Padre Pio, l'obbedienza e la santità

[photopress:padre_piook.jpg,full,alignleft]Cari amici, questa mattina ero nella cripta dove sono esposte le spoglie di Padre Pio, in attesa dell’arrivo del Papa. Guardando l’urna del santo, davanti alla quale Benedetto XVI ha pregato, ho ripensato alle polemiche infra-ecclesiali degli ultimi mesi: dal caso Williamson al caso Wagner, vescovo ausiliare di Linz, dalle più recenti vicende austriache alle ordinazioni della Fraternità San Pio X. Padre Pio è stato osteggiato, costretto al silenzio, persino perseguitato. Ma ha sempre obbedito ai superiori. Oggi è santo canonizzato e già due Papi sono venuti a pregare sulla sua tomba.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

350 risposte a Padre Pio, l'obbedienza e la santità

  1. mauro scrive:

    Chi non ha occhi per vedere rimane cieco davanti all’evidenza.
    Spero che il Papa usi gli occhi della Chiesa che rappresenta e sappia vedere oltre le apparenze. Usare quelli degli altri porta solo a dover riconoscere l’errore.

  2. Aljoša scrive:

    Sicuramente si tratta di un santo curioso. Non di meno s. Francesco e (non santo) Martin Lutero. Gli espongo perche’ sono – come s. padre Pio – dei riformatori della Chiesa. Controversi, discussi, imposti al silenzio, osannati e maledetti. Ma sicuramente non riformatori “per dispetto” ma per amore di questa barca nella burrasca. Il particolare e’ che sono vissuti in momenti diversi adattando approcci differenti. E cio’ si vede nei frutti che oggi maturano sull’albero della comunita’ cristiana.

  3. l’OBBEDIENZA E’ UNA VIRTU.
    e tale resterà SEMPRE.
    specie l’OBBEDIENZA AL VICARIO DI CRISTO.

  4. Orsobruno scrive:

    E’ una cosa di buon senso, ma non ci arrivano tutti.
    Se disubbidisco all’autorità legittima, metto me stesso al posto di quell’autorità.
    Ciò sfiora la comicità nel caso del Romano Pontefice: se disubbidisco, negando l’infallibilità papale, proclamo infallibile me stesso al posto del Santo Padre.

  5. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Dott. Tornielli, grazie per questo articolo e per il pensiero che ci riporta.

  6. Cherubino scrive:

    sono d’accordo con Tornielli.
    Segnalo come abbia parlato in modo mirabile dell’obbedienza Giovanni Paolo II in un intero capitolo della Redemptionis donum (1984), capitolo che si conclude così:
    “Ricordate anche, cari fratelli e sorelle, che l’obbedienza a cui vi siete impegnati, consacrandovi senza riserva a Dio mediante la professione dei consigli evangelici, è una particolare espressione della libertà interiore, così come definitiva espressione della libertà di Cristo fu la sua obbedienza «fino alla morte»: «Io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso» (Gv 10,17-18).”

    Notevole poi la sintesi di una ottima teologa: Mirjam Kovac, L’orizzonte dell’obbedienza religiosa.
    In libri google si possono leggere varie pagine

    http://books.google.it/books?id=i8dg9T-VKZoC&pg=PA25&lpg=PA25&dq=obbedienza+s+ignazio&source=bl&ots=nAMKr3ol8z&sig=OVPWPVl3XvaHEqJbLwZKKCQPL0k&hl=it&ei=Ijw-Su20DJmGsAaUkK3bCw&sa=X&oi=book_result&ct=result

  7. bo.mario scrive:

    Mauro non sono gli occhi che vedono, sono uno strumento del cervello. Il cervello elabora quello che vede. Si può vedere e non accettare. I neuroni se girano in una maniera non possono elaborare nel giusto verso il visto. La visione che qualcuno ha in determinate situazioni non deriva dagli occhi ma dal cervello che fà vedere quello che si cerca. Ho letto che il papa è infallibile, pensi che sia vero? o è un dogma che devono accettare per forza? Ciao.

  8. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    PREGHIERA DI GIOVANNI PAOLO II
    (dall’Omelia del giorno della Canonizzazione)

    Glorioso, umile ed amato Padre Pio. Insegna anche a noi, ti preghiamo, l’umiltà del cuore, per essere annoverati tra i piccoli del Vangelo, ai quali il Padre ha promesso di rivelare i misteri del suo Regno.
    Aiutaci a pregare senza mai stancarci, certi che Iddio conosce ciò di cui abbiamo bisogno, prima ancora che lo domandiamo.
    Ottienici uno sguardo di fede capace di riconoscere prontamente nei poveri e nei sofferenti il volto stesso di Gesù.
    Sostienici nell’ora del combattimento e della prova e, se cadiamo, fa che sperimentiamo la gioia del sacramento del Perdono.
    Trasmettici la tua tenera devozione verso Maria, Madre di Gesù e nostra.
    Accompagnaci nel pellegrinaggio terreno verso la Patria beata, dove speriamo di giungere anche noi per contemplare in eterno la Gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

  9. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Una riflessione.
    L’obbedienza è una disposizione della volontà propria, ovvero la capacità di sottomettere la propria volontà di giudizio a quello degli altri.
    Essa è il “capo” dei voti religiosi. L’obbedienza è imitazione di Cristo, perfettamente obbediente, che non è venuto a fare la Sua volontà ma quella del Padre.
    E quella obbedienza è stata estrema, “fino alla morte e alla morte di croce”.
    Ed il premio dell’obbedienza di Padre Pio furono le Stimmate. Perche egli, perfettamente obbediente nelle ostilità e nell’ostracismo che subì, sottomise sempre la propria volontà a quella della Chiesa e delle sue leggi, cosi come Cristo la sottomise a quella del Padre.

  10. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Diceva a tutti: “Amate la Madonna e fatela amare”
    e ha passato la vita con la Corona del Rosario tra le mani.
    L’esempio innanzi tutto, l’esempio!

  11. elianna scrive:

    In occasione della sua visita al santuario di s. Padre Pio,
    il Papa ha affidato l’Anno Sacerdotale e i Sacerdoti all’intercessione di san Padre Pio e ai gruppi di preghiera fondati dal santo, proprio perché S. Pio fu eccellente nella virtù dell’obbedienza:
    tra l’altro …il Papa ha invitato i frati, ad imitare San Padre Pio anche nella celebrazione della Messa, che come tutti (o quasi) ben sanno, non era mai né sciatta né frettolosa, né, soprattutto CREATIVA, ma era rivissuta dal Santo con partecipazione totale al Sacrificio di Cristo, con perfetta immedesimazione nei sentimenti del Cuore Divino di Gesù e compartecipazione alle sue sofferenze fisiche e spirituali (con segni esteriori visibili e commoventi per chi vi assisteva…).

  12. mauro scrive:

    Caro Bo.mario, a me non risulta che gli occhi della chiesa siano uno strumento della testa per il semplice motivo che la Chiesa rappresenta tutte le aspettative umane. Caso mai rappresenta il cuore dei fedeli, i loro sentimenti.
    Il Papa è circondato da troppe persone che deviano continuamente la sua vera volontà, lo fecero con GPII e lo fanno oggi con Benedetto XVI, facendogli apparire quello che non è. IL caso dei lefevriani, a mio modo di vedere, è eclatante.
    Se vuoi leggere il mio pensiero, lo trovi nel post in cui si parla dei lefevriani.
    Se una persona ascolta il proprio cuore non sbaglia mai ma se si lascia fuorviare d chi non ce l’ha sbaglia con sè stesso e verso gli altri.

  13. elianna scrive:

    Tra l’altro, sarà interessante anche ricordare
    che egli chiese una dispensa per continuare a celebrare la Messa in latino, come rilevato nell’art.

    “Padre Pio e Escrivà de Balaguer refrattari al Novus Ordo? Nuove prove.”,
    su
    http://www.blog.messainlatino.it/2009/03/padre-pio-e-escriva-de-balaguer.html

    “Padre Pio, senza mai prendere posizioni critiche contro il Concilio (ma nemmeno apparendo, aggiungiamo noi, uno dei fautori del suo famoso “spirito”), effettivamente richiese dispensa per poter continuare a celebrare la Messa more antiquo, almeno nelle Messe sine populo. Questo fin dal 1965, allorché fu promulgato il primo Messale postconciliare, quello che ancora poteva definirsi organicamente sviluppato nella Tradizione, pur ammettendo numerose, ma caute, innovazioni suggerite dal Concilio, in primo luogo l’uso della lingua volgare.
    ……
    …Che Padre Pio fosse un campione d’obbedienza, è dimostrato da tutta la sua vita, e si adattò quindi alla riforma liturgica (morendo prima, peraltro, che questa portasse agli sbandamenti bugniniani ben noti). Ma la sua preferenza liturgica è più che chiara da quella richiesta di dispensa.”

    ——
    Piccola domanda:
    che cosa proverebbe oggi S. Padre Pio di fronte a certe celebrazioni-show con pupazzetti e ventriloqui, sfilate di ballerine all’offertorio, danze eucaristiche et similia … (ormai ampiamente documentate nel mondo cattolico…

    se, in anni successivi a lui, l’altro Santo, Escrivà de Balaguer dovette piangere in privato, di fronte agli stravolgimenti liturgici post Conciliari ?

  14. Gabriella scrive:

    La Chiesa è fatta di uomini, con i loro difetti e le loro ambizioni, lo sapiamo ma non possiamo dimenticare che molte sante persone furono denunciate ingiustamente e gratuitamente (Padre Pio, Don Orione, Padre Lagrange, ecc.), tutte calunnie all’interno della Chiesa. La sofferenza di questi sant’uomini è servita a mettere in evidenza la sporcizia che c’era nel cuore di alcuni ecclesiastici che nel caso di Padre Pio Papa Pio XI provvide a destituire e nel caso di Don Orione Papa Pio X.
    In questi giorni si parla tanto di obbedienza … i primi a dare l’esempio dovrebbero essere i Vescovi … vedremo! Vedremo l’obbedienza finalmente nei vescovi Austriaci? In quelli Francesi? In quelli Italiani? Obbediranno questi ultimi al Papa e metteranno a disposizione la Messa in forma straordinaria per tutti i fedeli in tutte le diocesi? Vedremo …

  15. peccatore scrive:

    Questo argomento mi ha fatto venire in mente il richiamo ai “ladri di pecore” partito dalla voce di Benedetto XVI.
    In effetti oltre ai disobbedienti ed ai perseguitati ci sono anche i mestatori secolarizzanti, per i quali anche da San Giovanni Rotondo non è mancato un ammonimento.
    Dio è amore. Non possiamo sminuire l’amore umano, poichè “caro salutis cardo” ed eros, agape e filia concorrono a dipingerne tratti non estranei all’amore di Dio, trinitario, cosmico, sponsale. Tuttavia, pensando allo scempio logico fatto dell’inno alla carità di San Paolo, non si può non rilevare che la Charis (la grazia) è diventata un “fare”. Cioè la cosa più importante, la misericordia, la grazia, il dono di sè di Dio, che precedono la nostra fede e la nostra speranza, per certi cristiani sarebbe il nostro fare, che ci sommerge di impegni più importanti dello stare con Geù e non in qualche riunione, che precederebbe la nostra fede e la nostra speranza. La charis è il contrario di ciò che è richiesto o dovuto. E’ di +: la croce è il segno più. Dio è amore e dona non qualcosa di se stesso, ma se stesso. Effetto della charis è di essere “resi giusti” = giustificati. Da Lui non da noi e dal nostro fare che non ha tempo per Lui. La charis prioritaria dell’inno paolino è quella di Dio per noi. Non la nostra. Vedremo quanti secolarizzatori ecclesiali disobbediranno alla Scrittura che dicono di tenere in così gran conto. Ladri di pecore? O pecore senza pastore, pur avendolo proprio bravo?

  16. Sal scrive:

    x cosimo de matteis……scusa ma vorrei dire che l’ubbidienza sempre può essere anche opportunismo, vigliaccheria, codardia pusillanimità ecc. che poi sia vicario di cristo questo è tutto da dimostrare, capisco voler fare una difesa, ma forse ci vogliono più argomenti.
    Saluti

  17. Victor scrive:

    Dalla prima biografia ufficiale e autorizzata Padre Pio da Pietralcina, un Cireneo per tutti, edita dal Centro Culturale Francescano, opera di Padre Alessandro da Ripabottoni, della provincia monastica di Foggia:

    “Padre Pio, difatti, è sempre stato considerato un prete della vecchia Chiesa (un tradizionalista). E’ appunto in nome della vecchia Chiesa che Padre Pio scongiurò di chiudere il Concilio. “Il nostro confratello”, ha spiegato Padre Carmelo da Sessano, “non era tanto contrario al Concilio, quanto preoccupato della piega che aveva preso. Temeva le innovazioni irrompenti, diffidava del fronte olandese che con austriaci ed altri si era già costituito”.

    Da notare che la Biuografia è stata redatta utilizzando documenti e testimonianze del Dossier per la causa di beatificazione

  18. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Pensando alle parole della Seconda Lettura di oggi:

    “Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro”

    mi commuove pensare quante volte Padre Pio avrà pregato con le parole del Serafico Francesco:

    “Alto e glorioso Dio,
    illumina il core mio.
    Dammi fede retta, speranza certa,
    carità perfetta.

    Dammi umiltà profonda,
    dammi senno e cognoscimento
    che io possa sempre servire
    con gioia i tuoi comandamenti.

    Rapisca, ti prego, Signore,
    l’ardente e dolce forza del tuo amore
    la mente mia da tutte le cose
    perchè io muoia per amor tuo,
    come tu moristi per amor
    dell’amor mio.”

    Con tanta fede, perchè in tutto è stato accontentato.

  19. mauro scrive:

    caro Cosimo de matteis, se l’obbedienza fosse una virtu’ tanti sarebbero spacciati perchè non è in dotazione alla nascita. Tuttalpiu’ è un diritto da esercitare, non a favore del vicario di Cristo, ma del senso religioso che ci accomuna.
    Altrimenti se il Papa è fuorviato da chi lo contrasta finiremmo come lui, a gambe all’aria.

  20. Cherubino scrive:

    bene, torno a casa e vedo che quello che temevo è avvenuto. Si comincia a strumentalizzare le idee di san Pio da Pietralcina nei confronti del Concilio, della messa Novus ordo ecc. ecc.
    Sia chiaro da subito che la canonizzazione di un santo non vuol dire assolutamente che questi sia dotato del dono dell’infallibilità. Specie in materia che è già stata affrontata in modo irrevocabile dalla stessa Chiesa. Figuriamoci un Concilio Ecumenico.
    Per cui nessuna autorità ecclesiale si deve attribuire ad un santo in materia di discernimento teologico o pastorale in nome della sua santità.
    Basti pensare che canonizzato è anche Giovanni XXIII che pure ebbe parole critiche verso S. Pio da Pietralcina. E’ chiaro che talune affermazioni di Giovanni XXIII si sono rivelate errate. D’altronde egli non parlava ex cathedra. Ma allo stesso modo sarebbe errato attribuire un equivalente valore ex cathedra ad affermazioni di s. Pio.
    E’ sempre la Chiesa che valuta i carismi e le profezie. Non è mai il profeta che può autoeleggersi a giudice della Chiesa, nè essere eletto tale dai fedeli.

  21. Luisa scrive:

    Apparentemente nessuno, nemmeno un Santo, ha il diritto di emettere, ammettendo, come sembra, che Padre Pio lo abbia fatto, una riserva sul Concilio Vaticano II !
    La sentinella che vigila contro tutte le derive tradizionaliste sente il bisogno imperioso di precisare che Padre Pio non era infallibile e che non aveva nessuna autorità ecclesiale…e ha perfettamente ragione, era solo un Santo !

  22. Cherubino scrive:

    le sembra strano Luisa ? si vede che allora ha le idee confuse: infatti solo per alcuni santi la Chiesa aggiunge il titolo di Dottori della Chiesa, e anche in questo caso si riferisce ad una visione particolare, nuova, della realtà di Dio.
    La santità è un giudizio sulle virtù cristiane, sulla docilità allo Spirito Santo. Che Dio riempie -e così anche “certifica”- con is uoi doni, anche straordinari. Ma questo sono accessori. Infatti il grado più alto della santità è il martirio. Come vede la santità non è necessariamente associata all’onniscienza.
    Tutti i santi hanno avuto opinioni che la Chiesa non ha poi fatte sue. Se poi si vuole strumentalizzare anche padre Pio per diffondere disubbidienza ecclesiale è veramente paradossale che lo facciate in una pagina web che vuole invitare all’obbedienza…

  23. Mauricio scrive:

    Il Padre Pio è un vero esempio per tutti noi. Dobbiamo sapere capire come parlare ed esprimerci sulla chiesa. Tutto non é nella nostre mani, non lo possiamo capire tutto, per questi ragioni quando parliamo sulla chiesa dobbiamo essere come figli parlando sulla loro madre. Tante volte il padre Pio ubbidiva con tutto il suo cuore anche soppra la sua volontà e adesso sappiamo che è nei cieli… ha vinto! la umiltà veramente è il meglio cammino.

  24. mauro scrive:

    Caro Cherubino, S.Pio se non era infallibile non si sbagliava ed è molto meglio di essere infallibile visti i tempi che corrono dopo il CVII. Almeno S.Pio contava le parole ma erano quelle giuste.
    Sai che gusto essere infallibili, pontificare sempre e redersi conto che si è sbagliato. E’ un dramma per tutta la Chiesa rimediare.

  25. Artefice1 scrive:

    Dott. Andrea…….qui si tratta un’altra Rivoluzione?

    Intendete ripristinare la Famiglia?

    Sul ripristinare la Famiglia io resto proprio Scettico.

    Non sareste PER caso i Fautori dei Diritti Inviolabili?

    I Diritti paiono aspira-Tori PER Polvere Obbediente.

    Mi chiedo.
    ESSENDO questi diritti IL BENE PER TUTTI.
    DA RICONOSCERE.
    Che bisogno cera d’Imporli?

    Questa mania di appropriarsi della Volontà di Dio PER imporla, sarebbe forse un modo PER diventare divinni?

  26. mauro scrive:

    Caro Ubi humilitas, ibi sapientia. Il serafico Francesco con quel “Rapisca, ti prego, Signore,l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose perchè io muoia per amor tuo, come tu moristi per amor dell’amor mio.”, intendeva dire che voleva morire come fece Cristo perche quella sua morte dimostrava quanto ci avesse amato proprio per quel “rapisca….. la mente mia da tutte le cose” che rappresenta la richiesta di abbandonare tutto ciò che è terreno.

    Ed è completamente in contrasto con “Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro”. Qui si parla giustamente di vivere per Cristo, non di morire come Cristo.

    Dove sarebbe la connessione che hai fatto fra la seconda lettura della liturgia e la preghiera che avrebbe fatto piu’ volte, per te, Padre Pio, usando le parole del Serafico Francesco?

    Tu sarai commosso ma a me viene da piangere.

  27. Luisa scrive:

    Cherubino, ha letto il moi commento?
    Nemmeno quando le dò ragione le va bene?
    Non so chi è confuso, ma il suo bisogno di dover specificare o meglio far lezione anche a proposito di che cosa sia la santità e di farlo a propopsito di Padre Pio, se non mi sorprende, mi sembra per lo meno un tantino esagerato.
    Non temi sentinella, ogni tanto può abbassare la veglia, non veda incitazioni alla disobbedienza laddove non esistano.
    Detto questo in egual modo non vedo perchè si dovrebbe tacere su un punto della vita di Padre Pio, non vedo perchè si dovrebbe passarlo sotto silenzio, semplicemente perchè non aggrada a chi considera che con il Vaticano II sarebbe nata una nuova Chiesa .
    Una cosa è descrivere, informare, l`altra strumentalizzare, e personalmente trovo ingiusto servirsi di Padre Pio sia che lo si faccia per mostrare la sua resistenza alle innovazioni liturgiche sia per mostrare che così non fu, e in molti hanno tentato di farlo.
    Come vede il suo timore che ci si serva di Padre Pio per criticare la riforma liturgica è condiviso da molti, lei è in eccellente compagnia.

  28. Victor scrive:

    dice Cherubino:
    le sembra strano Luisa ? si vede che allora ha le idee confuse: infatti solo per alcuni santi la Chiesa aggiunge il titolo di Dottori della Chiesa, e anche in questo caso si riferisce ad una visione particolare, nuova, della realtà di Dio.
    ————–
    quel che non sembra ma E’ davvero strano è che le idee confuse le hanno tutti coloro che la pensano diversamente da lei, qualunque cosa sensata e argomentata dicano, come Luisa non manca mai di fare, dimostrando chiarezza limpidezza e cultura senza mai farne sfoggio semplicemente per replicare a certe sue affermazioni, quando non sono elucubrazione spesso pretestuose e comunque ‘di parte’ schierate nettamente a favore della Chiesa post-conciliare fondata ex novo col pretesto del cosiddetto ‘spirito del concilio’, che ha creato una malsana frattura con la Tradizione ormai sotto gli occhi di tutti coloro che hanno occhi per vedere.

    Quanto alla sua visione “particolare, NUOVA” della realtà di Dio che attribuisce – e giustamente – ai dottori della Chiesa, dimentica un dato assolutamente non trascurabile: essa è valide in quanto i riconosciuti dottori, le cui visioni nulla hanno a che fare con quelle particolarmente nuove (tanto nuove che sono ‘altre’) dei falsi profeti di oggi. Infatti, come prescrive il Magistero perenne della Chiesa, esse devono sempre svilupparsi eodem sensu eademnque sententia ed è proprio da questa grave mancanza che riconosciamo la ‘estraneità’ delle sintesi personalissime dei suoi iniziatori.
    Il grave problema del nostro tempo è che l’anima ‘progressista’ della Chiesa, avendo preso la stessa direzione sia pure scevra da sincretismi, non sembra in grado di riconocerle! C’è anche chi comprende e tollera perchè ha deciso di usare la “medicina della misericordia” e ha rinunciato a correggere l’errore, con la drammatica conseguenza di non impedirne la proliferazione e di non salvaguardarne molte anime che le sono affidate

  29. don stefano bellunato scrive:

    Caro Enos! Dov´é?
    Nonostante non le condivida in parte, Lei ha mosso in questi giorni, per quanto ho letto, le osservazioni piú interessanti – nonché le piú garbate, si, anche quando mi ha paragonato e lutero, – a proposito di irreformabilitá di Concili e di infalliblitá del Magistero Petrino.
    Qui si parla di obbedienza e vorrei segnalarle qualcosa, ma se non si fa vivo non mi interessa di esporle ai soliti guardiani del Tempio progressista e dar loro nuove occasioni di insultare la platea.

    Un caro saluto

  30. Silvano scrive:

    ma il santone keru è scusabile, ieri era impegnato a celebrare il solstizio d’estate tra canti, tamburi, inni egizi e cascate di petali profumati, tutti in grembiulino e compasso tra le orecchie ….

  31. don stefano bellunato scrive:

    “Mulierem fortem quis inveniet”

    Bien chère Luisa,
    le 29 juin je serai à Ecône entre Martigny et Sion, vous le savez. Le train s´arrête parfois aussi à Riddes, juste à coté. Ce n´est pas si loin de Genève. Pourquoi vous ne venez pas voir ce monde étrange de la Tradition? Il y aura sans doute une centaine de prêtres, si non plus que ca, et quelque miliers de fidèles de partout.
    Je sais que vous ne partagez pas toutes les vues de notre congregation. Je ne veux pas donc vous forcer à assister à la Messe Traditionnelle entant que fidèle, où à vous associer à quelque chose qui irait contre votre conscience. Je vous invite simplement en tant qu´observateur, par curiosité intellectuelle. Vous verrez, ca ne sera pas pire que ce qu´on vois dans le diocése de Vienne ;) Et je vous invite surtout parce que j´aimerais bien vous rencontrer et vous saluer personnellement.
    Si celà vous interessait je peux vous donner mon e-mail pour les autres détails.
    Veuillez accépter encore une fois l`expression de mon dévouement sacerdotale
    en Jesus, Roi des Nations, et en Marie Reine du Ciel et de la Terre.

  32. don stefano bellunato scrive:

    Intanto a Enos che citava san Tommaso d`Aquino, uno spunto sull`obbedienza:
    (mi scuso ho solo la trad in inglese):

  33. don stefano bellunato scrive:

    oops….volevo dire:

    Intanto a Enos che citava san Tommaso d`Aquino, uno spunto sull`obbedienza:
    (mi scuso ho solo la trad in inglese):

    IIa IIae, q.104 ARTICULUS 5

    Utrum subditi teneantur suis superioribus in omnibus obedire

    Ad quintum sic proceditur. Videtur quod subditi teneantur suis superioribus in omnibus obedire. Dicit enim apostolus, ad Coloss. III, filii, obedite parentibus per omnia. Et postea subdit, servi, obedite per omnia dominis carnalibus. Ergo, eadem ratione, alii subditi debent suis praelatis in omnibus obedire.

    2. Praeterea, praelati sunt medii inter Deum et subditos, secundum illud Deut. V, ego sequester et medius fui inter Deum et vos in tempore illo, ut annuntiarem vobis verba eius. Sed ab extremo in extremum non pervenitur nisi per medium. Ergo praecepta praelati sunt reputanda tanquam praecepta Dei. Unde et apostolus dicit, Gal. IV, sicut Angelum Dei accepistis me, sicut Christum Iesum; et I ad Thess. II, cum accepissetis a nobis verbum auditus Dei, accepistis illud non ut verbum hominum, sed, sicut vere est, verbum Dei. Ergo sicut Deo debet homo in omnibus obedire, ita etiam et praelatis.

    3. Praeterea, sicut religiosi profitendo vovent castitatem et paupertatem, ita et obedientiam. Sed religiosus tenetur quantum ad omnia servare castitatem et paupertatem. Ergo similiter quantum ad omnia tenetur obedire.

    Sed contra est quod dicitur Act. V, obedire oportet Deo magis quam hominibus. Sed quandoque praecepta praelatorum sunt contra Deum. Ergo non in omnibus praelatis est obediendum.

    Respondeo dicendum quod, sicut dictum est, obediens movetur ad imperium praecipientis quadam necessitate iustitiae, sicut res naturalis movetur ex virtute sui motoris necessitate naturae. Quod autem aliqua res naturalis non moveatur a suo motore, potest contingere dupliciter. Uno modo, propter impedimentum quod provenit ex fortiori virtute alterius moventis, sicut lignum non comburitur ab igne si fortior vis aquae impediat. Alio modo, ex defectu ordinis mobilis ad motorem, quia etsi subiiciatur eius actioni quantum ad aliquid, non tamen quantum ad omnia, sicut humor quandoque subiicitur actioni caloris quantum ad calefieri, non autem quantum ad exsiccari sive consumi.

    Et similiter ex duobus potest contingere quod subditus suo superiori non teneatur in omnibus obedire. Uno modo, propter praeceptum maioris potestatis. Ut enim dicitur Rom. XIII, super illud, qui resistunt, ipsi sibi damnationem acquirunt, dicit Glossa, si quid iusserit curator, numquid tibi faciendum est si contra proconsulem iubeat? Rursum, si quid ipse proconsul iubeat, et aliud imperator, numquid dubitatur, illo contempto, illi esse serviendum? Ergo, si aliud imperator, aliud Deus iubeat, contempto illo, obtemperandum est Deo.

    Alio modo, non tenetur inferior suo superiori obedire, si ei aliquid praecipiat in quo ei non subdatur. Dicit enim Seneca, in III de Benefic., errat si quis existimat servitutem in totum hominem descendere. Pars eius melior excepta est. Corpora obnoxia sunt et adscripta dominis, mens quidem est sui iuris. Et ideo in his quae pertinent ad interiorem motum voluntatis, homo non tenetur homini obedire, sed solum Deo.

    Tenetur autem homo homini obedire in his quae exterius per corpus sunt agenda. In quibus tamen etiam, secundum ea quae ad naturam corporis pertinent, homo homini obedire non tenetur, sed solum Deo, quia omnes homines natura sunt pares, puta in his quae pertinent ad corporis sustentationem et prolis generationem. Unde non tenentur nec servi dominis, nec filii parentibus obedire de matrimonio contrahendo vel virginitate servanda, aut aliquo alio huiusmodi. Sed in his quae pertinent ad dispositionem actuum et rerum humanarum, tenetur subditus suo superiori obedire secundum rationem superioritatis, sicut miles duci exercitus in his quae pertinent ad bellum; servus domino in his quae pertinent ad servilia opera exequenda; filius patri in his quae pertinent ad disciplinam vitae et curam domesticam; et sic de aliis.

    Ad primum ergo dicendum quod hoc quod apostolus dixit, per omnia, intelligendum est quantum ad illa quae pertinent ad ius patriae vel dominativae potestatis.

    Ad secundum dicendum quod Deo subiicitur homo simpliciter quantum ad omnia, et interiora et exteriora, et ideo in omnibus ei obedire tenetur. Subditi autem non subiiciuntur suis superioribus quantum ad omnia, sed quantum ad aliqua determinate. Et quantum ad illa, medii sunt inter Deum et subditos. Quantum ad alia vero, immediate subduntur Deo, a quo instruuntur per legem naturalem vel scriptam.

    Ad tertium dicendum quod religiosi obedientiam profitentur quantum ad regularem conversationem, secundum quam suis praelatis subduntur. Et ideo quantum ad illa sola obedire tenentur quae possunt ad regularem conversationem pertinere. Et haec est obedientia sufficiens ad salutem. Si autem etiam in aliis obedire voluerint, hoc pertinebit ad cumulum perfectionis, dum tamen illa non sint contra Deum, aut contra professionem regulae; quia talis obedientia esset illicita.

    Sic ergo potest triplex obedientia distingui, una sufficiens ad salutem, quae scilicet obedit in his ad quae obligatur; alia perfecta, quae obedit in omnibus licitis; alia indiscreta, quae etiam in illicitis obedit.

    english translation (sorry, couldn´t find the italian one yet…):

    Article 5. Whether subjects are bound to obey their superiors in all things?
    Objection 1. It seems that subjects are bound to obey their superiors in all things. For the Apostle says (Colossians 3:20): “Children, obey your parents in all things,” and farther on (Colossians 3:22): “Servants, obey in all things your masters according to the flesh.” Therefore in like manner other subjects are bound to obey their superiors in all things.

    Objection 2. Further, superiors stand between God and their subjects, according to Deuteronomy 5:5, “I was the mediator and stood between the Lord and you at that time, to show you His words.” Now there is no going from extreme to extreme, except through that which stands between. Therefore the commands of a superior must be esteemed the commands of God, wherefore the Apostle says (Galatians 4:14): “You . . . received me as an angel of God, even as Christ Jesus” and (1 Thessalonians 2:13): “When you had received of us the word of the hearing of God, you received it, not as the word of men, but, as it is indeed, the word of God.” Therefore as man is bound to obey God in all things, so is he bound to obey his superiors.

    Objection 3. Further, just as religious in making their profession take vows of chastity and poverty, so do they also vow obedience. Now a religious is bound to observe chastity and poverty in all things. Therefore he is also bound to obey in all things.

    On the contrary, It is written (Acts 5:29): “We ought to obey God rather than men.” Now sometimes the things commanded by a superior are against God. Therefore superiors are not to be obeyed in all things.

    I answer that, As stated above (A1,4), he who obeys is moved at the bidding of the person who commands him, by a certain necessity of justice, even as a natural thing is moved through the power of its mover by a natural necessity. That a natural thing be not moved by its mover, may happen in two ways. First, on account of a hindrance arising from the stronger power of some other mover; thus wood is not burnt by fire if a stronger force of water intervene. Secondly, through lack of order in the movable with regard to its mover, since, though it is subject to the latter’s action in one respect, yet it is not subject thereto in every respect. Thus, a humor is sometimes subject to the action of heat, as regards being heated, but not as regards being dried up or consumed. On like manner there are two reasons, for which a subject may not be bound to obey his superior in all things. First on account of the command of a higher power. For as a gloss says on Romans 13:2, “They that resist [Vulgate: 'He that resisteth'] the power, resist the ordinance of God” (cf. St. Augustine, De Verb. Dom. viii). “If a commissioner issue an order, are you to comply, if it is contrary to the bidding of the proconsul? Again if the proconsul command one thing, and the emperor another, will you hesitate, to disregard the former and serve the latter? Therefore if the emperor commands one thing and God another, you must disregard the former and obey God.” Secondly, a subject is not bound to obey his superior if the latter command him to do something wherein he is not subject to him. For Seneca says (De Beneficiis iii): “It is wrong to suppose that slavery falls upon the whole man: for the better part of him is excepted.” His body is subjected and assigned to his master but his soul is his own. Consequently in matters touching the internal movement of the will man is not bound to obey his fellow-man, but God alone.

    Nevertheless man is bound to obey his fellow-man in things that have to be done externally by means of the body: and yet, since by nature all men are equal, he is not bound to obey another man in matters touching the nature of the body, for instance in those relating to the support of his body or the begetting of his children. Wherefore servants are not bound to obey their masters, nor children their parents, in the question of contracting marriage or of remaining in the state of virginity or the like. But in matters concerning the disposal of actions and human affairs, a subject is bound to obey his superior within the sphere of his authority; for instance a soldier must obey his general in matters relating to war, a servant his master in matters touching the execution of the duties of his service, a son his father in matters relating to the conduct of his life and the care of the household; and so forth.

    Reply to Objection 1. When the Apostle says “in all things,” he refers to matters within the sphere of a father’s or master’s authority.

    Reply to Objection 2. Man is subject to God simply as regards all things, both internal and external, wherefore he is bound to obey Him in all things. On the other hand, inferiors are not subject to their superiors in all things, but only in certain things and in a particular way, in respect of which the superior stands between God and his subjects, whereas in respect of other matters the subject is immediately under God, by Whom he is taught either by the natural or by the written law.

    Reply to Objection 3. Religious profess obedience as to the regular mode of life, in respect of which they are subject to their superiors: wherefore they are bound to obey in those matters only which may belong to the regular mode of life, and this obedience suffices for salvation. If they be willing to obey even in other matters, this will belong to the superabundance of perfection; provided, however, such things be not contrary to God or to the rule they profess, for obedience in this case would be unlawful.

    Accordingly we may distinguish a threefold obedience; one, sufficient for salvation, and consisting in obeying when one is bound to obey: secondly, perfect obedience, which obeys in all things lawful: thirdly, indiscreet obedience, which obeys even in matters unlawful.

  34. don stefano bellunato scrive:

    Magistrale la chiarezza dellÁquinate:
    “ad IIIum: …religiosi obedientiam profitentur quantum ad regularem conversationem, secundum quam suis praelatis subduntur. Et ideo quantum ad illa sola obedire tenentur quae possunt ad regularem conversationem pertinere. Et haec est obedientia sufficiens ad salutem. Si autem etiam in aliis obedire voluerint, hoc pertinebit ad cumulum perfectionis, dum tamen illa non sint contra Deum, aut contra professionem regulae; quia TALIS OBEDIENTIA ESSET ILLICITA….
    …Sic ergo potest triplex obedientia distingui, una sufficiens ad salutem, quae scilicet obedit in his ad quae obligatur; alia perfecta, quae obedit in omnibus licitis; alia INDISCRETA, quae etiam in illicitis obedit….”

  35. Luisa scrive:

    Caro don Stefano, partecipare ad una Santa Messa con la Fraternità, non mi pone nessun problema, non solo perchè sono “au clair avec ma conscience”, ma è anche stata la sola possibilità per me quando, ritornata alla pratica della fede, mi sono trovata confrontata con la creatività liturgica senza limiti che mi ha costretta ad un estenuante turismo parrocchiale.
    Correvo il rischio di scappare di nuovo lontano da quella agitazione, ma questa volta non potevo, non volevo farlo, ho dunque partecipato più di una volta alla Liturgia con voi, Liturgia partecipata, durante laquale si prega per il Papa e per il vescovo del luogo.
    Poi ho scoperto che un abate della Fraternità di San Pietro celebra la Santa Messa…non lontano da casa mia e da allora mi sono unita a quella giovane comunità.
    Rifletterò per il 29 giugno…saprò trovarla se sarò sul posto !

  36. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Eh…. la parabola dell’uomo che costruisce sulla roccia…
    e quella dei due figli, in in cui uno disse …vado, e non ci andò…
    …forse la “Catena Aurea”… di S. Tommaso d’Acquino può servire a qualcosa…
    … se si mette in pratica ciò che si legge…

  37. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Certamente un buon dottore teologo ha letto la “Catena Aurea”…
    e potra parlarci di ciò che dice l’aquinate ed in merito a che, nel riferimento che pocanzi offrivo…

  38. elianna scrive:

    Benedetto S. Padre Pio,
    come potrò cantare la tua lode,
    grande santo sol perchè ti sei reso strumento docilissimo e perfetto della Carità di Cristo,
    avendo consegnato totalmente il tuo IO nel suo Cuore?
    Fiumi d’inchiostro saranno versati ancora per secoli sulla tua vita,
    solo a lode e gloria del Signore che ti ha fatto suo grande segno di Misericordia
    presente tra noi, rimanendo tu sempre piccolo servo nella Sua mano che opera meraviglie di Grazia…

    - – ->

  39. don stefano bellunato scrive:

    Grazie Luisa!
    Ah, non avevo ancora capito che era fedele della Fraternitá San Pietro. Perdoni la mia lentezza, e magari una eventuale indelicatezza nell´indirizzarmi a Lei su questa “vetrina”.
    In ogni caso, il 29 Giugno, sempre uniti nella preghiera.

  40. Cherubino scrive:

    piccola sintesi della mattinata:
    Bellunato esorta alla disobbedienza;
    Victor all’interpretazione privata dei testi magisteriali, in perfetto stile protestante;
    Luisa non ha problemi ad andare a Messe celbrate illegittimamente;
    Silvano si trastulla tra insulti e scempiaggini (ho voluto usare un termine leggero);

    è COMMOVENTE ASSISTERE A COSì ELEVATI ESEMPI DI FEDE CRISTIANA E FEDELTà ALLA CHIESA !!!

  41. don stefano bellunato scrive:

    Un´altro omaggio del Papa dunque ad un vero sacerdote fedele alla Messa di sempre e che, per incarnare il Cristo Crocefisso, “follia per i Romani e scandalo per i Giudei”, non ha avuto bisogno di diventare operaio, ciabattino o camionista, né ancor meno di ostentare l´amante, organizzare eventi culturali blasfemi, issare pezzi di pane su bastoni o insignire personalitá abortiste con onorificenze cattoliche. Né ancor meno il Santo Pio da Pietralcina come Saint Jean-Marie Vianney per esser buon prete ha avuto bisogno di professare incessantemente dottrine nuove e creativitá liturgiche senza posa come invece si continua a fare nel post-concilio.

  42. elianna scrive:

    Obbedienza e mistero d’iniquità.

