Parole di misericordia sulla bimba brasiliana che ha abortito

[photopress:BrasileAffatatook.jpg,full,alignleft]L’Osservatore Romano di questo pomeriggio pubblica un articolo bellissimo dell’arcivescovo Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, sul caso di Carmen, la bambina brasiliana ripetutamente violentata, che ha abortito due gemelli. Il vescovo di Recife – spiace dirlo, dimenticando che i pastori devono essere innanzitutto padri misericordiosi e non legulei secondini – ha detto all’universo mondo che i medici e tutti coloro che che hanno concorso l’aborto sono scomunicati. A parte il fatto che per l’aborto la scomunica è latae sententiae, dunque automatica, e non c’è bisogno che il vescovo la commini: in questo caso ci sarebbe aspettati innanzitutto parole di pietà e di comprensione per la bambina, che versava in difficili condizioni di salute. Leggete Fisichella. E forse capirete uno dei problemi “di comunicazione” della Chiesa di oggi… Il link all’articolo dell’Osservatore è quello che prendo dal sempre ottimo e informatissimo “paparatzinger blog”. Ecco un passaggio dell’articolo: “Prima di pensare alla scomunica era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente e riportarla a un livello di umanità di cui noi uomini di Chiesa dovremmo essere esperti annunciatori e maestri. Così non è stato e, purtroppo, ne risente la credibilità del nostro insegnamento che appare agli occhi di tanti come insensibile, incomprensibile e privo di misericordia“.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

98 risposte a Parole di misericordia sulla bimba brasiliana che ha abortito

  1. Luisa scrive:

    Mi domandavo quando questa notizia avrebbe raggiunto l`Italia, è da giorni che sul blog del giornale La Croix sto partecipando ad una discussione molto animata.
    Posso testimoniare che i toni utilizzati sono di una violenza rara, un`occasione di cui non si sentiva il bisogno per attaccare la Chiesa, i suoi rappresentanti e in definitiva il Papa.
    Un amalgama assurda è stata persino fatta fra la scomunica ritirata alla FFSPX e quella data alla madre e ai medici brasiliani, accusando evidentemente il Papa di tacere,ho visto sul blog di quel giornale cattolico l`odio di cui parla Benedetto XVI nella sua lettera.
    La strumentalizzazione della miseria morale di quella famiglia, cavalcando l`onda dell`emozione più che naturale, ha permesso una volta ancora di rendere evidente quanta confusione e divisione c`è nella Chiesa cattolica.
    Spero che l`iniziativa di Mons. Fisichella di scrivere quell`articolo, che smentisce il cardinal Rè, non dia il là alla stessa campagna e strumentalizzazione che ha luogo in Francia.
    Le parole di Mons. Fisichella assomigliano e di molto a ciò che hanno detto certi vescovi francesi, non proprio conosciuti per la loro lealtà nei confronti del Papa, che hanno usato parole durissime e anche spregiative nei confronti della Curia romana, come Mons. Patenôtre.
    Il vescovo brasiliano ha senza dubbio sbagliato, è impegnato nella campagna contro la legalizzazione dell`aborto e si è servito della tragedia di questa bambina , il card. Rè ha approvato rispondendo al giornale la Stampa e le sue parole hanno scioccato, permettendo di nuovo di coinvolgere il Papa….Rè= Cura= Vaticano = Benedetto XVI.
    Sì perchè sempre e comunque tutto finisce per ricadere sul Papa!!
    Quando questi monsignori finiranno di complicare la vita a Benedetto XVI ?

    Per chi vuole avere maggiori informazioni ecco la testimonianza del parroco che ha seguito la famiglia.

    http://www.famillechretienne.fr/societe/bioethique/le-temoignage-du-cure-de-la-paroisse_t7_s29_d50057.html

  2. Luisa scrive:

    Per chi vuole avere un`idea dei toni accesi della maggior parte dei messaggi ecco il link al blog della vaticanista Isabelle de Gaulmyn:

    http://blog.la-croix.com/rome/

  3. Marina scrive:

    Il cardinal Re è un ipocrita e insensibile.
    Ipocrita perchè la scomunica non la dà ai guerrafondai e ai mafiosi che uccidono.
    Insensibile perchè non capisce il dolore di chi ha subìto uno stupro,a maggior ragione se è una bambina.
    Quella bambina rischiava la vita.
    Non interessa al cardinal Re la vita di una bambina?
    Perchè il cardinal Re e il vaticano non si decidono una buona volta a scomunicare gli stupratori che uccidono l’Anima?

    Sono Ipocriti e insensibili alla sofferenza umana ,troppo abituati a vivere nel lusso non sanno cosa è la sofferenza.

  4. Spirit.B scrive:

    Si sono pronunciate parole di scomunica per i medici e non per il violentatore di una bimba così piccola. Mons. Fisichella ha fatto bene ad intervenire. Ciò però non toglie il peso delle vergognose parole del vescovo di Recife.

  5. bo.mario scrive:

    Luisa trovo giusta lo riflessione che poni. L’altro cardinale che quando c’è stata l’alluvione in USA ha detto che dio ha fatto bene perchè c’erano cliniche per l’aborto. Non tutto ritorna a BXVI come dici. Lo scollamento religioso è più che evidente. Scomunica per la madre e i dottori, grottesco. Il voler mettere bocca su tutto e qualche volta a sproposito ti dovrebbe far pensare ai fondamenti stessi della religione. Ognuno ne ha una sua. Un saluto.

  6. Cherubino scrive:

    su questa vicenda avevo però letto la dichiarazione chiarificatrice della Conferenza episcopale brasialiana, che la racconta in un altro modo:
    da Zenit:

    Il commento sul caso del nuovo Arcivescovo di Rio de Janeiro – di Alexandre Ribeiro

    BRASILIA, mercoledì, 11 marzo 2009 (ZENIT.org).- Il nuovo Arcivescovo di Rio de Janeiro, monsignor Orani João Tempesta, sostiene che non è stata posta una domanda nel caso della bambina brasiliana di Recife stuprata dal patrigno 23enne che è rimasta incinta di due gemelli e ha abortito al quarto mese di gestazione: “Perché siamo arrivati a questo?”.
    La madre e il padre biologico della bambina erano contrari all’aborto, ma i medici dell’ospedale hanno detto loro che la figlia sarebbe morta se avesse portato avanti la gravidanza. Il padre, dopo aver capito che i medici stavano mentendo, ha chiesto aiuto a un servizio giuridico per impedire l’aborto, un diritto garantito dalla legge brasiliana, che considera un reato far abortire contro la volontà dei genitori della minore.
    I medici dell’ospedale, tuttavia, per garantire che l’aborto venisse realizzato anche contro la volontà paterna hanno disposto il trasferimento della bambina in una struttura in cui è rimasta fino a che la gravidanza non è stata interrotta.
    Nell’articolo diffuso questo lunedì dalla Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), monsignor Tempesta richiama l’attenzione sul fatto che molto del clamore dato dai media brasiliani all’episodio è stato dovuto a emittenti “guidate da gruppi religiosi indipendenti”.
    “Quando una persona che, avendo degli squilibri emotivi, è capace di abusare sessualmente e brutalmente di una bambina, la società dovrebbe chiedersi: ‘Perché siamo arrivati a questo?’”, osserva.
    “Per come vanno le cose nel mondo, è possibile che quello che oggi è un crimine domani sia una virtù, com’è già avvenuto per molte altre situazioni, ad esempio la campagna a favore dell’aborto”.
    Nel caso della gravidanza della bambina, monsignor Tempesta constata che “la magistratura ha saputo offrire solo un tipo di aiuto: quello di uccidere i bambini minacciando la madre della minorenne che si trovava in questa situazione. Si parla tanto di diritti per tutti e si critica la Chiesa perché difende tutti”.
    “Non posso credere che i diritti umani valgano solo per una parte, così come non so come i cristiani riescano a difendere l’omicidio di innocenti”.
    “Interessante è la deposizione della madre della bambina, la quale ha testimoniato che l’unico luogo in cui non stata maltrattata ma rispettata è stato l’ufficio della Caritas – ha riconosciuto –. In tutti gli altri posti ha ricevuto solo accuse e maltrattamenti”.
    “La domanda, tuttavia, resta: perché accadono queste cose? La nostra risposta è nel cambiamento di epoca e di cultura che viviamo attualmente”.
    “La mancata valorizzazione della vita, della famiglia, dei valori, della fede ha finito per portarci a uno stile di vita edonista, soggettivista, consumistico e lassista, che sembra non avere soluzione”.
    “Ma noi crediamo che il nostro mondo ce la può fare! – scrive il presule –. E’ la nostra speranza e la nostra lotta!”.
    “Le situazioni degradanti e complesse aumenteranno finché non avanzeremo verso una società moderna, in cui le persone si rispettano, rispettano la vita e sanno coltivare i valori”.
    “Finché viviamo nell”età della pietra’, risolvendo le cose uccidendo gli innocenti e creando violenza nella nostra fragile società, l’uomo avrà sempre nostalgia dell’utopia del ‘mondo nuovo’”, afferma l’Arcivescovo.
    Il presule invita i cattolici a pensare “a queste vie che percorriamo oggi mentre viviamo la Quaresima e la Campagna di Fraternità, che si interroga giustamente sulle basi della nostra società”, discutendo la questione della violenza e della sicurezza pubblica.
    “Dalla risposta che daremo a questi interrogativi dipenderà il nostro futuro”, ha ammesso.

    La questione della scomunica
    L’aspetto della questione che ha suscitato più scandalo sono state le voci secondo le quali la bambina sarebbe stata scomunicata per aver abortito.
    In realtà, la scomunica non ha colpito la bambina, ma le persone che hanno provocato l’aborto.
    “Anche considerando che per la Chiesa, in base al Diritto Canonico, il fatto della morte di un innocente indifeso è un atto che esclude dalla comunione ecclesiale la persona che la effettua, dipende anche dalla libertà di coscienza con cui la persona lo fa”, ha dichiarato monsignor Tempesta.
    L’Arcivescovo di Olinda e Recife, monsignor José Cardoso Sobrinho, aveva spiegato ai media che la scomunica in casi del genere è automatica. Si è così diffusa la voce per la quale il presule avrebbe scomunicato la madre della bambina e i medici.
    “Non sono stato io a scomunicare le persone coinvolte nell’aborto”, ha dichiarato il presule. “L’aborto è un crimine previsto nelle leggi della Chiesa. Questa è la pena della Chiesa”.

    [Traduzione dal portoghese e adattamento di Roberta Sciamplicotti]

  7. Luisa scrive:

    In realtà la conferenza episcopale brasiliana si è distanziata se non desolidarizzata dal vescovo di Recife

    http://www.lefigaro.fr/international/2009/03/13/01003-20090313ARTFIG00523-excommunications-l-eglise-bresilienne-fait-son-mea-culpa-.php

    • Devant le malaise grandissant des fidèles, la conférence des évêques du Brésil estime que la mère de la fillette violée ayant avorté ne mérite pas l’excommunication.

    • Dans une tentative de réparer les dommages portés à l’image de l’Eglise, la conférence nationale des évêques du Brésil (CNBB) s’est désolidarisée vendredi de son archevêque de Recife. Mgr José Cardoso Sobrinho avait scandalisé le pays, la semaine dernière, en excommuniant la mère d’


    «L’archevêque José Cardoso Sobrinho n’a excommunié personne» a précisé le secrétaire général. «La mère de l’enfant a agi sous la pression des médecins qui disaient que sa fille allait mourir si la grossesse n’était pas interrompue. C’est pourquoi elle ne peut être excommuniée», a-t-il affirmé.

    Le patron de la CNBB a aussi voulu minimiser les propos les plus catégoriques de son archevêque qui avait lancé dans une interview que l’avortement était «pire» que le viol. «José Cardoso Sobrinho ne voulait blesser personne mais il désirait simplement attirer l’attention sur [la] permissivité» qui entoure l’interruption volontaire de grossesse. Au Brésil, l’IVG est toujours interdite sauf en cas de viol ou de danger pour la vie de la mère. Mais chaque année près d’un million de femmes avortent clandestinement, lors d’opérations qui coûtent la vie à des milliers d’entre elles.

    ….

    Il link che ho messo più sotto con la testimonianza del parroco mostra anche quali e quanti sono stati gli interventi e le pressioni compresi quelli di un colletivo femminista.

  8. Luisa scrive:

    • Excommunications : l’Eglise brésilienne fait son mea culpa

    • Devant le malaise grandissant des fidèles, la conférence des évêques du Brésil estime que la mère de la fillette violée ayant avorté ne mérite pas l’excommunication.

    • Dans une tentative de réparer les dommages portés à l’image de l’Eglise, la conférence nationale des évêques du Brésil (CNBB) s’est désolidarisée vendredi de son archevêque de Recife. Mgr José Cardoso Sobrinho avait scandalisé le pays, la semaine dernière, en excommuniant la mère d’une fillette de neuf ans ayant avorté de jumeaux conçus à la suite de viols répétés, ainsi que le personnel médical ayant procédé à l’opération.
    Sans le désavouer explicitement, le secrétaire général de la conférence Mgr Dimas Lara Barbosa a pris ses distances avec son confrère. «L’archevêque José Cardoso Sobrinho n’a excommunié personne» a précisé le secrétaire général. «La mère de l’enfant a agi sous la pression des médecins qui disaient que sa fille allait mourir si la grossesse n’était pas interrompue. C’est pourquoi elle ne peut être excommuniée», a-t-il affirmé.

    De même les évêques assurent que les déclarations de l’archevêque de Recife ne s’appliquent pas aux médecins de la fillette. Du moins pas automatiquement. «Seuls seront excommuniés ceux qui pratiquent l’avortement systématiquement», a tranché Mgr Dimas Lara Barbosa.

    • José Cardoso Sobrinho ne voulait blesser personne mais il désirait simplement attirer l’attention sur [la] permissivité» qui entoure l’interruption volontaire de grossesse. Au Brésil, l’IVG est toujours interdite sauf en cas de viol ou de danger pour la vie de la mère. Mais chaque année près d’un million de femmes avortent clandestinement, lors d’opérations qui coûtent la vie à des milliers d’entre elles.

  9. raffaele savigni scrive:

    Concordo: l’atteggiamento di quel vescovo è stato sbagliato e poco evangelico. In quel caso chi ha stuprato è assai più colpevole di chi ha fatto riocorso all’aborto. La Chiesa deve seguire l’esempio di Cristo, che perdobò l’adultera pur chiedendole di non peccare più: deve saper coniugare accoglienza delle persone sofferenti e richiamo ai principi. Deve mostrarsi madre e non matrigna. Anche se l’articolo di Sofri sulla vicenda (da quale pulpito…) è stato francamente poco riospettoso nei confronti della sensibilità cristiana.

  10. raffaele savigni scrive:

    Ecco l’articolo di Sofri cui facevo riferimento:
    La bambina e la scomunica
    di ADRIANO SOFRI

    A RECIFE, in Brasile, c’è una bambina di nove anni. Ha un patrigno. Il patrigno abusa sessualmente di lei da quando aveva sei anni. Abusa di lei da tre anni. Il patrigno abusa anche della sorellina della bambina, che ha 14 anni ed è invalida. Ora il patrigno è in carcere. Ora la bambina di nove anni è incinta, di due gemelli.

    La bambina ha anche un suo padre, e una madre. La madre spera che abortisca, il padre no.
    A Recife c’è un medico che ha preso in cura la bambina, le ha somministrato dei farmaci che hanno procurato l’aborto. Il medico e i suoi collaboratori pensano, come vuole la legge, che non si debba obbligare una donna, e tanto meno una bambina, a mettere al mondo il frutto di uno stupro.
    Si sono anche spaventati del rischio che il parto gemellare avrebbe comportato per una bambina di nove anni.

    C’è un arcivescovo, a Recife – non importa il nome: non c’è il nome della bambina, né del suo violentatore, perché citare quello dell’arcivescovo – che ha scomunicato senza appello il medico che ha aiutato la bambina ad abortire, i suoi collaboratori, e la madre che ha approvato. Non il patrigno, “perché l’aborto è peggiore del suo crimine”. Non la bambina. La bambina non ha l’età per essere scomunicata. Solo per partorire due gemelli. L’arcivescovo ha proclamato – indovinate – che la legge di Dio è al di sopra della legge umana. L’arcivescovo ha tenuto ad aggiungere che l’olocausto dell’aborto nel mondo è peggiore di quello dei sei milioni di ebrei nella Shoah. Peggiore. C’è anche, a Recife, un gruppo di avvocati cattolici che ha denunciato i medici per il procurato aborto: omicidio volontario aggravato, presumo.

