La mossa di Obama: un teologo ambasciatore in Vaticano

[photopress:diaz.jpg,full,alignleft]Ieri la Casa Bianca ha reso noto il nome del nuovo ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede. Questo è l’articolo che pubblico oggi sul Giornale. E’ Miguel Diaz, di origini cubane, ha 45 anni, è sposato e ha quattro figli. Insegna teologia alla St. John’s University e al College of Saint Benedict, nel Minnesota.  E’ figlio di un cameriere e di una centralinista, parla oltre all’inglese lo spagnolo e l’italiano, ha ottenuto il master in Teologia all’università di Notre Dame, la stessa che nei giorni scorsi aveva invitato Obama a partecipare alla cerimonia di consegna delle lauree. Il nuovo ambasciatore è stato tra i consiglieri di Obama nella campagna per le presidenziali e ha sottoscritto l’appello di 26 personalità cattoliche in favore della nomina a segretario alla Salute di Kathleen Sebelius, criticata da una parte del mondo cristiano per la sua posizione «pro choice» sull’aborto. In gennaio, il nuovo ambasciatore aveva dichiarato: «Dovunque possiamo, dovremmo far avanzare la vita a tutti i livelli». Una fonte della Casa Bianca, riportata da Catholicnews.com, descrive Diaz come «chiaramente pro life» e spiega che la decisione di scegliere un rispettato teologo, invece di un finanziatore della campagna di Obama o un politico rappresenta un’indicazione «di quanto seriamente l’amministrazione Usa sta considerando le relazioni con il Vaticano». Diaz è un profondo conoscitore del pensiero di Karl Rahner e della teologia della liberazione. Figura carismatica, molto apprezzato dagli studenti dell’ateneo dove insegna.

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Print
Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

23 risposte a La mossa di Obama: un teologo ambasciatore in Vaticano

  1. Marcello scrive:

    Speriamo in bene, i rapporti fra il Vaticano e gli USA sono troppo importanti. Penso che la sintonia fra Papa Benedetto XVI e il presidente Bush sia difficilmente replicabile purtroppo, date le posizioni di Obama.
    Speriamo che il pensiero di Karl Rahner e la teologia della liberazione non siano apprezzate e condivise dal nuovo ambasciatore.

  2. silvio scrive:

    Alla fine l’hanno trovato l’ambasciatore che và bene per
    loro in vaticano… un insegnante di teologia. Un alleato,
    invece che un rappresentante di un altro stato. E la
    prepotenza continua….

  3. igor traboni scrive:

    Ma perché vedere sempre e solo questa presunta prepotenza del Vaticano? In questo caso verrebbe piuttosto da dire che anche negli Stati Uniti si comincia a guardare con una certa attenzione allo straordinario pontificato di Benedetto XVI. Condivido piuttosto la perplessità già sollevata su questo blog: speriamo che la teologia della liberazionenon abbia del tutto confuso le idee di Miguel Diaz

  4. Francesco73 scrive:

    Buon lavoro, è bello avere un ambasciatore-teologo.
    Anche gli studi su Rahner gli saranno utili: solo una propaganda un pò affrettata può liquidarlo come cattivo maestro.
    In realtà è una grandissima figura, con le sue idee, discutibili quanto quelle di altri.

  5. bruno volpe scrive:

    cari amici sui temi caldi attuali in Italia segnalo su http://www.pontifex.roma.it intervista con il Vescovo Casale Grazie bv

  6. mauro scrive:

    Caro Francesco 73, se le idee del nuovo ambasciatore-teologo sono “discutibili quanto quelle di altri”, direi che hai detto che anche quelle di Benedetto XVI lo sono. Non credo sia il tuo pensiero. leggendoti, ma l’hai implicitamente scritto.

  7. laurentinum scrive:

    Non conoscendo questo nuovo ambasciatori non voglio esprimere giudizi di fondo su di lui , ma da quello che ho letto cui sopra mi pare essere un cattolico di sinistra con simpatia per la teologia della liberazione dunque c’è una volontà chiara di Obama di confrontarsi con il vaticano, e di orientare e mantenere le cose in una certa direzione che giustamente penso andrebbero dirette in un’altra direzione. non è una mossa innocente da Obama è un tentativo da Obama di dire quello che la chiesa deve fare , mi m’è sempre parso chiaro dal primo giorno che la battaglia con Obama sarebbe stata sui valori etici, lui lo sa e vuole influenzare le cose nella sua direzione, chi secondo me è presuntuoso in questo caso é proppio Obama che si prende per il messia e manda il suo teologo per dettare il suo programma alla chiesa.

