Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore)

Oggi, al termine della messa celebrata sul piazzale antistante il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, inizia l’esposizione del corpo di Padre Pio. Un appuntamento molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate per poter sfilare nella cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da più di qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato. Sul Giornale di oggi pubblico un’intervista al cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato della venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l’amico e collega di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro (“Padre Pio. L’ultimo sospetto”, Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre. Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato l’invito in questo senso. Luzzatto non solo non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All’ultimo momento gli è stato detto che non sarebbe più potuto intervenire. Perché? E’ presto detto: perché c’era Luzzatto, il quale pone come condizione previa per partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l’assenza di Gaeta e mia. C’è da capirlo: dopo che sono stati smascherati errori grossolani, sviste, letture parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo “storico del XXI° secolo” come si definisce, ha paura di un confronto pubblico. Meglio pontificare a senso unico, senza contraddittorio…
Domani è il 25 aprile, giorno di festa per la liberazione. Voglio segnalare che proprio domani, fino al 27 aprile, inizierà a Lonato (Brescia) il 1° raduno nazionale dei Giovani della Comunità Missionaria di Villaregia – di diritto pontificio dal 2002, fondata nel 1981 da padre Luigi Prandin e Maria Luigia Corona – che conta 550 membri consacrati e 15.000 aggregati. Per tre giorni i giovani vivranno un 25 aprile “alternativo” riflettendo su evangelizzazione e missione, grazie alle testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più poveri del mondo.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

227 risposte a Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore)

  1. marina scrive:

    Una celebrazione macabra , che oltretutto offende il decoro,e toglie ai morti il sacrosanto diritto di riposare in pace.
    Una manifestazione che non aiuta certo la chiesa a recuperare i fedeli persi; ma tiene legati i creduloni,che di fede proprio non se ne intendono.
    I veri credenti non credono a questi “santi”, anzi queste manifestazioni instillano molti dubbi.
    Se fossi nelle chiesa non me ne farei un vanto, sul numero previsto di pellegrini a queste celebrazioni.
    A meno che(come dicono i maligni atei , ma anche cattolici)
    alla chiesa interessano molto di più i soldini che questi pellegrini porteranno nelle casse “sante”.

  2. Giovanni scrive:

    Evidentemente il cosidetto “storico” non ama essere contraddetto, altrimenti non può più partecipare alle trasmssioni televisive!!!
    Ciò che mi fa sorridere è il suo atteggiamento da intellettuale ante litteram, come se avesse scoperto chissa cosa e gli altri sono poveri ignoranti fideisti!

  3. Pipìta Del Monte scrive:

    Ho chiesto lumi al mio amico,prof. Arcitosco Del Macchiavello, circa le motivazioni profonde che inducono il professor Luzzatto a evitare dialoghi anche nei salotti televisivi.
    La risposta è stata velocissima e chiara,come di consueto:

    ” Debesi alquanto rispetto alla posizione luzzattiana,che,evitando qualsivoglia incontyro ravvicinato con possibili interlocutori vuole sicuramente evitare a costoro di essere afflitti dalle emissioni gassose incontrollabili che fuoriescono da’ suoi ormai afittici sfinteri,ivi compreso quello orale”

  4. Alessia scrive:

    Evidentemente Luzzatto, conscio dei grossi limiti del suo libro, teme una figuraccia in diretta. Se fosse intellettualmente onesto non avrebbe alcun problema a confrontarsi con voi.

  5. EMILIO. V scrive:

    Oggi, e un giorno molto importante per i devoti di PADRE PIO,io sono nato nel 1967 un anno dopo moriva una delle figure piu’ GRANDI che abbiamo avuto nel secolo passato,un secolo con grandissime sofferenze per l’umanita’ intera.Vorrei ricordare a tutti che lui nella sua VITA,dedicata a CRISTO,e nella sua sofferenza per le stimmate impressagli dal SIGNORE,l’ha passata al servizio della povera gente,per SALVARE quante piu’ ANIME possibili nel silenzio piu’ assoluto.OGGI,inizia solo la continuazione per i fedeli di PADRE PIO ,l’AVVICINAMENTO SPIRITUALE a DIO,per la completezza dell’ANIMA alla vita ETERNA. EMILIO .V

  6. Federico scrive:

    Mah, gli storici di sinistra … sono tanto di sinistra e per nulla storici …

  7. Cristiana scrive:

    Ricordo bene una trasmissione che mesi fa aveva messo a confronto proprio Gaeta e Luzzatto ( ora nn ricordo se matrix o porta a porta) proprio quando quest’ultimo promuoveva il suo libro, e avevo trovato il suo comportamento oltre che troppo saccente, decisamente irrispettoso del lavoro degli altri e aggiungo di conseguenza anche un po’ becero.
    Lui era lo storico infallibile e puntiglioso, Gaeta il “povero” agiografo, poco attendibile proprio perchè tale. Ovviamente vista la sua inequivocabile preparazione
    e memoria storica si era difeso benissimo, ma era rimasto anche a me un po’ di amaro in bocca.
    Ieri sera invece a matrix, Luzzatto ha usato toni un po’ più morbidi, ma se le cose stanno cosi’, stavolta mi delude Mentana.
    Fai bene a scrivere queste cose Andrea, è giusto che la gente lo sappia, e aggiungo, che il libro di Luzzatto non ho voluto leggerlo proprio perchè ho trovato detestabile e inaccettabile il suo atteggiamento nel confronti di Gaeta.
    Non meritava di spenderci nemmeno un euro.

  8. stefano scrive:

    A proposito, volevo farle i complimeti Dott. Tornielli per il libro su Padre Pio scritto con Saverio Gaeta. Non è facilissimo da leggere, ma comprendo che avete voluto essere particolarmente pignoli nel riportare le testimonianze raccolte nel processo di beatificazione per controbattere le tesi di Luzzato. Comunque è un libro che mi ha permesso di apprezzare la figura di Padre Pio per la sua docilità…ed io non sono mai stato un particolare devoto di questo santo

  9. Francesco Agnoli scrive:

    Ho letto Luzzatto. Nel mio piccolo insegno storia anch’io e lo ho trovato un libro ridicolo, una buffonata….

  10. NATAN scrive:

    Caro Andrea
    ho seguito i primi commenti di De Carli nella diretta televisiva. Il caro giornalista, ha fatto passare come uno scoop che il buon S. Pio era un fautore della messa coram populo e quindi non è vero che come molti affermano amava celebrare coram Deo. Un francescano, che faceva al Santo da chierichetto ha detto di spalla a De Carli che il frate non potè celebrare coram populo solo perchè la vista non lo aiutava e allora preferiva continuava a celebrare nel V.O.
    Comunque, nelle parole del De Carli , c’era tutto quanto per inneggiare alla riforma liturgica del CVII° e mettere in soffitta il vecchio Messale , c’è stato un cantar gloria alla bruttezza della Chiesa santuario dell’arch. Piano per affermare che l’arte contemporanea è più sublime di quella di ieri. mah.
    Da te che sei un conoscitore della vita del frate puoi darci una lettura più attenta riferita alla celebrazione della messa da parte del frate?.

  11. Bi.Ci. scrive:

    Business & Necrofilia. C’è a chi piace così…

  12. Gianni B. scrive:

    In questo preciso momento vorrei possedere un bell’albergo da 200 stanze a San Giovanni Rotondo :)

  13. ornella scrive:

    Non esiste solo il prof. Luzzatto. Mario Guarino aveva già scritto “Santo Impostore” anni fa. Leggendolo, ho avuto la conferma di quello che già pensavo. Gli impostori sono quelli che piacciono di + ai fanatici religiosi. E sono quelli che radunano folle oceaniche…
    Che schifo.

  14. ggraceffa scrive:

    Io faccio parte di quei creduloni che di fede non se ne intende per niente e spero che seguendo l’esempio di San Pio e chiedendo la sua intercessione il Padre Santo mi faccia dono di un po di fede vera anche più piccola di un granellino di senapa.
    Spero che entro l’anno Dio mi conceda di onorare il corpo di San Pio il quale veglia e protegge la mia famiglia.

  15. ggraceffa scrive:

    da vedere la diretta su teleradiopadrepio.it

  16. Alessia scrive:

    Anch’io parte della schiera dei creduloni/fanatici religiosi. Auguro agli scettici che la vita sia buona con loro e non li obblighi a ricredersi.

  17. Angelo scrive:

    Tornielli, capisco l’irritazione vs.Luzzatto; anche a me non piace questo anticlericalismo pseudo-positivista (ben retribuito dalle tirature). Padre Pio, è vero, è un gigante nella spiritualità della seconda metà del ’900. E le provocazioni che vengono dalla testimonianza di un santo sono sempre attuali ed operative. Se qualche voce si levasse a ricordare come nel confessionale si verificassero i miracoli di Padre Pio, nel contatto sacramentale ed umano con una persona che univa estrema potenza “affettiva” ad un carisma intuitivo, un vera forza dello spirito che travolgeva tutti, lui compreso. E sarebbe il caso di parlare di sacramento della Riconciliazione, in tempi di prossima estinzione della prassi (fra i giovani…). Io devo sforzarmi di capire e vedere che “ci sono più cose in cielo e in terra che nella mia visione del cristianesimo…” e che quindi non si può liquidare la religiosità altrui con disprezzo. Di qui ad assecondare gli spostamenti di masse poco consapevoli, a lanciare in chiave planetaria e mass-mediale solo gli aspetti più esteriori, di devozionismo meno consapevole e maturo, beh… stiamo attenti. La Chiesa locale (e l’OFM e anche la Santa Sede) hanno gli spazi per qualche sobria e sana correzione verso un culto dei santi che porti frutti di interiorità e non di basso ritualismo.

  18. marina scrive:

    Cosa pensate di papa Giovanni XXIII, che aveva affermato categoricamente che il “sanpio” era un perfetto imbroglione!

    E che il suddetto “san pio” è stato riabilitato da paolo VI, quando ha percepito che il “santo “avrebbe portato fiumi di denaro nelle casse della chiesa!!
    Questo è documentato, sapete??

  19. marina scrive:

    Vi meravigliate di Luzzato, che dite allora del sig. Tornielli che mette in moderazione solo i miei commenti!!
    Se vanno bene a lui passano altrimenti no.

  20. marina scrive:

    Per ornella , hai perfettamente ragione.
    Alla chiesa , i santi servono per far soldisfruttando la creduleria popolare.

  21. marina scrive:

    Gli ultimi 3 commenti non sono offensivi nè tanto meno ingiuriosi, eppure sono stati messi in moderazione.
    Questa si che è democrazia,e poi criticano luzzati

  22. bruno frusca scrive:

    Premetto che non ho consuetudine al culto dei Santi.( e neppure il culto dei morti mi vede frequentatore dei cimiteri)
    Sono un cattolico che riassume nella preghiera del Credo le verità in cui credere.

    Desidero qui esprimere il mio punto di vista sull’ operazione ” Ostensione del corpo di San Pio ” – con il profondo rispetto al santo e a tutti coloro che a Lui rivolgono la loro devozione.

    I Santi sono esempi che ci aiutano nel nostro cammino di ricerca della strada che conduce a Gesù.

    Fatte salve le norme emanate dalla Chiesa per quanto attiene alla conservazione delle reliquie dei Santi, avrei evitato comunque la solennità della manifestazione che avrebbe dovuto svolgersi in una atmosfera più riservata.

    Si tratta comunque di una opinione che non vuole in alcun modo accodarsi alle sguaiate espressioni che alcuni frequentatori del blog stanno propinandoci con l’uso del più becero anticattolicesimo.

    Voglio però aggiungere, a scanso di equivoci, che ritengo molto più sincero e portatore di bene l’umile omaggio di
    molti fedeli alle spoglie del santo che la ” farisaica ” preghiera del credente ” adulto ” che ritiene di non aver bisogno nè della chiesa nè dei suoi santi, perchè , dice lui molto superbamente : ” Il mio rapporto con Dio è diretto e non ho bisogno di intermediari ”

    Il Signore ci mandi molti santi come San Pio al cui esempio uniformare la nostra esistenza nel quotidiano.

    Un fraterno saluto a tutti.

  23. bruno frusca scrive:

    ORNELLA:

    per meglio consentirci di identificare gli IMPOSTORI che ravvivano il suo senso dello SCHIFO abbia il coraggio di fare i nomi!

  24. Gianluca Barile scrive:

    Carissimo Andrea,
    al danno dell’assenza tua e di Gaeta, si è aggiunta la beffa del continuo incensamento di Luzzatto da parte di Mentana e degli altri ospiti in studio. Non ti dico che rabbia ho provato! Cavolo, mi sono detto, io che sono un vaticanista da quattro soldi, un misero cattolico, avrei reso pan per focaccia alle assurde tesi di Luzzatto, e invece lì tutti ad osannarlo manco fosse un re o un principe! Non nascondo una certa delusione verso Mentana, sia per non aver consentito un vero contraddittorio in studio piegandosi al diktat di Luzzatto, sia per l’impostazione generale del programma, da cui è emerso addirittura che la Casa Sollievo della Sofferenza non sarebbe stata opera sua ma bla bla bla.
    Andrea,
    se ben ricordi, quando andammo a ritirare il Premio Bonifacio VIII ad Anagni, tu sottolineasti proprio che viviamo in un’epoca drammatica perchè anche Santi come Padre Pio vengono oltraggiati e messi in discussione.
    Sono perfettamente d’accordo con te: viviamo tempi drammatici, perchè adesso ai cattolici mettono anche il bavaglio.
    Ma io, personalmente, a quelli come Luzzatto, sia pure metaforicamente, non metterei il bavaglio perchè è la loro stessa bocca a condannarli.
    E comunque, se proprio dovessi scegliere, una passatina di acido fenico gliela farei, sulle mani (per evitare che continuino a scrivere immondizia) e sulla lingua (per non ascoltarli più mentre si atteggiano a menti illuminate di questo secolo).
    Un caro saluto a tutti, Savigni compreso

  25. annarita scrive:

    Teniamo spente le TV e i vari Luzzato spariscono come d’incanto!

  26. Alessia scrive:

    Su YouTube sono stati inseriti i 2 filmati dell’ultima messa celebrata in latino da Padre Pio il 22 settembre 1968. Il video e stato finora visionato da più di 45mila persone. Molto interessante il commento dell’utente che ha effettuato l’inserimento:“Padre Pio rifiutò fino alla morte di celebrare col nuovo rito in volgare. Egli fu un acerrimo oppositore del Concilio Vaticano II e di tutte le riforme protestanti che uscirono da esso”. Mi pare contraddica quanto affermato da De Carli questa mattina.

  27. bo,mario scrive:

    Tornielli tornerò a scrivere quando la situazione di Marina sarà sanata. Credo abbia capito il tipo di dialogo che si può fare quì dentro e anche per democrazia ognuno può esprimere il suo parere. Se dovessi dire di quello che scrive Alessia farei solo polemica spicciola.
    Un saluto a tutti.

  28. sara scrive:

    Carissimi ragazzi, ben ritrovati. Solo due parole. Nonostante il Santo non amasse questo genere di cose, secondo la mia personalissima opinione va bene l’esposizione del corpo di San Pio se questo evento serve a convertire qualcuno (guadagno spirituale che tutti auspichiamo) con la Grazia del Signore.

    Va bene l’esposizione del corpo di San Pio se i guadagni materiali (soldi) che porterà verranno devoluti in opere di bene. Nel mondo c’è tanto bisogno. Accadrà?… Così speriamo.

    Il resto sarebbe sacrilego. Detto senza tanti giri di parole. Saluti.

  29. Luisa scrive:

    bo,Mario, mi sembra aver capito che il padrone di casa sia Andrea Tornielli che è anche responsabile rispetto al “Giornale” di ciò che è pubblicato,la democrazia con la sua libertà di espressione non è libertà di insultare , offendere, c`è la responsabilità personale di chi scrive su questo blog e c`è la responsabilità di Tornielli di moderare o no.
    Andrea Tornielli è particolarmente liberale nella sua moderazione, glielo ho anche rimproverato recentemente,e so di non essere la sola, se dunque certi post non passano possiamo fare fiducia ad Andrea ed alla sua decisione.
    Chi deve moderarsi e sanare la sua situazione, è chi continua a prendere questo spazio generosamente messo a disposizione, per uno sfogatoio .
    Andrea modera giustamente e noi dobbiamo moderarci.

  30. Raffaele Savigni scrive:

    Condivido l’intervento di Angelo. Luzzatto ha assunto un atteggiamento arrogante, da deprecare; ma nonostante le inessattezze rilevate da Andrea Tornielli e da altri, ed una tendenziosità generale piuttosto fastidiosa, non si può affermare che il suo libro sia tutto da buttare.Io rispetto la religiosità dei fedeli di padre Pio, ma taluni eccessi vanno “moderati”: compito che spetta comunque ai vescovi competenti, non ad altri.

  31. Viva San Paolo ! scrive:

    Ohibo dottor Tornielli, ma lei pretende che un rappresentante del popolo “eletto” si abbassi a discutere con un goym ? Poco più (o poco meno?) di una bestia parlante… Occhio che se insiste a voler sbugiardare il diffamatore di San Pio rischia di passare per… antisemita (e cos’altro, se no?).
    Mi stia bene

  32. marina scrive:

    Luisa mi può elencare le offese e le calunnie,per favore, cosi che posso capire anch’io, cosa devo scrivere o meno?

    Questo invito è anche per il Sig. Tornielli.
    Se per favore mi potreste dire voi cosa scrivere ,ve ne sarei grata.
    Così evito di sbagliare,e quindi si potrebbe fare a meno della censura.

  33. marina scrive:

    giovanni XXIII, quando ancora non era papa disse:

    Al futuro Giovanni XXIII, Padre Pio non era mai piaciuto. All’inizio degli Anni ’20, quando per due volte aveva percorso la Puglia come responsabile delle missioni di Propaganda Fide, aveva preferito girare alla larga da San Giovanni Rotondo. Ma è soprattutto la fede ascetica, mistica, quasi medievale di cui il cappuccino è stato il simbolo, per la Chiesa modernista di inizio secolo come per la Chiesa conciliare a cavallo tra gli Anni ’50 e ’60, a essere estranea alla sensibilità di Angelo Roncalli. Che, sempre il 25 giugno, annota ancora: «Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili». E, dopo aver ordinato una nuova visita apostolica a San Giovanni Rotondo, ad appunto quasi quarant’anni da quella compiuta nel 1921, il Papa conclude che «purtroppo laggiù il P.P. si rivela un idolo di stoppa».

  34. Pipìta Del Monte scrive:

    Appunto, Savigni…a meno che Ella non aspiri a divenire “vescovo competente”…!

  35. demata scrive:

    L’adorazione di una reliquia è una pratica “mistica”, come noto. Non è un semplice atto di fede, ma è un atto di devozione e di “contatto”.
    Dunque, è piuttosto inutile parlarne, come per tutto ciè che è mistico, se non (e qui concordo) per rintuzzare l’ignoranza che dilaga.

    Luzzato dimentica (ignora?) che l’adorazione di una reliquia è un atto anche pagano, magico o satanico.
    Ignora, temo, che 5 miliardi di esseri umani, in qualche forma, praticano questa forma di devozione.

    Infine Luzzato ignora il profano, ciò di cui dovrebbe essere maestro, ovvero il feticismo ed il “culto degli antenati, che tutti noi pratichiamo affezionandoci ad oggetti di nostri cari eccetera.

  36. giancarlo scrive:

    Tanti studi e tanto parlarne ma una cosa è certa: Padre Pio riportava le stigmate nei palmi della mano, la Sindone sui polsi. Uno dei due è logicamente un falso. Quale?

  37. Cherubino scrive:

    @ giancarlo, le stigmate sono un segno, non una riproduzione fotografica, quindi può benissimo darsi che lo Spirito Santo nel generare le stimmate le configuri come i destinatari del segno credono debbano presentarsi.

  38. giancarlo scrive:

    Una cosa l’abbiamo capita: quando uno ha voglia di credere, qualsiasi cosa va bene purchè i conti tornino. Tutti gli indizi sono a favore, mai contro. Alla faccia del relativismo (e dell’onestà)…

  39. Antonella scrive:

    ……a chi ha, (fede) sarà dato, a chi non ha (fede) sarà tolto anche quel poco che ha….

  40. Ester scrive:

    Ieri sera, quando ho visto gli ospiti in studio, ho pensato: “Mentana non ha ne invitato uno decente!”. L’unico giornalista decente di FC è Saverio Gaeta; da questo si può capire penso di Alberto Bobbio. Rispoli, poverino, non ricorda neppure la data del suo matrimonio… Giorgino del Tg1 è il solito borioso.
    Qualcuno mi spiega perché, quando si parla di Padre Pio, ci deve essere sempre quello storico comunista che racconta storie? I figli spirituali di Padre Pio non sono attendibili, proprio perché devoti?! È una vergogna!

    Diciamo le cose come stanno, senza aver paura di essere definiti pazzi: nel libro di Luzzatto c’è lo “zampino” del demonio.

  41. Francesco Ursino scrive:

    @ giancarlo

    Perché dovrebbe essere un falso? E’ un esperto di segni da crocifissione? Chiedo :roll:

  42. Fabio scrive:

    @ federico:
    Gli storici di sinistra sono storici di sinistra; i cretino sono cretini. Non e’ detto che e due cose coincidano.

  43. Raffaele Savigni scrive:

    Post 17 (Alessia): “Molto interessante il commento dell’utente che ha effettuato l’inserimento:“Padre Pio rifiutò fino alla morte di celebrare col nuovo rito in volgare. Egli fu un acerrimo oppositore del Concilio Vaticano II e di tutte le riforme protestanti che uscirono da esso””. Chi ha fatto questo commento è un provocatore che vuole seminare zizzania e scismi nella Chiesa. Comunque Padre Pio era un uomo di Dio, non un grande teologo né un liturgista, e neppure un pastore della Chiesa, per cui le sue personali opiniopni sulla riforma liturgica non valgono molto: l’autorità competente in materia era il papa, Giovanni XXIII (che io preferisco a padsre Pio come modello di santità) e poi Paolo VI.

  44. giancarlo scrive:

    Caro Ursino, è a tutti noto (a chi interessa sapere) come funzionava il sistema delle crocefissioni. Il condannato portava il legno orrizzontale (patibulum) legato alle braccia. Raggiunto il luogo dell’esecuzione veniva slegato e inchiodato al patibulum, già issato sul palo verticale (stipes), in un punto preciso tra le articolazioni dei polsi. La morte sopraggiungeva dopo parecchie ore o adirittura giorni per asfissia o infarto. Se i chiodi fossero stati conficcati nei palmi il condannato sarebbe rovinato a terra quasi immediatamente, strappandosi la carne delle mani. I pittori hanno quasi sempre raffigurato in questo modo le crocefissioni semplicemente perchè non ne conoscevano l’esatta tecnica. Qualcuno poi dice che Cristo sia stato inchiodato nei palmi e al tempo stesso legato con corde in uno slancio di compassione degli esecutori che non volevano farlo soffrire troppo (l’asfissia è tra la peggiori delle morti). Quest’ultima versione, anche se sembra inventata di sana pianta, renederebbe incompatibile la Sindone (polsi) e le stigmate di Padre Pio (mani). Quindi ci troviamo a un bivio: o Dio conosce poco bene l’anatomia umana o almeno un caso dei due è truffa. Quale?

