Il bivio di monsignor Fellay

Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l’impressione di sentirsi… superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall’alto, come se la San Pio X fosse la “vera” Chiesa e la “vera” Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale  e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all’ovile dopo l’atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani.
Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione:
“Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli – come del resto appare dal loro stesso tenore – riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del
Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E’ evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta – questa “mano tesa” – sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati”.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

134 risposte a Il bivio di monsignor Fellay

  1. discipulus scrive:

    Ha ragione da vendere!!!
    Spero che i lefebvriani abbiano l’umiltà di accettare l’abbraccio del Santo Padre

  2. Aloysius scrive:

    Mi spiace vedere la questione messa in questi termini e veder esposto, così pubblicamente, alla banalizzazione e alla strumentalizzazione cui abbiamo assistito nei thread precedenti, un argomento tanto delicato e così VITALE per il futuro della Chiesa.
    Si rischia anche l’emergere di “spigoli” che non fanno bene a nessuno in questo momento in cui TUTTI dovremmo dedicarci soprattutto alla preghiera…
    Era una notizia da pubblicare sul Giornale e non da dare in pasto agli utenti, non tutti in buona fede, del blog…

  3. Rovere scrive:

    Consiglio a chi fosse interessato di leggere l’ultima intervista a Monsignor Fellay, realizzata prima del documento di Castrillon.
    Così potrete vedere dove sono questi pseudo attacchi a Benedetto XVI.
    Posto il link

    http://www.unavox.it/Documenti/doc0185_Interv_Fellay.htm

  4. Gregorio VII scrive:

    Mons Fellay e gli altri tre vescovi devono compiere un grande gesto di humilitas christiana, dimostrando a tutti (soprattutto a chi con spirito antievangelico spera che non ci sia una riappacificazione) di avere come modello Nostro Signore che per redimere e salvare l’umanità è morto sulla croce.

    Sono convinto che se Mons Fellay e gli altri vescovi compiranno questo gesto, allora Dio darà la forza ad essi, alla Fraternità ed a tutta la Chiesa di addivenire ad una riconciliazione vera.

    E per la Chiesa sarà davvero una nuova Pentecoste.

  5. Garlyc scrive:

    Tornielli, grazie per la tua precisione e il tuo grandissimo equilibrio, che io purtroppo faccio tanta fatica ad avere quando si parla di queste questioni. Di cuore.

  6. Francesco73 scrive:

    Dopo che Castrillon ha dovuto mettere per iscritto che chi rientra nella Chiesa non può pretendere di mettere in atto un magistero superiore a quello del Pontefice, ora Tornielli è costretto a ricordarci che in fondo gli scismatici sono loro e non i seguaci del Vescovo di Roma.
    Mi fa piacere, perchè dopo anni di tentativi e di dialogo, siamo molto avanti…

  7. Ringrazio Andrea
    per le informazioni
    e le chiare e semplici parole di commento.

    Esagero se dico che
    -dopo cesare cavalleri-
    è il piu grande giornalista cattolico contemporaneo?

  8. F.P. scrive:

    Esageri (anche, per Cavalleri).

  9. Franco Damiani scrive:

    “Il più grande giornalista cattolico contemporaneo”. ma finiamola con le leccate. Naturalmente dopo l’opusdeista Cesare Cavalleri. Grazie, preferisco Blondet e Daniele Arai. Poi vengono Messori, Gnocchi e Palmaro. E Francesco Agnoli. A mio giudizio, s’intende
    No, Ratzinger non deve rientrare in comunione con Econe o con Menzingen, ma con la Tradizione della Chiesa e con la sua dottrina bimillenaria. Infatti Tornielli mente sapendo di mentire quando tenta di far credere che Mons. Lefèbvre abbia fonfato una “sua” dottrina: ha semplicemente insegnato per tutta la vita quella che era stata insegnata a lui e in base alla quale era diventato arcivescovo, delegato apostolico per l’Africa francofona e superiore degli Spiritani. Lui non ha cambiato, gli altri sì.

  10. card. tedeschini scrive:

    La tirata di Damiani sul “cardinale marxista” è priva di fondamento logico, storico e giuridico.

    1) uno diviene cardinale con la creazione papale, l’accettazione, la professione (esterna) di Fede e la pubblicazione in Concistoro;

    2) è tradizione ininterrotta che un cardinale deve essere ammesso al conclave anche se sia irretito da una censura e financo scomunicato (la pena si sospende per il tempo del conclave). Se non vogliamo citare i papi più recenti, ancora Pio XII, nella cost.Vacantis Apostolicae Sedis, 8 dicembre 1945, al num. 34 dice che “nullus Cardinalium, cuiuslibet excommunicationis, suspensionis, interdicti aut alius ecclesiastici impedimenti praetextu vel causa a Summi Pontificis electione activa et passiva excludi ullo modo potest”. San Pio X, nella sua costituzione che cito qui sotto, al num. 29, dice esattamente la stessa cosa.

    3) la bolla Cum ex apostolatus è stata assolutamente abrogata almeno dalla cost. Vacante Sede Apostolica di Pio X del 1904 (se ne legga il proemio).

    Quando si deve stabilire se acquistare un libro o una rivista se ne prende in visione qualche copia. Quando poi se ne riscontra il livello scientifico infimo o infondato, ad esempio perché cita documenti non più vigenti per sostenere tesi attuali, si risparmia al Pubblico Erario la spesa.

    p.s. La Costituzione repubblicana non impone di adorare “altri dei”, ma consente di farlo a chi lo voglia. In ciò la “Libertas” di papa Leone supera e rettifica la “Mirari Vos” di Gregorio XVI.

  11. Gregorio VII scrive:

    Aggiungo qualcosa al mio precedente intervento.

    Ecco cosa potrebbe accadere se Mons Fellay e gli altri tre vescovi accettassero le condizioni.

    1) UMILTA’ DI MONS FELLAY E DEGLI ALTRI TRE VESCOVI
    Se con un gesto di squisita obbedienza i quattro vescovi apriranno un dialogo umilissimo con il Papa, questo verrà salutato molto positivamente in tutta la Chiesa e saranno soprattutto le centinaia di milioni di fedeli della Chiesa ad apprezzare.
    Ciò avrà delle conseguenze.
    Prima, però, di esporre queste ipotetiche conseguenze voglio compiere una precisazione.

    2) SITUAZIONE LITURGICA CHE SI STA DELINENADO NELLA CHIESA
    Oggi nella Chiesa si sta delinenado la possibilità di avere una sorta di biritualismo (rito romano nella vecchia forma e nella nuova forma: Vetus Ordo e Novus Ordo).
    Le recenti parole del card. Hoyos hanno fatto capire che il papa auspica che questo biritualismo diventi la regola in tutte le parrochie della Chiesa.
    Tra un po’ di tempo (difficile quantificarlo) in molte parrocchie potrebbe essere possibile partecipare alla Messa celebrata sia con il Novus Ordo che con il Vetus Ordo.
    I fedeli, dunque, avranno la possibilità di SCEGLIERE.

    3) SCENARIO IPOTETICO
    Facciamo l’ipotesi (assai probabile) che certi vescovi e sacerdoti disobbediendo al papa cerchino a parole e a fatti di ostacolare tutto, dando palesemente la dimostrazione di essere uomini di Chiesa che se ne infischiano non solo dell’obbedienza al Vicario di Cristo, ma anche del bene dei fedeli che sinceramente chiedono la messa nel rito tridentino.
    Cosa penseranno i fedeli?
    Quasi certamente penseranno che si tratta di “uomini di Dio” che agiscono senza carità, anzi che proprio essi sono, forse, i corresposabili della crisi in cui oggi versa la Chiesa.
    I fedeli probabilmente si porranno il seguente interrogativo: “ma perché questi vescovi e preti hanno così in odio i lefebvriani ed i tradizionalisti che, invece, hanno compiuto un gesto di così grande umiltà nei confronti del papa e continuano a dare esempio di umiltà ed obbedienza? cosa c’è dietro a tutto questo?”

    4) I FEDELI CAPIRANNO
    I fedeli un po’ alla volta, capiranno chi è dalla parte della Chiesa e del papa e chi, invece, non fa che remare contro.
    E sapete cosa faranno i fedeli?
    Sono convinto che un po’ alla volta ci sarà un ritorno al Vetus Ordo, poiché i fedeli preferiranno fidarsi più di chi obbedisce al Papa con umiltà (dimostrando in tal modo la propria santità) che non di chi disobbedisce.
    Si tratta di una cosa decisamente probabile, soprattutto se la Messa celebrata con il Vetus Ordo sarà “integrata” dal Lezionario del Novus Ordo (ipotesi da non escludere).

    CONCLUSIONE.
    Mons Fellay ed i tre vescovi hanno la possibilità di fare molto per la Chiesa: con l’umiltà dimostreranno infatti di avere a cuore il bene della Chiesa e di essere dalla parte del vero, poiché è proprio l’umiltà che Cristo ha insegnato e messo in pratica morendo sulla croce (e i fedeli capiranno).
    Che Dio li illumini.

  12. Franco Damiani scrive:

    Per Tornielli, “il più grande giornalista cattolico contemporaneo”, e chi la pensa come lui:
    1) C’è continuità tra il Magistero di San Pio X e quello di Ratzinger?
    2) Se sì, restando fedeli al primo si è automaticamente fedeli anche al secondo o no?
    3) Se no, poichè il primo è infallibile, chi è fuori della Chiesa? Chi è rimasto fedele al Magistero bimillenario o chi se n’è allontanato?
    4) Venendo allo specifico, c’è continuità fra la condanna della libertà religiosa fatta infallibilmente da Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII e San Pio X e l’esaltazione della stessa fatta dal Vaticano II e ribadita da Ratzinger?
    5) Poiché il cattolico è tenuto a prestare un assenso esterno e interno IRREVOCABILE a ogni insegnamento del Magistero, com’è METAFISICAMENTE possibile prestare tale assenso IRREVOCABILE a due proposizioni che si escludono a vicenda, come la condanna della libertà religiosa fatta per esempio nel “Sillabo” e l’esaltazione della stessa fatta nella “Dignitatis Humanae”?
    6) Venendo alla Messa, com’è possibile essere scomunicati per aver voluto restare fedeli alla Messa che la Chiesa stessa ha celebrato per circa quindici secoli?
    7) Poichè il Vaticano, dopo averla proscritta (illegalmente) per quarant’anni e dopo aver sfornato sacerdoti che la disprezzano e che non la sanno celebrare(gli unici sono quelli usciti da Econe)si è improvvisamente accorto che non era cattiva ma buona e l’ha ridicolmente “liberalizzata” (come se un rito venerando avesse bisogno di essere “sdoganato” da qualcuno),non dovrebbe essere il Vaticano a fare “mea culpa” (è così bravo a farlo, quando si tratta di Papi del passato) e a domandare scusa a chi è rimasto eroicamente fedele, non solo togliendo senza condizioni la scomunica (intendiamoci, a me sta bene che rimanga, perché essere scomunicati da un apostata è un onore)ma abrogando l’orribile rito similanglicano del massone Bugnini ed elevando Monsignore alla gloria degli altari?
    Se non risponderete a ognuna di queste domande dimostrerete di essere, oltre che degli ipocriti, pure dei vigliacchi.

  13. Franco Damiani scrive:

    Il biritualismo è la più grande idiozia mai sentita. Come possono convivere un rito bimillenario, mirabile compendio della dottrina cattolica, e la sua ignobile parodia, nata espressamente per soppiantarlo? Cioè come possono convivere sotto lo stesso tetto la sposa legittima e la prostituta? Addirittura la prostituta diviene la compagna “ordinaria” e la sposa quella “straordinaria”: Solo Satana può aver ispirato un papocchio simile.
    Non ci sarà pace, non ci sarà salvezza finché la Chiesa non tornerà INTEGRALMENTE alla Tradizione. Ringraziando in ginocchio chi, a costo di umiliazioni mortali, l’ha salvata dall fossa che si era scavata con le sue mani. Allora anche l’ordine civile rifiorirà.
    Gesù, salvate la Chiesa dalle miserie degli uomini di Chiesa (Padre Pio).

  14. PLEASE, QUALCUNO GLI FORNISCA IL SITO DI FORZA NUOVA O DEL FRONTE NAZIONALE.

  15. Franco Damiani scrive:

    dal sito Virgo Maria

    Les Anglicans « traditionnels » du TAC souhaitent se joindre à l’église conciliaire de Ratzinger (‘Corporate reunion’) en conservant leur structure, leur faux Ordres et leurs rites. Mais Benoît XVI-Ratzinger est gêné car il lui faut auparavant obtenir le ralliement de la FSSPX en bloc. Or cette signature est bloquée par Mgr Tissier de Mallerais qui refuse tout accord avec Rome. Les deux plannings s’étant rejoints (création d’un « Patriarcat Tridentin »[1] (ou Grégorien) pour la FSSPX et création d’un « Patriarcat Anglican »), la fidélité de Mgr Tissier à Mgr Lefebvre devient désormais une barrière aux projets de Benoît XVI-Ratzinger d’un mécano « multi-patriarcal » pour parachever l’église conciliaire mondialisée et maçonnisée.

    Virgo-Maria a été le premier site internet à dévoiler publiquement, au printemps 2006, les projets de métamorphose de l’église conciliaire en une « Église corporate » réunissant divers Patriarcats[2] (Anglican, de Moscou, de Constantinople, etc et Grégorien/Tridentin pour la FSSPX et les satellites ralliés).

    Ces projets découlent des plans conçus par les milieux anglicans et les loges Rose+Croix anglo-saxonnes.

  16. Franco Damiani scrive:

    Come vedete, amici cari, c’è purtroppo per voi un “katéchon”: Mons. Bernard Tissier de Mallerais, forse il più colto, certo il più saggio dei quattro vescovi e biografo di Mons. Lefèbvre.
    E quindi mi sa che anche stavolta la grande manovra avvolgente del volpone bavarese per farla finita con La tradizione (assorbendo la FSSPX come già il Vaticano è riuscito a fare con Gricigliano, il Barroux, la Fraternità San Pietro e Campos, sempre promettendo mari e monti per poi relegarli in una riserva) fallirà. Non tutti sono disposti a svendere la fede dogmatica per un piatto di lenticchie.
    Inutile dire che noi “fortes in fide” siamo tutti con Mons. Tissier.

  17. Andrea Tornielli scrive:

    Ringrazio Cosimo De Matteis per il complimento che mi fa arrossire: non lo ritengo assolutamente adeguato alla mia pochezza. Aggiungo che c’è un’unica cosa che mi trova d’accordo con il prof. Damiani, che sta intervenendo così categoricamente sul tema dei rapporti con la Fraternità: ha ragione nell’indicare quella lista di grandi giornalisti cattolici!
    at

  18. Marcello scrive:

    Che tristezza e lacerazione lasciano certi post, servono solo a confondere e distruggere. Certo il CV II ha creato molte fratture e gli ultraprogressisti hanno demolito la Chiesa, anche certe posizioni oltranziste di segno opposto fanno molto male alla Chiesa. Il Buon Papa Benedetto sta cercando di restaurare la Chiesa dai guasti dei decenni passati continuando l’opera gia iniziata da Giovanni Paolo II.
    Preghiamo in ginocchio per le Sue intenzioni e smettiamola di dilaniarci tra di noi.
    Che il Buon Dio illumini i responsabili della Fraternità di San Pio X, la Tradizione serve all’interno della Santa Chiesa.

