Siccità in Africa, per vincere l’indifferenza

Domenica scorsa Benedetto XVI ha rivolto un appello alla comunità internazionale per far fronte alla grave siccità che attanaglia il Corno d’Africa, dove undici milioni di persone rischiano di morire di fame.

Oggi il quotidiano Avvenire fa notare come le Nazioni Unite per salvare quelle persone abbiano chiesto un miliardo e mezzo di dollari: «Se la somma dovesse ricadere sui soli abitanti dell’Unione Europea – scrive Avvenirefarebbe 3 euro a testa. Se aggiungiamo gli Usa, il Canada e l’Australia, per restare all’Occidente, l’obolo diventa irrisorio. Se ci mettiamo i Paesi ricchi dell’Asia, ridicolo».

La Chiesa si è mobilitata, la Cei ha stanziato un milione di euro, ieri anche il Papa, attraverso Cor Unum, ha fatto una prima offerta. «La situazione umanitaria in Somalia è disastrosa», aveva detto nei giorni scorsi monsignor Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio e vescovo di Gibuti, nonché Presidente di Caritas Somalia.

«Nel sud della Somalia – aveva aggiunto – gli effetti della siccità si sommano a vent’anni di vuoto politico e conflitti. Se vogliamo evitare la catastrofe umanitaria occorre agire velocemente e con grande attenzione alla complessità del contesto».

Caritas Italiana, da anni impegnata nel Corno d’Africa, in occasione di questa emergenza è in costante contatto con le Caritas africane attive nei paesi colpiti dalla siccità e ha offerto sostegno alle azioni in atto e al piano in via di definizione.

Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: «Carestia Corno d’Africa 2011».

Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
UniCredit, via Taranto 49, Roma
Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119

Banca Prossima, via Aurelia 796, Roma
Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474

Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma
Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma
Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113

Va sempre specificato nella causale “Carestia corno d’Africa 2011″

CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana
tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

117 risposte a Siccità in Africa, per vincere l’indifferenza

  1. Carlo scrive:

    Ave Maria!
    Grazie dott. Tornielli!
    Non perdiamo tempo e ringraziamo sempre il Signore che ci da la possibilità materiale di aiutare il prossimo.
    Sia lodato Gesù Cristo . . sempre sia lodato!!

    • luciano27 scrive:

      e ringraziamo il Signore anche perchè permette che vi sia tanto prossimo da aiutare. Non le viene questo pensiero, caro Carlo? a me si. saluti

      • Carlo scrive:

        Pensandoci bene si! Comunque sia sempre ed ovunque ringraziato. Un abbraccio, carlo. Ave Maria!

        • luciano27 scrive:

          mi scusi ,caro Carlo,lei direbbe le stesse parole, se facesse parte di quelli che hanno bisogno di essere aiutati? Le ricambio l’abbraccio

          • Carlo scrive:

            Rispondo che io, anche se ciò succedeva tanti anni fa, facevo parte di quella categoria di persone. So in prima persona cosa vuol dire fare la fame – la vera fame – e più di me lo sanno i miei genitori. Io all’epoca ero piccolo e non mi rendevo conto pienamente della situazione; non voglio entrare nei dettagli, ma – anche se siamo sopravvissuti alla fame e in confronto alle popolazioni che oggi muoiono per mancato nutrimento la nostra situazione era di gran lunga migliore-, quell’esperienza mi ha fatto imparare i “VERI VALORI DELLA POVERTA’”, quelli che non si possono imparare altrove se non sperimentando in prima persona. Rispetto comunque l’opinione di tutti e le mando un sincero saluto. Con stima, carlo.

  2. peccatore scrive:

    Come fa chi:
    -ha un mutuo/debiti che fatica a pagare
    -ha lo stipendio o la pensione decurtati dall’inflazione
    -ha le entrate decurtate dalle tasse
    -ha già persone bisognose in carico ed un welfare pubblico sempre più asfittico
    -ha parenti/conoscenti sempre più precarizzati nell’impiego e nella stabilità

    Come fa, uno/a così, ad aiutare chi comunque sta molto peggio di lei/lui?

    Eppure lo fa! Lo facciamo. Perchè con una piccola rinuncia per noi una risorsa per gli altri che stanno davvero male la troviamo sempre. E’ esperienza comune di chi vive e non si limita a far di conto. Di chi ama e non idolatra Mammona.

    Chiediamoci però perchè dovremmo fare sacrifici per arricchire degli avvoltoi?
    Perchè tagliare risorse alla vita per soddisfare dei seminatori di morte?
    Che senso ha pagare interessi su prestiti da noi non richiesti, utilizzati per fare cose di cui nessuno ci ha chiesto il permesso, con contratti stipulati in modo oscuro, soprattutto quando i soldi che ci sono stati prestati non esistevano, ma sono stati inventati e dichiarati esistenti, mentre la sola cosa reale è l’interesse che ci paghiamo sopra?

    Quindi:
    -facciamo un sacrificio ed aiutiamo chi sta peggio di noi, ma diciamolo:
    -basta impoverirci per tributare risorse ai falsari, nel buco nero del debito odioso
    -un debito ingiusto, inventato di sana pianta, si può anche contestarlo.
    -si deve, anche a beneficio di chi muore di fame e di sete, soprattutto per loro.

  3. ritaroma scrive:

    Peccatore, hai ragione, ma come facciamo? certo chi non può non deve sentirsi in colpa x questo….. offrirà al Signore le sue preghiere e il suo dispiacere xchè non accada il peggio…. gli altri faranno ciò che possono, secondo le loro disponibilità senza essere falsi o ipocriti.
    come diceva S.Pietro allo storpio davanti alla Porta Bella,” non ho niente, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù….!”
    chi straparla di libertà direbbe: ma se l’uomo voleva rimanere così,(x scelta, e ce ne sono tanti) guadagnare (si fa per dire) con le elemosine, senza doversi sobbarcare tutti gli impegni materiali e morali della vita? beh! Sarebbe un uomo inutile… e allora “alzati e cammina!!!!!!!!!!

    • peccatore scrive:

      C’è da chiedersi se sia più “inutile” l’accattone sudaticcio e sdentato che incontro ogni giorno fuori di messa, che si è inventato il mestiere di tenere pulito il sagrato con una spelacchiatissima scopa ed apre premuroso la porta a chi si avvicina alla porta della chiesa, oppure uno stipendiatissimo, profumatissimo ed elegante cicisbeo che guadagna cifre folli speculando sul debito altrui.
      C’è da chiedersi se sia più saggio chi vive di Provvidenza, oppure chi specula assicurando previdenze e lucrando sui rischi.
      Intanto c’è da parlare di queste cose e di questi meccanismi che ci ammorbano, invece che dare per assodato che “un debito va sempre pagato”.
      E chi l’ha detto? Sicuramente l’Accusatore…

  4. il maccabeo scrive:

    Peccatore, non si preoccupi, il bel castello di carte dellá lata finanza sta per cadere da solo. Le scatole vuote si possono spostar quanto si vuole, ma rimangon sempre vuote. I debiti si posson cercar di scaricare su chi si vuole, ma il sistema é comunque chiuso e ci sará prima o poi chi scopre che… il re é nudo.

  5. Radio Cattolica Libera scrive:

    e dire che quelli della Somalia ci odiano a morte e siamo obbligati a nutrire quelli che andrebbero a lapidarci perchè siamo cristiani. Mi lascia senza parole…

    • mauro scrive:

      evidentemente non sa che quel milione di euro sarà destinato alla popolazione su indicazione delle comunità cattoliche del corno d’Africa.
      Non credo proprio che in Somalia accadrà ciò che prevede, al 99 % sono mussulmani.

    • Reginaldus scrive:

      appunto, che si rivolgano ad Allah, che è grande e misericordioso, e al suo profeta, che è il massimo di tutti…

      • graziella46 scrive:

        Ciò non mi pare molto cristiano! Quelli che muoiono di fame sono poveracci che non hanno nemmeno la possibilità di fare scelte, ma sono oppressi da governi corrotti e da dittatori che impongono anche la religione per asservire il popolo. Comunque hanno fame e noi, nell’ambito delle nostre possibilità, dobbiamo dare da mangiare, come ci ha chiesto il Signore. E’ meglio il poco di molti !

        • Sal scrive:

          E quando aprì il quarto sigillo, udii la voce della quarta creatura vivente dire: “Vieni!” E vidi, ed ecco, un cavallo pallido; e colui che vi sedeva sopra aveva nome la Morte. E l’Ades lo seguiva da vicino. E fu data loro autorità sulla quarta parte della terra, per uccidere con una lunga spada e con la penuria di viveri e con una piaga mortale e mediante le bestie selvagge della terra. ( Rivelazione 6.7-8)

          (Geremia 15:2) E deve accadere che se ti dicono: ‘Dove usciremo?’ devi anche dire loro: ‘Geova ha detto questo: “Chiunque è per la piaga mortale, alla piaga mortale! E chiunque è per la spada, alla spada! E chiunque è per la carestia, alla carestia! E chiunque è per la cattività, alla cattività!”’

          (Ezechiele 5:17) “E certamente manderò su di voi la carestia e dannose bestie selvagge, e ti dovranno privare di figli, e la pestilenza e il sangue stessi passeranno in mezzo a te, e porterò su di te la spada. Io stesso, Geova, ho parlato’”.

          (Luca 21:11) “e ci saranno grandi terremoti, e in un luogo dopo l’altro pestilenze e penuria di viveri; e ci saranno paurose visioni e dal cielo grandi segni.”

          Le sembra cristiano tutto questo ? O ha già dimenticato ciò che Gesù aveva predetto e altri prima di lui ?

    • Patrizia scrive:

      non si è mai chiesta perchè ci odiano?

  6. antonellalignani scrive:

    Come vanno le cose quando sono in mano ai cattolici? Conosco una suora che svolge la sua missione nel Brukina Faso, suor Ester. E’ sempre attiva, attenta alle necessità delle popolazioni. Si prepara per tempo alle eventualità della carestia, fa incetta di riso e di generi vari; assiste le donne di qualunque etnia e orientamento religioso. E’ sostenuta da volontari italiani, che l’aiutano volentieri, ben sapendo che con lei niente va sprecato.

  7. bo.mario scrive:

    Non sono in sintonia con questo pope. Si fa paladino di tutte le popolazioni in difficoltà e non dice niente sul suo creato. Nel corno d’Africa la carestia, forse, è l’ultimo dei problemi. Si ammazzano tutti i giorni gli uni con gli altri e chi dovrebbe lavorare non lo può fare. Mandiamo l’ONU a fare piazza pulità di quello schifo? Mandiamo aiuti a chi fomenta la guerra di continuo? Il pope non ci pensa, lui lancia gli allarmi, non se n’era accorto nessuno. Paladino come Don Chisciotte? Naturalmente poi bisogna salvare il S.Raffaele, bisogna trovare fondi per le loro scuole, colleghi vi stanno prendendo in giro e non ve ne accorgete. OpusDei è potente e strano che non si rivolga a loro. Armiamoci e combattete voi, un vecchio detto che calza a pennello. L’Onu c’è già stato in Somalia e c’era poco da fare perchè e gente che non se lo merita. Lì i religiosi della vita umana non hanno nessun rispetto e il pope poteva dire che prima sistemiamo le cose poi si può intervenire, sempre con la partecipazione di quelle genti, altrimenti non arriviamo da nessuna parte. Ma lui la sua figura l’ha fatta, ha detto…… Un saluto.

  8. Cherubino scrive:

    A parte il fatto che stare a discutere va bene, ma dopo aver fatto qualcosa, sennò mentre si parla la gente muore…
    Quanto ai soldi buttati in spese inutili (salvo per le imprese che producono questi giocattolini) e davvero poco etiche, questo caso mi sembra che faccia davvero vomitare:
    http://www.francarame.it/node/529

  9. Cherubino scrive:

    riporto il link alla recente mozione IDV sui 131 caccia F-35/JSF in cui sono riportati dati impressionanti. Basta pensare che ogni caccia costa circa 140 milioni di euro (18 miliardi totali/131) più altre spesucce per altri 2 miliardi.
    Magari, se invece di prenderne 131 ne prendessimo 130 (o 129, 128, 127… 5,4,3,2,1,0) potremmo dare più sostegni alla famiglia e alle imprese, abbassare le tasse e sostenere le urgenze umanitarie come quella del Corno d’Africa.

  10. bo.mario scrive:

    Che le spese militari siano esagerate è la verità. Che con questo dobbiamo aiutare tutto il mondo è solo ipocrisia. Da dove cominciamo? Dalla palestina, da Haiti, dal Cile, dal Bangladesh, ecc. se volete continuare l’elenco ce n’è ancora, potete farlo. Potremo inziare da chi collabora seriamente e non attende aiuti dal cielo. Chi richiede piccole tecnologie per crescere. Oppure come fa il pope dicendo che lì c’è la carestia, poi sono gli altri i cattivi. Sette miliardi di persone, auguri. Un saluto.

  11. Massimo Lucchini scrive:

    C’è gente che vomita davanti a certi casi per congenita debolezza di stomaco….; gente che pretende di risolvere il problema della siccità in Africa con la propria pipì di gatta e infine gente che parla poco o niente e fa molto in silenzio!
    Collateralmente poi ci sono persone sempre in prima fila per difendere i diritti dei popoli ….e sempre in ultimissima fila quando si tratta di assumersi le proprie responsabilità, specialmente sul posto di lavoro

  12. Reginaldus scrive:

    è peggiore la piaga della carestia o quella della guerra permanente??? I signori della Guerra non avevano di meglio da fare che pensare a scannarsi tra di loro??? Quel tempo per uccidere non potevano dedicarlo per creare condizioni di vita migliore??? Ora chiedono da mangiare… per poi tornare ad uccidersi??? Ma una scappatoia ce l’ hanno: venire qui in Italia, dove c’ è un vaticano che li sponsorizza e un popolo che si intenerisce facilmente, soprattutto quando ha a che fare con gente diversa da sé…ché i suoi simili, quando nel bisogno, possono anche crepare, che nessuno se ne accorge, il vaticano meno che meno…

  13. giovannino scrive:

    Sono d’ accordo con Cherubino . Il livello delle spese militari nel mondo è folle . Se tutte le spese per armamenti fossero destinate allo sviluppo economico , la povertà e la fame scomparirebbero quasi del tutto dal nostro pianeta . So che questa è un ‘ utopia , ma è giusto chiedere la riduzione progressiva delle spese militari , a cominciare dal nostro Paese .

  14. peccatore scrive:

    Caro Cherubino, le spese militari NON sono lo scandalo più grande.
    Sono uno scandalo, ma non il più grande. Al massimo sono conseguenza del vero scandalo, che alimenta tutte le tensioni, risolte con gli armamenti, prima e dopo aver determinato i conflitti.
    Capisco che faccia comodo cambiare discorso, ma tant’è…

    • Cherubino scrive:

      e chi sta cambiando discorso ? Il problema della povertà e della mancanza di risorse per rispondere ai bisogni è sia un problema di distribuzione della ricchezza sia un problema di uso della stessa. I due aspetti sono strettamente interconnessi e interdipendenti.
      Spendere tutti quei soldi in aerei da caccia non è solo un fatto casualmente (per caso) “contemporaneo”, ma causalmente (per causa) connesso.
      Perchè quei soldi confluiranno nelle tasche di pochi, perchè quelle armi -almeno in quella quantità- non serviranno a nulla o quasi, non porteranno benessere a nessuno, anzi produrranno altra spesa pubblica (che non dovremmo invece abbassare ?) senza essere beni produttivi di alcunchè.
      Anche da un punto di vista prettamente macroeconomico non servono a nulla, se non alla tasca dei produttori che sono già straricchi. Soldi che finiranno anch’essi in speculazioni finanziarie dato che non basterebbero mille vite per spenderli.
      Le risorse che Dio Padre ha dato all’umanità sono tante, sono eccedenti, ma non sono illimitate. Non è un una questione di anticlassismo. In qualche misura le differenze di classe e di censo sono parte della struttura sociale. Ma entro un certo limite che è dato dal bene comune. Bene comune che è possibile solo se la ricchezza è gestita nell’ottica della “comune destinazione dei beni”.

      Giusto perchè si parla tanto, ma si ricorda poco la sana dottrina, vorrei ricordare il Magistero in materia, attingendo alla Centesimus annus di Giovanni Paolo II.

      “30. Nella Rerum novarum Leone XIII affermava con forza e con vari argomenti, contro il socialismo del suo tempo, il carattere naturale del diritto di proprietà privata.65 Tale diritto, fondamentale per l’autonomia e lo sviluppo della persona, è stato sempre difeso dalla Chiesa fino ai nostri giorni. Parimenti, la Chiesa insegna che la proprietà dei beni non è un diritto assoluto, ma porta inscritti nella sua natura di diritto umano i propri limiti.

