Un'istruzione per i fedeli e per la messa antica

Sarà pubblicata nelle prossime settimane, probabilmente agli inizi di aprile, l’istruzione della Pontificia Commissione Ecclesia Dei – firmata dal cardinale Levada, dal segretario Guido Pozzo e approvata da Benedetto XVI – che stabilisce alcuni criteri applicativi del motu proprio Summorum Pontificum. Come si ricorderà, il motu proprio, promulgato da Papa Ratzinger nel 2007, aveva sancito la liberalizzazione dell’antico messale e la possibilità per gruppi di fedeli di chiedere direttamente ai parroci la celebrazione della messa secondo il rito precedente alla riforma conciliare (con il messale romano del 1962, e non con quelli precedenti).

E’ inutile nascondersi che, a fronte di tante aperture e di un numero crescente di celebrazioni in rito antico, ci sono state anche molte reazioni di chiusura e restrizioni poste da alcuni vescovi. L’istruzione, in questo momento in via di traduzione in latino e nelle varie lingue (il testo di base è in italiano) è dunque un documento importante. Nelle scorse settimane, alcuni siti web e blog legati al mondo cosiddetto tradizionalista, o che comunque ne seguono con attenzione le attività, hanno mosso una serie di critiche preventive al documento, sostenendo che si tratterebbe in realtà di un annacquamento della volontà papale. Da quanto ho potuto apprendere, quell’interpretazione non corrisponde al vero. Per questi motivi.

Innanzitutto l’istruzione con  i suoi contenuti conferma che il motu proprio è legge universale della Chiesa e che tutti sono tenuti ad applicarla e a garantire che venga applicata. L’istruzione afferma che va assicurata la possibilità della celebrazione in rito antico dovunque vi siano dei gruppi di fedeli che la richiedono. Nel testo non vienei precisato alcun numero minimo di fedeli che devono costituire il gruppo.

Si dice invece che è bene – in accordo anche con l’esortazione post-sinodale sull’eucaristia – che i seminaristi studino il latino. Ma l’istruzione prevede anche che conoscano la celebrazione secondo la forma antica. Il “sacerdos idoneus” per la celebrazione con il messale preconciliare non occorre che sia un latinista provetto, ma che sappia leggere e capisca ciò che legge ed è chiamato a pronunciare durante il rito.

La Pontificia commissione Ecclesia Dei, che da due anni è stata inglobata nella Congregazione per la dottrina della fede, viene costituita con l’istruzione come l’organismo chiamato a dirimere le questioni e le controversie, giudicando in nome del Papa.

I vescovi non devono né possono promulgare norme che restringano le facoltà concesse dal motu proprio, o ne mutino le condizioni. Sono chiamati invece ad applicarlo.

Può essere celebrato anche il Triduo pasquale in rito preconciliare là dove ci sia un gruppo stabile di fedeli legati alla liturgia antica. Gli appartenenti agli ordini religiosi possono usare i messali con i rispettivi riti propri preconciliari.

Il rito ambrosiano non viene citato nell’istruzione: il motu proprio infatti si applica soltanto al rito romano (Ecclesia Dei non è competente sul rito ambrosiano, sul quale ha invece giurisdizione la Congregazione del Culto divino). Ciò però non significa che il motu proprio, o meglio, che la chiara ed esplicita volontà papale non sarà applicata nella diocesi di Milano. E’ sempre accaduto, con la riforma liturgica, ma prima ancora con i cambiamenti introdotti nei riti della Settimana Santa del 1954 da Pio XII, che il rito ambrosiano abbia fatto proprie istanze e modifiche, seppure in tempi successivi.  E’ probabile che - stante l’evidente volontà del Papa di rendere disponibile per tutti i fedeli il rito antico, visto l’inquadramento giuridico precisato nel documento sull’applicazione del motu proprio di imminente pubblicazione, in considerazione del fatto che anche l’ambrosiano è un rito latino riformato nel post-concilio - possa essere studiato un documento analogo che estenda il Summorum Pontificum anche alla diocesi di Milano.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

43 risposte a Un'istruzione per i fedeli e per la messa antica

  1. Andrea C, scrive:

    Oppure, per quanto riguarda il rito Ambrosiano, che il futuro Arcivescovo di Milano abbia visioni meno restrittive dell’attuale sull’applicazione del Motu Proprio nella Diocesi di Milano.