  45. tommaso scrive:

    Premetto di essere un credente, anche se la mia fede non si ciba di miracoli e idolatrie. Ciò posto, intendo segnalare all’attenzione di tutti un servizio andato in onda questa sera su SKY TG, che ha avuto come protagonisti un prelato (mi pare il vescovo di manfredonia) ed un biologo in conferenza stampa. Quest’ultimo narrava del momento dell’apertura della bara del santo, evidenziando come, a 40 anni dalla morte, non si fosse sentito nessun odore. Faceva eco il prelato, anch’egli presente al “prodigio”, il quale raccontava di aver chiesto subito lumi allo scienziato dell’”incredibile fenomeno” e di aver ricevuto la seguente risposta :”non siamo noi (scienziati)a poter rispondere a ciò, ma solo voi (religiosi) potete farlo!”. Ergo, l’ennesimo miracolo del povero Padre Pio in diretta TV. Orbene, se l’odore dei cadaveri avviene a seguito della decomposizione, come si può pretendere di trovare qualcosa di decomponibile a distanza di 40 anni. Allora qui o siamo di fronte ad un caso di profonda ignoranza (fatto grave) oppure a qualcuno piace giocare con la credulità popolare (fatto gravissimo). Mi astengo da ogni inutile commento, così come mi astengo dal commentare l’intervento del giornalista che sottolineava:”per lo stato in cui si trovavano gli organi interni del santo si è deciso di non procedere all’imbalsamazione della salma”.
    imbalsamare una salma dopo 40 anni dalla morte ?! Che squallore!

  46. Francesco Ursino scrive:

    Non capisco perché uno dei due debba essere per forza una truffa… . Potrebbe darsi, ma perché “per forza”?

  47. giancarlo scrive:

    “almeno uno dei due potrebbe darsi..” effettivamente meglio il condizionale. E’ che non si usa mai quando si parla di miracoli e dintorni che quasi me ne ero scordato. Grazie per l’osservazione.

  48. Cherubino scrive:

    @ giancarlo, la tua affermazione è paradossale, perchè si può ugualmente dire che quando uno ha voglia di non credere qualsiasi cosa va bene, anche dire che a quelli che hanno voglia di credere qualunque cosa va bene … non mi sembra un modo intelligente di fare un discorso (salvo che uno non voglia fare monologhi…)

  49. giancarlo scrive:

    Cherubino, mi sto riferendo a fatti molto concreti, non a teorie generali. Buonanotte.

  50. giuseppe scrive:

    Dalla vostra parte.
    Pace e gioia.Vi ascolto sempre su RadioMaria direttamente e attraverso il “commento alla stampa”.
    Saluti.Giuseppe.

  51. Pinuccio scrive:

    Caro Andrea, carissimi amici, l’evento straordinario di san Giovanni Rotondo non è da sottovalutare se migliaia e milioni di persone si avvicenderanno per rendere omaggio alle spoglie del santo stigmatizzato in vita, non solo fisicamente, ma anche ecclesiasticamente, pena scomuniche, isolamenti, dicerie, giudizi e pregiudizi assurdi e paradossali. Questa è un’altra storia che non appartiene alla nostra vita e nè a quella della Chiesa, figlia della storia in cui si trova ad incidere, ma è storia dei santi che sono perseguitati da vivi e fanno, ancor più paura da morti, soprattutto quando si assiste a fenomeni di massa, di fede, di devozione, magari, anche di curiosità, come quello che sta avvenendo e catalizzandosi attorno alla cittadina garganica. Detto ciò, concordo con coloro che avrebbero voluto e dovuto vedere il corpo, sia pure trasformato e consumato di san Pio, piuttosto che vederlo quasi imbalsamato, con quella maschera espressiva del suo viso, così come quando era in vita. C’è chi dice che si sia voluto evitare l’impatto macabro dell’immagine. In altre teche, in altri sarcofaghi che contengono le spoglie di santi, pur venerati pubblicamente e quotidianamente,si scorgono pezzi scheletriti dei loro corpi. La gente accorre lo stesso senza paura o senza ricavarne una brutta impressione. Certo, si può pensare di aver operato una scelta non solo per evitare l’impatto traumatico , quanto per tramandare l’espressione quasi veritiera del volto per chi non ha avuto il piacere e la fortuna di vedere o di conoscere il santo quando era ancora vivente. Può essere una giustificazione, purchè non scada nell’aver organizzato una spettacolarizzazione farisaica, mondana, laica, feticistica, materialistica e materializzante, perchè lo stesso santo se ne duolerebbe. E’ presto per fare bilanci, per tirare le somme. Spetta, comunque, ad ogni visitatore non abbandonarsi alla curiosità, ma al rispetto di quelle reliquie immobili, ma, al tempo stesso mobili, nel senso itinerante del termine, perchè hanno fatto e faranno il giro del mondo. Pinuccio

  52. Luisa scrive:

    Raffaele Savigni dice che le OPINIONI personali di Padre Pio sulla riforma liturgica non valgono molto.
    Mi sembra di avere capito che la Liturgia sopratutto per un sacerdote è vissuta prima di essere pensata, vita prima di essere opinione, dunque a me importa come Padre Pio viveva la liturgia non come la pensava!
    Siamo circondati da sacerdoti che pensano le loro liturgie ,le pensano talmente che sembrano dimenticare che la liturgia non è opera loro o creazione loro, frutto della loro immaginazione ,ma un dono !
    Padre Pio celebrava veramente in Persona Christi, tanti “esperti liturgisti”, potrebbero e dovrebbero prendere esempio da lui!

  53. Cherubino scrive:

    @ giancarlo, ma quali fatti concreti ? sulla differenza tra stimmate e sindone ti ho risposto con un argomento razionale (il carattere di comunicazione e non di riproduzione ) e l’unica cosa che hai saputo obiettare è un’affermazione apodittica e paradossale.

  54. Cherubino scrive:

    Vorrei richiamare l’attenzione sul post di demata (16) che nella sua apparente opposizione a Luzzato contiene elementi sottilmente ateizzanti.

    Infatti, premettendo che di ciò che è mistico non si può parlare, relega l’esperienza di Dio in un’area irrazionale (altrimenti sarebbe comunicabile), quindi soggettiva e di fatto concretamente rilevante solo per i suoi effetti psicologici.
    Il secondo passaggio (o affondo) equipara questi effetti tra le varie forme di credenza sovrannaturale di situazioni di presunto (per chi ci crede) contatto con il divino, riportando il discorso dal teologico all’antropologia culturale. A questo punto credere o non credere, e credere in questo o in quello diventa una pura esigenza umana. Dio è stato messo in un angolo o su un mobile, come gli idoletti antichi che “hanno orecchi ma non odono, hanno bocca ma non parlano”.

  55. Pipìta Del Monte scrive:

    Per la nobildonna LUISA.

    Mi fa cogitar alquanto la Sua bella riflessione su chi ridurrebbe ineffabilmente il modo di ESSERE di Padre Pio al modo di PENSARE di Padre Pio so su chi non riesce a dirne una se non procedendo a paragoni non richiesti tra questa o qualla persona,persino tra questo o quel santo.

    Gli è che nella chiesa di Cristo, nel corpo di Cristo tanti sono i carismi e tutti concorrono alla sua edificazione secondo quanto più volte affermato dal marchese Saulo di Tarso,di illustre lignaggio.

    E’ pertanto puerile procedere ad ogni costo a confronti bizantini,a paragoni, a “opinioni” che spargono l’odore del cavolo lesso su una fetta di pane e marmellata.

    Mi torna in mente in proposito la frase che usa sempre il mio carissimo amico siculo,grand’uff.,avvocato ottuagenario e principe del foro, cavalier Giovanni Fifìa, il quale, valutando l’aria fritta che abbonda nei cavi orali di tanta gente, definisce quest’ultima categoria umana come “nenti mbiscatu cu nuju”(minestrone di niente con aggiunta di nessuno).

  56. peccatore scrive:

    Caro Giancarlo, visto che ti vanti di conoscere l’esatta tecnica della crocifissione, dovresti anche ammettere di aver tirato conclusioni affrettate.

    Chiedendo scusa a tutti per la “leggerezza” con cui parlo di DIO CROCIFISSO, umilmente prostrato davanti a questo IMMENSO DONO DI AMORE, chiedendo perdono e cONFIDANDO NELLA SUA MISERICORDIA, solo per aiutarci a comprendere meglio i segni che Dio lascia nella storia, tramite anche i santi, vorrei puntualizzare meglio. Anche perchè i segni sono fatti per essere indagati e i primi cristiani “credono perchè vedono”. Noi crediamo anche per la testimonianza di quelli che hanno visto. Siamo prima testimoni e poi, eventualmente, maestri.

    Sulla questione del chiodo conficcato nei polsi o nelle palme, c’è un interessante lavoro del Prof. Zugibe (http://www.shroud.com/zugibe.htm) che, per quanto un po’ crudo, rende ragione agli stigmatizzati come Padre Pio e alle descrizioni di Caterina Emmerick.

    In sintesi, e parlando in termini il più possibile popolari, nella sindone è visibile solo il dorso del polso della mano sinistra. Il polso destro è coperto. Il foro di uscita del chiodo visibile sulla sindone non esclude che quello di entrata fosse un po’ più in basso e che il chiodo, a sezione quadrata, non possa essere entrato nel palmo della mano obliquamente.

    Il Signore mi perdono la crudezza, ma una crocifissione non era un intervento chirurgico: essere approssimativi era la norma e non l’eccezione. Niente di più facile che, prese le misure al condannato, si sbagliasse di qualche centimetro.

    Anatomicamente il centro del palmo si trova un paio di centimetri sotto la linea immaginaria che lo attraversa a partire dall’articolazione del pollice. Il punto giustapposto, sul dorso della mano, è solo 3-4 centimetri più in basso della ferita della sindone, la cui estensione, dovuta alla copiosa uscita di sangue, non permette tra l’altro di localizzare con precisione l’esatta posizione del foro, anche se l’orientamento del rivolo di sangue lo fa intuire “distale”, cioè più verso il basso.

    La cosa CERTA è che, contrariamente a quanto affermato in passato anche da eminenti medici, il chiodo NON può essere passato dallo spazio anatomico di Destot, che è l’ipotesi “classica”. Infatti questo “spazio” tra le ossa si trova dalla parte “sbagliata” rispetto alla situazione visibile sulla sindone, ossia verso l’ulna (ricordiamoci che la sindone è come un negativo fotografico).

    Quel punto tra l’altro non permetterebbe di reggere il peso di un corpo umano (anche se il crocifisso probabilmente poggiava i piedi su un “suppedaneum” e le braccia erano anche legate al palo trasversale della croce).

    Il chiodo non può essere nemmeno stato fatto passare tra ulna e radio, perchè non è ciò che si vede sulla sindone.

    L’ipotesi più razionale e corretta è quella di un chiodo conficcato nella parte superiore del palmo, come visibile da foto di Padre Pio giovane, nell’iconografia di San Francesco o in foto di Teresa Neumann.

    Tale chiodo sarebbe passato per il cosiddetto spazio “Z” uscendo, nella mano sinistra, proprio dove si vede la ferita della sindone, semplicemente immaginando un percorso leggermente obliquo, con una piccola inclinazione (10-15°). Quest’area è anatomicamente naturale anche per l’inclinazione descritta: si trova tra l’osso metacarpale del dito indice e il secondo e terzo osso della fila carpale distale, che, dal lato radiale a quello ulnare, annovera trapezio, trapezoide, grande osso ed uncinato.

    L’area Z permette il passaggio di un chiodo, anche grosso. Il prof. Zugibe ha fatto anche una (macabra) prova, dimostrando ai raggi X l’assenza di fratture ossee, soddisfacendo Esodo 12,46 e Numeri 9,12 e confermando Giovanni 19,35-36, non solo per il mancato crurifragio.

  57. Psico scrive:

    E’ indubbio che manifestazioni di devozione popolare di massa, come l’ostensione del corpo di padre Pio, si prestino a mera commercializzazione.

    Ma accusare la chiesa di organizzare questi eventi solo per battere cassa è ridicolo. E’ come accusarla di organizzare qualsiasi celebrazione o incontro per lo stesso motivo. Il primo fine è sempre evangelizzare. Ovviamente se si è anti-clericali questo scopo è considerato mera propaganda o peggio marketing. Ma è una valutazione viziata da un pregiudizio è dunque ha poco peso.

    A quando una dialettica serena tra credenti e non invece che questi sterili battibecchi?

  58. Alessia scrive:

    Fomentatori e seminatori di zizzania e scismi sono coloro che, nella Chiesa, si oppongono alle decisioni del Pontefice.

  59. marina scrive:

    Oggi 25 Aprile giorno della liberazione.
    Se in quest’occasione, la chiesa cattolica avesse deciso di santificare Don Pasquino Borghi,si sarebbe allineata all’esempio di GESU CRISTO,morto in croce per aver predicato amore.
    Don Pasquino Borghi è stato ucciso dai fascisti, perchèstava dalla parte dei poveri,aveva dato rifugio ai partigiani,chevolevano un’Italia libera e DEMOCRATICA.

  60. marina scrive:

    Luisa non ha ancora risposto alla mia domanda:dove sono gli insulti e le calunnie??

    Una persona ben educata come lei , dovrebbe rispondere, più che altro per far si che la persona che ha sbagliato ,si corregga.un saluto

  61. marina scrive:

    Il 30 gennaio 1944, a poco più di un mese dall’uccisione dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri, nel poligono di tiro di Reggio Emilia i fascisti repubblichini fucilarono don Pasquino Borghi e altri otto antifascisti: Ferruccio Battini, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovanetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini ed Enrico Zambonini.
    Il 64° anniversario dell’eccidio viene ricordato mercoledì 30 gennaio, con alcune iniziative promosse da Comune e Provincia di Reggio Emilia, Provveditorato agli studi, Comitato Democratico Costituzionale, istituto ‘Alcide Cervi’, Istoreco, Anpi, Alpi, Apci, Anppia.

    “Verso mezzanotte, fu introdotto un sacerdote che disse: “Cari amici, dove potrei mettermi? Mi occorre solo un po’ di spazio”. L’ambiente era ristretto, lo spazio scarsissimo, e Battini riuscì a fare un po’ di posto a don Borghi che si accovacciò vicino a lui. Gli fu chiesto come mai un sacerdote era tra loro. Rispose: “Mi hanno preso a Villa Minozzo. Mi chiamo don Pasquino Borghi”.
    C’era chi si disperava e diceva: “Tra poco ci uccideranno…”, Don Pasquino cercava di tranquillizzarli con queste parole: “Non dovete piangere, né star male. Voi non avete fatto nulla di male, io invece sì, per i fascisti. Di certo non mi daranno meno di venti anni di galera.”
    Questo fu il sereno e coraggioso atteggiamento di don Pasquino Borghi nella notte che precedette l’esecuzione. Non illudeva sé stesso, ma cercava di tenere viva una luce di speranza nei suoi compagni di sventura.”
    (da “Un prete nella Resistenza – Don Pasquino Borghi”, di Salvatore Fangareggi)

  62. marina scrive:

    Chi era Don Pasquino Borghi
    Nato a Bibbiano (Reggio Emilia) nel 1903, fucilato a Reggio Emilia il 30 gennaio 1944, sacerdote, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
    Il 21 gennaio del 1944, mentre scendeva da Tapignola a Villa Minozzo per una predica, non si allarmò quando incrociò un gruppo di una ventina di militi fascisti. Non pensava che fossero diretti verso la sua canonica. Credeva nessuno sapesse che, proprio nella parrocchia, don Pasquino nascondeva prigionieri alleati. Invece qualcuno aveva fatto la spia. Così, mentre il sacerdote arrivava a Villa Minozzo per la predica, i fascisti giungevano a Tapignola e bussavano alla porta della canonica. Aprì un cugino del parroco. I militi entrarono e cominciarono la perquisizione. Ispezionarono il pianterreno e le stanze del piano superiore senza trovare nulla. Stavano per andarsene, quando un vano in fondo al corridoio li incuriosì. Si avvicinarono e furono accolti da un lancio di bombe a mano, che li indusse alla fuga. Ma ormai avevano avuto la conferma della fondatezza della segnalazione, e si ricordarono di quel prete che avevano incrociato lungo la strada.
    Don Pasquino Borghi fu rintracciato nella serata a Villa Minozzo e subito arrestato. Non era stato per caso che il sacerdote, dopo l’armistizio, per prima cosa aveva aiutato i prigionieri alleati: conosceva bene l’inglese, che aveva imparato in sette anni da missionario nell’allora Sudan anglo-egiziano. Era tornato in Italia nel 1940 ed aveva retto prima la parrocchia di Canolo (Correggio), poi quella di Coriano (Villa Minozzo) e infine, per pochi mesi, proprio quella di Tapignola. Sinceramente democratico, subito dopo l’8 settembre, si era messo a disposizione del CLN provinciale di Reggio Emilia, diventando partigiano. Era stato in contatto, proprio per l’assistenza ai prigionieri, anche con i fratelli Cervi.
    Dopo l’arresto, di questi suoi rapporti con la Resistenza non disse nulla, nonostante le torture. I fascisti lo fucilarono, con altri otto patrioti, dieci giorni dopo la cattura

  63. giancarlo scrive:

    Caro Peccatore, quindi 2000 anni fa essere approssimativi era la norma. Non siamo cambiati tanto in fondo. Comunque ti sei dimenticato di menzionare il nervo che comanda i pollici..

  64. Francesco73 scrive:

    Tutto avrei creduto meno che l’argomento più dibattutto circa Padre Pio diventasse il modo in cui celebrava Messa!

    Spero che almeno lui intervenga per intercedere e salvarci dall’ossessione liturgica dilagante ormai da un annetto.

  65. marina scrive:

    Il 7 gennaio 1947 il capo provvisorio della Repubblica italiana, Enrico De Nicola, gli conferì la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

    Medaglia d’oro al valor militare

    «Animatore ardente dei primi nuclei partigiani, trasfuse in essi il sano entusiasmo che li sostenne nell’azione. La sua casa fu asilo ad evasi da prigionia tedesca e scuola di nuovi combattenti della libertà. Imprigionato dal nemico, sopportò patimenti e sevizie, ma la fede e la pietà tennero chiuse le labbra in un sublime silenzio che risparmiò ai compagni di lotta la sofferenza del carcere e lo strazio della tortura. Affrontò il piombo nemico con la purezza dei martiri e con la fierezza dei forti e sulla soglia della morte la sua parola di fede e di conforto fu di estremo viatico ai compagni nel sacrificio per assurgere nel cielo degli eroi.»

    — Reggio Emilia, 30 gennaio 1944

    Don Pasquini Borghi, meritava molto di più gli onori degli altari,invece che l’impostore paranoico padre pio. un saluto e riflettete

  66. giancarlo scrive:

    Caro Cherubino, non voglio entrare in polemiche puerili, ma qual’è il tuo argomento razionale? Che i miracoli succedono come e dove il benficiario vuole e non come e dove Dio vuole? Questa mi è nuova. Hai inventato la quadratura del cerchio: così è possibile giustificare qualsiasi cosa ti venga comoda e vedere miracoli in qualsiasi posto o persona ti torni utile.

    Quello che sicuramente e razionalmente sappiamo è che i miracoli sono utili ad acchiappare la povera gente più facilmente suggestionabile. E tenerli ben stretti a sè, minacciandoli con premi o castighi. Solo il fatto di dire: Per aver speranza devi credere ciecamente in me! Io lo trovo di una perversione assoluta (e di una comodità inaudita per i propositi di chi pronuncia queste parole).

    Ma non hai mai pensato che l’intensità dei miracoli (stando alla letteratura cristiana) è andata via via affievolendosi da 3000 anni orsono? Dai mari che si aprono, il sole che si ferma (o era la terra?), le gesta dei santi dei primi secoli si arriva fino ai giorni nostri dove al massimo si cura il cancro a qualche suorina o si fa lacrimare qualche statuetta.. Non sará che, con le scoperte del progresso umano, si restringe il campo d’azione dei tanto “utili” miracoli?
    O magari adesso è più conveniente scoprire che ciò che si è affievolita è la fede delle persone? E quindi i miracoli non sono più così grandiosamente strabilianti…

  67. peccatore scrive:

    Giancarlo,l’approfondimento del nervo del pollice lo lascio volentieri a te… Lascia che conduca il comando che dice ai muscoli volontari di girarteli intanto che ci pensi… Dio ignorante in anatomia? Ma va là, va!

  68. Andrea Tornielli scrive:

    A MARINA: sono certo che dopo averci presentato l’esempio di don Borghi, lei elencherà anche quello di Rolando Rivi (seminarista ammazzato dai partigiani) e dei tanti sacerdoti che caddero vittime nel triangolo rosso, a guerra finita.

    Sulle STIMMATE di Padre Pio e sulla SINDONE:
    Porto un piccolo contributo alla discussione, ben sapendo di avventurarmi in un terreno minato. Dalla Sindone sappiamo che un polso è stato forato dal chiodo. Il secondo non si vede. Secondo le visioni di alcuni mistici, il primo braccio di Gesù fu crocifisso sul polso, il secondo non arrivava al buco predisposto per il chiodo e venne tirato con una corda fino a slogarlo. Ma al foro arrivò soltanto il palmo. Dunque, secondo queste visioni, ci fu un foro sul polso e uno sul palmo.

  69. marina scrive:

    IL SANGUE PER GESÙ

    «Un Cristo Bambino, con l’ombra
    della croce sulle spalle delicate,
    è atroce, come è atroce
    l’immolazione che il mondo
    richiede agli innocenti.
    Ma la morte è un sacrificio
    offerto anche per i carnefici».

    PRIMO MAZZOLARI

  70. marina scrive:

    E allora perchè non li ha fatti santi, invece che santificare un impostore??

  71. Cherubino scrive:

    @ giancarlo, probabilmente non hai capito. Le stimmate non sono un evento magico. Non vi è rapporto diretto tra passione di Cristo e stimmate dei santi, non vi è una trasmissione fisica, naturale tra i due eventi. Dio regala ad alcuni uomini un segno della loro partecipazione spirituale al sacrificio di Cristo. Il segno, composto da significante e significato, non deve riprodurre necessariamente ed esattamente nel significante la struttura fisica del significato nè avere con esso un rapporto di contiguità di alcun genere con il significato (De Saussure) perchè altrimenti diventa semioticamente un segnale.
    Il segno con la sua struttura unitaria deve rimandare ragionevolmente al significato. Pertanto le stimmate devono da un lato significare la passione di Cristo, dall’altro lato possono (anzi devono , per essere segno efficace) tranquillamente significarle secondo quanto è rappresentato nella mente del ricevente la comunicazione.
    Così è più chiaro ?

  72. giancarlo scrive:

    ..ribadisco completamnte quanto detto prima.

