In difesa del cardinale Tettamanzi

[photopress:ph_roberta_arinci_annunciazione_gr2.jpg,full,alignleft]Come sa bene chi legge il Giornale e frequenta questo blog, non sono un “tradizionalista” attaccato al rito preconciliare, che non frequento. Ciononostante, nel mio piccolo, ho cercato di sostenere la decisione del Papa di liberalizzare la messa antica con il motu proprio “Summorum Pontificum” e ho segnalato le (troppe) sbavature e prese di distanze manifestate anche da vescovi. Tra queste ho annoverato quella della Curia milanese che ha deciso di non estendere al rito ambrosiano la decisione papale e di ridimensionarla preventivamente anche per quanto riguarda il rito romano. Detto questo, ho trovato davvero eccessive e ingenerose le critiche che il senatore Cossiga ha rivolto al cardinale Tettamanzi per le danze cingalesi alla Messa per la Festa dei Popoli celebrata nel Duomo di Milano il giorno dell’Epifania. Critiche condivise anche da diversi visitatori di questo blog. Credo che ogni circostanza vada giudicata per se stessa: l’arcivescovo di Milano non ha chiesto a tutte le parrocchie di fare la danza all’offertorio! Nell’occasione della Festa dei Popoli, e solo in quella, essendo presenti consistenti gruppi di fedeli cattolici appartenenti a etnie e culture diverse dalla nostra (nelle quali la danza è una forma espressiva usata anche nel rito religioso), ha semplicemente accolto anche quell’espressione. Vorrei ricordare che ci sono state danze in San Pietro (per l’apertura del Sinodo sull’Africa) e che lo scorso 8 dicembre, alla messa per l’inizio del Giubileo di Lourdes, ho assistito a danze indiane all’offertorio della Messa celebrata dal cardinale (indiano) Ivan Dias. Mi verrebbe da ridere (e protesterei, temo invano) se il mio parroco introducesse le danze sull’altare nella messa domenicale, ed è vero che al centro San Fedele di Milano si tiene un corso di danza liturgica indiana sotto la supervisione di un liturgista: rispetto l’iniziativa ma sinceramente non ne sento davvero la necessità. Comprendo invece benissimo la danza all’interno di riti celebrati in Paesi dove questa espressione appartiene alla cultura del luogo anche come forma rituale sacra. Su questo, a mio avviso, il cardinale Tettamanzi è stato sottoposto ad attacchi ingenerosi e gratuiti. L’unica osservazione che mi sentirei di rivolgere alla Curia ambrosiana è questa: perché le danze sì e il rito preconciliare no? Perché si concedono chiese ai “fratelli separati” di altre confessioni cristiane ma ai “fratelli non separati” rimasti legati al vecchio rito – guardati con inspiegabile sospetto e astio - non è possibile richiederlo nelle parrocchie così come stabilito da Benedetto XVI? La legge segreta del cristianesimo, per sua natura globalizzato ed inclusivo, è l’et et, non l’aut aut. Dunque sì alle danze in Duomo per la Festa dei Popoli e sì al rito preconciliare liberalizzato dal Papa, anche a quello ambrosiano (più antico del romano di San Pio V), celebrato da schiere di papi, santi e beati. Un rito guardato con sospetto da preti e prelati un po’ ammalati di “benaltrismo” – quante volte mi sono sentito dire che “i problemi della Chiesa sono ben altri” rispetto alla questione liturgica – o geneticamente affezionati all’ermeneutica conciliare della rottura, i quali ritengono che la storia della Chiesa sia iniziata dopo il Concilio Vaticano II e che ciò che è venuto prima sia un passato di cui ci dobbiamo vergognare.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

214 risposte a In difesa del cardinale Tettamanzi

  1. Pinkus scrive:

    Caro Tornielli,

    condivisibile in tutto il suo articolo, eccetto che nel titolo che suona un po’ fuori luogo.
    Difendiamo la Chiesa e non le contraddizioni palesi degli uomini di Chiesa,che Lei acutamente sintetizza in poche righe!
    Su queste ultime meglio il silenzio!

    Cossiga ha forse esagerato,non certo per i contenuti del suo (simpatico) discorso, ma per il ruolo istituzionale che egli ha avuto ed ha.

    Mi piace comunque moltissimo la conclusione dell’articolo contenente il Suo sfogo (“…quante volte mi sono sentito dire che “i problemi della Chiesa sono ben altri” rispetto alla questione liturgica – o geneticamente affezionati all’ermeneutica conciliare della rottura, i quali ritengono che la storia della Chiesa sia iniziata dopo il Concilio Vaticano II e che ciò che è venuto prima sia un passato di cui ci dobbiamo vergognare.”

    E’ il male dei mali degli ultimi quarantanni di storia della Chiesa, la radice di mille predicazioni scandalose e per nulla segrete(vdns i neocatecumenali che di questa presunta parentesi-palude della storia della Chiesa da Costantino al Vaticano II fanno la loro bandiera),è lo spartiacque tra chi( e per fortuna tanti) ritiene ancora che la Chiesa non può aver aver mai contraddetto l’annuncio evangelico a seconda dei mutabili contesti storici, e viene bollato come tradizionalista a oltranza, e chi si erge a paladino del rinnovamento ecclesiale partendo dal nuovo anno zero della Chiesa,collocato negli anni 60.

    Ho banalizzato molto,mi si perdoni, ma sono convinto che questo Suo articolo sia il segno della necessità assoluta che il mondo cattolico torni a riflettere a lungo prima di parlare e di giudicare.

  2. Pinkus scrive:

    Significativa a proposito un” ermeneutica della riforma radicata in Cristo” (Vds articolo odierno sull’Osservatore Romano).

  3. Cosimo De Matteis scrive:

    naturalmente concordo in toto quanto Tornielli scrive(che onore partecipare al suo blog!)
    e di mio aggiungo/ricordo
    il breve rito che si tenne
    la notte del 25 dicembre 1999
    all’apertura del Grande Giubileo
    alla presenza del Papa
    e poco prima che aprisse la Porta Santa.
    Rivedo acora volentieri quella cassetta.
    senza gridare allo scandalo.
    Piuttosto, e mi accodo,
    è la logica del AUT AUT
    che andrebbe corretta.

    E non tanto nei toni
    (e qui è doveroso un mea culpa…)
    ma nella sostanza.

  4. Mauro W. Fuolega scrive:

    No, no caro Tornielli, questa volta non la seguo, mi dispiace.
    La Chiesa è Cattolica e Romana, e con questo si deve intendedere che il suo carattere “romano” si deve estendere a tutto l’universo, altrimenti che senso avrebbe?
    Si è “romani” solo perché Roma è la sede di Pietro?
    Se così fosse perché non siamo diventati cattolici avignonesi al tempo dell’esilio del papato in Francia? Eppure, anche in quei momenti bui, siamo rimasti cattolici romani, una città vale l’altra.
    Universalità della romanità, questa è la nostra fede, ed è veramente una sciocchezza, un’assurdità, pensare di introdurre nella liturgia usi e costumi che nulla hanno a che vedere con la liturgia latina.
    Del resto i missionari hanno convertito con la liturgia romana, non con danze tribali e cimbali… questo lo impari e se lo metta in testa l’arcivescovo di Milano, insieme a tutti gli altri che hanno introdotto il folklore nella liturgia. Tutto questo è disordine, segno di una grande confusione mentale al passo con questi calamitosi tempi postconciliari.

  5. Garlyc scrive:

    Un intervento molto bello, equilibrato ma coraggioso a un tempo, dott. Tornielli; un intervento che Le fa onore e conferma il Suo valore.
    Preferisco non “chiosarlo” per non apparire unilaterale (come, lo dico fraternamente, il commento di Pinkus che tutto lo squilibra da un lato) e rifletterci sopra godendomelo così com’è.

  6. Garlyc scrive:

    Caro Fuolega, è lei che va contro Roma, non io e neanche Tettamanzi. Difenda pure la “romanità” nella sua personale accezione, ma basta che non pensi che in questo modo sta difendendo la Chiesa.
    Sa, “Universalità della romanità” sarebbe una bella espressione anche per indicare un Concilio… compreso l’ultimo. Ma Lei accetta e riconosce l’ultimo Concilio? Io sì, esattamente come tutti quelli precedenti. Lei, al pari di certi iper-progressisti, è il perfetto teorico dell’ermeneutica della rottura. Quando avremmo bisogno di comunione, comunione, comunione. Ma a ciascuno i suoi frutti.

  7. Marco Iacolettig scrive:

    Non contesto il fatto che la danza sia una parte importante del culto in molte culture, però mi lascia perplesso il fatto che esse vengano inserite con facilità nelle nostre liturgie in cui la danza è percepita come espressione “profana”.
    Questo può dare a noi l’impressione che qualsiasi tipo di forma espressiva sia valida. Da cui molte improvvisazioni e sperimentazioni liturgiche.
    Cioè un fedele può chiedersi perchè la danza sì e l’ingresso in bicicletta no (naturalmente con previo commento sul simbolismo dell’atto). Tutte cose che sono state ampiamente dibattute in un topic del blog sugli abusi liturgici.
    Chiaro che non si possono paragonare le due espressioni ma il rischio di confonderle può essere alto.
    Saluti

  8. Paolo scrive:

    In effetti le critiche di Cossiga non le ho capite anche se, visto da un “non milanese” il fatto che in una diocesi italiana ci sia un rito diverso dal resto dell’Italia fa un po’ sorridere… ma capisca anche la voglia di custodire “gelosamente” questa peculiarità.
    Paolo

  9. Ginevra de Gregorio scrive:

    Andrea,
    bravisimo anche a costo di renderti impopolare!
    Non aggiungo altro perchè condivido al 100%.

    Un saluto

    Ginnie

  10. Garlyc scrive:

    Intervento n. 7: “Non contesto il fatto che la danza sia una parte importante del culto in molte culture, però mi lascia perplesso il fatto che esse vengano inserite con facilità nelle nostre liturgie in cui la danza è percepita come espressione ‘profana’.”

    Ma si trattava appunto di una liturgia dedicata (anche) agli immigrati cattolici di altre culture.

    Sicuramente la faciloneria nell’inserzione di elementi estranei nella liturgia va condannata, ma “abusus non tollit usum”.

  11. lelino scrive:

    Io ho molte difficoltà ad accettare il CVII…cerco di spiegarmi meglio..la Chiesa non è un blocco di marmo..nella sua storia millenaria ci sono state fasi diverse..anche più recentemente non credo che il papato di Leone XIII o S.Pio X sia stato uguale a quello di Benedetto XV..però la strada, la direzione intrapresa è sempre stata più o meno la stessa per secoli…a volte più a sinistra a volte nel mezzo o a destra…questo fino al CVII..a partire dal Concilio, la Chiesa ha intrapreso un’altra strada..non è un problema di sinistra o destra..è solo un’altra strada…è inutile nasconderlo..anche chi apprezza il CVII credo non possa negarlo..mai prima del CVII la Chiesa aveva conferito tanta importanza ad un tema come l’ecumenismo, il dialogo interreligioso, ecc…ecco perchè non è solo un problema di liturgia o di rito in latino..basta rileggere una Pascendi di S.Pio X oggi o un’enciclica di Pio XII ..e la domanda é immediata..cosa ha a che spartire con gran parte degli insegnamenti del CVII? secondo me a partire dal CVII la Chiesa ha preso una strada molto diversa..non dico che sia migliore o peggiore …non sono nessuno per dire questo..dico solo che la strada precedente era quella che io preferivo..il discorso di Tettamanzi sulle danzatrici non mi scandalizza per la danza in sè per sè ma per il fatto che fa parte della solita azione di 2 pesi e 2 misure…se le chiese separate chiedono a Tettamanzi una chiesa a Milano per poter celebrare 1 volta alla settimana il loro rito..credo che Tettamanzi acconsentirebbe in virtù del dialogo religioso..se la chiesa la chiedono 50 tradizionalisti, credo che Tettamanzi la rifiuterebbe..alla fine è tutto qua..ecco perchè non sto con Tettamanzi

  12. Cosimo De Matteis scrive:

    @ielno:
    evviva la chiarezza
    autentica
    genuina
    senza
    (ridicole)
    citazioni dotte.

  13. Federico scrive:

    Il problema è tutto nel “le danze sì il rito preconciliare no”…
    Ad ogni modo, che si facciano danze durante la festa dei popoli (con grande presenza di immigrati con culture diverse dalla nostra) non pare neanche a me uno scandalo…
    Certo, l’impressione che si ha vivendo a Milano è che la diocesi abbia di fondo un grosso problema: e cioè la troppa politicizzazione …

  14. Cosimo De Matteis scrive:

    già,

    ma chi l’ha voluta?
    chi l’ha stimolata?
    chi la ha accentuata?

  15. Garlyc scrive:

    Il Concilio Vaticano II ha sicuramente rappresentato una “riforma”, quindi non un’interruzione della Tradizione ma una sua evoluzione, evoluzione non nel senso di “aggiornarsi ai tempi nuovi”, concetto piuttosto pernicioso, ma di rinnovata e migliore comprensione dell’unica Verità.

    Rispetto, per carattere e per formazione, le nostalgie dei vecchi tempi e delle antiche sicurezze (e auspico che chi ama, con retta dottrina e in spirito di comunione, il vecchio rito possa trovare posto nella comunità ecclesiale), ma siate sereni: la Verità non passa, quello che passa sono tante nostre presunte “verità” con la minuscola.
    Cerchiamo di essere saggi, sereni, maturi e veramente ecclesiali.

  16. Mauro W. Fuolega scrive:

    Ciascuno raccoglie quanto ha seminato, e non mi sembra che i frutti del CVII siano migliori di quelli preconciliari.
    Il tempo ormai trascorso li sta già giudicando, basta solo aprire gli occhi.

  17. Pipìta Del Monte scrive:

    Ebbene si, signori miei (molto generico)!

    Anche la scrivente per le sue ormai note prerogative gentilizie non può che esultare davanti ai riti ricchi di ermellini,stole preziose,paramenti aurei,arredi luccicanti e, per converso, storcere un po’ il naso dinanzi a certe improvvisazioni tribalmente ritmiche e/o sfrontatamente sensuali.

    E tuttavia,venendo meno ai propri gusti indubbiamente raffinati, non può che accettare le innovazioni liturgiche,perchè sono l’espressione di quel desiderio o di quell’esigenza di inculturare la fede in questo mondo balordo,ma ricco di espressioni culturali bellissime.

    A una condizione naturalmente: che tutto si effettui nel rispetto del Sacro e con dignità, cum plerumque granorum salis.

    Ora, io non conosco l’alto prelato Tettamanzi( che cognome ingrato,poverino!)e rispetto le sue vedute in ordine alle danze ed all’estetica ambrosiana, ma perchè si ostina a rifiutare il Latino? Pensa forse di fare brutte figure usandolo o permettendo che si usi nella sua millenaria diocesi?

    Non si pretende certo che egli faccia declamare nel Duomo dei carmi di Catullo con sottofondo di cetre!!!

  18. Cosimo De Matteis scrive:

    @pipita:
    chissa che ne pensa
    in merito
    la nostra
    amica
    senese
    camminante
    nelle valli lucchesi….

  19. Pipìta Del Monte scrive:

    Caro De Matteis,

    non so a quale delle due Ella si riferisca, ma provvederemo a domandarlo a entrambe…semprechè azzecchiamo il momento giusto per farlo: direi di sera: in vino veritas!

  20. lelino scrive:

    @ Garlyc: ho il massimo rispetto per le tue considerazioni ma l’evoluzione di cui tu parli non riesco a condividerla..forse sbaglio io..ti assicuro che non sono un bacchettone e non sono nato in una famiglia di tradizionalisti..sono stato anche io ai campi scuola e ho cantato Symbolum 77′ per intendersi..però oggi se vado ad una messa tradizionalista..quando esco mi sento felice di essere cattolico..invece all’uscita di una messa Novus Ordo (che ho frequentato per molti anni)..non avevo quella sensazione..dopo l’omelia o parlando con il prete avevo la sensazione che essere cattolico, protestante, ortodosso, ecc. fosse uguale …tanto ci salviamo tutti…

  21. Cosimo De Matteis scrive:

    pipita,
    se le camminanti
    (come ella narrò magnificamente)
    eran due leggiadre
    dovrebbe ricordar
    che una sola è SENESE
    l’altra
    è piemontese
    (come la bonino)

    ops,è gia passata la befana…
    com’al solito sono arretrato

  22. Pipìta Del Monte scrive:

    Carissimo De Matteis,

    …Ella comprende benissimo che la geografia del vino…non ha confini.
    Inoltre introduce una terza valchiria, la carissima Emma, che in questo momento è bene lasciare cuocere nel proprio brodo di giuggiole,sentendosi ella artefice internazionale della moratoria sulla pena di morte (..pare che in quel di Chivasso,suo paese natale, intendano dedicarle in questi giorni una statua a ridosso del vecchio carcere).

    Circa la festa della befana…sappia che essa dura 365 giorni l’anno,non si rammarichi per una svista inesistente.

  23. carmelo scrive:

    Caro Andrea,
    ho apprezzato il tuo commento a “difesa”di Tettamanzi. Non credo che il sen cossiga, abbia voluto esternare solo per far un torto a Tettamanzi, forse ha messo il dito nella piaga poichè il problema non è riconducibile solo a Tettamanzi.Molti uomini di Chiesa, oggi preferiscono avere queste esibizioni nelle loro chiese, perchè pensano di risaltare in questa maniera l’universalità della Chiesa e in nome di “tutto bello e tutto è buono”.La catechesi stanca i nostri figli, nelle scuole si parla di culture “religiose”. I catechisti non sono all’altezza di far fronte ai bisogni che provengono dalla famiglia. La famiglia non impara l’arte della preghiera. I problemi sono tanti, tanti.Davanti a questa distruzione la speranza della Chiesa è riposta nel sud del mondo. L’Occidente è stanco ,e somiglia sempre più il nostro periodo in materia di fede agli ultimi decenni dell’Impero Romano. Davanti a questa autodistruzione e a queste “paure” lo Spirito Santo ha dato la barca di Pietro a Benedetto XVI° perchè tenga lui accesa “la speranza”. Benedetto sa di essere per la sua Chiesa “voce di uno che grida nel deserto” e sa che è inascoltato proprio dai suoi, sa che gli uomini che ha sono pronti” a barattare” tutto pur di rimanere in vista.”Quando il Figlio dell’uomo verrà troverà fede sulla terra?”.
    Mi domando , quali siano stati effettivamente i frutti del Concilio.Se, infatti, da una parte i padri conciliari hanno capito 40 anni fa le sfide che attendevano la Chiesa, noi oggi ci troviamo difronte a tanto relativismo e abbiamo un a fame incessante del sacro , del divino che cerchiamo , cerchiamo mentre una paura ci assale, quella di non sapere più se quella stella che seguirono i magi è la stella giusta, ciò per gli scandali, che hanno colpito la Chiesa in questi 40 anni , per le liturgie sciatte, per l’atteggiamento non certo edificante di molti religiosi e alti prelati.Oggi, basta fare un giretto e noti che non c’è UN SOLO SACERDOTE CHE CELEBRI LA MESSA UGUALE ALL’ALTRO. cIASCUNO METTE UN SUO TOCCO PARTICOLARE. Chi aggiunge parti, chi li toglie, chi fa proclamare il vangelo ai Bambini, chi invece non fa partecipare i laici nemmeno alla proclamazione delle letture. In materia di morale è la stessa cosa, e lo stesso si può dire in materia di sacra scrittura. Tutto è diventato relativo.
    Un santo sacerodte , oramai avanti negli anni mi ebbe a dire: “i cinesi camminano, camminano e sono capaci di fare anche 1000 chilometri , pur di trovare un sacerdote che sia fedele non alla chiesa patriottica ,ma al Romano Pontefice, quando lo trovano, anche dinanzi a tante dfficoltà, pregano e pregano e poi per sentirsi in comunione con Roma,pregano in latino ” . La Chiesa in Cina sappiamo che è una Chiesa di martiri.
    Credo che questo possa bastare per dire che il futuro della Chiesa, è nel Sud del mond. perchè questi uomini e donne hanno il coraggio di proclamare che “Gesù è l’unico Signore e Salvatore.
    P.S. Dimenticavo: è stato rimosso alla Camera dei deputati un dipinto che raffigurava la Battaglia di Lepanto, il presidente Bertinotti ha ritenuto che fosse un offesa alla civile convivenza degli italiani tenere esposto una simile opera.

