Evangelizzazione e rapporti umani

Cari amici, l’esperienza che sto per raccontarvi non è edificante. Ma fotografa una realtà drammatica. Per questo omettero qualsiasi particolare che possa rendere riconoscibile l’interessato. Trascorro a Roma diversi giorni al mese, a motivo del mio lavoro, e da qualche anno ho affitatto un appartamento in una via abbastanza centrale della città, a fianco di alcuni amici di famiglia.

Qualche settimana fa, erano le cinque del pomeriggio, stavo scrivendo un articolo, quando i miei vicini mi hanno suonato alla porta e mi hanno presentato un signore che portava la croce sul maglione grigio: era un diacono venuto a benedire la casa. E’ entrato, si fermato nel corridoio, e senza neanche chiedermi come mi chiamavo, se abitavo lì con la mia famiglia, se avevo dei figli, etc. etc., ha cominciato a leggere un brano evangelico e ha fatto una mini-omelia per convincermi che non bisogna prestare troppa attenzione ai miracoli (già su questo avrei avuto da ridire, ma ho ascoltato in religioso silenzio).

Quindi, il solerte diacono mi ha messo una mano sul capo, e ha letto una formula di benedizione. Appena finito sono andato a prendere il portafoglio per l’offerta, che ha ricevuto aprendo uno dei suoi due libri (credo si trattasse o del Vangelo o del libro con le bedizioni) dove ha raccolto nel banconote. Quindi se n’è andato.

Sarà che sono stato abituato, nella piccola cittadina si provincia veneta dove sono nato, ad avere un rapporto personale di amicizia e di conoscenza con i preti della parrocchia (e questo continua anche adesso nella quartiere alla periferia di Milano dove vivo), ma l’episodio mi ha abbastanza sconvolto. In molti casi la visita per la benedizione pasquale – nel mio caso a Roma, post-pasquale – rappresenta l’unico momento d’incontro possibile con molte famiglie, con persone che non frequentano la parrocchia. Potete immaginare quale sarebbe stata la mia reazione se fossi stato un credente non praticante, o un ex credente.

Il diacono è entrato e come se si fosse acceso un bottone o girata una chiavetta ha cominciato a parlare senza sapere chi fossi, senza neanche chiedermi come mi chiamavo. Senza un minimo di rapporto umano, di interessamento da parte sua per la persona che aveva di fronte. Non voglio dare troppo peso al fatto in sé, si sarà trattato di una persona timida. Sapete però che in questo Anno della Fede si parlerà molto della nuova evangelizzazione. I contenuti della fede sono importanti, ma ciò che fa la differenza tra un filmato, un testo scritto, un messaggio comunicato virtualmente, e la comunicazione tra le persone è la possibilità di entrare in relazione con chi hai davanti, di mostrare interesse per lui, magari per comunicare del messaggio evangelico proprio un accento che possa illuminare una situazione particolare della vita.

Mi spiace di aver assistito personalmente proprio nel cuore di Roma a queste benedizioni da robot. E spero vivamente che si sia trattato nel mio caso soltanto di un’esperienza sfortunata e di un’eccezione.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

190 risposte a Evangelizzazione e rapporti umani

  1. Sara scrive:

    Un caso non so, io ho studiato alla cattolica di Milano, colleggio delle orsoline del sacro cuore e son scappata.
    Poi mi sono anche pentita, ma venivo dall’azione cattolica e il passaggio fu un trauma.
    Amici miei che erano in collegio dagli agostiniani al contrario si erano trovati benissimo, quindi, bho, andrà anche a fortuna, a pelle, a simpatia, a caso.
    Resta che il lato umano fa tantissimo nell’esperienza di fede, basta vedere il piccolo trauma parrocchiale che si ha al cambiamento di sacerdote.

    • Cherubino scrive:

      Conosce bene la Cattolica di Milano. Luogo eccellente sia sul piano educativo-relazionale che su quello scientifico.

      • Sara scrive:

        A livello scientifico niente da dire, a livello umano non ho avuto un bell’impatto. Ma più che la Cattolica il collegio delle suore probabilmente.
        Poi mi sono pentita e negli ultimi anni per nostalgia mi ritrovo a prendere i libri di vita e pensiero.
        :-)

        • Cherubino scrive:

          Ora ho capito. Però tenga presente che il collegio delle suore è una cosa a sè, e le suore son pur sempre donne. Non per niente s. Ignazio di Loyola non ha mai voluto un ramo femminile … :) :) :)

          A parte gli scherzi, può essere che come studentessa abbia frequentato gruppi più o meno accoglienti, che però non dipendono dall’Università in sè. E può sempre capitare un professore un pò scorbutico, ma le assicuro che il clima prevalente è di grande attenzione allo studente. Non voglio fare qui un paragone con certe Statali che ho conosciuto, da studente prima e da collaboratore poi … ma le assicuro che la Cattolica “è oro”.

          • Sara scrive:

            In effetti il mio collegio non era tra quelli “interni” alla Cattolica, c’erano anche studentesse del Politecnico e della Bocconi.
            Ambiente molto competitivo e le suorine non contribuivano certo a dare un po’ di umanità.
            Invece, come già detto, i mei amici all’Augustinianum
            si erano trovati benissimo.
            Io l’ho vissuta come una possibilità mancata. (anche se i due terzi del mio percorso universitario li ho fatti lì)

          • stefano scrive:

            Fateci caso, quelli che vogliono sparlare della Chiesa esordiscono sempre dicendo che da piccoli hanno fatto i chierichetti.

          • Sara scrive:

            E’ vero, le esperienze personali contano tantissimo soprattutto quando si è giovani.
            Poi però son personali, Vasco Rossi parla sempre di quanto sia stata devastante l’esperienza dei salesiani, mio cugino ci studiò e ancora ogni tanto li va a trovare tanto si è trovato bene.
            In realtà crescendo si impara anche a perdonare, si impara che le persone sono esseri umani, che tutti abbiamo difetti, che anche con le migliori intenzioni si fanno tanti sbagli..

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            “Fateci caso, quelli che vogliono sparlare della Chiesa esordiscono sempre dicendo che da piccoli hanno fatto i chierichetti.”

            Visto che molti pii genitori obbligavano i figli maschi ad andare a catechismo e di lì il passaggio a chierichetto, magari a “tempo determinato”, era d’obbligo, direi che è difficile trovare qualcuno che non abbia mai fatto il chierichetto …

          • stefano scrive:

            Sì Santa, ma lo raccontano come se dicessero che i loro antenati hanno fatto le Crociate.

        • vincenzo da torino scrive:

          @Sara. Scrivo qui perchè sotto non c’è più posto. Il problema dei colleggi dei religiosi produce o grande soddisfazione ed attaccamento oppure qualche scontento e mangiaprete.
          A volte la colpa sta nei genitori che obbligano i figli anche se questi non amano il tipo di disciplina ed il colleggio in se.
          Altre volte sono i ragazzi che non perdonano nessuna eventuale rudezza o disciplina e ne patiscono. Qualche rara volta vi è pure qualche religioso che forse ha sbagliato vocazione e ne fanno le spese i ragazzi. Spesso la maturita aggiusta i guasti, ma non sempre. Ho fatto due anni dai gesuiti ed altri molti dai Salesiani. Incontro ex allievi e compagni e ne registro le reazioni. Tutti d’accordo sulla ottima scuola. Molti soddisfatti e riconoscenti, alcuni ancora un pò arrabbiati per la disciplina o incomprensioni varie. Altri pochi che proprio hanno oltrepassato la barriera….Credo che dipenda anche dalla fortuna delle persone che si incontrano, ma principalmente dalla sensibilità ed equilibrio delle persone. Potrei fare la percentuale degli ottimi, buoni,mediocri e qualche, pur raro che ..aveva sbagliato mestiere…e non capivo il perchè. Oggi lo capisco…Comunque mi sento un fortunato, perchè ho appreso molto, anzi moltissimo.

  2. Sal scrive:

    Interessante argomento, ma la benedizione robotica non è una novità anche se fa a pugni con l’evangelizzazione. Lo dice lo stesso Tornielli. Evangelizzazione comprende quel rapporto umano e di vicinanza la cui mancanza è lamentata dallo stesso autore e che è confermata dal vangelo: “Dovunque entriate in una casa dite prima: ‘Questa casa abbia pace’. E se lì c’è un amico della pace, la vostra pace riposerà su di lui. Ma se non c’è, tornerà a voi. E restate in quella casa, mangiando e bevendo le cose che provvedono,” E’ evidente che per mangiare insieme occorre essere amici o almeno avere la disponibilità a volerlo fare. Magari si può fare anche con estranei, ma il silenzio e il formalismo sarebbero imperanti.

