Il Papa visita Gesù dietro le sbarre

L’incontro di stamani a Rebibbia è una delle pagine più belle del pontificato di Benedetto XVI. Il Papa ha risposto a braccio alle domande dei carcerati. Grazie a Radio Vaticana per questa «trascrizione di lavoro non ufficiale».

Mi chiamo Rocco. Innanzi tutto volevo porgerle il nostro ed il mio personale ringraziamento per questa visita che ci è molto gradita ed assume, in un momento così drammatico per le carceri italiane, un grande contenuto di solidarietà, umanità e conforto. Desidero chiedere a Vostra Santità se questo suo gesto sarà compreso nella sua semplicità, anche dai nostri politici e governanti affinché venga restituita a tutti gli ultimi, compresi noi detenuti, la dignità e la speranza che devono essere riconosciute ad ogni essere vivente. Speranza e dignità indispensabili per riprendere il cammino verso una vita degna di essere vissuta.

Grazie per le sue parole. Sento il suo affetto per il Santo Padre, e sono commosso da questa amicizia che sento da tutti voi. E vorrei dire che penso spesso a voi e prego sempre per voi perché so che è una condizione molto difficile che spesso, invece di aiutare a rinnovare l’amicizia con Dio e con l’umanità, peggiora la situazione, anche interiore. Io sono venuto soprattutto per mostrarvi questa mia vicinanza personale e intima, nella comunione con Cristo che vi ama, come ho detto. Ma certamente questa visita, che vuole essere personale a voi, è anche un gesto pubblico che ricorda ai nostri concittadini, al nostro governo il fatto che ci sono dei grandi problemi e delle difficoltà nelle carceri italiane. E certamente, il senso di queste carceri è proprio quello di aiutare la giustizia, e la giustizia implica come primo fatto la dignità umana. Quindi devono essere costruite così che cresca la dignità, sia rispettata la dignità e voi possiate rinnovare in voi stessi il senso della dignità per meglio rispondere a questa nostra vocazione intima. Abbiamo sentito il ministro della Giustizia, sentito come sente con voi, come sente tutta la realtà vostra e così possiamo essere convinti che il nostro governo e i responsabili faranno il possibile per migliorare questa situazione, per aiutarvi a trovare realmente, qui, una buona realizzazione di una giustizia che vi aiuti a ritornare nella società con tutta la convinzione della vostra vocazione umana e con tutto il rispetto che esige la vostra condizione umana. Quindi, io in quanto posso vorrei sempre dare segni di quanto sia importante che queste carceri rispondano al loro senso di rinnovare la dignità umana e non di attaccare questa dignità, e di migliorarne la condizione. E speriamo che il governo abbia la possibilità e tutte le possibilità per rispondere a questa vocazione. Grazie.

Mi chiamo Omar. Santo Padre vorrei domandarle un milione di cose, che ho sempre pensato di chiederti, ma oggi che posso mi rimane difficile farti una domanda. Sono emozionato per l’evento, la tua visita qui in carcere è un fatto molto forte per noi detenuti cristiani cattolici, e perciò più che una domanda preferisco chiederti di permetterci di aggrapparci con te con la nostra sofferenza e quella dei nostri familiari, come un cavo elettrico che comunichi con il Signore Nostro. Ti voglio bene.

Anch’io ti voglio bene, e sono grato per queste parole che toccano il mio cuore. Penso che questa mia visita mostra che vorrei seguire le parole del Signore che mi toccano sempre, dove dice, l’ho letto nel mio discorso, nell’ultimo giudizio “mi avete visitato nel carcere e sono stato io che vi ho aspettato”. Questa identificazione del Signore con i carcerati ci obbliga profondamente e io stesso devo chiedermi: Ho fatto secondo questo imperativo del Signore? Ho tenuto presente questa parola del Signore? Questo è un motivo perché sono venuto, perché so che in voi il Signore mi aspetta, che voi avete bisogno di questo riconoscimento umano e che avete bisogno di questa presenza del Signore che nel giudizio ultimo ci chiede proprio su questo punto e perciò spero che sempre più possa qui essere realizzato il vero scopo di queste case circondariali di aiutare a ritrovare se stesso, di aiutare e andare avanti con se stesso, nella riconciliazione con se stesso, con gli altri, con Dio, per entrare di nuovo nella società e aiutare nel progresso dell’umanità. Il Signore vi aiuterà, nelle mie preghiere sono sempre con voi. Io so che per me è un obbligo particolare di pregare per voi, di tirare voi, quasi, al Signore, in alto, perché il Signore, tramite la nostra preghiera, aiuta la preghiera, è una realtà. Io invito anche tutti gli altri a pregare, così che un forte cavo, per così dire, sia, che vi tira al Signore e ci collega anche tra di noi, perché andando al Signore siamo anche collegati tra noi. Siate sicuri di questa forza della mia preghiera e invito anche gli altri ad unirsi con voi nella preghiera, così trovare quasi una unica cordata che va verso il Signore.

Mi chiamo Alberto. Santità, le sembra giusto che dopo aver perso uno dopo l’altro tutti i componenti della mia famiglia, ora che sono un uomo nuovo, e da un mese papà di una splendida bambina di nome Gaia, non mi concedano la possibilità di tornare a casa, nonostante abbia ampiamente pagato il debito verso la società?

Anzitutto, felicitazioni! Sono felice che lei sia padre, che lei si consideri un uomo nuovo e che abbia una splendida figlia: questo è un dono di Dio. Io, naturalmente, non conosco i dettagli del suo caso ma spero con lei che quanto prima lei possa tornare alla sua famiglia. Lei sa che per la dottrina della Chiesa la famiglia è fondamentale, importante che il padre possa tenere in braccio la figlia. E così, prego e spero che quanto prima lei possa realmente avere in braccio sua figlia, essere con sua moglie e con sua figlia per costruire una bella famiglia e così anche collaborare al futuro dell’Italia.

Santità, sono Federico, parlo a nome dei persone detenute del G14, che è il reparto infermeria. Cosa possono chiedere degli uomini detenuti, malati e sieropositivi al Papa? Al nostro Papa, già gravato dal peso di tutte le sofferenze del mondo, chiedono che preghi per loro? Che li perdoni? Che li tenga presente nel suo grande cuore? Sì, noi questo vorremmo chiedere, ma soprattutto che portasse la nostra voce dove non viene sentita. Siamo assenti dalle nostre famiglie, ma non nella vita, siamo caduti e nelle nostre cadute abbiamo fatto del male ad altri, ma ci stiamo rialzando.
Troppo poco si parla di noi, spesso in modo così feroce come a volerci eliminare dalla società. Questo ci fa sentire sub-umani. Lei è il Papa di tutti e noi la preghiamo di fare in modo che non ci venga strappata la dignità, insieme alla libertà. Perché non sia più dato per scontato che recluso voglia dire escluso per sempre. La sua presenza è per noi un onore grandissimo! I nostri più cari auguri per il Santo Natale, a tutti.

Si, mi ha detto parole veramente memorabili, siamo caduti, ma siamo qui per rialzarci. Questo è importante, questo coraggio di rialzarsi, di andare avanti con l’aiuto del Signore e con l’aiuto di tutti gli amici. Lei ha anche detto che si parla in modo feroce di voi, purtroppo è vero, ma vorrei dire non solo questo, ci sono anche altri che parlano bene di voi e pensano di voi. Io penso alla mia piccola famiglia papale, sono circondato da 4 suore laiche e parliamo spesso di questo problema, loro hanno amici in diverse carceri, riceviamo anche doni da loro e diamo da parte nostra il nostro dono, quindi questa realtà è in modo molto positivo presente nella mia famiglia e penso in tante altre. Dobbiamo sopportare che alcuni parlano in modo feroce, parlano in modo feroce anche contro il Papa e tuttavia andiamo avanti. Mi sembra importante incoraggiare tutti che pensino bene, che abbiano il senso delle vostre sofferenze, abbiano il senso di aiutare nel processo di rialzamento e diciamo che io farò il mio per invitare tutti a pensare in questo modo giusto, non in modo dispregiativo, ma in modo umano, pensando che ognuno può cadere, ma Dio vuole che tutti arrivino da Lui, e noi dobbiamo cooperare con lo Spirito di fraternità e di riconoscimento anche della propria fragilità, perché possano realmente rialzarsi e andare avanti con dignità e trovare sempre rispettata la propria dignità, perché cresca, e possano così anche trovare gioia nella vita, perché la vita ci è donata dal Signore e con una sua idea. E se riconosciamo questa idea di Dio che è con noi, anche i passi oscuri hanno il loro senso per darci più la riconoscenza di noi stessi, per aiutare e diventare più noi stessi, più figli di Dio e così e realmente essere felici di essere uomini, perché creati da Dio anche in diverse condizioni difficili. Il Signore vi aiuterà e noi siamo vicini a voi.

Mi chiamo Gianni, del Reparto G8.
Santità, mi è stato insegnato che il Signore vede e legge dentro di noi, mi chiedo perché l’assoluzione è stata delegata ai preti? Se io la chiedessi in ginocchio, da solo, dentro una stanza, rivolgendomi al Signore, mi assolverebbe? Oppure sarebbe un’assoluzione di diverso valore? Quale sarebbe la differenza?

Sì: è una grande e vera questione quella che lei porta a me. Direi due cose. La prima: naturalmente, se lei si mette in ginocchio e con vero amore di Dio prega che Dio perdoni, perdona. È sempre la dottrina della Chiesa che se uno, con vero pentimento, cioè non solo per evitare pene, difficoltà, ma per amore del bene, per amore di Dio chiede perdono, riceve il perdono da Dio. Questa è la prima parte. Se io realmente conosco che ho fatto male, e se in me è rinato l’amore del bene, la volontà del bene, il pentimento che non ho risposto a questo amore, e chiedo da Dio che è il Bene, il perdono lo dona. Ma c’è un secondo elemento: il peccato non è solamente una cosa “personale”, individuale, tra me e Dio; il peccato ha sempre anche una dimensione sociale, orizzontale. Con il mio peccato personale, tuttavia, anche se forse nessuno lo sa, ho danneggiato anche la comunione della Chiesa, sporcato la comunione della Chiesa, sporcato l’umanità. E perciò questa dimensione sociale, orizzontale del peccato esige che sia assolto anche a livello della comunità umana, della comunità della Chiesa, quasi corporalmente. Quindi, questa seconda dimensione del peccato che non è solo contro Dio ma concerne anche la comunità, esige il sacramento, che è il grande dono nel quale posso, nella confessione, liberarmi di questa cosa e posso realmente ricevere il perdono nel senso anche di una piena riammissione nella comunità della Chiesa viva, del Corpo di Cristo. E così, in questo senso, l’assoluzione necessaria da parte del sacerdote, il sacramento, non è una imposizione che limita la bontà di Dio ma, al contrario, è un’espressione della bontà di Dio perché mi dimostra che anche concretamente, nella comunione della Chiesa, ho ricevuto il perdono e posso ricominciare di nuovo. Quindi, io direi di tenere presenti queste due dimensioni: quella verticale, con Dio, e quella orizzontale, con la comunità della Chiesa e dell’umanità. L’assoluzione del prete, l’assoluzione sacramentale è necessaria per realmente risolvermi, assolvermi da questo legame del male e ri-integrarmi nella volontà di Dio, nell’ottica di Dio, completamente nella sua Chiesa, e darmi la certezza, anche quasi corporale, sacramentale: Dio mi perdona, mi riceve nella comunità dei suoi figli. Penso che dobbiamo imparare a capire il sacramento della penitenza in questo senso: una possibilità di trovare, quasi corporalmente, la bontà del Signore, la certezza della riconciliazione.

Santità, mi chiamo Nwaihim, reparto G11.
Santo Padre, lo scorso mese è stato in visita pastorale in Africa, nella piccola nazione del Benin, una delle nazioni più povere del mondo. Ha visto la fede e la passione di questi uomini verso Gesù Cristo. Ha visto persone soffrire per cause diverse: razzismo, fame, lavoro minorile…Le chiedo: loro pongono la speranza e la fede in Dio e muoiono tra povertà e violenze. Perché Dio non li ascolta? Forse Dio ascolta solo i ricchi e i potenti che invece non hanno fede? Grazie Santo Padre.

Vorrei innanzi tutto dire che sono stato molto felice nella sua terra; l’accoglienza da parte degli africani era calorosissima, ho sentito questa cordialità umana che in Europa è un po’ oscurata perché abbiamo tante altre cose sul nostro cuore che rendono un po’ duro anche il cuore. Qui era una cordialità esuberante, per così dire; ho sentito anche la gioia di vivere, e questa era una delle impressioni belle per me, che nonostante la povertà e tutte le grandi sofferenze che ho anche visto – ho salutato lebbrosi, malati di Aids, eccetera – che nonostante tutti questi problemi e la grande povertà, c’è una gioia di vivere, una gioia di essere una creatura umana, perché c’è una consapevolezza originaria che Dio è buono e mi ama e l’uomo è essere amato da Dio. Quindi questa era per me l’impressione diciamo preponderante, forte; vedere in un Paese sofferente gioia, allegrezza, più che nei paesi ricchi. E questo anche mi fa pensare che nei paesi ricchi la gioia è spesso assente, siamo tutti pienamente occupati con tanti problemi: come fare questo, come conservare questo, comprare ancora… E con la massa delle cose che abbiamo siamo sempre più allontanati da noi stessi e da questa esperienza originaria che Dio c’è e Dio mi è vicino; e perciò direi che avere grande proprietà e avere potere non rende necessariamente felici, non è il più grande dono. Può essere anche, direi, una cosa negativa, che mi impedisce di vivere realmente. Le misure di Dio, i criteri di Dio, sono diversi dai nostri, Dio dà anche a questi poveri gioia, la riconoscenza della sua presenza, fa loro sentire che è vicino a loro anche nella sofferenza, nelle difficoltà, e naturalmente ci chiama tutti perché noi facciamo tutto perché possiamo uscire da queste oscurità delle malattie, della povertà. È un compito nostro e così nel fare questo anche noi possiamo divenire più allegri. Quindi le due parti devono completarsi, noi dobbiamo aiutare perché anche l’Africa, questi paesi poveri, possano trovare il superamento di questi problemi, della povertà, aiutarli a vivere, e loro possono aiutarci a capire che le cose materiali non sono l’ultima parola. E dobbiamo pregare Dio: mostraci, aiutaci, perché ci sia giustizia, perché tutti possano vivere nella gioia di essere tuoi figli!

Un detenuto legge una preghiera
Santità, mi chiamo Stefano, reparto G 11
Preghiera dietro le sbarre
«O Dio, dammi il coraggio di chiamarti Padre.
Sai che non sempre riesco a pensarti con l’attenzione che meriti.
Tu non ti sei dimenticato di me, anche se vivo spesso lontano dalla luce del tuo volto.
Fatti sentire vicino, nonostante tutto, nonostante il mio peccato grande o piccolo, segreto o pubblico che sia.
Dammi la pace interiore, quella che solo tu sai dare.
Dammi la forza di essere vero, sincero; strappa dal mio volto le maschere che oscurano la consapevolezza che io valgo qualcosa solo perché sono tuo figlio. Perdona le mie colpe e dammi insieme la possibilità di fare il bene.
Accorcia le mie notti insonni; dammi la grazia della conversione del cuore.
Ricordati, Padre, di coloro che sono fuori di qui e che mi vogliono ancora bene, perché pensando a loro, io mi ricordi che solo l’amore da vita mentre l’odio distrugge e il rancore trasforma in inferno le lunghe e interminabili giornate.
Ricordati di me, o Dio, amen».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

152 risposte a Il Papa visita Gesù dietro le sbarre

  1. peccatore scrive:

    Grazie Andrea per questo post: a fine domenica è davvero una ciliegina sulla torta del giorno del Signore!

    Tre perle nel tesoro delle parole dei detenuti e del Papa.

    SPERANZA NON SENZA PROVE; PROVE NON SENZA SCONFITTE; SCONFITTE NON SENZA SPERANZA
    1) … ognuno può cadere, ma Dio vuole che tutti arrivino da Lui, e noi dobbiamo cooperare con lo Spirito di fraternità… perché la vita ci è donata dal Signore e con una sua idea. E se riconosciamo questa idea di Dio che è con noi, anche i passi oscuri hanno il loro senso per darci più la riconoscenza di noi stessi, per aiutare e diventare più noi stessi, più figli di Dio e così e realmente felici di essere uomini, perché creati da Dio.