  19. Gregorio VII scrive:

    @ Franco Damiani

    Non se ne abbia se sono stato un po’ duro nei suoi confronti, ma credo, in tutta onestà, che lei esageri.

  20. card. tedeschini scrive:

    bravo Marcello. State attenti perché Damiani prima le spara grosse poi non è in grado di rispondere a chi gli dimostra l’infondatezza dei suoi assunti (come quello sui cardinali scomunicati).

  21. Iginio scrive:

    allora cominciamo col togliere l’appellativo “monsignore” dal nome di questo pseudovescovo Fellay, dato che la sua ordinazione non e’ valida.

  22. theophilus scrive:

    Lo ha stabilito lei, Iginio, che non è valida?

  23. Areki44 scrive:

    Carissimi sono particolarmente colpito dai vostri commenti che manifestano un grande amore alla Chiesa e alla Verità. Non nascondo che ci troviamo difronte a questioni molto difficili e profonde e penso che oltre al lume della ragione occorre molta umiltà e molto amore. Alla fine le divisioni nella Chiesa sono sorte e si sono alimentate per la mancanza di umiltà e di amore. Se c’è imiltà e amore alla fine ci si avvicina da ambo le parti. Certo gli argomenti della Fraternità di San Pio X non sono da sottovalutare… In tutta modestia però penso che se loro facessero un piccolo passo verso la mano che gli tende Benedetto XVI ne verrebbe un gran bene a tutta le Chiesa. In ogni caso Dio guida la Chiesa e saprà trarre del bene anche da loro eventuali decisioni sbagliate.
    Penso che quello che ha scritto l’amico GREGORIO VII corrisponda a verità… comunque mettiamo tutto nel Cuore di Gesù. Ai fratelli della Fraternità di San Pio X va tutta la mia stima e il mio affetto cristiano, qualunque decisione prendano mi sentirò sempre un loro fratello nella fede, per ora prego tantissimo perchè accolgano l’invito del nostro grande Pontefice

  24. Gregorio VII scrive:

    @ Iginio

    Iginio dixit:
    “pseudovescovo Fellay, dato che la sua ordinazione non e’ valida”.

    ——————————-

    Uffa!
    Eccone un altro …
    Ma fate a gara a chi la spara più grossa?

    Innanzitutto una precisazione:
    per i vescovi è prassi usare il termine “consacrazione”; per i sacerdoti, invece, il termine “ordinazione”.

    Veniamo al dunque.
    Le rammento, Iginio, che la “consacrazione” di “MONS” Fellay è considerata illecita, ma assolutamente valida; in diritto canonico, infatti, c’è differenza tra “illecito” e “invalido”.

    Comunque non è necessario spiegarlo ed io non ho voglia di passare la serata a farlo.
    E’ una cosa che nessun canonista o vescovo ha mai messo in discussione, nemmeno i più progressisti della Chiesa (costoro si atteggiano ad intellettuali e ci tengono a non fare certe brutte figure).
    Se ne ha tempo può consultare al riguardo il Codex Iuris Canonici oppure, se vuole, può chiedere ad un qualsiasi vescovo o prete (naturalmente istruiti; sa … di questi tempi non si sa mai).

    Ossequi (e prima di scrivere queste mostruosità, per cortesia, rifletta un po’).

  25. Gregorio VII scrive:

    @ Iginio

    POST SCRIPTUM per Iginio.

    Ops, scusa … ho fatto un errore: ho scritto “MONS” Fellay. Mi devi perdonare …
    Dovevo scrivere:
    “SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA MONSIGNOR FELLAY”.
    OH! Ora va bene!

    E, per cortesia, cerca di rispettare un vescovo che difende la Tradizione della Santa Madre Chiesa (anche se io personalmente non ne condivido il metodo)!

  26. card. tedeschini scrive:

    Scusa Gregorio VII, ma la questione è molto, molto più complicata.
    Molte volte la Chiesa preferisce tacere (“dissimulari potest”) e ciò ad maiorem malum vitandum.
    Le cause di nullità della sacra ordinazione (che è termine generico comprendente quello di consacrazione in quanto derivante dal termine ordo sacer, il quale comprende anche l’episcopato) sono trattate a Roma con la massima segretezza data la loro delicatezza e anche la loro difficoltà. Tuttavia queste cause esistono poiché, al momento dell’ordinazione sacra, potrebbe esserci un difetto di intenzione sia nel ministro che in colui che viene ordinato. Quindi, sulla validità delle consacrazioni operate da mons. Lefebvre, la Chiesa ha preferito tacere e forse è meglio che lo facciamo anche noi.

  27. Parrocchiano scrive:

    Oh Tornielli, mi pare ch’ella ami più il gossip che l’informazione.
    Se non erro è lei che faceva sedere e rialzare in continuazione il povero Kiko neocatecumeno con le sue notiziole senza scendere nei veri contenuti delle notizie.
    Che vuole fare così anche coi lefevbriani?
    Vogliamo gossipparre cosi siam tutti bell’e felici?

  28. Daniele scrive:

    Caro Parrocchiano,
    Lei è ossessionato dal Cammino Neocatecumenale! QUi è off-topic, quanto volte bisogna ripeterglielo?

  29. Gregorio VII scrive:

    @ card. tedeschini

    Mi spiace, ma io la vedo diversamente.
    Ecco alcune brevi considerazioni.

    1) Non considero affatto giusto che si considerino invalide o si metta anche solo in discussione la validità di consacrazioni episcopali e di ordinazioni sacerdotali per i seguenti motivi:
    A) nessun tribunale ecclesiastico si è mai pronunciato su tale questione;
    B) non mi risulta che vi sia una causa in corso;
    c) in diritto canonico (come in diritto romano e nei diritti di tutti i paesi civili) si presume la “non colpevolezza” di una persona fino a che non vi sia una sentenza passata in giudicato, figuriamoci se non vi è neppure un giudizio pendente!

    2) Le ordinazioni sacerdotali dei lefebvriani non sono state considerate invalide dalla Chiesa: quando, infatti, a seguito della scomunica (1988) alcuni di loro decisero di “rientrare” nella Chiesa (di loro si occupò la Pontificia Commissione Ecclesia Dei) non mi risulta che si sia reso necessario ripetere il rito dell’ordinazione.

    3) Dalle dichiarazioni pressoché unanimi di prelati (tra cui mi sembra vi sia anche quella di Benedetto XVI quando era cardinale nel libro “Rapporto sulla Fede” di Messori) si evince chiaramente che la chiesa considera illecite, ma valide le consacrazioni e le ordinazioni, come anche i sacramenti amministrati.

    4) Non mi sembra proprio che in Lefebvre e nei quattro vescovi vi fosse qualche “difetto di intenzione”; non mi sembra, inoltre, che in diritto canonico esista il “processo alle intenzioni”.
    Al riguardo, tra l’altro, credo sia il caso di tenere bene a mente le parole di Nostro Signore: “non giudicate”.

    5) La Chiesa fino a prova contraria considera valide le consacrazioni, le ordinazioni ed i sacramenti amministrati da Ortodossi e Lefebvriani, ma non degli Anglicani (se non erro fu Leone XIII a precisare la nullità delle consacrazioni e ordinazioni degli Anglicani).

  30. Rovere scrive:

    Onestamente, non capisco tutta questa attenzione intorno a questo caso che viene trattato come l’approvazione degli statuti Neocatecumenali.
    Mi sembra doveroso quindi fare un pò di chiarezza.
    La FSSPX conta nel suo insieme (dati al maggio 2006) circa 1 Casa Generalizia,
    7 seminari, 6 case di formazione, 19 distretti e case autonome, 159 priorati, 725 chiese, cappelle e centri di Messa, 2 istituti universitari, 83 scuole, 7 case di riposo, 4 vescovi, 463 sacerdoti, 190 seminaristi, 85 fratelli, 158 suore, 75 oblate. (dati che ad oggi sarebbero rivisti al rialzo per vocazioni e chiese d’appartenenza).
    Sono ormai più di 30 anni che si sfiora il paradosso, visto il calvario che ha subito e subisce ancora la Fraternità solo ed esclusivamente per aver OSATO portare avanti la tradizione bimillenaria da sempre insegnata dalla Santa Chiesa, sbeffeggiamenti continui per i fedeli apostrofati con ogni epiteto (scismatici, scomunicati, apostati, fanatici ecc).
    Mai nella storia, si è avuta una persecuzione simile nei confronti di chi semplicemente ha insegnato ciò che la Chiesa ha sempre fatto.
    Monsignor Lefebvre, e qui è bene ricordarlo per chi ha la memoria corta e per chi è in malafede, fù: assistente al trono pontificio, responsabile per tutta l’Africa francofona, Arcivescovo di Tulle, Arcivescovo di Dakar, Membro della congregazione dei Padri dello Spirito Santo e nella sua immensa pastoralità seppe dare al clero locale una spiccata vocazione evangelizzatrice tanto da triplicare, tra il 1933 ed il 1947, la popolazione cattolica del Gabon ; il paese divenne il più cristiano dell’Africa francofona, ed il secondo di tutto il continente africano; In 11 anni di lavoro come Delegato apostolico le diocesi passarono da 44 a 65. A Dakar raddoppiò il numero dei cattolici e le chiese da tre divennero 13.
    Ora è bene ricordare che quest’uomo è morto con l’onta della scomunica, invalidamente assegnatagli visto lo stato di necessità che obbligò il Monsignore ad ordinare i 4 Vescovi.
    Papa Ratzinger che seguì personalmente la vicenda sà bene quante volte il permesso per la consacrazione dei 4 vescovi fù rimandato, tanto da indurre Mons. Lefebvre a consacrare lo stesso i 4 vescovi (appunto per stato di necessità).
    Stato di necessità che, 3 anni or sono, Papa Ratzinger nella visita di Fellay gli ha riconosciuto in Francia e Germania vista la totale disobbedienza degli episcopati di quei paesi.
    Allora signori, di cosa parliamo?
    La revoca della scomunica è semplicemente un atto DOVUTO.
    Benedetto XVI lo sà, ed è inutile che nei 5 punti si richiama la FSSPX all’obbedienza al Santo Padre quando le critiche sono tutte di carattere dottrinale.
    Dove sono le scomuniche e le sospensioni a divinis per i Tettamanzi, i Martini, i Kiko Arguello, i Plotti, i Romeo che fanno come gli pare e se ne SBATTONO degli ordini del Papa?
    Qual’è la paura di Roma? Forse si sono accorti che molti sacerdoti vanno nei priorati della fraternità per farsi insegnare una Santa Messa che senza Mons. Lefebvre oggi sarebbe SPARITA?
    O forse si sono accorti che le cappelle ed i centri di messa della Fraternità anche con il Motu Proprio traboccano di gente??
    Oppure ancora, che le vocazioni di Preti e suore rispetto alla Chiesa del dopo Concilio è maggiore?
    Allora, chiedo RISPETTO per la FSSPX trattata su questo blog alla stregua di una setta.
    Chi non la vuole, si tenga Tettamanzi, Martini, Kiko Arguello e compagnia cantante.
    Cordialmente

  31. Don Sergio scrive:

    “Ora è bene ricordare che quest’uomo è morto con l’onta della scomunica, invalidamente assegnatagli visto lo stato di necessità che obbligò il Monsignore ad ordinare i 4 Vescovi.” Molto interessante considerare la scomunica di Lefevre “invalida” perchè il Presule avrebbe agito in stato di necessità. Ma il Diritto Canonico del 1917 e ripeto: del 1917, non concede affatto l’esenzione per il preteso stato di necessità in questa materia. Come al solito la disinformazione a senso unico e l’ignoranza voluta fanno parte del bagaglio culturale di questi scismatici.

  32. Lea scrive:

    Mella Chiesa ci saranno non pochi credenti che, dopo l’approvazione dei neocat, credevano di aver trovato un rifugio alla diaspora dalle loro parrocchie, partecipando intanto, in mancanza ed in attesa della piena attuazione del motu proprio, alle messe tradizionali assicurate dalla Fraternità S.Pio X.
    Ora se le cose dovessero, Dio non voglia complicarsi, essi sarebbero, a rigore, costretti per obbedienza a sorbirsi celebrazioni quanto meno anomale, senza più poter partecipare a celebrazioni valide e non abrogate in un contesto autenticamente cattolico dato che si sono create le condizioni per dichiararlo scismatico.
    E’ un paradosso diabolico. Non poteva accadere cosa peggiore, foriera di interrogativi ancora più inquietanti, a pochi giorni dall’approvazione di statuti che sembrano aver fatto entrare a pieno titolo nella Chiesa chi ha disatteso il termine ultimativo di due anni per adeguare il proprio rito, termine dato dal Papa con la lettera del card Arinze, senza conseguenze neppure dopo la reiterata disobbedienza trascorso lo stesso il primo dicembre scorso… ma questa senza conseguenze sfociando anzi in un’approvazione! ed ottenendo per giunta compromessi discutibili di segno completamente opposto ai gesti e agli insegnamenti che il Papa non manca di ricordarci anche recentemente…
    confusione, sconcerto, diabolica beffa!

  33. Daniele scrive:

    Scrive Rovere:

    Allora, chiedo RISPETTO per la FSSPX trattata su questo blog alla stregua di una setta.
    Chi non la vuole, si tenga Tettamanzi, Martini, Kiko Arguello e compagnia cantante.
    _________
    IL rispetto è un atto dovuto per tutti. Peccato che spesso sia proprio Lei a Mancarne…

  34. Rovere scrive:

    @ don sergio

    Ecco un altro prete modernista da quattro soldi…

    Le pene canoniche suppongono un delitto, un peccato grave. Ora, è forse un delitto o un peccato essere fedeli alla Tradizione? Inoltre, le leggi della Chiesa, come qualsiasi altra legge, sono un’ordinazione della ragione promulgata in vista del bene comune. Le leggi non sono arbitrarie né possono essere utilizzate arbitrariamente.Così, non può esserci consacrazione senza mandato pontificale, ma d’altra parte, il papa non può rifiutare questo mandato senza motivo proporzionato. Anzi, al contrario, è sua missione e suo dovere vegliare a che si abbiano dei vescovi per la trasmissione della vera dottrina e la conservazione dei sacramenti. Ancora peggio è rifiutare l’autorizzazione a causa del nostro attaccamento alla Tradizione.Qualsiasi conferenza episcopale, anche quelle che favoriscono l’errore, ottiene facilmente l’autorizzazione per consacrare dei vescovi. Perché la Fraternità, riconosciuta dall’inviato del papa come opera di Dio per la restaurazione della Chiesa, si vede rifiutare questa autorizzazione?La conservazione della fede e la salvezza delle anime sono la legge suprema della Chiesa (Cfr. canone 1752). Essendo suprema, tutte le altre leggi disciplinari le sono sottomesse.Sant’Atanasio, nel IV secolo, non ha obbedito a papa Liberio che favoriva l’eresia ariana. A causa di ciò il papa l’ha scomunicato (Cfr. DZS, 238 Ep. Studens Paci). Tanto l’ordine dato quanto la scomunica portata sono arbitrari. Per tale motivo essi sono stati senza effetto. Sant’Atanasio non è stato scismatico. Mentre il Papa Liberio è passato alla storia come un indulgente verso l’eresia, Sant’Atanasio è stato canonizzato dalla Chiesa. Egli è in cielo. È questo che importa.Che quelli che dicono di preferire sbagliarsi con il papa meditino queste pagine della storia della Chiesa: “Quando il veleno ariano ebbe contaminato non una piccola regione ma il mondo intero, quasi tutti i vescovi latini cedettero all’eresia, alcuni costretti con la violenza, altri sedotti con la frode. Una specie di nebbia offuscò allora le menti, per cui non era possibile distinguere la via da seguire. Per essere al riparo da questa peste contagiosa il vero e fedele discepolo di Cristo dovette preferire l’antica fede a queste false novità” (San Vincenzo da Lerino, Commonitorium).

