Le libertà dei laici in politica

Su La Stampa di oggi pubblico un commento dedicato alle reazioni seguite al forum dei cattolici di Todi. C’è stato infatti chi ha letto nelle parole dell’intervento del cardinale Angelo Bagnasco una “pietra tombale” sulla nascita di un nuovo partito cattolico.

Non sono d’accordo con questa interpretazione. L’idea di un nuovo soggetto politico di cattolici ma assolutamente non confessionale né esclusivista, è un’ipotesi all’orizzonte, presa seriamente in considerazione dai partecipanti al convegno di Todi, anche se contemplata solo nel caso avvengano mutamenti nel nostro panorama politico, con una scomposizione e ricomposizione delle attuali forze in campo. Mi sembra di capire che questo nuovo soggetto, nel caso nascesse, sarebbe ancorato al Partito popolare europeo, e dunque alternativo alla sinistra.

Al di là di come la si pensi sull’opportunità di una simile operazione, quello che mi sembra inaccettabile è legare la nascita o meno di questo “contenitore” alla benedizione delle gerarchie. I vescovi hanno il diritto-dovere di indicare i valori di riferimento – e Bagnasco con estrema chiarezza ha ribadito i “principi non negoziabili” come piattaforma irrinunciabile per il cattolico in politica - ma non hanno né il dovere né il diritto di indicare le soluzioni tecniche riguardanti la costituzione di soggetti politici.

Mi sembra opportuno citare, al riguardo, quanto afferma il Concilio Vaticano II, nella costituzione Gaudium et spes: “Dai sacerdoti i laici si aspettino luce e forza spirituale. Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero”.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

32 risposte a Le libertà dei laici in politica

  1. peccatore scrive:

    Capisco che ci sia chi non lo voglia, ma il partito cattolico è necessario.
    I cattolici “un po’ qua e un po’ là” non riusciranno a contare.
    Tutti insieme “di qua” o “di là” nell’attuale panorama, riproporrebbero le attuali contraddizioni, innegabili.
    Quindi, con questo od un altro panorama, intanto bisognerebbe puntare diritto sul partito unico dei cattolici.
    Quanto poi a con chi allearsi è un discorso che viene dopo.
    Intanto bisognerebbe esistere e valere per fare politica con ben chiari intenti, identitari. A beneficio di tutti, davvero per il bene comune. Che non comincia rinunciando ad essere se stessi.
    Capisco che un partito così, che non c’è, disturbi al solo pensiero.
    Guai dunque a non volerci pensare…

  2. bo.mario scrive:

    Quello che dice Bagnasco deve esere sempre intepretato? Tornielli io glielo ridico di entrare nella comnicazione vaticana che fa acqua da tutte le parti. Non serve un partito cattolico. Servono gente capace, onesta e laboriosa. Lo stato è laico e non serve un partito confessionale perchè non c’entra con la società. Se questi nuovi saranno fuori dallo schifo politica/affari saremo a buon punto. Lo statuto deve prevedere che si cancellino tutti i privilegi di casta, se no ne creiamo un’altra. Se fosse un partito di rottura con i vecchi schemi ben venga. Non lo credo possibile, Casini docet, evitiamo di creare qualcosa che non serve. Un saluto.

  3. anniballo scrive:

    “FARE POLITICA”, scrive il nostro.
    Continuo a pensare che la chiesa dovrebbe stare nella vita pubblica, ma non in quella politica; la chiesa lo dichiara spesso, ma,s econdo me, soltanto a parole : nei fatti, essa è presente nella vita politica da molti secoli, ininterrottamente.
    Un altro vuoto slogan, privo di riscontri nei fatti.
    Ma, a “Peccatore” non basta, ci rendiamo conto : egli vorrebbe un partito forte, deciso che facesse politica e con chiari intenti identitari.
    L’ideale ,comprendiamo, sarebbe conformare l’intera società ai soli valori che i cattolici credono giusti, con le buone o le cattive.
    Meglio ancora, l’eliminazione di qualsiasi altro modo di vedere la vita, suppongo.

    • Simone 2 scrive:

