Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici

[photopress:PascalinaBlog.jpg,full,alignleft]Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s’intitola “La signora del sacro palazzo”. Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all’edizione tedesca) a mio avviso indulge un po’ troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e c’è “l’aggravante” che Pascalina era una donna, e dunque “sospetta”), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri Papi è d’obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho collaborato anch’io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati un convegno sui presunti “silenzi” a Gerusalemme e una riunione di esponenti dell’ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina, “scalzato” dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: “Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno indaga”.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

85 risposte a Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici

  1. Marcello scrive:

    Pio XII è stato un grandissimo Papa. Spero di vederLo presto Santo, ho una devozione particolare per questo grande pontefice, ha rappresentato una Chiesa perseguitata e lui stesso lo è ancora a cinquat’anni dalla Sua morte.
    Che il Buon Dio ci doni ancora dei pastori come Pio XII, ne abbiamo un grande bisogno in questi tempi confusi.

  2. Dario scrive:

    Davvero una bella notizia. Immagino che in Israele i curatori del museo sull’Olocausto non la prenderanno bene. E quando il grande Pio XII sarà beatificato, sicuramente ci sarà chi ironizzerà sul fatto che ‘il papa di Hitler’ viene beatificato ‘dal papa nazista’. Ma la Chiesa deve affermare la verità davanti al mondo, e cioè che Pio XII fu probabilmente il maggior benefattore di tutti i popoli, incluso quello ebraico, durante la guerra. Ed è anche il papa più citato nei documenti conciliari. Riflettano i superprogressisti che fanno cominciare la chiesa dal 1962.

  3. Gregorio VII scrive:

    Viva Pio XII, uno dei miei papi preferiti.

  4. bruno frusca scrive:

    Caro Tornielli,

    E’ possibile dare una spiegazione al voltafaccia di parte del mondo ebraico nei confronti di Pio XII° ?

    Durante e nei primi anni del dopoguerra molte e autorevoli furono le voci di lode e di ringraziamento riconoscente nei confronti di Papa Pacelli, poi, improvvisamente, il cambio di rotta fino all’ascolto di voci che pongono una specie di veto alla sua beatificazione, pena l’irrigidimento dei rapporti con la santa sede.

    Per quanto poi attiene ai presupposti ” Silenzi di Pio XII° ” vorrei ricordare che molto più fragorosi furono i silenzi di molta parte del mondo cattolico e soprattutto delle gerarchie vaticane in tutti questi cinquant’anni… per cui sarebbe più corretto parlare di silenzi SU PIO XII°.

    Speriamo che finalmente qualcosa si muova.

    Noi siamo certi comunque che il ” Socio in Affari ” di Papa Pacelli abbia provveduto da subito a sistemare in paradiso la vicenda.

    Lode e onore dunque al ” Pastor Angelicus Defensor civitatis “

  5. Tommaso Farina scrive:

    Non hanno ancora fatto la loro comparsa i soliti provocatori insipienti, offensivi dell’intelligenza e della lingua italiana, ad incolpare Pasqualina del genocidio dei Khmer Rossi o della fame nel mondo.

  6. marina scrive:

    Tommaso Farina ,che mi dice di questa chiesa cattolica e democratica.

    Negli anni ‘60 ho iniziato a costruire le mie idee a partire dalle opere e dall’ ammirazione verso

    San Francesco, dalle letture di Don Lorenzo Milani, dalle canzoni di Joan Baez, e dalla visione del

    film “Sacco e Vanzetti”; dall’eroismo di Camillo Torres il prete guerrigliero e di Che Guevara, per

    passare subito dopo alla teoria della nonviolenza di Aldo Capitini, del Mahatma Ghandi,

    dall’impegno nel movimento nonviolento e nel movimento per la riconciliazione, dall’esempio di

    Martin Luter King per approdare nei gruppi spontanei e poi nelle comunità di base.

    Un uomo senza chiesa, senza casa, senza famiglia è più leggero (Giorgio Gaber).

    Ho attraversato varie chiese; la prima quella cattolica, che mi denunciò alla polizia all’età di 15 anni

    perché, mentre facevo catechismo ai bambini, non tolleravo in silenzio che si bruciasse il Vietnam

    con gli spaventosi bombardamenti al napalm e pensai di distribuire un ciclostilato ai fedeli che

    entravano in chiesa per la messa di Natale, insieme a miei compagni di vita e di idee di allora.

    La denuncia non ebbe seguito, ma fu il segnale che la nostra esperienza nella chiesa ufficiale era

    finita, che le grandi speranze innescate dal Concilio Vaticano II erano finite. Il nostro gruppo

    spontaneo che si chiamava Nuovi Orizzonti, e che gestiva il doposcuola per i ragazzi delle

    elementari, delle medie e il catechismo, fu sciolto e noi fummo costretti ad andarcene per non dover

    sottostare ai dogmi che ci venivano imposti.

  7. Gregorio VII scrive:

    Gent.mo dott. Tornielli,

    può dirci qualcosa sul processo di beatificazione di Pio XII? A che punto siamo? C’è qualche miracolo accertato?
    Purtroppo non circolano molte notizie al riguardo.

    Cordialmente.

  8. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Gregorio VII (mi fa un po’ specie rivolgermi così a… un Papa): non ci sono novità da un anno. Nel maggio 2007, infatti, i cardinali della Congregazione delle cause dei santi hanno votato all’unanimità in favore della proclamazione delle virtù eroiche di Pio XII. Il Papa però ha preso tempo e non ha autorizzato il decreto che dichiarerebbe Pacelli “venerabile”. E’ stata costituita una specie di commissione in Segreteria di Stato, sono stati visti dei documenti, non si è trovato nulla contro Pio XII. Ora, per i 50 anni, si preparano iniziative importanti da parte del Vaticano, la mostra al Braccio di Carlo Magno e il convegno sul magistero. Ma il decreto attenderà. Vuole sapere la mia opinione? Immagino che l’eventuale proclamazione dell’eroicità delle virtù di Pacelli non avverrà prima di un (al momento altrettanto eventuale) viaggio di Benedetto XVI in Israele.
    at

  9. igor traboni scrive:

    Per Dario
    (post numero 7): insieme ai superprogressisti – e senza buttarla bnlamente in politica – dovrebbero riflettere soprattutto i cattocomunisti

  10. bruno frusca scrive:

    Gentile Marina:

    Noto che tra le sue letture, quasi tutte condivisibili, non ha menzionato i vangeli… Vuoto di memoria?

    Quasi tutti i personaggi che lei elenca hanno avuto un particolare effetto sulle mie convinzioni giovanili.
    Di Camilo Torres ( leggere Parole per una Rivoluzione ) ho particolarmente apprezzato la lucidità del pensiero e della convinzione energica e sincera delle sue scelte e le ho accettate – non ho però accettato il mitra – quello no – un sacerdote deve usare altre armi ( anche se in questo caso è stato accertato che Camilo Torres non abbia mai usato quell’arma)

    Cordialità.

  11. marina scrive:

    Per Bruno Frusca,
    L’opzione rivoluzionaria di Camilo Torres

    Le guerre e gli atti di intolleranza praticati da credenti delle più diverse religioni si fondano su una visione di Dio che ama il bene e odia il male, premia il giusto e castiga l’empio. Nel corso del tempo, molti religiosi si sono sentiti investiti della missione di essere la “spada di Dio” per castigare i nemici. I fondamentalismi e i fanatismi sono espressione di questo modo di vivere e di comprendere la fede. È interessante constatare, d’altro lato, che i grandi mistici sono stati anche persone immerse nell’efferve-scenza politica della loro epoca: san Francesco d’Assisi combatté il capitalismo nascente (come ben dimostra la magistrale opera di Leonardo Boff, San Francesco, tenerezza e forza). Tommaso d’Aquino difese, in Il regime dei principi, il diritto all’in-surrezione contro la tirannia. Caterina da Siena, analfabeta, interpellò il papato. Nel 1578, Teresa d’Avila, “donna inquieta, errante, disobbediente e contumace”, come venne definita dal vescovo rappresentante del papa in Spagna, rivoluzionò, con san Giovanni della Croce, la spiritualità cristiana.

    é la prima parte che la chiesa non condanna mai,imporre la religione con la violenza e per amore di DIO,andrebbe sempre duramente condannata.Purtroppo chi parla contro la violenza viene sempre emarginato dalla chiesa cattolica.
    Vedasi la Teologia della liberazione,Vedasi il gesuita Antony De Mello che con i suoi libri isegnava l’amore e il rispetto per se stessi e gli altri.
    Vedasi l’emarginazione del dalai lama da parte del vaticano ,mentre lo stesso appoggia le dittature.
    Se si va avanti cosi,il mondo è destinato a scomparire,proprio grazie alle intolleranze religiose che vanno a braccetto con i potenti.Mai, per e a favore dei poveri.
    Un cordiale saluto

  12. marina scrive:

    Vede Frusca il “beato stepinac “la violenza l’ha usata per convertire,
    questo andava condannato duramente non beatificato.

  13. Gregorio VII scrive:

    @ dott. Tornielli

    Il dott. Tornielli ha scritto:
    “Immagino che l’eventuale proclamazione dell’eroicità delle virtù di Pacelli non avverrà prima di un (al momento altrettanto eventuale) viaggio di Benedetto XVI in Israele”.

    Ho capito … bisogna fare tutto il possibile per non urtare i “fratelli maggiori”. Però, che ingratitudine da parte di alcuni di loro … soprattutto dopo tutto quello che Pio XII ha fatto per salvare gli ebrei …

    Grazie per le informazioni.

  14. marina scrive:

    Camilo Torres è stato il leader di un’insurrezione armata che si preparava ad usare la tecnica della guerriglia. Fu scoperto e preso prima. Se non è possibile giustificare la violenza o canonizzare la guerra, è doveroso porre migliore attenzione alle complessità della storia. Quanto a Camilo Torres, per giustizia e verità storica, è bene chiarire: egli entrò nella guerriglia colombiana nel 1965, a 35 anni. Era già teologo e aveva concluso gli studi di Sociologia a Lovanio (Belgio). A Bogotà fu fondatore e professore della Facoltà di Sociologia e decano della Scuola Superiore Pubblica e dell’Istituto di Amministrazione Sociale. Fu rappresentante del cardinale presso la Giunta direttiva dell’Istituto Colombiano della Riforma Agraria.

    È qui che Camilo prende conoscenza diretta delle condizioni subumane in cui vivevano i lavoratori e gli indios, e di come lo stesso aiuto dato dal governo e dalla Chiesa servisse per mantenerli nella dipendenza sociale e nella schiavitù. Per questo, egli lotta per introdurre criteri più giusti e perché la legge venga applicata senza eccezioni. Quando si rende conto che non ottiene nulla, si convince che la rivoluzione è l’unica via d’uscita possibile. Sa che la sua posizione scandalizzerà tutti. Per questo scrive: “Sono un rivoluzionario, come colombiano, come sociologo, come cristiano e come sacerdote. Come colombiano, perché non posso estraniarmi dalle lotte del mio popolo. Come sociologo, perché grazie alla mia conoscenza scientifica della realtà, sono giunto alla convinzione che le soluzioni tecniche ed efficaci non sono raggiungibili senza una rivoluzione. Come cristiano, perché l’es-senza del cristianesimo è l’amore per il prossimo e solo attraverso una rivoluzione si può ottenere il bene della maggioranza. Come sacerdote, perché dedicarsi al prossimo, come la rivoluzione esige, è un requisito dell’amore fraterno indispensabile per celebrare l’eucarestia”.

    Stava con i poveri,e questo alla chiesa non piace.

  15. marina scrive:

    Viene dimesso da tutti gli alti incarichi che ricopriva all’Università e destituito dal sacerdozio. Vescovi e sacerdoti non gli perdonano il fatto che egli abbia chiesto l’espropriazio-ne dei beni della stessa Chiesa.

    Tutto il contrario di kiko,che di soldi alla chiesa ne dà tanti,sottraendoli ai poveri.

  16. marina scrive:

    Quarant’anni dopo, quanti cercano di vivere l’ideale di Camilo Torres comprendono che egli fu obbligato a optare per la lotta armata. Egli stesso insisteva sul fatto che la rivoluzione più profonda avverrà solo tramite l’educazione. Oggi più che mai, la pace e la giustizia non cresceranno attraverso atti di forza e di violenza. La parte più sana dell’umanità è convinta che non esiste guerra giusta e che nessun gruppo messianico salverà il popolo. Tutti coloro che si rifanno all’eredità di Camilo Torres si consacrano ad una rivoluzione nonviolenta, ma onorano la memoria di questo martire che, nella forma in cui ha potuto, ha dato la sua vita per un mondo di giustizia e di pace.

  17. alessandra scrive:

    io non conosco nulla di questo papa ma so da testimonianza vivente mia madre,che si impegnò moltissimo per aiutare tutte le famiglie che all’indomani dell’8 settembre del 43 non si videro restituire i loro cari mmariti,padri fratelli, perchè presi prigionieri dai nuovi alleati americani, e deporati negli states.questo accadde a mio nonno e questo pontefice tramite i suoi collaboratori. riuscì a portare notizia a mia nonna ai suoi tre figli…

  18. Gregorio VII scrive:

    @ Marina

    Le ricordo che Nostro Signore non è venuto a fare una Rivoluzione in quel senso (marxista).

