Ciao Giancarlo

Il vaticanista Giancarlo Zizola è morto improvvisamente questa mattina a Monaco di Baviera, dove si trovava per aver seguito il meeting interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Si è sentito male in albergo ed è arrivato già senza vita all’ospedale.

Conoscevo Zizola da quasi trent’anni, da quando mi iscrissi all’università e all’inizio sarei dovuto entrare in un collegio che lo annoverava tra gli ex allievi e lo invitava spesso per tenere delle conferenze. Lo leggevo già da prima, dal 1978, da quando cioè ho incominciato a interessarmi di vicende vaticane.

Abbiamo discusso più di qualche volta, avevamo spesso visioni diverse sul Vaticano e sulla Chiesa: è stato un grande professionista e un grande protagonista, che ha vissuto da vicino e raccontato i retroscena dei pontificati, a partire da quello di Giovanni XXIII.

Ricordo un suo volume, uscito poco prima del conclave del 1978, nel quale si faceva il nome di Karol Wojtyla come possibile candidato. E ricordo anche il libro, pubblicato all’inizio degli anni ’90, dedicato alla storia dei conclavi. Dopo aver a lungo collaborato con il Sole 24Ore, da qualche anno era passato a scrivere commenti e analisi sul Vaticano su Repubblica.

Con lui scompare un vaticanista di livello, credente, dal quale c’era sempre da imparare e con il quale era bello confrontarsi. L’ho sempre trovato disponibile quando avevo bisogno di aiuto: mi sono stati preziosi alcuni sui appunti e agende per il lavoro che ho fatto su Paolo VI. Grazie Giancarlo.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

62 risposte a Ciao Giancarlo

  1. Francesco73 scrive:

    Una perdita davvero grande, i suoi libri – pur con un orientamento pressochè fisso e immodificabile – sono preziosissimi. Alcuni ormai sono introvabili, ma io li ho scovati tutti e formano una delle parti di pregio della mia piccola biblioteca.
    Attendevo una nuova pubblicazione su questo tempo medio del benedettismo, ma temo che non verrà, nemmeno postuma.

  2. ritaroma scrive:

    Dr Tornielli…il suo amico seguiterà ad aiutarla e a darle ancora buoni consigli.
    le persone si perdono quando le dimentichiamo….l’ha perso di vista ma sa dove rintracciarlo,…. lì…. il telefono è gratis, l’ha pagato Gesù!
    serenità

    • Sal scrive:

      “Dr Tornielli…il suo amico seguiterà ad aiutarla e a darle ancora buoni consigli.”

      “ma in quanto ai morti, non sono consci di nulla,” ( Ecclesiaste 9.5)

      Il Vangelo è un optional.

  3. Gabriele scrive:

    Dispiace per la sua morte, speriamo che il Signore lo accolga.
    Ho letto alcuni suoi libri, e anche se non di rado non condividevo il suo orientamento, non c’è dubbio che fosse un vero professionista, nonché una miniera di informazioni.

  4. Reginaldus scrive:

    e ora entrato, gli auguro, nella luce di Dio conoscerà davvero i retroscena di questa Nuova Chiesa, e le motivazioni profonde… Davvero lo spalancarsi dei nuovi cieli e della nuova terra?

  5. Francesco73 scrive:

    Andrea, hai le coordinate per i funerali, se pubblici?

  6. Andrea Tornielli scrive:

    Non ancora, mi spiace. E’ morto a Monaco di Baviera, c’è da fare rientrare in Italia il corpo. Presumo nel fine settimana a Roma. Appena so qualcosa lo scrivo.

    • Sal scrive:

      “c’è da fare rientrare in Italia il corpo”

      Perché in Germania non ci sono cimiteri ?
      E’ stata approvata anche la cremazione. (finalmente)

  7. Filippo Rizzi scrive:

    Anch’io come Tornielli ho potuto abbastanza conoscere Zizola, sono Filippo Rizzi un giornalista di Avvenire. Mi è dispiaciuto moltissimo per la perdita di questo grande professionista ma anche vero credente come dice Tornielli. Spesso via mail mi chiedeva delle cose di cui mi interessavo per il mio giornale e ogni suo giudizio su un articolo, un teologo un pensatore cattolico su cui mi capitava di scrivere era sempre un tesoro da custodire per la freschezza e rigore dei suoi giudizi e le sue vedute. E poi l’amicizia con lui è nata e si è alimentata per un antica stima di mio padre Lino Rizzi che, da direttore de Il Giorno, lo ebbe per anni come vaticanista nel quotidiano dell’Eni. Piango come tutti un amico ma soprattutto una coscienza critica sulla chiesa di oggi. Mancherà al dibattito ecclesiale di oggi ma mancherà soprattutto la sua “weltanschauung cattolica” come direbbe Romano Guardini.
    Grazie Giancarlo per tutti i tuoi libri e i tuoi punti di osservazione.
    Filippo Rizzi.

  8. Pellegrino Giornale scrive:

    Riposi in pace Giancarlo. Non l’ho conosciuto personalmente ma ho avuto modo di apprezzarlo nel suo lavoro di giornalista e analista di cose di Chiesa. Lo ringrazio per quanto ha fatto e lo affido alla misericordia di Dio.

