La nostra sfida più urgente

[photopress:papausa.jpg,full,alignleft]Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra attenzione una frase contenuta nell’omelia tenuta da Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio che il Papa ha voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo contatto con le folle dei fedeli.
“Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui la Chiesa sembra essere legalista e ‘istituzionale’, la nostra sfida più urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l’esperienza dell’amore di Dio”

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

52 risposte a La nostra sfida più urgente

  1. daniele scrive:

    Beh, forse ha perso di vista lui che la chiesa almeno in italia è molto legata alle istituzioni e alla politica, blocca leggi (es: pacs), consiglia/sconsiglia candidati, suggerisce leggi o modifiche a leggi (es: aborto), etc.

  2. stefano scrive:

    Assolutamente vero! Oggi comunicare questa gioia sembra non importante (purtroppo) per molti, troppi cristiani, anche sacerdoti. Se manca l’annuncio della fede, allora sì che la Chiesa diventa una semplice istituzione moralista e legalista

  3. Francesco Ursino scrive:

    La morale è terreno della Chiesa, laddove siano presenti moralismi pericolosi il Papa ha il dovere di pronunciarsi… eccome.

    Quella che manca oggi, secondo me, prima ancora dell’annuncio, è l’ascolto. Da cui poi nasce l’annuncio del vangelo. Ma cosa annunci se prima non ascolti? Molti, troppi cristiani presumono di sapere, ma quando è il momento di parlare, tacciono. Gesù non ha taciuto, ed era un personaggio scomodo. Eccome se lo era, anzi lo è tutt’oggi. Ma oggi si è trovato – forse – il modo di renderlo “inoffensivo”.

    Ancora una volta il Papa riporta in auge quella che dev’essere l’opera di tutti coloro che costituiscono la Chiesa, non solo sacerdoti e vescovi. Tutti. Fiato alle trombe, dunque! :roll:

  4. marina scrive:

    Io da persona umile ma cattolica e osservante dei 10 comandamenti , vorrei sapere dal papa o da chi ne è il portavoce cosa intende dire e come fare , vorrei che con parole povere spegassero al mondo qual’è il suo obiettivo; esponendo unprogramma ben preciso:

    1 al primo posto intendo far questo,
    2 al secondo voglio far quest’altro ,
    e cosi di seguito, non come è sempre stato detto in passato.

    Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui la Chiesa sembra essere legalista e ‘istituzionale’, la nostra sfida più urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l’esperienza dell’amore di Dio”, come ha detto in america il papa,però io vorrei che mi si spigasse cosa intendeva dire con comunicare la gioia che nasce dalla fede e l’esperienza dell’amore di DIo.

    Solo a parole ??
    Con l’aiuto economico da parte dela chiesa per risolvere i tanti problemi dei poveri??
    Con un vero impegno per garantire il rispetto di tutti i figli di DIO??
    Con il dialogo e il rispetto delle opinioni altrui??

    Come si comunica la gioia della fede in CRISTO ??

  5. Marco D. scrive:

    Gioia?
    Ma dove? E in che senso?

    Penso, che quando il Papa parla di “gioia” nella Fede, la maggioranza dei fedeli (io tra questi), e sicuramente i non credenti, si chiedano che ci sia di gioioso nel Cristianesimo.
    Il problema è che oggi per noi la parola “gioia” ha perso la sua valenza spirituale, ed è essenzialmente sinonimo di allegria, divertimento, spensieratezza.
    Prendi un giovane e gli leggi il Vangelo, o la lettera di San Giacomo, o alcune lettere di Paolo o l’Apocalisse e… quello scappa spaventato.
    Per non parlare della maggioranza della vita dei santi o dei veggenti.
    Pensiamo poi alle apparizioni mariane.
    Ditemi voi che c’è di “gioioso”?
    Come si fa ad essere gioiosi=allegri, quando si sa che la porta è stretta, che ti aspetta un Giudizio, che la via per il Paradiso sta nella croce?
    Forse questo era accettato da chi aveva davanti una vita miserrima o disperata.
    Ma oggi, salute, bellezza, comodità, denaro, ecc. ecc. ci fanno tenere stretta questa vita terrena, così bella, così divertente, a volte.
    Ovvero, il carpe diem diventa la nostra vera prospettiva.
    E questo vale anche per noi cristiani: ma ci guardiamo in faccia durante le Sante Messe?
    Immusoniti, annoiati come chi deve fare un compitino settimanale, le nostre menti contano i minuti che mancano a quando a casa accenderemo il fornello per il sugo per i ravioli o all’auto comoda e veloce che ci aspetta fuori per portarci in gita.
    I bambini sonnecchiano sulle spalle dei genitori, qualche genitore sonnecchia e basta.
    Per non parlare delle faide fra i volontari nelle Parrocchie, delle rivalità fra i catechisti, delle coppie cattoliche che vivono da separati in casa, pur non perdendo una festa comandata. E i giovani che se ne vanno in discoteca, piuttosto che dedicare una mezzora per preparare un gioco per i bambini alla domenica.
    Il Papa parla di gioia, ma è forse un appello tra i più incompresi oggi.
    E poi, sinceramente, leggendo la Spe Salvi, che “speranza” e gioia lui stesso ha dato a noi fedeli?
    È stato realistico, ha presentato il Cristianesimo così com’è: ma proprio per questo alla fine della lettura (non è stata solo una mia impressione) ti senti la pelle d’oca per la paura!
    Forse è meglio non illudere troppo e dire chiaro e tondo che il Cristianesimo è una religione dura: lo era anche per gli Apostoli, che infatti si ridussero ad appena 12, appena Cristo disse chiaro e tondo in cosa consisteva la sua missione.

  6. stefano scrive:

    Marco D. Penso che lei debba rileggertsi bene il vangelo, che è sì un messaggio duro ed impegnativo, ma è un messaggio di gioia: “Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.”

    Poi mi scusi: lei legge un’enciclica sulla speranza, e le viene la pelle d’oca per la paura? Se questa è l’immagine che ha del cristianesimo…chi glielo fa fare? Vada in discoteca pure lei, no?

