Il Papa e le "fantasticherie apocalittiche"

Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato ai contenuti sul nuovo libro del Papa in uscita la prossima settimana. Descrivo l’indice dei capitoli e dei paragrafi. Inoltre pubblico un frammento tratto dal testo tedesco del secondo capitolo del volume, dedicato al discorso escatologico di Gesù. Eccoli entrambi.

Che cosa è veramente accaduto durante l’ultima settimana della vita terrena di Gesù di Nazaret? Gesù era un rivoluzionario politico? Chi fu veramente responsabile per la sua morte? E soprattutto, quell’uomo è davvero risorto dai morti? Sono le domande a cui risponde nuovo libro di Benedetto XVI, che sarà presentato ufficialmente in Vaticano il prossimo 10 marzo. S’intitola Gesù di Nazaret: la Settimana Santa. Dall’ingresso in Gerusalemme alla resurrezione (edito in Italia dalla Lev, 380 pagine) ed è la continuazione del primo volume nel quale Papa Ratzinger aveva presentato la prima parte della vita di Cristo.

Ecco in anteprima l’indice e il contenuto dei singoli capitoli. Il primo tratterà dell’«ingresso a Gerusalemme e della purificazione del Tempio». Il secondo è dedicato al «discorso escatologico di Gesù» e parla della distruzione del Tempio, dei «tempi dei Gentili» e della «profezia e apocalisse». Il terzo capitolo è dedicato alla «lavanda dei piedi» che Cristo compie sui discepoli: vi si tratta anche del «mistero del traditore», cioè Giuda, e delle «due conversazioni con Pietro». Il quarto capitolo è dedicato alla «preghiera sacerdotale di Gesù» e alla «festa ebraica dell’espiazione» che ne rappresenta il «backgorund biblico».

Il quinto capitolo è interamente dedicato all’ultima cena. Il Papa parla del problema della sua datazione (da lui già affrontato in un’omelia del Giovedì santo), dell’istituzione dell’eucaristia, della «teologia delle parole» connessa a quel gesto fondamentale e del passaggio «dall’ultima cena all’eucaristia della domenica mattina».

Quindi, nel sesto capitolo, Ratzinger porterà il lettore nel Getzemani, descrivendo la preghiera di Gesù al Padre. Il successivo capitolo, il settimo è dedicato al «processo a Gesù»: vi si leggeranno le «discussioni preliminari nel Sinedrio», la presenza di Gesù davanti ai capi giudei e quindi davanti a Ponzio Pilato. L’ottavo capitolo parlerà della «Crocifissione e sepoltura di Gesù». Benedetto XVI rifletterà su «parola ed evento nella narrativa della Passione», sulle parole di Gesù dalla croce, del «lamento per l’abbandono», delle vesti tirate a sorte e delle «donne  ai piedi della croce», per conlcludersi con la morte e la sepoltura.

Infine, il nono capitolo, tratterà dell’evento centrale e fondante del cristianesimo, «la risurrezione di Gesù dai morti». Il papa risponderà alla domanda su che cosa sia la risurrezione, e analizzerà «i due tipi differenti di testimonianza» su questo evento, la «tradizione confessionale» che parla dell’«enigma della tomba vuota», del «terzo giorno» e dei primi «testimoni». Quindi spiegherà la «tradizione narrativa», descrivendo le apparizioni di Gesù nei Vangeli e a Paolo, concludendo il capitolo con il «significato storico» della resurrezione. Il volume termina con un epilogo: «Gesù ascende al cielo – Siede alla destra del padre e di nuovo verrà nella gloria».

Il fatto che abbia deciso di dedicare una seconda fatica letteraria a Gesù, per mostrare la come il Cristo della fede coincida con il Gesù della storia, sta a indicare quanto importante egli ritenga in questo nostro tempo che la Chiesa si dedichi alla nuova evangelizzazione senza dare per scontato che la fede ancora ci sia.

IL BRANO
Ecco in anteprima un brano del secondo capitolo del nuovo libro del Papa al discorso escatologico di Gesù nel quale Benedetto XVI parla delle «fantasticherie apocalittiche», un tema attualissimo, visto il gran parlare che si fa della presunta profezia Maya sulla fine del mondo nel 2012.
«Un altro elemento importante – scrive il Papa – del discorso escatologico di Gesù è l’ammonimento contro gli pseudo-messia e le fantasticherie apocalittiche. In questo senso è da interpretare l’incitamento alla sobrietà e alla vigilanza».
Il Papa cita poi alcune parabole, come quella delle vergini intelligenti e di quelle stolte, e quella del servitore vigilante (Mt. 25,1-13 e Mc 13, 33-36).
«Proprio attraverso queste parole si evidenzia che cosa si intende per “vigilanza”: non la fuga del presente, speculazioni sul futuro, la dimenticanza della missione di oggi, ma tutt’al contrario: significa agire nel modo giusto qui ed ora, come si dovrebbe fare sotto gli occhi di Dio. La parabola parla del servitore che si accorge del ritardo del suo padrone e prende il suo posto (…). Il servitore buono rimane servitore cosciente alla sua responsabilità, dà a tutti il giusto e viene lodato dal padrone».
Un invito dunque a non andar dietro alle speculazioni sul futuro, a non fuggire il presente, che deve essere vissuto intensamente «qui e ora».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

