I preti brasiliani chiedono l'abolizione del celibato

La richiesta arriva ufficialmente al Papa dai preti del Brasile, i cui delegati si sono riuniti nei giorni scorsi alla presenza del cardinale Claudio Hummes, Prefetto del clero: il Vaticano apra al matrimonio per i sacerdoti. In tutto nel Paese sudamericano ci sono 18.685 sacerdoti in 269 diocesi che lavorano in 9.222 parrocchie. Quella brasiliana è una delle chiese numericamente piu’ forti del mondo. La proposta, inviata alla Congregazione per il clero, prevede che vengano istituiti due tipi di sacerdozio: quello che prevede il celibato obbligatorio per i religiosi che fanno voto di castità nei rispettivi ordini e congregazioni, poi un secondo tipo di sacerdozio, questa volta senza obbligo del celibato. Devo dire che il dibattito sul celibato non mi appassiona né mi ha mai appassionato (sarà perché non sono prete e sono sposato!). Non avrei alcuna difficoltà se il parroco che celebra la messa domenicale tenesse famiglia (l’importante è che possa amministrare i sacramenti!), ma ritengo che la scelta del celibato abbia una motivazione profonda e non soltanto contingente, come non si stanca di ribadire Benedetto XVI. Già il Sinodo sull’eucaristia del 2005 aveva deciso di non aprire il dibattito su questo tema e in questo senso si sono espressi tutti gli ultimi Papi. Eppure ogni due o tre mesi, vuoi per l’intervista di un cardinale, vuoi per l’uscita di un libro o per una petizione come quella brasiliana, il tema viene riproposto all’attenzione mediatica. Mi chiedo e vi chiedo: è davvero il celibato dei preti il problema della Chiesa di oggi? E’ aprendo ai preti sposati che si risolve il problema del calo delle vocazioni?

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

318 risposte a I preti brasiliani chiedono l'abolizione del celibato

  1. Cherubino scrive:

    @Luigi, a me pare invece che il problema sia importante, ma non per il calo di vocazioni. Il fatto che viene ogni tanto a galla, e non da parte di atei o laici, ma da parte degli stessi preti ne è una prova.
    La norma di diritto canonico (perchè, ricordiamolo, tale è), che prevede il celibato per i sacerdoti ha motivazioni basate su ottimi discernimenti sulle necessità spirituali del proprio tempo. Se fosse un discernimento assoluto nel tempo e nello spazio non si spiegherebbero i sacerdoti sposati nelle Chiese (cattoliche) di rito orientale, nè il fatto che fino al primo millennio la noram non esisteva.
    Oggi, il contro sarebbe il pericolo di una svalutazione del celibato, cosa da evitare, ma il pro sarebbe una maggiore chiarezza sul ruolo del sacerdote e sul valore positivo della sessualità ordinata nel matrimonio, dopo secoli di demonizzazione di essa.

  2. R. Romeo scrive:

    Non c’è da stupirsi che una tale richiesta provenga da un paese come il Brasile, dove i “costumi” (sociali e “da mare”) sono quelli che sono…

    Il sacerdote è pastore di tutta la comunità affidatagli, deve amare Dio e tutti allo stesso modo con un cuore indiviso; questo non mi sembra compatibile con le cure necessarie da dedicare a una famiglia.

    I nostri preti in Italia già si lamentano che non riescono a fare tutto il necessario causa mancanza di tempo (sono pochi), figuriamoci se dovessero anche pensare a una moglie e a dei figli.

    Nessuno è obbligato a diventare sacerdote: chi non si sente in grado di sostenere la scelta del celibato rimanga laico.

    Saluti

  3. lelino scrive:

    A me non sorprende affatto la richiesta dei preti brasiliani..mi sembra un’ovvia conseguenza del CVII, della facoltà di vescovi e cardinali di fare quello che vogliono fregandosene di cosa dice il Papa. Non esiste più in concreto l’infallibilità del Papa e ciascuno fa o propone ciò che vuole. A partire dal CVII si è aperta una falla nella diga che teneva insieme la Chiesa….liberi tutti…..la messa Novus Ordo ha avvicinato la Santa Messa al rito protestante, l’abolizione del celibato è un altro passo verso la chiesa di Milingo, di Don Sante e degli altri preti moderni, di quelli che quando li vedi per strada non sai se sono preti o meno (non li riconosci, ma già l’abito non fa il monaco si dice….) però tranquilli, non aumenteranno le vocazioni…qualche cattolico democratico, riteneva che con l’addio all’abito talare e la nascita dei preti in “maglioncino” la Chiesa si sarebbe aperta a nuove idee e nuovi preti sarebbero arrivati..sapete già come è andata a finire….sbagliato è sorprendersi..come si fa a sorprendersi mi chiedo? nel programma del PD ad esempio vedo riproposti i PACS, i DICO e tutto il resto.. i cattolici democratici di oggi (Prodi, Bindi, ecc.) sottoscrivono tale programma apertamente in contrasto con quanto sostenuto da Santa Romana Chiesa.. cosa volete che sia in confronto un piccolo addio al celibato…

  4. Slowhand scrive:

    Bah, anche a me cambierebbe poco, ma il problema è capire quanto cambierebbe per lui…
    Se ne è oarlato, se ne parlerà ancora: non è un “problema” in senso stretto, certo che è una particolarità.
    Non posso nascondere l’idea che l’insistenza in merito (che, a parte eccezioni anche rilevanti come quella segnalata, più che “dentro” la Chiesa matura al di fuori) sia una sorta di reazione psicologica di autodifesa alla “anormalità” di coloro che dimostrano (più o meno… :-) ) che si può vivere bene anche facendo a meno del sesso. Senza voler scendere a toni apocalittici, diciamo che obiettivamente è constatabile quanto la pratica sessuale abbia invaso la cultura, le modalità educative, la vita di tutti i giorni; sia diventata metro per giudicare la “normalità” di una persona, il suo corretto sviluppo umano e la sua capacità di relazionarsi socialmente.
    Questo è avvenuto come reazione (più o meno giustificata, non è questo il punto) allo “sdoganamento” libertario, dopo secoli di “nascondimento”; fatto sta che oggi “chi non fa sesso” è un perturbatore dell’ordine sociale, esce da tutti gli schemi, non si presta all’omologazione in categorie socio-psicologiche. E’ il capovolgimento di quanto avvenuto per secoli: lo “scandalo” è la verginità, la continenza, l’autocontrollo (non posso, malignamente, non notare che quanto additato alle masse quale esempio di “alienazione” a proposito del prete cattolico diventa improvvisamente “cammino di conoscenza interiore” se praticato da qualche santone o guru, non necessariamente religioso).
    E’ ovvio che anche i sacerdoti siano immersi nel loro tempo, e ne subiscano i condizionamenti. Mantenersi casti, oggi, costa molto di più che anche solo un secolo fa, e -per paradossale che possa sembrare- può davvero comportare uno squilibrio psicologico (non la castità in sè, ma il rapporto da essa mediato che si instaura con gli “altri”, il che per un sacerdote non è un fattore secondario).
    Personalmente, ritengo che sia uno sforzo sostenibile (ma io non l’ho mai fatto :-) ), e che caratterizza -proprio in virtù di quanto detto sopra- la “unicità” del cattolicesimo, il suo volersi porre come strada “diversa” da tutte le altre: siamo, da sempre “scandalo e stoltezza”, questa è solo una cosa in più, che oggi diventa importante perché oggi il mondo vive nel sesso. Domani, sarà un’altra cosa…
    D’altra parte, non riterrei un “cedimento” se si decidesse di cambiare. Come dicevo all’inizio, più che per me che ricevo l’Ostia, bisogna vedere cosa cambia per chi quell’Ostia consacra… Essere sposato lo aiuterebbe o no? Come al solito, e senza cadere nel relativismo: dipende…

  5. Slowhand scrive:

    (scusate, è partito l’invio senza la conclusione)

    Ma proprio perché “dipende” da ogni singolo sacerdote, bisogna pensare che, nel complesso, non cambierebbe molto. Ma allora, se non ci si sarebbero grandi mutamenti in meglio, a cosa servirebbe?

  6. mele scrive:

    l’importante è che non la si consideri come la soluzione al problema della pedofilia tra i preti.

  7. riccardo scrive:

    Il problema di sempre: fede e testimonianza, il resto è legato alla debolezza delle due colonne portanti

  8. Gio scrive:

    Ma questi preti qua, se hanno il tempo di pensare alla figa da celibi, figurarsi da uxorati. Chi li vede piu’? Sono curioso di vederli, questi clerofunzionari uxorati.

  9. Gianfranco Massi scrive:

    Alla prima domanda rispondo che non credo che il problema del celibato dei preti sia “il problema” della Chiesa oggi.
    Intendo per Chiesa la comunità dei fedeli, non la semplice Istituzione della Santa Sede.
    Quanto alla seconda, per un fedele non ha proprio senso “aprire ai preti sposati” per risolvere il problema delle vocazioni. Queste sono curate dallo Spirito Santo.
    Gianfranco Massi

  10. riflettiamo scrive:

    per tutti coloro che non sarebbero d’accordo a rendere il celibato dei preti facoltativo, per favore spiegatemi:

    a) perchè i preti prima dell’anno 1000 si potevano sposare e perchè dopo no. Voglio sapere cosa è cambiato a livello divino in quel periodo, o forse… si trattò solo di mere motivazioni terrene?

    b) perchè se è una libera scelta poi ci sono così tante defezioni. Non sono traditori, perchè non tradiscono la loro fede e l’amore per il Signore (ci mancherebbe altro!!!), anzi, da sposati continuano a comportarsi da preti e cristiani, insieme alle loro famiglie. E badate bene, un prete che decide di sposarsi non lo decide dall’oggi al domani, spesso fa di tutto per rifiutare i sentimenti che ha, e si tratta di preti validissimi che non si pentono e non rinnegano nulla del giorno dell’ordinazione, anzi, riscoprono più che mai il dono della Vocazione ricevuta dal Signore.

    c) perchè nella Bibbia San Paolo dice che i vescovi doveveno essere sposati (una sola volta certamente) con moglie e figli ubbidienti in modo tale da essere con il loro stile di vita ordiato e sobrio un esempio per tutte le altre famiglie. Perchè, diceva San Paolo, se un vescovo non sa governare nemmeno la sua famiglia come potrà guidare il popolo di Dio? Lo diceva San Paolo, non io. Spiegatemi perchè.

    c) spiegatemi chi siamo noi per decidere se un prete deve o non deve avere una famiglia sua. Lasciamo che sia Dio con il suo Spirito Santo a guidare la Chiesa. Cerchiamo di uscire fuori da quell’ignoranza popolare ed ecclesiale che per troppo tempo ha avvolto questo argomento (come tante altre cose di chiesa) e informiamoci un po’ di più.

    d) trovatemi per favore, vi prego, i passi biblici che sanciscono l’OBBLIGATORIETA’ del celibato dei presbiteri per volontà di Gesù Cristo.
    La chiesa sa bene che non ci sono, perchè il celibato obbligatorio non è nient’altro che una norma disciplinare, non divina. In ogni caso, se siete (siamo) veri credenti, pregate (preghiamo) perchè riusciamo ad ascoltare e discernere la volontà del Signore.

    Grazie per aver letto. Saluti
    Credente e cristiana (o meglio, mi sforzo nella mia vita di esserlo).

  11. Francesco Ursino scrive:

    In linea di massima io mi sento di condividere il pensiero espresso da R. ROMEO. La vocazione al servizio sacerdotale dev’essere una scelta ponderata e certa, non un “io speriamo che me la cavo” :) . Altrettanta serietà per quanto concerne il matrimonio. Farsi discepoli di Cristo significa rinunciare a tutto, scegliere di rinunciare a tutto per amare totalmente il Signore.

    “Una rinuncia non è mai un atto di resa, se lo fai per qualcuno che ami”.

    E scusatemi, è tutt’altro che poco. Quanti riflettono concretamente sulla possibilità di amarsi con la formula “per tutta la vita”? La stessa riflessione andrebbe fatta da coloro che vogliono – più che sentono – davvero consacrarsi a Cristo per tutta la vita. Non “ad experimentum”.

    Saluti :cool:

  12. Antonio scrive:

    l’apertura ai preti sposati sarebbe una scelta molto rischiosa. A mio giudizio abbasserebbe ancora di più il livello qualitativo e di fede dei presbiteri già in fase decrescente. Inoltre, per molti diventerebbe una scelta lavorativa, in pieno contrasto con quella che dovrebbe invece essere una scelta vocazionale. Infine, vi lascio immaginare quando inevitabilmente ci saranno le separazioni, divorzi, tradimenti, riaccoppiamenti ecc.dei preti sposati e delle relative mogli e del loro impatto sulla già fragile e disorientata comunità religiosa. nel contesto culturale odierno meglio pochi preti non sposati.

    • Antonio Marra scrive:

      Le tue argomentazioni sono assolutamente contraddette dalla storia della Chiesa che ha visto e continua a vedere sacerdoti sposati che portano avanti una vita santa in famiglia e in comunità. E’ contradetta da San Paolo stesso e dai testi evangelici. Inoltre mi sembra di dedurre che tu parti da una considerazione sbagliata, e cioè che il sacerdote sposato sia stipendiato dalle diocesi. Ma non è così: il sacerdote sposato, lavora e vive del proprio lavoro. Sostiene la propria famiglia col sudore della propria fronte e deve provvedere alle necessità della comunità parrocchiale, senza stipendio diocesano: così è stato per più di mille anni nella chiesa intera e anche in quella di Roma. Lo stipendio è arrivato dopo proprio come contraccambio all’imposizione del celibato: il divieto al sacerdote di avere legittima moglie e figli legittimi, imposto dopo il 12° secolo con la forza, trae origine da un’aberrante abitudine dei Franchi che conquistarono il potere nella chiesa. Il barone, il conte, ecc., si riteneva proprietario della chiesa che sorgeva nel suo feudo e ne riscuoteva offerte e rendite, col solo obbligo del sostentamento del clero. Per risparmiare, il signorotto medievale assumeva come parroco un sacerdote a condizione che non avesse moglie legittima (convivente e bastardi non avevano diritto ad ‘assegni familiari’). Nella Chiesa ortodossa, invece, ricevono l’ordinazione sacerdotale di solito solo persone mature che hanno già formato una famiglia.

  13. Garlyc scrive:

    La verginità consacrata e perpetua, maschile e femminile, nella Chiesa è una vocazione fondamentale.

    Ma non è necessario che tutti i preti siano celibi, come la Chiesa riconosce perfettamente ammettendo che nelle Chiese orientali cattoliche possano essere ordinati preti uomini sposati.
    Quindi è giusto che la norma del celibato possa essere eventualmente rivista al mutare delle condizioni, trattandosi di norma dettata da saggia prudenza dei nostri pastori ma non di diritto divino.
    Personalmente ritengo che il celibato dei preti abbia molti argomenti a favore ma anche altri contro, che vanno valutati con saggezza ed equilibrio (e senza sciocche battute in un senso o nell’altro).

  14. Carlo scrive:

    E’ meglio che i sacerdoti siano celibi: le mogli, e chi è sposato lo sa, spesso riescono a complicare la vita del consorte impedendogli di vivere serenamente. Un sacerdote che ho conosciuto diversi anni fa era solito dire, riguardo la condizione sua e dei preti in genere, “beato celibato” che evita molti problemi.
    Se non lo avete capito sono un marito pentito e non perché in cerca di una nuova compagna.

  15. aldo scrive:

    Il sacerdozio non è una professione ma una vocazione :la risposta ad una chiamata soprannaturale. La richiesta viene da una parte di clero che invece di combattere la sessualità disordinata del Brasile, la giustifica e l’accetta.Il nocciolo della questione, a mio avviso,è che si voglia solo abbattere “l’Ostacolo” , più semplice per tutti piuttosto del superamento che implica uno sforzo di volontà non comune. La formazione sacerdotale è il vero fulcro della questione: una formazione seria , rigorosa s’impone.

  16. Giulio scrive:

    Nel mio piccolo penso che un simile norma abbia anche un profondità teologica basata sul principio dell’imitazione di Cristo; imitazione che deve presentarsi sempre più perfetta nei vari gradi della Chiesa. Nella tradizione latina si ammettono comunque ministri ordinati già sposati al Diaconato, ma la vicinanza al Papa e all’integro deposito della Fede, ci costringono, se così si può dire, ad una più forte imitazione: nei Presbiteri e nei Vescovi. Il nesso tra prassi e teoria ci viene anche suggerito dalla storia, tanto è vero che il celibato è stato immediatamente abbandonato dalle confessioni ‘protestanti’: Lutero stesso si sposò.
    Non credo dunque che possa portare qualcosa di buono intervenire in questo ambito.
    La mancanza di vocazioni si spiega anzitutto con il calo della preghiera e dell’Adorazione, perché non sono gli uomini che decidono di fare il mestiere del prete ma è “il Padre che manda operai”.

  17. vale scrive:

    e bsta attaccare i preti anche se bisogna farlo solo ai preti pedofili ma se vogliono sposarsi on ce nulla di male.
    Ricordiamoci che una volta la chiesa permetteva a tutti i preti di sposarsi poi è arrivato sto tizio che non mi ricordo piu chi fosse e fece la legge che abolisce il matrimonio dei preti.

  18. renato padovani scrive:

    Sinceramente non vedo che cosa possa comportare il fatto che anche i sacerdoti abbino una famiglia.
    Si parla di tempo, ma mi sembra che qualsiasi persona che ha famiglia e lavora riesce ( se ) vuole ha svolgere tutte e due le cose egregiasmente.
    Sono del parere che se i sacerdoti avessero una famiglia capirebbero meglio cosa vuole dire allevare i giovani , con tutte le conseguenze che ne deriuvano ,e capirebbero meglio la vita e le sue complicazioni.
    Altra cosa e leggere o studiare, certamente con tutta la buona volonta che un sacerdote ci puo mettere ,dare consigli a persone sposate e con figli senza una base di esperienza non sia il massimo.
    Sono anche convinto che klersone sarebbero piu vicine a CRISTO e alla Chiesa.

  19. credente scrive:

    il mio commento non è stato pubblicato. eppure lo ritenevo pertinente e idoneo alla discussione.

  20. Davide.In scrive:

    Buongiorno a tutti ed al dottor Tornielli,
    …beh, certo se non ci si è mai posto il problema sul significato profondo del celibato sacerdotale, è estrememente improbabile che, rispondendo sulla base di una pur comprensibile emotività o solo perché il problema è giunto di nuovo alla ribalta della cronaca, si possa non essere d’accordo con il concederlo…
    Il discorso sarebbe lungo e andrebbe approfondito da ogni singolo cristiano, pena il non intervenire sull’argomento, anche se si è sposati.
    Non basta dire “sono sposato e quindi non posso avere nulla contro il matrimonio dei preti”, e non si può risolvere la questione in termini funzionalistici: mancano i preti e quindi “fabbrichiamoceli” ordinando dei preti mancati…
    Sembrerò duro, ma TUTTI coloro i quali si accostano al discernimento sanno che questa è una condizione necessaria perché sia riconosciuta l’autenticità di una chiamata del Signore di questa portata. E non basta nemmeno dire che Gesù non ha proibito il sacerdozio coniugato o che lo accettino nelle Chiese orientali, perché ci sarebbe allora ben altro da aggiungere alla discussione.
    Bene ha fatto il dottor Tornielli ad avanzare il sospetto che non sia questo il problema della crisi delle vocazioni.
    E’ ben più che un sospetto: il problema sul celibato non centra nulla con la crisi della vocazione al sacerdozio. Il problema sta invece nell’incapacità di un clero spesso mediocre di testimoniare la radicalità evangelica di una simile scelta. Sta in una scelta non ben ponderata per non aver avuto il coraggio di dire “non ce la faccio, non è per me”. Oggi servono testimoni autentici nella fede (quindi a maggior ragione nel sacerdozio) che scelgano Dio come il loro Tutto (con cuore indiviso, dicono i documenti della Chiesa sulla formazione alla vita celibataria sacerdotale).
    Certo una vita dei preti meno mondana ed una vera custodia della castità, non solo fisica, sono fondamentali, altrimenti non si va da nessuna parte, men che mai a fare il prete. E’ chiaro che poi si cade in castagna con la bella catechista o con la signora che viene a confessarsi con reali altri propositi.
    Questi sono tradimenti al Signore, non facciamo troppi giri di parole, non servono. E poi c’è la Misericordia di Dio, ah, certamente. Ma la sua misericordia non può essere un alibi o una scusa, è una cosa indegna.
    Perché gli ordini religiosi con una testimonianza di vita davero radicale non hanno crisi di vocazioni?
    Perché la gente nei religiosi e nei sacerdoti vuole rivedere Gesù, non uno che ha famiglia (per carità, con tutto il rispetto… ma si capisce che è un’altra cosa nel presente discorso) e di mestiere fa il prete, o peggio ancora un distributore di Sacramenti. Non ne abbiamo bisogno.
    Perché è a questo che si ridurrebbe. Se non si capisce che il celibato sacerdotale, che rende il sacerdote in tutto simile a Cristo, è la vera perla della vita sacerdotale (la perla è un frutto, che va quindi coltivato), sarà inutile arrampicarsi sugli specchi cercando la soluzione alla crisi delle vocazioni: non è qui il problema!
    Invece di puntare in alto, stiamo tamponando le falle ed abbassando il profilo spirituale ed escatologico della Chiesa.
    Io invece avrei dei problemi a ricevere l’Eucarestia da un sacerdote che non mi rappresenta più la scelta totale per Cristo. Preferisco piuttosto fare chilometri ed andare in un’altra città per cercarne uno secondo il cuore di Dio. Questo mi aiuterebbe nella mia fede.
    Se non capiamo che la crisi generale della Chiesa e del sacerdozio è una sostanziale CRISI DI FEDE, ci condanniamo ad un profilo sempre più basso, ad una Chiesa che non dice più nulla, confinata ad essere un’agenzia di attività umanitarie e solidaristiche. Questa non è la Chiesa di Cristo.

    Perdonatemi la lungaggine, l’argomento non si può trattare con battute secche del tipo “Pensate che sia giusto che anche i sacerdoti possano sposarsi e avere figli? Vota!” (Corriere della Sera di oggi). Non se ne può più di questo modo circense di cercare consensi.

    Cordialità

    P.S. Leggiamo tutti ciò che ha detto il Papa durante una riunione di lavoro con il Consiglio per i Rapporti tra la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Societa’ di vita apostolica e le Unioni Internazionali dei Superiori e delle Superiore Generali, che si e’ tenuta di recente presso il Palazzo Apostolico…
    E preghiamo.

  21. Gianluca scrive:

    Nonostante io non creda in Gesù trovo che una svolta del genere sarebbe un segnale di resa nei confronti della modernità.

    La Chiesa Cattolica deve perseguire i propri valori anche a costo di uno scisma.

  22. paolo scrive:

    la barca di Pietro fa acqua…
    ma su quella barca c’è sempre Gesù…
    - ci sono problemi di obbedienza alla Chiesa
    - di formazioni sacerdotali che lasciano perplessi per i risultati ottenuti
    - di preghiera che sa sempre meno di incontro ad un mistero e sempre più di panacea psico-sociale
    allora mi chiedo qual’è il cuore di tutto che fa divenire il tutto irrilevante? (sociologia, psicologia, politica… ecc… che sono solo Strumenti!)
    S.Paolo ricorda che non siamo più di Paolo, di Apollo, di Cefa… ma di Cristo…
    chi vive nella Chiesa abita questo inconto? o distingue tra “Spirituale” e “vita concreta”?
    chi non è più concreto della presenza reale, viva e creatrice di Cristo attraverso l’azione dello Spirito Santo in Dio Padre?
    il Signore abbia pietà di noi…

  23. Cherubino scrive:

    Codice delle chiese orientali (CCEO) che riguardano la vocazione sacerdotale e il celibato.

    Can. 373 – Il celibato dei chierici [33] scelto per il regno dei cieli e tanto conveniente per il sacerdozio, deve essere tenuto ovunque in grandissima stima, secondo la tradizione della Chiesa universale; così pure deve essere tenuto in onore lo stato dei chierici uniti in matrimonio, sancito attraverso i secoli dalla prassi della Chiesa primitiva e delle Chiese Orientali.

    Can. 374 -I chierici celibi e coniugati devono risplendere per il decoro della castità; spetta al diritto particolare stabilire i mezzi opportuni da usare per raggiungere questo fine.

    Can.375 – I chierici coniugati offrano un luminoso esempio agli altri fedeli cristiani nel condurre la vita familiare e nell’educazione dei figli.

    Can. 376 – Si favorisca per quanto è possibile, la lodevole vita comune tra chierici celibi per aiutarsi vicendevolmente nel coltivare la vita spirituale e intellettuale e per poter collaborare più efficacemente nel ministero.

    Can. 379 – I chierici uniti col vincolo della carità ai confratelli di qualunque Chiesa sui iuris, operino tutti al medesimo fine, cioè per l’edificazione del Corpo di Cristo e perciò, di qualunque condizione siano e anche se attendono a uffici diversi, collaborino tra loro e si aiutino a vicenda.

    Can. 390- §1 I chierici hanno diritto a un conveniente sostentamento e quindi di percepire una giusta remunerazione per l’adempimento dell’ufficio o dell’incarico loro affidato; remunerazione che, se si tratta di chierici coniugati, deve provvedere anche al sostentamento della loro famiglia, a meno che non sia già stato provveduto sufficientemente in altro modo.

    § 2. Inoltre essi hanno diritto che si provveda a loro e alla loro famiglia, se sono coniugati, una conveniente previdenza e sicurezza sociale, come pure l’assistenza sanitaria; affinché questo diritto possa essere applicato, i chierici sono obbligati a contribuire in quota parte, a norma del diritto particolare, all’istituto di cui nel can. 1021, §2.

    … e sono pienamente nella Grazia divina …

  24. Gianluca scrive:

    Il vero problema è legato alla Resurrezione dei corpi.

    Può un sacerdote sposato ritornare in vita dopo il Giudizio Universale?

  25. Alberto - Udine scrive:

    prima la teologia della liberazione adesso la liberazione della teologia !!!

    …per me in Brasile fa un caldo umido che da alla testa anche dei preti. Quanto al loro governo, invece di spendere miliardi per far sballonzolare tette e culi durante i carnevali dovrebbero pensare ad eliminare le differenze sociali spropositate che esistono…ma sono troppo presi dal loro stupido edonismo di massa.

  26. Fiorellino Blu scrive:

    Invece di dire “vogliamo una famiglia”, che del resto, se fossero buoni sacerdoti, non vedrebbero né giorno né notte, dovrebbero essere più sinceri e dire: “Vogliamo il sesso´”. Tutte le altre cose sono fandonie pure e semplici. Qui a Zagabria un sacerdote ha abbandonato il ministero con questa motivazione assai poco sublime “avevo bisogno di una donna”, cioè, aveva bisogno di sesso. Sono contente queste donne che vengono “usate” solo per il sesso? Non meravigliamoci se i sacerdoti di oggi parlano poco (o nulla) della purezza. Già putroppo non la vivono loro …

  27. Gianluca scrive:

    Seconodo la dottrina cattolica gli esseri umani sono superiori ad eventuali specie aliene intelligenti?

    Se sì, possono anche questi alieni salvarsi come noi?

  28. sara scrive:

    grazie a cherubino per aver pubblicato il codice. Esistono preti sposati e preti celibi. Pienamente riconosciuti da Roma. Quando incontra l’amore vero, se uno vuole deve potersi sposare, non vedo che c’è di male. Perchè proibire? Il matrimonio avviene tra uomo e donna, non tra uomo/istituzione, nè tra uomo/divinità, nè tra uomo/uomo, nè donna/donna. Solo tra UOMO E DONNA. Con il battesimo e la nostra adesione a Cristo siamo tutti “sposati” con Lui, perchè siamo la Sua chiesa, quindi un prete che decide di sposarsi, non divorzia da un bel niente. Rimane fedele all’Amore di Dio, se accetta di continuare a vivere da cristiano chiaramente.

    Inoltre, il celibato dei preti non ha niente a che vedere con il bisogno di formazione migliore nei seminari. La formazione al Ministero è una cosa, la maturità affettiva è un’altra. Dai seminari non devono uscire delle macchine, dei ragazzi programmati per non innamorarsi a vita.
    Anche se disapprovo nella maniera più assoluta certe banalizzazioni del problema che si vedono in televisione con preti che non sanno affrontare la cosa con discrezione, ma al contrario, si esibiscono. Come disapprovo anche le facili ironie sulla questione, che invece è molto molto delicata. Inoltre, il nostro Papa Benedetto è una persona molto molto intelligente, e sono sicura che valuterà la situazione e sarà disponible all’ascolto.

  29. Francesco Ursino scrive:

    Ma le chiese cristiane orientali riconoscono il Primato del Papa come Capo della Chiesa Universale?

  30. Paolo scrive:

    E’ un falso problema! Non serve ad aumentare le vocazioni… anzi…

  31. sara scrive:

    naturalmente ci sono preti e preti. Non tutti i preti si sposano per sesso. Cerchiamo di essere più seri e non fare di tutta l’erba un fascio. Intanto gli si può concedere le libertà di formarsi una famiglia, poi renderanno conto davanti a Dio se la scelta che hanno fatto di sposare una donna era per Amore o per egoismo. Dio solo giudicherà. Non noi.

  32. Gianluca scrive:

    Secondo me il problema degli alieni è da affrontare prima che possa creare serie fratture all’interno della Chiesa.

  33. sara scrive:

    soltanto in seminario si stabilisce se la vocazione è autentica. Quindi con questa decisione certamente i seminari saranno più pieni, ma poi non dimenticate che ci sono persone messe lì apposta per valutare le vocazioni e decidere chi si fa prete e chi no. E state certi che anzi, spesso molti candidati vengono addirittura scoraggiati e invitati a riflettere meglio.

  34. Lorenzo scrive:

    Ma chi le manterrà le famiglie dei sacerdoti? Quando vedrò la moglie del parroco con la pelliccia di visone, o il figlio del vescovo con la Kawasaki fiammante, non mi verrà da credere che lì siano andate le mie offerte della domenica? O penserò che se le siano comprate con la congrua?

    Anche loro avranno diritto alle vacanze alle Maldive, o alla scuola privata, no? E i fedeli pagheranno volentieri per questo?

    E se poi il figlio del parroco in questione troverà un ottimo lavoro, mentre il mio manda in giro il suo curriculum da anni, non penserò che lui l’ha avuto perché è appoggiato dalla Chiesa?

    Ma ce la ricordiamo la piaga del nepotismo rinascimentale (sia quello reale, sia quello percepito) e il discredito che ne è comunque derivato alla Chiesa? Vogliamo veramente che si riproduca qualcosa di simile in ognuna delle parrocchie esistenti?

  35. Francesco Ursino scrive:

    Mi sa che qualcuno si sia lasciato sedurre dall’atmosfera “idilliaca” del famoso serial tv “Settimo Cielo”. :)

  36. Massimo scrive:

    Rispondo ad Alberto di Udine che evidentemente è uscito dal seminato.Si parla del Clero e non dei problemi sociali inerenti ad una nazione ed al bello e cattivo tempo che il proprio governo fa.Se proprio vuole parlare di edonismo di massa è inutile andare così lontano,è sufficiente rimanere qui in Italia per rendersi conto dello sfrenato edonismo e con esso dei problemi sociali che,a mio avviso,qui da noi non mi pare manchino; e l’Italia farebbe parte dei G8?Farebbe parte delle nazioni più civili?Signor Alberto rifletta e a fondo….

  37. sara scrive:

    Per Lorenzo.
    Naturalmente rivedendo la norma del celibato occorrerà rivedere il ruolo del prete nel complesso e l’organizzazzione dei consigli parrocchiali (mi riferisco a quello degli affari economici). Ma conosco preti che già adesso ti posso assicurare che NON TOCCANO UNA LIRA delle offerte della parrocchia perchè hanno già un loro modesto stipendio e perchè le offerte servono a pagare le bollette, gli affitti degli oratori, ecc.. e spesso, fìdati, nemmeno bastano. Poi il resto spetta alla coscienza del prete… E’ chiaro che dovranno essere istituiti degli organismi composti da laici, apposta per queste cose, perchè la parrocchia è di tutti.

  38. Corrado scrive:

    Il caldo da’ alla testa….E in Brasile si è visto con questa uscita…..Ah che gran cosa il Concilio Vaticano 2° che gran cosa….

  39. Alberto Farina scrive:

    Egr. dott Tornielli,
    lei scrive: “Eppure ogni due o tre mesi, vuoi per l’intervista di un cardinale, vuoi per l’uscita di un libro o per una petizione come quella brasiliana, il tema viene riproposto all’attenzione mediatica”.
    Non le sorge allora il dubbio che il problema sia reale, al di là della posizione di assoluta chiusura assunta dagli ultimi pontefici?

  40. Gianni B. scrive:

    A proposito di Milingo, ecco un articolo dell’anno scorso:

    Che c’è di strano- si chiede il religioso 76enne africano: anche alcuni apostoli erano sposati!” In fondo ha ragione. Lo era senza dubbio Pietro, proprio quello sul cui nome venne fondata la Chiesa di Roma. In fondo il celibato non era prescritto da Cristo per i suoi apostoli e per i loro successori. Il Concilio di Nicea del 325 stabilì che i sacerdoti non potessero sposarsi; il vescovo di Roma Siricio nel 385 pretese che i preti dormissero in letti separati, poi Papa nel 461 Leone I pretese che vescovi e preti sposati trattassero le loro mogli come sorelle. E papa Gregorio VIII nel 1079 ribadì il concetto della immoralità del matrimonio religioso. Ci fu il Concilio del 1139 che stabilì la nullità dei matrimoni dei preti, mentre San Paolo in origine aveva prescritto che i vescovi non avessero più di una moglie com’era allora usanza (I lettera a Timoteo 3,2-5 e a Tito 1,6). Se San Bonifacio scriveva che i preti tedeschi partecipavano a orge, la storia (quella nera) della Chiesa cita tra i tanti il caso di Adriano II (divenuto papa nell’anno 872) che viveva in Laterano con la moglie Stefania e la figlia e di Baldassarre Cossa, il cosiddetto “antipapa” nominato pontefice Giovanni 23° nel 1410: quand’era cardinale il papa del suo tempo mal sopportava che lui condividesse il letto con una tale Caterina di Napoli. Poi come pontefice Baldassarre Cossa venne condannato per 72 reati e i suoi collaboratori lo accusarono di aver sedotto 200 tra ragazze, spose, suore e vedove. Finì in prigione per più di tre anni, poi quando firmò la rinuncia al papato lo fecero cardinale di Frascati e ora è sepolto nel Battistero di Firenze (il suo monumento è firmato da Donatello). Ma questo era un papa condottiero e non un papa religioso…Tornando a Milingo, che è di tutt’altra pasta, il caso sembra chiuso, nel senso che il monsignore di Lusaka, già perdonato da Giovanni Paolo II per il suo matrimonio con la coreana Maria Sung con cui ora è tornato a vivere, è stato scomunicato. Ma lui ribatte che 39 dei 267 papi della storia della Chiesa erano coniugati e che nel mondo ci sono 150.000 preti sposati a cui non è dato di esercitare il proprio ruolo ecclesiastico. Quindi non si dà per vinto e non bada alla decisione di Roma.

