Buone notizie da Mosca…

[photopress:mons_pezziok.jpg,full,alignleft]Sul Giornale di oggi pubblico l’intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E’ confortante apprendere che c’è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

17 risposte a Buone notizie da Mosca…

  1. Pomidorka scrive:

    Che dire… queste cose abbiamo letto e sentito migliaia di volte. Sarebbe piu’ interessante leggere qualcosa sulla vita dei CATTOLICI in Russia, su cosa pensano, fanno, su come vivono la propria “liberta’ di espressione e di missione”. Di questo ritornello del Papa e Patriarca – comedovequandosiincontrano — ormai ce n’e’ abbastanza :) Il Patriarcata di Mosca oggi e’ l’artefice di forti divisioni all’interno dell’Ortodossia — guardate Ravenna e Rodos, ecc. Certo che con l’incontro con il Papa non cambiera’ nulla. Mentre le “condizioni necessari” e’ il solito ricatto del “proselitismo, grecocattolici in Ucraina” ecc.

  2. Daccordo.
    Ma, santo Cielo,
    vogliamo un pò gioire
    di certi “passi” VERI?

    avete sentito,in tale direzione, le parole pronunciate dal SANTO PADRE?(ERA PROPRIO SUL PORTO DELLA MIA CITTà!!!).

    Io quando entro nella chiesa ortodossa
    della mia città
    mi sento veramente “bene”.
    A brindisi si è creato un OTTIMO rapporto!!!!!
    E non da oggi.
    A differenza di tanti
    inutili
    costosi
    barbosi
    pomposi
    simposi ecumenici
    (che per esempio i “cugini” baresi fanno spesso, ma senza risultati VERI.Lo dico con dolore, non con campanilismo che sarebbe ASSURDO in tali contesti)

  3. Pomidorka scrive:

    E’ un altro discorso. E’ totalmente diverso il discorso sul rapporto tra ortodossi e cattolici Russi. E’ convinzione del Patriarcato che un Russo per definizione non puo’ essere cattolico, quindi e’ sempre un Russo di seconda classe. Il che’ non sarebbe mai ammissibile in Italia.
    Invece e’ ovvio che hanno buon rapporto con i cattolici stranieri, anche perche’ qui, in Italia (e non solo), ricevono molto — in senso materiale soprattutto, anche le chiese per celebrazioni. Una cosa inconcepibile invece in Russia dove gli ortodossi non darebbero mai permesso ai cattolici di utilizzare le loro chiese ed edifici. Insomma, mi fa piacere sentire tanta emozione nel Suo commento. Dimostra tanta buona volonta’ dei cattolici di avvicinarsi agli ortodossi e dimostra anche che in Italia l’informazione sulla vita religiosa in Russia e’ molto scarsa. E si parla solo degli ortodossi, quasi mai — del piccolo gregge cattolico che veramente ha bisogno di tanto sostegno dei fratelli nella fede (prima ancora dei fratelli separati).

  4. Pomidorka,
    conosco il piccolo grande dramma dei cattolici russi, in russia.
    Ho letto qualcosa della “casa di matriona”
    e dell’ACS.
    Sicuramente le cose stanno come hai affermato:
    non volevo sminuire o coprire, CREDIMI!!!!

    (FORSE cercavo di vedere il bicchiere mezzo pieno…..,in ogni caso :grazie)

  5. Pomidorka scrive:

    No, scusami e grazie a te :) sono io che ho visto il bicchiere mezzovuoto. E’ un sollievo vedere che ci sono persone che si interessano di questi problemi!

  6. Garlyc scrive:

    @ Pomidorka

    Io spero che il primo dei frutti di questa stagione di avvicinamento possa essere una migliore sorte per tutti i cattolici (latini e orientali!) di Russia e dei paesi dell’Est. Per questo prego.

  7. russo scrive:

    A me anche sembra che la notizia non é obietiva. É semplicemente un desiderio di nostro arcivescovo. Peró non c´é nessun fatto reale dentro di Russia che si possa argomentare per pensare cosí. Infatti, il nostro arcivescovo ancora non é stato col Patriarca, fuori di due secondi alla fine della celebrazione pascale, nella cattedrale ortodossa. Non lo hanno ricevuto.

