vescovo è stata decisamente troppo virulenta. Non ha agito con altrettanta tempestività quando si trattò di trasferire in montagna sacerdote corrotto e immorale cui era stata affidata carica di non secondario piano… (non fatemi fare il nome, accidenti!).

  119. Eufemia Budicin scrive:

    Da tanto tempo che manco dall’Inghilterra e non so se quello che scrive Thompson su Holy Smoke sia esagerato. Ma da quelle parti c’è una vera e propria guerra fra i seguaci del Catholic Herald e del Tablet. Questi ultimi hanno dalla loro il cardinale di Westminster e la maggioparte dei vescovi, e il loro vaticanista Mickens si augura apertamente che BXVI duri poco. Almeno da noi i preti e vescovi sono più melliflui.

  120. Gianpaolo1951 scrive:

    Signor Raffaele, La invito serenamente a leggersi La Costituzione Sulla Sacra Liturgia SACROSANCTUM CONCILIUM:
    http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html
    e poi, sempre serenamente, potremo riprendere il confronto che F. Pernice ha sapientemente iniziato. Vedrà che dopo tale lettura, qualcosa in Lei cambierà!

  121. F. Pernice scrive:

    Come già detto, caro Dante, questa mistica della povertà è fasulla. In primis perché anche i paramenti e gli ornamenti squallidi costano, così come costa smantellare balaustre e spostare altari e tabernacoli, in secundis perché il più delle volte non è povertà bensì squallore. Accade come nei paesi comunisti, che immancabilmente assumevano denominazioni come “Repubblica Democratica Popolare di…”, e che di repubblicano, democratico e popolare avevano solo il nome. Qui della madonna Povertà di francescana (e dantesca) memoria non c’è altro che un’ostentata pretesa. Ciò che anzitutto manca è la dignità, l’austerità, la gravità, la solennità, la profondità. Ma questo non c’è modo di farlo intendere oggi, sia per atrofia dei recettori del sacro sia per inquinamento generale dell’ambiente in cui quei recettori dovrebbero operare.

  122. F. Pernice scrive:

    Caro ALDO, con la sua batteria di domante lei ha inquadrato in modo esemplare l’intera questione. Possibile che ancora lormonsignori non se ne avvedano?

  123. Raffaele C. scrive:

    Caro Tornielli anche se in ritardo mi unisco alla solidarietà già manifestata d’altri.
    La colpa è sempre di chi riferisce i fatti (se però l’avesse fatto il manifesto sarebbe stata libertà di stampa….) E per fortuna che i toni che hai usato sono stati -come sempre- assai moderati !

    In realtà sotto sotto si vorrebbe far passare il concetto che così si semina sconcerto e scandalo nei “semplici”; già però lo scandalo di una Chiesa locale che di fatto polemizza con il Santo Padre è RELATIVO…

    Aggiungo per quanti chiedevono indicazioni che a Varese nella parrocchia della Brunella è stata fatta una raccolta di firme con 24 adesioni (per un inizio ed una sola parrocchia non mi sembrano poi così poche); indovinate la risposta ?

    P.S. Personalmente non sono interessato alla messa secondo il vecchio rito, ma questa situazione è inqualificabile

  124. Gianluca Barile scrive:

    CRO 26/11/2007 12.53.27 Titoli Stampa

    RELIGIONE: LIMITI A MESSA IN LATINO, PARROCI NON CELEBRANO
    RELIGIONE: LIMITI A MESSA IN LATINO, PARROCI NON CELEBRANO (ANSA) – DOMODOSSOLA (VERBANIA), 25 NOV – E’ querelle sulla messa in latino in tre paesi della diocesi di Novara, con tanto di raccolta di firme. I parroci, che celebravano sempre in latino e che sono stati richiamati da una nota diffusa dal vescovo monsignor Renato Corti, si sono rifiutati di presiedere le funzioni. L’ ufficio diocesano per le comunicazioni sociali della Diocesi di Novara nei giorni scorsi aveva ricordato che, secondo la corretta interpretazione del Motu proprio di papa Benedetto XVI, nelle domeniche e nelle feste la messa ”va celebrata in piena conformita’ al messale di Paolo VI indicato come forma ordinaria” e che il latino non puo’ sostituire questa forma, ma puo’ essere usato per una sola messa. Don Stefano Coggiola (parroco di Crevoladossola, in provincia di Verbania), don Alberto Secci (parroco di Santa Maria Maggiore, sempre in provincia di Verbania) e don Marco Pizzocchi (parroco di Garbagna e Nibbiola, nel novarese), secondo quanto riporta oggi il quotidiano La Stampa, hanno scritto ai loro vicari di zona, invitandoli a ”coprire” le messe domenicali di ieri mattina con altri sacerdoti e limitandosi a dire quella del pomeriggio, in latino. Don Stefano e don Alberto hanno cosi’ motivato questa loro sorta di sciopero: ”La Diocesi ci ha criticati. La posizione assunta e’ una sconfessione per noi che celebriamo la messa sempre in latino”. E cosi’ ieri mattina le loro messe, come quelle di don Pizzocchi, sono state celebrate da altri preti inviati a Crevoladossola e a Santa Maria Maggiore dal vicario di zona, don Luigi Preoni. Intanto nei due centri dell’ Ossola i parrocchiani stanno raccogliendo firme (gia’ 600 nel secondo dei due paesi) a sostegno dei due preti. Meno seguito sembra invece avere don Marco Pizzocchi, che il 14 settembre scorso aveva annunciato al vescovo l’ intenzione di celebrare solo in latino: le sue messe sono state disertate dalla maggioranza dei parrocchiani. (ANSA). YAR-GE 26-NOV-07 12:50 NNN

  125. Mauro W. Fuolega scrive:

    Ecco, lo sapevo che sarebbe finita così! I modernisti si sono mossi e la ritorsione è arrivata! Bisogna mobilitarsi e difendere questi sacerdoti dalla Santa disobbedienza: TUTTI A NOVARA!

  126. Mauro W. Fuolega scrive:

    Aggiungo solo questo: il Motu Proprio oramai è troppo restrittivo, e già superato nei fatti.
    Bisogna liberalizzare completamente gli antichi riti!
    E’ giunta finalmente l’ora di abrogare quel surrogato di liturgia che è la riforma montiniana, dimenticarla e non pensarci più! Per sempre.

  127. DANTE PASTORELLI scrive:

    La “fatal Novara” colpisce ancora.
    Il Motu proprio avrebbe dovuto prevedere per la domenica in ogni parrocchia una messa antica (come si chiedeva). Ma la lotta è stata dura: il compromesso era nelle previsioni. Ed i compromessi sono sempre a scapito dell’autorità.

  128. Garlyc scrive:

    “Aggiungo solo questo: il Motu Proprio oramai è troppo restrittivo, e già superato nei fatti.
    Bisogna liberalizzare completamente gli antichi riti!
    E’ giunta finalmente l’ora di abrogare quel surrogato di liturgia che è la riforma montiniana, dimenticarla e non pensarci più! Per sempre.”

    Eh. Quando si dice la ricezione equilibrata.

  129. Mauro W. Fuolega scrive:

    Appunto. Abbiamo subito in silenzio ogni tipo di riforma e di abuso, adesso basta, tocca a noi agire arbitrariamente e togliere di mezzo ogni ostacolo alla Fede di sempre.

  130. Athanasius scrive:

    Concordo con quanto scritto da Mauro W.Fuolega nel post 44 : segnalo che la corsa a salire sul carro dei “vincitori” sembra essere gia’ iniziata….

  131. F. Pernice scrive:

    Be’, adesso, non esageriamo. Però, come ben dice Dante Pastorelli (mi scusi, Dante, se aggiungo il cognome, ma quando scrivo solo il nome ho l’impressione di parlare al Sommo Padre delle nostre Lettere, che sarà pur gradevole ma anche ingannevole), i mezzi toni del Motu Proprio si stanno rivelando inefficaci. Urge un nuovo documento interpretativo e integrativo in cui la questione sia definita in modo netto, univoco e imperativo, e a quanto si dice il Santo Padre sta procedendo proprio in questo senso.
    La piega che stanno assumendo i fatti nella diocesi novarese è molto triste. Non tanto e non solo perché i tre giovani parroci, qualcuno dei quali era stato un poco veemente, si sono visti imbrigliare dalla reazione dell’autorità diocesana, quanto perché in molte parrocchie ogni richiesta di una sia pur minima e molto discreta apertura alla messa Vetus Ordo viene rigettata con sdegno, condiscendenza o ironia, ciò che è in rotta di collisione con le direttive del Pontefice. Resta poi da appurare se i tre sacredoti in questione abbiano deciso in modo spontaneo di officiare in latino la sera anziché la mattina o se sia stato loro imposto.
    Tutto sommato, credo che Dante (sempre il professor Pastorelli) abbia ragione: una disposizione che ingiungesse a tutte le diocesi – se non a tutte le parrocchie -la celebrazione di almeno un certo numero di messe secondo il Vetus Ordo dissiperebbe la confusione che è venuta a crearsi. Mah, che ci possiamo fare? Esprimere in modo fermo ma educato la nostra opinione, pregare, confidare nell’azione dello Spirito Santo e magari riprendere in mano qualche capolavoro di spiritualità, che so, l’Itinerarium di san Bonaventura…

  132. Vincenzo scrive:

    Post 117) Chiedo scusa, ma, mi pare evidente come nulla possa avere a che fare, quel post, con l’argomento qui in discussione (Motu Proprio etc). Infatti, nelle intenzioni, doveva essere “postato” nella discussione sulla Riunione “pancristiana” … poi, chissà perchè, me lo ritrovo qui ???? !!!

  133. DANTE PASTORELLI scrive:

    Quanto mi delizia

  134. Athanasius scrive:

    Tanto per dirne una : la frase piu’ gettonata fra molti che, solo qualche settimana fa si negavano al telefono o ci consideravano degli appestati è “..sa…anch’io la penso come voi…ma ho obbedito/obbedisco agli ordini…”

    °__°

  135. DANTE PASTORELLI scrive:

    Riprendo: quanto mi delizia quel “professore”…
    Athanasius, sempre che sia chi credo anche se non ne conosco il nome, è un entusiasta. Io, forse perché vecchio (saccente e intollerabile) son molto più realista. Son come Tommaso: non credo se non tocco.
    Il Papa darà chiarimenti ma sui punti messi all’indice dai vescovi ribelli: gruppo stabile, forse orario delle messe, rito ambrosiano, conoscenza del latino (perché non è resa obbligatoria per coloro che frequentan il Novus Ordo in latino?, competenze dei vescovi ecc. Ma la liberalizzazione completa non verrà. La sostanza non muterà. Dovrebbe cnbiare la struttura stessa del Motu Proprio il che presupporrebbe un ritiro di questo e la normulazione d’un altro Motu Proprio. Forse fra 50 anni, e non è detto.
    Quanto alla battuta di GARLYC non mi trova per nientre d’accordo: equilibrata ricezione, da parte di chi vien meno l’equilibrio? E poi: che male c’è nel liberalizzare “i riti antichi” (i, non il)? Perché non è mai stata imposta una riforma della Messa cattolico-orientale, che pure si celebra in Italia?

  136. DANTE PASTORELLI scrive:

    Athanasius, te lo ricordi?

    “Il mio rispetto…”
    “Si spieghi meglio!”
    “…disposto… disposto sempre all’ubbidienza”.

  137. Luigi Casalini scrive:

    Vi allego il link della registrazione della bella conferenza suol Motu Proprio di don Crescimanno il 6 ottobre a Bonemerse (CR).
    Potrebbe essere utile a tanti avversari della Messa tradizionali, anche con la berretta in testa (lo dico con tutto il rispetto), in tutte le nostre Diocesi, compresa quella di Milano.

    http://www.scuoladiocesana-cremona.it/conferenza_crescimanno.wav
    AMDG
    Luigi Casalini

  138. DANTE PASTORELLI scrive:

    Ma è nato il seminario “tradizionalista” di don Crescimanno nella diocesi di S. Marino e Montefeltro. Diverse persone me lo chiedono. So che doveva partire con alcuni preti e seminaristi

  139. F. Pernice scrive:

    Caro Dante, anche se non ho il piacere di conoscerla personalmente, “professore” è detto con simpatia nei suoi riguardi nonché per amor di variatio. Ammetterà che la sua è bardatura onomastica non da poco (ha già confessato altrove la mia alighierolatria). (Già che ci sono le confesso anche questo: ai titoli do poco peso, fedele all’insegnamento del mio povero nonno, che ne possedeva una discreta collezione e che nelle disposizioni testamentarie diede mandato di seppellirli insieme a lui, sotto due assi di legno senza nome).

  140. F. Pernice scrive:

    Ma per tornare al merito della questione, credo che anche qui Dante abbia ragione: con questi chiari di luna c’è poco da essere entusiasti. Il fatto è che il lungo esilio tra bonghi e chitarre aveva alimentato le aspettative al punto tale da fare scambiare un alito di vento per la sospirata tempesta ristoratrice; non che le nuove disposizoni siano la molesta flatulenza che vorrebbero farci credere certi monsignori (mi riferisco alle parole, feroci, usate dall’arcivescovo di Torino), ma, stiamo realizzando, allo stato attuale per navigare bisogna continuare a dar di remi.

  141. F. Pernice scrive:

    Mi ha appena telefonato un’amica che vive in provincia di Novara. Era stupita e affranta, perché ha provato a sentire circa la disponibilità a celebrare, anche occasionalmente, una messa Vetus Ordo il sacerdote che officia in un noto monastero della diocesi. La reazione del sacerdote sarebbe stata tra l’indignato, lo stupito e l’irritato. La risposta, comunque, è stata: “No, ci mancherebbe! Qui la messa è quella di Paolo VI”. Non c’è che dire, l’opera di “persuasione” di monsignor Corti ha funzionato assai bene. Apprendo intanto da un articolo della “Stampa” che lo stesso monsignore avrebbe dichiarato ammissibile la domenica non più di “una” messa in latino. Spero si tratti di una delle solite citazioni approssimative della cattiva stampa italiana.

  142. Garlyc scrive:

    Penso si riferisse alle tre parrocchie “incriminate”, richiamando il motu proprio che parla di “una” messa festiva domenicale – per parrocchia – al massimo.

  143. Luisa scrive:

    Post 126….per Raffaele C.. Ho una cara amica che abita Varese, ha già trovato diverse porte chiuse davanti alle sue richieste di informazione. Potrebbe indicarmi, Raffaele, se c`è un responsabile del gruppo di Varese di cui lei parla nel suo post e se sì come contattarlo ?
    Grazie!

  144. don Gianluigi Braga scrive:

    A Pernice 44

    Vorrei precisare, per amore di verità, che mons. Corti, vescovo di Novara, non è contrario alla Messa tradizionale, tant’è vero che non ha proibito ai tre sacerdoti della sua diocesi di celebrare secondo il messale di Giovanni XXIII, ma si è trovato in difficoltà, quando essi si sono rifiutati di celebrare anche solo una messa secondo il NO.
    Inoltre so che ha incaricato un altro sacerdote di un’altra zona della diocesi mettersi a disposizione per celebrare la messa VO.

    Penso che anche per un vescovo ben disposto non sia facile affrontare tutti gli altri.

  145. DANTE PASTORELLI scrive:

    Sarebbe auspicabile, per non crear divisioni dolorose, che questi sacerdoti chiedessero la creazione di parrocchie personali, come previsto dal Motu Proprio.
    D’altronde se la stragrande maggioranza dei parroci si rifiutano di celebrare secondo il VO, non vedo perché debbano esser considerati ribelli quei sacerdoti che, conosciuto il rito antico legittimamente in vigore, ritengono che questo sia più salutare per la loro anima e per quella dei loro fedeli.

  146. Sini scrive:

    Chi fosse interessato (mancano pochi giorni al termine) alla raccolta di firme per chiedere l’applicazione del Motu Proprio nella diocesi di Milano può scrivere a roberto chiocciola totustuus.net

  147. F. Pernice scrive:

    Quel che dice è vero, don Gianluigi. Nel mio post 89, qui sopra, ne prendevo atto anch’io. La mossa di domenica scorsa, tuttavia, ha – per i suoi tempi e i suoi modi – caratteristiche spiacevoli. Forse il nostro vescovo è stato malconsigliato, chissà. Certamente si sarà trovato in difficoltà. Monsignor Corti ha fama di essere un sant’uomo, e se ha agito come ha agito avrà avuto le sue buone ragioni. Resta il fatto che non altrettanta sollecitudine sembra avere mostrato nei riguardi dei molti, molti, molti parroci che si sono rifiutati e si rifiutano anche solo di prestare orecchio alle richieste di messa VO avanzate da alcuni fedeli. Né sembra avere curato che i sacredoti della sua diocesi informassero adeguatamente la generalità dei fedeli circa l’esistenza e il contenuto del Motu Proprio (o, se l’ha fatto, allora molti sacerdoti hanno mancato alle indicazioni del loro vescovo). L’osservazione testé avanzata da Dante al post 148, inoltre, ha una sua sensatezza: perché considerare ribelli tre parroci onesti e motivati che non celebrano in NO (almeno due di essi, pare, senza alcuna recriminazione da parte dei fedeli) e non considerare ribelli i numerosissimi parroci che di fatto disobbediscono (al papa, prima che al vescovo) rifiutandosi di celebrare in VO anche se richiesti di farlo da un sia pur piccolo gruppo di fedeli?