  24. Luigi Casalini scrive:

    Per una volta non condivido del tutto quando scritto da Andrea Tornielli. Almeno per le foto che ho visto non mi è parsa opportuna la danza di ballerine a pancia scoperta in Duomo. Al di la di uno o due precedenti in S. Pietro (complice il vecchio cerimoniere Marini) non c’è alcuna tradizione di ballo liturgico nei riti cattolici: lo ha anche scritto il teologo e liturgista card. J. Ratzinger almeno in uno suo studio dove, penso di ricordare bene, faceva sua questa tesi. Egli affermava che mai nelle liturgie cattoliche si è ballato e anche nel rito etiopico – dove c’è qualcosa di simile – non si tratta di ballo.
    Condivido poi il fatto che le ballerine con la pancia fuori e il divieto del Motu Proprio diano veramente scandalo.
    AMDG
    Luigi Casalini

  25. bruno volpe scrive:

    Caro Andrea, come tu ben sai ti apprezzo e ti stimo, sia pur nella diversita’alcune volte, delle opinioni. Sai bene che mi piace parlare apertamente e direttamente. Allora, prendo posizione in favore del Presidente Emerito Cossiga,un po’ per l’amicizia personale che mi lega a Lui,ma anche perche’ lo considero un sincero cattolico fedele ed in sintonia con Roma. Ritengo che Cossiga sia un autentico poccionatore e che le sue sparate vadano prese non in senso letterale. Cossiga e’ cosi’,prendere o lasciare. Credo che i lati positivi siano largamente prevalente e le sue espressioni, come sempre colorite, vadano prese come simpatica provocazione e non come un insulto al cardinale Tettmanzi. Te lo dico per aver sentito personalemnte Cossiga qualche minuto fa. Ciao ,auguri a tutti i tuoi lettori e a te in particolare. Con amicizia Bruno Volpe

  26. lelino scrive:

    un altro motivo per cui il CVII non mi sembra tanto un’evoluzione ma una rottura vera e propria è confermato dalla notizia circa l’Arcivescovo di Trani e la concessione di una chiesa ai romeni oortodossi..è sempre la solita storia… pensiamo alla differenza di approccio tra la chiesa di oggi nei confronti dei protestanti, ortodossi, ecc..e l’atteggiamento negli anni 70′ ed 80′ verso Mons. Lefevbre (un tradizionalista!!)che celebrava la “Messa di sempre” (vade retro! sospensione a divinis, poi scomunica, ecc.)..in definitiva se di evoluzione si può parlare a proposito del CVII è verso il Protestantesimo…pian pianino..senza far rumore..2 passi avanti ed 1 indietro….per carità legittimo per i protestanti, ma io sono cattolico….se mi fosse interessata questa evoluzione sarei già diventato protestante prima, non avrei aspettato il CVII…ripeto ..con il CVII si è presa una strada diversa, evolutiva sì ma verso il protestantesimo..e la tradizione è stata gettata via come roba vecchia..poi talvolta si fa (fortunatamente) qualche passo indietro verso la tradizione come il Motu Proprio (grazie Benedetto XVI!!)..ma la direzione non cambia e nuovi Don Sante Sguotti crescono..

  27. Garlyc scrive:

    State impugnando la bandiera del Concilio Vaticano II come “rottura” esattamente nel momento in cui papa Benedetto XVI ammonisce a fare il contrario. Pessima tattica e pessima strategia.

  28. Mauro W. Fuolega scrive:

    Noi non stiamo impugnando proprio un bel niente.
    Sono i progressisti che stanno facendo questo per cercare di dimostrare, inutilmente, il contrario, cioè di avere rotto a suo tempo la comunione con la fede.
    Ricordo che l’attuale Pontefice ha riconosciuto le sue colpe “giovanili” per le quali ha fatto pubblica ammenda. Per sfortuna nostra e Sua è ancora circondato da modernisti e non può andare oltre – al momento – nella sua “restaurazione”; pazienza, prima o poi ci penserà lo Spirito Santo nei modi e tempi opportuni.
    Nel frattempo tutti farebbero bene a leggere o rileggere e tenere sul tavolo l’enciclica Pascendi, oggi come allora – cent’anni fa -, sempre attuale, visto i guasti che un malsano aggiornamento ha prodotto, e i frutti avvelenati che vengono propinati quotidianamente a tutto il popolo cristiano cattolico e romano.

  29. Iginio scrive:

    Scusate ma c’è un equivoco. Le danze non sono affatto una forma di cristianesimo locale, ma sono – ESATTAMENTE COME DA NOI DA QUARANT’ANNI – la versione locale della liturgia Novus Ordo, quella con la lingua volgare, i riti aperti “al popolo” eccetera. Cinquant’anni fa a nessuno sarebbe venuto in mente di celebrare una Messa cattolica così, nemmeno in Asia. Non credo proprio che a Goa celebrassero messa così, e forse nemmeno a Ceylon. Queste sono innovazioni introdotte negli ultimi anni per far vedere quanto è “aperta” la Chiesa.
    Si tratta dunque dello stesso problema che, mutatis mutandis, c’è anche da noi.
    Detto questo, le danze e cose simili non hanno niente a che vedere col rito ambrosiano, no? Dunque, anche se una comunità di immigrati viene a stabilirsi a Milano, ci si aspetterebbe che si “ambrosianizzi”, non che introduca il suo modo di celebrare nella Cattedrale della diocesi. Questa è la vera incongruenza. Altrimenti, allora, perché non concedere il Duomo anche per liturgie di rito romano? Forse che tutti gli abitanti di Milano sono originari di Milano? Non sarà che la maggioranza di essi ormai è originaria di diocesi con rito romano? E per loro non vale l’accoglienza?

  30. Cosimo De Matteis scrive:

    appunto.

  31. Garlyc scrive:

    n. 29 “anche se una comunità di immigrati viene a stabilirsi a Milano, ci si aspetterebbe che si “ambrosianizzi”, non che introduca il suo modo di celebrare nella Cattedrale della diocesi”

    Tutti i documenti della Chiesa relativi alle comunità etniche dicono che le loro forme di celebrare la fede cattolica vanno tutelate (almeno fino a quando i tempi non siano maturi per un’integrazione più globale).
    Ovviamente sarebbe stupido pensare a introdurre stabilmente queste forme etniche di celebrazione nella liturgia di tutta la diocesi, ma quella era appunto la “festa dei popoli”, intesa come cattolici delle varie culture e nazionalità.

    Purtroppo anche questo dimostra che il vostro non è sincero amore per il Vetus Ordo, ma sorda avversione al Novus e per tutto quanto di “novus” possa esservi.
    E quando dite, come Fuolega, che papa Benedetto “per sfortuna nostra e Sua è ancora circondato da modernisti e non può andare oltre – al momento – nella sua ‘restaurazione’”, non fate onore al Papa, strumentalizzandolo in maniera impietosa, soprattutto non fate onore a voi stessi e mostrando che il vostro non è amore per il Papa né per la Chiesa né per la Tradizione, ma solo per il vostro modo di pensare che abusivamente identificate con quest’ultima.

    Fuolega, è il Concilio Vaticano II a cui ti riferisci quando ci parli di “malsano aggiornamento” e di “frutti avvelenati che vengono propinati quotidianamente a tutto il popolo cristiano cattolico e romano”? Coraggio, parliamo chiaro.

  32. lelino scrive:

    Caro Garlyc ti assicuro che non voglio impugnare nessuna bandiera…sono molto disilluso dalle bandiere…pensa però un secondo al caso di Don Dante Sguotti..molti diranno “ma in fondo la Chiesa l’ha sospeso no?”..sì.. ma il problema è che gran parte dei parrocchiani stanno con lui…ed anche questi sono i frutti del CVII….molti mi dicono..”sì ma in fondo dai che c’è di male se il prete si sposa..”..e facciamo un altro passo verso quel traguardo di cui ti parlavo (protestantesimo)..idem con la comunione in mano invece che in ginocchio..molti dicono “ma sì dai in fondo è uguale”…e via un altro passo…poi c’è la comunione in mano data da un’assistente laica (come la devo chiamare?) invece del prete..ed ancora un altro passo..prima ancora grazie alla riforma della liturgia (1969) è arrivata la tavola al posto dell’altare……Papa Benedetto XVI è grandissimo ma (ancora grazie al CVII) oggi il potere dei vescovi e cardinali è enorme..e Benedetto XVI purtoppo non ha 50 anni.. quindi ad ogni passo in avanti nella direzione giusta del Papa, ecco arrivare Tettamanzi, Martini e compagnia a remare al contrario..comunque ha ragione Mauro..è tutto nella Pascendi…basta leggerla per rendersi conto che S. Pio X aveva ahimè previsto tutto…

  33. Cosimo De Matteis scrive:

    per i milanesi e dintorni:

    mi pare che a villapizzone
    ci sia un certo
    padre fosti,fasti,infausti(nn rammento bene)
    che se ho capito bene
    (oltre a stravolgere il Santo Vangelo)
    fa altre bizzarrie
    meno pericolose:
    provate,forse fa pure i miracoli.
    cissa chi gli diede il permesso
    in quegli anni
    (FORMIDABILI QUEGLI ANNI!)
    a metter su la sua COMUNE….

  34. Garlyc scrive:

    Suvvia, Ielino (o lelino, scusa se sbaglio a scrivere), purtroppo i preti concubini, anche in forma plateale, ci sono sempre stati fin dal medioevo… diremo che è colpa del Concilio di Calcedonia?
    Le innovazioni liturgiche che hai citato non scalfiscono di una virgola il sacro deposito della fede e dei costumi.

    Che ci sia una mentalità relativista e indifferentista, che ci sia una grave crisi etica e morale, che non risparmia noi cattolici, siamo purtroppo perfettamente d’accordo, ma farla risalire al Concilio è completamente fuori luogo.

    Che ha fatto di male padre Fausti, signor De Matteis?

  35. F. Pernice scrive:

    Intendiamoci, le danze cingalesi sono una forma d’arte elegante e garbata. La questione è che con la liturgia di rito latino (e anche con quelle di rito caldeo, armeno, malabarese…) c’entra come il pecorino sulla Sachertorte. Fuori dalle chiese si incoraggino pure liberamente tutte le danze etniche del mondo, ma dentro le chiese e specialmente nel contesto liturgico, anatema sit. La tesi secondo cui nella Chiesa ci sarebbe posto un po’ per tutto non può essere condivisa. Esistono limiti che non si devono oltrepassare, e se ciò in passato – anche durante il pontificato ipermediatico del pontefice sarmata (i meriti di papa Wojtyla sono altri) – è accaduto, male! Due decenni di piviali arlecchineschi, balli tribali eseguiti da indigeni sculettanti (e discinti), ole oceaniche, coretti da stadio e tante altre manifestazioni della confusione di idee e/o della volgarità che fa da sfondo a questo giro di millennio, hanno assuefatto le plebi cristiane al punto tale che ad apparire strana, bizzarra e fuori luogo è l’antica liturgia gregoriana, quella che prima di noi è stata celebrata dai più grandi santi della Cristianità! La Chiesa non è una SpA con una vasta gamma di prodotti liturgici tra i quali scegliere scanzonatamente. Nei termini proposti – anzi disposti – da Benedetto XVI con il Summorum Pontificum l’et…et è senza dubbio un’opzione sensata (Vetus Ordo e Novus Ordo si illuminino vicendevolmente), ma qui si è andati molto al di là: l’et…et viene di fatto praticata come una formula omninclusiva, per cui in chiesa tutto è permesso, dal tiaso dionisiaco alle conferenze ereticheggianti, dal karaoke ai concerti di musica “sacra e profana” (cito da un manifesto intercettato di recente). Salvo escludere, magari a suon di cavilli, l’unica forma che doveva di diritto essere inclusa: il “grave” rito della Tradizione.

  36. Cosimo De Matteis scrive:

    avete visto come è facile snidarli?

    padre livio racconta spesso di quando,ragazzino,
    per i sentieri di montagna,
    gli capitava di vedere
    qualche vipera.
    e come,una volta scoperta,
    la bestia,
    diventava innocua,
    faceva persino PENA.
    ma,guai se non te ne accorgevi:eri fritto!

    a proposito:
    aborto,profilattici(ma non vi fà senso pronunciare quell’altra parola?),ru486

    aggiungeteci pure la sala per drogarsi,
    la riapertura delle case chiuse,
    la “rilettura” (e magari ri-scrittura)
    dei Vangeli
    partendo,of course,
    dagli apocrifi
    (che alcune case editrici cattoliche pubblicano e vendono.e avvenire pubblicizza con manchette e/o paginate)

    Bene,tutto bene.

    poi pero,coerentemente,
    andate dal parocco
    e ditegli di depennarvi dall’anagrafe
    (il chè,notoriamente,è impossibile.
    ma voi chiedete lo stesso.non si sa mai)

  37. Mauro W. Fuolega scrive:

    Garlyc scrive: “Fuolega, è il Concilio Vaticano II a cui ti riferisci quando ci parli di “malsano aggiornamento” e di “frutti avvelenati che vengono propinati quotidianamente a tutto il popolo cristiano cattolico e romano”? Coraggio, parliamo chiaro.”
    Caro Garlyc, pensavo fosse scontato – vedi post 16 – che stessi parlando del CVII. Se sono stato ambiguo me ne scuso, cercherò di essere più chiaro la prossima volta.
    Quanto al nostro amato Pontefice felicemente regnante, forse lei non ha idea di quanti e quali compromessi sia frutto il motu proprio “Summorum Pontificem” e così, a cascata, per tutte le altre iniziative e documenti: c’è sempre qualcuno che rema contro.
    Mi perdoni la provocazione, ma ci vorrebbe un campo di concentramento in Vaticano alle dipendenze della Santa Inquisizione per trattare tutti i modernisti, però non c’è spazio a sufficienza… cari saluti.

  38. Garlyc scrive:

    Pernice, dissento. Chi sei tu per escludere che una prudente inculturazione del rito romano debba necessariamente escludere qualsiasi tipo di danza per qualsiasi cultura?

    De Matteis, ma “aborto,profilattici ma non vi fà senso pronunciare quell’altra parola?,ru486 aggiungeteci pure la sala per drogarsi, la riapertura delle case chiuse, la “rilettura” (e magari ri-scrittura) dei Vangeli
    partendo,of course, dagli apocrifi (che alcune case editrici cattoliche pubblicano e vendono.e avvenire pubblicizza con manchette e/o paginate) Bene,tutto bene.
    poi pero,coerentemente, andate dal parocco e ditegli di depennarvi dall’anagrafe (il chè,notoriamente,è impossibile. ma voi chiedete lo stesso.non si sa mai)” di cosa stai parlando e a chi?

    Snidare i cervelli, questo servirebbe.

  39. Garlyc scrive:

    “Caro Garlyc, pensavo fosse scontato – vedi post 16 – che stessi parlando del CVII. Se sono stato ambiguo me ne scuso, cercherò di essere più chiaro la prossima volta.
    Quanto al nostro amato Pontefice felicemente regnante, forse lei non ha idea di quanti e quali compromessi sia frutto il motu proprio “Summorum Pontificem” e così, a cascata, per tutte le altre iniziative e documenti: c’è sempre qualcuno che rema contro.
    Mi perdoni la provocazione, ma ci vorrebbe un campo di concentramento in Vaticano alle dipendenze della Santa Inquisizione per trattare tutti i modernisti, però non c’è spazio a sufficienza… cari saluti.”

    Guarda, quello che apprezzo in te è proprio la mancanza di ambiguità, che ti fa sinceramente onore rispetto ad altri. Se questo è il tuo pensiero sul Concilio Vaticano II, però, a rischio Inquisizione ci sei prima di tutto tu.

  40. Berolinensis scrive:

    I can read Italian, but not sufficiently well write it, so permit me a comment in English:
    As much as I usually appreciate your comments, this time I fear you are mistaken. Liturgical dance is absolutely not allowed in the Roman Rite. Cardinal Arinze, Prefect of the Congregation for Divine Worship, has made this clear repeatedly and very pointedly. It is an abuse. Therefore, Cardinal Tettamanzi may justly be criticized, even if the form of that criticism may have been unfortunate. I repeat: dance during the Mass is not permitted. When this happened in St. Peter’s at the synod, even Piero Marini, a proponent of “progressive” liturgical reform if ever there was one, was horrified. Liturgical dance is an abuse. Therefore, this is not a case of “et-et”. Benedict XVI has given the faithful the right to ask for the Mass in the older form, but there is no right whatsoever to liturgical abuses.

  41. F. Pernice scrive:

    Gentile Garlyc, non nascondiamoci però dietro una foglia di fico bonsai: il succo quel che volevo dire è molto chiaro. Ad ogni modo, adduca il passo della Sacrosanctum Concilium in cui si contempla espressamente la forma di inculturazione cui fa riferimento nel suo post, e poi, se vuole, chiederemo al dottor Tornielli di aprire un dibattito sul punto specifico.

    P.S. In questi tempi di eterodossia acrobatica e gagliofferia trascendentale so che parrà questione di lana caprina, ma la formula “chi sei tu?” è veramente inopportuna. In primo luogo perché Lei ed io non ci conosciamo (a quanto pare, urge un po’ di inculturazione confuciana) e in secondo luogo perché la risposta è scontata: sono un ospite, spero non troppo sgradito, di questo blog ed esprimo legittimamente la mia opinione (nella fattispecie in linea con l’insegnamento plurisecolare della Chiesa, ma questa è altra faccenda).

  42. Garlyc scrive:

    “Chi sei tu?” non vale certo per il confronto con me, vale se si dicono cose non in linea con l’insegnamento e la disciplina della Chiesa.

    Nella fattispecie, “Presso alcuni popoli, il canto si accompagna istintivamente al battito delle mani, al movimento ritmico del corpo o a movimenti di danza dei partecipanti. Tali forme di espressione corporale possono aver il loro posto nell’azione liturgica di questi popoli, a condizione che esse siano sempre espressione di una vera preghiera comune di adorazione, di lode, di offerta o di supplica e non semplicemente spettacolo”, istruzione Varietates legitimae della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti del 25 gennaio 1994.

  43. F. Pernice scrive:

    Bene, gentile Garlyc, ma la celebrazione ambrosiana in questione era azione liturgica cingalese? Si è tenuta a Milano o a Puttalam? La gente in chiesa parlava italiano o singalese, o forse tamil? Come si fa presto a tirare di qua e di là le disposizioni cogenti emanate con le migliori intenzioni. Non stupisce che sia intervenuto il Presidente Cossiga, visto che in Italia anche il dettato costituzionale viene trattato come quella parte di epitelio di cui scriveva Giuseppe Gioachino Belli (e di cui è bello non ridire).

  44. dioamore scrive:

    Nel Vangelo si narra che Erode mette in prigione e fa tagliare la testa a Giovanni Battista, metafora dell’Antico Testamento, su richiesta della figlia di Erodiade, per profetizzare l’interruzione e la chiusura dei testi dell’Antico Testamento e relativo canone.

    Il rito preconciliare e quello postconciliare vanno inseriti nella dinamica dell’amore di Dio e del Nuovo Testamento che, per mezzo di Gesù, ci invita ad amare. Quindi, a mio avviso, deve essere l’amore a suggerirci cosa fare e quale rito seguire e non più la legge.

  45. Garlyc scrive:

    “Bene, gentile Garlyc, ma la celebrazione ambrosiana in questione era azione liturgica cingalese? Si è tenuta a Milano o a Puttalam? La gente in chiesa parlava italiano o singalese, o forse tamil?”

    Era una celebrazione del tutto particolare fatta – una volta all’anno – per valorizzare le varie comunità etniche cattoliche presenti a Milano, che infatti vi partecipavano. Fra l’altro la “festa dei popoli” è espressamente consigliata da varie istruzioni vaticane, che spero non mi costringerà anche stavolta a citare. Non si tratta per nulla di “tirare” una disposizione.

    Per amor di pace e di verità dirò che quando a suo tempo sentii parlare di sfilate di moda in Duomo, storsi il naso di parecchio.

  46. Pipìta Del Monte scrive:

    Gentilissimi,

    ho ritenuto opportuno andare alla fonte dell’accaduto nel duomo di Milano il giorno dell’Epifania.

    A seguito dunque di amabile conversazione telefonica con la contessa Adelaide Tromba, mia cara amica d’infanzia, presente alla Santa Messa in Milano, ho potuto accertare quanto segue:

    - le ballerine non erano tutte cingalesi in quanto ben due di loro, come si è potuto accertare in seguito dal loro accento, provenivano rispettivamente da Parabiago e da Cusano e si erano travestite accuratamente da cingalesi;

    - il cardinale non osservava lo spettacolo stando mollemente adagiato su un triclinio col capo reclinato su una mano, come qualcuno ha voluto insinuare, ma solidamente e pesantemente assiso sul suo trono arcivescovile con mitria in capo, sia pure leggermente sbilanciata a sinistra;

    - più di una delle ballerine pare abbia pregato in latino(da accertare meglio in quanto la preghiera era molto sommessa);

    - i sacerdoti che facevano corona al cardinale durante lo spettacolo non è affatto vero che battessero le punte delle scarpe per tenere il tempo della musica nè che sghignazzassero, erano bensì seri e compunti , con gli occhi rivolti al pavimento e le gote rosse.

    Quanto sopra per mero amore di verità ed al fine di prevenire ogni ulteriore illazione possibile.