  9. Paolo Fongaro scrive:

    La sua storia dei conclavi è stato uno dei primi testi su cui ho iniziato ad approfondire il mio interesse per le “cose vaticane”, assieme alla splendida biografia di Giovanni Paolo II di Bernstein e Politi. A volte non condividevo certe sue riflessioni, ma era un vaticanista tutto d’un pezzo, un professionista appassionato.
    Riposa in pace, Maestro: che la terra ti sia lieve…
    E grazie a te, Andrea, per il tuo continuo e splendido lavoro !!

  10. Alessandro Parola scrive:

    Due anni fa lo invitammo a Cuneo per presentare “Santità e potere”, una sorta di autobiografia piena di retroscena e di informazioni sulla lotta appassionata per la comunità di giornalisti vaticanisti. Fu una serata molto ricca e bella, con Zizola disposto a spaziare tra ricordi personali e giudizi sull’attualità politica ed ecclesiale. Mi disse anche diverse cose sul mio lavoro su Lazzati, che aveva letto con grande attenzione. Mi rimane la dedica autografa, che riguardo ora con una punta di tristezza: “Ad Alessandro Parola, mio lettore ed amico, grato per l’invito. Cuneo, 6 novembre 2009. Giancarlo Zizola”

  11. Andrea Tornielli scrive:

    (AGI) – CdV, 15 set. – Si terranno sabato alle 12 nella Basilica di Santa Maria in Trastevere le esequie del giornalista e scrittore Giancarlo Zizola, il prestigioso vaticanista di Repubblica morto improvvisamente a Monaco di Baviera dove si trovava per il meeting interreligioso promosso dalla Comunita’ di Sant’Egidio.

    • il maccabeo scrive:

      Quindi fra pochissimo le esequie: certo, dei morti non si puo´dire che bene. Tuttavia l´orientamento die Zizola non é per nulla il mio se veramente quanto segue era la sua idea di Chiesa ( http://www.natcath.org/NCR_Online/archives/100402/100402f.htm ):
      ….The embers smoldered under the ashes and needed only a breath to burn anew. There existed in the body of the Catholic church currents of ideas, aspirations, problems and requests that the leaders of the time did not allow to emerge, and in fact ignored and sought to impede. Pope John had taken the initiative to blow on those ashes, pushing the church onto the path of renewal, in a world of immense transformation. This extraordinary idea of a church that “changes” moved us deeply. It not only encourged us to remain in the faith, but also to change ourselves in the faith. I read then with passion the texts of Cardinal John Henry Newman: “To live is to change, and to be alive is to have changed often.” His toast in the Letter to the Duke of Norfolk, in which he salutes the high priesthood of conscience before that of the pope, helped me to understand that I had to work, alongside Pope John and his ideas, so that Catholics, also in Italy, might develop a more evangelical understanding of the authority of Peter.
      Thus I can say that the maturation of my Christian faith and my sentire cum Ecclesia (“to think with the church”) owe much to the council. It was a grace to have been able to follow all four sessions from up close. It was also a theological school and an amazing professional adventure. I received accreditation to cover the Vatican in 1961, exactly when the Vatican turned the floor over to the universal church, to ecumenism, to dialogue with the Jews. The grand monolith gave way to research and discussion, and the reign of dogma opened itself to opinion. The object of my work changed under our eyes and made “news.”…

      Panta rei é la chiesa secondo Zizola.
      Non per me: Jesus Heri, Hodie et in saecula.
      Jota unum aut unum apex non praeteribit a lege…
      In ogni caso le mie modestissime preghiere. >Spero che la sua anima trovi ora davvero riposo, tanto quanto egli non sembrava averne trovato nella Chiesa prima del Concilio.

  12. il maccabeo scrive:

    La Chiesa matrigna secondo Zizola non é la mia (Ibidem):

    “The “spirit of the council” was not a vaguely utopian and romantic atmosphere. For myself, I can say that it touched my sense of the Christian faith in which I had been educated. Many in my generation had already struggled in Italy, in groups of Catholic Youth, against political use of the faith. Our leader, Marco Rossi, president of the strongest youth association of Italy, was forced to resign by the leaders of the church in 1954. These were the same men who had convinced Pius XII to send Giovanni Battista Montini, the future Paul VI, into exile in Milan. This blow had demoralized us deeply. It was the church that made us suffer, and it was terrible to see that it could not understand how we battled to relieve it from its chains to political power. We weren’t the only ones to ask this. Appeals for reform multipled among us, as in many other countries. My studies in the archives of Catholicism in Italy in the 1950s revealed to me, for example, that the invocation of a reform of the church rose from cloistered monasteries, from sectors of the clergy, from the bishops themselves….

  13. il maccabeo scrive:

    E alla faccia dell´ermeneutica della continuitá, sempre il Zizola (ibidem):

    “…In fact, two types of Catholics were confronting each other, each seeking to understand the reasoning of the other. For those who were fixed on the church of brakes, it was a surprise: For the first time since the council of Pius IX at the end of the 19th century, the church was exiting from uniformity. It was by no means taken for granted that these two “parties” could understand each other. The one group saw in the church the deposit entrusted to it by Christ, a fixed truth in dogmatic definitions and rites, and they believed it was necessary for every generation to transmit this truth intact and unaltered to those who came after. For the other, what was truly important was the evangelization of the world and above all the poor. They were less interested in the institution as such, in dogma, in morality, than in the “good news” to carry to the peoples who had not yet received it or who had misunderstood it….”