  7. Scenron scrive:

    Daniele, posso darti ragione se identifichi questa chiesa con la conferenza episcopale italiana, e non con il Vaticano e soprattutto con Papa Benedetto XVI…

  8. eleonora scrive:

    Gioia nell’essere credenti in Cristo/attuale, odierno significato della paola “gioia”;la Treccani riporta:”piacevole e viva emozione dell’animo che si manifesta per lo più nell’aspetto esteriore di una persona e negli atti che essa compie”.
    Se siamo d’accordo con la definizione dobbiamo, tutti, ammettere che i visi di quanti sono a San Pietro, anche quando Giovanni Paolo II era in agonia, recano questa cifra. Non andrei a cavillare sulla “trasfigurazione” del tratto somatico di chi ha una “visione”. Proprio il laicismo illuministico contempla e dà l’avvio a tutte le scuole di pensiero scientifico, psicologico, psicoanalitico che fecero proprio l’assunto “del grado estremo del sentire che porta alla sublimazione ed alterazione rispetto allo stadio di partenza”.
    Del resto, la Chiesa e la sua Liturgia e la Catechesi non temono di allontanare l’auditorio ponendo al centro del percorso umano le difficoltà ed i sacrici che Cristo sintetizza,fino al supremo sacrificio; nello stesso tempo Cristo invita certamente ad offrire l’altra guancia ma in fin dei conti solo n.2 possibilità di sacrificio il Cristo propone, quindi non è vero che il Credente in Cristo debba andare sulla Croce: si chiede moderazione, ovvero mediazione e quindi dialogo. Sarebbe, per converso, sostenere che il non-Credente(cosa significhi poi questa locuzione vaga, non saprei dire io,il Laico sia uno felice-sempre una specie di idiota inebetito dalla sua situazione di non Credente, ma di certo così non è.
    Certo che se la Gioia è: poter sempre fare/comprare /possedere qualsivoglia “cosa”, sicuramente questo il Cristianesimo non dà, ma neanche nessuna Religione altra e nemmeno qualsiasi Filo-Sofia.
    Circa i “giovani” e la loro reazione alle Letture, si trattasse anche dell’Apocalisse di S.Giovanni, non riscontro tale orrore e sconfessione: mia figlia ha 9 anni e da quanto apprende, di queste vicende, ne trae ispirazione all’ analisi ed al raffronto nel suo quotidiano, con l’ efficace freschezza del “giovane”.
    Certo, quando una insegnante (scuola statale) afferma:”io sono 10 posti sopra Dio” mia figlia dice:” forse quando era una bimba, la sua mamma non la coccolava molto”.
    Non vorrei dare la stura alle analisi socio-politiche surgelate e pronte all’uso, chè non sono gustose nè nutrienti per l’intelletto, ma dico che sono a distanza siderale dalla mia mente e dalla mia vita, quei giovani-ragazzi che sarebbero all’ Università per, non dico studiare, almeno documentarsi su una Pluralità di Fonti e che invece assolutisti ed idiosincratici con la loro frequentazione universitaria, reiettano un dialogo con un Pontefice, della Chiesa Cattolica sebbene Battezzati in questa Fede. Sono lontani, questi giovani, dal poter essere incuriositi per conoscere anche altre Religioni, alle quali pur inneggiano: la domanda è una, ed è la stessa che si pone ad un bambino che rifiuta di conoscere un sapore, “se non lo assaggi, come fai a sapere che non ti piace?”.
    L’equivoco è non solo sul significato della parola “gioia”, mi pare, anche sulla parola “rifiuto” oppure “scelta”.
    Dire Cristianesimo=Religione-dura = porta-stretta è come dire è difficile vincere con 6 punti al Super Enalotto: è vero!
    Ma non c’è nulla che vada in saldo se non è una rimanenza lasciata da altri!
    Re-ligione indica il legame che unisce un gruppo di individui a ciò che ritiene Sacro, ed è fuor di dubbio che tutti e ciascuno credono, hanno sacro almeno un valore: i Cristiani credono sacra, segno di Dio in essi,uomini,la forza e capacità anche di sacrificio per risorgere, rialzarsi. Questo è un messaggio positivo a tutto tondo: non c’entra andare a Messa a fare le beghine.
    Saluto tutti e il Papa, al secolo Ratzinger, che ammiro perchè sa mettersi in gioco i suoi ideali con fermezza e determinazione e porta il dialogo da un piano “di festa partecipata” di G.Paolo II, ad un piano di “partecipazione analitica” come se una volta giunti gli invitati, al convegno, volesse aprire la discussione e ricapitola i punti all’ Ordine del giorno.
    IMNHO

  9. Marco Sermarini scrive:

    E’ verissimo, caro Andrea Tornielli, e bellissimo. Il cuore del pontificato è tutto lì. E mi sembra risolutivo.

  10. Carlo scrive:

    Scusate ma non posso non intervenire.

    “La nostra sfida più urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l’esperienza dell’amore di Dio”.

    X Tutti i Cattolici:Sono/siamo con orecchi ben aperti,comunicateci in cosa consiste questa gioia.

    Aspetto..

  11. Paolo scrive:

    Io sono sempre stato convinto che questo è il fulcro del vangelo che non a caso è la buona notizia!

  12. Federico scrive:

    Direi che la sintesi è perfetta!

    In fondo, essere cristiani vuol dire essere figli di Dio consapevoli di questo: la nostra felicità cristiana deriva dall’avere un Padre nei Cieli al quale rivolgersi con semplicità nell’orazione …

  13. giovanna scrive:

    Ho l’impressione che ci sia ben poca fede tra parecchi di noi che frequentiamo questo blog (io per prima). Credo però che la gioia che Benedetto propone, a chi ha fede ovviamente, sia realistica. Si può non essere gioiosi quando si crede alla Ressurrezione dai morti, quando si ritiene di avere certezze sulla propria origine, sul/la proprio/a fine…? Si può non essere gioiosi quando ci si sente sostenuti e guidati dalla fede, dalla fiducia in Dio, nell’uomo e negli uomini riuniti “fiduciosamente” tra loro? Quando ci si sente presi per mano e accompagnati passo per passo ci si sente sicuri e sereni anche se la strada non è priva di pericoli o di inciampi!
    Se si ha un “senso” non c’è ragione per di-sperare o di-sperarsi.
    Insomma, a me sembra che, in ultima analisi, sia il senso/non senso del nostro esistere a darci o a toglierci la “Gioia” (le gioie,in fondo, sono secondarie)!
    Metaforicamente parlando: un bimbo appena nato cresce sereno se sicuro di poter soddisfare un solo sostanziale “bisogno”: quello di sua madre! e gli basta!