      Mentre proclamava il diritto di proprietà privata, il Pontefice affermava con pari chiarezza che l’«uso» dei beni, affidato alla libertà, è subordinato alla loro originaria destinazione comune di beni creati ed anche alla volontà di Gesù Cristo, manifestata nel Vangelo. Infatti scriveva: «I fortunati dunque sono ammoniti …: i ricchi debbono tremare, pensando alle minacce di Gesù Cristo …; dell’uso dei loro beni dovranno un giorno rendere rigorosissimo conto a Dio giudice»; e, citando san Tommaso d’Aquino, aggiungeva: «Ma se si domanda quale debba essere l’uso di tali beni, la Chiesa … non esita a rispondere che a questo proposito l’uomo non deve possedere i beni esterni come propri, ma come comuni», perché «sopra le leggi e i giudizi degli uomini sta la legge, il giudizio di Cristo».66

      I successori di Leone XIII hanno ripetuto la duplice affermazione: la necessità e, quindi, la liceità della proprietà privata ed insieme i limiti che gravano su di essa.67 Anche il Concilio Vaticano II ha riproposto la dottrina tradizionale con parole che meritano di essere riportate esattamente: «L’uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possono giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri». E poco oltre: «La proprietà privata o un qualche potere sui beni esterni assicurano a ciascuno una zona del tutto necessaria di autonomia personale e familiare, e devono considerarsi come un prolungamento della libertà umana … La stessa proprietà privata ha per sua natura anche una funzione sociale, che si fonda sulla legge della comune destinazione dei beni».
      [...]

      La prima origine di tutto ciò che è bene è l’atto stesso di Dio che ha creato la terra e l’uomo, ed all’uomo ha dato la terra perché la domini col suo lavoro e ne goda i frutti (cf Gn 1,28-29). Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere né privilegiare nessuno. È qui la radice dell’universale destinazione dei beni della terra. Questa, in ragione della sua stessa fecondità e capacità di soddisfare i bisogni dell’uomo, è il primo dono di Dio per il sostentamento della vita umana. Ora, la terra non dona i suoi frutti senza una peculiare risposta dell’uomo al dono di Dio, cioè senza il lavoro: è mediante il lavoro che l’uomo, usando la sua intelligenza e la sua libertà, riesce a dominarla e ne fa la sua degna dimora. In tal modo egli fa propria una parte della terra, che appunto si è acquistata col lavoro. È qui l’origine della proprietà individuale. E ovviamente egli ha anche la responsabilità di non impedire che altri uomini abbiano la loro parte del dono di Dio, anzi deve cooperare con loro per dominare insieme tutta la terra.

      Nella storia si ritrovano sempre questi due fattori, il lavoro e la terra, al principio di ogni società umana; non sempre, però, essi stanno nella medesima relazione tra loro. Un tempo la naturale fecondità della terra appariva e di fatto era il principale fattore della ricchezza, mentre il lavoro era come l’aiuto ed il sostegno di tale fecondità. Nel nostro tempo diventa sempre più rilevante il ruolo del lavoro umano, come fattore produttivo delle ricchezze immateriali e materiali; diventa, inoltre, evidente come il lavoro di un uomo si intrecci naturalmente con quello di altri uomini. Oggi più che mai lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri: è un fare qualcosa per qualcuno. Il lavoro è tanto più fecondo e produttivo, quanto più l’uomo è capace di conoscere le potenzialità produttive della terra e di leggere in profondità i bisogni dell’altro uomo, per il quale il lavoro è fatto.

      32. Ma un’altra forma di proprietà esiste, in particolare, nel nostro tempo e riveste un’importanza non inferiore a quella della terra: è la proprietà della conoscenza, della tecnica e del sapere. Su questo tipo di proprietà si fonda la ricchezza delle Nazioni industrializzate molto più che su quella delle risorse naturali.

      Si è ora accennato al fatto che l’uomo lavora con gli altri uomini, partecipando ad un «lavoro sociale» che abbraccia cerchi progressivamente più ampi. Chi produce un oggetto, lo fa in genere, oltre che per l’uso personale, perché altri possano usarne dopo aver pagato il giusto prezzo, stabilito di comune accordo mediante una libera trattativa. Ora, proprio la capacità di conoscere tempestivamente i bisogni degli altri uomini e le combinazioni dei fattori produttivi più idonei a soddisfarli, è un’altra importante fonte di ricchezza nella società moderna. Del resto, molti beni non possono essere prodotti in modo adeguato dall’opera di un solo individuo, ma richiedono la collaborazione di molti al medesimo fine. Organizzare un tale sforzo produttivo, pianificare la sua durata nel tempo, procurare che esso corrisponda in modo positivo ai bisogni che deve soddisfare, assumendo i rischi necessari: è, anche questo, una fonte di ricchezza nell’odierna società. Così diventa sempre più evidente e determinante il ruolo del lavoro umano disciplinato e creativo e — quale parte essenziale di tale lavoro — delle capacità di iniziativa e di imprenditorialità.70

      Un tale processo, che mette concretamente in luce una verità sulla persona incessantemente affermata dal cristianesimo, deve essere riguardato con attenzione e favore. In effetti, la principale risorsa dell’uomo insieme con la terra è l’uomo stesso. È la sua intelligenza che fa scoprire le potenzialità produttive della terra e le multiformi modalità con cui i bisogni umani possono essere soddisfatti. È il suo disciplinato lavoro, in solidale collaborazione, che consente la creazione di comunità di lavoro sempre più ampie ed affidabili per operare la trasformazione dell’ambiente naturale e dello stesso ambiente umano. In questo processo sono coinvolte importanti virtù, come la diligenza, la laboriosità, la prudenza nell’assumere i ragionevoli rischi, l’affidabilità e la fedeltà nei rapporti interpersonali, la fortezza nell’esecuzione di decisioni difficili e dolorose, ma necessarie per il lavoro comune dell’azienda e per far fronte agli eventuali rovesci di fortuna.
      [...]

      34. Sembra che, tanto a livello delle singole Nazioni quanto a quello dei rapporti internazionali, il libero mercato sia lo strumento più efficace per collocare le risorse e rispondere efficacemente ai bisogni. Ciò, tuttavia, vale solo per quei bisogni che sono «solvibili», che dispongono di un potere d’acquisto, e per quelle risorse che sono «vendibili», in grado di ottenere un prezzo adeguato. Ma esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato. È stretto dovere di giustizia e di verità impedire che i bisogni umani fondamentali rimangano insoddisfatti e che gli uomini che ne sono oppressi periscano. È, inoltre, necessario che questi uomini bisognosi siano aiutati ad acquisire le conoscenze, ad entrare nel circolo delle interconnessioni, a sviluppare le loro attitudini per valorizzare al meglio capacità e risorse. Prima ancora della logica dello scambio degli equivalenti e delle forme di giustizia, che le son proprie, esiste un qualcosa che è dovuto all’uomo perché è uomo, in forza della sua eminente dignità. Questo qualcosa dovuto comporta inseparabilmente la possibilità di sopravvivere e di dare un contributo attivo al bene comune dell’umanità.

      Nei contesti di Terzo Mondo conservano la loro validità (in certi casi è ancora un traguardo da raggiungere) proprio quegli obiettivi indicati dalla Rerum novarum, per evitare la riduzione del lavoro dell’uomo e dell’uomo stesso al livello di una semplice merce: il salario sufficiente per la vita della famiglia; le assicurazioni sociali per la vecchiaia e la disoccupazione; la tutela adeguata delle condizioni di lavoro.

      35. Si apre qui un grande e fecondo campo di impegno e di lotta, nel nome della giustizia, per i sindacati e per le altre organizzazioni dei lavoratori, che ne difendono i diritti e ne tutelano la soggettività, svolgendo al tempo stesso una funzione essenziale di carattere culturale, per farli partecipare in modo più pieno e degno alla vita della Nazione ed aiutarli lungo il cammino dello sviluppo.

      In questo senso si può giustamente parlare di lotta contro un sistema economico, inteso come metodo che assicura l’assoluta prevalenza del capitale, del possesso degli strumenti di produzione e della terra rispetto alla libera soggettività del lavoro dell’uomo.73 A questa lotta contro un tale sistema non si pone, come modello alternativo, il sistema socialista, che di fatto risulta essere un capitalismo di stato, ma una società del lavoro libero, dell’impresa e della partecipazione. Essa non si oppone al mercato, ma chiede che sia opportunamente controllato dalle forze sociali e dallo Stato, in modo da garantire la soddisfazione delle esigenze fondamentali di tutta la società.

      La Chiesa riconosce la giusta funzione del profitto, come indicatore del buon andamento dell’azienda: quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati ed i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità. Oltre ad essere moralmente inammissibile, ciò non può non avere in prospettiva riflessi negativi anche per l’efficienza economica dell’azienda. Scopo dell’impresa, infatti, non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. Il profitto è un regolatore della vita dell’azienda, ma non è l’unico; ad esso va aggiunta la considerazione di altri fattori umani e morali che, a lungo periodo, sono almeno egualmente essenziali per la vita dell’impresa.

      Si è visto come è inaccettabile l’affermazione che la sconfitta del cosiddetto «socialismo reale» lasci il capitalismo come unico modello di organizzazione economica. Occorre rompere le barriere e i monopoli che lasciano tanti popoli ai margini dello sviluppo, assicurare a tutti — individui e Nazioni — le condizioni di base, che consentano di partecipare allo sviluppo. Tale obiettivo richiede sforzi programmati e responsabili da parte di tutta la comunità internazionale. Occorre che le Nazioni più forti sappiano offrire a quelle più deboli occasioni di inserimento nella vita internazionale, e che quelle più deboli sappiano cogliere tali occasioni, facendo gli sforzi e i sacrifici necessari, assicurando la stabilità del quadro politico ed economico, la certezza di prospettive per il futuro, la crescita delle capacità dei propri lavoratori, la formazione di imprenditori efficienti e consapevoli delle loro responsabilità.
      [...]

      Alla luce delle «cose nuove» di oggi è stato riletto il rapporto tra la proprietà individuale, o privata, e la destinazione universale dei beni. L’uomo realizza se stesso per mezzo della sua intelligenza e della sua libertà e, nel fare questo, assume come oggetto e come strumento le cose del mondo e di esse si appropria. In questo suo agire sta il fondamento del diritto all’iniziativa e alla proprietà individuale. Mediante il suo lavoro l’uomo s’impegna non solo per se stesso, ma anche per gli altri e con gli altri: ciascuno collabora al lavoro ed al bene altrui. L’uomo lavora per sovvenire ai bisogni della sua famiglia, della comunità di cui fa parte, della Nazione e, in definitiva, dell’umanità tutta.86 Egli, inoltre, collabora al lavoro degli altri, che operano nella stessa azienda, nonché al lavoro dei fornitori o al consumo dei clienti, in una catena di solidarietà che si estende progressivamente. La proprietà dei mezzi di produzione sia in campo industriale che agricolo è giusta e legittima, se serve ad un lavoro utile; diventa, invece, illegittima, quando non viene valorizzata o serve ad impedire il lavoro di altri, per ottenere un guadagno che non nasce dall’espansione globale del lavoro e della ricchezza sociale, ma piuttosto dalla loro compressione, dall’illecito sfruttamento, dalla speculazione e dalla rottura della solidarietà nel mondo del lavoro.87 Una tale proprietà non ha nessuna giustificazione e costituisce un abuso al cospetto di Dio e degli uomini.

      L’obbligo di guadagnare il pane col sudore della propria fronte suppone, al tempo stesso, un diritto. Una società in cui questo diritto sia sistematicamente negato, in cui le misure di politica economica non consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione, non può conseguire né la sua legittimazione etica né la pace sociale.88 Come la persona realizza pienamente se stessa nel libero dono di sé, così la proprietà si giustifica moralmente nel creare, nei modi e nei tempi dovuti, occasioni di lavoro e crescita umana per tutti.

  15. LIBERAMENTE scrive:

    per vincere l’indifferenza?
    (ANSA) – KANO (NIGERIA), 20 LUG – Cinque persone uccise e altre dodici ferite gravemente e’ il bilancio degli scontri avvenuti tra cristiani e musulmani a Jos, citta’ centrale della Nigeria. Lo ha comunicato oggi la polizia. Le violenze sono esplose ieri sera nel quartiere di Angwan Rukuba, a seguito della protesta di un giovane musulmano per la morte di un falegname della loro comunita’ ad opera di un cristiano, ha dichiarato il portavoce della polizia, il capitano Charles Ekeocha.

    Non mi si trovino altre spiegazioni perchè non ce ne sono, qui si tratta solo e soltanto di odio interreligioso tra due religioni che hanno lo stesso Dio, come diavolo abbia voluto farsi chiamare dagli ebrei, cristiani o mussulmani.

    Oltretutto per la battaglia contro l’AIDS l’Italia non ha ancora versato un euro, e immaginate perchè? L’influenza della chiesa cattolica apostolica romana che preferisce predicare la castità piutosto che aiutare a combatere l’AIDS.

  16. LIBERAMENTE scrive:

    Ma il problema che il vaticano deve risolvere adesso è molto grave:
    (ANSA) – LONDRA, 20 LUG – Il premier irlandese Kenny ha lanciato in Parlamento un attacco senza precedenti al Vaticano accusando la Santa Sede di aver minimizzato stupri e torture di bambini irlandesi da parte di preti molestatori. Kenny ha detto che il rapporto sulla diocesi di Cloyne, pubblicato la scorsa settimana, ha messo in luce il tentativo del Vaticano di frustrare l’inchiesta sulle molestie sessuali.

    La siccità nel Corno d’Africa al confronto è una delle solite propagande della carità ostentata, ma molto fumo e poco arrosto.

  17. mauro scrive:

    Considerati gli oltri 2 miliardi di cattolici, chiederei di sapere i conti esteri dove i cattolici esteri possono fare la loro offerta.
    Il motivo è che L’Italia è diventata una vera e propria mucca da mungere da parte di tutti, mentre i cattolici all’estero danno ben poco o quasi nulla.
    E’ un problema di trasparenza oltre che di coerenza cattolica.

    • LIBERAMENTE scrive:

      caro mauro, 2 miliardi di cattolici sono solo sulla carta, nella realtà sono molto meno quelli che sono fedeli ai precetti delle opere di carità corporale, molto meno quelli fedeli alle orpere di carità spirituale, ma la maggioranza sono solo perchè registrati come battezzati e iscritti al registro parrocchiale, sono secolarizzati e trasversalmente presenti a destra, sinistra e al centro in ogni paese democratico, pensano in modo moderno e scientifico e amano la tecnologia come qualsiasi altro buon pubblicano e peccatore, non solo, ma non si battono più nemmeno il petto, frequentano la chiesa ormai ogni morte di papa o in occasioni di battesimi, cresime, matrimoni e funerali dei propri parenti amici, sono presenti anche nelle associazioni laiche e sindacali in modo anche polemico con i governi amati e sostenuti dalla chiesa cattolica, siamo sicuri poi che sono ancora 2 miliardi i cattolici?

      Non certo tutti fedeli al papa, non certo tutti fedeli al vaticano, non certo tutti fedeli ai vescovi, preti e quant’altro di genere ecclesiastico.

    • A.G. scrive:

      non è vero. Grandissima generosità viene dalle conferenze episcopali statunitense e tedesca, ad esempio! quante parole al vento..

  18. Andrea Tornielli scrive:

    Non mi domando di che religione sia una persona che sta morendo di fame. Mi basta che sia un uomo, creatura di Dio come me. So che tanti missionari e tante missionarie che quotidianamente rischiano la vita per testimoniare l’amore di Dio nelle trincee del mondo non chiedono il certificato di battesimo prima di distribuire gli aiuti.

  19. peccatore scrive:

    Certamente i cattolici sono molti meno di quelli sulla carta.
    Anche gli homo sapiens sapiens, sono molti meno dei sette miliardi stimati.
    Basta leggere liberamente…

    • LIBERAMENTE scrive:

      lei è in un ameba allora, caro peccatore incallito, io almeno mi sono evoluto.