    C’è, a Roma, il Vaticano e, in Vaticano, la Pontificia Accademia per la Vita. Con una gamma di sentimenti che vanno dall’imbarazzo al dolore alla perentorietà, i suoi esponenti hanno spiegato che la scomunica comminata dall’Arcivescovo di Recife era necessaria. Un atto davvero dovuto, come prescrive il Codice di Diritto Canonico. Un sacerdote del Pontificio Consiglio per la Famiglia, a sua volta, ha soffertamente ribadito che “L’annuncio della chiesa è la difesa della vita e della famiglia”. E che i medici sono “protagonisti di una scelta di morte”.
    Penso che non si debba commentare tutto ciò. Neanche una parola. Bisogna trattenere il respiro, fino a scoppiare.
    (7 marzo 2009)

  11. Curioso scrive:

    Un abbraccio al vescovo di Recife che ha ricordato a tutti chi è e cosa deve fare un vescovo.

    Un abbraccio anche a questo vescovo: http://www.israelshamir.net/English/Pope.htm
    (e all’autore dell’articolo linkato, cristiano verace e senza ipocrisia).

    Un appunto al signor Tornielli: caspita come è veloce a imparare ! Sono solo pochi giorni che è andato in Israele e ha già cominciato a voler insegnare a un vescovo come deve fare il vescovo (“Il vescovo di Recife – spiace dirlo, dimenticando che i pastori devono essere innanzitutto padri misericordiosi e non legulei secondini – ha detto all’universo mondo che i medici e tutti coloro che che hanno concorso l’aborto sono scomunicati. A parte il fatto che per l’aborto la scomunica è latae sententiae, dunque automatica, e non c’è bisogno che il vescovo la commini”) !

    Complimenti !

    P.S.: per Marina, faccia attenzione a non sposare cause sbagliate; la Verità è una e o si difende sempre o non si difende mai … l’ipocrisia che lei vede – correttamente – nei “fratelli maggiori” e nella loro pretesa di passare per vittime, trasuda dalle parole dell’egregio cardinal Fisichella … e di tutti coloro che gli fanno da megafono …

  12. Roberto scrive:

    Io penso che i medici brasiliani abbiano avuto più interesse per il caso clinico che per la scomunica ricevuta.
    Il cardinale ha espresso il suo pensiero e la sua dottrina, i medici hanno agito secondo la loro professionalità…..Se la chiesa determina qualcosa di illiberale e vessatorio ha diritto di farlo….ma NOI abbiamo diritto di pensare ed agire secondo la nostra idea e lottare contro le vessazioni della chiesa (ma sopratutto dei suoi servi politici) e di chiunque voglia imporre la verità e l’etica ad essa connessa.

  13. MARCO D. scrive:

    Ma a me sembrava che anche nei tempi che furono, la Chiesa non obbligava a salvare per forza il figlio nel caso di pericolo di morte per la madre. Tant’è che casi come quello di Gianna Beretta Molla sono considerati alla stregua del martirio.
    O sbaglio?

  14. Mattia scrive:

    Trovo impeccabili le dichiarazioni del vescovo di Recife. E’ proprio in questi casi, in cui la mentalità corrente sarebbe portata a giustificare tutto, compreso l’omicidio a freddo di due gemellini, che la Chiesa deve dire da che parte sta la verità.

    Mi dispiace che Andrea Tornielli, giornalista che peraltro stimo, da qualche tempo abbia preso l’abitudine di “bacchettare” svariate dichiarazioni (che in quanto informatore sarebbe solo tenuto a riportare), adeguandosi in parte al politically correct imperante.

  15. Filippo scrive:

    In questi giorni sto leggendo alcune pagine sulle apparizioni di Gesù a Suor Faustina Kowalska e sull’invito a diffondere il culto della Divina Misericordia.
    Probabilmente, qualcuno, tra i vescovi della Santa Chiesa Cattolica e tra i legulei protagonisti di questo blog, dovrebbe con umiltà aprire il cuore alla comprensione che Dio non è solo giudice inflessibile, ma anche Padre misericordioso.
    Lo è sempre ed, in particolar modo, in questa drammatica vicenda.
    Altrimenti, staremmo qui a catalogare peccati, pene, scomuniche e perdono, in maniera contabile e rigida.
    Spiritus vivificat, littera occidit.

  16. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Mattia, io non bacchetto nessuno: il Giornale aveva riportato le parole del vescovo. Il blog è un luogo dove si esprimono opinioni e commenti. Io ho riportato quello autorevole di Fisichella, che condivido in pieno. Per me il vescovo ha sbagliato: dottrinalmente sarà stato perfetto, ma lo sguardo di Gesù è quello della misercordia e della consolazione. Ricorda: “Donna, non piangere…”. Credo che un uomo di Chiesa, in una situazione drammatica come questa, avrebbe dovuto parlare innazitutto in favore della bambina. Lei è libero di pensarla diversamente. Io la penso come Fisichella, che non credo sia stato pubblicato a caso sulla prima pagina del quotidiano del Papa.
    Buona domenica
    at

  17. Luisa scrive:

    Mah, una volta ancora ci troviamo di fronte a vescovi, cardinali che si smentiscono a vicenda, che creano confusione, che non fanno che concorrere alla decredibilizazzione della loro autorità.
    Molti si sono pronunciati senza conoscere i fatti nella loro realtà, (vedi la testimonianza del parroco linkata più sotto).
    Tutti si sono scagliati contro il vescovo, che è vero si è servito di questa tristissima storia per la sua campagna contro l`aborto, non aveva in effetti alcun bisogno di rendere pubblica una scomunica che è automatica, si tende a dimenticarlo.
    Il cardinal Rè ha sostenuto il vescovo, probabilmente rispondendo rapidamente al giornalista della Stampa….
    Ed ecco che come per magia questa notizia fa il giro de mondo e solleva l`indegnazione dei media e permette a tutti i “simpatizzanti” della Chiesa cattolica e anche a tanti che sono nella Chiesa ma che non amano questa Chiesa, ne vorrebbero un `altra, di versare un pò di veleno, di dire la loro indegnazione, di scagliarsi contro questa Chiesa che non cammina con il mondo, che non fa prova di Misericordia, e questo Papa così retrogrado, lui che toglie la scomunica ai lefebvriani… quando mai dirà una parola…
    E poi ecco i vescovi francesi arrivare alla riscossa e dare contro il vescovo brasiliano e il cardinal Rè.
    Mons. Patenôtre, li tratta di cretini e idioti ad una radio molto ascoltata.
    Insomma di nuovo una bella confusione , tutti surfano sull`onda dell`emozione che fa perdere il senso della misura a molti, emozione e demagogia.
    Le due vite di 4 mesi soppresse?
    Il carattere inviolabile e sacro della vita?
    Ad onor del vero, tutti i vescovi lo hanno riaffermato, ma molto in fretta, così en passant, come un preambolo obbligato, ma la leggerezza con cui ne hanno parlato non può che creare ancor maggiore confusione .
    Purtroppo, anche questa è una realtà, una tragica realtà, un vero dramma, i casi di bambine che restano incinte giovanissime, in certi Paesi, sono molto numerosi, portano a termine la loro gravidanza, i bambini sono spesso dati in adozione.
    Ma quando Mons. Fisichella scrive:

    Sono altri che meritano la scomunica e il nostro perdono, non quanti ti hanno permesso di vivere e ti aiuteranno a recuperare la speranza e la fiducia. Nonostante la presenza del male e la cattiveria di molti.

    Mi vien da dire che, purtroppo, coloro che hanno abortito la ragazza, non saranno di certo coloro che gli trasmetteranno la speranza e la fiducia cristiane, spenti i riflettori, i collettivi femministi, i pro aborto, svaniranno nel nulla, ma di una cosa sono convinta, reteranno vicino a quella bimba, coloro che sul terreno, giorno dopo giorno,in silenzio, senza squilli di tromba, microfoni appresi al collo, e telecamere compiacenti, testimoniano con la laro vita l`amore di Cristo.

  18. dante scrive:

    Ancora una volta vescovi contro vescovi…In Brasile la polemica nella conferenza episcopale è alle stelle. Ma questa gerarchia ha il cervello per riflettere prima di parlare? Ormai tutto e tutti sono allo sbando.

  19. Mauro W. Fuolega scrive:

    Parole ambigue ed inopportune, dette per farsi compiacere dal mondo. ahimè.

  20. Luisa scrive:

    Mons. Fisichella, è presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il suo parere pesa dunque molto, è autorevole ed è chiamato a conoscere una larga diffusione.
    Il contenuto del suo articolo è senza alcun dubbio di natura a calmare i più agressivi, va nel senso voluto e auspicato da costoro, anche se saranno soddisfatti solo e quando il Papa dirà una parola.
    Bene, ma io cattolica che non conosce granchè al diritto canonico, che vorrebbe avere una parola chiara e costante da parte dei miei pastori, che non vorrebbe vederli scannarsi in pubblico, come esco dalla lettura dell`articolo di Mons. Fisichella, presidente della PAV?
    C`è tanta umanità, molta emozione, arriva senza dubbio al cuore di chi legge, senza dubbio, ma detto questo io, non capisco certe cose…

    Sì non capisco, dunque prima Mons. Fisichella dice che la scomunica è automatica, e fin qui lo seguo, poi dice che non c`era bisogno di fare pubblicità, sono ancora d`accordo, che era necessaria una presenza e testimonianza di Misericordia, continuo a seguirlo, poi dice che bisogna andare oltre la sfera giuridica per raggiungere il vero scopo dell`esistenza del diritto, e cioè il bene e salvezza dei credenti e fra di loro i bambini e termina dicendo che sono altri che meritano la scomunica …e qui io comincio a pormi delle domande.
    Che cosa devo capire io? Passata l`emozione che cosa mi resta da capire, da integrare?
    Prima Mons. Fisichella ammette che il diritto canonico prevede la scomunica, poi mette dei bemol e finisce dircendo che altri meritano la scomunica.
    Allora, scomunica….si o no?
    Quando? Come ? Per chi?
    Sarò un pò limitata, troppo esigente, ma temo che questo articolo a parte calmare l`ira di taluni, potrà anche essere interpretato, strumentalizzato da chi il rispetto per il carattere sacro della vita non lo ammette.
    Gradirei una spiegazione che va al dilà dell`emozione, anche se giustificata e naturale, del momento, perchè se per calmare la rivolta si risponde all`emozione con l`emozione, altri diranno con il sentimento dell`amore, si smentisce il parere autorevole di un confratello, si banalizza o relativizza, chi più chi meno, il carattere sacro della vita, si rischia anche di aggiungere confusione alla confusione.
    Allora, scomunica….quando…per chi…scomunica “se”…scomunica “ma”…..?

  21. Marina scrive:

    Come mai il Codice di diritto canonico non prevede la scomunica di chi stupra e dei pedofili?
    Qualcuno me lo può spiegare?
    Dio ha detto che si devono violentare i bambini e le donne? E se lo ha detto ,Dove stà scritto? Nella Bibbia? Nel Vangelo? Nel Talmud?

    Si,mi sembra proprio che nel Talmud ci sia scritto che si possono violentare i bambini e che gli stupratori non devono essere scomunicati.
    Buon giornata

  22. Marina scrive:

    Dal Talmud

    È giusto per una bambina di tre anni avere rapporti sessuali (Abodah Zarah, 37a; Kethuboth, 11b,39a; Sanhedrin, 55b,69a,b; Yebamoth, 12a,57b,58a,60b).

    Quando un uomo ha rapporti omosessuali con un bambino al di sotto dei 9 anni d’età, non è da condannare (Sanhedrin, 54b,55a).

    I rapporti sessuali con un bambino al di sotto degli 8 anni d’età sono leciti (Sanhedrin, 69b).

  23. Luisa scrive:

    Sul sito:

    http://lesalonbeige.blogs.com/my_weblog/

    Da leggere le dichiarazioni di Mons.Rey, vescovo di Fréjus-Toulon, che è di ritorno dal Brasile e che ha potuto constatare che :

    Certains lobbies se sont saisis d’une tragédie particulière pour justifier l’extension des conditions légales de l’interruption volontaire de grossesse.
    La manière dont cette affaire a été souvent rapportée et traitée travestit l’objectivité des faits et instrumentalise un drame particulier au bénéfice de la transgression du respect de la vie.

    e del cardinal Vingt-Trois.

  24. Gladiator scrive:

    maometto ” sposò ” una bambina di sette anni, dopo essersi invaghito di una ricca vedova !

  25. Carlo scrive:

    Scusate…..ma voi nel 2009 state ancora a dar peso a quello che dicono le religioni?

    Hanno scomunicato i medici? E chissenefrega!!!

  26. elianna scrive:

    “instrumentalise un drame particulier au bénéfice de la transgression du respect de la vie.”
    ———————–

    Concordo pienamente con questa considerazione di Mons.Rey:
    si è osservato analogo comportamento della pubblica opinione – ben manipolata dai media – quando in Italia i fautori dell’”autodeterminazione” sul “fine-vita”, – orrida arbitraria definizione di quella che è in realta una condizione di vita debole e inerme – come anche quella del nascituro (inizio-vita),
    in definitiva i partiti del “diritto alla morte”, hanno strumentalizzato il dramma di Eluana per tentare di spingere il potere legislativo verso l’eutanasia
    (come già fecero a suo tempo con l’aborto…)

  27. Mattia scrive:

    Cara Marina, il Talmud è una fonte ebraica che non ha nessuna rilevanza dottrinale per la Chiesa cattolica.

    La Chiesa commina la scomunica per l’aborto e non per lo stupro perché la gravità del primo non è attualmente percepita dalla maggioranza delle persone.

    Che lo stupro sia un delitto nefando, meritevole dell’inferno, è chiaro a chiunque: non serve quindi sottolinearlo con una scomunica esplicita. Invece l’aborto, delitto altrettanto nefando, è percepito dalla mentalità attuale come un gesto eticamente neutro e in alcuni casi persino dovuto. La Chiesa usa la scomunica per evidenziare che così non è.

    Il motivo della “disparità di trattamento” è dunque pedagogico e NON investe la natura dei due atti, che sono ugualmente gravissimi.

    Gentile Tornielli, non la seguo. Una cosa è la bambina e la sua tragedia, un’altra i due gemellini assassinati barbaramente e a freddo. Usare misericordia alla prima non significa omettere una condanna netta e ribadita all’indirizzo dei mandanti e degli esecutori del duplice omicidio, cioè la madre e i medici. Una condanna che ha dovuto essere NECESSARIAMENTE esplicita, in quanto le condizioni particolari della gravidanza potevano indurre in errore le coscienze meno formate (come quella di uno dei medici, cattolico praticante).

    Che poi questo abbia causato incomprensioni e strumentalizzazioni da parte del “mondo”, non è un problema del vescovo di Recife: il suo compito è pensare alla salvezza di quella madre e di quei medici. Se avesse taciuto, loro ed altri avrebbero potuto pensare di essere “giustificati” dalle circostanze. Così non è.

    Il vescovo di Recife è stato coraggioso, mentre alcune parole di mons. Fisichella sono obiettivamente scandalose: “Sono altri che meritano la scomunica e il nostro perdono, non quanti ti hanno permesso di vivere e ti aiuteranno a recuperare la speranza e la fiducia”. I mandanti e gli esecuotori di un duplice omicidio promossi a buoni samaritani: una follia.

  28. Luisa scrive:

    Condivido in pieno la reazione di Mario di fronte alla frase di Mons. Fisichella che ho già segnalato più sotto che che mi ha particolarmente sorpresa per non usare un termine più forte.

    Sono altri che meritano la scomunica e il nostro perdono, non quanti ti hanno permesso di vivere e ti aiuteranno a recuperare la speranza e la fiducia. Nonostante la presenza del male e la cattiveria di molti.

    Quei “quanti” che hanno permesso a quella ragazzina di vivere (ancorchè non è dato per certo che la sua vita fosse in pericolo) hanno, e questo è certo, soppresso due vite di 4 mesi.
    Quei “quanti” sono, a parte i medici, fra l`altro il lobby femminista , il lobby pro-aborto.
    Avrei voluto un tono più sommesso e nessun elogio a quei medici e a quella infermiera femminista che ha influenzato la madre, che in un primo tempo si opponeva all`aborto, dicendole che sua figlia sarebbe senza dubbio morta e che ha nascosto la ragazza in un luogo dove per esempio il parroco conosciuto dalla ragazza non ha avuto accesso.
    Mons Fisichella ha cavalcato l`onda dell`emozione, da abile comunicatore che è, ma si è spinto a mio avviso oltre un limite che una volta valicato può solo creare confusione.
    Ha scredidato non solo il vescovo brasiliano e il cardinal Rè ma anche ha elogiato chi ha abortito la ragazza.
    Una cosa è mettere l`accento sulla necessaria misericordia che avrebbe dovuto ipirare tutti ed ognuno, un `altra elogiare chi ha agito come lo ha fatto, che senza dubbio non sarà chi aiuterà la ragazza e la sua famiglia in seguito, e che certamente con forza e vigore proseguirà la sua battatlia in favore dell` aborto.

