Messale antico, cambia la preghiera per gli ebrei

Benedetto XVI ha deciso di riformulare il testo della preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo presente nell’edizione del 1962 del messale tridentino liberalizzato con il Motu proprio “Summorum Pontificum”, accogliendo le richieste di molti rabbini. Ricordo che il lungo cammino era già iniziato sotto Pio XII (il quale fece pubblicare una spiegazione nella quale si ricordava che “perfidis” riferito ai giudei nella liturgia significava “senza fede” e fece fare la genuflessione anche in questa preghiera), è continuato sotto Giovanni XXIII (che ha eliminato dal 1959 sia “perfidis” che “perfidia”) e ora si conclude con Papa Ratzinger, che ha tolto il riferimento all’accecamento del popolo ebraico. Questo è l’articolo che ho scritto oggi sul Giornale.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

173 risposte a Messale antico, cambia la preghiera per gli ebrei

  1. Giampaolo scrive:

    Di primo acchito verrebbe da chiedersi a quando dunque la rimozione delle ben più pesanti offese contenute nel Talmud, ma sarebbe una reazione a caldo, non infondata, ma poco meditata.
    Mi lascia perplesso invece la considerazione di Laras, quella per cui, pregare affinchè Dio levi il popolo ebraico dall’accecamento, evidenziando l’errore nel quale essi sono, porterebbe all’antisemitismo.
    Il problema è teologico. Se non accettano Cristo, come non fanno, sono in errore, non si può negare. Se ne potrà edulcorare la formula, come del resto si sta continuando a fare, ma la sostanza resta quella. La verità è Cristo, e loro non l’accolgono, non la vogliono accogliere. E’ antisemita dire questo? Per me no. E’ coerenza con la propria fede, null’altro.
    Per dare soddisfazione al rabbino si dovrebbe affermare una via di salvezza parallela per gli ebrei, che non passasse per Cristo, così da non potersi più dire che siano nell’errore. Se si arrivasse a dire ciò, come si ventila da qualche parte, mi pare fosse il card Lehmann, si sarebbe sacrificata la verità cristiana sull’altare dell’ecumenismo.
    Pregare per la conversione degli ebrei è un dovere di Carità nei loro confronti, non una spocchiosa esibizione di superiorità, questo il punto. Edulcorare progressivamente questo aspetto rischia la deriva summenzionata da una parte, e viola dall’altra il dovere dell’evangelizzazione così opportunamente ribadito di recente.

    Bramo di conoscere quanto prima la nuova formula.

    Cordialità

  2. kostas scrive:

    E’ un giorno triste, se quanto afferma il dott. Tornielli è vero. Come possiamo accettare la modifica di una preghiera antichissima su spinta di soggetti non credenti? Perché accettare direttive da chi non fa parte della nostra Santa Chiesa?

  3. Slowhand scrive:

    E’ noto che “le parole sono importanti”. E la liturgia, per preservare il suo valore diacronico, ha bisogno di parole comprensibili, specialmente nella preghiera. Un conto sarebbe pregare in latino (come, infatti, Benedetto XVI non esita a fare e lasciar fare), di modo che l’atto sia consapevole della necessità dell’impegno a una piena comprensione; ma pregare in linguaggio corrente ingannevolmente nasconde l’insidia di una comprensione superficiale e -a volte, e come in questo caso- fuorviante.
    Che poi la teologia ha le sue ragioni, alla fine si prega per un motivo ben preciso, che è la conversione degli ebrei: quali che siano le parole usate, Nostro Signore saprà ben Lui cosa fare…

  4. annarita scrive:

    HO letto l’articolo è rimango stupefatta: Le parole accecamento e tenebre potrebbero far pensare, che gli ebrei sono lontani dalla verità e perciò può nascere l’antisemitismo? Ma gli ebrei sono fuori dalla verità, altrimenti quante verità esistono? Non mi sembra che pregare per loro, sia un atteggiamento antisemitico, anzi è un atto d’amore. Mi sembra che gli ebrei si crogiolino un po’ troppo sulla storia dell’antisemitismo, qualsiasi critica nei loro confronti viene definita antisemitismo, ma basta!!!! Hanno stufato, certo se continuano con questo vittimismo, non risultano molto simpatici: questo porta all’antisemitismo, non una preghiera per la loro conversione, fatta durante la S.Messa. Vorrei sapere se il Papa si rivolge a loro, per consigliargli di togliere certi anatemi, che loro usano contro gli infedeli cristiani, nel Talmud. I rabbini chiedono al Papa di fare delle modifiche, i protestanti hanno aiutato a formulare la Messa nuova, cosa ci chiederanno i mussulmani o gli induisti? Chi governa la Chiesa, un’assemblea condominiale interreligiosa?

  5. annarita scrive:

    Non è molto educativo, dire sempre sì alle istanze degli ebrei, si viziano, poi crescono male, convinti che tutto gli sia dovuto. Manca la pedagogia!

  6. Mauro W. Fuolega scrive:

    Prima di modificare, insensatamente, sotto la spinta dei soliti giudei che, nonostante tutto quello che hanno passato, non hanno ancora perso la loro incredulità per volgersi, col cuore contrito, alla conversione, non farebbe meglio Sua Santità a ripristinare con maggior vigore l’antica liturgia?
    Scusate se questa mia domanda è lunga come il titolo di un film della Lina Wertmuller…

  7. Onofrio scrive:

    La decisione cui fa riferimento Andrea Tornielli è un buon segnale; significa che il rito antico è uscito fuori dal dimenticatoio dove la Chiesa cattolica lo aveva riposto dal ’62 al 7 luglio 2007 (il Messale era rimasto immutato).

    Al di là della questione “dar retta o non dar retta agli Ebrei” (personalmente, pur essendo legato al rito antico e partecipando alla Messa domenicale con il rito antico, non trovo nessuno scandalo nel consultare rabbini di buona volontà) va considerato che un Messale è una realtà _viva_, che può essere modificata da un Papa validamente eletto, come è Benedetto XVI.

    Non ha di certo cambiato le parole della consacrazione… :/ Se non è il Papa a cambiare le parole in un Messale, chi lo dovrà fare?

    Abbiamo concordato di fidarci del capo visibile della Chiesa cattolica, penso, quindi cercheremo di vedere gli effetti positivi della sua decisione (da qui al giorno del Giudizio, dato che noi cattolici non possiamo limitarci a vedere soltanto la “finestra” di qualche anno della nostra vita terrena) .

    Onofrio

  8. Garlyc scrive:

    Attendo con ansia chi per primo darà al papa del cattocomunista…

  9. edoardo scrive:

    Già trovo strano modificare le parole per renderle adeguate al loro significato “attuale” (con il latino non ci sarebbe questo problema…), ma addirittura tagliare parte delle preghiere per accondiscendere a richieste fatte da persone esterne alla Chiesa mi pare davvero troppo. Inoltre Laras dice che la parte eliminata indicherebbe che gli ebrei sono fuori dalla verità. Purtroppo mper loro questa è la verità: non riconoscendo Cristo hanno perso il treno della salvezza, e pregare perchè Dio li illumini non è altro che un atto di carità. Di questo passo anche i fedeli, in gruppi organizzati, hanno diritto alle loro preghiere personalizzate ! Non è una buona notizia…

  10. Rocco scrive:

    Sottoscrivo ogni parola detta sopra da Giampaolo…
    E ribadisco quanto, prima ancora, scriveva Paolo ai Romani, cioè che Cristo è salvezza “per il giudeo prima, e poi per il greco”…, non ci sono vie di salvezza alternative o parallele… se gli occhi di chi non crede in Gesù Cristo Salvatore, Figlio dell’unico Dio, sono realmente accecati, puoi cambiare tutte le formule che vuoi, ma la verità rimane.
    Gesù Cristo, pur di non tralasciare una virgola della verità, era disposto anche a perdere i suoi (Volete andarvene anche voi?)… mi domando, davanti a questo, quale sia il valore e il senso di cedere a queste richieste infondate, che mirano solo ad accontentare quelli che, in fondo, sono e hanno intenzione di restare a casa loro, fuori dalla fede in Gesù.
    Ma se noi chiedessimo alle altre religioni di cambiare qualcosa secondo i nostri intendimenti, troveremmo tutta questa accondiscendenza?
    Saluti a tutti.

  11. Alessia scrive:

    Scusate, ma avete letto bene l’articolo di Tornielli?
    Fidatevi, il Papa sa cosa e come fare. Ha un Consigliere che è infinitamente più alto di noi.
    Alessia

  12. Francesco Ursino scrive:

    E’ vero, gli ebrei sono fuori dalla Verità, ma questo non dovrebbe impedirci di “amare il prossimo”, magari scavalcando con coraggio una stupida barriera che separa e basta. Ma forse mi sbaglio? Che ne pensate?
    Saluti a tutti.

  13. Rocco scrive:

    Certo Alessia, abbiamo tutti la massima fiducia nel papa, e in modo particolare in questo Papa che tutti amiamo molto… D’altra parte, è proprio lui che ribadisce il valore dell’antico motto “fides quaerens intellectum”, quindi scusa se cerchiamo di ragionare un po’ anche noi, visto che la fede cristiana non è una cosa solo del Papa, ma ci riguarda un po’ tutti…

  14. Ginevra scrive:

    @ Franceso…
    Quì vengono solo per fare rissa..altro che “amare il prossimo”!!
    Io infatti mi ritiro dalle contese.

    Buona giornata :-) :-)

  15. Rocco scrive:

    @ Francesco:
    Amare gli uomini nostri fratelli è un conto, ma ciò che ci separa dagli ebrei è quel piccolo particolare che si chiama Gesù Cristo, tutt’altro che una “stupida barriera” per me…

  16. Giampaolo scrive:

    Gentile Francesco, l’amore per il prossimo, se cristiano e non mero filantropismo, è portargli la verità del Cristo. Se la testimonianza della propria fede è letta nei termini di barriera verso l’amore per il prossimo, s’è perso qualcosa di fondamentale a monte.

    La Carità si esercità nella Verità, non nell’attenuazione di questa. Cristo salva, occorre pregare per la conversione di tutti, ebrei compresi, se davvero si ha a cuore il loro bene.
    L’ecumenically correct è contrario all’amore per il prossimo.

    Cordialità

  17. Francesco Ursino scrive:

    Mi rendo di aver scritto una vera idiozia, chiedo scusa… ho inteso male una cosa. Di certo non intendevo essere Cristo “la stupida barriera”…

    Grazie per le risposte.

    Cordialmente

  18. Gilbert scrive:

    Se confermata, questa notizia mostra ancora una volta la grande libertà (che nasce dal dipendere solo dalla verità) di Benedetto XVI. Se le cose stanno come riportato da Tornielli, il Papa, tra l’altro, toglie a tutti un pretesto per utilizzare in modo ideologico (in un verso o nel verso opposto) la forma straordinaria del rito romano. Evviva Benedetto XVI!

  19. Garlyc scrive:

    Ma guardate che rimane comunque una preghiera per la conversione degli Ebrei. Accusare il papa di un atto che, secondo alcuni che scrivono qui, tenderebbe all’indifferentismo religioso esorbita i limiti del ridicolo. Nessuno può minimamente pensare che dalla Chiesa e da Benedetto XVI esca qualcosa di contrario all’affermazione di Cristo come unica via di salvezza.
    Poi è vero che anche le parole del rabbino Laras sono stonate: è evidente che gli ebrei non sono, secondo noi cattolici, nella pienezza della verità e devono raggiungerla. Mi sembra che dica così anche la preghiera del Venerdì Santo nel NO.

  20. Mauro W. Fuolega scrive:

    Allora lasciamo le cose così come sono con buona pace dei rabbini, di cui francamente a noi cattolici non deve importare proprio nulla salvo la loro conversione.

  21. Francesco Ursino scrive:

    Cara Ginevra (de Gregorio?),
    “batto in ritirata” anch’io, che ho una festa da preparare… volevo chiederti solo una cosa: il congedo della cara Pipìta è davvero definitivo? Si sente già la sua mancanza…

    Buona giornata anche a te :D

  22. Rocco scrive:

    No Garlyc,non esageriamo, mi pare che nessuno stia accusando il Papa di indifferentismo religioso, ci mancherebbe altro… però anch’io avrei lasciato “le cose così come sono, con buona pace dei rabbini”…

  23. bruno frusca scrive:

    Se è vero, ed è sicuramente vero, che lo strumento per la conversione degli ebrei è la preghiera, lasciamo da parte ogni altra considerazione e preghiamo. La formula sarà senz’altro l’espressione della massima adesione al comandamento della Carità. Senza dubbi, senza deviazioni e tentennamenti. Come abbiamo ormai potuto constatare dal comportamento di Benedetto XVI.

  24. Garlyc scrive:

    “La verità nella carità” non è forse il miglior viatico all’azione dello Spirito?

  25. annarita scrive:

    Io penso, che per quante barriere toglieremo, gli ebrei troveranno sempre qualcosa che non va o che li offende, fino a che la Chiesa non diventerà una sinagoga. Io invece di togliere la parola accecati, dalla preghiera sopracitata, aggiungerei di pregare anche per i nuovi cattolici, che se non sono proprio ciechi, di qualche decimo mancano. A parte gli scherzi, staremo a vedere come cambierà la preghiera.
    A me sembra, Garlyc, che se ufficialmente dalla Chiesa non è uscito nulla di contrario dalle affermazioni di Cristo, riguardante la via della salvezza, comunque qualcosa è stato travisato, visto l’alto numero di cattolici e sacerdoti convinti, che non bisogna più convertire, dal momento che la verità si può trovare anche nelle altre religioni. Se questa eresia non è stata proclamata dai pulpiti, comunque è trapelata dai comportamenti (vedi riunioni di Assisi). Non mi sembra nemmeno, che coloro che predicano tali eresie siano mai stati ripresi e smentiti. Diciamo che un po’ di confusione c’è, manca chiarezza, altrimenti non capisco, perchè ci siano tanti pensieri discordanti all’interno del mondo cattolico, se è tutto chiaro che ci si salva solo dentro la Chiesa Cattolica.

  26. Paolo scrive:

    E’ lo sbocco naturale di un cammino iniziato tempo fa, anche se l’attenzione che i cattolici pongono verso le altre religioni non sempre è contraccambiato.
    Paolo

  27. annarita scrive:

    cara Pipìta, scendi dal Monte e torna qui con noi!

  28. Federico Catani scrive:

    A me sembra che si ceda troppo di fronte agli ebrei!
    Noi dovremmo pregare come ci pare, senza prendere ordini da chi sta fuori dalla Chiesa!
    Comunque, alla fin fine, si modifichi questa benedetta preghiera come si vuole, purché resti fermo il principio che dobbiamo pregare per la CONVERSIONE dei nostri “fratelli maggiori”: è un nostro diritto ed un nostro dovere!!!

  29. Etan Haezrahi scrive:

    Shfokh chamatkha al hagoyim asher lo yodukha. Queste sono le “preghiere” che per noi rivolgono a Dio gli ebrei nella loro festa di Pesach, durante la cena rituale. Traduco: “Riversa la tua ira sui popoli che non ti conoscono”. Qualche modifica non potrebbero farla anche loro?

  30. Garlyc scrive:

    Annarita, ma che dici? Sicuramente nella Chiesa ci sono anche tendenze di questo genere, ma da parte dell’autorità ecclesiastica non è MAI mancata una rigorosa vigilanza. L’ultima nota della Congregazione per la dottrina della fede è solo l’ultimo di moltissimi esempi.

    Anche su Assisi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno sempre appoggiato l’iniziativa, curando che non vi fossero aspetti ambigui.

    E poi come giustamente qualcuno ha scritto, papa Benedetto si fa guidare solo dalla verità, nessuno si è “piegato” di fronte agli ebrei.

    Cosa intendi con “ci si salva solo entro la Chiesa cattolica”? L’interpretazione rigida di questa frase è già stata condannata nel 1949 dal Sant’Uffizio, quindi attenzione a non metterti tu contro la verità cattolica.

  31. Garlyc scrive:

    ““Riversa la tua ira sui popoli che non ti conoscono”. Qualche modifica non potrebbero farla anche loro?”

    Sì, potrebbero. Ma è a noi che è stato detto di porgere l’altra guancia.

  32. Etan Haezrahi scrive:

    E infatti a questa maledizione che ho citato, noi non rispondiamo che pregando Dio che li illumini. Perchè eliminare questa nostra preghiera?

  33. Giampaolo scrive:

    Appunto, Garlyc, l’altra guancia, ma non la verità.
    E’ vero o non è vero che i “fratelli maggiori” sono rimasti fuori dalla fede? Se è vero, come lo è, abbiamo o non abbiamo il dovere di pregare per loro, affinchè si convertano?
    Non stiamo auspicando si preghi per la loro distruzione, ma per la loro salvezza, l’esatto contrario.
    Si manterrà la preghiera per la loro conversione, si dice, bene, speriamo. Non dubito sua Santità lo farà.
    Il problema non è l’aggiornamento linguistico, ma la sostanza del nostro credo.
    Dia un occhiata a cosa scriveva il rabbino Di Segni in tema di “dialogo ebraico cattolico” http://www.morasha.it/zehut/rds17_noeprocedeva.html
    Cito uno stralcio: “I cristiani dovrebbero arrivare ad ammettere che gli ebrei, in virtù della loro elezione originaria e irrevocabile, e del possesso e dell’osservanza della Torà, possiedono una loro via autonoma, piena e speciale verso la salvezza che non ha bisogno di Gesù.”

    Questa è la condizione da loro posta per il dialogo religioso, la famosa salvezza parallela. Leggi la lateralizzazione di Cristo, non più salvatore, ma operatore di pace…

    Alla luce di queste affermazioni un dialogo franco con l’ebraismo non dovrebbe diluire sempre più la specificità del nostro credo, il Cristo, ma ribadirlo con fermezza. Auspico questo sia fatto nella pur nuova veste linguistica, ma segnalare i rischi e le derive, come qui stiamo facendo, è tutt’altro che peregrino o antipapale.

    Cordialità

  34. Mauro W. Fuolega scrive:

    Infatti noi porgiamo – da sempre – l’altra guancia, non da oggi o dal CVII, sia chiaro. Preghiamo per i persecutori, per gli idolatri, per gli infedeli, per gli scismatici, gli eretici,…, ma non possiamo in alcun modo riadattare la verità per un politically correct che, nelle cose religiose, non ha senso. Dobbiamo educati ed aver rispetto – spirituale e fisico – per il prossimo, ma il nostro compito deve essere sempre quello di proclamare la verità che è Cristo Nostro Signore a cui tutto è ordinato.

  35. RE scrive:

    la Chiesa Cattolica e i cattolici hanno il dovere di indirizzare sulla retta via coloro che non riconoscono la Verita’-in particolar modo HANNO il dovere di convertire gli ebrei-
    cambiare il testo di tale preghiera perche veicolo per la diffusione dell’antisemitismo stravolgerebbe e mistificherebbe la missione di converione che i cattolici devono perseguire-
    un cattolico non mostra alle genti la via la verita’ e la vita perche è anti qualcosa..o antisemita ma è un atto di amore nei confronti del prossimo-
    l’interpretazione antisemita di tale missione è di coloro che rifuggono la luce ;e di fronte a lui coprono il volto-
    non è un problema della Chiesa l’interpretazione antisemita di tale preghiera, perche inesistente-ne tanto meno un problema da destinare alla interpretazione delle masse popolari…
    ammetendo tale modifica alla preghiera,si legittimerebbe come reale il fondamento antisemita della conversione e di quella preghiera-
    spero che Spirito Santo continui ad illuminare le decisioni del Papa .

  36. Garlyc scrive:

    Nessuno parla di riadattare la verità. E sicuramente non il Papa.

    La pretesa del rabbino che viene citata sopra è ovviamente inaccettabile per un cristiano. Del resto, al contrario di quanto pensa qualcuno, le religioni NON sono riducibili “ad unum”.

    La preghiera per la conversione e per l’illuminazione degli ebrei è buona e giusta.

    Detto questo, ritengo che tutto quanto possa contribuire NON a offuscare la verità MA a seppellire antichi equivoci e animosità storiche che NON hanno il loro fondamento nel Vangelo ma in cattivi comportamenti – insomma non nel “cristiano” ma nell’”umano – a cui anche noi cristiani non siamo estranei sia benvenuto e vada perseguito.

  37. Barbalbero scrive:

    Sono ansioso di conoscere il nuovo testo della preghiera,
    anche se personalmente avrei preferito un’interpretazione “autentica” come quella di Pio XII laddove evidenzia l’accezione del termine latino perfidi (Per-fides)….
    dire che gli ebrei non vivono l’accecamento e non sono un popolo dal cuore ostinato è falso, oltrechè opposto alla Carità cristiana….

    n.b. a questo punto dovremmo anche rivedere la traduzione del termine Carità che non è l’elemosina, ma l’amore

  38. Paulus scrive:

    Condivido l’opinione di Gilbert: il Papa è libero nella verità, non vive i nostri condizionamenti, è condizionato solo dal vero. Questo lo porta a voler chiarire maggiormente questa verità mettendo maggiormente in risalto ciò che oggi può risultare poco chiaro.

