Il Papa ha deciso, Scola a Milano

Su Vatican Insider potete leggere la notizia dell’annuncio della nomina di Angelo Scola ad arcivescovo di Milano, previsto per mezzogiorno di domani.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

86 risposte a Il Papa ha deciso, Scola a Milano

  1. Ho lavorato per alcuni anni insieme al card. Scola, allora Rettore della Pontificia Università Lateranense. Ero Bibliotecario Generale. Posso dire che è una delle persone – a parte l’uomo di Chiesa – che più hanno influito nella mia vita. Sarà una grande benedizione per Milano!

    • LIBERAMENTE scrive:

      Non parlare per tutti i milanesi per favore, parla per te stesso semmai, e che cavolo, adesso se va bene ad uno a due qui nel blog deve andare bene a tutti? Certo che qui vi ritenete quasi dei saggi che decidono dove è glio che vada quesot o quel cardinale, ma che presunzione che avete, parlate per voi stetti qui, non avete alcun diritto di parlare anche per tutti gli altri.

      • LIBERAMENTE scrive:

        anche se non sono cattolico credo che i milanesi stessi vi risponderebbero come vi ho risposto io, giuà dal piedistallo per favore, non siete voi che decidete cosa è meglio per i milanesi.

        • Giacomo scrive:

          Lib, era una testimonianza personale di un utente che lo ha conosciuto, non capisco perché tu debba attaccare l’utente in questo modo, è un contributo che può arricchire i commenti presenti…

        • Carolus scrive:

          Scusa e allora perché il Consiglio pastorale diocesano ha ringraziato il card. Tettamanzi a nome di TUTTI i fedeli della diocesi? Io personalmente molto più da criticare che da ringraziare…
          “Liberamente”, sono davvero incredibili queste uscite!!!!

          • mirandabaccini scrive:

            Hai ragione Carolus queste persone si commentano da sole !Aloro è permesso tutto dico tutto,ai cristiani invece viene impedito di parlare.Per questo amano tanto l’islam!

  2. peccatore scrive:

    Sia ringraziato il Signore ed anche il santo padre Benedetto XVI.
    Che l’amata diocesi di S.Ambrogio e S.Carlo accolga il nuovo vescovo con l’apertura del cuore di chi la predica a tutti gli altri.
    E che sappia scomodarsi grazie agli imprevisti di Dio di troppe comode abitudini, che l’hanno progressivamente imborghesita, secolarizzata ed inaridita.
    Che la Madonnina vegli su tutte le anime, specialmente le più bisognose di misericordia, fortezza e sapienza.
    Beato Ildefonso Schuster intercedi per il nuovo arcivescovo ed ispiralo alla preghiera incessante.
    Vescovi emeriti, Carlo Maria e Dionigi, alla scuola del crocefisso, esercitate appieno la virtù dell’umiltà.
    Amen

    • Cherubino scrive:

      E che c’azzecca l’ultima frase? L’ umiltà devono esercitata tutti…

      • E questa tua inutile chiosa che non c’azzecca per niente!
        Cos’è, sei ancora avvelenato per la nomina?
        Ma perchè, non sapevi che
        Ratzinger
        sta togliendo tutto il fango dalla Chiesa?

        Invece di rallegrartene continui a fare l’ultrà di due vecchietti partigiani?

        • graziella46 scrive:

          Con questo vuoi dire che Martini e Tettamanzi sono fango? Beh, ti sbagli di grosso! Rileggiti bene le parole di Gesù nel Vangelo, la sua attenzione ai piccoli, agli umili agli emarginati e vedrai chi sono i veri pastori!

          • mirandabaccini scrive:

            Che sostengono quelli che vanno contro il Vangelo e la morale cristiana.Conosci bene il Vangelo ?Ognuno è liberissimo di avere le proprie idee ma è d’obbligo la coerenza!

          • Cherubino scrive:

            ma il Vangelo non diceva di amare tutti, anche quelli che non la pensano come te ? E Gesù non andava a casa di prostitute e peccatori ? E non lodò un centurione romano e alcuni stranieri per la loro fede ? E non prese a protagonista della parabola della carità un samaritano ?
            E nella parabola del giudizio finale, i “suoi” non saranno proprio quelli che non si erano accorti di fare qualcosa per lui, mentre lo facevano a chi è nel bisogno, al contrario dei zelanti religiosi che avrebbero fatto tutto per lui ?

            Ma leggetelo il vangelo, prima di parlarne, su !

          • Cherubino scrive:

            a parte che poi sarebbe interessante sapere chi sarebbero quelli che vanno con il Vangelo e la morale cristiana che Tettamanzi e Martini non avrebbero sostenuto … quelli della destra ? Ma per favore …

  3. giampix scrive:

    avete creato un tale rumore intorno a questa nomina che sembra che tutto dipenda da questo (CL non ha già abbastanza potere nella chiesa?), se non dovesse avvenire il poveretto si impiccherà dalla delusione…cosa potrà mai fare di bene o di male un settantenne per pochi anni nella diocesi più grande d’italia se non sperare di succedere all’anziano pontefice?

  4. Marco N. scrive:

    Chi conosce sul serio la curia milanese sa con quanto entusiasmo sia atteso l’arrivo di Mons. Scola….

    • Sal scrive:

      Se sono tutti santi, tutti fratelli, tutti parte del magistero, tutti assistiti dallo Spirito Santo, non dovrebbe fare differenza l’uno o l’altro. In fondo dovranno lavorare tutti per la stessa causa o le cause sono diverse e i carismi diversi ?

      Non dovrebbe essere:
      “Ora ci sono varietà di doni, ma c’è lo stesso spirito; e ci sono varietà di ministeri, eppure c’è lo stesso Signore; e ci sono varietà di operazioni, eppure lo stesso Dio compie tutte le operazioni in tutte le persone” ( 1 Corinti 12.4-6)
      Cos’è che scatena tutto questo tifo ?

    • malta scrive:

      nella mia parrocchia per esempio ci sono desideri di insubordinazione e varie reazioni scomposte. alla faccia dell’obbedienza

  5. LIBERAMENTE scrive:

    Non erano felici della nomina di Pisapia, dovevano per forza rovinare la festa ai milanesi, eh si perchè la gioia vera è in paradiso, qui si deve far soffrire la gente, si deve vedere la gente inquieta e alla ricerca di Dio, ecco han trovato come far paassare per il purgatorio i fedeli della diocesi di Milano, Scola è la ricetta che terrà ancora nel purgatorio i fedeli milanesi, tanto bisogna soffrire per andare in paradiso, quasi che si sia invidiosi al vaticano se si è contenti già della vista stessa anche senza Scola.