  29. Luisa scrive:

    Scusate…Mattia non Mario.

  30. hamyo scrive:

    per marina:
    ad affermare che si possono violentare i bambini è il dottor Alfred C. Kinsey, il quale per dimostrare le sue strampalate teorie (molto care a pedofili e omosessuali) non ha esitato a far violentare e violentare, filmandoli, migliaia di bambini nel suo “Indiana Institute for Sex Research”, ora Kinsey Institute for Sex, Gender and Reproduction Research.
    Non occorre che scomodi gli ebrei e il loro talmud.

  31. Quixote scrive:

    Quinto: “Non uccidere”, la vita durante la gestazione è vita come quella dopo la nascita, la sua soppressione, per la morale cattolica, è omicidio e l’omicidio prevede automaticamente la scomunica degli assassini. Se chi ha operato per l’aborto non è cattolico si applichi quanto suggerito da Carlo, se è cattolico, nell’ottica della morale che ha liberamente accettato, non ha che da ripensare alle sue azioni, pentirsene e fare ammenda, visto che la Chiesa è sempre disposta ad accogliere quanti riconoscono i loro errori. Il caso particolarmente penoso potrà costituire un’attenuante per i responsabili? Questo non credo sia decidibile dalla gerarchia o dai teologi ma penso vada lasciato al giudizio di Dio. I gemelli avevano diritto alla loro vita proprio come la madre bambina stuprata e questo caso non mi sembra si possa risolvere con la presunzione di conoscere dove si trovi la verità. I fatti sono quelli che ho descritto, molto duri e crudi, ma a nessuno era possibile deflettere senza pretendere di aggiornare la morale cristiana. La Chiesa dovrebbe procedere per referendum? Adottare modelli di tipo plebiscitario? Anche io, in un periodo di grandi sofferenze, mi sono sentito replicare “la legge è la legge” che non era precisamente quanto avevo sperato. La decisione è rimasta nelle mie mani: deflettere confidando in Dio o rispettare le norme alla lettera? Comunque abbia risolto il mio caso l’ho fatto sotto la mia responsabilità (per fortuna si trattava di faccenda assai meno impegnativa di quella che stiamo discutendo) e non cercando attenuanti o assoluzioni preventive ne pretendendo una deroga o un emendamento favorevole. Credo che questo debbano fare i cristiani: accettare le norme o violarle sotto la loro piena responsabilità. In un paese dove ad ogni piè sospinto si lanciano alti lai e ci si cosparge di cenere per temute violazioni della Costituzione (legge umana, umanissima) si pretende poi di adeguare la legge divina che ciascuno è libero di accettare o di rifiutare in base solo alla sua coscienza? Se far abortire la bambina è stato giusto non è stato fatto nulla di male e per piacere vediamo di non volerci sovrapporre ad un giudizio che non ci compete per nostra palese incapacità. Ha sbagliato il parroco, il vescovo, il cardinale o lo stesso papa (non parlando ex-cathedra)? In quale passo del Vangelo si dice che ai seguaci di Gesù sia garantita l’infallibilità? Gli eventuali errori dei cristiani compromettono il Messaggio di Cristo? Non credo proprio, quindi evitiamo di dividerci più di tanto anche di fronte ad un caso eclatante e lasciamo a Chi è in grado di affrontarli casi di coscienza che vanno ben oltre le nostre possibilità di giudizio.

  32. anniballo scrive:

    E’ interessante ciò che dice Quixote. La chiesa è sempre pronta ad accogliere chi riconosce i propri errori, e ,se così non fosse, i suoi preti non avrebbero potuto conquistare il mondo, (visto che dappertutto ci sono peccatori che aspettano solo di essere assolti per poter ricominciare a peccare). Dunque, ha ragione Quixote quando aggiunge che bisogna lasciare tutto al giudizio di Dio.
    Sarebbe più sano eliminare la confessione e dare ai fedeli questa grande prova di maturità e responsabilità, come nelle società protestanti. Cordialità a tutti.

  33. Daniela Migeva scrive:

    Non sapendo nulla di quanto accaduto, ho scoperto solo oggi di questa vicenda. Ma proprio oggi, alla Santa Messa, il mio parroco, rivolgendosi ai cresimandi, ha parlato della differenza tra leggi divine e leggi umane, sottolineando che il “peccato” non è percepito sempre allo stesso modo. Ha citato ad esempio il caso del rapinatore che, scoperto che la sua vittima è un sacerdote, lo invita ad andarsene senza derubarlo; il sacerdote, colpito da questo gesto, gli offre una sigaretta; il ladro a rifiuta: “no grazie, gli dice, sono in astinenza quaresimale”.
    Io credo che noi esseri umani non abbiamo gli “strumenti” morali, spirituali, intellettuali per comprendere la volontà divina. Nella mia ignoranza, io credo che le persone coinvolte debbano essere al centro delle nostre preghiere, non di discussioni moralistiche da bar.
    Povera bambina, povero medico credente, che ha scelto di praticare l’aborto su una creatura così fragile, piccola, maltrattata.

  34. fedenrico scrive:

    Le parole dell’arcivescovo Fisichella sono parole bellissime, parole autenticamente cristiane.

  35. Annarita scrive:

    Ha ragione Luisa. Certo che si ha un gran dolore per quella bambina violentata, ma a quella ingiustizia si è aggiunta altra ingiustizia, la sopressione di altri due bambini, altri innocenti. Ed ora la vita di quella bambina potrà essere realmente più normale o più serena?
    Mentre innocenti vengono uccisi per le colpe di pervertiti, che fine hanno fatto i pervertiti?

  36. stupefatto scrive:

    Mons Fisichella si sbaglia quando dice che “Sono altri che meritano la scomunica e il nostro perdono, non quanti ti hanno permesso di vivere”. E non, monsignore, sono propio loro chi meritano la scomunica. Forse Lei ha raggione quando dice che di fronte a tali vicende meglio essere zito. Forse anche Lei, Presidente della Accademia della Vita, farebbe megio a star zito. Come é possibile che Lei dica che loro non meritano la scomunica dopo di realizare un aborto non si capisce affatto.

  37. Luigi scrive:

    Questa vicenda, nelle sue mille implicazioni, mi lascia in bocca un senso d’amaro che non se ne va neanche facendo ricorso al mio pur modesto senso della Carita’, od al classico repertorio semi-dotto della diatriba di sempre sul “male minore”, o del concetto di dilemma, che non esiste tra bene e male ma tra bene e bene.

    Forse e’ dovuto al fatto che, spero senza rendersene conto, molti chiamano “la ragazza” questo scricciolo straziato da un male troppo piu’ grande di lei, e probabilmente del suo stesso corpo oltre che della sua anima.

    E lo fanno per, spero incosapevolmente, legittimare il bene assoluto di cui si sentono detentori e che, invece, e’ solo di Dio.

    Una bambina, piccola ed indifesa.

    Parliamo di lei… se proprio dobbiamo parlare.

    Un bacio lieve, piccina.

  38. Don Samuel Viana scrive:

    Caro Andrea, Dio ti benedica e al tuo lavoro. Quello che dice sl problemi di comunicazioni nella Chiesa, purtroppo, alle volte, è vero. Però, le valanghe di proteste contro l’Ac]rcivescovo di Olinda e Recife non sono proprie caritatevoli. Il testimone del parroco della bambina lei potrá trovare nel blog, fatto da laici brasiliani, chiamato: “por que não dizem a verdade”. Cercate e leggetelo, fors la tua fonte d’informazione sarà piú piena di dettagli. È il testimone do chi ha accompagnto tutto da vicino in tutte le sue vicende. Soltanto un punto autorevole di riferimento. Lei andrà in Africa con il Santo Padre, cosa si farebbe lí con dei migliaia di donne e di banbini in seno se si considerasse le condizioni per la vita, esposte sull’articolo di Mons. Fisicchella… Cosa si dovrebbe fare, allora???

  39. Luisa scrive:

    In Francia, sui siti che leggo, l`articolo di Mons. Fisichella sta sollevando l`entusiasmo …anche se non tutto è ancora chiaro, dicono…presso gli stessi che solo qualche giorno fa dicevano di vergognarsi di essere cattolici, che la Chiesa faceva loro schifo, che era inumana, che mostrava il suo vero volto, che si domandavano se non era meglio abbandonare la Chiesa cattolica per andare dai protestanti, perchè in questa Chiesa non c`era più posto per loro, che avevano male alla loro Chiesa, che lo Spirito Santo l`aveva abbandonata, se la prendevano con questo terrbile Papa che ritira una scomunica agli ancora più odiosi lefebvriani, ma tace sull`accaduto in Brasile, anzi avrebbe dovuto parlarne nella sua lettera…un`amalgama frutto forse dell`emozione ma anche l`occasione per molti di manifestare la loro opposizione a Benedetto XVI.
    Ho letto di tutto, e quello che leggevo era molto rappresentativo del clima descritto dal Papa nella sua lettera, molto vicino all`odio, abbastanza sconvolgente.
    Ora leggo gli stessi che lodano Mons. Fisichella, conoscendo le loro posizioni, non sono sicura che sia un buon segno!
    Come hanno percepito il messaggio di Mons. Fisichella che è considerato il portaparola del Vaticano ?
    Che cosa è realmente passato in quel messaggio e con quel messaggio?
    Che cosa in realtà hanno capito coloro che elogiano Mons. Fisichella?

  40. Ferrer scrive:

    L’aborto procurato è sempre immorale, a prescindere dall’età della madre. Invece, in caso di malattia grave della madre, è lecito assumere una medicina o effettuare un’operazione chirurgica, anche se indirettamente (ripeto indirettamente) si provoca la morte del nascituro. Dunque, se il vescovo di Recife ha ricordato la scomunica, significa che è avvenuto un vero aborto procurato.

    Il caso in questione avrebbe potuto alimentare l’idea tra i fedeli che l’aborto in alcuni casi possa essere giustificato. Dunque, bene ha fatto il vescovo di Recife a ricordare la grave pena canonica in cui sono incorsi i colpevoli di questo mostruoso delitto (l’omicidio di due gemellini). Non sono informato sulla vicenda, ma non ho nessun elemento per sospettare che questo vescovo coraggioso abbia potuto avere parole prive di carità nei confronti della bambina di 9 anni.

    Dò un consiglio a tutti: non vi fidate ciecamente di quel che dicono certi giornalisti. E’ molto più prudente andare a leggere le fonti primarie.

  41. mauro scrive:

    Se la Chiesa Cattolica accetta che una undicenne, ripetutamente violentata, metta al mondo due gemelli non concepiti nell’amore, ha definitivamente esaurito il suo mandato divino sulla terra, vale a dire che appoggia la violenza e rinnega l’amore, violenza che in questo caso è stata perpetrata anche su una minore. Ma per la Chiesa chi sono i deboli, coloro che hanno bisogno dell’amore di Dio?
    Con la scomunica si sa che sono i medici abortivi sono i cattivi, ma non preoccuparsi dei traumi subiti dalla bambina (le ripetute violenze e la maternità non voluta) fa di Lei un animale atto alla procreazione. E’ questo che vuole la Chiesa difendendo la vita? Ma la vita di chi? non quella della bambina che è stata dimenticata ed usata a scopi religiosi per difendere una vita che la Chiesa non riesce nemmeno lontanamente a riconoscerle?

  42. TRX scrive:

    Purtroppo sembra che ci siano dei retroscena. Rivolgo ad Andrea Tornielli, che è giornalista caparbio e sensibile a questi temi, un invito a provare ad approfondire per verificare come si è svolta davvero la vicenda.

    Secondo Alberto Monteiro, un attivista pro-vita brasiliano che da anni documenta in modo dettagliato i tentativi di diffondere la legislazione abortista in america latina, le cose si sono svolte in modo differente da quanto riportato dai media.

    Sembra che in Brasile l’aborto sia ammesso solo in casi molto particolari, per es. per pericolo di vita della madre. Nel caso di minorenni, è necessario il consenso dei genitori. L’attuale presidente Lula da anni sta tentando di rendere ampiamente legale l’aborto e lo ha messo nella agenda di governo ma finora non c’è riuscito in quanto la società brasiliana per la quasi totalità è contraria.

    Secondo quanto riportato nella newsletter di Monteiro i genitori erano contrari all’aborto, cosi come il “consiglio tutelare” l’organo cittadino a tutela dei minori. Le tutele legali e i passaggi giuridici previsti dalla legge brasiliana sembrano siano stati violati realizzando l’aborto in condizioni di illegalità mentre nel paese veniva montata una campagna di stampa che disinformava sulla situazione reale. La madre (analfabeta) sembra sia stata raggirata e paventando il pericolo di morte della figlia gli è stato fatto firmare (con le impronte) una autorizzazione che però non era sufficiente essendoci l’opposizione del padre.

    Il “consiglio tutelare” ha chiesto aiuto al servizio legale della Diocesi di Recife. L’Arcivescovo si è interessato della vicenda e ha contattato il direttore dell’ospedale chiedendo se era vero che la bambina fosse in pericolo di vita. Il direttore, dopo aver sentito i medici, ha dichiarato che la ragazzina non correva alcun rischio imminente di vita e che col supporto medico avrebbe potuto portare a termine la gravidanza (con parto cesareo).

    Sono allora stati avviati i passi per bloccare le procedure per l’aborto ed attivare le tutele legali previste dalla legge in caso. Allo stesso tempo è intervenuta una organizzazione pro-aborto, collegata alle organizzazioni internazionali che rivendicano l’aborto come diritto umano, la quale, agendo sulla madre, ha fatto dimettere la ragazzina per poi ricoverarla segretamente in un’altro ospedale, avviando la procedura di aborto in modo clandestino.

    Questa (in estrema sintesi) la ricostruzione di Monteiro diffusa nella sua newsletter e che ho trovato in rete con Google a questo indirizzo:
    http://files.splinder.com/f49d3ee585fd1ce38baad77d68dd93ab.htm

    A seguito di tutto questo e della strumentalizzazione della piccola in vista di promuovere nel paese una estensione dell’aborto, l’Arcivescovo, intervistato sulla vicenda ha dichiarato che i medici (i medici, non la bambina) sono incorsi nel reato di aborto che comporta la scomunica.

    Non esprimo giudizi su questa questione. Sarebbe però utile verificare la veridicità di questo racconto e, se attendibile, farlo conoscere in modo che eventuali giudizi possano venire espressi su una adeguata conoscenza dei fatti e non solo sull’onda emotiva generata dai media.

    Salutissimi.

  43. Tradizionalista scrive:

    Sono un po’ stufo di questo abuso del termine ‘misericordia’ nella Chiesa; da cristiano, da battezzato, da peccatore, per me stesso prima che per gli altri, voglio giustizia e non misericordia! Questa volta Monsignor Fisichella non mi è piaciuto. Bene ha fatto quel Vescovo a ribadire – si badi, non a comminare – la scomunica per chi concorre e procura l’aborto.

  44. Vincenzo Sansonetti scrive:

    DALLA PARTE DELLA BAMBINA BRASILIANA
    E DELLA VERITA’

    Caro Andrea,
    mi dispiace che in occasione della triste vicenda della bambina brasiliana costretta ad abortire, e dell’intervento di monsignor Fisichella sull’Osservatore Romano, siano venuti meno il tuo consueto equilibrio e, perché no?, la tua preparazione teologica. Stimo te come stimo monsignor Fisichella, che conosco e apprezzo, ma ahimè temo che siate incorsi entrambi in quello che è uno dei mali del nostro tempo, la dittatura del sentimento, che potremmo anche definire buonismo, che ha fatto velo a un giudizio di fede chiaro e netto. Provo a riassumere schematicamente il mio pensiero, come contributo a un dibattito che deve rimanere sereno, senza indulgere a faziose logiche mondane.
    Comincio con qualche considerazione di carattere generale, legata al modo, che tu ben conosci, di confezionare le notizie.