  41. Gianni B. scrive:

    ed ecco un altro commento sul tema molto interessante

    1° Timoteo 3:1, Matteo 8:14…secondo la bibbia chi aspira a diventare vescovo DEVE avere moglie (una) e figli. Tutti questi vescovi e preti che scelgono il celibato, non hanno la benedizione dell’Iddio, ed il fatto che la chiesa, pardon, il clero, l’abbia “aggiunto”, come molte altre cose, vanno contro Dio: infatti in Apocalisse 22:18, dice chiaramente “Non aggiungere nè togliere NULLA su questo libro (bibbia)”. Di conseguenza chi va contro le sacre scritture, va contro l’Iddio, ovvero Iddio lo considera suo nemico! Perciò, preti, non inchinatevi agli idoli(Deuteronomio 27:15, Esodo 20:1, 1°Corinzi 10:14, Geremia 10:3, Sofonia 1:4), dato che è contro il 2° comandamento “non farti immagine o scultura alcuna per adorarle”, tolto dal clero per giustificare il loro falso credo (Apocalisse 22:18). E non vale neanche tirare in ballo la tradizione, dato che anche i Farisei aggiungevano la loro tradizione alle sacre scritture, dove su quest’ultime c’è scritto “La tradizione dell’uomo annulla la parola di Dio” Colossesi 2:8, Marco 7:6, Apocalisse 22:18. Ed inoltre la figura del papa è un abuso, dato che sempre secondo le sacre scritture non figura la carica del papa, dato che Gesù ha dichiarato di essere lui l’unico ed immortale capo della chiesa (Colossesi 1:16, Efesini 1:20)

    Che ne dite? Chi può avere certezze assolute, in materia religiosa? :cool:

  42. Cherubino scrive:

    @Francesco Ursino che dice “Ma le chiese cristiane orientali riconoscono il Primato del Papa come Capo della Chiesa Universale?”
    certo ! non confondere le Chiese orientali con le Chiese ortodosse. Le seconde sono separate, le prime sono pienamente cattoliche. Il Codice che ho citato è approvato dal Vaticano.

  43. lelino scrive:

    @ SARA 33

    Scusami Sara, sei davvero sicura che con questa decisione (via il celibato) i seminari saranno più pieni? vuoi dirmi che secondo te ci sono pochi preti, solo perchè non si possono sposare? secondo me ci sono pochi preti perchè c’è poca Fede, perchè come si diceva un tempo “non c’è più religione”..non ci sono più certezze..tutte le religioni vanno bene…cattolici, protestanti, nessun problema..ci salviamo tutti..tanto poi (come sostengono alcuni eminenti preti modernisti) l’Inferno non esiste..è la nuova teologia di oggi….a proposito l’altra richiesta dei simpatici brasiliani riguarda i sacramenti ai divorziati..che dici?..ci saranno più cattolici secondo te? tutti a convertirsi grazie ai sacramenti ai divorziati? secondo me ci saranno solo più divorziati….non più cattolici..

  44. Paolo O. scrive:

    beh in fondo il celibato fu istituito per questo motivo: evitare che un terreno dato in concessione dalla Chiesa ai vescovi (diocesi) venisse poi litigato dagli eredi dello stesso. Senza moglie, il escovo non fa i figli, e di conseguenza il terreno rimaneva sempre della Chiesa. Il motivo è questo su tutte le fonti storiche.
    Chiaramente c’è chi si sente veramente padre spirituale di tantissimi figli e non potrebbe dedicare bene il suo tempo alla propria famiglia e per indole deciderebbe alla fine comunque il celibato.
    x Lelino:
    Sono orripilato da chi scrive male del CVII.
    I mali della Chiesa non vengono certo da lì.

  45. Klaus scrive:

    E’ una bella idea far sposare i preti, cosi da creare, come nelle università, le baronie dei vescovi e dei monsignori in gener.

  46. Francesco Ursino scrive:

    C’è già stata un’ampia discussione sui preti sposati in un altro thread, cari Pacifico e Gianni B. Se il vostro zelo è tale, andateveli a leggere… . Così evitiamo ridondanti ripetizioni. Almeno per quanto mi riguarda. Il thread era quello sulla riesumazione del corpo di Padre Pio.

    @ CHERUBINO

    Grazie della precisazione (le chiese ortodosse lo sapevo anch’io che sono separate), ma mi sembra ugualmente strano che si approvino tali norme per le chiese orientali in contrasto con quanto invece si fa in Italia… . Spero di non aver lanciato inovolontariamente un bel sassolone… .

  47. Cherubino scrive:

    è inutile che si cerca di collegare tout court il matrimonio ecclesiastico alle peggiori nefandezze o eresie: non è così e chi lo afferma va contro la dottrina cattolica che lo ha ammesso in passato (l’attuale divieto nella Chiesa latina non nasce da una condanna teologica dell’uso passato, ma da un discernimento pastorale) e lo ammette oggi nelle Chiese orientali CATTOLICHE.

  48. maser scrive:

    Triste vedere che l’unico punto di vista sia quello squisitamnete sessuale. Il sacerdote che anela al matrimonio è solo un individuo che nn sa resistere agli innumerevoli stimoli erotici che la società di oggi, e specificatamente il licenzioso Brasile di oggi, suggerisce ed impone. Credo invece che la molla fondamentale per queste persone sia il desiderio di avere qualcuno con cui condividere esperienze, sogni ed aspirazioni evtando finalmente l’ipocrita ed anacronistica figura della “perpetua”. Il sacerdote che apirasse esclusiavamente allo sfogo sessuale ha, oggi, tutte le possibiltà che desidera; specialmente in Brasile.

  49. Gianluca scrive:

    Fra qualche secolo la scienza permetterà di riportare in vita le persone.

    Se ti sei preso l’inferno dopo la prima morte, puoi ancora rimediare dopo essere stato resuscitato?

  50. Gianni B. scrive:

    Se i preti si sposano, mica bisognerà mantenere anche le loro famiglie?
    W il celibato dei preti allora :cool:

  51. Gianluca scrive:

    caro Pacifico, premesso che io non sono cattolico, si viene mandati all’inferno solo dopo l’ultima morte fisica oppure anche tra una morte e l’altra?

  52. Luisa scrive:

    Riporto qui un articolo di Vittorio Messori del 5 dicembre 2006 pubblicato sul Corriere della Sera.

    Quando la Chiesa delle origini scelse la via della «continenza sessuale»

    Un’ ovvietà di un cardinale, scivolata in un’ intervista («Il celibato clericale non è un dogma»), ha provocato una cascata di commenti dove alcuni «esperti» sono inciampati in sorprendenti imprecisioni. Prima di venire alla storia, converrà dire qualcosa sulla cronaca. Ricordando innanzitutto che le comunità protestanti, quelle ortodosse – e anche quelle ebraiche – registrano «crisi di vocazioni» eguali se non superiori a quella cattolica, malgrado pastori, pope, rabbini possano accedere al matrimonio. Le nozze, dunque, non sarebbero il rimedio alla scarsità di clero. Né sarebbero il rimedio ai disordini sessuali di certi ambienti religiosi, a cominciare dalla pedofilia. Innanzitutto perché questa si manifesta soprattutto con pulsioni omosessuali (i chierichetti, ben più di rado le chierichette, ne sono le vittime) e una donna non sarebbe dunque la risposta adeguata. E poi perché, come tutte le statistiche confermano, la stragrande maggioranza degli abusi si verifica all’ interno della famiglia – soprattutto padri verso i figli e zii verso nipoti – che neppure qui sarebbe il toccasana. Tralasciamo pure – anche se, in una prospettiva di fede, è decisiva – la «convenienza spirituale» di quel legame tra castità e sacerdozio sul quale si è esercitata nei millenni la riflessione di santi, mistici, Padri della Chiesa. E non entriamo, a maggior ragione, in una «convenienza sociale», per la quale proprio il celibato ha impedito che la Chiesa divenisse proprietà di clan familiari, di schiatte dinastiche, di caste legate da parentela. Se il solo «nepotismo» dei papi ha causato tanti guai, a che avrebbe condotto il «figliolismo» di tutti i preti? Non a caso le Chiese greco-slave si sono tutelate: moglie e figli solo per i pope che vivacchiano nelle parrocchie, ma non dove stanno potere e ricchezza, cioè in episcopi e monasteri. Ma, per venire alla storia: questa dimostra che la «continenza sessuale» non è il semplice prodotto di una decisione ecclesiastica, per giunta tardiva e limitata al cattolicesimo. Si tratta di una scelta che risale alla Chiesa delle origini, che la Tradizione più antica ribadisce e che per secoli è stata praticata concordemente sia ad Oriente che ad Occidente. Non un dogma, certo, ma un aspetto della Tradizione da trattare con la reverenza dovuta a ciò che è considerato risalire all’ epoca apostolica. Lo ha dimostrato – in una ottantina di pagine dense e di inconfutabile erudizione, pubblicate dalla Libreria Vaticana – il cardinale Alfons Stickler che, come Bibliotecario e Archivista emerito del Vaticano, ha avuto accesso a tutte le fonti. Nella Chiesa primitiva, la maggioranza del clero era composta di uomini maturi che, accedendo agli Ordini sacri, lasciavano la moglie, con il suo consenso, e affidavano la famiglia alla comunità. Da allora, erano tenuti a vivere in continenza perfetta, risiedendo non più nella loro casa ma in edifici ecclesiali. Anche in autori seri, capita di leggere che questa rinuncia sarebbe stata imposta dopo l’ anno 300 nel Concilio, in realtà semplice Sinodo, tenuto in Spagna, ad Elvira. In realtà, come dimostra il cardinal Stickler, i testi mostrano che lì si ribadì la prassi della continenza, data per «tradizione immemorabile», e si decise di castigare gli abusi, espellendo dal clero chi conservasse rapporti con la moglie. Il contrario, dunque, di quanto spesso si afferma. Altri Sinodi – o Concili – confermano che l’ astensione sessuale risale ai tempi apostolici stessi e non può dunque essere mutata. Numerosi i documenti pontifici, come quello di papa Siricio, che, in quello stesso quarto secolo, approvano quanto stabilito dai delegati conciliari. E i Padri dell’ Occidente – Ambrogio, Girolamo, Agostino – sono concordi su verginità o celibato o continenza non solo per i sacerdoti ma anche per i diaconi. Mai, assicura Stickler, neanche nei documenti più antichi, mai questo è considerato come un’ innovazione, ma sempre come un dato indiscusso della Tradizione primitiva. In questa prospettiva, non si sa che pensare di professori, pur autorevoli, che anche in questi giorni hanno riesumato la tesi (cara alla propaganda manipolata dei vecchi luterani e calvinisti) secondo la quale di continenza clericale si potrebbe parlare solo dal 1139, col secondo Concilio del Laterano. In realtà, si stabilì allora che eventuali matrimoni contratti da membri del clero non erano solamente illeciti ma anche invalidi. Dunque nulli, non avvenuti. Stickler: «Questa severa sanzione è l’ ennesima conferma di un obbligo alla continenza esistente da sempre». E le Chiese d’ Oriente, dove solo i monaci e i vescovi sono tenuti alla continenza assoluta, mentre preti e diaconi possono usare del matrimonio, purché sia il primo ed unico e sia stato contratto prima dell’ ordinazione? Tutti i documenti mostrano che per molti secoli anche in quelle comunità fu indiscussa l’ astensione praticata in Occidente e che le eccezioni che vengono tirate in campo risalgono a fonti falsificate. Solo nel 691, al Concilio Trullano, si stabilì quanto ancora oggi è in vigore per gli ortodossi. Ma fu una esplicita resa: la Chiesa d’ Oriente non aveva l’ organizzazione gerarchica di quella d’ Occidente e le mancava la possibilità di reprimere gli abusi, sempre più numerosi. Non solo: sottomessa all’ Imperatore bizantino, cedette ai politici che giudicavano più controllabile un clero che «teneva famiglia». Si cercò di salvare il principio, imponendo l’ astensione dal sesso almeno nel periodo in cui i sacerdoti fossero di servizio all’ altare e pretendendo castità da vescovi e monaci. Una situazione obbligata, non certo l’ ideale, come lamentarono e ancora lamentano in molti, ad Oriente. Curioso che alcuni, ora, la considerino auspicabile anche per l’ Occidente.

    Messori Vittorio

  53. Gianluca scrive:

    Qualcuno sa se anche gli alieni vanno all’inferno quando muoiono?

    P.S. sono contrario alla proposta brasiliana

  54. Gianluca scrive:

    Un alieno può convertirsi e diventare sacerdote? E se l’alieno fosse di sesso femminile?

  55. Francesco Ursino scrive:

    Gianluca post 49

    Ci andrei cauto con certe “speranze”. Ammesso che fosse possibile riportare in vita i morti con la scienza si immagina che spettacolo macabro? Cadaveri di carne marcescente e putrefatta in coda alla posta? Mi auguro che non ci provino mai… anche perché fallirebbero. Come l’ibernazione per vivere in eterno su questa terra. Altra utopia scientista.

  56. Gianluca scrive:

    Utilizzeranno le staminali per riportare i corpi nella loro condizione perfetta!

  57. Gianluca scrive:

    Pacifico The Best

  58. Gianluca scrive:

    Gli alieni che diventeranno sacerdoti potranno sposarsi anche con esseri umani? Io credo di no, perché così non potranno riprodursi.

  59. Francesco Ursino scrive:

    Gli alieni non esistono…

  60. Gianluca scrive:

    come lo sai?

  61. Gianluca scrive:

    La Chiesa prima o poi dovrà affrontare il problema degli alieni!

  62. Francesco Ursino scrive:

    Pacifico, non mi sembra un’attendibile fonte di verità sulle realtà post mortem. Come tanti, ha scelto di non crederci. Ma è solo la sua di convinzione, non la Verità.

    Chissà perché si finisce sempre per uscire dal seminato… .

    Lascio la conversazione su alieni e dimensioni parallele pseudo spirituali e simpatici deliri scientisti.

    Adieu!

  63. Gianni B. scrive:

    @Pacifico
    La vita eterna non ti riporta qua, ma ti spedisce in dimensioni e realta’ che non possiamo neanche immaginare.

    Ciò che dici non è esatto: le religioni sono nate proprio perchè abbiamo la facoltà di immaginare.

  64. sara scrive:

    x lelino

    non posso essere sicurissima che ci saranno più aspiranti preti nei seminari, ma certamente non si potrà più dire che l’ostacolo principale che impedisce a molti giovani di seguire la vocazione sarà la castità, perchè ognuno potrà maturarla e sceglierla più liberamente nel tempo, anche dopo l’ordinazione, secondo il tipo di vocazione che ha ricevuto. E la scelta celibataria verrà valorizzata più di quanto non lo sia adesso, proprio perchè non sarà soggetta a sublimazione e repressioni simili. Questo è poco ma sicuro. E qui entra in gioco la NOSTRA FEDUCIA, non dimentichiamo che la castità è un dono di Dio, e state pur certi che Dio non ci farà mancare i preti celibi! Questo ci permetterà di individuare le cause del calo di vocazioni in altro. Non intendevo dire che ci sono pochi preti SOLO perchè non si possono sposare. E’ vero anche quello che hai detto tu. Non ci sono preti per MOLTEPLICI RAGIONI:castità, FEDE (certo, anche questo!), eccessiva sacralizzazione del ruolo che suscita scetticismo e perplessità nelle persone, e perdita di fiducia da parte delle persone (a causa degli scandali). Dunque sento di dover scindere la vocazione dal celibato. Non è solo il valore della castità a nutrire la vocazione, ma prima di tutto la FEDE, l’amore del prossimo. La castità è una cosa in aggiunta, concessa solo a coloro ai quali è stato permesso di comprendere (direbbe San Matteo). Dunque la castità non è da tutti, ma chi può comprendere, comprenda. Questo non significa che se uno vuole sposarsi non può essere prete. Personalmente non credo sia la condizione necessaria per essere prete. E il punto è proprio questo. Lo ha detto anche un cardinale tedesco e tanti altri, il legame sacerdozio-celibato non è teologicamente necessario. E se lo dicono i cardinali….. E Papa Benedetto questo lo sa. Mi lasciano perplessa i commenti di chi dice che se un prete si sposasse non avrebbe tempo per fare il prete e il papà a tempo pieno, e la moglie lo distoglierebbe….. Allora, innanzitutto un prete generalmente quando decide di sposarsi non sceglie una compagna qualsiasi, ma una che sia un COMPLETAMENTO per la sua vocazione, cioè un aiuto. Una che la pensa come lui insomma, che lo faccia stare bene e che gli sia di valido aiuto (non a caso spesso i preti che lasciano si innamorano di catechiste, perpetue, donne di chiesa IN GENERE diciamo, salvo eccezioni). Poi, se divorzia se tradisce se ecc…questi sono problemi della sua coscienza di cui renderà conto davanti a Dio come tutti gli altri uomini, in ogni caso, ho notato che avete scarsa, scarsissima fiducia nei preti, perchè vedo che vi state a preoccupare se tradirà, se divorzierà se comprerà macchine di lusso e pellicce alla moglie…Questa non è una grande dimostrazione di fiducia nei confronti dei vostri preti. Infine, non è vero che non c’è più religione e che non ci sono più certezze. Un prete avrà sempre la certezza di Dio nella sua vita, sia da celibe, che da sposato, se avrà l’Amore nel suo cuore. La religione non è un insieme di precetti come la intendono qui parecchi di voi, e neanche il Ministero sacerdotale. Perdete di vista il fatto che il celibato NON E’ UN DOGMA. Quindi cosa c’entra il paragone con i protestanti? Non stiamo parlando affatto di questioni dogmatiche. Non fate confusione. I protestanti si sono staccato per ragioni dogmatiche di fede (la grazia, la salvezza l’inferno, la trinità, i sacramenti,la presenza di Cristo nell’Ostia….ecc….) il celibato è SOLO una regola umana, come un articolo della nostra costituzione.
    Per quanto riguarda la comunione ai divorziati non mi sono espressa nei precedenti post, e la cosa non c’entra niente con il celibato dei preti. In ogni caso, Essa viene negata solo a chi si risposa. Cristo Gesù ama tutti quanti, anche il peggiore dei criminali. Ma su questo sento di non saper rispondere, perchè in questo caso viene infranta una unione sacramentale (il matrimonio). Non ho le competenze per sbriciolare questo argomento, perchè potrei benissimo dire “Gesù è venuto a curare i malati, non i sani” (quindi la comunione andrebbe data),ma ha anche detto “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito” e quindi certamente Dio di fronte al nostro autentico pentimento ci perdona nella sua infinita misericordia, ma non so all’atto pratico poi cosa bisogna fare. Solo il Papa può dircelo.

    Precisazione:se uno vuole essere dispensato dai voti di castità sacerdotale non viene annullato alcun sacramento perchè il prete rimane sacerdote in eterno.
    Saluti a tutti.

  65. Gianluca scrive:

    Caro Francesco, la storia mi darà ragione.

    Gesù non è mai risorto.

    Comunque chiedo scusa per essere andato fuori tema.

  66. Dario Rubes scrive:

    Se le vocazioni aumentassero concedendo il matrimonio ai preti che vocazioni sarebbero?
    Vuoi vedere che anche le vocazioni hanno bisogno di un “aiutino”?

  67. Cherubino scrive:

    @ Francesco Ursino. Il permesso di matrimonio ecclesiastico delle Chiese orientali non è recente ma antico, perchè è nella Chiesa latina che si è modificato l’uso primitivo che, ben inteso, ha sacrosante ragioni storiche, pastorali e teologiche. Il celibato è un grande valore. E’ però un carisma distinto dal sacerdozio. Quando il sacerdozio era in forte crisi (nel medioevo) fu una giusta medicina. Lo è stato per secoli. Nella Chiesa orientale questa medicina non è mai stata necessaria (lo si richiede però ai Vescovi) Forse è prudente non cambiare le cose ora nella Chiesa latina, però non si può far passare per dogma teologico ciò che non lo è. E’ legittimo chiedersi: cosa difende oggi nel mondo il Sacerdozio: il celibato ? la possibilità del matrimonio ? lasciare entambe le possibilità ? Queste domande non se le fa l’eretico (che di solito dà solo risposte senza ascoltare le domande) nè l’ateo che se ne ride di queste questioni, ma colui che ama la Chiesa e cerca di capire – nell’obbedienza – cosa possa essere meglio per essa.

  68. sara scrive:

    e perfavore, non fatene una questione di sesso. Questa sarebbe ignoranza ecclesiale. La donna non è il rimedio alla concupiscenza dell’uomo. L’argomento è serissimo. affrontiamolo con competenza e documentazioni, come qualcuno tra l’altro ha già fatto, e di questo lo ringrazio.

  69. sara scrive:

    altra cosa
    i problemi circa il celibato, nell’animo di un prete nascono perchè si è innamorato veramente, e allora comincia il caos dentro di lui perchè è combattuto e pensa ad una unione con un’altra persona. Se il problema invece è solo di continenza (sesso), state tranquilli che il prete non avanzerà mai alcuna richiesta perchè il problema sessuale (fisico) si trova il modo per risolverlo, ma per il problema del cuore…un prete ci sta veramente male. E’ lì che cominciano i dolori per loro… Un prete non si sposa mai per sesso, ricordatelo. Solo per amore.

  70. Luisa scrive:

    Per ritornare al topic. Spero che avrete letto l`articolo di Messori che sfata fra l`altro un certo numero di leggende, come quella che vorrebbe che il celibato sarebbe stato introdotto nel 1139.
    Chi pensa che il celibato risolverà il problema delle vocazioni, a mio umile avviso si sbaglia, le altre religioni che non sonoscono il celibato conoscono una crisi vocazionale ancor più grande della nostra .
    Con l`eventuale matrimonio dei preti conosceremo anche il divorzio dei preti, le famiglie ricomposte, insomma se si vuole essere del mondo e nel mondo, il sacerdozio sposerà anche le crisi legate al matrimonio. Il cuore non sarà indiviso,conoscerà le gioie dell`amore fisico e affettivo con una donna ( e un giorno si domanderà anche l` unione omosessuale)…ma conoscerà anche le morse della gelosia, della passione, della possessività, tutto ciò renderà un sacerdote più idoneo a accompagnare i fedeli perchè partecipe delle loro stesse esperienze?
    Con la dedizione totale al Signore, grazie alla comunione intima con Cristo, il sacerdote immerso in questo Amore può riportarlo su di noi, senza privilegiare nessuno, con un cuore indiviso.
    Certo questo dono totale della sua vita non è facile, è un sacrifico, ancor più grande nella società istericamente erotizzata che viviamo, le tentazioni sono ad ogni angolo di strada, dappertutto.
    È dunque essenziale che la fede del sacerdote sia solida, la sua formazione seria e profonda, se un sacerdote non è profondamente innamorato di Cristo, non si immedesima in lui, con i suoi sentimenti, il suo pensiero, non lo “frequenta” quotidianamente nella preghiera,se non vive la profonda esperienza di Cristo, sarà vulnerabile e facile preda delle tentazioni .
    Penso avrete capito che considero il celibato dei preti un dono prezioso da conservare come un tesoro.
    Quando si osserva che gli Istituti di vita consacrata più rigorosi, con una disciplina rigida sono quelli che non conoscono crisi vocazionali , non si può non riflettere e dirsi che tanti giovani hanno un desiderio profondo di totale servizio e per me questa realtà è fonte di gioia e speranza.

  71. Rita scrive:

    Non ho letto tutti i commenti, ma ne ho trovati alcuni che dimostrano una grettezza mentale assoluta! Sono d’accordo con tutto ciò che ha scritto Sara e, per chi dice matrimonio = fare sesso dico: vediamo megli altri ciò che noi abbiamo nel cuore. Leggetevi l’esegesi delle narrazioni di Genesi 1, 26-28 e Genesi 2, 4b ss e poi ne riparleremo. Che il Signore ci aiuti nel discernere la sua volontà e non la nostra.

  72. Francesco Ursino scrive:

    Beh Sara mi sembra un assoluto quantomeno discutibile… . Non trova?

  73. Raffaele Savigni scrive:

    In linea di principio preferirei anch’io il prete celibe. Ma la scarsità di vocazioni è un “segno dei tempi” che va decifrato. Non è possibile che Dio non dia al popolo cristiano i doni necessari per la sua crescita spirituale. Dobbiamo quindio chiederci se non siamo imponendo pesi eccessivi a chi potrebbe avere la vocazione al sacerdozio ma non se la sente di assumersi l’impegno del celibato. E ammetterete che, se uno avverte in sé fori pulsioni che lo spingono a vivere anche fisicamente l’affettività, è meglio avere un buon padre di famiglia piuttosto che un prete fornicatore, o comunque sessualmente e psicologicamente frustrato (che non sarà quindi capace di comunicare agli altri la gioia della fede nel Risorto). Può darsi che Dio ci chiami a rivedere certe scelte del passato e a percorrere strade nuove, per quanto non indolori. Perchè non cominciare con l’ordinare “viri probati”, ossia uomini sposati, magari partendo da quelli che sono vedovi o comunque con i figli già grandi? Il celibato potrebbe rimanere una scelta preferenziale, fortemente raccomandata, ma non imposta a chi non se la sente di assumerla. Ripspondendo alla domanda di Andrea Tornielli: non credo che la rinuncia all’obbligo del celibato sia LA soluzione; e credo che vadano consideraqti anche altri aspetti del problema. Credo però che la Curia romana debba cominciare ad ascoltare di più i vescovi che portano l’esperienza diretta dellecomunità cristiane di tante parti del mondo.Non serve nascondere la testa sotto la sabbia: di questo passo, tra pochi anni la grande maggioranza delle parrocchie sarà priva di un pastore.E questo significherà: impossibilità, per molti (a cominciare dagli anziani, che si possono spostare meno facilmente), di partecipare alla Messa domenicale (per non parlare delle messe di suffragio dei propri defunti…); estrema difficoltà di trovare un direttore spirituale ed un prete a cui confessare i propri peccati; impossibilità di essere accompagnati da un prete negli ultimi momenti della vita; , e così via. La legge (in questo caso la norma del celibato) è in sé buona, ma non è un valore assoluto: è fatta per l’uomo, non è un valore primario in quanto tale. Il valore primario è la disponibilità al servizio ecclesiale, qualunque sia il proprio stato di vita personale.

  74. annarita scrive:

    La Chiesa non vieta di sposarsi, perchè dunque diventare sacerdote se ci si vuole sposare? Già è tanto difficile fare bene una delle due cose, figurarsi entrambe le cose in una volta (essere marito e anche prete). Quando troveranno il tempo di fare i sacerdoti, se dovranno dedicarsi a moglie, prole, lavoro per mantenere la famiglia?

  75. Gianni B. scrive:

    Perchè negare ai preti la gioia della paternità? I figli sono la vita e credo che sia crudele togliere ad un essere umano questa possibilità per bolla papale.
    Voi dite: se non gli va bene, faccia un altro mestiere… ma anche questa è una crudeltà, perchè voi mi insegnate che di fronte ad una vera Vocazione, o Chiamata del… Capo Supremo, nessuno può resistere, o dire di no! Come si fa a fare un altro mestiere, dopo la Chiamata Divina?

  76. Klaus scrive:

    @ Savigni

    Le argomentazioni addotte da te sono certamente dettate da buon senso. Non vedo tuttavia questa grande penuria di sacerdoti.Ci sarebbe piuttosto da considerare che oggi si assiste all’nterno delle diocesi ad una “specializzazione” della figura del sacerdote, per cui chi,ad esempio, svolge il compito di cancelliere o di impiegato in curia o di cappellano in carcere o in ospedale non ha una parrocchia,come accadeva fino a 20/30 anni fa, quando ogni sacerdote incardinato in diocesi era eminentemente parroco e poi anche altro.
    Ci sarebbe da riflettere a lungo su questo fenomeno.
    Ricorro a un esempio: nella diocesi in cui vivo vi sono complessivamente 107 sacerdoti e 66 parrocchie. Di queste ultime ne sono state accorpate in unità pastorali almeno 12(per mancanza di preti,si dice),in totale dunque 54 parroci a tempo pieno(spesso con due parrocchie da curare).
    Gli altri 53 sacerdoti sono tutti impiegati in incarichi di curia o in fumose pastorali non meglio definite!!!!!

    Dunque valutiamo bene la situazione,visto che molti vescovi sembrano non farlo.

    Ad ogni buon fine quello del celibato sacerdordatale èun problema che va affrontato sulle linee di principio non perchè costretti dalla presunta mancanza di parroci.

  77. sara scrive:

    x francesco ursino

    non era per generalizzare, ma per esperienza le posso dire che quando un prete non si sente veramente innamorato, non si sposa. Ha troppa paura di sbagliare. Quando lo è, se lo è davvero, e se prende coraggio si sposa. Generalmente non lo fanno per sesso, perchè un prete serio che predica l’amore di Dio non scinde l’amore dal matrimonio. Ha bisogno di motivazioni più profonde per prendere una decisione simile.
    Beh se poi qualcuno lo fa con leggerezza….ne risponde la sua coscienza.

  78. Angel N scrive:

    Basta vedere la situazione sempre piu grave in quale si trova adesso la povera Chiesa Anglicana per capire che ne i sacerdoti sposati ne “le sacerdotesse” possono risolvere la crisi delle vocazioni. Ogni volta durante la storia quando la Chiesa Cattolica si trovava in crisi la strada giusta per risolverla era quela di avvicinare il clero verso il Dio tra una vita piu ascettica e mistica e non verso la natura umana colpita dal peccato. Questo lo hanno capito i veri e grandi riformatori della Chiesa come San Atanasio,San Antonio Abbate, San Bernardo,San Francesco d’Assizi, San Antonio di Padova,San Giovanni della Croce,Santa Teresa d’Avilla,San Carlo Borromeo,San Pio X e molti altri.

  79. sara scrive:

    x angel n

    dunque la donna sarebbe peccato e una vita matrimoniale allontanerebbe il prete da Dio?

  80. Luisa scrive:

    Beh Raffaele “i preti fornicatori ” o sessualmente frustrati hanno sempre la possibilità di domandare di essere ridotti allo stato laicale ( non so se si dice così), quelli che fornicano sono uno scandalo dapprima per loro stessi, basta ricordarsi le spiegazioni di un certo don Sante.
    Il sacrificio della sessualità offerta tutti i giorni sull`altare, se non è vissuta come un totale amore per Dio ogni giorno confermato nella preghiera e sostenuto dalla preghiera, non può che trasformarsi in frustrazione, sarà il momento allora per il sacerdote di chiedere aiuto, e se necessario abbandonare.
    Oggi si vuole tutto, desidero fare sesso anche se sono prete, anche se ho fatto voto di castità.. oggi sono cambiato…desidero dunque ho diritto di fare sesso.
    Quando vedo certi sacerdoti che non sentono il bisogno di significare la loro appartenenza a Cristo anche attraverso l`abito, sacrerdoti che non hanno nemmeno una croce, nemmeno piccolissima, per distinguerli non posso che essere perplessa ed interrogarmi.

  81. Klaus scrive:

    Il sacerdote , per sua libera scelta, dà la vita(nel senso che dedica tutto il suo tempo quotidiano) per la Chiesa.

    Non è questione nè di sesso nè di privazione coatta di affetti familiari.

    Inutile girare intorno all’argomento!

  82. sara scrive:

    x klaus

    indubbiamente. Ma come si spiegano tante dolorose defezioni?
    perchè un prete dopo diversi anni si può innamorare e lascia?

  83. toscanaccio scrive:

    Diamo la possibilità ai sacerdoti di sposarsi cio sarebbe di grande aiuto alla realizzazione della unità tra cristiani…. credo che piano piano sarà permesso ai sacerdoti di sposarsi se si vuole l’unita bisogna superare questa ostacolo…..

  84. Francesco Ursino scrive:

    Per chi vuole saperne un po’ di più:

    http://christuscastitas.altervista.org/castita_Consacrata.htm

  85. Francesco Ursino scrive:

    Perché i fratelli preti non imparano un po’ come si serve in castità il Signore dalle sorelle suore? Nessuno ha ancora sentito parlare di suore che vogliono sposarsi?

  86. Pipìta Del Monte scrive:

    Cari amici,

    come non ricordare con commozione un sacerdote di santa memoria che aveva parrocchia in uno dei ridenti villaggi che si aprono al sole alle pendici del mio turrito maniero! Egli seguiva alla lettera due( e a volte anche tre o quattro ) volte al dì o di notte l’efficacissima ricetta studiata appositamente per lui dal mio carissimo amico,prof. Filugellus De Frigidis quando lo assalivano certi pruriti che rischiavano di farlo trascendere.

    La ricetta era molto semplice per il buon sacerdote e constava di cinque regolette base:

    1)si avvicini il sacerdote cautamente al rivo gelato che scende dalla montagna;

    2) al riparo da occhi indiscreti, si sollevi egli velocemente la zimarra fino al petto;

    3)con altrettanta rapidità si segga egli nell’acqua corrente,avendo cura di starci dentro fino all’ombelico;

    4) dimori egli alquanto in cotale fresca posizione;

    5) si alzi indi e ,senza asciugare le parti,stenda nuovamente la sua zimarra fino ai piedi.

    Da quanto ne so nessun sacerdote aduso a cotale , semplicissimo e gratuito rimedio ha mai pensato minimamente di trascendere.

    Mi si obietterà che i rivi glaciali di montagna non scorrono dovunque: nessun problema.

    E’ sufficiente in tal caso che il presbitero tenga sempre a portata di terga una tinozza continuamente alimentata con ghiaccio fresco ed essenza di trementina .

    Graziosi saluti

  87. Francesco Ursino scrive:

    Se un prete lascia la vocazione perché ha avuto un ripensamento, cosa gli può impedire di fare lo stesso una volta sposato? Mi sembra che si tratti di realtà come il matrimonio e la vocazione sacerdotale con leggerezza, come se fossero delle banalità, delle questioni facilmente regolabili con la propria coscienza… e buonanotte. Mah… . Sentiremo il Papa cosa ne pensa.