  14. Alessia scrive:

    La gioia si addice al cristiano, uomo lieto perché lieto è l’annuncio di cui egli è il portavoce. La gioia non va confusa con l’allegria, sentimento superficiale e volubile, né tanto meno con la compiacenza di chi gode delle sventure altrui. La gioia e non va confusa con l’allegria cristiana è la gioia di credere e amare.

  15. neapolis scrive:

    Molti, in effetti, dimenticano che avere fede significa semplicemente credere che esiste questo essere superiore che ci ha creato. Come il papà e la mamma che ci hanno fatto nascere. Solo che i genitori noi li vediamo, li tocchiamo. Nel caso della religione possiamo solo avere fede.
    Se una persona ha fede – veramente fede – sarà portato ad adeguarsi alle regole del nostro creatore. E sarà una persona nuova.
    Purtroppo molte persone dicono solo di credere, oppure vedono la chiesa solo come un luogo dove fare amicizie che possono tornare utili.

  16. Francesco Ursino scrive:

    La gioia dell’essere cristiano consiste nella piena coscienza della realtà di Cristo, vera fonte della gioia di ogni credente in Lui, di ogni uomo. Quanta coscienza c’è del Signore oggi? Quanta coscienza c’è di quel “Io Sono la Via, la Verità e la Vita”?

    Il cammino cristiano non è una passeggiata, nessuno ha mai detto che lo sarebbe stato. Quanti sacrifici deve fare un uomo per lavorare, per guadagnarsi uno stipendio, pagarsi l’affitto o il mutuo, per vivere? Per guadagnarsi la vita eterna, la salvezza dalla morte e dal peccato bisogna faticare parimenti, una fatica più spirituale ma che coinvolge tutta la persona e tutta la sua vita. Marco D. dice di tenersi stretta questa vita: ma alla fine cosa avrai ottenuto? Per quanto tu tenga stretta questa vita e i suoi beni alla fine non ne stringerai manco uno e allora tutta la tua fatica nell’accumularli a cosa sarà servita? A niente… . Vivere per accumulare o vivere per costruire? Gesù non ha obbligato nessuno a seguirlo, chi non se la sentiva ha mollato… Ma nel regno di Dio si passa per la porta stretta, la nostra salvezza è stata riscattata al prezzo del sacrificio di Gesù. Per questo il cammino cristiano non può essere una spensierata passeggiata, ma una scelta cosciente (ragione), una risposta (fede) alla Chiamata che in ogni tempo e in ogni luogo il Signore ci rivolge. Tutto è vanit, tutto è passeggero… tranne Gesù Cristo. A quello dobbiamo tendere, in questa certezza di impassibilità, di immortalità e di speranza sta la nostra gioia: se saremo vigilanti, perseveranti, fedeli, se ameremo VIVREMO!

    Non è da tutti comprendere questa certezza e infatti non tutti la comprendono, ma noi sappiamo che è veritiera, perché Colui che l’ha detto è la Verità stessa.

    Saluti. :roll:

  17. marina scrive:

    per alessia: la gioia che non va confusa nell’ allegria cristiana,è la gioia di credere ed amare.
    Io ho ormai una certa età,ma tutta questa gioia io non l’ho mai vista ,nemmeno nei sacerdoti,sembrano molto infastiditi anche loro della loro missione,per non parlare di quando dovrebbero donare gioia ai meno abbienti e ai sofferenti,dai quali si sentono chiedere ma perchèDio ha voluto questo??

    Perchè DIO è amore e gioia??
    E allora perchè mi ha dato un figlio handicappato?
    Quando questo figlio ti chiede perchè?
    questo è amore ,è gioia,è luce..

  18. stefano scrive:

    Carlo, ogni spiegazione non potrà darle soddisfazione, perché è una realtà che va oltre le nostre capacità cognitive. L’essenza è stata ben riassunta da S. Agostino: “Tu, Signore ci hai fatto per Te, e il nostro cuore non trova pace se Tu non sei con noi”.
    Quindi questa gioia o si sperimenta o non si potrà capirla

  19. Alessia scrive:

    Papa Benedetto XVI ci insegna che:
    “La fonte della gioia cristiana è la certezza di essere amati da Dio, amati personalmente dal nostro Creatore”.

  20. Francesco Ursino scrive:

    Infatti Benedetto XVI ha parlato di ESPERIENZA dell’amore di Dio… la fede quella vera nsce da questa esperienza… . Perché, sempre come dice Benedetto XVI, all’origine di tutto l’essere cristiano c’è il fatto dell’INCONTRO con Gesù Cristo. E da questo incontro nasce l’esperienza e da questa esperienza nasce la fede. Fare esperienza significa, sempre per usare parole di quest’uomo straordinario che il Signore ci ha dato, essere “toccati da Dio”. Chi professa la fede lo fa in virtù di questa esperienza, di questo contatto… Un’esperienza che cambia la tua vita per sempre.

    Scappo. :cool:

