Bagnasco parla di don Seppia

Con la voce rotta dall’emozione, questa mattina dal santuario della Madonna della Guardia di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco ha parlato della triste vicenda di don Riccardo Seppia.

«Il nostro dolore è tanto più sconvolgente in quanto improvviso e inatteso, perchè nulla lo faceva presagire ai nostri occhi. Ci sentiamo percossi ma non abbattuti. «Chiediamo alla Vergine Maria di avere ognuno il coraggio della verità».

Bagnasco ha espresso «dolore per ogni forma di peccato e di male che, se risulterà realmente commesso da un nostro confratello, sfigura la bellezza dell’anima, scandalizza le anime, ferisce il volto della Chiesa. Vogliamo affidare alla Madonna quanti hanno subito scandalo in qualunque modo e dire a loro la nostra vicinanza umile e sincera».

In queste ore, con il rincorrersi delle voci e delle testimonianze, in tanti si chiedono come sia potuto accadere. Come abbia potuto, cioè, don Riccardo, condurre una doppia vita, frequentare palestre e saune, acquistare droga usandola per attirare i ragazzi (questo è ciò che emerge dagli SMS pubbicati in questi giorni) senza che nessuno si accorgesse di nulla.

Ho rintracciato un compagno di seminario di don Riccardo, che mi ha detto: “Negli anni del seminario io non mi sono accorto di nulla di strano. Non aveva atteggiamenti equivoci, né sembrava coltivare amicizie particolari…”.

Come sapete, negli ultimi giorni diversi quotidiani hanno riportato la testimonianza di don Piercarlo Casassa, oggi ritirato, che fu parroco di don Riccardo nel 1985 a Recco, cittadina del Levante genovese, ascoltato a lungo come testimone dagli investigatori. Don Casassa ha raccontato che i comportamenti del prete appena uscito dal seminario non gli sembravano adeguati alla vita sacerdotale. Ha ricordato una gita al mare organizzata da don Riccardo con i bambini del catechismo e di come i bambini si fossero rifiutati di ripetere l’esperienza. Ma ha però smentito di aver raccontato ai suoi superiori nella Curia genovese questi suoi dubbi.

Altri sacerdoti genovesi che ho interpellato mi hanno detto che don Riccardo appariva un po’ strano. Ma a parte le voci sulla sua omosessualità, sembra davvero che non ci siano state avvisaglie sugli abusi di minori e sull’uso di droga. Don Seppia si era formato nel seminario negli ultimi anni dell’episcopato genovese del cardinale Giuseppe Siri, e ha avuto poi come arcivescovi i cardinali Giovanni Canestri, Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco.

Proprio Bagnasco, un anno fa, aveva fatto nella parrocchia di Santo Spirito a Sestri Ponente, dov’era parroco don Seppia, la visita pastorale. Ma anche in quella occasione non era emerso nulla che facesse pensare a ciò che poi è accaduto. Del resto, vista la particolare sensibilità al problema degli abusi sui minori che si è andata affermando negli ultimi anni, è davvero difficile anche soltanto immaginare che una voce del genere sia giunta ai superiori e che nessuno si sia mosso perlomeno per verificarla.

Don Seppia è stato scoperto per caso, nel corso di un’indagine sullo spaccio di droga dell’ambiente milanese. Non per una denuncia presentata da una delle sue vittime. Certo, il fatto che la Curia genovese non sospettasse nulla non diminuisce la portata di ciò che è accaduto, né le domande aperte su come sia stato possibile.

Particolarmente inquietante risulta infine l’accenno al satanismo: quei saluti come “Satana sia con te”, il tatuaggio nel fondoschiena, la grande disponibilità di denaro che il sacerdote infedele mostrava di avere per procurarsi, a colpi di trecento euro a volta, la cocaina.

Il rischio è che questi episodi gravissimi contribuiscano a dare della Chiesa un’immagine sbagliata, facciano passare l’idea che le parrocchie sono luoghi insicuri, finiscano per spalmare su tanti, tantissimi preti santi e fedeli alla loro missione, una patina opaca.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

294 risposte a Bagnasco parla di don Seppia

  1. Francesco scrive:

    Sono un prete di 35 anni, sono un prete felice, un prete che lavora con gioia, ma che di fronte a casi del genere ha una grande rabbia. Preti come questi sono da punire in modo esemplare.

    • Gianni scrive:

      Capisco lo sconcerto immenso dei fedeli laici come noi e dei sacerdoti seri e veri. Anche io come fedele laico sono rimasto ferito, l’unica cosa che mi da forza è pensare che già duemila anni fa’ succedevano queste cose, Giuda l’Iscariota fece qualcosa di simile….
      un abbraccio a tutti.

  2. Vittorio scrive:

    “Il nostro dolore è tanto più sconvolgente in quanto improvviso e inatteso, perchè nulla lo faceva presagire ai nostri occhi.”

    Da tempo mi chi chiedo a cosa serva oggi la figura del vescovo, se la parola vescovo vuol dire ”sorvegliante”, oggi il vescovo è tutto (forse nulla) eccetto che ”sorvegliante”, a questo punto se il vescovo viene meno alla vocazione fondamentale che gli è stata affidata di pastore vigile della Chiesa, potremmo eliminarlo anche dal punto di vista sacramentale. Il vescovo, le curie si rivelano essere veri e propri enti inutili e inattivi della Chiesa. Se la sacra Liturgia oggi viene praticata ignorando le sue regole derivanti dalla teologia e dalla tradizione mettendo al centro la creatività e la fantasia del primo prete di turno, assisiamo ad una vera e propria apostasia incarnata nella stessa Chiesa.
    Se oggi i sacerdoti ignorano e quindi disapplicano il Concilio Vaticano II, il Magistero della Chiesa e del Papa, mi chiedo a che cosa serva la collegialità, dunque giungo alla conclusione che il vescovo oggi, non muovendosi, si muove inconsapevolmente contro il suo stesso ruolo, contro se stesso. Il vescovo che non ha la ‘percezione’ di quello che succede nella propria diocesi viene meno al mandato di Cristo, e dunque a mio parere (parere certamente rivoluzionario, ma basato sulla razionalità) il vescovo non esiste.
    Se il vescovo non si preoccupa di cio’ che fanno i sacerdoti, della loro condotta, delle loro azioni eque o inique che siano, ognuno è pastore di se stesso e ancora una volta gli esponenti della Chiesa distruggono loro stessi e il credo sul quale si basano. A questo punto mi sento autorizzato a non credere alla loro podestà, anche se conferita dallo stesso Cristo, perchè disattesa da essi stessi.

  3. Marco N. scrive:

    Don Seppia è stato scoperto per caso, nel corso di un’indagine sullo spaccio di droga dell’ambiente milanese. Non per una denuncia presentata da una delle sue vittime. Certo, il fatto che la Curia genovese non sospettasse nulla non diminuisce la portata di ciò che è accaduto, né le domande aperte su come sia stato possibile.

    E’ grave, anzi gravissimo, anzi impossibile che la curia non sospettasse nulla: nel “piccolo” universo curiale si sa tutto di tutti: inutile negarlo.

    E soprattutto grave che in tante curie, pur conoscendo certe situazioni non si abbia il coraggio di denunciarle con fermezza, come chiede a viva voce il Papa da tempo.
    Forse per un malinteso senso della “ragion di stato”, forse per evitare cattive pubblicità.

    E quando i bubboni esplodono poi inevitabilmente, come teme Tornielli, si tende a fare di tutte le erbe un fascio.

  4. macv scrive:

    “Nulla lo faceva presagire ai nostri occhi”
    scusate ma queste parole mi suonano un po’ incredibili: come è possibile che un sacerdote facesse la vita che faceva questo prete (nottate passate in discoteca a Milano, 300 euro al giorno spesi per cocaina) e NESSUNO, dell’ambiente
    della diocesi, nessun superiore, nessun collega, proprio nessuno ci vedesse nulla di un po’ strano?
    e’ quantomeno inquietante che un prete possa fare una doppia vita così senza alcun controllo,
    senza che la sensibilità degli altri uomini di Chiesa intorno a lui percepisca che c’è qualcosa che non va.
    la vicenda ha dell’incredibile: e io appunto non ci credo, come quando la moglie del serial killer dichiara alla stampa”Non me
    l’aspettavo proprio da lui era un uomo così corretto, così onesto”. Lui è un mostro ma i suoi superiori sono come minimo degli ottusi o peggio …

  5. Gian Leandro scrive:

    ….che aggiungere di più carissimo Dr. Tornielli?
    Eppure tutto questo è successo veramente!
    Continuiamo in silenziosa preghiera riparatrice….

    • si: preghiera riparatrice.
      Preghiamo per Lui,
      per i suoi Confratelli
      acchè quanto accaduto
      “svegli” le coscienze…
      e soprattutto preghiamo TANTO la Vergine Maria
      perchè
      come la più tenera delle mamme
      lenisca
      col balsamo del Suo materno amore
      le FERITE
      delle piccole vittime.

      Preghiamo, fratelli in Cristo.
      Preghiamo: io non ho parole.
      Sto venendo ora dalla Messa
      e vorrei tornare in ginocchio ora davanti al Santissimo.

  6. Efrem scrive:

    Il problema è la solitudine in cui vivono questi preti, perché solo un prete vhe fa la sua vita in totale autonomia e solitudine può avere una doppia vita simile senza sollevare i sospetti di nessuno: dov’è il parroco? Non so, è fuori, a da fare… E nessuno (o quasi) realmente sa dov’è questa persona e cosa fa…
    Penso che ne viene un grande richiamo a quella che è al vita di “fraternità sacerdotale” che è oggi la grande assente (per quanto se ne parli tanto) e anche una realzione più “da padre” da parte del vescovo che troppe volte assomiglia invece a quella di un “datore di lavoro”, qual’è la differenza? Semplice, il padre si interessa su cosa fa il figlio e su chi frequenta perché vuole il suo bene e sa che “là fuori” ci sono dei pericoli; il “datore di lavoro” si ineterssa solo che tu faccia quello che devi fare, poi come va la tua vita…sono affari tuoi!
    …e questi sono i risultati! putroppo non è il primo né sarà l’ultimo caso, se non cambia seriamente la Chiesa dal di dentro su questo punto…

    • don Luca scrive:

      Ci aggiungerei anche la fraternità della comunità…. il vescovo non è il datore di lavoro, ma neppure la comunità dovrebbe vedere il suo prete con il funzionario del sacro. Come ho scritto più sotto senza voler togliere responsabilità a nessuno, al contrario provando a lavorare tutti per il meglio!

  7. Pietro scrive:

    DOTTOR TORNIELLI, Lei mi deve scusare e con questo non voglio fare come gli struzzi nascondere la testa sotto la sabbia, però per me mi sembra esagerato postare 4 blog infilati uno dietro l’altro sulla pedofilia nella Chiesa. Ai giornalisti cattolici chiedo un po’ di carità cristiana, che non fa’ mai male. Allez cordialmente.

  8. Mauro di Roma scrive:

    “i cardinali Giovanni Canestri, Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco”
    … non per buttarla sempre in politica, ma i suddetti cardinali non sono i prediletti della sinistra italiana??? Ci sarà un nesso con l’omertà di tutti, comprese le Autorità Giudiziarie tanto sollecite e attente a quel che fa il diavolo “Silvio Berlusconi” in casa sua e nel suo letto?
    Meditate, gente, meditate ….

    • Cherubino scrive:

      il solito mainframe secondo cui tutti quelli che osano dire che il “re è nudo” sarebbero di sinistra pericolosi sovversivi comunisti.
      Ma ormai non ci crede più nessuno.

      • maverik992 scrive:

        Forse sarà il caso di dire che viviamo in un mondo dove l’etica la morale, tutti i valori fondamentali dell’essere umano non contano più nulla. buttiamo tutto in politica, o meglio, in quello che chiamiamo politica ma non lo è. Parliamo di destra e sinistra, ma rispetto a cosa? Non abbiamo più punti di riferimento, nè morali nè politici tantomeno sociali. I nostri punti di riferimento sono tutto ciò che ci fanno ingerire mentalmente. In questo modo è facile non accorgersi di quello che ci accade attorno. Sono un genitore, un appartenente alle forze dell’ordine, mi vergogno di assistere impotente a questo scempio della nostra società!!!!!!!!!!!!!!!!

        • Sal scrive:

          però se qualche volta le forze dell’ordine e quelli che le guidano fossero un pò meno partigiani e non chiudessero gli occhi e seconda delle logge di appartenzeza ci si lamenterebbe di meno.

          Ognuno raccoglie ciò che semina.

  9. Cherubino scrive:

    Nell’ambito delle ipotesi credo vada approfondita anche l’ipotesi di un grave disturbo di personalità, causato o accentuato dall’uso continuo di stupefacenti.

    A mio modesto parere la devianza di don Seppia poteva e doveva essere rilevata prima. Una personalità del genere lancia dei messaggi, lascia delle tracce, che ad un esperto non sfuggono facilmente. L’unico modo per sfuggire allo svelamento è avere un’agenda quotidiana che ti permetta di non fare vita comune, di apparire “impegnato”, di coprire l’essere con il fare.
    Da tempo sono convinto che il punto debole di una parte del clero sia la scarsità di vita fraterna tra i pari, specie per i sacerdoti. Le consacrate in genere vivono maggiormente in contesti conventuali o comunque comunitari.
    Altro punto debole è la facoltatività della guida spirituale. Il prete può limitarsi a confessarsi, come il fedele laico. Ma a mio parere la “direzione” spirituale dovrebbe essere obbligatoria per i sacerdoti.
    Forse stiamo pagando ancora un certo clericalismo che porta alcune diocesi dal pensare di essere immuni da certe piaghe. Si pensa troppo spesso (e lecitamente si spera) che non casi del genere non avverranno mai nella propria comunità.
    Infine non è estraneo a tale atteggiamento una certa propaganda politica di stampo xenofobo. Siamo spinti a pensare che il male venga da fuori, il cattivo sia per forza chi viene da fuori. Il compaesano è certamente buono, i rapporti di sangue (quindi anche etnici) ci fanno sentire al sicuro. Invece molto spesso la scottante realtà è che questa propaganda è ingannevole, ci ha imbrogliati. Ma allora è difficile riparare al disastro.

  10. ivano scrive:

    nell’islam sarebbe da definire un integralista un martire un prete! Invece nell’ambito della Chiesa , uno che è stato posseduto da chi non esiste, dal demonio! La chiesa le proprie neffandezze le ha sempre deferite ad altri.

    • Vincenzo scrive:

      Salve … se mi permetti, mi sembra che in questo caso nessuno abbia parlato di possessione (… poi non so quel tatuaggio e quelle frasi cosa nascondono e le conseguenze … )

      Per rispondere su questo: “posseduto da chi non esiste, dal demonio”, riporto quanto dice Padre Amorth

      <>

      e ancora:

      <>

      Quello che è successo è grave, e come si legge nell’articolo: “Il rischio è che questi episodi gravissimi contribuiscano a dare della Chiesa un’immagine sbagliata, facciano passare l’idea che le parrocchie sono luoghi insicuri, finiscano per spalmare su tanti, tantissimi preti santi e fedeli alla loro missione, una patina opaca.”

      dispiace vedere infangati tutti quei Sacerdoti e religiosi che si impegnano a vivere seriamente il Vangelo … è proprio qui che si manifesta l’opera di satana, creare scompiglio e dare un’idea sbagliata della Chiesa.

      <>, anche quando le tenebre sembrano fitte (… e i messaggi Mariani, così come l’esempio dei Santi, ci permettono di non perdere la speranza ).

      • Vincenzo scrive:

        ops non è apparso il messaggio completo (non avevo considerato i tag), riscrivo il messaggio:

        Salve … se mi permetti, mi sembra che in questo caso nessuno abbia parlato di possessione (… poi non so quel tatuaggio e quelle frasi cosa nascondono e le conseguenze … )

        Per rispondere su questo: “posseduto da chi non esiste, dal demonio”, riporto quanto dice Padre Amorth:

        “Ma qual è la strategia del maligno?:
        Amorth: far credere che non esista, passare inosservato, subdolamente. La più grande vittoria del Demonio, mi creda è far creder che non esiste.”

        e ancora:

        “Il suo trucco, la sua vittoria principale è nota: far credere che non esiste. Il demonio ci tiene a lavorare di nascosto per intervenire indisturbato e per portare l’uomo al male. ”

        Quello che è successo è grave, e come si legge nell’articolo: “Il rischio è che questi episodi gravissimi contribuiscano a dare della Chiesa un’immagine sbagliata, facciano passare l’idea che le parrocchie sono luoghi insicuri, finiscano per spalmare su tanti, tantissimi preti santi e fedeli alla loro missione, una patina opaca.”

        dispiace vedere infangati tutti quei Sacerdoti e religiosi che si impegnano a vivere seriamente il Vangelo … è proprio qui che si manifesta l’opera di satana, creare scompiglio e dare un’idea sbagliata della Chiesa.

        “Le porte degli inferi non prevarranno”, anche quando le tenebre sembrano fitte (… e i messaggi Mariani, così come l’esempio dei Santi, ci permettono di non perdere la speranza ).

  11. il maccabeo scrive:

    Riforma della vita sacerdotale, in senso conservatore beninteso, ecco la soluzione. Basta coi pretini sempre presenti in discoteca e alle manifestazioni arcobaleno mentre sono totalmente assenti in Chiesa, di fronte al SS.mo Sacramento o al Confessionale.
    Ritorno ad una solida vita di preghiera e di studio, come é sempre stato per ogni ordine o congregazione che ha voluto portare frutto.
    Ogni attivitá non irrorata dalla preghiera e dallo studio serio del Magistero di sempre é pura agitazione, frenesia e sterile nevrastenia. “Et nos orationi et predicationi instantes erimus”, gli Apostoli ce lo hanno giá detto quando nominarono i primi diaconi.
    Nessuna Pentecoste é possibile senza i dieci giorni di preghiera che l´hanno preceduta. Nessun viaggio di San Paolo é possibile senza i tre anni nel deserto che lo hanno preceduto.
    Nessun Curato d´Ars senza ore, giorni e settimane passate ad adorare il SS.mo Sacramento.
    Nessun Gesú senza tent´anni di vita nascosta e trenta giorni di deserto.
    Ecco la “Pastorale sacerdotale” anti-pedofili, anti-omofili e anti-tradimenti di ogni tipo.

    • alessandro scrive:

      Il legame tra la pedofilia e la necessità di tenersi lontano dalle discoteche e luoghi simili NON HA ALCUN SENSO LOGICO. E’ un errore di ragionamento piuttosto puerile, tra l’altro. Bisognerebbe esercitare il pensiero in maniera più rigorosa prima di parlare e farsi portavoce di posizioni di retroguardia.
      Premesso che non c’è alcun legame necessario tra pedofilia e omosessualità (la pedofilia è un crimine, l’omosessualità è un modo di essere) il problema generale è cmq quello di vigilare sulle tendenze omosessuali di molti seminaristi. Se si reprime la sessualità, che è NATURALE E SANA e viene da Dio in quanto Ente supremo e Causa prima incausata, si possono generare disturbi, mostrosuità, aberrazioni. La Chiesa deve affrontare il problema alla radice: ripristinare il celibato per i sacerdoti, pena la progressiva perdita di fedeli. L’emoraggia è già enorme nella Cristiainità. Non bisogna difendersi dietro questioni dottrinali, (peraltro debolissime sul piano logico-filosofico) ma calare la realtà della Chiesa nella sua storicità e fatticità. Le facoltà di teologia per esempio pullulano di gay più o meno inconsapevoli, che spesso entrano in seminario per nascondere la loro identità, ipotecandosi la felicità, anzi quasi per punirsi, ma facendo questo allontanano il Cristo dalle loro vite.

      • il maccabeo scrive:

        Gentile Alessandro, credo che lei non colga il senso del mio post, che va innanzitutto al di lá del caso Don Seppia e intende parlare di una piú generale necessitá di prendere la vocazione sacerotale sul serio, per quel che é, e non alla leggera, tendenza invece purtroppo oggi molto comune.
        Il “Sacer-dos” é colui che dá il sacro, che ha a che fare col sacro, piú specialmente il Corpo di Cristo, e che deve perció adattare la sua vita a cio´che dovrebbe supplire agli altri. “Imitamini quod tractatis”, diceva il Pontificale dell Ordinazione fino a non tantissimo tempo fa ricordando le preziose istruzioni di San Paolo.
        Ora nessuno da quel che non ha.
        Un Sacerdote tutto concentrato sul profano, tutto preso a frequentare disco, galá o semplicemente pizzerie o birrerie con gli amici, invece di condurre una vita fatta piú che altro di preghiera e di studio, potrá dunque difficilmente dare cio´che é Sacro, come un medico che trascura di conoscere e di approfondire continuamente la sua arte medica potrá sempre con piú gran pena esercitarla. Per cui vale ancora quanto scriveva San Pio X in Haerent animo: “…tanta differenza è tra il cielo e la terra; e quindi guardi bene il sacerdote che la sua virtù non solo non sia tocca neppure dall’ombra delle più gravi colpe, ma neppure delle più lievi. A tal riguardo il Concilio di Trento fece suo il pensiero di quegli uomini venerandi, quando ammonì i chierici di fuggire anche i leggeri mancamenti, che in loro sarebbero massimi : massimi non già in sé, ma per ragione di chi li commette, al quale più ancora che all’edifizio sacro, conviene quel detto: “Alla casa tua, (o Signore), si conviene la santità” (Sal 93,5)….”
        Contesto dunque il suo: “Il legame tra la pedofilia e la necessità di tenersi lontano dalle discoteche e luoghi simili NON HA ALCUN SENSO LOGICO. E’ un errore di ragionamento piuttosto puerile, tra l’altro. Bisognerebbe esercitare il pensiero in maniera più rigorosa prima di parlare e farsi portavoce di posizioni di retroguardia.”, e lo contesto non solo in genere ma anche in specie. Il fuoco non si combatte col fuoco. Se c´e´un inclinazione particolare giá evidente in Seminario, come lei evoca piú sotto, questa potrá essere combattuta solo con la ripetizione di atti (naturali) contrari di modo da instaurare un “habitus” contrario. Es. Se a me piaccion le donne e mi rendo conto che, in quanto cristiano e ancor piú in quanto sacerdote, devo e che voglio mantenere la castitá, potró difficilmente farlo andando al fine settimana a vedermi tre ore o quattro o cinque di cubiste, lap-dancer e giovincelle piu´o meno discinte e dimenantesi su una pista o altrove. Erode ad es. concesse, seppur a malincuore, la testa di S. Giovanni Battista a Salomé solo per averla vista danzare. Erode non avrebbe mai decapitato di sua propria iniziativa il buon San Giovanni, ma lo fece spinto dalla passione per la giovincella Salomé. Lo stesso dicasi del Santo Re Davide, che perse la testa per Betsabea fino ad ucciderne il marito, solo perché invece di andare in guerra se ne stette a casa e spio´ Betsabea mentre si faceva il bagno sula terrazza della sua casa. La Virtú insomma non si compra dal droghiere o la si eredita, ma la si deve acquisire con sforzi quotidiani e perseveranti. Il cristiano con tendenze pedofile e/o omosessuali, ancor piú se prete, che va continuamente in disco avranno pure difficoltá simili.

      • il maccabeo scrive:

        Non sono poi d´accordo neanche su: “Premesso che non c’è alcun legame necessario tra pedofilia e omosessualità (la pedofilia è un crimine, l’omosessualità è un modo di essere)…”
        A parte che non lo dico da nessuna parte che le due siano necessariamente legate , beh, nel caso del Seppia almeno le due sembrano davvero coesistere senza nessun problema. Temo dunque che il suo teorema non sia neanche troppo sicuro e che se pedofilia e omosessualitá non sono necessariamente legate, non siano altrettanto necessariamente s-legate. E´vero comunque che ci son gay che NON son pedofili e viceversa, ma non era comunque il senso del mio post. Stavo parlando di comportamenti, che anche se nel caso degli omosessuali non sono piú perseguibili, rimangono comunque “disordini” dal punto di vista morale cristiano. San Paolo infatti condanna, dal punto di vista morale, senza dubbio alcuno anche i “masculi concubitores” e dice chiaramente che “non andranno nel regno dei cieli”. Se restano tali perche rifiutano ogni sforzo per uscire da quel disordine, evidentemente.
        “il problema generale è cmq quello di vigilare sulle tendenze omosessuali di molti seminaristi.” Concedo simpliciter. Ma sará difficile farlo se ai seminaristi é permesso di uscire ogni sera dove gli pare come avviene in molti seminari oggi e di permettere comportamenti che se possono essere tollerabili per un laico, non lo sono per chi, volendo diventare sacerdote, si obbliga di per se stesso a diventare un “altro Cristo”. (cf. quanto gia citato di Haerent Animo di San Pio X e dal Concilio di Trento)
        “Se si reprime la sessualità, che è NATURALE E SANA…”
        Naturale e sana all´interno della famiglia si, non disgiunta dalla procreazione, si. Altrimenti no, mi spiace. Almeno questa é la morale cattolica di sempre. Condivisa tra l´altro da molti anche non cattolici.
        ”sessualitá (che)… viene da Dio in quanto Ente supremo e Causa prima incausata, si possono generare disturbi, mostrosuità, aberrazioni…”
        Io credo che si generino molti piú disturbi a… “gingillarsi” troppo, piuttosto che cercando di disciplinare la sensibilitá col rafforzamento dell´Intelligenza e della volontá tramite la grazia. E´la definizione del ”vizio”. Piú si ripetono atti disordinati piú questa cattiva abitudine si radica, e non il contrario, poco importa sia essa pedofilia, omofilia, etero-filia o semplicemente… fumo-filia. Basta prendere il caso del bravo Strauss-Kahn ad es. Insomma “fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute et canoscenza”. La Virtú ´e appunto quella buona abitudine, il cui esercizio puo´essere talvolta difficile, ma mai impossibile se si adottano i mezzi adatti, disciplina cioé della volontá e dell´intelligenza sotto l´influsso della grazia, che si trova nella vita di preghiera e nei sacramenti.
        “La Chiesa deve affrontare il problema alla radice: ripristinare il celibato per i sacerdoti, pena la progressiva perdita di fedeli.”
        Mi sembra che il celibato esista giá da secoli nella Chiesa Cattolica e che non sia mai stato abolito nella Chiesa…. ammenocché il suo lapsus freudiano stia per “ripristinare il matrimonio”. In quel caso non convengo. L´esperienza plurisecolare protestante rivela invece come la riduzione delle figure religiose agli standard del mondo spinga i fedeli all´indifferentismo. Gli anglicani praticanti sono in Inghilterra ormai meno di un milione, i Protestanti nei paesi germanici diminuiscono a vista d`occhio. Al contrario il celibato sacerdotale é uno dei segni piú chiari e piú alti di quel divino che é immediatamente colto anche dai popoli piú selvaggi e che ha permesso conversioni a milioni proprio tra i piú semplici: “ In voi dunque fiorisca la continenza con intemerato fulgore, ornamento esimio del nostro ceto; per la cui grazia il sacerdote come è fatto simile agli angeli, così presso il popolo cristiano è reputato degno di ogni onore e coglie più copiosi i frutti del suo ministero.” (San Pio X, ibid.)
        “L’emoraggia è già enorme nella Cristiainità. Non bisogna difendersi dietro questioni dottrinali,”
        E perché no? Dove é scritto? Sarebbe un nuovo dogma questo? In cosa la dottrina cristiana sarebbe dannosa riguardo a problemi come la pedofilia, specialmente tra i chierici, e in che cosa lo sarebbe riguardo alla perdita di fedeli? Se i fedeli cadono nell´indifferentismo ripetto alla Chiesa di questi ultimi anni é piuttosto perché molti dei suoi uomini son purtroppo permeati da questo spirito troppo umano e poco divino, altroché.
        “(peraltro debolissime sul piano logico-filosofico)…
        Mi sembra piuttosto il contrario. La Chiesa conosce l´essere umano da migliaia di anni. I suoi vizi e le sue virtú, cosiccome i suoi dubbi e le sue certezze, non le sono per nulla sconsciute.
        “… ma calare la realtà della Chiesa nella sua storicità e fatticità. Le facoltà di teologia per esempio pullulano di gay più o meno inconsapevoli,…”
        Se chi entra in seminario é gia´gay significa che quel problema preesiste al Seminario e al Sacerdozio e non é da quelli causato.
        “che spesso entrano in seminario per nascondere la loro identità,”
        Prendo la sua dichiarazione per buona e rilevo dunque dalle sue parole, che queste persone con tendenze omosessuali sono in conflitto e per nulla soddisfatte della loro condizione. Onore a loro dunque se cercano un rimedio a tale condizione con una vita di preghiera e di studio piú intensa. Peccato invece se nel Seminario ritrovano quel mondo cosí incline al vizio che cercano di fuggire.
        “…ipotecandosi la felicità, anzi quasi per punirsi, ma facendo questo allontanano il Cristo dalle loro vite.”
        Allontanano il Cristo se non combattono quelle tendenze che li fanno sentire a disagio. Lo avvicianno invece a grandi passi tanto piú la loro lotta é coraggiosa e generosa e cerca di essere fedele a quanto predicato da Cristo.
        A loro tutto il mio rispetto e la mia stima.
        Certo, per quel che puó valere, caro Alessandro.