      Per fortuna nostra è piuttosto tardi per i molti “Peccatore” in erba.
      Oggi, l’imposizione dei cosiddetti “principi non negoziabili” deve fare i conti con una realtà diversa, una realtà in cui le persone non sono più disposte a ingurgitare il beverone senza prima di aver letto con attenzione l’etichetta per rendersi conto di che cosa ci sia veramente nell’intruglio.
      I bei tempi di una volta, quando Berta filava, quando il giudizio avverso di un parroco sulla persona era considerato una marchiatura indelebile d’infamia, sono definitivamente trascorsi ed è bene che tutti se ne facciano una ragione e ne siano consapevoli.
      Del resto, anche i Ruini e i Bagnasco di turno non possono rallegrarsi troppo, considerando che ovunque neppure chi si dichiara apertamente cattolico accetta a occhi chiusi il Magistero e molti dei principi non negoziabili ed infatti le percentuali di coloro che infrangono le regole sono piuttosto alte. Allo stesso tempo fanno sorridere, perché non vere, affermazioni del tipo: ” … A dimostrazione che la Chiesa ha ben compreso i principi che caratterizzano la laicità dello Stato”.
      La Chiesa cattolica non ha mai compreso un bel niente e quindi non è stata mai in grado di prevenire o governare nessuna delle tante attese che nelle società hanno determinato robusti fermenti evolutivi: ha dovuto prenderne atto e in un certo senso adeguarsi, chiudendo un occhio, talvolta entrambi, che però è cosa assai diversa che prevenire o governare, rinunciando di fatto alle pretese egemoniche che da sempre l’hanno caratterizzata.
      Qualche turbolenza resta ancora in piedi in paesi come il nostro, dove la classe dirigente spera sempre che una strizzatina d’occhio in direzione d’Oltre Tevere garantisca un adeguato tornaconto.

  4. Eremita scrive:

    La gerarchia non vuole assolutamente un partito cattolico, perchè nel malaugurato caso fosse composto da credenti sinceri e disinteressati andrebbe incontro ad infinite difficoltà nel vedere accolte le sue richieste. Molto meglio la linea di Ruini, che trattava direttamente con il sultano, il quale più corrotto era più era disposto a concedere, un poco per scaramanzia nel caso esistesse davvero un aldilà, ma soprattutto per convenienza elettorale. Il miglior cattolico per la gerarchia deve essere ignorante, cieco e sordo in politica ed infantilmente sottomesso. Dio ci scampi dai cattolici politici maturi, sono immancabilmente un bastone fra le ruote ben oliate dei rapporti fra potenti.

  5. enzo scrive:

    Non è compito della gerarchia promuovere o fondare partiti politici, ecco perchè Bagnasco ha più volte chiarito la sua indisponibilità a fondare partiti (a dimostrazione che la Chiesa ha ben compreso i principi che caratterizzano la laicità dello Stato). Ora: spetta ai laici cristiani promuovere eventuali partiti cattolici. La domanda pertanto è semplice: c’è necessità in Italia di fondare un partito cattolico? Sono persuaso di si! Non si tratta di rifondare la DC (la cui missione storica si è esaurita con la fine della Guerra Fredda), quanto di dar vita ad un partito che si faccia protagonista nel difendere e promuovere i valori cattolici. Un partito che si prende cura delle maltrattate istituzioni del Paese, un partito che declini una nuova politica per il lavoro, a fronte della precarizzazione selvaggia del mercato del lavoro. Un partito cattolico interclassista che coniughi libertà e giustizia sociale, un partito che rende i cattolici protagonisti e non subalterni dentro contenitori partitici che raccolgono tutto ed il contrario di tutto (PDL e PD). Sono nauseato ogni qual volta la tv trasmette dibattiti politici dove surretizialmente ci si divide tra apologeti di Berlusconi e denigratori di Berlusconi. Il bipolarismo cesarista all’italiana ha allontanato i moderati dalla politica, lasciando campo libero ad una pericolosa antipolitica. Serve una nuova generazioni di cattolici “liberi e forti” disposti a sacrificare rendite di posizione personali, per dar vita a qualcosa di più grande. La politica italiana è malata di “contingentismo”, è giunta l’ora di indicare al Paese un meta più alta, che tra le altre cose torni a valorizzare l’intelligenza e la sensibilità delle donne, ridotte purtroppo a macchiette da una politica misogena e meramente materialista. Immagino un partito cattolico che parli il linguaggio della moderazione ma che sia capace di scelte riformiste. Sono certo che anche la Chiesa sarebbe contenta se tale partito vedesse la luce. Il dubbio è un’altro: chi sono oggi quei politici cattolici disposti a mettersi in gioco per un progetto così ambizioso? Todi da questo punto di vista può rappresentare un’importante punto di svolta. Grazie per l’attenzione

    • Simone scrive:

      Sottoscrivo integralmente. Aggiungo che non è vero, come da più parti (filoPD) si è concluso arbitrariamente, che siamo alla fine della difesa dei principi non negoziabili direttamente svolta dalla Chiesa. Il cattolico in politica, per potersi definire tale, deve sostenere i principi e i valori che indica la Chiesa, in termini di bioetica, politica della famiglia e non di surrogati impresentabili, ma anche di politica del lavoro, della difesa del potere d’acquisto, di lotta agli eccessi dei poteri forti, ecc ecc. Ciò significa che i signorini del centrodestra non possono pensare che non far passare Dico e porcate varie sia un paravento per poter fare macelleria sociale in pubblico e altre porcate in privato. La differenza, quando la Chiesa punge i cosiddetti poli sulle loro magagne, è che a sinistra si stracciano le vesti e gridano allo scandalo dell’ingerenza, e a destra fanno finta di non sentire. Sono entrambi atteggiamenti ipocriti, e i cattolici che fanno parte di questi schieramenti non possono tacere, e non possono cedere alla ragion di partito. Devono dirsi contrari. Anche con il voto, dal consiglio comunale al parlamento. Altrimenti chi rappresentano?