    Così la benedizione robotica ha una sua spiegazione logica. Tutti coloro che si recano in visita anche da amici, hanno qualche difficoltà ad affrontare argomenti fantastici e impossibili ed evitano il più possibile di impelagarsi in discorsi che rivelerebbero la propria irragionevolezza e mancanza di logica; quindi si preferisce il minimo indispensabile e andarsene con l’offerta che ormai è un obbligo. Ma è anche più strano dato che viene fatta allo Stato più ricco del mondo sebbene non produce nulla (oltre che parole) e riesce a raggranellare un mucchio di soldi. E’ di questi giorni il martellamento degli spot sull’8×1000 sebbene il Vangelo è chiaro in proposito : “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non vi procurate oro né argento né rame per le borse delle vostre cinture, né bisaccia da cibo per il viaggio, né due vesti, né sandali né bastone; poiché l’operaio merita il suo cibo.” ( Mt. 10.8-10) Sarebbe veramente strano che un Dio “Onnipotente” non sia in grado di provvedere per quelli che cooperano con Lui, e che li lasci andare in giro a chiedere l’offerta.
    E se come spesso accade qualcuno dei visitati approfittasse dell’occasione per chieder spiegazioni anche su dottrine fantasiose e dogmi impossibili ? Come si troverebbe il povero dovendo dare spiegazioni ? e se incontrasse qualche tradizionalista o qualche modernista, dovrebbe rendere posizione in un senso o nell’altro a seconda dell’interlocutore ? Le domande su certe contraddizioni potrebbero essere proprio tante, metti che qualcuno chiedesse perché il Dio fa crollare anche le sue chiese ? Magari mentre si sta celebrando una funzione. Che potrebbe rispondere il povero diacono ? Sarebbe in grado di fornire una spiegazione credibile ? Chi situazione poco invidiabile, rispecchia ciò che disse il Dio per mezzo di Geremia “E certamente diverranno il mio popolo e io stesso diverrò il loro Dio. E certamente darò loro un solo cuore e una sola via perché mi temano sempre, per il bene loro e dei loro figli dopo di loro. E di sicuro concluderò con loro un patto di durata indefinita, che non mi volgerò da dietro a loro, per fare loro il bene; e metterò nel loro cuore il mio timore perché non si allontanino da me. E di sicuro esulterò su di loro per fare loro il bene, e li pianterò in questo paese in verità con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima’”. ( Ger.32.38) – Però al contrario !

    • stefano scrive:

      E se un Dio “Onnipotente” volesse provvedere a quelli che cooperano con Lui con l’8×1000, tu cosa avresti da ridire, che Dio è un bluff? E se invece li lasciasse andare in giro a chiedere l’offerta – come faceva Francesco – cos’è che ti irrita, che preferiscono le offerte al tuo sterco? Illuminaci, oh savio Sal!

  3. Christian scrive:

    Ma sara’ stato poi un vero diacono????

  4. Simon de Cyrène scrive:

    Che dire?
    (1) Belle queste tradizioni che siete riusciti a mantenere in Italia!!!!
    (2) Le rimane solo, gentile dr Tornielli, di pregare per questo diacono ;-)
    In Pace

    • minstrel scrive:

      Da lei non c’è più la tradizione della benedizione della casa, Simon? Nei paesi più piccoli da noi addirittura un parroco nuovo, se riesce nel tempo, fa il giro delle case. :)

      • Simon de Cyrène scrive:

        Eh no.
        Le famiglie lo debbono chiedere specificamente ad un sacerdote: nella pratica, solo nel migliore dei casi una casa sarà stata benedetta una volta nella sua storia se la famiglia ci ha pensato.
        Pedipiù, purtroppo, certi vecchi sacerdoti alla mentalità protestantizzata considerano queste benedizioni ( alle case, alle macchine, ecc) come supersitizione…
        Benedetto sia quindi il diacono robotico!
        In Pace

  5. Carlo scrive:

    Ave Maria!
    Carissimo Dott. Tornielli,
    Per “deformazione personale” mi è venuto un piccolo sospetto, ma non credo che sia il caso suo – dato che, se ho ben capito il diacono le è stato presentato da dei suoi amici – , ovvero che sia un falso diacono: purtroppo ci sono tanti casi dove delle persone si fingono sacerdoti o diaconi, benediscono ed incassano, per poi sparire! Colgo l’occasione per allertare tutti del pericolo …
    Ci vuole molto coraggio per una cosa del genere, ma purtroppo accade.
    Grazie ed un salutone!
    carlo
    Sia lodato Gesù Cristo . . sempre sia lodato.

  6. Michelangelo scrive:

    Sono in tanti (così, spesso, mi sento dire) a desiderare un approccio con la fede più cordiale e meno distaccato. Sono tante le domande alle quali qualcuno desidera rispondere… se dall’altro lato però si continua a guardare l’orologio, o come nell’episodio citato da Andrea si espleta meccanicamente un compito pastorale, diventa tutto difficile.
    In prossimità dell’Anno della Fede ci sarà davvero da rimboccarsi le maniche!

  7. antonella lignani scrive:

    Mi sembra che lei, gentile dott. Tornielli, sia stato già fortunato ad avere la benedizione; da qualche parte non si fa proprio più. Ritengo inoltre che il diacono fosse vero; se fosse stato falso, avrebbe recitato meglio la parte e avrebbe magari fatto una ammonizione sulla necessità di credere ai miracoli; poi era stato presentato dal vicino, che forse aveva già informato il diacono a suo riguardo. Aveva un atteggiamento di fede? Spero di sì. Adesso c’è da una parte la fretta per le tante cose da fare, dall’altra la convizione (forse) che è meglio non chiedere troppo, perché secondo alcuni in passato la benedizione delle case serviva a controllare i parrocchiani (il sacerdote visitava tutte le stanze, che erano state accuratamente pulite dalle massaie). Insomma, credo semplicemente che il diacono fosse molto in ritardo e nuovo del mestiere. Le belle tradizioni di una volta non ci sono più, e sono gli stessi sacerdoti (forse scottati da brutte esperienze) a non considerarle più valide. E magari fosse solo la tradizione della benedizione delle case!

    • Sal scrive:

      cara sig.ra Antonella, se Benedire = Dire bene. Mi chiedevo come abbia potuto il diacono dire bene di Tornielli se neanche lo conosce. Forse per via dell’offerta ?

      Aggiungo poi che noto una stranezza, si dice che la Fortuna bacia essendo bendata. Ma non è stato un caso che il diacono andasse là, ce l’hanno portato i vicini. Per caso o era destino perché è un giovane brillante ? Avrà sbirciato da sotto la benda ?

      Sapevo che la Fortuna se ha la sfera è una fanciulla nuda sospinta da una vela ( meglio non parlarne con la sig.ra Tornielli)
      Se con il delfino è sempre nuda ma deriva da Iside.
      Se ha il ciuffo ha le ali ai piedi e corre veloce
      Se ha la cornucopia è una fanciulla che ha il corno dell’abbondanza.
      Immagino si riferisca ad una di queste. ( Sempre fortunato eh ?)

      p.s. “Aveva un atteggiamento di fede? Spero di sì.”“Dio non bada all’aspetto esteriore dell’uomo “ ( Gal 2.6) Mah !

      • stefano scrive:

        Non si benedice a nome proprio, ma bensì si benedice nel nome di Dio, cioè si chiede a Dio di benedire. Sei ignorante o in malafede? Attento, la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo.

        • Sal scrive:

          @ stefano
          “Non si benedice a nome proprio, ma bensì si benedice nel nome di Dio”

          Vero, però c’è un requisito da rispettare perché funzioni:
          ” Quindi Jehovah parlò a Mosè, dicendo: “Parla ad Aaronne e ai suoi figli, dicendo: ‘Questo è il modo in cui dovete benedire i figli d’Israele, dicendo loro:
          “Jehova ti benedica e ti custodisca.
          Jehovah faccia splendere verso di te la sua faccia, e ti favorisca.
          Jehovah alzi verso di te la sua faccia e ti conceda pace”’.

          E devono porre il mio nome sui figli d’Israele, perché io stesso li benedica”. ( Numeri 6.22-27)
          Non è mala fede, è scritto così e non l’ho scritto io. !

  8. vincenzo scrive:

    Sono anche io un diacono. L’episodio che viene qui proposto è veramente difficile da definire. A me sembra il contrario della missione della quale ogni battezzato è investito. Sono rammaricato che a comportarsi in questo modo sia stato un diacono. Mi sento molto a disagio e non riesco a fare commenti … non ci riesco proprio.

  9. Andrea Tornielli scrive:

    No, no, non era un falso diacono. Non voglio certo drammatizzare la cosa o attribuirgli un significato superiore a quello che ha. Ma mi sembra che non abbia senso – nonostante la fretta, etc. etc. – entrare in casa di qualcuno per una benedizione senza un minimo di contatto personale…

  10. Sara scrive:

    Da noi (sud Marche) il nostro sacerdote viene sempre, magari ad anni alterni perchè la parrocchia è grande e c’è lui solo. E poi non è particolarmente frettoloso, sarà che ci conosciamo ma rimane un po’ anche dopo la benedizione. Tanto che di solito si prepara un piccolo rinfresco, il parroco che avevamo in un’altra città addirittura si fermava pure a cena.
    Però mettendosi nei panni del diacono non deve essere facile nemmeno per loro entrare in casa di persone sconosciute, dove magari qualche volta lo avranno accolto pure male.