  8. marista urru scrive:

    Pomidorka, è comprensibile la sua amarezza. Io credo però che solo avvicinando la Chiesa Cattolica e quella ortodossa, cominciando dal gesto simbolico importantissimo dell’incontro tra Papa e Patriarca, lentamente le cose cambieranno. Meglio che se si aprisse un capitolo di accuse e recriminazioni.
    Guardi, facendo le debite differenze, certi politici in Italia hanno bloccato un Paese, distrutto una economia, perdendosi in recriminazioni e chiacchere.
    La buona volontà conta molto, e chi ce ne ha di più, ne metterà di più

  9. Vincenzo scrive:

    … sono così triste, per le …”cattive notizie” da Econe,che… forse poco cristianamente, non sono troppo “interessato” alle eventuali notizie che arriverebbero da Mosca (anche perchè, alla buona fede degli Slavi e alla correttezza dei Levantini, in genere, non ci credo troppo…).
    L.J.C.

  10. Physikelly scrive:

    Migliori rapporti con l’Ortodossia, anche grazie a Summorum Pontificum & cetera?

    ..Stando a quanto disse esattamente due anni (un anno prima del motu proprio) fa l’Arcivescovo di Saint Louis, e adesso successore del Card. Vallini alla Segnatura Apostolica, l’ attenzione di Benedetto alla Liturgia può aiutare i rapporti con le Chiese d’oriente…:

    “Archbishop Raymond Burke, a notably obedient son of the Church, particularly with applying Pope John Paul II’s request in Ecclesia Dei Adflicta to be “wide and generous” in allowing the Classical Roman liturgy for those Catholics who desire it, agrees with Bishop Rifan’s assessment, but with a nuance.

    “I wouldn’t think that the Holy Father would be doing this simply as a strategy [for ecumenical relations with the Orthodox], but I do think it will be an effect of a restoration or in the ‘reform of the reform’ of the liturgy,” Archbishop Burke said.

    “It seems to me for the Eastern rites, and for those of the Orthodox Churches, the reform of the liturgy after the council and the concrete expression is so stripped of the transcendent, of the sacral elements, it is difficult for them to recognize its relationship with their Eucharistic Liturgies,” he said.

    Archbishop Burke agreed that the Eastern Churches would most likely identify more readily with the Classical Roman rite of liturgy, and its similarities with their own Divine Liturgies, than the Novus Ordo liturgy.

    “It would be easier for them to see the unity, the oneness in the Eucharistic Sacrifice, by a rite of the Mass, just limiting ourselves now to talking about the Holy Mass, that it was richer in those dimensions — the elements of the transcendent — the symbols of the transcendent element of Christ — Christ in action in the Mass — the unbloody renewal of the Sacrifice of Calvary,” Archbishop Burke said. ”

    http://www.renewamerica.us/columns/mershon/060629

  11. Physikelly scrive:

    Mia traduzione di un punto saliente di quanto disse Mons. Burke -da ieri Prefetto della Segnatura Apostolica e futuro cardinale- due anni fa :

    “Mi pare che per i Riti orientali, e per quelli delle Chiese Ortodosse, la riforma della Liturgia dopo il Concilio e la sua espressione concreta siano così spogliate del trascendente, di elementi sacrali; è difficile per loro riconoscere la sua relazione con le loro Liturgie Eucaristiche”, ha detto.

    L’Arcivescovo Burke è d’accordo con l’idea che le Chiese orientali si identificherebbero molto probabilmente più facilmente con la lLturgia del Rito Romano Classico , e le sue somiglianze con le loro Divine Liturgie, piuttosto che con la Liturgia del Novus Ordo.

    “Sarebbe più facile per loro vedere l’unità, l’essere uno nel Sacrificio Eucaristico, attraverso un rito della Messa -limitandoci adesso a parlare della Santa Messa- che fosse più ricco in quelle dimensioni -gli elementi del trascendente- i simboli dell’elemento trascendente di Cristo-Cristo in azione nella Messa-il rinnovamento incruento del Sacrificio del Calvario”, ha detto l’Arcivescovo Burke.

  12. peccatore scrive:

    Il Signore sa che cosa fare, ma Lui è Dio.
    Noi invece siamo confusi, contraddittori, perchè peccatori. Il peccato non è solo uccidere, rubare o mentire, perchè la prima tentazione è quella di mettere da parte Dio, per trovare soluzioni umane, fondate sui “valori” e sul nostro “fare”.
    Sappiamo di dover evitare il “proselitismo”, in nome dell’ecumenismo, per cui il “dialogo” muove da delle “condizioni” che salvaguardano lo status quo, in un “relativismo” umano inevitabilmente compromissorio, che cerca di purificarsi attraverso l’umiltà per tendere alla Verità. La “persona al centro”, la “svolta antropologica”, non è insensata; ma paga dazio se, come retropensiero, pensa che mettendo Dio al centro la persona vada in periferia. No: se Dio è al centro, la persona lo è. Viceversa se Dio non è al centro, la persona non lo sarà mai. E se la persona è al centro, non è detto che lo sia Dio: troppa Chiesa cattolica sta facendo brutte esperienze su quest’ultimo punto. Tornando a Mosca, credo che i cattolici debbano sapere tre cose: la Verità e la croce sono inseparabili; la fedeltà alla Verità è costosa; la verità è nella “volontà del Padre”, rivelata da Gesù e annunciata dalla Chiesa. Dove c’è comunione e successione apostolica si è più vicini al centro. Ma dobbiamo purificare le prese di distanza. Aiutiamoci a farlo; la preghiera del pellegrino russo ci aiuti tutti.