  2. Concilio scrive:

    Tanto per dare un’idea di come agiscono certe persone, vorrei riportare una frase presente stamani su uno dei siti di cui parla Andrea:

    Come già avevamo ammesso, la fuga di notizie di cui ci eravamo fatti anche noi latori aveva uno scopo ben preciso: sollecitare un movimento di reazione che potesse portare le istanze vaticane a rivedere in senso più favorevole l’emananda Istruzione.

    Questo vuol dire che si fanno uscire presunte anticipazioni (che già Andrea aveva dimostrato essere false) con il preciso scopo di provocare una reazione popolare in modo da far pressione su Roma.
    davvero un atteggiamento … ecclesiale, non c’è che dire.

  3. Andrea Tornielli scrive:

    Devo dire in tutta onestà che le prese di posizione preoccupate (e a mio modesto giudizio eccessive) verso l’istruzione non hanno giocato un ruolo importante: il testo, datato 22 febbraio, era pronto e non mi risulta sia stato modificato in nulla.

  4. Concilio scrive:

    E meno male. Ma questo non toglie niente al fatto che queste “tattiche” sono meschinerie da retrobottega e non comportamenti mossi da spirito ecclesiale.

  5. Concilio scrive:

    Anzi, il fatto che il documento sia rimasto qual’era, mette ancora più in risalto la mala fede di certi ambienti. Che, in ogni caso, si vantano di aver fatto cambiare linea a Roma.

  6. Giovanni scrive:

    Veramente dott. Tornielli mi sembra che lei stesso prima, e ora nuovamente, abbia confermato che le anticipazioni fattuali di quei siti (Messainlatino e Rorate caeli) erano veritiere: mi riferisco alla non applicazione del mp a Milano e alle ordinazioni tridentine. Penso che dovrebbe onestamente ammetterlo di fronte alle illazioni del sig. “Concilio” che dice che lei ne avrebbe dimostrato la falsità, quando evidentemente è avvenuto il contrario.
    Altro è poi la questione del giudizio complessivo sul documento.
    Quanto alla fuga di notizie a scopo di lobbying o simili, bella scoperta! Non è forse quello che succede normalmente ai giornalisti e specie ai vaticanisti, dott. Tornielli?
    Comunque, avevo letto stamattina su Messainlatino le stesse cose che lei ha poi pubblicato in questo post, oltre ad ulteriori precisazioni assai analitiche su questo decreto: http://blog.messainlatino.it/2011/03/nei-seminari-linsegnamento-della-forma.html

  7. Simon de Cyrène scrive:

    Caro Dr Tornielli,

    ecco una notizia rallegrante!
    Per di più concordo con il suo commento che il famoso appello non ha avuto nessuna influenza su chi prende delle decisioni e meno male, perchè non ci mancherebbe più che la Santa Chiesa si governi a colpi di appelli di ogni genere come gli ambienti estremisti progressisti ( vedasi i 144 teologi germanofili) o pseudo-tradizionalisti vorrebbero.

    Il vero movimento tradizionalista, quello cioè che rimane fedele al Papa ed al Magistero senza se e senza ma, è destinato a prendere ampiezza: già oggi in Francia, e senza contare quelli della FSSPX che sembrano non voler tornare sub Petro, più di un terzo dei seminaristi provengono da questi ambienti e visto l’andazzo delle cose saliranno a metà del totale tra meno di 5 anni.

    Non vi è dubbio che la riforma della riforma paolina passerà ormai attarverso una sensibilità accresciuta da parte dei nuovi sacerdoti alla dimensione sacralizzante del Rito della Santa Messa, senza per questo per forza necessitare nuove regolamentazioni.
    Viviamo tempi eccezionali, con un Papa eccezionale: è bello vedere la Chiesa sempre giovane da 2000 anni.

    Oremus et pro Pontefice nostro…
    In Pace

  8. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Giovanni,
    io ho soltanto affermato che a mio parere e dalle informazioni acquisite, l’istruzione non sarà affatto un annacquamento del motu proprio né una restrizione del motu proprio. Ho già riconosciuto, come lei stesso ricorda, la fondatezza delle notizie riguardanti il rito ambrosiano e le ordinazioni, mentre ribadisco l’infondatezza (sempre secondo le informazioni da me raccolte) dell’iniziale notizia secondo la quale il rito antico non sarebbe stato ammesso per gli ordini religiosi.
    Nel mio post non ho parlato di azione di lobbyng, ma di critiche preventive e che tali fossero mi sembra evidente. Così come mi sembra evidente e onestamente ammesso dagli stessi estensori il tentativo di “correggere” il testo: se così non fosse non sarebbe stato preparato persino un appello al Papa in questo senso.
    Per quanto riguarda la mia categoria (vaticanisti): quando si ha una notizia e delle fonti attendibili che la confermano, la si pubblica. Personalmente cerco di farlo senza aggiungerci commenti personali nel merito.