  88. sara scrive:

    vorrei inoltre ricordare che San Pietro, primo papa, era sposato quando fu chiamato da Gesù a guidare la Sua chiesa. E continuò ad esserlo anche dopo, visto che per prima cosa Gesù (che elevò a sacramento il matrimonio tra uomo e donna) non avrebbe mai potuto chiedere a Pietro di abbandonare moglie e figli (non riesco a pensare a un Gesù divorzista abbiate pazienza!), inoltre lo dice anche San Paolo nelle sue lettere, quando dice che anche lui aveva il diritto di avere una compagna come faceva Pietro e gli altri fratelli nel Signore. Inoltre, Molti papi erano sposati, anzi, nella chiesa primitiva il problema del celibato nemmeno si poneva.

  89. silvio scrive:

    Che io sappia il celibato dei preti cristiani non è
    sancito da nessun dogma o precetto del vangelo. Come
    celibato ufficiale è poi comparso nella storia della
    chiesa qualche secolo dopo l’avvento del cristianesimo.
    Qualche maligno dice che ha coinciso con l’avvio alla
    carriera ecclesiastica (cardinalizia) dei figli cadetti
    dei nobili che in caso di eredità avrebbero quindi
    lasciato tutto alla chiesa…..

  90. peccatore scrive:

    Buonasera a tutti. Dico la mia: non mi risulta che abbondino pastori nella Chiesa riformata. Se va in crisi la fede cristiana, sposati o meno è lo stesso. Tra gli ortodossi chi si sposa fa il pope e chi non si sposa può essere vescovo. Mi sembra una scelta logica. Tra i cattolici i diaconi sposati non sono una rarità. Il sacerdote sa che facendo questa scelta non può sposarsi. Non è obbligatorio che sia così (e non lo era), ma chi sceglie adesso sa che è così. Se poi cambia idea, non è colpa della regola! Infine: tutta la storia della bibbia è un inno sponsale: dal primo uomo e la prima donna alle nozze dell’Agnello nella gerusalemme celeste. La stessa Trinità è un’immagine magnificamente espressa nell’unione sponsale. E la stessa Maria è Madre di dio, ma sposa, pur specialissima e sempre vergine. Dunque W il matrimonio, ma non confondiamo pere e mele… Se c’è il primato di Dio il sacramento esprime questo primato. Se non c’è, ogni sacramento della fedeltà verrà disatteso. Tuttavia mi sembra che ci sia chi alimenti polemiche più che parlare di Dio. Ergo, cornuto ci cova…

  91. sara scrive:

    x francesco ursino

    fidiamoci un po’ di più dei preti!

    intanto avere una vocazione sacerdotale non significa NON AVERE quella matrimoniale. Sacerdozio e matrimonio sono entrambi due sacramenti e nulla vieta che una persona possa riceverli entrambi. Sia l’uno che l’altro.
    Il celibato invece NON è un sacramento. Solo un consiglio evangelico.

    Inoltre, torno a sottolineare per la trecentomillesima volta che il sacerdozio ministeriale rimane a vita. Un prete non lascia MAI la sua chiesa!! Un sacramento non si può mai cancellare, dunque un prete non abbandona nulla. Semplicemente decide di sposarsi, e questo per le norme disciplinari vigenti comporta la rinuncia all’esecizio di alcune (NON TUTTE tra l’altro) funzioni sacramentali. Ma un prete rimane sempre innamorato della Chiesa di Cristo. E questo non lo dico per giustificare quelli che scelgono di sposarsi, ma lo dico perchè è la verità. (poi ci sono quei casi in cui uno perde addirittura proprio la fede e diventa che ne so, buddista, magari comincia a odiare anche il vaticano e cose simili…ma non parliamo di questo, che è un altro discorso).

    Lei ha una minima idea di quanti preti hanno relazioni clandestine?
    Dunque cosa preferisce? Ipocrisia a vita?

    Infine, se con la donna che dice di amare è amore vero, se è un uomo che ha fede in Dio e affida a Lui la sua vita e le sue scelte, saprà superare tutte le difficoltà che la vita gli porrà davanti.

  92. sara scrive:

    tengo inoltre a precisare nuovamente che sono d’accordo con chi sostiene che il calo di vocazioni non sia da attribuirsi totalmente al celibato obbligatorio. Ho anche avuto modo di esprimere più sopra che le cause appunto sono anche altre, naturalmente.

  93. Luisa scrive:

    Segnalo solo che ho appena letto sul blog di Raffaella la testimonianza di un sacerdote brasiliano, che afferma che i sacerdoti che hanno firmato quella lettera sono lungi dal rappresentare la maggioranza dei sacerdoti brasiliani, ma dice anche che di vescovi come il coraggioso vescovo anonimo, ce ne sono purtroppo parecchi, vescovi che fanno quello che vogliono nel loro territorio .
    Comunque ancora una volta osservo la rapidità con cui la stampa compiaciuta si occupa di affari interni alla Chiesa, sopratutto se le notizie possono discreditare o minare la fiducia dei fedeli ( almeno questo è l`intento malcelato) …e se si accusasse la stampa di ingerenza negli affari interni della Chiesa ?

  94. Francesco Ursino scrive:

    x Sara

    Non è certo colpa mia o della Chiesa se un prete non riesce a vivere la sua vocazione con fede e coerenza. Evidentemente la serietà col tempo è diventata aria fritta per qualcuno… . No, non so quante sono le relazioni clandestine e francamente non mi interessa. Non si risolvono i problemi a colpi di spugna o rattoppando i buchi alla bell’è meglio per far felici tutti. Fedeltà, obbedienza, preghiera, fede dovrebbero essere le basi di ogni buona vocazione. Il solo fatto che alcuni preferiscano “sfogarsi” in clandestinità dimostra la loro malafede. Non sono da compatire, in quanto sono venuti meno al loro impegno. Ipocrisia a vita? E’ una scelta loro… . Le regole per resistervi ci sono e sono sempre le stesse: fede, preghiera, digiuno e penitenza. Ma soprattutto preghiera! E’ evidente che cose come queste si sono perse per cui si cerca sempre di più il compromesso per aggirare l’ostacolo.

    Cristo non ha imposto niente, ma è stato categorico: chi vuole essere suo discepolo, molli tutto e lo segua. La vocazione è una grazia e anche una risposta dell’uomo alla chiamata di Dio a tale cammino.

    Per quanto possano essere buoni, i sentimenti non sono un infallibile parametro di giudizio per sondare ciò che è bene o ciò che è male.

    Cordialmente

  95. Francesco Ursino scrive:

    Celibato consacrato: pienezza della sessualità

    di padre Daniel Ange

    Conosco giovani innamorati che hanno rinunciato a coronare il loro sogno per offrirsi a Dio in una consacrazione totale.

    Avevano incontrato il primo grande amore della loro vita ma, a un certo momento, compresero che l’uno e l’altro erano stati preceduti da un altro amore, ed ebbero il coraggio di darsi al Signore. Si dissero l’un l’altro: “Non ti voglio sottrarre al Signore che per primo t’incontrò, molto tempo prima che noi ci incontrassimo”.

    Ho raccolto le loro confidenze: “Abbiamo sofferto molto, ma non rimpiangiamo nulla. L’uno ha generato la vocazione dell’altro”. L’uno ha scelto il sacerdozio, l’altra un convento. Forse non ho mai visto due giovani amarsi come loro: e sulla croce, fra le lacrime!

    Oh, la chiamata al celibato! Mi si permetta qualche considerazione.

    Innanzitutto e un dato di fatto che nessuno può onestamente ignorare l’esistenza in ogni epoca, e oggi più che in un recente passato, di uomini e donne che hanno vissuto e vivono in una pienezza d’amore tale da voler rinunciare all’esercizio fisico della sessualità, in una consacrazione totale, esclusiva, del loro corpo al Signore, pur essendo pienamente uomini, pienamente donne. La loro sessualità ha raggiunto la pienezza senza ricorrere all’atto della procreazione. Persone come Caterina da Siena, Giovanna d’Arco, Teresa d’Avila, non sono forse state pienamente donne? E che dire di Domenico, di Francesco, di Vincenzo de’ Paoli, di Filippo Neri? Erano forse dei mezzi uomini?

    La loro sessualità, lungi dall’essere inibita, acquista maggiore virilità o femminilità, e guadagna in libertà e autenticità. Miracolosamente decuplicata è la potenzialità del loro dono di sé Non ne traggono complessi, ma gioia! Non costituiscono, dunque, dei casi patologici; non sono dei pazzi, se non di Dio.E gente normale, equilibrata, sana. Il loro amore è come liberato dalla schiavitù del piacere sessuale.

    Non voglio dire che tutto sia senza tentazioni, senza lotta. Ma è appunto questa lotta continua, sino alla fine, che impedisce loro di adagiarsi sul “tran tran” d’una vita facile e mediocre. Tale lotta li fa stare continuamente in uno stato d’allerta contro gli attacchi nemici.

    Anche a questo livello debbono mostrare un coraggio da veri uomini e una tenacia d’autentiche donne. Debbono possedere un animo da martire. Possiamo, quindi, affermare che il consacrato è un essere perfettamente sessuato che si lascia, mano a mano, trasfigurare da un amore che dura per tutta la vita.

    Rivolgendosi ai monaci, San Giovanni Climaco dice: “L’eros fisico diventi per te un modello del tuo desiderio di Dio. Beato chi ha per Dio una passione non meno cocente di quella dell’amante per la sua diletta!”.

    Tu sei tutto preso da un desiderio piú forte, e Dio comincia a bastarti. Ti basta per riempire cuore, vita, esistenza. E ti appaga.

    Il celibato è possibile solo se si è presi da un amore immenso per Gesù, un dono che ci viene unicamente dallo Spirito. E lo Spirito lo concede solo quando si è in intimità con Maria. Spesso la ragione di certi celibati mal sopportati la si deve cercate in una mancanza d’amore nei rapporti col Signore.

    Ci troviamo di fronte ad una specie d’ipertrofia del cervello che porta con sé l’inaridimento del cuore. E vivere senza un cuore irrigato è cosa impossibile. Si cercano, allora, piccole compensazionì, mentre la soluzione consiste nel lasciarsi riunificare dal di dentro per trovare la sintonia fra spirito e cuore. E questo è opera della preghiera.

    Questa dimensione affettiva del nostro rapporto con Gesù si sprigiona in alcuni mistici, in un modo tanto appassionato, che oggi qualcuno potrebbe avere delle riserve a ripubblicare i testi d’un Giovanni della Croce, d’una Teresa d’Avila o d’un San Bernardo!

    Vi si trova una tale pienezza di sentimenti che potrebbero essere sospettati d’erotismo!

    Oh no, il consacrato nella verginità non è uno scapolo, è un innamorato.

    Fa differenza. Innamorato e testimone. Spezza il cerchio d’un mondo che vuole ridurre l’uomo a una sola dimensione, ripiegato su stesso, e lo apre al futuro. Contesta il mondo attestando il Regno. Diventa uomo, lasciandosi configurare all’Uomo; o donna, diventando immagine vivente di Maria: coloro che conobbero solo le nozze del Regno .

    Fonte: http://christusveritas.altervista.org

  96. peccatore scrive:

    Caro Francesco…
    concordo che il “sentimento” sia ormai divenuto un’idolatria, rendendo fluttuante ciò che dovrebbe essere più fermo, per quanto non facile.
    Ritengo anche che la categoricità di Gesù sia comunque sempre misericordiosa e non legalistica. Non mi scandalizzerei se in futuro venissero stabilite regole diverse da ora. Mi scandalizza un sacramento screditato nel suo rapporto con Dio, ridotto a regola e tirato per i capelli, contrattato e mercanteggiato come un affare o fuorigioco qualsiasi nelle supermoviolone. Il prete innamorato di Gesù ha il cuore colmo di gioia. Senza GEsù, croce compresa, scema la gioia. Allora si cerca altrove soddisfazione. Forse la Chiesa dovrebbe chiedersi che cosa chiede a tanti preti. Li spreme come limoni. Non han tempo per pregare, adorare, reinnamorarsi ogni giorno della loro vocazione. Ecco il vero problema. Nessuna “regola” lo risolverà.

  97. Cherubino scrive:

    ho l’impressione che la discussione continua a rimbalzare da un aspetto ad un altro senza mai metterne a fuoco veramente uno. Rileggendo i post si identificano interventi
    - di teologia erbacea (tipo marijuana)
    - psicologici sul vissuto del sacerdote
    - pastorali/sociologici (diminuzione delle vocazioni…)
    - morali (lussuria, incontinenza, disobbedienza…)
    - antropologico-teologici (perfezione del celibato, dignità o pericolosità del sesso o della donna per lo “spirito”)
    - storici (quando è iniziato, perchè fu fatto …)
    - dottrinali (FINALMENTE !) sul fatto se sia o meno, al di là dei fattori contingenti o individuali, incompatibile il sacerdozio e il matrimonio.
    Quest’ultimo aspetto, che è quello centrale, proposto da me e da pochi altri è puntualmente evitato, perchè evidentemente non conviene a chi ha un’idea preconcetta confrontarsi su questo. Si continua a citare di tutto, ma il Codice dei Canoni delle Chiese orientali sta lì a dimostrare che non sono eretici coloro che ipotizzano un cambiamento nella Chiesa, forse sbagliano il discernimento sul qui e ora, ma non affermano qualcosa contrario alla dottrina cattolica. Al contrario fa questo chi nega il valore di un documento ufficiale e con valore di diritto canonico come questo.

  98. sara scrive:

    x francesco

    condivido quello che hai inserito. E riconosco in pieno tutto il valore che il celibato per il Signore porta con sé.
    E sono d’accordissimo sulla passione, sull’amore totale che questa scelta comporta, e ammiro chi la accoglie nella propria vita.
    Ma vorrei sottolineare che anche ad un prete fervente il Signore può decidere di donare una famiglia. Può essere in alcuni casi (per chi se la sente) un dono che completa la sua vocazione, e nulla toglie al Ministero. Che ne sappiamo noi? Non è ancora stato dimostrato dov’è il male in quello che stiamo cercando di dire in tanti.
    Quello su cui mi sento di insistere è che non ci trovo assolutamente nulla di male, se questo avviene con Amore. Importante sottolineare questo: se avviene con AMORE. Abusiamo troppo di questa parola sacra, lo so, ma mai come in questi casi occorre chiamare le cose con il loro nome.

  99. lycopodium scrive:

    @ cherubino

    Lei dice “forse sbagliano il discernimento sul qui e ora”.
    Il reato di COLPA si commette per:
    negligenza,
    imprudenza,
    imperizia,
    inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o
    discipline.
    Siamo nella fattispecie colposa dell’ “imprudenza”?

  100. Cherubino scrive:

    @ lycopodium, quando feci molti anni fa un corso di marketing mi dissero di non chiedere “lo prende o no?” ma “prende questo o quello ?” … la tua domanda è viziata nella premessa: la colpa è cosa diversa dall’errore, quindi nessuna delle tue colpe è presente in chi con retta intenzione chiede (e non pretende) il matrimonio ecclesiastico. “Reato” canonico invece lo fa chi nega valore ad un codice ecclesiastico: cosa ne pensi del Codice dei Canoni delle Chiese orientali ? E’ corretto o è “colposo” ?

  101. sara scrive:

    per quanto riguarda l’interpretazione dei passi evangelici “chi non molla tutto non è mio discepolo”, e “chi mi vuol seguire rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua” nel mio piccolo sento di dover sottolineare che occorre riflettere sul significato del “prenda la sua croce e mi segua”. Che cosa ci chiede Gesù per seguirlo? Lui ci ha dimostrato di aver preso la sua croce. Che significa? Di quale croce sta parlando? La croce di cui ci parla Gesù non sono le disgrazie di questo mondo, non sono i nostri dolori, le nostre lamentele…la croce di cui ci sta parlando è la nostra reputazione, la cosa che a tutti noi darebbe fastidio perdere, perchè la buona reputazione è una cosa comoda per tutti. Ci invita ad avere il coraggio di rinunciare alle nostre comodità (alla nostra reputazione davanti agli uomini, come ha fatto Lui sulla croce quando lo hanno crocifisso come un malfattore della peggior specie) per diventare suoi discepoli. Nella rinuncia quindi, ci chiede proprio questo. Non ci chiede di rinunciare all’amore. E in questo ha ragione lei Francesco, non ci impone nulla. Il Signore non può chiedere ad un uomo una cosa che egli non è in grado di dargli. Il sacerdozio è un dono che il Signore può fare a chi vuole (celibe o sposato), e quando vuole (gioventù e vecchiaia) perchè gli apostoli erano sia celibi che sposati, sia giovani che maturi. La rinuncia sta nell’avere il coraggio di mettere Dio al primo posto nelle scelte della nostra vita, qualunque esse siano, sforzandoci di pensare secondo i Suoi criteri, e dobbiamo rinunciare alle nostre sicurezze, e all’idea o peggio, illusione, che nella vita possiamo fare tutto da soli, senza di Lui. Per questo, caro Francesco, se il matrimonio tra un prete e una donna avverrà secondo il criterio di Dio (l’Amore) io nel mio piccolo non ci vedrò nulla di male. Semplicemente non siamo noi a dover misurare le cose con i nostri criteri. Non è detto che celibato e sacerdozio debbano essere indissolubilmente legati da una legge umana. Meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore. Non so se si è capito (forse sì) che io sono una che riflette in continuazione e non si stanca mai…

    Comunque grazie a tutti per l’opportunità di questa interessante discussione, soprattutto all’autore del blog.

  102. sono un Sacerdote e parlo con cognizione di causa, sono convinto dell’altissimo valore del celibato e sono convinto che i sacerdoti che riescono a viverlo in vera castità siano da lodare e siano pieni di grazia come lo sono tutti i vergini che si sono consacrati per il regno dei cieli, MA al sacerdote viene chiesto ancora di più dei religiosi, dimentichiamo che essi, i sacerdoti, pur avendo accettato la vita celibataria non hanno pensato alla vita così solitaria come di fatto si arriva a sperimentare, quanti sacerdoti, una volta diventati parroci, si trovano ad avere l’impatto con la solitudine vera, una volta che non sei più coadiutore, una volta che non hai tutte le frotte di giovani che ti gratificano…. ti ritrovi a 40 da solo con una solitudine che ti fa morire. ti fa mettere in discussione tutto, ma che fai? ha 40 anni molli tutto? e dove vai? non era certo questo il caerdozio che avevi accettato… questa solitudine diventa allora una violenza così atroce che ti tolglie il senso dalle realtà e che non si sa bene a chi porti giovamento, certamente non a te e nemmeno ai tuoi fedeli che, anche se fanno di tutto per esserti vicino, non potranno mai capirti davvero come una donna che in fin dei conti è stata creata proprio perché l’uomo non sia solo, ma poi che diritto abbiamo noi di decidere al posto di DIo? Perché, Dio non può usare bene dei preti con moglie e figli? solo perché non sono al massimo della ascesi cristiana non possono essere buoni preti? ma chi l’ha detto? la cosa più bella è la libertà. Sarà Dio a chiamare per la strada che vuole lui ogni suo Figlio. Abbiate compassione della umanità di noi preti che siamo pur sempre uomini, anche se qualcuno vorrebbe che venisse negato! in fin dei conti è solo un fatto culturale e di abitudine, nella Chiesa ortodossa è un fatto normale, ed anche nelle Chiese cattoliche di rito orientale, e allora perché tanto accanimento?
    io faccio questa proposta: innanzi tutto che sia lasciata libertà anche dopo l’odinazione sacerdotale, anche se so che è contro tutta la tradizione bimillenaria della Chiesa, il sacerdozio al massimo viene dato solo dopo la scelta matrimoniale. e poi che la “candidata” sia posta nella condizione di condividere almeno una buona parte di formazione spirituale in istituiti creati apposta.
    e che Dio ce la mandi buona!!!

  103. Rinaldo scrive:

    E con i preti divorziati come la metteremmo?

  104. Davide.In scrive:

    per Cherubino che dice.
    - dottrinali (FINALMENTE !)[...] Si continua a citare di tutto, ma il Codice dei Canoni delle Chiese orientali sta lì a dimostrare…

    Scusami, tu che tiri in ballo la questione dottrinale (ma quale?) e ne fai una questione di legalismo, bollando le altre come “non sono queste il nocciolo della questione…”, ti ricordo che noi non facciamo riferimento ai Canoni delle Chiese orientali ma alla Chiesa Cattolica ed al suo infallibile Magistero, festeggiato proprio oggi!
    L’unica questione dottrinale può riguardare il magistero della Chiesa cattolica, quello che fanno gli altri non ci riguarda.
    Con simpatia,

    Davide.In

  105. biagio scrive:

    Essere pretinon ti viene imposto da nessuno,percio’ unavolta preti bisogna sottostare alle regole accettate all’atto della consacrazione ,se no e’ meglio ,a parer mio ,sconsacrarsi ed accettare i disagi della vita civile lasciando i privilegi del sacerdozio

  106. Mauro W. Fuolega scrive:

    Sono basito! In ogni caso come la mettiamo nei confronti dei sacerdoti omosessuali, che pure ci sono, anche se non dovrebbero esserci: facciamo sposare anche loro? Evviva!

  107. raffaello scrive:

    Tu mi hai sedotto, ed io mi son lasciato sedurre.
    Questo appare durante il film Il grande silenzio.
    Essere prete cattolico cristiano vuol dire essere l’amante di Gesù e sposandosi si tradisce l’amato. Non vuoi essere il suo amante non c’è problema, non fare il prete.

  108. aldo scrive:

    Gesù disse a Pietro, regolarmente sposato, lascia tutto e seguimi: l’uomo deve lasciare ogni affetto ogni bene materiale per seguire Gesù perchè Gesù è totalizzante. Diventare sacerdoti non è seguire una inclinazione al fine di esercitare una professione ma rispondere ad una chiamata di carattere soprannaturale.
    E’ proprio il carattere della chiamata che distingue il sacerdozio. E’ anche vero che la legge canonica ha stabilito il celibato a recepimento di una antichissima consuetudine.
    Il Sacerdozio non è una passeggiata in un giardino fiorito ma l’esercizio eroico della volontà. La Chiesa ortodossa ammette come gli Uniati che il sacerdote possa essere coniugato ma costui non potrà mai diventare Vescovo.La scelta è difficile ma non si può pensare che l’abolizione del celibato possa essere una risposta alla carenza delle vocazioni . I Sacerdoti di oggi sono sicuri di non avere alcuna responsabilità in questa crisi? Perchè le vocazioni di clausure sia maschili sia femminili sono in costante aumento ? Perchè i lefreviani sono in costante aumento così come i legionari di Cristo? non è forse vero che la loro formazione sacerdotale è diversa? Ecco il nodo centrale non tanto l’abolizione dell’ostacolo quanto il suo superamento.

  109. lelino scrive:

    @ 117 Mauro W. Fuolega

    Hai perfettmante ragione..il fatto à che nella Chiesa di oggi ognuno può fare quello che vuole e pur dirsi cattolico..anche il sacerdote liberale abbiamo adesso…un tema che credo oggi verrà evidenziato è quello dei cattolici nel PD.. ditemi voi come si fa a stare in un partito che se andrà al governo vedrà i radicali e la Bonino come ministra? VBindi, Castagnetti e compagnia sveglia!! come si fa a stare insieme alla Bonino al goveronp?..qualche sacerdote liberale mi dirà..”beh anche stare con il divorziato Berlusconi non va tanto meglio…”. E sono d’accordo..ma di ciò se la vedrà Berlusconi con la sa cosicienza o con il suo confessore…la Bonino invece me la dovrei cuccare anche io su aborto, 194 e compagnia bella…però..e qui torno al punto..nella Chiesa di oggi tutto à consentito..e si dicono ancora cattolici..Democratici non a caso..

  110. Luisa scrive:

    Sacerdote liberale, ho letto con attenzione il suo post, mi creda capisco la sofferenza che le porta la sua solitudine, anche Benedetto XVI ne ha sovente parlato.
    La sua solitudine la fa morire, al punto da farle perdere il senso della realtà, una realtà che sembra stupirla alla quale apparentemente non si è preparato e alla quale non lo hanno formato e preparato, lei pensa che non si debba decidere al posto di Dio e siccome lei pensa che la donna è la soluzione, ne deduce che Dio dovrebbe e potrebbe condividere il suo pensiero che è un desiderio.
    Sento la sua sofferenza, e ho già detto più sopra deve essere ancora più difficile oggi non cadere nell`illusione della felicità a portata di mano, in questa società dove la solitudine e non solo dei preti è una piaga, malgrado o a causa di tutti i mezzi di comunicazione che ci invadono e assalgono, con una continua stimulazione, solitudine anche vissuta a due, forse la più dura e difficile da vivere, questo obbligo della felicità, quasi un diritto alla felicità, il rifiuto della sofferenza, rende gli essere umani sempre più fragili e vulnerabili, e riempie gli studi degli psicologi,e dei psichiatri.
    La cosa più bella è la libertà lei dice, è vero il libro arbitrio è il dono che Dio ha fatto all`uomo.
    Non penso che il libro arbitrio coincida con la nozione di libertà tale che è concepita oggi , libertà, ancor meglio la libertà di coscienza , parola magica, che apre la porta su tutti i possibili, libertà intesa come diritto di fare quello che voglio, quando e come lo voglio, secondo la mia coscienza. Una concezione simile veicolata come un mantra, è fonte di sofferenza, di violenza.

    Leggendo la sua testimonianza e cercando di non giudicare mi viene spontanemanete da dire, se la comunione con Cristo non le è più sufficiente, se la preghiera non le è più di soccorso,se malgrado gli aiuti ricevuti non riesce a trovare la pace nel cuore e nel corpo, se lei pensa che la donna è la sola soluzione, se per lei la libertà è il massimo dono, e la libertà va con la responsabilità, perchè con coerenza e responsabilità, nel libero esercizio della sua libertà, non rinuncia alla via che aveva scelto ma della quale non può più condividere certe regole che sono fondamentali ?
    Non è la via che deve piegarsi alle sue esigenze.
    Le auguro di tutto cuore di trovare la pace, l`ascolto e l`aiuto di cui lei ha bisogno.

  111. Garlyc scrive:

    Davide In.

    “Scusami, tu che tiri in ballo la questione dottrinale (ma quale?) e ne fai una questione di legalismo, bollando le altre come “non sono queste il nocciolo della questione…”, ti ricordo che noi non facciamo riferimento ai Canoni delle Chiese orientali ma alla Chiesa Cattolica ed al suo infallibile Magistero, festeggiato proprio oggi!
    L’unica questione dottrinale può riguardare il magistero della Chiesa cattolica, quello che fanno gli altri non ci riguarda.”

    FESTEGGIA PURE, MA OLTRE A FESTEGGIARE INFORMATI UN PO’ PRIMA DI APRIR BOCCA.

    Com’è già stato spiegato, il Codice dei canoni delle Chiese orientali si riferisce ALLE CHIESE ORIENTALI CATTOLICHE, in perfetta comunione con il Papa, e fu PROMULGATO DAL VATICANO NEL 1990. E’ CHIARO COSI’? SERVE UN DISEGNINO????

    Eccheccà….

  112. Gianni B. scrive:

    @Sacerdote liberale
    E perchè non diventa diacono? Il diacono può sposarsi e avere figli, nonchè operare per il bene della comunità: sta sempre in mezzo alla gente, spesso è responsabile di una parrocchia, o insegna religione, o anche tutte queste cose insieme; può anche celebrare alcuni sacramenti tipo matrimoni e battesimi, e fare tante altre belle cose.
    Certo che Lei si è ficcato in una bella trappola… la Sua è davvero una testimonianza toccante. In bocca al lupo :)

  113. Giacomo scrive:

    Bisogna osservare la Parola di Dio? E allora diciamola tutta: nel Vangelo è ben presente il modo come dev’essere una famiglia di un sacerdote, come dev’essere la moglie e come devono essere seguiti i figli. In questa occasione il Vangelo non vale oppure ci potrebbero essere problemi di corresponsione degli assegni familiari? Mi risulta che solo la Chiesa latina da’ questa imposizione. Non mi sembra una cosa ben fatta a livello morale nei confronti di Dio che da’ questa possibilità a TUTTI.

  114. Giacomo scrive:

    In aggiunta a quanto scritto, meglio leggere:
    1. Lv 21,7. 13-14 Santità dei sacerdoti
    2. !Tm 3, 1-13 Requisiti per essere Vescovi

  115. Luisa scrive:

    Dalla Lumen Gentium:

    “Dopo un lungo periodo di silenzio del Diaconato come grado proprio, i Padri del Concilio Vaticano II decisero che il Diaconato potesse “in futuro essere restaurato come grado proprio e permanente della gerarchia” e che potesse “essere conferito a uomini di età matura, anche sposati, così pure a giovani idonei, per i quali deve rimanere in vigore la legge del celibato” (Lg 29).

  116. Giacomo scrive:

    Gn 2, 18.21-23
    E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.
    Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; …….. La si chiamerà donna perchè dall’uomo è stata tolta.

  117. Garlyc scrive:

    Un sacerdote non può diventare diacono… è GIA’ diacono!

  118. Gianni B. scrive:

    Mi risulta che ci siano due tipi di diaconi: quelli che diventano diaconi dopo essersi sposati e fanno tranquillamente i mariti e i genitori, ma non possono diventare sacerdoti; i diaconi celibi del seminario sono tutti destinati a diventare sacerdoti, in quanto il diaconato è una tappa del sacerdozio.
    Un sacerdote, se rinuncia al sacerdozio, torna allo stato laicale: al che può sposarsi, no? A questo punto perchè non potrebbe ritornare al diaconato permanente? Tecnicamente dovrebbe essere possibile, comunque verificherò.

  119. sara scrive:

    x rinaldo, (e per tutti)

    che dice “e con i preti divorziati come la metteremmo?”

    intanto vi esorto ad avere più fiducia nei nostri preti. Il sacerdote liberale ha ragione quando dice che la compagna del prete deve comunque avere un percorso spirituale molto vicino a quello del suo uomo, altrimenti ella non arriverebbe MAI a comprendere ed accettare la grandezza del Ministero di lui.
    Poi, il divorzio non è stato certo voluto dai cattolici, quindi se anche dovesse accadere al prete, una volta infranto il sacramento, cioè una volta che il prete sposato divorzia andando così contro la Parola di Dio, o una volta che non conduce più uno stile di vita irreprensibile ed encomiabile, lo si invita a non esercitare più il Ministero, ma a dedicarsi ad altro.
    Nella Bibbia i requisiti per il Ministero erano sobrietà, dedizione alla Parola di Dio, capacità di educare la propria famiglia con sani princìpi, figli sottomessi, ed una sola moglie, proprio perchè il prete doveva essere un esempio per tutti i cristiani, sposati e non.

    Detto questo, sono sempre d’accordo sul fatto che solo il Papa può decidere in materia, ma mi auguro che quantomeno se ne inizi a parlare seriamente, e si inizi a parlare soprattutto della figura del sacerdote nella nostra società, che va assolutamente rivista e rivalutata alla luce di tutte le considerazioni che si sollevano dal mondo cattolico. Voce di popolo, voce di Dio, diceva qualcuno. Se non altro, per uscire fuori da qualsiasi ambiguità.
    Rimango comunque ferma sul fatto che finchè esiste una regola, ogni prete è tenuto a rispettarla finchè decide di esercitare il Ministero. La legge è uguale per tutti. Non tollero relazioni clandestine e cose simili. Se un prete scopre l’amore di Dio in una donna, benissimo, IN PIENA ONESTA’ decida di attenersi alle procedure attualmente in vigore (dispensa), ma la Chisa dal canto suo non abbandoni questo figlio, e provveda a guidarlo sulla nuova strada. Cosa che nella maggior parte dei casi purtroppo all’atto pratico NON AVVIENE. Mi dispiace dirlo.
    Ma attendiamo di vedere adesso come si evolveranno le cose in Vaticano. Mi auguro che almeno ci siano aperture e disponibilità ad affrontare il delicato argomento. Almeno questo.

  120. Francesco Ursino scrive:

    Mi scusi SACERDOTE LIBERALE, ma il rapporto tra l’uomo e Cristo dove lo mette allora? Se non ci sono giovani gioiosi intorno a questo povero prete allora la sua vocazione non vale la pena perché si sente solo? Allora mi viene da chiedermi perché si fa prete… . Allora consacrarsi a discepolo di Cristo è più un ideale? Un mero impulso emotivo? Per questo suggerivo prima che si impari dalle suore… che dire delle suore di clausura? Una vita intera “segregate” in convento in perpetua contemplazione del Signore? Come ci riescono? Forse perché la loro fede le riempie davvero la vita e non è solo un involucro emotivo e ideale… .

    Con questo non vorrei che intendesse ch’io non sappia cosa sia la solitudine, anzi per quanto mi riguarda la conosco assai bene anche se non in termini come dire “religiosi”. Ma è pur sempre solitudine. Perciò la capisco benissimo quando dice che a volte essa cade come un macigno sul cuore di chi ha scelto – magari senza figurarselo del tutto, ma del resto non si può essere certi di tutto – una vita o cmq un cammino isolato dal mondo per entrare a far parte di una realtà diversa, quella sacerdotale. Però mi sembra che si glissi sul fatto che il vero pilastro della vita di un credente sia proprio la preghiera.

    La preghiera può aiutare contro la solitudine, la sofferenza. E’ con la preghiera che si ottengono le grazie, i carismi, il perdono, la misericordia e l’amore da Dio. Ed è sempre con la preghiera che il cristiano – laico o consacrato – comunica con il Signore, ricrea quel rapporto filiale che era in origine, quel rapporto che nel caos dell’esistenza è vitale. Non è daccordo?

    Secondo me almeno un problema sta proprio nel modo di pregare e di concepire la propria vocazione al Signore. Viviamo in un periodo di confusione religiosa, e una delle cause di questa crisi potrebbe anche stare in questo: non si ha più la giusta dimensione dell’esercizio della preghiera.