    1. La miserevole vicenda è rimbalzata da noi già bella impacchettata, con tutti i ruoli prestabiliti: i buoni da una parte (la madre e i medici abortisti + altri, compreso il presidente Lula) e dall’altra i cattivi, il patrigno stupratore da mettere subito al rogo (quest’uomo non va aiutato a compiere un cammino di conversione?) e il vescovo scomunicatore, da mettere al rogo a fuoco lento (perché non è stato zitto, tanto la scomunica scattava lo stesso?! e perché non ha usato misericordia? e perché ha messo in piazza una storia che doveva rimanere avvolta nel silenzio, ancora il silenzio!, lo stesso che avrebbe dovuto avvolgere l’esecuzione dea povera Eluana). Ebbene, su questo primo punto, mi chiedo: ma sappiamo veramente come sono andate le cose? perché sparare giudizi a distanza e condannare il vescovo? siamo certi che non sia caduto nella trappola mediatica del solito giornalista formato Repubblica (spero non Giornale) che è andato a sfrugugliarlo e a chiedergli che cosa pensava di quell’aborto ormai avvenuto? E poi: in una circostanza come questa, forse non era poi così sbagliato ribadire comunque la posizione della Chiesa, per non far passare il principio pericolosissimo che in certi casi l’aborto è lecito. Il punto della misericordia, infine, mi sembra il più debole: cosa sappiamo dell’atteggiamento del vescovo, nel suo profondo, verso la bambina e tutti i protagonisti della vicenda? La scomunica non esclude affatto la misericordia (e questo dovrebbe saperlo bene anche monsignor Fisichella); la scomunica è innanzitutto un gesto educativo, prima ancora che disciplinare. Richiama al valore, in questo caso della vita, anzi delle vite umane che “Carmen” portava in grembo, e a cui, mi spiace, monsignore nel suo lingo articolo sull’Osservatore dedica solo una riga. Nessuno misconosce le circostanze miserevoli e drammatiche in cui è avvenuto il concepimento diele due piccole vite, ma certo erano le più innocenti e indifese, più ancora della madre-bambina. Forse la loro mammina proseguendo la gravidanza ce l’avrebbe fatta a farli nascere, o forse no, ci sarebbe stato un aborto spontaneo. A fronte di una eventualità, il pericolo di vita della madre, si è scelta una certezza: appunto la morte certa di due creature, ripeto innocenti. Questo avviene, purtroppo, in ogni momento e in ogni latitudine: creature innocentii UCCISE nel grembo della loro madre per i motivi più vari e senza alcun rimorso. Non pensavo sinceramente che sarebbe sorto il giorno in cui ai Pannella, alle Bonino e al variegato fronte dei giustificazionisti dell’aborto, si sarebbero aggiunti anche l’amico Tornielli e un vescovo come monsignor Fisichella, tra l’altro, a quel che si sente, nella ristretta rosa dei candidati alla successione di Tettamanzi sulla cattedra milanese di Sant’Ambrogio.

    2. Il secondo punto mi porta invece a fare altre riflessioni, forse più amare. Il giorno dopo la pubblicazione della bellissima lettera di Papa Benedetto ai vescovi di tutto il mondo, che invita all’unità nella fede e a non “mordersi”, un vescovo attacca pesantemente un altro vescovo, con argomenti fragili, se non scorretti, e per giunta dalle colonne dell’Osservatore Romano, non nuovo negli ultimi tempi e sotto la nuova direzione a più di una sbandata. Trasecolo. Tra l’altro, nella sua diocesi di Recife, il vescovo – come ogni vescovo nella sua diocesi – ha sopra di sè solo il Papa, a cui risponde direttamente; nemmeno la Conferenza episcopale brasiiliana, che ha assunto una posizione molto ambigua, può bacchettare quel vescovo e imporgli, o insegnarli che cosa deve fare. Ma purtroppo questi sono i tempi in cui viviamo. I tempi in cui in una chiesa cattolica di Lucerna l’organista raccoglie firme contro il Papa a difesa (sic!) del Concilio, come ha riportato
    Libero in un articolo di Renato Farina.

    Per concludere, sono dell’idea che un articolo come quello di Fisichella e la difesa, direi d’ufficio che ne fai tu Andrea, con un entusiasmo sinceramente eccessivo, non giovino affatto alla chiarezza e alla crescita nella fede del popolo cristiano. Anzi, creino confusione e disorientamento in nome di
    questo strano atteggiamento di misericordia, accoglienza, bontà o come volete chiamarlo, a cui vi appellate entrambi. E’ vero che la carità è sopra la verita, ma la verità non può scomparire o essere cancellata – e qui la verità è che sono state soppresse due creature – , e poi chi dice che quel vescovo, e chi la pensa come lui, spero tanti, manchino di carità? Ai tribunali della Santa Inquisizione vogliamo sostituire i tribunali della Santa Compassione?

    Ultimissima notazione, a proposito dello stare dalla parte di Carmen o della carezza da dare a Carmen: siamo così sicuri che, in quel contesto sociale sia pure di degrado di promiscuità di precocità e di miseria, Carmen un giorno lontano, o magari anche vicino, non pianga sulla sorte delle creature che portava in grembo e che le sono state violentemente strappate, aggiungendo violenza a violenza. Ma, si sa, il trauma subito dalle donne che decidono, o subiscono, l’aborto, è uno di quei tabù giornalistici-culturali di cui non si deve mai parlare. Pena la scomunica, appunto.

    Grazie per l’attenzione

    Vincenzo Sansonetti
    responsabile cultura del settimanale OGGI

  45. Andrea Tornielli scrive:

    Caro Vincenzo, benvenuto nel blog. Non condivido però quanto scrivi. Ti richiami all’autorità del vescovo, sopra del quale c’è solo il Papa? Ma tu credi davvero che l’arcivescovo Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, abbia scritto l’editoriale di prima pagina sul giornale del Papa perché se l’è inventato lui, alzandosi di prima mattina? No, dimmi che non lo pensi davvero… Quello di Fisichella è un intervento autorevole e, diciamo così, “ispirato”.
    Scusa la franchezza, ma mi colpisce davvero negativamente quanto dici sul patrigno: certo che deve essere educato, convertito, perdonato. Ma prima va condannato. E l’esito mediatico delle dichiarazioni del vescovo ha fatto passare in secondo piano la condanna per l’abominevole gesto di quell’uomo su una bambina! Proprio a questo ha cercato di mettere rimedio Fisichella.
    Non so se la bambina avrà dei rimorsi. So però che – da quanto è stato detto – era in pericolo di vita.

  46. Andrea Tornielli scrive:

    … scusa Vincenzo: sarà venuto meno il mio equilibrio (può capitare), e la mia “preparazione teologica” (forse non l’ho mai avuta, ma per questo c’è chi è pronto a darmi lezioni, per fortuna). Ma – permettimi – non penso che si possa affermare lo stesso di Fisichella, che è il rettore della Lateranense ed è teologo stimato dal Papa…

  47. elianna scrive:

    Concordando con V. Sansonetti,
    mi chiedo, e chiedo a tutti quelli che rispettano la vita
    che va sempre difesa
    “in tutti i suoi stadi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale”, come il Papa ha ricordato in svariate occasioni (ai vescovi spagnoli, ai rappresentanti del Partito Popolare Europeo nel marzo 2006, ecc…)

    Quei due bambini, che secondo la realtà naturale accettata da tutti gli uomini di buon senso (non solo credenti) erano esseri umani viventi, in procinto di nascere e vivere come tutti noi,
    in una condizione certo drammatica, miseranda e pietosa…
    una volta accertato che non mettessero a rischio la vita
    della futura mamma,
    non potevano essere dati in adozione, come
    accade spesso in casi simili?
    Era indispensabile ucciderli?

  48. elianna scrive:

    Se qui si sta trattando di un problema morale
    parlando della soppressione di vite umane,
    alla quale si rischia di fornire nei casi concreti qualche tipo di giustificazione
    (ma chi sa in quanti siamo rimasti a considerare la difesa della vita un problema etico,
    ricordando che il fine non giustifica i mezzi?…),
    è allora anche lecito chiedersi:

    Quando questa bimba sarà donna,
    quale spiegazione dell’evento da lei vissuto
    si potrà offrirle, insegnandole con parole chiare e forti il rispetto dell’uomo per l’uomo, con la responsabilità assunta al suo posto, e a tutela e nei riguardi della sua acerba età,
    ottenendo così da lei, adulta, adesione e comprensione sulle scelte fatte dagli adulti nella sua vita passata,
    tra le due seguenti:

    - Cara sorella,
    abbiamo deciso di uccidere quei bambini, temendo che con la loro nascita avrebbero danneggiato la tua vita. L’abbiamo fatto per il tuo bene fisico e psichico;

    oppure:
    (nel caso si fosse lasciato che la vita vivesse…)
    - Cara sorella,
    abbiamo deciso di far vivere i tuoi bambini, da te portati in grembo come madre non volontaria,
    piccola figlia di Dio calpestata,
    compiangendo la tua dolorosa vicenda di violenza,
    ma, in rispetto della vita che il Creatore ha dato a te e a loro,
    non abbiamo potuto ucciderli, aggiungendo altra violenza,
    e, pensando che tu eri troppo piccola per allevarli, li abbiamo dati in adozione.
    Se vuoi, puoi conoscerli e/o accettarli.
    L’abbiamo fatto per amore e rispetto alla vita che Dio
    dona a tutti, a noi a te e a loro, sia pure in circostanze
    gravi e dolorose.
    ?
    Quale delle due scelte, motivate, è quella giusta?
    Solamente nella civiltà scristianizzata
    (e disumanizzata) di oggi
    il dilemma è diventato di ardua soluzione.

  49. Luisa scrive:

    Non stupirò chi mi ha letto dall`inizio di questa discussione se dico che concordo con V.Sansonetti, come confermo ciò che ha scritto TRX da me già inserito in questo link

    http://www.famillechretienne.fr/societe/bioethique/le-temoignage-du-cure-de-la-paroisse_t7_s29_d50057.html

    Ho grande stima per Mons. Fisichella non tanto e solo per la sua intelligenza, anche comunicativa, ma per la sua fedeltà a Benedetto XVI, è stato uno dei solo ad avere il coraggio di difenderlo quando era attaccato.
    Vorrei anche che sia chiaro che non critico in toto l`articolo di Mons. Fisichella , ne riconosco l`umanità, un tono che parla al cuore, parole che senza dubbio sanno arrivare al cuore del lettore.
    Nella tempesta emozionale suscitata da questa notizia, abilmente del resto manipolata a monte e a valle e strumentalizzata a dovere da chi aveva interesse a farlo, come il movimento pro-aborto, ma non solo, Mons. Fisichella adotta il tono che conviene per pacificare gli animi.
    Ma, e il mio non è un piccolo “ma”, laddove a mio avviso si è spinto troppo lontano, è quando a termine del suo articolo, dice che sono altri che avrebbero meritato la scomunica e elogia chi ha permesso alla ragazza di vivere, trascurando che costoro sono medici che hanno praticato un aborto sopprimendo due vite, infermiere impegnate nella battaglia per l`aborto e contro la Chiesa, lobby di diversa natura ma tutti ferocemente pro aborto.
    Immagino che chi ha “ispirato” questo articolo (Andrea dixit) a Mons. Fisichella non gli ha tenuto la mano mentre lo scriveva, penso gli sia stato suggerito un clima generale, un accento da mettere, quello della misericordia, il resto senza dubbio è “farina del sscco di Mons.Fisichella se oso esprimermi così.
    Avrei effettivamente preferito che Mons. Fisichella restasse sul piano della misericordia e dell`aiuto dovuto a questa famiglia senza spingersi in considerazioni che possono essere interpretate, e di fatto già lo sono, in un modo non conforme .
    Sorvolo poi su questi pronunciamenti che vanno in senso opposto, in seno alla Chiesa e che sono di natura a seminare confusione, un pò più di confusione e di questo proprio non ne abbiamo bisogno!

  50. VINCENZO SANSONETTI scrive:

    Carissimo Andrea,

    ti ringrazio per le due brevi e pacate repliche. Credo sia giusto confrontarsi così, con toni moderati e rispettosi. Riguardo a ciò che scrivi:

    1. La ferma condanna del patrigno è chiaro che ci sta tutta, anche se non esplicita; non ho visto tuttavia da nessuna parte nei suoi confronti parole di misericordia tese al suo ravvedimento. Non è il perdono la prima caratteristica dei redenti in Cristo, che ci dovrebbe distinguere dalla giustizia di questo mondo?

    2. L’Osservatore è autorevole e “ispirato”, o almeno lo è sempre stato, finora, ma su ciò che scrive, e che ospita, si può discutere, o no? E comunque appare per lo meno intempestiva la pubblicazione dell’intervento il giorno dopo la lettera del Papa ai vescovi che invita all’unità e alla concordia. Per non dire della mancanza di approfondimento della notizia, chiaramente data in modo distorto, ma questa è una “colpa” di tutti noi operatori della comunicazione, me compreso, spesso preda dell’improvvisazione e della superficialità (la bambina non era in pericolo di vita).

    3. Monsignor Fisichella è teologo preparato e gode della fiducia del Papa. Non ho dubbi. Gode anche della mia fiducia e della mia stima, lo ripeto. Ma proprio per questo sono sorpreso e sconcertato per le cose che scrive. A meno che abbia capito male qualche passaggio. Nel qual caso non avrei problemi a rivedere i miei giudizi. Un motivo di più per aprire un dibattito sereno.

    Con amicizia,
    Vincenzo Sansonetti

    N.B. Per quel che mi riguarda, non ho nulla da insegnarti, Andrea, ci mancherebbe. Mi limito semplicemente a prendere sul serio ciò che c’è scritto sul Catechismo della Chiesa cattolica a proposito del grave delitto dell’aborto procurato.

  51. Marina scrive:

    In America Latina e specialmente in Brasile ci sono stati e ci sono tutt’ora gli squadroni della morte che uccidono i bambini derelitti ,li uccidono per strada come non si fà neanche con i cani.
    Il vaticano e la chiesa brasiliana non hanno mai scomunicato nessuno.
    Quali sono le vite da difendere secondo la chiesa?
    Con quale coraggio la chiesa si arroga il diritto di difendere la vita perchè è un dono di DIO?
    Ma non si vergogna?

  52. Marina scrive:

    In questo caso non c’è stata la scomunica.VERGOGNOSO!!!

    Dall’impietoso rapporto The Silent War del 1998 curato dall’organizzazione non governativa cattolica Jubilee Action, poco è cambiato ed il rapporto annuale di Amnesty International pubblicato tre anni più tardi non annunciava certo un’inversione di tendenza che di fatto non è avvenuta: è di pochi giorni fa la dichiarazione del parlamentare del Partido dos Trabalhadores Luiz Couto che ho raccolto dal quotidiano Correio da Paraíba: «capita frequentemente che i commercianti di un quartiere contattino i gruppi di sterminio incaricandoli di eliminare ragazzi accusati di piccoli furti. Altre vittime preferenziali sono i “difensori pubblici”, i sindacalisti, i contadini e alcuni imprenditori.»

    La relazione finale di 600 pagine presentata da una Commissione d’inchiesta porta alla luce, tra le altre angherie, le numerose e impunite retate avvenute tra il 1999 e il 2002 a Timbaúba, al fine di uccidere 31 bambini e 6 adolescenti i cui corpi furono bruciati.

  53. Marina scrive:

    Niente scomunica neanche quì,il Brasile è un paese fortemente cattolico ,ma il vaticano ha sempre taciuto.
    Niente pugno duro in questi casi.VERGOGNA!!!!!

    http://mondomisto.blogspot.com/2008/02/brasile-mai-pi-squadroni-della-morte.html

  54. Luisa scrive:

    In Brasile, ogni anno, ci sono 30.000 gravidanze di giovani di meno di 14 anni che sono seguite da vicino e arrivano a termine con il parto cesareo.
    Si conferma sempre più la vergognosa manipolazione fatta dai medici e dal collettivo pro-aborto, che ha impedito al padre biologico di vedere la figlia, (e al parroco) e di parlare con i medici, collettivo che ha mentito alla mamma, che ha nascosto la ragazza in un luogo confidenziale sino all`esecuzione dell`aborto.
    Il governo brasiliano e i media trattano queste persone come se fossero degli eroi e stanno approffittando di questa triste vicenda per promuovere la completa legalizzazione dell`aborto, confermando così la già evidente manipolazione .
    Del resto si viene a sapere ora che i media hanno chiuso le loro pagine a chi tentava di dare un`informazione corretta, di spiegare ciò che stava realmente succedendo. Impediti perchè non conformi agli interessi di Lula e dei suoi sostenitori.
    Sono queste le persone che Mons. Fisichella elogia, sono costoro che hanno permesso alla ragazza di vivere, dei veri eroi dei nostri tempi.
    Tutte le informazioni che stanno arrivando confermano le dichiarazioni di Mons. Rey, vescovo di Fréjus-Toulon reduce dal Brasile già inserite più sotto.
    Allora una cosa è cavalcare l`onda dell`emozione, anche dando alla ragazza un nome che non è il suo, un`altra informarsi correttamente, conoscere ciò che da noi si definisce “les tenants et les aboutissants” di questa vicenda.