  6. giovannino scrive:

    Che i laici cattolici possano formare un partito politico di ispirazione cattolica , mi pare scontato . Ce n’è già stati in Italia , ce n’è attualmente in Spagna , in Austria e in molti altri Paesi . Ho già scritto che la mia opinione personale è che non sia una buona idea, in generale. Indipendentemente dalla mia opinione , non vedo oggi le condizioni, nel nostro Paese, per la buona riuscita di una simile formazione politica , dopo tanti anni di esasperate contrapposizioni , fomentate dai berluscones . Quanto al PPE non è di ispirazione cattolica , ma cristiana , altrimenti non potrebbe contenere i democristiani tedeschi e olandesi . Comunque anche dove esiste un partito cattolico , non ci potrà mai essere un obbligo del cattolico di aderirvi . In ogni caso i cattolici sono liberi di far politica, nella formazione politica che liberamente scelgono , secondo coscienza . L’ unica avvertenza è di non ignorare il magistero e prestare il dovuto ascolto ai Pastori. Il passo citato della ” Gaudium et Spes ” credo vada letto in questo senso . Ad esempio una intrusione nella libertà di coscienza dei laici , sul tipo del “non expedit” , non sarebbe conforme alle deliberazioni del Sacrosanto Concilio .

  7. Sal scrive:

    “I vescovi hanno il diritto-dovere di indicare i valori di riferimento – e Bagnasco con estrema chiarezza ha ribadito i “principi non negoziabili” come piattaforma irrinunciabile per il cattolico in politica - ma non hanno né il dovere né il diritto di indicare le soluzioni tecniche riguardanti la costituzione di soggetti politici.”

    Traduzione : – “Praticamente non ti dico come devi fare, ma devi fare quello che ti dico.” Fai come ti pare ma fa quello cheti dico.
    Non si può dire che non sia stato chiaro.

    “Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero”.

    Traduzione : – Io non so come si fa, ma tu devi fare quello che ti dico.
    Evviva la chiarezza. E’ pure meglio del partito dei cattolici e della rinascita della DC è il ripristino della libera schiavitù libera. “ Con estrema chiarezza”.

  8. bo.mario scrive:

    Mi rimane poco da aggiungere a quanto scritto da Sal. Purtroppo l’attuale managment della chiesa soffre di mancanza di potere. Cosa se ne farà del potere? è proprio necessario o le anime si posso pascere in altri modi? finchè si parla di anime è una cosa, per chi ci crede, altro è volerla imporre. Come dire se i cattolici formano un partito anche gli islamici ne hanno diritto? Si vorrebbe tornare al medioevo e non credo che giovi a tutti, anzi non giova a nessuno. Un saluto.

  9. MARCO D scrive:

    Quanto leggo in questo blog mi fa capire che non è più possibile pensare al Cristianesimo come una volta. O ci si mette veramente di impegno a dare ragioni (razionali) della speranza che è (o almeno dovrebbe essere) in noi oppure stiamo lì a perdere tempo in cose inutili come la storia del Partito cattolico, cosa che i prelati ben sanno impossibile con questi chiari di luna (ci vogliono molti euro per fare un partito e farsi votare e chi li ha tra i cattolici normali?) e con la modesta qualità talvolta anche religiosa dei cosiddetti cattolici in politica. Sono stanco come cattolico di essere sbeffeggiato come se fossi un cretino vestito da bambino o un bambino vestito da cretino. Serve Fede solida, Teologia solida e popolare. Una volta capito il perché, allora si potrà lottare anche per i valori non negoziabili.

  10. anniballo scrive:

    Naturalmente, non si può che complimentarsi, una volta di più, con la concisa chiarezza di “SAL”.
    Constatando, comunque, una sorta di perplessità di fondo che serpeggia anche negli scritti di Simone2 e di Giovannino ,e forse anche in altri, mi pare di poter dire che non appare molto popolare l ‘idea di una nuova formazione politica di impronta esplicitamente cattolica.
    La mia idea è che essa sarebbe in ogni caso un dispositivo di potere funzionale agli interessi dell’Istituzione religiosa ed ad essi asservito : nulla di più e nulla di meno. Un antico male che si perpetuerebbe, assicurando solo deteriore commistione tra religione e politica e continuando a distrarre la chiesa dall’obbiettivo primario che essa dovrebbe avere : far entrare il cristo nelle coscienze.
    Un saluto a tutti.

