Luanda, calore umano e resistenza fisica di Benedetto

Cari amici, alle 12.37 siamo atterrati all’aeroporto di Luanda, in Angola. La vista dall’aereo è impressionante: una distesa a perdita d’occhio di case e casupole per lo più diroccate, che lambivano quasi i bordi della pista dove il Boeing 777-200 dell’Alitalia ha toccato terra. Se in Camerun faceva caldo, qui fa caldissimo. Un clima torrido, l’asfalto quasi liquefatto. Sono bastati pochi minuti di attesa davanti al padiglione dell’aeroporto per stenderci tutti. Avevamo sinceramente paura per il Papa, che ha dovuto ascoltare gli inni e stringere le mani dei notabili per molti minuti. Poi, sotto uno striminzito palchetto, Ratzinger ha ascoltato stando in piedi il discorso del presidente Dos Santos. Infine ha preso la parola, e ha pronunciato il suo discorso, peraltro non breve, al quale ha aggiunto un paragrafo dedicato alle vittime delle inondazioni che nei giorni scorsi hanno sconvolto alcune zone dell’Angola. Nonostante la giornata veramente faticosa di ieri a Yaoundé, e il caldo che avrebbe steso chiunque, Benedetto XVI ha portato a termine il suo saluto in portoghese, prima di “imbarcarsi” sulla papamobile. Anche qui, come in camerun, accoglienza festosissima, con la gente accalcata sulle strade per salutare il passaggio del corteo papale.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

17 risposte a Luanda, calore umano e resistenza fisica di Benedetto

  1. Tommaso scrive:

    Primo!

    LUANDA, venerdì, 20 marzo 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo venerdì da Benedetto XVI subito dopo il suo arrivo all’aeroporto “4 de Fevereiro” di Luanda, nella seconda e ultima tappa del suo viaggio in Africa.

    * * *

    Eccellentissimo Signor Presidente della Repubblica,

    Illustrissime Autorità civili e militari,

    Venerati Fratelli nell’Episcopato,

    Cari amici angolani!

    Con vivi sentimenti di deferenza e amicizia, metto piede sul suolo di questa nobile e giovane Nazione nell’ambito di una visita pastorale che, nel mio spirito, ha per orizzonte il Continente africano, anche se i miei passi ho dovuto circoscriverli a Yaoundé e Luanda. Sappiano tutti però che, nel mio cuore e nella mia preghiera, ho presenti l’Africa in generale e il popolo di Angola in particolare, al quale desidero offrire un cordiale incoraggiamento a proseguire sulla via della pacificazione e della ricostruzione del Paese e delle istituzioni.

    Signor Presidente, inizio con il ringraziare per l’amabile invito che Ella mi ha fatto di visitare l’Angola e per le cordiali espressioni di benvenuto appena rivoltemi. Voglia gradire i miei deferenti saluti e i migliori auguri, che estendo alle altre Autorità qui gentilmente convenute ad accogliermi. Saluto tutta la Chiesa cattolica in Angola nella persona dei suoi Vescovi qui presenti, e ringrazio tutti gli amici angolani dell’affettuosa accoglienza che mi hanno riservato. A quanti mi seguono mediante la radio e la televisione, giunga pure l’espressione della mia amicizia, con la certezza della benevolenza del Cielo sopra la comune missione che c’è stata affidata: quella d’edificare insieme una società più libera, più pacifica e più solidale.

    Come non ricordare quell’illustre Visitatore che benedisse l’Angola nel mese di giugno 1992: il mio amato Predecessore Giovanni Paolo II? Instancabile missionario di Gesù Cristo fino agli estremi confini della terra, egli ha indicato la via verso Dio, invitando tutti gli uomini di buona volontà ad ascoltare la propria coscienza rettamente formata e ad edificare una società di giustizia, di pace e di solidarietà, nella carità e nel perdono vicendevole. Quanto a me, vi ricordo che provengo da un Paese dove la pace e la fraternità sono care ai cuori di tutti i suoi abitanti, in particolare di quanti – come me – hanno conosciuto la guerra e la divisione tra fratelli appartenenti alla stessa Nazione a causa di ideologie devastanti e disumane, le quali, sotto la falsa apparenza di sogni e illusioni, facevano pesare sopra gli uomini il giogo dell’oppressione. Potete dunque capire quanto io sia sensibile al dialogo fra gli uomini come mezzo per superare ogni forma di conflitto e di tensione e per fare di ogni Nazione – e quindi anche della vostra Patria – una casa di pace e di fraternità. In vista di tale scopo, dovete prendere dal vostro patrimonio spirituale e culturale i valori migliori, di cui l’Angola è portatrice, e farvi gli uni incontro agli altri senza paura, accettando di condividere le personali ricchezze spirituali e materiali a beneficio di tutti.