    Cordialmente

  121. Stefano Chiappalone scrive:

    Ratzinger qualche anno fa, nel libro-intervista “Il sale della terra”, rispose a Peeter Seewald che gli chiedeva pareri sul punto che i periodi di crisi del celibato corrispondono a periodi di crisi del matrimonio, e si rischierebbe così di passare dai preti sposati ai preti separati e divorziati

  122. Davide.In scrive:

    Per Garlyc

    scusami, in effetti non ho controllato bene QUESTA VOLTA ed ho frainteso, di solito faccio affermazioni ben circostanziate. Starò più attento.
    Intanto però datti una calmata, se questo è il modo che hai di intervenire nei dibattiti, allora capisco anche perché ti firmi con un nome del genere… Si sente cattivo odore! :-) )

  123. sara scrive:

    x francesco

    benritrovato!
    volevo fare una riflessione sulla preghiera…
    Secondo me, un prete prega di più (e meglio) proprio nei momenti in cui gli succede qualcosa di “non previsto” nella sua vita (diciamo così). Naturalmente ti parlo di un buon prete (senza dunque citare esempi poco encomiabili di chi commette reati abominevoli per esempio, ecc…). Un prete che sa di amare Dio dunque, è uno che prega moltissimo, e lo fa ancor di più in certe circostanze. Chiede con insistenza che il Signore lo conservi nella condizione in cui si trova, sia perchè Lo ama, sia perchè ha paura. Dunque cura molto, moltissimo la sua personalissima relazione con Dio.
    Ciò non toglie che comunque noi non siamo nessuno per decidere quanti tipi di vocazione esistono, come vanno vissute ecc….perchè personalmente sono più che mai convinta che proprio nella preghiera, quella autentica che non si costruisce sul chiacchiericcio ma sulla totale apertura del cuore, il Signore può farci dono di tanti modi di vivere la vocazione, che noi nemmeno immaginiamo. …
    E se quello dei preti sposati fosse uno di questi? Se fosse un Suo dono che oggi più che mai il Signore vuole fare alla Sua Chiesa? Non possiamo avere certezze nè in uno, nè nell’altro senso. Ciò che è certo è che non possiamo misurare con i nostri criteri. Lo dico per esperienza. Per cui, non ci resta altro che pregare non certo perchè i preti possano sposarsi, ma perchè noi uomini (insieme a chi ha la potestà per il Ministero) possiamo avere una maggiore predisposizione, apertura e soprattutto CORAGGIO a cogliere la Volontà di Dio, e lavorare perchè possiamo essere parte attiva nella realizzazione di questa.
    Qualunque essa sia, apertamente e fiduciosamente. Affettuosi saluti.

  124. Francesco Ursino scrive:

    Vorrei postare stralci di un testo sul celibato ecclesiastico scritti da Madre Teresa di Calcutta:

    “Tutti sono chiamati ad amare Dio con tutto il cuore, l’anima, l’intelligenza e le forze e, per amore di Dio, ad amare il proprio prossimo. La notte prima della sua morte Gesù ci ha dato due grandi doni: il dono di se stesso nell’Eucaristia e il dono del sacerdozio per continuare la sua presenza viva nell’Eucaristia.

    Senza sacerdoti non abbiamo Gesù.

    Senza sacerdoti non abbiamo l’assoluzione.

    Senza sacerdoti non possiamo ricevere la Santa Comunione.

    Come il Padre ha preparato per suo Figlio una degna dimora nel Seno Innamorato di una Vergine, cosi è opportuno che un sacerdote si prepari a prendere il posto di Gesù, il Figlio di Dio, scegliendo liberamente il celibato sacerdotale.

    [...]

    Il matrimonio e la procreazione sono miracoli dell’amore di Dio per mezzo dei quali uomini e donne diventano suoi collaboratori nel portare una nuova vita al mondo. Gesù ha parlato però chiaramente di qualcosa persino più grande di questo quando ha detto che in cielo le persone non si sposano né vengono date in matrimonio, ma vivono come gli angeli nei cieli, e che ci sono alcuni che hanno rinunciato al matrimonio per amore del Regno di Dio.

    Il celibato sacerdotale è il dono che prepara alla vita nei cieli. Gesù chiama i suoi sacerdoti a essere suoi collaboratori nella Chiesa, a riempire il cielo di figli di Dio.

    [...]

    Qui il sacrificio non consiste nel denaro o in cose materiali, ma in un dono più alto e migliore, quello del celibato sacerdotale. Il dono più grande che una persona può offrire a Gesù il giorno in cui diventa sacerdote è un cuore verginale, un corpo verginale. Noi lo chiamiamo celibato sacerdotale. E’ come l’amore verginale di Cristo per la sua Chiesa, che i sacerdoti rappresentano. La Chiesa è il corpo di Cristo, è la sposa di Cristo.

    Il celibato non è soltanto la nostra capacità di dare, ma ancor più la nostra capacità di accogliere il dono di Dio, la scelta di Dio. Meditate devotamente sul fatto che Lui, il Creatore dell’Universo, ha tempo per voi, Sue piccole creature.

    Il celibato sacerdotale crea un vuoto che ci permette di ricevere l’altro dono meraviglioso che soltanto Gesù può offrire e regalare, il dono dell’amore divino. In primo luogo Gesù offre il prezioso dono di se stesso per un’amicizia con lui personale e fedele che dura tutta la vita, nella tenerezza e nell’amore. Nulla farà venire meno la sua fedeltà. Lui rimane fedele.

    [...]

    Cari collaboratori di Cristo, voi avete detto “Si” a Gesù e lui vi ha presi in parola. La parola di Dio è divenuta Gesù, il povero. Il vostro celibato sacerdotale è il terribile vuoto che sperimentate. Dio non può riempire ciò che è pieno. Può colmare soltanto il vuoto; la grande povertà e il vostro “ si ” segnano l’inizio dell’essere o del divenire vuoti. Non si tratta tanto di quanto effettivamente “ abbiamo ” da dare, ma di quanto siamo vuoti, in modo da poter ricevere pienamente nella nostra vita e di far si che Lui viva la sua vita in noi. Oggi lui vuole rivivere in voi la sua completa sottomissione al Padre; consentitegli di farlo. Non importa quello che provate, ma ciò che egli sente in voi. Distogliete lo sguardo da voi stessi e rallegratevi di non avere nulla, di non essere nulla, di non poter far nulla. Ogni qualvolta questa vostra nullità vi spaventa, fate un gran sorriso a Gesù. Questa è la povertà di Gesù. Voi e io dobbiamo far si che lui viva in noi e, attraverso di noi, nel mondo. Stringetevi alla Nostra Signora, perché anche lei, prima di diventare piena di grazia, piena di Gesù, ha dovuto attraversare questo buio. “ Com’è possibile? ”, ha chiesto. Ma nel momento in cui ha detto “ si ” ha sentito il bisogno di affrettarsi e di portare Gesù a Giovanni e alla sua famiglia. Continuate a donare Gesù alla gente non con le parole, ma col vostro esempio, con il vostro amore per lui, irradiando la sua santità e diffondendo la sua fragranza di amore ovunque andate. Fate si che la gioia di Gesù sia la vostra forza. Siate lieti e in pace, accettate tutto ciò che lui vi dona, e accogliete tutto ciò che lui prende con un gran sorriso. Voi appartenete a lui; diteglielo: “lo sono tuo ”, e se fossi tagliato a pezzi, ciascun pezzo non sarà altro che tuo. Fate si che Gesù sia in voi vittima e sacerdote.

    [...]

    Scegliendo liberamente il celibato sacerdotale, il sacerdote rinuncia alla paternità terrena per accogliere la partecipazione alla paternità di Dio.

    Invece di diventare padre di uno o più figli sulla terra, egli adesso è in grado di amare tutti in Cristo. SI, Gesù chiama il suo sacerdote a portare l’amore tenero del Padre a tutti e a ciascun uomo. Per questo motivo la gente lo chiama “ Padre ”.

    [...]

    Il celibato sacerdotale non significa semplicemente non sposarsi. non avere una famiglia. Rappresenta l’amore indiviso per Cristo nella castità; nulla e nessuno mi separerà dall’amore di Cristo. Non si tratta soltanto di una lista di no, si tratta di amore. E’ libertà di amare e di essere tutto per tutti gli uomini. Per questo abbiamo bisogno della libertà, della povertà e della semplicità di vita. Gesù avrebbe potuto avere tutto, ma scelse di non avere nulla. Anche noi dobbiamo scegliere di non avere e di non godere di certi lussi. Perché meno abbiamo per noi stessi, più Gesù può donarci, e più abbiamo per noi stessi, meno Gesù può donarci. Quali sacerdoti, dovete essere capaci di provare la gioia di questa libertà, di non aver nulla, di non avere nessuno; allora potrete amare Cristo con amore indiviso nella castità. Ecco perché quando un sacerdote è completamente libero di amare Cristo, l’opera che compie nell’obbedienza è il suo amore per Cristo in azione. Il preziosissimo Sangue è nelle sue mani, può spezzare il Pane di Vita e darlo a quanti hanno fame di Dio.

    [...]

    Tutti coloro che sono chiamati a seguire Gesù nel celibato sacerdotale e a condividere il suo sacerdozio, preghino e chiedano il coraggio di donare… “ di donare fino al dolore”. Questa donazione rappresenta il vero amore in azione e possiamo operarla soltanto quando siamo una cosa sola con Lui, perché soltanto in lui, con lui e attraverso di lui, Gesù potrà fare grandi cose, ancora più grandi di quelle che ha già fatto.

    Non ci sono paragoni per la vocazione del sacerdote. E’ come un sostituire Gesù sull’altare, nel confessionale e in tutti gli altri sacramenti in cui egli usa il pronome “ Io ”, come Gesù. Pensate come il sacerdote deve essere una sola cosa con Gesù perché Lui lo usi al suo posto, nel suo nome, per pronunciare le sue parole, per compiere le sue azioni, per cancellare i peccati, per trasformare il semplice pane e vino nel Pane di Vita del suo Corpo e nel suo Sangue. Solo nel silenzio del suo cuore egli può ascoltare la parola di Dio e dalla pienezza del suo cuore può pronunciare queste parole: “Io ti assolvo” e “Questo è il mio Corpo”. Come deve essere pura la bocca del sacerdote e come deve essere puro il suo cuore perché egli possa pronunciare le parole: “ Questo è il mio Corpo” e trasformare il pane nel Gesù vivente. Come devono essere pure le mani del sacerdote, come deve essere completa l’identificazione con le mani di Gesù, se in esse, quando egli alza quelle mani, c’è il Preziosissimo Sangue di Gesù. Un peccatore si viene a confessare oppresso dal peccato, e quando lascia il confessionale è un peccatore senza peccato. Quanto deve essere puro e sacro un sacerdote per rimettere i peccati e pronunciare le parole: “ lo ti assolvo ”!

    [...]

    Voi, quali sacerdoti di Dio, siete i suoi strumenti vivi, e quindi dovete sempre consentirgli di fare di voi esattamente ciò che vuole per la gloria del Padre. Lo stesso Spirito vi inviterà a vivere un’unione sempre più stretta con Gesù, nel cuore, nella mente e nell’azione, affinché tutto ciò che farete e direte sia per lui, con lui e verso di lui. Ed egli è tutt’uno col Padre, così voi dovete essere tutt’uno con Gesù. Come voi siete stati sigillati col suo sacerdozio, cosi lui deve essere colui che vive questo sacerdozio dentro di voi. Nulla e nessuno deve separarvi da Gesù, cosi che possiate dire con san Paolo: “ Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me ”.

    [...]

    Cristo si è fatto Pane di Vita per soddisfare la nostra fame per il suo amore, e diventa affamato cosi che noi possiamo soddisfare la sua fame per il nostro amore. Quando san Paolo stava andando a distruggere i cristiani di Damasco, fu gettato a terra e udì la voce: “ Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? ”. E Paolo chiese: “ Chi sei tu, Signore? ”. Cristo non ha menzionato i cristiani di Damasco: è la stessa cosa. “ Quello che farai al più piccolo dei miei fratelli l’hai fatto a me ”. Se nel mio nome tu offri un bicchier d’acqua, lo hai dato a me. Se nel mio nome ricevi un bambino, ricevi me. E ha fatto anche si che questa fosse una condizione per cui al momento della morte saremo giudicati su quello che siamo stati e su quel che abbiamo fatto. Egli fa di se stesso l’affamato, l’ignudo, il forestiero, l’ammalato, l’abbandonato, il rifiutato, il reietto, e dice: “ Ero affamato e mi avete dato da mangiare ”. Non avevo fame solo di pane, avevo fame di amore. Ero nudo non solo di un capo di vestiario, ma ero nudo dell’umana dignità di un figlio di Dio. Ero un senzatetto bisognoso non solo di una casa fatta di mattoni, ero forestiero, reietto, abbandonato, senza amore, uno scarto della società, e voi mi avete fatto questo. Gesù nell’Eucaristia diventa Pane di Vita per soddisfare la nostra fame di Dio, perché tutti siamo stati creati per amare e per essere amati. E quel che Gesù vuole è molto chiaro, perché come facciamo ad amare Dio? Dov’è Dio? Dio è in ogni luogo. Come amiamo Dio? Perciò ci offre la possibilità di fare agli altri quello che vorrebbe noi facessimo a lui. Far diventare il suo amore per lui un’azione viva. Per questo quindi ogni vocazione sacerdotale non è semplicemente fare questo o quello; un sacerdote è stato creato per essere totalmente – corpo, mente, cuore, ogni fibra dei suo essere, ogni fibra della sua anima – di Dio, perché Lui lo ha chiamato per nome. Un sacerdote per Lui è molto prezioso, un sacerdote è amato teneramente da Dio, da Gesù che lo ha scelto perché sia il “secondo se stesso” – E l’opera che è stata affidata al sacerdote è soltanto un mezzo per mettere in azione viva il suo tenero amore per Dio.

    [...]

    Voi dovete essere la radiosità di Gesù stesso. Il vostro sguardo deve essere il suo, le vostre parole le sue. La gente non cerca i vostri talenti, ma Dio in voi. Conducetela a Dio, mai verso voi stessi. Se non la conducete a Dio significa che cercate voi stessi e la gente vi amerà soltanto per voi, non perché le ricorderete Gesù. Il vostro desiderio deve essere di “ offrire soltanto Gesù ” nel vostro ministero, piuttosto che voi stessi. Ricordate che soltanto la vostra comunione con Gesù porta alla comunicazione di Gesù. Come Gesù era strettamente unito al Padre tanto da essere il suo splendore e la sua immagine, cosi, con la vostra unione con Gesù, voi diventate la sua radiosità, una trasparenza di Cristo, affinché quelli che vi hanno visto in certo qual modo avranno visto lui.

    Per poter essere veramente sacerdoti secondo il Cuore di Gesù avete bisogno di pregare molto e di tanta penitenza. Un sacerdote ha bisogno di unire il proprio sacrificio al sacrificio di Cristo se vuole veramente essere una cosa sola con lui sull’altare.

    [...]

    Oggi molti sacerdoti sono sempre più impegnati in opere sociali e nello sviluppo sociale trascurando le opere del loro sacerdozio. Ma ci sono molte persone che si potrebbero impegnare al loro posto in tanti settori.

    In un sacerdote, la gente ha bisogno di trovare un autentico uomo del sacro che la conduca a Dio, che le porti Gesù.

    Non ha bisogno di un sacerdote che compia opere sociali. Molte brave persone possono farlo mille volte meglio e non è affatto giusto che noi ci appropriamo di attività che altri possono svolgere in modo più efficace.

    [...]

    Nessuno può compiere quell’opera sacerdotale che siete chiamati ad assolvere; soltanto voi in quanto Suoi sacerdoti potete farlo. Perciò non sostituite altri impegni, per quanto belli possano essere, a quello del vostro sacerdozio. I preti devono essere esclusivamente tali!

    [...]

    Penso che molti, moltissimi sacerdoti siano chiamati, anche senza comprenderlo, a donarsi totalmente al Signore. Si, il mondo ha una grande necessità di Sacerdoti, Sacerdoti Santi, del celibato sacerdotale, perché il mondo ha bisogno di Cristo. Dubitare del valore dei sacerdozio di una persona e del celibato sacerdotale di una persona nel mondo d’oggi significa dubitare dell’autentico valore di Cristo e della sua missione, perché essi sono una cosa sola. La missione di Cristo è la nostra missione.

    E’ inconcepibile che noi possiamo allontanarci da Dio Onnipotente per chinarci verso una creatura per quanto buona possa essere. Gesù non è l’unico che può colmarvi fino all’orlo dell’amore di Dio? Non sorprende quindi che le coppie sposate interpellino la Chiesa. Nella Chiesa cattolica il divorzio non esiste e mai potrà esistere.

    [...]

    Perché la Chiesa non può concedere il divorzio a due coniugi e invece un prete può lasciare il suo sacerdozio? Un sacerdote può ottenere una dispensa, ma nessuno potrà mai privarlo del suo sacerdozio. Una volta sacerdote, resta sacerdote per sempre. Anche all’inferno egli rimane un sacerdote. La Chiesa tuttavia può legittimamente e opportunamente privarlo dell’esercizio dei suoi poteri sacerdotali.”.

    Domando scusa per la lunghezza, ma alcuni passi dono davvero molto profondi. La fonte è:

    http://christuscastitas.altervista.org/castita_Consacrata.htm

    Cordialmente

  125. Gianni B. scrive:

    Francesco, come prete saresti perfetto… che aspetti :)

  126. Francesco Ursino scrive:

    La giusta consapevolezza che sia quella la mia strada… ci vuole un po’ di preparazione prima… interiore… ma chissà? :cool:

  127. Guido Travaglini scrive:

    Anzitutto vorrei rispondere a ‘riflettiamo’, cattolica fervente che, protetta dall’anonimato, sostiene che:
    “nella Bibbia San Paolo dice …”. Trattasi di epitomica ignoranza di numerosi fedeli di Santa Romana Chiesa che confondono il Vecchio col Nuovo Testamento. Ciò premesso, trovo interessante capire perchè nel Cattolicesimo, diversamente dal Cristianesimo, si voglia vedere Gesù come un asessuato. Dio ci ha donato le gioie del sesso a fini procreativi ed anche Gesù, umanamente, ne approfittò anche se non sappiamo – o molti non vogliono neppure immaginare -se egli abbia avuto una figliolanza. Che male ci sarebbe se così fosse stato? Lemma: è meglio un prete pedofilo od omosessuale oppure un prete sposato?

  128. SteX scrive:

    @lelino
    L’ultimo dei problemi per stare con Berlusconi è che sia divorziato…
    Lei se la sente di preferire un Dell’Utri a una Bonino?

    @sacerdote liberale
    da ex-credente ed ex-seminarista ha tutta la mia solidarietà (per quello che se ne può fare :-) )
    Ho un caro amico che ha abbandonato la veste e ora è sposato (e con tre bellissimi bimbi); lui ha scelto di abbandonare il sacerdozio, ma credo che se avesse avuto la scelta, non l’avrebbe fatto (e sarebbe rimasto un ottimo prete).
    Sulla questione non ho le idee chiare, ma preso atto di quello che ha postato Cherubino -post 23 CCEO- e considerando che il problema non riguarda pochi sacerdoti, mi chiedo anch’io perchè la chiesa non possa prendere in considerazione l’ipotesi del sacerdozio senza celibato.
    Non credo che il matrimonio toglierebbe nulla alla preghiera e alla dedizione ai fedeli. E forse porterebbe un po’ di dialogo (ma anch’io credo che non sia funzionale a questo) con le tante figure di “disobbedienti” (come il già citato don Franco Barbero; per Francesco Ursino: so che se è ridotto allo stato laicale non può esercitare, ma devi spiegarlo a lui, non a me: di fatto disobbedisce e continua a “esercitare”, sposando sacerdoti, coppie omosessuali…).

  129. Alex scrive:

    Scusate, per rinfrescare la memoria a qualcuno, dal Santo Vangelo di oggi:

    [...]
    E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

    Quindi Pietro (BXVI) può fare la Legge oltre le Scritture, ed è vincolante; l’ha detto Cristo che è Dio.
    Chi è Cattolico (se poi consacrato!) DEVE accettare, altrimenti perchè tante storie ? Andatevene, svestitevi, meglio pochi fedeli, che lupi a pascere agnelli.

  130. Atenagora scrive:

    Le Chiese orientali sia Cattoliche che Ortodosse ammettono al loro interno anche il clero uxorato. La novità non sta nel fatto di avere preti sposati, perchè nessuna Chiesa concede il matrimonio ai preti (!!!), ma di ammettere all’Ordine Sacro uomini sposati. La tradizione della Chiesa, che è la Teofania dello Spirito Santo nella storia della salvezza e quindi della Chiesa, ha mantenuto questa

  131. Atenagora scrive:

    Le Chiese orientali sia Cattoliche che Ortodosse ammettono al loro interno anche il clero uxorato. La novità non sta nel fatto di avere preti sposati, perchè nessuna Chiesa concede il matrimonio ai preti (!!!), ma di ammettere all’Ordine Sacro uomini sposati. La tradizione della Chiesa, che è la Teofania dello Spirito Santo nella storia della salvezza e quindi della Chiesa, ha mantenuto questa regola ab immemorabili. Certamente si tratta di una concessione (kat eikonomian-per economia), di una deroga alla regola del celibato. La Chiesa seguendo la Tradizione può derogare al diritto e concedere l’ordinazione ad uomini sposati; tutto fatto sempre pro salus animarum. La Chiesa deve venire incontro alle necessità di ciascuno e non legiferare a suo piacimento. Ed è nell’applicazione dell’economia ecclesiastica che viene incontro alle necessità di ciascuno, obbedendo anche al rescritto paolino che si citava in diversi messaggi. Ma il concetto e l’applicazione dell’economia ( che a Roma stanno sullo stomaco) sono scomparse nel nuovo CODEX CANONUM ECCLESIARUM ORIENTALIUM CCEO promulgato dal defunto Papa Giovanni Paolo II.

    Volete vedere cosa sono e cosa fanno i sacerdoti uxorati? Venite e vedete, anche in Italia, presso le diocesi Eparchi di rito greco di Lungro (CS) e Piana degli Albanesi (PA)
    Atenagora

  132. Garlyc scrive:

    @Davide In.

    Ti chiedo scusa. Ho perso la calma e me ne dispiace.
    Ma cerchiamo tutti di essere un po’ meno apodittici… a cominciare da me.

  133. Davide.In scrive:

    X Alex: sante parole…

  134. Giacomo scrive:

    x Sara.
    Per quanto concerne il discorso dei preti divorziati, non credo che sia inerente al problema se è concesso loro il matrimonio oppure no; infatti, se così fosse, nessun Cristiano in assoluto dovrebbe unirsi in matrimonio. Lasciamo a Dio decidere quando Lui stesso riterrà opportuno e per ognuno di noi.
    Non credo proprio che il Papa possa decidere in materia “annullando” ciò che è scritto nel nostro Testo Sacro. Il Papa è vicario di Cristo e non può in nessun modo contraddirlo, appunto, perchè Cristo non può contraddirsi, altrimenti il “vicario” non sarebbe tale … o no?

  135. Garlyc scrive:

    “Quindi Pietro (BXVI) può fare la Legge oltre le Scritture, ed è vincolante; l’ha detto Cristo che è Dio.
    Chi è Cattolico (se poi consacrato!) DEVE accettare, altrimenti perchè tante storie ? Andatevene, svestitevi, meglio pochi fedeli, che lupi a pascere agnelli.”

    Alex, ma che cavolo c’entra? E’ ovvio che si deve obbedire al Papa! Ma non è questo in discussione. Semplicemente, quei preti brasiliani hanno chiesto al Papa di rivedere l’attuale disciplina.

  136. Giacomo scrive:

    x Garlyc
    Non credo proprio che il Papa possa fare la Legge oltre le scritture, altrimenti sarebbe un’altra forma gravissima di scisma. Il Papa non è certo superiore alle scritture stesse, se queste vengono da Dio. Anche il Papa è nato nel peccato originale!

  137. Francesco Ursino scrive:

    x Atenagora

    Ah quindi c’è differenza tra essere ordinato sacerdote da sposato e sposarsi quando si è già ordinati… Nel senso che la prima opzione è possibile, mentre la seconda non lo è? Questa non la sapevo, pensavo che fosse impossibile in ambedue i casi.

  138. Alessia scrive:

    @ 134 Stex
    Franco Barbero (niente don!) non è un esempio da seguire.
    Un eventuale dialogo con lui è perdita di tempo. L’unica attenzione che merita è la scomunica.

  139. fabio Pallecchi scrive:

    alla domanda finale la risposta e’: NO!!

  140. un fedele scrive:

    Preti sposati? Immaginate gli sviluppi: preti abbandonati dalle mogli; l’amante del prete; preti divorziati e risposati; preti abbandonati e sposati in comune; i figli del prete; le figlie del prete; i figli-e divorziati-e del prete; l’amante della moglie del prete; la nuova fidanzata del prete; il prete e la macchina della sua signora…le tasse…il lusso………… poveri preti, come potrebbero più parlare di Gesù Cristo e della sua Santa Sposa? Dare la moglie ai preti: buona soluzione per screditarli.

  141. Luisa scrive:

    Ciò che mi da da riflettere e che pure mi inquieta è che questa lettera scritta da un gruppo di sacerdoti brasiliani è stata redatta in presenza del cardinal Hummes al quale è poi stata indirizzata, se ci ricordiamo che già all`inizio del suo nuovo incarico appena nominato da Benedetto XVI, Hummes aveva aperto al matrimonio, per poi far rapidamente marcia indietro, se si pensa all`intervista a Spiegel del neoeletto presidente della conferenza episcopale tedesca che va nello stesso senso, non posso che pormi diverse domande.
    Che senso ha questo tempismo ( i legami fra la Chiesa tedesca e quella brasiliana sono conosciuti), ? Quale battaglia intestina sta combattendo Hummes? Ê stato messo davanti al fatto compiuto in Brasile e non ha potuto opporsi o al contrario appoggia questa iniziativa? Se questa seconda ipotesi fosse la buona, troverei molto grave il comportamento del cardinale Hummes che non si mostrerebbe degno della fiducia riposta in lui dal Santo Padre, andando apertamente contro la volontà espressa in diverse occasioni dal Pontefice.

  142. Federico scrive:

    Dott. Tornielli, quando periodicamente sulla stampa viene fuori la questione dei preti sposati io, immediataemnte, incomincio a innervosirmi perchè sono profondamente convinto che, dietro queste “spinte”, si cela il più delle volte il tentativo di distruggere la Chiesa …

    Ora, l’ultimo dei problemi che vedo è proprio quello del matrimonio dei preti….se c’è il calo di vocazioni è perchè molte persone, a causa della propoganda dello “spirito del concilio”, credono erroneamente che la Chiesa non sia una realtà seria…voglio dire, tanto per fare un esempio, se ci sono “cattolici” che strillano a favore della legge sull’aborto … voi ditemi che serietà traspare all’esterno dell’essere cattolici…

    Questo è, a mio giudizio, il vero problema: manca la Fede…e manca l’idea che ognuno nella Chiesa ha il proprio ruolo…

    Comunque, io non sono pregiudizialmente contro l’apertura al sacerdozio delle persone sposate, anche se dubito fortementemente che serva a qualcosa…Più che altro, non mi ispirano fiducia le persone che lo chiedono, visto che, alla fine, sono gli stessi che si battono a favore del preservativo, del divorzio, delle unioni gay etc…

  143. lelino scrive:

    @ 40 Stex

    La tua domanda è interessante (Dell’Utri o Bonino??).
    Ti posso giurare che non ho mai votato Forza Italia in vita mia per cui non sono un militante credimi..
    la risposta è: preferisco Dell’Utri.
    Sai, io sono molto deluso dalla politica..idealmente sono diciamo di centro-destra (e qui sto già forzando, perchè ormai sono solo categorie create per illuderci) ma solo come male minore, non come speranza..l’altra parte (Bindi, Ferrero, Diliberto, Pannellla, ecc.) secondo me é disastrosa (ovviamente nei confronti della mia idea di Chiesa, perchìè tutti noi comunque la si veda abbiamo un’idea di Chiesa e la scriviamo nei blog)..per cui fare meglio di loro non è difficile..insomma devo davvero turarmi il naso…a queste elezioni vorrei votare la lista Ferrara, ma sembra che in Lombardia dove risiedo (almeno al Senato) non si presenti…sono un pò rassegnato ahimè..pensa che tra Previti e Ferrero (per stare alla tua simpatica provocazione) voterei Previti…lo so ..non sto messo benissimo..però meglio Previti di un comunista e valdese non credi?

  144. Luisa scrive:

    Detto altrimenti, e mi scuso per la schiettezza, siamo messi molto male se Benedetto XVI non può nemmeno fidarsi dei suoi più vicini collaboratori che sembrano tramare alle sue spalle!
    Con l`aggravante,se è possibile, per il cardinal Hummes di essere stato scelto e nominato dal Papa.

  145. lelino scrive:

    @ 54 Federico

    Bravo Federico, sottoscrivo tutto quello che hai detto.

  146. Gianpaolo1951 scrive:

    Mi associo anch’io a quanto detto da Federico!!!

  147. Marco Sermarini scrive:

    Cari signori, io sono per il Concilio di Trento…
    I preti con le sottane lunghe, tanti bottoni difficili da sciogliere, tanti Dominustecum (come avrebbe detto anche Peppone… sì, Peppone).
    Amen.

  148. Alessia scrive:

    Luisa, io francamente in tutto ciò vedo semplicemente un dibattito interno alla Chiesa, amplificato, per motivi facilmente immaginabili, da certi media. Inoltre, assolverei il prefetto del Clero Hummes, resosi semplicemente latore di una petizione, dall’accusa di complotto proprio in virtù del fatto che è stato scelto da Papa Benedetto che lo conosce bene.
    I veri e ben più gravi problemi del nostro clero sono altri: impreparazione, incapacità di trasmettere la fede, incapacità di essere missionari a 360°, egoismo, protagonismo ecc. Tutti ben noti al Papa che li ha denunciati. Tutti frutti di un’errata interpretazione del CV2.
    In ogni caso il problema celibato è aperto e la Chiesa prima o poi si pronuncerà in un modo o nell’altro. Magari tramite un Concilio. Ma non sarà oggi, nè domani.

  149. Cherubino scrive:

    Pensando un pò a questa questione mi è venuto in mente un ulteriore elemento, che forse è meno noto, ma serve a chiarire la distinzione tra dono del celibato e sacerdozio consacrato. Questo forse può servire anche a sfatare il dubbio che io voglia sminuire il valore del celibato.
    Mi riferisco alla chiamata al celibato nel matrimonio. E’ molto rara, ma c’è un esempio evidente Maria e Giuseppe. Altre volte viene da situazioni concrete, ad esmepio un’invalidità del coniuge. Altre volte dopo una fase di matrimonio normale alcuen coppie sentono di iniziare una fase di astinenza che sentono supportata dalla Grazia e che quindi non schiaccia, ma vivifica. Ci sono esempi di santi.
    Per questo io penso che il celibato sia da riscoprire veramente come dono in sè,possibile e non necessario tanto nel sacerdozio quanto nel matrimonio.
    Naturalmente credo – avendo avuto maestri di vita gesuiti – che alla fine sia da mantenere l’obbedienza, nella fede che il Signore Gesù riuscirà a mettere al nostro servizio anche gli errori della Chiesa (che comunque errori restano). Però va ricordato che anche S. Ignazio nel raccomandare l’obbedienza sottolinea che chi obbedisce ha il diritto di comunicare le proprie ragioni.

  150. Alessia scrive:

    Luisa, ho appena letto l’articolo di Rodari. Se quello che dice è fondato, Hummes ne dovrà rispondere ed eventualmente dimettersi.

  151. Luisa scrive:

    Spero Alessia che tu abbia ragione, sinceramente, nemmeno a me piace l`idea di un cardinale che, a un posto chiave, seminerebbe discordia e divisione, ma a questo punto, vista la diffusione di questa lettera e il dubbio che fa nascere la sua presenza, mi sembrebbe opportuno che il card.Hummesi cancelli ogni ambiguità al proposito.

  152. Gianni B. scrive:

    Certo che questi preti brasiliani sono proprio sfigati…hanno sotto mano le donne più belle del mondo e sono obbligati alla castità!!!
    Mi viene in mente il prete che si sfoga suonando le campane nel film “Il Bisbetico Domato”… secondo me il Brasile è tutto uno scampanìo :)

    http://www.youtube.com/watch?v=VQc2QBY7bCM&feature=related

  153. sara scrive:

    vorrei soltanto sottolineare che all’interno della Chiesa è pienamente lecito mettere in discussione norme disciplinari di tipo puramente “ecclesiastico” se questo porta giovamento e crescita al popolo di Dio. L’OBBLIGO del celibato è una di queste. Il Papa può “legare” e può “sciogliere”. E’ giusto che se ne parli. Non sono in discussione dogmi!
    Non credo che certi cardinali vogliano solo seminare discordia, o divisione. Cercano solo di dare delle risposte alla gente, e per fare questo hanno bisogno di interpellare il Papa, perchi è lui la nostra guida. Smettiamola con questi fondamentalismi!!! I cardinali, i vescovi e i preti non sono tutti esibizionisti come Milingo! Scusate, ma a leggere certe cose mi viene proprio da dirlo.

    Qui si sta soltanto cercando di trovare un modo serio per fare luce su una questione disciplinare che evidentemente va ridiscussa. Tutto qua. Non credo che si stia tramando chissàche. Altrimenti questi preti avrebbero già disobbedito da un pezzo infischiandosene del Papa. Se invece hanno chiesto il suo aiuto, è perchè lo vedono e lo riconoscono come un padre. E il Papa darà le risposte che serviranno.

    Se servirà un Concilio, ben venga questa occasione di dialogo. Ma smettiamola di giudicare e trarre conclusioni affrettate.
    Un saluto a tutti

  154. Pipìta Del Monte scrive:

    Ella si sbaglia,caro contino Gianni Bi,

    lo scampanio non è brasilero,ma nell’Urbe: non sa forse che la marchesa Emmina De Bonininis ha deciso di farsi suora in obbedienza a uno dei due voti fatti negli scorsi giorni (l’altro era quello,ancora in corso di esecuzione, di salire e scendere la scala del Loft di Santa Anastasia per tremila volte di seguito).

    Ordunque la nostra cara Emmina, con la lingua penzoloni, appena avrà finito le sue scaligere ascensioni et relative discese, avendo ottenuto di entrare sul pullman del Veltro, diventerà presto suora, anzi fonderà ella stessa un nuovo disordine religioso con tanto di regola e carisma e casa generalizia dirimpetto al loft de quo,ma più in alto,con doppia rampa di scale.

    Il carisma di cui dicevo consisterà nell’apertura di una discreta agenzia matrimoniale per preti,nella quale la madre superiora avrà come consigliere fidatissime, ed anch’esse col capo velato, la duchessa De Binetti e la contessa Binda.

    In discrezioni dell’ultim’ora ci fanno tuttavia pensare che la detta Binda,più che consigliare la madre superiore, ambisca ad essere inserita quale capolista nell’elenco delle fanciulle da marito.

    Mi si perdoni molto questa divagazione politica.

    Riverisco tutti.

  155. Pipìta Del Monte scrive:

    Ella si sbaglia,caro contino Gianni Bi,

    lo scampanio non è brasilero,ma nell’Urbe: non sa forse che la marchesa Emmina De Bonininis ha deciso di farsi suora in obbedienza a uno dei due voti fatti negli scorsi giorni (l’altro era quello,ancora in corso di esecuzione, di salire e scendere la scala del Loft di Santa Anastasia per tremila volte di seguito).