      • peccatore scrive:

        ironia scarsina… dal mio ectoplasmatico sgabuzzino dove lei mi rinchiuderebbe volentieri, so riconoscere chi pensa di discendere da chi sulle piante salta di liana in liana…
        ed anche chi pensa di palo in frasca…

  20. LIBERAMENTE scrive:

    Onu: “Carestia in Somalia, servono 300 milioni”. Ma dall’Italia solo 800mila euro

    Ma in Italia non c’è una classe politica cattolica? Certo che si, ma è una casta egoista, una casta che prende in giro gli stessi suoi cittadini, cattolici anch’essi in parte, e altri che non sono cattolici. Ma una casta che mentenga i privilegi del clero cattolico – oggi più che mai oneroso – e discrimiando altre confessioni religiose e altre convinzioni filosofiche, ma soprattutto promettendo soldi al terzo mondo quando invece sono bricciole al confronto di ciò che versano altre nazioni europee che hanno anche loro problemi di crisi economica.

    Poi vi sono le assenze ingiustificate della casta politica cattolica italiana sul fronte della lotta contro l’AIDS, nemmeno una bricciola di euro, e questo per colpa delle ingerenze del vaticano che preferisce mantenere dei tabù medioevali piuttosto che appoggiare una educazione sessuale moderna ed evoluta, laica per così dire, ma anche in particolar modo scientifica.

    Nel 2011 si muore ancora di Aids. Pure in Italia, dove solo in pochi fanno il test dell’Hiv”. La denuncia arriva da Alessandra Cerioli, presidente della Lila (Lega italiana per la lotta contro l’Aids), impegnata ieri a Roma nell’ultimo giorno della Conferenza internazionale sull’Aids (Ias 2011). Un evento che il governo italiano ha disertato, dopo non aver mantenuto la promessa di versare 260milioni al Fondo globale per la lotta all’Aids, alla Tubercolosi e alla Malaria. E questo nonostante i dati sul nostro Paese fanno spavento: 150mila persone sieropositive, un terzo delle quali non sanno di esserlo, e un nuovo contagio ogni due ore. 22mila poi sono i malati di Aids. “Sull’alta incidenza dell’Hiv di certo influisce l’ignoranza diffusa su questo argomento. Il silenzio dei media italiani è imbarazzante. E ora che la maggior parte delle trasmissioni del virus non avviene più tra tossicodipendenti, come negli anni Ottanta, ma per via sessuale, mancano programmi di prevenzione efficaci”

    La risposta della comunità internazionale finora è stata lenta e con stanziamenti largamente insufficienti, tanto che Fran Equiza, responsabile regionale per l’Africa orientale per Oxfam International, ha diffuso mercoledì un duro comunicato di accusa ai paesi occidentali: «E’ moralmente inaccettabile – scrive Equiza – che diversi paesi ricchi non siano stati in grado di offrire un contributo più generoso». La Gran Bretagna ha promesso 145 milioni di dollari e si prepara a stanziarne altri nelle prossime settimane, la Spagna ha promesso 10 milioni di dollari, altri 8,5 arriveranno dalla Germania e 8 dall’Unione Europea. Grandi assenti – indicati esplicitamente nel comunicato di Oxfam – la Francia, che, pur avendo chiesto un vertice straordinario del G20 per discutere la carestia in Africa orientale, ancora non ha stanziato un centesimo, la Danimarca e l’Italia che finora hanno detto di non avere ulteriori fondi da mettere a disposizione. «Gli 800 mila euro annunciati dal sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica sono una goccia nel mare rispetto a quanto hanno donato altri paesi e alle dimensioni della tragedia», ha detto Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia.

    Ma in soldi da regalare alla chiesa cattolica apostolica romana li ha sempre ugualmente l’Italia, e sono parecchi miliardi in un anno, questa è discriminazione, altro che Concordato, perchè se è per questo allora questo concordato fa schifo umanamente parlando, e non solo dal punto di vista laico e della giustizia e della generosità che di solito contraddistingueva l’Italia all’Estero in passato con altri governi.

  21. bo.mario scrive:

    Tornielli ha ragione in parte. Che la tristezza di questa situazione colpisce tutti è sicuro. Che il vaticano ci marci questo non è corretto. I missionari fanno del bene mentre tutti gli altri non fanno niente. In Rhuanda non è andata proprio così e consideriamolo un incidente. Non ho idea di quanti miliardi siano piovuti in Africa e la situazione peggiora, un eufemismo. Noi possiamo aiutare tutti a patto che chi ce lo chiede collabora, questo non mi pare avvenga e avremo sbagliato strategia. Se vogliamo fare utopia o ipocrisia destiniamo tutte le spese militari a salvare chi soffre. Servirà allo scopo? nessuno più fabbrica armi? un mondo migliore? sognare non costa niente. Un saluto.

    • LIBERAMENTE scrive:

      io sogno una Italia più laica dove tutti pagano le tasse, chiesa cattolica compresa e niente privilegi ad alcuna casta, politica o sacerdotale.

      Sogno un governo che, seppure composto da gente di fede, sia laico e pensi a fare riforme per tutti e non a fare ripicche come quelle del ministro La Russa contro Pisapia riducendogli i militari che dovrebbero coadiouvare i Ghisa al controllo e alla sorveglianza delle aree sensibili a Milano, oppure come quelle della Lega che costringe il governo all’immobilità sui rifiuti a Napoli.

      Sogno anche una nazione dove i CIE non si trasformino in lagher leghisti contro il diritto degli immigrati. Ce lo hanno rimproverato anche all’ONU ma purtroppo a queste raccomandazioni il governo non ha ancora risposto positivamente e non ho sentito ancora il papa usare parole forti contro il modo con cui si sono trasformati i vari CIE sparsi in Italia.

      Sogno, se è ancora possibile, un Italia più laica e generosa e disposta a riconoscere tutti i diritti umani, anche quelli oggettivi (non soggettivi) dell’orientamento sessuale diverso da quello etero.

      • emiliano scrive:

        Si candidi alle prossime elezioni politiche chissà forse potrà avverare i suoi sogni.

  22. mauro scrive:

    Dott. Tornielli,

    mi scusi ma il Somalia il 99 per cento della popolazione è mussulmana. Vorrebbe dirmi che gli aiutri della Chiesa cattolica perverranno anche a loro? In quale modo, considerato che verranno prese in considerazione le necessità comunicate direttamente dalle comunità cattoliche locali.

    Mi sembra che non si possa parlare genericamente di aiuti umanitari della Chiesa ma di aiuti umanitari destinati prevalentemente ai cattolici delle aree del Corno d’Africa.

    Lei in Italia non chiederà il certificato di battesimo ma in Somalia se va come portatore o donatore di aiuti umanitari per conto della Chiesa, non creda di essere bene accolto.

    E’ basilare che gli aiuti umanitari siano apolitici e areligiosi quando vengono donati per aiutare le popolazioni in sofferenza.

    • LIBERAMENTE scrive:

      Pia illusione, mauro, ha presente la Cananea nel Vangelo? Neppure Gesù all’inizio fu equanime nel suo parlare, ma poi vedendo la donna umiliatasi davanti a lui, le concedette quello che chiedeva. Più o meno è quello che chiede la chiesa catolica anche oggi, se quelli che non sono cattolici si umiliano davanti a lei, quindi, in automatico, davanti a Gesù, allora potranno avere anche le bricciole dell’8×1000.

      Comuqnue se volesse ricambiare la cortesia, la ringrazio anticipatamente per la risposta.

      • mauro scrive:

        La cananea faceva parte di un popolo che resistette alla religione monoteista degli ebrei, dunque non facendo parte del gregge Gesu’ rifiutò di operare ed alle sue insistenze le disse :

        “26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.”

        Qui è basilare la risposta che dà la cananea con la quale ella identifica sè stessa nel cagnolino e Gesu’ nel padrone/signore affermando così la di lei dipendenza e che stava chiedendo poco.

        Da questa risposta Gesu’ non vede piu’ quell’opposizione a Dio ed opera la guarigione.
        Ciò che possiamo trarre da questo racconto è che a Dio si interessa unicamente del proprio gregge ma se qualcuno vi volesse entrare Egli è pronto a riceverlo.
        Nel racconto si ribadisce la libera la scelta del’uomo ma non certo l’obbligo ad evangelizzare.

  23. Cherubino scrive:

    alla Centesimus annus di Giovanni Paolo II.

    “30. Nella Rerum novarum Leone XIII affermava con forza e con vari argomenti, contro il socialismo del suo tempo, il carattere naturale del diritto di proprietà privata.65 Tale diritto, fondamentale per l’autonomia e lo sviluppo della persona, è stato sempre difeso dalla Chiesa fino ai nostri giorni. Parimenti, la Chiesa insegna che la proprietà dei beni non è un diritto assoluto, ma porta inscritti nella sua natura di diritto umano i propri limiti.

    Mentre proclamava il diritto di proprietà privata, il Pontefice affermava con pari chiarezza che l’«uso» dei beni, affidato alla libertà, è subordinato alla loro originaria destinazione comune di beni creati ed anche alla volontà di Gesù Cristo, manifestata nel Vangelo. Infatti scriveva: «I fortunati dunque sono ammoniti …: i ricchi debbono tremare, pensando alle minacce di Gesù Cristo …; dell’uso dei loro beni dovranno un giorno rendere rigorosissimo conto a Dio giudice»; e, citando san Tommaso d’Aquino, aggiungeva: «Ma se si domanda quale debba essere l’uso di tali beni, la Chiesa … non esita a rispondere che a questo proposito l’uomo non deve possedere i beni esterni come propri, ma come comuni», perché «sopra le leggi e i giudizi degli uomini sta la legge, il giudizio di Cristo».66

    I successori di Leone XIII hanno ripetuto la duplice affermazione: la necessità e, quindi, la liceità della proprietà privata ed insieme i limiti che gravano su di essa.67 Anche il Concilio Vaticano II ha riproposto la dottrina tradizionale con parole che meritano di essere riportate esattamente: «L’uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possono giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri». E poco oltre: «La proprietà privata o un qualche potere sui beni esterni assicurano a ciascuno una zona del tutto necessaria di autonomia personale e familiare, e devono considerarsi come un prolungamento della libertà umana … La stessa proprietà privata ha per sua natura anche una funzione sociale, che si fonda sulla legge della comune destinazione dei beni».
    [...]

    34. Sembra che, tanto a livello delle singole Nazioni quanto a quello dei rapporti internazionali, il libero mercato sia lo strumento più efficace per collocare le risorse e rispondere efficacemente ai bisogni. Ciò, tuttavia, vale solo per quei bisogni che sono «solvibili», che dispongono di un potere d’acquisto, e per quelle risorse che sono «vendibili», in grado di ottenere un prezzo adeguato. Ma esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato. È stretto dovere di giustizia e di verità impedire che i bisogni umani fondamentali rimangano insoddisfatti e che gli uomini che ne sono oppressi periscano. È, inoltre, necessario che questi uomini bisognosi siano aiutati ad acquisire le conoscenze, ad entrare nel circolo delle interconnessioni, a sviluppare le loro attitudini per valorizzare al meglio capacità e risorse. Prima ancora della logica dello scambio degli equivalenti e delle forme di giustizia, che le son proprie, esiste un qualcosa che è dovuto all’uomo perché è uomo, in forza della sua eminente dignità. Questo qualcosa dovuto comporta inseparabilmente la possibilità di sopravvivere e di dare un contributo attivo al bene comune dell’umanità.

    Nei contesti di Terzo Mondo conservano la loro validità (in certi casi è ancora un traguardo da raggiungere) proprio quegli obiettivi indicati dalla Rerum novarum, per evitare la riduzione del lavoro dell’uomo e dell’uomo stesso al livello di una semplice merce: il salario sufficiente per la vita della famiglia; le assicurazioni sociali per la vecchiaia e la disoccupazione; la tutela adeguata delle condizioni di lavoro.

    35. Si apre qui un grande e fecondo campo di impegno e di lotta, nel nome della giustizia, per i sindacati e per le altre organizzazioni dei lavoratori, che ne difendono i diritti e ne tutelano la soggettività, svolgendo al tempo stesso una funzione essenziale di carattere culturale, per farli partecipare in modo più pieno e degno alla vita della Nazione ed aiutarli lungo il cammino dello sviluppo.

    In questo senso si può giustamente parlare di lotta contro un sistema economico, inteso come metodo che assicura l’assoluta prevalenza del capitale, del possesso degli strumenti di produzione e della terra rispetto alla libera soggettività del lavoro dell’uomo. A questa lotta contro un tale sistema non si pone, come modello alternativo, il sistema socialista, che di fatto risulta essere un capitalismo di stato, ma una società del lavoro libero, dell’impresa e della partecipazione. Essa non si oppone al mercato, ma chiede che sia opportunamente controllato dalle forze sociali e dallo Stato, in modo da garantire la soddisfazione delle esigenze fondamentali di tutta la società.

    La Chiesa riconosce la giusta funzione del profitto, come indicatore del buon andamento dell’azienda: quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati ed i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità. Oltre ad essere moralmente inammissibile, ciò non può non avere in prospettiva riflessi negativi anche per l’efficienza economica dell’azienda. Scopo dell’impresa, infatti, non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. Il profitto è un regolatore della vita dell’azienda, ma non è l’unico; ad esso va aggiunta la considerazione di altri fattori umani e morali che, a lungo periodo, sono almeno egualmente essenziali per la vita dell’impresa.

    Si è visto come è inaccettabile l’affermazione che la sconfitta del cosiddetto «socialismo reale» lasci il capitalismo come unico modello di organizzazione economica. Occorre rompere le barriere e i monopoli che lasciano tanti popoli ai margini dello sviluppo, assicurare a tutti — individui e Nazioni — le condizioni di base, che consentano di partecipare allo sviluppo. Tale obiettivo richiede sforzi programmati e responsabili da parte di tutta la comunità internazionale. Occorre che le Nazioni più forti sappiano offrire a quelle più deboli occasioni di inserimento nella vita internazionale, e che quelle più deboli sappiano cogliere tali occasioni, facendo gli sforzi e i sacrifici necessari, assicurando la stabilità del quadro politico ed economico, la certezza di prospettive per il futuro, la crescita delle capacità dei propri lavoratori, la formazione di imprenditori efficienti e consapevoli delle loro responsabilità.
    [...]

    Alla luce delle «cose nuove» di oggi è stato riletto il rapporto tra la proprietà individuale, o privata, e la destinazione universale dei beni. L’uomo realizza se stesso per mezzo della sua intelligenza e della sua libertà e, nel fare questo, assume come oggetto e come strumento le cose del mondo e di esse si appropria. In questo suo agire sta il fondamento del diritto all’iniziativa e alla proprietà individuale. Mediante il suo lavoro l’uomo s’impegna non solo per se stesso, ma anche per gli altri e con gli altri: ciascuno collabora al lavoro ed al bene altrui. L’uomo lavora per sovvenire ai bisogni della sua famiglia, della comunità di cui fa parte, della Nazione e, in definitiva, dell’umanità tutta.86 Egli, inoltre, collabora al lavoro degli altri, che operano nella stessa azienda, nonché al lavoro dei fornitori o al consumo dei clienti, in una catena di solidarietà che si estende progressivamente. La proprietà dei mezzi di produzione sia in campo industriale che agricolo è giusta e legittima, se serve ad un lavoro utile; diventa, invece, illegittima, quando non viene valorizzata o serve ad impedire il lavoro di altri, per ottenere un guadagno che non nasce dall’espansione globale del lavoro e della ricchezza sociale, ma piuttosto dalla loro compressione, dall’illecito sfruttamento, dalla speculazione e dalla rottura della solidarietà nel mondo del lavoro.87 Una tale proprietà non ha nessuna giustificazione e costituisce un abuso al cospetto di Dio e degli uomini.

    L’obbligo di guadagnare il pane col sudore della propria fronte suppone, al tempo stesso, un diritto. Una società in cui questo diritto sia sistematicamente negato, in cui le misure di politica economica non consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione, non può conseguire né la sua legittimazione etica né la pace sociale.88 Come la persona realizza pienamente se stessa nel libero dono di sé, così la proprietà si giustifica moralmente nel creare, nei modi e nei tempi dovuti, occasioni di lavoro e crescita umana per tutti.

  24. Cherubino scrive:

    ho cercato di postare dei passaggi della Centesimus annus del Beato Giovanni Paolo II, ma non sono comparsi i post (ma neanche il messaggio di moderazione). In ogni caso provo con un testo più piccolo (e link http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus_it.html

    30. Nella Rerum novarum Leone XIII affermava con forza e con vari argomenti, contro il socialismo del suo tempo, il carattere naturale del diritto di proprietà privata.65 Tale diritto, fondamentale per l’autonomia e lo sviluppo della persona, è stato sempre difeso dalla Chiesa fino ai nostri giorni. Parimenti, la Chiesa insegna che la proprietà dei beni non è un diritto assoluto, ma porta inscritti nella sua natura di diritto umano i propri limiti.

