Un motu proprio per il culto divino

Sarà pubblicato  nelle prossime settimane un documento di Benedetto XVI che riorganizza le competenze della Congregazione del culto divino affidandole il compito di promuovere una liturgia più fedele alle intenzioni originarie del Concilio Vaticano II, con meno spazi per i cambiamenti arbitrari e per il recupero di una dimensione di maggiore sacralità.

Il documento, che avrà la forma di un motu proprio, è frutto di una lunga gestazione – lo hanno rivisto dal Pontificio consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi e gli uffici della Segreteria di Stato – ed è motivato principalmente dal trasferimento della competenza sulle cause matrimoniali alla Rota Romana. Si tratta delle cause cosiddette del «rato ma non consumato», cioè riguardanti il matrimonio avvenuto in chiesa ma non compiutosi per la mancata unione carnale dei due sposi. Sono circa cinquecento casi all’anno, e interessano soprattutto alcuni Paesi asiatici dove ancora esistono i matrimoni combinati con ragazzine in età molto giovane, ma anche i Paesi occidentali per quei casi di impotenza psicologica a compiere l’atto coniugale.

Perdendo questa sezione, che passerà alla Rota, la Congregazione del culto divino di fatto non si occuperà più dei sacramenti e manterrà soltanto la competenza in materia liturgica. Secondo alcune autorevoli indiscrezioni un passaggio del motu proprio di Benedetto XVI potrebbe citare esplicitamente quel «nuovo movimento liturgico» del quale ha parlato in tempi recenti il cardinale Antonio Cañizares Llovera, intervenendo durante il concistoro dello scorso novembre.

Al Giornale, in un’intervista pubblicata alla vigilia dell’ultimo Natale, Cañizares aveva detto: «La riforma liturgica è stata realizzata con molta fretta. C’erano ottime intenzioni e il desiderio di applicare il Vaticano II. Ma c’è stata precipitazione… Il rinnovamento liturgico è stato visto come una ricerca di laboratorio, frutto dell’immaginazione e della creatività, la parola magica di allora». Il cardinale, che non si era sbilanciato nel parlare di «riforma della riforma», aveva aggiunto: «Quello che vedo assolutamente necessario e urgente, secondo ciò che desidera il Papa, è dar vita a un nuovo, chiaro e vigoroso movimento liturgico in tutta la Chiesa», per porre fine a «deformazioni arbitrarie» e al processo di «secolarizzazione che purtroppo colpisce pure all’interno della Chiesa».

È noto come Ratzinger abbia voluto introdurre nelle liturgie papali gesti significativi ed esemplari: la croce al centro dell’altare, la comunione in ginocchio, il canto gregoriano, lo spazio per il silenzio. Si sa quanto tenga alla bellezza nell’arte sacra e quando consideri importante promuovere l’adorazione eucaristica. La Congregazione del culto divino – che qualcuno vorrebbe anche ribattezzare della sacra liturgia o della divina liturgia – si dovrà quindi occupare di questo nuovo movimento liturgico, anche con l’inaugurazione di una nuova sezione del dicastero dedicata all’arte e alla musica sacra.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

143 risposte a Un motu proprio per il culto divino

  1. Guido Eugeni scrive:

    Grazie x amicizia seguo tante volte Radio Maria e ascolto Padre Livio al commento alla stampa trovo belli gli articoli ce fai scusa se ti do del tu

  2. uno che ci crede scrive:

    Onestamente non vedo l’ora che esca questo “Motu proprio”. Era ora che si facesse qualcosa. Dietro la parola “creatività” molte volte c’era nascosto un minestrone di verdure che risultava alquanto pesante. Certe liturgie “creative” stressano, innervosiscono, non si sa mai come andranno a finire e alla fine nascondono anche tendenze politiche … cfr. Teologia della liberazione (che abominio!!!). Sono contento anche perchè si parla di una sezione che riguarderà la musica e l’arte sacra, qua la parola d’ordine è: era ora! Speriamo che adesso metteranno fine a certi abbrobri arcitettonici che più che ispirare idee spirituali ti fanno arrabbiare o certe canzonette da festival di san Remo…. ma si può continuare a prendere in giro Dio in questo modo?

  3. Maranatha.it scrive:

    Grazie Andrea per questa bella notizia che stavamo aspettando. Ci siamo permessi di rilanciarla dal nostro Blog di Maranatha.it

  4. PACEM IN TERRIS scrive:

    lodevole la pubblicazione di un documento il motu proprio che ha l’intenzione di riportare la celebrazione al suo doveroso spazio di sacralità cioò esiliando dal mondo in quell’ora di incontro con il signore per meglio gestire la vita del mondo ma sono sicuro che non raggiungerà l’obiettivo che si prefissa perchè come avvenuto per la redemptionis sacramentum gli abusi e le contrarietà liturgiche resteranno inamovibili perchè anche nella vita cristiana come nella vita pubblicazioni si danno troppe libere interpretazioni a tutto il rigore disciplinare sacro di un tempo non viene più osservato con grande perdita spirituale per i fedeli

  5. PACEM IN TERRIS scrive:

    la perdita del senso e della dimensione del sacro non è dovuta solo allo spirito del mondo che molto influisce su questo aspetto esistenziale con la sua capacità di dissuaderlo è dovuta anche al modo in cui i ministri della chiesa con i gesti e con le parole svuotano la fede

  6. Cherubino scrive:

    ho l’impressione che un pò di gente resterà delusa…

  7. Osservatore scrive:

    E’ vero, molti resateranno delusi perchè si aspettano una spallata contro i progressisti, ma il Papa sa quel che fà. Tra tutti i tradizionalisti delusi vedo già gliu arcoriani di questo blog baciapile.

  8. Simon de Cyrène scrive:

    Questa è un’informazione che ridà moltissima speranza a chi ama in verità la Santa Chiesa perchè è,come scrive S.S. Benedetto XVI,“nel rapporto con la liturgia che si decide il destino della fede e della chiesa. Cristo è presente nella chiesa attraverso i sacramenti. Dio è il soggetto della liturgia, non noi. La liturgia non è un’azione dell’uomo, ma è azione di Dio”.
    Una fede forte ha bisogno di quest’azione di Dio.

    Di certo non sarà perchè c’è una ristrutturazione di dicastero a Roma che ciò rivoluzionerà il modo di fare di certo pretame ed associato laicame da un giorno all’altro per renderli più coscienti dell’incommensurabilità e della trascendenza dei Divini Misteri.

    Però è ormai il signale istituzionale che conferma quel che succede in piccolo in molte realtà ecclesiali veramente cattoliche: amore dell’Eucaristia rinnovata, vocazioni sacerdotali sempre più numerose tra i giovani seminaristi negli ambienti dove la Liturgia è vissuta come la Chiave che apre il Cielo, come l’icona del Banchetto dell’Agnello dell’Apocalisse, come la Lode di tutta la Chiesa al Cristo Risorto e Salvatore, come il rinnovato ma incruento Unico Sacrificio della Croce che ci ha redenti.

    Grazie al nostro Papa. l’Istituzione si sta decomplessando e osa nuovamente ristrutturarsi per “informare” nel senso aristotelico del termine la Chiesa Orante: ci saranno voluti 3-5 anni per distruggere il senso liturgico nella Chiesa d’Occidente negli anni 70, ce ne saranno voluti altri 40 per passare sotto le forche caudine degli orrorî liturgici che ci sono stati imposti, ma quanti anni ci vorranno ancora per tornare alla normalità? Questo di Benedetto XVI può solo essere un passo, ma molti altri saranno ancora necessarî per correggere la rotta e tornare sotto vento, o piû esattement sotto il Soffio dello Spirito Santo, e noi li vedremo probabilmente solo dal Cielo, Dio volendo.

    In Pace

  9. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Ottimo Simon. Quoto.
    Ad “Osservatore” (un pò miope, cmq…) vorrei fare osservare che agli ultra-tradizionalisti, tutto, ma davvero tutto, si può rimproverare, tranne una sola cosa: che facciano sfregio delle norme liturgiche.
    Qesta è una (perchè sono campioni in verie (in)discipline) specialità dei “progressisti”…

  10. Sal scrive:

    Ad ogni latitudine corrisponde un abbigliamento, ogni malato necessita di una medicina, ogni tempo necessita di una revisione, ogni tigre va cavalcata, ogni convenienza va esaudita, ogni vestito va fatto su misura.

    In tempi di permissivismo, benevolenza vuole che tutti debbano essere accontentati, e vivere felicemente senza farsi troppe domande.

    Le donne gestiscono la propria libertà, gli uomini la propria istintiva mascolinità che impone la riproduzione, i medici reclamano la voglia di curare ma non oltre, i giudici vogliono abbattere i dittatori e favorire le ammucchiate, i cittadini vogliono evadere le tasse, i farmacisti a lasciare in eredità ai figli, i notati a fare i soldi, i giovani hanno diritto allo svago, alla contestazione, alle feste in piazza.
    Tutti devono realizzare il loro piccolo paradiso dove appagare i propri egoismi, e le religioni devono favorire questo processo di ricerca del paradiso.

    Ma chi aveva detto che non ci si deve piegare come canne al vento ? e rimanere con radici profonde ? tutte storie. I cambiamenti ci devono essere e non devono essere affrettati, ma sopratutto si deve verificare se sotto le lenzuola si fornica o si genera e quante volte.
    E se in un colpo si fecondassero due donne ? Sarebbe possibile ? Certamente no ! Non ancora.

    “Il rinnovamento liturgico è stato visto come una ricerca di laboratorio, frutto dell’immaginazione e della creatività, la parola magica di allora.”
    Ma come era parola viva, parola vera, parola rivelata, ora è diventata parola magica.
    Non si finisce mai di imparare a cavalcare le convenienze. Non bisogna riformare le riforme perché sono già riforme come possono essere riformate senza riformare i cervelli ?
    “è urgente, secondo ciò che desidera il Papa, dar vita a un nuovo, chiaro e vigoroso movimento liturgico in tutta la Chiesa», per porre fine a «deformazioni arbitrarie” –

    Ma allora tutto ciò che è stato fatto fino ad ora era arbitrario ? Non vale nulla ? Non era sacro ? che fregatura ! Era una deformazione arbitraria! Ma chi ci assicura che quella di oggi non venga poi dichiarata ancor più arbitraria e da riformare perché fatta troppo lentamente e radicalmente ?

    Chissà perché il pendolo oscilla. UN poco qua un poco là.
    “Poiché è “comando su comando, comando su comando, corda per misurare su corda per misurare, corda per misurare su corda per misurare, un poco qui, un poco là”.” ( Isaia 28.10)

  11. Sal scrive:

    Ad ogni latitudine corrisponde un abbigliamento, ogni malato necessita di una medicina, ogni tempo necessita di una revisione, ogni tigre va cavalcata, ogni convenienza va esaudita, ogni vestito va fatto su misura.

    In tempi di permissivismo, benevolenza vuole che tutti debbano essere accontentati, e vivere felicemente senza farsi troppe domande.

    Le donne gestiscono la propria libertà, gli uomini la propria istintiva mascolinità che impone la riproduzione, i medici reclamano la voglia di curare ma non oltre, i giudici vogliono abbattere i dittatori e favorire le ammucchiate, i cittadini vogliono evadere le tasse, i farmacisti a lasciare in eredità ai figli, i notati a fare i soldi, i giovani hanno diritto allo svago, alla contestazione, alle feste in piazza.
    Tutti devono realizzare il loro piccolo paradiso dove appagare i propri egoismi, e le religioni devono favorire questo processo di ricerca del paradiso.

    Ma chi aveva detto che non ci si deve piegare come canne al vento ? e rimanere con radici profonde ? tutte storie. I cambiamenti ci devono essere e non devono essere affrettati, ma sopratutto si deve verificare se sotto le lenzuola si fornica o si genera e quante volte.
    E se in un colpo si fecondassero due donne ? Sarebbe possibile ? Certamente no ! Non ancora.

    “Il rinnovamento liturgico è stato visto come una ricerca di laboratorio, frutto dell’immaginazione e della creatività, la parola magica di allora.”
    Ma come era parola viva, parola vera, parola rivelata, ora è diventata parola magica.
    Non si finisce mai di imparare a cavalcare le convenienze. Non bisogna riformare le riforme perché sono già riforme come possono essere riformate senza riformare i cervelli ?
    “è urgente, secondo ciò che desidera il Papa, dar vita a un nuovo, chiaro e vigoroso movimento liturgico in tutta la Chiesa», per porre fine a «deformazioni arbitrarie” –

    Ma allora tutto ciò che è stato fatto fino ad ora era arbitrario ? Non vale nulla ? Non era sacro ? che fregatura ! Era una deformazione arbitraria! Ma chi ci assicura che quella di oggi non venga poi dichiarata ancor più arbitraria e da riformare perché fatta troppo lentamente e radicalmente ?

    Chissà perché il pendolo oscilla. UN poco qua un poco là.
    “Poiché è “comando su comando, comando su comando, corda per misurare su corda per misurare, corda per misurare su corda per misurare, un poco qui, un poco là”.” ( Isaia 28.10)

  12. Andrea Tornielli scrive:

    Vorrei invitare tutti alla prudenza: non si tratterà, per quanto ne so, di un motu proprio dedicato alla correzione degli abusi liturgici, quanto piuttosto un documento tecnico, che nel ridisegnare le competenze del dicastero del Culto divino, dovrebbe menzionare quel “nuovo movimento liturgico” di cui ha parlato più volte il cardinale Canizares.

  13. Simon de Cyrène scrive:

    Caro Dr Tornielli,

    questo è chiaro nel suo articolo.
    Però la “fame” del popolo di Dio è tale che anche un solo piccolo accenno al “nuovo movimento liturgico” sarà percepito come il segnale che un’oasi non sia lontana e che il Santo Padre capisce il suo gregge.

    In Pace

  14. Simon de Cyrène scrive:

    Dr Tornielli,
    quid del decreto applicativo sul MP S.P.?
    In Pace

  15. Pasquale scrive:

    Simon dice giustamente :”Dio è il soggetto della liturgia, non noi. La liturgia non è un’azione dell’uomo, ma è azione di Dio”.Sono completamente in accordo con quanto asserito ed è proprio per questo che è di scarsa influenza la minime variazioni di forma in cui questa azione di Dio si manifesta. Più vogliamo imbellettarla, più vogliamo arricchirla di inutili orpelli, più vogliamo ancorarla a moduli cosiddetti tradizionali o progressisti, più manifestiamo la voglia di essere noi i soggetti della liturgia e in tal modo tentiamo di sostituirci a Dio. Considero però anche che la azione di Dio, non è fine a se stessa, ma volta alla santificazione dell’uomo in cui Egli voglia incarnarsi. Allora il nuovo movimento liturgico non potrà essere che quello di sempre : portare i credenti alla consapevolezza dell’ azione di Dio. Ciò può avvenire non attraverso le canzonette, non con l’uso di una lingua ormai incomprensibile ai più, ma con un movimento di educazione permanente che porti alla riscoperta della grazia di Cristo che anche attraverso la liturgia rifluisce su di noi.

  16. Gianpaolo1951 scrive:

    Se non altro, qualcosa si sta muovendo!…
    Che Dio ci conservi ancora a lungo il Santo Padre Benedetto XVI!!!

  17. macv scrive:

    la cosa più importante è che finalmente si capisca che la Liturgia è il cuore della religione. Ogni sciatteria, ogni tradimento liturgico, ogni superficialità, ogni vanità umana, ogni confusione e dilettantismo , non sono peccati veniali,non sono optional, ma minano alla BASE la religione.
    Che si ritorni a credere questo, cioè l’estrema importanza della Liturgia, è già un grande passo!!!
    Dimmi COME preghi, e ti dirò COME credi…

  18. Anna Berlato scrive:

    Se il Papa che è il Papa, nella celebrazione del Divino Sacrificio, non toglie nè aggiunge nulla
    con quale autorità i singoli sacerdoti apportano modifiche nella celebrazione della Santa Messa? Speriamo che finalmente si ponga rimedio
    al dilagare della “creatività” liturgica.

  19. Andrea Tornielli scrive:

    Caro Simon,
    il testo dell’istruzione applicativa del Motu proprio Summorum Pontificum è in dirittura d’arrivo, da quanto mi risulta. Penso che sarà pubblicata per Pasqua (nota bene per la Sala Stampa: ho scritto “penso”, e il mio pensiero non ha valore, dunque spero che questa risposta – dove esprimo un parere personale – non provochi una tempestiva smentita).

  20. Reginaldus scrive:

    Trovandomi a Londra il novembre scorso mi sono voluto recare una domenica con mio figlio che là vive alla Chiesa di Saint Bartholomew the Great per assistervi alla liturgia domenicale, attratto anche dalle musiche di Palestrina che vi sarebbero state eseguite, e dalla suggestione del luogo, uno dei pochi sottratti alla furia del famoso incendio…. Bene. Siamo stati fatti accomodare sui banchi che corrono paralleli alla navata, alla nostra destra in fondo al presbiterio che circondano le arcate dell’abside, l’altare solenne con il crocifisso al centro e le tre e tre candele ai lati… Di fronte a noi e dietro di noi l’ ‘austera fila di colonne e di archi di stile romanico a dividere la navata centrale da quelle laterali…Al suono della campana, dal fondo della chiesa ecco avanzarsi la processione dei chierici con ceri accesi ( ambosessi, ovviamente), turibolario in testa, e finalmente fiancheggiato da quelli che noi un tempo avremmo detti diacono e suddiacono, il Vicario presidente della liturgia, nel depliant specificato come the Administrator…Tutti rivestiti solennemente di pianeta color oro e ricoperti in capo di tricorno… E ad accompagnare l’ingresso o introito il canto di acclamazione del Christus vincit , Christus regnat…Arrivati all’altare, le genuflessioni , il rito dell’incensazione, l’intonazione del Kyrie e del Gloria seguiti polifonicamente dal coro….e via esattamente come in una Messa solenne o, come si diceva dalle nostre parti, cantata, dei tempi preconciliari…. Io e mio figlio non potevamo credere: si era in una chiesa anglicana, e a dimenticare la storia, mai si sarebbe detto che di mezzo c’era stata la rivolta di Enrico, la riforma di Cranmer, la spietata persecuzione ai fedeli dell’antico rito…Ma a un certo punto mio figlio ed io ci siamo guardati e ci siamo intesi: quella era la risorgenza di una assemblea di zombi e la sensazione di morte, pur nella solennità e dignità delle apparenze, o anzi da queste accresciuta, era divenuta insopportabile al punto che a quello sguardo ci siamo immediatamente alzati e avviati all’uscita….

  21. Andrea Tornielli scrive:

    Ecco che cosa ha detto padre Lombardi poco fa:

    “E’ da tempo allo studio un Motu Proprio per disporre il trasferimento di una competenza tecnico-giuridica – come ad esempio quella di dispensa per il matrimonio ‘rato e non consumato’ – dalla Congregazione per il Culto Divino al Tribunale della Sacra Rota. Ma non vi è alcun fondamento né motivo per vedere in ciò un’intenzione di promuovere un controllo di tipo ‘restrittivo’ da parte della Congregazione nella promozione del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II”.

    Come sempre accade, quando soltanto si usa la parola “liturgia” in un articolo, le precisazioni fioccano con una velocità supersonica. Nel mio articolo non parlavo di volontà restrittiva, ma dicevo che il motu proprio potrebbe contenere un passaggio nel quale il Papa affida alla Congregazione del culto divino la promozione di un nuovo movimento liturgico. Che questa sia la volontà di Benedetto XVI non lo dico io che sono niente, lo ha detto più volte il cardinale Prefetto del culto divino, che qualcosa conta in materia liturgica. Lo ha detto al concistoro dello scorso novembre, lo ha detto anche in un’intervista che i lettori di questo blog conoscono bene. Intervista lunga, meditata, nella quale Canizares spiegava quale fosse la volontà del Papa e descriveva alcune iniziative del dicastero.
    Si può rileggere integralmente ciò che ha detto il cardinale a questo link:

    http://www.ilgiornale.it/interni/il_cardinale_canizares_basta_messa_creativa_chiesa_silenzio_e_preghiera/24-12-2010/articolo-id=495921-page=0-comments=1

  22. Luisa scrive:

    “Ma – ha affermato – non vi è alcun fondamento né motivo per vedere in ciò un’intenzione di promuovere un controllo di tipo ‘restrittivo’ da parte della Congregazione nella promozione del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II”.

    Controllo?
    Qualcuno ha sentito parlare di questa parola?
    L`ha vista messa in pratica?
    Controllo restrittivo?
    Ma se non c`è stato nemmeno un controllo anche minimo su tutte le derive e gli abusi liturgici degli ultimi decenni che hanno potuto così proliferare liberamente…
    Si direbbe che padre Lombardi frena già e mette le mani in avanti, di che cosa ha paura?
    Teme forse che tutti i vari creatori liturgici sui quali avrebbe dovuto essere esercitato un controllo di “tipo restrittivo”si rivoltino in massa?
    Allora già li rassicura?
    Non temete non cambierà niente!
    Potrete continuare, nessun controllo restrittivo vi sarà imposto!
    Leggeremo quel documento e ci faremo un`idea, certo le esternazioni di Padre Lonmbardi danno da pensare e non necessariamente in un senso positivo.
    Vedremo.