    La rivoluzione di Cristo è l’umanità non più soggiogata dal peccato; è la Redenzione, la Salvezza, la remissione dei peccati, l’amore per il prossimo (“ama il prossimo tuo come te stesso”), persino per coloro che ci odiano (per i quali il cristiano deve pregare).
    L’umanità nuova è nel battesimo, mediante il quale siamo incorporati alla Chiesa e, dunque, a Cristo (la Chiesa è il Corpo di Cristo e Cristo è il Capo della Chiesa). I sacramenti che Gesù ci ha lasciati sono il mezzo mediante il quale agisce la Grazia santificante.

    Nell’orto degli ulivi Gesù disse ad uno che era con lui (che aveva staccato l’orecchio ad un servo del sommo sacerdote) di rimettere la spada nel fodero.
    Ma c’è una cosa che dovrebbe farLe capire l’essenza dell’insegnamento cristiano: Gesù è morto sulla croce e lì chiese al Padre di perdonare chi lo aveva crocifisso.

    Se un prete dovesse pensare che la sua missione si identifica con la rivoluzione marxista, allora non ha capito un fico secco dell’insegnamento di Nostro Signore. Amen.

  19. alessandra scrive:

    secondo me meriterebbe di diventare santo solo per aver consolato e dato speranza a chi speranza oramai non aveva più chiedete a chi visse la guerra come si era dopo nonostante il 2 giugno portasse il nuovo…l’orrore era impresso a fuoco nella loro mente e lui seppe dare speranza conforto ad anime sconvolte

  20. alessandra scrive:

    Se un prete dovesse pensare che la sua missione si identifica con la rivoluzione marxista, allora non ha capito un fico secco dell’insegnamento di Nostro Signore. Amen.

    eppure credo che lei ricordi ipreti operai del 68,quando la chiesa pensava che si dovesse entrare nella vita dell’uomo che con il 68 stava perdendo certezze le messe rock…io ero piccolissima ma le ricoerdo

  21. Tommaso Farina scrive:

    Gregorio VII, ignora i vaneggiamenti di marina. Sa solo postare copia-incolla di puro delirio, che hanno la caratteristica di non essere mai attinenti col tema delle discussioni, e di trasudare pestifero livore radical-laicista. La sua presunzione di possedere la verità autentica è pari solo alla nullità e all’inconsistenza di quello che dice.

  22. Gregorio VII scrive:

    @ Alessandra

    Alessandra ha scritto: “eppure credo che lei ricordi i preti operai del ’68″ … “messe rock”.
    (?!?)

    NO! Non li ricordo perché, fortunatamente, all’epoca non ero ancora nato. Almeno mi sono risparmiato quello scempio morale, culturale, sociale e politico che è stato il ’68, causa di un’infinità di nefandezze.
    Purtroppo nella nostra società, e persino nella Chiesa, sono ancora visibili le cicatrici di quel disastro e tutti ne paghiamo le conseguenze nefaste.

    Quanto alle messe rock, idem. E, per favore, non mi parli della pseudo-musica che oggi si suona nelle chiese perchè sono un clavicembalista e ho gusti musicali che non hanno nulla a che vedere con le “messe ye-ye”.

    Viva il canto gregoriano.

    Ossequi.

  23. alessandra scrive:

    alle messe rock, idem. E, per favore, non mi parli della pseudo-musica che oggi si suona nelle chiese perchè sono un clavicembalista e ho gusti musicali che non hanno nulla a che vedere con le “messe ye-ye”.
    beh quel tipo di messe non piacevano neanche a me anche se ero una bambina… le posso consigliare un film che in chiave comica fa rivivere la crisi di quel periodo… con gli intramnotabili franco franchi e ciccio ingrassia nei panni di due sacerdoti uno tradizionalista e uno progressista don franco e don ciccio nell’anno della contestazione

  24. Cordes scrive:

    A Il Giornale si sta resuscitando Montanelli, in certi palazzi Galileo è già uno di casa, su Pio XII nessuno ha in realtà mai dubitato… I miracoli avvengono in ogni dove…

  25. marina scrive:

    Scusi Gregorio,lei dice questo:Se un prete dovesse pensare che la sua missione si identifica con la rivoluzione marxista, allora non ha capito un fico secco dell’insegnamento di Nostro Signore. è lo stesso pensiero della gerarchia cattolica.
    Come spiega allora il fatto che moltissimi religiosi hanno aderito a dittature di destra (che non stanno dalla parte dei poveri),e la gerarchia non li ha mai condannati?
    Anzi molti li ha premiati,beatificandoli(stepinac)o facendoli cardinali?

    Che forse la dottrina di Gesù era Fascista o Nazista?
    Una pater,ave,gloria per lei,per far si che Dio le faccia aprire gli occhi e l’aiuti a guardare in faccia la realtà!

  26. bo,mario scrive:

    Devo dire la mia se nò qualcuno mi segna assente. Che Tornielli cerchi di rivalutare Pio XII lo ritengo un riempitivo del blog. Un Papa controverso e tale rimarrà. Ha fatto bene, ha fatto male, in tempo di guerra non si possono dare giudizi “normali”. Un ns collega si è fatto aventi dicendo di trovare un testimone che ha fatto un miracolo, Vi state prendendo in giro da soli? Come dire che un testimone si trova sempre, all’occorrenza. Nessuno dubitava di quella suora, siete Voi che la difendete, da cosa? c’era qualcosa? La chiesa, per la rigidezza dei suoi dogmi, è totalitaria, di dx o sx poco importa. Le abbiamo provate entrambe e non siamo rimasti contenti. Quello che dice Marina è vero, tende più a dx.
    Buona giornata a tutti, in particolare alla figlia dei fiori, grande Baez!

  27. Gregorio VII scrive:

    @ Marina

    Non ho tempo da perdere per rispondere alle sciocchezze che Lei dice un po’ dappertutto in questo blog. Le do solo un consiglio: il Pater, l’Ave e il Gloria li dica per sé, che ne ha davvero bisogno.

  28. Gregorio VII scrive:

    @ Alessandra

    Mi scusi per la risposta un po’ fredda che Le avevo dato, ma avevo capito che Lei avesse stima dei preti operai e che Le piacessero le Messe rock …

    Cordialmente.

  29. Lorenzo scrive:

    A proposito di messe rock, ma qualcuno ha visto l’articolo sul Corriere di ieri sul frate metallaro fotografato mentre compiaciuto fa il noto simbolo satanico delle corna? Chissà come celebra la messa quello lì (se mai la celebra…)

  30. ALBERTO scrive:

    Ci sarebbe tanto da dire su papa Pacelli…..

  31. Raffaele Savigni scrive:

    A Marina: a dire il vero la Chiesa ha condannato anche preti e laici conniventi con dittature di destra (come don Calcagno, che con la sua “Crociata italica” aderì alla “Repubblica sociale italiana”), nonché movimenti reazionari come l’”Action française” di Maurras. Certo, bisogna osservare che l’opposizione al comunismo è stata (sino al Vaticano II) molto più dura rispetto a quella riscontrabile nei confronti dei fascismi, come osservava già a suo tempo Arturo Carlo Jemolo.Pio XII fu traumatizzato da un episodio di violenza comunista al quale assistette in Germania negli anni ’20: per questo fu più deciso contro il comunismo che contro il nazifascismo (oltre che per il timore di scatenare reazioni più violente). Quanto a Stepinac, il giudizio sulle sue eventuali connivenze con gli ustascia croati (che si macchiarono di orrendi delitti) è controverso, e dovremo attendere l’apertura degli archivi.Certamente Ante Pavelic fu un criminale, come gli ustascia da lui capeggiati.

  32. Raffaele Savigni scrive:

    Bisogna comunque andarci cauti nell’usare la storia per fini politici di parte. Ora certi ambienti reazionari polacchi (notoriamente antisemiti…) stanno gettando fango persino su Lech Walesa, accusandolo di aver collaborato coi servizi segreti comunisti (proprio lui, il leader del movimento che ha fatto cadere il regime comunista!). Immagino che tra poco quei luridi reazionari accuseranno persino Giovanni Paolo II di filocomunismo…

  33. bruno frusca scrive:

    Prof. Savigni:

    Pio XII° non fu “… traumatizzato da un episodio di violenza comunista al quale assistette in Germania…”
    Di quell’episodio fi diretta vittima poichè si trovò una pistola puntatagli al petto da uno spartachista armato anche di bombe a mano, mentre tutto il palazzo della Nunziatura di Monaco era sotto la minaccia di una mitragliatrice.

    Legga l’intero episodio, con dovizia di particolari e con riferimenti documentali certi, narrato con maestria dal nostro padrone di casa L’ottimo Tornielli, nel suo libro

  34. bruno frusca scrive:

    mi è scappato il post
    riprendo:

    Nel libro di Andrea Tornielli:

    PIO XII° – Un UOMO SUL TRONO DI PIETRO

    pag. da 106 a 113

  35. bo,mario scrive:

    Savigni leggo volentieri i tuoi post, equilibrati. Cerchi di dire la verità, una mosca bianca quì dentro. GPII non era filocomunista perchè, quello, era finito da un pezzo. Il contributo assieme a Walesa è stato quello di buttare giù le ultime carte del castello, già cadente di suo.
    Ciao e buona serata Savigni.

  36. bruno frusca scrive:

    L’episodio dell’attacco spartachista alla nunziatura di Monaco è raccontato anche da Antonio Spinosa nel suo libro
    PIO XII° un Papa nelle tenebre- ( pag. 66 – 71 ) ma la narrazione, nella quale si fa riferimento anche alla presenza di Madre Pascalina, è confusa e poco circostanziata.

  37. marina scrive:

    Savigni,i dittatori di destra dell’america latina non sono mai stati condannati dal vaticano.
    E neanche tanti cardinali ancora viventi collusi con le suddete,non sono mai stati condannati.(vuole che faccia i nomi?)

  38. alessandra scrive:

    caro gregorio lei mi suscita simaptia perchè mi ricorda un giovane cugino che non vedo da tempo e che ha le sue stesse passioni,no le messe rock non mi piacevano anche se un pò da grande ho capito perchè nella chiesa si agiva così
    a me piacciono le messe partecipate vive dove si possa cogliere la profondità di ciò che si fa e di questo ringrazio il mio Monsignore che ci propone delle bellissime omelie che ti scuotono

  39. bo,mario scrive:

    Marina lo scritto di Savigni dice molto. Tu non ti accontenti mai? Capire tutti gli intrighi che ci sono stati penso che non avverrà mai. Uno pensa che gli intrighi scoperti serviranno per non provarci più, non è vero e quì ti dò ragione. Avevo scritto della grande Baez, ti è sfuggito?
    Ciao e buona serata.

  40. Iginio scrive:

    ritorna il sedicente grande storico Savigni. Allora: 1. definire “di destra” la Repubblica Sociale, fa ridere. 2. Definire “luridi reazionari” quelli che attaccano i comunisti, fa altrettanto ridere, ma forse fa persino pena (gratta gratta esce sempre il solito seguace di Falce E Tortello); 3. definire Stepinac connivente coi nazisti, e’ la solita balla propagandistica dei comunisti titini: farebbe molto meglio, illustre professore dei miei stivali, a studiare come fu trattato Stepinac in carcere; 4. si vada a leggere il volume edito dalla Ares sui cattolici italiani dal centrismo al 68, come minimo. E la smetta di fare lezioni su temi sui quali non ha la minima competenza e puo’ solo ripetere a pappagallo quello che legge sui giornali. La faccia finita di infangare la gente, persino i morti, e torni a studiare. Bocciato bocciato bocciato.

  41. Iginio scrive:

    Dottor Tornielli, dovrebbe vedersela anche con certi sedicenti storici dell’Universita’ Cattolica. Per aver osato sostenere pubblicamente – con tanto di citazioni documentarie – che Pio XII non fu affatto un Papa retrogrado ma anzi era considerato molto attento alla modernita’ dai suoi contemporanei, compresi i non credenti, sono stato pubblicamente insultato da una specie di professorucolo locale che mi ha apostrofato dicendo che facevo comizi (e non aveva neanche ascoltato la mia relazione, tanto meno letto le note)… E questa sarebbe l’istituzione principale della “cultura cattolica”…

  42. Silvano scrive:

    “Lurido sarà lei”, subumano inferiore in malafede !!!!

  43. Raffaele Savigni scrive:

    L’ineffabile Iginio (non gli va più bene nemmeno l’Università cattolica “normalizzata” del dopo Lazzati…)continua ad accumulare falsità e incomprensioni del mio pensiero (o è in malafede o non è tanto intelligente come vuole far credere: che ne dite?):
    1) a chi vuol far credere che la Repubblica sociale fosse di sinistra? Forse perché usava l’aggettivo “sociale”? Anche una corrente di AN sino a poco tempo fa si definiva “Destra sociale”…;
    2) chiunque sia in grado di leggere l’italiano corrente ha capito che io definivo “luridi reazionari” non quelli che attaccano la sinistra, ma quelli pronti ad attaccare Giovanni Paolo II.
    “Sat prata biberunt” (visto che Iginio è così intelligente, saprà chi ha scritto questo verso!).
    Studi Lei, grande intellettuale della nuova Destra!