  11. stefano scrive:

    Non vorrei sbagliare, ma per impartire una benedizione in forma canonica – come nel caso delle benedizioni nelle case – è previsto liturgicamente indossare la stola, non paramenti fatti in casa coi maglioni grigi e le croci sopra (che, ad ogni buon conto, non identificano un diacono). Inoltre, non è affatto previsto imporre le mani, e tanto meno toccare chicchessia. Infine, il gesto di non voler neppure sfiorare l’offerta in denaro – vacuamente spirituale ed evocativo di finta purezza – stride con la mancanza di riguardo verso il Vangelo usato come un portafogli. Insomma, mancava solo che il tizio avesse avuto un accento partenopeo (senza offesa per i miei amici napoletani) e il quadro della truffa perpetrata dal millantatore di turno (quelli che raggirano i poveri anziani soli col pretesto di aiutarli) sarebbe stato completo. Mi auguro sia così, anche se temo il peggio.

    • Cherubino scrive:

      bè, la sua frase è del tutto offensiva: i miei amici partenopei diaconi sono molto diversi da quello descritto da Tornielli.
      Forse sarebbe di piantarla di usare il “partenopeo” come esempio di negatività. Oltre tutto le odierne notizie sugli “eroi” del popolo padano mostrano quanto io abbia ragione.

      • stefano scrive:

        Cherubino, non fare così. Ho solo detto che se il diacono avesse avuto pure l’accento giusto il quadro sarebbe stato perfetto per ipotizzare una truffa casareccia in stile commedia all’italiana. Purtroppo le battute spiegate non fanno più ridere. Però, se insisti, dirò che il tizio non era proprio napoletano, ma parte-nopeo e parte-napoletano (spero che almeno riconoscerai una citazione del grande Totò). Devi capirmi, io so’ de Roma e se voglio ironizzare non chiedo prima il permesso.

        • Cherubino scrive:

          se era una battuta, “allooora” (come direbbe il grande Manera… giusto per continuare la citazione di comici)

      • Fabio Sansonna scrive:

        Napoli fino al 1700 era la principale città italiana , contava 400.000 abitanti , più di Roma e Milano, ed era il maggior centro spirituale e culturale italiano tanto che Charles de Brosses visitando Napoli nel 1739 ebbe a dire : ” Napoli è l’unica città italiana degna di essere una capitale…tutto contribuisce a donarle quell’aria viva e animata che hanno Parigi e Londra e che non si rova affatto a Roma. ” Numerosissime erano le istituzioni religiose, cappelle, conventi, edicole, la Cappella Reale accoglieva i migliori musicisti dell’epoca .
        Non a caso le canzoni napoletane sono la testimonianza di una religiosità vissuta nella cultura popolare per secoli, esse contengono un nucleo di religiosità quasi mistico che porta a valorizzare passioni, sentimenti e domanda d’infinito e di senso, di ricerca del destino dentro le vicende umane quotidiane. Tanto che don Giussani nella sua collana musicale Spirto Gentil volle inserire un CD di canzomni napoletane interpretate da Tito Schipa. Tanto che dagli anni ’90 in poi agli esercizi spirituali di CL a Rimini non è mai mancato l’ascolto di una canzone napoletana interpretata dal vivo da un membro della comunità di CL di Napoli.
        Non a caso a Napoli sono andati a vivere personaggi come Pergolesi e Leopardi, che vi morirono anche.
        Napoli aveva al momento dell’unità d’Italia più industrie del Nord, anche se con prospetive commerciali e di scambio limitate, e sarebbe antistorico e francamente stupido voler paragonare le industrie della Napoli dell’epoca con quelle attuali del Nord , trovandovi delle inadeguatezze. Infine a Napoli comparve la rima ferrovia italiana.
        Cosa successe dopo il 1860 ?
        Grazie al nuovo stato e alle tasse che hanno ridotto sul lastrico gli agricoltori del Sud , metà della popolazione dovette emigrare e canzoni celebri come Santa Lucia luntana e Lacreme Napulitane lo testimoniano.
        Negli anni ’70 la Jaca Book pubbicò un libro di Nicola Zitara dal tiolo : ” L’italia si è fatta una colonia”, cioè lo stato italiano si è fatto una colonia , il Sud appunto , da sfruttare.
        (Ma anche Milano non se l’è mai passata bene con i Savoia).
        Che dire ? Occorre recuperare questo grande patrimonio religioso, di fede cristiana e di umanità che Napoli conserva e proviene dal suo passato e riscoprirlo assieme a tante cose del passato che stanno andando perse. Ci aiuterebbe a diventar più umani e più carnalmente cristiani e meno astratti.

  12. Luis scrive:

    Mi dispiace molto quello che è successo a Tornielli e anche perché avvenuto nella mia città.
    Nella mia parrocchia, quindi a Roma, le benedizioni delle case avvengono solo dopo un ciclo di incontri di catechesi presso una famiglia del palazzo, che mette a disposizione il proprio appartamento. Le chiamiamo, appunto, “catechesi di palazzo”, un’idea di nuova evangelizzazione sullo stile della chiesa primitiva delle “domus ecclesiae”.

    Un saluto

    • donka scrive:

      Io sono un prete di Milano. Secondo me la visita alle famiglie è un grande strumento di evangelizzazione e di contatto tra la parrocchia e le famiglie, e quindi credo che debba essere fatta “bene”, cercando di unire al momento prettamente liturgico una buona dose di umanità. A favore del diacono in questione mi viene da chiedermi quante famiglie dovesse visitare quel giorno: poiché sono finiti i tempi in cui si trovavav sempre qualcuno in casa a qualsiasi ora, da noi programmiamo le benedizioni con largo anticipo e indichiamo precisamente le vie che percorreremo giornalmente. Sgarrare è un problema: saltare case o vie significa essere poi subissati di telefonate. Inevitabilmente ti prende il bisogno di essere essenziale e giustamente sbrigativo, ma purtroppo spesso questo si traduce in frettolosità. Personalmente mi sono dato una regola: cerco di stare poco tempo con le famiglie che già conosco perché frequentano la parrocchia o l’oratorio e cerco di dedicare più attenzione, e più tempo dove serve, a chi conosco meno e capisco che ha bisogno o gradisce qualche parola in più, magari dandoci appuntamento per un omento più calmo o dando i giusti contatti telefonci. Talvolta però , dopo 50 o 60 case la stanchezza ha il sopravvento e non riesco ad essere presente ed attento come vorrei… Resta il rammarico di un incontro mancato o incompleto. Forse dovremmo ripensare lo strumento della visita alle famiglie per renderlo più umano ed evangelicamente efficace. Pace bene a tutti.

    • Sal scrive:

      @ Luis
      “Catechesi di palazzo ” ? Ma che stanno mica copiando dai Tdg che fanno le riunioni nei palazzi o nei garage ?
      Che mondo, che nondo ! Cambia tutto, com’è possibile ? Beate tradizioni ! Beati Santuari ? Częstochowa, Lourdes, Fatima, Medugorje, Guadalupe, Assisi, Pompei, Loreto, ecc. Mah !

      • Luis scrive:

        E’ la NUOVA evangelizzazione, caro Sal, occorre riportare la presenza cristiana nei quartieri. “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20)

        I TdG fanno solo propaganda vendendo il loro “prodotto” di casa in casa contravvenendo alla Scrittura (Lc 10, 7). Invece la Chiesa domestica “domus ecclesiae” è partecipazione, convivenza stabile, partecipazione alla vita della gente.

        Ciao Sal.

  13. Don Giuseppe scrive:

    Siamo nel tempo pasquale (non dopo). Noi passiamo per le benedizioni in Quaresima e il tempo di Pasqua. Abbiamo scelto di visitare le famiglie noi presbiteri della parrocchia e per esigenze di numero e di iniziative pastorali che comunque proseguono lo facciamo tutti gli anni ma le famiglie vengono visitate ad anni alterni. Stiamo faticando a far accettare questa scelta pastorale perché le persone preferiscono il passare come ha fatto il diacono da lei. Dalle famiglie e anche da molti impegnati in parrocchia è criticata la scelta di rifiutare l’offerta. Ma è scelta di gratuità e occasione per invitare in chiesa (almeno per fare l’offerta) a persone che non vengono. Si accetta, qualche volta, l’offerta solo dagli abituali frequentatori della comunità.

  14. bo.mario scrive:

    Pensa un pò io che ci credo poco, quasi niente a queste cose, mi trovo che ogni anno mi fa visita un prete che conosco. In casa mia hanno piacere e io non ho motivo per non farlo entrare, che male fa. Facciano due chiacchere amichevoli e dopo il fatto istituzionale ci salutiamo con cordialità. Se mi capitava un prete come a Tornielli non ci sarebbe entrato una seconda volta in casa mia. Vicino a me c’è Loreto ed ho accompagnato chi aveva interesse e ha chiesto una messa e c’era una lista dei prezzi… nessuna ricevuta e nessuna indicazione di quando si sarebbe effettuata. Inutile dirvi che Loreto non mi ha visto più. Strano mondo la chiesa con due esempi contrastanti: rapporti umani e supermercato della religione, mah! Un saluto anche a Sara che è marchigiana come me.