    Mentre proclamava il diritto di proprietà privata, il Pontefice affermava con pari chiarezza che l’«uso» dei beni, affidato alla libertà, è subordinato alla loro originaria destinazione comune di beni creati ed anche alla volontà di Gesù Cristo, manifestata nel Vangelo. Infatti scriveva: «I fortunati dunque sono ammoniti …: i ricchi debbono tremare, pensando alle minacce di Gesù Cristo …; dell’uso dei loro beni dovranno un giorno rendere rigorosissimo conto a Dio giudice»; e, citando san Tommaso d’Aquino, aggiungeva: «Ma se si domanda quale debba essere l’uso di tali beni, la Chiesa … non esita a rispondere che a questo proposito l’uomo non deve possedere i beni esterni come propri, ma come comuni», perché «sopra le leggi e i giudizi degli uomini sta la legge, il giudizio di Cristo».66

    I successori di Leone XIII hanno ripetuto la duplice affermazione: la necessità e, quindi, la liceità della proprietà privata ed insieme i limiti che gravano su di essa.67 Anche il Concilio Vaticano II ha riproposto la dottrina tradizionale con parole che meritano di essere riportate esattamente: «L’uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possono giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri». E poco oltre: «La proprietà privata o un qualche potere sui beni esterni assicurano a ciascuno una zona del tutto necessaria di autonomia personale e familiare, e devono considerarsi come un prolungamento della libertà umana … La stessa proprietà privata ha per sua natura anche una funzione sociale, che si fonda sulla legge della comune destinazione dei beni».68 La stessa dottrina ho ripreso prima nel discorso alla III Conferenza dell’Episcopato latino-americano a Puebla, e poi nelle Encicliche Laborem exercens e Sollicitudo rei socialis.69

  25. ritaroma scrive:

    in tutto questo bailamme l’unica cosa da aggiungere è il brano di Matteo 25,31-46
    buona lettura

    • mauro scrive:

      Cara ritaroma

      Il figlio dell’uomo è Gesu’, come è sempre stato fin dalla sua nascita, così come era figlio di Dio per il battesimo che aveva ricevuto in Spirito Santo (ancora oggi si dichiarano figli di Dio i neo battezzati).

      Ma al di là di ciò questo passo indica che la carità verso il prossimo (Agape in greco, caritas in latino dal greco Charis [grazia]) è il fondamento per poter accedere al Regno di Dio, non l’amore (amor) predicato dal Papa che esalta ciò che non ha ragion d’essere essendo un sentimento riservato all’ambito famigliare.

      Le vorrei far notare che il “supplizio eterno” o anche “fuoco eterno” del brano è sempre relativo a quel passo della Geenna che prevede che l’anima muoia (cessi d’esistere) quando il corpo viene bruciato rendendo impossibile il risorgere per essere l’anima l’unico collegamento che si ha con Dio.

  26. Reginaldus scrive:

    ” Ti guadagnerai il pane col sudore della tua fronte [dicesi 'TUA', non quella degli ALTRI...] ” (Gen )….
    -” Se qualcuno non vuol lavorare, che nemmeno mangi” (San Paolo )). …
    ” Chi darà da bere anche un solo bicchier d’acqua fresca ad uno di questi piccoli , perché mio discepolo [perché MIO discepolo ] io vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa”…
    ” In verità vi dico che tutte le volte che avrete fatto qualche cosa ad uno di questi minimi tra i miei fratelli ['MIEI FRATELLI ], l’ avrete fatto a me”…. ( Mt) …

    - Il sudore di cui qui si parla è quello del lavoro, non quello dell’accattonaggio …
    - Fare/farsi la guerra non è lavorare…
    - Quella gente non è né discepola di Cristo né legata a Lui da vincoli di fratellanza…
    —-e quindi….

    – A quella gente ci pensino piuttosto i signori che siedono nelle grandi istituzioni internazionali e queste hanno voluto per “rimodellare il mondo secondo i desideri del cuore” [ “remould it near the heart's desire”...] . A noi che cosa chiedono ancora, che già dobbiamo provvedere, con i prelievi forzati dalle nostre tasche e le privazioni imposte, al lauto mantenimento di milioni di gente di quella tipologia ( capace di guerra e incapace di lavoro ), che si è scaraventata, grazie a quella fantastica volontà di RIMODELLAMENTO, in casa nostra????

    • Sal scrive:

      Non posso che complimentarmi con il sig, Reginaldus per l’ottima lettura e interpretazione delle scritture. Davvero bravo ed efficace. Un vero divulgatore della Parola.
      Davvero risalta la Verità del Vangelo e si distigue dal comune modo pensare !

    • Cherubino scrive:

      «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. [31]Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. [32]Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. [33]Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. [34]Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. [35]Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. [36]Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». [37]Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso».

      • giovannino scrive:

        caro cherubino , complimenti per la citazione evangelica , pertinente e inequivocabile , a prova di sofista . Dato che sei un perfettino , ti segnalo però che l’ elisione della “i” in va’ e fa’ si segnala con l’ apostrofo e non con l’ accento .

        • Reginaldus scrive:

          E chi sono i ‘briganti’ che hanno ridotto il popolo somalo in fin di vita??? Loro stessi, non altri! E quindi siamo fuori del quadro della parabola, altro che sofismi! La siccità?. Una nazione degna del nome, capace di governarsi, dedita alle opere di pace e di lavoro, sa affrontare anche le difficoltà ambientali, perché le sa prevedere e mettere in calcolo. Giuseppe provvide a salvare l’Egitto da SETTE anni di carestia! E questi che pietà umana, che solidarietà umana credono di potere suscitare??? Vogliono il soccorso nostro per poi ricominciare subito, tornati in forze, a dilaniarsi??? E poi perché non reclamano l’ aiuto dei LORO fratelli, sono un miliardo più centinaia di milioni–: s’aspettino da costoro l’aiuto per sopravvivere e continuare così la loro opera ‘pacifica’ di conquista del mondo, in nome del grande e del misericordioso!!! ( La Bibbia, cari affetti da cieco buonismo, si legge nella sua interezza , e in nessuna parte di essa si trova in contraddizione con se stessa, e il precetto di guadagnarsi il pane col sudore della fronte è posto ai primordi dell’umanità, e non è smentito in nessun’altra parte di essa e quindi non lo deve essere da nessuna semplicistica interpretazione!)

          • Cherubino scrive:

            Reginaldus, lei massifica popolazioni intere sotto etichette che non vogliono dire nulla. “I Somali”, sono milioni di persone diverse, dei qual iben pochi hanno potere reale sulla propria condizione economica e ben pochi partecipano al potere politico.
            Le sue squadrate definizioni possono andar bene su un giornale di fumetti per ragazzi (e nemmeno), ma in un discorso serio proprio no.
            A seguir lei gl iitaliani sarebbero tutti mafiosi, i latino-americani tutti pigri, i cinesi tutti sfruttatori di minorenni, i russi tutti comunisti, i napoletani tutti puzzolenti, i padani (categoria inesistente creata per propaganda politica) tutti onesti ecc. ecc.
            Lasci perdere, che ormai non ci crede più nessuno a queste favolette.

          • Cherubino scrive:

            inoltre la sua interpretazione del vangelo è del tutto errata, anzi opposta a quella che reale,
            Quando Gesù dice di fare il bene si suoi fratelli, la frase è nel contesto della parola dei capri e delle pecore. I giusti hanno servito senza preoccuparsi della parentela con Cristo del bisognoso. Lo dice chiaramente la risposta che essi danno: “quando mai abbiamo…?”. Essi non si sono accorti che quelli erano fratelli e sorelle di Cristo. Evidentemente non c’era niente di esteriore che lo mostra. E la risposta di Gesù allora dice il contrario di quanto lei sostiene: egli considera chiunque come suo fratello e sua sorella. Egli può non essere corrisposto, ma in ogni caso ama chiunque come il suo più prossimo familiare.
            Questo è il Vangelo: egli non fa discriminazione tra persone, ama ognuno al massimo del suo amore, quindi divinamente in modo infinito. E la risposta dell’uomo non rileva al fine della quantificazione del donarsi di Dio a lui, ma solo in relazione al frutto finale di tale Dono infinito di Dio, che dipende alla fine dalla accoglienza o dal rifiuto umano.
            La sua esegesi è quindi anti-evangelica, anti-kerygmatica, tradisce proprio il cuore più rpfondo della Tradizione. E’ quindi, dal punto di vista cristiano, una vergogna.

      • Reginaldus scrive:

        appunto, chi sono i FRATELLI e le SORELLE??? Non è lo stesso insegnamento di Gesù riportato da Matteo (vedere sopra)??? — Nella parabola famosa del samaritano non si dà tanto un insegnamento umanitario, quanto un insegnamento di fede messianica : non sono i dottori della Legge a salvare l’umanità vittima del peccato – Pietro parla del demonio che si aggira intorno a noi con intenzioni assassine…- , ma Cristo stesso, che quei signori disprezzavano e rifiutavano così come facevano coi samaritani, deviati dalla Legge! Difatti questa è chiamata la parabola del Buon Samaritano, e Cristo é il Buon Samaritano! Ed è lui che si presenta come PROSSIMO di colui che è incappato nei briganti, con una inversione completa del ruolo che ci saremmo aspettati toccasse alla vittima dei briganti! Il nostro prossimo è Cristo, non la vittima dei briganti, è Cristo stesso che si fa nostro prossimo, per curarci e guarirci, e il dottore della Legge viene invitato a fare altrettanto, a entrare cioè nella logica di Cristo. Altro che melensaggini umanitarie, buone solo per gratificare il nostro cuore!

  27. Cherubino scrive:

    gentile Tornielli, la informo che ho postato questa mattina dei testi della Centesimus annus, ma non compaiono. In risposta all’invio non è comparsa alcuna scritta.

    • Cherubino scrive:

      vedo che quello appena inviato invece compare, quindi sarà stato un problema del server o della mia connessione…

  28. ritaroma scrive:

    Noto sempre la disinvoltura con la quale si legge e si interpreta il Vangelo secondo il proprio punto di vista, stile di vita o un certo credo!
    Quì il Papa non c’entra nulla…. va letto il brano e ci si domanda….” posso o non posso,? faccio o non faccio?” tutto lì!
    le chiacchiere stanno a zero!

    • mauro scrive:

      Il brano che ha proposto è incentrato sull’agape (carità) che Dio richiede immancabilmente all’uomo di riservare al proprio prossimo, non su posso o non posso, faccio o non faccio che esprime un dubbio da dirimere.

      E non essendo l’agape un sentimento ma un offrirsi spontaneamente a chi si trova in stato di bisogno (sofferenza) il Papa c’entra perchè Dio stesso si è offerto apontaneamente all’uomo per soccorrerlo dalla sofferenza ineluttabile della morte, ovvero ha messo a disposizione dell’uomo la propria carità (agape).

      Non vi è alcuna interpretazione da parte mia ma è ciò che è scritto in quel brano mentre il domandarsi se posso o non posso, faccio o non faccio lo è così come è il dire che Dio ci ama quando invece ci offre la propria carità.

      Certo che credere che Dio ci ami e che noi dobbiamo amare il prossimo fa un altro effetto, è piu’ pregnante ed appagante della semplice carità per quel far sentire il cattolico al centro del mondo ma le devo dire che è frutto del pensiero umano perchè Dio considera tutti gli uomini uguali e tutti bisognosi della Sua carità.

  29. emiliano scrive:

    Signore dei nostri desideri

    «Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro!» (2 Timoteo 3:1-5)

    Ecco una descrizione perfetta della nostra generazione! Il principio dominante dell’uomo contemporaneo è questo: soddisfare ogni desiderio. I valori cristiani sono considerati fuori moda, irragionevoli e irrimediabilmente datati. I limiti morali sono messi da parte perché ogni norma è sinonimo di costrizione. Il sentimento prevalente è: quando desideri fare qualcosa che non faccia del male a nessuno, non c’è alcun motivo perché te ne debba privare.

    Invece, chi si pone sotto l’autorità del Signore è chiamato a sottomettere alla volontà del Padre tutti i suoi desideri. Il nostro Signore disse: «Perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Giovanni 6:38). Gesù ha compiuto il perfetto esempio di sottomissione alla volontà di Dio quando pregò: «Non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi» (Marco 14:36). E questo è anche il nostro mandato. La nostra volontà, i nostri desideri devono essere sottomessi al Signore.

    Oggi conosciamo fin troppo bene i disastri causati dalle passioni eccessive non controllate dallo Spirito di Dio. Ad esempio, il Signore ha creato il sesso ma la mente perversa dell’uomo ha inventato la pornografia. Il Signore ci ha dato i beni materiali e l’uomo è diventato avido ed egoista. Ci ha donato la musica e abbiamo prodotto rumore e volgarità. Ci ha dato il fuoco e siamo diventati degli incendiari. Ci ha dato il cibo e siamo diventati degli ingordi. Ci ha dato le parole e ce ne serviamo per mentire e maledire. È triste pensare che abbiamo pervertito o abusato, a causa del peccato, ogni dono che Dio ci ha fatto. Gli effetti sono facilmente visibili.

    Proviamo a immaginare un mondo nel quale i doni di Dio siano in perfetta armonia con il creato. A che cosa potrebbe assomigliare? Perché il controllo dei sensi e dei beni che Dio ci ha donato può farci vivere in un mondo migliore?

    “Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza;
    ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo» (1 Pietro 1: 14-16).

    Tra le esortazioni presenti in questi versetti c’è quella a essere santi. Una richiesta piuttosto impegnativa per persone inclini al peccato. E tuttavia si tratta di un obiettivo raggiungibile; altrimenti per quale motivo la Bibbia ce lo riproporrebbe ripetutamente? In questo contesto la santità ha a che fare con il controllo delle nostre bramosie e passioni. Si dice di essere santi in tutto quello che facciamo, nel comportamento e nello stile di vita. Se anche questi desideri basilari ci sono stati dati da Dio, dobbiamo essere separati dal mondo e dalle sue indulgenze, dagli abusi e dalle perversioni di questi desideri.

    Quante rinunce siamo disposti a fare? Quando sappiamo che i nostri desideri ci portano su un terreno pericoloso, come reagiamo?

    Una cosa è leggere gli ammonimenti della Bibbia a mantenere il controllo dei nostri desideri, un’altra è tradurli in pratica. Anche se desideriamo fare ciò che è giusto, a volte è più facile arrendersi non alla volontà di Dio, ma alle passioni. Forse questo problema è stato meglio inquadrato alcuni secoli fa dal noto scrittore
    Agostino, che una volta pregò: «Dio dammi la forza di vincere le mie passioni, ma non subito!».

    Chi può dire di non ritrovarsi in un’affermazione del genere? Nondimeno esiste una grande speranza per noi credenti. Possiamo ottenere la vittoria su quelle cose che, altrimenti, potrebbero distruggerci, ma solo grazie alla forza dello Spirito di Dio che opera in noi. In definitiva tutti noi cediamo, ma la domanda è: a che cosa? Alle nostre passioni, che conducono alla morte o a Dio, che significa vita? Non esistono altre opzioni.

    Chi ha totalmente sottomesso la propria vita alla volontà di Cristo morirà, tramite lo Spirito di Dio, al vecchio uomo e «nascerà di nuovo» (Giovanni 3:3). Queste persone hanno rinunciato alla propria esistenza e ai desideri della carne e del cuore (Romani 6:13); arrendendosi a Dio vivono ora sotto l’influsso e la forza dello Spirito Santo, che ha dato loro una nuova vita in Cristo (Galati 5:25).

    «Se vivete e camminate nello Spirito, raccogliete i suoi frutti e siete colmi della pienezza di Dio, sarete allora dei canali di luce che avranno nascosto la propria vita con Cristo in Dio» Buona Giornata

  30. Reginaldus scrive:

    Una chiesa che ha rinunciato alla sua opera di evangelizzazione per divenire una pura e semplice agenzia di promozione sociale e umanitaria non è la chiesa Di Cristo. “ Se anche doveste dare tutte le vostre ricchezze ai poveri, la vostra vita anche per il vostro prossimo, ma non avete la Carità, a nulla svi servirebbe” . La Chiesa di Cristo certo ha sempre operato per la promozione umana, e in maniera imparagonabile con qualsiasi altra ‘chiesa’ o ‘ entità religiosa’, ma solo come espansione o effetto collaterale benefico della sua opera evangelizzatrice. Impegnarsi per un’ attività sociale e umanitaria senza predicare Cristo e il suo vangelo – direttamente, e non come si tende adire oggi, ‘per dare testimonianza…’- significa costruire sul nulla… Lasciare le genti nella loro cecità riguardo al Vero Dio che ha preso il Volto di Cristo , equivale a pretendere di fare camminare i morti…

    • Cherubino scrive:

      LETTERA DI GIACOMO, CAPITOLO 2[12] Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché

      [13] il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio.