    Ordunque la nostra cara Emmina, con la lingua penzoloni, appena avrà finito le sue scaligere ascensioni et relative discese, avendo ottenuto di entrare sul pullman del Veltro, diventerà presto suora, anzi fonderà ella stessa un nuovo disordine religioso con tanto di regola e carisma e casa generalizia dirimpetto al loft de quo,ma più in alto,con doppia rampa di scale.

    Il carisma di cui dicevo consisterà nell’apertura di una discreta agenzia matrimoniale per preti,nella quale la madre superiora avrà come consigliere fidatissime, ed anch’esse col capo velato, la duchessa De Binetti e la contessa Binda.

    In discrezioni dell’ultim’ora ci fanno tuttavia pensare che la detta Binda, più che consigliare la madre superiore, ambisca ad essere inserita quale capolista nell’elenco delle fanciulle da marito.

    Mi si perdoni molto questa divagazione politica.

    Riverisco tutti.

  156. Luisa scrive:

    Ma Sara il Papa ha già parlato e più di una volta!

    Dalla Sacramenum caritatis :

    Eucaristia e celibato sacerdotale

    24. I Padri sinodali hanno voluto sottolineare che il sacerdozio ministeriale richiede, attraverso l’Ordinazione, la piena configurazione a Cristo. Pur nel rispetto della differente prassi e tradizione orientale, è necessario ribadire il senso profondo del celibato sacerdotale, ritenuto giustamente una ricchezza inestimabile, e confermato anche dalla prassi orientale di scegliere i Vescovi solo tra coloro che vivono nel celibato e che tiene in grande onore la scelta del celibato operata da numerosi presbiteri. In tale scelta del sacerdote, infatti, trovano peculiare espressione la dedizione che lo conforma a Cristo e l’offerta esclusiva di se stesso per il Regno di Dio.(75) Il fatto che Cristo stesso, sacerdote in eterno, abbia vissuto la sua missione fino al sacrificio della croce nello stato di verginità costituisce il punto di riferimento sicuro per cogliere il senso della tradizione della Chiesa latina a questo proposito. Pertanto, non è sufficiente comprendere il celibato sacerdotale in termini meramente funzionali. In realtà, esso rappresenta una speciale conformazione allo stile di vita di Cristo stesso. Tale scelta è innanzitutto sponsale; è immedesimazione con il cuore di Cristo Sposo che dà la vita per la sua Sposa. In unità con la grande tradizione ecclesiale, con il Concilio Vaticano II (76) e con i Sommi Pontefici miei predecessori (77), ribadisco la bellezza e l’importanza di una vita sacerdotale vissuta nel celibato come segno espressivo della dedizione totale ed esclusiva a Cristo, alla Chiesa e al Regno di Dio, e ne confermo quindi l’obbligatorietà per la tradizione latina. Il celibato sacerdotale vissuto con maturità, letizia e dedizione è una grandissima benedizione per la Chiesa e per la stessa società.”

    Non è abbastanza chiaro ?

  157. sara scrive:

    x luisa

    dunque il sacerdozio cattolico uxorato, quello orientale sarebbe di serie B?

  158. Alessia scrive:

    @ 165
    in linea di principio sono d’accordo con te. Anche se non vedo che tipo di crescita possa portare al popolo di Dio il fatto che il parroco sia coniugato.
    Comunque, se sei interessata puoi leggere l’articolo di Paolo Rodari sul blog Palazzo Apostolico. E, eventualmente, prendertela con lui per lo scenario che, a torto o ragione, descrive.

  159. SteX scrive:

    @ Alessia
    “Franco Barbero (niente don!) non è un esempio da seguire.
    Un eventuale dialogo con lui è perdita di tempo. L’unica attenzione che merita è la scomunica.”
    Non le sembra troppo, per uomo che ha fatto e fa così tanto per gli altri? Non merita di essere ascoltato? Vede, anche parlando di celibato (ma non solo), il problema per me (che guardo da fuori, diciamo così) è che mi sembra non possa esistere comunque una dimensione di dialogo, se alla fine per la religione cattolica la Verità giunge indiscutibile dall’alto verso il basso e quello che resta è solo obbedienza: se il papa ha deciso così, così è. Punto e basta. Non è che non lo capisca (lo capisco), ma non riesco a condividerlo.

    @lelino
    No, Previti e Dell’Utri no, non ce la faccio… e poi che faccio, voto Andreotti? Va bene appoggiare “la famiglia”, però…

  160. Alessia scrive:

    @ 164
    da dove ricavi questa erronea convinzione?

  161. Cherubino scrive:

    @ Luisa, ti faccio notare alcune cose
    1) la maggior parte dei cattolici, laici o consacrati, che sono favorevoli al matrimonio ecclesiastico non mettono assolutamente in dubbio la bellezza e il profondo valore del celibato, nè lo vede in termini funzionali;
    2) il Papa, nel brano da te riportato, parlando della Chiesa orientali parla di “differente prassi e tradizione”, quindi si tratta di questo: di prassi e tradizione, perchè se fosse una questione teologica fondamentale dovrebbe vietare -come è in suo potere- tale prassi nelle Chiese orientali ? perchè non lo fa ? per paura di qualcosa ? no di certo, quindi non lo fa perchè lì è meglio così !
    3) se lì è meglio così e se le Chiese orientali non sono Chiese di serie B o in comunione imperfetta, allora perchè non è lecito domandarsi se oggi o in un futuro, prossimo o lontano, qui o in un altro continente sia possibile una norma simile alla loro ?
    4) se il celibato avvicina a Dio più dell’esercizio di una sessualità ordinata, perchè non viene esteso parzialmente agli sposati ? la Chiesa cerca la santificazione dei sacerdoti più di quella degli sposati ? no di certo, la stessa santità è promessa ad entrambi (questo sì è dogma…)

  162. sara scrive:

    x cherubino

    grazie, sei riuscito ad esprimere con chiarezza e allo stesso tempo sintesi quello che anche io ho cercato di sbriciolare qua e là nei miei post. Condivido.

    Cordiali saluti :-)

  163. Alessia scrive:

    Corriere della Sera, 5 dicembre 2006.

    Quando la Chiesa delle origini

    scelse la via della «continenza sessuale»

    ——————————————————————————–

    di Vittorio Messori

    Un’ovvietà di un cardinale, scivolata in un’intervista (“Il celibato clericale non è un dogma“), ha provocato una cascata di commenti dove alcuni “esperti“ sono inciampati in sorprendenti imprecisioni.

    Prima di venire alla storia, converrà dire qualcosa sulla cronaca. Ricordando innanzitutto che le comunità protestanti, quelle ortodosse -e anche quelle ebraiche- registrano “crisi di vocazioni“ eguali se non superiori a quella cattolica, malgrado pastori, pope, rabbini possano accedere al matrimonio. Le nozze, dunque, non sarebbero il rimedio alla scarsità di clero. Né sarebbero il rimedio ai disordini sessuali di certi ambienti religiosi, a cominciare dalla pedofilia . Innanzitutto perchè questa si manifesta soprattutto con pulsioni omosessuali (i chierichetti, ben più di rado le chierichette, ne sono le vittime) e una donna non sarebbe dunque la risposta adeguata. E poi perchè, come tutte le statistiche confermano, la stragrande maggioranza degli abusi si verifica all’interno della famiglia –soprattutto padri verso i figli e zii verso nipoti- che neppure qui sarebbe il toccasana.

    Tralasciamo pure –anche se, in una prospettiva di fede, è decisiva- la “convenienza spirituale“ di quel legame tra castità e sacerdozio sul quale si è esercitata nei millenni la riflessione di santi, mistici, Padri della Chiesa. E non entriamo, a maggior ragione, in una “convenienza sociale“, per la quale proprio il celibato ha impedito che la Chiesa divenisse proprietà di clan familiari, di schiatte dinastiche , di caste legate da parentela. Se il solo “nepotismo“ dei papi ha causato tanti guai , a che avrebbe condotto il “figliolismo“ di tutti i preti? Non a caso le Chiese greco-slave si sono tutelate: moglie e figli solo per i pope che vivacchiano nelle parrocchie, ma non dove stanno potere e ricchezza, cioè in episcopi e monasteri.

    Ma, per venire alla storia : questa dimostra che la “continenza sessuale“ non è il semplice prodotto di una decisione ecclesiastica, per giunta tardiva e limitata al cattolicesimo. Si tratta di una scelta che risale alla Chiesa delle origini, che la Tradizione più antica ribadisce e che per secoli è stata praticata concordemente sia ad Oriente che ad Occidente. Non un dogma, certo, ma un aspetto della Tradizione da trattare con la reverenza dovuta a ciò che è considerato risalire all’epoca apostolica. Lo ha dimostrato –in una ottantina di pagine dense e di inconfutabile erudizione, pubblicate dalla Libreria Vaticana– il cardinale Alfons Stickler che, come Bibliotecario e Archivista emerito del Vaticano, ha avuto accesso a tutte le fonti.

    Nella Chiesa primitiva , la maggioranza del clero era composta di uomini maturi che, accedendo agli Ordini sacri, lasciavano la moglie, con il suo consenso, e affidavano la famiglia alla comunità . Da allora, erano tenuti a vivere in continenza perfetta , risiedendo non più nella loro casa ma in edifici ecclesiali. Anche in autori seri , càpita di leggere che queste rinuncia sarebbe stata imposta dopo l’anno 300 nel Concilio, in realtà semplice Sinodo, tenuto in Spagna, ad Elvira. In realtà, come dimostra il cardinal Stickler, i testi mostrano che lì si ribadì la prassi della continenza , data per “ tradizione immemorabile“ , e si decise di castigare gli abusi, espellendo dal clero chi conservasse rapporti con la moglie. Il contrario, dunque, di quanto spesso si afferma. Altri Sinodi – o Concili – confermano che l’astensione sessuale risale ai tempi apostolici stessi e non può dunque essere mutata. Numerosi i documenti pontifici, come quello di papa Siricio, che, in quello stesso quarto secolo, approvano quanto stabilito dai delegati conciliari. E i Padri dell’Occidente –Ambrogio, Girolamo, Agostino– sono concordi su verginità o celibato o continenza non solo per i sacerdoti ma anche per i diaconi. Mai, assicura Stickler, neanche nei documenti più antichi, mai questo è considerato come un’innovazione, ma sempre come un dato indiscusso della Tradizione primitiva.

    In questa prospettiva, non si sa che pensare di professori, pur autorevoli, che anche in questi giorni hanno riesumato la tesi (cara alla propaganda manipolata dei vecchi luterani e calvinisti) secondo la quale di continenza clericale si potrebbe parlare solo dal 1139, col secondo Concilio del Laterano. In realtà, si stabilì allora che eventuali matrimoni contratti da membri del clero non erano solamente illeciti ma anche invalidi. Dunque nulli, non avvenuti. Stickler: >.

    E le Chiese d’Oriente, dove solo i monaci e i vescovi sono tenuti alla continenza assoluta, mentre preti e diaconi possono usare del matrimonio, purché sia il primo ed unico e sia stato contratto prima dell’ordinazione? Tutti i documenti mostrano che per molti secoli anche in quelle comunità fu indiscussa l’astensione praticata in Occidente e che le eccezioni che vengono tirate in campo risalgono a fonti falsificate. Solo nel 691, al Concilio Trullano, si stabilì quanto ancora oggi è in vigore per gli ortodossi. Ma fu una esplicita resa: la Chiesa d’Oriente non aveva l’organizzazione gerarchica di quella d’Occidente e le mancava la possibilità di reprimere gli abusi, sempre più numerosi. Non solo : sottomessa all’Imperatore bizantino, cedette ai politici che giudicavano più controllabile un clero che “teneva famiglia”. Si cercò di salvare il principio, imponendo l’astensione dal sesso almeno nel periodo in cui i sacerdoti fossero di servizio all’altare e pretendendo castità da vescovi e monaci. Una situazione obbligata , non certo l’ideale, come lamentarono e ancora lamentano in molti, ad Oriente. Curioso che alcuni, ora, la considerino auspicabile anche per l’Occidente. .

    © Corriere della Sera

  164. ginevra scrive:

    Mi assento qualche giorno…e trovo chilometri di commmenti…sigh..
    mi servirà il w.e. per aggiornarmi!!

    un caro saluto ai partecipanti, per intanto.

  165. Luisa scrive:

    Il Papa parla di rispetto della prassi e tradizione orientale ,è evidente che le Chiese ortodosse non sono di serie B, perchè questa scorciatoia e interpretazione abusiva e errata del testo della Sacramentum ?
    Il Papa riafferma l`obbligazione del celibato per la tradizione latina che è differente.
    Due tradizioni differenti, non una migliore e l`altra peggiore semplicemente differenti.
    Leggiamo, ascoltiamo, riflettiamo e, se non è troppo domandare, non facciamo dire ai testi quello che non dicono!

  166. sara scrive:

    Appunto. Dici bene. La mia era solo una domanda provocatoria.

  167. peccatore scrive:

    Noto che, documentato, Messori puntualizza quanto già fatto notare (post 102) sulla non efficacia del provvedimento auspicato da molti di rendere lecito il matrimonio dei sacerdoti come mezzo per aumentare le vocazioni. Ma va da sè che qui non si dovrebbe parlare della questione “aziendalmente”, ma in rapporto a Dio. Una vita di fede, un sacramento della fede, deve guardare solo là. Quanto al Cardinal Hummes non so perchè si trascura che a gennaio ha chiesto, ufficialmente, ad ogni diocesi adorazioni perpetue a sostegno delle vocazioni, affidando al Signore ed educando tutti a confidare in Lui, la parte più importante del “lavoro”. Invece di stigmatizzarne azioni certamente manipolate dai giornali che ultimamente amano particolarmente il farsi strumenti del “gran cornuto”, perchè non diciamo che le diocesi spremi-preti (altro che vite e tralci, qui sono limoni spremuti) non paiono particolarmente solerti nel mettere in pratica il suggerimento… Se non si mette a fuoco il problema (il peccato), se non si smaschera la causa (il cornuto invidioso) e non si imbocca con coraggio la soluzione (confidare in Dio), gireremo tutti a vuoto.

  168. Cherubino scrive:

    L’articolo di Messori è incondivisibile per vari aspetti:
    1) cita Stickler senza riportarne le parole, quindi nell’articolo leggiamo solo lo Stickler secondo Messori;
    2) sarebbe interesante vedere come è continuato lo studio scientifico storico sull’argomento … è una tesi largamente condivisa tra storici ? vi sono tesi alternative ? un conto è il discorso scientifico che va trattato con competenza scientifica, un conto è mischiarlo con bassa e tendenziosa divulgazione;
    3) in altri passi le certezze di Messori sono basate su “molti documenti” senza neanche indicarne uno;
    4) tutto l’articolo è un continuo gettare discredito sulle Chiese orientali, che sarebbero state vittime della propria debolezza e di circostanze storiche o formate da “pope che vivacchiano nelle parrocchie” ! disgustoso ! E se tutto questo fosse vero, perchè il papa ha confermato il Canone orientale nel 1990 ? anche lui aveva paura dell’imperatore bizantino ?

  169. Cherubino scrive:

    @Luisa, l’interpretazione erronea e abusiva la stai dando tu del post, spero involontariamente. Le frasi dicevano proprio il contrario di quello che hai capito.
    1) la prima domanda (se il papa non cambia il codice orientale per paura) è retorica in senso negativo e infatti segue “certo che no”, quindi il papa lascia il matrimonio ecclesiastico nelle Chiese latine perchè lì va bene così, perchè ne rispetta (che vuol dire apprezzare, non tollerare) la tradizione;
    2) la seconda affermazione “se lì è meglio così e se le Chiese orientali non sono Chiese di serie B o in comunione imperfetta, allora perchè …” vuol dire che le Chiese orientali non sono di serie B e per questo la loro Tradizione ha pari dignità. Esattamente quello che tu poni come correzione al post.

  170. Giacomo scrive:

    Nella mia pochezza credo d’aver capito che è meglio un prete con una amante anzichè uno sposato e magari tranquillo e felice.
    W l’ipocrisia, quella stessa che Gesù ha detto esplicitamente di non sopportare.

  171. Luisa scrive:

    Cherubino, Sara ha capito che è a lei che mi rivolgevo nel mio post , le concedo però che ho messo assieme le due definizioni di serie B… scritte da lei e da Sara ma applicate al sacerdozio e alle chiese !
    Sarà la stanchezza .

  172. Cherubino scrive:

    @Luisa, allora chiedo scusa (ma qui come si fa a mettere le faccette ?), comunque dammi pure del tu (se vuoi).

  173. rodrigo scrive:

    Scuzi, ma nella Sud America, oggi, la questione della vocazione non sembra più problema. Sono tanti che vogliono entrare per la Chiesa…e per la porta stretta!

  174. Luisa scrive:

    Per chi legge il francese un articolo di padre Chistian Cochini :

    Les Origines apostoliques du célibat ecclésiastique », par le P. Cochini

    http://www.fides-ratio.com/modules/smartsection/item.php?itemid=1254

    Un aticolo scritto dal cardinal Hummes sull`importanza del celibato sacerdotale :

    http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cclergy/documents/rc_con_cclergy_doc_20070224_hummes-sacerdotalis_fr.html

  175. Luisa scrive:

    L`articolo di Hummes in italiano :

    http://www.zenit.org/article-10701?l=italian

  176. Francesco Ursino scrive:

    x Cherubino

    Per le faccine ci sono dei codici. Eccone alcuni.

    Se dgt i : e la parentesi ) ottieni :)
    Se dgt i : e la parentesi ( ottieni :(
    Se dgt i : e la lettera maiuscola D ottieni :D
    Se dgt il ; e la parentesi ) ottieni ;)
    Se dgt i : seguiti dalla parola cool e poi di nuovo i : ottieni :cool:

    Attento a non mettere i segni di interpunzione tradizionali tra un codice e l’altro altrimenti la faccina non te la fa. Ad esempio :) .

    Ciao! :)

  177. Francesco Ursino scrive:

    x GINEVRA

    Qualche giorno??? Sei una di quelle persone di cui si sente subito la mancanza… . Qualcuno come una certa nostra Pipìta… Come va??? Non so cosa sia un w.e. ma mi permetto di suggerirti un buon filtro… . :)

  178. Luisa scrive:

    Per Cherubino.
    :) ;) :D :cool: :lol: :cherry:

    Buona notte !

  179. Luisa scrive:

    Eh Francesco …o quando i grandi spiriti si incontrano…ma la mia ciliegina non è uscita..era così carina!

    Ci riprovo : :cherry:

  180. Francesco Ursino scrive:

    Pacifico, ma non si rende conto che le sue considerazioni sono un tantino contraddittorie e un po’ tanto fuori dal mondo? Una piccola revisione prima di postare?

    Cordialmente.

  181. Francesco Ursino scrive:

    x Luisa

    Come fai a fare la bocca che si muove??

  182. Luisa scrive:

    Rinuncio…buona notte !

  183. Francesco Ursino scrive:

    8-) :|

    :-O
    :P

    :$

    :’(

    ^O

    Vediamo se queste vengono :cool:

  184. Francesco Ursino scrive:

    Notte :)

  185. Luisa scrive:

    Non sono sicura ma deve essere due punti seguiti da lol e ancora due punti
    :lol:

    o allora due punti seguiti da roll e ancora due punti
    :roll:

    Vediamo….

  186. Francesco Ursino scrive:

    Bellissimo!!! :| o|:
    :roll:

  187. Remo Di Medio scrive:

    Cominciamo con il puntualizzare che la Chiesa Cttalica non è uno Stato di quelli cosiddetti moderni dove si vota per eleggere i propri rappresntanti i quali devoso poi attaure il programma per il quale sono stati eletti.
    Vi piaccia o no, la gerarchia della Chiesa cattolica non è affatto democratica, nel senso moderno della parola, anche se, al contrario degli Stati moderni, la Chiesa persegue effettivamente il bene comune di tutti i suoi fedeli che è la salvezza delle anime. Dunque la Chiesa è retta dal Romano Pontefice che ha ricevuto direttamente da Dio la sua investitura: “Pasce oves meas – Pasci le mie pecorelle”.
    Il Papa, dunque, è il responsabile della guida della Chiesa cattolica e se il Papa ritiene, come del resto è giusto, non debba sposarsi perché il sacerdote sia un “Alter Christus”, ché debba seguire l’esempio di Cristo che non si è sposato e che a chiare lettere ha manifestato ai suoi Apostoli che il non sposarsi è la condizione migliore per servire Dio e i fratelli. Dunque chi vuol diventare sscerdote accetti la condizione di rimanere celibe per il regno dei cieli.
    Nessuno è obbligato a farsi prete, ma chi vuole diventarlo accetti il celibato, rinunzi alla sua vita (chi ama la madre e il padre più di me, non è degno di me), segua Cristo che ha dato la vita per la salvezza degli uomini.
    Noi fedeli vogliamo sacerdoti santi, pastori che ci conducano alla salvezza, che siano in tutto e per tutto al servizio di Dio e dei fratelli. Non vogliamo assistenti sociali e persone che si curano di tante cose, ma poi non sono a disposizion dei fedeli per amministare i sacramenti come confessare, distribuire l’eucaristia anche ai malati e a chi non può recarsi in chiesa, essere sempre disponibili per l’unizione degli infermi, dare consigli ai dubbiosi, agli incerti, a chi ha crisi anche di fede.
    Quei Sacerdoti che pensano al matrimonio come la panacea dei mali che li affliggono, preghino, preghino sempre:
    “Praecínge me, Dómine, cíngulo puritátis, et exstíngue in lumbis meis humórem libídinis; ut máneat in me virtus continéntiæ et castitátis”.

  188. Francesco Ursino scrive:

    Pacifico

    Le sa male, allora… . Ritenti.

  189. Francesco Ursino scrive:

    Pacifico

    Quando le chiesi se credeva in Gesù Cristo lei mi rispose che credeva in una sorta di dio cosmico universale, un’entità pressoché astratta… . Ma Dio – e la grandezza del Cristianesimo sta proprio in quello – si è rivelato nel Suo unico Figlio Gesù Cristo. In Lui l’umanità ha conosciuto il volto di Dio. Già questo le basti per intendere che non sono mussulmano… .

    Invece di cercare di trasformare Dio in un qualcosa che può capire e determinare, gli si accosti con umiltà e fede e stia certo che lo incontrerà.

    Resta chiaro che chi non riconosce Dio in Cristo non avrà nè l’uno nè l’altro.

    Essere cattolico significa essere figli dell’Unica Chiesa Universale, quella fondata da Cristo in persona nella comunione apostolica. Essere cattolici e disconoscere la Chiesa significa semplicemente non esserlo. Il cattolico è tale in quanto conforme a Cristo e alla Sua Chiesa. Chiunque oggi può dirsi credente in Dio, anche i mussulmani credono in Dio e così gli Ebrei. Ma la vera fede è credere che Cristo è Figlio di Dio, morto e risorto a vita immortale per la redenzione di tutti gli uomini. Quanti riconoscono Dio in Cristo? Oggi, che meno se ne parla, e meglio è? Quanti accolgono lo “scandalo” dell’incarnazione e della morte in croce? Eppure è da quel sacrificio che scaturisce l’Amore, la Salvezza. Questo è il Cristianesimo: l’avvenimento di un incontro con la persona di Gesù Cristo, un incontro che culmina con la morte in croce e la Sua Resurrezione per la gloria di tutti.

    Buonanotte!

  190. joe from america scrive:

    Io sono americano e qui negli States vedo che le tante sette e denominazioni protestanti, che qui sono in maggioranza, non hanno nessuno problema di vocazioni, anzi! La tipica parrocchia protestante ha solo due o trecento anime, eppure tutte hanno un pastore dedicato. Le megachiese che contano migliaia di fedeli hanno un largo numero di pastori. Il tipico pastore si sposa presto, quando e ancora in college o seminario. La loro teologia protestante e’ molto discutibile, ma il loro zelo per la religione e maggiore di quel di tanti preti cattolici celibi, e la loro vita personale e’ di solito esemplare – con eccezioni, naturalmente! Hanno scandali anche loro. Spesso questi pastori protestanti si accorgono della infondatezza della teologia di Luther e Calvin e diventano cattolici. Essendo sposati, non possono continuare il loro ministero nella chiesa cattolica, e spesso si riducono a fare mestieri da poco, come commesso di negozio, ma non loro importa per amore di Cristo. Che spreco! Molti di loro vanno a EWTN (una stazione televisiva cattolica dei Stati Uniti) a parlare di loro conversione. Sanno la Scrittura a memoria, predicano meglio di piu parte di preti che conosco, sono pieni di zelo per la conversione delle anime, eppure la chiesa non li vuole usare. Perche?

    Non e vero che le chiese protestanti hanno crisi di vocazioni o problemi con loro ministri. Questo e vero solo delle chiese protestanti “liberali” (cosi si chiamano qui), come i Anglicani o Episcopali, i Luterani, i Presbiteriani. Queste denominazioni hanno cessato da tempo di essere cristiani, non credono piu a Resurrezione e Divinita di Cristo, sono solo associazioni politiche per aiuto al terzo mondo e altre cause politicosociali. Loro si hanno problemi con vocazioni, perche loro seminari non insegnano la religione per niente. Ma loro sono solo piccola parte dei protestanti, non hanno quasi piu fedeli.

    Grande parte dei protestanti sono Battisti, Carismatici, Pentecostali. Queste sette sono molto fiorenti, hanno una chiesa a ogni cantone di strada, una chiesa ogni 200 o 300 fedeli, e non hanno nessuno problema a trovare e formare ministri di religione. Invece le chiese Cattoliche sono costrette a chiudere per mancanza di preti, e quelle che sono ancora aperte hanno un prete solo per 5000 fedeli.

    Perche la Chiesa Cattolica non fa lo stesso che i protestanti? E vero che un prete con famiglia puo dare solo 60% di suo tempo, mentre un prete senza famiglia da 100%. Pero dieci preti con famiglia danno molto di piu che un prete celibe solo.

    Scusate il italiano mio poco buono.

  191. Francesco Ursino scrive:

    Mai sentito parlare di missionari? Direi di no.

  192. Cherubino scrive:

    Grazie Francesco, và che provo:
    i:)
    i:cool :roll:

  193. Cherubino scrive:

    riprovo :)
    :cool :D

  194. Cherubino scrive:

    forte ! notte a tutti

  195. Gianni B. scrive:

    @Joe from America
    Lei ha un ottimo italiano, non si preoccupi :)
    Molto interessante quello che ha scritto a proposito delle chiese americane. Qualche volta qui in Italia passano in TV le immagini di quelle vostre mega “chiese” che sembrano più palazzetti dello sport, dove migliaia di ciccioni urlano come ossessi mentre un pastore col microfono si sgola nel microfono e ogni due o tre parole spara un Jesus… più che una funzione religiosa sembra un incontro di wrestling! Boh!
    In quei momenti penso a quanto io sia fortunato ad essere europeo ed ateo, modestia a parte :lol:

  196. natan scrive:

    Scusate, arrivo in ritardo, non ho letto tutti i commenti, ma basta quella dell’amico americano.
    Tutti quei predicatori americani francamente mi lasciano perplesso. Come mi lascia perplesso la campagna elettorale presidenziale, a cui la stampa e le televisioni italiane danno troppa importanza.Poi si grida allo scandalo per l’uso di tlevisioni private in Italia…. mah.
    I nostri sacerdoti più che soffrire di problemi legati alla sessualità, soffrono molto della solitudine. La sera molti sacerdoti chiudendo la porta si trovano veramente soli. In alcune parrocchie si sta cercando di far vivere 2 o3 sacerdoti insieme , proprio per evitare questo status di solitudine e insieme far nascere una vera comunione tra sacerdoti , quella che manca. ma a questo punto si impone anche una nuova organizzazione territoriale che va oltre la parrocchia , cioè creare delle zone pastorali.
    Nel frattempo assisto che i giovani amano più abbracciare una vita monastica che quella di sacerdotye diocesano. vale a dire una scelta più radicale, legata non al celibato ma al voto di castità, che va oltre…

  197. raffaello scrive:

    Il problema sta in cosa pensa di essere un prete.
    Se si considera un prete alla stregua di un’assistente sociale, magari più evoluto, allora si può anche sposare.
    Ma se si considera il sacerdozio il mettere a disposizione di Dio (e non degli uomini) la propria vita per 24 ore al giorno senza nessun tipo di distrazioni e riempiendo gli eventuali vuoti con la preghiera, in particolare a favore dei peccatori e dei non credenti, si capisce come la mente e lo spirito debbano essere liberi da ogni distrazione o preoccupazione cosa questa molto difficile con una donna al seguito e con tutti i problemi che una famiglia possono dare.
    Quello che non capisco è che leggendo la biografia di vari sacerdoti, quello che quasi tutti lamentano è la mancanza di tempo per poter svolgere i loro compiti allora mi chiedo come possano certi preti avere dei tempi vuoti da riempire .

  198. don stefano bellunato scrive:

    Qualche mese fa intervistai un pastore protestante svedese per La Tradizione cattolica, bollettino nazionale della Fraternità San Pio X (mi spiace Klaus…. :) ), si chiama Sten Sandmark ed oggi si è convertito al cattolicesimo. Ecco cosa mi disse sul celibato, che lui già osservava da pastore protestante:

    (Link: http://www.sanpiox.it/primapag/ver.html poi bisogna cliccare “Pubblicazioni” sulla colonna di destra e successivamente il logo di “Tradizione Cattolica”)

    …D/ E la soppressione del celibato ecclesiastico? È spesso invocata come un grande principio affermato dalla Riforma, una grande conquista. Che vantaggi ha portato alla fede protestante?
    R/ Nessuno. Ha solo portato famiglie di pastori che perpetuano nei figli il loro lavoro. Quasi sempre i figli di Pastori diventano Pastori a loro volta. È considerato normale. Ma proprio per questo diventa piuttosto difficile trasferire un pastore in unʼaltra parrocchia se cʼè un problema, proprio perché ha famiglia, e quindi ha dei figli, e i figli frequentavano tale scuola, e la moglie ha tal posto di lavoro che non si può lasciare… Quindi, col fatto che il Pastore ha una famiglia deve avere un buon salario, deve poter mantenere la famiglia, no?
    D/ Vuol dire che essere Pastori è un mestiere?
    R/ Direi di si. Oggi è un lavoro, non una vocazione.
    D/ I pastori protestanti nella High Church in Svezia sono tutti sposati o solo in parte?
    R/ No, non sono tutti sposati. Gli sposati sono un 75%, mentre il 25% vive ancora il celibato.
    D/ Dunque non pensa come molti “nuovi profeti” che la soppressione del celibato nella Chiesa Cattolica potrebbe aiutarla a trovare una soluzione alla crisi di vocazioni che ha fatto seguito al Concilio Vaticano II?
    R/ No! No! Mai! Assolutamente. E non mi piace questo nuovo movimento nella Chiesa Cattolica, questa gente che anche sui giornali vorrebbe che la Chiesa Cattolica diventi una copia della chiesa protestante. Non capisco perché dovrebbe essere cosi.
    D/ Cosa direbbe allora a questi “riformatori” che vorrebbero la soppressione del celibato ecclesiastico?
    R/ Se lo vogliono, che vadano nella chiesa protestante! È sbagliato perché il celibato prova che cʼè una vocazione, il prete deve veramente vivere una vita di preghiera. Ecco perché il sacerdote cattolico dice messa e il breviario ogni giorno, mentre i pastori protestanti dicono solo messa una volta la settimana e non hanno tempo per la loro parrocchia, perché devono prendersi cura della moglie e dei figli. Non sono liberi….”

    In altre interviste, che non ho qui a disposizione, Sten Sandmark aveva anche dichiarato che la maggioranza dei Pastori sposati poi divorziano perchè la cura pastorale e le esigenze della famiglia vengono comunque in conflitto.
    A buon intenditor…

  199. don stefano bellunato scrive:

    scusate, ho scritto male per il link: “Pubblicazioni” si trova sulla colonna di sinistra scorrendo un po’ verso il basso. Buona domenica.

  200. Davide.In scrive:

    grazie don Stefano e soprattutto Deo gratias, finalmente una parola chiara ed illuminata, per di più da un prete, in questo dibattito che praticamente è finito a tarallucci e vino con giochini, prove e provette con le emoticons…

    Ma Pietro, che regge la barca della Chiesa, ha chiesto nella celebrazione della santa Messa di insediamento e di inizio ministero, di non fuggire davanti ai lupi e a quanti cercano di assestare colpi e spallate mascherandosi da coloro i quali vogliono il bene della Chiesa, la verità delle cose ed il bene delle anime.
    Per quelli che fanno la stessa cosa, ma in buona fede… che il Signore li illumini!

    Che dire… felix qui potuit rerum cognoscere causas!

    Un cordiale saluto a tutti (ma proprio tutti)

  201. Pipìta Del Monte scrive:

    Nobile contino Gianni Bi, altrettanto nobile Francesco Degli Ursini, cari tutti,

    commuovono alquanto il mio aristocratico ciglio i vostri doviziosi interventi sui preparativi nuziali dei preti carioca e del loro sommo deus ex machina, marchese Hummm Es.

    Quale commovente e dialettica tenzone su questa pagina ormai grondante delle lacrime di solidarietà verso codesti presbiteri soli in cerca di un sostegno muliebre per le loro scialbe nottate.

    Mi associo alle vostre cure di cuore!

    Non si trascurino però i dolori dell’attempato duca Pannellone Del Pannolone che stamani,insieme alla sua fida scudiera Emma de Bonininis ha iniziato sotto il loft di Sant’Anastasia uno sciopero dell’acqua fintantochè l’augusta senatrice, marchesa De Binetti non concluderà a sua volta lo sciopero della parola che ha iniziato da due giorni a questa parte.

    A quando,caro Tornielli, un pezzo sulle ambasce che ci attorcigliano le viscere per il celibato e lo zitellaggio coatto rispettivamente di detto duca Pannellone e di dette fanciulle De Boninininis e De Binetti?

    Graziosi saluti

  202. Giulia scrive:

    Inanzitutto il Brasile è un paese bellissimo e guai chi lo critica e poi secondo me hanno fatto benissimo a chiedere questo perchè non mi sembra giusto chi preti non si possano sposare!!!!
    Guai a chi dice cavolate sul Brasile…e ci vada a vivere prima di commentare…è un paese stupendo a differenza dell’Italia!!!