  23. il maccabeo scrive:

    Caro Andrea T., tu lo sai che non condividiamo spesso le stesse scelte, ma lasciami dire che se il portavoce vaticano reagisse ad un mio scritto con un centesimo della velocitá che invece usa nei tuoi confronti… mi gaserei come una bombola di GPL!
    Cio´significa infatti che quanto sai portarci tu, sempre con tanto garbo e precisione, riscuote interesse, ma soprattutto, ed é quel che importa, C R E D I T O, ben al di lá di noi poveri lettori, fin dentro alle mura Vaticane.
    Ma tu sembri l´unico a non accorgerti della cosa, o almeno sembri schermirtene.
    Il fatto poi che tu perda tempo con noi scalcinati (con tutto il rispetto) “bloggers” mentre i “Big boys” del Vaticano ti osservano, depone ancor piú a favore del tuo candore e della tua onestá.
    Big Vatican is watching you…and with you he´s watching at least a tiny bit from all of us!!! And maybe he´s holdin´ our opinion in some, it doesn´t matter how little, consideration…
    Aaaallelujaaa!

  24. Andrea Tornielli scrive:

    Grazie Maccabeo, ma sei davvero troppo buono,,,

  25. Reginaldus scrive:

    e come sempre, aspetto, in attesa di moderazione, mentre gli altri passano in tempo reale…

  26. il maccabeo scrive:

    Luisa, stavo per felicitarmi col nostro gentile ospite per la bella notizia…ma il suo post mi ha smorzato l´entusiasmo in gola…
    E´ lecito infatti chiedersi quanto questa ennesima “Riforma di Congregazioni” e l´eventuale “riforma della riforma” sapranno contemplare eventuali pene per i contravventori delle furture disposizioni in materia liturgica e se queste pene saranno mai applicate.
    Convengo purtroppo a cuor morto con Lei nel constatare che troppo spesso, ai documenti vaticani nel dopo-concilio, non é quasi mai seguita una punizione per i contravventori (tranne nel caso della, tanto fulminante quanto ormai abrogata, ….“scomunica” di Mons Lefebvre) .
    Addirittura si é assistito a volte alla ribellione di intere Conferenze Episcopali senza che da Roma ci fosse alcuna reazione ad es. come cita Amerio in Iota Unum nel caso di Paolo VI per Humanae Vitae osteggiato dai vescovi tedeschi, francesi, Olandesi e austriaci in blocco, ma come anche avvenne e avviene per il Motu Proprio Summorum Pontificum, cosí osteggiato da tanti Vescovi in sedicente Comunione col Papa.
    Ab inimicis S.ae Ecclesiae, libera nos Domine.

  27. il maccabeo scrive:

    No Andrea, non sono troppo buono, tu sai fare il tuo lavoro con onestá e garbo, altrimenti non riceveresti altrettanto C R E D I T O, e questo bisogna riconoscertelo.
    Ma realizzo solo ora che, grazie alla tua trasparenza, bene o male un riflesso seppur sbiadito quanto si voglia, di quanto si dica su questo blog, cioé delle nostre seppur misere opinioni, arriva comunque in qualche modo a rimbalzare tra le riservate mura dei Sacri Palazzi.
    E questo grazie a te.
    Per cui una raccomandazione anche a Luisa e a quanti sperano in una “ri-forma”, cioé in una restituzione della forma primitiva perduta, della Liturgia e un ritorno al sacro non solo all´interno della Chiesa, ma soprattutto nella societá…”FIATO ALLE TROMBEEE!!!! E´il momento buono per dire quel che si pensa!!! Anche se ci vorrá tempo…
    E ora la smetto che sennó passo per ruff… sguaiatissimo adulatore. Anche se non me ne importa un fico secco di esser considerato tale.

  28. igor traboni scrive:

    Recupero della sacralità, ecco cosa mi colpisce. Era ora!

  29. Simon de Cyrène scrive:

    Caro dr Tornielli grazie per le risposte.

    E’ chiaro che l’intervento del buon P.Lombardi non fa ottima impressione, a priori, specialmente a causa del suo uso dell’aggettivo “ristrettivo” che non c’entra con checchessia stato scritto dal Nostro.

    Allora personalmente penso che l’intervento di P. Lombardi sia stato fatto non in “direzione” dei tornelliani “Sacri Palazzi” ma in quella di certe code di paglia per tranquilizzarle e farle star calme.

    Questo mostra quanto sia difficile far tornare in un rapporto colla Liturgia, che sia in verità, certo clero e certi episcopi avente abitudini liturgiche talmente torte ed un’ideologia totalmente piegata dal vento conformista come canne di paludi. Ciò dimostra quanto sempre di più dobbiamo fare quadrato intorno al Santo Padre e sostenerlo nel nostro piccolo coi nostri piû infimi atti oltre che colle nostre preghiere. Smetterla di criticarlo per un sì o un no, mostrare atteggiamenti psicorigidi sui soggetti che gli sono a cuore, sostenerlo nelle grandi battaglie spirituali e culturali.

    In Pace

  30. Simon de Cyrène scrive:

    Caro dr Tornielli grazie per le risposte.

    E’ chiaro che l’intervento del buon P.Lombardi non fa ottima impressione, a priori, specialmente a causa del suo uso dell’aggettivo “ristrettivo” che non c’entra con checchessia stato scritto dal Nostro.

    Allora personalmente penso che l’intervento di P. Lombardi sia stato fatto non in “direzione” dei tornelliani “Sacri Palazzi” ma in quella di certe code di paglia per tranquilizzarle e farle star calme.

    Questo mostra quanto sia difficile far tornare in un rapporto colla Liturgia, che sia in verità, certo clero e certi episcopi avente abitudini liturgiche talmente torte ed un’ideologia totalmente piegata dal vento conformista come canne di paludi. Ciò dimostra quanto sempre di più dobbiamo fare quadrato intorno al Santo Padre e sostenerlo nel nostro piccolo coi nostri piû infimi atti oltre che colle nostre preghiere. Smetterla di criticarlo per un sì o un no, mostrare atteggiamenti psicorigidi sui soggetti che gli sono a cuore, sostenerlo nelle grandi battaglie spirituali e culturali.

    In Pace

  31. Luisa scrive:

    Caro Maccabeo, quando quel documento uscirà ne parleremo “en connaissance de cause”, non vorrei smorzarle il suo bel ottimismo!
    A me, a parte la reazione iperextrasuperrapida di Padre Lombardi, dà da pensare questa frase di Andrea Tornielli :
    Il documento, che avrà la forma di un motu proprio, è frutto di una lunga gestazione – lo hanno rivisto dal Pontificio consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi e gli uffici della Segreteria di Stato
    Spero che per “uffici della Segreteria di Stato” non si intenda quello di monsignor Filoni, se così fosse nutro le peggiori inquietudini, sapendo dove vanno le sue simpatie e le sue antipatie…
    Ma poi mi dico che è un documento voluto da Benedetto XVI e senza dubbio da lui “supervisé”e così riprendo fiducia e speranza.
    Comunque, sa che cosa si dice da noi? Si dice : “Il ne faut pas se gratter avant que ça pique” che darebbe, “non bisogna grattarsi prima di essere punto”. ;)
    E poi aspetto il documento sul Summorum Pontificum, mi sa che da qui a Pasqua ci vedremo un pò più chiaro…padre Lombardi permettendo.

  32. Andrea Tornielli scrive:

    Collage.

    «Ma non vi è alcun fondamento nè motivo per vedere in ciò un’intenzione di promuovere un controllo di tipo restrittivo da parte della Congregazione nella promozione del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II»
    P.Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana

    «Non so se si possa, o se con­venga, parlare di “riforma della riforma”. Quello che vedo asso­lutamente necessario e urgen­te, secondo ciò che desidera il Papa, è dar vita a un nuovo, chia­ro e vigoroso movimento liturgi­co in tutta la Chiesa. Perché, co­me­spiega Benedetto XVI nel pri­mo volume della sua Opera Om­nia , nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della Chiesa. Cristo è presente nella Chiesa attraverso i sacra­menti. Dio è il soggetto della li­turgia, non noi. La liturgia non è un’azione dell’uomo,ma è azio­ne di Dio».
    Antonio Canizares Llovera, Prefetto della Congregazione del culto divino

    «Innanzitutto non deve esser­ci alcun dubbio sulla bontà del rinnovamento liturgico conci­liare, che ha portato grandi be­nefici nella vita della Chiesa, co­me la partecipazione più co­sciente e attiva dei fedeli e la pre­senza arricchita della Sacra Scrittura. Ma oltre a questi e altri benefici, non sono mancate del­le ombre, emerse negli anni suc­cessivi al Vaticano II: la liturgia, questo è un fatto, è stata “ferita” da deformazioni arbitrarie, pro­vocate anche dalla secolarizza­zione che purtroppo colpisce pure all’interno della Chiesa. Di conseguenza, in tante celebra­zioni, non si pone più al centro Dio,ma l’uomo e il suo protago­nismo, la sua azione creativa, il ruolo principale dato all’assem­blea. Il rinnovamento concilia­re è stato inteso come una rottu­ra e non come sviluppo organi­co della tradizione. Dobbiamo ravvivare lo spirito della liturgia e per questo sono significativi i gesti introdotti nelle liturgie del Papa: l’orientamento dell’azio­ne liturgica, la croce al centro dell’altare, la comunione in gi­nocchio, il canto gregoriano, lo spazio per il silenzio, la bellezza nell’arte sacra.È anche necessa­ri­o e urgente promuovere l’ado­razione eucaristica: di fronte al­la presenza reale del Signore non si può che stare in adorazio­ne ».
    Cardinale Antonio Canizares

    «Di fronte al rischio della routi­ne, di fronte ad alcune confusio­ni, alla povertà e alla banalità del canto e della musica sacra, si può dire che vi sia una certa cri­si.
    Per questo è urgente un nuo­vo movimento liturgico. Bene­detto XVI indicando l’esempio di san Francesco d’Assisi, molto devoto al Santissimo Sacramen­to, ha spiegato che il vero rifor­matore è qualcuno che obbedi­sce alla fede: non si muove in modo arbitrario e non si arroga alcuna discrezionalità sul rito. Non è il padrone ma il custode del tesoro istituito dal Signore e consegnato a noi. Il Papa chiede dunque alla nostra Congrega­zione di promuovere un rinno­vamento conforme al Vaticano II, in sintonia con la tradizione liturgica della Chiesa, senza di­menticare la norma conciliare che prescrive di non introdurre innovazioni se non quando lo ri­ch­ieda una vera e accertata utili­tà per la Chiesa, con l’avverten­za che le nuove forme, in ogni caso, devono scaturire organica­mente da quelle già esistenti».
    Cardinale Antonio Canizares

    «Dobbiamo considerare il rin­novamento liturgico secondo l’ermeneutica della continuità nella riforma indicata da Bene­detto XVI per leggere il Concilio. E per far questo bisogna supera­re la tendenza a “congelare” lo stato attuale della riforma po­stconciliare, in un modo che non rende giustizia allo svilup­po organico della liturgia della Chiesa. Stiamo tentando di por­tare avanti un grande impegno nella formazione di sacerdoti, seminaristi, consacrati e fedeli laici, per favorire la comprensio­ne del ver­o significato delle cele­brazioni della Chiesa.
    Ciò richie­de un’adeguata e ampia istruzio­ne, vigilanza e fedeltà nei riti e un’autentica educazione per vi­verli pienamente».
    Cardinale Antonio Canizares

    Mi scuso per la lunghezza delle citazioni, vi posso assicurare che quelle del cardinale sono state da lui autorizzate alla virgola.
    Lascio a voi trarre eventuali conclusioni.

  33. francesco colafemmina scrive:

    Andrea, per quel che può valere hai tutta la mia solidarietà.

    Credo però che siamo ormai alla frutta. E mi sembra francamente assurdo che il portavoce della Sala Stampa debba fare queste “smentite preventive”, senza alcun tipo di reazione da parte della Congregazione per il Culto Divino o altri dicasteri vaticani coinvolti nella vicenda del Motu Proprio.

  34. Marco N. scrive:

    Le conclusioni, caro Tornielli, sono molto amare. Se Padre Lombardi avverte la necessità di smentire, correggere, attenuare a ogni piè sospinto anche le virgole significa che la “ragion di stato” una molto malintesa “ragion di stato” prevale sulla chiarezza e sulla Verità all’interno delle mura leonine.
    Preghiamo per il papa: ne ha veramente bisogno…ma d’altra parte certi portavoce se li è scelti proprio lui….!

  35. Cherubino scrive:

    senza nessun riferimento ai comunicati di p. Lombardi, credo che da parte di alcuni in questo blog si carichi questa notizia di aspettative un pò distorte.
    Il Rito ordinario, come le stesse citazioni di Canizares mostrano, ha i suoi meriti e non è certamente la causa dei problemi che affliggono il nostro tempo e la Fede cattolica. Ciò non toglie che a distanza di tanti anni possa essere utile migliorarne alcuni aspetti, adeguarli alle esigenze che nel frattempo sono emerse, finanche portare a compito quel rinnovamento delle indicazioni di quel Concilio Vaticano II che, per usare le parole di Benedetto XVI, è la magna charta per la Chiesa del nostro tempo.
    Ben venga quindi la riforma nella continuità, ma la continuità ora vuol dire continuità anche con il Concilio e non certo un tornare indietro. Non sarà quindi un ritorno al rito tridentino, ma un insieme di migliorie che non travolgeranno certamente il rito ordinario, ma lo perfezioneranno.
    Del resto, per sapere cosa dobbiamo aspettarci basta andare a leggere gli atti del Sinodo (se non ricordo male) di pochi anni fa sul tema.
    Tra l’altro segnalo sul blog del liturgista don Mathias Augè, un profondo articolo (su Avvenire) di Enzo Bianchi
    http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/

  36. il maccabeo scrive:

    Cara Luisa, anche se conosco molto male tutti i meccanismi di Curia (mea culpa) so bene, come lei ricorda, che in Vaticano c´e´una corrente che rema contro la pur minima restaurazione della Liturgia o del sacerdozio. E´ la stessa corrente responsabile delle fughe di notizie sul ritiro delle scomuniche ai vescovi della Fraternitá San Pio X prima della loro pubblicazione e che ha fatto da sponda ai diffusori del video con le dichiarazioni di Mons. Williamson, girato tre mesi prima della stessa abrogazione. Quanto sia potente questa corrente oggi in Vaticano lo ignoro, ma a giudicare dalla frenesia delle reazioni, mi sembra che dopo l´era Giovanni Paolo II, questa corrente sia almeno un po´ridimensionata. E´ancora forte e gode senz´altro dell´appoggio di tutti coloro che spingono per una laicizzazione, cioé per una desacralizzazione ancora piú forte della Chiesa, ma mi sembra che con l´arrivo di Benedetto XVI e la non-elezione del card. Martini sia comunque ridimensionata.
    Ma comunque ha ragione Lei, “chi vivrá vedrá”.
    Difficile peró sará una riforma della Liturgia senza un recupero del vero sacerdozio, cioé senza definire chiaramente cosa sia e cosa si voglia dal “Sacerdote”.
    Un es. Un sacerdote amico, incardinato regolarmente in diocesi, ma dispensato da un´apostolato regolare a causa degli studi, mi ha detto tempo fa che é stato invitato ad un incontro pastorale dal parroco che gli aveva chiesto di officiare nella sua parrocchia per le domeniche seguenti. All´incontro erano presenti tre donne. Il Parroco ha praticamente affidato trasporto del Messale, letture, distribuzione della comunione e quant´altro alle suddette signore. Tra le altre cose, ha chiesto a ciascuna di loro quando potevano… predicare (sic!)… al prete é stato pure chiesto se desiderasse predicare… ma solo circa due mesi dopo il suddetto incontro… poi qualche tempo fa lo stesso giovane sacerdote ha celebrato per i neocatecumenali (amenorrah sulla tavola e niente croce). Ha constatato che le famiglie sono numerose e apparentemente ben educate, ma nella liturgia ad ogni momento gli veniva detto quel che doveva fare.
    Concludo: se oggi la funzione dei sacerdoti all´altare non supera quella di… una suppellettile, in che maniera questi potranno essere responsabili della stessa liturgia se tutto dipende da responsabili pastorali, liturgici e chi piú ne ha piu´ne metta, del tutto S-provvisti di formazione e di quel carattere sacramentale che, solo, da diritto all´attribuzione di ruoli liturgici e pastorali come la liturgia e la predicazione?
    Anche dal punto di vista di una riforma non solo liturgica, ma del sacerdozio, spesso confuso in questi anni con quello di un assistente sociale, mi sembra che il lavoro non manchi e che il tempo di una ri-forma, cioé restituzione della forma giá avuta urga a piú non posso.
    “Rememoramini pristinos dies”

  37. Cherubino scrive:

    che bella storiella…

  38. P.Danilo scrive:

    Oh, finalmente, “Il maccabeo”, lei ha capito che non è sempre e tutta colpa di noi poveri preti, del clero minuto, se le liturgie non splendono come si vorrebbe e dovrebbe; anzi a dirla tutta: se si ripristinasse l’Antico Rito son convinto che la maggioranza dei preti celebrerebbe volentieri in latino.

  39. pietro. scrive:

    DEO GRATIAS…..DEO GRATIAS…..DEO GRATIAS…………. CHERUBINO, ma di cosa hai paura? Hai paura del RITO TRIDENTINO? Fortuna vuole che per me almeno questo problema non esiste, poichè 2 volte alla settimana ho la MESSA TRIDENTINA assicurata, che almeno so quando inizia e quando finisce, senza più quei “chi più nè ha più nè metta”. Caro CHERUBINO se hai tempo vieni a Bergamo una domenica alle ore 9 o al venerdì alle 20:30 e poi vedrai…..quanti giovani ci sono, ed anche ragazzi delle elementari e della medie. La funzione è sempre completa con 2 Sacerdoti che si alternano, cerimoniere, chierichetti in talare e cotta, organista con canto gregoriano, le donne e bambine con il capo coperto da un velo a destra e gli uomini a sinistra. Che nè dici? Allez cordialmente ciao.

  40. Reginaldus scrive:

    In attesa che si apra il semaforo verde della moderatore, io continuo a impostare… Allora un nuovo Motu Proprio! E che farà la fine del precedente! E con quale autorità potrebbe essere imposto, se chi lo emana si è privato della stessa autorità con cui dovrebbe imporlo??? Già molto se viene preso in considerazione! Ormai non si torna più indietro. Questi sono gli effetti della Corporate Reunion, che si è risolta in una assimilazione perfetta con la chiesa anglicana. E quindi anche in quella che fu la chiesa cattolica, avremo una Chiesa Alta, compassata e amante delle ‘forme’ tradizionali, una Chiesa Bassa, stravaccata al livello dei gusti della base più compartecipativa, e quindi incurante delle modalità, e poi una Chiesa Mediana, che proverà a barcamenarsi alla meno peggio tra le altre due…

  41. Cherubino scrive:

    E chi ha paura del rito tridentino ? ci mancherebbe di aver paura di una cosa che ha servito la Chiesa per secoli !
    Io guardo con indignazione a chi usa le cose sacre per diffondere disprezzo verso la Chiesa.
    Come se poi bastasse celebrare in rito tridentino per diventare buoni cristiani… guardate i lefebvriani cosa hanno fatto e cosa continuano a fare !
    Non manca occasione che gettino fango sul papa di turno. E’ toccato a Paolo VI, poi a Giovanni Paolo II e ora a Benedetto XVI. A che gli giova il rito tridentino ? a nulla. Sepolcri imbiancati che nettano l’esterno e non si curano di pulire l’interno.
    http://eucharistiemisericor.free.fr/index.php?page=1901111_fraternite

  42. Johnny scrive:

    How fortunate Traditional Roman Catholics are in the certainty of our faith and actions by simply following the liturgy before the reforms of Bugnini. One might ask, why is that? We have the Mass of the Ages, which was codified by the Council of Trent, to be unchanged for all time. We have the latin language, which can never be abbreviated or expanded. We have Gregorian chant, meticulously recorded in the Liber Usualis. We have the Liturgical Calendar with Saints and Martyrs to guide us through the year. We have the Sacraments, handed down to us by the Apostles. And we have the doctors of the Church, who have written volumes on each of these topics for anyone interested in studying more.

    Isn’t it ironic then, graced with nearly 2000 years of tradition and scripture, that the modernists of Vatican II threw it all away. It’s almost like they wanted the same confusion and uncertainty of all other religions. Well, they have what they wished for. Reform, reform of reform, or just plain improvisation, Novus Ordo Catholics ended up with nothing better and a whole lot worse.

    These quacks in Rome and their fiddling bishops around the world will never get it right. They will someday simply admit it was a grave mistake and throw out everything to do with reform. It won’t be the first time that the bishops were wrong, and it probably won’t be the last.