      [14] Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?

      [15] Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano

      [16] e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?

      [17] Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa.

    • Cherubino scrive:

      lettera di Giacomo, capitolo 5
      [1] E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano!

      [2] Le vostre ricchezze sono imputridite,

      [3] le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!

      [4] Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti.

      [5] Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage.

      [6] Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza.

  31. luciano27 scrive:

    concordo con le sue parole ,caro carlo: per conoscere la vera povertà ,bisogna averla vissuta;certamente lei sa meglio di molti altri di cosa ha bisogno un povero , moralmente e materialmente,e quindi agirà in conseguenza ma ha eluso la mia domanda, forse non chiara: ringraziava ugualmente il Signore in quei tempi?Perchè vede,sono convinto che nessun uomo ha potuto,può e potrà forse mai, conoscere il pensiero e la volontà di Dio:tutto ciò che gli si attribuisce è solamente pensiero umano.Infatti la maggior parte dei credenti utilizza il Suo nome solo per interesse,trasgedendo ai comandamenti che Gli si attribuiscono; mi corregga se sbaglio. Grazie per la stima ,e cordiali saluti

    • Carlo scrive:

      Si, ammetto forse ho un po eluso la sua domanda e chiedo scusa. A quei tempi ero piccolo non posso dire se ringraziavo il Signore o meno, ma posso dire con sicurezza che mia mamma lo faceva. E lo fa anche oggi, pur essendo invalida (da tutta una vita – poliomelite e conseguenze varie-), ancora oggi ringrazia, ad esempio, dopo essere riuscita pian pianino a lavare i piatti o dopo aver finito un altro semplice lavoro domestico.
      Io a volte mi facevo la domanda con la quale siamo partiti in questa discussione, cioè “perché Dio permette tutto ciò?” Questa domanda andrebbe bene se Dio avesse creato l’uomo, ma avesse creato troppo poco cibo affinché lui possa sfamarsi. Però di cibo ce ne sta fin in sovrabbondanza e forse il problema della fame potrebbe venire risolto anche solamente con quello che a noi avanza. Noi uomini troviamo il denaro necessario per andare a cercare acqua su Marte ma non abbastanza per mettere qualche “pompa a leva” in Africa e tirarla fuori dal sottosuolo. Allora mi sono accorto che questa domanda rappresentava un sistema con il quale girare intorno al nocciolo nascondendo il vero problema. Altra domanda: “Perché Dio ha permesso il terremoto che ha fatto tot mila morti?” Ma pensandoci bene quasi tutte le vittime dei terremoti lo sono perché rimaste intrappolate nelle case e a quanto ne so non le ha costruite il Signore, ma l’uomo. È doloroso dirlo ma vedrà che noi fra pochi mesi avremo già dimenticato la crisi umanitaria nel Corno d’Africa come oggi ci ricordiamo appena del terremoto di Haiti, dell’onda anomala di pochi Natali fa e di Fukushima. Cosa c’è all’interno dell’uomo perché abbia il coraggio di comportarsi così? Perchè le società animali (formicai, alveari ecc…) raggiungono un equilibrio che regge per millenni e l’uomo, l’animale più intelligente no? E questa è solo la punta dell’iceberg . . . il discorso non avrebbe fine!
      Spero di non essere uscito dal seminato, con rispetto,
      carlo.

    • Carlo scrive:

      Chiedo scusa per la disattenzione; non ho nulla da correggere nel suo ragionamento. Le vie del Signore non sono quelle degli uomini; ma non giudichiamo gli altri, lasciamo questo cmpito al Signore e alla Sua infinita Misericordia. Di nuovo i miei saluti con grande stima.

  32. emiliano scrive:

    AFRICA/SOMALIA – Sfollati per la siccità, colpiti dalle piogge: la tragedia della popolazione somala continua
    Mogadiscio (Agenzia Fides) – La crisi umanitaria somala è degenerata in carestia nelle due regioni di Lower Shabelle e Southern Bakool e potrebbe ancora peggiorare. Piogge battenti stanno colpendo la capitale Mogadiscio, rendendo ancora più complicate le condizioni di vita di migliaia di persone sfollate a causa della siccità che non riescono a trovare un riparo. Tra queste circa 10 mila famiglie provenienti dalle regioni di Bay, Bakool, Lower Shabelle, Lower Juba e Upper Juba, sono senza casa, cibo, acqua, servizi sanitari e bagni, vivono in 50 campi allestiti nella capitale dove ogni giorno continuano ad arrivare altre persone. In tutto il paese circa la metà della popolazione, 3,7 milioni di persone, sono in crisi, 2,8 milioni di loro vivono al sud. “Il governo sta facendo del suo meglio, ma il problema supera ogni aspettativa,” ha dichiarato il ministro della sanità locale del Somalia’s Transitional Federal Government (TFG). Negli ultimi mesi, secondo il TFG, sono morte migliaia di persone, prevalentemente bambini, nella zona meridionale del paese per cause correlate alla malnutrizione.
    La continua siccità e i conflitti hanno fatto si che il tasso di malnutrizione registrato in Somalia sia attualmente il più alto al mondo, con picchi del 50% in alcune zone della Somalia del sud. La maggior parte degli sfollati sono arrivati a Mogadiscio da quattro delle otto regioni del centro sud: Bay, Bakool, Lower Juba, Upper e Lower Shabelle. Le zone più gravemente colpite di queste regioni sono i distretti e i villaggi di Qansadheere, Xabaal Barbaar, Ufurow, Afgoye Yare, Roobay, Diinsoor, Saakow, Gurabay, Juweri, Il-Baate, Gaduuday, Deemay e Ceel-wareegow. Alcuni raggiungono la capitale dopo settimane di cammino, altri per arrivarci pagano 500 mila scellini somali, dopo aver perso tutto il loro bestiame durante i due anni consecutivi di siccità.
    Secondo il Ministero della Famiglia del TFG, circa un milione di persone stanno morendo di fame nelle regioni di Bay, Bakool, Lower Shabelle e Gedo. Ognuno dei campi di Xamar-weyne e Kanisada, nella città, ospita almeno 300 famiglie. Secondo l’Integrated Phase Classification, lo stato di carestia viene dichiarato quando almeno il 20% delle famiglie non è in condizioni di alimentarsi in maniera adeguata, la prevalenza della malnutrizione acuta globale supera il 30% e il tasso di mortalità supera due decessi al giorno ogni 10 mila persone. Negli ultimi 45 giorni ci sono state circa 11 mila vittime, 9 mila delle quali nelle regioni di Bay, Bakool e Lower Shabelle, le restanti in altre regioni della Somalia centro sud. (AP) (22/7/2011 Agenzia Fides)

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    AFRICA/SOMALIA – I bambini troppo deboli abbandonati dalle famiglie per tentare di salvare gli altri figli
    Mogadiscio (Agenzia Fides) – Ancora una tragedia si abbatte sulla popolazione somala che sta morendo di fame e che continua a cercare riparo e cibo a Mogadiscio. Molte famiglie, in preda alla disperazione, decidono di lasciare i bambini troppo deboli che non sarebbero in grado di sopportare il lungo viaggio con la speranza di salvare gli altri. Purtroppo sono tanti quelli che muoiono lungo il tragitto, indeboliti dalla fame, dalla sete o dalle malattie. L’atroce sacrificio di abbandonare i propri bambini più deboli, che non sarebbero in grado di muoversi, è dettato dalla speranza di salvare gli altri figli. La Somalia è l’epicentro di una siccità prolungata che ha, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, devastato il Corno d’Africa. Si tratta della peggiore crisi umanitaria degli ultimi 60 anni. Il paese non ha un governo centrale effettivo e viene da due decenni di conflitti civili. L’attuale governo somalo è appoggiato da quasi 10 mila truppe di pace dell’Unione Africana, e controlla solo poco più della metà della capitale Mogadiscio mentre la restante parte è sotto il gruppo islamico insurrezionale Al-Shabaab. I rifugiati continuano a riversarsi nella parte di Mogadiscio sotto il controllo del Governo dopo viaggi pericolosissimi e settimane di cammino a piedi. Arrivano nella città mitragliata dai proiettili, trovano abitazioni deserte e nessuno che possa aiutarli. Nonostante siano diverse le organizzazioni locali ed internazionali impegnate negli aiuti, la situazione non migliora. Alcuni sfollati hanno iniziato a chiedere l’elemosina nelle strade della capitale, mentre altri stanno pensando di spostarsi ancora verso i campi profughi allestiti nei paesi confinanti dove arrivano maggiori aiuti umanitari, che sono tuttavia una goccia nel mare. (AP) (22/7/2011 Agenzia Fides)
    Si una goccia nel mare sono tutti questi aiuti umanitari come dice Agenzia Fides. Speriamo che tutto questo allarme e difficoltà rientrino al più presto

  33. mauro scrive:

    La Chiesa dovrebbe dare gran parte di quel suo stanziamento alle organizzazioni internazionali affinchè aiuti la popolazione somala che è così colpita.

    Troppo difficile capirlo quando lo scopo, prefissato dal Papa, è aiutare le popolazioni del Corno d’Africa?

    • Reginaldus scrive:

      bella questa, alla FAO per esempio, che divora per se stessa, leggasi i suoi lauti emolumenti, e i suoi congressi per la FAME, il 90% delle risorse destinate ad eliminare la fame nel mondo! Ma non ci siamo ancora accorti che lo sfacelo odierno è opera di queste belle benefiche organizzazioni mondialiste, nate da due guerre mondiali, da decine e decine di milioni di vittime, volute esattamente e cinicamente per mettere in cantiere quelle belle creazioni?????? “Remould it near the heart’s desire! Il loro cuore di odiatori di Cristo e della sua Chiesa! E noi cristiani ci mettiamo in prima linea per servire il disegno osceno di un affratellamento dell’umanità secondo i principi della fede giudaico-massonica!

  34. Antulio scrive:

    Chissà se è proprio vero che Dio è buono è giusto? Si prenda ad es. il caso delle due gemelline siamesi di Bologna! Forse ogni tanto Dio si distrae.

    • giovannino scrive:

      caro Antulio , il tuo è post è tipico di un modo di porsi di fronte alla religione che trovo profondamente sbagliato . Capisco che uno possa non avere fede, essere ateo , agnostico , indifferente ecc. , ma giudicare Dio è un atto di superbia eccessivo fino al ridicolo . Scusa Antulio hai forse tu creato l’ Universo con le sue innumerevoli stelle e galassie ? Hai creato tu la vita sulla terra e tutte le specie vegetali e animali ? Anche da un punto di vista logico è insensato che un qualsiasi essere finito possa comprendere e dunque giudicare l’ Infinito . Ricorda che sei cenere e tornerai cenere. Non siamo noi che dobbiamo giudicare Dio , è Dio , secondo le Scritture , che ci giudicherà .

      • Antulio scrive:

        Cortese Giovannino,
        tu dici delle cose bellissime ed io stesso per lunghi anni le ho credute. Ma queste cose bellissime confliggono ahimè con la realtà dei fatti di ogni giorno. Purtroppo non si sa che pesci prendere.

        • giovannino scrive:

          caro Antulio , grazie per la risposta , vedo che non sei il solito provocatore anticristiano . Sia chiaro che neanche io comprendo perchè Dio permette il male . Tuttavia solo se Dio esiste , la redenzione è possibile . Altrimenti il male resta indelebile . Per questo l’ esistenza del male mi spinge verso la fede , al contrario di te , mi pare di capire. Facendo zapping ho ascoltato per caso in TV (BBC) un rabbino che commentava il libro di Giobbe . Diceva che , FORSE , è possibile per la ragione umana vedere il mondo dal punto di vista Dio , ma in nessun modo è possibile comprendere Dio . Dobbiamo amare Dio anche senza comprenderlo .

  35. mauro scrive:

    Normalmente ci si affida a quelle che operano già in zona, quindi sono conosciute e conoscono le necessità delle popolazioni ivi stanziate.

    Non vi è alcuna necessità di esagere, neppure nelle risposte.

  36. Libera scrive:

    Carlo e Luciano27, mi sembrate al di fuori di ogni possibile logica. Sono indignata da frasi tipo “Ringraziamo Iddio che vi sia tanto prossimo da aiutare” (!!) Come si può credere che le tragedie altrui esistano per offrire ad altri veicolo di redenzione? Come si può ammettere che il “dio buono e misericordioso” degli slogans ufficiali ragioni così? Come si può seriamente credere che dietro queste immense tragedie vi sia un progetto ed una regia di una divinità (per giunta misericordiosa?)
    Siete davvero un luminoso esempio di quali aberrazioni la mente umana può raggiungere quando è irretita dalla fede cieca in un invisibile invocato per spiegare il visibile… Alla larga da un dio simile!

  37. bo.mario scrive:

    Se ne leggono di tutti i colori. Le organizzazioni mondiali di aiuto sono dei ladri. Invece la chiesa è quella che non commette mai errori. Di per se stesso, un concetto così, è molto a ruota libera. In quelle aree è quasi impossibile intervenire e rischi di sbagliare pur facendolo. Il pope dice di aiutare il corno d’Africa, come? lo sa solo lui. Dio protegge e promette l’intercessione per migliorare le cose, non me ne sono mai accorto, sarò disattento? Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare?, no un oceano. Non è mai esistito che gli aiuti risolvano le cose se dal di dentro non c’è la voglia di risolverle. Negli ultimi tempi parecchi capi sono stati buttati via, una lenta presa di coscienza? In quelle zone c’è una religione che non promette niente per la gente, dalla padella alla brace.
    Un saluto e buon sabato.

  38. anniballo scrive:

    “LIBERA”, LUCIANO E LA FORTUNA DEL DOLORE ALTRUI
    Siamo, più o meno, nell’ambito della “provvida sventura” di cui parlava il Manzoni (e che mi lasciava perplesso già al ginnasio).
    Chi teorizza tali concetti è inevitabilmente ipocrita : l’Uomo si augura soltanto il benessere e l’assenza di dolore e la civiltà occidentale, in effetti, ha perseguito tale obbiettivo senza sosta. Quelli come Luciano, oggi resi ricchi e floridi non dalla pratica ascetica dei santi ,ma dalla cultura positivista dell’occidente, dovendo recarsi nel corno d’Africa, porterebbero con sè gli antibiotici più costosi e cercherebbero di trattenervisi il meno possibile; essi certamente si beano dei vantaggi di una società progredita nei loro confortevoli salotti europei, all’inizio del pasto domandano a Dio di conservargli l’abbondanza e certamente faranno terapie anti colesterolo; certamente, avranno fatto vaccinare i loro figli contro le più comuni malattie infettive, e ,dovendo ricoverarsi, preferirebbero le migliori cliniche. La sventura ,cioè, sarà anche “provvida”, ma cerchiamo di tenerla alla larga!
    Certamente, anche i loro santissimi eroi medioevali ,potendo scegliere, avrebbero fatto carte false per poter vivere nel nostro corrotto ma comodo ventunesimo secolo (e vivere da papi,è il caso di dire).
    Tutto il miglioramento delle condizioni di vita è dovuto allo sforzo dell’Uomo, inizialmente confinato -nello stato di Natura- all’interno di una realtà fatta di atroce lotta e sopraffazione; lo stesso violento stato di Natura che dovrebbe essere stato concepito, a sentir loro, da una Divinità amorevole e premurosa. La stessa divinità amorevole e premurosa che essi pregano e che -altruisticamente- manda rovine e distruzioni ad alcuni Suoi figli per consentire l’esercizio della bontà caritatevole da parte di altri Suoi figli…
    Ma è tanto sollecita e premurosa questa divinità (occidentale anch’Essa) da inviare la massima parte dei cataclismi fuori dell’Europa, così che i Suoi adepti possano anche, dopo avere rinvigorito il corpo, rinvigorire anche l’anima, con la pelosa ed ipocrita pratica della beneficenza, successiva al ringraziamento a Dio che -tramite il lutto altrui- offre anche il comodo optional del sentirsi affratellati.
    Idea stramba, questa, finalizzata ad esorcizzare la sventura; e stranissimo davvero che convinca qualcuno.

  39. Reginaldus scrive:

    una espressione di dignità: Non agli aiuti, non vogliamo umanitari stranieri” Parola di sceicco, Alì Mohammud Rage. Appunto, non vogliono stranieri, diversi, di altra fratellanza! Non vogliano croci, ma gli bastano mezzelune, e avanzano! Appunto: la logica funziona ancora da quelle parti. E’ da quella dei cristiani che fa acqua da tutte le parti’! A proposito, nella parabola citata dai signori del buonismo ad ogni costo, si parla di vittima che rifiuta il soccorso del Samaritano?????? Ma state tranquilli, a questi figli suoi, ci penserà il dio grande e misericordioso!