  12. il maccabeo scrive:

    Il disturbo di personalitá é spesso conseguenza di passioni non mortificate.
    Una fuga dal vuoto dentro.

  13. andrea crestani scrive:

    Io penso che ultimamente all’interno delle chiese, casi come questo e anche peggio(omicidi) stanno spuntando come i funghi……non vi sembra strano? Il mondo ecclesiastico è troppo distante dalla gente normale e quando accadono casi come questo non fanno altro che trovare false giustificazioni……è per quello che non vado mai in chiesa, anche se ho la mia fede. I preti non mi ispirano fiducia, non voglio generalizzare, ma già il fatto che tengono le porte delle chiese sempre chiuse a chiave…..dovrebbero essere sempre aperte x permettere ai fedeli di andare a pregare a ogni ora del giorno…..

  14. massimo scrive:

    non sono d’accordo con Pietro,credo sia bene parlarne,questa è la carità,nella verità,sopratutto guardandosi intorno e vedere quanti giornali si sfregano le mani e danno addosso alla chiesa,tentano di insinuare la paura del sacerdote nelle persone semplici e comuni.in questi giorni ho letto di tutto,dal titolo di un giornale a caratteri cubitali che diceva: “arrestato prete,altri tre indagati…..”senza specificare nel titolo che gli altri tre non sono preti.
    quando sei al bar al mattino per un caffè e sfogli un giornale,questo ti rimane impresso,lo slogan,quel giornale sta giocando molto sporco su queste cose che impressionano.
    o come il delirante e grottesco articolo ieri di Merlo,i trafiletti disonesti sul web di Rampini………oggi molti vanno dicendo(in vari modi e attraverso varie strategie) che la vera perversione sia il celibato e la consacrazione a Dio,addiritura credere,avere la fede………
    quindi è bene che i giornalisti onesti ne parlino,informazione è anche riflessione.la dobbiamo piantare di parlare solo di motu propi,parliamo anche di come il mondo democratico e i midia prendono per il culo i cattolici e quanta cristianofobia,cattofobia c’è nella bell’italia.
    e già che ci siamo sarebbe ora di vedere che bel mondo c’è nell’ambiente gay,saune,circoli culturali…ecc.mi riferisco non alle persone normali,ma all’ambiente politico e di lobby gay che grida continuamente e intimidisce cercando di farsi casta superiore,incriticabile anche attraverso delle leggi che in pratica ristabiliranno il reato di opinione………
    apprezzo molto le cose dette qui sopra da cherubino,sono pienamente d’accordo.ma che può fare la chiesa quando il resto del mondo trova oramai normali qualsiasi cosa ti venga voglia di fare?
    ricordate(forse un anno fà)cosa postò Tornielli sul blog,quelle parole tratte da un sito culturale gay?o cosa scrive un icona del mondo gay un certo Mario Mieli(a cui a reggio emilia hanno dedicato una piazza o una strada)che ipotizza normale il sesso tra adulti e bambini piccoli,basta educarli a nessuna restrizione e nessun tabù……….e che la causa di tutti i mali al mondo viene dall’educazione cattolica.

    • Pietro scrive:

      E dopo che ne hai parlato al bar , in ufficio, in officina, al parco o altrove che cosa hai risolto? Tutti bravi a fare i censori. Chi non ha scheletri nell’armadio?

      • Alberto scrive:

        Scusa , ma stuprare bambini , spacciare droga lo chiami avere scheletri nell’armadio ?
        Se si .. ti posso assicurare di non averne , e se ti sembra normale abbiamo un’idea diversa della normalità.

      • Cherubino scrive:

        Io no. Tu invece ne hai ?

        • Pietro scrive:

          Con certe teste è meglio nemmeno dialogare, però ho capito una cosa che siete dei pubblicani al tempio, bravi a stracciarvi le vesti. Allez cordialmente.

          • Cherubino scrive:

            ma stavo solo prendendo atto delle tue parole! Hai detto “tutti hanno scheletri negli armadi”, ovviamente partendo dalla tua esperienza. Quindi tu hai scheletri negli armadi.

            Poi pensavo di darti una bella notizia, dicendoti che non è così nera la cosa, perchè io -ad esempio- non ho scheletri negli armadi.

            Che dire… si vede che è nato un nuovo sport: dipingere tutto di nero. Sarà per far diventare più simpatico questo colore ?

          • Cherubino scrive:

            ma stavo solo prendendo atto delle tue parole! Hai detto “tutti hanno scheletri negli armadi”, ovviamente partendo dalla tua esperienza. Quindi tu hai scheletri negli armadi.

            Poi pensavo di darti una bella notizia, dicendoti che non è così nera la cosa, perchè io -ad esempio- non ho scheletri negli armadi.

            Che dire… si vede che è nato un nuovo sport: dipingere tutto di nero. Sarà per far diventare più simpatico questo colore ?

          • enrico scrive:

            @ Cherubino

            Lei scrive anche cose che apprezzo, sinceramente.
            Se non ha mai peccato bene per lei. I giusti esistono, lo dice anche il Vangelo.

          • Cherubino scrive:

            enrico, non ho detto di non aver mai peccato. Ci mancherebbe altro. Ma “gli scheletri nell’armadio” sono cosa diversa a mio parere. Con questa espressione si intende qualcosa che scandalizza profondamente (quindi si tiene nascosto) o che è illecito.
            Pur essendo stato un “buon” peccatore, non sono stato un “particolare” peccatore.
            E del resto in un livello più profondo, si scopre che i peccati sono espressione del peccato come dimensione esistenziale generale. Come il “figlio sperperone” della parabola, le singole azioni sono il concretizzarsi della scelta di staccarsi dal Padre, come il rinunciare ai peccati è l’effetto di un ritrovare, anzi farsi ritrovare dal Padre.
            La violenza dei peccati (per tornare a casi come questo) allora è sintomo di una lotta tra l’anima e Cristo Gesù che l’ama e l’attira. E in questo perdere è vincere, non voler perdere è perdere tutto.
            E’ quello che ho iniziato a fare anni fa (grazie alla mediazione di amici gesuiti e all’intercessione di fratelli e sorelle) e spero di fare sempre di più.

          • enrico scrive:

            Sì tranquillo ma credo che questo fosse il senso che dava Pietro.
            Il mio era un piccolo punzecchiamento ma senza malizia.

      • Sal scrive:

        Interessante… ! Pietrò ci fa sapere di avere scheletri nell’armadio ! Quelli stessi che popolano gli incubi delle sue notti ?

      • alessandro scrive:

        complimenti per la qualità dell’argomentazione esposta, da vero arci-italiano, destrorso e – quindi – non cristiano.

    • Sal scrive:

      “oggi molti vanno dicendo(in vari modi e attraverso varie strategie) che la vera perversione sia il celibato e la consacrazione a Dio, addirittura credere, avere la fede ………”

      Distinto sig. massimo, se osserva bene, che la vera perversione sia il celibato, non lo dicono mica solo i giornalisti cattivi o gli oppositori di Vaticalia, lo dice il Vangelo.

      Se lei fosse veramente uomo di fede lo dovrebbe sapere.

      E’ Dio che dice: “ Non è bene che l’uomo stia solo, gli farò un aiuto come suo complemento” ( Genesi 2.18)

      E’ sempre Dio che comandò loro : “ Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” ( Genesi 1.28)

      Ed è sempre Dio che ha fatto scrivere che “in successivi periodi di tempo alcuni si allontaneranno dalla fede, prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate e a insegnamenti di demoni mediante l’ipocrisia di uomini che diranno menzogne, segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente; i quali proibiranno di sposarsi, comandando di astenersi da cibi che Dio ha creato per essere presi con rendimento di grazie da quelli che hanno fede e conoscono accuratamente la verità.” ( 1 Timoteo 4.1-3)

      Queste scritture non fanno parte della sua fede ? Se di fede si tratta ? O si tratta di educazione cattolica ? E’ un altro vangelo forse ?

      • enrico scrive:

        @ Sal

        Lei è abituato a leggere pezzetti delle Scritture ma a saltarne altre..in questo caso il Vangelo di Matteo o S. Paolo per portare alcuni esempi…?
        Mi permetta l’ironia amichevole..ha circoscritto alcuni passi in parentesi quadre?

        • Sal scrive:

          Distinto enrico, ogni grande storia è composta di ogni sua parte, che è una grande storia in sé se esaminata alla luce del contesto generale.

          Non comprendo quali altre parti siano state saltate, citando che “non è bene che l’uomo stia solo” , ma forse lei, che non è avvezzo alle cose semplici e facili, essendo più portato per le filosofie umane e agli arzigogolii della mente estatica, quella che cerca di spiegare i misteri inspiegabili e inconoscibili alla mente ingannata dell’incredulo, di 2 Corinti 4.4 al quale è impedito l’accesso della luce della gloriosa buona notizia, continua a pensare che essere soli è meglio che essere in due; e dato che lei capisce sempre al contrario, ma è colpa delle quadre, la invito a leggere anche (Proverbi 4.9-10)

          “ Due sono meglio di uno, perché hanno una buona ricompensa per il loro duro lavoro. Poiché se uno di loro cade, l’altro può rialzare il suo compagno. Ma che ne sarà di chi è solo quando cade se non c’è nessun altro per rialzarlo?”

          Vede ? Se si sforza riuscirà a capirlo anche lei che due sono meglio di uno perché sono la somma di 1 + 1 , uno è sempre uno ma vale doppio insieme. O pensa sempre che il celibato è composto dalla solita triangolazione : lei, l’adepto e il vescovo, ma che così fan 3 come la trinità che le piace così tanto ma non esiste.

          Non si preoccupi, vedrà che è un effetto passeggero, prima faccia svanire l’effetto, poi le basterà girare l’interruttore per accendere la luce, e non cerchi di fare come l’apostolo pietro al quale fu detto : “stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non desideri”. ( Giovanni 2.18)

          Non è che anche lei come un degno seguace si deve far condurre nelle parentesi quadre da colui che cammina con il bastone dell’indovino, sa quello ricurvo come un punto interrogativo perché non sapendo dove andare, per andare dove deve andare, si affida all’interrogativo che essendo fra parentesi quadre non gli permette né di girare l’interruttore né di capire che “due sono meglio di uno”, e rimanendo celibi si rimarrà sempre uno da solo e non si potrà diventare vescovi perché quello deve avere una sola moglie (1 Timoteo 3.2) non due altrimenti diventa un’altra cosa.

          Qui si tratta di sapere se il vescovo con moglie dev’essere un guardone o si deve astenere nel senso da fare il controllore dei suoi dipendenti con moglie o senza !
          Mica di saltare….

          • enrico scrive:

            Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

            ma c’è chi non capisce o legge ma non vuole capire

  15. TERESA scrive:

    Purtroppo è davvero incredibile che nessuno si sia accorto di nulla, in tanti anni e con devianze cosí gravi. Non ci si può credere. Nella mia parrocchia c’è un caso simile, di cui è stato avvisato il vescovo. Eppure quel “sacerdote” è ancora lí. Con i miei occhi, una decina di anni fa, lo vidi in una celebrazione blasfema organizzata dai gays della mia città e, quella stessa notte, in una discoteca gay: bevendo e adescando ragazzi. La mia città non è grandissima e come l’ho visto io in una situazione scandalosa, m’immagino che a molte altre persone sia accaduto lo stesso. E quindi la domada cruciale, quella che provoca il vero scandalo è: perché il vescovo non lo rimuove? perché si fa finta di nulla?… Anch’io sono d’accordo nel considerare che questi sono i frutti di una tendanza pluridecennale alla secularizzazione del ruolo del sacerdote fino a convertirlo in una specie di “funzionario” religioso, secondo l’esempio della chiese riformate. Invece la vera riforma necessaria è il ritorno all’essenza della dignità sacerdotale, al ripristino di una vera vita spirituale e (come già si è detto) alla “fraternità sacerdotale”. Mai come adesso, affinché un sacerdote si converta davvero in un “buon pastore” (e non in un lupo feroce), l’esercizio del suo ministero deve affondare le radici nella preghiera, nella penitenza e nella donazione radicale alle anime che Dio voglia affidargli.

    • Sal scrive:

      “Con i miei occhi, una decina di anni fa, lo vidi in una celebrazione blasfema organizzata dai gays della mia città e, quella stessa notte, in una discoteca gay:”
      E lei che ci faceva di notte un una discoteca gay ?
      Secondo lei, che dovrebbe fare un sacerdote se non il “funzionario “ religioso ?
      Come si valuta il “ ripristino della dignità sacerdotale?” in base a che cosa ?

  16. Lorenzo scrive:

    Io penso che questi episodi gravissimi contribuiscano a dare la vera immagine della Chiesa e facciano finalmente passare l’idea che le parrocchie non sono luoghi sicuri.

  17. paolosesto scrive:

    ma Vi siete chiesti come mai tutti questi problemi sono sorti in questi ultimi decenni? ricordo quando negli anni 9o e anche successivamente tanti sacerdoti hanno lasciato “l’abito” e la chiesa a quel punto ha puntato sul numero e non più sulla qualità e ha accettato chiunque fosse diposto al sacerdozio e queste sono le conseguenze…meditate gente meditate..

  18. stefanotramezzani@gmail.com scrive:

    E’ la realtà che ci delude non la vita.

  19. Michele scrive:

    Sul Corsera si faceva riferimento ad una deposizione di un parroco che riferiva che il nostro quando esercitava il ministero pastorale come viceparroco presso la parrocchia del primo, sistematicamente la mattina non compariva in loco in quanto si alzava molto tardi, inoltre mandato ad accompagnare i ragazzini in una gita, pur non venendo fuori alcunché il detto parroco si accorse che essi non vollero più essere accompagnati dal Seppia. Il parroco riferì in Curia le sue perplessità ma come al solito nulla si mosse. A conti fatti intorno alla vita di questo signore ruotano tre calibri grossi, Tettamanzi, Bertone e Bagnasco, tutti probabilmente suoi vescovi e tutti in qualche modo omissivi secondo grado. In realtà o decidono di far funzionare i seminari in maniera seria insegnando e pretentendo o si finisce male. Di poi un vescovo vada meno a presenziare amenità e controlli con scrupolo il funzionamento delle parrocchie facendosi vedere di persona anche e soprattutto senza essere annunziato. Il tappeto rosso non serve.

  20. luca25 scrive:

    scrive Tornielli qui sopra:”Don Casassa ha raccontato che i comportamenti del prete appena uscito dal seminario non gli sembravano adeguati alla vita sacerdotale. Ha ricordato una gita al mare organizzata da don Riccardo con i bambini del catechismo e di come i bambini si fossero rifiutati di ripetere l’esperienza. Ma ha però smentito di aver raccontato ai suoi superiori nella Curia genovese questi suoi dubbi.”a chi crediamo al corsera o a Tornielli?io non ho dubbi…….

  21. Pietro scrive:

    MICHELE, hai ragione, quando dici:”IL TAPPETO ROSSO NON SERVE”. Il Vescovo Giuseppe Sarto (alias PIO X) quando fu vescovo di Mantova, all’insaputa di un parroco arrivò presto in questa parrocchia ed entrato in chiesa, si infilò nel confessionale per confessare i fedeli, poiché sapeva che il parroco non era molto ligio al sacramento della Confessione. Fu una grande lezione per il povero parroco.

  22. Gianfranco scrive:

    Che gli scandali sessuali dei preti ci siano sempre stati è risaputo ma adesso si è andato oltre la soglia della decenza.A parte il fatto che anche uno solo di questi peccati fatti da chi dovrebbe guidare il gregge a lui fidato è uno scandalo che grida dolore verso Dio,la Chiesa dovrebbe controllare con più rigore.Per controllare con più efficacia i preti dovrebbero indossare la tonaca,come succedeva una volta,non sarà la soluzione definitiva ma sarebbe già un passo in avanti.Il buonismo che si è infiltrato nei gangli della Chiesa porta a queste conseguenze.I ragazzi che scelgono la vita ecclesiastica dovrebbero essere più selezionati,è meglio un prete in meno che tanti a dar scandalo.La Chiesa dovrebbe altresì far capire a tutti i fedeli cosa significa essere cristiani quale rinunce devono fare se vogliono seguire la regola di Gesù.Ultimamente,anzi è da decenni,sento fare prediche in chiesa votate al buonismo non vogliono spaventare dicendo che se non seguiamo una certa regola non possiamo chiamarci cattolici.Poi non parliamo del confronto con le altre religioni,tutte sono alla stessa dignità.Non sò se anche in seminario insegnano queste teorie,tutte le religioni sono uguali.La moralità è scaduta,i vescovi fanno politica.Io continuo a credere che certuni di questi cardinali,vescovi e preti non credono convintamente in Gesù,non credano convintamente nel Vangelo ma lo adattano a secondo della loro convenienza.Speravo che questo papa desse una scossa al clero che fà l’impiegato negni uffici vaticani,che li mandasse per il mondo a fare apostolato,invece tutto è rimasto come prima.La Chiesa deve,come insegnamento,tornare alle origini,prendere il Vangelo e metterlo in pratica.Troppa teologia,come si può spiegare chi è Dio,come si può fare capire che Gesù è uomo e nello stesso tempo Dio e Spirito Santo.Solo la Fede può fare accettare queste teorie non la teologia.La Chiesa si è trovata spiazzata da quando i fedeli hanno iniziato a leggere le Sacre Scritture a voler capire da soli e a mettere a confronto quello che la chiesa aveva spiegato loro fino a quel tempo con lo scritto.Secondo me la Chiesa deve fare un bagno di umiltà,come del resto tutti noi cattolici,e riprendere ad insegnare realmente cos’è il Vangelo e metterlo in pratica.Chi vuole capire capisca,altrimenti sarà sempre peggio.

    • Sal scrive:

      “è meglio un prete in meno che tanti a dar scandalo. La Chiesa dovrebbe altresì far capire a tutti i fedeli cosa significa essere cristiani quale rinunce devono fare se vogliono seguire la regola di Gesù.”

      Ha senz’altro ragione il sig. Gianfranco, il problema è che se fare i cristiani significasse rimanere celibe, (uomo o prete) vorrebbe dire che Dio si è completamente sbagliato a fare il sesso e prevedère che venga usato come ho commentato più sopra. Vorrebbe dire che la sua Parola è carta straccia nelle mani di chi si inventa il primo mistero gaudioso mattutino e tenta di spiegarlo pur non essendo il mistero comprensibile da mente umana come dichiara il dizionario italiano.

      Il problema è sapere se sono i pedofili che vanno a fare i preti perché è un territorio libero per una caccia facile o se sono i preti che trovandosi in certo ambiente misterioso e in ampi territori di caccia facile diventano pedofili perché hanno la mente accecata come dice (2Corinti 4.4) – “per non avere accettato l’amore della verità(2Tessalonicesi 2.10) – “col desiderio di andare dietro alla carne per contaminarla “(2Pietro 2.10)

      Io credo che sia da attribuirsi a tutti coloro che non sapendo leggere, ma andando dietro a false storie e interpretazioni di comodo rendono la Parola di Dio senza valore seguendo la loro tradizione. Come dice Gesù.

      “E così avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione. Ipocriti, Isaia profetizzò appropriatamente di voi, quando disse: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è molto lontano da me. Invano continuano ad adorarmi, perché insegnano come dottrine comandi di uomini’”.

      “A furia di volere un prete in meno che tanti a fare scandalo” si arriverebbe all’esempio di Abraamo che cercava i 50 giusti in Sodoma e non riuscì a trovarne nemmeno 10 ( Genesi 18.23)

      Sig. Gianfranco, essere cristiani significa rinunciare “alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio l (2Corinti 4.2) – mica rinunciare al matrimonio.

      L’esempio di Gesù non fa testo perché morì troppo giovane e Gesù non disse mai di voler vietare il matrimonio mentre gli apostoli erano sposati.

      • enrico scrive:

        “Sig. Gianfranco, essere cristiani significa rinunciare “alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio l (2Corinti 4.2)”

        URKA…..

        • Sal scrive:

          Cos’è non le piacciono più neanche le scritture ? O rimane meravigliato perchè non le aveva mai lette ?

          • enrico scrive:

            Che lei ci ricordi di non adulterare la parola di Dio.
            Ad esempio aggiungendo quadre per modificare il senso di una preposizione?

  23. Salvo scrive:

    Qui dentro mi sento certamente una voce fuori dal coro, in quanto persona che non ha nessuna fede religiosa. Questo signore è certamente un disgraziato e se ha potuto fare gli abusi che ha fatto è perché nessuno si è peritato di fermarlo prima. Tutto il resto è chiacchiera. Al signore qui sopra che parla di lobby gay e di paura che si introducano reati di opinione vorrei dire di stare tranquillo : continuerete a poter , cristianamente, insultare me ed altri milioni di omosessuali senza che nessuno vi sferri nessuna nerbata.

    Cordiali Saluti

  24. moralizzatore scrive:

    Il fatto e’ che bagnasco,come anche molti fedeli di quella parrocchia, e tutta la dirigenza della chiesa, sapevano tutto,difficile che uno fa quello che fa e non si sentano delle vocine circolare…solo che i panni sporchi si tengono ben nascosti per non fare brutte figure… poi,senza ipocrisia,sapete quante porcherie avvengono nel clero? O scendete dalle nuvole

  25. Celestino scrive:

    Quest’uomo deve essere purificato mediante tortura (possibilmente 2 colpi di carrucola per la disarticolazione) e bollito a morte (con testa esposta fuori dal bollitore).

  26. giovannino scrive:

    Non è possibile realizzare il Regno di Dio in questo mondo dove opera incessantemente il Male ( Satana nel linguaggio biblico ). Sempre esisterà fuori e dentro le chiese chi cede alle peggiori tentazioni . Ovviamente è giusto anzitutto pregare e aiutarci l’ un l’ altro nella resistenza al peccato e alla corruzione . Invece è sbagliato cedere al disfattismo e vituperare la religione e il clero . Tuttavia qualche misura pratica non è da scartare . Anche perchè non è vero che bastano pochi sacerdoti : non si deve rinunciare alla missione evangelizzatrice , nè all’ amministrazione dei sacramenti . Il buon senso e l’ esperienza quotidiana suggeriscono che una moglie ( con annessa suocera ) costituirebbe un valido ausilio alla vigilanza episcopale . Il conforto dell’ amore coniugale e figliale potrebbe anch’ esso aiutare il sacerdote nei momenti difficili .

    • enrico scrive:

      “Il buon senso e l’ esperienza quotidiana suggeriscono che una moglie ( con annessa suocera ) costituirebbe un valido ausilio alla vigilanza episcopale . Il conforto dell’ amore coniugale e figliale potrebbe anch’ esso aiutare il sacerdote nei momenti difficili”

      Di nuovo?
      Casi simili avvengono nelle Chiese Evangeliche purtroppo (John Jay Report)
      Casi simili avvengono in generale nella società.
      La gran parte si consuma in ambiente famigliare..dunque..o si dimostra una relazione tra efebofilia e pedofilia e scelta della castità..( francamente da quando mi sono convertito cerco di aderire con l’aiuto della grazia alla castità dei battezzati ma le mie inclinazioni sessuali sono rimaste le medesime..non sono diventato nè efebofilo, nè pedofilo, nè omosessuale..senza alcun giudizio di merito, ma è una constatazione) oppure avere accanto una moglie non vedo cosa c’entri con la problematica.

      Nei momenti difficili il conforto..stando al Vangelo..dovrebbe trovarsi nella preghiera..( mi risulta vegliate e pregate per non entrare in tentazione).

      Commento senza alcuna intesa di giudizio moralistico perchè non ho la statura per permettermelo.

      • enrico scrive:

        Ossia Giovannino sto dicendo che, in buona sostanza, l’equazione che proponi la troverei valida se si tratasse di rapporti con donne maggiorenni ( che ci saranno anche) ma non trovo corretta una relazione tra casi di efebofilia/pedofilia e celibato.
        Anzi come purtroppo accade tali casi avvengono anche se non soprattutto in ambiente familiare.

        Questo è il senso dell’intervento che non vuole avere un intento polemico.

      • Sal scrive:

        “Nei momenti difficili il conforto..stando al Vangelo..dovrebbe trovarsi nella preghiera..( mi risulta vegliate e pregate per non entrare in tentazione).”