  43. pietro. scrive:

    CHERUBINO ” Ache gli giova il rito tridentino? A nulla. Sepolcri imbiancati che nettano l’esterno non si curano di pulire l’interno?” Parole vergognose non degne di un cristiano. Ricordati, caro amico, che assistere a una SANTA MESSA in rito tridentino non è sinonimo di lefebvriano nè tanto meno di far parte della Comunità di S. PIO X, donc regolati. Dov’è la tua carità Cristiana? Ti pregherei, caro amico, di scendere dallo scranno su cui ti sei assiso. Allez ciao.

  44. Cherubino scrive:

    a parte il fatto che quelle parole “vergognose” sono nel Vangelo, poi dovresti ripassare un pò la lettura: non ho detto che andare alla messa in rito straordinario sia negativo, ho detto che preferire la messa in rito straordinario non è necessariamente segno di superiorità cristiana, nè andare a quella in rito ordinario è segno di inferiorità.
    Quindi ho fatto un esempio evidente: i lefebvriani seguono il rito tridentino eppure portano una grave ferita all’unità della Chiesa e alla fede delle persone separandole da essa. L’articolo di Introvigne che ho linkato mostra come essi non perdono l’occasione per ripetere le loro assurde accuse al pontefice di turno.

  45. don antonio porpora scrive:

    Non mi sembra serio fare illazioni sui giornali senza fondamento in re….ma ormai anche i giornalisti cristiani non rispettano il segreto pontificio…figuriamoci se ci si può aspettare che lo rispettino gli altri.
    Del resto si sa bene che uscite giornalistiche del genere oggi servono solo a far vendere i giornali.
    E ‘Il Giornale’ in questo è maestro.

  46. il maccabeo scrive:

    Mons. Tissier ha scritto un libro su Ratzinger? Bene, lo leggero´con piacere.
    Non mi sembra che Introvigne, a parte l´ottimo riassunto e lo stracciarsi le vesti per “leso kantismo”, abbia argomentato una sola linea contro gli argomenti di Mons. Tissier.
    Per cui… “quidquid gratis asseritur gratis negatur”.

  47. Cherubino scrive:

    Finalmente ora è tutto chiaro, un altro seguace della chiesa lefebvriana.

  48. pietro. scrive:

    CHERUBINO, sì hai ragione, le ha dette Gesù Cristo, ma non le ha dette riferendosi ai Lefebvriani. Tu purtroppo, caro amico, quando ti tremano le gambe ti vuoi lavare la bocca come vuoi tu , non secondo la logica. Tu , sei come un altro bloggista, che anche tu conosci bene e di cui non faccio nome, che come i cavalli vuoi sempre andare diritto, purtroppo ho capito che per te la carità non esiste, nè tantomeno l’amore verso gli altri, anche se possono essere nell’errore, ma non sta a noi giudicare. Un’altra cosa, ricordati che la Messa Tridentina non è una Messa Straordinaria. Quando saremo di là troveremo tante sorprese. Allez, ciao, je vais à coucher.

  49. Luisa scrive:

    La smentita di Padre Lombardi ricorda quella di Ciro Benedettini nel 2009 sempre a seguito di un articolo di Andrea Tornielli.
    Insomma, vade retro riforma della riforma, tutti ne parlano nessuno la vede, tanti la invocano, perchè non ne possono più delle fantasie liturgiche domenicali, ma troppi sono coloro che non la vogliono, e ti credo, dopo più di 40 anni di libertà si vorrebbe cambiare le loro abitudini!
    Allora arrivano Benedettini e Padre Lombardi e gattano, ieri come oggi, un buon secchio di acqua gelata per smorzare sul nascere eventuali speranze o entusiasmi da una parte e spegnere il fuoco della collera e della rivolta dall`altra.
    Che pena fanno certi interventi per quello che lasciano intravedere di ciò che succede nei corridoi oscuri del potere.
    Che cosa non è piaciuto a certe alte sfere vaticane nell`articolo di Andrea Tornielli?

  50. Luisa scrive:

    Questo l`articolo di Andrea Tornielli del 2009:

    http://www.ilgiornale.it/interni/ratzinger_riforma_messa_basta_lostia_mano/22-08-2009/articolo-id=376052-page=0-comments=1

    Poi viene la smentita di Benedettini…e quel documento non si sa che fine abbia fatto.
    È esagerato pensare che quell`anticipazione è per qualcosa nella messa in soffitto del documento?
    Oggi nuovo articolo e smentita di Padre Lombardi, a che cosa dobbiamo prepararci?

  51. IL SERVO DI DIO
    Padre Ildebrando Antonino Santangelo, nasce ad Adrano, il 30 luglio 1931.

    —–la vita——

    E così dopo immani sofferenze, l’8 dicembre 1992, proprio mentre sotto il balcone della stanza dove Padre Santangelo si trova a letto, sofferente ma sempre sereno, transita in processione e sosta il venerato simulacro della Vergine Immacolata, la sorella gli dice: “C’e la Madonna”. Egli sorride e, tenendo lo sguardo fisso verso la porta, rende l’Anima al suo Signore che aveva fedelmente servito per tutti i suoi 79 anni di vita.

    L’Immacolata è venuta, si è fermata e l’ha preso con sé per accompagnarlo all’altra riva.”

    Preghiamolo: lui, quand’era ancora qui sulla terra, ben conosceva tutto le questioni di cui si parla in questo thread. Ed ora, che è nella Gloria, volete che non ci aiuti a intravedere quella Verità che lui già contempla?

  52. Andrea Tornielli scrive:

    Non avrei voluto ricordare l’episodio, ma visto che l’ha fatto Luisa, forse varrà la pena ricordare che cosa era successo nell’agosto 2009.
    Scrissi allora un articolo riguardante la “riforma della riforma” (allora usai questa espressione, che come sapete non è mia, ma di un certo cardinale Joseph Ratzinger) e descrissi alcune intenzioni della Congregazione del culto divino. Tra queste c’era quella di rivedere le introduzioni dei testi liturgici.
    Padre Ciro Benedettini, il vicedirettore della Sala Stampa vaticana (vorrei che fosse chiaro che io non ce l’ho con lui né con il padre Lombardi, che fanno queste smentite perché gli viene richiesto) si affrettò a smentire il mio articolo dopo aver parlato con il sottosegretario della congregazione del culto divino, mons. Ward.
    Lo scorso dicembre, cioè 16 mesi dopo quell’articolo, il cardinale Canizares (cioè il diretto superiore di Ward, un porporato che una qualche competenza in queste materie ce l’ha, essendo stato nominato Prefetto della Congregazone), ha dichiarato:
    “Questo impe­gn­o sarà accompagnato dalla re­visione e dall’aggiornamento dei testi introduttivi alle diverse celebrazioni ( prenotanda )”. Ha detto cioè che la Congregazione avrebbe rivisto le introduzioni dei testi liturgici. E ha confermato la volontà del Papa di dar vita a un nuovo movimento liturgico per una maggiore fedeltà alla riforma voluta dal Concilio.
    E’ stato il cardinale Canizares a confermare quanto avevo scritto e a smentire la velocissima smentita di padre Benedettini.
    Ora, io sapevo e ho scritto che era in dirittura d’arrivo un motu proprio che riorganizzava le competenze e ne toglieva alla Congregazione del culto divino (cause matrimoniali del rato non consumato). E questo padre Lombardi l’ha confermato.
    Sapevo e ho scritto che il motu proprio, in un passaggio del testo, avrebbe incaricato la Congregazione di dar vita a questo movimento liturgico (nell’articolo ho usato il condizionale, e ho parlato di un passaggio: sapevo infatti che la ragione del motu proprio è tecnico-giuridica e riguarda il trasferimento di competenze dal culto divino alla Rota romana).
    So, perché lo ha più volte dichiarato il cardinale Canizares, che il Papa desidera che la congregazione dia vita a questo movimento liturgico, prendendo spunto dai cambiamenti che Benedetto XVI ha voluto introdurre nelle liturgie papali.

  53. Cherubino scrive:

    pietro. sei in errore, io non ho nessun livore, odio, rancore verso i lefebvriani, ma indignazione. E’ una cosa molto diversa. Lo so che oggi una certa strategia di comunicazione si basa sul “tema dell’odio” a cui si contrapporrebbe il “partito dell’amore”, ma è tutta una farsa.
    La mia indignazione nasce in reazione a veri e propri attacchi alla Chiesa e al Papa. In poche settimane ancora una volta i lefebvriani hanno dato dell’eretico al Papa. Bisogna amarli cristianamente, certo, ma questo non vuol dire considerarli amici. Il Vangelo dice di amare i nemici, in quanto nemici, non perchè si fa finta che non lo siano. Altrimenti la gratuità dell’amore si annacqua.
    Quindi è proprio dell’amore -quello vero non quello della propaganda- non mentire e far comprendere di non essere riamato, per indurre un cambiamento salutare.
    I lefebvriani sono in grave errore, attentano ogni giorno all’unità della Chiesa celebrando Messa, e alla salvezza dei cristiani cui amministrano un finto sacramento, una Confessione che non ha per effetto la remissione dei peccati.
    Quanto alla Messa, il Motu proprio di Benedetto XVI (di cui probabilmente hai letto solo i vari “rissuntini” sui siti tradizionalisti) parla proprio di “Rito ordinario” per quello della Riforma di Paolo VI e di “Rito extraordinario” per quello di Giovanni XXIII che risulta l’ultima versione vigente del rito tridentino. Essi sono dunque due forme dell’unico Rito, ma la prima è la forma ordinaria e la seconda è la forma straordinaria. E giusto per tua informazione a Pasqua è obbligo celebrare Messa davanti al popolo nella forma ordinaria. Chi celebra tale festività in Rito straordinario davanti al popolo commette un atto illecito.

  54. Marco N. scrive:

    credo che da parte di alcuni in questo blog si carichi questa notizia di aspettative un pò distorte...

    Le rammento che Padre Lombardi ha smentito, sia pure parzialmente e con una dicniarazione di pessimo gusto, l’estensore del thread, non i commentatori.

    Quanto al resto la Barca di Pietro forse in qualche modo fa acqua anche per l’arroganza di molti che ritengono di saperne più del Papa e questo blog a volte arranca perchè qualche commentatore perditempo ritiene di saperne più dello stesso Tornielli.

  55. Luisa scrive:

    Partendo dal preambolo,e Andrea Tornielli lo sa, che non amo le anticipazioni, ma che, pur non apprezzandole, so che le informazioni che Andrea dà non sono il frutto della sua immaginazione ma vengono da fonti “di prima mano” e sicure, quando avrò il documento sotto gli occhi potrò metterlo in raffronto con l`articolo di Andrea del 2009 e l`intervista al card. Canizarès del 2010 che già aveva fatto passi indietro evidenti.
    Vedrò allora che fine avrà fatto la “riforma della riforma” evocata e descritta nel 2009, diventata termine che è preferibile evitare nell`intervista al card. Canizarès.
    Vedrò il contenuto e le intenzioni di questo “movimento liturgico” destinato ad attuare la Sacrosanctum Concilium che, lo ricordo, data del 1963!
    E vedrò anche quali sono i mezzi che si sarà data la Congregazione competente per controllare la retta applicazione del documento.
    Ah, ma, dimenticavo che non ci sarà nessun controllo “di tipo restrittivo”…

  56. Simon de Cyrène scrive:

    Ottimo articolo si Zenit sull’uso di una lingua sacra scritto da Padre Uwe Michael Lang che è Officiale della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e Consultore dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice:
    http://www.zenit.org/article-25506?l=italian
    E’ piacevole vedere che soggetti un tempo considerati tabù rinvengano positivamente in prima linea: le cose si muovono piano piano ma sicuramente.
    In Pace

  57. Simon de Cyrène scrive:

    Personalmente, e so di ripetermi e me ne scuso, ma anche la messa in perspettiva del Dr Tornielli in Scrive: febbraio 10th, 2011 at 7:18 am non mi fa cambiare l’idea che la “smentita” del buon P. Lombardi non ne sia una indirizzata specificamente al Nostro.
    Rimango convinto che si indirizzi ai mitrati colla coda di paglia che hanno avuto paura che la nuova struttura sia troppo “invadente” a loro gusto.
    Infatti l’uso del termine “restrittivo” non si trova nè nell’articolo del Nostro nè in quello di Rodari: esso è quindi di origine spuria ed il suo uso è comprensibile solo da chi lo ha usato per primo.
    In Pace

  58. pietro. scrive:

    CHERUBINO, scusa ma tu sei fuori della norma, tu come molti altri ti sei disegnato le tue leggi, il tuo Cristianesimo e quant’altro, purtroppo ho con-statato (che vuol dire stare insieme) che con te è inutile dialogare. I tipi come te sono i primi ad andare ad Assisi per parlare di dialogo e pace, ma poi in concreto……nulla……o accetti così o……Questi Cattolici mi fanno paura, anzi sono il male della Chiesa./// Tu dici:”E giusto per tua informazione a Pasqua è obbligo celebrare Messa davanti al popolo nella forma Ordinaria. Chi celebra tale Festività in Rito Straordinario davanti al popolo commette un atto illecito”. Ma chi lo dice , lavori forse nella commissione Liturgica in Vaticano? Scommetto che non conosci nemmeno il Bimensile “LITURGIA”? Mi vuoi spiegare quale è l’atto illecito? Illecito è forse colui che non la pensa come te? Tu, purtroppo, non hai girato l’Europa, e quindi non hai un’apertura al dialogo e al confronto, ma ti arrocchi e non guardi oltre, stai attento la Chiesa e la Liturgia esistevano anche prima del Concilio Vaticano II°. Io non sono un illecito se assisto alla Messa Tridentina, come pure non lo sono gli altri, dato che il PAPA con il suo MOTU PROPRIO ci ha dato questa possibilità, che non vuol dire non condividere la Dottrina e il Magistero della Chiesa del POST-CONCILIO. Ti consiglierei di leggere la parabola del Buon Pastore o del Figliol Prodigo. Ti lascio un ultimo consiglio di fratello nella fede:”Bisogna più essere che apparire”. Ti lascio ora perchè ho da fare, ma sono sempre disponibile…..allez bon journèe et si Dieu le veux à la prochaine et à bientot,ciao.

  59. Cherubino scrive:

    ah sì ? io mi farei la mia legge ? Intanto leggiti tu i documenti della Chiesa. Quanto a quel pasasggio era interpretato inel modo in cui ti ho detto.
    Devo però rettificarmi, perchè ho visto che una lettera della Ecclesia Dei, interpellata proprio per questa interpretazione, dice che è possibile la celebrazione di Messa del Triduo in rito straordinario, ma con il permesso del Vescovo e purchè sia presente comunque anche la Messa in rito ordinario.

    Il motu proprio Summorum Pontificum, Benedetto XVI:

    Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI e’ la espressione ordinaria della ”lex orandi” (”legge della preghiera”) della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa ”lex orandi” [...]

    Percio’ e’ lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. [...]

    Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, puo’ usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e cio’ in qualsiasi giorno, ECCETTUATO IL TRIDUO SACRO.

  60. Concilio scrive:

    à Pietro:

    Scusa sai, ma se proprio devi usare una lingua straniera per mostare la tua cultura europea, potresti evitare gli errori di ortografia ?

  61. macv scrive:

    Cherubino quello che non capisco è perchè i levreviani siano accusati di essere dei tremendi eretici che gettano fango contro la Chiesa e contro il papa e invece i teologi tedeschi che hanno firmato il documento di cui si è trattato nell’altro post siano dei perfetti cattolici. C’è qualcosa che non mi quadra. Difendere la liturgia tradizionale dagli abusi è tremenda eresia mentre chiedere di stravolgere tutto quello che la Chiesa cattolica ha sempre affermato come il celibato dei preti, questo no ?? non riesco a capire come ragioni. Ma forse qui non si tratta di ragione ma solo di pregiudizio e di ideologia, contro cui è inutile discutere.

  62. macv scrive:

    tu continui a dite “leggiti i documenti della Chiesa” ma anche sul celibato dei preti ci sono fior di documenti della Chiesa che i teologici tedeschi evidentemente o non hanno letto o da cui hanno deciso di dissentire. e che dire di quesi vescovi aed alti prelati che debbono sempre fare il 2controcanto” al magistero della Chiesa, come il cardinale martini che ha detto testualmente che la enciclia “Humanae vitae” fu uno sbaglio? perchè tu non inviti mai anche costoro a leggersi i documenti della Chiesa?

  63. macv scrive:

    Se vogliamo leggerci i documenti della Chiesa caro Cherubino allora leggiamo TUTTI a partire da quelli del CVII che sono stati ampiamente disattesi:
    Per esempio è un documento della Chiesa questa affermazione del Concilio Vaticano II: (Articolo 36 della Costituzione conciliare sulla liturgia):
    “Si mantenga l’uso della lingua latina nei riti latini”
    E’ documento della Chiesa anche queste parole di Giovanni XXIII (Veterum sapientia)
    “Nessun innovatore ardisca scrivere contro l’uso della lingua latina nei sacri riti”
    E’ documento della Chiesa anche la Lettera apostolica “Sacrificium laudis “di Paolo VI:
    “Abbandonare il latino attenta non solo a questa sorgente fecondissima di civiltà e a questo ricchissimo tesoro di pietà, ma anche al decoro, alla bellezza e all’originario vigore della preghiera e dei canti della Liturgia”
    Tutti documenti della Chiesa di cui la gran parte dei vescovi e del clero postconciliare .. se ne è allegramente fregato come se non esistessero, come se quello che auspicavano Giovanni XXIII e Paolo VI non avesse alcuna importanza !!senza NESSUNA conseguenza mentre mons. Levfevre ha pagato caro il suo dissenso!

  64. Cherubino scrive:

    macv, non sai di cosa parli. Trovami un solo documento del Magistero da s. Pietro ad oggi in cui c’è scritto che il celibato dei chierici è una norma di diritto divino, quindi inderogabile.
    Poi spiega perchè nelle Chiese orientale e nei primi secoli cristiani il celibato non era un obbligo per i sacerdoti.

    Quanto ai teologi della lettera
    1) essi hanno chiesto di discutere, prendere in considerazione, rimettendosi quindi all’autorità ecclesiale, i lefebvriani invece disobbediscono ogni giorno;
    2) i teologi hanno chiesto di discutere argomenti sui quali c’è attualmente ricerca e non risulta abbiano comunque detto delle eresie, tanto è vero che la Conferenza episcopale tedesca, l’unica istituzione ad avere voce in merito dopo il papa e la Congregazione per la dottrian della Fede, non ha parlato nè di errori nè di aperto contrasto con il Magistero, ma di “tensione”. I lefebriani contestano un Concilio ecumenico e un bel pò di pontefici.

    3) quelli fra i teologi che sono sacerdoti amministrano sacramenti validi, i lefebvriani ingannano i fedeli quando dicono di dare l’assoluzione, mettendoli in gravissimo pericolo spirituale.

  65. Cherubino scrive:

    E giusto per amore di verità: mons. Lefebvre, pace all’anima sua, fa pagare caro il suo dissenso a coloro che seguono i suoi errori.

  66. Andrea scrive:

    Caro macv,
    senza nutrire alcuna simpatia per mons.Lefebvre, la ringrazio per le belle citazioni che riporta alle 11:42.

    Caro Simon (8:57),
    sono del tutto d’accordo sul fatto che la “diga” del conservatorismo sessantottino si stia sgretolando (Deo gratias!!).
    Vorrei aggiungere però che l’articolo di padre Lang insiste sul tema della sacralità di ogni lingua usata nelle religioni (tesi della dott.ssa Mohrmann, da lui citata), conducendo FUORI STRADA.
    Io sostengo, infatti, che il latino ha una sua “freschezza” unica, non solo perché la Provvidenza l’ha preparata come lingua sintetica e sostanzialmente concreta (quindi inadatta ai sofismi), ma soprattutto perché il suo uso testimonia la dimensione POLITICA della Chiesa. In altre parole, se oggi usiamo il latino testimoniamo che l’Impero Romano non è morto, ma continua nella Cattolicità.
    Come lei sa, si dice che il primo Papa/Imperatore (non “re”, come diceva la Massoneria!) sia stato S.Gregorio Magno: importantissimo anche per la liturgia!

    Cordialmente

  67. Cherubino scrive:

    meno male, qualcuno si è accorto che l’articolo di p. Lang diceva una cosa diversa…

  68. Andrea scrive:

    Sì, “cherubino”, ma mi sembra difficile che lei concordi con la mia descrizione storico-politica (e non sacrale) del ruolo del latino.
    Devo chiudere il PC!

  69. Artefice1 scrive:

    Provo a dire la mia.
    Sempre manifestazioni sono, ma che differenza gente.
    La Sacralità è del Senso. Sarebbe il Bene da CON-Seguire Riconoscendo. (Operazione che per Essere CON-Sumata interamente richiederebbe l’Eternità.)
    Purtroppo e per giunta s’Impone l’Esistente che svanisce. Esistente da PER-Seguire e CON-Finare.
    Siamo proprio sicuri che delle naturali procedure PER-Seguite, abbiano a promuovere nel Cristiano il Sentimento Autentico, Originario, Eterno, ed Universale, piuttosto che sollecitare Ordinarie Passioni?