    CONFESSIONE, PENITENZA E RICONCILIAZIONE
    2) … Se lei si mette in ginocchio e con vero amore di Dio prega che Dio perdoni, perdona… se uno, con vero pentimento, cioè non solo per evitare pene, difficoltà, ma per amore del bene, per amore di Dio chiede perdono, riceve il perdono da Dio… Se io realmente conosco che ho fatto male, e se in me è rinato l’amore del bene, la volontà del bene, il pentimento che non ho risposto a questo amore, e chiedo da Dio che è il Bene, il perdono lo dona. Ma c’è un secondo elemento: il peccato non è solamente una cosa “personale”, individuale, tra me e Dio; il peccato ha sempre anche una dimensione sociale, orizzontale. Con il mio peccato personale… ho danneggiato anche la comunione della Chiesa, sporcato la comunione della Chiesa, sporcato l’umanità. E perciò questa dimensione sociale, orizzontale del peccato esige che sia assolto anche a livello della comunità umana, della comunità della Chiesa, quasi corporalmente. Quindi, questa seconda dimensione del peccato che non è solo contro Dio ma concerne anche la comunità, esige il sacramento…

    POVERTA’ MATERIALE E TRISTEZZA NEL CUORE
    3)… l’accoglienza da parte degli africani era calorosissima, ho sentito questa cordialità umana che in Europa è un po’ oscurata perché abbiamo tante altre cose sul nostro cuore che rendono un po’ duro anche il cuore… ho sentito anche la gioia di vivere, e questa era una delle impressioni belle per me, che nonostante la povertà e tutte le grandi sofferenze che ho anche visto che nonostante tutti questi problemi e la grande povertà, c’è una gioia di vivere, una gioia di essere una creatura umana, perché c’è una consapevolezza originaria che Dio è buono e mi ama e l’uomo è essere amato da Dio. Quindi questa era per me l’impressione diciamo preponderante, forte; vedere in un Paese sofferente gioia, allegrezza, più che nei paesi ricchi… con la massa delle cose che abbiamo siamo sempre più allontanati da noi stessi e da questa esperienza originaria che Dio c’è e Dio mi è vicino; e perciò direi che avere grande proprietà e avere potere non rende necessariamente felici, non è il più grande dono… Le misure di Dio, i criteri di Dio, sono diversi dai nostri…

    ETERNO PADRE, GRAZIE PER AVERCI DATO GESU’ CRISTO E LA FEDE CRISTIANA. GRAZIE PER IL DONO DELLA TUA SANTA CHIESA E DEL PAPA.

  2. Pietro scrive:

    Il Santo Padre oggi ha amato i detenuti di Rebibbia, ma non solo essi, simbolicamente tutti i detenuti che stanno nelle carceri di tutto il mondo. Viceversa gli interlocutori di oggi con il PAPA hanno rappresentato tutti i carcerati. Oggi, IV di Avvento, è stato un grande dono che il PAPA ha fatto a tutti i detenuti, un dono per dire che li ama e che li rispetta. Per LUI è stato un grande giorno per adempiere alle Opere di Misericordia:” Visitare i carcerati”. Spero che questo suo Amore porti loro tanta gioia, serenità per il Natale ormai prossimo e che, ravvedendosi, possa per Essi iniziare una nuova vita di conversione. Auguri detenuti, Buon Natale, la mia umile preghiera è per Voi. Allez cordialmente.

  3. luciano27 scrive:

    mi picerebbe vedere i video con gli audio.Non ho mai sentito un’omelia o discorso non letto certo che questi colloqui devono aver provocato lunghe soste al corteo papale

    • luciano27 scrive:

      una critica al titolo: deificare persone poco raccomandabili,mi sembra eccessivo.

      • Oscar scrive:

        Luciano! con affetto ti dico che è uno dei passi più belli e conosciuti del vangelo “ero carcerato e siete venuti a trovarmi” MT 25, 35-36

        • luciano27 scrive:

          “sotterra viva la sua compagna” ecc.ecc.: dopo la condanna, diventerà Gesù?.secondo il papa, si. secondo me è blasfemia mettere allo stesso livello Gesù e un criminale. Già ma io non sono credente.buon Natale

  4. Rosaria scrive:

    Grazie Andrea per aver pubblicato subito questo testo: commovente!
    Non saremo mai abbastanza grati per il dono alla Chiesa che è questo pontificato

  5. Riccardo scrive:

    Santitá, io mi chiamo Riccardo, e conosco persone che sono state colpiite da quella che nella televisione viene rubricata ,per farla dimenticare prima, come microcriminalitá.Conosco la convivente di un mio amico italo argentino (ambedue peccatori ,non solo perché alle spalle diversi matrimoni falliti ,ma anche perché non tollerano gli stranieri che lei vorrebbe sempre in maggior numero nelle nostre strade e cittá ma non, chissá perché ,in Vaticano nei Palazzi pieni di oro quadri di inestimabile valore e giovani suore a cui insegnerebbero la manzoniana modestia) che mentre ritornava a casa un pomeriggio dopo una giornta di lavoro come impiegata é stta avvicinata, a pochi decine di metri dal portone di casa, da un povero salvifico,produttivo e fecondo immigrato, il quale l’ha avvicinata e le ha strappato la borsetta con violenza facendola cadere a terra ,compensando in tal modo secoli di schiavitu’ sofferti ,come lei c’insegna,in silenzio, le chiedo pertanto se vuol andarla trovarla,possibilmente prima della liberazione del suo aggressore e senza le telecamere. Grazie Santitá per l’audizione. Che Dio ci bendica e,sopratutto, ci salvi dagli amici.

  6. antonella lignani scrive:

    Assicuro che le risposte del papa ai detenuti oggi sono state date a braccio.

  7. RP Jean-Claude RODRIGUEZ (di Francia) scrive:

    Merci pour cette transcription.

  8. Andrea Tornielli scrive:

    A Luciano 27:
    quella che lei chiama “deificazione” non è altro che ciò che ha detto il Papa e ciò che si legge nel Vangelo (Matteo cap. 25).
    “Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

    CARCERATO E SIETE VENUTI A TROVARMI.

    Nel povero, nel sofferente, nel carcerato il cristiano vede Gesù, perché Gesù ha detto che ogni aiuto, condivisione, visita sarà come se fosse stata fatta a Lui.

    • luciano27 scrive:

      “sotterra viva la compagna,” verà processato e condannato al carcere. Diventerà Gesù? mi sembra fuori luogo,a dir poco

  9. Andrea Tornielli scrive:

    … è il Papa ad aver detto ieri:

    “Questa identificazione del Signore con i carcerati ci obbliga profondamente”

    Dunque il titolo che ho scelto mi sembra corretto

    • luciano27 scrive:

      prendo atto delle sue risposte, gent. antonella,ma, senza offesa, mi resta il dubbio sulla durata dei singoli colloqui, anche perchè,avendo visto parte della videotrasmissione, non ho notato eventi simili.

    • luciano27 scrive:

      dott. Torrielli mi resta difficile capire l’attinenza delle parole del papa con il passo(Matteo,cap. 25) :il re (Gesù?)benedice quelli che hanno visitato Lui carcerato; non vedo il nesso tra Gesù e chi ha fatto del male: può essere(è) cristiano perdonarlo , ma paragonargli Gesù è, per me decisamente fuori luogo

      • Cherubino scrive:

        Lei potrà non essere d’accordo ma è un fatto che la teologia cristiana predica Cristo venuto a condividere la nostra condizione, anche la più penosa. Dice s. Paolo “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.” (2 Cor. 5,21)
        E’ quindi evidente che l’identificazione di Gesù con il peccatore -come persona colpita dal male indipendentemente che ne sia egli stesso l’origine- è totale. Ciò non vuol dire affatto che Gesù faccia proprio il volere peccaminoso del peccatore, ma la morte che tale peccato produce. E in questo sta la sua Gloria, la manifestazione dell’essenza stessa di Dio come mostra radicalmente il Vangelo di Giovanni (“quando sarò glorificato…”).

  10. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Luciano 27, le risposte “a braccio” del Papa sono una costante del pontificato: Benedetto XVI l’ha fatto con i bambini della prima comunione (ottobre 2005) e poi l’ha fatto negli incontri con i sacerdoti a Roma e in estate, nelle diocesi di Belluno-Feltre e Aosta.

    Il dialogo con i carcerati – trasmesso in diretta da RaiUno – non è stato ovviamente un fuori programma, ma era previsto.

    • Simone scrive:

      Previsto o no, in ogni caso grazie per averlo riportato, mi era sfuggito.
      Veramente bello. E come al solito ha scatenato il solito putiferio, quindi doppiamente grazie.

  11. Eremita scrive:

    Lungi da me dubitare della sincerità dei carcerati e del Papa, ma da come viene presentato il tutto, soprattutto le domande dei carcerati che mi lasciano un sentore di dettato, sembra copiato di sana pianta da Il Cuore. Franti e la maestrina …lasciamo perdere, ma perchè voi giornalisti non imparate lo stile del vangelo, così diretto e senza buonismi? Anche quando inclina alla misericordia, Gesù non è mai mieloso e non cerca gli applausi e le lacrimette facili.

  12. bo.mario scrive:

    Tornielli mi è sembrato una scena preparata e dove ognuno cercava di fare la sua parte. Visita alle carceri? ecumenico? Quando ha cominciato Marchetto con l’accoglienza non sapeva cosa poi succedeva? Non c’entra lo SS quì si tratta di ragionare e prendersi le responsabilità. Abbiamo delinquenza nostrana e ne abbiamo importata tanto per non farci mancare niente. Le carceri sono sovrafollate? una magia? Le ns carceri non sono come gli alberghi? Ci sono italiani che non sanno come arrivare a fine mese e dove si trovano i soldi per ammodernare le carceri? speriamo nella provvidenza. Se volete passare sopra ai problemi perchè è un periodo buonista, fatelo. Non ho ben capito cosa c’entri Gesù, Pietro carcerati, sarà colpa mia. Oltre ad avere a che fare con il banchiere bocconiano abbiamo anche il vaticano che non aiuta e ai poveri italiani chi ci pensa? Razza destinata a scomparire? Un saluto.

  13. Anna scrive:

    Cosa centra Gesù con i carcerati ??

    • peccatore scrive:

      C’entra: Gesù l’hanno arrestato. E’ stato ucciso dopo un sondaggio popolare (manipolato come spesso accade oggi) che ha liberato un delinquente.
      E sono stati in prigione Pietro e Paolo (anche Giacomo e Giovanni e Stefano e migliaia di altri cristiani hanno avuto a che fare con le “polizie” e i “processi” intentati contro di loro dai vari potenti).

      Gesù è venuto a liberare i prigionieri.
      Ed ha insegnato a visitarli nelle carceri.

      E non perchè fosse uno della “mala” in combutta e simpatia con altri briganti.
      E non perchè avesse commesso reati (anche Pietro e Paolo non ne commisero).
      E non perchè non amasse(ro) la giustizia (quella vera).
      E non perchè non amasse(ro) i loro nemici (anzi: insegnando a farlo).

      Gesù ha anche avvertito i suoi seguaci che nella storia sarebbero stati consegnati al giudizio (spesso ingiusto) dei potenti.
      Ed ha anche avvertito che ci sarà un giudizio (giusto) da parte del Padre misericordioso, la cui misericordia non lede nulla della perfetta giustizia di Dio.

      Forse è questo che dovrebbe interessarci di più: noi saremo giudicati.
      Staremo là dove il nostro peccato avrà meritato che stiamo, pur in presenza di un’infinita misericordia, mirante a salvarci, ma senza che nessuno degli atti contrari alla volontà di Dio (che è amare) venga riparato.

      Auguriamoci che allora qualcuno “ci visiti” (interceda per noi e non ci lasci là come morti, anzi odiandoci), così che a) la preghiera sostenga la purificazione (di chi ha sbagliato) b) l’eventuale odio non pregiudichi l’efficacia futura della purificazione (di chi odia).

      La preghiera della Chiesa non ha mai trascurato il luogo della pena, sia essa un carcere, un ospedale o una qualsiasi situazione di prova e desolazione.
      Certo oggi poco importa della preghiera, la Chiesa viene fraintesa (anche dai credenti) e tutti sono molto severi con i peccati degli altri, avendo poca dimestichezza con il riconoscere il proprio: il più grande dei quali è di ritenersi senza peccato.

      Perciò Gesù è il redentore: redime gli schiavi. Libera dalle catene del peccato. Per la giustizia (fallimentare) degli uomini, con le sue leggi, molti peccati sono “legali”. E molti illeciti sono pur sempre peccati.
      Per la giustizia di Dio tutte le mancanze d’amore sono peccati.
      E ci sarà una pena commisurata alla colpa. Accettata sena fiatare dall’anima, che non ricorrerà a cavilli e procedure da azzeccagarbugli. Al massimo l’Avvocata sarà Maria, l’Immacolata. Lei può.

  14. Andrea Tornielli scrive:

    Eremita, è questione di sensibilità. Per me l’incontro, le domande e le risposte sono state commoventi. Non pretendo che lo siano anche per lei. Nel Vangelo abbiamo tante scene del genere, anche Gesù si è commosso.

  15. Cristiana scrive:

    Io non trovo nulla di mieloso nel resoconto di questa giornata, e sono rimasta colpita non tanto dai racconti
    ma dai volti, e dallo sguardo di quei detenuti. Troppe volte per durezza di cuore facciamo di tutta l’erba un fascio senza ricordarci
    che parliamo comunque di persone, che pagano il loro debito e hanno il diritto di farlo con dignità.
    Ancor più chi è sinceramente pentito, e ce ne sono, nel mucchio.
    Tuttavia, posso concordare anche con l’osservazione di bo.mario, non ci sono soldi, e non possiamo prelevarne ancora da chi non ne ha, però una cosa utile la potrebbero fare : stamattina ho ascoltato la “telefonata” di Belpietro a don Mazzi, perchè mettere in mezzo alla strada 3.000 persone che potenzialmente torneranno a delinquere perchè tanto non troveranno nulla quando si potrebbe cercare loro una sistemazione in strutture più adatte? Ci sono tante comunità di recupero, ne abbiamo centinaia solo sul suolo italiano, perchè non tenerne conto?
    La vita in comunità è durissima, possiamo definirla un’altra forma di carcere, ma serve, cavolo se serve!

  16. peccatore scrive:

    Il cristianesimo non è riducibile alle pretese umane di “sentirsi a posto” o “essere nel giusto”, ma nemmeno a certe caricature della carità.

    Pensiamo al celebre inno di S. Paolo nella I Corinti, 13

    Che cosa scrive S. Paolo?
    Per esempio che: … se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova…

    Com’è che c’è chi riempie la bocca del proprio “fare solidale” rinfacciando “pecche” a chi “si limita” per esempio alla profezia (che pure S. Paolo definisce insufficiente)?

    Perchè la carità è oltre il nostro crederci “a posto” per il servizio che sappiamo rendere. Nella carità c’è un’immedesimarsi in Gesù, nella Grazia, che non si riduce ad una sterile contrapposizione contro la fede e la speranza, ritenute da certi pseudo-cristiani inferiori al proprio “darsi da fare”.

    Fede e speranza (che sono dei doni di Dio accettati dall’uomo) sono molto oltre il “solidarismo”, la filantropia (ipocrita) dei massoni o dei radicali, ma sono un passo indietro alla carità, che è il modo stesso di essere di Dio: la sua stessa Volontà.

    E’ a questa grazia, immeritata, che attinge tutto il resto. Ed in questo modo si capisce perchè “la carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.

    Sì, la carità si compiace della verità. Non cerca illusioni, non indulge a scaramanzie o a magie. Ma si compiace della verità. Perciò tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.

    … Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia… Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

  17. Eremita scrive:

    Tornielli, lo so che è questione di sensibilità, il fatto è che io mi identifico col selvatico eremita Giovanni Battista, elogiato ed imitatato da Gesù . Ah, che bella coppia di rudi credenti, i due cugini Giovanni e Gesù, così diversi dalle immaginette edulcorate dei femminei Gesù dal collo storto tanto amate in epoca tridentina: che scempio ha fatto certa iconografia degradata e blasfema della figura di Cristo quale traspare dai vangeli! Che più leggo e medito nel mio deserto, più mi accorgo della siderale distanza delle descrizioni evangeliche da certa letteratura, iconografia e predicazione ecclesiastica. Gesù era buono, ma non un imbelle buonista.