  11. raffaele savigni scrive:

    Un partito di ispirazione cristiana non è un tabù né un dogma di fede: in certi momenti può essere opportuno, in altri no. Se nascesse, a mio avviso esso non dovrebbe essere spostato a destra, né troppo incentrato sui soli “principi non negoziabili”, ma piuttosto su una visione globale del bene comune e su un programma organico di politica economica e sociale che valorizzi in primo luogo i principi delle encicliche sociali, come la “Caritas in veritate”. Chi segue i principi della dottrina sociale non può sposare la linea ultraliberista dei repubblicani americani, né quella berlusconiana o di Tremonti, neppure in versione “aggiornata”. Io voterei per un partito del genere solo se fosse suu posizioni riformiste ed equilibrate, di centro op centro-sinistra. L’attuale Partito popolare europeo è troppo sbilanciato a destra, non è più quello di De Gasperi, Schuman ecc.

    • Simone scrive:

      Beh, se c’è una cosa che De Gasperi ha sbagliato è proprio l’apertura a sinistra e il non aver approfittatto della maggioranza del ’48 per far fuori il comunismo costituzionalmente, secondo me. Questa e altre cose han fatto cadere il sassolino che con gli anni è diventato valanga e ha seppellito la DC. Il suo intervento è interessante, mi piace perchè snocciola in poche righe il problema. Ci sono cattolici più sbilanciati a sinistra e altri a destra. L’unione può avvenire solo se il partito fa il centro-centro. E va al voto da solo. Anche a costo di finire all’opposizione. Quando Casini ha lasciato il Berlu, mi sono illuso che potesse iniziare un percorso di questo tipo, ma il fatto è che molti non si son fidati, e alla fine non avevano mica torto, visto che poi è andato in cucina e ha acceso il forno… anzi, due…

  12. enzo scrive:

    Invido gli interlocutori del blog che sanno fare l’esegesi di quel che il Cardinale Bagnasco ha detto e anche di quello che non ha detto… Ripeto la Chiesa sembra aver compreso meglio di tanti sedicenti laici intellettuali presenti nel Paese, come si debba intendere la laicità dello Stato. Per onore del vero: Bagnasco non ha detto ai partecipanti del convegno di Todi “noi prelati non vogliamo sporcarci le mani, tuttavia mettere tacitamente in pratica quello che vi diciamo”. A Todi dopo oltre quarant’anni le associazioni cattoliche di ispirazione sociale e laica, si sono ritrovate per discutere in merito allo stato di saluto del Paese. Piaccia o meno, questo è un fatto rilevante! Tocca ai cattolici laici impegnati in politica eventualmente, valutare se ci sono le condizioni (e a mio modesto parere ci sono) per creare un nuovo soggetto politico unitario. Autonomo dalla Chiesa? Ma certo! Cerchiamo di non leggere la politica d’oggi con le lenti del passato: non si tratta di creare un partitino clericale, ma un soggetto politico che abbia nella Chiesa un punto di riferimento, ma che sia nello stesso tempo capace (fatti salvi i principi di fede di cui un cattolico deve dare testimonianza in ogni ambito in cui è impegnato) di interpretare la modernità; è questa la vera sfida! La Dc avrà avuto mille vizi, ma seppe incarnare una politica autenticamente laica (e non solo durante gli anni della segreteria di De Gasperi). Tuttavia se (come molti auspicano e palesano sul blog) la Chiesa ed i cattolici sono relegati ad un ruolo marginale, perchè molti appaiono preoccupati ed infastiditi dall’iniziativa di Todi? A tal proposito ho trovato molto condivisibili le riflessioni di Marco D. Il fedele non è un superstizioso o eterno credulone, ma un uomo/donna che cerca di dar conto della sua fede anche impegnandosi nell’agorà pubblica.
    Per Bo. Mario: in democrazia tutti hanno il diritto di fondare partiti. Il discrimine lo fa il rispetto della Costituzione repubblicana (varata con il contributo determinante dei cattolici e dei laici, DC, PSI, PCI, repubblicani, liberali ecc.) e il rispetto della laicità delle istituzioni. Pertanto anche un islamico ha il diritto di aderire o fondare partiti. A meno che aderendo ad un interpretazione più restrittiva di quel bellissimo e profondo testo che è il Corano, non voglia creare un soggetto integralista, dove la distinzione tra fatto religioso e laicità venga meno. Ma a Todi distinto Bo. Mario nessuno ha parlato di voler fondare un partito temporalista o peggio clericale, cinghia di trasmissione del volere Vaticano. Questa con tutto il rispetto mi sembra più un suo timore! Io ad esempio sono persuaso che le istituzioni laiche uscite dalla Costituzione del 1948, non siano minacciate da un partito cristianamente laico. Cordialmente.