        Interessante sig. enrico davvero! Però non tiene conto che “quell’entrare in tentazione” non era mica per evitare di andare a fare un rimorchio al gay club di turno, era la tentazione di darsela a gambe di fronte alla possibilità dell’arresto. Era la situazione di una volta mica di tutta la vita.

        Non sapevo che fosse così basso ! come Zaccheo ? anche lei sale sugli alberi ? O meglio non scagliare ala prima pietra ?

  27. Pippo scrive:

    … improvviso e inatteso, perchè nulla lo faceva presagire ai nostri occhi. Così Bagnasco.
    E’ inutile che ci giriamo intorno. Nelle parole del vescovo palesemente autodiscolpanti c’è la latente consapevolezza di una qualche corresponsabilità per omissione di controllo ed è risaputo che gli interessi del vescovo erano concentrati su altro.
    Non so come la questione vada affrontata, ma è certo che in molte diocesi il vescovo è il grande assente.

  28. Pietro scrive:

    Gentile Tornielli,

    anzitutto non capisco bene il significato del grassetto, trovo che il card. Bagnasco sappia bene difendersi da solo e altrettanto penso che ognuno sia abbastanza maturo e adulto per farsi un’idea di questa vicenda dolorosa.

    Trovo che l’episodio che ha investito la curia genovese e l’arcivescovo Bagnasco sia gravissimo. Ciò che più mi lascia interdetto è che all’indomani dell’arresto, Bagnasco si sia affrettato a dire nell’omelia che nulla lasciava presagire il misfatto e la condotta di questo prete pedofilo. Se da una parte, umanamente, posso capire lo sforzo di Bagnasco teso a sottolineare il fatto che egli non abbia in alcun modo voluto coprire le malefatte di questo prete, dall’altra trovo alquanto colpevole il fatto che la visita pastorale in quella parrocchia sia avvenuta non più tardi di un anno fa.

    Cosa fa il vescovo nella visita pastorale? Lo scopo principale della visita pastorale è quello di ispezione e di correzione di eventuali abusi. Cosa che purtroppo non è avvenuta. I vescovi non sono più capaci di compiere visite pastorali, e le confondono forse con delle passerelle tra i fedeli con un non ben precisato scopo.
    La visita pastorale è uno strumento efficacissimo che per lo più si verifica una volta lungo il ministero episcopale. Non è da confondere con una normale visita alla parrocchia, che infatti il vescovo compie più volte nel tempo.
    Cosa dovrebbe fare il vescovo, tra le prime cose?
    1) analizzare la situazione finanziaria della parrocchia (flussi in entrata e uscita)
    2) verificare il numero delle anime la cui cura pastorale è posta sotto il parroco

    Si tratta di due cose elementari, che evidentemente sono state compiute con colpevole leggerezza.
    a) a questo prete occorrevano circa 300 euro al giorno per procurarsi la droga: da dove tirava fuori i soldi? Certamente non dallo stipendio di 1200 euro.
    b) Don Seppia dormiva tutto la mattina perché di notte andava a spasso a Milano: quando trovava il tempo di fare il prete?
    c) si è detto che c’è stato un notevole calo nell’amministrazione dei sacramenti, in particolare della Comunione, e i genitori avevano tolto i ragazzi dalla parrocchia. Possibile che nella visita anche questo sia sfuggito a Bagnasco?
    La cosa più grave è che Bagnasco ha detto che l’impressione era di una parrocchia vitale e che tutto andava bene: ora sfido chiunque a dire che uno che sniffa cocaina tutti i giorni sia una persona normale.
    Non dico di tornare alle esagerazioni del 700 e dell’800, quando nelle visite pastorali si annotavano perfino i gradini necessari per salire al Presbiterio, ma c’è una via di mezzo tra i due atteggiamenti. Non trovo giustificabile l’autoassolversi del card. Bagnasco e credo che da parte sua sarebbe auspicabile un gesto simbolico quale potrebbe essere la consegna delle dimissioni come Presidente della Cei: come si può pontificare di politica nei vari consessi romani, visitare Lampedusa e lanciare appelli quando non si è capaci di guardare a cosa accade in casa propria?
    Scusi la durezza, ma le vite dei bambini abusati sono rovinate per sempre.

    Quando in un’azienda succedono episodi come morti sul lavoro, il primo a essere messo sotto inchiesta è il capo dell’azienda: trovo normale che lo stesso accada oggi per la Diocesi di Genova.

  29. Fabio scrive:

    Non dubito che la curia e il cardinale non fossero informati. Com’è stato detto, in un periodo come questo si sarebbero mossi per forza a verificare. Il fatto è che ora i vertici sanno come agire, ma resta una sensibilità diffusa e confusa tra i fedeli e i confratelli nel sacerdozio… Si esasperano a tal punto i valori davvero positivi della comprensione, della misericordia, del comprendere gli aspetti umani e i possibili limiti dei ‘fratelli presbiteri’, da arrivare a cancellare altri valori fondamentali per un cattolico. Mi riferisco al senso del sacerdozio ministeriale come offerta di se stessi per il gregge, mi riferisco allo zelo per la casa del Signore, alla dedizione alla preghiera, alla liturgia, all’amministrazione dei sacramenti e alla trasmissione di un amore sincero e totalizzante per queste cose come strumenti preziosi e insostituibili per amare Cristo e, nella misura in cui si risponde all’amore di Cristo per noi, per amare solo allora anche l’uomo. Credere in tutto questo oltre che nell’accoglienza-comprensione-misericordia, avere un concetto alto dell’essere cristiano e dell’essere sacerdote-pastore innescherebbe un salutare meccanismo di correzione fraterna secondo i ben noti step indicati dal Vangelo stesso (di persona, in più persone, di fronte alla Chiesa). Dunque non basta dare norme certe ai vertici, bisogna a poco a poco creare una consapevolezza diffusa certa e definita della dignità del cristiano e del sacerdote in particolare. Solo questa idea certa e definita di cosa significhino anche in concreto la vita cristiana e quella sacerdotale potrà portare un gregge disorientato a capire quando termina il momento dell’accoglienza-obbedienza verso il parroco e quando inizia quello dell’indignazione e della denuncia motivate dal rispetto per qualcosa che va oltre il mio parroco, cioè il progetto sacerdotale che Cristo ha su di lui. A volte per raggiungere grandi obiettivi si parte da piccoli accorgimenti. La conferenza episcopale britannica sta rispolverando l’astinenza obbligatoria dalle carni tutti i venerdì dell’anno come tratto distintivo dell’identità cattolica. Piccoli passi che possono aiutarci a capire che il cristianesimo è una grazia, un dono dello Spirito che cerca però situazioni e scelte concretissime in cui incarnarsi diventando significativo e salvifico per gli uomini.

  30. luca25 scrive:

    PIETRO IERI 19-5 ALLE 21.04:” dopo che ne hai parlato al bar , in ufficio, in officina, al parco o altrove che cosa hai risolto? Tutti bravi a fare i censori. Chi non ha scheletri nell’armadio?……..”OGGI 20-5 ALLE 07.41 :”….Cosa fa il vescovo nella visita pastorale? Lo scopo principale della visita pastorale è quello di ispezione e di correzione di eventuali abusi….” E ANCORA:”…Quando in un’azienda succedono episodi come morti sul lavoro, il primo a essere messo sotto inchiesta è il capo dell’azienda: trovo normale che lo stesso accada oggi per la Diocesi di Genova”.
    Sì certo tutto giusto.ma si farebbe prima a chiedere la testa del cardinale,almeno eviterammo l’ipocrisia di nascondere dietro a tanti distinguo quello che si pensa veramente.

    • Gian Leandro scrive:

      ….in effetti per deontologia dovrebbe almeno dare le dimissioni da Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Spero che ne abbia il coraggio e lunedì, umilmente, rassegni le dimissioni nella mani del Papa.

      • Pietro scrive:

        Giusto Gian Leandro. Non solo abbia l’umiltà, ma anche la dignità. Non perché non ne sia degno, benintesi: è evidente però che non sia più possibile esercitare insieme i due compiti, lo ripeto, quale credibilità ha un cardinale che lancia ammonizioni sui migranti, che va a fare la passerella a Lampedusa (ancora non ne ho capito il motivo), che parla di stili di vita che devono assumere i politici se poi il marcio è nella sua diocesi??

  31. macv scrive:

    La testa del cardinale forse no, ma almeno una riforma seria della vita del clero , come fu
    fatta nella Controriforma contro gli abusi del clero pre-riforma, sì.
    basta coi preti che tutto fanno meno i preti, che vanno in giro in borghese e che
    vivono da soli, come single in piena libertà .Non il matrimonio bensì un tipo di vita quasi
    “monastica”, cenobitica anche dei preti, cioè un tipo di vità di comunità, con altri preti,
    in una comunità fraterna ma rigorosa, un po’ come aveva vagheggiato il beato Cardinale Newman,
    con delle regole, anche degli orari giornalieri, tanto tempo speso a pregare, tanto a confessare,
    tanto a dire messa.. ecc.. delle regole precise e condivise insieme ,uguali per tutti..
    basta con l’individualismo, il narcisismo, i preti scomodi o meno, i preti di strada,
    di frontiera, di salotto, di televisione.
    certo qualche sacerdote deve inviato in missione speciale in zone socialmente degradate,
    qualche sacerdote deve occuparsi di tossicodipendenti, di prostitute, di ragazzi difficili, ma
    ma la stragrande maggioranza dei preti deve fare il prete , cioè amministrare i sacramenti,
    celebrare il culto divino, occuparsi delle comunità parrocchiali, PREGARE, cosa che oggi
    spesso non succede e non c’è nessuno che controlla..
    i vescovi? quasi tutti affaccendati in altre cose che controllare i loro preti…

  32. luca25 scrive:

    io,chiarisco,non voglio la testa del cardinale,(volevo chiarire le contradizzioni di qualcuno che si irrita nel veder parlare di queste cose e poi propone soluzioni conformi al giustizialismo)perchè ogniuno deve rispondere dei propi reati,la chiesa di genova non ha occultato nulla,chiedere la testa del cardinale in questa vicenda è becero giustizialismo,cioè la negazione del principio di giustizia,non è una virtù il giustizialismo e neppure lo è la vendetta,la chiesa non è un azienda è una famiglia dove c’è chi può sbagliare e c’è chi esercita la paternità,giustizia vuole che si faccia chiarezza e si proponga in concreto l’aver cura di vittime e carnefice,nella carità,e come ha scritto il card.Caffarra la carità verso certi soggetti può essere la galera.ha mai inseganto la chiesa ha violare un ragazzino e a drogarsi a rendere culto a satana?il contrario!chi da ministro della chiesa fà queste cose ha come vittime il singolo violato e tutta la sua chiesa,in primis il vescovo,poi i confratelli fino a tutti i fedeli.è esattamente come giuda che ha tradito amicizia e fiducia.

    • Pietro scrive:

      Ciò che rende più colpevole la posizione del card. Bagnasco è non essersi accorto di nulla nella visita pastorale. Ripeto: che uno sia cocainomane di prassi (per sua stessa ammissione) lo si capisce chiaramente, come può aver detto che tutto andava bene?? (questa è stata la leggerezza più grande)
      Non deve dimettersi da vescovo di Genova. Deve dimettersi da Presidente della CEI, anche per la stessa serenità che richiede questo ufficio.
      Fai finta che sia un’azienda in cui vi sono stati dei morti sul lavoro. L’indagine sul capo è un atto dovuto.

  33. Cherubino scrive:

    non capisco sinceramente gli attacchi a Bagnasco. E’ impensabile che un Vescovo di una Dioesi così grande e impegnato in servizi nella Chiesa delicati e faticosi, possa accorgersi durante una visita pastorale che c’è qualcosa che non va.
    E’ evidente che se qualche responsabilità va cercata (e non è detto) è in alcuni aspetti “di sistema”, generali e comuni all’organizzazione attuale del modus vivendi del parroco.
    Se poi si vogliono cercare persone concrete che debbono vigilare, a mio parere sono i Vescovi ausiliari che incidono nella gestione concreta di Diocesi di questo tipo. Sotto di loro la complessa macchina della curia locale. Su questa forse qualche riflessione critica può essere fatta. Gli incarichi pastorali diocesani sono infatti soggetti talvolta a dinamiche di carrierismo ecclesiale che sarebbe meglio limitare, aprendo le finestre (e non chiudendole!) ad una partecipazione e condivisione più effettiva. Il Vescovo ausiliare deve saper riconoscere ed ascoltare le voci profetiche che vengono dal basso, spesso dalla gente che conta meno, quelli che le strutture di potere mettono a tacere.

    • Pippo scrive:

      E’ prassi risaputa lo scaricabarile verso il basso.
      Se il vicario non ha vigilato la responsabilità di chi è ? Certamente di chi lo ha messo o lo tiene in quell’incarico.

      • Cherubino scrive:

        bel discorso in astratto, provi lei a governare un’istituzione iper-complessa… qui non si tratta di scaricabarile, ma di capire che in realtà di questo genere vi è necessariamente delega di compiti. E la delega scusa il delegante se vengono seguiti alcuni criteri. Ciò non vuol dire che tali criteri possano essere migliorati in base alle concrete vicende e all’evolversi della realtà in cui vengono utilizzate.

        Sennò potremmo arrivare a chiamare in corresponsabilità (e perfino in correità) lo stesso pontefice !

  34. Jacky scrive:

    sembra scontato ripetercelo, ma questa ennesima triste vicenda, stupisce, ci rattristisce tutti e ci amareggia. Senza voler emettere frettolose sentenze ai vari livelli di responsabilità, occorre inevitabilmente però, prendere atto che le redini della chiesa, per il suo doveroso rispetto, per la sua missione e per il rispetto dei fedeli, vadano rette con maggiore energia, responsabilità e severità. I vescovi, come buoni padri di famiglia, con amore, ma anche con chiarezza e severità devono sapersi imporre senza indugi o debolezze omissive, sino a dover prendere, se necessarie, anche le più dolorose e drastiche decisioni. Di fronte a proclami blasfemi, eresie e/o autentiche bestemmie di sacerdoti quali Don Gallo, Don Farinella, Don Capitani, & c. non si può più restare solo timidi, distratti e omissivi spettatori!!!!
    Invito tutti, me per primo, ad affidarci alla preghiere della SS. Madonna della Misericordia.

  35. Andrea Tornielli scrive:

    A Pietro: i miei grassetti indicano certo delle personali sottolineature, ma servono anche per rendere meno monotono e più leggibile il testo.
    Non faccio i grassetti per assolvere o incolpare qualcuno, ma per indicare delle frasi che mi colpiscono.
    Ovviamente chi legge non è certo tenuto a essere d’accordo col contenuto e tantomeno con i grassetti…

    Non condivido affatto questa richiesta di dimissioni. Il problema – grave – di ciò che successo rimane, le domande aperte su come sia potuto accadere rimangono, ma se Bagnasco, con la voce rotta dall’emozione ha detto in un’omelia, davanti al Santissimo, che non ne sapeva nulla, che non aveva avuto avvisaglie, io gli credo senza ombra di dubbio.

    • Pietro scrive:

      Caro Tornielli,

      io direi che sarebbe necessario e anche auspicabile di restare di più con i piedi per terra.

      Era prevedibile che lei non condividesse la richiesta di dimissioni, però avrà notato come la stessa si levi da molteplici interventi che mi hanno preceduto. Ci mancherebbe che il vescovo non fosse addolorato. Mi fa piacere che lei creda a Bagnasco, non ho mai messo in dubbio la sua buona fede, lo può leggere nei miei interventi precedenti. Ma vi è stata una colpevole leggerezza, ciò è innegabile. Le lacrime non servono a ricompensare e riparare delle vite rovinate per sempre, nemmeno se sono le lacrime di un cardinale. Mi dispiace essere così duro.
      Mi sarebbe piaciuto che da parte del cardinale venissero anche le scuse, oltre alla vergogna doverosa. Quante e quante volte il cardinale ha indirizzato duri attacchi alla politica, ha impartito lezioni di civiltà dalla cattedra della Presidenza della CEI… e ora è lui a trovarsi in una situazione tanto imbarazzante.
      Io direi che sono da ripensare molte cose:
      1) i vescovi tornino a fare i pastori, non i politici, gli ideologi, i cattedratici. Non amino le luci della ribalta, visitino il proprio gregge, prima che quello degli altri, si sporchino le mani andando nelle parrocchie, nelle periferie, piuttosto che stare nei vescovadi anelando magari incarichi ancora più prestigiosi
      2) si ripensi la visita pastorale come strumento di CORREZIONE se necessario. Bene ha scritto uno prima di me: si evitino i tappeti rossi. Parole sante. Il cardinale Carlo Agostini, Patriarca di Venezia, si nascondeva dietro le colonne delle chiese e vagliava catechisti e sacerdoti. Oggi gli si darebbe probabilmente dell’oscurantista.
      3) A cosa serve la CEI? A trovarsi periodicamente a Roma e a mangiare a lauti banchetti, accompagnati dall’auto di ordinanza, nel frattempo scagliando predicozzi contro la condotta dei politici, la povertà, l’immigrazione?

      Mi dispiace Tornielli, ma ancora una volta a soffrire insieme alle vittime innocenti di questo scandalo gravissimo è la credibilità della chiesa e dei suoi pastori (Vescovi e sacerdoti).

      Mi permetto anche di darle un consiglio, lei che spesso avvicina i prelati: suggerisca loro di occuparsi della cura pastorale delle loro anime, piuttosto che farsi fotografare in prima fila alla lectio magistralis del dott. Bernabei.

    • Sal scrive:

      Si il dr. Tornielli ha ragione, lui può credergli “senza ombra di dubbio” ma il fatto che il Vangelo dica altro rimane…..

      “Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie,… che governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi (perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?),” ( 1 Timoteo 3.2-5)

      “Se non sa governare la sua casa, come potrà aver cura della chiesa di Dio ?”

      I fatti non sono opinabili !

    • mauro scrive:

      Anche se gli credesse non sposta di una virgola quanto Pietro scrive.

      Per dirigere gli altri occorre saper percepire il piu’ piccolo refolo di vento ed il Card. Bagnasco, già affermando di non saper nulla, nega ben due circostante: che fosse un cocainomane pubblicamente conosciuto (ed un eventuale spacciatore), che venendo evitato dai bambini/ragazzi denotasse uno squilibrio psicologico. Tutte cose da accertare, individuare e porvi rimedio e che se nessuno ancora l’aveva fatto spettava a lui e non ad altri.

      L’essersi fatto [il cardinale] prendere di sorpresa dalla Magistratura italiana con ben due reati imputabili a Don Seppia è o da principiante o da uno che voleva in ogni caso tenere nascosto, ragion per cui le dimissioni dalla C.E.I. sono il minimo sindacale.

      • Gian Leandro scrive:

        Non voglio sbagliare previsione ma pare che le dimissioni da Presidente CEI sono una seria eventualità che il Card. Bagnasco ha già previsto. Forse il Papa per rispetto e stima le respingerà.

  36. Jacky scrive:

    Senza voler troppo abusare dell’ospitalità del blog, vi porto questa piccola esperienza.
    Savona è una piccola diocesi, ma vi assicuro con tutta una serie di annose e ataviche problematiche. Prima fra tutte, storicamente, il difficile rapporto nella curia-vescovo-clero, il che tradotto in pratica, si traduceva in mancanza di collaborazione e di controllo nelle varie parrocchie e realtà locali. A nulla erano valsi gli sforzi di illustri vescovi, quali Sibilla, Sanguineti e Lanfranconi. C’è voluto l’umiltà, la caparbietà e l’energia del compianto Amadei, per fare chiarezza in diocesi!! Vescovo di Savona, purtroppo solo per circa 1 anno e poi richiamato a furor di popolo dalla sua diocesi di provenienza (Bergamo), si presentava, in incognito, ora come pellegrino ora come semplice fedele, in quelle parrocchie chiaccherate, bussando e “attaccandosi” ai campanelli delle canoniche e di quelle chiese con orari di apertura sempre più ridotti: come quei negozi di barbiere stile “chi l’ha visto?”, con l’inmancabile cartello “torno subito”, poi, “de visu”, ne affrontava il parroco di turno. Lanciò un bel messaggio e lasciò tutti ben impressionati di come sapeva e doveva “funzionare” la diocesi!!

    • Walter scrive:

      Condivido Jacky…ma Amadei era un cristiano innamorato di Cristo…vero pastore e non mercenario..funzionario! Il problema è in quanto ci crediamo davvero …pecore e pastori!!!
      Resterà per sempre nel mio cuore ogni suo incontro…anche quelli alla “Saddam”: quando spuntava di nascosto in parrocchia o agli incontri per i giovani!!!!!!! Dal paradiso interceda per la nostra Chiesa locale!

  37. Sal scrive:

    “Vogliamo affidare alla Madonna quanti hanno subito scandalo in qualunque modo e dire a loro la nostra vicinanza umile e sincera».”

    Chissà se la madonna riuscirà a cancellare la memoria e resettare il computer !
    Naturalmente non ci si può aspettare che resettare il computer sia cosa gratuita !

  38. don Luca scrive:

    Da prete, ferito ed addolarato… che fa fatica ad avere compassione per un confratello di tal fatta mi dico perché la sua comunità, prima ancora della Curia, abbia taciuto. Un sacerdote ha bisogno della sua comunità per stare in piedi e per essere santo. Se la sua comunità si “accontenta” di due grigliate e qualche gita non aiuterà mai un prete ad essere tale…

    • Marco scrive:

      Scusa, don Luca. Forse non ho capito bene… vogliamo dare la colpa di tutta questa storia alla comunita’ parrocchiale che e’ solo stata usata e ferita invece di essere servita?

      • don Luca scrive:

        Ovviamente no, però il fatto che i primi commenti siano stati sgomenti, perchè il nostro eroe organizzava tante gite, metteva a posto i banchi prima della messa (cito dalle varie interviste) e sua mamma pranzava con i parrocchiani, mi dicono che abbiamo un’idea di buon prete un po’ sottotono. Il prete è prete sino in fondo non solo per la formazione che riceve in seminario ma anche se la sua comunità lo “obbliga” dolcemente ad essere santo.

        Il clero, come la politica o la cultura, è figlio del tempo che si vive. Una bassa tensione spirituale non aiuta il prete ad essere migliore. E lo dico proprio perchè sono un prete, abbiamo bisogno di comunità che ci chiedono Cristo! Senza giocare a cercare nè colpe nè alibi, è ovvio e mi scuso se posso essere stato frainteso!

        • Marco scrive:

          Caro don Luca,

          non sono le pecore che guidano il pastore, ma e’ il pastore che guida le pecore!
          E’ ancora il pastore che intona il “la”! E la comunita’ porta con se l’impronta che il pastore le da. Se il patore non e’ esigente (prima di tutto con se stesso). la comunita’ non sara’ esigente.
          Non credo di dover aggiungere molto…

          Io non so quanti anni hai, quando ti sei formato… io non so nulla della tua vita, e comunque non sta a me giudicare. Ma lasciami dire che conosco bene il mondo ecclesiale ed ecclesiatico! Ci sono stato per ben 11 anni!
          La nostra gente si fida del pastore! Lo ama, lo stima lo segue! Ma il patore, alcune volte, e’ un mercenario (per usare ancora una immagine evangelica) che veste i panni del pastore.
          Ti dico onestamente che pur gridando: “nessuno tocchi caino”, tutta questa storia mi disgusta! Come mi disgusta pure la doppia vita di tanti sacerdoti! (E non parlo solo di pedofilia). In molti casi si tratta di doppia vita, non di cadute! Le cadute sono occasionali, impreviste, inaspettate… tutti cadiamo. Ma per molti e’ tutto uno stile di vita! Chi ti parla e’ un sacerdote che ha lasciato il ministero 10 anni fa! Perche’? Perche’ nonostante tutti i buoi propositi mi sono reso conto che non riuscivo a vivere il mio ministero come la chiesa mi chiedeva di viverlo! Ho preferito essere onesto con Dio, con la gente, con me stesso! E ho lasciato. Ho lasciato il ministero e molti confratelli che continuano a vivere una doppia vita! E che mi hanno detto che ero stupido ad andarmeno visto che potevo avere tutto quello che volevo e “stare tranquillamente con due piedi in una scarpa.” Quante volte tutti sanno e nessuno interviene, aiuta, corregge…

          La nostra gente non merita dei mercenari, dei mestieranti… la nostra gente ha bisogno di pastori!

          Il buon pastore da la vita per le sue pecore! E’ strano! Normalmente sono le pecore che danno la vita per il pastore. Si’, di solito il pastore trae sostentamento per se e per la sua famiglia dalla vita delle sue pecore: le ingrassa, ne vende la lana, vende le pecore stesse, ne mangia la carne… Ma il “buon Pastore”, il pastore evangelico, dona la vita per le sue pecore! E’ di questi pastori che abbiamo bisogno. Sono questi pastori che rendono la chiesa credibile a ne fanno risaltare tutta la bellezza sul suo volto rugoso e millenario.

          Nessuno tocchi Caino! Lo dico ancora! Ma dico anche che, ancora una volta la chiesa, ha sbagliato. E ancora una volta e’ tempo di chiedere scusa alle vittime, e’ tempo di chiedere giustizia, e’ tempo di prendersi le proprie responsabilita’, e’ tempo di chiedere di essere perdonati da Dio e dalla gente, e’ tempo di coprirsi il capo con la cenere, ed e’ tempo per ricominciare con onesta’ a vivere per il Vangelo.

          Mi auguro davvero che questa storia aiuti la Chiesa intera ad aprire gli occhi e ad usare tolleranza zero con tutti quei mercenari che (per diverse ragioni) si appropriano dei panni del pastore e li indossano per fare i propri interessi.

          Tutti questi “mercenari” non sono molti, ma non sono pochi! E siccome “fa piu’ rumore un albero che cade che una foresta che cresce”, mettono nell’ombra tutti i preti che con passione, gratuita’, amore e santita’ ogni giorno servono la chiesa e il gregge loro affidato!

          • don Luca scrive:

            Caro Marco, condivido ogni singola riga che hai scritto. Credo che le nostre opinioni non collidano, ma si integrino. Sono prete da poco, pochissimo, anche se non più ragazzino. Si scopre, comunque, e in fretta quanto tu dici, perlomeno se ne sente la puzza.

            Ho visto molti confratelli più anziani demoralizzati, altri tirare i remi in barca, altri accontentarsi del tran tran senza, per questo, essere nelle categorie che tu giustamente stigmatizzi. Preti che potrebbero essere ottimi preti ma a cui nè se stessi nè le loro comunità chiedono di esserlo.

            Su questo aspetto credo che sia importante insistere, la condivisione, la comunione, pur nelle differenze dei carismi e delle responsabilità, mi pare centrale per il futuro. La Chiesa evangelizza, ciascuno per la sua parte, ma la Chiesa che vive a corpo con il suo Gesù.