  47. Garlyc scrive:

    Non sempre “mandar tutto in vacca” è indice di intelligenza.

  48. Mauro W. Fuolega scrive:

    In ogni caso si è sempre trattato di una cosa sconveniente e di una commistione pericolosa che nulla aggiunge, anzi toglie, alla Chiesa di Milano.

  49. Garlyc scrive:

    Tua opinione personale, in contrasto con le direttive della Chiesa. Del resto per uno che è contrario al Concilio non dovrebbe essere un grosso problema. La “commistione pericolosa”, di grazia… con cosa? Boh. Lo sa il Cielo.

  50. Pipìta Del Monte scrive:

    …ritengo doveroso aggiungere,per completezza di informazione, che pochi minuti fa la a carissima amica mi ha chiamato al telefono da Milano per fornirmi due ulteriori notizie di prima mano, che ben volentieri rendo di pubblico dominio:

    1)al termine dello spettacolo dentro il Duomo il giorno dell’Epifania, la comunità cingalese uscendo ha chiesto ai presenti informazioni sulla chiesa più vicina perchè intendeva recarsi a messa;

    2)le comunità sicula, calabrese, marchigiana, piemontese, abruzzese,napoletana, tutte ormai naturalizzate nella capitale meneghina,al termine dello spettacolo dentro il Duomo hanno prodotto richiesta scritta al Cardinale affinchè siano previste e calendarizzate le loro esibizioni,rispettivamente di: ncincirincì, tarantella,saltarello,quadriglia e putipù.

  51. aldo scrive:

    Carissime Eminenze: che usate lo pseudomino di Adelaide Tromba e di Pipita Del Monte grazie di far parte del Blog
    la vostra versatilità propria di Eminenti Uomini di Chiesa , rende piacevoli e leggiadri argomenti seri e meritevoli di approfondimento. Grazie di cuore perchè anche il Buon Dio se la ride!!!

  52. Scenron scrive:

    Condivido l’intervento del sig. Tornielli ma condivido pure le critiche abbastanza aspre e taglienti del senatore a vita Cossiga…si critica il Papa, non vedo perchè non lo si possa fare con un Cardinale di Santa Romana Chiesa (sempre però con rispetto e senza sfociare nell’insulto…)
    Mi irrita vedere come la diocesi di Milano voglia essere una Santa Sede parallela, con il suo rito, il suo Papa (per fortuna si fa per dire!) e quant’altro…
    Io non ho assolutamente nulla contro la comunità cingalese e in generale con tutte le comunità straniere (oneste) del nostro Paese…ma non mi sembra che la Santa Messa nella solennità dell’Epifania del Signore sia l’occasione adatta per queste cose…pur essendo relativamente giovane (18 anni!), pur non avendo conosciuto il rito latino (conosco solo la lingua studiando al liceo classico), per certi aspetti sono molto legato alla tradizione…questo è uno di quelli..lo ritengo un’abuso della liturgia bello e buono…

  53. Pipìta Del Monte scrive:

    Si immagini…

  54. Raffaele Savigni scrive:

    Condivido le osservazioni di Andrea Tornielli e di Garlyc. La liturgia segue la dinamica dell’inculturazione: a certe condizioni, anche una danza vi può rientrare (ovviamente nella scelta concreta dovrebbe contare anche il buon gusto). E l’inculturazione va fatta a livello di Chiese locali (sia pure entro quadri generali deginiti dalla Chiesa universale: papi e concili), non può essere decisa solo da Roma.
    La “Pascendi” è superata come tale, e va reinterpretata alla luce del Vaticano II,. i cui testi sono più autorevoli: non è stata certo il frutto migliore del pontificato di Pio X.
    Cossiga e gli altri hanno il diritto di dire che non amano certe danze: non possono pretendere di sostituirsi alle responsabilità di un pastore della Chiesa.
    Quanto al fatto che chi ama il dialogo ecumenico spesso è rigido nei confronti dei tradizionalisti, il rischio c’è, ma va compreso in termini storici e psicologici: per natura siamo più indulgenti con chi era già “fuori” (essendo nato in un’altra comunità) rispetto a che è uscito dalla nostra Chiesa sbattendo la porta(ma succede lo stesso per i partiti politici ecc.: spesso non c’è peggior anticomunista di chi è stato comunista, né peggior anticlericale di chi ha studiato in Seminario e poi ne è uscito) ed è quindi percepito come un ribelle o addirittura un traditore.Sono sicuro che uno di “Alleanza cattolica” preferisce dialogare con un induista o un buddista piuttosto che con uno di “Pax Christi” (o viceversa)! E san Paolo diceva “QUelli di fuori li giudica Dio”, mentre lui stesso giudicava l’incestuoso della comunità di Corinto.Ecco perchè paradossalmente siamo polemici nei confronti di chi è meno lontano da noi.

  55. Garlyc scrive:

    “Mi irrita vedere come la diocesi di Milano voglia essere una Santa Sede parallela, con il suo rito, il suo Papa (per fortuna si fa per dire!) e quant’altro…”

    Non voglio fare l’avvocato difensore di Tettamanzi, francamente proprio non me ne importa molto, né gli sono legato da particolari vincoli ideali o affettivi, ma rispetto al caso indicato in questo post non riesco proprio a vedere nulla del genere, nessuna particolare “autonomia”, ma anzi soltanto un muoversi in maniera rispondente alle indicazioni di Roma in merito alle comunità cattoliche di migranti.

    Se poi quella particolare danza aveva qualcosa di inopportuno, non lo so. Da quel che ho visto non mi pare proprio.

  56. Angel scrive:

    Voglio domandare -in quale documento del Secondo Concillio e scritto che le danze fanno parte della liturgia? Fino a quando un gruppetto di progressisti avranno il monopolio interpretare Il CV II al modo proprio ?
    A proposito delle danze africane in San Pietro anni fa posso solo ricordare che il cardinale Arinz/africano di Nigeria/ le ha criticato duramente. Mi sembra che adesso con queste danze qualcuno di Milano vuole dare un segnale contro la linea attuale del Santo Padre nel campo liturgico. cioe -che lui puo parlare questo che vuole ma noi faremo tutto come prima.

  57. Pipìta Del Monte scrive:

    Giustissimo Angel: risposta semplice e pregnante.

    Quanto al superamento della Pascendi Dominici Gregis da parte del Concilio Vaticano II, occorrerebbe dimostrarlo con i documenti alla mano, altrimenti il tutto diventa ,anche in questo caso, un flatus vocis.

  58. Vincenzo scrive:

    Per come è argomentato, condivido quanto dice il Dott.Tornielli, soprattutto, ovviamente, laddove pone i quesiti… “perchè le Danze esotiche sì, e la Messa di San Pio V no?… perchè, i “migranti” sì e quelli “pur moderatamente Tradizionalisti”,no?”… quesiti ai quali, la Curia qui difesa, dubito vorrà mai degnarsi di dare una qualche esauriente o almeno pertinente risposta… . Certo, a me personalmente, tutto ciò che..”ésula”,da una certa visione…”tranquilla e tradizionale” della Liturgìa (anche nella “Missa Novus Ordo”)non piace … ma, è il mio personale parere che,ovviamente, non conta un fico secco. L.J.C.

  59. Garlyc scrive:

    “Voglio domandare -in quale documento del Secondo Concillio e scritto che le danze fanno parte della liturgia? Fino a quando un gruppetto di progressisti avranno il monopolio interpretare Il CV II al modo proprio?”

    Il “gruppetto di progressisti” è la vaticana Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, nell’istruzione Varietates legitimae del 1994.

  60. fra enzo scrive:

    abito nel lazio e, quindi, distante da milano. Non vivo la Chiesa ambrosiana ma l’apprezzo e la stimo. Così come stimo e apprezzo il Cardinal Tettamanzi a cui va il mio sincero ringraziamento per la coerenza, la trasparenza, l’umiltà e la mitezza che caratterizza la sua azione. Grazie Cardinale (anche se forse non leggerà questo mio post) e grazie per la sapienza con la quale è pastore illuminato e saggio come lo sono tutti i pastori della nostra Chiesa. Prego per la Chiesa tutta perchè lo Spirito invada veramente i cuori di tutti e la pace del Signore trovi lo spazio per esprimere le sue potenzialità. fraternamente un saluto a tutti (anche a chi si mostra arrabbiato, critico e pensa di essere un acuto osservatore proponendo visioni e interpretazioni che dividono e sono contro la comunione). fraterni saluti a tutti.

  61. fra' Cristoforo scrive:

    Ebbene si!
    1. Grazie a Tornielli, anche se Cossiga non ha poi così torto e poi non so se Martini avrebbe mai permesso cotanta teatralità
    2. Attenzione al Centro San Fedele! Il tale p. Costa sj è pericoloso. Altro che grande teologo e liturgista. A Torino ha fatto i suoi danni e lo sa bene quell’anima santa di Saldarini
    3. fra Enzo… non parlerei dell’umiltà di Tettamanzi. Era pronto ad uscire dal Conclave con l’abito bianco… lo ha lasciato intendere ai suoi collaboratori di Curia alla vigilia della partenza per Roma… umiltà? è tutta un’altra cosa…

  62. Gianni B. scrive:

    Vorrei farvi qualche domanda:
    1) quando nelle chiese si celebrano i matrimoni, è giusto o non è giusto che la stragrande maggioranza delle cerimonie preveda l’esecuzione di musica non certo sacra, come le due Marce Nuziali? Che gli sposi si facciano fotografare mentre si baciano appassionatamente sotto l’altare? Che l’abbigliamento e l’atteggiamento in generale degli invitati spesso non sia certo migliore di quelli delle povere ballerine cingalesi? ecc. ecc.
    2) Durante un funerale a cui ho presenziato un paio di mesi fa, in chiesa, è stato eseguito un brano di Zucchero in quanto il de cuius adorava Zucchero. E’ giusto?
    3) Che dire delle chiese in cui viene richiesto il blglietto di ingresso per entrare? Oppure dove ci sono i buttafuori, perchè c’è troppa gente, come nella Basilica di San Marco a Venezia?
    4) Le schitarrate degli scout con musica spesso improbabile, sono regolari, in Chiesa? E che dire dei cori gospel? Più ballerini di loro…

    I seguaci del VO dovrebbero, se fossero “coerenti”, avere il coraggio (secondo me) di scagliarsi sempre e comunque contro ogni uso “improprio” delle Chiese.
    Perchè non lo fanno e se la pigliano solo con ‘ste poverette di cingalesi?

    Cordiali saluti.

  63. Marcello scrive:

    Il Dott. Tornielli, gentilissimo padrone di casa, ha ragione nel sostenere che deve esserci apertura ad altre culture ma personalmente faccio una fatica immane ad accettare che la Santa Messa sia contaminata da danze e manifestazioni che hanno origine in tradizioni e culti non cristiani. Mi si potrà obiettare che la Chiesa ha fatto propri molti elementi greci e latini ma ritengo che agli inizi fosse giusto e che il Signore abbia voluto così attraverso l’ Apostolo Pietro martire a Roma e l’Apostolo Paolo mandato prima in Grecia poi a Roma. Ora dopo duemila anni credo che la Tradizione consolidata non debba essere stravolta. I guai sono arrivati con i tentativi di de-ellenizzazione del cristianesimo come ha ben spiegato il Santo Padre Benedetto XVI nel grandissimo discorso di Ratisbona e le danze in oggetto mi paiono molto de-ellenizzanti, mi sembra che si vada nella direzione di impoverire e ridurre la Sacra Liturgia a cosa solo umana.
    Personalmente ho assistito a Lourdes durante la Santa Messa a danze simili subito dopo la consacrazione, la gente alla fine ha applaudito come ad uno spettacolo teatrale. Non ho trattenuto lacrime di amarezza.
    Se si vuole inculturare il cristianesimo lo si può fare senza toccare la Santa Liturgia. Sono convinto che occorrerebbe riformare il rito post conciliare secondo le linee contenute nel libro Introduzione allo Spirito della Liturgia scritto dall’allora Cardinale Ratzinger, è un libro bellissimo che vale la pena leggere.
    In conclusione voglio ancora dire che l’Enciclica Pascendi di Papa San Pio X non è affatto superata ma attualissima.
    La Chiesa non è una federazione di pro loco che vanno ognuna per conto suo ma una Istituzione Divina con a capo il Papa come sovrano assoluto a cui si deve obbedienza. Il mondo andra meglio quando sarà messo in soffitta tutto il ciarpame falsamente democratico lasciatoci in eredità dal sessantotto (anche eclesiastico con tutte le più balzane idee sulla democrazia nella Chiesa, Gesù Cristo è un Re e non un quasiasi presidente eletto, il Papa è un sovrano a cui si obbedisce e basta)

  64. F. Pernice scrive:

    Apprendiamo che qualche postator del nostro blog è sommo esegeta dei sommi esegeti dell’esegesi liturgica proposta nei documenti anesegetici (?) del Secondo Vaticano Concilio. Oh, maraviglia delle maraviglie! Danze, applausi e frizzi di tripudio (purché in chiesa, s’intende). Noi, mestamente, ci inabissiamo nel gorgo magno del cantus planus del magno Gregorio.

  65. fra' Cristoforo scrive:

    Lor Signori hanno letto l’articolo di Baget Bozzo su La Stampa? Che ve ne pare? Eccolo:

    Ratzinger più nuovo del concilio
    GIANNI BAGET BOZZO
    Benedetto XVI ha letto il Concilio come Tradizione che continua. Ciò non è lontano dal concetto di «aggiornamento» per cui Giovanni XXIII aveva convocato il Vaticano II. Per la Chiesa il passato non è semplicemente passato: nel tempo della Chiesa continua un messaggio mai interrotto e mai spezzato. Tutto ciò che è stato approvato dalla Chiesa può tornare a vivere nella lettura continua della verità che incorpora. Giovanni Paolo II si è presentato come un predicatore evangelico, con l’annuncio di una nuova evangelizzazione: il Papato è con lui divenuto una cattedra itinerante alla ricerca delle nazioni, dei popoli, delle Chiese, delle religioni, degli uomini. Fu una grande uscita nello spazio esterno alla Chiesa, che fece nuovamente del Papa la guida del popolo cristiano, saldando nella sua figura il contrasto che era nato tra fede e teologia, tra popolo e accademia. Benedetto XVI non pensa più alle masse, alle grandi udienze collettive rivolte ai popoli. Il suo pubblico sono i cattolici. Si rivolge ai cattolici in chiave liturgica, facendo del culto e del sacramento il centro della vita cristiana.

    Il simbolo sacro del Mistero torna a essere l’aura in cui il Papa si avvolge, per cui ogni manifestazione pubblica è celebrazione liturgica. Di qui il cambiamento delle parole, dei gesti, delle vesti. Benedetto XVI si rivolge al mondo, ma lo fa parlando ai cattolici, rafforzando il sentimento di identità e di universalità. È un ritorno a Pio XII? Lo è forse perché fu Papa Pacelli a parlare della Chiesa come Corpo mistico di Cristo, riportando nel linguaggio ecclesiale il sentimento del Mistero cristiano. Ma Benedetto ha intenzione di riportare la divinizzazione del cristiano, insegnata dalla Scrittura e dai Padri, al centro della vita ecclesiale. Di qui la sua affinità con l’ortodossia greca, slava e orientale, che ha conservato la liturgia ecclesiale come il luogo proprio della vita cristiana, dove la persona e la comunione si lasciano trapassare dallo Spirito. In questo senso, Benedetto XVI è un Papa nuovo per un nuovo tempo, dopo che lo gnosticismo rivoluzionario ha finito di valere come affabulatore del linguaggio, anche dei cattolici. È un Papa nuovo anche rispetto al tempo precedente il Concilio. Viene quando il moderno è finito e il postmoderno è un infinito vuoto.

    Le vesti antiche usate da Benedetto non indicano il ritorno al passato, perché la Tradizione non è mai solo un passato: anche le vesti sono un simbolo che continua. Benedetto dà un pieno senso alle grandi questioni morali già espresse dai Papi post-conciliari, ma le accentua sul tema dell’omosessualità, dell’aborto, delle cellule staminali, dei rapporti tra scienza e uomo. È l’idea della creazione, della bontà della natura umana, che vuole difendere dall’individualismo totale che tende, in Europa, a divenire la forma culturale dominate. Benedetto intende impegnare la Chiesa su questi temi ed è probabilmente sua l’idea di affidare a un non cattolico come Giuliano Ferrara la difesa della creazione sul tema fondamentale della vita: non come proposta di legge, ma come idea universale che vuole esprimere la volontà della civiltà cristiana di non morire, della comunità di non essere distrutta dall’individualismo totale. È un messaggio che non si rivolge soltanto alla vita biologica dell’uomo, ma alla civiltà cristiana che ha costruito il mondo contemporaneo.

    Benedetto XVI riprende in modo sistematico le posizioni della Tradizione: i missionari che la Chiesa manda nelle terre non evangelizzate non sono inviati come organizzatori economici o riformatori sociali; sicuramente faranno anche questo, ma la loro prima missione è di impiantare la Chiesa nelle terre in cui sono mandati. Così l’ecumenismo e il riconoscimento di Israele come primo popolo di Dio non tolgono il fatto che il cattolico possa desiderare e promuovere un cammino di conversione per i non cattolici. È una grande sfida rivolta a tutta la Chiesa affinché il popolo cristiano viva il mistero divino nella sua vita interiore e lo manifesti nella sua vita comune. Vi è quindi ben più, in Papa Benedetto, che il restauratore del pre-Concilio.

  66. F. Pernice scrive:

    Per una volta, caro Gianni B., un suo intervento meritevole di (articolata e partita) risposta.
    1) No, non è giusto, tanto più che l’agricoltura, in ispecie la raccolta di pomi nell’Alto Adige e di pomidoro nel Salento, ha bisogno di molte braccia.
    2) Anche qui non è giusto. L’infrazione specifica, però, andrebbe espiata nel Sulcis, magari con qualche pedata là dove non batte il sole.
    3) Ecco un punto negoziabile. In certi casi il biglietto andrebbe triplicato e i buttafuori dovrebbero essere operativi anche a navate deserte (mettiamo, per esempio, che voglia entrare in chiesa un provocatore).
    4) Le chitarre, come ha dimostrato più volte l’insigne chitarrista afroanglio Jimi Hendrix, sono un ottimo combustibile: quelle degli scout tertullianti, poi, sono in genere ben stagionate. I cori gospel stanno benissimo nel Bronx, dove diversi nostri connazionali sono convinti di vivere (e a volte, riconosciamolo, è difficile dar loro torto).

  67. F. Pernice scrive:

    Ottimo, fra’ Cristoforo, ottimo.

  68. Scenron scrive:

    Garlyc, a me non sembra che sua Eminenza si sia mosso “in maniera rispondente alle indicazioni di Roma in merito alle comunità cattoliche di migranti”…non ho mai letto in alcun documento papale (per esempio nei Messaggi per la Giornata Mondiale del Migrante) che le danze durante le celebrazioni liturgiche siano un modo per integrare di più i migranti nelle nostre comunità…ci sono altre strade…e soprattutto riguardo alla liturgia che il Cardinale stia facendo tutt’altro…almeno leggerlo il Motu Proprio “Summorum Pontificum”…

  69. Silvano scrive:

    Come sempre, “botte piena e moglie ubriaca”. Ecco il Moderatorelli pensiero. Della serie “non fumo, non bevo, non sporco”.

  70. Adelaide Tromba scrive:

    Ho avuto l’indirizzo di questa discussione dalla mia carissima amica Pipìta del Monte, che ringrazio di cuore e saluto.

    Cari signori, se lo lascino dire da me che ero in Duomo a Milano il giorno dell’Epifania….è stato sublime!!!
    Un’espressione artistica raffinatissima sulla quale non consentirei a nessuno di nutrire dubbi.
    Personalmente ritengo l’evento di danza sotto le navate del nostro duomo superiore alla prima della Scala del 7 dicembre scorso (Che S.Ambroeus mi perdoni).

  71. mario scrive:

    Fortunatamente lo Spirito agisce come e quando vuole.
    Fortunatamente non conosce il significato di termini quali “tradizionalisti” o “progressisti”.
    Fortunatamente non saremo giudicati sulla liturgia, bensì sull’Amore.
    Ma perchè tutte le volte che butto la testa dentro questo blog lo vedo sempre frequentato da arcaiche pseudocaricature di quella cattolicità di cui vorrei essere fiero di appartenere?

