Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi)

[photopress:papa_1_2_3_4_5.jpg,full,alignleft]Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI? Il progetto iniziale prevedeva che uscisse l’anno scorso, le prime anticipazioni – a partire dal titolo, “Caritas in veritate” – risalgono infatti ai primi mesi del 2008. Doveva essere pubblicata nel quarantesimo anniversario dell’enciclica “Populorum progressio” di Paolo VI (marzo 1968), poi il cardinale Segretario di Stato disse che sarebbe slittata probabilmente a ridosso dell’estate. Poi si parlò di dicembre. A fine anno il testo sembrava pronto, dopo l’ingresso nel gruppo di lavoro del neo-arcivescovo di Monaco di Baviera, monsignor Marx. La crisi finanziaria aveva provocato un ulteriore ritardo, ma nelle prime settimane del 2009 si dava per certo che l’enciclica sarebbe uscita con data 19 marzo – festa di San Giuseppe – e resa nota prima di Pasqua. Si è poi detto che sarebbe slittata a maggio (firmata il 1° maggio). Ora anche l’ipotesi di quella data sembra definitivamente tramontare e nei sacri palazzi è opinione diffusa che l’enciclica sociale possa vedere la luce a ridosso dell’estate, se tutto va bene. Quali sono le cause del ritardo? Fonti autorevoli confermano al Giornale che il problema sarebbe stato rappresentato proprio dalla parte aggiunta al testo, e riferita alla crisi economica mondiale. La stesura fin qui approntata, infatti, non avrebbe incontrato il gradimento del Pontefice che, ovviamente, per passaggi “tecnici” di documenti così importanti, è solito affidarsi agli esperti, ma che non rinuncia poi a intervenire, a chiedere modifiche e aggiustamenti. “Caritas in veritate” risulta dunque essere, fino a questo momento, il testo più travagliato del pontificato di Benedetto XVI, che oggi festeggia l’ottantaduesimo compleanno e si accinge a ricordare il quarto anniversario dell’elezione. Anche oggi il Papa ha festeggiato (poco) e lavorato (molto): l’attenzione sua e dei collaboratori più stretti è tutta rivolta in questo momento al prossimo viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele, Territori sottoposti all’Autorità Palestinese). Tra le nomine curiali attese nelle prossime settimane c’è quella del nuovo “ministro della Sanità”, in sostituzione del dimissionario cardinale Barragàn; quella del nuovo presidente del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, in sostituzione del cardinale Martino – che però resterà al suo posto fino alla pubblicazione dell’enciclica sociale, prima di essere sostituito, sembra, da un prelato africano. Per quanto riguarda la Segreteria di Stato, invece, non ci dovrebbero essere sorprese ai livelli altissimi (voci di una promozione del Sostituto Filoni a un ufficio cardinalizio sembrano prive di fondamento), mentre è più probabile che non tardino molto ad arrivare le promozioni a nunzio dei numeri tre Caccia (assessore) e Parolin (sottosegretario ai rapporti con gli Stati). Concluso il lavoro per l’enciclica, dovrebbe lasciare la Segreteria di Stato anche l’arcivescovo Sardi, che coordina il gruppo di scrittori incaricato di collaborare con il Papa per la stesura dei discorsi e che dovrebbe ricevere un incarico presso l’Ordine di Malta.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

93 risposte a Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi)

  1. bruno volpe scrive:

    segnalo su http://www.pontifex.roma.it intervista con gad lerner sui rapporti con gli ebrei e del prof taormina su santoro. grazie bv

  2. Marco F. scrive:

    E su Monsignore Ranjith e il suo probabile trasferimento a Sri Lanka?

  3. LDCaterina63 scrive:

    Scusate l’OT ma non saprei dove mettere questa breve lettera aperta al TG1 in occasione degli Auguri al Santo Padre…

    A: tg1.sdr@rai.it
    Oggetto: Incomprensibile!

    Spettabile TG1
    comprendiamo bene la fatica di fare un telegiornale, ma è davvero così difficile non sbagliare la data dell’elezione del Pontefice?
    Oggi al TG delle ore 13,30 a parte il miserevole servizio, ridotto ad una notizia di poco spessore e di poco conto, sul genetliaco del Pontefice, il giornalista ha sbagliato la data della sua elezione, 18 anzichè il 19 aprile…. ma il guaio è che al TG delle 20,00 avete ripetuto lo stesso messaggio-notizia senza neppure premunirvi di controllare….

    Non solo ripetete le notizie copiate da un TG all’altro, ma non vi sprecate neppure di controllare, tanto meno di arricchirle mettendoci un pò di quella passione e di quella professionalità che davvero scarseggia…

    E’ davvero incomprensibile questo trattamento superficiale e sciatto nei confronti del Sommo Pontefice!
    Se si fosse trattato di altra persona si sarebbe provveduto ad una immediata correzione, ci chiediamo che cosa ci stanno a fare i così detti “vaticanisti” se non intervengono per dare notizie che riguardano il Santo Padre!

    (seguono i miei dati)

  4. peccatore scrive:

    Interessante lo slittamento…
    C’è una crisi di portata storica e -temo- il cui impatto è lungi dall’essersi manifestato in tutta la sua violenza. I “padroni del vapore” che l’hanno generata sono gli stessi che tentano di governarla e la dicono “sotto controllo”. Gli interessi contrapposti del “regno diviso in se stesso” fanno a pugni con il falso unanimismo che i vari G ammanniscono tramite la stampa di regime. Le misure fin qui dottate somigliano a chi, indebitato per miliardi ed in possesso di qualhe milione, sceglie la lotteria di capodanno quale strada per giocarsi ciò che gli resta, sperando nel colpaccio e di riprendere come s niente fosse… piuttosto che ammettere di aver fallito e ricominciare in modo diverso da prima.
    Ci sta qualche mese di attesa nel dire la propria… La Chiesa ha altre “scommesse” su cui puntare. Faccio solo presente che qualche donna senza grosse conoscenze economiche, da almeno qualche decennio, aveva detto che sarebbe successo quel che sta succedendo… Veggenti, per carità…

  5. Paolo scrive:

    A LDCaterina63: mi vengono i brividi a leggere i tuoi commenti… i tg nazionali delle reti pubbliche, in particolare il Tg1, sembrano gli organi ufficiali del Vaticano e danno la priorità a questo tipo di “notizie” rispetto ad altre molto più importanti. Voi talebani cattolici cambiate canale e non sottoponete a questo indottrinamento il resto del paese. Fatevi un bel canale dove sparare le vostre belle favolette e lasciateci in pace.

  6. dante scrive:

    Ma voi cattolici tradizionalisti papalini non potete farvi le paranoie fra di voi farvi le vostre leggi anche restrittive e nessuno vi proebirà di osservarle come facevano i farisei….puntigliosamente. Lasciate a me povero cattolico figlio del Concilio Vaticano II la LIBERTA’ anche di peccare

  7. bo.mario scrive:

    Tornielli penso che questa volta il monolite abbia capito che bisogna parlare dei problemi veri della gente. Non hanno le idee chiare e apprezzo il fatto che ci pensino molto prima di affermare delle cose senza senso. La chiesa che vuole parlare al sociale attuale non può fare la figura di quello che non sà come vanno le cose. Le difficili condizioni economiche sono dovute a due fattori importanti. Consumiamo più del dovuto e siamo troppi su questo pianeta per vivere bene tutti. Un saluto.

  8. maxx scrive:

    Penso che Benedetto XVI rimarrà sempre più solo se mons. Ranjith, che è uno dei pochi fedelissimi su cui può contare verrà trasferito. D’altronde, ho sentito che ci sarebbero forti pressioni in Vaticano, per sostituire anche Bertone come Segretario di Stato e tutto questo finirà per isolare il papa sempre di più. Purtroppo, i nemici che si nascondono dentro la Chiesa sono molti e scommetto che faranno di tutto per impedire al papa di portare a termine la sua missione. Preghiamo perchè il Signore gli conceda la forza di andare avanti e lo sostenga.

  9. sasso scrive:

    Tantissimi cari auguri al Papa Benedetto XVI

  10. sasso scrive:

    BO MARIO
    “Consumiamo più del dovuto e siamo troppi su questo pianeta per vivere bene tutti”
    considerando che mettendo insieme tuttal popolazione mondiale essa occuperebbe una superfice pari a quella della val d’aosta direi che ha detto una…baggianata.
    forse lei vuole piu spazio di quello che Dio le vuole concedere?lei vive bene? secondo me lei non vivrebbe bene pur avendo tutto l’oro del mondo.

  11. dante scrive:

    Non si potrebbe creare uno stato teocratico cattolico dove tutti i tradizionalisti eritici con il papa si trasferiscono e potranno fare tutte le mattate che vogliono

  12. peccatore scrive:

    Cari critici del Papa e di chi lo apprezza, fatevene una ragione: è uno dei pochissimi che dica cose sensate. E, quando teme di parlare a vanvera, attende di vederci più chiaro. Proprio il contrario di chi accelera nella nebbia creata dai fumi vari con i quali è solito dilettarsi. L’arrosto è tutt’altra cosa. E anche il solido muro della realtà, quando la “vaporiera” delle “magnifiche sorti e progressive” lo incontrerà, non si rivelerà un ologramma, un effetto speciale, un impatto simbolico. No, non siamo troppi; è vero che alcuni cnsumano troppo. In genere chi comanda tende a ridurre l numero di quelli che consumano poco. Libertè, egalitè, fraternitè: bei proclami, ma in pratica una bella ghigliottina e tutti allineati dietro il relativismo cosmico… Dovrebbe ssere questo il nostro futuro? L’enciclica sociale persterà parecchi calli… sta misurando le stelle che si vedranno, senza accusare chi non se lo merita, senza ipocriti “volemose bene” per cui vittime e carnefici mangiano tutti insieme in paradiso…

  13. Dario scrive:

    Dante…e tu saresti cattolico???….AH AH AH AH!

  14. MARCO D. scrive:

    Una proposta: e se provassimo ad ignorare una buona volta questi imbecilli irrazionali che non fanno altro che screditare la categoria dei “laici” coi loro insulti (talebani, teocratici… non sanno quello che dicono, questi nipotini di Robespierre).
    Sono solo dei provocatori, diciamo dello stesso livello culturale degli juventini che scrivono Forza Juve nel sito dei tifosi interisti.
    Proprio così: ignoriamoli, passiamo oltre, non diamo loro soddisfazione e non perdiamo tempo.
    Non prima di aver scrollato la sabbia dai nostri calzari…

  15. Dario scrive:

    Marco…in effetti ne sono sempre tentato…e in genere non amo scrivere/replicare sui forum proprio per questo motivo… però forse dubbiamo pur sempre “rendere ragione della speranza che è in noi”… no?? ma mi tenti proprio tanto :)

  16. MARCO D. scrive:

    Lo so, sono mesi e mesi che cerchiamo di dialogare con loro, ma questi sono qui solo a provocare. A questo punto parliamo almeno dell’argomento della pagina e lasciamoli nel loro brodo e alla misericordia di Dio.

  17. bo.mario scrive:

    Sasso se l’enciclica sul sociale parte dalle tue visioni siamo messi peggio di quello che pensavo. La chiesa deve aiutare a risolvere i problemi e non scrivere 5000 righe inutili. I problemi sono sotto gli occhi di tutti e far finta di non vederli è un classico di questo papa e di chi lo segue. Un saluto.

  18. Francesco Ursino scrive:

    …non vedo l’ora di leggerla… . :D

  19. MARCO D. scrive:

    bo.mario pensa prima alle tue 4 sempre solo di critiche acritiche.
    Sei invidioso del papa e dei suoi lucidissimi 82 anni?

  20. Dario scrive:

    Ma questi qui parlano sempre a vanvera (e si vede proprio) ma ne voglio trovare uno che si prende in mano un documento papale e se lo legge! (bisogna poi vedere se è in grado di capirli…)

  21. marco scrive:

    Il papa come al solito scriverà un enciclica sociale reazionaria distante anni luce dalle profetiche ed ancora attuali “Popolorum progressio” “mater et magistra” “pacem in terris” “quadragesimo anno” e la “rerum novarum”. Le 2 precedenti encicliche di Benedetto XVI sono state solo disquisizioni accademiche teologo-filosofiche, osannate dai soliti laudatores e snobbate dalla maggior parte dei cattolici. Non hanno dimostrato nè detto niente di nuovo. Tutto quello che ha scritto era già stato precedentemente ribadito da Santissimi Papi, Dottori e Padri della Chiesa e Degnissimi Monaci ed Abati.

  22. bo.mario scrive:

    Dario vedi che vieni al dunque. Leggere quello che scrive il papa e riuscire a capirlo. Vuol dire che è vuoto di significati reali. Se uno scrive è per farsi capire, perchè lo fa? La realtà è una serie di cose che inziano e finiscono. Quì sembra che debba ancora iniziare. Volumi interi per dire? Teologico-filosofico a chi serve? a confondere la gente. Intere biblioteche di scritti che hanno lasciato il tempo che trovano. Questo bisogno di scrivere, precisare usando termini poco comprensibili mi lascia dubbioso sulle fondamenta della religione stessa. Ho letto diverse cose e poi ho lasciato perdere. Capire non è fondamentale. L’essenziale è confondere chi legge e poi può passare tutto e il contrario di tutto. Non Vi viene in mente che scrivere per essere capiti è la cosa migliore. Un saluto.

  23. Vincenzo scrive:

    Ma, proprio qui, su questo Blog…dovevano darsi appuntamento tutti i “mangiapreti” e Liberipensatori d’Italia??? Ma perchè non ve ne andate a fare i guru da qualche altra parte?

  24. paolo2 scrive:

    Vincenzo, i liberi pensatori sono quelli che non hanno preconcetti nel giudizio e lo esercitano al pari del tuo diritto. I mangiapreti, come li chiamate, sono il frutto del comportamento della Chiesa durante il dominio temporale. Rammaricatevi solo con voi stessi.
    Se vuoi evitare il contradditorio è perchè ti mancano argomenti e risposte? Mostra la croce ed avanza sicuro, impavido, però stai anche attento agli sgambetti che ti fai, potrebbero rovinarti la faccia, poi perderla è un attimo. Già hai ben iniziato perchè mandare qualcuno da qualche altra parte (a fare il guru – ma perchè guru? è un termine che equivale al libero pensatore o al mangiapreti? se fosse così ti ringrazio), ti ha provocato un taglio sulla fronte.
    Ma quanto siete incoerenti: predicate l’amore e mandate a quel paese (da qualche altra parte vuol dire altrove, quindi anche a quel paese se non specifici dove intendi esattamente).

  25. bruno frusca scrive:

    Se chi legge ciò che scrive il Papa lo fa già con l’ imperativo di NON VOLER CAPIRE è inutile che legga!

    Impieghi il suo tempo in altro modo!

    Cordialità

  26. Carlo scrive:

    Concordo con Paolo2, sono diventato ateo proprio a causa dei preti e della Chiesa.

    @Bo.mario, conocordo anche con te.