  73. Dario scrive:

    Oggi sul Corriere ho letto due articoli sull’esposizione del corpo di Padre Pio, uno di Giulio Giorello e l’altro di Aldo Grasso: il primo, molto scettico sulla devozione verso i santi e le loro reliquie, si augurava che almeno una percentuale delle 800.000 persone che hanno prenotato la visita alla cripta, leggessero ‘il ben documentato’ libro di Luzzatto. L’altro articolo, definiva Padre Pio ‘nemico di ogni innovazione del Vaticano II’. Alcune mie brevi considerazioni personali: sono d’accordo che si debba in ogni questione ascoltare anche l’altra campana, chi non è d’accordo, ma l’opera di Luzzatto quanto è valida? L’autore risponde ai suoi critici definendoli ‘giornalisti agiografi e dilettanti di storia’, ma poi non risponde a neppure una delle critiche (se gli avversari sono dei dliettanti, allora uno storico professionista come lui dovrebbe essere in grado di demolirli come niente) e quando appare in tv, pone come condizione che i sucitati avversari non devono esserci. Non sembra uno con la coda di paglia? Si legga pure il libro di Luzzatto, ma ci andrei cauto nell’attribuirgli capacità illuminanti per la plebe ignorante, come sembra fare Giorello.
    Riguardo l’altro articolo: l’unico fatto che si può portare per la tesi di Padre Pio ‘nemico del Vaticano II’ è il fatto che fino all’ultimo disse la messa in latino. Ma a parte il fatto che l’ultimo concilio certo non si riduce alla riforma liturgica, Padre Pio continuò a usare il latino semplicemente perchè vecchio e malato com’era, non riusciva ad abituarsi al nuovo messale, e quindi gli era più facile usare quello vecchio, che ormai conosceva a
    memoria (d’altronde lui usava il latino con l’autorizzazione dei superiori, e non perchè era un ribelle). Ma per il resto anche lui si adattò alle nuove norme, dicendo la messa rivolto verso i fedeli e non usando più il manipolo. Per tutto il resto quindi, fu sempre un figlio devoto e ubbidiente della Chiesa.
    Anzi, la sua ultima lettera la scrisse proprio a Paolo VI, ringraziandolo per la Humanae Vitae e assicurandogli preghiere e assoluta fedeltà.

  74. marina scrive:

    La chiesa cattolica dovrebbe vergognarsi di come approfitta della sofferenza umana, facendo credere ai sofferenti che pregando qualche santo , questo fa miracoli.

    Allora come si spiega il fatto che tutti gli handicappati e i loro parenti,pregano, fanno offerte alla chiesa in nome di qualche santo, che dovrebbe esaudire le loro richieste, come la chiesa asserisce che hanno fatto con alcuni esempi;e invece queste richieste non vengono esaudite,nonostante la fede che essi hanno!!

    Non è forse un inganno??
    Non è abuso della sofferenza altrui, per far soldi??

    Se DIO misericordioso e i santi della chiesa hanno un CUORE , perchè non esaudiscono le preghiere di tanti fedeli sofferenti??

  75. Pasqualina Saraceno scrive:

    Sono d’accordo con Tornielli.

  76. SERAPHICUS scrive:

    A Savigni e Luisa vorrei ricordare che Padre Pio è morto nel 1968, dunque: l’anno precedente la promulgazione del Missale di Papa Paolo VI (promulgato nel 1969, edito in editio typica nel 1970). Vorrei solo sapere a chi giova creare contrapposizioni del genere tra una spiritualità eucaristica come quella di Padre Pio e la liturgia del Novus Ordo. Seguendo la linea di pensiero del Pontefice felicemente regnante e del suo magistero tale agire è contrapposto a una “ermeneutica di continuità”.

  77. Pasqualina Saraceno scrive:

    Io penso che tutte queste cose che a scritto il Gorriere della Sera sono solo minchiate.

  78. Raffaele Savigni scrive:

    Sono d’accordo con un’affermazione di Luisa: il modo in cui padre Pio viveva la liturgia (e quindi il rapporto personale col Signore) è molto più importante delle sue opinioni personali. Questo vale per tutti: si preferisca il “vetus ordo” o il nuovo, l’importante è progredire sulla via della santità e dell’amore per Cristo e la sua Chiesa.

  79. Raffaele Savigni scrive:

    A Marina: è giusto valorizzare figure come quella del prete, ucciso dai fascisti, da lei ricordato. Ma non per questo si deve definire “impostore” padre Pio: il tipo di cristianesimo da lui incarnato e la forma di devozione da lui suscitata nei suoi fedeli ci può piacere o meno, l’importante è il suo legame personale con Cristo (che solo Dio può giudicare) e quello dei suoi fedeli. Ho letto il libro di Luzzatto e l’ho trovato un po’ tendenzioso: è uno storico di professione che sa usare i documenti d’archivio, ma li seleziona secondo un’idea che ha in mente (privilegiandopne alcuni piuttosto che altri), per cui non tutto va preso come “oro colato”.

  80. bruno frusca scrive:

    MARINA:

    Impostore : Chi per malafede o interesse abitualmente racconta menzogne o falsifica la verità dei fatti:

  81. bruno frusca scrive:

    MARINA :

    IMPOSTORE : Chi per malafede o interesse abitualmente racconta menzogne o falsifica la verità dei fatti:

  82. bruno frusca scrive:

    MARINA:

  83. Luisa scrive:

    Cara Pipita, non so e non posso usare il suo linguaggio fiorito e poetico, allora con parole semplici le dirò che sono sempre irritata( anche se conosco e capisco il fenomeno) da chi sente il bisogno di fare continui paragoni, questo è meglio di quello, lui parla meglio, lui celebra meno bene, lui, oh sommo dell`orrore, non si è convertito al N.O. e preferisce celebrare le spalle al popolo, domenticando che si potrebbe e dovrebbe dire, rivolto a Cristo, lui è un miglior liturgista, lui un migliore teologo, Giovanni Paolo comunicava meglio di Benedetto XVI( forse questo paragone finirà per svanire nel nulla , o allora chi continuerà a farlo è rinchiuso in una torre senza porte nè finestre, senza radio, televisione, e giornali…) .
    Tutti questi paragoni passano naturalmente attraverso il filtro delle opinioni e dell`esperienza di chi ama farli e così sovente con toni definitivi,sarebbe preferibile che si dicesse piuttosto : io preferisco tale o tale, questa o quella Liturgia( anche se a me già dire ciò mi infastidisca),mi sento più a mio agio con questo tipo di comunicazione o comunicatore, senza aver bisogno, per difendere il mio punto di vista, di criticare o abbassare l`altro.
    Notate bene che cado spesso pure io in questo tranello, se è naturale e logico confrontare, soppesare,sopratutto sperimentare, per arrivare a scelte che poi si assumono con responasabilità, il passo seguente che è quello di demolire ciò che non ho scelto,e chi non la pensa come me, è il passo di troppo, ma ahimè purtroppo tanto naturale e umanamente comprensibile.
    Io “preferisco” Santa Teresa del Bambin Gesù , mi sento più vicina a lei,ma non sento il bisogno di paragonarla ad altri santi o sante.

  84. bruno frusca scrive:

    Riprendo il post precedente, inserito quando non era ancora completato.

    MARINA :
    IMPOSTORE: Chi per malafede o interesse abitualmente racconta menzogne o falsifica la verità.

    PARANOICO: Affetto da malattia mentale caratterizzata da idee deliranti, di persecuzione, di grandezza e sim:

    ( Dizionario Zingarelli ! )

    Moltissime persone hanno versato fiumi di inchiostro per parlare di San Padre Pio mentre lei, evidentemente dotata di un eccezionale dono di sintesi, lo ha descritto con i sostantivi di cui sopra.

    Complimenti !

  85. @luisa: certo, anche il libro “l’imitazione di Cristo” ci mette in guardia dal fare le “graduatorie” sui santi.

    Grazie ad Andrea Tornielli per averci rivelato la piccola/grande meschinità (o ricatto, come lo vogliamo chiamare) dello “storico” Luzzatto.

  86. Pasqualina Saraceno scrive:

    Io sono una assai devota di San Pio e guai se qualcuno dice minchiate va bene?

  87. vabbè che fra i “devoti” di San Pio da Pietrelcina
    c’è di tutto.

    Però la signora può evitare di ripetere quella parolaccia, per favore? Grazie. Il turpiloquio mi turba. Riesco persino a “sopportare” gli svarioni teologici e le accuse gratuite o le monomanie(ogni riferimento è puramente casuale), ma le parolacce no, per favore. Almeno queste risparmiatecele.

    (a meno che, visto anche il bizzarro nome, si tratta di un infiltrato che vuol far apparire come triviali e sboccati i devoti del grandissimo Cappuccino beneventano)

  88. Pasqualina Saraceno scrive:

    Io non so leggiri e scriviri ma non so trivale e invece di dire fesserie su San Pio pensati a pregare piu tosto.

  89. Gianpaolo1951 scrive:

    @ Marina

    “… Perchè DIO è amore e gioia??
    E allora perchè mi ha dato un figlio handicappato?
    Quando questo figlio ti chiede perchè?
    questo è amore ,è gioia,è luce..”

    Gentile Signora Marina, mi perdoni se insisto, ma quelle righe che ha scritto nel thread precedente e che ho nuovamente riportato, La riguardano personalmente o è solo un suo interrogativo generico?
    Cordialmente.

  90. Pasqualina Saraceno scrive:

    certo mi scancellate perche i gnoranti come noi no vanno bene mai

  91. Pipìta Del Monte scrive:

    …la plebe incalza…:-)

  92. calò scrive:

    Premetto che sono un devoto di Padre Pio,
    C’è qualcuno, MAGARI LO STESSO TORNIELLI che mi sa spiegare come mai TELERADIO PADRE PIO ieri non ha trasmesso immagini (almemo io non ne ho viste sino a tarda sera) relative all’ostensione di Padre Pio, privando migliaia di devoti della possibilità di potere guardare il corpo di Padre Pio E’ davvero strano. Come si fa a bucare l’evento? Prima c’era una telecamera fissa che inquadrava la Cripta per tante ore durante la giornata e la notte. Hanno forse ceduto l’esclusiva, o si vuole spingere la gente a venire a San Giovanni Rotondo? E’ qualcosa che mi rattrista tanto.

  93. Antonella scrive:

    Cosimo, ho avuto il tuo stesso presentimento…………

  94. sasso scrive:

    la fede di questa gente salva il mondo-

  95. @antonella. ma certo, è cosi evidente.
    una persona che davvero scrive cosi
    mica è in grado di accendere un computer
    connettersi ad internet
    andare su un blog
    e postare un messaggio.

    Magari i veri devoti di tal fatta
    (genuini anche se incolti o analfabeti)
    venissero qui!!!

    Il fatto è invece che si cerca in tutti i modi
    di screditare il Santoed i suoi devoti.

    Come le solite storie del denaro,
    che ” i monaci” o addirittura “il vaticano” si arricchisce….

    (ora c’è pure la “new entry della complicità dell’emittente, roba da matti!).

    Piuttosto accogliamo il messaggio odierno della Vergine Santa, di cui San Pio era santamente e giustamente innamorato.

  96. Messaggio del 25 aprile 2008

    “Cari figli, anche oggi vi invito tutti a crescere nell’amore di Dio come un fiore che sente i raggi caldi della primavera. Così anche voi, figlioli, crescete nell’amore di Dio e portatelo a tutti coloro che sono lontani da Dio. Cercate la volontà di Dio e fate del bene a coloro che Dio ha messo sul vostro cammino e siate luce e gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

    http://www.medjugorje.hr

  97. natan scrive:

    Per Andrea Tornielli,
    poichè non sono stato l’unico a sollevare dei dubbi sulle “considerazioni” filo progressiste di De Carli da storico che sei desidererei avere da te alcune notizie in merito a San Pio e i rapporti che ebbe con il grande evento del Concilio Vaticano II°. Una sola considerazione , poichè la santità di P. Pio era sotto gli occhi di tutti è evidente che ci fu una totale obbedienza alla riforma liturgica, ma dire ciò non significa dire quello che ci ha riservato De Carli, che continua ad affermarel’entusiasmo di S. Pio per la messa postìconciliare.

  98. calò scrive:

    Ogni mese accolgo e medito il messaggio della Vergine Santa di Medjugorje.
    Detto questo, aggiungo che non è da…. matti, come dice…. De Matteis, chiedersi come mai Teleradio Padre Pio non sta “coprendo” l’evento, non permettendo a tanti devoti spersi nel mondo di partecipare a qualcosa di straordinaio. Tutto qua. Io ho chieso solo se c’è qualcuno in grado di spiegarmi come mai la Tv, alla quale inviamo le nostre offerte, non fa vedere soprattuto agli ammalati – magari costretti a letto, nei quali Padre Pio diceva che c’è Gesù Cristo – il volto tanto amato di Padre Pio. Ora senza tirare in ballo storie di denari e di arricchimenti, desidero sapere solo, anche dal sig. De Matteis che spiegazione si riesce a dare all’interrogativo da me posto. Io lo trovo un po’ strano. E con questo non penso di scredidare alcuno, nè tanto meno Padre Pio. Me ne guarderei bene, sig. De Maatteis.

  99. Caro calò, scusami se ti ho indirettamente offeso.
    Naturalmente “roba da matti” è una espressione che non va presa alla lettera……

    Ti chiedo nuovamente scusa.
    Sinceramente non saprei darti una risposta, ma mi sento di dire che se davvero la motivazione di tale “blackout” fosse invogliare la gente a recarsi in puglia invece che vedere le immagini televisive, beh effettivamente la cosa mi farebbe pensare.
    Ad onor del vero, però, debbo dire che non ho ancora ravvisato tale blackout: tu pensa che ho seguito parte della celebrazione proprio sulla emittente in questione(in streaming, perchè non ho la parabola).

    Già che ci sono: de carli progressista?
    Non lo so,forse si. Anzi, probabilmente si.
    Ma più che altro de carli lecchino di bertone
    (quel libro C O N T R O un onesto giornalista, uno dei pochi cattolici coraggiosi, bè non mi è parso un bell’atto)

  100. Patrizia C. scrive:

    @Marina
    La casa dove vivo apparteneva a una signora che ha passato gli ultimi anni della sua vita in notevoli ristrettezze economiche. A seguito del suo decesso io ho comprato la casa con i mobili. Anche raccontandolo non si può immaginare la quantità di gadget, souvenir, calendari, imaginette, statuine e amenicoli vari la signora aveva comprato ai frati di Padre Pio. Ovviamente mi si dirà che la colpa di pochi non si può imputare a una istituzione intera, ma cosa fa la chiesa per evitare questo? Niente, assolutamente niente, oltretutto raggiunge un doppio scopo: batter cassa e guadagnare fedeli, se così si possono chiamare. Questa è idolatria bella e buona.

  101. Alberindo Grimani scrive:

    Basta col Concilio!, in Il Settimanale del 4 gennaio 1975.: -“E’ stato Padre Pio di Pietrelcina … a indurre Paolo VI ad anticipare la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Papa Montini, assalito dal dubbio che i padri conciliari si stessero avventurando pericolosamente verso una imprevedibile svolta, inviò a San Giovanni Rotondo un suo autorevole ambasciatore segreto, il grande latinista recentemente scomparso cardinale Antonio Bacci, “per sentire cosa ne pensasse Padre Pio”. Molte voci. Sotto Papa Giovanni XXIII erano corse molte voci, e talune malevoli sul pensiero di Padre Pio a proposito del Concilio. Una volta aveva sentenziato con burbanza contadina, parlando con un monsignore del Santo Uffizio: “Il pesce puzza dalla testa”. Un’altra volta si era lamentato con un giornalista dell’Osservatore Romano, Mario Cinelli: “La Chiesa è senza nocchiero”… “Il Concilio? Per carità, lo chiuda al più presto”, fu il responso ottenuto dal cardinale Antonio Bacci. L’ultimo colloquio avvenne nella cella n° 5 del convento di Santa Maria delle Grazie, il porporato latinista era venuto anche per portare al cappuccino abitudinario la dispensa vaticana dall’obbligo, sancito appunto dal Concilio (una delle tante innovazioni non condivise) di celebrare la Messa in italiano. Poteva continuare a dirla ogni mattina all’alba nel suo latino, come aveva sempre fatto da oltre mezzo secolo. Padre Pio pianse di gratitudine” .
    Francesco Ricossa, “Il Papa del Concilio”, in SODALITIUM n. 34 – Giugno Luglio 1993: - Quanto a Padre Pio stesso, fu certamente fedele alla Tradizione della Chiesa ed alla liturgia tradizionale. Padre Pellegrino, suo confratello, mi testimoniò come Padre Pio consigliasse a tutti i Padri conciliari che venivano a trovarlo, di far interrompere il Vaticano II, e come egli soffrisse per ogni sia pur minima riforma liturgica. Né mai disse la Messa in italiano” -.
    Aggiungo di mio: La dispensa fu consegnata dal Cardinale Antonio Bacci a Padre Pio il 17 febbraio 1965.

  102. Silvano scrive:

    94 NOMI DA RICORDARE…

    Ho raccolto e posto qui in elenco 94 nomi, ma certo i sacerdoti uccisi da componenti le bande partigiane, o presunti tali, sono molti di più. Comunque, per questi che io riporto, c’è stato il silenzio assoluto! I giovani non debbono sapere; verrebbe demolita l’epopea costruita in questi anni intorno al movimento partigiano. A Modena, il 19 agosto 1984, si è ricordato, a Crocette di Pavullo, in occasione della festa della Madonna Assunta, patrona della parrocchia, don Luigi Lenzini, parroco della medesima, seviziato barbaramente e ucciso dai partigiani; ma nessuna autorità, né religiosa né civile, ha presenziato al rito. La stampa, compresa quella cattolica, non ne ha fatto cenno; si­lenzio assoluto anche dal settimanale diocesano Nostro Tempo…