  21. Cherubino scrive:

    @ Carlo, mi fa piacere che tu stia con le orecchie aperte, anche perchè è proprio questo che serve: fides ex audito, o come dice s. Paolo: “E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunci?” (Rm. 10, 14ss).
    La fede (parola che vuol dire semplicemente fiducia, affidamento) cristiana non è una adesione a delle idee, ma una relazione con qualcuno che ti viene detto che è vivo, oggi, lì vicino a te. Per tutta la tua vita ha seguito passo passo il tuo sviluppo, ha cercato di parlarti o ha aspettato il momento opportuno. Forse questo è il momento opportuno.
    Questo momento opportuno attuale (il kairòs direbbero i teologi) dell’ascolto di quanto ti dico ha una estensione nel passato e una nel futuro. Quella nel passato è storicamente datata, quella nel futuro è tanto prossima quanto proiettata verso l’infinito.
    Innanzitutto il passato.
    Un tale Gesù, un artigiano ebreo vissuto a Nazareth molto tempo fa, dopo aver predicato e compiuto un gran bene per tutti coloro che gli si avvicinavano, soprattutto i poveri e i piccoli, e dopo aver anche suscitato qualche scandalo per la sua familiarità con esattori romani e prostitute, che però stranamente cambiavano vita, fu imprigionato e con un ingiusto processo ucciso sul tremendo supplizio della Crocifissione.
    Mi dirai: poteva aspettarselo: le cose vanno sempre così. Infatti lui lo sapeva che sarebbero andate così, perchè sapeva che il cuore dell’uomo è sempre imprigionato da una potente ragnatela che si chiama paura della morte (Eb. 2,14ss). Questa, con le sue molte facce, fa sì che alla fine “nessuno fa nulla per nulla” e che in caso di scelta “mors tua vita mea”, perchè la rivalità porta sempre a considerare il bene altrui secondario rispetto al proprio.
    Egli però sapeva che solo sentendosi amato fino alla morte, gratuitamente e immeritatamente, anzi proprio da colui che si ferisce a morte, l’uomo può diventare libero di amare e di “perdersi” amando.
    Perchè egli sapeva anche che è la vita del cuore – cioè l’amore dono – che, essendo la stessa “stoffa” di Dio, ad avere il governo della vita fisica; la morte, di qualsiasi genere, non può gareggiare con l’amore dono.
    Così egli, donatosi senza remore per convincere i suoi amici, che pure lo avevano tradito e abbandonato, e con loro ogni uomo, del suo amore, avendo vinto definitivamente in sè la tentazione della paura della morte , risuscitò con un corpo ormai perfettamente docile allo Spirito di Dio.
    Ma anche risuscitato egli continua a vivere non per sè, ma per ogni uomo, al quale offre il suo servizio e la sua amicizia. Per questo egli ti raggiunge personalmente e ti mette a disposizione degli strumenti per divenire ricco di lui e dei suoi doni. Tutti gli strumenti si ricollegano ad uno in particolare: il battesimo.
    Qui il discorso si volge al futuro. Il battesimo (vuol dire immersione) è un atto che significa relazione unitiva. Una relazione tanto intensa da comportare un lasciarsi andare completo, appunto come sprofondare nell’acqua profonda senza appigli, sostenuto non da sè ma dalla forza dell’acqua stessa. Così il battesimo – e tutti gli atti che lo richiamano – è lo strumento per affidarsi a Gesù.
    Come sapere se tutto ciò è vero ? solo provandolo. Puoi cominciare a provare a sostare davanti all’eucarestia, puoi provare a leggere e meditare qualche parola del vangelo, puoi chiedere a qualcuno di pregare per un tuo problema, oppure proprio per chiedere una esperienza forte di incontro con Gesù. Puoi, quando lo vorrai, chiedere un colloquio con un sacerdote e il sacramento della Riconciliazione. Più farai queste cose e più sentirai la gioia e la pace (shalom= pienezza di vita) vivere in te, guarirai dalle ferite che la vita di ha inferto, riuscirai a perdonare o a mettere a posto i tasselli della tua storia di cui non riesci a comprendere il perchè. Riuscirai anche tu a “perderti” su impulso di quanto Gesù di farà capire e scoprirai che ogni volta che lo farai invece troverai te stesso. Darai a fondo perduto e ti ritroverai con “una misura pigiata, scossa e traboccante in seno”. Ti ritroverai a prednerti cura di qualcun altro e sentirai ciò soave, ricco di benedizione. Ti renderai conto poi di non essere solo, ma incontrerai fratelli e sorelle veri, sui quali fare affidamento, quelli che se incontri dopo tanti anni e come se ci si fosse visti il giorno prima. Ti accorgerai che questa pienezza che sperimenti è solo l’inizio, un inizio senza fine.

  22. Vincenzo scrive:

    Sua Santità, ha sintetizzato magistralmente(era ovvio…) il nocciolo della “Questione” ma, qui, fra noi, si fa finta di non capire… ad esempio … Daniele… Daniele… forse, forse, invece di dire castronerìe contro la Chiesa (che, su Dico, Pacs etc, non poteva che dire ciò che ha detto…)Lei starebbe meglio dentro ad una fossa circondato dai leoni…Lì, forse, riuscirebbe a capire a cosa serve, la Fede.
    … Marina, anche su questa discussione, Lei parte in picchiata … . Perchè,invece, non si ispira all’appellativo che ha anche la “nostra” Marina (quella Militare): la Grande Silenziosa. Ci pensi su … … .
    … Carlo, evidentemente Lei(al contrario di Alessia),non è finora riuscito ad “afferrare” il senso dell’essere Credente; altrimenti non avrebbe osato scrivere ciò che ha scritto (e che mi ha rattristato, soprattutto per Lei, Carlo). L.J.C.

  23. Carlo scrive:

    @Vincenzo:”Carlo, evidentemente Lei(al contrario di Alessia),non è finora riuscito ad “afferrare” il senso dell’essere Credente; altrimenti non avrebbe osato scrivere ciò che ha scritto (e che mi ha rattristato, soprattutto per Lei, Carlo). L.J.C.”

    Mi dispiace averla intristita, ma non è nella mia indole raccontare frottole.
    Sto cercando di capire in cosa consiste questa “gioia che nasce dalla fede e l’esperienza dell’amore di Dio” ma sinceramente non riesco a carpirne il ‘segreto’.

    Soprattutto,sono interessato a sapere se questa ‘gioia’ è un’esclusiva cristiana, o è comune a tutte le religioni.
    Vedrò di frequentare qualche blog buddista o islamico.

    Comunque vedo che qualcuno tra voi accenna al fatto che questa gioia va sperimentata. Ok riformulo la domanda:
    Qualcuno di voi può cercare di spiegare in cosa consiste questa gioia che nasce dalla fede e dall’amore di Dio?

    A me questo amore non ha mai detto nulla e mi è totalmente estraneo.

  24. Carlo scrive:

    @Cherubino: Parto senza nessuna pregiudiziale.
    Se con la fede si vive meglio e con gioia, mica sono fesso che ‘non ne approfitto’?

  25. Gianpaolo1951 scrive:

    @ Marina

    “… Perchè DIO è amore e gioia??
    E allora perchè mi ha dato un figlio handicappato?
    Quando questo figlio ti chiede perchè?
    questo è amore ,è gioia,è luce..”

    Gentile Signora Marina, quelle righe che ha scritto e che ho riportato, La riguardano personalmente o è solo un interrogativo generico?
    Cordialmente.