  9. Michele scrive:

    mah…mi piacerebbe che ci si occupasse di più di come vivere il Vangelo oggi…
    http://www.icongrafia.com/

  10. Luisa scrive:

    E se invece fossero state veramente quelle anticipazioni opportune, che hanno suscitato le reazioni che conosciamo , come l`appello al Papa firmato da più di 10.000 cattolici, ad aver avuto come effetto di modificare il testo in certe sue parti?
    Strano poi che oggi si critichi le anticipazioni sull`Istruzione del SP e il movimento che ne è seguito, ma si dimentichi certe fughe di notizie del passato con intenti poco chiari, come quelle dell`”ultimatum ” posto alle FSSPX per il rientro, o quella più recente sulla “riforma della riforma” in atto in Vaticano che, forse anche a seguito di quella anticipazione , è stata affossata al punto tale che il card. Canizarès stesso dice che non si dovrebbe usare quelle parole.
    Insomma ci sono anticipazioni benvenute e salutate ed altre subito criticate.

  11. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Luisa,
    immagino che le sue parole non siano rivolte specificamente a me. Nel caso lo fossero, ci terrei a dire che io non ho affatto criticato subito le anticipazioni pubblicate da alcuni blog come messainlatino. Ho cercato informazioni e mi è sembrato di poter affermare che le preoccupazioni espresse in quelle anticipazioni erano eccessive (ma si trattava ovviamente un parere personale).
    Quanto alle mie anticipazioni: il cardinale Canizares non usa il termine “riforma della riforma”. Ma voglio solo ricordare che quell’espressione non contiene nulla di blasfemo e che si tratta di un’espressione coniata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.
    Mi sento invece di poter smentire che le anticipazioni di cui stiamo parlando abbiano provocato ripensamenti o rimaneggiamenti sul testo dell’istruzione e che dunque abbiano avuto l’effetto di incidere sul documento.
    Stia bene

  12. Reginaldus scrive:

    Ci vuole davvero dello spirito per parlare di latino e di retta pronuncia per preti che non sai se sono davvero preti ( cfr Summi Pontificis ), e, se preti, chiamati a fare due parti in commedia, a dire un tipo di messa che contraddice l’altro tipo di messa, con buona pace dei Ben16, al solito magister summus oppositorum…! Se così non fosse, perché tanta avversione alla messa antica da parte dei novatori, al punto che quel magister summus deve ritornare sulla questione? Per ingraziarsi le diverse espressioni ‘cattoliche’ – tipo quella di Mons Fallay – e fare dei diversi galli un unico pollaio? E crede che i Tettamanzi e i Martini, per non parlare degli ultramontani, questa volta lo ascolteranno? E i nuovi seminaristi e i preti, ormai in maggioranza di provenienza extra-europea, pronti pronti si metteranno a studiare il ‘latinorum’ per il decoro della buona pronuncia??? ma proprio ridotti a pizzi e merletti !

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  14. Sono contento della notizia che mi ha veramente sollevato, ammesso che sia effettivamente tutto vero.
    Grazie, Dott. Tornielli, per quanto Lei sta facendo nel settore dell’informazione ecclesiale.
    Andrea Carradori

  15. Luisa scrive:

    Nessuno dice che l`espressione “riforma della riforma” sia blasfema…ancorchè…penso di non sbagliarmi se dico che c’è chi non l`ha digerita, chi l`ha rifiutata, chi l`ha resa “non commestibile”, il “non placet” di alcuni ambienti ha fatto sì che perfino il card. Canizerès la dichiari impronunciabile ed è lui stesso il primo a non usare quella espressione coniata dall`allora card. Ratzinger, ancora in voga ne 2009(vedi articolo di Andrea che informava…altra anticipazione…sul documento in preparazione voluto dal Papa)ed ora boicottata.
    Sull`incidenza o meno delle azioni seguite alle anticipazioni sulla stesura del documento, non sono di certo io ad avere certezze, ma non sento come lei e resterò con i miei dubbi, dopo aver letto quel documento di cui si è tanto parlato senza averlo letto.