  15. ilsanta scrive:

    Vista l’onestà intellettuale del dott. Tornielli mi permetto di accodare tre mie esperienze in merito alle nuove modalità di evangelizzazione:

    OFFERTA LIBERA? Santuario di Motta di Livenza (forse Tornielli lo conosce visto che si trova in Veneto) in questo luogo solerti frati raccolgono le prenotazioni per le Messe di suffragio, le modalità di raccolta delle informazioni sono “automatizzate”, nome del defunto, giorno e ora della Messa di suffragio, richiesta di dieci euro (una decina di anni fa la tariffa era questa) sull’unghia. Ora 10 euro per una persona senza problemi particolari sono poca cosa, ma per una anziana con la sua pensioncina potrebbero pesare, magari questa signora avrebbe offerto 5 euro comunque, ma di certo in fila, in pubblico, di fronte ad una richiesta così decisa si paga e si tace per evitare di sentirsi a disagio.

    E IO NON PAGO. Su un quotidiano locale la scorsa settimana è comparso il faccione sorridente del parroco del Comune in cui vivo (poco più di 15000 abitanti per TUTTO il Comune) che ha organizzato una raccolta straordinaria di fondi per far fronte a 400.000 euro di mutuo con rate da pagare fino al 2032. Di fronte a tanta “sfacciata faccia tosta” mia moglie, credente e praticante, mi ha ricordato che lo stesso sacerdote ha chiesto alle famiglie della scuola materna paritaria gestita dalle suore euro 5 per ogni adulto e 3 per ogni bambino per l’uso di una delle tante sale del faraonico, costosissimo e semi inutilizzato oratorio nuovo (che ha contribuito non poco al mutuo di cui sopra). I genitori hanno sommato il costo della sala a quello delle pizze che avevano preventivato di prendere per la serata, morale, la sala è rimasta vuota la pizzeria si è riempita visto che con il costo della sala si è pagato metà del costo delle pizze.

    BENEDIZIONE WI-FI Se la benedizione robotica sembra tanto male sentite questa. Ad un mercatino di prodotti tipici in un paesino della pedemontana friulana, mia moglie ha acquistato alcune marmellate prodotte in un vicino convento da suore di clausura. Al momento di completare l’acquisto mia moglie allunga i soldi alla persona che presidiava la merce, esposta nello specifico all’interno dei locali della Chiesa del paese, persona si immagina di fiducia visto che le suore sono appunto di clausura.
    Ebbene questo signore ha chiesto a mia moglie di mettere i soldi lei direttamente dentro la cesta perchè con quel gesto avrebbe automaticamente ricevuto la benedizione dalla suorine ….

    Quindi dott. Tornielli la benedizione robotica è cosa già vecchia, la prossima volta il diacono non dovrà nemmeno pronunciare formule e preghiere, sarà sufficiente che apra la Bibbia, lei infila i soldi e la benedizione è data!!!

    … e poi qualcuno si chiede perchè le persone si allontanano dalla Chiesa Cattolica…

    • stefano scrive:

      Soprattutto, uno si chiede da chi andranno tutte queste persone dopo essersi allontanate dalla Chiesa.

      • ilsanta scrive:

        @Stefano

        Non credo che la Chiesa sia l’unico riferimento per queste persone così come non credo che lo sia anche per chi crede.

      • luciano27 scrive:

        ms devono proprio andare da qualcuno?chi ha avuto un’educazione cristiana, e tutti l’abbiamo avuta,se abbandona la chiesa, è, o diciamo pure sarà forse, perchè non la trova più confacente al suo pensiero di Dio. Ma difficilmente questo pensiero si cancella e quindi, o cerca chi gli insegni un’altra strada, ,oppure cerca di arrivare a un Dio,che non è quello conosciuto, usando il suo intelletto, o non crede più all’esistenza del Dio insegnatogli in cui credeva

        • stefano scrive:

          Sì, solo che questa non è una ovvia conclusione intrinseca alla natura delle cose, come la mette lei. E’ invece proprio il cuore dell’epilogo tragico che il mondo oggi sta vivendo. Qualcosa sicuramente legato a quello che S.Paolo chiamava il mistero di iniquità.

          • luciano27 scrive:

            ma s.Paolo a chi alludeva con il mistero delle iniquità:a quella dell’abbandono o del suo motivo ?e non a caso la radice della tragicità dell’epilogo sta proprio in quella parte del mondo che avrebbe dovuto essere antesignana di pace e bontà come ha insegnato Cristo. Proprio a lei ho chiesto chi poteva risvegliare la fede:non mi ha risposto; forse pensa di risvegliarla usando le maiuscole.Questo va bene per quelli che, come ha detto lei non hanno il Q.I. alto (non voglio offendere, cito solo le sue parole) per inciso,io scrivo Chiesa solo quando mi riferisco a quella primitiva. saluti

          • stefano scrive:

            In ultima istanza il mistero d’iniquità è il diavolo che da angelo di luce si ribellò a Dio sin dall’origine. Questo è un mistero perché il male è un abisso imperscrutabile di cui non si intravede né il fondo, né la ragione. Anche perché il male è totale assenza di ragione e per questo non si potrà mai capire veramente. Di questo mistero fa parte l’attuale allontanamento di molti dalla fede e dalla Chiesa.
            Come risvegliare la fede? La fede è un dono, ma va accolta. Non sboccia in un cuore che la rifiuta. Per questo penso che solo la preghiera potrà risvegliarla. Suggerirei di ritornare alle semplici pratiche di pietà, come le preghiere del mattino e della sera, la messa domenicale, il riconoscimento dei propri peccati e la penitenza. Tutto, però, senza pretese fai-da-te, ma nella Chiesa e con la Chiesa. Ritorni alla Chiesa (anche con la minuscola) e ritroverà la fede. Ne sono più che certo.

  16. giampix scrive:

    caro dott. Tornielli, purtroppo le cose funzionano così dall’emilia in giù: i preti fanno la cosiddetta benedizione pasquale da febbraio in avanti, tutta di corsa e senza tempo per incontrare le persone. quelli che me ne hanno parlato soffrono di qs modo, che tra l’altro blocca loro tutte le altre attività per un paio di mesi, ma dicono che è la gente che vuole così, più per superstizione che altro. A Roma poi, essendo impossibile ai pochi preti visitare parrocchie così vaste, si chiamano tutti i religiosi, diaconi, preti studenti ecc. per svolgere la pratica nel minor tempo possibile. difficilmente quel diacono appartiene alla parrocchia, sono forze in appalto temporaneo. se nel contesto del paese c’è almeno una conoscenza precedente l’incontro, il contesto cittadino lo rende inutile, tutt’altro che evangelizzante, eppure difficilmente qualcuno lo rifiuta, anche a Roma, anche non credente, perchè non si sa mai…

  17. Simone 2 scrive:

    Non si va da nessuna parte.
    Si resta a casa e si continua a vivere come si è sempre fatto, dando retta alla propria indole e alla propria coscienza, facendo il proprio dovere di genitori e rispettando gli altri.
    E chi avverte il desiderio di pregare lo fa rivolgendosi al Dio in cui crede nell’intimità della propria casa o da qualsiasi altro luogo, evitando di frequentare chiese e parrocchie.
    Tutto qui.
    Per rendersi conto di quanto il fenomeno sia in crescita e di quanti, pur credenti, non frequentano più la Chiesa, è sufficiente osservare le persone che di solito frequentiamo o incrociamo quotidianamente.

    • stefano scrive:

      Caro Simone2, lei confonda la causa con l’effetto. I fatti come quello raccontato da Tornielli sono oggi così frequenti proprio perché c’è un sacco di gente come lei che ha gettato la spugna e ritiene di fare il bravo cristiano senza frequentare più la Chiesa. Forse adesso il fenomeno si è anche spiralizzato e non si può dire se nasce prima l’uovo o la gallina, ma sono certo che verrebbe immediatamente ridimensionato da un risveglio della fede del popolo di Dio con relativo ritorno ai sacramenti. L’unica medicina efficace allo scopo, altro che fare il proprio dovere e rispettare gli altri. Come se gli altri stanno a sentire lei, con tutto il rispetto.

      • bo.mario scrive:

        Stefano sembra più una pubblicità ad un supermercato che parlare di fede. Tu i tuoi panni li lavi bene ma io so fare di meglio. mah! Un saluto.

        • stefano scrive:

          Si parla di robot programmati per fare i diaconi, di distributori automatici dei sacramenti, di bancomat della fede, ecc, e tu mi vieni a dire che io faccio i consigli per gli acquisti. Se questo è fare meglio…

      • ilsanta scrive:

        @Stefano

        Si direbbe che lei “getti la croce sugli altri”, io le chiedo con onestà cosa cambierebbe se queste persone rimanessero entro il corpo della Chiesa.
        Quando fai parte di una organizzione capeggiata da persone non scelte da coloro che poi gli dovranno obbedienza, se quando qualcuno prova ad alzare la testa si trova di fronte qualcun altro che a suon di dogmi ed encicliche te la abbassa magari con una carezza (o anche no) e ti dice che ti capisce ma che adesso devi tornartene nel gregge, cosa pretende che facciano le persone dotate di un minimo di amor proprio?
        Fra l’altro non credo che l’evoluzione di cui parla Simone 2 sia dovuta ad un mutato atteggiamento della Chiesa, bensì ad una mutata sensibilità dei fedeli, mia nonna obbediva al parroco perchè era il parroco, perchè o lo facevi o l’inferno era lì ad aspettarti, oggi molti (ma sempre una minoranza) dei fedeli vogliono capire da dove vengono certe imposizioni, certi comportamenti, certi distinguo pelosi che sempre più spesso emergono in seno alla Chiesa Cattolica.
        Visto che il clero non riesce, e non può, dare spiegazioni plausibili senza rifiugiarsi dietro il principio di autorità la gente si comporta come ha detto Simone, quando va bene.
        Infine leggo nella sua frase finale un atteggiamento classico di molti fedeli; per quale gli altri dovrebbero adeguarsi a ciò che dico io o lei? Ritiene davvero che non possa esistere una società civile con valori condivisi senza che vi sia una religione al fondo di essa?
        Saluti.