  26. Maria Cristina Venturi scrive:

    Si può comunicare solo ciò che di “è”, per questo i bambini
    piccoli comunicano gioia a chi li guarda anche senza parole
    perchè “sono” in un certo modo.
    noi cristiani siamo, come tutti, molto diversi l’uno dall’altro. C’è chi pur dicendosi uomo di fede forse non lo è veramente ,oppure vive questa fede in modo triste ,
    moralistico, o la fede è una “sovrastruttura” della sua personalità e non la vera gioia della sua vita.
    chi è innamorato, trasmette una radiosità attorno a se di cui gli atri si accorgono. Anche chi è innamorato di Dio
    è radiodo, non c’è bisogno di parole. I santi un tempo venivano raffigurati con l’aureola, cioè un aura luminosa
    che proveniva dalla proiezione del loro essere profondo illuminato dalla luce divina.
    finchè non recuperiamo la dimensione “spirituale” della
    fede e la manteniamo su un piano puramente moralistico-storico, non trasmetteremo nessuna gioia perchè noi syessi non ne abbiamo …ci siamo staccati dalla fonte.

  27. stefano scrive:

    @Carlo: la gioia della fede consiste nel sentirsi amati da Dio. Come è possibile spiegarlo?
    E’ come se un uomo ti spiegasse la gioia di sentirsi amato da sua moglie…non è spiegabile, o almeno io non sono in grado. L’unica cosa che si può dire è testimoniare che questo amore c’è, è vero, e sa riempire il cuore dell’uomo

  28. marina scrive:

    E quando una persona è costantemente”bastonata “da uomini di chiesa, che dovrebbero essere i portatori di amore ,cosa deve pensare una persona, che è amata da DIO??
    Quando per difendersi viene di nuovo “ribastonata”,dagli stessi uomini portatori di pace, gioia e amore;cosa deve pensare??

    Io vorrei una bella risposta chiara da voi,sul significato amore,gioia e luce.
    come fa una persona a convincersi che è veramente amata da DIO??
    Un caro saluto

  29. Maria Cristina Venturi scrive:

    Scusate i numerosi errori della mia precedente mail, ma sto scrivendo in fretta.Quello che volevo dire è che noi dobbiamo chiederci veramente se siamo “gioiosi” oppure no, ma non tanto perchè dobbiamo apparire così agli altri per convertirli alla nostra fede, quanto per noi stessi.
    Chiedendoci quanto siamo felici di essere cristiani, mettiamo alla prova la nostra vera fede, ma quanti sono capaci di essere sinceri con se stessi?

  30. marina scrive:

    La tragedia che vorrei raccontarti
    E’ umile ma inquietante.
    È la storia di una gabbiana
    Timorata di d-o
    Che un giorno si svegliò
    E iniziò a graffiare
    Prati e i monti.
    Osò persino graffiare d-o
    E si trovò alla fine
    A graffiarsi il cuore.
    Nella sua breve vita
    Passò un giorno,
    Con rumore e urla di gioia,
    Un amore
    Che per raggiungerla
    Attraversava ogni giorno
    Cieli nascosti
    Eterni fiumi
    E mari a forma
    Di grandi violini.
    La povera gabbiana
    Un tempo viveva
    In un mondo
    Sereno e pacifico
    Era felice
    E si preoccupava solo
    Di bere la rugiada
    Nel sacro timore di d-o.
    Amava senza preoccupazioni,
    Quasi per abitudine.
    In quel mondo scomparso
    L’amore si trasmetteva
    Da gabbiana a gabbiana
    Come un antico gioiello
    Ricevuto dalla prima gabbiana
    Direttamente dalle mani di d-o
    Con la stessa tranquillità
    Con cui i fiori si offrono al vento
    Con cui gli alberi guardano il cielo
    E il sacro Giordano si affida al suo mare.
    La gabbiana viveva d’amore
    Ma un giorno quell’infelice,
    Eretica e ribelle,
    Volle molto più dell’amore
    E si innamorò di un miraggio.
    Rincorse una visione
    Che si trovava
    Molto al di là della vita.
    Lesse un libro in cui si narrava
    La storia di un gabbiano
    Che sussurrava parole d’amore
    E si avvelenò .
    Ti supplico non leggere
    I libri di versi
    Se non vuoi finire
    Come quella gabbiana
    Che morì proprio
    Perché non sapeva
    Che la morte a volte
    Si traveste da amore

    Sigal Harari

  31. Alessia scrive:

    Ricordiamo la conversione di Saulo: la folgorazione, la cecità, il velo finalmente caduto dagli occhi

  32. Alessia scrive:

    dal precedente post delle 8.57
    … la guarigione tramite Anania, il battesimo nel nome di Gesù Cristo, Saulo che diventa Paolo. Quante volte nella vita, dobbiamo guarire dalla cecità che ci impedisce di riconoscere l’amore di Dio e sentire la gioia che da esso ci deriva?

  33. Cristiana scrive:

    Saulo ha avuto la Grazia di ricevere un segno incredibile ed inequivocabile, purtroppo non tutti abbiamo modo di vivere esperienze cosi’ “fragorose” e qui nasce la più grande difficoltà.
    Proprio domenica scorsa nell’omelia il mio parroco ha ricordato che nel mistero di Cristo si penetra poco per volta, col tempo più lo si conosce intimamente più si impara ad amarlo, e più lo si ama più ci si innamora e diventa impossibile farne a meno.
    E’ verissimo, ma come si fa ad entrarci?
    oltre a ciò ammetto di essere io stessa testimone di segni piuttosto “fragorosi” che nonostante i miei sbagli, le mie inversioni di marcia,la mia riluttanza e in certi periodi anche avversione, il buon Dio mi ha concesso di ricevere, pur senza preservarmi da una sofferenza profonda che è servita a cambiarmi gradualmente e radicalmente.
    Trovo molto affini le parole di Francesco Ursino,e ritornando alla gioia,per trovarla, sottolineo l’importanza dell’aprire completamente le porte del cuore a Cristo.
    Giovanni Paolo II usava spesso questa frase,
    - “non abbiate paura, aprite le porte a Cristo”
    ecco, chi si comporta come ha descritto Marco non apre la porta del cuore, prova col cervello,cerca di convincersi ma non apre il cuore, indurito magari da 1000 difficoltà, tormenti e aridità.
    Invece bisogna trovare il coraggio di buttarsi letteralmente nelle Sue braccia e fidarsi, Gesù confido in te, mi voglio fidare di te, aiutami a trovarti.
    Vorrei anche dire per esperienza personale, a quelli che hanno ricevuto i sacramenti ma si sono da tempo allontanati dalla fede e/o non riescono a riavvicinarsi,
    di provare a farlo con una buona e profonda Confessione cercando un buon sacerdote senza preoccuparsi troppo dello “stato” misero in cui ci si trova. Ci vuole coraggio anche per questo, ma si riesce a far cadere qualche scaglia e aiuta a comprendere se vogliamo e possiamo cambiare la ns vita in meglio, perchè se ci apriamo con umiltà, Dio qualche “dolcetto” per attirare a sè l’anima in questione non lo fa mancare, poi capiamo col tempo.