52 risposte a Il Papa e le "fantasticherie apocalittiche"

  1. annarita scrive:

    Bisogna sempre vivere alla presenza di Dio, purtroppo spesso pensiamo di fare come se Lui non ci fosse, sia nel lavorare per il bene che nel fare il male. Infatti nel fare il bene a volte ci affidiamno solo alle nostre forze e rischiamo di inorgoglirci o di deprimerci se non va come vorremmo, mentre dovremmo confidare solo nella Divina Provvidenza ed essere mezzi umili nelle Sue mani. Nel fare il male poi ci dimentichiamo che Dio è presente e mettiamo da parte la riconoscenza che Gli dobbiamo, per il Suo sacrificio. Questa è la grande lotta a cui deve attendere ogni cattolico, lotta contro le proprie miserie, lotta per mettere Dio sopra ogni cosa, per glorificarlo e mettere se stessi ai suoi piedi.

    • john coltrane scrive:

      E’ proprio così, cara Annarita.

      L’orgoglio può condurci addirittura all’impossibilità di riconoscere il nostro bisogno di essere salvati, salvati dall’ossessione del nostro io autonomo.
      Rischiamo di (voler/dover) regnare in una stanza piena di specchi, in cui ogni cosa, ogni pensiero, rimanda a noi stessi.

      La saluto, buona giornata.

  2. Artefice1 scrive:

    Annarita …. Bel proponimento…ma privo di Senso.
    “””Infatti nel fare il bene a volte ci affidiamo solo alle nostre forze e rischiamo di inorgoglirci o di deprimerci se non va come vorremmo, mentre dovremmo confidare solo nella Divina Provvidenza ed essere mezzi umili nelle Sue mani.”””
    Perché quell’Indefinibile “confidiamo” andrebbe sostituito dal “Riconoscere il Senso”
    Non ti pare?

  3. Artefice1 scrive:

    Annarita … ./.
    Non ti pare?
    Rappresenta il CON-Fidare che io ripongo in te…..Mentre Dio Padre Creatore ha già fatto Perfettamente la Sua Parte……
    Come posso dire….
    La Relazione è una triangolazione dove il Senso Accomuna.

  4. Artefice1 scrive:

    Annarita …. Il Maccabeo….Enrico
    Questa è la Vita che Riconosco.
    La Vita è ciò che resta Dopo l’attimo chiamato Fatto.
    Ciò che resta è il Fatto CON-Forme al Senso…..tutto il resto Svanisce.
    Sarebbe la Dimostrazione della Eternità che spetta alla Vita.
    Così la Vita Dona il CON-Vincimento….. CON il quale NON si può sbagliare.

  5. Giovanni scrive:

    Non vedo l’ora di leggerlo! E’ significativo che il Papa sottolinei che il Gesù della storia e il Cristo della fede coincidano e che vi sono ragioni solide per affermarlo. Questa è la sfida per noi credenti!

  6. Sal scrive:

    Fantasticherie apocalittiche ?

    “Mentre sedeva sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si accostarono privatamente, dicendo: “Dicci: Quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua presenza e del termine del sistema di cose?”

    1. “Badate che nessuno vi svii; perché molti verranno in base al mio nome, dicendo: ‘Io sono il Cristo’, e svieranno molti. Voi udrete di guerre e di notizie di guerre; guardate di non atterrirvi. Poiché queste cose devono avvenire, ma non è ancora la fine.

    2. Poiché sorgerà nazione contro nazione e regno contro regno, e ci saranno penuria di viveri e terremoti in un luogo dopo l’altro. Tutte queste cose sono il principio dei dolori di afflizione.

    3. Quindi vi daranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutte le nazioni a causa del mio nome. E allora molti inciamperanno e si tradiranno e si odieranno gli uni gli altri. E molti falsi profeti sorgeranno e svieranno molti; e a causa dell’aumento dell’illegalità l’amore della maggioranza si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. E questa buona notizia del regno sarà predicata in tutta la terra abitata, in testimonianza a tutte le nazioni; e allora verrà la fine.

    4. Perciò, quando scorgerete la cosa disgustante che causa desolazione, dichiarata per mezzo del profeta Daniele, stabilita in un luogo santo (il lettore usi discernimento), allora quelli che sono nella Giudea fuggano ai monti. Chi è sulla terrazza non scenda a prendere i beni della sua casa; e chi è nel campo non torni a casa a prendere il suo mantello. Guai alle donne incinte e a quelle che allattano in quei giorni! Continuate a pregare che la vostra fuga non avvenga d’inverno né in giorno di sabato; poiché allora ci sarà grande tribolazione come non è accaduta dal principio del mondo fino ad ora, no, né accadrà più. Infatti, a meno che quei giorni non fossero abbreviati, nessuna carne sarebbe salvata; ma a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati.

    5. Ora imparate dall’illustrazione del fico questo punto: Appena il suo ramoscello si fa tenero e mette le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. Veramente vi dico che questa generazione non passerà affatto finché tutte queste cose non siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno affatto.