  8. Toffolo scrive:

    Finalmente un ambasciatore non guerrafondaio alla Bush ma conoscitore delle realtà cattoliche mondiali.
    Buon lavoro.

  9. Monica Bestetti scrive:

    Non credo che il Presidente degli Stati Uniti voglia dettare legge al Vaticano. Penso invece che sia una mossa molto diplomatica per calmare le acque sulla questione abortista.Il fatto che si un teologo con 4 figli la dice lunga…che suia cubano, meglio ancora!

  10. bo.mario scrive:

    Certo che si leggono strani ragionamenti quì dentro. Un ambasciatore che deve essere approvato dal vaticano. Che sottile gioco di potere. L’ambasciatore è sposato con figli, teologo futurista? Il monolite sembra richiudersi sempre più su se stesso. Umane vite era scritta tanto per scriverla? Rifacciamone un altra con serietà e nella realtà della società in cui viviamo. Un saluto.

  11. Monica Bestetti scrive:

    per Silvio : mi sembra che Lei veda prepotenza ovunque…
    Comunque sia ogni Presidente ( in questo caso) è libero di nominare la persona che gli sembra più opportuna e più utile. Vorrei vedere lei alla Presidenza!!!Cordialmente buon w-end.

  12. Monica Bestetti scrive:

    per bo. mario si spieghi meglio.GrAZIE.

  13. dante scrive:

    il nuovo ambasciatore è un cattolico attento alla teologia della liberazione. Ne vedremo delle belle. Bravo Obama a contrappore un uomo deciso e rispettato. Tanto la gerarchia della chiesa cattolica più in basso di così non poteva andare.

  14. bo.mario scrive:

    Monica mi pare che il tutto verta sulla visione del sociale da parte della gente e quella, tutta sua, del vaticano. Una cosa è l’etica sociale e altra sono i dogmi di una chesa abbarbicata da duemila anni a qualcosa che ancora non abbiamo capito da dove nasca. BXVI parla del lavoro?, parla della crisi? Vuole parlare su tutto e non sapendo da che parte iniziare parla a braccio. Quello che voglio dire e lo faccio spesso è che la chiesa può e deve aiutare e non mettersi in mezzo per complicare le situazioni già complicate di loro. Si devono rendere conto che non hanno niente di divino per risolvere i problemi. Monica se vuoi continuo. Ciao.

  15. Francesco73 scrive:

    Per Mauro

    Le idee di Rahner sono discutibili come quelle degli altri teologi, non lo paragonavo al Papa.
    Se guardiamo al Ratzinger teologo, invece, lui stesso ha detto che nel suo percorso di ricerca ha cambiato alcune strade e scoperto cose nuove e non credo proprio che – come teologo – abbia mai rivendicato una sicura infallibilità.
    Del resto, quando ha preso servizio al Sant’Uffizio, precisò che non si trattava di affermare – con gli strumenti della carica – la “sua” teologia su tutta la Chiesa.
    E quando è diventato Papa ha ricordato che non doveva essere lui e lui solo a portare tutto il peso, con le sue sole idee, ma che l’uomo si metteva a disposizione di una cosa più grande e importante, la Chiesa e la sua comunione.
    Mi pare insomma che il magistero petrino di Benedetto sia lì a garantirci di poter leggere e stimare anche Rahner, senza scambiarlo per il puro catechismo ma anche senza liquidarlo come un eretico.

  16. Ester scrive:

    Per BRUNO VOLPE:
    Perché perde tempo ad intervistare quel politicante del PCI-PDS-DS-PD vestito da prete?

  17. Gladiator scrive:

    · Al Meeting di Rimini, Massimo Caprara, che era stato per lungo
    tempo segretario particolare di Togliatti, ha raccontato alcuni
    episodi relativi al referendum istituzionale Monarchia – Repubblica
    del 1946. Tra l’altro ha affermato che PalmiroTogliatti voleva che la
    Repubblica vincesse “a qualunque costo”. Perciò impose alla Corte di
    Cassazione, cui toccava proclamare i risultati, di procrastinare la
    seduta di qualche giorno, fino al 10 giugno. Il tempo così guadagnato
    servì a manipolare schede e ad aggiungerne altre di “elettori che non
    avevano votato”. E’ interessante a questo punto seguire la
    successione degli avvenimenti così come risultano documentati.