  16. Andrea scrive:

    Forse il punto più importante sarà la formale costituazione di “Ecclesia Dei” a organismo di riferimento per dirimere le controversie.
    Si sente davvero il bisogno di poter dire, compiuti i passi necessarii, “Roma locuta – causa soluta” !!

  17. Matco N. scrive:

    Di là da ogni personale opinione sull’Istruzione (tutte legittime se non inficiate da preconcetti di vario e opposto genere) duole constatare quanto sia nociva al bene della Chiesa Cattolica l’elefantiasi burocratica della Santa Sede: Ecclesia Dei ha impiegfnato oltre tre anni per emanare un’istruzione che ci si augura sia inequivocabile, ma che, vista la sua imprescindibilità, arriva ormai con gravissimo ritardo,ora che certe incrostazioni di pensiero e di prassi ormai hanno creato lacerazioni a non finire tra il popolo di Dio!

  18. Alessandro Veniero scrive:

    grazie Dott. Tornielli per queste informazioni. Da fedele legato alla Liturgia tradizionale ho potuto constatare più volte l’accuratezza dei suoi articoli e la fondatezza delle sue anticipiazioni, al contrario dell’isteria di certi siti e blog che arrecano danni gravissimi alla nostra causa – che è poi quella del Papa: la riforma della riforma nella continuità e nella fedeltà al Magistero. Spero proprio che un giorno si riuscirà a vedere come il mondo “tradizionalista” non corrisponde e non è rappresentato fedelmente da certi soggetti.

  19. pietro scrive:

    DEO GRATIAS….. spero proprio che dopo certi Vescovi e Parroci si diano una mossa, perchè tante volte sono bravi a predicare dal pulpito su cose che interessano a loro, ma quando devono andare incontro alle esigenze dei fedeli tergiversano sempre o portano delle scuse che non hanno nè testa nè coda. Mi sono sempre chiesto chissà perchè dopo il Concilio Vaticano II° molti seminari si sono svuotati, e la partecipazione alla Messa domenicale in Italia è sotto il 30%?

  20. pietro scrive:

    Oggi sono stato ai funerali del ventenne Daniel Busetti di Martinengo BG, trovato morto sulle montagne del Canavese, Diocesi di Ivrea, che si è lasciato morire dal freddo dopo aver subito un grave incidente d’auto nel Bergamasco. Al funerale c’era tantissima gente, presiedeva il Vescovo di Bergamo Monsignor Francesco Beschi con il Vescovo di Ivrea
    Monsignor Arrigo Miglio e il Prevosto Monsignor Paolo Rossi, chissà perchè tutti e tre indossavano 3 Pianete Nere, forse che sia un inizio di cambiamento liturgico od anche un qualcosa di nuovo nell’aria?

  21. Ermindo de la Banda Roja scrive:

    En muy pocos lugares de la Argentina se celebra la Santa Misa según lo autorizado por Summorum Pontificum. Los Obispos niegan, en general, esa posibilidad. Los interesados deben asistir a las misas que celebran los sacerdotes de la Fraternidad Sacerdotal San Pío X. Ocurre lo mismo en otros países de Hispanoamérica.

    Ermindo de la Banda Roja

    • Gilberto scrive:

      Desgrasiadamente muchos Obispos en America Latina no permiten celebrar la Misa Tridentina,se opones ferosmente.Pero si permiten que los carismaticos griten y griten a todo dar y que la musica contenga Tambores,Maracas,que se baile “estilo merengue y salsa en La Igesia y durante La Santa Misa”.Que triste y me pregunto :donde estan esos OBISPOS para poner ORDEN ?No se encuentran por ningun lado, solo se encuentran para resistir la Volunta del Santo Padre y negar a los fieles La Misa de Siempre.