    • Don Giuseppe Amatelo, parroco di Coassolo (Torino), ucciso a colpi di ascia dai partigiani comunisti il 15 marzo 1944 perché aveva deplorato gli eccessi dei guerriglieri rossi;
    • Don Gennaro Amato, parroco di Locri (Reggio Calabria), ucciso nell’ottobre 1943 dai capi della repubblica comunista di Caulonia;
    • Don Ernesto Bandelli, parroco di Bria, ucciso dai partigiani slavi a Bria il 30 aprile 1945;
    • Don Vittorio Darei, economo del seminario di Vittorio Veneto, uc­ciso il 26 ottobre 1944 dai partigiani comunisti;
    • Don Slanislao Barthus, della Congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17 agosto 1944 dai partigiani perché in una predi­ca aveva deplorato le «violenze indiscriminate dei partigiani»;
    • Don Duilio Bastreghi, parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3 luglio 1944 dai partigiani comunisti che lo aveva­no chiamato con un pretesto;
    • Don Carlo Beghè, parroco di Novegigola (Apuania), soltoposto il 2 marzo 1945 a finta fucilazione che gli produsse una ferita mortale.
    • Don Francesco Bonifacio, curato di Villa Gardossi (Trieste), cat­turato dai miliziani comunisti, iugoslavi l’11 settembre 1946 e gettato in una foiba;
    • Don Luigi Bordet, parroco di Hòne (Aosta), ucciso il 5 marzo 1946 perché aveva messo in guardia i suoi parrocchiani dalle insidie co­muniste;
    • Don Sperindio Bolognesi, parroco di Nismozza (Reggio Emilia), ucciso dai partigiani comunisti il 25 ottobre 1944;
    • Don Corrado Bortolini, parroco di Santa Maria in Duno (Bolo­gna), prelevato dai partigiani il 1° marzo 1945 e fatto sparire;
    • Don Raffaele Bortolini, canonico della Pieve di Cento, ucciso dai partigianì la sera del 20 giugno 1945;
    • Don Luigi Bovo, parroco di Bertipaglia (Padova), ucciso il 25 set­tembre 1944 da un partigiano comunista poi giustiziato;
    • Don Miroslavo Bulleschi, parroco di Monpaderno (Diocesi di Parenzo e Fola), ucciso il 23 agosto 1947 dai comunisti iugoslavi;
    • Don Tullio Calcagno, direttore di Crociata Italica, fucilato dai par­tigiani comunisti a Milano il 29 aprile 1945;
    • Don Sebastiano Caviglia, cappellano della Guardia Nazionale Repubblichina, ucciso il 27 aprile 1945 ad Asli;
    • Padre Crisostomo Ceragiolo o.f.m., cappellano militare deco­rato al valor militare, prelevato il 19 maggio 1944 da partigiani comu­nisti nel convento di Montefollonico e trovato cadavere in una buca con le mani legate dietro la schiena;
    • Don Aldemiro Corsi, parroco di Grassano (Reggio Emilia), assas­sinato nella sua canonica, con la domestica Zeffirina Corbellila par­tigiani comunisti, la notte del 21 settembre 1944;
    • Don. Ferruccio Crecchi, parroco di Levigliani (Lucca), fucilato al­l’arrivo delle truppe di colore nella zona su false accuse dei comunisti del luogo;
    • Don Antonio Curcio, cappellano dell’11° Battaglione Bersaglieri, ucciso il 7 agosto 1941 a Dugaresa da comunisti croati;
    • Padre Sigismondo Damìani o.f.m., ex cappellano militate, ucci­so dai comunisti slavi a San Genesio di Macerata l’11 marzo 1944;
    • Don Teobaldo Dapporto, arciprete di Castel Ferrarese, Diocesi di Imola, ucciso da un comunista nel settembre 1945;
    • Don Edmondo De Amicis, cappellano pluridecorato della Prima Guerra Mondiale, venne colpito a morte dai «gappisti», a Torino, sulla soglia della sua abitazione nel tardo pomeriggio del 24 aprile 1945,e spirò dopo quarantott’ore di atroce agonia;
    • Don Aurelio Diaz, cappellano della Sezione Sanità della Divisio­ne «Ferrara», fucilato nelle carceri di Belgrado nel gennaio del 1945 da partigiani titini;
    • Don Adolfo Dolfi, canonico della Cattedrale di Volterra, sottopo­sto il 28 maggio 1945 a torture che Io portarono alla morte 1’8 ottobre successivo;
    • Don Enrico Donati, arciprete di Lorenzatico (Bologna), massacra­to il 23 maggio 1945 sulla strada di Zenerigolo;
    • Don Giuseppe Donini, parroco di Castagneto (Modena), trovato ucciso sulla soglia della sua casa la mattina del 20 aprile 1945. La col­pa dell’uccisione fu attribuita in un primo momento ai tedeschi, ma alcune circostanze, emerse in seguito, stabilirono che gli autori del sacrilego delitto furono i partigiani comunisti;
    • Don Giuseppe Dorfmann, fucilato nel bosco di Posina (Vicenza) il 27 aprile 1945;
    • Don Vincenzo D’Ovidio, parroco di Poggio Umbricchio (Teramo), ucciso nel maggio 1944 sotto accusa di filo-fascismo;
    • Don Giovanni Errani, cappellano militare della Guardia Nazio­nale Repubblichina, decorato al valor militare, condannato a morte dal Comitato di Liberazione Nazionale di Forlì, salvato dagli americani e deceduto in seguito a causa delle sofferenze subite;
    • Don Colombo Fasce, parroco di Cesino (Genova), ucciso nel mag­gio del 1945 dai partigiani comunisti;
    • Padre Giovanni Fausti s. j., superiore generale dei Gesuiti in Al­bania, fucilato il 5 marzo 1946 perché italiano. Con lui furono trucidati altri sacerdoti dei quali non si è mai potuto conoscere il nome;
    • Padre Fernando Ferrarotti o.f.m., cappellano militare reduce dalla Russia, ucciso nel giugno 1944 a Champorcher (Aosta) dai partigiani comunisti;
    • Don Gregorio Ferretti, parroco di Castelvecchio (Teramo), ucci­so dai partigiani slavi e italiani nel maggio 1944;
    • Don Giovanni Ferruzzi, arciprete di Campanile (Imola), ucciso dai partigiani comunisti il 3 aprile 1945;
    • Don Achille Filippi, parroco di Maiola (Bologna), ucciso la sera del 25 luglio 1945 porche accusato di filo-fascismo;
    • Don Sante Fontana, parroco di Comano (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 16 gennaio 1945;
    • Don Giuseppe Gabana, della Diocesi di Brescia, cappellano del­la 6a Legione della Guardia di Finanza, ucciso il 3 marzo 1944 da un partigiano comunista
    • Don Giuseppe Galassi, arciprete di San Lorenzo in Selva (Imola), ucciso il 1° maggio 1945 perché sospettato di filo-fascismo;
    • Don Tiso Galletti, parroco di Spazzate Sassatelli (Imola), ucciso il 9 maggio 1945 perché aveva criticato il comunismo;
    • Don Domenico Gianni, cappellano militare in Jugoslavia, prele­vato la sera del 21 aprile 1945 e ucciso dopo tre giorni;
    • Don Giovanni Guicciardi, parroco di Mocogno (Modena), ucci­so il 10 giugno 1945 nella sua canonica dopo sevizie atroci da chi, col pretesto della lotta di liberazione, aveva compiuto nella zona una lun­ga serie di rapine e delitti, con totale disprezzo di ogni legge umana e divina;
    • Don Virginio Icardi, parroco di Squaneto (Aqui), ucciso il 4 luglio 1944, a Preto, da partigiani comunisti;
    • Don Luigi Ilarducci, parroco dì Garfagnolo (Reggio Emilia), uc­ciso il 19 agosto 1944 da partigiani comunisti;
    • Don Giuseppe Jemmi, cappellano dì Felina (Reggio Emilia), uc­ciso il 19 aprile 1945 perché aveva deplorato gli «eccessi inumani di quanti disonoravano il movimento partigiano».
    • Don Serafino Lavezzari, seminarista di Rebbio (Piacenza), ucci­so il 25 febbraio 1945 dai partigiani, insieme alla mamma e a due fratelli;
    • Don Luigi Lenzini, parroco di Crocette di Pavullo (Modena), tru­cidato il 20 luglio 1945. Nobile, autentica figura di martire della fede. Prelevato nottetempo da un’orda di criminali, strappato dalla sua chie­sa, torturato, seviziato, fu ucciso dopo lunghissime ore di indescrivibile agonia, quale raramente si trova nella storia di tutte le persecuzioni. Si cercò dì soffocare con lui, dopo che le minacce erano risultate vane, la voce più chiara, più forte e coraggiosa che, in un’ora di generale sbandamento morale, metteva in guardia contro i nemici della fede e della patria. Il processo, celebrato in una atmosfera di terrore e di omertà, non seppe assicurare alla giustizia umana i colpevoli, man­danti ed esecutori, i quali, con tale orribile delitto, non unico, purtrop­po, hanno gettato fango, umiliazione e discredito sul nome della Resi­stenza italiana. Ma dalla gloria all’Eternità, come nella fosca notte del martirio, don Luigi Lenzini fa riudire le ultime parole della sua vita, monito severo e solenne, che invitano a temere e a stimare soltanto il giusto Giudizio di Dio;
    • Don Giuseppe Lorenzelli, Priore di Corvarola di Bagnone (Pontreraoli), ucciso dai partigiani il 27 febbraio 1945, dopo essere stato obbligato a scavarsi la fossa;
    • Don Luigi Manfredi, parroco di Budrio (Reggio Emilia), ucciso il 14 dicembre 1944 perché aveva deplorato gli «eccessi partigiani».
    • Don Dante Mattioli, parroco di Corazzo (Reggio Emilia), preleva­to dai partigiani rossi la notte dell’I 1 aprile 1945;
    • Don Fernando Merli, mensionario della Cattedrale di Foligno, Perugia, ucciso il 21 febbraio 1944, presso Assisi, da iugoslavi istigati dai comunisti italiani;
    • Don Angelo Merlini, parroco di Fiamenga (Foligno), ucciso il me­desimo giorno dagli stessi, presso Foligno;
    • Don Armando Messuri, cappellano delle Suore della Sacra Famiglia in Marino, ferito a morte dai partigiani comunisti e deceduto il 18 giugno 1944;
    • Don Giacomo Moro, cappellano militare in lugoslavia, fucilato dai comunisti titini a Micca di Montenegro;
    • Don Adolfo Nannini, parroco di Cercina (Firenze), ucciso il 30 maggio 1944 da partigiani comunisti;
    • Padre Simone Nardin o.s.b., dei benedettini olivetani, Tenente cappellano dell’ospedale militare «Belvedere» in Abbazia di Fiume, prelevato dai partigiani iugoslavi nell’aprile 1945 e fatto morire tra sevizie orrende
    • Don Luigi Obid, economo di Podsabotino e San Mauro (Gorizia), prelevato da partigiani e ucciso a San Mauro il 15 gennaio 1945;
    • Don Antonio Padoan, parroco di Castel Vittorio (Imperia), ucciso da partigiani l’8 maggio 1944 con un colpo di pistola in bocca e uno al cuore
    • Don Attilio Pavese, parroco di Alpe Correlo (Tortona), ucciso il 6 di­cembre 1944 da partigiani dei quali era cappellano, perché confortò alcu­ni prigionieri tedeschi condannati a morte
    • Don Francesco Pellizzari, parro­co di Taglialo (Aqui), chiamato nella notte del 10 maggio 1945 e fatto spa­rire per sempre;
    • Don Pombeo Perai, parroco dei SS. Pietro e Paolo di città della Pieve, ucciso per rappresaglia partigiana il 16 giugno 1944;
    • Don Enrico Percivalle, parroco di Varriana (Tortona), prelevato da partigiani e ucciso a colpi di pu­gnale il 14 febbraio 1944;
    • Don Vittorio Perkan, parroco di Elsane (Fiume), ucciso il 9 mag­gio 1945 da partigiani mentre celebrava un funerale;
    • Don Aladino Petri, parroco di Pievano dì Caprona (Pisa), ucciso il 2 giugno 1944 perché ritenuto filo-fascista;
    • Don Nazzareno Pettinelli, parroco di Santa Lucia di Ostra di Senigallia, fucilato per rappresaglia partigiana il 1° luglio 1944;
    • Don Umberto Pessina, parroco di San Martino di Correggio, uc­ciso il 18 giugno 1946 da partigiani comunisti;
    • Seminarista Giuseppe Pierami, studente di Teologia della Diocesi di Apuania, ucciso il 2 novembre 1944, sulla Linea Gotica, da parti­giani comunisti
    • Don Ladisalo Pisacane, vicario di Circhina (Gorizia), ucciso da partigiani slavi il 5 febbraio 1945 con altre dodici persone;
    • Don Antonio Pisk, curato di Canale d’isonzo (Gorizìa), prelevato da partigiani slavi il 28 ottobre 1944 e fatto sparire per sempre;
    • Don Nicola Polidori, della Diocesi di Mocera e Gualdo, fucilato il 9 giugno 1944 a Sefro da partigiani comunisti;
    • Don Giuseppe Preci, parroco di Montalto (Modena). Chiamato di notte col solito tranello, fu ucciso sul sagrato della chiesa il 24 maggio 1945;
    • Don Giuseppe Rasori, parroco di San Martino in Casola (Bolo­gna), ucciso la notte del 2 luglio 1945 nella sua canonica, con l’accusa di filo-fascismo;
    • Don Alfonso Reggiani, parroco di Amola di Piano (Bologna), uc­ciso da marxisti la sera del 5 dicembre 1945;
    • Seminarista Rolando Rivi, di Piane di Monchio (Reggio Emilia), di 14 anni, ucciso il 10 aprile 1945 da partigiani comunisti solo perché indossava la veste talare;
    • Don Giuseppe Rocco, parroco di Santa Maria, Diocesi di San Se­polcro, ucciso da slavi il 4 maggio 1945;
    • Padre Angelico Romiti o.f.m., cappellano degli allievi ufficiali della Scuola di Fontanellato, decorato al valor militare, ucciso la sera del 7 maggio 1945 da partigiani comunisti;
    • Don Leandro Sangiorgi, salesiano, cappellano militare decorato al valor militare, fucilato a Sordevolo Biellese il 30 aprile 1945;
    • Don Alessandro Sanguanini, della Congregazione della Missio­ne, fucilato a Ranziano (Gorizia) il 12 ottobre 1944 da partigiani slavi per i suoi sentimenti di italianità;
    • Don Lodovico Sluga, vicario di Circhina (Gorizia), ucciso insieme al confratello;
    • Don Luigi Solaro, di Torino, ucciso il 4 aprile 1945 perché parente del federale di Torino Giuseppe Solaro, anch’egli trucidato;
    • Don Ernilio Spinelli, parroco di Campogialli (Arezzo), fucilato il 6 maggio 1944 dai partigiani sotto accusa di filo-fascismo;
    • Padre Eugenio Squizzato o.f.m., cappellano partigiano ucciso dai suoi 16 aprile 1944 fra Corio e Lanzo Torinese perché impressionato dalle crudeltà che essi commettevano, voleva abbandonare la formazione
    • Don Ernesto Tale, parroco di Castelluccio Formiche (Modena), ucciso insieme alla sorella 1’11 dicembre 1944;
    • Don Giuseppe Tarozzi, parroco di Riolo (Bologna), prelevato la notte sul 26 maggio 1945 e fatto sparire. Il suo corpo fu bruciato in un forno da pane, in una casa colonica;
    • Don Angelo Taticchi, parroco di Villa di Rovigno (Pola), ucciso dai partigiani iugoslavi nell’ottobre 1943 perché aiutava gli italiani;
    • Don Carlo Terenziani, prevosto di Ventoso (Reggio Emilia), fuci­lato la sera del 29 aprile 1945 perché ex cappellano della milizia;
    • Don Alberto Terilli, arciprete di Esperia (Frosinone) morto in seguito a sevizie inflittegli dai marocchini, eccitati da partigiani, nel maggio 1944;
    • Don Andrea Testa, parroco di Diano Borrello (Savona), ucciso il 16 luglio 1944 da una banda partigiana perché osteggiava il comunismo
    • Mons. Eugenio Corradino Torricella, della diocesi di Bergamo, ucciso il 7 gen­naio 1944 ad Agen (Francia) da partigiani comunisti per i suoi sentimenti d’italianità;
    • Don Redolfo Trcek, diacono della Diocesi di Gorizia,ucciso il 1° settembre 1944 a Montenero d’Idria da partigiani comunisti
    • Don Francesco Venturelli, parroco di Fossoli (Modena), ucciso il 15 gennaio 1946 perché inviso ai partigiani
    • Don Gildo Vian, parroco di Bastia (Perugia), ucciso dai partigiani comunisti il 14 luglio 1944;
    • Don Giuseppe Violi, parroco di Santa Lucia di Madesano (Parma), uccìso il 31 novembre 1945 da partigiani comunisti;
    • Don Antonio Zoli, parroco di Morra del Villar (Cuneo), ucciso dai partigiani comunisti perché, durante la predica del Corpus Domini del 1944, aveva deplorato l’odio tra fratelli come una maledizione di Dio.

    (Da “le atrocità partigiane in italia”, A. Fornaciari)

    E ADESSO MARINA E SAVIGNI METTETEVI IN GINOCCHIO, IN GINOCCHIO E VERGOGNATEVI.

  103. Carlo scrive:

    Messaggio del 25 aprile 2008

    “Cari figli, anche oggi vi invito tutti a crescere nell’amore di Dio come un fiore che sente i raggi caldi della primavera. Così anche voi, figlioli, crescete nell’amore di Dio e portatelo a tutti coloro che sono lontani da Dio. Cercate la volontà di Dio e fate del bene a coloro che Dio ha messo sul vostro cammino e siate luce e gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

    Questa mi sembra una specie di ‘cazziata’ per voi credenti. Infatti dice chiaramente: “…crescete nell’amore di Dio e portatelo a tutti coloro che SONO LONTANI DA DIO (Cioè noi atei).
    Ciò che non mi è chiaro è come potete voi portare l’amore di Dio a noi miscredenti. Mica è una cosa materiale che la puoi portare!!

    Poi volevo sapere se la Madonna quando comunica il messaggio lo fa in Italiano.

    Dulcis in fundo, cosa significa cercate la volontà di Dio? In cosa consiste questa volontà di Dio di cui si parla nel messaggio?

    Merci

  104. Klaus scrive:

    @ COSIMO E ALTRI

    io non so chi sia la signora/ina SARACENO e se questo nick corrisponda a una persona semplice e poco acculturata,come vorrebbe sembrare( e che ,pur digiuna di alfabeti informatici,potrebbe benissimo essersi fatta introdurre da qualcuno ai “misteri” borghesi dei blog).

    Resto tuttavia perplesso,intontito,sgomento dell’altezzosità con cui gli interventi sgrammaticati e semplici di questa persona sono stati accolti(in fondo ha invitato a non dire male di Padre Pio ed ha invitato a pregare, ma soprattutto ha messo in luce una concreta adesione a Padre Pio e null’altro di male).

    Un atteggiamento arrogante e sprezzante dei parecchi blogger che rivela che anche qui c’è una casta di persone che nella virtualità delle loro esternazioni hanno modo di esercitare le loro masturbazioni verbali in una dimensione di assoluta lontananza dalla realtà.

    Men che meno dalla realtà di fede,che è e deve restare dimensione di semplicità.

    Sono disgustato.

  105. peccatore scrive:

    Caro Carlo, io sono lontano dal fare integralmente la VOLONTA’ DI DIO. Ma credo, dal Vangelo, di aver poter provare a scriverti, balbettando, in che cosa consiste.

    Dio è amore. Ci ama e vuole che la nostra gioia sia piena. Vede che siamo oppressi dal male, vuole salvarci, SE noi lo vogliamo, mai contro la nostra volontà.

    Fare la volontà di Dio è arrenderci volontariamente, liberamente e gratuitamente, per amore, al Suo amore.
    Come in cielo, così in terra. In “cielo” è certa la coerenza con questa volontà buona. Qui dipende se lo vogliamo. Se ci apriamo. Se ci fidiamo. Se lo chiediamo. Se obbediamo. Gesù, Figlio di Dio e Dio incarnato, ha sperimentato la tentazione, l’angoscia, la possibilità di trovare altre strade, differenti dalla croce, dal morire a se stessi per salvarsi. Nel Getsemani ha obbedito.

    La volontà di Dio è iscritta nella nostra coscienza. E’ nel nostro cuore (in senso bibklico, la sede della volontà e dell’intelligenza oltre che dei sentimenti). Se è il cuore è “puro” (trasparente), beati noi, si illumina la nostra vita. Ma se il cuore è indurito, schermato, chiuso, non esce nulla di tutto questo. Ci perderemo dietro la Legge, necessaria ai cuori duri, per i nostri pregiudizi.

    In sintesi fare la volontà di Dio è essere in sintonia con Lui. E solo chi conosce il Figlio conosce il Padre. La via, la verità e la vita, il Figlio dell’uomo, ci libera dall’inganno e dalla menzogna che ci possono distruggere, qui e oltre questo presente.

    E’ bello sapere che malgrado la mia schifezza, Dio è fedele alla sua promessa. Mi aspetta. Se torno. Perchè non è automatico tornare. Ne’ vengo obbligato a farlo.

  106. marina scrive:

    Grazie Patrizia

    buona giornata

  107. marina scrive:

    La chiesa cattolica ,è intervenuta per dare un pò di benessere a questa signora??

    O i soldi sono serviti per comprare calici e crocifissi d’oro e anelli anche fin troppo vistosi,messi al dito di persone appartenenti alla chiesa che ama i poveri??
    Quanti bambini muoino di fame,quante bocche si potrebbero sfamare ,se la chiesa pagasse l’ici sulle migliaia di immobili che ha,(per non parlare di banche e di industrie, appartenenti alla chiesa, e che non pagano tasse)e alberghi, che non pagano tasse solo perchè al loro interno c’è una cappella votiva.

    Ma soldi ne entrano parecchi,non mi sembra una scusa valida questa per non pagare tasse.

  108. marina scrive:

    per silvano
    ci sono anche molti sacerdoti uccisi dai fascisti, perchè contrari alla dittatura appoggiata dalla chiesa, anche di questi la chiesa si è dimenticata!

    quindi si vergogni anche lei.

  109. marina scrive:

    Adesso ho capito la politica di Tornielli,
    i miei post vengono messi nel riquadro delle ultime discussioni, solo se non parlo di chiesa e santi e pedofilia.

    Lo spirito santo oggi mi ha illuminato!

  110. marina scrive:

    Roberto Beretta introduce il suo nuovo saggio citando Guareschi; nella realtà – scrive – don Camillo è morto, assassinato da Peppone. Un libro scomodo, risultato di una ricerca difficile da svolgere e da presentare in maniera organica, che integra la vasta memorialistica sui sacerdoti vittime dei nazifascisti senza cadere nella retorica della conta dei morti attribuiti all’una o all’altra fazione.

    Consultando archivi, parroci, studiosi e testimoni di tutta Italia l’autore ha ricostruito il tragico sacrificio di circa 130 sacerdoti uccisi dai partigiani in un arco di tempo che va dal 1942 al 1951; un po’ meno della metà dei 279 religiosi uccisi complessivamente nel conflitto per rappresaglia. Le cifre in sé non stupiscono, se confrontate con le dimensioni della guerra; bisogna però considerare che fra i cappellani militari, presenti su tutti i teatri bellici, vi furono solo 148 morti e che gli stessi bombardamenti aerei uccisero 256 religiosi in tutta Italia. Insomma, per tutta la durata del conflitto i sacerdoti furono bersagli esemplari, vittime predestinate dei facinorosi dell’una e dell’altra parte.

    I partigiani uccisero sacerdoti fascisti o filofascisti, anticomunisti, apolitici o addirittura filopartigiani e partigiani «bianchi». Pochissimi agirono realmente contro le forze della Resistenza, limitandosi nella maggior parte dei casi ad esprimere pubblicamente la loro disapprovazione per quanti avevano scelto la via della montagna. Tutti pagarono con la vita, trucidati barbaramente senza processo anche dopo la fine della guerra, a volte torturati e vilipesi. Fra i caduti, Beretta include un seminarista di quattordici anni, Rolando Riva, giustiziato con due colpi alla testa nell’aprile del 1945 dopo essere stato costretto a scavarsi la fossa, ed un sacerdote di ottantacinque anni – don Carlo Beghè – morto di paura dopo essere stato sottoposto a maltrattamenti e ad una finta fucilazione.

    Dopo l’uccisione, i sacerdoti vittime dei partigiani subirono una «damnatio memoriae»; anche i più insospettabili furono accusati di essere collusi con i fascisti, di avere avuto relazioni sentimentali che gli avrebbero resi odiosi a mariti gelosi, di avere agito come delatori. In nome della conciliazione degli animi si preferì dimenticare e rinunciare a perseguire i colpevoli. La maggior parte degli omicidi furono concentrati in Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia, in parte della Toscana e nelle regioni di confine con la Jugoslavia. Beretta parla di un «quadrilatero dell’orrore» compreso fra le città di Massa, Bologna, Piacenza ed Alessandria.

    Tra l’altro c’è da ricordare che i sacerdoti erano visti male perchè appartenenti alla chiesa cattolica ,che aveva fortementa appoggiato il fascismo.

  111. caro klaus, ti metti pure tu? e dai! Quale altezzosità? semplici considerazioni logiche e/o di buon senso.

    “borghesi” hai detto?
    io sono l’ultimo di sei figlio di un bidello in pensione.
    piu proletario di me……..

    insomma, rettifica il tiro.un saluto.cosimino

  112. Carlo scrive:

    Grazie peccatore. Tuttavia ti chiedo di essere più ‘chiaro’ nelle tue espressioni, perchè parli con uno che di religione ne sa poco quanto niente.

    Ad esempio ancora capisco cosa significhi fare la volontà di Dio. Poi dici: “Dio è amore. Ci ama e vuole che la nostra gioia sia piena. Vede che siamo oppressi dal male, vuole salvarci, SE noi lo vogliamo, mai contro la nostra volontà.”

    Chi non vorrebbe essere salvato? Siamo oppressi dalla malattia, fatica, morte, vecchiaia ecc. vorremmo essere salvati, ma Dio non ci salva.

    Poi dici: “E’ bello sapere che malgrado la mia schifezza, Dio è fedele alla sua promessa. Mi aspetta. Se torno. Perchè non è automatico tornare. Ne’ vengo obbligato a farlo.”

    Questo vale per voi credenti che bene o male credete. Ma per noi che siamo atei questo ragionamento non vale. Se qualcuno ti critica e osteggia, ti fa del male e poi volesse far ‘pace’ non lo prenderesti a calci nel cu..?

    Perchè ‘irritare’ Dio? Potrebbe prenderla come una presa per i fondelli, e per tutta risposta mandarti qualche malattia o robe simili.
    Meglio non rischiare. A me, Dio (se esiste) in un certo senso fa paura. Dio (se esiste) è il più ‘forte di tutti’. Può fare quello che gli pare e piace, e schiacciarci come moscerini.