  70. il maccabeo scrive:

    Luisa ricorda molto argutamente come questa “riforma della riforma” – o come lo chiama piuttosto Andrea conformandosi rispettosamente al politically-correct-chese vaticano: “nuovo movimento liturgico per una maggiore fedeltà alla riforma voluta dal Concilio” – di fatto sono “destinati ad attuare la Sacrosanctum Concilium che … data del 1963!”.
    La glossa ufficiale ci dice poi che il Concilio é continuazione della Tradizione.
    Deduciamo cosi´ troppo chiaramente che la nascita di questo “Nuovo Movimento liturgico ecc..” o di questa “Riforma della riforma” é chiara ammissione che la Liturgia odierna non solo nulla ha, o ben poco, a che fare con la Tradizione…. ma neppure col Concilio Vat. II!!!
    Ci sarebbe dunque lecitamente da domandarsi: ma che han fatto i Papi, sommi custodi della Fede, e dunque della Liturgia-luogo teologico e principale mezzo di grazia per i fedeli e la Chiesa tutta- nonché le Congregazioni competenti, nonché i Vescovi dal 1963 al 2011, cioé in mezzo secolo buono di sfaceli liturgici???
    Invece di occuparsi di dialogo interreligioso con risultati zero e di Ostpolitik con risultati anche minori del primo, non sarebbe stato meglio assicurare ai fedeli una fonte sicura di grazie e alla Chiesa un Baluardo solido della fede come la liturgia???
    Ma davvero sarebbero i Media i responsabili della crisi della fede, della estinzione delle vocazioni e delle famiglie cristiane e del Relativismo?
    O ci sarebbe da cercare forse un po´piu´vicino a… Casa Nostra?
    Ammesso e non concesso che questo Movimento di Riforma Liturgica riesca presto nell´intento che dice di prefiggersi e non sia invece ancora rimandato alle calende greche…
    Insomma, “qui potest capere capiat”…

  71. Stefano78 scrive:

    Dott. Tornielli. La ringrazio per il suo servizio di informazione e ricerca. Purtroppo lei stesso si rende conto quanto non sia falsa l’affermazione che vi sono resistenze reali e ribellioni concrete al Papa, al Magistero e alla Tradizione. Non vedo perchè si dovrebbe correre a negare l’evidenza, come quella descritta dal suo articolo, in modo così celelre (degno di altra causa!), per una cosa talmente “naturale” quale la fedeltà alla Tradizione Liturgica della Chiesa. Oppure non è più “naturale”?

    Tra l’altro colgo l’occasione per farle una domanda: lei, come giornalista, farà parte del “movimento liturgico” che vuole il Papa?

    Sarei molto contento di una sua risposta.

    Grazie.

  72. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Stefano,
    se intende che come giornalista darò conto di ciò che accadrà, sicuramente sì. Mi piacerebbe essere in grado di presentare al meglio i programmi del Papa, secondo le sue intenzioni, e – se possibile – favorire la comprensione delle sue ragioni.

  73. Stefano78 scrive:

    La ringrazio per la risposta. Ne sono contento.

    Ma, mi permetta di riprendere un tema a me caro che ho affrontato spesso nelle sue pagine, nella quali sono “ospite”.

    A mio avviso serve che i Cattolici, tra i quali lei Dott. Tornielli, ciascuno per la propria parte e nel proprio “ruolo”, si impegnino “concretamente” affinchè (sempre nelle propria parte e nel proprio ruolo) possa emergere chiaramente e concretamente l’ Ermeneutica della Continuità dichiarata dal Santo Padre come unico e insostituibile fondamento delle riforme.

    Che intendo? Beh, che noi cattolici, sui media Cattolici ma anche “laici”, abbiamo il “dovere” (mi conceda questo termine) di rispecchiare sempre e comunque e ovunque la Fede Tradizionale (non tradizional-ISTA).

    Il che, tradotto in soldoni, significa “difendere” e “diffondere” il Deposito che abbiamo ricevuto. Con il criterio della Carità nella Verità (binomio inscindibile).

    Difendere la Liturgia Cattolica dagli abusi e dalle riforme “a tavolino” si può anche dai giornali, secondo me, stigmatizzando ciò che va in opposizione ad Essa, identificandolo nettamente, e chiedendo che il “Diritto” del Culto Divino sia rispettato per il bene delle anime.

    Intendo dire, ad esempio, che quando si diffondono sotto il “marchio cattolico” dei “cibi adulterati” allora occorre che vengano ben identificati e portati all’attenzione di tutti.

    E’ il caso di pubbliche eresie, proclamate da chi, in seno alla Chiesa è già stato corretto e richiamato all’ordine. Come anche è il caso di chi nei media cattolici scrive e diffonde dottrine che col Cattolicesimo hanno poco a che fare.

    Essere “sentinella” anche in questo, sarebbe un importante aiuto a chi cerca di esserlo ma è “piccolo” e “surclassato” dai media generalisti.

    Certo, questo aumenterebbe esponenzialmente il suo già abbondante lavoro. Ma magari guadagnerebbe altri tesori in Cielo per lei. Aggiunti a quelli che sicuramente già custodisce.

    Grazie.

    Stefano Fiorito

  74. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Cherubino, è ben noto che io non tema di dar legnate ai lefebvriani ogni qual volta me ne capiti l’occasione.
    Ma non temo manco darla ai “progressisti” quando ce ne è bisogno.
    E entrambi sono accomunati nella disobbedienza.
    Solo con modalità diverse: gli ultra-tradizionalisti lo fanno apertamente; i progressisti invece lo fanno velatamente.
    E se gli ultra-tradizionalisti contestano il Magistero dal Concilio ad oggi (49 anni circa), i “progressisti” con le loro assurde richieste, sempre velatamente, lo contestano dall’anno 0 ad oggi, o almeno dal 1521 ad oggi, vista la simiglianza delle loro “tesi” e istanze al protestantesimo …

    La partigianeria non è buona cosa…

  75. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    E poi caro Cherubino gli ultra-tradizionalisti, i lefebvriani, in questo caso cosa C’entrano?
    Assolutamente nulla!
    E se proprio vogliamo farceli entrare, allora non ho alcun timore che quì fanno solo una bella e buona figura!
    Dal punto di vista formale non commettono scempi e abusi liturgici, anzi!
    Distinguono bene il ruolo dei laici dai ministeri ordinati!
    Di sparare fesserie tipo “donne in servizio ecclesiale”
    (che poi che vuol dire bhò!) men che meno!
    Sul resto non ne parliamo proprio!

    Cherubì, qui fanno solo BELLA FIGURA, quindi lascia perdere e concentrati a sparare sull’altro vero obiettivo: I progressisti !
    a meno che la simpatia o la partigianeria non te lo permetta… e mi sa che è così…

  76. Pasquale scrive:

    Non credo che il compito del giornalista sia quello di “sentinella” ma di reporter il più possibile imparziale. Certi termini militareschi lasciamoli a chi ,come Stefano78,ha solo voglia di scatenare una qualche guerra santa.

  77. il maccabeo scrive:

    Obbligare certuni a …sparare sui progressisti?
    Ubi, ma che fai, solo i piu´grandi tiranni obbligano i condannati ad eseguire la propria condanna! Fu il grande peccato di David, che costrinse Uria a portare al suo generale la propria sentenza di morte…
    eh eh! … un caro saluto.

  78. Cherubino scrive:

    Ubi, le categorie di progressisti e tradizionalisti sono fuorvianti. Per questo non uso nè l’una nè l’altra.
    Vi sono solo coloro che strappano la tunica di Cristo, opponendo la loro interpretazione documentale al Magistero, il quale -è bene ricordarlo ancora- è vivente, il Magistero è unico e vive nella gerarchia del tempo in cui si vive. Essa è l’unica che può spiegare il senso dei documenti del passato, per i quali non esiste un principio di “sola scriptura”.
    Quindi in genere uso il termine “tradizionalisti fondamentalisti” perchè i tradizionalisti sic et simpliciter in sè sono cattolici come tutti gli altri. Quando cominciano a disprezzare gli altri che non condividono le loro preferenze o la loro sensibilità diventano “tradizionalisti” nel senso di fondamentalisti.
    E per i progressisti ? Pessimo termine, usato ma soprattutto abusato. Come la Tradizione non è un male così non lo è il progresso. Teologicamente la Chiesa è chiamata a progredire. Il papa parla di riforma e continuità che devono andare a braccetto. Quindi anche riforma. E riforma non può mai essere un mero ritorno al passato. La riforma contiene il passato, ma lo supera anche.

    Il punto allora non è riforma sì / riforma no, ma quale riforma. In che modo fare cose nuove, secondo le esigenze storiche e anche secondo una comprensione teologica più vasta, che però “contengano” ciò che del passato è essenziale.

    Progressista da solo non vuol dire nulla. Si deve vedere quale progresso viene proposto, cioè se sia vero progresso o deviazione mascherata da progresso. Ma gli unici deputati a dirlo sono i il Papa e i Vescovi. E il primo non si è espresso, i secondi non si sono strappate le vesti o gridato all’anatema. Ascoltiamoli.

  79. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    “Ubi, le categorie di progressisti e tradizionalisti sono fuorvianti.”
    E vvà buon…

    A proposito, ma i simil-protestanti (azz… pure questa è una “categoria”) quella Tunica la cuciono?
    A me sembra proprio di no!

  80. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    “ma quale riforma”!
    Nulla di particolare, la Messa come la Chiesa comanda e il Santo Padre ci mostra. PUNTO!

  81. Cherubino scrive:

    a proposito di simil-protestanti, ricordi il thread di questo blog in cui Tornielli applicava il concetto di spirito protestante ad un certo modo di intendere la Tradizione e per questo è stato a lungo bastonato dai tradizionalisti fondamentalisti ?

    Quanto al fatto che i lefebvriani “in fondo” non fanno nulla di male… è veramente allucinante! Il più esteso scisma dopo Lutero. Un ribellione senza precedenti. Falsità nell’amministrazione dei sacramenti (la Confessione) e grave danno per coloro che non ricevendo un assoluzione efficace si comunicano commettendo sacrilegio. Diffamazione gravissima verso i pontefici.

    Vabbè… tanto i nodi ormai stanno venendo al pettine. I colloqui sono ormai arenati e l’aggressività verbale dei loro capi ne è un chiaro segno. Poi verrà il primo maggio, con la beatificazione di Giovanni Paolo II. A quel punto i lefebvriani non potranno più portare avanti la strategia dei due giochi: ottenere il massimo dalla Santa Sede fingendo di cercare un punto di incontro (senza in realtà fare un passo indietro) e intanto prepararsi ad un nuovo scontro, cercando di fare il massimo di proselitismo.
    La beatificazione di Giovanni Paolo II, oltre a tutto il valore in sè che ha, ha come effetto secondario quello di ratificare a distanza di anni la correttezza della scomunica che questo papa ha decretato per mons. Lefebvre. Un fatto che i lefebvriani non potranno tollerare. Inoltre prima o poi (secondo me presto) essi procederanno alla ordinazione di nuovi Vescovi, commettendo così un nuovo atto scismatico identico a quello di mons. Lefebvre. A quel punto la via di non ritorno sarà segnata.
    Spero che ciò non avvenga, ma purtroppo non ho molte speranza che vada diversamente.

  82. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Cherubino, il tema dei tradi-protestanti mi sembra sia stato trattato abbondantemente. In questo thread si parla della Liturgia. Ora i tradiprotestanti non li ho tirati in ballo io. E ti ripeto, se vogliamo tirarli proprio in ballo, dobbiamo dar atto che in tema Liturgia di scempi non li possiamo proprio accusare.
    Quello dell’inosservanza delle norme liturgiche più elementari quando non della più elementare decenza e rispetto della sacralità di ciò che si compie, è un campo in cui primeggiano gli “ultra-modernisti” e questo in quanto simil-protestanti magari non credono nella transustanziazione, o ci credono meno… o iniziano a non crederci, fino alla peggiore ipotesi: non ci hanno mai creduto!
    Perchè caro Cherubino, chi ci crede, la Liturgia la fa come la deve fare…

  83. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    E poi smetti di sciacquarti continuamente la bocca nominando il futuro beato Giovanni Paolo II, quando magari della grandezza dottrinale di quel Sant’uomo non hai capito un emerito tubo! Visto che non sai capire la grandezza della Veritatis splendor e della Fides et ratio, pietre miliari, incudini su cui sono destinati ad abbatersi inutilmente fino a consumarsi, i martelli degli errori ed eresie presenti e del prossimo futuro.
    Incudini su cui si sfracellerà consumandosi in un nulla di fatto la “letterina” di cui si parlava ieri…
    Quelle Encicliche condannano già abbastanza anticipatamente…

  84. Cherubino scrive:

    a dire il vero non è che la liturgia tridentina fosse esente da problemi. Adeguata al tempo in cui era stata definita, prestava il fianco ad altri tipi di aberrazioni liturgiche. E ben poco realizzava il principio “dell’actuosa participatio”. Si parla anche di “rubricismo”.

    Lo stesso papa attuale parla di questi difetti. Ad esempio dice “Occorre riconoscere, d’altra parte, che la celebrazione della vecchia liturgia aveva perduto molto, rifugiandosi nell’individualismo e nel privato, e che la comunione fra sacerdote e popolo era insufficiente. Ho grande rispetto per i nostri vecchi che durante la Messa bassa recitavano le orazioni contenute nei loro libri di preghiere, ma non si può certo considerare questo come l’ideale di una celebrazione liturgica. Forse, queste riduzioni delle forme celebrative sono la vera ragione per cui in molti paesi la scomparsa dei vecchi libri liturgici non ha avuto peso e la loro perdita non ha causato dolore. Non c’era mai stato, infatti, un contatto con la liturgia in sé.” (discorso tenuto a Roma, presso l’Hotel Ergife il 24 ottobre 1998).

    E circa la “lingua sacra”:
    ““In generale”, dichiara, “io penso che tradurre la liturgia nelle lingue parlate sia stata una cosa buona, perché dobbiamo capirla, dobbiamo prendervi parte anche con il nostro pensiero, ma una presenza più marcata di alcuni elementi latini aiuterebbe a dare una dimensione universale, a far sì che in tutte le parti del mondo si possa dire: «io sono nella stessa Chiesa». Perciò in generale, le lingue parlate sono una soluzione. Ma una qualche presenza del latino potrebbe essere utile per avere una maggiore esperienza di universalità. (Intervista del 5 settembre 2003).

    Circa poi l’opportunità di restaurare il rito tradizionale, Ratzinger dice (Il sale della terra, p. 200): “Da sola, questa non è una soluzione. […] un semplice ritorno all’antico non è una soluzione. La nostra cultura si è così trasformata negli ultimi trent’anni che una liturgia celebrata esclusivamente in latino comporterebbe un’esperienza di estraniamento insuperabile per molte persone. Quello di cui abbiamo bisogno è una nuova educazione liturgica, soprattutto dei sacerdoti.”

    E quanto al Messale di Paolo VI dice:
    “Le due forme dell’uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda: nel Messale antico potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi. La Commissione «Ecclesia Dei» in contatto con i diversi enti dedicati all’«usus antiquior» studierà le possibilità pratiche. Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso. La garanzia più sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunità parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformità alle prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica di questo Messale”. (Lettera di accompagnamento al Motu proprio).
    (NOTA MIA: Quindi preparatevi a veder ritoccato anche il rito tridentino).

    Quale sarebbe quindi il Ratzinger-pensiero ? Lo dice lui stesso:
    “Prima di Trento, la Chiesa ammetteva nel suo seno una diversità di riti e di liturgie. I Padri tridentini imposero a tutta la Chiesa la liturgia della città di Roma, salvaguardando, tra le liturgie occidentali, solo quelle che avessero più di due secoli di vita. È il caso, ad esempio, del rito ambrosiano della diocesi di Milano. Se potesse servire a nutrire la religiosità di qualche credente, a rispettare la pietas di certi settori cattolici, sarei personalmente favorevole al ritorno alla situazione antica, cioè a un certo pluralismo liturgico”. (Rapporto sulla fede, cap. 9).

  85. Luisa scrive:

    Qualche perla cherubiniana:
    Vi sono solo coloro che strappano la tunica di Cristo, opponendo la loro interpretazione documentale al Magistero, il quale -è bene ricordarlo ancora- è vivente, il Magistero è unico e vive nella gerarchia del tempo in cui si vive

    Il Magistero è VIVO, e per fortuna, se no muore il Papa e con lui muore pure il Magistero e se ne ricomincia uno nuovo, ….così non è ma c`è chi ama coltivare l`idea di un Magistero ” au goût du jour” o, con le parole del nostro blogger angelico, che “vive nella gerarchia del tempo in cui si vive” , l`oggi evidentemente prevalendo sull`ieri e l`altro ieri !?! :roll:

    “Essa è l’unica che può spiegare il senso dei documenti del passato, per i quali non esiste un principio di “sola scriptura”.

    Immagino che per ” unica” cherubino intenda la “gerarchia del tempo in cui si vive”…eh, beh, no, i documenti oggi e domani e sempre sono e saranno letti, devono essere letti, alla luce della Tradizione perenne, non è la Tradizione che deve essere letta alla luce dei documenti del momento.

    “perchè i tradizionalisti sic et simpliciter in sè sono cattolici come tutti gli altri. “

    Ma va là! Troppo buono! Ci sarebbe da ridere se il signor cherubino non fosse serio scrivendo una tale cav…..

    “Vabbè… tanto i nodi ormai stanno venendo al pettine. I colloqui sono ormai arenati”

    Ah sì? Lei ha un filo diretto con la CDF e Ecône?
    Non prenda i suoi desideri per la realtà!
    Concordo con Ubi, la sua strumentalizzazione della prossima beatificazione di Giovanni Paolo II è quanto di più irrispettuoso possa esserci.

  86. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Cherubino, non voglio l’antico, non voglio il moderno…
    ma almeno la Liturgia attuale celebrata come la Chiesa comanda e come il Papa insegna posso averla?
    Grazie!
    R. prego non c’è di che!
    Grazie ancora!

    @Luisa che concorda con me: L’indifferenza che lei a volte a mostrato non è che sia da meno…

  87. Cherubino scrive:

    Luisa, ormai già è noto il rispetto che lei ha per la Chiesa. Spero si stia preparando alla festa per la beatificazione di Giovanni Paolo II.

    Giusto una precisazione: il fatto che per Magistero si debba intendere la voce viva della Chiesa gerarchica vivente (non i documenti odierni: lei ha distorto ciò che ho detto) lo trova scritto su qualsiasi manuale di diritto canonico.
    Ad esempio, S. Gherro, Diritto Canonico, CEDAM, p. 76:

    “La Tradizione divina, anche se essenzialmente orale, può trovare riscontro in una documentazione scritta <> [cit. DEL GIUDICE] ; ma tale documentazione resta un <> per la sua conoscenza, trovando essa <> [cit. CIPRIANI].

  88. Cherubino scrive:

    la citazione è stata tagliata dalle virgolette, la riporto

    “La Tradizione divina, anche se essenzialmente orale, può trovare riscontro in una documentazione scritta [...] ma tale documentazione resta un ‘mezzo sussidiario’ per la sua conoscenza, trovando essa ‘fondamentale garanzia nella voce viva della Chiesa di oggi’”

  89. Cherubino scrive:

    da Wikipedia:

    Originariamente, la messa bassa era cantata in monodia. Oggi apprendiamo che nel medioevo i preti cantavano la loro messa privata. Questo uso decadde nel XVIII secolo. In pratica la messa bassa viene officiata sottovoce fra il prete ed il chierico.
    In Francia ed in Germania, venne l’idea di accompagnare la messa bassa con alcune musiche per aiutare la devozione dei fedeli; questo portò al sorgere della messa francese con l’organo e della messa cantata tedesca.
    Fra il 1920 ed il 1930 venne in uso la messa dialogata (anche se non universalmente fino agli anni cinquanta), autorizzando i fedeli a rispondere in latino, con il chierico, alle risposte della messa Tridentina cantando quelle parti contenute nella messa cantata e recitando con il prete il triplo “Domine non sum dignus” che egli recita nel rito della Comunione.

  90. Annarita scrive:

    La liturgia tridentina adeguata al suo tempo? Mica 40 anni, sa? Tale Messa era gia presente nel V secolo. Direi dunque adeguata ad un tempo piuttosto lungo, se pensiamo che è ancora adeguata per molti cattolici di oggi. Mentre la nuova liturgia per chi è adeguata Cherubino? Faccia un ‘indagine seria e scoprirà che maggiormente è adeguata a tiepide persone, spesso a cattolici della domenica che vivono ben mimetizzati nel mondo e ne abbracciano spesso e volentieri le idee anche se le idee contrastano con i 10 comandamenti. Se la liturgia, cambia a seconda dei tempi, significa che non si sta facendo una cosa per Dio (Dio non cambia moda), non si cerca di onorare al meglio Dio, ma si cerca di accontentare le meschinità umane. Dunque per concludere, se la liturgia deve cambiare a seconda delle sempre nuove mode umane, perchè scaldarsi tanto Cherubino? Presto la liturgia da lei difesa verrà gettata dalla finestra e ne arriverà una più adeguata per i posteri. Dunque non ci pensi, domani forse la Messa non sarà più in volgare, ma in dialetto sardo!