  22. Cherubino scrive:

    i seminari non si sono “svuotati”, il calo delle vocazioni poi è dovuto a processi ben più complessi di secolarizzazione e di attacco da parte della cultura atea o agnostica. In pratica “+ bunga bunga = – vocazioni”. Non mi sembra che la responsabilità sia della Chiesa, ma di chi diffonde la cultura del bunga bunga.
    Anzi si può dire che proprio il Concilio abbia permesso quei cambiamenti ecclesiali che hanno permesso di resistere meglio al vento distruttivo del capitalismo, del comunismo, del post-fascismo estremista, dell’edonismo…

  23. Cherubino scrive:

    sinceramente non capisco molto il giubilo di certi tradizionalisti filolefebvriani a fronte della notizia circa l’istruzione prossima a venire.
    Si tratta infatti in ogni caso di una regolamentazione. E dove c’è legge ci sono diritti e doveri propri e dei diritti e doveri altrui.
    Per cui regolamentare il rito straordinario necessariamente vuol dire riconoscere ancora una volta quella ordinario. Sapranno i tradizionalisti che vomitano livore verso il Concilio e verso il Novus Ordo rispettare veramente l’istruzione ? Accetteranno il fatto che essa non può non sancire il rispetto dovuto a chi questa affezione verso il Vetus ordo non condivide, ma non per questo è disprezzabile, accusabile di eresia ecc. ecc. ? Sapranno rimangiarsi tutte le infamie sul “rito protestante”, sulla “Chiesa modernista” “la cena tra amici” ? Cominceranno a non presentarsi come la salvezza della Chiesa e del vangelo, contro i traditori e ignobili cattolici comuni, soddisfatti della loro celebrazione fedele al messale di Paolo VI ? La smetteranno di gridare all’impurità e alla dissacrazione giusto per un canto accompagnato dalla chitarra ?
    Cosa faranno quando l’obiettivo recondito, la restaurazione di una certa cultura, fallirà, perchè la Chiesa non scende e non scenderà a patti nè con loro nè con i lefebvriani ?

    Mah, di cosa si rallegrano proprio non lo capisco…

  24. ritaroma scrive:

    oggi è mercoledì delle ceneri, oggi è digiuno, anche del parlare superfluo. un saluto

  25. Luisa scrive:

    “Anzi si può dire che proprio il Concilio abbia permesso quei cambiamenti ecclesiali che hanno permesso di resistere meglio al vento distruttivo del capitalismo, del comunismo, del post-fascismo estremista, dell’edonismo…”

    Da noi si direbbe: ” È meglio leggere questo che essere ciechi”.
    Perchè bisogna proprio essere ciechi, ideologicamente ciechi, per non vedere la crisi della Chiesa, teologia, liturgia, ecumenismo fai da te, religione “à la carte”, crisi delle vocazioni, del sacerdozio, liturgia talmente dissacrata, diventata un oggetto in mano ai vari bricoleurs e alla loro “creatività”, che colui che ne ha sovente parlato e scritto da cardinale, eletto Papa, con le sue parole, nei suoi gesti, con le sue scelte durante la Santa Messa, con le sue omelie, vere e stupende catechesi, sta riorientando la Celebrazione eucaristica verso N.S.G.C. e, certi ambienti permettendolo, sta cercando di introdurre ciò che lui stesso aveva definito “riforma della rifoma” per porre un termine ad abusi e derive.
    Bisogna essere ciechi per non vedere l`apostasia nemmeno più silenziosa ( Giovanni Paolo II) ma oramai dichiarata e evidente.
    Bisogna forse viaggiare fuori dalle frontiere italiane, amesso che voi siate al riparo di tali abusi e derive, ciò di cui non sono sicura, per constatare i danni profondi causati da ciò che oggi si chiama “ermeneutica di discontinuità”, da tutte quelle interpretazioni del Vaticano II lasciate purtroppo libere di crescere e diffondersi senza correzioni, per vedere come si è concretizzata quella “Chiesa conciliare” (card. Benelli) , come è avvenuto il famoso “rinnovamento nello spirito del Concilio”.
    Dire questo non significa essere una “tradizionalista filolefebvriana” ma far prova, purtroppo, di realismo, distribuire etichette con intenti spegiativi, non annulla ciò che abbiamo sotto gli occhi, oramai ammesso e descritto da chi è insospetto di simpatie tradizionaliste.
    Io che amo la Santa Messa con il Rito Antico e che sono infinitamente riconoscente a Benedetto XVI per il suo Summorum Pontificum, non posso che auspicare che la riforma della Liturgia voluta dal Papa possa “aboutir”, riuscire concretamente, che la Santa Messa nella sua forma ordinaria, possa ritrovare la forma e la sostanza voluta veramente dal Vaticano II, non posso che auspicare che, finalmente, dopo più di 40 anni, la Costituzione conciliare sulla Liturgia, la Sacrosanctum Concilium sia applicata, non posso che sperare che la Santa Messa nella sua forma ordinaria ritrovi bellezza e sacralità.
    Perchè, LEX ORANDI, LEX CREDENDI.