  27. peccatore scrive:

    Il “libero pensatore” innanzitutto è libero dai propri pregiudizi. Questo è difficile, specie oggi, con troppi che non sono nemmeno sfiorati dal dubbio di essere maggiormente prigionieri di quando ci si credeva in prigione. A questi “liberi pensatori”, sommessamente, chiedo di confrontarsi con il tema proposto invece di affermare con vigore i propri pregiudizi. Vi siete allontanati dalla Chiesa per colpa di qualche sacerdote? Può essere. Vi comprendo. Può essere che altri sacerdoti permettano cammini a ritroso. Intanto mi auguro per voi, “liberi pensatori” che i vostri guru non siano J.C. Trichet e colleghi, Barack Obama, il “convertito” Tony Blair, Sarkozy, qualche erudito editorialista di Repubblica, Margherita Hack, Pierluigi Odifreddi… Tutti “liberi pensatori”? La fiera del pregiudizio non fa onore a chi si dice libero. LA VERITA’ FA LIBERI: dunque mettiamo in luce la quantità di frottole raccontate, lo scarto tra principi e azioni, tra seminagione e frutti e riconosceremo quanto meno un criterio oggettivo. Di questi tempi, di schiavitù assoluta al peccato, persino entro la Chiesa, non è poca cosa. Per questo vglio bene al Papa Benedetto, malgrado le pecche della sua “struttura” come la chiama qualcuno dei “liberi pensatori”. In realtà è il “corpo” di cui Cristo è il “capo”. Un tuttuno, come la vite con i tralci. E’ la sposa, unita allo Sposo. Sono categorie vere, per chi ha la grazia di conoscere un bel matrimonio, dove non mancano litigi e qualche croce. Dio è feele, la Verità rende liberi, il resto non è così fedele, circolano molte più menzogne. Siete liberi di verificarlo.

  28. Carlo scrive:

    @Peccatore:

    “Il libero pensatore ritiene che gli individui non debbano accettare acriticamente come vere delle idee proposte, ma debbano passare al vaglio della conoscenza e della ragione. Infatti i liberi pensatori tendono a costituire le loro certezze e le loro idee sulla base dell’osservazione scientifica della realtà e su principi logici. In questo modo essi sono indipendenti dalle eventuali logiche fallaci o errate proposte dall’autorità, dalla cultura popolare, dai pregiudizi, tradizioni, leggende urbane e, in generale, qualsiasi visione dogmatica della realtà. Applicata alla religione, la filosofia del libero pensatore spesso porta a negare la possibilità di affermare l’esistenza di fenomeni soprannaturali per mancanza di prove.”

  29. sasso scrive:

    bo. mario
    mi scusi ma mi cadoono sempre gli occhi su quello che scrive lei e dice “Leggere quello che scrive il papa e riuscire a capirlo. Vuol dire che è vuoto di significati reali. Se uno scrive è per farsi capire, perchè lo fa?”

    Secondo me il papa parla a causa di quelli che non capiscono e non per quelli che capiscono.

  30. peccatore scrive:

    Caro Carlo: sei sulla strada giusta.
    E’ proprio per quel mtivo che è Vero quel che dice il Papa.
    Poi uno può chiudere entrambi gli occhi e non vederlo.
    Ma a chi piace studiare l’incontro con il Dio di Gesù Cristo non è mai precluso. Il mistero è che questo Dio viene trovato dalla “casalinga di Voghera” come da Blaise Pascal, da Bernadette Soubirous come da Agostino di Ippona, da un ignorante come me e da uno studioso come te. C’è una sola regola: onestà intellettuale nella ricerca della Verità. Da liberi pensatori.

  31. Marina scrive:

    Per Peccatore
    Il papa non vuole i liberi pensatori,tanto è vero che ha condannato Antony De Mello,e ha definito i suoi libri “pericolosi” per i fedeli.
    Un cordiale saluto

  32. peccatore scrive:

    Cara Marina: il Papa di qui, il Papa di là… Ma fa tutto lui? In vita mia ho letto molti libri di De Mello. Con la mia testa dico questo: accattivante, simpatico, molto arguto. Umanamente ineccepibile. Però De Mello è un missionario. Non è, ne dico uno bravo, Stefano Benni che deve “piacere”. De Mello, pace all’anima sua, a che giova in ordine alla Verità e alla Salvezza delle anime? E quanto di ciò che è attribuito a De Mello fu scritto da lui o non a lui attribuito da chi non aveva la sua fede?
    Comunque un qualunque libro di filosofia del “vivere bene” non è sempre cristiano. Può essere epicureo, pirroniano, stoico, massone, perbenista, nichilista… Uno che scrive da cristiano, dovrebbe innanzitutto mettere in luce la Verità di un Dio che ama, muore e risorge per salvarci. Se sta alla larga da questo va benissimo, ma non deve darsi la patente di cristiano. Se fa a meno, delibearatamente, di Gesù e della sua croce per inseguire soluzioni più “simpatiche”, leggere e “new age”, piluccando qua e là ciò che serve al quieto vivere, va benissimo, ma non è cristiano. Se Dio è ovunque e comunque, la croce non ha più senso… Non è cristiano. Se nell’uomo cìè tutto ciò che serve, l’uomo si salva da solo: non è cristiano.
    Non so se per te, Marina, questi siano argomenti importanti, ma per la Chiesa lo sono tantissimo. Perchè la cultura del “volemose bene”, dei “tarallucci e vino”, va molto bene per le “primarie” e nelle pubblicità, ma la vita è un po’ divera. La forza del cristianesimo è la speranza nella realtà, non nelle favolette più o meno edificanti e simpatiche. Diventa tutto inutile tranne i libri di De Mello? La Sacra Scrittura è un orpello pericoloso per la convvenza tra i popoli? Le religioni sono il male assoluto, come le guerre e l’avidità?
    Liberi di crederlo, ma non da cristiani. Credere nel proprio buon senso è la dittatura del relativismo, la più subdola, quelle che oggi imprigiona chi si crede libero.
    Prima o poi il campanello suonerà; una sveglia salutare, anche se potrebbe rivelarsi un incubo, se non si spera nella direzione giusta. Domani è la festa della Divina Misericordia: GESU CONFIDO IN TE. Non un “guru”, un uomo speciale, ma pur sempre “solo” un uomo. Gesù è anche Dio! E’ Dio spogliato della sua divinità per vestire la nostra umanità mortale. Una follia d’amore per poter morire, Lui che è eterno. Per poter salvare la nostra autosuffcienza disperante e disperata. Gesù non è uno che ha raccontato favolette edificanti su Dio. E’ Dio morto per salare me!
    De Mello (e non solo lui, oggi lo seguono a ruota alcuni cardinali, vescovi e sacerdoti) ha fatto confusione. E chi teme per la salvezza delle anime dice: statte accuorto guagliò!

  33. bo.mario scrive:

    Sasso perchè si cadete sempre. Il papa parla a quelli che lo capiscono. Tradotto, a quelli che obbediscono. Siete presi da qualcosa che Vi sopraffà. Io penso liberamente e quando leggo cose fuori dalla realtà non le capisco. Meglio stare fuori dai problemi reali, più facile. Adamo e Eva, Noè ecc. siamo rimasti lì? Se non fossi indottrinato te ne accorgeresti facilmente. Un saluto.

  34. mauro scrive:

    Caro peccatore, non c’è stato nessuno che ha commentato propriamente l’argomento proposto dal dott. Tornielli che in fin dei conti riguardava un tema economico (crisi mondiale) semisconosciuto alla Chiesa, di difficile interpretazione per tutti, e, leggi bene, di impossibile trattazione da parte della Chiesa in un’enciclica (lettera circolare ai Vescoci) in quanto i temi economici non sono dogmi e neppure una disciplina ecclesiastica. La crisi economica riguarda essenzialmente i comportamenti, non solo dei singoli, ma di chi abusava di una posizione di prestigio per depredare il risparmiatore (quindi anche banche e finanziarie). Ora il Papa, con quell’enciclica, cosa dovrebbe dire? Forse di non comprare i prodotti finanziari? E se si, può servire ai vescovi per indirizzare cristianamente il fedele? Non credi che sui comportamenti che si devono tenere quotidianamente, secondo la religione, si siano scritti fiumi di parole? E neanche si può affermare che i tempi di emanazione dell’enciclica si allunghino a causa della crisi se non quando per crisi intendi la difficoltà di trattare l’argomento al pari di una disciplina ecclesiatica. Una pura follia associare le due cose. In ogni caso, vista la difficoltà che la Chiesa incontra nella stesura, servono proposte, quindi scriverne su questo blog può sempre servire, se qualcuno ci segue. Considerata la preparazione religiosa, aspettiamo di leggere qualche tua proposta.

  35. Americo scrive:

    El papa apetta perché non si puó permettere di dire, in questi tempi tempestosi, qualcosa che non sia perfetta. Il papa Pecci ebbe piú coraggio. Ma in ogni caso parlerá solo al suo Chandala i cui membri si caratterizzano per la famosa citazione: Non conoscono e non vogliono conoscere ció che ha valore di essere conosciuto; ció che conoscono non é vero.

  36. Marina scrive:

    Per Peccatore

    La Sacra Scrittura è un orpello pericoloso per la convivenza tra i popoli? Le religioni sono il male assoluto, come le guerre e l’avidità?
    ————-
    le sacre scritture ,sono pericolose,se interpretate da uomini senza scrupoliPortano alla guerra e allo sterminio di popolazioni.
    Dipende da cosa si vuol raggiungere.Se uno vuole giustificare la guerra ,nelle sacre scritture c’è scritto che dio ordina,se vuole la convivenza pacifica anche questo c’è scritto che dio la vuole.

    De Mello insegnava a incontrare dio amando se stessi e stando in meditazione,senza nessuna guerra.
    Gesù è venuto al mondo per insegnarci che cosa?
    Per amare e rispettare il prossimo,ma invece si fanno guerre in nome di Dio.Allora a cosa serve che sia morto in croce!
    Un cordiale saluto

  37. peccatore scrive:

    Mauro: mi guardo bene dal suggerire al Papa quel che dovrebbe scrivere… Ritengo che in Africa abbia già detto molto. E’ curioso che alcune ingenue “donnette” (Ida Peerdeman, Maria Simma) ne sapessero di più degli economisti… Temo che le decisioni prese a Londra al recente G-20 siano grossolanamente inadeguate.
    Penso che il problema dell’Occidente sia di aver imposto un pensiero unico e che questa ideologia mercantile sia al capolinea. Non ho idea di che alternative possa proporre la storia; so che il cristianesimo è sensato anche economicamente. Sono molto curioso di leggere cosa sciverà Benedetto XVI, altro che non contare nulla…

    Recentemente Socci ha ricordato che qualche anno fa i cinesi si sono posti il problema di capire quali fossero stati le radici del grande sviluppo e del grande benessere che, nel corso dei secoli, è fiorito in Occidente in modo più diffuso, solidale ed armonico che nel resto del mondo. I cinesi hanno interpellato gli esperti e l’Accademia delle scienze sociali della Repubblica popolare cinese nel 2002 è arrivata a queste clamorose conclusioni:
    “Una delle cose che ci è stato chiesto di indagare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che l’Occidente avesse avuto:
    -cannoni più potenti dei nostri.
    -poi abbiamo pensato che fosse perché aveva il sistema politico migliore.
    -poi ci siamo concentrati sul sistema economico.
    -ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della cultura occidentale è la religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è (stato) così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Su questo non abbiamo alcun dubbio”.
    La controprova è evidente: quando l’Europa ha violentemente abbandonato il cristianesimo, con le ideologie anticristiane del XX secolo, ha segato il ramo su cui stava seduta e si è buttata nel baratro e nella rovina. La stessa attuale crisi finanziaria ha ragioni morali, è stata provocata dalla secolarizzazione cioè dalla sostituzione di una religione vera con la religione del profitto ad ogni costo, del pescecane: Usura, Lussuria e Potere.

    A Marina: Gesù non è “solo” morto in croce. E’ risorto!
    E’ lì la differenza! Perciò quel che dicono le Scritture non è uguale a quel che dicono altri “grandi” uomini.
    E Gesù ha anche detto che amare Lui significherà essere perseguitati. Ha detto che non è venuto a portare l’unanimismo, ma a smascherare le contraddizioni… La Sacra Scrittura non è il bigliettino nel boero, bisogna leggerla tutta, da Genesi ad Apocalisse… Non è così tutta tarallucci e vino. C’è pure la possibilità dell’inferno. Gesù ha già vinto il peccato, ma il mondo indulge ancora al potere del male, se si fa confusione.
    La crisi economica ne è la manifeastazione…

  38. Marina scrive:

    Una cosa concordo con te Peccatore,che la crisi economica è stata provocata dall’Usura, Lussuria e Potere.
    Aggiungo anche la guerra.
    Cristo non ha mai detto ” fate la guerra per amore mio e di mio padre”.
    “amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”,questo ha detto.
    Un cordiale saluto

  39. mauro scrive:

    Caro peccatore, comincio dal fondo del tuo scritto e risalgo. Non esiste una religione di profitto
    perchè il profitto non ha regole, cosa che invece qualsiasi religione ha. Forse dimentichi che è
    proprio per questo che si dice “non c’è religione” intendendo che non ci sono regole.
    Se la religione avesse un potere così forte la Cina sarebbe sempre stata una potenza economica
    mondiale ai livelli americani e giapponesi. La realtà invece è che il declino costante dell’occidente, quindi anche dell’Europa, è dipeso unicamente dal progressivo sfruttamento della manodopera cinese (salari bassissimi e produttività massima – anche 18 ore al giorno – e gli esempi esistono anche qui in Italia) e dall’aumento costante della manodopera che proveniva dalle campagne
    dove combattere la fame era l’argomento all’ordine del giorno.La concomitanza di entrambe ha permesso di immettere nel mercato quantitativi enormi di merci ad un
    prezzo che chiunque di noi non può che ritenere irrisorio.( sommare una maggior quantità di prodotto
    al minor costo del lavoro vuol dire offrire il prodotto ad un prezzo che la concorrenza non può
    sostenere). Dalla parte dell’occidente si è cercato si sostenere la concorrenza cinese riducendo il costo del prodotto con la diminuzione della forza lavorativa e l’automazione dei processi di produzione.
    Nonostante questi provvedimenti strutturali dell’industria occidentale per sostenere la concorrenza
    cinese, si è verificato un’impoverimento della spesa globale delle famiglie (meno lavoratori impiegati, meno entrate famigliari). Per questo le famiglie lentamente hanno abbandonato i prodotti occidentali (anche se meno costosi) e favorito l’acquisto di quelli cinesi, piu’ convennienti, e che permettevano comunque di mantenere lo stesso, o quantomeno simile, stile di vita.
    Oggi, che viviamo ancora questa crisi mondiale economica e se vai nei mercati settimanali cittadini, ti accorgerai che sono i cinesi quelli che vendono mentre i nostri vivacchiano alla meno peggio.
    Se ti metti nei panni dei cinesi, che hanno poca religiosità (è strettamente a carattere famigliare, con riti propiziatori per i defunti…), forse puoi capire perchè siano rimasti colpiti dalla religione cristiana che è radicata in tutta Europa. Il signor Socci ha riportato quello che i cinesi hanno scoperto nell’occidente e che a loro manca collettivamente ma imputare la ragione del mancato profitto ad un decadimento della religiosità (regole morali) è furbata tua, lo dico schiettamente, perchè i cinesi con la questa mancanza fanno profitti enormi.

  40. Artefice1 scrive:

    Scusatemi se riprendo i pensieri della S. Pasqua di Risurrezione proprio qui.
    Non ho trovato un post più adatto per CON-Siderare le parole del Papa.

    “””San Paolo presenta innanzitutto la morte di Gesù e pone, in un testo così scarno, due aggiunte alla notizia che «Cristo morì». La prima aggiunta è: morì «per i nostri peccati»; la seconda è: «secondo le Scritture» (v. 3).”””