  39. Marcello scrive:

    La Chiesa di Benedetto XVI sta faticosamente cercando di uscire dal pantano del progressismo criptoprotestante quando non marxisteggiante. Il Papa sta continuando l’opera iniziata da Giovanni Paolo II, che ereditò una Chiesa in sfacelo. La risalita sarà ancora lunga e densa di difficoltà. Noi cattolici sappiamo che Cristo non abbandonerà mai la Sua Chiesa e che la guida con l’azione dello Spirito Santo. Nello specifico della discussione sulla modifica al messale del 1962 non so pronunciarmi ma mi fido ciecamente del Santo Padre, mi fido molto meno di tanti uomini di Curia e di insigni liturgisti, specie se di scuola progressista. Leggendo l’articolo del Dottor Tornielli non mi pare di aver percepito la descrizione di una rottura della Tradizione e un nascondimento della Verità e della Carità per fare contenti tutti, come piacerebbe a molti progressisti ecumenici, ma al contrario un perfezionamento verso la Carità che consiste per prima cosa nel pregare per la conversione, senza forzature e con il massimo rispetto per tutti, all’unica vera e completa fede, quella cattolica.
    Comunque bisognerà leggere le modifiche definitive per potere dire di più.

  40. Caterina scrive:

    Riporto dal testo elaborato dal dott. Tornielli da IlGiornale da lui lincato:

    Benedetto XVI ha approntato una bozza per la nuova preghiera che dovrebbe essere pubblicata nei prossimi giorni dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Secondo alcune indiscrezioni, nella nuova versione, pur essendo stati omessi i passaggi ritenuti offensivi dagli ebrei, sarebbe comunque rimasto l’accenno al vecchio impianto della preghiera, quello alla conversione. Proprio su questo argomento era intervenuto il segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dal 2003 al 2005 vice dell’allora cardinale Ratzinger), monsignor Angelo Amato, spiegando al quotidiano Avvenire che «nella messa noi cattolici preghiamo sempre, e per primo, per la nostra conversione. E ci battiamo il petto per i nostri peccati. E poi preghiamo per la conversione di tutti i cristiani e di tutti i non cristiani. Il Vangelo è per tutti».

    *************

    Ottimo……a mio parere non c’è nulla per cui scandalizzarsi, dal momento che sarebbe rimasto: “l’accenno al vecchio impianto della preghiera, quello della CONVERSIONE….” perchè di fatto ciò che a noi deve interessare non è tanto l’uso o la STRUMENTALIZZAZIONE dei termini quanto la sostanza del richiamo alla CONVERSIONE e questo richiamo è per tutti, anche per gli Ebrei….

    Viva il Papa……^__^

    Fraternamente CaterinaLD

  41. RE scrive:

    ho appreso questa notiizia dalla rassegna stampa della ucei
    http://ucei.it/uceinforma/rassegnastampa/home.asp

    CHE LA COMMENTA COSI..

    “L’altra buona notizia, data da Andrea Tornielli in un ampio ariticolo sul Giornale a pagina 14, è la decisione di Ratzinger di modificare le frasi del messale offensive
    per gli ebrei, levando ogni riferimento al loro “accecamento” e alle “tenebre” in cui versano.
    Dopo che Giovanni XXIII eliminò i “perfidi ebrei”, non rientrati, come alcuni temevano, con il ritorno alla Messa in latino,
    papa Benedetto XVI ha compiuto l’ultimo passo contro le espressioni antisemite nella liturgia cattolica. Il nuovo testo dovrebbe
    essere pronto per la Settimana Santa, e il gesto potrebbe preludere a una visita del Papa alla sinagoga di Roma, e forse, suggerisce Tornielli,
    a un viaggio in Israele nel 2009, condizioni politiche permettendo.”"

    IO VORREI SOTTOLINEARE CHE GLI EBREI DOVREBBERO,DA PARTE LORO RICONOSCERE IL FATTO CHE TALE PREGHIERA,
    NON è DETTATA DALLA VOLONTA DI ISTIGARE L’ANTISEMITISMO O DALLA VOLONTA DI OFFENDERE GLI EBREI,COME IN
    VERITA’ SI EVINCE DAL COMMENTO STESSO E DALLA RICHIESTA DEI RABBINI,E CHE RIVELA UNA INTERPRETAZIONE MALEVOLA E
    PREGIUDIZIALE SULLE INTENZIONI CHE SONO ALLA BASE DELLA LITURGIA CATTOLICA DI CONVERSIONE NEI CONFRONTI DEGLI EBREI-
    DETTE PREGIUDIZIALI INTENZIONI MALEVOLI ED OFFENSIVE, OFFENDONO IN REALTA’ LA MAESTA’DI COLUI CHE PER LORO
    E NOI TUTTI SI è FATTO UOMO, CROCIFISSO- RICONOSCERE, DA PARTE DEGLI EBREI , IL DOVERE ALLA “CONVERSIONE
    DI TUTTI I POPOLI” A CUI LA CHIESA è SOTTOMESSA, AL FINE DI ADEMPIERE ALL’ORDINE BIBLICO PER LA QUALE è STATA CREATA,E SANTA;PERMETTEREREBBE DI PORRE LE BASI PER UN CONFRONTO FONDATO SUL RISPETTO RECIPROCO DELLE RELIGIONI,
    IN CUI LA RAGIONE DI DIO SIA LIBERA DI MANIFESTARSI LONTANO DAI PREGIUDIZI UMANI,IN QUESTO CASO DEGLI EBREI NEI CONFRONTI DEI CATTOLICI-

  42. Federico scrive:

    Non ci vedo nulla di male e di rischioso in questa modifica…anzi, mi pare doverosa, visto che le espressioni usate possono portare a ritenere che gli ebrei siano malvagi tout court…
    Certo, di fondo rimane, come è giusto che sia, la preghiera per la conversione degli ebrei…
    Quindi, ripeto, non c’è nulla di negativo…
    D’altra parte, signori miei, se gli ebrei ritengono che quelle espressioni siano offensive e antisemite (anche se non lo sono…), ad un certo punto, visto che cambiarle …non vuol dire affatto cambiare la sostanza delle cose (e cioè che il popolo ebraico è sempre chiamato a riconoscere Gesù come suo Salvatore), tanto vale farlo sperando che possa essere, come mi pare, accolto bene.

  43. natan scrive:

    Credo che poichè “gli ebrei sono i nostri frateli maggiori” a cui l’Altissimo, si rivelò e parlò per mezzo dei Profeti è doveroso che talune affermazioni vengano rimosse dalla preghiera Universale che sale il venrdì santo. Ciò contribuirà a dissolvere quelle nebbie che ancora si addensano in alcuni che vogliono per questa affermazione mettere al bando il rito liberalizzato dal Santo Padre.
    Invece, occorrerebbe quello che padre Amorth chiede da tempo che Benedetto XVI dovrebbe inseririe anche nel nuovo rito di paolo VI°, cioè la preghiera finale prima dei riti del congedo all’Arcangelo Michele, perchè sorregaga i cristiani nella lotta contro il potere delle tenebre.
    COMUNQUE IL PAPA IN QUESTA SCELTA AVRA’ CHIESTO UN AIUTO PARTICOLARE ALLO SPIRITO SANTO. Accettiamo per obbedienza la scelta fatta dal Papa.

  44. Marco Sermarini scrive:

    Trovo che Papa Benedetto sia come sempre un uomo di grande gentilezza di cuore, anche perché cambiando le parole la sostanza non cambierà.
    E’ lo stesso spirito che mosse Giovanni Paolo II quando chiese perdono. E’ per togliere di mezzo tutto quello che può essere d’intralcio ma che non è la sostanza delle cose.

  45. Luigi scrive:

    con Benedetto XVI

    sempre!!

  46. Areki44 scrive:

    Sempre col Papa e grazie ancora Santità per il Motu Proprio sulla Messa di San Pio V

  47. Francesco Ursino scrive:

    Caro AREKI44,
    come sono andati i suoi esercizi spirituali?
    Se non ho capito male lei è un sacerdote… posso chiederle qualche delucidazione sul concetto di castità che riguarda la vita dei consacrati?

    La ringrazio.

    Cordialmente

  48. raffaele scrive:

    Ma caro e sempre informato Tornielli e voi cari e entusiasti amici della messa tridentina ricordo male o nel motu proprio di Papa Benedetto si fa menzione di un ” eccetto il triduo pasquale” riguardo la possibilità di usare il messale antico? Se questo fosse vero la vecchia preghiera per gli Ebrei e una sua correzione non avrebbero senso visto che l’Azione liturgica del venerdì Santo dovrebbe essere celebrata secondo il messale di Papa Paolo VI°. O siete riusciti a cambiare anche questo? A stò punto si dica chiaro che si vuol buttare a mare tutta la riforma liturgica…e lo dica chiaro anche il buon Benedetto…

  49. annarita scrive:

    Garlic, quando dico che ci si salva solo dentro la Chiesa cattolica, certo non escludo chi non conoscendo Cristo segue comunque la legge divina che è inscritta in ogni uomo. Dio ama tutti e a tutti da certamente la possibilità di salvarsi, ma sempre per i suoi meriti, non per i meriti di un dio inesistente. Se l’unico Dio vero è quello Uno e Trino della religione cattolica, gli altri di conseguenza sono falsi dei, perciò la verità si trova solo dentro la Chiesa Cattolica che come sposa di Dio, la diffonde, per la salvezza delle anime. Pertanto non dico che chi è fuori dalla Chiesa, perchè ignora Cristo non può salvarsi, ma si salva per il sangue di Cristo, Capo della Chiesa, non per altri dei o per altri credo religiosi. L’unico mezzo valido di salvezza è la Chiesa Cattolica e se un buddista si salva non è perchè ha praticato il buddismo, ma perchè ha aderito alla Verità che viene solo dal vero Dio e dalla sua sposa. Complicato da dire soprattutto da scrivere, ma spero di essermi fatta capire. Per quanto riguarda il fatto che Giovanni Paolo II, ha sempre curato che non ci fossero aspetti anbigui, mi sorgono dei dubbi, quando lo vedo baciare il Corano e cose del genere. Comunque non voglio polemizzare, perchè non sta a me giudicare, ho solo voluto dire che tra i cattolici in questi ultimi 40, c’è un po’ di confusione, forse, ma dico forse, in questi anni si è parlato meno chiaro e con meno autorevolezza che nel passato, magari mi sbaglio. Questa autorevolezza oggi la rivedo nel nostro Papa Benedetto XVI, infatti facci caso, da fastidio a molte persone, perchè molti non erano più abituati a sentirsi dire dove sta la Verità. Se gli uomini di Chiesa, come dici te, avessero, in questi anni, sempre detto chiaramente le cose, come si spiegherebbe il “relativismo” accusato da Benedetto XVI? Relativismo, che non colpisce solo la società in generale, ma che è piaga anche per la Chiesa stessa.

  50. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Raffaele (post 48), il Motu proprio non proibisce affatto di celebrare il Triduo. Proibisce di celebrare il Triduo come messa privata del solo sacerdote. Dunque, come già facevano molte comunità tradizionaliste grazie all’indulto di Giovanni Paolo II, si può continuare a celebrare con il messale tridentino anche in Settimana Santa. Ma entrerà in vigore una nuova versione dell’ottava supplica, dedicata agli ebrei.

  51. Marcello scrive:

    Magari si buttasse a mare la riforma liturgica di Monsignor Bugnini. Ne potremmo trarre tutti un gran bene.
    L’allora Cardinale Ratzinger in un Suo libro sulla liturgia, realisticamente scriveva che sarebbe irrealistico tornare completamente al rito tridentino ma che bisognasse intervenire sul nuovo rito per renderlo Cristocentrico togliendo l’antropocentrismo che nel rito del 1969 è molto presente ed è la causa dei moltissimi abusi liturgici e concausa fondamentale del crollo della Fede.
    Intanto il buon Papa Benedetto ci ha ridonato il rito tridentino che però incontra molti ostruzionismi, espliciti e/o imliciti e ipocriti da parte di Vescovi e preti ideologizzati che hanno un nuovo dogma; “lo spirito del concilio vaticano II” che è naturalmente quello che intendono loro.

  52. Etan Haezrahi scrive:

    Uno spunto per una ripulitura delle preghiere.Nella preghiera quotidiana di ‘Alenu gli ebrei dicono:”E’ nostro dovere glorificare il Signore che non ci ha fatto come gli altri popoli,che non ci ha messi come le stirpi della terra,che non ci ha assegnato l’eredità come quella degli altri e un destino simile al loro, perchè essi adorano vanità e vuoto e pregano un dio che non salva- Alenu leshabbeach la-adon hakol latet gedulà leyotzer bereshit shelo asanu kegoye haaratzot velo samanu kemishpekhot haadama, shelo samu helkenu kahen vegoralenu kekhol hamonam sheem mishtakavim lehevel varik umitpalelim el el lo yoshia”. Adoratori di vanità e di vuoto statevi zitti e cancellate le preghiere del venerdì santo ! oppure facciamo pari e noi si cancella il perfidis e loro il hevel varik, la vanità e il vuoto?

  53. Etan Haezrahi scrive:

    Gomez Davila ha definito da par suo l’evento del concilio: ” Una riunione di manifatturieri preoccupati della fuga dei clienti”. Ognuno giudichi come crede

  54. Giampaolo scrive:

    Per Raffaele, giusto per rinfrescarsi la memoria: “Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. Le condizioni per l’uso di questo Messale stabilite dai documenti anteriori “Quattuor abhinc annos” e “Ecclesia Dei”, vengono sostituite come segue:

    Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro [dalla Messa in Cena Domini alla Veglia Pasquale inclusa]. Per tale celebrazione secondo l’uno o l’altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario”.
    Traggo da http://www.liturgia.it/motu_proprio.htm

  55. Gaetano scrive:

    Non c’e necessario.

  56. natan scrive:

    Per Etan.

    Non dobbiamo ancora concederci tentennamenti come cattolici, ognuno di noi deve faRe la sua parte.
    Sarà l’Onnipotente, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, IL Dio di Mosè , di Davide che aprirà il cuore dei nostri fratelli ebrei, che già tanto hanno sofferto e tanto hanno pagato. Che il Signore, l’Onnipotente, possa concederci un giorno di pregare insieme nella Santa Gerusalemme, città dove salgano le tribù del Signore e dove sono posti i seggi del Giudizio.
    TI ADORERANNO SIGNORE TUTTI I POPOLI DELLA TERRA

    iL SIGNORE , CUSTODISCA IL SUO SERVO, IL NOSTRO PAPA BENEDETTO, E DIA PER INTERCESSIONE DELLA VERGINE MARIA E DI SAN GIUSEPPE LE GRAZIE CHE IL SUO CUORE DESIDERA.
    AMEN

  57. Silvano scrive:

    MIRACOLO !!!!!! Ancora non è intervenuto tal Raffaele Savigni ! … che sia troppo impegnato a obbligare a leggere suoi libri in università ?

  58. Iginio scrive:

    Invito-ricatto a boicottare il Salone del libro di Torino dedicato a Israele

    Tratto da “Il Foglio” del 17 gennaio 2008

    Non demordono, i promotori del boicottaggio del prossimo Salone del Libro di Torino, reo di invito a Israele come ospite d’onore dell’edizione 2008, in occasione dei sessant’anni dalla sua nascita.

    Il segretario provinciale del Pdci, Vincenzo Chieppa, considera infatti l’esistenza di Israele una patente ingiustizia, e a poco valgono gli imbarazzati commenti alla sua iniziativa (fatta propria da centri sociali e dal Forum Palestina) che si moltiplicano anche su Liberazione e sul Manifesto. Ancor meno valgono le presenze garantite di scrittori attenti al dialogo con i palestinesi, come David Grossman, Amos Oz e Abraham Yehoshua. Niente da fare, si va avanti, e si minacciano tempi grami per una fiera del libro che a maggio, leggiamo su un sito militante, “dovrà fare i conti con una iniziativa di contestazione forte e dispiegata a tutti i livelli. Dalle pressioni sul marketing al boicottaggio delle case editrici che accetteranno di esporre alla fiera senza prendere una posizione decente sulla inopportunità di dedicarla ad Israele, dall’allestimento di un contro-salone del libro alternativo a quello ufficiale a manifestazioni all’interno e all’esterno del padiglione della Fiera”. Tutto simpaticamente contrassegnato da un logo così concepito: una bandiera israeliana con un segno di senso vietato a coprirla e una stella di Davide che finisce in un cestino. Ci ricorda qualcosa. A voi?

  59. raffaele scrive:

    Cari signori, piano a fare i professori…io non lo sono…ma ho qualche dubbio anche anche sul Dottor Tornielli e i suoi dotti informatori, il dottor Giampaolo e famiglia tridentina. Cito l’editoriale de “La civiltà cattolica” del 15 settembre 2007: “Ciò che prima era concessione, adesso è norma. L’uso del Messale del 1962, non è però consentito nel “Triduo sacro”, perchè in quei giorni la liturgia, da celebrarsi “cum fidelium frequentia” (Missale Romanum 2002, pag. 298,sub3),deve restare unica in una medesima Chiesa”.
    Come la mettiamo? Chi sono gli esperti di liturgia? Quelli di “Civiltà cattolica” o gli informatori di Tornielli e simpatizzanti del vecchio rito? Mi sa che qui qualcuno era meglio che facesse l’idraulico….

  60. Raffaele Savigni scrive:

    Plaudo alla decisione del papa, contrariamente a quanti credono di saperne più di lui. Dobnbiamo proseguire sulla via del dialogo ecumenico: non si tratta di cedere al “relativismo” o a pressioni esterne, ma di scoprire sempre più in profondità che tutta l’umanità cammina verso Cristo. Come si fa a dire che gli ebrei sono “fuori dalla verità”? Giovanni 4,22 dice che “la salvezza viene dai Giudei”: certo, proiettandoli verso Cristo, ma con i tempi ed i modi che solo Dio conosce.L’espressione che dobbiamo usare non è quindi “gli ebrei sono fuori dalla verità e vanno convertiti”, ma “gli ebrei conoscono in parte quella Verità che si è rivelata pienamente in Cristo ed alla quale arriveranno nel tempo finale, secondo la prospettiva di Romani 11,25-32″. Ciò non significa prevedere “due vie parallele di salvezza” del tutto autonome: direi piuttosto che, come gli operai della vigna della parabola, ebrei e cristiani incontrano il loro Signore a ore diverse, senza che nessuno possa vantarsi (come dice san Paolo).

  61. don Camillo scrive:

    LA PREGO BENEDETTO XVI NON CAMBI LA PREGHIERA….

    Sono distrutto mi viene da piangere… non ceda a questi LUPI!!!

    un prete

  62. Garlyc scrive:

    Annarita, grazie dei chiarimenti sulla tua concezione della salvezza – che ricnosco con gioia essere pienamente cattolica.
    Continuo a pensare che Giovanni Paolo II non abbia ceduto in nulla al relativimo e all’indifferentismo.

    ———–

    “LA PREGO BENEDETTO XVI NON CAMBI LA PREGHIERA….
    Sono distrutto mi viene da piangere… non ceda a questi LUPI!!!
    un prete”
    …Ma un po’ di senso delle proporzioni no?

  63. SERAPHICUS scrive:

    a raffale (59): credo che sia sfficiente il testo del motu proprio. Da ciò risulta che la presentazione data ne “La Civiltà Cattolica” sia errata (o scritta troppo velocemente).
    Leggiamo l’articolo 2 di Summorum Pontificum che è inequivocabile:
    “Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l’uno o l’altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario.”
    Dunque: piè chiaro di così non si può

  64. Francesco73 scrive:

    Sono molto felice, gli ebrei sono i nostri fratelli maggiori e questo gesto non è affatto una concessione rischiosa.
    Inoltre, io non prego affatto per la loro conversione.
    Prego perchè il Signore Gesù mostri anche a loro, come a tutti, il Suo volto, che attrae e conquista per lo sguardo di amicizia, non certo per il dispositivo di qualche locuzione.
    Sarà poi Lui a leggere nei loro cuori (come in quelli di tutti) e ad accompagnare la loro libertà di riconoscerLo o meno.
    Ma è drammatico quando una preghiera cristiana, per il senso corrente delle parole e per l’innegabile retaggio che l’ha ispirata, crea divisione, lacerazione, separazione, scontro nella comunità umana e in particolare tra i figli di Abramo.
    Sia riformata, emendata, purificata e se del caso eliminata del tutto.