    Ecco un uomo che si è fatto obbediente a Cristo, e come Lui, al Padre, fino alla morte di Croce:

    Padre Pio perseguitato, incompreso, calunniato, ricoperto di accuse infamanti, con le cimici nel confessionale …

    Padre Pio percosso e tartassato da Satana giorno e notte, insidiato da lui non solo nel corpo, ma anche nell’anima (ripensando a quella tenebrosa minaccia nel confessionale, rievocata nel film biografico):
    “Vedremo se ti basterà la tua fede!”; intendendo annunciare le terribili prove fisiche e morali che il signore avrebbe permesso per
    “purificarlo come l’oro nel crogiolo”…

    Padre Pio messo a durissima prova dai suoi superiori, per volontà divina:
    trattato da impostore (!) dall’aspro giudizio di Padre A Gemelli,
    uomo di Chiesa e scienziato che spiegò (senza neanche prenderle in esame, pare…)
    che le stimmate del cappuccino provenivano da « uno stato morboso, da una situazione psicopatica”, giudicando aprioristicamente il santo come un esaltato!
    Obbedienza sanguinosa dunque…fino a lasciarsi dilaniare l’IO,
    la stima di sè, quella limpida coscienza del giusto “davanti a Dio” che però, in perfetta umiltà si definisce solo “un frate che prega”…
    e non cerca lodi nè pubblicità, mentre diventa amtissimo e popolarissimo tra la gente semplice,
    nei cuori dei fedeli di tutto il mondo, perchè è il vero uomo di Dio, che vive giorno e notte “per Cristo, con Cristo e in Cristo”, impersonando l’autocoscienza di S.Paolo “Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me”) quando dice:
    “IO SONO UN MISTERO A ME STESSO”

    - – - ->

  43. don stefano bellunato scrive:

    Non capisco “bellunato invita alla disobbedienza”?
    Eppure c´`scritto chiaramente nel mio post, o eminentissimo teologo:

    San Tommaso d`Aquino, IIa IIae, q. 104, a.5 c´è scritto, non “bellunato”.
    Ah, ho capito, siccome non lo trovi su wikiperdia o la civiltá cattolica credi che S. Tommaso d`Aquino sia il mio nome di battesimo!…te ne ringrazio, troppo buono, troppo buono.
    O forse pensi che sia il fratello di Tosca d`Aquino?
    Mah…nuovi misteri del dopoconcilio…

  44. don stefano bellunato scrive:

    O forse é il “IIa IIae, q. 104, a.5″ che ti disorienta? No, non é il mio codice fiscale, ne la targa della mia auto … se vuoi te lo traduco, o eminentissimo….

  45. Luisa scrive:

    Cherubino, fino a che lei si limita a dare lezioni dalla sua cattedra, su diversi temi, le rispondo, ai suoi giudizi da inquisitore del terzo millennio, cerco anche di rispondere con un certo humour, perchè è sovente la sola reazione che i suoi commenti mi ispirano.
    Ma non le permetto, sottolineo e ripeto, non le permetto di dare giudizi sulla pratica della mia fede, sulla mia fede, tout court.
    Lei ha oltrepassato un limite, quello del rispetto altrui, del rispetto dovuto a ciò che c`è di più intimo e importante per una persona, dovrebbe vergognarsi del suo orgoglio, della sua superbia .
    Quello che lei ha scritto, sia ben chiaro, non mi tocca, ma pongo un limite chiaro e fermo a ciò che sono disposta ad accettare, anche su uno spazio virtuale.

    Ps: In realtà sono io che ho commesso l`errore di credere che potevo condividere qualcosa di importante per me senza per questo espormi all`astio e superbia altrui.

  46. elianna scrive:

    Obbedienza sanguinosa:

    Padre Pio
    piagato e trafitto non tanto e non solo con le stimmate
    (massimo dono-segno di predilezione divina) ma molto più con mille tormenti morali,
    come è accaduto a tanti santi nella storia, affinchè si conformassero alla Passione di Nostro Signore,
    il quale viene incriminato di blasfemia davanti al Sommo Sacerdote, flagellato
    e condannato a morte per aver testimoniato la Verità, la sua fedeltà al Padre, mostrando nei fatti che

    “conviene ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini”…:
    ma proprio in obbedienza al Padre si sottopone alla condanna a morte da parte degli uomini, in primis sacerdoti!

    Così il Signore ha voluto che S. Padre Pio si conformasse alla Sua Passione e Croce Redentrice:
    di tutte le sofferenze fisiche e morali del Santo, quale può essere secondo voi la più pesante, la più atroce, forse qualcuna di quelle che ho elencato?

    Io penso che il culmine del Calvario di S. Pio, la Sua vera Crocifissione sia stata quella
    subita con la
    sospensione a divinis.

    - – - ->

  47. Gabriella scrive:

    Don Stefano, lei scrive a Enos:
    “Qui si parla di obbedienza e vorrei segnalarle qualcosa, ma se non si fa vivo non mi interessa di esporle ai soliti guardiani del Tempio progressista e dar loro nuove occasioni di insultare la platea …”
    A me la può segnalare questa cosa? ;)
    E’ forse quel bel insegnamento di San Tommaso d’Aquino?

  48. elianna scrive:

    Ora,
    di fronte a questo mistero d’iniquità
    (Padre Pio sospeso a divinis)
    il mio sgomento è grande, la mente si annebbia…
    e chiedo lumi ai dotti ecclesiologi qui presenti.

    Proviamo a pensare, in mezzo alla dilagante apostasia e corruzione morale del ‘900, in una Chiesa pronta a subire l’assalto del relativismo etico, del TOT CAPITA TOT SENTENTIAE, e dove c’è chi – da decenni – si arroga il diritto di inventare nuove dottrine, nuove catechesi confusionarie e (semi)eretiche, nuove liturgie fantasiose e spesso dissacranti, preti che apertamente convivono more uxorio, sacramenti sviliti e ridotti al fai-da-te,
    …movimenti che fingono obbedienza di facciata per continuare a trasgredire le ripetute correzioni papali…
    tutto all’insegna del VIETATO VIETARE
    (come dire: l’obbedienza è insensata qualità da pecore inette, e… “ormai siamo adulti”, frase ripetuta a iosa nella mia diocesi… )
    …in mezzo a tutto questo marasma di auto-determinazione del “credente”,

    un San Padre Pio sospeso a divinis…che senso ha?
    Quale crimine aveva commesso per meritare simile punizione, che deve aver fatto sanguinare il suo cuore così unito a quello di Gesù Cristo ?
    (Vorrei che i dotti ecclesiologi modernisti qui presenti mi spiegassero questo punto della sua biografia che non comprendo!)
    Non è forse questo un enorme mistero d’iniquità
    che attraversa con un lampo di luce speciale il 20. secolo, con le sue ribelli e blasfeme proclamazioni del tipo:

    “L’obbedienza non è più una virtù”
    “Disonora il Padre”
    “Padre nostro, che sei nei cieli, restaci!”…
    (in cui tanti cattolici acerbi-adulti non riescono
    a riconoscere la propria filiazione ideologica…),
    incitamenti molteplici al rovesciamento di ogni AUTORITA’ e quindi
    demolizione a 360°, verticale e orizzontale, dello stesso concetto di OBBEDIENZA, e oblio del suo vero, antico significato?

    - – - ->

  49. Cherubino scrive:

    Bellunato interpreta S. Tommaso d’Aquino a spanne e in modo incongruente.

    Innanzitutto fa un bel minestrone tomistico in quanto prende un pezzo in cui si discute dell’obbedienza dei religiosi ai superiori, che è cosa diversa dall’obbedienza intraecclesiale di ogni cattolico verso il papa e il proprio vescovo. E inoltre si riferisce alla cose non necessarie:
    “3. I religiosi professano obbedienza per quel che riguarda la vita regolare, in cui sono soggetti ai loro superiori. Perciò essi son tenuti a ubbidire soltanto nelle cose che possono riguardare codesta vita. E questa obbedienza è sufficiente per salvarsi. Se poi essi vogliono ubbidire anche in altre cose, questo contribuisce a una maggiore perfezione: purché non si tratti di cose contro Dio, o contro la regola; poiché tale obbedienza sarebbe illecita.
    Si possono così distinguere tre tipi di obbedienza: la prima, sufficiente per salvarsi, si ferma a ubbidire nelle cose d’obbligo; la seconda, perfetta, ubbidisce in tutte le cose lecite; la terza, disordinata, ubbidisce anche nelle cose illecite.”

    Quindi appare ovvio che il religioso non è tenuto ad obbedire a comandi manifestamente contro la morale o contro la regola dell’ordine nelle cose non indispensabili per la salvezza.

    Ma qui si sta parlando di un’obbedienza di esecuzione (secondo lo schema di S. Ignazio) riguardo ad una specifica regola religiosa, e di “giudizio” ed “esecuzione” per gli ordini “contra Deum” (nella sostanza i 10 comandamenti). Ben altro è il magistero della Chiesa.

    Interessante però è che nella stessa Questio 104 Tommaso rinviene la ratio generale della possibile disobbedienza quale difetto assoluto di potere: presenza di un ordine contrario dato da altra autorità superiore a quella che mi dà il primo ordine (criterio soggettivo), estraneità della materia in cui ricade l’ordine all’ambito di autorità detenuto dal superiore (criterio oggettivo).
    Ora è evidente che l’obbedienza al papa in materia dottrinale e pastorale, con i limiti dal magistero stesso delineati, è dovuta sempre, perchè non vi è autorità umana superiore, e le materie considerate sono pienamente sotto la sua giurisdizione.
    Fanno eccezione solo i comandi palesemente contrari ai 10 comandamenti (se mi ordinasse di uccidere o rubare o commettere adulterio…) e i comandi sulla disposizione di necessità corporali fondamentali, perchè in essi la volontà di Dio -l’unica autorità superiore- è iscritta nella rivelazione diretta di Dio (10 comandamenti) e nella natura: “Siamo tenuti invece a ubbidire agli uomini negli atti esterni da eseguirsi col corpo. Tuttavia anche in questi atti, quando incidono sulla natura del corpo, come il sostentamento, o la generazione della prole, un uomo non è tenuto a ubbidire ad altri uomini, ma a Dio soltanto, poiché quanto alla natura tutti gli uomini sono uguali. Perciò gli schiavi non son tenuti a ubbidire ai padroni, né i figli ai genitori, quando si tratta di contrarre il matrimonio, o di custodire la verginità, o di altre cose del genere.” (II-II, Q. 104, a. 5)

    Interessante poi è la Questio 186, II-II, a. 6, dove dice:
    “È proprio dei religiosi, come abbiamo visto, essere in uno stato di perfezione. Ora, lo stato di perfezione richiede l’obbligo rispetto alle pratiche della perfezione. E tale obbligo si contrae con Dio mediante il voto. Ma da quanto abbiamo detto è evidente che la povertà, la castità e l’obbedienza sono requisiti della perfezione cristiana. Dunque lo stato religioso esige che ci si obblighi con voto a queste tre cose. Di qui le parole di S. Gregorio: “Quando uno promette a Dio onnipotente tutto il suo avere, tutta la sua vita e tutti i suoi gusti, compie un olocausto”; e aggiunge che ciò è proprio di coloro, “che abbandonano il mondo”.”

    Il voto di obbedienza è il principale dei tre voti religiosi. E questo per tre motivi. Primo, perché con esso si offre a Dio un bene più grande, cioè la volontà, che è superiore e al proprio corpo, offerto a Dio mediante la castità, e ai beni esterni, offerti a Dio mediante il voto di povertà. Ecco perché quanto viene compiuto per obbedienza è a Dio più gradito di quanto viene compiuto secondo la propria volontà. Di qui l’ammonimento di S. Girolamo al monaco Rustico: “Le mie parole vogliono insegnarti a non affidarti al tuo arbitrio”; e aggiunge poco dopo: “Non fare quello che vuoi: mangia quello che ti è comandato; accetta quel che ti è concesso; vesti gli abiti che ti danno”. Infatti anche il digiuno non è gradito a Dio, se è fatto di propria volontà, com’è evidente dalle parole di Isaia: “Ecco nei giorni del vostro digiuno si riscontra la vostra volontà”.

    Il Papa non può dispensare un religioso dal voto di obbedienza, così da renderlo indipendente da qualsiasi superiore nelle cose relative alla perfezione religiosa: infatti non può esimerlo dall’ubbidire a lui stesso. Tuttavia egli può esimerlo dai superiori immediati. Ma questo non significa dispensarlo dal voto di obbedienza.(II-II, Q.186, a.8)

    Nella regola, come abbiamo accennato sopra, ci sono due tipi di prescrizioni. Le une sono come il fine della regola stessa: quelle cioè riguardanti gli atti delle virtù. E la trasgressione di esse, relativamente a quanto è di precetto per tutti, è peccato mortale. Relativamente invece a quanto non è di precetto per tutti, la trasgressione non è peccato mortale, se non interviene il disprezzo: poiché il religioso, come sopra abbiamo visto, non è tenuto ad essere perfetto, è tenuto però a tendere alla perfezione, il che è incompatibile con il disprezzo della perfezione stessa.
    Altre norme sono contenute nella regola come esercizi esteriori: ed è questo il caso di tutte le osservanze esterne. Tra queste alcune obbligano il religioso in forza dei voti della sua professione. Ora, la professione riguarda principalmente i tre voti di povertà, di castità e di obbedienza: mentre le altre norme sono ordinate ad essi. Perciò la trasgressione di questi tre voti è peccato mortale. (II-II, Q. 186, a. 9)

    In conclusione invito i seguaci della Fraternità S. Pio X a disobbedire ai loro diretti superiori per obbedire al papa, e rientrare nella Chiesa cattolica. Perchè così vuole la vera Tradizione.

  50. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Sigh… si sarà spezzata la “Catena”… o sarà un problema

    di “Copyright”… …mistero…

  51. maxx scrive:

    Forse voi non lo sapete, ma S. Pio da Pietralcina era un grande amico di mons. Lefebvre, anzi, alcuni giorni prima di fare le consacrazioni episcopali, mons. Lefebvre ebbe un’apparizione di S.Pio da Pietralcina, il quale gli disse di compiere quelle consacrazioni e gli assicurò, che un giorno sarebbe stato riabilitato. Mons. Lefebvre, grazie a quell’apparizione trovò il coraggio di compiere quelle consacrazioni, grazie alle quali la FSSPX continua l’opera del suo fondatore. Non chiedetemi come ho fatto a sapere questo episodio, ma vi giuro che è vero e se Dio vorrà forse un giorno rivelerò come ne sono venuto a conoscenza.

  52. Cherubino scrive:

    errata corrige: Quaestio e non Questio

  53. Cherubino scrive:

    maxx, non esagerare con il peyote…

  54. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Quando si arriva a certi livelli…
    …le cose sono messe male…

  55. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    A proposito di spiritualità…
    un po di quella dei Padri del Deserto…

    “Il padre Poemen disse: “Un uomo che insegna, e non fa ciò che insegna, assomiglia a una sorgente; abbevera e lava tutti, ma non può purificare se stessa”. [Poemen, n. 25].

    Diceva l’abate Mios: “Obbedienza per obbedienza. Se uno obbedisce a Dio, Dio gli obbedisce”

  56. Luisa scrive:

    Cara Elianna, condivido ogni parola del tuo commento dele 10.49, che non ha finora ricevuto risposta…
    È veramente paradossale vedere reclamare l`obbedienza da chi durante 40 anni ha moltiplicato gli abusi, le derive, le disobbedienze, da chi ha inventato private dottrine, e privati riti, da chi non ha tenuto conto dei richiami di Giovanni Paolo II a seguito dei loro errori, perchè bisogna pur dire che qualche richiamo c`è stato anche se non fu seguito da obbedienza e nemmeno rispetto.
    Tutti quelli che noi oggi possiamo chiamare abusi furono giustificati perchè sedicenti conformi al Concilio Vaticano II, eppure così non era.
    I campioni della disobbedienza, della creatività , che hanno potuto purtroppo diffondere i loro errori, seminando confusione e divisione, pretendono oggi che altri obbediscano e il tutto sempre a nome di questo Concilio ben male applicato ma molto bene strumentalizato da questi ideologi postconciliari, spiritodelconcilio conformi.
    È veramente paradossale vedere chi ha disobbedito apertamente, e continua a farlo, reclamare con veemenza l`obbedienza!
    Tutto è permesso loro, possono, senza essere corretti, fare dichiarazioni, rilasciare interviste, scrivere libri, che contestano il Magistero petrino, continuare a storpiare la divina Liturgia, tutto è ammesso e se osi dire qualcosa sei accusato di essere contro il Vaticano II, e mentre questi signori possono fare e dire quello che vogliono, si misura, si pesa, si passa al microscopio, ogni parola che esce dalla bocca di Mons. Fellay.
    Che i censori pronti ad accusare prestino la stessa attenzione a chi nella Chiesa, disobbedisce, storpia, crea confusione, insinua dubbi, incita alla disobbedienza.

  57. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Mauro scrive “Ed è completamente in contrasto con “Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro”. Qui si parla giustamente di vivere per Cristo, non di morire come Cristo.
    Dove sarebbe la connessione che hai fatto fra la seconda lettura della liturgia e la preghiera che avrebbe fatto piu’ volte, per te, Padre Pio, usando le parole del Serafico Francesco?”

    Un altra volta mettevo in evidenza le scarse “conoscenze”..

    dunque caro Mauro, mi sa che non hai capito il senso del Vangelo, te lo metto tra parentesi: “Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi [ovvero, muoiano a se stessi, l'uomo carnale muoia, annulli la sua volontà in quella di Dio, ovvero gli OBBEDISCA PERFETTAMENTE], ma per colui che è morto e risorto per loro”

    Quindi Francesco chiese (ed ottenne) che l’ “uomo carnale” morisse, ovvero che la “volontà carnale” morisse. Noti che dice “rapisca la MENTE mia. “Nessuno può morire come Cristo, perchè se anche morissimo crocefissi, non avremmo il potere di donare la Vita Eterna col nostro sangue e col nostro corpo.
    E’ un desiderio di morte non “corporale”.

    Spiace notare che… “esperti”… che navigano… e insegnano… su questa cattedra… hem scusi… sito… non glielo abbiano fatto notare. Forse non sono… biblisti…

  58. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    @ Cherubino
    Ho detto bene o ho detto male…
    sai… ho paura di fare brutta figura… col nostro amico… esperto…

  59. don stefano bellunato scrive:

    “Bellunato interpreta S. Tommaso d’Aquino a spanne e in modo incongruente”.

    ah ah…dove sarebbe la mia interpretazione visto che da settimane posto solo citazioni affidandomi all´intelligenza di chi legge? Non preoccuparti che non sei lúnico al quale sono stati dischiusi carismaticamente i misteri della lettura…
    Eppoi, se io interpreto a spanne tu fai, o eminentissimo abisso di scienza teologica e tuttologica?…si lo so che fai, affermi senza mai provare da mesi e mesi, e neghi semplicemente l´esistenza dei documenti che non ti aggradano.
    E per riprendere le tue parole, “tu non hai la competenza per dire cosa o come interpreto”. Prima dovresti conoscere il Catechismo di Trento e di San Pio X, ma dubito fortemente che ce ne sia una copia nella tua biblioteca, e se c´è deve giacere sotto due dita di polvere.

  60. elianna scrive:

    Dinanzi al mistero dell’obbedienza sanguinosa
    di San Padre Pio sostiamo pensierosi,
    così come stupirono gli Ateniesi di fronte a Socrate
    che moriva innocente per obbedienza alle leggi…

    ma soprattutto come nell’anno 33 il mondo intero ha tremato,
    attonito davanti al più grande mistero d’iniquità che inchioda la storia
    con tutti i suoi interrogativi irrisolti:
    il Giusto per eccellenza, l’unico Innocente, il Santo dei Santi,
    Gesù Figlio di Dio che si consegna alla morte per
    espiare il peccato del mondo :

    così Padre Pio, santo perseguitato dalla stessa
    Chiesa a cui rimase sempre fedele e obbediente,
    è stretto misticamente alla Persona di Cristo,
    vittima immacolata
    offerta al Padre tramite l’iniqua condanna
    degli uomini, e in questa assimilazione
    viene dal Signore santificato, proprio per voce della Madre Chiesa che con asprezza lo tormentò
    e perseguitò!

    * * * * *

    Il mistero della santità di Padre Pio, che
    ha voluto accettare dalla volontà di Dio un amarissimo calice
    fatto di incomprensioni, sospetti, calunnie, ingratitudine,
    accuse infamanti e – al colmo – la sospensione a divinis,
    si configura, quindi, come un vero martirio, soprattutto dell’anima,
    privato come fu di quello che era per lui il sommo privilegio per un uomo
    (e che San Francesco rifiutò per umiltà…):
    essere sacerdote di Cristo, pienamente conformato a Lui,
    sacerdote e vittima nel Santo Sacrificio dell’altare:

    ma in questa atroce privazione, in
    questa obbedienza sanguinosa,
    in questa mortificazione e annientamento di sé
    (vera kènosis), sta il compimento del suo essere
    alter Christus , la totale
    assimilazione a Cristo nella Croce Redentrice.

  61. Cherubino scrive:

    caro Ubi, tidirei di non preoccuparti troppo di ciò che scrive Mauro, primo perchè l’esegesi della preghiera di s. Francesco non è questione di fede, per cui in presenza di concetti poco definiti o suscettibili di ampia analogia potreste andare avanti per secoli (longevità permettendo).
    Quanto poi alla preghiera di S. Francesco, mi sembra chiaro che :
    - il morire del battezzato è innanzitutto un morire al peccato (la carne non equivale alla corporeità);
    - anche qualora tale abbandono comporti sofferenze, si tratta sempre di un atteggiamento di riconoscenza / sequela
    - il “rapire” e in sostanza tutta la preghiera coincidono con il terzo grado di umiltà secondo s. Ignazio

  62. elianna scrive:

    (Grazie, cara Luisa,
    della consueta attenzione e lettura che “intus legit”…)

  63. Ester scrive:

    Ieri mattina, il telecronista della Rai ha chiesto a Padre Luciano Lotti qual è la frase di Padre Pio che lo ha accompagnato in tutti questi anni. Padre Luciano ha citato una frase molto bella, ma purtroppo ora non la ricordo…

    Posso però citare la frase di Padre Pio che accompagna sempre me: «La mia gloria è obbedire».

    ***

    Domenica 21 giugno 2009 è stata una giornata piena di gioia per me. Padre Pio e Papa Benedetto sono molto importanti per me.

    Padre Pio mi ha fatto conoscere Gesù. Papa Benedetto mi ha fatto conoscere meglio Gesù.

  64. don stefano bellunato scrive:

    “Ora è evidente che l’obbedienza al papa in materia dottrinale e pastorale, con i limiti dal magistero stesso delineati, è dovuta sempre, perchè non vi è autorità umana superiore, e le materie considerate sono pienamente sotto la sua giurisdizione.”

    E qui casca l´asino! Da quando i Valori anche se “purificati e corretti” come la liberta religiosa, di pensiero ecc., nati nella Rivoluzione fRANCESE DI MASSONICA ORIGINE

  65. Victor scrive:

    Cherubino dixit
    piccola sintesi della mattinata:
    Bellunato esorta alla disobbedienza;
    Victor all’interpretazione privata dei testi magisteriali, in perfetto stile protestante;
    Luisa non ha problemi ad andare a Messe celbrate illegittimamente;
    Silvano si trastulla tra insulti e scempiaggini (ho voluto usare un termine leggero);

    è COMMOVENTE ASSISTERE A COSì ELEVATI ESEMPI DI FEDE CRISTIANA E FEDELTà ALLA CHIESA !!!

    ——————
    quando non ha argomenti per rispondere con logorroiche filippiche, può solo sfoderare ironia e mancanza di rispetto, che non fanno altro che rivelare la sua verità al di là della prosopopea di cui si riveste

  66. Cherubino scrive:

    caro Victor, quella era solo una sintesi, ma visto che potrebbe esserti sfuggito il post successivo delle 11:07 ti consiglio di leggertelo.

  67. mauro scrive:

    Caro Ubi humilitas, ibi sapientia,

    Perbacco, per darmi torto hai iniziato subito a darmi ragione dicendo: …. ma vivano per colui che è morto”. Quello ho detto, o non l’hai letto. Eppure c’era scritto!

    Francesco l’hai citato in riferimento a quello che avevo ed hai affermato tu e dice il Vangelo su Dio.
    E cosa c’entra? non l’ha detto Francesco. Quello che ha detto realmente Francesco non l’hai neppure citato. Eppure era un’altra cosa, non era Vangelo ma i suoi pensieri personali.
    Ti piace giocare ai quattro cantoni, nasconderne uno e rifugiarti lì per sentirti al sicuro?

    Perchè fosse valido il tuo ragionamento deve presupporre che il morire di Gesu’ sia paragonabile alla vita che ognuno di noi può dare onorando il suo nome. Ma Francesco parla di morte, di istante, manca almeno (esempio) “perchè io viva dell’amor tuo”.
    Questa mancanza dell’indicazione del vivere rappresenta l’insicurezza che Francesco aveva nell’aver abbandonato tutte le cose terrene.
    Proprio perchè quel “rapisca…” altro non è che un’esortazione a far sì che dalla sua mente spariscano le cose terrene dalla vita, affinchè possa morire per amor suo come lui è morto per il suo amore (di Francesco).

    Quindi Francesco parlava dell’istante della morte perchè in quel momento voleva essere puro (scevro da cose materiali) come il Signore.

    Io continuo a pangere.

  68. Salve a tutti.
    Non sono un frequentatore assiduo del blog, nè ora che commento il post di Tornielli ho letto i commenti sottostanti al mio per mancanza di coraggio. Solo mio fratello, di tanto in tanto, mi fa qualche resoconto in particolare su annose e dannose dispute violente su temi scottanti per i quali bisogna essere attenti a non essere come il fratello maggiore della nota parabola.
    In ottobre ho scoperto Padre Pio. Di lì ho letto 10 agiografie circa e sono andato tre volte a San Giovanni Rotondo (sono di Roma). Su questo monte isolato e nascosto, Padre Pio non ha mancato di farmi trovare molte sorprese di cui su questo spazio pubblico non posso dire.
    La fede cristiana non sta o cade sui santi, sui miracoli o sui carismi, ma sta o cade sulla resurrezione di Gesù. Apprendere, studiare, vagliare col metodo critico di uno studente di Scienze Politiche, vivere il “fenomeno” (fenomenologicamente parlando) Padre Pio ed apprendere che Gesù non s’è stancato di questo mondo e che continua a plasmare, chiamare e attirare uomini conformandoli a Lui: ebbene, questo aiuta molto. Plasmare, chiamare, attirare: ma anche molto di più, cioè donare la sua stessa autorità, la sua stessa capacità di far tacere i mari della malattia e dell’ateismo, la sua stessa possibilità di scrutare i cuori, il permesso di lottare col diavolo schifoso come vi lotto Lui. Ed ancora molto di più: crocifiggere misticamente e biologicamente, facendo provare lo stesso amore di Gesù crocifisso per le anime: amore che brucia, ma non arde. Scrivo queste cose provando ancora molta commozione, al pensiero di come può guardare le sue anime Gesù. Ed infine: risorgere nella gloria di Gesù esaudendo, ora totalmente, la richiesta di preghiere di Padre Pio: “Pregate che sia un altro Gesù, tutto Gesù, sempre Gesù”.
    Se potessi prendere un megafono amplificato in tutto il mondo, vorrei urlare: “Non dimenticatevi di Gesù, è il solo degno di amore”. Da questo blog mi limito a scrivere di tutto cuore: andate a San Giovanni Rotondo, perchè Padre Pio ha detto il 22 settembre 1968, il giorno prima della morte: “Chiunque salirà questo monte, non tornerà a mani vuote”.

    Gabriele

    P.s. Padre Pio aveva anche il dono della preveggenza. Se Gesù pianse su Gerusalemme vedendo cosa sarebbe accaduto 40 anni fa, Padre Pio disse a mons. Lefebvre: “Rimani sempre obbediente. Anche quando gli ordini dei superiori ti sembreranno sbagliati, adeguati a quelli”. Lefebvre rispose: “Certo, Padre, resterò sempre nella Chiesa”. E Padre Pio: “No, tu farai uno scisma e farai soffrire molte anime”.

    P.p.s. Continua a circolare senza pudore la voce, l’insinuazione che Padre Pio avesse rifiutato il Nuovo Messale. Falso. Padre Pio chiese la dispensa di continuare a celebrare in latino perchè era ormai prossimo alla cecità e non riusciva a leggere il nuovo testo. La messa in latino invece la conosceva a memoria. Stesso motivo per cui fu esonerato dal Breviario che sostituì con la recita di 5 rosari. Giacchè ne diceva 50 al giorno…

  69. Chiedo scusa a tutti. Quando parlo di Gesù che piange su Gerusalemme, mi riferisco a 40 anni dopo e non, ovviamente, a 40 anni fa.

  70. Cherubino scrive:

    ha ragione Bellunato, qui casca proprio l’asino:
    chi decide se i valori siano stati purificati e corretti ? tu o il papa ?
    risposta da protestante : tu
    risposta da cattolico: il papa

  71. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Padre Pio perfettamente obbediente alla Regola di San Francesco d’Assisi:

    “E se non sanno di lettere, non si preoccupino di apprenderle, ma attendano a ciò che devono desiderare sopra ogni cosa: avere lo Spirito del Signore e le sue opere, per pregare sempre con cuore puro e avere umiltà, pazienza nelle persecuzioni e nelle infermità “e amare quelli che ci perseguitano e ci riprendono e ci calunniano, poiché dice il Signore: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano. Beati quelli che sono perseguitati per la giustizia, poiché di essi e il regno dei cieli.”

  72. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    E la Regola Francescana…

    “Allora tutti udirono nell’aria la voce di Cristo che rispondeva: “Francesco, nulla vi è di tuo nella Regola, poiché tutto quello che vi sta è mio. E voglio che sia osservata alla lettera, alla lettera, alla lettera, senza commenti, senza commenti, senza commenti!”

  73. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Padre Pio perfettamente conforme al Vangelo:

    ” In patientia vestra possidebitis animas vestras”

    (un po di latino, per lanciare segnali di… distensione…
    non guasta)

  74. don stefano bellunato scrive:

    Post completo…sfuggito prima…

    “Ora è evidente che l’obbedienza al papa in materia dottrinale e pastorale, con i limiti dal magistero stesso delineati, è dovuta sempre, perchè non vi è autorità umana superiore, e le materie considerate sono pienamente sotto la sua giurisdizione.”

    E qui casca l´asino! “obbedienza in materia dottrinale e pastorale”…”Limiti”….
    Bene, allora il Magistero non ha solo un SOGGETTO, il Papa, al quale si deve fare attenzione, ma anche un “OGGETTO”, il “DEPOSITO DELLA FEDE” o “la dottrina e la morale” nella quale si esplica, e che per forza ha dei “LIMITI” in tutto ció che lo contraddice!
    ORA: Da quando i Valori, anche se “purificati e corretti”, come la liberta religiosa, di pensiero, il democratismo, ecc., nati “al di fuori di essa” Chiesa (cf. Card. Ratzinger, Intervista sulla fede) nella Rivoluzione FRANCESE DI MASSONICA ORIGINE e condannati come “delirio” a piu riprese da tutti i Papi da Gregorio XVI (Mirari Vos) passando per il “Syllabus” di Pio IX , “Libertas” di Leone XIII, “Notre charge apostolique” di San Pio X, “Mortalium animos” di Pio XI, fino a Pio XII, possono pretendere di entrare a far parte del Magistero della Chiesa?
    Da quando il Magistero é obbligato a cercarsi nuove veritá al di fuori di esso per stare “al passo coi tempi” e a far credere che finalmente quello che ci ha dato Nostro Signore e trasmesso per 2000 anni sia finalmente un Magistero monco, dimidiato o inadatto ai nostri tempi?
    Da quando il Magistero puó pretendere l´obbedienza o l´infallibilitá al Superdogma di un Concilio che si é voluto solo “pastorale” e predicare allo stesso tempo la fallibilitá e l´inobbedienza al Magistero di sempre dicendo che questo va contestualizzato nella sua epoca storica o che lo relativizza rendendolo soggetto alle scoperte delle nuove scienze?
    Da quando si puó predicare che ogni religione, cioé quella unica divina come la cattolica come le altre, invenzioni puramente umane, porta dei semi dello Spirito Santo e che per questi ci si puó salvare?

    Solo dal Concilio Vaticano II in poi.

    Ora che ne pensa il Magistero di sempre? Solo qualche esempio, ma si puó andare avanti per ore:

    Relativismo dei dogmi: ” 3. Se qualcuno dice che è possibile che ai dogmi proposti dalla chiesa, con il progredire della scienza debba essere dato, talvolta, altro senso, diverso da quello che intese esprimere ed intende la chiesa, sia anatema.” (Vat I, II sess. 24 apr. 1870)

    relativismo del Magistero: “…Infatti ai successori di Pietro è stato promesso lo Spirito santo non perché per sua rivelazione manifestassero una nuova dottrina, ma perché con la sua assistenza CUSTODISSERO SANTAMENTE ED ESPONESSERO FEDELMENTE LA RIVELAZIONE trasmessa dagli apostoli, cioè il deposito della fede. La loro dottrina apostolica è stata ACCOLTA da tutti i venerati padri, RISPETTATA E SEGUITA dai santi dottori ortodossi: perché essi sapevano benissimo che questa sede di Pietro rimane sempre immune da ogni errore, conforme alla promessa divina del Signore, nostro salvatore, fatta al principe dei suoi apostoli: Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno. Tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli (57).”
    (ibidem, SESSIONE IV, 18 luglio 1870, Prima costituzione dogmatica sulla chiesa di Cristo.)

    Questa fedeltá, rispetto e osservanza del Deposito della fede, riguarda i Papi tutti, non solo quelli del preconcilio. Ed essa riguarda a fortiori I Vescovi, i sacerdoti e i laici tutti.

    “E poiché il sinodo sa che questa verità e disciplina è contenuta nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte – che raccolte dagli apostoli dalla bocca dello stesso Cristo e dagli stessi apostoli, sotto l’ispirazione dello Spirito santo, tramandate quasi di mano in mano (16), sono giunte fino a noi, — seguendo l’esempio dei padri ortodossi, con uguale pietà e pari riverenza accoglie e venera tutti i libri, sia dell’antico che del nuovo Testamento, – DIO, INFATTI, È AUTORE DELL’UNO E DELL’ALTRO ed ANCHE LE TRADIZIONI STESSE, che riguardano la fede e i costumi, poiché le ritiene DETTATE DALLO STESSO CRISTO ORALMENTE O DALLO SPIRITO SANTO, E CONSERVATE con SUCCESSIONE CONTINUA nella chiesa cattolica.” (Conc Trento, Sess. IV, 8 apr 1546)

    Relativismo della religione:
    “L’impotenza della natura e della legge a giustificare gli uomini.
    Prima di tutto il SANTO SINODO DICHIARA CHE, per una conoscenza esatta e corretta della dottrina della giustificazione, è NECESSARIO CHE OGNUNO RICONOSCA E CONFESSI CHE TUTTI GLI UOMINI, perduta l’innocenza per la prevaricazione di Adamo, FATTI IMMONDI (47) E (COME DICE L’APOSTOLO) PER NATURA FIGLI DELL’IRA (48), come ha esposto nel decreto sul peccato originale, erano talmente servi del peccato (49) e sotto il potere del diavolo e della morte, che NON SOLO I GENTILI CON LE FORZE DELLA NATURA, MA NEPPURE I GIUDEI CON L’OSSERVANZA DELLA LETTERA DELLA LEGGE DI MOSÈ potevano esserne liberati e risollevati, anche se in essi il libero arbitrio non era affatto estinto, ma solo attenuato e indebolito….

    …Perciò il Padre celeste, padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione (50), quando giunse quella beata pienezza dei tempi (51), mandò agli uomini Gesù Cristo, …

    …MA BENCHÉ EGLI SIA RISORTO PER TUTTI (57), TUTTAVIA NON TUTTI RICEVONO IL BENEFICIO DELLA SUA MORTE, MA SOLO QUELLI CUI VIENE COMUNICATO IL MERITO DELLA SUA PASSIONE.

    Come infatti gli uomini, in concreto, se non nascessero dalla discendenza del seme di Adamo, non nascerebbero ingiusti, proprio perché con questa propagazione, quando vengono concepiti, contraggono da lui la propria ingiustizia: così se essi non rinascessero nel Cristo, non potrebbero mai essere giustificati, proprio perché con quella rinascita viene attribuita loro, per il merito della sua passione la grazia per cui diventano giusti….” (Trento, SESSIONE VI, 13 gennaio 1547, Decreto sulla giustificazione)

    ecc ecc ecc

    Perció, quando mi trovo di fronte ad una nuova dottrina come ad es. quella della “libertá religiosa” o di un ecumenismo che vuole salvi tutti per forza, anche i “cristiani anonimi” cessa l`obbedienza perché cessa l´OGGETTO dell´obbedienza, che é il “deposito della fede” costantemente conservato e non altra invenzione umana, seppur degna di attenzione, rispetto o che so io. E questa obbedienza cessa anche quando non cessa il “SOGGETTO” del Magistero, cioé l´autoritá che, abusando del suo potere, mi vuole insegnare queste nuove dottrine. Esempio luminoso come al solito Paolo che ressiste in faccia Pietro (ben dopo la Pentecoste) come in Galati 1 e S. Atanasio che rifiuta la formula ariana di Sirmio sottoscritta nientepopodimenoche´… da Papa Liberio in persona!

    Insomma, neanche il Papa puó aggiungere o togliere al Deposito della Fede, perché questo é istituito da Nostro Signore (…iota unum…).
    Egli puó, perché deve per mandato divino e non per arbitrio (Et tu ALIQUANDO CONVERSUS confirma fratres tuos…docete OMNES gentes), illustrare e precisare il Deposito, ma mai egli puó ad esso aggiungervi “valori nati al di fuori della Chiesa Cattolica ed in essa introdotti dopo esser stati purificati” come accadde per il Concilio Vat. II.
    La Chiesa é infatti Corpo mistico di Cristo, non del Papa, che ne ha un potere, benché eccelso, solamente VICARIO. Il Papa é strumento del Cristo. Il Cristo é l´artista che ha creato il capolavoro della Chiesa. “Tu es Petrus” lo ha detto Nostro Signore a Pietro, non Pietro a Nostro Signore. “Ego dixi vos amicos” lo ha detto Nostro Signore agli Apostoli, e non viceversa.

    Insomma, qui potest capere….

  75. don stefano bellunato scrive:

    “…CUSTODISSERO SANTAMENTE ED ESPONESSERO FEDELMENTE LA RIVELAZIONE trasmessa dagli apostoli, cioè il deposito della fede. La loro dottrina apostolica è stata ACCOLTA da tutti i venerati padri, RISPETTATA E SEGUITA dai santi dottori ortodossi:…”
    Non vedo tracce di “purificati e corretti” ne di “valori presi al di fuori della Chiesa Cattolica”
    …e io sarei il Protestante. Ah Ah!
    Ma mi faccia il piacere.
    Eppoi fino a prova contraria non é da noi che la Messa si fa con la “tavola calda” e i “panini”. Sappiamo ancora distringuere tra preti, fedeli e… “paninari”.

  76. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Con questo vai oltre l’ala… “oltranzista”…
    se continui così cadi nella teoria… sedevacantista.
    Ci sono stati quattro Papi dal termine del Concilio ad oggi.