            Quando il pastore è stanco, dunque debole, è a rischio, sempre… ma anche quando sei sfinito e qualcuno ti chiama per una confessione, beh il cuore ti si allarga e la stanchezza vola via! Essere santi è bello, profuma di buono!

            Ti auguro il meglio e che le ferite che porti nel cuore portino risurrezione a te ed a quanti ami! Grazie per questo scambio.

        • Cherubino scrive:

          mi sembra che don Luca abbia espresso un’opinione equilibrata e condivisibile.

          Quanto ai preti dalla “doppia vita” di cui parla Marco, in tanta esperienza ecclesiale e pluridecennale non ne ho incontrato uno.
          Si vede che lui è particolarmente sfortunato.

          • Marco scrive:

            Caro don Luca,

            grazie a te!

            Conserva sempre l’entusiasmo di questi primi anni!

            Credi nella preghiera, piu che nella psicologia e nell’attivismo.

            Le ferite che porto dentro resteranno con me fino alla morte! Questa e’ la mia croce! Ma la porto con serenita’! Le scelte che ho fatto le ho fatte per amore alla Chiesa…

            Ti ricordo nella preghiera… Tu fammi dono di una tua benedizione!

        • Cherubino scrive:

          mi sembra che don Luca abbia espresso un’opinione equilibrata e condivisibile.
          Quanto ai preti dalla “doppia vita” di cui parla Marco, in tanta esperienza ecclesiale e pluridecennale non ne ho incontrato uno.

        • Pietro scrive:

          Bravo DON LUCA, parole sagge. Preghiamo per nostri sacerdoti anche se sbagliano, perché noi abbiamo bisogno di loro e loro di noi. Allez cordialmente.

        • osservatore scrive:

          Caro don Luca,
          mi piacciono le sue idee.
          Molti dicono- e qui scrivono – che manca la fraternità fra i sacerdoti, che essi fanno i cavoli loro senza alcuna forma di controllo da parte del vescovo, che non seguono le direttive liturgiche, ecc.
          Allora mi chiedo: lei ha ricollocato il crocifisso al centro dell’altare e i relativi candellieri? Usa l’abito talare? Distribuisce la comunione ai fedeli in ginocchio?
          Se sono stato indiscreto, o fuori tema, mi scuso e passi oltre.
          Un cordiale saluto.

          Le rivolgo na domanda, che non è in stretta attinenza con la vicenda di don Seppia.

          • don Luca scrive:

            Caro osservatore,

            mi domando perchè non mi ha chiesto se sono fedele alla preghiera del breviario, se faccio qualche ora di adorazione eucaristica, se il rosario è un compagno fedele….

            Poi rispondo volentieri alle sue domande: sono vice quindi le decisioni in merito alle cose che lei mi chiede non le prendo io. Se fossi parroco? Francamente non mi sono posto il problema dei candelieri, il crocifisso è là dove essere da tempo, la comunione no, non la distribuiamo in ginocchio, le dimensioni delle mia chiesa che – ringraziando il cielo – rigurgita di fedeli, mi impedisce di fare così. Lo farei se avessi spazio? Credo di no.

            Non porto l’abito talare, porto il clergyman sempre perchè sono convinto che la gente debba sapere che sono un sacerdote e a me fa del bene sapere che loro lo sanno e come tale mi giudicano. Perché non porto la talare? Nessuna ragione ideologica, è scomoda, ho 4 parrocchie, giro come un pazzo in bicicletta, la zona dove vivo è chiaramente orientata politicamente, è inutile dar loro motivi in più di discussione e baruffe. Il discorso del lucignolo fumigante…

            Spero aver soddisfatto le sue curiosità, buon tutto.

          • Cherubino scrive:

            mi scuso se mi intrometto, ma ricorderei a osservatore che le norme liturgiche in vigore prevedono la Comunione in piedi e non in ginocchio.
            Il papa ovviamente nelle sue celebrazioni fa come crede e ciò ha pure senso, ma ciò non vuol dire che abbia rinnovato l’attuale norma.

            Precisazioni liturgiche della CEI
            “In piedi da Mistero della lede fino alla comunione inclusa, fatta la quale si potrà stare in ginocchio o seduti fino all’orazione dopo la comunione.”

          • Passante scrive:

            Mi intrometto anche io… curioso che tutte le foto che abbiamo di don Seppia siano in talare, chissà come sono i suoi candelieri e come distribuisce la comunione.

            Mai come in questo caso l’abito non fa il monaco.
            Riconosco di essere provocatorio ma non tutta la forma è sostanza!

    • Pietro scrive:

      Se fosse così allora tutti i preti che non hanno sostegno dalla comunità dovrebbero essere pedofili. Io direi di non degenerare e con altrettanta chiarezza inviterei tutti a commuoversi di meno e ad agire di più: perché a parole sono tutti bravi, ma sarebbe ora di un vero repulisti, ma temo che si scoprirebbe il vaso di Pandora.

    • osservatore scrive:

      don Luca,
      grazie per la sua risposta alla mia domanda, estemporanea – lo ammetto – in questo contesto (caso don Seppia). Ma mi piace il suo/tuo argomentare e ho voluto provare a immaginare che tipo di prete è lei/sei tu. Accetto la sua premessa bonaria: ovviamente il breviario e il rosario dovrebbero essere fra gli oggetti più importanti di ogni prete.
      Molti, nella vicenda don Seppia, hanno ricordato che esiste un vuoto di controllo da parte dei Vescovi e che molti preti fanno i cavoli loro. Quelli che conducono una doppia vita (don Seppia) sono – credo – pochi, ma quelli che se ne fanno ormai un baffo delle direttive (o degli esempi) che vengono da Roma sono la quasi totalità.
      Ecco perchè l’ho interrogata su cose apparentemente marginali (ma non più di tanto) e – in questo contesto – forse fuori tema.
      Se il Papa comunica i fefeli in ginocchio (e rigorosamente in bocca!!!) ci sarà pure un significato, o sbaglio? Ma in quale parrocchia italiana si rifiuta la comunione nella mano?
      Se il Papa ha deciso di ricollocare i 6 candelieri sull’altare, con il crocifisso al centro, ci sarà pure un significato, ma chi lo segue? Anche da queste cose, credo, si percepisce l’anarchia che oggi serpeggia nella Chiesa e il suo stato di avanzata “protestantizzazione”, dove ognuno fa a modo suo (vada a vedere, se ne ha occasione, la nuovissima mensa nel Duomo di Reggio Emilia: c’è da inorridire).

      • don Luca scrive:

        Caro Osservatore,

        sono un prete che ha bisogno di convertirsi e che ringrazia il Cielo ogni santo giorno di avere in Benedetto XVI il Papa sotto il quale è stato ordinato sacerdote.

        Umiltà, verità amore alla Chiesa ed a Cristo. Un Papa per questo tempo ecco tutto. E poi metta i candelieri dove vuole, francamente mi interessa di più cosa dice, come lo dice ed a chi ha il coraggio di dirlo.

        La liturgia di Benedetto è la sua vita, vera lex orandi lex credendi.

        • osservatore scrive:

          Caro don Luca,
          la percepisco un ottimo prete e pertanto mi stupisce leggere “… e poi metta i candelieri dove vuole… “. Insomma B. XVI faccia quel che vuole in ambito liturgico, non sono affari miei.
          Dissento, cordiamente, ma fermamente!

          • don Luca scrive:

            Caro osservatore,
            mi pare che la liturgia sia qualche cosa di decisamente più complesso del numero e del luogo ove si pongono dei candelieri. Il Santo Padre ci mostra una strada, poi noi facciamo un po’ quello che si può, fermo restando l’essenziale, adeguando tutto il resto.

            Banalmente se dovessi incensare il numero di volte e nei modi in cui incensavo da seminarista in cattedrale, con gli spazi che ho a disposizione nelle mie chiese, finirei per celebrare da solo in due settimane….

            Lei dissente, e fa bene se lo ritiene, io provo ad educare la mia gente un passo alla volta, senza far rotolare loro in testa la tradizione (quella con la lettera minuscola, perchè il numero e la collocazione dei candelieri non hanno la maiuscola) della Chiesa tutta insieme e tutta di un botto, dall’oggi al domani. Ho davanti delle persone, non delle pagine di un libro…

            Con simpatia, da un viceparroco di periferia dove la gente porta i bambini davanti alla statua del Cristo e dice: “guarda la Madonnina, fai ciao…”, appena l’altro ieri, alla fine della processione di una delle mie parrocchie…

    • osservatore scrive:

      don Luca,
      grazie per la sua risposta alla mia domanda, estemporanea – lo ammetto – in questo contesto (caso don Seppia). Ma mi piace il suo/tuo argomentare e ho voluto provare a immaginare che tipo di prete è lei/sei tu. Accetto la sua premessa bonaria: ovviamente il breviario e il rosario dovrebbero essere fra gli oggetti più importanti di ogni prete.
      Molti, nella vicenda don Seppia, hanno ricordato che esiste un vuoto di controllo da parte dei Vescovi e che molti preti fanno i cavoli loro. Quelli che conducono una doppia vita (don Seppia) sono – credo – pochi, ma quelli che se ne fanno ormai un baffo delle direttive (o degli esempi) che vengono da Roma sono la quasi totalità.
      Ecco perchè l’ho interrogata su cose apparentemente marginali (ma non più di tanto) e – in questo contesto – forse fuori tema.
      Se il Papa comunica i fefeli in ginocchio (e rigorosamente in bocca!!!) ci sarà pure un significato, o sbaglio? Ma in quale parrocchia italiana si rifiuta la comunione nella mano?
      Se il Papa ha deciso di ricollocare i 6 candelieri sull’altare, con il crocifisso al centro, ci sarà pure un significato, ma chi lo segue? Anche da queste cose, credo, si percepisce l’anarchia che oggi serpeggia nella Chiesa e il suo stato di avanzata “protestantizzazione”, dove ognuno fa a modo suo (vada a vedere, se ne ha occasione, la nuovissima mensa nel Duomo di Reggio Emilia: c’è da inorridire).

      • e, se si trova da quelle parti, anche alla chiesa della Trasfigurazione, ad Alba.
        (e nella stessa “capitale delle langhe” hanno sfregiato il glorioso Duomo).

      • lauraromana scrive:

        Egregio Osservatore, mi raccomando,noti bene, l’importante ed essenziale per certa gente è NON inginocchiarsi davanti a Nostro Signore presente nel Sacramento dell’Eucaristia e mantenere la schiena dritta davanti al Nostro Unico Salvatore!!!!
        Poi: chiarimento per tutti: i formalisti in condizione di lanciare la prima pietra e che si stracciano le vesti sono i farisei che Gesù definisce “sepolcri imbiancati”, non i pubblicani ritenuti, nella società ebraica di allora, pubblici peccatori e che – sempre secondo Gesù – ci precederanno in Paradiso con le meretrici.

        • osservatore scrive:

          Gentile Laura,
          non ho capito bene ilsenso di quanto mi scrive.
          Mi aiuta?

          • lauraromana scrive:

            Volevo notare la involontaria ironia di chi si accanisce contro la (sana ) abitudine di inginocchiarsi davanti a Nostro Signore.
            Nella seconda frase intendevo chiarire la confusione,che vedo spesso ripetersi negli interventi su questo blog, tra farisei e pubblicani: confusione che certamente non è la Sua.
            Mi scusi per la involontaria confusuione e scarsa chiarezza.

  39. P.Danilo scrive:

    Sono molto perplesso; e non mi è chiaro di cosa sarebbe stato accusato il sacerdote di Genova; di aver tentato di baciare un giovane di 16 anni?; di presunto acquisto di droga? Tutto qui? Non c’è altro? Io non trovo altro!

    • Pietro scrive:

      Vada altrove, malfidato, a fare queste allusioni che si commentano da sole.

    • mauro scrive:

      Caro P.Danilo,

      se non possiede il limite dato dalla morale cristiana nel tutelare l’indifeso e/o minore, non ha neppure quello della morale civile.

    • Marco scrive:

      Tutto qui? Anche se avesse solo tantato di baciare un giovane di sedici anni e avesse fatto uso di stupefacenti… Tutto qui? Non credi che sia abbastanza?
      Purtroppo sembra esserci molto di piu’!

      • P.Danilo scrive:

        Caro Marco, ho semplicemente fatto quattro domande, basandomi su una intervista fatta all’avvocato di Don R.Seppia e già pubblicata su Internet; se lei ha altre notizie sicure me le dica; non ho espresso alcun giudizio sul sacerdote, né positivo né negativo; ma che stiamo qui a litigare tra di noi?

  40. osservatore scrive:

    Ho letto, abbastanza attentamente, i vari commenti riguardo alla vicenda di don Seppia.
    Non conosco il card. Bagnasco, ma intuitivamente mi piace: mi sembra un pastore molto vicino al Papa. La providenziale nomina di mons. Guido Marini a Maestro delle cerimonie pontifice sarà sicuramente stata anche merito suo.
    Pur non condividendo il pensiero di quelli che in questo blog hanno chiesto le sue dimissioni da presidente della CEI (sarebbe dannosissimo – a mio avviso – mettere fuori gioco un cardinale come Bagnasco, assolutamente ratzingeriano) devo dire che mi sembra abbastanza inverosimile che la Curia di Genova fosse completamente ignara sullo stile di vita di don Seppia. Per quanto ne so a Genova (diocesi non grandissima) i preti si conoscono tutti (e parlano fra di loro in genovese); non mi fido molto dei petteglezzi giornalistici, ma se è vero che tutti sapevano della sua doppia vita, come è possibile che qualche informazione non sia arrivata in Piazza Matteotti? E se il cardinale davvero non sapeva, ciò significherebbe che il rapporto del Vescovo (curia diocesana) con i sacerdoti è puramente formale.
    Mi sembra comunque abbastanza inverosimile che

  41. enrico scrive:

    Nel episodio dell’adultera le parole di Gesù “chi è senza peccato scagli la prima pietra” convisero i presenti a non proseguire nel proposito di lapidarla.

    Mi pare che qui il desiderio di lanciare la prima pietra e forse anche tutte le altre in seguito sia piuttosto evidente.

    Financo su Bagnasco.

    E’ una grazia che queste cose emergano, una grazia per le vittime che possono ricevere giustizia una grazia per il colpevole che potrà redimersi e salvarsi.

    A me pare che si è pronti a scandalizzarsi per le colpe altrui ( non le sto sminuendo) ma facciamo altrettanto con le nostre?

    • Pietro scrive:

      ???

    • mauro scrive:

      “E’ una grazia che queste cose emergano, una grazia per le vittime che possono ricevere giustizia una grazia per il colpevole che potrà redimersi e salvarsi.”

      E’ il contrario: il colpevole deve ricevere giustizia per il danno procurato, le vittime potranno redimersi e salvarsi essendo state indotte al peccato.

      Prima vi è il reato del colpevole (e saranno fatti suoi se riuscirà a redimersi e salvarsi[ne dubito]), poi vi sono le vittime che hanno diritto di redimersi e salvarsi.

      • enrico scrive:

        @ Mauro

        Pensiero contorto che non significa nulla.

        • enrico scrive:

          Vittima…indotta al peccato.
          Concetto stridente signor Mauro, complice allora semmai. Di che peccato e colpa si macchia una vittima?

          • mauro scrive:

            Caro enrico,

            un ragazzino non si rende conto di ciò che fa essendo attratto dalla curiosità se vi aderisse. Farlo passare per complice è un abominio e lei si dovrebbe perlomeno vergognare.
            Secondo lei la vittima non fa peccato? Lei sa molto bene che occorre la coscienza di sapere che lo si commette ma ciò vale anche a posteriori ovvero quando poi se ne rende conto.

          • enrico scrive:

            No Mauro, o lei fa fatica a comprendere l’italiano, e di questo ho una discreta certezza, o ha problemi di diverso ordine.

            Vittima significa vittima e una vittima non fa peccato.

            Io ho contestato la sua preposizione.
            Questo non l’ha nemmeno capito..rispedisco al mittente le sue considerazioni.

          • enrico scrive:

            Usi le parole con più attenzione Mauro “abominio” signor Mauro. Ma per cortesia.
            Se lei riconosce a una persona una colpa/peccato gli riconosce una responsabilità, e questo è evidente da un piano religioso o di giurisprudenza e dunque e lei a definirlo complice.
            Se il ragazzo è vittima, vittima è e vittima resta.

          • enrico scrive:

            Una vittima non commette peccato “ha presente “deliberato consenso” dunque la frase

            “poi vi sono le vittime che hanno diritto di redimersi e salvarsi.”

            E’ priva di senso logico e in un approccio religioso e in un approccio giuridico.
            Una vittima che si deve redimere..

            Anche il concetto di colpa a posteriori è “particolare” il deliberato consenso retroattivo, o se preferisce, la piena capacità di volere retroattiva.

            Guardi una buona serata a lei e famiglia e tante buone cose.

    • xagena scrive:

      Se mi chiedessero se voglio lanciare la prima pietra contro un pedofilo prenderei bene la mira!

  42. luca25 scrive:

    mi colpisce molto il fatto che anche i vescovi sono diventati,loro malgrado,politicamente corretti,forse è ora di tornare a vescovi severi che non concertano la pastorale,ma di fronte a cedimenti e disobbedienze cominciano a punire,la deriva si è avuta negli anni 70 per apparire o volere essere moderni.il vescovo è un pastore con il bastone,deve caricarsi in spalla le pecore lente,quelle malate,ma quelle che svicolano e perdono la strada le deve zompare con il bastone,e riportare sulla strada buona,se non vogliono stare su quella,fuori dal gregge!

  43. giovannino scrive:

    Il card. Bagnasco non deve presentare le dimissioni . Fino a prova contraria vale la presunzione di innocenza . Dubitare senza prove dell’ autotestimonianza di innocenza del cardinale è un peccato di malizia . E’ invece immorale quello che scrive osservatore e cioè che il card. Bagnasco non si dovrebbe dimettere perchè “ratzingeriano ” . Se ci fossero prove che il card. Bagnasco sapeva , dovrebbe dimettersi , qualsiasi siano i suoi rapporti con il Papa . A parte che credo e voglio ben sperare che in quel caso il Santo Padre sarebbe il primo a consigliare le dimissioni . Allo stato attuale , in assenza di prove che Bagnasco sapesse qualcosa , è pretestuoso chiederne le dimissioni . Anzi sarebbero un errore , verrebbero interpetrate come un’ ammissione di colpevolezza.

    • mauro scrive:

      Lei è a conoscenza che il Card.Bagnasco sia implicato nella vicenda giudiziaria per scrivere che vi è presunzione di innocenza? Ogni curia sa tutto dei sacerdoti che ad essa si rapportano così come ne è a conoscenza Roma. Ancor di piu’ facendo Don Seppia una doppia vita era sulla bocca di tutti. Evidentemente non si è voluto prendere alcun provvedimento nè da parte della curia nè di Roma (era stato piu’ volte segnalato per comportamenti strani con quelli con cui aveva a che fare). Piangere dopo lacrime di coccodrillo provoca solo un’irritazione all’occhio da curare con qualche goccia di collirio.

      • giovannino scrive:

        caro Mauro , la presunzione di innocenza è un principio di civiltà che dovrebbe valere anche nel processo mediatico al quale ora il card. Bagnasco è sottoposto . Immagino che il vescovo di Genova verrà ascoltato dalle autorità inquirenti e che la chiesa presterà la massima collaborazione alle indagini .

        • giovannino scrive:

          Un chiarimento : Bagnasco può considerarsi “colpevole” , se sapeva che il sacerdote incriminato corrompeva minori , non certo perchè sapeva che aveva una vita notturna. Se si sospendessero tutti i preti che frequentano locali notturni o prostitute o hanno qualche ” storia” , il clero si troverebbe dimezzato .

          • mauro scrive:

            Non mi sembra un problema dimezzare i sacerdoti.
            Con ogni probabilità casi del genere potrebbero quasi sparire ed avrebbe da guadagnarci solo la Chiesa.
            Per ora si sta scavando la fossa da sola in quanto
            fanno le Leggi (il Motu Proprio) ma non le applicano verso sè stessi.

        • mauro scrive:

          Il processo mediatico se l’è tirato addosso con quelle lacrime di coccodrillo riferite al fatto che tutto di Don Seppia era stato portato alla luce (non piu’ un vociare ma fatti incontestabili in possesso della magistratura).
          Piangeva per sè stesso in quanto di ogni sacerdote sanno vita, morte e miracoli e quella vita di Don Seppi non era una novità (altre segnalazioni avevano ricevute) ma poichè cane non mangia cane si taceva e si sperava che la gente dimenticasse.

          Spero che il vescovo di Genova non si presenti come persona informata dei fatti perchè aprendo bocca sulla faccenda alquanto spinosa potrebbe rischiare una denuncia.

          • enrico scrive:

            @ mauro

            “Il processo mediatico se l’è tirato addosso con quelle lacrime di coccodrillo”

            Primo giudizio privo di dimostrazione

            “Piangeva per sè stesso in quanto di ogni sacerdote sanno vita, morte e miracoli e quella vita di Don Seppi non era una novità”

            Presunzione di innocenza al macero e principio del “non poteva non sapere”

            “ma poichè cane non mangia cane”

            Dio che concetti rari… digna est intrari…ingrediat si necessit.. io non dò che un accessit

            Servo suo.

  44. Damiano scrive:

    Adesso salta fuori che è anche sieropositivo….è un buco nero senza fine questa vicenda

  45. massimo scrive:

    non sono d’accordo con la richiesta di dimissioni del cardinale di genova,per quel che sappiamo ora,sotto il fuoco dell’emotività,andranno accertati i fatti,poi si deve capire come le cose non sono venute a conoscenza della diocesi,la diocesi è suddivisa in vicariati,periodicamente i sacerdoti di ogniuno si riuniscono con il vicario zonale,che rapporti e come si presentava il prete in questione con i confratelli?quanti bambini o persone hanno lasciato la parrocchia per andare in altre ?due o tre?venti?…….prima di chiedere le dimissioni occorre capire come stavano/stanno i FATTI.oltre al processo penale,ci sarà un processo canonico.non vigendo più alcuna inquisizione non dobbiamo aspettarci roghi o gogne,ma un aiuto concreto e affettuoso di chi soffre,una punizione esemplare di chi è orco;e un chiarimento sulle circostanze che hanno portato a una scoperta così tardiva di questa terribile storia.ciò dovrà produrre un precedente per i prossimi 50 anni per tutti,famiglie,diocesi,confratelli preti,società…….sì società e mi spiego,in questi 40 anni passati ci hanno insegnato che le virtù sono vizi,il peccato e il senso di colpa non esiste e non bisogna castrarsi con queste culture oscurantiste,medioevali,che i ragazzi devono crescere come “si sentono” e fare quello che piace,che la droga non fà male,và liberalizzata…….e qui mi fermo.
    non voglio dar colpe a chi è fuori della chiesa,ne abbiamo abbastanza dentro,ma anche fuori dovrebbero ora cominciare a riflettere……seriamente…..
    questo prete disgraziato,se le accuse verranno confermate,che patologia spichiatrica da cacaina sta esprimendo,sì perchè occorre cominciare a dire chiaramente che la cocaina e le altre droghe in gradi e modi diversi oltre a essere una dipendenza e una situazione patologica in sè,in poco tempo ne produce altre e gravi e di grande impatto sulla salute mentale e la salute della coscienza,nel senso che aliena e modifica la percezione della realtà e della personale volontà.sempre producendo una metamorfosi patologica e grottesca della personalità dal suo interno,lenta e inesorabile e spesso causa nelle sue estreme sonseguenze anche di morte.
    un esperienza personale,io lavoro in ospedale,una persona mia collega,molto in gamba giovane e efficente,coetanea e amica,una notte venne trovata svenuta in bagno,soccorsa non si capì subito la causa del malanno.ma poi,subito dopo procedendo a una visita più accura la realtà si rilevò,si drogava e in forma pesante nessuno nel reparto dove lavoravamo anche 10-12 ore di fila avrebbe sospettato la cosa.non vi erano segni,al lavoro questa persona era efficente,calma e di ottimo rendimento,e aggiugo pure brava.facemmo tutti molta fatica e annodare i fili della sua storia,per grazia(dico io)nessun paziente a noi affidato ebbe a soffrire per questa dipendenza.un controllo incrociato che ci fece lavorare tantissimo sotto la direzione delle autorità rivelò che erano stati con destrezza sottratti anche degli stupefacenti ospedalieri attribuiti dal collega come somministrati a pazienti…….tutti ci demmo da fare in concerto con la direzione e le autorità perchè questa persona uscisse dalla dipendenza,fu allontanta punita e curata,seguita,fu durissima ma è guarita.oggi sta bene e ha cambiato lavoro.
    ora il caso del prete è diverso,ma non mi sorprende se la sua dipendenza non si è mai vista,a parte l’eccitazione del momento,le pupille dilatate nelle prime 3 ore,qualche nervosismo e sonnolenza,una persona può dissimulare tra una assunzione e la seguente,è noto che molti professionisti,giovani e vecchi nelle grandi città sono cocainomani,vivono con i genitori e non ne sanno nulla,è la regola,ormai in ospedale,i parenti,mogli comprese cadono dalle nuvole quando lo imparano,e per noi è difficile e pericoloso fare pure domande,accade che persone cadono in coma,a quel punto devi chiedere o devi spiegarti con i parenti……spesso,ripeto,cadono dalle nuvole……….
    scusate lo sproloquio,ma io credo che si debba mantenere la calma.non dimentichiamo l’anno sacerdotale appena strascorso,le molte bellissime parole e meditazioni,l’esempio del Papa,i sacerdoti sono nostri,dobbiamo essere loro amici,accompagnarli,camminare con loro,sono loro la mano di Dio nella nostra vita.
    avrei forse dovuto spiegare meglio o di più alcune cose ma ritengo che “il succo” di quello che volevo parteciparvi si sia capito.mas

    • P.Danilo scrive:

      Grazie, Massimo, per questa bella testimonianza, pensieri dignitosi di chi ha una grande anima, che fanno bene anche alle nostre anime amareggiate.

  46. Marco D. G. scrive:

    Senza fare di tutte le erbe un fascio, questo scandalo è frutto di un certo tipo di gerarchia molto vicina allo stile del management politico e ancora troppo lontana dallo stile del Vangelo: orrendi vecchi arroganti, orgogliosiosi e autoreferenti che nessuno chiama mai a rendere conto delle loro azioni, nemmeno la Santa Sede. Chi sbaglia deve pagare, avete mai visto un vescovo messo sotto inchiesta o rimosso dalla Santa Sede? Mai! Solo in casi abnormi si sono avute delle rimozioni e comunque in tutto il mondo si possono contare sulle dita! I vescovi, come i magistrati, dovrebbero cominciare a rispondere veramente delle loro azioni. Un vescovo che non si accorge di un caso grave di pedofilia deve essere messo sotto inchiesta e se necessario rimosso!