  65. Giuseppe Flavio scrive:

    Con tutto il rispetto e la venerazione che nutro per l’Apostolo Paolo, devo però dire che nel passo della lettera agli Ebrei citato da Savigni, egli parla da ebreo e da ex fariseo. Il passo biblico citato da San Paolo: “Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà le empietà da Giacobbe. Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati” certamente si riferisce all’unico e definitivo sacrificio di Cristo che, attraverso la sua passione e la sua morte sulla croce, ha cancellato tutte le iniquità degli uomini, cosa che del resto lo stesso Apostolo in altri passi delle sue lettere ha detto, cioè che Cristo è morto una volta per tutte.
    Qui sembra, invece, che si attenda una nuovo sacrificio di Cristo per salvare gli Ebrei.
    Poi dice che gli Ebrei sono diventati disubbidienti a Dio (per non aver accolto Cristo, che luce vera, veniva tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto) e, riferendosi ai Romani, cioè a noi e a tutti quelli non ebrei, ci rimprovera la nostra disubbidienza antica: sarà stata disubbidienza, ma a chi se ai pagani non si era rivelato il Dio vero. Molto più grave, invece, la disubbidienza degli Ebrei che conoscevano il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe, il Dio che parlò a Mosè sull’Oreb e sul Sinai, il Dio che parlò al popolo attraverso i Profeti.
    Quanto all’obiezione che mi potrebbe venir mossa di criticare lo scritto di un Apostolo, e di che Apostolo, faccio osservare che anche gli Apostoli possono prendere cantonate. Ricordate che San Pietro era del parere che i pagani che volessero diventare cristiani, prima di essere battezzati dovevano osservare le norme della legge ntica e perciò farsi circoncidere? Non fu lo stesso San Paolo a dire che San Pietro si sbagliava? E lo stesso San Pietro, prima della visione avuta a Giaffa, non era convinto che, nonostante le chiare parole di Gesù che non è quello che si mangia che rende impuro l’uomo, non dovevano essere mangiate le carni degli animali cosiddetti immondi?
    Ora, tornando al discorso principale, è bene che si dialoghi con gli Ebrei, ma che ogni volta si ceda e agli Ebrei, e ai Protestanti e a questo e a quello, anche per quanto riguarda la preghiera e la liturgia eucaristica, io non sono affatto d’accordo.
    E per piacere, basta con questa lagna degli Ebrei che mettono sempre davanti l’antisemitismo, quando Ebrei e Arabi sono i popoli più presuntuosi della terra.
    E non parliamo, per carità di Dio, della finanza mondiale …

  66. Corrado scrive:

    La prossima richiesta in nome dell’ecumenismo e del dialogo quale sarà?Attendiamo con fiducia

  67. Pippo scrive:

    Queste discussioni sembrano pagine di un libro medievale. Rapporti con la realtà: zero nichelato. Dovremmo ragionare si un ministro della Giustizia (che si dice cattolico e per questo messo sotto accusa) che fa del peggior clientelismo quasi una bandiera, come se non fosse un’ingiustizia da gridare dagli altari e a Dio, contro la gente normale, che non ha santi in paradiso. Dovremmo ragionare su un governatore (anch’egli cattolico, come si vanta ad ogni passo) che “aiuta” amici di Cosa Nostra. Questi due esemplari provengono dalla benemerita Dc, cioè da un partito cattolico che ha governato (e ridotto così) questo paese per 50 anni. Se fossi un marziano sceglierei l’ateismo, come minimo. Invece ci occupiamo del messale e del motu proprio… Stiamo freschi.

  68. Garlyc scrive:

    Vabbe’, se si critica (da parte cattolica!) anche la Lettera agli Ebrei c’è poco da dire.

    Qualcuno, se ne ha la forza, spieghi almeno che proprio la Lettera agli Ebrei chiarisce l’inefficacia della Legge e dei sacrifici antichi rispetto all’unico sacrificio salvifico di Cristo.

    Poi leggo la chiosa sul complotto demogiudoplutocratico e mi rassereno… Pippo si sbaglia, non siamo tornati al Medioevo… semplicemente agli anni ’30. Attendiamo fiduciosi i ’40.

  69. Pippo scrive:

    Fascsimo, insomma. All’epoca delle legge razziali e “questo negozio è ariano” e al confino chi non la pensa come noi. Siamo a quell’epoca, insomma. Quanto basta, per i cattolici veri, anzi per i cristiani, per starne a distanza mille miglia. Niente di più anticristiano dei fascismi e dei nazismi.

  70. Antonio Peschechera scrive:

    Il Papa modifica la preghiera contro i perfidi giudei, ma io vorrei chiederGli dove si permette di celebrare la Santa Messa Tridentina? Molti non stanno obbedendo al Santo Padre, preti e vescovi! Scrivo da Barletta dove il vescovo non vuol far celebrare la Santa Messa antica, salvo poi donare una chiesa antica della città di Trani alla comunità scismatica degli ortodossi rumeni e un’altra chiesa antica sempre a Trani, alla comunità giudaica. Ma la Messa di San Pio V no!!! E poi perchè si continua a usare, anche da parte del Papa, le parole “per voi e per tutti” nella preghiera di consacrazione mentre da molti mesi la congregazione del culto divino ha emanato un decreto per dire “per voi e per molti”?

  71. Corrado scrive:

    Perchè si fa tutto in nome del dialogo, dell’ecumenismo e della tolleranza(x modo di dire)

  72. annarita scrive:

    Hai ragione Antonio Peschechera, le parole “per voi e per molti” erano state cambiate con la riforma liturgica Luterana Ops! cattolica del nuovo messale, in: “per voi e per tutti”. Oggi finalmente si volevano ripristinare le parole esatte, ma oimè molti sacerdoti sono duri di orecchi e non hanno capito ciò che la Congregazione del culto divino ha detto. Santa pazienza!

  73. Federico scrive:

    @ Peschechera.
    Dove si permette in che senso?

  74. Gaetano scrive:

    Corinthians 3:12-16.

  75. don Camillo scrive:

    BASTA!

    Qui bisogna scrivere!

    LETTERE
    1. ALLA CONGREGAZIONE DEL CULTO DIVINO,
    2. ALLA COMMISSIONE ECCLESIA DEI,
    3. E PRINCIPALMENTE AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI!

    unico indirizzo:

    STATO CITTA’ DEL VATICANO 00120

    Io ho già scritto!

    FORZA BASTA RODERCI LE BUDELLA! Scriviamo perchè è meglio non toccare la preghiera del rito straordinario…

    tanto nell’Ordinario c’è già quello che la Chiesa vuole intendere dietro le parole del rito Straordinario… forza fratelli

    scrivere, scrivere, scrivere

  76. Giampaolo scrive:

    Dotto Raffaele, io le cito il motu proprio, e lei mi rinvia alla sua ermeneutica in salsa gesuitica? Non solo, pretenderebbe a fronte di quella “interpetazione” di dare degli ignoranti a tutti quanti si rifanno alla lettera del documento pontificio?
    L’idraulica è un ambito nobilissimo, per cui non mi permetterei di rimandarcela, certo l’esegesi, come l’ars citandi del resto, non le si confa. Ha studiato alla Sapienza?

  77. theo scrive:

    “pro vobis et pro multis” non è mai cambiato nelle edizioni in latino, le versioni in alcune lingue correnti hanno inserito il “per tutti”.
    Non è ancora uscita la versione in italiano (all’estero non so) della terza edizione tipica del Messale Romano, per cui al momento si va avanti ad usare la precedente e si dice sncora “per tutti”.
    Speriamo arrivi presto la nuova versione.

    Personalmente poi spero anche che le informazioni del dott. Tornielli stavolta non siano del tutto precise.
    Attendiamo, ma si può anche cominciare a chiedere chiarimenti come dice don Camillo.

  78. don Camillo scrive:

    Modalità di scrittura!

    Sobria non ridondante… che va subito al punto:

    ____________________

    io….

    supplico il Santo Padre (o la Sacra Congregazione o la Commissione) che non venga toccata nella Preghiera Universale del Venerdì Santo per gli Ebrei secondo il Rito Straodinario del Missale Romanum edito dal Beato Giovanni XXIII liberalizzato dalla Santità Vostra (se per il Papa) [liberalizzato da sua Santità... (se per le Congregazioni, o Commissione)]

    perchè…. (poche parole … )

    Con l’espressione della mia alta stima e rispetto, rimango della Vostra,

    devotissimo/a in Cristo.

    titolo, Nome e Cognome

  79. Giampaolo scrive:

    Francesco, lei scrive: “Inoltre, io non prego affatto per la loro conversione.
    Prego perchè il Signore Gesù mostri anche a loro, come a tutti, il Suo volto […]”. E’ decisamente improprio. Come se nostro Signore non mostrasse loro, o non avesse mostrato, il Proprio volto. E’ vero proprio ciò che lei nega: sono loro ad averlo rifiutato quel volto, e non già perché non gli fu mostrato, ma proprio per la loro pertinace volontà (per-fidia).
    E’, dunque, del tutto adeguata la preghiera a favore della loro conversione, non già la richiesta a Dio di mostrarSi loro, come se non l’avesse già fatto o non continuasse a farlo.
    Emendare, correggere o peggio ancora eliminare del tutto questa preghiera, che è un atto di carità cristiana, sarebbe un errore grave, una riscrittura del tutto impropria del Vangelo.

    Cordialità

  80. Ginevra scrive:

    @Giampaolo
    Mi trovo perfettamente d’accordo!!

  81. Francesco73 scrive:

    Caro Giampaolo, sulla sostanza del “mostrarsi” del Signore Lei pobabilmente ha ragione, anche se il Signore si mostra anche in base ai Suoi imperscrutabili disegni e non è detto che lo faccia con tutti allo stesso modo e negli stessi tempi.
    Ma io ritengo che il concetto di conversione sia oggi inappropriato, soprattutto se riguarda non il singolo ma i rapporti tra le confessioni religiose, e in particolare tra quelle del Libro.
    Soprattutto perchè ha un sapore storico sgradevole, legato a molti errori commessi anche da parte cattolica, e tutti impastati di mezzi troppo terreni: imposizione, forzosità, ecc.
    Ripeto, credo che con i nostri fratelli ebrei occorra contemperare ancora di più il rispetto per il loro credo e la loro tradizione con la carità della preghiera: che possano incontrare la Bellezza di Gesù Cristo nelle forme che Egli vorrà, ovvero in quelle che ci consentiranno di camminare insieme in pace.
    Il resto, sinceramente, mi pare tutto da archiviare.

  82. raffaele scrive:

    Giampaolo carissimo l’idraulico è mestiere davvero nobilissimo e tra l’altro ben pagato. E’ l’arte di congiungere aperture perchè insieme portino un dono come l’acqua e per capire questo non ho avuto bisogno di studiare alla Sapienza. Ecco perchè lei non può essere un idraulico, l’apertura non le appartiene e i suoi rubinetti eternamente chiusi. Fratelli teneramente nostalgici, possibile che solo voi capite sempre tutto giusto? A proposito, fedele traduttore e divulgatore del motu proprio papale, perchè nel testo latino non c’è la parentesi:( dalla messa in coena Domini alla veglia pasquale inclusa), accanto a: “eccetto il triduo pasquale”, che invece lei mette come virgolettato nella traduzione italiana? Lei dovrebbe sapere che il triduo pasquale termina non con la veglia pasquale ma con i vespri del giorno di Pasqua. Chi ha messo l’aggiunta, lei dottissimo Giampaolo?

  83. Pippo scrive:

    Che goduria questo dibattito sull’opportunità o mneo della messa tridentina… Si sta sulla notizia eh?

  84. don Camillo scrive:

    HO TROVATO SU INTERNET QUESTA LETTERA CHE HO SOTTOSCRITTO E SPEDITO PER FAX

    Beatissimo Padre,

    dalla stampa nazionale è emersa l’indiscrezione che la santità vostra, per tramite della Congr. per il Culto Divino e della pont. comm. Ecclesia Dei, ha intenzione di cambiare il testo dell’orazione per la conversione degli ebrei, presente nel Messale Romano edito nel 1962 e recentemente indicato dal M.P. Summorum Pontificum, quale forma straordinaria del Rito Romano, mai abrogata.

    Dalle medesime fonti, è emerso che tale cambiamento sarà volto a proporre un testo che non urti la suscettibilità delle persone di religione ebraica, le quali si sentirebbero ingiustamente discriminate da espressioni quali “velo sui cuori” e “cecità”, riferite al loro rifiuto di accettare come Redentore, Nostro Signore Gesù Cristo.

    Già il 10.6.1948 la Sacra Congregazione dei Riti, aveva indicato il termine “incredulo”, quale traduzione corretta del latino perfidus, attributo col quale erano chiamati gli ebrei, nella medesima orazione, a causa del misconoscimento della messianicità di Gesù Cristo.

    La riforma della Settimana Santa disposta dal pontefice Pio XII, ed entrata in vigore nel 1955, aveva introdotto la genuflessione all’invocazione per la conversione degli ebrei, cosa che non avveniva nel precedente rito, per indicare una parità di trattamento da parte della Chiesa, nei confronti di tutti gli uomini.

    In seguito, nella Parasceve del 1959, rispondendo alle richieste di esponenti dell’ebraismo internazionale, il B. Giovanni XIII dispose di sopprimere questo aggettivo, che nel tempo aveva assunto un significato erroneamente dispregiativo.

    Il testo del Messale Romano del 1962 riprese le modifiche succedutesi nel tempo, formulando la preghiera per la conversione degli ebrei, senza l’aggettivo perfidi e con la genuflessione.

    In seguito all’uscita del Motu Proprio Summorum Pontificum, esponenti dell’ebraismo internazionale e di circoli intellettuali progressisti, espressero le loro perplessità anche in modo irrispettoso nei confronti della persona del Pontefice, a causa di un ritorno “al passato” con connotazioni antisemite. Tali dichiarazioni esprimevano una profonda ignoranza della Storia della Chiesa e della Liturgia Cattolica, la quale non ha mai espresso disprezzo o animosità, nei confronti di alcun uomo. Evidentemente erano dichiarazioni volte a screditare l’autorità del Santo Padre, di fronte alla sua volontà espressa nel Motu Proprio, di restituire dignità alla liturgia tradizionale, ingiustamente repressa per un quarantennio. Motivi ideologici dei più disparati erano il sostrato di queste polemiche, ma soprattutto una lettura ermeneutica del concilio totalmente sprezzante della tradizione e in netto contrasto con l’insegnamento di Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Suo, che vuole il Concilio Vaticano II in perfetta continuità con il passato. Poichè la liturgia è l’espressione più concreta delle riforme conciliari, coloro che sostengono la “rottura” con il passato hanno visto nel Motu Proprio Summorum Pontificum un tradimento della loro visione relativa al concilio e un pericolo per la loro teologia ecclesiale.

    E’ oltremodo triste e fonte di grande sofferenza, oltre che di preoccupazione per la libertà della Chiesa, constatare che le pressioni di elementi estranei al cristianesimo, nei confronti della liturgia della Chiesa Cattolica siano state tali da indurre la sua santità alla decisione di optare per una modifica “politicamente corretta”, di tale orazione.

    Per questo, le chiedo umilmente e in sentimento di filiale devozione, di soprassedere alla decisione di modificare il testo di tale preghiera, già fortemente modificato dai suoi predecessori di f.m. in virtù della carità cristiana. E’ infatti con la morte nel cuore che vedo come sempre di più la Chiesa venga minacciata e vilipesa dal mondo, e allo stesso modo vedo questo gesto, come un cedimento di fronte a questi stessi elementi ostili a Cristo e alla Chiesa.

    Certo comunque della sua paterna comprensione e benevolenza, ma osando farle pervenire questo mio angosciato pensiero, mi rimetto alla sua volontà, e con espressione della mia più incondizionata stima, la saluto devotissimo in Cristo.

    Firma

  85. don Camillo scrive:

    Ecco gli indirizzi PIù PRECISI CON I FAX che ho trovato:

    Pontificia Commissio Ecclesia Dei
    Palazzo della Congregazione per la Dottrina della Fede, 00193 Roma, Piazza del S. Uffizio, 11
    # Fax: 06.69.88.34.12

    Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum
    Palazzo delle Congregazioni, 00193 Roma, Piazza Pio XII, 10
    # Fax: 06.69.88.34.99

    Secretaria Status
    Palazzo Apostolico Vaticano, Citta del Vaticano 00120
    # Fax: 06.69.88.52.55

    Sua Santità Benedetto XVI
    Palazzo Apostolico, 00120 Città del Vaticano
    benedettoxvi@vatican.va

  86. Dominique Millet scrive:

    Espérons que cette nouvelle be sera pas confirmée : ce serait catastrophique : arrêt des négociations avec la fraternité Saint Pie X, précédent de “trafic” sur le Missel de jean XXIII ; sans compter que c’est donner raison aux rabbins sur Saint Paul (II Cor. 3 13-16) d’où est prise l’image du voile. C’est inacceptable.

  87. Raffaele Savigni scrive:

    Concordo con Francesco73. Tutti dobbiamo “convertirci” al Cristo, alla pienezza della fede; il termine “conversione” non è bene usarlo nei rapporti con le altre confessioni cristiane e con gli ebrei, perché sembra suggerire l’idea che tutta la loro esperienza religiosa sia sbagliata, mentre è solo incompiuta.
    Annarita, non i sembra molto “cattolico” definire “Luterana” una riforma liturgica ispirata ad un concilio ecumenico ed approvata esplicitamente dai pontefici e dalla stragrande maggioranza dei vescovi. Il “per molti” non è sbagliato (come non è sbagliata la traduzione “per tutti”) se rettamente inteso: Cristo ha offerto il suo sacrifficio per tutta l’umanità, ma di fatto alcuni la rifiutano. Inoltre in greco “polloi” può significare sia molti” che “la pienezza” (cioè idealmente “tutti”). Non mi sembra quindi il caso di ingigantire il problema del cambio di traduzione.

  88. Giampaolo scrive:

    Raffaele, sento un fragoroso stridor di unghie sugli specchi.
    Se avesse dato un’occhiata, anche rapida, al sito che ho segnalato con il link, avrebbe visto che lì si trovano le parentesi incriminate. Ho giusto copiato e incollato, non manipolato il testo, come lei gratuitamete afferma.
    Non c’è nulla da interpretare, solo da leggere, per chi lo vuole fare.
    Del resto, dotto ermeneuta, secondo lei perchè ci si starebbe preoccupando di modificare la preghiera del venerdì santo, se questa non fosse prevista esplicitamente dalle nuove disposizioni?
    Più la leggo e più mi convince di una sua frequentazione della Sapienza.

  89. Giampaolo scrive:

    Caro Francesco,
    come scrive anche il prof. Savigni, concordando con Lei del resto, la conversione è un dovere per tutti. E’ quella torsione verso Dio, senza la quale non possiamo fruire della Grazia.
    Il popolo ebraico, da cui nasce la nostra Salvezza, oggi si trova nella paradossale situazione di aver dato i natali alla Luce, ma di non volerseNe lasciare illuminare. La conversione che si auspica per loro è questa, che si lascino illuminare da Cristo, riconoscendoLo. Lei pone il problema della conversione di popolo, e pone un quesito centrale.
    Nel recente Gesù di Nazareth, scritto dal S. Padre, si trova un intero capitolo dedicato a rispondere al rabbino Jacob Neusner, il quale, fingendosi ai piedi della montagna ove si tiene il discorso delle beatitudini, ingaggia un serrato quanto autentico rapporto con Gesù, per poi declinarNe la sequela. L’argomento in forza del quale il rabbino, alla fine, nega il suo assenso a Cristo è quello per cui, se seguisse la via di Cristo, si sfalderebbero le consuetudini che costituiscono Israele come popolo. E’ proprio “l’israelolatria” che blocca l’accesso a Cristo da parte del Rabbì. Scrive il Papa: “La rivendicazione da parte di Gesù [della propria divinità ndr.] ha come conseguenza che la comunità dei discepoli di Gesù è il nuovo Israele.”
    Questo spiega l’esigenza della preghiera a favore del popolo d’Israele.
    Faccio mio l’auspicio da Lei espresso, che anche loro possano incontrare Cristo nella sua Bellezza, e mi sembra che sia affatto degno delle nostre preghiere, intese a che i loro cuori si aprano all’unica Bellezza che salva.

    Buone cose.