  44. Raffaele Savigni scrive:

    Ancora: non ho definito Stepinac “connivente coi nazisti”: ho solo parlato di “presunte connivenze”, senza prendere posizione, e ho lasciato il giudizio definitivo ai futuri storici.Iginio, è in grado di leggere quel che scrivo? Quanto al fatto che Stepinac sia stato incarcerato duramente dai comunisti di Tito non è di per sé incompatibile con un POSSIBILE (non ho detto “certo”) atteggiamento rinunciatario e “silente” di fronte agli ustascia ed ai loro crimini.Anche molti comunisti hanno subito dure persecuzioni da parte dei fascisti ed hanno taciuto sui crimini di Stalin: sono ammirevoli per il primo aspetto, non per il secondo.Nella storia non c’è solo il bianco e il nero; ci sono anche i colori intermedi…

  45. Silvano scrive:

    Infatti c’è il marroncino … quello delle sferette caprine che produce in ogni suo intervento ….

  46. Marco Scanavacca scrive:

    Signori, prego! Calma e gesso. Dopo quarant’anni (almeno) che sentiamo a ogni piè sospinto decantare le virtù taumaturgiche del dialogo, cadiamo in atteggiamenti puerili… irrazionali… preconciliari addirittura!!!
    Suvvia fate i bravi, guardate che miracoli fa il dialogo
    http://www.effedieffe.com/content/view/3662/167/
    Pace e bene, figlioli, pace e bene!

  47. Michele M scrive:

    @bo,mario scrive:

    “GPII non era filocomunista perchè, quello, era finito da un pezzo.”

    Le sfugge forse che GPII era polacco?
    E chi c’era in Polonia dal dopoguerra in poi?
    Chi faceva rappresaglie ai seminaristi quando GPII studiava in seminario?
    Se GPII non era filocomunista, non e’ perche’ il comunismo era finito, mi creda…

    Saluti,
    Michele

  48. bo,mario scrive:

    Savigni hai tutta la mia stima.
    Ciao e buona giornata a tutti.

  49. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Igino, mi dispiace per ciò che le è successo alla Cattolica. La Santa Sede ha promosso il convegno scientifico alla Lateranense il prossimo novembre proprio per far vedere la modernità del magistero di Pio XII e come questo abbia preparato il Concilio. Nella mia biografia dedico un capitolo proprio a questo argomento.
    Per Savigni: l’idea che Pio XII fosse ossessionato dal comunismo a causa dell’episodio alla nunziatura durante i moti spartachisti è stata avvalorata dal suo (ex) archiatra Galeazzi Lisi – personaggio che Papa Pacelli aveva licenziato in segreto dopo aver avuto le prove che vendeva le notizie ai giornalisti. A mio avviso è un’interpretazione riduttiva: ci si dimentica che Pacelli trattò con il ministro degli Esteri sovietico Cicerin per arrivare a un concordato con Mosca alla metà degli anni Venti; che Pio XII da Papa si rifiutò di benedire la campagna di Russia nazifascista; che sempre Pio XII autorizzò – contro il parere di alcuni suoi più stretti collaboratori, tra i quali Tardini – l’aiuto americano ai sovietici attaccati dai tedeschi dopo la fine del patto Molotov-Ribbentrop (così poco citato da certi storici); che Pio XII fu il primo ad applicare la distinzione cattolica tra errore ed errante al comunismo (nella lettera apostolica ai popoli della Russia); che il decreto di scomunica del comunismo (1949) fu provocato non dalle questioni italiane – grazie al Cielo il ’48 si era risolto positivamente e l’Italia non era caduta nella sfera di influenza dell’Urss – ma dalle persecuzioni anticristiane nei Paesi dell’Est; ci si dimentica inoltre che quel decreto venne reiterato con un’INTERPRETAZIONE PEGGIORATIVA rispetto a quello di Pio XII nel 1959, quando sul trono di Pietro non c’era più il “cattivo” Pacelli, ma il “buono” Roncalli.
    Inoltre, su Stepinac: anche la comunità ebraica croata diede il via libera alla beaificazione. Prima di procedere, la Santa Sede ha bene indagato…
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  50. marina scrive:

    E lei Iginio,si vada a rileggere quello che ha fatto stepinac , prima di finire in carcere.
    Non ha forse ideato lo sterminio di ebrei,ortodossi(cristiani,credenti nelle stesso DIO)e zingari ,compresi i bambini?
    Non sarà mica stato per questo che lo hanno incarcerato ?
    Poverino!(sic)

  51. marina scrive:

    Mario ho poco tempo per stare al compiuter,i miei figli me lo condendono(dicono:ma perchè le abbiamo insegnato ad usarlo?)
    Non mi è sfuggita la mitica Baez.
    ciao e buona giornata.

  52. marina scrive:

    La chiesa dovrebbe essere come lei,la Baez.
    Ma Gesù non era pacifista?
    Non era venuto per riscattare i poveri dalle ingiustizie?
    Buona giornata.(finalmente è arrivato il caldo ).
    Matureranno le zucche?

  53. bo,mario scrive:

    Mi rimane un dubbio. Tornielli è un membro laico del vaticano prestato al giornalismo o è un giornalista che scrive sul vaticano. Le due cose non sono uguali. Riguardo Stepinac e la chiesa che ha indagato, lasci perdere. Non sò per quuale ragione geo/politica è stato fatto beato. Il vaticano è opportunista, non lo sia anche lei.
    Un saluto.

  54. bo,mario scrive:

    Marina le zucche non mi piacciono preferisco la frutta. Savigni un attimo che si era sbilanciato è stato fatto quasi nero. Non aveva detto niente di allarmante. Una voce fuori dal coro, punita oltre i demeriti.
    Ciao e buona raccolta.

  55. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Bo Mario, intanto “lasci perdere” lo dica a qualcun altro. Immagino che lei abbia letto gli atti della causa di beatificazione, nonché il libro di Gianpaolo Mattei dedicato a Stepinac, nonché gli atti del processo farsa che gli fecero le autorità comuniste: le accuse rivolte contro il beato cardinale sono false e furono costruite ad arte dal tribunale titino, notoriamente equanime, come quello che giudicò Mindzenty… Quanto alla domanda se io sia un esponente del Vaticano prestato al giornalismo o un giornalista che si occupa del Vaticano, rispedisco al mittente la domanda: pensi pure ciò che vuole! Io su Pio XII ho scritto 4 libri, tradotti anche all’estero. E su ciò che ho scritto non ho ricevuto smentite. Se dire cose che non vanno nel senso della leggenda nera significa essere “del Vaticano”, allora io sono un agente della Santa Sede!

  56. bruno frusca scrive:

    Grazie Tornielli:

    Rendere giustizia a Pio XII° – soprattutto negli ambienti cattolici che per anni hanno avvolto di silenzio l’operato di questo grande Pontefice, le fa onore.

    Amici che frequentate il blog, leggete il Libro di Andrea Tornielli, e vi si chiariranno le idee sul grande pontificato di papa Pacelli che, non dobbiamo dimenticarlo mai, si è svolto nel periodo più buio e tragico della storia dell’umanità!

    Piccolo aneddoto: nel 2003, in occasione del 40°

  57. bo,mario scrive:

    Una risposta piccata. Mi aspettavo qualcosa di diverso. Non avevo messo in dubbio le sue capacità, non mi pare. Si vede che siete i novelli templari. La domanda se era del vaticano o scriveva sul vaticano era pertinente considerando la risposta.
    Un saluto e calma.

  58. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Bo Mario, lei invita alla calma e io la ringrazio per l’invito. Ma voi fate illazioni sulle persone e poi se le persone vi rispondono, allora invitate alla calma perché le risposte sono “piccate”. Mi scusi: personalmente mi sento “leggermente” ferito nella mia professionalità se mi si chiede – ovviamente con intento ironico, come ha fatto lei – se io lavori per il Vaticano! Significa che lei giudica ciò che scrivo come dettato da questa appartenenza. Significa mettere sottilmente in dubbio che ciò che ho scritto e scrivo du Stepinac e Pio XII è velato da pregiudizi, non è in ultima analisi troppo attendibile. Ora non mi dica che sto processando le intenzioni, perché non si possono fare certe affermazioni e poi risentirsi se qualcuno si risente.
    Comunque, se sono stato “piccato”, me ne scuso. Chiederei soltanto di essere giudicato per ciò che scrivo. E nel caso in questione, di essere eventualmente smentito su fatti e documenti che ho prodotto e pubblicato. Fare certe ironie, talvolta, è il modo migliore per evitare di confrontarsi. Ma sono certo che non è il caso suo.
    at

  59. marina scrive:

    Tornielli ,ma viene pagato per mentire?
    O lo fa per far passare un pò il tempo?
    GPII è stato contestato quando ha fatto beato stepinac,non continui a mentire,che non fa altro che peggiorare la situazione della chiesa.

  60. Marco Scanavacca scrive:

    Bravo Tornielli!
    E non stia a preoccuparsi troppo per le critiche, non le dice nulla che chi le fa si presenta con uno pseudonimo, cioè ANONIMAMENTE?
    E’ ovvio che non hanno il coraggio delle proprie idee (per così dire…).
    Stia allegro!

  61. Andrea Tornielli scrive:

    Riproduco per Marina un articolo che pubblicai dieci anni fa. Chi mente sapendo di mentire?