    Mi pare che:
    L’attaccamento di S. Paolo al Potere, già incarnato nel proprio vissuto, mi sembra evidente ed é comprensibile Umanamente che non abbia inteso modificarlo radicalmente.
    Vissuto Riveduto PER CON-Versione.
    Ma la propria PRE-Disposta Vita viene da Lui stesso manifestata Inevitabil-Mente proprio tramite le proprie Parole, sempre.
    In tal modo insinua come dire degli alibi, anche a propria comprensibile giustificazione.
    In Fatti, pur Ispirato dall’Abbagliante Verità San Paolo stesso non può PRE-Scindere il proprio Vissuto e quanto in Esso vi si raccoglie, sia nel Bene che nel Male, aspetti che CON-Corrono e Formano la CON-Sapevolezza e il proprio Personale CON-Vincimento. (PER-Suasioni CON-Vertite dal proprio Personale Discernimento.)
    Come avviene in ogni Umano Vivente per altro, dunque sarebbe un aspetto Verificabile dall’Essere Persona.

    La Propria Vita resta sempre l’Unica Verità Disponibile PER Ciascuno, la quale Vita (ciò che resta dopo i Fatti) CON-Diziona, rende Comprensibile e Imperfetta ogni Visione. (mi pare sia capitato anche a Gesù stesso.)

    Se Gesù fosse Risorto, “secondo le scritture”, piuttosto che PER la Sola Volontà del Padre, Vi Si Vanificherebbe lo stesso Messaggio di Salvezza, naturalizzando la Divinità.
    Come dire che Gesù ha Imparato dai libri e non dal Sentimento, Vera Relazione col Padre Dio Creatore “analfabeta”.
    Così in egual misura quando S. Paolo dice “per i nostri peccati”.

    La Resurrezione non riempie un Vuoto inesistente, così come il Nulla NON è stato Creato, ma piuttosto Scampa dal Male.(come dire la Resurrezione classifica e Indirizza il Pieno. Pieno che appartiene al TUTTO.)

    La Resurrezione, non come memoria, (dunque non un decesso sovvertito).
    In Fatti, non è una teoria, non è un mito, non é un sogno, non é una visione o una favola, ma un ASSOLUTO EVENTO, PER Giunta POSSIBILE Essendo PER-Petuato dalla stessa Riconoscenza del Padre Disponibile. (Visto che i Figli amano i tradizionali risultati raggiunti in proprio)

    Gesù non è risorto come Lazzaro di cui non esisterebbe traccia se non PER merito di Gesù Cristo che l’Illumina.
    Così come Illumina il Materialismo e il Nichilismo, Determinando la Logica Novità Insuperabile ……………e Salva CON-Sapevolmente chi l’Accoglie.

    Così dice il Canto “ha spogliato se stesso fino alla morte”
    Credo proprio che Gesù abbia inteso Testimoniare il Padre all’intera umanità!
    Dunque ha Spiegato CON, L’Esempio! Come si Sconfigge il Male. Non ha codificato di suo pugno come si dovrebbe fare PER tollerarlo, governarlo, presiederLo, per poi subirLo Inesorabilmente. (Il Lo sarebbe sempre Dio Padre Creatore, il Logos)

    Se sbaglio mi correggerete fino in fondo?

  41. peccatore scrive:

    La religione del profitto esiste eccome.
    Ha una divinità: Mammona.
    Ha sacerdoti in massa: finanzieri, banchieri ed economisti
    Ha templi: le banche centrali
    Ha catechismi: “il tempo è denaro”; “non si fa niente per niente”; “occhio per occhio e dente per dente”;
    Ha dogmi: “la competitività”; “la concorrenza”; “l’utile”.
    Ha piani pastorali: “piani di aggiustamento strutturale”; “piani quinquennali”; “piani di rientro”; “piani di accumulo”… poi basta un terremoto e tutti questi piani crollano miseramente: è successo al comunismo, succederà anche a questa follia che dal valore dell’uomo e del lavoro dell’uomo è passato ai giochetti finanziari e a delocalizzazioni, globalizzazioni e migrazioni sulla pelle degli uomini, non accontendandosi dello sfruttamento e delle schiavitù già care ad epoche passate. Se il capitalismo poteva avere dei vantaggi sul comunismo, la sua deriva finanziaria è il peggio: i ricchi sono ricchi sugli interessi di debiti rifilati ad altri e che loro nemmeno sfiorano con un dito… GUAI A VOI, dice il vangelo. E forse è il caso di non essere ipocriti, perchè si fa presto a passare dal “voi” al “noi”.
    Senza Dio va tutto a rotoli…
    Ti lega: con il debito da cui muove un’usura più o meno lecita.

  42. peccatore scrive:

    Ti lega… questa religione di mammona.
    Per slegarci non basterà sventolare bandiere rosse: hanno già miseramente fallito pure loro.
    Tutte le salvezze umane hanno il fallimento nel DNA.
    GESU’ è quello in cui dobbiamo confidare.
    Oggi è un bel giorno per cominciare.

  43. Artefice1 scrive:

    Peccatore…..ma a cosa saresti interessato tu in fin dei conti?

    Al Testimone Figlio
    Oppure
    Alla Sua Fedele Testimonianza in favore del Padre?

  44. mauro scrive:

    Peccatore,
    tutto quello che hai ricordato è frutto della materialità umana che è nata nel momento stesso in cui l’uomo è comparso sulla terra, non della religione ( frutto del pensiero e pertanto posteriore) che aspira a valori spirituali. E’ la Chiesa che ha affermato che ciò che è importante non è il corpo (la materialità) ma lo spirito. Ma considerato che vuoi sovvertire i valori, a dispetto della Chiesa, la materialità è piu’ importante dello spirito. Risultato: hai un Dio costruito su basi umane e non spirituali. Prova a pensare cosa vuole dire? Suggerimento: l’uomo è soggetto a cambiamenti nel corso
    dei secoli e della sua vita stessa, per cui il concetto di Dio cambia al variare del… (sostantivo con la stessa radice di pensare) dell’uomo.
    Un bel … pensiero … davvero!, non trovi? Ma perchè te lo chiedo a fare se non te ne sei accorto.
    Pardon, rileggendomi mi hai fatto venire un dubbio. No, in fondo non ho scritto una corbelleria perchè oggi anche la Chiesa si interessa piu’ ai problemi materiali che spirituali. Bah, a questo punto non c’è proprio piu’ religione!
    Un’ultima domanda. Sei per caso daltonico? Confondi il rosso con il verde. Vedi, se puoi, in alcuni semafori pare addirittura azzurro.

  45. peccatore scrive:

    Mauro, forse stai un po’ deragliando…
    Chi ha puntato su cavalli perdenti dovrebbe ammettere di aver confuso campioni e ronzini… Tuttavia sappi che Gesù ha sempre preferito gli asini, come cerco di essere, per cui io qui raglio come posso. E’ un grosso errore separare corpo e spirito; è l’opera di chi, non potendo giocare in proprio, imbroglia l’uomo facendolo giocare con idee balzane, per farlo perdere. Questa è la religione di mammona: un gioco in cui lo spirito è diabolico ed a perdere è il corpo umano che vi viene triturato, se non interviene lo Spirito Santo a dare armonia a questa nostra vita concreta, tentata da avidità lussuria e potere.
    Non fare il finto tonto. Non so se è peggio essere tonti o essere finti… In questa vita spesso conviene essere finti, nell’altra tutto sommato se la cavano assai meglio i tonti veri.

  46. mauro scrive:

    Separare il corpo dallo spirito e privilegiare il secondo non è una mia trovata ma ciò che ha sempre sostenuto e fatto la Chiesa in questi due millenni (ti sei già dimenticato le Crociate cristiane che uccidevano in nome dello diversa spititualità,la Santa inquisizione che uccideva in nome dell’eresia?). Questo comportamento è proprio di tutte le religioni presenti sulla terra, non un un caso pertinente in modo esclusivo alla Chiesa. Ancora oggi leggiamo nei giornali, e devo dire quasi quotidianamente, che un kamikaze, dotato di cintura esplosiva, in nome ed in ragione ragione della propria religione si fa esplodere per uccidere colui che considera nemico (preminenza della spiritualità sulla materialità). Sono tutti volontari (come d’altronde erano i crociati) che immolano la propria vita con la certezza promessa, di sedere alla destra del loro Dio. E non c’è termine piu’ appropriato che kamikaze per definirli in quanto significa vento, tempesta di Dio.
    Tutti gli americani che sono morti per colpa dei kamikaze in Iraq, devono la loro dipartita da questo mondo alla preminenza spirituale della religione. E i morti che noi italiani abbiamo avuto in Nassiria, a cos’altro sono dovuti? Tutti i soldati che sono in Iraq sanno che sono lì per ristabilire una democrazia ma rischiano la vita a causa di una religione.
    Oggi la Chiesa ha cambiato indirizzo e si occupa della salute del corpo (Eluana , le cellule staminali, la fecondazione assistita, l’AIDS in Africa non ti dicono proprio niente? c’è ne una lista lunghissima, storiche sono le battaglie sul divorzio), del benessere sociale, è evidente che ha rovesciato i valori fra corpo e spirito instaurando un Dio adatto all’uomo odierno e ne ha nel contempo offuscato la spiritualità perchè oggi quello che interessa alla Chiesa è il benessere dell’uomo nella sua esistenza terrena e cerca di procurargli tutto il necessario promuovendo iniziative umanitarie. Non trovi
    nulla di strano? E’ tutto regolare? Va bene?
    Allora dimmi perchè Dio, secondo le Sacre scritture, scacciandoci dal Paradiso terrestre, ci ha condannato ad una vita terrena dura, faticosa in cui ogni stilla di sudore era necessaria per guadagnarci un tozzo di pane, se poi la sua stessa religione cerca di contrastare e soddisfare ogni nostra sofferenza materiale sulla terra?
    Chi ha mentito?
    Padre Funes, teologo ed astronomo della specola vaticana ha rilasciato un’intervista il 14 maggio 2008 all’Osservatore Romano in cui afferma, a proposito di eventuali extraterrestri nell’universo che, mentre noi (genere umano) saremmo la pecorella smarrita, i peccatori che hanno bisogno del pastore (Dio), che ci ha salvato una volta fattosi uomo in Gesu’, non è detto che gli eventuali extraterrestri debbano avere bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell’amicizia piena con il loro creatore. In piu’ ha affermato che nell’eventualità che anche loro fossero peccatori, Gesu’ si è incarnato una volta per tutte e che l’incarnazione è un evento unico ed irripetibile.
    Se vogliamo dare credito a ciò che ha affermato Padre Funes Dio non avrebbe creato solo l’uomo, l’uomo sarebbe peccatore sempre mentre l’extraterrestre potrebbe non esserlo, Dio ha redento l’uomo ma non l’estraterrestre (se fosse peccatore) perchè l’incarnazone è avvenuta solo per l’uomo.
    L’extraterrestre che religione ha se è peccatore, non è stato redento ed è in contrasto con Dio? Nessuna perchè non crede nella spiritualità (atei per natura e nascita).
    L’extraterrestre che religione ha se non è peccatore ed è in amicizia con Dio? nessuna in quanto è in sintonia con Dio.
    Padre Funes ha perciò affermato che gli extraterrestri non hanno comunque una religione, vale a dire che Dio ha popolato un mondo imperfetto nel quale ha messo cittadini dell’universo con nessun obbligo divino e nessuna regola spirituale. In ultima analisi Padre Funes ha detto che la spiritualità non è preminente perchè si può vivere con la sola materialità.
    Se gli extraterrestri esistessero veramente Padre Funes si è conformato a ciò che la Chiesa sta oggi attuando (materialità preminente sulla spiritualità) ma se non esistessero ha detto un sacco di schiocchezze.
    Vuoi vedere che anche loro si sono convinti che davvero esistano ma anche che Dio non c’entri proprio nulla?

  47. Artefice1 scrive:

    Mauro……aiutami.
    Come faccio a dirlo senza Naturam assoluta Materialità?

    “”"tutto quello che hai ricordato è frutto della materialità umana che è nata nel momento stesso in cui l’uomo è comparso sulla terra,(Molto Probabilmente anche Prima) non della religione ( frutto del pensiero e pertanto posteriore)”"”

    “materialità umana che è nata nel momento stesso in cui l’uomo è comparso sulla terra,”(Molto Probabilmente anche Prima). La cosa sarebbe Indifferente.

    Anche questo tuo pensiero sarebbe Naturale come il mio.

    Ma io ritengo che il tuo sia un puro Significato, Privo di Senso.
    E’ Vero che il Pensiero viene dopo il Creato.
    Ma il Creto privo del Sentimento esisterebbe come non ci fosse.

    Proprio PER Questo io Ritengo che il Sentimento Viene Prima del Creato e dunque del Pensiero.

    Il Sentimento sarebbe tutt’Altro che Fantasia, appunto perché proprio il Sentimento Determina il Creato, mentre il Pensiero Fa, come dire Produce CON: quello che c’é di CON-Veniente.

    Ti Pare?

  48. Gladiator scrive:

    Peccatore , son con te , ma non facciamo di tutta un’ erba un fascio .
    quando dici :
    Ha catechismi: “il tempo è denaro”; “non si fa niente per niente”; “occhio per occhio e dente per dente”;

    metti sullo stesso piano la parola di Dio e la parola umana , il che è errato !
    In “occhio per occhio “si sostiene nient’altro che una giustizia giusta , al di sopra delle parti , cioè non legata alla legge del più forte e del più potente di turno o di una classe . Una giustizia oggettiva , quindi, e non legata a istanze democratiche demagogiche o falsopacifinte .
    Una giustizia non legata agli interessi dei poveri, ma nemmeno agli interessi dei ricchi , e nemmeno agli interessi di una maggioranza ! Insomma una giustizia divina espressa con le parole : Occhio per occhio dente , per dente , che non sono rivolte al discepolo del regno , che deve sempre e comunque volgere l’altra guancia per essere vero discepolo, ma è una giustizia terza che dovrebbe impersonare l’istituzione o l’autorità in una comunità di uomini di una società naturale , normale .

  49. Gladiator scrive:

    artefice1 io mi chiedo quando Gesù Cristo abbia salvato l’umanità; con l’incarnazione oppure con la croce ?
    Per me non ci sono piu dubbi, con l’incarnazione è diventato Re del creato ma non ha salvato nessuno tranne sua Madre , ma solo con la croce ha salvato l’umanità intera . Con l’incarnazione è diventato titilare effettivo dell’umanità avendola “sposata” ma non salvata dal peccato . Con la Croce invece , col sangue sparso, l’ ha salvata dal peccato .

  50. Artefice1 scrive:

    Ma che centra il sangue Gladiator……..anche tu hai tendenze sciovinistiche dedicate al Potere di figli?

    L’Amore (Donare il Tempo) senza incarnazione mi pare proprio sia Impossibile.

    Sarebbe l’Amore il Messaggio del Padre, piuttosto che il tuo sangue, Fedelmente Testimoniato dal Figlio Gesù Cristo. (“Non la mia ma la Tua Volontà”)

    Il Sangue di chi è?