    • ah figurati il paradiso che pisapia donerà….
      leggiti la prima Lettura di oggi e poi ne riparliamo..

    • Giacomo scrive:

      Ma Lib, posto che ne io ne te conosciamo direttamente Scola, per quale motivo sei così certo che rovinerà la festa ai milanesi?

      • LIBERAMENTE scrive:

        Perchè adesso è sopravalutato solo per il fatto che è una specie di novità per Milano, ma la appartenenza a CL non fa presagire nulla di bene, anche l’onorevole Buttiglione tempo fa disse che CL era corrotta e non ha ancora cambiato idea, Scola sarà il patrono di CL e questo finisce per giustificare alcune ambigue manovre economiche di CL, altro che propagandare i valori cattolici mediante volantinaggio pro Moratti fuori dalle chiese, la quale ha mentito a tutti i Milanesi e sta mentendo anche oggi.

        Io sono certo che la chiesa cattolica ufficiale, cioè, il vaticano, era con la Moratti, ma oggi si scoprono cose sulla gestione Moratti che non rendono giustisia allo stesso nome di Salomone, quindi, non rendono giustizia neppure alla stessa nostra Costitituzione. L’expo village stesso è una specie di desolazione e inquinato dalla probabile presenza dell’ndrangheta e Formigoni fece passare delle norme che favorivano i lavori byapassando i controlli sulle assunzioni che poi si sono scoperte in nero in alcuni cantieri.

        Scola avrebbe certamente, senza alcun dubbio appoggiato la Moratti e questo lo avrei ritenuto non solo un autogol della chiesa cattolica, ma anche una giustificazione della gestione cattiva di una come la Moratti.

        • Giacomo scrive:

          Ma perché dici “certamente” e “senza alcun dubbio” se non lo conosci direttamente e neanche le sue posizioni; tra l’altro metti in ballo questioni politiche che non sono quelle di principale interesse di un vescovo che ha il compito di essere pastore della sua chiesa particolare…

      • Simone scrive:

        Perchè sperava in un doppio incarico per Pisapia…

  6. peccatore scrive:

    Il Card. Scola è uomo di grande intelligenza e misura.
    Con le idee chiare e capacità di comando.
    Chi collaborerà, resterà. Chi metterà i bastoni tra le ruote verrà invitato a fare un passo indietro. Quanta umiltà e quanta intelligenza c’è nel potere curiale ambrosiano?
    Lo dirà il necessario repulisti di certe derive: che è, lo ripeto, necessario.
    Mentre non dovrebbe essere necessaria la caccia alle streghe ed agli apprendisti stregoni: dovessero infatti rimanere aggrappati al cadreghino, da buoni mestieranti di “politica pastorale” qual sono e gli è stato permesso di essere, verranno comunque meno, come le zanzare con l’aria fresca, da fine settembre all’avvento.
    Non ci sarà bisogno di scacciarle platealmente. Sarà finita la loro stagione.
    L’inverno di certe foglie morte, lascerà il campo ad una nuova primavera ambrosiana. Dove, tra migliaia di fiori, profumeranno le famiglie del mondo intero, si spera non equiparate (dal clero, non da Pisapia che può dire quel che gli pare) a qualche adulterato surrogato.

  7. Cherubino scrive:

    auguri al vescovo entrante e grazie di cuore a quello uscente. Scola è persona intelligente e saprà guidare valorizzando le diversità e i talenti di ognuno.

  8. QuestA SEMI-CENSURA è insopportabile.
    Aldilà se è meritato o meno (questo è da vedere)
    io non ci stò.
    Sono e resto un uomo libero.
    E mai comprerò la stampa
    -nè cliccherò quel wargames insiders visitors a pagamento-
    o meglio: l’ho fatto tre giorni di fila e mi è bastato(ed avanzato).
    Auguri a tutti.

  9. giuseppe scrive:

    Sia Lodato Gesù Cristo! Grazie Benedetto!

  10. luca25 scrive:

    una grande benedizione per Milano.sono contento.

  11. Massimo Lucchini scrive:

    Dew Mattis, ma di cosa sta vaneggiando?

  12. Tradizionalista scrive:

    Sia lodato Gesù Cristo!

  13. massimo scrive:

    milano privilegiata,il Papa sta dimostrando una grande attenzione per questa grande dicoesi e i cristiani a dare loro come pastore un uomo tutto d’un pezzo e di grande levatura.sono contento per i milanesi.

  14. Voglio precisare meglio il mio messaggio. La levatura di Scola è soprattutto umana prima che spirituale. E’ improprio definirlo semplicemente “uomo di Chiesa”, perché è anche pastore, amico, guida saggia e prudente.
    Una delle sue doti umane più importanti è la valorizzazione dei talenti di ciascuno a servizio del vero bene comunitario e sociale.
    Per questi e per altri motivi, credo che il card. Scola sarà una vera e propria benedizione per la Chiesa ambrosiana.

  15. Jack scrive:

    Dipenderà da Lui : se vorrà essere il vescovo di tutti i milanesi e il metropolita dei lombardi o l’assistente spirituale di una (potente) fazione. Vedremo….

  16. jack scrive:

    in attesa di moderazione ?

  17. Benvenuto!!! scrive:

    Gioia indicibile! C’è speranza per la Chiesa, c’è speranza per Milano!
    Benvenuto Eminenza!!!!!

  18. sereno scrive:

    Sono contento per Milano, ma qualcuno sa qualcosa sul caso TARANTO? A quando il passaggio di consegne? Chi sarà il nuovo arcivescovo di Taranto?