    Sa, don Gianluigi, per anni, a volte decenni, diversi tra noi hanno avuto l’impressione che la loro sensibilità liturgica – sebbene in linea con una tradizione di secoli e secoli – fosse un gravame senza alcun valore corrente, l’impressione di essere nati fuori tempo. Leggendo il Motu Proprio e ascoltando le recenti prese di posizione di tanti insigni uomini di Chiesa e di dottrina, ci siamo sentiti restituire un certo diritto di cittadinanza, ci è parso che dalle regioni più oscure e umide della stiva si potesse salire sul ponte della Nave petrina. Ci eravamo sbagliati? Voglio credere e sperare di no.

  148. gianfranco scrive:

    ma non c’ è solo la diocesi di Milano, anche la diocesi di Savona, in attesa ancora di un Vescovo dopo la partenza per Roma di Mons Calcagno , ha messo uno stop alla Messa secondo il Messale di Giovanni XXIII.

  149. Syriacus scrive:

    Sul lib-jesuit America (!): “Having decided to offer the Tridentine Mass, I began the arduous project of recovering—and reinforcing—my Latin grammar and vocabulary so that I could celebrate the liturgy in a prayerful, intelligible way. As I studied the Latin texts and intricate rituals I had never noticed as a boy, I discovered that the old rite’s priestly spirituality and theology were exactly the opposite of what I had expected. Whereas I had looked for the “high priest/king of the parish” spirituality, I found instead a spirituality of “unworthy instrument for the sake of the people.”

    The old Missal’s rubrical micromanagement made me feel like a mere machine, devoid of personality; but, I wondered, is that really so bad? I actually felt liberated from a persistent need to perform, to engage, to be forever a friendly celebrant. When I saw a photo of the old Latin Mass in our local newspaper, I suddenly recognized the rite’s ingenious ability to shrink the priest. Shot from the choir loft, I was a mere speck of green, dwarfed by the high altar. The focal point was not the priest but the gathering of the people. And isn’t that a valid image of the church, the people of God?

    The act of praying the Roman Canon slowly and in low voice accented my own smallness and mere instrumentality more than anything else. Plodding through the first 50 or so words of the Canon, I felt intense loneliness. As I moved along, however, I also heard the absolute silence behind me, 450 people of all ages praying, all bound mysteriously to the words I uttered and to the ritual actions I haltingly and clumsily performed. Following the consecration, I fell into a paradoxical experience of intense solitude as I gazed at the Sacrament and an inexplicable feeling of solidarity with the multitude behind me. ”

    http://wdtprs.com/blog/2007/11/from-another-entry-during-the-roman-canon-i-felt-intense-loneliness/

  150. Ettore scrive:

    Tutta la mia solidarietà a lei dott. Tornielli oggetto in questo scorcio di ingiusti attacchi e discutibili critiche.

  151. Mauro W. Fuolega scrive:

    Scusate, ma quando arrivano queste disposizioni per l’applicazione del Motu Proprio di cui tanto si è vociferato e si vocifera?

  152. Peter Moscatelli scrive:

    Per Luisa (post 146)

    Per informazioni in merito alla petizione varesina si può contattare il sottoscritto, all’indirizzo peter.moscatelli@alice.it

    cordiali saluti,

    Peter Moscatelli

  153. Athanasius scrive:

    Per quanto riguarda la nota integrativa della commissione Ecclesia Dei…attendiamola con pazienza e fiducia, senza dare vita ad un toto-data che, come insegna la vicenda del MP, sarebbe snervante e, forse, un poco irrispettoso del lavoro altrui…
    Si parla cmq di scadenze a breve termine….( e mi fermo qui..)

  154. Luisa scrive:

    Mille grazie Peter, la mia amica la contatterà senza alcun dubbio!

  155. DANTE PASTORELLI scrive:

    Si parla in modo generale del mese di dicembre. Non c’è furia: tanto chi non vorrà dare l’autorizzazione continuerà a non darla: e i vescovi e i parroci ostili resteranno dove sono. Non è il Motu Proprio che cambierà la testa a vescovi e preti: per ridurli all’obbedienza ci vuol ben altro.

  156. Mauro W. Fuolega scrive:

    La ringrazio. In effetti sono convinto che debbano cadere letteralmente molte teste, ed i becchini scavare molte più fosse di quanto ci s’immagini. Affidiamoci con fiducia al buon Dio e, per il momento, continuiamo per la nostra strada.

  157. Cesare scrive:

    Egregio Prof. Pastorelli,

    sono d’accordo, ci vuol ben altro.
    Comincio a pensare che si potrebbe, per esempio, considerare una possibile diversa destinazione dell’8 x mille e magari, nel contempo, promuovere un referendum per la sua abolizione.
    Si tratta di questioni materiali, ma sono convinto che un’iniziativa del genere avrebbe come ripercussione immediata una grande considerazione, da parte di tanti prelati, per quelle che sono le esigenze spirituali di tanti fedeli.

    A parte questo, le chiedo: cosa è previsto dal diritto ecclesiastico per i casi di disubbidienza al Papa nel caso che a disubbidire sia un Vescovo?
    Un Vescovo che disubbidisce al Papa (e quindi non è più in perfetta comunione con lui) senza contestualmente dimettersi, può ancora essere considerato dai fedeli la guida legittima della diocesi affidatagli?

  158. Giovanni scrive:

    E’ una vergogna che la terra ambrosiana che vide un Santo Vescovo Schuster, sia data in mano a certa gente così disobbediente al Santo Padre e al suo volere. Chiedo se in questi atteggiamenti non si riscontri un comportamento di tipo scismatico e quindi la possibilità di una scomunica latae sententie.
    Comunque l’obbedienza è dovuta solo ed esclusivamente al Papa, Lui ha l’infallibilità, per il resto dei chierici gli è dovuta solo se uniti a lui nelle sue volontà e nei suoi atti.

  159. renato scrive:

    Scusate ma a parte Milano dove il cardinale ha la scusante di essere il capo della liturgia ambrosiana, altrove un sacerdote che vuole celebrare il rito tradizionale e ha un gruppo di persone disponibili, lo fa e basta perchè cosi dice il MP.I vari vescovi o arcivescovi non hanno il potere di impedirolo.Per cui il sacerdote PUò NON ascoltare i divieti del vescovo.E NON disubbidisce.

    E cmq a Milano a maggior ragione si sarebbe pouta celebrare tranquillamente il rito tridentino in cattolica.

  160. renato scrive:

    Cmq penso che nella diocesi di Milano la piu importante d’italia dopo Roma (escluso i Vaticano) ci siano tutte le condizioni per creare una enclave di resistenza anti Mp che sia di riferimento per i vescovi ribelli.Mi aspetto una fortissima resistenza anche in nome della autorità del cardinale-arcivescovo sulla liturgia ambrosiana.

  161. Syriacus scrive:

    Savona ferma le messe in latino Ed è polemica
    articolo di Giovanni Buzzatti – martedì 27 novembre 2007

    (…) Il problema non è tanto lingua (il latino), quanto il rito pre-Concilio Vaticano II. Il Papa lo ha «liberalizzato» lo scorso settembre attraverso il Motu proprio. E a Celle Ligure, nella parrocchia di San Michele Arcangelo, domenica si è tenuta la prima messa nella diocesi di Savona con il rito antico. Una celebrazione seguita da 150-200 fedeli, ma criticata dal parroco. Sulla questione ieri è intervenuta la diocesi. In assenza del vescovo (monsignor Calcagno è stato trasferito a Roma), l’amministratore diocesano monsignor Andrea Giusto ha dichiarato: «Non essendo ancora chiarite a sufficienza le condizioni che renderebbero lecita la celebrazione secondo il Messale di san Pio V (il rito pre conciliare, ndr), chiedo ai i sacerdoti della diocesi di non accordare il permesso a gruppi che domandassero la celebrazione e di vigilare affinché in nessuna chiesa del territorio diocesano si organizzino Messe secondo il rito pre-conciliare».
    «Ma così si disobbedisce al Papa!» protestano i fedeli. In base alle disposizioni Benedetto XVI, i sacerdoti non devono più chiedere permessi per usare l’antico rito nelle messe fuori orario, mentre nel caso vi siano «gruppi stabili di fedeli» che chiedono al parroco il permesso per usare l’antica liturgia, questa dovrà essere concessa anche nelle celebrazioni domenicali nelle parrocchie. È il caso di Celle, dove la messa in latino è stata organizzata nell’oratorio vicino alla chiesa dall’associazione genovese «Una voce». Il parroco, don Piero Giacosa, non si è opposto alla celebrazione, che però ora critica duramente. «Perché l’ho autorizzata? Ho detto agli organizzatori che la questione non mi interessava – spiega -Pensavo bastasse a dissuaderli».
    La messa invece c’è stata, con le letture in latino, il sacerdote (un italo-brasiliano di Verona) che dava le spalle all’assemblea e l’omelia in italiano. «Ho paura che l’Italia, giardino della Chiesa Cattolica, diventi il giardino dei pagani, dei musulmani – ha detto il celebrante- Benedetto XVI ha liberalizzato questo rito per farci ricordare che la messa non è un teatro, ma luogo per pregare». I presenti hanno apprezzato «il ritorno al passato, alle cose serie». Racconta Gianni Romolotti: «Ho visto persone di una certa età commosse. C’erano anche dei ragazzi, facce pulite. Non era difficile seguire la messa, nel libretto c’era la traduzione in italiano. Le critiche? Solo gelosie, l’8 dicembre replicheremo».
    Curia permettendo. «Lo stop è giusto – ribatte don Giacosa- La messa in latino è stata una concessione del Papa, deve unire, non può diventare un modo per fare proselitismo o per accontentare dei nostalgici per lo più esterni alla parrocchia».

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    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=223584

  162. DANTE PASTORELLI scrive:

    La Messa non è stata una concessione graziosa, ma il riconoscimento di un diritto conculcato per 40 anni. La differenza è notevole.
    Sono questi atteggiamenti che poi spingono a reazioni dure.
    A Parigi la Fraternità S. Pio X occupò la grande Chiesa di S. Nicolas du Chardonnet e l’han sempre presidiata (oggi non so se lo sia ancora) per respingere atti di forza.
    A Porty Marly l’anziano parroco aveva sempre celebrato la Messa di S. Pio V. Alla sua morte i parrocchiani cercarono un altro sacerdote disponibile e non lo trovarono, né il vescovo venne loro incontro. Così si rivolsero ai preti di Lefebvre. Ancora non c’era stata la consacrazione episcopale formalmente illecita. Il vescovo mandò la forza pubblica e la porta della chiesa fu murata.
    Un’ imponente processione sfilò per varie strade ed arrivò alla Chiesa: la porta fu riaperta a picconate ed il sacerdote cominciò a dir Messa.
    Il Vescovo Thomas mandò la forza pubblica; les géndarmes con una violenza estrema trassero fuori i fedeli e letteralmente trascinaorono giù dall’altare il celebrante. Un atto del genere comporta la scomunica ipso facto per mandanti ed esecutori, anche se il celebrante era sospeso a divinis, perché in quiel momento per quanto illecitamente, se lo era, rappresentava pur sempre Cristo. Pensatwe cosa sarebbe successo se avessero sgomberato una moschea o una sinagoga! Il Papa, Giovanni Paolo II, avrebbe immediatamente mandato la sua fraterna solidarietà.
    Al povero prete no, anzi inviò la sua solidarietà al vescovo! Povero vecchio, chissà cosa gli avevano raccontato. Come quando raccontavano a Giovanni XXIII che i seminarisiti uscivan con cappello e ferraiolo, quando già andavano a zonzo in jeans.
    Del tuto c’è documentazione fotografica e giornalistica.

  163. F. Pernice scrive:

    Mala tempora currunt, caro il nostro Siriaco. Molti vescovi non hanno gradito il carattere di “liberatoria” del Motu Proprio e mostrano di viverlo come una decurtazione del loro potere. Non ci scandalizziamo, non è la prima volta che avvengono episodi del genere: in altri tempi avremmo visto fronde di cardinali eleggere un antipapa, oppure, da semplici laici, saremmo andati in vescovato a tagliare naso e orecchie al capo della diocesi. Per fortuna quegli usi sono definitivamente alle nostre spalle. Certo è che il pronunciamento del Vaticano si fa sempre più impellente: Roma locuta, causa soluta. Attendiamo con fiducia, confidando che la nota interpretativa si esprima nei termini inequivocabili dell’evangelico “il vostro sì sia sì e il vostro no sia no”, in modo da non abbisognare di un’altra diplomatica nota interpretativa della nota interpretativa della lettera pastorale sull’applicazione del Motu Proprio, e così in indefinitum (processo che, a parte qualche bizzarro seguace di Ockham, tutti sappiamo essere un simpatico modo per non assicurare alcun fondamento ad alcunché).

  164. F. Pernice scrive:

    Proprio così, caro Dante: un diritto illecitamente conculcato, con la messa in bianco, se non la confutazione, di secoli e secoli di vita liturgica e di pietas cristiana.
    Ho avuto modo di parlare a quattr’occhi con don Alberto, uno dei tre sacerdoti novaresi che hanno optato per la messa secondo l’antico rito, e mi sono trovato dinanzi una persona mite, sensibile, colta e intelligente, l’esatta antitesi del fanatismo che mi è invece capitato di incontrare nei sacredoti ai quali dal 14 settembre vado inutilmente mendicando la disponibilità a officiare seguendo il Vetus Ordo.
    Per una volta procedo in stile siriaco e – con licenza del sempre gentile Andrea Tornielli – allego un link sulla querelle novarese:

    http://www.unavox.it/ArtDiversi/div082_TribunaNovarese3.htm

  165. Guardia Svizzera scrive:

    Sarebbe opportuno , anche se così facendo si gettasse scandalo sulla Chiesa , elencare per Diocesi i Vescovi disobbedienti .
    In Sardegna ,ad esempio,lo sono per la totalita’. Il capofila e’ S.E. rev.ma mons. Mani, Arcivescovo di Cagliari .
    La scorsa settimana con una visita lampo ha cercato di riportare all’”ordine” i parroci “tradizionalisti” di una zona vandeana.

  166. Luca scrive:

    Per Dante Pastorelli: non condivido un certo suo tono critico verso Giovanni Paolo II, invece mi interessa molto l’allusione che lei ha fatto ai seminaristi del tempo di Giovanni XXIII. Dovremmo approfondire l’argomento, perche’ e’ proprio in quel lasso di tempo che comincia il crollo. Il problema e’ che molto probabilmente quei seminaristi non agivano cosi’ per gusto di disubbidienza, ma perche’ erano convinti di essere aggiornati, moderni, al passo coi tempi, simili agli altri, partecipi dei problemi del mondo contemporaneo e cosi’ via. E’ in questo giro mentale la radice dei problemi della Chiesa da quarant’anni a questa parte. Ecco perche’ le chiedevo di raccontarci come viveva lei da giovane. Perche’, ad es., non avvicinava qualcuno di quei seminaristi suoi coetanei per spiegargli che essere giovani non significava buttare a mare tutto il patrimonio di fede e cultura che era giunto sino ad allora? Forse un simile intervento ragionevole e capillare sarebbe stato piu’ efficace che non quella condanna solenne e minacciosa che lei sembra auspicare.