    4 giugno 1946. In base ai risultati fino ad allora pervenuti, il
    Presidente del Consiglio,
    Alcide de Gasperi, scrive al Ministro della Real Casa, Falcone
    Lucifero: “Il Ministro
    Romita ritiene ancora possibile la vittoria repubblicana. Io,
    personalmente, non credo
    che si possa – rebus sic stantibus – giungere a tale conclusione”.

    5 giugno. Viene improvvisamente annunciata la vittoria della
    Repubblica con un vantaggio di due milioni di voti.

    10 giugno. La Corte di Cassazione tiene una seduta interlocutoria
    nella quale si limita a leggere i risultati forniti dal Ministero
    degli Interni.

    12 giugno. Il Governo si appropria arbitrariamente di tutti i poteri.

    13 giugno. Re Umberto parte per l’esilio.

    18 giugno. Riunione finale dellas Corte di Cassazione, che legge di
    nuovo0 i risultati (praticamente uguali a quelli letti il 10 giugno),
    ma non proclama la Repubblica.

    Il ricorso Selvaggi sul quorum è respinto, con arbitraria
    interpretazione della legge; le migliaia di ricorsi relativi a
    innumerevoli brogli locali sono senplicemente ignorati.

    In conclusione, non è azzardata l’ipotesi di manipolazione dei dati
    elettorali, come per altro è stata avanzata anche da studiosi e
    ricercatori. La compresenza di determinate persone al Governo (ad es.
    Togliatti e De Gasperi, dichiaratamente fautori della Repubblica) e
    l’insieme di avvenimenti poco chiari e difficilmente giustificabili
    sul piano del diritto in relazione allo svolgimento, alla
    valutazione, alla transizione dei poteri istituzionali, rendono
    abbastanza plausibile la tesi che nel 1946 il passaggio dalla
    Monarchia alla Repubblica fu viziato da gravi irregolarità. In parole
    semplici, vi fu, forse, un colossale broglio ai danni del popolo
    italiano.

  18. silvio scrive:

    Dopo aver rifutato non sò più quanti candidati, finalmente
    il vaticano ha ‘accettato’ un teologo come ambasciatore
    americano. E si definisce questo una mossa di Obama. A me
    sembra invece che gli Usa abbiano ceduto, ed invece di
    inviare un ambasciatore come osservatore e portavoce del
    loro governo abbiano invece mandato ai preti un ‘alleato’.

  19. mauro scrive:

    Caro Silvio, personalmente mi sembra il contrario. Mandare un teologo come ambasciatore vuole dire che mentre Diaz discute con la Chiesa in punta di dottrina e di significati, Obama, mancando un’unica e sicura verità, può tranquillamente decidere quello che crede. D’altra parte cosa potrebbe rispondere alla Chiesa in materia di religione lui, presidente degli USA? Proprio nulla.
    Questa scelta è stata una furbata di Obama perchè risponde usando la stessa moneta della Chiesa.

  20. silvio scrive:

    Caro Mauro, un ambasciatore nel suo lavoro non ha nulla a che vedere con la religione che è, e deve essere, un empito dell’anima e non di uno stato. L’equivalente del
    vaticono è L’iran e non sarei fiero del paragone.

  21. laurentinum scrive:

    Senza entrare nella politica interna degli USA, diciamo che Obama ha fatto sui conti sa che senza il voto cattolico in particolare ispanico non puo vincere, essendo che la base ispanica è molto attaccata ai valori della famiglia lui sa che non puo permettersi uno scontro diretto con la chiesa cattolica su questi temi, Obama manda dunque un Teologo come mediatore e interlocutore c‘è dunque attenzione alle questione teologiche, da un punto di visto cattolico deve essere visto molto positivamente.

  22. annarita scrive:

    profondo conoscitore di Rahner, mi dispiace per lui, sarebbe stato meglio fosse un profondo conoscitore di S.Tommaso D’Aquino.

  23. Yochanan scrive:

    Cari amici (e cara Annarita in particolare)…….profondo conoscitore di Rahner, mi dispiace per lui, sarebbe stato meglio fosse un profondo conoscitore di S.Tommaso D’Aquino.

    Infatti per voi cattolici quel che conta è “Tommaso”, non Yeshua. sarebbe meglio se conoscesse la bibbia. Ma purtroppo, se è cattolico, vuol dire che non la conosce affatto.
    Come ho già detto in precedenza, prima che fosse scelto, un ambasciatore (concordo con Silvio) americano non deve essere ricattabile da parte papista nella propria coscienza, come sarà senz’altro questo Cubano.

    Shalom