      • Simone 2 scrive:

        @Stefano.
        Io mi limito a osservare ciò che accade negli ambienti che frequento e avendo a disposizione un osservatorio piuttosto privilegiato, centinaia di giovani in ambito accademico con cui cerco di favorire un dialogo che vada oltre l’insegnamento, mi permetto poi di trarre delle conclusioni, basandomi sui numeri. Allo stesso tempo osservo con grande attenzione l’evoluzione dei comportamenti nella cerchia delle mie consolidate amicizie di vecchia data.
        Lei si chiedeva, dove andassero le persone dopo essersi allontanate dalla Chiesa ed io ho espresso il mio punto di vista dedotto da ciò che osservo. Non vanno da nessuna parte: non frequentano più o molto meno le chiese e continuano a vivere come hanno sempre fatto senza patemi d’animo.
        Non credo di aver gettato nessuna spugna e se cerco di “fare il bravo cristiano”, lo interpreto a modo mio, rispettando la mia coscienza con cui cerco di convivere nel migliore dei modi.
        Non credo ahimè a un Dio che si occupa del destino e delle azioni degli esseri umani.
        Ciò che invece non rilevo nei comportamenti delle persone è proprio quel risveglio della fede del popolo di Dio con relativo ritorno ai sacramenti che, secondo lei, dovrebbe ridimensionare o invertire il flusso di coloro che si allontanano dalle chiese e dalle parrocchie, ma probabilmente i nostri punti di osservazione non collimano.

        • stefano scrive:

          Gentile Simone2, nei due commenti che precedono lei ha sollevato più questioni. Provo a risponderle su alcune:
          a) ritengo in tutta onestà che se le persone lontane tornassero a frequentare la Chiesa (sì, l’ovile) sarebbero persone migliori. Sono disposto ad ammettere che sarebbero anche migliori di quelle che sono rimaste dentro, ma per ora ritengo che siano peggiori. Ma non solo, anche la società tutta sarebbe molto migliore. Il mondo intero sarebbe migliore e soprattutto più bello. Quello che lei stesso dice di rilevare dal comportamento delle persone (il mancato risveglio della fede) mi conferma in questa convinzione;
          b) l’amor proprio è sinonimo di orgoglio, origine di tutti i peccati, e non va bene che ora diventi un vanto o un titolo di merito (ma si sa, l’orgoglio è pieno di sé). Si sappia che se uno non vuol far parte del gregge non avrà parte col Pastore;
          c) è vero che oggi molti sacerdoti difettano di preparazione e spesso non sanno dare spiegazioni pronte, plausibili e convincenti a chi gliele chiede. Ma è ancor più vero e molto più frequente che molti, ottenute risposte plausibilissime, non le accettano solo per la supponenza della loro intelligenza. A queste persone gioverebbe molto un buon bagno di umiltà;
          d) ritengo altresì onestamente che non può sussistere una società civile con valori condivisi senza la religione. Anzi, ritengo molto fermamente che una società a-religiosa o anti-religiosa non sia affatto civile (lasciamo stare i valori condivisi). E’ invece una società pronta per la guerra civile, e comunque in via di rapida disintegrazione;
          e) lei non crede a un Dio che si occupa del destino e delle azioni degli esseri umani. Io sì. Credo infatti che si sia incarnato e sia morto proprio per salvare quel destino. Su questo i nostri punti di osservazione sicuramente non collimano, a quanto pare.
          La ringrazio per lo scambio e la saluto con rispetto.

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            Rispondo solo alla parte che mi riguarda visto che credo lei abbia fuse insieme la mia rsiposta e quella di Simone 2.

            b) “l’amor proprio è sinonimo di orgoglio”
            Affatto vero, l’orgoglio può essere una forma di “patologia” dell’amor proprio come l’idolatria è un amore patologico verso altri da se.
            Lei in quanto credente non può non amare anche se stesso in quanto creato dallo stesso Dio che lei dice di amare a da cui si ritiene amato.

            c) “Ma è ancor più vero e molto più frequente che molti, ottenute risposte plausibilissime, non le accettano solo per la supponenza della loro intelligenza.”
            Lei dimentica una terza possibilità, ossia che le risposte non ci siano. E’ troppo facile il suo ragionamento che lascia trasparire sullo sfondo quel princicpio di autorità che, checchè se ne dica, cozza contro ogni forma di intelligenza. Dovrebbero essere la Chiesa ed i suoi rappresentati a dimostrare invece la loro di intelligenza di fronte ai quesiti complessi e non il fedele a umiliare quello che anche per lei dovrebbe essere un dono, ossia l’intelletto.

            d) “ritengo altresì onestamente che non può sussistere una società civile con valori condivisi senza la religione.”
            Capisco, anche se disapprovo, la sua posizione. Ci vorrebbe però quell’ulteriore salto di onestà intellettuale per ammettere che i credenti cercano in ogni modo di imporre ai non credenti i loro valori, riti, credenze, modi di vivere ecc. e che questo avviene nel più completo spregio del rispetto della democrazia che non è il mero governo delle maggioranze sulle minoranze. L’inverso invece non accadrebbe in uno stato laico che non nega la possibilità di far esprimere la propria fede ai singoli o alle comunità ma che allo stesso tempo difende l’autonimia di chi crede diversamente o non crede affatto in Dio.

            Saluti.

          • stefano scrive:

            Gentile Santa, non riesco proprio a capire come per amore verso di me io possa amare di meno Dio o la Chiesa. Nella mia povera logica di pecorella è e rimane un controsenso (e se lei non si sente pecorella, questo non fa di lei un leone, ma solo una pecorella smarrita o, al limite, un caprone – spero mi passi la battuta di spirito).
            Trovo affatto ingiusto, poi, il suo giudizio di totale incapacità della Chiesa di dare risposte soddisfacenti anche sul piano razionale. Ritengo anzi che solo la Chiesa abbia quelle risposte che la ragione cerca, perché quelle risposte sono in Gesù Cristo risorto. Anche per questo sono convinto che la Chiesa sia rimasta ormai l’unica entità a difendere davvero la ragione dalla follia. Senza contare che senza la ragione viene anche meno lo scopo della religione (paradossale, no? se vuole approfondiamo). Non per niente un mondo senza Dio non si capisce, e un mondo senza ragione rifiuta Dio. E’ tipico dei pazzi rinunciare a tutto fuorché alla ragione, ma la loro stessa vita testimonia dell’irragionevolezza di tale scelta. Perché mai, poi, il principio di autorità debba cozzare contro l’intelligenza lo ha capito solo lei. Per quanto ne so, l’intelletto non si umilia di fronte alla Verità, né di fronte al Mistero. Si umilia di fronte alle fandonie e alla menzogna. Proprio quello da cui la Chiesa la vuole mettere in guardia. Fermo restando che la Chiesa non impone, ma propone: l’ha mai sfiorata il pensiero che tanta acredine, irritazione e indignazione contro le supposte imposizioni della Chiesa (accusa ridicola), si spieghino col fatto che quelle verità impegnano a scelte che non si è disposti a fare e che tuttavia ci interrogano e non ci lasciano in pace. La Verità si sa è impopolare, mentre il mondo ama gli applausi e sulla verità è disposto a fare lauti sconti (tanto non gli appartiene).
            Mi scuserà se non commento la sua chiosa a ciclostile sulla democrazia e lo Stato laico perché questo mantra mi ha sfinito. E poi cos’è ‘sta storia della maggioranza cattolica che impone i propri riti alla minoranza non credente? Ma quale film dell’orrore ha visto ieri sera? E c’è anche una maggioranza cattolica? Mi devo essere perso qualche puntata. Un saluto amichevole.

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            “non riesco proprio a capire come per amore verso di me io possa amare di meno Dio o la Chiesa”
            Io non parlo di lei, parlo di coloro che non sono disposti a gettare alle ortiche il loro senso critico per assecondare la Chiesa. Se lei è pronto a fare questo sacrificio è affar suo, ma non tratti coloro che vogliono stare fuori dalla Chiesa (non parlo ancora di atei) come degli egoisti. Pensi invece a quanto sono egoisti i capi della sua Chiesa, persone autoreferenzialmente sempre dalla parte della ragione.