    Non sprecare gli anni consacrati al sacerdozio…
    Rischi di cadere peggio che nello scisma…
    Non ti intestardire, è per il tuo bene.

  77. Cherubino scrive:

    giro la risposta di Bellunato alla Congregazione per la dottrina della fede…

  78. Silvano scrive:

    giro la letterina alla maestra ” cherubino mi ha rubato la merenda” ! …..

  79. Cherubino scrive:

    fatto. Ho scritto all’indirizzo del padre Morerod, come indicato qui http://philo.pust.op.org/prof/morerod/index.html

  80. Cherubino scrive:

    Deposito della fede ? ah Bellunato, tutti sanno che la dotrtina si divide in materia riformabile e materia definitivamente sancita. In questo secondo caso rientra il deposito della fede in senso stretto e non c’è stato mutamento della dottrina.
    Come dice la Congregazione per la dottrina della fede “il Vaticano II non ha inteso mutare, e di fatto non ha mutato, la precedente dottrina sulla Chiesa, ma piuttosto l’ha approfondita ed esposta in maniera piú organica. In tal senso vengono riprese le parole di Paolo VI nel suo discorso di promulgazione della Costituzione dogmatica conciliare Lumen gentium, nelle quali si afferma che la dottrina tradizionale non è stata affatto mutata, ma “ciò che era semplicemente vissuto, ora è espresso; ciò che era incerto, è chiarito; ciò che era meditato, discusso, e in parte controverso, ora giunge a serena formulazione.”

  81. Tradizionale scrive:

    Caro Tornielli, ma lei forse paga come moderatore a senso unico questo tizio che si definisce Cherubino e che non consente più a nessuno di esprimere le proprie idee?
    Se è cosi, invito tutti i commentatori (quei pochi rimasti) a disertare completamente questo blog. Lasciamolo a Cherubino e ai suoi due o tre accoliti o emuli.

  82. Luisa scrive:

    Ahahahahah! ;) ;) ;)
    Non solo si permette di giudicare la fede altrui, ma cherubino, crede dover informare la CDF sulla parole di don Bellunato :) non si sa mai nel caso potesse servire a ostacolare un dialogo che suscita la sua viscerale riluttanza.
    Patetico, non trovo altra parola per definire certi comportamenti, potrei anche dire ridicolo, e potrei usare anche termini più forti o colorati ma mi astengo.
    Per caso cherubino ha già denunciato alla CDF gli scritti, dichiarazioni, interviste, atti di sacerdoti, vescovi e anche cardinali ?
    Avrebbe solo l`imbarazzo della scelta!
    O riserva la sua attenzione e i suoi strali ai sacerdoti della FFSPX?

    Per essere un pò più seri…..vi segnalo un`intervista di Mons. Fellay che potrete trovare sul blog Messa in latino:

    http://blog.messainlatino.it/2009/06/nuova-e-importante-intervista-mons.html

  83. Cherubino scrive:

    io non denuncio nessuno e non tolgo la parola a nessuno, ognuno mi sembra che parli più che liberamente, e tutti quelli che hanno voluto ribattere lo hanno fatto mi sembra senza alcun ostacolo.
    Se poi ritengo di portare a conoscenza di persone ben più competenti di me e senz’altro titolate ad insegnare nella Chiesa, certe risposte ed idee che vengono presentate come dottrina della Chiesa, non vedo a chi avrei fatto torto. Magari qualcuno di queste persone esperte vorrà addirittura arricchire questo blog della sua presenza. Penso sarebbe un’enorme fortuna.

  84. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Ed alla fine lo spettacolo più osceno…

    un sacerdote che ha consacrato la sua vita, che è a rischio di grave errore, e che rischia di buttare tutto alle ortiche…

    e tanti che invece di indurlo a ragionare, a cercare nella preghiera il discernimento (forse non capiscono le sue affermazioni) che lo “incitano” che lo “confortano” che lo “lusingano” nel proseguire… ma dove??? Nell’errore???
    E giù a lanciar strali a chi cerca di persuaderlo o ravvederlo.
    Giusto per partito preso, per un gioco del contraddittorio, senza rendersi conto che in gioco non cè “vinco io o vinci tu”, o la bevuta al bar. In gioco c’è un uomo, un sacerdote, la sua vita e la sua anima.
    E tutti costoro magari, in caso di “esiti negativi”, al termine del “gioco” pronti a “scomparire” nel proprio anonimato (si un nome sul web è anonimato al PARI di un nick-name!!!!!!), e magari a fare pure opera di “pentimento”, diemnticando bellamente tutto quello che hanno combinato e di cui si rendono responsabili con il loro continuo avallo e incitamento. Attenzione, chi si rende responsabile della rovina (e figurarsi quando è un sacerdote) del proprio prossimo PAGA

  85. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    e attenzione lo spettacolo osceno inizia da:

    “e tanti che invece di indurlo a ragionare……”

  86. Gabriella scrive:

    Grazie Luisa, trovo l’intervista bella, pacata e chiara.
    Per me non sono loro, la soc. Pio X, il grande problema della chiesa oggi – prima o poi verranno ad un accordo – i grandi problemi della nostra chiesa oggi son ben altri!!!
    E io concordo con Mons. Fellay quando dice: “Non possiamo pretendere di dettare cosa e come la Chiesa pensa. Non è mai stata la nostra idea. Noi diciamo: la Chiesa finora ha insegnato così e così, e ora sorge qualcosa che non è chiaro. Chiediamo questo chiarimento”.

  87. Silvano scrive:

    voi due, flick e flock, dovreste PAGARE tutti i giorni per i veleni che quotidianamente riversate nel blog … fatevi trovare, energumeni luterani !

  88. mauro scrive:

    Caro Cherubino, e dove trovi che i concetti siano poco definiti in San Francesco, se quelli corrispondevano ai suoi sentimenti?
    Se non sai riconoscere i sentimenti degli altri, che fai, li rifiuti a priori?

    Quando mai riferiva al battesimo il suo morire? Egli si riferiva alla condizione in cui si sarebbe trovato nel momento della morte se non fosse stato sicuro di aver abbandonato le cose terrene.
    La ricoscenza in San Francesco è morire sapendo che si sono abbandonate le cose terrene per l’intercesione di Dio, vale a dire essersi purificati completamente prima di presentarsi a lui.
    Il “rapisca” è rivolto all’amore ardente e comprensivo di dolce forza di Dio mentre l’umiltà non si rivolge ma è un atteggiamento personale.
    Ripeto: san Fancesco invoca il potere di Dio affinchè gli permetta di allontanare il proprio cuore dalle cose terrene e gli permetta, quando morirà, di avvicinarlo puro.

    p.s. Per te è arabo capire un sentimento o pensi di avere sufficiente sale in zucca per comprenderlo? Tranne che l’intelligenza non sia un optional per cui si fa meno fatica ad acquisire il pensiero che la Chiesa ti porge su un piatto d’agento, a pappa fatta.

  89. Cherubino scrive:

    a parte le offese e il tono sgradevole da squadrista (tutto molto cristiano ovviamente)… ma per caso si tratta di una minaccia ?

  90. mauro scrive:

    Cara Luisa, hai proprio ragione. Aggiungo che quell’informare la CDF sulle parole di Don Bellunato, da parte di Cherubino, equivale alla delazione, non al sentimento cristiano di accettare chi è diverso da te. Predicano “discretamente” ma razzolano male.
    Lui vuole affossare la confraternità di S.Pio che “sentitamente” odia.
    Don Bellunato, che ha capito tutto, invece sorride e li accetta cristianamente così come sono.
    Chi è il cristiano e chi il diavolo?

  91. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    e sempre uno di quelli di cui di cui parlavo prima da dell’ “energumeno luterano” [ed io ti faccio contento (me ne frego!!!) ]… e non si rende conto di avallare… o incitare ad avallare una tesi contro la Chiesa……
    perchè???
    lo dicevo prima, non capisce le cose.
    Silvano lo sai cosa vuol dire:
    “Perció, quando mi trovo di fronte ad una nuova dottrina come ad es. quella della “libertá religiosa” o di un ecumenismo che vuole salvi tutti per forza, anche i “cristiani anonimi” cessa l`obbedienza perché cessa l´OGGETTO dell´obbedienza, che é il “deposito della fede” costantemente conservato e non altra invenzione umana, seppur degna di attenzione, rispetto o che so io. E questa obbedienza cessa anche quando non cessa il “SOGGETTO” del Magistero, cioé l´autoritá che, abusando del suo potere, mi vuole insegnare queste nuove dottrine.?????
    Vuol dire più o meno che il Magistero è eretico….
    tesi contro la Chiesa….
    come Lutero…
    ma tutto questo Silvano non lo sa… (o se ne frega???)

  92. Luisa scrive:

    Prego Gabriella, sono d`accordo con lei.
    Cliccando sul suo nome ho scoperto il suo blog….che visiterò con piacere!

  93. maxx scrive:

    Caro Cherubino, vedo che come al solito non sai far altro che offendere. Ribadisco, mons. Lefebvre ebbe una visione di Padre Pio, prima di consacrare i 4 vescovi e il frate di Pietralcina, gli disse che doveva farlo, visto lo stato in cui versava la Chiesa e gli assicurò che un giorno sarebbe stato riabilitato. Non posso raccontare il modo in cui sono venuto a conoscenza di quell’episodio, ma ti assicuro che non me lo sono inventato. Ciò che ho detto è vero e non vedo, chi ti dà il diritto di insultare una persona che neanche conosci, dandogli del drogato. Vergognati!.

  94. mauro scrive:

    Caro Ubi humilitas, ibi sapientia, ho letto il tuo bel discorso a Silvano.
    Ritengo che lui sappia bene che hai scritto. E’ venuto il mal di pancia persino a me.
    La Chiesa se sfiora od avvalla l’eresia ha l’obbligo di correggere il suo Magistero. I papi, i cardinali, i vescovi sono solo attori, la scena viene retta dalla Chiesa tutta, fedeli compresi. Senza fedeli non esiste religione ma solo attori senza parte in una scena vuota.
    Se la Chiesa non lo fa muore il fondamento della sua esistenza.

    Le cosa piu’ difficile per gli uomini è riconoscere il proprio errore.
    La Chiesa deve riconoscerlo per non far cadere tutti gli uomini in errore, pena la propria sopravvivenza.

  95. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Chi è il diavolo?
    Caro Mauro, tu proprio stimoli l’esegesi!
    Di colui che lo tradì disse:
    “È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò”
    Ed il Giuda che era preso dal demonio, lo tradì con un BACIO, non con uno schiaffo.

    Di coloro che lo percossero, condannarono e crocifissero disse:
    “Padre, perdona loro perchè non sanno quel che fanno”

    e nell’Antico Testamento cercati anche: “Sinceri sono i richiami di chi ama, ingannevoli i baci di chi odia”

  96. Cherubino scrive:

    caro maxx, non credo ad un’acca di ciò che dici. Dovresti vergognarti tu di inventare certe storielle.

  97. Cherubino scrive:

    comunque, ti ricordo che nessuno deve 1) diffondere presunte rivelazioni private senza il discernimento della Chiesa, 2) esigere che vi si creda, anche fossero riconosciute dalla Chiesa.
    Quindi ho tutto il diritto di ritenere che o hai avuto delle allucinazioni o ti stai inventando tutto.
    Comunque ti sfido ad andare dal tuo vescovo (cattolico ovviamente) a sottoporre al discernimento della Chiesa ciò che dici.

  98. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Teorie di Mauro:

    1)Il Papa è manovrato (in un altro trhead)

    2)La Chiesa se sfiora od avvalla l’eresia ha l’obbligo di correggere il suo Magistero.

    3)Le cosa piu’ difficile per gli uomini è riconoscere il proprio errore.
    La Chiesa deve riconoscerlo per non far cadere tutti gli uomini in errore, pena la propria sopravvivenza.

    Mauro, secoli fa per dire ste cose qui sai dove finivi…
    ecco, rimaneva la cenere delle dita sui tasti del Pc…

  99. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Mauro il virgolettato è di BELLUNATO!!!!!

  100. Silvano scrive:

    le vostre parole malvagie confondono la fede dei semplici e dei piccoli … SIETE DUE MASCALZONI ! … ma, un giorno ….

  101. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Silvano, quel giorno verrà per tutti…

  102. maxx scrive:

    Caro Cherubino, ti ho detto che non posso dire come ho fatto a saperlo, almeno non ora. Se un giorno ci sarà la possibilità allora lo dirò, ma in questo momento non è possibile. Comunque credimi non me lo sono inventato, non lo farei mai.

  103. Luisa scrive:

    Ho scritto più sotto di coloro che esigono, dagli altri, obbedienza al Vaticano II pur essendo loro stessi obbedienti allo spirito e non ai documenti del Concilio, ho detto quanto questi comportamenti mi sembrino paradossali e constato che finalmente sempre più si alzano voci competenti per mettere in luce certi “disfunzionamenti” legati a errate applicazioni e interpretazioni del Vaticano II.
    Fra poco riceverò il libro di Mons. Brunero Gherardini “Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare”, edito dalla Casa Mariana Editrice di Frigento, già mi rallegro di poterlo leggere, nell`attesa riporto qui un passaggio della recensione che ho letto su unavox che da anche i dati utili per procurarsi il libro.
    ….
    ” Sì, perché la teoria, la prassi, la stessa terminologia dei cinquant’anni che hanno seguito il Concilio, sono stati una falsificazione di ciò che realmente il Concilio è stato. Testi di Teologia, Corsi nelle Facoltà teologiche, articoli specifici e non, hanno posto il Concilio Vaticano II, ribattezzato “il” Concilio come il fondamento della vera fede, uscita finalmente dalle ristrettezze ecclesiali dei secoli passati.
    L’anno zero, insomma, l’anno di fondazione della chiesa, che infatti si rinomina “chiesa conciliare”.
    E questo atteggiamento non è quello di qualche piccolo gruppo un po’ fanatico: bisogna andare nelle parrocchie, frequentare le Facoltà teologiche, leggere le pubblicazioni “cattoliche”, ascoltare i discorsi dei cattolici “adulti” per rendersi conto della vastità e della radicalità del nuovo corso.
    «La ripetitività, in effetti, è ormai una recita: e ripetitivo è il reiterato richiamo al Vaticano II, il celebrarne acriticamente i meriti, l’affermarne l’importanza oltre i limiti del dovuto, il dichiararne l’incomparabile eccellenza rispetto ad ogni altro Concilio, il farne un prontuario di ricette per la soluzione di problemi d’ogni ordine e tipo. Mi pare che, dopo quasi mezzo secolo d’un linguaggio siffatto, d’incensazioni “a tre tiri doppi”, di celebrazioni intempestive, non richieste e controproducenti, sia finalmente venuto il momento di voltar pagina. Mi pare anzi che, “finite le feste al tempio” e conclusa la fase osannante, s’imponga oggi di necessità una riflessione storico-critica sui testi conciliari, che ne ricerchi i collegamenti – qualora effettivamente ci siano – con la continuità della Tradizione cattolica… Ne va della Fede e dell’autentica testimonianza cristiana» (p. 17).
    E’ questo un dovere del Magistero, precisa Gherardini; è questo un diritto dei fedeli, che per decenni hanno dovuto ingoiare veleno, mentre venivano rassicurati che tutto era voluto dal Concilio…

    http://www.unavox.it/Segnalazioni_Rete/Un_discorso_da_fare.html

  104. Simon de Cyrène scrive:

    Sono mesi che seguo questo blog con attenzione in quanto les notizie ed i commenti del Dott. Tornielli sono per me di immenso interesse. Debbo però dire che esito sempre fare un commento a causa della profonda maleducazione ed agressività di taluni che rovinano spesso l’alto livello di contribuzione di altri participanti.

    Anch’io vi leggo dall’Isvizzera, anch’io, come Luisa, sono un amante della lingua italiana anche se ho poche opportunità di praticarla sufficientemente: spero che sarate pazienti e tolleranti.

    Mi definisco come cattolico romano senza etichette, cioè credo nel depositio della fede nella sua integralezza come nella validitià del Magistero della Chiesa quando questi si esprimi in unione con il Papa. Dunque, coscienziosamente, lascio al magistero attuale della Chiesa , in unione con il Papa, la responsabilità di interpretare, spiegare e confermare le sante scritture, gli insegnamenti dei varî concili, gli insegnamenti dei dottori della chiesa, la tradizione orale, il diritto canonico.

    Ciò è quel che definisce propriamente un cattolico romano rispetto ai protestanti o agli ortodossi: una ecclesiologia basata sulla fede nell’indefettibile promessa del Signore dell’”insommersibilità” della barca di Pietro, promessa basata sulle chiavi date in custodia a questo principe degli apostoli. Quest’atto di fede del cattolico romano presuppone e necessita direttamente l’esercizio della virtù di speranza che ci fa accedere, già adesso, aldilà delle situazioni storiche peccaminose. Ovviamente nel nostro piccolo, solo la carità ci permette di partecipare positivamente alla realizzazione diaria della Chiesa, madre e maestra.

    Da questo presupposto, capirete che il mio punto di vista sui soggetti trattati in questo post, è di affermare che il Santo Concilio Vaticano II, che fu validamente convocato e gestito, può solo essere validamente interpretato dal Magistero presentemente in atto, cioè dal’insieme dei vescosi in unione con il Papa e/o dal Papa stesso. Non ammetterlo, vuol dire avere un’ecclesiologia di tipo protestante, malgrado tutte le contorsioni e ginnastiche intellettuali e verbali e tuttle le scuse più o meno di buona fede.

    Nessuno “possiede” l’interpretazione da dare agl’insegnamenti del Concilio Vaticano II a parte la Chiesa stessa in unione con il Papa. Lasciamo umilmente il Magistero prendere posizione attarverso gli insegnamenti dei Pontefici e delle istanze ufficiali, come ad esempio l’ermeneutica della continuità. Con speranza affidiamo allo Spirito Santo la soluzione dei vari problemi sorti in concomitanza o come consequenza di applicazioni non conformi con lo Spirito ( Santo) del Concilio. Con carità cerchiamo di diffondere intorno a noi il contenuto del vero ed unico magistero della chiesa tale quanto è dato dal pontefice romano e dai vescovi uniti a lui.

    Vorrei aggiungere, che sono sempre e solo andato alla messa secondo la forma ordinaria per obbedienza fino al 07.07.07: e da quel giorno, ho scoperto la forma straordinaria, che trovo essere una forma di molto più idonea, più rispettosa del sacro, più verticale, più precisa dottrinalmente, più orante e più coinvolgente che la forma ordinaria, che considero ovviamente valida quando detta secondo l’intenzione della Chiesa come espressa nei lezionari romani.

    Per concludre, anche se non posso essere d’accordo con l’ecclesiologia di tipo protestante di Don Bellunato, per me lui resta un uomo che ha dato la sua vita ( e ne abbiamo solo una) totalmente e definitivamente al Signore, questo è un atto di fede, di speranza e di carità che merita il nostro più assoluto rispetto. Sarebbe bellissimo e molto cristiano se rimanessimo tutti estremamente educati e rispettosi e se non lasciassimo l’ideologia rimpiazzare la fede.

    Preghiamo per i nostri preti in quest’Anno Sacerdotale.

  105. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Io personalmente consiglio la lettura delle lettere di S. Giovanni

    (http://www.bibbiaedu.it/bibbia/versioneCEI_1974/nt/altre/index.html)

  106. Cherubino scrive:

    bè, mica è il papa, e neanche un vescovo. Direi che un cattolico deve ascoltare questi prima di tutto. Contrapporre l’opinione di un monsignore, contrastata oltretutto dalla totalità della comunità teologica seria, a ben quattro papi mi sembra decisamente oltraggioso verso costoro.

  107. Luisa scrive:

    “contrastata oltretutto dalla totalità della comunità teologica seria, ” !?!

    Seria? = spiritodelconcilioconforme ? :)

    O quando l`intelligenza è oscurata dall`ideologia .

  108. mauro scrive:

    Caro Ubi humilitas, ibi sapientia, non avrei mai creduto che tu mi dessi ragione, a proposito di come la Chiesa gestisce il potere. Con la “Santa e sacrosanta inquisizione” che brucia gli ardori degli altri.
    Bell’esempio! Vantati pure. Tu di cristiano non hai neppure il nome perchè ti celi con uno speudonimo a cui non fai neppure onore. Quello pseudonimo addosso a te significa superbia.

  109. mauro scrive:

    Caro Ubi humilitas, ibi sapientia, Anche se non fosse il tuo io sempre una risposta ho dato. L’unica cosa che mi dispiace è averla attribuita a te. Avevo saltato inconsciamente gli scritti di don Bellunato.
    La prossima volta, per evitare incomprensioni, riporta chi l’ha scritto.
    Grazie.

  110. Luisa scrive:

    Ecco la prefazione di Mons. Olivieri, vescovo di Albenga-Imperia, al libro di Mons. Brunero Gherardini,

    http://blog.messainlatino.it/2009/06/la-prefazione-di-un-grande-vescovo-al.html

  111. Luisa scrive:

    E infine, ecco la supplica elevata da Mons. Gherardini a Benedetto XVI alla quale, si legge su Messa in latino, si unisce toto corde anche Sua Ecc.za Mons. Mario Oliveri, autore della Prefazione al volume, una supplica che è un’armonia di umiltà, coraggio e scienza .

    http://blog.messainlatino.it/2009/06/un-grande-libro-appena-pubblicato.html

  112. Cherubino scrive:

    e Benedetot XVI è rimasto talmente colpito che ha portato la Commissione Ecclesia Dei sotto il controllo della Congregazione per la dottrina della fede.
    Questo però fa capire in che senso il papa è rimasto colpito e in che direzione si è mosso.

  113. Luisa scrive:

    Lei cherubino, è talmente accecato dal suo odio e dalla sua ideologia che non ha capito assolutamente niente della motivazione di Mons. Gherardini.
    Quando la sua “scienza” arriverà all`altezza delle caviglie (traduzione dal francese) di Mons. Gherardini, mi farà segno, nel frattempo prenda esempio su di lui per una virtù che sembra crudelmente mancarle: l`umiltà.

  114. mauro scrive:

    Caro Ubi humilitas, ibi sapientia, attenzione! perchè mai si dovrebbe dire prima ancora che accedesse che Giuda lo avrebbe tradito? Per renderlo piu’ vero?. Se lo sapeva che l’avrebbe tradito, a che scopo dirlo? Perchè gli altri fermassero Giuda? Non lo fecero perchè Gesu’ non fu creduto.
    E’ impossibile che non credessero in Gesu’ ed allora resta solo che non lo disse.
    Tranne che tu non abbia un’altra soluzione che leggerò volentieri.

    Scusa ma tu parli di esegesi, l’esegesi è biblica nella religione, non evangelica (Che si chiama ermeneutica). Io ho fatto quella letteraria con Cherubino. Di quale parlavi?

    Il diavolo rimane sempre un angelo dannato, che altro può essere? Tu credi che sia con le braci di fuoco negli occhi, rosso nella pelle? E che è un indiano d’America? Quella è solo una raffigurazione, anche il diavolo è uno spirito, maligno beninteso. Non credi che se fosse come è raffigurato riuscirei a riconoscerlo anch’io?

  115. don stefano bellunato scrive:

    “Con questo vai oltre l’ala… “oltranzista”…
    se continui così cadi nella teoria… sedevacantista.”

    Caro Ubi, ti ringrazio dell´obiezione che mi hai giá fatto e alla quale ho giá risposto in passato.
    Ma visto che non hai potuto o non ahi voluto capire o ricordarti quanto detto te lo ripeto.
    Innanzitutto ripeto che, se é tua abitudine non riconoscere le competenze e i titoli del prossimo appena questi non ti aggrada, questo non significa comunque che gli altri si debbano adattare a questo tuo, diciamo,…vezzo.
    Io da parte mia so distinguere tra gli errori delle persone e le persone stesse, tra peccato e peccatore, tra ruolo pubblico e oggettivo da una parte, e magagne personali dall´altra.
    So distinguere, senza separare (cioé senza bisogno di mettermi la testa sotto alla sabbia per negare l`uno o l´altro a seconda dei gusti) il Pietro che afferma con forza “Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivo” da quello stesso che poco dopo, di fronte alle profezie della Passione grida “Non sia mai” e si becca del “Vade retro Satana, perché mi sei di scandalo” da Gesú stesso.
    So distinguere, il Pietro che esclama “Quando anche tutti vi tradissero io non vi tradiró” da quello che scappa poche ore dopo dal Getsemani nella notte del Giovedi Santo, senza separare o negare l`’esistenza dell´uno dei due.
    So distinguere, senza separare, pure quel Pietro che rinnega tre volte, inorridito, il Salvatore, da quello che, visto lo sguardo del suo Gesú beneamato e percosso dalle guardie, esce dalla casa del Grande sacerdote e piange il suo tradimento, facendone poi penitenza per tutta la vita.
    So distinguere il Pietro che pauroso si nasconde nel Cenacolo “propter metum judeorum” da quello che per primo con ardore esce dallo stesso Cenacolo con Giovanni per correre alla tomba del suo Signore appena sente dalla Maddalena che il suo Gesú non é piú nella tomba.
    So distinguere il Pietro che si fa superare e distanziare da Giovanni, piú giovane, nella corsa verso la stessa tomba di Gesú, da quel Pietro che peró arrivato, entra per primo nella tomba, perché Giovanni lo ha voluto onorare aspettandolo.
    So distinguere anche il Pietro che, dopo la Pentecoste, predica senza paura e battezza migliaia di cristiani da quello che, di nuovo preso dal timore nonostante l´effusione certa e sovrabbondante dello Spirito Santo, comincia “a giudaizzare”, tenendosi lontano dai Gentili per non dispiacere ai Giudei convertiti, e si merita i fermi quanto amorevoli rimbrotti del suo compagno di Martirio, Paolo.
    So distinguere il Pietro che, dopo aver predicato a Roma se ne scappa a causa della persecuzione di Nerone, da quello che incontra sulla via Appia il suo Maestro ormai asceso al Cielo, chiedendogli candidamente “Quo vadis Domine?” e che ritorna sui suoi passi appena il suo Signore si dice pronto a dirigersi a Roma per esservi martirizzato di nuovo.
    Anzi, mi piace questo Pietro, perché non é un filosofo stoico indifferente al male e impenetrabile ad ogni timore. Non é nemmeno un Pietro buddista che afferma che la sofferenza sia un´apparenza. Non é nemmeno un Terminator indistruttibile o l”uomo che non deve chiedere mai”.
    E´un uomo esattamente come me, anche se investito di una missione e di una facoltá altissima, essere il Vicario di Dio in Terra, il Vicario del RE dei RE.
    Lo stesso dicasi degli Apostoli, i primi Vescovi, il cui primo “atto collegiale” fu…la fuga dal Getsemani,mentre il secondo “atto collegiale” fu quello di nascondersi tutti nel Cenacolo sempre “propter metum Judeorum”. Questo nondimeno non impedí loro di uscire dallo stesso Cenacolo e di affrontare mille pene fino al martirio, sostenuto singolarmente, per esser fedeli alla Missione di portare la fede “usque ad extremum terrae”.
    Ecco perché non sento il bisogno, come fai tu, di chiamare il Sovrano Pontefice o qualsiasi Cardinale o Vescovo con un altro nome che quello che loro compete. E sfido te e chiunque altro a trovare nei miei post altri appellativi diversi da quelli che competono rispettivamente ai Pontefici, ai Cardinali e ai Vescovi del post Concilio. Cosi´come sfido chiunque a trovarne di simili negli scritti di Mgr. Lefebvre o della Casa Generalizia della Fraternitá.
    Anzi, é proprio perché conosco e riconosco, e riconoscimao, il ruolo del Sovrano Pontefice e dei sig.ri Cardinali e Vescovi che pretendo, e che pretendiamo, da loro fedeltá alla loro Missione. Senza questa fedeltá al Magistero costante le anime, compresa la mia, si perdono a milioni, come profetizzato dalla Madonna a Lourdes e a Fatima. Senza Papa e Vescovi fedeli al Magistero di sempre la Chiesa entra in agonia, e quando la testa duole, anche se Vicaria, é tutto il Corpo a soffrirne. “Et tu, ALIQUANDO CONVERSUS, confirma fratres tuos” caro Ubi, é un comandamento che non puó lasciare indifferente nessun Papa. Cosiccome “Voi siete miei discepoli se FATE CIO CHE VI HO COMANDATO” e “Non TUTTI COLORO che mi dicono -Signore Signore!- entrerá nel ReGNO DEI CIELI, ma chi FA LA VOLONTÁ DEL PADRE MIO che É nei cieli” (Matt. 7/21) sono comandamenti che non possono lasciare indifferente nessun Cardinale, Vescovo o fedele che sia.
    Per cui, se come Paolo resisto a Pietro perché costui “giudaizza”, o se come S. Atanasio, S. Ireneo e S. Eusebio da Vercelli resisto a Papa Liberio, (magari anche ordinando Vescovi fedeli come essi fecero e dotandoli di giurisdizione, come essi pure fecero e che noi non abbiamo voluto fare) perché questi, felicemente regnante, mi firma la proposizione semiariana di Sirmio, perché intimorito dall`Imperatore Costanzo, o se mi rifiuto di associarmi al Vescovo Cauchon, perché sta uccidendo una ragazzina innocente dal nome di Jeanne d´Arc per far piacere ai Burgundi, o se mi rifiuto di obbedire al Breve di Papa Ganganelli, alias Clemente XI, perché mi espelle i Gesuiti (quelli veri), ultima grande barriera contro la Rivoluzione Francese sotto pressione di un Leopoldo I, Gran Massone ecc ecc ecc… credi davvero che il Buon Dio se la prenda con me, invece di prendersela con chi deve “confermare i fratelli”?
    Facile sarebbe dire che questo che fa la tal cosa non é vescovo, l´altro che dice tal altra cosa non é Cardinale e via dicendo. Ma non staremmo qui a discutere, né da anni ci saremmo dati la pena di discutere con chi a Roma ci ha voluto ricevere. Non credessimo nelle loro consacrazioni o elezioni ´da mo´che avremmo fatto il nostro Conclave. Ma cosí non é caro Ubi, e dunque ogni accusa di sedevacantismo verso la Fraternitá é vana, semplicistica, se non puerile, perché non comprende i termini del discorso e non tiene conto di quanto accaduto in duemila anni di storia della Chiesa.
    E´chiaro, dunque, caro Ubi, che non ti sto chiedendo di seguirmi in questa via. Se pensi che la Fraternitá non cerchi di custodire la vera fede e i mezzi di salvezza che la Chiesa Cattolica ha sempre custodito, via da noi, poiché senza quella fede e quei mezzi non ci si salva.
    Ma se ti accorgi anche solo un po´che vogliamo solo esser fedeli alla fede di sempre, e obbedienti a TUTTI I PAPI, e non solo a quelli di un certo periodo, beh… ho fiducia che prima o poi saprai tirarne le conseguenze.
    Felice notte.

  116. Cherubino scrive:

    vede Luisa, dalle sue parole si capisce il contrario: io non sto esaltando me stesso, non dico mica di ascoltare me. Dico di ascoltare la Chiesa. Cosa c’è di tanto superbo in questo ? e poi lei parla di odio. E dove sarebbe ? Certo: odio la menzogna, l’ipocrisia, lo spirito di divisione. Il papa ha recentemente parlato di “ladri di pecore” che presentano “dottrine private”: chi sta presentando qui dottrine private io o lei ?
    Quello che dico è estremamente semplice e continuerò a ripeterlo in tutte le salse: ascoltate la Chiesa, ascoltate il papa, ascoltate tutto il magistero, riconoscendo SOLO alla Chiesa l’autorità di interpretare, di valutare, di insegnare. Se questa è superbia allora sono superbo, e me ne vanto pure. Ma Dio mi guardi dalla sua “umiltà”.

  117. Cherubino scrive:

    ma come ha fatto in fretta Bellunato a mettere da parte S. Tommaso d’Aquino… perchè sopra l’autorità del papa ora c’è l’autorità di Fellay…

  118. mauro scrive:

    Caro Maxx, se Padre Pio predisse a Mons. Carol Vojtyla, nel 1964, che sarebbe diventato Papa, occorre ribadire che Padre Pio ha sempre dimostrato doti interiori superiori a chiunque altro, ha sempre avuto una visione del mondo che oltrepassava il tempo e riusciva a vedere oltre il visibile. Prova ne è anche il consiglio che diede a Paolo VI di chiudere immediatamento il CVII, prova ne è che quando Mons. Voytjla gli chiedeva di aiutare qualcuno con le sue preghiere egli lo faceva sempre perchè diceva che ad quello (futuro Papa, secondo la sua prediione) non si poteva rifiutare. Prova ne è che moltissimi guarirono dopo le sue preghiere (e non solo la Poltawska su richiesta di mons. Voytyla. Lo stesso mons. Voytyla riconosceva a Padre Pio questo potere e raccomandava alle sue preghiere tantissime persone. Avendo conosciuto l’opera di Padre Pio attraverso l’informazione di allora ed i pellegrinaggi continui dei fedeli (che davano molto fastidio ai Papi di quel tempo perchè per loro era un fastidio avere un frate cappuccino che attirava tanta attenzione e sminuiva la loro opera) non dubito che dica la verità sull’apparizione di Padre Pio e Mons. Lefevre. Tutti sanno che non si muoveva da Pietralcina eppure i miracoli di Padre Pio accadevano ovunque ed anche tante gente aveva avuto la visione notturna di Padre Pio. Ti credo perchè è proprio la verità. Non aggiungere altro, lascia che il tempo faccia il suo corso secondo la profezia di Padre Pio.

  119. Luisa scrive:

    No cherubino, lei non dice di ascoltare la Chiesa, lei dice di ascoltare chi nella Chiesa pensa come lei e, mentre tace sistematicamente sugli exploits di chi contesta il Magistero petrino o ne ostacola l`applicazione, quando non li difende, si permette di ironizzare sul libro di monsignor Gherardini con la prefazione di un vescovo, ma questo è solo il suo ultimo exploit, lei riversa il suo astio su tutti coloro che non condividono la sua ideologia che, mi “duole” dirle, non è più l`ideologia dominante o esclusiva o egemonica, o se lo è ancora deve affrontare chi finalmente osa dissentire ad alta e intellegibile voce.
    Che ciò vi disturbi è chiaro, perchè altrimenti lei salirebbe al fronte ogni qualvolta un vescovo, un monsignore, un teologo, uno scrittore, un blogger, osano parlare dell`ermeneutica della continuità, di un Vaticano II da leggere alla luce di tutta la Tradizione, perchè si agita quando i fedeli difendono il Rito antico e dicono quanto grande sia la loro gioia di averlo ritrovato, o quando descrivono gli abusi e le derive che hanno dovuto subire, perchè è stato detto loro che erano voluti dal Concilio?
    Perchè lei si mostra così critico verso gli uni, sempre gli stessi, e così totalmente compiacente o silenzioso verso altri, che realmente, concretamente, sul terreno, giorno dopo giorno, disobbediscono, contestano, ostacolano il Magistero petrino?
    Lei comincerà ad essere credibile quando mostrerà la stessa severità, la stessa esigenza verso gli uni e verso gli altri .

  120. Jacu scrive:

    A leggere i vostri commenti mi viene il mal di stomaco!
    Io vi cito un passo di un documento del Vaticano II e credo che tutti detrattori e sostenitori di quest’ultimo abbiano qualcosa a cui pensare:
    “l collegio o corpo episcopale non ha però autorità, se non lo si concepisce unito al Pontefice romano, successore di Pietro, quale suo capo, e senza pregiudizio per la sua potestà di primato su tutti, sia pastori che fedeli. Infatti il romano Pontefice, in forza tutta la Chiesa, ha su questa una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente. D’altra parte, l’ordine dei vescovi, il quale succede al collegio degli apostoli nel magistero e nel governo pastorale, anzi, nel quale si perpetua il corpo apostolico, è anch’esso insieme col suo capo il romano Pontefice, e mai senza questo capo, il soggetto di una suprema e piena potestà su tutta la Chiesa [63] sebbene tale potestà non possa essere esercitata se non col consenso del romano Pontefice. Il Signore ha posto solo Simone come pietra e clavigero della Chiesa (cfr. Mt 16,18-19), e lo ha costituito pastore di tutto il suo gregge (cfr. Gv 21,15 ss); ma l’ufficio di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro (cfr. Mt 16,19), è noto essere stato pure concesso al collegio degli apostoli, congiunto col suo capo (cfr. Mt 18,18; 28,16-20) [64]. Questo collegio, in quanto composto da molti, esprime la varietà e l’universalità del popolo di Dio; in quanto poi è raccolto sotto un solo capo, significa l’unità del gregge di Cristo. In esso i vescovi, rispettando fedelmente il primato e la preminenza del loro capo, esercitano la propria potestà per il bene dei loro fedeli, anzi di tutta la Chiesa, mente lo Spirito Santo costantemente consolida la sua struttura organica e la sua concordia. La suprema potestà che questo collegio possiede su tutta la Chiesa, è esercitata in modo solenne nel Concilio ecumenico. Mai può esserci Concilio ecumenico, che come tale non sia confermato o almeno accettato dal successore di Pietro; ed è prerogativa del romano Pontefice convocare questi Concili, presiederli e confermarli [65]. La stessa potestà collegiale insieme col papa può essere esercitata dai vescovi sparsi per il mondo, purché il capo del collegio li chiami ad agire collegialmente, o almeno approvi o liberamente accetti l’azione congiunta dei vescovi dispersi, così da risultare un vero atto collegiale.” Lumen Gentium

    Il Capo della Chiesa anche per il Concilio è il Papa e a lui si deve obbedienza.
    Santo cielo: ma li leggete i documenti che divengono per voi poi un mito???

  121. don stefano bellunato scrive:

    Che onore.
    Deferito alla CDF (sic!… ) dal sommo difensore di Cardinali che allestiscono mostre blasfeme e conferiscono onorificenze cattoliche ad attiviste pro-aborto, nonché di Sacerdoti che ostentano “pagnotte” in improbabili processioni o che procedono danzanti e tremolanti in riti liturgicamente archeologisti nonché irenisti, ma sempre severo ed inflessibile ammonitore degli stessi sacerdoti quando osano evocare punizioni divine in occcasione di uragani e terremoti. Che onore.
    Che onore essere deferito alla CDF (sic!…) dall´eccelso teologo che predica per intere settimane la larghezza della nuova “chiesa di Cristo conciliare” ormai estesa a tutte le religioni grazie al “Subsistit in” e la salvezza persino dei “cristiani anonimi”, per poi escluderne ….i soli battezzati della Fraternitá San Pio X.
    Che onore essere deferito alla CDF (sic!…) dall´instancabile avvocato del sacerdozio universale e dei carismi per tutti i gusti, dal discernimento peró stranamente annebbiato quando si tratta di riconoscere quelli ricevuti dal Sacramento dell`Ordine, chissá, forse solo perché magari esso sommo ne é stato, senz´altro ingiustamente, privato a suo tempo da un sacerdote, a me dunque simile, di scarsissimo discernimento e di rozzezza.
    Che onore, o sommo, un vero certificato di ortodossia.
    Grazie, o sommo, che dire se non ancora Grazie. Quando entrai in Seminario non mi sarei infatti mai aspettato una carriera cosí fulminante e un´attestato di ortodossia al Magistero di sempre cosí autorevole quanto quello che oggi mi hai conferito.
    E il mio sonno diventa sempre piú… leggiero leggiero.