    Come non pensare qui alle popolazioni della provincia di Kunene flagellate da piogge torrenziali e alluvioni, che hanno provocato numerosi morti e hanno lasciato tante famiglie prive di alloggio per la distruzione delle loro case? A quelle popolazioni provate desidero far giungere in questo momento l’assicurazione della mia solidarietà, insieme con un particolare incoraggiamento alla fiducia per ricominciare con l’aiuto di tutti.

    Cari amici angolani, il vostro territorio è ricco; la vostra Nazione è forte. Utilizzate queste vostre prerogative per favorire la pace e l’intesa fra i popoli, su una base di lealtà e di uguaglianza che promuovano per l’Africa quel futuro pacifico e solidale al quale tutti anelano e hanno diritto. A tale scopo vi prego: Non arrendetevi alla legge del più forte! Perché Dio ha concesso agli esseri umani di volare, al di sopra delle loro tendenze naturali, con le ali della ragione e della fede. Se vi fate sollevare da queste ali, non vi sarà difficile riconoscere nell’altro un fratello, che è nato con gli stessi diritti umani fondamentali. Purtroppo dentro i vostri confini angolani ci sono ancora tanti poveri che rivendicano il rispetto dei loro diritti. Non si può dimenticare la moltitudine di angolani che vivono al di sotto della linea di povertà assoluta. Non deludete le loro aspettative!

    Si tratta di un’opera immane, che richiede una più grande partecipazione civica da parte di tutti. È necessario coinvolgere in essa l’intera società civile angolana; questa però ha bisogno di presentarsi all’appuntamento più forte e articolata, sia tra le forze che la compongono come anche nel dialogo con il Governo. Per dare vita ad una società veramente sollecita del bene comune, sono necessari valori da tutti condivisi. Sono convinto che l’Angola li potrà trovare anche oggi nel Vangelo di Gesù Cristo, come accadde tempo addietro con un vostro illustre antenato, Dom Afonso I Mbemba-a-Nzinga; per opera sua, cinquecento anni fa è sorto in Mbanza Congo un regno cristiano che sopravvisse fino al XVIII secolo. Dalle sue ceneri poté poi sorgere, a cavallo dei secoli XIX e XX, una Chiesa rinnovata che non ha cessato di crescere fino ai nostri giorni; ne sia ringraziato Dio! Ecco il motivo immediato che mi ha portato in Angola: ritrovarmi con una delle più antiche comunità cattoliche dell’Africa sub-equatoriale, per confermarla nella sua fede in Gesù risorto ed associarmi alle suppliche dei suoi figli e figlie affinché il tempo della pace, nella giustizia e nella fraternità, non conosca tramonto in Angola, consentendole di adempiere alla missione che Dio le ha affidato in favore del suo popolo e nel concerto delle Nazioni. Dio benedica l’Angola!

  2. robdealb91 scrive:

    Buon viaggio (apostolico, naturalmente!), Santità, e buon viaggio anche a lei, dottor Tornielli!
    Una preghiera…e un augurio che stavolta non si creino polemiche contro Benedetto…

  3. Filippo scrive:

    Finora un viaggio apostolico nel segno di una fede granitica e di un Vangelo che libera.
    Libera dalla sessualità distorta e incompleta (l’eros è spirito e corpo, non susseguirsi di coiti più o meno perigliosi e più o meno “protetti”).
    Libera dal dominio del potere economico ( leggi: critica alle multinazionali ).
    Libera dalla malattia ( guai a chi lucra sui farmaci per i malati di Aids! ).
    Libera dalla povertà ( le risorse africane vanno utilizzate per tutti, non a vantaggio delle elite dominanti ).
    Caro Tornielli, lei, nel frattempo, faccia incetta di sali minerali…E torni a scriverci.