    http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html

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  27. Reginaldus scrive:

    L’anno scorso assistetti a una masse latina celebrata addirittura dall’arcivescovo della città qui vicina. Con l’intenzione certo di rendere lo ‘spettacolo’ più completo, il celebrante arcivescovo eseguì la vestizione adeguata coram populo. Niente di particolarmente grave certo, anche se la celebrazione del rito antico richiederebbe più convenientemente l’entrata processionale del celebrante e assistenti, quindi già coi paramenti addosso.. Ma la cosa che mi urtò davvero fu l’atteggiamento con il quale il suddetto arcivescovo (inchino!) eseguiva la vestizione, quell’aria di condiscendenza benevola verso cose prive di senso, ma che sei costretto a fare, scusandosi di dovere per esempio indossare quella specie di sciarpa a penzoloni sull’avambraccio sinistro chiamata ‘manipolo’, ma che tant’è bisognava metter lì… perché tutto fosse secondo le regole… Pensate un po’ che comprensione di quel rito poteva avere quell’arcivescovo, certamente ordinato secondo la Costituzione ‘Pontificalis Romani’ di Paolosesto, del 18 giugno 1968!… E mi ritorna alla mente la previsione fatta nel 1970 dal padre Carl Pulvermacher: “una volta che non ci saranno più dei preti validamente ordinati [grazie alla suddetta Costituzione...] , allora sarà data la facoltà di celebrare la messa latina”.

  28. Reginaldus scrive:

    —no davvero, + Cherubini – vocazioni”! Anzi, finchè avrete una chiesa alla cherubino scordatevi le vere vocazioni e i veri preti… Adesso sta a vedere che lo Spirito Santo ha paura del bunga-bunga ( che c’entra poi… proprio ossessionati questi qui!… ) : lo Spirito Santo non ha avuto paura dei Caifa e dei Neroni, figuriamoci se dei Berlusconi ( per stare alle ossessioni dei Cherubini et similium…)

  29. Simon de Cyrène scrive:

    Stavolta dò il mio totale assenso al contenuto del post di Luisa delle 08:41.

    In Pace

  30. Mauro W. Fuolega scrive:

    Buongiorno,
    ci tengo a precisare che il motu proprio non vale anche per il rito ambrosiano. Esiste infatti una lettera del 22 maggio 2009 prot. 73/2009 – di dominio pubblico – a firma di Mons. Pearl che dice testualmente:
    “Mentre è vero che il Motu proprio del Santo Padre non cita espressamente il rito ambrosiano, non esclude nemmeno gli altri riti latini; se la volontà del Sommo Pontefice vale per il rito Romano, considerato il superiore in dignità, di conseguenza, tanto più per gli altri riti latini, incluso il Rito Ambrosiano”.
    Questo, con buona pace dei residenti in piazza Fontana.
    In ogni caso, viene da pensare che gli estensori del testo siano stati, comunque, degli sprovveduti scrivendo rito latino invece che romano.
    Saluti.

  31. Mauro W. Fuolega scrive:

    Buongiorno,
    ci tengo a precisare che il motu proprio vale anche per il rito ambrosiano. Esiste infatti una lettera del 22 maggio 2009 prot. 73/2009 – di dominio pubblico – a firma di Mons. Pearl che dice testualmente:
    “Mentre è vero che il Motu proprio del Santo Padre non cita espressamente il rito ambrosiano, non esclude nemmeno gli altri riti latini; se la volontà del Sommo Pontefice vale per il rito Romano, considerato il superiore in dignità, di conseguenza, tanto più per gli altri riti latini, incluso il Rito Ambrosiano”.
    Questo, con buona pace dei residenti in piazza Fontana.
    In ogni caso, viene da pensare che gli estensori del testo siano stati, comunque, degli sprovveduti scrivendo rito latino invece che romano.
    Saluti.

  32. Reginaldus scrive:

    Errata Corrige:

    nel mio intervento di ieri invece che ‘Romani Pontificis’ leggasi ‘PONTIFICALIS ROMANI’, la Costituzione paolestina del 18 giugno 1968….,

  33. Americo scrive:

    Un mezzo passo avanti e un mezzo passo indietro, questa é la lenta danza dei teologi che non hanno niente da dire di nuovo che rimestare continuamente una grande zuppa di trvialitá.