    PS: A proposito che significa per te CDF: Casa dei Fornitori di pagnotte, Centro di Formazione all`antiliturgia o …Critici Della Fraternitá San Pio X?…

  122. Cherubino scrive:

    Luisa, sa che si ripete ? è lei che appare sempre più piena di astio. Si rilegge dopo aver postato ? La cosa evidente è che siete proprio alfieri di quel relativismo che dite di detestare, perchè chiunque scriva contro il magistero, contro il Concilio ecumenico Vaticano II e contro i papi da Giovanni XXIII in poi per voi diventa un eroe, un profeta, un teologo, un missionario…
    glielo ripeto: ascoltate il papa, i vescovi, non usurpate un’autorità che non vi spetta, smettetela di essere o appoggiare i “ladri di pecore”.

  123. Jacu scrive:

    Ora mi chiedo: se i padri conciliari, che alcuni di voi tanto amano, affermano che il Papa “ha su questa (la Chiesa) una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente”, perché lo criticate per la messa in latino? perché i vescovi italiani e non gli disubbidiscono e nessun evocatore del concilio si scandalizza? perché vi scandalizzate perché toglie la scomunica a chi vuole? Il Concilio Vaticano II ha detto che Benedetto XVI ha hic et nunc “una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente”. Ora se non appoggiate il concilio, vi sembrerà giusto, se appoggiate il concilio, adattatevi; altrimenti lasciate in pace la Chiesa: siete solo dei seminatori di zizzania pieni di boria e arroganza!

  124. Cherubino scrive:

    gentile Bellunato, la vedo un pò alterato: se vuole le posso fare il nome di ottimi gesuiti per un pò di consiglio spirituale.

  125. Cherubino scrive:

    caro Jacu qui nessuno si è scandalizzato per la remissione della scomunica. Le ricordo che però la riammissione nella comunione della Chiesa cattolica e l’esercizio di qualsiasi minitesro in essa sono subordinati al riconoscimento pieno del Concilio Vaticano II e del magistero di tutti i papi sucessivi.
    Come già specificato dalla Santa sede, quindi dal papa, le ordinazioni di venerdì e quelle che i lefevbriani si apprestano a fare a fine mese sono illeggittime e quindi un atto di grave disobbedienza.
    Questo si mi scandalizza. Ora lei coerentemente con quanto ha appena detto, si dovrebbe scandalizzare con me, altrimenti si contraddice…

  126. Luisa scrive:

    Cherubino, per fortuna non mi lascio contaminare dal suo astio .
    Penso che lei è definitivamente succube del falso spirito del Concilio e dunque ermeticamente chiuso e assolutamente incapace di tollerare la seppur minima, non critica, ma analisi fatta da persone che penso siano ben più competenti di lei e che non amerebbero di certo essere trattati da persone come lei come dei nemici del Concilo Vaticano II.
    Lei crede di poter affermare con la sua solita arrogante sicurezza che noi ( noi=? e voi=? ..) avremmo un`ammirazione senza limiti per chi scrive contro il Magistero, il Vaticano II e addirittura contro i Papi da Giovanni XXIII in poi !?!
    A parte che scrivo a mio nome personale, la sua affermazion è talmente ridicola che non mi soffermo, ma mi spinge a porle una domanda e per lei, ci sono Papi prima di Giovanni XIII?
    So che per molti la Tradizione della Chiesa ha 40 anni……

    La su afrae;
    proprio alfieri di quel relativismo che dite di detestare, perchè chiunque scriva contro il magistero, contro il Concilio ecumenico Vaticano II e contro i papi da Giovanni XXIII in poi per voi diventa un eroe, un profeta, un teologo, un missionario…

  127. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Ringrazio il sacerdote Bellunato per la chiarezza della risposta che finalmente chiarisce il suo pensiero, pur assolutamente non condividendolo.
    Spera tu abbia capito il mio, e che detto in poche parole, non desidero il male di nessuno. Se ti ho ammonito è per il tuo bene e non per il tuo male. Ero e sono sincero dicendo che mi dispiace se butti la tua vocazione, e la tua vita alle ortiche. Mi credo un po più esperto di te e so le cose della vita come vanno a finire, ti “scaricano” e “chi se vist se vist”. Era questo che volevo farti presete, e che non auguro a nessuno.
    Eviterò da oggi in poi di “contrastarti”, e di ammonirti.
    Parole d’uomo mai nulla poterono, ma tutto può la Preghiera. Quella te la assicuro.
    Quello che non posso io, certamente lo può Dio.
    Altrettanta buonanotte.

  128. Jacu scrive:

    Certo che i lefevriani DEVONO riconoscere il Concilio V II, questo l’ha già detto abbondantemente il Papa. io trovo però scandaloso, che ci utilizza il Concilio e la sua non accettazione contro i lefevriani, poi non si scagli contro le inadempienze del clero “meno conservatore”. Mi pare ipocrita pretendere obbedienza al Papa da un gruppetto di fedeli che è stato fuori dalla Chiesa per anni e pochissimi vescovi hanno fatto attuare il Motu proprio sulla messa in latino. Insomma io dico: il Papa è il vicario di Cristo e lui ha piena potestà sulla Chiesa: lo devono accettare i lefevriani e gli altri.

  129. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    @ Luisa “il Rito antico”
    Aridagli. Il Rito è UNO. Nella forma ordinaria e nella forma straordinaria. Leggasi Motu Proprio!

  130. Cherubino scrive:

    Jacu, le accuse vanno sempre provate, faccia i nomi,porti gli esempi: quali vescovi non hanno attuato il motu proprio ? risulta proprio dalle pagine di questo blog esattamente il contrario. E contro quali “inadempienze” non mi sarei “scagliato” (a parte il fatto che non mi scaglio, come dice lei, e non sono pieno di astio, come dice l’astiosa Luisa).
    Sono pronto a respingere le inadempienze, ma a due condizioni: che il giudizio su di esse sia dato da chi ne ha l’autorità (nè io, nè lei o altri di questo blog sono giudici nella Chiesa), e che non si strumentalizzino errori singoli per costruire un fantasioso scenario in realtà inesistente, che comunque, compete pur sempre alla Chiesa gerarchica giudicare.
    Quindi,esecriamo pure -nella misericordia- chi lacera la tunica di Cristo, ma in base al giudizio di chi ha il compito di giudicare.

  131. Luisa scrive:

    Ubi, dunque…un unico Rito con due forme, la forma straordinaria viene chiamata Rito antico, è così che io amo chiamarla, ma anche Rito tridentino e credo che possa anche essere chiamata Messa gregoriana.

  132. Artefice1 scrive:

    Dott Andrea …………mi corregga se sbaglio.
    Guidare neppure significa Decidere.
    L’Obbedienza Impone la Decisione.
    Succede che chi Guida, subissato dalle lamentele dei passeggeri COM-Prensivi e dalla propria stanchezza, dovuta alla monotonia del Rettilineo, Decida di Deviare PER Rilassarsi.
    Credo che Gesù Cristo abbia Affidato a Pietro la guida del Gregge, proprio sul Rettilineo tracciato dal PADRE. UNICO SENSO.
    Da Ignorante ho l’impressione che si stia procedendo a zigzag.
    Alcuni la chiamano sbandata.
    Buona Giornata.

  133. mauro scrive:

    Caro Cherubino, e ridagli con l’illeggittimità delle ordinazioni che i lefevriani hanno appena fatto e si apprestano a fare. Se un comportamento è fuori dalla Legge i risultati che porta con sè sono nulli perchè si considera quel comportamento come mai avvenuto e quindi gli ordinati illegalmene non vengono riconosciuti come sacerdoti.
    Invece la Chiesa riconosce la validità delle ordinazioni perchè accetta i sacerdoti come se li avesse ordinati lei stessa.
    Se fosse illegittima l’ordinazione ma legittimo il sacerdote, la Chiesa si comporterebbe con doppiezza d’intenti. Da un lato condanna l’ordinazione lefevriana per mancanza di potere, dall’altra guarda il proprio tornaconto e trasforma quel non poter ordinare altrui in poter accettare le ordinazioni di proprio.
    Non è un grave atto di disubbidienza proprio perchè la Chiesa accetta quei sacerdoti.
    E’ invece una piccola disubbidienza perchè le ordinazioni che hanno fatto i lefevriani, senza averne il potere, hanno recato un vantaggio alla Chiesa.
    E dovremmo scandalizzarci quando un bambino fa una marachella?
    Ma che razza di valori usate? Perfidi con gli altri e concilianti con voi stessi?

  134. Gladiator scrive:

    “Non riguarda solo gli ebrei in Regno di Dio sulla terra , ma tutti i popoli della terra ! Quando gli ebrei lo rinnegarono , il Regno di Dio divenne patrimonio di tutti gli altri popoli della terra . Ma qual’ è la strada : il cattocomunismo (vangelo e politica ) o la legge naturale ? Non ci sono dubbi: la legge naturale ! “

  135. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    “Gesù, estremamente oppresso, grida al Padre: se possibile passi da me questo calice. E’ il grido della natura che, oppressa e fiduciosa, ricorre all’aiuto del cielo, pur sapendo che non sarai esaudito in cio che domanda, perchè Egli cosi vuole. Egli prega. Mio gesù, quale è la ragione per cui chiedi quello che non vuoi ti sia concesso? Il dolore e l’amore. Ecco il grande segreto! Il dolore che ti opprime ti porta a chiedere aiuto e conforto, ma l’amore per soddisfare la giustizia divina e ridarci a Dio, ti porta a gridare: “Non la mia ma la Tua volontà sia fatta”.

    S.Pio da Pietralcina

  136. Cherubino scrive:

    mauro, a far leggere quello che hai scritto ad un prete morirebbe dalle risate… un conto è la validità del sacramento che in questo caso opera ex opere operato, un conto è il grave peccato contro l’unità della Chiesa determinato dall’officiante, peccato considerato uno dei più gravi nel diritto canonico.

  137. Jacu scrive:

    Per Cherubino: la messa in latino nella mia Sardegna ha luogo SOLO in due diocesi su otto. Vai su questo sito http://www.messainlatino.it/pag3_sito.htm
    clicca sulle varie regioni e soprirai che tanti vescovi, che dovrebbero essere in comunione con il Papa, in realtà non lo sono e si rifiutano di concedere la messa in forma straordinaria e pongono numerose difficoltà
    Io non pretendo che si ritorni alla messa in latino, ma che ci sia una tale disobbedienza mi sconvolge e mi turba e mi spinge a domandarmi che cosa stiano facendo questi pastori.
    E questa sarebbe l’unità e l’obbedienza al Papa? In nome di un Concilio, i cui documenti, ne sono sempre più convinto, pochi hanno letto?

  138. Jacu scrive:

    Se dovessi fare nomi, potrei non finire più: ogni diocesi dovrebbe avere una messa in latino, a dimostrazione del fatto che i vescovi sono in comunione con lui e riconoscono la sua piena autorità! Ma mi sembra che siamo molto lontani.
    Non parliamo degli abusi liturgici…
    Il Papa dà costantemente indicazioni che vengono sistematicamente disattese. Benedetto XVI è molto paziente: se ci fosse stato un Paolo VI (vedi che fine ha fatto Bugnini) o Pio XII: qualche vescovo italiano ora sarebbe nella savana a predicare il vangelo ai leoni!
    Non parliamo dei vescovi tedeschi: in primis il presidente della conferenza episcopale e il cardinale di Magonza (io parlo tedesco e ho letto i loro interventi al tempo della revoca della scominca): non solo non hanno cercato di spiegare che cosa Benedetto XVI intendesse con quell’atto di clemenza, ma si sono apertamente scagliati contro il Papa.
    La maggior parte dei vescovi sono solo degli ipocriti manipolati dalle curie: dagli addosso a quei poveri esaltati dei lefevriani perché non riconoscono il Concilio, che loro stessi non applicano di fatto, e perché non obbediscono al Papa, mentre loro?

  139. Victor scrive:

    Cherubino, veda come nella Chiesa ci siano fonti autorevoli sul fronte Tradizionale, che lasciano pensare che le nostre non sono arbitrarie opinioni personali, ma hanno pieno diritto di cittadinanza nella Chiesa, nonostante lei e i suoi siate di diverso avviso:

    http://disputationes-theologicae.blogspot.com/2009/06/il-magistero-ordinario-infallibile.html

  140. Sal scrive:

    x Artefice 1
    “Credo che Gesù Cristo abbia Affidato a Pietro la guida del Gregge, proprio sul Rettilineo tracciato dal PADRE. UNICO SENSO.”
    Rimango basito da questa tua affermazione. La dici da te o te l’hanno suggerito altri ? Pensavo che fossi andato oltre queste favolette per infanti ? Non ci credono più nemmeno loro dato che propugnano l’adorazione per mezzo di molte religioni……..
    Inoltre, se la via tracciata fosse obbligata dov’è andato a finire il libero arbitrio che mi permetterebbe di deviare ?
    Saluti.

  141. Jacu scrive:

    La mia personalissima opinione sulla revoca della scomunica è che il Papa, in quanto tale, bene ha fatto: si è trattato di un atto di clemenza. Ora se i lefevriani fossero intelligenti e veramente disposti a rientrare nel seno della Chiesa dovrebbero esserne grati e soprattutto dimostrare questa gratitudine col cambiare rotta: se sono stati scomunicati per aver ordinato vescovi senza la dovuta approvazione, non dovrebbero farlo più. Nel caso lo facessero dimostrerebbero, secondo me:
    1. che non si sono pentiti e non hanno imparato il principio dell’obbedienza
    2. che sono degli ingrati
    Se il Papa dovesse ritenere che fosse opportuno scomunicarli, non ci vedrei nulla di male. Purtroppo dovrebbe scomunicare una marea di vescovi inadempienti!

  142. elianna scrive:

    Ancora sulla (reale) obbedienza,
    domanda cruciale nella Chiesa odierna:

    Obbedienza DI CHI A CHI ?
    ……

    Dice Jacu:
    pochissimi vescovi hanno fatto attuare il Motu proprio sulla messa in latino.
    ————-

    Dalla mia esperienza personale, devo confermare che le cose stanno proprio così, da due anni, in tutta la mia regione (fioriscono or ora timidamente piccoli tentativi di formare gruppi, osteggiatissimi!).

    Questa realtà, che per grazia di Dio sta (molto) lentamente cambiando, è
    documentata da svariate testimonianze fiorite sulla Rete, che subiscono però spesso
    il linciaggio mediatico e l’intimidazione dei contrari al MP, i sostenitori accaniti
    del potere egemone pro-Concilio-tout-court-equivalente-a-superdogma (tipo quelli che proclamano e auspicano che “la riforma benedettiana non ci sarà!”):
    in parole povere, molti fedeli hanno paura di parlare, di accogliere fiduciosi la disposizione del Papa, e di farla conoscere e amare,
    spaventati da questo potere quarantennale, che si esprime in termini e modi a volte sprezzanti, derisori,
    a volte intimidatori e dispotici, pronti a “imbavagliare”
    chi osa appoggiare il Papa, come ho potuto verificare, nelle parrocchie e spesso sulle arene mediatiche.

    PS
    Ottima – e gustosa – l’argomentazione di Jacu
    per la quale il Papa non può scomunicare oggi nessun Vescovo: mi pare che abbiamo sentito con chiarezza l’affermazione programmatica:
    “Nella Chiesa c’è posto per tutti”
    O no?

  143. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    “Si vede legato, trascinto dai suoi nemici per le vie di Gerusalemme, per quelle stesse vie ove pochi giorni innanzi era passato trionfalmente, acclamato quale Messia. Si vede dinanzi ai pontefici percosso, da essi dichiarato reo di morte. Lui, l’autore della vita, si vede condotto da un tribunale all’altro in presenza dei giudici che lo condannano. Vede il popolo Suo, da lui tanto amato e beneficato che l’insulta, lo maltratta e, con urli infernali, con fischi e schiamazzi ne chiede la morte e la morte di croce.

    Meditazione di S. Pio di Pietralcina su “L’agonia di Gesù nell’orto”.

  144. Cherubino scrive:

    Jacu dice: “ogni diocesi dovrebbe avere una messa in latino, a dimostrazione del fatto che i vescovi sono in comunione con lui e riconoscono la sua piena autorità”

    ma l’hai letto il motu proprio ? mica dice così! pone delle CONDIZIONI che il Vescovo deve verificare. Inoltre istituire la messa con il rito straordinario non è un obbligo, va richiesta da un gruppo stabile, inserito nella pastorale parrocchiale o diocesana, disposto a non vivere il rito straordinario con spirito di disprezzo verso quello ordinario -che resta l’unico a Pasqua- il che si verifica anche con la partecipazione agli ordinari percorsi di formazione offerti dalle parrocchie.

    Insomma il motu proprio se da un lato invita i vescovi a non rifiutare il rito straordinario ove vi siano i presupposti, riconosce comunque loro il compito grave del discernimento. Non si dà alcun automatismo.

  145. Artefice1 scrive:

    Sal……..l’ho già detto anche in poesia di cosa parlo.

    Tu cosa possiedi di Vero oltre la tua Vita???

    “””Inoltre, se la via tracciata fosse obbligata dov’è andato a finire il libero arbitrio che mi permetterebbe di deviare ?”””

    Appunto.
    Tu CON-Fondi il Senso col Significato.

    Essendo risoluto Vivere cosa useresti?
    Una Ferrari?

  146. Eremitica scrive:

    Non mi ricordo chi lo diceva…se proprio Padre Pio…Satana può trasformarsi in Angelo di Luce, ma non riuscirà mai ad obbedire.

  147. maxx scrive:

    Fino a quando non ci sarà il chiarimento sui punti dottrinali, che dividono la Fraternità alla S.Sede, non credo che ci sarà nessun riconoscimento del Concilio, e quindi non si potrà ricomporre questa frattura, finchè il Papa non chiarirà una volta per tutte i punti controversi di alcuni documenti conciliari. Ma ciò che mi chiedo è se davvero il Papa abbia intenzione di dare l’esatta interpretazione di qui documenti, visto che da 40 anni, ciascuno li ha interpretati come credeva, soprattutto le correnti progressiste della Chiesa, le quali, hanno interpretato quei documenti come una rottura verso la Tradizione, come se la Chiesa fosse iniziata dal Concilio Vaticano II e prima non esistesse. Temo che potrebbero sorgere delle spaccature molto profonde, se il Papa dovesse dare un’interpretazione di quei documenti, che fosse contraria alle idee dei progressisti, quindi, per il timore di non peggiorare le cose, ho paura che questi chiarimenti potrebbero non avvenire. Spero vivamente di sbagliarmi. Che il Signore protegga la sua Chiesa.

  148. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    “Egli si vede coronato di spine, deriso, salutato qual re di burla, schiaf­feggiato. -. Ah!, sì, lo comprendo, è per insegnare a me, superbo, che per trat­tare col Cielo, devo inabissarmi nel centro della terra. È per riparare ed espiare la mia alterigia, che tu ti sprofondi così, di­nanzi al Padre tuo; è per piegare il suo pietoso sguardo sulla umanità, ri­trattolo per la ribellione a Lui. Per la Tua umiliazione Egli perdo­na alla creatura superba. O Gesù, che sii sempre e da tutti benedetto e ringraziato per tanti ab­bassamenti ed umiliazioni con cui ci hai donato Dio ed a Lui ci hai unito in un amplesso di santo amore”
    Meditazione di S. Pio sul Terzo Mistero Doloroso

    Il Rosario è la sintesi della nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’espansione della nostra carità.

  149. elianna scrive:

    “Non si dà alcun automatismo….” (sull’applicazione del MP)
    ————–

    Già, ma non risulta che si permetta alcuna stroncatura aprioristica come accade spesso e volentieri – sol che si voglia leggere con occhi aperti e ascoltare realmente le testimonianze di chi subisce intimidazioni e ricatti -
    v. mappa istruttiva sulla situazione attuale sulla pagina

    http://www.messainlatino.it/pag3_sito.htm

    compresi i link annessi che rinviano agli interventi di impedimento e loro pseudo-motivazioni,
    tipo quella relativa alla diocesi di Trani (un esempio tra tanti, paradigmatico di altri):
    “Trani-Barletta-Bisceglie (Arcidiocesi): l’Arcivescovo Pichierri è autore di una delle molte circolari “di interpretazione” (leggi: restrizione e disapplicazione) del motu proprio”;
    segue il link
    http://www.unavox.it/ArtDiversi/div084_Vesc_Trani.htm

    che riferisce:
    “[l'Arcivescovo] Ai fedeli cattolici fa sapere, con qualche giro di parole, che di SS. Messe tradizionali a Trani, a Barletta e a Bisceglie non se ne parla nemmeno.
    Agli Ortodossi romeni, invece, consegna una chiesa cattolica del X secolo per l’officiatura scismatica.”
    ecc..
    Illuminante, e necessario per capire la situazione, il commento sottostante di Unavox circa le “disposizioni disciplinari”.

    Sconcertante.

  150. mauro scrive:

    Caro Cherubino, e secondo te un prete conosce il diritto universalmente riconosciuto, considerato che non lo applica? Quello tuo è uno pseudo diritto a vostro uso e consumo e già mi pareva che fosse evidente in quello che ho scritto.
    Forse l’evidenza ti ha abbagliato e sei rimasto cieco.

  151. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    “È per pacificare la terra al Cielo, che ti abbassi su di essa, come per darle il bacio di pace». «Si vede condannato a salire il Calvario: sfinito Sotto il peso della cro­ce, cadere più vo/te a terra esangue… L’uomo deve avere la prova infinita dell’amore Suo, deve vedere fino a quale ignominia Lo farà giungere… deve toccare con mano che il Suo amore non è sazio di patire per lui e non si arresta, ma prosegue fino all’estrema agonia sulla Croce… Mio Dio! Mio Gesù! Non sei tu il Dio del cielo e della terra, eguale in tutto al Padre Tuo, che Ti umilii sino al punto da perdere quasi le sembianze dell’uomo? ”
    Meditazione di S. Pio sul Quarto Mistero Doloroso

    Il Rosario è la sintesi della nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’espansione della nostra carità.

  152. Artefice1 scrive:

    Eremita………..dimmi cosa PRE-Vale

    L’Obbedienza?

    Oppure il

    Rispetto.

    Dovessi obbedire alle tue Invenzioni, non temeresti il mio disprezzo?

  153. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    “Si vede giunto al Calvario, denu­dato, disteso sulla croce, crocifisso, spietatamente, elevato su di essa, a vista di tutti: appeso a tre chiodi che gli squarciano e gli dislogano le vene, le ossa e la carne… Oh! Dio, che lunga agonia di tre ore che dovrà straziarlo fra gli insulti di tutto il popolo folle e spietato. Vede la sua gola e le sue viscere bruciare nell’ardente sete e vede a questo straziante martirio aggiungersi l’abbeveramento di aceto e fiele. Vede l’abbandono del Padre, la desolazione della Madre ai piedi della croce. In ultimo la morte ignominiosa fra due ladri, In ultimo la morte ignominosa tra due ladri”
    Meditazione di S. Pio sul Quinto Mistero Doloroso

    Il Rosario è la sintesi della nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’espansione della nostra carità.

  154. Artefice1 scrive:

    Ubi………l’Imperfezione fa brutti scherzi.

    Nessuno è Perfetto!!!

    “”” In ultimo la morte ignominiosa fra due ladri, In ultimo la morte ignominiosa tra due ladri” “””

    Proprio qui qualcuno ha ricordato che il buon ladrone sarebbe il primo Santo.
    Visto che l’avrebbe detto proprio Gesù stesso, vuoi vedere che sarebbe anche l’unico?

  155. Luisa scrive:

    Ubi guardi che su questo blog non ci sono solo degli imbecilli !
    Le meditazioni di Padre Pio sono mirabili ma è molto poco corretto strumentalizzarle per deviare una discussione o per diluirla, o per far lezione o dovrei dire prediche in modo nemmeno velato dal suo pulpito . Lei si sta servendo di Padre Pio, Ubi.
    Lo aveva già fatto nel passato, esattamente allo stesso modo, non ho nè la voglia nè il tempo di andare a ricercare chi aveva allora strumentalizzato, mi sembra ricordare fosse Giovanni XXIII.

  156. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Bene, postate le cinque meditazioni sui cinque Misteri Dolorosi del Rosario, non mi rimane che fare l’invito a pregare.
    Ribadire l’importanza della Preghiera è sempre un bene!
    Si preghi dunque, con Fede, e con costanza. Ricordando che ciò che innalza ancor più la Preghiera, sono le Intenzioni che esprimiamo per gli altri.

    CHI NON PREGA, NON PUO’ DIRSI CRISTIANO!
    E’ giusto sottolinearlo.

    Detto dei Padri del Deserto: “Non appena ti levi dopo il sonno, subito, in primo luogo, la tua bocca renda gloria a Dio e intoni cantici e salmi poichè la prima preoccupazione alla quale lo spirito si apprende fin dall’aurora, esso continua a macinarla come una mola per tutto il giorno, sia grano, sia zizzania. Perciò sii sempre il primo a gettar grano, prima che il tuo nemico getti zizzania.”

  157. Jacu scrive:

    Cherubino: certo che ho letto il Motu proprio:
    “Art. 5. § 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa.

    § 2. La celebrazione secondo il Messale del B. Giovanni XXIII può aver luogo nei giorni feriali; nelle domeniche e nelle festività si può anche avere una celebrazione di tal genere.

    § 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.

    § 4. I sacerdoti che usano il Messale del B. Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti.

    § 5. Nelle chiese che non sono parrocchiali né conventuali, è compito del Rettore della chiesa concedere la licenza di cui sopra.
    Art. 7. Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all’art. 5 § 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non può provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Commissione Pontificia “Ecclesia Dei”.

    Art. 8. Il Vescovo, che desidera rispondere a tali richieste di fedeli laici, ma per varie cause è impedito di farlo, può riferire la questione alla Commissione “Ecclesia Dei”, perché gli offra consiglio e aiuto.”

    Cherubino: scusa dove hai letto tu che il documento pone condizioni? io non le ho trovate. Se tu hai qualche documento per favore citamelo altrimenti parliamo di aria fritta e sinceramente questo continuo scrivere senza citare fonti e documenti, ma per sentito dire mi pare poco serio.

  158. elianna scrive:

    Proprio così, Luisa.
    Ci sono tanti modi per fare i troll: anche coi Misteri del S. Rosario.
    Purtroppo.

  159. Jacu scrive:

    Se hai notato il Papa usa espressioni morbide ma chiare “il parroco accolga volentieri”, “Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio.” Se fossimo in un’azienda e il presidente dell’azienda si rivolgesse in questa maniera ai suoi dipendenti, TUTTI capirebbero che non si tratta della richiesta di un favore. Chi non dovesse adempiere alla richiesta, verrebbe subito cacciato via.
    Come ho già scritto:questo Papa ha una pazienza infinita!!!

  160. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Luisa, io NON mi servo di Padre Pio.
    Io, indegnamente, cerco di servirlo!
    Se conoscesse P. Pio, avrebbe conosciuto il Suo TESTAMENTO SPIRITUALE:
    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”

    (http://www.sanpiodapietrelcina.org/testamentospirituale.htm)

  161. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”
    S. Pio da Pietralcina.

    (http://www.sanpiodapietrelcina.org/testamentospirituale.htm)

    E io… DIFFONDO., indegnamente servendo.

  162. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”

    (http://www.sanpiodapietrelcina.org/testamentospirituale.htm)

    Il Rosario è la sintesi della nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’espansione della nostra carità.

  163. Luisa scrive:

    Ubi, ripeto e confermo lei si sta servendo di Padre Pio, come lo ha fatto con Giovanni XXIII, con esattamente la stessa tecnica e strategia lei aveva intasato il blog rendendo impossibile ogni discussione.
    Complimenti!
    Si ricordi che il dono dell`intelligenza non è stato concesso solo a due o tre persone su questo blog!

  164. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    «Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario».

    È un testamento orale, è la risposta del Padre ai suoi confratelli che in diverse occasioni gli chiesero quale fosse il suo testamento spirituale e cosa lasciasse ai suoi figli. Esiste in diverse forme leggermente diverse, tutte contengono l’invito ad amare la Madonna e a pregare il Rosario, per esempio vi è l’aggiunta: “fate recitare il Rosario” oppure: “recitatelo bene”. Questa forma compare in parecchi libri ed è stata usata da Giovanni Paolo II il giorno della Beatificazione: “Alla conclusione della vicenda terrena, nel momento di manifestare le sue ultime volontà, egli volse il suo pensiero, come aveva fatto per tutta la vita, a Maria Santissima: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.

    da: (http://www.sanpiodapietrelcina.org/testamentospirituale.htm)

  165. Artefice1 scrive:

    Ubi………..cambia Titolo

    Vista la tua propensione Vogliosa, Lùbere capricciosa.

    Ti propongo di usare “ UBBIA”
    Ti stà Benissimo, quasi fatto apposta.

  166. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”

    Questo Santo sacerdote stigmatizzato, appartenente alla grande famiglia francescana, fu santificato dal grande Papa Giovanni Paolo II.
    Giovanni Paolo II che aveva tale grande venerazione per la Madre del Signore, che come motto aveva scelto: “Totus tuus” (Tutto tuo) estrapolato dal Pontefice dal Trattato della vera devozione alla Santa Vergine (1712) di san Luigi Maria Grignion de Montfort: “Tuus totus ego sum, et omnia mea tua sunt” (Sono tutto tuo, e tutto ciò che possiedo appartiene a te).

  167. Artefice1 scrive:

    UBBIA……….non te ne va bene una.

    “””non mi rimane che fare l’invito a pregare.
    Ribadire l’importanza della Preghiera è sempre un bene!
    Si preghi dunque, con Fede, e con costanza.”””

    Ma se preghi senza COSCIENZA, si ripete la storia del buon ladrone.

    Non capisci che quando s’accorgono ti dicono ciao e poi si seccano?

    Mica sempre va bene.

  168. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”

    Dicevo prima che la beatificazione e la canonizzazione di S. Pio sono avvenute sotto il pontificato di GIOVANNI PAOLO II. C’è un legame che lega i due: “Nel 1948 la posizione di Padre Pio in seno alla Chiesa non era ancora giunta al suo punto critico: Pio XII era un estimatore del frate con le stigmate e al suo arrivo sul soglio di Pietro, nel 1939, aveva ordinato al Sant’Uffizio di
    “lasciare in pace Padre Pio”. Il religioso era stato già in contrasto con il Sant’Uffizio: a partire dal maggio 1923, questo aveva emanato cinque decreti contro di lui e altri documenti ufficiali che sconfessavano la soprannaturalità dei fenomeni mistici che gli venivano attribuiti, in particolare le stigmate.

    In quel periodo, quindi, il clero di tutto il mondo sapeva che, ufficialmente, la Chiesa aveva preso le distanze da quel religioso e aveva invitato tutti a non frequentarlo. Ciò malgrado, Wojtyła volle conoscerlo. Ad aprile del 1948, durante le vacanze di Pasqua, partì per il Gargano con un seminarista suo connazionale e si trattenne qualche giorno nel paese in cui viveva Padre Pio. Le cronache registrano che ebbe vari incontri con il frate e che andò a confessarsi da lui. Nel novembre 1962 quando Wojtyła, già vescovo, era di nuovo a Roma per il Concilio, inviò una lettera a Padre Pio chiedendogli l’intercessione per la salute di una sua amica affetta da una grave neoplasia. La signora guarì, a detta dei medici stessi, in modo prodigioso. Il carteggio epistolare di tale evento (che comprende anche una lettera di ringraziamento spedita 11 giorni dopo la prima) è conservato come testimonianza.

    Wojtyła dimostrò sempre grande considerazione per il frate di Pietrelcina; fu proprio durante il suo pontificato che il frate fu prima beatificato (2 maggio 1999) e poi canonizzato (16 giugno 2002).

    da (http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Giovanni_Paolo_II#cite_ref-1)

  169. Luisa scrive:

    Ubi superbia, vorrei dirle che dovrebbe vergognarsi ma in fondo credo che lei non stia bene, solo uno stato un pò alterato può giustificare ciò che sta facendo.
    Se così fosse lei ha diritto alla nostra compassione e invito chi desidera scrivere di semplicemente ignorare ubi.
    Perchè, come nel passato, vi posso assicurare che Ubi continuerà a ruota libera, andrà furiosamente e senza sosta alla ricerca di copia incolla, lo ha fatto con Giovanni XXIII, lo sta facendo con Padre Pio. Come nel passato con Giovanni XXIII, Ubi non si fermerà. :(

  170. Artefice1 scrive:

    UBBIA ……..il Totus tuus è bellissimo.
    Fonte di CON-Sapevolezza.
    Stà TUTTO NELL’UNICITA’
    Solo quando LA Si Vive!

    Io l’ho detto a mia moglie. E ho mantengo quel Totus tuus.

    Perciò penso che non importa a chi lo si dice.
    Ma se LO SI MANTIENE.

  171. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”

    “Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
    La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.”

    da(http://www.santiebeati.it/dettaglio/71750)

    P.S. Si sono “ammalato”.
    DIAGNOSI: “Amore per S. Pio e la Chiesa Cattolica ed i suoi Santi”.
    PROGNOSI: Si prescrive vita natural durante, di proseguire nella sua lode alla Chiesa Cattolica ed i suoi Santi.

  172. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”

    Il frate delle stimmate si dichiara:
    “F I G L I O __D E L L’__O B B E D I E N Z A”

    “MARIA E’ TUTTA LA RAGIONE DELLA MIA SPERANZA”.
    Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità.

    P.S. Peccato non sia possibile usare caratteri cubitali.

  173. mauro scrive:

    Caro Ubi humilitas, ibi sapientia riprendo il tuo soliloquio che inizia con:

    ***Si vede giunto al Calvario, denudato, disteso sulla croce…..”. riferito ad una meditazione di S.Pio.

    Tre ore di agonia? Ben 3 Vangeli parlano dalle nove alle tre del pomeriggio. Si saranno comme minimo copiati fra loro, l’altro neanche ne parla.
    Il popolo quando era in agonia non lo insultava perchè non c’era. E’ sempre religiosamente raffigurato solo e morente sul calvario fra i soldati romani perchè rappresenta chi è stato abbandonato dal proprio popolo.
    Non può vedere la sua gola squarciata perchè il naso ed il mento impediscono la vista. Aveva per caso uno specchio?
    L’abbandono del Padre non c’è perchè Gesu’ è Dio fattosi uomo.
    Non c’è morte ignominosa fra due ladri perchè in ogni caso uno di essi salirà in paradiso con lui.

    Siamo sicuri che l’abbia scritto S. Pio?

    Già la lunghezza della meditazione non depone a favore di una stesura da parte di S. Pio che era un frate di poche parole. Quando ne pronunciava una decina era già troppo considerato che io lo posso testimoniare. A scriverle poi.
    Leggendola si capisce subito che ciò che viene detto è per sentito dire. Non conosceva l’anatomia umana, non sapeva che Gesu’ era Dio stesso, due ladri peccatori come possono rendere una morte ignominosa, se per il cristianesimo gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi? Direi gloriosa in ogni caso, con o senza i due ladri. Una morte ignominosa la fa un criminale.
    Avrebbe dovuto esserci il contrappasso con l’abbandono. Es. “Per quanto fu abbandonato la sua morte lo glorificò”
    Non avrebbe senso dire “per quanto fu abbandonato, la sua morte fu ignominosa”

    Non avevi qualcosa di meglio e piu’ sentito da offire?

  174. Luisa scrive:

    Victor, vedo ora che mi hai preceduta, stavo mettendo pure io il link al blog disputationes-theologicae…
    Ma vedi so già sin d`ora che quei testi raccoglieranno solo un rapido avviso sprezzante, raccoglieranno il non placet della sedicente autoproclamata élite teologica che ha imperversato e continua a imperversare qui e altrove.
    Vedi quando durante più di 40 anni una persona è stata accecata dal polverone sollevato dai seguaci dello spirito del concilio e resa sorda dal frastuono degli urrhah e degli osanna che acclamavano lo stesso spirito postconcilaire, non può subito e forse non vorrà e non potrà mai, aprire gli occhi e sturare le sue orecchie.
    Resterà definitivamente schiava del pensiero che continuerà a credere unico e si batterà affinchè lo resti, perchè è sulla base di quello spirito, di quella ideoogia che si è costruita, formata-deformata.
    Rendiamo grazie a Dio e a Papa Benedetto perchè oggi la parola si è liberata per chi non ha mai aderito a quel falso spirito conciliare, partigiano di un`ermeneutica di discontinuità e anche di rottura, rendiamo graze a Dio perchè sempre più persone riescono malgrado tutto ad aprire gli occhi non fosse che guardando E ascoltando il Santo Padre.

    Rimetto il link, ne parla anche il blog Messa in latino

    http://disputationes-theologicae.blogspot.com/2009/06/il-magistero-ordinario-infallibile.html

  175. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”

    Il frate delle stimmate si dichiara:
    “F I G L I O __D E L L’__O B B E D I E N Z A”

    Negli anni ‘40, per COMBATTERE CON L’ARMA DELLA PREGHIERA la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e CONTRASSEGNATA DA UNA DEVOZIONE ARDENTE ALLA VERGINE.

    P.S. Palesemente in “topic” con il tema proposto: S. PIO

  176. Cherubino scrive:

    Jacu, quando leggi “accolga volentieri” si capisce bene che non si tratta di un ordine, ma di un invito a considerare con apertura la richiesta. Del resto il papa ha ben precisato nella Lettera con cui ha spiegato il MP: “mi sta a cuore sottolineare che queste nuove norme non diminuiscono in nessun modo la vostra autorità e responsabilità, né sulla liturgia né sulla pastorale dei vostri fedeli. Ogni Vescovo, infatti, è il moderatore della liturgia nella propria diocesi (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 22: “Sacrae Liturgiae moderatio ab Ecclesiae auctoritate unice pendet quae quidem est apud Apostolicam Sedem et, ad normam iuris, apud Episcopum”).
    Nulla si toglie quindi all’autorità del Vescovo il cui ruolo, comunque, rimarrà quello di vigilare affinché tutto si svolga in pace e serenità.”

    PRIMA CONDIZIONE
    “Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa.” non si tratta di una semplice raccomandazione, ma di un vincolo: “si armonizzi con la cura pastorale”. Non è la cura pastorale che deve essere armonizzata con il rito straordinario. Si tratta di una condizione ben precisa: i richiedenti non possono pretendere il rito straordinario se ciò, a giudizio del Vescovo, è vissuto con spirito di discordia e di divisione. E questo si vede facilmente se essi si oppongono alle dinamiche poste dal Vescovo perchè vi sia l’armonizzazione indicata dal papa. In presenza di indocilità alle modalità indicate dal Vescovo nel pieno e legittimo esercizio della sua autorità (vedi il richiamo del canone 392) questi ha il dovere di non concedere il rito straordinario, a salvaguardia dell’unità della Chiesa.