  113. marina scrive:

    per silvano

    La guerra di liberazione e la sconfitta
    del fascismo (1943-1947)
    edito da Sapere 2000

    Presiede WERTHER ROMANI (Presidente ISREBO)
    Introduce GIORGIO TONELLI (Giornalista RAI)
    Interventi di:
    LIBERO MANCUSO (Assessore Comune di Bologna)
    MIRCO DONDI (Professore Università di Bologna)
    Sarà presente l’autore

    Nei venti anni della dittatura fascista la regine Emilia-Romagna ha pagato
    un alto prezzo politico. Il 15 per cento degli antifascisti processati dal
    Tribunale speciale erano residenti nella regione e 967 sono stati
    condannati. Dei 12.910 antifascisti inviati al confino di polizia 1.694
    erano emiliani e romagnoli. Gli antifascisti morti durante il ventennio sono
    stati almeno 345. Nonostante il prezzo politico pagato, dopo la fine del
    regime nel 1943, non un fascista è stato punito nella regione. All’indomani
    dell’invasione tedesca e della nascita della RSI, gli emiliani e i romagnoli
    hanno aderito massicciamente alla lotta di liberazione. 59.634 sono stati i
    partigiani di tutti i partiti riconosciuti, 6.441 dei quali morti. A questi
    vanno aggiunti le migliaia di cittadini uccisi per rappresaglia. Queste
    cifre spiegano, se non giustificano, l’esplosione di violenza verificatasi
    nei giorni della liberazione, nell’aprile 1945. Nella regione
    Emilia-Romagna, secondo un’inchiesta del novembre 1946 – promossa dal Primo
    ministro De Gasperi, ma mai resa nota – furono giustiziati 1.535 fascisti.
    In tutto il paese furono 8.197 e non 300 mila come sostenne la pubblicistica
    neo-fascista, anche se poi fu Guglielmo Giannini ad attribuirsi il merito di
    avere inventato questa cifra. In Italia avvenne quanto, negli stessi giorni,
    accadeva nelle nazioni già occupate dai tedeschi, dove migliaia di
    collaborazionisti furono giustiziati senza processo. In Francia sono stati
    tra i 100 e i 200 mila. Analogamente a quanto avvenne nelle altre regioni
    italiane, anche l’Emilia-Romagna conobbe un periodo molto turbolento che va
    dall’aprile 1945 alla fine del 1946. Nel 1947 – con 63 delitti, passionali e
    infanticidi compresi – la regione risultò completamente normalizzata. I
    delitti compiuti tra la seconda metà del 1945 e il 1946 furono di tre tipi:
    1) contro esponenti politici; 2) contro possidenti agricoli; 3) contro
    sacerdoti. Nella regione i sacerdoti uccisi furono 52, di cui 33 fucilati da
    tedeschi e fascisti e 19 morti nel dopoguerra in varie circostanze. In pochi
    anni furono sanati i danni di guerra. Qui – dove il fronte aveva sostato
    dall’ottobre 1944 all’aprile 1945 – erano stati più gravi che altrove.
    Nonostante il ristabilimento dell’ordine pubblico – dal 1947 in poi il
    numero dei delitti è sempre stato inferiore a quello del periodo
    prebellico – non mutò il giudizio politico che la classe dirigente nazionale
    aveva sempre espresso sulla regione. Anzi, era peggiorato perché – a partire
    dalle elezioni amministrative del marzo 1946 – era passata da una
    maggioranza socialista ad una comunista. Fu una sorpresa per tutti perchè il
    PCI nelle ultime elezioni politiche prefasciste era risultato il più piccolo
    partito della sinistra. Per anni – in particolare dal 1948 in poi – i
    governi a guida DC tennero in Emilia-Romagna forze armate speciali per
    prevenire e reprimere eventuali moti insurrezionali. Per questo motivo
    furono valorizzati gruppi politici dell’estrema destra ai quali – nonostante
    l’opposizione del questore di Bologna – i servizi segreti fornirono armi.
    Grave è stato il danno subito dalla regione per questo pregiudizio politico.

    Nazario Sauro Onofri, Il triangolo rosso. La guerra di liberazione e la
    sconfitta del fascismo (1943-1947), Roma, Sapere 2000, 2007, pp. 242.

  114. a silvano: GRAZIE GRAZIE GRAZIE!

    gia conoscevo(purtroppo) quanto hai riportato,
    che dovrebbe far quantomeno riflettere
    gli “amici” partigiani.

    Uno che ha riflettuto
    ed è stato subito bollato come traditore
    è stato giampaolo pansa.

    (ma è inutile, purtroppo, provare a far RAGIONARE: non ce la fanno. E oltre tutto questo è il tread di San Pio, e non è corretto andare off topic)

  115. vedi? manco a farlo apposta….

    guardate il commento sotto:
    totale incapacità di ragionare oltre i piccoli parametri del loro cervello: Dio è forte, distrugge, castiga…..

    (ma che catechisti avete avuto????)

  116. bo,mario scrive:

    A Marina un augurio di buona giornata. Avvisami quando è cambiata la situazione. Un saluto.

  117. Raffaele Savigni scrive:

    Ad Alberindo Grimani: mi sembrano fandonie, o chiacchiericcio senza costrutto. Il card. Bacci era un noto tradizionalista, che aveva tutto l’interesse ad “usare” padre Pio contro il papa ed il Concilio, per cui credo che questo fantomatico episodio sia un’invenzione malevola, opera di ambienti anticonciliari. In ogni caso bisogna saper distinguere le eventuali reazioni epidermiche ed “umorali” di un santo (anche san Girolamo aveva i suoi difetti, non gli stava simpatico sant’Agostino!) dal nucleo essenziale della sua santitàm, che consiste in tutt’altro: il suo rapporto col Signore. Tentare di usare un santo contro i,l concilio è semplicemente ignobile.

  118. Pasqualina Saraceno scrive:

    Caro Coscimo io sono una persona vera emi anno detto che qui si dicono cose brutte per la religione e qui mi fa trasire mio nipote che e sacerdote va bene?Io o la terza lementare e basta ma amo Gesù e Padre Pio e anoi non ci nteressano tanti discorzi basta amare va bene?

  119. Raffaele Savigni scrive:

    Si vergogni piuttosto Silvano e chi lo appoggia.Condanno anch’io le violenze di alcuni partigiani “rossi” (non di tutti, né della magfgioranza: è bene ribadirlo, in tutti gli ambienti accanto al grano cresce la zizzania) contro sacerdoti e laici. Ma vorrei che Silvano condannasse con altrettanto vigore i fascisti ed i nazisti che hanno assassinato tanti preti: a Roma don Pappagallo e don Morosini, a Lucca don Aldo Mei e una decina di monaci certosini, tanto per fare qualche nome. E comunque le violenze sistematicamente commesse dai fascisti sono più numerose e più gravi di quelle commesse da alcuni partigiani: non si può mettere sullo stesso piano chi ha conmbattuto per la libertà (anche se in quel movimento c’era chi sognava un’altra dittatura) e chi ha combattuto per difendere un regime totalitario ed oppressivo.
    W LA RESISTENZA.

  120. Klaus scrive:

    Si, si,si…
    si vergogni piuttosto Silvano e chi lo appoggia. Ha ragione Savigni,condanno anch’io le violenze di alcuni partigiani “rossi” (non di tutti, né della magfgioranza: è bene ribadirlo, in tutti gli ambienti accanto al grano cresce la zizzania) contro sacerdoti e laici. Ma vorrei che Silvano condannasse con altrettanto vigore i fascisti ed i nazisti che hanno assassinato tanti preti: a Roma don Pappagallo e don Morosini, a Lucca don Aldo Mei e una decina di monaci certosini, tanto per fare qualche nome. E comunque le violenze sistematicamente commesse dai fascisti sono più numerose e più gravi di quelle commesse da alcuni partigiani: non si può mettere sullo stesso piano chi ha conmbattuto per la libertà (anche se in quel movimento c’era chi sognava un’altra dittatura) e chi ha combattuto per difendere un regime totalitario ed oppressivo.

    Ha ragione Savigni:
    W LA RESISTENZA.

    LA RESISTENZA MI PIACE PIU DEL FASCISMO
    MEGLIO LA RESISTENZA CHE UNA PATATA CALDA IN MANO
    MEGLIO IL VECCHIO PARTITO SOCIALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
    MEGLIO LE PAPPARDELLE ALLA LEPRE CHE LE TAGLIATELLE AL RAGU
    MEGLIO IL MEGLIO CHE IL PEGGIO
    MEGLIO TOGLIATTI CHE STALIN
    MEGLIO DE GASPERI CHE TOGLIATTI
    MEGLIO IL MINESTRONE CHE LA RIBOLLITA

  121. Raffaele Savigni scrive:

    Sull’”Osservatore Romano” di oggi compare un’intervista a mons. Marini, il quale afferma: “il motu proprio non intende introdurre modifiche nel Messale Romano attuale né esprimere un giudizio negativo sulla riforma liturgica voluta dal Concilio: il Messale Romano promulgato da Paolo VI è l’espressione ordinaria della “legge della preghiera”; il Messale promulgato da san Pio V deve essere considerato come espressione straordinaria della stessa “legge di preghiera”. Con questa nuova disposizione Benedetto XVI non vuole che “venga intaccata l’autorità del Concilio” o che “venga messa in dubbio la riforma liturgica”. Anzi la decisione del Papa non ha comportato finora alcun cambiamento nella prassi celebrativa delle nostre comunità ecclesiali. Il suo è stato solo un gesto a servizio dell’unità. Guardiamo dunque avanti e continuiamo con entusiasmo il cammino intrapreso dal Concilio”.
    Condivido pienamente queste affermazioni autorevoli.

  122. Klaus scrive:

    Se non erro, Savigni, lei qualche mese fa, quando Mons. Marini contestava apertamente il motu proprio in giro per i salotti d’Eurpo,condivideva anche allora le sue espressioni.

    Un ritorno all’ovile con seguito di intellettuali?

  123. quel “viva la resistenza”
    del sedicente cattolico
    che scrive qui
    (perchè non ha nassun altro che ascolta le sue parole)
    è l’indice di certo “cattolicesimo” alla dossetti.

    Gli è sfuggito, forse si è già pentito(ma ora,scommettiamo?, dirà: “non sono pentito, lo ripeto ancora: resistere, resistere, resistere, e si mettera a cantare bandiera rossa).

    A proposito di canti comunisti
    si narra che quel pagliaccio
    di franceschini
    ad un congresso di rifondazione
    non esito un secondo
    ad alzare il pugno chiuso
    alle prime note dell”internazionale”.

    Questo pupazzo
    (per la cronaca)
    ha deciso lui
    quasi metà dell’attuale parlamento,
    avendo compilato lui le liste del pd
    (con l’unica persona che poteva interferire che era d’alema l’ateo comunista).

    (le insistenze della saraceno-triste cognome che ricorda la pagliaccia “filosofa” comunista e femnminista che, oramai, pure avvenire fa scrivere sul giornale-
    confermano che trattasi -appunto- di pagliacciata stile zelig: non fanno ridere quelli e non fa ridere neppure questa. Prego Andrea di sconfessare codesta pagliacciata)

  124. giancarlo scrive:

    Caro Carlo, provo io a darti una risposta. Fare la volontà di Dio significa ubbidirgli ciecamente e dato che la sua parola arriva a noi tramite i suoi emissari,significa ubbidire (sempre ciecamente) agli uomini di chiesa.
    Se non lo facciamo o lo facciamo male ci castiga procurandoci sofferenze e dolori sia in questa che nella prossima vita. Se crediamo in un’altra religione o non siamo credenti ci castiga lo stesso. E poi ci castiga in ogni caso perchè dobbiamo inevitabilmente pagare anche per delle colpe dei nostri padri.
    Insomma, non si scappa. Però… è anche Misericordioso e forse potremmo salvarci. Ma questo lo sapremo solo quando moriremo, intanto in questa vita dobbiamo soffrire vivendo nel dubbio di sapere se ci punirà oppure no.
    Riassumendo: Dio ci ha creato (non ci è dato sapere Lui da dove venga, se ha famiglia oppure no..) affinchè lo adorassimo, lo temessimo e gli rendessimo tributo, vogliamo o no. Come vedi non si scappa, gli apparteniamo e il contratto (firmato da un solo contraente) non si può cambiare.

  125. “Dio ci ha creato (non ci è dato sapere Lui da dove venga, se ha famiglia oppure no..) affinchè lo adorassimo, lo temessimo e gli rendessimo tributo”

    PERFETTO!

    Del resto il Catechismo di san pio decimo iniziava con:

    PER QUAL FINE SIAMO STATI CREATI?
    Siamo stati creati per conoscere Dio, amarLo, servirLo e poi goderLo in Paradiso.

    QUESTA E’ LA NOSTRA FEDE!

  126. Ginevra scrive:

    Pontificare a senso unico, senza contraddittorio sembra essere uno sport molto diffuso in molti campi.

    Avendo un po’ di tempo a disposizione ho potuto leggere qualche articolo con relativi commenti.

    Tralasciando le disquisizioni sulle identità, vere o millantate che siano, noto che ci si accanisce sempre sulle forme verbali piu’ che sui contenuti.
    Questo vale sia per la “fazione” cattolica che per l’altra.

    “Portare Dio nel cuore di chi non crede” è ovviamente un figurato…non essendo il pensiero “trasferibile” con alcunchè di materiale, così come le “min******” della (signora?) Saracino rimangono tali nella sua considerazione anche se nominate come scempiaggini .

    Contenuti….non vuoti contenitori.

    Un saluto caro ad amici, nemici e semplici conoscenti.

  127. giancarlo scrive:

    Caro Cosimo, capisco che con il tempo si siano date delle ‘limature’ per addolcire le tante rudezze delle Sacre Scritture, ma il significato generale non cambia.

  128. come nelle commedie dei teatranti di paese
    quando scompare un personaggio
    ne ricompare un altro….

    il carrozzone però è composto solo da quei quattro “artisti”, spesso disperati e viziosi,
    e lo “spettacolo” è sempre quello

    quanto a giancarlo, non ha capito niente. o meglio capisce solo quelle cose a cui lui crede CIECAMENTE. Al solito i veri dogmatici sono i non credenti e quel detto “gli atei sono così noiosi…parlano sempre di Dio” è terribilmente vero.

    e il carrozzone va avanti da se.

    viva sturzo, gloria dell’isola

  129. Raffaele Savigni scrive:

    Non sono mai stato comunista, ma sono antifascista e difendo la Resistenza. Cosimo De Matteis (che ha una nozione un po’ strana di “cattolico”, come se fosse sinonimo di “reazionario”) non riesce a capire che c’è stata anche una Resistenza cattolica, non solo armata, e niente affatto subalterna al PCI: da Teresio Olivelli a Gonella, Scalfaro, Dossertti, Zaccagnini eccetera.

  130. caro professore(ma di chè?dove insegni?)

    sturzo diceva(inascoltato)
    “attenzione alli “mali passi”.

    Orbene,i malipassi erano quelli.

    Quando de gasperi se ne usci con quell’infelice frase
    (“la dc è un partito di centro che guarda a sinistra”)
    -che forse ha fatto più danni di tutto il bene che il trentino pure fece-
    don sturzo gli tirò le orecchie.
    ma il trentino capatosta
    non la ritrattò nè negò di averla pronunciata(salvo dire, quasi sul letto di morte, che era stato frainteso….).

    Guai a creare monumenti
    a chi non li merita COMPLETAMENTE.

    E’ giunta l’ora di smitizzare non solo aldo moro
    ma anche gli uomini del dopoguerra.

    Ho fatto l’esempio estremo di de gasperi
    (forse fra i migliori politici cattolici che abbiam avuto)
    per dire che la democrazia cristiana
    non fu “perfetta”, anzi.

    E, a differenza del vino,
    più passavano i decenni e più si adulterava.

  131. nè solo questo.

    La figlia del trentino
    (oltre a scrivere su avvenire-e qui ricordo la “campagna per MARINA CORRADI DIRETTORE”)
    se ne va in giro per l’italia
    non sol e non tanto
    per ricordare il padre,
    bensì per partecipare a barbosi convegni e/o incontri che margheritini, cattocomunisti,prodian-dossettiani di ogni risma ,
    puntualmente organizzano.

    E la solita occasione per patetiche commerazioni
    e poi non manca il dileggio a berlusconi.
    Visto (e sentito) coi miei occhi
    (e le mie orecchie).

    Ora basta, però, perchè il tread va rispettato.

    (certo, se si insiste con le calunnie su San Pio allora è meglio parlare d’altro)

    Regina della Pace, prega per noi.

  132. ancora non si vuole capire che
    -LO HA DETTO LA VERGINE SANTA-
    “la russia spargerà i suoi errori in tutto il mondo”?

    E’ stata la rovina
    per occidente
    e oriente
    (guardate le atrocità della cina. Quanta ipocrisia nelle manifestazioni pro-tibet!!!!).

    Quello, e non altro, ha rovinato
    il nostro Paese,
    con il suo perfido e viscido
    infilarsi
    nel piano culturale
    e sociale
    (e quindi politico).

    E per restare al tread:
    quando a san Pio
    dissero dell’invenzione
    di quello squallido e mortifero farmaco
    che le donne prendono per non CONCEPIRE figli
    il Santo Cappuccino rispose
    (con un amaro gioco di parole)
    “questa pillola è stata CONCEPITA all’inferno”.

    (la legge sull’aborto l’ha firmata un uomo della diccì, ricordiamocelo sempre, chè il diretto interessato primo di morire dovrà pur pentirsi: lo dico per la sua anima, non per altro)

  133. peccatore scrive:

    Caro Carlo, grazie che mi scrivi che di “religione ne sa poco o niente”. Infatti il cristianesimo in senso stretto NON è una religione. E’ infatti il rapporto quotidiano e reale con una persona viva, che però E’ DIO!

    Tu dici di essere A-TEO. Perciò non capisci. Logico.
    E io, che di “religione” non so -come dici tu- nulla, so che nell’amore non valgono rapporti tipo “do ut des”, o primogeniture, o calcoli (tipo fratello maggiore della parabola) o cose che “fanno i conti in tasca a Dio”.

    I genitori, il coniuge, i figli e tanto più Dio, si amano e basta, non “a patto che”. Si amano anche quando li detesti. Perchè è l’amore e non il contratto a legarti a loro.

    Chiedi: chi non vorrebbe essere salvato (e aggiungo: da Dio)? Ti rispondo: tantissimi! Tutti quelli che pretendono di salvarsi da soli o che confidano nell’uomo per salvarsi. Bisogna arrendersi a Dio come salvatore; al suo AMORE FEDELE.

    Quello che ci spaventa è che noi crediamo Dio come siamo noi. E’ il Dio delle religioni. Noi non siamo come Dio, tranne rari momenti. L’ombra di Dio è una protezione o una riserva sul suo conto. Oscilliamo tra le due opzioni.

    Dio è fedele alla sua Parola. Nella sua Parola è prevista anche la punizione. Perchè Dio è anche giusto. Ma la punizione sarà (passami il termine) un autogoal. Rispetterà la nostra decisione di rifiutarlo.

    Questo vale per i credenti che bene o male (bravo! il credente non è perfetto) credono.

    Per gli atei questo ragionamento non vale. Per forza! Non vale perchè voi avete deciso così. E Dio vi rispetta.
    Ma occhio all’autogoal. La partita è in bilico e non è detto che poi si pareggi. L’arbitro è incorruttibile.

    Tuttavia è misericordioso: anche se qualcuno critica e osteggia, gli fa del male e poi volesse far ‘pace’ non lo prende a calci nel cu..! Lo accoglie a braccia aperte!

    Vedi che ragioni come il “dio delle religioni”? Che ateo sei? Saresti un principe della Legge. Quelli cari al Principe di quersto mondo. Tu dici: perchè ‘irritare’ Dio? Potrebbe prenderla come una presa per i fondelli, e per tutta risposta mandarti qualche malattia o robe simili.
    Meglio non rischiare.

    A me, Dio (se esiste) in un certo senso fa paura. Dio (se esiste) è il più ‘forte di tutti’. Può fare quello che gli pare e piace, e schiacciarci come moscerini. SE NON FOSSE AMORE. MA DIO E’ AMORE. GESU’ LO HA RIVELATO SULLA CROCE.
    E’ IL PIU’ FORTE, MA E’ UMILE. ESSERE UMILI E’ LA PORTA.

  134. peccatore scrive:

    Aggiungo, per me prima che per Carlo

    Gesù, parlando di se stesso, usa frequentemente, e più di tutte le altre, l’espressione “Figlio dell’uomo”. E’ un’espressione che nell’Antico Testamento rimanda ai profeti Daniele ed Ezechiele.

    E’ una definizione che nei vangeli compare solo sulla bocca di Gesù e, negli Atti, anche di Stefano, mentre muore e “vede”.
    Nell’espressione “Figlio dell’uomo” Gesù nasconde e svela il suo mistero. Il mistero non è senza soluzione, ma si svela a chi si inoltra ad indagarlo.

    Benedetto XVI, di cui né l’ateo né il credente dovrebbero tralasciare il magistero, ha detto a New York che la realtà di fede sono tanto magnifiche da dentro quanto brutte e insignificanti da fuori (parlava delle vetrate della cattedrale).

    Quando Gesù dice che nemmeno uno iota della legge va buttato, ma che la legge (il sabato) è per l’uomo e non viceversa, dice qualcosa che non può essere banalizzato anarchicamente, schifando la legge, o farisaicamente, anteponendola a tutto.

    Fare la volontà di Dio è amare, e l’amore chiede più di qualsiasi legge, ma nella gioia di donare se stessi.

    La libertà ha senso, come la legge, a partire da Dio. Senza di lui sia la legge che la libertà sono verità parziali, potenziali inferni, occasioni per perderci, finchè, tendendo la mano a Dio, non ci facciamo salvare da Lui.

    Ecco la purezza del cuore che ci rende beati: la nostra volontà coincide con quella di Gesù, divenendo quella di Dio. E’ una relazione vitale, viva, vivente. Non c’è uomo che non desideri la felicità, la “vita piena”, lo shalom, la “pace” in senso biblico, che non è la semplice assenza di conflitti. Aspiriamo alla gioia (Gv 16,24). Gesù ci dà la vita. Ci dà Dio. E’ Lui il dono che salva. In te confido: venga il tuo regno!

    Visto che qui si dovrebbe parlare di San Padre Pio, chiedo venia e chiedo l’intercessione del santo frate, che sfida le nostre materialistiche superstizioni tuffandoci oltre i nostri logori schemi mentali.

  135. Pasqualina Saraceno scrive:

    carisimi amici io tante cose che scrivete no le comprendo
    Coscimo tu mi pari tronato un pochettino ma poichi ve la fà fare di sgrivere tante m/////////// se poi non c’andante nemmeno nella chesa?

  136. Klaus scrive:

    Prendiamo atto che il professor Savigni ù

    non è stato:
    Non è mai stato comunista,
    non è mai stato fascista,
    non è mai stato democristiano,
    non è stato socialista,
    non è stato tradizionalista,
    non è stato cattocomunista,
    non è stato lefevbriano,
    non è stato carne,
    non è stato pesce,

    …..ma chi c… è stato?

  137. Pasqualina Saraceno scrive:

    ma perchè mi scancellate sempre??????

  138. Pasqualina Saraceno scrive:

    ma perchè mi scancellate sempre????????