  203. Areki44 scrive:

    Anch’io mi associo al grazie a don Stefano Bellunato, concordo totalmente con lui…
    Sono sacerdote anch’io da 21 anni e mi rendo sempre più conto del valore del celibato… della castità per il Regno.
    Secondo me il celibato non è una sola disposizione giuridica, ma è di più…
    Gesù non era sposato, Maria è la sempre Vergine, Gesù ha parlato di eunuchi per il Regno… e ha anche detto che non tutti possono capire questo dono…
    A tutti quanti hanno scritto su questo blog chiedo una preghiera per tutti i consacrati… la bellezza della verginità per il regno aiuta moltissimo anche le persone sposate, come pure il matrimonio vissuto in modo cristiano è una testimonianza anche per i vergini…
    Tutti poi, sposati e celibi, siamo chiamati alla castità: coniugale per i primi, celibataria per gli altri.
    Nel mio ministero di sacerdote ho conosciuto persone sposate che hanno mantenuto fede al matrimonio in modo eroico, soffrendo magari per l’incomprensione del proprio marito e/o moglie, quindi una persona sposata può avere anche molto più merito e santità di un vergine. E’ anche vero però quanto dice il Concilio di Trento sulla stima e la venerazione che tutti devono avere per questo grande carisma che è la verginità e il celibato…. Mi commuovo ogni volta che mi capita di vedere tanti ragazzi e ragazze che anche oggi con l’ipersessualismo che c’è in giro lasciano tutto per sposare Gesù.
    Pregate per noi perchè portiamo questo tesoro in vasi d’argilla. Un abbraccio a tutti

  204. maurizio ottaviani scrive:

    bisogna semplicementi buttarli fuori dalla chiesa cattolica apostolica romana.
    mai dare importanza ai demolitori della chiesa che usano il concilio vaticano 2° come una clava.

  205. natan scrive:

    Rispondo a taluni.
    Concordo con altri che la castità è eroicamente vissuta nel matrimonio.
    A maggior ragione, dunque, i sacerdoti , sono chiamati ad essere purie casti dinanzi a Dio e alla comunità.

    mI SORPRENDE CHE hUMMES SIA STATO NOMINATO A CAPO DI UN DICASTERO COSì IMPORTATE , QUANDO NOTORIAMENTE SI CONOSCEVANO LE SUE POSIZIONI IN MATERIA DI CELIBATO, E DI LITURGIA ETC…. ANCHE IN CONCLAVE PENSO CHE NON ABBIA AVUTO TANTI VOTI.

  206. natan scrive:

    Continuo…..
    la senatrice Binetti, cosa sta a fare con l’amico Walter?
    Ci sono due possibilità nel PD per la Binetti
    la prima che si tappi una volta per tutte la bocca e pensi solo al vitalizio e a votare “come vuole il puparo”;
    due non disturbi l’operato della egregia signorina Bonino.
    Dimeticavo, in queste ore Emma ha avuto degli incontri con Rosy”la pasionaria” avendo come assicurazione che a zittire la Binetti ci penserà nella prossima legislatura la signorina Bindi in persona. Cossicchè la Emma non si troverà nell’occhio del ciclone.
    A proposito, la Rosy Bindi , sarà presto segnalata per la sua forte laicità e insignita dal Partito Radicale del Premio Nazionale”porta Pia”.

  207. Reginaldus scrive:

    Mogli ai preti o ammogliati fatti preti? nel secondo caso problemi grossi non ce ne sarebbero. Dopo anni di pratica matrimoniale e famigliare, moglie, figli, casa lavoro, crisi difficoltà – e quindi ci possono stare la disoccupazione la cassa integrazione il mutuo o l’affitto difficili da pagare lo sfratto la ricerca di una nuova casa, le malattie forse, le difficoltà dell’intesa e del dialogo e della sopportazione, ma non possono mancare la fedeltà e la buona educazione data ai figli e una salda e intelligente fede cristiana ad accompagnare e guidare il tutto… ci può anche stare l’ incarico ministeriale, ad maiorem Dei gloriam e a servizio della comunità cristiana. Ma nel primo caso??? Mogli ai preti, ma quando? A ordinazione ricevuta, la moglie come regalo di prima messa? da scegliere dopo, tra le pecorelle della comunità affidata alle cure…pastorali? Da adocchiare, perché no?, negli anni del seminario (seminario???), da coltivare tra uno studio di un ‘questio’ di San Tommaso ( boh!) e l’ analisi di un articolo del Diritto Canonico? O semplicemente da vagheggiare e da invocare sull’onda della lettura del Cantico dei Cantici? Ma che facciano il piacere quelli del clero brasiliano ( e non solo quelli…) e che vadano a imparare che cosa vuol dire CREDERE e VIVERE di FEDE! Se vogliono ballare la samba, la ballino, ma non ci rompano.Abbiamo cose più seri che occuparci dei loro sfizi.

  208. Klaus scrive:

    @ Natan

    più che la breccia,la Bindi sembra aver aperto le braccia solo ed esclusivamente ai non cattolici
    che sia una testa….di ponte?

  209. Raffaele Savigni scrive:

    Le affermazioni di Messori (che cita Stickler: un canonista, non uno storico) non sono storicamente fondate. La sua bibliografia non è affatto aggiornata.Si legga gli studi di Gryson, cesare Alzati, Fornasari, Gabriella Rossetti… Il matrimonio del clero fu diffuso per secoli non solo in Oriente, ma anche in Occidente. Quindi il celibato non risale affatto “all’età apostolica”, come vorrebbe Messori, ma, nella Chiesa latina, come normativa, a decretali papali di papa Siricio e successori (fine del sec. IV-V sec.), e, come prassi effettiva, all’XI° secolo, quando venne imposta anche a quelle diocesi, come Milano o Lucca, ove esistevano preti sposati ancora in quel periodo. Se il Codice di diritto canonico delle Chiese orientali ammette preti sposati, vuiol dire che non è una questione di fede ma di disciplina canonica, in quanto tale modificabile.Quanto al card. Hummes, se il papa lo ha nominato vuol dire che preferisce avere collaboratori intelligenti (anche se con idee talora diverse dalle sue) e non semplici ripetitori.

  210. Raffaele Savigni scrive:

    A Natan: conosco la Binetti e sono certo che non si tapperà la bocca.

  211. Armando scrive:

    sono ormai 66 gli anni che mi porto appresso, sposto con tre figlie, ed una moglie di cui non potrei fare a meno! entrambi sostanzialmene cattolici, ma non adulti. sulla questione abbiamo opinioni esattamente opposte: mia moglie, catechisa, pensa che aiuterebbe l’equilibrio degli stessi (nella nostra parrocchia negli ultimi deci anni più del 50% dei preti giovani ha lasciato la chiesa per una donna), io ritengo che fare il sacerdote ed il marito/genitore sia un impedimento reciproco, perchè intrinsecamente conflittuali le due missioni. in conclusione credo che i vantaggi per la chiesa sarebbero, se mai ci fossero, minimi.

  212. antonio scrive:

    Il sacerdozio è una vocazione. Non un obbligo. SI può SCEGLIERE. Il problema non è prete-sposo-padre o no. Il problema è la FEDE. Se questi, (e noi), crediamo in Xto.
    Chi incontra Xto, nei diversissimi mod che la Grazia, concede si spalanca al Mistero e alla missione…ttto il resto è orpello. Più vocazioni se il pree si sposa? ILLUSIONE. No servono nuove norme ma un INCONTRO!

  213. Cherubino scrive:

    @don Stefano Bellunato:
    1) l’unica rivista che riceve il placet del Vaticano è La Civiltà Cattolica, nel cui numero del 5/01/2008 si legge:
    “Ma chiamandole Comunita ecclesiali (l’accento va posto sul termine ecclesiali), la Chiesa cattolica intende affermare che esse hanno molti elementi di santificazione e di verità, come il Credo apostolico, il Battesimo, la venerazione e l’ascolto della Sacra Scrittura (nella quale i cattolici sono carenti), la preghiera comunitaria domenicale, tutte cose che giovano alla crescita della fede e della carità e hanno perciò un valore salvifico”.
    2) cosa ne direbbe se su un blog protestante si sottolineassero gli scandali della Chiesa cattolica e dei suoi preti ? non riterrebbe tale modo di discutere tendenzioso e fuorviante ? allora non faccia agli altri quello che non vorrebbe fosse fatto a lei !
    3) anche lei evita di parlare del fatto che il Canone delle Chiese orientali, riconfermato nel 1990 da giovanni Paolo II, prevede una normativa diversa, che ricordo per chi parla di legalismo (paradossalmente !) che il diritto canonico non è un diritto qualsiasi, ma è frutto di preghiera e discernimento della piena autorità ecclesiastica, cui anche lei è sottomesso.

  214. Remo Di Medio scrive:

    Devo ammettere che sono sempre eccezionali gli interventi della nobildonna Pipìta Del Monte, con la quale in altro blog ho avuto divergenze sulla nobiltà.
    Condivido tutto quanto scrive sul celibato dei preti e in modo particolare il … rimedio per calmare i bollori.
    Per quanto riguarda gli interventi di Gianni B. occorre che sappia che il sacramento dell’Ordine, al pari del Battesimo e della Confermazione (cresima), imprime il carattere. Significa che una volta battezzati si rimane battezzati in eterno, anche se uno poi non crede o dice di non credere più né in Dio, né in Gesù Cristo. In eterno, anche all’inferno, si resta sempre battezzati. Così l’Ordine: una volta consacrati sacerdoti, si resta sacerdoti in eterno anche se una si spreta, se viene ridotto allo stato laicale. Per questo motivo non può diventare diacono, che è il primo degli ordini maggiori (diaconato, sacerdozio, episcopato), chi è già sacerdote.
    Pacifico Gammella (post 204) pone una serie di domande:
    Il Papa ha ricevuto direttamente da Dio la sua………..
    Quando?
    Dove’
    Come?
    Chi l’ha visto.
    Un solo testimone chiedo !
    Vangelo secondo Matteo, cap. 16, versetti 13-19:
    Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
    Vangelo secondo Giovanni, cap. 21, versetti 15-19:
    Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».
    Vangelo secondo Giovanni, cap. 21, versetti 24-25:
    Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
    Vangelo secondo Giovanni, cap. 1, versetti 1-18:
    In principio era il Verbo,
    il Verbo era presso Dio
    e il Verbo era Dio.
    Egli era in principio presso Dio:
    tutto è stato fatto per mezzo di lui,
    e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
    In lui era la vita
    e la vita era la luce degli uomini;
    la luce splende nelle tenebre,
    ma le tenebre non l’hanno accolta.
    Venne un uomo mandato da Dio
    e il suo nome era Giovanni.
    Egli venne come testimone
    per rendere testimonianza alla luce,
    perché tutti credessero per mezzo di lui.
    Egli non era la luce,
    ma doveva render testimonianza alla luce.
    Veniva nel mondo
    la luce vera,
    quella che illumina ogni uomo.
    Egli era nel mondo,
    e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
    eppure il mondo non lo riconobbe.
    Venne fra la sua gente,
    ma i suoi non l’hanno accolto.
    A quanti però l’hanno accolto,
    ha dato potere di diventare figli di Dio:
    a quelli che credono nel suo nome,
    i quali non da sangue,
    né da volere di carne,
    né da volere di uomo,
    ma da Dio sono stati generati.
    E il Verbo si fece carne
    e venne ad abitare in mezzo a noi;
    e noi vedemmo la sua gloria,
    gloria come di unigenito dal Padre,
    pieno di grazia e di verità.
    Giovanni gli rende testimonianza
    e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi:
    Colui che viene dopo di me
    mi è passato avanti,
    perché era prima di me».
    Dalla sua pienezza
    noi tutti abbiamo ricevuto
    e grazia su grazia.
    Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
    la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
    Dio nessuno l’ha mai visto:
    proprio il Figlio unigenito,
    che è nel seno del Padre,
    lui lo ha rivelato.

    Se poi Gianni B. pensi che quanto ho scritto sono tutte cose inventate, ti cito un ultimo passo del Vangelo, quello del c.d. ricco epulone e di Lazzaro, il povero.
    Dal Vangelo di San Luca, cap. 16, versetti 19-31:
    C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».

    Ai tempi nostri Abramo risponderebbe al ricco epulone: “Hanno il Vangelo e la Chiesa: ascoltino loro”.

  215. natan scrive:

    Per Raffaele Savigni

    credo che la Binetti, non si farà tappare la bocca. ma ci penserà il partito Democratico, mio Dio quanta ipocrisia, a tapparle la bocca. I metodi Walter li conosce, dopotuto ha preso lezione nella Russia, ex U. R.S.S. ai tempi dello zio Breznev, e quindi potrebbe farne uso, qualora una cattolica non allineata come la Binetti facesse uso della sua fede cristiana, in un apese in cui tutto deve essere laico. Applausi alla signorina bindi e ad O. Scalfaro, detentori della verità nascoste ai piccoli e agli ignoranti.
    Dimenticavo. Dall’Australia lezione di SANA LAICITA’:
    la croce della GMG e l’icona della Salus Populi Romani sono stati custoditi nella sede del parlamanto Australiano. Alla faccia della laicità. Anche l’Australia ci insegna un nuovo stile di rapportarsi con le religioni.

    Il 20 settembre la Bonino e la Bindi dicono che faranno una manifestazione a Porta Pia per ricordare tutte quelle donne perseguitate nello Stato Pontificio.

  216. Francesco73 scrive:

    se il sacerdozio è donazione totale di sè per Dio e per i fratelli, esso implica necessariamente uno statuto “eroico”

    io dico sempre: ma un prete sposato con prole potrebbe responsabilmente e autenticamente agire e operare nel suo ministero sino a non escludere il proprio martirio?

    un prete sposato con prole può andare oltre i limiti ordinari, può farsi sparare, può scambiare la sua vita con quella di un prigioniero, può farsi tutto a tutti usque ad sanguinis effusionem?

    sinceramente penso di no, a prescindere dalla buona volontà e dalla sincera intenzione

    che poi ogni statuto “eroico” contenga seri rischi di fraintendimento, abuso, distorsione, disumanizzazione e squilibrio psichico e emotivo non c’è alcun dubbio

    ma questa è una causa seconda, non sta alla sostanza del problema

    ecco perchè io sono complessivamente a favore del mantenimento del celibato, non certo per ragioni organizzative o economiche

  217. annarita scrive:

    Francesco 73 hai sollevato dei quesiti interessanti, la libertà di un sacerdote celibe ha un gran valore. Purtroppo oggi l’eroismo non è molto contemplato, sia da parte dei sacerdoti, che dei fedeli. Eppure per essere santi bisogna essere eroi: eroi nelle piccole cose quottidiane, perchè spesso è più duro sopportare una vita apparentemente monotona ed essere fedeli a Dio nelle piccole noie quotidiane, che fare cose straordinarie, che un po’ appagano il nostro amor proprio.

  218. Giacomo scrive:

    …. allora tutti i preti Cristiani di altre confessioni saranno condannati alle fiamme eterne poichè fra di loro non ce ne sarebbe nemmeno uno che varrebbe più di un collega cattolico appunto perchè sposato! Va bene così? Servire Dio è anche avere il coraggio di assumersi la responsabilità di una famiglia. Chi non conosce tale responsabilità non può “pontificare” in tal senso, appunto, perchè non sa nulla se non in termini per sentito dire e solo da “una sola campana”. Chiaro?

  219. Cherubino scrive:

    @Francesco
    1) “se il sacerdozio è donazione totale di sè per Dio e per i fratelli, esso implica necessariamente uno statuto “eroico””, non so se sei sposato, ma ti assicuro che anche il matrimonio cristiano implica uno statuto eroico;
    2) “io dico sempre: ma un prete sposato con prole potrebbe responsabilmente e autenticamente agire e operare nel suo ministero sino a non escludere il proprio martirio?” perchè, i martiri cristiani erano solo sacerdoti ?

    3) “un prete sposato con prole può andare oltre i limiti ordinari, può farsi sparare, può scambiare la sua vita con quella di un prigioniero, può farsi tutto a tutti usque ad sanguinis effusionem?” Falcone e Borsellino erano preti ?

    4) dimentichi anche tu la domanda dottrinale di fondo: queste obiezioni si scontrano con il fatto del matrimonio ecclesiastico nelle Chiese cattoliche orientali ! mi sembra che lì non sia meno “eroico” essere cristiani (anzi, forse è il contrario !) eppure i sacerdoti possono essere coniugati.

  220. Gianni B. scrive:

    @Remo di Medio
    Sig. Di Medio, perchè perde tempo con me, visto che in un post precedente ha detto che io sono polvere, e polvere ritornerò?

  221. lycopodium scrive:

    Il discorso debba essere condotto non su come ci si comportava «ieri» (la storia è sempre bifronte, come dimostrano le argomentazioni degli interlocutori).
    Il problema è l’ «oggi»: che cosa sia bene per la Chiesa e per la sua missione di portare Cristo agli uomini e gli uomini a Cristo.
    Quanto posto dai brasiliani, seppure esistesse nei termini esclusivi da loro rilevati, non può essere certo risolto a tale unico livello: sarebbe come dire che chi pone (o vive) un problema debba per forza avere in tasca «la» soluzione; l’esperienza comune dice il contrario, così l’esperienza ecclesiale.
    Perché il sacerdozio (quello dell’Ordine sacro, ma “in nuce” anche quello “comune” di noi fedeli) non consiste di affatto in «obblighi» (l’obbligo è sempre qualcosa invoglia a superarlo), ma è «vocazione», di fronte alla quale la propria legittima «libertà » deve sapersi riconoscere necessariamente preceduta, talvolta perduta, ma sempre ricapitolata una scelta più grande: come nessun cristiano si può fare da sé, così nessun prete si può dare da sé i vincoli strutturali connessi all’Ordine: quella che i sacramenti danno non è una libertà qualunque, ma «libertà liberata».
    Insomma, “non voi avete scelto me, ma Io voi”.
    Per il resto, cfr. l’articolo di Messori, che mostra chiaramente che eventuali deroghe al celibato hanno avuto, ma ancor più avranno oggi una sola motivazione di fondo, perfettamente individuata dal passo evangelico di Mt 19,8: “Per la durezza del vostro cuore … vi ha permesso …, ma da principio non fu così”.

  222. Pipìta Del Monte scrive:

    Mi consentirà, Signor Remo di Medio (De’ conti di Mezzo di Santa Pina), di aggiungere una postilla alla mia precedente con cui riportavo il rimedio rinfrescante per i bollori sacerdotali.

    Il profondo studioso di cotali fenomeni che danno luogo ai detti pruriti presbiteriali, Professor Ildefonso De Cerusici, ha fatto sperimentare tempo fa a un prelato che voleva gettare la tonaca alle ortiche, un altro tipo di rimedio decisamente efficace.

    Lo trascrivo qui di seguito, per chi eventualmente ne avesse bisogno, limitandomi ad attualizzare in italiano corrente alcuni passaggi aulici di cui si diletta il caro Ildefonso.

    Egli scrive:

    “Allorquando il chierico avverte i primi sintomi del prurito nelle zone diuturnamente occultate alla luce,si diriga verso un campo di ortiche mature,ma non vi getti subito la tonaca, come sarebbe tentato di fare. Provveda egli anzi a raccoglierne alquante in un ramaiuolo pulito. Indi, lontano da occhi indiscreti, provveda a tagliuzzarle grossolanamente et a condirle con semi di capsicus calabrus( peperoncino) e con esse, una volta denudate le parti in causa, applicare dei cataplasmi, da sopportare per alquante ore a bocca chiusa.”

    Un dovizioso saluto domenicale a tutti i lettori.

  223. Cherubino scrive:

    @lycopodium, complimenti per la retorica, ma
    1) l’articolo malfatto di Messori non dimostra proprio niente, solo suggerisce indizi sul suo autore
    2) quelle del Canone delle Chiese orientali non sono deroghe dato che da sempre vige quell’ordinamento pienamente confermato da 2000 anni e ultimamente da GP II
    3)proprio il suo discorso sul fatto che non ci diamo da noi stessi le regole dovrebbe portarla a rispettare maggiormente quelle della Chiesa che include il Canone orientale che non le è lecito (si ricordi che è diritto canonico) considerare un ripiego e una debolezza di fronte alla “durezza di cuore”.
    3) il brano citato di Mt non c’entra niente perchè è relativo al divorzio e, se vogliamo applicarlo al nostro discorso, allora da principio nella creazione c’era matrimonio, nel principio della Chiesa c’era anche, pienamente legittimo, il matrimonio ecclesiastico affianco al celibato ecclesiastico.

  224. lycopodium scrive:

    Calma sig. cherubino,
    mi spiega per quale motivo io avrei insultato le chiese orientali? Io parlavo delle chiese occidentali, dove vige il celibato e dove la sua introduzione equivarrebbe alla smentita di una tradizione, per venire incontro ad esigenze tutte da dimostrare nella lor reale portata; il criterio – cosa che spero non le sia sfuggito – è, ripeto, “che cosa sia bene per la Chiesa e per la sua missione di portare Cristo agli uomini e gli uomini a Cristo”.
    Mi dimostri il bene e io valuterò meglio le sue argomentazioni, visto che in fatto di retorica ho ancora molto da imparare … da lei.
    Visto che delle venerabili Chiese orientali parla, perchè non ordinano vescovi se non tra i celibi?

  225. joe from america scrive:

    Caro Francesco73, lei scrive:

    > io dico sempre: ma un prete sposato con prole
    > potrebbe responsabilmente e autenticamente agire
    > e operare nel suo ministero sino a non escludere
    > il proprio martirio?

    Vada, la prego, a leggere la storia di Padre Emilian Kovch, prete sposato con prole della chiesa cattolica ukraina. La puo trovare per esempio a questi siti: http://www.baran.ca/kowcz.html
    http://faithofthefatherssaints.blogspot.com/2006_01_01_archive.html
    E moderi un poco la sua superbia, per favore. Non e da
    cristiani presumere che solo quelli simili a noi per carattere, cultura, colore o carisma siano capaci di carita e eroismo. Senza contare poi che simili presunzioni vengono regolarmente smentite da fatti. Saluti fraterni.

  226. Eva Revedin scrive:

    Sono una casalinga della provincia di Bologna, ignorante ma mi piace leggere. Modestamente penso che il matrimonio per i preti come gli anglicani non serve ad aiutare le vocazioni e lo dico perchè i seminari tradizionali sono pieni di giovani (quelli della messa in forma straordinaria) mentre quelli Novus Ordo sono vuoti … che ne dite?

  227. Cherubino scrive:

    @lycopodium
    nel suo post lei parla non solo di eventuali deroghe future, ma anche di quelle già avvenute (dice “hanno avuto”) che mi risulta siano solo quelle delle Chiese orientali, e il riferimento è confermato dal contesto della frase che è l’articolo di Messori che è incentrato appunto sulle Chiese orientali, e che tra l’altro contiene vere e propri insulti verso di esse (vedi i pope che vivacchierebbero …).
    Sul criterio poi sono d’accordo, è il bene della Chiesa e del mondo, e su questo possiamo avere legittimamente pareri diversi. Ma è proprio questo che cerco di fare, ricordare che il discorso dogmatico e dottrinale è chiaro ed univoco: il matrimonio ecclesiastico non è norma di diritto divino ma ecclesiastico (la distinzione è stata abbondamente spiegata nei post precedenti), quindi non è lecito tacciare chi è favorevole al matrimonio ecclesiastico a certe condizioni (canonicamente possibili e seguite in altri contesti storici e geografici) e chi lo chiede nell’obbedienza, di eresia o di disobbedienza.
    Sul celibato dei vescovi orientali, vi sono le stesse considerazioni di prudenza e discernimento che sono ripsettabilissime, non includono considerazioni dogmatiche.

  228. Anna Marsigli scrive:

    Il sacerdozio è vocazione, impegno missionario,sacrificio, dedizione piena e totale senza rimpianti o condizionamenti dall’esterno.
    Grave e provocatoria ritengo dunque la richiesta di intervento dei sacerdoti brasiliani presso il sommo pontefice per infrangere e correggere regole liberamente sottoscritte da tutti coloro che riconoscendo come famiglia la Chiesa, hanno scelto di portare la Croce di Cristo nel mondo.

  229. Reginaldus scrive:

    Cara Eva Revedin, sono anch’io della stessa area territoriale,e mi complimento con lei, che le fumisticherie modernistiche non hanno accecata! Restiamo saldi nella fede. Chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvo!

  230. Gianpaolo1951 scrive:

    Potrà sembrare strano, ma i veri preti – e per veri preti intendo quelli che hanno affrontato con serietà studi e percorso sacerdotale – sanno benissimo cosa comporta l’essere sposati, avere una famiglia e tutto quanto ne consegue.
    Non serve andare al Polo Nord per sapere che ci sono i ghiacci e gli orsi bianchi, o immergere ogni volta una mano nell’acqua bollente per sapere che ci si scotta ecc. ecc., è sufficiente lo studio e l’esperienza che si può fare anche indirettamente senza dover sperimentare di persona.
    Il prete è quello che ti unisce in matrimonio, che battezza i tuoi figli e li vede crescere, che assiste e partecipa alle gioie e ai tanti drammi che possono affliggere la famiglia (separazioni, droga e via discorrendo), drammi per i quali trova sempre il tempo per aiutarti nell’affrontarli con parole di conforto ed eventuali soluzioni possibili, ma mai e poi mai, si tira indietro e ti lascia solo.
    Può fare tutto ciò da sposato, magari con gli stessi problemi di chi si rivolge a lui per superarli?
    Uno che sta per affogare non sarà di certo salvato da un altro nelle stesse sue condizioni.

  231. lycopodium scrive:

    @ Cherubino
    Io mi riferivo esclusivamente al fatto che i brasiliani hanno sostenuto che ci sono state ordinazioni fra di loro.
    Le considerazioni di Messori e la sua ricostruzione storica possono apparire a qualcuno “tendenziose”, ma è un fatto che ogni Chiesa subisce da sempre pressioni dal potere mondano, che hanno l’unico scopo di toglierle la libertà di essere se stessa; in questo senso non è uno scandalo l’affermazione finale; cose simili, in altri contesti ed epoche si possono dire e sono state dette senza scandalo della nostra Chiesa cattolica e delle comunità riformate.
    Che poi le Chiese orientali abbiano immensi tesori di grazie da compensare in abbondanza questa ed altre pecche, lo sostengo fermamente dall’età della ragione; avessimo noi il loro amore per la Divina Liturgia e per le Sante Icone!
    Mi convinco allora che non è tanto il merito che ci divide (sarà lo Spirito a suggerire il giusto), quanto il metodo: mille questioni non così centrali (e il celibato è la meno eversiva di esse) per la conversione a Cristo dei singoli e dei popoli tutti sembrano, a qualche frangia di ecclesiastici, così ossessivamente vitali da proporre di rottamare il Vaticano II e farne uno nuovo.
    Spero che lei non pensi questo.

  232. Cherubino scrive:

    @lycopodium, non penso minimamente di rottamare il CVII che ritengo uno dei più bei doni che lo Spirito Santo abbia fatto alla Chiesa e all’umanità, insieme al carissimo Giovanni Paolo II.
    Condivido anche il fatto che la questione del matrimonio ecclesiastico non sia quella prioritaria per l’umanità (tanto che questa discussione comincia a stancarmi), anche se forse per la vita interna della Chiesa potrebbe essere importante. Non mi sembra scandaloso quello che i sacerdoti brasiliani chiedono (e tanti altri), fermo restando che non credo possa e debba essere una pretesa. Credo però – e non mi riferisco a lei in particolare – che alcuni commenti sono troppo accusatori, troppo incapaci di cogliere la fatica e le ragioni di questi sacerdoti, troppo privi di com-passione per fratelli che hanno dato alla Chiesa e al mondo molto più di tanti altri (di me sicuramente). Sono persone che meritano rispetto anche qualora le loro idee su questo punto fossero errate. Certo sul piano della prassi occorre vigilare, ma il giudizio di Dio è sempre individuale è mai per categorie di persone e in ogni caso, al di là di tutto, tzadik katamar ifra: il giusto fiorirà come palma.

  233. Carlo scrive:

    Il via al matrimonio per i preti significa una sola cosa: Abolizione dell’indissolubilità del matrimonio.

    Quando avranno provato sulle loro spalle cosa è il mtrimonio faranno una petizione per regolrizzare l’aborto anche all’interno della chiesa:-)

  234. Alessia scrive:

    @ Eva
    Signora Eva lei non è un’ignorante. Lei possiede la fede dei semplici, una fede che riesce a vedere dove tante cosidette menti eccelse (anche in questo blog) che si perdono in inutili sofismi non arrivano.

  235. don stefano bellunato scrive:

    Carissimo Cherubino, bel nick, mi piace, come la sua foga e la sua pazienza nel dialogare col bravo Gammella. Ma non si inalberi. Perché si inalbera con me? Solo perché non le aggrada quanto dice l’intervistato da me citato a proposito dei Protestanti, noti “fratelli maggiori” di Carismatici e Neocatecumenali ;) (Klaus, ci penso sempre a quella sua domanda, ma non ho abbastanza fonti qui, almeno per il momento, sto cercando articoli ecc.…) come lei mi accusa al punto 2? ;)
    Ho solo riportato la testimonianza di Sten Sandmark ke mi sembrava interessante e ke mi sembra, in questo blog, altrettanto legittima quanto le sue testimonianze sul Carismatismo. Lei immaginerà che non le posso condividere, ma le leggo bonariamente senza skaldarmi (le capisco, ma non mi adeguo!…) e nonostante ciò mantengo un’immutata simpatia per il suo personale entusiasmo e kandida sincerità nel difenderne la causa.
    Ma oltre alla legittimità del mio intervento su questo blog, ritengo che si può forse imparare qualcosa da chi, come il bravo Sten (Pietro, toh?) , il Protestantesimo l’ha conosciuto non per sentito dire e attraverso la poesia dell’Ecumenismo, ma direttamente fin sin dalla sua infanzia e lo ha praticato fino ad oggi che ha 60 anni suonati. Tutto qui.
    Per cui non credo che in questo “dialogo”, nel quale lei da bravo discepolo del Concilio potrà senz’altro farmi da maestro, ci sia bisogno del “Nihil obstat” vaticano che lei evoca al punto 1, tra l’altro già da tempo abolito dalle “riforme” del post-Concilio insieme al Sillabo dei Libri proibiti. Ammenocchè lei non voglia instaurare una nuova Santa Inquisizione Vaticano Secondista. Ma anche su questo arriva troppo tardi, poiché già esiste, ed è tanto efficace quanto invisibile.