  47. massimo scrive:

    chi dice che è sieroposito?diffondere queste notizie è un reato in italia.

  48. Sal scrive:

    Distinto enrico, replico al suo 15.44 – Vede che avevo ragione ”non tutti possono capirlo” , ma lei oltre a non capirlo è anche scordarello perché ne avevamo già parlato ma lei fa finta di dimenticare allora mi ripeto: gli eunichi fatti dagli uomini – non hanno bisogno di commenti, e nemmeno quelli nati dal ventre della madre.
    Ma chi si fa eunuco per il regno dei cieli, è colui che “temporaneamente” e specialmente durante la sua giovinezza, decide di servire il suo Dio e accrescere la sua conoscenza per poter divenire una persona matura in grado di scegliere una compagna non in base all’eccitazione della giovinezza, ma in base alla maturità dell’esperienza fatta nel servire il Regno.
    Vede se lei continua con quel pensiero dell’eunuco è come se dicesse al buon Dio di aver fatto un guaio, prima creando il sesso e poi vietandolo, lo fa diventare una specie di Dio crudele maniaco e un po’ sadico che le mette sotto il naso il gelato e poi le vietasse di mangiarlo, mentre diventa un buon padre amorevole se l’aiuta ad apprezzare e valorizzare il gelato prima di gustarlo.

    Detto questo spero che avrà capito, perché vedo che non mi ha risposto sul vescovo che deve essere sposato e avere la sua casa in sottomissione, ma se il vescovo si fosse fatto eunuco, come avrebbe potuto sposarsi e dimostrare di essere capace di sorvegliare la sua casa ? E trasmettere la sua esperienza alle sue pecorelle ?

    Che contraddizioni vero ? Fa parte anche questo di qualcuno di quei gloriosi misteri tanto cari a certi misteriosi ? E’ sempre 1 Corinti 7.8-9 che dice: “ Ora dico a quelli non sposati e alle vedove: È bene per loro che rimangano come sono anch’io. Ma se non hanno padronanza di sé, si sposino, poiché è meglio sposarsi che essere infiammati [dalla passione].”
    Capisce “meglio sposarsi che essere infiammati…..” le pare che i pedofili non siano infiammati ?
    Ma questo Vangelo lei lo legge qualche volta ? Forse c’è qualcuno che non lo capisce, e potei essere io !
    Meglio sposarsi che essere infiammati ? E tutti quelli presi dai sensi di colpa che devono pregare per non entrare in tentazione come dice lei, non sono presi dai sensi di colpa ? o dalla passione ? Ma siii ! Dai non si può andare con la Natura, noi non siamo più forti di Dio Vero ?

    • enrico scrive:

      @ Sal

      Il suo intervento..lunghissimo… aggiunge un bel “temporaneamente” e tutta una spiegazione al significato della frase di Gesù in Matteo..e c’è da chiederle se si tratta di una ennesima parentesi quadra della TNM.
      Vede avverbi di sorta nel periodo?
      Lei stesso mi cita S. Paolo che raccomanda di seguire il suo esempio…era sposato..pare di no.
      Riguardo al Vescovo è chiaro che si tratta di una clausola limitante “non sposato che una sola volta” ma da alcuna parte tale clausola definisce la condizione di Vescovo che debba essere sposato. E’ una condizione che limita e non che definisce. Questi versi non impongono moglie, ma proibiscono un vescovo o diacono che abbia più mogli o che si sia divorziato e poi risposato.

      Magnifico, mi perdoni, lo sproloquio sul pedofilo (efebofilo ribadisco) che deve sposarsi per non ardere.
      Quindi a suo parere una persona con normale inclinazione eterosessuale vivendo in castità diventa pedofilo?
      La letteratura scientifica dice altro, anzi avere una famiglia con figli sarebbe un incentivo, purtroppo per certe situazioni.

      • mauro scrive:

        “non sposato che una sola volta” ma da alcuna parte tale clausola definisce la condizione di Vescovo che debba essere sposato. E’ una condizione che limita e non che definisce”
        Che limiti ad una sola, è piu’ che giusto, che non definisca è errato perchè ne definisce UNA (sola moglie).

        “Questi versi non impongono moglie, ma proibiscono un vescovo o diacono che abbia più mogli o che si sia divorziato e poi risposato.”

        Ha ragione, non lo impongono (vige sempre la libera scelta umana) ma proibiscono (si compie un peccato) di prenderne un’altra al che è evidente che il vescovo ne aveva una precedente e se la dovrà tenere senza poter divorziare o risposarsi.

        Dica la verità, se le fa, se le scrive ed anche ci crede.

        • enrico scrive:

          No Mauro..significa che se sposato non può divorziare e prenderne una seconda.
          Altrimenti sarebbe scritto : Il Vescovo deve essere sposato, e solo una volta.
          Al che diverrebbe incomprensibile il concetto espresso da S. Paolo di esortare ad essere come lui, ossia celibe, se essere sposato fosse una condizione “sine qua non”.

          • mauro scrive:

            “No Mauro..significa che se sposato non può divorziare e prenderne una seconda.”

            Ci riprova ancora? come fa ad essere sposato se glielo si vieta?

            Se l’inciso parla di vescovi che non posso divorziare il divieto a sposarsi non esiste.

          • enrico scrive:

            Il celibato ecclesiastico è una regola canonica.

            Gli ortodossi e i cattolici orientali ammettono che i sacerdoti si sposino, però anche gli ortodossi, già da molto tempo, non ammettono vescovi sposati.
            Questi versi non impongono moglie, ma proibiscono un vescovo o diacono che abbia più mogli o che si sia divorziato e poi risposato.

  49. a Massimo:
    lo ha scritto l’Ansa.
    E, a tal proposito, ho còlto una piccola inesattezza:

    http://cosimino.myblog.it/archive/2011/05/20/don-riccardo-seppia-se-anche-l-ansa-prende-sviste.html

  50. massimo scrive:

    grazie cosimo,ottima osservazione,credo lunedì( o forse domenica?) scorsa ho aperto repubblica al bar,una volta lo comperavo oggi compro solo avvenire/foglio o poco altro,il titolo di seconda pagina era:… prete arrestato,altri tre indagati….solo andando all’articolo si capiva che gli altri 3 erano”uomini”non altri 3 preti……mi sbaglio?sarebbe interesante,molto studiare bene questi giochetti che contano sulla fretta di chi sfoglia un giornale per insinuare slogan e messaggi subliminari….in ogni caso non c’è limite alle violazioni deontologiche dei giornalisti italiani,diffondere notizie,supposizioni, sulla sierologia di una persona,è raro,ma gravissimo,sicuramente reato.ma i nostri giornalisti davvero sono intoccabili.ora poi si stanno rotolando e guazzano nel letamaio felici…

  51. mauro scrive:

    Caro enrico,

    Un ragazzino non sa ciò che fa ma rimane sempre un peccato QUANDO LO RICONOSCE A POSTERIORI in quanto cristianamente si è in peccato quando ci si rende conto di ciò che si è fatto e da ciò segue che anche la vittima si trova, nella fattispecie, in peccato.

    Non le piace la frase ““poi vi sono le vittime che hanno diritto di redimersi e salvarsi.”?
    E’ estremamente logica perchè chi si rende conto di aver sbagliato ma era allora incapacitato (essendo minorenne) a capire ciò che stava facendo, ha diritto di dimostrare ed essere creduto che mai avrebbe acconsentito a sottomettersi a quei volgari impulsi sessuali, e ciò vale anche cristianamente per una futura salvezza.

    • enrico scrive:

      “Un ragazzino non sa ciò che fa ma rimane sempre un peccato QUANDO LO RICONOSCE A POSTERIORI in quanto cristianamente si è in peccato quando ci si rende conto di ciò che si è fatto e da ciò segue che anche la vittima si trova, nella fattispecie, in peccato.”

      Un ragazzino non sa ciò che fa, questo è già un concetto che andrebbe ben considerato.
      Ma se nella fattispecie il ragazzo era vittima, e dunque non aveva anche un grado seppur minimo di complicità e di responsabilità (non sa ciò che fa) cade sia il deliberato consenso che la piena avvertenza e dunque di peccato non si può parlare.

      • mauro scrive:

        Caro enrico,

        Dia aria alla sua mente.

        Supportando ciò che ha scritto significa che se non si riconosce il peccato si può fare tutto il male del mondo.

        Eviti di rispondere baggianate.

        • enrico scrive:

          @ Mauro

          “Supportando ciò che ha scritto significa che se non si riconosce il peccato si può fare tutto il male del mondo”

          E no Mauro.
          E lei che usa il termine “vittime”.
          Io le ho solo spiegato cosa significa “vittima”.
          La non conoscenza deve essere involontaria e non volontaria
          Guardi che “incapace di intendere e volere” è un concetto giuridico.

          Buona giornata.

  52. mauro scrive:

    Caro enrico
    “primo motivo privo di dimostrazione”. Evidentemente non sa leggere quando ho scritto: “di ogni sacerdote sanno vita, morte e miracoli e quella vita di Don Seppi non era una novità (altre segnalazioni avevano ricevute)”.
    No mi sbaglio (?)perchè subito dopo l’ha riportata ma sono certo che non se ne accorto(!).

    “Cane non mangia cane” è un concetto civile per quanto sia assurda la sua applicazione.

  53. TEKNOS scrive:

    Non ho parole
    Questi mostri che vestono l’abito da prete devono essere smascherati.
    Sono padre di due bambini e sento molto il dramma di quei genitori che devono riparare al danno fatto da questo prete . La santa inquisizione che condannava e ammazzava chi non la pensava come il clero di allora , come si sarebbe pronunciata contro questi mostri . Al rogo questi mostri e chi si nasconde nella preghiera per evitare di prendere una decisione .

    • enrico scrive:

      La santa inquisizione si occupava dell’eresia, non dei peccati personali.

      • mauro scrive:

        Caro enrico,

        Se non capisce un parallelismo, eviti di scrivere idiozie.

        • enrico scrive:

          Nessuna idiozia il parallelismo semplicemente non esiste.
          In primo luogo perchè l’inquisizione nasce per creare un organo che ponga un freno alle istanze che provenivano dal popolo di fare giustizia da sè.
          Dunque come tutela della realtà della situazione e non per sete di giustizialismo.
          In secondo luogo perchè si occupa precisamente di eresia e non di altro che era di competenza del confessore o del normale giudice civile.

          • mauro scrive:

            Il parallelismo esiste in quanto come allora non si condanna chi è all’interno della Chiesa.

            Non mi venga a dire che non sa che il Papa li affida alla misericordia di Dio in quanto essendo ultimo giudice deputato ad emettere un giudizio lui, Papa, non li può condannare.

            Una vera idiozia tale concetto perchè ciò porta a permettere tutto il male nel mondo senza che vi sia alcuno che possa alzare un dito e chiedere giustizia ed è contrario al Vangelo stesso laddove è fatto obbligo ad ogni persona di osservare le Leggi del proprio popolo, le quali prevedono SEMPRE pene da scontare.

          • enrico scrive:

            “Il parallelismo esiste in quanto come allora non si condanna chi è all’interno della Chiesa.”

            sbagliato, l’inquisizione si applicava solo ai battezzati dunque solo a chi faceva parte della Chiesa

            “Una vera idiozia tale concetto perchè ciò porta a permettere tutto il male nel mondo senza che vi sia alcuno che possa alzare un dito e chiedere giustizia ed è contrario al Vangelo stesso laddove è fatto obbligo ad ogni persona di osservare le Leggi del proprio popolo, le quali prevedono SEMPRE pene da scontare.”

            Idiozia?..se vi è avvertenza non si e solo vittime ma anche complici di diverso grado, se non vi è avvertenza e dunque non si è capaci di intendere non vi è colpa ( come in giurisprudenza signor Mauro) e dunque peccato.

  54. Pietro scrive:

    Non mi sembra tutti abbiano capito: la gente parla genericamente di “dimissioni” di Bagnasco: io ho parlato di dimissioni da presidente della CEI.
    Le parole pronunciate da Bagnasco sono sembrate a molti come auto-assolutorie, e invece ritengo che, per quanto piccolo, un concorso di colpa vi sia da parte della curia e del suo massimo rappresentante, come ho già avuto modo di spiegare.
    Prevenire è meglio che curare. Ci possono essere schegge impazzite ma c’è anche da dire che la diocesi di Genova non è tra le più grandi d’Italia, e se Bagnasco non è stato capace di conoscere un po’ più a fondo i suoi sacerdoti, specie dopo una visita pastorale, sarebbe bene che vi si dedicasse con più serenità, senza l’impedimento della presidenza della CEI.

  55. peccatore scrive:

    Non conosco molto di Genova e chiedo il conforto di chi ne sa di più.
    Don Seppia ha 51 anni. E’ parroco dal 1996, quindi lo è diventato quando vescovo era Tettamanzi; è rimasto parroco con Bertone e come tale se lo è ritrovato Bagnasco.
    Considerando la carriera dei tre c’è da supporre a) che non abbiano troppo tempo per occuparsi delle parrocchie b) che in curia di Genova ci sia chi abbia coperto.
    La Genova degli ultimi anni è comunque una diocesi liberal, dove si può dire quel che si vuole. Un prete cha saluta dicendo “Satana sia con te” non dovrebbe nemmeno lavorare agli archivi, figurarsi curare le anime di una parrocchia. Intendo dire che certi comportamenti andrebbero “inquadrati” da una curia degna di questo nome ben prima che si scada nel penale… Ed invece il prete bestemmiatore, con un piede o entrambi oltre l’apostasia, sono tollerati e guardati con simpatia, prima e dopo che il Gallo canti. In un’altra diocesi ebbi la ventura di segnalare le eresie dette da un parroco durante un “incontro di formazione”. Non vi dico il muro di gomma… Dissero di non aver ricevuto la lettera, poi -rimandatala- di averla perduta, poi -consegnata a mano all’ausiliario competente- non produsse altro che l’essere evitato da quest’ultimo e la prosecuzione delle catechesi del suddetto sacerdote, con aumentati incarichi pastorali. Attenzione: non equiparo lo schifo del prete spacciatore ed orco (di competenza anche delle forse dell’ordine e della magistratura) con la dubbia ortodossia di molti sacerdoti.
    Rimarco che laddove non intervengano agenzie esterne, il muro di gomma curiale è capace di sorvolare su moltissime questioni, gravissime in campo dottrinale ed educativo (non normate dallo Stato e gradite dai mass media compiacenti con queste posizioni “moderne”), altrettanto in campo sociale (droga, festini, pedofilia, satanismo), anche quando viste con meno sdegno (doppia vita e poca castità, pur con adulti consenzienti).
    Troppi vescovi hanno rinunciato a sorvegliare le azioni di satana. Non credendo alla sua furbizia, preferiscono occuparsi del mondo, di cui satana è principe, naufragando (a Genova) sugli scogli dove conducono la barca la cui stella polare non sia una fede a tutto tondo, corroborata dai sacramenti, dai sacramentali, dalle devozioni e da quelle millenarie attenzioni che sorvegliano da sempre (molto più della pasicologia, di Freud e del moralismo da strapazzo) su certe possibili derive.
    Da Bagnasco mi aspetto un incontro con Tettamanzi e Bertone per ricostruire i passaggi e le coperture che hanno protetto don Seppia fino ad oggi. Se tali coperture hanno nomi e cognomi, vanno snidati. E che, non solo a Genova, inizi un giro di vite con chi è prete sulla carta, ma non lo è più da un pezzo. Se non si vuole allontanarli dalla tonaca, almeno li si allontani dalla gente. E non mi riferisco solo ai pedofili. Anche a quelli che propalano continue eresie, intaccando la fede della gente.
    Bagnasco è nella posizione giusta per una bella riunione ad hoc della CEI, che non serva a fare il punto sullo scibile umano, oves, boves et universa pecora, ma che guardi dritto al problema, nominando esorcisti, chiedendo provvedimenti e facendo delle visite pastorali qualcosa di meno inutile di quelle comparsate che sono quasi sempre … tutto va ben, madama la marchesa…

  56. Damiano scrive:

    Io credo che in questa storia vadano analizzati due fatti principalmente.

    1) Quanto sanno i nostri vescovi delle parrocchie loro affidate, soprattutto coloro che debbono portare avanti altri giganteschi compiti?
    Il povero card. Bagnasco era ovvio che non potesse cogliere le stranezze di questo prete durante una visita pastorale.
    Avete idea di cosa sia una visita pastorale?
    Messe, bambini fatti sfilare davanti al vescovo, una riunione col consiglio pastorale e tanti saluti a tutti: quando viene l’ospite la polvere va sotto il tappeto e si mettono in mostra solo le cose belle.
    Dunque non darei troppe colpe al cardinale.
    Le colpe vanno a tutti coloro che nel quartiere sapevano ma invece di denunciare la cosa al cardinale preferivano ridacchiare, prendere per i fondelli il sacerdote e parlarne con tutti tranne che con chi ne aveva la giurisdizione.

    2) In questa vicenda chi ne esce a pezzi è la figura del VESCOVO così come dovrebbe essere intesa a livello pastorale.
    Il vescovo dovrebbe essere un padre per i sacerdoti, una guida, colui al quale confidarsi e chiedere aiuto nei momenti di difficoltà.
    Invece, da sempre, il vescovo è visto come un superiore, un capo, uno davanti al quale devo essere sempre sorridente, irreprensibile, al quale non devo far scorgere problemi pastorali o personali, una specie di colonnello che ogni tanto mi rompe le scatole venendo nella mia parrocchia “a controllare o a celebrare le cresime”(cit.).
    Se le pecore non si fidano del pastore o lo considerano solo come un capo-gregge che dà ordini e comanda, allora lo stesso concetto di Chiesa ne esce a pezzi.

  57. peccatore scrive:

    Nel luogo ove possiamo inginocchiarci presso il “Titulus crucis” non si è atteso oltre…
    http://paparatzinger4-blograffaella.blogspot.com/2011/05/il-papa-ha-soppresso-labbazia-di-santa.html
    Sia lode al Signore!

    • peccatore scrive:

      Condivido le sottolineature di Damiano.
      Le visite pastorali ridotte a passerella si saldano con l’autoreferenzialità di troppi consacrati, da un lato sovraccaricati di compiti, dall’altro anestetizzati dalla secolarizzazione (il Papa mette in guardia dalla dittatura del relativismo, ma troppi vescovi e sacerdoti non hanno ne’ il tempo, ne’ la voglia di misurarsi su questo tema, preferendo schierarsi pro/contro questo o quello, attenti al giudizio del mondo, confondendo l’attenzione che suscita mostrarsi su certi temi con l’efficacia dell’annuncio della Verità cristiana).
      E non trascurerei l’effetto deleterio del “vescovo-altrove”: con la testa e con i chilometri. A Genova gli ultimi vescovi erano/sono spesso “altrove”. Più facile che si sia cronicizzato un meccanismo di delega, che le visite pastorali superficiali non correggono.
      Che però nessuno in curia di Genova sapesse nulla, non ci credo.
      Il problema è che quando ci si lamenta di temi dogmatici ti guardano come un invasato o un passatista; se ti lamenti di temi pastorali ti dicono di aver pazienza; se ti lamenti della dubbia vita di qualcuno, dipende da che sepolcri imbiancati vai a scoperchiare…

  58. Pingback: Today’s Links May 21, 2011 | antanio.com

  59. bo.mario scrive:

    Mauro l’avevo già scritto che Enrico si è infilato in un cul de sac. In questa vicenda cercare di portare giustificazioni vuol dire spegnere, temporaneamente, gli ultimi neuroni. A P. Danilo vorrei dire che fanno santi tanti mentre quelli che stanno a contatto con la gente fanno solo il loro lavoro. Qualche prete birichino non farebbe testo se lo zoccolo duro dei preti di parrochia continuassero nella loro missione. Senza seguire le direttive dei superiori che non ci stanno capendo più niente. Dal capo in giù. Perchè uno dice, si stanno scoprendo casi clamorosi e tutti quelli che sono riusciti a coprire che ne facciamo? Si parla di accoglienza(??) di AIDS(??) di politica(??) mentre per i fedeli si organizza una beatificazione, tanto quelli beccano a priori, non devono capire l’attuale situazione. Un saluto P.Danilo.

    • P.Danilo scrive:

      x Bo.Mario, per fortuna, o per grazia, di preti normali, che lavorano normalmente, tutto il giorno, ce ne sono ancora tanti, direi la maggioranza. La gente capisce subito se uno è sano o “guasto” e collabora forse più oggi che un tempo. In tutto il mondo ci sono belle comunità di cattolici, che non fanno molto chiasso, ma ci sono. A mio modesto parere, il problema sta nel poco coraggio da parte dei vescovi di “selezionare” i candidati al sacerdozio, anzi taluni non vogliono nemmeno che si pronunci tale verbo con la scusante: ma ci sono così poche vocazioni… ma nessuno, nemmeno Gesù, ha comandato di coprire tutto il territorio del mondo con delle parrocchie. Forse è tempo di pensare ad altro tipo ci presenza, e mi chiedo: perché due coniugi, sani e santi, o almeno maturi, non possono portare avanti una parrocchia se non ci sono più preti? Si troverà poi un prete che, da una parrocchia vicina o lontana, andrà qualche volta a celebrare la messa nella parrocchia priva di sacerdote.

  60. Elio scrive:

    Io personalmente credo che il Cardinale Bagnasco abbia una responsabilità di ufficio ma non di volontaria omissione, è un uomo fedele alla Chiesa, con tanto tempo da dedicare alla CEI e credo che non abbia mai agito per danneggiare la Chiesa. Il problema però rimane ed è spaventoso, perchè è impossibile che gli altri religiosi non abbiano saputo. E se sapevano e non hanno riferito al loro vescovo sono corresponsabili di questo obbrobrioo oltraggio a Dio e alla sua Chiesa e alle creature da lui seviziate. Io credo che ci debba essere una norma canonica se non ci fosse già, che obblighi il vescovo a controllare e relazionare sui sui preti e se dal controllo emerge che non adempiono al mandato di Cristo vengano rimandati a casa loro; perchè dare lo stipendio a chi danneggia la Chiesa, meglio e veramente santo darlo ai poveri, non credete? Non è meglio, anzi è doveroso, che una comunità resti senza il prete piuttosto che il prete serve il maligno? E se il vescovo non adempie il suo dovere, come hanno fatto gli apostoli sempre, perchè lo teniamo lì a fare che cosa? A dare scandalo? A prendersi uno stipendio per i danni che fa? Io non vorrei essere polemico, ma non potranno mai capire quale danno e dolore c’è nelle nostre anime.
    E non voglio pensare quanto dolore vi è nel cuore del Santo Padre e che mi fa più male del mio.

  61. enrico scrive:

    @ Bo Mario

    “Mauro l’avevo già scritto che Enrico si è infilato in un cul de sac. In questa vicenda cercare di portare giustificazioni vuol dire spegnere, temporaneamente, gli ultimi neuroni”

    Allora Bo Mario, essendo ormai evidente che chi qui viene a proporre una posizione atea o laica non riesce a esimersi da una certa violenza verbale ed una certa supponenza intellettuale ..

    La prego per supportare i miei neuroni di indicarmi dove avrei “giustificato” tali comportamenti.

  62. antonellalignani scrive:

    Mi dispiace per il cardinale Bagnasco. Mi sembra una persona seria ed equilibrata, forse l’unico che può dire qualcosa nell’Italia di oggi. Questa voce pacata e autorevole non deve venire meno, sarebbe un disastro per noi tutti.

  63. Solo una piccola voce.
    Per chi vuole udirla.
    http://cronachebrindisine.myblog.it/archive/2011/05/21/medjugorje-messaggio-straordinario-dato-ad-ivan-il-20-maggio1.html
    (e, come ha detto chiaramente in questi giorni padre Livio, c’è ben poco da fare discorsi sociologici: questo è il mistero del male.Ed il male si combatte con la preghiera ed i Sacramenti)

  64. bo.mario scrive:

    P. Danilo noi non la pensiamo alla stessa maniera in termini di fede ma devo dire che l’esempio viene sempre dal basso. Da chi veramente cerca di stare con i suoi fedeli e capisce i problemi e, per quello che è possibile, li aiuta. Tenga duro che siete rimasti in pochi. Gestire una parrochia con dei laici non sarebbe una rivoluzione. Un saluto.

  65. Pippo scrive:

    Vi invito a leggere l’articolo di Tornielli sul “La stampa” di oggi.

  66. jack scrive:

    l’aspetto spaventoso della vicenda consiste non nel mostro infltrato nella chiesa – in fondo avrebbe operato altrove – ma nel fatto che la chiesa non abbia da tempo preso provvedimenti; o c’è un tale individualismo che uno fa quel che vuole (e allora in che senso la chiesa è una comunità?) o ognuno pensa ai fatti suoi; poi si litiga con rabbia per scemenze senza peso… insomma prestigio, potere, cariche… basta che non mi pesti i piedi e non approfondisco quel che pare tu faccia; se però osi intralciarmi, allora sono guai; è tristissimo per me dirlo, ma troppe volte ho notato fenomeni simili
    non solo i vescovi, ma molti laici sono esattamente così nella chiesa

  67. Gian Leandro scrive:

    Dopo l’interrogatorio odierno del “prete criminale” cominciano a sorgermi dei dubbi sull’attendibilità delle notizie diffuse a piene mani dai giornalisti nostrani….e se si trattattesero di “lascive e perverse intenzioni” manifestate telefonicamente e mai messe in pratica?
    Che sia un prete gay (non vi è alcun dubbio)….ma………e se tutto si smontasse di colpo?
    Molti dubbi mi stanno intontendo….
    Dispiace di aver letto da qualche parte questa frase:
    “morte al pedofilo,
    soprattutto perché è un prete cattolico”
    Gli altri “pedofili” sono più rispettabili di un sacerdote cattolico che è caduto in questo baratro lurido?