  13. anniballo scrive:

    “DIUTURNUM ILLUD”

    Nel rammentare, con commozione, l’illuminata enciclica del 1881 con cui il Vaticano bollava la democrazia nascente come un “deliramento”, ribadisco quanto da me sostenuto ieri : può esplodere una tensione nell’essere -al tempo stesso- cittadino e membro della chiesa cattolica. Questo perchè la chiesa si pone come organizzatrice dell’obbedienza nelle cose temporali (come ebbe a dire Zagrebelski).
    Non è vero,infatti, che le due appartenenze si completino a vicenda : il conflitto è in agguato poichè la democrazia esige atteggiamenti non dogmatici ma laici; basta ricordare il celebre episodio dello scontro tra DeGasperi ed il vaticano stesso.
    Un nuovo partito compattamente cattolico porterebbe avanti solo una strategia di irrigidimento disciplinare nei confronti dei fedeli, da sempre richiamati all’ordine gerarchico in occasioni elettorali -da una parte– e strumento di pressione, se non di ricatto, nei confronti dell’autorità civile -dall’altra-.
    Nessuno può pretendere di possedere la verità e parlare in nome della verità : in tal modo si cade nel totalitarismo e nell’esclusione. La chiesa lo sa e finge di non saperlo; gli italiani,invece, lo sanno benissimo ed,infatti, in privato si dimenticano totalmente di ciò che hanno promesso un’ora prima al confessore.
    Il solito valzer, cioè, di ipocrisie incrociate che verrebbe puntualmente riproposto da una nuova DC: qualcosa che perpetuerebbe solo la sottomissione formale delle coscienze alla casta clericale, con l’unico risultato di rafforzare quest’ultima, (ma non la maturazione civile).

  14. Libera scrive:

    Il riferimento di stamattina alla Diuturnum Illud, caro anniballo, merita davvero commozione : un papa che parla di deliramenti riferendosi alla democrazia, ci fa capire quanto progresso civile abbiamo compiuto.
    Contro la chiesa, naturalmente.

  15. Sal scrive:

    @ enzo
    “Tocca ai cattolici laici impegnati in politica eventualmente, valutare se ci sono le condizioni (e a mio modesto parere ci sono) per creare un nuovo soggetto politico unitario. Autonomo dalla Chiesa? Ma certo!”

    Non faccia caso sig. enzo alla mia limitata capacità di apprendere cose semplici, ma secondo lei, per essere autonomi dalla chiesa bisogna chiamarsi cattolici ? è obbligatorio essere cattolici per essere autonomi ?

    “ma un soggetto politico che abbia nella Chiesa un punto di riferimento, ma che sia nello stesso tempo capace (fatti salvi i principi di fede di cui un cattolico deve dare testimonianza in ogni ambito in cui è impegnato) di interpretare la modernità;”
    Perdoni sempre ma se quel soggetto politico ha come punto di riferimento la chiesa cattolica, come potrebbe fare ad essere laico se deve dare testimonianza in ogni ambito in cui è impegnato dei valori irrinunciabili cattolici, e allo stesso tempo interpretare la modernità in modo laico seguendo i valori cattolici irrinunciabili ? si chiama restaurazione perché non è moderna.

    Insomma che l’ipocrisia fosse una caratteristica distintiva, era fuori di dubbio, ma che lei potesse pensare che al mondo siano tutti come lei mi sembra eccessivo. E’ sicuro che il grappino non le ha fatto male ?
    Ps. i cattolici sono cattolici e ubbidiscono al papa, i laici sono laici e ubbidiscono alla propria coscienza, i cattolici laici non esistono.
    Siamo in attesa di una nuova specie ?

  16. Sal scrive:

    @ enzo
    “Tocca ai cattolici laici impegnati in politica eventualmente, valutare se ci sono le condizioni (e a mio modesto parere ci sono) per creare un nuovo soggetto politico unitario. Autonomo dalla Chiesa? Ma certo!”

    Non faccia caso sig. enzo alla mia limitata capacità di apprendere cose semplici, ma secondo lei, per essere autonomi dalla chiesa bisogna chiamarsi cattolici ? è obbligatorio essere cattolici per essere autonomi ?

    “ma un soggetto politico che abbia nella Chiesa un punto di riferimento, ma che sia nello stesso tempo capace (fatti salvi i principi di fede di cui un cattolico deve dare testimonianza in ogni ambito in cui è impegnato) di interpretare la modernità;”
    Perdoni sempre ma se quel soggetto politico ha come punto di riferimento la chiesa cattolica, come potrebbe fare ad essere laico se deve dare testimonianza in ogni ambito in cui è impegnato dei valori irrinunciabili cattolici, e allo stesso tempo interpretare la modernità in modo laico seguendo i valori cattolici irrinunciabili ? si chiama restaurazione perché non è moderna.

    Insomma che l’ipocrisia fosse una caratteristica distintiva, era fuori di dubbio, ma che lei potesse pensare che al mondo siano tutti come lei mi sembra eccessivo. E’ sicuro che il grappino non le ha fatto male ?
    Ps. i cattolici sono cattolici e ubbidiscono al papa, i laici sono laici e ubbidiscono alla propria coscienza, i cattolici laici non esistono.
    Siamo in attesa di una nuova specie ?