    Al punto 1 poi, dove lei poi afferma, col Magistero, post conciliare e anche attuale certo – semprechè si possa parlare di Magistero quando al Concilio Vat. II nulla si è voluto definire di dogmatico, ma “solo dare indicazioni pastorali” (non lo dico io ma il già Card. Ratzinger a “Il Sabato” del 5/8/88 e 30/7/88 oltre a Paolo VI all’udienza del 12 gennaio 1966) , come se queste possano esister senza quello – quando lei afferma che, dicevo, le altre “comunità ecclesiali… hanno molti elementi di santificazione e di verita”… e che per questo “hanno perciò un valore salvifico..” ( e, sia logico, perché non la Fraternità San Pio X dunque?), contrappongo facilmente tutta la Scrittura, la Tradizione dei Padri e tutto il Magistero bimillenario “Pre-concilio vaticano II” che afferma, per chiunque sappia leggere un po’, ….esattamente il contrario.
    Per la Scrittura mi basterebbe il “…tutti gli dei delle genti son demoni…” del salmo 95/5, o rievocare la severità con cui son puniti gli idolatri in Esodo, Levitico o Maccabei, oppure, venendo al più caritatevole Nuovo Testamento, ricordo il (maiuscole solo per sottolineare, non per gridare) le parole di San Pietro“…E in NESSUN ALTRO È SALUTE, PERCHÉ non c’è sotto il cielo NESSUN ALTRO NOME dato agli uomini dal quale possiamo aspettarci di essere salvati…”. E lei m’insegna, caro Cherubino, che qui, in Atti 4/12, San Pietro non si riferisce al nome di Budda o di Maometto, né a quello di Lutero o di Martin Luther King, che Pietro non poteva conoscere, come non conosceva Ghandi o Marx, per cui egli si riferisce al “Santo NOME di Gesù” per il quale la liturgia prevedeva una festa fino a non tantissimo tempo fa. O devo ancora citarle san Giovanni al cap. 15, dove Nostro Signore Gesù Cristo stesso dice, anticipando Atti 4, che “…se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me,…siccome non siete del mondo e vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia…ma vi faranno tutte queste cose A CAGIONE DEL MIO NOME, perché ignorano colui che mi ha mandato. SE NON FOSSI VENUTO E NON AVESSI PARLATO NON AVREBBERO COLPA. INVECE NON HANNO SCUSA PER IL LORO PECCATO…SE NON AVESSI FATTO TRA DI LORO LE OPERE CHE NESSUN ALTRO (che bello questo “nessun altro”! n.d.r.) HA FATTO NON AVREBBERO COLPA, MA ORA LE HANNO VEDUTE, ED HANNO ODIATO ME E IL PADRE MIO…MI HANNO ODIATO SENZA RAGIONE” (Joann. 15/18-25). O san Paolo “di I Cor 6/9, molto preoccupato senz’altro di essere “politically (and religiously) correct” :”… NON ILLUDETEVI; né fornicatori, NÉ IDOLATRI, né adulteri, nè effemminati, né pederasti… erediteranno il regno di Dio…” Ecco perché i Padri della Chiesa hanno sempre ricordato la stessa dottrina. Le dice niente il “De vera religione” di Sant’Agostino, dove egli dimostra che ce n’è una sola di religione vera, la Cattolica, e che La Chiesa, grazie al suo capo Gesù Cristo e alla sua anima, lo Spirito Santo che lei sembra particolarmente amare, possiede già la verità e non ha nessun cammino da fare (cap 14-16 di S. Giovanni in luno e in largo)? O il Simbolo Atanasiano: “…Chiunque vuol essere salvo, prima di tutto deve tenere la fede cattolica, la quale, quando non sia servata INTEGRA E INVIOLATA, senza alcun dubbio egli perirà in eterno” (Ufficio di Prima, Festa della SS.ma Trinità, Breviario tradizionale fino al 1962, ma non si preoccupi, il Santo Padre modificherà anche quello)? Ed ecco perché innumerevoli volte la santa Chiesa ha ricordato il classico “Extra ecclesia nulla salus”: tra questi Innocenzo III (1208) nella Professione di fede prescritta ai Valdesi: “…Noi crediamo e confessiamo di cuore la Chiesa Una, non degli eretici, ma Romana, Cattolica, Santa, Apostolica e Immmacolata, AL DI FUORI DELLA QUALE NOI CREDIAMO CHE NESSUNO POSSA SALVARSI” (DS 792), seguito dunque da Laterano IV (1215, DS 802), Bonifacio VIII (Bolla Unam Sanctam del 1302, Concilio di Firenze sotto Eugenio IV (1442, Decretum pro Iacobitis, DS 1330): “La Sacrosanta e Romana Chiesa…crede, professa e predica FERMAMENTE che NESSUNO AL DI FUORI DELLA CHIESA Cattolica, non solo pagano, ma anche Giudeo o eretico o scismatico, PUÒ DIVENTARE PARTECIPE DELLA VITA ETERNA, ma che piuttosto andrà ‘nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli’-Matt. 25/41- AMMENOCCHÈ non sia aggregato ad essa prima della fine della vita…”. Questo non significa che chi appartiene ad una falsa religione sia “ipso facto “senza speranza di salvezza, che sennò Santa Monica non avrebbe pregato 15 anni per suo figlio Agosino ancora manicheo, o santo Stefano per Saulo, o Theodore Ratisbonne per suo fratello Alphonse, anticlericale convertito miracolosamente dalla Vergine, né si spiegherebbero i Missionari né i mille inviti di Nostro Signore alla conversione ( es. Matt. 9/13, Jac 5, 20, Luc 15, 7-10 ecc.) Ma significa che per esser salvati si deve entrare almeno in qualche modo nella Chiesa Cattolica “saltem in voto”, cioè almeno per un DESIDERIO SERIO ED EFFICACE, specificato da Pio IX in “Quanto conficiamur moerore” (10 agosto 1863) dove però condanna anche chiaramente i cattolici che “…miseramente versano nell’errore secondo il quale essi opinano che gli uomini che vivono in errore e lontano dalla vera fede e dall’unità cattolica possano salvarsi…”. Egli ricorda il caso dell’uomo che, SENZA SUA COLPA, nasce fuori dalla Chiesa Cattolica. Se esso segue i dieci comandamenti, la legge naturale scolpita nel cuore, di buona volontà, cioè non escludendo a priori l’adesione a quella religione che si manifestasse come vera, e che egli è TENUTO a cercare, esso sarà salvato. (DS 2865-2867) Non dunque grazie alla sua falsa religione nella quale è nato, ma NONOSTANTE la sua falsa religione. San Tommaso aveva poi già affermato, in qualche luogo della Somma teologica, che in questo caso di ignoranza invincibile non colpevole Iddio, che è Provvidenza, manderà “una locuzione interiore, un’angelo o un missionario”. Insomma, caro Cherubino, se ci si salva non lo si può fare al di fuori della Chiesa, e grazie ad una falsa dottrina, ma al contrario, solo entrando all’interno della Chiesa “saltem in voto” (anche Pio XII in Mystici Corporis e il S. Officio contro Feeney S.J. che escludeva totalmente questa possibilità, DS 3866 ss.) e nonostante la falsa religione nella quale si nasce. Il ramo tagliato non può avere vita propria, ma si secca, ne la mano o il membro che si stacca dal capo. Come si può pretendere dunque di rimanere vivi nella fede e nella grazia lontani dal suo Capo che è il Cristo, dal suo Corpo che è la Chiesa e dalla sua anima ce è lo Spirito Santo, promesso solo alla Chiesa Cattolica?
    Per cui non capisco neanche di che “scandali” parla al suo n°2 e che io avrei rivelato a proposito dei Protestanti svedesi. Si riferisce ai divorzi dei Pastori stiracchiati tra apostolato e famiglia? Si dia pace. Non c’è scandalo né per loro né per il mondo, poiché per loro il divorzio, come per gli anticlericali di casa nostra e anche certi cattolici adulti del tutto affrancati dal Magistero costante, il divorzio non è uno scandalo, ma una conquista della libertà, garantita dai Diritti dell’uomo ecc…
    Cosa direi poi “ se su un blog protestante si sottolineassero gli scandali della Chiesa cattolica e dei suoi preti ?” Il gioco è facile. L’ho già fatto in questo blog più volte, opponendo a tali scandali qualche… milione di vite di martiri e santi che nessun altra “chiesa” può vantare, oltre alla civiltà occidentale in toto, frutto della sapiente azione della Chiesa attraverso i Padri, i monaci costruttori e amanuensi, gli ordini mendicanti e di ogni tipo che fecero le scuole, le università e gli ospedali ed ogni opera di carità, nonchè le migliaia di artisti, musicisti e poeti (ad esempio Dante di che scrisse? Della “Beat Generation”?) che tali furono grazie a quanto trovarono nella Chiesa Una, Santa Cattolica, Apostolica e Romana.
    E’ chiaro che per fare questo mi riferisco alla Chiesa di Sempre, quella iniziata con Pietro, e non col Concilio, poiché “La Chiesa del Concilio” tarda ormai troppo a dare frutti degni di quella che l’ha preceduta. E’ ermeneutica della rottura questa? Certo. Ma sono in buona compagnia: “Si è creduto che dopo il Concilio il sole avrebbe brillato sulla storia della Chiesa. Ma INVECE DEL SOLE ABBIAMO AVUTO LE NUVOLE, LA TEMPESTA, le tenebre, la ricerca, l’incertezza. Come ha potuto prodursi tutto ciò?…attraverso qualche fessura IL FUMO DI SATANA è penetrato nel tempio di Dio..” (PAOLO VI, 29 giugno 1972, traduzione mia dalla “Documentation Catholique”, n°1813, p. 658).
    Per cui, caro Cherubino, se c’è qualcosa che non va in ciò che scrivo liberissimo di non credermi. Anzi, le auguro mille volte di aver ragione lei, la Civiltà cattolica, e tutto il Magistero, sempre autoreferenziale, del Post-Concilio, ed io torto marcio (insieme a Mgr Lefebvre, tutta la Fraternità nonché tutto il Magistero bimillenario pre-conciliare.. ed anche a Paolo VI succitato, toh!), perché se le “…Comunita ecclesiali (l’accento va posto sul termine ecclesiali)… hanno molti elementi di santificazione e di verità, come il Credo apostolico, il Battesimo, la venerazione e l’ascolto della Sacra Scrittura (nella quale i cattolici sono carenti – a ne è proprio sicuro? n.d.r.-), la preghiera comunitaria domenicale, tutte cose che giovano alla crescita della fede e della carità e hanno perciò un valore salvifico…” benissimo, siamo tutti salvi. Dunque Fraternità San Pio X inclusa che tutti quei mezzi, e molti di più come il Santo Sacrificio della Messa e il Sacerdozio, li ha mantenuti a costo di …”scomunica”.
    In caso contrario invece, caro Cherubino, è il caso di dire…si salvi chi può!

    PS al 3/ Il codice orientale “non pertinet”, esso non si è mai applicato ai sacerdoti di rito latino. La loro disciplina non prevede comunque matrimonio dopo sacerdozio, ma il contrario, sacerdozio dopo matrimonio (e mai er i vescovi), poiché, “absolutely talking”, si può passare da uno stato meno perfetto ad uno più perfetto, ma non viceversa, con buona pace del card. Hummes, dei sacerdoti brasiliani e di chiunque li segua su questa strada…..
    Lei è giovane, vero? Il che non è un delitto, ci mancherebbe. Anzi, beato lei, la invidio. Solo che magari se si riflette un po’ prima di …

    Parto per 3 giorni. Preghi per me. Ci tengo. Io farò lo stesso per lei, se non si offende.

  236. Francesco73 scrive:

    Cari amici,

    io ponevo delle domande, ma non ho tutte le risposte, solo una impressione generale soggetta comunque a tutti gli arricchimenti dei contributi di chi la pensa diverso.

    Non volevo affatto valutare e giudicare la condizione dei preti sposati nelle Chiese Orientali. Non la conosco nemmeno, anche se penso che le Chiese Orientali, la storia, la cultura e il contesto in cui sono cresciute e agiscono, sono qualcosa di diverso dalla Chiesa Latina.
    A chi dice che anche il matrimonio richiede eroismo, rispondo che ha mille volte ragione, ma si tratta di un erosimo diverso, tra cui anche l’appartenenza a una persona e ai propri figli che non sempre è compatibile con l’appartenenza a una missione totale, dentro cui ci sono tutte le altre persone che si incontrano.
    Chi nega questo nega la realtà e il buon senso.
    Quanto a Joe from America, ha fatto tutto da solo.
    Non c’era, in me, alcuna superbia, e anzi ho detto sopra che quanto più si sceglie una vita “eroica” tanto più ci sono rischi di tradimento, caduta ed equivoco.
    Quindi il tema è assai complesso, e a Joe suggerirei di non scaldarsi troppo.

  237. Marco Iacolettig scrive:

    Continuo a non capire perché sono sempre i preti che hanno scelto liberamente la propria ordinazione, a chiedere la revisione del celibato. Mi pare un “conflitto di interessi”.

    Comunque, com’è già stato ricordato noi cattolici dovremmo guardare alle chiese protestanti che questo tipo di riforma l’hanno già fatta da oltre 4 secoli e con anche il sacerdozio femminile. Le vocazioni non sono aumentate così come le comunità.

    Ho già citato un intervento del Card. Ratzinger quando diceva: “Con l’abolizione del celibato assisteremmo solo alla nascita di una nuova figura: quella dei preti divorziati”.

  238. Giovanni Mandis scrive:

    L’unica risposta possibile a questa richiesta è
    UN SOLO CRISTO, UNA SOLA VOCAZIONE, UN SOLO SACERDOZIO,
    NO AI PRETI SPOSATI.

    saluti a tutti!

  239. Areki44 scrive:

    Caro Giovanni Mandis (259) concordo con te.
    Ribadisco quanto ho scritto nel post 224.

  240. Cherubino scrive:

    @Don Stefano Bellunato
    il suo post è contaddittorio in molti (direi quasi tutti) i punti.
    1) mi dice di non inalberarmi con lei … ma nel mio post non c’è traccia di “inalberamento nè di “skaldamento” (le piace la k?), al contrario del suo;
    2) cita crismatici e neocatecumenali in modo allusorio, fratelli minori (con strizzatina d’occhio) dei protestanti ma le ricordo che sono movimenti pienamente riconosciuti dalla Chiesa Cattolica;
    3) nel mio post non cito e non faccio nessun riferimento ai suoi autori preferiti, mi limito a citarle quanto la Congregazione per la dottrina della Fede ha detto dei fratelli separati;
    4) tutto il discorso sull’extra ecclesia nulla salus dovrebbe applicarlo a se, in quanto gran parte del suo post è dedicato a contestare la Chiesa che, le ricordo, non è quella dei suoi desiderata (guardi che lo dico con grande pacatezza) ma quella reale, quella del Concilio Vaticano II, di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, di Benedetto XXIII (che non ha mai predicato in contrasto con i suoi precedessori o indicato in essi qualche sorta di errore teologico), della Congregazione per la dottrina della fede …
    5) quando Paolo VI parlò del fumo di Satana (omelia 29/06/1972) specificò quanto segue: “Crediamo in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé.”
    6) non ho mai parlato di protestanti svedesi, mi sembra che non ha compreso la mia pur semplice frase; ho fatto l’esempio (“cosa direbbe se”) di come ci darebbe giustamente fastidio e sarebbe giustamente censurabile un ipotetico accenno di (ipotetici) fratelli separati agli scandali della Chiesa Cattolica per invitarla a non fare loro ciò che vivremmo come ingiusto nei nostri confronti;
    7) il codice orientale c’entra sicuramente nel discorso (e il fatto che dia tanto fastidio lo conferma) sia per il “thema decidendum” (il tema del post riguarda una richiesta di modifica di norme canoniche), sia per una visione più completa della dottrina cattolica al riguardo, sia perchè (al contrario di quanto lei dice) il divieto di matrimonio ecclesiastico è stato introdotto nel IV secolo e reso obbligatorio nella Chiesa latina all’inizio del secondo millennio; 8) non sono giovane e lo stile dei miei post credo manifesti la riflessione che li precede; lo stile del suo ultimo post “absolutely talking” invece denota forti pulsioni per niente contenute. “Il che non è un delitto, ci mancherebbe”. Se vuole ne facciamo un’analisi linguistica …
    9) tutto il discorso sulla dannazione per chi rifiuta la salvezza della Chiesa Cattolica mi sembra un pò in contrasto con la sua venerazione per lo scomunicato Lefevre… io, parlando dei protestanti e degli elementi di salvezza indicati dalla CDF non mi sognerei mai di lasciare la Chiesa cattolica per essi o di elevarli a modello per l’esperienza cristiana.
    Vorrei però concludere con la cosa su cui sono d’accordo con lei, l’immenso valore dell’invocazione del nome di Gesù (S. Francesco si leccava le labbra quando nominava questo nome). Forse non ci crederà ma il valore di questa tradizione, oltre ad essere con la preghiera del cuore al centro della filocalia orientale, è stato riscoperto in occidente proprio dai carismatici ed è uno dei pilastri del nostro modo di pregare, insieme all’invocazione quasi incessante dello Spirito Santo e all’esercizio dei carismi. Per questo accolgo il suo invito a invocare reciprocamente il dolce e santo nome di Gesù.

  241. Valerio scrive:

    Salve, ho letto con interesse il dibattito, sarebbe semplice ordinare solo persone “vedi i diaconi permanenti” che gia’ vivono del loro lavoro, e non hanno alcun “interesse” alla congrua o alle offerte….e poi ci sono i consigli degli affari economici che se funzionassero in tutte le parrocchie eviterebbero un sacco di dubbi….ciao

  242. lelino scrive:

    mamma mai che permaloso..e quanti punti..sembra il programma di Veltroni

  243. lycopodium scrive:

    Mons. Cesare Bonivento – Il celibato sacerdotale -

    Mons. Cesare Bonivento è missionario del P.I.M.E. in Papua-Nuova Guinea dal 1981. Nel 1992 è diventato Vescovo della diocesi di Vanino, al confine tra la Papua Nuova Guinea e Indonesia.
    Nella sua attività pastorale ha dato sempre grande rilievo alla formazione del clero locale, arricchendo la sua diocesi sia del seminario minore che del seminario maggiore. Nel suo libro, Mons. Bonivento risponde ad interrogativi sul tema del celibato sacerdotale, ponendo l’accento principale, non sulle sue concrete realizzazioni nel tempo, ma sulla continenza sacerdotale, praticabile e praticata e sempre richiesta dalla Chiesa cattolica sia ai celibi che ricevono gli ordini maggiori, sia agli sposati che ricevono il Diaconato.

    Il celibato sacerdotale:
    Istituzione ecclesiastica o tradizione apostolica? – Un vescovo ai suoi diaconi e sacerdoti
    Edizioni San Paolo
    184 pagine – 14,00 euro

  244. Remo Di Medio scrive:

    Per Gianni B. post 41 del 24 febbraio.
    Non t’insuperbire. Le parole dette dal signore “Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris” non erano dirette solo a te, ma a tutti.
    Però, quando uno pensa di poter fare a meno di Dio è giusto che qualcuno gli ricordi le parole del Creatore.
    Trascrivo ui di seguito il Salmo n. 2 per opportuna scienza e conoscenza:
    “Perché le genti congiurano
    perché invano cospirano i popoli?
    Insorgono i re della terra
    e i principi congiurano insieme
    contro il Signore e contro il suo Messia:
    «Spezziamo le loro catene,
    gettiamo via i loro legami».
    Se ne ride chi abita i cieli,
    li schernisce dall’alto il Signore.
    Egli parla loro con ira,
    li spaventa nel suo sdegno:
    «Io l’ho costituito mio sovrano
    sul Sion mio santo monte».
    Annunzierò il decreto del Signore.
    Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
    io oggi ti ho generato.
    Chiedi a me, ti darò in possesso le genti
    e in dominio i confini della terra.
    Le spezzerai con scettro di ferro,
    come vasi di argilla le frantumerai».
    E ora, sovrani, siate saggi
    istruitevi, giudici della terra;
    servite Dio con timore
    e con tremore esultate;
    che non si sdegni e voi perdiate la via.
    Improvvisa divampa la sua ira.
    Beato chi in lui si rifugia”.

  245. don Camillo scrive:

    Scusate: CHE PALLE!

    Sono prete ho 40 anni… alla fine della mia giornata sono sfinito… tra bambini, mamme, catechiste, neocat, carismatici, ecc.

    pure la moglie???? E NOOOOOOOOOOOO

    il momento più bello è quando solo solo, solo, solo!

    Preti soli? pregate di più, e BASTA DI LAMENTARVI!! e ricordiamoci che sì, è vero il Signore ci ha “privato” di alcune gioie… ma è anche vero che ci ha preservato da tante amarezze, specie quelle che potrebbero venire da situazioni matrimoniali difficili… che sono croci grosse! MOLTO GROSSE! (Problemi tra coniugi, problemi con i figli!!, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc,!)

  246. sara scrive:

    per don Camillo

    salve, scusi. Va bene che un prete senta di non avere la vocazione al matrimonio. Però non mi sembra appropriato vedere una moglie come un peso. Non è detto che una moglie finirebbe per essere una croce. Non è il massimo come concezione……Mi sembra un ragionamento un pochino egoista. Scusi. Dipende dalla persona che si incontra, non crede? Persona che dovrebbe essere abbastanza docile da condividere lo stesso percorso spirituale del prete, per Amore e per inclinazione naturale, e le croci grosse quando ci sono SI PORTANO INSIEME come in tutte le famiglie cristiane, se si è maturi abbastanza!! Poi dipende dalla personalissima visione che il prete ha della donna e del matrimonio a quanto pare.
    Comunque, sono d’accordissimo sul pregare di più. E soprattutto sul pensare di meno alle macchine di lusso e agli onori pubblici (quelli di tipo non ecclesiale s’intende).
    Saluti cordiali.

  247. don Camillo scrive:

    Sara, hai incominciato male e finito peggio!

    è egoista il prete che VUOLE TUTTO! moglie figli, parrocchia, ecc!

    circa gli onori pubblici: mi domando: da quale periodo storico viene?? mi pare che i privilegi per il Clero siano finiti da quel dì!

    Circa le macchine di lusso… non vedo quale sia il problema!

  248. Valerio scrive:

    Al prete di 40 anni….sapessi che vita del povero prete solo, questa e’ la tua situazione…ma non vedi quanti dei tuoi confratelli vivono relazioni clandestine, con donne o hanno relazioni omosessuali? E allora che mi rispondi? La sera alla fine della giornata ritrovarsi tra qualcuno che ti da una carezza, ti ascolta ecc……non male. Mica il ministero ne avrebbe un minus…forse un aiuto concreto, un sostegno. E poi se non ricordo male il matrimonio e’ un sacramento non e’ sesso…..forse pensi che chi e’ sposato si sposa per il sesso …o e’ anche uno stato di vita un vivere la comunione con un altro/a….ciao!

  249. sara scrive:

    per don camillo

    innanzitutto mi scusi tanto se il tono poteva sembrare un po’ acceso, ma le assicuro che non lo era. Scusi se per caso ho avuto modo di darle questa impressione. Però volevo dire, non so se ha letto i miei vecchi post di qualche giorno fa, sempre qui, che in linea di massima sono d’accordo con lei: io penso che consentire il matrimonio ai preti purtroppo permetterebbe a molti candidati di prendere la cosa come un lavoro (egoismo, ha ragione in questo), ma forse non sarebbe per tutti così. Proprio per questo, nella remota possibilità di vedere realizzarsi un cambiamento del genere, non sarebbe a quel punto impensabile fare una selezione più accurata nei seminari proprio per vedere chi veramente prende la cosa sul serio, come vocazione intesa come chiamata da Dio, e chi come lavoro. Ecco questo sarebbe il mio pensiero. In tal caso andrebbe riformata proprio la figura del prete. Ma rimango comunque dell’idea che finchè esiste una regola, essa è uguale per tutti, ed è giusto che sia così, e se per uno non va bene, può sempre decidere di chiedere la dispensa. Per questo, come lei, anche io contesto chi allo stato attuale VUOLE TUTTO (come certi esempi che si son visti in tv!). Sono d’accordo si figuri Don! Non creda che avanzerei rivoluzioni in tal senso. Solo non ci vedrei nulla di male se esistesse, o se si trovasse il modo giusto per conciliare le cose, sempre nella remota possibilità di un cambiamento (che cmq non credo avverrà).
    Le racconto brevemente una cosa visto che ci troviamo: conosco preti che, lei non ci crederà, danno proprio segnali di misoginia “meno male che non mi sono sposato, chi la sopporta una donna!!” oppure “le donne sono tutte COSì” ecc… Cose sentite con le mie orecchie,e non per scherzo. Quindi in un certo senso la cosa mi offedeva un po’. Per questo leggendo le sue frasi mi son venute subito in mente queste considerazioni.
    Le faccio presente che sono molto giovane, credente, praticante, cattolica. Però mi piace interrogarmi sulle cose. :-)

  250. Gianni B. scrive:

    @Don Camillo
    … mi ha fatto ridere :)
    In effetti certe mogli è meglio perderle che trovarle :)
    Stia bene e continui così, già siamo 7 miliardi e ci mancano solo i figli dei preti, che dopo una vita di astinenza e la più totale inesperienza in materia, in due mesi, SBLAM, metterebbero incinte tutte le mamme, le catechiste, le perpetue, ecc. ecc., nel giro di 50 chilometri ahahahah :)
    Cordiali saluti.

  251. sara scrive:

    per Gianni B.

    un prete è una persona molto seria (eccetto forse qualche esempio…qualche mosca bianca mi creda!). Se gli fosse permesso di sposarsi non lo farebbe per sesso, nè metterebbe incinte tutte le donne del quartiere, anche perchè è chiamato a mettere in atto il Magistero della Chiesa in materia di morale sessuale…quindi… cerchiamo di fidarci di più dei nostri preti.

    Poi non è detto che i preti siano del tutto “inesperti” in materia. Conosco seminaristi che prima di essere tali avevano una fidanzata e per dirla in poche parole, erano “praticanti” in quel senso. Poi hanno ricevuto una chiamata del tutto diversa,e forse è stato molto difficile per loro rinunciare a qualcosa che conoscevano bene, forse più di quanto lo sia per un vergine, che rinuncia a qualcosa che cmq non ha conosciuto (per dirla sempre in poche parole). Ma questo comunque è un fatto soggettivo, magari non è per tutti così.
    Saluti:-)

  252. don Camillo scrive:

    Circa i seminaristi che hanno fanno la bella vita il giorno prima di entrare in seminario e poi varcata la soglia come forgorati scoprono la vocazione alla castità…. be mi pare proprio che siamo di fronte o a veri e propri “miracoli” o siamo di fronte a dei poveri esauriti… che reggono il tempo del seminario come delle “pentole” a pressione e poi dopo due anni da prete ritornano a fare la bella vita!

    Circa la “vocazione” è bene dirvi che prima dal Signore arriva il dono del “celibato per il Regno”… poi e non sempre arriva la “vocazione sacerdotale”… le due cose solo legate strettamente!

    Circa la misoginia dei preti… e’ OTTIMA E VA INCORAGGIATA! anche perchè vi assicuro che di aspiranti fidanzatine di seminaristi e di preti sono piene le parrocchie… perchè è VERO CHE I PRETI CHE CADONO AFFETTIVAMENTE SONO DEGLI EMERITI IDIOTI E FALLITI… ma è anche vero che ci sono delle donne (non tutte ovviamente) che sono delle vere e proprie zoc**le…. che aspettano il momento di debolezza che “fiutano al volo” per rovinare loro stesse, il prete (idiota) e una intera comunità!

  253. sara scrive:

    per don camillo

    d’altra parte però non si può escludere che l’incontro con il Signore possa veramente cambiare la vita delle persone, in particolare mi riferisco appunto a seminaristi o aspiranti tali che in passato hanno avuto esperienze di legami sentimentali e che però hanno pian piano capito che il Signore li chiamava a ben “altro” e in piena serenità hanno aderito al vero progetto che Dio aveva su di loro… Io personalmente non mi sento di biasimare queste persone per il loro passato. Nella maggioranza dei casi il dono della castità sicuramente arriva prima,ha ragione, si vede già nell’adolescenza, però io credo che non si possa generalizzare troppo su questo. Mi creda, ragazzi fidanzatissimi, che a 22 anni hanno lasciato la ragazza per entrare nel seminario, e il bello è che lo hanno fatto in piena serenità e convinzione, e soprattutto LIBERTA’, nonostante l’adolescenziale esperienza del legame sentimentale e talvolta anche fisico. Non vorrei sembrarle una povera illusa Don, ma credo che le vie del Signore siano infinite E ANCHE DI PIU’.

    Sui preti che “cadono”…non so se si riferisce a quelli che vivono una doppia vita in clandestinità, o a quelli che hanno avuto un ripensamento e mantenendosi sempre casti hanno deciso più onestamente di lasciare per sposarsi con regolare permesso del Papa. Perchè nel primo caso mi troverebbe pienamente d’accordo, nel secondo… un pochino meno. In ogni caso non mi sento di giudicarli.
    La saluto cordialmente e la ringrazio per questo utile confronto :-)

  254. Gianni B. scrive:

    @Don Camillo
    Insomma, a fare il prete si “acchiappa”, eh? :)

    Non avevo dubbi… qui, tutti i preti che conosco, hanno o hanno avuto l’amante, potrei fare nomi e cognomi!

    Di solito queste z….le, come da Lei definite in privato, in pubblico sono le più ardenti sostenitrici della castità e della virtù, le prime a scagliarsi contro gay e coppie di fatto, fornicatori e adulteri, magari pure sposate in Chiesa e con figli, e assidue frequentatrici di messe, rosari e veglie varie…o mi sbaglio?
    Dica la verità, però :) Vabbè, non lo ammetterà mai… io ci ho provato :cool:
    Cordiali saluti.

  255. don Camillo scrive:

    La devo contraddire… sono finiti i tempi dell’IPOCRISIA… sono donne che si manifestano per quello che sono in realtà..in pubblico sono le più ardenti sostenitrici delle virtù dei gay e coppie di fatto, divorziate ecc., e i preti modernisti invece di dagli un bel calcio in c**o, le fanno diventare pure catechiste! …

    circa poi le amanti dei preti… io di preti ne conosco più di lei… e quelli che conosco sono tutti bravissimi sacerdoti fedeli e pieni di amore per la loro vocazione!

    per quello che può riguardare me:
    io fino ad oggi posso dire di non averla mai avuta.. nè desidero averla… e si regga forte… non sono neanche gay…

    INCREDIBILE VERO????!! cool:

  256. Cherubino scrive:

    @Don Camillo, resto davvero stupito del fatto che un prete possa parlare come lei e vantarsene pure (e non mi dica di noninalberarmi chè sono tranquillissimo). Sembra che gli unici che arrivano stanchi alla sera per il lavoro fatto siano secondo lei i preti. E in questa “sviolinata” di vittimismo e presunzione ha pure il coraggio di dire che il momento più bello è quando è solo … le farebbe bene invece svegliarsi di notte per un neonato che piange e non riesce a dormire, o tornare a casa e invece di trovare la cena pronta (a proposito, se la cucina lei o c’è qualcuna delle signore della parrocchia di cui parla così male a fargliela trovare pronta ?) mettersi a spadellare e non per se soltanto ma per altre 3-4 persone. E non vorrei essere nei panni di qualcuno di quei suoi confratelli che definisce idioti quando venissero da lei a confessarsi e cercare il perdono del Signore … forse a qualche prete come lei farebbe bene non tanto la misogenia, ma un pò di carità cristiana, anche perchè senza di questa, prete o non prete, il Paradiso se lo scorda.

  257. Vincenzo scrive:

    Pur con tutta la prudenza del caso, e a costo di apparire ancora una volta un clerico-fascista, sembra che, su certe “femmine”, Don Camillo non stia “inventando” nulla e, inoltre, per ciò che riguarda la drastica ma semplicissima “cura” da lui proposta nei loro confronti, sia difficile non dirsi d’accordo. L.J.C.

  258. Luigi scrive:

    cool don Camillo you are very cool!!!

    (a Cherubì, datte ‘na calmata;-)

  259. don Camillo scrive:

    Caro cherubino… vuole un applauso perchè fa il suo dovere, o perchè una madre o un padre fanno quello che DEVONO fare??

    Poi visto che l’hai messa sul personale… se lo vuole proprio sapere… io tre o più volte al giorno, dipende da diversi fattori, “devo” fare una preghiera che è la seguente:

    Ti prego Signore NON MI TOGLIERE QUESTA CROCE ma dammi la forza di portarla! perchè questa “croce” è la MIA SALVEZZA!

    e ti assicuro che mi ritorna sempre il sorriso e la voglia di lavorare come prima e più di prima!

    Circa poi le cure… spesso du ceffoni sono più utili di tante chiacchiere… ANCHE QUESTA TI ASSICURO, é CARITA’!

    Non c’ho la perpetua, nessuno mi cucina, la sera non tempo di spadellare ne per me ne per altri!… e non mi lamento!

  260. Cherubino scrive:

    @don Camillo,
    premetto che le mie parole, anche quando dure, sono sempre dette con grande pacatezza e, tendenzialmente, con carità.
    1) mi sembra che sta rovesciando le posizioni: io non mi lamento e sono felicissimo della vita che faccio (non perchè devo, ma perchè il Signore me l’ha donata e la ritengo un grazia) e non mi sembra di aver chiesto alcun applauso;
    2) era invece lei che si lamentava (post 268: “Scusate: CHE PALLE! [...] alla fine della mia giornata sono sfinito… tra bambini, mamme, catechiste, neocat, carismatici, ecc. [...] pure la moglie???? E NOOOOOOOOOOOO”, chissà il suo Vescovo cosa direbbe di queste dolci espressioni. Di dov’è che glielo chiedo ? A parte che lei dice di no alla moglie: ma è sicuro che, anche se non fosse prete, una donna che la conoscesse bene sarebbe disposta a sposarla ? (non voglio offendere ma è la logica conseguenza delle sue parole);
    3) conosco molti preti, parroci e non, che collaborano con frutto e gratitudine con i laici, madri, mogli, padri, diaconi, carismatici, neocatecumenali, ciellini, focolarini, Azione cattolica, terziari francescani …
    4) le facevo solo notare che la misoginia è contraria al comandamento divino: ama il prossimo tuo come te stesso (non fa differenze di sesso), è contraria al comportamento di Cristo che ha scelto le donne come prime testimoni della sua resurrezione (e anche della sua morte: di apostoli ce n’era uno, di discepole diverse) e prime credenti in essa.
    5) certo che anche i ceffoni possono essere educativi, a patto che rispondano a criteri di giusta finalità oggettiva, proporzionalità, non lesività, e giusta intenzione. Per dimostrare quest’ultima, non basta l’appello ad una generica carità, ma un serio discernimento e una formazione specifica di carattere psicopedagogico (è il mio campo professionale) che a mio parere le manca completamente;
    6) circa la sua preghiera delle 3 volte al giorno, le faccio notare che a livello di devozione posso anche condividerla, ma ad essere precisi (come ci si aspetta da un sacerdote) non ci salva la nostra croce, ma quella da Gesù, la nostra la portiamo … per consegnarla a Lui e sperimentare così la potenza della sua resurrezione (questa è la dinamica battesimale) e il segno di questa resurrezione, già in atto e non ancora nella pienezza, lo sono i frutti dello Spirito: benevolenza, benignità, amicizia cristiana, cordialità, modestia, mitezza, longanimità, dominio di sè, castità, pace, fedeltà, pazienza, giovialità (cfr. p. Michele Ledrus s.j., I frutti dello Spirito, ed. S.Paolo e altri dello stesso).

  261. don Camillo scrive:

    @Cherubino

    Ma le prediche, non le fanno i Preti??? :)

  262. alumnus scrive:

    Suggerisco di leggere il parere di Mons. Bux sulla questione brasiliana, http://www.papanews.it/dettaglio_interviste.asp?IdNews=6053 .
    Come sempre è una persona di grande buon senso e preparazione teologica.
    Don Camillo, grazie per la testimonianza di amore alla sua vocazione.
    Faccio mio il commento di un anziano Vescovo sulla vicenda: “‘sti preti che chiedono di abolire il celibato… si vede che non lo vivono. Se conoscessero il dono che hanno ricevuto!”: nessuna misoginia, amore alla chiamata ricevuta.

  263. sara scrive:

    @ Cherubino

    condivido ancora un avolta e se permette sottoscrivo quello che ha detto. Mi toglie le parole di bocca! :-)

    E un carissimo saluto anche a don Camillo :-)

  264. fulvia scrive:

    il celibato dei sacerdoti cattolici è solo la punta dell’iceberg, sotto ribollono ben altri problemi per la chiesa… perdonate la volgarità, ma st’insistenza sul celibato dei sacerdoti è come dire: “perchè poveretti non possono far sesso come tutti?”
    Tutto qui? Non parliamo di sentimenti, la scelta della castità del cuore la compie anche chi è sposato, altrimenti tradisce il coniuge…
    Per cortesia, con tanti problemi seri che andrebbero affrontati (sacramenti ai divorziati, la posizione solo fittizia di parità della donna che invece resta giuridicamente inferiore all’uomo, l’educazione al sociale e alla vita dei giovani…) possibile che si parla solo degli ormoni dei maschietti che portano la talare?
    Non scherziamo.

  265. annarita scrive:

    Caro don Camillo, la leggo con piacere e dice cose giuste, ma una cosa mi rincresce: il suo vocabolario a volte un po’ troppo colorito es. nel post 68 e 75. Quei termini un po’ volgari non si addicono secondo me ad un sacerdote, soprattutto se si definisce non modernista. Siamo già circondati da tante parolacce, almeno noi (mi ci metto anch’io, perchè sono mamma) educatori evitiamo di incentivare i giovani a questo tipo di vocabolario, che non rende più simpatici o giovanili, solo un po’ più scialbi. Mi scusi, il mio vuole solo essere un consiglio, anche se so benissimo che a volte una parolaccia rende meglio l’idea che vogliamo esprimere. Un cordiale saluto :D

  266. Alessia scrive:

    @ 85 Don Camillo
    Finalmente, un prete che parla come Dio comanda e non si nasconde dietro contorcimenti verbali! Bravo don Camillo, continui così.

  267. Pipìta Del Monte scrive:

    Mio nobilissimo amico Don Camillo (Dell’illustre casato dei Chiari e Forti,suppongo),

    ebbi già modo di apprezzare alquanto le sue nobilissime valutazioni sui disegni che pretendono di ornare il nuovo Lezionario, concordando con Lei sulla necessità di lavorare di unghia e di forbice per renderli innocui.

    Ora concordo eziandio con Lei esser mestieri di calmare i bollenti spiriti (ho già riportato a parte due ricette infallibili studiate dai miei canuti amici) di alcuni chierici e vieppiù di certuni osservatori laici che si lacerano le vesti per il divieto di sposarsi gravante sui chierici medesimi.

    A quest’ultima categoria di persone io proporrei dei gargarismi con ujna mistura di essenza di trementina e salnitro.

    Ella pensa possano essere efficaci o è mestgieri che consulti uno dei miei amici studiosi di cotali patologie?