  18. Anna scrive:

    Santità, mi chiamo Nwaihim, reparto G11.
    Santo Padre, lo scorso mese è stato in visita pastorale in Africa, nella piccola nazione del Benin, una delle nazioni più povere del mondo. Ha visto la fede e la passione di questi uomini verso Gesù Cristo. Ha visto persone soffrire per cause diverse: razzismo, fame, lavoro minorile…Le chiedo: loro pongono la speranza e la fede in Dio e muoiono tra povertà e violenze. Perché Dio non li ascolta? Forse Dio ascolta solo i ricchi e i potenti che invece non hanno fede? Grazie Santo Padre.

    Cosa ha risposto il santo padre a questa domanda?? Kissinger,che molti vorrebbero processato per crimini contro l’Umanità,specialmente in Africa,è consulente del sedicesimo benedetto.Bush figlio (altro amico del sedicesimo benedetto) ha detto che Dio in persone gli ha detto di fare la guerra all’Irak e sicuramente gli avrà detto anche di sfruttare gli africani e di tenerli costantemente in guerra fra di loro,visto che le ricchezze africane fanno gola algi “eletti”da dio.

    Da quel che ha detto ,mi sembra che non abbia capito la domanda fattagli da Nwaihim, reparto G11.
    O sbaglio??

    • peccatore scrive:

      io invece stento a capire se tu capisci qualcosa… ma forse è pretender troppo.

    • minstrel scrive:

      Ha risposto. Brevemente e con stile adatto. O doveva fare un breve saggio teologico che davvero avrebbero capito in pochi?

      • Daphnos scrive:

        Se leggi i commenti qui sotto, viene da dubitare che la suddetta sia in grado di comprendere o accettare qualche tipo di risposta…

  19. Anna scrive:

    PECCATORE

    quando ti leggo ,qualche volta mi viene la tentazione di tirarti le orecchie.

    Primo) Gesù non era un delinquente(o si?)
    Secondo) tanti cristiani venivano arrestati non perchè erano cristiani,ma perchè erano di disturbo al quieto vivere.
    Terzo)

    • Anna scrive:

      mi è partito il commento non so perchè.

      Terzo) Paolo non era uno stinco di santo.Era tremendino e anche fanatico oltrechè ignorante.

      Quarto) che sia giusto visitarli in carcere non lo nego,ma se il papa lo fa una volta ogni morte di vescovo non serve a nulla.Se poi a questa visita non fanno seguito tante belle elargizioni(soldi per peccatore se non sa cosa sono le elargizioni) da usare per la rieducazione e il reinserimento nella società civile, previa definitiva presa di distanza dal crimine.

      Quinto) se c’è qualcuno che stenta a capire quello sei te.
      Sesto )vado avanti dopo perchè adesso non posso e devo legger bene il tuo commento. A dopo.

  20. Reginaldus scrive:

    “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno … Perché … ero … CARCERATO e siete venuti a trovarmi

    “ Signore, quando mai ti abbiamo visto … IN CARCERE e ti abbiamo assistito? Egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi MIEI FRATELLI PIÙ PICCOLI, l’avete fatto a me.

    -Signore, quando mai ti abbiamo visto … IN CARCERE e non ti abbiamo assistito? Egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi MIEI FRATELLI PIÙ PICCOLI, non l’avete fatto a me”

    —-Questo il testo del vangelo (Mt 25). In greco abbiamo letteralmente “in quanto avete/non avete fatto a uno di questi fratelli di me i più piccoli ( i minimi )- enì tòn adelfòn ton elachìston -, a me l’avete/non l’avete fatto”.

    -La domanda è: chi sono questi “ miei fratelli di me tra i più piccoli”?
    Non richiama questa indicazione quella che troviamo nello stesso Matteo al vers. 10: “E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli- enà ton micròn tùton-”, dove in aggiunta si precisa di quale tipo di ‘piccoli’ si tratta – i suoi discepoli” (“PERCHÉ MIO DISCEPOLO) – chiudendo ad ogni possibile interpretazione ‘erga omnes’, ‘a prescindere’ dal discepolato cristiano??? Da ogni interpretazione di solidarismo universale basato su un concetto di fraternità privo di qualsiasi rapporto con Cristo e quindi col Padre? Un concetto, questo, che appartiene piuttosto alla sfera dell’ONU e alle sue organizzazioni umanitarie ( e si vede con quali risultati…….) piuttosto che a quello della fede cristiana. Secondo quanto leggiamo ancora più chiaramente in Marco: “ e chi avrà dato A VOI un bicchiere d’acqua NEL MIO NOME PERCHÉ SIETE DI CRISTO… “,
    portandoci alla conclusione che il gesto di bontà – verso gli affamati i malati i CARCERATI…- in base al quale saremo giudicati con una sentenza di salvezza o di condanna, deve avere come motivazione il riferimento a Cristo, in quanto Cristo lo considera come fatto a Sé stesso! In questi passi troviamo affermata la identificazione tra i discepoli di Cristo e Cristo stesso: e quindi abbiamo una nuova affermazione del principio che a salvare l’uomo o condannarla è la sua fede, la sua apertura o chiusura a Cristo. Altro che filosofia umanitaria di stampo massonico, che fatta propria dalla chiesa conciliare, l’ha resa una delle tante organizzazioni umanitarie che invece di raggiungere l’obiettivo che si prefiggono, non fanno altro che pestare l’acqua nel mortaio, e a PROPRIO BENEFICIO!!! E i poveri, che bella scusa!

    • Sal scrive:

      Sig. Reginaldus,
      mi permetta di congratularmi per la precisione della sua analisi davvero precisa e logica. Proprio bravo. Sono molto d’accordo con la sua tesi. Davvero molti complimenti.

    • Cherubino scrive:

      ma per favore ! La pianti di offendere il Vangelo !
      Solo pensare che per Gesù la carità buona è solo quella che si rivolge ai discepoli o che è finalizzata solo a loro è BLASFEMO !
      Glielo già detto altre volte, quella sua interpretazione di Mt. 25 è sballata. Lei accosta quel brano all’altro del bicchiere d’acqua strumentalmente !
      Lo stupore dei giusti che non si sono resi conto di fare qualcosa per Cristo, mentre lo facevano ad un misero (e senza alcuna specificazione) lo dimostra senza ombra di dubbio.
      La sua pervicacia si spiega solo con motivi di propaganda politico-ideologica.

      • Reginaldus scrive:

        Più che pervicace, direi che sono pertinace. E torno a ripetere quanto ho letto:
        “Perché ho avuto fame e mi / non mi avete dato da mangiare; ho avuto SETE e mi/non mi avete DATO DA BERE…ogni volta che avete/ non avete fatto queste cose a uno di questi MIEI FRATELLI PIÙ PICCOLI, l’avete/non l’ avete fatto a me” (Mt 25).
        “chi avrà dato anche solo un BICCHIERE DI ACQUA FRESCA a uno di questi PICCOLI PERCHÉ MIO DISCEPOLO: Mt 10

        –Io accosterei strumentalmente Mt 25 a Mt 10 ? E Anche a Mc 9,41 -dimenticava?:
        “e chi avrà dato A VOI UN BICCHIERE D’ACQUA NEL MIO NOME PERCHÉ SIETE DI CRISTO “

        A me sembra veramente, e lo ripeto pertinacemente, che questi passi si chiariscano a vicenda. Se a lei non sembra, è perché sta leggendo foese un altro vangelo, quello SECUNDUM VATICANUM SECUNDUM…Ed è questo il vangelo che io sto offendendo. E le secca tremendamente. E allora se le secca il mio modo di leggere quanto trovo scritto nei Vangeli (canonici) allora senta come li legge anche Riccardo: o tutti leggono male e offendonoperché non leggono dalla sua edizione???—- Mi scusi, ma la sua mi sa tanto di esegesi alla Karlona!

        • Reginaldus scrive:

          a cherubino, per finire:

          lei dice” … mentre lo facevano ad un MISERO…”…Domanda: ma dove è scritto ‘ad un misero’ ??? Il testo dice:“enì tòn adelfòn ton ELACHÌSTON”: lei dove ha trovato che ‘elàchistos’ significa: misero o miserabile o poveraccio ? Lei non solo non capisce nulla dei contesti- lei che accusa l’universo mondo non in armonia con lei di ‘decontestualizzare’ – , ma addirittura i testi li piega alla sua dottrina… Un consiglio: si dia all’ippica, piuttosto che alla teologia e all’esegesi….

        • Cherubino scrive:

          certo che lei accosta brani diversi tratti da passi diversi in modo errato e strumentale.
          Quanto a “miseri” è evidente che ho sintetizzato così gli assetati, gli affamati, i carcerati, gli ignudi ecc. ecc.
          Non stia a cavillare come l’azzeccagarbugli.
          Sta di fatto che lo stupore dei giusti indica chiaramente che non c’era nulla che facesse loro pensare un collegamento tra assetati, affamati, carcerati ecc. ecc. e Cristo. Questo è il bello del Vangelo.
          E questo mostra come lei interpreta al contrario (il che è indice di una coda molto lunga) dove Gesù chiama costoro suoi fratelli. Proprio lo stupore dei giusti permette di capire che è Gesù che si fa fratello di assetati, affamati, carcerati et cetera (non sintetizzo con miseri altrimenti riprende a cavillare). Non c’è alcun indice esteriore per cui quelli potessero essere identificati con Cristo. E’ solo la loro condizione di povertà che aziona l’identificazione che Cristo opera con essi.
          D’altra parte nessun uomo potrebbe affermare di essere fratello di Cristo se non fosse Cristo ad elevarlo a tale dignità ! Per fortuna il Vangelo ci dice che egli vuole fare ciò con ogni uomo, ma è pur sempre sua l’iniziativa e il potere di stabilire questa parentela.
          Quindi, il suo tentativo di fondare una carità “selettiva”, che è l’antitesi della carità, è miserrima e del tutto antievangelica.

          • Reginaldus scrive:

            Si rassegni: i ‘piccoli’ i ‘minimi’ ( non ‘i miseri’ ) di cui parla il Vangelo sono i fratelli di Cristo, i suoi discepoli, i membri del suo Regno: tanto che Cristo considera fatto a se stesso ogni gesto di bontà compiuto nei confronti di questi suoi fratelli o discepoli: a tal punto che questi gesti compiuti nei loro confronti, in quanto fratelli o discepoli di Cristo- c’è scritto così nei Vangeli, non lo invento io – Cristo li considera come fatti a Se stesso, quindi atti di fede in Lui, quindi atti degni della ricompensa celeste. In questo rapporto di reciproca identificazione, si costruisce e si manifesta la comunità dei credenti in Cristo… In questo spirito San Paolo organizza la colletta per la Chiesa di Gerusalemme che si trova in grave difficoltà economica: mica per i popoli, che so, della Pannonia che hanno subito un’ alluvione… Per questo genere di situazioni, per la fame e per la sete, per le malattie e per le prigioni, per gli emigranti e i rifugiati, abbiamo oggi quel bel po’ po’ di organizzazioni che si chiamano ONU FAO OMS TRIBUNALI dei DIRITTI…: il Vangelo non è la loro carta fondante, e si vede… –Da uno poi che crede in quella particolare sottospecie di chiesa che ha nome ‘Chiesa dei Poveri’ ( fondatore il guru Dossetti ) simili qui pro quo sono del tutto consequenziali. E comprensibilissimi.

          • Cherubino scrive:

            si rassegni lei: Matteo 25 non parla di discepoli e i suoi fratelli non appaiono tali se non al tempo del giudizio. E sono affamati, assetati, carcerati (senza specificare se innocenti o colpevoli), ignudi, bisognosi di ogni genere.
            Lei si scrive il suo vangelo, ma non è quello di Gesù Cristo.

          • Cherubino scrive:

            si rilegga poi la parabola del buon samaritano. Veda se il samaritano chiede il certificato di battesimo al viandante ferito.

          • minstrel scrive:

            Leggo da Tornielli su Vatican Insider:
            “Sia Innocenzo X (nel 1650) sia Clemente XI (nel 1704) si sono recati a sorpresa e in segreto a visitare i cantieri per la costruzione delle Nuove di Via Giulia e del correzionale di San Michele a Porta Portese. E ci sono tornati una volta ultimati i lavori per incontrare i detenuti e verificare come quelle carceri erano gestite. Leone XII nel 1824 e quindi 1827 ha compiuto due visite ai carcerati: la prima alle prigioni Nuove di Via Giulia, la seconda al carcere minorile di Via del Gonfalone. Anche Pio IX, l’ultimo Papa re che ha guidato lo Stato Pontificio prima che Roma fosse annessa al regno d’Italia, ha compito una visita pastorale ai detenuti, visitando prima i prigionieri politici nelle prigioni cittadine di Roma e quindi, il 26 ottobre del 1868, i reclusi del bagno penale di Civitavecchia, appena inaugurato. ”

            Caspita Reginaldus, che si siano sbagliati tutti?!?!

  21. Oscar scrive:

    Leggendo i commenti di Luciano27 e Anna che hanno difficoltà ad accettare i carcerati come immagine di Gesù e nonostante sia stato ricordato il notissimo passo di Matteo 25 ho visto la realizzazione plastica di quanto BXVI va ripetendo e cioè che l’Europa è terra di missione e che ormai la cultura cristiana è stata rimpiazzata da altro non so bene da cosa, ma sicuramente non più cristianesimo…

    • Anna scrive:

      Oscar se l’Europa è terra da missione.lo è anche il vaticano no? Non fa parte dell’Europa anche lui? Non è che perchè ha visitato i carcerati adesso tutto a un tratto sono diventati buoni e caritatevoli.Su da bravo anche lei.

      • Oscar scrive:

        Anna mi conferma quello che dicevo, il cristianesimo ha alla base che tutti sono peccatori e quindi anche il Papa e chi lavora in Vaticano e mi creda se glielo domandasse sarebbero i primi ad ammetterlo.
        Ma lei ha detto cosa c’entra Gesù con i carcerati? ora al di del passo evangelico più volte postato in questi commenti, di MT 25 , Gesù ha chiaramente detto che è venuto per i peccatori, ora ammesso e non concesso che i carcerati siano peccatori, (il peccato e i reati sono cose molto diverse) cosa che comunque per espresso divieto evangelico non possiamo giudicare noi, Gesù c’entra molto con loro. Questo Anna è l’ABC del cristianesimo che come lei testimonia ormai non si conosce più. Parlare male del Vaticano è del Cattolicesimo ormai è un luogo comune, specie sui siti internet, la sfida sarebbe cercare evitare questo conformismo al ribasso e di conoscerli senza pregiudizio.

  22. Riccardo scrive:

    Caro dott . Tornielli,
    da modesto cultore della logica continuo a ritenere il titolo dato a questo tema di discussione fuorviante, nonostante, anzi:a causa, del passo del Vangelo citato che lei interpreta, secondo me, alla lettera e non la intende quale bellissima figura retorica , di cui sono pieni,tra l’altro, i Vangeli.
    Ho avuto la sventura di vedere alla Tv appena accesa sul primo canale un mezzo busto, in abito talare e vicino al potente di turno, affermare ,senza tema di cadere nel ridcolo, che si debba-addiruttura :un obbligo senza eccezioni!- salvare sia Caino che Abele;proseguiva poi, confidando che nella scatola elettronica non è permesso il dissesno ma solo la propaganda, bisognasse liberare le parole – che lui manipolava spudoratamente- da sentimenti di odio: lasciando intendere ,nemmeno troppo velatamente, che le vittime dei reati, quando chiedono giustizia , o sono ritardati o peggio dei peccatori-loro, non il carnefice!- e, quindi, di conseguenza da spedire all’inferno .
    Qui ,c’è un equivoco, se si è in buona fede. Gesu’ non ha mai detto che bisognasse perdonare sempre.Il passo del Vangelo, dove invita a perdonare non sette ma settanta volte ,non è stato- guarda caso- interpretato alla lettera ,come il brano da lei oggi proposto,ma inteso estnsivamente, anche troppo.
    Gesu’,infatti, non ha speso una parola di perdono nè di salvezza verso il ladrone, crocefisso come lui, che lo insultava. Cacciava i mercanti dal tempio a calci nel sedere. E mi fermo qui .
    Il Papa si preoccupa del sovraaffollamento delle carcerei, di cui lui e i suoi predecessori sono corresponsbaili morali. Ad ogni amnistia che si avuta in Italia sempre una quota rilevante dei detenuti liberati anzi tenpo tornavano in carcere- intendi: dopo aver offeso anche gravemente la libertà e la vita di innocenti, e quindi perchè lamentarsi ipocritamente di quello che si sarebbe potuto prevedere ed evitare?I ministri della giustizia, che si sono succeduti nel tempo, e che per la maggior parte si dichiaravano cattolici, venivano accolti con tutti gli onori nelle stanze del Vaticano, nonostante non facessero nulla o quasi contro l’aumento della popolazione carceraria.
    Ma, sopratutto, è inaccettabile metter prima le esigenze del carnefice in galera rispetto a quelle delle sue viuttime. Lei sa quanto ore di sonno non fatte, la perdita del posto di lavoro, le fobie, il peregrinare da un medico ad un altro, l’aassunzione di ansiolitici e antidepressivi accompagnano spesso la vita di vittime,non dico di reati efferati, ma anche solo di atti cd. di micro-criminalità? Ha mai visto un decimo dell’impatto mediatico e propagandistico cattolico riservato in onore dei carenefici che sia dedicato, invece, alla soluzioni dei problemi esistenziali anche gravi delle loro vittime ?