  51. Quixote scrive:

    Il cristianesimo è nei Vangeli, nell’insegnamento di Cristo, non in tutte le interpretazioni che i religiosi (laici, sacerdoti, vescovi e papi) gli hanno dato nei secoli (non esclusi gli eretici). Gli uomini sbagliano, tutti, anche i cristiani, anche i vescovi, i papi e gli astronomi. Soccorrere il prossimo non significa far prevalere il benessere sulla salvezza spirituale, ma garantirsi questa con l’esercizio dell’amore (primo amare Dio, secondo amare il prossimo). La Chiesa ha commesso e riconosciuto gli errori del passato, sbaglierà ancora nelle persone dei fedeli e su, su fino al Papa (forse), ma il catechismo, al fine della responsabilità, riconosce tre esigenze inderogabili: materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso. Dove manchi la coscienza di compiere il male, la colpa spirituale non esiste e non potrebbe essere diversamente. Ciò vale anche per i kamikaze, la cui colpa ricade eventualmente su chi li induce a gesti comunque reprensibili (se in mala fede). La mutua e gli assegni famigliari non hanno, purtroppo, tolto nulla alla maledizione dei progenitori e le nostre vite, anche se abbiamo la pancia piena e la testa confusa, non sono certamente liberate dalla fatica e dal dolore. Come funzionino Dio e la Provvidenza, anche in termini di redenzione, non è dato alla nostra comprensione e ciò è ampiamente, quotidianamente riconosciuto in tutte le S.Messe in cui, al termine della consacrazione, il sacerdote annuncia e confessa ad alta voce “Mistero della fede”, checché ne dicano gli astronomi ecclesiastici. Saluti.

  52. mauro scrive:

    Artefice 1, il sentimento del Dio Padre è si venuto prima del creato ma non è il nostro perchè l’età della comparsa umana è, nei confronti della vita dell’universo, quindi della creazione,recente.

  53. Artefice1 scrive:

    Mauro….come potresti escludere che proprio il Sentimento Indominabile possa Essere UNICO?

  54. Artefice1 scrive:

    ./.
    Mauro….non CON-Fondere.

    Il Sentimento é Etermo!

    La Passione, che intendi tu, effettivamente é venuta e viene dopo.
    Esiste e Finisce Inesorabilmente, CON le buone e anche CON le cattive.

  55. Enos scrive:

    Carissimi, ritorno su questo blog dopo un po’ troppo tempo.

    Caro Mauro, in un tuo post hai detto: “Non esiste una religione di profitto perchè il profitto non ha regole”.

    Secondo la dottrina sociale della Chiesa, invece, esiste il concetto di “giusto profitto” e di “ingiusto profitto”.
    Non essendo però un esperto in materia, chiedo aiuto ad altri, per approfondire questo interessante argomento.

    Avrei poi qualche osservazione da fare, invece, sulla tua ricostruzione dell’ascesa commerciale cinese, da un punto di vista puramente economico.
    Una crescita basata sullo “sfruttamento esasperato” della forza lavoro non è, ovviamente, né foriera di un miglioramento della “qualità della vita” dei propri attori economici né è, in definitiva, sostenibile a lungo termine. Un’economica che basa la sua crescita solo sull’export, o meglio, sul “dumping” dei concorrenti sui mercati internazionali, è sempre fortemente ed intrinsecamente a rischio. Basta una diminuzione della domanda nei paesi importatori, dovuta proprio al dumping commerciale in atto, e tutto va a rotoli…

    Il caso cinese non è perfettamente schematizzabile in questo quadro, perché da un po’ di tempo, la crescita è legata in larga misura all’aumento dei consumi interni, e quindi ad un miglioramento complessivo della qualità della vita dei cinesi (vedi la crescita stabile del prezzo del riso e della carne di maiale sui mercati internazionali), dovuto in larga parte all’enorme propensione al risparmio (in un società priva di buona parte del welfare state) delle famiglie cinesi (in particolare dell’ormai “vecchia” generazione di lavoratori “relativamente liberi”, sotto Deng Xiao Ping), impregnate ancora del “buon senso” contadino (i debiti sono la peggior cosa, risparmiare per la vecchiaia e per i figli, ecc.ecc.).

    Tutto ciò comporterà nei prossimi anni, necessariamente, un miglioramento delle retribuzioni dei lavoratori sempre più specializzati, delle ore di tempo libero (lavorare per vivere e non vivere per lavorare), del numero di imprenditori cinesi “autoctoni” e la rivalutazione della moneta, rendendo la Cina un luogo dove non sarà più conveniente delocalizzare, assorbendo masse crescenti di contadini, in fuga dalle campagne, come operai-schiavi con un minimo grado di specializzazione e protezione sociale e lavorativa.

    Tutto quello che il partito comunista cinese finora ha cercato di evitare, per paura che una crescente “borghesia” chieda maggiori diritti politici e libertà, magari anche riguardo la sfera religiosa della vita di ognuno (la Cina è il paese con il più alto tasso di conversioni al cristianesimo del mondo), alleandosi ai ceti popolari (contadini) che già gli si rivoltano contro per la corruzione (terre espropriate e vendute per costruire fabbriche ad investitori esteri con il placet del funzionario comunista locale) ed incapacità di migliorare le loro misere condizioni di vita.

    E’ interessante anche leggere (vedi Asianews) di come i cinesi stessi si accorgano (e per quanto possano) denuncino i costi di questa crescita “drogata” (la costante crescita economica è ormai l’unica fonte di legitimazione del PCC), in termini di risorse umane e naturali impiegate (terreni, acque, inquinamento ecc.).

    Riguardo alla crisi economica in atto, tu poi sostieni, in riferimento a quanto dice peccatore:

    “Imputare la ragione del mancato profitto ad un decadimento della religiosità (regole morali) è furbata tua, lo dico schiettamente, perchè i cinesi con la questa mancanza fanno profitti enormi”.

    L’attuale crisi economica, nata da un crisi finanziaria, nata a sua volta dall’eccesso di consumismo americano (vivere al di sopra dei propri mezzi) e di avidità dei banchieri-manager (corsa alle stock-options da rivendere al più presto, a strumenti finanziari “derivati” complessi per poter rifilare ad altri i debiti contratti, e rincorsa ai risultati a breve termine, anche a costo di rovinare la banca-impresa che si dovrebbe governare), nasce proprio da un mancanza di “religiosità e regole morali”, ben riassunte dalla trilogia dell’ingordigia consumistico-materialistica, già ricordata: Avidità(usura), Lussuria e Potere (più cose ho, più donne ho, più mi sento potente, ricco e felice, o almeno così mi si vuole far credere…).

    L’uomo è un essere dotato di anima trascendente e corpo materiale.

    Anche da un punto di vista economico, dimenticarsi di questo semplice fatto, come fanno (ed hanno fatto) i materialisti-consumisti di ogni parte del mondo, non permette loro un visione economica (sostenibile) di lungo termine, che permetta un vero “miglioramento delle condizioni di vita”, o “sviluppo integrale” della persona umana e della società

    Pax et Bonum

  56. Artefice1 scrive:

    Cortese Enos…….visto che lo chiedi, ti dico per come mi viene il mio punto di vista.

    Credo che il problema risieda tutto nei significati. usati, questi si Strumenti di dominio e Ingiustizia, non nel Bene in gioco.

    Il Profitto sarebbe un Valore Aggiunto, rispetto ai Beni di partenza.
    Tra questi il Merito, l’Investimento e la Collaborazione.

    Dunque in se il Profitto non può Essere Giusto o Ingiusto, ma adeguato o Inadeguato.

    L’Ingiusto, perché di questo si tratta, (visto che il Giusto non Lo si desidera PER-Cepire, perché nessuno lo Dichiarerebbe Spontaneamente) Lo determina la Voglia (col significato più ampio, lato e onnicomprensivo, che non esclude proprio nessuno), la quale PRE-Scinde e altera i Fattori, che da Oggettivi diventano Opinabili.

  57. mauro scrive:

    Caro Enos, leggo che anche tu conosci poco l’economia, materia non consona neppure alla dottrina sociale della Chiesa perchè il profitto non è un concetto dottrinale ma puramente economico. Quando la dottrina si inserisce nel discernimento di cosa sia il giusto profitto e l’ingiusto profitto non può dare una regola perchè non conosce i meccanismi del mercato che variano di minuto in minuto. Esempio: se ho la potenzialità di allargare il mio mercato internazionale e lo faccio aprendo altri punti di vendita, potrei decidere di vendere quello stesso prodotto ad un prezzo inferiore per facilitarne l’acquisto. In questo modo il guadagno sarebbe un giusto profitto ma dove avevo già radicato le mie vendite diverrebbe un ingiusto profitto in virtu’del nuovi prezzi applicati dove non avevo mercato.
    Altro esempio: quando un prodotto è alla moda il consumatore è disposto a pagarlo il prezzo proposto anche quando si tratta di un profitto ingiusto. E’ un concetto troppo ballerino per essere codificato sia dall’economia che dalla Chiesa. E’ invece piu’ saggio dire che quando la collettività si lamenta di un prezzo, è probabile vi sia un ingiusto profitto. Ma anche quando un’autorità nazionale pubblicamente ammonisce, quando non prenda provvedimenti, che un prezzo od un costo è superiore a ciò che lecitamente è proponibile dal mercato(in raffronto ad altri). Uno degli ultimi casi riguardava i costi bancari che ognuno di noi sa quanto incidano nella tenuta del conto (quasi tutti si trovano alla fine del trimestre con un addebito anzichè un accredito per interessi).
    Sulla ascesa commerciale cinese. La condizione di sfruttamento del lavoro in Cina è quella che ho descritto (ed ho detto anche che in Italia sono stati scoperti casi del tutto uguali) e considerato il regime cinese attuale non v’è dubbio che difficilmente vi sarà un salto di qualità della vita. Il rischio, considerato che il mercato mondiale ha oltre 6 miliardi di compratori sarà minimo , potrà avere si delle pause ma solo momentanee che potranno essere utilizzate per diversificare o cambiare il prodotto per favorirne l’acquisto.
    L’enorme propensione al risparmio dei cinesi non è in virtu’ di quello che la famiglia cinese risparmia singolarmente ( nelle campagne rubano per vivere) ma è commisurata al numero delle famiglie possono farlo. Se in Italia ci fossero tante famiglie come in Cina, per la quantità di risparmio saremmo i primi al mondo perchè in Italia l’arte di arrangiarsi, quando si è in difficoltà come ora, sembra essere diventata un’abitudine consolidata.
    Dove andrà la Cina nei prossimi anni ed economicamente in quale situazione sarà? Non è dato sapere dove perchè non siamo addentro alla politica cinese. Oggi sono in una fase di mutamento, in base a ciò che avverrà dipenderà la continuità economica. Economicamente si sa che il ciclo piu’ è veloce, piu’ veloci saranno le ricadute economiche negative su tutta la popolazione e quello che in realtà riusciranno ad ottenere oggi lo perderanno domani altrettanto velocemente.
    Rimarranno un migliore benessere rispetto ad oggi (solo per una parte della popolazione), ma rimarranno anche un forte inquinamento in ogni strato del territorio a causa dell’arrivismo commerciale dovuto allo sfruttamento dei lavoratori e delle risorse
    Altro è sapere da cosa è dipesa la crisi finanziaria mondiale. In realtà l’avidità dei banchieri-manager c’entra in parte nel discorso, ma i derivati, essendo il rischio a carico dell’acquirente, proprio no perchè in crisi sono entrate le Banche e le finanziarie, quelle che supportavano la concessione del credito. Le operazioni finanziarie a breve termine non sono esclusiva delle Banche/finanziarie ma è un’operazione che fa anche chi privatamente opera sul mercato finaziario ed il rischio è di entrambi. Se te lo vai a cercare, te lo tieni, quindi la causa del tracollo finanziario non dipende da quelle operazioni che sono a breve. Ci rimetti e basta, vale a dire che invece di pasteggiare con spumante ci si accontenta del vino od anche semplicemete dell’acqua. Pur tuttavia non hai menzionato la causa del tracollo finanziario che è molto piu’ radicata nel tempo. Tutto quello che hai recitato sono gli effetti che ha prodotto. Aspetto una tua risposta.
    Ognuno oggi vuole mettere le proprie regole al mercato economico per il semplice motivo che regole certe non ce n’erano e la SEC controllava poco in un momento di euforia economica. L’economia esula dai concetti di morale (imposizione) e dottrina perchè faremmo la fine della vecchia URSS dove tutto era bloccato e non si produceva piu’ sviluppo e benessere. Questa è una cosa che difficilmente entra nella testa di tutti i cattolici perchè sono rimasti ancora a duemila anni fa mentre il mondo ha fatto progressi straordinari, quello stesso progresso che oggi permette a tutti di vivere una vita piu’ agiata di duemila anni fa. Se pensi che esagero cent’anni fa va bene? (1909). Se tutto fosse fermo come allora sarebbero quasi tutti a zappare la terra quando andasse bene (Africa docet).
    Prendendo spunto da quando giustamente affermi(nell’uomo coesistono due aspetti fondamentali – il corpo e lo spirito -), si arriverebbe al punto che userebbero il corpo sul campo per zappare mentre con l’anima trascendente rivolgerebbero una preghiera a Dio perchè li tolga di lì. Ma nepppure la Chiesa lo vorrebbe perchè pretendere qualcosa da Dio sarebbe una bestemmia. Dunque il mondo va accettato per quello che è, con i suoi dubbi e le sue certezze per non offendere Dio.
    Attendo la tua risposta sui motivi della crisi finanziaria per permettere di aprire un dibattito conclusivo al tuo intervento.
    Bye

  58. mauro scrive:

    Artefice1, sei una bomba in economia. Io non ho usato i termini adeguato od inadeguato per non falsare ciò che mi veniva proposto (giusto ed ingiusto) ma sono proprio quelli. Ed anche è vero che il giusto profitto non lo si dichiara spontanemamente, come l’ingiusto è opinabile. Ti prendo come consigliere economico, se acconsenti.

  59. Quixote scrive:

    Enos neanche io sono un esperto in economia, scienza comunque tra le meno esatte a detta degli stessi esperti, i quali periodicamente si trovano in situazioni difficili da cui non sanno come cavarsela. Per quanto riguarda la dottrina sociale della Chiesa posso consigliarti due documenti, nemmeno recentissimi, che dicono velocemente qualcosa sull’argomento, se invece desideri conoscerla nel dettaglio non ti resta che leggere le encicliche, prendendoti il tempo necessario. Saluti.
    http://www.diocesifrosinone.com/attivita/evangelizzazione/etica-del-profitto.html
    http://files.splinder.com/ec9eb1ad8d55026e9a16f7320616df29.pdf

  60. mauro scrive:

    Caro Enos, mi era sfuggito l’accenno all’eccessivo consumismo americano come causa della crisi finanziaria. Il consumismo si confà unicamente ad uno stile di vita perchè se fosse causa della crisi sarebbe bastato consumare meno e la gente si sarebbe trovata piu’ soldi in tasca. Ma il crollo dei consumi in maniera così repentina e globale, che si è verificato contemporaneamente in tutto il mondo ha un’origine diversa, perchè tutti ne sono rimasti coinvolti e pur provvedendo a risparmiare “tout a court” non ha evitato loro l’impoverimento.
    Questo mancato consumo ha messo in difficoltà chi produce (partendo dalla cassa integrazione si perviene allicenziamenti per giungere anche alla chiusura di stabilimenti, peraltro avvenuti) ma non porterebbe al fallimento delle Banche e delle finanziarie, come è avvenuto in U.S.A.. E non parlo di qualcuna ma di decine. Considera anche che un paio di giorni fa 2 di loro hanno dovuto chiudere i battenti.
    E’ vero invece che la crisi finanziaria ha portato a ridurre drasticamente i consumi, per manzanza di liquidità, ed a mettere in difficoltà l’industria che ha dovuto seccamente ridimensionarsi con i provvedimenti che ho citato. Ed è quella stessa mancanza di liquidità che ha prosciugato le risorse delle Banche (il patrimonio) nell’intermediazione del credito. In Italia, a causa di ciò, le Banche hanno imposto il rientro dagli affidamenti ai clienti con un’esposizione debitoria non sufficientemente garantita. Tu stesso dicevi che le Banche (hai citato i banchieri-manager) si erano arricchite avidamente ma devi ammettere che per giungere al loro fallimento (che è l’opposto) deve essere intervenuto qualcosa di straordinariamente inaspettato ma anche non considerato.
    Ma da cosa è dipesa questa mancanza di liquidità (effetto della crisi finanziaria)? Attendo una tua risposta.