    SECONDA CONDIZIONE
    Nella stessa Lettera, proprio prima del passo appena citato, si legge l’altra condizione posta:
    “Ovviamente per vivere la piena comunione anche i sacerdoti delle Comunità aderenti all’uso antico non possono, in linea di principio, escludere la celebrazione secondo i libri nuovi. Non sarebbe infatti coerente con il riconoscimento del valore e della santità del nuovo rito l’esclusione totale dello stesso.”

    E’ evidente che chi si pone nei confronti del rito ordinario con atteggiamento di disprezzo e di rifiuto non potrà mai legittimamente aspirare alla concessione del rito straordinario.

  177. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”

    Padri del Deserto: “Non appena ti levi dopo il sonno, subito, in primo luogo, la tua bocca renda gloria a Dio e intoni cantici e salmi poichè la prima preoccupazione alla quale lo spirito si apprende fin dall’aurora, esso continua a macinarla come una mola per tutto il giorno, sia grano, sia zizzania. Perciò sii sempre il primo a gettar grano, prima che il tuo nemico getti zizzania.”

    SEMINARE la PREGHIERA E’ SEMINARE BUON GRANO!!!
    Il resto è ….. ZIZZANIA!!!

  178. elianna scrive:

    Apprendo ora una notizia che ha provocato in me profondo dispiacere,
    oltre che sconcerto e meraviglia.
    Il corpo di Padre Pio sarà traslato nel nuovo tempio costruito da Renzo Piano, considerato
    un “monstrum” nel senso storico-estetico, irriconoscibile come edificio cattolico
    a causa della linea costruttiva e di arredi e iconografia che anni fa si sarebbero definiti
    “di rottura” (destino delle parole…) rispetto a quelli delle chiese tradizionali.
    Ciò accade contro la precisa volontà espressa dal Santo, che dichiarò :
    “Non voglio uscire da questo convento e non vi uscirò, NE DA VIVO, NE DA MORTO!”

    C’è da chiedersi:
    Se nell’Intervista di Radio Vaticana a Mons. D’Ambrosio del 3 Marzo 2008
    Fu risposto, alla domanda se la salma sarebbe rimasta nel luogo della sepoltura originaria:
    R. – Sì, rimarrà sempre nella stessa cripta. “

    e su
    http://www.papanews.it/news.asp?IdNews=6128
    1 marzo 2008
    “Non ci sara’ nessuna traslazione delle spoglie di Padre Pio nella nuova Chiesa intitolata al Santo con le stimmate, ma soprattutto non si e’ mai parlato di una possibile traslazione del corpo del Santo”,
    e così in altre dichiarazioni riportate da vari organi di stampa, che assicuravano la permanenza del corpo nella cripta del convento di Santa Maria delle Grazie”….

    …come mai si è proceduto alla famosa traslazione, che non rispetta le ultime volontà del Santo?
    Forse per imporgli l’ennesima prova di obbedienza su questo unico, ultimo desiderio, anche da morto…chissà (obbedienza a chi?)
    Sarebbe contento P. Pio di questo spostamento?

    Qualcuno teme che si avveri la promessa che egli fece in sogno a una sua devota:
    ”Se sarò spostato di lì, la terra tremerà!”

    http://fidesetforma.blogspot.com/

    PS
    Non lo ritengo un avvenimento di scarso peso specifico,
    besì indicatore grave di una mentalità che contrasta con
    lo spirito giusto dei pellegrinaggi diretti a un santuario, luogo di raccoglimento, preghiera e conversione.
    Basta tastare il polso a tanti commenti relativi al corpo del santo che rischia di diventare “oggetto di interesse turistico” e di un culto più idolatrico che genuinamente
    cattolico (come era nel passato, guarda un po’),
    in direzione opposta alla vera sensibilità di S. Padre Pio.

  179. Luisa scrive:

    Elianna siamo sulla stessa lunghezza d`onda!
    Ecco il messaggio che stavo mettendo quando ho letto il tuo, il mio sarà una conferma del tuo!

    Per ritornare a San Giovanni Rotondo, penso non sia sfuggito a nessuno il richiamo fortissimo che il Santo Padre ha rivolto durante la sua omelia ai religiosi e alle religiose:

    “Tutto questo, carissimi, Padre Pio ripropone oggi alla nostra attenzione. I rischi dell’attivismo e della secolarizzazione sono sempre presenti; perciò la mia visita ha anche lo scopo di confermarvi nella fedeltà alla missione ereditata dal vostro amatissimo Padre. Molti di voi religiosi, religiose e laici, siete talmente presi dalle mille incombenze richieste dal servizio ai pellegrini, oppure ai malati nell’ospedale, da correre il rischio di trascurare la cosa veramente necessaria: ascoltare Cristo per compiere la volontà di Dio.”

    Sono gli stessi frati che mentre durante mesi e mesi e in diverse occasioni assicuravano i fedeli inquieti che le spoglie di Padre Pio non sarebbero state spostate, commanditavano quella targa dorata con la data del 21 giugno con scritto il nome di Benedetto XVI e la menzione che lì sarebbero conservate le spoglie di Padre Pio.
    I frati e chi con loro mentivano sapendo di mentire, sapevano che le spoglie d Padre Pio sarebbero poste alla fine di quella specie di parcorso iniziatico a spirale ricoperto d`oro e sapevano che la benedizione del Papa avrebbe messo tutti a tacere o lo speravano.
    Del resto la sorpresa si leggeva sul volto del Papa quando, mentre si avviava verso l`uscita, qualcuno gli ha teso l`aspersorio per benedire la targa, con la sua abituale gentilezza il Santo Padre lo ha fatto, ripartendo rapidamente.
    Sarei curiosa di leggere le spiegazioni dei frati e del vescovo.

  180. Luisa scrive:

    Sta scritto sulla targa:

    “In occasione della visita pastorale di Sua Santità Benedetto XVI in questa chiesa impreziosita dalla devozione dei fedeli con la bellezza dell’arte per custodire il corpo di San Pio da Pietrelcina ha sostato in preghiera e l’ha benedetta”

    O come, mentendo, si può strumentalizzare la visita di un Papa e il Papa stesso, che non ho visto sostare in preghiera davanti a quella targa, ma allontanarsi rapidamente.

  181. elianna scrive:

    Sicchè, se ho capito bene…
    i frati avevano da tempo organizzato tutto, facendo ritrovare
    il Papa davanti a un “fatto compiuto”, dove, come ultimo atto, egli avrebbe solo devuto prendere l’aspersorio e benedire?
    Il Papa trattato come una semplice comparsa di un copione già scritto?

    Qualcuno mi dica che non è vero…

    o dobbiamo dire:
    Cari francescani, complimenti! ?
    In quale scenario ci troviamo ?

  182. elianna scrive:

    Signore, Dio Onnipotente,
    ti supplico di proteggere il nostro Pontefice
    Benedetto XVI dalle potenze delle tenebre che lo stanno circondando!

    S. Michele Arcangelo, combatti e intercedi,
    con Maria Ss.ma, per la Santa Madre Chiesa assediata dal regno della menzogna, nel silenzio e nella inconsapevolezza di gran parte dei cattolici!

  183. Luisa scrive:

    Ho registrato quella visita e mi sono rivista le immagini cara Elianna, posso assicurarti che la sopresa si leggeva sul volto del Papa, già quando, vicino all`uscita, qualcuno gli ha mostrato quella targa, ripartito per uscire ecco che davanti a lui sorge un frate che gli tende l`aspersorio e di nuovo sorpreso il Santo Padre non può che eseguire ciò che gli è domandato di fare!
    Le spoglie di Padro Pio non solo saranno traslate, contrariamente a ciò che è stato detto, ma saranno poste alla fine di un percorso iniziatico !
    È poi meglio che non parli di quella chiesa nella quale si troveranno le spoglie di Padre Pio, una chiesa senza inginocchiatoi, un colmo per una chiesa dedicata a Padre Pio, è meglio che dimentichi al più presto quell`orribile groviglio di ferro posto sopra l`altare che non oso chiamare croce.

  184. Jacu scrive:

    Il problema è questo, caro Cherubino, è che stai girando intorno: la seconda condizione non si pone quasi mai: la quasi totalità dei preti celebra la messa col NO. Nessuno, che io sappia, si è rifiutato di celebrare la messa in vernacolare.
    La prima condizione è chiara e accettabile; ma dalla mia esperienza il vescovo non si pone neppure il problema di stabilire se chi richiede la messa in latino, lo faccia per disprezzo per quella in vernacolare. I vescovi di solito dicono che loro non concedono le chiese punto e basta.
    Quello dei vescovi è solo un paravento! Loro devon cercare di risolvere i problemi, non far finta che ci siano. La messa nella lingua nazionale ha creato molte difficoltà e divisioni allora, eppure i vescovi non si sono sognati di risolvere il problema vietando la messa moderna.
    Mi pare strano che i nostri vescovi, così pronti ad accogliere tutti, così pronti a comprendere le ragioni di tutti, poi non vogliano ascoltare i loro fedeli, i quali per educazione, per sentire personale preferiscono la messa in latino.

  185. Cherubino scrive:

    ma cosa dici, Jacu, mica si sta parlando solo della disponibilità dei preti a dire messa nel rito ordinario (messa vernacolare non è un bel termine, non coglie appieno le qualità del rito ordinario che stanno nella maggiore partecipazione attiva e soprattutto nella maggiore presenza della Parola di Dio).
    E’ vero che il periodo inizia parlando dei sacerdoti, ma il principio seguente è valido per tutti.
    Si sta parlando della dispnibilità generale dei fedeli a sentire ed apprezzare la messa nel rito ordinario. Rifiutarsi di andare a messa se non c’è quella in RO, esrpimersi con giudizi negativi verso di essa o verso chi non si sente interessato al rito straordinario sono indizi sufficienti di un atteggiamento settario.

    E secondo me sei tu che stai girando intorno: io ammetto la validità e la positività del rito straordinario, tu riconosci la piena validità, efficacia e positività del rito ordinario ? Lo ritieni in grado di comunicare pienamente l’eucarestia ? Perchè se cominci con la tiritera tradizionalista che “in fondo” il rito ordinario è difettoso, incompleto ecc. ecc. allora sei già fuori dal motu proprio.

  186. mauro scrive:

    Care elianna e Luisa, quando Padre Pio morì già la Chiesa disse che le spoglie sarebbero state accolte nella nuova Chiesa di Renzo Piano. I frati si opposero per diverso tempo assieme ai fedeli, poi cadde tutto improvvisamente nel silenzio. Non so se lo ricordate, io l’ho ancor presente.
    Ora sta succedendo il contrario. La Chiesa ha affermato che non verranno traslate mentre i frati già hanno scritto su quella targa che verranno messe nella nuova chiesa.
    Direi che è imbarazzante per la Chiesa questo comportamento dei frati. Prima non lo vogliono traslare, poi, quando la Chiesa ha accettato il loro desiderio (che è il desiderio di Padre Pio), lo vogliono spostare.
    Io penso che sia un problema essenzialmente logistico e religioso. La cripta può ospitare solo poche persone alla volte e non si riesce a soddisfare le migliaia di persone che giornalmente visitano i luoghi di Padre Pio. Quindi hanno deciso di traslarlo all’improvviso senza nessuna comunicazione al Vescovo, ritengo. Da qui la sorpresa del Papa che non sapeva nulla.
    Il Papa, in questo caso e secondo il mio parere, dovrebbe pretendere che non sia traslato, sia perchè sembra che sia stata la Chiesa a volerlo, sia perchè i fedeli vogliono vivere i luoghi dove ha vissuto padre Pio. Quella Chiesa non ricorda nulla di quel frate ora santo.

  187. Luisa scrive:

    Caro Jacu, hai perfettamente ragione, le cose stanno esattamente come le descrivi tu e come sono ampiamente documentate su diversi siti e da numerose testimonianze.
    È inutile, credimi, cercare di convincere chi esige l`obbedienza al Papa salvo poi a giustificare la disobbedienza quando sono dei vescovi con la stessa “sensibilità” a rendersene colpevoli.
    Insomma l`obbedienza deve essere assoluta per taluni, ma diventa relativa e un optional per altri.
    La “fronde” contro il Motu proprio, Summorum Pontificum, è una tristissima realtà ma nel contempo le cose avanzano, si muovono, e nel buon senso, evoluzione impressionante ad esempio negli Stati Uniti dove l`interesse dei giovani per la Messa tridentina è fortissimo e sempre più Messe tidentine sono domandate e celebrate.
    Anche se sapere che sacerdoti, spesso giovani, pronti a celebrare il rito tridentino e malgrado la domanda di un gruppo stabile si vedono rifiutata la possibilità dal loro vescovo, potrebbe essere scoraggiante, continuiamo a mantenere la fiducia!

  188. Americo scrive:

    Esaltazione dell’umiltá, dell’obbedienza!!! Ma é lo stesso quello che vuol dire la “islam”, sottomissione alla parola di dio. C’è un peró: Dio solo parla agli autoeletti messageri cioé Maometto ed il papa di turno. Sottomissione quello é che tutti i preti hanno sempre voluto, sottomissione cieca alle loro fantasie, illusioni e allucinazioni. La Chiesa é costituita da preti che si vestono bene, vedi l’eleganza del papa, sono quasi tutti grassi e ben pasciuti riflettono benestare ed assenza di preoccupazioni ma é tutto apparenza, la chiesa é e fu sempre una mela bacata composta di opportunusti, illusi e affetti da patologie sessuali. Guardate i dipinti neri del Goya e lí vedrete la vera natura del pretume. Solamente due secoli fa nel 1826 fecero uccidere col “garrote vil” a Cayetano Ripoll per aver presuntamente insegnato deismo.

  189. maxx scrive:

    Se la salma di S. Pio sarà traslata nella nuova chiesa, progettata da qull’indegno massone di Renzo Piano sarà un vero sacrilegio. Basta guardarla, per vedere che quella non è affatto una chiesa, ma un tempio satanico come ha detto giustamente don Luigi Villa. D’altronde Renzo Piano è notoriamente ateo, anche se poi tutti questi atei, il più delle volte sono dei massoni, quindi dei veri servi del Demonio. Spero davvero che ciò che disse San Pio si avveri, ovvero, che se sposteranno la sua salma, la terra tremerà e spero che S. Pio, faccia crollare la nuova chiesa, ovviamente senza che nessuna si faccia male. Speriamo che S. Pio rimanga dove è ora, ma temo che alla fine, finiranno per spostarlo nella nuova chiesa, come ultimo oltraggio dopo quelli che ha subito in vita. Che S. Pio dal Cielo, vegli sulla Chiesa e su tutti noi.

  190. Jacu scrive:

    “E secondo me sei tu che stai girando intorno: io ammetto la validità e la positività del rito straordinario, tu riconosci la piena validità, efficacia e positività del rito ordinario ? Lo ritieni in grado di comunicare pienamente l’eucarestia ? Perchè se cominci con la tiritera tradizionalista che “in fondo” il rito ordinario è difettoso, incompleto ecc. ecc. allora sei già fuori dal motu proprio.”
    Oh si, dal momento che io vado ogni domenica mattina in chiesa e seguo la messa in italiano e di messe in latino nella mia vita ne ho seguito solo due.
    Non generalizziamo!
    Ma non nascondiamoci dietro un dito: nella mia parrocchia: che ricopre uno dei quartieri storici della città erano presenti della messa delle 10.30 mica quella delle 8 un trentina di persone.
    Ma questo non ci dice nulla? Io non sono per il ritorno alla messa in latino: io sono per il ritorno a una messa sentita, a una messa partecipata con RIVERENZA sia da parte del celebrante che dei fedeli: a me della lingua della messa o di chi legga o non legga importa poco: mi importa che vengano tollerati atteggiamenti irriverenti in un luogo di culto e durante un ufficio sacro come la messa. Sono stanco di vedere adolescenti che parlano, mandano sms, bambini che scorrazzano come al parzo, persone che tranquillamente chiacchierano tra di loro ecc. Ma dobbiamo necessariamente accettare tutto ciò affinché le persone vengano alla messa? Per fortuna mi sostiene la fede e IO continuo ad andare alla messa in italiano, se fosse stato per il casino che io vivo in chiesa la domenica, sarei rimasto a casa. Cherubino, ti sembra normale che i ministranti arrivino in ritardo alla messa? ti pare normale che i ministranti si scaccolino o si scambino di posto mentre il prete predica e non li vede? ti pare normale che la questua venga fatta da una bambina in shorts? Ti pare normale che la strimpellatrice delle canzoni newage che cantiamo noi non si inginocchi durante la preghiera eucaristica e anzi parli con la vicina? Ti pare normale tutto questo?
    Che fanno i vescovi? Nulla!! Assolutamente nulla! Si agitano solo quando si tratta della messa in latino! Però sono pronti a dare le chiese cattoliche per le messe in rumeno!
    Questo mi sconcerta!! Il latino no, che orrore! ma tutti gli abusi liturgici oramai di ogni domenica, non sono un problema. Io osservo ogni tanti i miei parrocchiani e noto che molti neppure il padre nostro dicono più. Io insegno a scuola, guarda caso latino, e parlo volentieri di tutto con i miei alunni e ti posso assicurare che pur avendo fatto la cresimo non sanno nulla del cattolicesimo.
    Io non do né la colpa al Concilio né alla messa in italiano, non devi fraintendermi, ma nella Chiesa vi sono grossi problemi e la soluzione non è far finta di nulla e difendere tutto ciò che è stato introdotto senza approvazione legittima né naturalmente cedere alla tentazione di tornare all’antico.
    I problemi ci sono: le chiese si svuotano sempre più, i fedeli non sanno più che cosa significhi essere cattolici, i preti si stanno trasformando in assistenti sociali. La protestantizzazione della Chiesa cattolica non è la soluzione: loro stanno peggio di noi.
    I problemi ci sono, ma la polarizzazione che io noto qui in questo forum: chiesa postconciliare= tutto bello-chiesa post-conciliare=tutto sbagliato è l’atteggiamento sbagliato.
    Scusa se sono stato dispersivo e caotico: ma la Chiesa mi sta a cuore.

  191. Cherubino scrive:

    devi essere particolarmente sfortunato: io quelle scene che tu dici di aver visto non le ho incontrate neanche una volta, e ne ho frequentate tante di realtà ecclesiali, parrocchiali e non parrocchiali, al nord come al sud, da più di 40 anni.
    E invece ho partecipato a tante messe ordinate, partecipate sia interiormente che esteriormente in modo adeguato, senza disturbi, con canti armonici e belli, con omelie ricche. Così come ho partecipato a normalissime messe celebrate nel Rinnovamento nello Spirito, dove però il Signore Gesù risorto ci ha regalato una particolare percezione della sua presenza e della sua azione salvifica.
    Certo può capitare anche il bimbo che piange, prontamente contenuto, o due ragazzi che parlottano: ma basta richiamarli e in genere la smettono.
    Comunque, fosse pure quello che dici -che non mi risulta- questo alla fine non c’entra. Anche il rito straordinario può diventare sciatto, non “sentito”, disturbato dalle vecchiette che recitano il rosario di sottofondo (gli anziani se la ricordano bene questa “usanza”). Per non parlare delle storpiature del latino, in genere poco capito dalle persone del popolo che ricavavano il significato di ciò che succedeva esclusivamente dai gesti.
    Comunque mi sembra che il papa (questo, come quelli precedenti) si senta a suo agio anche nelle messe africane, così come non sembra abbia avuto problemi particolari ad approvare le modalità di celbrazione dei neocatecumenali… magari potresti proprio andare ad una messa celebrata in parrocchia dai neocatecumenali…

  192. Jacu scrive:

    L’unica cosa che ti posso rispondere è:BEATO TE!!!

  193. peccatore scrive:

    Jacu delle 6,30: condivido tutto, parola per parola.
    Lasciamo perdere, per il momento, NO o VO.
    Resta il fatto che la Sacramentum Concilium non scrive quel che qualcuno poi ha fatto diventare la messa dal 1969 in poi. E che Paolo VI se ne turbò. E che Giovanni Paolo II ha risalito la china e che Benedetto XVI sta mettendo opportunamente i puntini sulle “i”.
    Intanto c’è chi “desacramentalizza” a tutto spiano, la messa da “sacrificio eucaristico” è sfumata in “mensa collettiva” ed è talmente veo che non c’è coscienza della presenza reale di Cristo, che -mentre si discute se possano comunicarsi o meno i divorziati conviventi o risposati- nessuno si preoccupa di evitare che il santissimo sacramento (intero o in briciole) possa cadere a terra (non si usa più il chierichetto con il piattino perchè la gente prende l’ostia con le mani, ma in quelle mani succede di tutto) o di fare almeno un piccolo gesto di reverenza avvicinandosi, mentre talvolta il ministro o il sacerdote non dicono nemmeno “il corpo di Cristo” e di “Amen” in risposta se ne sentono meno delle parole in libertà che si fanno intanto che “si fa la fila”…

  194. Cherubino scrive:

    bravo peccatore, hai detto bene: mettiamo pure i puntini sulle “i”, ma questo non vuol dire riscrivere il libro intero.

  195. don stefano bellunato scrive:

    “Deposito della fede ? ah Bellunato, tutti sanno che la DOTRTINA si divide in materia riformabile e materia definitivamente sancita. In questo secondo caso rientra il deposito della fede in senso stretto e non c’è stato mutamento della dottrina.”

    Ah davvero? Tutti sanno? Ci sarebbero dunque nella DOTTRINA (non solo nella disciplina, ma addirittura nella dottrina) “materia” cioé “veritá” – che quella é la materia della dottrina e non le opinioni – di serie A e veritá di serie B, veritá primarie irrinunciabili e veritá secondarie usa e getta?
    Quel che era creduto ieri puó dunque essere “riformato” oggi, e quel che é sancito oggi puó essere “riformato” domani? Materia definitivamente sancita? Tutto cio´che non é “definitivamente sancito” (da cosa? ex-cathedra?) é dunque “riformabile”? Come il Limbo ad esempio, o il Purgatorio, o l`inferno magari, perché no? Un magistero dunque in evoluzione che non sa bene oggi cosa sará creduto domani, forse tutto e il contrario di tutto. E perció posso anche non credere tutto quello che non sarebbe definito ex-cathedra? Eppoi “chiarire cio´che era incerto o controverso” equivale a “riformare”? Iddio ce ne scampi. La Rivelazione, che costituisce infatti l´OGGETTO della fede cattolica, é infatti CHIUSA, COMPLETA con la morte dell´ultimo degli Apostoli e non c´e´ “RIFORMA” che tenga. “qui solvit unum de mandatis istis minimis, minimus vocabitur in Regno Caelorum”.
    Per cui ti credero´se me lo dimostri a suon di documenti magisteriali raccolti in TUTTI i tempi e non solo da 40 anni a questa parte.
    Fino a quel momento ti informo, poiché sembri ignorarlo, che ci son fior di Papi che, senza ignorare tale asserto della “riformabilitá” del Magistero, lo condannano anche troppo chiaramente per un motivo molto semplice: con tali idee si distrugge la stessa idea di veritá e di Magistero. Si diventa un po´come i Testimopni di Geova insomma, che se nel 1910 non credevi alla fine del mondo profetizzata per il 1914 eri “disassociato” cioé buttato fuori, ma se non ci credevi nel 1915 perché la profezia era sbagliata non c´era nessun problema, anzi. Ahi ahi ahi, che povera idea di Magistero e delle veritá di fede. Assomiglia davvero troppo a quella dei modernisti…Per cui :
    “….Di qui il detto volgare dei modernisti, che l’uomo religioso deve pensare la sua fede. L’intelletto adunque, sopravvenendo al sentimento, su di esso si ripiega e vi fa intorno un lavorio somigliante a quello di un pittore che illumina e ravviva il disegno di un quadro svanito per la vecchiaia. Il paragone è di uno dei maestri del modernismo. Doppio poi è l’operar della mente in siffatto negozio; dapprima, con un atto nativo e spontaneo, esprimendo la sua nozione con una proposizione semplice e volgare; indi, con riflessione e più intima penetrazione, o, come dicano, lavorando il suo pensiero, rende ciò che ha pensato con proposizioni secondarie, derivate bensì dalla prima, ma più affinate e distinte. LE QUALI PROPOSIZIONI, OVE POI OTTENGANO LA SANZIONE DEL MAGISTERO SUPREMO DELLA CHIESA, COSTITUIRANNO APPUNTO IL DOGMA….” (Pascendi, San Pio X, Pascendi Dominici gregis, 8 settembre 1907)

    E ancora:
    “… in materia di fede NON SI PUÒ ASSOLUTAMENTE TOLLERARE LA DISTINZIONE POSTA TRA ARTICOLI FONDAMENTALI E NON FONDAMENTALI come se gli uni si imponessero a tutti e gli altri fossero lasciati all’arbitrio ed al gusto dei fedeli.
    LA VIRTÙ SOPRANNATURALE DELLA FEDE CHE HA PER CAUSA FORMALE L’AUTORITÀ DI DIO RIVELANTE, NON PERMETTE UNA SIMILE DISTINZIONE. Sicché i veri cristiani prestano, per esempio, all’augusto mistero della Ss.ma Trinità uguale fede che a quello dell’Immacolata Concezione, e credono cosi all’Incarnazione del Verbo come all’infallibilità del Romano Pontefice, così come il Concilio Vaticano la definì.
    NÉ PER IL FATTO CHE LE SINGOLE VERITÀ SONO STATE DEFINITE E SOLENNEMENTE PROCLAMATE DALLA CHIESA IN TEMPI DIVERSI ED ANCHE RECENTI NE CONSEGUE UNA GRADUATORIA NELLA LORO CERTEZZA E CREDIBILITÀ. FORSE NON È SEMPRE DIO CHE LE RIVELÒ?
    Il Magistero Ecclesiastico infatti, stabilito per divina provvidenza nel mondo allo scopo di CONSERVARE INTATTI IN PERPETUO le verità rivelate e di diffonderne con facilità e sicurezza la conoscenza, per quanto si eserciti quotidianamente per mezzo del Sommo Pontefice e dei vescovi in comunione con Lui, abbraccia pure il compito di definire, con riti e solenni decreti, quei punti della Sacra dottrina che, per errori di eretici e controversie, occorre SPIEGARE con ulteriore efficacia e chiarezza e RIBADIRE nelle menti dei fedeli. (quindi non si parla di “riformare”, n.d.r.)
    Però CON QUESTA FORMA STRAORDINARIA DI INSEGNAMENTO NON SI INTRODUCONO INVENZIONI O COMUNQUE QUALCOSA DI NUOVO CHE VENGA AD AGGIUNGERSI ALLA SOMMA DELLE VERITÀ almeno implicitamente contenute nel deposito della Rivelazione divina; si tratta invece o di chiarire punti che a taluni potrebbero rimanere tuttavia oscuri, o di dichiarare oggetto di fede verità prima ancora ritenute da taluno controverse…
    Ascoltino la dichiarazione di Lattanzio: “LA SOLA… Chiesa Cattolica è quella che mantiene il culto vero. Questa è la fonte della verità, questa la dimora della Fede, questo il tempio di Dio. E chiunque non v’è entrato o ne sia uscito rimane privo della speranza di salvezza. NESSUNO DEVE CERCARE D’INGANNARE SÉ STESSO CON DISPUTE PERTINACI: qui si tratta della vita, e se non vi si pensa e provvede, la si perde irreparabilmente”.
    Tornino dunque i Nostri figli dissidenti alla Sede Apostolica, posta nell’Urbe che i principi degli apostoli, Pietro e Paolo, consacrarono col loro sangue, alla sede “Radice e matrice della Chiesa cattolica”: non già con l’idea o la speranza che la “Chiesa del Dio vivo, colonna e fondamento della verità” faccia getto dell’integrità della fede per tollerare i loro errori, ma per sottomettersi al suo magistero e governo…” (Pio XI, Mortalium Animos, 6 Gennaio 1928)
    Eppoi:
    “…Prop. XXII. L’obbligazione che vincola i maestri e gli scrittori cattolici, si riduce a quelle cose solamente, che dall’infallibile giudizio della Chiesa sono proposte a credersi da tutti come dommi di fede.” (Pio XI, Proposizione condannata dal Syllabus, nonché Lett. all’Arciv. di Frisinga Tuas libenter, 21 dicembre 1862.)
    “…Per cui, non è affatto uguale la condizione di quelli che attraverso il celeste dono della fede hanno aderito alla verità cattolica e di quelli che, mossi da considerazioni umane, seguono una falsa religione. Quelli, infatti, che hanno ricevuto la fede sotto il magistero della chiesa NON POSSONO MAI AVERE GIUSTIFICATO MOTIVO DI MUTARE o di dubitare della propria fede….Dei sacri dogmi, quindi è da ritenersi sempre quel significato che ha determinato una volta la santa madre chiesa e non bisogna mai allontanarsi da esso, a causa e in nome di una conoscenza più alta.
    Cresca pure, quindi, e progredisca abbondantissimamente, per le età della storia, l’intelligenza, la scienza, la sapienza, sia dei singoli che di tutti, di ogni uomo e di tutta la chiesa, ma solo NEL SUO ORDINE, NELLO STESSO DOGMA, NELLO STESSO SENSO E NELLO STESSO MODO DI INTENDERE ” (Vat I, Const. de fide, 24 apr 1870)

  196. don stefano bellunato scrive:

    Caro Ubi, ti devo una risposta, scusa il ritardo, sai, ogni tanto lavoro… ;) grazie della tua benevolenza, non ne avevo mai dubitato, come anche del tuo buon cuore. e´che anche tu sei focoso come tutti noi e allora ogni tanto ci si sfrigola un po´. Ma non preoccuparti, hai tutto il diritto di fare le tue obiezioni come tutti qui, ci mancherebbe. solo che anche tu come me forse devi fare po´i conti appunto col …cuoricino, che ogni tanto prevale sul volitivo e líntellettivo. Ma non cé da farne una tragedia. Finche ti tieni stretto a Maria SS.ma a tutto si puó rimediare.
    Un abbraccio.

  197. Cherubino scrive:

    Bellunato, forse crede di stordire le persone a forza di filippiche interminabili ? è lei che ha esteso in precedenza la dottrina della fede fino a farvi rientrare anche ciò che non è materia di fede. Il mio intervento, che ora lei vuole rovesciare contro di me, era proprio nella distinzione di ciò che è dottrina di fede, e ciò che non lo è. La forma liturgica, ad esempio per l’uso della lingua, non è materia di fede. La dottrina eucaristica invece lo è. La prima può variare (nel rispetto della seconda), la seconda no.
    Intendo per dottrina della fede il magistero infallibile e quello autentico. Quindi la dottrina dichiarata non reformabile, quindi tutti i dogmi.
    Piuttosto è Bellunato che non accetta l’infallibilità del papa e del Concilio ecumenico. E non mi tiri fuori la palla del “concilio pastorale” che è categoria non canonica, tutti i Concili sono infallibili nelle parti che essi hanno voluto statuire come tali. Essi lo sono in quanto “magistero ordinario universale”.
    Concilio Vatcano I: “con fede divina e cattolica deve credersi tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o tramandata, e che è proposto dalla Chiesa come divinamente rivelato sia con giudizio solenne, sia nel suo magistero ordinario universale”.
    Paolo VI ha definito il Concilio Vaticano II appunto espressione di tale magistero ordinario, quindi se vuole essere coerente e accogliere la dottrina della fede non solo a parole ma anche coi fatti, lo accetti senza tanti contorsionismi verbali.

  198. Cherubino scrive:

    comunque, giusto per dare ai lettori qualcosa di comprensibile e preciso, rimando alla pagina dei domenicani:
    http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=376

  199. peccatore scrive:

    Quattro cose:
    1) grazie per la Vs carità nel non rimarcare lo strafalcione del mio post precedente sulla Sacrosanctum Concilium (lapsus dato dal fatto che avevo già in mente il poco rispetto per il Santissimo Sacramento). Se invece pensavate che ci fosse un gioco di parole, beh purtroppo sono solo un pasticcione…
    2) Cherubino: i puntini sulle i sono un modo di dire per riaffermare la necessità di una netta presa di distanza da un andazzo che ha poco a che vedere con la lingua in cui si celbra, ma che si radica nel senso stesso della liturgia
    3) in ogni caso, il Concilio Vaticano II trae o perde importanza dal riconoscere i precedenti Concili: se pretende di superarli, 45 anni sono più che sufficienti per ritenerlo superato. Se invece si pone in continuità con 2009-33=1976 anni di cristianesimo animato dallo stesso Spirito soffiato nella prima pentecoste, può anche accorgersi di non aver detto nulla di dfinitivo e può serenamente attendere ulteriori sviluppi.
    4)la Chiesa secolarizzata e protestantizzata è un problema; non ammetterlo significa non esserne preoccupati; non esserne preoccupati significa non ascoltare il papa; non ascoltare il papa non è mai stato un principio saggio, stando sulla barca di Pietro.

  200. Cherubino scrive:

    ma caro peccatore ! i dogmi mica li hanno definiti nel 34 dopo Cristo ! cìè stato sviluppo anche prima. Non cadiamo ancora nella contrapposizione fissità prima del CVII, da un lato, mutamento dopo. Le liturgie sono state modificate anche prima, i riti erano più di uno anche prima, i dogmi discussi e combattuti (si veda quello dell’Immacolata Concezione).
    Stiamo attenti alle NOSTRE rappresentazioni del passato che alterano la verità storica come attestata da fonti primarie.
    Se poi mettiamo mano alla storia della Chiesa altro che crisi post-conciliare ! ci sono stati periodi di tale decadimento morale a cominciare dal clero per finire al papato -eppure la liturgia era quella che vi piace e il CVII non c’era stato ancora- che a confronto i problemi liturgici e le dispute teologiche di oggi sono amene passeggiate.

  201. Gladiator scrive:

    Karl Rahner, maestro del Concilio, di Martini
    e della coscienza relativa
    Dietro l’opposizione intra-ecclesiale all’insegnamento di Benedetto XVI c’è il pensiero di un altro influente gesuita…

    di Roberto de Mattei

    Il nome di Karl Rahner è un passaggio obbligato per chi voglia entrare nel cuore del dibattito intraecclesiale dei nostri giorni. Come perito conciliare del cardinale Franz König il gesuita tedesco svolse, dietro le quinte, un ruolo cruciale nel Vaticano II, fino a essere definito dall’allora decano della Gregoriana, Juan Alfaro, “il massimo ispiratore del Concilio”. Di certo ha dominato il postconcilio come conferenziere di grido e scrittore dalla alluvionale produzione, pronto a intervenire disinvoltamente su tutti i problemi del momento: i suoi titoli sono oltre quattromila, le sue opere, tradotte e diffuse in tutto il mondo, continuano a esercitare una larga influenza sul mondo cattolico contemporaneo.
    Sembra giunta però l’ora di “uscire da Rahner”, come implicitamente auspicato da Benedetto XVI nell’ormai storico discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005, sulle “ermeneutiche” del Concilio Vaticano II. Lo “spirito del Concilio” a cui si richiamano gli ermeneuti della “discontinuità” ha infatti la sua fonte nel Geist in Welt di Rahner, quello “Spirito nel mondo” che è il titolo del suo primo importante libro, pubblicato nel 1939. Se in questo volume Rahner delinea la sua concezione filosofica della conoscenza, nel successivo, “Uditori della parola” (Hörer des Wortes), pubblicato nel 1941, espone la sua visione propriamente teologica. Le tesi di questi due libri e dei successivi, già lucidamente criticate dal padre Cornelio Fabro (“La svolta antropologica di Karl Rahner”, 1974), sono ora oggetto di un importante volume, a cura di padre Serafino M. Lanzetta, che raccoglie gli atti del convegno tenutosi a Firenze nel novembre 2007, con la partecipazione di eccellenti studiosi, provenienti da diverse parti del mondo: Ignacio Andereggen, Alessandro Apollonio, Giovanni Cavalcoli, Peter M. Fehlner, Joaquín Ferrer Arellano, Brunero Gherardini, Manfred Hauke, Antonio Livi, H. Christian Schmidbaur, Paolo M. Siano, (“Karl Rahner. Un’analisi critica. Le figure, le opere e la recensione. Teologia di Karl Rahner, 1904-1984”. Cantagalli).
    Oggetto della scienza teologica, per Rahner, non è Dio, di cui non può essere dimostrata l’esistenza, ma l’uomo, che costituisce l’unica esperienza di cui abbiamo l’immediata certezza. Non si può dunque parlare di Dio al di fuori del processo conoscitivo dell’uomo. Dio, più precisamente, esiste “autocomunicandosi” all’uomo che lo interpella. Rahner afferma che nessuna risposta va al di là dell’orizzonte che la domanda ha già precedentemente delimitato. L’orizzonte di Dio è misurato dall’uomo che, delimitando nella sua domanda la risposta divina, diviene la misura stessa della Rivelazione di Dio. Rahner non dice che l’uomo è necessario a Dio perché Dio possa esistere, ma poiché senza l’uomo Dio non può essere conosciuto, la conoscenza umana diviene la chiave di quella che egli definisce la “svolta antropologica” della teologia. Rahner si richiama spesso a san Tommaso d’Aquino, ma di fatto riduce la metafisica ad antropologia e la antropologia a gnoseologia ed ermeneutica.
    La “teologia trascendentale” di Rahner appare, in questa prospettiva, come uno spregiudicato tentativo di liberarsi della tradizionale metafisica tomista, in nome dello stesso san Tommaso. Ciò naturalmente può avvenire solo a condizione di falsificare il pensiero dell’Aquinate. Fabro non esita a definire Rahner “deformator thomisticus radicalis”, a tutti i livelli: dei testi, dei contesti e dei principi. L’esito è un “trasbordo” dal realismo metafisico di Tommaso all’immanentismo di Kant, di Hegel e soprattutto di Heidegger, acclamato dal gesuita tedesco come il suo “unico maestro”.
    Rahner accetta il punto di partenza cartesiano dell’io come auto-coscienza. L’uomo, spogliato della sua corporeità, è innanzitutto coscienza, puro spirito, immerso nel mondo. Come per Cartesio e per Hegel, anche per Rahner è il conoscere che fonda l’essere, ma la conoscenza ha il suo fondamento nella libertà, perché “nella misura in cui un essere diventa libero, nella medesima misura esso è conoscente”. La coscienza coincide con la volontà dell’uomo e la volontà dell’uomo è l’attuarsi dell’Io. L’Io a sua volta non è sottomesso a nulla che lo possa condizionare, perché il suo fondamento sta proprio nella sua incondizionatezza e dunque nell’assenza di ogni oggettiva limitazione esterna.
    La conseguenza della riduzione dell’uomo ad auto-coscienza è la dissoluzione della morale. La libertà prevale sulla conoscenza perché, come afferma Heidegger, dietro il cogito cartesiano irrompe la libertà. L’uomo è coscienza che si auto-conosce e libertà che si auto-realizza. Per Rahner, come per il suo maestro, l’uomo conosce e vive il vero facendosi libero. Il valore morale dell’azione non ha una radice oggettiva, ma è fondato sulla libertà del soggetto.
    Forzando il n. 16 della “Lumen Gentium”, in cui si parla della possibilità di salvezza di coloro che “non sono giunti a una conoscenza esplicita di Dio”, Rahner afferma che la salvezza non è un problema, perché è assicurata a tutti, senza limiti di spazio, di tempo e di cultura. La chiesa è una comunità vasta come il mondo, che include i “cristiani anonimi”, i quali, benché possano dirsi non-cattolici, o addirittura atei, hanno la fede implicita. Chiunque infatti “accetta la propria umanità, costui, pur non sapendolo, dice di sì a Cristo, perché in lui ha accettato l’uomo”. Tutti, dunque, anche gli atei, in quanto atei, si salvano se seguono la propria coscienza. Qualsiasi uomo, quando conosce se stesso, anche nel male che compie, se si accetta come tale, allora è auto-redento ed ha fede. E quanto più conosce e accetta la propria “esperienza trascendentale” tanto più ha fede. Questo, osserva giustamente il padre Andereggen, significa che ha più fede un individuo che si sia psicanalizzato freudianamente durante dieci anni, piuttosto che un religioso che preghi (p. 35).
    Il cardinale Franz König, uomo di punta del progressismo conciliare, fu il grande “sdoganatore” di Rahner, in odore di eresia fino agli anni Sessanta.
    Tra i numerosi e illustri discepoli del gesuita, bisogna ricordare l’ex presidente della Conferenza episcopale tedesca Karl Lehmann e, in Italia, il cardinale Carlo Maria Martini. Le ultime interviste-confessioni di Martini, con Georg Sporschill (“Conversazioni notturne a Gerusalemme”, Mondadori) e con don Luigi Verzé (“Siamo tutti nella stessa barca”, Edizioni San Raffaele), sono di impronta rahneriana, per l’universalismo salvifico e la “morale debole”. Martini, come Rahner, ritiene che la missione della chiesa sia aprire le porte della salvezza a tutti, compresi coloro che si discostano dalla fede e dalla morale cattolica. Lo stesso Martini, istituì a Milano una “cattedra dei non credenti”, per ascoltare il loro contributo alla salvezza del mondo. Il successore di san Carlo Borromeo, rinunciava così al compito di portare Cristo a chi non crede, per affidare ad atei dichiarati come Umberto Eco la missione di “evangelizzare” i fedeli della diocesi ambrosiana.
    Non è eccessivo affermare che Rahner è il padre del relativismo teologico contemporaneo. A confermarlo è la sua più intima confidente, Luise Rinser, che l’11 maggio 1965 gli scriveva: “Sai qual è la maggior difficoltà che mi viene da parte tua? Che sei un relativista. Da quando ho imparato a pensare come te non oso affermare nulla con sicurezza” (“Gratwanderung”, Kösel). Qualche anno dopo la stessa Rinser avrebbe solidarizzato con i terroristi Andreas Baader e Gudrun Ensslin. Rahner, da parte sua, il 16 marzo 1984, poco prima di morire, scrisse una lettera in difesa della teologia della liberazione che chiamava i cattolici alle armi in America Latina.
    La lettura del libro curato dal padre Lanzetta conferma nell’idea che Karl Rahner, per lo spregiudicato uso delle sue indubbie capacità intellettuali, fu soprattutto un grande avventuriero della teologia. Il giovane Ratzinger subì il fascino della sua personalità, ma intravide presto le conseguenze devastanti del suo pensiero e, sotto un certo aspetto, dedicò tutta la sua successiva opera intellettuale a confutarne le tesi. Oggi il nome di Rahner rappresenta la bandiera teologica di chi si oppone al pensiero antirelativista di Benedetto XVI-Ratzinger. L’analisi critica merita di essere portata fino in fondo.
    Il Foglio 16 giugno 2009

  202. don stefano bellunato scrive:

    “Deposito della fede ? ah Bellunato, tutti sanno che la DOTRTINA si divide in materia riformabile e materia definitivamente sancita”.
    Lei usa la parola “dottrina”, e la mette accanto a “riformabile”, lei non usa la parola “forma liturgica” o disciplina se non successivamente per parare il colpo. Se c´è errore o confusione non la imputi a me dunque, ma semplicemente Si rilegga. Le fará bene.
    E comunque il colpo é parato assai male, perche´anche la liturgia é luogo teologico ed espressione del dogma, “lex credendi lex statuat supplicandi”, le due realtá sono relative, non monadi a se stanti. Sennó perche´avrebbero cambiato la Messa se non si avesse voluto affermare altro o appunto venire incontro a persone che non credevano piú come prima? Bastava lasciare quel che c´era.
    Cosí come la disciplina, e la pastorale, sono ben specchio delle proprie convinzioni. Entrambe non sono altro che un´applicazione nella fede del logico principio naturale “agere sequitur esse”.
    Con sua buona pace dunque a lingua liturgica immutabile corrisponde dunque fede immutabile, a liturgia espressa con lingua vernacolare, cioé mutabile e profana corrisponde fede … indovini un po`.
    Bene comunque per la citazione del Conc. Vat I. Vi si attenga allora e non faccia finta che il Magistero e la Tradizione comincino 40 anni fa e che i Papi del preconcilio abbiano insegnato un Magistero con la data di scadenza impressa “da credersi fono al Concilio Vaticano II”. Si vada a leggere ad esempio i Canoni sulla Messa del Conc. di Trento e vedrá che farsene delle liturgie vernacolari a base di pani e coppe di vino attorno a un tavolo.
    Se poi quasi 2000 anni di Magistero anteconciliovaticanosecondo la “stordisce” ed é “filippica”, mi spiace sinceramente per lei, ma sappia che non capita a tutte le “persone” e che forse dovrebbe cominciare a chiedersi il perché di tanto “stordimento”.