  55. Marina scrive:

    Perchè obbligare le adolescenti a mettere al mondo figli ,quando poi vengono uccisi in mezzo alla strada perchè poveri.

  56. Annarita scrive:

    Don Samuel Viana ha centrato il punto: se nella lettera di mons Fisichella si percepisce che l’aborto può essere tollerato in alcuni casi, come quello della povera bambina brasiliana, in Africa cosa bisognerà fare, visto la precarietà di vita in cui vivono tante donne che sono in stato di gravidanza? Sarà dunque lecito farle abortire? Mons Fisichella a mio parere non si è reso conto di aver dato man forte alle lobby abortiste, che stanno battagliando in Brasile. Purtroppo quando si scrivono lettere, bisogna prima ben ponderare le parole, che rimangono impresse su carta. Dove sta la virtù della prudenza, se si scrive ciò che l’emotività detta? Ci mancava pure Padre Livio questa mattina ad elogiare la lettera di Fisichella su Radio Maria.

  57. Cherubino scrive:

    credo utile, per una corretta valutazione dell’articolo di mons. Fisichella, sintetizzare un quadro del discorso, perchè continuano ad intrecciarsi piani diversi. Vanno distinti:
    - il fatto reale, con le sue implicazioni etiche
    - il fatto ecclesiale, con le parole del Vescovo e il seguito
    - il fatto sociologico.

    Infatti è interessante vedere come Fisichella, che suppongo sia persona informata non solo dalle agenzie di stampa, cerchi giustamente di non confondere i diversi piani.
    Sul piano del fatto c’è una situazione delicata, dolorosa al limite dell’indicibile. Ci sono medici che devono prendere delle decisioni, sapendo che vi sono le leggi dello stato, quelle divine, quelle della propria coscienza morale. Districarsi in questa rete di obblighi è difficile e non può essere fatto da fuori. Una volta che al medico è chiaro l’insieme delle condizioni in gioco, resta la sua professionalità come collante delle varie considerazioni. Egli può sbagliare e risponde di ciò, ma con un’analisi reale, del singolo caso, e non in astratto.

    Il secondo piano è quello ecclesiale. Fisichella richiama che il fatto che il richiamo pubblico alla scomunica in questo caso pecca di astrattismo. L’intervento del Vescovo perfettamente legittimo doveva porsi su un piano di rapporti personali, cercare il dialogo con le parti in causa, anche condannare, ma -sembra di capire- privatamente per non avere un effetto contrario, l’allontanamento del peccatore invece del suo ritorno.

    E qui subentra il terzo livello, sociologico. Si dice che il Vescovo ha sopra di sè solo il papa. A parte il fatto ecclesiale che dandosi un “caso” morale particolare una Commissione pontifica che è delegata a studiare ed esrpimersi su tali questioni ha tutto il diritto di farlo, ma soprattutto no va dimenticato che, nel momento in cui il Vescovo ha usato i mezzi di comunicazione di massa entra in gioco un elemento di globalizzazione. Questo “effetto globale” negli ultimi tempi sembra che sia un pò sottovalutato da parte dell’episcopato e non a caso la lettera del papa sul caso lefevbriani rileva la scarsa considerazione della comunicazione di massa e del suo rilievo mondiale. Per questo, dato che ormai la questione è stata spostata dallo stesso vescovo brasiliano nel gioco mediale, mi sembra che Fisichella abbia tutta la libertà di entrare in questo ambito con l’articolo dell’Osservatore romano, ma prorpio per indicare che questo esposizione mediale del fatto è stata un errore, che offusca quell’accoglienza -fatta anche di riservatezza e delicatezza- che era il primo dovere di carità nei confronti della piccola innocente.

  58. Luisa scrive:

    È evidente che mons. Fisichella tocca diversi punti nel suo articolo e dunque diversi campi, c`è già chi la sta tirando di qua e di là in funzione delle proprie opinioni, dei propri interessi.
    C`è chi dice, e come smentirlo, che Mons. Fisichella ha sconfessato il suo fratello brasiliano e il cardinal Rè e ne tira delle conclusioni azzardate….confusione.
    C`è chi dice che Mons. Fisichella approva la scomunica nel fondo ma non nella forma con cui è stata comunicata…confusione.
    C`è chi afferma che con le sue parole indica che altri meritavano la scomunica e che dunque quella dei medici, che hanno “permesso alla ragazza di vivere” è ingiusta…confusione .
    E, conseguenza logica…
    C`è chi dice che adesso il Papa deve togliere la scomunica.. e via dicendo.
    I piani sono numerosi e si intrecciano, l`amore, la misericordia, il rispetto, l`ascolto, dovrebbero essere il filo conduttore, ma non al prezzo di una confusione supplementare che non rende servizio a nessuno.
    In modo molto terre-à-terre, limitandomi alla osservazione e verifica di ciò che è avvenuto, di ciò che sta avvenendo e proiettandomi in un ipotetico futuro, mi sembra che la manipolazione di questa triste vicenda da parte di chi aveva interesse a farlo è perfettamente “riuscita”.
    I medici, il collettivo pro-aborto sono indicati da Lula al popolo brasiliano come dei veri eroi.
    La sua campagna in favore della legalizzazione dell`aborto è in buona via di riuscita.
    I Brasiliani sono in maggioranza contro l`aborto, ci voleva qualcosa di forte, di emozionalmente coinvolgente, operazione riuscita, anche sulla pelle di una ragazza e di due vittime innocenti.
    Purtroppo il vescovo di Recife è caduto nel tranello che gli è stato teso, probabilmente avrebbe dovuto usare altre parole, dire l`essenziale ma dirlo altrimenti, la ragazzina, si è trovata manipolata e usata da chi aveva altri interessi e ha vissuto sulla sua pelle già offesa una tragedia supplementare.
    Spero che chi le è vicino in questo momento, lo sia verameente per e con amore, spero che una volta usata e resa inutile da una battaglia oramai vinta, non sia abbandonata e dimenticata.
    E scommetto che chi le sarà vicino, come lo dicevo in un precedente messaggio, saranno coloro che nel silenzio, giorno dopo giorno, lontani dai microfoni e dalle telecamere indiscrete e compiacenti, sul terreno assistono queste persone testimoniando l`amore di Cristo.

  59. Cherubino scrive:

    Succo del discorso di Fisichella: l’integralismo è nemico dell’integralità.
    Notevole questo passaggio di Fisichella, che gli integralisti dovrebbero rileggere più volte:

    “Come agire in questi casi? Decisione ardua per il medico e per la stessa legge morale. Scelte come questa, anche se con una casistica differente, si ripetono quotidianamente nelle sale di rianimazione e la coscienza del medico si ritrova sola con se stessa nell’atto di dovere decidere cosa sia meglio fare. Nessuno, comunque, arriva a una decisione di questo genere con disinvoltura; è ingiusto e offensivo il solo pensarlo.
    Il rispetto dovuto alla professionalità del medico è una regola che deve coinvolgere tutti e non può consentire di giungere a un giudizio negativo senza prima aver considerato il conflitto che si è creato nel suo intimo. Il medico porta con sé la sua storia e la sua esperienza; una scelta come quella di dover salvare una vita, sapendo che ne mette a serio rischio una seconda, non viene mai vissuta con facilità. Certo, alcuni si abituano alle situazioni così da non provare più neppure l’emozione; in questi casi, però, la scelta di essere medico viene degradata a solo mestiere vissuto senza entusiasmo e subito passivamente. Fare di tutta un’erba un fascio, tuttavia, oltre che scorretto sarebbe ingiusto.
    Carmen ha riproposto un caso morale tra i più delicati; trattarlo sbrigativamente non renderebbe giustizia né alla sua fragile persona né a quanti sono coinvolti a diverso titolo nella vicenda. Come ogni caso singolo e concreto, comunque, merita di essere analizzato nella sua peculiarità, senza generalizzazioni.”

  60. orione scrive:

    Ormai, tutto é relativo. Quello che succede nella Chiesa induce il fedele “medio” come me a dire: faccio un po’ quel cavolo che voglio, tanto gira e rigira una giustificazione la trovo.
    Mi ricorda quella scenetta di un po’ di anni fa in televisione: “ma cosa fai?” – risposta: “faccio un po’ il c… che mi pare, nella Casa delle Libertà”. E via con la musichetta brasiliana (guarda caso).

  61. Luisa scrive:

    Mi rifiuto di servirmi di questa vicenda dolorosa per entrare in polemica con lei cherubino.
    Siamo oramai in molti ad aver capito che lei si è auto-proclamato l`interprete esclusivo, brevettato e di qualità non solo della Bibbia, dei documenti vaticani, del Magistero ed oggi persino di un articolo di Mons. Fisichella.
    Che lei riduca l`articolo di Mons. Fisichella a quello che lei reputa esserne il “succo”, è solo la prova di come ogni testo può essere manipolato, strumentalizzato in funzione delle opinioni di ognuno.
    E mi fermo qui.

  62. Paolo scrive:

    Finalmente parole di misericordia… anche se non avevo dubbi che questa fosse la posizione “ufficiale” della Chiesa (e non poteva essere diversamente).

  63. Cherubino scrive:

    cara Luisa, le sue parole mi gratificano enormemente. Dette da lei non possono che suonare come dei comlpimenti.

  64. raffaele savigni scrive:

    Concordo in pieno con mons. Fisichella (che altre volte ho criticato: quindi non sono spspetto di adulazione). L’arcivescovo di recife dovrebbe vergognarsi, e imitare il comportamento di Gesù nei confronti dell’adultera ed ancor più dei bambini innocenti.
    Altri avrebbero meritato la scomunica, lo confermo: il padre stupratore, i pedofili, i generali che hanno attuato feroci repressioni violando il diritto alla vita. La vita va difesa sempre.
    “Ai tribunali della Santa Inquisizione vogliamo sostituire i tribunali della Santa Compassione?”
    Sì. Il Dio cristiano è un Dio misericordioso, non un Dio inquisitore. Suggerisco a qualcuno che ha nostalgia degli inquisitori di rileggere la leggenda del grande inquisitore di Dostojevskji.

  65. A. scrive:

    Luisa,

    se si smette di credere alla unicità del Popolo di Dio, allora anche l’aborto, genocidio senza pari, diventa un problema non prioritario.

    Il motivo è semplice: dalla definzione del “perimetro” del Popolo di Dio (che cosa è ? chi ne fa parte ? cfr. Lumen Gentium) dipende l’intera dottrina cattolica della salvezza.

    Se per essere “incorporati” al Popolo di Dio non è indispensabile né il battesimo, né il “desiderio” del battesimo, ma si può, “entrare” in virtù della circoncisione e dell’osservanza di precetti aboliti con la venuta di Cristo e dichiarati decaduti dai Padri e da un Concilio, allora la salvezza stessa non passa più per Gesù, né in forza di appartenenza alla Chiesa, né per mediazione salvifica a favore dei giusti che non sono incolpevolmente nella Chiesa.

    La conseguenza è che anche la salvezza dell’essere umano non nato, che non può né essere battezzato, né esercitare il proprio discernimento e la propria libertà per rispondere alla chiamata di Dio (che è universale, e che non dipende dal battesimo, ma conduce al battesimo), può essere attinta per altra via.

    Ecco allora che l’aborto è meno terribile. Perché il dramma dell’aborto è duplice. Non c’è solamente l’orrore dell’omicidio dell’innocente, che è già di per sé follia, ma vi è di peggio: l’impossibilità di affrancarsi, per battesimo o per desiderio del battesimo, delle conseguenze del peccato originale.

    Chi non crede alla dottrina della Chiesa sul Popolo di Dio , non comprenderà, quindi, mai sino in fondo il vero abisso di orrore che è l’aborto. E gli sembrerà che la scomunica sia troppo.

    Continuo a consigliarti di non dar retta ai provocatori che negano la dottrina cattolica.

  66. Cherubino scrive:

    sarebbe un peccato non evidenziare il Messaggio del Papa al corso promosso dalla Penitenzieria Apostolica: “Formazione delle coscienze per non smarrire il senso del peccato”, riportato dall’Osservatore romano di ieri.
    E’ molto utile per conoscere cosa il papa pensa della attività pastorale della Chiesa di oggi e come valuta il Concilio Vaticano II. Interessantissimo l’accenno al fatto che l’omelia con il CVII “ha riacquistato il suo ruolo “sacramentale”", segno che qualche miglioramento rispetto a prima era necessario e c’è stato.

    “Come tutti i sacramenti, anche quello della Penitenza richiede una catechesi previa e una catechesi mistagogica per approfondire il sacramento “per ritus et preces”, come ben sottolinea la Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium del Vaticano II (cfr. n. 48). Una adeguata catechesi offre un contributo concreto all’educazione delle coscienze stimolandole a percepire sempre meglio il senso del peccato, oggi in parte sbiadito o peggio obnubilato da un modo di pensare e di vivere “etsi Deus non daretur”, secondo la nota espressione di Grotius, tornata di grande attualità, e che denota un relativismo chiuso al vero senso della vita.
    Alla catechesi va unito un sapiente utilizzo della predicazione, che nella storia della Chiesa ha conosciuto forme diverse secondo la mentalità e le necessità pastorali dei fedeli. Anche oggi, nelle nostre comunità si praticano vari stili di comunicazione che utilizzano sempre più i moderni strumenti telematici a nostra disposizione. In effetti, gli attuali media, se da un lato rappresentano una sfida con cui misurarsi, dall’altra offrono provvidenziali opportunità per annunciare in modo nuovo e più vicino alle sensibilità contemporanee la perenne ed immutabile Parola di verità che il divin Maestro ha affidato alla sua Chiesa. L’omelia, che con la riforma voluta dal Concilio Vaticano II ha riacquistato il suo ruolo “sacramentale” all’interno dell’unico atto di culto costituito dalla liturgia della Parola e da quella dell’Eucaristia (SC 56), è senz’altro la forma di predicazione più diffusa, con la quale ogni domenica si educa la coscienza di milioni di fedeli. Nel recente Sinodo dei Vescovi, dedicato appunto alla Parola di Dio nella Chiesa, diversi Padri Sinodali hanno opportunamente insistito sul valore e l’importanza dell’omelia da adattare alla mentalità contemporanea.”

  67. Cherubino scrive:

    ah questo monsignore quante ne combina … pensate nella sua Università -di cui è rettore- cosa succede…

    dall’Osservatore romano di ieri:

    “Un corso sulle comuni radici ebraico-cristiane
    Alla Lateranense
    la Cattedra per la teologia
    del popolo di Dio

    Roma, 14. Esiste un “rapporto unico” tra ebrei e cristiani nella storia delle religioni, in quanto ebrei e cristiani “sono un unico popolo di Dio” perché “la promessa di Dio è senza ripensamenti e Dio non ha revocato l’Alleanza con Israele”. La Chiesa, dunque, “non può prescindere dalle sue radici ebraiche” e il dialogo sviluppatosi negli ultimi anni, “ancora da approfondire sulle questioni di fondo”, conferma la solidità di questo legame. Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, ha spiegato così le motivazioni dell’istituzione della “Cattedra per la teologia del popolo di Dio” inaugurata ieri, venerdì, alla Pontificia Università Lateranense, alla presenza del rettore magnifico, arcivescovo Rino Fisichella, di monsignor Dario Edoardo Viganò, preside dell’Istituto pastorale “Redemptor hominis” (dove avrà sede la cattedra), e dell’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Mordechay Lewy.
    La “Cattedra per la teologia del popolo di Dio” è stata istituita su iniziativa della Comunità cattolica d’integrazione, un’associazione di apostolato formata da sacerdoti e laici, nata a Monaco, in Germania, e attiva nelle diocesi tedesche di München und Freising, Münster, Rottenburg-Stuttgart e Augsburg, in quelle di Morogoro e di Dar-es-Salaam, in Tanzania, e nella diocesi di Roma. A dirigerla è il teologo Ludwig Weimer, che terrà i corsi assieme ad altri docenti della comunità, Gerhard Lohfink e Rudolf Pesch (Nuovo Testamento), Michael Maier (Antico Testamento) e Achim Buckenmaier (Dogmatica).
    Tema di quest’anno accademico è “La distinzione tra la fede ebraico-cristiana e le religioni”, che vuole mettere in risalto la radice ebraica della Chiesa, in relazione sia all’Antica e alla Nuova Alleanza sia alla tradizione biblica e alle esperienze del mondo odierno.
    Questa cattedra all’interno dell’”università del Papa” – ha spiegato l’arcivescovo Fisichella – è un segno del “profondo legame di Benedetto XVI con il popolo di Israele, manifestato costantemente. Noi vogliamo essere insieme a lui, soprattutto in questo momento in cui più volte ha parlato del suo viaggio in Terra Santa per incontrare il popolo di Israele, verso cui nutre sentimenti di amicizia e di affetto”. Il rettore dell’ateneo ha parlato del “profondo rispetto” per gli ebrei, i quali “sono a Roma da prima dei cristiani”. Da queste radici comuni nasce “un impegno comune”.
    Il cardinale Kasper, che ha tenuto la prolusione, si è soffermato sul dialogo tra le due comunità dopo che il concilio Vaticano ii ha “voltato pagina e condannato sia l’antisemitismo sia la teoria teologica dell’antigiudaismo”. Tuttavia, secondo il porporato, “dobbiamo incamminarci verso una fase di approfondimento su questioni di fondo” perché “siamo ancora lontani da risposte teologiche” sul concetto di “popolo di Dio”. In particolare sono “diverse e contrarie le risposte alla questione fondamentale: se Gesù di Nazaret è figlio di Dio o no”. Quello che emerge – ha concluso Kasper – è che “non ci sono due vie alla salvezza, ma continuiamo insieme gli uni accanto agli altri e aspettiamo spalla a spalla la venuta del Messia. Non lasciamoci sconcertare dalle turbolenze che arrivano di tanto in tanto”.
    Dal canto suo l’ambasciatore Lewy ha sottolineato l’importanza della Nostra aetate, la dichiarazione conciliare, promulgata da Paolo VI, sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, grazie alla quale “oggi i rapporti tra cattolici ed ebrei sono segnati da precetti positivi riguardo a come i primi debbano modellare il loro atteggiamento nei confronti dei secondi”.”