  90. Giuseppe Flavio scrive:

    Per Garlyc post 68 e per Pippo post 69.
    Ma quando leggi, capisci quello che leggi? Non hai letto che nel mio intervento sostenevo che Cristo patendo sulla croce morì una volta per tutte?
    Quanto alla spiritosaggine su quello che definisci “chiosa sul complotto demogiudoplutocratico”, sappi che non si tratta di complotto, ma di sistema mondiale messo in atto da plutocrati per sfruttare i governi e le popolazioni mondiali.
    Pensi che con tale sistema l’Italia riuscirà mai a saldare il suo debito pubblico, peraltro fittizio, e sai perché? Perché l’Italia ha rinunziato a battere moneta e per questo è costretta a “comprare”, sì a “comprare”, il denaro dalla BCE. L’acquisto del denaro non è gratis, ma bisogna pagare per averlo e più si ritarda a restituirlo, più si pagano gli interessi.
    Ti sei reso conto che dall’anno 2002 è stato perpetrato in danno del Popolo Italiano (e non solo) uno dei più grandi, se non il più grande furto della storia? Gli stipendi e i salari in pratica sono stati dimezzati, mentre le bollette di luce, gas, acqua, tarsu (l’immondizia), addizionali regionali, provinciali, comunali, addizionali erariali (quelle sulle bollette) sono aumentati a dismisura.
    Non parliamo dell’aumento per ben otto volte consecutivamente dei tassi di interesse sui mutui disposti senza nessun motivo se non quello di rubare.
    Voi divertitevi a fare gli spiritosi sulle spalle della povera gente: negozio ariano, leggi razziali, anni trenta. Sappiate che agli italiani tali stupidaggini non hanno mai interessato.
    Inoltre, è chiaro che Pippo (post 69) è almeno cattocomunista: “Niente di più anticristiano dei fascismi e dei nazismi”, mentre, invece, il comunismo, quello sì che è cristiano.
    Ma come fa un cattolico (verbis, sed non operibus) a conciliare il comunismo con la dottrina cristiana, quando tra gli obiettivi del comunismo vi è quello di abbattere (illusi) la Santa Chiesa. E hai l’ardire di atteggiarti a persona democratica scrivendo: “al confino chi non la pensa come noi”. Ma come, non sono stati i tuoi compagni comunisti a impedire al Papa di parlare alla Sapienza perché la pensa differentemente da voi e quello che avrebbe detto non sarebbe piaciuto appunto a comunisti e atei?
    Qui trascrivo una circolare segreta inviata ai propagandisti del Partito Comunista.
    “Compagno propagandista. Tu sei uno dei più validi strumenti. Perché l’opera tua sia più efficace, eccoti una breve guida per il tuo lavoro. Ricorda sempre che il nostro compito è bolscevizzare l’Europa tutta a qualunque costo, in qualunque modo. Tuo compito è bolscevizzare il tuo ambiente. Bolscevizzare significa, come tu sai, liberare l’umanità dalla schiavitù che secoli di barbarie cristiana hanno creato. Liberare l’umanità dal concetto di religione, di autorità nazione, di proprietà privata. Per ora il tuo compito è più limitato. Ecco un decalogo. 1) Non manifestare ai compagni non maturi lo scopo del nostro lavoro, comprometteresti tutto. 2) Lottare contro quanto, specie gli ipocriti preti, di meno vero sui nostri scopi. Negare recisamente quanto essi affermano, negare recisamente che noi non vogliamo la religione, la patria, la famiglia. 3) Mostrare con scherzi, sarcasmi o con condotta piacevole, contenta, che tu sei più libero senza le pastoie della religione, anzi si vive meglio se più liberi. 4) Specialmente è tuo compito distruggere la morale insegnando agli inesperti, creando un ambiente saturo di quello che i pudichi chiamano immoralità. Qursto è tuo supremo dovere, distruggere la moralità. 5) Allontana sempre dalla Chiesa i tuoi compagni con tutti i mezzi, specialmente mettendo in cattiva luce i preti, i vescovi ecc. Calunniare, falsare: sarà opportuno prendere qualche scandalo antico o recente e buttarlo in faccia ai tuoi compagni. 6) Altro grande ostacolo al nostro lavoro: la famiglia cristiana. Distruggerla seminando idee di libertà di matrimonio, eccitare i giovani e le ragazze quanto più si può, creando l’indifferenza nelle famiglie, nello stabilimento, nello Stato; staccare i giovani dalla famiglia. 7) Portare l’operaio ad amare il disordine, la forza brutale, la vendetta; e non aver paura del sangue. 8) Battere molto sul concetto che l’operaio è vittima del capitalismo e dei suoi amici: autorità e preti. 9) Sii all’avanguardia nel fare piccoli servizi ai tuoi compagni, parla molto forrte, fatti sentire. Il bene che fanno i cattolici nascondilo fallo tuo. Sii all’avanguardia di tutti i movimenti. 10) Lotta, lotta, lotta contro i preti e la morale cattolica. Dai all’operaio l’illusione che solo noi siamo liberi e solo noi li possiamo liberare. Non avere paura, quando anche dovessimo rimanere nascosti tre o cinque anni. L’opera nostra continua sempre perché i cattolici sono ignoranti, paurosi e inattivi.
    Vinceremo noi! Sii una cellula comunista! Domina il tuo ambiente!
    Questo foglio non darlo in mano ai preti, né a gente non matura alla nostra idea”.

  91. Angel N scrive:

    Condivido questo che aveva scritto Giuseppe Flavio -ce un elit che vuole una chiesa cattolica sempre piu debbole e protestantizzata e che i comunisti sono stati sempre un strumento di quel elit / se dimostrono che sono contro plutocrazia/. Pero dobbiamo essere attenti. Penso che i “cattocomunisti” che scrivono qui vogliono provocare una esasperazione tra i cattolici a che piace o che seguono il Rito Tridentino ispirando l’idea totalmente sbagliata che quel cambiamento di formula del missale/se e vero che sara realizzato/e una sua vittoria,un passo indietro da parte del Pontefice e creare cosi una confusione. Non dobbiamo buttarsi in questa trappola ben preparata!!! Penso che adesso il Santo Padre si trova in una situazione difficile-se non fara quel cambiamento questo sara sempre un pretesto di resistenza verso la Messa Tridentina, se lo fara alora molti cattolici che amano e seguono questo rito si sentiranno offesi e questo puo creare complicazioni. Cosa si puo fare? Dare consigli troppo precisi e difficile. Secondo me dobbiamo in quel caso ricordare le parole del Nostro Signore- “Ecco,io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti e semplici come le colombe…” Dobbiamo sperare in Dio che lo Sprinto Santo aiutera al Santo Padre prendere la decisione giusta. Sono anche daccordo con Onofrio che quelo e un buon segno che il Papa fa tutto il possibile perche la Messa Tridentina prendera il suo posto conveniente. non dobbiamo dimenticare – “et portae inferi non praelevalebunt…”

  92. Vincenzo scrive:

    Poichè il post83 di Don Camillo, riportante una lunga Lettera, dice ciò che da ignorante calzato e vestito, il sottoscritto ha subito pensato su tutta la faccenda,ecco che lo sottoscrivo, ma, solo per evitare,per brevità, di dover elecare le mie perplessità. Infatti, dato che il Prof.J.Ratzinger è stato un Docente Teologo con i controfiocchi, è evidente che, ancor più nella Sua…”veste” attuale, saprà bene cosa sta facendo. Ecco, io, sì, sottoscrivo la perplessità, ma poi, ubbidiente e remissivo, mi rimetto alla Sua Parola;anche perchè, è la stessa parola del Motu Proprio del “7-7-07″. Quanto ai … Fratelli Maggiori… saranno fatti Loro,quando,anche Loro, un bel giorno,dovranno mettersi in fila davanti a Nostro Signore e, a Lui, dovranno rendere conto del proprio operato; Loro, come Noi, Loro, come Tutti (senza …”trattamenti di favore, per certe ben precise Persecuzioni”, e solo per quelle … e in esse, nella loro pretesa, solo Essi… Essi che, però, continuano a rifiutare ogni responsabilità, per “una” Persecuzione, verso Un Uomo, 1981 anni orsono, in Palestina… ). L.J.C.

  93. Vincenzo scrive:

    Errata Corrige: 1975 anni orsono…

  94. don Camillo scrive:

    Caro Vincenzo,

    La preghiera è una richiesta, non una formula magica!

    Se le richieste divengono vaghe tanto più la risposta si farà attendere!

    Questo Mondo attende la Redenzione che avverrà con la conversione di quel Popolo che si è sottratto dal PATTO (per-foedus)…

    Non sono mai stato antisemita… (anche se a Parigi poco tempo fa, quando ogni mattina salutavo i miei vicini di casa ebrei ultra ortodossi, mi rispondevano puntualmente sputando a terra)ma basta che uno rammenti la parola ebreo o sinagoga viene subito accusato di antisemitsmo; basta che uno faccia un film che segue pari pari la narrazione evangelica ed è antisemita; basta che uno installi un carmelo ad Auschwitz e rompono le pa…; addirittura si incaz… anche se uno prega per loro: lo farà perchè li odia?

    Vogliono mettere bocca sulle canonizzazioni di S. Madre Chiesa e hanno addirittura a noia che si chiami tale il genocidio armeno perché nessun massacro è paragonabile alla shoà. Vogliono pure il monopolio della sfiga!

    INSOMMA!!! siamo seri e utilizziamo il buon senso!

    Ho scritto a Sua Santità, per esprimergli la mia solidarietà per gli attacchi e la mia obbedienza per qualsiasi decisione che prenderà, ma anche per comunicarGli il mio disappunto per questa innovazione della quale non si sente il bisogno. Anche perchè il pensiero della Chiesa è perfettamente interpretato nella preghiera del Venerdì Santo proposto dal Messale Romanum edito dal Papa Paolo VI!

    Ed io in ogni caso continuerò a pregare affinchè il Signore tolga il VELO DAI LORO OCCHI CIECHI! perchè COSì VENGA PRESTO!

    don Camillo

  95. Paulus scrive:

    Le immancabili critiche al Papa dei soliti tradizionalisti,fondate tra l’altro su indiscrezioni, che osannano il Pontefice solo quando dice cose già gradite, mancano il bersaglio: se Benedetto XVI approverà qualche modifica non sarà certo per mutare la fede o per “calare le braghe” nei confronti di qualcuno; semplicemente per chiarire meglio ai cattolici, ma anche ai non cattolici il senso di una preghiera. Penso che in un periodo di confusione come il nostro un po’ di chiarificazione, di esplicitazione, non faccia male.

  96. Fiorellino Blu scrive:

    Posso permettermi un commento, sottovoce? Prima di parlare, giudicare, sbraitare … aspettiamo che esca il testo definitivo della preghiera, e poi commenitamolo. Anni fa fu annunciato in pompa magna il cambiamento del testo del Padre Nostro, dato per imminente, poi non se ne fece nulla. Un mio parere, semplice semplice: anche se ci fosse una parola in più o in meno, il senso generale non cambierà – fidiamoci del Papa!

  97. Raffaele Savigni scrive:

    Post 94: il pensiero della Chiesa (che non coincide con le opinioni di don Camillo e dei tradizionalisti) è meglio interpretato dalla preghiera del “Novus Ordo”. Chi vuole seguire il “Vetus Ordo” può farlo solo con le regole del Motu Proprio, ed accettando le modifiche richieste dalla Santa Sede, ispirate ai principi del Vaticano II, che nessuno può ignorare o disattendere.

  98. Raffaele Savigni scrive:

    Post 86: l’auspicabile riconciliazione con i lefebvriani non può significare sottostare a ricatti. Se vogliono rientrare nella comunione cattolica, dopo tutte le concessioni che sono state fatte loro, debbono accettare i principi dell’ecumenismo e del Vaticano II, compresa la “Nostra aetate”, che fissa i principi del dialogo con l’ebraismo. Non si può tornare indietro rispetto alle acquisizioni del Vaticano II solo perchè qualcuno lo pretende e manda lettere a Roma.

  99. don Camillo scrive:

    Raffaele mi fai morire dalle risa!

    Il tuo stizzo “rosibindiano” è troppo simpatico!

    Ma chissà perchè i cattolici adulti sono così seri e tristi!?

  100. Silvano scrive:

    Perchè si atteggiano a pragmatici, sono luterani !

  101. Guardia Svizzera scrive:

    Grazie don Camillo! Le Sue argomentazioni non eccepiscono dalla Santa Dottrina. Purtroppo alcuni documenti del CV II sono controversi. Bisogna leggerli in ginocchio come faceva Sua Em. za il card. Siri. Che fatica pero’…..

  102. Giuseppe Flavio scrive:

    Don Camillo Scrive: Raffaele mi fai morire dalle risa!
    Il tuo stizzo “rosibindiano” è troppo simpatico!Ma chissà perchè i cattolici adulti sono così seri e tristi!?
    Le rispondo io: perchè sono tutti cattocomunisti.
    Sfido chiunque a replicare sul mio post n. 80 quando parlo della propaganda comunista contro la Chiesa cattolica e spieghino i cattocomuniti attuali, scomunicati, perchè la scomunica contro i comunisti e per quelli che aderiscono alle loro idee non è stata mai, dico mai, revocata, nonostante Giovanni XXIII (amico dei comunisti e da loro tanto esaltato), Paolo VI (figlio di madre ebrea) il quale, pur essendo Papa, indossava l’efod il paramento sacro che il Sommo Sacerdote Caifa indossava e si straccio quando condannò Gesù alla morte di croce. Giovanni Paolo II che conosceva i comunisti si guardò bene dal revocare nei loro confronti la scomunica data da S.S. Papa Pio XX, Papa santo e difensore della vera Fede e della Santa Chiesa.

  103. Giuseppe Flavio scrive:

    Rettifico l’errore di digitazione: Post n. 90

  104. don Camillo scrive:

    Grazie Guardia svizzera, condivido in pieno!

    Caro Giuseppe,
    i comunisti italiani stanno diventando sempre più acidi e piccoli di cervello!… bisognerebbe dirgli che il comunismo non esiste più… ma forse sarebbe per loro un colpo fatale.

    il comunismo (o come si dice oggi: laicismo) è il padre e la massoneria è la madre di un pericolo ben più grande… l’APOSTASIA SILENZIOSA che rende gli uomini indifferenti a Dio impenitenti e vuoti… e tristi.

    SALVACI O SIGNORE

  105. Klaus scrive:

    Caro Don Camilli,

    ritengo sacerdote e parroco.Perdoni la domanda
    cosa ne pensa lei dei neocatecumenali?

  106. don Camillo scrive:

    hehehe…

    checcentra???

    Di dico sinceramente che trovo più consonanza più con il sacerdoti del cammino che con i miei confratelli “normali”.

    esempio: i sacerdoti del cammino credono in Dio, vogliono sinceramente bene alla Madonna, sono papisti, sono tutti anticomunisti (che non è poco), credono nella perfidia del Diavolo, sono coerenti e si confessano se peccano! (poi reggiti forte… indovina quali sacerdoti hanno accolto il mio invito ad imparare il rito Piano… siamo in 7 io sono l’unico normale! hehehe)?

    unico problemino: ancora il Cammino è “giovane” un movimento acquista solidità solo dopo la morte del suo fondatore… quindi … preghiamo per loro!

  107. Garlyc scrive:

    Antonio Pescherarara e Annarita:

    “E poi perchè si continua a usare, anche da parte del Papa, le parole “per voi e per tutti” nella preghiera di consacrazione mentre da molti mesi la congregazione del culto divino ha emanato un decreto per dire “per voi e per molti”?”
    Perché, come prescrive il documento della Congregazione(che non è un decreto, a dire il vero), il documento entrerà in vigore con la traduzione della III edizione del Messale Romano, quando ci sarà.

    Giuseppe Flavio:

    Grazie delle preziose citazioni, ma non sono mai stato comunista e, suppongo, mai lo sarò. Me lo impedisce, oltre alla mia fede, il mio senso critico (a proposito, ne ha mai sentito parlare?)

    ho capito perfettamente il senso dei Suoi interventi, si rassicuri (a non rassicurarmi, ahimé, sono io).

    Non so se i “cattolici adulti… cattocomunisti” sono tutti tristi (rima!), visto che non mi riconosco in queste definizioni, ma sicuramente di stizza irosa e frustrata, con conseguente malcelata brama di “revanche”, ce n’è parecchia anche da altre parti.

  108. Guardia Svizzera scrive:

    Caro don Camillo vorrei commentasse le dichiarazione di Carmen Hernandez, coofondatrice del Cammino Neocatecumenale. Che siano anticomunisti non m’importa.

    Nel testo “Orientamenti per le equipe dei catechisti per la fase di conversione”( Madrid 1972) appare questa frase:

    “Io dico sempre ai Sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l’Eucaristia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male”.Sempre nel medesimo testo aggiunge: “L’adorazione e la contemplazione sono specifiche della Pasqua, ma dentro la celebrazione, non come cose staccate”. (Or. pag. 330).

    Oremus

  109. annarita scrive:

    Geazie Garlyc. Io sinceramente non ti avrei mai definito un catocomunista, i catocomunisti non esultano come hai fatto tu, quando in qualche chiesa veniva riammesso il vecchio rito. Mi sembri invece un buon cattolico attento a ciò che accade nella nostra amata Chiesa.

  110. Garlyc scrive:

    “i catocomunisti non esultano come hai fatto tu, quando in qualche chiesa veniva riammesso il vecchio rito. Mi sembri invece un buon cattolico attento a ciò che accade nella nostra amata Chiesa.”

    Grazie di una considerazione così gentile.
    Sul vecchio rito, non esulto in sé – perché non lo ritengo di per sé “migliore” del nuovo, e sono un estimatore della riforma liturgica – ma sono felice quando, in piena comunione con la Chiesa e col suo magistero, ai fedeli che sono attaccati al vecchio rito è data la possibilità di vivere serenamente la loro spiritualità.

  111. raffaele scrive:

    Cari amici rispondervi sarebbe troppo facile visto certe sozzerie che dite ( come quelle su Paolo VI° e sul Concilio vaticano II°) o la villania che vi contraddistingue…una semplice diatriba su un passo del motu proprio, diventa occasione di insulto o di ridicolaggine. Che serve discutere con voi? Un unica cosa credete mi rende triste: è il fatto che il buon Benedetto non si rende conto a chi sta dando credito…

  112. Cav.Grand'Uff.,Avv. Giovanni Fifìa scrive:

    Dunque,egregi signori, io mi dichiaro fin da questo momento disponibile a offrire il mio appoggio alla Chiesa col mio manipolo di arditi.
    La nostra divisa è nera come la pece, ma il nostro eroico cuore batte all’unisono: o Roma o morte!

  113. annarita scrive:

    Il post n. 12 mi ricorda un po’ Pipìta, sei tu? O siamo difronte ad un vero Cavaliere?

  114. don Camillo scrive:

    al post 108:

    “Carmen è matta” così mi hanno detto alcuni miei amici preti neocat! … un po’ ironicamente s’intende!

    di dico sinceramente ciò che penso… fintanto che i neocat. utilizzeranno sale parrocchiali, nelle parrocchie, e saranno considerati come gruppi parrocchiali, i danni si riuscranno sempre, sempre a limitare… ti assicuro!

  115. Cav.Grand'Uff.,Avv. Giovanni Fifìa scrive:

    Per Annarita.

    Batte il mio eroico cuore siculo quando si parla di amor patrio e di Roma.
    Quell’illustre Urbe in cui ieri ho fatto fare sulla Sacra piazza al mio manipolo di arditi colà giunti dai siculi lidi un saggio ginnico e poi una danza al ritmo di mille chitarre.
    Ebbene si, Don Cavillo: eravamo noi a cantare gl’inni e i fastigi della nostra imperitura civiltà.
    Quella civiltà che scioglie i suoi cori antichi al canto .
    Noi che udimmo lo squillo vibrante delle trombe dell’alba radiosa della vittoria!!!

    Sappia,don Cavillo, che noi catechisti neocat non resteremo insensibili al grido di dolore che si alza da ogni plaga d’italico suolo per rinnovare la Chiesa!!!
    Quella chiesa che ancora si diletta di cose vane e trascura gli alti e nobili valori inculcati dai nostri eroici padri provenienti dalla terra di Spagna!!

    In alto i cuori, miei prodi!!!!

  116. ginevra scrive:

    A me sembra che il mio compatriota Grand . uff.lup.man…..sia rimasto un po’ indietro col ripasso di storia..
    e poi il saggio ginnico..mi sa di balilla e piccole italiane…che fan pendant con la divisa nera!!

  117. Klaus scrive:

    @ Don Camillo

    Spiace sentirsi dire da un sacerdote(Lei lo è,vero?) che sente ” più consonanza” con i neocatecumenali anzichè con altre realtà ecclesiali.
    Lei è proprio sicuro caro reverendo? Pensa che ostentare fondamentalismo a oltranza e provocare divisione nelle parrocchie sia consono alla Chiesa cattolica? Cosa intende poi Lei per Rito Piano? E perchè non legge gli orientamenti di Arguello per vedere se realmente sono confacenti alla sua parrocchia?
    Infine,se è vero che un movimento si riconosce dai frutti, come mai tanta separatezza fra i cattolici ‘normali’ e i neocatecumenali? Celebrazioni separate,seminari separati,catechesi separate?
    Non sarei intervenuto se non avessi pensato che Lei è un sacerdote.

  118. don Camillo scrive:

    Carissimo Cav.Grand’Uff.,Avv. Giovanni Fifìa,

    Il mio cuore di natali e
    fierezza borbonica canta Amore!

    Amore per il Patrio suol
    Amore per Divin Redentor!

    Nulla teme nulla ha timor

    perchè con Pietro l’uomo
    vittoria in cielo e in terra avrà ogni or.