    (Vangelo di Matteo cap. 24 – Luca cap. 21 – Marco cap. 13)

  7. peccatore scrive:

    Le pretestuose polemiche sull’esposizione in luogo pubblico dei crocefissi ci propone tre ordini di riflessioni: sulla croce storica; sul significato pubblico dell’esposizione della croce nei luoghi in cui la cultura è intrisa di cristianesimo; sulla posizione della croce sui nostri altari, perché mentre si polemizza “extra”, non bisognerebbe sorvolare su certe reiterate disattenzioni “intra”, che faticano a celebrare il sacrificio di Cristo ed indulgono a riproporre la sola santa cena.

    La croce salva l’umanità dall’inganno: di non poter dare un senso alla sofferenza e di quanta sofferenza viene provocata dal peccato di ritenersi bastanti a se stessi. La croce è il luogo della consapevolezza: soffrire non è inutile, nonché inevitabile; ed il peccato genera sofferenza e morte, a noi stessi, agli altri ed alla natura in cui viviamo. Sembrerebbe però un vicolo cieco, una resa al pessimismo, pietoso e sereno, ma non certo beato. Non è così: perché la croce rappresenta anche la vittoria dell’amore sul peccato. L’essere posto in croce di Dio, in fattezze di uomo, ad opera di uomini detentori di poteri umani, dei tribunali civili e religiosi, con le loro leggi e la loro giustizia, in Gesù risorto sconfigge proprio il peccato delle origini, il delirio di onnipotenza, la boria umana, la pretesa di poter fare a meno di Dio o di farci noi come “dio”, senza l’umiltà di sentirsi visitati e salvati da Lui. Non è una salvezza senza dolore o senza spargimento di sangue: ma sono un dolore ed un sangue redentivi, che non rappresentano la parola fine, bensì l’inizio della vita vera, la luce che scaccia le tenebre. Ogni croce appesa ad un muro dovrebbe ricordare queste cose, rammentando all’uomo la sua miseria, di cui è responsabile, e la sua nobiltà, per la provvidenza di Dio che ci soccorre, ci ama di amore fedele, immeritato, gratuito, attende solo un nostro sì ed un umile grazie.

    La croce storica è quella che ebbe a che fare con Gesù, a Gerusalemme, ad inizio aprile del 33 d.C. del nostro attuale calendario, un venerdì, tra le 9 del mattino (ora della condanna e poi del trasferimento al Calvario) al tardo pomeriggio, dopo la crocifissione, la morte sulla croce e la deposizione.

    Ha detto oggi il Papa: “l`uomo porta iscritta nel profondo di sé la nostalgia di Dio e che solo in lui trova la vera gioia e la sua realizzazione più piena”.“Qualsiasi cosa accada, Signore, tu che tieni tutto nella tua mano, e le cui vie sono giustizia e verità; qualunque cosa tu abbia stabilito a mio riguardo …; tu che sei sempre giusto giudice e Padre misericordioso, io ti amerò, Signore”. Amen

  8. peccatore scrive:

    Ed infatti:

    Messaggio del 2 marzo 2011

    Cari figli, il mio Cuore materno soffre grandemente mentre guardo i miei figli che ostinatamente mettono ciò che è umano davanti a ciò che è Divino, i miei figli che, nonostante tutto ciò che li circonda e nonostante tutti i segni che vengono loro inviati, pensano di poter camminare senza mio Figlio.

    Non possono!

    Camminano verso la perdizione eterna.

    Perciò raduno voi che siete disposti ad aprirmi il vostro cuore, che siete disposti ad essere apostoli del mio amore, perché mi aiutiate, perché vivendo l’amore di Dio siate un esempio per coloro che non lo conoscono.

    Che il digiuno e la preghiera vi diano forza in questo ed io vi benedico con la benedizione materna nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
    Vi ringrazio.

  9. elena scrive:

    Sono felice di vedere finalmente un Papa che svolge il proprio ruolo di capo spirituale pensando a colmare i “vuoti” delle coscienze dell’uomo contemporaneo mediante la ricerca della verità nell’esempio del Cristo.
    Un Papa che pensa alla chiesa come complesso delle anime e non come complesso delle risorse economiche (che, pure, servono)

  10. Aurelio R. scrive:

    Con tutti i lupi travestiti da agnelli che parlano di Resurrezione simbolica, questo libro è più che mai opportuno.

  11. Marco N. scrive:

    E non solo di Resurrezione simbolica, caro Aurelio, ma anche di:
    - inferno simbolico;
    - transustanziazione simbolica del Pane e del Vino (“transignificazione”);
    - autorità simbolica del Papa;
    “Sacrificio simbolico” nella Santa Messa.

    Mi fermo qui, ricordando agli illustri ” simbolisti” , tra cui alcuni porporati (meneghino-gerosolomitani o viennesi alla crema), vari monsignoroni, molti monsignorini e innumerevoli “presbiteri” , per non parlare della miriade di laici “impegnati”( specialmente quelli lautamente stipendiati dalle curie o apaticamente adagiati dietro cattedre di insegnamento della religione nelle scuole statali), che per Paolo di Tarso ” vana sarebbe la nostra fede, se Cristo non fosse risorto dai morti”!

    Ma alla blasfemia interna alla Chiesa ormai purtroppo non c’è argine. Una riprova?

    Basterà leggere quanti commenti si scateneranno contro questo mio brevissimo scritto.