            “Ritengo anzi che solo la Chiesa abbia quelle risposte che la ragione cerca, perché quelle risposte sono in Gesù Cristo risorto.”
            Il problema signor Stefano è che io non mi accontento di una risposta solo perchè “bella” o apparentemente risolutiva dei miei problemi.
            Il voler trovare sempre una risposta anche laddove non ve ne sia traccia è una tentazione a cui le religioni spesso concedono molto spazio.
            Quando poi parla del legame fra religione e ragione mi trova in totale disaccordo. Lei cita, mi scusi la franchezza, solo delle frasi fatte che non hanno alcuna dimostrazione … ragionevole appunto.
            So che spesso le autorità religiose usano termini poco lusinghieri verso chi non crede, tipo il vero amore lo conosce solo chi ha la fede, l’unico luogo degno per avere figli è il matrimonio e via elencando, è ovvio che l’oste dica che il suo vino è il migliore, ma credere a questo venditore senza assaggiare il vino altrui non è segno di grande intelligenza.

            “Perché mai, poi, il principio di autorità debba cozzare contro l’intelligenza lo ha capito solo lei.”
            Forse si.
            Forse perchè lei parte dal presupposto che il Papa e giù discendendo nella scala gerarchica, sia il detentore di ogni verità su ogni argomento dello scibile umano, da Dio ai profilattici. Lei stesso non sembra mai mettere in dubbio che forse la menzogna stà pure dentro i palazzi del Vaticano come dentro le mura CERN in pari quantità. Lei in sostanza sembra rifiutare l’uso della sua ragione affidandola alla Chiesa, non ho ad esempio mai sentito un Vescovo dire ufficialmente che il Papa su un certo argomento ha detto una sciocchezza, mai. Ciò che la Chiesa afferma è perfetto, per costruzione, se lei non ritiene questo modo di agire uno schiaffo all’inteligenza forse dovremo accordarci sulla definizione della stessa.

            “la Chiesa non impone, ma propone”
            Lei afferma che un credente può non obbedire alle proposte della Chiesa senza commettere peccato? Ad esempio può usare i profilatttici senza poi confessarlo? Può decidere di lasciare un testamento biologico che vada contro le “proposte” della Chiesa?
            Suvvia Stefano, lo so bene che il potere della Chiesa non consiste in un controllo diretto (cosa che magari lei vorrebbe inserendo normative “ad religionem”) ma certo per chi crede, sottilineo per chi crede, l’idea del peccato è una minaccia molto forte.
            In merito alla sua chiusa la capisco bene, capisco cioè che chi vive attivamente in un certo ambiente si abitua alle regole di quell’ambiente (capita a tutti, anche agli atei) se lei non riesce a vedere quanto forti siano le intromissioni della Chiesa su temi come il fine vita, i diritti degli omosessuali, la procreazione assistita, l’educazione sessuale nelle scuole, l’ora di religione, i contributi milionari dello Stato alla Chiesa e alle scuole cattoliche, l’imposizione di simboli religiosi in luoghi pubblici e via declamando non è tutta colpa sua.
            Lei stà dalla parte di chi certi “diritti” li ha garantiti e poco le importa se tali diritti cozzano contro la democrazia, la Costituzione ed i diritti dell’uomo, dall’altra parte stanno coloro che invece certi diritti o privilegi non li hanno anche se concedere loro quei diritti non inciderebbe minimamente sull’automia ed indipendenza della Chiesa.
            Si tratta ora di capire quanti sono da una parte e quanti dall’altra della staccionata.
            Saluti a lei.

          • stefano scrive:

            Caro Santa, anche nel suo caso la lingua batte dove il dente duole. Cosa vuole che le dica, non penso che valga la pena che io mi ripeta su quanto mi sono già dilungato sopra. Esiste una barriera nel linguaggio, e anche una barriera spirituale. Quest’ultima attiene alla propria visione esistenziale di cui il linguaggio è proiezione e figura. A volte bisogna saper prendere atto che questa barriera è invalicabile. Almeno in un dato momento, poi le cose potrebbero cambiare. Però, le voglio far notare una sua piccola contraddizione (di logica, o metodo filosofico) . Lei parla di menzogna (che esisterebbe – a suo dire – nella Chiesa come nel CERN). Bene, se c’è menzogna, allora deve esistere una Verità. Ma se lei sa riconoscere la menzogna, allora conosce la Verità. Così lei commette lo stesso errore di presunzione di cui accusa la Chiesa. E allo stesso tempo commette lo stesso errore di cui accusa me, perché rinuncia a usare la sua intelligenza, non mettendo in dubbio quella verità che dice di avere.

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            “Ma se lei sa riconoscere la menzogna, allora conosce la Verità.”

            Magari fosse così facile!
            Io posso proporre 100 teorie delle quali nessuna si dimostra corretta, ma non per questo sono a conoscenza della teria giusta.
            Inoltre potrei proporre una teoria che ha il supporto di molte “prove” ma che non è detto si possa dimostrare essere corretta ne ora ne mai (basti pensare a molte teorie cosmologiche sulla nascita dell’Universo). E’ su questo presupposto che, a mio avviso e perfettamente consapevole delle barriere di cui anche lei parla, si gioca la grande differenza con la fede e con chi crede.

            “E allo stesso tempo commette lo stesso errore di cui accusa me, perché rinuncia a usare la sua intelligenza, non mettendo in dubbio quella verità che dice di avere.”

            Sulla scorta di quanto sopra le sarà ora più chiaro che il dubbio sulle verità è costante in tutto il settore scientifico, pensi ai recenti avvenimenti relativi alla velocità dei neutrini. Ciò non significa che non si possano avere certezze o rivelare delle verità se preferisce, ma queste certezze sono incomplete e la scienza è ben consapevole di questo. E’ su questo terreno di incertezza che subentra la fede inventando quelle risposte per le quali, ad oggi, la scienza e la ragione non hanno ancora dato risposta.
            Saluti.

          • stefano scrive:

            Santa, io concordo con lei che la scienza non fornisce alcuna certezza. La perfezione della scienza sta proprio nel conservare questa intrinseca imperfezione di dipendere dalla misura di un’esperienza e dal fatto di osservare un fenomeno alla volta, perdendo necessariamente di vista il tutto. Dirò di più, io alla scienza non chiedo nessuna certezza, perché non è quello lo scopo del sapere scientifico. Ritengo anzi che i guasti della modernità derivino proprio dal richiedere alla scienza quello che la scienza non può per sua natura dare. Un banale errore epistemologico, direbbero i filosofi.

      • luciano27 scrive:

        come può avvenire il risveglio di fede del popolo di Dio? non certo da questa chiesa, che ha contribuito non poco ad addormentare la fede.

        • minstrel scrive:

          Con me QUESTA chiesa ce l’ha fatta eccome! :)

        • stefano scrive:

          Luciano, su, non si scoraggi, forse ce può ancora fare anche lei. Magari, cominci con lo scrivere Chiesa con la maiuscola. Non è detta l’ultima parola.

      • luciano27 scrive:

        la fede è un dono, certamente di Dio, ma ristretto a una piccola parte di quell’umanità che lui crea, non solo, ma tanti di quelli che ricevono questo dono,ritenuto di grandissimo valore,poi lo abbandonano. Perchè? Egr. stefano la fede ci viene insegnata e imposta fin dalla nascita; poi giunti all’età della ragione,taluni la accettano come verità altri la confrontano con le realtà della vita, e non trovandone il nesso,o meglio riscontrandone la quantità di contraddizioni, come ho già scritto, cercano altre strade;per questo non è rientrando in questa chiesa che troverò una fede: preferisco una ricerca mia,con il modo che lei sprezzantemente , definisce fai -da -te. Si dice che ci è stato dato il libero arbitrio: io lo uso così.E, non lontano dalla fine della pista, mi avvìo con la massima serenità e senza timori. la saluto

  18. Pippo scrive:

    Il problema è reale. Il mio vescovo con lettera letta ai fedeli in tutte le parrocchie ha invitato sacerdoti, ma anche i credenti, a non considerare la parrocchia medesima come un “distributore automatico di riti e sacramenti”.

  19. Marco N. scrive:

    Egregio Tornielli,

    beato Lei che ha potuto avere la casa benedetta, addirittura a Roma.
    Io abito in un paese piccolo e il nostro parroco ( nonchè i vari diaconi ecc che gravitano intorno a lui) la benedizione non l’ha mai fatta: è troppo occupato a fare il cammino neocatecumenale. Bisogna capirlo!

    • stefano scrive:

      A onor del vero, la benedizione delle case si fa quando queste sono infestate dagli spiriti. Quello di cui parliamo è la benedizione delle famiglie (nelle case).