  72. renato scrive:

    Dott Tornielli, non mi pronuncio sulla gravità delle parole di Cossiga, vorrei dire però che nelle Chiese orientali ortodosse, la donna che si mette a danzare in chiesa non esiste, ma proprio non esiste.Idem per la Chiesa Cattolica fino al Concilio.
    penso che la Chiesa non debba adeguarsi alle alltre culture, ciò che fanno le altre culture non valgono per la Chiesa cattolica le cui regole sono universali, cioè nella chiesa cattolica (in senso fisico) le danze e i riti di altre religioni non valgono, non vanno fatte.Le usanze , i riti della Chiesa cattolica devono valere per TUTTI i popoli cristiani cattolici , non ci devono essere contaminazioni liturgiche o di usanze con altre credenze.
    tettamanzi non ha fatto altro che mettere in pratica la filosofia post conciliare dell’incontro con le altre culture perchè altrimenti il cristianesimo non si poteva realizzare. Anche Giovanni P II andava in africa e in giro per il mondo dicendo messa con gli uomini che ballavano i balli tribali e suonavano i bonghi,ma che c’entra tutto ciò con al Chiesa cattolica?

  73. mario scrive:

    Ma che ragionamento è questo? Il tuo concetto di universale più che al cattolicesimo assomiglia ad un asettico servizio igienico svizzero o ad un condominio sovietico!

  74. renato scrive:

    ecco mario mi ha dato la parola giusta ;-) .La chiesa cattolica (in senso fisico) deve essere un luogo asettico (religiosamente parlando).

    Condominio sovietico da meno l’idea, poi la parola soviet non mi piace.

  75. F. Pernice scrive:

    E Breton e Aragon a che ora arrivano?

  76. Areki44 scrive:

    Caro Dottor Tornielli voglio esprimere anche io il mio pensiero in materia,con umiltà e senza pretese.
    Apprezzo da parte sua la volontà di difendere il card. Tettamanzi che è pur sempre un Vescovo e cardinale. Quindi a lui come a tutti i vescovi va il rispetto. Naturalmente al di sopra dei vescovi c’è il Santo Padre che è il Vicario di Cristo sulla terra, il capo visibile della Chiesa e allo stesso pontefice i Vescovi devono obbedienza. Questo inseriamolo pure nell’ottica della Comunione tanto ben sottolineata dal Concilio Vat. II.Quindi non si tratta di obbedienza burocratica, ma di unità di pensiero come nella Trinità dove le tre Persone divine pensano e vogliono la stessa cosa.
    Ciò detto faccio una critica garbata e umile al fatto che ci siano state danze di ballerine orientali durante la Messa… una critica perchè quando nella liturgia si vuol fare spettacolo, si vuol fare la spettacolarizzazione scende automaticamente il senso del sacro e lo Spirito Santo (che è delicatissimo) se ne va via dall’assemblea che resta vuota di Dio… Perciò quando si celebra la santa messa occorrerebbe fare solo ciò che favorisce la concentrazione, la preghiera, la meditazione della Parola di Dio e l’incontro con Gesù presente nei segni sacri…
    (forse in qualche cultura le danze possono unire al divino, ma è un elemento lontanissimo dal nostro sentire occidentale e gli orientali inseriti in un contesto occidentale sanno di stare a recitare una parte e non a pregare… perciò penso che non sia stato un bene fare le danze e qualsiesi altra forma di “spettacolarizzazione” come battimani, discorsi improvvisati, canti profani…
    Concedo al Cardiinale Tettamanzi il beneficio della buona fede e invito tutti a pregare per lui che penso abbia tante ottime qualità…
    Condivido in pieno il pensiero di Andrea Tornielli sulla liturgia tridentina… perchè le danze sì e la messa di san Pio V no???, penso che in questo la chiesa ambrosiana faccia bene a riflettere, perchè non facendo comunione con la chiesa universale (come vuole il Concilio che parla di Chiesa comunione), si priva di tutte le grazie che Dio ha legato al fatto di accogliere le indicazioni del Santo Padre. Chi accoglie il Motu Proprio non solo fa un’azione buona e ragionevole, ma riceve da questo tanta grazia di Dio e tanti doni dello Spirito.
    Perciò invito tutti ad accogliere il Magistero del Santo Padre Benedetto in tutte le sue espressioni (compreso il Motu Proprio oltre al resto)solo così si può essere autentici cristiani e cattolici del 2008.
    E preghiamo per il Cardinale Tettamanzi e i suoi collaboratori.
    Grazie sempre al Dott. tornielli che col suo articolo farà riflettere la curia di Milano.

  77. lycopodium scrive:

    Un commento esemplarmente equilibrato è contenuto in un blog cattolico, intitolato “del visibile”; ecco il link:
    http://delvisibile.wordpress.com/2008/01/09/sullofferta-e-le-danze/
    Da leggere!

  78. Garlyc scrive:

    Enron ha scritto: “Garlyc, a me non sembra che sua Eminenza si sia mosso “in maniera rispondente alle indicazioni di Roma in merito alle comunità cattoliche di migranti”…non ho mai letto in alcun documento papale (per esempio nei Messaggi per la Giornata Mondiale del Migrante) che le danze durante le celebrazioni liturgiche siano un modo per integrare di più i migranti nelle nostre comunità…ci sono altre strade…e soprattutto riguardo alla liturgia che il Cardinale stia facendo tutt’altro…almeno leggerlo il Motu Proprio “Summorum Pontificum”…

    I documenti ecclesiali vanno proprio nella direzione che dice lei, invece: favorire le tradizioni ecclesiali dei migranti delle varie culture, nelle quali possono legittimamente comparire, a debite condizioni, anche le danze. Ripeto che era la “messa dei popoli” (anch’essa suggerita dagli organismi competenti), non una normale celebrazione in Duomo!

    Mi terrorizza la vostra idea della Chiesa come totale uniformità. E’ allucinante. L’unità, la cattolicità non è questo. Allora aboliamo anche i riti orientali, e naturalmente aboliamo a scelta il VO o il NO. Neanche nel fondamentalismo wahabita esiste un tale pauroso livellamento delle culture, delle tradizioni, delle sensibilità. Figuriamoci nel cattolicesimo.

  79. Garlyc scrive:

    Bello il commento linkato da lycopodium (bello anche il suddetto gioco di parole).
    Se la danza è stata percepita come uno spettacolo, allora almeno nella sua ricezione c’è stato qualcosa di storto. Il problema degli applausi in chiesa (ai matrimoni ma addirittura ai funerali), che aborro, mostra che purtroppo lo “storto” nella comprensione della messa va ben oltre.

  80. Andrea Tornielli scrive:

    A Silvano, “Inquisitore marchigiano” (post 69), che continua a sfottermi chiamandomi “Moderatorelli”: nessuno le ha chiesto di condividere il mio pensiero. E come vede dai commenti la maggioranza dei visitatori non lo condivide e lo dice. Ovviamente, continuerò a pubblicare sul blog le mie idee. Se la ripugnano, la smetta di prendermi in giro e passi oltre: ci sono decine di siti perfettamente in linea con l’ancien regime…

  81. Pipìta Del Monte scrive:

    Carissimo Signor Tornielli,

    non spetta a me difenderLa dal Torquemarche che pretenderebbe di “prenderLa in giro”. Purtuttavia mi consenta di dire la mia ( nomen omen: il mio indica chiaramente l’incapacità di non parlare o di non scrivere,quando necessario).

    Il buon uomo Silvano (anche in tal caso nomen omen = uomo dei boschi) ama parlare per frasi fatte,senza prendersi il disturbo di impegnarsi mentalmente nella discussione.
    E fin qui nulla di male: succede a tanti. Anche a me a volte,nonostante la ponderatezza derivante dalla mia educazione nobiliare.
    Il problema nasce quando in due righe si avanza la pretesa di vanificare il lavoro altrui,riducendolo strumentalmente a un divertissement verbale che tale assolutamente non è.
    Se lo fosse, una signora del mio rango, sarebbe approdata su un altro dei mille lidi (weblogs) disponibili, ma in gran parte inquinati e di parte.

    Una sola preghiera a Lei, Signor Tornielli,che certamente Ella non ometterà di esaudire a una gentildonna, smetta di parlare di ancien o nouveau regime, facendo a torto balenare le sue simpatie verso quest’ultimo, perchè tali non sono.
    I 193 anni che ci dividono dal Congresso di Vienna,consentono anche a me di guardare con disincanto alla storia.

    O Ella parlava di Ancien regime nella Chiesa?

    Sarebbe bello un thread esplicativo.

    Distginti saluti,signor Tornielli e grazie per la Sua ospitalità.

  82. ggiolfo scrive:

    mi limito solo a segnalare ciò che ho letto ” il Papa parla spesso di bellezza non solo in senso estetico perchè per bellezza intende l’armonia nel suo complesso.
    L’arte è armonia.Dio stesso è armonia infinita.Benedetto XVI con le sue sobrie e belle liturgie – oltre che con le sue parole e il suo pensiero – fa dominare il senso della geometria, della bellezza finalizzata all’eterno, al trascendente”
    Forse molti prelati e semplici sacerdoti dovrebbero fare una attenta riflessione su queste parole e avere il coraggio di dire basta alle liturgie spettacolo.
    Le liturgie o sono Opus Dei o non lo sono!

  83. Pipìta Del Monte scrive:

    Ella mi sembra alquanto confuso,signor ggiolfo,almeno nella conclusione del suo intervento n.82.

  84. Andrea Tornielli scrive:

    Parlavo di quello della Chiesa. Ma lei, nobile Pipita, deve sapere che il buon Silvano dedica a sbertucciare il sottoscritto il 75 per cento dei suoi interventi, pur non trovando poi lidi migliori per sfogarsi. Lascio correre, cercando di non abbassarmi al suo (di lui) livello, ma qualche volta non ci riesco…
    Quanto alle mie simpatie, vivo nell’A.D. 2008, non ho nostalgie per la Chiesa preconciliare (che non ho conosciuto) né frequento il rito V.O. (quelle volte che l’ho fatto ne sono uscito con la convinzione che una riforma ci volesse). Questo non mi impedisce di non condividere per nulla l’ermeneutica della rottura con la tradizione e di aver scritto libri su Pio IX e Pio XII, due grandi Papi. Così come non mi impedisce di segnalare gli abusi liturgici o difendere il Motu proprio. Credo si possa farlo pur non essendo “tradizionalisti”. Silvano si deve mettere in testa che questo sono io. Nessuno gli chiede di condividere ciò che dico, è liberissimo di controbattere o proporre altre idee. Ma continuare a prendermi in giro…
    Approfitto dell’occasione per dire che pur leggendo talvolta divertito commenti, repliche e controrepliche che sprizzano sarcarsmo, alla lunga mi sembra che il dibattito finisca per incartarsi e sia diventato sterile. Mi piacerebbe – ma è soltanto un auspicio – un confronto più pacato e ragionato, meno autoreferenziale, più attento a coinvolgere chi non condivide la fede cattolica. Leggendo molti commenti, devo dire che si ha talvolta l’idea di un gruppo di persone che si sbranano tra loro.

  85. Ginevra de Gregorio scrive:

    …verissimo….

  86. Pipìta Del Monte scrive:

    No, carissimo Tornielli, non ci sono sbranamenti,ma normali dialettiche “interlocutorie”,senza le quali forse si scivolerebbe anche su questo blog nella palude dell’autoreferenzialità o,peggio, dell’arena per addetti ai lavori.
    Ciò non toglie che i toni debbano essere sempre misurati e riguardosi, anche in omaggio a quella nobiltà di pensiero di cui,la scrivente è paladina ad oltranza.

    Per carità però,metta in chiaro una buona volta,che parlare ancora di vecchio e nuovo regime, di tradizionalismo ed innovazione,nel contesto ecclesiale significa soltanto “incartarsi” com’Ella dice.

    Parliamo di “continuità costruttiva”, come diceva il vecchio Artusi circa 100 anni fa durante la mai sopita querelle tra vieille e nouvelle cuisine, cercando di non dimenticare mai le buone regole,la scelta degli ingredienti giusti e,soprattutto, l’armonia dei sapori.

    Buon lavoro!

  87. PPVV scrive:

    Ciao
    PPVV=Pane al Pane Vino al Vino
    A me interessa poco la ‘coreografia liturgica’ in se’.
    Parto da piu’ lontano.
    Innanzi tutto credo che il Cattolicesimo non abbia nulla a che fare col panteismo. Noi cattolici ci riconosciamo in Gesu’, Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo, che venne in Terra ad immolarSi per noi e redimerci. Egli disse, tra l’altro, “Non sono venuto a cambiare NEMMENO UNA IOTA della Legge” e “Cielo e Terra passeranno, ma le mie parole NON passeranno” (sto parafrasando, ovviamente). Gia’ questo mi rende recalcitrante ad accettare ‘modernizzazioni’ varie, anche dai sui Vicari, che comunque come cattolico (convinto, ma non praticante…. non chiedetemi spiegazioni, non saprei darle) obbedisco.
    Ora, la Santa Messa e’ la celebrazione del SACRIFICIO di Cristo, non delle nozze di Cana. Qualsiasi ballo (tu chiamele, se vuoi, danze) non mi sembra di aiutare nessuno a concentrasi su questo MISTERO SACRIFICALE del Dio fattosi Uomo. Che il rito sia romano, ambrosiano, cirenaico, papuasico, non importa nulla: per me e’ importante che qualsiasi liturgia contribuisca a che i fedeli si immedisimino nel sacrificio eucaristico e si nutrino del corpo e del sangue ‘versato per voi’ nel modo piu’ intenso possibile cosicche’ DOPO possano anche gioire e danzare. Ballare PRIMA dell’Eucarestia mi sembra non aver capito nulla della Stessa.
    P.S. Non ho letto il commento del Presidente Cossiga (sito inaccessibile). Rispondo basandomi su alcuni commenti letti qui.

  88. F. Pernice scrive:

    Osserva Garlyc: “Il problema degli applausi in chiesa (ai matrimoni ma addirittura ai funerali), che aborro, mostra che purtroppo lo ‘storto’ nella comprensione della messa va ben oltre.” Vede, gentile Garlyc, se una danza probabilmente delicata e armoniosa come nella consuetudine di quel popolo (in molta parte dell’Oriente la sensibilità al sacro è viva e vitale) suscita tante polemiche e in qualche caso tanta indignazione, ciò accade perché l’episodio ha alle spalle decenni di storture liturgiche, dall’abuso alla sbavatura, sicché molti cristiani di retto sentire e di buona volontà (o sarà il caso di dire “che Egli ama”, secondo l’attuale vulgata) hanno i recettori alquanto sensibilizzati e percepiscono la presenza di allergeni anche in dose infinitesimale. Lei ha ragione quando sostiene che la Chiesa non è un monolite, magari basato sulla sola liturgia latina e sulla dottrina (neo)tomista, come invece pretenderebbe qualcuno; e, come ben scrive Baget Bozzo nell’articolo sopra riportato, l’idea che la Tradizione sia una sorta di bolo inorganico, inerte e insuscettibile di sviluppo può avere tutt’al più valore caricaturale. La Chiesa sa bene di non potersi esimere dal confronto con la modernità e con la postmodernità, e ha intrapreso i dovuti passi in tal senso; nei suoi uomini, tuttavia, frequentemente incespicando, donde storture come quelle cui anche Lei ha accennato. Ora si tratta di correggere il tiro, e penso che a giudicare dalla guida che lo Spirito Santo ha insediato al soglio pontificio siamo molto ben messi, probabilmente molto più di quanto potessimo sperare.

  89. Federico scrive:

    Ribadisco la mia opinione:
    penso che il problema vero è che oggi la Curia milanese, pur avendo ancora un notevole peso, non ha la forza di incidere veramente nella vita sociale e morale dei milanesi…basta leggere il sito internet della Diocesi, è veramente di basso profilo e, diciamolo, un pò “sfigato”…
    Non c’è incisività, l’impressione è che dietro un’apparente vitalità in realtà vi sia una profonda crisi…
    Poi, com già dicevo, c’è troppa politicizzazione…e troppo centrosinistra…e gli effetti non possono che essere questi…è logico e normale!

  90. F. Pernice scrive:

    A proposito di provocatori e sbertucciatori compulsivi, caro dottor Tornielli, ne approfitto per offrirle la mia personale solidarietà. Bisogna portare pazienza: la solitudine gioca brutti scherzi.

  91. Ginevra de Gregorio scrive:

    Quoto il Signor F. Pernice

    saluti

  92. Garlyc scrive:

    Sig. Pernice, ringrazio per l’intervento (88) equilibrato. Io penso di avere una grande fortuna: il fatto di partecipare a una liturgia domenicale bella, decorosa, composta e partecipata, N.O. senz’alcuna nostalgia ma anche senza nessuna concessione allo “spettacolo” o allo “sguaiato”, e di partecipare spesso a liturgie ancora più curate in cui veramente viene valorizzato ogni elemento, spesso sciattamente trascurato, che il nuovo messale mette a disposizione.
    Capisco che chi venga, non certo per sua colpa, da esperienze più deludenti abbia sensibilità diverse, e magari ne dia la colpa (non parlo di Lei) alla riforma liturgica o al Concilio.

  93. lelino scrive:

    Credo che tutti ci lasciamo prendere un pò la mano nei nostri commenti..io per primo..però le affermazioni del Sig. Savigni (54) sulla Pascendi “superata come tale e che va reinterpretata alla luce del CVII, i cui testi sono piu’ autorevoli” batte ogni previsione..la Pascendi di S.Pio X (proclamato Santo da Pio XII) che condanna il Modernismo come via all’Ateismo andrebbe reinterpretata alla luce del CVII…pensavo che l’ultimo Dogma proclamato fosse quello sull’Assunta..invece mi sbagliavo..non lo sapevo..è il CVII..è questo il nuovo Dogma a cui tutti ci dobbiamo inchinare..ma allora non ha senso parlare di Motu proprio…allora ha ragione Tettamanzi!!! la Messa Novus Ordo va benissimo per tutti (danze o non danze) la Messa NO è una evoluzione della Messa VO..la riforma liturgica del 1969 ha reinterpretato (alla luce del CVII) la Messa VO..W Savigni, W Tettamanzi..altro che il Breve Esame Critico dei Card. Bacci ed Ottaviani..

  94. don Camillo scrive:

    BASTA!

    dobbiamo rispettare tutte le culture ma la nostra????

    La nostra cultura religiosa antica di 2000 anni aborrisce ogni danza, balletto, pancia scoperta con annessi ombelichi a vento in chiesa sia dentro che fuori la Messa!

    CARD. TETTAMANZI i balletti li faccia a casa sua… nel suo salotto riccamente adorno… (alla faccia del… terzo mondo!)

    Grazie

    un prete

  95. Iginio scrive:

    Intanto, bellissimo quel commento “non c’è peggior anticomunnista di uno che è stato comunista”, commento che la dice lunga su come il suo autore giudichi l’anticomunismo… Probabilmente per lui, uno come Ignazio Silone è uno sporco traditore… Vabbe’, questa è la pseudocultura italiana in salsa emiliana.
    La Pascendi è stata appena ripubblicata con un commento del prof. Roberto de Mattei, un docente universitario, ma siccome è “di destra”, allora possiamo fare a meno di leggerlo, l’ignoranza è giustificata.
    Detto questo, mi dispiace che non sia stato raccolto il mio spunto sul fatto che anche nei Paesi africani e asiatici la messa veniva celebrata in raccoglimento, non con danze e roba simile. Un esempio banale: l’altra sera in tv c’era un simpatico film con Alberto Sordi in Africa alla fine degli anni Sessanta; a un certo punto capita in una missione durante la messa, comincia a chiedere informazioni ai fedeli (negri) e questi lo zittiscono perché stanno seguendo il rito in silenzio. Ecco, questo è autentico senso del sacro, che possiamo imparare anche (anzi, ormai soprattutto) dai popoli non europei. Il resto è una caricatura folcloristica in linea con le pappette sull’”Inculturazione”, il “Dialogo”, l’”Accoglienza” eccetera.
    E’ questa mentalità che va affrontata e distrutta. Inutile limitarsi ai giochetti del genere: Ratzinger contro Tettamanzi, Martini contro Ratzinger, eccetera. E’ vero che quella gente tiene solo al potere e non vuole mollarlo, ma il rimedio non è mettersi a reclamare e a strillare, tanto non ci ascoltano. Il rimedio è fare loro il vuoto intorno con un sorrisetto di scherno e compatimento, esattamente come hanno fatto loro quarant’anni fa con coloro che erano accusati di essere retrogradi.

  96. F. Pernice scrive:

    Caro Garlyc, anch’io La ringrazio, per la Sua pacatezza (e mi scuso se in qualche occasione ho usato toni un poco orticanti: carattere, sul quale i lavori sono perpetuamente in corso).
    A volte si direbbe che vada per la maggiore un’equazione vagamente d-lisergica secondo cui il Vaticano II avrebbe rivoltato la liturgia come i pescatori del Mediterraneo fanno con i poveri polpi. Tale equazione è indifferentemente sottoscritta dai nostalgici della crociata contro gli ugonotti e dai profeti dell’ultramodernismo acrobatico: per gli uni è la formula di una latente o conclamata eresia (e tale sarebbe il Vaticano II se veramente avesse rigettato l’antica tradizione liturgica), per gli altri è quella che incoraggia e giustifica fughe creative al limite dell’ospedalizzazione neuropsichiatrica. Tra l’una e l’altra interpretazione uno spettro di sensibilità davvero sterminato, di fatto ingovernabile in assenza di principii chiari e univoci. Benedetto XVI, papa illuminato e straordinario sotto ogni profilo, sta indicando una linea chiara, ragionata, equilibrata, intelligente e, ça va sans dire, adamantinamente ortodossa. Spiace che alcuni importanti uomini di Chiesa non se ne accorgano, diano l’impressione di non accorgersene o, addirittura, facciano finta di non accorgersene. Questo spiega l’irritazione che molti provano per certe prese di posizione della Curia milanese.