  91. Luisa scrive:

    @ Ubi, però, si direbbe che lei ha fatto i conti dei presenti e degli assenti nei thread su Giovanni Paolo II, apparentemente mi piazza fra i colpevoli assenti, onorata della sua attenzione, ma se lei fosse un attento lettore di questo blog, che non perde nessun commento, non avrebbe mancato di leggere ciò che ho scritto sulla prossima beatificazione di Giovanni Paolo II, metto dunque sul conto di questa inattenzione il suo giudizio…comunque ho maggior rispetto per chi tace che per chi strumentalizza la beatificazione di un Papa.

  92. Luisa scrive:

    Dall`udienza generale del 26 aprile 2006:
     
    La comunione nel tempo: la Tradizione

    “Concludendo e riassumendo, possiamo dunque dire che la Tradizione non è trasmissione di cose o di parole, una collezione di cose morte. La Tradizione è il fiume vivo che ci collega alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti. Il grande fiume che ci conduce al porto dell’eternità. Ed essendo così, in questo fiume vivo si realizza sempre di nuovo la parola del Signore, che abbiamo sentito all’inizio dalle labbra del lettore: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).”

    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060426_it.html

    La Catechesi di Benedetto XVI sulla Tradizione continua la settimana seguente:

    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060503_it.html

  93. Luisa scrive:

    Dall`udienza generale del 26 aprile 2006:

    La comunione nel tempo: la Tradizione

    “Concludendo e riassumendo, possiamo dunque dire che la Tradizione non è trasmissione di cose o di parole, una collezione di cose morte. La Tradizione è il fiume vivo che ci collega alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti. Il grande fiume che ci conduce al porto dell’eternità. Ed essendo così, in questo fiume vivo si realizza sempre di nuovo la parola del Signore, che abbiamo sentito all’inizio dalle labbra del lettore: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).”

    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060426_it.html

    La Catechesi di Benedetto XVI sulla Tradizione continua la settimana seguente:

    h***://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060503_it.html

  94. il maccabeo scrive:

    artefice 1: knock knock!!! is there anybody in???

  95. pietro. scrive:

    CONCILIO, carissimo non voglio mostrare niente, perchè è la mia lingua di origine,poichè sono nato in France e se ci sono degli errori di ortografia, nè vedo pure moltissimi nella lingua italiana. Ho vissuto tanti anni in France e ci ho pure lavorato, ora mi godo la pensione in Italie. Allez ciao, et SURSUM CORDA.

  96. pietro. scrive:

    CHERUBINO, ciao sono arrivato. Voglio dirti che non aggiungo nulla a quello che ti ho detto, poichè già molti altri ti hanno dato delle risposte esaurienti. Di una cosa sono contento, che almeno la mia provocazione è servita a qualcosa e a vivacizzare il dibattito. Tu che accusi molti di eresia, quando sarai di là di sicuro troverai delle sorprese. Ricordati, pure che il vero giudice è DIO non l’uomo. Allez, ciao et à bientot.

  97. Simon de Cyrène scrive:

    Non voglio entrare in discussioni su topics rimasticati 1000 volte ma, purtroppo e anche se mi fa mal di pancia, stavolta debbo dare completamente ragione ai due posts di Cherubino (il suo tono messo a parte ovviamente)del febbraio 10th, 2011 at 6:19 pm e del febbraio 10th, 2011 at 6:22 pm quando cita:

    ““La Tradizione divina, anche se essenzialmente orale, può trovare riscontro in una documentazione scritta [...] ma tale documentazione resta un ‘mezzo sussidiario’ per la sua conoscenza, trovando essa ‘fondamentale garanzia nella voce viva della Chiesa di oggi’ ””

    Volevo sottolinearlo perchè si dimentica troppo spesso che la Chiesa è quella in Atto, ed è questa che è il Corpo di Cristo e questo è per grazia dello Spirito Santo fin dal giorno della Pentecoste. Cristo risorto è davvero vivo ed il Suo Corpo che è la Chiesa è composto di vivi e non di morti.

    E’ quindi questa Chiesa militante, vivente sulla terra in questo vero momento che insegna e che garantisce la verità: il Magistero Autentico è in atto ed è lui che garantisce e le Sante Scritture e la Tradizione, non il contrario.

    Ovviamente, visto che la Chiesa è sempre una e sempre la stessa che quella degli apostoli o che quella dell’alto medioevo, per il semplice fatto che garantisce queste Scritture e questa Tradizione, il Magistero Autentico non può andare in contraddizione con quel che garantisce, cioè le Scritture e la Tradizione.

    In Pace

  98. Manuel Barrios scrive:

    Certo “una liturgia più fedele alle intenzioni originarie del Concilio Vaticano II” può essere interpretato in diversi modi, perfino opposti, e sicuro che molti vedranno in questo motu proprio un tradimento dello spirito del Concilio. D’altronde, l’idea che circola in alcuni ambienti riguardo all’influsso massonico nella riforma liturgica posconciliare è difficilmente credibile, anche se può presentare a suo sostegno alcune prove. Penso che bisognerà armonizzare in questa ‘riforma della riforma’ la partecipazione consapevole e fruttuosa dei fedeli, vero popolo sacerdotale, che era l’intenzione ‘originaria’ del Conclio, con il rispetto per il cattere sacro e di officio divino del culto secondo la tradizone benedettina tanto cara al Papa, e la peculiarità della funzione specifica del ministero ordinato che agisce ‘en persona Christi’. Non sarà facile e fonse non al gusto di tutti.

  99. Augusto scrive:

    Gentile dottor Tornielli,

    Non teme che però in seguito a questa precisazione possa esserci una modifica di quel Motu Proprio?

  100. il maccabeo scrive:

    Anche I Cattolici fedeli alla Tradizione, caro Symon, sono in atto e ai margini dell´ufficialitá, sia ecclesiale che sociale, esattamente come ai tempi dell´arianesimo quando Sant´Atanasio e Sant´Eusebio da Vercelli erano esiliati e pure somunicati (Denz. Schönmetzer 138*, p 57, 58) con beneplacito di un papa Liberio “aerumnis fractus”, che lo dichiara espressamente nella sua Epistola “Studens pacis” ai vescovi orientali (Denz. Schönmetzer n° 138, p.58) e seguito dal plauso dell´Imperatore Costanzo!
    Papa Liberio, per la sua debolezza, oltre a scomunicare S. Atanasio, firmó pure le formule semiariane del conciliabolo di Sirmio. (Denz. Schönmetzer n°139-140, pp. 59-60).
    Come si vede l´amore della pace e dell´unita´(nella comune rovina?) talvolta pure nelle alte Gerarchie, non coincide sempre e comunque con l´amore e la difesa della fede!
    Nè la forza del numero coincide necessariamente con la Veritá e la ragione.
    Ah, non dimentichiamo, gli scomunicati “dalla Chiesa in comunione con Papa Liberio”, Atanasio e Eusebio, vennero poi beatificati e canonizzati, nonche´ proclamati … dottori della Chiesa.
    E anche Papa Ratzinger, non gliene dispiaccia caro Symon, ha giá ben corretto il tiro, giá impietoso, di Gio. Pa. II su Mons. Lefebvre…
    Qui potest capere…

  101. Simon de Cyrène scrive:

    Maccabeo,

    quel che e deludente e vedere i tradiprotestanti come lei utilizzare argomenti da protestanti…

    Questa del pap Liberio e un altro mito che vi raccontate.

    Critica d’un sofisma lefebvriano
    di don Francesco Ricossa

    Sodalitium N° 17 pag. 17

    Per giustificare la propria attitudine scismatica, ed in particolare per poter riconoscere ora e sempre Giovanni Paolo II come legittimo Pontefice Romano nel momento stesso in cui, di fatto, gli si nega qualunque autorità, la Fraternità San Pio X riesuma sempre più frequentemente il caso storico di Sant’Atanasio, scomunicato da Papa Liberio nel 357 (Denzinger- Schònmetzer 138-143).
    L’analogia col presente sembra evidente: come Papa Liberio, pur restando Papa, scomunicò il gran dottore della Chiesa, Sant’Atanasio, così Giovanni Paolo II (“il caro Santo Padre”) ha scomunicato ingiustamente Mons. Lefebvre, la cui santità, se crediamo alle parole dell’omelia del 30 giugno, è stata annunciata da secoli dalla Madonna in persona; non è forse Egli l’”Atanasio del XX secolo”?
    Devo confessare che io stesso ho avvallato nel passato questa analogia proprio sulle pagine di “Sodalitium”; era un luogo comune nella Fraternità San Pio X, della quale ero membro. Che questo articolo serva da riparazione per l’errore compiuto e come giusto tributo alla Verità. Recentemente, tale argomento è stato riproposto nei priorati della Fraternità (ad esempio, a Rimini) ed in particolare da uno dei 4 Vescovi illegittimamente consacrati da Mons. Lefebvre: Richard Williamson (cf. il servizio speciale di TG 1 sul caso Lefebvre).
    L’apparente somiglianza tra i due casi pone questo quesito: veramente c’è una analogia tra Giovanni Paolo II e Liberio da un lato, e Sant’Atanasio e Mons. Lefebvre dall’altro? Il caso storico della scomunica di Sant’Atanasio, basta a giustificare Mons. Lefebvre?

    II caso di Papa Liberio
    Papa Liberio, eletto nel 352, è celebre per l’erezione della Basilica di Santa Maria maggiore, che dal suo nome è anche chiamata Liberiana, in seguito all’apparizione ed al miracolo della Madonna delle Nevi (festa del 5 agosto).
    Seguendo le orme del suo predecessore, egli difese la Fede cattolica definita dal Concilio di Nicea (325) contro gli eretici ariani, che negavano la divinità di Gesù Cristo. Quando gli ariani, nei conciliaboli di Arles (353) e di Milano (355) condannarono Sant’Atanasio, Liberio si oppose strenuamente a questa decisione. Ma l’imperatore ariano Costanzo non tollerò l’attitudine coraggiosa di Liberio e lo esiliò a Berea, in Tracia, nel 355, tenendolo prigioniero. Intanto, a Roma, veniva insediato al suo posto un antipapa chiamato Felice.
    Di certo si sa che Papa Liberio potè rientrare a Roma nel 358, ove morì nel 366. Perché l’esilio e la prigionia furono revocati? Secondo alcuni autori, sia antichi (S. Atanasio, S. Ilario, S. Gerolamo, lo storico Sozomeno) che moderni, la revoca dell’esilio di Liberio fu dovuta ad un cedimento da parte sua, con la sottoscrizione di quattro epistole (cf. Denz. Sch. 138-143) nelle quali ratificava la scomunica di S. Atanasio e la prima e/o terza delle quattro formule di fede dei conciliaboli di Sirmio. Ma tale posizione non è condivisa da altri autori; basti citare, tra gli antichi, S. Ambrogio e Rufino, e tra i moderni il “Dictionnaire d’Apologetique” (Padre d’Ales) ed il “Dictionnarie de thèologie catholique” (Padre le Bachelet).
    Secondo questi autori le quattro epistole sarebbero un falso, e non ci sarebbe da stupirsi sapendo che gli ariani arrivarono al punto di presentare in un concilio come prova d’accusa contro S. Atanasio il presunto braccio di un Vescovo che sarebbe stato ucciso dal Santo, mentre invece il vescovo in questione si trovava, vivo e vegeto, nelle loro mani.
    La Chiesa sembra approvare l’ipotesi del falso, che scagionerebbe del tutto Liberio, secondo quanto scrive il Papa Atanasio I (lettera “Dat mihi” del 401, Denz. Sch. 209, Denz. Bann. 93).
    Anche ammettendo l’autenticità delle quattro epistole attribuite a Liberio, nessun autore accusa quest’ultimo di aver deviato dalla Fede. Questa conclusione è dovuta non solo al fatto che l’unica formula di Sirmio apertamente eretica era la seconda, da lui rifiutata, mentre la prima e terza potevano essere ben interpretate (Sozomeno), ma soprattutto al fatto che, se egli firmò, firmò sotto la pressione della violenza e del timore grave, che toglie ogni valore ad un eventuale atto pontificio (come ad es. per le concessioni fatte da Pasquale II durante la lotta per le investiture, o quelle fatte da Pio VII a Napoleone, ritrattate dopo la prigionia). Sant’Atanasio stesso sottolinea il fatto che Liberio firmò, sì, ma minacciato di morte se non l’avesse fatto: “Liberius, extorris factus, post biennium denique fractus est, minisque mortis perterritus subscripsit” (Storia degli ariani ai monaci, cap. 41).
    In una parola, non dimentichiamoci che Liberio… non era libero! Liberio può aver peccato eventualmente di debolezza, ma non può essere accusato riguardo alla sua ortodossia: tale è la sentenza unanime degli autori (ad. es. Tanquerey, Synopsis theologiae dogmaticae fundamentalis, voi. 1 n. 472; Zubizarreta, Theologia dogmatico-scholastica, voi. 1, n. 889; Salaverry, Sacra theologiae summa, De Ecclesia Christi, n. 650. Salaverry afferma, a proposito della storicità del fatto: “factum historice probabilius est fabulo sum, vel saltem de eo minime certo constat”; una favola, dunque, o, comunque, una tesi non provata).

    Il caso di Giovanni Paolo II (e di Paolo VI)
    Il lettore ha già capito da solo che il paragone non regge. La Fraternità San Pio X e noi siamo concordi nel sostenere che Giovanni Paolo II (e prima di lui Paolo VI) proferisce dei veri e propri errori nella Fede, aderendo al Vaticano II che, come ha provato Mons. Guérard des Lauriers, avrebbe dovuto essere garantito dall’infallibilità (se Paolo VI fosse stato veramente Papa in atto).

    Ora, nessuna similitudine col caso di Liberio.
    Difatti: se Liberio firmò veramente, firmò dei testi ambigui; Giovanni Paolo II ha firmato e proferito delle eresie. Giovanni Paolo II è liberissimo (la pseudo-scomunica di Mons. Lefebvre non è partita da un carcere, ma dal Vaticano); Liberio era prigioniero. Il caso di Liberio non pone difficoltà serie per la sua ortodossia e legittimità, e pertanto per l’infallibilità; tutto il contrario per Giovanni Paolo II, il cui caso è irrisolvibile agli occhi della fede se se ne accetta la legittimità.
    Concludere, da questa analogia, che Mons. Lefebvre può tranquillamente disobbedire alle “scomuniche” papali, o che Giovanni Paolo II resta Papa come lo restò Liberio (e similmente, Papa Onorio, coinvolto anche lui in un caso storico simile) é del tutto infondato.

    Una similitudine inquietante
    Se l’analogia tra Liberio e Giovanni Paolo II fallisce, viene meno il sofistico argomento di Ecóne. Ma tale vano tentativo di giustificare l’ingiustificabile ci fa venire in mente un’altra e ben più fondata analogia.
    Storicamente, il caso di Papa Liberio (come pure quello di altri Pontefici: Onorio, per l’eresia monotelita; Vigilio, ecc), fu sollevato da altri, nel passato, per sostenere la propria tesi anti-romana; intendiamo parlare dei cattolici liberali capeggiati da Mons. Dupanloup durante il Concilio Vaticano I, la cui frangia estremista, guidata dal Dòllinger, rifiuterà il dogma dell’infallibilità pontificia fondando l’eresia dei cosiddetti vecchio-cattolici.
    Certo, le radici ed il pensiero della Fraternità San Pio X e quelle dei vecchio-cattolici sono opposte; ma i due movimenti hanno in comune un rifiuto della Verità. È paradossale che la Fraternità San Pio X finisca col negare o minacciare proprio quelle verità per le quali si levò giustamente in difesa. Per difendere la posizione contraddittoria ed insostenibile (ma assai comoda e rassicurante) della legittimità di Paolo VI e Giovanni Paolo II, la Fraternità ha finito col negare o diminuire l’infallibilità del magistero universale della Chiesa, la santità di quest’ultima (che avrebbe dato del veleno ai suoi fedeli, secondo l’espressione stessa di Mons. Lefebvre) per giungere ad una sempre maggiore limitazione, fino all’annullamento pratico, dei poteri del Papa.
    È vero che queste conclusioni sono respinte con sdegno da Mons. Lefebvre e dai suoi: ma resta il fatto che le loro argomentazioni vi conducono ineluttabilmente, ed i loro esempi storici, come abbiamo visto, sono ripescati dall’arsenale di tutti gli eretici.
    A forza di essere ripetute, le stentate risposte “ad hominem” dei “teologi” della Fraternità stanno costituendo una vera e propria “teologia della disubbidienza,” pezza d’appoggio ad una concezione della Tradizione e della Chiesa che si avvicina sempre più a quella dei cosiddetti “Ortodossi” scismatici.
    Un lavoro di confutazione di questa falsa teologia “della disobbedienza” è tutto da fare; al momento cito gli studi di Mons. Guérard sui Cahiers de Cassiciacum, una puntualizzazione dell’Abbé Lucien su di una frase mal interpretata del Bellarmino (Cahiers de Cassiciacum, n. 3-4, febbraio-maggio 1980: “La résistence au Pape: un texte de S. Robert Bellarmin”) uno studio sul caso di Onorio (Didasco, n. 45, B.P. 2 Bruxelles 24, Belgio).
    Certo, le incertezze, a volte i gravi errori pratici commessi da alcuni Papi nel passato possono far riflettere il cattolico, specialmente alla luce degli avvenimenti attuali. Il fedele capirà allora come la purezza della Fede sia sempre stata considerata un requisito essenziale per poter essere legittimi Successori di Pietro, e come la Chiesa abbia vigilato per garantire tale purezza (cf. ad esempio la Bolla di Paolo IV, pubblicata nel n. 14 di “Sodalitium”). Vari esempi storici potranno rammentare ai cattolici, rassicurati dalla pace susseguita nella Chiesa al Concilio di Trento, che non sempre apparve chiara ed evidente la legittimità di uno o l’altro dei Pontefici del passato, e che pertanto non dice un’enormità che sarebbe falsa a priori, chi si pone questo problema oggi. Ma questa analisi storica non deve fare di noi dei nuovi gallicani o giansenisti, o peggio ancora, con le forbici in mano per tagliare le gambe al Papa.
    Viviamo oggi un tragico tentativo di protestantizzazione della Chiesa Cattolica; tale protestantizzazione passa attraverso la demolizione del Papato; è triste constatare che la Fraternità San Pio X (e non i cosiddetti “sedevacantisti”) danno man forte ai demolitori, per mantenere come copertura “un manichino di papa”.
    Mons. Lefebvre: Atanasio o Dòllinger del XX secolo?

    Un cattolico veramente fedele alla Tradiyione, caro Maccabeo, rimane formalmente e materialmente in unione con l-insegnamento del Magistero Autentico in atto, cioe con il Papa ed i Vescovi in comunione con lui.

    In Pace

  102. Simon de Cyrène scrive:

    E dopo gli argomenti sedevacantisti ecco cosa ci racconta wikipedia

    Liberio (… – 24 settembre 366) fu il trentaseiesimo papa della Chiesa cattolica. Regnò dal 17 maggio 352 alla sua morte e fu il primo papa a non essere proclamato santo.
    Indice
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    * 1 I primi anni di pontificato
    * 2 Esilio
    * 3 Ultimi anni di pontificato
    * 4 Bibliografia
    * 5 Collegamenti esterni

    I primi anni di pontificato [modifica]

    Papa Giulio I morì il 12 aprile 352 e, secondo il Catalogo Liberiano, il suo successore, Papa Liberio, fu consacrato il 22 maggio. Poiché, però, il 22 maggio non era una domenica, è molto più probabile che Liberio fosse consacrato il 17. Della sua vita prima dell’incoronazione non si conosce nulla, salvo che era un diacono romano.

    Dopo la morte di Costante I, avvenuta nel gennaio del 350, Costanzo II divenne il padrone dell’intero Impero romano. Suo intento principale fu quello di unire tutti i cristiani in una forma modificata di arianesimo. Liberio, però, come il suo predecessore Giulio, approvava l’assoluzione di Atanasio proclamata dal Concilio di Sardica, e fondò la sua ortodossia sulle decisioni del Concilio di Nicea.

    Dopo la sconfitta finale dell’usurpatore Magnenzio e la sua morte nel 353, Liberio, d’accordo con un gran numero di vescovi italiani, inviò dei legati presso l’imperatore in Gallia per implorarlo di riunire un concilio ad Aquileia, nel quale discutere la questione di Atanasio. Costanzo, nel frattempo, stava esercitando forti pressioni sui vescovi di Gallia affinché condannassero il vescovo di Alessandria, e ne riunì un certo numero ad Arles, dove aveva passato l’inverno. I vescovi di corte, che accompagnavano l’imperatore costantemente, erano i moderatori del concilio. I legati del papa, tra cui Vincenzo da Capua, che era stato uno dei legati papali al Concilio di Nicea, furono costretti dall’imperatore a sottoscrivere contro la propria volontà una condanna del patriarca di Alessandria d’Egitto La sola cosa che riuscirono ad ottenere in cambio fu la promessa che tutti avrebbero condannato l’Arianesimo. Il partito di corte accettò il patto, ma non onorò la sua parte. Liberio, all’arrivo di tali notizie, scrisse ad Osio di Cordova il suo profondo dolore per l’accaduto; lui stesso avrebbe preferito morire, piuttosto che essere accusato di aver accettato ingiustizia ed eterodossia.