    Andrea Tornielli
    Ci sono leggende nere dure a morire. Una di queste, sostenuta da una certa intellighenzia, vorrebbe addossare alla Chiesa cattolica le responsabilità dell’Olocausto. A farne le spese non è soltanto Pio XII, il papa dei presunti «silenzi» – accusato recentemente dal rabbino capo di Israele di non aver alzato la voce contro le persecuzioni naziste all’indomani della «Notte dei cristalli», nel novembre 1938, nonostante in quella data Pacelli non fosse ancora stato eletto al Soglio di Pietro – ma anche un martire della fede, proclamato beato da Giovanni Paolo II lo scorso ottobre: il cardinale Alojzije Stepinac, arcivescovo di Zagabria, incarcerato, processato e condannato nel 1946 dal regime comunista di Tito. Il beato Stepinac, sulla base di documenti e testimonianze false, venne considerato connivente con il regime di Ante Pavelic e con i massacri etnici perpetrati dai suoi ustascia, che decimarono i serbi ortodossi e gli ebrei. In realtà, l’unico reale motivo della prigionia, fu la sua fiera opposizione al progetto di Tito, che voleva creare una Chiesa popolare nazionale, separata da Roma.
    Alle leggende nere riguardanti il presunto appoggio di Stepinac al genocidio, che sorvolano con disinvoltura su quisquilie storiche quali le date e i fatti e un severissimo processo canonico, la Santa Sede ha deciso di dire basta. Viene infatti presentato domani pomeriggio in Vaticano un libro sul vescovo croato, scritto dal giornalista dell’«Osservatore Romano» Giampaolo Mattei, significativo fin dal titolo: «Il cardinale Alojzije Stepinac. Una vita eroica nella testimonianza di quanti con lui sono stati vittime della persecuzione nella Jugoslavia comunista». A presentare il volume, per sottolinearne l’autorevolezza storica, saranno, insieme al direttore del quotidiano vaticano Mario Agnes, il cardinale Segretario di Stato, Angelo Sodano, e l’arcivescovo emerito di Zagabria Franjo Kuharic, alla presenza dell’episcopato croato al gran completo.
    Il libro di Mattei su Stepinac esce a pochi giorni di distnza dall’edizione italiana di un altro volume, scritto da Marco Aurelio Rivelli e intitolato «L’arcivescovo del genocidio» (Kaos edizioni), nel quale vengono riproposte tutte le vecchie accuse contro il prelato. L’autore, con incredibile disinvoltura, ha ignorato tutte le omelie e le documentate prese di posizione del cardinale contro la pulizia etnica, considerando invece come oro colato ancora oggi le testimonianze agli atti e gli incartamenti del processo-farsa montato dal regime comunista jugoslavo. Per avere un’idea della regolarità di quel procedimento e dell’imparzialità della corte basta considerare che furono ammessi soltanto 7 dei 47 testimoni citati dalla difesa di Stepinac; e uno di questi, un medico serbo ortodosso a cui l’arcivescovo salvò la vita, venne allontanato in malo modo dall’aula e a causa della sua testimonianza perse il posto di primario della clinica universitaria di Zagabria.
    Il giornalista dell’«Osservatore Romano», invece, non si è documentato su quelle carte che gli stessi accusatori titini di Stepinac ammetteranno essere false, ma ha preferito interrogare i testimoni ancora in vita. E la figura che emerge dai loro racconti giustifica in pieno l’onore degli altari attribuito all’arcivescovo da papa Wojtyla. Se infatti è vero che alcuni preti e religiosi presero parte alle attività degli ustascia e che Stepinac guardò inizialmente di buon occhio la nascita di uno stato indipendente croato, non mancò in seguito di condannare la politica di Pavelic, al punto che gli stessi partigiani di Tito, che combattevano il regime fascista, avevano usato brani delle sue omelie nella loro propaganda. E sospese a divinis i religiosi coinvolti con le attività del regime.
    «Già il 14 agosto 1938 – si legge nel libro di Mattei, di cui il Giornale anticipa alcuni stralci – al Congresso eucaristico di Petrinja, (Stepinac) aveva affermato: “Nell’antichità l’amore verso gli altri popoli era considerato virtù, oggi sotto l’influsso del nazionalsocialismo ateo viene considerata virtù odiare e perseguitare i fratelli”». Il 25 ottobre 1942, nella cattedrale di Zagabria, l’arcivescovo disse: «Affermiamo che ogni popolo e ogni razza sulla terra hanno diritto a una vita e a un trattamento degni dell’uomo… per questo la Chiesa cattolica ha sempre condannato e condanna anche oggi, ogni ingiustizia e violenza commesse in nome della classa o della razza o della nazione. Non si possono spazzare via gli zingari e gli ebrei perché considerati di razza inferiore. Se si accettassero i principi nazisti, che sono senza fondamento, ci sarebbe ancora qualche sicurezza per un qualche popolo della terra?». Ancora, il 31 ottobre 1943: «La Chiesa cattolica non conosce razze di padroni e razze di schiavi. La Chiesa cattolica conosce solo razze creature di Dio… Per essa è un uomo tanto il re nel palazzo regale quanto l’ultimo poveraccio e lo zingaro sotto la tenda». «Stepinac visse tempi turbolenti – afferma il cardinale emerito di Vienna Franz Koenig -. Da una parte approvava il fatto che i croati fossero diventati indipendenti, dall’altra constatava sempre più che il nuovo governo (quello degli ustascia, ndr) utilizzava metodi brutali e violenti contro i serbi, gli ebrei. Sappiamo che Stepinac condannò queste crudeltà del governo, esistono i documenti, sono famose le sue prediche in cattedrale».
    Le fresi più significative in difesa del cardinale croato riportate nel libro edito dalla Santa Sede sono quelle di non cattolici. Il 13 ottobre 1946, all’indomani del processo contro Stepinac, Lous Breier, presidente della Comunità ebraica degli Usa, dichiarò: «Questo grande uomo della Chiesa è stato accusato di essere un collaboratore nazista. Noi ebrei lo neghiamo. È uno di quegli uomini rari che in Europa si sono levati contro la tirannia nazista proprio nel momento in cui era più pericoloso farlo. Ha parlato apertamente e senza paura contro le leggi razziali». Mentre nel ’94 Amyel Shomrony, segretario del rabbino capo di Zagabria nel periodo della seconda guerra mondiale, ha detto che «durante i quattro anni dell’occupazione nazista l’arcivescovo Stepinac aiutava e proteggeva gli ebrei in diversi modi…offrendo loro un nascondiglio sicuro e protezione nella sua residenza». E in un comunicato, il 2 ottobre 1998, alla vigilia della cerimonia di beatificazione, il presidente del Comitato di coordinamento delle Comunità ebraiche croate ha scritto: «Gli ebrei in Croazia sono riconoscenti a Stepinac per essersi adoeprato per salvare molti ebrei».
    Per sfatare definitivamente la leggenda nera basterebbe leggere le testimonianze dei giudici di quel processo che Pio XII definì «tristissimo». Josip Hrnevic, uno degli estensori della sentenza di condanna, ha ammesso di recente: «Se avessimo ascoltato i testimoni della difesa il processo sarebbe crollato». Un altro leader comunista, Vladimir Popovic, ha rivelato che «se Stepinac avese proclamato l’indipendenza della Chiesa croata da Roma, lo avremmo portato alle stelle». E il pubblico ministero, Jakov Blazevic, ha aggiunto che se l’arcivescovo fosse stato «un po’ più flessibile politicamente» non ci sarebbe stato alcun processo. Gli accusatori di allora hanno dunque riconosciuto che quello all’arcivescovo di Zagabria fu un processo-farsa. Ma di tutto ciò non si trova traccia nelle rivisitazioni che si pretendono storiche, scritte dagli accusatori di oggi. Costretti, per con a censurare testimonianze e documenti dai quali si evince che Stepinac rimase fedele alla sua missione di pastore: aveva ugualmente condannato le barbarie dei nazifascisti e dei comunisti.

  62. Iginio scrive:

    Savigmi, che qualcuno in Polonia accusi Giovanni Paolo II di filocomunismo e’ un frutto delle sue fantasie perverse. Gli unici ad accusare GPII erano quelli come lei, nei meravigliosi anni 70-80, quando il “papa polacco” cirticava il compromesso storico coi comunisti e iniziava il lungo percorso di ricostruzione dell’identita’ cristiana e cattolica, distrutto grazie all’autodemolizione della Chiesa portata avanti dai sedicenti “intellettuali cattolici” , quelli che criticavano la separazione dal Mondo e poi pero’ facevano carriera grazie alle istituzioni che si qualificavano “cattoliche”.
    Quanto alla “destra”, mi spieghi: che nesso c’e’ tra De Maistre e la socializzazione delle fabbriche voluta dalla Repubblica Sociale Italiana?

  63. bo,mario scrive:

    Nella vicenda Stepinac finalmente Tornielli ha preso posizione. Se n’ era parlato per giorni. Quello che ho capito è che la chiesa lo difende. Giusto o sbagliato non stà a mè giudicare. La storia in tempo di guerra non è mai facile raccontarla. Io non lo avrei fatto santo, nel dubbio.
    Così, i dubbi, Marina se li poteva togliere. Rimaneva un personaggio controverso che, durante la guerra, fà compagnia a tanti altri.
    Buona giornata a tutti e due.

  64. Iginio scrive:

    Dottor Tornielli, uno degli “accusatori” di Pio XII e’ un certo Minerbi, ex ambasciatore israeliano di origine romana, il quale si ritiene uno storico ma manda gli altri a fare ricerche in archivio (cfr il penoso saggio su Pio XII e la POlonia apparso nell’ultimo numero di Nuova Storia Contemporanea) e soprattutto ha una minima conoscenza di che cosa sia la Chiesa e della sua storia. Basti pensare che una volta l’ho sentito dire che Pio X incontro’ Herzl grazie a “un certo Duchesne”, che in realta’ era uno dei maggiori storici della Chiesa… Un’altro cavallo di battaglia e’ che Pio XII non ha emesso alcun documento ufficiale per dire ai conventi di aiutare gli ebrei: con lo stesso criterio, dovremmo dire che Hitler non ha emesso alcun documento ufficiale per ordinare lo sterminio degli ebrei (il classico argomento dei negazionisti)… In realta’ questi personaggi, che di veramente ebreo hanno assai poco dato che sono atei, piu’ che altro agiscono per un miscuglio di anticlericalismo nostrano e di luoghi comuni tramandati, nonche’ per trovare un fondamento storico alla politica estera israeliana (dunque per un motivo che con la genuina ricerca storica non ha quasi niente a che fare).

  65. Leopoldo scrive:

    quello che e’ allucinante, dei frequentatori di questo blog, e’ che sono prontissimi a definire “controversi” personaggi vissuti quando loro non erano nemmeno nati, mentre non passa loro nemmeno nell’anticamera del cervello che anche essi stessi potrebbero essere definiti “controversi”, dato l’infimo livello delle loro idee… Ma in base a che cosa vi permettete di condannare gli altri? In base a quale legge morale? Ma se non credete in Dio e obbedite solo ai vostri impulsi… Almeno gli atei di una volta cercavano di seguire una morale, ma voi quale seguite? Quella della pancia? Quella dell’Affare? Quella di Jovanotti?

  66. Andrea Tornielli scrive:

    Eh no, caro Bo Mario, non se la può cavare dicendo che “la Chiesa difende Stepinac”. Lei ragiona come Marina. Per giorni e giorni si versano fiumi di inchiostro con calunniose accuse, e poi, di fronte ai fatti e alle testimonianze, si gira la testa dall’altra parte?
    Mi risponda, per favore: ha letto gli atti del processo farsa contro Stepinac? Ha letto il libro di Mattei? Crede che le testimonianze che io riporto nel mio articolo siano false e/o apologetico e/o inventate? Non è possibile che quando si entra nel merito delle accuse si cerchi di buttare tutto a monte. Mi avete tirato su questo argomento. Ora, per favore, rispondete.

  67. marina scrive:

    Beati i criminali di guerra
    La verità sui fatti serbo-croati negli anni quaranta
    di Costante Mulas Corraine
    Ci risiamo: come aveva annunciato, papa Woityla ha beatificato – durante la sua visita in Croazia nell’ottobre 1998 – il dr. Aloysius Stepinac, vescovo cattolico, complice dei più atroci misfatti nazi-fascisti in Croazia durante il regime di Ante Pavelic dal 1941 al 1945.
    Stepinac, arcivescovo di Zagabria, fu al fianco dei fascisti Ustascia fin dal primo momento (come ha dimostrato senz’ombra di dubbio V. Novak, Principium et Finis veritas), da quando, cioè, il 10 Aprile 1941 ebbe luogo l’occupazione tedesca di Zagabria insieme alla proclamazione dell’indipendenza della Croazia dal regno di Jugoslavia, con a capo il Poglavnik (cioé Duce, Führer) Ante Pavelic. Ma chi era Pavelic?

    Capo del Partito Ustascia, da lui fondato il 7 Gennaio 1929 sulle orme di Ante Starcevic (morto nel 1898), leader del Partito Croato del Diritto (Hrvatska stranka prava), che si prefiggeva programmaticamente l’eliminazione dei Serbi: «I Serbi sono roba da macello», Pavelic trovò rifugio in Italia, dove Mussolini gli assicurò a Bologna denaro e protezione per le sue attività terroristiche, con l’appoggio del capo della polizia segreta Ercole Conti e del Ministro di Polizia Bocchini. L’attentato più grave fu quello che a Marsiglia, il 9 Ottobre 1934, costò la vita al re Alessandro di Jugoslavia e al ministro degli esteri francese Barthou. Ante Pavelic, condannato a morte in contumacia sia dalla Francia che dalla Jugoslavia, se ne stava tranquillamente a Siena sotto la protezione delle autorità fasciste.

    Lo stesso 10 Aprile del 1941 il Poglavnik manifestò la propria «riconoscenza e devozione» a Hitler, telegrafandogli dall’Italia: «La Croazia indipendente legherà il proprio futuro al nuovo ordine europeo, che Lei, Führer, e il Duce avete creato». Pochi giorni dopo, passato in Croazia, nominò il suo primo governo: era ormai capo dello stato, del governo e del partito, nonché comandante supremo dell’esercito e duce di una popolazione di tre milioni di cattolici croati, due milioni di serbi ortodossi e mezzo milione di musulmani bosniaci (a di altri gruppi etnici, fra cui 40.000 ebrei). Il 18 Aprile ci fu la capitolazione senza condizioni dell’esercito jugoslavo: la Serbia venne occupata dai tedeschi e quasi due quinti del regno di Jugoslavia passarono sotto la sovranità dello Stato Indipendente di Croazia, con una superficie di circa 102.000 kmq. Il 7 Maggio 1941, accompagnato da ministri e religiosi (fra cui il Vicario Generale dell’Arcivescovo Stepinac, il vescovo Salis-Sewis), si recò in Italia da Vittorio Emanuele III, offrendo la corona di Croazia al Duca Aimone di Spoleto, il quale (benchè mai incoronato) già il 17 Maggio si annunciò in Vaticano come re designato di Croazia col nome di Tomislav II. Il giorno dopo, «circondato dai suoi banditi» – come annoterà Ciano nel suo Diario – Pavelic venne festosamente e solennemente ricevuto in udienza privata da Pio XII, che, congedandolo, gli fece i migliori auguri per «la sua opera futura…».

    La sua opera futura: di che cosa si trattava esattamente?

    Della ricattolicizzazione della Croazia, con tutti i mezzi, come risulta inequivocabilmente dalle parole del padre francescano Simic: «Ammazzare tutti i Serbi nel più breve tempo possibile. Questo è il nostro programma»; oppure dalle lugubri espressioni programmatiche di Ante Pavelic: «Un terzo dei Serbi deve diventare cattolico, un terzo deve abbandonare il paese, un terzo deve morire!». Ebbe così inizio una politica di sterminio in tutto identica alla «soluzione finale» nazista: le chiese ortodosse vennero distrutte, trasformate in stalle, depredate; i Serbi dovevano circolare con una P sul braccio (Pravoslavac=Ortodosso), gli Ebrei con la stella di David, e solo nei quartieri-ghetto approntati per loro. Nei locali pubblici pendeva il cartello: «Ingresso vietato a Serbi, Ebrei, Zingari e cani».