  20. P.Danilo scrive:

    Cari amici, io credo alla benedizione come ci credeva il mio vecchio parroco e i miei vecchi: serve per benedire, per guarire, per scacciare i diavoli… e anche i bruchi, le cavallette, e i topi; un giorno fui chiamato da due anziani, miei parenti, a “benedire” i bruchi che infestavano gli alberi da frutta; tergiversai, non volevo farla; mi dissero: se lei non ci crede, basta che ci crediamo noi, la faccia… la feci e dopo tre giorni i bruchi se ne erano andati. E mi sono trovato in altre situazioni simili… funzionava. Ora sono convinto che la benedizione sia una cosa seria, è un rito, un sacramentale, che opera secondo la fede di colui che la da o di colui che la richiede. Quindi anche la benedizione di un diacono distratto o frettoloso ha il suo valore. Tutti gli altri discorsi tipo: la benedizione pasquale o post-pasquale va fatta in un determinato contesto, per motivi pastorali, alla presenza di…, con la partecipazione di…; sono discorsi inutili… P.S.: ho costatato la sua efficacia anche su persone di altre fedi. A Lui la gloria…

    • lauraromana scrive:

      Caro Padre Danilo, evviva evviva la fede dei semplici! Meno male che c’è ancora e meno male che il nostro amato Papa Benedetto XVI ne è un estimatore;come ha detto proprio il Papa “la verità è semplice”, e tanti arzigogoli e contorcimenti mentali non servono che ad allontanarci da Dio e dalla Chiesa.
      Nella mia parrocchia di Roma i sacerdoti vanno da tutti, anche a costo di vedersi sbattere la porta in faccia.

      • minstrel scrive:

        tanti arzigogoli e contorcimenti mentali non servono che ad allontanarci da Dio e dalla Chiesa

        Attenzione che c’è arzigogolo e arzigogolo.
        Il Papa che le ha detto una cosa simile è un fine teologo, la fede dei semplici viene nutrita con omelie che citano e si rifanno a iosa immani filosofi tomisti e non e la lettura della Bibbia presuppone la redazione della Bibbia stessa fatta da studiosi con i contromazzi in edizione critica e traduttori altrettanto contromazzettati per la traduzione… ;)

        • lauraromana scrive:

          Il Papa NON ha deto “una cosa simile”: ha detto proprio così. E un conto è la vera teologia del Papa, un conto sono gli arzigogoli e le bizantinerie di teologi presunti ed esegeti saccenti: non mi sfugge la differenza.

          • minstrel scrive:

            Ha detto che la verità “è semplice”, non “semplicistica”.
            “D’altronde la fede non è la conclusione logica di una serie di argomentazioni, sia pure irrefutabili. Non è il risultato di un’addizione. Secondo me è un dato immediato della coscienza e del cuore su cui l’intelligenza può esercitarsi in modo tanto più penetrante quanto più questa è illuminata dall’interno della luce di quella.
            In verità l’intelligenza, nel senso stretto del termine, non è necessaria.”

            Moulin, Léo. Libre parcours. Itinéraire spirituel d’un agnostique, Bruxelles 1995 (tr. it. Rino Camilleri, Itinerario spirituale di un agnostico, Milano, Leonardo, 1996) pp. 19-20

            Le cito Moulin per farle capire che sono assolutamente d’accordo con lei laura, ma bisogna far attenzione a non tramutare una immensa e profonda verità in una “semplicità superficiale” che il suo messaggio pareva delineare. So che lei non la intende così, era solo per precisare visto che qui girano “mentalità diverse” (diciamo) e bisogna stare attenti alla virgola. :)

          • john coltrane scrive:

            Ha ragione, gentile Lauraromana; la fede dei semplici è la fede della verità, mentre sempliciotte (ridicole) sono le teorie che vorrebbero che il nulla(?) crei l’universo, l’uomo, ecc.
            A proposito di “semplici” martirizzati da adoratori intellettuali della dea ragione, ricorda lo storico Reynald Sécher, autore de “Il genocidio vandeano”:

            E’ un genocidio vecchio: quello che Robespierre perpetrò contro i contadini della Vandea che erano insorti in difesa della fede e dei sacerdoti. “Si sapeva che qualche atrocità era stata ammessa, ma la si meteva sul conto della «guerra civile»”, spiega Secher. “Io ho cercato i documenti del massacro in Vandea. Non è stato facile.
            I documenti erano dispersi, come da un uragano. Ciò che ho trovato è spaventoso.
            In 18 mesi, fino alla caduta di Robespierre il 27 luglio 1794, i soldati della Rivoluzione uccisero 117 mila persone, su una popolazione totale di 800 mila. 10 mila i casolari distrutti su 50 mila. “La stampa di sinistra ha contestato a Secher l’uso della parola ‘genocidio’, che per essa va applicato solo ai crimini del ventesimo secolo, non a quelli del 18″, ha scritto Jean-Francois Revel su Le Point.
            “Ma di genocidio si trattò, in Vandea.
            Lo scopo proclamato era di sterminare la popolazione; non solo i combattenti, ma anche le donne e i bambini. Si distrussero sistematicamente i mezzi di vita della popolazione, case, campi, bestiame, boschi. E non per anarchia, ma per un disegno. Anche quando i ribelli erano ormai ridotti all’impotenza”.

            I documenti e le testimonianze recuperate da Secher richiamano paurosamente, fin nei particolari, l’olocausto degli ebrei sotto il Nazismo. Da Parigi, la Convenzione moltiplica ai suoi comandanti in Vandea l’esortazione allo “sterminio” allo “spopolamento”, come Himmler ordinava la «soluzione finale».
            Ad Angers, il tribunale raccoglie le prove, il 6 novembre 1794, che decine di vandeani uccisi sono stati “scorticati dalla cintola in giù”, e la loro pelle, conciata, usata per farne pantaloni per i soldati: allo stesso modo, ad Auschwitz, si fecero paralumi con la pelle degli ebrei.
            A Clisson, nell’aprile, 150 cadaveri di donne furono bolliti per estrarne “10 barili di a grasso, inviati a Nantes”.
            A Chaux, un testimone depone di aver visto “fucilare da 400 a 500 bambini, di cui i maggiori avevano forse 14 anni”.
            Eccetera.
            La ringrazio, buona sera.

          • john coltrane scrive:

            Per chi volesse approfondire questa pagina di Storia, circa le prodezze di Robespierre e compagni di merende:
            http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/rivoluzione_francese/vandea/

            Thanks.

    • ilsanta scrive:

      @P.Danilo

      Potrebbe provare ad eliminare le Anopheles dai luoghi infestati dalla malaria con lo stesso sistema?
      Immagini quanti soldi e vite risparmiate!!!

      • P.Danilo scrive:

        Nel vecchio Rituale Romano c’è una Benedizione deprecatoria contro i topi, le locuste, i bruchi, i vermi ed ogni altro animale nocivo… ma non so se ho abbastanza fede per cacciare anche le anopheles, io ho provato solo contro i bruchi e qualche diavoletto, ma se si aggiunge anche la sua fede, e di qualche altro, forse si potrebbe ottenere di più. Lui insegnava: se aveste fede tanto quanto… spostereste anche le Montagne. In pace.

        • ilsanta scrive:

          @P.Danilo

          Direi che se riesce a scacciare i topi dovrebbe farcela pure con qualche piccola zanzara.
          In quanto all’aggiunta della mia o altrui fede, esiste una relazione specifica fra numero di persone di fede che la attorniano ed i metri quadri di area da disinfestare?

          • stefano scrive:

            Santa, non pensi di essere originale. Altri prima di lei hanno gridato “se sei figlio di Dio scendi dalla croce”. Si identifica?

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            Una cosa è chiedere a qualcuno di fare qualcosa che non ha mai dichiarato di riuscire a fare, altra cosa è chiedere a qualcuno di ripetere cose che dice di fare regolarmente.
            La differenza è lampante!

          • stefano scrive:

            non hai letto che nulla è impossibile a Dio?

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            Noto che ha cambiato atteggiamento …
            Comunque lei Padre Danilo concordate per cui cosa aspettate ad agire?

        • stefano scrive:

          Su questo ti ha già risposto P.Danilo.

    • antonella lignani scrive:

      Sono perfettamente d’accordo con lei, Padre Danilo. Una benedizione è sempre una benedizione. Ognuno la dà come può; cosa sappiamo della stanchezza, della fretta, del carattere, dei guai del povero diacono? Però c’era, ed ha dato un segno. Apprezziamolo: la prossima volta farà meglio. Dott. Tornielli, non potrebbe chiedere al vicino di casa il nome del diacono e poi magari fargli una telefonata? Forse ne sarebbe lusingato.

    • Carlo scrive:

      Ave Maria!
      Queste poche sue parole mi hanno toccato più di molte catechesi sull’argomento. L’importante è crederci e poi il resto lo farà il Signore come lui meglio crede. Grazie Padre. Sia lodato Gesù Cristo . . sempre sia lodato! carlo.