  68. Pippo scrive:

    Genova come la proverbiale danimarca ?
    Dal “corriere della sera” di oggi.
    Mentre a Sestri è esploso il caso del parroco arrestato per pedofilia, anche la chiesa della Natività di Santa Maria di Quezzi ha perso il suo parroco, ma in questo caso non c’è la magistratura di mezzo, c’è solo la storia di un uomo, un sacerdote, che ha avuto la debolezza di innamorarsi e da questa relazione è nato un figlio.
    Sulla porta della chiesa è apparso un cartello che dice “Il parroco sarà assente per motivi personali”. Si tratta di don Marco Marengo, che la Curia ha preferito trasferire in fretta e furia presso un convento dei frati carmelitani Scalzi a Varazze.
    Per non ingigantire lo scandalo, alla donna è stato consigliato di andare a partorire altrove e lei è andata a Santo Domingo, dove il 5 aprile scorso è nato il bimbo. “Sono stato debole – dice il prete-papà, assumendosi le proprie responsabilità – ma intendo stare vicino a questa donna e al suo bambino”.
    Dalla Curia sono arrivate velate pressioni affinché la vicenda restasse riservata, invece lei è uscita allo scoperto chiedendo ai vertici della diocesi di lasciare libero don Marco, “in modo da poter uscire dalla clandestinità e dare ufficialmente un padre a mio figlio”.
    Si sono conosciuti un paio di anni fa don Marco, 50 anni, e la donna, 38: “Mi offrì un lavoro come cuoca in parrocchia e presto iniziò la nostra storia”. Tutto precipitò quando lei rimase incinta. E’ intervenuta la Curia e ha sospeso cautelativamente il sacerdote trasferendolo lontano dalla chiesa di Quezzi. “Non sono scappato via – dice don Marco – sono qui e non mi tiro indietro. E’ stata una debolezza, accetto le mie responsabilità: una creatura è comunque un dono di Dio”.

    • maria scrive:

      Che vergogna questo racconto… il bambino è una creatura da proteggere, e il prete risulta una specie di eroe che si fa carico del bambino. Ma ci rendiamo conto che siamo nel 2011??? Ci rendiamo conto che la misoginia della Chiesa Cattolica non ha uguali in nessuna religione del mondo?? Il bambino è una creatura, bene, e invece questa donna, povera, straniera, priva di cultura, soggiogata dal sacrale prestigio del suo datore di lavoro, questa donna che cos’è?? In queste righe si dice che il prete è stato DEBOLE… ovvero si dà per scontato che la donna diabolica per essenza l’ha tentato, la colpevole è lei, mentre lui è caduto… e se non ci fosse un figlio sarebbe tutto a posto, un rapporto in cui un uomo potente sfrutta una donna povera è un peccato veniale, tanto che importanza ha una donna, se proviene dal Sud del mondo poi… una donna che magari è pronta a dare la sua vita per quest’uomo FALSO E VIGLIACCO che nemmeno viene sfiorato dall’idea di riconoscere davanti a tutti il loro rapporto, quest’uomo che calpesta la dignità di questa donna in ogni istante della loro storia clandestina, e non possiede una briciola di senso morale per accorgersene, mentre nel frattempo si sente chiamato a guidare una comunità cristiana…
      Io se fossi in quella donna avrei seriamente paura di vivere accanto a quest’uomo, che come ha tradito il suo impegno con la comunità tradirà lei e il suo bambino. Perché il problema vero dei preti cattolici, il problema che fonda ogni deviazione, è lo smisurato concetto di sè che vengono educati a sviluppare.

      Questa storia del prete privo di responsabilità e di onestà, di trasparenza negli atti e nelle parole, purtoppo la conosciamo tutti, chi più chi meno, personalmente o per sentito dire di preti che hanno amanti, se non a volte addiruttura veri e propri harem. In questo povero Paese ogni prete un essere a parte, non soggetto alle stesse regole degli altri uomini, nessuno si accorge dell’orrore che questo significa, a maggior ragione non ci si può accorgere perché ogni donna qui è ritenuta un oggetto, non creatura come un bambino. Eppure è proprio in questo orore mai riconosciuto come tale che si annida la possibilità delle perversioni peggiori.
      Il celibato non ha chiaramente nulla a che fare con la pedofilia, ma invece la deresponsabilizzazione a cui vengono educati in Italia i preti celibi ha molto a che fare con la pedofilia. Leggevo di uno psicologo che dichiarava don Seppia incurabile, perché incapace di porre una legge differente da quella del proprio io, eletto, sacrale.
      Paolo non era affatto celibe, era agamos, vedovo. Basta studiare un po’ di storia della Chiesa per trovare tutte le testimonianze che provano questo. E forse per chi non è in grado di affrontare il celibato senza sentirsi al di sopra di ogni regola, l’OBBLIGO del matrimonio, come voleva Timoteo, potrebbe rappresentare un buon esame di realtà. Sempre che le donne inizino ad essere ritenute persone in Italia, e leggendo la maggior parte di questi commenti temo che la data di questo inizio sia di là da venire.

  69. anniballo scrive:

    Il cardinale parla di don Seppia ed usa l’aggettivo “inatteso”, relativam. allo scandalo. Accidenti, dico io, come si fa a definirlo in tal modo? Se dopo tutto quello che è successo negli ultimi decenni, ancora i vertici della chiesa si sorprendono, beh, mi pare che non abbiano assolutamente un quadro chiaro della situazione.
    Oppure è un aggettivo scelto per motivi diplomatici,per così dire?
    Passi per DeMatteis, (che si sarà convinto subito e propone -attivamente!- il superbo rimedio della preghiera ad oltranza), ma il resto del popolo chiesastico?
    E’ ancora convinto che si debba perdurare nel non consentire una normale vita coniugale ai preti?
    Don GianLeandro qua sopra,poi, incredibilmente, perdura nel solito errore! Certo, dico io, che la corruttela nei sacerdoti è peggio!!
    Quando si parla del loro stato giuridico e morale, l’Istituzione pretende di riservare loro una condizione distinta; quando eccellono vengono resi beati e l’Istituzione se ne attribuisce gloria e merito; quando peccano,poi, diventano uomini come tutti gli altri?
    Troppo comodo, amici cattolici, troppo comodo.

    • enrico scrive:

      “E’ ancora convinto che si debba perdurare nel non consentire una normale vita coniugale ai preti?”

      E certo perchè la castita muta una normale inclinazione eterosesuale in pedofilia.
      Certo signor Anniballo.

  70. jack scrive:

    non credo davvero che il punto sia far sposare i preti
    quelli che stan facendo porcate sarebbero pessimi mariti e peggiori padri
    quelli che han sbagliato vocazione hanno appunto sbagliato vocazione
    le debolezze capitano anche a uomini e donne sposati
    il problema è molto più profondo, comunque vada a finire questa vicenda
    lo so purtroppo per numerose esperienze personali

  71. Pietro scrive:

    Domani mattina quando andiamo a messa preghiamo per questi Sacerdoti, se si ravvederanno Dio li perdonerà, poiché la misericordia di Dio è Grande. Allez cordialmente.

  72. Cari amci,
    sto seguendo in silenzio
    questa vicenda
    ed anche i numerosi commenti.

    Vorrei ricordare
    -dato che vi è un sulfureo rigurcito di avversione alla Chiesa rea di “sessuofobia” e, ca va sans dire, di scarsa attenzione ai propri Preti-
    che POCHE SETTIMANE DOPO
    la Elezione al Soglio Pontificio
    di Joseph Ratzinger
    -non ci scordiamo che appena un anno fà vennero additati dalla stampa mondiale(Benedetto XVI e suo fratello)come “complici” in fantomatici casi di abusi-
    la Chiesa
    emanava un chiarissimo Documento
    riguardo la maturità affettiva e psicologica
    dei candidati al Sacerdozio.

    Forse molti neppure sanno di tale Documento
    (forse anche Chierici, mica solo fedeli laici)
    ed invece sarebbe più che utile LEGGERLO
    e soprattutto
    -da parte dei Vescovi e Rettori dei Seminarui-
    metterlo in pratica.

    Qui il testo completo:
    http://ubipetrusibiecclesia.myblog.it/archive/2011/03/28/riguardo-la-omosessualita.html

    • mauro scrive:

      “dato che vi è un sulfureo rigurcito di avversione alla Chiesa rea di “sessuofobia””

      Ha fatto un esatto monitoraggio di ciò che avviene all’interno della Chiesa contro la Chiesa stessa.

  73. Pietro scrive:

    Visto quanto sta succedendo nella diocesi di Genova, dopo aver appreso anche di questo altro parroco che ha avuto un figlio, sarebbe opportuno che Bagnasco rassegnasse le dimissioni da Presidente della Cei.

  74. ritaroma scrive:

    perchè gli umini o anche le donne invece di imparare a controllare il loro corpo si fanno schiavi delloo stesso? S. Francesco si è buttato nudo in un cespuglio di rose…non pretendo altrettanto ma una bella doccia gelata e 4 schiaffoni..lui meno latin lover e lei meno civetta… altro che “solitudine” del prete e necessità di prendere moglie. il prete conosce le regole del cattolicesimo e le ha accettate, quindi tutte le chiacchiere stanno a zero!
    Mi dispiace x bagnasco, ma è anche vero che spesso i genitori non conoscono o non sanno veramente quello che fanno i figli fuori casa…..però i vescovi dovrebbero ascoltare di più quello che dicono i fedeli e controllare nel nascondimento le situazioni….è che i vescovi hanno e si prendono troppi impegni… mi dispiace x i ragazzini, hanno bisogno sicuramente di uno psicologo…però mi chiedo : com’è possibile che un ragazzo di 16 anni non reagisca e si faccia incantare tanto facilmente con le realtà di oggi? lo drogava, lo spaventava ? non capisco
    l’unica cosa è pregare…si pregare, che il Signore lenisca le loro ferite e gli doni pace e serenità.

    • anniballo scrive:

      L’unica cosa è pregare, dice Ritaroma, come anche altri; pregare, pregare e pregare. Una soluzione ,cioè, improntata alla solita passività, alla solita rassegnazione, alla solita inerzia passiva sottomessa alla ipotetica volontà di un ipotetico Dio, da cui si sperano ipotetici interventi salvifici.
      Il difetto,invece, è nella stessa organizzazione ecclesiale; nella esistenza stessa di ministri nominati da una Autorità Centrale. Tale Autorità che rappresenta una Istituzione che ,per forza di cose, non può controllare la vita reale dei propri rappresentanti.
      Tantomeno può farlo se è schiava di considerazioni materiali, legate alla necessità di amministrare al meglio beni terreni, possedimenti, proprietà e molti danari.
      Altro che pregare, ingenua Ritaroma ! La verità è che la chiesa è solo veicolo di inquinamento della parola del cristo ed ognuno dovrebbe essere sacerdote di sè stesso.

  75. marco 2 scrive:

    io invece credo che un uomo e un vescovo come Bagnasco,che stimo,per le molte cose sagge fatte e dette debba prendersi le responsabilità della sua paternità di vescovo,cioè riparare il male,fare il bene nel miglior modo che è possibile,tagliare teste a destra e manca,sono solo il ripetersi di errori storici e fuochi di paglia per superficiali,le ghigliottine di robespierre hanno già fatto troppe vittime,le responsabilità dei reati e dei peccati sono anzitutto scelte personali,neanche Dio forza la nostra,l’umana libertà.ora maturità vuole che si lavori di fronate al male per una strada nuova,come papa Benedetto ha indicato nella lettera ai cattolici irlandesi,infatti non ha acettato le dimissioni del primate d’Irlanda.
    fuggire di fronte al male,agli errori,ai peccati e non darsi da fare oltre che da coglioni e molaccioni è anticristiano.
    pietro rinnegò Gesù,ma fu comunque scelto,riscelto e confermato.Pietro non ha dato dimissioni e neppure gli apostoli che furono così sprovveduti da eleggere uno di loro,un ladro a cassiere della comunità.
    non è lo stile del mondo e le regole delle aziende commerciali a dover ispirare il governo della chiesa.
    un grazie a Cosimo per il documento datato 2005.ci deve fare riflettere.

  76. luca scrive:

    Cosimo,credo che tu mi possa rispondere,sei molto documentato,ti risulta che un prete milanese,gay friendly,progressista,molto critico con la chiesa sia già stato arrestato e giudicato per abusi su un ragazzino di strada?come mai di quella storia non si è fatto un polverone come questa del genovese?
    forse che la diocesi del “capo” sia più meritevole di cotanto bailame?oppure non è politicamente corretto mettere la gogna un prete amico storico dei gay?e progressista molto critico con i capi e il papa?che ne pensi?qualcuno ha chiesto le dimissioni di Tettamanzi per i suoi preti infedeli di cui non parla mai nessuno?

    • osservatore scrive:

      Tettamanzi ha ammonito ufficialmente quel sacerdote (se ricordo bene 1 o 2 anni fa). E guarda che non ho alcuna simpatia per la linea di Tettamanzi (in molti aspettiamo che venga nominato un successore che rimedi ai suoi guasti)

  77. mauro scrive:

    Caro enrico,

    lei non ne ha proprio un’idea di ciò che scrive.

    “sbagliato, l’inquisizione si applicava solo ai battezzati dunque solo a chi faceva parte della Chiesa”

    Il parallellelismo è dovuto alla considerazione di come avrebbe agito su sè stessa SE AVESSE USATO GLI STESSI METODI DELL’INQUISIZIONE[ proposto da TECNOS].
    Lei perde tutti i riferimenti iniziali e va a casaccio volendo puntualizzare a chi era rivolta l’Inquisizione. Non era quello il punto focale dell’altrui considerazione.

    “Idiozia?..se vi è avvertenza non si e solo vittime ma anche complici di diverso grado, se non vi è avvertenza e dunque non si è capaci di intendere non vi è colpa ( come in giurisprudenza signor Mauro) e dunque peccato.

    In giurisprudenza si è imputabili dal 14-esimo anno (pur non avendo la capacità di intendere e volere) e quindi vi è colpa e peccato pur venendo riconosciuto a posteriori.

    Lei vuole far passare a complicità una mera curiosità giovanile, che è appartenuta a tutti fin dalla tenera età, addossando [alla vittima] una presunta “avvertenza” a chi non è in grado di intendere e volere. E’ frutto della sua mente? Se si, vada a confessarsi.

      • mauro scrive:

        Caro Cosimo de Matteis,

        Ho letto solo l’introduzione ma le devo dire che se non vi fosse alcuna costrizione all’affettività naturale del seminarista, dotato di sentimenti umani e quindi spontanei, i casi di sacerdoti pedofili sarebbero quantificabili in poche unità ed avverrebbero sporadicamente nel tempo.

        Purtroppo vi è anche l’altra faccia della medaglia, sacerdoti che amoreggiano con una donna, ma non essendo un reato passa tutto sotto silenzio finchè un sacerdote non chiede alla Chiesa di essere esonerato dal servizio.

        Io non capisco come si voglia tutto questo quando non vi è scritto da nessuna parte delle Scritture che i sacerdoti debbano rimanere celibi, anzi venendo detto che non possono divorziare[i vescovi], viene attribuita loro una ed unica compagna di vita, senza dimenticare che anche la storia ci racconta che i dodici apostoli erano accompagnati dalle loro donne (pare che uno ne fosse escluso).

        Le devo dire che sembra che il mondo voglia riempirsi di carta inutile rovesciando quanto l’uomo (e la donna perchè ci sono anche le suore non dimentichiamolo) fa naturalmente e credo che ciò sia dovuto alla pazzia umana, sia di chi impeterrito impone che di chi accetta di subire.

    • enrico scrive:

      a definizione di capacità di intendere e di volere comprende due elementi:

      * la capacità di intendere, vale a dire attitudine dell’individuo a comprendere il significato delle proprie azioni nel contesto in cui agisce. I periti e gli psichiatri forensi tendono quasi sempre a riconoscere la capacità di intendere tranne che nei casi di delirio, allucinazioni e, in genere, fenomeni di assoluto scompenso rispetto alla realtà.
      * la capacità di volere, intesa come potere di controllo dei propri stimoli e impulsi ad agire. Dal punto di vista della prova dell’imputabilità è un fattore molto difficile da dimostrare nel processo.

      Va precisato che il concetto di capacità di intendere e di volere va inteso come necessariamente comprensivo di entrambe le capacità. Il soggetto incapace di intendere e di volere NON è imputabile.

      • enrico scrive:

        Dunque signor Mauro, a parte il dato che mi confessero certamente ma non per quello che scriva lei, se si parla di vittime di un’ azione altrui è chiaro che non vi è volontà di compiere quell’azione dunque come in giurisprudenza non si è imputabili se non vi è volontà.
        Ed allo stesso modo non vi è peccato.

        E discretamente semplice da capire.

      • mauro scrive:

        Caro enrico,

        “Il soggetto incapace di intendere e di volere NON è imputabile.”

        Dal compimento del 14-esimo al 17-esimo anno, pur non avendo la capacità di intendere e volere, è imputabile e processabile.

        Si sta parlando di minori non di come si determina la capacità di intendere e volere su una persona maggiorenne.

        • enrico scrive:

          Lei non ha capito cosa significhi “capace di intendere e volere” o ” piena avvertenza deliberato consenso”.

          Ma poichè discutere con lei è pesante e vuole avere sempre ragione e imporre agli altri le sue posizioni si tenga la sua ragione e le sue posizioni.

          Buona Domenica.

          • mauro scrive:

            l’ggetto del contendere non era come si determina la capacità di intendere e volere ma quando essa viene applicata relazionandosi ad un peccato (età della comunione per la Chiesa Cattolica) ed ad un reato (compimento del 14-esimo anno) così come quando può emergere in un individuo il senso del peccato.

          • enrico scrive:

            Non vi è alcun oggetto del contendere.
            Qui non scrivo con lo spirito di contendere.
            Per commettere peccato bisogna essere nelle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso.
            Dunque se una persona viene costretta contro la propria volontà o ottenebrandone la volontà a compiere una azione non vi è peccato da parte della persona che subisce tale azione.

            Esattamente come in giurisprudenza viene ricercata la volontà e l’intenzionalità nel compiere un’azione.

  78. mauro scrive:

    Per il cristianesimo vi è peccato quando viene riconosciuto,indipendentemente dalla capacità di intendere e volere in quanto la confessione e la comunione partono dall’età prepuberale.

    Non solo viene appplicato lo stesso concetto con cui a partire dal 14-esimo anno, per la giustizia italiana, si è imputabili (e processabili) di un reato ma è evidente che per il cristianesimo tale età è anticipata.

    Dove avrebbe letto che il riconoscimento del peccato, per essere valido, è soggetto ad una scadenza temporale dopo di chè si prescrive e non vi è piu’ peccato?

  79. luca25 scrive:

    qualcuno mi sà dire perchè per don Pezzini di Lodi non si è fatta tanta esposizione mediatica?forse perchè il Pezzini è un prete del dissenso?oppure perchè la diocesi in cui è successo non è la diocesi di Bagnasco?

  80. Adriano scrive:

    E’ normale che’ Bagnasco si discolpi……tutti sapevano lo’ chiamavano “Don Ricchiardino”…si coprono le spalle,le chat e’i locali,anche alla charitas,sono piene di questi prelati…con la tonaca,avete mai visto dei medici o degli avvocati che si pestano i piedi?Hanno la vocazione di fare porcate,sapete una volta ero ragazzino 16/17 anni un prete mi disse quando tolgo la tonaca sono un uomo era un chiaro invito ad avere rapporti con lu….da’ allora sono passati piu’ di 30 anni e’ non mi sono piu’ confessato…..Vergogna !

  81. bo.mario scrive:

    Ritaroma ci proponi un esempio da psichiatria, la dice lunga sulla scelta di fare santi della chiesa. In quel caso specifico denota che la chiesa si pone dei valori che vanno contro natura. Si è partiti con una nascita da una vergine(??) cosa voleva significare? La Goretti ha resistito e facciamola santa. Le povere ragazze terrorizzate dal sesso sono dovute andare in monasteri di clausura. Non siamo al psicologico ma allo psichiatrico. Sembrerebbe semplice capire…. Un saluto.

    • Cherubino scrive:

      “Le povere ragazze terrorizzate dal sesso sono dovute andare in monasteri di clausura”.

      Personalmente protesto per una tale bassezza ! Bo.Mario non sa di cosa parla e getta fango su persone la cui qualità interiore e morale, ma anche l’equilibrio psicologico, lui non sa neanche dove stanno di casa.

      Ho avuto diverse amiche che sono andate in clausura e posso testimoniare, anche quale esperto nel campo, che sono persone del tutto equilibrate, per nulla terrorizzate dal sesso e in nessun caso costrette al passo che hanno fatto in piena libertà e consapevolezza, dopo un discernimento serio e prolungato.

      • mauro scrive:

        Caro Chrubino

        Secondo il mio parere se le fa, se le dice, ce le viene a raccontare e ancor di piu’ ci crede.

        Se uno (od una) non è terrorizzato dal sesso, appartenente alla natura ed ai sentimenti umani, perchè lo vieta a sè stesso? (a prescindere da cosa farà e sarà nella vita).

        Direi che vi è uno squilibrio nella persona che potrebbe portarlo ad avvicinarsi a ciò che non è naturale, ovvero alla pedofilia nel caso fosse maschio, ma consideri anche a cosa possa arrivare una donna.

        Se la Chiesa se le va a cercare, poi nessuna giustificazione è plausibile.

        • Cherubino scrive:

          capisco che il rispetto per il prossimo è una categoria che vi è sconosciuta… ed è paradossale che alla fine siete voi che non accettate la diversità di pensiero e di scelte personali, etichettandole in modo grossolano e inquadrandole in schemi ideologici e anti-scientifici.

          La vostra è una vera e propria religione.

  82. Marco N. scrive:

    oppure perchè la diocesi in cui è successo non è la diocesi di Bagnasco?

    Anche a me l’intera faccenda sa un po’ di polpetta avvelenata, servita dall”interno” a Bagnasco….. Un po’ come la quaestio Boffo….

  83. Cherubino scrive:

    povero don Seppia ! però un motivo di speranza in fondo ce l’ha anche lui !
    Se passa la legge sulla prescrizione breve ne potrà certamente beneficiare.

    http://www.leccoprovincia.it/index.php/lettere/11099-i-reati-interessati-dalla-prescrizione-breve

    • Cherubino scrive:

      grazie alla legge approvata alla Camera, per il reato “Art. 609-quater. Atti sessuali con minorenne.” la prescrizione applicata agli incensurati (e indipendentemente dalla presenza di aggravanti) diventerà di 3 anni in primo grado, 2 in appello, 1,5 in Cassazione.
      Per gli avvocati, quindi anche per quelli di don Seppia, sarà facile tirarla per le lunghe, tra una perizia, qualche testimone in più e le carenze di organico dei Tribunali.
      Quindi non temete per il povero don Seppia.

  84. bo.mario scrive:

    Cherubino che chi va in clausura sia una persona equilibrata non lo dice nessuno. Vuol dire semplicemente che non sopportano la vita normale. Non credo esistano più quei conventi che sono una vergogna, quella sì, per la chiesa. Quale esempio offre alle persone comuni? Lì si mangia, si beve e non devo preoccuparmi di niente, bell’esempio non c’è che dire. Vita ascetica? è scritto in qualche vangelo? sono storture che la chiesa si è creata e non me ne vanterei. Un saluto.

  85. Victor scrive:

    E’ sbagliata l’equazione omosessualità=pedofilia
    come pure è sbagliata l’equazione celibato=pedofilia
    perché purtroppo ci sono molti pedofili eterosessuali e coniugati!

  86. anniballo scrive:

    “VICTOR” sentenzia che l’equazione è sbagliata. Vero! Però, è anche vero che ,con ogni probabilità, consentire un matrimonio ed una famiglia al ministro allenterebbe alcune tensioni carnali e darebbe allo stesso un senso di maggiore responsabilità. Senza contare che la presenza di una consorte e di una famiglia lascerebbe meno spazi di libertà ed autonomia al sacerdote (e fors’anche una vita meno vuota e meno tempo libero da riempire).

  87. peccatore scrive:

    Sorvolo sulle amenità di Anniballo, augurando a lui la consolazione di una santa consorte che gli conceda meno tempo libero da riempire sproloquiando.
    Quanto al fatto di Genova, vorrei far notare che la gravità dei fatti imputabili a don Riccardo è -in ordine crescente- uso e spaccio di droga, pedofilia, satanismo.
    Se i primi due sono esecrabili anche dalla cultura laica (generalmente parlando, perchè purtroppo non mancano le eccezioni) e perseguiti dall’ordinamento civile, il terzo è di una gravità inaudita specialmente dentro la Chiesa.
    A me preoccupa che la vergogna sia tanta per il caso di pedofilia, mentre non sia altrettanto l’orrore per il fatto che un sacerdote saluti (atto pubblico, quindi risaputo) utilizzando il nome della bestia.
    Così come è evidente che se non si censurano pubblicamente le comparsate televisive ereticheggianti dei don Gallo di turno, lasciando anzi che ci sia chi -religioso- se ne compiaccia e si dichiari a favore, allora significa che la capacità/volontà di intervento è assai blanda, lasciando così spazio non solo all’eresia, ma anche alla pedofilia.
    Ripeto ciò che ho già scritto: non equiparo le sparate dei don Gallo e soci alla terribile realtà della pedofilia. Dico solo che un vescovo ha delle responsabilità verso il gregge e con certi personaggi in giro bisogna intervenire, e per i casi che counvolgono la polizia e la magistratura, ed anche -non di meno- per tutti quei casi in cui viene minata la fede senza che i giornali -ipocriti- strillino la loro indignazione.
    Poi, se un sacerdote -già chiacchierato- diventa persino parroco e transita come tale sotto tre vescovi del calibro di Tettamanzi, Bertone e Bagnasco, la CEI deve farsi tante domande, non solo sul contrasto alla pedofilia, ma su quello a satana, con un nugolo di vescovi che non credono nemmeno ai guai che combina!

  88. anniballo scrive:

    Intanto, tali pareri non sono neppure strettamente miei, ma rappresentano un sunto di quanto sono venuto ascoltando nel tempo, da parte di tante brave persone e semplici donnette, tutti assidui frequentatori della chiesa.
    “PECCATORE” (che ringrazio), potrebbe ,dunque, preoccuparsi piuttosto del come mai siano tanto “amene” le opinioni di fedeli, esteriormente schierati su inappuntabili posizioni di ortodossia e che prendono anche la comunione ogni domenica.
    Per il resto, storture, scandali e frequentazioni sessuali d’ogni tipo non sono una novità; da Boccaccio a Dante, ne hanno parlato tutti; passando per Machiavelli, fino ad arrivare al mio paese, dove era ben noto che il prete avesse la comarella (e,si dice, anche due figli).
    Quindi, non è questione nè di Bertone, nè di Tettamanzi, nè di Bagnasco; è l’organizzazione ecclesiale com’è che non va bene (nè è mai andata bene).
    Bisognerebbe eliminare i cosiddetti “ministri di Dio” ed ognuno dovrebbe diventare sacerdote di sè stesso.
    Avremmo più igiene, meno interessi, meno sporcizia, meno compromissioni, meno baciamano, più maturità, più responsabilità, più autonomia di coscienza.
    E,forse, anche Dio sarebbe più contento…..

    • enrico scrive:

      “Bisognerebbe eliminare i cosiddetti “ministri di Dio” ed ognuno dovrebbe diventare sacerdote di sè stesso.”