  34. bruno frusca scrive:

    Un famoso giornalista scomparso da alcuni anni, sollecitato ad esprimere le ragioni del suo stato di non credente ebbe a dire :

    ” … Se dopo la mia morte dovessi incontrarmi con Dio lo rimprovererò per non avermi donato la gioia della fede! “

  35. Francesco Ursino scrive:

    Marina

    Sì, deve pensare che anche Gesù è stato flagellato, schernito e perseguitato e infine ucciso, ma alla fine ha vinto Lui perché è rimasto con Dio, fedele a Se stesso e al Padre con cui forma un tutt’uno. Gli uomini possono commettere errori, ma Dio no. Se uno nella disperazione trova la forza di credere a questa verità, andrà tutto bene. Cristo ci ha dato la via da seguire, non è una passeggiata, ma è la sola che ci dà la certezza della speranza che è in noi. Se perseveremo e saremo fedeli a Lui, vivremo!

    Da cattolico le dico non smetta di sperare e per una volta glielo dico senza prenderla in giro…

    Saluti. :)

  36. Francesco Ursino scrive:

    Eppure oggi siamo abituati a parlare del Natale come sentimento, folklore, rito già saputo, piuttosto che come fatto eccezionale, fino al punto che la fede non interessa

    quasi più a nessuno, nemmeno a tanti che frequentano la Chiesa. Gli interessi della vita sono altrove. “Ma com’è possibile – si domanda Benedetto XVI – che un uomo

    dica “no” a ciò che vi è di più grande; che non abbia tempo per ciò che è più importante; che chiuda in se stesso la propria esistenza?”. E risponde: “In realtà, non

    hanno mai fatto l’esperienza di Dio; non hanno mai sperimentato quanto sia delizioso essere “toccati” da Dio!”. Come possiamo essere “toccati” da Dio? Solo

    attraverso l’umanità cambiata di testimoni, non perché più buoni, ma perché presi, afferrati da un Fatto che muove tutta la loro vita, come è accaduto, d’improvviso, ai

    pastori: “Venite a vedere! Per voi un bambino è nato!”.

    Questo è tratto da una lettera di Julian Carron al Direttore del Corriere della Sera (28-12-2006) e mi sembra che possa dare una buona risposta a quanti ne cercano una…

    Saluti. :)

  37. yochanan scrive:

    Caro Francesco,
    è vero: YHWH ti chiama, ma non solo a vedere. Chiama a vedere, ma chi non vuole uscire dalla propria patria e dalla propria famiglia, o dal proprio mondo, non vedrà, ascolterà ma non capirà e infine non sarà mai “un chiamato fuori”. Ricorda la chiamata di Abraham.
    Te l’ho già chiesto: Tu da che cosa sei stato chiamato fuori?
    Shalom

  38. annarita scrive:

    Giusto, la gioia nasce dalla Fede in Cristo, è legata alle sue promesse di Felicità eterna e guardando alla nostra meta non possiamo che gioire. Fortunatamente siamo solo pellegrini in questo mondo così pazzo e le tribolazioni, il dolore, la stanchezza, non avranno mai l’ultima parola, siamo fatti per la felicità, siamo fatti per Dio e li sta la nostra gioia.
    Oggi se troppi cattolici non vivono nella gioia, è proprio perchè è venuta meno la Fede.

  39. Raffaele Savigni scrive:

    Condivido totalmente l’affermazione del pontefice. Comunicare l’amore di Dio è più importante di tutte le regole morali, liturgiche, disciplinari, che hanno il loro valore ma vengono dopo. Ed è importante comunicare la fede come esperienza gioiosa, non trasmettere un’ossessione per la presenza diabolica (che esiste, ma è già stata sconfitta dalla potenza del Risorto) e per l’operare dei “nemici” della Chiesa (persone che sono anch’esse creature di Dio, chiamate quindi a convertirsi al suo amore).

  40. Aloysius scrive:

    @ Cherubino

    Gesù sulla croce è morto per espiare e Redimere il peccato dell’uomo o semplicemente per vincere la “paura della morte”; il che mi sembra estremamente riduttivo?
    Oltretutto è un discorso posto più sul piano psicologico che su quello spirituale e mi ricorda moltissimo la catechesi di un ‘falso profeta’ dei nostri tempi

  41. Corrado Buccieri scrive:

    L’uomo dice,fa e sfa.
    La fede è unica,il beato è chi ci crede.
    Le grandi festività religiose,per la massa hanno perso
    il vero significato,trasformandosi in uma moda.
    Un uomo inviato da Dio -Giovanni Paolo II- con la sua
    testimonianza ci ha ricordato il messaggio:
    Via-Vita-Verità,racchiuse nel suo pontificato–la Via,
    la sua ascensione al soglio pontificio,la Vita,il suo
    calvario intermedio,la Verità,la sua Via Crucis finale.

  42. adele scrive:

    Una bestemmia tra le tante.

  43. Americo scrive:

    L’amore di Dio, potrebbe essere anche Xio per quello che vale, è solamente l’amore di stesso proiettato fuori, come secondo la brillante intuizione di Feuerbach. È la felicità di chi si illude di essere infinitamente possente. Più misero sei e nella tua piccola spirale psicologica più felice sarai.