  61. Artefice1 scrive:

    Mauro…….come faccio a CON-Sigliarti se non ti CON-Netti?

    L’Economia o Attività Economica, PRE-Suppone il Senso!

    Quella che PER Severa il Sistema Imponente PER-Suasione, sarebbe evidente Delapidazione.

    Ho già detto che il CON-Sumo Procura sempre una Contropartita certa!

    Mentre l’Ignorato Spreco che combina?

    L’Appoggio sicuro o Plinto dell’Economia sarebbe il CON-Vincimento Personale.
    Ti pare forse possibile che io possa CON-Vincerti?

    Così fosse ti dovrei dire ScordaLO.

    Potrei proporti di usare la Partita Doppia:
    Essenza DARE
    Natura AVERE.

    Incapaci di fare forte il Giusto, abbiamo fatto giusto il forte.

  62. mauro scrive:

    Artefice1, anche l’ignorato spreco determina una contropartita certa, il dare sempre, senza senso.
    Tu hai un dono, che si conforma a ciò che è naturale, quindi senza inganni od illusioni, e quello altro non è che il convincimento personale. Con esso determini l’essenza dell’imponente persuasione pur se lo contorci in pugna ma disteso lo canti a tutti.

  63. mauro scrive:

    Caro quixote, l’economia non è una bestia rara, occorre solo far funzionare il cervello e capire dove gli altri (quelli che detengono i grossi capitali) stanno andando per creare l’imponente persuasione (come dice Artefice1). E tutto si basa su fatti concreti, mascherati con altro aspetto per creare l’inganno. La religione non può fornire un indirizzo sociale nell’economia perchè quello che appare non è. E neppure le istituzioni fanno tanto di piu’. Con la trasparenza, ovvero obbligo di dichiarazione, ci vanno con i piedi di piombo perchè loro stessi sono protagonisti di quel mercato.
    Alla fine è come giocare a poker con qualcuno che dichira “buio” ad ogni mano di carte. Se conosci il meccanisno dell’avversario smette subito di giocare.

  64. Artefice1 scrive:

    Mauro……ma la anche tua Forza non la vedi proprio?
    Quanto è Oggettivo non esercita la Forza, purtroppo la Subisce..
    Sarebbe Oggettivamente dannosa, la Forza.
    Dunque inutile, in quanto impedisce riconoscere quanto è,.gia Pre-Disposto.

    Questa sarebbe una prova della tua Forza,.la quale PRE-Varica l’Oggettività, in questo caso dello spreco, per come lo vedo io..
    “”””anche l’ignorato spreco determina una contropartita certa, il dare sempre, senza senso.”””

    Così quel tuo “dare sempre” per giunta “contropartita certa” ritengo non riguardi affatto lo “spreco”, aspetto incapace di dare alcun che.
    Ma piuttosto, tale Contropartita, la Determina proprio la Forza priva di Senso.
    Come dire, assegni allo “spreco” un potere che non ha, pensando a chi Lo Sfrutta.
    La sola Forza Naturale Impone quella che tu ritieni sia la Sua Sensata Contropartita, in quanto il Senso assegnato allo spreco oggettivamente non è in grado di manifestare tale elargizione certa.

    Spero d’Essermi spiegato e non incartato coi significati.

  65. Enos scrive:

    Caro Mauro, vedo che nessuno di noi due è un economista di professione.
    Perciò, alla tua richiesta di indicare i motivi della crisi finanziaria, per chiudere la discussione, non posso che rispondere con le poche informazioni di “seconda mano” a me a disposizione.
    I cittadini americani, nelgi scorsi anni, hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità. Hanno fatto mutui sempre più onerosi, sperando che in caso di difficoltà, avrebbero potuto facilmente estinguere il debito rivendendo la casa in questione (e magari anche guadagnarci qualcosa), grazie all’aumento costante dei valori immobiliari. La bolla immobiliare era stata, del resto, favorita dal basso “costo del denaro” imposto dalla FED (che permetteva l’offerta di mutui a tassi sempre più bassi) per uscire velocemente dalle crisi economiche successive allo scoppio della bolla delle dot.com e dell’attentato dell’11 settembre. L’”irrazionale esuberanza” delle banche e delle società finanziarie nell’offrire i mutui era poi facilitata dallo sviluppo di nuovi prodotti finanziari “derivati” (CDO, Credit Default Swap, ecc., Mortage backed ecc.) che avrebbero dovuto permettere di abbassare o forse azzerare i rischio di insolvenza anche dei perggiori sottoscrittori. In tal modo si poteva “creare ricchezza anche dal debito”, e macinare utili facendo scomparire i rischi, grazie ad artifici matematico-finanziari. Tutto questo bel gioco, in cui le banche si erano indebitate grandemente anche a causa della corrotta vigilanza delle società di rating, è cominciato ad andare a rotoli quando la bolla sull’immobiliare è cominciata a scoppiare.
    Le maggiori sofferenze delle banche e delle assicurazioni, che talvolta non riuscivano più a calcolare nemmeno il valore dei asset improvvisamente diventati “tossici” (tutti quelli legati in qualche maniera al mercato dei mutui subprime, almeno inizialmente) ha comportato una progressiva stretta creditizia, che ha avuto come conseguenza una crisi economica, inizialmente in America e che ha successivamente contagiato il mondo.
    La crisi economica, con l’aumento dei licenziamenti, ha fatto poi lievitare il numero di mutui in sofferenza, alimentando il circolo vizioso della crisi finanziaria-economica.
    La crisi poi ha permesso di far venire alla luce truffe come quelle di Maddof ee esacerbare la crisi di settori industriali in difficoltà da tempo (ad esempio l’automobile USA). A tutto questo si è unita la critica al management miope, attento più ai “fixing giornalieri dei titoli in borsa, rispetto ai risultati di lungo termine”, magari solo per rivendere e guadagnare il più possibile dalle stock-options appena esercitate.
    Come vedi, se l’analisi è corretta, la crisi economico-finanziaria nasce proprio da un eccesso di consumismo, che è sempre un comportamento irresponsabile di molti cittadini americani (qualcuno ha parlato di “economia del desiderio”, riferendola alla facilità nel concedere i mutui immobiliari a chi non se li poteva permettere, da parte di Fannie Mae e Freddie Mac), insieme ai comportamenti “predatori” di alcuni manager e finanzieri.
    [continua]

    Pax et Bonum

  66. Enos scrive:

    Quanto poi al concetto di “giusto profitto”, in attesa di leggere i documenti segnalati da Quixote, ho trovato questa interessante definizione:
    “Secondo San Tommaso D’Aquino, il ‘giusto prezzo’ di un dato bene, è quello determinato dalla “communis aestimatio”, cioè il prezzo normale in assenza di monopolio.” Su questo anche i moderni testi di economia mi sembra che concordino.
    “In ambito lavorativo il giusto prezzo si trasformava in ‘giusto salario’, ossia in quella remunerazione in grado di garantire al lavoratore un livello adeguato di vita. In base al ‘principio delle equivalenze’ il giusto prezzo delle merci era originato dal costo del lavoro. Questa tesi fu ripresa dagli economisti moderni del ’800 per fondare uno dei principali pilastri della teoria classica e di quella marxista. Nel costo di produzione era incluso anche il profitto, purché moderato ed equo, sufficiente per mantenere la famiglia del commerciante e garantirgli un livello di vita adeguato alla sua condizione sociale.”

    Sulla questione di “giustizia”, in campo economico (o meglio, nell’economia politica), consiglio la lettura delle opera di Rawls,in particolare “A theory of Justice”.

    Il cardinale Tettamanzi osserva poi che, oltre all’ambito dell’economia e dell’equità sociale “si dovrebbe estendere la riflessione [della dottrina sociale della Chiesa] ai criteri [più specificatamente finanziari] per la fissazione di un “giusto tasso d’interesse” [il problema del "tasso usuraio"] o di “giuste competenze bancarie” o simili, in condizioni di trasparenza, parità ed eguaglianza nei confronti di tutte le categorie di operatori, tutelando in particolare i piccoli risparmiatori.”

    Sarei interessato poi a vedere le più moderne evoluzioni del concetto di giusto profitto, in riferimento non tanto alle dinamiche di mercato in quanto tali, ma a tutte le esternalità (ambiente e società umana) che stanno ai margini dell’attività economica.
    Speriamo nell’enciclica del Papa

    Pax et Bonum

  67. Enos scrive:

    [continuazione] Quanto poi al concetto di “giusto profitto”, in attesa di leggere i documenti segnalati da Quixote, ho trovato questa interessante definizione:
    “Secondo San Tommaso D’Aquino, il ‘giusto prezzo’ di un dato bene, è quello determinato dalla “communis aestimatio”, cioè il prezzo normale in assenza di monopolio.”

    Su questo anche i moderni testi di economia mi sembra che concordino.

    “In ambito lavorativo il giusto prezzo si trasformava in ‘giusto salario’, ossia in quella remunerazione in grado di garantire al lavoratore un livello adeguato di vita. In base al ‘principio delle equivalenze’ il giusto prezzo delle merci era originato dal costo del lavoro. Questa tesi fu ripresa dagli economisti moderni del ’800 per fondare uno dei principali pilastri della teoria economica classica [e neoclassica, oggi prevalente] e di quella marxista. Nel costo di produzione era incluso anche il profitto, purché moderato ed equo, sufficiente per mantenere la famiglia del commerciante e garantirgli un livello di vita adeguato alla sua condizione sociale.”

    Sulla questione di “giustizia”, in campo economico (o meglio, nell’economia politica), consiglio la lettura delle opera di Rawls,in particolare “A Theory of Justice”.

    Il cardinale Tettamanzi osserva poi che, oltre all’ambito dell’economia e dell’equità sociale “si dovrebbe estendere la riflessione [della dottrina sociale della Chiesa] ai criteri [più specificatamente finanziari] per la fissazione di un “giusto tasso d’interesse” [il problema del "tasso usuraio"] o di “giuste competenze bancarie” o simili, in condizioni di trasparenza, parità ed eguaglianza nei confronti di tutte le categorie di operatori, tutelando in particolare i piccoli risparmiatori.”

    Sarei interessato poi a vedere le più moderne evoluzioni del concetto di giusto profitto, in riferimento non tanto alle dinamiche di mercato in quanto tali, ma a tutte le esternalità (ambiente e società umana) che stanno ai margini dell’attività economica.
    Speriamo nell’enciclica del Papa

    Pax et Bonum

  68. Enos scrive:

    Mi scuso per la duplicazione…

  69. Enos scrive:

    Ringrazio Quixote per gli interessantissimi link.
    Voglio citare per concludere un passo della “Centesimus Annus” di Giovanni Paolo II, di beata memoria:

    «La Chiesa riconosce la giusta funzione del profitto, come indicatore del buon andamento dell’azienda: quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati e i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici siano in ordine e insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità. Oltre ad essere moralmente inammissibile, ciò non può non avere in prospettiva riflessi negativi anche per l’efficienza economica dell’azienda. Scopo dell’impresa, infatti, non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. Il profitto è un regolatore della vita dell’azienda, ma non è l’unico; a esso va aggiunta la considerazione di altri fattori umani e morali che nel lungo periodo sono egualmente essenziali per la vita dell’impresa» (Centesimus annus, n. 35).

    Pax et Bonum

  70. mauro scrive:

    Caro Enos, mi dispiace ma per prima cosa non puoi farti scudo nel dire che io non sia un’economista di professione perchè ciò che ti ho detto non è un’invenzione, nè un sentito dire, i fatti lo testimoniano, e neppure che sia così perchè altro non può essere. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità quando interviene e se lo fa è perchè ne ha il concetto. Scrivere unicamente per contrastare od appoggiare, senza una ragione propria, valida e sentita, non ha criterio.
    Io ho preso le mie responsabilità sul blog economico del Dr. Porro per mesi contro un certo D.B (indico solo le iniziali per correttezza), tanto è vero che il Dr. Porro ha riscontrato che erano abbastanza aspre e privatamente me le ha comunicate ma non mi ha vietato di continuare perchè erano corrette e, dico io, quel poco di pepe rendeva interessante il blog (oggi è poco frequentato).
    Che io debba ripetere cose già dette, trite, ritrite di senso ne ha ancor di meno perchè ciò che proponi non ha rilevanza nè economica nè storica. Gli errori sono macroscopici. Esempio: le Banche non erano indebitate perchè avevano riversato il rischio sul sottoscrittore. I Bond ne sono il classico esempio italiano e per essi nessuna banca ha fallito nè ha “traballato”, piu’ di un cliente si. Ma non c’è scritto quale motivo ha portato allo scoppio della bolla immobiliare ovvero della crisi finanziaria. Altro esempio: se gli americani fanno mutui sempre piu’ onerosi (quindi a tassi piu’ elevati), come si può affermare che la Fed aveva favorito tassi sempre piu’ bassi?
    Quello che hai scritto probabilmente è l’esempio di un pessimo testo economico preso da internet utilizzando il copia ed incolla. Ritengo non sia il tuo per gli evidenti errori. Intraprendere un dibattito fra sordi non ha senso perciò ritengo giusto, da parte mia, non continuare perchè scontarsi sul nulla non fa onore ad entrambi.

  71. mauro scrive:

    Caro Enos, prendo spunto da quanto riporti relativamente al giusto prezzo, nel pezzo che inizia con [continuazione].

    Ti faccio notare che qualcosa non va nel concetto giusto prezzo-giusto salario (aggiungo giusto profitto che evidentemente manca) perchè in questa benedetta tesi, ripresa dai moderni economisti dell’800 e da Marx, improvvisamente si parla di un profitto, incluso nel costo di produzione, moderato ed equo, sufficiente per mantenere la famiglia del “commerciante”. Ma non era il lavoratore l’attore destinatario del concetto? E manca pure che la teoria marxista sul giusto prezzo-giusto salario(-giusto profitto) ha completamente fallito provocando il crollo dell’economia Russa e la conseguente disgregazione dell’unione delle repubbliche sovietiche che ora decidono economicamente in proprio e pure se le danno di santa ragione per ragioni economiche alias appropriazione di risorse (qualche guerricciola, non trovi?, giusto per scaldare i muscoli). Siamo passati dalla teoria del cosiddetto equo sostegno alla guerra. Non trovi che forse la tesi dell’equo sostegno è stata quantomeno male espressa, interpretata ed applicata, se non qualcosa di piu’? (in questa/e teorie manca una cosa essenziale che mai è citata, ma ha causato il tracollo sovietico, e neanche si trova nell’enciclica di Giovanni Paolo II. Evidentemente il copia/incolla è un’abitudine consolidata).
    Il Card. Tettamanzi, cos’altro dice che non sia stato detto già da Tremonti, quindi dal Governo Berlusconi? Nulla, riporta solo quelle aspettative. Non vi è nessuna novità o proposta ma appare un generico “o simili” che non dice. Vedi caro Enos, nelle famiglie si dice, per esempio, che il costo dei servizi di acqua, gas, elettricità, nettezza urbana sono cari, quindi non equi, ed allora perchè non menzionarli se il Card. Tettamanzi è a diretto contatto della gente, conoscendone i bisogni sociali?
    Trovo che gli interventi che proponi vadano in un’unica direzione: la confusione delle idee (alias disinformazione), dei fedeli ma anche di chiunque altro voglia seguire questo blog.
    Vedi tu Enos, alias uomo.