  19. alessandro scrive:

    Faccio presente che molti dimenticano la gravissima scorrettezza del Card. Scola già segnalata ad opera di un grande teologo milanese, nella Rivista Jesus nel 2005, precisamente in:
    http://www.stpauls.it/jesus06/0509je/0509je49.htm

    Ci sembra altrettanto grave che un certo Sandro Magister, già alunno della Facoltà teologica di Milano, nel suo blog non abbia, recensendo una brevissima ed incompleta biografia del card. Scola, segnalato quanto noi invece facciamo ora per amor di verità:

    “Ripensare le strategie complessive della ricerca e dell’insegnamento teologico avrebbe richiesto un impegno decisamente maggiore e, soprattutto, il coinvolgimento dei teologi. Lo faccio, riferendomi in particolare alla nuova Facoltà del Triveneto: essa risulta dalla trasformazione in Facoltà autonoma della precedente Sezione parallela della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale (Ftis) presente a Padova. Mi ha stupito che a tale decisione si sia giunti senza alcuna consultazione previa della Ftis; mi ha sorpreso anche il fatto che i direttori e i docenti della Sezione parallela e dei quattro studi teologici del Triveneto affiliati alla Ftis abbiano dichiarato il loro consenso all’iniziativa senza avvertire la necessità di un confronto con la Ftis stessa. La Ftis era nata nel 1967 su base interregionale esattamente con questi due intendimenti: rimediare sia alla frammentazione dei centri di insegnamento, che certo non giova alla qualità della ricerca; che a quell’incongrua subalternità dell’insegnamento teologico rispetto alle esigenze della formazione del clero, che era stata caratteristica della teologia dei seminari. Le piccole dimensioni delle istituzioni teologiche comportano inevitabilmente uno scadimento della qualità dell’insegnamento, e il facile abbandono della ricerca».
    Fu Scola l’ideatore di tutto ciò nel Triveneto.
    Vi sembrano queste le premesse per un sereno e proficuo lavoro teologico nella Chiesa ?! A noi non sembra proprio!

    alessandro colombo teologo
    per preti sposati

  20. peccatore scrive:

    Mezzogiorno.
    L’Angelus…
    L’Angelo del Signore porta un annuncio alla Madonnina.
    Egherte.
    Gesù è risorto dai morti. Proprio come aveva detto.
    Rallegrati! Kaire!

  21. Cherubino scrive:

    e ora che con Scola verrà fatta la moschea islamica, come faranno a dire che è un vescovo di sinistra, progressista ecc. ecc. ?

  22. luka scrive:

    … io Scola non lo conosco proprio, e mi fa piacere però unirmi a quelli che ne parlano bene, quindi benevenuto. I prossimi cinque anni saranno importanti per Milano, spero che il nuovo cardinale ne sia all’altezza. La notizia bella per me è che Tettamanzi abbia terminato, con due anni ‘abusivi’ ma gli perdono anche quelli. Interessante è che si ritiri: non ho mai odiato tanto una cadenza dialettale come quella brianzola di Tettamanzi, da non tiuscire a sopportare più di tree parole… con tutta la passione che ho io e l’apprezzamento per i dialetti, tutti i dialetti compreso quello gutturale e tedesco di Bergamo… de sura e de sota!! tanti auguri. oph!

  23. graziella46 scrive:

    Vorrei ricordare a chi sostiene un ritorno alla morale cristiana e alla lettera del Vangelo, che l’esempio non possa certo venire dai ciellini amici del grande immorale Berlusconi. Se fossero dei veri seguaci di Cristo si staccherebbero dal mefitico abbraccio, ma per loro il potere è troppo importante…. “il denaro ed il potere sono trappole mortali….” diceva una vecchia canzone di quando ero giovane e piena di illusioni, ora vedo un decadimento generale, che non ci promette nulla di buono sia come uomini che come cristiani.

    • LIBERAMENTE scrive:

      concordo in toto, di CL non ci si può fidare.

      • Giacomo scrive:

        Ma stiamo parlando di persone, ciascuna con una propria individualità e responsabilità o di altro? No perché mettendo il marchio infamante di Cl (che poi bisognerebbe capire se sia veramente infamante) qua è si è già giudicata una persona, sembra una discriminazione su base etnica…

  24. bo.mario scrive:

    I cristiani usavano il vangelo, i cattolici, a leggervi, Machiavelli. Cosa farà Scola a Milano se non parlare perchè di fatti non se ne vede l’ombra. Già i fatti, non sono di dx o sx. Questi equilibrismi poco realistici denotano la scarsa incisività della chiesa nel sociale. Non sa più cosa dire di reale e si può anche dare la colpa a B. per il cattivo esempio mentre nella chiesa si è limpidi. La chiesa ha problemi di proseliti mentre per quello che riguarda le finanze non mi pare abbia problemi. Riporto le ultime, la crisi è colpa dell’edonismo?? per i rifugiati, lo stile della chiesa??, l’ostia da intellegenza??. Ragionateci su e ditemi se ho torto. Un saluto.

    • Giacomo scrive:

      Per la Chiesa “l’incisività nel sociale” non viene al primo posto, semmai è la conseguenza della testimonianza della fede e dell’operosità di persone cambiate dalla fede, quello che manca alla Chiesa, se non è più attraente, sono cristiani così (e tra l’altro per cristiani con questa coscienza, che sono quelli che cambiano il mondo come testimonia la vita di certi santi, l’eucarestia con la presenza reale di Cristo, segno e fondamento dell’unità della Chiesa, non è certo una appendice secondaria della loro vita ma il punto di partenza)…

  25. Alex scrive:

    L’ANGELO del Signore fu mandato da Dio in una città… chiamata MILANO!!!

    Lode, onore e benedizione al Signore che guida la Sua Chiesa e continua a suscitare Pastori santi.

    Preghiamo per il Santo Padre Benedetto XVI che ama la Sua Chiesa e con coraggio e dedizione instancabile la governa mirabilmente.

    Sit nomen Domini BENEDICTUM!!!

  26. dario scrive:

    Perchè in tutti i casi in cui un Arcivescovo viene trasferito in una semplice sede vescovile, gli è sempre consentito di mantenere ad personam il titolo di Arcivescovo, mentere nel caso di Scola, non vi è alcun riferimento al mantenimento del titolo personale di Patriarca ?
    Dr. Tornielli può darci qualche chiarimento? Grazie!
    Dario

  27. Aloisius scrive:

    Se il Pontefice, andando contro tutte le consuetudini come già Tornielli ha illustrato più volte (Spostamento da sede patriarcale, età del nominato, presenza di cardinali elettori emeriti, ecc) ha deciso in prima persona per la nomina di Scola, sicuramente lo ha fatto a ragion veduta.
    Da alcune parti si sottolinea l’intendo di dare un taglio netto alla linea di continuità Martini-Tettamanzi (anche se personalmente – se non altro come spessore spirituale, dottrinale e pastorale – non mi sento di fare paragoni fra i due) con una figura sicuramente allineata alle istanze di rinnovamento nel solco della tradizione. Da altre parti si sottolinea la situazione della curia mediolanensis, che avrebbe necessità di un forte cambiamento (ma in tal caso non ci si spiegherebbe perché la scelta sia caduta su un arcivescovo che può garantire non più di un settennato: non credo che Papa Ratzinger non sarebbe riuscito a trovare una figura in linea con il suo magistero, fra i 55-60 enni…).
    Credo invece, credenti e non credenti, che ci sia una ratio magari non immediatamente intelligibile. De resto anche BXVI è salito al soglio in età avanzata, con previsioni di Papa di transizione, cosa che a mio avviso non si sta proprio verificando!