  203. don stefano bellunato scrive:

    grazie a phisikelly per il link collíntervist a mons fellay.

  204. Cherubino scrive:

    “Con sua buona pace dunque a lingua liturgica immutabile corrisponde dunque fede immutabile, a liturgia espressa con lingua vernacolare, cioé mutabile e profana corrisponde fede … indovini un po`.”

    o finalmente si scopre quali sono quelli di cui parlava il papa che diffondono “dottrine private” al posto del magistero cattolico.
    Caro Bellunato si legga cosa dice don Cantoni (dovrebbe conoscerlo, no?) sulla presunta “lingua sacra”. E poi, visto che la prima messa l’hanno detta in aramaico, si dovrebbe dedurre che quel gruppetto di galilei, capo compreso, non avevano fede…

  205. Cherubino scrive:

    certo che a questo indirizzo saranno colpiti dalle dottrine di Bellunato … cdf@cfaith.va

  206. Gladiator scrive:

    I nemici del crstianesimo Bultmann e Karl Rahner

    Il pensiero di Karl Rahner è lo stesso, identico, del professore Rudolf Bultmann figlio di un pastore protestante evangelico !
    Questo aveva alla base gli stessi maestri del dubbio e del sospetto di Karl Rhaner e il loro intendo non è stato altro che ditruggere ogni storicità delle scritture a iniziare dal Vecchio Testamento ! Solo che il gesuita operava con la sua demolizione sistematica nell’ambito della fede cattolica . E siccome non abbiamo avuto sentinelle e profeti in grado di contrastarlo e di contrapporgli la vera fede sul piano culturale , la Chiesa è stata invasa e in parte distrutta . Ora bisogna raccoglierne i cocci . ” Le scritture sono un mito che ognuno interpreta nella propria esistenza perchè non esiste una fede oggettiva rivelataci dalle scritture . Il fatto storico non esiste perchè lo hanno interpretato bene o male gli agiografi . Oggi noi con la scoperta dei generi letterari e le scienze antropologiche possiamo fare molto di meglio .Non esiste una fede oggettiva della Chiesa che è stata sempre la stessa , ma questa è frutto della fede degli apostoli che l’hanno interpretata secondo la loro esistenza e con i mezzi scarsi che avevano di critica a quei tempi . Quindi la fede di Abramo non era la fede di Pietro e di Giovanni !!!!! Un pensiero micidiale che non lascia nulla di intatto nelle sacre scritture e tutta la chiesa cattolica ne è pregna oggi .

  207. Silvano scrive:

    a proposito di nemici del cristianesimo, qualcuno ha letto le parole del segretario del PD, On. Sciortino ?

  208. Luisa scrive:

    “o finalmente si scopre quali sono quelli di cui parlava il papa che diffondono “dottrine private” al posto del magistero cattolico.”

    O piuttosto….finalmente si scopre quando qualcuno crede sapere ciò che il Papa pensa e a chi pensa mentre scrive, o quando qualcuno è talmente poco umile d` attribuire le sue proprie interpretazioni, conclusioni, deduzioni, simpatie e antipatie al Papa….. :)

    O quando qualcuno è talmente accecato dall`ideologia postconciliare e dai suoi frutti, reso cieco e sordo dal polverone spiritoconciliareconforme e dagli osanna che lo hanno accolto provocando un rumore assordante che ha zittito ogni altra voce, o quando qualcuno che si è formato partecipando attivamente a questo frastuono non può o-e non vuole ammettere che quell`ideologia non è “sacra”, non è “infallibile”, non è “perfetta”, non è esente da critiche, errori anche gravi, da abusi e derive nei suoi frutti.

    O quando qualcuno rifiuta di vedere gli errori anche gravi commessi in casa sua, o se li vede li banalizza, e comunque rifiuta di parlarne, e preferisce scegliersi un nemico e su di lui gettare, tale un inquistore dei tempi moderni i suoi strali, le sue scomuniche personali.

  209. don stefano bellunato scrive:

    Ecco allora piu´chiaramente la “mia” dottrina sulla lingua liturgica, e lingua tout-court, della Chiesa Cattolica Romana (per quella aramaica ha sbagliato indirizzo, Cherubino, ma confido che saprá rivolgersi ai Maroniti…), non sará forse come quella di Don Cantoni, peró guarda caso… e pai pari quella di San Pio X (Tra le sollecitudini, Motu Proprio, 22 nov 1903) e, nientepopodimenocché…da Giovanni XXIII (Allleluujaaa!) che non fa che riportare il pensiero dei suoi predecessori:

    San Pio X:

    “…7. LA LINGUA PROPRIA DELLA CHIESA ROMANA È LA LATINA. È quindi proibito nelle solenni funzioni liturgiche di cantare in volgare qualsivoglia cosa; molto più poi di cantare in volgare le parti variabili o comuni della messa e dell’officio.

    8. Essendo per ogni funzione liturgica determinati i testi che possono proporsi in musica e l’ordine con cui devono proporsi, non è lecito né di confondere quest’ordine, né di cambiare i testi prescritti in altri di propria scelta, né di ometterli per intero od anche solo in parte, se pure le rubriche liturgiche non consentano di supplire con l’organo alcuni versetti del testo, mentre questi vengono semplicemente recitati in coro.

    Soltanto è permesso, giusta la consuetudine della Chiesa Romana, di cantare un mottetto al SS. Sacramento dopo il Benedictus della Messa solenne. Si permette pure che dopo cantato il prescritto offertorio della Messa, si possa eseguire nel tempo che rimane un breve mottetto sopra parole approvate dalla Chiesa.

    9. Il testo liturgico deve essere cantato come sta nei libri, senza alterazione o posposizione di parole, senza indebite ripetizioni, senza spezzarne le sillabe, e sempre in modo intelligibile ai fedeli che ascoltano…”

    Eppoi Giovanni XIII, Cost. Ap. “Veterum Sapientia”, 22 feb 1962, alla vigilia del Concilio, toh!
    (testo latino in: http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/apost_constitutions/1962/documents/hf_j-xxiii_apc_19620222_veterum-sapientia_lt.html)

    Che é un lunghissimo elogio della preminenza de LAtino su qualsiasi altra lingua liturgica:

    “3. Nel mezzo di tale varietá di lingue, CE N´È UNA CHE SORPASSA TUTTE LE ALTRE (EMINET), cioé colei che, nata nel Lazio, diventó in seguito un ammirabile strumento per la diffusione del cristianesimo in Occidente. Non accadde infatti senza una particolare disposizione della Divina Provvidenza che tale lingua, che per numerosi secoli aveva riunito un´unica confederazione di popoli sotto l`autoritá dell´Impero Romano, diventasse poi LA LINGUA PROPRIA DELLA SEDE APOSTOLICA (Pio XI, Unigenitus Dei Filius, 19 marzo 1924) e che, trasmessa alla posteritá, essa costituisse uno stretto legame di unitá tra i popoli cristiani d´Europa.
    4. Il Latino infatti per sua stessa natura conviene perfettamente a promuovere in tutti i popoli ogni forma di cultura. Infatti esso non suscita gelosie, é pure imparziale verso tutte le nazioni, senza essere il privilegio di nessuna di esse, ed esso é poi accettato da tutte come un amico. Inoltre non si deve dimenticare che il latino porta con se una sua caratteristica nobiltá. esso possiede uno “stile conciso, vario, armonioso, pieno di maestá e di dignitá” (Pio XI, Epist. Officiorum Omnium, 1 ago 1922) che incita in maniera inimitabile alla precisione e alla gravitá…”
    Il resto della lettera del grande Papa che poco dopo apri il Concilio Vat. II, in nome del quale si volle far tabula rasa del Latino, é tutta una lode che ne esalta, al seguito di Pio XI l´universalitá, l´immutabilitá: Infatti la Xhiesa, che raggruppa nel suo seno tutte le Nazionie che é destinata a vivere fino alla fine dei secoli… ha bisogno secondo la propria natura di una lingua universale, definitivamente fissata, e che non sia una lingua volgare. (Pio XI, Officiorum omnium…)…infine la Chiesa Cattolica-continua Giovanni XIII- poiché ´e fondata dal Cristo Nostro Signore, sorpassa lungamente in dignitá ogni societá umana, ed `giusto dunque che essa utilizzi una lingua non volgare, ma bensí nobile e maestosa”
    Esso la chiama anche la descrive come chiave della Tradizione: 8″ Il latino … dev´essere considerato come un tESORO DI INESTIMABILE PREZZO (Pio XII, Alloc. Magis Quam, 23 sett. 1951) e come una PORTA CHE PERMETTE A TUTTI di accedere direttamente alle veritá cristiane trasmesse sin dai tempi antichi e ai documenti del Magistero della Chiesa (Leone XIII, Enciclica “Depuis le jour”, 8 sett. 1899) esso é infine un legame prezioso CHE UNISCE IN MODO ECCELSO LA CHIESA DI OGGI CON QUELLA DI IERI E CON QUELLA DI DOMANI”

    Egli intima poi ai vescovi “11§2..essi veglieranno dunque con paterna sollecitudine a non permettere ad alcuno dei loro subordinati di scrivere, per gusto di novitá, qualsiasi cosa contro l´uso del latino, sia nell´insegnamento delle scienze sacre, sia nella liturgia, oppure che per pregiudizio nessuno attenui la volontá della Sede Apostolica su questo punto o ne alteri il senso… NESSUNO SIA POI AMMESSO AD INTRAPRENDERE STUDI DI FILOSOFIA O DI TEOLOGIA CHE NON SIA PIENAMENTE E PERFETTAMENTE FORMATO IN QUESTA LINGUA E CHE NON NE POSSIEDA L´USO….” E non solo i seminaristi ma a fortior ianche i professori devono saper “docere” in latino, pena la “…sostituzione progressiva con professori che ne siano capaci…” (11§5)

    Tutto cio´alla veglia del Concilio, ma si sa, caro Cherubino, tutto ció é riformabile no?

  210. Cherubino scrive:

    lei, Bellunato, fa un passo avanti e due indietro. La discussione è nata sul suo disprezzo per la messa nella lingue “vernacolari” ecc. ecc. e su una certa confusione che lei fa tra lingua sacra e lingua liturgica. Le due cose sono molto diverse.
    Io non tolgo nulla all’importanza e alla bellezza del latino, ma come tutte le lingue -e lo dice la linguistica- ha i suoi pregi e i suoi limiti. E la carità di Cristo ha spinto la Chiesa a conservare da un lato il latino, e dall’altro a usare altre lingue per la liturgia come del resto avviene da sempre nelle Chiese orientali.
    Quanto ai brani che lei cita, a parte il fatto che proprio voi che contestate l’infallibilità del papa e del Cocnilio Vaticano II dovreste sapere che quei testi non esprimono verità indiscutibili, nè verità di fede. Esse devono sempre fare i conti con l’esigenza pastorale dettata dalla carità.
    Per questo io trovo -seguendo la Chiesa- che sia senz’altro auspicabile un recupero di parti della messa in latino, come vere e proprie “reliquie” della Chiesa (l’espressione è di don Cantoni). Ma anche di parti in altre lingue: perchè non recitare il padre nostro in greco o in ebraico ? Gesù l’ha recitato in quelle lingue…

    Il latino stesso ha dei limiti: ad esempio è assodato che il “pro multis” della consacrazione eucaristica è una traduzione inadeguata del termine ebraico che indica la moltitudine, nel senso di “tutti”. Il latino “tadisce” il concetto originario. Ogni traduzione è un tradimento dicono i lingusiti, e questo vale anche per il latino dove ha tradotto, mentre il latino è molto utile per esrpimere concetti che sono nati nella riflessione teologica latina. Senza trascurare il greco.
    Del resto i latini erano consapevoli di questo e spesso conservano le reliquie linguistiche ebraiche: Sanctus, Sanctus … Deus SABAOTH. E’ ebraico, non latino.
    Comunque, che le piaccia no (sembra che a qualcuno della FSSPX la cosa no nvada tanto giù) Dio ha scelto di incarnarsi in un ebreo palestinese di lingua aramaica. Quindi tutte le verità di fede sono state pensate e dette primariamente in quella lingua. Poi in greco: l’originale greco dei vangeli è certamente più “esatto” della Vulgata ! Allora perchè non diciamo la messa in latino con le letture dell’antico testamento in ebraico e il vangelo e le lettere in greco ?

    don Cantoni:
    Qui incontriamo il concetto di lingua sacra. La lingua sacra può essere concepita come mezzo per esprimere e quindi partecipare ad un “mistero”, cioè ad una azione che trascende l’agire comune, banale, “profano”; oppure come strumento di una azione magica. Da una parte espressione di fede, dall’altra di tecnica e di potere. Cfr. l’episodio degli esorcisti ambulanti ebrei (i figli di Sceva) raccontato nel capitolo 19 degli Atti degli Apostoli, dove il santo nome di Gesù, che comprende l’ineffabile nome di Dio accanto al termine “salva”, è usato come talismano per scacciare gli spiriti, quindi senza fede.
    Il Cristianesimo non dispone propriamente di una lingua sacra. In ciò si differenzia dal Giudaismo, dall’Islam e dall’Induismo. Le parole di Gesù sono tradotte in greco nel testo canonico del Nuovo Testamento e anche l’Antico Testamento è citato nella traduzione dei LXX, il cui valore e il cui significato per il Cristianesimo è difficilmente sopravvalutabile.
    Ciò non toglie che anche il Cristianesimo conosca delle “antiche lingue”: le lingue liturgiche. Le grandi tradizioni apostoliche dell’antichità cristiana si cristallizzano attorno a delle lingue liturgiche e alla lingua in cui è tradotta la Bibbia.
    Tradizione Antiochena: siriaco (aramaico), la lingua della traduzione detta Peshitta. A questa tradizione appartengono le liturgie siro-occidentale e siro-orientale (detta anche “assira” o “caldea”), che – in India – è divenuta la liturgia siro-malabarese.
    Tradizione Bizantina: greco, la lingua della traduzione dei LXX. A questa tradizione appartengono le liturgie di S. Basilio e S. Giovanni Crisostomo.
    Tradizione Alessandrina: copto. Il copto deriva dall’antica lingua degli egiziani e si divide in “dialetti”: bohirico e sahidico. In questa lingua è celebrata la liturgia di S. Marco, detta anche – appunto – liturgia “copta”. Da questa liturgia deriva la liturgia etiopica, celebrata nell’etiopico antico, il gheez. In gheez abbiamo anche una traduzione della Bibbia, nel cui canone sono inclusi anche diversi apocrifi che ci sono giunti solo attraverso questa traduzione.
    Tradizione Romana, a cui corrisponde ovviamente il latino con la traduzione Vetus Latina e la più nota Vulgata. In questa lingua sono (o furono) celebrate venerabili liturgie: romana, ambrosiana, celtica, gallicana, visigotico-mozarabica.
    La prassi della Chiesa rispetto alle “antiche lingue” nelle varie tradizioni è stata diversa. La Chiesa latina ha mantenuto il latino in modo pressoché esclusivo dai tempi del pontificato di S. Damaso (366-384) fino al concilio Vaticano II. La Chiesa bizantina ha sempre ammesso la possibilità di traduzioni totali o parziali. Sono così nate le liturgie bizantino-slava, bizantino-rumena, ecc.
    Le Chiese orientali hanno ammesso – nel tempo – traduzioni parziali. Sia i copti, per es., che i Maroniti, passano alternativamente dall’arabo alla lingua liturgica copta o siriaca. …

  211. Cherubino scrive:

    sul Padre nostro in geco, latino, aramaico (con file audio) ed ebraico:
    http://www.nostreradici.it/Pater-ebr-aram-grec-vulg.htm

  212. mauro scrive:

    Cari Cherubino e don Bellunato, siete infine giunti alle chiacchere da bar, quelle chiacchere lunghissine che non si sa dove siano cominciate e non si saprà mai quando fineranno proprio perchè ci sarà sempre qualcosa che confuterà quello che l’altro ha affermato come vero.
    Uno a favore, l’altro contro e se facessimo che il CVII mai sia esistito?
    Non sarebbe meglio? Evitereste la discussione da un lato e dall’altro potreste parlare di quello che la Chiesa ha bisogno in questo momento davvero critico, molto piu’ serenamente e con l’animo rappacificato.

    Religione vuol dire legame che unisce gli uomini nel culto.
    Ma voi parlate di ciò che vi interessa perchè quel legame lo sciogliete.

  213. Artefice1 scrive:

    Mauro……non ho tempo.
    Nella anche tua CON-Fusione posso dirtelo.
    Questo tuo ultimo sentimento LO appoggio!

    Sei CON-Tento?

  214. Cherubino scrive:

    mauro dice “e se facessimo che il CVII mai sia esistito?”
    te piacesse… rassegnati, non è così.

  215. Giovanni Mandis scrive:

    Cherubino Dio si è incarnato in un ESSERE UMANO.
    PUNTO.

  216. Artefice1 scrive:

    Cherubino……..quello é UN SIGNIFICATO.
    CON-Fligge!

    Puoi appenderlo al Bar.

    Oppure in sgrestia.

    Masapiòch.

  217. Cherubino scrive:

    un ebreo, Mandis, con dna ebreo-palestinese, cultura ebreo-palestinese, corto, nero e poco ariano…

  218. Giovanni Mandis scrive:

    “corto”? l’uomo della sindone è alto almeno un metro e ottanta…
    a me risulta che non esista dna ebreo-palestinese, ma dna umano. a ragionare come te si da ragione a Voltaire e Hitler, cioè ai RAZZISTI.
    cultura-ebreo palestinese posso anche essere d’accordo, sempre ricordando che in quanto Dio Gesù Cristo era onnisciente e quindi conosceva (e apparteneva a) tutte le culture comprese quelle posteriori alla sua incarnazione. ma l’essere ebreo umanamente è un mezzo, perchè il Messia doveva venire dal popolo eletto.

  219. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Mi riaffaccio al blog (anche io lavoro) e mi son fatto una… letturina…
    su cui gradisco… non esprimermi…
    Dunque… dove ero rimasto ieri… …ah si…

    _____________Questo è il mio testamento e la mia eredità:
    “AMATE LA MADONNA E FATELA AMARE. RECITATE SEMPRE IL ROSARIO”
    P.Pio

    “Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva – per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
    LUI STESSO AVEVA SEMPRE LA CORONA DEL ROSARIO IN MANO.”

    “ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’ ”

    (la Madonna a Fatima, nell’apparizione del 13 luglio 1917 )

    L’ invito è a pregare.

  220. Cherubino scrive:

    ti sbagli Mandis, la misurazione dell’altezza dell’uomo della sindone comporta alcune difficoltà essendo un’immagine “tridimensionale”. L’altezza che riporti tu è una misurazione ormai considerata vecchia e inattendibile, anche perchè non teneva conto delle pieghe del lenzuolo, ma lo considerava come completamente stesso, il che è irrealistico. Già nel 1967 lo studioso mons. Giulio Ricci aveva ricalcolato intorno ai 163 centimentri, altri studi computerizzati recenti situano a 175.
    Tieni poi presente che la stima riportata da te sarebbe uno degli elementi contrari alla sindone come il sudario di Gesù. Infatti già difficilmente un palestinese arrivava a 175, impossibile a 185. E se fossero i 175 centimentri difficilmente un particolare di questo genere sarebbe stato taciuto nei documenti storici del tempo.

    Quanto al DNA, se ti riferisci al genoma è ovvio che esso è lo stesso per tutti gli uomini, ma è anche vero che esso non si tramanda per via aerea, ma per ereditarietà, e quel dna viene da Maria ed è tramandato da generazioni di ebrei.

  221. Artefice1 scrive:

    Giovanni…..il cherubino non é Cristiano….pare proprio.

    Il cherubino é scantonato…………ora vede solo minuscoli dettagli. Come un classico ebraino. Li tesaurizza pure e guai cambiarglieli di posto, anche se sarebbero spazzatura.

    Per giunta crede che il CON-Testo, per lui, dotato a questo punto di tali quisquiglie, non sia un mistero insolubile.

    E invece no, e invece no, la Vita é quella che Lui dà a te, e
    In guerra sono Vivo, quando sono come piace a sé.

  222. Cherubino scrive:

    e comunque non era nè biondo nè ariano. E non parlava neanche tedesco. Diciamo che era molto “meridionale”.

    E quanto all’onniscienza di Cristo ti sbagli ancora. Gesù aveva una psiche umana, non era un sorta di mago. La sua onniscienza era potenziale, in quanto legata alla natura umana, ma non si dava continuamente. In quanto il Deus absconditus era perfettamente compatibile con la natura umana assunta nell’incarnazione.
    Per questo Gesù pensava come uomo, aveva processi logici e limiti psicologici esattamente come tutti gli uomini. Così come quelli fisici. Immaginare Gesù come una sorta di superman è del tutto fuorviante. Egli era docile allo Spirito Santo ed esercitava i suoi carismi (suoi ovviamente in senso del tutto proprio) nell’obbedienza al Padre, senza tirarli fuori come faremmo noi sulla base dei nostri desideri.
    Vi sono passi che confermano questo rispetto da parte di Gesù: sulla data degli ultimi tempi egli dice che “neanche il Figlio dell’uomo la conosce”. Nel corso di certe guarigioni si informa su alcuni particolari (da quando succede, talvolta interroga i demoni: “come ti chiami” chiede a “Legione”).
    Diciamo che tutti i passi in cui il vangelo testimonia una conoscenza “sovrumana” da parte di Gesù sono sempre connessi al servizio, alla carità, alla sua missione. Egli sa cosa c’è nel cuore di ogni uomo (cardiognosia), prevede (o dispone ?) circa l’ultima cena, e prevede (e avverte circa) la distruzione di Gerusalemme.
    Non c’è un passo in cui si narra una conoscenza speciale al di fuori della missione. La distinzione tra i vangeli canonici e quelli apocrifi spesso sta anche in questo.

  223. Luisa scrive:

    Le misure della statura di Gesù variano nel tempo e a secondo degli studiosi, la maggior parte dei quali calcola la statura fra 175 e 185 cm, Giulio Ricci ha proposto 163 cm dicendo che è una misura più vicina agli abitanti della Palestina del I secolo, ma in realtà degli scavi archeologici in Gerusalemme hanno permesso di trovare dei cadaveri del aperiodo di Erode la cui altezza variava fra 170 e 180 cm.
    Dunque Giovanni non ti sbagli, ma esprimi l`opinione ancora maggioritaria degli studiosi.

  224. Cherubino scrive:

    peccato che gl istudiosi di Luisa siano anonimi… invece prova a leggere questo http://www.shroud.com/pdfs/marineli.pdf

  225. Artefice1 scrive:

    Cherubino………………….non dire FESSERIE

    “””Per questo Gesù pensava come uomo, aveva processi logici e limiti psicologici esattamente come tutti gli uomini.”””
    Questi LIMITI sono tutti della PER-Dizione che TU ADORI!!! ALLA FOLLIA.

    L’onniscienza che intendi tu sarebbe l’AMMASSO d’Imperfezione solo utile al “prestinaio” sempre soggetto a correzione.

    La CON-Sapevolezza che Gesù Cristo ha MANIFESTATO è l’UNICO SCIBILE VITALE ed Esistenzial-Mente ETERNO!

    Si chiama SENSO.

    Quello che ti manca insomma.

    Intuisci?

  226. Cherubino scrive:

    Uno dei problemi della Sindone – spiega al Giornale il professor Pierluigi Baima Bollone, medico legale, già direttore del Centro internazionale di Sindonologia di Torino e massima autorità in materia, autore di numerosi saggi scientifici sul sacro lino – è che la figura visibile sul telo è in realtà più lunga nella parte posteriore rispetto alla parte anteriore e questo è dovuto al fatto che il capo era reclinato in avanti e già fissato dalla rigidità cadaverica. Sta di fatto – fa notare il professore – che nessuno dei ricercatori che si è cimentato in questo calcolo ha mai dato la stessa altezza: c’è chi ha detto che l’uomo della Sindone era alto un metro e sessantacinque, chi un metro e ottantadue. C’è poi un problema legato all’esposizione verticale della Sindone lungo i secoli che avrebbe causato uno stiramento del telo, e dunque anche dell’immagine, di alcuni centimetri.

    quanto ai ritrovamenti archeologici magari Luisa può dare i riferimenti precisi per verificare quanto dice, visto che spesso non lo fa…

    e comunque, sorvolando pure sull’altezza, non penserete che fosse biondo con gli occhi azzurri ?

  227. Artefice1 scrive:

    cherubino………si può sapere dove vorresti parare?

    “”"e comunque, sorvolando pure sull’altezza, non penserete che fosse biondo con gli occhi azzurri ?”"”

    Il dna sarebbe la combinazione di Padre e Madre. Giusto?

    Come puoi escludere gli occhi azzurri e i xapelli biondi? Quando neppure immagini il dna del Padreterno.

  228. Silvano scrive:

    Il 10 luglio il Santo Padre incontrerà in Vaticano l’ abortista abbronzato americano.

  229. Cherubino caro,
    con tutto il rispetto e la stima che porto per te
    (rispetto che, ovviamente, OGNI battezzato ha da parte mia)
    trovo le tue parole riguardo l’onniscienza di Nostro Signore Gesù Cristo un pò azzardate.
    Un pò tanto, in verità.
    Concordo, naturalmente, che non fosse il mago e/o il superman che dipingono gli apocrifi(e che,invece, de mello, in qualche modo ripropone), ci mancherebbe.
    Ma ti ricordo -e mi appare davvero assurdo il doverlo ricordare.a te, poi :) – che Gesù è Dio.

    Scusami sai, ma quanto “avverto” tracce di esegesi un pò….particolari, non riesco proprio a trattenermi.(sò che è un mio limite, ci mancherebbe altro che mi vantassi di tale difetto!).

    Per dirla tutta(e così sono serviti coloro che credono e/o adombrano strane ipotesi-tipo che io, te Ubi ed altri saremmo in realtà la stessa persona: CERTO CHE TALVOLTA FANTASTICATE DI BRUTTO EH!)le considerazioni da te fatte sulla persona di Gesù (mi) ricordano le assurde teorie(anche esse frutto di esegesi…bizzarre!)riguardo il -presunto e fantomatico- PROGRESSIVO DISVELARSI A GESU STESSO DEL SUO ESSERE DIO.
    Meno male che ci pensa Padre Livio a sistemare come si deve tali assurde teorie e -azzardo- “scuole teologiche”.

    Con immutato affetto, nel Cuore di Gesù.

    cosimino

  230. Silvano scrive:

    stessa persona, no …. ma, le tre mosche cocchiere, si ….

  231. Artefice1 scrive:

    Silvano……..il regno delle mosche cocchiere si é sgretolato.

    Mo si pungono scambiandosi l’inchino.

    Sono tanto prese da non rispondere ai passegeri stretti dal bisogno.

  232. Giovanni Mandis scrive:

    il caro Cosimo mi evita di commentare le incommentabili sortite cherubinesche sull’onniscienza di Nostro Signore.

    Quanto alla Sindone ne sono sempre stato affascinato e ho letto vari libri, e da poco l’utile quaderno del Timone di Emanuela Marinelli in cui si ribadisce che l’uomo della Sindone rispetto ai contemporanei dell’epoca di Gesù era imponente, era cioè un uomo di una certa altezza. E se non ricordo male scrive proprio un’altezza pari o superiore al metro e ottanta.

  233. Cherubino scrive:

    caro Cosimo, la questione della coscienza umana di Gesù non è per niente definita e vi sono diverse ipotesi. Non si tratta di questione di fede, in quanto nessuno degli autori mette in discussione i dogmi cristologici, i quali peraltro non trattano questo aspetto.
    Quello che tutti gli autori però concordano e che in Gesù vi sia una coscienza umana, ossia secondo la natura umana, altrmenti si contraddicerebbe il dogma per cui Gesù è vero uomo, oltre che vero Dio. Se Gesù è vero uomo sideve riconoscere che la sua conoscenza umana era mediata e dinamica, ossia in via di sviluppo. Egli imparava esattamente come noi. Il Vangelo dice chiaramente che “Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia davanti a Dio e davanti agli uomini” (Lc 2, 51-52).
    si deve poi distinguere aspetti quali la onnisapienza e la autocoscienza divina. Essere consapevole di essere Dio, non comportava automaticamente che egli fosse in ogni istante onnisciente. Come il suo corpo aveva tutti i limiti umani, pur potendo egli superarli in qualsiasi momento, così è pensabile che Gesù abbia rispettato tutti i limiti della conoscenza naturale umana, riservandosi di superarli solo quando necessario per il Regno dei cieli.

    I vari autori che si sono occupati in modo eminente a questo aspetto sono Galtier, Parente, Balthasar, Rahner.
    Ti rimando poi a questa Udienza di Giovanni Paolo II
    http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/alpha/data/aud19900627it.html

  234. peccatore scrive:

    Gesù a 12 anni aveva ben chiaro tutto quanto. Poi è stato così umile da dare il tempo anche a sua Madre di comprendere bene quel che aveva già intuito il giorno dell’annunciazione. La Madre sotto la croce sta e crede. Soffre, come ogni mamma di fronte a quello strazio, ma non dispera mentre qasi tutti fuggono. Lei è la piena di graza. Suppongo che anche Giuseppe, cui rivolgere sempre la nostra devozione, abbia avuto modo di comprendere. Affidiamoci al suo cuore per riceverne tantissime grazie. Nella comunione dei santi, trascurata di chi preferisce la comunione soltanto dei fanti, il suo aiuto è prezioso.
    Il Gesù che a 12 anni sa già tutto e che da 30 comincia a testimoniarlo pubblicamente con segni portentosi, non ha mai smesso di essere rivolto al Padre.
    Non è colpa sua se certi teologi lo dipingono come un idealista, un filantropo, un filosofo dubbioso, uno che avanza a tentoni, tutto schiacciato sulla sua umanità dalle inevitabili derive relativiste.
    Caso mai, al contrario, ha scoperto proprio tutto della realtà della sua umanità, accettata per redimerci, nel momento in cui ha provato proprio tutto: tradimento, insulti, menzogne, flagelli, dolore,fatica, chiodi, morte e sepoltura.
    Infatti è il nostro Salvatore: si è addossato il peccato di tutti. E lo sapeva, lo aveva detto, se avesse voluto invece di stare al Getsemani sarebbe andato altrove.
    Se avesse voluto avrebbe fatto un miracolo, sarebbe sceso dalla croce. Non lo ha fatto per noi… Comresi per i teologi che oggi applicano Heidegger e Freud all’amore di Dio. Compresi i pastoralisti che ritengono preponderanti “l’impegno” e il “fare”, tacendo la grazia, la redenzione, la salvezza e la vita eterna. Che celebrano la “comunità” e “dialogano” con tutti tranne con chi ricorda che il kerygma è “Gesù crocifisso e risorto, vero Dio e vero uomo”, il Figlio della Santissima Trinità, in cui esiste Dio che è amore. O graziati o secolarizzati comunque amati: per salvarsi basta accettarlo, non pretenderlo o DARLO PER SCONTATO.

  235. Artefice1 scrive:

    cherubino……..ti ho detto di non dire fesserie, ora dovresti nasconderti.

    “”"Se Gesù è vero uomo si deve riconoscere che la sua conoscenza umana era mediata e dinamica, ossia in via di sviluppo. Egli imparava esattamente come noi.”"”

    Avrebbe imparato da te a fare i miracoli?

    Professore delle palle da ragby a uovo.

  236. caro peccatore concordo con te dalla prima all’ultima riga.
    caro Cherubino: ho letto quanto mi hai scritto(e leggerò pure il link che hai gentilmente indicato), tuttavia mantango INTATTE le mie riserve, già abbondantemente esposte.
    E ti faccio una(forse ingenua) domanda, se me lo permetti:fin quando o fin dove può spingersi un esegeta/teologo?
    Chiarisco subito con un esempio che non mi riferisco SOLO a bultman e compagnia: ad esempio, quel domenicano francese(sgraziato, molto sgraziato nell’aspetto, ma questo è un dettaglio, forse)pensa e ripensa, invece di invocare il Paraclito, si è inventato la “teoria” secondo la quale (vado a spanne, ma il senso è chiaro, almeno spero)le porte degli inferi possono prevalere contro di Essa. Ora, siccome la Chiesa, mia Madre, è Santa e il mio Signore ha detto quelle Parole, lui può speculare pure trentanni attorno ai libri, ma è e resta un ERETICO. Che, invece, come è noto, l’imbc ritiene un santo, profeta ispirato e non sò cos’altro.
    Come dire? Si può sbagliare in TANTI modi.
    Come dire? Si può ECCEDERE in tanti modi.
    Come dire? Il “piecoro” sceglie a piacimento i suoi servi sciocchi.E li trova in germania, in francia e pure in Italia!
    Saluti.
    http://piangerestedigioia.splinder.com/post/20799097/solennit%C3%A0+del+CUORE+IMMACOLAT

  237. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Un saluto a tutti, in particolare a Cosimo e Cherubino.

    Senza essere richiesto cmq dico la mia: il volto di Cristo lo riconosco nel volto di ogni uomo.

    Vedi preghiera a S. Pio che ho postato.

    Siamo a Sua immagine, secondo la Sua somiglianza.

  238. Artefice1 scrive:

    Peccatore….. “non avendo mai smesso……al punto da ESSERE LO Stesso?

    “””Il Gesù che a 12 anni sa già tutto e che da 30 comincia a testimoniarlo pubblicamente con segni portentosi, non ha mai smesso di essere rivolto al Padre.”””

    Non ti pare Semplicemente Logico che la Crescita FISICA nulla abbia a che Fare CON la RELAZIONE?

    COME SI SVILUPPA IL SENTIMENTO DETERMINANTE?

    L’ISPIRAZIONE RICHIEDE I MUSCOLI?