  97. PPVV scrive:

    Ci sono anche sacerdoti non credenti?
    Io credo di si.
    Sacerdoti (cardinali ecc.) che non credono nell’Inferno, nella Resurrezione, nei miracoli. Esistono?.
    Io, da certe affermazioni, credo di si. (Veramente credo, ma non ricordo con sicurezza, di aver letto esplicitamente affermazioni a proposito). Comunque, se e’vero come e’ vero che ‘“i problemi della Chiesa sono ben altri” rispetto alla questione liturgica’ come Il Dr. Tornielli riporta di aver sentito (ad nauseam?), non c’e’ che concludere, secondo me, che questi signori sono non credenti. La liturgia, nel suo sigificato
    e’ invece tutto per un credente. La Fede e’ viva solo in chi comprende, accetta e vive profondamente il significato di quei riti e di quelle cerimonie che appunto costituiscono la liturgia cattolica. Nella Santa Messa (passe’? come si chiama oggi?), si ripete il Sacrificio di Cristo, che ci ha invitati alla Comunione col nutrirci del Suo Sangue e del Suo Corpo. Se vi partecipiamo con animo umile, aperto al mistero, siamo da Lui salvati. Se si capisce, si vive e si partecipa con sincerita’ a questo Mistero, poca importa tutto il resto: saremo salvati , piu’ giusti e buoni anche in questa terra.
    La Santa Messa non e’ un rito religioso qualsiasi, non e’ la danza della pioggia. Per prepararsi (nell’ Offertorio) all’ Eucarestia, bisogna pregare col cuore, non con glutei, gambe e altre appendici.
    Non c’e ‘cultura’ o ‘etnia’ che tenga: Prima che il sacerdote alzi il calice dicendo ‘bevete questo e’ il mio sangue versato
    per voi’, non si puo’ non concentrarsi sul Getsemani, la Croce, i chiodi e le sofferenze del Cristo che solo dopo
    quella morte atroce e ingiustissima risorge in tutta la Sua Gloria. Non c’erano ballerine nell’ Orto degli Ulivi, ne’ tra la folla
    festante che accolse Gesu’ a Gerusalemme, ne’ infine sul Calvario dove c’erano donne si’, ma piangenti dolorosissimamente.
    Anche prima di Cristo, anzi forse soprattutto prima di Cristo, molti riti religiosi (pagani, almeno) includevano danze
    e banchetti vari. Ma San Paolo mi sembra che convertiva le varie etnie a Cristo, non viceversa. Rimpiazzare Tantum Ergo Sacramentum con ballerine, non e’ cambiare una forma liturgica con un’altra, secondo me. E’ cambiare
    il Credo che informa la liturgia Cattolica. E’ paganesimo.

  98. Lucas scrive:

    Povero Tettamanzi, è invecchiato senza che nessuno lo considerasse nè a Genova nè a Milano.

    Adesso non gliene va bene più una.Va a Roma convinto di restarci e se ne deve tornare con le pive nel sacco.
    Decide di fare un po’ piu di auduience nella messa e Don Camillo si imbestialisce.

    Mi dite voi che vita è questa per gli anziani?

  99. Gianni B. scrive:

    @F. Pernice
    Pur essendo laico sino al midollo non posso fare a meno di osservare che una Chiesa secondo me deve accogliere tutti, non respingere.
    Gesù ha cacciato i mercanti dal tempio (la “spelonca di ladri”), e non le ballerine! Perchè non vi scandalizzate dunque per la vendita di souvenir religiosi, all’interno delle Chiese? Chissà perchè nessuno dei fini esegeti biblici qui presenti risponde mai a queste semplicissime considerazioni.
    Seguendo il Suo ragionamento, allora, un ateo come me non dovrebbe neppure avvicinarsi ad una Chiesa, e gli dovrebbe essere imposto con la forza di non entrare!
    In effetti già esiste una religione che vieta fisicamente l’ingresso nei templi ai miscredenti: si chiama Islam.
    Un turista, per esempio, non può entrare in una moschea, figuriamoci una ballerina o un ateo!
    Caro sig. Pernice, certamente Lei ha il diritto di dire tutto quello che vuole ma francamente sarei un po’ preoccupato se tutti i cattolici fossero come Lei.

    Cordiali saluti.

  100. aldo scrive:

    Quando Padre Amorth il più forte esorcista italiano afferma pubblicamente che anche in Vaticano vi sono sette sataniche lo fa con cognozione di causa. La rivoluzione francese non nacque dal popolo quello semmai fu strumento ma all’interno della nobiltà francese che vedeva andare in fumo i propri privilegi e così purtroppo nella Chiesa formata come dice Il Santo Padre da uomini alcuni peccatori ed altri Santi. Le tempeste dei tempi hanno sempre cercato di distruggerLa senza successo non sarà una danza in luogo Sacro che Scalfirà la Chiesa anzi più se ne parla e più Satana è contento. Signore illumina le nostre Menti e i Nostri Cuori, concedi operai alla Tua Santa Vigna con il dono della Santa Fede.

  101. Pipìta Del Monte scrive:

    Tralascio per un attimo il pasto guidato del mio prezioso perroquet brasilero ( dinanzi al quale le pernici,pur essendo di un certo pregio sulla tavola, non hanno assolutamente nulla a che vedere),per dichiararmi fortemente d’accordo con Aldo,cui rivolgo tutte le mie congrutalazioni per la chiarezza e la bellezza di quest’ultimo suo post.

  102. Cosimo De Matteis scrive:

    grazie signor Aldo.
    sinceramente.

  103. REDAZIONE scrive:

    Nel complimentarci per il Vostro Blog e per la passione che da esso emerge, vorremmo comunicarvi la nascita di un nuovo sito – http://www.benecomune.net – nato per ospitare commenti su temi di attualità, redatti da studiosi e professionisti.
    Nell’invitarVi a visitare il sito, Vi chiediamo cortesemente di contribuire di persona alla diffusione di questa iniziativa, segnalandola ad amici e conoscenti.
    Qualora lo vogliate, è possibile altresì scaricare il nostro banner, cliccando sulla voce “disclaimer” nella nostra Home-Page.
    La redazione Vi ringrazia per l’attenzione e Vi invita a scriverci, per ogni eventuale comunicazione, ciccando sulla voce “contatti” del sito.
    Buona lettura.

    La Redazione

  104. Federico scrive:

    A Gianni B.
    Le rispondo: Gesù, con la cacciata dei mercanti, vuole dirci chiaramente che la Chiesa è tempio di Dio…non è un posto qualunque…il che, per noi, è uno stimolo a renderci conto della Presenza di Dio, tutto il resto è una conseguenza di questa realtà…vendere oggetti sacri (Rosario) o, comunque, libri religiosi non è vendere “come mercanti” qualunque cosa, per trarne un profitto personale…
    Adesso ho io una domanda per Lei: che cosa vuol dire essere “laico” fino al midollo?

  105. Gianni B. scrive:

    @Federico
    Mah, io ho letto attentamente questo passaggio dei 3 Vangeli sinottici (Giovanni è ovviamente diverso) e non mi pare che le parole di Gesù si possano interpretare più di tanto… poi ognuno “tira” l’acqua al proprio mulino, sappiamo che questo passaggio è stato interpretato in tutti i modi possibili ed immaginabili, persino come metafora per poter perseguitare liberamente gli Ebrei (nel senso che la “cacciata” riguardava loro…non l’annoio con i particolari di questa triste storia, immagino li conosca già).
    La Chiesa può vendere quello che vuole, e fare quello che vuole, ci mancherebbe, però non si può fare a meno di notare queste contraddizioni.
    Che cosa vuol dire che sono laico sino al midollo? Semplice, che non credo nell’esistenza di nessuna divinità superiore.
    Cordiali saluti.

  106. Grisostomo scrive:

    “@F. Pernice
    Pur essendo laico sino al midollo non posso fare a meno di osservare che una Chiesa secondo me deve accogliere tutti, non respingere.
    Gesù ha cacciato i mercanti dal tempio (la “spelonca di ladri”), e non le ballerine! Perchè non vi scandalizzate dunque per la vendita di souvenir religiosi, all’interno delle Chiese? Chissà perchè nessuno dei fini esegeti biblici qui presenti risponde mai a queste semplicissime considerazioni.
    Seguendo il Suo ragionamento, allora, un ateo come me non dovrebbe neppure avvicinarsi ad una Chiesa, e gli dovrebbe essere imposto con la forza di non entrare!
    In effetti già esiste una religione che vieta fisicamente l’ingresso nei templi ai miscredenti: si chiama Islam.
    Un turista, per esempio, non può entrare in una moschea, figuriamoci una ballerina o un ateo!
    Caro sig. Pernice, certamente Lei ha il diritto di dire tutto quello che vuole ma francamente sarei un po’ preoccupato se tutti i cattolici fossero come Lei.

    Cordiali saluti.”

    Incredibile.
    Tuttavia la perla assoluta di questo midollo fino al laico è l’ultima: “francamente sarei un po’ preoccupato se tutti i cattolici fossero come Lei”

    Comincio ad averne le saccocce piene di questi laicastroni che vogliono solo una cosa: insegnare aui cattolici come si fa ad essere cattolici.
    Il midollo laico si scandalizza perchè noi ci scandalizziamo delle ballerine con l’onfalo in mostra nel Duomo di Milano, ma non ci scandalizziamo che si vendano i rosari e le immagini sacre.
    Poi alza il ditino e dice alla Chiesa che cosa dovrebbe fare per piacergli.
    Mi sto sganasciando dalle risate.

    Va bene: il laicoplita può aggiungere me: mi stanno bene i rosari e non mi stanno bene le ballerine. Embe’?
    Ma vada a cantare in un altro cortile.

  107. Marco S. scrive:

    Non ho il tempo di leggermi le quasi 110 risposte prima della mia, ma vorrei limitarmi a commentare il giudizio di Tornielli.
    Ho sempre non solo stimato, ma condiviso in pieno i suoi giudizi (a parte quella famosa querelle che qui taccio).

    Ma questa volta non sono d’accordo per varie questioni.

    Anzitutto, il fatto che quando un Vescovo celebra, essendo liturgo della Diocesi, lo fa dando l’esempio sommo di come una liturgia debba essere celebrata. E purtroppo, come del resto dice lei, non vorrei che in qualche parrocchia si imparasse a proporre le “danze” al posto delle più sobrie processioni. Ma sono certo che ciò accadrà (e già accade) dal momento che le stupidità è sempre contagiose.

    In secondo luogo, non condivido che si usino gesti e riti tipici di altre culture durante una Messa, diciamo così, nostrana (anche se non lo condivido nemmeno nei paesi di origine); ma qui da noi, secondo me, è solo una grande pagliacciata da circo (ricordo qui i carnevali cui han partecipato gli eminentissimi cardinali Lehmann e Meisner).

    Infatti, ed è la terza questione, non si può dimenticare che la celebrazione eucaristica è prima di tutto sacrificio di Cristo. Allora va bene l’inculturazione (già il rito romano tridentino ne è pieno), ma che faciliti a capire il mistero eucaristico, non a porlo in secondo piano, dietro a veli arabeggianti e a collane orientali.

    La Messa è una cosa seria: non è (mai, in nessun caso) l’opera creativa di menti illuminate che per non si sa ancora bene quali bisogni si inventano di tutto e di più.

    E’ vero: anche a Roma, in Piazza San Pietro, davanti al Papa (ero presente alla beatificazione di Madre Teresa) si sono usate addirittura danze religiose indù all’offertorio. E mi spingo oltre: penso che il Marini (in questo caso vetus) abbia sbagliato in quell’occasione e che con il Marini (novus), oltre che con questo Papa, non si ripeterà più una cosa del genere.

    Sulla questione dell’accoglienza all’interno della Chiesa, dico solo che essa non accoglie “chiunque”, ma accoglie “ciascuno”… tutti sono invitati a farne parte, ma non in modo generale: l’essere cristiani (livello ontologico) implica sempre anche il dover-essere cristiani (livello morale).

  108. Gianni B. scrive:

    @Grisostomo
    Nessun ditino alzato, a me non interessa assolutamente nulla di nulla di quello che fa la Chiesa per piacermi! Saranno affari vostri… e visto il casino che avete, non La invidio assolutamente, mi creda!
    Per mia cultura personale leggo moltissimo di religione e mi interessano le vostre discussioni, punto.
    Questo blog del quotidiano Il Giornale, che tempo fa leggevo regolarmente, mi piace perchè il dott. Tornielli è persona conosciuta ee dunque partecipo.
    Se a Lei danno fastidio i laici e gli atei/agnostici/razionalisti, mi dispiace molto ma dovrà farsene una ragione: siamo 1 miliardo e mezzo nel mondo!
    Cordiali saluti.

  109. Cosimo De Matteis scrive:

    guai farsene una ragione,

    verremmo meno alle Parole di Gesù Cristo:

    “Andate dunque, AMMAESTRATE TUTTE LE GENTI,battezzandole(…)INSEGNANDO loro ad OSSERVARE tutto ciò che vi ho
    ORDINATO”

    ed io dovrei disobbedire agli ordini del Mio Signore?

  110. Pipìta Del Monte scrive:

    Egregi Signori,

    sorge spontanea una considerazione : sono “i laici e gli atei/agnostici/razionalisti” tutti tanto lugubri e privi di fantasia e di altro svago da andar dietro ai cattolici rissosi che si spiumano sui blog dedicati?
    O sono gli spennacchiati cattolici autospiumantesi nei pollai cattolici coloro i quali hanno abdicato alla loro gioia di vivere la loro fede per imporre il proprio ego gli uni sugli altri?

    Interrogativo amletico cui spesso nelle lunghe conversazioni con i miei amabili e altolocati amici che frequentano i miei salotti abbiamo tentato di dare una risposta,senza peraltro essere mai esustivi.

    Gli è che questo è il tempo delle incertezze: politici che,purtroppo, non riescono più neppure a fare i netturbini; maitres a penser che a tutto pensano meno che a divulgare il pensiero forte; non addetti ai lavori,come noi, che pensano di poter dare lezioni alle istituzioni civili ed ecllesiali. Insomma una marmolade(o si dice blob?).

    Il male peggiore però si registra quando gli atei/laici/razionalisti( come amano definirsi alcuni,con scarsissima signorilità) tentano di sostituirsi ai sagrestanti e ,per converso, quando i cattolici o i laici cattolici,venendo meno al Magistero Ecclesiale,tentano di delineare scenari nuovi per la Chiesa del XXI secolo,pretendendo in modo assillante che si definisca e si fotografi l’anatomia sessuale degli angeli.

    Nè ci soccorrono più di tanto figure mediatiche di sintesi, tipo la nostra carissima Rosy, che, infischiandosene sia degli uni che degli altri, badano solo a frequentare le nuove palestre del culturismo ideologico-muscolare.

  111. PPVV scrive:

    x Gianni B
    2 Questioni.
    1.
    “a me non interessa assolutamente nulla di nulla di quello che fa la Chiesa per piacermi! Saranno affari vostri”.
    Eppure pochi messaggi prima (il # 99) consigliava all Chiesa come comportarsi “Pur essendo laico sino al midollo non posso fare a meno di osservare che una Chiesa secondo me deve accogliere tutti, non respingere.”
    Non mi sembra molto coerente, come non mi sembra coerente il travisamento che si fa oggi (ma non e’ colpa sua)
    del termine laico, inteso come chi “non crede nell’esistenza di nessuna divinita’ superiore”. Chissa’ come si sentono i tantissimi frati (e sorelle) laici (tanto per fare un esempio) viventi e passati a miglior vita, ora che vedono il termine laico usurpato e fatto diventare sinonimo di ateo.
    Ma il punto + importante e’ che la Chiesa non deve accogliere altri che gli INDIVIDUI (non comunita’, Dio e Gesu’ parlano a ciascuno di noi singolarmente, e ci giudicheranno singolarmente) che ACCOLGONO Gesu’
    nei loro cuori. La Chiesa non e’ l’oratorio (dove possono giocare tutti, anche non cattolici), o un circolo del dopolavoro (dove possono andare membri e parenti) o una terapia di gruppo aperta a tutti.
    Una Chiesa che accogliesse tutti indiscriminatamente, sarebbe una Chiesa anti-Cristo.
    Perche’ anche Gesu’, nella sua parentesi terrena, apri’ si le braccia a tutti, ma ‘accolse’ solo chi si converti’ alla Sua Parola e cambio’ vita. Per di piu’ Egli disse chiarissimamente, che mentre i giusti splenderanno nel regno del Padre, i figli del maligno saranno gettati nella fornace ardente dove sara’ pianto e stridore di denti.
    Non proprio un concetto ‘buonista’, ne’ accoglienza indiscriminata.
    2. “e non mi pare che le parole di Gesù si possano interpretare più di tanto” (riguardante la cacciata dei mercanti dal Tempio).
    D’accordissimo. E allora, intanto i mercanti erano “venditori di buoi, di pecore e di colombe e i cambiavalute seduti”. Magari se fossero stati ragazzi o poveracci che vendevano acqua da bere forse non avrebbe usato la frusta.
    Lei vede oggi questi “mercanti” nelle chiese cattoliche?
    (Se si’, che marca diocchialiusa?).
    Lei chiamerebbe mercanti le suore o i frati laici (non atei) che magari dopo la Messa si recano negli ospedali o case di accoglienza varie per supplire anche con il ricavato di quelle vendite di oggetti sacri alle enormi deficienze degli Stati laici? Insomma, proprio perche’ non si puo’ interpretare piu’ di tanto, diciamolo: nelle chiese, i mercanti non ci sono! nelle chiese le ballerine possono ovviamente entrare, ma per pregare (o semplicemente meditare o ammirarne l’arte) non per ballare.
    Infine, pur ribadendo che secondo me la Chiesa non deve accogliere tutti indiscriminatamente ma solo chi si converte a Cristo, le chiese invece e’ bene che siano aperte a tutti (e lo sono): magari in una giornata uggiossa, vi entra un fratello laico che all’uscita si potrebbe ritrovare…ordinato.

  112. Etan Haezrahi scrive:

    L’ermeneutica della rottura,lei dice: già, così viene intesa dal mondo cattolico, una rottura che divide la Chiesa Cattolica di prima e di dopo il Concilio VaticanoII. Il cattolicesimo attuale è tutt’altra cosa di prima, è un semi-protestantesimo in evoluzione verso il protestantesimo completo, è la vittoria dei modernisti, comunque questa si giudichi, è così, è la realtà, e le accuse di benaltrismo che lei rivolge a certi prelati sono infondate: hanno ragione loro,questo cattolicesimo qui è diverso dal precedente, sia nel rito sia nella fede. Vescovi che negano la Resurrezione reale di Gesù, teologi che parlano con sufficienza di aspetti della fede che 40 anni fa erano considerati fondamentali,catechisti che negano il carattere sacrificale della Messa, e tanti altri quotidiani esempi che altro significano se non che vi è stata una rottura e che la Chiesa di oggi è del tutto staccata da quella di sempre? I tradizionalisti sono coerenti e fedeli alla Chiesa di sempre, gli altri sono proiettati in un futuro ignoto, nati da poco, senza passato, senza ricordi, senza memoria,senza anima: bene? male? Non so, ma negare la realtà che si ha sotto gli occhi a che serve? perchè prenderci in giro a negare l’evidenza?

  113. Etan Haezrahi scrive:

    Le danze esotiche in Duomo. Perchè non rispettare gli usi del luogo? A Milano si osserva il rito ambrosiano che non comprende danze liturgiche attualmente. Se vado a messa nelle Filippine accetto e comprendo le danze,ma qui?

  114. Pipìta Del Monte scrive:

    Gentile signor Etan,

    Ella fa bene a porre l’accento sull” ermeneutica della rottura” che tanti fastidi sta provocando al nostro Sommo Pontefice.
    Venendo meno al mio usuale stile gentilizio, spesso sorvolante nobilmente su certi passaggi lessicali spontanei, direi proprio che tale ermeneutica della rottura è in effetti solo e soltanto una rottura…

  115. carmelo scrive:

    Carissimi che partecipiamo a questo blog , ho da farvi una proposta: per il bene della Chiesa, per dimostrare il nostro affetto al Romano Pontefice(mi piace chiamarlo così)Bendetto XVI°, per la santificazione di tutti i sacerdoti, per i seminaristi, per coloro che sono alla ricerca della loro vocazione, per le offese portate al Divinisso Sacramento e al suo Divino Sacrificio offriamo 15 minuti di silenziosa preghiera davanti al Santissimo nel giorno della Conversione di San Paolo.Se siete d’accordo aspetto da voi un cortese cenno di risposta.