  167. DANTE PASTORELLI scrive:

    Per chi come me, usciva di casa alle 5 e tornava alle 17, (poi alle 14-15) e spesso con i consigli di classe e i collegi alle 21,22,23,24 (magari sperso con colleghi in macchina nella nebbia tra Prato e Pistoia) e quando tornavo a Firenze dovevo insegnare ai corsi serali dalle 18.30 /19.30alle 24 per necessità familiari, m’era difficile star dietro ai seminaristi, la cui educazione non era di mia competenza. Con qualche prete, sì, la domenica o nelle brevi vacanze (facevo sempre gli esami fuori Firenze, quando non ero membro interno) per raggranellar qualche soldo (nell’86 pagavo già 900.000 lire d’affitto).
    Migliorata la situazione, ho fatto quel che ho potuto ed è quel che fo.
    Ad ognuno il suo, nei limiti delle sue possibilità. Da quando sono in pensionm, ho avuto più tempo e la mia attività ha preso altre strade, d’impegno religioso.
    D’altronde non potevo andar in seminario a parlare. A Firenze è difficile conoscer persone se non si frequentan determinati ambienti: ed sacristie e curie non le ho mai frequentate, salvo xcasi di necessità per motivi legati alla Confraternita e alla mensa dei poveri. Al seminario diocesano non ci sono mai stato.
    Al contrario, dal 91 frequento Gricigliano.
    D’altronde i seminaristi diocesani dove siamo lo sanno: qualcuno è venuto di nascosto e poi non s’è più visto. Han paura delle spie. Come accadde a Lucca, dove qualche seminarista (ora credo non ce ne sia più nessuno) come un carbonaro andava alla messa dei lefebvriani e aveva paura d’un personaggio che poi fece scrivere su Toscana oggi un gran dileggio della Messa tridentina.

  168. F. Pernice scrive:

    Io invece condivido le perplessità di Dante nei riguardi del pontificato di Giovanni Paolo II, proprio perché esso durato abbastanza a lungo per consentire alla Santa Sede di rilevare e misurare appieno quel che Luca definisce “il crollo” e per permetterle interventi non soltanto contenitivi/palliativi. Sul fronte liturgico, per esempio, il pontificato di Giovanni Paolo II non ha visto grandi interventi correttivi, anzi… Gli anni di Giovanni XXIII sono stati anni di incubazione della patologia, se posso esprimermi in termini un po’ coloriti. Nel ventennio woytiliano, invece, il male aveva ormai il profilo di una vasta epidemia il cui agente virale era stato da tempo isolato. Dunque anche coloro che nel ventennio woytiliano si sono appiattiti su certi indirizzi molto discutibili, come la spettacolarizzazione mediatica della liturgia, hanno la loro parte di responsabilità.
    (Opinione molto personale e, so, poco condivisa. Ma la folla oceanica degli adsentatores in questo caso, secondo me, s’inganna).

  169. Masone scrive:

    Aspettiamo di capir meglio che cos’è successo, o sta succedendo, a Novara.

    Ma una cosa però è certa: nell’interesse stesso della tradizione liturgica, del latino e di tutte le cose che amiamo, dovremmo cercar d’evitare quegli atteggiamenti rigidi, arroganti, irrispettosi che sono tipici di CERTI tradizionalisti, e specialmente dei più estremisti.

    Ricordiamoci della virtù e del dovere dell’ubbidienza. Ricordiamoci anche che l’intelligenza c’impone d’avere il senso della complessità delle cose, delle sfumature, del “chiaroscuro intellettuale”, come disse qualcuno: non è tutto bianco o nero.

    Sennò, sapete come andrà a finire? Andrà a finire che a Roma, dove stan preparando la nota interpretativa sul motuproprio, e dove conoscono molto bene gli arbìtri di tanti vescovi (lo dimostra la famosa intervista dell’arcivescovo Ranjith all’ “Osservatore romano”), dovranno prendere atto che c’è però anche, tra i fedeli attaccati all’ “usus antiquior”, chi ha un atteggiamento settario, di sostanziale rifiuto d’ubbidienza.
    E allora, invece di tirar gli orecchi ai tanti vescovi ribelli al papa, dovranno, per giustizia, dare un colpo al cerchio e uno alla botte.
    E non è quel che vogliamo.

  170. Luca scrive:

    Per F. Pernice: si’, e’ vero, pero’ il problema e’ che sotto Giovanni Paolo II i danni erano gia’ fatti e lui ha dovuto – io penso – da un lato cercare di porre rimedio alle situazioni piu’ scandalose, vedi teologia della pseudoliberazione, dall’altro trattare certi fenomeni come porzione ineliminabile del popolo di Dio e della Chiesa, pena, presumo, uno sbandamento ancor piu’ grave. Ormai certe tendenze si erano incistate, per cosi’ dire, e non si poteva rischiare di buttare tutto e tutti via, regalandoli al nemico. D’altra parte e’ pur vero che papa Woityla amava certe liturgie spettacolari, pero’ tenete presente che ha dato un certo spazio di liberta’ agli appassionati del VO. Credo che una grossa porzione di responsabilita’ spetti all’abiguita’ che, a partire dai tempi del Concilio, ha connotato i pronunciamenti del Magistero. Ad es.: Eugenio Corti notava che l’anno santo del 1975 doveva essere l’anno della riconciliazione, dunque era legittimo intendere riconciliazione come ritorno dei contestatori alla Chiesa, invece fu inteso come una via di mezzo tra opposte tendenze. Oppure l’abolizione dell’Indice dei libri proibiti: magari voleva essere un modo per rendere piu’ libero il dibattito e per stimare l’intelligenza e la cultura dei fedeli, invece di fatto e’ stato inteso come un rompete le righe e dite quello che vi pare, poi ognuno fara’ come crede, basta che fate vedere che in fondo andate in chiesa… O i “diritti umani”, intesi come qualcosa di cosmopolita accettato da tutti pacificamente, mentre in realta’ erano il frutto di un certo stadio della civilta’ occidentale e tutt’altro che indiscutibili, ove non se ne fissi il fondamento, il limite e il retto significato… Insomma, da allora comincia l’era del cerchiobottismo dentro la Chiesa! Colpa anche di errate antropologie, senza dubbio… Ma bisognerebbe discuterne seriamente… Non so se sono stato chiaro.

  171. Luca scrive:

    Pero’ insisto su un punto: l’inizio della crisi e’ stata quella mentalita’ anni 50-60 per cui bisognava “essere lievito della storia”, “abbattere i bastioni e non opporre struttura a struttura”, “vivere la vita degli uomini del nostro tempo” ecc. in pratica la cosiddetta nouvelle theologie, sulla quale mi piacerebbe conoscere il parere di Pastorelli (p. es. su Congar, che temo molto abbia a che fare con lo sfascio). Il risultato fu una gara a disprezzare e buttare a mare il patrimonio della fede tradizionale, nonche’ una specie di hegelismo cristiano, piuttosto bizzarro francamente. Ma io all’epoca non c’ero, sono i giovani di allora che devono spiegare come mai tutto questo e’ avvenuto… Io non credo al Cammino Inarrestabile della Storia. Celentano e i Beatles erano evitabili (il primo lo sarebbe tuttora, se la Rai fosse un’azienda seria). Certo che, se l’alternativa era qualche monsignore che borbottava e diceva “ai miei tempi…”, e’ ovvio che la partita era gia’ persa in partenza.

  172. F. Pernice scrive:

    Caro Luca, convengo con lei sui semi negli anni Sessanta, sparsi anche con le migliori intenzioni, ma rivelatisi in parte avvelenati. Dico in parte, perché, come osserva anche lei, troppo spesso l’alternativa era mons. Laudator temporis acti e perché qualche lascito positivo quell’esperienza ce lo ha trasmesso, a partire da una coscienza più matura dei rischi insiti in certi slanci utopici. Si tratta ora di procedere a una sintesi matura (così facciamo contento anche il povero Hegel, il quale in questi ultimi decenni è stato oggetto di un fitto, a volte anche troppo, lancio di concetti contundenti).

    A Masone, invece, vorrei dire che effettivamente esiste anche un tradizionalismo esagitato e un po’ isterico, minimo contrappunto al gran romore di certo modernismo – chiamiamolo così – altrettanto esagitato e anche più isterico (specie in questi ultimi tempi). Data la statura non comune di Benedetto XVI, però, sono convinto che la nota interpretativa sarà redatta avendo in vista la dignità della Sacra Liturgia. Gli esagitati, da un lato e dall’altro, non sono mai mancati, ma qui la Posta in gioco trascende di gran lunga la necessità di mettere la mordacchia a qualche intemperante. Il Santo Padre, che vede più in profondità di noi tutti, non si farà certo condizionare da qualche brontolio di fondo.

  173. DANTE PASTORELLI scrive:

    Non è affatto vero che la reazione dei teologi e dei vescovi fedeli alla tradizione fosse “ai miei tempi…”. Più degli altri essi sapevano cogliere “i segni dei tempi” secondo l’espressione entrata in voga con Chenu, che rettamente doveva, come nelle intenzioni tradite del Concilio, esprimere in modo la verità indiscutibile, con atteggiamento nuovo e linguaggio accessibile a fini pastorali.
    Ma non credo che le voci della nouvelle théologie fossero davvero comprensibili per il “popolo di Dio”. Mettete nella mani di una persona di cultura medio-alta i libri dello Chenu, del Congar, del De lubac, del Rahner o del Balthasar e vediamo cosa capisce. Già in questo è il mio giudizio sulla nuova teologia: la condanna nell’”Humani Generis” di Pio XII è totale; allontanati dall’insegnamento molti di costoro erano ammirati dal Montini che poi li fece tornare non solo come esperti al Concilio ma qualcuno lo creò cardinale.
    Chenu aveva la fissa del cristianesimo come storia e soluzione dei problemi del tempo, la teologia “viva” consisteva nell’apertura al mondo: la teologia che guarda in basso anziché in alto. il suo “Une école de théologie” fu condannato all’indice se non erro nel 42 e poi fu colpito ancora nel 1954 per la questione dei preti operai.
    Congar nel suo “Vraie et fausse reforme dans l’Eglise” affermava che biosognava liberare il Vangelo dalle forme pastorali, sociologiche e liturgiche per restituirgli il dinamismo perché doveva adeguarsi al mondo nuovo, che necesitava di nuove strutture nella Chiesa, nuoove forme e nuove espressioni. Con ciò non voleva soltanto dire che bisognava usare il linguaggio del tempo e alle necessità che la nuova temperie storica potevano richiedere, ma di ripensarne totalmente e riformulare le verità cristiane. Per questo rientra nella condanna della nouvelle théologie. “Faccia di luna” come veniva chiamato al Concilio,allontanato da Parigi e mandato a Gerusalemme tornò trionfante sotto Montini.
    Sul De Lubac basti dire che il grande teologo Charle Boyer diceva del suo “Surmaturel”, in pieno C ongresso tomistico, che doveva esser messo al’indice. E’ l’opera più scopertamente pericolosa che fu criticata in “Getsemani” dal card. Siri, fra gli altri: è, insieme alle opere del Rahner, il rifiuto più eclatante del tradizionale magistero sul rapporto tra soprannaturale e naturale. L’ordine soprannaturale è costitutivo del naturale: per cui la gratuità del dono soprannaturale non esiste perché è un “debito della natura”. Naturale e soprannaturalee si identificano.
    Cristo, rivelando il Padre e dal Padre è rivelato, per la coessenza dell’ordine soprannaturale nel naturale, rivela l’uomo a se stesso. Da qui la condanna dell’Humani Generis: “alcuni deformano la vera noziione della gratuità dell’ordine soprannaturale, quando pretendopno che D io non può creare esseri dotati di intelligenza, senza chiamarlii e ordinarli alla visione beatifica”. Insomma per natura e non per Grazia gli uomini si salvano. La successiva opera “Il mistero del soprannaturale (tradotta dal Mulino nel 67) rivede ed amoplia questi concetti “inauditi”: Siri parla di “desiderio naturale assoluto” della visione di Dio e la perdita dela gratuità del soprannaturale che Congar ribadisce ed assolutizza ancora di più quando scrive:” Esiste un solo fine di cui, per conseguenza porto in me, consapevole o no, il desiderio ‘naturale’ “. E qui mostra di accettare la dottrina dell’esistenzialee soprannaturale permanente pre-ordinato alla grazia del fumoso Rahner (funereo lo chiamava Spadafora)
    E per stamattina la mia dose di penitenza l’ho fatta.

  174. DANTE PASTORELLI scrive:

    Dimenticavo: Giov. Paolo II.
    Francamente non so a cosa mai abbia rimediato: solo alla fine del pontificato con la Dominus Jesus, la Ecclesia de Eucharistia e la Redemptionis Sacramentu, opera altrui da lui firmate, ha cercato di por degli argini a ciò che aveva lasciato fare e lasciato passare.
    La grande maggioranza del suo Pontificato l’ha svolta in viaggio: e lui stesso conferma che non ha saputo governar la Chiesa. Lasciare la Chiesa senza governo significa non svolgere la precipua funzione del pontefice.
    Il Buon Pastore andò a cercar la pecorella smarrita, ma le altre erano al sicuro. Si può dir la stessa cosa per il defunto pontefice? La santità personale di vita e la sua lunga, angosciosa sofferenza non sono sufficienti ad eliminare questa enorme carenza.

  175. Athanasius scrive:

    Per renato (messaggi 63 e 64): l’Arcivescovo di Milano non è il Capo-rito del liturgia ambrosiano dal 1918
    http://www.crismon.it/forum/showpost.php?p=18388&postcount=12 Il Santo Padre è il Capo di TUTTI i riti.
    Se così non fosse del resto perche’ il famoso/famigerato “nuovo” lezionario ambrosiano non è ancora entrato in vigore? (in realta’ è in attesa di un’approvazione, che chissa’ se mai ci sara’, da parte, appunto, di Roma).

  176. F. Pernice scrive:

    La fossilizzazione neotomista e la stessa reductio del Cristianesimo a tomismo hanno le loro responsabilità. Piaccia o non piaccia. La Chiesa non poteva ignorare il fuoco di fila del pensiero moderno, che – anche qui, piaccia o non piaccia – aveva schierato una intera batteria d’ingegni di non piccolo calibro. Il fatto che la Chiesa abbia scelto la via del confronto non fa che esaltare la sua intelligenza. Dice bene Dante, Chenu, Rahner, von Balthasar e de Lubac parlavano un linguaggio incomprensibile alle masse cristiane, e ciò ridimensiona l’incidenza delle loro concezioni teologiche sulla mentalità collettiva del popolo cattolico. No, le fonti del “crollo” vanno cercate altrove, all’interno ma anche e soprattutto all’esterno della Chiesa.

  177. Tomaselli scrive:

    (per Luca)Don Tomaselli era semplicemente un secerdote esemplare http://www.ilvessillo.netsons.org/tomaselli/

  178. F. Pernice scrive:

    Ah, prima della grandine, Pernice non è una varia lectio di “per Nietzsche”. E adesso, “rorate” cieli desuper!

  179. DANTE PASTORELLI scrive:

    Il neo-timismo non mi sembra fossilizzato: basta leggere, per non parlare d’altri, Cornelio Fabro e Gherardini: attenti alle correnti teologiche e filosofiche nel loro variare, sanno ridurre ad unità nuove esigenze e fondamenta tomistiche solide.
    Del Gherardini è uscito quest’anno il magnifico saggio “Contemplando la Chiesa: Considerazioni teologiche sul Mistero della Chiesa: è il numero unico di Divinitas uscito quest’anno (339 pagine). La sua lettura non solo è teologicamente formativa, ma anche spiritualmente elevante. Dottrina altissima e profondissimo amore: i due requisiti indispensabili al teologo.
    Sembra la conclusione di un lungo percorso teologico che ha condoto l’autore ad essere il miglior conoscitore del protestantesimo in Italia, d’ogni sfumatura dell’ecumenismo, l’appassionaoto Mariologo (La Madre, La Corredentrice), ma non è così: nonostante l’età avanzata, dritto come un fuso, come in gioventù, continua a lavorare e per la canonizzazione di Pio IX e per la Curia Romana in vari settori, e continuando a scrivere e a partecipare a convegni in ogni parte del mondo.