  14. il maccabeo scrive:

    Un concilio fatto per NON condannare e per Non proporre dogmi (ibidem):

    “…Certainly Pope John had wanted the council, and he said this with clarity, not in order to define doctrinal points or to formulate new condemnations, but precisely for offering the antique doctrine in a new language, and with a prevalently pastoral magisterium. One day, in his standing audience with the director of Civiltà Cattolica, Fr. Roberto Tucci (now a cardinal), the pope showed him one of the preparatory schemes: “This text, see, contains 14 condemnations. I counted them. Who knows how many the others have? Can we go on like this?” …”

  15. il maccabeo scrive:

    Interessante anche quando parla delle vari manipolazioni per “il controllo degli uomini e dei contenuti” del Concilio, in contrasto stridente con chi afferma che “il Concilio”, unico e inimitabile (speriamo bene) sia invece spontaneo e invincibile “frutto dello Spirito Santo”:

    ….Also the relations with the media changed. The first session was entirely secret. But I was sure that the pope would not disapprove if I broke the secrecy. In fact, beyond his Catholic newspapers, I also wrote for Il Messagero, the principal Roman newspaper, where I systematically violated the censorship. I published the list of the conciliar commissions prepared by the curia and thus made it known that the steering groups had a plan of control of the council, both in terms of the names and the content. This revelation led to the first assertion of autonomy on the part of the council fathers.

    Some bishops came to me in the afternoons and read to me their notes on the interventions that were supposed to remain secret. Also La Croix had a secret informant, who was Archbishop Jean Villot, the undersecretary of the council and the future secretary of state. It was fun to play this game of information, but without knowing it we helped the church to exit from its fortress and to measure itself against modern liberties, above all the right to information and the principles of democracy.

    Although information about the council was liberalized beginning with the second section in 1963, with the new Pope Paul VI, the difficulties were not over for those who were not content with the official truths. I had difficulties because of some articles that revealed the existence of secret maneuvers for limiting the freedom of the council on the critical points of religious liberty and the text on the Jews. In those circumstances I cannot forget the solidarity received from many colleagues, among whom was Michael Novak, who wrote a fervid tribute to the “young and highly informed Italian journalist.”

    • Cherubino scrive:

      la solita opera di fantasia … a parte che il fatto che ci fossero tentativi esterni di limitare la libertà del Concilio non vuol dire affatto che tali tentativi fossero coronati dal successo. Anzi, un pò di rispetto per un Concilio ecumenico riunito intorno al Papa, ossia per la più alta manifestazione di unità della Chiesa possibile, non guasterebbe.

      Ma maccabeo dimentica di notare che quei tentativi non cercavano affatto di spingere la Chiesa verso ciò che poi è stato “partorito”, ma esattamente in senso opposto !
      Infatti è ben nota l’opposizione del mondo reazionario (a quei tempi molto attivo per arginare la svolta democratica del nostro paese e di altri nell’assetto mondiale) verso le tematiche della libertà religiosa e del rapporto con gli Ebrei.

      • il maccabeo scrive:

        L´unica fantasia qui é che lei innanzitutto sappia leggere e in secondo luogo che lo possa fare in inglese.
        Se non le va quel che é scritto se la prenda con colui che lo ha scritto, nella fattispecie il fu Zizola, e al limite con chi lo ha tradotto e non con chi lo riporta:

        “…I published the list of the conciliar commissions prepared by the curia and thus made it known that the steering groups had a plan of control of the council, both in terms of the names and the content…. ”
        E se proprio ci tenesse a scendere dalla cima del suo cipresso dal quale guarda cinicamente il prossimo e a farsi una cultura su come siano andate veramente le assisi conciliari si legga “Il Reno si getta nel Tevere” di Ralph Wiltgen s.v.d.

      • Piero scrive:

        Stiamo ancora aspettando la splendida primavera per la Chiesa annunciata al CVII…

      • Piero scrive:

        “Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E’ venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio.”

        “l’apertura al mondo è diventata una vera e propria invasione del pensiero secolare nella Chiesa. Siamo stati forse troppo deboli ed imprudenti”

        Discroseo del 30 giugno 1972 – Paolo VI

        • Cherubino scrive:

          lo citi tutto però quel brano:

          “Crediamo – osserva il Santo Padre – in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé.”

          http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1972/documents/hf_p-vi_hom_19720629_it.html

          • Piero scrive:

            e cosa dovrebbe cambiare?

          • Cherubino scrive:

            cambia che il fumo di Satana agisce contro il Concilio, non dentro di esso ! Scusate se è poco !
            Fumo di Satana = contrasto al Concilio ->
            Attuazione del Concilio = contrasto a Satana

            Voi da che parte state ?

          • Piero scrive:

            Jean Guitton, Paolo VI segreto

          • Piero scrive:

            Fatto sta che queti benedetti frutti non si sono visti… Solo colpa del demonio? O anche di chi l’ha fatto entrare?