  119. Cav. Grand'Uff., Avv. Giovanni Fifìa scrive:

    Alzo la destra in segno di saluto solenne, reverendo e batto al contempo i tacchi dei miei stivali per significarLe il mio ardente e insuperabile amor patrio che si eleva al di sopra delle cervici borboniche.
    Quelle cervici nelle quali alberga si greve pensier che indarno spinge menti e cuori ad allontanarsi dal Cammino tracciato dal grande caudillo Kiko!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Sublime aura di vento de,ll’Ovest portossi seco l’eco errabonda ed eroica dei nostri pensier,per cui grideremo ancora oggi e sempre insieme ai presbiteri:
    AVANTI,SAVOIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  120. Cav. Grand'Uff., Avv. Giovanni Fifìa scrive:

    Alzo la destra in segno di saluto solenne, reverendo e batto al contempo i tacchi dei miei stivali per significarLe il mio ardente e insuperabile amor patrio che si eleva al di sopra anche delle cervici borboniche.
    Quelle cervici nelle quali alberga si greve pensier che indarno spingerebbe menti e cuori ad allontanarsi dal Cammino tracciato dal grande
    caudillo Kiko!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Sublime aura di vento dell’Ovest portossi seco l’eco errabonda ed eroica dei nostri pensier,per cui grideremo ancora oggi e sempre insieme ai presbiteri:
    AVANTI,SAVOIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    AVANTI KIKO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    AVANTI CHIESA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  121. don Camillo scrive:

    Caro Klaus,

    non sono del Cammino e non intendo entrarvi, ma seguo gruppi del Cammino… in parrocchia si va d’amore a d’accordo… tutti sereni tutti cattolici… tutti nella pace! Le messe si fanno come dico io… insomma si ci sono tante storture e io ne conosco più di lei… ma ci sono anche comunità con Catechisti bravi seri e non esaltati!

    che ti devo dire…! che tra i cosiddetti “cattolici normali” e quindi “preti normali” ci sono anche parecchi gruppi, movimenti e singoli: presuntuosi, superbi… che ne vogliono sapere più del Parroco e del Papa! insomma un po’ stronzi!

    quindi occhio a generalizzare!

    (con questo finisco di rispondere su Neocat, perchè non è il giusto posto) Buona notte

    ps. Messa piana = Messa Tridentina o Messa di San Pio V

  122. ambrogio scrive:

    Giusto o meno cambiare la preghiera per venire incontro agli Ebrei…
    Io trovo la mossa del papa giusta, dopo quella del suo predecessore(Papa Giovanni Paolo 2)di chiedere scusa agli stessi Ebrei. Del resto loro hanno vissuto uno dei tanti olocausti che la storia ci narra(non il solo che la storia ricordi, ma certamente il più conosciuto e reso noto).
    Dopo la seconda guerra mondiale hanno fondato il loro stato d’Israele e lì si sono arroccati, cercando di difendere la loro peculiarità o primogenitura di portatori dei valori che Dio ha trasmesso. Lasciamo stare il fatto che a Hitler facessero più gola i soldi degli Ebrei che non la demente pretesa di fondare la nuova razza ariana,vediamo cove vivono ora gli Ebrei…
    Male,molto male e con loro,in quel pezzetto di terra pagano i palestinesi…i più deboli.
    Ma gli Israeliani, sono anche gli unici che se non si apriranno veramente agli altri,si vedranno depositare una testata nucleare sul loro “piccolo” territorio…
    Le minacce di distruzione totale del loro stato ci sono già e neanche tanto velate…Papa Benedetto xvi fà bene a cercare di farli ragionare…se cambiare qualche frase in questo testo, li può avvicinare di più a noi Cristiani,seguaci dell’insegnamento di Gesù…
    E’ un ulteriore segnale di pacatezza a di lungimiranza di questo Papa…non direi che è un cedere qualcosa agli Ebrei,ma anzi, offrire un qualcosa di nuovo a questa visione così antica di Dio.

    E nello stesso tempo dimostra quanto forte sia il messaggio di Gesù, privo di interessi materiali,ideologici,storici…

    Papa Benedetto xvi,ha anche voluto dire una messa,per battezzare il 13 gennaio scorso,giorno del battesimo di Gesù,i bambini figli dei dipendenti del Vaticano…con le spalle rivolte alla gente…guardando l’altare…
    Io che non sò niente di riti e quant’altro ho pensato…:magari la gente la prende per una scortesia.
    L’altro giorno, passando per Kracovia, ho voluto vedere la Cattedrale,bellissima e non raccontabile, ma solo da andare a visitare…era in corso una messa(11 del mattino),non era orario di visita…E i sacerdoti vestiti di rosso la celebravano dando la schiena alle molte persone presenti…lì, in quell’atmosfera così suggestiva ho capito il senso di rivolgersi all’altare anche da parte dei sacerdoti…Loro sono solo gli strumenti di Dio,anche loro si inchinano alla sua volontà,anche loro sono parte di questa umanità così afflitta e carica di problemi…
    Buona cosa che Papa Benedetto xvi abbia ricordato questo con quella messa il 13 Gennaio. Potrebbe servire a molti,in ogni settore Ecclesiale, che la Chiesa la usano e non la servono…

    Ambrogio

  123. Guardia Svizzera scrive:

    Caro Ambrogio, concedendo cio’ i Giudei s’arroccheranno sempre piu’ nell’errore e nella superbia.

  124. Giuseppe Flavio scrive:

    L’esimio prof.Savigni ha perso le staffe. Chiama, infatti, “sozzerie” ciò che è stato scritto sul conto di Paolo VI su questo Blog. Si documenti bene e vedrà che non soltanto è vera la storia dell’efod, ma sono vere anche altre cose …
    Per quanto riguarda il Concilio Vaticano II che non ha proclamato, per fortuna della Chiesa, dogmi di fede, ma è stato o voleva essere un concilio pastorale, ha distrutto la Liturgia, ha massacrato il Canto gregoriano, ha aperto le porte ai briganti (massoni, luterani, atei ecc.) i quali dall’interno hanno cercato in tutti i modi di distruggere la Chiesa, abolendo ogni disciplina, svuotando di fatto seminari, collegi, monasteri e conventi, riducendo la figura del Sacerdote a semplice presenzialista durante la celebrazione della Messa(non più mediatore tra Dio e i fedeli e perciò rivolto a Dio a nome del popolo, ma rivolto al popolo come uno qualsiasi di essi con i quali banchetta insieme), ha svuotato del significato sacrificale la stessa Messa per inculcare che si tratta solo di mensa, non ha favorito per nulla il sacramento della penitenza (ora in certe messe non si recita più nemmeno l’atto penitenziale, quello che era denominato il Confiteor), perché, secondo il concetto luterano, siamo tutti giustificati per il sacrificio di Cristo, senza per questo che sia necessaria la mediazione della Chiesa per ottenere il perdono dei peccati (“Saranno rimessi i peccati a chi li rimetterete…” parole di Cristo rivolte agli Apostoli).
    Poi la ciliegina sulla torta: la richiesta pubblica di perdono per le colpe della Chiesa da parte di Giovanni Paolo II. Ma il Concilio di Nicea negli anni 324-325 non aveva proclamato che “la Chiesa è Una, Santa, Cattolica e Apostolica” come recitiamo nel Credo? Come fa la Chiesa a commettere colpe se è Santa? Quando un cristiano, un chierico o un semplice fedele commette il peccato esce automaticamente dalla Comunione dei Santi, esce dalla Chiesa, non ne fa più parte perchè non è in stato di Grazia. Allora il peccato è del singolo o di un gruppo di persone, ma mai della Chiesa della quale non fanno parte.
    Continuate ad allearvi con i nemici della Chiesa e vedrete i frutti che raccoglierete (dai rovi non otterrete mai fichi, cioè frutti buoni).

  125. Alessia scrive:

    Per fare chiarezza sui “mea culpa” di Papa Wojtyla forse è utile rileggere questi 2 articoli di Vittorio Messori:
    Domande al Papa penitente, 12 marzo 2000
    Ratzinger corregge Wojtyla?, 25 maggio 2006
    Per chi fosse interessato sono disponibili nel sito di Vittorio Messori sotto la voce Articoli e Interviste
    Alessia

  126. Guardia Svizzera scrive:

    Optime, Flavio Giuseppe.

  127. Francesco Ursino scrive:

    Optime, anche Alessia che ha messo “mea culpa” tra virgolette. Perché infatti come Giuseppe Flavio ha descritto sopra, non si è trattato di un mea culpa della Chiesa o addirittura del Papa stesso.

    Francesco

  128. don Mariano Antonio scrive:

    “Paolo VI (figlio di madre ebrea) il quale, pur essendo Papa, indossava l’efod il paramento sacro che il Sommo Sacerdote Caifa indossava e si straccio quando condannò Gesù alla morte di croce”
    Domanda al moderatore: è possibile che nel nome della libertà di parola si tolleri che sul blog vengano scritte della calunnie, spacciandole come fatti storici documentati?
    Credo che si tratti di una questione di stile, per evitare che un luogo libero di confronto si abbassi al livello dei talk-show di infima qualità o, peggio, diventi la casa dove trovano dimora le più assurde farneticazioni?
    Don Antonio Mariano

  129. don Camillo scrive:

    Che dobbiamo fare don Antonio in virtù di quale “prudenza” o di quale ambigua politically correct dobbiamo imbavagliare questa seppur spiacevole, plausibile teorema?

    Calma a stracciarti le vesti… perchè agli atti di Infallibilità supplisce e sostiene SEMPRE… la Chiesa!

    ma possiamo ben dire che non tutte le scelte “politiche” di Montini sono state ispirate dall’Amore per la Chiesa Cattolica, ma quasi quasi da suo contrario!

    don Camillo

  130. Giuseppe Flavio scrive:

    IO NON HO INVENTATO NULLA. NON FARNETICO. RIPORTO QUELLO CHE LEGGO.
    Dal sito http://www.disinformazione.it
    La stella a cinque punte sulla mano di Paolo VI
    Dott. Don Luigi Villa – da: «Stella a cinque punte: firma del Pontificato di Paolo VI»
    Questa è la «porta di bronzo» quando venne inaugurata, sul «Battente del Bene», al n° 12, vi figurava il «Concilio Ecumenico Vaticano II»: quattro Padri conciliari tra Giovanni XXIII e Paolo VI. – segue figura.
    Però, mentre Giovanni XXIII e gli altri quattro Padri conciliari erano scolpiti con la faccia che guardava in avanti, Paolo VI (l’ultimo a destra) era invece scolpito di profilo, in modo da presentare, ben visibile, la Sua mano sinistra con su, incisa, l’insegna massonica: la «Stella a cinque punte», o «Pentalfa massonico».
    Poco tempo dopo l’inaugurazione di quella «nuova porta di bronzo» della basilica di San Pietro, il sottoscritto (don Luigi Villa) vi andò per vederla. Osservandola bene, notò subito quell’insegna massonica sul dorso della mano sinistra di Paolo VI. Allora, immediatamente, mi recai da un Cardinale…per denunciare il fatto. Egli mi assicurò che avrebbe subito provveduto. Infatti, quando io, poco tempo dopo, ritornai a Roma, proprio per vedere quella «porta di bronzo», notai subito che quella insegna massonica sul dorso della mano sinistra di Paolo VI era stata raschiata: si vedeva solo il rosso vivo del rame. Era chiaro! Vistisi scoperti, i responsabili del fatto avevano provveduto, prima, a far raschiare il simbolo massonico dalla mano, poi, successivamente – come io stesso vidi in un altro mio ritorno a Roma – avevano sostituito il pannello n° 12 con un altro – l’attuale – sul quale, però, non vi comparivano più le sei figure di prima, ma solo cinque, come ognuno può vedere.
    Ora: come si può spiegare che un Papa (Paolo VI) si sia fatto scolpire la propria immagine su quella «porta di bronzo», con sul dorso della Sua mano quel simbolo massonico, pur sapendo che sarebbe rimasta lì a testimoniare, lungo i secoli, che Lui, Paolo VI, sarebbe stato giudicato un «Papa massone»?
    E certo non si può dire che quell’opera dello scultore Minguzzi fosse stata eseguita senza il Suo volere e senza la Sua approvazione, perché fu proprio Lui a benedirla nel giorno del Suo compleanno, come fu anche pubblicato, poi, su un «Inserto Speciale» de «L’Osservatorio Romano», per il Suo ottantesimo Compleanno [1], e proprio con quel satanico marchio massonico sulla mano, quasi a firma – e non generica – del Suo Pontificato!
    «Stella a cinque punte»: firma del pontificato di Paolo VI
    Questa affermazione è inquietante, perché questa «firma» della «stella a cinque punte», scolpita sul dorso della mano di Paolo VI, sulla «formella» originale della «porta di bronzo» della Basilica di San Pietro, è forse l’atto più sconcertante e temerario di una tremenda realtà che, durante tutto il Suo pontificato, è continuata ad affiorare, fino a formarne un mosaico che mette a nudo l’incredibile e inqualificabile atteggiamento di Palo VI nei confronti della Massoneria! [2]
    E questo lo fece dopo 250 anni di rinnovate «scomuniche», «ammonimenti», «sanzioni», e dopo circa 200 « documenti» del Magistero della Chiesa contro la Massoneria, e dopo 16 Encicliche e più di 590 «condanne» contro questa setta, bollata come «regno di Satana» da Leone XIII nella Sua Enciclica del 1884: «Humanum genus».
    Subito dopo la pubblicazione di questa Enciclica, l’alto iniziato Tommaso Ventura, dopo aver riconosciuta l’«Humanun genus» come «il più celebre solenne documento antimassonico», scrisse: «Il Papa Leone XIII vide molto giusto; comprese che cosa fosse la Massoneria; ne svelò la fisionomia precisa; ne denudò le aspirazioni in termini inequivocabili» [3]
    Ora, la Chiesa non ebbe mai né incertezze né dubbi nella sua lotta contro la Massoneria; fu solo con l’avvento del Vaticano II, e soprattutto con Paolo VI, che il «nuovo atteggiamento» capovolse la precedente posizione del Magistero della Chiesa, adottando posizioni «ecumeniche» e «liberali» nei confronti della Massoneria fino ad «auspicare la pace tra le due istituzioni»!
    Per gettare un po’ di luce su questo strano aspetto della personalità di Paolo VI, elenchiamo alcuni dei tanti altri «fatti» e «detti» che Lo riguardano ad hoc:
    1) In una rivista massonica si legge: il Gran Maestro Gamberini, il giorno stesso dell’annuncio a Pontefice di Montini, disse: «Questo è l’uomo che fa per noi!»
    2) Il «necrologio», o elogio funebre, che l’ex Gran Maestro di Palazzo Giustiniani, Giordano Gamberini, ha fatto di Paolo VI su «La Rivista Massonica»: «Per noi è la morte di CHI ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia, è la prima volta – nella storia della Massoneria moderna – che muore il Capo della più grande religione occidentale non in istato di ostilità coi massoni». E conclude: «per la prima volta, nella storia, i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità né contraddizione»
    3)In una lettera privata, scritta da un massone, amico del noto scrittore francese, conte Lion de Poncis, esperto in questioni massoniche, si legge questa frase: «…Con Pio X e Pio XII, noi framassoni potemmo ben poco, ma, “avec Paul VI, nous avons vencu!”» (“con Paolo VI, noi abbiamo vinto”).
    4)Sotto il Suo Pontificato sono state introdotte, in Italia, le «leggi massoniche», quali: il divorzio, l’aborto, la separazione tra Chiesa e Stato… E vi fu un profondo inserimento della Massoneria anche nelle strutture ecclesiastiche ordinarie.
    5)Il 13 novembre 1964, Paolo VI depose la «tiara» (“il triregno”) sull’altare, rinunciandovi definitivamente. Un gesto, questo, che fu l’obiettivo della «Rivoluzione Francese». Il massone Albert Pike scrisse: «Gli ispiratori, i filosofi e i capi storici della Rivoluzione francese avevano giurato di rovesciare la “CORONA” e la “TIARA” sulla tomba di Jacques de Molay» [4]
    6) Durante il Suo viaggio in Terra Santa, nel 1954, sul monte degli Ulivi, a Gerusalemme, Paolo VI abbracciò il Patriarca ortodosso Athenagoras I, massone del 33° grado. Poi, alla vigilia della chiusura del Vaticano II, tutti e due si tolsero le rispettive «scomuniche», lanciate nel 1054.
    7)Questa Sua coincidenza di vedute con «piano massonico» la si può trovare anche nell’identità dei Suoi programmi con i piani massonici dell’ONU e dell’UNESCO. Si legga, ad esempio, la Sua Enciclica «Populorum progressio», in cui Paolo VI parla di una «banca mondiale», dietro la quale c’è un «Governo mondiale», che regnerebbe grazie a una «religione sintetica e universale»

    Dal sito http://www.chiesaviva.com/383%20mensile.htm
    Rileggiamo, qui, quello che abbiamo letto, sulla Rivista “Bonum Certamen”, dell’abbé Mouraux:
    «Paolo VI era di ascendenza giudaica, da parte di suo nonno materno, e sua madre, nata giudea e battezzata alla vigilia del suo matrimonio, donde il suo prenome di Gian-Battista che lei stessa volle. Egli (Paolo VI) portò lui stesso, molte volte, l’EPHOD, insegna del “Sommo Sacerdote” al momento in cui si condannò Gesù. Durante il Conclave che doveva eleggere Paolo VI – scrisse lui stesso – a dispetto d’ogni regola, il card. Tisserant uscì. Un alto Prelato di Roma mi disse che egli era andato a consultare i “B’nai B’rith” (Figli dell’Alleanza), una organizzazione massonica esclusivamente riservata ai giudei. Questo sarebbe avvenuto dopo che il card. Siri era stato eletto… Furono le Guardie Nobili a rivelare il fatto.

  131. don Mariano Antonio scrive:

    Per Giuseppe Flavio, post 130
    Le fonti “storiche” da cui attinge dicono con chiarezza la consistenza delle sue affermazioni. La considerazioni che seguono (quelle che lei chiama “detti e fatti” di Paolo VI) sono coerenti con il “rigore” della sua ricerca sulla persona e sull’operato del Pontefice in questione…
    Per don Camillo, post 129
    Caro confratello,
    non so che cosa le abbia fatto il Sommo Pontefice Paolo VI; comunque eviti giudizi storici ed ecclesiali “temerari”, che sono indice di poca prudenza e assai sconvenienti sulla bocca di un ecclesiastico.

  132. don Camillo scrive:

    Caro don Antonio, si risparmi cortesemente queste tiratine di orecchie… legga bene ciò che ho scritto… non sono giudizi morali, ma lettura di fatti e atti “politici” che riguardano la persona di Montini… è certamente non mi riferisco alle cronache “villiane” (che sono certamente interessanti!).

    E poi è ora di finirla! ogni volta che si tocca qualcosa che ha detto e fatto Paolo VI si è subito accusati di LESA MAESTÀ… Paolo VI ha il merito di avere scritto documenti meravigliosi e tra cui cito per tutti l’Humanae vitae… (solo per il coraggio che ha avuto nel dare questo documento meriterebbe una medaglia) ma ha anche il demerito di aver fatto e permesso liturgicamente delle porcate riguardo al suo Messale!

    Quindi proprio per rispettare le idee di tutti e in modo speciale dei laici nostri figli e fratelli in Cristo che si sono scandalizzati giustamente per atti e per i peccati degli uomini della Chiesa… non nascondiamo ipocritamente le maleodoranti zozzate che si è combinato con la solita e stantia “eau de prudence”… per piacere don Antonio!!! non mortifichiamo la loro intelligenza che supera spesse volte la nostra!

    Che il suo Santo Fondatore don Bosco (se non sbaglio)ci aiuti ad essere sempre uomini di verità!

    don Camillo

  133. Giuseppe Flavio scrive:

    La mia risposta di ieri,post n. 30, forse è stata fatta troppo a caldo per reazione alla sua pretesa di tappare la bocca a chi non la pensa come lei. Invece di mostrarsi scandalizzato per quanto ho scritto si scandalizzi degli scandali dati dagli uomini di Chiesa e per i quali, gli altri e io che siamo cattolici, sì cattolici, dobbiamo subire le critiche di chi ci sbatte in faccia tali fatti che portano, quelli s’un grave danno alla Chiesa cattolica.
    E prima di giudicare gli altri, come ha detto nostro Signore, guardi se stesso. Le domende che ora le porrò non sono rivolte a lei personalmente(io infatti non la conosco, nè so chi sia e di dove sia),ma sono rivolti a tutti i preti così entusiasti della riforma liturgica introdotta sotto il pontificato di Paolo VI.
    Prima di celebrare la Santa Messa, si lava le mani recitando la preghiera prescritta e quelle durante la vestizione, indossa, come stabilito, l’abito talare prima di indossare il camice. Iniziata la Messa recita il Confiteor (quella ridotta in lingua italiana, ove ora non si chiede più l’intercessione della Beata Vergine, di San Michele Arcangelo, degli Apostoli Pietro e Paolo e dei Santi), quando recita il Canone recita qualche volta (oltre che nel Giovedì Santo quando è obbligatorio) il Canone Romano con l’invocazione di tutti gli Apostoli, e non solo dei primi tre, con tutti gli altri santi: Lino, Cleto, Clemente ecc., sia prima che dopo la consacrazione eucaristica. O recita il canone più breve per terminare subito la Messa perchè si hanno da fare altre cose più importanti. Segue pedissequamente il testo liturgico come prescritto dalla Chiesa, o modifica, aggiunge o toglie parole e frasi a suo piacimento. Quando tempo al giorno dedica al Sacramento della Confessione nella sua chiesa e quando amministra il sacramento della Penitenza, lei veste normalmente o indossa, quantomeno, la cotta e la stola viola. Lei si sente Padre e Pastore del gregge affidatogli o ha tante altre cose da fare. Visita spontaneamente i malati della sua parrocchia, aiuta gli orfani e le vedove. Prega e soffre con i poveri della sua parrocchia. Esorta se stesso e tutti i fedeli a essere santi, perché il Signore è Santo, ad essere perfetti come è perfetto il Padre nostro che è nei Cieli.
    Quando avremo sacerdoti santi, non saranno più scritte le cose per le quali si è scandalizzato.
    Lasci,per ora la storia dell’efod, e risponda per il resto al mio post n. 24.
    La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con noi.