  139. Pasqualina Saraceno scrive:

    Carisimo Coscimo non comprendo gueste cose che dite pecchè sono naffabeta per cio potete dire tuto guello che volete e io me ne f

  140. Gianluca Barile scrive:

    Per la prima volta, sono d’accordo con Savigni: non è mai stato niente e nessuno.
    A dimostrazione di ciò, c’è il suo ‘W LA RESISTENZA’: sbaglio o anche i partigiani hanno ucciso degli innocenti? Sbaglio o hanno assassinato anche numerosi sacerdoti cattolici molti anni dopo la fine della guerra?
    Riporto l’articolo scritto in proposito per Petrus dal vaticanista Salvatore Izzo

    Resistenza: quando Peppone uccide Don Camillo

    di Salvatore Izzo

    CITTA’ DEL VATICANO – Nel marzo del 1991, in seguito a una segnalazione anonima, è stata scoperta a Campagnola (Reggio Emilia) una delle tante fosse comuni scavate dai partigiani comunisti nell’Italia del nord alla metà degli anni Quaranta e riempite con i resti di persone assassinate prima o dopo la fine della seconda guerra mondiale. Quel ritrovamento, grazie anche al processo di revisione storica e culturale innescato dal crollo del comunismo su scala mondiale, ha riaperto in Italia la questione (mai affrontata fino in fondo perchè coperta dal mito della Resistenza) degli italiani uccisi durante e dopo la guerra civile e del rapporto tra quelle stragi e la Resistenza nel nostro Paese. Per l’Azione Cattolica, che ha pubblicato il Martirologio del Clero Italiano, furono 129 i sacerdoti massacrati tra il 1944 e il 1947 in tutta la Penisola. Solo una piccola parte di loro aveva simpatizzato per il fascismo; la giustizia sommaria dei partigiani colpì soprattutto degli innocenti. Preti che vennero eliminati per essersi opposti ai disegni politici dei comunisti o per aver criticato dal pulpito gli abusi della lotta di liberazione. E molti erano stati antifascisti impegnati o addirittura cappellani della Resistenza. La lista cronologica dei sacerdoti martiri evidenzia che le uccisioni continuarono ben oltre il 25 aprile 1945. Fino al dicembre di quell’anno la lista è ancora lunga, così come è corposo anche l’elenco del 1946. Quattro uccisioni sono registrate nel 1947. L’ultimo prete ucciso per ”motivi politici” è Don Ugo Bardotti, di pievano di Cevoli, nella Diocesi di San Miniato, in provincia di Pisa. Verso le ore 22.00 di Domenica 4 febbraio 1951 tre persone bussano alla canonica e l’anziana zia del prete, che gli fa da perpetua, apre perchè sente un cognome conosciuto in zona. Poi tre colpi di pistola: Don Bardotti cade, ultima vittima di una malattia tremenda, l’odio, senza il quale, del resto, non possono sussistere le ideologie che hanno devastato il secolo appena trascorso. Una cinquantina di sacerdoti furono uccisi nell’Istria e nel Friuli-Venezia Giulia, per lo piu’ dai partigiani di Tito, per una commistione tra ideologia comunista e nazionalismo. 80 sacerdoti furono assassinati nelle regioni del nord Italia: oltre agli uccisi nel ”Triangolo rosso” (Bologna, Reggio Emilia, Ferrara), di cui qualcosa qua e là è stato pubblicato, ve ne furono 12 in Toscana, altrettanti in Piemonte, 4 nelle Marche, tutti ”desaparecidos”. Nessuno ha piu’ parlato di questi preti. In molti casi non si è ritrovato neppure il corpo. Le loro storie sono state ricostruite dal giornalista Roberto Beretta di ‘Avvenire’, nel volume ”Storia dei preti uccisi dai partigiani”, edito da Piemme, che identifica in alcuni casi il ”movente”: 5 o 6 sacerdoti erano considerati smaccatamente fascisti (come quel Don Tullio Calcagno prima sospeso a divinis, poi addirittura scomunicato per la sua intensa attivita’ politica che pagò con la vita nel 1945); una decina di altri preti cappellani militari, giudicati ”collusi” col fascismo per la scelta di non abbandonare i soldati di Salò e portarvi assistenza spirituale. La stragrande maggioranza, comunque, non fu assassinata per i rapporti, o presunti tali, col regime. Erano sacerdoti che davano fastidio perchè chiedevano di non abbandonarsi a giustizie sommarie, o che venivano puniti perchè giudicati ‘padroni’ a causa dei possedimenti. Ci sono tante storie di sacerdoti cappellani di partigiani che furono uccisi dai partigiani di colore opposto. Questo è successo varie volte anche in Emilia quando le formazioni rosse tentarono di imporre ”il loro colore” a tutto il movimento partigiano, composto pure da liberali, azionisti, cattolici. Don Giuseppe Iemmi, di Felina (Reggio Emilia), è morto a 26 anni perchè si opponeva a questa politicizzazione. Fu addirittura lui ad andare a cercare sulla montagna i suoi assassini, che non lo avevano trovato in canonica. Pensava che avessero bisogno di lui. In alcuni casi, rari, i killer sono stati perseguiti, ma spesso all’omicidio si è aggiunto un ulteriore oltraggio, impedendo addirittura che si tenessero pubbliche esequie per le vittime, o anche propalando su di loro dicerie infamanti, quasi a giustificarne l’uccisione. La mano omicida ha colpito in tutta Italia, dalla Val d’Aosta al Friuli, arrivando fino alla Calabria. Nel suo libro, Beretta si chiede: ”Erano colpevoli? E, se lo erano, meritavano di morire come sono stati uccisi, per giustizia sommaria, senza processo, talvolta ‘prelevati’ e mai più ritrovati, tra l’altro seppelliti senza alcun funerale, fatti fuori anche vari mesi dopo la guerra sulla base di sospetti mai verificati, o anche di vendette personali fatte passare per motivi politici, diffamati in vita e ancor più in morte, perchè più l’accusa era importante, più si sarebbe digerito il delitto?”. Domande alle quali lo stesso Beretta non dà risposte: ”Ciascuno giudichi; in me, che la guerra non ho vissuto – scrive -, ha finito per prevalere la pietà per queste figure, tanto spesso innocenti o al massimo colpevoli quanto può esserlo qualunque uomo messo alle strette dalle circostanze della vita”.

    http://www.papanews.it

  141. Luisa scrive:

    Immgino che chi nutriva dubbi sulla reale identità di Pasqulaina Saraceno dopo quest`ultimo post avrà capito che Pasqualina si sta “divertendo” a modo suo!
    Resto molto perplessa da questa contabilità su chi ha seminato più morte fra fascisti o comunisti, su chi ha ucciso più preti se comunisti o fascisti, macabra contabilità, che mostra piuttosto che certe ferite sono ancora lungi dall`essere risanate.
    Ripenso allora a chi inneggia alla guerra civile spagnola e alla resistenza, ripenso ai cadaveri dei martiri cattolici massacrati esposti davanti alle chiese, una vergognosa pagina della storia non solo spagnola ma umana, che ancora qualcuno oggi cerca di dissimulare se non negare.
    Non è perchè si parla dei preti uccisi dalla resistenza, in Spagna, Francia o Italia, che si rinnega l`importanza della resistenza, non è perchè si osa dire che i partigiani hanno assassinato tanti preti che bisogna subito uscire con le ciffre e i nomi dei preti uccisi dai fascisti.
    Sì questa contabilità mi da dei brividi di orrore.

  142. Bi.Ci. scrive:

    Cara Pasqualina, sei lappiù genuina! ti spetto a pranzo (vieni con la familgia tutta)

  143. marina scrive:

    CIAO BO.MARIO

    GRAZIE

  144. Ecco, brava. Invitala a pranzo, invita pure marina esavigni, mariobò, e poi fatevi una bella gita furi porta.

    ma MOLTO, MOLTO,MOLTO fuoriporta
    (chessò: papuasia, indocina, birmania)

    Buon viaggio.
    mandateci una cartolina.

  145. natan scrive:

    Aspettiamo con ansia che Andrea Tornielli ci dedichi quel po di tempo per frci capire l’idea di S. Pio sul rinnovo della liturgia post-conciliare.
    A me che il pontificare di De Carli non vada mai contradetto pena la scomunica ……

  146. Pasqualina Saraceno scrive:

    Grazie de linvito caro Bici sono si naffa beta ma mi piaci manciare mbece di dire parole nutili.

  147. caro natan,
    mi permetto di dire che
    ho la mia personale idea
    (gia espressa qualche post fa)
    su quel giornalista e
    pertanto
    non sono ansioso
    di conoscere altri pareri in merito.

    Quanto all’auspicato(da te)
    commento
    di Andrea
    sul de carli:
    credo che per correttezza
    non sia il massimo
    chiedere ad un vaticanista di
    “commentare” e/o giudicare un collega.

    Personalmente ho notato quanto Andrea ci tenga a questo allorquando mi lasciai andare ad alcune considerazioni su galeazzi (che però-credetemi-nei primi post NON SAPEVO FOSSE UN VATICANISTA), E FUI RIPRESO BEN DUE VOLTE DA ANDREA.

    Quindi, natan, rimani col dubbio….

    Se ti interessa il mio parere: lecchino di bertone.

  148. Alberindo Grimani scrive:

    Per Raffaele Savigni -
    Non credo sia cosa “ignobile” avere uno dei più grandi archivi privati su Padre Pio; né “ignobile” presentare i fatti storici nella loro realtà, in contrasto con le “bufale velenose” che hanno reso “famoso” lo “storico di Torino”. A lui hanno risposto efficacemente Gaeta e Tornielli, anche se, a mio modo di vedere, in maniera blanda e soffice.
    Che a Lei possano sembrare “fandonie, o chiacchiericcio senza costrutto” quanto ho riportato di non mio, nel precedente intervento, è una sua opinione e a me personalmente non da fastidio. La realtà storica è che il “Papa buono” Giovanni XXIII ha perseguitato Padre Pio con accanimento.
    Non c’è bisogno che Lei corra a comprare i libri di Allegri, Cammilleri, Gaeta, Messori, Socci, Tornielli, Tosatti, etc. sull’argomento: con una buona raccomandazione ecclesiastica (che io non ho avuto) cerchi di avere in prestito e leggere la “Positio di Padre Pio” (6 volumi, oltre 6000 pagine). Potrà leggere come il “Papa buono” Giovanni XXIII fu non solo “connivente” nello scandalo dei registratori nel confessionale di Padre Pio ma anche lo permise (e qui ho usato un eufemismo), senza punire gli esecutori.
    Comprende la gravità del fatto: fu violato “il segreto della confessione”!
    Tutti gli “esecutori” furono premiati con posti di prestigio e qualcuno nominato Cardinale. L’unico che pagò per tutti fu don Umberto Terenzi: allontanato dalla cerchia papale. Ma, ironia del caso o nemesi storica, don Umberto Terenzi si è preso una bella rivincita: nel mese di febbraio di quest’anno è iniziata la Causa per la sua Beatificazione.

  149. Bi.Ci. scrive:

    Cosimo, ma siamo un po’ nervosi oggi?

  150. ancora un sincero GRAZIE a Silvano e a Gianluca Barile per la bella documentazione offertaci riguardo i numerosissimi SACERDOTI uccisi dai partigiani.

    (Dio farà il resto)

  151. Estendo la gratitudine al signor Alberico.
    E’ sempre bene ribadirle queste VERITA’ sul “papa buono”.

    Grazie dei particolari offerti a noi.

    Quanto a bi.ci.
    Io nervoso?
    No, sono proprio cosi.
    E ormai mi sopportano in questo blog.
    (il che nn significa che io non mi sforzi per limitare la mia irruenza verbale, sia chiaro)

  152. Andrea Tornielli scrive:

    Voglio ringraziare Silvano per aver proposto quell’elenco di preti assassinati dai partigiani: era una risposta a Marina, che ha citato un prete ammazzato dai fascisti per attaccare nuovamente la Chiesa che non chiede scusa, collusa… etc. etc. Ora (per Savigni), ricordare questi sacerdoti non significa – almeno da parte mia – fare una scelta di campo filofascista: sono antifascista E anticomunista. Sono a favore della resistenza (alla quale hanno partecipato tanti cattolici, non c’erano mica solo i rossi…) ma non pe questo giustifico gli omicidi perpetrati da chi, a guerra finita, voleva sovietizzare l’Italia.
    Per quanto riguarda Padre Pio e la liturgia: il santo frate chiese e ottenne di non sperimentare la nuova messa scaturita dalla riforma preconciliare (promulgata ufficialmente nel 1969, dopo la sua morte, ma già usata fin dal 1965). Come ben sapete, la questione non è il “verso” dell’altare (a Santa Maria Maggiore come in San Pietro si celebra sembre verso il popolo, da diversi secoli…), ma il rito. La battuta di De Carli, riferita alle immagini dell’ultima messa di Padre Pio, riguardava dunque l’orientamento del celebrante, ma il rito di quella messa era il tridentino dell’ultima riforma, quella di Giovanni XXIII (1962).

  153. Mele scrive:

    su questo tema ha scritto anche R. Beretta nel 2005: “Storia dei preti uccisi dai partigiani”, edito da PIEMME.

  154. so che non me lo ha chiesto nessuno,tuttavia vorrei ugualmente dire che sono convintamente

    A N T I F A S C I S T A.

    (E che tale era pure il grande don sturzo, nemico personale del dittatore sporcaccione di predappio
    che tentò in tutti i modi di farlo fuori come aveva fatto con matteotti)

  155. marina scrive:

    preti morti in quanto coinvolti come classe nella gestione di un potere violento ed oppressivo.

  156. marina scrive:

    I sacerdoti toscani vittime dei nazifascisti
    Don Giuseppe Pesci
    Quello che segue `e un estratto dal saggio I sacerdoti toscani vittime dei
    nazifascisti di Don Giuseppe Pesci comparso in “Il clero toscano nella
    Resistenza atti del convegno – Lucca 4-5-6/4/75”.
    . . .
    Dopo questa pur doverosa puntualizzazione generale, devo ora scendere
    nel dramma dei 59 uccisi e di quelle popolazioni a cui essi, in quei momenti
    supremi, furono padri.
    Per avere una visione d’insieme `e opportuno sintetizzare e mostrare brevemente
    i punti focali del conflitto dove la tragedia li coinvolse e ricordare
    i punti salienti che nel loro sacrificio maggiormente esaltarono la grandezza
    dell’uomo libero e la forza del sacerdote santo.
    Pur riservandomi di accennare a dei casi isolati, concentrer`o il mio sguardo
    su due zone della Toscana che, per essere a ridosso della Linea Gotica, pi`u
    a lungo videro il fiammeggiare della guerra e pi`u intenso il martirio del popolo
    sotto l’oppressore. Mi riferisco, da una parte alla Toscana orientale e particolarmente
    alla provincia di Arezzo, e dall’altra alla zona nord-occidentale
    della Toscana, con le province di Pisa, di Lucca e di Massa Carrara.
    Toscana orientale
    Nella provincia di Arezzo, nel tragico 1944, furono trucidati 17 sacerdoti
    ed un seminarista appartenenti: dieci alla diocesi di Arezzo, cinque a quella
    di Fiesole e due alla diocesi di San Sepolcro.
    Emergono fra questi alcune figure: un sacerdote martire insieme al fratello
    nella citt`a capoluogo ed altri, eroici, nelle stragi di Civitella della Chiana e
    di Castelnuovo dei Sabbioni.
    Se qualcuno, arrivando ad Arezzo, chieder`a di visitare il luogo pi`u sacro
    della Resistenza, lo porteranno al carcere e gli mostreranno una cella trasformata
    in sacrario. Ivi il 15 giugno 1944 furono massacrati Sante e don
    Giuseppe Tani, il giovane Rossi Aroldo e due partigiani che, insieme ad altri,
    avevano compiuto il non riuscito tentativo di liberarli. L’unica colpa del
    sacerdote assassinato consisteva, secondo i carnefici, nell’avere egli gli stessi
    ideali di libert`a del fratello, capo partigiano Sante, e nell’affermare e credere
    che per quegli ideali anche un sacerdote pu`o e deve, se necessario, morire
    insieme ai migliori del suo popolo.
    Dopo solo quattordici giorni, a Civitella della Chiana, si ebbe uno dei
    pi`u feroci e gravi massacri di innocenti che quei tempi infausti abbiano
    conosciuto.
    Per tre tedeschi uccisi perirono in quel giorno duecentocinquanta uomini
    e, terribile nemesi della storia, fra questi anche alcuni che, per essere essi
    fascisti, i tedeschi avrebbero dovuto risparmiare. In quella circostanza per`o
    ogni uomo che parlava italiano doveva essere massacrato. In questa tenebra
    di sangue fiammeggi`o allora la luce di un sacerdote, il parroco, don Alcide
    Lazzeri, medaglia d’oro al valore civile.
    Don Tiezzi, sopravvissuto alla strage, ci ha ricordato come don Lazzeri
    chiese ai nazisti di morire lui, lui solo, al posto dei figli innocenti: una mitragliatrice
    gli rispose col piombo e fece del pastore e del popolo accomunati
    nel sangue, un segno di sacrificio e di eroismo alto sulle colline che guardano
    la Chiana e il non lontano Trasimeno.
    In questa circostanza furono pure uccisi mons. Sebastiano Fracassi, canonico
    aretino ivi sfollato, il seminarista Giuseppe Pasqui, mentre, non lontano,
    nella frazione di San Pancrazio, insieme agli ostaggi del suo popolo, moriva
    don Giuseppe Tonelli. Furono perci`o tre sacerdoti ed un seminarista quelli
    che al popolo dettero testimonianza di coraggio e di certezze eterne nell’ora
    della morte.
    Nella stessa terribile operazione di rappresaglia il fuoco della violenza
    raggiunse anche una plaga della diocesi di Fiesole, e precisamente Castelnuovo
    dei Sabbioni, Meleto e Massa dei Sabbioni che ebbero i loro parroci:
    don Ferrante Bagiardi, don Giovanni Fondelli e don Ermete Morini, trucidati
    insieme al loro gregge.
    Don Bargiardi ripeteva il 4 luglio lo stesso gesto che pochi giorni prima
    aveva compiuto l’arciprete di Civitella della Chiana. Al muro che sta sotto
    la sua chiesa erano stati raggruppati ottanta uomini destinati a morte. Don
    Ferrante che se ne poteva stare al sicuro in canonica esce nella piazzetta chiede
    prima che siano lasciati liberi quegli innocenti e quando si rende conto che
    l’ufficiale tedesco ha preso ormai la sua tragica decisione, si mette in mezzo
    a loro, d`a l’assoluzione, distribuisce l’Eucarestia e li rassicura: “Vi accompagner`
    o io davanti al Signore”. Il piombo, anche in questo caso accomun`o il
    sangue del padre insieme a quello dei figli.
    Poco pi`u in alto, letteralmente scannato, moriva don Ermete Morini
    mentre a Meleto periva, insieme agli ostaggi, il parroco don Giovanni Fondelli.
    Insieme ai tre sacerdoti soprannominati fu ucciso anche il seminarista Ivo
    Cristofani. Cos`ý quattro del clero a Civitella e dintorni, quattro a Castelnuovo,
    otto su quattrocento vittime, il conto delle belve tornava.
    Se Arezzo, Civitella e Castelnuovo dei Sabbioni furono i calvari pi`u dolorosi
    del clero aretino e fiesolano, non possiamo dimenticare che ci sono ben
    altri otto sacerdoti assassinati nella eroica e provata provincia.
    Muore nel mese di luglio a Faeto il parroco don Dante Ricci per non aver
    voluto svelare i nomi della Resistenza, per lo stesso motivo viene ucciso il
    sacerdote di Sansepolcro don Domenico Mencaroni, mentre don Francesco
    Babini, sacerdote della stessa citt`a, trasportato a Forl`ý, viene ucciso a Pieve
    a Quinto, insieme ad otto detenuti politici.
    A Castiglion Fiorentino trova morte violenta padre Paolo Roggi, marista,
    mentre il 5 settembre 1944, viene trucidato a Partina, vicino a Bibbiena, il
    parroco don Ezio Turinesi.
    Sempre a Bibbiena, in localit`a Campi, viene ucciso il domenicano padre
    Rosario Mirabene.
    Ritornando nel Valdarno, a Pulicciano, frazione di Castelfranco di Sopra,
    il parroco don Bianco Cotoneschi che si era pi`u volte adoperato per fare
    fuggire i giovani della parrocchia ricercati dai tedeschi, fu preso dall’ultima
    pattuglia nemica ed insieme al suo giovane sagrestano ucciso in un bosco non
    lontano dalla sua chiesa.
    Per ultimo, in questo doloroso martirologio del clero aretino e fiesolano ho
    lasciato la coraggiosa figura del francescano padre Raffaello Perricchi. Egli,
    quando seppe che alcuni suoi parrocchiani di Chiusi della Verna erano stati
    feriti dai tedeschi in fase di rastrellamento, corse a soccorrerli e, colpito dalla
    rabbia nemica, trov`o eroica morte dopo avere lungamente agonizzato nel pi`u
    completo abbandono. Era il 14 giugno 1944.
    Con questa straziante morte del padre francescano si chiude la lista dei 17
    sacerdoti e seminaristi assassinati nella provincia di Arezzo e mi si presenta
    quella ancora pi`u sanguinosa delle provincie di Lucca, Pisa e Massa Carrara
    ove, per il ristagnare della guerra nella Linea Gotica, pi`u lunga e pi`u terribile
    fu la tragedia dell’occupazione straniera e pi`u aspra la lotta partigiana.
    Toscana occidentale —vskip 12pt
    II carattere sintetico e corale di questa relazione costringe a dare solo brevi
    accenni di una tragedia che per l’intera popolazione fu lunga, drammatica e
    spesso apocalittica. Quella che oggi `e la dolce Versilia e l’aspra Garfagnana
    e la pittoresca Lunigiana, nel periodo che va dal luglio del ’44 alla primavera
    del ’45, videro un duro e doloroso calvario per tanti innocenti ed ebbero un
    ribollire infernale di odio, rabbia e violenze di tedeschi e di italiani armati
    che sovente, pi`u che combattenti, furono assassini.
    Aprendo le pagine eroiche e dolorose che in quella terra scrissero il clero
    secolare e regolare, si trova, in ordine cronologico, che di massima sar`a rispettato,
    il nome di don Lino Baldini, parroco di Camporaghena, che viene ucciso
    il 5 luglio dai tedeschi per non aver voluto dare informazioni sui partigiani.
    Un mese dopo, il 4 agosto, a Zeri, nella Lunigiana, mentre inginocchiato
    nella polvere all’ombra della sua casa si era raccolto in preghiera, veniva
    massacrato don Eugenio Grigoletti vecchio parroco di Avelana e non lontano
    da lui subiva la stessa sorte don Eugenio Quiligotti, canonico della cattedrale
    di Pontremoli, l’amico dei perseguitati.
    Sempre il 4 agosto viene arrestato a Fiano il parroco don Aldo Mei, poi
    condannato a morte e fucilato a Lucca dopo che gli era stato imposto di
    scavarsi la fossa.
    Prima di cadere crivellato dal piombo, volle, come Cristo, perdonare e
    benedire i suoi assassini.
    Questa morte era un preludio oscuro a quella terribile carneficina che,
    pur investendo un’ampia zona, passa ormai sotto il nome di Massacro di
    Sant’Anna (12 agosto 1944).
    Le vittime di quella zona furono 560. Emerge in quella terribile orgia
    di sangue la nobile figura di don Innocenzo Lazzeri, parroco di Farnocchia,
    medaglia d’oro al valore civile. Fu lui che alle belve di Reder offr`ý in cambio
    inutilmente la propria vita e, allora, come un supremo monito, mostr`o alto
    ai carnefici il corpo straziato di un bambino, cadendo poi anch’egli colpito
    sui suoi fedeli uccisi. Impiccato dalle SS con tutta la sua famiglia muore il
    parroco di Stazzema, don Fiore Menguzzo, che, come ci assicura Icilio Felici,
    pochi giorni prima aveva curato cinque tedeschi feriti in un combattimento
    con i partigiani.
    Durante la strage viene pure arrestato il parroco di Valdicastello, don
    Libero Raglianti che, trascinato via dalla sua chiesa e dal suo popolo, sar`a
    poi ucciso il 28 agosto a Laiano di Filettole, con l’unica accusa di avere dato
    medicinali e viveri a chiunque si presentava alla sua porta. A conclusione
    di quei terribili giorni le stesse SS massacrarono in Pietrasanta, insieme ad
    alcuni civili, mons. Giuseppe Simi, canonico della Collegiata.
    Subito dopo le stragi di Sant’Anna le SS di Reder il 19 agosto, per vendicare
    17 loro camerati caduti in uno scontro con i partigiani della brigata Ugo
    Muccini, bloccano San Terenzo in Lunigiana e subito ne uccidono il parroco
    don Michele Rabino che spira mormorando “Sia lodato Ges`u Cristo” ed `e il
    primo dei 100 massacrati in quella occasione a Valla.
    Pi`u tormentata e tragica ancora la morte di don Luigi Janni, parroco di
    Vinca. Egli, che il 24 agosto si era recato con il padre verso i monti per
    incontrare alcuni partigiani, dall’alto vede colonne naziste dirigersi verso il
    suo paese. Cosa fare? `E il dramma di un padre. Pu`o egli lasciare soli
    i figli nell’ora del pericolo? Malgrado che alcuni tedeschi, incontrati nel
    suo affannato ritorno verso il paese lo consiglino a fuggire dicendogli che il
    comandante `e cattivo, egli va dove l’amore lo trascina. `E lo stesso maggiore
    Reder che lo prende per il petto e lo consegna ad un milite delle brigate nere
    che lo uccider`a sul ponte di Santa Lucia insieme al padre e a due uomini
    catturati con loro.
    Intanto con l’avanzare lento dei giorni della spaventosa lotta, continuava
    pure lo stillicidio dei sacerdoti uccisi insieme agli ostaggi o per avere svolto
    opera di aiuto ai patrioti.
    Nei canneti di Filettole viene ucciso, dopo essere stato torturato, don
    Angelo Uniti, parroco di Lunata (Capannori), arrestato il 16 dello stesso
    mese insieme al suo vice parroco don Giorgio Bigongiari, che trover`a morte
    il 10 settembre nei pressi di Massa dopo dura prigionia. Con lui verr`a pure
    fucilato lo stesso giorno don Renzo Gori, della provincia di Livorno, ma preso
    anch’egli nella zona di Capannori.
    Viene poi don Giuseppe Berlini, parroco di Molina di Quosa. Arrestato
    il 31 agosto, messo nelle carceri di Massa, verr`a poi ucciso, come vedremo,
    insieme ad altri il 10 settembre sul Frigido.
    Precedentemente un altro sacerdote della diocesi di Pisa, don Angelo
    Orsini, parroco di Calcinala, era stato ucciso il 22 agosto per i soliti motivi.
    Con un ritmo pauroso il 29 agosto viene soppresso nei canneti di Filettole
    don Giuseppe Del Fiorentino, parroco di Bargecchia (Massarosa).
    E si arriva cos`ý a settembre.
    Se fino a questo punto si `e trattato di parroci che, uno ad uno, muoiono
    con il loro popolo o per il loro popolo, il 2 di questo mese ci troviamo di
    fronte ad un vero massacro di sacerdoti e di religiosi.
    Chi ricorda l’abbazia di Farneta, sa di citare un nome di sangue e di gloria.
    Dodici monaci certosini, dopo avere aperto la loro casa di preghiera a tutti i
    bisognosi, ai profughi, a chiunque avesse un dolore da essere confortato, una
    sofferenza da essere lenita, accettano in serenit`a di spirito di pagare con la
    morte il supremo dovere di amore che Cristo aveva loro chiesto.
    I discendenti degli antichi Unni circondano l’abbazia, la occupano e tutti
    i monaci, presi prigionieri vengono percossi, insultati, e trascinati a morte o
    deportati.
    A Montemagno (Camaiore) il 7 settembre, viene fucilato il priore della
    Certosa padre Martino Binz, svizzero, insieme a lui, nella stessa localit`a, riceve
    morte monsignor Salvador Montes De Oca, vescovo venezuelano, novizio
    certosino: e gli altri dieci, portati nelle carceri di Massa, saranno uccisi il
    dieci dello stesso mese nei dintorni di Massa e, in particolare, nella orrenda
    carneficina di prigionieri ed ostaggi, circa 170, che va nota sotto il nome
    del “Frigido”. Morirono con i certosini, prigionieri con loro, don Giorgio
    Bigongiari, vice parroco di Lunata, che gi`a abbiamo ricordato, don Giuseppe
    Bertini, arrestato il 31 agosto a Molina di Quosa, don Renzo Tognetti,
    studente di teologia e fra Marcelle Verona dei Minori Carmelitani.