    Prima di questi eventi, molti vescovi orientali sottoscrissero e fecero recapitare al papa una lettera contro Atanasio. Nel frattempo, Costanzo inviò un emissario molto particolare, Montano, ad Alessandria, dove arrivò il 22 maggio del 353 per informare il patriarca che l’imperatore era disposto a concedergli un’udienza personale; ma Atanasio che non l’aveva mai richiesta fiutò la trappola, e non si mosse dalla sua sede. Lasciò Alessandria solo il febbraio seguente, quando Giorgio, un ariano, fu nominato vescovo al suo posto e si appropriò della sede con la violenza. Ma Atanasio aveva già convocato un concilio di fronte al quale si era difeso, ed alla fine del maggio 353 arrivò a Roma una lettera in suo favore sottoscritta da settantacinque (od ottanta) vescovi egiziani. Costanzo, allora, accusò pubblicamente il papa di non volere la pace e di non tener conto della lettera dei vescovi orientali contro Atanasio. Liberio rispose con una lettera dignitosa e commovente (Obsecro, tranqullissime imperator) in cui dichiarava di aver letto la lettera dei vescovi orientali di fronte ad un concilio riunitosi a Roma (probabilmente un concilio di anniversario, il 17 maggio 353), ma, siccome la lettera arrivata dall’Egitto era sottoscritta da un numero superiore di vescovi, era impossibile condannare Atanasio; ed egli stesso non poteva essere in comunione con gli orientali, poiché alcuni di loro rifiutavano di condannare Ario, ed erano in comunione con Giorgio di Alessandria, che accettava i presbiteri Ariani che Alessandro aveva scomunicato molto tempo prima. Inoltre, si lamentava del Concilio di Arles, ed implorava la convocazione di un altro concilio, attraverso il quale la fede esposta attraverso il Credo Niceno potesse essere rafforzata. Latori della lettera furono Lucifero, vescovo di Calaris), il presbitero Pancrazio, e il diacono Ilario di Poitiers.

    Nella primavera del 355 si tenne un concilio a Milano. Eusebio da Vercelli fu convinto dal papa a presenziarlo in suo nome. Questi insistette affinché tutti i presenti iniziassero il concilio sottoscrivendo le delibere nicene. I vescovi di corte, però, declinarono l’invito e fecero entrare dei soldati. Costanzo allora ordinò che tutti i vescovi condannassero Atanasio. Eusebio, Lucifero da Cagliari e Dionisio da Milano si rifiutarono, pertanto furono esiliati. Liberio inviò quindi un’altra lettera all’imperatore e, per tutta risposta, i suoi legati, il presbitero Eutropio ed il diacono Ilario furono esiliati, il diacono fu anche crudelmente picchiato. Inoltre, l’ariano Aussenzio fu nominato vescovo di Milano.

    In seguito, il papa scrisse una lettera, nota come Quamuis sub imagine, ai vescovi esiliati, chiamandoli martiri, ed esprimendo il suo rammarico poiché lui non era stato il primo a soffrire così da poter essere di esempio per gli altri; chiese, inoltre, le loro preghiere, affinché potesse essere degno di condividere il loro esilio. Che queste non fossero semplici parole fu provato dalla condotta successiva del papa. Costanzo non era soddisfatto dalla rinnovata condanna di Atanasio da parte dei vescovi italiani che avevano ceduto alle sue pressioni a Milano. Egli sapeva che il papa era l’unico superiore ecclesiastico del vescovo di Alessandria, e si “struggeva dal bruciante desiderio”, riportava il pagano Ammiano Marcellino “che la sentenza fosse confermata dalla somma autorità del vescovo della città eterna”. L’imperatore inviò, quindi, a Roma il suo prefetto di palazzo, l’eunuco Eusebio, un personaggio molto potente, con una lettera e dei regali. Il suo messaggio era molto semplice: “Obbedisci all’imperatore e prendi questo”, ma il papa disse che non poteva condannare Atanasio per il semplice motivo che questi era stato assolto da due sinodi generali ed era stato congedato in pace dalla Chiesa romana, né, in ogni caso, si poteva condannare una persona in contumacia; tale era la tradizione che gli era stata tramandata dai suoi predecessori e da san Pietro; se l’imperatore desiderava la pace, avrebbe dovuto annullare ciò che aveva decretato contro Atanasio ed avrebbe dovuto convocare un concilio nel quale fosse preservato il Credo Niceno; i seguaci di Ario avrebbero dovuto essere espulsi e la loro eresia sottoposta ad anatema; i non ortodossi non avrebbero dovuto sedere in tale sinodo. Prima si doveva stabilire la fede, solamente dopo si sarebbero potute trattare tutte le altre questioni; inoltre Ursacio di Singiduno e Valente di Mursia, i vescovi di corte della Pannonia dovevano essere messi da parte.

    L’eunuco si irritò, ed andò via coi suoi doni, che abbandonò di fronte alla confessione di San Pietro. Liberio, avvedutosi di ciò, rimproverò severamente i guardiani di quel luogo sacro per non avere prevenuto l’inaudito sacrilegio. Gettò via i regali, cosa che irritò ancora di più l’eunuco, il quale scrisse all’imperatore che i termini del problema erano cambiati: non si trattava più di convincere Liberio a condannare Atanasio, ma di evitare di gettare formalmente l’anatema sugli ariani. Costanzo, allora, ordinò al praefectus urbi di Roma, Flavio Leonzio, di catturare Liberio segretamente o con la violenza, e di portarlo a corte. Roma fu scossa da una specie di persecuzione. Narrava Atanasio: i vescovi e le pie donne furono obbligati a nascondersi, i monaci non erano più al sicuro, gli stranieri furono espulsi, ed i cancelli ed il porto furono sorvegliati. Liberio fu portato davanti all’imperatore a Milano. Qui parlò audacemente, chiedendo a Costanzo di smettere di lottare contro Dio, e dichiarandosi pronto a recarsi immediatamente in esilio. Rifiutò di accettare le decisioni del Concilio di Tiro e di sconfessare Atanasio. L’imperatore concesse al papa tre giorni per ripensarci, e poi lo bandì a Beroea in Tracia, spedendogli cinquecento pezzi d’oro per le sue spese; ma Liberio li rifiutò dicendo che Costanzo ne avrebbe avuto bisogno per pagare i suoi soldati.
    Esilio [modifica]

    Quando Liberio lasciò Roma, tutto il clero giurò che non avrebbe riconosciuto altro vescovo all’infuori di lui. Ma presto molti di loro accettarono come papa l’arcidiacono Felice, la cui consacrazione, officiata dal vescovo ariano Acacio di Cesarea, era stata organizzata dal vescovo di Centumcellae per ordine dell’imperatore. Il popolo di Roma, però, ignorò l’antipapa e, il 1 aprile 357, in occasione di una sua visita a Roma, Costanzo poté vedere da se stesso il fallimento del suo designato. L’imperatore, inoltre, era consapevole che non c’era alcuna giustificazione canonica per l’esilio di Liberio e l’intromissione di Felice. Egli fu anche impressionato dalle preghiere per il ritorno del papa audacemente indirizzategli dalle più nobili tra le matrone romane. [senza fonte]
    Papa Liberio mentre traccia, secondo la leggenda, il perimetro della chiesa dedicata alla Madonna della Neve, in seguito basilica di Santa Maria Maggiore (tavola della Fondazione di Santa Maria Maggiore, Masolino, 1425-1428)

    Non c’è alcun motivo per supporre che Felice fu riconosciuto da qualche vescovo fuori Roma, tranne da quelli del partito di corte e da qualche ariano estremo, e l’atteggiamento intransigente tenuto da Liberio durante il suo bando dovette fare molto danno alla causa che l’imperatore aveva a cuore. Non sorprende apprendere che Liberio tornò a Roma prima della fine del 357, e che all’estero si rumoreggiasse di una sua sottoscrizione della condanna di Atanasio e di una sua approvazione del Credo ariano. Alcuni critici, però, sostengono che la sua restaurazione avvenne nel 358, ma questo è impossibile, poiché Atanasio narrava che Liberio subì i rigori dell’esilio per due anni, ed il Gesta inter Liberium et Felicem episcopos, che costituiva la prefazione al Liber Precum di Faustino e Marcellino, riportava che tornò “nel terzo anno” di esilio.

    Il perché l’imperatore fece tornare Liberio dall’esilio viene riferito in più versioni. Secondo Teodoreto di Cirro, Costanzo fu spinto a richiamare il papa dalle matrone romane, ma quando la sua lettera, che diceva che Liberio e Felice dovevano essere vescovi insieme, fu letta nel circo, i romani lo derisero, e proruppero nel grido di “Un solo Dio, un solo Cristo, un solo vescovo”. Sia Tirannio Rufino che lo storico ariano Filostorgio affermavano che i romani pretesero il ritorno del loro papa, mentre Sulpicio Severo e Sozomeno riportavano di violente sedizioni a Roma. Socrate Scolastico fu più preciso, e dichiarò che i romani si sollevarono contro Felice e lo scacciarono, cosicché l’imperatore fu obbligato ad essere acquiescente.

    In ogni caso, l’ariano Filostorgio riferì che Liberio si reinsediò solamente quando ebbe acconsentito a sottoscrivere la seconda formula di Sirmio, che fu elaborata, dopo l’estate del 357, dai vescovi di corte Germinio, Ursacio e Valente. Essa rifiutava i termini homoousios e homoiousios. Girolamo, nella sua Cronaca, affermava che Liberio “vinto dalla noia dell’esilio, dopo aver sottoscritto l’eresia rientrò a Roma in trionfo.” Anche la prefazione al Liber Precum parlava della sua caduta nell’eresia. Atanasio, scrivendo verso la fine del 357, disse: “Liberio, dopo essere stato esiliato, tornò dopo due anni, e, per paura della morte con la quale fu minacciato, firmò” (la condanna di Atanasio stesso) (Hist. Ar., XLI). Ilario, in un’opera del 360, scriveva a Costanzo: “Io non so quale sia stata l’empietà più grande, se il suo esilio o la sua restaurazione” (Contra Const., II).

    Sozomeno raccontava una storia che non trova riscontro in nessun altro scrittore. Secondo quest’ultimo, Costanzo, dopo il suo ritorno da Roma, fece convocare Liberio a Sirmio (357), e là il papa fu costretto dai capi semiariani, Basilio di Ancira, Eustazio di Sebaste, ed Eleusio, a condannare l’Homoousion ed a sottoscrivere una combinazione di tre formule: quella del concilio di Antiochia del 267 contro Paolo di Samosata (nel quale l’homoousios venne rifiutato come tendenza sabelliana), quello del sinodo di Sirmio che condannò Fotino nel 351, ed il Credo del concilio di Antiochia del 341. Queste formule non erano propriamente eretiche, e si dice che Liberio abbia preteso da Ursacio e Valente una confessione, che il Figlio è “in tutte le cose simile al Padre”. Ma, questo racconto storicamente non può funzionare poiché i semiariani si unirono solo all’inizio del 358, e la loro breve influenza sull’imperatore cominciò a metà di quell’anno, inoltre, la formula “in tutte le cose come” non faceva parte della panoplia semiariana del 358, ma gli fu imposta nel 359, anno in cui l’adottarono, dichiarando che era inclusa nella loro formula speciale “come in sostanza”.
    Ultimi anni di pontificato [modifica]

    Quando Liberio tornò a Roma, i romani non potevano aver saputo che Liberio era caduto, dato che Girolamo riportava che il papa rientrò a Roma come un conquistatore. Inoltre non esistono indizi che possano portare ad una sua ammissione di cedimento. Nel 359, comunque, furono convocati simultaneamente i concili di Seleucia e di Ariminium. Al secondo, dove la maggior parte dei circa 400 vescovi presenti era ortodossa, le pressioni, i ritardi e le subdole macchinazioni del partito di corte fecero cadere in errore i vescovi e gli fecero sottoscrivere una formula semi-ariana secondo cui il Figlio, pur non essendo creato dal Padre, non era costituito dalla stessa sostanza (homoousios) del Padre. Né Felice né il papa erano presenti o inviarono legati.

    Dopo il concilio, la disapprovazione di Liberio fu presto palese. Alla fine del 361, quando morì Costanzo, il papa annullò pubblicamente le decisioni di Rimini e, con l’accordo di Atanasio ed Ilario, confermò nel loro incarico i vescovi che avevano sottoscritto e successivamente ritirato la loro adesione, a condizione di provare la sincerità del loro pentimento tramite lo zelo contro gli ariani. Inoltre, firmò un decreto che vietava di ribattezzare coloro che avevano ricevuto il battesimo ariano.

    Intorno al 366 Liberio ricevette una delegazione di semiariani guidata da Eustazio. Li trattò dapprima come eretici, insistendo sulla loro accettazione della formula Nicena, poi ammise alla comunione i più moderati del vecchio partito ariano. Non poteva sapere che molti di loro sarebbero risultati, in seguito, contrari sulla questione della Divinità dello Spirito Santo. Liberio morì il 24 settembre 366.
    Bibliografia [modifica]

    * Catholic Encyclopedia, Volume IX. New York 1910, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1910. Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
    * Louis-Sébastien Le Nain de Tillemont, Mémoires, VI;
    * Francesco Antonio Zaccaria, Dissertatio de commentitio Liberii lapsu in Petavius, Theol. dog., II, ii (1757);
    * Karl Joseph von Hefele, Conciliengeschichte, I (seconda edizione e successive);
    * Feis, “Storia di Liberio Papa e dello scisma dei Semiariani” (Roma, 1894);
    * Louis Duchesne, Libère et Fortunatien in Mélanges de l’école française de Rome, XXVIII, i-ii (gennaio-aprile, 1908);
    * Savio, “La questione di papa Liberio” (Roma, 1907);
    * Savio, “Nuovi studi sulla questione di papa Liberio” (Roma, 1909)

    In Pace

  103. Simon de Cyrène scrive:

    Dopo le ciancie sedevacantiste ecco cosa dice wikipedia… molto precisamente

    Liberio (… – 24 settembre 366) fu il trentaseiesimo papa della Chiesa cattolica. Regnò dal 17 maggio 352 alla sua morte e fu il primo papa a non essere proclamato santo.
    Indice
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    * 1 I primi anni di pontificato
    * 2 Esilio
    * 3 Ultimi anni di pontificato
    * 4 Bibliografia
    * 5 Collegamenti esterni

    I primi anni di pontificato [modifica]

    Papa Giulio I morì il 12 aprile 352 e, secondo il Catalogo Liberiano, il suo successore, Papa Liberio, fu consacrato il 22 maggio. Poiché, però, il 22 maggio non era una domenica, è molto più probabile che Liberio fosse consacrato il 17. Della sua vita prima dell’incoronazione non si conosce nulla, salvo che era un diacono romano.

    Dopo la morte di Costante I, avvenuta nel gennaio del 350, Costanzo II divenne il padrone dell’intero Impero romano. Suo intento principale fu quello di unire tutti i cristiani in una forma modificata di arianesimo. Liberio, però, come il suo predecessore Giulio, approvava l’assoluzione di Atanasio proclamata dal Concilio di Sardica, e fondò la sua ortodossia sulle decisioni del Concilio di Nicea.

    Dopo la sconfitta finale dell’usurpatore Magnenzio e la sua morte nel 353, Liberio, d’accordo con un gran numero di vescovi italiani, inviò dei legati presso l’imperatore in Gallia per implorarlo di riunire un concilio ad Aquileia, nel quale discutere la questione di Atanasio. Costanzo, nel frattempo, stava esercitando forti pressioni sui vescovi di Gallia affinché condannassero il vescovo di Alessandria, e ne riunì un certo numero ad Arles, dove aveva passato l’inverno. I vescovi di corte, che accompagnavano l’imperatore costantemente, erano i moderatori del concilio. I legati del papa, tra cui Vincenzo da Capua, che era stato uno dei legati papali al Concilio di Nicea, furono costretti dall’imperatore a sottoscrivere contro la propria volontà una condanna del patriarca di Alessandria d’Egitto La sola cosa che riuscirono ad ottenere in cambio fu la promessa che tutti avrebbero condannato l’Arianesimo. Il partito di corte accettò il patto, ma non onorò la sua parte. Liberio, all’arrivo di tali notizie, scrisse ad Osio di Cordova il suo profondo dolore per l’accaduto; lui stesso avrebbe preferito morire, piuttosto che essere accusato di aver accettato ingiustizia ed eterodossia.

    Prima di questi eventi, molti vescovi orientali sottoscrissero e fecero recapitare al papa una lettera contro Atanasio. Nel frattempo, Costanzo inviò un emissario molto particolare, Montano, ad Alessandria, dove arrivò il 22 maggio del 353 per informare il patriarca che l’imperatore era disposto a concedergli un’udienza personale; ma Atanasio che non l’aveva mai richiesta fiutò la trappola, e non si mosse dalla sua sede. Lasciò Alessandria solo il febbraio seguente, quando Giorgio, un ariano, fu nominato vescovo al suo posto e si appropriò della sede con la violenza. Ma Atanasio aveva già convocato un concilio di fronte al quale si era difeso, ed alla fine del maggio 353 arrivò a Roma una lettera in suo favore sottoscritta da settantacinque (od ottanta) vescovi egiziani. Costanzo, allora, accusò pubblicamente il papa di non volere la pace e di non tener conto della lettera dei vescovi orientali contro Atanasio. Liberio rispose con una lettera dignitosa e commovente (Obsecro, tranqullissime imperator) in cui dichiarava di aver letto la lettera dei vescovi orientali di fronte ad un concilio riunitosi a Roma (probabilmente un concilio di anniversario, il 17 maggio 353), ma, siccome la lettera arrivata dall’Egitto era sottoscritta da un numero superiore di vescovi, era impossibile condannare Atanasio; ed egli stesso non poteva essere in comunione con gli orientali, poiché alcuni di loro rifiutavano di condannare Ario, ed erano in comunione con Giorgio di Alessandria, che accettava i presbiteri Ariani che Alessandro aveva scomunicato molto tempo prima. Inoltre, si lamentava del Concilio di Arles, ed implorava la convocazione di un altro concilio, attraverso il quale la fede esposta attraverso il Credo Niceno potesse essere rafforzata. Latori della lettera furono Lucifero, vescovo di Calaris), il presbitero Pancrazio, e il diacono Ilario di Poitiers.

    Nella primavera del 355 si tenne un concilio a Milano. Eusebio da Vercelli fu convinto dal papa a presenziarlo in suo nome. Questi insistette affinché tutti i presenti iniziassero il concilio sottoscrivendo le delibere nicene. I vescovi di corte, però, declinarono l’invito e fecero entrare dei soldati. Costanzo allora ordinò che tutti i vescovi condannassero Atanasio. Eusebio, Lucifero da Cagliari e Dionisio da Milano si rifiutarono, pertanto furono esiliati. Liberio inviò quindi un’altra lettera all’imperatore e, per tutta risposta, i suoi legati, il presbitero Eutropio ed il diacono Ilario furono esiliati, il diacono fu anche crudelmente picchiato. Inoltre, l’ariano Aussenzio fu nominato vescovo di Milano.

    In seguito, il papa scrisse una lettera, nota come Quamuis sub imagine, ai vescovi esiliati, chiamandoli martiri, ed esprimendo il suo rammarico poiché lui non era stato il primo a soffrire così da poter essere di esempio per gli altri; chiese, inoltre, le loro preghiere, affinché potesse essere degno di condividere il loro esilio. Che queste non fossero semplici parole fu provato dalla condotta successiva del papa. Costanzo non era soddisfatto dalla rinnovata condanna di Atanasio da parte dei vescovi italiani che avevano ceduto alle sue pressioni a Milano. Egli sapeva che il papa era l’unico superiore ecclesiastico del vescovo di Alessandria, e si “struggeva dal bruciante desiderio”, riportava il pagano Ammiano Marcellino “che la sentenza fosse confermata dalla somma autorità del vescovo della città eterna”. L’imperatore inviò, quindi, a Roma il suo prefetto di palazzo, l’eunuco Eusebio, un personaggio molto potente, con una lettera e dei regali. Il suo messaggio era molto semplice: “Obbedisci all’imperatore e prendi questo”, ma il papa disse che non poteva condannare Atanasio per il semplice motivo che questi era stato assolto da due sinodi generali ed era stato congedato in pace dalla Chiesa romana, né, in ogni caso, si poteva condannare una persona in contumacia; tale era la tradizione che gli era stata tramandata dai suoi predecessori e da san Pietro; se l’imperatore desiderava la pace, avrebbe dovuto annullare ciò che aveva decretato contro Atanasio ed avrebbe dovuto convocare un concilio nel quale fosse preservato il Credo Niceno; i seguaci di Ario avrebbero dovuto essere espulsi e la loro eresia sottoposta ad anatema; i non ortodossi non avrebbero dovuto sedere in tale sinodo. Prima si doveva stabilire la fede, solamente dopo si sarebbero potute trattare tutte le altre questioni; inoltre Ursacio di Singiduno e Valente di Mursia, i vescovi di corte della Pannonia dovevano essere messi da parte.