    L’unico modo per sfuggire al destino di morte che li attendeva era la conversione al cattolicesimo: «Se passerete alla chiesa cattolica» – prometteva il vescovo Aksamovic di Djakovo – «srete lasciati in pace nelle vostre case». Tuttavia nelle prime sei settimane di vita della nuova Croazia furono assassinati tre vescovi, più di cento preti e monaci ortodossi e 180.000 fra Serbi ed Ebrei. Per ordine dell’ordinariato episcopale le chiese ortodosse vennero trasformate in luoghi di culto cattolico oppure furono completamente distrutte. Il mese seguente vennero ammazzati oltre 100.000 Serbi, donne, vecchi, bambini. La chiesa di Glina venne trasformata in un mattatoio: «Il bagno di sangue durava dalle dieci di sera alle quattro del mattino, e andò avanti per otto giorni. Le uniformi dei macellai dovettero essere cambiate, perché intrise di sangue. In seguito vennero ritrovati bambini infilzati negli spiedi, con le membra ancora contratte negli spasmi della sofferenza». Fino al Novembre del 1941 furono uccisi altri cinque vescovi e non meno di trecento preti ortodossi: l’ottantenne metropolita di Sarajewo Petar Simonic venne strangolato, mentre contemporaneamente l’arcivescovo cattolico della città Ivan Saric componeva odi in onore di Pavelic ed esaltava nel giornale diocesano i nuovi metodi rivoluzionari «al servizio della verità, della giustizia e dell’onore». A Zagabria, dove risiedevano il primate Stepinac e il Nunzio Apostolico Marcone, il metropolita ortodosso Dositej fu torturato al punto che divenne pazzo. Il 26 Giugno 1941 Pavelic accolse in pompa magna l’episcopato cattolico guidato da Stepinac, cui promise «dedizione e collaborazione in vista dello splendido futuro della nostra patria». Il primate di Croazia sorrideva. Gli eccessi furono talmente virulenti che il generale Mario Roatta, comandante della Seconda Armata italiana, minacciò di aprire il fuoco contro gli Ustascia che intendevano penetrare nei territori controllati dagli Italiani, e gli stessi tedeschi, diplomatici, militari e uomini dei servizi segreti, inviarono proteste contro il terrore ustascia al comando supremo della Wehrmacht e all’Ufficio Esteri. Il 17 Febbraio 1942 il capo dei Servizi di Sicurezza scrisse al comando centrale delle SS: «È possibile calcolare a circa 300.000 il numero dei Pravoslavi uccisi o torturati sadicamente a morte dai Croati… In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite proprio con l’aiuto degli Ustascia… È un fatto che i Serbi che vivono in Croazia e che si sono convertiti al cattolicesimo vivono indisturbati nelle proprie case… La tensione esistente fra Serbi e Croati è non da ultimo la lotta della chiesa cattolica contro quella ortodossa» (dagli archivi della Gestapo).

    Felix Benzler, inviato tedesco a Belgrado, il generale Alexander Löhr, l’inviato tedesco a Zagabria Siegfried Kasche, il generale Glaise von Horstenau inviarono a Berlino memoriali che sollecitavano esplicitamente a una maggior prudenza nel sostegno al regime di Pavelic. Come risulta da un comunicato del 12 Aprile 1942 redatto dai servizi segreti tedeschi «in diverse località ai confini fra Serbia e Croazia si è giunti a scontri armati fra le truppe tedesche e unità ustascia», scontri determinati dall’intenzione dei Croati di estendere i loro massacri dei Serbi. Lo stesso Ribbentrop incaricò l’ambasciatore tedesco a Zagabria di esprimere la profonda costernazione del governo del Reich a causa «degli orribili eccessi degli Ustascia, elementi criminali». Insomma, fascisti italiani e nazisti tedeschi si dimostrarono addirittura scandalizzati dal comportamento criminale del regime croato; soltanto la chiesa cattolica e il suo capo Stepinac tacquero, anzi, collaborarono attivamente alla realizzazione del «futuro lavoro».

    E questo accadde perché «le azioni degli Ustascia erano azioni della chiesa cattolica», la quale collaborò fin dal principio col regime di Pavelic. Molti preti cattolici erano membri del partito Ustascia, come l’arcivescovo di Sarajevo Ivan Saric; vescovi e sacerdoti cattolici sedevano nel Sobor, il Parlamento croato, che apriva le sue sedute al canto del Veni creator spiritus; padri francescani comandavano i campi di concentramento e lo stesso Pavelic appare in centinaia di fotografie circondato da vescovi, preti, frati, suore e seminaristi. E Stepinac non lo sapeva? Forse fu proprio lui a dettare il messaggio di Pavelic a Pio XII: «Santo Padre! Allorchè la provvidenza divina concesse che io prendessi nelle mie mani il timone del mio popolo e della mia patria, decisi fermamente e desiderai con tutte le mie forze che il popolo croato, sempre fedele al suo glorioso passato, restasse fedele in futuro all’apostolo Pietro e ai suoi successori, e che il nostro popolo, compenetrato dalla legge del vangelo, divenisse il regno di Dio». Codesto regno di dio venne intanto delineato dal ministro dell’istruzione Mile Budak: «Ammazziamo una parte dei Serbi, ne cacciamo via un’altra, e il resto, che deve accettare la religione cattolica, sarà accolto nel seno del popolo croato». E il beato Stepinac taceva.

    Il fatto è che tutta la stampa cattolica manifestò in modi spesso anche esagitati la propria simpatia e la propria collaborazione coi programmi criminali di Pavelic: il giornale episcopale dell’arcivescovo Saric di Sarajevo scrisse apertamente che il cattolicesimo andava proclamato «con l’aiuto dei cannoni, delle mitragliatrici, dei carri armati e delle bombe». I preti cattolici predicavano quotidianamente: «Finora, fratelli, abbiamo lavorato per la nostra religione con la croce e il breviario; ora è giunto il momento della pistola e del mitra». Oppure dicevano: «Non è più un peccato uccidere un bambino di sette anni, qualora violi le leggi degli Ustascia. Benchè porti una tonaca, spesso devo por mano al mitra».

    E non desta meraviglia allora che il prete cattolico Bozidar Bralo, consigliere della famigerata «Crna Leggija» (La Legione Nera), trascorresse da un luogo all’altro agitando il mitragliatore e gridando: «A morte i Serbi!», massacrandone poi 180 ad Altpasin Most; che il gesuita Dragutin Kamber, capo della polizia di Doboj, in Bosnia, partecipasse personalmente all’assassinio di centinaia di ortodossi; che i preti cattolici Ilija Tomas e Marko Hovko prendessero parte attiva all’uccisione bestiale di 559 uomini, donne e bambini serbi a Prebilovici e a Surmanci, in Herzegowina; che il curato di Rogolje sterminasse 400 ortodossi.

    In quest’opera barbarica di sterminio accumularono dei meriti particolari i figli di Santo Francesco, che fin dal principio avevano messo a disposizione degli Ustascia i propri conventi, trasformati in depositi d’armi. Il 21 Maggio 1941 a Knin il francescano Padre Simic al comandante della Brigata Sassari, che gli chiedeva le linee direttrici della sua politica, rispose: «Uccidere tutti i Serbi nel più breve tempo possibile». E poiché il generale non voleva credere ai propri orecchi, il buon frate ribadì prontamente: «Uccidere tutti i Serbi nel più breve tempo possibile. È questo il nostro programma». In realtà persino i fascisti italiani provavano ribrezzo di fronte alla bestialità degli Ustascia, e i cattolici croati ne furono infastiditi: l’arcivescovo Stepinac osservò malevolmente che «nei territori croati passati all’amministrazione italiana si poteva notare una continua decadenza della vita religiosa e una certa tendenza a passare dal cattolicesimo ad atteggiamenti scismatici». Nei campi di concentramento di Jasenovac, Jadovno, Pag, Ogulin, Jastrebarsko, Koprivnica, Krapje, Zenica, Stara Gradiska, Djakovo, Lobograd, Tenje e Sanica i francescani esercitavano il mestiere di veri e propri boia. Il «Campo della morte» di Jasenovac, sulle rive della Sava, in cui furono trucidati circa 200.000 Serbi ed Ebrei, era sotto il comando del francescano Miroslav Filipovic-Majstorovic, il quale si conquistò la fama di «abilissimo strangolatore» (venne giustiziato nel 1945). Ma il collega Brzica gli fu di gran lunga superiore: nello stesso Lager nella notte del 29 Agosto 1942 riuscì a decapitare da solo 1369 internati con una mannaia speciale. Nè può ora meravigliarci il fatto che dopo il crollo di questo «Regno di Dio» i chiostri francescani divennero gli asili preferiti dei boia sfuggiti agli alleati e alle truppe di Tito (in particolare Klagenfurt e Modena).

    Tutto ciò accadde sotto gli occhi di Stepinac, presidente della conferenza episcopale croata e arcivescovo di Zagabria! Il regime di Pavelic lo trovò sempre dalla propria parte, unitamente a tutti i vescovi cattolici, le cui critiche, quando ci furono, appaiono oggi estremamente riguardose. Il giorno stesso della proclamazione dell’indipendenza della Croazia, Stepinac si recò dal generale Kvaternik, rappresentante di Pavelic, per esternargli «i suoi rispetti»; e il 16 Aprile 1941 offrì a Pavelic appena rientrato in Croazia un lauto pranzo nel palazzo arcivescovile; a Pasqua si felicitò con lui per la rinascita dello Stato Ustascia. Il 28 Aprile pubblicò una lettera pastorale, nella quale diceva fra l’altro: «Quantunque gli attuali avvenimenti siano assai complessi, quantunque i fattori che li influenzano siano molto differenti, è tuttavia agevole riconoscere in quest’opera la mano di Dio»! Dopo che Pavelic ebbe dichiarato guerra aperta e senza regole alla chiesa ortodossa, Stepinac manifestò il proprio compiacimento, osservando «che Pavelic è un devoto cattolico e la chiesa gode di una piena libertà d’azione…» (quella cattolica, naturalmente!). Stepinac si adoperò quindi a favore di un rapido riconoscimento formale della nuova Croazia da parte del Vaticano, che per parte sua continuò ipocritamente a mantenere rapporti diplomatici col governo jugoslavo in esilio. Verso la metà di Giugno del 1941 il vicario generale Josip Lach riassunse su sollecitazione di Stepinac l’atteggiamento della chiesa croata verso il nuovo regime: «Questo ordinariato farà di tutto affinchè gli intenti del governo croato siano realizzati nel modo più ampio possibile, ma con un’unica riserva che questo ministero non potrà mai eliminare: e cioè che mai e in nessun caso venga violata la suprema legge del Vangelo di Cristo». Espressioni tragicamente ironiche! Monsignor Stepinac pretese dall’episcopato una stretta collaborazione con gli Ustascia: ordinò di celebrare solennemente gli anniversari della fondazione del nuovo stato, e per il compleanno di Pavelic in tutte le chiese si doveva celebrare il Te Deum. Nel Gennaio del 1942 Stepinac venne nominato dal Vaticano Vicario militare degli Ustascia: subito quasi 150 preti divennero cappellani dell’esercito ustascia. Nikola Rusinovic, secondo rappresentante del governo ustascia in Vaticano, ci informa dettagliatamente dell’atteggiamento di Stepinac verso il regime criminale di Pavelic: «Egli (sc. Stepinac) ha fatto pervenire al Santo Padre un dattiloscritto di nove pagine, di cui conosco il contenuto, e ti posso assicurare che le notizie che ci riguardano sono assolutamente positive… Valuta in modo assai favorevole la situazione del paese e loda l’opera e gli sforzi del governo. In particolare egli si serve delle espressioni più esaltanti a proposito dei tentativi e degli sforzi del Poglavnik per riordinare tutto come prima; inoltre esalta il suo comportamento religioso e l’atteggiamento nei confronti della chiesa». E dunque mentre italiani, tedeschi, croati in esilio stigmatizzavano il comportamento criminale del governo di Pavelic, mentre anche il settimanale londinese New Review scriveva di Pavelic: «Viene unanimemente considerato il massimo criminale del 1941», mentre Veceslav Vilder, membro del governo jugoslavo in esilio a Londra, a sua volta affermava: «Intorno a Stepinac, arcivescovo di Zagabria, vengono perpetrate le più orribili nefandezze. Il sangue dei fratelli scorre a fiumi… e non sentiamo levarsi la voce sdegnata dell’arcivescovo. Al contrario leggiamo che prende parte alle parate dei nazisti e dei fascisti»; mentre accadeva tutto ciò, Stepinac taceva e collaborava, conferendo col Vaticano, con Pio XII, col segretario di stato Maglione, con altri prelati e cardinali e anche col futuro papa monsignor Montini.

    Il 23 Febbraio 1942 il presidente della conferenza episcopale croata, circondato dai suoi dignitari, accolse solennemente sul portale della chiesa di S. Marco a Zagabria Ante Pavelic, già condannato a morte due volte, esaltando la fondazione del Sobor, di cui faceva parte anche lui insieme a dieci dei suoi collaboratori.

    In un memorandum del maggio del 1943 inviato alla curia romana Stepinac sottolineava i meriti degli Ustascia nella conversione degli Ortodossi, ringraziava soprattutto i francescani e pregava il papa di ricordarsi dei Croati. Della visita del primate croato in Vaticano (dal 26 Maggio al 3 Giugno del 1943) siamo informati dal rappresentante Ustascia presso la Santa Sede principe Erwin Lobkowicz, il quale scrive: «L’arcivescovo ha fornito informazioni assai positive sulla Croazia…; ha sottaciuto alcune cose con le quali non era completamente d’accordo, per far apparire la Croazia nella miglior luce possibile… Ha anche giustificato e motivato i metodi usati verso gli Ebrei dagli Ustascia» (i quali avevano già assassinato l’80% degli Ebrei jugoslavi!).