  116. Ginevra de Gregorio scrive:

    Pipìta, non ci crederà, ma nobilmente questa gliela appoggio ;-) )

    Lo stile gentilizio però lo lasci ai monumenti funebri;-))

  117. alessandro scrive:

    Complimenti a PPVV (nr. 11 – 10/1/2008) !!! Grazie, condivido pienamente; a molti quello che la Chiesa dice o fa o suggerisce di fare da fastidio; e più dicono di non essere interessati, più Le si scagliano contro; è un macroscopico controsenso, non trovate? Ma se tutto questo vi da fastidio (a voi, so-tutto-io-e-soprattutto-so-io-quello-che-è-giusto-per-gli-altri) dico: (e non voglio e non posso essere più volgare): perchè non vi fate veramente e per sempre gli affaracci vostri?

  118. Etan Haezrahi scrive:

    Approvo la sua proposta,signor Carmelo,e sono disposto a offrire 15 minuti di preghiera davanti al Santissimo. Ma lei dovrebbe segnalarmi gentilmente dove trovo il Santissimo esposto. E’ già tanto scoprire il tabernacolo in qualche angolo laterale dell’abside..

  119. Pipìta Del Monte scrive:

    Carissimo signor Etan,

    convengo: è diventato alquanto difficile trovare il Santissimo nelle Chiese e,se c’è, è relegato in genere in angusti e anonimi localucci di fortuna.

    Purtuttavia sono d’accordo anche io sulla proposta del signor Carmelo.

    Per la principessa,

    …non sono adusa all’ascolto ed alla comprensione di frasi idiomatiche tanto ordinarie e sibilline tipo quella che Ella ha temerariamente usato poco fa (“gliel’appoggio”): mi sfugge il significato e,mi creda, non ho molta ansia di conoscerlo.

    Sappia infine che lo stile “genitilizio” non è solo dei monumenti funebri….forse Ella è abituata solo a quello in uso nel suo casato che predilige il nero ovunque e ordunque ovunque vede nero.

    Distinti saluti.

  120. Gilbert scrive:

    Gentile Dott. Tornielli, apprezzo sempre molto quello che scrive. Ho solo una domanda. Perché scrive “Rito preconciliare”? Il rito di cui si parla non è stato celebrato durante tutto il Concilio Vaticano II dai
    padri conciliari?
    Sembra una questione di lana caprina ma non lo è
    affatto. La ringrazio molto dell’attenzione e
    della eventuale risposta.
    Cordiali saluti

  121. carmelo scrive:

    Carissimo Andrea ,
    vorrei che tu facessi da passa parola per questa mia iniziativa. 15 Minuti davanti al Santissimo Sacramento e non importa se esposto solennemente o nel tabernacolo( dovrebbe essere facile individuare il Santo dei Santi , c’è la lampada accesa)giorno 25 gennaio festa della conversione di San paolo. Siamo in comunione con il papa, e pregheremo per Lui e per tutta la Chiesa.
    Grazie.

  122. Francesco Ursino scrive:

    Caro GIANNI B.,
    tu sai che “laico” non significa assolutamente “non riconoscere nessuna divinità superiore”? :)

  123. Ginevra de Gregorio scrive:

    Lo stile gentilizio è uno stile architettonico spesso riferito a monumenti funebri, per tanti motivi che Ella sicuramente conoscerà.

    La frase idiomatica, ordinaria e sibillina era scelta con cura per farLa sorridere perchè è deliziosa quando storce il nasino…

    In questo blog poi mi pare che il nero vada di moda…piuttosto il rosso non è ben visto!!

    Cordialità

  124. Pipìta Del Monte scrive:

    Mi perdoni,sed mihi non interest…sono daltonica.

    Graziosi saluti

  125. Silvano scrive:

    (…) sempre cerchiamo di essere uomini interi
    in epoche di mezze figure, di barattieri;
    cerchiamo sempre di essere leali, oggi, ieri,
    nell’era dei bruti, dei vermi, dei bari. (Andrea Sciffo)

    I vostri tentativi aristocratico-tornielliani di farmi passare per un buzzurro abitante dei boschi sono patetici ed infantili. Propongo una moratoria della figura del vaticanista nei quotidiani.

  126. Gianni B. scrive:

    @Franceco Ursino
    Caro Francesco, mi sono reso conto che il termine “laico” per voi non ha lo stesso significato che ha per me, chiedo scusa.
    Esistono varie terminologie: laico, laicità, laicismo, laicato, tutte con significato diverso, e in effetti si può fare confusione.
    Negli ultimi tempi il termine “laico” viene inteso da molti, me compreso, come sinonimo di “ateo”, però probabilmente è un errore perchè finora tale significato non è presente sui dizionari (ho controllato) per cui è stato un errore mio.
    Grazie per la precisazione :)

  127. Gianni B. scrive:

    @PPVV
    Gentile PPVV, in due parole:
    la figura storica di Gesù è senza dubbio meravigliosa, le cose che ha detto ci aprono il cuore e la lettura dei Vangeli è sempre molto stimolante e commovente.
    Credo che moltissimi atei rispettino profondamente il Gesù storico, io per esempio sono tra quelli.
    Gli atei, però, si fermano qui e:
    1) non considerano Gesù figlio di Dio (perchè per l’appunto non credono in una divinità superiore), ma solo un uomo meraviglioso, che ha cambiato il mondo, come possono essere stati Gandhi, o Siddartha;
    2) non concepiscono che il clero possa ergersi a guida morale universale a causa dell’infinita serie di misfatti compiuti dalla Chiesa fino al 1870, dei quali esistono accuratissimi e circostanziati elenchi e prove.
    Dopo il 1870, rimangono lo stesso molte ombre storicamente documentate, fino ai recentissimi scandali sessuali.
    Visto che la Chiesa ha alle spalle quasi 2000 anni di peccati, gli atei non credono che essa abbia molto da insegnare all’umanità, anzi ritengono che dovrebbe farsi da parte come guida morale, e limitarsi ad opere di bene.
    Aggiungo che voi cattolici siete liberissimi di fare e dire quello che volete, sempre che ciò non leda la basi del nostro vivere democratico che per noi è il bene supremo.
    Al vostro interno si trovano infatti uomini intelligenti e capaci, ma anche MOLTE oscure forze integraliste, davvero preoccupanti, e noi siamo MOLTO preoccupati, soprattutto per l’ondata di odio, fanatismo, ed integralismo mondiale scatenato dall’odio interreligioso e di cui il resto dell’umanità, quella atea/agnostica/razionalista appunto, farebbe volentieri a meno.
    Scusi le semplificazioni e cordiali saluti.

  128. F. Pernice scrive:

    “Seguendo il Suo ragionamento, allora, un ateo come me non dovrebbe neppure avvicinarsi ad una Chiesa, e gli dovrebbe essere imposto con la forza di non entrare!”

    Plaudo all’uso oculato dell’interpunzione non “un laico, come me, non dovrebbe…”, ma assai opportunamente: “un laico come me non dovrebbe…”.

  129. Gianni B. scrive:

    @F. Pernice
    ce l’ho messa tutta ma questa dell’interpunzione proprio non l’ho capita…

  130. Francesco Ursino scrive:

    @ GIANNI B.
    Io ci provo:
    “un laico, come me, non dovrebbe…” si riferisce a ogni laico in generale.
    “un laico come me non dovrebbe…” si riferisce a te, a come ti comporteresti tu.

    Caro PERNICE, intendeva questo? :)

  131. Francesco Ursino scrive:

    Cmq GIANNI, a leggere il tuo post sembra che tutto il male abbia origine dalla Chiesa eh… il mondo non è mica spaccato in due, tra cattolici e atei. La realtà è molto più vasta… e non è che ateo significa più puro, più buono o più giusto eh… o più democratico o addirittura più “laico”.

  132. Andrea Tornielli scrive:

    All’ineffabile Silvano (post 25, poco sopra, la numerazione su questa pagina non so perché si è sballata…): lei è davvero una persona curiosa. Ogni volta che scrive, mi attacca prendendomi in giro. Ma pretende che a lei nessuno muova rilievi. Nessuno vuole farla passare per ciò che non è. Ciò che lei è evidente a tutti quelli che la leggono. Sottoscrivo la moratoria dei vaticanisti. Così, almeno, lei avrà uno spazio in meno su cui scrivere. Dato che questo blog o le mie idee le fanno così schifo, mentre le sue sono così giuste e ortodosse (guai a metterle in discussione, eh!), prenda pure in considerazione un’auto-moratoria…

  133. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Gilbert (post 20), lei ha ragione. Anche se con l’espressione “rito preconciliare” solitamente s’intende il rito in uso fino alla riforma post-conciliare.

  134. Cosimo De Matteis scrive:

    buongiorno Tornielli,
    mi chiedo(senza ironia alcuna,giacchè il nome circolò)
    se fosse diventato
    Direttore dell’OSSERVATORE ROMANO,
    questo blog che fine faceva?

    buon lavoro.

  135. Pipìta Del Monte scrive:

    Gentilissimi signori,

    ho una mezza idea, peraltro condivisa ampiamente sia dai miei amici altolocati del Nord(ad eccezione del duca De Berluschi) che da quelli romani ( ad eccezione del conte Bertino de Otti Bertinis) che, se Dio vorrà, al termine della battaglia vittoriosa per la moratoria sull’aborto, se ne inizi doverosamente un’altra: la battaglia delle battaglie, certamente difficilissima e lunga e che da molti non sarà condivisa:quella per una moratoria dei nefasti effetti del cretino a tutti i livelli all’interno della nostra nazione e della società globalizzata.

    A tale proposito lancio al signor Tornielli (oltre all’invito accorato di non addentrarsi in discussioni boscose che rischiano appunto di inselvatichirsi)la preghiera di iniziare a pensare a un cartello di persone di buona volontà che appoggino tale proposta di moratoria contro la cretinaggine.

    Da parte mia suggerisco fin d’ora un discreto numero di persone che frequentano abitualmente il mio salotto nobiliare per il the: Pascalone Frezza,il macellaio; Gianfranca Postazzi,la verduraia; Duilio Mengoli,il pescivendolo; Anastasio Pontieri,il netturbino, e Amalia Scali,la domestica a ore del palazzo.

    Tutta gente di altissimo lignaggio,come la scrivente,sulla cui immunità dal mal diffuso della cretinaggine garantisco al cento per cento.

  136. Pipìta Del Monte scrive:

    Mi perdoni,Tornielli,se le rubo la risposta alla bellissima domanda di De Matteis: se il signor Tornielli fosse divenuto direttore dell’Osservatore, sicuramente avremmo avuto,anche in questo blog, la disponibilità di un punto di osservazione in più.

  137. Andrea Tornielli scrive:

    Rispondo: il mio nome circolò soltanto perché fatto pubblicamente da alcuni amici, non perché realmente preso in considerazione da chi doveva decidere, dato che la decisione era stata presa molto, molto tempo prima. Dunque siamo nell’ipotesi dell’irrealtà. Ma non voglio sottrarmi al quesito: ritengo che una direzione – non soltanto quella dell’Osservatore Romano – sia abbastanza incompatibile con la presenza costante in un blog. Ma certamente avrei attivato spazi di interazione con i lettori… Per fortuna mia – e spero anche vostra – le cose sono andate diversamente!

  138. Cosimo De Matteis scrive:

    Gentile signora Pipita,
    ella mi fornisce un assist(perdoni non tanto l’inglesismo quanto la volgare metafora pallonara)
    per proporre a mia volta
    non una “semplice” moratoria
    ma una vera e propria indagine
    (volta a sopprimere,se è il caso)
    riguardo
    finte congregazioni monastiche
    e finti priori/abati.

    (e garantisco che se pensate SOLO a bose vi sbagliate,purtroppo)

    ed in quel senso
    DAVVERO
    ci vorrebbero non uno
    ma CENTO osservatori.

    splendida giornata a tutti.

  139. Cosimo De Matteis scrive:

    grazie della risposta
    e SOPRATUTTO
    della sincerità.

    (cmq,l’uomo-in questo caso: gli amici-
    propone e Dio dispone. O,ancora meglio:
    OMNIA IN BONUM)

  140. Pipìta Del Monte scrive:

    Carissimo De Matteis,

    l’indagine da Lei proposta rischierebbe di estendersi a macchia d’olio ed andrebbe inevitabilmente a finire nell’ansia insana di fotografare alcune parti anatomiche degli angeli al fine di stabilirne l’appartenenza alla specie maschile o a quella femminile (senza ovviamente trascurare la terza possibilità oggi così diffusa).

    Dunque non mi trova molto d’accordo.

    Abbiamo visto il conte Gilbert che fine ha fatto (leggasi il suo post di precisazione più in alto in questa pagina): egli, pur ostentando la mancanza di fobie verso la lana caprina,è purtroppo incappato nel vezzo di dare una zampata come le galline e un clic al suo apparecchio fotografico puntato verso le parti basse degli angeli, col risultato di ottenere una fotografia irrimediabilmente illeggibile.

  141. Cosimo De Matteis scrive:

    deliziosa Pipita,
    consenta al sottoscritto di rispondere
    (col mio impegno a non intervenire più,almeno in questa forma di appropriazione indebita di spazi altrui.e questo vale come richiesta di perdono,a Tornielli e tuuti voi):

    puo darsi che finisca a tarallucci e vino
    ma io ho la ferma impressione che ESISTONO;
    un Religioso che lavorava nei Sacri Palazzi
    (oggi nella Gloria,beato lui)
    mi disse che una tale congregazione
    -come dire-collalbanina?castellana?
    non aveva le carte proprio in regola…..

    e,the last question,
    (spero non di caprina lana):
    ma se un Ordinario
    viene inviato
    a reggere una diocesi suburbicaria
    lo si fa per premiarlo
    o per controllarlo meglio?

    Ogni Bene

  142. Garlyc scrive:

    “Vescovi che negano la Resurrezione reale di Gesù, teologi che parlano con sufficienza di aspetti della fede che 40 anni fa erano considerati fondamentali,catechisti che negano il carattere sacrificale della Messa”

    Ma questo non è il Concilio! E questa non è la fede cattolica!

    E combattere contro queste storture non è la battaglia dei tradizionalisti, è la battaglia di ogni cattolico! Ma quanto ai vescovi che negano la Risurrezione… aspetto documantazione.

  143. Mauro W. Fuolega scrive:

    Certo che il CVII non ha insegnato apertamente delle eresie ma ha solamente condito la verità eterna con delle ambiguità.
    I modernisti non sono né stupidi, né ignoranti, e sanno quello che vogliono: il demonio ha sempre le idee chiare. Sono riusciti semplicemente ad abbassare le difese immunitarie della Chiesa così da renderla suscettibile ad ogni sorta di infezioni. Tanto ha potuto la nuova pastorale!

  144. Cosimo De Matteis scrive:

    certo,molto chiare.
    il fatto è che cerca di confonderle
    agli uomini
    i quali
    talora
    abboccano

  145. Luigi scrive:

    OT

    Complimenti vivissimi al Dott. Tornielli per la bella intervista con Messori su Ferrara

    (trovata qui: http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/2008/01/messori-grazie-ferrara-ma-tornielli-per.html )

    Condivido in pieno la gratititudine, ma anche la prudenza nei confronti degli intellettuali…

  146. Garlyc scrive:

    “Certo che il CVII non ha insegnato apertamente delle eresie ma ha solamente condito la verità eterna con delle ambiguità.”

    Del resto le tue posizioni sono chiare. Non cattoliche, ma chiare.

  147. Gianni B. scrive:

    @Francesco Ursino
    Cmq GIANNI, a leggere il tuo post sembra che tutto il male abbia origine dalla Chiesa eh… il mondo non è mica spaccato in due, tra cattolici e atei. La realtà è molto più vasta… e non è che ateo significa più puro, più buono o più giusto eh… o più democratico o addirittura più “laico”.

    Caro Francesco, perdonami per la mia sincerità ma proprio non riesco a credere a cose che non si vedono, agli spiriti… non posso farci nulla, non li VEDO… dove sono, dove stanno, non si sa, boh, aspetto anche io di essere folgorato sulla via di Damasco, che ti devo dire!
    Per rispondere brevissimamente alla tua obiezione, la storia ci insegna molte cose, basta studiarla.
    Voi spesso vi riferite ai “misfatti” dell’ateismo ricordando l’Illuminismo e il comunismo.
    In generale le rivoluzioni avvengono quando il c.d. “popolo” è oppresso, senza diritti e in condizioni miserrime, e tali condizioni erano esistenti sia nella Francia dei re che nella Russia degli zar.
    Si tratta di eventi che, come fiammate improvvise, sconvolgono per breve tempo una certa area del mondo e poi cessano naturalmente se vengono ripristinate condizioni di vita accettabili e se il nuovo Stato si dà da fare per distribuire equamente la ricchezza.
    Tutti questi bei discorsi non si applicano alle teocrazie e sappiamo che nessuna forza al mondo è in grado di influenzare in modo tanto profondo un essere umano, come una Fede religiosa.
    La cosa fa paura, e quello che fa più paura è che mi pare che tutti questi fanatici stiano sfuggendo di mano ai loro creatori, un po’ come Frankestein.
    Un a/a/razionalista si limita a vivere e basta, non rappresenta un pericolo per nessuno e non appartiene ad alcuna organizzazione, e soprattutto è felice se i propri simili stanno bene, crescono e prosperano.
    Ciò non vuol dire che noi siamo i “migliori”, e voi il “male”, chi lo ha mai detto?
    Lascio a te la valutazione se per un cattolico è preferibile convivere con un ebreo, con un buddista, con un comunista, con un islamico, o con un ateo.
    Fammi sapere, che magari mettiamo su casa insieme :)

  148. carmelo scrive:

    Allora mettiamo in chiaro una cosa. Penso che le religioni possono vivere pacificamente insieme. Però. Però , è l’Occidente che ha perso la traccia.Quell’Occidente che parla così bene del Dalai Lama, e invece vuole mettere il bavaglio al Papa. Ecco i signori che scorazzano con editoriali da brivido. In questi i campioni sono il direttore di Republica, e haimè il suo fondatore E. Scalfari, tutti e due non perdono occasione per attaccare la Chiesa, i cattolici. Poi si è consenzienti con tutto quello che fa l’imam. Se predica la guerra Santa, ecco che Repubblica è pronto a mitigasre i toni, magari ci mette accanto un articoletto,che ripiglia la storia della Crociate: avete visto? C’è sempre il cristianesimo che ha iniziato una guerra: ieri con l’Islam, poi con l’Illuminismo, oggi con noi laicisti.Se viene il Dalai Lama, apriti cielo, tappeto rosso, ogni sua parola è portata come puro miele che viene giù dal Cielo. Se poi il papa, difende valori universali come la vita e la famiglia, un abisso si apre ed è quello dell’inferno. Attacchi spropositati. Non parliamo poi di quella questione ormai tanto dolorosa e sempre irrisolta che di tanto in tanto rinvigorisce certe coscienze laiche: Pio XII°, amico del nazionalsocialismo, Pio XII° , nemico degli ebrei.E via dicendo. Insomma, a farla franca sono sempre gli stessi. Ad essere”cappuliati” come si dice dalle mie parti sono solo i cattolici.

  149. Gianni B. scrive:

    @Carmelo
    Caro Carmelo,
    com’è noto “Repubblica” è “solo” un quotidiano e, anche se esprime posizioni opposte alle tue, dovresti essere felice lo stesso che esista.
    A me sta bene, per esempio, che in edicola si possano trovare l’Osservatore Romano, l’Avvenire, Libero, Il Foglio, ecc. ecc., vuol dire che esiste la libertà di informazione, e di stampa.
    Saluti.

  150. F. Pernice scrive:

    Però, Garlyc, che la lettera de Vaticano II fosse particolarmente suscettibile di interpretazioni “dolose” è difficile negarlo (sarà per questo che si continuano a fare conferenzine pastorali sullo “spirito” del Vaticano II?). In questo senso trovo che il signor Fuolega non abbia tutti i torti. Pensiamo all’art. 36 della Sacrosanctum Conciluim (tanto per restare al tema in oggetto):

    “L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini. Dato però che, sia nella messa che nell’amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di rado l’uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia, specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti, secondo le norme fissate per i singoli casi nei capitoli seguenti. In base a queste norme, spetta alla competente autorità ecclesiastica territoriale, di cui all’art. 22-2 (consultati anche, se è il caso, i vescovi delle regioni limitrofe della stessa lingua) decidere circa l’ammissione e l’estensione della lingua nazionale. Tali decisioni devono essere approvate ossia confermate dalla Sede apostolica.”