    La riverisco ammirata.

  268. don Camillo scrive:

    @ fulvia, sara, annarita

    Per i miei modi rozzi mi scuso sinceramente…

    si parla di celibato dei preti… sono cose che riguardano solo noi… e mi scoccia sentire preti che vogliono giustificare il tradimento della promessa che hanno fatto… e ancor di più cercano pretesti per giustificare le loro nefandezze!!

    Le donne sono importanti per la vita di un prete!… penso solo alla mia mamma! ma la donna non sarà MAI pari all’uomo! sarà felice solo quando capirà il suo ruolo: (Ef. 5, 22-33)!

    pace e bene

  269. sara scrive:

    @ don Camillo

    si figuri Don,
    scuse largamente accettate, si capiva che si era fatto prendere dal discorso! Non si preoccupi la assolviamo…. :-) :-) Perdoni l’ironia…

    Sinceramente mi interesserebbe comunque conoscere il suo parere su quei preti che piuttosto che fare i furbi, hanno un ripensamento e chiedono ufficialmente al Papa la dispensa dal celibato per sposarsi regolarmente in Chiesa, senza dare inutili spettacoli, soprattutto senza avanzare pretese particolari come stanno facendo i brasiliani, o peggio, come spesso vediamo in tv…
    Ne conosco bene qualcuno che è davvero un buon cristiano e collabora molto strettamente con la parrocchia, insieme alla sua famiglia naturalmente, che è esemplare per educazione e tutto. Io faccio fatica, mi creda, a vedere costoro come “traditori”. ..Non saprei…

    Ecco, lei che ne pensa di chi chiede la dispensa (ovviamente senza aver infranto la castità prima di sposarsi, intendiamoci)?
    Grazie

  270. annarita scrive:

    Caro don Camillo, l’importante è che la donna sia uguale all’uomo dinnanzi a Dio, poi nella vita sulla terra l’uomo e la donna hanno due vocazioni diverse (o ruoli), altrettanto nobili. Se l’uomo è il capo, la donna è il cuore. Pertanto mi pare assurdo voler diventare come gli uomini, se Dio ama ciascuno secondo i propri meriti e anzi ama ciascuno nonostante i propri demeriti, senza guardare al sesso.

  271. don Camillo scrive:

    @sara

    Ascolta, io personalmente conosco solo preti che hanno avuto una sbandata e per giustificare una relazione diventata “seria” hanno fatto un 48 per auto-giustificare
    ciò che per un prete e consacrato è sempre un TRADIMENTO!

    Non conosco preti che hanno fatto la scoperta della loro “vera” vocazione dopo il sacerdozio come lei l’ha indicata… il che non significa che non esista sacerdote del genere…

    fatta la premessa che i per preti traditori e imbecilli che vanno in TV – cercando il consenso… che a parte da qualche mentecatto.. NON RICEVONO MAI!-, ho solo sentimenti di DISPREZZO e non ho parole, mi duole dirlo, di misericordia… “meglio che siano gettati legati con una pietra da macina al collo nel mare”!!

    per gli altri, che comunque danno inevitabilmente scandalo (perché il prete è un personaggio sempre pubblico!)… ma cercano di contenerlo faccio un’altra considerazione:

    ho degli amici preti che hanno messo in cinta una ragazza… è una sofferenza grande c’è un conflitto grosso che scoppia dentro di loro… vivo male la loro vita di convivenza, si rifugiano nei loro figli, e per loro diventano dei genitori, devo dirlo … meravigliosi!

    ma certo la vita di coppia è difficile, per lui… che sente sempre la nostalgia di una vocazione “mancata” per lei perchè si sentirà la corruttrice di un prete!

    La buona parte dei preti che vivono questa situazione… non bramano per la verità di “regolarizzare” la loro situazione dal punto di vista canonico… perchè dietro la crisi di un prete NON c’è come uno può credere, la crisi verso la propria vocazione sacerdotale, MA C’È LA CRISI BEN PIÙ PROFONDA CIOÈ QUELLA VERSO IL PROPRIO BATTESIMO! PRIMA DI AVER TRADITO IL SACERDOZIO HANNO PERSO LA FEDE… E LA PERDITA DELLE FEDE HA CONSEGUENTEMENTE ANNIENTATO LA VOCAZIONE SACERDOTALE CHE NON AVENDO PIù APPOGGIO è CADUTA INEVITABILMENTE E MISERAMENTE!

    Il cuore QUINDI è l’aver tradito le PROMESSE BATTESIMALI … del combattimento che il catecumeno è chiamato a fare contro il Diavolo, CONTRO LE SUE OPERE E CONTRO LE SUE SEDUZIONI…

    È UN PROBLEMA DI BATTESIMO NON DI SACERDOZIO!

    Cara Sara, è un problema che coinvolge non solo il prete, ma anche chi è sposato, e chi è semplice religioso…

    Il concedere la Dispensa Canonica non è quindi la soluzione del problema! Che delle volte invece di risolverlo lo complica ancor più!… perché molti di questi Sacerdoti NON HANNO LA VOCAZIONE AL MATRIMONIO!

    LA DISPENSA METTE A TACERE LA COSCIENZA… così i figli non saranno discriminati… e così “la mamma e la suocera del prete … sono “”"contente”"” “, ma non risolve il problema .

  272. don Camillo scrive:

    @ annarita

    condivido pienamente il tuo pensiero… e ti dico… che la donna è ben più “perfetta” dell’Uomo!

  273. don Camillo scrive:

    Spero che l’OTTIMO ANDREA, non mi sgridi… ma vorrei rispondere alle eventuali questioni su:

    http://www.crismon.it/forum/showthread.php?p=81142#post81142

    è un argomento che mi sta molto a cuore… e questo blog per la sua struttura un po’ mi inibisce… quindi preferisco rispondere dentro all’OTTIMO CRISMON.IT

    don Camillo!

  274. sara scrive:

    @ don Camillo

    Grazie per avermi schiarito le idee, e per aver fatto una distinzione tra i casi.

    “Non conosco preti che hanno fatto la scoperta della loro “vera” vocazione dopo il sacerdozio come lei l’ha indicata… il che non significa che non esista sacerdote del genere…”

    Mi riferivo appunto a questo. Io conosco una persona così. Pare abbia lasciato forse dopo un 5 o 6 anni, o giù di lì. Gran brava persona, e di vera Fede, che non ha mai perso. Anzi, credo che a suo tempo abbia vissuto la cosa con estrema umiltà, e tutt’ora è rimasto cattolico fervente. L’educazione dei suoi figli e l’impegno che lui e la sua intera famiglia ci mettono in parrocchia ancora oggi lo dimostrano. Quindi credo che in questo caso ci sia la vocazione al matrimonio. E mi rendo conto che comunque questi sono casi abbastanza rari perchè purtroppo, come anche lei ha sottolineato, spesso le cose non vanno proprio così, spesso non si ha nemmeno il coraggio, (o la voglia) di “mettersi in regola con il diritto canonico”,o ancora, parecchi tendono a fare un 48 appunto.. Condivido pertanto il discorso del Battesimo. E’ vero.

  275. Caterina scrive:

    ….BRAVISSIMO don Camillo, hai sollevato un bel problema: LA CRISI DEL BATTESIMO!!!!!!!!!

    finalmente un sacerdote che dicendo pane al pane e vino al vino….non dimentica soprattutto lo stretto legame che c’è FRA “CRISI DEL SACERDOZIO E CRISI MATRIMONIALE FRA CONIUGI”…..

    caro don Camillo, tu da parte del prete, io da parte di sposa e madre, come non comprendere il tuo giusto intervento?

    Non è in crisi L’UNIONE FRA L’UOMO E LA DONNA la quale continua ad esserci, ma l’Istituzione matrimoniale che NASCE CON IL BATTESIMO……e non è un caso che anche gli “altri” Sacramenti hanno subito un TRADIMENTO nel momento in cui è sorta questa crisi battesimale……

    Per non ripetere le espressioni bellissime usate da don Camillo….vi porto a riflettere, dal mio canto ALL’ORIGINE DI QUESTA CRISI: IL PROTESTANTESIMO…….

    Mai la storia della Chiesa ha SUBITO una crisi battesimale (neppure nel periodo dei lapsi) come quella del dopo-Lutero…..

    Perchè?

    Perchè iniziando essi a MODIFICARE LE INTENZIONI espresse dalla Chiesa nel dare il Battesimo, hanno lentamente dato origine ALLA CONTESTAZIONE delle promesse battesimali….cominciando a togliere il Battesimo AI BAMBINI…(che non fu Lutero a cominciare da qui, ma indubbiamente dalle sue contestazioni si è arrivato a questo)!

    Studiando questa storia e questo percorso ci si accorgerà come questa crisi DEL BATTESIMO investe TUTTO….tutti e 6 i Sacramenti

    Ai genitori venne lentamente tolto IL DIRITTO E IL DOVERE DI DARE QUESTO BATTESIMO ai propri neonati attendendo che il bambino DA GRANDE POTESSE DECIDERE….

    Ma in questo modo non hanno fatto altro che alimentare LA CRISI DEL BATTESIMO visto NON più COME DONO DI DIO, MA COME SCELTA DELL’INDIVIDUO e come sappiamo le scelte si CONTESTANO….^__^

    Da qui il resto fu ed è “facile”…….

    la crisi del sacerdozio così come quella del Matrimonio nascono da questa visione distorta del Battesimo….il Battesimo, così come il Matrimonio, ma anche il sacerdozio non sono più viste come “vocazioni” MA quali SCELTE CONTESTABILI…..perchè NON derivano più dalle PROMESSE DI UN BATTESIMO QUALE DONO e di conseguenza apportarice di IMPEGNI E PROMESSE, MA DALLA SCELTA INDIVIDUALE DI COME GESTIRE LA PROPRIA VITA al di là delle Promesse e degli impegni assunti…..

    …bellissimo approfondimento, grazie

    Fraternamente CaterinaLD

  276. Pipìta Del Monte scrive:

    Mio carissimo Don Camillo,

    Ho ricevuto posta per Lei da parte del granduca Pannellone Del Pannolone, il quale, firmandosi “PEPPONE”, così si esprime(?):

    ” Caro Don Camillo,

    Lei spara a zero contro tutti e quindi anche contro di me che sono il paladino dei diritti carnacei dei preti, la quale voglio dirle che sbaglia perchè noi libertari faremo litalia.Cerchi invece di trovare marito alla mia cara amica Emma Boninis e se qual che suo collega ne a bisogno melo dica.”

    Ho riportato il messaggio tal quale l’ho ricevuto anche se leggermente asintattico e sgrammaticato.

    Doviziosi saluti.

  277. Pipìta Del Monte scrive:

    Mio carissimo Don Camillo,

    Ho ricevuto posta per Lei da parte del granduca Pannellone Del Pannolone, il quale, firmandosi “PEPPONE”, così si esprime(?):

    ” Caro Don Camillo,

    Lei spara a zero contro tutti e quindi anche contro di me che sono il paladino dei diritti carnacei dei preti, la quale voglio dirle che sbaglia perchè noi libertari faremo litalia.Cerchi invece di trovare marito alla mia cara amica Emma Boninis e se qual che suo collega ne a bisogno melo dica.”

    Ho riportato il messaggio tal quale l’ho ricevuto anche se leggermente asintattico e sgrammaticato.

    Doviziosi saluti.

  278. don Camillo scrive:

    Egregio Signor Del Monte

    dica pure al Signor Peppone di stare tranquillo… e di non farmi arrabbiare perchè l’ultima volta che abbiamo scazzottato ha preso una sonora sveglia da queste reverende mani! (cfr. Il ritorno di Don Camillo, secondo tempo)

  279. Andrea Ghisu scrive:

    Mi permetto di sollecitare un intervento del caro Andrea Tornielli perchè, con la sua autorevolezza, metta alcuni punti fermi sull’argomento. Come per esempio il fatto che mai la Chiesa, dalla Pentecoste in poi, ha permesso ai preti di sposarsi. Erano uomini sposati che venivano ordinati preti, e da loro veniva pretesa la continenza, cioè che non usassero del matrimonio. Possiamo pensarla in mille modi, possiamo essere pro o contro i preti sposati, possiamo illuderci che con i preti sposati si risolva il problema delle vocazioni, o preoccuparci perchè con famiglia a carico si debba aumentare il loro stipendio, possiamo appassionarci per il destino eterno degli alieni o fregarcene altamente, ma non possiamo inventare cose che non esistono per dare forza alle nostre opinioni. Grazie.

  280. renato scrive:

    Secondo me in questo periodo storico per sollevare il numero delle vocazioni sarebbe possibile eliminare il celibato obbligatorio che poi non significa che tutti i preti devono stare con una donna.Penso che oggi la maggior parte dei preti sarebbe per questa opzione: celibato per scelta.E’ un dibattito interno alla Chiesa(inteso consacrati) e penso che oggi la Chiesa cattolica non è piu quella di 60 anni fa.Molti sacerdoti sono per una visione diversa della chiesa e del sacerdote.E’ una possibilità che potrebbe esistere a fianco della figura tradizionale del sacerdote celibe e sarebbe una scelta personale.Cmq senza il matrimonio andrebbe bene per me anche la possibiltà di convivere con una donna.

  281. renato scrive:

    prova

  282. renato scrive:

    fulvia:

    Per cortesia, con tanti problemi seri che andrebbero affrontati (sacramenti ai divorziati, la posizione solo fittizia di parità della donna che invece resta giuridicamente inferiore all’uomo, l’educazione al sociale e alla vita dei giovani…) possibile che si parla solo degli ormoni dei maschietti che portano la talare?
    Non scherziamo.

    Mi pare purtroppo che sia l’uomo inferiore giuridicamente alla donna,dopo 40 di ideologia femminista.Ti faccio diversi esempi se vuoi.

  283. marina scrive:

    per Renato , puoi farmi alcuni esempi sull’uomo inferiore giuridicamente? Grazie e buona giornata.

  284. fulvia scrive:

    caro “don camillo” … riporto le sue parole “Le donne sono importanti per la vita di un prete!… penso solo alla mia mamma! ma la donna non sarà MAI pari all’uomo! sarà felice solo quando capirà il suo ruolo: (Ef. 5, 22-33)!”

    Non si scusi per i suoi modi rozzi, dovrebbe scusarsi perché è convinto che la donna non sarà mai pari all’uomo… sa, ci sarebbe molto da discutere sulla genesi e sui suoi redattori maschi ebrei che hanno tentato di giustificare con diverse versioni del racconto della cacciata dal paradiso terrestre dei nostri cosiddetti progenitori il loro punto di vista maschilista e aberrante, presentando come “divina” l’origine dell’inferiorità (?) della donna rispetto all’uomo… un giorno il Buon Dio, secondo me, credo che chiederà conto a tutti i maschi che in nome di questa convinzione hanno perpetrato ogni sorta di nefandezze psichiche, fisiche, emotive sulle donne… Se Dio non è maschio nè femmina, perché ne ha creato uno superiore e l’altro inferiore? No sarebbe stato più consono alla Sua natura di Amore perfetto crearli alla pari? Non è forse una conseguenza storica e giuridica la cosiddetta inferiorità della donna nelle società stanziali e patriarcali?
    Lasciamo stare, mi vengono i brividi come donna e come cattolica e se penso che ho due figlie, due bimbe che sono un meraviglioso dono di Dio per me, mi viene da piangere nel pensare che un giorno dovrò spiegare loro che, se vogliono restare nella Chiesa cattolica, dovranno essere “inferiori e subordinate” a una sequela insulsa di cose e di prescrizioni…
    Ma l’argomento del dibattito non era questo, si parlava del celibato del sacerdozio.
    Quindi finisco qui, con molta tristezza.

  285. renato scrive:

    ecco :

    1)Nel divorzio l’uomo è espropriato della paternità della casa e del suo stipendio, senza che possa ne dire ne fare nulla.Il divirozio oggi è semplicemente un esporprio maschile e paterno dalla propria casa.

    2) L’uomo non ha il diritto di rifiutare la paternità perchè qual’ora avvenisse è solo una concessione del giudice, mentre come si sa la donna può abbandonare il figlio in pieno anonimato in ospedale dopo il parto.

    3) L’uomo sia in termini pro che contro non ha nessuna autorità decisionale sulla eventuale decisione di aborto della donna perchè la legge 194 da alla donna la sola autorità di decisione.

    Questi sono i fatti.

  286. marina scrive:

    Sul primo punto ha ragione,i figli hanno il diritto di avere vicino anche il papà, a meno che questi non sia un violento, allora in questo caso anche se la casa e lo sti pendio sono i suoi , non può vivere con la moglie e i figli.
    Sul secondo ci devo pensare.
    Sul terzo invece trovo che sia giusto che a decidere sia
    la donna.
    La gravidanza , cosi come il parto provocano un cambiamento totale nel fisico di una donna,la responsabilità di dover allevare un figlio , provoca nella donna enormi crisi , che non hanno gli uomini.
    Una donna debole psicologicamente , povera, senza aiuti da parte di nessuno, nè da parte della famiglia , nè da parte del partner,può cadere in una depressione che non farebbe che del male al bambino.
    I figli devono essere messi al mondo quando sia la mamma che il papà, ma soprattutto la mamma sono pronti ad affrontare un cosi difficile impegno, soprattutto per amore dei figli.
    I genitori depressi , litigiosi, immaturi, non fanno altro che danneggiare il bambino, facendolo crescere insicuro, pauroso e a sua volta immaturo.

  287. Dom scrive:

    Se questi pseudo “preti” “teologi della liberazione” vogliono sposarsi possono tranquillamente levarsi di torno!
    La Chiesa di cui facevano parte era la loro sposa, così divengono bigami!
    ora basta con queste continue congetture.

  288. sara scrive:

    il celibato NON è un sacramento. Lo sono solo il matrimonio e il sacerdozio. Nella Sacramentum Caritatis il Papa ha riconosciuto e rispettato la prassi orientale, pur ritenendo opportuno mantenere quella latina così com’è. Se si trattasse di preti bigami come dice qualcuno, credete che il Papa avrebbe usato parole buone? Li avrebbe direttamente scomunicati, o condannati. In Oriente così non è. Ma sono d’accordo per conservare la nostra tradizione, senza però puntare il dito e accusare di tradimento quei preti che in piena umiltà decidono di chiedere dispensa e sposarsi cristianamente.
    Un prete che chiede la dispensa per sposarsi non è affatto un divorziato perchè non divorzia da nulla ma continua ad amare la Chiesa e servirla in modo diverso. Il celibato non è un sacramento, e infatti ad un divorziato il Papa non concede di celebrare seconde nozze in chiesa, non concede la comunione e forse nemmeno di avere ruoli guida nelle comunità parrocchiali. Come mai ad un prete che chiede la dispensa, il Papa gli concede la suddetta, concede il matrimonio in Chiesa, concede la comunione e tutti i sacramenti tranquillamente, e concede anche di AMMINISTRARE alcuni sacramenti dove ce ne fosse bisogno? E se vuole, il prete che ha deciso di sposarsi può anche avere un ruolo guida nei gruppi parrocchiali. Il Papa forse è in errore? … Il Papa scomunica il prete, o lo sospende a divinis, solo quando questi contrae matrimonio senza lasciare il Ministero. Perchè negli altri casi il Papa concede tutte queste belle cose, che ai divorziati non concede?

    Manteniamo ciascuno le proprie prassi, certo, ma non condanniamo chi si sposa in piena regola SENZA TRADIRE nè i proprio principi cristiani, nè la propria Fede, nè il proprio battesimo, nè il proprio amore per Gesù Cristo che rimarrà SEMPRE al primo posto, nè la propria Chiesa Cattolica. Meditate…..Facile giudicare…

  289. renato scrive:

    fulvia penso che Dio solo sa se predilige i maschi alle femmine o le femmine ai maschi o se davanti ai suoi occhi abbiano entrambi lo stesso valore.Non credo sia il sacerdozio esclusivo maschile un elemento per giudicare ciò, personalmente penso che il sacerdozio esclusivo maschile sia un onere in più per gli uomini perchè si devono occupare anche delle donne, se il papa dasse alle donne la dispensa di esercitare il sacerdozio ne sarei solo felice perchè così si possono occupare di loro stesse soprattuttto per quanto riguarda il sacramento della confessione noi saremmo molto piu liberi.

    Inoltre scrivi:

    ” (Dio)chiederà conto a tutti i maschi che in nome di questa convinzione(superiorità dell’uomo) hanno perpetrato ogni sorta di nefandezze psichiche, fisiche, emotive sulle donne…”

    per quanto mi riguarda non mi fai venire nessun senso di colpa in quanto maschio perchè penso che nefandezze compiute dagli uomini sulle donne in passato non ce ne siano state e qual’ora ce ne fossero state bisogna dimostrarle con una certa precisione cosa che finora non c’e stata per cui la cosa rimane semplicemente una calunnia (femminista) e cmq qualora ce ne fosse state gli uomini di oggi non sono in alcun modo responsabili delle azioni compiute dagli uomini del passato.Inoltre ti dico che propro quello che stai condannando sta accadendo oggi da parte femminile difatti vedo che la superbia femminile in campo della vita e della morale sia evidente.

  290. marina scrive:

    per sig. Fulvia.
    condivido in pieno quanto ha scritto nel post delle 11.52,sono anni che mi stò chiedendo per quale motivo la chiesa ha semore ritenuto la donna un essere inferiore.
    Perchè mai allora DIO ha concesso a una donna di mettere al mondo suo figlio, se la considerava inferiore?

    Secondo me ,tutto questo malessere nei confronti della donna, può avere avuto una origine nel cattivo rapporto con la mamma, avuto da chi ha deciso di subordinare la donna al potere maschile,non riesco a trovare spiegazioni.

  291. marina scrive:

    Per Renato ,
    io tutta questa superbia femminile in campo della vita e della morale ,non riesco a vederla.
    Solo perchè vogliamo decidere noi di mettere al mondo i figli quando siamo pronte ad allevarli?

  292. Francesco Ursino scrive:

    La Chiesa infatti non considera la donna una creatura inferiore… nè l’ha mai considerata tale… .

    Decisioni che andrebbero prese in due, dal momento che anche l’uomo fa parte della vita di sua moglie e del bambino… . Non è una decisione che spetta a una sola persona… .

  293. marina scrive:

    Scusi Ursino,
    mi può dire quanti anni ha?
    Io ne ho abbastanza ,e ho vissuto negli anni , nei quali la donna veniva consiterata inferiore.
    La chiesa stava sempre dalla parte degli uomini, e “SUGGERIVA” alle donne di stare zitte,per amore di DIo, non una parola invece ai mariti che maltrattavano le mogli e i figli, solo la donna doveva sopportare.
    Anche in chiesa ,il posto delle donne erano in fondo,guai se osavano andare nei primi banchi.
    I figli devono essere messi al mondo insieme, però
    se la donna non sta bene , è dannoso obbligarla a una gravidanza,che potrebbe indebolirla anche psicologicamente.
    Non dimentichiamoci mai che un bambino ha bisogno di una mamma sana e matura psicologicamente per crescere bene.

  294. Gianni B. scrive:

    Io invece non ho mai capito un’altra cosa della Bibbia, sono certo che Francesco mi risponderà come al solito esaurientemente :)
    Adamo ed Eva hanno generato 3 figli maschi, e per forza di cose un numero imprecisato di figlie femmine. Ecco la prima generazione.
    La seconda generazione è nata dunque per accoppiamenti multipli tra fratelli e sorelle? Mica male :cool:

  295. Francesco Ursino scrive:

    x Marina

    Da come lo scrive lei, sembra che la depressione psicologica spunti fuori solo nella gravidanza… a parte il fatto che una persona si può anche curare se sta male, sopprimere una vita solo perché la madre non è o non si sente “pronta” lo trovo ingiusto… chi glielo fa fare di restare incinta se poi alla fine del percorso sceglie di abortire? E’ una presa per i fondelli… Non esiste un’età fissa in cui certamente si sarà una buona madre, ci sono donne che diventano madri che non sono ancora maggiorenni o hanno di poco oltrepassato tale soglia… sono forse delle cattive madri? Abortire perché non ci si sente “pronti” non è come saltare un esame perché non si è preparati eh… l’esame lo recuperi, la vita che hai stroncato per la tua immaturità no.

    Il ruolo della donna e il suo posto nella società e nella famiglia è cambiato… E’ cambiata la mentalità… di cosa si scandalizza? Mio padre quando era piccolo non doveva mettere in discussione l’autorità paterna e materna, se era “ma io pensavo” si beccava sberloni… oggi rispettare il padre o la madre è diventato quasi una barzelletta in alcune famiglie… i figli dicono e fanno quello che vogliono e ci sono genitori che nemmeno se ne preoccupano… a che serve scandalizzarsi? Si cambia, cara mia, si cambia nel tempo… .

    La Chiesa di ieri non è la Chiesa di oggi, di cambiamenti ce ne sono stati e ce ne saranno ancora… . Sinceramente andare a cercare il pelo nell’uovo ogni volta per ribadire rancori obsoleti che fanno più danno e non risolvono una mazza lo trovo inutile… . E’ forse colpa della Chiesa se i mariti picchiano le donne? Ci sono anche donne che fanno fuori i loro mariti per gelosia, per vendetta, perché sono malate ecc… .

    Le persone cambiano, si evolvono, maturano oppure regrediscono a seconda dei casi… farsi giudici e condannare le azioni degli altri senza prima fermarsi davanti a uno specchio e guardarsi per primi è da presuntuosi…

    Ho sicuramente meno anni di lei, ma sono sufficienti per riconoscere dove è fissato il cuore del mio essere cristiano, anche se spesso opera in maniera a me incomprensibile… in due parole: fede e obbedienza…

  296. marina scrive:

    per ursino,
    io non sono mai stata favorevole all’aborto, non l’ho mai fatto,perchè lo ritengo un trauma,ho usato e uso metodi per non rimanere incinta, perche ritengo che il numero di figli che ho sia sufficiente, mi permette di seguirli meglio, e di dargli una educazione adeguata, che io non ho avuto ,perchè povera e con una madre depressa , dopo aver avuto 3 figli in 3 anni , usando il metodopreferito dalla chiesa , e che ha sempre fallito, colpevolizzata dalla chiesa perchè dopo 3 mesi di matrimonio ancora non era gravida, dopo il quarto ha deciso di non averne più, portandosi dietro la condanna del parroco, che ha cosi contribuito ad aggravare la sua malattia , aumentando i suoi sensi di colpa.
    è per questo che io dico che la chiesa deve stare fuori da questo tema.
    I figli fanno messi al mondo quando si è maturi e quando si è in grado di dargli una vita dignitosa.

    I genitori che non si preoccupano dei loro figli e si lasciano calpestare e non sono capaci i farsi rispettare, sono genitori egoisti e molto immaturi.
    La chiesa ha avuto un ruolo responsbile nel non condannare i mariti violenti, SUGGERENDO alle donne di sopportare con rassegnazione ,per amore di DIO .
    Visto l’enorme mancanza di informazioni, la donna e gli uomini, credevano ciecamente nella chiesa.

  297. miriam scrive:

    Per Dom: La Chiesa è la sposa di Cristo, non dei preti.
    Dove sta scritto nelle Sacre Scritture che i preti debbano rimanere celibi?

  298. Francesco Ursino scrive:

    x Marina

    Quel che è certo è che la Chiesa oggi è ben diversa da allora… possono e sicuramente ci sono stati uomini di Chiesa che hanno agito male, ma questo non scalfisce minimamente la “reputazione” e la missione della Chiesa, il suo impegno e sostegno a favore dei più deboli.

    Non si è mai “pronti” per essere madri o padri, è una realtà che si costruisce a volte ci si è costretti dagli eventi e a volte lo si diventa gradualmente… . Come stabilisci i criteri di “maturità” di un individuo? E’ una condizione che si realizza attraverso una data esperienza e educazione a tutta una serie di valori, un’attenzione particolare alla realtà in cui viviamo e ai fenomeni che la interessano… La capacità di saper reagire a certe situazione e di comportarsi in un modo piuttosto che in un altro… Non esiste un tempo prestabilito in cui una donna può dirsi “sarò una buona madre, voglio un figlio”.

    Quale sarebbe il metodo preferito dalla Chiesa?

    La Chiesa ha sempre considerato ogni vita un dono del Signore, pertanto la negazione di quella vita veniva condannata ieri come oggi… La Chiesa può e deve intervenire su questi temi, poiché le è stata assegnato il compito di “pascere le pecorelle” di Cristo e sa bene anche lei come si comporta il pastore con il suo gregge… Il filone che segue è quello degli insegnamenti rivelati da Gesù e se c’è la possibilità di andare alla deriva o addirittura contro quegli insegnamenti, la Chiesa ha il dovere di mettere in guardia e di ammonire innanzitutto gli stessi fedeli, gli stessi credenti di questo pericolo.

    Mi spiace per sua madre, la mentalità di quel tempo era più rigida e primitiva di oggi… Certe tematiche erano sentite molto di più rispetto a oggi dove tutto è annacquato da un relativismo strisciante che ammorba qualunque cosa tocchi. Tutto è diventato arbitrario, individualistico, senza più valore tranne quello che gli si attribuisce di volta in volta… .

    La famiglia perfetta non esiste… l’autorità dei genitori non la imponi, ma la costruisci attraverso l’educazione… è chiaro che chi ritiene di lasciar libero il figlio di fare quello che vuole avrà in futuro dei problemi con lui, quando si tratterà per esempio di richiamarlo all’ordine e a fare per es rinunce per questo o per quell’altro. Educare un figlio – per me un nipote – a volte comporta rinunce e sacrifici, che non tutti sono disposti a fare – e credimi io ne so qualcosa! – : quelle persone non meritavano di essere genitori? Non abbiamo una sfera di cristallo per interrogare gli eventi futuri… Ci sono certi valori che sono importanti e imprescindibili – rispetto innanzitutto – e altri che fanno parte del proprio vissuto, il tutto intrecciato agli insegnamenti di Cristo attraverso cui si esprime la Chiesa da più di duemila anni… la conoscenza della verità rivelata da Cristo diventa ogni momento che passa sempre più approfondita e via via sempre più completa… eppure ci sono ancora uomini – anche credenti – che scelgono di scostarsene e di guardare da un’altra parte, convinti di poter fare meglio da soli… .

    Cmq se non vuole avere altri figli non può mettersi daccordo con suo marito per limitare certe “prestazioni”? Lungi da me di farmi gli affari vostri tra le lenzuola ma invece di impedire ogni possibile nuova e ulteriore gravidanza non sarebbe meglio non arrivarci proprio a quel punto? E’ solo una considerazione… nulla di più.

    Saluti.

  299. Gianni B. scrive:

    @Francesco
    Beh, e la mia risposta? :)

  300. Francesco Ursino scrive:

    x Gianni B.

    Cos’è tutta sta fretta??? :cool: Non sò mica un prete o un teologo io, mi ci vuole tempo…:roll:

  301. Gianni B. scrive:

    @Francesco
    Cmq se non vuole avere altri figli non può mettersi daccordo con suo marito per limitare certe “prestazioni”? Lungi da me di farmi gli affari vostri tra le lenzuola ma invece di impedire ogni possibile nuova e ulteriore gravidanza non sarebbe meglio non arrivarci proprio a quel punto? E’ solo una considerazione… nulla di più.

    Caro Francesco, tu adesso dai per scontata questa civile forma di “contrattazione” tra marito e moglie, per cui ti sbalordisci che le donne rimangano incinte e poi vogliano abortire.
    Tale parità purtroppo non è assolutamente una realtà acquisita, e ancora OGGI in Italia va e viene, a seconda delle zone, a macchia di leopardo.
    Nella società italiana esiste ancora oggi una impressionante dose di violenza privata: il marito spesso è violento, e picchia o tiranneggia la moglie che “osa” sottrarsi al suo potere.
    Il contesto sociale non è da meno, e la soluzione da te proposta con tanta nonchalance spesso è fantascienza in parecchie regioni del Sud, e anche del Nord.
    La 194 è nata anche per questo, ricordiamocelo… per sottrarre la donna al potere del maschio e della società maschilista che ancora oggi domina buona parte dell’Italia.

    Se in Italia non ci fosse stata una Sicilia, una Calabria, o tante zone rurali, o montane, ecc. ecc., dove le donne sono state relegate per secoli nel ruolo di mere fattrici da 10 o 15 figli, e quindi di vere e proprie schiave vita natural durante, la 194 non sarebbe neppure nata, o comunque non in questi termini. Ciao!

  302. Gianni B. scrive:

    @Francesco
    Dai, su, rispondi, che questa volta con Adamo ed Eva ti ho colto in castagna eheheh :)

  303. Francesco Ursino scrive:

    x Gianni B.

    Ho anch’io i miei limiti, non ho problemi ad ammetterlo… ma come ho fatto le altre volte prima cerco poi semmai rispondo… la scienza infusa mio caro è un carisma che non ho… magari se diventassi Papa, ma nello stato attuale è moooolto difficile… :cool: per cui abbi un po’ di pazienza… anche perché sinceramente non mi sono mai posto il problema… mi sono riaccostato alla Scrittura dopo dieci anni. Incredibile vero? :)

    A bientot.

  304. Francesco Ursino scrive:

    La 194 “tutela” la donna a scapito del bambino che è l’unico innocente, vittima delle macchinazione barbare dei suoi “genitori”.

  305. Francesco Ursino scrive:

    Saluto tutti, buon fine settimana… :cool:

  306. marina scrive:

    La scienza infusa ,caro Ursino, non ce l’hanno neanche i papi, credimi , magari l’avessero.

  307. miriam scrive:

    Devo aver fatto confusione nell’inviare il mio messaggio, scusate se sarà doppio. La Chiesa è la sposa di Cristo, non dei preti. Vorrei anche sapere dove è scritto nella Bibbia che i preti, o episcopi, o quant’altro debbano essere celibi. Grazie

  308. Pipìta Del Monte scrive:

    Gentile e nobile Miriam,

    Ella forse aveva fatto un pensierino su qualche “prete o episcopo”?.

    Saluti riverenti.

  309. miriam scrive:

    Onestamente? Un prete lo sta facendo su di me, ma disgrazia sua sono già servita a dovere. Grazie per l’interessamento.

  310. Antonio Marra scrive:

    L’obbligo di celibato per il sacerdozio è sicuramente un’imposizione umana nel rito romano, come dimostrano i testi evangelici e l’esperienza stessa della Chiesa apostolica. Il celibato deve essere una libera scelta e non un’imposizione per un sacramento che Cristo non ha affatto precluso agli sposati (ricordo che S. Pietro stesso era sposato e quasi tutti gli apostoli, tranne San Giovanni che era fanciullo). Imponendolo, si altera il disegno di Cristo per la Sua Chiesa.