    Nel 1944 Stepinac venne decorato da Pavelic con la «Gran Croce con Stella» e il 7 Luglio dello stesso anno sollecitò affinchè «tutti si ponessero a difesa dello stato, per edificarlo e sostenerlo con sempre maggiore energia». Addirittura il 25 marzo del 1945 il primate pubblicò un manifesto a favore della Grande Croazia…

    Non è assolutamente credibile che Stepinac non sapesse cose che Radio Londra, la stampa alleata e persino alcuni giornali italiani avevano rese pubbliche; e sapeva tutto anche Pio XII, il quale tacque, come su Auschwitz e tante altre infamie.

    In conclusione: dal 1941 al 1945 in Croazia vennero trucidate non meno di 600.000 persone (secondo il generale tedesco Rendulic), spesso direttamente ad opera di preti e frati; eppure nè Stepinac nè Pio XII sembra ne siano stati edotti. E tacquero.

    Papa Pacelli ruppe il suo silenzio sulla Yugoslavia il 2 Giugno del 1945: «Dobbiamo purtroppo lamentare in più di un paese uccisioni di preti, deportazioni di civili, esecuzioni di cittadini senza processo o per vendette private: e non meno tristi sono le notizie che ci provengono dalla Slovenia e dalla Croazia…». Pio XII, insomma, non aveva notizie quando il regime di Pavelic, da lui benedetto, ammazzava, squartava, affogava, decapitava, strangolava, seppelliva vivi e crocifiggeva centinaia di migliaia di Serbi, Zingari, Ebrei, Ortodossi; ma quando l’esercito partigiano di Tito cominciò a chieder conto di tutti questi misfatti, ecco che Pacelli sa tutto, è accorato, paternamente preoccupato, addirittura costernato.

    Insomma, io credo che la beatificazione di un individuo spregevole quale Stepinac sia in fondo una faccenda interna della chiesa cattolica, e in quanto tale non fa che confermare la frase di Helvétius: «Quando si scorrono gli elenchi dei loro (sc. dei cattolici) santi, si ritrovano i nomi di migliaia di delinquenti beatificati». Tuttavia credo anche che tali atti simbolici abbiano il fine di distorcere la storia e nascondere la verità, siano sostanzialmente nient’altro che mistificazioni, che dobbiamo smascherare senza tentennamenti o timori. In fondo l’atto di Woityla non è che l’ultima manifestazione dell’anticomunismo viscerale della chiesa cattolica, la quale è disposta a tollerare e poi nascondere anche le infamie più innominabili pur di perpetuare se stessa.

    Costante Mulas Corraine

    INDICAZIONE DELLE FONTI
    Karl-Heinz Deschner. Die Politik der Päpste im 20. Jahrhundert.
    Falconi. Das Schweigen des Papstes.
    Miller. Die «christlichen» Massaker in Kroatien.
    Karl-Heinz Deschner. Abermals krähte der Hahn.

  68. marina scrive:

    CATTOLICI CONTRO ORTODOSSI

    di Nunzio Miccoli – numicco@tin.it

    Le religioni omologate al potere sono intolleranti, non solo quelle monoteiste, perché gelose dei loro seguaci dai quali provengono le loro entrate, perciò ne sono nate le guerre di religione, in cui la religione è un pretesto per favorire il sacrificio dei combattenti, la religione nobilita la guerra, nel senso che le conferisce una causa apparentemente nobile e così rende facile l’abnegazione dei combattenti, però l’oligarchia, anche quando si professa religiosa, è in realtà sempre atea.

    Le religioni minoritarie hanno invocato la tolleranza ma, una volta arrivate al potere, hanno preteso privilegi e sono divenute intolleranti, con l’aiuto della religione, gli ebrei conquistarono Canaan, con l’aiuto della religione, l’Europa cristiana si espanse in guerra, con la religione e la spada si diffuse l’islamismo.

    Il cattolicesimo settario e monopolistico ha cacciato ebrei, pagani, eretici cristiani, protestanti e ortodossi, l’Islam ha fatto la stesa cosa con zoroastriani, cristiani ed ebrei, di seguito riporto alcuni indirizzi della politica della chiesa cattolica verso la chiesa ortodossa, poco conosciuta ai più.

    Nel 1941 la Jugoslavia fu invasa dal nazifascismo e la Croazia proclamò la secessione dalla Jugoslavia, facendo capo del nuovo stato il cattolico e fascista Ante Pavelic, che costituì il governo ustascia, che proclamava la superiorità razziale dei croati cattolici sui serbi ortodossi.

    La dittatura ustascia di Pavelic trovò il pieno e convinto sostegno della santa sede e di tutto il clero croato, rappresentato dall’arcivescovo di Zagabria, Alojzije Stepinac, avviò una campagna di persecuzioni razziali contro serbi ed ebrei, arrivò a sterminare 50.000 ebrei e tutti i rabbini, con l’avallo del cattolicesimo croato permeato d’antigiudaismo.

    I croati distruggevano villaggi serbi e deportavano ebrei, il Vaticano ricevette un appello per intervenire ma non intervenne, anche perché i croati promettevano salva la vita agli ortodossi che si convertivano al cattolicesimo, previo il pagamento di una tassa alla chiesa cattolica.

    Monsignor Stepinac definiva i serbi rinnegati della chiesa cattolica, mentre Pavelic e i miliziani ustascia erano ricevuti con tutti gli onori in Vaticano, il nunzio a Zagabria, monsignor Marcone, era in ottimi rapporti con Ante Pavelic, per i sacerdoti e frati francescani croati, lo stato croato era una loro creatura.

    In quest’opera di conversione Sidonje Scholz, a capo dei missionari cattolici, fece torturare ed uccidere un sacerdote serbo, a sua volta fu ucciso dai serbi e perciò fu definito martire dalla chiesa cattolica croata.

    In Croazia, i frati francescani ustascia, come padre Simic Knin, prendevano parte agli attacchi contro la popolazione ortodossa, avevano campi di sterminio diretti da Vjeroslav Luburic, l’Auschwitz croata era diretta dal francescano Miroslav Filipovic-Majstorovic, che divenne maggiore della milizia e comandante dei gruppi speciali di liquidazione, però non era il solo frate aguzzino in Croazia.

    Con questi sistemi in pochi anni in Croazia perirono 600.000 persone, però il Vaticano continuò a sostenere la dittatura ustascia in Croazia, Montini era convinto che la Croazia era un baluardo contro il bolscevismo e nel 1942 il segretario di stato Maglione manifestò il suo personale disprezzo verso i serbo-ortodossi.

    Il nunzio Marcone cercò di giustificare il trattamento inflitto ai serbo-ortodossi e monsignor Alojzije Stepinac ricordò al Vaticano le benemerenze del regime, che aveva abolito l’aborto, la pornografia, la massoneria e lottato contro il comunismo, condannato la blasfemia, introdotto l’educazione religiosa a scuola e nelle caserme, aveva favorito le scuole confessionali, aumentato la dotazione per il clero, costituito un corpo di cappellani militari, costruito e riparato chiese, senza ricordare che alcune di queste chiese erano state tolte agli ortodossi.

    Con la caduta del nazismo, Ante Pavelic, prima di fuggire, affidò a monsignor Stepinac 36 bauli colmi di preziosi, sottratti agli ortodossi, che furono custoditi in Vaticano e amministrati dalla banca vaticana IOR, tra i fuggiaschi vi erano anche vescovi compromessi, come Ivan Saric e Jozo Garic, che si nascosero in conventi francescani austriaci.

    Monsignor Stepinac invece rimase a Zagabria, il governo di Tito propose alla santa sede di richiamarlo a Roma, ma questa rispose di no, perciò fu arrestato e condannato a sedici anni di reclusione e poi scarcerato dopo cinque.

    Alla fine del 1946 “L’Osservatore Romano” commentò che Stepinac era stato araldo della fede cristiana contro il comunismo, il 12 gennaio 1953 papa Pacelli gli attribuì la porpora cardinalizia, egli morì di morte naturale nel 1960 e nel 1998 fu beatificato da Giovanni Paolo II.

    Anche Pavelic fu nascosto da monsignor Dragonovich in un convento di francescani in Austria, poi nel 1947 era a Buenos Aires, sotto la protezione del generale Peron, caduto Peron, fuggì a Santo Domingo, dove ottenne la protezione del dittatore Truijllo, nel 1959 si stabilì a Madrid, sotto la protezione di Franco, ospitato in un convento francescano, dove morì nel febbraio del 1960, Giovanni XXIII gli fece pervenire la sua benedizione. Tutti questi dittatori erano, come Mussolini, figli diletti della chiesa cattolica.

    Gli Usa, per interessamento del Vaticano, con il piano Odessa e il canale dei topi avevano fatto fuggire in Sudamerica criminali ustascia e nazisti, tra loro era anche Adolf Eichmann, nel 1960 fu catturato in sudamerica dai servizi segreti israeliani, il cardinale Antonio Caggiano, vescovo di Buenos Aires, protestò energicamente per la sua cattura.

    Il Vaticano, entrato in possesso del tesoro degli ustascia, non voleva più restituirlo, Ante Pavelic chiese, a tale proposito, l’aiuto di Peron, però senza risultato, comunque, in Vaticano monsignor Dragonovich riuscì a trafugare una parte del malloppo, aiutato da monsignor Cippico, che fu ridotto allo stato laicale dal papa e poi fu arrestato dalla polizia italiana, per esportazione illegale di capitali, cioè del malloppo ustascia.

    George Zivkovic, serbo ortodosso, oggi cittadino americano, ha deciso di chiedere la restituzione di quel tesoro al Vaticano e all’ordine dei francescani, perciò, con altri concittadini, ha intentato causa al Vaticano, accusandolo anche di ricettazione. La santa sede ha invocato l’immunità, perché stato sovrano, ed ha chiesto al governo americano di intervenire, tentando portare la controversia giudiziaria sul piano politico.

    Nel 1927 Mussolini creò per Ante Pavelic, un centro d’addestramento al terrorismo vicino Parma, poi, negli anni trenta, l’Italia ospitò due campi d’addestramento, dove i terroristi croati erano istruiti all’uso delle armi contro i serbi; nel 1934 re Alessandro di Jugoslavia fu ucciso ed i responsabili avevano denaro e passaporti italiani, per questo delitto Pavelic fu condannato a morte in Francia, ma Mussolini si rifiutò di estradarlo e Pavelic continuò a vivere in Italia, a spese del governo italiano, era rifornito di denaro e armi da Mussolini, ospitato in campi d’addestramento nelle isole Eolie, inoltre aveva l’accesso a radio Bari per trasmissioni di propaganda dirette in Jugoslavia.

    Il 10.4.1941, dopo l’invasione della Jugoslavia, i fascisti croati, capeggiati da Ante Pavelic, proclamarono l’indipendenza della Croazia.

    L’arcivescovo di Zagabria Stepinac era un nazionalista ed aveva partecipato a parate naziste e fasciste, nello stato croato furono tollerate solo la religione islamica e quella cattolica, mentre ebrei e ortodossi subivano persecuzioni.

    Chiese e monasteri ortodossi furono distrutti, preti e vescovi ortodossi furono torturati e assassinati, solo nel 1941 in Croazia 100.000 civili furono uccisi e la chiesa ortodossa di Glina fu trasformata in mattatoio.

    Nello sterminio si distinsero i figli di San Francesco d’Assisi, i cui conventi erano depositi d’armi per gli ustascia, il francescano Augusto Cevola girava con la pistola sotto la tonaca, invitando il popolo ad assassinare gli ortodossi, altri francescani occupavano il posto di boia in campi di concentramento dove si eseguiva la decapitazione di massa, anche il prete cattolico Bozidar Bralo viaggiava con un mitra e partecipava all’eccidio di serbi.

    Dopo il crollo del nazi-fascismo, i conventi francescani divennero luoghi di rifugio dei massacratori ustascia in Austria, a Klagenfurt, in Italia, a Modena, e in Francia, protetti dalla chiesa cattolica, in Vaticano il cardinale Tisserant condannò le gesta di questi francescani, però Pio XII protesse Pavelic e Stepinac che avevano assicurato la conversione di 250.000 ortodossi al cattolicesimo.

    Nel corso della seconda guerra mondiale, in Croazia furono assassinate centinaia di migliaia di persone, in larga maggioranza ortodosse, il papa appoggiò l’invasione della Russia da parte dei nazisti e non protestò per la distruzione delle sue chiese ortodosse, da parte dei comunisti e dei nazisti, perché voleva la diffusione del cattolicesimo in quel paese.

    A Roma era stato creato un seminario speciale, il collegium russicum, il quale istruiva i preti in russo e ucraino, per la futura campagna missionaria in Unione Sovietica, nel 1940 a tale proposito ci fu collaborazione tra generale dei gesuiti e nazisti, un anno prima dell’attacco tedesco i seminaristi gesuiti del collegio attraversarono in incognito i confini sovietici, per operazioni di spionaggio, in pratica il collegio era un’istituzione per la formazione d’agenti e spie vaticane.

    I nazisti agevolarono l’attività missionaria dei preti cattolici nei territori occupati, come hanno sempre fatto le potenze coloniali europee, anche perché i tedeschi sapevano che il papa voleva la distruzione della Russia comunista.