    • Reginaldus scrive:

      bravissimo! ma i cincischiai del buonismo imperante, belle anime che lezioneggiano senza mai pagare un soldo del conto della loro idiozia, continueranno imperterriti: non solo hanno scelto Caino piuttosto che Abele, ma osano prendere le parole di Cristo e stravolgerle ai loro fini! Idioti criminal e blasfemi…

    • Cherubino scrive:

      Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». 34Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello.
      Matteo 18

      • john coltrane scrive:

        Splendida citazione, mr Cherubino.
        GRACIAS.

      • Sal scrive:

        “degnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello.” ( Mt. 18.32)

        Ma allora non è vero che perdona sempre ? Lo diede agli aguzzini……e così farà….

        • Cherubino scrive:

          sig. Sal, la sua risposta è curiosa. Innanzitutto riprende male il testo citato: manca la ‘s’ di sdegnato, ma accuratamente toglie il numero del versetto 35, poi mette alla fine il numero di versetto errato: 32.

          In genere non le rispondo, perchè il suo stile è tipicamente da troll, come questi piccoli particolari confermano.
          In ogni caso, le faccio notare che lo sdegno e la punizione del re nella parabola non contraddice l’affermazione che Dio perdona sempre.
          Da un lato infatti la reazione del re è necessaria al suddito spietato per comprendere la infamità della sua mancanza di perdono. Inoltre la punizione mostra una situazione di “prigionia”, oggettivazione di quella prigionia spirituale dello spietato che non riesce a sua volta a ricevere perdono (e neanche a perdonarsi). Spesso infatti nella Sacra Scrittura viene riferito a Dio qualcosa perchè per la mentalità semita egl è comuque causa prima di tutto.
          Ma si deve anche notare che la punizione del re è decisamente più mite della pena inflitta dal servo spietato al suo debitore: “Lo prese per il collo e lo soffocava … lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito”. Cioè mai, perchè chi è in prigione non può pagare debiti.
          Invece il re, di fronte alla sua ostinazione “lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto”.
          Qui sono interessanti due cose.
          - Invece della prigione è dato in mano agli aguzzini, termine non del tutto esatto, perchè traduce βασανιστής, inquisitori, “uno che stimola la verità per mezzo della tortura”. Ora, qui è chiaro il senso allegorico, spirituale (ma poi c’è la somatizzazione) del ruolo del rimorso (ciò che morde continuamente). L’uomo incapace di perdonare non trova pace interiore ! E’ sottoposto ad una tortura del cuore. L’azione di Dio lo spinge al perdono ed egli resiste.
          - La seconda considerazione è che non viene specificato cosa sarebbe il “dovuto” finale. Noi istintivamente pensiamo al suo debito. Ma non ha senso, quello era già stato condonato e inoltre il servo spietato non aveva da pagare. Allora di cosa si tratta ? In realtà ciò che non gli appartiene, di cu isi è appropriato sottraendolo al legittimo proprietario è … la persona dell’altro servo, la sua vita. Il non perdono è appropriazione indebita, priva Dio del suo diritto sulla vita di ogni uomo. Il servo spietato deve restituire l’altro servo al re e tornerà libero quando si renderà conto di non essere il proprietario della sua vita.

  23. peccatore scrive:

    SPE SALVI (n°44)
    … La protesta contro Dio in nome della giustizia non serve. Un mondo senza Dio è un mondo senza speranza (cfr Ef 2,12). Solo Dio può creare giustizia. E la fede ci dà la certezza: Egli lo fa. L’immagine del Giudizio finale è in primo luogo non un’immagine terrificante, ma un’immagine di speranza; per noi forse addirittura l’immagine decisiva della speranza. Ma non è forse anche un’immagine di spavento? Io direi: è un’immagine che chiama in causa la responsabilità. Un’immagine, quindi, di quello spavento di cui sant’Ilario dice che ogni nostra paura ha la sua collocazione nell’amore [35]. Dio è giustizia e crea giustizia. È questa la nostra consolazione e la nostra speranza. Ma nella sua giustizia è insieme anche grazia. Questo lo sappiamo volgendo lo sguardo sul Cristo crocifisso e risorto. Ambedue – giustizia e grazia – devono essere viste nel loro giusto collegamento interiore.

    La grazia non esclude la giustizia.
    Non cambia il torto in diritto.
    Non è una spugna che cancella tutto così che quanto s’è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore.

    I malvagi alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime, come se nulla fosse stato.

    Vorrei a questo punto citare un testo di Platone che esprime un presentimento del giusto giudizio che in gran parte rimane vero e salutare anche per il cristiano. Pur con immagini mitologiche, che però rendono con evidenza inequivocabile la verità, egli dice che alla fine le anime staranno nude davanti al giudice.

    Ora non conta più ciò che esse erano una volta nella storia, ma solo ciò che sono in verità.

  24. MauriZio scrive:

    Grazie Andrea! Hai reso un grande servizio “ecclesiale” e dato una bella testimonianza riportando per intero questo ennesimo incontro di parole delle “a braccio” dal Papa, che veramente si dimostra insuperato catechista in ogni circostanza. Quanto alla “identificazione” di Gesù con i delinquenti… poche parole/idee sono più evangeliche… Chi si scandalizza di ciò non ha consuetudine col Vangelo, con i Sacramenti della Chiesa, con la confessione e, tanto meno, con il “mondo del carcere” del quale non sa nulla, non l’ha mai “visto da vicino”, non conosce l’orrore di tante situazioni, le sofferenze “supplementari” inflitte ai familiari dei detenuti. Ci sono purtroppo tanti benpensanti che hanno bisogno dei drammi e della criminalita’ per continuare a sentirsi buoni. E se la pecorella dispersa viene ritrovata… beh, non puo’ essere: i delinquenti sono per definizione “recidivi”… (appunto con il grande “aiuto” di questi buoni…).

  25. Sal scrive:

    “Il papa visita Gesù dietro le sbarre”
    Per qualche strano motivo, secondo il catechismo Gesù dovrebbe essere nell’ostia o nel tabernacolo. Andarlo a cercare dietro le sbarre è contrario anche al catechismo oltre che a qualunque buon senso.

  26. Blok78 scrive:

    Ridicola questa visita poteva portare soldi per far costruire nuovi carceri! No i soldi se li tengono in tasca e poi si permettono di mettere bocca sugli affari dello stato italiano! Ma per favore……

    • minstrel scrive:

      AHAHAH

      • Blok78 scrive:

        cosa ridi è la verità di tutta la chiesa cattolica che predica bene e razzola male!

        • minstrel scrive:

          Leggo da un forum di critica ai TdG e faccio un secco copia incolla dall’utente Siegil perché non mi va di trovare altre parole, spendendo tempo, e dicendo le cose in modo non così chiaro:
          “Io non capisco come si possa dire ancora una cosa simile dopo 4 pagine di ripetizioni e ripetizioni. La chiesa è papa + vescovi + tutti gli altri credenti battezzati. Il clero è l’insieme (con una gerarchia) degli ordinati (= hanno ricevuto il sacramento dell’ordine sacro). La santa sede è la sede vescovile del papa. Il vaticano è uno stato. Se dici la chiesa ha ucciso il tizio X, stai dicendo che anch’io, in quanto parte della chiesa, ho colpa di quell’omicidio. Non ti sembra stupido quindi dire una cosa simile? Se dici il clero ha ammazzato Y, stai dando la colpa anche al mio parroco, e quando un mio amico sarà riuscito a diventare sacerdote, starai dando la colpa anche a lui. Se dici che certi tizi appartenenti alla chiesa hanno ammazzato Z, allora ok, ma la chiesa in quanto religione non ne ha colpa. Loro stessi, invece, hanno sbagliato e sono andati contro gli insegnamenti della chiesa cattolica. Piu’ semplice di così…”

          http://forum.infotdgeova.it/viewtopic.php?f=18&t=8264&start=90

          Quindi rido quando si vuole criticare qualcosa senza nemmeno aavre la decenza di chiarirsi COSA si sta criticando.
          E non le cito i Vangeli in cui un certo Gesù rispose alla domanda “i sacerdoti razzolano male” con una frase che suonava tipo “fate quel che dicono, non quel che fanno”; una cosa alla volta insomma.

          • Blok78 scrive:

            ma perr favore la faccia finita di fare il finto tonto capisce bene quello che voglio dire la chiesa il clero in se stesso mette sempre bocca dove non deve essa non è la chiesa di nostro Signore Gesù Cristo come non lo sono altri movimenti religiosi come i tdg o gli evangelici c’è solo una verità il Vangelo ed esso va annunziato al mondo intero!

          • minstrel scrive:

            Per favore lei, mi faccia vedere (anzi le mostri al mondo accademico intero) le fonti storiche per le quali questo Vangelo (non erano 4?) che lei considera ispirato non deriva da un Canone stabilito dalla Grande Chiesa (dalla quale deriva anche la mia) dopo un lungo processo durato dal I al IV secolo. Se lei ha in mano le prove che il Canone che lei dice di voler annunziare al mondo intero è precedente nella sua completa forma prima del IV secolo e ad opera di altri padri che nulla hanno a che fare con la Chiesa primitiva, le porti subito dagli specialisti. Altrimenti la smetta di fare generalizzazioni inutili mischiando idee e organi interni alla Chiesa e si chieda CHI ha scelto questo Vangelo che lei tanto sbandiera.
            A meno che lei non abbiamo fatto il SUO canone, comprendendo anche alcuni cosidetti apocrifi fra i millemila disponibili, magari addirittura inserendo la Didaché nel materiale che lei considera ispirato. A questo punto, a parte chiederle i motivi di tale scelta e cercare di capire cosa l’ha portata a scegliere tali testi – anche da un punto di vista storico -, lei avrebbe semplicemente inventato una nuova religione psuedo-cristica per la quale le augurerei buona fortuna.

          • minstrel scrive:

            Per favore lei, mi faccia vedere (anzi le mostri al mondo accademico intero) le fonti storiche per le quali questo Vangelo (non erano 4?) che lei considera ispirato non deriva da un Canone stabilito dalla Grande Chiesa (dalla quale deriva anche la mia) dopo un lungo processo durato dal I al IV secolo. Se lei ha in mano le prove che il Canone che lei dice di voler annunziare al mondo intero è precedente nella sua completa forma prima del IV secolo e ad opera di altri padri che nulla hanno a che fare con la Chiesa primitiva, le porti subito dagli specialisti. Altrimenti la smetta di fare generalizzazioni inutili mischiando idee e organi interni alla Chiesa e si chieda CHI ha scelto questo Vangelo che lei tanto sbandiera.
            A meno che lei non abbiamo fatto il SUO canone, comprendendo anche alcuni cosidetti apocrifi fra i millemila disponibili, magari addirittura inserendo la Didaché nel materiale che lei considera ispirato. A questo punto, a parte chiederle i motivi di tale scelta e cercare di capire cosa l’ha portata a scegliere tali testi – anche da un punto di vista storico -, lei avrebbe semplicemente inventato una nuova religione psuedo-cristica per la quale le augurerei buona fortuna, lasciandola nel suo brodo.

  27. ADRIANO MEIS scrive:

    Questa retorica della speranza consiste essenzialmente di una illusione che la debolezza umana ha apparecchiato a sè stessa; è assai patetica e non depone certo per un animo coraggioso.
    Anche se è illusoria, almeno non lo è quanto l’idea folle del presunto amore di Dio, totalmente assente dall’intera scena del mondo.
    Ripetere continuamente questi mantra vuoti puzza di ansia di autorassicurazione ed è ridicolo come entusiasmarsi perchè sole e luna hanno fatto un valzer cosmico sulla piazza dei fedeli; un Dio che permette immani tragedie ogni giorno (vedasi la calamità che ha colpito ieri le Filippine) sarebbe,poi, lo stesso che organizza i valzer celesti di cui cianciava peccatore, a riprova del Suo incontenibile amore?
    Bah…..

  28. affus scrive:

    LA VISITA DEL PAPA .La solita visita a cui segue un condono e sconto di pena ,non la visita che annuncia la speranza anche per chi soffre ,la visita che parla di vangelo e salvezza agli ultimi e dimenticati,che aiuta a non disperarsi anche in quelle condizioni sub umane in cui li ha costretti la società per espiare le loro colpe,ma la visita fatta di regali e di doni materiali e concreti . Una a…ccoglienza molto interessata e poco equdistante.
    Roba già vista . Ci fu una delle ultime visite di GPII ai carcerati a cui segui un bel condono . Non si contarono gli omicidi di detenuti tornati a delinquere . I vari partiti fecero a gara per avere l’ appoggio clericale regalando qualche anno ai carcerati , stesso obiettivo di questo governo . “Ero carcearato e mi visitaste ” dice il vangelo ,non dice : ” ero carcerato e mi liberaste ” . Voglio vedere quanti commetteranno furti e omicidi subito dopo a scapito di gente innocente . E chi sarà complice in questo caso ? Io penso il Papa che il suo governo ha fatto regalo del condono ai carcerati .

    • Teseo scrive:

      Concordo pienamente. Continuo a domandarmi se queste incresciose situazioni vengano percepite dal Papa. Temo di no, come ha detto giustamente qualcuno il Papa è completamente privo di senso politico come quasi tutti i tedeschi.

    • minstrel scrive:

      “Non si contarono gli omicidi di detenuti tornati a delinquere ”

      Ecco infatti, a tale proposito, proprio perché “non si contarono”, mi fa avere una fonte precisa e sicura di questa affermazione (ad esempio statistiche del Ministero di Grazia e Giustizia) che non siano alcuni giornali del periodo che cavalcarono l’onda emozionale? Grazie.

  29. Anna scrive:

    Oscar

    il peccato e i reati sono cose molto diverse,dice lei,non è vero secondo me.Chi compie un reato pecca contro DIO,perchè va contro i suoi comandamenti o sbaglio? Quindi dire che sono cose diverse non va bene. e poi perchè non possiamo giudicare noi chi pecca?? Lasciamoli tutti liberi allora scusi.Co munques non è che si parla male del vaticano e del cattolicesimo perchè è di moda o per conormarsi ai più. Gli si fa notare (al vaticano) che il suo modo di fare è contro il vangelo.E contro la morale cristiana e contro il buon senso.Solo cxhe sono sordi,preferiscono fare le vittime.

    • Anna scrive:

      mi scuso per gli errori.

    • Oscar scrive:

      Cara Anna forse non mi sono spiegato, nessuno di noi può dire che una persona è peccatore, ma questo non contesta l’esistenza del giudizio penale, le cose tra loro sono molto diverse.
      I reati sono dei comportamenti che offendono i valori dominanti della società civile, qualunque essi siano, i reati nelle dittature non sono gli stessi di quelli in una società liberale, in un paese asiatico o africano non corrispondono a quelli europei ecc ecc.
      I peccati sono una offesa a Dio, sono come vede due cose ben diverse, possono coincidere in alcuni casi, ma possono anche non coincidere.
      Il processo penale, non entra mai in valutazioni relative alla coscienza umana, il cosidetto foro interno, ma si ferma nella valutazione di parametri concreti, valutabili da un terzo come il giudice, che portano alla attribuzione della condotta al reo.
      Per sapere se un uomo è peccatore, invece, bisognerebbe conoscere la sua anima, cosa che nessuno di noi può fare, per questo il divieto evangelico sul punto è tra i più espliciti :”non giudicare se non vuoi essere giudicato ecc.” è il cap 7 di MT, da leggere sicuramente.
      A me piace anche citare un libro degli anni ’40, Il Mondo la carne e padre Smith, in un cui una splendida figura di sacerdote, padre Smith appunto, riporta l’insegnamento della madre : “Ricordati che dentro l’anima degli altri non ci puoi guardare, ma dentro la tua si; e che quindi, per quanto è dato a te di sapere con certezza, non c’è al mondo creatura più cattiva e ingrata di te verso il Signore” se tutti noi seguissimo questo insegnamento, pur accettando l’imperfetto sistema della giustizia umana per evitare il caos nella nostra società e quindi la pena solo come extrema ratio, saremmo meno propensi a metterci su un piedistallo davanti ad un carcerato o giudicare le altre persone con facilità. E’ difficile, sono il primo a dirlo, ma è uno degli insegnamenti più importanti del cristianesimo chiaro esempio di vero amore verso il prossimo.