  44. Raffaele Savigni scrive:

    L’”Osservatore romano” parla di un’inchiesta dalla quale risulta che solo un italiano su tre legge la Bibbia: “tra un terzo e un quarto degli adulti dei Paesi considerati negli ultimi dodici mesi ha letto almeno una volta un brano della Bibbia. Tale livello scende in Spagna a meno di uno su quattro e sale negli Usa a tre su quattro”. Mi sembra un dato sconfortante che dovrebbe farci riflettere: la Parola di Dio è al centro della nostra fede, quindi promuoverne la lettura e l’ascolto è molto più importante delle polemiche sul modo di ricevere l’Eucarestia o del nostro rapporto col corpo di padre Pio.
    http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#10

  45. Spero di non eccedere con le critiche: credimi Andrea, sono preoccupato di parlare troppo di “avvenire” in questa sede, non vorrei che ti si accusasse di “ospitalità” ad un terrorista.
    Pertanto, ti assicuro, ad un tuo cenno IO MI STOPPERO’ e proseguiro tale impegno nel sito
    http://marinadirettore.splinder.com/

    Dunque, forse (ripeto: FORSE) chi frequenta questo blog
    non è MOLTO INTERESSATO ad avvenire.
    Forse esagero (anzi, SPERO VIVAMENTE che siano preoccupazioni esagerate)
    ma “avvenire”
    l e n t a m e n t e
    sta scivolando verso posizioni pericolosissime.
    Non siamo(ancora)al livello di Famiglia Cristiana di Leonardo Zega, ma credo che non si possa attendere che scappino i buoi per chiudere la stalla.

    Confermo
    che non è una campagna “contro-boffo” o “contro-avvenire”:
    semplicemente si vuol far sapere ai responsabili di quel quotidiano che i suoi lettori o ex-lettori(o addirittura EX-ABBONATI fedeli, come il sottoscritto)non sono degli sprovveduti nè stupidi o ignoranti.

    Le infiltrazioni,
    il “veleno” instillato da certe “firme”
    LO VEDIAMO
    LO AVVERTIAMO.

    E personalmente noto pure il grosso disagio del gentile Dino Boffo di tenere sotto controllo questa situazione.

    E’ avvenuto nel giro di pochi anni:
    alcune firme scomode sono sparite o ghettizzate
    e al contempo si è datto ampio spazio
    a personaggi come erri de luca, vittorino andreoli
    che
    andrebbero bene per la “cattedra dei non credenti”(bizzarra trovata martiniana scimmiottata poi da molte altre diocesi)ma NON AD AVVENIRE.

    Bene quando si intervista Giovanni Lindo Ferretti
    (già leader del gruppo punk cccp-fedeli alla linea)
    che spiega come SINCERAMENTE è tornato a Cristo.

    (questi sono messaggi edificanti e positivi)

    Male quando si lasciano PAGINONI INTERI ad un non credente
    come vittorino andreoli , i cui discorsi sono intricati come i suoi strani capelli.

    E Andreoli (poverino: io non ce l’ho con lui, è un uomo alla ricerca, lo posso capire.Ma come si fa ad affidargli temi delicatissimi sul NOSTRO giornale?)
    imperversa pure su sat2000(dove impazza pure quel campione di ortodossia che è don mazzi).

    Tralasciamo su “inBlu”, l’emittente radiofonica cei.
    Son riusciti a far una radio insipida
    dove molti speaker
    (provenienti da radio gridate e scollacciate)
    annoiati
    si “sente” che conducono
    solo per lo stipendio.

    Naturalmente gli ascolti sono praticamente nulli: il progetto è fallito.Bisogna ammetterlo. Si è fatta una radio nè carne nè pesce.

    Ripeto: ringrazio Andrea per l’ospitalità, cercherò di evitare al massimo interventi riguardo avvenire, ma lascia che inviti gli amici del blog a pronunciarsi in merito:

    il neo-nato sito/blog è prontissimo ad accogliere ogni intervento e discussione.

    Poi, alla fine, se vi piace Marco Roncalli, Mimmo Muolo, Maria Romana De Gasperi, e la preponderante presenza di mons.semeraro,andrea riccardi, scola(eppure sembrava cosi bravo.capisco sempre piu perchè la Vergine Santa ha detto di pregare tanto per i pastori)
    se vi piace avvenire cosi come è, allora pazienza.

    Però sarebbe un peccato per noi cattolici non avere un quotidiano di riferimento: già il cornuto si è preso famiglia cristiana(e chissà quanto soffre don Alberione)
    se poi pure il quotidiano cattolico….

    http://marinadirettore.splinder.com/

  46. Un ideale che ha «cambia­to la storia»,
    grideranno i giovani in mezzo ai gradini dell’anfiteatro che diven­terà un «pianeta arlecchi­no ».(SE LO DICONO LORO…..)
    Fra gli ospiti anche due delegazioni interreligiose(E TE PAREVA CHE NON CI FOSSERO….):

    una di giovani della Rissho Kosei Kai, movimento bud­dista giapponese; (AHAAAA, BELLISSIMO!)

    e l’altra composta da sette monaci tailandesi.(QUESTI PIOI, CASPITA: IMPERDIBILI!!!!!)

    Scusate l’ironia,
    cari amici bloggisti,
    con la quale ho chiosato questa notizia.
    Il mio intento era(è) piu o meno questo:
    SENZA SMINUIRE GLI ECCESSI dei neocatecumenali
    (giustamente evidenziati ed apostrofati)
    trovo che sia opportuno
    guardare
    ANCHE
    le “bizzarrie”
    di altri movimenti.

    In questo caso ho fatto l’esempio
    (riportando-chiosata-la notizia del loro raduno)
    dei focolarini:
    siam sicuri che ci sia
    sicura fedeltà al Magistero?
    O forse non si esagera con la dialoghite?
    Tralasciamo poi il discorso politico
    in quanto è arcinoto l’orientamento
    ben diffuso,anche, dal loro giornale “Cittanuova”.

    A proposito di testate “cattoliche”
    vorrei ricordare la presenza in Rete
    del Sito/blog

    http://marinadirettore.splinder.com/

    che auspicando l’avvento della bravissima giornalista e scrittrice Marina Corradi al “timone” di Avvenire,
    nel contempo accoglie interventi e commenti
    riguardo il quotidiano della cei.

    E’ implicito l’invito a prendere visione del citato Sito.

  47. Raffaele Savigni scrive:

    Ho visitato il sito di Cosimo De Matteis: non sono d’accordo con lui. A me Andreoli, Scola, Mazzi, Enzo Bianchi ecc. piacciono più di Cesare Cavalleri.A chi servirebbe un quotidiano cattolico monopolizzato da un gruppo, quello più conservatore?

  48. non ne dubitavo, professò.

    (tuttavia grazie della visita.cmq ho pure quest’altro blog:
    http://piangerstedigioia.splinder.com/

    forse lo gradirà di piu, almeno spero)

    Mentre ribadisco il sito:

    http://marinadirettore.splinder.com/

    che è critico sulle “savignate”(……)di avvenire

  49. Caro professore, non ne dubitavo.

    Allora meglio le fronde interne

    (guardi che la diccì fu distrutta dalle correnti, lo sa bene)

    che lei magari definisce “esmpio di pluralismo”?