  12. peccatore scrive:

    Eh sì, i patiti delle “simbologie” con cui si sono divertiti a rileggere comunitariamente i fatti, facendoli diventare una democratica riunione di consigli pastorali qualche decennio appresso, trasformando la cronaca in interpretazioni ed applicazioni, dovranno ritornare, con umiltà e stupore e forse pure con qualche tremore, a misurarsi con una vicenda, dentro un contesto preciso, sbattendo il naso su quel che è stato visto accadere, con tanto di peccati, errori, imposture, responsabilità, imbrogli, atteggiamenti, fraintendimenti, infedeltà e disperazioni delle miserie (umane) mentre sfavilla risorto l’Amore fedele e provvidente di Dio a beneficio dell’umiltà dei veri credenti.

  13. macv scrive:

    quaando si comincia a trovar tutto simbolico vuol dire che anche la fede diventa “simbolica”
    la croce è diventata solo un simbolo…la Resurrezione?simbolo. L’inferno e paradiso? simboli.l’eucarestia? Simbolo. Ma che c’è rimasto di VERO, di STORICAMENTE VERO inm tutta la nostra religione? quasi nulla…
    una religione che non crede più nella REALTA, ma solo in simboli ed allegorie, è morta e sepolta.Coi simboli non si vive, colle allegorie non c’è salvezza.

  14. Cherubino scrive:

    ma almeno sapete cosa vuol dire “simbolico” o usate le parole giusto per colpire qualcuno e fare propaganda ?
    E dire che ha la stessa radice del Simbolo, il Credo.

    Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

    86 Fin dalle origini, la Chiesa apostolica ha espresso e trasmesso la propria fede in formule brevi e normative per tutti. 228 Ma molto presto la Chiesa ha anche voluto riunire l’essenziale della sua fede in compendi organici e articolati, destinati in particolare ai candidati al Battesimo.

    « Il simbolo della fede non fu composto secondo opinioni umane, ma consiste nella raccolta dei punti salienti, scelti da tutta la Scrittura, così da dare una dottrina completa della fede. E come il seme della senape racchiude in un granellino molti rami, così questo compendio della fede racchiude tutta la conoscenza della vera pietà contenuta nell’Antico e nel Nuovo Testamento ». 229

    187 Tali sintesi della fede vengono chiamate « professioni di fede », perché riassumono la fede professata dai cristiani. Vengono chiamate « Credo » a motivo di quella che normalmente ne è la prima parola: « Io credo ». Sono anche dette « Simboli della fede ».

  15. Cherubino scrive:

    a quanto pare da qualche anticipazione leggibile in internet, pare che Benedetto XVI seppellisce una volta per tutte l’affermazione degli ebrei come popolo deicida in sè. Il papa commenta tutti i passi della condanna di Gesù nei quattro Vangeli mostrando come essi vadano interpretati in modo diverso: l’aristocrazia del Tempio, un gruppo ristretto, i sostenitori di Barabba. Anche quando Matteo parla di “tutto il popolo” egli indica con questa parola tutta l’umanità, tutti noi. Ebrei e non ebrei.

  16. Simon de Cyrène scrive:

    Libro da leggere e utilizzare come meditazione per accompagnarci durante la prossima Santa Quaresima per preparare anche la nostra “intelligenza” alla Settimana Santa.
    Leggendo i qualche brani pubblicati in anteprima qua e la, chiaramente questo libro aiuterà tutti a ritornare ai testi originali del Nuovo Testamento con uno sguardo rinnovato.
    Grazie Santo Padre!

    In Pace

  17. Marco N. scrive:

    σύμβολον, nella sua accezione primigenia (greca e poi latina) il simbolo è sintesi e identificazione del Credo cristiano.
    Nulla a che vedere con l’accezione usata da Aurelio e dal sottoscritto (oltre che dai vari “illuminati”blasfemi che suggono latte dalle mammelle di Santa Romana Chiesa e continuano a scalciare), cioò segno, rappresentazione simbolica

    In questa seconda accezione, ad esempio, le elucubrazioni e le insolenze continue di Cherubino altro non sono che il segno, il simbolo del suo profondo malessere , della sua efocentrissima frustrazione e, soprattutto, della sua maleducazione.

  18. peccatore scrive:

    Non so chi colpiscano certe parole, ma ho in mente qualche sacerdote che dice che Gesù non è risorto come potrebbe immaginare una persona semplice (vedendolo che ti parla e mangia con te, come riportato dai vangeli), ma che l’unico riscontro è dato dalla “tomba vuota”; così Gesù è risorto “nella fede di chi ha creduto alla sua parola”! Cioè, se io, con la mia fede, lo faccio risorgere, allora Gesù è risorto, altrimenti , evidentemente, poteva non esserlo, risorto da morte.
    Tanti, troppi, chissà dove l’hanno messo…

  19. Cherubino scrive:

    quindi simbolo starebbe per “segno, rappresentazione simbolica” nell’accezione usata da lui e Aurelio.
    Però la usano loro in tal modo, perchè deve essere per forza il senso dato anche da quelli che loro criticano? Si può quindi dire in due sensi del tutto diversi: intendendo dire che il racconto è simbolico, ossia rimanda ad altro, oppure che il fatto è simbolico, ossia per essere compreso richiede un’apertura della mente ad un senso che non è evidente prima facie. E in questo senso dire che la resurrezione è un fatto simbolico (non solo un racconto) è del tutto corretto, perchè non basta vedere la tomba vuota per credere e sperimentare l’incontro con Cristo risorto, ma occorre la fede. Almeno fino al ritorno glorioso.