      • Anna scrive:

        I reati sono dei comportamenti che offendono i valori dominanti della società civile, qualunque essi siano, i reati nelle dittature non sono gli stessi di quelli in una società liberale, in un paese asiatico o africano non corrispondono a quelli europei

        Ha ragione Oscar ,i reati che offendono i valori della società civile non sono uguali a quelli delle dittature.Infatti i reati commessi in queste ultime sono una bestemmia nei confronti di DIO. E sa perchè? Perchè fatti deliberatamente dopo averli studiati a tavolino,i reati delle dittature sono programmati per schiacciare le persone sistematicamente,e quello che più fa rabbia e che chi li commette non finisce mai in carcere e molti sono anche benedetti dalle mani divine,chiamiamole così.

        • minstrel scrive:

          Si ponga in prospettiva storica e cosmopolita Anna, altrimenti non comprenderà a pieno la differenza che Oscar ha sì ben spiegato.

          • Anna scrive:

            Spero che Oscar mi spieghi cosa non ho capito.
            Oppure se me lo vuole spiegare lei minstrel visto che lo ha capito.

          • minstrel scrive:

            Prenda questo esempio estremo: ammettiamo che io sia un condannato all’ergastolo per chissà quale DELITTO, magari anche contemplato nei PECCATI, ma sono completamente pentito.
            Per la giustizia pagherò fino alla fine dei miei giorni. Ma agli occhi di Dio? Anche durante il mio pagamento “terreno” non potrò forse (ri)cominciare a vivere in comunione con quanto sono chiamato a fare in questa vita?
            Citando Sal, non posso sentirmi – di nuovo – adottato? E si badi bene, non è Dio che mi riadotta, sono io che ritorno dal Padre (dopo che naturalmente ho gettato al vento tutto quello che egli mi aveva dato).
            Siamo tutti figli prodighi.

  30. anniballo scrive:

    ————————MEIS, VISITE E SPERANZE—————————–
    La visita di Ratzinger a Rebibbia ha ricevuto ampia risonanza nelle notizie della domenica, in radio e TV. Al di là di ciò che sostiene Meis,
    in realtà, l’unica cosa che a me pare largamente evidente è la sostanziale sproporzione che esiste tra il battage pubblicitario e la risonanza mediatica di queste performances papali e gli effettivi risultati delle stesse..
    Esse, infatti, come tanti viaggi intercontinentali e tante dichiarazioni domenicali dalle finestre del palazzo in san Pietro, sono sostanzialmente del tutto inutili e lasciano le situazioni totalmente immodificate.
    Le cose che il papa dice sono,inoltre, ampiamente note e condivise da tutti ed una ulteriore sottolineatura papale davvero non pare servire a nulla.
    Insomma, una volta di più, il tutto si traduce in un messaggio mediatico, chiassoso e superficiale, che serve solo come ritorno di immagine positiva per la chiesa medesima.
    Faccio ancora notare che ,nelle società protestanti, (dove c’è poca chiacchiera, poca esteriorità improduttiva e molta sostanza) , le carceri sono sufficienti, sono civili e funzionano perfettamente.
    Siamo alle solite, insomma.

  31. Sal scrive:

    “Il papa visita Gesù dietro le sbarre”
    Per qualche strano motivo, secondo il catechismo Gesù dovrebbe essere nell’ostia o nel tabernacolo. Andarlo a cercare dietro le sbarre è contrario anche al catechismo oltre che a qualunque buon senso.

    • Oscar scrive:

      Lei ripete questa frase ed io le dico, quello che altri meglio di me hanno già detto, è scritto sul Vangelo.
      Lo ha detto Gesù che andando a trovare i carcerati saremmo andati a trovare , quindi ho presenta una nuova versione dei Vangeli, un quinto evangelio, ho accetta la cosa.

    • P.Danilo scrive:

      Non solo Gesù Cristo è presente nel Santissimo Sacramento dell’Altare, ma è presente nella Parola, nel Sacerdote, nei Fedeli, nei “piccoli” e quindi anche nei carcerati; anzi si identifica con i “piccoli”.

      • Sal scrive:

        @ p.Danilo
        perché è scritto anche questo ? e dovrebbe meditarlo: “ Ti dico: Certamente non ne uscirai finché non avrai pagato l’ultima monetina di minimo valore”.” ( Luca 12.59) Se viene a mancare il sostegno al perdono sempre e comunque, la voglia di buonismo che tanto cattolicesimo dispensa a larghe mani svanisce, perché è facile capire che non si fanno sconti per nessuno.

        Volendo identificare i “piccoli” dimenticando l’analisi di Reginaldus 19 dicembre 2011 alle 15:23 (impeccabile e precisa) con i carcerati, c’è un’ulteriore indicazione che non permette di accomunare i “piccoli” ai carcerati.

        “Poiché colui che santifica e quelli che sono santificati [vengono] tutti da uno, e per questa ragione egli non si vergogna di chiamarli “fratelli”,” ( Ebrei 2.11) Chi sono questi fratelli ? “chiunque fa la volontà del Padre mio che è in cielo, egli mi è fratello e sorella e madre”. (Mt. 12.50) ed essendo Egli “il primogenito tra molti fratelli” ( Romani 8.29) – può chiamare “piccoli” i suoi fratelli minori, ossia quelli che fanno la volontà del Padre. Non i mafiosi impenitenti che appena escono ricominciano, ma volendo essere ancor più precisi sono fratelli i figli dello stesso genitore mentre i figli di un altro genitore non possono definirsi figli a meno che non siano adottati.

        Come possono i carcerati dimostrare di essere stati adottati ?

        • minstrel scrive:

          Come possono i carcerati dimostrare di essere stati adottati?

          Se devono dimostrarlo, lo devono dimostrare a Dio con il pentimento. E spetta a Dio giudicarlo.

          Quanto al discorso sui fratelli mi trova d’accordo, basta che l’esegesi contempli anche la definizione del termine “fratelli” ai tempi della redazione delle scritture.
          Per info al riguardo:

          http://audio.lanuovaregaldi.it/09-12-09_VangeliInfanzia(06).WMA

        • Reginaldus scrive:

          …e molto opportuna l’ulteriore indicazione. Lasciamo pure ai vari cherubini ( terrestri ) la gioia di avere intorno a sé ladri e farabutti d’ogni specie da identificare con Cristo Signore! E io che credevo che tale identificazione avvenisse per l’assunzione dei medesimi sentimenti che sono in Cristo stesso, secondo quanto dice l ‘apostolo: “abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”!

      • Riccardo scrive:

        P. DAnilo, lei si è mai chiesto perchè le Chiese di rito cattolico-e probabilmente anche quella da lei curata-in Italia sono sempre piu’ vuote?
        Le suggerisco, per la risposta alla domanda postale, di leggere con le lenti della logica le sue parole dove accosta i “piccoli” con i carcerati , fra i quali alloggiano anche pedofili!
        P. Danilo la manipolazione delle parole non è bella cosa ,nè utile.

        • Cherubino scrive:

          La chiesa in cui vado a Messa la domenica, nonostante sia molto grande è piena fino all’uscio di gente e così tante altre.

          • Riccardo scrive:

            Premesso che non è cosi’ nella mia:sono pero’ fortunato che non ci sia lei, appunto uno estratto della ricerca di Franco Garelli sulla religiosità in Italia, pubblicati in Religione all’italiana. L’anima del Paese ,il cui commento su Avvenire ,trionfalistico come erronemanete il suo, è smnetito dai dati che pure avrebbe dovuto legegre primna di commentare, come fa esattemente lei:
            “La frequenza alle messe (esclusi matrimoni e funerali) è pure in calo. Il 21,8% risponde che non ci va mai, il 35,9% una o più volte l’anno, il 15,8% da una a tre volte al mese, il 26,5% ogni settimana o più. Nella ricerca del 1995 invece il 13% aveva risposto di non andarci mai, il 17,6% una o due volte l’anno, il 19,7% più volte l’anno, il 6,8% una volta al mese “circa”, l’11,7% due o tre volte al mese, il 25,6% ogni settimana, il 5,5% più volte a settimana.”
            Le risparmio gli altri dati inerenti lo stato della fede cattolica ,in genere, in Italia pure essi specchio di un calo costante.

          • Cherubino scrive:

            numeri dati così non vogliono dire nulla. Innanzitutto non si dice il dato assoluto: il 10% di 120 è uguale al 12 % di 100.
            Poi il dato quantitativo non è affatto esaustivo e va completato con un’analisi qualitativa.
            In ogni caso, se non le piace la Chiesa Cattolica nessuna la obbliga ad appartenerle.

      • Reginaldus scrive:

        “ E io vi dico che il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di Giovanni”!.…
        -Allora, padre, stando alla sua ‘ diagnosi’, il carcerato nelle patrie galere è più grande di Giovanni il Battista… Ma quale stortura logica ha mai portato i moderni pastori a santificare Caino e a offendere Abele, a coprire di attenzioni l’assassino e a dimenticare la vittima…. Per fortuna che è scritto che un grido di vendetta sale a Dio dal sangue di Abele e che tutto il sangue dei giusti sparso sulla terra, ricadrà sugli uomini che non lo avranno scontato davanti a Dio nel pentimento e nella penitenza. Dio non è co., pardon, volevo dire buonista! E per fortuna. E infatti: “Tutti i credenti in me sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le proprie opere”Ap 2.23).

      • Reginaldus scrive:

        “E io vi dico che il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di Giovanni”!.…
        -Allora, #padre,
        stando alla sua ‘ diagnosi’, il carcerato nelle patrie galere è più grande di Giovanni il Battista… Ma quale stortura logica ha mai portato i moderni pastori a santificare Caino e a offendere Abele, a coprire di attenzioni l’assassino e a dimenticare la vittima…. Per fortuna che è scritto che un grido di vendetta sale a Dio dal sangue di Abele e che tutto il sangue dei giusti sparso sulla terra, ricadrà sugli uomini che non lo avranno scontato davanti a Dio nel pentimento e nella penitenza. Dio non è co., pardon, volevo dire buonista! E per fortuna. E infatti: “Tutti i credenti in me sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le proprie opere”Ap 2.23).

        • Reginaldus scrive:

          questa sopra è una risposta a padre Danilo, che identifica i carcerati coi piccoli del regno dei cieli…

    • minstrel scrive:

      A proposito di quinto vangelo, ce n’è piena l’aria di apocrifi. Potrebbe rifare il canone visto che quello che qui si segue è fatto da una Tradizione che non le pare all’altezza delle Scritture.

  32. ADRIANO MEIS scrive:

    anniballo ci mette,al solito, di fronte ad un post di lucida e disillusa chiarezza; si direbbe che ,con lui, il re diventa davvero nudo.
    Dovremmo ringraziarlo tutti per questo.
    In effetti, davvero parrebbe che le tranquille masse cattoliche si appaghino di sceneggiate alquanto vuote ed improduttive, purchè, però, chiassose e teatrali.
    Atte, per l’appunto, ad appagare l’occhio…
    Nella stessa ottica, va interpretato l’inutile quanto grandioso (preteso) spettacolo del sole e la luna appaiati in una danza cosmica miracolosa che manda in sollucchero peccatore…
    Se capisco che la chiesa lo faccia , per il proprio “ritorno di immagine”, non capisco,però, come il target possa così superficialmente appagarsene.
    Bah….

    • Daphnos scrive:

      Per la verità, le “tranquille masse cattoliche” farebbero volentieri a meno di dover leggere continuamente lo stesso post che lei pubblica con singolare puntualità tra i commenti di questo blog, e che fa pensare (questo sì!) ad una specie di mantra che convinca tutti della validità delle sue opinioni, e a distogliere l’attenzione dall’argomento della discussione per sollecitare l’”occhio” sul suo intervento (come qualunque sceneggiata televisiva).

      Il fatto poi che lei continui a spalmare di miele i commenti dell’utente Anniballo (al quale auguro, se tanto lo desidera, di passare il resto della sua vita in uno di quei paesi nordeuropei da lui dipinti con ispirazione, più che esterofila, direi proprio “mitologica”, raggiungendo così la piena realizzazione del suo essere), mi lascia di fronte ad un bivio: vuole solo fare fronte comune, visto che il nemico del mio nemico diventa mio amico, oppure mostrare a tutti che chi la pensa come lei appartiene ad una categoria intellettualmente superiore, dato che è in possesso delle sue stesse mirabili qualità di identificazione del vero oltre la cortina fumogena della propaganda clericale?

    • minstrel scrive:

      Oltre tutto, al di là dell’aspetto di fede, ho sempre sentito in me che se un uomo dimostra una sensibilità particolare, che io non riesco a percepire, forse è un limite mio, non una superficialità di quell’uomo…

  33. Sal scrive:

    @ Oscar
    distinto sig. Oscar, ha ragione lei, la ripetizione è dovuta agli strani meccanismi che regolano la moderazione, e nella sua magnanimità sono certo che perdonerà. Per quanto attiene ai carcerati, se vuole una considerazione seria, la rimando al post di Reginaldus 19 dicembre 2011 alle 15:23 che con precisione spiega la questione, se vuole andare sul faceto, provi a pensare, se seguisse il consiglio del poster dei 6 miliardi, quanti miracoli potrebbe fare la chiesa.

  34. Sal scrive:

    @ Oscar
    distinto sig. Oscar, ha ragione lei, la ripetizione è dovuta agli strani meccanismi che regolano la moderazione, e nella sua magnanimità sono certo che perdonerà. Per quanto attiene ai carcerati, se vuole una considerazione seria, la rimando al post di Reginaldus 19 dicembre 2011 alle 15:23 che con precisione spiega la questione, se vuole andare sul faceto, provi a pensare, se seguisse il consiglio del poster dei 6 miliardi, quanti miracoli potrebbe fare la chiesa.

  35. bo.mario scrive:

    Meis devi capire che non sono gli occhi che vedono ma è il cervello che elabora i segnali ricevuti. Se qualcuno vede balletti tra il sole e la luna la dice lunga cosa elaborano i neuroni. Riescono a far vedere cose immaginarie, come i miraggi. Che questa gente pretenda di dare giudizi morali sulla socialità mi pare a dir poco azzardato. Se ci fai caso non sono mai i preti che hanno visioni, quelli al massimo tacciono. Pensa la soddisfazione della chiesa di aver manipolato così bene le coscenze di pochi fedeli, spero. Nel medioevo era molti quelli che manipolavano, il medioevo è passato, non per la chiesa. Tornando al post mi auguro che il pope al primo evento criminale dopo l’uscita di carcerati chieda scusa agli italiani. Pensavo di fare del bene dirà, a chi?
    Un saluto e buona giornata.

    • minstrel scrive:

      “Ricordati che dentro l’anima degli altri non ci puoi guardare, ma dentro la tua si; e che quindi, per quanto è dato a te di sapere con certezza, non c’è al mondo creatura più cattiva e ingrata di te verso il Signore”

      Ergo mi astengo dal citarle Matteo e auguro buona giornata anche a lei.

  36. ADRIANO MEIS scrive:

    Mi pregio rispondere all’amico Daphnos
    Sbattiamoci le mani sul petto e recitiamo la solita formula del mea culpa…..
    “Trasparency International” (che si basa su un indicatore
    chiamato Cpi, ovvero Corruption Perceptions Index) ha scaraventato anche quest’anno l’Italia al 65° posto nella poco onorevole graduatoria della corruzione.
    Nessun Paese europeo sta così in basso : ci fanno compagnia solo alcune repubbliche africane.