  35. Daniele scrive:

    Per Rovere

    Ecco un altro prete modernista da quattro soldi…
    ____
    Ma non si vergogna a trattare così un sacerdote? Se ne vada a dormire….

  36. Raffaele Savigni scrive:

    “Chi non la vuole, si tenga Tettamanzi, Martini, Kiko Arguello e compagnia cantante”.

    Io preferisco questi personaggi piuttosto che una setta di scismatici: lo dico chiaro e forte.

  37. Rovere scrive:

    @ savigni

    Oltre a quelli che si vuole tenere aggiunga anche Dossetti.

    @ daniele

    Lei non sà nemmeno di cosa parla.

  38. Daniele scrive:

    Rovere,
    Lei mi sembra più umile che intelligente.

  39. Rovere scrive:

    Per chi vuole un significato della parola scisma:

    Scisma vuol dire rottura. Rottura con la Chiesa e con il suo capo, il papa. Questo nel caso, evidentemente, che il papa sia con la Chiesa. Ora, rompere con chi ha rotto con la Tradizione non è scisma, ma fedeltà. Non si può avere un’unione di carità con qualcuno che ha rotto con l’unità della fede della Chiesa. Allo stesso modo, rivoltarsi contro dei nemici invasori della patria, non costituisce una ribellione ma un atto di patriottismo.San Roberto Bellarmino dice: “Così come è lecito resistere a un pontefice che aggredisce i corpi, è ugualmente lecito resistere a chi aggredisce le anime… e soprattutto a chi potrebbe tentare di distruggere la Chiesa. Dico che è lecito resistergli non facendo ciò che ordina e impedendo l’esecuzione della sua volontà” (De Rom. Pont., Lib.II, c. 29).La Storia della Chiesa registra diversi esempi di santi che, per rimanere fedeli, hanno resistito all’autorità ecclesiastica prevaricatrice. Così San Goffredo d’Amiens, San Ugo di Grenoble e Guy di Vienna (divenuto più tardi Papa Callisto II) hanno scritto a Papa Pasquale II che tentennava riguardo alla questione delle investiture: “Se, come noi assolutamente non crediamo, voi sceglieste un’altra via e rifiutaste di confermare le decisioni di nostra paternità – che Dio non voglia! – ci costringereste ad allontanarci dalla vostra obbedienza” (apud Bouix, Tract. de Papa, T.II p. 650).

  40. Gianpaolo1951 scrive:

    @ Daniele

    «Ma non si vergogna a trattare così un sacerdote? Se ne vada a dormire….»

    E non si vergogna Don Sergio a trattare così il Monsignor Lefebvre?!?
    Se ne vada Lei a dormire, che ne ha bisogno!!!

  41. Rovere scrive:

    Daniele dice:
    Rovere,
    Lei mi sembra più umile che intelligente

    Daniele, io me la prendo e mi infervoro quando si vuole parlare senza conoscere e senza provare sulla propria pelle certe situazioni.
    Non se ne abbia a male.

  42. Daniele scrive:

    All’articolo 751 viene data la definizione di scisma come “il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti”.
    Completa il quadro l’articolo 1041, secondo il quale gli scismatici “sono irregolari a ricevere gli ordini”.

    Tutto il resto sono CHIACCHIERE

  43. Daniele scrive:

    Per Rovere:

    Daniele, io me la prendo e mi infervoro quando si vuole parlare senza conoscere e senza provare sulla propria pelle certe situazioni.
    Non se ne abbia a male.
    _____
    Mi perdoni anche Lei.
    Usciamo dal personale?

  44. giorgio da verona scrive:

    Vedo persone molto ben preparate…da parte mia ho poco tempo purtroppo da dedicare ad interventi, in questo periodo. Però “don Sergio” impressiona: mi chiedo allora se parlerebbe nello stesso modo e negli stessi termini dei vescovi ortodossi, dei luterani (che stanno ancor peggio come eretici, e senza quasi sacramenti), dei valdesi…perchè tanto livore? E’ la più chiara dimostrazione che la verità è una, e l’errore ha molteplici volti, ma tutti coalizzati, quando è il momento… sì, sono anni molto pesanti. Ma tutti quelli che difendono lo spirito del post concilio, si rendono conto:
    - dell’apostasia dei governi delle Nazioni
    - della generale avanzata verso la dignità di legge di
    gravissimi peccati, quali l’aborto e la sodomia
    - della perdita del senso del sacro e del soprannaturale
    nella vita d’oggi.
    Il mondo non ha più un’anima, il materialismo trionfa…ed esistono ancora i “don Sergio” con le loro micragnose osservazioni verso un vescovo che ha donato decenni della sua vita ad evangelizzare l’Africa francofona, discendente di una famiglia che ha dato alla Chiesa suore e sacerdoti, ed ha altri vescovi negli ascendenti. Lasci che le cose vadano come devono andare, e parli comunque di pace fra noi fratelli, caro don Sergio…qua mi fermo.
    Tanto, come ho già scritto, ci penserà la mano di Dio. Ripeto: il mondo sta cambiando ancora una volta, ci sarà un giro di boa impressionante, e la Chiesa tornerà a risplendere, riconosciuta la sua autorità tra le Nazioni, AMDG.

  45. Gianpaolo1951 scrive:

    @ Daniele

    Ritiro il mio post.
    Le auguro una buona notte!

  46. Daniele scrive:

    PACE, PACE, PACE A TUTTI.
    Di quasi nessuno condivido le idee, ma ormai mi siete tutti cari come fratelli nella fede.
    Forse è davvero questo il significato di cattolicesimo….
    Buona notte a tutti

  47. Physikelly scrive:

    http://wdtprs.com/blog/2008/06/uk-solemn-catholic-tlm-in-winchester-cathedral-anglican/

    UK: Solemn Catholic TLM in Winchester Cathedral (Anglican)!

  48. Daniele scrive:

    Buonanotte a Lei, caro Gianpaolo!

  49. Rovere scrive:

    Daniele dice:
    Mi perdoni anche Lei.
    Usciamo dal personale?

    Và benissimo, chi mi conosce sà che sono un istintivo e quando si parla di fede (retta) divento un tradizionalista incazzoso ed incazzato, (perdoni la volgarità), e purtroppo su Mons. Lefebvre e sulle sue consacrazioni c’è tanta disinformazione mista a calunnia.
    Cordialmente

  50. Parrocchiano scrive:

    Non parlo di scisma, perchè i neocatecumenali hanno avuto l’approvazione del Pontificio Consiglio Laici. Ma cosa ve ne sembra del fatto che Kiko Arguello ha ormai ai suoi ordini centinaia e centinaia di sacerdoti formati nei suoi seminari e che devono obbedienza a lui piuttosto che ai vescovi?
    Qualcuno dei benpensanti come Savigni sa che tipo di formazione ricevono i sacerdoti neocatecumeni nei seminari Redemptoris Mater?
    Pçerchè non provi, caro Savigni a farti un bel ritiro di un mese in uno di questi seminari?
    Perchè non provi a provare direttamente sulla tua pellaccia cos’è il cammino neocatecumenale.

  51. Parrocchiano scrive:

    Quando si parla per sentto dire è facile schierarsi dalla parte dell’uno o dell’altro.
    Io non sono lefevbrano, ho fatto tanti anni di cammino neocatecumeno e ho visto esattamente di cosa si tratta, ho anche predicato cose orripilanti nelle quali non credevo, sono stato educato in tanti anni di cammino alla superbia e alla superficialità teologica e dottrinale.
    Non so se i danni che hanno fatto i lefevbriani siano maggiori di quelli che ha creato in tanti anni il cammino neocatecumenale. Lo sa solo Dio che è giudice di tutti.

  52. Vincenzo scrive:

    Veementi scambi di impropéri (per non dire altro…), caratterizzano questo blog, ma, su tutti, svettano le antitetiche posizioni di Qualcuno che preferisce certi Cardinali, riottosi all’Autorità del Papa o, e anche, generatori di “confusione” fra i Fedeli… e di Chi, invece, chiama Sua Santità…”prete bavarese”… “volpone bavarese”… .
    Dei primi, è inutile dire alcunchè(dal momento, che non si rendono conto del male che, all’intera Chiesa, sta derivando dall’opera, e soprattutto dall’esempio di quei Porporati…progressisti.
    Dei secondi, invece, qui, è bene “dire”.
    Primo, perchè con i loro vaneggianti eccessi verbali, danno appigliuo a quelli del punto precedente…che, in effetti, ben poco di concreto avrebbero, altrimenti, da rimproverare alla FSSPX. Alla Fraternità, infatti, verrà probabilmente riconosciuto in futuro,il merito di non aver fatto “dimenticare” la Santa Messa Tridentina; e, di conseguenza, di aver custodito per decenni, quell’inestimabile tesoro che era “essere Sacerdoti”, prima del C.V. II … .
    Ed è quindi solo in forza di certe dissacranti “sparate”(che poi sono solo ringhiosi insulti, inutili all’atto pratico…)che i Nemici della Tradizione possono rumorosamente attaccarsi alla polemica di parte e, strillando come macachi per l’oltraggio(certo, formalmente innegabile) arrecato alla Chiesa, mostrano, fingendosi costernati, le così stracciate vesti della dignità offesa (già alquanto sbrindellate, in verità e per opera di bene individuati altri contestatori … Neo… e …non neo…)e i veli(oggidì desueti anche in Chiesa, in pedissequo ossequio ad una snaturata e snaturante Liturgìa N.O. quella bugniniana, a loro tanto cara …).
    Cerchiamo, invece, di pregare perchè, l’Umiltà e la Saggezza e l’Obbedienza prevalgano, e consentano alla FSSPX,di poter rientrare totalmente in seno alla Chiesa e, alla Chiesa di trarre, da questa…ri-unione, soltanto dei vantaggi… .
    L.J.C.

  53. Mauro W. Fuolega scrive:

    Teologicamente scrivo un’eresia: personalmente, non credo che l’attuale Pontefice – e i suoi postconciliari predecessori, unitamente alla chiesa che vediamo, siano ancora Cattolici: qualcosa dell’antica fede in loro sussiste, ma non siamo più nella pienezza della verità, tutto è inquinato da vecchie e nuove eresie.
    La sperimentiamo tutti i giorni l’incolmabile frattura tra passato e presente. La crisi è sotto gli occhi di tutti coloro che la vogliono vedere e non si può continuare a far finta di niente e baloccarci nella politica fintamente restauratrice di un Papa liberale come Ratzinger.
    Lo Spirito Santo non abita è più qui, nella Chiesa visibile, ma per fortuna assiste e vivifica continuamente la Chiesa militante, che non vediamo e non riusciamo ad identificare, ma sappiamo che esiste, e che gli è restata fedele e sarà tale sino alla fine del tempo.
    Con questo non voglio sollecitare i blogger ad una religione “fai da te” ma solo cercare di aprire loro gli occhi sulle false apparenze di questo disgraziato periodo postconciliare – popolato diù di lupi che di agnelli – in cui ciò che dovrebbe essere buono non lo è più, e che ogni cosa se non è ambigua o sospetta, è per lo meno avariata dallo spirito massonico e modernista che è penetrato nella Chiesa e che nessuno sta più cercando di eliminarlo.
    Dobbiamo ancora pazientare perché prima o poi Nostro Signore manderà veri e santi operai nella sua vigna.

  54. Luisa scrive:

    Non desidero intervenire sul fondo della questione, ma mi domando come è possibile che si stia discutendo su un blog di un tema così importante e cruciale, così caro al cuore del Pontefice e che dovrebbe essere caro al cuore di tutti i cattolici.
    Come è possibile che delle indiscrezioni, i famosi venticelli vaticani, abbiano lasciato uscire un notizia che avrebbe dovuto restare segreta visto la sua importanza.
    Ci sono mesi, anni, di delicatissime trattative, stiamo arrivando forse al risultato sperato e la notizia viene spifferata, provocando agitazione, allorquando la massima, calma, serenità e discrezione dovrebbe essere di rigore.
    Perchè mettere questa pressione?
    Chi ha interesse a che questa trattativa fallisca?
    Non ho mai capito e amato i venticelli vaticani, ma qui mi sembra che le eventuali conseguenze di tali indiscrezioni rischiano di essere particolarmente gravi.

  55. VGZ scrive:

    Scusate forse sono off-topic, ma questa intervista mi sembra interessante e quindi ve la propongo.
    ——————————————–

    Monsignor Guido Marini illustra la nuova insegna che Benedetto XVI indosserà dal prossimo 29 giugno
    Il pallio papale
    tra continuità e sviluppo

    di Gianluca Biccini

    Dal 29 giugno cambia il pallio indossato da Benedetto XVI per le solenni celebrazioni liturgiche. Quello che il Papa adopererà per la messa dei santi Pietro e Paolo sarà a forma circolare chiusa, con i due capi che pendono nel mezzo del petto e del dorso. La foggia risulterà più larga e più lunga, mentre sarà conservato il colore rosso delle croci che lo adornano. “Si tratta dello sviluppo della forma del pallio latino utilizzato fino a Giovanni Paolo ii” spiega il maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, monsignor Guido Marini, che illustra motivazioni storiche e liturgiche della nuova insegna in questa intervista a “L’Osservatore Romano”.

    Quali sono gli elementi di continuità e quelli di innovazione rispetto al passato?