    • Cherubino scrive:

      “da alcune parti … da altre parti”…

      Beh, ci sono altrettante “parti” che non condividono affatto questa lettura. In realtà, ad esempio, Scola è molto in continuità con Tettamanzi (e andando indietro con Martini) sul rapporto con le altre religioni e i non credenti.
      Anche dal punto di vista teologico non vi sono opposizioni nette tra il suo pensiero e quello dei due precedessori. Forse diversità di stile, ma questo è normale. Anche tra Martini e Tettamanzi c’è una marcata diversità.

      Che poi abbia intenzione di fare del “cambiamento” nella curia di Milano è tutto da vedere. Si tratta al momento di pure proiezioni di desiderata personali.

      In sostanza, chi si aspetta delle rivoluzioni si sbaglia, come rimane sempr epiù deluso chi le aspettava da Benedetto XVI che finora non ha modificato la liturgia (e ha già detto che se lo farà sarà uno sviluppo e non un tornare indietro), ha approvato movimenti laicali, ha eletto cardinali diversi Vescovi teologi e biblisti, ha fatto affermazioni coraggiose in campo etico…

  28. Madei scrive:

    povera Venezia, da patriarcato a scalino

    • Suntina scrive:

      Venezia è da sempre un gradino verso il papato. Nessun Patriarca l’ha mai lasciata che verso Roma (o verso un altro Regno…)
      Casomai povero Scola che ha dovuto fare un gradino in più
      :-)

  29. Kobalto scrive:

    Come mai Scola non è rimasto patriarca a titolo personale?

    • Suntina scrive:

      Il patriarcato è legato alla sede e non alla persona.
      Le sedi patriarcali della chiesa occidentale sono poche e di antichissima tradizione, in Italia c’è solo Venezia (in continuità con Aquileia, madre delle chiese del nord-est).

  30. xagena scrive:

    In fondo la città piu’ industrializzata d’Italia si meritava un affarista ciellino……………………
    W COMUNIONE E LOTTIZZAZIONE!!

    • malta scrive:

      che acume!

    • Giacomo scrive:

      Scola è un’affarista? Cos’è, amministratore delegato di qualche società, possiede quote azionarie di qualche S.P.A.? Non lo sapevo, pensavo fosse un vescovo, mi interessa la questione, se hai qualche informazione al riguardo non farti scrupoli a darcele, grazie…

  31. malta scrive:

    cmq, da milanese, posso dire che ai vari impegni e convegni curiali ai quali ho partecipato c’è bisogno di sana e robusta dottrina. a cominciare dagli alti incarichi.

  32. Tiziano scrive:

    Egregio Dott. Tornielli,
    il Papa ci ha tolto un Cardinale di alto profilo, a causa degli inderogabili bisogni di Milano, come Patriarca.
    Molto bene ma, dato che, evidentemente, la “coperta è veramente corta”, quando e chi ci manderà a sostituire Scola (ed anche il suo Ausiliare Pizziol)??
    Non vorrei che si pensasse, a Roma, di mandare “in Provincia” qualche riottoso, annidato nei Dicasteri d’oltre Tevere!!
    Speriamo bene.

    Tiziano

  33. Cherubino scrive:

    quando tempo fa parlavo del rapporto tra paura della morte e kerygma, alcuni mi attaccavano ritenendo questa impostazione errata e “necocatecumenale”.
    Respingevo ovviamente entrambe lo accuse. La prima perchè invece a partire da Ebrei 2,14 a tanti esempi di teologia e magistero, la paura della morte è un tema tradizionale. La seconda perchè non è affatto proprietà intellettuale dei neocatecumenali e avendo io ascoltato queste catechesi da sacerdoti che non appartengono e non sono appartenuti a tale movimento.

    Ora, scopro che il vescovo Scola usa gli stessi “luoghi” teologico-catechetici (ovviamente molto meglio di me…)

    “Con la sua morte e resurrezione Gesù Cristo ci ha liberati dalla paura della morte (cfr Eb 2,14-16). Ciò è decisivo per vivere in pienezza gli affetti che si inscrivono primariamente all’interno dell’uomo-donna (differenza sessuale). La paura della morte, infatti, appare spesso la segreta padrona delle relazioni tra l’uomo e la donna, tra i genitori e i figli. Essa è all’origine della smania del “tutto e subito” nei rapporti amorosi che, con la stessa rapidità, si bruciano e si moltiplicano. Ritroviamo questa dinamica nel rapporto tra le generazioni: la decisione di generare o di non generare figli, sovente è determinata dalla paura del carattere contingente dell’esistenza.
    L’antidoto contro il veleno di morte che penetra ogni umana relazione è tuttavia già presente nella storia. Sta nella manifestazione della verità dell’amore offertaci dalla morte-resurrezione pro nobis di Cristo. La vittoria dell’Amore sulla morte fa brillare il senso pieno della differenza sessuale: il suo essere destinata al bell’amore che va oltre la morte.”

    http://angeloscola.it/2010/12/30/scola-2010-bellamore-e-sessualita-il-discorso-del-redentore/

  34. Cherubino scrive:

    altro bellissimo testo di Scola, estraggo solo un pezzo, ma vale la pena leggerlo tutto
    http://angeloscola.it/2010/12/29/scola-2010-%E2%80%9Cdesiderare-dio-chiesa-e-post-modernita%E2%80%9D-l%E2%80%99intervento-del-patriarca-al-meeting-di-rimini/

    In Gesù, morto e risorto, Dio ci viene incontro in quanto Dio. Hans Urs von Balthasar ricorda che «Dio ha reso breve la sua Parola (Verbo, Figlio, l’ha abbreviata» (Is 10,23; Rom 9,28). Il Figlio stesso che è «il Logos eterno si è fatto piccolo… Si è fatto bambino, affinché diventi per noi afferrabile»[9] . In caso contrario sarebbe stato impossibile andare al di là della conoscenza, anche questa confusa e non senza errori, della Sua esistenza.