    Non dobbiamo dimenticare che l’indirizzo etico dominante, in questo paese, è fornito da secoli e secoli dalla chiesa cattolica ed è essa che si arroga il compito della formazione delle coscienze.
    Questa vergogna nella quale sguazziamo, è anch’essa ,dunque, attribuibile alla pessima gestione delle coscienze attuata dal clero cattolico e dai suoi seguaci.
    Nè può fare meraviglia un simile stato di cose : il clero che si ……. i bambini è lo stesso che ,poi, astutamente, assolve i suoi leccapiedi ogni domenica nei confessionali , sperando nella reciproca indulgenza da parte delle proprie pecore.
    Superfluo notare che i paesi protestanti sono al capo opposto della stessa classifica.
    Classifiche internazionali, non mie, caro Daphnos, (dal bellissimo nome che profuma di paganesimo).
    Faccia una cosa, cominci a vergognarsi anche Lei, assieme alle folle di ipocriti cattolici….

    • Daphnos scrive:

      Mi scusi; dovrei vergognarmi di cosa? Di essere cittadino italiano? Consideri un po’ come devono sentirsi gli immigrati africani per la corruzione nei loro paesi. Io personalmente non ho venduto neanche una partita di calcio a 7 in un torneo amatoriale estivo. Oppure della Chiesa cattolica? I preti pedofili mi fanno incazzare, non vergognare, ma non capisco in che modo debba prendermene la responsabilità. Oppure devo vergognarmi di avere una coscienza ispirata al cristianesimo? Penso che ne andrebbe della libertà individuale… Devo vergognarmi della mia classe politica? Qui, mi dispiace, ma siamo sulla stessa barca: ne’ io ne’ lei abbiamo votato il signor B., e, secondo la mia opinione, non avanzeremmo a grandi falcate in quella classifica con altri governi in carica. Oppure devo vergognarmi di aver scelto un nick di ispirazione classica anziché giudaica? Sa, non so se lei la pensa diversamente, ma anche alcuni credenti apprezzano l’estetica, e non mi vergogno affatto di avere un debole per la cultura classica; mi dà molto più fastidio che in tempi recenti l’ars gratia artis sia stata fatta a pezzi e sostituita dall’arte al servizio dell’ideologia e dell’utilitarismo. Ma qui sto divagando…

      Comunque, non si preoccupi, non è mia intenzione contraddirla. Non solo perché non voglio, ma anche perché non potrei farlo! Un collegamento tra corruzione e cultura cattolica, come quello che ha appena fatto lei, è credibile, ma assolutamente arbitrario. Qualche giorno fa aveva detto anche che la cultura delle raccomandazioni era dovuta alla dottrina dell’intercessione di Maria. Se è sua intenzione vivere di banalizzazioni manichee e tautologie, non posso impedirglielo: usi pure la cattivissima Chiesa come se fosse la calamita di tutti i mali. Rivendico semplicemente il diritto di non crederle e cercare di avere un atteggiamento più critico e meno fazioso. In fondo, se come argomentazione usa quella del Re nudo, come si potrebbe parlar con lei? Non si può sperare che ci stia a sentire.

  37. Sal scrive:

    @ Cherubino
    Ogni opinione è del tutto rispettabile, anche che lei possa pensare che io sia un troll, “Troll – nel linguaggio di Internet è chi interagisce con una comunità virtuale tramite messaggi provocatori. Questi commenti servono a irritare i membri più influenzabili della comunità stessa e accendere così interminabili discussioni.” – Wikipedia

    Sono spiacente di deluderla perché la mia non è la voglia di provocare “interminabili” discussioni, quanto di presentare un punto di vista diverso e differente che in effetti “irrita” i membri più influenti della comunità, ma non è una provocazione. E’ una “concorrenza” utile, necessaria in un mondo globale nel quale non c’è più una sola interpretazione fantastica. Mi spiace che abbia perduto la posizione di assoluto predominio esclusivo, ma nel mondo moderno occorre essere capaci di proporre un prodotto diverso, migliore altrimenti non c’è verità. La fantasia perde, sul terreno della ragionevolezza e la praticità della vita.

    Lei scrive – 20 dicembre 2011 alle 23:47: “In ogni caso, le faccio notare che lo sdegno e la punizione del re nella parabola non contraddice l’affermazione che Dio perdona sempre.” Mi permetta sostenere una posizione contraria alla sua affermazione, perché avendolo punito (consegnato ai carcerieri finchè non avesse pagato tutto quello che doveva v.34) dimostra che “non solo non perdona sempre ma che può anche tornare indietro dalla precedente decisione di perdono. “ D’altro canto se lei stesso dice la reazione del re è necessaria” per far comprendere la sua mancanza di perdono.” – Se è necessaria – non perdona sempre e anche se ha perdonato può cambiare idea.
    Aggiungo che non riesco a comprendere ciò che vuol dire : “Inoltre la punizione mostra una situazione di “prigionia”, oggettivazione di quella prigionia spirituale dello spietato che non riesce a sua volta a ricevere perdono (e neanche a perdonarsi).” Ma lo spietato, perché mai avrebbe dovuto perdonarsi da solo ? quello era avido !

    E se poi scrive che “Spesso infatti nella Sacra Scrittura viene riferito a Dio qualcosa perché per la mentalità semita egli è comunque causa prima di tutto.” dovrebbe allargare il concetto perché non riesco a capire se vuole sostenere che è Dio la causa della malvagità dell’impenitente avido, malgrado lo abbia ripreso e gettato in prigione.
    Ma poi, lei dice ancora “si deve anche notare che la punizione del re è decisamente più mite della pena inflitta dal servo spietato al suo debitore: “Lo prese per il collo e lo soffocava … lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito”. Cioè mai, – Lei sostiene quindi che il Vangelo è fasullo perché dicendo che doveva pagare, non avrebbe potuto farlo perché stava in prigione , quindi lo scrittore si è sbagliato. E la stessa situazione è ripetuta anche per “l’avido” che non avrebbe potuto pagare mai perché anche lui fu gettato ai carcerieri.

    Poi Lei dice anche “La seconda considerazione è che non viene specificato cosa sarebbe il “dovuto” finale. Noi istintivamente pensiamo al suo debito. Ma non ha senso, quello era già stato condonato e inoltre il servo spietato non aveva da pagare. Allora di cosa si tratta ?” Ma è semplice, Il dovuto finale era la capacità di essere a sua volta generoso, ma si tratta anche di capire che il debito dapprima condonato viene richiesto nuovamente. E’ cancellato il condono. E Ritorna la situazione debitoria che non potrà mai più essere pagata. Quindi non perdona sempre anzi, qualche volta anche “mai” dato che non potrà più ripagarlo.

    Lei dice ancora : “Il NON perdono è appropriazione indebita, priva Dio del suo diritto sulla vita di ogni uomo.” – Si, ma qui non si sta parlando di vita, si sta parlando di prigione e di debiti non condonati.

    E mi permetta di concludere con le sue parole, se “Il servo spietato deve restituire l’altro servo al re e tornerà libero quando si renderà conto di non essere il proprietario della sua vita.”- Come mai le religioni vogliono essere “proprietarie della vita” dei fedeli suggerendo loro il tipo di vita, i riti da compiere e i diritti irrinunciabili da sostenere ? senza rimettere i fedeli in libertà, essendo il debito che a loro ERA stato condonato ?

    p.s. la mancanza della “s” è dovuto ad un errore di battuta. Le chiedo scusa.

  38. ritaroma scrive:

    lo chiama amico , gli da indirettamente del pagano e poi gli dice di vergognarsi assieme” alle folle di ipocriti cattolici”…
    ma lei la conosce la vergogna….la conosce l’amicizia?
    Penso proprio di no…. non sa neppure dov’è di casa…….è troppo presuntuoso…….stranamente mi ricorda qualcuno…. e quei trenta denari che gli bruciavano non solo le mani, amche quel briciolo di coscienza scialacquata!!!!

    • Daphnos scrive:

      Ritaroma, le auguro buon Natale, e la invito a continuare ad avere fiducia nella bontà, ben nascosta =(, della natura umana, che alberga anche in chi ci vede da lontano…!

  39. Sal scrive:

    @ minstrel
    Distinto sig. minstrel, – la domanda era : “Come possono i carcerati dimostrare di essere stati adottati ?“
    Lei ha risposto : “Se devono dimostrarlo, lo devono dimostrare a Dio con il pentimento. E spetta a Dio giudicarlo.” – Mi permetta di dirle che pur essendo vero ciò che scrive, la sua risposta è vera solo a metà, perché sebbene il pentimento può essere valutato solo da Dio se reale o fittizio, anche la comunità deve poter avere un riscontro per tornare ad avere fiducia nella pecora nera tornata nel gregge, e questo lo potrà fare solo se le condizioni evangelicamente indicate sono realizzate.

    Intanto occorre dire che si può deviare dalla retta via in misura maggiore o minore e, logicamente, il rammarico dev’essere proporzionato all’entità della deviazione. Gli israeliti ‘erano andati così profondamente nella loro rivolta’ contro Geova che ‘marcivano’ nelle loro trasgressioni’. (Isa 31:6; 64:5, 6; Ez 33:10) D’altra parte l’apostolo Paolo parla “dell’“uomo [che] fa qualche passo falso prima che se ne renda conto”, e consiglia – “di ristabilire tale uomo con uno spirito di mitezza”. (Gal 6:1) – ma il pentito deve necessariamente abbandonare la sua precedente condotta e odiarla ( Sal. 97.10; 101.3; 119.104) perché il Vangelo dice : “Il [vostro] amore sia senza ipocrisia. Aborrite ciò che è malvagio, aderite a ciò che è buono” “ ( Romani 12.9) – e – “Il timore di Geova significa odiare il male.” ( Prov. 8.13) – Senza l’odio per il male e l’amore per la giustizia mancherà un vero incentivo al pentimento, seguìto da una vera conversione. Il re Roboamo, ad esempio, si umiliò di fronte alla manifestazione dell’ira di Geova, ma poi “fece ciò che era male, poiché non aveva stabilito fermamente il suo cuore per ricercare Geova”. — 2Cr 12:12-14;Os 6:4-6.
    Inoltre, è necessario fare “opere degne di pentimento” ( Atti 26.20) o come dice Gesù in Matteo 3:8 “Producete dunque frutto degno di pentimento” perché attraverso questo “frutto”sarebbe stato possibile alla comunità capire se l’odio per il male commesso era genuino o soltanto un modo di apparire.
    Spero di essere stato sufficientemente chiaro. Poi docrà scoprire quali sono queste opere o questo “frutto”

    • minstrel scrive:

      “anche la comunità deve poter avere un riscontro per tornare ad avere fiducia nella pecora nera tornata nel gregge, e questo lo potrà fare solo se le condizioni evangelicamente indicate sono realizzate”

      Vero. Infatti è la stessa dottrina che il Papa riferisce poco sopra. :)

  40. ADRIANO MEIS scrive:

    Gentile Daphnos,
    La ringrazio della replica, ma Lei mostra di non aver mai voluto approfondire, in modo scevro da pregiudizi favorevoli, il reale ruolo della chiesa cattolica nella storia di questo paese.
    Al di là di scandali e corruttele -seppur gravissime-, al di là dell’aver accumulato prestigio,potere e ricchezza sfruttando il nome di Uno che queste cose le ha sempre condannate, al di là di storture storiche gravissime come i roghi e l’Inquisizione ( e di altre cose ancora che non elenco), la colpa peggiore della chiesa sta proprio nel come ha formato le coscienze degli italiani.
    Sta nell’averci espropriato della autonomia delle nostre coscienze e nell’averne assunto la dirigenza, convincendoci che esiste un’Autorità morale superiore cui va riconosciuto questo compito; sta nell’averci convinto che perdono, grazia e salvezza erano nelle sue esclusive mani e nell’averci obbligato all’abitudine di inchinarsi di fronte ad una Autorità. E sta anche nell’averci sottratto i libri, a cominciare da quelli sacri, per rivendicare solo a sè stessa il ruolo della interpretazione, e dei soli passi da essa scelti per essere conosciuti. Ed anche nell’aver dato l’impressione che una adesione formale alle regole possa essere sufficiente per la salvezza stessa, oltre ad avere annacquato il senso morale con la pessima pratica del lavacro confessionale periodico dal ministro, (un abuso inquinante che nessun monoteismo ha).
    Tutto ciò ha generato assuefazione alla sottomissione, caduta del senso critico, fede scarsamente introiettata, immaturità, esteriorità, inclinazione al compromesso, ipocrisia e via dicendo.
    Tutte le basi necessarie, cioè, per finire in fondo alle classifiche della inclinazione alla corruttela, come ,infatti, la realtà perfettamente mostra.
    Questi delitti contro un popolo non possono essere ignorati, nè si può credere, superficialmente, che secoli di pedagogìa cattolica non abbiano responsabilità in tale sfacelo morale.

    • Daphnos scrive:

      Guardi che non ignoro il grosso peso che la Chiesa cattolica ha avuto su questo paese. Certo che, se lei mi accusa di non aver voluto approfondire…di questo paese (in poche parole, di essere un mezzo pecorone), mi domando in che modo si possa pretendere una visione scevra di pregiudizi anche dall’altra parte. Io non potrò mai condividere le tinte fosche del suo affresco, avendo io testimonianze di tutt’altra tendenza che garantiscono come l’adesione ad uno stile di vita di impronta evangelica senza il rinnegamento dell’appartenenza cattolica conducono ad una condotta integerrima. Chiaramente, con ciò lei non fa che confermare ciò che ho detto: tutto ciò che c’è di sporco, va immediatamente ricondotto alla presenza della Chiesa in Italia; con ciò immagino che anche tutto ciò che vi è stato prodotto di positivo sarà da ricondurre non certo all’ispirazione religiosa o al mecenatismo e al finanziamento della Chiesa di Roma e delle entità religiose minori, bensì alle loro opposizioni; e le grandissime personalità cristiane della storia d’Italia, dotate di coscienza autonoma e vigorosa, ovviamente saranno solo eccezioni, oppure cristiane per finta (in tal caso l’ipocrisia non sarebbe significativa), oppure non erano poi tanto grandi. Ma in fondo la storia la scrive chi vince le guerre o chi urla più forte, quindi, ripeto, è inutile discutere.

      Sul CPI; gli ho dato un’occhiata adesso. Nel 1998 eravamo 39esimi; nel 2001 29esimi; ora 69esimi, insieme al Ghana. In questo “sfacelo morale”, non potremmo più facilmente e più credibilmente attribuire tutta la responsabilità al signor B. e alla sua squadra di eletti? Chiaramente, ciò comporterebbe solo aver spostato il problema: il signor B. è, per i suoi detrattori, l’esempio sublime del cattolicesimo fanfarone e ipocrita. Ma almeno sentiremmo la vecchia canzone, che è più divertente…

  41. Riccardo scrive:

    Cherubino scrive:
    21 dicembre 2011 alle 18:51

    numeri dati così non vogliono dire nulla. Innanzitutto non si dice il dato assoluto: il 10% di 120 è uguale al 12 % di 100.
    Poi il dato quantitativo non è affatto esaustivo e va completato con un’analisi qualitativa.
    In ogni caso, se non le piace la Chiesa Cattolica nessuna la obbliga ad appartenerle.
    ——————–
    Il raffronto è tra i dati statistisci -e non le sensazioni empiriche sue che lasciano il tempo che trovano- tra quelli del 1995 e quelli attuali, che dimostrano un calo costante della frequenza alla messa cattolica ,oltre a rilevare una flessione in generale della credenza religiosa specchio che la secolarizazzione ha fatto breccia anche in Iatlia ,aiutata anche da discutibili(eufemismo) accostamenti fra (anche pedofili) carcerati e “piccoli” del Vangelo, profuse da alcuni rappresentanti del clero cattolico .
    In ogni caso lei capisce il significato di” calo costante”: alle elemenari quanto aveva in analisi logica?
    P.S:
    Rivela perfettamente la scarsa fede che ha ,l’identificare la sua persona con la Chiesa cattolica, tant’è che se uno si sente fortunato , come le scrissi, di frequentare una funzione religiosa di rito cattolico dove ,sì, si registra il dato costante di flessione di parrocchiani frequentanti, ma almeno non ci sono -almeno finora- megalomani come lei, s’adombra, e solo per questo mi invita ad “autoscomunicarmi”.
    Insomma, è come dire che tra lei e San Francesco, che ascolta umilmente anche le parole del lupo , c’è solo una “piccola” differenza.(dubito che abbia capito l’ironia.Pazienza).