  40. Reginaldus scrive:

    una espressione di dignità: Non agli aiuti, non vogliamo umanitari stranieri” Parola di sceicco, Alì Mohammud Rage. Appunto, non vogliono stranieri, diversi, di altra fratellanza! Non vogliano croci, ma gli bastano mezzelune, e avanzano! Appunto: la logica funziona ancora da quelle parti. E’ da quella dei cristiani che fa acqua da tutte le parti’! A proposito, nella parabola citata dai signori del buonismo ad ogni costo, si parla di vittima che rifiuta il soccorso del Samaritano?????? Ma state tranquilli, a questi figli suoi, ci penserà il dio grande e misericordioso!

    • Cherubino scrive:

      e chi sarebe la vittima, lo sceicco ? ma ci faccia il piacere ! Si legga un pò la vita di Charles de Foucauld e di suor Magdaleine Hutin, tanti amati già da Pio XII e poi da tutti i pontefici sucecssivi. Legga cosa pensavano de lmondo musulmano e del servizio cristiano nei paesi del nord-Africa, servizi omateriale e spirituale.
      Legga legga e cominci a capire che lei non rappresenta affatto la Tradizione, perchè contraddice vistosamente ciò che la Chiesa ha detto prima e dopo il Concilio.
      http://www.piccolesorelledigesu.it/piccolasorellamagdeleine.html

      • ADRIANO MEIS scrive:

        Reginaldus è uno che avrebbe considerato Pio IX un pericoloso rivoluzionario di sinistra….
        Che spiriti retrivi esistono tra i cattolici…..
        Un applauso ad anniballo, sempre uno dei migliori contributors del forum, ma pure alla signora Libera.

      • Reginaldus scrive:

        nel caso somalo abbiamo l’identificazione di vittima e brigante: non l’ha ancora capito??? Si legga la vicenda somala dalla fine della presenza italiana e, se può, capisca. Riguardo allo sceicco che cosa ha capito? Ho solo detto che lo sceicco rivendica per sè e il suo popolo quella dignità nella coerenza che solo sembra sussistere presso gli islamici. De Foucauld? ma lei sa di che parla? De Foucauld era fautore della missione evangelizzatrice della Francia cattolica, e la sua presenza in Algeria il suo contributo a questa missione! Quando si ritirava per la preghiera nella sua chiesetta, nemmeno permetteva ai musulmani di avvicinarsi ad essa… : altro che preghiera in comune, dio-unici, e fregate del genere da concili-o/abolo vaticano secondo!

        • giovannino scrive:

          caro Reginaldus hai le idee parecchio confuse , fino al punto di travisare completamente il Vangelo . Cerca di rinsavire e non scrivere cose che fanno male alla tua anima. E’ indiscutibile che Gesù ci ha insegnato che dobbiamo amare l’ umanità , senza distinzione , come lui ci ama . Certo che i missionari devono annunciare il Vangelo ( e lo fanno , ovviamente in modo diverso , secondo le condizioni storiche in cui operano ) , ma prima di tutto devono testimoniarlo . E la testimonianza del Vangelo è la carità verso tutti .

          • Reginaldus scrive:

            ma quanta acida compassione! ma tutto quest’acido non farà male prima di tutto alla tua anima???

        • Cherubino scrive:

          identificazione di vittima e brigante ? Per lei un bambino, una donna senza diritti politici, un giovane senza lavoro, sarebbero responsabili di qualcosa ? Ma cosa va raccontando ? E perchè non prova a dimostrare ciò che dice ?

          Quanto a Charles de Foucauld lei sbaglia di grosso. Innanzitutto dove ha preso quella favoletta che riporta ? Ci scrive la citazione dalla biografia, o da qualceh testimonianza ? O è venuto direttamente il beato ha raccontargliela in sogno ?
          Circa la verità, è fuori discussione che la cosa è semplcissima e sta in tre fatti:
          1) il beato aveva stima della fede islamica che riteneva per certi aspetti simile a quella cristiana,
          2) tuttavia egli non mancava di vedere le differenze, principalmente l’assenza di Gesù, della Buona Notizia, per cui ha vissuto come prioritaria l’evangelizzazione dei popoli del deserto,
          3) egli però ha vissuto l’evangelizzazione con lo spirito di Nazareth, con la condivisione quotidiana nella carità anche silenziosa, con l’offerta della fraternità.
          Le consiglio di leggere questo testo biografico scritto da una “piccola sorella”.
          http://www.indes.info/lectiomundi/2002_Islam/04_10_aprile_2002_Charles_de_Focauld_e_l%27Islam.pdf

          “non credo di poter far loro un bene maggiore che portar loro, come Maria nella casa di Giovanni, alla visitazione, GESU’ , bene dei beni, il SANTIFICATORE supremo,
          GESU’ che sarà sempre presente tra loro nel tabernacolo, e spero nell’ ostensorio, GESU’ che si o e offre ogni giorno sull’ altare per la loro conversione; GESU’ che li benedice ogni giorno: ecco il bene dei beni, il nostro tutto, GESU’ . Nello stesso tempo, pur tacendo, si farebbe conoscere ai
          nostri fratelli non con la parola, ma con l’ esempio e soprattutto con l’universale carità, quella che è la nostra fede, quello che è lo spirito cristiano, quello che è il CUORE di GESU’ …”

          «Silenziosamente, segretamente, come GESU’ a Nazaret, oscuramente, come Lui ‘passare sconosciuto sulla terra, come un viaggiatore nella notte’ … poveramente, laboriosamente, con mitezza, facendo del bene come Lui transiens benefaciendo (At 10, 38), disarmato e muto davanti all’i ngiustizia come Lui, lasciandomi come l’Agnello divino tosare e immolare senza resistere, né
          parlare, imitando in tutto GESU’ sulla croce e in caso di dubbio sulla maniera di comportarmi e di seguire il regolamento dei piccoli fratelli del Sacro CUORE di GESU’, conformarmi sempre alla condotta di GESU’ a Nazaret e di GESU’ s ulla croce»

          A de Castries, il 17 giugno 1904, scrive che ormai la metà circa dei Tuareg sono sottomessi, ma occorre fare «opera di fraternizzazione ossia «far cadere la loro diffidenza, sparire i loro pregiudizi contro di noi;… farci conoscere, stimare, amare da loro, provare loro che li amiamo, stabilire la fraternità tra loro e noi … » (LHC, 153). In questo primo periodo, la sua vita consiste «nel conversare, nel dare dei medicinali, elemosine, l’os pitalità nell’ accampamento, nel mostrarsi fratelli, ripetere che siamo tutti fratelli in Dio e che speriamo di essere tutti un giorno nello stesso cielo, pregare per i Tuareg con tutto il cuore … » (ivi, 153154).

          • Reginaldus scrive:

            dove ho preso le mie informazioni??? me le sono inventate, è contento??? E poi perché riferirgliele se lei poi viene a dire che sono interpolazioni, cattive interpretazioni, letture fuori contesto??? E lei che ci viene a dire che per Charles de Foucauld la fede islamica è simile a quella cristiana , non s’accorge di offenderlo volgarmente??? Questo il suo modo di ragionare e di argomentare?????? Ma vada un po’, lei e i suoi simili! Queste enormità vi definiscono apertamente, e per bocca vostra!

  41. giovannino scrive:

    11Fin da principio vi abbiamo insegnato questo: che dobbiamo amarci gli uni gli altri. 12Allora non facciamo come Caino: egli apparteneva al diavolo e uccise Abele suo fratello. Sapete perché lo uccise? Perché le opere di Caino erano cattive e quelle di Abele erano buone.
    13Fratelli, non meravigliatevi se il mondo vi odia. 14Noi sappiamo che dalla morte siamo passati alla vita. La prova è questa: che amiamo i nostri fratelli. Chi non ama il prossimo è ancora sotto il dominio della morte. 15Chi odia il suo prossimo è un assassino. Voi lo sapete: se uno uccide il prossimo, la vita eterna non rimane in lui.
    16Noi abbiamo capito che cosa vuoi dire amare il prossimo, perché Cristo ha dato la sua vita per noi. Anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 17Se uno ha di che vivere e vede un fratello bisognoso, ma non ha compassione e non lo aiuta, come fa a dire: ‘Io amo Dio?’. 18Figli miei, vogliamoci bene sul serio, nei fatti. Non solo a parole o con bei discorsi!
    ( dalla prima lettera di Giovanni , III , 11,18 )

    • LIBERAMENTE scrive:

      Ora servono i fatti, parlare d’amore non basta! Convincere a colpi di Bibbia oggi è come pretendere che vi si creda sulla parola in modo acritico, senza nememno confrontare la Bibbia con la Costituzione, faro laico per tutti i cittadini italiani. La Bibbia è in contraddizione con la Costituzione in molti suoi versetti e questi violano molte leggi laiche e giuridiche, trattati intrenazionali sui diritti umani e altre sentenze contro le discriminazioni di origine teologica e religioso-culturale, che spesso nella storia voleva idre anche emarginazione, torture, sfruttamento, arresti e morte. Altro che Amore!

      http://www.utopia.it/processobibbia/100/100_brani.htm

  42. Reginaldus scrive:

    A riprova che la lettura dei Testi Sacri è stata piegata ai livelli di una visione tutta terra terra, per la quale il Messaggio di Cristo vale solo se può allinearsi alle politiche delle varie organizzazioni cosiddette umanitarie e di riscatto sociale, e per il resto è pura invenzione o pura mitologia, valga questo commento di San Giovanni Crisostomo ad uno di questi passaggi dell’insegnamento di Cristo, divenuto il caposaldo di ogni predicazione a scopo accoglientizio rivolta ai cristiani: il ragionamento apodittico che non ammette replica, l’argomento fulmina ogni resistenza :

    -“ Ero STRANIERO, dice Cristo, e mi avete ospitato» (Mt 25,35). E ancora: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40). POICHÉ si tratta di UN CREDENTE E DI UN FRATELLO, foss’anche il più piccolo, entra con lui Cristo. Apri dunque la tua casa, accoglilo. «Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta»… Questi sono i sentimenti che dobbiamo provare quando riceviamo dei forestieri: la sollecitudine, la gioia, la generosità. Lo STRANIERO È SEMPRE TIMIDO E VERGOGNOSO [è proprio questo il caso degli 'stranieri' che e qui arrivano a valanga ??? ] . Se il suo ospite non lo riceve con gioia, si ritira con il sentimento di esser stato disprezzato. Infatti è peggio essere ricevuto in questo modo, che non essere stato ricevuto affatto.
     Il Vangelo non è testo che si chiude in se stesso, ma è appello a tutti gli uomini: solo aprendosi ad esso l’uomo si rigenera in senso totale: spirituale e culturale, morale ed economico. Operare ‘umanitariamente’ a prescindere dalla predicazione del Vangelo e dalla sua proposta che nessun uomo può rifiutare se non a suo danno, significa non concludere nulla in ordine al miglioramento della condizione umana…. : vedi Africa, che non è certamente migliorata da quando è stata presa sotto le ali protettive dele Organizzazione anticristiane che dominano il mondo (leggasi ONU e derivati …). “ Cercate prima di tutto il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” Dimenticato??? O manderemo anche questo Padre e Dottore della Chiesa– Bocca d’ Oro, appunto, per la sua eloquenza e capacità di argomentazione – a scuola dei moderni cattolici adulti e concialabolari???

  43. Reginaldus scrive:

    A riprova che la lettura dei Testi Sacri è stata piegata ai livelli di una visione tutta terra terra, per la quale il Messaggio di Cristo vale solo se può allinearsi alle politiche delle varie organizzazioni cosiddette umanitarie e di riscatto sociale, e per il resto è pura invenzione o pura mitologia, valga questo commento di San Giovanni Crisostomo ad uno di questi passaggi dell’insegnamento di Cristo, divenuto il caposaldo di ogni predicazione a scopo accoglientizio rivolta ai cristiani: il ragionamento apodittico che non ammette replica, l’argomento fulmina ogni resistenza :

    -“ Ero STRANIERO, dice Cristo, e mi avete ospitato» (Mt 25,35). E ancora: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40). POICHÉ si tratta di UN CREDENTE E DI UN FRATELLO, foss’anche il più piccolo, entra con lui Cristo. Apri dunque la tua casa, accoglilo. «Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta»… Questi sono i sentimenti che dobbiamo provare quando riceviamo dei forestieri: la sollecitudine, la gioia, la generosità. Lo STRANIERO È SEMPRE TIMIDO E VERGOGNOSO [è proprio questo il caso degli 'stranieri' che e qui arrivano a valanga ??? ] . Se il suo ospite non lo riceve con gioia, si ritira con il sentimento di esser stato disprezzato. Infatti è peggio essere ricevuto in questo modo, che non essere stato ricevuto affatto.
     Il Vangelo non è testo che si chiude in se stesso, ma è appello a tutti gli uomini: solo aprendosi ad esso l’uomo si rigenera in senso totale: spirituale e culturale, morale ed economico. Operare ‘umanitariamente’ a prescindere dalla predicazione del Vangelo e dalla sua proposta che nessun uomo può rifiutare se non a suo danno, significa non concludere nulla in ordine al miglioramento della condizione umana…. : vedi Africa, che non è certamente migliorata da quando è stata presa sotto le ali protettive dele Organizzazione anticristiane che dominano il mondo (leggasi ONU e derivati …). “ Cercate prima di tutto il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” Dimenticato??? O manderemo anche questo Padre e Dottore della Chiesa– Bocca d’ Oro, appunto, per la sua eloquenza e capacità di argomentazione – a scuola dei moderni cattolici adulti e concialabolari???

  44. Reginaldus scrive:

    —Alla C/A dei vari Cherubino et Similes, perché abbiano modo di riflettere, se ci riescono. O vorrano continuare a descriverci un Chrles de Foucauld a loro immagine e non invece a immagine sua, come da lui stesso descritta??? ( ma questo non basterà, il Cherubino esperto di cieli, mi parlerà di comunicazioni dall’ Alto! E allora Amen!)
    – Nota: non traduco, laissons le Père parler dans sa propre langue! – Io mi sono solo permesso di mettere in maiuscolo quello che piacerà certamente ai moderni cultori dell’uguaglianza di tutte le culture e della nobiltà e potenza salvifica di tutte le religioni… )

    Extraits de la correspondance du Père Charles de Foucauld
     
    Le P.Ch. de Foucauld jugeait ainsi la politique française et l’état de l’esprit public à l’égard de l’Islam et des musulmans dans quelques lettres privées.
    Evangéliser ou exploiter ? L’indifférence de la France officielle l’exaspérait
     
    « Depuis quatre-vingts ans qu’Alger est à nous on s’est si peu occupé du SALUT DES ÂMES des musulmans qu’on peut dire qu’on ne s’en est pas occupé. On ne s’est pas occupé davantage de les bien administrer ni de les civiliser. On les a maintenus dans la soumission et rien de plus.
    Si les chrétiens de France ne comprennent pas qu’il est de leur devoir d’ ÉVANGÉLISER leurs COLONIES, c’est une faute dont ils rendront compte, et ce sera la cause de lA PERTE D’UNE FOULE D’ÂMES qui AURAIENT PU ÊTRE SAUVÉES. Si la France n’administre pas mieux les indigènes de sa colonie qu’elle ne l’a fait, elle la perdra et ce sera un RECUL DE CES PEUPLES VERS LA BARBARIE avec perte d’espoir de christianisation pour longtemps…(lettre à sa cousine Marie de Bondy, 1912)
     « Algérie-Tunisie-Maroc-Soudan-Sahara! QUEL BEL EMPIRE ! A condition de le CIVILISER, DE LE FRANCISER et non de se contenter de le maintenir et de l’exploiter.
    « Si nous cherchons à les CIVILISER, à élever à notre niveau ces peuples qui sont trente millions maintenant et qui seront, grâce à la paix, soixante millions dans cinquante ans, CET EMPIRE AFRICAIN sera dans un demi-siècle UN ADMIRABLE PROLONGEMENT DE LA FRANCE.