    Comunque caro Marco, voglio rassicurarla: sto benissimo.

  20. Marco N. scrive:

    Non est asellis symbola legere.
    In altri termini: noi si stava indicando la luna, non il dito…

  21. Marco N. scrive:

    non basta vedere la tomba vuota per credere e sperimentare l’incontro con Cristo risorto

    Se il discepolo Giovanni che “vide e credette” avesse fatto certi ragionamenti, oggi saremmo ancora ai tempi di Paolo nell’aeropago o forse anche prima…

  22. Cherubino scrive:

    Marco impari a leggere la Sacra Scrittura, non prendendo un versetto tagliandolo dal contesto.
    Cosa vede Pietro ? non il Risorto e neanche solo una tomba vuota. Il testo è chiaro: vede le bende ben piegate. Vede un segno, non il Risorto. Davanti al segno però capisce e crede.
    Poi è strano, perchè più tardi si presenta loro Gesù, sulle rive del lago, ma non lo riconoscono. Lì al contrario vedono il Risorto eppure non se ne accorgono. La sua esegesi fondamentalista va in frantumi.
    Se poi ci spostiamo al Vangelo di Luca, anche i discepoli di Emmaus camminano e parlano con Lui, ma non lo riconoscono. Solo davanti allo “spezzare il pane” lo vedono, non solo con gli occhi fisici, ma con quelli del cuore e della fede.
    Maria di Magdala la conosce ? Gesù risorto le parla, ma lei non si accorge che è Lui. Solo quando Lui dice il suo nome, come solo Lui sa e può fare, lei si rende conto che è il Risorto.
    Allora si rischia di sminuire la resurrezione sia facendo del Vangelo un semplice racconto simbolico, sia riducendo l’evento alle coordinate umane. La resurrezione di Gesù è un evento divino nella dimensione umana. Dio ha scelto una via “nascosta” (Deus absconditus disse S. Tommaso d’Aquino), non imposta contro la volontà di chi non vuol credere. E non è neanche un evento sottomesso alla volontà di coloro che credono, perchè Egli sceglie quando rivelarsi. Gesù risorto entra in relazione con la nostra realtà fisica, la condivide anche, ma in modo del tutto libero dalla necessità delle leggi fisiche. In questo senso è “simbolico”, secondo l’etimologia greca per cui il simbolo è l’unione di due elementi, di due realtà. In Gesù la materia è del tutto “pneumatizzata”, sottomessa allo Spirito divino. Per questo pur cadendo sotto i sensi Dio ha disposto che sia percepibile con gli occhi della fede e secondo il piano che Egli dispone per ognuno.

  23. Sal scrive:

    Invece di leggere tanti i libri che hanno la pretesa di spiegare il Libro, non sarebbe più saggio leggere direttamente il Libro originale e lasciare che sia Esso stesso a guidare, anziché farsi guidare da qualcun’altro che potrebbe anche sbagliarsi ?

    (Ecclesiaste 12.12) : – “ figlio mio, ricevi l’avvertimento: Al fare molti libri non c’è fine, e la molta dedizione [ad essi] è faticosa per la carne.”

    (Isaia 34.16) : – “Ricercate per voi stessi nel libro di Geova e leggete ad alta voce”

    (Isaia 30.8) : – “ Ora vieni, scrivilo su una tavoletta con loro, e incidilo anche in un libro, affinché serva per un giorno futuro, come testimonianza a tempo indefinito.

    (Ebrei 4.12) : – “ la parola di Dio è vivente ed esercita potenza ed è più tagliente di qualsiasi spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, e delle giunture e del [loro] midollo, e può discernere i pensieri e le intenzioni del cuore.”

    Perché leggere un libro morto invece che un libro vivo ?

  24. Noto con piacere che le premurose parole odierne della Madre di Dio sono state già opportunamente e provvidenzialmente postate.
    Tuttavia,
    repetita I U V A N T:

    “Cari figli,
    il mio Cuore materno soffre grandemente mentre guardo i miei figli che

    ostinatamente

    mettono ciò che è umano davanti a ciò che è Divino, i miei figli che, nonostante tutto ciò che li circonda e nonostante tutti i

    segni

    che vengono loro inviati, pensano di poter camminare senza mio Figlio. Non possono!

    Camminano verso la perdizione eterna.

    Perciò raduno voi che siete disposti ad aprirmi il vostro cuore, che siete disposti ad essere apostoli del mio amore, perché mi
    aiutiate,
    perché vivendo l’amore di Dio siate un esempio per coloro che non lo conoscono.
    Che il
    digiuno
    e la preghiera
    vi diano forza in questo ed io vi benedico con la benedizione materna nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Vi ringrazio”.

    http://lastradadellafelicita.myblog.it/archive/2011/02/28/il-consolatore-perfetto.html

  25. Marco N. scrive:

    Ringrazio Cherubino per la sua esortazione:
    Marco impari a leggere la Sacra Scrittura.

    La mia , rivolta a lui, è molto più semplice e breve: Cherubino, impari a leggere!