    Alla luce di attenti studi, in merito allo sviluppo del pallio nel corso dei secoli, sembra che si possa affermare che il pallio lungo e incrociato sulla spalla sinistra non è stato più portato in Occidente a partire dal ix secolo. Infatti, il dipinto presente nel Sacro Speco di Subiaco, risalente al 1219 circa e raffigurante Papa Innocenzo iii con questo tipo di pallio, pare un “arcaismo” consapevole. In questo senso l’uso del nuovo pallio intende venire incontro a due esigenze: anzitutto quella di sottolineare maggiormente il continuo sviluppo che nell’arco di oltre dodici secoli questa veste liturgica ha continuato ad avere; in secondo luogo quella di carattere pratico, in quanto il pallio usato da Benedetto XVI dall’inizio del pontificato ha comportato diversi e fastidiosi problemi da questo punto di vista.

    Restano le differenze tra il pallio papale e quello che il Pontefice impone agli arcivescovi?

    La differenza rimane anche nel pallio attuale. Quello che sarà indossato da Benedetto XVI a partire dalla solennità dei santi Pietro e Paolo riprende la forma del pallio usato fino a Giovanni Paolo ii, sebbene con foggia più larga e più lunga, e con il colore rosso delle croci. La differente forma del pallio papale rispetto a quello dei metropoliti mette in risalto la diversità di giurisdizione che dal pallio è significata.

    Da alcuni mesi è cambiato anche il pastorale che il Papa adopera nelle celebrazioni. Quali sono le motivazioni di questa scelta?

    Il pastorale dorato a forma di croce greca – appartenuto al beato Pio ix e usato per la prima volta da Benedetto XVI nella celebrazione della Domenica delle Palme di quest’anno – è ormai utilizzato costantemente dal Pontefice, che ha così ritenuto di sostituire quello argenteo sormontato dal crocifisso, introdotto da Paolo vi e utilizzato anche da Giovanni Paolo i, Giovanni Paolo ii e da lui stesso. Tale scelta non significa semplicemente un ritorno all’antico, ma testimonia uno sviluppo nella continuità, un radicamento nella tradizione che consente di procedere ordinatamente nel cammino della storia. Questo pastorale, denominato “ferula”, risponde infatti in modo più fedele alla forma del pastorale papale tipico della tradizione romana, che è sempre stato a forma di croce e senza crocifisso, perlomeno da quando il pastorale è entrato nell’uso dei Romani Pontefici. Non bisogna poi dimenticare un elemento di praticità: la ferula di Pio ix risulta più leggera e maneggevole del pastorale introdotto da Paolo vi.

    E il pastorale realizzato da Lello Scorzelli per Papa Montini a metà degli anni Sessanta?

    Resta a disposizione della sagrestia pontificia, insieme a tanti oggetti appartenuti ai predecessori di Benedetto XVI.

    Lo stesso discorso vale per la scelta dei paramenti indossati dal Papa nelle varie celebrazioni?

    Anche in questo caso va detto che le vesti liturgiche adottate, come anche alcuni particolari del rito, intendono sottolineare la continuità della celebrazione liturgica attuale con quella che ha caratterizzato nel passato la vita della Chiesa. L’ermeneutica della continuità è sempre il criterio esatto per leggere il cammino della Chiesa nel tempo. Ciò vale anche per la liturgia. Come un Papa cita nei suoi documenti i Pontefici che lo hanno preceduto, in modo da indicare la continuità del magistero della Chiesa, così nell’ambito liturgico un Papa usa anche vesti liturgiche e suppellettili sacre dei Pontefici che lo hanno preceduto per indicare la stessa continuità anche nella lex orandi. Vorrei però far notare che il Papa non usa sempre abiti liturgici antichi. Ne indossa spesso di moderni. L’importante non è tanto l’antichità o la modernità, quanto la bellezza e la dignità, componenti importanti di ogni celebrazione liturgica.

    Un esempio lo si ha nei viaggi in Italia e fuori Italia, dove i paramenti papali sono predisposti dalle Chiese locali.

    Certamente. Basti pensare a quello negli Stati Uniti o a quello in Italia, prima a Genova e poi nel Salento. In entrambi i casi sono state le diocesi a predisporre le vesti liturgiche del Papa, in accordo con l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Nella varietà degli stili e con attenzione a elementi caratteristici locali, il criterio adottato è stato quello della bellezza e della dignità, dimensioni tipiche dell’azione sacra che si compie nella celebrazione eucaristica.

    A questo punto potrebbe anticiparci qualche particolare aspetto liturgico del prossimo viaggio internazionale?

    Posso dire che il tempo della preparazione è stato molto fruttuoso e la collaborazione trovata in Australia molto cordiale e disponibile. Papa Benedetto XVI incontrerà ancora una volta i giovani di tutto il mondo e tutti preghiamo perché di nuovo questo incontro possa essere motivo di grande grazia per tutti, occasione per conoscere con più intensità il volto di Gesù e il volto della Chiesa, stimolo per una risposta pronta e generosa alla chiamata del Signore. L’augurio è che anche le celebrazioni liturgiche, preparate con cura e davvero partecipate perché vissute a partire dal cuore, siano occasioni privilegiate per l’accoglienza di questa grazia.

    Che cosa ci può dire dell’alto trono papale, utilizzato in occasioni come il concistoro, e della croce ritornata al centro dell’altare?

    Il cosiddetto trono, usato in particolari circostanze, vuole semplicemente mettere in risalto la presidenza liturgica del Papa, successore di Pietro e vicario di Cristo. Quanto alla posizione della croce al centro dell’altare, essa indica la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l’orientamento esatto che tutta l’assemblea è chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che è nato, morto e risorto per noi, il Salvatore. Dal Signore viene la salvezza, Lui è l’Oriente, il Sole che sorge a cui tutti dobbiamo rivolgere lo sguardo, da cui tutti dobbiamo accogliere il dono della grazia. La questione dell’orientamento liturgico nella celebrazione eucaristica, e il modo anche pratico in cui questo prende forma, ha grande importanza, perché con esso viene veicolato un fondamentale dato insieme teologico e antropologico, ecclesiologico e inerente la spiritualità personale.

    È questo il criterio per capire anche la decisione di celebrare all’altare antico della Cappella Sistina, in occasione della festa del Battesimo del Signore?

    Esattamente. Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista “non si chiude la porta all’assemblea”, ma “si apre la porta all’assemblea” conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all’altare antico, dove tra l’altro si conserva l’esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattino e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina.

    Nella recente visita a Santa Maria di Leuca e Brindisi il Papa ha distribuito la comunione ai fedeli in bocca e in ginocchio. È una prassi destinata a diventare abituale nelle celebrazioni papali?

    Penso proprio di sì. Al riguardo non bisogna dimenticare che la distribuzione della comunione sulla mano rimane tuttora, dal punto di vista giuridico, un indulto alla legge universale, concesso dalla Santa Sede a quelle conferenze episcopali che ne abbiano fatto richiesta. La modalità adottata da Benedetto XVI tende a sottolineare la vigenza della norma valida per tutta la Chiesa. In aggiunta si potrebbe forse vedere anche una preferenza per l’uso di tale modalità di distribuzione che, senza nulla togliere all’altra, meglio mette in luce la verità della presenza reale nell’Eucaristia, aiuta la devozione dei fedeli, introduce con più facilità al senso del mistero. Aspetti che, nel nostro tempo, pastoralmente parlando, è urgente sottolineare e recuperare.

    Cosa risponde il maestro delle celebrazioni liturgiche a chi accusa Benedetto XVI di voler imporre così modelli preconciliari?

    Anzitutto mi piace sottolineare l’adesione cordiale e convinta che si nota anche in merito al magistero liturgico del Santo Padre. Per quanto riguarda, poi, termini come “preconciliari” e “postconciliari” utilizzati da alcuni, mi pare che essi appartengano a un linguaggio ormai superato e, se usati con l’intento di indicare una discontinuità nel cammino della Chiesa, ritengo che siano errati e tipici di visioni ideologiche molto riduttive. Ci sono “cose antiche e cose nuove” che appartengono al tesoro della Chiesa di sempre e che come tali vanno considerate. Il saggio sa ritrovare nel suo tesoro le une e le altre, senza appellarsi ad altri criteri che non siano quelli evangelici ed ecclesiali. Non tutto ciò che è nuovo è vero, come d’altronde neppure lo è tutto ciò che è antico. La verità attraversa l’antico e il nuovo ed è a essa che dobbiamo tendere senza precomprensioni. La Chiesa vive secondo quella legge della continuità in virtù della quale conosce uno sviluppo radicato nella tradizione. Ciò che più importa è che tutto concorra perché la celebrazione liturgica sia davvero la celebrazione del mistero sacro, del Signore crocifisso e risorto che si fa presente nella sua Chiesa riattualizzando il mistero della salvezza e chiamandoci, nella logica di un’autentica e attiva partecipazione, a condividere fino alle estreme conseguenze la sua stessa vita, che è vita di dono di amore al Padre e ai fratelli, vita di santità.

    Ancora oggi il motu proprio Summorum Pontificum, sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970, sembra dare adito a interpretazioni contrastanti. Sono ipotizzabili celebrazioni presiedute dal Papa secondo la forma straordinaria, che è quella antica?

    Si tratta di una domanda a cui non so dare risposta. Quanto al motu proprio citato, considerandolo con serena attenzione e senza visioni ideologiche, insieme alla lettera indirizzata dal Papa ai vescovi di tutto il mondo per presentarlo, risalta un duplice preciso intendimento. Anzitutto, quello di agevolare il conseguimento di “una riconciliazione nel seno della Chiesa”; e in questo senso, come è stato detto, il motu proprio è un bellissimo atto di amore verso l’unità della Chiesa. In secondo luogo – e questo è un dato da non dimenticare – il suo scopo è quello di favorire un reciproco arricchimento tra le due forme del rito romano: in modo tale, per esempio, che nella celebrazione secondo il messale di Paolo VI (che è la forma ordinaria del rito romano) “potrà manifestarsi in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso”.

    (©L’Osservatore Romano – 26 giugno 2008)

  56. marina scrive:

    Io Parrocchiano sarei interessata a sapere che tipo di educazione ricevono i sacerdoti delle redemtoris mater,
    mi potrebbe aiutare a capire?
    La ringrazio in anticipo e le auguro buona giornata.

  57. Corrado scrive:

    Eh cara Luisa ce n’è di gente sia nella FSSPX che in Vatricano che non vuole questa riconciliazione e soprasttutto c’è gente anche fuori dalle mura Vaticane e dalla FSSPX.

  58. Gregorio VII scrive:

    Il discorso di Mons Guido Marini è semplicemente magnifico!
    I sacerdoti della Chiesa dovrebbero essere tutti come lui.

    Benedetto XVI ha compiuto una scelta eccellente nello scegliere un liturgista come lui.

    Deo Gratias!

  59. Garlyc scrive:

    Rovere, Lei e i suoi sodali mi avete quantomeno scismato i cosiddetti.

  60. Garlyc scrive:

    “Teologicamente scrivo un’eresia”

    Quale sarebbe la novità?

  61. VGZ scrive:

    Gregorio VII Scrive: June 26th, 2008 at 9:40 am

    Il discorso di Mons Guido Marini è semplicemente magnifico!
    I sacerdoti della Chiesa dovrebbero essere tutti come lui.

    Benedetto XVI ha compiuto una scelta eccellente nello scegliere un liturgista come lui.
    ————————————————-

    Caro Gregorio,

    in realtà Mons. Guido non è un liturgista ma uno studioso del diritto canonico. Infatti la differenza si vede… per fortuna!!!

  62. VGZ scrive:

    puntualizzazioni sul post precedente.

    Mons. Guido è un canonista che però ha grande esperienza come cerimoniere e prefetto della Cattedrale di Genova.

    Mentre Mons. Piero Marini era un liturgista che inventava le cose più bislacche per le celebrazioni papali, Mons. Guido è un fedele e competente esecutore delle indicazioni del grande BXVI, un vero papa “liturgico”.

    Lunga vita a tutti e due (BXVI e Mons. Maestro)

  63. card. tedeschini scrive:

    @ Gregorio VII

    Le sue affermazioni sono in parte vere in parte scorrette o erronee in quanto confondono generale e caso particolare.
    Comunque le cause di nullità della sacra ordinazione non sono di pertinenza dei ‘tribunali ecclesiastici’ in genere ma esclusivamente della competente Congregazione della Curia romana (cfr. Regulae servandae ad proceduram administrativam nullitatis ordinationis, 16.10.2001, della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti).

    Quanto Lei dice sul ‘processo alle intenzioni’ non tiene conto adeguatamente dei fondamenti e delle peculiarità del diritto canonico. Ad esempio nelle cause di nullità del matrimonio, quando questo viene accusato per simulazione unilaterale o condizione impropria unilaterale o errore sull’identità o sulla qualità della comparte, il Giudice ecclesiastico giudica proprio delle intenzioni!

    Divulgare notizie comporta la responsabilità di informarsi adeguatamente.

    Cordialmente

  64. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    Uffa!
    Lei si sta semplicemente arrampicando sugli specchi.

    Ciò che lei afferma è, inoltre, inesatto.
    In realtà, sono stato inesatto anche io, ma pensavo che lei badasse alla sostanza delle argomentazioni.

    Onde evitare fraintendimenti, riporto alcuni passi tratti dal Codex Iuris Canonici che ai canoni 1708-1712 parla delle cause per la dichiarazione di nullità della sacra ordinazione.

    Can. 1709 – §1
    “Il libello deve essere inviato alla Congregazione competente, la quale deciderà se la causa debba essere trattata dalla stessa Congregazione della Curia Romana o da un tribunale da essa designato”.

    Can. 1710
    “Se la Congregazione ha rinviato la causa ad un tribunale, si osservino, a meno che non si opponga la natura della cosa, i canoni sui giudizi in generale e sul giudizio contenzioso ordinario, salve le disposizioni di questo titolo”.

    Credo possa bastare.

    Comunque, poco importa se una sentenza sia emessa dalla Congregazione o da un tribunale.
    Per cortesia, badi alla sostanza di quello che ho scritto nel precedente messaggio (ed in questo).

    Le rammento, inoltre, che se dovessimo considerare corretto quello che lei dice, allora staremmo freschi, poiché chiunque potrebbe permettersi di mettere in discussione consacrazioni episcopali ed ordinazioni sacerdotali, dal momento che la Chiesa è piena di vescovi e sacerdoti con idee da brivido in materia di dottrina (e molte di queste idee erano professate prima della loro consacrazione o ordinazione).

    La scomunica per il vescovo che nomina e consacra vescovo/i senza mandato pontificio (can. 1382) è comminata per ragioni disciplinari in quanto trattasi di un atto di grave disobbedienza al Romano Pontefice.

    L’assenza di mandato pontificio non è, canonicamente, motivo di nullità o invalidità della consacrazione e ordinazione.
    Non sono un canonista, né tantomeno un consultore o un officiale della curia romana, ma credo che i motivi di nullità e invalidità siano determinati da ben più gravi ragioni. gravissime ragioni!
    Il mandato pontificio non è, dunque, condizione per la “validità”, ma per la “liceità”.
    Credo si tratti di un principio unanimemente accettato nella Chiesa ormai da secoli, se non addirittura da oltre mille anni (o duemila); infatti è solo dalla fine del Medioevo (all’incirca il XIV secolo) che la scelta e la nomina dei vescovi compete esclusivamente al Papa (fatte salve alcune eccezioni in cui il papa ratifica l’elezione o nomina, ad esempio la nomina da parte di un capitolo di canonici o quella di un abate da parte dei monaci).