          • Cherubino scrive:

            e chi l’ha detto che non si sono visti ?
            Per Paolo VI e Giovanni Paolo II il Concilio è stato una Pentecoste, per Benedetto XVi è la magna charta e la bussola per il nostro tempo …

            E poi è veramente di poco gusto e da maleducati arroganti venire a fare questi discorsi in un thread dedicato a Zizola che del Concilio Vaticano II fu grande estimatore e difensore.
            come ha detto di lui Gianni Gennari:

            «Anche a tanti anni di distanza è rimasto sostanzialmente fedele allo spirito e alla lettera del Concilio, criticando sia quelli che hanno visto nel rinnovamento conciliare una sorta di rivoluzione progressista della Chiesa, che quanti hanno sostenuto, come le correnti più tradizionaliste, che col Vaticano II fu di fatto tradita l’autenticità e la storia della fede cattolica».

            Spero che dal Cielo dove riposa in Dio possa pregare perchè la Chiesa sia sempre preservata da quelle “correnti più tradizionaliste”.

        • Cherubino scrive:

          poi magari mi dite anche dove sta la seconda parte della frase, dato che:
          - non risulta un discorso del 30 giugno 1972 (vedere http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/speeches/1972/june/index_it.htm)
          - l’omelia da me citata (quella del “fumo di Satana”) è del 29 giugno e non riporta questa frase …
          - in realtà la frase in internet risulta sempre e solo all’interno di un articolo di Socci, senza citazione del testo da cui è presa.

          • Piero scrive:

            Ooopssss, sbagliato a replicare…
            Jean Guitton, Paolo VI segreto

          • Cherubino scrive:

            bravissimi ! quindi: prendete due frasi da contesti e testi completamente diversi, le tagliate così vi liberate di tutto ciò che contrasta con il vostro verbo, poi le attaccate così sembra che siano dette insieme …
            Un vero servizio alla Verità !

            Ma fateci il piacere …

          • Piero scrive:

            Si sono viste infatti le magnifiche sorti progressive della Chiesa…

          • Cherubino scrive:

            ah dimenticavo, quando leggerà il libro di Jean Guitton, veda pure le parole durissime di Paolo VI su mons. Lefebvre e i suoi seguaci …

          • Piero scrive:

            di mons. Lefebvre e i suoi seguaci non me ne puo’ importare di meno…
            Bando alle ciance… Mi puo’ dire lei, cortesemente, quali sarebbero questi bendetti frutti del CVII?

  16. il maccabeo scrive:

    Agghiacciante poi la confessione di Luciani a Zizola “tutto ció che ho imparato alla Gregoriana é ormai inutile. Sono ridiventato studente”. Di cosa? “dei testi degli esperti dei vescovi tedeschi”, cioé di tutti quei teologi imbevuti di teologia filo protestante chiamata ormai la “nuova teologia”. Tra questi a quel tempo anche il Ratzinger, ofggi felicemente regnante sul soglio pontificio :

    “…The most important innovation in the press office of the council was that the summaries of the debates, prepared by employees in various language groups, were accompanied by explanations from theological experts on the points under discussion, so that the briefings were transformed into an authentic theological school for the journalists of my generation. It was a dynamic theology, also moving forward. I recall well the impression made upon me by the bishop of Vittorio Veneto, Albino Luciani (the future John Paul I), a friend of the family, when I went to see him in his room at an institute of sisters in Rome. He spent the afternoons studying, he said to me, because “everything I learned at the Gregorian is useless now. I have to become a student again. Fortunately I have an African bishop as a neighbor in the bleachers in the council hall, who gives me the texts of the experts of the German bishops. That way I can better prepare myself…”

  17. il maccabeo scrive:

    Ed ecco che la Chiesa per i novatori consiste in un Concilio permanente, in un cantiere infinito e “infinibile”, in un perenne “panta rei”. LA Chiesa di Zizola é buddista, o addiruttura induista, si reincarna continuamente, mai é uguale a se stessa. Essa rincorre senza posa “il nuovo”, l´adattamento ai tempi e agli uomini. Chiesa dunque indefinita e indefinibile in perpetuo mimetismo col mondo.
    Che ne resta del “Jesus heri hodie et in saecula”? Che ne resta dello “iota unum aut unum apex non praeteribit a lege donec omnia fiant”. Che ne resta del “non vogliate portare il giogo con gli infedeli… che c´é di comune tra Cristo e Beliar?”

    “…I would like to conclude by saying that the council was a decisive moment, but it must have a development, a future. It unfolded in Western Catholic culture, but that culture no longer dominates society. History shows that councils have had their effect, if not slowly, at least over a long period of time, with difficult phases of reception, and also with rejections. The case of Vatican II is unique: It was followed by a mutation in society, the events of 1968, without historic precedent, at least in terms of radicality, rapidity and universality. This anthropological turn has already displaced the language and the philosophical categories in which the council expressed itself.

    We therefore have to ask if the council can still “speak” to the church, or if there’s need of a new excavation in the deep. In certain areas the process of renewal launched by the council has gone beyond expectations: for example, in dialogue with the Jews, religious liberty, peace, inter-religious dialogue. The development undertaken by John Paul II of a self-critical consciousness in the church, especially his mea culpa during the Jubilee Year, is in the best spirit of the council. But this has not been enough to defeat the old temptation of the church to make itself powerful in the midst of the world.