    Quando mai avrebbe potuto Essere Ascoltato dai Prof. Alla cherubino, avesse predicato da ragazzino o fanciullo?
    In Farri Esalta i Fanciulli proprio per questa ragione.

    Mt 11:19 E’ venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza é stata resa giustizia dalle sue opere.

    Capito compagnia cantante?

  239. Cherubino scrive:

    non c’è problema Cosimo, se grandi teologi stimati hanno idee in proposito (e nessuno di loro è stato dichiarato eretico per questo) figuriamoci se non possiamo averle noi…
    ti posso solo consigliare di ricordare il dogma: vero Dio e vero uomo. E ci sono state in ogni epoca dottrine che hanno cercato di annullare l’una o l’altra natura di Cristo.
    Se vogliamo conservare tutta la potenza salvifica della redenzione dobbiamo in tutti i modi non svilire MAI entrambi gli aspetti. Chiederemo poi ai teologi e al magistero di farci capire come le due nature di Cristo interagiscano senza alterarsi a vicenda.
    Ma di fondamentali importanza sostenere che il Logos trinitario ha condiviso TUTTI i limiti dell’uomo, eccetto il peccato. Appena si devia da questa verità si comincia a vanificare la Croce di Cristo.
    Al punto gli apostoli ci tenevano a questo aspetto che l’insistenza su di esso è quasi ossessiva. Ricordiamo che la lettera ai Filippesi dice :

    Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,

    6il quale, pur essendo di natura divina,
    non considerò un tesoro geloso
    la sua uguaglianza con Dio;
    7ma spogliò se stesso,
    assumendo la condizione di servo
    e divenendo simile agli uomini;
    apparso in forma umana,
    8umiliò se stesso
    facendosi obbediente fino alla morte
    e alla morte di croce.
    9Per questo Dio l’ha esaltato
    e gli ha dato il nome
    che è al di sopra di ogni altro nome;
    10perché nel nome di Gesù
    ogni ginocchio si pieghi
    nei cieli, sulla terra e sotto terra;
    11e ogni lingua proclami
    che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

    La parola greca originale poi è ancora più forte, non è “si spogliò”, ma “si svuotò” (echénosen). Se non accogliamo e seguiamo questo Dio svuotato di tutte le caratteristiche divine eccetto l’amore ardente, santo e gratuito, pronto a perdersi per ogni singolo uomo -che è l’essere stesso di Dio e la sua Gloria- non siamo ancora cristiani e il nostor battesimo è ancora senza frutto.

  240. Cherubino scrive:

    a scanso di equivoci. “l’essere stesso di Dio e la sua Gloria” è riferito all’amore…

  241. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Si ma scusate… sarò banale… ma…

    Cristo è nell’Eucaristia Carne e Sangue. Riconoscibile.

    Cristo è … sul volto di ogni battezzato… seppur peccatore (lo siamo tutti!)

  242. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.”

    Vedere “nell’altro” il volto di Gesù, specie i poveri ed i sofferenti.

  243. don stefano bellunato scrive:

    rigidità cadaverica..

    “non dabit sanctum tuum videre corruptionem”…Ps 15

  244. Non posso non risponderti, mi scuso con gli altri per il “duetto” che stiam facendo.

    Vero uomo e vero Dio.
    Assolutamente.
    Privilegiare un aspetto a dispetto di un altro è avvenuto(ed avviene)ed è eresia.
    Assolutamente.
    ma,mi chiedo, parlare di un Gesu Cristo che SCOPRE progressivamente di essere Dio (e, l’ho sentito dire ad alcuni PRETI TEOLOGI!, magari non lo scopre mai pienamente, se non in una non meglio identificata resurezione/ascensione/parusia)non potrebbe, dico: potrebbe, portare qualcuno a pensare che il Signore è solo un uomo illuminato?

  245. Artefice1 scrive:

    Direi che sei Escluso.

    “””non c’è problema Cosimo, se grandi teologi stimati hanno idee in proposito (e nessuno di loro è stato dichiarato eretico per questo) figuriamoci se non possiamo averle noi…”””

    Proprio per questo l’umanità va a ramengo.

    Come fai poi a pretendere d’Imporre il resto in nome dell’infallibilità?

    Essendo questa, a mio parere, la questione di BASE, Fondamento di ogni CON-Gettura, mi dici a che punto siete?

  246. Artefice1 scrive:

    Cherubino……l’Umiltà giova…..quando è tale però.

  247. don stefano bellunato scrive:

    Decr. Lamentabili San Pio X, 3 del mese di Luglio dell’Anno 1907, condanna le seguenti proposizioni:

    34. Il critico non può affermare che la scienza di Cristo non sia circoscritta da alcun limite, se non ponendo ipotesi – non concepibile storicamente e che ripugna al senso morale – secondo la quale Cristo abbia avuto la conoscenza di Dio in quanto uomo e non abbia voluto in alcun modo darne notizia ai discepoli e alla posterità.

    35. Cristo non ebbe sempre la coscienza della sua dignità messianica.

  248. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    … Buonasera…
    … Buonasera…
    … Buonasera…

  249. Artefice1 scrive:

    Son Stefano……..Erano Immersi nell’Imperfezione pure i Santi.

    Figurati se le possano aver fatte tutte giuste.

    Non sarebbe una novità la revisione dei codici.

    Anche quello che stai citando tu non proviene dall’Origine. Vale fino al Suo miglioramento.

    Oppure vuoi escludere che Dio non possa fare di teata Sua?

  250. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    @ Cherubino e Cosimo

    Ave…

    Il saluto è dell’Angelo… giusto per dire…

  251. Artefice1 scrive:

    Don Stefano…..Dico sempre la mia CON Rispetto.

    “””35. Cristo non ebbe sempre la coscienza della sua dignità messianica.”””

    Qui s’intende affermare che Gesù abbia dovuto SOTTO-Mettersi alla Legge Evolutiva Naturale?
    Come dire
    C’é spazio per i dittatori?

    La Coscienza sarebbe un Organo?
    Forse assomiglia ad una serie Infinita “d’Impulsi” Paternamente Creati.

    Dunque il Sentimento Determinante che li dimostra, quando Viene dato in dotazione all’Uomo?

    In quanto la carne non dimostra fattivamente tale Determinazione significa forse che questa capacità non PER-Mane?

  252. esco dalla disputa: non fa per me.
    un saluto a Ubi SCUSANDOMI per il ritardo nel rispondere al suo “angelico” saluto

  253. Artefice1 scrive:

    Don Stefano ./.

    In quanto la carne non dimostra fattivamente tale Determinazione significa forse che questa capacità non PER-Mane?

    Pensa al caso Eluana ed all’aborto tuot cour

    Sembra che quel “35″ ne sia il viatico. Giusto?

  254. don stefano bellunato scrive:

    caro artefice1 (se capisco le tue ermetiche obiezioni) nota che la prop. 35 é condannata, non affermata dal Magistero.

  255. Artefice1 scrive:

    Cosimo…..io sono un fanciullo. ( Tu facevi forse Veneranda?)

    Mt 21:15 Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio: Osanna al figlio di Davide, si sdegnarono

  256. Artefice1 scrive:

    Don Stefano…..capisci, capisci, altrimenti capirei io che non avresti capito.

    Perché allora lo hai postato?

    CON tanto di Pio X e raliti estremi.

    Era una reclame?
    Pensavo tu fossi tradizionalista.

  257. don stefano bellunato scrive:

    O scoppiettante Artefice 1, attento a non bruciarti.
    Questo mi capita sottomano e chissá perché mi fa pensare ate. mi dirai che sbaglio,ma io te lo dedico lo stesso. Con affetto sincero:
    Pio XII, Mystici Corporis:

    “…Per quanto riguarda la Teologia, certuni intendono ridurre al massimo il significato dei dogmi; liberare lo stesso dogma dal modo di esprimersi, già da tempo usato nella Chiesa, e dai concetti filosofici in vigore presso i dottori cattolici, per ritornare nell’esporre la dottrina cattolica, alle espressioni usate dalla Sacra Scrittura e dai Santi Padri. Essi così sperano che il dogma, spogliato degli elementi estrinseci, come essi dicono, alla divina rivelazione, possa venire con frutto paragonato alle opinioni dogmatiche di coloro che sono separati dalla Chiesa e in questo modo si possa pian piano arrivare all’assimilazione del dogma con le opinioni dei dissidenti. Inoltre, ridotta in tali condizioni la dottrina cattolica, pensano di aprire cosi la via attraverso la quale arrivare, dando soddisfazione alle odierne necessità, a poter esprimere i dogmi con le categorie della filosofia odierna, sia dell’immanentismo, sia dell’idealismo, sia dell’esistenzialismo o di qualsiasi altro sistema.

    E perciò taluni, più audaci, sostengono che ciò possa, anzi debba farsi, perché i misteri della fede, essi affermano, non possono mai esprimersi con concetti adeguatamente veri, ma solo con concetti approssimativi e sempre mutevoli, con i quali la verità viene in un certo qual modo manifestata, ma necessariamente anche deformata. Perciò ritengono non assurdo, ma del tutto necessario che la teologia, in conformità ai vari sistemi filosofici di cui essa nel corso dei tempi si serve come strumenti, sostituisca nuovi concetti agli antichi; cosicché in modi diversi, e sotto certi aspetti anche opposti, ma come essi dicono equivalenti, esponga al modo umano le medesime verità divine. Aggiungono poi che la storia dei dogmi consiste nell’esporre le varie forme di cui si è rivestita successivamente la verità rivelata, secondo le diverse dottrine e le diverse opinioni che sono sorte nel corso dei secoli.

    Da quanto abbiamo detto è chiaro che queste tendenze non solo conducono al relativismo dogmatico, ma di fatto già lo contengono; questo relativismo e poi fin troppo favorito dal disprezzo verso la dottrina tradizionale e verso i termini con cui essa si esprime. Tutti sanno che le espressioni di tali concetti, usate sia nelle scuole sia dal Magistero della Chiesa, possono venir migliorate e perfezionate; è inoltre noto che la Chiesa non è stata sempre costante nell’uso di quelle medesime parole. È chiaro pure che la Chiesa non può essere legata ad un qualunque effimero sistema filosofico; ma quelle nozioni e quei termini, che con generale consenso furono composti attraverso parecchi secoli dai dottori cattolici per arrivare a qualche conoscenza e comprensione del dogma, senza dubbio non poggiano su di un fondamento così caduco. Si appoggiano invece a principî e nozioni dedotte da una vera conoscenza del creato; e nel dedurre queste conoscenze, la verità rivelata, come una stella, ha illuminato per mezzo della Chiesa la mente umana. Perciò non c’è da meravigliarsi se qualcuna di queste nozioni non solo sia stata adoperata in Concili Ecumenici, ma vi abbia ricevuto tale sanzione per cui non ci è lecito allontanarcene…”

    Per tali ragioni, è massima imprudenza il trascurare o respingere o privare del loro valore i concetti e le espressioni che da persone di non comune ingegno e santità, sotto la vigilanza del sacro Magistero e non senza illuminazione e guida dello Spirito Santo, sono state più volte con lavoro secolare trovate e perfezionate per esprimere sempre più accuratamente le verità della fede, e sostituirvi nozioni ipotetiche ed espressioni fluttuanti e vaghe della nuova filosofia, le quali, a somiglianza dell’erba dei campi, oggi vi sono e domani seccano; a questo modo si rende lo stesso dogma simile a una canna agitata dal vento. Il disprezzo delle parole e delle nozioni usate dai teologi scolastici, di per sé conduce all’indebolimento della teologia speculativa, che essi ritengono priva di una vera certezza in quanto si fonda sulle ragioni teologiche.

    Purtroppo questi amatori delle novità facilmente passano dal disprezzo della teologia scolastica allo spregio verso lo stesso Magistero della Chiesa che ha dato, con la sua autorità, una cosi notevole approvazione a quella teologia. Questo Magistero viene da costoro fatto apparire come un impedimento al progresso e un ostacolo per la scienza; da alcuni acattolici poi viene considerato come un freno, ormai ingiusto, con cui alcuni teologi più colti verrebbero trattenuti dal rinnovare la loro scienza. E benché questo sacro Magistero debba essere per qualsiasi teologo, in materia di fede e di costumi, la norma prossima e universale di verità (in quanto ad esso Cristo Signore ha affidato il deposito della fede – cioè la Sacra Scrittura e la Tradizione divina – per essere custodito, difeso ed interpretato, tuttavia viene alle volte ignorato, come se non esistesse, il dovere che hanno i fedeli di rifuggire pure da quegli errori che in maggiore o minore misura s’avvicinano all’eresia, e quindi “di osservare anche le costituzioni e i decreti. con cui queste false opinioni vengono dalla Santa Sede proscritte e proibite” (Corp. Jur. Can., can. 1324; Cfr. Conc. Vat. D. B. 1820, Cost. “De fide cath.”, cap. 4, De fide et ratione, post canones).

  258. Artefice1 scrive:

    Gal 4:3 Così anche noi quando eravamo fanciulli, eravamo come schiavi degli elementi del mondo.

  259. don stefano bellunato scrive:

    “Pensavo tu fossi tradizionalista”

    ebbene no, non sono… tradizionalista.
    son semplicemente cattolico, poiché battezzato nella Chiesa Cattolica, confesso il Credo Cattolico e Il Magistero Cattolico di tutti i tempi, partecipo alla liturgia Cattolica e ai Sacramenti di tutti i tempi e spero anche di morirvi in questa fede e questa Chiesa perché altre Gesú non ne fondó…nonostante la mia indegnitá.

  260. Cherubino scrive:

    a rieccolo col fondamentalismo letterale… quelle espressioni vanno comprese bene… ad esempio va definito cosa si intende per “scienza di Cristo”: scienza come sapienza morale e teologica ? e visto che qualcuno parla di onnisapienza, vuol dire che Gesù conosceva la teoria della relatività ? la statistica ? la fisica dei quanti ? e per Cristo si intende la persona Gesù, o ciò che in essa comportava la natura divina ? (quindi senza entrare nella dinamica del rapporto tra natura umana e natura divina).
    E la “coscienza” delle “dignità” messianica cosa vuol dire? consapevolezza di ragione o di intelletto ? e perchè dice “dignità messianica” e non semplicemente “divinità” o “natura divina” o “figliolanza divina”? sarebbe stato più chiaro… evidentemente non si intende esattamente la stessa cosa.

    ma visto che qui piace s. Tommaso d’Aquino, può essere utile leggere questo:

    Come risulta da sopra, in Cristo si può considerare una duplice grazia. La prima è la grazia dell’unione, la quale consiste nella stessa unione personale con il Figlio di Dio concessa gratuitamente alla natura umana. Questa è una grazia infinita, essendo infinita la persona del Verbo.
    L’altra è la grazia abituale. Essa si può considerare sotto due aspetti. Primo, in quanto è un’entità. E allora è necessariamente un’entità finita. Perché ha per soggetto l’anima di Cristo. Ora, l’anima di Cristo è una creatura avente una capacità LIMITATA. Perciò l’entità della grazia, corrispondendo al suo soggetto, NON può essere infinita.
    Secondo, si può considerare nella sua natura di grazia. E allora la grazia (in lui) può dirsi infinita, nel senso che non ha limiti: Cristo possiede tutti i possibili doni della grazia e questi gli vengono concessi senza alcuna misura, perché “secondo la gratuita volontà di Dio”, cui spetta il diritto di misurare la grazia, questa viene conferita all’anima di Cristo come alla causa universale di gratificazione nella natura umana, conforme a quel testo di S. Paolo: “Ci ha gratificati nel suo Figlio diletto”. Come se dicessimo infinita la luce del sole, non nella sua entità, ma nella sua luminosità, avendo essa ogni possibile luminosità. (S.T. q.7 a.11)

    Perbacco ! scopriamo che S. Tommaso era eretico (secondo Bellunato…) infatti dice : “l’anima di Cristo è una creatura avente una capacità LIMITATA”. Incredibile !

  261. diceva bene, giusto ieri sera, invernizzi a radio maria, parlando del come i sacewrdoti debbono impiegare il loro tempo….
    Guarda questo qua…

    Ed il Papa invita a stare ORE nel Confessionale!
    (Vabbè quello lì meglio che non si mette a confessare: non oso pensare agli effetti devastanti, sebbene il Sacramento è Sacramento)

    Ho sempre diffidato dei convertiti e continuerò sempre a farlo.
    Il cornuto ha scelto un ex comunista fanatico per attaccare la Vergine.

  262. don stefano bellunato scrive:

    noi…

    esatto, noi semplici esseri umani, non il Dio fatto uomo.

  263. don stefano bellunato scrive:

    (S.T. q.7 a.11) e che sarebbe? almeno citassi la III pars…
    eppoi che céntra la grazia alla q 7 se stiam parlando della scienza del Cristo, perfavore… guardati dalla q.9 alla 12, coraggio.

  264. Luisa scrive:

    Anche se è normale e logico in una discussione credere che la propria opinione sia corretta e per via di conseguenza l`altra meno corretta o sbagliata, è “strano” o forse sintomatico come per taluni aver ragione sembra essere una questione…di vita o di morte! O sei d`accordo con loro e tutto va bene, o non sei d`accordo con loro e allora ti sbagli…devi sbagliarti, non puoi che sbagliarti !
    Ogni discussione deve confermarli che la loro intelligenza è superiore ;)
    I loro parametri, riferimenti, fonti sono sempre i soli attendibili.
    Sono capaci di passer ore e ore alla ricerca della prova incofutabile( ai loro occhi) che hanno ragione.
    Invece di un lapidario e definitivo e senza appello, (e rassicurante): lei “si sbaglia”, si potrebbe dire, più modestamente, se ho ben capito lei pensa questo, non sono d`accordo con lei, non condivido la sua opinione e le spiego perchè.

    A coloro che devono sempre aver ragione suggerisco la lettura del libro di Georges Piccard

    PICCOLO TRATTATO AD USO DI CHI VUOL SEMPRE AVERE RAGIONE

    http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/picard_georges_orsenigo_v_cur-piccolo_trattato_ad_uso_di_chi_vuol_sempre_avere_ragione.aspx?ean=9788877683205

  265. come dicevo, il cornuto si serve spesso di convertiti.

  266. don stefano bellunato scrive:

    prima di mettersi nel confessionale, non te ne dispiaccia, bisogna certo pregare, ma anche studiare. é quello che faccio nel mio piccolo ogni giorno anche grazie ai tuoi post, grazie…
    …cosi´come prima di insegnare ai preti il loro mestiere bisognerebbe pure…
    ma tanto si sa, nella chiesa del concilio i laici sono i nuovi maestri riempiti di carismi e i preti i nuovi discepoli che devono “stare all´ascolto”. se proprio proprio fa il bravo il sacerdote del concilio lo si promuove a … presidente dell´assemblea, no?

  267. mauro scrive:

    Scusate se arrivo in ritardo ma ero un po’affacendato a provarmi la giacca che dovrei indossare domani, mi pareva che non fosse della mia taglia. Troppo stretta allacciando tutti i bottoni, troppo larga se usavo l’ultimo bottone. Poi ho provato a mettermi il gel nei capelli, ad aggiustarmeli ma non ho risolto nulla, la giacca non mi stava proprio.

    Mi risulta che Gesu’ non avesse una capigliatura fluente, anzi era rasato, direi come è di moda oggi. Se avesse la barba ed i capelli fluenti, come è raffigurato, sarebbe un figlio dei fiori, tipo quelli dell’altro ieri. Forse aveva una capigliatura normale con un po’ di calvizie, visto che a trent’anni, allora, non si era piu’ giovani.

    No, non è importante sapere com’era, nè quanto fosse alto, in fondo era Gesu’ e non doveva fare la sfilata Cherubino per la collezione Sindone.
    Gesu’ almeno non aveva questi miei problemi, aveva la taglia giusta e la capigliatura appropriata, in ogni caso.

  268. don stefano bellunato scrive:

    Che grazia per Padre Pio quella di morire prima di vedere questo scempio.

  269. Cherubino scrive:

    cavolo ! per la fretta non ho scritto III pars… nooooooooo disperazioneeeeeeeeee

  270. sei oramai totalmente posseduto.
    ed il bello che per il mio linguaggio sincero, ruspante e scoppiettante mi beccherò la giusta rampogna da chi di dovere.

    tu la distruggeresti una persona in confessionale.povera sventurata/o

  271. la penosa disputa a colpi di fioretto e/o bastonate.
    penoso lui lei e l’altro.

    per la Gloria di Dio
    e per la Salvezza delle anime.
    Solo questo conta
    non le stolte ironie di due testardi
    incaponiti e superbi.
    Siete lo specchio della lacerazione della Sposa di Cristo.
    Abbiate il buonsenso di smetterla.

    Vi auguro Ogni Bene.

    http://www.piangerestedigioia.splinder.com

  272. don stefano bellunato scrive:

    hai anche riportato una questione che c´entra come i cavoli a merenda

  273. mauro scrive:

    Pensavo che solo nella scuola ci fossero i decreti delegati, visto che comandano i genitori e non gli insegnanti. Infatti la scuola non funziona.
    Poi leggendo il commento di Don bellunato ho scoperto che ci sono anche nella Chiesa. Comandano i laici e non i sacerdoti. Infatti anche lì non funziona.

    E poi diciamo che il CVII è stato un ottimo concilio, innovativo. A me sembra che abbia rovesciato le parti al sol pensiero che comandano i laici ed i sacerdoti prendono da loro le direttive e le promozioni. Non oso pensare al resto.

  274. Cherubino scrive:

    come chiarisce bene la lettera di mons. Perl, vice presidente della Commissione Ecclesia Dei, in data 23 maggio 2008, i sacerdoti sospesi della Fraternità sacerdotale S. Pio X non possono amministrare i sacramenti della Penitenza e del Matrimonio.
    Tali atti non sono solo illegittimi, come l’eucarestia, ma anche invalidi, quindi inefficaci.
    Chiunque si confessa in tali condizioni non riceve la remissione dei peccati, salvo che in buona fede non sappia che il sacerdote sia sospeso. Naturalmente, come corollario ovvio di ciò sia ha che il sacerdote che esercita tale ministero illecitamente e invalidamente commette un peccato grave in quanto mette a grave rischio l’anima del penitente.

    “Concretely, this means that the Masses offered by the priests of the Society of St. Pius X are valid, but illicit, i.e., contrary to Canon Law. The Sacraments of Penance and Matrimony, however, require that the priest enjoys the faculties of the diocese or has proper delegation. Since that is not the case with these priests, these sacraments are invalid. It remains true, however, that, if the faithful are genuinely ignorant that the priests of the Society of St. Pius X do not have proper faculty to absolve, the Church supplies these faculties so that the sacrament is valid (cf. Code of Canon Law, canon 144)” mons. Perl.

  275. don stefano bellunato scrive:

    posseduto dal desiderio di veritá, non da quello dei …sogni zuccherati!

  276. don stefano bellunato scrive:

    e continui a postare cavoli a merenda… sei ooff!

  277. Cherubino scrive:

    suppongo che i cavoli a merenda siano le parole della Commissione Ecclesia Dei…

  278. Artefice1 scrive:

    Don Stefano…..ti sono grato.

    Non temo di bruciarmi. Essendo un fanciullo Vissuto che Testimonia la propria Vita soltanto, Immerso nell’Imperfezione.

    “””“…Per quanto riguarda la Teologia, certuni intendono ridurre al massimo il significato dei dogmi; liberare lo stesso dogma dal modo di esprimersi, già da tempo usato nella Chiesa, e dai concetti filosofici in vigore presso i dottori cattolici, per ritornare nell’esporre la dottrina cattolica, alle espressioni usate dalla Sacra Scrittura e dai Santi Padri. Essi così sperano che il dogma, spogliato degli elementi estrinseci, come essi dicono, alla divina rivelazione, possa venire con frutto paragonato alle opinioni dogmatiche di coloro che sono separati dalla Chiesa e in questo modo si possa pian piano arrivare all’assimilazione del dogma con le opinioni dei dissidenti.”””

    Correggimi se sbaglio.
    Qui si direbbe che la questione fondamentale sia stata trattata.
    Pio XII malgrado la propria PER-Suasione accetterebbe di togliere dai piedi i significati PER-Fezionati, proprio per Favorire la Riconoscenza del Sentimento Originario, Già significato dalle Sacre Scritture.
    Come dire: Dobbiamo Riconoscerci.

    Direi in verità che questa sarebbe la Necessità Universale, altro che modernismo.
    Il TUTTO non PER Significare nuovamente i Dogmi, Ma Per Determinarli.

    “””E perciò taluni, più audaci, sostengono che ciò possa, anzi debba farsi, perché i misteri della fede, essi affermano, non possono mai esprimersi con concetti adeguatamente veri, ma solo con concetti approssimativi e sempre mutevoli, con i quali la verità viene in un certo qual modo manifestata, ma necessariamente anche deformata.”””

    Approssimazioni non certo dovute alla Persona, ma piuttosto agli strumenti Imposti come veri, tali sono la parola e la scrittura.
    Mentre il Sentimento Determinante è Originario e Riconoscibile.

    Dubitare del Sentimento Determinante, ritengo significhi Originare il Relativismo.

    “””Si appoggiano invece a principî e nozioni dedotte da una vera conoscenza del creato; e nel dedurre queste conoscenze, la verità rivelata, come una stella, ha illuminato per mezzo della Chiesa la mente umana.”””

    Proprio per le questioni trattate nel documento sostituirei le parole “della Chiesa” CON le parole “del SENSO” (Crediamo nella Misericordia di Dio Padre Creatore Presente Costante-Mente? Oppure no.)

    “””Il disprezzo delle parole e delle nozioni usate dai teologi scolastici, di per sé conduce all’indebolimento della teologia speculativa, che essi ritengono priva di una vera certezza in quanto si fonda sulle ragioni teologiche.”””
    Equivale al Giusto e Sacro Santo disprezzo del Potere Abusivo.

    “””E benché questo sacro Magistero debba essere per qualsiasi teologo, in materia di fede e di costumi, la norma prossima e universale di verità (in quanto ad esso Cristo Signore ha affidato il deposito della fede – cioè la Sacra Scrittura e la Tradizione divina – per essere custodito, difeso ed interpretato,”””
    Pensavo che il mandato fosse la TESTIMONIANZA, Diretta e soggetta, appunto, all’UNICITA’.
    Libero Discernimento mortificato dalle “Ricette”

    “””tuttavia viene alle volte (più di così cosa manca?) ignorato, come se non esistesse, il dovere che hanno i fedeli di rifuggire pure da quegli (soltanto) errori che in maggiore o minore misura s’avvicinano all’eresia,”””

    Gli Eretici non Sentono! Vedono e odono solo l’Esistente PER PASSIONE, tralasciando il di più.

  279. Cherubino scrive:

    Summa Theologiae, III, Q.12, a.1 e a.2

    Perciò come con la scienza infusa l’anima di Cristo conosceva tutte le cose a cui l’intelletto possibile è in qualsiasi maniera in potenza, così con la scienza acquisita conosceva tutte quelle cose che è possibile conoscere mediante l’operazione dell’intelletto agente.

    Dunque, se nell’anima di Cristo, oltre l’abito della scienza infusa, non ci fosse un abito di scienza acquisita, come alcuni ritengono e come anch’io una volta ritenevo, nessuna scienza sarebbe aumentata in Cristo in maniera essenziale, ma solo in rapporto al suo esercizio, ossia all’applicazione delle specie intelligibili infuse ai singoli fantasmi. E in base a questo essi spiegano il progresso d’esercizio nella scienza di Cristo, nel senso che applicava le sue specie intelligibili infuse alle nuove conoscenze che riceveva dai sensi.
    Ma poiché sembra sconveniente che a Cristo mancasse un’attività naturale dell’intelligenza e poiché astrarre le specie intelligibili dai fantasmi è un’attività naturale dell’intelletto agente dell’uomo, è bene ammettere in Cristo anche tale operazione. Da ciò segue che nell’anima di Cristo c’era un abito di scienza aumentabile mediante l’astrazione delle specie, in quanto cioè l’intelletto agente, dopo le prime specie intelligibili astratte dai fantasmi, poteva astrarne altre ancora.

  280. Luisa scrive:

    Caro don Stefano,
    posso suggerirle di non permettere a chi è abitato solo da astio e disprezzo nei suoi confronti di cercare, dico bene cercare, perchè so che non ci riusciranno, di colpire il suo essere sacerdote.
    Li lasci sproloquiare fra di loro, riempirsi la bocca con termini come “illeciti, illegittimi, scomunicati, sospesi, peccato grave” , li lasci nella loro illusione di omniscienza, sono persone che non vogliono che la Fraternità si riunisca a Roma, sono persone che rifiutano di vedere i peccati gravi commessi quotidianamente da sacerdoti e religiosi cattolici che dovrebbero essere uniti al Successore di Pietro, che sviano i fedeli con i loro magisteri paralleli, che hanno desacralizzato la Santa Eucaristia, contribuito alla sporcizia di cui ha parlato l`allora cardinal Ratzinger nella Via crucis del 2005.
    Gli errori anche gravi, gli abusi liturgici, le disobbedienze ripetute, le contestazioni sistematiche di questi sacerdoti, vescovi e cardinali, anche emeriti, sembrano non interessare i censori di questo blog, per loro silenzio, indulgenza e assoluzione immediata.
    Sono convinta che i sacerdoti della Fraternità possono rispecchiarsi e ritrovarsi nelle parole che ha pronunciato oggi Benedetto XVI nella sua catechesi.
    Resta ancora l`unione da compiere, realizzare perfettamente, spero e prego affinchè ciò avvenga il più presto possibile per il bene di tutta la Chiesa.

  281. Ammetto di non amare molto le donne.
    E sopratutto non sopporto il loro ripetuto voler avere l’ultima parola.
    Ammetto di non amare molto i(sedicenti)convertiti.
    E sopratutto non sopporto il loro ripetuto sentirsi piu realisti del re.
    Ammetto di non amare molto gli “avversari” della presenza della Madonna fra noi.
    E però ho il SOMMO rispetto per il Sacerdozio.
    Non avrei problemi a baciare entrambe le loro mani, anche ai piu sporcaccioni e arrabiati contro il Papa.
    Perchè quelle mani Consacrano il Pane ed il Vino.
    E quelle mani ASSOLVONO noi peccatori.

  282. Artefice1 scrive:

    Senti cherubino……non ho dimestichezza coi fantasmi.
    Curerei le Ispirazioni piuttosto.

    “””Da ciò segue che nell’anima di Cristo c’era un abito di scienza aumentabile mediante l’astrazione delle specie, in quanto cioè l’intelletto agente, dopo le prime specie intelligibili astratte dai fantasmi, poteva astrarne altre ancora.”””

    Pensa che avrei una netta impressione.
    Visto che Dio Padre Creatore non ha usato altri stratagemmi, PER MANIFESTARSI, ma ha usato quelli che si direbbero i nostri, PER QUALE STRANA RAGIONE DOVREBBERO ESISTERE DELLE DIFFERENZE da ritenere come SENSATE?

    Il Grado di Fedeltà non sarebbe una differenza di dna o di potenzialità.
    Ti pare?

  283. Cherubino scrive:

    è veramente grave che sedicenti cattolici spingano le persone a sacramenti invalidi che non sono pertanto efficaci. Ripeto che far credere il contrario è peccato grave. Finchè ognuno rischia la propria salvezza è un conto, quando si gioca con quella altrui è veramente troppo.

  284. mauro scrive:

    ****Perciò come con la scienza infusa l’anima di Cristo conosceva tutte le cose a cui l’intelletto possibile è in qualsiasi maniera in potenza, così con la scienza acquisita conosceva tutte quelle cose che è possibile conoscere mediante l’operazione dell’intelletto agente ****

    Ma che razza di concetto è questo? Se Cristo era Dio fattosi uomo, la sua anima non aveva scienza infusa e scienza acquisita ma la conoscenza quantomeno universale.

    Poi “possedere la scienza infusa” vuol dire “pretendere di sapere tutto”, non sapere tutto. Altro bel concetto se lo si attribuisce a Cristo.

    Direi che chi ha scritto questa tiritera aveva la scienza infusa, eccome.

  285. “Finchè ognuno rischia la propria salvezza è un conto, quando si gioca con quella altrui è veramente troppo.”

    Caro Cherubino, come darti torto? Aldilà del destinatario di queste parole (che è facilmente intuibile)ritengo che sia una cosa sacrosanta quella da te scritta e sopratutto SPERO che faccia riflettere.
    Ripeto: aldilà di chi sia il destinatario di quello che hai detto.
    Serena notte a te ed a tutti.
    Domani la Regina della Pace darà il suo messaggio PER TUTTI NOI. Accogliamolo, come un bimbo ascolta le dolci parole della mamma.

    (ps:domani 28esimo anniversario delle apparizioni di medjugorje. Certo che se è un inganno satanico -come dicono autorevolmente mons. Andrea Gemma ed il Bollettino ufficiale della FSSPX- stò cornuto è proprio un cretino: sapesse quante migliaia di anime si sono accostate al Sacramento della Confessione, alcuni anche dopo venti o trentanni!!!! Ma io rispetto l’autorevole gemma e l’autorevolissimo bollettino di econe, ci mancherebbe altro: è chiaro che è il demonio che appare a medjugorje….., no? specie considerando le centinaia di Sacerdoti “spretati” e davvero CONVERTITI e tornati nell’Ovile Santo. Però, è strano questo diavolo, vero?)

  286. Artefice1 scrive:

    Cosimo………..naturalmente a mio modo di Sentire
    Vista la tua Insistente monotonia verbale a Ispirazione in scadenza.
    Temo che la tua non sia fede ma mania.

    Come dire che il Padre non lo tolleri.

    Preferisci la Donna.Si capisce.
    (Ricordi? Partorirai CON(Dio Padre Creatore) Dolore.

    Alla Donna Madre appartiene il polo Naturale, (Quello che soddisfa le Passioni) SUB-Ordinato al Polo Essenziale Dell’Uomo Padre.

    L’intercessione non è un metodo PER Ingannare.
    Figurati se L’ESSERE non Riconosce la roba.

  287. Bò, sarò anche “maniaco”(come dici tu di me)
    ma posso garantirti che ho fede
    ed è essa che mi fa respirare, gioire, rallegrarmi.
    Cristo ha vinto la MORTE
    ed io dovrei essere triste?

    Ma siamo matti?

  288. Artefice1 scrive:

    Scusa Cosimo……..ma la cosa non mi quadra.

    Quella Gioia che ti auguro,non la Testimoni proprio.

    Da come ti leggo io la tua testimonianza manifesta piuttosto Timore.

    La Vittoria sulla Morte, come Testimoniato da Gesù Cristo, PRE-Vede la Relazione col Padre!

    Le tue implorazioni che solleciti, rivolte alla Madonna, hanno come oggetto il decesso o i beni naturali chiamate Grazie.

    Non ti sei perso?

  289. Luisa scrive:

    Cherubino dixit:

    “è veramente grave che sedicenti cattolici spingano le persone a sacramenti invalidi che non sono pertanto efficaci. Ripeto che far credere il contrario è peccato grave. Finchè ognuno rischia la propria salvezza è un conto, quando si gioca con quella altrui è veramente troppo.”

    Questa frase venendo da un sedicente perfetto cattolico non mi stupisce affatto ma mostra, ove ve ne fosse bisogno, lo spirito che anima lo scrivente.
    Cherubino, il suo orgoglio, la sua arroganza, la sua presuntuosità, la sua intolleranza verso gli uni e la sua perfetta tolleranza verso gli altri, la sua agressiva logorrea verso gli uni e il suo assordante silenzio sugli altri, non so se siano peccati gravi…e nemmeno se siano peccati……e comunque non mi permetterò di certo di consigliarle di andare a confessarli pur constatando l`uso che lei ne fa su questo blog…altrove è molto più rispettuoso.
    Lei non sopporta di essere contraddetto, visto che dice di avere una formazione psicologica, non le farò l`affronto di farle un`analisi selvaggia e non richiesta, ma per quel che riguarda confermo e ripeto ciò che ho scritto a don Stefano e cioè di non permettere a persone come lei di attaccarlo sul suo sacerdozio.
    Spero cherubino che lei abbia ascoltato e meditato le parole che il Santo Padre ha pronunciato questi ultimi tempi all`occasione dell`anno sacerdotale e non solo quelle consacrate, guarda caso, ai movimenti, quelle di ieri ad esempio.
    Ebbene lo ripeto, se tantissimi sacerdoti cattolici, purtroppo, non potranno riconoscersi nelle parole del Santo Padre pur essendo uniti formalmente a Pietro, non solo non potranno ma taluni non vorranno riconoscersi in esse e continueranno la loro opera di demolizione, sono convinta che i sacerdoti della FFSPX potranno riflettersi e ritrovarsi nelle parole del Santo Padre.
    Purtroppo, è vero ed è triste, manca ancora l`unione fomale ed è questa unione che invoco nelle mie preghiere.
    La Chiesa tutta ha bisogno di santi sacerdoti .

  290. Silvano scrive:

    parafrasando l’angelico idiota, “è veramente che sedicenti “cattolici adulti” ( nel quotidiano vengono chiamati anche “utili idioti” ) spingano le persone ad adorare
    pietre (come fanno i giudei), fiori e radici (come accade nella new-age) che non sono pertanto efficaci. Ripeto a voi tre disturbati mentali che state giocando con la salvezza altrui quando inserite nel blog le vostre immonde schifezze verbali …. tenete collegate le antennine, che, come disse il grande filosofo John Rambo nel primo film : ” … vi vengo a prendere …”

  291. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    “In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.”

    A furia di VOLERE (la volontà, il “volitivo” in questo caso ahimè è cosa diversa dal “TALENTO”) diventar “dotti” e “sapienti”, c’è il rischio di una erudizione fine a se stessa, che può alimentare solo la “Vanitas” e la “Superbia”. Che sono caratteristiche del…

    “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Mt 7:13,14)

    La porta stretta è “padre sia fatta la Tua volontà”, la via è Cristo stesso, che ci guiderà.
    La porta larga è invece il “fare la propria volontà”, che è disobbedienza a Dio. Scioccamente si diventa “cavalcatura del demonio”.

    Subito dopo infatti Mt 7:21

    “21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.”

    Riscopriamo il Vangelo, che è stato seppellito sotto la montagna di “libroni”. Beviamo alla “sorgente d’acqua”. E preghiamo per “discernere” se i “Talenti” li abbiamo davvero o no. Perchè quelli che “crediamo di avere” (ma non abbiamo) ci verranno tolti!

  292. Cherubino scrive:

    non capisco perchè se la prendono con me: non ho fatto altro che ricordare quello che dice l’autorità ecclesiale. Il testo di mons. Perl mica glielo dettato io sotto ipnosi…

    quindi tutti gli attributi rivolti a me per quel post in realtà li rivolgete alla Santa Sede. E’ il papa che ha fatto ricordare che i sacerdoti della FSSPX sono ancora sospesi, è il diritto canonico che stabilisce che la Penitenza amministrata da un sacerdote sospeso è non solo illeggittima, ma anche invalida.
    Mica le invento io queste cose…
    Se poi a voi non ve ne frega niente di quello che dicono le autorità del Vaticano, dal papa alla Commissione Ecclesia Dei e alla Congregazione per la dottrina della fede, nonchè il codice di diritto canonico ecc. ecc. … bè ma questo è un problema tra voi e la Chiesa.