  180. edoardo scrive:

    Non è vero che nessuno ha chiesto ai sacerdoti. Io ho chiesto e questa è stat la risposta:

    Caro Edoardo,
    non solo nessuno mi ha chiesto di celebrare (non con il vecchio Messale Romano, che per noi Ambrosiani non esiste) con il vecchio Messale Ambrosiano latino, ma qualche anziano interpellato ha ringraziato il Signore che, adesso, in Italiano, capisce tutto e prega bene…
    D’altra parte il Missale Ambrosianum è significativo solo per chi ha avuto la possibilità di celebrarlo e di viverlo, perchè ha superato abbondantemente i 60 anni: per gli altri non può essere stato esperienza viva di celebrazione o preghiera. Inoltre per noi di Rito Ambrosiano (come per gli altri Riti autonomi della Chiesa cattolica, come quelli Orientali) valgono le indicazioni dell’Arcivescovo Capo-Rito, il quale -per ogni applicazione relativa al nostro Rito- dipende direttamente dalla relativa Congregazione Vaticana.
    Per noi, comunque, come ha giustamente ricordato mons. Manganini (che ha la facoltà di dire quello che dice! indipendentemente dalle cose più o meno corrette che scrivono giornali “di tendenza”) valgono le indicazioni dell’Arcivescovo Capo-Rito del 31 luglio 1985, circa la celebrazione in latino e in assenza di rotture ecclesiali per rifiuto della riforma liturgica conciliare.
    D’altra parte, chi si ribella su questi punti (vedi i lefebvriani) dovrebbe domandaresi che senso abbia una preghiera “contro” e una ostinazione ingiustificata.
    Evidentemente non c’entra quasi nulla il solo latino.
    Come, poi, il greco dei primi secoli non apparteneva più alla nuova liturgia latina, così il latino dei secoli passati non appartiene più alla espressione della fede e della preghiera della Chiesa oggi. Il latino è im portante come lingua di riferimento della Chiesa universale, che la usa per motivi ormai solo pratici e funzionali o durante le celebrazioni internazionali.
    Io ricordo a memoria tutte le frasi della Messa in latino, che ho vissuto per tanti anni, ma adesso, dopo più di quarant’anni non è più il mio modo di pregare nè personale nè comunitario: uso solo le orazioni ordinarie in latino; qualche volta leggo documenti ufficiali in latino o con gioia un inno di s. Ambrogio…. Non di più.
    Non riesco a capire come un giovane possa apprezzare (se non per ragioni – come dire? – di studio o “archeologiche”) una liturgia che non può aver mai vissuto. A meno che tu sia uno che pensa in latino, parla in latino, scrive in latino e, dunque, non può che pregare in latino (in tal caso: dove vivi? con chi vivi? che mestiere fai? come fai a unire liturgia e vita?). A pensarci bene… Gesù Cristo parlava aramaico, ebraico e un po’ di greco. La sua Liturgia è la vera e unica Liturgia… Che cosa fare? Cantiamo i salmi solo in ebraico? Vedi dove arriviamo…
    I problemi gravissimi del mondo e dell’annuncio del Vangelo richiedono ben altro impegno e ben diverse direzioni di impegno, anche ecclesiale e liturgico.
    Dato che, comunque, il m.p. S.P. scavalca i vescovi ma dà la facoltà ai preti, che restano liberi anche davanti alle richieste di un consistente gruppoo stabile… se i preti non intendono avvalersi di questa facoltà, nessuno li può obbligare… Le “anime”, che quelle che amano i vecchi riti che non hanno mai vissuto, si salvano solo con la conversione della testa e del cuore e con la coerenza della vita.
    Stammi bene. Ciao.
    DON GIOVANNI

  181. F. Pernice scrive:

    Caro Edoardo, la risposta che lei riporta contiene passaggi che fanno cadere le braccia. Tanto più che il problema viene enunciato brillantemente da don Giovanni stesso nella seconda parte della lettera: “non riesco a capire come…”; ecco, il problema è esattamente dato dal fatto che i don Giovanni non riescono a capire. I Leporelli, in compenso, capiscono benissimo e, a bestialità come quelle contenute nella missiva che leggiamo qui sopra, si fregano soddisfatti le mani.

    Seguo con amarezza l’andamento della crisi novarese. Le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal provicario di monsignor Corti tradiscono un’intransigenza inspiegabile se non con la determinazione a chiudere la partita con un colpo di mannaia. Se non fosse per l’incrollabile fede nello Spirito Santo, direi che siam panati, fritti e rifritti (come contorno alla Divina Liturgia e alla coscienza della Tradizione, sia chiaro).

  182. DANTE PASTORELLI scrive:

    Eppure il Papa ha spiegato i motivi della validità anche pastorale della celebrazione in latino. E non capisco perché i testi di documenti conciliari, costituzioni, decreti, encliche debbano esser scritti in latino, allora, se il problema è essenzialmente di comunicazione: scriviamoli in inglese (anzi in americano, perché il King’s English ormai appartiene solo al 2 0 3% degli anglofoni)che oramai è una lingua pressoché universale e più compresa da cardinali e vescovi.

  183. F. Pernice scrive:

    Adesso, non vorrei che alla grandine si mescolasse anche qualche pietruzza, ma accanto a figure come Cornelio Fabro, cui levo tanto di cappello, aggiungerei… Gustavo Bontadini… (ho aperto l’ombrello e indossato l’elmetto, s’il vous plait…).

  184. Luca scrive:

    per Edoardo: e’ sempre la stessa storia, siccome a qualche prete certe cose troppo “culturali” non interessano, allora non devono interessare nemmeno agli altri, tanto meno ai giovani. Se poi un giovane invece se ne interessa e vorrebbe riattualizzarle, peggio per lui. Vedra’ che tra poco le diranno che ha problemi psicologici e deve andare a fare una psicoterapia per avere un rapporto normale con gli altri e non restare sempre in mezzo ai libri, oppure le diranno che “e’ meglio un asino vivo di un dottore morto”. Questa e’ la sensibilita’ -umana – dei sacerdoti degli anni 60.

  185. Garlyc scrive:

    Possiamo togliere dal novero della disputa la questione dei tre parroci di Novara?
    Chiedendo che in quelle parrocchie venisse fatta almeno una messa festiva Novus Ordo (ma SENZA mettere in discussione la celebrazione di quella Vetus Ordo) mons. Corti non ha fatto altro che rispettare il Motu proprio, nella lettera e nello spirito.
    Non vedo anzi conformemente al Motu proprio cos’altro avrebbe potuto fare.

  186. Luca scrive:

    Per Pastorelli: e’ vero, Giovani Paolo II ha dedicato forse insufficiente attenzione al governo ordinario della Chiesa, non ha p. es. curato molto il catechismo, in senso spicciolo beninteso, pero’ tenga presente che e’ stato sotto di lui e grazie a lui che le nuove generazioni si sono accostate alla fede in un modo impensabile nei funerei anni 70, ed e’ nato tutto il rigoglio dei movimenti, nonche’ anche la ripresa di interesse per la liturgia tradizionale della Chiesa. Consideri che gli oppositori interni di GPII sono tutti coloro che hanno contribuito allo sfascio degli anni 60-70. E inoltre non possiamo tralasciare il grande apporto del magistero di GPII per quanto riguarda la dottrina sociale, la santita’ laicale, il matrimonio, la Divina Misericordia, il culto a Maria. Mi scusi se glielo faccio notare amichevolmente, ma lei mi sembra un po’ troppo fermo agli anni 60, sia pure non da progressista :-) !

  187. Luca scrive:

    Per F. Pernice: mi scusera’se io insisto sulla responsabilita’ interna alla Chiesa per quanto riguarda il crollo. Certo, le elucubrazioni teologiche non giungevano al grande pubblico, pero’ la “fissa”, come dice Pastorelli, di quelli che ripetevano che bisognava “vivere nel mondo d’oggi”, “aprirsi agli Altri” ecc. arrivava eccome. L’unica risposta, come ho cercato di dire prima, poteva essere solo: noi viviamo nel mondo oggi ma non siamo del mondo d’oggi, ossia non ne seguiamo le mode, le ideologie, le tendenze secolaristiche, le scemenze varie. E questa risposta potevano darla solo i giovani di allora.

  188. Luca scrive:

    continuaz. post 90
    Perche’ non lo fecero? Almeno tentarono?
    E ancora: durante il Concilio un mucchio di presuli a Roma andava a trovare Josemaria Escriva’ (le cui idee, sia detto per inciso una volta per tutte, erano tutt’altro che “preconciliari”, anzi) e gli diceva che ormai occorreva aprirsi al mondo, che i cristiani dovevano andare nel mondo e cosi’ via. Il sacerdote spagnolo rispondeva: si’, purche’ pero’ siano uomini di preghiera e di penitenza [cito approssimativamente a memoria], altrimenti, anziche’ cristianizzare il mondo, si mondanizeranno i cristiani”.
    Non e’ forse quello che e’ accaduto?

  189. DANTE PASTORELLI scrive:

    Quanto ai movimeenti giovanili, essi han sostituito l’Azione Cattolica: ma se si sommano gli aderenti degli uni e dell’altra non s’arriva neppure ad un quarto dei giovani cattolici d’un tempo. Magari!
    Quanto ai papa-boys, lasciamoli perdere: andavano a far la ola, ma quando li intervistavano dicevano che la morale sessuale del papa era antiquata e che i rapporti prematrimoniali erano leciti ecc. E questi sarebbero i frutti? Per non parlar dei movimenti dei carismaitici sensazionalistici e degli ambigui neocatecumenali che in questi 26 anni han trovato fertile terreno
    Il magistero del papa polacco contiene cose importanti. Non so dire se, come dicono alcuni, ha scritto troppo, o meglio, ha fatto scriver troppo. Ma quale incidenza nella Chiesa hanno avuto questi scritti?
    Solo alla fine della vita s’è accorto, o l’hanno costretto ad aprir gli occhi sullo sbriciolamento della dotrina. Una dottrina sociale o un’impostazione ecumenica non hanno il minimo valore se non sostenute dalla Verità esposta da una Chiesa unita e forte.
    Quanti sacerdoti, religiosi e religiose sotto codesto pontificato han buttato la metaforica tonaca alle ortiche?
    Quanti professori eretici indisturbati han continuato ad insegnar nelle pontificie università e nei seminari? E se la barca di Pietro faceva acqua da tutte le parti e nella Chiesa c’era troppo sudicio, come ha detto Ratzinger prima d’entrar in conclave, chi l’ha tollerato? Ma si deve tutto imputare al 68? E’ una prospettiva storica mutila.
    Io cerco delle scusanti ed attenuanti nella sua sofferenza e nella progrediente inabilità dopo l’attentato..
    Però il papa era lui. Io giudico in foro esterno: la crisi della Chiesa. In foro interno non giudico neppure il più incalllito peccatore.
    Purtroppo anche i santi (e per la santità della vita di Giov. P.II è fuori discussione: ma qui stiamo parlando del suo governo) fanno i loro errori.
    Ma il mio è un giudizio non infallibile. Chissà, domani in prospettiva storica potrebbe anche mutare. Per ora vedo i primi frutti della riaffermazione delle verità di fede ad opera del card. Ratzinger seconda maniera e di Benedetto XVI.

  190. Luca scrive:

    No, mi dispiace ma non ci siamo. I movimenti possono non essere di nostro gusto, ma non si puo’ dire che ci siano solo fanatici o svitati. Io conosco carismatici che sono persone ortodossissime e di vera fede. Tanti giovani sono stati aiutati a vivere una vita di fede proprio grazie ai movimenti e proprio grazie all’esempio di papa Giovanni Paolo II, il quale ha iniziato l’opera che adesso Benedetto XVI puo’ a buon diritto portare avanti: se non ci fosse stato GPII, adesso Ratzinger papa ce lo sognavamo (e probabilmente Ratzinger stesso non sarebbe divenuto quello che e’ da un punto di vista intellettuale). Se negli ambienti che lei frequenta non espongono ai seminaristi le encicliche di Giovanni Paolo II, commettono un grave errore, miopia pura (e forse, se me lo consente, anche un pizzico di superficialita’, se non di malafede ideologica…).
    Per il resto, d’accordo su ambiguita’ varie tipo incontro delle religioni, mea culpa storici ecc. Ma intanto bisogna vedere da dove queste iniziative trassero origine, p. es. se da un’esperienza maturata da Woytila nel corso della sua vita, opure da esponenti della Curia. in secondo luogo, vorrei vedere uno di noi, a prendere in mano la Chiesa dopo la bufera degli anni 60-70! Scusi, Pastorelli, se nemmeno lei si sente di andare a discutere con i professori delle universita’ pontificie che le sparano grosse, che pretendeva, che il Papa andasse a fare il giro di ogni bugigattolo per fare gli esami a chi c’era dentro? E crede che un Papa possa ocuparsi anche dei conti della serva?

  191. Luca scrive:

    Quanto all’Azione Cattolica che una volta era tanto consistente, siamo sempre li’: e perche’ allora quei giovani cattolici non hanno mostrato di che pasta erano fatti, quando e’ arrivato lo sconquasso degli anni 60? Guardi che glielo chiede uno che ha conosciuto personalmente dieci anni fa Luigi Gedda, lo stima e lo ammira moltissimo. Ma non erano solo gli eretici modernisti a criticare quelle realta’: anche uno come don Giussani, che di sicuro non e’ accusabile di mancanza di ortodossia, si era gia’ reso conto che quel mondo cattolico aveva molte lacune.
    Mi permetto di suggerire la lettura di un mio articolo:
    http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=0&CodArt=9152

  192. F. Pernice scrive:

    Garlyc, in merito a questioni particolari tutti noi esprimiamo pure, semplici, franche opinioni.
    Nel caso specifico ho sollevato anzitutto obiezioni di metodo, di tempistica e di opportunità, e poi, in seconda battuta, anche appunti sul merito. Noto d’altronde con piacere di non essere il solo ad averlo fatto, né qui né in altre sedi.
    In ogni caso a decretare una moratoria (o il bando) a proposito di determinati argomenti, provvederà, se lo riterrà necessario Andrea Tornielli, e il sottoscritto si adeguerà senza fiatare, nel rispetto dovuto a chi mette cortesemente a nostra disposizione uno spazio di libero dialogo com’è questo blog.

  193. lycopodium scrive:

    x Dante Pastorelli.
    Condivido il parere di Luca.
    La teologia manualistica (cfr. il mio intervento n. 141 di “Cambiano le Letture …”) è fedele al Kerigma e al Dogma, ma ormai ha foglie un poco ingiallite e la pianta è come rinsecchita.
    Da ottimo agricoltore, lei capirà che ha certamente bisogno di “Acqua viva” e della “rugiada dello Spirito Santo”, per tornare a fiorire.

  194. cosimino scrive:

    Santo Cielo…… quanto Bene c’è al mondo ed io non lo conoscevo.probabilmente è colpa del mio intestardirmi a non entrare nella rete. Che Dio la ricompensi dottore Tornielli, per questo blog che è come un fiume che raccoglie tutte le gocce di Bene e le unisce.GRAZIE

  195. 100 M.ILIO.NI DI T.ONN.ELLATE scrive:

    —– Original Message —–
    From: Domenico Schietti
    To: carabinieri@carabinieri.it ; urp.mi@poliziadistato.it
    Sent: Wednesday, November 28, 2007 7:35 PM
    Subject: OGGETTO: DENUNCIA SETTA DEGLI INGEGNERI SCIENTISTI

    CARISSIMI,

    IL PROBLEMA DELL’INQUINAMENTO E’ UNA TRUFFA

    Vi ricordo che con una semplice stufetta elettrica è possibile riscaldare una casa senza dover ricorrere a metano, gasolio, legna o altre schifezze.

    Anche oggi a Milano invece che bruciare il metano (o foglie delle nostre comunità montane) in apposite centrali termoelettriche e poi far viaggiare la corrente, e scaldare le case con le stufette elettriche, viene fatta energia direttamente nelle case emettendo gas inquinanti.

    Anche stanotte invece che usare gli esuberi di corrente dell’alta tensione per caricare auto elettriche, ad idrogeno o ad aria compressa, sono stati buttati via milioni di kilowattora e vengono usati motori inquinanti.

    Vi ricordo che Milano è la città più inquinata del mondo e che a sindaco c’è un petroliere.

    Si tratta di un complotto ordito da sadomasochisti per prendere in giro e far ammalare bambini, lavoratori ed anziani, e godere delle loro sofferenze

    PER LA MILIONESIMA VOLTA VI COMUNICO ANCHE CHE HO INVENTATO UN METODO PER FARE ACQUA POTABILE CON LA SERPENTINA AL PREZZO DI 0,002 AL LITRO ANCHE IN MEZZO AL DESERTO DEL SAHARA

    Non posso frequentare da anni i miei amici, devo vivere in povertà assoluta in semiclandestinità, mi hanno usurpato decine di mie idee vendendo centinaia di milioni di prodotti derivati dalle mie idee.

    Il mondo è dominato da alcune gang che fanno il bello e il cattivo tempo su scala globale.

    Vi ricordo anche che ormai da anni ho confutato la legge di Boyle – Mariotte dimostrando che tutto quello che viene insegnato nelle scuole e nelle università scientifiche è falso e quindi che la setta degli ingegneri scientisti manipola la verità per ottenere decine di miliardi di euro di finanziamenti pubblici.

    Vi prego di intervenire, di iniziare le perquisizioni nelle università, nelle sedi dei media, e di diffondere la notizia che non esiste nessun problema energetico, ma che si tratta di un complotto globale.