    La dimostrazione di ciò che ho detto è nel fatto che la Chiesa Cattolica non considera nulle le consacrazioni e le ordinazioni degli Ortodossi.

    Può bastare o devo ancora ripetere?

  65. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    POST SCRIPTUM.

    Credo che la nullità (o l’invalidità) di consacrazioni episcopali e ordinazioni sacerdotali sia determinata, per la Chiesa, dalla non conservazione del Depositum Fidei, cosa che comporta anche l’interruzione della Successione Apostolica.

    Ecco perché la Chiesa considera nulle le consacrazioni e ordinazioni degli Anglicani e non considera una vera “Chiesa” quella anglicana (né, tantomeno, le comunità protestanti, che non hanno neppure i sacramenti).

    Al contrario, gli Ortodossi conservano intatto il Depositum Fidei e, quindi, la Chiesa Cattolica considera valide le loro consacrazioni e ordinazioni, come anche i loro sacramenti.
    Le Chiese ortodosse, inoltre, proprio perché tramandano il Depositum Fidei vengono considerate “Chiese” che conservano la Successione Apostolica.

    I Lefebvriani conservano intatto il Depositum Fidei e lo tramandano, ancor più degli Ortodossi (i quali non credono al primato di Pietro).
    Dunque, le loro consacrazioni e ordinazioni sono validissime e nessun vescovo si è mai sognato di negarlo.

    Va bene così?

    Cordialmente

  66. Cristina scrive:

    Grazie por toda la informazione en primera mano.

    Tornielle ficará en la história como el hombre que há noticiado el final del “cisma” de Lefevbre y la vuesta a Roma de la tradicon.

    Oremos por una reconciliaion

  67. Garlyc scrive:

    “Credo che la nullità (o l’invalidità) di consacrazioni episcopali e ordinazioni sacerdotali sia determinata, per la Chiesa, dalla non conservazione del Depositum Fidei, cosa che comporta anche l’interruzione della Successione Apostolica.”

    E’ meraviglioso… una posizione squisitamente protestante.

    Comunque, se proprio me lo chiedete ritengo che l’ordinazione di mons. Fellay sia valida.

  68. “I Lefebvriani conservano intatto il Depositum Fidei e lo tramandano, ancor più degli Ortodossi (i quali non credono al primato di Pietro)”
    (IPSE DIXIT)

    Già il fatto stesso di appellarsi
    (ostinatamente ed orgogliosamente)
    “lefebvriani”
    è di per sè indice di disubbidienza e sfida.
    (nn c’è peccato peggiore della SUPERBIA, e non c’è superbo peggiore di un superbo francese, e non c’è superbo peggiore di un farisaico tradizionalista che ingolfa i post non meno di quanto faceva marina).

    Gli Ortodossi non riconoscerebbero il Primato Petrino:
    la “quaestio” è un pochino più complessa
    ma-all’ingrosso-diciamo che è cosi.
    Ma almeno i FRATELLI Ortodossi
    hanno una coerenza: non “riconoscono” il Primato del Successore di Pietro,
    di QUALSIASI SUCCESSORE di Pietro.

    Costoro invece
    -de gustibus….-
    pretendono di GIUDICARE i Vicari di Cristo:
    “questo si, questo no, questo vedremo…”
    e, cosa sconcertante, ho letto di un “volpone bavarese”
    e giudizi del genere.

    Sento molto, ma molto piu vicini nella Fede in Cristo
    i fratelli Ortodossi
    di codesti superbi ostinati.

    Un pellegrinaggio a medjugorje non farebbe male.

    http://www.medjugorje.hr

  69. Rovere scrive:

    La solita ignoranza di fondo mista a menzogna…
    Nessun sacerdote della FSSPX ama farsi chiamare “lefebvriano”, tanto è vero che quando li chiami così ti rispondono che non sono assolutamente lefebvriani ma CATTOLICI.
    Aggiungo io, molto più di qualche lupo travestito da pecora che scrive idiozie su questo blog.
    Basta disinformazione!!

  70. Garlyc scrive:

    “molto più di qualche lupo travestito da pecora che scrive idiozie su questo blog.
    Basta disinformazione!!”

    Parole sante… parole sante…

  71. Maccabean scrive:

    un gruppuscolo settario e ininfluente????

    I Maccabees 3: 16-25:

    16 et adpropinquaverunt usque Bethoron et exivit Iudas obviam illi cum paucis 17 ut viderunt autem exercitum venientem sibi obviam dixerunt Iudae quomodo poterimus pauci pugnare ad multitudinem tantam tam fortem et nos fatigati sumus ieiunio hodie 18 et ait Iudas facile est concludi multos in manus paucorum et non est differentia in conspectu Dei caeli liberare in multis et in paucis 19 quia non in multitudine exercitus victoria belli sed de caelo fortitudo est 20 ipsi veniunt ad nos in multitudine contumaci et superba ut disperdant nos et uxores nostras et filios nostros et ut spolient nos

    21 nos vero pugnabimus pro animabus nostris et legibus nostris 22 et ipse Dominus conteret eos ante faciem nostram vos autem ne timueritis eos 23 ut cessavit autem loquens insiluit in eos subito et contritus est Seron et exercitus eius in conspectu ipsius 24 et persequebatur eum in descensu Bethoron usque in campum et ceciderunt ex eis octingenti viri reliqui autem fugerunt in terram Philisthim 25 et cecidit timor Iudae ac fratrum eius et formido super omnes gentes in circuitu eorum

    II Maccabees 2: 19-23:

    19 eripuit enim nos de magnis periculis et locum purgavit 20 de Iuda vero Macchabeo et fratribus eius et de templi magni purificatione et de arae dedicatione

    21 sed et de proeliis quae pertinent ad Antiochum Nobilem et filium eius Eupatorem 22 et de inluminationibus quae de caelo factae sunt ad eos qui pro Iudaeis fortiter fecerunt ita ut universam regionem cum pauci essent vindicarent et barbaram multitudinem fugarent 23 et famosissimum in toto orbe templum recuperarent et civitatem liberarent ut leges quae abolendae erant restituerentur Domino cum omni tranquillitate propitio facto illis

    Viva tradizione!

    Morte a Modernismo!

    Morte a Conciliarismo!

    Forza Tradizione!

  72. Io sarò ignorante ma non menzognero.
    E cmq veditela col tuo sodale compare gregorio vii
    che scrive:

    “..I Lefebvriani conservano intatto il Depositum Fidei…”

    (mettetevi daccordo,e nn litigate fra voi qui.sennò devo ripetere la storia dei due comunisti chiusi in stanza a parlare che dopo 10 minuti litigano accusando l’altro di essere fascista).

    Piuttosto, sei di latina o di littoria?

  73. Parrocchiano scrive:

    A Marinaq

    Nei seminari Redemptoris Mater il sacerdote effettua un percorso “simile” a quello che si conduce nei seminari normali ahce se scandito dai ritmi e dalle modalità volute da Kiko.
    Rilevante il fatto chen contemporaneamente al cammino per l’ordinazione presbiterale il seminarista svolge il cammino a tappe per la “rispoperta” del battesimo.
    Una bischerata insomma. E di non poco conto, se si considera che di per sè all’ordinando dovrebbe essere più che sufficiente il percorso formativo regolare al presbiterato.
    Ma ormai siamo abuituati a vedere di tutto e di più: ci scandalizziamo per i lefevbriani durissimamente colpiti e umiliati. Non ci scendalizziamo per l’ordinazione di sacerdoti modellati a suo piacimento da Kiko Arguello.

  74. Parrocchiano scrive:

    A Cosimo.

    Non mi pare che la Chiesa abbia mai rimproverato ai lefevbriani alcunchè rispetto alla loro adamantina opera di salvaguardia del depositum fidei.

  75. Rovere scrive:

    Cosimo, non avevo dubbi che preferissi gli ortodossi eretici, che non credono nemmeno nel dogma dell’Immacolata Concezione.
    Ma non eri innamorato della Vergine Maria?
    Ti fà tanto schifo la Tradizione della Chiesa?
    Non voglio fare il cattivo, ma BASTA disinformazione!
    E comunque sono di LITTORIA.

    FEDE e TRADIZIONE

  76. Contento parrocchià?

    hai visto? ora puoi sfogare la tua sofferenza (derivante dal plagio subito) anche su un’altra persona!

    Dai, e dimmi: cos’altro han fatto di bello costoro?
    (ps: mettetevi daccordo sul come chiamarli, però! sennò emerge lampante la spaccatura esistente! e dove c’è divisione c’è anche colui che divide…almeno: spesso, è cosi)

  77. Rovere scrive:

    Che tristezza…

  78. Lea scrive:

    Dice Parrocchiano
    Non mi pare che la Chiesa abbia mai rimproverato ai lefevbriani alcunchè rispetto alla loro adamantina opera di salvaguardia del depositum fidei.
    —————–
    l’unica cosa che si può rimproverare ai Lefevbriani
    – che sono i primi a non volersi sentire chiamare tali, ma semplicemente cattolici – è che sono dei VERI cattolici

    non ho mai aderito ai Lefevbriani, ma oggi la Chiesa non è più molto riconoscibile!

  79. Ripeto.
    Mettetevi daccordo:
    si chiamano lefevbriani
    (ergo :seguagi del vescovo scomunicato lefevbre)
    o come?

    Mi pare che vi siano diverse posizioni, che non mi attardo a riferire solo per far emergere ulteriormente la evidente divisione. Che è nei fatti, non solo nella loro diversa denominazione.

    Uniti sono solo nell’attacare la Vergine Santa
    e la Sua provvidenziale presenza fra noi.
    (gemma lo faranno “papa” e barile portavoce?)

  80. Rovere scrive:

    Al solito, quando non si hanno argomenti si insulta.
    Continua a coprirti di ridicolo se ti fà piacere.

  81. card. tedeschini scrive:

    @ Gregorio VII

    Eviti di scaricare i canoni del codex iuris canonici, ben conosciuti e già presenti in diversi siti.
    Lei sta facendo un pasticcio di cose che non conosce. I capi di nullità dell’ordinazione sacra da Lei indicati sono imprecisi, parziali e quindi erronei. Inoltre quanto Lei accenna sull’ordine sacro presso gli Orientali ortodossi non ha nulla a che vedere con il discorso de quo: anche questo accenno dimostra che Lei non conosce affatto le partiture del problema.
    Le consiglio di andarsi a leggere – anzitutto – il volume II, pars prima, di Ius Decretalium del Wernz (Prati 1915) oltre che la voce ’causes d’ordination’ nel DDC, vol. III, Parigi 1942, coll. 107-118.

    Mi scusi, ma sarebbe bene parlare delle cose che si conoscono.

  82. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    Vabè… Lascio perdere. Pensi quello che le pare.
    Non ho intenzione di perdere altro tempo con lei.
    Il gioco non vale la candela (per non dire altre cose…).

    Post scriptum:
    proporrò il suo nome al Papa per il prossimo concistoro.

  83. Gregorio VII scrive:

    @ card tedschini

    A proposito! …

    Lei è la tipica persona (come altre nel blog) che, non essendo in grado di rispondere nel merito con argomentazioni solide e credibili, sa solo accusare l’interlocutore di dire cose imprecise ed erronee e fornire informazioni bibliografiche.

    Se ha argomenti validi, “eminenza”, per controbattere, li esponga, altrimenti per cortesia, eviti i suoi strali.

  84. card. tedeschini scrive:

    @ Gregorio VII

    La vedo un po’ arrabbiata. In questo luogo non vale la pena, in fondo non L’ho bocciata all’esame. Se L’avesse sostenuto sicuramente sì.

  85. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    Resta il fatto che lei non è riuscito a rispondere entrando nel merito delle questioni.

    Quindi, esimio canonista, se qui c’è qualcuno ad essere bocciato è proprio lei.

  86. Gregorio VII scrive:

    @ insigne canonista card tedeschini

    Non lo dico per vantarmi, dato che non amo darmi le arie (come certi cardinali), ma all’esame di diritto canonico presi 30.

  87. come diceva de niro?

    chiacchere e distintivo
    solo chiacchere e distintivo….

  88. Stefano scrive:

    Mi sento un Cattolico senza tanti altri aggettivi ed ho grande fiducia e stima per Benedetto XVI, uomo insieme forte e mite e che comunque è a tutti gli effetti il papa regnante.
    Mi sembra che molti in questa discussione abbiano dimenticato le parole di Gesù quando afferma (Mt 16, 18-19): “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa… A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Queste parole significano, indiscutibilmente, che Pietro (ovvero il papa) sarà il fondamento roccioso (vale a dire saldo, sicuro, forte…) su cui poggerà l’edificio della Chiesa, che egli avrà le chiavi per aprire o chiudere a chi gli sembrerà giusto e che potrà legare o sciogliere, nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa…
    Ora, con tutto il rispetto per altri eminenti pastori o leaders di comunità, chi altri sulla terra può dire di aver ricevuto un potere superiore a questo?
    Per questo si deve (a mio parere) innanzitutto obbedire al papa e guardare a lui con fiducia, si deve obbedire alla persona del regnante pontefice come hanno fatto i Santi, e mi sembra un paradosso incredibile che proprio dei tradizionalisti si siano posti nella condizione di dire un “no” esplicito alle richieste del capo della Chiesa.
    Non si deve dimenticare poi che Gesù ha detto della Chiesa, subito dopo aver affidato a Pietro il suo straordinario mandato, che “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”. Come si può pensare allora che le porte degli inferi abbiano prevalso in questo o quel periodo, in questo o quel Concilio? E come si può credere che Pietro possa non esser più la roccia, il punto di riferimento certo, cui tutti noi possiamo con fiducia guardare nelle questioni difficili da dirimere?
    Certo, la Chiesa sarà stata attaccata, minacciata, ecc. ecc., ma si deve conservare sempre la serena speranza che il male non ha alcuna possibilità di prevalere e di abbattere ciò che Gesù ha stabilito. Molti qui invitano a pregare per avere da Dio un aiuto per la risoluzione delle attuali difficoltà, ma il Signore ci ha già dato questo aiuto, è il papa.

    Stefano

    PS (off topic)
    Troviamo il modo di costruire un’alternativa al Trattato di Lisbona, altrimenti la “resistenza” degli Irlandesi sarà stata inutile…

  89. Raffaele Savigni scrive:

    @Stefano

    “Non si deve dimenticare poi che Gesù ha detto della Chiesa, subito dopo aver affidato a Pietro il suo straordinario mandato, che “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”. Come si può pensare allora che le porte degli inferi abbiano prevalso in questo o quel periodo, in questo o quel Concilio?”