  13. peccatore scrive:

    amici, non perdiamoci la rilettura attenta delle parole dell’omelia di papa Benedetto oggi.

  14. peccatore scrive:

    Pochi stralci, grazie al bel blog di Raffaella.

    Alla fine del suo cammino dirà di sé: «Sono stato fatto… maestro delle genti nella fede e nella verità» (1Tm 2,7; cfr 2Tm 1,11).

    Siamo quindi riuniti non per riflettere su una storia passata, irrevocabilmente superata. Paolo vuole parlare con noi – oggi. Per questo ho voluto indire questo speciale “Anno Paolino”: per ascoltarlo e per apprendere ora da lui, quale nostro maestro, «la fede e la verità», in cui sono radicate le ragioni dell’unità tra i discepoli di Cristo.

    È per me motivo di intima gioia che l’apertura dell’“Anno Paolino” assuma un particolare carattere ecumenico per la presenza di numerosi delegati e rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali, che accolgo con cuore aperto.

    Nella Lettera ai Galati egli ci ha donato una professione di FEDE molto personale, in cui apre il suo cuore davanti ai lettori di tutti i tempi e rivela quale sia la molla più intima della sua vita. «Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20).

    Tutto ciò che Paolo fa, parte da questo centro.

    La sua fede è l’esperienza dell’essere amato da Gesù Cristo in modo tutto personale; è la coscienza del fatto che Cristo ha affrontato la morte non per un qualcosa di anonimo, ma per amore di lui – di Paolo – e che, come Risorto, lo ama tuttora, che cioè Cristo si è donato per lui. La sua fede è l’essere colpito dall’amore di Gesù Cristo, un amore che lo sconvolge fin nell’intimo e lo trasforma. La sua fede non è una teoria, un’opinione su Dio e sul mondo. La sua fede è l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore. E così questa stessa fede è amore per Gesù Cristo.

    Nella prima delle sue Lettere, quella rivolta ai Tessalonicesi, egli stesso dice: «Abbiamo avuto il coraggio … di annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte… Mai infatti abbiamo pronunziato parole di adulazione, come sapete» (1Ts 2,2.5). La verità era per lui troppo grande per essere disposto a sacrificarla in vista di un successo esterno. La verità che aveva sperimentato nell‘incontro con il Risorto ben meritava per lui la lotta, la persecuzione, la sofferenza.

    Ma ciò che lo motivava nel più profondo, era l’essere amato da Gesù Cristo e il desiderio di trasmettere ad altri questo amore.

    Paolo era uno capace di ama, e tutto il suo operare e soffrire si spiega solo a partire da questo centro.

    I concetti fondanti del suo annuncio si comprendono unicamente in base ad esso.

    Prendiamo soltanto una delle sue parole-chiave: la libertà. L’esperienza dell’essere amato fino in fondo da Cristo gli aveva aperto gli occhi sulla verità e sulla via dell’esistenza umana – quell’esperienza abbracciava tutto. Paolo era libero come uomo amato da Dio che, in virtù di Dio, era in grado di amare insieme con Lui. Questo amore è ora la «legge» della sua vita e proprio così è la libertà della sua vita. Nello stesso spirito Agostino ha formulato la frase diventata poi famosa: Dilige et quod vis fac (Tract. in 1Jo 7 ,7-8) – ama e fa’ quello che vuoi.

    Chi ama Cristo come lo ha amato Paolo, può veramente fare quello che vuole, perché il suo amore è unito alla volontà di Cristo e così alla volontà di Dio; perché la sua volontà è ancorata alla verità e perché la sua volontà non è più semplicemente volontà sua, arbitrio dell’io autonomo, ma è integrata nella libertà di Dio e da essa riceve la strada da percorrere.

    Cristo non si è ritirato nel cielo, lasciando sulla terra una schiera di seguaci che mandano avanti «la sua causa». La Chiesa non è un’associazione che vuole promuovere una certa causa. In essa non si tratta di una causa. In essa si tratta della persona di Gesù Cristo, che anche da Risorto è rimasto «carne». Egli ha «carne e ossa» (Lc 24,39), lo afferma in Luca il Risorto davanti ai discepoli che lo avevano considerato un fantasma.