    Per questo gl insulti che mi rivolgete non possono che farmi felice, perchè Cristo ha detto: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.” (Mt. 5, 11-12)

  293. Cherubino scrive:

    Il testo di mons. Perl mica gliel’ho dettato io sotto ipnosi…

  294. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Buttiamola sul musicale……
    sto ascoltando… Disco inferno… dei The Trammps…
    magici anni ’70… era anche nella colonna sonora del film “La febbre del sabato sera”…
    la ricordate…?
    Burn, baby burn! Disco inferno… Burn, baby burn!

  295. Silvano scrive:

    no no no no , non svicolare, razza di mascalzone, gli attributi sono riferiti a voi due, tre, a volte quattro, menti malsane in malafede. Il Vaticano, la Santa Sede non c’entrano per nulla. Siete voi che “ravanate nel torbido” nelle vostre sette semisataniche …..

  296. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    ora… la macchina della musica… sta passando…

    Stayin’ Alive… dei Bee Gees
    Ricordate…?

    Stayin’ Alive… Stayin’ Alive… (rimani vivo, rimani vivo)

  297. mauro scrive:

    ****Finchè ognuno rischia la propria salvezza è un conto, quando si gioca con quella altrui è veramente troppo.*****

    (a proposito dei sacramenti invalidi)

    Quando una persona riceve un sacramento da sacerdoti come don Bellunato, per te sono invalidi, ma non per chi li riceve perchè sono ricevuti con il massimo della fede. Dio non se la prenderebbe con questi, casomai con i sacerdoti che hanno impartito quei sacramenti.

    LA Chiesa, nell’eventualità che se la prendesse con i fedeli, che hanno ricevuto quei sacramenti, dovrebbe annullare tutti i sacramenti ricevuti,”mollare” quei sacerdoti a causa dei sacramenti che hanno impartito indegnamente e impartire a nuovo quei sacramenti (una burletta se lo facesse).

    Se per te non sono validi, per la Chiesa sono validi sacramenti impartiti e sacerdoti perchè non li rifiuta. Quindi nessuno ha giocato con la salvezza altrui.

    Solo tu gliela neghi, Dio non lo farebbe mai perchè ha detto che quello che verrà deciso in terra, sarà fatto in Cielo.

  298. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    ______”menti malsane”……

    ” Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Se dunque presenti la tua offerta sull`altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all`altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
    (Matteo 5:23,24)

    ________Geenna:
    “Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.”

    Leggiamolo il Vangelo e viviamolo!
    altrimenti… come era la canzone… Burn…
    (Marco 9:48)

  299. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    ovviamente…
    “Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.”
    (Marco 9:48)

  300. Silvano scrive:

    senza citare le alte sfere, mi accontenterei di vedere, da semplice osservatore, vostri interventi nel blog meno saccenti…

  301. mauro scrive:

    Caro Ubi humilitas, ibi sapientia, quella bellissima tiritera che comincia con:

    ***** ______”menti malsane”……*****

    mi sembrano piu’ minacce che insegnamenti.
    Con le minacce non si insegna proprio nulla, si sottomette solo l’altrui volontà.
    Presumo che tu sappia dov’è Geenna perchè hai imparato lì a bruciare gli altri, sempre nel rispetto, che tu concepisci, del prossimo, inteso come avversario da eliminare.

  302. Artefice1 scrive:

    Cheru…….sarebbe proprio questo il tuo problema. Secondo me.

    “””non capisco perchè se la prendono con me: non ho fatto altro che ricordare quello che dice l’autorità ecclesiale. Il testo di mons. Perl mica glielo dettato io sotto ipnosi…”””

    Ti servi del Sentimento Altrui senza preoccuparti che LUI Sarebbe proprio il Tuo Identivo?

    I casi sono sempre Due.

    Citi Sentimenti che non conosci. (Stolta-Mente)
    Altrimenti sono tuoi, (Dunque CON-Trad-Dici!!!)

    Pensi che i significati possano difenderti, CON-Trad-Dicendo il SENSO (che ti regge in piedi) ???

  303. Artefice1 scrive:

    Cheru………La Relazione sarebbe una Triangolazione.

    C = Io
    B = TU
    A = LUI. L’UNICO

    A

    B C

    Quando CON-Trad-Dici.
    Formuli Significati PER = X

    X

    B C

    A

    Capovolgi Sempre il SENSO = A

    p.s.
    Le Freccette mancano.
    Non sono stato capace.

    Mettile tu.

    Fossero Giuste.
    Chi te le avrebbe suggerite?

  304. Artefice1 scrive:

    Hanno eliminato gli spazi

    ……A

    B…..|…..C

    ……X

    B…..|……C

    ……A

  305. mauro scrive:

    Caro Ubi humilitas, ibi sapientia, scrivi:

    *****“In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.”*****

    Mi sembra divertente quel “Tutto mi è stato dato dal Padre mio” che confuta quello che ha scritto Cherubino riportando la Summa Theologiae, III, Q.12, a.1 e a.2., dove si dice che in Cristo esista una scienza infusa (aggiundo io: da Dio – perchè manca) e una scienza acquisita con l’intelletto. Lo si è fatto passare per un mortale proprio quel “Tutto” che ha ricevuto dal Padre.

    Quell’essendosi fattosi uomo proprio di Gesu’, non vuol dire che è uomo ma che ha assunto le sembianza di uomo per farsi riconoscere. Esattamente come si faceva nel teatro greco antico quando l’attore indossava la maschera. L’attore non era la maschera ma la maschera permetteva di riconoscere il personaggio.
    Questo vuol dire che l’attore rimaneva sempre un attore. Allo stesso modo Gesu’ era divino e rimaneva divino anche se assumeva le sembianze di uomo (la maschera).

    D’altra parte è un concetto semplice capire che si può passare da uno stato superiore ad uno inferiore (es. da divino a umano) ma non si può passare da uno stato inferiore ad uno superiore proprio perchè se fosse possibile farlo, noi tutti potremmo risorgere autonomamente, nel momento della morte, senza che Dio intervenga.

  306. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    E a proposito di TALENTI… , come viene detto nella parabola???

    “Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.”
    (Matteo 25,23)

    Cristo Gesù conosceva bene le scritture (cfr Luca 2, 46-48) e si rifa alle parole della Scrittura (Prov. 3, 3-5) “Bontà e fedeltà non ti abbandonino; lègale intorno al tuo collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore, e otterrai favore e buon successo agli occhi di Dio e degli uomini.”

    BONTA’ E FEDELTA’, non erudizione e scienza ecc. ecc..

    Leggiamo il Vangelo e le Scritture (con i commentari), preghiamo, e soprattutto facciamo la volontà di Dio.

  307. Giovanni Mandis scrive:

    Cherubino l’anno scorso a fine Ottobre a Lourdes con l’unitalsi romana ho avuto la felice coincidenza di capitare in quel luogo santo in contemporanea con un grande pellegrinaggio della Fraternità San Pio X (credo fossero in 20000). Ho visto con i miei occhi, la bellezza e la grazia che traspariva da quelle persone, le famiglie, molte delle quali formati da giovani sposi, i bambini, il modo di vestire dei grandi e dei piccoli, di sorridere, come seguono la Santa Messa e adorano il SS. Sacramento; ecco, quello che io ho visto con i miei occhi mi dice che quelle persone non ricevono indegnamente i Sacramenti dai sacerdoti della Fraternità. Si VEDE che amano Cristo e la Chiesa, si VEDE in loro LA GRAZIE DI DIO.
    auguro a te la stessa felice coincidenza.
    C

  308. Cherubino scrive:

    mi fa piacere per te. Mandis, in genere io preferisco guardare il volto e i vestiti dei bambini che patiscono la fame in Africa, o dei morti ammazzati per la libertà dell’uomo, dei disabili per gli incidenti sul lavoro procurati da gente in giacca e cravatta che si interessa solo del profitto, dei ragazzini di Secondigliano che giocano con le pistole e aspettano una Buona notizia… forse saranno meno belli… però è anche vero che sta scritto:

    Non ha apparenza né bellezza
    per attirare i nostri sguardi,
    non splendore per provare in lui diletto.
    3Disprezzato e reietto dagli uomini,
    uomo dei dolori che ben conosce il patire,
    come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
    era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

    Quanti santi innocenti sono ancora oggi “cristofori”…

  309. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    @ Cherubino
    Ieri sera ho… hem… ti ho salutato… ma…
    si vede eri… distratto…
    Lo rifaccio ora…
    Ciao Cherubino.

  310. Luisa scrive:

    Caro Giovanni, non ti preoccupare, cherubino ama senza dubbio guardare i volti sorridenti e gioiosi dei bambini, delle famiglie che partecipano alle celebrazioni carismatiche…o di altri gruppi….senza dubbio in loro vedrà ciò che tu hai visto in quei volti a Lourdes e che io ho visto qui a Ginevra.
    Ma se cherubino dovesse trovarsi, per un`infelice coincidenza (per lui) nello stesso luogo di un gruppo do fedeli della FFSPX, penso preferirebbe girare il suo sguardo altrove pur di non ammettere che la fede e l`amore di Dio risplendono in quei volti….anche in quei volti!
    Che cosa vuoi, è così, di fronte a certe cieche intolleranze, c`è ben poco da fare.

    Approffitto di questo spazio per un avviso :

    S. Messa solenne tridentina in Università Cattolica a Milano

    http://blog.messainlatino.it/2009/06/s-messa-solenne-tridentina-in.html

  311. Giovanni Mandis scrive:

    Cherubino, mi chiedo come mai ti preoccupi tanto di chi riceve i sacramenti da un sacerdote della Fr.S.PioX e non ti preoccupi per i fratelli protestanti che invece di sacramenti non ne hanno proprio a parte il battesimo?
    c’è una sproporzione nelle tue preoccupazioni a proposito dei sacramenti che è inspiegabile. Se i sacramenti sono ricevuti inefficacemente dai fedeli della Fraternità come mai in quelle famiglie nascono tante vocazioni?

    Cosimo, non preoccuparti delle posizioni di chi non crede alla veridicità di Medjugorie, tutto concorre ad accertare la verità; poi un giorno la Chiesa dirà l’ultima parola in merito come sempre è stato per le apparizioni private. I cattolici ovviamente si atterranno a quest’ultima parola.

  312. Giovanni Mandis scrive:

    La Frat.S.PioX è anche in Africa caro Cherubino. Mons. Lefebvre apparteneva ad un ordine missionario, era amico di Albert Schweitzer.

  313. mauro scrive:

    Caro Cherubino, ma che bravo, tu preferisci guardare i volti ed i vestiti dei bambini che patiscono la fame in in Africa! E secondo te in Europa non ce ne sono, visto che il tuo pensiero va tanto lontano? Eppure ne arrivano a decine di migliaia in Italia dalla Bielorussia. Ed hanno la stessa fame di quelli in Africa.
    E sono anche piu’ sfortunati di quelli africani perchè quasi tutti sono orfani mentre in Africa quasi tutti hanno almeno un genitore.
    Hai letto sui giornali di quelli Africani o te l’ha detto il Papa?
    Eppure i Bielorussi li abbiamo all’angolo di casa perchè sono europei come noi.
    Dillo al Papa che cominci dall’angolo di casa e non si chiuda gli occhi. L’opportunismo nega sempre la verità.

  314. don stefano bellunato scrive:

    quando portavo i sacramenti nelle baraccopoli di libreville non ti ho mai visto pero´…

  315. don stefano bellunato scrive:

    mi riferivo all´angelico amico
    ….neanche in Albania nei villaggi di montagna che visitavamo camminando anche per un´ora a piedi ogni domenica non ha mai visto i preti della diocesi…eppure erano molto piú numerosi di noi, ma preferivano rimanere in cittá…

  316. don stefano bellunato scrive:

    In Albania sono arrivati mooolto sporadicamente solo quando han saputo che c´eravamo noi. e lí giú col terrorismo psicologico: sono contro il vescovo! sono contro il Papa! vi vogliono ingannare!
    … peró a dir messa in dicembre su una pietra nel cimitero con 20 cm di neve e a dormire tra sabato e domenica in case senza porte e finestre c´eravamo solo noi, i disobbedienti della Frat. I grandi apostoli dell´accoglienza e della visita agli ultimi invece…

  317. don stefano bellunato scrive:

    mi ricordo che a Natale alla Messa di Mezzanotte, la prima dopo 50 anni di comunismo in una ex casa del popolo che avevamo riconverttito in Chiesa in un villaggio di montagna avevamo preparato tutto, acqua santa compresa per benedire il Bambin Gesú. quando il mio superiore ha preso l´aspersorio ha dovuto faticar non poco per districarlo dal ghiaccio… era una scena un po´comica.

  318. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    A proposito di Messe di 1^ Classe… paramenti e… Vangelo

    Mi piace riportare questo pensiero del vescovo Tonino Bello (di cui è in corso la Causa di Beatificazione):

    La Chiesa del grembiule
    Forse a qualcuno può sembrare un’espressione irriverente, e
    l’accostamento della stola col grembiule può suggerire il sospetto di un piccolo sacrilegio. Sì, perché di solito, la stola richiama l’armadio della sacrestia dove,
    con tutti gli altri paramenti sacri, profumata d’incenso, fa bella mostra di sé, con la sua seta e i suoi ricami.
    […] Il grembiule, invece, ben che vada, se non proprio gli accessori di un lavatoio, richiama la credenza della cucina, dove, intriso di intingoli e chiazzato di macchie, è sempre a portata di mano della buona massaia.
    […] EPPURE E’ L’UNICO PARAMENTO SACERDOTALE REGISTRATO NEL VANGELO. Il quale Vangelo, per la messa solenne celebrata da Gesù nella notte del giovedì santo, non parla né di casule né di amitti, né di stole né di piviali. Parla solo di un panno rozzo che il Maestro si cinse ai fianchi con un gesto squisitamente sacerdotale.
    […] La cosa più importante, comunque, non è introdurre il “grembiule” nell’armadio dei “paramenti sacri”, ma comprendere che la stola e il grembiule sono quasi il diritto e il rovescio di un unico simbolo sacerdotale. Anzi, meglio ancora, sono come l’altezza la larghezza di un unico panno di servizio: il servizio reso a Dio e quello offerto al prossimo.
    “Allora Gesù si alzò da tavola, depose le vesti, si cinse un asciugatoio e si mise a servire”. Ecco la Chiesa del Grembiule. È una fotografia bellissima della Chiesa.
    […] Che poi, mettersi il grembiule vuol dire soffrire, lavare i piedi alla gente, al mondo».
    (don Tonino Bello)

  319. fanatismo(anche le ss camminavano nella neve)e proselitismo settario.
    E se il Signore lo disporrà, verranno alla luce tutte le porcherie ed i peccati.
    A partire da quelli pazientemente elencati da Cherubino riguardo i Sacramenti.
    Giovanni: i protestanti son poveri sventurati, oramai-peggio per loro-son fuori: io mi preoccupo di chi stà(diciamo così)nella Chiesa. Son loro che sscandalizzano i piccoli: in tutti i sensi. Boston non è lontana da econe.
    Infine chiedo se posso postare- è ancora un offtopic: CARO PADRE PIO, perdonami, ti prego!- il link di un articolo del bollettinoo ufficiale della fsspx.

    Giovanni, ma quale “approvazione”……..
    In quei tempi tutti sti coraggiosi cuor di leoni(da tastiera)andranno in ginocchio a baciar le pietre slave(dice lo spostato, che si meriterebbe nà bella visitina dalla polizia postale)e si batteranno il petto e chiederanno scusa al Papa ed alla Chiesa che ora svillaneggiano con superbia e indecenza.

    (mò ci sarà pure qualche intelligentone che dirà: “ecco, prima dice di ubbidire alla Chiesa e poi sminuisce l’importanza della appreovazione”. Ed io manco rispondo perchè, tanto, vedranno coi loro occhi)

  320. Cherubino scrive:

    neanche io tra le molte case per disabili gravissimi dove sono stato, o tra i malati di AIDS di Milano, o al rifugio di Fratell Ettore, o in carcere, o tra gli scippatori di Pianura e Secondigliano, o tra i rom della Bovisa, e neanche presso le case delle suore di Madre Teresa di Napoli o di Baggio, o presso le associaizoni di don Benzi o don Ciotti, per non parlare del Cottolengo di Torino e di quello di Padova … ho mai incontrato un solo sacerdore della Fraternità S. Pio X.

    Eppure ci ho passato parecchio tempo.

  321. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    …Dimenticavo… dei piccoli… particolari…

    la Mamma di don Tonino era Terziaria Francescana…
    e anche Egli era Terziario francescano…

    Il suo motto episcopale:

    “Ascoltino gli umili e si rallegrino”

  322. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Saluto TUTTI e lascio la palla a voi…
    io… vado a … dormire… ho “ritmi” diversi dai vostri…
    per la vostra… …sicurezza…

  323. Giovanni Mandis scrive:

    Cosimo paragonare la San Pio X alle SS…
    definire “proselitismo settario” andare a portare i sacramenti in Albania dopo decenni di ateismo di stato con l’unica costituzione della storia negatrice dell’esistenza di Dio. mi sembra troppo. allora anche quello degli apostoli era proselitismo settario.
    forse non ti sei accorto che Benedetto XVI ha tolto la scomunica.
    ciao

  324. Artefice1 scrive:

    Ringrazio il Dott Tornielli per la opportuna pulizia.
    E mi spiace parecchio per quanto avvenuto.
    Pare che il sistema abbia modo di cambiare , aggiungere lettere, tagliare e modificare i testi.
    Senza l’Intervento del titolare del blog.

    Essendo le strade del Padreterno, Infinite.
    I Signori del vapore aggiungono le proprie.

    Mauro………….. è la Separata Distinzione che Frega tutti.
    Pensa piuttosto che sarebbe Divina l’Unicità PER-Fetta.
    La Separazione Libera ed Imperfetta non CON-Sente Capire, altro che semplice.

    “””D’altra parte è un concetto semplice capire che si può passare da uno stato superiore ad uno inferiore (es. da divino a umano) ma non si può passare da uno stato inferiore ad uno superiore proprio perchè se fosse possibile farlo, noi tutti potremmo risorgere autonomamente, nel momento della morte, senza che Dio intervenga.”””

    Ma se non fosse possibile come supponi tu, Gesù Cristo che sarebbe venuto a fare?

  325. ros scrive:

    Caro don Stefano piu’ leggo Cherubino e piu’ mi convinco che conoscere la Fraternita’, frequentarla, e farmi guidare da bravissimi sacerdoti come voi, sia stata una enorme GRAZIA che il Buon Dio ha voluto concedermi!!!

    PS. Un saluto a Giovanni,sa io ero una dei 20000 fedeli della fraternita’ presente a Lourdes e il suo commento al riguardo mi ha commosso…grazie!!!

  326. Artefice1 scrive:

    Cherubino…………sareste passati all’Incasso?

    Rm 2:20 educatore degli ignoranti, maestro dei semplici, perché possiedi nella legge (codici e PER-Suasioni?) l’espressione della sapienza e della verità…

    Sal 19:8 La legge del Signore é perfetta, rinfranca l’anima; la testimonianza del Signore é verace, rende saggio il semplice. (Che ha solo la Vita, puro Sentimento?)

    At 2:46 Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore,(Padre e Famiglia?)

    1Cor 3:4 Quando uno dice: Io sono di Paolo, e un altro: Io sono di Apollo, non vi dimostrate semplicemente uomini?
    (Anche per Paolo la Natura sarebbe SOTTO-Messa all’Essere, pur se a volte manifesta la propria Vita Vissuta che non può abbandonare, per es parlando di padroni terreni.)

  327. mauro scrive:

    C’è sempre qualcuno che non ha ancora capito che Dio è uno e trino. Il Padre è Dio, Gesu’ è Dio, lo Spirito Santo è Dio. Sono “sembianze” che si sono manifestate o si manifestano sotto maschere diverse (maschera è etimologicamente la persona) ma sono sempre Dio.

    Quando si dice “il figlio di Dio” è l’essenza di Dio stesso, così come lo è per lo Spirito santo.
    Negarlo è affermare che dopo la morte non troveremmo solo Dio ma anche Gesu’ e lo spirito santo e la religione cristiana sarebbe politeista.
    Gesu’ non risorgerà nel giorno del giudizio universale come tutti noi perchè non è uomo ma Dio.
    La resurrezione di Gesu’ rappresenta l’abbondono della “maschera” con cui si è reso visibile sulla terra.

  328. Giovanni Mandis scrive:

    Ciao Ros, sono io che vi ringrazio perchè mi avete grandemente edificato.

  329. don stefano bellunato scrive:

    wow, grazie sig. mandis, troppo buono. grazie, i nostri difetti li abbiam senz´altro anche noi, io per primo (ma non lo dica a cosimo o a cherubino, mi raccomando… ;) )ma non é certo un motivo umano come un eventuale guadagno, successo o fama che ci guidano a fare quel che la Chiesa ha sempre fatto. Solo il desiderio di fedeltá alla Chiesa di sempre. Per quanto possiamo colle nostre miserie.

    PS: Ros, il suo commento non vale, lei é di parte! :D

  330. Artefice1 scrive:

    Don Stefano…………aspetto una risposta.

    Direi anche
    Che quando un Sentimento Autentico si Manifesta, sarebbe Sempre UNICO! Non di parte.
    Eventualmente non sarebbero unici, o di parte, quanti non LO Riconoscono.

    Ti pare?

  331. don stefano bellunato scrive:

    Grazie Luisa per la sua sempre delicata attenzione e rispetto, anche verso chi la osteggia e che purtroppo non sembra ancora essersene accorto. Lei, insieme a Elianna e pochi altri, é un vero esempio di grazia femminile in mezzo a noi turbolenti maschietti, io per primo ahimè, sempre intenti al braccio di ferro e alle schermaglie del tipo “Don Camillo-Peppone”. Tra di noi c´e solo, credo, il bravo Artefice1 e il sig. Mandis che possono vantarsi di altrettanta delicatezza e misura (mi scuso con chi avessi dimenticato).
    Mi permetta peró di sottolineare una cosa, ovvia certo, ma che per varie ragioni si tende oggi spesso a rimuovere. E cioé che sará difficile “realizzare (ma in realtá non si deve “realizzare”, poiché la Chiesa é giá una, come attestiamo nel Credo) l´unione” nella caritá senza il fondamento della fede unica.
    Unitá implica unicitá di fede e di governo, oltre che semplicitá.
    Cosiccome infatti per il corpo é impossibile rimanere unito senza una sola anima semplice, che lo vivifica, impossibile sará per la Chiesa godere della pace dell´unione senza un solo semplice principio di unione che é l´unica fede a Lei affidata da Nostro Signore.
    L´”unitá di intenti”, tanto cara nel passato a Fanfani, é condizione necessaria dunque, ma non sufficiente. Cioé non basta desiderare da ogni parte quest´unitá per ottenerla. Bisogna essere capaci di spogliarsi di tutto ció che Gesú NON ci ha trasmesso nella sua Rivelazione tramite Scrittura e Tradizione, “uniche” (guardacaso) fonti del Magistero perennne e direi uniche vere guide alla grazia. Spogliarsi insomma di tutto ció che, anche se comprensibile, é solo velleitá umana.
    Per cui l´unitá vera (che esiste da sempre nella S. Chiesa, mi ripeto, anche se non tutti gli uomini ne usufruiscono) si perfezionerá solo attorno a quella unica fede che lo Spirito Santo ha lasciato alla sua Chiesa.
    Fedi contraddittorie non potranno mai incontrarsi e usufruire di questa unione giá esistente, cosiccome chi non vuol seguire il Cristo non sará salvato contro la sua volontá.

  332. don stefano bellunato scrive:

    Artefice1, purtroppo oggi e fino alla settimana prossima posso solo sbirciare il blog di tanto in tanto.
    I tuoi corposi post meritano molta piú attenzione di altri, specialmente se scrutati dalle mie minuscole meningi, che non corrono purtroppo come le tue.
    Perdonami per ora. Ci riproveró forse domattina.
    Con grande stima, credimi.

  333. don stefano bellunato scrive:

    o stasera, se mi resta un po´di tempo,… ma non prometto.
    scusami ancora.

  334. Artefice1 scrive:

    Don Stefano………quel “o” stà per Dunque.

    Non intendevo sollecitarti, ma verificare di non Essere abbandonato dopo lo sforzo.

  335. Gianpaolo1951 scrive:

    Carissimo Don Stefano, Lei per certi cattolici di dubbia formazione e consistenza – perdoni l’azzardo – è una figura scomoda al pari del Suo grande Maestro Monsignor Lefebvre!…
    Non ci faccia caso – come del resto sta egregiamente facendo – e continui nella Sua preziosa opera di vera cristiana e cattolica evangelizzazione!!!
    Sia lodato Gesù Cristo!

  336. Messaggio del 25 giugno 2009

    “Cari figli, gioite con me, convertitevi nella gioia e ringraziate Dio per il dono della mia presenza in mezzo a voi. Pregate che nei vostri cuori Dio sia al centro della vostra vita e testimoniate con la vostra vita, figlioli, affinchè ogni creatura possa sentire l’amore di Dio. Siate le mie mani tese per ogni creatura, affinchè ognuna si avvicini al Dio dell’amore. Io vi benedico con la materna benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

  337. Tradizionalista scrive:

    Padre Pio era solito ripetere: ‘Chi ubbidisce, non sbaglia mai’.
    Io invece ho sbagliato quando non ho creduto in Medjugorje: ora credo e spero che Maria Santissima mi perdoni per la mia incredulità e, in un certo senso, per le mie cattiverie su quel luogo e sui veggenti.
    Cari saluti a tutti

  338. Riguardo Padre Pio
    e alcune STORTURE che , suo malgrado, esistono:

    Amici è stato portato alla mia conoscenza che
    su Facebook
    c’è un gruppo dedicato a San Pio da Pietrelcina,
    il gruppo in questione però fa capo ad un
    mago,
    tal Cleo il Santone di Avella.

    Costui prima figurava tra gli amministratori del Gruppo, ma, poi,
    vistosi scoperto si è cancellato da amministratore

    (non ha cancellato però gli eventi del gruppo che CHIARAMENTE parlano di lui).

    Ricordo che la magia è condannata dalla Parola di Dio e dal Catechismo della Chiesa Cattolica e che le catene “di Sant’Antonio” o di “San Pio” rientrano nel peccato di “VANA CREDENZA” contro il Comandamento IO SONO IL SIGNORE DIO TUO NON AVRAI ALTRI DEI ALL’INFUORI DI ME.

    Attenzione pure al cosiddetto “Dolce” di Padre Pio
    (La ricetta per prepararlo è una vera e propria magia e CREA UNA MENTALITÀ SUPERSTIZIOSA E MAGICA)

    per esprimere devozione verso i Santi non servono queste cose ridicole, si può far celebrare dal proprio Parroco una Messa Votiva.

    Non fatevi ingannare!

    (io, a mia volta, ringrazio la persona che mi ha fornito tali informazioni: una persona sannita molto fedele al suo “compaesano” quasi :)

  339. raffaele savigni scrive:

    Sul sito “Fides et forma” (ripreso nel sito di Raffaella) il solito Colafemmina (ma non ha altro di cui occuparsi IN POSITIVO, a parte attaccare gli artisti chiamati dal Vaticano e la riforma liturgica?) tenta di rifilarci di nuovo la bufala su padre Pio nemico del concilio e della riforma liturgica. A quale scopo?
    Sono subito intervenuto sul tema.
    http://paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com/2009/06/padre-pio-e-vetus-ordo-chi-mistifica-la.html

  340. Luisa scrive:

    Lei chiama Francesco Colafemmina: “il solito”, guardi Raffaele che potremmo senza esitare dire anche “il solito” Raffaele Savigni, tanto i suoi commenti sono ripetitivi .
    Potremmo interrogarci sul bisogno di screditare chi afferma che Padre Pio ha continuato a restare fedele al rito antico, e poi se anche Padre Pio avesse nutrito dei dubbi sul Vaticano II e sulla riforma bugniniana perchè non dirlo? È forse un crimine?
    Anche se ammetto che le strumentalizzazioni di Padre Pio in un senso o nell`altro mi disturbano.
    Vorrei ancora dire che il sito di Francesco Colafemmina è molto interessante,
    tratta diversi temi , fra i quali l`arte e l `architettura sacra
    Vi consiglio una visita:

    http://www.fidesetforma.blogspot.com/

  341. Vent d’ordinations, avant Ecône et après les Etats-Unis
    Berlin, 28 juin 2009 (Apic) Les intégristes de la Fraternité Saint Pie X ont ordonné samedi trois prêtres à Zaitzkofen, une localité proche de Ratisbonne, dans le sud de l’Allemagne. Ignorant les rappels à l’ordre du Vatican et de l’épiscopat allemand, ils ont ainsi procédé à l’ordination de trois nouveaux prêtres intégristes dans la région d’origine de Benoît XVI.

    D’autres ordinations sont prévues, lundi en Suisse, à Ecône, en Valais. Les intégristes de la Fraternité Saint Pie X procéderont en effet à l’ordination de huit prêtres et dix diacres. La cérémonie a d’ores et déjà été qualifiée d’”illégitime” par le Vatican.

    Parmi les trois nouveaux ordonnés samedi en Allemagne figure un Suisse, un Suédois et un Polonais. Ils ont été ordonnés par l’évêque traditionaliste espagnol Alfonso de Galarreta, suspendu par le Vatican. Quelque …

  342. Nuove ordinazioni dei lefebvriani
    Rainews24 – ‎7 ore fa‎
    In mattinata, invece, Fellay aveva detto che dal Vaticano non è giunto “nessun divieto esplicito” di celebrare le nuove ordinazioni di preti lefebvriani. …LEFEBVRIANI: OTTO NUOVE ORDINAZIONI, SCONTRO CON IL VATICANO
    ANSA – ‎7 ore fa‎
    CITTA’ DEL VATICANO – Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha ribadito che le ordinazioni di sacerdoti fatte dai lefebvriani sono ”illegittime” …Lefebvriani: tolleranza Vaticano
    ANSA – ‎9 ore fa‎
    (ANSA) – ECONE (SVIZZERA), 29 GIU – Dal Vaticano nessun divieto esplicito di celebrare le nuove ordinazioni di preti lefebvriani: lo ha detto mons. …CHIESA: I LEFEBVRIANI TIRANO DRITTO, MONS. FELLAY HA ORDINATO 8 …
    Adnkronos/IGN – ‎11 ore fa‎
    Citta’ del Vaticano, 29 giu. (Adnkronos) – Si sono svolte questa mattina in Svizzera, nel seminario di Econe, sede principale della Fraternita’ di San Pio X …I lefebvriani non si fermano: ordinati tre nuovi sacerdoti
    Il Secolo XIX – ‎27/giu/2009‎
    Nonostante l’avvertimento del Vaticano i lefebvriani hanno ordinato stamattina a Zaitzkofen (in Baviera) tre nuovi sacerdoti. Il vescovo spagnolo Alfonso de …Lefebvriani, ordinazioni illegittime
    NotiziarioItaliano.IT – ‎2 ore fa‎
    CITTA’ DEL VATICANO – Le ordinazioni di sacerdoti fatte dai lefebvriani sono ”illegittime”. Lo ha ribadito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. …Nuovi lefebvriani ordinati in Vallese
    Swissinfo – ‎8 ore fa‎
    Oltre duemila persone hanno assistito lunedì a Ecône, in Vallese, alla cerimonia delle ordinazioni di otto nuovi preti e nove diaconi lefebvriani, …I lefrebviani ordinano tre nuovi sacerdoti
    Barimia – ‎28/giu/2009‎
    Senza tener conto della raccomandazione del Vaticano, i lefebvriani hanno conferito gli ordini a tre nuovi sacerdoti a Zaitzkofen, una cittadina non lontano …LEFEBVRIANI: ORDINATI TRE NUOVI SACERDOTI IN SEMINARIO TEDESCO
    Diritto-oggi – ‎27/giu/2009‎
    (AGI) – Berlino, 27 giu. – Indifferenti agli ammonimenti vaticani, i lefebvriani della Fraternita’ di S. Pio X hanno proceduto, come annunciato da tempo, …LEFEBVRIANI/ Ordinati tre nuovi sacerdoti in Germania
    Il Sussidiario.net – ‎27/giu/2009‎
    La fraternità conservatrice di S. Pio X ha ordinato oggi tre nuovi sacerdoti a Zaitzkofen (Baviera) nonostante il parere contrario del Vaticano e le …LEFEBVRIANI: 8 ORDINAZIONI; VATICANO, ILLEGITTIME
    AGI – Agenzia Giornalistica Italia – ‎4 ore fa‎
    (AGI) – Econe (Svizzera), 29 giu. – L’ordinazione di otto preti e nove diaconi da parte dei lefebvriani rischia di riaccendere la polemica con il Vaticano, …LEFEBVRIANI: NUOVA SFIDA AL VATICANO, ORDINATI 8 SACERDOTI
    Agenzia di Stampa Asca – ‎11 ore fa‎
    (ASCA-AFP) – Econe, 29 giu – I lefebvriani hanno ordinato otto sacerdoti nel corso del loro seminario a Econe, in Svizzera, in una nuova sfida al divieto …I lefebvriani tirano dritto, ordinati 8 nuovi sacerdoti
    RomagnaOggi.it – ‎8 ore fa‎
    CITTA’ DEL VATICANO – I lefebvriani tirano dritto. Si sono svolte lunedì mattina in Svizzera, nel seminario di Econe, sede principale della Fraternità di …Lefebvriani, domani nuove ordinazioni, nonostante monito di Roma
    L’Arena – ‎27/giu/2009‎
    Parigi, 28 giu. (Apcom) – I lefebvriani celebreranno domani, luned’, a Econe, in Svizzera, l’ordinazione di otto sacerdoti e 10 diaconi, …

  343. mauro scrive:

    E’ vero che le ordinazioni sono considerate illegittime dal Vaticano ma è anche vero che esiste una tacita tolleranza perchè non è pervenuto nessun divieto esplicito alla fraternità.
    Considerarle illegittime non è vietarle, come Cosimo de Matteis sostiene da troppo tempo. Si potrebbero vietare solo se la confraternita facesse parte della Chiesa.
    Ancora non è così, dunque caro Cosimo de Matteis, tutto quello che scrivi contro le nuove ordinazioni è frutto della tua fantasia ed arroganza.

  344. antonio peschechera scrive:

    con buona pace di tutti e grazie a Dio la Fraternità San Pio x ordina ogni anno preti per la Chiesa Cattolica per la santità nel mondo. Acqua fresca a chi ha dubbi in proposito.

  345. per tutti i Sacerdoti, quelli santi e quelli meno santi, quelli zelanti e quelli manager, quelli obbedienti e quelli disobbedienti, per tutti coloro che sono un “dono e mistero”:

    Perfino le nostre carenze, i no­stri limiti e debolezze devono ricondurci al Cuore di Gesù.
    Se infatti è vero che i peccatori, contemplandoLo, devono ap­prendere da Lui il necessario « dolore dei peccati » che li ri­conduca al Padre, questo vale
    ancor più
    per i sacri ministri. Come dimenticare, in proposi­to, che nulla fa soffrire tanto la Chiesa, Corpo di Cristo, quan­to i peccati dei suoi pastori, so­prattutto di quelli che si tra­mutano in « ladri delle pecore » ( Gv 10,1ss), o perché le devia­no con le loro private dottrine, o perché le stringono con lac­ci di peccato e di morte?
    Anche per noi, cari sacerdoti, vale il richiamo alla conversione e al ricorso alla Divina Misericor­dia, e ugualmente dobbiamo rivolgere
    con umiltà
    l’accorata e incessante domanda al Cuo­re di Gesù perché ci preservi dal terribile rischio di
    danneggiare coloro che siamo
    tenuti
    a
    sal­vare.
    Poc’anzi ho po­tuto venerare, nella Cappella del Coro, la reliquia del Santo Curato d’Ars: il suo cuore.
    Un cuore infiammato di amore di­vino, che si commuoveva al pensiero della dignità del pre­te e parlava ai fedeli con ac­centi toccanti e sublimi, affer­mando che « dopo Dio, il sa­cerdote è tutto! … Lui stesso non si capirà bene che in cie­lo » ( cfr Lettera per l’Anno Sa­cerdotale, p.2)

    (Dal discorso di Papa Benedetto XVI, tenuto
    in S.Pietro, per l’Apertura dell’Anno sacerdotale)

  346. mauro scrive:

    Caro Cosimo de Matteis, fai proprio difficoltà a capire quello che posti.
    Il Discorso di BXVI è chiarissimo. Si rivolge ai sacerdoti che deviano il gregge con le proprie dottrine personali, ai sacerdoti che peccano con il gregge.

    C’ un problema però, carissimo, BXVI ha parlato di deviazioni nel CVII e vuoi mettere, queste deviazioni sono state assimilate dai sacerdoti.

    Quindi è contro i sacerdoti che propagano queste devizioni che parla. Cosa ti credevi? Se il Papa fosse il tuo capo avrebbe rimproverato anche a te. Non può farlo, io si perchè sono come te. Sei fuori dagli schemi della Chiesa d’oggi, svegliati!

  347. “BXVI ha parlato di deviazioni nel CVII”

    Ah si?
    E quando?
    Dove?

    Deviazioni NEL Concilio?
    Parli sul serio?

    Cioè i Documenti elaborati durante il Concilio Vaticano II
    sarebbero stati “DEVIATI”?
    Benedetto XVI ha detto questo?
    Guarda, ti confesso che non sapevo questo.
    Saresti così gentile da farci sapere quando, dove e con quali parole il Papa ha mai affermato una cosa del genere?
    Ti ringrazio.
    E ti ringrazio dei “richiami” che mi fai. Servono sempre i richiami, ma sinceramente ho difficoltà a comprendere quali sarebbero i miei sbagli. Un saluto.

  348. Cherubino scrive:

    la questione del divieto alla FSSPX è esattamente il contrario di ciò che si cerca di far credere.
    La Chiesa ha detto che i lefevbriani non esercitano alcun ministero nella Chiesa. Perhcè essi non sono nella Chiesa. Sarebbe stata poi incoerente se avesse dato un ordine ai lefevbriani ! Si dà un ordine a chi è sottoposto, e dandogli un ordine lo si riconosce all’interno della comunità. Si riconosce anche di avere una responsabilità in merito a ciò che fa il sottoposto.
    Il “limitarsi” a dire che non esercitano alcun ministero è invece ben più pesante che vietare loro di ordinare sacerdoti. Si dice chiaro e tondo che sono fuori della giurisdizione dell’autorità cattolica. Non c’è neanche quel rapporto ecclesiale minimo che renderebbe possibile un divieto. E l’assenza di questo è invece un messaggio chiaro: ciò che fanno lo fanno senza alcun mandato, esclusivamente nel proprio nome. E la Chiesa non ha responsabilità dei sacrilegi che compiono.

  349. anniballo scrive:

    Sottopongo, con colpevole ritardo, ai forumisti un quesito al riguardo (riprendendolo da una domanda che fu posta dal giornalista Michele Serra) : “Potrà mai esserci speranza per un popolo che venera un cadavere?” Grazie.