  68. elianna scrive:

    A proposito del dramma della condizione soprannaturale
    dei bambini abortiti e non battezzati, citato da A., vorrei ricordare che nell’aprile 2007 fu riportata una notizia clamorosa su molti giornali
    con questo titolo:
    “Il Papa abolisce ufficialmente il limbo”.
    Alla luce di quella grande novità, come dobbiamo pensare alle anime dei bambini abortiti?
    Nel documento della Commissione teologica vaticana al quale il Pontefice diede la sua approvazione,
    si afferma che esse si salvano tutte anche senza battesimo.
    Aspetto un cortese chiarimento da persona competente nella materia.

  69. A. scrive:

    Elianna,

    il documento cui ti riferisci è intitolato “La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo”, è stato redatto da una commissione teologica voluta da Giovanni Paolo II ed approvato dall’attuale papa. E’ stato reso pubblico il 27 ottobre 2007.

    Con riguardo ai bambini morti senza battesimo, e, ovviamente, ai non nati, afferma, in estrema sintesi:

    1) la teoria del “limbo”, che non è stata mai oggetto di definizioni dogmatiche, elaborata più volte sin dalla tarda Antichità fin nel Medio Evo, rimane un’ipotesi accettabile. Secondo questa teoria, che fra l’altro ha molte varianti, i bambini morti senza battesimo, a causa del peccato originale, non hanno la visione beatifica di Dio, ma godono di una c.d. “felicità naturale” [nota che: secondo San Tommaso, Dio permetterà, comunque, loro di scegliere, ossia di usare della libertà propria di ogni creatura, spirituale o naturale, tra il bene e il male, per cui accadrà anche a loro, a un certo momento, di salvarsi o di dannarsi]

    2) vi sono ragioni teologiche e liturgiche per motivare la speranza che i bambini morti senza Battesimo possano essere salvati e introdotti nella beatitudine eterna, sebbene su questo problema non ci sia un insegnamento esplicito della Rivelazione. Nessuna delle considerazioni che il testo propone per motivare un nuovo approccio alla questione, può essere addotta per negare la necessità del Battesimo né per ritardare il rito della sua amministrazione. Piuttosto vi sono ragioni per sperare che Dio salverà questi bambini, poiché non si è potuto fare ciò che si sarebbe desiderato fare per loro, cioè battezzarli nella fede della Chiesa e inserirli visibilmente nel Corpo di Cristo.

    Ovviamente, se si affievolisce il senso di ciò che è il Popolo di Dio, che è la Chiesa (visibile Corpo di Cristo su questa terra), anche la ipotesi di salvezza per intercessione della Chiesa di cui sub 2) viene meno.

    Non è stato, quindi, “abolito” proprio nulla e il battesimo resta una assoluta priorità.

  70. A. scrive:

    2. Elianna,

    un piccolo aiuto, spero, alla comprensione del legame perverso che esiste tra:

    1) l’eresia che vuole estendere agli ebrei dell’evo moderno la nozione di “Popolo di Dio” (che è cosa ben diversa da dire che essi sono con i cristiani “un popolo di Dio”, almeno per chi ancora conosce la sintassi…ma gli sciocchi non sono tali per scelta, bensì per natura !)

    2) la perdita del senso drammatico dell’aborto come atto non soltanto contro la persona, ma vera e propria rivolta al piano di salvezza di Dio

    Dal Catechismo della Chiesa Cattolica:

    CCC 782 Le caratteristiche del popolo di Dio

    Il popolo di Dio presenta caratteristiche che lo distinguono nettamente da tutti i raggruppamenti religiosi, etnici, politici o culturali della storia:

    — È il popolo di Dio: Dio non appartiene in proprio ad alcun popolo. Ma egli si è acquistato un popolo da coloro che un tempo erano non-popolo: « la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa » (1 Pt 2,9).

    — Si diviene membri di questo popolo non per la nascita fisica, ma per la « nascita dall’alto », « dall’acqua e dallo Spirito » (Gv 3,3-5), cioè mediante la fede in Cristo e il Battesimo.

    — Questo popolo ha per Capo Gesù Cristo (Unto, Messia): poiché la medesima unzione, lo Spirito Santo, scorre dal Capo al corpo, esso è « il popolo messianico ».

    —–

    Dunque, Elianna, per essere del Popolo di Dio, discendere “carnalmente” Abramo non conta nulla. E’ per fede, ossia credendo in Gesù Signore e Figlio di Dio che si entra a farne parte. Prima di Gesù, ovviamente, non era così: a quell’epoca, l’appartenenza al Popolo di Dio era stabilita sulla circoncisione, segno distintivo (anche per lo straniero che voleva farne parte) dei “discendenti di Abramo”. Abbiamo quindi un unico Israele nella storia, del quale anticamente si partecipava in un modo e oggi in un altro.

  71. elianna scrive:

    Grazie, A. ,
    per i preziosi chiarimenti.
    So bene che in quell’occasione i titoli e la notizia furono divulgati con parole viziate da ignoranza
    o malizia, atte a travisare, come al solito, ciò che realmente disse il Papa
    (tanto che un mio amico ateo, beffardo mi chiese:
    ”Quando si deciderà il vostro Papa ad “abolire” anche l’Inferno?”).

    Sono resa consapevole di quel legame perverso tra realtà inique, che la sua ultima sintesi mette ben a fuoco.
    Ho suscitato un mio interrogativo, affinché le risposte
    chiare e complete di una persona di buona volontà
    possano illuminare quei fedeli incerti e disorientati dall’apostasia dilagante,
    che cercano faticosamente di discernere il Bene dal Male, il vero dal falso,
    il giusto dall’iniquo e perverso, usando la retta fede e la retta ragione,
    mentre il buio si fa più fitto su tutta la Terra, e cominciano a scarseggiare le lucerne ben accese e messe in vista a rischiarare la strada…
    Nel grave momento che viviamo, (come spettatori e attori, volenti o nolenti) di smarrimento e oscuramento non solo della Fede cristiana,
    ma degli stessi confini tra bene e male, così certi e nitidi in epoche passate,
    e ora così sbiaditi, variabili, addirittura invertiti nel loro valore, con un rovesciamento totale della Verità, costretta a cedere il suo trono alla menzogna nelle menti e nei cuori,
    ogni giorno di più mi accorgo del valore delle parole del card. G. Biffi quando avverte che
    “la prima misericordia di cui abbiamo bisogno è la luce impietosa della verità”.

    E sempre più si capisce il senso della triste domanda di Gesù Cristo:
    ”Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà la fede sulla Terra?”

  72. Cherubino scrive:

    sig. A. non sapevo che l’avevano eletta prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Non usurpi il titolo definendo lei nuove eresie ineistenti nel magistero cattolico.

  73. TRX scrive:

    Ho trovato su Zenit nuovi elementi sulla vicenda della bambina indotta all’aborto.
    Interessante il passaggio nel quale la madre dichiara che l’unico luogo in cui lei non è stata maltrattata ma rispettata è stato l’ufficio della Caritas mentre in tutti gli altri posti ha ricevuto accuse e maltrattamenti.

    Questo rivelerebbe una realtà diversa da quella che i media internazionali ci hanno confezionato. La Chiesa, nella persona dell’arcivescovo di Recife avrebbe mostrato un volto di attenzione e profonda vicinanza alla famiglia (contraria in coscienza all’aborto) mentre altre realtà, che stanno spingendo per legalizzare in modo ampio l’aborto in Brasile, avrebbero fatto pressioni (con accuse e maltrattamenti) affinche’ la madre non si opponesse all’aborto.

    Se le cose stessero così, saremmo di fronte ad una manipolazione mediatica, con un uso strumentale, politico e “violento” di questa bambina al fine di suscitare un’onda emotiva che condizioni l’opinione pubblica brasiliana (ed internazionale) in vista di una nuova legge molto più permissiva.

    Interessante anche il seguente passaggio: “L’Arcivescovo di Olinda e Recife, monsignor José Cardoso Sobrinho, aveva spiegato ai media che la scomunica in casi del genere è automatica. Si è così diffusa la voce per la quale il presule avrebbe scomunicato la madre della bambina e i medici”.
    Fonte: http://www.zenit.org/article-17484?l=italian

    Diventa sempre più importante capire quale siano stati i reali contorni della vicenda. Bisognerebbe recuperare altre fonti.

    Salutissimi.

  74. Luisa scrive:

    Una parte della verità, taciuta da chi ha manipolato tutta questa tristissima vicenda, sta finalmente venendo a galla.
    A fatto compiuto, le lingue si sciolgono, sin dalla prima testimonianza che avevo messo in link, quella del parroco vicino alla famiglia e a chi è stato impedito di vedere la mamma e la ragazza, poi quella di Mons. Rey reduce dal Brasile che da subito ha parlato delle manovre dei lobby pro-aborto, diverse testimonianze in rete di persone che vivono in Brasile e che descrivono un`altra realtà, e che confermano il ruolo giocato da questi lobby, insomma la ragazzina è stata utilizzata da chi aveva in vista prioritariamente ben altri interessi che la sua salute.
    Questi lobby sono stati abilissimi e sapevano che giocando sull`emozione avrebbero sollevato l`indignazione, assicurandosi anche che chi conosceva la verità e la realtà non avesse accesso all`informazione.
    Insomma Lula , i collettivi femministi e pro-aborto hanno vinto la loro vergognosa e infame battaglia, ora gli autori di questa operazione sono presentati come degli eroi.
    Per questo da subito non ho capito e mi sono rivoltata contro quella frase di Mons. Fisichella che contribuiva a fare di chi ha soppresso due vite, direttamente e indirettamente, in condizioni in gran parte sconosciute, degli eroi da ringraziare .
    Oggi viviamo in un mondo dove tutto parte e finisce in emozione, in una specie di “tutto all`emozione”.
    Oggi l`emozione regna sovrana, ma quando la luce della ragione non l`illumina e regola rischiamo di finire in un fossato!

  75. A. scrive:

    I devoti del pontefice dovrebbero sempre sforzarsi di interpretare le parole del papa, dei cardinali e dei vescovi in senso ortodosso, anche quando hanno l’apparenza dell’eterodossia o dell’eresia.

    Questo dovere filiale è, fra l’altro, anche un utile e prudente esercizio: sforzandoci di leggere in senso conforme alla sana dottrina le affermazioni di pontefici, cardinali e vescovi, invariabilmente scopriamo che, in effetti, esse lo sono realmente.

    Per questo, è bene che la contrapposizione “Rey-Fisichella” si stemperi e che le loro parole siano valutate accordando ad entrambi la presunzione di buona fede e di fedeltà dottrinale.

    Non abbiamo, invece, alcun dovere di fare i buoni figli di Noé con coloro che blaterano sconcezze su questo blog, sia che pretendano di insegnarci che gli israeliani sono artefici di una “scioà” nei confronti dei palestinesi, sia che vogliano spacciare gli ebrei quale odierno “Popolo di Dio”, tanto per toccare i due funesti e opposti estremi dai quali questi menagrami mestatori si cimentano continuamente.

  76. TRX scrive:

    Dall’intervento di Luisa ho letto di dichiarazioni del Vescovo francese Dominique Rey, di ritorno dal Brasile, dove ha avuto informazioni di prima mano. Sono andato a cercarle e le ho trovate sul sito della sua diocesi, con un richiamo anche sul sito della Conferenza Episcopale Francese.

    Il Vescovo afferma apertamente che delle lobby hanno utilizzato un caso tragico per giustificare l’estensione dei casi di ammissibilità dell’aborto in Brasile, strumentalizzando un dramma particolare e nascondendo l’oggettività dei fatti. Dichiara di avere ricevuto diverse testimonianze di come la comunità cristiana abbia agito con misericordia cercando di fare tutto il possibile per aiutare la bambina e la sua famiglia di fronte alle pressioni che gruppi abortisti esercitavano su di lei e su sua madre portandola ad agire contro la propria coscienza cristiana.
    Viene anche detto che la Conferenza Episcopale del Brasile, dopo le dichiarazioni dell’Arcivescovo di Recife, aveva subito precisato che nè la figlia nè la madre erano oggetto di scomunica.

    Non ho trovato una corrispondente versione in italiano. Qualcuno sarebbe in grado di tradurre la testimonianza in modo meno claudicante di quanto potrei fare io?

    Fonti:
    http://www.diocese-frejus-toulon.com/La-verite-de-la-Vie.html
    http://www.eglise.catholique.fr/actualites-et-evenements/dossiers/a-propos-du-drame-de-la-fillette-de-recife/a-propos-du-drame-de-la-fillette-de-recife.html

    Salutissimi.

  77. pró-life scrive:

    Io penso che dopo di questo Mons. Fisichella dovrebbe presentare le sue dimissioni. Dopo di questo lui non puó piú essere il Presidente della Pontifica Accademia PER LA VITA!!!

  78. elianna scrive:

    Quando pare che tutte le posizioni espresse abbiano tante inoppugnabili ragioni…
    (come nella triste vicenda brasiliana)

    Le contrapposizioni tra quelli che si ritengono “fedeli” allo stesso Dio si possono sanare solo quando le parti in contrasto sono autenticamente volte a cercare, riconoscere e accettare la Verità rivelata e il suo Magistero tramandato lungo 2009 anni.

    Non si può rimanere equidistanti tra Verità e menzogna,
    giusto e ingiusto, tenebre e luce.
    Non si può servire a due padroni, spesso completamente avversi tra loro: Dio e il mondo.
    Il Signore Gesù, Salvatore e Maestro, si impone sempre
    in un preciso momento come “pietra d’inciampo” ad ogni uomo e gli propone una scelta precisa, dicendo:
    “Chi non è con me è contro di me.
    Chi non raccoglie con me, disperde.
    Siate NEL MONDO, MA NON DEL MONDO”.
    La sua Parola e la sua Croce sono le realtà di fronte alle quali la scelta è ineludibile e richiede una riconferma
    a parole e a fatti, fino alla fine della vita o della
    storia umana: non NI, ma SI’ o NO.

    Dal giorno della venuta di Gesù Cristo nella nostra storia, chi ha creduto in Lui non può pensare che la sua Parola sia “superata” dal succedersi dei “tempi”, o sia da rivedere e manipolare secondo il “panta rei” delle volubili ed ego-idolatre mentalità umane;
    non si possono più coltivare posizioni equivoche,
    soprattutto all’interno della Chiesa cattolica, alimentando la già grande confusione in atto tra i fedeli, da tanti anni.
    Significherebbe favorire il perverso gioco di potere
    dell’arrogante e dilagante relativismo.