    « Il semble qu’avec les musulmans la voie soit de les CIVILISER d’abord, de les INSTRUIRE d’abord, d’en faire des GENS SEMBLABLES À NOUS ; cela fait, la CONVERSION sera chose presque faite elle aussi, car L’ISLAMISME NE TIENT PAS DEVANT L’INSTRUCTION…
    L’oeuvre à faire ici, comme avec tous les musulmans, est donc une oeuvre d’ÉLÉVATION MORALE ; les élever MORALEMENT ET INTELLECTUELLEMENT par tous les moyens ; se rapprocher d’eux, prendre contact avec eux, lier amitié avec eux; faire tomber, par les relations journalières et amicales, leurs préventions contre nous, par la conversion et l’exemple de notre vie, MODIFIER LEURS IDÉES ; procurer l’INSTRUCTION PROPREMENT DITE ; faire enfin l’ÉDUCATION ENTIÈRE DE CES ÂMES : leur enseigner, au moyen d’écoles et de collèges, ce qui s’apprend dans les écoles et les collèges ; leur enseigner par un contact journalier, étroit, ce qu’on apprend dans la famille, se faire leur famille…
    Ce résultat obtenu, LEURS IDÉES SERONT INFINIMENT MODIFIÉES, leur MOEURS AMÉLIORÉES par là- même, et LE PASSAGE À L’EVANGILE SE FERA FACILEMENT (lettre à l’abbé Caron, 1906)
       Charles de Faucauld était réaliste. Il savait que les premiers à convertir étaient bien souvent les européens eux-mêmes :
    «Nos nations civilisées – qui ONT PARMI ELLES BIEN DES SAUVAGES, BIEN DES GENS IGNORANT LES PREMIÈRES VÉRITÉS, … sont BIEN COUPABLES DE NE PAS ÉCLAIRER, RÉPANDRE LE BIEN, L’INSTRUCTION, DES LOIS DE PAIX DANS CES PAYS SI ARRIÉRÉS. Cela serait si facile ! et au lieu de cela on se consume en folies, ou en guerres, ou en contradictions insensées ! » ( lettre au comte de Foucauld, 1906)
    Charles de Faucauld revenait sans cesse sur ce grave sujet :
    « SI NOUS N’AVONS PAS SU FAIRE DES FRANÇAIS DE CES PEUPLES, ILS NOUS CHASSERONT. LE SEUL MOYEN QU’ILS DEVIENNENT FRANÇAIS C’EST QU’ILS DEVIENNENT CHRÉTIENS. Sinon avant cinquante ans nous serons chassés de l’Afrique du Nord. » ( lettre à René Bazin, 1916)
    « Si ces MALHEUREUX MUSULMANS ne connaissent aucun prêtre, ne voient, comme soi-disant chrétiens, que des exploiteurs injustes, tyranniques, donnant l’exemple du vice, comment se CONVERTIRONT-ILS ? Comment ne prendront ils pas en haine notre sainte religion ? Comment ne seront-ils pas de plus en plus nos ennemis ?»( lettre au duc de Fitz-James, 1912)

  45. Quixote scrive:

    Quando sento parlare di Dio mi si rizzano i capelli, e mi capita quasi quotidianamente.
    Forse l’idea, sia pure approssimativa, di cosa vorrebbe indicare quella paroletta di tre lettere sfugge ormai ai più, abituati a trattare Dio come un oggetto della loro quotidianità.
    Come ho avuto modo di dire, già di fronte ad un cielo stellato mi sento sopraffatto e confuso, se poi cerco di “pensare” ad un Essere che superi infinitamente lo sterminato spettacolo che occupa la mia visione e la stessa intelligenza che mi spinge a considerarla con rispetto, la percezione di me stesso precipita verso le dimensioni di un punto geometrico, cioè il nulla.
    Ciò mi trattiene sempre dalla tentazione di interpretare pensieri, azioni e volontà di un Essere così incomprensibilmente lontano da me e di cui, pur con l’estremo bisogno che ne avverto nel mio intimo, non ho nemmeno modo di dimostrare la reale esistenza.
    Esistono una storia, un popolo ed un Uomo che darebbero conto dell’esistente, noi compresi. La predicazione di quest’ultimo però non è di facile interpretazione, particolarmente quando si riferisce a Dio, al Padre, allo Spirito ed a se stesso. Tutti i nodi presenti però possono essere sciolti alla luce della Fede, che permette di accettare quegli insegnamenti senza nemmeno tentar di comprendere l’intero disegno che li sottende. Impresa non facile per il razionalismo e lo scientismo a cui siamo educati noi uomini di questo tempo.
    Come negare lo sgomento che il mondo naturale ci offre? Anche i documentari più zuccherosi e didattici che illustrano la natura, offrono ai nostri occhi uno spettacolo terrificante dove la sopraffazione è legge, il debole è destinato a soccombere e a trasformarsi in cibo per i vincenti, che comunque sono tali solo temporaneamente, in attesa, prima o poi, di condividere la sorte delle loro vittime.
    Nemmeno l’umanità è in grado di sottrarsi a tale destino, soggetta anch’essa agli eventi naturali ed alle lotte per il predominio, che da sempre la squassano con guerre, rivoluzioni ed omicidi.
    Il disegno non sembrerebbe quindi proprio quello di un Dio amoroso che ha cura delle proprie creature. A voler indagare nemmeno la stessa Bibbia sembra offrire univocamente tale immagine di Dio che anzi, come osservava Russel, si presenta qui iroso e vendicativo, là riflessivo e filosofeggiante, fino a diventare, nel NT, amorevole e soccorritore. Variabilità dovuta ai tempi dei vari libri? Alle esigenze didattiche di argomenti tanto difficili per le nostre menti limitate? Chi è in grado di dirlo?
    Rimane il fatto che Gesù ha mirabilmente sintetizzato tutto in due semplici comandamenti: amare il prossimo e amare Dio. Comandamenti che non avrebbero alcuna possibilità di essere applicati su una base esclusivamente razionale e che Lui infatti chiede di seguire sulla base della sua autorità e in definitiva dell’autorità di Colui che l’ha mandato.
    Per questi motivi trovo oziosi i ragionamenti che cercano di giustificare, in un’ottica amorevole, le sciagure che ci affliggono. Il mondo, anche dopo Cristo, anzi particolarmente dopo di Lui, rimane incomprensibile ed a poco valgono le arrampicate sugli specchi di esegeti e teologi.
    Amare Dio significa anche accettare l’incomprensibile, accettare la mancanza di spiegazioni, rinunciare ad una ricerca priva di prospettive.
    Amare il prossimo significa comportarsi come il buon Samaritano, senza nemmeno indagare i motivi che potrebbero giustificare la presenza del male.
    Agostino si confrontò a lungo con la questione, incline com’era stato al manicheismo, finendo col concludere che il male non è che la manifestazione di una mancanza di Dio, del bene supremo. Non ne sono orgoglioso ma di fronte ad un bimbo sofferente la sua spiegazione non mi aiuta per nulla e trovo molto più semplice rinunciare a capire ciò che comunque mi appare privo di senso e di ogni possibile razionale giustificazione.
    Non nego che mi capita di dubitare anche dell’operato della Chiesa, in quanto umana organizzazione, per sua propria ammissione soggetta ad errori di cui poi chiedere perdono, magari a distanza di secoli. So che molte organizzazioni umanitarie si pappano la maggioranza delle oblazioni ricevute e che agli interessati non arrivano che le briciole, anche per la corruzione ed il ladrocinio sistematicamente perpetrato nei loro paesi. Ciò non mi impedisce però di manifestare, nella misura delle mie possibilità e per le vie che mi sembrano più consone, la solidarietà che mi viene suggerita dalla comprensione delle sciagure umane, assai prima che dal dettato religioso o dal desiderio di procurarmi dei meriti.

  46. giovannino scrive:

    caro Quixote , trovo le tue considerazioni semplici , ma convincenti . Reginaldus invece scomoda i Padri della Chiesa per mettere delle pezze , dove sa di aver toppato .

    • Reginaldus scrive:

      ma forse lei non ha letto il mio primo intervento sul tema, dove, nulla sapendo dell’esegesi dei San Giovanni Crisostomo, a rigor di logica o se vuole a lumen nasi interpretavo allo stessa maniera del Padre della Chiesa il senso cristiano di ‘fratelli’ e ‘straniero’. Il resto è roba da Nazioni Unitee e da Fao … e in definitiva da fraternité massonica…… E allora ci pensino costoro a provvedere ai guai creati dalla loro furia di rimodellamento mondialista ( e a tal fine i finanziamenti degli Stati a sostegno di tali Organizzazioni nascono dal prelievo dalle nostre tasche, anche dalle mie… e quindi se vuole la coscienza anch’io l’ho a posto…A proposito, perché questi signori si MANGIANO loro per il 90% quello che è destinato, per prelievo dalle nostre tasche di ‘benestanti’, agli affamati del mondo???????)) .Quindi caro lei non ho bisogno di cercare pezze per rappezzare….A meno che trovare conferma o conforto presso chi la sa infinitamente di più di me ( e di lei ) in materia di VERA dottrina, non sia una umiliazione….. E difatti, voi della nuova scuola conciliaburalista, dell’arroganza avete fatto un tratto del vostro DNA : sapendo voi tutto, dell’umano e del divino, che ve ne fate della vecchia scienza dei Dottori della Chiesa???. – Questo per quanto riguarda la DOTTRINA.

      Per quello che riguarda l’AMORE CRISTIANO, che voi dite deve essere incondizionato e a prescindere, io lo vedo dimostrato nel vostro modo di conversare con chi contesta la vostra posizione, chi è diverso da voi.. Qui un piccolo campionario del vostro modo di rapportarvi…. Mi chiamate ..”massificatore fumettaro favolettaro erroneo irrealista antie-vangelico antikerigmatica ((ohi ohi!) traditore della tradizione una vergogna retrivo confusionario travisatore folle da curare votato all’inferno cianciatore , citatore a vanvera, sognatore, assassino, rappezzatore….” Ma non state sostenendo, che tutti sono da amare, e quanto più uno è diverso? APPUNTO, me ne sono accorto! “Ora servono i fatti, parlare [a vanvera]d’amore non basta!” Vero Giovannino???? ( un nome un programma, tutta dolcezza….)

      • giovannino scrive:

        caro Reginaldus , non è per offenderti che ti faccio presente le incongruenze e imprecisioni dei tuoi post. Non è giusto , poi , assimilarmi a Cherubino , che gesuiticamente è bravissimo a destreggiarsi tra i documenti ufficiali , eludendo i veri nodi . Certo i ragionamenti di Cherubino filano lisci e si vede un maggiore approfondimento dei problemi e non è per simpatia , ma per amor del vero , che gli va dato atto di ciò . Io invece sono consapevolmente eretico , in quanto reputo inaccettabili alcune parti del magistero e , sicuramente a differenza di Cherubino, non credo che l’ obbedienza al Papa sia essenziale per essere cattolico . Naturalmente sono dispiaciuto di questo stato di cose e spero che la gerarchia modifichi il suo atteggiamento . Per questo non contesto tanto la tua ” disubbidienza ” al Concilio , ma i suoi contenuti . E anche la superbia di ritenere il Concilio e il Papa eretici . Io , almeno , ho l’ umiltà di definire me stesso formalmente eretico , anche se spero e credo che la chiesa convergerà su posizioni diverse e così me ne sentirò parte integrante , già durante la mia vita terrena o dopo , se questi sviluppi , come ritengo probabile , abbisogneranno decenni o secoli .

        • Reginaldus scrive:

          …“incongruenze e imprecisioni” riguardo al tuo schema mentale: d’accordo. Più che incongruenze e imprecisioni vedo io invece un palese controsenso nella tua pretesa di essere cattolico pur nella disubbidienza al papa. Il Concilio Vaticano I allora non conta nulla??? Il “conferma nella fede i tuoi fratelli” di Cristo stesso, è parola straccia??? E io sarei affetto da superbia se ritengo il concilio ( significativo questo indicare il vaticandue come ‘il’ concilio !!!) e i suoi ‘papi’ come eretici mentre tu speri che rinsaviscano, azione che presuppone il riconoscimento dell’errore??? Io semplicemente, caro Giovannino, non giudico il papa e il concilio ( anche qui mi pare un po’ confusa la distinzione tra ‘concilio’ e suoi ‘contenuti’…): semplicemente non ritengo questi papi e il loro concilio come veri papi e vero concilio: e semplicemente in base alla fede cattolica di sempre che non può ammettere l’esistenza di papi erranti e di concili convocati da papi erranti…: pura smentita delle parole di Cristo e della Dottrina della Chiesa. Che conferma nella fede sarebbe quella che mi offrono questi ‘papi’ e questo ‘concilio’, se devo sperare che la chiesa nei suoi ‘dirigenti’, nei suoi pastori, converga un giorno chissà quando verso posizioni …’diverse’… e quali poi??? Quanto a Cherubino, lasciamo perdere, lui vola in alto, nei cieli dove non lo raggiungono le turbolenze delle contraddizioni…. e dove plana tutto liscio senza sussulti….

          • giovannino scrive:

            caro Reginaldus , volentieri cerco di risponderti . In un certo senso ci accomuna una profonda insoddisfazione circa lo stato attuale della chiesa cattolica , ma , evidentemente , per motivi diversi e opposti . Per me l’ ecumenismo è parte integrante e fondante della Chiesa , come lo Spirito Santo la desidera ( tralascio , per brevità i passi della Scrittura da cui si può inferire questo ) . Per questo un Concilio dev’ essere quanto più possibile ecumenico e mirare a rinsaldare l’ unità della Chiesa. Il Papa , a sua volta , è il simbolo di questa unità e a questa deve servire. Ne segue che un Concilio autentico dovrebbe riunire tutti i cristiani che si riconoscono nel credo niceno. Dunque non solo i cattolici , ma anche gli ortodossi e quasi tutte le confessioni protestanti. Questa è la vera continuità . Per questo anche il Concilio Vaticano II non è stato un Concilio soddisfacente . Tuttavia rispetto al Concilio di Trento e al Vaticano I ha il grande merito di avere invertito la rotta. Nei due precedenti Concili ha infatti prevalso la ostilità e il disprezzo verso i cristiani non cattolici , con la proclamazioni di dogmi mirati a dividere la Cristianità e a esacerbare i conflitti . Dogmi che restano sub judice , fino a che non ottengano il consenso di tutto il popolo di Dio , cattolici , ortodossi e protestanti delle diverse denominazioni. Per questa ragione considero il periodo tra il concilio di Trento e il Vaticano II come un’ età opaca nella storia della Chiesa , una parentesi infausta che deve essere chiusa , perchè questa è la volontà di Dio . Naturalmente la questione non è semplice e non ho la presunzione di indicare la soluzione , ma credo che il compito principale della teologia oggi sia quello di ricercare tale soluzione. Oso infatti avanzare l’ ipotesi che la causa della secolarizzazione che sta erodendo la religione nella Cristianità risieda proprio nell’ incapacità della chiesa di accompagnare l’ evoluzione della società . La Chiesa , corpo mistico di Cristo , ha duplice natura umana e divina , come Cristo appunto. Ma nelle chiese frammentate e contrapposte che vediamo oggi l’ elemento umano sembra prevalere e risulta difficile definire la Chiesa di Dio , che non può essere che una , unita nelle sue distinzioni , come Dio è Uno , distinto nelle tre persone del Padre , Figlio e Spirito Santo . Sono cattolico anzitutto perchè così sono stato battezzato e non rinnego questo battesimo , col quale sono divenuto parte del popolo di Dio e perchè penso che , nonostante i suoi peccati ed errori , la chiesa cattolica ed il Papa , in forza della continuità della successione apostolica e del carattere universale della sede di Pietro , debbano essere la forza centripeta che riunisca la Chiesa.

  47. Reginaldus scrive:

    ” Chi darà da bere anche un solo bicchier d’acqua fresca ad uno di questi piccoli , perché mio discepolo [PERCHE' mio discepolo ] io vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa”…
(Mt 10, 42 )” In verità vi dico che tutte le volte che avrete fatto qualche cosa ad uno di questi minimi tra i miei fratelli ['MIEI FRATELLI ], l’ avrete fatto a me”…. ( Mt 25,45)—REPETITA JUVANT… E se è Gesù stesso che dà la motivazione e la spiegazione delle Sue parole, che fanno i Cherunini e i Giovannini, lo escludono dal loro consorzio, gli usano qualcuna delle loro carinerie??? E io sarei quello che de-contestualizza, che cita a vanvera, che addirittura cita inventando…….. Spiegatemi invece, voi furiosi sostenitori della moderna interpretazione, il perché di quel PERCHE’…e all’interno dello stesso Vangelo!

    • giovannino scrive:

      Abbiamo tutti una origine comune ( simbolicamente Adamo ed Eva ) e siamo tutti fratelli su questa terra e parte dell’ umanità . Per questo dobbiamo condividere il pane terreno con tutti gli altri esseri umani , senza eccezioni . Come battezzati siamo fratelli in Cristo , chiamati ad edificare il Regno dei cieli e tra cristiani dobbiamo condividere il pane celeste , attraverso il sacramento dell’ Eucarestia. Un sacerdote che rifiuta di soccorrere un affamato ,è nel peccato , mentre se rifiuta la comunione a un non battezzato agisce con giustizia. Mi sembra una regola semplice , caro Reginaldus , ma se sbaglio ti prego di correggermi .