    Per dire Dio occorre, quindi, approfondire la lingua (in senso forte) della creatura che il Verbo incarnato ha voluto liberamente assumere. È necessario comprenderne, per così dire, la grammatica. Quella grammatica che è capace di narrarci il Divino.

    Così, non solo il cristiano sarà in grado di confessarlo come il suo Signore e Dio, ma ogni uomo, anche colui che si dice non credente, lo potrà riconoscere. Almeno nei termini indicati da Paolo nella Lettera ai Romani , quando, parlando di Abramo, dice: «Come sta scritto: “Ti ho costituito padre di molti popoli”; (è nostro padre) davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono» (Rm 4, 17). Con questa stupenda espressione Dio è descritto, nello stesso tempo, come creatore ed operatore di salvezza. E l’Apostolo sa bene Chi è il Dio di cui vuol parlare. Dio è «colui che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono». Infatti, nel primo capitolo della stessa Lettera ai Romani[10], l’apostolo aveva ammonito che non ha alcuna scusa chi non riconosce «ciò che di Dio si può conoscere… perché Dio stesso lo ha manifestato. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo per le opere da Lui compiute» (Rm 1, 19-20). Ciò che di Dio si può conoscere, dice Paolo. Cioè: di Dio non si può conoscere tutto, ma quel che di Dio si può conoscere lo possono conoscere tutti.

    La notitia Dei, cioè accogliere ed ascoltare Dio che è tra noi e comunicarLo, continua ad essere possibile ed è del tutto pertinente anche alla condizione dell’uomo post-moderno[11]. Si tratta per questo di imparare la grammatica della lingua con cui Dio ci parla, cioè di considerare quali siano i luoghi essenziali dell’umano in cui continuamente si attua il Suo rapporto con noi. Quei luoghi che Egli ha assunto per dirsi all’uomo. Sono quelli attraverso i quali ogni uomo, se ne renda conto o meno, cerca di soddisfare la natura profonda del proprio cuore, di colmare il suo autentico desiderio. Ci limitiamo ad indicarne tre che ci sembrano fondamentali.

  35. Massimo Lucchini scrive:

    Se fosse per molti “impiegati” o salariati del mondo cattolico milanese, Scola non sarebbe mai arrivato a Milano.
    Adesso stanno facendo a gara per uno studio agiografico di questo cardinale e dei suoi pregressi, dipingendolo addirittura come un continuatore di Martini e Tettamanzi.
    Ci domandiamo dive possa arrivare lòa fantasia alata di alcuni, anche noti frequentatori di questo blog, di cui conosciamo benissimo il camaleontismo interessato.

    • Cherubino scrive:

      al solito cerca di squalificare il prossimo: il mio primo post su Scola è stato esattamente dello stesso tenore di questi ultimi. Avevo trovato un bel testo id Scola e l’avevo postato, mostrando che i timori di alcuni a mio parere non erano giustificati.
      La verità invece che lei vuole spostare l’attenzione dalle vere posizioni di Scola, molto diverse da quelle di certo tradizionalismo, in modo da alimentare l’idea di una rottura tra lui e i suoi precedessori. Così come tra Benedetto XVI e la Chiesa degli ultimi 40 anni.
      Rottura e discontinuità che appaiono infondate appena uno legge quali siano veramente le idee di questi ecclesiastici.

  36. Massimo Lucchini scrive:

    Il mio discorso era generale, sig.Cherubino. Devo arguire che lei si riconosce esattamente iun coloro ai quali mi riferivo nel mio ultimo post, e i particolare ai “canmaleonti interessati”.
    Lasci perdere l’inutile, stantia solfa di tradizione e tradizionalismo. Sappiamo bene che si tratta di uno specchietto per le allodole agitato da persone sempre piuù false e interessate.
    Il cardinale Scola non ha bisogno delle esegesi improbabili di certi presunti anacoreti dei blogs.

    • Cherubino scrive:

      la smetta con i giochini, il suo post imemdiatamente successivo al mio era chiaramente contro di me.
      Il card. Scola non ha certo bisogno della mie esegesi, ma men che meno dei suoi travisamenti.

  37. Cherubino scrive:

    “Troviamo qui una significativa convergenza con la dottrina cattolica sull’uomo secondo la quale l’umana natura, pur ferita dal peccato originale, non si è mai corrotta fino a perdere i suoi tratti essenziali, né mai si potrà corrompere completamente. Dio, dopo il peccato originale, non ha “scaricato” né il mondo, né gli uomini. Al contrario, come insegna la Bibbia, ravvisando nell’arcobaleno il segno di un’alleanza imperitura di Dio nei confronti degli uomini e di tutti i viventi dopo il diluvio, ai tempi di Noè (cfr. Gn 9, 9-17), la condizione creaturale non è stata e non sarà mai distrutta per iniziativa divina, a castigo per i nostri peccati.

    Perciò ad uno sguardo limpido e leale sarà sempre possibile riconoscere ed indagare i tratti tipici dell’esperienza umana che nella sua originaria semplicità costituisce la prima comunicazione di Dio ed apre la possibilità di narrare Dio al “fratello uomo”, perché tale esperienza universale identifica la nostra condizione creaturale così come Dio l’ha voluta e conservata pur nel suo indebolimento per il peccato. La permanenza di questa condizione creaturale è, di per se stessa, “testimonianza” che Dio rende a Sé stesso e, quindi, via sicura per riconoscere che Egli è nel mondo reale. Egli è il Dio con noi.”