  26. raffaele savigni scrive:

    “Coi simboli non si vive, colle allegorie non c’è salvezza”.
    Questa è veramente grossa. Come hanno mostrato De Lubac, padre Ignace de la Potterie ecc., i Padri della Chiesa leggevano la Bibbia passando dall’interpretazione letterale a quella allegorica; ed il “simbolismo eucaristico” del primo millennio, analizzato da De Lubac, non riduceva affatto l’Eucarestia a qualcosa di evanescente. Il “simbolo”, nella cultura patristica e medievale, evocava un livello superiore della realtà, non un’interpretazione soggettivistica. Soltanto dopo il Mille, ma soprattutto nell’età moderna il termine “simbolo”, ha subito un impoverimento semantico che ha spinto molti a contrapporlo alla realtà storica.

  27. raffaele savigni scrive:

    Basta con le fantasticherie apocalittiche di chi cita continuamente presunte apparizioni mariane, presunti segreti di Fatima (magari il “quarto”…), continue presenze diaboliche.Ritorniamo a leggere seriamente i Vangeli, come ci propone Benedetto XVI; e non sostituiamoli con visioni, apparizioni e simili, che anche quando sono autentiche non aggiungono nulla di essenziale al messaggio cristiano. Spesso servono solo a tenere molti cristiani in uno stadio spiritualmente infantile, mentre l’apostolo Paolo ci invita a passare dal “latte” al “cibo solido”, a diventare spiritualmente maturi.

  28. Marco N. scrive:

    Il “simbolo”, nella cultura patristica e medievale, evocava un livello superiore della realtà, non un’interpretazione soggettivistica

    E’ l’unica cosa(parzialmente) corretta pontificata da Savigni, il quale non si accorge di contraddirsi dieci volte ogni due righe con la sua saccenteria da decrepito gatto soriano invaso dalle pulci ed occupato costantemente a grattarsi quel che rimane del suo pelame.

  29. macv scrive:

    caro Cherubino, non nascondiamoci dietro un dito o una parola. Tutti noi sappiamo cosa significa simbolo. Se diciamo che l’OSTIA è solo il simbolo del sacrificio di Cristo, non diciamo che l’OSTIA è veramente CRisto. Se diciamo che l’inferno è il simbolo della lontananza da Dio, non diciamo che l’Inferno è veramente un luogo spazio-temporale. Così come possiamo dire che Apollo è il simbolo della luce e del sole, Venere è il simbolo della vita e dell’amore.Tutti noi possiamo essere d’accordo che Venere è il simbolo della vita e dell’amore , ma crediamo forse che Venere esista come persona o sia mai esistita? No.
    per cui se cominciamo a parlare per simboli anche di Cristo, arriveremo a questo :che Cristo simboleggerà il giusto e buono uomo sacrificato,la vittima per antonomasia, ma nessuno crederà più che Cristo sia veramente esistito e veramente risorto ( cioè storicamente) e veramente DIO. A questo punto siamo arrivati. Del resto dopo Bultmann e dopo la critica “storica” dei Vangeli a che cosa è stato ridotto Cristo se non ad un “mito”? Come appunto tanti altri miti, Dionisio, Osiride. Krisna , ecc. ecc. Un conto è la fede in un mito .in un simbolo, un conto è la fede in una PERSONA realamente esistita e ancora e sempre esistente. Non lo capisci? Io per esempio non voglio dare la mia fede aun mito, aun simbolo.
    di un simbolo non me ne faccio nulla, perchè quando morirò il simbolo non mi salva!

  30. Marco N. scrive:

    Caro mcv,

    tempo perso: come fai a spiegare cos’è il simbolo nel linguaggio corrente a una persona che anche simbolicamente non rappresenta nemmeno il simbolo di se stesso, affermando di continuo tutto e il contrario di tutto?

  31. Cherubino scrive:

    circa l’impoverimento semantico del termine “simbolo” ha già detto ottimamente il prof. Savigni.
    Vale la pena ricordare che la parola “simbolo” tecnicamente è oggi ri-usata nella semiotica
    - di Peirce per indicare un rapporto tra significante e significato non stabilito sulla base di legami di contiguità fisica (come nell’indice) o di similiarità e analogia (come nell’icona), ma grazie all’attività interpretativa dei comunicanti; ciò però non vuol dire che il simbolo sia meno reale degli altri segni, ma solo che la sua comprensione richiede una mediazione tra i comunicanti
    - di Karl Bühler che usa il termine simbolo per indicare la corrispondenza del segno a oggetti e fatti che rappresenta.

    Da tali suggestioni appare una lettura della Resurrezione come evento “simbolico” del tutto diversa da quella criticata e diversa da quella che nel linguaggio comune potrebbe apparire (per cui è ovvio che in un testo per un pubblico colto ci sta bene, in un’omelia un po’ meno).
    La resurrezione si può dire “simbolica” perché la comprensione vitale dei suoi segni esteriori è possibile solo per decisione di Colui che è risorto, non è a disposizione di un qualunque osservatore, o di uno scienziato che voglia sottoporla ad esperimenti. Nello stesso tempo questi segni sono relativi ad un fatto ben preciso, sono portatori del divino nella dimensione umana (syn-ballo, “metto insieme, unisco”).