    L’eunuco si irritò, ed andò via coi suoi doni, che abbandonò di fronte alla confessione di San Pietro. Liberio, avvedutosi di ciò, rimproverò severamente i guardiani di quel luogo sacro per non avere prevenuto l’inaudito sacrilegio. Gettò via i regali, cosa che irritò ancora di più l’eunuco, il quale scrisse all’imperatore che i termini del problema erano cambiati: non si trattava più di convincere Liberio a condannare Atanasio, ma di evitare di gettare formalmente l’anatema sugli ariani. Costanzo, allora, ordinò al praefectus urbi di Roma, Flavio Leonzio, di catturare Liberio segretamente o con la violenza, e di portarlo a corte. Roma fu scossa da una specie di persecuzione. Narrava Atanasio: i vescovi e le pie donne furono obbligati a nascondersi, i monaci non erano più al sicuro, gli stranieri furono espulsi, ed i cancelli ed il porto furono sorvegliati. Liberio fu portato davanti all’imperatore a Milano. Qui parlò audacemente, chiedendo a Costanzo di smettere di lottare contro Dio, e dichiarandosi pronto a recarsi immediatamente in esilio. Rifiutò di accettare le decisioni del Concilio di Tiro e di sconfessare Atanasio. L’imperatore concesse al papa tre giorni per ripensarci, e poi lo bandì a Beroea in Tracia, spedendogli cinquecento pezzi d’oro per le sue spese; ma Liberio li rifiutò dicendo che Costanzo ne avrebbe avuto bisogno per pagare i suoi soldati.
    Esilio [modifica]

    Quando Liberio lasciò Roma, tutto il clero giurò che non avrebbe riconosciuto altro vescovo all’infuori di lui. Ma presto molti di loro accettarono come papa l’arcidiacono Felice, la cui consacrazione, officiata dal vescovo ariano Acacio di Cesarea, era stata organizzata dal vescovo di Centumcellae per ordine dell’imperatore. Il popolo di Roma, però, ignorò l’antipapa e, il 1 aprile 357, in occasione di una sua visita a Roma, Costanzo poté vedere da se stesso il fallimento del suo designato. L’imperatore, inoltre, era consapevole che non c’era alcuna giustificazione canonica per l’esilio di Liberio e l’intromissione di Felice. Egli fu anche impressionato dalle preghiere per il ritorno del papa audacemente indirizzategli dalle più nobili tra le matrone romane. [senza fonte]
    Papa Liberio mentre traccia, secondo la leggenda, il perimetro della chiesa dedicata alla Madonna della Neve, in seguito basilica di Santa Maria Maggiore (tavola della Fondazione di Santa Maria Maggiore, Masolino, 1425-1428)

    Non c’è alcun motivo per supporre che Felice fu riconosciuto da qualche vescovo fuori Roma, tranne da quelli del partito di corte e da qualche ariano estremo, e l’atteggiamento intransigente tenuto da Liberio durante il suo bando dovette fare molto danno alla causa che l’imperatore aveva a cuore. Non sorprende apprendere che Liberio tornò a Roma prima della fine del 357, e che all’estero si rumoreggiasse di una sua sottoscrizione della condanna di Atanasio e di una sua approvazione del Credo ariano. Alcuni critici, però, sostengono che la sua restaurazione avvenne nel 358, ma questo è impossibile, poiché Atanasio narrava che Liberio subì i rigori dell’esilio per due anni, ed il Gesta inter Liberium et Felicem episcopos, che costituiva la prefazione al Liber Precum di Faustino e Marcellino, riportava che tornò “nel terzo anno” di esilio.

    Il perché l’imperatore fece tornare Liberio dall’esilio viene riferito in più versioni. Secondo Teodoreto di Cirro, Costanzo fu spinto a richiamare il papa dalle matrone romane, ma quando la sua lettera, che diceva che Liberio e Felice dovevano essere vescovi insieme, fu letta nel circo, i romani lo derisero, e proruppero nel grido di “Un solo Dio, un solo Cristo, un solo vescovo”. Sia Tirannio Rufino che lo storico ariano Filostorgio affermavano che i romani pretesero il ritorno del loro papa, mentre Sulpicio Severo e Sozomeno riportavano di violente sedizioni a Roma. Socrate Scolastico fu più preciso, e dichiarò che i romani si sollevarono contro Felice e lo scacciarono, cosicché l’imperatore fu obbligato ad essere acquiescente.

    In ogni caso, l’ariano Filostorgio riferì che Liberio si reinsediò solamente quando ebbe acconsentito a sottoscrivere la seconda formula di Sirmio, che fu elaborata, dopo l’estate del 357, dai vescovi di corte Germinio, Ursacio e Valente. Essa rifiutava i termini homoousios e homoiousios. Girolamo, nella sua Cronaca, affermava che Liberio “vinto dalla noia dell’esilio, dopo aver sottoscritto l’eresia rientrò a Roma in trionfo.” Anche la prefazione al Liber Precum parlava della sua caduta nell’eresia. Atanasio, scrivendo verso la fine del 357, disse: “Liberio, dopo essere stato esiliato, tornò dopo due anni, e, per paura della morte con la quale fu minacciato, firmò” (la condanna di Atanasio stesso) (Hist. Ar., XLI). Ilario, in un’opera del 360, scriveva a Costanzo: “Io non so quale sia stata l’empietà più grande, se il suo esilio o la sua restaurazione” (Contra Const., II).

    Sozomeno raccontava una storia che non trova riscontro in nessun altro scrittore. Secondo quest’ultimo, Costanzo, dopo il suo ritorno da Roma, fece convocare Liberio a Sirmio (357), e là il papa fu costretto dai capi semiariani, Basilio di Ancira, Eustazio di Sebaste, ed Eleusio, a condannare l’Homoousion ed a sottoscrivere una combinazione di tre formule: quella del concilio di Antiochia del 267 contro Paolo di Samosata (nel quale l’homoousios venne rifiutato come tendenza sabelliana), quello del sinodo di Sirmio che condannò Fotino nel 351, ed il Credo del concilio di Antiochia del 341. Queste formule non erano propriamente eretiche, e si dice che Liberio abbia preteso da Ursacio e Valente una confessione, che il Figlio è “in tutte le cose simile al Padre”. Ma, questo racconto storicamente non può funzionare poiché i semiariani si unirono solo all’inizio del 358, e la loro breve influenza sull’imperatore cominciò a metà di quell’anno, inoltre, la formula “in tutte le cose come” non faceva parte della panoplia semiariana del 358, ma gli fu imposta nel 359, anno in cui l’adottarono, dichiarando che era inclusa nella loro formula speciale “come in sostanza”.
    Ultimi anni di pontificato [modifica]

    Quando Liberio tornò a Roma, i romani non potevano aver saputo che Liberio era caduto, dato che Girolamo riportava che il papa rientrò a Roma come un conquistatore. Inoltre non esistono indizi che possano portare ad una sua ammissione di cedimento. Nel 359, comunque, furono convocati simultaneamente i concili di Seleucia e di Ariminium. Al secondo, dove la maggior parte dei circa 400 vescovi presenti era ortodossa, le pressioni, i ritardi e le subdole macchinazioni del partito di corte fecero cadere in errore i vescovi e gli fecero sottoscrivere una formula semi-ariana secondo cui il Figlio, pur non essendo creato dal Padre, non era costituito dalla stessa sostanza (homoousios) del Padre. Né Felice né il papa erano presenti o inviarono legati.

    Dopo il concilio, la disapprovazione di Liberio fu presto palese. Alla fine del 361, quando morì Costanzo, il papa annullò pubblicamente le decisioni di Rimini e, con l’accordo di Atanasio ed Ilario, confermò nel loro incarico i vescovi che avevano sottoscritto e successivamente ritirato la loro adesione, a condizione di provare la sincerità del loro pentimento tramite lo zelo contro gli ariani. Inoltre, firmò un decreto che vietava di ribattezzare coloro che avevano ricevuto il battesimo ariano.

    Intorno al 366 Liberio ricevette una delegazione di semiariani guidata da Eustazio. Li trattò dapprima come eretici, insistendo sulla loro accettazione della formula Nicena, poi ammise alla comunione i più moderati del vecchio partito ariano. Non poteva sapere che molti di loro sarebbero risultati, in seguito, contrari sulla questione della Divinità dello Spirito Santo. Liberio morì il 24 settembre 366.

    In Pace

  104. Reginaldus scrive:

    i cadaveri sia che li vesta da pagliacci sia da gentleman in bombetta, cadaveri restano…

  105. Reginaldus scrive:

    Simon…

    postalo un’altra volta: sempre wikipedia resta!

  106. Luisa scrive:

    Insomma e riassumendo:

    Si è partiti nel 2009 con un documento consegnato al papa il 4 aprile dal card. Canizarès, frutto dei lavori della Congregazione del Culto divino che aveva votato “in favore di una maggiore sacralità del rito, di un recupero del senso dell’adorazione eucaristica, di un recupero della lingua latina nella celebrazione e del rifacimento delle parti introduttive del messale per porre un freno ad abusi, sperimentazioni selvagge e inopportune creatività” , si parla anche di orientamento nella celebrazione, di comunione sulla lingua…..e Andrea Tornielli aggiunge che “Le proposte della Congregazione che Cañizares ha portato al Papa, ottenendone l’approvazione, sono perfettamente in linea con l’idea più volte espressa da Jopseph Ratzinger quando ancora era cardinale”

    Arriva puntuale la smentita di Ciro Benedettini e il silenzio cala su questo documento finito non si sa dove.
    Che influenza ha avuto l`anticipazione di Andrea Tornielli?

    Comunque nel 2010 il card. Canizarès intervistato sempre da Andrea Tornielli dichiara:
    «Non so se si possa, o se convenga, parlare di “riforma della riforma”. Quello che vedo assolutamente necessario e urgente, secondo ciò che desidera il Papa, è dar vita a un nuovo, chiaro e vigoroso movimento liturgico in tutta la Chiesa. Perché, come spiega Benedetto XVI nel primo volume della sua Opera Omnia , nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della Chiesa. Cristo è presente nella Chiesa attraverso i sacra­menti. Dio è il soggetto della liturgia, non noi. La liturgia non è un’azione dell’uomo,ma è azione di Dio».

    Insomma, ” riforma della riforma” sembrano essere diventate parole inpronunciabili …passo indietro?

    E arriviamo ad oggi, nel 2011, Andrea Tornielli ci anticipa un Motu Proprio, seguito dalla fulminea precisazione di Padre Lombardi tendente a rassicurare coloro che pur hanno reso indispensabile e URGENTE, con i loro abusi, l`intervento correttivo del Papa, chiamato “nuovo movimento liturgico”.
    Forse che questa anticipazione produrrà lo stesso effetto che nel 2009?
    Mah!
    Mi sembra sopratutto che sono state sollevate speranze da una parte e inquietudini dall`altra che si scioglieranno come neve al sole.

    Non aveva forse detto Andrea Tonielli in questo thread in un suo commento:
    Vorrei invitare tutti alla prudenza: non si tratterà, per quanto ne so, di un motu proprio dedicato alla correzione degli abusi liturgici, quanto piuttosto un documento tecnico, che nel ridisegnare le competenze del dicastero del Culto divino, dovrebbe menzionare quel “nuovo movimento liturgico” di cui ha parlato più volte il cardinale Canizares.

    Nel mio articolo non parlavo di volontà restrittiva, ma dicevo che il motu proprio potrebbe contenere un passaggio nel quale il Papa affida alla Congregazione del culto divino la promozione di un nuovo movimento liturgico.

    Insomma, chi vivrà, vedrà.

  107. Concilio scrive:

    PIETRO, scusami ma neanche un bambino dell’asilo in Francia direbbe “je vais à coucher”. Non si tratta di un plausibile errore di battitura o una distrazione, è proprio un’espressione inesistente e errata che nessuno che abbia vissuto anche soltanto 6 mesi in Francia potrebbe fare.

  108. Cherubino scrive:

    pietro, guarda che io non “accuso nessuno di eresia” (che ora viene chiamata con il più elegante “gravi errori dottrinali” o altre espressioni del genere). Non sono io il giudice ma la Chiesa.
    Per Lefebvre c’è poco da fare. Innanzitutto c’è il motu proprio di Giovanni Paolo II che parla di errata concezione della Tradizione quale radice dell’atto scismatico. Ma prima di questo vi sono decenni di correzioni del Vaticano, Paolo VI compreso.
    Poi c’è la logica. Se mons. Lefebvre disse -come disse- che il Vaticano II era erroneo, Giovanni Paolo II un papa eretico, e la Chiesa traditrice della sua vocazione, la conclusione è semplice: se aveva torto era in gravissimo errore. Non ci sono vie di mezzo.
    Quindi per la Chiesa ha torto. Per me pure. E per te ?

  109. Osservatore scrive:

    Come sempre Cherubino riporta il discorso nella giusta logica con buona pace di tutti i tradizionalisti du casda su questo blog arcoriano–

  110. Artefice1 scrive:

    Maccabeo …. Semplici bengala lampanti.
    Come avrei potuto capire se non avessi avuto “anybody” che me lo dimostra?

  111. il maccabeo scrive:

    Beh Simon,
    mi chiedo francamente se lei abbia letto, e capito, quanto da me scritto e quanto lei a cosí argutamente copiato-incollato (e probabilemete non letto):
    1.Per quanto riguarda le questione “Liberio-scomunica o no Atanasio?” io infatti ho scritto (abbia la bontá di rileggere) “Liberio…AERUMNIS FRACTUS”. (lo metto in maiuscolo che fosrse stavolta lo vede… a proposito, devo tradurre?).
    E il mio, o meglio del Denz.Schhönmetzer, AERUMNIS FRACTUS”stranamente, ma esattamente coincide a quanto nel suo “ticopiotiincollo-manontileggo!wiki!” si legge:
    “…Girolamo, nella sua Cronaca, affermava che Liberio “vinto dalla noia dell’esilio, dopo aver sottoscritto l’eresia rientrò a Roma in trionfo.” Anche la prefazione al Liber Precum parlava della sua caduta nell’eresia. Atanasio, scrivendo verso la fine del 357, disse: “Liberio, dopo essere stato esiliato, tornò dopo due anni, e, per paura della morte con la quale fu minacciato, firmò” (la condanna di Atanasio stesso) (Hist. Ar., XLI). Ilario, in un’opera del 360, scriveva a Costanzo: “Io non so quale sia stata l’empietà più grande, se il suo esilio o la sua restaurazione” (Contra Const., II).
    Quindi non é cosi´chiaro come afferma Sodalitium che Liberio sia stato inappuntabile in ogni momento. Che poi il “metu gravi” escluda la responsabilitá morale siam tutti d´accordo.
    Ma non vedo dunque dove quanto da me scritto sarebbe sbagliato.
    2. Si é poi mai chiesto, e con lei dovrebbe chiederselo pure don Ricossa, perche´ Liberio, nonostante le sofferenze subite e la difesa, a volte anche strenua, ma solo a volte, di Atanasio contro Ario, sia il primo Papa dei primi tre secoli a non essere canonizzato? (Cucú!!!…. Cucù!!!) Evidentemente perché se il “Metu gravi” esclude la colpa morale, il cedimento seppure parziale e ad tempus é impedimento per collocare Liberio alla stessa stregua dei suoi predecessori che han versato fino all´ultima stilla di sangue.
    3. E si é poi anche mai chiesto, sempre con Don Ricossa, perché invece Eusebio da Vercelli, morto nel suo letto di cause naturali dopo le sofferenze dell´esilio come per Liberio, sia invece canonizzato e addirittura festeggiato col colore rosso dei martiri (almeno nella Messa di Sempre, in quella di Paolo VI non so, m apresumo il bianco)?
    4. Non capisco poi come si possa pubblicare un testo come quello di Sodalitium e contrapporlo a quanto scrivo per poi definirlo (parole sue) “ciancie sedevacantiste”.
    Delle due l´una, o son ciancie, o son argomenti. Si decida.
    Il massimo dell´ironia é poi che, utilizzando gli stessi argomenti, Lei e Ricossa arriviate a due conclusioni diametralmente opposte.
    Lei dice: ” constato che il tale e´ Papa, quindi non sbaglia mai.” Ricossa dice: “constato che sbaglia, quindi non é Papa”.
    Eppoi é risaputo che ogni parola di Sodalitium é diretta contro la Fraternitá San Pio X. Quando la Fraternitá San Pio X non esisterá piú Sodalitium sará pubblicato con la dicitura “Edizione speciale… tante belle pagine bianche da colorare!”
    5. Questa strana alleanza tra lei e i Sedevacantisti (solo materialiter) mi ricorda poi un´altra storia, e cioé che anche Erode e Pilato divennero amici sulla pelle di Gesú mentre prima non si potevano vedere.
    Chiedo scusa a tutti dell´Off-topic. E per oggi mi basta.

  112. Artefice1 scrive:

    Squilpa…. Vai alla manifestazione ?…. Per affossare lo stato che avete edificato.
    Ho l’impressione che dopo aver esiliato L’Essere ed imposto l’Esistere, ora v’indignate del fatto, ….perché non trovate dove appoggiarvi. ahahahahah

  113. Simon de Cyrène scrive:

    Caro Maccabeo,

    debbo dire che ho cercato di fare quest’intervento dal telefonino nel treno e che il risultato ne è pasticciato come si vede dal fatto che ho postato due volte le stesse cose e che lenzuolate intere sono state copie incollate mentre la mia intenzione era di astrarne giusto qualche frase: me ne scuso con lei e con gli altri bloggisti che si sono dovuto sorbire questi miei “interventi”. Posso solo promettere che non utilizzerò il mio telefonino in futuro.

    Quel che desideravo mostrale è semplicemente che addirittura in un “campo” simile al suo , quello sedevacantista, quella sua tesi non accettabile e che, d’altra parte, la storia di Liberio è più complessa che la versione che voi protestanti tradizionalisti ne fate.

    Faccio un ultimo copia incolla da http://apologetica.altervista.org/dsdc_obiezioni_contro_infallibilita.htm
    e chiudiamo qui l’argomento visto che analizza l’inanità delle vostre affermazioni tradiprotestanti:

    “Per farne un’obiezione contro l’infallibilità personale del Sommo Pontefice, bisogna proprio ignorare completamente le condizioni di cui l’infallibilità dev’essere rivestita per poter essere veramente esercitata. La firma a una formula di fede, apposta da un papa ” depresso dal lungo esilio ” (San Gerolamo) e anche ” sotto minacce di morte ” (Sant’Atanasio), è quanto mai lontana da una definizione ex cathedra.

    Ma vi è di più. Liberio non firmò la seconda formula di Sirmio. Egli rientrò a Roma nel 358, ma i documenti provano che capitolò nella primavera del 357 e che fu proposta alla sua firma la formula del 351. Ora, tale formula ometteva l’omoùsios per l’unica ragione che era suscettibile d’un’interpretazione sabelliana, e usava i termini che non avevano nulla di -contrario alla fede, meritando l’unico rimprovero di essere troppo imprecisa. D’altronde Liberio si preoccupò d’ottenere dai suoi awersari una dichiarazione i cui termini condannavano i veri ariani, cioè quelli che non ammettevano il Figlio essere per natura e in tutto simile al Padre. Egli sperava cosi di trovare un terreno d’intesa onde preparare la riconciliazione dell’ala moderata degli antiniceni con ! cattolici. Anche se nel concedere dimostrò una certa debolezza, non si potrà mai incriminarlo di eresia.”

    Ecco tutto: quindi e come sempre, caro Maccarebo, da vero cattolico tradizionale senza un’oncia di protestantesimo mi permetto di chiudere il soggetto riaffermando Ubi Petrus ibi Ecclesia .