  79. Luisa scrive:

    L`articolo di Mons. Fisichella è riuscito in un batter d`occhi a calmare l`agitazione frenetica e compulsiva di chi si scagliava contro questa Chiesa matrigna di cui vergognarsi al punto da volerne uscire…per raggiungere i protestanti.
    Con la stessa rapidità con cui si sono accesi, gli ardori si sono spenti, calmati.
    L`emozione ha spento o calmato l`emozione.
    Un`emozione ne caccia un`altra.
    Un`emozione=indignazione, facilemente provocata e strumentalizzata, che aumenta, aumenta, sembra non conoscere sosta e fine e poi, come per miracolo, ecco il balsamo che parla all`emozione, che cura l`emozione con il linguaggio dell`emozione e la calma ritorna.
    Che cosa resta di tutto ciò ?
    Che cosa hanno realmente capito coloro che dopo essersi indignati, applaudono riconoscenti?
    Che cosa ha potuto così facilmente far tacere chi solo qualche giorno prima insultava?
    Passata l`emozione quale è il messaggio percepito?
    Che c`è il principio ma che ci sono le eccezioni, lasciate al libero giudizio della coscienza?
    Che c`è il diritto ma che c`è la sua applicazione che può anche nella realtà smentirlo o andare in un`altra direzione?
    Che si può senza problemi insultare, offendere, contestare i pastori tanto anche fra di loro si contradddicono e si sconfessano a vicenda?
    E poi il presidente della PAV ci da ragione!
    Siamo stati ascoltati!
    Comunque osservare tutto il polverone sollevato ad arte da questa tristissima vicenda, che sembrava non volere conoscere tregua, e vederlo ora svanito con la velocità del lampo, non mi stupisce perchè conosco questi meccanismi ma mi interrogo e mi preoccupo quando so che al centro di questi fenomeni si trovano non solo tre vittime innocenti ma dei valori fondamentali e non negoziabili della nostra fede.
    A quando la prossima emozione?

  80. VINCENZO SANSONETTI scrive:

    ALLA FINE, RESTA TANTA AMAREZZA
    MA ANCHE L’IMPEGNO AD ESSERE
    CON PIU’ FORZA TESTIMONI DELLA VERITA’

    Le osservazioni di LUISA, comprese quelle di stamattina, sono sempre molto acute e pertinenti. Mentre auguriamo buon viaggio al nostro amico Andrea, che segue il Papa in partenza per l’Africa, mi permetto ancora qualche breve riflessione, per ciò che mi riguarda spero conclusiva, sulla triste vicenda della bimba brasiliana.

    Tralasciando, per un momento, qualunque tipo di osservazione aggiuntiva a quelle già fatte sull’articolo di monsignor Fisichella, che merita comunque il nostro rispetto e la nostra amorevole attenzione, anche quando dissentiamo, andiamo al cuore della questione. Cioè ai fatti. E’ chiaro che se i fatti sono diversi da quelli che ci hanno raccontato, cambia tutto. E forse anche monsignor Fisichella correggerebbe, credo, il tiro, in riferimento ai fatti come sono realmente accaduti.

    Bene. Quattro, forse cinque, erano gli elementi in gioco. Provo a sintetizzarli.

    1. Le ripetute violenze sessuali del patrigno sulla bambina, che l’hanno portata, a 9 anni, a rimanere incinta di due gemelli.
    2. Il pericolo di vita della stessa bambina, che non sarebbe stata in grado di portare a termine la gravidanza.
    3. Il consenso libero dei genitori della bambina, la madre e il padre biologico (non il patrigno), perché si effettuasse
    l’aborto.
    4. La scomunica lanciata dal vescovo di Recife, anche se non ce n’era bisogno perché automatica, contro la madre (non la bambina!) e gli operatori sanitari che hanno effettuato l’aborto.
    5. La mancanza di carità e di misericordia che il vescovo di Recife avrebbe dimostrato in tutta la vicenda, rendendo pubblica la storia, quindi mancando di discrezione, e non mettendo al prima posto una vicinanza autentica e paterna
    alla bambina e ai suoi familiari.

    Ebbene, dei cinque punti su sintetizzati, solo il primo è, purtroppo, indiscutibilmente vero. Alla prova dei fatti, con testimonianze veritiere di varie fonti – giornalisti locali indipendenti, abitanti del luogo, viaggiatori, altri vescovi cominciando da quello di Rio de Janeiro – gli altri quattro punti si sono rivelati infondati o gravemente manipolati. Ripercorriamoli.

    2. Non c’era pericolo di vita per la bambina. a detta anche dei medici che l’hanno visitata, anche se i mass media brasiliani, supportati dalle lobbies abortiste, hanno sostenuto il contrario. Le gravidanze premature in Brasile sono piuttosto diffuse: negli ultimi dieci anni ci sono state circa 300 mila bambine sotto i 14 anni che hanno partorito. Nessuna di loro risulta che sia morta. Naturalmente vanno accompagnate con molta attenzione durante la gravidanza e i loro figli vanno fatti nascere sempre con il cesareo.
    3. Non c’è stato il consenso congiunto di entrambi i genitori della bambina, come prevede la legge brasiliana: il consenso della madre è stato estorto facendole credere che la bambina sarebbe sicuramente morta (cosa non vera), il padre (biologico) non ha mai dato il consenso. A un certo punto della vicenda, proprio per evitare che i genitori della bambina bloccassero l’aborto, la bambina è stata fatta ricoverare a loro insaputa in una struttura sanitaria segreta, e lì è stata fatta abortire. Sempre con la collaborazione e il sostegno di organizzazioni abortiste, molto attive in Brasile per imporre una legislazione abortista più larga dell’attuale, con il sostegno del presidente Lula e del suo Partito dei lavoratori. Tra l’altro, alcuni deputati di questo partito, contrari all’aborto (pensiamo ai nostri teodem) sono stati processati ed espulsi. Alla faccia della democrazia! Dall’ultimo sondaggio, risalente a tre/quattro anni fa (poi sono stati bloccati dal governo, risulta che il 95 per cento della popolazione brasiliana è contraria all’aborto!
    4. L’arcivescovo monsignor Sobrinho non ha lanciato nessuna scomunica, ma alla domanda provocatoria dei gornalisti, «Allora, secondo lei, scatta la scomunica?», il presule ha correttamente risposto, e non poteva fare altrimenti: «Sì, certo», ribadendo che era latae sententiae, cioè automatica.
    5. Sobrinho ha mancato di misericordia? Niente affatto! Anzi, A detta degli stessi protagonisti della vicenda – la madre, il padre biologico e i compaesani – gli unici che hanno mostrato attenzione, rispetto, accoglienza, dedizione e amore verso la bambina e la loro famiglia (il patrigno era già in carcere, condannato a 15 anni), sono stati la Curia di Recife e la Caritas diocesana. La circostanza può essere facilmente verificata sulla stampa locale. E non è stato certamente il vescovo a mettere in piazza la storia, ma un comunicato stampa dell’ospedale dove era ricoverata la bambina.

    Che conclusioni trarre?
    La principale è che purtroppo, malgrado le nuove tecnologie accessibili a tutti (si pensi a Internet, il cui uso è stato raccomandato anche dal Papa), c’è ancora uno strapotere mediatico che manipola le notizie a suo piacimento e scodella verità preconfezionate, ideologicamente orientate, direi intrinsecamente diaboliche, se spingono addirittura una persona seria e attenta come Fisichella a scrivere un commento basato su fatti però sostanzialmente falsi. Errore in cui è incorso anche il caro amico Padre Livio, che dai microfoni di Radio Maria ha calorosamente approvato, come nel suo stile, le argomentazioni del Presidente del Pontificio Consiglio per la Vita.

    Resta tanta tristezza. E amarezza. Ma anche un rinnovato invito, a noi operatori della comunicazione, a essere onesti, corretti, a verificare le notizie, a non usare i giornali per cui si lavora a fini ideologici e di parte (purtroppo accade anche nella testata in cui lavoro io, che dovrebbe essere il più possibile imparziale e sopra le parti, nel momento in cui è diretta a un pubblico trasversale e popolare).

    Ringrazio Andrea dell’ospitalità. Non mi è abituale entrare nei blog. Spero di aver offerto un contributo utile.

  81. Andre. scrive:

    In risposta ai sostenitori duri e puri della dottrina, giustamente voi potete pensare ciò che volete, ma poi non lamentatevi se in casi come questi nascono polemiche nella società civile e laica.
    Ve lo assicuro, non c’è nessun complotto nei confronti dei cattolici ma solo indignazione.
    Vorrei far notare poi che dichiarare che la legge divina è superiore a quella civile (come affermato dal vescovo di Recife) in un paese laico certo non aiuta a calmare gli animi.
    La legge divina cattolica è superiore a quella civile anche per tutti i cittadini atei o di altre religioni?

  82. VINCENZO SANSONETTI scrive:

    Per la fretta, nella mia mail di stamattina delle 11 e 10, oltre a qualche errore di ortografia qua e là, ho scritto che monsignor Fisichella presiede il Pontificio Consiglio per la vita, anziché la Pontificia Accademia per la vita. Sorry.

  83. Davide scrive:

    Mi sembra interessante rilevare che la Chiesa prevede la scomunica latae sententiae solo per l’aborto (can. 1398), e non invece per l’omicidio, per il quale l’autorità ecclesiastica è libera di prevedere ed infliggere pene diverse (cfr. can. 1397).
    Ciò significa che la scomunica non è una pena necessariamente prevista per ogni delitto contro la vita umana, tanto è vero che, a fronte del fatto di Recife, qualcuno ha mai visto un vescovo affrettarsi a scomunicare l’autore di un omicidio?
    Il diritto penale canonico, inoltre, in forza della profondissima “humanitas” che lo caratterizza, impone sempre di fare riferimento a tutte le circostanze del caso concreto prima di applicare o dichiarare una pena prevista in astratto. Ad esempio, nonostante il delitto commesso, non è passibile di pena non solo il minore di 16 anni, ma anche chi ignorava di violare una legge canonica munita di pena (v. can. 1323).
    Il Codice di diritto canonico prevede inoltre tutta una serie di circostanze che obbligano a mitigare o sostituire la pena (v. cann. 1323-1324): circostanze che sicuramente potevano e dovevano essere valutate nel caso di Recife.

  84. Sergio Bresciani scrive:

    La mia speranza è che un giornalista serio e attendibile come A. Tornielli non si fermi alla superficie ma vada fino in fondo come sa fare lui. Concordo in pieno, per qule che vale l’opinione di un lettore qualunque, con V. Sansonetti, TRX e Luisa.

    Mi permetto di avanzare una ipotesi sul perchè tante persone esemplari possano essere cadute in questo equivoco: innanzitutto il fatto che l’articolo abbia per autore un Arcivescovo, e Presidente di una istituzione come la PAV, poi che fosse pubblicato sull’Osservatore. C’è poi il clima di questi giorni e mesi, in cui la Chiesa è sotto attacco da ogni parte e l’istinto è difendere quelli che percepiamo come “dei nostri”.

    Ma il problema è che l’articolo di Mons. Fisichella – di là delle sue intenzione sulle quali a nessuno è lecito pensare se non bene – contiene falsità oggettive e – almeno stando alla lettera – vere e proprie calunnie nei confronti del’Arcivescovo di Olinda e Recife. Ma cosa più grave, la chiusa dell’articolo è scritta in maniera tale da sembrare una giustificazione dell’aborto! Ripeto, non sarà quella l’intenzione, ma le parole scelto sono state per lo meno infelici.

    Fisichella prende per buone le calunnie della stampa laicista, ignora il contesto di una campagna violentissima per la legalizzazione dell’aborto, e il fatto che quelll’Arcivescovo è uno dei protagonisti della resistenza pro-life in Brasile, che ha portato anche a significative vittorie parlamentari. L’arcivescovo è anche odiato per essere un avversario della teologia della liberazione.

    NON E’ VERO che l’arcivescovo abbia avuto parole dure per la bambina, e tanto meno che l’abbia scomunicata. Chi si è documentato conosce le sue parole che sono state immediatamente di compassione e amore per la piccola e di condanna per gli autori di questo scempio e i loro complici. Intervistato – nel contesto di un acceso dibattito generale sull’aborto – Mons. Cardoso Sobrinho ha solo riportato quello che prevede la legge canonica e ovviamente sollevato la bambina da ogni responsabilità, ci mancherebbe. Chi si è documentato – qualcosa è stata offerta anche qui – sa che Mons. Cardoso Sobrinho ha fatto di tutto per aiutare quella bambina, offrendo ausilio legale e umanitario con tutti i mezzi a disposizione della diocesi ed esponendosi personalmente e coraggiosissimamemtne in una situazione non facile. La stessa madre della bambina ha detto che l’unico posto dove ha trovato umanità è stata la caritas diocesana.

    NON E’ VERO che la bambina fosse in pericolo di vita. I medici del primo ospedale dove era stata portata avevano escluso questo rischio. A quel punto, con una tecnica alla radicali-Englaro, la madre – si consideri il contesto di degrado e ignoranza – è stata convinta della morte prossima della piccola e si è proceduto a portarla in un ospedale abortista, dove i piccoli sono stai uccisi, con i dottori e gli attivisti pronti a vantarsene su tutti i media. Che doveva dire a quel punto, un arcivescovo in prima linea per la vita?

    E poi, da un punto di vista medico, che vuol dire “in pericolo di vita”. Perchè l’aborto NON E’ MAI giustificato, nè moralmente, ne medicalmente. I gemellini sono stati soppressi con una normnale procedura di aborto procurato, direttamente e volontariamente, non come il risultato non voluto di una procedura diversa volta a curare qualche patologia della mammma.

    Non posso qui analizzare tutto l’articolo di Mons. Fisichella ma due punti mi paiono ineludibili:

    “Non c’era bisogno, riteniamo, di tanta urgenza e pubblicità nel dichiarare un fatto che si attua in maniera automatica. Ciò di cui si sente maggiormente il bisogno in questo momento è il segno di una testimonianza di vicinanza con chi soffre”

    Ma è stata la stampa a dare la massima pubblicità a questo caso, non l’Arcivescovo, e da molto prima che lui parlasse! E’ proprio la tecnica di questa campagna, la solita dei “casi pietosi” di creare caos disinformativo col massimo della copertura. Si pensa che se l’arcivescovo non avesse detto nulla – nel mezzo di una vicenda GIA’su tutti i giornali e TV brasiliani – la bambina sarebbe stata “trattata con umanità”?? E ripeto, se ci si fosse documentati, come anche ripetuto da una delegazione francese guidata da Mons. Rey, si saprebbe che proprio Mons. Cardoso Sobrinho è stato L’UNICO a preoccuparsi di dare vero aiuto, di mosttrare “vicinanza” a quella innocente, come detto dalla madre stessa e pubblicato (per chi si è documentato).

    E poi la parte più grave, in chiusura:

    “Sono altri che meritano la scomunica e il nostro perdono, non quanti ti hanno permesso di vivere e ti aiuteranno a recuperare la speranza e la fiducia. Nonostante la presenza del male e la cattiveria di molti.”

    Altri chi, di grazia? Visto che gli unici ad essere incorsi nella scomunica sono – come normale – coloro che hanno eseguito l’aborto e quelli che se ne sono resi complici, e non la bambina, Mons. Fisichella vuole dirci che i promotori dell’aborto legale e i dottori abortisti le hanno “permesso di vivere”, pur sapendo che in realtà non c’era nessun pericolo di vita (e comunque bisogna distinguere anche lì)? Gli equivalenti brasiliani di Pannella, Turco e Viale sono quelli che “danno speranza”? Uccidendo innocenti? Chi sono gli “altri” che meritano la scomunica, un arcivescovo in prima linea che ha fatto di tutto per salvare quella piccola e i due innocenti che portava in grembo?

    Ripeto, spero ci si prenda la briga di fare una bella inchiesta giornalistica, magari andando sul luogo o tramite fonti affidabili del luogo e verificare cosa è veremante successo, in che contesto e chi ha mancato di carità verso chi, e chi ha dato pubblicità sbagliata a cosa e da che organi di informazione.

  85. orione scrive:

    Ottimo dott. Sansonetti. Complimenti a lei e a quanti in questo blog contribuiscono al ragionamento, evitando di farsi trascinare dai “buoni sentimenti” e da “quello che dice la gente”, entrambi strumenti diabolici (anche nel senso di “divisivi”) dei nostri nemici.