    Come disse S. Tommaso, con una definizione splendida del segno in generale, ma che si addice suggestivamente anche ai segni della resurrezione:

    “Signum, quantum est in se, importat aliquid manifestum quo ad nos, quo manuducimur in cognitionem alicuius occulti.”(Scriptum super quatuor libris Sententiarum Magistri Petri Lombardi, IV, d. 1, q. 1, a. 1)
    Il segno, in sé, comporta un qualcosa che ci sia manifesto, dal quale siamo condotti per mano alla conoscenza di qualcosa di nascosto.

  32. Marco N. scrive:

    C.v.d.: quando si copia e si incolla di qua e di là, non può che scaturirne una macedonia acida, contraddittoria in termini,spesso maleodorante (perchè condita da molta presunzione di tuttologia)…

  33. Cherubino scrive:

    caro Marco, tuttologo ? Perchè ? Per qualche riga di filosofia del linguaggio alla portata di uno studentello universitario ?
    Suvvia, non si butti così giù… gliel’ho già detto una volta: lavori un po’ sull’autostima.

  34. Marco N. scrive:

    Cherubino, mi creda, la Sua ingenua incapacità di pensare e di capire, pur pari soltanto alla sua vanità, è disarmante.
    Si preoccupi un po’ del senso del ridicolo da lei messo a dura prova, specialmente quando, nel 99% dei casi, si cimenta in discorsi di cui non comprende nemmeno l’incipit.
    Buona giornata e non esageri con la cipria sulle sue guance…

  35. raffaele savigni scrive:

    Marco N. dinmostra di non capire nulla e spara giudizi offensivi. La sua intelligenza è pari a quella di chi usa il pollice per dargli un voto positivo: gente abituata a premere continuamente il telecomando piuttosto che a studiare a fomndo i problemi. Ed infatti non portano ragionamenti, ma insulti.

  36. Marco N. scrive:

    Savigni,

    se lontanamente fosse vero ciò che va affermando, Lei sarebbe senza dubbio mio maestro e donno.
    Con una lieve differenza: io non sono pagato come lei per sparare sciocchezze e falsità ideologiche.

  37. Cherubino scrive:

    vede Marco, tutto sommato egoisticamente non dovrei neanche darle dei consigli, perché i suoi interventi vanno a mio vantaggio.
    Lei infatti non si accorge che sul piano della comunicazione la sua strategia fatta di insulti non fa altro che rafforzare coloro che lei insulta. Lasciamo perdere quei ridicoli voti. Sul piano sostanziale concentrarsi sulla denigrazione della persona lascia del tutto intatte le idee. E sono queste che contano. Anche sul piano politico, alla fine non fanno danno tanto certe persone, quanto le idee che esse diffondono. Fino a quando il vuoto e l’abnormità morale delle idee diffuse non diventa talmente evidente come in questi ultimi tempi. Allora cresce la reazione, si producono anticorpi interiori e la gente comincia a rendersi conto di quale veleno gli è stato inoculato e comincia a dissociarsi. Per questo si rendono necessari a chi detiene il potere in quel modo interventi rassicuratori, azioni di ancor maggiore controllo sui Media, intensificazione della disinformazione, con tutti i “risuonatori” sociali a disposizione: pagati o spontanei, piccoli e grandi, finanche purtroppo monsignori e capi di stato esteri. Tutto fa brodo per evitare che gli anticorpi si sviluppino.

    Tornando a lei, le consiglio di cercare di smontare le mie idee, perchè sono quelle che contano. Gli attacchi alla mia (povera) persona o ad altri squalificano solo lei.

  38. Marco N. scrive:

    Mi chiede Cherubino:

    Tornando a lei, le consiglio di cercare di smontare le mie idee…”.

    Ci ho provato, ma mi creda, non ne ho trovato nemmeno una….!

  39. Marco N. scrive:

    Riposto.

    Mi chiede Cherubino:

    “..Tornando a lei, le consiglio di cercare di smontare le mie idee…

    Ci ho provato, ma, mi creda, non ne ho trovato nemmeno una….!

  40. Cherubino scrive:

    Marco, suvvia, almeno la logica: se ci ha provato (secondo l’italiano si riferisce a “provi a smontarle”) vuol dire che c’erano. Dica la verità allora: ci ha provato ma non ci è riuscito.
    Oppure si è espresso male perchè non ha ancora finito quel sussidiario fantasma di scuola elementare, edito da casa editrice ancora più fantasma, che diceva di avere.

    Che poi cerchi di consolarsi posso anche capirlo, ma almeno prima di postare rilegga ciò che scrive!

  41. Marco N. scrive:

    Vede, Cherubino, se Lei si diverte così….faccia pure.
    E’ incredibile, ma vero, in tutti i suoi chilometrici post, neanche per scommessa, si può trovare sia pure un abbozzo di idea, ma soltanto contraddittori( quando non casuali) copia e incolla.
    In compenso si trova tanta , ma tanta insolenza, frutto indubbio di una profonda incapacità di relazionarsi con gli altri.

    Circa il sussidiario….è vero non Le serve, non potrebbe ancora decodificarne nemmeno le prime paginette introduttive.