  17. giovannino scrive:

    Vorrei dire due o tre cose fondamentali che un politico cattolico o semplicemente cristiano , dovrebbe mettere in cima alle priorità politiche, al di là del contenitore politico. Anzitutto il rispetto della sacralità della vita chiama ogni cristiano a mettere al primo posto nell’ azione politica la protezione dell’ ambiente naturale entro il quale soltanto si può conservare e sviluppare quella catena ascendente di creature che dagli organismi monocellulari all’ uomo costituisce , in pratica , la vita . Chi non rispetta l’ ambiente è contro la vita . Commette un peccato gravissimo . La famiglia è , a sua volta , l’ ambiente , in parte naturale e in parte culturalmente condizionato , dove la vita umana cresce e si sviluppa e va dunque difesa , in tutte le forme che l’ istituto famigliare assume a seguito delle trasformazioni sociali e differenze culturali , eccetto forme che siano contro natura. L’ aborto va combattuto non con misure repressive , ma con una politica a favore della famiglia , nell’ accezione ampia del termine , includendo le coppie non sposate e i genitori single. Giusto invece dare libertà di coscienza al personale medico-sanitario che non si sente di praticare l’ aborto , ( salvo punirlo duramente , se poi lo pratica a pagamento ) . Assolutamente desiderabile una vigilanza etica sulla manipolazione genetica , che può configurarsi anch’ essa come peccato ecologico . Incontrovertibile il dovere cristiano di una politica di accoglienza verso l’ immigrazione . Eventuali misure intese a regolare il fenomeno , per necessità pratiche , non possono in nessun caso violare la dignità della persona umana . Questo è possibile senza buonismo , con regole umane , fatte rispettare con fermezza. In politica economica , viste le difficoltà di tutti i sistemi finora praticati , sarebbe desiderabile qualche idea nuova , anzi , magari qualcuno la tirasse fuori , cristiano o no . Si può discutere anche dell’ applicazione del principio di sussidiarietà , purchè non sia utilizzato come scudo per operazioni di business , finalizzate a privatizzare il profitto . Lotta senza quartiere , invece , al traffico di armi e di droga e alla grande criminalità organizzata . Infine misure contro la finanziarizzazione dell’ economia, per incanalare il risparmio verso obiettivi etici o , almeno , verso imprenditori passabilmente onesti . Anche strategie di contenimento dell’ imperialismo cinese , potrebbero definirsi cristiane. Se le chiese hanno chiuso gli occhi verso certe forme di oppressione praticate dall’ occidente , non è questa una giustificazione perché non possano levare la loro voce contro lo sfruttamento economico perpetrato dalle imprese cinesi , in Africa , in America Latina e nella stessa Cina.

    • Sal scrive:

      @ Giovannino
      Sig. Giovannino, non ci siamo proprio, evidentemente non è solo questione di grappino…proviamo a ragionare con calma. Lei dice: “il rispetto della sacralità della vita chiama ogni cristiano a mettere al primo posto nell’ azione politica, la protezione dell’ ambiente naturale entro il quale soltanto si può conservare e sviluppare quella catena ascendente di creature che dagli organismi monocellulari all’ uomo costituisce , in pratica , la vita .” – Perché ? ha mai trovato qualcuno che si oppone alla sacralità della vita ? C’è perfino una religione che si chiama Jainismo (Giainismo la trova su wikipedia) i cui fedeli rispettano talmente tanto la vita, che sono vegetariani stretti e quando camminano spazzolano il percorso con uno scopino per evitare di uccidere perfino una formica, mentre ci sono molti cattolici che uccidono milioni di vacche per farne grasse bistecche. E tante donne cattoliche che usano tonnellate di deodoranti spray contro le formiche le zanzare gli scarafaggi ecc, anche quella è vita. NO ? E’ anche lei vegetariano ? pensa che dovrebbe diventarlo per rispettare meglio la vita ? E che ci sta a fare il Frate cappellano in mezzo alle truppe se non benedire chi non rispetta la vita altrui ?