    “Anche chi non vive la fede in Cristo si porta dentro questo desiderio indistruttibile di salvezza e di redenzione. Anch’esso è parte della grammatica della lingua in cui Dio e l’uomo comunicano. L’esperienza della misericordia piena, il Crocifisso glorioso, costituisce, per così dire, il vertice dell’esperienza che ogni uomo può fare. Infatti, proprio in forza dell’essere perdonato l’uomo non si vede costretto all’autogiustificazione attraverso la negazione del male compiuto: il male è tale e nulla può giustificarlo. Eppure, il peccato, la cui potenza distruttiva non sfugge a nessuno, non è più l’ultima parola sull’uomo se lo si riconosce e se ne domanda il perdono. L’uomo non è ultimamente definito dall’evidenzadisperante del suo male, ma dal suo desiderio di salvezza,”

    “La Chiesa che ogni mattina, con il semplice segno di croce, mi ripete il saluto carico di speranza: “Benvenuto nel mondo reale!”. Questa Chiesa che ci permette la più esaltante delle esperienze umane: desiderare Dio. Questa esperienza non si può fare in solitaria come un’avventura estrema sull’impervia parete rocciosa della vita o solcando l’oceano periglioso dell’esistenza. Né si può farla in pienezza vivendo comunità che restano di fatto riferite solo a se stesse. Questa esperienza si fa solo e sempre in solidale compagnia con il “nostro fratello uomo” (Karl Barth) che, nei mille modi dell’esistenza, viene al nostro incontro. Qui si vede chi è il testimone. Colui che, condividendo di persona anche l’ultimo frammento del desiderio che permane sempre in ogni uomo, ridesta nel suo cuore la nostalgia del desiderio di Dio, cioè del compimento della propria felicità. Questa nostalgia ha un nome semplice e luminoso. Si chiama santità.”

    http://angeloscola.it/2010/12/29/scola-2010-%E2%80%9Cdesiderare-dio-chiesa-e-post-modernita%E2%80%9D-l%E2%80%99intervento-del-patriarca-al-meeting-di-rimini/

  38. Massimo Lucchini scrive:

    Ilmio post non era riferito a nessuno in particolare anche se stigmatizzava l’interesse ( quello venale) di alcuni voltagabbana che fino a ieri irridevano Mons. Scola e oggi hanno iniziato platealmente la marcia di avvicinamento e di lecchinaggio. al ” nuovo corso” milanese.

  39. peccatore scrive:

    “Un istante ancora della vostra attenzione. Quando noi uomini spingiamo i nostri pensieri, i nostri desideri verso una concezione ideale della vita, ci troviamo subito o nell’utopia, o nella caricatura retorica, o nell’illusione, o nella delusione.

    L’uomo conserva l’aspirazione inestinguibile verso la perfezione ideale e totale, ma non arriva da sé a raggiungerla, ne’ forse col concetto, ne’ tanto meno con l’esperienza e con la realtà.

    Lo sappiamo; è il dramma dell’uomo, del re decaduto.

    Ma osservate che cosa si verifica questa mattina? Noi festeggiamo Maria Santissima, la Madre di Cristo, e perciò, come altra volta dicemmo, la Madre di Dio e la Madre nostra spirituale. Maria santissima, diciamo immacolata! cioè innocente, cioè stupenda, cioè perfetta; cioè la Donna, la vera Donna ideale e reale insieme; la creatura nella quale l’immagine di Dio si rispecchia con limpidezza assoluta, senza alcun turbamento, come avviene invece in ogni creatura umana”.

    Papa Paolo VI 8/12/1965, ex arcivescovo di Milano.

    La “rottura” è tutta a carico di chi si è illuso di raggiungere da se stesso la perfezione.
    E’ tutta a carico di chi ha creduto di trovare nel “re decaduto” uno straccio di nobiltà.
    E’ il doloroso errore di chi persegue l’appiattimento sul mondo e semina l’eresia.
    Invece il re è Cristo e la Regina è Maria. L’uomo è solo un “re-dento”. Da Gesù, unico salvatore, vero Dio e vero uomo, realmente presente nel Santissimo Sacramento.

    Inutile sfrucugliare: o si è in continuità con Paolo VI o si è nebbia, più o meno volontaria e consapevole, di quel fumo di satana che Paolo VI riconobbe ammorbare gli anni immediatamente successivi a questo saluto mariano, tradito da molti “spiritisti” del Concilio.

    Chi va oggi sotto la Madonnina queste cose le sa bene. Sotto la Madonnina, anche con meno nebbia meteorologica che in passato, c’è moltissima foschia. Da diradare al soffio dello Spirito santo. Avendo il coraggio di vedere la nebbia dove le illusioni hanno proiettato panorami fantastici e menzogneri.

  40. Massimo Lucchini scrive:

    NO, grazie.
    Apprezzo soltanto i post seri di persone serie. Gli altri, qualunque cosa contengano o copino impudicamente, non mi interessano affatto.
    Non me ne voglia.

    • Cherubino scrive:

      ah ah, copiatore impudico non me lo avevano mai detto ! Mancava alla collezione di insulti di bassa lega …
      Comunque prendo atto che le parole di Scola non le interessano.

  41. peccatore scrive:

    Benedetto XVI e il Card. Scola hanno in comune il “sensum fidei”, la sapiente lettura dei “segni dei tempi” che un certo curialume interpreta ancora con criteri sorpassati da almeno 30 anni, incuranti dei capelli bianchi che tradiscono i rimpianti per le foghe postsessantottine e anche incapaci di vedere i danni provocati da dissennate pastorali secolarizzanti.

    Perchè la persona intelligente, come riconosce che i tanto vituperati movimenti non necessariamenete erano/sono degli attentati all’unità della Chiesa, al contempo sa accorgersi quando (anche i movimenti, ma peggio ancora certi teologi, certi settimanali diocesani, certi plenipotenziari curiali e certi monsignori) l’eresia travalica la buona fede, confondendo il popolo di Dio.

    E’ il tragico di diocesi generose e confuse, distratte dall’essenziale. Che provvidenti e saldi nella fede uomini di Chiesa cercheranno di ricondurre sul sentiero, da cui sono maldestramente usciti, camminando chi sul dirupo e chi sul raccolto…