  34. macv scrive:

    La crisi delle vocazioni caro Cherubino è perchè non ci credono più neanche loro..i preti !!! basta guardare le facce di certi preti , l’aria annoiata e ironica di come fanno il loro mestiere , come dice Reginaldus , quell’aria di “condiscendenza benevola verso cose prive di senso”. veramente oggi si può andare a Messa e perdere la fede..!!! nel vedere l’aria annoiata, stracca, depressa, disamorata, demotivata, insomma l’aria di che non ci crede per nulla in quello che fa…un po’ come i professori odierni .. ma chi ci crede più all’istruzione?? alla scuola??? tiriamo a campare.. e così gli alunni diventano sempre meno attirati dal sapere.. i fedeli sempre meno attirati dalla religione.. la noia,il poco entusismo, genera noia poco entusiasmo.. i seminari sono vuoti perchè SONO LUOGHI NOIOSI , da sfigati secondo la maggior parte dei nostri giovani.. questa è la triste verità !!!!

  35. Andrea scrive:

    Sa qual è il punto delicato, caro macv ? Che prima del “terremoto” (o del “colpo di Stato”, come lo chiamo io, dei progressisti/razionalisti) dell’immediato post-Concilio, esisteva un quadro di riferimento ben visibile e palpabile, mentre dopo di esso ci si è mossi fra le macerie.
    Parlo soprattutto del Clero: “prima” esistevano certamente molti preti tiepidi o addirittura cattivi, ma anche per essi era chiaro cosa volesse dire essere un buon prete. “Dopo”, invece, la mentalità dominante ha voluto sostituire l’affannosa corsa dietro alle novità del “mondo” (entità puramente ipotetica – ma questa è un’altra storia) alla difficile ma costruttiva adesione a un Edificio già in essere: Chiesa Militante/Purgante/Trionfante.

    Per venire al concreto: ha avuto largo successo la concezione della Fede Cattolica come un “optional”, al posto di quella realistica: “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde” (Mt 12, 30; Lc 11, 23).
    Siamo noi ad aver bisogno di Dio o è Dio ad aver bisogno di noi ? La questione è tutta qui.

  36. Cherubino scrive:

    però Gesù ha detto anche “Chi non è contro di noi è per noi” (Mc 9). Se uno pratica la giustizia è con Cristo, anche se non lo sa, o crede di non esserlo.
    La solita esegesi fondamentalista prende le parole di Gesù “chi non è con me è contro di me” nel senso sbagliato. Infatti, come dimostra l’altra citazione, “essere con Gesù” non è questione di appartenenza esteriore, di formalismo spesso farisaico, ma di sostanza. Si possono dire tutte le messe vetus ordo che si vuole, ma se il cuore non è con Cristo non servono a nulla. Così si può dire una messa imperfetta liturgicamente, ma se uno è immerso nella carità e nella giustizia la sua unione spirituale con Cristo è perfetta.
    Voi trasformate la Chiesa in istituzione umana, gruppo fondato “sull’uomo psichico” e non su quello spirituale. E’ un cristianesimo “carnale”. Quindi un simulacro vuoto del Vangelo.
    La Buona Notizia è un’altra cosa.

  37. Reginaldus scrive:

    nel mio commento dell’ 8 marzo ‘Summi Pontificis’ è da correggere in ‘Pontificalis Romani’, la Costituzione relativa al nuovo rito di consacrazione dei ‘vescovi’- di Paolosesto, del 18 luglio 1968:

  38. Marco N. scrive:

    “…Voi trasformate la Chiesa in istituzione umana, gruppo fondato “sull’uomo psichico” e non su quello spirituale. E’ un cristianesimo “carnale”. Quindi un simulacro vuoto del Vangelo.

    “Voi” chi?

    Forse chi ha elaborato e continua ad elaborare prassi protestantizzate all’internbo della sacra liturgia, mettendo al centro l’umano anzichè il divino?

    Forse chi ha già fatto o vorrebbe ancora fare di certe liturgie un caravanserraglkio senza capo nè coda, con danze e ritmi tribali che soddisfanpo l’orecchio ma non sgorgano dal cuore?