      • Sal scrive:

        Allora il Vaticano potrebbe trasformare tutto l’oro del torrione in pagnotte di pane e magari qualche pesce…..perchè invece si compra il S.Raffaele ?

      • Reginaldus scrive:

        Pacifico che abbiamo tutti un origine comune in Adamo e in lui condividiamo la stessa umanità. É una verità di fede… Quanto agli affamati e a poveri della terra davanti a cui sciogliere il peana dei nostri buoni sentimenti….beh, io non ci sto: per esempio in Somalia, per stare al caso di partenza, non solo non sanno provvedere a se stessi – ripeto ”ti guadagnerai il pane col sudore della TUA fronte …” – ma nemmeno gestirsi gli aiuti che arrivano, ché questi arrivano e sono occasione di nuovi conflitti armati ( notizie ultime ). E allora…. Ogni popolo ha il destino che si merita, quello che sa costruirsi… i Somali, come gli Italiani, come, tra questi, i napoletani…)— Quanto al sacerdote che rifiuta di dare da mangiare all’affamato, se ti riferisci ancora alla parabola famosa, ti preciso che in questa non si parla di affamati né di assetati, ma di un viandante messo in fin di vita da dei briganti…).

        • giovannino scrive:

          Caro Reginaldus, la legge dell’ amore può essere alle volte ostica , ma è quella che Gesù ci ha annunciato , come superamento della legge mosaica , che è una legge di giustizia.
          ‘Ma a voi che mi ascoltate io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano. 28Benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi fanno del male. 29Se qualcuno ti percuote su una guancia, presentagli anche l’altra. Se qualcuno ti strappa il mantello, tu làsciati prendere anche la camicia. 30Da’ a tutti quelli che ti chiedono qualcosa e, se qualcuno ti prende ciò che ti appartiene, tu lasciaglielo. 31Fate agli altri quel che volete che essi facciano a voi.
          32′Se voi amate soltanto quelli che vi amano, come potrà Dio essere contento di voi? Anche quelli che non pensano a Dio fanno così. 33E se voi fate del bene soltanto a quelli che vi fanno del bene, come potrà Dio essere contento di voi? Anche quelli che non pensano a Dio fanno così. 34E se voi prestate denaro soltanto a quelli dai quali sperate di riaverne, come potrà Dio essere contento di voi? Anche quelli che non pensano a Dio concedono prestiti ai loro amici per riceverne altrettanto!
          35′Voi invece amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperare di ricevere in cambio: allora la vostra ricompensa sarà grande: sarete veramente figli di Dio che è buono anche verso gli ingrati e i cattivi. 36Siate anche voi pieni di bontà, così come Dio, vostro Padre, è pieno di bontà.” ( Luca 6 , 27-36 ) .

    • Sal scrive:

      Davvero bravo sig. Reginaldus Davvero Bravo. Concordo con tutto il suo ragionamento e non tema, la Verità la sostiene. E’ dalla sua parte !

    • Cherubino scrive:

      l’ermeneutica di Reginaldus è del tutto errata estravolge le parole di Cristo.
      I due brani sono in contesti diversi: il primo riguarda il discorso missionario e qui il Signore intende veramente sottolineare che l’accoglienza verso il missionario cristiano (“perchè mio discepolo”) ha un valore particolare. Ma Reginaldus sbaglia radicalmente quando usa questa frase come prova di una posizione generale di Cristo. E’ una tipica lettura fondamentalista che estrae una frase dal contesto, la trasporta in altro contesto e contraddice così le affermazioni più generali dello stesso autore del testo.
      Dire che l’accoglienza verso i missionari ha un grande valore non vuol dire che altri tipi di accoglienza valgono zero !
      E quindi la frase del giudizio finale: con “i miei fratelli” cosa intende Cristo ? I cristiani ? Questo vuol dire caricare quella espressione di un senso attivo aggiuntivo: i fratelli sono quelli che amano Gesù. Ma tutto il Vangelo si basa sulla primarietà dell’amore di Gesù verso di noi il quale “ci ha amati quando eravamo ancora peccatori” e chiede ai suoi discepoli di fare lo stesso verso chiunque. Quindi “i suoi fratelli” ha senso passivo: “quelli che io amo come fratelli”. E tutto il brano in cui è quella frase lo conferma: coloro che amano il prossimo non si accorgono di farlo “per Cristo” perchè i bisognosi che hanno servito non avevano alcun segno per riconoscerli come “suoi fratelli”. Essi si stupiscono infatti che Cristo si identifichi con quelli. Questo particolare chiarisce senza dubbio che ciò che Cristo indica è l’esatto opposto di ciò che Reginaldus sostiene e che corrisponde alla logica di coloro che vengono condannati: “se avessimo saputo che erano parenti tuoi li avremmo aiutati”. Questo è abominio per Cristo, perchè egli ha fatto sua, condividendola, la povertà umana di ogni uomo, in anticipo rispetto ad ogni risposta positiva o negativa dell’uomo stesso. La tesi di Reginaldus è il contrario dell’amore di Gesù, amore gratuito, preveniente, senza contraccambio e senza altra condizione che il lasciarsi amare. Quell’amore che è la vita stessa della Trinità e che è lo Spirito Santo.

  48. Reginaldus scrive:

    Mi dispiace, Giovannino, ma vedo confermato dalle tue parole che le nostre visioni della chiesa sono inconcilaibili: le puntuali argomentazioni che mi fornisci sono alla base del nostro diverso modo di intendere la chiesa.

    –Non capisco, per cominciare, che cosa significhi che ” l’ ecumenismo è parte integrante e fondante della Chiesa”. Missione della Chiesa è quella di diffondere integralmente e costantemente il Vangelo di Cristo “a tutte le ‘creature’ “( non dice ‘a tutti i figli di dio’, perché tali tutte le creature sono chiamate a divenire accettando il Vangelo e facendosi battezzare in Cristo …). Un Vangelo diverso da quello che gli Apostoli ci hanno annunciato, fedeli all’insegnamento e al comando di Gesù, non può darsi, e cessa di essere tale: “Se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! “ Gal 2,6-10. Un cattolico che crede che la Chiesa di Cristo sia la sua Chiesa ( non che ‘sussista’ nella sua chiesa….) – “credo in unam sanctam catholicam et apostolicam ecclesiam… (simbolo niceno costantinopolitano…, appunto! )- e quindi crede che nel papa ( un papa vero) si trovi il simbolo e il cardine della sua unità, non può che sentire, in quello dei ‘cristiani’ che sono usciti dal seno di quella, un vangelo diverso, e quindi non può che adeguarsi al giudizio di San Paolo che li considera “anatema”! Su questa linea si colloca anche il tuo referente, quanto al nome o nomignolo, San Giovanni, che nella sua Lettera I al vers.10, dice perentorio: “ Chi viene a voi e non porta questa dottrina, non accoglietelo in casa e non lo salutate nemmeno “. Fortuna che il vaticandue ha invertito la rotta dell’intransigenza e del conflitto, dell’ostilità e del disprezzo??? Fortuna che con questo concilio si sia chiusa finalmente la ‘parentesi infausta’ dello scontro con i cari fratellini cristiani dissidenti ( o ‘protestanti’…), fino a quel concilio considerati “ anatema” perché nemici della ‘Verità’ che è Cristo, e tali a cui dover rifiutare financo il “saluto” , come ci ingiungono l’ Apostolo delle Genti e l’ Apostolo dell’ Amore… ??? Tu credi crede che per questa via dell’unità senza verità condivisa, dell’ecumenismo erga omnes – cristiani e non cristiani – a prescindere dal loro dovere di confluire nella Chiesa di Roma perché essa sola ‘è’ la Chiesa di Cristo, in quanto essa sola, dal principio e per sempre, “presiede all’ Agape” ( S. Ignazio Rom I,1) cioè al Mistero della Salvezza offerta a tutti gli uomini – si possa ‘accompagnare l’evoluzione dell’umanità’ ecc. ecc. ecc… verso dove poi??? Temo proprio che la tua idea della missione della Chiesa sia quella del tipo che descrivono queste righe scritte nel 1960- in pieno concilio:

    “ per sopravvivere e aiutare l’umanità le religioni devono trovare rapidamente una formula UNIFICATA, al fine di dare l’ esempio del ‘Ritorno in Tutte le Cose ‘. Le religioni devono far vedere e dichiarare che le loro divinità sono simili, non sono altro che semplici aspetti del principio essenziale, adattato e trasformato a seconda delle specificità delle diverse razze ed epoche ( come in effetti è, e ciò farà cadere tanta CONFLITTUALITÀ)”.
    ( e infatti ai congressi dell’URI- United Religions Initiative, partecipano entusiasticamente anche i rappresentanti del ‘papa’ ….).

    -Poveri noi: la Religione di Cristo, quella che si esprime nella Chiesa Una e Santa, ridotta a cercare una unificazione con quelle i cui “ idoli – come dice il salmo – sono demoni”! Ma questa non è la religione di Cristo, checché ne dicano o facciano questi suoi (falsi) papi!

    • giovannino scrive:

      caro Reginaldus , vorrei tanto essere mite e umile di cuore , ma quelli come te mettono a dura prova la mia pazienza . Come fai a sentirti sicuro che la tua interpetrazione del Vangelo è quella giusta , quando si basa su traduzioni filologicamente superate ( immagino che sarai un cultore della Vulgata ) , su aggiunte e sofisticazioni della Scolastica e del magistero preconciliare ? Le Scritture non sono la verità , ma lo strumento per raggiungere la Verità che è Cristo . Sembra ovvio che se ne deve ricercare il senso utilizzando tutti i mezzi e le strategie della migliore ermeneutica , e non cercando di piegarlo ai propri preconcetti . E poi la tua posizione di rifiuto del dialogo con i protestanti e perfino con i cattolici davvero ortodossi ( quelli , per intenderci che seguono il cammino indicato dal Concilio ) è anche profondamente sbagliata:
      ” 4Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito
      come una sola è la speranza
      alla quale Dio vi ha chiamati.
      5Uno solo è il Signore, una sola è la fede,
      uno solo è il battesimo.
      6Uno solo è Dio, Padre di tutti,
      al di sopra di tutti,
      che in tutti è presente e agisce.” ( Paolo , Ef 4, 4-6 )
      Quanto ai papi , sono più indulgente di te nella critica . Sono infatti uomini come noi , peccatori come noi e gravati dalla immensa responsabilità di guidare il popolo di Dio . Certo se fossero i vicari di Cristo , sarebbe incomprensibile che commettano tanti errori e potresti avere qualche ragione in più nell’ attacarli . Ma Gesù è vivo e presente nella sua Chiesa , la vivifica con lo Spirito e non ha bisogno di un vicario . I successori degli Apostoli hanno invece bisogno di qualcuno che assicuri l’ ordine nelle faccende terrene della chiesa e faccia da arbitro nelle inevitabili dispute e sembra logico che questi sia il successore di Pietro . Il quale come tutti gli uomini è fallibile , ma abbiamo il dovere di perdonarlo e anzi ringraziarlo per la preziosa funzione che svolge.

      • Reginaldus scrive:

        ma allora se non ci intendiamo perché mettere alla prova la nostra pazienza???

        • giovannino scrive:

          Direi , caro Reginaldus , perchè crediamo nello stesso Dio. Non mi stupisco dell’ empietà di chi non ha la Fede , ma resto pieno di stupore di fronte a chi , volendo accogliere Cristo e il Vangelo esprime opinioni così lontane dalle mie. Per questo i lefebriani mi incuriosiscono tanto . Viceversa sono pieno di ammirazione per chi , non avendo apparentemente la Fede , ha uno stile di vita migliore del mio . Comunque non so giudicare chi ha una trave nell’ occhio e chi una pagliuzza , ma mi pare caritatevole consigliare chi , secondo la mia esperienza , dimostra di vederci male. Come aiutare un cieco ad attraversare la strada. Poi magari sono più cieco di lui e finiamo tutti e due in una buca …

  49. giovannino scrive:

    caro Reginaldus , oggi a Messa alla lettura di Isaia , ho pensato a te , non ti fischiavano le orecchie ? … E oggi che la chiesa ricorda Ignazio di Loyola , Cherubino ci ha donato un commento che ho apprezzato . Ma, lo ripeto , la penso diversamente su molte questioni , non è gentile accomunarci .

  50. ADRIANO MEIS scrive:

    Le perfette leggi del Signore e milioni di morti in Africa….. Si direbbe prprio che la vita è una tragedia per tutti, a qualunque Specie si appartenga. Basta vedere un dcumentario TV sulla Natura, ed assistere al processo con cui ragni velenosi paralizzano un insetto per divorarlo vivo; oppure vedere che sono state inventate armi da fuoco finalizzate al massacro non solo di uomini, ma anche di poveri animali; che l’uomo ha acquisito un vantaggio assassino sulle altre forme di vita e che esiste perfino una florida editoria per insegnare ai cacciatori come sterminare più efficacemente bestiole che vivono inncentemente in Natura, per capire che la vita è un fenomeno intrinsecamente perverso.
    Se davvero c’è un Dio che ha partorito l’idea di tale sanguinaria Creazione, questo Dio è in larga misura corresponsabile (a dir poco).

  51. Dario scrive:

    salve a tutti,
    ho sempre ammirato la professionalità delle inchieste ed interviste svolte e ricevute dal dott. tornielli .non ho letto gli interventi degli altri utenti e magari la sparerò grossa e fuori luogo….
    premettendo che sono cristriano e non anti-clericale(all’estremo ma neanche dolce con esponenti ecclesiastici), dico che il papa fa appelli x l’africa(Somalia Etopia Kenia)dove si muore di fame e sete e intanto in curia si tirano fuori 250milioni d’euro per salvare dal crac il S.Raffaele,con un semplice “schiocco delle dita”…perchè istituto privato e sotto controllo ecclesiastico(ed un’eventuale razionalizzazione taglio dei costi ed un successivo commissariamento?)…Mi si risponderà di muovere le solite critiche…”tirate fuor x l’occasione..ma nn è il solo episodio…. x questo che i giovani nn credono e quelli come me, dei ministranti,se ne servono solo x ricevere i sacramenti.x il resto ne ne stanno ben bene alla larga .

  52. giovannino scrive:

    caro Adriano Meis , quello che ti manca è il sentimento religioso . I tuoi ragionamenti li respingo non tanto perchè errati , il problema della teodicea è serio e difficile , ma perchè viziati da empietà . A nessuna persona religiosa verrebbe mai in mente di giudicare e perfino ironizzare sulla divinità , creda in Cristo , YHWH , Geova , Apollo , Shiva e tutte le altre divinità . Potrei citarti il brano di Isaia , ma lo ha già fatto Sal , o il Cantico delle creature di Francesco . Ti propongo invece il salmo 19 , come un esempio , tra i tanti , di approccio religioso al Creato o all ‘ Universo , per cercare un sostantivo più neutro.

    (18) Lode a Dio per la creazione
    1Per il direttore del coro. Salmo di Davide.

    2Narrano i cieli la gloria di Dio,
    gli spazi annunziano l’opera delle sue mani.
    3Un giorno all’altro ne da notizia,
    una notte all’altra lo racconta,
    4senza discorsi e senza parole.
    Non è voce che si possa udire.
    5Il loro messaggio si diffonde sulla terra,
    l’eco raggiunge i confini del mondo.

    Nei cieli è fissata la dimora del sole.
    6Esce come uno sposo dalla stanza nuziale,
    come un campione si getta felice
    nella corsa.
    7Sorge da una estremità del cielo
    e gira fino all’altro estremo:
    nulla sfugge al suo calore.

    8La parola del Signore è perfetta:
    ridà la vita.
    La legge del Signore è sicura:
    dona saggezza.
    9 I precetti del Signore sono giusti:
    riempiono di gioia.
    Gli ordini del Signore sono chiari:
    aprono gli occhi.
    10La volontà del Signore è senza difetto:
    resta per sempre.
    Le decisioni del Signore sono valide,
    tutte ben fondate,
    11più preziose dell’oro,
    dell’oro più fino,
    più dolci del miele
    che trabocca dai favi.
    12Anch’io, tuo servo, ne ricevo luce,
    grande è il vantaggio per chi le osserva.

    13Chi conosce tutti i propri errori?
    Perdonami quelli che non conosco.
    14Difendi il tuo servo dall’orgoglio:
    su di me non abbia presa
    e sarò innocente, libero da gravi colpe.
    15Ti siano gradite le parole della mia bocca
    e i pensieri della mia mente,
    o Signore, mia difesa e mio liberatore.