  4. peccatore scrive:

    Caro Andrea, grazie a lei per il suo lavoro e grazie a Dio per questo Papa. Le ha cantate chiare all’ipocrisia occidentale, in tutte le salse, criticato a sproposito e oscurato di proposito (sulle multinazionali ha detto “cose di sinistra”, ma i poveri li si aiutano inondandoli di lattice e riducendo il latte, fornendolo al più in polvere anche se l’acqua non è potabile…).
    Chissà perchè, se è così stupido quel che dice il pontefice Benedetto, milioni di africani lo osannano per strada. Mandategli là il presidente del FMI o qualche commissario UE e vedrete che festeggiamenti…
    Qui i paladini da salotto, dicono loro per il bene di quegli africani che schifano e di cui se ne fregano stabilmente, danno degli stupidi anche agli angolani e camerunensi che sudano sull’asfalto infuocato soltanto per mandare un saluto al Vicario di Cristo.
    Qui ci crediamo “avanti” rispetto a quei popoli “arretrati”. Lei che sta là, che ci dice?

  5. robdealb91 scrive:

    A proposito di ipocrisia e di facciate, secondo voi, il governo spagnolo a inviato il milione simbolico (ma con spesa vera) di preservativi per reale interesse degli africani, o per sfregio al Papa? :-)

  6. robdealb91 scrive:

    Domanda, la mia, da un milione di…euro…:-)

  7. robdealb91 scrive:

    Ops…nel mio primo post ho scritto ha senza h…chiedo venia…

  8. Gladiator scrive:

    Secondo un sacerdote vietnamita

    Secondo un sacerdote vietnamita, padre Khoat, Giuseppe Siri sarebbe stato legittimamente eletto papa il 26 ottobre del 1958 nel conclave successivo alla morte di Pio XII. Le tesi di Khoat si basano sul fatto che, durante il conclave del 1958, la sera del 26 ottobre del fumo bianco si levò ininterrotamente per cinque minuti dal camino della Cappella Sistina, indicando che il nuovo papa era stato eletto, aveva accettato la nomina e aveva scelto il nome. Sempre secondo Khoat, Siri avrebbe assunto il nome di Gregorio XVII [1].

    Quello stesso giorno, alle 18, la notizia venne annunciata con gioia dalla Radio Vaticana. Padre Pellegrino, speaker della Radio Vaticana, disse: “Il fumo è bianco, non c’è alcun dubbio. Il Papa è stato eletto”. Fu ordinato alle guardie svizzere di uscire dalla caserma e di prendere posizione per l’imminente apparizione del Papa alla loggia delle benedizioni. Nonostante la folla in trepidante attesa in piazza San Pietro, la finestra della loggia centrale della basilica non si aprì. Il principe Sigismondo Chigi, maresciallo del conclave, telefonò allora al segretario del conclave, monsignor Santoro, che era all’interno, per chiedergli in che modo dovesse essere interpretata la fumata. Santoro diede ordine al principe di notificare che “il fumo era bianco”. Padre Pellegrino, mezz’ora dopo, ai microfoni della radio commentò: “Non è possibile rimuovere l’impressione del fumo bianco in 300.000 persone, la causa dell’errore deve essere ricercata altrove” [2].

    Alcuni minuti dopo la fumata divenne nera [3]. Secondo l’articolo era stata diffusa una nota proveniente dal conclave dove si confermava la fumata bianca e l’elezione del papa. Secondo alcune indiscrezioni, Siri era stato eletto papa al quarto ballottaggio del 26 ottobre, primo giorno di conclave, elezione a cui seguì una violenta protesta da parte dei cardinali riformatori, che si alzarono in piedi minacciando di voler costituire una chiesa scismatica se l’elezione di Siri fosse stata annunciata pubblicamente. Siri, allora, avrebbe replicato: “Se non mi volete, eleggete un altro”. Tale dichiarazione fu accolta come una volontà di abdicazione. Tuttavia, secondo il diritto canonico, l’abdicazione valida del pontefice deve essere un atto libero. Di conseguenza, le dimissioni forzate dovrebbero essere considerate nulle. La notizia dell’elevazione al papato di Siri, corredata da un’ampia documentazione, venne inserita in un dossier compilato dal Federal Bureau of Investigation il 10 aprile 1961, dossier rimasto segreto fino al 1994. Il primo a leggere quel dossier fu Paul Williams, ex consulente dell’FBI, che pubblicò un fascicolo intitolato “The Vatican Exposed”, nel quale documentava di aver esaminato alcuni rapporti dell’FBI che confermavano la notizia secondo la quale l’intelligence USA era al corrente che Siri era stato eletto papa il 26 ottobre 1958 e che aveva assunto il nome di Gregorio XVII. Secondo questo rapporto, Siri venne legittimamente eletto papa, accettò la nomina e scelse il nome, ma i cardinali dell’Europa dell’Est imposero a Siri di rinunciare al papato in quanto la sua elezione “avrebbe causato gravi disordini e l’assassinio di diversi vescovi dietro la Cortina di Ferro”.