    Finalmente un discorso sensato…

  90. Gregorio VII scrive:

    @ tutti i “progressisti” del blog che odiano Tradizione, latino e disciplina (e, sotto sotto, anche Benedetto XVI, ma non lo dicono perché sono degli ipocriti)

    Siete ancora scottati dall’elezione di Benedetto XVI, non è vero? non ve l’aspettavate, eh?
    Speravate che eleggessero Martini o Tettamanzi o qualcuno simile a loro, vero? Poveri illusi!

    Beh! … vi è andata MALE! Capito? MA-LE!!!
    Per fortuna Dio vede e provvede!

    Non sopportate il fatto che questo Papa abbia dato il via ad un’inversione di rotta e stia ricostruendo un sano equilibrio tra presente e passato della Chiesa (ermeneutica della continuità).

    Vi state rodendo il fegato perché è finito il tempo di una certa epoca post-conciliare che ha fatto più danni alla Chiesa di quanti ne abbiano fatti secoli di eresie e scismi, vero?

    L’ “era-Martini” è FINITA! Chiaro? FI-NI-TA!
    (Ed infatti “Martini-Lutero” ed il suo degno successore sulla cattedra di Sant’Ambrogio sono i più inveleniti frondisti).

    Vi state rodendo il fegato per il nuovo “ordine liturgico” instaurato dal Papa con l’ausilio del suo nuovo maestro delle cerimonie Guidi Marini e del segretario della Congregazione del Culto Divino Albert Malcolm Ranjith (opera che proseguirà certamente con il nuovo Prefetto);
    e, soprattutto, vi state rodendo il fegato per il motu proprio Summorum Pontificum, non è vero?

    L’ “era-Piero Marini” (appendice bugniniana) è FINITA! Capito? FI-NI-TA!

    Vi state rodendo il fegato perché i Lefebvriani potrebbero rientrare nella Chiesa e contribuire a far recuperare la Tradizione e la Lex Orandi della Chiesa che odiate, non è così? Ammettetelo …

    Rosicate, gente, rosicate …

  91. Raffaele Savigni scrive:

    Non si tratta di “rodersi il fegato”, ma di leggere i segni dei tempi senza prevenzioni. Parlo per me, naturalmente: io accetto pienamente il magistero dell’attuale pontefice, ma non credo che Martini e Tettamanzi siano il diavolo (Gregorio VII, non leggere troppo Socci: fa male alla salute…). E non credo che il futuro della Chiesa sia rappresentato da persone ultraconservatrici come mons. Ranjith.

  92. Silvano scrive:

    Lo vedete il “lurido barone” ? … non leggere Socci … che fa male ! … farà bene la “monnezza medievale” che produce lui !

  93. Bruno Demasi scrive:

    Caro Savigni

    tu parli ancora di persone “ultraconservatrici” dividendo la chiesa di Roma in un coacervo becero di posizioni ormai tramontate.
    Finchè resteremo in questa trappola( catalogare le persone e le idee a seconda che esse siano o meno collimanti con certe ideologie,che nulla hanno di cattolico nel senso più sano del termine),non usciremo dalle pastoie che hanno fatto il loro tempo.
    Io catalogherei piuttosto le personde di chiesa secondo il loro cuore e la loro piena o meno piena adesione a Cristo e alla sua Chiesa.
    E monsignor Ranjit mi pare proprio che lo sia, anche se rischia spesso di passare per “ultraconservatore”.

  94. jeff m. scrive:

    Gregorio VII Scrive:

    “@ tutti i “progressisti” del blog che odiano Tradizione, latino e disciplina (e, sotto sotto, anche Benedetto XVI, ma non lo dicono perché sono degli ipocriti)

    Siete ancora scottati dall’elezione di Benedetto XVI, non è vero? non ve l’aspettavate, eh?
    Speravate che eleggessero Martini o Tettamanzi o qualcuno simile a loro, vero? Poveri illusi!

    Beh! … vi è andata MALE! Capito? MA-LE!!!
    Per fortuna Dio vede e provvede!

    Non sopportate il fatto che questo Papa abbia dato il via ad un’inversione di rotta e stia ricostruendo un sano equilibrio tra presente e passato della Chiesa (ermeneutica della continuità).

    Vi state rodendo il fegato perché è finito il tempo di una certa epoca post-conciliare che ha fatto più danni alla Chiesa di quanti ne abbiano fatti secoli di eresie e scismi, vero?

    L’ “era-Martini” è FINITA! Chiaro? FI-NI-TA!
    (Ed infatti “Martini-Lutero” ed il suo degno successore sulla cattedra di Sant’Ambrogio sono i più inveleniti frondisti).

    Vi state rodendo il fegato per il nuovo “ordine liturgico” instaurato dal Papa con l’ausilio del suo nuovo maestro delle cerimonie Guidi Marini e del segretario della Congregazione del Culto Divino Albert Malcolm Ranjith (opera che proseguirà certamente con il nuovo Prefetto);
    e, soprattutto, vi state rodendo il fegato per il motu proprio Summorum Pontificum, non è vero?

    L’ “era-Piero Marini” (appendice bugniniana) è FINITA! Capito? FI-NI-TA!

    Vi state rodendo il fegato perché i Lefebvriani potrebbero rientrare nella Chiesa e contribuire a far recuperare la Tradizione e la Lex Orandi della Chiesa che odiate, non è così? Ammettetelo …

    Rosicate, gente, rosicate …”

    ——————–

    No, ma davero…te non sei normale manco un pochetto… (segue una serie di faccine allibite che potrebbero essere più o meno così: O_O )

  95. Bruno Demasi scrive:

    Sono molto dispiaciuto per la posizione assunta da monsignor Williamson della Fraternità di San Pio X( ne leggo l’intervita su Petrus di oggi), cui non appartengo.
    Ma sono anche dispiaciutissimo per l’azione intimativa di Ecllesia Dei nei confronti di tale Fraternità.
    Si può continuare nella Chiesa Romana con i due pesi e le due misure?
    A fronte di guazzabugli talmente gravi che oggi allignano nei dicasteri romani, era proprio il caso di venire allo scoperto con i prodromi di una nuova, ingiustificata guerra?

  96. Cherubino scrive:

    non sarebbe meglio passare da una discussione in cui si cerca di evidenziare il negativo della visione e della realtà ecclesiale difesa dall’altro ad un “gioco” in cui si mette in luce il positivo della propria ? Perchè non uscire da un “gioco a somma zero” (win-lose) ?
    Mi sembra sterile a questo punto discettare su scomuniche (da ambo le parti) e questioni di diritto (pur importantissime). Per lo meno mi sembra che si arrivi ad un punto morto, quella che in sistemica sarebbe una “punteggiatura” simmetrica, simile a quella in cui marito e moglie si dicono ripetitivamente l’un l’altro “è colpa tua… qule giorno hai detto … hai fatto …”.
    Ma alla fonte di questa polarità -come in fondo nel rapporto di coppia- sta il confronto tra presente e passato. C’è chi dice che la Chiesa e la società erano meglio nel passato. Ma è proprio vero ?
    Il Vangelo porta alla conseguenza che le differenze sociali non sono mai differenze nella dignità umana, uguale per tutti gli uomini. “non c’è più giudeo o greco, uomo o donna…”. Questo è entrato nella coscienza condivisa dell’umanità solo negli ultimi decenni e lentamente (purtroppo) tende ad adeguare le prassi al principio.
    Il valore della libertà della coscienza, come condizione indispensabile per la fede che richiede un’adesione mai sottoponibile a costrizione, è acquisizione degli ultimi secoli e sopratutto decenni, portando ad una corretta intepretazione del “compelle intrare” del Vangelo di Luca.
    La familiarita della Parola di Dio interpetata sotto la guida della Chiesa ha portato ad una fede più solida e ad una intimità con il Signore anche strati popolari o condizioni di vita (padri e madri di famiglia) che sarebbero stati quasi del tutto esclusi.
    Il recupero del povero quale rappresentante (spesso ignaro) di Cristo in una dimensione mondiale, in cui il prossimo non è solo il compaesano o il connazionale, ma ogni uomo della terra, la cui “stranierità” non può essere più giustificata cristianamente come “estraneità”.
    In sostanza, quella dinamica teologico-pastorale iniziata forse nella seconda metà del secolo XIX, ha portato allo sviluppo di una coscienza cristiana in generale più evoluta che in passato, un’antropologia più cristiana, una valorizzazione della santità intesa come unione sprituale con Dio che non può essere avulsa dall’unione spirituale con i fratelli e dall’amore gratuito per il prossimo, per il nemico e per il povero.
    Apparentemente parte della società sembra meno cristiana di prima, ma credo che in realtà è stata in realtà una dinamica di chiarificazione, di verità. Quanti adulteri e quante violenze intrafamiliari erano nascoste un tempo dietro un’apparenza di fedeltà ? e quindi quante volte l’eucarestia era ricevuta indegnamente ? Quanti vescovi erano tali solo per l’interesse di famiglie nobili di tenere un piede nei circuiti del potere ? Quanto l’invidia albergava negli ordini religiosi (basta leggere le vite dei santi…) ? quanto il disordine sessuale ?
    A me sembra che il novecento è stato come un gande crogiuolo storico, in cui la Chiesa è stata fusa e purificata. Forse questo processo non è totale, perchè il Signore sa fino a che punto si può usare la macina senza frantumare il seme, ma ciò non deve portare a negare che è il Signore, e solo Lui, che ha guidato, guida e guiderà la storia nonostante il nostro peccato.

  97. Vincenzo scrive:

    Finalmente,sebbene deducendolo da certe volgarità, ho avuto la certezza che il “Prof” R.S. è davvero un Prof…. anzi,un Cattedratico, come si diceva un tempo, prima dell’arrivo dei Fans del “Vietato Vietare”.
    Bene, mi congratulo seco Lui(che immagino ben più giovane di me…), ma non posso fare a meno di pensare a come possa trattare un eventuale Esaminando, che facesse trapelare ingenuamente di essere, non solo convintamente “di Destra” in politica, ma anche, ahimè, Cattolico rispettoso della Tradizione…
    Insomma, uno di quelli che,se individuato dagli Amici Progressisti, quelli del “Pe-dè”,(il Nuovo, ma ora,quasi defunto Partito di Uòlter Veltroni), si vede assalire e immediatamente definire “Clerico-Fascista”…
    Mi viene difficile pensare che, il Prof. in questione, con le idee sinistrorse che ha, sarebbe indulgente, promuovendo, all’occorrenza,un simile Studente che, risultasse non troppo preparato(pur se, magari,lavoratore…Militare o Guardia Giurata).
    Penso, invece, che non gli farebbe “passare” l’Esame e, sbarrandogli il Libretto, gli direbbe, naturalmente addolorato…”mi dispiace sa, ma è per il suo bene”… .

  98. Vincenzo scrive:

    Oggi, 26 Giugno, viene ricordato San Josemarìa Escrivà de Balaguer… … .
    Sono certo che, da Lassù,intercederà…”Altius”…perchè, “certe cose” si risolvano per il bene di Santa Madre Chiesa.
    L.J.C.

  99. Phalaris scrive:

    Mi spiace, mi spiace davvero, che la Fraternità di s. Pio X abbia scelto di non rientrare nella comunione cattolica accettando quanto era stato proposto…

    Leggo nel Blog di Paolo Rodari (il dott. Tornielli non me ne vorrà se cito un “concorrente”) :-)

    ————————–
    Il lefebvriani hanno respinto – e con toni piuttosto duri – la proposta del Vaticano di rientrare in seno a Santa Romana Chiesa. «L’unica cosa che ci dicono è “chiudete la bocca”, ma noi non intendiamo chiuderla», ha dichiarato il vescovo Bernard Fellay, erede di monsignor Marcel Lefebvre alla guida della Fraternità San Pio X.

    Per Fellay le condizioni poste dalla Santa Sede sono inaccettabili. «Roma ci dice: “Va bene, siamo pronti a togliere la scomunica, ma non potete andare avanti così”», ha spiegato nel corso di un seminario della San Pio X a Winona, in Minnesota. «Dunque non abbiamo scelta – ha aggiunto -, porteremo avanti ciò che abbiamo fatto».
    ———————————–

    Credo che la notizia si commenti da sé: se ancora ricordo un po’ di latino (è passato troppo tempo dalla conclusione della mia formazione in seminario….), credo che abbiano scelto pubblicamente di ex-communicarsi, rinunciando alla comunione con il Sommo Pontefice.

    Se poi questo loro gesto equivale ad ammettere autoreferenzialmente che è la Fraternità di s. Pio X ad essere la “vera” Chiesa, questa è un’altra cosa… che appartiene al novero della psichiatria e non della teologia e/o del diritto (lo stesso discorso vale per tutti i movimenti sedevacantisti).

    Poveri quei fedeli che han seguito il cuore in sincerità, avvicinandosi in passato al Vetus Ordo nella Fraternità, e che adesso vengono ad essere – non per loro scelta o colpa – fedeli di un movimento per sua scelta dichiarata apostata e scismatico.

    Auguriamoci che si compia una attenta opera di pastorale per far comprendere loro che la vera Chiesa è quella che sussiste nella Chiesa Cattolica, che ha come suo Pontefice il papa Benedetto…

  100. Gregorio VII scrive:

    @ Savigni

    Savigni dixit:
    “Gregorio VII, non leggere troppo Socci: fa male alla salute…”
    “Non credo che il futuro della Chiesa sia rappresentato da persone ultraconservatrici come mons. Ranjith”.

    ————————-

    Esimio prof,

    magari ci fossero nella Chiesa chierici e laici validi quanto un solo capello di Ranjith o di Socci!

    Lei può dire quello che le pare, ma il Papa ha fatto girare il timone della Chiesa e chi la pensa diversamente, se vuole, può scendere dalla nave!
    Una scialuppa si trova sempre … magari quella dei suoi tanto amati amici luterani …

    Lei si può stracciare le vesti e rimpiangere il bugniniano Piero, resta però il fatto che il Papa ha scelto Guido Marini e Ranjith; ma, soprattutto, resta il fatto che il motu proprio Summorum Pontificum, che le piaccia o no, dovrà essere applicato, un po’ alla volta, in tutte le parrocchie, nonostante la fronda degli pseudo-prelati a cui lei inneggia …

    E, in tutta onestà, preferisco leggere ciò che scrive un cristiano cattolico autentico come Socci (mosso da sincero amore per Cristo, la Chiesa e la Verità) che non, invece, gli scritti dei filoprotestanti come lei …

    Rosichi pure insieme a tutti gii altri catto-luterani ed ai vari Martini, Tettamanzi, Piero Marini, etc. …

  101. Pier Luigi scrive:

    Il lefebvriani hanno respinto – e con toni piuttosto duri – la proposta del Vaticano di rientrare in seno a Santa Romana Chiesa. «L’unica cosa che ci dicono è “chiudete la bocca”, ma noi non intendiamo chiuderla», ha dichiarato il vescovo Bernard Fellay, erede di monsignor Marcel Lefebvre alla guida della Fraternità San Pio X.