  72. mauro scrive:

    Caro Enos, prendo spunto da quanto riporti sulla Centesimus Annus, n.35

    se i conti economici di una ditta sono in ordine e nello stesso tempo gli uomimi ivi impiegati sono umiliati ed offesi, in prospettiva,l’unica evenienza per cui la ditta possa avere “efficienza economica” negativa è che quegli stessi uomini impiegati ottengano (o venga a loro
    concesso) sciaguratamente ciò che economicamente è impossibile dare loro in virtu’ del fatto che
    essendo ognono di loro sostituibile nel lavoro, se lavorasse contro la ditta, verrebbe allontanato e
    naturalmente sostituito.
    Se non c’è profitto quegli stessi uomini dovrebbero cercarsi un altro lavoro (quando possibile),
    perciò per mantenere quantomeno integra quella comunità occorre che il profitto sia l’obiettivo
    comune dell’impresa e del lavoratore (la cosiddetta produttività) e non solo dell’impresa, cosa che neppure è accennata.
    La morale dell’impresa è il profitto, vale a dire l’interesse comune che viene spartito con i lavoratori ma se i lavoratori disdegnano la partecipazione attiva il profitto cessa al pari dell’integrità della comunità.

    I romani dicevano DO UT DES e storicamente viene riconosciuto che i principi di equità romani ( o anche legislativi) non hanno nulla da invidiare ai nostri, anzi in questo caso sono nettamente superiori e dimostrano il pressapochismo con cui la Chiesa intende “vociferare” sul sociale.

  73. Artefice1 scrive:

    Mauro……….te l’ho già detto.

    L’Economia parte dall’Essere, non dal profitto che sarebbe la CON-Seguenza.
    Per favorire gli scambi si è introdotta la moneta.
    A proposito di crisi.
    Quando la moneta non viene riempita di sudore e fatica, adDio le belle speranze.

    Inventare un sistema svincolato dal Senso e pretendere di governarlo PER Forza, sarebbe la sciagura che inevitabilmente capita.
    Chi determina il Destino? Il Senso o la Forza?

  74. mauro scrive:

    Artefice1, è ciò che ho scritto. Tu ha aggiunto la parola Economia come insieme del tutto. L’ho affermato nella parte relativa alla spartizione del profitto ed anche genericamente nell’obiettivo comune dell’azienda e del lavoratore, qui per riflesso.

  75. Gladiator scrive:

    concordo con mauro ,ma è ancora più precisa la legge naturale ebraica , da cui derivano i dieci comandamenti: occhio per occhio , dente per dente . Un pricipio di giustizia giusta , in quanto a un occhio perso va sacrificato una cosa dello stesso valore .Questa era la legge che Cristo rispettava come ebreo e faceva rispettare …..

  76. Enos scrive:

    Umiliazione ed offesa mi sembra che non riguardino questioni legate allo stipendio, ma a questioni di comportamento civile (mobbing o lavoro in assenza di sicurezza e precauzioni contro le malattie “professionali” ecc.).

    Ovvio che pretendere invece uno stipendio che non sia sostenibile economicamente dall’impresa che mi da’ lavoro, vuol dire farla morire.

    Quando parlavo di mutui più onerosi non volevo dire a tassi più elevati, ma che corripondono a porzioni sempre maggiori del reddito personale del contraente (50 ed oltre percento dello stipendio o simili).

    La mia ricostruzione da “dilettante”, quale so benissimo di essere, sull’origine della crisi finanziaria-economica, lo ripeto, è frutto dei miei ricordi su quanto letto e sentito in questi mesi sugli organi di stampa.
    Quindi contiene sicuramente delle imprecisioni od errori.
    Capisco benissimo, inoltre, che qui non è il luogo per discuterne, ma allora perché me lo hai chiesto in un precedente post?

    Il problema della giustizia sociale e dell’equità redistributiva (che è sicuramente più “in tema” in questo dibattito sulla futura enciclica sociale del Papa), che io sappia, è alla base della branca dell’economia definita “economia politica”.

    La teoria Di Rawls, sulla giustizia sociale e sul “velo d’ingoranza, che è molto interessante e da me pienamente condivisa, ne è un chiaro esempio.
    Citando a memoria, per brevità, sostiene che se io dovessi scegliere l’ordinamento di un sistema economico, poco prima di nascere, in un “velo di ingoranza” (non sapendo se nella vita sarei divnetato povero, ricco, intelligente, atletico, handicappato grave ecc.ecc.) molto probabilmente lo sceglierei, ragionevolmente, basato sul criterio del cosiddetto “massiminimo”, a chi è maggiormente svantaggiato (malato, handicappato, ecc.) dovrebbe andare aiuti economici in proporzione maggiore, per ottenere un surplus sociale (bene comune) superiore a quello che otterrei in una società che segua altri criteri (quale ad esempio quello “utilitaristico” o “libertario”).
    Esistono delle equazioni, se non ricordo male, che permettono di verificare l’aumento del surplus sociale complessivo seguendo questo criterio, rispetto agli altri modelli economici.

    Anche i teorici del libertarismo economico riconoscono nell’esempio mostrato da Rawls (e da me riportato in maniera pessima, consiglio di leggerselo in prima persona) un qualcosa con cui è necessario confrontarsi ed a cui finora, nel mia personale opinione, non hanno ancora trovato una risposta soddisfacente.

    Quello che spinge Rawls è, a mio modesto parere, la stessa tensione (giustizia sociale nei sistemi economici) che anima la Chiesa cattolica nella riflessione sulla dottrina sociale, che quindi ha “diritto di cittadinanza” nel dibattito economico.

    Libero di pensarla diversamente

    Pax et Bonum

  77. mauro scrive:

    Caro Enos, umiliazione ed offesa nel lavoro riguardano la persona in quanto patrimonio, così recita l’enciclica e trattando essa di temi sociali relativi al giusto profitto ed ai corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti non può valere per mobbing etc. come hai detto.

    Sui mutui occorre ricordare che erano subprime e quindi venivano concessi a persone in difficoltà con i pagamenti abituali, quelli di tutti i giorni. Il pagamento della rata del mutuo, una volta stipulato, andava si ad occupare una porzione piu’ o meno rilevante del reddito ma occorre precisare che la gente se deve scegliere tra non pagare il mutuo o non vivere, preferisce la prima soluzione. Chiamalo istinto di sopravvivenza se ti fa piacere.

    La richiesta che ti avevo fatto serviva unicamente a conoscere se effettivamente la chiesa sapesse cosa ha dato origine alla bolla speculativa dei mutui subprime in quanto parla di avidità, oggi il Papa ha detto di cupidigia, domani chissa’. La verità è che non c’entra nulla. E’ stata solo un’operazione incrociata che è risultata sbagliata. E’ stato l’ eccesso di fiducia sui mutuatari subprime (ripeto in difficoltà giornaliera) che ne aveva determinato la fattibilità. Erano sicuri
    che avrebbero comunque pagato, magari con ritardo.
    Se volessimo dare una colpa dovremmo dividerla tra chi per sopravvivere non pagava il mutuo e chi gli
    ha garantito fiducia. E’ chiaro che il prezzo delle case è crollato per tutti quelli che avevano acceso un mutuo (normale e subprime) quando chi non pagava la rata metteva in vendita la casa (a prezzi stracciati e con scarsi risultati) per far fonte ai pagamenti. E considerato che il valore della casa era a garanzia del pagamento della rata mutuo, nessun mutuo era piu’ garantito. Le Banche e le finanziarie avevano in mano carta straccia. Tutto quello che era il loro credito si era volatilizzato in un attimo. Bilanci dissestati, impegni finanziari che non si potevano piu’ mantenere
    fino al tracollo di qualche decina di banche (ricordo che moltissime banche avevano come operazione primaria la concessione dei mutui). Personalmente la colpa di tutto ciò dovrebbe anche essere spartita con la SEC che controllava il sistema finanziario. Ne ha controllato la fattibilità? Per me è ni, proprio ni perchè i rumors viaggiano sempre nel mercato e non sentirli mi sembra
    alquanto improbabile. Le operazioni incrociate sottintendono sempre un conflitto di interesse e sarebbe meglio che non venissero autorizzate per la tranquillità di tutti i sottoscrittori. Le obbligazioni CTO etc. sparse per tutto il mondo e vincolate ai mutui subprime hanno seguito l’esito che ti ho descritto: carta straccia da incorniciare e mettere sopra il camino come ricordo. Le obbigazioni sono una pratica normale nel sistema finanziario, anche l’Unione Europea le emette per far fronte ai propri impegni finanziari che si addossano in breve nel tempo. L’italia ha i BOT CCT etc. (non sono obbligazioni ma servono ugualmente a finanziarie le operazioni dello Stato nei confronti dei cittadini. Molti anni addietro c’erano obbligazioni vere e proprie). Se dovesimo pensare che sono rischiose dovremmo evitare di acquistarle, da qualunque parte provengano. Quelle americane che erano con conflitto di interesese si sono rivelate rischiose in virtu’ di quell’eccesso di fiducia ma a priori non ci si poteva immaginare che avrebbero portato ad una crisi finanziaria mondiale. Io per esperienza dubito delle operazioni in conflitto di interesse perchè in Italia ti fanno firmare che ne sei a conoscenza. Tutto procede regolarmente fino al momento in cui scopri che, per esempio i Bond Parmalat o Cirio, non hanno piu’ valore perchè le aziende sono fallite. Per quei bond citati c’è stata realmente una truffa da parte delle banche. Sapevano della posizione debitoria delle ditte (critica, se non quasi tombale) ed hanno deliberatamente scaricato il rischio sul sottoscrittore.

    Mi riprometto di leggere Rawls prossimamente comunque occorre fare una precisazione sulla DSC della Chiesa. Essa di ispira a Marx ed alle correnti di quel periodo. Vorrei far notare che le teorie di Marx sono state redatte come sfida alle tesi delle Religioni su cosa fosse giusto per l’uomo. Marx le aveva ipotizzate relativamente alla vita materiale mentre la Chiesa già le aveva relative alla spiritualità dell’uomo. Ora mi sembra abbastanza equivoco che la Chiesa si rifaccia a quelle concezioni per il semplice motivo, oltre quello palese che ho citato, che non si parla di doveri del lavoratore. Ora non vorrei che la Chiesa inserisse quei doveri a cui si devono conformare i cristiani, che nulla c’entrano con la filosofia economica di quel tempo. Sarebbe un enorme pateracchio, di difficile comprensione, vale a dire che per la giusta interpretazione si dovrebbe confidare nella fortuna. E già la dice lunga questa interminabile attesa sulla pubblicazione della nuova enciclica del Papa: far concidere le due cose, una materiale, l’altra spirituale completamente opposte! Ma se anche fosse possibile, la DSC si conformerebbe all’idea socialista dell’ottocento. Per un senso di prudenza non sarebbe meglio considerare cosa è successo nella vecchia URSS prima di procedere?

  78. mauro scrive:

    Caro Enos, per avere il diritto di cittadinanza di o su un’idea, cioè di farne parte, occorre esserne l’artefice primo o quanto meno aver partecipato alla sua stesura. Solo in quel caso si può parlare di un diritto di cittadinanza nel dibattito.
    E’ un concetto filosofico sempre valido che si esplica nel seguente concetto. Se tu partecipi alla sua stesura, nel momento stesso che è avvenuta, conosci appieno il significato di ciò che si voleva intendere. Quando invece lo riprendi, il suo vero significato si è perso nel trascorrere del tempo e ciò in virtu’ dell’interpretazione che hai dato.
    Vale a dire che non conosci il significato di ciò che ha detto Rawls ma ne hai dato un’interpretazione, non essendo presente.
    Ciò che la Chiesa dovrebbe fare, per avere diritto di cittadinanza nel dibattito, è basarsi eclusivamente sui dettati della religione cristiana e su questi impiantare una DSC come esclusiva ed originale.
    Utilizzare l’altrui idea è sempre una modifica del significato originale.

  79. Enos scrive:

    Caro Mauro, la Dottrina sociale della Chiesa, nella forma in cui la conosciamo oggi, è nata in risposta a Marx, non basandosi sulle sue teorie.

    Come si è già avuto modo di vedere, già in periodo “medioevale”, San Tommaso d’Aquino si era interessato di questioni di “economia politica”. San Bernardino da Siena, mi pare, si sia interessato anche di questioni più spiccatamente “finanziarie” (istituzione dei banchi dei pegni per combattere l’usura). Si può poi ricordare anche l’accettazione, da parte dei teologi cattolici, del concetto di “tasso d’interesse” (e la sua distinzione dall’usura) e perciò della nascita delle moderne “banche”, quale “compenso per il rischio assunto nel concedere il prestito” e come compensazione del mancato guadagno in un investimento alternativo.
    Andando ancora più indietro nel tempo, anche Gesù nella parabola dei “talenti” (cioè dei “milioni”), esortava a mettere a frutto i “talenti” e le stesse “banche”, esortandoci però a vedere i beni materiali sempre come “mezzi” e mai come “fini” (vedi la parabola del “ricco epulone”).

    Passando ai tempi apostolici, basta leggere gli Atti degli apostoli o le lettere di San Paolo, , per vedere la costante attenzione al problema dell’equità sociale e redistributiva da parte dei primi cristiani.
    Nella seconda lettera ai Corinzi, capitolo 8;12-15, a proposito della Colletta alla Chiesa madre di Gerusalemme:

    “Se infatti c’è la buona volontà, essa riesce gradita secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede. Qui non si tratta infatti di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto:
    Colui che raccolse molto non abbondò,
    e colui che raccolse poco non ebbe di meno.”

    Potrei aggiungere che il peculiare interesse “occidentale” a queste questioni nasce proprio dalla costante attenzione e predicazione cristiana su tali argomenti.
    Lo stesso Marx, nell’elaborare il suo “socialismo scientifico” (che in realtà non si basa sul metodo scientifico, ma su quello hegeliano-dialettico) parte, “laicizzandolo” e pervertendolo, dal cosiddetto “socialismo cristiano” dei primi circoli operai, basato su quanto si legge in Atti degli apostoli, 4;32-35.

    “La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.”

    La “perversione” di Marx consiste nel pensare di imporre a tutti, con la forza, quello che non può che essere una libera scelta di persone mature (pensa ai conventi di religiosi o anche alle comunità miste religiosi-laici, antiche e moderne).
    La stessa proprietà privata, pur non essendo un valore assoluto ma relativo (talvolta è necessario ricorrere ad espropri, che per essere equi, ai proprietari devono essere corrisposti i congrui risarcimenti, per superiori interessi della comunità, ad esempio se si devono costruire strade o altre infrastutture di primaria importanza) deve essere tutelata “in quanto nasce dal lavoro”, e non è perciò un “furto”, checché ne dica Rousseau.