    Domenico Schietti

  196. DANTE PASTORELLI scrive:

    Io non ho messo tutti i movimenti in un fascio: all’interno dei vari movimenti ci son senz’altro settori positivi, ma il carismatismo miracolisitico (dietro il quale un enorme business tira le fila)e il cammino neocatecumanele son da tener d’ochio e infatti lo sono.
    Non capisco da dove trai che negli ambienti che io frequento non si studiano le encicliche di Giov. Paolo II: l’ho affermato io? E’ tua pura invenzione. Quindi le tue accuse non solo sono infondate ma anche offensive. Io stesso in Chiesa ho esposto quelle che mi sembravan più significative e le espongo ancora.
    La Chiesa non la devo prendere in mano io. Chi la prende in mano sa a cosa va incontro. Celestino V si dimise.
    Ed ancora la solita solfa del Pastorelli che da Firenze dovrebbe andare a parlar (con quale autortà?)coi professori di Roma: c’è o non c’è la Santa Sede? Ci sono o non ci sono le Congregazioni Romane?
    Sì, se , visto ch’è andato in giro pel mondo, Giov. Paolo VI avesse fatto anche qualche capatina all’improvviso nei seminari avrebbe fatto bene. Ma so che un Pontefice non ha tempo per queste cose e questo io non lo chiedevo e non lo chiedo: ma il Papa ha i mezzi per tutto conoscere.
    Comunque io parlavo della mancanza di autorità nel governo: l’ha riconosciuto lo stesso defunto papa. Se l’ha detto lui bisognerà pur crederci. Non ho parlato di encicliche e Magistero. Quindi mi si attribuiscono posizioni non espresse.
    E mi dispiace che sia tu ad attribuirmele.

  197. DANTE PASTORELLI scrive:

    L’AC ha cessato di avere una reale influenza nella vita ecclesiale quando ha fatto le sue scelte politiche, come le ACLI ed altre associazioni. Anche oggi, se si vanno a leggere certi comunicati delle direzioni regionali sui Dico e cose simili, si comprende la crisi.
    Negli anni 70 l’AC era già in crisi d’identità e non per il 68, ma per scelte degli anni prededenti.
    Comunque, erano oltre 2 milioni di giovani negli anni 50-60: quanti son rinmasti? Mettiamoci CL e qualche altro movimento: quanti sono?

  198. cosimino scrive:

    Il Servo di Dio don Luigi Sturzo,a proposito di scelte politiche nefaste(lui li chiamava “malipassi”) dei cattolici aveva visto giusto. mi permetto di ricordare anche le assurdità della FUCI….

  199. Caterina scrive:

    raffaele Scrive: November 26th, 2007 at 12:14 am

    Cara Caterina brava…la liturgia non è questione di gusti e la sua bellezza sta solo nell’amore che Dio ci offre…tutto il resto è arredo, pur sacro, ma sempre e solo arredo…riguardo l’amore con il quale si cura la liturgia perchè mettere in dubbio l’amore di chi la cura senza pizzi e merletti come voi avete sempre fatto nei confronti di Mons. Piero Marini? O L’amore ce l’avete solo voi? Basta sentirvi i puri e gli immacolati della liturgia. Essa è un dono immenso per tutta la Chiesa, anche per chi ha fatto e oggi difende la riforma liturgica. Sono padre di famiglia e guardando ieri il concistoro sono stato contento che i miei figli non abbiano visto quel trono e quei paramenti sfarzosi che non aumentano la bellezza di una liturgia e che nell’animo di un giovane sembrano parlare di tutt’altro che di Cristo. MA DOVE VIVETE? Sapete la fatica di un padre che cerca di far amare Cristo ai suoi figli? Sapete dei dubbi che animano la fede di tante persone mentre voi fate disquisizioni di mitrie e troni, pizzi e merletti? Dispiace che il Santo Padre, mentre giustamente denuncia gli abusi litugici e desidera che i suoi preti amino la liturgia stia creando un clima di restaurazione che farà danno alla Chiesa, dunque grazie a coloro che hanno il coraggio di mettere in guardia il Papa dai rischi che sta facendo correre alla Chiesa, molto meglio degli arrivisti che oggi gli sostengono il piviale e loro sì, lo lasciano solo nel pericolo.

    ********************************************

    Sign. Raffele che mi scrive al mssaggio 03, le chiedo venia per il ritardo con il quale rispondo, ma vedo che avete scritto molto e in molti ^___^

    “voi, voi voi” mi perdoni eh….guardi che io sono Cattolica e laica Domenicana, catechista e semplicemente fedele al Sommo Pontefice contutto ciò, però….che questo comporta, ossia L’APPLICAZIONE del Magistero…..
    Ora io vivo da sempre la Messa N.O. anzi le dirò di più…io non ho mai preso una Messa V.O. ^___^ come vede tutte le sue osservazioni cadono, almeno per quanto mi riguarda…..

    Io mi soffermo esclusivamente su due punti:

    1) la denuncia del Papa (DEL PAPA EH!) nel MP circa gli abusi nella Messa “moderna”….

    2) il fatto che stiamo parlando di UNA SOLA MESSA CON DUE RITI come appunto così si è espresso il Papa nel MP

    Punto….altro non mi interessa se non il comprendere con quale legittimazione nel territorio ambrosiano questa UNICA MESSA con il rito antico E’ VIETATA….
    Non è, la motivazione, sui gruppi stabili, perchè sia la raccolta di firme quanto il resto dimostra che esistono sul territorio MOLTI cattolici che ci starebbero…
    L’unico motivo è LA TERRITORIALITA’ e forse la paura di dover dare ragione ai lefebvriani che hanno PERSEVERATO NEL CONSERVARE LA TRADIZIONE….^___^

    Lei è contento che i suoi figli NON abbiano visto il Papa seduto su quel trono….molto triste questa sua considerazione…..esprime soprattutto una profonda ignoranza sulla conoscenza DEI SEGNI E DEI SIMBOLI dei quali la Chiesa è ricca fin DALL’ANTICO Testamento…^___^
    Per il Trono così spiega sull’O.R. mons. Guido Marini il giorno dopo il Concitoro:

    E per quanto riguarda la cattedra dalla quale Benedetto XVI ha guidato la celebrazione?

    Si tratta della cattedra di Leone XIII che è stata usata altre volte dal Papa, ma non durante celebrazioni liturgiche; è la prima volta dunque, perlomeno in tempi recenti, che viene usata come cattedra del Romano Pontefice. (gl.b.)

    (©L’Osservatore Romano – 25 novembre 2007)

    se lei si vergogna di questo…che dirle? Che Dio risparmi ai suoi figli di non doversi mai vergognare di lei….^___^

    La saluto lasciandola riflettere sulle parole di mons. Betori della CEI:

    Rispondendo infine ad alcune do­mande, il segretario della Cei ha pre­cisato, a riguardo di una presunta ‘incoerenza’ tra la pubblicazione del Lezionario e il ritorno della Messa in latino, che «i vescovi italiani sono ob­bedienti alla Santa Sede in tutto, sia quando chiede di applicare il Con­cilio Vaticano II e la riforma liturgi­ca, sia quando chiede in spirito di comunione di aprirci alla liturgia precedente».

    http://www.avvenire.it del 13.11.2007

    Fraternamente CaterinaLD

  200. Garlyc scrive:

    F. Pernice, la mia era una semplice considerazione – sine ira et studio, almeno in questo caso – esattamente come la vostra, non era certo un voler mettere la sordina a un argomento o sostituirmi al ruolo del padrone di casa. Absit.
    Francamente mi sembra che, stando sia alla lettera sia allo spirito del motu proprio, in una normale parrocchia territoriale (non in una parrocchia personale appositamente dedicata) non vi sia in alcun modo lo spazio per celebrare SOLO la messa Vetus Ordo e MAI la messa Novus Ordo, non solo perché il primo rito è “straordinario” e il secondo “ordinario”, ma anche perché è esplicitamente detto che la messa domenicale Vetus Ordo può essere una sola, e anche perché non si possono conculcare i diritti dei fedeli che desiderino la messa Novus Ordo.

  201. Ormai sono stati superati i 200 interventi ed il Tema appare già percorso da un brivido perché fra poco l’argomento tramonterà ad occidente e la discussione morirà come tutte le cose. Ho letto e riletto tutti gli interventi e potrei dire che i due eserciti dei pro e dei contro siano perfettamente schierati in pari forze pronti alla battaglia finale. Come numero ma non come sincerità. Voglio dire che ho letto più volte che: “Questo Papa o questa nuova riforma farà solo danni”. Che cosa significa “farà” od altro termine di analisi futurista data per scontata (?). Pregasi dare spiegazioni scientifiche probanti in merito altrimenti trattasi soltanto di teoria insussistente non verificata dai fatti. Occorre sapere dagli appassionati del modernismo, che osteggiano il rituale antico, a quali “contraccolpi” ulteriormente negativi si sta andando incontro. Le perdite che sono successe dagli anni sessanta ad oggi sono note perché appartengono ad un periodo consuntivo tangibile. Quali sarebbero gli ulteriori danni immaginati dall’esercito dei contro (?). Spiegarsi bene per favore ed in modo professionale, altrimenti c’è pure la conferma che trattasi di politica infiltrata che prosegue nel perfido intento di annientamento della Religione Cattolica.

  202. DANTE PASTORELLI scrive:

    Il paragrafo 2 dell’art, 5 del Motu Proprio prevede la celebrazione della Messa VO in tutti i giorni feriali e, nei giorni festivi “si può anche avere una celebrazione di tal genere”.
    Dunque, una Messa VO per parrocchia ove esista un gruppo stabile. Vedremo come sarà spiegato questo criptico linguaggio. Se Cristo è presente dove due o tre persone sinriuniscano in suo nome, dovrebbero bastare due o tre persone per formare un “coetus”.

    Certi pasticci cui la S. Sede ci ha abituati da quasi 50 anni, portano solo sconcerto.
    Dunque, attendiamo.
    Intanto direi che se in ogni parrocchia ci fosse un gruppo di fedeli lì va celebrata, nelle feste di precetto,la Messa tridentina e nessun parroco può essere esonerato da imparare a celebrarla. Se i preti VO son costretti ad imparare a celebrare il NO, i preti NO sono obbligati a cwelebraere il VO.
    Non siamo nella Chiesa democratica?
    Oh, grande Cecco Angiolieri: “S’I’ FOSSE PAPA ALLOR SEREI GIOCONDO/ CHE TUTTI I CRISTIANI IMBRIGAREI”…

  203. Luca scrive:

    Per Pastorelli: non le stavo attribuendo cose immaginarie, semplicemente ho dedotto, dai suoi discorsi, che il magistero di Giovanni Paolo II fosse poco apprezzato negli ambienti che lei frequentava (dunque diluivo la sua eventuale “responsabilita’” in quella di altri: non c’era un attacco ad personam. Possibile che queste forme di cortesia, che io uso abitualmente, non siano quasi mai comprese dai frequentatori di blog? Ecco un segno dei tempi decadenti in cui siamo, homo homini lupus…). Mi scuso se ho frainteso. Per il resto, mi sembra che la concezione verticistica della Chiesa che traspare dai suoi appelli (va bene se dico cosi’? :-) ) non sia non solo attuale, ma forse sia sempre stata piu’ un’apparenza che una realta’. E continuo a difendere i carismatici, pur non essendo uno di loro (anche perche’ sono un tipo poco “esuberante” :-) ), perche’ le preghiere di intercessione e di guarigione da essi praticate e il cammino di conversione che tanti fanno con loro sono una cosa seria e concreta, non specchietti per le allodole o, peggio, imbrogli, come lei sembra credere (e stavolta non mi dica che me lo sono inventato :-) ): a volte annunciano guarigioni di situazioni di persone che chi prega nemmeno conosce e che effettivamente esistono.

  204. Luca scrive:

    E avevo usato il periodo ipotetico, prof. Pastorelli: un classicista come lei avrebbe dovuto apprezzarlo e interpretarlo bene… A che pro altrimenti lo studio del latino (e del greco antico, che di periodi ipotetici ne ha addirittura quattro)? Con simpatia.

  205. DANTE PASTORELLI scrive:

    LUCA, questo hai scritto: “Se negli ambienti che lei frequenta non espongono ai seminaristi le encicliche di Giovanni Paolo II, commettono un grave errore, miopia pura (e forse, se me lo consente, anche un pizzico di superficialita’, se non di malafede ideologica”.
    Posto com’è quel periodo ipotetico, sembra piuttosto un’affermazione, presentata in modo retorico: altro che magistero di G.P.II “poco apprezzato”: son parole pesanti come macigni non tanto verso la mia persona quanto contro il seminario che come docente di italiano frequento. E francamente mi sembra un giudizio estremamente temerario, che viene ribadito, con la diluizione della mia responsabilità in quella altrui e dedotto molto arbitrariamente dai miei post.
    Ciò premesso, credo d’esser abbastanza scafato da saper scegliere da me ciò che voglio leggere ed anche assumermi la responsabilità dei pareri che esprimo su ciò che leggo, dalla letteratura alla storia, alla religione o alla musica leggera. Ed altro che saccente ma degno d’esser preso a calci nel sedere sarei se m’arrogassi la facoltà di uscire dal mio stretto ambito, per insegnar teologia o a far l’esegesi di testi magisteriali o di giudicar comportamenti della gerarchia in un istituto religioso che ha i suoi insegnanti ed i suoi superiori.
    Chiudo questa infelice parentesi per il rispetto che ho sempre nutrito nei tuoi riguardi, al di là delle diverse posizioni.
    Dei carismatici, com’ho detto, non fo di tutta l’erba un fascio: fatto sta che questi movimenti derivan tutti da movimenti pentecostali protestanti americani che vanno molto ben sorvegliati perché possono facilmente deviare.
    Poiché ho assistito qui, a Firenze ad un incontro nazionale, ne ho viste di cotte e di crude e, se non ci fosse da piangere, sarebbe stato uno spettacolo da circo equestre. In un’ altra occasione, il movimento dell’Emmanuel, organizzò una giornata di adorazione eucariastica nella chiesa di S. Giovannio degli scolopi di Firenze: la gente entrava ed usciva chiacchierando e ridendo, un rapido segno di croce e poi andava a prendere un bigliettino da alcune ceste, come quelli delle lotterie di carnevale. Non uno inginocchiato in adorazione. Del resto in quel fracasso chi avrebbe potuto concentrarsi nella preghiera? I responsabili della giornata eucaristica giornzolavano tra le panche, molto salottieramente. Vi riconobbi una compagna di corso di inglese: rimasi basito. Mi disse di prendere un biglietto perché quello che c’era scritto si sarebbe avverato. Me lo mise quasi a forza fra le mani: vita gioiosa, serenità in famiglia ecc. Infatti in quel periodo morirono a distanza di tre mesi i miei genitori, io fui operato di carcinoma al rene e via sciagure elencando. Se fossi superstizioso avrei detto che portavan male, questi carismatici, se fossi un fissato, avrei detto ch’eran strumento di Satana. Ho semplicemente avuto compassione.
    La chiesa non riconosce la realtà delle apparizioni a Mejugorie: eppure, nonostante che siano stati proibiti i viaggi parrocchiali ufficiali, le parrocchie ci marciano eccome: e non capisco perché a Medjugorie sì, a Siracusa, luogo di apparizione approvato dalla Chiesa o a Pompei no.
    Questa religiosità modaiola mi dà un enorme fastidio. Questa ricerca di sensazionalismo miracolistico anche. Lo trovo diseducativo da parte dei sacerdoti.
    Il che non m’impedisce di credere che vi siano confessioni, comunioni e preghiere. Ma ripeto, si può andar più vicino: a Loreto, a Montenero, all’Annunziata a Firenze ecc. E soprattutto nella chiesa accanto a casa dov’è il più sicuro miracolo: Cristo presente in corpo, sangue, anima e divinità nel tabernacolo.
    Che dietro a questo mondo (e non escludo certo neppure altri luoghi di apparizioni: a S. Giovanni Rotondo non ci metterei piedi più neppure da morto) ci siano grossi interessi economici non della Chiesa, né dei singoli preti, nessuno può impedirmi di pensarlo. Anche vicino a Firenze, ad Ostina, la Madonna parla ad una veggente e vengon puure da lontano ad asistere all’apparizione di Maria, nonostante che il vescovo di Fiesole abbia richiamato all’obbedienza presunta veggente e dissuaso con docjumenti gravi i pellegrini.
    Quanto alla Chiesa Gerarchica, tale era e tale resta, perché così l’ha voluta Cristo. La distinzione tra superiori e sudditi, chiesa docente e chiesa discente è di diritto divino. Edè di fede la primazia di magistero e giurisdizione del Papa. Che poi non la si rispetti questa essenza gerarchica o non la si voglia neppure far rispettare, va da sé.