  157. Alessia scrive:

    Premesso il mio totale antifascismo e anticomunismo,
    ringrazio Roberto Beretta per “Storia dei preti uccisi dai partigiani”. Ho letto l’articolo di Salvatore Izzo su Petrus e ne sono rimasta colpita favorevolmente. Il dopoguerra presenta delle “ombre” su cui è giusto fare luce nel rispetto della verità e della giustizia.
    P.s. Ne parla anche Tosatti nel suo blog.

  158. Raffaele Savigni scrive:

    Mi sembra vergognoso affermare “La realtà storica è che il “Papa buono” Giovanni XXIII ha perseguitato Padre Pio con accanimento”. Io rispetto padre Pio, ma chiedo lo stesso rispetto per un altro santo: Giovanni XXIII.
    A chi vuole etichettarmi a tutti i costi rispondo: sono stato iscritto all’Azione cattolica sin da ragazzo, poi al MEIC (Movimento ecclesiale di impegno culturale: quello di Bachelet, Casavola, Monticone, per intenderci); ho votato DC (finché c’era), poi Prodi e Veltroni, e mi definisco “cattolico democratico” nel senso di Maritain,Lazzati, Scoppola (non nel senso di Melloni).Sono stato antifascista ed anche anticomunista (fino al 1989, quando il comunismo c’era davvero; ora non condivido le ossessioni di Berlusconi e di altri per un fantasma).
    Contenti?

  159. professò, guardi che i compagni s’incavolano
    se definisce “fantasma” il comunismo.

    Io lo dico per il suo bene.

    Apprezzo che ha voluto fare il coraggioso
    e proclamare il suo anticomunismo
    (con i distinguo,naturalmente. Come se in cina ci fosse un fantasma…..),
    ma ora ha perso la stima degli altri compagni che scrivono qui. Dalle mie parti si direbbe:

    mò a’ persu filippu cu tuttu lu panaru

    (credetemi,non è volgare.chiedete ad altri brindisini)

  160. Pipìta Del Monte scrive:

    Caro Savignani del Rubicone,

    l’amato e canuto granduca jaques Maritain,che mi onorava della sua amicizia,annoverava sull’Italico suolo quali fraterni amici Sua Santità Paolo VI,oltre me naturalmente.

    Non sapeva dunq’egli che tra i suoi ammiratori ci fosse anche un giovine rampollo destinato ad assurgere agli onori delle cattedre pur restando sempre alquanto indeciso tra il rosso e il nero (absit iniuria verbis caro Stendhal), tra il biancofiore e la bandiera rossa,in una continua oscillazione di pensiero che assimilava ed assimila ancora detto giovine(ora non più) ai fasti del caro Carlo Alberto(il povero “re tentenna”!

  161. Raffaele Savigni scrive:

    Cara Pipìta, non ho mai “tentennato”: semplicemente, quando votavo DC (sdenza essere iscritto: ho però partecipato alla stagione degli “esterni”, intorno al 1982) speravo che si aprisse un po’ di più alla società civile, che si spostasse un po’ più a sinistra; quando (dopo aver sostenuto nel 1994 la “terza via” di Segni e Martinazzoli, presto fallita)ho appoggiato Prodi e il centro-sinistra, ho auspicato che tenessero conto in misura maggiore dell’ispirazione cristiana e dei valori da essa veicolati.So di non avere il potere, ma credo nella forza delle idee e cerco di fare un lavoro culturale nella Chiesa e nella società, per evitare pericolose polarizzazioni (ora vedo il pericolo a destra più che a sinistra: il rischio è quello che i ricchi pensino solo al proprio benessere – meno tasse ecc- – e non al bene comune).

  162. sa cos’è che quasi fà tenerezza?

    che lei, savigni, è sincero e in buonafede.

    (ciò naturalmente le fa onore,sia chiaro)

  163. Prima di andare a letto
    vorrei ricordare a tutti
    che è iniziata la campagna per

    MARINA CORRADI DIRETTORE
    (di avvenire)

    Presto saranno disponibili le cartoline da inviare
    all’Editore del giornale romano.

  164. Raffaele Savigni scrive:

    Lo ripeto: io condanno tutte le violenze, quelle dei fascisti e quelle dei partigiani comunisti.Mio padre mi raccontava quando ero giovane che nei giorni successivi al 25 aprile (quindi non erano giustificabili come “azioni di guerra”) diversi ex fascisti furono costretti a scavarsi la fossa e uccisi; fu ucciso un sacerdote a Lorenzatico (nel Bolognese) e poi l’aclista Fanin.Ciò non toglie la differenza di valore, su un piano più generale, tra la Resistenza e il fascismo. Mi sembra importante che i cattolici difendano non il fascismo, ma il ruolo della Resistenza dei cattolici, che in alcune zone fu primario: ad esempio nel territorio di Montefiorino (c’era Gorrieri…) e in Lucchesia (mia moglie, che è lucchese, mi conferma che dalle sue parti non ci furono esecuzioni sommarie come nel Bolognese, tantomeno ai danni di preti). In ogni caso, pur condannando ogni forma di violenza, ritengo che figure come quella di mons. Tiso (collaboratore dei nazisti in Slovacchia, anche nelle stragi, e per questo fucilato dagli Alleati), di don Calcagno e degli ustascia croati siano indifendibili.Chi sfodera la spada perisce di spada…

  165. “Mi sembra importante che i cattolici difendano non il fascismo, ma il ruolo della Resistenza dei cattolici, che in alcune zone fu primario”

    Gentile professore,
    questo è assolutamente fuori discussione.
    Non c’è titubanza in merito. Difendere una DITTATURA????
    Ci mancherebbe altro.
    Io credo che in questo blog siam tutti antifascisti e non vi siano nostalgici (almeno me lo auguro!)

  166. Raffaele Savigni scrive:

    A Cosimo: Le consiglio la lettura del libro di Scoppola, La proposta politica di De Gasperi, anche se è vecchio.
    De Gasperi seppe mantenere, in tempi difficili, la barra al centro, alleandosi con i Paesi occidentali e combattendo i comunisti senza metterli fuorilegge. Io condivido la sua prospettiva di un “centro che guarda verso sinistra”: non per essere subalterni, ma per riconoscere la parte di verità che c’era e c’è in certe richieste di giustizia sociale. Non le dice nulla il fatto che persone sicuramente anticomuniste negli anni ’50 (quando il comunismo era un pericolo reale e non un fantasma, lo ripeto: quello deella Cina è un capitalismo di Stato che di Mao e del comunismo non ha più nulla se non il nome), come Scalfaro, Colombo, ed anche la figlia di De Gasperi, si sentano più vicine al PD che al PDL? Lo ripeto: ora il pericolo viene da destra, dall’atteggiamento xenofobo della Lega, di Storace ecc. e dall’affarismo spregiudicato di altri (ovviamente mescolati a persone in buonafede).

  167. Raffaele Savigni scrive:

    “Io credo che in questo blog siam tutti antifascisti e non vi siano nostalgici”. Provi a chiederlo a Silvano…

  168. Professore, ora mi chiede troppo: leggermi scoppola.

    L’infelice frase
    non ha nulla di
    positivo.
    (e semmai rivela qualcosa di de gasperi).

    Il cristiano
    non ha bisogno
    di guardare
    “a sinistra”
    per fare una politica
    vicino al popolo.

    Pensi a sturzo: chi più POPOLARE di lui?
    Chi più antifascista di lui?
    (eppure celebrava Sante Messe per l’anima del Duce).
    Chi più anticomunista di lui?

    Eppure non ha mai mitizzato “il centro”.
    Sturzo era autenticamente cristiano e autenticamente popolare.
    E liberale.
    (anche se, è noto, il liberalismo è stato sempre frainteso e demonizzato.ma non posso ripetere ad ogni post le stesse cose: poi la gente si stufa).

    Finche la politica non torna a Sturzo
    (il migliore politico italiano, e il piu santo)
    non c’è da aspettarsi molto di buono, specie per noi cattolici(che non è assulatamente sinonimo di “reazionario”).

  169. Silvano scrive:

    Cosimo, eviti quella porcheria dossettiana e si nutra di Florenskij fucilato alle Solovki ( dove Russia Cristiana organizza pellegrinaggi estivi e dove tutti i cattocomunisti dovrebbero andare almeno una volta nella vita):
    «Cercate di essere vigilanti e tempestivi nel soccorrere tutti i bisognosi d’aiuto (…). Non cercate il potere, la ricchezza, il prestigio. (…) Osservate più spesso le stelle. Quando avete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro nel cielo. Quando vi sentite tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete» (pp. 415-418).

  170. per maggiori informazioni sulla campagna

    “marina corradi direttore”

    ecco il link:

    http://www.wikio.it/article/54626418

  171. Raffaele Savigni scrive:

    A Cosimo: allora legga i libri di De Rosa su Sturzo e sul Partito popolare. Non mi pare che Sturzo (a parte l’infelice “operazione Sturzo”, operazione che fu messa sotto il suo nome ma che non considero opera sua) fosse un conservatore: lo dimostra il discorso di Caltagirone del 1905. Quanto alla polemica tra Sturzo e La Pira, comunque, la ragione ed il torto non stavano da una parte sola: Sturzo aveva una parte di ragione nel criticare l’interventismo statale nell’economia, ma non seppe cogliere ciò che di valido c’era nell’impegno di La Pira a favore dei poveri e dei lavoratori (anche se La Pira non scelse sempre gli strumenti migliori).Fu un’occasione mancata di dialogo tra due componenti importanti del mondo cattolico italiano.

  172. “Fu un’occasione mancata di dialogo tra due componenti importanti del mondo cattolico italiano.”

    Proprio cosi.

  173. Giovanni Mandis scrive:

    ho letto anche io il disinteressato suggerimento di Giulio Giorello agli evidentemente poco scafati e ingenui fedeli la lettura del ben DOCUMENTATO libro dello Storico!
    questi della parrocchia laicista se la cantano e se la suonano da soli! e che dire di Mentana che sottosta a un simile ricatto?che schifo.

    Savigni,come W LA RESISTENZA? (e gli Americani, No? più di 82mila militi statunitensi morti per liberare l’italia, sono sepolti nei nostri cimiteri;) lei che è un professore dovrebbe sapere meglio di noi che fascismo e comunismo sono fratelli gemelli, che le sinistre erano per la guerra (poi scoppiata) del 15-18; che lo Stato italiano preteso liberale, anticlericale, anticristiano ha consegnato gli italiani a Mussolini e al Fascismo stesso; dovrebbe anche sapere che tantissimi fascisti son poi diventati antifascisti di professione.

    Lei dovrebbe dire W LA SANTA TRINITA’ DIVINA, W GESU’ CRISTO UNICO E SOLO LIBERATORE DEGLI UOMINI, W MARIA SANTISSIMA, W LA CHIESA, W I SANTI I BEATI E I MARTIRI CRISTIANI SUOI AIUTANTI NEL LIBERARE L’UOMO, OGNI UOMO, DI OGNI TEMPO, SENZA DISTINZIONI DI NAZIONE.
    la mia Liberazione è Natale, è Pasqua, è Pentecoste, sono le Feste dei Santi; è quello che conta,
    N O N L A P O L I T I C A !

    ABBASSO LA DIVINIZZAZIONE DELLA POLITICA E I FALSI DEI POLITICI !!!

  174. Giovanni Mandis scrive:

    dato che qualcuno ha scritto “qui tutti siamo…”

    Io sono A-fascista (cioè non-fascista), non antifascista.

  175. Luisa scrive:

    Vorrei solo segnalare un articolo di Socci che trovo particolarmente bello. L`ho scoperto solo oggi, forse è già stato citato, se così fosse me ne scuso.

    http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm

  176. Cherubino scrive:

    ciò che impressiona di queste discussioni storiche e che vi sono due tipi di interlocutori: quelli che portano argomenti di tipo veramente storico, quindi esprimono legittimamente opinioni personali.
    Vi sono poi quelli che si pongono su un altro piano, intangibile dall’altro, perchè a questi interessa solo sparare giudizi, condanne, sarcasmi ecc. ergendosi a giudici e tutori della cattolicità.
    A questi va ricordato che nessuno li ha nominati Vescovi o Papi, nè fanno parte del Sant’Uffizio o ricevono alcun mandato dalla Chiesa a parlare a suo nome. Piuttosto spesso proprio essi contraddicono l’autorità della Chiesa.
    Ponendo su questo piano, quello dell’autorità e non quello storico su cui non sono competente, inviterei a leggere un pò più spesso La Civiltà Cattolica ogni numero della quale riceve una particolare approvazione dalla Santa Sede. E qui io ho trovato giudizi sempre positivi su Dossetti, La Pira, Sturzo (per niente conservatore), sulla Repubblica italiana, sul Concilio Vaticano II, sulla riforma liturgica novus ordo ecc.

  177. Edoardo scrive:

    Ti spiace ospitarmi, Andrea Tornielli ? E.A.

    Padova, 26 aprile 008

    Riesumazione del Corpo di Padre Pio,
    visto da OmnibusTv7.
    (Libero pensiero)

    Vorrei chiarire subito, per non indurre chi mi legge a facili errori interpretativi, che non siamo affetti da attacchi improvvisi, od atavici, di “misoginia “, anzi, stiamo sulla sponda opposta.

    Amiamo le donne in tutte le loro forme, a meno che non vogliano sembrare, come talvolta capita, soltanto ” femmine”, equiparandosi a merce di scambio di desideri, a fattrici improvvisate, od ancora peggio, a creature evanescenti effimere, portatrici di desiderio di “eros”, “di sesso spinto”.

    Torno al tema più serio, proposto dalla Direzione di OmnibuTv7, sabato 26 c.m.

    Scegliere la persona che dovrà condurre trasmissioni come quella di stamane su Padre Pio, implica, da parte di chi è preposto alla scelta, secondo me, una sensibilità e profondità di pensiero e di esperienza, di formazione intellettuale fuori dal normale.

    La trasmissione di stamane, prospettata dalla Tv7 è stata una di quelle. Di così profondo livello intellettuale che non bastava lasciarla nelle mani di un conduttore ( o conduttrice) qualsiasi che badava unicamente a far risaltare la Sua immagine, con gesti, movenze, posture, parole e concetti da proporre agli Illustri invitati al simposio, non idonei, secondo noi, alla profondità del tema assegnatogli.

    Si parlava di Fede, di Credo in Cristo, di sensazioni emotive provate da migliaia di persone semplici, oranti, al cospetto dei resti umani di un Santo, Padre Pio, appunto, riesumati dopo quaranta anni dalla Sua morte, come da antiche prassi delle Leggi della Chiesa Cristiana, delle quali non ci compete discettarne oltre, perchè non ci reputiamo all’altezza di poterlo fare.

    Persone, dicevamo, che con molti sacrifici, si sono riavvicinate a quel Santo Luogo, solo perchè pervase dalla Fede Cristiana Cattolica che è in Loro, per il bisogno di esternare il Loro Credo ( così ben precisato e spiegato da parte principalmente di Marcello Veneziani ed Andrea Tornielli, invitati) che esula da qualsiasi altra forma di apparenza umana, dall’ateismo estremo, insano, ad un laicismo reso alle volte insulso e superficiale anche proprio dal comportamento del conduttore scelto per la trasmissione di cui sia parla.

    E’ stata ridotta ad una mala informazione, secondo noi, la rappresentazione Sacra di quell’ evento eccezionale , confusa più volte, col Profano, il blasfemo, per la poca sensibilità saputa esprimere.

    Sarebbe stato meglio, alla “fine de li cunti” ( ed a nostro modesto avviso) , mettere, al posto di un conduttore qualsiasi, un semplice “Dvd” con una registrazione di domande fatte da chi se ne intendeva, e farlo funzionare di volta in volta, facendolo ascoltare ai vari Illustri invitati presenti al programma, onde potessero rispondere nel merito, con le Loro indubbie capacità intellettive.

    La trasmissione, è diventata così, una irrisione e superficializzazione di un tema morale ed etico di così profonda espressione come la è la Religione Cristiano-Cattolica correlata alla riesumazione del Corpo di un Santo venerato, come Padre Pio.

    Certi conduttori, gentile Direzione, passiamoli ad altri incarichi, anch’essi necessari, come quelli ( per esempio ) di leggere e commentare giornali, riviste che parlano di “Gossip”, di “Fiction”, di “Soap”, di “Moda”, di “Veline” ed altre cose. Niente di personale è ? Detto alla Piroso.

    Spero in un ripensamento , appunto, di coloro che propongono simili temi delicati che implicano la coscienza di ciascuno, che poi vengono trasmessi dalla televisione che non può più essere qualificata come “Privata”, se trasmessa su tutto il “Territorio Nazionale”.

    Certi, come siamo, della Vostra serietà e competenza, Vi giungano rispettosi saluti.
    E’ solo, il mio, un libero pensiero.
    Edoardo Argentino.

  178. peccatore scrive:

    Provoco un po’…

    Ieri ero a un funerale. Il defunto lo conoscevo poco, ma la chiesa era piena di gente che conosco. E’ stata una bella funzione, liturgia ed omelia protese nella vita eterna.

    Ecco, mentre ci si occupa del suo corpo, materialmente esposto, io mi chiedo che cosa stia facendo, proprio adesso, San Padre Pio (e tanti altri) per le anime in “purgatorio” e per le anime che, andando in pellegrinaggio sulle sue spoglie, giocano in vita una fetta del loro futuro, quando il corpo e l’anima saranno separati, ma la vita continuerà, dando senso a tutto, ma proprio tutto, quel che avremo vissuto sulla terra.

    Chi prega i santi, chi prega Maria, ASSUNTA INCORROTTA IN CIELO, si rivolge anche ai propri defunti, che pregano per noi e desiderano le nostre preghiere, specie se le loro furono pochine. Il nostro corpo, quel corpo che assorbe molte nostre attenzioni, è solo la parte di noi che si inuma o crema, ma la vita continua. Per pochi l’inferno, per pochi subito il paradiso, per quasi tutti un purgatorio necessario per giungere purificati a Dio.