    Con una battuta, se Marx pensava di eliminare il problema della cupidigia, eliminando la proprietà privata, finiva però per far crescere a dismisura l’”ignavia”, avendo reso tutti “schiavi” del sistema (e rendendolo estremamente poco dinamico nel far crescere le dimensione della “torta” economica da redistribuire).

    Per concludere, una visione pienamente “libertaria” della questione della giustizia sociale (nessuno ha il diritto di richiedere di farmi pagare delle tasse per poi redistribuirle o impiegarle per fornire servizi ai bisognosi) funzionerebbe bene, forse, in una società che crede nel “karma” e nella reincarnazione. Se sono rinato in una classe (casta) povera, devo vivere male come punizione delle mie colpe nella vita precedente, e cercare di aiutarmi in questa vita renderebbe più difficile la mia purificazione, impedendomi di ascedere, nelle mie vite future, alle classi (caste) superiori, o al Nirvana…
    Società di questo tipo, ad esempio quella antica indiana, erano però insolitamente immobilistiche e non aperte all’innovazione ed alla mobilità economica e sociale (per premiare la tanto reclamata “meritocrazia”).
    Anche gli ospedali sono nati nella “cristianità”.
    Spero di non averti annoiato in questi miei sproloqui storico-economici.

    Pax et Bonum

  80. Artefice1 scrive:

    Enos………….quante obiezioni avrei da manifestare, seguendo gli spunti che hai significato.

    Mi fa piacere che ammetti il “”” “socialismo cristiano” dei primi circoli operai, basato su quanto si legge in Atti degli apostoli, 4;32-35.””” Comprensibile sovrastante movete, causa e Provocazione dell’Opera di Marx.
    Come dire che dei significati Umani, “Ideati a fin di Bene” (ignorando gli sviluppi), dunque Significati Trattabili, sono stati elaborati Acuta-Mente da un Appassionato Marxm allo scopo di risolvere Umanamente l’Esistenza. Fihurarsi.
    “Socialismo cristiano” PER-Seguito come Utopia, appunto in modo PRIVATO proprio della Vita Come dire del Senso Originario.
    Il Privato non riguarda l’Individuo Creato Distinto dagli altri Individui, ma piuttosto riguarda se stesso, quando PRE-Scinde la Vita, ovvero il Senso della Persona.

    “””La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune.”””
    Ripeto che questa PER-Cezione non sarebbe CON-Forme al Principio Capitale!!!
    Avendo il Creatore DISPOSTO l’Individuo Nudo e la Famiglia come Istituzione.
    Altre Significabili Forme comunque Inventate Umanamente, ritengo siano destinate al Fallimento come la Storia Dimostra.
    L’Accanimento non giova. Anzi………………………………………………………che succede?

  81. Enos scrive:

    Caro Artefice1, l’esistenza ed il proficuo funzionamento dei conventi e delle abbazie, che nei secoli bui hanno permesso il “salvataggio” di opere religiose, culturali, letterarie così come di specie orticole e metodi di coltivazione che il “mercato” dell’epoca non aveva interesse a conservare (o capacità di apprezzare), dimostra che l’ideale “profetico” di Atti 4;32-35, sotto precise condizioni, può funzionare.
    Può funzionare tanto bene da impedire il verificarsi di alcuni “fallimenti del mercato”.
    Perché conservare specie orticole molto difficili da coltivare o metodi agricoli complessi, in una società in crisi demografica e carente di infrastrutture sociali che possono permettere di svolgere lavori impegantivi quali la bonifica di paludi?
    Meglio concentrarsi sul poco che si può fare, tanto ci sono tante terre a disposizione!
    Il problema è che, una volta superata la crisi, se quelle conoscenze e specie orticole vengono conservate da qualcuno, potranno poi permettere un più rapido sviluppo (più facilità nel trovare nuove terre da coltivare) ed il miglioramento dell’alimentazione nelle generazioni future .

    Del resto, a ben vedere, anche l’ideale di vita “verginale” dei religiosi cristiani potrebbe sembrare in contrasto con l’ “ordine naturale”.

    Queste scelte di vita si possono comprendere solo in quanto portatrici di un “carisma profetico” ed una chiamata personale particolare.
    Come dice San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, 7,29-31 e 37-38:

    “Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo!”

    “Chi invece è fermamente deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessità, ma è arbitro della propria volontà, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene. In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio [allo scopo di pensare unicamente a "piacere a Dio" ed a servire la comunità cristiana].”

    Allo stesso modo le comunità cristiane, solo religiose o aperte alle famiglie, che vivono la “comunione dei beni”, possono funzionare solo se costantemente “alimentate dall’alto”, come “profezia” del mondo che verrà.

    Certo è che se non si comprende la natura necessariamente aperta al “trascendente” di questo ideale di vita e lo si vuole appiattire in una prospettiva puramente “immanente” e “materiale”, la “profezia” diventa “incubo”.

    Pax et Bonum

  82. Enos scrive:

    Caro Artefice1, l’esistenza ed il proficuo funzionamento dei conventi e delle abbazie, che nei secoli bui hanno permesso il “salvataggio” di opere religiose, culturali, letterarie così come di specie orticole e metodi di coltivazione che il “mercato” dell’epoca non aveva interesse a conservare (o capacità di apprezzare), dimostra che l’ideale “profetico” di Atti 4;32-35, sotto precise condizioni, può funzionare.
    Può funzionare tanto bene da aver impedito il verificarsi di alcuni “fallimenti del mercato”.
    Perché conservare specie orticole molto difficili da coltivare o metodi agricoli complessi, in una società in crisi demografica e carente di infrastrutture sociali che possono permettere di svolgere lavori impegantivi quali la bonifica di paludi?
    Meglio concentrarsi sul poco che si può fare, tanto ci sono tante terre a disposizione!
    Il problema è che, una volta superata la crisi, se quelle conoscenze e specie orticole vengono conservate da qualcuno, potranno poi permettere un più rapido sviluppo (più facilità nel trovare nuove terre da coltivare) ed il miglioramento dell’alimentazione nelle generazioni future .

    Del resto, a ben vedere, anche l’ideale di vita “verginale” dei religiosi cristiani potrebbe sembrare in contrasto con l’ “ordine naturale”.

    Queste scelte di vita si possono comprendere solo in quanto portatrici di un “carisma profetico” ed una chiamata personale e libera.

    Come dice San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, 7,29-31 e 37-38:

    “Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo!”

    “Chi invece è fermamente deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessità, ma è arbitro della propria volontà, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene. In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio [allo scopo di pensare unicamente a "piacere a Dio" ed a servire la comunità cristiana].”

    Allo stesso modo le comunità cristiane, solo religiose o aperte alle famiglie, che vivono la “comunione dei beni”, possono funzionare solo se costantemente “alimentate dall’alto”, come “profezia” del mondo che verrà.

    Certo è che se non si comprende la natura necessariamente aperta al “trascendente” di questo ideale di vita e lo si vuole appiattire in una prospettiva puramente “immanente” e “materiale”, la “profezia” diventa “incubo”.

    Pax et Bonum

  83. Artefice1 scrive:

    Caro Enos……almeno Immagina un dubbio.

    “””Può funzionare tanto bene da impedire il verificarsi di alcuni “fallimenti del mercato”.””” (Ma se il Mercato lo sostiene l’Essere, tu e tutti i significati che centri?)

    Pensa piuttosto al Fatto, che ritengo avverso CON-Servando la Vita.
    Questa come tua PER-Cezione, sarebbe una Casuale PER-Sistente PER-Severata COM-Plicità, promotrice delle ricorrenti Crisi.

    Se pensi veramente che i significati Salvano l’Umanità, capisco Bene che le Crisi sarebbero Indispensabili.
    Quante Crisi ti servono per Capire?
    Ho scritto un’enciclopedia di commenti proprio per niente?

    Pensa.
    In questo momento temo quell’opera marmellata di cui ti vanti.
    Immagino abbia PRE-Servato PRO-Pensi sfaticati, piuttosto.
    Ovvero la possibilità che Individui sfaticati abbiano a esercitare il libero sfogo alla loro PRO-Pensione.

    Come si ottiene la CON-Sapevolezza?
    La Capacità dell’Essere, a Suo modo, supera l’Intera Universale raccolta di significati. Una Babilonia che forse neppure ti sarebbe possibile raccogliere.

  84. Artefice1 scrive:

    Caro Enos……….tutto sommato la Crisi la conosci. Col termine “Incubo” però

    .”””Certo è che se non si comprende la natura necessariamente aperta al “trascendente” di questo ideale di vita e lo si vuole appiattire in una prospettiva puramente “immanente” e “materiale”, la “profezia” diventa “incubo”.”””

    Dimmi un po.
    Ma quella tua marmellata di rarità, non sarebbe Immanente?

    Chiamerei la tua espressione, perché sarebbe diventata, una CON-Traddizione.

  85. mauro scrive:

    Caro Enos, libero di pensare come credi (riprendo perchè corretto) ma il fatto che nell’enciclica Centesimus Annus non si parli di doveri del lavoratore è perchè l’ispirazione proviene da quel periodo filosofico, ma esiste anche un motivo che supporta la mia affermazione. Quando la religione si base su obblighi a cui il fedele deve aderire per seguire un percorso di vita cristiano, e li pretende, come fa a dimenticare di inserire l’obbligo del lavoratore nei confronti dell’azienda in una enciclica a carattere sociale?

    Sembra che improvvisamente, per una supposta questione di equità sociale, tutto ciò che la religione chiede al fedele, e che il fedele deve dare, venga ricompensata con un avere sociale. Se ben ricordo (fingo di non saperlo come fai tu), già nella religione c’è la promessa di un avere, beninteso spirituale (ricongiunzione con Dio) ed allora che genere di Dottrina Sociale Cattolica sarebbe se il fedele si trovasse con due avere ed un solo dare? Sarebbe ricompensato due volte per lo stesso impegno.
    E neppure si può pensare come giusto il concetto che, pur dopo due millenni, di studi, di riferimenti, di conclusioni l’avere divino abbia un valore talmente basso da necessitare un avere sociale (la DSC senza dare). Il perchè lo conoscono tutti, anche tu ma se ti fa piacere posso riprenderlo.

    E’ evidente lo squilibrio ma anche che chi ha partecipato alla stesura della Centesimus annus (cardinali, vescovi, filosofi di area cattolica ed anche il Papa che l’ha promulgata) proprio non avevano concetto di cosa stavano facendo e neanche che la religione stessa prevedeva già un dare ed un avere, in virtu del concetto di un equilibrio che fu chiaramente enunciato dai romani in quel “do ut des” ma se vuoi anche, modernamente, con l’asserzione “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Sono sempre un dare ed un avere, da qualunque parte tu li giri. Quegli stessi che regolano la vita di tutto il mondo, se ci pensi un attimo. O non è vero che ad ogni nostra decisione o scelta corrisponde un risultato equivalente? (Artefice1 sarà contento perchè uso i concetti della partita doppia).

    Alla fine vogliamo dire che il Papa non è infallibile in materia di dottrina o che malauguratamente è stato adottato un concetto filosofico squilibrato che nulla aveva a che vedere con l’equità sociale?
    Io, per un senso di equilibrio, ho preferito proporre la seconda ipotesi, se ti preme piu’ la prima falla tua.

    Rawls, di cui hai fatto sfoggio come un gran filosofo del sociale, altro non è che un fautore di idee socialiste liberali. E le teorie liberali sono laiche perchè prevedono, in materia di religione, che lo Stato non interferisca nelle scelte morali individuali e ciò in virtu’ di quella giustizia sociale che tanto ti dà tensione ma che prevede la separazione fra le decisioni dello Stato e quelle della Chiesa.
    Ed allora caro Enos, come la mettiamo con la ricerca delle stamianali, la fecondazione assistita.. fino ad arrivare al caso del testamento di fine vita attualmente in discussione in Parlamento, se poi i cattolici, sempre in Parlamento, votano contro la scelta individuale imponendo una visione religiosa su espressa indicazione della Chiesa? Sbilanciamo ancora di piu’?

    Non pensi che La Chiesa sita instaurando un contro regime in Italia? Guardandosi appena un poco indietro direi di sì.

    Vogliamo anche dire e sarebbe ora che tu lo facessi, che si spizzica di qua e di là, si prende quello che serve alla bisogna e si adatta allo scopo? Se fosse no, il Papa sarebbe fallibile e con lui tutto il clero.

    Se vuoi fare della promozione gratuita pro dottrina sociale cristiana, sei libero di farlo ma rimane un volantinaggio di pura propaganda. Stringi, stringi è solo carta.

  86. mauro scrive:

    Caro Enos, cosa avvrebbe detto San Paolo nella prima lettera ai Corinzi al punto 7.29? che recita:

    “il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo!”

    Ma ti rendi conto di quello che scrivi? Quella frase è di un responsabile di un monastero tailandese buddista rivolta ad un religioso cristiano. E concludeva che questa era l’essenza del buddismo che altro non è che il distacco da sè stessi, la negazione dell’io come assoluto.
    Altro esempio di mistificazione.

    Rif.: http://www.astori.it/religione/Buddismo/buddism7.htm

  87. Artefice1 scrive:

    Mauro……..apri la la Sacra Scrittura piuttosto che dibatterti.

    L’Io Centrico e Assoluto sarebbe uno solo.
    Staccarsi da quello Finisce la storia.
    Come sarebbe mai possibile alcuna Relazione altrimenti?

    Oppure Imporresti gli Appassionanti COM-Promessi?

  88. mauro scrive:

    Artefice1, scusa o io non capisco cosa tu dica o non hai focalizzato il problema. Io non mi dibatto assolutamente. Casomai si dibatterà chi l’ha scritto. Ma non lo farà per il principio di sopravvivenza quindi accetterà il “compromesso” scritto come vero.
    Ed è anche vero che il Buddismo prescinde dai concetti di teismo ateismo ed anche da qualsiasi altra folosofia di vita. Sono pratiche e tecniche spirituali a carattere individuale. E ben si addicono a quella frase (essere ed al tempo stesso non essere). E la seconda frase citata di S.Paolo nulla c’entra, anche se messa in relazione, tantomeno quella tra le parentesi quadre. Gesu’ non ha mai parlato di celibato nella Chiesa ed allora qualcuno pur lo doveva dire: S.Paolo? No un monaco tailandese buddista che neppure si è reso conto dell’importanza di quella frase per la religione cristiana. Proviamo anche noi a dire qualcosa di importante per il buddismo, facendo giusto il contraccambio del favore.

  89. Quixote scrive:

    Perdonami Mauro ma dal documento che hai linkato risulta che il monaco buddista ha citato la lettera di S.Paolo, in quanto tale, per esemplificare con un riferimento cristiano l’essenza del buddismo e non per farla sua. Infatti il documento dice:

    Il responsabile di un monastero tailandese parlava un giorno con un religioso cattolico dell’essenza del buddismo. Il cuore del buddismo, diceva, è il distacco da se stessi, la negazione totale dell’io come assoluto. E continuava: rileggete la prima Lettera ai Corinzi (7,29-31):
    “Il tempo ormai si è fatto breve ecc.”
    Il buddismo, concludeva, è esattamente questo.