  134. don Mariano Antonio scrive:

    Per don Camillo.
    “Possiamo ben dire che non tutte le scelte “politiche” di Montini sono state ispirate dall’Amore per la Chiesa Cattolica, ma quasi quasi da suo contrario!”
    Scusi, ma questo non è un giudizio morale sulle intenzioni del Pontefice?
    “(Paolo VI) ha anche il demerito di aver fatto e permesso liturgicamente delle porcate riguardo al suo Messale”
    Questo non le pare un giudizio un tantino temerario da parte di un presbitero? Io non sono un liturgista (non so lei), ma la Riforma Liturgica è una realtà che può piacere o meno, sulla cui attuazione si possono fare osservazioni più o meno acute, ma non si tratta di una “porcata”, poichè è il frutto di una lunga riflessione iniziata con il Movimento Liturgico. I testi della Messa NO sono molto belli, ricavati dagli antichi Sacramentari o costruiti sul canovaccio di testi antichissimi.
    Se lei poi desidera, quando le è possibile, celebrare secondo il VO, chi glielo vieta?

    PS: io sono un salesiano di don Bosco, non si sbaglia. Ma, mi tolga una curiosità, come fa a saperlo?

  135. don Camillo scrive:

    Sono diventato liturgista dopo aver avuto la grazia di disintossicarmi da quel lavaggio del cervello che mi hanno fatto in Seminario… ideologie di sinistra applicate alla liturgia! una vergogna!

    Lunga riflessione non direi… visto i “tempi” dell’attuazione.

    Circa il Messale di Paolo VI… non fu frutto del Concilio ma del Consilium di Bugnini.

    Il Vero MESSALE DEL CONCILIO fu quello del 1962… e il messale del 1965 (il vero Messale frutto del Concilio Ecumenico Vaticano II) fu stracciato dallo stesso Bugnini! il quale fu la causa della riforma della Preghiera del Venerdì Santo già con Pio XII…. giusto per rimanere in tema…

    IL MESSALE DI PAOLO VI TRADISCE IL VOLERE DEI PADRI CONCILIARI..E DEL DOCUMENTO DEL CONCILIO!

    Che poi io personalmente celebro senza mugugnare ma con la certezza che il Signore viene lo stesso con il Suo Vero Corpo e Sangue… non lo metto assolutamente in dubbio. Quel Messale brutto è stato approvato da un Papa quindi è valido… ma sono anche libero di dirle che è un tradimento
    all’intenzione del Concilio!

  136. don Camillo scrive:

    Lei scrive: “I testi della Messa NO sono molto belli, ricavati dagli antichi Sacramentari o costruiti sul canovaccio di testi antichissimi”

    E’ UNA BUGIA! Se si riferisce alla preghiera eucaristica II che dicono risalente ad Ippolito… ebbene è una bugia! Fu detto per accontentare gli “sporchi reazionari” ho studiato per diversi mesi le cosiddette “fonti” compresa quella di Basilio (per la preghiera eucaristica III) è non ho trovato nessuna significativa concordanza…

    ecc. ecc.

    don Antonio c’hanno ingannato!

    La conosco ma lei non conosce me!… comunque al tempo l’ho sentita insegnare e predicare… e direi che su alcuni punti le nostre idee concordano…

    don Camillo

  137. Guardia Svizzera scrive:

    Pensare che ho sempre creduto sia don Camillo un personaggio di fantasia che viva unicamente nella celluloide e nei miei sogni…..

  138. don Camillo scrive:

    Non vorrei farmi pubblicità, ma per approfondire:

    http://www.crismon.it/forum/showthread.php?t=1142

    e poi:

    http://www.crismon.it/forum/showthread.php?t=1174

    il lavoro di un povero prete che ad un tratto si è svegliato da un “incantesimo”!

    Buona lettura… e perdonate gli eventuali errori e refusi.

    don Camillo

  139. Fra' Diavolo scrive:

    oggi pomeriggio, chiusura della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani con santa Messa tridentina (in conversione S.Pauli Apostoli) offerta “ut unum sint”…
    Anche questa è ermeneutica della continuità!

  140. Lia scrive:

    Per conoscenza, vi posto il testo della preghiera per gli Ebrei del Venerdì Santo in uso nella Diocesi di Milano (rito ambrosiano), dove vivo. Anche qui non vi è cenno a termini tipo “perfidi” (in tutte le sue possibili varianti di significato) e simili. Si chiede a Dio di farli progredire nella fede, cosa che del resto dovremmo fare tutti noi, tenendo conto della loro particolare situazione.
    Questo e’ il testo del rito ambrosiano:

    “Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell’amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza.
    Dio onnipotente ed eterno, che hai fatto le tue promesse ad Abramo e alla sua discendenza, ascolta la preghiera della tua Chiesa, perchè il popolo primogenito della tua alleanza possa giungere alla pienezza della redenzione. Per Cristo nostro Signore”

    Il resto mi sembra una polemica inutile. Il Santo Padre ha fatto benissimo a modificare questa preghiera del messale tridentino, non vedo per quale motivo si dovrebbe pregare per una persona con termini offensivi o che questa percepisce come tali. Nel corso dei secoli la sensibilità è cambiata, non vedo perché non tenere conto anche di questo fatto.
    Se i rabbini hanno fatto questa richiesta, vuol dire che comunque ci tengono e desiderano dialogare con la Chiesa, sennò che gli importerebbe?
    Non si tratta di dire sempre sì alle richieste degli altri, ma di capire anche il contesto storico in cui certe formule liturgiche sono state sviluppate. Oppure siamo come gli Amish, che siccome nella Bibbia non si parlava di telefono o di computer non usano questi mezzi?
    Dal momento che si parla di formule liturgiche e non dei dieci comandamenti, non capisco tutto questo can can.
    Non riesco a capire perché ogni volta che Benedetto XVI dice o fa qualcosa ci sono 1000 persone, e tra queste, oltre ai soliti ateoni che vogliono insegnare al Papa il suo mestiere, anche qualcuno che si dichiara “cattolico praticante”, che criticano e sparlano, come se il Papa parlasse a vanvera della prima cosa che gli viene in mente e non ci pensasse attentamente prima, e confrontano ogni gesto con quelli di Giovanni Paolo II che secondo loro “in questa occasione avrebbe fatto diversamente”, “non lo avrebbe detto/fatto”, “si sarebbe comportato in un altro modo”…

  141. Guardia Svizzera scrive:

    “Se i rabbini hanno fatto questa richiesta, vuol dire che comunque ci tengono e desiderano dialogare con la Chiesa, sennò che gli importerebbe?”
    Cara Lia cosa intendi per dialogo? la sciare nell’ errore gli Ebrei? Forse che accogliendo le loro stizzite ed immotivate proteste si convertano? Ancora non vole entrare in testa il significato latino di “perfido”?

  142. Lia scrive:

    Che gli ebrei siano campioni di “permalosità” è arcinoto a tutti, non accettano critiche di nessun tipo come un bimbo di tre anni. Lo sappiamo. Tuttavia, questo non è un buon motivo per apostrofarli con un termine che oggi ha un significato sicuramente diverso da quello che aveva in latino. Oggi se dici a uno “perfido” quello recepisce “cattivissimo”, “oltremodo crudele”, non certo “privo di fede”. Checchè ne vogliamo, la linqua si modifica sempre, i lemmi scompaiono, ne nascono di nuovi e altri cambiano il loro significato originario. non c’è niente da fare, è così.
    Non credo che cambiare la formula lessicale di una preghiera ne alteri il significato: anch’io nel mio piccolo prego per tutti coloro che sono lontani da Cristo e dalla fede, chiedo a Dio di aiutarli a trovare la strada che conduce a Lui, e di aiutare me ad essere di esempio e non di scandalo. Forse che Dio non ascolta o non capisce le nostre preghiere se non usiamo la parola “perfidus”? Ma dai!
    Per dialogo intendo semplicemente che se eliminare una parola che OGGI ha un significato diverso e sicuramente più offensivo di quello che aveva in origine e che non snatura il significato della preghiera può far sì che l’altro si ponga con una disposizione migliore, questo può essere senz’altro un contributo al dialogo.
    Uno deve proclamare la propria fede con le parole e le opere, e poi lasciar fare a Dio, mica dipende tutto da noi!

  143. Guardia Svizzera scrive:

    Mah…Israel Zolli , rabbino capo di Roma durante l’occupazione nazista, con quelle preghiere si converti’. Finendo i suoi giorni in miseria nell’ odio sempiterno dei suoi fratelli giudii. Ancora oggi si evita ( non scherzo) di nomarLo. Sotto il portico d’Ottavia.

  144. Lia scrive:

    Appunto, gli ebrei sono ultrapermalosi e abbastanza intolleranti e non ammettono dissenso e lo sappiamo. Anche Edith Stein la considerano una traditrice. Comunque continuo a non vedere un nesso tra l’uso di una parola che oggi ha un significato molto dispregiativo e il cammino di conversione e di avvicinamento a Cristo personale di ognuno di noi, ebrei compresi. Se fosse così automatico, non solo Zolli ma tutti gli ebrei si sarebbero già convertiti da secoli….
    Continuo a ritenere che la sostanza sia più importante della forma con cui si chiede l’intercessione di Dio.

  145. don Camillo scrive:

    La Sacra Congregazione dei Riti con una lettera del 27 Novembre 1959 modifica le formule del Rituale Romano relative al Santo Battesimo, sopprimendo per i Catecumeni provenienti dall’ebraismo la frase: “Horresce Judaicam perfidiam, respue Hebraicam superstitionem” (“Ripudia l’infedeltà giudaica, rifiuta la credenza popolare ebraica”). Con la medesima variazione furono soppresse anche le analoghe formule per chi proveniva dall’idolatria, dal maomettanesimo o da sette eretiche.

    E bene però precisare il vero senso di questi termini utilizzati per questo rito antichissimo di secoli. L’ebreo che intendeva farsi battezzare riconosceva che il suo popolo non accettando il Messia Gesù, si poneva fuori dall’Alleanza che Dio stabilì con il suo popolo, e lui con il Santo Battesimo rientrava a farne parte, ponendosi quindi di nuovo dentro l’Alleanza (per il maomettano con il Santo Battesimo, invece, entrava nell’Unica e Vera Alleanza). Respingeva infedeltà giudaica Judaicam perfídiam di quella porzione del suo popolo che ancora non crede nel Messia Gesù.

    Questo termine per-fœdus nella sua trasposizione nella lingua italiana ha cambiato il suo significato stravolgendo il suo vero senso. Etimologicamente significa infatti colui che viene meno all’Alleanza. Il foedus è un termine giuridico medioevale che indicava un patto che stabiliva i reciproci compiti e impegni tra gli attori del patto stesso, in questo caso il Patto dell’Alleanza tra Dio e il suo Popolo. Se è pur vero che è un termine che evidentemente per il suo originario significato è forte, è altrettanto vero che è gravemente improprio attribuire a questo termine un senso dispregiativo o addirittura antisemita.

    All’ebreo che intende battezzarsi il sacerdote diceva poi réspue Hebràicam superstitiónem, anche in questo senso il termine ha acquistato in italiano in significato improprio. Infatti Superstizione è una parola che deriva dal latino superstitiònem, composto da sùper (sopra) e stìtio (stato), sulla base di “stàre” o “sìstere”. Nel significato originario (Cicerone) indicava coloro che insistentemente si rivolgevano alla divinità con preghiere, voti e sacrifici, affinché li serbassero “superstiti” (cioè sani e salvi). Da qui il termine, come espressione di atteggiamento di chi nella paura di fronte alle incertezze si affida al soprannaturale con lo scopo di trovare scampo.

  146. don Camillo scrive:

    il termine anche al tempo era un termine durissimo… non era certo un complimento!

    L’ebreo che intendeva battezzarsi prendeva la distanze in modo duro e irrevocabile… talmente grande era la scoperta di Gesù, la gioia di riconoscerlo come il Messia che neanche le persecuzioni che avvenivano per i neo-convertiti al cattolicesimo potevano impedire la gioia di ri-entrare di Nuova nell’ALLEANZA!

    La conversione di Eugenio Zolli e la persecuzione che ebbe dai suoi “fratelli” fu indicibile!

  147. don Mariano Antonio scrive:

    Per don Camillo, post 135.
    “Sono diventato liturgista dopo aver avuto la grazia di disintossicarmi da quel lavaggio del cervello che mi hanno fatto in Seminario… ideologie di sinistra applicate alla liturgia! una vergogna!”
    Lei è liturgista nel senso che è un cultore di liturgia e che si diletta a leggere dell’argomento, non nel senso che ha una preparazione scientifica e sistematica sull’argomento (con annesso titolo di studio). Così almeno mi pare di capire….
    Lo specifico poichè io, ad es., sono un laureato in lettere, docente di letteratura italiana al liceo, appasionatissimo di Dante, ma non per questo mi fregio del titolo di dantista (che lascio rispettosamente a Contini e co.).
    Riguardo al merito di alcune sue affermazioni:
    1) Quali sarebbero le idee di sinistra applicate alla liturgia?
    2) Ribadisco che i testi eucologici della Messa NO (intendo quello non composti ex-novo) provengono al patrimonio degli antichi Sacramentari.
    3) I Canoni II-IV sono stati composti seguendo il canovaccio dei Canoni antichi, cioè I epiclesi – racconto della Cena – II epiclesi – offerta e intercessioni – dossologia
    4) “Il Messale di Paolo VI è un tradimento delle intenzioni del Concilio”. Faccia la cortesia di mostrarlo, non di dirlo semplicemente in modo apodittico…
    5) La Riforma Liturgica è frutto di una lunga riflessione poichè non è “spuntata come un fungo”, ma è stata preceduta dal lavoro cinquantennale del Movimento liturgico. Questo intendevo dire nel mio post precednte al suo…
    6) Ho letto con curiosità il suo intervento su Crismòn. Non mi parte che brilli molto per rigore scientifico (soprattutto la parte in cui “spettegola” su Fr. Max Thuriàn). Dovrebbe sapere che nella riflessione liturgica il criterio ermeneutico discriminante è quello teologico; le amenità storiche ed i pettegolezzi, beh, lasciamoli altrove.Don Antonio Mariano
    PS: mi sto sforzando di ricordare dove mai possa averla incontrata; effettivamente i mie “ascoltatori” abituali sono i miei studenti ed parrocchiani che partecipano alla Messa domenicale. Non ho solitamente l’onore di avere presbiteri tra chi mi ascolta…

  148. Raffaele Savigni scrive:

    Post 30: Il sito http://www.chiesaviva.com/383%20mensile.htm è un sito pieno di cialtronerie e di affermazioni gravemente diffamatorie contro un concilio e due pontefici. Tro vergognoso che qualcuno faccia girare questa spazzatura!

  149. Americo scrive:

    Il papa, invece di piccole modificazioni a una orazione, dovrebbe sconfessare e cancellare dal canone le deliberazioni dei concili di Toledo del settimo secolo che crearono l’antisemitismo.

  150. lycopodium scrive:

    @ don Camillo,
    anch’io ho letto i suoi interventi su Crismòn; avrei qualche postilla, ma qui è off topic; ha un sito, un blog dove inserirla?

  151. don Camillo scrive:

    @ don Antonio

    eheheh!

    mi permetta:

    Per la Chiesa Cattolica, la liturgia è l’esercizio del sacerdozio di Cristo ad opera del popolo dei battezzati. Nelle celebrazioni liturgiche mediante il Sacerdote, (il liturgo)Cristo agisce e si rende presente alla comunità riunita.

    Il Concilio Vaticano II ha definito la Liturgia come “fonte e culmine della azione della Chiesa” nella Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium (n°10) 1964.

    Io non so lei, ma come sacerdote io non mi “diletto” di Liturgia, io celebro i Divini Misteri, pertanto sono un liturgo e liturgista!

    Circa i titoli, lei sa bene che i pezzi di carta non sanciscono la vera Sapienza… però posso dirle che di “pezzi di carta” ne ho il cassetto pieno, ma evito lo sfoggio di titoli, anche indirettamente.. comunque per la sua tranquillità le posso ben dire che ho ancora tutto da imparare!

    Sicuramente non ho studiato a Sant’Anselmo o a Santa Giustina…!

    per risponderle sinteticamente, poi lei come sacerdote saprà approfondire se vuole su i suoi manuali

    @ 1 un esempio tra tutti: Lo scambio della Pace (verifichi la differenza tra il VO e il NO)

    @ 2 E’ una bugia! (propinata a noi “a fin di Bene”) confronti o mi indichi le sue fonti… le andrò a studiare con piacere!

    @ 3 II e la III verrebbero da Ippolito e da Basilio… però stranamente hanno preso solo quello che più piaceva un buon 5%, il resto che parla di Diavolo catene dell’Inferno ecc. non se ne scrive, (lei è professore e sa bene quando di un testo si può dire che “derivi” da un altro testo)

    @ La IV inventata di sana pianta!

    @4 Si legga il Messale del 1965, e lo confronti con il messale del 1969 poi del 1972! A già forse è uno di quelli che ha eliminato le “prove”… comunque se li procuri! non serve una licenza per capire l’”evoluzione”… le assicuro sono sufficienti due occhi liberi dalle FETTE DI PROSCIUTTO!

    @ 5 non mi faccia morire dalle Risa! tanto è vero che il messale del 2000 (“appena” 30 anni dopo) è pieno di errori e ancora non può essere tradotto nelle lingue locali!

    @ 6 Questo lo dice lei… intanto cito autori, articoli e libri che si posso trovare nelle biblioteche specializzate.

    Circa il pettegolezzo… MAh!! non so che dirle!

    circa il suo PS, non si sforzi… che è meglio!

  152. don Camillo scrive:

    @ lycopodium

    Non ho ben capito ciò che mi chiede, ma su crismon.it può intervenire con le sue obbiezioni… sarà interessante confrontarci!

  153. don Mariano Antonio scrive:

    Per don Camillo, post 151
    “Sicuramente non ho studiato a Sant’Anselmo o a Santa Giustina…!”
    E si vede….
    Mi scusi per la franchezza, ma lei fa delle asserzioni che non solo un “adottorato” in quei prestigiosi centri accademici, ma anche una qualsiasi persona che abbia studiato teologia in modo minimamente sistematico casserebbe senza riserve. L’unico criterio che lei segue è la fedeltà pedissequa alla forma rituale Tridentina, bollando come filoprotestante tutto ciò che si discosta da essa. Eppure lei sa (o dovrebbe sapere):
    1) Che esiste una Tradizione liturgica anteriore a Trento, sia in Oriente che in Occidente
    2) Che la creazione di nuovi testi liturgici non è una novità della Chiesa Cattolica post Vat. II
    3) Che il criterio ermeneutico, in re liturgica, è teologico, non storico (nel senso di ossequio pedissequo). Se fosse così, tutte le mutazioni rituali avvenute a partire dall’Età Apostolica (e sono tante) sarebbero degl1 abusi.
    Guardi, neanche io ho fatto studi avanzati in liturgia; sono un prete che cerca, come lei, di celebrare con fede i Divini Misteri. Però io ho il buon gusto di non diffondere via telematica le mie idee “balzane” e senza costrutto. Anche perchè, lo dovrebbe sapere, nel momento in cui abbiamo chiesto di essere ordinati presbiteri, ci siamo impegnati a “difendere” e “diffondere” l’”oggettivo della fede”; i nostri “pallini” ce li teniamo per noi!!!
    Cordiali saluti.
    Don Antonio Mariano

  154. lycopodium scrive:

    Un piccolo appunto sulle preghiere eucaristiche 3° e 4°.
    La loro storia iniziale si trova nel lavoro di Vagaggini
    “Il canone romano e la riforma liturgica” del 1966. Lì si trovano i testi “basilari”, tutti con i loro riferimenti scritturistici e/o ad antiche composizioni liturgiche. I nuovi, quelli che si proclamano oggi, sono più brevi, forse qualche bella espressione in più poteva essere conservata (qualcuna è stata salvata, rifluendo nei prefazi), ma complessivamente sono più che dignitosi. Contrariamente a quanto si è detto, è la 4° a riecheggiare le anafore orientali, vedasi il lungo post-sanctus.