    Insomma “avvenire” le piace cosi?

  50. cmq se il blog su “avvenire” non le piace
    (ma grazie di averlo visitato: spero lo abbia letto senza paraocchi ed integralmente.Scusi, ma il dubbio mi viene: apprezzi almeno la mia sincerità)

    c’è sempre il blog mariano
    (che può visitare cliccando qui sopra , sul mio nome)

    Serena notte a lei e a tutti:
    e buona Festa di San Giuseppe lavoratore.
    cosimino

  51. A proposito di Marina Corradi, la brava giornalista e scrittrice che molti
    (vedi sito http://marinadirettore.splinder.com/ )
    vorrebbero al “timone” di Avvenire
    per spazzare via le ambiguità che stan pian piano facendo capolino su quel giornale
    (che NON E’ un giornale qualunque)

    è stato pubblicato un suo bellissimo editoriale
    giorno 17 aprile
    (ripreso da innumerevoli siti, anche di sinistra, per la sua maestria nel “leggere” la realtà del voto).

    Credo che nessuno si offenderà se lo riporto anche qui.
    Eccolo.

    STRANA OTTUSITÀ DAVANTI AL VOTO
    Quel vizio antico di ritenersi i migliori
    MARINA CORRADI

    Dopo il vertice del Pd, l’ex ministro Gentiloni sintetizza l’analisi del voto:
    «Non abbiamo intercettato il consenso del Nord perché è prevalso un sentimento diffuso di risentimento soprattutto nei confronti dei provvedimenti del governo, che non sono stati capiti».
    Dove ciò che colpisce, e che d’altronde ricorre con qualche variante come un leit motiv nei commenti politici, è che
    quelli che «non hanno capito»
    sono
    sempre
    gli elettori.

    Non hanno capito Prodi, e nemmeno Veltroni; o, lamenta la Sinistra Arcobaleno, «ci hanno interpretati come un residuato ».
    Errori di ‘interpretazione’, equivoci, misundertanding, per la sinistra sconfitta stanno
    tutti dalla parte degli elettori.

    Che, pare di comprendere, in certe valli e città del Nord – e anche del Sud – devono essere un po’ ottusi.
    O peggio.
    Le lettere su ‘Repubblica’, trasudano amarezza.

    «Accorgersi che l’ignoranza è il più letale dei mali, e che in Italia abbonda, e che l’Italia ha trovato qualcosa di più divertente da fare che onorare i valori della Resistenza»,
    geme una lettrice.

    «Mi aspettavo più coscienza. Credo che tutti abbiano votato chi prometteva più furberie, più scappatoie»,
    scrive un’altra.

    Come a dire che la maggioranza degli italiani si è rivelata, il 13 aprile,
    ignorante,
    incosciente,
    fascista
    e
    furbetta.

    La supponenza di essere – cultura e politica della sinistra – superiore, per definizione e per sempre.

    A fronte di ciò, il pessimo risveglio davanti alla vittoria di Berlusconi, e all’e*splosione addirittura della Lega. Incredibile. Nei giornali giusti, fra le grandi firme, non se ne era avuto sentore. Anzi: Eugenio Scalfari, grande maestro del giornalismo democratico e corretto, aveva annunciato un suo presentimento:

    «Con avversari di questo livello non si può perdere.
    Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci».

    Intanto, gli elettori andavano convincendosi esattamente del contrario.

    Le maggiori testate italiane da molto tempo sono ispirate da un pensiero pressoché unico. È un fatto anche generazionale: buona parte degli uomini e delle donne che oggi dirigono questi giornali o ne firmano i commenti più autorevoli,
    si
    sono
    formati
    negli
    anni
    Settanta.

    Magari poi da quella cultura hanno preso le distanze, ma ne mantengono un imprinting indelebile:

    sinistra è bello, democratico, giusto.

    Destra, è fascista e ignorante.

    Cattolico poi è, ovviamente, oscurantista – a meno che non sia cattolico ‘democratico’ e progressista, meglio ancora se in conflitto con le gerarchie della Chiesa.

    Questo spiega lo sbalordimento collettivo dopo il referendum sulla legge 40. E anche un po’ quello di oggi, quando si scopre che in certi paesi veneti o lombardi han preso il 20, 30, anche 40% quegli ‘zotici’ della Lega. Che sono sempre stati considerati – ammette ‘l’Unità’ – «commercianti in odore di evasione, valligiani spaesati, capitalisti molecolari terrorizzati dalla globalizzazione». Ma che devono essersi allargati,
    se han preso il 10% a Sesto San Giovanni,
    la ex Stalingrado d’Italia.

    E che, se pure a guardarli dai salotti corretti sono dei poveri selvaggi, tuttavia devono avere delle ragioni che non sono state comprese.

    Un’informazione allineata sulle sue certezze ideologiche non aiuta a capire la realtà.

    Serve piuttosto a confortare,
    in uno specchio autoreferenziale,
    la classe politica cui fa riferimento.

    Che
    a sua volta
    vuol credere che gli editoriali di Scalfari siano il pensiero degli italiani.

    Lunedì sera ci è venuta in mente la Conferenza nazionale sulla famiglia promossa dal governo Prodi, a Firenze, un anno fa.

    « Question time con le domande delle famiglie»,
    fu annunciato.

    Ma non era che uno si alzava, e domandava al premier ciò che voleva.

    Gli interventi e le domande erano stati preventivamente preparati.
    Un garbato dibattito fra amici.
    Nessuno in aperto dissenso.

    Poi, le famiglie italiane sono andate a votare.

  52. Klaus scrive:

    Decisamente Marina Corradi in quest’articolo citato da Cosimo ,tra gli altri,ha delineato il profilo di Savigni,che sintetizzerei in pochi items:

    -estrema considerazione di sè,malgrado le profond e ripetute contraddizioni;
    -senso di “superiorità” derivante da una acritica adesione al vuoto ideale ed ideologico del PD,cui dichiara di aver aderito( scusi,ma a chi importano le sue scelte politiche?Un professore universitario,proprio per il delicato ruolo professionale che riveste,dovrebbe avere il pudore di evitare di indicare le sue scelte politiche);
    -ricercata capacità di autogiustificare le proprie posizioni culturali coniugata con una non comune suoperficialità di valutazioni critiche.