    • Cherubino scrive:

      lei non capisce, quando dice “21,8% risponde che non ci va mai” non dice quella percentuale su quante persone si deve calcolare, non dice poi che tipo di ricerca è stata fatta, con quale errore standard, con quale campione, con quail finalità, che tipo di test statistici sono stati effettuati, come sono state poste le domande, se si tratta di intervista strutturata, semistrutturata, di persona o telefonica o peggio ancora con questionario …
      Lei crede di saper leggere una ricerca statistica ? A me pare proprio di no.
      In ogni caso metta il link alla ricerca e non ai commentini di parte. Poi me la leggo e le dico cosa dice in realtà.

    • Cherubino scrive:

      Poi si tratta di vedere se è stato sondato il dato qualitativo, perchè è meglio avere un frequentante convinto che 10 che in realtà se ne fregano.
      Poi confronti con i dati della Santa Sede che danno le vocazioni sacerdotali in aumento a livello mondiale. Guardi al grande fenomeno dei movimenti ecclesiali, sempre lodati dai pontefici.

        • Daphnos scrive:

          Lei cosa suggerisce? Di passare dalla parte di chi vince perché vince?

          • Riccardo scrive:

            IL dato oiggettivo è che sta vincendo anche in Italia la secolarizazzione.
            La domanda da farsi è un’altra rispetto alla sua:se a tale tendenza costante non abbia contribuito discutibili iniziative delle gerarchie cattoiliche , quale quelle di farsi testimonial dell’amnistia ai detenuti ,che lungi da essere la diretta conseguenza del messaggio evangelico, fa diventare la Chiesa equivalente ad una associazione sindacale o politica di cui è piena la sociatà attuale, e per questo il potenziale fedele ,anzichè sceglier la brutta copia, preferisce l’originale.
            Dal Vaticano II le gerarchie cattoliche parlano sempre meno di Dio e dell’al di là e sempre piu’ del mondo terreno e dei problemi materiali dell’uomo, con il risultato sopra evidenziato.

          • Cherubino scrive:

            vabbè, ormai siamo agli spot pubblicitari.

  42. ADRIANO MEIS scrive:

    @ Daphnos, grazie per la replica.
    Guardi, io non nego -ovviamente– l’altissimo livello morale del messaggio cristico, e dico questo pensando che Lei abbia voluto dir questo riferendosi allo stile di vita di impronta evangelica.
    Credo che esso determini, tra le altre cose positive, grande impegno e maturità.
    Altra faccenda, invece, è quando il messaggio viene gestito, e quasi sequestrato, da parte di un clero di mestiere e trasformato in un fatto di potere da parte di una Istituzione organizzata, come la chiesa cattolica.
    Allora non si impara più ad aspettarsi la salvezza dai conti fatti con Dio (o con la propria coscienza), ma la si aspetta dai conti fatti col prete. Il che è esiziale, a mio modo di vedere.
    “Le grandissime personalità cristiane della storia d’Italia”, come Lei scrive, se proprio posso enunciare la mia opinione, saranno state anche tali, ma innanzitutto in quanto cristiane e solo secondariamente (vorrei quasi dire “nonostante fossero”) cattoliche.
    La chiesa, secondo la mia opinione, lavora per creare più devozione alla chiesa stessa che a Cristo; ed a me pare che essa è riuscita benissimo in ciò che non le era chiesto (la propria potenza), mentre è riuscita malissimo in ciò che le era chiesto (far entrare Cristo nelle coscienze).
    Se Cristo fosse davvero entrato nelle italiche coscienze, la nostra situazione morale non sarebbe quella che è, (con annesse classifiche internazionali).
    Vi saranno anche eccezioni, come ho detto, ma qui parliamo,ovviamente, di grandi numeri; ed aggiungo che, al netto di aspetti positivi, sono di certo di gran lunga maggiori i danni fatti, storicamente, dal ruolo catto-clericale, che i vantaggi acquisiti.
    Scusi la fretta, La ringrazio.

    • Daphnos scrive:

      Anche io ringrazio lei, e sono contento che siamo riusciti a cambiare i toni dal sarcastico al rispettoso. Quindi non mancherò di rispetto alla sua opinione, anche se la condivido solo in parte.

      Le auguro tante buone cose per il futuro; e, se non la disturba =) , anche un buon Natale. A presto.

  43. Cherubino scrive:

    visto che ormai certi anti-conciliari usano anche gli articoli dell’UAAR pur di trovare modo di attaccare la Chiesa, vale la pena svelare il falso che viene alimentato da Riccardo.
    La ricerca di Garelli cosa dice veramente ?
    Dato che la ricerca è pubblicata e andrebbe comprata, si può leggere il commento e i dati riportati da Avvenire. http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/voglia-di-sacro.aspx

    “I profeti di sventura faranno bene a rivedere le proprie fragili certezze. E gli ottimisti a oltranza a misurarsi con la complessità di un quadro tutt’altro che omogeneo. Ma un dato è certo: gli italiani costituiscono un’eccezione nell’Occidente. Né bigotti sanfedisti, né mangiapreti secolarizzati, impossibili da inserire in qualche facile schema. Tanto che si può ben parlare di una «via italiana», del tutto originale, alla modernità religiosa.”

    “Gli italiani si dichiarano, e si dimostrano, altrettanto e più credenti di allora: il 45,8% crede senza nutrire dubbi, il 25,1 ha qualche dubbio, ma atei convinti e agnostici, assieme, non arrivano nemmeno al 13″

    “Il 32,5% degli italiani – tutti, non solo i credenti attivi – prega almeno una volta al giorno, e soltanto il 23,7 non prega mai. Ma non basta. Gli italiani non esitano a manifestare apertamente la propria appartenenza religiosa. Nell’ultimo anno, il 33,9% ha partecipato a una processione, il 15,6 a pellegrinaggi, il 13,3 ha fatto un voto, il 34,7 ha fatto dir messe per i defunti. La voglia di sacro è palese e tangibile; resta da decifrare quanto la Chiesa riesca a intercettarla e a darle risposte adeguate, non generiche né spiritualistiche né miracolistiche, ma neppure tanto fredde, cerebrali o datate da risultare del tutto irricevibili, perché incapaci di parlare alla vita e scaldare il cuore. Resta il fatto che, per dirla con Garelli, dalla ricerca emerge «un’immagine contrastante con l’idea che l’epoca attuale sia segnata dalla “deprivazione spirituale”, o che gli uomini e le donne del nostro tempo (…) non siano più in grado di “parlare con gli angeli”».”

    I dati sono poi confermati da altre ricerche:
    “Agli inizi del 2007, circa 300 intervistatori dell’Eurisko hanno incontrato 3160 italiani a casa loro, ben 45 minuti di domande e risposte che sono state poi studiate, elaborate, incrociate e confrontate dal Gruppo del Dipartimento di scienze sociali dell’Università di Torino, guidato da Franco Garelli. L’attendibilità è altissima, e induce Garelli a commentare: «Gran parte di chi in Italia combatte la credenza in Dio sembra mosso più da uno spirito anticlericale che antireligioso; più dall’intento di contrastare il potere della Chiesa cattolica che dal ritenere irragionevole oggi un discorso su Dio. Tuttavia, queste diatribe non sembrano in grado di spostare l’asse della credenza nel Paese». I temi morali “sensibili”, legati all’attualità, parlano chiaro.”

    Allora, di fronte a questi dati sostanzialmente positivi, cosa fa l’asse tradizional-ateista ? Si inventa un ascientifico paragone con i dati del 1995. Ma, ci si può chiedere: se era così semplice un confronto diretto tra i dati ’95 e quelli odierni, perchè non lo ha fatto il prof. Garelli ? Evidentemente perchè questo confronto non era così fattibile senza una estrapolazione dei dati. E se la ricerca odierna non è nata per operare un confronto diacronico, evolutivo del fenomeno, è del tutto scorretto farlo sui dati rilevati.
    Come tutti i ricercatori seri sanno, i dati di una ricerca che nasce con determinate premesse e un determinato quadro concettuale e procedurale, non possono essere utilizzati con premesse, concetti e procedure create a posteriori. Quando si fanno ricerche di questo tipo (comparative su collezioni di ricerche) si deve fare tutto un lavoro di allineamento dei criteri e dei risultati, sottoporre ad analisi critica le procedure delle diverse ricerche. E spesso si arriva alla conclusione che la comparazione non si può fare, perchè ha un grado di attendibilità e validità scarsa.

    Quindi, cosa resta all’asse tradizional-ateista ? Propaganda, solo propaganda.

    • luciano 27 scrive:

      si è mai chiesto egr.Cherubino perchè dopo 20 secoli i di insegnamento cristiano tutte le percentuali che lei cita sono minoranze, cioè la maggioranza degli italiani non fa quello che lei considera come prove di fede? non può darsi che la perdita di fede sia dovuta alla cattiva gestione della scuola e alla poca coerenza degli insegnanti?

  44. Riccardo scrive:

    Alcuni estratti dell’intervento del Prof Massimo Introivigne, 2 giorni fa , (http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-cattolici-allitaliana-3945.htm)
    sulla portata della ricerca del Prof FrancoGarelli che , a differenza di chi intende la religione con gli insulti (falso,”tradizional-ateista”) per negare l’evidenza,oltre a non rispettare il prossimo suo( e si dichiara pure appartente al clero-ovviamente, conciliare!) ,mette in luce manifestamente la contraddizione tra il dichiararsi credenti cattolici- numero peraltro in calo rispetto al 1995- e testimoniarlo coerentemente.
    “….Uscendo dai dibattiti un po’ stucchevoli su se vi sia o no una secolarizzazione, e se sia vero che all’America devota si contrappone un’Europa che sta abbandonando la religione, Garelli dopo un’ampia indagine mostra, cifre alla mano, che gli italiani sono ancora cattolici ma lo sono, appunto, «all’italiana»..”
    “…Più del settanta per cento degli italiani non segue la Chiesa nei suoi insegnamenti in materia di morale sessuale, e anzi dichiara che si può essere buoni cattolici anche senza conformarsi al Magistero sul punto. Ma nello stesso tempo oltre il settanta per cento dei nostri connazionali afferma che la Chiesa fa bene a mantenere fermo un insegnamento alto ed esigente sui temi dell’aborto, dell’eutanasia e della sessualità….”
    “…La maggioranza degli italiani non si conforma alla dottrina morale della Chiesa, ma la sente con una sorta di nostalgia come annuncio di un mondo diverso e forse migliore”
    “….Il testo di Garelli è un’opera di sociologia, non di pastorale o di apologetica. Tuttavia è di grande interesse per i cattolici e per i pastori. Da una parte, indica che il cattolicesimo in Italia è ancora vivo e vitale, assai più di quanto non sia in altri Paesi mediterranei di antica tradizione cattolica come la Francia o la Spagna. Gli italiani restano affezionati alle loro radici cattoliche. Ma il rapporto con queste radici è confuso. Se le radici non sono irradiate da un’adeguata catechesi, rischiano d’inaridire….”

    • Cherubino scrive:

      veramente io ho parlato di asse tradizional-ateista, no ho dato a nessuno quell’epiteto. Quindi, è lei che sta insultando me, attribuendomi il suo stile provocatorio.
      E che vi sia una convergenza tra gli attacchi dei tradizionalisti e quelli degli ateisti è un fatto evidente e comprovato dalla sue parole e dalle sue citazioni.
      Certo, poi, fatta la figura, poi mi cita qualche autore cattolico, giusto per confondere le acque. Ma tutti hanno letto le sue citazioni dall’UAAR.

      • Riccardo scrive:

        Mi accosta indebitamente, senza conoscere il prossimo suo, ad un (inesistente, peraltro) asse tradizional ateista per il fatto che ho citato i commenti di un ateo ai dati della ricerca del Prof Garelli , che non è apologeta della Chiesa del Vatocano II ma solo un sociologo che ha rilevato una contraddzione palese colossale dei credenti in Italioa tra la fede dichiarata e praticata e che lei ,questa contraddizione testimnonia in modo egregio,, e contemporaneamente sostiene di non aver insultato nessunoe ed appartiene pure a questo clero cattolico,
        ..Ma faccia il piacere!

        • Cherubino scrive:

          strano perchè le parole di Garelli sono sostanzialmente positive. Solo lei e quelli dell’UAAR le leggono al contrario.
          Quindi se devo credere a chi ha fatto quella ricerca o a chi la vuole stravolgere, credo al primo.

          • Riccardo scrive:

            IL commento menzionato dell’UARR ai dati dek Prof Garelli riguarda l’evidenza, che emrge da quella ricerca, del calo costante di fedeli che vanno in Chiesa regolarmente .
            Mentre il Prof Introvigne sottolinea il dato complessivo della ricerca suddetta :persone ,che si dichiarano attualmente cattolici *-numero peraltro inferiore a quello del 1995- ma che nella vita di tutti i giorni praticano una morale ad essa esattamente contraria , che lei ( e solo lei,spero) trova cio’ nonostante positivo..Ha fallito l’obiettivo della sua vita(persuadere i credenti e non a praticare la morale cattolica) e si dice pure soddisfatto…Che poveraccio!

          • minstrel scrive:

            Riccardo… Le statistiche possono essere confrontate SOLAMENTE se hanno i presupposti UGUALI e queste presumibilmente NON LE HANNO poiché lo studioso responsabile non ha nemmeno provato a collegarle.

    • Cherubino scrive:

      e comunque un fatto che le conclusioni dello stesso Garelli sono positive, non negative.

  45. Eremita scrive:

    Sul tema c’è un interessante libro di Luca Diotallevi, “Il rompicapo della secolarizzazione italiana”, che sto leggendo ed in cui trovo alcuni strumenti utili per cercare di capire la chiesa italiana. Cercare di capire sarebbe utile per tutti, invece di insistere su di una nostra idea o pregiudizio. La chiesa non è “soltanto” l’idea che noi abbiamo di lei, per quanto giusta possa essere: è quel “soltanto” esclusivo che sfalsa il dibattito.

  46. Eremita scrive:

    Cherubino ha ragione quando mette insieme ateismo ideologico e ultraconservatorismo: entrambi hanno una tara di base, il riduzionismo. L’UAAR presuppone che non esiste nulla al di fuori di ciò che può essere provato dagli “attuali” dati sperimentali in nostro possesso, gli ultra tradizionalisti sono certi che la chiesa è soltanto quella espressa dai 400 anni circa della riforma tridentina, con un criterio alquanto soggettivo e limitato . Comprendo che entrambe le posizioni hanno la funzione di tranquillizzarci e di darci delle certezze: ma l’universo va oltre i nostri dati attuali, e la chiesa va oltre Trento. Entrambi sono anche “altro” che non conosciamo ancora.

    • Riccardo scrive:

      Se è per questo anche i deliquenti hanno una tara di base.,li vuol mettere insieme agli incesurati dell’UARR e dei fedeli di Lefebre nella sua scorretta pseudoanalisi?.
      Se uno che si dichiara ateo e sostenga che due per due fa quattro ed è condiviso da un altro che si dichiara credente e contro il concilio Vaticano, allora sono tutte e due “tarati”?
      E coloro che invece sostengono ,come Andrea Riccardi ,che la Chiesa inizi dopo il Concillio VAticano II ,come li etichetta?
      Ma lei crede che manipolando le parole riesca ad occultare la realtà della Chiesa cattolica attuale?
      Qui ci sono dati oggettivi,(oggettivi, capisce?) ed inconfutabili,
      La morale della Chiesa post conciliare non viene condivisa dalla maggioramza – numero peraltro sempre in calo – di coloro che si dichiarano cattolici, ma non la praticano.
      Ed il motivo ,.come ha bene messo in luce il Prof Introvigne, è la mancanza di una adeguata catechesii cattolica, che significa che l’occuparsi delle attuali gerarchie cattoliche prevalentemente delle questioni materiali del mondo e dell’uomo, come qualsiasi associazione politica e sindacale, anzichè delle domande su Dio e l’eternità lasciano, comprensibilmente, i fedeli del tutto indifferenti .