  155. don Camillo scrive:

    “Anche perchè, lo dovrebbe sapere, nel momento in cui abbiamo chiesto di essere ordinati presbiteri, ci siamo impegnati a “difendere” e “diffondere” l’”oggettivo della fede”; i nostri “pallini” ce li teniamo per noi!!!”

    si è dimenticato il più importante!

    mi sono impegnato soprattutto a “TRAMANDARE” non soltanto a difendere e diffondere!

    La bellezza è per me l’unico primato che deve essere non solo difeso tramandato e diffuso ma principalmente tutelato!! La Messa Papista è BELLA! don Antonio perchè è vera, perchè è buona! Perchè è oltre ad essere un patrimonio dell’umanità e la “porta del Cielo”!

    La Messa di Paolo VI è una Messa che può essere gradita a Dio senz’altro … ma le assicuro che non c’è paragone con quella di PIO V! La studi senza pregiudizi! La studi pensando che fu la Messa del Santo Curato, di Padre Pio, di San Filippo Neri!

    Guardi don Antonio ho 36 anni vengo dagli oratori di don bosco, sto tutti i giorni con i ragazzi su un campo di pallone… e li confesso tutti i giorni come faceva il mio don Bosco, il latino lo conosco ma non sono un cultore, non sono un prete di sacrestia ma piuttosto un prete di borgata vesto la talare perchè è pratica ma non vado alla ricerca del pizzo o del merletto, vivo la liturgia con affetto e rispetto sincero non sono un rubricista anzi… e celebro senza mugugnare il NO!
    Ma le posso dire che da quando ho incontrato la Messa papista, be la mia vita sacerdotale è cambiata! Mi commuovo a solo pensiero di aver celebrato la Messa che celebrava san Giovanni Bosco… comunque stia tranquillo la messa di San Pio V non la celebro più, non perchè non sia capace ma mi creda, lo confesso davanti a Dio… non la celebro perchè NON MI SENTO DEGNO!

    Saranno i miei pallini?! Se per lei questi sono pallini… beh me li tengo stretti stretti sti pallini! meglio questi che altri!

    don Camillo

  156. don Mariano Antonio scrive:

    A Lycopodium, p. 154
    Grazie per l’ulteriore precisazione.
    Don Antonio

  157. Giuseppe Flavio scrive:

    “Il sito http://www.chiesaviva.com/383%20mensile.htm è un sito pieno di cialtronerie e di affermazioni gravemente diffamatorie contro un concilio e due pontefici. Tro vergognoso che qualcuno faccia girare questa spazzatura!”. Così scrive Raffaele Savigni (post 48).
    La solita tattica dei comunisti e dei loro compari, quello di usare paroloni e attaccare la persona dell’interlocutore cercando di demonizzarlo e di demolirlo, invece di ribattere con argomenti validi.
    Per quanto riguarda il Concilio, meno male che c’è lo Spirito Santo che sa trarre sempre e ovunque il bene.
    Riporto qui di seguito un articolo di Antonio Socci: Non e’ solo questione del latino ma della fede. 19.09.2007 .
    Era il 1971 e il teologo Joseph Ratzinger – che pure era stato un uomo del Concilio – denunciò l’immane disastro “progressista” del post Concilio, indicando a chiare lettere la grave responsabilità di tanti vescovi: “In base a queste istanze (progressiste), anche a dei vescovi poteva sembrare ‘imperativo dell’attualità’ e ‘inesorabile linea di tendenza’, deridere i dogmi e addirittura lasciare intendere che l’esistenza di Dio non potesse darsi in alcun modo per certa (…). Per questo sono certo che si preparano per la Chiesa tempi molto difficili. La sua crisi vera e propria è solo appena cominciata”. E infatti la crisi è divampata e a farla esplodere è stato innanzitutto l’attacco alla liturgia che della Chiesa è il cuore. Da cardinale tutore della fede, nel 1997, Ratzinger scriverà: “sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo, dipende in gran parte dal crollo della liturgia”. E oggi, da Papa, egli regala alla Chiesa un giorno storico. Il 14 settembre infatti entra in vigore il Motu proprio con cui Benedetto XVI ha restituito ai fedeli la libertà di partecipare alla cosiddetta liturgia tridentina, la liturgia di sempre della Chiesa. Attenzione: non è solo questione del latino (perché anche la riforma del 1969 ha la sua messa in latino). Né è questione che interessa solo i cosiddetti tradizionalisti. E’ molto di più: la notte dell’autodemolizione progressista e modernista della Chiesa sta finendo. Un grande teologo come Von Balthasar – che papa Wojtyla volle cardinale – pur essendo anch’egli uomo del Concilio scrisse: “Stranamente a causa di questa falsa interpretazione si ha la sensazione che la liturgia post-conciliare sia divenuta più clericale di quanto non fosse nei giorni in cui il sacerdote era un semplice servitore del mistero che veniva celebrato!”. Da oggi ai cristiani viene finalmente restituita la libertà di pregare (e di credere) come la Chiesa dei loro padri e dei Santi ha pregato (e creduto) per 19 secoli. Una libertà loro sottratta da vescovi e chierici “progressisti” dispotici che prima hanno (arbitrariamente) presentato la riforma liturgica del 1969 come un’abolizione del rito tradizionale della Chiesa e poi hanno sabotato lo speciale indulto chiarifcatore di Giovanni Paolo II del 1984 e del 1986. Ora Benedetto XVI – preso atto del boicottaggio dei vescovi – ha ordinato loro di riconoscere i diritti dei fedeli. Un passo grandioso che porterà frutti sorprendenti alla Chiesa. Ma, ancora una volta, diversi vescovi stanno cercando di disobbedire al Papa con la ribellione esplicita o con qualche trucco dialettico. A dare il la come al solito è stato il cardinal Martini che – ormai nei panni dell’Antipapa – ha tuonato che lui non avrebbe mai celebrato nel rito tradizionale per “quel senso di chiuso che emanava dall’insieme di quel tipo di vita cristiana così come allora lo si viveva”. Così, forte del fallimento pastorale progressista (e del suo episcopato), Martini ha liquidato secoli di santità: la Chiesa dove sono fioriti i più grandi santi, da Caterina a Francesco, da Carlo Borromeo a Francesco Saverio e Teresina di Lisieux, da Massimiliano Kolbe a Padre Pio, darebbe “un senso di chiuso” rispetto alla chiesuola progressista, fatta – immagino – di cattocomunisti, ecumenisti scatenati e teologi della liberazione. La grandiosa liturgia cattolica per la quale geni come Mozart, Michelangelo e Caravaggio hanno creato capolavori darebbe un’idea di “chiuso” rispetto agli sciamannati schitarramenti postconciliari con i più indecenti abusi liturgici. Ma subito a coda di Martini ha preso il coraggio del boicottaggio furbesco anche l’attuale vescovo di Milano Tettamanzi (scottato dal conclave del 2005 da cui voleva uscire Papa) e altri vescovi, tra i quali va citato quello di Pisa per la sua aperta opposizione al Papa (da monsignor Plotti aspetto ancora che mi spieghi il senso della Cattedrale a pagamento, come fosse un museo). Per avere un’idea di cosa sia la “chiesa progressista” bisogna leggere un articolo apparso l’altroieri sulla Repubblica. Parlava dei funerali dei bimbi rom, morti in un incendio a Livorno, celebrati dal pope ortodosso nella Cattedrale cattolica della città toscana. Monsignor Razzauto, amministratore diocesano con funzioni di vescovo, che ha concesso la cattedrale ha dichiarato: “se, per motivi speciali, o per mancanza di spazio, ne avessero bisogno non avrei alcun problema a mettere a disposizione la cattedrale anche agli islamici”. Avete letto bene: la Cattedrale cattolica a disposizione per dei riti islamici. I commenti – teologici e canonici – li lascio alle autorità vaticane. Vorrei sottolineare però che questo clero così ecumenico e aperto è lo stesso che poi, per decenni, ha negato le chiese ai fedeli cristiani per celebrare la Messa tradizionale. In un’altra città toscana un vescovo ha negato la Cattedrale addirittura ad un cardinale perché avrebbe celebrato, com’era sua facoltà, la Messa tridentina. Nella ribellione dei vescovi c’è un’opposizione al Papa che viene da lontano. Al Concilio don Giuseppe Dossetti, passato dalla politica italiana alle smanie riformatrici della Chiesa, provò a dimostrare che il vescovo ha il potere di giurisdizione con l’ordinazione stessa, a prescindere dal fatto che lo riceva dal papa. Se questa idea fosse stata accolta la Chiesa Cattolica si poteva trasformare in chiesa episcopaliana col papa ridotto a coordinatore. Invece fu bocciata e Dossetti fu rimosso da Paolo VI. Ma i vescovi progressisti non hanno mai rinunciato alle loro pretese. Paolo VI, negli ultimi anni, era diventato una voce che grida nel deserto. L’allora patriarca di Venezia Albino Luciani fu tra i pochi che cercò si opporsi alla dissoluzione: “Sarebbe ora di affermare coraggiosamente che voler essere col Papa non è deteriore complesso di inferiorità, ma frutto dello Spirito Santo”. Con Wojtyla il papato ritrovò vigore. Ma ricordo l’ottimo don Divo Barsotti che in un’intervista del 1985 mi diceva: “C’è un grande pericolo, il disgregamento dell’unica Chiesa di Cristo. I viaggi del Papa, secondo me, esprimono questa drammatica preoccupazione. Il papato negli anni recenti era stato umiliato e isolato. Nessuno voleva più sentir parlare del Papa, soprattutto i vescovi…”. E poi aggiungeva: “ancora non si è superato questo dramma. Ci sono ancora vescovi che resistono al Papa”. Giustamente Barsotti sottolineava che il vescovo ha diritto di essere seguito dai fedeli, ma se è in comunione col Papa. Altrimenti fa una sua chiesuola. Lealtà vorrebbe che un vescovo in disaccordo col Papa si dimettesse. Ma di rinunciare al loro potere clericale non vogliono sentirne parlare. Anzi, purtroppo continuano tuttora a essere nominati vescovi di area “progressista” che promettono di continuare questa deriva. Perché la burocrazia clericale è ancora in loro potere. Cosa temono dalla libertà? Perché vogliono impedire al popolo cristiano di pregare come la Chiesa ha pregato per due millenni? Perché nella Chiesa “lex orandi, lex credendi”. La Liturgia esprime la dottrina cattolica ortodossa ed è la vera fede che affascina e attrae. Mentre la loro stagione è quella del passato, quella – come denunciò il cardinal Ratzinger – dove i cristiani erano “portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina”. In quel memorabile discorso di apertura del Conclave, Ratzinger aggiungeva, amaramente: “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero… La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde, gettata da un estremo all’altro”. Benedetto XVI ora cerca invece di ancorarla alla roccia della tradizione ortodossa. E anche se il “partito clericale” gli ha dichiarato guerra, ha con sé il popolo cristiano.

  158. La nuova preghiera, nella quale si evince chiaramente che fuori della Chiesa Cattolica non c’è salvezza, da un lato rattrista perchè rappresenta l’ennesima capitolazione della Chiesa di fronte le forti ingerenze esterne (in questo caso ebraiche) dall’altro dimostra che la Liturgia antica va intesa come come “viva” e “attuale”, che si può celebrare, dunque, senza particolari permessi.
    Quando il Magistero offre la sua attenzione nei confronti di un rito, venerando, non c’è che gioire.
    Aver ricordato, dall’Osservatore Romano e successivamente dagli organi di stampa internazionali, che l’antico Rito è stato “liberalizzato” dal Motu Proprio “Summorum Pontificum”, che qualche Vescovo aveva già messo in cantina, buttato come documento di serie Z del Magistero, giova alla salute soprattutto di quei tanti poveracci che ancora ricevono degli assurdi dinieghi da quelli che dovrebbero essere i loro pastori!
    Odiosa e fuorviante la postilla del comunicato di Radio Vaticana che andrebbe trasmessa con urgenza alla Segreteria di Stato per ottenerne l’opportuna “reprimenda”.Ecco il testo finale di Radio Vaticano : “Va sottolineato che l’ipotesi che venga utilizzato il Missale Romanum del 1962 durante il Triduo Sacro è comunque del tutto eccezionale e riguarderebbe solo gruppi particolari”.
    Questa è la parte più triste di questa giornata : le solite ingerenze, senza fondamento, delle solite agenzie di stampa, questa volta vaticana, che cozzano clamorosamente con le disposizioni della Segreteria di Stato e del Santo Padre.

  159. Rodolfo scrive:

    Se si modifica la preghiera solenne di Venerdì Santo per non offendere gli Ebrei, allora vanno modificate anche le altre: quella “pro Ecclesia” perchè in essa si chiede a Dio che sottometta alla Chiesa tutti i principati e potestà il che potrebbe interpretarsi come cesarismo clericale e offende ai laicisti; quella “pro unitate Ecclesiae” dove i fratelli separati vengono nominati come “eretici e scismatici” e si dice che le loro anime sono sedotte dall’inganno diabolico”; quella “pro conversione infidelium” che ai non cristiani chiama “pagani” e “adoratori di idoli” dal cuore posseso dall’iniquità. A questo punto tanto vale abolire le preghiere solenni del Venerdì Santo e tutti contenti…

  160. claudio scrive:

    Il problema è complesso, ma la Chiesa cattolica non può igmorare che, a causa di questa assurda accusa di deicidio, sono state commesse atrocità contro il popolo ebraico. Ecco perchè Ratzinger doveva semplicemente eliminare quella preghiera odiosa. Così non cambia nulla. E poi vorrei dire a qualche solerte commentatore che non riconoscere Cristo non significa automaticamente essere lontani dalla verità. La verità la possiede solo Dio e non certamente la chiesa cattolica che sulla presunta custodia della verità ha costruito il suo abnorme potere. Una cosa è Cristo, un’altra la Chiesa
    ( per fortuna)

  161. lycopodium scrive:

    parola di diotrefe

  162. mike scrive:

    I discorsi qui fatti riflettono un problema inerente al “dialogo interreligioso” e in particolare a quello ebraico-cristiano.

    Ogni religione monoteistica, quindi sia quella ebraica che quella cristiana si reputa veritá unica, esclusiva, tuttavia la religione ebraica non mira alla conversione di tutti in quanto non la ritiene necessaria, sostenendo che la “salvezza” possa essere ottenuta da chiunque non sia ebreo e rispetti certe norme morali. Il cristianesimo invece mira alla conversione di tutti. Certo, per amore – e tutti conosciamo le attrocitá commese in nome di questo “amore”.

    Il problema é che per dialogo interreligioso alcuni intendono un dialogo su prinicipi teologali invece di un dialogo sulla convivenza e sull’attegiamento delle diverse comunitá religiose nei confronti dei problemi del mondo. Purtroppo tanti cristiani sono incapaci di mettere da parte un po’ la propria convinzione per dialogare su queste cose – a mio avviso – ben piú importanti. Infatti tanti (fondamentalisti di diverse religioni) non sono capaci di “mettere fra virgolette” la propria convinzione religiosa, cioé di riconoscere che l’altra persona con una convinzione diversa é altrettanto umana, intelligente, perció é sempre da assumere che la sua convinzione sia altrettanto valida, o che magari la veritá che tutti cerchiamo(alcuni attaverso la fede) sia ugualmente lontana dalle nostre convinzioni. Con altre parole, i fondamentalisti (di cui se ne trovano parecchi anche tra i commentatori di questo sito) mancano piú che di amore, di rispetto verso il prossimo.

    Quanto al problema concreto della liturgia del venerdí santo, secondo me il papa non avrebbe dovuto fare altro che eliminare la pregiera per il popolo ebraico. Il fatto che non lo ha voluto fare riflette – oltre al suo tradizionalismo – i problemi teologici posti dalla natura antipluralisra della religione cattolica e dalla genesi del cristianesimo (cioé che in un sistema teologico cristiano gli ebrei non possono essere considerati come uno fra i tanti popoli “miscredenti” in quanto concetti base del cristianesimo (una religione universalistica) come ‘alleanza’ e ‘redenzione’ sono stati ripresi dall’ebraismo cioé da una religione particolrista.

  163. Cosmo scrive:

    Gli Ebrei e la preghiera del Venerdì Santo: quell’ambiguo dialogo interreligioso!

    “…Una marcia indietro di 43 anni che impone una pausa di riflessione nel dialogo ebraico-cristiano”.
    Ecco come, con stizzita “levata di scudi”, il rabbino capo di Roma ha commentato la divulgazione del nuovo testo della preghiera del Venerdì Santo, modificato dal Santo Padre Benedetto XVI e reso noto dalla Segreteria di Stato vaticana. Ma a questo punto, a nostro modesto avviso, ciò che si “impone” davvero è piuttosto una “riflessione” sul reale significato con cui intendere il cosiddetto “dialogo interreligioso”; e ciò a maggior ragione perché, al di là delle non certo disinteressate strumentalizzazioni ebraiche, molti cattolici stessi paiono fraintenderne l’effettivo senso nel momento in cui si fanno prendere da dubbiose “pruderies” che nulla hanno a che fare con il vero ecumenismo.
    Secondo quale accezione dunque intendere l’auspicio, da parte della Chiesa cattolica, di instaurare un “dialogo” con coloro ai quali il proprio Magistero, alla luce della Sua fede, nulla può concedere che possa comportare la seppur minima rinuncia alla centralità sia di Gesù Cristo che di Sé stessa, in quanto Sua vera ed unica Chiesa?
    Mai come in questo caso risulta illuminante considerare il termine secondo l’etimologia che ad esso pertiene in maniera più immediata!
    Ebbene, derivando dal greco dia-logos, “dialogo” significa letteralmente “per mezzo, attraverso, a causa della parola”. Pertanto, trattandosi nella fattispecie della “Parola” che è pronunciata dallo Spirito di Verità attraverso la Chiesa di Cristo, Essa coincide allora proprio con ciò che usualmente si esprime alla greca con il termine “Logos”: ossia, il Verbo, la Parola assoluta, il Cristo stesso. Tale Parola non è quindi proposta dalla Chiesa cattolica per essere “dialetticamente” inserita in una discussione, ma molto più precisamente per essere “annunciata”: ed è proprio ciò a costituire per davvero il “dialogos per eccellenza”! Del resto il verbo greco dialegomai, da cui il sostantivo dialogos trae origine, traduce appunto “converso, parlo, ragiono, spiego”; mentre da parte sua lo stesso sostantivo dialogos traduce, in una delle sue più antiche accezioni, persino “udienza”! Dal che si desume in definitiva che se al concetto più proprio di “dialogo” non concerne affatto alcun senso di “imposizione”, nondimeno esso non implica nemmeno alcun senso di “opinabilità”!
    Nel Catechismo si afferma che la convinzione della Chiesa di poter e dover operare il dialogo con le altre religioni, e con i non credenti in genere, trova la sua base nella convinzione del fatto che la ragione umana “può e deve conoscere Dio” (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n.39). Ed inoltre vi si dice: “L’attività missionaria (a cui può essere aggiunta senz’altro anche quella pura e semplice di testimonianza, N.d.A.) implica un dialogo rispettoso con coloro che non accettano ancora il Vangelo…Se infatti (i credenti) annunziano la Buona Novella a coloro che la ignorano, è per consolidare, completare ed elevare la verità e il bene che Dio ha diffuso tra gli uomini e i popoli, e per purificarli dall’errore e dal male (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.856)”.
    In altre parole – ed una volta per tutte – va eccepito che l’usuale intendere il “dialogo” come quel “processo di discussione con cui due contrari, tesi e antitesi, si sviluppano unitariamente risolvendosi in un superiore momento di sintesi”, comporta in verità il non certo incolpevole equivocare tra il suo autentico significato, la sua vera pregnanza, e quella che è piuttosto la precipua definizione filosofica del termine “dialettica”!
    In conclusione, ed alla luce di tali puntualizzazioni, se con “dialogo” converremo di voler intendere propriamente e semplicemente un “discorso alternativamente posto tra due interlocutori”, ebbene allora ci pare che nella fattispecie – con le suddette “levate di scudi” – si sia al cospetto di un vero e proprio “anti-dialogo”: quello cioè con cui si agogna esclusivamente di sottoporre la Chiesa cattolica al silenzio del compromesso! Rifiutare alla Chiesa cattolica di affermare d’essere ciò che per mandato “è” e “deve essere” – cioè, per l’appunto, Istituzione dal carattere di testimonianza “universale” – implica una sorta di “apologia della babelicità”; col quale neologismo intendiamo alludere all’errore di chi supponga di poter ridurre il summenzionato “discorso alternativamente posto tra due interlocutori” alla stregua invece di “due contrapposti, isterici e disordinati monologhi”!
    Se questo atteggiamento può valere per altre confessioni religiose, ancora soggette alla biblica “confusione delle lingue” (cfr.Gen11,1-9), esso non potrà mai essere addebitato alla Chiesa cattolica, sorta in quel giorno di Pentecoste in cui a tutti gli Apostoli, ripieni di Spirito Santo, fu concesso di “parlare lingue diverse” per “annunziare le grandezze di Dio” (cfr. At 2,1-13)!