    Nel 1987 la questione ebbe una certa eco sulla stampa dopo la comparsa di un articolo del giornalista Louis Hubert Remy. Dopo aver intervistato Siri a Genova, Remy pubblicò un lungo articolo intitolato: “Il Papa potrebbe essere il Cardinale Siri?”. Nel 1990 il giornalista Malachi Martin parlò dell’elezione di Siri durante il conclave del 1958 nel suo libro “Keys of this Blood”. Nell’edizione del settembre 2004 del notiziario “Inside the Vatican” [4], padre Charles-Roux affermò che l’elezione di Angelo Roncalli il 28 ottobre 1958 fu irregolare per il fatto che il papa legittimo era Siri, eletto due giorni prima. Sempre secondo questo studio, Roncalli scelse appositamente l’inconsueto nome di un antipapa (Giovanni XXIII) allo scopo di indicare che qualcosa di irregolare era avvenuto nel conclave. Il 18 maggio 1985 padre Khoat e Louis Hubert Remy vennero ricevuti dal cardinale Siri a Genova.

    Durante l’udienza, Remy domandò a Siri se era vero quanto si diceva circa la sua elezione a papa nel 1958. Secondo i presenti all’incontro, Siri “stette per lunghi attimi in silenzio, quindì alzò gli occhi al cielo con un senso di sofferenza e di dolore, unì le mani, e, pesando le parole con gravità, disse: Sono legato dal segreto. Questo segreto è orribile. Potrei scrivere libri sui diversi conclavi. Cose molto serie sono accadute in quelle occasioni. Ma non posso dire nulla. Questa teoria è sostenuta da alcuni sedevacantisti, ovvero da quei cattolici che non considerano valide le elezioni da Giovanni XXIII all’attuale pontefice Benedetto XVI. Nel libro di Benny Lay “Il Papa non eletto” è ricordato il fatto che Siri, sia nel conclave del 1958 che in quello del 1963, aveva ricevuto da parte del cardinale Ignace Gabriel I Tappouni l’offerta di candidarsi a pontefice, che Siri avrebbe rifiutato. Nei due conclavi del 1978 gli mancarono pochi voti per poter essere eletto. Nella sua ultima conversazione con Benny Lai, il 18 settembre 1988, Giuseppe Siri lasciò intendere la sua amarezza per ciò che la Chiesa era diventata dopo la morte di Pio XII. Lo fece indirettamente chiedendo perdono a Dio per non avere accettato la candidatura nei conclavi a cui aveva partecipato: “Ho fatto male perché avrei evitato di compiere certe azioni… Vorrei dire, ma ho timore a dirlo, certi errori. Quindi ho avuto un grande rimorso e ho chiesto perdono a Dio. Ho commesso un errore, e oggi lo capisco. Spero che Dio mi perdoni” [5].

  9. Luisa scrive:

    In Francia si stanno avviando verso i tre giorni del Sidaction, camapgna di raccolta di fondi per lottare contro l`AIDS (Sida in francese).
    E già sto misurando il male che l`ignobile linciaggio mediatico contro Benedetto XVI ha provocato.
    L`odiosa, vergognosa (sono a corto di termini per descrivere il comportamento dei media e di chi se ne è fatto l`eco e megafono), campagna contro il Papa sulla base di una frase troncata e mal riportata non è stata seguita da una rettifica se non da scuse , niente, zero, e del viaggio in Africa non se ne parla più .
    Siamo arrivati al punto che il direttore di Antenne2 ha imposto durante la Messa di domenica il logo del Sidaction sugli schermi televisivi, una sberla evidente e voluta.
    Mi sono sovente arrabbiata contro i media, i titoloni, le scorciatoie giornalistiche, la disonestà di chi tronca, denatura, decontestualizza, stravolge, strumentalizza le parole di Benedetto XVI, con la frase sui preservativi abbiamo raggiunto un` apice ma temo che altre vette nella disonestà ci attendono.
    Vorrei restare ottimista ma purtroppo so come l`opinione pubblica, è plasmata da questi “faiseurs” d`opinione, in Italia, bene o male, potete fare i vostri paragoni, Benedetto XVI lo vedete, lo ascoltate, lo leggete, lo conoscete, ma all`estero il suo messaggio non arriva e non sono di certo i sacerdoti e i vescovi a diffonderlo, non sono loro ad alzare la voce per difenderlo, per rettificare e quando lo fanno, ci sono sempre dei bemol, che lasciano aperte le porte al dubbio, che vanno nel senso voluto da chi contesta.
    Sì il circo mediatico ha una volta ancora dimostrato la sua reale e sovente nefasta influenza.
    Ho fatto un minisondaggio attorno a me, chiedendo che cosa aveva detto il Papa e quale era la loro opinione su di lui, vi lascio immaginare le risposte, tutte mediaticamenteconformi, e anche le mie contro-risposte=rettifiche.
    Certo esiste internet, chi lo vuole può andare direttamente alle fonti e non subire passivamente la dittatura del pensiero unico mediaticamente corretto, c`è da sperare che sempre più persone diventino dei consumatori di notizie lucidi e critici.