  47. ritaroma scrive:

    In un bellissimo albero c’è sempre qualche mela bacata ma questo non vuol dire che l’albero è malato….se seguita a crescere e ad inverdire le sue radici sono forti e sane….al momento del raccolto le bacate verranno date ai porci… a meno che il verme che tenta d’intrufolarsi, venga beccato da un eccellino e la mela anche se ammaccata è salva!
    Questa, a dispetto di tanti numeri, calcoli, elucubrazioni ed ipotesi , è la realtà della Chiesa….le fondamenta sono del Padre, nel tronco Cristo, il tutto sostenuto dal rapporto d’amore tra loro che è lo Spirito Santo….
    e xchè ci meravigliamo se c’è qualche intoppo, …il verme non ha fatto la sua apparizione anche nell’Eden?!
    Ringraziamo sempre Dio-Padre per il “dono” che ci ha fatto(Gesù), e Gesù per essere nato in mezzo a noi…e lo Spirito Santo xchè ci guidi nel bailamme del mondo…( visto che ci stiamo!)
    auguro a tutti che ne hanno piacere un Santo e sereno Natale!
    Dio vi benedica!
    —————–Grazie DAPHNOS!
    a volte per guardare al di là delle persone o cose…. ci vuole solo lo sguardo di Dio….e io sono astigmatica…..vedo doppio il bene ma vedo doppio anche il male!
    di nuovo Tanti auguri!

  48. Riccardo scrive:

    Dal il quotidiano on line del Il Giornale di ieri:
    “Gesù non abita più in Europa Perso il primato della fede
    Ora ad aggiornare le statistiche arriva il rapporto del Pew Forum on Religion & Public Life, autorevole centro-studi statunitense, che fa il punto sulla situazione del cristianesimo mondiale e registra il ruolo calante dell’Europa, e in generale dell’Occidente, e il peso sempre maggiore che Asia e Africa assumono per i seguaci di Gesù Cristo. Stando ai ricercatori americani solo il 25,9% dei cristiani vive oggi in Europa, mentre un secolo fa, nel 1910, erano il 66,3.”

  49. anniballo scrive:

    “CHERUBINO” E LA SUA ANALISI… (TENTATIVO DI REPLICA).

    La fede italica è difficile da classificare? Mi torna a mente la definizione di un celebre umanista del passato, un tale di Rotterdam se non ricordo male, che diceva che gli italiani sono l’unico popolo veramente ateo che esista al mondo.
    Il problema è che la fede italiana è poco informata, scarsamente introiettata ed è fatta di omaggio al clero più che di omaggio a Dio. Inutile sottolineare che tale errore è facilitato dal fatto che la chiesa ha operato, nei secoli, (deliberatamente ed ostinatamente), una sostanziale identificazione tra i rappresentanti ed il Rappresentato ,e ciò in difesa dei propri interessi di potere terreno.
    Nel tempo, i fedeli sono diventati inclini a credere che la religione si limita, sostanzialmente, ad andare in chiesa a baciare le mani al prete, dopo avere ottenuto l’immancabile assoluzione dai peccati, ed a lasciare qualche obolo, più o meno sostanzioso.
    Per il resto, la chiesa viene omaggiata e preservata anche perchè è uno dei simboli storici del paese, una grande Istituzione internazionale, un ottimo veicolo di affari e guadagni per esercenti vari, ed anche una fonte di servizi comodi e di raccomandazioni, all’occorrenza.
    E’ “originale” la via italiana alla religione, caro “Cherubino”? Sì, certamente, almeno quanto è originale l’idea che il rapporto con Dio debba essere gestito da un intermediario umano professionalmente qualificato ,specialista del sacro ed addetto ai lavori.
    Il che significa un ottimo affare per gli intermediari stessi ed una pessima palestra di ipocrisia per le coscienze.
    Un’eccezione nell’Occidente? Un’eccezione per il mondo intero, direi ed un’ottimo rifornimento di acqua al mulino dei miscredenti e degli agnostici.
    Con questa chiesa, con questa organizzazione del sacro, con questi metodi e con questi esempi, che cavolo ci si poteva aspettare ??

  50. anniballo scrive:

    Che l’Europa sia storicamente assai più laicizzata e scristianizzata dell’America è cosa nota.

  51. Eremita scrive:

    Al capezzale di un malato grave si riunirono medici da tutto il mondo, e dopo profonde consultazioni prescrissero una cura radicale. Poi ognuno tornò a casa sua e lasciarono il malato alle cure dei familiari più prossimi, che prima somministrarono le medicine prescritte, poi piano piano le tralasciarono, diminuirono le dosi, ed in alcuni casi tornarono ai rimedi tradizionali di prima. La cura fu lasciata a metà e spesso interrotta. Il malato continuò a peggiorare, ed alcuni dei parenti a cui era stato affidato il malato accusarono del peggioramento la nuova cura. O stolti, ma non sarà che il malato peggiora perchè la cura è stata interrotta? Però a voi che siete gli eletti rivelerò il senso della parabola: il malato è la chiesa, la cura è il Concilio Vaticano II, ed i parenti che accusano a vanvera sono gli ultraconservatori. Chi ha orecchie per intendere intenda.

    • Cherubino scrive:

      lei ha perfettamente ragione, del resto lo stesso Benedetto XVI ha detto più volte che il Concilio Vaticano II ha potenzialità che devono essere ancora sviluppate pienamente e diffuse realmente nella Chiesa.
      Si veda la Lectio divina e il rapporto giornaliero e vitale con la Parola di Dio. Nonostante tanto seminare nelle diocesi si scuole della Parola e di incontri parrocchiali, decanali e diocesani, l’educazione del Popolo di Dio su questo è ancora scarsa.

  52. anniballo scrive:

    @RICCARDO e “CHERUBINO”
    L’italiano è l’unico popolo del mondo veramente ateo, scrisse, mi pare, Erasmo da Rotterdam.
    Ed è difficile, ancor oggi, dargli torto : la preparazione religiosa ci manca, la nostra fede è scarsamente introiettata, ignoriamo i veri travagli della coscienza,la pratica si riduce ad adempimenti alquanto formali.

    Perchè si verifica tutto ciò? Si verifica perchè la chiesa ,nei secoli,facendo ogni sforzo per operare una identificazione tra i rappresentanti ed il Rappresentato, ha finito col trasformare il sentimento dell’omaggio a Dio in un omaggio al clero. Ciò sarà anche stato funzionale al proprio vasto potere terreno, ma ha prodotto una religiosità esteriore e vuota.
    Nè potrebbe essere diversamente quando passa l’idea che il proprio rapporto con Dio debba essere retto e regolato da una intermediazione operata da uno che si qualifica specialista del sacro e pretende di assumere le redini della tua coscienza.

    La chiesa viene preservata e mantenuta perchè è uno dei simboli della nostra storia, fa parte di uno scenario consolidato, ha ampio rilievo internazionale, favorisce vari settori dell’economia, è utile in più settori della piccola vita quotidiana, assicura persino sostegni e raccomandazioni ed ha pure il campetto per far giocare i ragazzi a pallone : ma la vera ansia di perfezionamento spirituale tocca una netta minoranza del popolo cattolico.
    Se,poi, si aggiungono gli scandali d’ogni tipo che di continuo attraversano la chiesa e l’esempio di una Storia spesso tutt’altro che edificante (con esempi pubblicizzatissimi ma rari), sinceramente , mi pare che non ci sia da meravigliarsi se la spiritualità degli italiani ricorda l’acqua fresca.
    Diciamo che la sponda laico-agnostica ha buon gioco.

  53. peccatore scrive:

    Il Concilio è “vecchio” di 50 anni.
    Oggi il problema, per tutti, Concilio o non Concilio, è la debolezza di fede.
    C’è chi ne imputa l’indebolimento alle prassi post-conciliari, chi la addebita al Concilio e chi dice che era già in essere da prima.
    Personalmente ritengo il post-concilio una deriva impropria delle intuizioni conciliari proposte per contrastare un indebolimento di fede già presente.

    DISCORSO DEL SANTO PADRE ALLA CURIA ROMANA
    Alla fine dell’anno, l’Europa si trova in una crisi economica e finanziaria che, in ultima analisi, si fonda sulla crisi etica che minaccia il Vecchio Continente. Anche se valori come la solidarietà, l’impegno per gli altri, la responsabilità per i poveri e i sofferenti sono in gran parte indiscussi, manca spesso la forza motivante, capace di indurre il singolo e i grandi gruppi sociali a rinunce e sacrifici. La conoscenza e la volontà non vanno necessariamente di pari passo. La volontà che difende l’interesse personale oscura la conoscenza e la conoscenza indebolita non è in grado di rinfrancare la volontà. Perciò, da questa crisi emergono domande molto fondamentali: dove è la luce che possa illuminare la nostra conoscenza non soltanto di idee generali, ma di imperativi concreti? Dove è la forza che solleva in alto la nostra volontà? Sono domande alle quali il nostro annuncio del Vangelo, la nuova evangelizzazione, deve rispondere, affinché il messaggio diventi avvenimento, l’annuncio diventi vita. Esistono infinite discussioni sul da farsi perché si abbia un’inversione di tendenza. Certamente occorre fare tante cose. Ma il fare da solo non risolve il problema. Il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede. Se ad essa non troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione ed una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci.

    Dunque il problema è la poca fede. Oggi. Malgrado le intuizioni di 50 anni fa. Non importa se qualcuno le ritenga persino la causa, ne’ che qualcuno le ritenga la cura. Importa avere chiaro qual’è la malattia, chi sia il malato e CHI sia la medicina.
    Il medico a cui affidarsi è il Santo Padre: ascoltiamo lui, che ha ide chiare ed esperienza, anche di certi colleghi e delle loro scuole di pensiero che hanno fatto strage dei loro assistiti.

  54. ADRIANO MEIS scrive:

    Il medico a cui affidarsi è il Santo Padre: ascoltiamo lui, che ha idee chiare ed esperienza, e buttiamo nel cesso il nostro cervello.
    Insieme al nostro raziocinio ed alla nostra autonomia di giudizio.

    Ohibò, che gente, che gente !!

  55. Eremita scrive:

    ADRIANO MEIS, cupio dissolvi…ma Lei ha letto quel passo del vangelo in cui Cristo, stanco delle domande cretine che gli rivolgevano, sbottò: “Ma perchè non vedete voi stessi da soli ciò che è giusto e ciò che è ingiusto?”

    • ADRIANO MEIS scrive:

      Sono più che mai d’accordo con Cristo, caro eremita.
      Nemmeno Lui, mi pare, abbia mai detto che bisognava affidarsi a qualcuno che pensasse per te

      • minstrel scrive:

        Forse perché solo nella sua idea di cristianesimo c’è l’abbandono completo del proprio pensiero.

        Comunque, come al solito, è questione di letture:
        Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare perché erano pescatori. E disse loro: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

        Qui in matteo mi sembra abbastanza perentorio. Sa quale è il problema Meis? Che il Signore dice “seguimi!” poi lascia libertà se lasciare o meno le reti.
        Partiamo da qui. Secondo lei perché io dico (tento di dire!) SI non sono più libero, mentre se lei dice NO lo è?
        Se secondo lei è così vorrà dire che la sua teoria che qui ha pronunciato è vanificata.
        Se dirà di no allora mi spiega perché dice che ci affidiamo a persone che pensano per noi?

    • Sal scrive:

      @ Eremita
      “Quindi proseguì, dicendo alle folle: “Quando vedete sorgere una nube nei luoghi occidentali, subito dite: ‘Viene il temporale’, e così accade. E quando vedete che soffia un vento meridionale, dite: ‘Ci sarà un’ondata di caldo’, e accade. Ipocriti, sapete esaminare l’aspetto esteriore della terra e del cielo, ma come mai non sapete esaminare questo tempo particolare? Perché non giudicate pure da voi stessi ciò che è giusto?” ( Lc. 12.54-57)

      Ma allora ? per giudicare bisogna usare il cervello se no come si fa a giudicare ? Ma se si usa quello della curia a che serve avere un cervello ? Però poi se la prendono con il relativismo…..

      • minstrel scrive:

        Le ha le prove che noi ragioniamo come “la curia”, che fra parentesi è un organo governativo e non si capisce con che autorità essa imporrebbe l’eventuale esegesi biblica?

        • Sal scrive:

          beh, basta leggere le sue risposte, lei non difende la Verità difende quello che discende dal magistero. Ergo è parziale non un pensatore autonomo e critico. Un dipendente. però se le piace può continuare… non tutti nascono coraggiosi e intraprendenti. Non è colpa loro.

  56. Delfi Marigo-Spitaleri scrive:

    Ho letto quasi tutti i commenti. Qualcuno soltanto qualche riga, tutti quelli di lucianino27, corti per la verita’, ma commenti fatti con la testa. Testa fina e ben pensante. E’ l’unico che ha avuto la risposta dal giornalista Tornielli. Risposta negativa of course. Tutti gli altri, quasi tutti erano in linea con la Voce del Padrone. Cioe’ sto parlando delle pecorelle. Tutti stupiti e illuminati per il fatto che il Papa ha parlato a braccio. Per dire panzane non occorre il bugiardino. Panzane roboanti. Oserei dire che in questo vicino futuro, un mucchio di gente cerchera’ di finire in galera (facile in Italia) in modo da ricevere la visita del Papa ed essere paragonati a Gesu’. Non e’e roba da tutti i giorni. Se abitavo in Italia, che so, forse avrei anche ammazzato qualcuno per sentirmi dire che sono come Gesu’. E’ proprio vero che la parola Manicomio e’ scritta all’esterno. Skippy from Down Under

    • minstrel scrive:

      Naturalmente il suo è un commento ironico, perché mi crede difficile pensare ad un uomo che voglia entrare in prigione di sua sponte per il solo motivo di seguire le orme di Cristo. Mi sembrerebbe davvero una panzana roboante in linea con una voce di un padrone che non è certo quello che cerchiamo di seguire noi.
      Quanto al finale da killer pro-jesus like dexter six season son quasi felice che lei non abiti in Italia…

  57. minstrel scrive:

    per Blok78 (chiedo scusa, ma il commento non appare sopra dove dovrebbe stare!):
    Per favore lei, mi faccia vedere (anzi le mostri al mondo accademico intero) le fonti storiche per le quali questo Vangelo (non erano 4?) che lei considera ispirato non deriva da un Canone stabilito dalla Grande Chiesa (dalla quale deriva anche la mia) dopo un lungo processo durato dal I al IV secolo. Se lei ha in mano le prove che il Canone che lei dice di voler annunziare al mondo intero è precedente nella sua completa forma prima del IV secolo e ad opera di altri padri che nulla hanno a che fare con la Chiesa primitiva, le porti subito dagli specialisti. Altrimenti la smetta di fare generalizzazioni inutili mischiando idee e organi interni alla Chiesa e si chieda CHI ha scelto questo Vangelo che lei tanto sbandiera.
    A meno che lei non abbiamo fatto il SUO canone, comprendendo anche alcuni cosidetti apocrifi fra i millemila disponibili, magari addirittura inserendo la Didaché nel materiale che lei considera ispirato. A questo punto, a parte chiederle i motivi di tale scelta e cercare di capire cosa l’ha portata a scegliere tali testi – anche da un punto di vista storico -, lei avrebbe semplicemente inventato una nuova religione psuedo-cristica per la quale le augurerei buona fortuna, lasciandola nel suo brodo.

  58. vincenzo da torino scrive:

    “Speranza e dignità” sono le parole che più vogliono sentire i carcerati dagli esterni ed il Papa glielo ha confermato. Chi delinque ha soprattutto bisogno di ricuperare questi sentimenti per ricuperare se stessi e non sentirsi irricuperabili per la vita. Allora anche la pena diventa motivo di espiazione, di redenzione umana, di esame di coscienza. E’ quello che i vari capellani cercano di inculcare riuscendo spesso a far tornare alla società persone nuove. Noi possiamo pontificare da esterni e preoccuparci solo di difenderci dai deliquenti sentendoci buoni. Vogliamo giudicare anche la persona oltre agli atti . Il Vangelo si rivolge anche agli ultimi ed ai peccatori come indica la parabola del figliol prodigo. Gesù ci insegna a vedere nel prossimo , tutti indistintamente per fede e razza, se stesso ,poichè vi è un unico Dio che ama tutti ed è presente nella coscienza di tutti, anche in chi non lo sente o riconosce. La cosa migliore sarebbe chiedere ai carcerati cosa essi ha dato questa visita del papa. Per noi è meglio tacere e fare meno sproloqui…

  59. Delfi Marigo-Spitaleri scrive:

    Egregio Minstrel, lei mi pare una persona istruita ma deve ancora imparare una cosa. Cioe’, leggere tra le righe. Se non lo fa, vada a mettersi in fila con le altre pecore. Skippy from Down Under

  60. Reginaldus scrive:

    # ripsosta a MINSTREL 21 dicembre ore 12:47:

    -perbacco, ma dove ho mai detto che è sbagliato andare a trovare i carcerati -soprattutto se si va con l’intenzione di aiutarli a ritrovare la via della Giustizia…. ???