    Also on other fronts, it must be recognized that powerful groups have succeeded in holding in check the hope of a church of communion, with a collegial government, a deliberative synod, a proactive laity, a reform of the papacy, greater faith in the local churches and decentralization, and a coherent effort to exit from a Western monoculturalization of the faith in order to meet the Asian and African cultures.

    This lack of reform is what renders the movement of the church once again heavy and slow. The pope tours the world in an airplane, but the church is again traveling with its brakes on.

    Meanwhile the incenses of the media threaten to wrap the church in a speculative cloud, where the realities of the crisis of faith are easily ignored, precisely in the hour in which globalization offers the best opportunity in history for reviving the operation of St. Paul: that is, to exit from the shell of the West to meet the “new languages,” as Paul carried the first community of disciples out of the Mosaic shell.

    • Cherubino scrive:

      i “commenti” vergognosi di maccabeo sono distorsioni profonde delle parole di Zizola. Forse vuole approfittare del fatto che qualcuno non capisce l’inglese, perchè ciò che dice il vaticanista è completamente diverso dall’interpretazione di maccabeo.
      E ovviamente anche il Concilio è completamente diverso dal fango gettatovi sopra da maccabeo.

      • il maccabeo scrive:

        Qui di vergognoso c´e´solo la sua affermazione costante nel tempo dell´altrui malafede, condita da quel “qualcuno non capisce l´inglese”.
        Come si dice in Francia infatti “on, c´est un prenom malhonnête”, “qualcuno é un pronome disonesto”.
        Chi non capisce l´inglese qui non é “qualcuno” infatti, ma lei innanzitutto.
        Cosí come Lei dimostra na volta di piú quanto sia incapace di distinguere il postino dalla lettera. A lei la lettera non piace e finisce sempre per sparare sul postino invece di interrogarsi sul mittente.
        E come al solito, al contrario del suo interlocutore, qui c´é solo la sua logorroica sicumera poggiante sulla piú assoluta vacuitá di fonti e di ragionamenti.
        Ha perso un´altra occasione per tacere.
        “Et de hoc satis”.

  18. Cherubino scrive:

    bella intervista a Zizola, di un anno fa
    http://www.rassegna.it/articoli/2011/09/14/78009/il-vaticano-secondo-giancarlo-zizola

    qui invece un significativo evento della sua vita, raccontato da lui stesso
    —-://www.nandokan.it/?p=19928

  19. filippo zizola scrive:

    caro maccabeo cerca solo di avere il coraggio di mettere il tuo vero nome e cognome uomo senza attributi….. ti aspetto per un vero confronto tra gente che non ha paura di metterci la faccia

    • il maccabeo scrive:

      Pronto? Pronto?
      1. e chi l´ha detto che sono un uomo? ha ha!
      2. oltre alle minacce, caro Filippo, se ho sbagliato mi dica dove… sennó, perché mi percuoti?

  20. Cherubino scrive:

    segnalo questo recente articolo di Zizola su Aggiornamenti sociali, rivista dei Gesuiti di Milano.

    Chiesa italiana: una transizione senza garanzie / Giancarlo Zizola. – Aggiornamenti sociali, Vol. 62, n. 3, marzo 2011, pp. 171-177

    http://clmr.infoteca.it/bw5net/ShowFile.aspx?FileName=IwNDLXrLT+d86fddjq1guwjYICFZZAqw9/8JjPuB8lis6eTt1UM2RC/fgFcYfxIY&SID=BLRTAGSOi4imv4rflfkob2qtsgkykm55

    • il maccabeo scrive:

      link non apre…

    • Cherubino scrive:

      aprire allora questa pagina e da qui scaricare il file:
      http://clmr.infoteca.it/bw5net/opac.aspx?web=BLRT&OPAC=AGSO&IDS=81259

      • il maccabeo scrive:

        Volentieri. Grazie Cherubino! Ora ci provo.

        • il maccabeo scrive:

          Ho letto l´articolo. Grazie ancora Cherubino.

          Interessante che Zizola riconosca, al contrario di lei qualche post fa, che:1. la pratica religiosa é in “picchiata”; 2. la diminuzione delle vocazioni; 3. la crisi soprattutto fra i giovani;
          “…La pratica religiosa è in picchiata, un numero non indifferente di
          preti, religiosi e religiose lasciano l’istituzione; esce di scena, senza drammi
          apparenti, la docilità dei fedeli, specie dei più giovani,…”
          Un quadro dunque per niente idiliaco.

          Trovo però francamente ridicolo che nel primo decennio del 2010 si attribuisca tale crisi a:

          “fattori molteplici: i riduzionismi sulla riforma conciliare, mal digerita;
          l’inseguimento del patto fra Chiesa e destra politica al comando;
          l’imborghesimento del clero e la sua crescente inadeguatezza anche quantitativa ai bisogni pastorali; la perdita o l’emarginazione della profezia;
          l’effetto pigro e burocratico dell’accumulo dei privilegi concordatari; l’ignoranza
          della dottrina sociale della Chiesa….”

          e che il tutto consista poi in una “«catastrofe» del modello tridentino”, come se 1. Non ci sia mai stato un Concilio che ha pesantemente trasformato le teste di tutti i Cattolici da 50 anni in qua;
          2. e come se dal 1959 in poi a Roma ci sia stato San Pio V al posto di Paolo VI e San Pio X al posto di Giovanni Paolo II.