  42. Cherubino scrive:

    “Lo stare sulla strada può identificarsi, come per Kerouac, con l’essere trascinati dalla frenesia di un andare senza fine, nell’illusione di cancellare la noia, in tutte le sue varianti. Illudendosi in fondo di esorcizzare il terrore della morte. In questo caso la meta è non avere meta. Ognuno di noi percepisce che il fascino di questa posizione è perverso perchè la posizione è perversa: contraddice la stoffa dell’io/libertà. Tuttavia rischiano di vivere così anche molti uomini di oggi, non importa se impegnati con affetti e lavoro (si impegnano con queste realtà per non soccombere alla
    noia mortale). Infatti, come dice Baudelaire, “La noia [è un] mostro delicato che, senza strepito, con uno sbadiglio, inghiotte il mondo” 18 .
    Vivere sulla strada: questo era l’ideale di vita per Kerouac e per tutta la beat-generation: vagabondare. Per noi il rischio è peggiore: vivere come vagabondi comodi.
    b) I Magi invece camminavano, sfidando ogni avversità e prova, perchè una stella – potremmo anche usare la parola segno o promessa – li assicurava di una presenza viva (il Re dei Giudei, quel Bambino) che stavano cercando da tutta la loro vita. “Siamo venuti per adorarlo”.
    Adorare è camminare avendo presente qualcuno. L’uomo ragionevole (i Magi) si mette in viaggio perchè desidera il compimento (soddisfazione, perfezione). Il pellegrinaggio è questo: portare a termine (perficere) un inizio in una meta.
    Noi siamo venuti qui avendo negli occhi e nel cuore la meta. (Il verbo latino ad-orare contiene la radice os, oris, che indica il volto).
    Ecco il punto: i Magi sono pellegrini, non vagabondi. Così deve essere anche per noi: pellegrini consapevoli, non vagabondi comodi.”

    http://www.oratoriogottolengo.it/gmg_catechesi/19%20agosto.pdf (p. 86)

  43. Marco N. scrive:

    Caro Lucchini,
    vedo che c’è cascato anche Lei. Il Cherubino dalle mille facce e dai mille vezzi adesso , tra gli altri, mi pare intento a condurre una delle sue leziosissime battaglie verbali( si fa per dire) con Lei.
    Lasci perdere , mi creda, non ne vale la pena: si rischia soltanto di sollevare polvere, quella appunto che gli incipriati come tale soggetto seminano a oltranza , pretendendo di avere sempre e comunque l’ultima parola.

  44. diaconus scrive:

    Riporto il testo di Messainlatino
    Una nomina che è frutto di un desiderio preciso di Benedetto XVI.
    Ora i cattolici legati all’antico rito ambrosiano iniziano a sperare e si augurano di passare giorni migliori rispetto a quelli passati sotto il cardinale Dionigi Tettamanzi e Manganini, ex arciprete del Duomo di Milano. Due persone che hanno avuto la mano non certo leggera con i cattolici legati al rito di sempre.
    I cattolici si augurano che anche nella diocesi di Milano venga finalmente applicato il motu proprio Summorum Pontificum. E sia possibile rivivere gli splendori di quella magnifica liturgia. Le premesse ci sono.
    Il cardinale Angelo Scola, amico fraterno del Papa, nella diocesi di Venezia ha riservato ai cattolici tradizionalisti un trattamento esemplare.
    Ha concesso una cappellania guidata dalla Fraternità San Pietro, nella persona di don Konrad zu Loewenstein. Ha assistito lo scorso 6 marzo a una Messa celebrata da don Konrad e ne è rimasto molto impressionato.
    Ecco perché i cattolici milanesi ora possono sperare.
    Più che le parole parlano i fatti!!!!!!! Anche a Milano si celebreranno Sante Messe CATTOLICA!!!!!!!!!!

  45. diaconus scrive:

    A proposito avete notato l’abito liturgico del fu Cardinale Tettamanzi domenica? che ve ne sembra!!!!!!!! degno di un Vescovo o di un c………………..
    Confrontate i Sacri Paramenti indossati dal Cardinale Scola!!!!!!!!!!!!!

    • luka scrive:

      … ciao diaconus,
      se volessi trattarti come tu tratti noi dovrei maltrattarti, ma non lo faccio, e capirai perché.
      Cosa volevi dire? Cosa c’è di nscosto e criptato sotto i tuoi ….. & !!!!!
      I nostri commenti o dicono e comunicano qualcosa, condivisibile o meno, o non hanno ragione di esistere, secondo me. Io comunque del tuo commento non ho capito niente: sono un illuso a ritenere di non essere il più ignorante di tutti ?!?
      Fai il bravo dai, sennò che ministro e servitore sei !?!

  46. Marco N. scrive:

    Diaconus, l’abito non fa l’arcivescovo: è ovvio.
    Così come una dalmatica sperluccicante non fa affatto un buon diacono.

    • diaconus scrive:

      Non sempre, ma spesso l’abito fà il monaco !!!!! Quanti del clero alla moda sessantottini e combricole varie, coinvolti in scandali abusi sessuali e pedofilia? vede spesso anche la mancanza d’abito contribuisce a fare l’uomo ladro!!!!!!

  47. diaconus scrive:

    Quello che è fondamentale è che il duo(Tettamanzi-Mamganini) anti Messa di sempre non c’è più !!!!
    Chi ha l’autorità di decidere sul rito tridentino grazie a DIO è molto sensibile e ben disposto!!!!!!!
    Questo è quello che conta il resto sono chiacccccchiere!!!!!!!!!!!!!!cosucce da nulla…….

  48. Marco N. scrive:

    Boh?

  49. C scrive:

    Grazie al Papa Benedetto per questo regalo alla Chiesa intera!
    Questo Papa ha dimostrato che se ne frega dell’opportunità pastorale, ma ha un unico cruccio: che Cristo si manifesti al mondo.
    Colpiva domenica alla beatificazione la piazza per metà vuota e per metà piena di vecchi. Angelo Scola come ha scritto Severino oggi sul Corriere è un uomo di un’intelligenza aperta e vivissima e soprattutto non lavora per distruggere il popolo cristiano, ma per ri-generarlo.

  50. Mi risulta che il nuovo Cardinale di Milano sia apprezzato unanimamente e pertanto Milano e tutta la chiesa di riflesso ne sarà avvantaggiata contando su un vero pastore dotato pure di un buon intelletto. Milano darà al nuovo cardinale un palcoscenico ed una attenzione molto vasta nel mondo cattolico e non. Avere lì un Cardinale all’altezza del compito è di enorme aiuto per la chiesa e cattolici.. Auguri. Ma, sono nuovo del sito. Scusate: quante chiacchere inutili, petulanti!… discorsi e commenti un po più , non dico troppo alti, ma non da comare…. del parroco….

  51. peccatore scrive:

    Per C.

    Colpiva domenica alla beatificazione la piazza per metà vuota e per metà piena di vecchi.

    Fotografia impietosa, ma veritiera.
    Gli ambrosiani debbono un grande grazie al Santo Padre.