    Per Fellay le condizioni poste dalla Santa Sede sono inaccettabili. «Roma ci dice: “Va bene, siamo pronti a togliere la scomunica, ma non potete andare avanti così”», ha spiegato nel corso di un seminario della San Pio X a Winona, in Minnesota. «Dunque non abbiamo scelta – ha aggiunto -, porteremo avanti ciò che abbiamo fatto».

    Il sermone è stato pronunciato domenica, ma la registrazione è stata messa oggi sul sito della radio americana Voice of Catholic.

  102. Iginio scrive:

    dedicato a Canelli e Savigni:

    http://www.corrispondenzaromana.it/articoli/Cultura/Spagna:-migliaia-i-repubblicani-salvati-dalla-Chiesa-nella-guerra-civile/170/1.html

    con l’auspicio, anzi l’ordine, di finirla di confondere la ricerca storica con la propaganda politica. E studiare studiare studiare.

  103. card. tedeschini scrive:

    @ Gregorio VII

    A non rispondere nel merito è Lei. E se crede di occuparsi di problemi molto complessi facendo il copia e incolla del codex è bene lasci perdere.
    La difesa della Tradizione e del Santo Padre fatta in questo modo nuoce all’una e all’altro.

  104. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    bla bla bla

  105. Iginio scrive:

    RECENSIONI LIBRARIE: la fine del neotomismo

    In lingua tedesca, per i tipi della Nova&Vetera, nella nuova collana intitolata Quaestiones thomisticae, Eduard Habsburg-Lothringen ha recentemente pubblicato uno studio già scritto nel 1999 come dissertazione accademica di teologia sulla “fine del neotomismo”.

    Il tema è dei più interessanti e lo stesso sottotitolo (Il ‘68, il Concilio e i Domenicani) a 40 anni esatti dall’ultima rivoluzione culturale d’Occidente ci dice molto circa la sua attualità e pertinenza, anche alla luce della nuova ricomprensione dell’evento-Concilio messa in atto dal pontificato di Benedetto XVI.

    L’autore, studioso ancora giovane ma molto dotto, stabilisce un parallelo tra la scuola di pensiero neotomista, che individua la ben nota rinascita della filosofia scolastica avutasi nel XIX secolo anche grazie all’Enciclica Aeterni Patris di Leone XIII, e le celebri acquisizioni teoretiche contenute nel saggio di Thomas S. Kuhn circa La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1970), conosciute come il Paradigma di Kuhn.
    In effetti la fine del neotomismo somiglia molto al “cambio di paradigma” illustrato dello studioso inglese: una scuola di pensiero forte, radicata, autorevole e autorizzata, che ha i suoi prodromi già nei tomisti del ‘500 come il Gaetano e Giovanni di S. Tommaso, e che ha sempre avuto l’appoggio del Magistero della Chiesa, si è andata spegnendo in un tempo assai rapido e senza apparenti ragioni proporzionate.

    Tanto più che l’ultimo Concilio Ecumenico per ben due volte e con termini impegnativi raccomandava i maestri cattolici di seguire il Gigante d’Aquino (Optatam totius, n. 16 e Gravissimum Educationis, n. 10), così come pure hanno continuato a fare i recenti Sommi Pontefici, basti pensare a Giovanni Paolo II nella Fides et Ratio (in part. i nn. 43-44).

    Com’è avvenuta dunque questa triste fine? L’autore centra le sue analisi sugli effetti che ebbe il Concilio, nella sua ricezione comune e in particolare nell’ordine di s. Domenico, e il parallelo assalto alla Tradizione compiuto dagli intellettuali della rivoluzione studentesca: da questa miscela esplosiva scaturì in molti teologi e filosofi cattolici la ferma convinzione che si stesse verificando un vera “mutazione antropologica” destinata a ribaltare tutti i principi e i valori fino ad allora tenuti per certi e stabili.

    Negli ambienti domenicani francesi e tedeschi, quelli cioè principalmente presi in considerazione dall’Autore, si insinuò in poco tempo una mentalità radicalmente nuova che non solo tendeva ad apportare cambiamenti e modifiche all’interno della vita religiosa, ma aspirava nettamente ad una soluzione di continuità con tutta la storia, le tradizioni e la forma del loro Ordine.
    L’Autore nelle conclusioni dell’opera asserisce che, rispetto alla prima redazione del suo studio, la situazione del tomismo contemporaneo pare conoscere qua e là una nuova primavera di studi e di interesse, anche a livello accademico laico.

    Un pregio particolare del testo è poi quello di contenere i risultati di interviste condotte dall’Autore nel 1993 a teologi ed autori sia interni al neotomismo che informati su di esso e la sua crisi: si scoprono così le opinioni autorevoli, tra le altre, di personalità come Christoph Schoenborn e Marie-Dominique Philippe, Jean-Hervé Nicolas e Eduard Schillebeeckx, Cornelio Fabro e Joseph Ratzinger.

    [EDUARD HABSBURG-LOTHRINGEN, Das Ende des Neuthomismus. Die 68er, das Konzil und die Dominikaner, Nova&Vetera, Bonn, 2007]“

  106. card. tedeschini scrive:

    Ricordo inoltre che l’”actuosa participatio” è formula coniata da Pio X nel “Tra le sollecitudini” e non dalla Mediator Dei come dice Gregorio VII.

  107. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    Se lei, ferratissimo canonista, ha le prove che le consacrazioni e le ordinazioni dei Lefebvriani siano nulle, allora faccia una denuncia alla competente autorità ecclesiastica …

    Le do un consiglio: non si limiti a stendere una bibliografia, altrimenti a Roma la prenderanno a pernacchie …

    Le ricordo, inoltre, che se fa cilecca, assai probabilmente dovrà scordarsi la porpora cardinalizia …

  108. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    Se lei, ferratissimo canonista, ha le prove che le consacrazioni e le ordinazioni dei Lefebvriani siano nulle, allora faccia una denuncia alla competente autorità ecclesiastica …

    Le do un consiglio: non si limiti a stendere una bibliografia, altrimenti a Roma la prenderanno a pernacchie …

    Le ricordo, inoltre, che se fa cilecca, assai probabilmente dovrà scordarsi la porpora cardinalizia …

  109. card. tedeschini scrive:

    @ Gregorio VII

    Lei ignora che ai sensi del can. 1708 del codex gli unici soggetti legittimati ad accusare di invalidità la sacra ordinazione sono il chierico stesso ovvero l’Ordinario.
    Non siamo neppure in grado di leggere i canoni copiati col copia e incolla. Pensa te…

  110. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    Attenzione eminenza!

    Io non ho lasciato alcun messaggio dove parlo di “actuosa participatio” e di Mediator Dei.

    Credo che mi confonda con Marco S. che ha postato un messaggio nell’altro thread (le cinque condizioni) …

    Ah!, eminenza …

  111. Cherubino scrive:

    @ Iginio, mi sembrava un pò eccessivo decretare finito il neotomismo e per fortuno leggo dal suo post che lo stesso autore nella seconda edizione riferisce di un certo rifiorire. In Università Cattolica – realtà che conosco meglio- il neotomismo è tutt’altro che defunto, anzi ha un rinnovato slancio, sia a livello di didattica che di ricerca. Bisogna però dire che è stato bilanciato negli utlimi decenni da un rinnovamento del filone agostiniano.

  112. Iginio scrive:

    martedì 1 luglio, alle ore 18, verrà celebrata la s. Messa secondo il rito tridentino presso la cappella san Francesco dell’Università Cattolica di Milano.

  113. Pipìta Del Monte scrive:

    Nobile Gregorio VII( De’ De Sona se non erro),

    il suo non immotivato timore che iol conte Todeschini possa essere preso a pernacchie è anche il mio.
    Vieppiù se si considera attentamente quanto egli scrive,facendo intendere esser egli alquanto amante di cotale genere musicale.
    E’ ‘l motivo pel quale gli consiglierei di assaggiare almeno una volta le pernacchie de’ quadrupedi ,verosimilmente non ottenibili da essi mettendo in giuoco la cavità orale, le quali alla musicalità del verso aggiungon alquanto mirabile olezzo di biade.

  114. Francesco Ursino scrive:

    Carissimo Gianpaolo1951,
    è un po’ che non ti si legge (ho anche intravvisto Giovanni Mandis, come va Giò??? ;) )!!!

    Ricambio i saluti, ti auguro una buona serata – spero più fresca della mia, qui si muore, trenta gradi alle sette di sera figuratri nel pome – .

    Ciau! :cool:

  115. card. tedeschini scrive:

    @Gregorio VII

    Risponda sul can. 1708 se ne è in grado.
    Bye

  116. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    card tedeschini dixit:
    “gli unici soggetti legittimati ad accusare di invalidità la sacra ordinazione sono il chierico stesso ovvero l’Ordinario.
    Non siamo neppure in grado di leggere i canoni copiati col copia e incolla”.

    ———————–

    A parte il fatto che, nel parlare di un eventuale esposto all’autorità ecclesiastica da parte sua, io stavo ironizzando con lei sulla questione e non lo ha nemmeno capito …

    Comunque il canone 1708 lo conosco benissimo.

    Un ultimo consiglio:
    poiché lei non è né in grado di dimostrare, né in grado di accusare nessuno davanti all’autorità competente, faccia una cosa: TACCIA!

  117. card. tedeschini scrive:

    Quando si impugna di validità la sacra ordinazione non si ‘accusa’ nessuno poiché il termine tecnico “ius accusandi” qui ha un significato particolare che risale alle decretali di Gregorio IX. Forse Lei non le conosce troppo bene.
    Di male in peggio…

  118. Gregorio VII scrive:

    @ card tedeschini

    Nel mio ultimo messaggio ho scritto:
    “né in grado di dimostrare, né in grado di accusare”.
    C’è qualche imprecisione che voglio assolutamente correggere, dato che lei sembra essere un po’ formalista.

    Ergo, l’ultimo consiglio, emendato, recita così:

    “poiché lei non è in grado di dimostrare niente, e, conseguentemente, incapace di poter accusare chicchessia, né tantomeno adire un qualsivoglia chierico davanti alla competente autorità ecclesiastica, faccia una cosa: TACCIA”!

    P.S.
    Se lo desidera, le faccio avere l’ultimo consiglio tradotto in latino, così può aggiungerlo alla sua bibliografia.

  119. Raffaele Savigni scrive:

    A Iginio: conosco anch’io la complessità della guerra civile spagnola. Lo invito comunque a leggere anche “I grandi cimiteri sotto la luna” di Bernanos (cattolico monarchico, non progressista).
    Sfido Vincenzo e chiunque altro a trovare un solo studente che possa dimostrare che l’ho discriminato per ragioni ideologiche.
    A Gregorio VII: conosco i miei limiti, ma come storico spero, anzi credo (sono anch’io un po’ orgoglioso, qualche volta) di valere più di Socci, Cammilleri, Pellicciari e simili.
    Invece alla “rusticitas” degli imbecilli (nel senso etimologico: = deboli di mente)che non hanno argomenti razionali da portare non rispondo.

  120. Gregorio VII scrive:

    @ Savigni

    Non era in discussione la sua competenza di storico (sinceramente, non mi permetterei mai).

    Il problema sono le mostruosità che dice sulla Chiesa ed in materia di Teologia, Liturgia, Diritto Canonico e Cattolicesimo (e sono davvero grossolane, dato che il sottoscritto, benché “rusticus imbecille”, le riesce a sgamare).

    Le consiglio di trovarsi una scialuppa …

  121. ilfratellominore scrive:

    Scusate, una segnalazione A S S O L U T A M E N T E off-topic (ma MOLTO off, offoffoff per così dire), però con sto’ caldo consideratela una freddurona
    http://www.haaretz.com/hasen/spages/990228.html

    No dico, ma dove andremo a finire?
    Aveva ragione il bardo “ci sono più cose sotto il cielo…”
    Buonanotte.

  122. mi ricorda il tono ed il linguaggio del caro marco scanavacca….

    marco, sei te?

    In ogni caso:
    io d’inglese so a malapena dire yes e no.
    figurati se riesco a leggermi l’articolo linkato.

    come posso fare?

  123. Cherubino scrive:

    “Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante non ne sogni la tua filosofia.”
    W. Shakespeare, Amleto, atto primo scena quinta.

  124. Gianluca Barile scrive:

    L’ennesimo ‘strappo’ dei lefebvriani, rifiutata la proposta di pace della Santa Sede: “Ribadiamo il no al Concilio. Se ci rivogliono nella Chiesa di Roma aboliscano il Messale di Paolo VI”

    di Bruno Volpe

    CITTA’ DEL VATICANO – Pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e massima obbedienza al Papa. Questi i punti principali dell’accordo proposto dal Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, il Cardinale Dario Castrillon Hoyos, ai seguaci di Monsignor Marcel Lefebvre. Ma Richard Williamson (nella foto), rappresentante dell’ala più dura dei cosiddetti ‘lefebvriani’, sostenendo di rappresentare il pensiero del superiore Bernard Fellay, ha dichiarato ufficialmente a ‘Petrus’ che lo scisma non si ricomporrà. Una doccia fredda dopo la ventata di ottimismo degli ultimi giorni. E’ bene chiarire che pubblichiamo l’intervista a Monsignor Williamson della Fraternita’ San Pio X considerandola rilevante sotto il profilo dell’attualità religiosa. Il nostro giornale è sempre stato e continuerà ad essere, senza indugi, in comunione con la Chiesa di Roma, con il Successore di Pietro e con i Vescovi a Lui fedeli. Lo stesso diritto di cronaca che ci spinge a riportare le gravissime e ingiustificate dichiarazioni di Williamson, non ci può far sottacere che tale Vescovo è, allo stato, scomunicato.

    Monsignor Williamson, come giudica le proposte di Roma? Vede praticabile una ricomposizione dello scisma?

    “Ho apprezzato il tono della lettera del Cardinale Castrillon Hoyos, ma francamente penso che non se farà nulla e che la nostra risposta sarà negativa”.

    Il Santo Padre Benedetto XVI, intanto, già da un anno, ha liberalizzato la Messa secondo l’antico rito romano per venirvi incontro. Allora qual è il vero problema?

    “Il gesto del Papa, al quale riconosciamo la massima buona volontà, ci è piaciuto ma non basta. Nella Chiesa è in atto una guerra, e sottolineo la parola guerra, tra il sano tradizionalismo e il modernismo post-concilare. Noi non accetteremo mai il Vaticano II”.

    Una delle conseguenze del Vaticano II che non avete mai gradito è stato il ‘Novus Ordo’, la Messa in lingua nazionale. Ma con la liberalizzazione del rito romano antico, il problema liturgico sembrava superato…

    “Guardi, noi non abbandoneremo mai la tradizione, glielo posso assicurare. Anzi, se la Chiesa ci rivuole con sé, chiediamo che ritorni al suo glorioso passato, cioè stabilmente al Messale di San Pio V, eliminando del tutto il Messale di Paolo VI. Ciò premesso, le assicuro che il problema non è solo liturgico ma anche teologico”.

    Sarebbe a dire?