          Di marxiana memoria é poi il solito slogan, mai dimostrato, che la Chiesa sia apparentata alla destra borghese “L’elemento forse più dirompente è quello che ha instillato anche nella Chiesa, come nei gangli profondi della società, una devastazione consumistica in dosi omeopatiche: prodotto di quell’alleanza tra Chiesa e nuova borghesia del mercato,” e che questa sia la causa della disaffezione degli italiani verso di essa, proprio guardacaso negli anni dove le urne, cioé gli italiani tutti, hanno parlato chiaro.

          Nonché la solita tiritera sull´”autonomia dei laici cattolici in politica”, come se i cattolici quando fan politica non avessero un´anima che dovrá rendere conto a Dio della sua fedeltá ai 10 comandamenti e alla Chiesa. O addirittura coem se i politici cattolici ne avessero due di anime, una da usare per la Chiesa in ambito privato, e l´altra pubblica per fare quel che gli pare in politica… “un’umiliazione, unica in Europa, dell’autonomia politica dei cristiani laici, che perpetuava quella subalternità clericale, a sua volta responsabile della fragilità della cultura politica dei cattolici nella società democratica”.
          Insomma se sei cattolico e ascolti i vescovi o l´insegnamento costante della dottrina sociale della Cheisa sei praticamente un “minus habens” della democrazia.
          Ma perfavore.

          Evidente é dunque lo scopo dell´articolo:
          La crisi della Chiesa Cattolica a ormai tutto 2010 non si puó disconoscere.
          Facciamo dunque finta che il Concilio non c´entri nulla e mettiamo ancora piú fuoco alle polveri dicendo che Paolo VI e tutti i Papi fino ad oggi siano dei novelli Torquemada che han perpetuato il “modello tridentino” castrando il Concilio e i suoi profeti grazie all´imborghesimento del clero.
          Poi spingiamo ancor di piú per la corsa all´indefinitá libertá dei cattolici da ogni laccio clericale allorché si tratta di politica.
          E che la Chiesa a sua volta se ne stia fuori dalle scatole quando si parla di politica.
          Come se i concetti di cittadino e cristiano debbano escludersi a vicenda.
          Ora capisco perché Zizola scriveva per Repubblica.
          Mi spiace, ma io non ci sto.

        • Cherubino scrive:

          io non ho mai negato che la Chiesa odierna abbia dei problemi. Lei come tutti gli altri che contrappongono ed estremizzano tendete ad attribuirmi quell’affermazione.
          Se voglio posso esercitarmi in una serie di critiche severe, anzi feroci, verso alcuni aspetti della Chiesa di oggi.

          Ciò che io non ammetto è una triplice distorsione dei fatti:
          - la Chiesa oggi ha dei problemi, mentre prima andava diversamente: FALSO !
          La Chiesa ha sempre avuto dei problemi e Satana ha sempre seminato la zizzania nel campo di Cristo. La stessa interpretazione della parabola offerta nel vangelo testimonia che per Cristo questa è una condizione NORMALE della Chiesa. Gli apostoli litigavano prima e dopo la morte e resurrezione di Cristo. Lassimi, infedeltà al Vangelo, cedimenti al mondo, errori e divisioni sono sempre esistiti. Vuole che facciamo un ripasso storico ?

          - La Chiesa non riesce a fare più la Chiesa, è in uno stato di crisi eccezionale: FALSO !
          La Chiesa di oggi come quella di ieri riesce ad esprimere innumerevoli frutti di carità, di comunione, di verità e di santità. Nonostante la zizzania il campo produce grano in abbondanza, dove il 30 dove il 60 dove il 100; alberi per gli uccellini in cerca di riparo, lievito per fermentare le attività degli uomini di buona volontà, calore per scaldare e pioggia per dissetare, i buoni come i cattivi, come fa il Padre che abbiano nei Cieli.

          - La causa dei problemi odierni è il Concilio Vaticano II: FALSO !
          Il Concilio è stato un dono che ha prevenuto questi problemi, le cui dimensioni sarebbero state ben maggiori senza di esso. La secolarizzazione, le “ideologie dell’onnipotenza umana” (materialismo filosofico o pratico, capitalismo, una certa psicoanalisi, idealismo, new age…) sono la vera causa della crisi, al servizio ovviamente di Mammona, il vero fondamento di ogni violenza all’uomo. Non è un caso che proprio dove la Chiesa cattolica è meno presente (ad esempio nei paesi a maggioranza protestante e ortodossa) la crisi cristiana è più forte. Noi, con il Concilio, abbiamo retto molto meglio alla piena. La casa fondata sulla roccia del papa e del collegio episcopale, di cui un Concilio ecumenico è l’espressione più alta, si è dimostrata molto più solida e sostanzialmente regge, anche se i danni sono ingenti. Non è un caso che globalmente sia il numero di sacerdoti che dei battezzati cattolici mostra annualmente una variazione positiva.