  42. Marco N. scrive:

    Circa i miei “insulti” a Lei e al povero Savigni, vede, Cherubino, sono soltanto il guiderdone delle vostre rispettive e sciocche insolenze nei confronti di tutti i malcapitati che frequentano questo blog.
    Io non sono disposto ad accettare supinamente le vostre maleodoranti salive e ve le restituisco con gli interessi.

  43. Cherubino scrive:

    “chilometrici post”
    deformazione delle percezioni spaziali…

    “non sono disposto ad accettare supinamente”
    problematiche psicomotorie posturali…

  44. Marco N. scrive:

    “Cherubino” : importante deformazione dell’identità personale, alato concetto del sè, tendenziale desiderio di sublimazione dallo stato solido a quello gassoso (vds. peto di Mancuso, ottimamente descritto da Cosimo de Matteis).

  45. Cherubino scrive:

    peccato, fino al “peto” poteva anche essere carina, ma evidentemente si tratta proprio di una coazione a ripetere, un impulso primario.

  46. Marco N. scrive:

    Ebbene si!
    Non l’aveva capito che detesto i peti in genere, e quelli di Mancuso in particolare?

  47. Cherubino scrive:

    vede Marco, se continuo a risponderle non è perchè non ho niente da fare. Purtroppo il mio lavoro mi porta a stare molto al computer, sia a casa che fuori.
    Se le rispondo è perchè mi fa un pò pena. La rabbia che lei esprime con i suoi insulti è talmente evidente che non ci vuole una laurea per vederla. Pensa che le faccia bene ? Pens di fare del bene ? Pensa veramente di migliorare qualcosa denigrando ? Aggiungendo violenza a violenza ? Violenza che nei blog è verbale, ma poi rischia di prenderle la mano nella vita reale.
    E veramente pensa di difendere il Vangelo in questo modo ? Di fare la volontà del Padre misericordioso che fa piovere i suoi doni sui buoni e sui cattivi ? Pensa di obbedire a Cristo che dice di benedire coloro che ci maledicono, di amare coloro che ci perseguitano ?
    Lei Marco mi fa pena perchè si fa del male. Cerco di farglielo capire, ma vedo che la sua resistenza a guardarsi un pò allo specchio è ancora troppo forte. Peccato.

  48. Marco N scrive:

    Violenza che nei blog è verbale, ma poi rischia di prenderle la mano nella vita reale.

    Veda di ricordarsene allora, mister Cherubino, perchè è lei il più violento di tutti( e il meno indaffarato) qua dentro.
    Vabbuò?

  49. john coltrane scrive:

    Mi xmetto di riproporre questo post del prof Savigni xchè lo giudico assolutamente perfetto.
    Thanks.

    “Questa è veramente grossa. Come hanno mostrato De Lubac, padre Ignace de la Potterie ecc., i Padri della Chiesa leggevano la Bibbia passando dall’interpretazione letterale a quella allegorica; ed il “simbolismo eucaristico” del primo millennio, analizzato da De Lubac, non riduceva affatto l’Eucarestia a qualcosa di evanescente.
    Il “simbolo”, nella cultura patristica e medievale, evocava un livello superiore della realtà, non un’interpretazione soggettivistica.
    Soltanto dopo il Mille, ma soprattutto nell’età moderna il termine “simbolo”, ha subito un impoverimento semantico che ha spinto molti a contrapporlo alla realtà storica.”

  50. macv scrive:

    Caro Coltrane, DE LUbac ha scritto che i primi padri hanno dato una interpretazione simbolica ed allegorica delle sacre scritture.
    Non ha mai detto , mi pare, che Gesù Cristo , la sua morte , la sua resurrezione fossero solo simboli, cioè MITO, cioè mai ESISTITI nella realtà, ma favole, leggende, immagini dell’incoscio collettivo.
    se Cristo è un puro mito, se la sua morte e resurrezione sono solo dei simboli,cioè favole, leggende, proiezioni dell’inconscio, illusioni, cioè NON DELLE REALTA’ storiche , allora io ci credo come posso credere in Zoroastro,in Iside ed Osiride, in Krisna, in Manitù , nella Grande Madre , ecc. ecc.
    Di meravigliosi simboli e miti , di storie allegoriche molto più poetiche e belle di quella di Cristo, è piena la storia comparata delle religioni.. !!!! bellissime favole, bellisimi miti, ma nessuno è così idiota da credere in ciò che non è mai avvenuto!
    Se Gesù Cristo non è VERAMENTE esistito, non è morto e risorto , la nostra fede è vana!
    E queste non sono parole mie , ma di S. Paolo ( forse è più autorevole di De Lubac , che ne dice???)

  51. john coltrane scrive:

    “Se Gesù Cristo non è VERAMENTE esistito, non è morto e risorto , la nostra fede è vana!
    E queste non sono parole mie , ma di S. Paolo ( forse è più autorevole di De Lubac , che ne dice???)”.

    MACV , le Sue parole sono perfette, logiche.
    Mi pareva che De Lubac, però, dicesse le stesse cose.
    Posso essermi sbagliato.

    CRISTO è (ovviamente) veramente Risorto, la Transustantazione è assolutamente Reale.

    Il simbolismo valido è quello delle parabole del Signore x illuminarci, partendo da ciò che vediamo e tocchiamo -la creazione- l’Essenza del Regno di DIO:

    La ringrazio, buona domenica.