    In Pace

  114. Luisa scrive:

    Seguendo il percorso ondivago della “riforma della riforma” dal 2009 ad oggi ( a cui ho accennato più sotto), credo anche di poter dire che la Liturgia sembra essere il solo punto nevralgico che subito fa scattare la reazione epidermica di padre Lombardi in modo evidente e visibile ma sopratutto di chi, sopra di lui, tira i fili.
    Insomma si può discutere di tutto e del suo contrario ma la Liturgia non si tocca, come se fosse circondata da un filo elettrico che colpisse chiunque voglia entrare e disturbare il quieto vivere di chi dentro il suo orticello è stato libero di fare e disfare a pacimento .
    In fondo bisogna pur ammettere che se il Prefetto della Congregazione del Culto divino, pur con tutti i suoi passi indietro, riserve e condizioni, riconosce che c`è bisogno di un intervento, anche se è diplomaticamente chiamato “nuovo movimento liturgico “, per tentare di far passare la pillola amara, chi è messo in causa è chi durante decenni non solo ha tollerato ma spesso incoraggiato, se non legittimato, abusi e derive liturgiche, chi avrebbe dovuto essere un fedele e attento custode della disciplina liturgica.
    Insomma dire che bisogna intervenire “per porre un freno ad abusi, sperimentazioni selvagge e inopportune creatività” significa ammettere che chi doveva vigilare non l`ha fatto, e siccome coloro che si sono resi responsabili di negligenza, o i loro allievi, sono spesso ancora al loro posto e al potere, come stupirci della loro resistenza?
    Quelli che son chiamati correttamente “abusi” e derive”, per quei pastori sono stati e sono l`applicazione dello spirito del Concilio anche in tema liturgico, indietro non si torna, guai a chi osa toccare le notre conquiste.
    La rivoluzione liturgica post conciliare è piombata dall`alto sulle notre teste, spesso con violenza, ma non sia detto che oggi dall`alto venga una qualsiasi correzione…la riforma deve venire dal basso, ci viene detto, ma in basso ci stanno i responsabili delle eccezioni diventate norma, degli errori che si vorrebbe normalizzare.
    Se le correzioni non vengono dall`alto, con i dovuti controlli, temo che la “liturgia fai da te” ha ancora dei bei giorni davanti a sè.

  115. il maccabeo scrive:

    Caro Simon, Vedo che lei continua a NON leggermi. Sará colpa del telefonino o di una lettura selettiva?
    Ho spiegato in lungo e in largo in che maniera Liberio sia scusabile: Aerumnis fractum!!!!!!!!!!
    Sono stato io il primo a scriverlo e percio´non mi rimproveri di non aver scritto quel che invece ho chiaramente piú volte scritto, perché é francamente ridicolo. O devo concludere che tanto lei non legge e fa polemica per piacere?
    Che poi la Fraternitá non conosca le condizioni dell´Infallibilitá detto da lei (o Ricossa), che credete che il Papa sia infallibile anche se fa le previsioni del tempo, gioca la schedina o scommette ai cavalli mi fa doppiamente ridere.
    Vedo anche che lei, come Ricossa continua a non rispondere alla “revocata” beatificazione di Papa Liberio.
    Constato che non risponde, come Ricossa, alla domanda sulla avvenuta canonizzazione di S. Eusebio da Vercelli col titolo quasi bimillenario di Martire.
    Infine, le confesso che sentirsi dare del protestante da persone che hanno cambiato tutto (e che accettano ogni cambiamento “contra legem”) liturgia, sacramenti, diritto canonico, catechismi, riabilitazione del comunismo, dei “diritti dell´uomo” massonici gia´mille volte condannati ecc. ecc. ecc., in Nome di un Concilio che affossa tutti gli altri, e constatare che tale accusa scriteriata ci é rivolta solo perché uno constata la discrepanza del “Concilio”, unico per eccellenza ineguagliatoeineguuagliabilesuperdogma nella vostra glossa, con duemila anni di Magistero precedente, beh, mi fa proprio scompisciare dalle risate! Altroché bue che da del cornuto all´asino…
    et de hoc satis…

  116. bruno gregolin scrive:

    Tanto per non fare solo della teoria tento di raccontare le mie impressioni sulle esperienze liturgiche nelle quali,non senza una qualche perplessità, mi vedo coinvolto in terra Qatarina. Ogni venerdì infatti mi reco nella chiesa cattolica “Nostra Signora Del Rosario” di Doha per la celebrazione eucaristica. Scelgo alternativamente di andare a Quella riservata ai filippini, che sono sempre presenti in massa (anche 3000 persone), e a quella recitata in arabo, dei libanesi. La messa è quella cattolica ma i dettagli liturgici non sono per niente simili. La messa “filippina”, per le musiche, i canti, la predica di un sacerdote molto gettonato che assomiglia tanto ad un intrattenitore dialogante con il pubblico, il quale risponde anche con gli applausi, assomiglia ad un rituale delle chiese riformate americane. Quella invece dei libanesi, che dura normalmente 1 ora e mezza, ha una ritualità antica, con canti che assomigliano alle nenie mussulmane e che non concede niente alle forme modernizzanti presenti anche nelle liturgie “giovanili” di casa nostra.Non mi sento di esprimere giudizi. Non sono in grado di giudicare quale delle due forme comunicano al popolo di Dio presente, maggiore sacralità. Constato solo che al termine delle due celebrazioni eucaristiche molti fedeli si accostano alla statua della Madonna per un saluto ed una preghiera. Cosa che non mi sembra di aver mai visto dopo una messa “Beat” fatta di canti e balli secondo le mode correnti.

  117. MARCO CHIAPPINI scrive:

    Una domenica mattina, durante la Santa Messa delle 8 celebrata da un sacerdote che festeggiava il 50° della sua consacrazione, durante l’omelia affermava “tornassi indietro, probabilmente,mi rifarei prete,quello che non accetto in modo categorico è l’imposizione del celibato”.Qualche mese dopo chiedendo spegazione mi disse:E’ la libertà di un sacerdote di dire quello che pensa anche durante la Messa e sono in linea con quello che mi insegna il cardinal Martini.

  118. Osservatore scrive:

    La LUisa è stata più volte smentita da Cherubino e messa in condizione di tacere nel senso che le è stato dimostrato quante banalitò posta su questo blog.
    Insieme a lei molti altri.
    Chissà se questa gente un giorno si renderà conto quanto è importuna e sofferente di analfabetismo spirituale e religioso e la smetterà di riempire questo blog arcoriano di ulteriori arcoriate?

  119. Cherubino scrive:

    “Non mi sento di esprimere giudizi.”
    Bella questa: il suo post è pieno zeppo di giudizi !

  120. Cherubino scrive:

    “temo che la “liturgia fai da te” ha ancora dei bei giorni davanti a sè.”

    bè almeno un merito la “liturgia fai da te” alla fine lo avrà avuto: far stancare “quelli del primo posto”.

    “Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.” (Lc. 18)

  121. Artefice1 scrive:

    Non so come chiederlo ma sento il bisogno di capire questo argomento.
    La questione d’Onorìo sulla Volontà.
    Maccabeo e Simone potete aiutarmi?

  122. Cherubino scrive:

    il card. Martini ha smentito categoricamente le frasi che gli venivano attribuite. http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=139361

    “Milano, 29-03-2010

    Non ha mai detto che “l’obbligo del celibato dei preti deve essere ripensato” e non ha mai parlato con l’edizione domenicale del quotidiano Die Presse che ieri gli ha attribuito questa frase. Il cardinale Carlo Maria Martini si e’ detto “molto sorpreso” nel vedere ripresa anche sui media italiani “una espressione che non corrisponde al mio pensiero”.

    “Il settimanale non ha interloquito con me direttamente – ha spiegato Martini – ha piuttosto ripreso una mia lettera ai giovani austriaci. Ma il testo di tale lettera da me approvato diceva: “Occorrerebbe ripensare alla forma di vita del prete” intendendo cosi’ sottolineare l’importanza di promuovere forme di maggiore comunione di vita e di fraternita’ tra i preti affinche’ siano evitate il piu’ possibile situazioni di solitudine anche interiore”. “Sono pertanto rimasto molto sorpreso – ha proseguito l’ex arcivescovo di Milano – nel vedermi attribuita una espressione che non corrisponde al mio pensiero. Anzi, ritengo sia una forzatura coniugare l’obbligo del celibato per i preti con gli scandali di violenza e abusi a sfondo sessuale”.

  123. anniballo scrive:

    Forse, “Maccabeo” dovrebbe adoperare maggiore rispetto quando accenna ai diritti dell’Uomo. Questi sono stati acquisiti con difficoltà, lottando contro i poteri dei privilegiati, sostenuti dalle Autorità Tradizionali ipocrite e corrotte (e che avevano tutto l’interesse a negare i diritti stessi).
    Se, oggi, noi europei abbiamo finalmente un pò di dignità, lo dobbiamo esclusivamente alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ed a nessun’altra cosa.

  124. Mauro W. Fuolega scrive:

    Perdonatemi, ma vado diretto e brutalmente al sodo: buttiamo via il messale di Paolo VI e, con questo, tutte le riforme e torniamo a quello di San Pio V con annessi e connessi, nell’edizione vigente alla morte di Pio XII.
    Così chiudiamo il cerchio e facciamo pace con il buon Dio!

  125. Gianpaolo1951 scrive:

    Caro Osservatore, in fatto di banalità, altro che Signora Luisa!…
    Semmai, di banalità è composto tutto il suo vuoto e inutile “osservare”!!!…
    A parte l’incensare in continuazione il Cherubino, i suoi posts sono pieni del “nulla” più assoluto!…
    Vada a studiare un po’ che di “analfabetismo spirituale e religioso” forse è pregno proprio lei!!!…

  126. Cherubino scrive:

    “incensare in continuazione il Cherubino”

    sarà meglio fare qualche noto gesto partenopeo ?

  127. Osservatore scrive:

    A Giampaolo1951

    Quanto a vuoto assoluto i suoi post sembrano dei veri e propri buchi neri. Non incenso nessuno tantomeno Cherubvino che non ha bisogno dei miei elogi. Si commenta da solo.E’ la verità perchè se non ci fossero i suoi commenti questo blog goià arcoriano a tutto spiano , diventerebbe un campo di concentramento abitato solo da tradizionalisti e sedevacantisti come lei.

  128. il maccabeo scrive:

    Caro Anniballo,
    lei crede davvero di aver oggi, grazie all´Europa e ai diritti dell´uomo, acquisito piú dignitá, serietá, impegno, coscienza, altruismo, amore per la famiglia e ogni sorta di sani principi, piú di quanto li abbiano avuti i suoi genitori, nonni o i loro contemporanei, bene o male sempre influenzati da duemila anni di cristianesimo?
    Io in quanto Cattolico non credo; non vedo attorno a me, purtroppo, meno crimini, meno ingiustizie, meno violenze, o piú serietá, impegno, coscienza, capacitá di sacrificio e altruismo di quanto ne avessero i miei genitori, nonni e bisnonni, i quali pure non erano esenti da difetti, intendiamoci.
    Non riesco in ogni caso a condividere il suo ottimismo. Spero saprá perdonarmi dall´alto della sua dignitá europeista alla quale io non oso commisurarmi.

  129. il maccabeo scrive:

    Per il gentile sig. Chiappini:
    un estratto da “Mirari Vos” di Gregorio XVI, che non corrispinde per nulla all´insegnamento del Card. Martini e della sua…scuola di spiritualitá:
    “…E qui vogliamo eccitare sempre più la vostra costanza a favore della Religione, affinché vi opponiate all’immonda congiura contro il celibato clericale: congiura che, come sapete, si accende ogni dì più estesamente, unendo ai tentativi dei più sciagurati filosofi dell’età nostra anche alcuni dello stesso ceto ecclesiastico: di persone che, dimentiche della loro dignità e del loro ministero, trascinate dal lusinghiero torrente delle voluttà, proruppero in tale eccesso di licenziosa impudenza che non ristettero dal presentare in più luoghi pubbliche reiterate domande ai Governi, onde venisse abrogato ed annientato questo santissimo punto di disciplina. Ma troppo C’incresce di trattenervi lungamente sopra questi turpi attentati, e piuttosto con fiducia incarichiamo la religione vostra affinché impieghiate ogni vostro zelo per mantenere sempre, secondo quanto prescritto dai Sacri Canoni, intatta, custodita, ferma e difesa una legge di tanto rilievo, contro la quale da ogni parte si scagliano gli strali degli impudichi…”
    …immonda congiura contro il celibato… mai definizione fu piú perfetta!

  130. Cherubino scrive:

    maccabeo continua sulla via della diffamazione contro il card. Martini, ovviamente con frasi fatte e retoriche (le sue) e agganci che non c’azzeccano nulla con le pagine che cita. Ricordo che anche a fronte degli attacchi più pesanti la Congregazione per la dottrina della Fede non ha mai trovato assolutamente nulla di contrastante con il Magistero, anzi in qualche occasione ha preso le difese del card. Martini contro gli attacchi (ignobili) dei lefebvriani.

    E gente così ha la sfrontatezza di presentarsi come difensori della cattolicità? è ridicolo…

  131. anniballo scrive:

    “MACCABEO”…..
    Le società umane non saranno mai perfette, conveniamone. Nell’Europa di oggi vi è rispetto dei diritti, una attenzione notevole ai doveri, rispetto delle minoranze, rapporti tra stato e cittadino determinati dalla forza delle leggi e tutto quanto -insomma- può cercare di garantire una civile frequentazione della scena pubblica.
    Trovo,altresì, che lo spirito dei tempi dell’Europa di oggi sia tra i più avanzati del mondo, anche in termini di sensibilità verso i deboli.
    Questo è serietà, in una parola (che comprende anche le altre cose che Lei scrive). “Impegno”, “coscienza”, “altruismo” sono categorie meno chiaramente definibili : cmq, non vedo dove, esattamente, l’uomo moderno europeo può essere accusato di mancanza di impegno o mancanza di coscienza (parola assai scivolosa).
    L’amore per la famiglia, poi, mi scusi, ma è un concetto assai opinabile : raramente nelle famiglie regna l’amore augurabile o la pretesa concordia; molti menages sono basati sull’ipocrisia e sull’insofferenza più irrimediabili e lo scenario era esattamente lo stesso negli anni cinquanta o nel secolo diciottesimo. Da una parte, non credo che dobbiamo idealizzare il passato, dall’altra, non mi pare che le società moderne europee se la passino peggio, oggi che l’istituzione familiare dimostra apertamente la sua eterna crisi.
    Che dire,poi, dei crimini e della violenza? L’uomo è violento, lo è sempre stato e sempre lo sarà; davvero,Lei, “Maccabeo” crede che nei secoli tenebrosi del passato vi fosse meno violenza o meno crimine? Non dimentichiamo che perfino il papa governava col patibolo…
    Le aggiungo una mia opinione personalissima : non credo neppure per un attimo che un uomo europeo di trecento anni fa , se potesse scegliere tra il vivere oggi o nel milleseicento, sceglierebbe quest’ultima ipotesi. E neppure il contrario,probabilmente.

  132. enrico scrive:

    @ Annibalo

    C’è una parte del suo commento che abbia una vaga attinenza con il thread?

    Comunque

    “Trovo,altresì, che lo spirito dei tempi dell’Europa di oggi sia tra i più avanzati del mondo, anche in termini di sensibilità verso i deboli.”

    A parole forse di certo.

    Basta pensare però che l’aborto viene considerato un diritto acquisito da una battaglia di civiltà.
    Insomma impedire ad una persona di avere una vita certo è un bel progresso di civiltà.
    E si badi non per debolezze personali, che sarebbero comprensibile sempre, ma giustificandolo ideologicamente.

    Del resto non si dovrebbe dimenticare che uno scienziato come Konrad Lorentz accettò l’idea che esistessero razze umane e parlò di adomesticamento ovvero sostenne che alcune razze umane erano diventate imbelli ed inette come era accaduto per alcune razze animali a causa di addomesticamento.
    E che approvò i programmi di sterilizzazione (ed altro)dei minorati mentali in Germania.
    Certo nel mondo d’oggi queste derive dell’eugenetica non sono presenti (colga l’ironia).

    “L’amore per la famiglia, poi, mi scusi, ma è un concetto assai opinabile : raramente nelle famiglie regna l’amore augurabile o la pretesa concordia; molti menages sono basati sull’ipocrisia e sull’insofferenza più irrimediabili e lo scenario era esattamente lo stesso negli anni cinquanta o nel secolo diciottesimo”

    Insomma la famiglia questa Idra di Lerna, la famiglia Annibalo non dovrebbe essere semplicemente l’unione fra due persone che così ricercano qualche vantaggio economico o sgravio fiscale ma dovrebbe avere la funzione di cellula fondamentale della società generando ed educando le future generazioni.
    E questo comporta diritti ma anche doveri e talvolta sacrifici.

    Anche perchè senza questa cellula fondamentale la società implode chiaramente su se stessa.
    Altrimenti si può pensare a strutture di educazione dei figli di Stato magari con nei progetti Lebensborn.
    Sono ideee di cui abbiamo già visto i frutti Annibalo.
    E nelle ideologie di estrema destra e in quelle di estrema sinistra, entrambe atee e neopagane.

  133. Catholicum scrive:

    Papa Ratzinger ha definito l’abbandono del messale tridentino una “TRAGEDIA”.

    E questo la dice lunga sulle intenzioni di questo Papa e su ciò che dovrà accadere.

    Spero che questo Papa prepari il cammino per il prossimo Pontifex che farà definitivamente scoppiare il bubbone eretico che si è cercato in tutti i modi di contenere nella pia speranza di riportarlo alla cattolicità.

    Con buona pace dei cattomodernisti che dovranno un giorno necessariamente traslocare dalle sacre stanze vaticane.

    E allora il “fumo di satana” di cui parlava (sic!) Paolo VI sarà definitivamente uscito.

  134. Cherubino scrive:

    “Papa Ratzinger ha definito l’abbandono del messale tridentino una “TRAGEDIA”.”

    Dove l’avrebbe detto ? Provare a dare citazioni esatte e verificabili ?

    Strano poi che questo papa sia così convinto che la Chiesa sia piena di modernisti e massoni che sta per beatificare il suo successore che è stato papa per quasi 30 anni (1978-2005), per molti dei quali peraltro Ratzinger è stato Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede (1981-2005), quindi dovrebbe prendersela prima di tutto con se stesso…

  135. Marco N. scrive:

    Strano poi che questo papa sia così convinto che la Chiesa sia piena di modernisti e massoni che sta per beatificare il suo successore che è stato papa per quasi 30 anni (1978-2005), per molti dei quali peraltro Ratzinger è stato Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede (1981-2005), quindi dovrebbe prendersela prima di tutto con se stesso…

    Ironia: zero;
    Sarcasmo: tentativo maleodorante;
    Rispetto delle regole del buon gusto: zero;
    Rispetto delle regole grammaticali e sintattiche:zero;
    Senso del ridicolo: uguale a quello di un lombrico;
    TOTALE: disgustoso!

  136. Artefice1 scrive:

    E poi Marina.
    Come fai a capirmi se neppure mi rispondi puntualmente?
    Questa tua storia la ritengo singolare.
    Perché, se tu avessi veramente l’intenzione di capirmi, non m’ignori.
    Vedi che faccio bene a fare il criptico?
    Ho scritto prima un commento sul come si gioca.
    Se tu fossi interessata, prenderesti la mia proposizione che non capisci o che rifiuti, dici NO e la rifai come Senti tu rispettando il punto.
    Io poi ti dico subito se La Sento o non la Sento come la Senti tu.
    Passino, passino, la Relazione diventa Inevitabile.

  137. Artefice1 scrive:

    Chedo scusa a tutti
    Ho sbagliato post.

  138. Marco N. scrive:

    Strano poi che questo papa sia così convinto che la Chiesa sia piena di modernisti e massoni che sta per beatificare il suo successore che è stato papa per quasi 30 anni (1978-2005), per molti dei quali peraltro Ratzinger è stato Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede (1981-2005), quindi dovrebbe prendersela prima di tutto con se stesso…

    L’evidente stato confusionale in cui versa l’autore , alato (o presunto tale) di questo commento, non ci può esimere dall’esprimere una sia pur sommaria valutazione di fondo sullo stesso:

    - ironia: zero;
    - sarcasmo: appena un tentativo velenoso,ma ridicolo;
    - coerenza logica: assimilabile a quella di una tarantola;
    - rispetto delle regole morfosintattiche: zero;
    - rispetto delle regole del buon gusto: zero;
    - rispetto della Chiesa e delle saue istituzioni: zero.
    VALUTAZIONE TOTALE: livello da lombrico.

  139. raffaele savigni scrive:

    La “Mirari vos” di Gregorio XVI è un documento infelice (non certo “Ex cathedra” ed infallibile!), pieno di affermazioni smentite dal Vaticanmo II e dal Magistero successivo e privo di carità verso i cattolici liberali. Tra Gregorio XVI ed il card. Martini non ho esitazioni: sto col card. Martini.
    lascio i nostalgici alle loro sterili nostalgie.

  140. raffaele savigni scrive:

    L’unico errore di cherubino (una distrazione) è stato quello di indicare Giovanni Paolo II come “successore” di Ratzinger. A parte questa svista, concordo col senso della frase.

  141. Marco N. scrive:

    …lascio i nostalgici alle loro sterili nostalgie.

    Non so a chi si riferisca il povero Savigni lanciando questa inutile frase, ma se si rendesse conto che è più serio argomentare in modo pacato e serio anzichè concludere le proprie sciocche tirate con punzecchiature sciape (degno compare di Cherubino) certamente crescerebbe almeno di una spanna…

  142. ritaroma scrive:

    Auguro a tutte le “femminucce” una felice giornata, particolarmente serena e meno faticosa del solito.
    e a tutti una buona chiusura di carnevale senza eccessi, anche xchè domani sarà dura dato che c’è il digiuno, tanto vale regolarsi da oggi! un saluto Rita