    Ora, il dettato era chiaro: si conservi il latino, salvo che – se il caso lo richiede – nelle letture e in qualche canto e preghiera. Sennonché i commini in usum cavillatorum hanno di fatto finito per vanificarlo. Anche non volendo sostenere che nell’estensione dell’articolo ci sia stata malizia, bisogna ammettere che c’è stata se non altro una certa ingenuità: liberando le mani all’autorità territoriale si vanificava di fatto la prima parte dell’articolo (che evidentemente era intesa come la parte principale, ovvero la norma); e così è infatti avvenuto. Lo stesso è accaduto, per esempio con il canto gregoriano, e con molti altri punti di grande importanza, non solo nell’ambito liturgico. Non lo dicono, pulvis et cinis, il povero Pernice o il gentile signor Fuolega, ma Sua Santità Benedetto XVI (e prima di lui il cardinal Joseph Ratzinger). Forse un richiamo all’autentica lettera del Vaticano II, al di là di commi e sottocommi, sarebbe sufficiente a mostrare che nelle sue voci non sussidiarie il Concilio non ha compiuto alcuna rivoluzione o rottura con la Tradizione, né avrebbe potuto (nel qual caso sarebbe stato pura eresia), e se rottura e rivoluzione ci sono state, ciò è avvenuto in violazione di quanto disposto.

  151. Francesco Ursino scrive:

    GIANNI B.
    La cosa che un po’ mi urta del tuo discorso è quel leggero velo di ipocrisia quando si tratta di “scusare” le azioni degli atei oggi e “condannare” tutti i cattolici. Tu parli di fanatici, fondamentalisti, integralisti, estremisti religiosi… i cattolici NON SONO TUTTI INTEGRALISTI, perché è questo che emerge dal tuo discorso. La Chiesa sbaglia da 2000 anni QUINDI è una porcata è un’affermazione sbagliata in partenza. Perché non è vero.
    A volte si fa confusione tra la denominazione “cattolico” (come per dire italiano, afroamericano ecc…) che indica in sostanza un nominativo senza effettivo valore, a guisa di spilla di appartenenza a un partito e lo stato di fatto dell’”essere cattolico” in conformità a ciò che essere cattolico vuol dire davvero, non a ciò che gli attribuiamo noi per nostro diletto. Mi segui fin qui?
    La fede religiosa non è l’unica “spinta” che può influenzare il cuore di una persona, ne esistono altre di genere diverso. E non necessariamente religiose.
    Il comunismo e l’illuminismo erano marci alla radice. Era la mentalità che le aveva generate ad essere in qualche modo corrotta. Come sai il pensiero precede l’azione, o almeno dovrebbe essere così (prima pensi, poi fai, no?). Il fatto che alcuni dei più grandi massacri nella nostra storia siano stati “premeditati” fa riflettere, fa riflettere molto.
    La Chiesa non ha creato fanatici. Su questo sbagli, come sbagliano quelli che sostengono che Dio ha creato anche il male. L’uomo sceglie di perseguire il male, è una sua scelta. Essendo creature raziocinanti e dotate di VOLONTA’, è impensabile dire “non sanno cosa fanno”. Sicuramente a livello umano, cioè intimo profondo non sanno che si stanno scavando la fossa con le loro mani. Nel Vangelo, l’avrai letto, Gesù dice chiaramente che verranno tempi in cui uccideranno in nome di Dio, ma io vi dico che essi Dio non l’hanno mai conosciuto.
    Anche un ateo agnostico razionalista può rappresentare un “pericolo”, ricordati che l’azione è preceduta dalla mentalità. Tu, come me, come tanti puoi commettere azioni sbagliate che possono influenzare la realtà in cui viviamo. Non basta dirsi “sono ateo, quindi va tutto bene”, è solo un paravento, una facciata. Come tanti si dicono “tanto Dio li punirà tutti” e non è vero. Non è vero.Quanti al tempo di Gesù meritavano il castigo e quanti invece venivano accolti da Gesù, gli stessi che i cosiddetti “giusti” condannavano. Bisogna fare attenzione: non è secondo il nostro occhio che dobbiamo guardare, ma secondo quello di Cristo. Che, direi, ci vede meglio di tutti :) .
    Sarò un po’ ingenuo con quest’ultima affermazione, ma ritengo che se si ama davvero le barriere “religiose” politiche ecc, insomma tutte quelle catene che ci soffocano e ci opprimono ogni giorno si sbriciolerebbero all’istante. E quindi ti rispondo di sì, una comunità del genere è possibile. E’ difficile, ma non impossibile. Perché quando si ama davvero, tutto diventa possibile.
    Scusa il discorso un po’ a zig zag :) .

  152. Garlyc scrive:

    Io sto col Concilio. E con gli altri 19 concili precedenti.

  153. lelino scrive:

    @ Garlyc (52) e come fai scusa? se il CVII in molti casi contraddice apertamente (sull’ecumenismo ad esempio) il CVI come fai a stare con l’uno ed anche con l’altro?

  154. Lorenzo scrive:

    Egregi Signori,

    scusandomi per l’argomento solo parzialmente in tema, vi pongo il mio quesito. I miei figli frequentano una scuola “cattolica”, retta da una congregazione femminile nella Diocesi del Card. Tettamanzi.

    L’indottrinamento è quello che ognuno si può immaginare, in linea con la più sconcertante deriva della fede, per cui un giorno l’insegnante di religione (un frate cappuccino) porta a scuola dei paramenti vescovili e li fa provare ai bambini, tra le risate generali, un altro porta dei vasi sacri e li fa passare tra i banchi in mano a tutti i bambini, un’altro giorno ancora viene detto loro che la Messa domenicale non è un obbligo, infine – ed è la cosa che mi ha fatto sobbalzare nella cappella della scuola alla recita di Natale – viene fatto declamare ai bambini che “Dio non fa differenze tra i suoi figli né in base alla razza, né al colore della pelle, né alla religione”(!).

    Proprio quest’ultima enormità mi è sembrata la tipica goccia che fa traboccare il vaso, ma cosa fare? Non voglio mettere i bambini contro la scuola, né la scuola contro i bambini. Avrei voluto scrivere direttamente al Cardinale Tettamanzi ma, anche dopo aver seguito questo blog, mi viene da pensare che si befferebbe di me e invierebbe un encomio solenne alla scuola e all’insegnante di religione.

    Consigli?

    Grazie,
    Lorenzo

  155. Cosimo De Matteis scrive:

    Gentile signor Lorenzo,
    tutta la mia solidarietà(per quel che può alere) a lei.

    I fati si commentano da se ….

    Permette di consigliarle la lettura di “io speriamo che resto cattolico” di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro?

    se non altro scoprirà che la sua sgradevole esperienza è-PURTROPPO-comune a molti altri papà.

    saluti e Ogni Bene.

  156. Pipìta Del Monte scrive:

    Egregio signor Lorenzo,

    leggendo il suo post n.154,mi sovviene dell”agape fraterna che spesso consumavo amabilmente insieme con i miei amici altolocati quando frequentavamo un celebre e diffuso movimento religioso che ha come iniziatore un baffuto signore spagnolo che veste sempre di grigio e come ninfa egeria una dolcissima signorina spagnola pur ella, reduce da una fallimentare esperienza in convento,che ci invitava a non adorare il santissimo affermando che se Dio avesse voluto farsi presente in mezzo alla gente non avrebbe scelto un pezzo di pane, ma una pietra(!).

    Ordunque questo era il menu usuale dell” agape fraterna”:

    ANTIPASTO: brodo di giuggiole condito dal suono di chitarre;

    I PIATTO: acqua calda alla riscaldata;

    II PIATTO: aria fritta con contorno di pubblici riconoscimento di peccati commessi;

    DESSERT: fumo grigio in carrozza.

    Al termine di una di queste deliziose agapi,il mio carissimo amico, marchese De Betancourt, di professione imbianchino, chiese come mai il menu non cambiasse mai e gli si rispose che la “Religione di Cristo” è sempre uguale a sè.

    Non si rammarichi quindi per i contenuti dell’educazione religiosa dei suoi figliuoli (anche perchè la scuola l’ha scelta Lei liberamente), pensi a quanto invece ne dovranno vedere,crescendo, nella “Chiesa in movimento”.

  157. Federico scrive:

    A Lorenzo.
    Spieghi a suo figlio che dire: “Dio non fa differenze tra i suoi figli in base alla religione” non significa niente, se non che Dio ama tutti i suoi figli…Per il resto è evidente che ci sono differenze tra le religioni e che Dio non è indifferente a ciò (che senso avrebbe altrimenti la Rilevazione?)
    Ad ogni modo, è così…
    Pensi che io ho frequentato una scuola cattolica dove in sala studio era appesa una bandiera del Che! Ed era stato un sacerdote ad appenderla!
    Comunque valuti la scuola di suo figlio nel complesso…non per episodi sporadici…e non si esageri nemmeno su Tettamanzi, è un buon Vescovo! (semplicemente, non dice alcune cose perchè altrimenti si ritroverebbe la Curia e molti laici potenti tutti contro…)

  158. F. Pernice scrive:

    Caro Lorenzo, non scriva al cardinale Tettamanzi e tolga i suoi figli da quell’istituto.

  159. Cosimo De Matteis scrive:

    se un Successore degli Apostoli
    prima di parlare
    deve pensare
    a cosa gli potrebbe rispondere
    un pretino dottino
    o un laicone (trovate voi la rima)

    allora siamo proprio a posto.

  160. Pipìta Del Monte scrive:

    Lorsignori si mettano d’accordo, altrimente il povero(mi perdoni) Lorenzo,non sapendo più che pesci pigliare succede che non manderà più i figli in nessuna scuola.

  161. F. Pernice scrive:

    Suvvia, Garlyc, non adotti contegno pilatesco. Lei può stare anche con il Concilio, ma bisogna vedere fino a che punto il Concilio – almeno nella sua declinazione postlconciliare – sta con gli altri diciannove, e se sta con Lei, al di là delle Sue privatissime convinzioni.

  162. Federico scrive:

    Su questa questione del Concilio “rottura” etc., mi sembra di potere dire questo:
    IL CONCILIO VATICANO II NON HA CAMBIATO LA FEDE CATTOLICA!!! (SI LEGGANO I TESTI DEL CONCILIO, NON LE INTERPRETAZIONI)
    QUINDI, QUANDO QUALCUNO AFFERMA IL CONTRARIO, E’ SEMPRE PERCHè SI RIFà AD UNA QUALCHE STRANA INTERPRETAZIONE…
    Non vorrei sembrare semplicistico o polemico, ma se a questa affermazione (“il concilio vat II ha rotto con il passato”) se ne aggiunge un’altra (“io voto per la sinistra” o simili) state certi ancora di più che IL CONCILIO VATICANO II NON HA CAMBIATO LA FEDE CATTOLICA!
    Sia bene inteso, non voglio dire che chi vota da altre parti abbia la verità in tasca…

  163. Gianni B. scrive:

    @Francesco Ursino
    Francesco ti voglio bene! :)
    Mi piace molto discutere con te e soprattutto mi piacciono le tue risposte, chi l’avrebbe mai detto? Signori qui nasce un’amicizia (almeno, per me!)
    Solo un piccolo particolare: è vero che chiunque può peccare, e l’ateo non ha la chiave delle bontà.
    Le mele marce sono dappertutto, potevo senza dubbio specificare meglio il concetto: non voglio proclamare la superiorità della morale atea su quella cattolica.
    Il problema è che IO, se sbaglio, rimango solo con la mia coscienza e con i miei rimorsi.
    Mi danno l’anima per cercare di porre rimedio allo sbaglio e cercare di trovare nuove soluzioni per me, la mia famiglia, i miei amici e la società in cui vivo.
    Soprattutto STO MALE e cerco di non ripetere gli errori. Ciò si chiama CRESCITA spirituale, maturità, progresso, chiamala come vuoi.
    Voi cattolici invece che fate se sbagliate? Vi CONFESSATE, quattro Padre Nostro, tutti i peccati vengono cancellati, e ricominciate!! Per forza la vostra Storia è impresentabile!!
    Sinceramente questa strana cosa della confessione e del perdono l’ateo-tipo non la capirà MAI: mi pare che le altre religioni non contemplino tali pratiche autoassolutorie, o sbaglio? Che dici a tua discolpa? :)

    PS in realtà ti avevo chiesto di scegliere UNO per convivere: devi scegliere tra un ebreo, un buddista, un comunista, un islamico, o un ateo. Chi scegli?

    Scusa il giochino scemo, ma sono curioso per la tua risposta, ed eventualmente, per quella di altri frequentatori del blog. Ciao!

  164. Garlyc scrive:

    Concordo con Federico. Il Concilio non ha cambiato la fede cattolica. Solo estremisti (progressisti o tradizionalisti) possono affermare una cosa del genere – che è eretica.

  165. Garlyc scrive:

    Che il Concilio Vaticano II sta con gli altri 19 e con la Tradizione non lo dico io povero untorello, lo dice la Chiesa.

    Mi impressiona letteralmente come persone che si dicono cattoliche possano dire queste enormità come fosse acqua fresca.

  166. lelino scrive:

    di grazia Garlyc, quali sono i testi del CVII che stanno con la Tradizione e con il CVI…me li pò segnalare qualcuno? grazie

  167. Raffaele Savigni scrive:

    Post 93 e 95: Bacci e Ottaviani non sono il Vangelo: e neppure la “Pascendi” ha proclamato dogmi.
    Non sono mai stato filocomunista, e non disprezzo affatto intellettuali come Silone (non pensavo a lui quando ho scritto la frase incriminata): anzi, quando insegnavo al liceo, ho fatto spesso leggere ai miei studenti un suo romanzo, “Fontamara”, ed anche “La fattoria degli animali” di Orwell.

  168. Raffaele Savigni scrive:

    D’accordo con Garlyc. Post 66: Tutti i documenti del Vaticano II sono pieni di riferimenti alla Scrittura, ai Padri della Chiesa ed ai precedenti concili ecumenici, che formano la Tradizione autentica (non identificabile con la manualistica ottocentesca e con i suoi epigoni). In molti casi i padri del Vaticano II hanno riscoperto una Tradizione più antica di quella del Tridentino o del Vaticano I (ad esempio per quanto riguarda la collegialità episcopale, l’escatologia comunitaria, il sacerdozio comune dei fedeli, la dimensione ecclesiale e non puramente individualistica dell’Eucarestia…), senxa negare le definizioni autorevoli di quei due concili.
    La Tradizione (nel senso di Ireneo di Lione, Vincenzo di Lérins, Congar) è una realtà viva, non un fossile!

  169. Silvano scrive:

    Non frigno per apparire nel suo blog come la vanesia pepita di alleanza cattolica ! E comunque la sua difesa dell’indifendibile T. rimane viscida come la pelle della lucertola … sa, noi dei boschi ! ….

  170. Francesco Ursino scrive:

    GIANNI B.
    Innanzitutto ti ringrazio per ciò che scrivi, non me l’aspettavo. Mi fa piacere che, anche se con un inizio “burrascoso” (Serena ne sa qualcosa ;) ), riusciamo ad intenderci o cmq a dialogare. Chi ha detto che solo una buona scazzottata mette daccordo le persone? :) .

    Quella della solitudine, dell’abbandono davanti ai propri errori, ai propri sbagli, è un problema che conosco bene… .
    Quanto alla Confessione, secondo me la vedi un po’ troppo da lontano come realtà, un po’ superficialmente: se non c’è il pentimento sincero e la volontà sincera di rimediare, per esempio a non compiere più quell’errore, l’assoluzione del prete è nulla. Perché in sostanza significa che tu non vuoi essere perdonato, che non credi fino in fondo nella Misericordia del Signore, nel suo Infinito Amore per te. E se tu non sei disposto ad accogliere il suo perdono presentandoti al prete con tale disposizione di cuore, ti freghi per così dire con le tue mani. Non basta un’Ave Maria o un Padre Nostro a lavare vie certe colpe, certi sbagli. Se tu non sei disposto ad ammetterli e a porvi rimedio. Tanti si lasciano ingannare dal famoso “tanto Dio perdona tutti e tutto”. Sì, momento però: SE tu vuoi essere perdonato, vuoi di nuovo la sua amicizia, se tu sei consapevole del male che hai fatto. Qualunque esso sia.
    Anche tu ricominci hai detto dopo aver riconosciuto i tuoi errori e ti impegni a non commetterli più. Così noi cattolici. Non è che reciti un rosario e poi vai di nuovo a fornicare tanto sei stato perdonato! No. E’ un poveraccio uno che fa così, perché non ha capito che se il suo pentimento non è seguito da un’azione concreta il più possibile perpetua nel non peccare più (in maniera grave io parlo, i peccati veniali si risolvono davvero con fede con un rosario o una padre nostro o l’atto di dolore, ma sono colpe leggere che, se prese in tempo, possono essere riparate), l’assoluzione del prete è nulla. Il nostro cuore, sede dell’anima, necessita di essere costantemente nutrito dalla preghiera, dai sacramenti, altrimenti come quando tiri la pasta si assottiglia troppo e si buca. Capisci? Non è mica una barzelletta, solo perché reciti qualche preghiera. Assolutamente.
    Anche io, se ho consapevolezza del mio peccato, sto MALE davvero e anche se magari gli altri potrebbero condannarmi per le mie colpe so che, se umilmente e con fede mi rivolgerò al Signore, Lui nella sua eterna misericordia mi perdonerà perché MI AMA. E questo per me, come per ogni buon credente, è un solido stimolo ad impegnarsi concretamente per cercare di non trovarsi più nella disgraziata condizione di peccare di nuovo. Resistere al peccato si può, ma non è una passeggiata.

    Poi dici “le altre religioni”: direi che il Cristianesimo non è paragonabile a nessuna delle religioni esistenti e il fatto che non ci siano termini di confronto con le altre in materia di confessione, non significa che questa non sia efficace. Tutto sta nella tua accettazione della potenza di Dio. Se non credi nella forza della sua Grazia, nessuna azione cristiana ti sembrerà mai sensata o ragionevole. Alla base di tutto ci sta una fiducia liberamente conosciuta in un Dio che per mostrarti la Sua Grandezza si è fatto piccolo come te, si è unito alla tua vita per soffrire insieme a te e per salvarti da tutto quello che ti opprime. Non si può restare inidfferenti a un gesto come questo. Sono sicuro che anche tu non ti gireresti dall’altra parte, se un giorno (ti auguro sempre che accada) ne dovessi ricevere testimonianza o prova. :)
    La Confessione quindi non è una pratica autoassolutoria, anzi: aiuta il fedele a ricostruire il legame, il rapporto filiale con il Padre Celeste, a ristabilire quell’amicizia che per la nostra vita è così preziosa, perché SALVA. Il Cristianesimo è una storia di RELAZIONE, il rapporto tra Dio e l’uomo, tra ciò che è più grande, più tutto e ciò che è più piccolo, imperfetto, incompleto. Agli occhi di Dio siamo tutti suoi figli, figli fedeli, figli smarriti, figli separati, ma sempre figli.

    Quanto al tuo giochino, non saprei scegliere se amassi davvero: potrei anche sceglierne uno qualunque e tu potresti giustamente chiedermi perché quello piuttosto che l’altro. Se amassimo davvero, non ci sarebbero più ebrei mussulmani atei, ma solo fratelli, amici che si amano. Così come ci ama Dio. Come figli. Molto semplicemente. Per cui ti direi di nuovo con ciascuno di loro. La vera sfida di ogni secolo, di ogni tempo, è amarsi fraternamente perché si riconosce nell’altro un fratello, un amico, un compagno e non un ostile, un nemico come realtà come politica e fondamentalismi religiosi ti fanno credere. Non c sono graduatorie, solo un rapporto di fratellanza reciproca.

    Cmq, tanto per stare al gioco, visto che mi piacciono le sfide (avrai capito che sono testardo), credo che sceglierei un ateo. :)

    Ciao ciao :)

  171. Francesco Ursino scrive:

    Aggiungo ancora una cosa: la confessione non è mai un’autoassoluzione, perché è sempre Dio che salva, che perdona i nostri peccati e lava le impurità dal nostro cuore. L’autoassoluzione sarebbe peccato di presunzione. Come dire, di male in peggio ;) .