  86. Annarita scrive:

    Certo Andre, la legge divina è superiore proprio per il fatto che è emanata da Dio, cioè Colui che ha creato il mondo e poi anche l’uomo. Molti purtroppo l’hanno dimenticato, e molti non lo sanno o non si interessano di sapere da dove vengono e dove devono andare, pertanto non riescono a comprendere come mai dovrebbe esistere una legge divina, se nemmeno sanno che esiste Dio. Comprendo la perplessità, anche io prima di essere stata graziata dalla Misericordia di Dio, trovavo assurdi questi ragionamenti, pensavo che Dio dovesse rimanere segregato nei sentimenti delle persone, che dovevano essere libere di credere al dio preferito o non credere a nulla (un dio pure questo da ciò che vedo e sento). Visto che difronte alla creazione è più sensato credere ad un Dio creatore, che ad un Nulla dove escono da sole delle cellule (da dove?), che poi non si sa come diventano tutto questo ben di Dio; visto che un uomo di nome Gesù ad un certo punto della storia ha dichiarato di essere Figlio di Dio e lo ha dimostrato con i miracoli; visto che molte persone hanno creduto ciò e nella coerenza di questa certezza si sono persino fatte uccidere; visto che la storia è stata divisa proprio da questo evento ed ancora oggi si dice “A.C o D.C” e non avanti Maometto o Dopo Budda; visto che fino pochi decenni fa non esistevano gli atei, mi pare ragionevole credere a Dio come lo hanno creduto persone anche molto più intelligenti e sapienti di me. Non mi pare di buon senso credere a persone che senza dimostrare nulla affermano ad un tratto che Dio non esiste, quando miliardi di persone prima di loro mi hanno detto il contrario, quando molte di queste me lo hanno dimostrato con una vita esemplare. Sinceramente do più credito a persone che professando Dio hanno costruito una civiltà grandiosa (la civiltà cristiana) che si rispecchia nelle opere d’arte, nella scienza, nella cultura, nelle opere sociali ( ospedali, università,etc…)nell’agricoltura, che a persone che professando se stessi e negando Dio hanno distrutto la civiltà per riportare l’uomo alla barbarie ( senza guardare le cose più abominevoli di questa nostra inciviltà, basta guardare l’arte e già si comprende).
    Concludendo, mi pare ragionevole pensare che Dio esiste, che Dio essendo Dio ha dei diritti, che Dio essendo al di sopra di noi poveri omuncoli ha il diritto di emanare leggi e che noi essendo degli omuncoli e nulla di più, (forse qualcosa di meno), abbiasmo solo dei doveri rispetrto a Dio. Constatando che oltre tutto, abbiamo la fortuna sfacciata, che Dio grazie al Cielo è il Dio dei cattolici, ci va molto grassa, perchè nonostante, Lui possa tutto e possa spazzarci via in un istante è in realtà un Signore Misericordioso, molto paziente e con una caratteristica speciale: la Carità (ma anche la Giustizia). Pertanto non mi resta che felicitarmi e ringraziare il Buon Dio.

    P.S non esiste una legge civile, che non sia l’applicazione di quella divina. Infatti mi pare che di leggi civili fatte andando contro la legge di Dio non ce ne siano. Di incivili molte e pure ingiuste.

  87. Luisa scrive:

    Comunicato della Conferenza episcopale brasiliana.

    http://www.zenit.org/article-17568?l=italian

    Che fra l`altro precisa che il vescovo di Recife non ha scomunicato nessuno ma ha ricordato che la scomunica esiste, che è una norma del diritto canonico.
    E non ha torto quando dice che oggi l`opinione pubblica si commuove e si indegna, a ragione, per l`atto abominevole che è uno stupro ma ha perso la consapevolezza di che cosa sia un aborto, della sua gravità.

  88. Sergio Bresciani scrive:

    A conferma di quanto detto nel mio precedente commento – e anche da altri con dovizia di documentazione, ecco il comunicato – particolarmente risentito ma dettagliato e incontrovertibile – della Arcidiocesi di Olinda e Recife il cui Arcivescovo è stato così ingiustamente trattato da Mons. Fisichella (traduzione dal portoghese mia, originale al link)

    http://www.arquidioceseolindarecife.org.br/notaoficial.htm

    “Riguardo all’articolo intitolato ‘Dalla parte della bambina brasiliana’ pubblicato sull’Osservatore Romano il giorno 15 di Marzo, noi sottoscritti dichiariamo:

    1. Il fatto dello stupro non è avvenuto in Recife, come dice l’articolo, ma nella città di Alagoinha (Diocesi di Pesqueira). E’ l’aborto che è stato fatto a Recife.

    2. Tutti noi – a cominciare dal Parroco di Alagoinha (qui sottoscritto)- abbiamo trattato la bambina gravida e la sua famiglia con tutta carità e dolcezza. Il Parroco, usando della sua sollecitudine pastorale, all’apprendere la notizia presso il suo domicilio, si è diretto immediatamente a casa della famiglia, dove si è incontrato con la piccola per dare il suo sostegno e la sua vicinanza, stante la grave e complessa situazione nella quale la bimba si trovava. E questa sollecitudine è proseguita per tutti i giorni, da Algoinha a Recife, dove ha avuto luogo il triste esito dell’aborto dei due innocenti. Pertanto, appare evidente e inequivocabile che nessuno ha pensato a scomuniche come prima cosa. Abbiamo usato tutti i mezzi a nostra disposizione per evitare l’aborto e così salvare TRE vite. Il Parroco ha seguito personalmente il Consiglio Tutelare della città in tutte le iniziative volte al bene della piccola e dei suoi due figli. Con visite quotidiane all’ospedale, ha dimostrato atteggiamento di cura e attenzione che hanno fatto comprendere sia alla bimba che a sua madre che non erano sole, ma che la Chiesa, lì rappresentata dal Parroco, assicurava la necessaria assistenza e la certezza che tutto si sarebbe fatto per il bene della bambina e per salvare i suoi due figli.

    3. Quando la bambina è stata trasferita ad un ospedale della città di Recife, abbiamo tentato tutti i mezzi legali per evitare l’aborto. In nessun momento la Chiesa è stata assente dall’ospedale. Il Parroco ha effettuato visite quotidiane all’ospedale spostandosi dall città che dista 230 KM da Recife, senza lesinare sforzi affinchè tanto la bimba quanto la madre sentissero la presenza di Gesù Buon Pastore che va incontro alle pecore più bisognose di aiuto. Dal che si evince che il caso è stato trattato da parte della Chiesa con tutta la cura dovuta e non “sbrigativamente” come dice l’articolo.

    4. Non siamo d’accordo con l’affermazione secondo cui “la decisone è ardua … per la stessa legge morale”. La nostra Santa Chiesa continua a proclamare che la legge morale è chiarissima: non è mai lecito sopprimere la vita di un innocente per salvare un’altra vita. I fatti oggettivi sono questi: ci sono medici che esplicitamente dichiarano che praticano e continueranno a praticare l’aborto, e altri che dichiarano con la stessa fermezza che giammai praticheranno l’aborto. Ecco la dichiarazione scritta e firmata di un medico cattolico brasiliano: “…Come medico ostetrico per 50 anni, formato alla Facoltà Nazionale di Medicina dell’Università del Brasile, ed ex-primario della Clinica Ostetrica dell’Ospedale di Andarai, dove ho servito per 35 anni fino al pensionamento per dedicarmi al Diaconato, e avendo seguito 4524 (quattromilacinquecentoventiquattro) parti, molti di minorenni, mai ho dovuto ricorrere all’aborto per “salvare vite”, e così tutti i miei colleghi integri e onesti nella loro professione e fedeli al loro giuramento d’Ippocrate.”

    5. L’affermazione secondo cui il fatto è stato divulgato dai giornali soltanto perchè l’Arcivescovo di Olinda e Recife si sarebbe precipitato a dicharare la scomunica è falsa. Basta vedere come il caso è stato reso pubblico in Alagoinha il mercoledi 25 di Febbraio, e l’Arcivescovo si è pronunciato sulla stampa il giorno 3 Marzo, e l’aborto è stato fatto il 4 Marzo. Sarebbe eccessivo immaginare che la stampa brasiliana, di fronte a un fatto di tanta gravità, avrebbe taciuto per sei giorni. Pertanto, la notizia della bambina incinta (“Carmen”) era già stata divulgata dai giornali prima della consumazione dell’aborto. Solamente dopo ciò, richiesto dai giornalisti, il giorno 3 di Marzo (martedi) l’Arcivescovo citò il canone 1398. Siamo convinti che la divulgazione di questa misura medicinale (la scomunica) farà bene a molti cattolici, facendo loro evitare questo peccato gravissimo. Il silenzio della Chiesa sarebbe assai dannoso, soprattutto constatando che nel mondo intero si eseguono 50 milioni di aborti ogni anno e nel solo Brasile un milione di vite innocenti vengono soppresse. Il silenzio può essere interpretato come connivenza o complicità. Se qualche medico si trovasse con la “coscienza in dubbio” prima di praticare un aborto (il che ci pare estremamente improbabile) egli, se cattolico e desideroso di osservare la legge di Dio, dovrebbe consultare un direttore spirituale.

    6. L’articolo, in altre parole, è un attacco diretto alla difesa della vita di tre creature perseguita con veemenza da Mons. Cardoso Sobrinho e dimostra che l’autore manca di basi e informazioni necessarie per per parlare dell’argomento, per totale ignoranza dei particolari di fatto. L’ospedale che ha effettuato l’aborto sulla bambina è uno di quelli che eseguono sempre questa procedura nel nostro stato, sotto il manto della “legalità”. I medici che hanno soppresso con l’aborto i due gemelli hanno dichiarato e continuano a dichiarare sui media nazionali che hanno fatto quello che sono abituati a fare “con grande orgoglio”. Uno di lor ha perfino dichiarato: “a questo punto sono stato scomunicato molte volte”.

    7. L’autore si è arrogato il diritto di parlare di ciò che ignorava, e ciò che è peggio, senza darsi pena di rivolgersi prima e in modo fraterno ed evangelico al Signor Arcivescovo e, per questa attitudine imprudente, sta causando grande confusione presso i fedeli cattolici del Brasile. Invece di consultare il suo confratello, ha preferito dare credito alla nostra stampa, spesso anticlericale.

    Recife 16 Marzo 2009.”

    L’articolo reca le firme del Vicario Generale, del Cancelliere e del Rettore del Seminario Arcivescovile, nonchè dell’Avvocato dell’Arcidiocesi di Olinda e Recife, oltre a quella del Parroco della bambina.

  89. orione scrive:

    Letti i fatti dal post di Sergio Bresciani, resto negativamente sorpreso delle molte affrettate accuse di insensibilità mosse dai cattolici caduti nella rete mediatica come tanti pesciolini… Passino Savigni (che cita Sofri!) e compagnia adulta, ma da Mons. Fisichella proprio non me l’aspettavo.

  90. onofrio scrive:

    La chiesa cristiana usa ed abusa del senso della parola
    ‘misericordia’ da due millenni. Ha preso un sentimento
    umano, specifico della specie, preesistente al cristianesimo già in età classica, se ne è appropriata e
    lo ha usato con ipocrisia e cinismo. Sulla ragazzina
    brasiliana i preti hanno detto e fatto tutto, tranne che
    pensare al bene della persona ed al lenimento del dolore.
    Hanno pensato solo, come al solito, a gestire il fatto
    per il proprio tornaconto mediatico, ma la gente ormai
    capisce e ”cestina”….

  91. Luisa scrive:

    Da leggere nel link che metto in inglese, sul blog” Le salon beige”, in francese, il comunicato del Arcidiocesi di Recife, che mette i puntini sulle “i”, spiegando come i fatti si sono realmente svolti, con un rimprovero appena velato a Mons. Fisichella che ha preferito ascoltare i media anti-clericali invece di consultare il suo fratello vescovo, creando confusione fra i cattolici brasiliani.

    http://rorate-caeli.blogspot.com/2009/03/brave-statement-of-brave-priests-to.html

  92. Sergio Bresciani scrive:

    A quanto pare la verità comincia ad emergere, e le agenzie di stampa italiane cominciano a dare notizia – di mala voglia, a mezza bocca, tagliando dettagli più scomodi, ma cominciano – almeno del durissimo comunicato del clero di Recife contro l’articolo di Mons. Fisichella di cui ho postato una traduzione(vedi commenti precedenti).

    Un esempio: http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=51362&sez=MONDO

    Per chi legge l’inglese e abbia voglia di documentarsi invece di ripetere le menzogne anti-Cattoliche dei media, ci sono ormai decine di articoli online con le testimonianze dei protagonisti, di medici e pastori in difesa di Mons. Cardoso Sobrinho che spiegano come si siano svolti veramente i fatti, di come solo la chiesa sia stata davvero vicina alla bimba e cosa stia facendo la lobby abortista per screditare la Chiesa e come abbia praticamente forzato una bambina ad abortire

  93. peccatore scrive:

    Approfondendo il caso, emerge che la distanza dai fatti e l’emotività, uniti ad un clima mediatico malsano, favoriscono distorsioni e parole un pochino a vanvera anche da parte di chi non si penserebbe.

    In certe vicende un particolare fa pendere il piatto della bilancia della verità in senso opposto a quel che accadrebbe in sua assenza.
    Qui, a migliaia di chilometri e senza una telefonata previa per sentire i diretti interessati (e sì che il vangelo nella correzione fraterna invita ad evitare di iniziare dai mass media), si è sparato contro la presunta insensibilità altrui. Se anche il vescovo brasiliano avesse qualche colpa, di sicuro fare -pur involontariamente- il gioco dei mass media anticlericali e pro-aborto è quanto meno un’imprudenza.

    C’è una bambina violentata e c’è un violentatore.
    C’ERANO tre bambini e sono morti. Non ci sono più.
    C’è qualcuno che se vanta pubblicamente…
    C’è una scomunica.
    PRIMA c’era stata tutta la cura possibile per quella bambina incinta e scommetterei sul fato che perduri ancora.

    Forse persino il “violentatore” avrà modo di riflettere sull’accaduto, più dei medici orgogliosamente abortisti, degli intellettuali e cultura a loro supporto.

    C’est la vie… Colpevoli e carnefici sono molto meno chiari di come ce li racconta certa stampa pur con qualche lodevole eccezione. Essere in comunione con la Chiesa passa anche dall’accettare lo scarto tra la nostra creaturalità e il Creatore, tra le nostre leggi e l’Amore.
    Anche il medico, dal suo punto di vista, cerca di fare del bene. Magari non è vero… Se se ne vanta, non c’è comunione. Non è politicamente corretto? Per il vangelo non è questo il problema… Fa fare figuracce mediatiche? Per il vangelo non è questo un problema… E’ una mancanza di carità? Per il vangelo è questo il problema!

    Peccato (letteralmente) che in questo tritacarne diabolico ci caschino anche quelli della levatura di Mons. Fisichella. Mi piacerebbe che scrivesse ancora qualcosa su questa vicenda, a compendio.

  94. Sergio Bresciani scrive:

    Chissà se Mons. Fisichella ora scriverà sull’Osservatore che anche il Papa ha condannato “affrettatamente” l’aborto, visto quello che ha detto in Angola e come lo riportano le agenzie che, quando vogliono, i collegamenti li sanno fare!

    http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=3.0.3132899104

  95. Isaias Hipolito scrive:

    Caro Tornielli,
    Di solito sono il primo a propporre a tutti i miei contatti i suoi giudizii sulle questioni dibatute.
    Riguardo alle vicissitudini di quella bambina brasiliana que ha avortito, mi dispiace tanto dirgli che non posso come cattolico condividere la sua affretata opinione, la sua acritica posizione nei confronti di Mons. Fisichella (la cui autorità come vescovo “scholar” non è tutto sommato pastoralmente più cualificata di quella dei vescovi locali), e infine la sua testarda posizione unilateralista (cioé: senza un atomo di simpatia nei confronti di quei pastori locali).
    Vorrei chiedergli di informare noi, i suoi fedeli ammiratori da lontano, si Lei rimane tuttora su quella sua posizione iniziale, doppo tanti chiarimenti avvenuti nel fratempo.
    Sinceramente, Isaias Hipolito (Coimbra – Portogallo)

  96. TRX scrive:

    Aggiornamento del 10 luglio.

    Interviene la Congregazione per la Dottrina sulla fede con una chiarificazione dove, tra l’altro, dice: “la bambina, come si è potuto rilevare successivamente, era stata accompagnata con ogni delicatezza pastorale, in particolare dall’allora Arcivescovo di Olinda e Recife, Sua Eccellenza Monsignor José Cardoso Sobrinho”

    E richiama l’art. 58 dell’enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II:
    “È vero che molte volte la scelta abortiva riveste per la madre carattere drammatico e doloroso, in quanto la decisione di disfarsi del frutto del concepimento non viene presa per ragioni puramente egoistiche e di comodo, ma perché si vorrebbero salvaguardare alcuni importanti beni, quali la propria salute o un livello dignitoso di vita per gli altri membri della famiglia. Talvolta si temono per il nascituro condizioni di esistenza tali da far pensare che per lui sarebbe meglio non nascere. Tuttavia, queste e altre simili ragioni, per quanto gravi e drammatiche, non possono mai giustificare la soppressione deliberata di un essere umano innocente”

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1339277

    Salutissimi.