  206. Luca scrive:

    Un momento: Medjugorje non e’ stata “non riconosciuta”, e’ sotto esame perche’ le apparizioni non sarebbero ancora finite. E’ molto diverso. E a San Giovanni Rotondo non ci furono “apparizioni”, ci visse Padre pio.
    Detto questo, certo che molta gente si approfitta di queste cose, ma questo non vuol dire che siano truffe. Anche a Lourdes la gente del posto pensa solo a farne soldi, ma non credo che si possa dire che Lourdes fu una truffa. Anche Roma nel corso dei secoli era famosa perche’ spennava i pellegrini, ma non per questo, penso, dobbiamo chiamarla Babilonia come faceva Lutero. O no?
    Il resto e’ un altro discorso. Dio opera come crede meglio anche per la conversione degli uomini. Uno magari ha la fortuna di vivere in una parrocchia eccezionale, un altro ha bisogno di recarsi in un luogo dove l’intervento di Dio nella storia si e’ fatto particolarmente presente in una certa occasione. Il voler vincolare Dio a priori negli schemi umani mi sembra quanto mai inappropriato e, se mi passa l’ironia (ripeto: ironia! Non sto offendendo nessuno e non l’ho mai fatto), un po’ anni 60 :-) .

  207. F. Pernice scrive:

    Caro Dante e caro Luca, devo dire che trovo i vostri post tra i più interessanti in questo blog. Vi affiora sempre una passione sincera e costruttiva, della quale vorrei ringraziarvi.
    Premesso ciò, sul movimentismo nella prima decade del pontificato wojtyliano sono in pieno accordo con Dante. E anche condivido anche le considerazioni su certo sensazionalismo miracolistico. Certo laicismo sembra convinto che sparando bordate di (pseudo)razionalismo all’indirizzo di Padre Pio o della Sacra Sindone o delle apparizioni di Fatima si abbatta, o anche solo si eroda, la fede dei semplici. Che ingenuità! Paradossalmente tutto questo può persino aiutare il fedele a disincagliarsi dalla bruta oggettualità e a maturare una visione in cui le cose sono davvero vestigia Dei, sempre e comunque piene di significato.

  208. Christian Albini scrive:

    Alle volte si leggono cose che lasciano un po’ perplessi sembrano azzardate. Come i processi e le condanne via web dei teologi. Ognuno ha diritto alla propria opinione, naturalmente, ma credo sia noto che Joseph Ratzinger ha affermato di aver letto con passione i libri di Henri De Lubac e di averne fatto un punto di riferimento (La mia vita, p. 64). Lo stesso Ratzinger ha dichiarato più volte di ritenere che la neoscolastica avesse dei limiti (infatti nella sua formazione ha studiato prevalentemente Agostino e Bonaventura). Forse per qualcuno non è teologicamente abbastanza ortodosso…

  209. raffaele scrive:

    Cara Caterina non se la prenda, io volevo riprendere discorsi che già alcuni hanno fatto su questo blog e su altri e cioè che mentre noi stiamo a discutere di cose di poco conto (casule, troni, mitre, pizzi e merletti), fuori c’è un mondo che anch’esso cerca dei segni nella Chiesa e ben altri rispetto a quelli che stanno a cuore a noi. Non ce l’ho con questi segni esteriori ma con chi li enfatizza come se fossero determinanti per la fede…

  210. DANTE PASTORELLI scrive:

    IO non voglio proprio vincolar nessuno: ognuno vada dove gli pare. Questo non mi esime dal guardar con preoccupazione ( e lasciamo pur stare il busines), spirito critico ed anche fastidio la corsa al miracolismo (e qui rientrava S. Giovanni Rotondo: una vergognosa fiera, e non parlo del mercato fuori della chiesa, ch’è comprensibile, un tempio dai molti segni massonici, oggi, come la porta di S. Pietro da cui fu qualcuno di questi segni scalpellinato sulla mano sdi Papa Montini).
    La Chiesa locale s’è s’è pronunciata attraverso la parola del vescovo competente e degli altri vescovi della regione. Roma non ha riconosciuto le apparizioni: ovvio quelle precedenti perché, se continuano, magari coi figli e nipoti dei veggenti, si pronuncerà tra secoli. Comunque ha ordinato ai parroci di non organizzare pellegrinaggi ufficiali, come se cioè le apparizioni fossero state riconosciute. Ma i preti non intendon ragioni e ci vanno lo stesso e senza leggere – non conosco parroco che l’abbia fatto – le precise disposizioni della S. Sede in merito.
    Che la conversione sia opera di Dio è vero: ma c’è anche la Chiesa che parla e non è ascoltata.
    E la òovera gente ci va dicendo che va ad aspettare l’apparizione della Madonna.
    Certo che a Lourdes non ci son truffe (ho detto che neppure a Medjugorie la Chiesa è responsabile): ma l’ apparizione di Lourdes è riconosciuta dalla Chiesa ed i miracoli sono una realtà anch’essa riconosciuta.
    Un’altra cosa che lascia perplessi è che mentre altri veggenti hanno seguito la vita religiosa, nessuno di quelli di Medjugorie l’abbia fatto.

  211. DANTE PASTORELLI scrive:

    Anche S. Agostino e S. Bonaventura hanno i loro limiti. E se si pensa che Lutero era agostiniano quanti altri limiti gli si dovrebbero riconoscere. Ma questo io non l’ho mai detto e fatto. Eppure, ad es. S.Agostino battagliava contro origene e gli altri amici di cordata che nel Limbo le anime dei bambini erano sottoposte a pena fisica era una tesi errata.
    Quanto a Ratzinger prima maniera non direi che la sua posizione fosse molto chiara: i suoi amici eran tutti rappresentanti della nouvelle théologie e i grandi sovvwersivi nel Concilio Vaticano II da cui col tempo s’allontanò: ed ora fa il mea culpa per essere stato troppo timoroso dinnanzi alla penetrazione di un pensiero non cattolico nella Chiesa e di non aver freagito abbastanza alla rovina della fede. E chi l’aveva portato questo pensiero nella Chiesa? Chji l’aveva procurato e tollerato? In ritardo se n’è accorto abbastanza bene. Quindi teniamoci il Ratzinger d’oggi.

  212. F. Pernice scrive:

    La condotta di un pronipote eccentrico non certifica in alcun modo una menda nei geni capostipite. Se così fosse, povero sant’Ignazio, povero san Francesco e povero san Domenico (non solo Tommaso d’Aquino, ma anche Giorano Bruno e Tommaso Campanella erano domenicani). Il fatto che Lutero fosse agostiniano nulla toglie e nulla aggiunge alla maestà di Agostino, che avrà pure i suoi limiti ma che è e resta uno dei sommi, sommi, sommi Padri. Come Bonaventura è e resta uno dei sommi, sommi, sommi Dottori.

  213. Christian Albini scrive:

    Guarda caso anche il Ratzinger di oggi cita De Lubac nell’ultima enciclica Spe salvi…

  214. F. Pernice scrive:

    La partizione in un Ratzinger prima maniera, dottrinalmente confuso, e un Ratzinger ultima maniera, dottrinalmente limpido non tiene…

    … e d’altra parte, se nella nuova enciclica “Spe salvi” Agostino è l’autore più citato una ragione ci sarà!

  215. Luca scrive:

    Mi dispiace, ma non possiamo immaginarci la vita di fede unicamente come la vogliamo noi, su misura dei nostri criteri, in una specie di torre d’avorio. Le apparizioni sono spesso state respinte all’inizio da chi invece avrebbe dovuto accertarne la verita’. Tanti santi sono stati perseguitati anche dai loro confratelli, senza che per questo disubbidissero alla Chiesa. Le apparizioni di Laus durarono anni e anni, dunque e’ gia’ successo che apparizioni mariane si siano prolungate nel tempo. Io sono stato a Medjugorje, non mi ha cambiato la vita in maniera magica, pero’ tantissimi che ci sono stati hanno iniziato un cammino di conversione, anche atei incalliti. Gia’ solo per questo dovremmo essere grati al Cielo. Dire che i veggenti devono per forza intraprendere la vita consacrata, mi scusi ma e’ un’enormita’: c’e’ tutto un insegnamento magisteriale sulla santita’ laicale che non possiamo buttare solo perche’ risale agli ultimi quarant’anni.
    Infine, il primo a parlare di Nuova Evangelizzazione, quando ancora non era del tutto smaltita la sbornia degli anni del meraviglioso postconcilio, e’ stato Giovanni Paolo II. E lo ha fatto – lui unico – quando qui da noi i “cattolici adulti” gliene dicevano, sia pur sottovoce, di tutti i colori (e si auguravano che morisse: non sto scherzando) e cianciavano del Progresso in cui marciavamo e di quanto era bello il compromesso storico coi comunisti. E’ con questa gente che bisogna prendersela, a costo di beccarsi una raffica di insulti (come al sottoscritto e’ capitato diverse volte, anche su questo blog), non col Papa.

  216. Syriacus scrive:

    > “Le doti pastorali e umane di monsignor Vittorio Lupi, – ha scritto in un comunicato Mons. Giusto, – sono ottimo fondamento per la ripresa del nostro cammino. Ringraziando il Santo Padre per averci dato un nuovo pastore, diamo al nostro nuovo vescovo un cordiale e già affettuoso saluto e assicuriamo la nostra preghiera e la collaborazione convinta dei sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli di questa nostra chiesa che da oggi è anche la sua”

    http://diocesi.riviera24.it/articoli/2007/11/30/33211/il-commento-di-mons-andrea-giusto-alla-nomina-di-mons-vittorio-lupi

  217. Syriacus scrive:

    Anonymous said…

    I personally know mons. Lupi, till now our Vicar General, with whom we discussed the implementation of the motu proprio in San Remo.
    He is not at all “trad-friendly”, but he is kind, intelligent and an excellent priest. And I suspect he had recently some “indications” from Rome.
    Therefore I’m quite sure the Savona’s ban will soon be lifted.
    30 November, 2007 12:19

    http://rorate-caeli.blogspot.com/2007/11/new-bishop-for-savona-noli.html

  218. F. Pernice scrive:

    Be’, auguriamocelo per Savona. E non solo.

  219. DANTE PASTORELLI scrive:

    Allora il perito Ratzinger che felice gridava “finalmente l’Antisillabo” riferendosi ad alcuni documenti del Concilio, ed il Ratzinger dell’ermeneutica della continuità sono uguali. In lui allora, non c’è stato progresso, evoluzione, è rimasto alla contestazione del patrimonio dottrinale precedente. Come i Kung, gli Skillibeekz, i Rahner ecc.
    Mi sembra che a non tornare eun ragionamento del genere .
    E il fatto che citi Agostino cosa significa? Chi ha negato che ci si possa ispirare a lui o a S. Atanasio, a S. Cirillo, e su salendo? Certo da S. Agostinio non trae la dottrina del Limbo, che Ratzinger teologo dice essere una ipotesi teologica per rafforzare la coscienza della necessità del battesimo.
    E quanto a de Lubac, bisogna vedere cosa abbia citato ed in qual contesto: certo non la confusione, a quel che ho letto velocemnte, tra naturale e soprannaturale, ad es., viso che l’enciclica è tutt’una apertura al soprannaturale.

  220. F. Pernice scrive:

    Al riguardo sarebbe interessante sentire l’opinione di sua Sua Santità. (Non è il caso di aggiungere altro, specie in un giorno come questo, con “Spe salvi” tra le mani).

  221. Io come nonno Laico 76enne rimango basito per l’estrema competenza offerta a noi lettori. In particolare da Dante, che seguo ovunque scriva, il quale, insieme a Luca e pochissimi altri, trattano il Tema Teologico in oggetto non solo con competenza teorica ma anche con passione pratica vissuta essendo l’argomento molto complesso.
    Ma io, che ho mente tecnica, ancora esercito nella vita ricerca applicata sotto l’insegna legale e fiscale Atecofin 7310G: “Ricerca applicata nel campo delle scienze naturali e dell’ingegneria” sono abituato per non fallire ad effettuare sempre una possibile ipotesi futura dell’oggetto trattato rispetto allo stato dell’arte del momento.
    Quindi, accettate la mia devozione ma fatemi esprimere una possibile involuzione dell’attuale linguaggio della Santa Messa nel prossimo futuro se ancora recitato nel linguaggio moderno.
    Io penso che Rahner, a suo tempo assunto anche lui come suggeritore, insieme a tanti altri teorici, non abbiano dedicato un solo momento alla previsione del divenire per effetto delle menti esauste di spazio essendo colme soltanto di complesse idee mai messe in pratica.
    Mentre il latino rimane fermo ed ancorato ai suoi valori originali tutte le altre lingue del globo si “evolvono” (si fa per dire) in un miscuglio di espressioni di comodo coniate al momento.
    Che cosa hanno previsto i diretti fondatori e difensori dell’attuale Liturgia (?) Una continua revisione al Messale a seconda della continua metamorfosi momentanea (?).
    Ci sarà da diventare matti. Sentite queste già vere e possibili altre espressioni dei nostri piccoli nipoti: “Ma nonno, Dio è performante (?); Comunica blutù virelesse; Per caso, usa l’ultimo sistema operativo che è uno schianto; Perché non lo vedo su scaipe; Qual è il suo veb; (?)”.
    Ripeto, ci sarà solo avvilimento. Avrete già notato che anche il giornalismo sta contribuendo a diffondere gli stessi neologismi e sarà molto peggio nel futuro. La vera lingua italiana sta cambiando e non è difficile prevederne anche la completa trasformazione che per alcuni di noi, i pochi rimasti, equivarrà alla perdita dei significati veri, come una virtuale scomparsa dell’assoluto.
    Mi permetto quindi di ripetere, ci sarà solo avvilimento. La completa liturgia che contiene le varie cerimonie sacre e dei riti propri del culto religioso, del complesso di formule, preghiere, letture attuate nel linguaggio moderno attrae i giovanissimi solo se condotti con forza nell’ambito della Chiesa dai genitori. Ma da giovanotti ormai è accertato che verrà presto tutto dimenticato perché il moderno fiabesco mai sarà stato capace di imprimere la necessaria impronta di credente al contrario di un rituale che fornisce certezza, sicurezza nella vita pratica e quindi convinzione stabile perché proviene dal fondo dei secoli.
    Come potrebbe chiamarsi scientificamente un continuo fenomeno involutivo della religione cattolica moderna ancorata al consumismo (?): “Effetto Valanga”. Ossia un effetto negativo esponenziale al tempo percorso per cui tutto ciò si presenterà all’osservatore come un aumento straordinario “del peggio in peggio” entro tempi sempre più brevi e concentrati.

  222. lycopodium scrive:

    x L. Cappellini.
    Mi rendo conto della bontà delle sue osservazioni sui pericoli di una “rivoluzione permanente” in ambito liturgico.
    Oggi tuttavia viviamo, giusta o non giusta, in una situazione di “creatività”, di cui la traduzione e la creazione di testi fa parte non inessenziale.
    È necessario un solido collegamento alla tradizione ecclesiale, ma non si deve rinunciare a trarre il buono e il meglio dalle risorse linguistiche.
    Tento di spiegarmi, attraverso due massime una antichissima e una del secolo scorso (che uso un po’ a modo di battuta e per il carattere evocativo e non strettamente filologico che qui assumono):
    1. “accedit verbum ad elementum, et fit sacramentum”
    2. “il linguaggio è la casa dell’Essere”.
    Le parole contengono risorse inaspettate e in pochi casi ma fortunati riassumono tutto un mondo.
    Non sempre vi è una perdita di significati, ma talora un paradossale ritrovamento.
    Non dico che debbano essere immediatamente trapiantate nella liturgia (il corpo ecclesiale – assistito dallo Spirito, che santifica parole e cose e ne fa “realtà salvifiche” – sa comportarsi come il corpo biologico, di fronte ad attacchi allogenici).
    Occorre vigilanza ma anche discernimento.
    E magari si avranno sorprese piacevoli.
    Come quelle domande su quale sia il luogo di Dio, dette con le immagini verbali e mentale della cultura giovanile di oggi.
    Come quel “Dio performante” che – nel medesimo slang – sta “quasi” per “onnipotente”.
    D’altra parte l’antropologia culturale non chiama forse “performance” il rito religioso?
    E il processo con cui “fit sacramentum” non viene oggi descritto – anche – come “performativo” (termine usato anche dal Papa nella recentissima “Spe salvi”)?.
    Che l’esito sia involuzione e perdita non è del tutto scontato; l’identità cattolica richiede due doti da preservare insieme: la fedeltà e la creatività: la Tradizione è la loro sintesi.