    Questa logica spiazza i materialismi di rimbalzo con cui si tratta la materia di Padre Pio. E’ la logica del “corpo risorto” di Gesù, vivo, ma differente da prima, transitante per le porte e capace di mangiarsi un pesce e farsi toccare da Tommaso… E’ il posto preparato per noi, sempre che ci vogliamo andare.

    Di tutto questo San Padre Pio, dalle stigmate del crocifisso ai fenomeni di bilocazione del corpo, ha proposto la scandalosa sfida per la nostra sedicente razionalità. Ricordiamoci dei “morti”, perchè vivono…
    Qui da noi in compenso, vivono molti morti.

  179. peccatore scrive:

    Per chi teme calci alle terga da parte di Dio, sarebbe ora che la Chiesa la si conoscesse non dal Corriere o da Repubblica bensì dalla Parola, dal magistero e dal catechismo. In questo senso i “no” non sono mai condanne, ma proposte, senza fare sconti ed ammiccare alle mode.

    Satana è invece “l’accusatore per antonomasia” dell’uomo. Gesu’ è “venuto per difendere l’uomo” dal maligno. (Benedetto XVI nell’omelia della messa di ordinazione di 29 nuovi sacerdoti della diocesi di Roma).

    “Nel momento in cui Cristo, compiuta la sua missione, ritorna al Padre, questi invia lo Spirito, come Difensore e Consolatore (Avvocato difensore!), perche’ resti per sempre con i credenti abitando dentro di loro”.

    In questo modo “tra Dio Padre e i discepoli si instaura, grazie alla mediazione del Figlio e dello Spirito Santo, una relazione intima di reciprocita”. Ma “senza l’amore per Gesu’, che si attua nell’osservanza dei suoi comandamenti, la persona si esclude dal movimento trinitario e inizia a ripiegarsi su se stessa, perdendo la capacita’ di ricevere e comunicare Dio”.

    Leggere le cose della Chiesa senza la prospettiva della Chiesa è come leggere un pentagramma e non conoscere le note.

  180. marina scrive:

    per Savigni,vai avanti così.Moltissimi cattolici la pensano come te;la chiesa cattolica fa finta di niente,ma la realtà è queata.
    Non per niente le chiese si stanno svuotando,non solo in ITALIA, ma anche nei paesi cattolici in america latina;anche in alcune nazioni africane i cattolici stanno prendendo le distanze dalla chiesa romana.

    Raffaele Savigni Scrive: April 26th, 2008 at 8:58 pm

    Lo ripeto: io condanno tutte le violenze, quelle dei fascisti e quelle dei partigiani comunisti.Mio padre mi raccontava quando ero giovane che nei giorni successivi al 25 aprile (quindi non erano giustificabili come “azioni di guerra”) diversi ex fascisti furono costretti a scavarsi la fossa e uccisi; fu ucciso un sacerdote a Lorenzatico (nel Bolognese) e poi l’aclista Fanin.Ciò non toglie la differenza di valore, su un piano più generale, tra la Resistenza e il fascismo. Mi sembra importante che i cattolici difendano non il fascismo, ma il ruolo della Resistenza dei cattolici, che in alcune zone fu primario: ad esempio nel territorio di Montefiorino (c’era Gorrieri…) e in Lucchesia (mia moglie, che è lucchese, mi conferma che dalle sue parti non ci furono esecuzioni sommarie come nel Bolognese, tantomeno ai danni di preti). In ogni caso, pur condannando ogni forma di violenza, ritengo che figure come quella di mons. Tiso (collaboratore dei nazisti in Slovacchia, anche nelle stragi, e per questo fucilato dagli Alleati), di don Calcagno e degli ustascia croati siano indifendibili.Chi sfodera la spada perisce di spada…

    L’unione dei democratici cristiani(non quelli della vecchia DC)insieme agli atei democratici ,potrebbe essere di aiuto a educare i popoli al rispetto reciproco.

    Vivi e lascia vivere, è un vecchio detto che non deve tramontare!!
    Buona domenica SAVIGNI.

  181. marina scrive:

    Per gli 82.000 morti statunitensi,dica grazie al vaticano, che ha fortemente appoggiato sia il fascismo che il nazismo; e che forse è sceso a patti con Stalin.
    Chiedetevi perchè il futuro paolo VI ha fatto un accordo con stalin , nel quale si impegnava a non condannare i crimini del comunismo.
    Cosa ottenne in cambio??

  182. natan scrive:

    E no!. Ho seguito attentamente le parole di D.C. ed erano rivolte al rito non tanto al coram Deo. Dopo il MP di Benedetto XVI°, mi pare che ci sia da parte di alcuni giornalisti, un oscuramento a tutto quanto riguarda l’ars celebrandi del papa.

  183. Silvano scrive:

    Voltati e lascia uccidere è un vecchio detto che Marina e Savigni non vogliono far tramontare.

  184. Giovanni Mandis scrive:

    Marina o sei male informata o sei in malafede, la Chiesa da sempre e in anticipo condannò Nazionalsocialismo (nazismo è una parola che non ha alcun significato, ricominciamo a chiamare le cose col proprio nome), Comunismo, Fascismo. E non ha nulla a che fare con le nefandezze prodotte da codeste perniciose IDOLATRIE.

  185. Dario scrive:

    Io sarei curioso di sapere quando Montini, prima di diventare papa, avrebbe fatto un accordo con Stalin per non denunciare i crimini del comunismo.

  186. bravo, perfetto.

    nazionalSOCIALISMO.

  187. Klaus scrive:

    @GIANLUCA BARILE

    Grazie per l’abituale franchezza,chiarezza e coraggio di denunciare le storture che inquinano e tentano di minare la Chiesa.

    Vi prego di perdonarmi se resto ancora nell’O.T. per quotare un bel commento di un lettore dell’ultimo articolo di Barile su Kiko Arguello:

    “…Altro che “messaggio in codice espresso con il gesto” fatto davanti al Papa! Il “messaggio in codice”, che in codice non è per niente, è stato mandato da quando lo Statuto provvisorio neocatecumenale è scaduto!

    E la cosa rabbrividente è che agli Associati del Cammino NON PROVOCHI NULLA! Addirittura una delle testate web più vicine al CNC (confermato anche dal giornalista che se ne occupa), Korazym, ha fatto pubbliche scuse per aver dato corso alla querelle di Kiko!

    Ma i NeoCat… NULLA!

    Se c’è qualcuno che forza i toni e le situazioni, se c’è qualcuno che si sta sostituendo di fatto a tutta la Curia, al Papa, al Dicastero dei Laici (dove ha i suoi agganci più forti! ED E’ PER QUESTO CHE HA FORZATO LA MANO!) a cui deve fare capo la sua “associazione”, questo qualcuno è proprio il fondatore e presidente della Associazione NC!

    Ed è quasi divertente, se non fosse tragico, sentirci dire dagli amici NC che NOI col nostro parlare vogliamo sostituirci a qualcuno quando il Sig. Arguello lo sta facendo da quasi un anno a questa parte, ovunque! In televisione, sui giornali, sulla rete (che ha bandito solo quando non gli fa comodo usarla!), alla SUA Domus…!

    Questi atti sono sconcertanti e non sono mai avvenuti in tutta la storia della Chiesa Cattolica! Manco al tempo di Lutero.. Che almeno ebbe il “buon gusto” di essere TRASPARENTE e di prendere posizione chiara CONTRO la Fede Cattolica che pure fin lì professava!

    E’ un fatto gravissimo che un presidente di una Associazione che ambisce ad essere riconosciuta Cattolica (sic!), non solo abbia devastato Culto e Dottrina, ma che addirittura dopo aver ricevuto 3 richiami diretti (due scritti ed un Pubblico dal Papa), l’ultimo più di due anni fa, si permetta anche di garantire l’ “Approvazione completa senza modifiche”, prendendo per i fondelli tutto l’ecumene cattolico, e lo stesso Papa che le modifiche le ha chieste! E sostanziali!”

  188. Tommaso Farina scrive:

    Silvano, per quello che può interessarti la penso come te. Aggiungo che leggere peana alla resistenza anche su questo blog da parte di alcuni utenti è veramente sconvolgente. Tanto ha potuto il dossettismo e il lazzatismo.

  189. ma anche maritain(mai uomo fu piu ambiguo e indecifrabile)
    ed emmanuel mourier hanno i loro “meriti”……

    (però a sentir costoro,
    essi-i “mastri”-
    son tutti santi
    e “PROFETI”
    che annunciavano il messia prodi
    ed il “vero” papa c.m.martini)

  190. Tommaso Farina scrive:

    Meriti molto ma molto ben nascosti.

  191. Raffaele Savigni scrive:

    Maritain non fu affatto “ambiguo”: socialista negli anni giovanili, si convertì e per un certo periodo simpatizzò per la destra cattolica e per posizioni “antimoderne”; poi scrisse “Umanesimo integrale” (un testo fondamentale, che ispiò il cattolicesimo democratico in Europa e in Italia) e fu sempre molto stimato da Paolo VI. NOn cedette mai alle mode, neppure nel ’68; e negli ultimi anni, rimasto vedovo, entrò nella comunità dei “piccoli fratelli” di Charles de Foucauld. Uomo di grande spiritualità, fu ingiustamente criticato da destra (ad es. dal gesuita padre Messineo, ultraconservatore) e da sinistra (ad es. da Balducci, Alberigo ecc.).Considero molto più importante la stima che ebbe dal papa.
    Maritain, Mounier, Lazzati, al di là della validità delle singole posizioni, sono stati dei grandi cristiani. Molto più di Gedda o di padre Riccardo Lombardi.

  192. Raffaele Savigni scrive:

    Con buona pace di Silvano, Gianluca, Tommaso Farina, difendere la Resistenza (alla quale contribuirono anche molti sacerdoti che nascosero ebrei, partigiani, oppositori del fascismo) non mi sembra scandaloso, ma doveroso.Senza per questo negare le colpe commesse da alcuni partigiani “settari” e violenti. Ogni movimento storico ha le sue luci e le sue ombre.
    Consiglio la lettura del libro di mons. Luciano Gherardi, Le querce di Monte Sole, ed. Il Mulino: racconta la strage di Marzabotto (in realtà bisognerebbe dire “di Monte Sole”) dal punto di vista delle comunità “martiri” di Monte Sole e dei loro parroci.Non è un “peana” alla Resistenza, ma il racconto veritiero e commosso dell’esperienza sofferta da quelle comunità cristiane e dai loro pastori, vittime della ferocia nazista.

  193. Raffaele Savigni scrive:

    Aggiungo che proprio la comunità di Monte Sole, per iniziativa del card. Biffi, dei dossettiani e di mons. Gherardi, fece un gesto di riconciliazione nei confronti degli Austriaci (ci fu anche un gemellaggio con una città austriaca) e dello stesso Reder, dopo le polemiche che seguirono la sua liberazione. Si possono criticare sotto vari aspetti i dossettiani, ma in questo caso promossero, d’intesa col card. Biffi, un’iniziativa altamente meritoria: la fondazione di una comunità religiosa che pregasse Dio negli stessi luoghi in cui era stato sparso tanto sangue.

  194. professò, che la Chiesa
    (il grande PIO XII, in primis)
    ha salvato tanti, ma tanti ebrei lo sappiamo bene.

    Il problema è che purtroppo non ci credono!!!!!

    (non i cattolici, i quali sanno bene la santità di pio XII)

  195. QUALCUNO QUI NEGA LE ATROCITà DI MARZABOTTO?

    non credo proprio, professò.

    si convinca: qui fascisti non ce ne sono!!!!!

  196. Giovanni Mandis scrive:

    il cattolicesimo democratico non esiste, esiste il Cattolicesimo PUNTO.

  197. totalmente daccordo.

  198. Giovanni Mandis scrive:

    Cosimo, ho aperto il tuo blog e ho scoperto che hai “solo” xx anni (omissis :-) ) (io per la cronaca ne ho 5 meno di te); avevo pensato che fossi molto più grande eheh
    ma l’Andreoli nominato da Savigni come ipotetico direttore di Avvenire sarebbe Vittorino Andreoli lo psicologo (o psichiatra non ricordo) e dichiaratamente non credente? certo che la cosa sarebbe a dir poco clamorosa…

  199. Caro giovanni,
    ho 37 anni compiuti
    (puoi tranquillamente dire la mia età, ma apprezzo la discrezione che hai avuto nel non dirla.è un gesto educato).

    Quanto a Andreoli, si, proprio lui.
    Che, fra le altre cose, in questo periodo sta curando per “avvenire” un tema delicatissimo come il SACERDOZIO
    (CAPISCI? UN NON CREDENTE!!!!)
    Non per discriminare i non credenti, ci mancherebbe altro, ma ti pare possibile……..?

    (ps: ad onor del vero savigni ha detto di stimarlo, non mi è parso di avergli sentito dire che lo vorrebbe alla direzione. Se cosi fosse, sarei senza parole. A sto punto meglio, molto meglio l’attuale Dino Boffo. Ma naturalmente la “battaglia”(fra virgolette, sia chiaro) è per Marina Corradi Direttore, come avrai letto nel blog omonimo.)

  200. Giovanni Mandis scrive:

    eheh Cosimo, all’inizio avevo scritto i tuoi anni poi prima di inviare ho pensato che forse tu potevi nn essere d’accordo.
    Su Andreoli mi spiego meglio, ho letto che il prof lo ha citato in un elenco con altri candidati (e avevo capito non che era un suo candidato, ma uno tra i tanti possibili magari sentiti tra gli addetti ai lavori).
    La domanda quindi era: questa ipotesi (Andreoli direttore) è davvero plausibile?
    (sì qualche volta ho intravisto la sua rubrica sul sacerdozio..ma leggo più che altro le lettere di chi gli scrive.anche se non leggo spesso l’avvenire ad essere sincero)

    cambiando discorso..
    ti pare “democratica” (cattolica sicuramente no!) un giudizio del genere?:
    “Maritain, Mounier, Lazzati, al di là della validità delle singole posizioni (SIC !!!), sono stati dei grandi cristiani. Molto più di Gedda o di padre Riccardo Lombardi.”
    A me pare un giudizio “sinistro”…

  201. Giovanni, ancora ti meravigli di certe uscite di Savigni.

    Il Bene che Luigi Gedda ha fatto(tanto per fare un esempio)
    per la liberta del nostro Paese e per il cattolicesimo , è immenso.

    Ma al “nostro” non gli garba: che ci possiamo fare?

    Un saluto caro e serena notte.
    cosimo

  202. Giovanni Mandis scrive:

    buonanotte anche a te!

  203. marina scrive:

    secondo me ,ad alcuni cattolici,da fastidio ricordare la RESISTENZA,chissà perchè!
    Cercano sempre di farla apparire una cosa brutta per via del comportamento di alcuni partigiani rossi,dimenticandosi delle violenze gratuite sulle popolazini,compresi i bambini,fatte dei nazifascisti.
    La rabbia nata da questi eccidi, non si può dimenticare facilmente,quando ci sono le dittature e le guerre civili, ci sono sempre le rese dei conti; a sangue ancora caldo , come si dice.
    Durante uno di questi massacri dei nazifascisti,a un neonato di pochi mesi,in toscana, vennero amputate le mani.

    Queste cose i cattolici tentano di dimenticarle,ricordando solo le uccisioni dei partigiani rossi,a pochi mesi dalla fine della guerra;dopo aver subito per 20 anni le violenze dei fascisti, appoggiati dalla chiesa(questo non mi stancherò mai di dirlo,fino a quando ci saranno persone che cercano di ignorare la verità storica).

  204. Klaus scrive:

    @ MARINA

    abbiamo capito che tu hai ormai delle idee cristallizzate nella tua mente che ti portano a detestare qualsiasi aspetto del cattolicesimo.
    Ciò che non capisco è come mai continui a frequentare questo blog.

    Forse solo per inflazionarlo con i tuoi luoghi comuni?

  205. bo,mario scrive:

    Klaus se questa è una risposta.. Gli argomenti che non vi piacciono fate finta che non esistono. Ve la cavate con luoghi comuni… Non è ora che ammettiate gli errori che durante le guerre si possono fare. Non è una condizione normale. Io non confondo mai religione con chiesa e anche Marina lo fà mentre Voi sembrate i nuovi templari, con tutto il rispetto per i templari. Marina insisti può darsi che qualcuno un giorno risponderà. Stammi bene e un saluto.

  206. Klaus scrive:

    La risposta di Bo Mario ci fa capire che oltre ai luoghi comuni esistono purtroppo anche i luoghi da bonificare.

  207. Klaus scrive:

    I problemi veri sono ben altri,anche se rimangono sommerasi.

    Ne cito ancora uno:quello dei neocatecumenali.
    Notizia fresca:

    Vaticano 30 Aprile 2008

    Una delegazione di vescovi
    dal Giappone e’ giunta in visita in Vaticano questa settimana sperando di
    risolvere un conflitto col CN
    che gestisce un seminario in Giappone
    (secondo l’agenzia UCA news)
    Questa’ e’ la terza visita dei 4 vescovi
    per lo stesso motivo.
    L’arcivescovo Okada di Tokyo presidente della conferenza vescovile cosi’ ha riferito a UCA news:”Ci dispiace dover venire cosi’ spesso
    ma volevamo che si capisse la serieta’ della natura del problema che deve essere risolto.”

    Ha poi aggiunto che il CN ha causato “Acute e dolorose divisioni e contrasti nella Chiesa in Giappone”e ha caratterizzato
    questo movimento laico come “un gruppo
    che intraprende potenti attivita’ settarie minando l’unita’
    della piccola comunita’ cattolica in Giappone.

  208. bo,mario scrive:

    Klaus mi dispiace non ricevere risposta. Siamo arrivati alle minacce, complimenti. Chi rappresenti? Questo è un blog aperto dove si discute, si dovrebbe discutere. Io ho pazienza e aspetto come quel detto cinese. Inteso culturalmente si intende.

  209. Klaus scrive:

    Quando parlo di bonifiche evidentemente mi riferisco non a mezzi bellici,ma a semplici disinfettanti.

  210. Raffaele Savigni scrive:

    Non ho mai detto che vorrei Vittorino Andreoli direttore di “Avvenire”, né l’ho mai immaginato. Se proprio volete un nome, vedrei bene Marco Roncalli in quel ruolo.
    Ribadisco le mie valutazioni su Maritain, Gedda eccetera: Gedda è responsabile della “cacciata” dall’Azione cattolica di persone valide (e per me sante) come Carlo Carretto.

  211. Pipìta Del Monte scrive:

    Che ne dice ,Savigni,se ci mandiamo Lei alla direzione di Avvenire?
    Potrà crearci mille rubriche di comparazione o “ma anche” tutte curate da Lei.Le pare poco?

  212. Raffaele Savigni scrive:

    Non sono così presuntuoso: ci sono persone ben più valide di me per quel ruolo.

  213. Pipìta Del Monte scrive:

    Lo sa che quando Ella afferma di non essere presuntuoso,caro Savigni, mi piace rotolarmi dal ridere sul mio bislungo tappeto di mt.3,00 x 12 per almeno sette volte di seguito?

  214. Pipìta Del Monte scrive:

    Ella,Savigni,non ride mai di se’?
    Forse Le manca il tappeto?Vuole che gliene fornisca uno?

  215. Raffaele Savigni scrive:

    Cara Pipìta, anch’io so ridere di me stesso.Tutti siamo un po’ narcisisti, dobbiamo ammetterlo: ma lei forse più di me (quando scrive le sue “battute” si immagina già le reazioni divertite dei frequentatori del blog, lo ammetta…).

  216. Pipìta Del Monte scrive:

    No,caro Savigni/Narciso,non si compiace mai di se’ chi castigat radendo mores.
    A proposito…ogni quanti giorni si fa la barba Lei?

  217. Raffaele Savigni scrive:

    Ogni giorno…

  218. Pipìta Del Monte scrive:

    Provvede anche a disinfettarsi le guance,Savigni, dopo….?

  219. bo,mario scrive:

    Klaus ho sbagliato a tentare un colloquio e mi autobonifico. Almeno con te.

  220. marina scrive:

    per klaus, un luogo da bonificare potrebbe essere anche questo , ci sono alcuni cattolici parecchio integralisti qui dentro.
    Ciao bo. mario

  221. bo,mario scrive:

    Marina non c’è Tornielli ma sono stati messi cani da guardia. Novelli Torchemada, novelli templari. L’unica cosa, penso, è che lo fanno senza che nessuno l’autorizzi. Dialogo con te e con Tornielli. Ho provato a dialogare con questo, che mi ha definito scarafaggio praticamente, ma lo errore è stato mio, pensavo che fosse una persona normale.
    Stammi bene e saluti.

  222. Tommaso Farina scrive:

    In deroga alle mie abitudini, risponderò a Marina.
    Marina, il problema non è che i cattolici rinnegano i crimini nazisti per parlare solo di quelli partigiani. Di quelli partigiani si è iniziato a parlare da pochissimo, mentre quelli nazifascisti bene o male sono ben noti.

    Quanto al tuo secondo intervento, ti dico una cosa: leggendo tutti i tuoi commenti a questo blog emerge una tua idea di cattolicesimo. Io vorrei farti capire di essere ai totali antipodi da quell’idea. Da come li definisci, credo di essere uno dei tuoi odiati integralisti.

  223. marina scrive:

    per Tommaso Farina,io non odio gli integralisti;ma questi devono rispettare chi non la pensa come loro,invece di insultare , calunniare , minacciare chi rinfresca loro la memoria sugli orrori che hanno commesso.
    Sa, tenere viva la memoria e cercare di capire perchè certi genocidi sono successi,non vuol dire odiare il cattolicesimo;cercare di capire perchè e voler sapere di chi è stata la responsabilità,serve;dopo la seconda guerra mondiale,il vaticano ha protetto molti criminali nazisti;poi è successo quel che è successo in america latina.
    Mengele(l’angelo della morte)nazista,non è stato consegnato alla giustizia,ed è fuggito in argentina tramite la cosiddetta via dei topi,Ratlines.
    Ha continuato i suoi famigerati esperimenti sugli indiani del canada, compresi i bambini.
    Se tutto queste protezioni non ci fossero state, miglioni di persone avrebbero potuto vivere in pace.
    E tutto questo è andato avanti fino all’inizio del 2000.
    Capisce perchè certe cose vanno ricordate, per evitare che accadano ancora.
    Ma in questo blog ho ricevuti insulti e minacce.

    Se si va avanti cosi , non va bene.
    Gli insegnamenti di GESU non dicono questo.

  224. bo,mario scrive:

    Marina gli insegnamenti di Gesù “direbbero” questo. Farina io non mi vanterei di essere integralista perchè vuol dire avere una idea e “guai” a chi si permette di dire qualcosa in contrario. Forse era una battuta, male riuscita, ma una battuta.
    Marina nel primo post c’è uno che cerca guai. Stammi bene e un saluto.

  225. marina scrive:

    per bo. mario quale primo post??

  226. yochanan scrive:

    Ieri si è compiuto l’ennesimo miracolo di San Gennaro.
    Quanto durerà ancora questa indecenza? Napoli si sveglierà senza immondizia domani?
    Shalom

  227. ламинат scrive:

    2rThank’s for greate post.9r I compleatly agree with last post. ehe
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