    “La liturgia è espressione del dogma. E quella del dopo-Concilio è una liturgia in salsa russa, una specie di torta avvelenata. Poi vi sono altri aspetti del Vaticano II che non ci convincono, come l’ecumenismo, la collegialità, il modernismo, il dialogo interreligioso. Il fumo di Satana che entrava nella Chiesa del quale parlò Paolo VI, per noi era tutto ciò. Ma non solo. Restiamo all’attualità. Mi domando e chiedo: è lecito che gli ebrei vogliano insegnarci a pregare, come è accaduto nel caso della preghiera del Venerdì Santo fatta modificare al Papa proprio recentemente nel rito tridentino? Gli ebrei non conoscono Cristo, non credono in Lui, e debbono dirci come essere cristiani? Il dialogo interreligioso è stato un altro danno del Vaticano II…”.

    Dunque, voi ribadite il vostro no anche al dialogo interreligioso…

    “Il dialogo interreligioso è uno dei più grandi ostacoli presenti sulla strada della ricomposizione con Roma”.

    Nella lettera del Cardinale Castrillon Hoyos, il Vaticano chiedeva obbedienza al Papa… Si potrebbe partire da ciò per rientrare, magari anche gradualmente, in seno alla Chiesa di Roma.

    “Quello dell’obbedienza al Papa è un falso problema. Il problema non è il Pontefice: riconosciamo il suo potere e la sua autorità. Il vero problema è rappresentato dalla Curia modernista figlia del Concilio che alloggia in Vaticano”.

    Con il muro contro muro, non sarà mai revocata la scomunica nei vostri confronti…

    “Mi limito a dire che la scomunica non era valida quando fu comminata e che Monsignor Lefebvre fu un grande Vescovo e Pastore della Chiesa tradizionale”.

    http://www.papanews.it/dettaglio_interviste.asp?IdNews=8273#a

  125. Francesco scrive:

    Lo que dice Monseñor Williamson en “Petrus” es simplemente LAMENTABLE Y MUY TRISTE.

    Esperemos que esas palabras no reflejen el pensamiento de Monseñor Fellay y sus consejeros. Esperemos que ellos sí sepan ver que solo “cum Petro et sub Petro” podrán hacer una obra fructífera en la Iglesia.

    ¿Ninguno de ustedes, Andrea, Gianluca, puede hacer una entrevista a Monseñor Alfonso de Galarreta???? Nadie sabe cual es su pensamiento! Nadie sabe cual es su posición!!!

    Recemos para que al menos, Monseñor Fellay y una gran parte de la FSSPX, haga lo que tiene que hacer.

  126. elianna scrive:

    @ Francesco
    Esperemos que ellos sí sepan ver que solo “cum Petro et sub Petro” podrán hacer una obra fructífera en la Iglesia.
    —————————

    Concordo con te. Anch’io sono rattristata dalla notizia
    appena comunicata dal dott. Barile. Speriamo che ci siano ancora margini di trattativa.

    Condivido la grande speranza che questa reintegrazione
    possa essere un grande beneficio per la Chiesa,
    invitando, col suo esempio di incrollabile fedeltà
    al “despositum fidei” e alla sana liturgia
    tradizionale, tutti i cristiani a ritornare
    alla sequela di Gesù Cristo tramite l’obbedienza
    in toto (non solo per qualcosa che fa comodo)
    a papa Benedetto XVI, certamente illuminato e assistito
    dall’Altissimo, pur essendo circondato da lupi rapaci,
    nella certezza della progressiva e finale vittoria
    di Nostro Signore sui nemici numerosissimi, antichi e moderni, della Santa Chiesa.

    La presenza di questa parte del gregge, con i suoi pastori e fedeli, qualora accettasse l’invito lungimirante e fiducioso del Santo Padre, sarebbe un luminoso traino per il ritorno alla vera Fede, sia per i cristiani già sicuri e forti da tempo, sia per quelli incerti e disorientati dal marasma relativista, sia per quelli completamente sviati da quei movimenti (Neocat soprattutto) illusionisti dello Spirito, che all’insegna dell’”immaginazione e fantasia al potere” anche nella
    Chiesa – sacerdoti e vescovi compresi – hanno tradito e
    spudoratamente falsato il Vangelo per seguire le loro
    personali superbe “innovazioni” appellandosi ipocritamente
    al famoso “vento di primavera” del Concilio Vaticano II.

  127. ilfratellominore scrive:

    Cherubino Scrive: June 26th, 2008 at 11:03 pm

    “Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante non ne sogni la tua filosofia.”
    W. Shakespeare, Amleto, atto primo scena quinta.

    P R E C I S A M E N T E

    p.s.: Cosimo De Matteis, lei è proprio un curioso… in un sito frequentato da angeli, cardinali, papi, nobildonne e quant’altro vuole sapere l’identità di un cadetto? mi spiace non legga l’inglese perchè il pezzo era veramente – come dire – “insolito”…

  128. ilfratellominore scrive:

    “Ma non solo. Restiamo all’attualità. Mi domando e chiedo: è lecito che gli ebrei vogliano insegnarci a pregare, come è accaduto nel caso della preghiera del Venerdì Santo fatta modificare al Papa proprio recentemente nel rito tridentino? Gli ebrei non conoscono Cristo, non credono in Lui, e debbono dirci come essere cristiani?”

    Achtung antisemiten!!!

    Presten presten affertire truppe motorizzate di figli-di-koncilio per rintracciare kolpevole, plintarlo, und punirlo kon lettura obblikatoria di nostran aetaten

    Bonvi è fifo e lotta kon noi!!!
    http://www.bonvi.it/home/default.asp

  129. bruno volpe scrive:

    Cari amici ho fatto l’intervista a Williamson che mi e’ apparso sincero.Ovviamente non condivido le parti del suo pensiero fuori della Comunione con la Chiesa di Roma. Mi chiedo,pero’,dopo la intervista quanto abbia influito sull’imasprimento dei lefebvriani l’autorizzazione dgli statuti neocatecumenali: non era meglio attendere qualche altro giorno? Cordialita’ BV

  130. Silvano scrive:

    Ha ragione Sig. Volpe …. e pensare tra i papabili c’era anche il sandinista Madariaga …

  131. Daniele scrive:

    Mi chiedo,pero’,dopo la intervista quanto abbia influito sull’imasprimento dei lefebvriani l’autorizzazione dgli statuti neocatecumenali: non era meglio attendere qualche altro giorno? Cordialita’ BV
    _____
    Gentile Volpe, cosa voleva dire? Forse bisogna metter da parte chi è stato sempre fedele alla chiesa, per non offendere la sensibilità della Fraternità San Pio X?

  132. Silvano scrive:

    …) La prima cosa che voglio dirvi è che ho apprezzato il lavoro che la Società della Messa Latina d’Inghilterra e del Galles ha compiuto in questi quattro decenni.  Voi avete agito a fianco dei vostri vescovi e rispettando la loro autorità, a volte senza ottenere tutti i risultati che desideravate. E intanto, in tutto quel che avete fatto, siete rimasti fedeli alla Santa Sede e al successore di Pietro. E siete rimasti fedeli in un tempo molto difficile per la Chiesa – un tempo che è stato di prova particolare per coloro che amano e stimano le ricchezze dell’antica liturgia.

    Evidentemente questi anni non sono trascorsi senza numerose sofferenze, ma il nostro Signore amato le conosce e, nella sua divina provvidenza, trarrà per voi grandi benefici dai vostri sacrifici e dai sacrifici dei membri della Latin Mass Society che non hanno vissuto fino a questo giorno. A voi tutti, a nome della Chiesa, dico grazie per essere restati fedeli alla Chiesa e al Vicario di Cristo, grazie di non aver permesso che il vostro amore della liturgia classica di Roma vi conducesse fuori dalla comunione con il vicario di Cristo.

    E vi dico anche: in alto i cuori! Perchè è evidente dai giovani d’Inghilterra e del Galles che amano l’antica liturgia, che voi avete ben lavorato per conservare e trasmettere questa liturgia ai vostri figli.

    In secondo luogo, voglio parlare del Motu Proprio «Summorum Pontificum» del nostro amato santo padre, papa Benedetto XVI. So quale grande gioia la pubblicazione del Summorum Pontificum ha dato ai vostri membri e, d’altra parte, a tanti fedeli cattolici nel mondo. In risposta a tente sofferenze e preghiere di tante persone al corso di quattro decenni, Dio onnipotente ha suscitato per noi un  sovrano pontefice che è molto sensibile alle vostre preoccupazioni. Il papa Benedetto XVI  conosce e sente profondamente l’importanza dei riti dell’antica liturgia per la Chiesa, sia per la Chiesa di oggi che per la Chiesa di domani. Per questo ha pubblicato un documento giuridico, un Motu Proprio, che instaura la libertà legale degli antichi riti nella Chiesa. È importante comprendere che il Summorum Pontificum instaura una nuova realtà giuridica nella Chiesa.

    Esso dà ai fedeli ordinari e ai sacerdoti dei diritti, che devono essere rispettati da coloro che hanno la funzione d’autorità. Il Santo Padre sa che in certi luoghi del mondo, molte richieste di sacerdoti e fedeli laici che volevano celebrare secondo gli antichi riti, spesso non sono state accolte. Ecco perchè  ha ora stabilito, con la sua autorità, che celebrare secondo la forma più antica di liturgia – tanto il santo sacrificio della Messa quanto i sacramenti e gli altri riti liturgici – è un diritto giuridico, e non un semplice privilegio accordato.

    Certo, questo deve essere fatto in armonia sia con la legge ecclesiastica che son i superiori ecclesiali, ma i superiori devono anche riconoscere che questo diritto è adesso fermamente stabilito nella legge della Chiesa dal vicario di Cristo stesso. Si tratta di un tesoro che appartiene a tutta la Chiesa cattolica e che deve essere a disposizione di tutti i fedeli di Cristo. Questo significa che i sacerdoti parrocchiali e i vescovi devono accettare le suppliche e le richieste dei fedeli che lo chiedono, e che i preti e i vescovi devono fare tutto il possibile per dare ai fedeli questo tesoro liturgico eminente della tradizione della Chiesa.

    In questo periodo che segue immediatamente la pubblicazione del Motu Proprio, il nostro compito più urgente è di far sì che la celebrazione della forma straordinaria del rito romano sia celebrata là dove è più desiderata dai fedeli e là dove le loro legittime aspirazioni non sono ancora state soddisfatte. Da una parte, nessun sacerdote deve essere costretto, contro la sua volontà, a celebrare secondo questa forma straordinaria. D’altro canto, questi preti che non deisedrano celebrare secondo il messale romano del 1962 devono essere generosi a rispondere alle richieste dei fedeli che lo desiderano.

    Da come vedo le cose, due fattori sono necessari.
    1) Anzitutto è importante trovare una chiesa in una zona centrale, che vada bene al maggior numero di fedeli che hanno richiesto questa messa. Naturalmente deve essere una chiesa il cui parroco accetta di accogliere questi fedeli, della sua parrocchia e delle parrocchie vicine.
    2) E’ essenziale che ci siano dei preti che desiderino celebrare secondo il Messale romano del 1962 e rendano questo importante servizio pastorale ogni domenica. Spesso possono esserci uno o più sacerdoti, in un decanato o settore diocesano, che  posasonov olere, o anche desiderare, di celebrare questa messa. I vescovi devono essere molto sensibili a queste disposizioni pastorali e devono facilitarle. E’ obbiettivo fondamentale della Summorum Pontificum.

    E’ molto triste vedere dei preti a cui si vieta di celebrare questa forma straordinaria della Messa a causa di misure restrittive che sono state prese contro le intenzioni del Santo Padre, e dunque contro la legge universale della Chiesa (…).

    Permettetemi di dirlo con franchezza: il Santo Padre vuole che l’antica forma di messa divenga un caso normale nella vita liturgica della Chiesa, in modo che gli antichi riti diventino familiari a tutti i fedeli di Cristo – giovani e anziani – affinchè attingano alla loro bellezza tangibile e alla loro trascendenza. Il Santo Padre lo vuole per ragioni pastorali come per ragioni teologiche. Nella lettera che accompagna il Summorum Pontificum, papa Benedetto scrive:

    «La storia dellla Chiesa è fatta di crescita e progresso, mai di rottura, Ciò che era sacro per le generazioni precedenti resta grande e sacro oggi, e non può all’improvviso trovarsi completamente vietato, se non considerato come nefasto. È bene per noi tutti, conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e dare loro il giusto posto».

    Questo mi porta al terzo punto. Voi siete a buon diritto convinti che l’usus antiquior non è un pezzo da museo, ma l’espressione vivente del culto cattolico. Se è vivente, noi dobbiamo credere anche che si sviluppi. Il Santo Padre ha questa stessa convinzione.

    Come sapete, ha scelto «motu proprio», ossia di sua iniziativa, di modificare il testo della preghiera «Pro Judaeis» nella liturgia del Venerdì Santo. L’intenzione della preghiera non è in alcun modo indebolita, ma si è concepita una formulazione che rispetta le sensibilità.

    Allo stesso modo, come sapete, Summorum Pontificum ha disposto che la liturgia della parola sia proclamata in lingua vernacorale, senza essere letta prima dal celebrante in latino. Nella messa pontificale (che celebrero) oggi, ovviamente, le letture saranno solennemente cantate in latino, ma per delle celebrazioni meno solenni la liturgia della parola può essere proclamata direttamente nella lingua del popolo.

    (…)

    Le due forme d’uso del Rito Romano possono arricchirsi reciprocamente: nell’antico messale potranno e dovranno essere inseriti i nuovi santi, e alcuni dei nuovi prefazii. La Commissione Ecllesia Dei, insieme alle diverse entità dedicate all’usu antiquior, studierà le possibilità pratiche.

    Naturalmente, saremo felici del vostro contributo in questa importante questione. Vi domando solo di non opporvi per principio ai necessari adattamenti che il nostro Santo Padre richiede. (…) è un sacrificio che vi chiedo di fare con gioia, come segno della vostra unità con la Chiesa cattolica del vostro paese.

    QUALE “LURIDO REAZIONARIO” (per usare il linguaggio suino del Savigni) HA PRONUNCIATO QUESTE PAROLE ?

  133. Marco Scanavacca scrive:

    Io lo so, io io io lo so!!!
    Diamo una traccia ai figli-del (concilio): la risposta si trova in un posto (o sito) che le loro graziose pupille ABORRRONO (da pronunciare alla Mughini) anche solo sfiorare…

  134. Vincenzo scrive:

    @R.Savigni… sfido Vincenzo etc etc … Se così dovesse essere, non avrei che da esserne felice. Non so dove insegni il Prof e, qui, non interessa saperlo; tuttavia, la mia, era solo una supposizione, forse… temeraria (speriamo), ma dovuta alla Sua evidentissima “angolazione prospettica, storico-socio-politica, alquanto deformata”… e deformante.
    Prospettiva cui,peraltro, anche qui sul Blog… tutto, il Prof, uniforma di Sè. Ergo, ho “pensato male” e , quindi, ho peccato…