  223. DANTE PASTORELLI scrive:

    Si comincia così e poi non si sa dove si andrà a finire.
    Anche negli anni del Vaticano II era ormai diffusa, proveniente dall’Olanda, la dotttrina della transignificazione e la transfinalizzazione che soppiantava la Transustanziazione, come ho ricordato in precedenza. Ma poiché comportava la deriva protestantica d’una presenza puramente spirituale di Cristo, alla fine Paolo VI si decise a condannarla. Credo che sia opportuno prima pensare, poi scrivere: mi riferisco alla teologia e poi ai testi liturgici, invece di dover poi prender provvedimenti per arginar fenomeni di deviazione spaventosa: non si lascian scappare i buoi e dopo chiuder la porta. Quando si assume un linguaggio filosofico, si assume anche il pensiero di quel linguaggio, è fatale. E assumendo il linguaggio kantiano, hegeliano, heideggeriano ecc. se ne mutua il pensiero immanentistico incompatibile col cattolicesimo. Almeno, per ora questo è stato il risultato di certe ricerche teologiche (nouvelle téologie).
    Non è detto che la liturgia debba esprimersi nel linguaggio dei giovami o comunque nel linguaggio moderno.
    E’ il popolo che dev’esser educato a comprendere i misteri della fede che la liturgia esprime e realizza, non è la liturgia che deve banalizzarsi per porsi al livello di presunte esigenze moderne.

  224. DANTE PASTORELLI scrive:

    Caro Luigi Cappellini, ti ringrazio per la tua attenzione: ma come ho detto, e qualcuno me lo ricorda spesso, io sono solo un ripetitore. In argomenti così delicati mi attengo a quanto la Chiesa ha detto ininterrottamentee. E se noto contrasto tra antico e moderno, seguo il monito di S. Vincenzo di Lerino: mi attacco all’antico perché in esso è la certezza della verità. E così vo avanti. Ché rendere viva la Tradizione non significa storpiarla o mutarne forma e sostanza, ma trasmetterla senza corruzioni né diminuzioni. Il cammino è quello della trasmissione: tradidi quod et accepi. Che noin significa impossibilità di approfondimenti ed illuminazione di verità già esistenti nel Deposito: ma nello stesso senso.

  225. lycopodium scrive:

    Caro Dante,
    io non sostengo affatto che si debba tradurre la liturgia in linguaggio giovanilistico.
    Io sostengo che è insito nel parlare, in qualunque parlare, una componente “metafisica” che non va lasciata cadere.
    E indicavo dimensioni “interessanti”, anche nel gergo giovanile della nostra civiltà informatica: proprio in quegli esempi portati da Luigi Cappellini.
    È evidente che ci vuole una forte “filosofia dell’essere” a sostegno di queste intuizioni (e, aggiungo, un altrettanto forte interesse “etnologico” e “fenomenologico”: etnologia e fenomenologia religiosa oggi stanno quasi per assumere, nel metodo e nei risultati, il ruolo degli antichi “preambula fidei”).
    Niente a che vedere con la questione della trans-significazione e trans-finalizzazione: tipici casi di “trapianto allogenico”, subito rigettati dalla Chiesa (e l’itinerario sempre più secolarizzante e anticattolico di alcuni dei proponenti spiega il rigetto).
    Infine, sottolineo da “Spe salvi” n. 2:
    “Così possiamo ora dire: il cristianesimo non era soltanto una « buona notizia » – una comunicazione di contenuti fino a quel momento ignoti. Nel nostro linguaggio si direbbe: il messaggio cristiano non era solo « informativo », ma « PERFORMATIVO ». Ciò significa: il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova”.
    Il fatto che il PERFORMATIVO sia stato sdoganato dal Papa anche nell’enciclica, avvalora tale prospettiva culturale, dandone un connotato in uno “apologetico”, “teologico”, “missionario”.

  226. DANTE PASTORELLI scrive:

    Avevo capito il significato del tuo discorso. Gli è che mi preoccupano (mi han semrpre preoccupato) linguaggi nuovi, che magari nascono come espressione di stupore o scoperta in tutta sincerità d’intrenti e poi finiscono in mano a chi li usa per stravolgere la dottrina o comunque danno adito a creazioni fantasiose prive di collegamento con la realtà storica della persona e del’opera di Cristo, quella diretta e quella indiretta tramite la Chiesa ed il sacerdote.

  227. Syriacus scrive:

    Caspiterina… Pure nell’originale tedesco!

    “Man würde in unserer Sprache sagen: Die christliche Botschaft war nicht nur ,,informativ’’, sondern ,,performativ’’ – das heißt: Das Evangelium ist nicht nur Mitteilung von Wißbarem; es ist Mitteilung, die Tatsachen wirkt und das Leben verändert. Die dunkle Tür der Zeit, der Zukunft, ist aufgesprengt. Wer Hoffnung hat, lebt anders; ihm ist ein neues Leben geschenkt worden.”

  228. La potenza teorica di Lycopodium December 1st, 2007 at 5:11 pm non l’ho (mai) messa in discussione anche se l’ho ritenuta troppo unidirezionale. Egli, rispondendo al volo alla mia, finalmente lancia un messaggio di possibile integrazione delle due sinergie in discussione. Infatti ha scritto: “È necessario un solido collegamento alla tradizione ecclesiale, ma non si deve rinunciare a trarre il buono e il meglio dalle risorse linguistiche.” Questa si che potrebbe essere possibile musica per gli scettici del pro e del contro se lasciati abbandonati a se stessi in perenne lotta. Ma qualche riga più in basso cita: “Non sempre vi è una perdita di significati, ma talora un paradossale ritrovamento”. Ecco il problema che bisogna eliminare quel “ma talora” che indica casualità. Ossia incertezza dell’idea nella metamorfosi ed in questo caso bisogna dare ragione a Dante che giustamente chiede certezza. Il “Motu Proprio” felicemente coniato potrebbe essere interpellato sia come Motus “mutare, cambiamento, sostituzione” che terrorizza tutti, oppure come “Moto, Movimento, Vibrazione”. Prendiamo la seconda ipotesi più tranquilla che più si avvicina al senso di un Motore autonomo sincrono che gira ed avanza lentamente ma con sicurezza, verso una possibile integrazione delle due teorie perché mosso dall’energia della meditazione. Si tratterebbe di integrazione positiva “OR” delle due risorse come avviene per l’elettronica che io tratto tutti i giorni. Forse siamo arrivati al punto della sintesi dopo tante analisi percorse. Vogliamo parlarle (?). Pileoles

  229. DANTE PASTORELLI scrive:

    Se devo vivere nel dubbio perenne che senso ha dichiararmi cattolico ed essere membro di una Chiesa che dice di possedere la Verità assoluta?
    Io credo. Credo in tutti gli articoli del Simbolo apostolico. In tutto ciò che la Chiesa mi vincola a credere
    nel suo magistero infallibile. Se qualcosa non mi torna, umilio la mia superbia dinnanzi ad una Intelligenza Superiore.
    Sul resto ragiono con la mia testa. Sempre auspicando d’essere smentito quando vedo cose negative.

  230. Syriacus scrive:

    “La Nobile Bellezza logora chi non ce l’ ha.”

  231. Syriacus scrive:

    “Mentre perdura lo scalpore per le “Messe vietate” a Savona, giungono graditissime le notizie di nuove celebrazioni stabili.

    A Roma, nella Basilica di S. Antonio da Padova, S. Messa Lunedì, Martedì, Mercoledì e Venerdì alle 10;
    Giovedì, Sabato e Domenica alle 17.
    A S. Agata di Feltria (PU), nella Chiesa Parrocchiale, S. Messa festiva alle 18.
    Ad Ancignano di Sandrigo (VI), nella Parrocchia di S. Pancrazio, S. Messa ogni Giovedì alle 17.

    Viene segnalato inoltre che il Priore di Sanfré (provincia di Cuneo ma Arcidiocesi di Torino) celebrerà la S. Messa secondo la forma straordinaria del Rito Romano (c. d. “Messa tridentina”) Domenica 9 Dicembre, II di Avvento, alle ore 18 nella chiesa Parrocchiale dei S.S. Apostoli Pietro e Paolo. Non sappiamo ancora se si tratterà di una celebrazione occasionale o si stabilirà una continuità, comunque il fatto è significativo per l’Arcidiocesi in cui avviene.”

    http://introiboadaltaredei.wordpress.com/2007/12/02/summorum-pontificum-nuove-s-messe-stabili-a-roma-s-agata-di-feltria-pu-e-ancignano-di-sandrigo-vi/

  232. Syriacus scrive:

    A Berlino, in parrocchia…:

    “Today we had the first usus antiquior Mass in our parish in southwest Berlin (Schlachtensee), Holy Twelve Apostles. We are happy to report that it was a great success.

    We had a missa cantata, with the parish’s own schola singing. The Church was built in 1954, thus for ad orientem celebration, but with a freestanding altar. Therefore, there never were any wreckovations, and we only had to carry away the ambo, put the sedilia were they belong, and redecorate the altar for ad orientem with the original Cross and six candlesticks. The altar cards had been given to us by the transitional deacon of our parish, who was obviously very supportive.

    We had proceeded as foreseen by Summorum Pontificum. Two other young Catholics from our parish and myself had begun to collect signatures for an usus extraordinarius Mass in our Parish after September 14th. The list lay ready for signature after the Masses of one Sunday, and without being properly announced at all of them (we have a subsidiary priest who is very opposed to the TLM and is more of a “spirit of Vatican II” man), we got 40 signatures from parishioners only. In sight of this, our parish priest, a very pious Salesian, but who was himself ordained in the early 1970s, without being personally in favor of it, but being a true pastor of souls, granted the Mass.

    Since we wanted to demonstrate that the TLM is not something for elderly people only, we looked for a young priest to celebrate it, and found it in the chaplain (“Kaplan”) of the neighboring parish (his blog here), who had for a long time been drawn to the traditional rite, and learned it with the Institute of St. Philip Neri.

    We had printed leaflets and distributed them after Mass last Sunday. But since the German Bishops ruled that the TLM may not replace a regularly scheduled novus ordo Mass (which has of course no base in Summorum Pontificum), we had to choose the early morning, 8:30 a.m., and feared this might deter some people from attending.

    However, when entering the Church this morning for the Asperges, there were, together with the servers in the schola, 120 people, which is, for this time of morning in a suburban (i.e. not central by any means), quite a lot. Everything went very well, and everyone was delighted afterwards. There were old and young people who had been waiting for this a long time, as well as young and middle aged people who experienced the TLM for the first time and liked it very much. This was the first public Sunday TLM in a parish Church in Berlin since 1969.”

    http://rorate-caeli.blogspot.com/2007/12/you-report-traditional-masses-around.html

  233. Syriacus scrive:

    [Ah, e di dire la Messa tridentina (120 persone alle 8:30 in un sobborgo di Berlino) per i fedeli della parrocchia confinante, non l'ha accettato mica un reazionario parruccone-baciapile-codino-trinariciuto etc... Ma un giovane sacerdote che si impegna anche molto nella pastorale giovanile (e in maniera 'post-conciliare', direi, vedi link a un post del suo blog :
    http://vivacatholica.blogspot.com/2007/12/jugendgruppe-aws.html )
    oltre che essere appassionato di liturgia antica e ars celebrandi in generale.

    (Altro dettaglio: le carteglorie per il rito antico le ha fornite 'il diacono transitorio' -cioè prete l'anno prossimo, in servizio presso la parrocchia...)

    ...A BERLINO!!! ]

  234. La cronaca dettagliata dell’entusiasmo proveniente da Berlino mi ha fatto tornare indietro nel tempo. Mi ha fatto rivivere le sensazioni che da giovane provavo 65 anni fa. Incredibile. Ma allora il rito non è morto. Squote ancora i sensi (!) Pileoles

  235. Syriacus scrive:

    Evviva il (nuovo ma antico) entusiasmo berlinese (che speriamo si propaghi in altre città, metropoli, e paesini..) !

    [Il giovane sacerdote è proprio un grande..: sul suo blog "Lux Aeternitatis" (http://vivacatholica.blogspot.com/)ha appena apposto una genialmente autoironica didascalia alla sua foto 'col terzo occhio candito di Shiva' (che avevo burlescamente fatto notare su Rorate Caeli) :
    "This is no Shiva's Third Eye symbol made by candy, but the secret german sign for young TLM supporters..." ;D ]

  236. Syriacus scrive:

    “It was a truly memorable event, and I was also very glad that there was, contrary to what some had feared before, no division caused at all. All reactions I heard were positive, and even our Parish priests, who had had some fears in that line, was very happy and invited us for drinks afterwards. Also, it is very encouraging to see fellow Catholics from different parts of the orbis catholicus … being close to us in our efforts to offer to the Lord a worship pleasing to Him. OAMDG!”

    http://rorate-caeli.blogspot.com/2007/12/you-report-traditional-masses-around.html

  237. Carlo scrive:

    x Andrea Tornielli:
    Non ha mai pensato di fare un salto a Santa Maria Maggiore (VB) per intervistare Don Alberto Secci che celebra la messa totalmente in latino secondo il motu proprio già da metà luglio (prima solo alcune parti in latino) e che da due domeniche è in “sciopero” (è sostituito da un sacerdote mandato dalla Curia di Novara)? Io quando ero in zona andavo sempre alla Santa Messa delle 11 non tanto (ma anche) per il latino, ma per ascoltare le sue omelie fatte con competenza e pertinenti alle sacre letture del giorno. Per la cronaca sembra che ora celebri la Santa Messa in latino alle ore 18, orario per le celebrazioni mai adottato in quella chiesa, dopo quella in italiano delle 17 celebrata appunto dal sostituto di cui sopra.

  238. lycopodium scrive:

    x Pastorelli e Cappellini.
    Provare … per credere.
    Sarebbe interessante far “interagire” i giovani nipoti di Luigi, con i giovani seminaristi di Dante, per un credo (assolutamente ortodosso) “sub specie informatica” …

  239. Scuola media di Urbisaglia scrive:

    Siamo ragazzi e ragazze della scuola media di Urbisaglia.
    Anche quest’anno abbiamo allestito il concerto natalizio con brani esclusivamente di musica sacra.
    Il concerto si terrà giovedì 20 Dicembre 2007 alle ore 21 nella chiesa collegiata di S. Lorenzo martire di Urbisaglia (provincia di Macerata-Marche).
    Il concerto di quest’anno sarà dedicato al Motu Proprio “Summrum Ponficum” del papa BENEDETTO XVI .
    IL programma prevede diversi canti gregoriani e la “prima esecuzione assoluta” della Messa in onore del Beato Carlo d’Asburgo composta dal giovane compositore Raimondo Mameli di Cagliari.
    Invitiamo tutti gli appassionati di musica sacra ad intervenire.
    Gli alunni della scuola media di Urbisaglia-Colmurano.

  240. Lycopodium non tradisce la sua vena sapiente anche se qualvolta è presentata con una sottile pellicola ironica. Dante Pastorelli e molti altri bravissimi osservanti non tradiscono la Fede, anzi dobbiamo essere grati a loro se la promulgano così come disposta dalla Chiesa. Ma in conclusione nessuno di noi tradisce la Fede anche se lecitamente interpretata in chiave moderna. Questo blog ha superato di molto i 200 commenti e non ha fatto altro che dimostrare che le due correnti di pensiero, modernista ed ortodosso, sono alla pari ed in conflitto continuo. Come fossero due entusiaste tifoserie. Ora sarebbe un bene per tutti se si trovasse una possibile vena conclusiva che accomuni le due interiori esigenze. E’ errato “interagire” perché alimenterebbe ancor più la polemica. È più giusto “integrare” secondo la libera scelta appositamente prevista dal Motu Proprio. E non è detto che il tempo ed il vento, che scavano e modellano le pietre, non riescano a modellare il Motu Proprio facoltativo in un modello universale per una Santa Messa “intergrata”. Stiamo tranquilli, attendiamo l’evolversi, perché qui si tratta di vento spirituale e non di fredda tramontana.