    Forse chi, come il sig. Mancuso, fingendo di mettere al centro Dio, mette al centro di tuytta la sua misera “speculazione” la parte peggiore di ogni essere umano, vale a dire l’acriticità (scavalcando peraltro a piè pari – anzi disconoscendo palesemente – secoli di speculazione filosofica, da Socrate almeno fino a Croce)?

    Forse chi si streaccia le vesti gridando allo scandalo quando Papa Benedetto smussa gli angoli e richiama all’ovile i fuorusciti e poi gongola quando lo stesso pontefice diventa oggetto di continui attacchi di lupi travestiti da agnelli?

    “Voi” chi?

    Forse gli umili, i semplici, i piccoli che nel Cattolicesimo vorrebbero ritrovare ( è troppo chiederlo?) la chiarezza e la sacralità di ogni azione (pastorale oltre che liturgica)?

  39. Pietro scrive:

    MARCO N. sei stato bravissimo, infatti a chi erano rivolte le tue domande non ti ha risposto, anzi, come gli struzzi mette la testa sotto la sabbia del deserto, allez ciao.

  40. john coltrane scrive:

    Condivido le parole di Marco n, in particolare queste:

    “Forse chi, come il sig. Mancuso, fingendo di mettere al centro Dio, mette al centro di tutta la sua misera “speculazione” la parte peggiore di ogni essere umano, vale a dire l’acriticità (scavalcando peraltro a piè pari – anzi disconoscendo palesemente – secoli di speculazione filosofica, da Socrate almeno fino a Croce)?”.

    Francamente, gli scritti del teologo Mancuso sono assurdi. E’ giusto sottolinearlo.

    Buona giornata.

  41. bruno gregolin scrive:

    Ho l’età di chi ha vissuto passo dopo passo tutto il cammino che ha portato la lingua italiana a sostituire il latino nella liturgia domenicale. Ero un adolescente di famiglia povera, non conoscevo il latino. Mi ricordo che mia Madre recitava le preghiere della sera in latino, ma capii dopo (e spiegherò come) che il suo non era latino ma la fonetica del latino ascoltata durante le cerimonie liturgiche della sua parrocchia della bassa vicentina. Oggi ripensando al latino di mia madre mi viene da sorridere e mi chiedo che cosa sarebbe cambiato della sua vita di cristiana se invece del latino avesse pregato in italiano. Per me invece l’esperienza del passaggio dal latino all’italiano è stata vissuta come una liberazione dal bisogno. Nel senso che quando andavo in chiesa sentivo il bisogno di capire il significato di tutto quanto veniva letto nelle cerimonie liturgiche. Ero preso dal senso del mistero ma non ne percepivo il motivo profondo. Mi rendo conto ora che tutto, anche la lingua latina, contribuiva a creare attorno ai momenti liturgici un senso di rispetto per quello che si stava facendo. A 19 anni decidevo di entrare in seminario e qui mi si aprirono degli scenari che davano una nuova luce alla mia povera cultura di cristiano e di cittadino. Mi ricordo benissimo che con l’apprendimento del greco e del latino mi sentivo facente parte di una categoria di persone che aveva raggiunto una meta che mi allontanava da chi aveva condiviso fino a quel momento la mia vita di adolescente. Il latino mi rendeva agli occhi degli altri una persona acculturata degna di rispetto. Ripensandoci mi rendo conto che si trattava di un sentimento molto poco caritatevole ma, di certo, irresistibilmente spontaneo. Ho raccontato questa esperienza di vita perchè volevo chiarire anche a me stesso che il mio giudizio sulla reintroduzione del latino nella liturgia è purtroppo strettamente legato alle esperienze fatte, alla cultura, ad una certa visione che ci costruiamo della Chiesa.
    Normalmente prego in italiano, ma spesso mi accorgo di recitare alcune preghiere in latino come la “salve regina” perchè mi ricorda alcuni momenti felici della mia giovinezza. Quando poi mi trovo in un paese straniero e partecipo alla liturgia domenicale provo un grande rammarico che la lingua liturgica non sia il latino. Sarebbe un elemento determinante per una partecipazione corale a quelle cerimonie.
    Dobbiamo renderci però conto che non siamo tutti uguali. Ci sono cristiani che non hanno conosciuto il latino e continuano ad essere dei buoni cristiani.
    Perché non lasciare a tutti la libertà di esprimere la propria fede con gli strumenti che le nostre esperienze vita ci hanno fatto conoscere ?