  172. Pinkus scrive:

    Forse, Caro Savigni, tutti dovremmo convenire sulla necessità che tutta la verità cristiana, che è la sostanza della liturgia, possa emergere e trasformarsi in una catechesi in accordo con l’orazione – una lex credendi che si converte in lex orandi – ma sono indispensabili la cura e la competenza del pastore d’anime.
    Si usa parlare oggi di arte del celebrare: ma bisogna che sia un’arte fondata su una buona cultura storica e su una seria preparazione teologica, intesa, questa, non come un’aggiornata informazione sull’ultima brillante teoria di un teologo, persuaso che con lui incomincia la teologia, ma come conoscenza dell’intero dogma professato dalla fede della Chiesa, che, chi ben lo capisce, conserva una novità e un’attrattiva inesauribili. Questo però non basta ancora: vi si deve associare un gusto estetico e una sensibilità nei confronti di tutto lo spettro dei segni di cui la liturgia è compaginata e che un loro commento sa risvegliare e rendere trasparenti: un commento, tuttavia, appropriato e sobrio – perché non diventi, come non raramente avviene, un continuo e opprimente arbitrio – a cui si unisca la persuasione che la liturgia non è il campo della fantasia creativa, improvvisata e sconcertante, di colui che la presiede.
    Oggi si va spesso, volonterosamente, alla ricerca di nuove strategie pastorali un po’ in tutti i campi della catechesi e della pastorale. Ma non è remoto il rischio di trascurare le strategie – se pur così si possono chiamare – che già esistono e fanno parte della vita stessa della Chiesa, e che si tratta di tradurre in pratica. È il caso della liturgia, come scuola di fede e di orazione. È la via strategica più semplice e più sicura, alla quale è garantita la riuscita.
    Solo che a questo si apre la questione fondamentale, che è quella della formazione del celebrante.

    Lei che ne pensa?

  173. Andrea Tornielli scrive:

    A Silvano (69): le rispondo per l’ultima volta. Nessuno le chiede di condividere ciò che scrivo, ma non mi dia del viscido e se le ripugnano così tanto i miei scritti trasmigri pure verso lidi più confecenti alla sua sensibilità. Altrimenti intervegna qui senza offendere.

  174. Pinkus scrive:

    Forse, Caro Savigni, tutti dovremmo convenire sulla necessità che tutta la verità cristiana, che è la sostanza della liturgia, possa emergere e trasformarsi in una catechesi in accordo con l’orazione – una lex credendi che si converte in lex orandi – ma sono indispensabili la cura e la competenza del pastore d’anime.
    Si usa parlare oggi di arte del celebrare: ma bisogna che sia un’arte fondata su una buona cultura storica e su una seria preparazione teologica, intesa, questa, non come un’aggiornata informazione sull’ultima brillante teoria di un teologo, persuaso che con lui incomincia la teologia, ma come conoscenza dell’intero dogma professato dalla fede della Chiesa, che, chi ben lo capisce, conserva una novità e un’attrattiva inesauribili. Questo però non basta ancora: vi si deve associare un gusto estetico e una sensibilità nei confronti di tutto lo spettro dei segni di cui la liturgia è compaginata e che un loro commento sa risvegliare e rendere trasparenti: un commento, tuttavia, appropriato e sobrio – perché non diventi, come non raramente avviene, un continuo e opprimente arbitrio – a cui si unisca la persuasione che la liturgia non è il campo della fantasia creativa, improvvisata e sconcertante, di colui che la presiede.
    Oggi si va spesso, volonterosamente, alla ricerca di nuove strategie pastorali un po’ in tutti i campi della catechesi e della pastorale. Ma non è remoto il rischio di trascurare le strategie – se pur così si possono chiamare – che già esistono e fanno parte della vita stessa della Chiesa, e che si tratta di tradurre in pratica. È il caso della liturgia, come scuola di fede e di orazione. È la via strategica più semplice e più sicura, alla quale è garantita la riuscita.
    Solo che a questo si apre la questione fondamentale, che è quella della formazione del celebrante.

    Lei che ne pensa?

  175. Garlyc scrive:

    Il dott. Savigni non so, ma io sottoscrivo pienamente l’intervento di Pinkus.

  176. Francesco Ursino scrive:

    Visto lo “spessore culturale” dei suoi commenti, perché, SILVANO, non si legge un buon libro, anzi una carrellata di buoni libri? Che ne pensa?
    Buona lettura.

  177. Pipìta Del Monte scrive:

    Il signor Ursino mi consentirà di definire alquanto generico il suo consiglio dato al silvano circa le letture che egli è d’uopo faccia.
    Nella sterminata biblioteca del mio palazzo nobiliare c’è di tutto e mi dichiaro fin d’ora disponibile a fornire gratis al bisognoso(di letture)una “carrellata”(che linguaggio barbaro!) di libri; dunque, signor Ursino, cerchi di essere più preciso altrimenti mi lascia nell’incertezza se mandare al potenziale lettore un pacco di abbeccedari ovverossia di sussidiari.Grazie!

  178. Pipìta Del Monte scrive:

    Al n. 174 il mio carissimo amico Pinkus( il quale con molta modestia evita di firmarsi per intero col suo illustre nome),poneva al maitre a penser, signor Raffaele Savigni un interrogativo.
    Stranamente però il maitre ha evitato di rispondere.Sappia egli che siamo tutti nell’ambascia finchè non leggeremo le sue auguste osservazioni.

  179. Francesco Ursino scrive:

    Qualunque, cara Pipìta, qualunque volume andrà senz’altro benissimo. Dal sussidiario al vocabolario, dall’enciclopedia all’antologia, letteratura, filosofia… :)

  180. Pipìta Del Monte scrive:

    …già che mi ci trovo, butto dentro al pacco anche qualche fotoramanzo e qualche fumetto(retaggi dell’età ingenua dei miei figliuoli)…che ne dice ,Ursino? Pensa che riuscirà a decifrarli?

  181. Francesco Ursino scrive:

    Beh i fumetti sono a comprensione universale :)

  182. Raffaele Savigni scrive:

    Post 72: (a Pipita: rispondo solo ora perchè lavoro e non posso dedicare tutto il giorno al blog!) Stavolta concordo sostanzialmente col discorso di Pinkus (sulla necessità di una catechesi liturgica, di un senso estetico, di una valorizzazione di tutto il patrimonio teologico-liturgico nella sua continuità, sulla necessità di non “ricominciare da capo” ad ogni generazione), pur ritenendo che la teologia e la liturgia (e quindi la pastorale e la catechesi) abbiano una ineliminabile componente di storicità, e quindi la necessità di “inculturarsi”. Sono anch’io contrario alle rotture: non ho nulla contro la valorizzazione di testi antichi, di pratiche liturgiche e devozionali come il Rosario, le Quarant’ore e Simili. La pastorale è fatta principalmente non di “strategie” umane ma di ascolto dello Spirito; che però (è questo forse che ci differenzia) “fa nuove tutte le cose”, aggiunge sempre qualcosa di nuovo non alla Verità in sé, ma alla nostra comprensione del mistero e del significato racchiuso nelle parole antiche.

  183. Gianni B. scrive:

    @Francesco Ursino
    Zio bono, Francesco, se tutti i cattolici fossero come te, giuro che mi convertirei! :)
    Poi purtroppo emergono dai sepolcri i vari Simone, Grisostomo, Pernice ecc. ecc. e allora ringrazio di essere ateo (…non me ne vogliano i diretti interessati).
    Sul tuo post mediterò, però mi devi rispondere francamente a questa semplice domanda: che serve un intermediario (il prete che ti confessa) in tutto questo processo?
    Grazie per il disturbo e ciao! :)

  184. Gianni B. scrive:

    @Francesco
    Scusa, ho scritto “devi” ma dovevo scrivere “se vuoi, dovresti”.

  185. Ginevra de Gregorio scrive:

    Cortesissima Pipita..qualora le avanzasse qualche copia d’annata di “Alan Ford” le sarei grata se volesse inviarmela, a mie spese naturalmente.
    I fumetti sono le mie letture preferite per svagarmi.
    Ringraziandola anticipatamente,
    la Sua affezionata
    Ginevra

  186. Pipìta Del Monte scrive:

    Gravissimo errore, cara principessa, Ella offende la mia borsa prima che me. Le manderò quanto prima le copie di Alan Ford e altro ancora ,se lo desidera, ma non a Sue spese.
    Le va anche qualche “Il grande Blek”?

  187. Ginevra de Gregorio scrive:

    Affatto cara, affatto! Lungi da me il volerLa offendere, piuttosto non sono solita richiedere dei doni.
    Ma se Ella vorrà farmene omaggio ben vengano, accetto volentieri anche le copie de “Il grande Blek” oramai oggetto di culto per gli appassionati dei fumetti d’epoca.

    Cordilaità

  188. Ginevra de Gregorio scrive:

    ops..cordialità…pardon

  189. carmelo scrive:

    CARISSIMI TUTTI,

    DA AGENZIA DI STAMPA ANSA APPRENDO CHE DOMANI S.S BENEDETTO XVI° DOPO LA LITURGIA DELLA PAROLA, CELEBRERA’ LA LITURGIA EUCARISTICA CON LE SPALLE RIVOLTE AL POPOLO. CON LO SGUARDO RIVOLTO CON IL POPOLO AL SIGNORE CROCIFISSO.

    FINALEMTNE , DOPOTUTTO IL CONCILIO NON AVEVA MAI ABROGATO CHE LA CELBRAZIONE VENISSE CUM POPOLO AL COSPETTO DEL SIGNORE CROCIFISSO UNICO MEDIATORE CON L’ETERNO PADRE.

    LE CARETTERISTICHE ARCHITETTONICHE DELLA CAPPELLA SISTINA HANNO FATTO PRENDERE QUESTA DECISIONE (SECONDO ME NON DETTATA DA SOLI MOTIVI LOGISTICI) ALL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE VENENDO INCONTRO ALLE RICHIESDTE DEL PAONTEFICE.

    UN ALTRO TASSELLO VERSO LA GLORIA DELLA CELEBRAZIONE LITURGICA.
    DIMENTICAVO , PER EVITARE OGNI EQUIVOCO IL MESSALE UTILIZZATO SARA’ QUELLO DI PAOLO VI , QUINDI POST RIFORMA, OPPURE RITO ORDINARIO ROMANO.

    DEO GRATIAS. DIO CONSERVI A LUNGO IL PAPA.

  190. carmelo scrive:

    SCUSATE GLI ERRORI.
    SONO EMOZIONATO E ATTENDEVO DA TEMPO QUESTA SCELTA, DOPO LA LETTURA DEL LIBRO “RIVOLTI AL SIGNORE” CON PREFAZIONE DELL’ALLORA CARD. J. RAZTINGER. EDIZIONE CANTAGALLI

  191. Silvano scrive:

    fotoromanzo e non fotoramanza! controlli prima di inviare i suoi messaggi. Cercherò nella mia piccola biblioteca di circa diecimila volumi un buon libro per la serata. … Ah, dimenticavo! il sussidiario lo usi lei per qualche tavolo scricchiolante…

  192. Areki44 scrive:

    Lunga vita al Santo Padre Benedetto XVI.

  193. F. Pernice scrive:

    E speriamo che basti ai non pochi imbecilli i quali vanno capziosamente argomentando circa che nella loro chiesa preghiera eucaristica e consacrazione versus Orientem non hanno senso perché l’altare non è orientato. Le loro chiese sono certamente disorientate, date le guide che si ritrovano, ma in compenso la Cappella Sistina è perfettamente orientata, nonostante dal punto di vista geografico papa Benedetto officierà versus occidentem. Il fatto poi che la messa di oggi nella Sistina si celebra secondo il Novus Ordo ha altre interessanti implicazioni. Come dice Areki44, lunghissima e saluberrima vita a papa Benedetto XVI, “lo meglior ch’unqua sia nato”.

  194. Francesco Ursino scrive:

    GIANNI B.

    Dunque, innanzitutto Cristo ha voluto che tutta la sua Chiesa – nella preghiera, nella vita e nel suo operare – fosse il segno e lo strumento del perdono e della riconciliazione, donatoci attraverso il sangue offerto per noi sulla Croce.
    Inoltre, ha affidato l’esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. L’apostolo, in questo caso il sacerdote, è inviato e agisce “nel nome di Cristo” perché infatti solo “in nome Suo” è possibile assolvere i peccati, guarire, esorcizzare ecc. .
    Questo assolvere o ,se è il caso, non assolvere rientra nella capacità di “sciogliere e di legare” che Cristo ha affidato a Pietro quando gli ha consegnato “le chiavi”: significano infatti che coloro che saranno esclusi dalla comunione con la Chiesa, lo saranno anche da quella con Dio. Viveversa, chi sarà accolto di nuovo nella comunione, sarà di nuovo in comunione con Dio.

    L’intermediario fa parte di quel ministero apostolico, di quei poteri di “sciogliere e di legare” che Cristo in Persona ha affidato alla Sua Chiesa. Così come Dio ci ha redenti per mezzo di Gesù Cristo, così ci assolve dai peccati per mezzo del sacerdote in quanto “apostolo” di Cristo, che agisce “nel nome di Cristo”.

    Ciao e buone cose. :)

  195. Pipìta Del Monte scrive:

    Gentilissimo Silvano,

    per caso nella sua biblioteca di diecimila volumi si ritrova qualche copia ,dimenticata, dell’opera maggiore di Monsignor Della Casa?

  196. Ginevra de Gregorio scrive:

    Qualora non se lo ritrovasse, caro Silvano, fornisco a lei e ad altri che ne abbisognassero un indirizzo ove informarsi correttamente su come “L’eleganza del comportamento è conseguenza di un sereno dominio delle inclinazioni naturali”.
    Galateo overo dei costumi , di Mons. Giovanni Della casa.

    http://www.filosofico.net/monsdellacasagalateocost.htm

    Buon pomeriggio

  197. Francesco Ursino scrive:

    Auguro una buona domenica a tutti!

    Buone cose. :)

  198. Pipìta Del Monte scrive:

    Grazie, Sua Grazia!

  199. Pipìta Del Monte scrive:

    Mi perdoni,Signor Ursino,ma il ringraziamento(da estendere anche a Lei per il suo messaggio augurale) era rivolto in primis alla principessa Ginevra de Gregorio.

  200. Francesco Ursino scrive:

    Nessun travisamento, cara Pipìta. :)

  201. Pipìta Del Monte scrive:

    Impegnatissimo com’è tra le sue carte, il mio carissimo amico Pinkus (tra l’altro impegnato in elaborate sedute fisioterapiche per alleviare la rigidità senile del suo sistema osseo) mi incarica di parteciparvi la sua contrizione per aver usato fino ad ora lo pseudonimo “Pinkus” che egli ha scoperto essere il cognome di un dignitario polacco di Santa Madre Chiesa Cattolica Apostolica e Romana.

    Con l’umiltà che lo contraddistingue, egli chiede venia a tutti,e i particolare al dignitario de cuius,comunicando che d’ora innanzi,quando gli saràpossibile intervenire su questo blog, userà le sue generalità per intero: CONTE PIRRINKUS DI POGGIOABETE.

    Grazie.

  202. Ginevra de Gregorio scrive:

    Prego cara, Le pare.
    In questa che talvolta par divenir “una selva selvaggia ed aspra e forte” di dantesca memoria è d’uopo aiutarci tra noi Signore, quando possibile.

    Buon prosieguo di giornata anche a lei caro Francesco.

  203. Areki44 scrive:

    Parto domani per gli esercizi spirituali…
    Nella Chiesa in cui sono parroco si celebra verso il popolo, ma sto seriamente pensando, nel tempo quaresimale di celebrare “versus orientem”, visto che nell’abside c’è un bellissimo crocifisso… già un anziano confratello in passato lo faceva in un’altra parrocchia…
    Questo per le domeniche, in quanto nei giorni feriali, nella cappella feriale celebro sempre “versus orientem”…
    Ciao a tutti ci rivediamo dopo gli esercizi

  204. Francesco Ursino scrive:

    Buone cose e buon lavoro spirituale :) .

  205. F. Pernice scrive:

    Caro Areki44, se si volgerà insieme all’assemblea verso l’Oriente liturgico mi sappia moralmente con Lei.

  206. Gio scrive:

    E’ inaccettabile che la Solennita’ dell’EPIFANIA di Nostro Signore sia degradata in una squallida “festa dei popoli”, nell’ambito della quale ogni carnevalata festaiola puo’ trovare un suo posto, compresi i comizi veltroniani del cardinal Dionigi.

  207. F. Pernice scrive:

    A conforto di consacrazione e preghiera eucaristica versus Deum giungono anche argomenti ex auctoritate:

    “L’altra domenica ha detto la messa con le spalle rivolte ai fedeli e lì non mi è piaciuto” (Livia Turco in “Corriere della sera”, 15 gennaio p.3).

    Ogni glossa è superflua.

  208. Stefano scrive:

    Anche quando Davide danzava davanti all’Arca qualcuno si scandalizzava e lo rimproverò… andate a rileggere la risposta di Davide. Anche quando la peccatrice bagnava con le lacrime i piedi di Gesù e li asciugava con i suoi capelli qualcuno si scandalizzò. Rileggete la risposta di Gesù.
    Andate a San Fedele e non solo al corso di danza, imparerete molto e crescerete nella Fede.
    Quanto alla Messa col vecchio rito: non è un problema, basta che chi lo segue (e anche chi lo autorizza) mostri il dovuto rispetto e amore per il Concilio Vaticano II, uno dei frutti più belli e pieni dello Spirito Santo che la Chiesa Cattolica abbia mai vissuto.

  209. Gio scrive:

    Allora facciamo cosi’: mentre quelli del San Fedele vanno a ballare davanti all’arca del pane posso, i kattolici vanno a Messa.

  210. ambrogio scrive:

    Prego Cardinale Tettamanzi…
    non dare retta a esternazioni di Kossiga(Cossiga),
    persona 30 anni fà coivolta in attività sovversiva in complicità con l’amico(non colpevole) Carlo Donat Cattin..
    Kossiga, prode difensore dello stato,ma che in nome di amicizia in quanto padre di famiglia, permette fuoriscita in Francia di persona che già si sapeva coinvolto in attività delittuose…
    Signor Cossiga,ma è ancora a questo mondo…?
    Gentile cardinale Tettamanzi,continui a lavorare per l’integrazione delle varie culture presenti a Milano, è l’unico sistema per riuscire veramente a parlarsi…

    Con stima

    Ambrogio

  211. Guardia Svizzera scrive:

    La gravita’ degli atti Kossighiani costi’ ricordati, non offra adito agli atti riprovevoli del Tettamanzi ( nomen -omen) , inquietante cardinale dalla flaccida steatopigidia preconciliare ( di Trento pero’).

  212. Elena scrive:

    Riguardo al discorso sulla danza, suggerirei a chi non ne sente la necessità o a chi la condanna, di provare a riflettere sui gesti liturgici e di preghiera che tante volte facciamo in modo vuoto e senza conoscerne il vero significato. Se si riscoprisse il profondo significato che hanno le mani giunte, lo stare in piedi o in ginocchio, il camminare processionale e offertoriale, ecc. probabilmente la danza non risulterebbe così fuori luogo. Ma tutto dipende anche dall’idea che abbiamo di “danza”; se per noi “danza” è unicamente quella di “Amici”, è naturale sentire una fatica ad accettare la danza in Chiesa…Quindi prima di parlare e di giudicare, consiglio di vedere e di fare esperienza….

  213. palingenius scrive:

    La chiesa non è un circo. La S.Messa non è uno spettacolo. Tettamanzi è uno di quelli che pensa soltanto ad aumentare il pubblico… quello che va in chiesa a Natale e Pasqua. La Provvidenza ci ha evitato di averlo come papa, grazie a Dio! La Chiesa deve avere il coraggio di andare contro corrente e di non farsi trascinare nel finto buonismo, nella politica e nella spettacolarizzazione. Si badi piuttosto ai contenuti dottrinali, sui quali la maggior parte dei sacerdoti sono molto carenti.

  214. Piero scrive:

    Caro Tornelli
    a ciascuno il suo! Al card. Tettamanzi il rispetto dovuto come vescovo e principe della Chiesa. Soprattutto i fedeli della diocesi Ambrosiana non possono, se vogliono essere veri cattolici, prescindere da Lui, anzi non possono prescindere dall’affetto verso di Lui. Non siamo più papisti del Papa, che lo ha messo lì a Milano e lo tiene perchè tiene a Lui ed alla sua vocazione. Non credo che il Santo Padre, se lo ritenesse utile, non prenderebbe i dovuti provvedimenti: non gli manca l’intelligenza ed il coraggio per farlo. Non credo che il card. Tettamanzi non sia fedele al Papa:comunque sarebbe un problema che prima di tutto peserebbe sulla sua coscienza davanti a Dio! Io se fossi in Lui, ma non sono Lui, non lascerei passare la “vulgata”, che passa troppo, di essere una specie di antipapa o papa rosso progressista. Il problema esiste anche per il card. Martini. Entrambi non hanno creduto di non dovere mai smentire questa diffusa “leggenda”! E’ probabile, almeno io spero, che la ritengano ridicola! Comunque in una diocesi l’ultima parola è del vescovo, che diventa penultima, anche se il vescovo ritenesse di essere sovrano nella sua diocesi, qulora il Papa intervenise con chiarezza ed in modo inequivocabile! Se invece il Papa, e credo che sia proprio così non solo nel caso in specie, non interviene ritenendo di dover rispettare la libertà e la responsabilità del vescovo, perchè noi dovremmo agire diversamente? Non siamo più papisti del Papa…e poi: “DIO SCRIVE DRITTO SULLE RIGHE STORTE”.