  241. Syriacus scrive:

    Sig. Pileoles, la seguente notizia conferma esattamente quanto da lei scritto sopra:

    http://wdtprs.com/blog/2007/12/st-charles-borromeo-seminary-to-have-traditional-mass/

    Meglio di così…

  242. Grazie Syriacus, Buon Natale, Buon Natale a tutti (!)

  243. Grazie Syriacus per le notizie fresche provenienti dai Semirastiti dell’Istituto st Charles Borromeo di Filadelfia.
    Sono saltati dalle sedie, con il boccone in bocca, gridando di gioia “God Bless Pope Benedict” (!) e sono corsi presso i loro PC per comunicare con il tam, tam elettronico l’entusiasmo anche ai vari blog sparsi per il mondo. Ma che cosa era successo di così importante per interrompere il loro pasto quotidiano (?). Semplice: Il Rettore aveva appena comunicato loro, mentre stavano a pranzo, che a seguito del decreto del Cardinale Rigali, Arcivescovo di Filadelfia, a partire dal prossimo semestre 2008, l’Istituto Charles e tutte le 17 diocesi di appartenenza potevano recitare la Santa Messa latina tradizionale con il Messale del 1962 ed “apportare elettività” pur sempre rispettando il Motu Proprio. Elettività (?) Integrazione (?) Incredibile (!). Allora il vento spirituale che soffia ancora da Sud Sud/Est, che lambisce Roma e prosegue oltre accarezzando il mondo, esiste veramente (!)

  244. ubaldo scrive:

    Ieri, festa dell’Immacolata, dopo la celebrazione delle 8 nella mia parrocchia ambrosiana, ho raggiunto Crevoladossola per la celebrazione in latino delle 10. Vi assicuro che….non c’è paragone! Io chierichetto nel passaggio tra le due liturgie (romano di nascita e ambrosiano di adozione), ho avuto due lacrimoni che mi hanno solcato il viso per tutta la celebrazione. Altro che sospendere le celebrazioni….mons.Corti, ne dia risalto e accresca la possibilità a chi vuole di assisterVi. Vuol mettere il misticismo e il raccoglimento che incute una celebrazione in Latino (che poi rimane la lingua ufficiale della Chiesa)!!!! Ecce dominus veniet….penso che voglia anche questo !!!!

  245. F. Pernice scrive:

    Poco, invece, sembra spirare nel novarese, dove si vocifera che il vescovo – sembra dietro pressioni di un chiacchierato entourage – starebbe per disporre un traferimento punitivo dei tre parroci “colpevoli” di amare la Tradizione cattolica tanto da officiare secondo il rito antico. Sono reduce dalla messa nella grande parrocchiale di Santa Maria Maggiore (provincia di Verbania, ma diocesi di Novara), stipata di fedeli concentratissimi e profondamente partecipi all’officio liturgico. Oggi piu’ di altre volte sono rimasto impressionato dal clima di intensa spiritualità che ha accolto e accompagnato il sacrificio eucaristico. Di fronte a tanta evidenza, gli appelli agli articuli, commi e sottocommi desunti da una lettura pregiudizialmente ostile del Motu Proprio si squagliano come neve al sole. Al termine della funzione ho deciso di percorrere qualche chilometro in più e di raggiungere il santuario di Re (esempio, per inciso, di architettura sacra contemporanea ben condotta) e pregare la Madonna perché ci conceda – magari sotto forma di un atto di paterna indulgenza del vescovo – che ancora a lungo don Alberto possa insieme a noi tenere in vita il gran respiro della liturgia tradizionale (tengo a sottolineare che il sottoscritto, e molti con lui, vivono questa grande opportunità senza alcuna opposizione alla nuova forma liturgica, e tanto meno al Vaticano II). E mentre prego la Vergine e mi chiedo perché tanta solerzia nell’intervenire contro i tre parroci novaresi, ecco una famigliola entra nel santuario, accompagnata da… un cane al guinzaglio. Sembra una barzelletta, ma vi assicuro che è la pura verità… quasi un segno celeste!

  246. Dal sito http://www.wdtprs.com/ (What Does The Prayer Really Say ?) segnalato da Syriacus è stato scaricato il primo commento della numerosa lista che un seminarista ha scritto il giorno dopo l’evento di St. Charles Borromeo.
    E’ evidente la corrente momentanea reazionaria mondiale contraria al Motu Proprio. Ma i giovani seminaristi attuali però hanno un vantaggio offerto proprio dalla telematica religiosa che, come già accennato da Lycopodium è una “sub specie informatica” che ha vantaggi incredibili rispetto al lento cartaceo epistolare degli anni sessanta.
    Attendiamo, attendiamo, attendiamo ancora l’evolversi per mezzo del vento informatico che viaggia alla velocità fisica di 200mila km al secondo. Questo sotto è il messaggio “sub specie” di uno dei tanti seminaristi:
    ===Sono notizie meravigliose: Due seminari offrono la Messa Tridentina in latino. Ora noto che almeno quattro seminari SUA hanno adottato sia la Messa Tridentina in latino che il Novus Ordo affinchè gli allievi possano apprendere. Ho visto attraverso le mie ricerche e lettura di molti blogs cattolici (poiché il Motu Proprio è venuto fuori solo a settembre), che principalmente sono i priests religiosi più violentemente contro la Messa Tridentina in latino. Oltre ad un piccolo ordine italiano, che ha votato per iniziare usando entrambi i Riti nelle loro case ed anche alle osservazioni positive della st Michael di Norbertine, non ho sentito parlare fra gli ordini religiosi e tra gli uomini, di alcun sviluppo positivo per quanto riguarda la Messa Tridentina in latino. Il fatto è che quasi tutti gli ordini religiosì SUA sono violentemente contro la Messa Tridentina in latino. Forse questa nuova idea si fonderà nei prossimi mesi ed oltre, con le diffusioni totali latine Tridentine e con un nuovo consiglio da Benedict XVI, per una libertà ancora più grande (forse persino tramite il nostro Papa che celebra la Messa Tridentina in latino)===.

  247. Servirebbe un piccolo consuntivo
    Io mi sento in debito con i lettori di questo saggio Blog perché tratto un argomento delicato come la Teologia pur non essendo un esperto. Tratto detto argomento dal mio punto di vista abituato alla ricerca tecnica di eventi che qualsiasi problema contiene. Siccome sono su con l’età (per fortuna) potrei dare l’impressione di essere un acerrimo nemico del modernismo e parziale sostenitore dell’ortodosso da cui provengo ma siccome sono Laico osservante non sono in grado di rinnegare il periodo religioso dal 1960 ad oggi con il quale ho vissuto. Perché questo preambolo (?) Perché voglio dire questo: Le due correnti di pensiero hanno iniziato con un differente impatto sulla pubblica opinione. La prima corrente degli anni ’60 si è trovata a dover affrontare con difficoltà una svolta improvvisa e non ha avuto altro mezzo di comunicazione convincente oltre la semplice ma costosa documentazione cartacea e la trasmissione Radio Vaticana non perfettamente capillare in campo mondiale. Questa seconda corrente ha invece il Web a disposizione. Ossia ha la potente macchina della rete mondiale di comunicazione istantanea in grado di suscitare immediato entusiasmo ma anche immediata negatività. Avrete notato l’entusiasmo dei giovani seminaristi Preti e Vescovi del futuro, come avrete notato anche la negatività di molti Preti e Vescovi odierni. Non siamo ancora in grado di tracciare una curva che mostri un andamento per quantificare un consuntivo. Bisogna ancora attendere per percepire il rumore del cambiamento come già succede esattamente in natura con il lampo ed il tuono che partono insieme ma arrivano separati.

  248. Syriacus scrive:

    …E anche questo, dal Maryland, che le piacerà senz’altro:

    http://wdtprs.com/blog/2007/12/u-of-maryland-teaching-the-older-mass/

  249. Grazie Syriacus dei link. Alla frase: “Ha un senso elogiare il Dio nello stesso modo vocale, che ha fatto appello a me” sono rimasto di stucco perché questo messaggio è verità e fa molto pensare. Cito alcune frasi:

    Rev. Kyle Ingels ha detto: Gli allievi che hanno imparato la Messa in Latino hanno tratto beneficio da esso. “E’ un ritorno a tradizione” – “Ha un senso elogiare il Dio nello stesso modo vocale, che ha fatto appello a me” – “Imparare la lingua antica è un senso per separare la vita di tutti i giorni da vita spirituale”

    “E’ inoltre un senso differenziare le attività offerte dal centro con l’istruzione delle tradizioni latine. Rev. Kyle Ingels ha detto che la sua estensione concentra una più ampia varietà di allievi. C’è molto interesse attualmente nell’imparare alcune delle funzioni più tradizionali della fede. Il Latino è una lingua bella, una tradizione bella ed è ancora la lingua ufficiale della chiesa cattolica nel mondo intero.”

    “Il Papa desidera che i priests insegnino all’allievo come dire la Messa latina tradizionale. Ma loro non gradiranno quello (!) – I seminari dell’Inghilterra sono tutti molto nella stessa muffa: Di sinistra-inclinazione; liturgically trendy, politicamente corretto; terapie obsolete e sono terrorizzati da una generazione più giovane dei cattolici conservatori”.

  250. Alcuni giorni fa eravamo rimasti in due o tre su questo saggio e garbato blog Motu Proprio. Tutti si erano spostati improvvisamente su un altro blog come veri consumatori del nuovo ma gira, gira ho potuto notare che era lo stesso argomento di base di questo ma con la differenza che il linguaggio era talvolta offensivo. Ora quel blog non c’è più (!?!). O perché l’appetito intellettuale è finito subito o perché è stato chiuso. Per fortuna ho notato ad un certo punto la presenza moderatrice di Dante Pastorelli e Syriacus e di tanti altri nei confronti dei più accaniti oppositori alla attuale volontà della Chiesa. Ad un certo punto è stato citato il fatto di un prelato di elevato grado che siede su una specie di trono sopra un soppalco rialzato in modo che possa meglio lanciare ai fedeli la propria forte voce contraria alla volontà del Papa.
    Questo è proprio l’elemento che chiarisce molto bene la situazione. Il suddetto prelato del soppalco elevato sicuramente anche lui non conosce (né vorrebbe né saprebbe usare) la potente e velocissima macchina dell’informazione telematica che ha già scatenato in campo mondiale l’entusiasmo dei giovani seminaristi che in soli tre mesi conversano già in latino.
    Paradosso: tutti meno che in Italia dove, per fortuna, almeno le vocali si pronunciano allo stesso modo. Mentre, come già detto, negli anni 60 la nuova teoria moderna si propagò con difficoltà impiegando molto tempo perché disponeva soltanto del lento cartaceo e della Radio Vaticana non perfettamente capillare, oggi, in campo mondiale ci sono mezzi diversi e capillari in cui l’informazione entra ed esce in tempo reale dal un PC all’altro, desktop o portatile, in qualsiasi zona del mondo fissa o semovente. In questa globale rete vertiginosa passa solo “l’entusiasmo contagioso” in tutte le lingue. L’opposizione non riesce a circolare con la stessa velocità e penetrazione sia perché non è convinta sia perché non è contagiosa essendo una gara persa in partenza. Non servono secoli come è stato scritto. Anzi, qualcuno avverta di far scendere il prelato di elevato grado di “oggi” dal trono del soppalco rialzato in tempo precauzionale perché “domani” i giovani seminaristi di fede avanzeranno inesorabilmente.

  251. F. Pernice scrive:

    Be’, buon lycopodium, a parte il linguaggio un po’ avventuroso, la sostanza è condivisibile. Io faccio voti e digiuni perché le considerazioni fatte nell’ultimo post da Luigi Cappellini Pileoles trovino crescente conforto nello sviluppo effettivo dei fatti. Qui nella mia diocesi (Novara) vedo purtroppo moltiplicarsi nell’imminenza del Santo Natale episodi di usi scorretti, ossia di abusi, dello spazio sacro; concerti in chiesa, a base di musica del tutto inappropriata (nella chiesa parrocchiale di Cavaglio d’Agogna, informa il settimanale della Curia vescovile domani si eseguiranno tra l’altro profanissime musiche di… Eric Clapton?!). La stessa Curia che usa mano pesante con i parroci “rei” di restituire il dovuto onore alla mai abrogata liturgia tradizionale tollera situazioni in stridente contrasto con le disposizioni normative in materia, oltre che con il buonsenso e il buongusto, a partire dall’uso di basi preregistrate che di fatto trasformano le sezioni cantate della Santa Messa in uno squallidissimo karaoke (mi dicono che accada, per esempio, nella chiesa dell’Ospedale maggiore di Novara, a pochi passi dal Vescovado). Ma a parte il caso specifico di Novara, in merito al quale spero che Roma rompa gli indugi e intervenga imponendo drastici correttivi, nel complesso credo che le speranze del signor Cappellini Pileoles siano ragionevoli: coloro che attendono l’uscita della Tradizione dal lungo esilio in cui era stata confinata sono molti, sparsi in tutto il mondo, e molti di loro sono giovani.
    Ad Andrea Tornielli, a lycopodium, a Luigi Cappellini Pileoles, a Syriacus, a Dante Pastorelli, a Luca, a Garlyc, e a tutti gli amici che si sono presi a cuore la spinosa questione rilanciata dal dottor Tornielli in questo post porgo i miei migliori auguri per un Santo Natale gioioso e sereno.

  252. Caro F.Pernice, grazie, contraccambio gli auguri e li estendo a tutti anche da parte mia. Infatti, come dice anche Lei, sono soprattutto i giovani che vogliono “parlare con Dio con lo stesso linguaggio con il quale recentemente sono stati convocati”. Poiché io tratto ancora (76) l’elettronica ne conosco l’enorme potenziale sia nel bene che nel male. Pertanto sono convinto che il peso della conversazione teologica telematica, quella del bene, che valica i confini in tempo reale senza passaporto, sia proprio l’arma entusista più adatta e soprattutto “spontanea” dei tanti giovani in campo mondiale che vogliono apprendere come poter separare “la vita di tutti i giorni dalla vita spirituale”.
    Questo è ciò che si sta già verificando. Speriamo che si sviluppi molto presto “l’effetto valanga” come normalmente si dice in ambito tecnico o scientifico.

  253. Carmine 47 scrive:

    Leggo su un libercolo uscito di recente che “molti sacerdoti non vogliono celebrare nell’antico rito con la scusa che non ci sono più le vecchie pianete e i manipoli”.
    Sciocchezza enorme!Le casule si usavano anche prima, così come adesso si usano le antiche pianete, anche se raramente. Nel Duomo di Milano ho sempre visto usare le casue. In quanto ai manipoli, pazienza! Se proprio non ci sono si fa a meno. Conservatori si, ma con cervello!

  254. Marco scrive:

    Vorrei anch’io dire la mia…
    E’ un dato di fatto che la gran parte dell’episcopato è nettamente contraria all’applicazione nelle proprie diocesi del MP; vedono la messa in latino, e per di più VO, come il fumo negli occhi.
    Questo per una preconcetta avversione contro la tradizione della chiesa, che si è ampiamente radicata nei fedeli e, cosa ancora più incomprensibile, nello stesso clero.
    Non ho parole per commentare tutto ciò, solo mi limito a constatare che, evidentemente hanno perso la fede, oppure sono diventati qualcos’altro, dei neo-cripto-protestanti.
    Quanto al caso specifico della diocesi di Milano, al momento della pubblicazione del MP, che è frutto di una specifica volontà del Santo Padre, e che ha portata universale, se fossi stato l’arcivescovo di Milano mi sarei sentito in dovere di chiedere alle autorità vaticane competenti, la corretta interpretazione di tali norme, che poteva sfociare anche in un MP ad hoc per la diocesi ambrosiana, o, più prosaicamente, in una disposizione, magari della congregazione della liturgia, che chiarisse che, data la sua portata generale, volta ad un recupero della tradizione preconciliare, si dovesse intendere applicabile anche per la liturgia ambrosiana preconciliare.
    Non era cosa difficile, mi sembra.
    Evidentemente qualcuno, e tutti sappiamo chi, vuole cavalcare il malcontento dell’episcopato e, appigliandosi ad un mero cavillo, quale in effetti è, esclude l’applicazione del MP per gli ambrosiani.
    Chissà forse anche sperando che un domani, che io mi auguro molto, molto lontano, qualcuno dei cardinali se ne ricordi…
    Sapete che vi dico? Lunga vita al Papa!!!

  255. Marco scrive:

    Vorrei chiarire ulteriormente i concetti da me illustrati nel post precedente…
    Io ritengo che non solo nella diocesi ambrosiana, come in tutto l’orbe cattolico, si applicabile il MP per i fedeli di rito romano che ne facciano richiesta, ma che, inoltre, andrebbe, a rigor di logica, formulato,se così si può dire, un MP amche e specificatamente per la diocesi menzionata, consentendo a quanti lo desiderino di assistere a messe celebrate nella liturgia ambrosiana ” more antiquo “.

  256. Michele scrive:

    Credo che la Chiesa ambrosiana, e l’Arcivescovo in primis debbano obbedire al Santo Padre Benedetto XVI e al Suo Motu Proprio. Anche nella Diocesi di Milano dovrebbe essere attuato il MP e dovrebbe essere officiata la S. Messa in rito antico.
    Questo è il mio pensiero… obbedienza ragazzi, obbedienza.