      Ma proseguiamo. Lei dice : “ La famiglia è , a sua volta , l’ ambiente , in parte naturale e in parte culturalmente condizionato , dove la vita umana cresce e si sviluppa e va dunque difesa, ….eccetto forme che siano contro natura.” – Cos’è famiglia ? Un uomo una donna ? e perché no un uomo 4 donne ? difende anche questa famiglia ? E se non fossero sposati n chiesa ? andrebbe bene che si sposassero con un personale impegno di mutuo soccorso ? E il cognome al figlio ? della moglie o del marito ? e l’insegnamento della religione ai figli va dato ? o devono scegliere da soli da adulti ?
      Ma c’è di più, lei dice : “ L’ aborto va combattuto non con misure repressive , ma con una politica a favore della famiglia ….includendo le coppie non sposate e i genitori single. Dare libertà di coscienza al personale medico-sanitario che non si sente di praticare l’ aborto , ( salvo punirlo duramente , se poi lo pratica a pagamento )…. non possono in nessun caso violare la dignità della persona umana “. – Molto interessante perché lei sta dicendo che ci sono tanti bravi medici cattolici che sono “obiettori di coscienza” in ospedale ma non obiettori nel proprio studio. Questo è già un gran passo avanti ma dovrebbero scomunicarli tutti, e poi perché vuole combattere il libero arbitrio di una donna per far prevalere le sue scelte ? Non crede che debba esserci libertà di scienza e coscienza sia per il medico ma anche per la donna ? Perché pensa che le sue scelte siano da preferirsi rispetto a quelle di Dio che ha lasciato a tutti la libertà di fare sia il bene che il male ? Perché vuole scegliere lei al posto di una donna che magari violentata non vuole avere quel figlio che è frutto di una violenza ?
      E poi, Lei dice anche ”Se le chiese hanno chiuso gli occhi verso certe forme di oppressione praticate dall’ occidente , non è questa una giustificazione perché non possano levare la loro voce contro lo sfruttamento economico perpetrato dalle imprese cinesi , in Africa , in America Latina e nella stessa Cina.” Ma cos’è sfruttamento ? come si stabilisce ? Una volta c’era lo schiavismo che la chiesa non ha mica condannato ( si faccia una ricerca sulla posizione di Papa PioIX e lo schiavismo su wikipedia ) ma non volendomi impegnare in un dibattito sullo schiavismo, lo sfruttamento esiste fino a quando c’è qualcuno che si lascia sfruttare. Basta dire No e lo sfruttamento non esisterebbe, se esiste è perché molti si fanno mettere la carota sotto al naso e poi vogliono mangiarla senza pagare. Basterebbe rifiutare la carota. Si fa presto a pontificare, ma è più difficile cambiare se stessi che cambiare gli altri. E tutti vogliono sempre pontificare sugli altri e mai su se stessi. Per questo il premio è al singolare e individuale, mai collettivo.
      p.s. perché mai le chiese hanno chiuso gli occhi ? Se lo hanno fatto una volta possono continuare a farlo. Perché dovrebbero cambiare atteggiamento ? perderebbero consenso no ?

  18. anniballo scrive:

    Sono completamente d’accordo con la massima parte delle tesi sostenute da “SAL”, il cui occhio analitico si sofferma a riflettere sulle povere vite di miliardi di esseri “inferiori” che noi , finito il momento della facile retorica, vessiamo e schiacciamo con la più sublime indifferenza, per i nostri interessi d’ogni tipo (da quelli alimentari a quelli sanitari, passando anche per quelli cosmetici o di semplice fastidio). Nel mio paese d’origine c’era un parroco che faceva tiro al piccione, suscitando il mio sdegno di adolescente….
    Giainismo, ed anche buddismo, mi piacciono molto per la loro impostazione di rispetto verso ogni forma di vita, laddove una delle gravi colpe delle fedi monoteiste è avere convinto l’uomo che egli è al vertice della creazione e che l’intero mondo vivente esiste per essere a disposizione dell’uomo stesso.
    Aggiungerei una sofferta riflessione di carattere generale circa la crudeltà innegabile di chi viene considerato il supposto Creatore : questi, infatti, avrebbe freddamente programmato l’inevitabile strazio di una immensa piramide alimentare, in cui ogni essere di una fascia è costretto, se vuole sopravvivere a sua volta, a fare scempio delle specie appartenenti alla fascia sottostante.
    Inoltre, le “cose contro natura” (di cui parla Giovannino) e che l’uomo fa sono numerosissime, forse tutte, ormai : non si capisce perchè questo concetto viene richiamato e sottolineato ossessivamente sempre e solo nel caso delle condotte intime.

  19. MARCO CHIAPPINI scrive:

    Ben venga il partiro dei cattolici che sia difensore dei “Principi non negoziabili”. Il resto vien di conseguenza.

  20. Max scrive:

    Una domanda a Tornielli. Ma quando e come è apparso il principio dei ‘principi non negoziabili’ nella dottrina morale/sociale, e come? A me risulta abbastanza di recente, forse alla fine degli anni novanta o all’inizio del nuovo millennio?

    E poi, che rapporto c’è tra questo principio, e quello del ‘male minore’ che invece gode di una storia lunghissima. Ovviamente non chiedo un commento da teologo, quanto invece da giornalista, sulla strategia comunicativa che viene implicata nella scelta di usare un registro piuttosto che un altro….