    Altri vescovi e preti ustascia criminali hanno trovato asilo in Spagna, Austria, Svizzera, Egitto e Usa, il prete Dragonovich, che uccise 60.000 persone, dopo la guerra scomparve in Vaticano, divenendo professore al seminario cattolico tedesco.

    Adolf Eichmann fuggì con l’aiuto di padre Benedetti, che teneva collegamenti con l’organizzazione clandestina Odessa, altri nazisti si rifugiarono all’estero con l’aiuto del Vaticano, tre loro erano Bormann, Mengele e Barbie.

    Alla fine del 1946 “L’Osservatore Romano” commentò che Stepinac era stato araldo della fede cristiana contro il comunismo, il 12 gennaio 1953 papa Pacelli attribuì a monsignor Stepinac la porpora cardinalizia, questo morì di morte naturale nel 1960 e nel 1998 fu beatificato da Giovanni Paolo II.

    Nel 1917, allo scoppio della rivoluzione in Russia, il cardinale Gasparri aveva sperato che ne nascesse un indebolimento della chiesa ortodossa, per estendere l’influenza della chiesa cattolica in quelle terre, poi fu disilluso dall’avvento del comunismo. Nel 1923 Mussolini a Rodi costrinse la chiesa ortodossa a recidere i legami con Costantinopoli, per riconoscere l’autorità del papa,

    La chiesa cattolica promosse le crociate non solo contro l’Islam, ma anche per sottomettere la chiesa ortodossa, con la caduta di Gerusalemme in mano turca nel 1070, papa Urbano II indisse la prima crociata, ai partecipanti prometteva la remissione dei peccati.

    Ben presto i bizantini presero le distanze dai crociati, che avevano preso a saccheggiare anche città cristiane e chiese ortodosse, si unirono ai crociati avventurieri, uomini d’arme spiantati e contadini affamati. Molte volte la chiesa ortodossa russa è stata minacciata dal proselitismo cattolico.

    A Zara, sotto controllo dei crociati, arrivò Angelo Alessio, figlio dell’imperatore spodestato di Costantinopoli, che propose ai crociati una deviazione per Costantinopoli, per rimettere sul trono suo padre, promettendo in cambio la fine dello scisma religioso.

    Così iniziò la quarta crociata (1202-1204), sotto papa Innocenzo III, in quell’occasione i cristiani entrarono a Costantinopoli ortodossa e la saccheggiarono, era accaduto che Alessio e i capi della religione ortodossa rifiutarono di mantenere gli impegni, allora i crociati si diedero al saccheggio, violentarono donne e religiose, in quell’occasione Venezia s’impossessò di tesori d’arte di Bisanzio e di tante isole dell’Egeo.

    Pacelli nel 1939 approvò l’invasione della Cecoslovacchia da parte dei nazisti, a capo della Slovacchia fu messo il collaborazionista prete Tiso, cattolico e antisemita, che instaurò un regime fascista e fu promosso dal papa monsignore. Tiso dichiarò che il suo regime si sarebbe ispirato al nazionalsocialismo tedesco e al cattolicesimo romano, così furono abolite libertà, partiti, perseguiti ortodossi, protestanti ed ebrei.

    Sotto di lui il 90% dei preti slovacchi pregò per Hitler, Tiso inviò truppe a fianco della Germania in Polonia e Unione Sovietica e favorì l’apertura di campi di concentramento. Nel 1945 monsignor Tiso fu condannato dagli alleati come criminale di guerra, però fu difeso fino all’ultimo dal Vaticano.

    Anche nella repubblica ceca l’alto clero collaborò con i nazisti, il governatore tedesco scrisse nel 1944 a Hitler dicendo di appoggiarsi all’alta gerarchia della chiesa cattolica ceca.

    Hitler indusse il papa a non condannare l’invasione della Polonia cattolica e ad utilizzare i polacchi per una crociata contro i sovietici, Pio XII acconsentì, a patto che gli interessi della chiesa in Polonia fossero salvaguardati.

    D’altra parte, i sovietici, nella parte di Polonia da loro occupata, fecero persecuzioni religiose, chiudendo scuole e chiese cattoliche, esattamente come avevano fatto i cattolici dopo la prima guerra mondiale, a spese degli ortodossi, nei territori passati dalla Russia alla Polonia.

    Nei balcani l’espansionismo papale si era servito dell’Austria e dei croati, dopo il crollo della Turchia e dell’Austria avvenuto nel 1918, il Vaticano fu teso a contrastare la chiesa ortodossa nei balcani, perciò negli anni ’20 e ’30 dispiegò un’intensa attività in Jugoslavia, attraverso l’azione cattolica, appoggiandosi sulla Croazia.

    Dopo la seconda guerra mondiale si sentì la stessa esigenza, d’altra parte in Ucraina negli anni ’20 la chiesa uniate cattolica fu costretta dal regime comunista a fondersi con quella ortodossa, nel 1950 la cosa si ripeté in Slovacchia, dove il regime comunista ordinò l’eliminazione della chiesa cattolica uniate, che dovette fondersi con la chiesa ortodossa.

    Pavelic in Croazia praticò deportazioni e stermini, cioè fece della pulizia etnica d’ebrei, zingari, ortodossi e comunisti, il Vaticano non reagì a questi massacri, il primate di Croazia era l’arcivescovo Stepinac, rappresentante dello stato anche in Vaticano, che sosteneva il regime.

    In Croazia furono proibiti i matrimoni misti, proibito l’alfabeto cirillico, furono chiuse le scuole ortodosse, fu imposta la conversione forzata, i croati si appropriarono delle chiese degli ortodossi, i serbi si scavavano la fissa ed erano legati col filo di ferro, erano ammazzati con l’accetta e seppelliti vivi, alcuni erano torturati, accecati e fatti a pezzi. Gli ustascia chiedevano ai serbi i certificati di conversione al cattolicesimo, chi li esibiva era risparmiato, invece gli ebrei erano sistematicamente eliminati.

    Ciò malgrado, lo stato di Croazia fu riconosciuto dalla santa sede come bastione contro il comunismo, nel massacro dei serbi il clero cattolico ebbe un ruolo di guida e il papa non si dissociò dalle azioni degli ustascia croati.

    Stepinac esortava i fedeli a collaborare con Pavelic, i frati francescani ebbero un ruolo nei massacri, giravano armati, facevano omicidi, saccheggiarono villaggi e dirigevano campi di concentramento.

    Tra questi frati vi era Bozidar Bralow, alle donne furono recisi i seni, agli uomini furono strappati occhi e genitali, pare che gli occupanti italiani, anche se fecero repressioni, salvassero dallo sterminio ustascia 33.464 civili, tra cui 2118 ebrei. Il vescovo cattolico di Mostar esprimeva la brama storica dell’episcopato croato per la conversione in massa al cattolicesimo degli ortodossi.

    Questo vescovo appoggiava i massacri, in generale i vescovi croati avallavano anche la politica di conversione forzata, alcuni di loro sedevano nel parlamento croato, volevano approfittare della buona occasione per un’opera d’evangelizzazione, anche il Vaticano puntava all’evangelizzazione dell’est.

    Il 6.3.1942 il cardinale francese Tisserant denunciò che i francescani, tra cui padre Simic di Knin, volevano distruggere la chiesa ortodossa croata e disse che, fino ad allora, erano scomparsi 350.000 serbi dalla Croazia, però Pacelli riceveva in visita a Roma gli ustascia croati, il papa pensava che l’evangelizzazione dell’est passasse per la Croazia e riteneva che tra nazismo e comunismo fosse meglio il nazismo, inoltre l’avanzata tedesca dava l’opportunità di evangelizzare l’est.

    In Vaticano esisteva un ufficio per l’attività missionaria all’est, la congregazione per la chiesa orientale, guidata dal cardinale Tisserant, in Germania Heydrich ostacolò il piano di conversione cattolico, che chiamava piano Tisserant, e che doveva far perno sui cappellani militari, Hitler non voleva che il Vaticano divenisse il solo beneficiario della guerra all’est.

    Nel 1925 i vescovi latini di Russia erano stati eliminati dai bolscevici, perciò quell’anno Pio XI, che non voleva rinunciare alla Russia, mandò in quel paese, in missione segreta, il gesuita Michel d’Herbigny, che fece vescovo, con l’ordine di nominare altri vescovi in clandestinità, questo ne nominò sei che però furono eliminati dai russi, il Vaticano ha perseguito la stessa politica in Cina, perciò ancora oggi Russia e Cina temono molto la penetrazione di questi agenti vaticani o pseudo- missionari.

    Pio XI istituì una commissione vaticana per la Russia e aprì a Roma il Collegio Pontificio Russo, noto come Collegium Russicum, e il collegio pontificio ruteno, per preparare sacerdoti missionari in Urss, anche altre istituzioni ecclesiastiche cattoliche erano impegnate in attività missionarie d’evangelizzazione della Russia, come l’abbazia di Grottaferrata, vicino Roma, di Chevetogne in Belgio, di Velehrad in Moravia, vi erano impegnati redentoristi, assunzionisti, gesuiti ed il clero di Polonia.

    Da Londra anche John Carmen Heenan, divenuto poi arcivescovo di Westminster, si recò in missione in Russia nel 1932, camuffato da viaggiatore di commercio, s’innamorò della sua interprete russa e fu arrestato, poi tornò in fretta in Inghilterra.

    Nel 1941, dopo l’invasione dell’Unione Sovietica, questi religiosi missionari partirono per la Russia come cappellani militari e s’insidiarono in zone prescelte, dove i il popolo era rimasto senza pastori, i tedeschi ne fucilarono alcuni come disertori, mentre i russi misero quelli da loro scoperti nei gulag.

    Tisserant era soprattutto interessato ai cattolici di rito orientale o bizantino dell’Ucraina, ai cui sacerdoti era permesso anche di sposarsi, secondo il papa, l’evangelizzazione doveva arrivare fino alla Russia e in Grecia, per riassorbire lo scisma orientale, secondo Pacelli la Croazia doveva servire da testa di ponte, perché tutti tornassero all’unità con Roma.

    Gli ustascia in fuga avevano un bottino di 80 milioni di dollari, rubato agli ebrei e ai serbi, dopo la guerra, il Collegio di San Girolamo degli illirici a Roma divenne il quartier generale degli ustascia, che qui si procurarono documenti falsi per emigrare, nel collegio operava il professore di seminario Dragonovich, che nel 1958 fu espulso dal collegio.

    Questo aiutò gli ustascia a fuggire verso il sud America, soprattutto verso l’Argentina, raccolse i preziosi degli ustascia e collaborò con gli americani a far fuggire il doppiogiochista Klaus Barbie in Bolivia, questo era stato doppiogiochista e capo della gestapo a Lione, dove perseguitò gli ebrei.

    I francescani dell’Erzegovina controllano il santuario di Medjugorje, aiutati dai croati d’America hanno favorito l’affermazione del presidente Tudjman, con la definitiva disgregazione della Jugoslavia, hanno utilizzato la caritas francescana per affiancare le milizie croate contro i musulmani e i serbi, nella recente guerra civile le milizie nazionaliste croate avevano sede a Medjugorie.

    L’arcivescovo di Zagabria, Stepinac, responsabile dello sterminio dei serbi, fu sottratto al tribunale di Norimberga perché nascosto dal Vaticano in un collegio di Roma e poi riparò all’estero, Ante Pavelic, sostenuto dall’arcivescovo Stepinac e da Pio XII, si accanì contro le minoranze etniche e soprattutto contro i serbi, Stepinac non condannò i frati francescani che assassinavano i serbi e fu ricevuto in udienza da Pio XII.

    Nel 1990 il presidente della Croazia, Tudjman, sostenuto da Germania e Vaticano, relegò ancora una volta le minoranze in serie B, cioè negando loro gli stessi diritti dei croati, poi nel 1991, scoppiata la guerra con la Jugoslavia, diede ordine di uccidere tutti i serbi, comprese donne e bambini.

    Nel 1998, quando papa Giovanni Paolo II beatificò Stepinac, il centro ebraico Simon Wiesenthal, che aveva cacciato i criminali nazisti, aveva inutilmente lanciato un appello perché ciò non avvenisse.

    Il risultato di questa politica vaticano-tedesca fu una guerra che procurò 250.000 morti e molti senzatetto, anche se il Vaticano si diceva sempre contro la guerra, comunque, con l’indipendenza di Croazia e Slovenia, guadagnò nuovi seguaci e fece un concordato, economicamente vantaggioso per esso, con il governo croato.

    Nel 1999 i sopravvissuti all’olocausto ustascia di Usa i hanno fatto causa presso il tribunale federale di San Francisco per un risarcimento di 18 milioni di dollari da parte dell’ordine francescano, chiedendo la restituzione del bottino rubato dagli ustascia.

    I soldi trafugati furono depositati in Vaticano, il quale, poiché non deve mai rendere conto a nessuno dei propri atti, affermò che erano stati utilizzati per finanziare la ratline vaticana, cioè per far fuggire in sudamerica i criminali nazisti, il processo è in corso.

    Alla vigilia della prima guerra mondiale Pacelli fece un concordato con la Serbia, a maggioranza ortodossa, che irritò l’Austria, perché minacciava il protettorato austriaco sul paese, la Serbia nel 1912 aveva sconfitto la Turchia e si era annessa territori abitati da musulmani, era anche incoraggiata dalla Russia a sfidare l’impero austriaco.