    Egli ha un corpo. È personalmente presente nella sua Chiesa, «Capo e Corpo» formano un unico soggetto, dirà Agostino. «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?», scrive Paolo ai Corinzi (1Cor 6,15). E aggiunge: come, secondo il Libro della Genesi, l’uomo e la donna diventano una carne sola, così Cristo con i suoi diventa un solo spirito, cioè un unico soggetto nel mondo nuovo della risurrezione (cfr 1Cor 6,16ss). In tutto ciò traspare il mistero eucaristico, nel quale Cristo dona continuamente il suo Corpo e fa di noi il suo Corpo: «Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane» (1Cor 10,16s).

    Con queste parole si rivolge a noi, in quest’ora, non soltanto Paolo, ma il Signore stesso:

    Come avete potuto lacerare il mio Corpo?

    Davanti al volto di Cristo, questa parola diventa al contempo una richiesta urgente:

    Riportaci insieme da tutte le divisioni. Fa’ che oggi diventi nuevamente realtà: C’è un solo pane, perciò noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo. Per Paolo la parola sulla Chiesa come Corpo di Cristo non è un qualsiasi paragone. Va ben oltre un paragone.

    Vorrei concludere con una parola tarda di san Paolo, una esortazione a Timoteo dalla prigione, di fronte alla morte. «Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo», dice l’apostolo al suo discepolo (2Tm 1,8).

    Questa parola, che sta alla fine delle vie percorse dall’apostolo come un testamento, rimanda indietro all’inizio della sua missione. Mentre, dopo il suo incontro con il Risorto, Paolo si trovava cieco nella sua abitazione a Damasco, Anania ricevette l’incarico di andare dal persecutore temuto e di imporgli le mani, perché riavesse la vista.

    All’obiezione di Anania che questo Saulo era un persecutore pericoloso dei cristiani, viene la risposta: Quest’uomo deve portare il mio nome dinanzi ai popoli e ai re. «Io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome» (At 9,15s).

    L’incarico dell’annuncio e la chiamata alla sofferenza per Cristo vanno inscindibilmente insieme. La chiamata a diventare il maestro delle genti è al contempo e intrinsecamente una chiamata alla sofferenza nella comunione con Cristo, che ci ha redenti mediante la sua Passione.

    In un mondo in cui la menzogna è potente, la verità si paga con la sofferenza. Chi vuole schivare la sofferenza, tenerla lontana da sé, tiene lontana la vita stessa e la sua grandezza; non può essere servitore della verità e così servitore della fede.

    Non c’è amore senza sofferenza – senza la sofferenza della rinuncia a se stessi, della trasformazione e purificazione dell’io per la vera libertà.

  15. annarita scrive:

    Buone notizie per Mosca, ma meno buone per la Chiesa Cattolica! Ciò che appare buono a volte è un vero castigo, e ciò che appare un castigo a volte è una bella grazia.

  16. lorenzo scrive:

    Ricordo come i cattolici in Russia fossero molto più numerosi, prima dell’avvento del comunismo… Piuttosto come vanno i rapporti tra cattolici e ortodossi turchi? Io non mi dimenticherò mai quando il Papa e il Patriarca di Costantinopoli sono usciti insieme con le mani alzate e unite. Mi è sembrato il maggior gesto di avvicinamento degli ultimi anni, più di molti “meeting” ecumenici.
    Riguardo fatti concreti di cattolici in Russia, i miei ex catechisti vivono in missione a San Pietroburgo; i cattolici sono veramente pochissimi, ma piuttosto che un’avversione verso di loro, si respira una ben più pesante indifferenza.

  17. Perciò non vantarti di nessuna dottrina o arte, ma piuttosto abbi paura di tutto il sapere che ti è stato affidato. Se tu credi di saper molto e hai facilità a capire, pensa che molto più è ciò che ti resta da conoscere. Non insuperbire, ma con più ragione confessa la tua ignoranza. E perché, poi, considerarti maggiore di qualcun altro, quando vedi tanta gente più dotta di te e più addentro nella conoscenza della Legge?

    Se vuoi sapere o apprendere qualcosa con vera utilità, desidera d’essere ignorato e stimato come un nulla. Questa è la più alta e più proficua lezione:

    CONOSCERSI VERAMENTE E DISPREZZARSI.

    E gran sapienza e perfezione è tenere in nessun conto sé stessi: degli altri, invece, aver sempre alta la stima.

    Se anche, quindi, tu vedessi un altro peccare apertamente o addirittura commettere qualche azione molto grave, neanche allora dovresti crederti migliore, perché non sai quanto potrai durare nel bene. Siamo tutti fragili; ma nessuno giudicherai più fragile di te.