          - La soluzione è tornare indietro, condannare condannare condannare tutto ciò che sta fuori. FALSO !
          La soluzione è attuare ciò che il Concilio provvidenzialmente ha indicato al nostro tempo e che non è stato ancora attuato o è stato travisato e attuato in modo distorto. Valorizzare le radici latine e greche della Tradizione, ma ricordarsi che Gesù era un ebreo, straniero anche per noi latini, ma sapeva che il Vangelo è capace di fecondare ogni cultura senza omologarla, come del resto ha fatto nel mondo greco romano prima, e poi nord-africano, nel mondo slavo e nelle culture del nord-Europa, fino all’Irlanda, in Cina, poi nel continente americano. Sempre l’evangelizzazione è stata anche un cercare linguaggi e forme che valorizzassero i “semi del Verbo” già presenti in queste culture senza per forza far diventare tutti “romani”.

          • il maccabeo scrive:

            Mah! Beato lei che vive in quel bel mondo cosí ottimista dove migliaia di laicizzazioni tra i preti, la diminuzione drastica dei matrimoni e dunque delle famiglie cattoliche e la serrata di massa di seminari e case religiose son considerate un problema come tanti giá accaduti in passato…
            Nessuno ha poi mai voluto romanizzare tutto, piuttosto é vero il contrario, cioé che il Concilio, o almeno col Concilio, si é voluto de-romanizzare tutto.
            Le liturgie orientali sono state lasciate intatte e addiruttura spesso esaltate. Solo la Liturgia Laitina guardacaso con la Messa Tradizionale in testa é stata condannata da 50 anni ad un Limbo che fatica a finire e al suo posto si é introdotta una liturgia spuria del tutto gradita ai Protestanti. E tutto cio´ per ragion di stato, per piacere agli uomini e al mondo infischiandosene di decine di secoli di Tradizione. Vedremo se questo cnismo liturgico insieme agli uomini e al mondo che si é voluto accontentare sapranno salvare le anime di coloro che vi si affidano.
            Ripeto: io non ci sto.

          • Cherubino scrive:

            lei è in errore su molte cose:
            - non sono ottimista, ho la speranza cristiana, è un’altra cosa; si ricordi che la carità “La carità è paziente, è benigna la carità; la carità non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità; tutto tollera, tutto crede,
            tutto spera, tutto sopporta.” (1 Cor. 13)

            - come dicono le statistiche ufficiali della Santa Sede le vocazioni religiose sono in aumento;

            - il Rito ordinario è tradizionale quanto quella tridentina, anzi forse di più. Infatti risuscita vari elementi del rito dei primi secoli cristiani. Quanto alla lingua, “accanto al greco, vennero impiegati nella preghiera liturgica dei primi secoli il siriaco, il latino, il copto, l’etiopico, l’armeno, il gotico, il georgiano. Le Chiese d’Oriente sono rimaste fedeli, nel corso del tempo, al principio di adottare nelle celebrazioni la lingua parlata dal popolo. [...] A Roma, anche quando nel sec. III il latino era comunemente usato nella comunità cristiana, la preghiera continuò per oltre un secolo a farsi in greco (ormai lingua minoritaria). Il passaggio al latino nella liturgia avvenne probabilmente sotto il pontificato di Papa Damaso (366-384), il quale per altro commissionò all’amico Girolamo una completa traduzione-revisione latina delle sacre Scritture.” (Corrado Maggioni).

          • Cherubino scrive:

            sulla questione della tradionalità del Messale di Paolo VI, le consiglio di leggere il saggio ALLA RICERCA DI UNA “MISSA ANTIQUA” di
            SEVERINO DIANICH
            http://www.vivailconcilio.it/images/website/documenti/doc0000089.pdf

  21. raffaele savigni scrive:

    Ho avuto occasione di ascoltare Zizola oltre un anno fa, dopo aver letto alcune delle sue numerose pubblicazioni. Era un uomo intelligente, desideroso di comprendere a 360 gradi, anche se non sempre ne ho condiviso le valutazioni (non molto generose, ad esempio, nei confronti di Giovanni Paolo II, mentre mostrava ammirazione per l’appello di Benedetto XVI al dialogo fede-ragione; non era comunque un estremista, come sostiene Maccabeo (chiaramente ostile al Concilio).

    • il maccabeo scrive:

      Mai usato la parola “estremista”.
      Legga bene prima di commentare e di attribuirmi epiteti che non uso.
      Se puó.

  22. Francesco73 scrive:

    Sono stato al funerale di Giancarlo a Santa Maria in Trastevere, una bella cerimonia presieduta da Vincenzo Paglia, che ha trovato parole sobrie e adeguate.
    Ho potuto così vedere la sua famiglia, la cui cifra sobria e priva di pose mi è parsa uno dei lasciti migliori.
    Ho incontrato diversi esponenti della c.d. Sinistra Cristiana, uno su tutti Raniero La Valle, seduto vicino a me.
    Le mie convizioni ecclesiali e politiche sono diverse dalle loro, ma li ho sempre seguiti con interesse, provocato dalle loro esperienze e dalle loro domande. E poi siamo Chiesa, la comunione la si fa anche ascoltandoci e conoscendoci, non solo condannandoci a vicenda e mordendoci come cani.