  10. Luisa scrive:

    E se i media con i loro megafoni avessero stavolta “poussé le bouchon un peu trop loin”, che darebbe… avessero fatto un passo di troppo?
    Riprendo un pò di speranza quando leggo questo esercizio di ri-informazione, operato dalla Diocesi di Nanterre:

    http://catholique-nanterre.cef.fr/Le-pape-et-le-Sida-Petit-exercice

  11. Luisa scrive:

    Che dicotomia fra l`entusiasmo, l`affetto, testimoniato a Benedetto XVI dai cattolici africani e l`onda sprezzante che ha di nuovo traversato i media occidentali.
    Troveranno spazio sui giornali le diverse centinaia di migliaia di fedeli, in gran parte giovani, che hanno cantato, pregato per Benedetto XVI, rendendosi in pellegrinaggio ad un santuario mariano vicino a Luanda, vegliando tutta la notte?

  12. Bianca Maria 55 scrive:

    Un viaggio importantissimo che volutamente viene non solo sottovalutato dai media ma, secondo il migliore stile, viene o si cerca di oscurare con le polemiche che abbiamo sentito in questi giorni.
    Comunque, alla fine non sarà la vecchia Europa secolarizzata ma, la giovane Africa con la sua fede genuina a vincere insieme a Benedetto XVI.
    GRAZIE a Dio per questo Papa che ancora una volta è luce di verità in un mondo oscurato dal potere, dagli interessi economici, dall’egoismo e da pregiudizi creati spesso ad arte, per confondere proprio la fede dei semplici.
    Ma, chi è semplice, ha il coraggio di amare, rispettare e stimare una persona come Benedetto XVI, che della difesa della verità ne ha fatto una ragione di vita.

  13. Americo scrive:

    Il contrasto estetico tra lo sfarzo ed il lusso del viaggio papale, tra abbigliamenti e mezzi di trasporto, e la abietta miseria e ignoranza di coloro che assistono a questo teatro, ne rende evidente la assoluta inutilitá. Se questi soggetti non hanno ricevuto gli aiuti reali promessi certamente non hanno bisogno di parole.

  14. Roberto scrive:

    LUISA: all’estero i media pensano a cose più serie e dedicano alle religioni il tempo che serve.

  15. Luisa scrive:

    Roberto, io all`estero ci vivo, vedo che lei ha un`opinione molto idealista dei media stranieri, per quel che riguarda la loro serietà!

  16. Vincenzo scrive:

    …@Roberto, anche Lei, ha sempre ragione… perciò, se ne vada all’Estero, a vivere, e lasci in pace, noi, retrògradi Cattolici… .
    Comunque, il Suo estremismo (solo verbale?), lo vorrei vedere confrontarsi con un’estremismo di segno opposto, magari con quello di un bel Clerico-Pugilista, come un certo … Don Massimiliano Puxeddu, buon Parroco di Vallermosa tuttora “in servizio”, nonchè Pugile dilettante (ma non troppo) nella categorìa “Medio-massimi”… . Della serie, “chi perde, va’ al tappeto”. Poi, per “sbollire”, una bella discussione filosofico-teologica.

  17. anniballo scrive:

    E’ interessante leggere il reportage di Tornielli sul grande sacrificio fisico che costa il viaggio in queste località segnate da climi impossibili, veramente dure da sopportare per il fisico di noi europei. Soprattutto considerando l’età avanzata del sommo pontefice. D’altra parte, costoro avevano già le loro divinità -prima dell’arrivo degli europei-;loro ne erano entusiasti e funzionavano più o meno bene…Abbiamo voluto sostituirle con le nostre divinità e da questa operazione la chiesa ha guadagnato potenza, ricchezza e prestigio. Dunque, non ci si lamenti: vale la pena di sopportare un pò di caldo.
    Scettici saluti a tutti.