    Per il Vaticano, il concordato con la Serbia serviva a sanare lo scisma ortodosso e doveva favorire l’evangelizzazione della Russia e della Grecia, con questo concordato il papa aveva il diritto d’investitura dei vescovi cattolici del paese, prima riservato all’Austria, probabilmente questo concordato arroventò il clima che portò all’assassinio dell’arciduca Ferdinando a Sarajevo e poi alla guerra che la Serbia voleva.

    Il concordato garantiva libertà alla religione cattolica e finanziamenti ai suoi vescovi, cioè intaccava i privilegi della chiesa serba ortodossa, garantiva clero e scuole cattoliche, l’istituzione di seminari cattolici, il concordato doveva anche favorire la nascita di una grande Serbia, assieme alla Croazia, perché l’unico ostacolo all’unione con i croati, di stella lingua e razza, era la religione ortodossa.

    Con queste premesse, nella seconda guerra mondiale i croati cattolici si scatenarono, con un risorto spirito di crociata, contro i serbi ortodossi. L’ecumenismo di Giovanni Paolo II ha ricevuto l’opposizione del patriarca di Mosca che lo ha interpretato come un tentativo d’espansione di Roma verso Mosca, anche la chiesa greca ha lo stesso atteggiamento verso Roma, come la Cina.

    Nel medioevo l’impero germanico, con il sostegno dal papa, si era scontrato con il mondo slavo e ortodosso, a Filippopoli ci furono cruente battaglie tra cristiani tedeschi e bizantini, ad Adrianopoli il duca Federico I di Svevia, detto Barbarossa, fece bruciare un convento ortodosso e fece uccidere monaci ortodossi.

    La Spagna musulmana fu l’obiettivo della riconquista spagnola e cristiana, conclusasi nel XV secolo, del resto anche l’Islam aveva tolto, con la forza, la Spagna ai visigoti cristianizzati, il popolo non è stato mai veramente sovrano e quindi non mette mai becco nelle vicissitudini territoriali delle nazioni.

    In precedenza la Spagna era stata di iberi, cartaginesi, romani, gli arabi vi arrivarono nel 711 dal Marocco, perciò quelle condotte in Spagna furono le prime crociate cristiane e durarono sette secoli, condotte dai re d’Aragona e Castiglia contro gli islamici, con la riconquista ne furono colpiti islamici ed ebrei.

    Il papa, per interesse di potere, ha diretto crociate anche contro altri cristiani. Oggi anche la chiesa ortodossa russa, sostenuta dal governo, è ostile all’espansionismo vaticano e perciò ha rifiutato anche una visita del papa nel paese, mentre in Ucraina, oggi indipendente, è guerra tra chiesa uniate, legata a Roma, e chiesa ortodossa.

    Bibliografia:

    - Storia criminale del cristianesimo – di Karlheinz Deschner – Vol. I – VII – Ariele editore,

    - I mercanti del Vaticano – di Mario Guarino – Kaos edizioni,

    - Il manganello e l’aspersorio – di Ernesto Rossi – Kaos edizioni,

    - Il libro nero del cristianesimo – di Fo-Tomat-Malucelli – edizione Nuovi Mondi,

    - I papi, storia e segreti – di Claudio Rendina – Newton editore,

    - Il Vaticano, storia e segreti – di Claudio Rendina – Newton editore,

    - Verità e menzogne della chiesa cattolica – di Pepe Rodriguez – Editori Riuniti,

    - Gli italiani sotto la chiesa – d Giordano Bruno Guerri – Mondatori editore,

    - La piovra vaticana – di Pippo Gurrieri – La Fiaccola editore,

    - Mussolini – dio Denis Mack Smith – Rizzoli editore,

    - Il gallo cantò ancora – di Karlheinz Deschner – Massari editore,

    - Il secolo dell’odio – di Gianni Moraini – Marsilio editore,

    - Gli italiani sotto la chiesa – di Giordano Bruno Guerri – Mondatori editore,

    - Il papa di Hitler – di John Cornwell – Garzanti editore,

    - Habemus papam – di David Yallop – Nuovi Mondi Media editore.

  69. Marco Scanavacca scrive:

    Definizione di “copia e incolla”:

    dicesi copia e incolla lo strumento che trasforma l’imbecille in (falso) sapiente

  70. marina scrive:

    Siamo sempre li , alla chiea interessano solo i soldi e le agevolazioni fiscali.

  71. bo,mario scrive:

    Tornielli ho espresso bene il mio pensiero. Se la vuole buttare in polemica non la seguo. Poi se entra anche Leopoldo, che farnetica qualcosa, tanto per scrivere.. lascio a Voi il giudizio. Quello che scrive Marina è una versione e poi c’è la Vs. Difendere Stepinac mi pareva un rischio. Se a Voi và bene amen.
    Un saluto a tutti e due.

  72. Alessia scrive:

    Tornielli, per favore, non perda tempo a cercare un dialogo impossibile con gli anticlericali. Non le risponderanno o, comunque, se lo faranno, sarà citando fonti anticlericali militanti. Ergo, valore delle risposte zero assoluto.

  73. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Bo Mario, non intendevo fare alcuna polemica. Solo cercare di rimanere ai fatti. E chiederle se poteva smentire quelle testimonianze, tutto qui. Non mi sembra che questo sia polemizzare. Se non intervengo, sembra che voglia svicolare, se intervengo e pongo degli argomenti, siccome non sono quelli che alcuni di voi vogliono sentire, allora faccio polemica e lei abbandona il campo. Le ripeto: perché le accuse gratuite e infondate, basate sugli atti dello sciagurato processo-farsa celebrato dal tribunale titino devono essere veri, e gli argomenti che ho portato io falsi? Io non intendo difendere Stepinac (che non ha certo bisogno della mia difesa), ma solo far vedere come vengono riciclate e riesumate le solite accuse usate contro di lui al processo farsa del tribunale comunista, che una storiografia meno ideologica e più equilibrata ha contribuito a smentire. Con ciò non voglio discolpare gli esponenti del clero e i religiosi (che ci furono) i quali si sono macchiati di delitti, nè dire che non sia esistito il problema del collateralismo. Ma Stepinac è stato beatificato perché quei sospetti non lo riguardavano.
    at

  74. Alessia scrive:

    AhAhAhAhAhAhAhAhAhAhAhAh!
    Il sito di Nunzio Miccoli si chiama clerofobia.it. Ma che prodigioso esempio di obiettività e buonafede!

  75. bo,mario scrive:

    Finalmente uno scritto comprensibile Tornielli. Se lei ha letto i miei dicevo esattamente quello che durante la guerra succede. Informazione, controinformazione fanno parte della guerra stessa. Essendo stato beatificato nel 1998 a Croazia libera mi rimane il sospetto, tutto mio, che la chiesa qualche volta sia opportunista. Fine delle ostilità, un saluto.

  76. Raffaele Savigni scrive:

    Ringrazio Andrea Tornielli per le precisazioni (anche se continuo a pensare che Pio XII sia stato un po’ “sbilanciato” nelle sue condanne dei regimi totalitari).
    Per favore, Marina, non citi (attraverso N. Miccoli) come fonte autorevole Deschner, uno “storico” fazioso notoriamente nemico mortale del cristianesimo (lo dimostra il titolo della sua opera “Storia criminale del cristianesimo”), pronto a rivalutare l’antico paganesimo! Anche gli altri studiosi citati non sono certo di primo livello. Ripeto: aspettiamo l’apertura degli archivi senza scaldarci troppo. Nel frattempo uniamoci a Riccardi e a enzo Bianchi, che nel suo “Martirologio ecumenico” ha inserito anche i serbi ortodossi vittime delle persecuzioni degli Ustascia, nonché i monaci etiopici massacrati dai fascisti di Graziani.

  77. Raffaele Savigni scrive:

    Iginio, non è vero che non ci siano state persone che da destra hanno accusato Giovanni Paolo II e Solidarnosc (incredibile!) di filocomunismo. Basta andare a guardare il sito di Blondet e altri siti analoghi.

  78. marina scrive:

    perchè invece di ridere come un’oca,(alessia) non parla con le vittime degli ustascia,mai condannati da stepinac e da pio XII.
    Voi dite che Miccoli è anticlericale,ci sono anche cattolici che lo dicono ,documenti alla mano.
    Mi spieghi una cosa Tornielli(e tutti gli altri),se chi denuncia i crimini della chiesa,non è credibile perchè
    anticlericale,chi nella chiesa denuncia i crimini del comunismo ,che è?
    Sappiamo tutti che la chiesa è anticomunista.(non antifascista,però).

  79. Marco Scanavacca scrive:

    Raffaele Savigni Scrive: June 21st, 2008 at 4:45 pm

    “Iginio, non è vero che non ci siano state persone che da destra hanno accusato Giovanni Paolo II e Solidarnosc (incredibile!) di filocomunismo. Basta andare a guardare il sito di Blondet e altri siti analoghi.”

    Professore, professore, bisogna citare le fonti

    http://www.effedieffe.com/content/view/3078/

    così magari si da la possibilità di accertarsi in prima persona se si dicono panzane o cose sensate…
    Suvvia, un figlio del Concilio Vaticano (secondo!) dovrebbe conoscere l’arte del dialogo! E soprattutto di come si dibatte… se no, cosa insegna ai suoi allievi, il cazzeggio da bar?

  80. Marco Scanavacca scrive:

    E a proposito di cazzeggio, la prevengo e segnalo questo link

    http://www.effedieffe.com/rx.php?id=590%20&chiave=non%20sono%20antisemita

    così ci risparmiamo la solita manfrina…

  81. Raffaele Savigni scrive:

    “Il movimento sindacale emerse nel 1980. Ma «La rivoluzione-Solidarnosc cominciò in realtà nel 1976, quando undici persone, quasi tutti ebrei, crearono il KOR, un comitato di difesa dei lavoratori perseguitato dopo le proteste operaie di Radom e Lublino. Gli attivisti del KOR vennero arrestati e interrogati più volte, ma ogni volta rilasciati senza danno. Un regime che aveva uccisi milioni di persone, di colpo diventava tollerante. Quando Solidarnosc nacque nel 1980, i membri del KOR divennero i cosiddetti esperti, consiglieri del comitato iniziale di Solidarnosc e poi del Comitato Nazionale. Nel nuovo sistema capitalista, molti membri del KOR sono divenuti senatori ed hanno avuto posti di responsabilità».

    Già. Chi ricorda questi 11 «quasi tutti ebrei», che trasformarono Solidarnosc da sindacato in movimento rivoluzionario? A fianco dell’elettricista cattolico Lech Walesa si vedevano allora, come esperti e consiglieri, l’ebreo Bronislav Geremek”. Se questo atteggiamento non è antisemitismo e diffamazione contro Solidarnosc non so come chiamarlo. A me fa schifo…

  82. Roberto Falini scrive:

    Non so se le è capitato di leggere, Savigni, la ricostruzione dei fatti che lei richiama fatta puntualmente da Albert Ozzac e Kurt Aihcnim, circa il ruolo svolto dagli Ebrei in Solidarnosc. Forse questo studio storico(con abbondante citazione di fonti e di documenti) ci dovrebbe far spostare un po’ il tiro su certe convinzioni.

  83. marina scrive:

    Ci risiamo: come aveva annunciato, papa Woityla ha beatificato – durante la sua visita in Croazia nell’ottobre 1998 – il dr. Aloysius Stepinac, vescovo cattolico, complice dei più atroci misfatti nazi-fascisti in Croazia durante il regime di Ante Pavelic dal 1941 al 1945.
    Stepinac, arcivescovo di Zagabria, fu al fianco dei fascisti Ustascia fin dal primo momento (come ha dimostrato senz’ombra di dubbio V. Novak, Principium et Finis veritas), da quando, cioè, il 10 Aprile 1941 ebbe luogo l’occupazione tedesca di Zagabria insieme alla proclamazione dell’indipendenza della Croazia dal regno di Jugoslavia, con a capo il Poglavnik (cioé Duce, Führer) Ante Pavelic. Ma chi era Pavelic?

    Capo del Partito Ustascia, da lui fondato il 7 Gennaio 1929 sulle orme di Ante Starcevic (morto nel 1898), leader del Partito Croato del Diritto (Hrvatska stranka prava), che si prefiggeva programmaticamente l’eliminazione dei Serbi: «I Serbi sono roba da macello», Pavelic trovò rifugio in Italia, dove Mussolini gli assicurò a Bologna denaro e protezione per le sue attività terroristiche, con l’appoggio del capo della polizia segreta Ercole Conti e del Ministro di Polizia Bocchini. L’attentato più grave fu quello che a Marsiglia, il 9 Ottobre 1934, costò la vita al re Alessandro di Jugoslavia e al ministro degli esteri francese Barthou. Ante Pavelic, condannato a morte in contumacia sia dalla Francia che dalla Jugoslavia, se ne stava tranquillamente a Siena sotto la protezione delle autorità fasciste.

  84. Tommaso Farina scrive:

    Un appunto per Andrea Tornielli: il blog è tuo, se vuoi polemizzare puoi e devi farlo, non ti devi curare del fumo venduto (anzi, regalato) da chi fa continuamente domande provocatorie alla cui risposta non è interessato.