  23. il maccabeo scrive:

    a cheru

    il latino non c´entra nulla. Anche la nuova messa si puó celelebrare in latino, visto che si puó celebrare in ogni lingua esistente, naturale o artificiale che sia (esperanto ad es.).
    le preghiere e i riti della nuova messa sono in stragrande maggioranza composti ex-novo da Annibale Bugnini con l´ausilio di 6 pastori protestanti. +
    La somiglianza con la cena protestante é ormai innegabile. E i protestanti ammettono di essere ormai a proprio agio con la nuova messa tanto quanto non lo erano con quella tradizionale.
    I riti e le preghiere della nuova messa non rappresentano piú dunque la mens cattolica sulla S. Messa, ma solo quella luterana sulla cena tra amici di Gesú.

    • Piero scrive:

      Toh…
      Guarda qua’ che c’e’ scritto:
      h**p://it.wikipedia.org/wiki/Annibale_Bugnini
      Tuttavia Bugnini figura nella lista di Mino Pecorelli con la data di iniziazione 23 aprile 1963, il numero di codice 1365/75 e il nome in codice BUAN
      e poi:
      Il canonico Andrea Rose, presentandosi già quale suo collaboratore, lo accusava nel 2004 in un’intervista di essere stata una “persona senza alcuna profondità di pensiero, un superficiale, ed abile manovratore di Paolo VI

      • il maccabeo scrive:

        esatto. e pure Paolo VI ne ebbe abbastanza della sua smania di novitá, tanto da spedirlo come Nunzio in Iran dove morí in circostanze molto poco chiare…
        Pecorelli fu fatto fuori poco dopo aver pubblicato quella lista, oltre ad aver pubblicato l´ubicazione dove le BR (?) tenevano Moro nascosto…

    • Cherubino scrive:

      e quale sarebbe questa “somiglianza” ? E poi, è ovvio che delle somiglianze vi siano, dato che sono cristiani. Ad esempioil rilievo dato alla Parola di Dio non è mica prerogativa dei protestanti ! L’actuosa participatio è un principio fondamentale del Sacramento, mentre la dimensione comunitaria risale direttamente agli apostoli ed è ben testimoniata negli Atti, nelle Lettere e in tutta la Patristica. Quali sarebbero allora le parti dei protestanti in contrasto con la Tradizione ?
      Sostanzialmente quelle connesse al sacerdozio e alla transustanziazione. Ma in questo il Novus Ordo è chiarissimo e ben distinto dall’errore protestante. Le preghiere eucaristiche, oltre ad essere formate per la maggior parte su testi antichissimi, indicano esattamente l’invocazione soprannaturale dello Spirito Santo perchè il pane e il vino diventino il Corpo e il Sangue di Cristo.
      Forse qualche confusione derivante però da alterazioni arbitrarie del rito può accadere sulla distinione tra sacerdozio ordinario e sacerdozio comune, ma si tratta di abusi estranei ad un uso corretto del Messale.

      • il maccabeo scrive:

        Troppe cose o addirittura tutto nella nuova messa, entrata in vigore il 3 aprile 1969 e modificata in occasione della pubblicazione del nuovo Messale nel maggio 1970, somiglia alla cena protestante:
        la “tavola calda” innanzitutto al posto dell´altare, che trasforma il sacrificio espiatorio nella sola “cena del Signore” o al massimo in un sacrificio di lode;
        il tono sempre narrativo, anche nell´offertorio, al canone e alla consacrazione, dove invece prima nella messa tradizionale c´era il silenzio e il tono intimativo, che faceva ben capire la realizzazione del sacrificio.
        Il “sacerdote praeside”, che volta le spalle al tabernacolo per rivolgersi al “POPPOLO”, presidente di un assemblea dunque e non piú mediatore tra Dio e gli uomini.
        LA soppressione della maggioranza dei segni di Croce, che sminuisce fortissimamente la realtá del sacrificio impetratorio per i peccati;
        La soppressione qusi totale delle genuflessioni che sminuisce fortissimamente la Presenza Reale di Gesú nel SS.mo Sacramento;
        LA soppressione specialmente della prima genuflessione del sacerdote alla consacrazione per lasciare il primato all´elevazione rispettivamente dell´ostia e del calice. Solo dopo l´ostensione sacerdote e comunita si genuflettono (teoricamente) come se la Presenza Reale si verificasse solo dopo l´ostensione e l´approvazione dell assemblea;
        Il ricorso sistematico ai laici, spesso donne, nelle letture e nella predica, cioé nell´insegnamento, ruolo invece eminentemente sacerdotale, nonché nella distribuzione della S. Comunione per creare una volta di piú l´idea di malintesa paritá tra il semplice sacerdozio regale ricevuto col Battesimo (potenza passiva) e quello Ministeriale ricevuto dal vescovo (potenza attiva).
        Non parliamo poi della comunione in mano, cosí potente a smorzare ogni rispetto per il SS.mo Sacramento come a creare una falsa fiducia in un sacerdozio ormai comune tra sacerdti e laici.
        ecc ecc ecc. ecc. ecc. ecc.
        Vedasi: “Breve esame critico del Novus Ordo Missae” controfirmato dagli Em.i Card. Ottaviani e Bacci.
        Oppure: A. X. Da Silveira, La nouvelle Messe: qu´en penser?, Didffusion de la pensée francaise, Chiré en Montreuil, 86190, Vouillé, 1975.

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