  52. Cherubino scrive:

    Angelo Scola sul Concilio Vaticano II e l’ermeneutica della riforma
    http://angeloscola.it/2011/03/07/credo-ecclesiam-un-articolo-da-communio/

    Vorrei fare cenno al tema della Chiesa come soggetto della fede ed ambito della confessione del credente partendo proprio da una citazione puntuale di quel discorso di Benedetto XVI. Le sue parole, se lette con la dovuta attenzione, superano il binomio continuità-rottura introducendo la categoria più appropriata di ermeneutica della riforma. Benedetto XVI mostra l’insostenibilità della tesi della rottura ma, nello stesso tempo, è ben lontano dal proporre una scontata “continuità” che, tutto sommato, non resisterebbe agli appunti mossi da una critica equilibrata.
    «Tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o – come diremmo oggi – dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L’una ha causato confusione, l’altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti. Da una parte esiste un’interpretazione che vorrei chiamare “ermeneutica della discontinuità e della rottura”; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall’altra parte c’è l’“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino».
    Come dicevo qui il Papa identifica nell’ermeneutica la questione-chiave della riflessione circa la ricezione del Vaticano II. E lo fa contrapponendo due ermeneutiche contrarie.
    Tuttavia il primo dato molto significativo è che per citare tali ermeneutiche contrapposte non fa ricorso ad una terminologia che oppone simmetricamente “discontinuità-continuità”, “rottura-continuità”, ma parla di: “ermeneutica della discontinuità e della rottura” da una parte e di “ermeneutica della riforma” dall’altra. Ci troviamo, pertanto, di fronte ad una prima indicazione che impedisce di identificare la proposta del Papa con le “ermeneutiche della continuità” di stampo più o meno marcatamente tradizionalista. La proposta del Papa aiuta a comprendere che “continuità” non può significare che il Concilio Vaticano II debba essere letto e assunto semplicemente ricorrendo al magistero precedente come chiave ermeneutica compiuta.
    Ma più interessante ancora è la definizione che Benedetto XVI dà dell’ermeneutica della riforma. Egli la descrive come «rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino».
    Questa definizione mi sembra contenere tre nuclei decisivi di pensiero.
    - Anzitutto dice di chi si deve affermare la continuità: dell’unico soggetto-Chiesa;
    - con la proposizione relativa «che il Signore ci ha donato» il Papa identifica l’origine di tale soggetto e, pertanto, la ragion d’essere della sua permanenza come soggetto dalla chiara identità nel tempo;
    - infine specifica il chi è questo soggetto: il Popolo di Dio in cammino.
    Continuità e rinnovamento non sono in alternativa proprio perché stiamo parlando della Chiesa, Popolo di Dio, soggetto la cui origine è nel disegno salvifico della Comunione Trinitaria ma che è ancora in cammino verso la patria definitiva.
    Mi sembra che queste indicazioni aprano prospettive feconde per il lavoro teologico nei prossimi anni. Ne cito tre:
    a) L’elaborazione di una ecclesiologia del soggetto Chiesa, riprendendo l’indicazione balthasariana sul Chi è la Chiesa? Personalmente sono convinto che questo esiga una doppia concentrazione dell’ecclesiologia in chiave antropologica e sacramentale[4].
    b) La peregrinatio, e quindi tutta la dimensione storica ed escatologica, come forma della vita della Chiesa, con le relative, talora scottanti implicazioni.
    c) La centralità della fede: la Chiesa è il soggetto della fede. Da qui la necessaria attenzione al legame esistente tra Dei Verbum e Lumen gentium, per un’adeguata ermeneutica del corpus dottrinale del Vaticano II.

  53. L'organista scrive:

    Causa lavoro, scrivo oggi.
    Sono personalmente molto soddisfatto per la nomina di Scola, anche se umanamente dispiace molto sapere di non avere in Veneto una figura di spicco come Lui. Allora mi permetto di fare un paio di considerazioni
    -Il Papa ha scelto “personalmente” una persona che conosce benissimo, quindi di sicuro ha valutato l’età del presule che, alla luce dei fatti, non è un problema
    -Che dopo Torino, altra sede importante, anche per Milano è stato scelto un Vescovo proveniente dal Veneto, dove si assiste ad una continua girandola di Vescovi (eclatante Treviso che negli ultimi 10 anni ha avuto 3 Vescovi) tranne per il mio Vescovo diocesano, Mattiazzo in carica da 22 anni
    -Che Scola è stato prima Patriarca, poi Arcivescovo di Milano cioè è la prima persona nella storia che ha guidato le due diocesi più prestigiose d’Italia
    -Il Papa, dal mio punto di vista, non ha sminuito il Patriarcato di Venezia con questo spostamento, anzi, ne ha innalzato il prestigio in quanto, per la Diocesi di Milano, serviva un “gigante” come Scola
    -Che vagando per i vari blog, e anche sul Tg 2, è stato detto che Venezia ha dato 2 Papi in realtà ha dato 3 PAPI: SAN PIO X nel 1903 (ultimo Papa fin ora proclamato Santo) GIOVANNI XXIII nel 1958 e GIOVANNI PAOLO I nel 1978
    -Infine l’ultima considerazione, che non volevo esternare perchè era una cosa un pò delicata, ma parecchi ne parlano: con questa nomina, il Papa ha scelto il suo successore e, come fece Paolo VI con l’allora Patrirca Luciani, non escludo che a Milano, per la prossima visita del Papa per la Festa delle Famiglie, un qualcosina possa succedere

    A sto punto inizia il Dopo Scola: Si parla di Mons. Crepaldi, attuale Arcivescovo-Vescovo di Trieste, di Mons. Pietro Parolin, Nunzio Apostolico in Venezuela, Mons Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro…Io ci aggiugerei Mons Andrea Bruino Mazzocato, Arcivescovo di Udine, Mons Mario Olivieri, Mons Antonio Mattiazzo (tanto per dare una ventata nuova a Padova!!!!!) spero non arrivi Bruno Forte…niente da dire su di lui ma non lo vedo proprio Patriarca di Venezia!! di certo ci vorrà un gigante all’altezza di succedere a Scola un presule dal vissuto molto pastorale, peccato che Pizziol sia stato mandato a Vicenza, sarebbe stato l’ideale!…Speriamo bene comunque! ciao a tutti e buon lavoro

  54. L'organista scrive:

    an spetta: l’ultima cosa..mi dispiace che Scola non mantenga il titolo ad personam
    di Patriarca