    Non vedo alcuna mistificazione. Anche perché l’amore predicato da Cristo è quanto di più diverso dalla liberazione dal male, predicata da Buddha, tramite il completo annientamento di ogni desiderio. Il distacco dalle cose terrene è solo un mezzo per scegliere il “tesoro” giusto, servire il giusto “padrone” mirando alla salvezza e non per raggiungere l’imperturbabilità. Saluti

  90. mauro scrive:

    Caro quixote, il soggetto è il responsabile del monastero ed è lui che dice e lui che continua, e ciò che si legge in quel passo è quindi il suo pensiero. Il rileggete la lettera è per conoscere dove è riportato quel punto di convergenza fra il Buddismo ed il cristianesimo (convergenza che è citata nella prima riga – la cosiddetta introduzione – subito dopo “Altre testimonanze”).
    Non voglio certo insegnare l’analisi logica di una frase a nessuno, anch’io quando ho un dubbio cerco di sviscerarlo o quantomeno trovare altri rifermenti che me lo chiariscano.
    Comunque ti ringrazio per l’interresamento.

  91. Enos scrive:

    Caro Mauro, in attesa di leggere accuratamente la “Centesimus Annus”, da te accusata di essere di ispirazione ideologica marxista, a proposito di Rawls vorrei citarti quanto detto dal sociologo Luca Diotallevi, in un articolo (curiosamente su questioni simili a quelle qui trattate) sul Corriere della sera di qualche giorno fa:

    “Se pensiamo a tanti illustri esponenti del pensiero liberal degli ultimi decenni, basti citare Rorty e Rawls, ci accorgiamo quale coraggioso cammino hanno intrapreso per liberare la loro iniziale idea di ragione, di ragione pubblica, da ogni patina di necessaria secolarità, da ogni implicazione di laicismo I loro testi più recenti rivendicano per le verità che affermano una qualità anche morale. In questo modo, il cammino teologico del Novecento (von Balthasar, Rahner, Congar, ma anche Paolo VI, Giovanni Paolo II e poi Benedetto XVI) in un certo senso converge con larga parte del cammino del pensiero filosofico: la riscoperta del grande valore della dignità della persona umana e della sua libertà [da cui discende anche la "battaglia" bioetica dei cristiani in ambito "laico" o civile, sulle staminali, sul testamento biologico e simili]. In tutto ciò c’è davvero una lezione comune: non ce la si fa a praticare un pensiero rigoroso ma eticamente agnostico [...]

    Per leggere tutto l’articolo, vedi il link:
    http://archiviostorico.corriere.it/2009/aprile/23/scandalo_amore_verita_co_9_090423054.shtml

    En passant, potrei poi dirti che credere nella retribuzione ultraterrena non fa affatto dimenticare, ai cristiani, le esigenze della giustiza e della “redistribuzione” terrena dei beni (oltre ai passi scritturistici già gcitati, potrei aggiungere il famoso “avevo fame e mi avete dato da mangiare”…).
    Anzi, a ragion veduta, le sollecita (vedi la parabola del “ricco epulone”)!
    La religione non è un “oppio” che aliena dall’impegno nella vita terrena (e cosiale in particolare), semmai ne è un fortissimo “catalizzatore”, basta leggersi una qualche agiografia dei numerosissimi “santi del sociale” otto-novecenteschi per rendersene conto.
    Questo non avviene poiché si ritiene che “l’avere divino abbia un valore talmente basso da necessitare un avere sociale” (al fine di compensare questa “debolezza” per fare un maggior numero di proseliti), ma proprio per il motivo contrario:
    L’importanza dell’”avere divino” è tale da far diventare “relativo” il problema dell’”avere materiale”, spingendoci, per ragioni di “fratellanza”, a renderlo disponibile il più possibile per tutti, però sempre secondo giustizia (“chi non vuol lavorare, neppure mangi!”).
    Anche il sereno distacco dai bei materiali, in cui si può trovare una qualche affinità con il buddhismo, non deve far certo dimenticare l’impegno attivo, preminente nei cristiani, nel costruire il “regno di Dio”, la “civiltà dell’amore”, ovviamente in maniera “imperfetta” fino alla fine dei tempi, già qui su questa terra.

    Pax et Bonum

  92. mauro scrive:

    Caro Eros, ho letto la parabola del ricco epulone come hai suggerito.
    Intanto epulone è uno dei membri delle quattro grandi corporazioni che preparavano banchetti sontuosi per Giove ed i dodici Dei in occasione di pubbliche feste o calamità, ragione per cui Lazzaro non poteva nè entrare e nè partecipare in quanto cristiano (concetto figurativo di non appartenenza). E’già una forzatura mandare il ricco Epulone all’inferno nel rispetto reciproco delle religioni (ma sai che Inferno è un termine nato nel medioevo che S. Luca non poteva usare? Ma per il concetto della semplificazione ad ogni costo tutto fa brodo nelle religioni), perchè qualcuno avrebbe potuto reclamare come suo quel diritto di giudizio (Ade,dio dell’oltretomba greco o Giove stesso dio dell’Olimpo). Diversamente, dove dovremmo mandare Lazzaro, alla sua morte, che si presentava alla porta di quei banchetti pagani, nel rispetto del paganesimo greco? Prova ad immaginarlo.

    La parabola dell’epulone è essenzialmente lo scontro fra due concezioni relgiose, una pagana/politeista, radicata, ed una cristiana/monoteista, agli albori. E tutto il racconto si basa sullo scontro dei valori che ciascuno assegna alla vita (ricchezza contro povertà), prefiggendosi, quella cristiana, lo scopo di rendere futile e vuota la religione pagana per il tramite di un dialogo tra un pagano ed un cristiano facendo vero che il pagano vada all’inferno.
    Scontro che tutt’oggi esiste fra le varie religioni ma anche all’interno di una stessa religione. La Cristiana si è divisa, in tanti rami proprio in ragione dei diversi valori assegnati ed in virtu’ di ciò il Papa fino, a poco tempo, fa bacchettava gli ebrei, i quali rispondevano per le rime.

    Ritornando alla parabola ed adottando il pensiero cristiano, se Lazzaro non aveva mai trasgredito la Legge, neppure spinto dal “bisogno”, perchè andare alla porta dell’epulone a mendicare cibo pagano (le briciole che soddisfano il “bisogno” del mangiare), quando ciò è in contrasto col decimo comandamento? (non doveva desiderare alcuna cosa del suo prossimo, quindi anche il cibo che era nel banchetto preparato dall’epulone). Il quale Epulone non si sa se fosse ricco di suo perchè la sua funzione era “preparare” sontuosi banchetti (quindi ricchi) per le corporazioni e non offire. Si usato quello stesso concetto della semplificazione ad ogni costo per attribuirgli un valore.

    L’unico insegnamento che può venire adottato è che Lazzaro, nella sua povertà è prediletto dal Dio cristiano, se tralasciamo che non ha osservato continuamente il decimo comandamento. Infatti nella parabola è affermata la continuità temporale (tutti i giorni) di Lazzaro nel presentarsi alla porta dell’epulone ma storicamente falsa nella realtà pagano/greca perchè i banchetti venivano allestiti solo in determinate occasioni.
    E’ con quel condannare l’epulone, che ha seguito i dettami della sua religione, che si è avallato lo scontro fra le religioni.

    Scusa Eros, ma perchè parli di fare un maggior numero di proseliti (avere sociale) in corrispondenza di una debolezza dell’avere divino? Non mi risulta che una religione sia piu’ valida in considerazione del maggior numero dei fedeli che può avere ma solo in virtu’ delle aspettative del dopo vita che riesce a soddisfare (avere divino). Hai applicato un concetto materiale ad uno mancanza spirituale. Io ho detto:

    “E neppure si può pensare come giusto il concetto che, pur dopo due millenni, di studi, di riferimenti, di conclusioni l’avere divino abbia un valore talmente basso da necessitare un avere sociale (la DSC senza dare).”
    QUINDI L’HO ESCLUSO. Ho attribuito il valore all’avere divino che tu intendi ma che mi rimproveri come non applicato.
    Hai ha tolto quel “neppure”, per dire quello che già avevo affermato come impossibile. O anche questo non ti sembra? Qualunque sia il valore che viene attribuito alla DSC non serve se manca sempre quel dare, per quel senso di equilibrio ed anche di giustizia sociale che invochi.

    Se la religione è un insegnamento, al pari della DSC, non si può, in maniera sfuggente, affermare: “chi non vuol lavorare, neppure mangi!” ,per soddisfare quel concetto di giustizia, perchè chiunque sa che il non lavorare è il non mangiare (è sempre quel “do ut des” che regola la vita fin dall’infanzia e che ripeto tutti conoscono). L’insegnamento semmai è che ci si deve impegnare nel lavoro, dare il meglio di sè stessi finanche ad apportare un miglioramento sociale della propria vita e nel contempo di tutta la comunità aziendale nel quale è inserito (dare sociale). E questa deve essere la regola prima sociale per ottenere l’avere sociale, i diritti nel lavoro. Troppo difficile questo concetto sociale per la Chiesa? E’ da due millenni che la stessa applica un concetto equivalente nella dottrina religiosa tradizionale, perchè tralasciarlo nella DSC?. Oppure credi che pur tuttavia contrasti con la religione cattolica? Vedi in Cina, Enos, è l’opposto di quello che afferma l’enciclica di G.P.II. Se da una parte gli stessi lavoratori applicano quel concetto di dare in maniera ossessiva (dedizione completa al lavoro), dall’altra vi è ben poco rispetto per i loro diritti sociali, l’avere sociale (dicesi sfruttamento del lavoratore). In virtu’ di ciò da noi quell’Enciclica supporta uno sfruttamento del datore di lavoro (l’azienda) che è l’avere sociale del lavoratore. Non ci avevi pensato? Eppure era chiaro mancando il dare (la dedizione al lavoro). E’ quello lo stesso obiettivo che perseguivano i filosofi socialisti e Marx valorizzando l’importanza dei diritti nella dimenticanza della necessità di doveri.
    Ma ti sembra possibile che te lo debba dire io quando la Chiesa, a cui appartieni in qualità di ministro di fede, lo applica da due millenni? E’ sconcertante.

    Scusa Eros, ma il Buddismo non è il distacco materiale dai beni materiali (univocità del pensiero) ma l’essenza universale che va sotto il nome di impermanenza, il vuoto inteso come materia al pari della materia stessa (il pieno). E’ quell’essere e nello stesso tempo non essere. E’ la “dualità” che nelle nostre religioni occidentali non esiste perchè noi per vuoto intendiamo l’inesistenza (es.: frase vuota, timore del vuoto, vuoto mentale ed anche quel distacco materiale dai beni che citi). In oriente il vuoto esprime invece la libertà di essere, di esprimersi, di agire in concordanza al pieno, la materia che vediamo (il non essere concorde all’essere). Non ci sono punti di contatto con il Buddismo proprio perchè in questo manca l’altra parte della dualità (il non distacco dai beni materiali) che azzoppa la concezione dottrinale della Chiesa. Quella stessa dualità che impedirebbe ai parlamentari cattolici di votare contro la libera determinazione del fine vita (su indicazione del Papa) perchè il Papa stesso,per primo, non glielo avrebbe potuto imporre.
    La filosofia Buddista dell’uomo inizia materialmente e si completa spiritualmente sulla terra, mancando un traguardo oltre la vita terrena da raggiungere. E’ questo il motivo della reincarnazione buddista, l’eterno rinnovarsi, il non morire, il ripresentarsi sulla porta della vita.
    Se tu avessi almeno letto il Siddharta di Herman Hesse, il piu’ grande filosofo del secolo passato – non detto da me -, che ha vissuto personalmente quella realtà e l’ha raccontata attraverso i personaggi del romanzo, sapresti che il Buddismo non ha nulla in comune con il cristianesimo.
    Nel Buddismo manca la trasmigrazione dell’anima. Essa rimane sulla terra e ripeto si reincarna, si rinnova sotto altra forma.

    Sono due concezioni filosofiche che evidenziano, semmai, la completezza del pensiero buddista (dualismo) nel confronti del pensiero cristiano (univocità) sulla terra, la capacità di poter comprendere il tutto, sia l’evidente che il non evidente. Quel non evidente che per la Chiesa è la promessa divina oltre la vita terrena ma per il Buddismo la vita stessa.

    Vedi caro Enos, a forza di supportare interpretazioni fuorvianti, hai stravolto la concezione del Buddismo piegandola al tuo desiderio. Era sufficiente mantenere fermo il tuo punto di vista cristiano (l’univocità del pensiero) senza cercare quello che non c’era e tuttora manca (la concordanza con il Buddismo).

    “Rawls sostiene che il governo, agendo il rappresentanza dei cittadini, ha il dovere di garantire condizioni di uguale libertà, di pensiero, di opinione e di pratica religosa, come conseguenza del principio di uguale libertà (A Theory of Justice). A questo punto i capisaldi del liberalismo risultano evidenti: affermazione della libertà dell’individuo, difesa dei diritti fondamentali della vita, alla libertà ed alla proprietà dalle aggressioni del potere, lotta al dispotismo ed all’intolleranza religiosa.”

    “secondo Guido De Ruggero quando il liberalismo accetta il concetto di libertà come diritto comune a tutti, esso è già sulla strada della democrazia”

    Rapporto liberalismo-democrazia:
    “A tal proposito Kelsen sottolinea che il principio di maggioranza (che piu’ di ogni altro si avvicina all’idea di libertà di nella realtà politica) presuppone come condizione essenziale il ‘Principio di uguaglianza’. Infatti, ”l’opinione che il grado di libertà nella società sia proporzionato al numero degli individui degli individui liberi, implica che tutti gli individui abbiano eguale valore politico e che ognuno abbia la stessa pretessa alla libertà, e cioè la stessa pretesa a che la volontà collettiva sia in accordo con la volontà individuale.”

    Rif. http://siba2.unile.it/ese/issues/2/204/Ideev49p121a.pdf

    Avevi detto qualcosa a proposito di Rawls? Lui è un “Liberls”. L’hai scambiato per un “communitarians” che criticano il liberalismo per le sue concezioni troppo individualistiche della persona e troppo universalistiche della società, difendendo una concezione solidaristica e contestualistica della morale.

    E d’altronde quando un Papa vuole imporre la propria morale tramite i parlamentari cattolici, soggetti ad obbedienza, che libertà di pensiero “liberals” c’è.
    Tu non sei un liberals, nè tantomeno la Chiesa che per tradizione è “communitarians”, Rawls lo è.

  93. Artefice1 scrive:

    Enos…..sarebbe tanto visibile questa Ragione, da occultare il Senso.

    “””Anzi, a ragion veduta, le sollecita (vedi la parabola del “ricco epulone”)!
    La religione non è un “oppio” che aliena dall’impegno nella vita terrena (e cosiale in particolare), semmai ne è un fortissimo “catalizzatore”, basta leggersi una qualche agiografia dei numerosissimi “santi del sociale” otto-novecenteschi per rendersene conto.”””

    Vedi Enos
    Non conosco l’oppio, altro che per sentito dire.
    Ma sarei quasi propenso a definire in assoluto la Ragione, Oppio della Vita.
    Dimostrami quale differenza Sostanziale Manifestano Ragioni diverse?
    Può forse un significato rappresentare la Verità?

    Il Senso Oggettivo, dunque Riconoscibile e non Significabile come si Determina?

    Che sia proprio la Misericordia (non certo come significato) la costante Manifestazione del Senso Riconoscibile?

    Quanto resta in piedi della tua tesi?