      Parole che si commentano da sole e che danno la cifra del concetto che il nostro ha della libertà altrui.
      E uscito da poco l’ultimo studio sulla problematica del John Jay College che dimostra, dati alla mano, come il fenomeno sia presente in tutte le realtà e che sia in netto miglioramento la situazione nella Chiesa.
      Lo studio dimostra che le cause di tali situazioni sono altre, non certo il celibato dei Sacerdoti, ma forse affrontare in modo razionale la problematica minerebbe dogmi del pensiero correto corrente.

      Interessante l’articolo di Massimo Introvigne su “la Bussola Quotidiana”.

  89. peccatore scrive:

    Adesso che hai detto la tua, così serena e sapiente, su quasi 2000 anni di Chiesa, vai a mangiare. Buon appetito. Dì una preghiera prima di iniziare.
    Almeno non ti sentirai tu Dio… impareari ad amare anche ciò che critichi e a non odiare mai, specialmente tua madre.

  90. ritaroma scrive:

    bo mario: qualche giorno in clausura non le farebbe male, imparerebbe qualcosa che a tutt’oggi ancora le sfugge, xchè ha occhi e orecchie tappate e mente confusa…a lei neanche lo psicologo o lo psichiatra conviene….smetta di pensare x un pò le farà bene…. a lei come a qualche altro che crede di avere la sapienza innata. buon proseguimento.
    ps: dalle suore di clausura di S. Rita farò pregare x lei…… non si sa mai…. le vie del Signore sono infinite…. una bella pronta e veloce guarigione dalla Santa degli impossibili! xchè disperare, finchè c’è vita c’è speranza!

  91. anniballo scrive:

    Gentili amici, mi pare che i miei commenti diano luogo ad una ostilità preconcetta ed assai marcata, laddove io mi augurerei non una sintonia (capisco che questa sarebbe ardua) ma, almeno, una confutazione basata su argomenti ragionevoli.
    Invece,raccolgo frettolose repliche basate su sensibilità facilissime all’offesa…
    Ricorderei che esistono centinaia di milioni di cristiani che sono cristiani magnificamente senza per questo dover per forza guardare alla chiesa (ed anche i loro argomenti dottrinali sono fondatissimi); ricorderei che i 2000 anni di chiesa (facciamo 1700,và!), sono tutt’altro che fiori e rose e che,infine, non so “PECCATORE” di quale madre parli.
    Ad ENRICO, ricorderei che,al contrario, è ciò che io ho detto che fa riferimento alla libertà (e non la passiva sottomissione ad un magistero); a RITAROMA ,poi, che subito parla di preghiere e di psichiatria, che è proprio in questo che si dimostra lo scarso rispetto.
    Insomma: intolleranza,censura, offese ed invito ad andare dallo psichiatra : vi pare davvero che sia , la vostra, una posizione cui ci si possa ispirare, in termini di rispetto degli interlocutori?

    • peccatore scrive:

      Gentile detto da te vale un ceffone…
      Amico tuo non sono.
      Ostilità verso ciò che scrivi: tanta.
      Preconcetti zero. Basta leggere, al momento.
      La madre di cui parlo è la Chiesa, esistente dal momento stesso in cui Gesù la affidò a Pietro, circa 2000 anni fa.
      La Chiesa è sposa e la sposa, di cui parli a vanvera, una volta sposta non la molli al primo grattacapo. La fedeltà presuppone i momenti duri e la grazia è il provvidente aiuto con il quale chi si fida e si affida sa di poterli superare, senza rinnegare le promesse e l’amore che ci genera come figli.
      Per il resto, affido al Signore la tua cocente disperazione.
      Per te e per tutti vale il messaggio di sempre della Chiesa: convertiamoci e crediamo al vangelo.

  92. luca25 scrive:

    gentile Anniballo anch’io la ringrazio se vuol smettere di parlare,io che ero alcuni anni fà solo un cristiano evangelico,della tradizione Luterana.noi nascemmo in parte come riforma e protesta,in parte nel tentivo di vivere nel profondo della propia identità di uomini un vangelo radicale aderente al Cristo.
    questo Cristo passivo nell’orto delgi ulivi che visse fino in fondo l’obbedienza di figlio non facendo quello che si sentiva,quello che era conforme fare alla luce della sua realtà o coscienza,bevve fino in fondo il calice conforme alla volontà del Padre.
    oggi i cattolici obbedienti alla tradizione alla radicalità evangelica sono irrisi,disprezzati,come Cristo allora se prendono la frusta e si difendono da chi dissacra con argomenti risibili la loro fedeltà io non li condanno,lei se lo cerca.
    si dovrebbe vergognare a dire che un pervertito,se sposato allenterebbe la sua furia,che razza di allentamento?su i suoi di figli?perchè questo accade…….
    si vergogni se vi sono colpe queste sono di coloro che in questi anni dopo il 65 hanno relativizzato la dottrina e i valori di sempre,è stata irrisa la continenza e la castità?da anni è calebrata la vita gay,con orgoglio,la dipendenza dalla droga……ci si doveva pensare prima…..io di fronte alla relativizzazione della fede apostolica e dei valori di sempre del cristianesimo storico in favore al conformismo del mondo da evangelico luterano olandese sono diventato cattolico osservante.
    vada a leggere dal blog di Tosatti cosa succede a diventare conformisti con le modernità del momento e con un cattolicesimo del dissenso…..mi fermo qui,davvero lei ha scritto un sacco di stupidaggini tipiche del cattolicesimo aderente al dissenso,non merita troppa attenzione.
    luka

  93. Simon de Cyrène scrive:

    Vorrei riportare qui un intervento che ho fatto su altro blog che, all’origine difendeva la Messa Latina, ma, purtroppo è “ammalato” dal tradiprotestantesimo al punto che la redazione citando lo studio commissionato dai vescovi americani cerca di accusare il Concilio Vaticano II con certissima leggerezza analitica.
    In realtà, i casi di pedofila seguono una forma in campana incentrata sugli anni 70-80 e in notevole diminuzione da trent’anni: ciò mostra fattualmente che il Concilio stesso non c’entra un bel niente con questo fenomeno visto che più il Concilio ha penetrato la Chiesa cattolica americana meno i sacerdoti hanno commesso atti di pedofilia.
    Questo mosta chiaramente che “l’effetto Woodstock”, estraneo alla Chiesa nella sua origine, ha impattato soprattutto le generazioni di sacerdoti formati prima del Concilio: mentre, statisticamente, quelli formati posterioramenre hanno resistito molto meglio.
    Se ne può quindi presumere che se non ci fosse stato il Concilio invece di avere una forma di campana nella statistica avremmo invece lo stesso aumento di casi di tipo esponenziale che abbiamo nella società civile. E la forza del Concilio in questo campo è stato tale fin all punto di minimizzare l’impatto pedofilo malgrado l’aumento di “vocazioni” omosessuali!!!
    Il Concilio è stato quindi lo strumento provvidenziale che ha permesso alla Chiesa di affrontare lo scempio culturale del mondo odierno e ha protetto molto meglio sia il clero che i fedeli che se fossimo restati nella situazione precedente.
    In Pace

  94. anniballo scrive:

    @ LUCA 25 e SIMON
    Caro LUCA25, io cercavo solo di argomentare che un padre di famiglia avrebbe meno energie da dedicare a sè stesso ed avrebbe,contemporaneamente, un altro tipo di sensibilità nei confronti dei bambini. Ma non fa nulla : abbracciamo la consolazione di SIMON che , numeri e campane gaussiane alla mano, dimostra che i casi di corruttela pedofila sono in diminuzione….
    Questa considerazione di Simon,purtroppo, equivale a dire che,prima, la chiesa era ancora più corrotta. Ciò aiuta a smentire l’illusione di LUCA25 relativa ad un passato idealizzato in cui non si era venuti a compromesso con la maledetta modernità, la corruzione, i gay, la droga..etc etc…
    Qui la risposta è sempre la stessa, cari amici : il mondo è stato sempre esattamente corrotto nella misura in cui i rispettivi tempi lo rendevano possibile; quella di un peggioramento è solo una consolatoria e fallace illusione di prospettiva. Basta leggere le cronache e la letteratura dei secoli passati per vedere che l’Uomo non è affatto cambiato, nè le sue Istituzioni nè i suoi corrotti costumi.
    Ma, anche se questa facile geremiade fosse vera, ci si dovrebbe,allora, chiedere perchè mai quei valori positivi ,(che assicuravano un così bel mondo ed una società così sana) , sarebbero stati abbandonati. Non credete? Si dovrebbe solo concludere che quei pretesi valori positivi imperanti ,se han potuto crollare così in fretta, vuol dire che non erano affatto introiettati profondamente (e torneremmo,così, ad una colpa della chiesa, che si dimostrerebbe incapace di formare sanamente le coscienze e nel dare un giusto indirizzo etico alle masse). Oppure, dovremmo concludere che Essa non è forte abbastanza o,almeno, che è più debole dei suoi nemici.
    Ma, ancora una domanda al pugnace SIMON : se è vero ciò che egli scrive, perchè “lo strumento provvidenziale” ha atteso tanti decenni per intervenire ? E perchè quello stesso strumento provvidenziale ,invece, è capacissimo di intervenire in un millesimo di secondo quando si tratta di deviare una pallottola destinata al papa?

    • Simon de Cyrène scrive:

      Caro Anniballo,
      mi delude: lei si lascia andare al panflettarismo da bar senza nessuna cura dei fatti.
      Se la forma della curva è una campana centrata intorno all’”effetto Woddstock” degli anni post sessantottini, vuol dire che prima E dopo il sommo della campana ci sono minimi, non che “prima” della campana ci fossero massimi!
      Quindi il suo commento non vale una cicca.
      Con ossequio. In Pace

      • Cherubino scrive:

        ma state parlando di curva di Gauss (detta anche “distribuzione normale”) ? Guardate che non c’azzecca nulla…

        • che la campana gaussiana sia estranea a tale discorso (non stiamo parlando di stime nè di probabilità) è palese.
          Ed è altrettanto palese il tuo indisponente fare il professorino o il primo della classe, decidi tu.
          Potevi tranquillamente startene in silenzio (in…campana :) ) e il dibattito non ne era impoverito.

          Ne’ ovviamente Simon si riferiva a tale formula statistica ma parlava di campana unicamente per rendere l’idea di un ipotetico grafico.
          Tutti abbiam compreso.
          Ed invece tu, a mezzanotte, ti metti a trovare dei post di Simon dove poterlo contraddire.
          Ed invece hai fatto l’ennesima figura….magra.

        • Cherubino scrive:

          veramente la figura magra la fanno quelli che parlano di ciò che non sanno. Poi al solito la tua rivalità non ti fa cogliere il senso del mio intervento che vuole essere uno sprone a sollevarsi dalla profonda ignoranza che certi post mostrano e che fanno tanta, ma tanta pietà.
          Anche il tuo in fondo, per l’invidia che manifesta. E l’invidia nuoce soprattutto chi ce l’ha, perchè è “tristezza per il bene altrui” (S. Tommaso).

  95. bo.mario scrive:

    Anniballo il ministro della cultura del vaticano si è espresso in favore della libera circolazione delle idee nei blog. Intendeva forse dei suoi? In una società avanzata la libera circolazione delle idee la fa crescere. Pareri doscordi su temi possono portare anche a soluzioni migliorative. I templari di questo blog o non l’hanno letto o sono rimasti qualche secolo indietro. Ritaroma che preghino per me non mi spaventa, spero per la mia salute, della conversione mi pare non siano adatte. Cosa mi possono dire la dentro dove passano la giornata pregando mentre fuori ognuno, tutti, ci arrabattiamo per vivere decentemente. Sono senza pensieri, vegetano? Un saluto.

  96. mauro scrive:

    Caro cherubino,

    mi rifaccio alla sua risposta odierna a me indirizzata alle ore 10.46

    Se la Chiesa Cattolica lasciasse liberamente decidere a chi porterà la tonaca di sposarsi o meno, vi sarebbe sicuramente rispetto per il prossimo ma poichè il vincolo al celibato (ed al nubilato) è obbligatorio vi è comunque una costrizione, specialmente considerando che un essere umano può sempre cambiare idea.

    Io posso solo affermare che nelle scritture a nessuno viene fatto obbligo di celibato così come gli apostoli avevano le donne al seguito. Se questi sono i precursori dei futuri sacerdoti e nello stesso tempo essi non si isperavano a Gesu’ per un eventuale stato di celibato, di cosa sta parlando quando dice che io non ho rispetto delle idee altrui se Gesu’ permetteva agli apostoli di essere accompagnati dalle loro donne?

    Stiamo parlando di cristianesimo o di che altra religione?

    • Cherubino scrive:

      ma che sta accocchiando ? nessuno è obbligato al celibato perchè nessuno è obbligato al sacerdozio.
      Se poi lei dice che uno deve poter accedere al sacerdozio scartando il celibato, le dico che non siamo mica al supermercato !

      • mauro scrive:

        Caro Cherubino,

        lei stesso parlando di supermercato a sproposito, ovvero non volendo relazionarsi ad una stato di fatto degli apostoli che è contrario al suo pensiero ed a quello cattolico, mostra di esserne un frequentatore assiduo prendendo ad occhi chiusi la prima cosa che le viene indicata.

    • enrico scrive:

      @ Mauro

      Avevano donne al seguito, ma mica le “loro donne”.
      Non erano mica le mogli signor Mauro.
      Questo è evidente poichè quando vengono nominate alcuna è indicata come moglie di alcun apostolo, semmai erano mogli di discepoli. Vieppiù nella affermazione di Paolo, celibe, che afferma suo diritto come Cefa avere con se una “moglie sorella” “mulier soror” per accompagnarlo ed aiutarlo, si deduce che gli apostoli non erano accompagnati da mogli poichè mogli non ne avevano.

      Inoltre che la pratica del celibato fosse rispettata e praticata all’interno del giudaismo lo si evince anche dai passi di Giuseppe Flavio nelle Antichità giudaiche rispetto alle comunità essene.
      Dunque rifarsi alle Scritture per dimostrare l’obbligatorietà del matrimonio è errato poichè in tal modo non venivano interpretate nemmeno nella cultura giudaica.

      • mauro scrive:

        Caro Enrico,

        se lei fosse in grado di leggere ciò che scrivo, si renderebbe conto che non ho parlato di mogli ma delle donne che accompagnavano gli apostoli.

        Caso vuole che l’attuale matrimonio di allora corrispondesse alla convivenza reciproca di due persone di sesso opposto che andavano a vivere insieme con il parere favorevole delle loro famiglie e secondo accordi da esse stipulate e la donna era citata con l’appellativo di “mulier” così come quando faceva parte anche di una comunità di persone con “soror”, un termine colloquiale.

        Veda, se lei fosse sufficientemente informato saprebbe che il “mulier soror” erano la compagna di vita di un’apostolo che accompagnava gli apostoli e Gesu’, formando così una comunità di persone, lungo la loro peregrinazione attraverso la Palestina.

        • enrico scrive:

          “apologetica cattolica”

          “In 1 Cor 9,5 Paolo scrive che gli altri apostoli, i fratelli del Signore e Cefa, conducono con loro “una donna sorella”. La CEI traduce “donna credente”; la Volgata “mulierem sororem”. Per un certo numero di protestanti e alcuni cattolici, l’espressione significa “sposa cristiana”. Essi ritengono che “donna” (guné) abbia normalmente il senso di sposa e che nella stessa lettera S. Paolo parla di “sorella” come “sorella nella fede”. (1 Cor 7,15). Paolo nella stessa lettera parla della “donna non sposata” (1 Cor 7,34), per cui non si può attribuire necessariamente alla parola gunè, donna, il senso di sposa. Inoltre anche il termine “sorella” non ha necessariamente il senso di “sorella nella fede”. Il termine è associato a donna, che viene trattata come una sorella. L’intenzione dell’espressione. sembra giustamente distinguere questa donna dalla sposa. Inoltre, il diritto rivendicato da Paolo è privilegio della sua qualità di apostolo e tende a mostrare che non è un rango inferiore in rapporto agli altri apostoli.
          Da parte di Paolo, come spiegare che abbia potuto rivendicare il diritto di condurre la propria moglie, lui che, non essendo sposato, augura che tutti fossero come lui?
          Gli apostoli avevano seguito Gesù proprio perchè erano “liberi”, cioè non avevano né moglie né figli. Gesù aveva condiviso con i discepoli la condizione di “coloro che si sono resi eunuchi per il regno dei cieli!” (Mt 19,12).
          Paolo non poteva dunque affermare che Cefa e gli altri apostoli fossero accompagnati dalla propria moglie. Il diritto di condurre con loro una “donna sorella” era una contropartita del loro impegno nel celibato. Queste “donne sorelle” servivano la comunità, i discepoli. Infatti, in Lc 8,1-3 leggiamo: “In seguito Egli (Gesù) se ne andava per le città e i villaggi predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con Lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni” (cf anche Mc 15,40-41 e Mt 27,55-56). ”

          Io la leggo, e solo che lei scrive sciocchezze e non può obbligare gli altri a seguirla nelle sue sciocchezze.
          Lei è convinto così, ben per lei.

          • mauro scrive:

            Caro enrico,

            ha presente quelle “sorelle [di fede]“, detto in senso colloquiale, con cui vengono chiamate quelle donne appartenenti alla comunità delle SUORE?

            Certamente di una suora non può dire che è “compagna di vita” (oggi moglie [dal latino mulier]) di qualche uomo, ovvero “mulier soror”, per cui essendo certo che viene indicata principalmente come “mulier” e poi come “soror”, è certo che il primo termine è riferito ad identificare di che donna si tratti , una compagna di vita, ed il secondo termine a quale comunità appartiene e come viene considerata, ovvero ad una comunità che professa la stessa fede e considerata sorella, come sono indicati fratelli gli uomini che appartengono alla stessa fede.

          • enrico scrive:

            @ Mauro

            S. Paolo scrive in greco, lei non ha letto quanto le ho scritto.
            Il termine è “guné”e trova già nel riferimento precedente perchè tale termine non debba essere associato a sposa necessariamente, e certamente visto il contesto della lettera, partendo dal dato che S. Paolo è celibe.

            Buona giornata.

  97. mauro scrive:

    Caro Cherubino,

    mi riferisco alla sua odierna ore 11.04 sulla prescrizione breve.

    Capisco molto bene che lei è intenzionato ad assolverlo ma le devo dire che non sarà certo la, a lei cara, prescrizione breve che potrà cancellare quanto ha fatto Don Seppia.

    Vederla gioire mi fa ribrezzo se questi sono i valori morali che supporta.

    • Cherubino scrive:

      Mi meraviglio di lei, Mauro ! E’ così intelligente da non aver capito che il mio era puro sarcasmo ?
      Ci mancherebbe altro che io sia d’accordo con la sciagurata legge sulla prescrizione breve !

  98. anniballo scrive:

    Bah, SIMON, non è che l’ho capita molto bene, nel dettaglio matematico, questa cosa. Mi pare evidente,tuttavia, lo sforzo di dimostrare che tutto va per il meglio, nella migliore delle chiese possibili e nel migliore dei mondi possibili.
    Sarà vero? Ne dubito….
    SIMON, Lei mi pare come quegli “onorevoli” della politica, che -dopo le elezioni- sudano sette camice per dimostrare che qualche mezzo punto dopo la virgola è un grande successo elettorale.
    A me pare che ,al contrario, ci sia molto più buon senso in ciò che dice BoMario, ad esempio e chi ,come lui, si mantiene aderente al buon senso nella sana lotta per la vita dignitosa di tutti i giorni (con quella fatica sconosciuta da secoli ai vertici di tutti i poteri ecclesiali,ad esempio).
    Restano ,comunque, valide le altre questioni da me poste ed a cui Lei, al solito, non risponde, (come sempre quando fumo e chiacchiere non bastano).
    “In pace”, come dice Lei con somma ipocrisia, “in pace”….

    • Simon de Cyrène scrive:

      Non c’è “molto più buon senso” caro Anniballo, solo molta più faciloneria “da bar” che si vuole e si trova disconnessa dalla realtà, soprattutto quando codesta è trattata con metodi scientifici e quando essa non corrisponde con quel che vorreste.
      ;-)
      In Pace

  99. giovannino scrive:

    Sulla questione del celibato molti commentatori si lasciano prendere la mano da un’ aggressività , che mi dà l’ impressione di insicurezza delle proprie buone ragioni. Certamente il matrimonio non è la cura della pedofilia , ma se i seminari e molte istituzioni ecclesiali fossero più aperti verso la società ( una secolarizzazione buona , per così dire ) , sarebbero certo meno sospetti di essere il “brodo di coltura” di perversioni sessuali. Vorrei anche invitare a riflettere che l’ ammissione di preti sposati, è prassi comune nelle chiese ortodosse , altrettanto antiche della cattolica , oltre che notoriamente nelle chiese protestanti. Non è allora il celibato che spiega la longevità della confessione cattolico-romana . L’ abolizione del celibato non ha nulla a che vedere con il rispetto e l’ ammirazione per chi è talmente attratto verso Nostro Signore da riuscire a vivere castamente . L’ apprezzamento della castità e del vincolo matrimoniale non si contraddicono . Chi è chiamato alla castità fa benissimo a fare liberamente e coscientemente questo voto . Chi invece si sente di formare una famiglia è ugualmente benedetto da Dio . Un sacerdote casto dà un esempio di dedizione totale che merita apprezzamento . Ma piuttosto di bruciare di passioni sessuali è meglio che il prete sia sposato . Questo vale del resto per tutti i cristiani , preti e no , almeno , come sapete , secondo l’ autorevole opinione dell’ Apostolo Paolo di Tarso .

    • enrico scrive:

      “Sulla questione del celibato molti commentatori si lasciano prendere la mano da un’ aggressività , che mi dà l’ impressione di insicurezza delle proprie buone ragioni”

      Sinceramente non so dove abbia letto “aggressività”, sono state spiegate le ragioni, ed è stato spiegato che è una norma canonica.
      Che i seminari siano “il “brodo di coltura” di perversioni sessuali” è una idea peregrina poichè non esiste alcuna correlazione fra castità e pedofilia o efebofilia.
      Anzi dati statistici alla mano la maggior parte di tali abusi avviene precisamente in un ambiente familiare.
      La Chiesa ortodossa scisma nel 1054 dC (scisma d’oriente), i prodromi di questa divisione possono certo precedere tale data ed eventi successivi influirono ulteriormente. Ma comunque non capisco l’affermazione “altrettanto antiche della cattolica”.

      • giovannino scrive:

        caro enrico , come sai , la Chiesa di Nostro Signore Gesù ha avuto origine a Gerusalemme . Dopo di che gli Apostoli e forse altri discepoli , hanno fondato delle comunità cristiane in varie città dell’ Impero , accogliendo anche i gentili . Tra questi è plausibile , ma non certo , che Pietro abbia fondato la chiesa di Roma . Tuttavia è del tutto aperta e credo oggetto al presente di studio da parte di una commissione mista , la questione dell’ autorità di Pietro rispetto agli altri Apostoli e dell’ autorità del Vescovo di Roma rispetto alle chiese non derivate da quella di Roma , ma da altre sedi apostoliche, nel primo millennio , cioè prima dello scisma . Per questa ragione è una questione verbale definire lo scisma come rifiuto delle chiese orientali della piena comunione con la chiesa di Roma o rifiuto della chiesa di Roma della piena comunione con le chiese orientali . Ci sarebbe lavoro per stuoli di ricercatori e storiografi . Certo se decidiamo dogmaticamente che il Papa è il vicario di Cristo e si identifica più o meno misticamente con la Chiesa , non c’è più niente da discutere . Resta solo da credere , obbedire e combattere.

        • enrico scrive:

          @ Giovannino

          Partiamo dalla coda.
          “credere obbedire combattere” dice.
          Siamo in un sito cattolico, lei come altri viene qui , diciamo, a proporci le sue opinioni ponendo sotto la lente di ingrandimento verità di fede e di tradizione cattoliche, e poi ci accusa di “credere obbedire combattere”.
          Mi pare piuttosto paradossale.

          Riguardo

          “Tuttavia è del tutto aperta e credo oggetto al presente di studio da parte di una commissione mista , la questione dell’ autorità di Pietro rispetto agli altri Apostoli”

          Non so a quali altri apostoli venga dato il compito di “confermare i fratelli nella fede”.
          Oltre al passo di Matteo, vi è Giovanni 21,15-17, Pietro è sempre indicato per primo in tutti gli elenchi degli apostoli ma soprattutto considerando Atti 15,23-29, il cosiddetto concilio di Gerusalemme, viene presieduto e concluso dall’intervento di Pietro.
          Inoltre va indicato il cambio del nome da Simone a Pietro che indica un mandato ed un incarico.
          L’altro esempio bibblico è il nome di Giacobbe mutato in Israele.

          • giovannino scrive:

            caro enrico , guarda che io stimo di cuore chi ha una fede radicatain Cristo come sembra il tuo caso . E’ un sintomo di grazia e una speranza di salvezza. Ti assicuro però che anch’io amo Gesù e la Santissima Trinità e credo nella ” verità” del simbolo niceno , anche se probabilmente do alla parola “verità” un senso e un uso non coincidenti. . La grande differenza è che mentre io spero che entrambi saremo salvati , tu sei convinto che la fedeltà a Pietro ti aprirà i cancelli del Paradiso , mentre tutti coloro che non obbediscono ciecamente al Papa finiremo all’ Inferno. Comunque non tiriamo la disputa all’ infinito , la vita è breve , ricordati che se mi ritroverai nel regno dei cieli , vuol dire che avrai avuto torto . Però ti prego di entrare nell’ ordine di idee che sono cristiano , non confondermi con Sal . Non oserei mai pronunciare certe pessime battute sulla Trinità , l’ Incarnazione ecc. , anzi le trovo abbastanza irritanti . Prendo molto sul serio il mio rapporto con il Cristo , per questo non lo delego neppure al Vescovo di Roma.

          • enrico scrive:

            Mai avuto dubbio sulla tua buona fede.

            “La grande differenza è che mentre io spero che entrambi saremo salvati , tu sei convinto che la fedeltà a Pietro ti aprirà i cancelli del Paradiso , mentre tutti coloro che non obbediscono ciecamente al Papa finiremo all’ Inferno.”

            Questo non è vero, nessuno può pronunciarsi sullo stato in cui versa un’anima.