  21. raffaele savigni scrive:

    Un partito di laici cristiani capaci di interpretare la modernità (come lo presenta Enzo) mi va bene. Credo però che negli ultimi anni ci sia stata da un lato un’enfatizzazione eccessiva dei “principi non negoziabili” (che qualcuno identifica in modo unilaterale con certi principi bioetici, come se il resto non contasse), dall’altro una minore visibilità dell’ispirazione cristiana in molti politici di matrice cattolica. I valori devono essere percepibili come fondamento culturale; poi nel tradurli storicamente in leggi e “buone pratiche” di governo occorre una mediazione laicale, non possono essere i vescovi a decidere come si fa una legge. Quando in Parlamento furono votate le leggi sul divorzio e poi la sull’aborto la DC votò contro ma non ruppe l’alleanza di governo con socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali che le votarono, né la gerarchia cattolica di allora (Paolo VI e la CEI di Poma) lo pretese. L’errore del card. Ruini e di chi lo segue è questo: pretendere di dettare l’agenda dei parlamentari cattolici, anziché limitarsi a richiamare certi principi. Paolo VI si fidava di Moro (ed a ragione); il card. Ruini non si è fidato di Prodi, ed ha consegnato l’Italia a chi oggi ci governa in questo modo.
    A mio avviso non si può chiedere ai cattolici del PD di uscire dal partito perché la linea del partito su certi temi bioetici non è condivisibile (anche la linea del PDL e della Lega in politica economica, sull’immigrazione ecc. non è coerente coi principi della dottrina sociale). Si potrebbe invece chiedere ai parlamentaricattolici di invocare il principio della libertà di coscienza quando si vota su certi temi. Trent’anni fa il problema non si poneva in certi termini perché c’era la DC…

  22. raffaele savigni scrive:

    Credo che negli ultimi anni ci sia stata una enfatizzazione eccessiva del principo dei “valori non negoziabili” (interpretati spesso in modo unilaterale, come se contassero solo i temi bioetici). LA DC di Moro non votò le leggi sul divorzio e l’aborto ma non ruppe l’alleanza di governo coi partiti laici che le votarono, né Paolo VI o la CEI del card. Poma lo pretesero. l’errore di Ruini è stato quello di voler dettare l’agenda politica dei governi togliendo spazio alla mediazione dei politici di ispirazione cristiana. Paolo VI si fidava di Moro (ed a ragione); purtroppo Ruini non si è fidato di Prodi, ed ha consegnato (non so quanto consapevolmente) l’Italia a chi oggi ci governa. Credo che l’affermazione di certi principi sia doverosa, ma che la loro traduzione in scelte legislative e di governo vada lasciata alla mediazione dei laici (un partito come quello delineato da Enzo mi va bene). La gerarchia non puiò occuparsi della formazione delle leggi; può solo richiamare i valori in gioco e chiedere ai parlamentari cattolici di invocare la libertà di coscienza di fronte a leggi incompatibili con i valori primari. I cattolici del PD sono in difficoltà di fronte a temi bioetici, ma il PDL e la Lega in politica economica e sull’immigrazione seguono principi incompatibili con la dottrina sociale cattolica (anch’essa fondata su principi “non negoziabili”, se vogliamo, come il rispetto della dignità del lavoro e della persona umana).Come mai il presidente della CEI non lo ricorda a Lupi o a Bossi?

    • Sal scrive:

      @ raffaele savigni
      “purtroppo Ruini non si è fidato di Prodi, ed ha consegnato (non so quanto consapevolmente) l’Italia a chi oggi ci governa” – Naturalmente si chiama Vaticalia perché è di proprietà della curia che controlla e regala dall’alto del colle di uno stato straniero a chi preferisce…..

      Gli italiani, i cittadini che votano solo popolo bue che si vende in voto di scambio l’Italia per la speranza di un ipotetico Regno dei Cieli, Vero ?

  23. Lia Orsenigo scrive:

    La chiesa in politica ha già dato orribili prove di sè.
    Il primo atto della democrazia è la condivisione della cultura.
    La chiesa ha tenuto i libri sotto chiave per mille anni.
    Un papa definì i libri “un flagello”.
    Nella “Diuturnum Illud”, la democrazia fu addirittura definita “un deliramento”.
    Un cardinale strappò la “Dichiarazione dei diritti dell’Uomo”, urlando che venivano prima i diritti di Dio.
    Non mi pare gente di cui ci si possa fidare : ha dimostrato di non capire niente di democrazia, come ogni religione rivelata.
    Che se ne stiano chiusi nelle chiese, senza dare ulteriore fastidio alla società civile.

  24. MARCO CHIAPPINI scrive:

    Ben venga il Partito dei Cattilici (DEI CATTOLICI) che finalmente abbia il coraggio di difendere i valori non negoziabili. Certamente ci vuole coraggio e si rischia di brutto. E’ piu facile distruggere la società civile e avere applausi (vedi il caso Eluana) che testimoniare la propria fede senza tentennamenti e mediazioni che aggravano le situazioni. E’ più facile criticare il Santo Padre, cardinali coerenti che il potere costituito anche quando palesemente è in errore. Venga questo partito, non degli adulti, ma degli adulti cristiani che abbiano il coraggio di farsi bambini.

    • Sal scrive:

      La coerenza
      Gesù ha rinunciato alla sua vita per dare l’esempio, i cattolici pretendono i valori irrinunciabili.
      E’ una coerenza tutta cattolica. L’esempio al contrario, della testimonianza della fede contraria al vangelo. Senza tentennamenti ( ma solo se ricevono i privilegi irrinunciabili) Coerenti ? Gli adulti-bambini.