  164. lycopodium scrive:

    Cristo non si mette tra parentesi.

  165. Reginaldus scrive:

    Per fortuna che abbiamo un papa che, da gran teologo e indefesso dialogante qual è, ci pensa lui a rimediare ai guai provocati dalla intransigenza della fede cattolica d’ antan!
    Ma con tutta questa voglia di simpatizzare coi nostri ‘fratelli maggiori’ ebrei, a quando la soppressione ( o correzione )di intere pagine neotestamentarie che suonano terribilmente dure nei confronti dei giudei non credenti? Pagine nelle quali si dà loro il diavolo come padre, li si dichiara per i loro peccati destinati alla morte eterna (Gv 8, 24…), dove li si chiama assassini del Gesù Signore e Cristo, e perentoriamente li si invita, se vogliono la salvezza, alla CONVERSIONE e al BATTESIMO NEL NOME DI GESU’ CRISTO (At 2, 36…)! Tanto per rimanere a due esempi, l’ uno di Gesù e l’altro di Pietro, l’uno, pare, il Fondatore della Chiesa e l’altro, pare ancora, la Roccia sulla quale Cristo la Chiesa l’ha fondata… Non sembrano due riferimenti di poco conto… Altro che Conciliovaticansecondo e papi conciliari! La Verità è dura nella sua tagliente chiarezza, spada a doppio taglio, il politicamente-teologicamene corretto è un misero espediente che espone solo al dileggio. Altro che pianti sulla cattedra della Sapienza negata, qui pare che a papa Ratzinger –leggere al riguardo anche il catechismo della Chiesa Cattolica da lui controfirmato sul tema ebrei- Cristo…- non debba spettare nemmeno la cattedra di Pietro!

    E poi con questo complesso di colpa nei confronti degli ebrei è ora di finirla. Si guardino anch’essi nello specchio, gli ebrei, e vedranno che non hanno volti d’angelo! E la piantino con questo lagnoso e perpetuo vittimismo. Che cosa è questa storia della Shoà male assoluto? Il genocidio degli Armeni cos’era, male relativo? Già, forse perché cristiani uomini di categoria B e quindi il loro male, male di serie B! E con tutta questa storia della colpa del silenzio e dell’ignavia e della complicità buttata addosso agli altri? E dov’era,per esempio, il Congresso Mondiale Ebraico e cosa faceva? Non vedeva, non sapeva non sentiva? O calcolava i vantaggi dal Mito che si stava costruendo sulla pelle di tanti poveracci ebrei? Basta. Stiano pure nella loro convinzione di essere loro, come popolo, il messia sofferente, ma si rassegnino al fatto che altri credano che il Messia è venuto e il suo Nome è Gesù il Cristo!

  166. Anastasio scrive:

    prima di tutto: tanto tanto tantissimo sostegno a don Mariano Antonio. E ancora più grazie per la difesa della verità e della nostra fede cristiana.
    Come disse Paolo VI “il fumo di Satana è entrato nella Chiesa” ossia “qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé.” http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1972/documents/hf_p-vi_hom_19720629_it.html
    Eccolo il fumo di Satana e basta vederne la violenza verbale, la rabbia apertamente espressa in parole che con il Vangelo non hanno niente a che vedere. Basta navigare nei forum di “tradizionalisti” che in realtà usano la Tradizione in modo distorto contro la Tradizione stessa, come Satana cercò di usare la Scrittura per tentare Gesù.
    Quanto agli Ebrei, essi non sono santi e hanno i loro torti, come storicamente la Chiesa ha i suoi. Tuttavia è assolutamente fuorviante il modo in cui vengono presentati.
    Innanzitutto il “peccato” di rifiuto di Cristo non può essere considerato come gli altri peccati. San Paolo parla chiaramente di un mistero, di una cecità permessa da Dio che si risolverà solo alla fine dei tempi, quando tutti i popoli saranno riconciliati con Cristo mediante la Chiesa. Per il mondo si parla di riconciliazione, mentre per gli ebrei no si usa questo termine ma “riammissione” e “resurrezione” (Romani 11, 11-36).
    Per questo è impreciso parlare di “conversione” a proposito degli Ebrei, e giustamente la locuzione pasquale per il Messale antico chiede di “illuminarli perchè riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini” e che “entrando la pienezza dei popoli nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo” con chiaro riferimento al brano della lettera ai Romani, nel cui contesto quindi va letta. L’idea dell’illuminazione è cosa diversa della conversione. Questa indica un percorso da fare, un viaggio di ritorno (teshuvà), quella un aprire gli occhi per vedere come è veramente il posto in cui ci si trova. Noi dobbiamo entrare nella Casa di Dio, togliendoci i calzari. Gli Ebrei ci sono già, ma non lo vedono e quindi non fanno entrare in sè l’ospite divino. Non è forse un caso che proprio l’ebreo S. Paolo, persecutore dei cristiani, ha ricevuto in dono una cecità fisica dall’incontro con Gesù, segno di ciò che doveva chiedere alla Chiesa di Cristo per la mani di Anania. Grande rispetto quindi per i nostri fratelli maggiori.

  167. lycopodium scrive:

    Il rapporto Chiesa/antico Israele è questione difficile, come dimostra lo stesso cardinale Martini in uno scritto recente dove, parlando del sinedrio e della sua condanna di Gesù, scrive:
    “Ci troviamo davvero di fronte al crollo di una istituzione, una istituzione – notiamo – che avrebbe avuto il compito primario di riconoscere il Messia verificandone le prove. Sarebbe stato questo l’atto giuridico più alto di tutta la sua storia. Invece fallisce proprio lo scopo fondamentale […] in vista del quale era sorta. […] Si pone qui un problema gravissimo, quello della possibilità che un’istituzione religiosa decada: si leggono ancora i testi sacri, però non sono più compresi, non hanno più forza, accecano invece di illuminare. […] Le loro menti si sono accecate. Infatti lo spesso velo sino ad oggi rimane non rimosso quando leggono l’Antico Testamento, perché in Cristo soltanto esso si annulla. Anzi, fino ad oggi, quando si legge ad essi Mosé, un velo giace sopra il loro cuore” (cfr. http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it in data 4 Febbraio 2008).
    Questa drammatica complessità della questione, che fa esprimere il cardinale c.d. “progressista” in termini analoghi a quelli dell’antico messale, mi conferma della [B]PROVVIDENZIALE[/B] acutezza teologica di papa Benedetto.
    Egli [B]RICAPITOLA, SUPERA E INVERA [/B]le posizioni apparentemente in conflitto, espresse dalle formule liturgiche dell’antico e del nuovo messale.
    Papa Benedetto è perciò autentico rinnovatore di [B]ENTRAMBE[/B] [B]le forme liturgiche[/B].
    Perché fermarsi al VO significa fare un’improponibile iperbole al quadrato, se si interpreta letteralmente quella che è un’immagine colorita. Ma la preghiera del NO non deve essere forzata in vista di un irenismo dissolvente. Che questo sia un pericolo presente (che conferma la provvidenzialità di questo Papa) lo conferma la brutta dichiarazione di un biblista (dall’agenzia SIR), certo meno illustre del card. Martini.
    Brutta spt per questo passo, dove elogia il fatto che nella preghiera “Non si parla di entrare nella Chiesa, non è nominato Gesù Cristo, neanche nella prima parte della preghiera”.
    Che dirne?
    A me colpisce quel “non è nominato Gesù Cristo”, quasi fosse un segno di contraddizione o una pietra d’inciampo … anche per i biblisti che si dicono cristiani e sembrano vergognarsene.
    In questo, eredi di quella medesima omissione di testimonianza che tecnicamente (e autocriticamente) si chiamerebbe giustamente “per-fidia” (quella degli stessi apostoli Giuda e Pietro, per intenderci).
    “Popolo mio che cosa ti ho fatto?”

  168. Reginaldus scrive:

    ma rimane per i secoli quell’ imperativo squillnte e impavido di Pietro, la Roccia, “ PAENITENTIAM agite, et BAPTIZETUR unusquisque vestrum IN NOMINE JESU CHRISTI in remissionem peccatorum vestrorum, et accipietis donum SANCTI SPIRITUS. Questo è l’amore vero, quello che ci spinge, per la forza dello Spirito Santo, a desiderare per tutti il dono di Cristo Salvatore e a pregare Dio perché esso venga accolto. Il fumo di satana è quello che ci acceca e ci impedisce di vedere il vero bene, per TUTTI gli uomini.Satana è infatti l’ INVIDIOSO di Dio e l’OMICIDA fin dal principio.

  169. lycopodium scrive:

    ops! trascrivo la parte errata:
    “Questa drammatica complessità della questione, che fa esprimere il cardinale c.d. “progressista” in termini analoghi a quelli dell’antico messale, mi conferma della PROVVIDENZIALE acutezza teologica di papa Benedetto.
    Egli RICAPITOLA, SUPERA E INVERA le posizioni apparentemente in conflitto, espresse dalle formule liturgiche dell’antico e del nuovo messale.
    Papa Benedetto è perciò autentico rinnovatore di ENTRAMBE LE FORME LITURGICHE”.

  170. peccatore scrive:

    Mi chiedo se alla fine tutto questo non riguardi ciascuno di noi: un Popolo, non potente, non numeroso, marginale rispetto ai grandi imperi, senza alcun particolare merito proprio, VIENE SCELTO DA DIO NELLA STORIA, non nelle idee, quale destinatario primo della propria rivelazione… Abramo vive la propria fede che si trasmette ai patriarchi e si svela nella esperienza di popolo in ESODO. Ne discendeono una Torah, una Legge. Mose e i profeti ricevono nei secoli, tra deportazioni, guerre e scandali, segnali che si concretizzano nel Messia, atteso da Israele, negli anni della storia che corrispondono alle profezie di Daniele ed Ezechiele, nel luogo indicato da Michea. Malgrado sapessero, malgrado i fatti ricalchino Isaia, alcuni del popolo che conosce le Sacre scritture hanno creduto e altri no. Le due figure della fede che maggiormente determinano la vicenda cristiana sono ebrei osservanti, Giuseppe e Maria. Tra quanti hanno creduto, inizialmente tutti ebrei, non mancano percorsi faticosi e drammatici, pensiamo a Tommaso, Pietro, Giuda… Tra quanti non credono subito, vi sono apostoli decisivi per la nostra fede, come Paolo. Tutti ebrei, ai quali dobbiamo, materialmente, le fondamenta della nostra fede. Deicidi? Anche, ma non solo loro… Sclerocardici? Certamente, ma non solo loro. Noi oggi, cristiani da secoli, siamo nella stessa situazione. Durante i secoli abbiamo talora scaricato violenza su chi abbiamo ritenuto colpevole… Abbiamo equivocato… Ci siamo chiusi a Cristo credendoci aperti a Lui. Per credere al vangelo serve una attitudine quaresimale faticosa per chiunque: LA CONVERSIONE. Prego Dio che sappia darci occasioni numerose, visto che, tutto il genere umano, siamo un popolo di dura cervice. Tutti siamo sedotti dal principe del mondo, dal falsario. Qualcuno purtroppo sta peggio di altri, in questo senso. Il Salvatore sulla croce ha lavato tutto lo schifo umano, passato, presente e futuro. Ha detto che acceta e perdona le offese a Lui, ma non quelle allo Spirito Santo. Misterioso fino a un certo punto… Quando crederemo davvero al vangelo, allora ci convertiremo. Cercheremo cammini orientati a Dio, umile nello scendere al nostro livello, senza merito alcuno da parte nostra. Pregheremo per tutti quelli che non conoscono questa gioia, non per colpevolizzarli o dominarli, ma solo in quanto desideriamo per tutti lo stesso dono immenso della gioia cistiana, gioia martire, gioia misericordiosa, gioia libera… Responsabilmente: sceglieremo noi se andare in un inferno che esiste e non possiamo credere semplicisticamente vuoto… Per questo preghiamo per la conversione dei peccatori, per la nostra innanzitutto. Per questo dobbiamo pregare sempre, per questo chi non crede al Cristo crocifisso e risorto non arriva a capire i fatti che successero in quegli anni a Gerusalemme…

  171. lycopodium scrive:

    @ peccatore
    Giusto, proprio per questo parlavo di nostra “per-fidia”.
    Per obiettività cito un post da altro blog, che mi ha suggerito l’idea.
    L’autore (ignigo74) è un cattolico “progressista”, ma qui si esprime benissimo: “De “Oremus et pro perfidis judaeis”.
    Anche oggi sul Corriere le solite noiosissime, noiosissime, noiosissime flatulenze verbali dei soliti noiosissimi burattini di questa o quella comunità (anche, evidentemente, di quella cattolica).
    Per-fidis, la perfidia, rimanda all’ attraversare (per) una fede per lasciarsela alle spalle, ovvero tradire, rinnegare. Perfidia suprema quella dell’apostolo protovescovo Giuda, che consegna-tradisce il Maestro, perfidia suprema quella di Simon Pietro protopontefice che rinnega-tradisce perfettamente – il numero tre … – e sostiene con forza “non conosco quell’uomo”, perfidia generalizzata quella degli apostoli protovescovi – tutti – che scappano a gambe levate abbandonando il loro Maestro al proprio solitario, drammatico e salvifico destino. La fede della chiesa si basa su quella di un gruppo di perfidi giudei. Non è che i perfidi giudei siamo noi? A me pare lampante il significato cangiante – divinamente ambiguo si potrebbe dire con Euripide… – di quella formuletta liturgica. Perché tante noiose, noiose, noiose, noiose vuote parole?”(http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=619#comments /ignigo74 scrive,7 Febbraio2008 @10:03)

  172. Ennio scrive:

    Commento tardivo a Mauro W.Fuolega, al punto 6.
    Insomma lei vuol dire che dopo tutto quello che hanno passato(gli ebrei) dovrebbero convertirsi e ringraziare il Cristo. Ringraziarlo per che cosa? Per grazia ricevuta o per il loro sterminio? Ma per favore!

  173. Physikelly scrive:

    “Oremus et pro Iudaeis”

    Da “L’Osservatore Romano” del 15 febbraio 2008

    di Gianfranco Ravasi

    Un giorno Kafka all’amico Gustav Janouch che lo interrogava su Gesù di Nazaret rispose: “Questo è un abisso di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi”. Il rapporto tra gli Ebrei e questo loro “fratello maggiore”, come l’aveva curiosamente chiamato il filosofo Martin Buber, è stato sempre intenso e tormentato, riflettendo anche la ben più complessa e travagliata relazione tra ebraismo e cristianesimo. Forse sia pure nella semplificazione della formula è suggestiva la battuta di Shalom Ben Chorin nel suo saggio dal titolo emblematico Fratello Gesù (1967): “La fede di Gesù ci unisce ai cristiani, ma la fede in Gesù ci divide”.

    Abbiamo voluto ricreare questo fondale, in realtà molto più vasto e variegato, per collocarvi in modo più coerente il nuovo “Oremus et pro Iudaeis” per la Liturgia del Venerdì Santo. Non c’è bisogno di ripetere che si tratta di un intervento su un testo già codificato e di uso specifico, riguardante la Liturgia del Venerdì Santo secondo il Missale Romanum nella stesura promulgata dal beato Giovanni XXIII, prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Un testo, quindi, già cristallizzato nella sua redazione e circoscritto nel suo uso attuale, secondo le ormai note disposizioni contenute nel motu proprio papale “Summorum Pontificum” dello scorso luglio.

    All’interno, dunque, del nesso che unisce intimamente l’Israele di Dio e la Chiesa cerchiamo di individuare le caratteristiche teologiche di questa preghiera, in dialogo anche con le reazioni severe che essa ha suscitato in ambito ebraico. La prima è una considerazione “testuale” in senso stretto: si ricordi, infatti, che il vocabolo “textus” rimanda all’idea di un “tessuto” che è elaborato con fili diversi. Ebbene, la trentina di parole latine sostanziali dell’Oremus è totalmente frutto di una “tessitura” di espressioni neotestamentarie. Si tratta, quindi, di un linguaggio che appartiene alla Scrittura Sacra, stella di riferimento della fede e dell’orazione cristiana.

    Si invita innanzitutto a pregare perché Dio “illumini i cuori”, così che anche gli Ebrei “riconoscano Gesù Cristo come salvatore di tutti gli uomini”. Ora, che Dio Padre e Cristo possano “illuminare gli occhi e la mente” è un auspicio che san Paolo già destina agli stessi cristiani di Efeso di matrice sia giudaica sia pagana (1, 18; 5, 14). La grande professione di fede in “Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini” è incastonata nella Prima lettera a Timoteo (4, 10), ma è anche ribadita in forme analoghe da altri autori neotestamentari, come, ad esempio, il Luca degli Atti degli Apostoli che mette in bocca a Pietro questa testimonianza davanti al Sinedrio: “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati” (4, 12).

    A questo punto ecco l’orizzonte che la preghiera vera e propria delinea: si chiede a Dio, “che vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità”, di far sì “che, con l’ingresso della pienezza delle genti nella Chiesa, anche tutto Israele sia salvo”. In alto si leva la solenne epifania di Dio onnipotente ed eterno il cui amore è come un manto che si allarga sull’intera umanità: egli, infatti si legge ancora nella Prima lettera a Timoteo (2, 4) “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità”. Ai piedi di Dio si muove, invece, come una grandiosa processione planetaria, che è fatta di ogni nazione e cultura e che vede Israele quasi in una fila privilegiata, con una presenza necessaria.

    È ancora l’apostolo Paolo che conclude la celebre sezione del suo capolavoro teologico, la Lettera ai Romani, dedicata al popolo ebraico, l’olivo genuino sul quale noi siamo stati innestati, con questa visione la cui descrizione è “intessuta” su citazioni profetiche e salmiche: l’attesa della pienezza della salvezza “è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti; allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto: Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà le empietà da Giacobbe. Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati” (11, 25-27).

    Un’orazione, quindi, che risponde al metodo compositivo classico nella cristianità: “tessere” le invocazioni sulla base della Bibbia così da intrecciare intimamente credere e pregare (è un’interazione tra le cosiddette “lex orandi” e “lex credendi”).

    A questo punto possiamo proporre una seconda riflessione di indole più strettamente contenutistica. La Chiesa prega per aver accanto a sé nell’unica comunità dei credenti in Cristo anche l’Israele fedele. È ciò che attendeva come grande speranza escatologica, cioè come approdo ultimo della storia, san Paolo nei capitoli della Lettera ai Romani (capitoli 9-11) a cui sopra accennavamo. È ciò che lo stesso Concilio Vaticano II proclamava quando, nella costituzione sulla Chiesa, affermava che “quelli che non hanno ancora accolto il Vangelo in vari modi sono ordinati ad essere il popolo di Dio, e per primo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale è nato Cristo secondo la carne, popolo in virtù dell’elezione carissimo a ragione dei suoi padri, perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili” (Lumen gentium, n. 16).

    Questa intensa speranza è ovviamente propria della Chiesa che ha al centro, come sorgente di salvezza, Gesù Cristo. Per il cristiano egli è il Figlio di Dio ed è il segno visibile ed efficace dell’amore divino, perché come aveva detto quella notte Gesù a “un capo dei Giudei”, Nicodemo, “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, e non lo ha mandato per giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (cfr Giovanni, 3, 16-17). È, dunque, da Gesù Cristo, figlio di Dio e figlio di Israele, che promana l’onda purificatrice e fecondatrice della salvezza, per cui si può anche dire in ultima analisi, come fa il Cristo di Giovanni, che “la salvezza viene dai Giudei” (4, 22). L’estuario della storia sperato dalla Chiesa è, quindi, radicato in quella sorgente.

    Lo ripetiamo: questa è la visione cristiana ed è la speranza della Chiesa che prega. Non è una proposta programmatica di adesione teorica né una strategia missionaria di conversione. È l’atteggiamento caratteristico dell’invocazione orante secondo il quale si auspica anche alle persone che si considerano vicine, care e significative, una realtà che si ritiene preziosa e salvifica. Scriveva un importante esponente della cultura francese del Novecento, Julien Green, che “è sempre bello e legittimo augurare all’altro ciò che è per te un bene o una gioia: se pensi di offrire un vero dono, non frenare la tua mano”. Certo, questo deve avvenire sempre nel rispetto della libertà e dei diversi percorsi che l’altro adotta. Ma è espressione di affetto auspicare anche al fratello quello che tu consideri un orizzonte di luce e di vita.

    È in questa prospettiva che anche l’Oremus in questione pur nella sua limitatezza d’uso e nella sua specificità può e deve confermare il nostro legame e il dialogo con “quel popolo con cui Dio si è degnato di stringere l’Antica Alleanza”, nutrendoci “della sua radice di olivo buono su cui sono innestati i rami dell’olivo selvatico che siamo noi Gentili” (Nostra aetate, n. 4). E come pregherà la Chiesa nel prossimo Venerdì Santo secondo la liturgia del Messale di Paolo VI, la comune e ultima speranza è che “il popolo primogenito dell’alleanza con Dio possa giungere alla pienezza della redenzione”.

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    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/190081