  100. lauraromana scrive:

    Due precisazioni: Don Seppia ha ammesso di essere omosessuale.
    In quanto al celibato dei sacerdoti: è vero che nelle chiese ortodosse ed anche nella Chiesa cattolica di rito ucraino i sacerdoti possono avere moglie, ma alle seguenti condizioni; i sacerdoti devono essere già sposati all’atto dell’ordinazione, ovvero non possono sposarsi più una volta divenuti sacerdoti; gli sposati non possono diventare vescovi; se il sacerdote si separa dalla moglie deve – ossia è obbligato – lasciare il sacerdozio ed entrare in convento diventando monaco.
    Faccio poi presente che oltre ai casi, percentualmente minimi, di pedofilia tra i sacerdoti cattolici, sono centinaia di migliaia i casi di vilenze e abusi sui minori compiuti molto spesso da UOMINI e DONNE anche sposati. I fatti dimostrano che la vita coniugale non è purtroppo un argine a queste turpi depravazioni.

  101. Carolus scrive:

    «Il nostro dolore è tanto più sconvolgente in quanto improvviso e inatteso, perchè nulla lo faceva presagire ai nostri occhi».

    Che tristezza. Tutti sapevano (o quantomeno sospettavano tutto) e il cardinale arcivescovo dice “nulla lo faceva presagire ai nostri occhi”. Perché non evitare una frase tanto, tanto infelice?

    I casi sono due: o l’arcivescovo non sa fare l’arcivescovo dal momento che non ha indagato e/o non ha provveduto affinché i suoi preti gli riferiscano qualsiasi cosa; oppure l’arcivescovo e i suoi collaboratori qualcosa sospettavano ma non si sono mossi per cautela e per timore. Propendo per la prima, ma ugualmente che tristezza quella frase: non poteva essere evitata un’uscita tanto, tanto infelice?

  102. mauro scrive:

    Caro enrico,

    Lei non ne ha un’idea come chi ha scritto quelle cretinate che ha riportato.

    MULIER è sempre stato “compagna di vita”, tanto è vero che le lingue derivate dal latino prevedono in spagnolo MUJER e in portoghese MULHER per indicare “moglie”.

    Se si avesse voluto indicare semplicemente “donna” si sarebbe usato “domna”, forma sincopata di domina.

    • enrico scrive:

      Il testo è in greco!!!

      • mauro scrive:

        MULIER SOROR IN LATINO ED ESPRIME LO STESSO CONCETTO!

        • enrico scrive:

          …il testo è in greco…..

          • mauro scrive:

            Mulier, Mujer, Mulher = moglie
            E’ sempre stato così mentre donna è domna o domina (sempre in latino).
            Ma lei il latino l’ha studiato? Per me non ne ha un’idea così come del greco, confondento Gunè con Gunaika che hanno la stessa radice ma la seconda indica “moglie”. Marco 12,23 ne è l’esempio (in greco).

          • enrico scrive:

            “Per me non ne ha un’idea”

            Lei non deve essere italiano perchè non ho mai sentito nessuno esprimersi così.

            Le ho spiegato il contesto, le ho ricordato che S. Paolo è celibe.
            Dal contesto e dal termine il senso è univoco.

          • enrico scrive:

            mulier…uxor…

          • enrico scrive:

            Comunque non si fissi sulle cose.
            Se le piace la sua spiegazione va bene.
            E solo che non può impormela..buona serata.

  103. Carlo Bollani scrive:

    Enrico,
    Simon,
    P. Danilo e P. Luca,

    Non so che impressione vi siate fatti delle parole del vescovo di Genova. Lo conosco poco, come vescovo e come attore politico (un presidente CEI non puo’ non essere tale, e in se’ non ci vedo nulla di male).

    Volendone giudicare le parole – e lasciando da parte la persona – quello che mi da’ l’amaro in bocca e’ questo: un vescovo, nell’accettare il suo incarico, accetta di dover rendere conto a Dio di tutti e ciascuno dei fedeli del gregge che gli e’ stato affidato. C’e’ una responsabilita’ spirituale che e’ molto piu’ alta ed esigente di quella del codice penale.

    Possibile che il Padre della Chiesa di Genova sia cosi’ “soffice” nell’assumersi la responsabilita’ di fronte alla sua Chiesa e nel fare pubblica penitenza?

    “Noi crediamo che la prova e il senso di sgomento ci porteranno a salutari riflessioni su quel cammino di conversione dal quale nessuno è mai esente, ma che interpella senza sosta ogni discepolo di Cristo, ogni vero ministro di Dio” – cosi’ dice.

    Salutari riflessioni? Benissimo, non che facciano male … Ma e’ troppo chiedere di ascoltare una tantum un’ammenda pubblica cruda e semplice, del tipo: “perdonatemi, perche’ ho molto peccato davanti a Dio e agli uomini: non ho vigilato come avrei dovuto, e la Chiesa affidatami ha pagato il prezzo della mia colpa”.

    Il Vescovo Angelo ha ordinato pubblicamente preghiere, veglie o digiuni di riparazione al clero e ai fedeli di Genova?

    Sara’ che vivendo in Cina mi sono fatto un concetto troppo alto (o troppo basso, a seconda dei punti di vista) della dignita’ episcopale, ma vorrei capire perche’ per i vescovi italiani e’ cosi’ difficile sentirsi come primi responsabili spirituali degli scandali del proprio clero e utilizzare gli strumenti di penitenza della tradizione.

    Cordialmente,

    C.B.

    • Cherubino scrive:

      “accetta di dover rendere conto a Dio di tutti e ciascuno dei fedeli del gregge che gli e’ stato affidato.”

      Ma chi l’ha detto ? La frase suonerà anche con un certo effetto, ma è del tutto errata dal punto di vista della teologia morale. Non esiste un principio di responsabilità oggettiva in morale ! Ognuno risponde per i propri peccati e ci mancherebbe altro che non sia così.
      In realtà un Pastore (come chiunque abbia una responsabilità verso altri) rende conto di avere o non aver fatto quanto era tenuto a fare in base alla sua responsabilità secondo il grado di autonomia di coloro che sono affidati.
      Ora, non c’è dubbio che un Vescovo è chiamato a porre le condizioni perchè le persone ascoltino lo Spirito Santo, ma non è certo responsabile se poi queste lo facciano o no. Il Vescovo ha un’azione “di sistema” e non può certamente essere considerato nè il profeta di ognuno, nè il direttore spirituale di ogni “suddito” della sua Diocesi.
      Cosa peraltro impossibile e come si sa, “ad impossibilia nemo tenetur”.

      • Carlo Bollani scrive:

        “Ricevi il pastorale e sii sollecito dei fratelli che ti sono affidati dal Signore; di essi dovrai render conto a lui nell’ultimo giorno” …

        Vero che nella formula – perlomeno, novus ordo – della consacrazione episcopale, manca il riferimento diretto al giudizio divino (ho riportato quella della benedizione abbaziale). Il concetto, comunque, rimane (semmai, esteso: “abbi cura di TUTTO il gregge nel quale lo Spirito Santo ti ha posto come vescovo a reggere la Chiesa di Dio”).

        Il grado di autonomia di un vescovo e’ il piu’ alto nella Chiesa, ed ha come vincoli solo il deposito della fede e la comunione con il sommo pontefice. Il sacerdozio esiste appunto per coadiuvare i vescovi, successori degli apostoli. E’ al vescovo che spetta ammettere candidati al sacerdozio e discernere le vocazioni.
        C’e’ poi il voto di obbedienza.

        Il limite del suo ragionamento e’ questo: per quanto distante possa essere un vescovo dal rapporto causa-effetto su singoli fatti, la sua autonomia e responsabilita’ e’ cosi’ ampia che, comunque, ci sarebbe qualcosa che avrebbe potuto fare per prevenire il peggio.

        Potrei continuare, ma spero abbia afferrato il punto.

        Cordialmente,

        C.B.

  104. enrico scrive:

    Per risponderle devo riflettere.
    Sono tante le mie debolezze e le mie mancanze che confido solo nella divina Misericordia.

  105. paolosesto scrive:

    cari sacerdoti che scrivete su questo sito, come sempre partite bene nel commentare un fatto capitato ad unVs. collega che forse tanti di Voi anche “ben conoscono” e poi cadete nell’errore di sempre e cioè: sapete solo predicare agli altri ma non siete capaci di farVi un esame di coscienza per capire perchè uno di Voi è arrivato a questo….eppure in seminario,credo, l’insegnamento è uguale per tutti. Come può un Vescovo, un compagno di classe, un Rettore, un Padre Spirituale, ecc… non accorgersi di niente…sono anni che questo “animale” si comporta in questo modo, è stato anche spostato di parrocchia….qualcuno di Voi che “pontiifica” mi spiega dove era qualche anno fa??? e non date sempre la colpa ai superiori…anche Voi avete visto o saputo….

    • il maccabeo scrive:

      Eh no, l´insegnamento nei Seminari (il famoso “aggiornamento”), ma anche la natura dei candidati, sono di molto variati a cavallo del ´68 (nel 69 ad es. alcuni seminaristi del seminario francese di Roma vi issarono la bandiera sovietica) e anche oggi esistono differenze anche se non di diritto almeno di fatto tra seminari.
      Vero é che la disciplina si é in genere di molto rilassata. Inoltre alcuni seminari accolgono ormai indifferentemente come ospiti seminaristi frammischiati a studenti, immigrati e giovani di ogni tipo e provenienza.
      E questo non é per nulla un fattore di stabilitá per i seminaristi e ancor meno un aiuto per chi vorrebbe effettivamente vigilare.
      Anche nel caso in cui tutti gli ospiti dei seminari fossero persone irreprensibili, l´oggettiva differenza di finalitá tra un semplice studente e un seminarista richiede esigenze di vita completameente differenti, differenza che non puó che rendere eterogeneo e instabile la vita del seminario, quando essa prima della seconda metá degli anni 60 era invece scandita da ritmi ed esigenze omogenee.
      Alla base ci sta dunque la domanda: Seminario perché! A che serve? A formare sacerdoti od operatori del sociale?
      Cosa sia veramente il sacerdote é infatti una questione purtroppo non piú cosí chiara anche tra i membri della gerarchia.

    • don Luca scrive:

      Caro paolosesto,

      io sono di Torino e non di Genova, mi pare che le accuse che muovi, almeno a me che ti rispondo, mi paiono un po’ gratuite e, se mi permetti la scortesia, grossolane. Qualche hanno fa ero nel mondo a fare decisamente altro. Ho incontrato in seminario persone non adatte, lo abbiamo fatto presente ai superiori che sono intervenuti secondo coscienza – a mio giudizio con efficacia anche se non sempre con eccezionale tempestività, ma comunque pienamente in tempo.

      Se ho delle colpe certamente non sono stato un buon esempio sempre per i miei confratelli, ieri in seminario, oggi fuori. Ma mi pare che il senso del tuo post fosse ben più marcato.

      Spero di averti dato risposta.

      • paolosesto scrive:

        Caro don Luca,
        non devi avere la coda di paglia. Non sono qui a giudicare singolarmente ciascuno di Voi. Sicuramente potranno essere le mie osservazioni anche “grossolane” come tu dici: non ho la tua cultura religiosa e so riconoscere i miei limiti: tu ti sei “tolto di mezzo” perchè sei di Torino (stessa cosa ha fatto Bagnasco asserendo che Lui è arrivato per ultimo): stai dando ragione alla mia affermazione che come categoria non sapete riconoscere le colpe…Vi hanno ammaestrati a giudicare solo gli altri….peccato, mi aspettavo di più. Grazie comunque della tua risposta, almeno hai avuto il coraggio di rispondere.

        • don Luca scrive:

          Caro Paolosesto,

          ho letto il tuo post come diretto personalmente a noi, e per questo ho risposto come sai, sulle responsabilità di categoria non posso, invece, che darti ragione. Siamo stati lacunosi, imprecisi, delinquenziali in certi casi.

          Hai ragione da vendere, ti posso assicurare, però, che la stiamo pagando cara tutti, anche chi ha solo responsabilità “corporative”, e la stiamo pagando nel modo peggiore ossia senza la possibilità di esercitare sino in fondo il nostro ministero. Oggi non posso più abbracciare un bimbo che piange, dare una carezza ad una persona, giocare in santa pace neppure con mia nipote ai giardinetti senza che questo, e non li biasimo, crei preoccupazione, malumore, fastidio, ingiurie. Ce la siamo voluta, io no, ma il complesso in parte sì. Me ne faccio carico, non certo allegramente.

          Ma non se ne esce da soli, questa sarebbe utopia.

          Grazie del confronto

  106. E’ tutto qui:
    http://ubipetrusibiecclesia.myblog.it/archive/2011/03/28/riguardo-la-omosessualita.html
    Basta solo che i Rettori
    -ed i responsabili dei Noviziati-
    mettano in pratica quanto è indicato nella “istruzione”.
    Nient’altro.

  107. mauro scrive:

    Cao enrico,

    uxor era un termine legale (da cui deriva il termine uxoricidio ancora oggi presente ed usato nei documenti legali) mentre mulier apparteneva al linguaggio comune tanto che ancora oggi è rimasto sotto la forma di moglie, mujer, mulher (italiano, spagnolo, portoghese) ma anche nel dialetto della mia terra, “mugliera”.

    S.Paolo scrive: memeristai h gunh kai h parqenoV h agamoV merimna ta tou kuriou ina h agia kai swmati kai pneumati h de gamhsasa merimna ta tou kosmou pwV aresei tw andri;
    There is difference also between a wife and a virgin. The unmarried woman careth for the things of the Lord, that she may be holy both in body and in spirit: but she that is married careth for the things of the world, how she may please her husband.
    C’è differenza anche tra una moglie ed una vergine. La donna non sposata si cura delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito: ma lei che è sposata si cura delle cose del mondo come possa piacere al marito.

    Tutt’altro perchè gunè è moglie, agamos è donna non sposata e parhenos è vergine

    Vede io non mi fisso assolutamente perchè sono in grado di distinguere domina da mulier e per quanto lei si dia da fare non può certo cambiare ciò che ancora oggi, non essendosi disperso, è presente.

  108. Cherubino scrive:

    alcune affermazioni circa il celibato sacerdotale vanno chiarite.
    Nella Chiesa il celibato dei sacerdoti non è norma di diritto divino, ma ecclesiale. Non sempre e non dovunque è stato vigente.
    I Canoni apostolici (IV sec.) recitano “Episcopus, aut presbyter uxorem propriam nequaquam sub obtentu religionis abjiciat: si vero rejecerit, excommunicetur, sed et si perseveraverit, dejiciatur.”
    Attualmente regole limitanti, ma non escludenti, normano il matrimonio dei preti nelle Chiese orientali cattoliche. Anche ai preti anglicani è stato permesso da Benedetto XVI di conservare la condizione matrimoniale.
    Ciò non toglie che il celibato contenga una forza particolare che ben si addice al sacerdozio, ma questo non è mai stato considerato come una incompatibilità assoluta tra matrimonio e ordinazione sacerdotale. Nella mente di alcuni purtroppo il celibato sacerdotale è diventato giustificazione di una personale o sociale sessuofobia o peggio ancora una denigrazione della donna. Quasi che il rapporto sessuale renda “impuri” o spiritualmente inadatti anche se vissuto nel matrimonio. Quasi che l’intimità con una donna, anche se è la propria moglie, “sporchi”. Basta vedere tutto il filone di letteratura misogena che è fiorito nella Chiesa nei secoli passati (leggete ad es. mons. Della Casa).

    Bisogna stare attenti alla misoginia, perchè essa alberga in modo strisciante anche nella nostra società che pure pare aver fatto della “parità” un principio apparentemente universale. In realtà più teorico che reale. Non sarebbe strano trovare dei collegamenti anche tra pedofilia e misoginia. In questo senso la Chiesa deve vigilare che la scelta celibataria non nasconda o sia espressione di una mancanza di riconciliazione verso l’altro sesso. Repulsione o vera avversione che hanno il duplice effetto di impedire una vera castità (che è comunione e non può coabitare con l’odio) e deviare la tensione sessuale verso “oggetti” di desiderio innaturali e perversi.
    Una cultura ecclesiale più aperta al femminile, senza con questo introdurre il sacerdozio delle donne, mi sembra sia un traguardo che dopo secoli la Chiesa potrebbe anche regalarsi e regalare al mondo.

  109. Cherubino scrive:

    ma cosa racconta ! Allora per ogni singolo peccato di un sacerdote il Vescovo sarebbe sempre colpevole ? Ma non si rende conto delle anormità che dice ?
    Lei estrapola una formula rituale da tutta la teologia morale cattolica per arrivare a conclusioni del tutto errate.
    E’ ovvio che il Vescovo deve rendere conto di coloro che gli sono affidati, e chi ha mai negato ciò. Ma poi tale rendere conto non è senza limiti, il che configurerebbe una sorta di condanna anticipata assoluta, perchè è ovvio che nel campo c’è sempre il grano buono e la zizzania.
    Anzi proprio la parabola di Cristo mostra che la cura pastorale non è operazione da fare con i carri armati e con l’accetta, ma con la prudenza e la saggezza del seminatore.

    Un frase come “la sua autonomia e responsabilita’ e’ cosi’ ampia che, comunque, ci sarebbe qualcosa che avrebbe potuto fare per prevenire il peggio” è veramente assurda. E non so se ha figli, ma se ne ricordi quando dovrà educarne qualcuno , sapendo che alla fine saranno loro a fare le scelte fondamentali della vita e queste potranno essere in tutt’altra direzione rispetto a ciò che lei vuole e ciò che lei avrebbe insegnato. Quel giorno dica a se stesso che “comunque ci sarebbe qualcosa che avrebbe potuto fare per prevenire il peggio”.

  110. C’è un’altra “emergenza preti”
    -che poi sono quelli che piacciono a cherubino-
    e riguarda chi disonora l’Abito
    con la lingua:
    (ne parla Cascioli su la Bussola)

    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-c-unaltra-emergenza-preti-1958.htm

    • Cherubino scrive:

      invece le tue offese gratuite e infondate sono espressioni di grande spiritualità cristiana.
      Comunque:
      - non apprezzo don Farinella, quindi le critiche di Cosimo non mi riguardano
      - le riflessioni di Cascioli sono a mio parere poste male. I casi di cui parla sono eccezionali. Pochissimi sono i preti che si riconoscerebbero in un Farinella, Gallo, Vitaliano… Cascioli lo riconosce, ma parla di “sovraesposizione” nei media. Ma allora l’emergenza è l’assetto di questi in Italia, assetto che premia determinati profili, scandalistici, poco riflessivi, “estremi”.

      Si vede allora con chiarezza che la vera emergenza è un sistema, specie televisivo, dove fare buona informazione, dare voce alle voci giuste diventa ogni giorno più difficile.
      Basta guardare come un Presidente del Consiglio che dovrebbe tutelare le istituzioni, invade letteralmente le reti pubbliche private, “guadagnando” una maxi sanzione che pagheremo noi tutti con il canone Rai.
      Basta ascoltare gli attacchi continui ai programmi di giornalismo investigativo e di denuncia.
      Basta guardare l’impoverimento del pluralismo (ormai per vedere un TG equilibrato bisogna andare su LA7 dall’ottimo Mentana…), l’imbarbarimento dei modelli culturali, tra talk, liti televisive, esaltazione del vip-mondo…
      Basta vedere la commercializzazione di ogni età, dal baby-firmato all’anziano-da-palestra-e-crociera, pasasndo per la tween-generation in cerca di code-style aggiornati…

      Altro che emergenza preti…

      • mauro scrive:

        Se i sacerdoti fossero sposati si eviterebbero montagne di carta per spiegare ciò che di per sè è innaturale.

  111. patrizia scrive:

    come dice il Papa i nemici della chiesa sono dentro la chiesa stessa,qui non si tratta solo di debolezze umane ma crdo di un piano diabolico preciso.Ringrazio Dio se certi scandali vengono alla luce e dovutamente denunciati perchè possono così essere estirpati.oltre allo scandalo della pedofilia spero che presto venga alla luce quello dell’adesione alla massoneria.so che chi ne fa parte ha l’autiscomunica perciò mi chiedo se è valido il ministero di chi ne fa parte.Una cosa certa è che la chiesa non appartiene nè ai vescovi nè ai sacerdoti ma a Dio perciò non potrà essere distrutta.

  112. Reginaldus scrive:

    …ma questo Bagnasco, cardinale primolocato nella organizzazione episcopale italiana, proprio non ce l’ha fatta a trattenersi dal tentativo di darcela ad intendere.E come avviene puntualmente nei mille casi simili nell’ambiente ecclesiastico da troppo tempo, in basso e in alto e sullo stesso piano, eccolo toccare infallibilmente, come per riflesso condizionato, il tasto del dolore sconvolgente, della sorpresa fulminante…Del tutto inutile e a non finire e deprimente sarebbe la lista dei casi degli esecutori e dei protettori, che ormai ci hanno portato ad accogliere queste notizie – adesso quelle relative all’ Olanda…con nemmeno più un residuo senso di sorpresa … Sarà per questo che tutti insieme, questi ciechi che non vedono mai nulla prima salvo vederci poi così bene per coprire le loro malefatte…, così calorosamente si sono schierati per la causa della definitiva scomparsa del popolo italiano, un tempo il loro popolo, a favore di tutti i popoli della terra e di quello islamico in particolare, per la cui promozione religiosa tramite elevazioni di moschee dovunque stanno proprio in questi giorni intensificando il loro impegno, questo sì davvero davvero sconvolgente, dando da vedere che essi stessi si sono nauseati di se stessi e della loro funzione??? Come se la rigenerazione della società futura dovesse passare attraverso l’annientamento completo della presenza cristiana in essa…

  113. paolosesto scrive:

    E bravo Reginaldus!!!
    Pienamente d’accordo con te sulla prima parte del tuo intervento; sul rapporto con le altre religioni sarei un poco più cauto: non facciamo l’errore degli intransigenti…Dio è uno solo e Padre di tutti.

    • Reginaldus scrive:

      paolosesto
      Dio è uno solo, certo, ed è quello del Signore Nostro Gesù Cristo! E solo chi crede nel Vero ed Unico Dio che in Gesù ha avuto la sua massima Rivelazione, può chiamate Dio: Padre! Padre nostro… Questa è la Verità che non transige: l’ammucchiata odierna è solo figlia della degenerazione della fede nel vero Dio, di cui il suo referente fu un grande promotore, a tutto disonore della gloria di Dio ……

      • giovannino scrive:

        guarda Reginaldus che se davvero pensi che Gesù è morto sulla croce solo per salvare te e i tuoi amici , sei al delirio . Il sacrificio di Gesù è per tutti !

        • Reginaldus scrive:

          Giovannino,
          è al delirio Cristo che dice la salvezza arriva solo a chi crede il LUI. ” chi crede in Me ha la vita eterna “. ( Ma questa mania di attaccare sempre le persone dichiarandole incapaci di intendere e di vedere non la volete proprio perdere: smentisci Cristo piuttosto e i suoi Apostoli – Giovanni per esempio – e lascia stare i deliri altrui:pensa ai deliri tuoi di accomodazione universale….

          • Reginaldus scrive:

            Giovannino
            dimenticavo di precisare: certo, il Suo sacrificio è per tutti, non sono baluba al punto da non saperlo, ma per tutti perché tutti credano in Lui. Ma se non credono???? Ignoranza invincibile? Buona fede??? Ma questa la vede solo Lui. Ma intanto Lui ci ha comandato : andate e predicate a tutte le genti, chi CREDE IN ME e sarà BATTEZZATO, sarà SALVO, chi NON CREDE sarà CONDANNATO… Da obiettare??? Delirio integralista fondamentalista terroristico???Gli islamici saranno quello che saranno adoratori di un dio falso, ma almeno la logica la conoscono e non si accomodano certo sulla nostra fede…Noi invece teniamo i TETTA MANZI..( o TETTA GONZI ).

  114. Marco D. G. scrive:

    Mons. Bagnasco non sapeva nulla di Don Seppia… scommettiamo che non sa nulla nemmeno su Don Gallo?

  115. giovannino scrive:

    caro Reginaldus , ma secondo te un ragazzo che nasce in un remoto villaggio del Maghreb , che viene educato all’ islam , che vive nella miseria e nell’ ignoranza , che un giorno si stufa , che decide di partire alla ventura su una zattera alla volta di una terra cristiana, che affoga e diventa cibo per i pesci , davvero merita la dannazione ? per me sono peggiori di lui i sedicenti cristiani che non lo hanno soccorso .

  116. Anna Caterina Brundu scrive:

    Premessa: Cattolica, non praticante, mio malgrado. Ho appena eseguito un consiglio dato da un lettore di un quotidiano sardo e così, un pò per caso, sono arrivata a Lei, un Vaticanista. Avrò soddisfazione, finalmente? Sono sconcertata dai fatti negativi compiuti all’interno delle Chiese, come tutti i credenti, ma contribuisco pur io ad aggravare la situazione con uno ‘sfogo’. Ebbi, nel 1990, la pessima idea di ‘confessarmi’ con il parroco, il quale non aveva alcuna intenzione di perdere tempo con me e mi congedò donandomi una Bibbia sulla quale scrisse una dedica: Per Anna, perchè nel Libro Sacro trovi sostanza di vita. Don Cocco. Sa, era il parroco di Ardara, lo stesso che feci gli auguri in dialetto sardo al Cardinale Bertone: A LU IDERE PABA! Come si può immaginare, la dedica mi ha mortificata parecchio. Ne ho parlato con dei religiosi che si sono limitati a dirmi di non pensarci! Fossi stata debole nell’animo e sfiduciosa in DIO, mi sarei suicidata, solo x codesta umiliazione! Ho voluto resistere anche per dar voce ad un’altra mia battaglia, contro quella parte del clero che critica ciò che Dio non ha mai criticato ( tutt’altro: basta leggere le Sacre Scritture), e cioè il matrimonio fra consanguinei, come lo sono i miei genitori adorati. Acquisto il settimanale TV SORRISI E CANZONI e noto che, attraverso la raccolta dei santini e relative biografie, un Prelato Sardo, tra i santi presenti in Sardegna, ha voluto ricordare chi si battè contro tale ‘eccidio atroce’. Riemerge la rabbia di chi conosce le Sacre Scritture sol marginalmente, ed il desiderio di gridare: Basta! E pensare che, insieme a mia madre, anni fa, presso la Diocesi di Ozieri, chiesi notizie sul ns antenato Fra’ Stefano da Ozieri, Commissario Generale Dei Cappuccini, ed a tutt’oggi non abbiamo ottenuto nulla di concreto, tranne un accenno di storia da parte un Frate, presente anni fa, ove lo Zio è sepolto. I Frati vicini a me nel cuore, a SS, non ci sono più, e con colui che c’è ora non riesco ad essere me stessa perchè omette di rendere onore e devozione alla Madonna di Medjugorie, con disappunto dei diocesani sassaresi; idem con chi sta in zona Cesarini! Prima di essere giudicata, voglio esssere ASCOLTATA. Basta con l’invidia nei confronti dello Zio Frate! Che mi si dirà da parte Vostra? Verranno ignorate ancora le mie richieste? Con rispetto infinito, Anna Caterina Brundu -