  21. macv scrive:

    Secondo me nessuno dei commenti precedenti ha colto quello che forse voleva esprimere Tornielli , quello shoc, quella sensazione indefinibile di disagio.
    magari mi sbaglio anch’io, ma non credo che si tratti del più o meno tempo dedicato
    alla benedizione, degli abiti o paramenti , o di altre cose esteriori e contingenti si tratta di una realtà spirituale , interiore che in questo caso non c’è stata.
    per questo Tornielli parla di robot: un robot addetsrato può anche essere razionale e tenere una predica molto migliore di tante altre o dire cose molto più giuste, ma il robot non ha un anima e non ha uno spirito. dietro le sue parole e dietro la sua benedizione non ci sono altro che prole e gesti, ma le parole e i gesti se dietro non c’è l’anima e non c’è lo spirito sono gusci vuoti , sono non solo inutili ma agghiaccianti.. e purtroppo oggi è questa la sensazione che si prova di fronte a tante situzioni , da certe celebrazioni eucaristiche che si dicono cristiane , a certe persone che si dicono cristiani, persino a certe celebrazioni sacramentali che si dicono cristiane ( penso a certi battesimi, certe prime comunioni, certe confessioni, certi matrimoni9 che si dicono cristiani ma che sembrano appunto celebrati da dei robot per dei robot, manca la spiritualità , manca l’anima.. quello da cui la nostra fede oggi più che mai è minacciata è il “materialismo” della fede, è cioè trasformare una tradizione spirituale che rimanda al Trascendente e che dovrebbe mettere in contatto col Trascendente
    in una serie di parole e gesti puramenti umani che ramandano solo all’umano..
    la benedizione della casa avrebbe dovuto essere un gesto in cui entrambi i fedeli, il diacono e l’abitante della casa, vivovo insieme un momento spirituale mettendosi in comunicazione con Dio.. è ormai diventata nella maggior parte dei casi un avuota e noisa routine, e la fretta non c’entra proprio nulla.. perchè basta un istante, un attimo, uno sguardo per trasmettere una VIVA esperienza spirituale, nonc’è bisogno di mezz’ore..
    I sacerdori dovrebbero riflettere su questo: non è ciò che fanno o quanto riscono a fare ma COME lo fanno, a volte basta poco, a volte il troppo agire è nemico della spiritualità come insegna il taoismo: la saggezza si trova nel non-agire, nel lascire che il Cielo agisca per noi, nel mettersi in comunicazione col Trascendente, con Dio.

    • Sara scrive:

      “in una serie di parole e gesti puramenti umani che ramandano solo all’umano..”
      Il titolo però sarebbe “evangelizzazione e rapporti umani”. Umani appunto, diciamo che una persona vicina al trascendente dovrebbe avere un surplus di umanità, nel senso migliore del termine, da trasmettere a qualcuno.
      L’ultima tendenza invece è quella di ridurre il trascendente ad una tonaca.

    • stefano scrive:

      macv, a un segno si chiede solo di essere riconoscibile, quindi non si può trascurare l’aspetto liturgico (paramenti, parole e gesti, quella che chiami l’esteriorità). L’anima, poi, ce la dobbiamo mettere noi. Come ha detto bene P.Danilo, la benedizione è efficace anche se il sacerdote non ci crede, però – quanto meno – ci devono credere quelli che la ricevono. La trascendenza è dentro di noi, non nel gesto (“il Regno di Dio è in mezzo a voi, convertitevi e credete al Vangelo”).

    • Cherubino scrive:

      perbacco ! Dopo tante manfrine su “certe … certe … certe …” si finisce con una citazione dal taoismo.
      Mancavano citazioni dalla Sacra Scrittura ?

      • macv scrive:

        No, Cherubino non mancavano citazioni dalla Sacra Scrittura,
        ma il problema è che la SACRA SCRITTURA ORMAI NON è PIù sACRA, ossia non è vissuta e interpretata ormai più come sacra cioè derivante , lettera per lettera, direttamente da Dio.
        Se cito il Taoismo non è perchè io sia taoista, ma perchè ritrovo in altre Tradizioni quello che la Tradizione cristiana ha colpevolmente rinnegato. cioè una
        spiritualità PRIMORDIALE , che risale agli inizi del mondo, una Tradizione PRIMORDIALE. la Cristianità odierna ha rigettato certi insegnamenti TRADIZIONALI per ossequio allo “lo spirito dei tempi”
        se abbia fatto un buon affare nel rinnegare una sapienza millenaria ( che si ritrova in tutte le tradizioni, anche orientali)
        per appiattirsi sullo “spirito dei tempi”" non so.
        il tempo stesso ne giudicherà.
        a me sembra che l’appiattirsi ed adeguarsi alla “mentalità del mondo “anzichè essere una ricchezza per il cristianesimo ne sia stata la rovina.

  22. Eremita scrive:

    Il clero è cambiato profondamente dopo il concilio, ma secondo me non a causa del concilio. E’ il tipo di formazione che si dava nei seminari, a partire dalla serietà e durezza degli studi, che fa la differenza, anche se questo è successo pure nella società civile, in forma parallela ed in diversi settori, dall’educazione all’industria. Quel tipo di formazione suscita ancora oggi rimpianti e nostalgie fra chi vi è passato, che sia riformatore o progressista, conciliare o meno: internet è pieno di siti, in molti paesi, di ex alunni del seminario, preti e laici, che trovano sempre un punto comune di intesa e di dialogo a partire dall’esperienza di studio e di formazione del vecchio seminario. Se ne possono discutere gli aspetti deteriori della chiusura e del settarismo apologetico, della disciplina assurda ed a volte inumana, ma non si può negare che fosse un percorso formativo duro e serio. I preti di oggi, indipendentemente che siano progressisti o conservatori, novus o vetus ordo e latinisti , ma dubito che anche i nuovi preti che si proclamano fautori del latino lo c0noscano bene, indipendentemente dai loro riferimenti organizzativi, sono tutt’altra cosa. Come tutt’altra cosa sono i diaconi, di cui nella mia zona ho alcuni esempi poco edificanti, al di là di una carenza generale di formazione teologica e pastorale. Rassegnamoci, quei tempi non torneranno mai, possiamo fermarci noi ma non la storia. Avete mai provato a ritornare in qualche luogo che avete conservato nella memoria, con l’illusione di ritrovarlo o ricostruirlo? non lo troverete più, ed ogni tentativo di ricostruzione finirà immancabilmente in qualcosa di patetico. Si va avanti, per forza, posso comprendere chi rimpiange il passato, ma è un rimpianto inutile se non si guarda avanti. Il concilio non ha cambiato nulla , è il mondo che è cambiato, e se pensiamo che la chiesa possa rifugiarsi nell’isoletta della conservazione finiremo come gli animali in via di estinzione in una riserva protetta. Con la fede, Cristo non ci ha gettato un tronco a cui aggrapparci, ma ci ha insegnato a nuotare.

    • lauraromana scrive:

      Eremita, Le rispondo qui perché prima non c’era spazio.
      La ringrazio per la Sua dotta precisazione, anche se Lei ha capito o creduto di capire qualcosa che non era nelle mie parole né tantomeno nei miei pensieri.
      Sono abituata ad usare le parole con il loro significato e se dico, anzi se il Papa, ha detto “semplice”, significa semplice che NON è semplicione nè sempliciotto.
      Non sono che una madre di famiglia e sebbene in alternativa al tavolo da cucina contiuni ad applicarmi al tavolo da studio per amore della cultura, non ho letto certo tutti gli autori che Lei conosce, ma la Sua risposta – sebbene dettata dalle migliori intenzioni – mi fa chiarissimo che troppi scrupoli rischiano di confondere ciò che è di per sè semplicemente evidente e mi conferma ancora una volta il motivo per cui ai piccoli piuttosto che ai sapienti sono state rivolte le parole di Gesù.

  23. Sal scrive:

    @ Luis
    “E’ la NUOVA evangelizzazione, caro Sal, occorre riportare la presenza cristiana nei quartieri. “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20)”

    Bene sig. Luis, vedo che finalmente si rende conto. Se ce n’è una nuova, vuol dire che quella vecchia non era all’altezza. Ora capisco perché il diacono era così sbrigativo, imbarazzato, silenzioso, formale. Secondo me, perché girando per palazzi le parolacce si sprecano meglio sarebbe rimanere chiusi in canonica, ci sono anche “i forconi” in giro di questi tempi. Meglio non correre rischi. Per ora è solo un mormorio, ma se si alza l’urlo…. Visto che accoglienza ad Arezzo ?

    p.s. ma come se lo spiega ? il tema dice : “ha cominciato a leggere un brano evangelico e ha fatto una mini-omelia per convincermi che non bisogna prestare troppa attenzione ai miracoli”

    E’ questa la nuova evangelizzazione ? “Per convincere?” – Niente più miracoli, niente pani e pesci, niente zoppi che saltano ne ciechi che vedono ? Ahhh… capisco ma allora neanche la verginità è più nel conto ! o no ?
    Ma dica un po’, senza miracoli neanche la risurrezione…. E come si dimostra la divinità ? E’ un bel problema no ? Sarà stato un diacono fasullo, ma sì, dai le implicazioni sono troppo importanti.

    p.s.2 “la Chiesa domestica “domus ecclesiae” è partecipazione, convivenza stabile, partecipazione alla vita della gente.” Ahhh…per questo li hanno sfrattati, per fare posto alla convivenza stabile alla vita… in paradiso. Certo ! Non avevo capito.
    Stia bene sig. Luis lei è sempre illuminante ! Un vero faro !

    • Luis scrive:

      Caro Sal, come al solito tiri a conclusioni del tutto sballate.

      Scrivi:
      “Se ce n’è una nuova, vuol dire che quella vecchia non era all’altezza”

      E chi lo dice? Semplicemente, la precedente evangelizzazione ha solo fatto il suo tempo. Il modo di fare del diacono dell’episodio non è propriamente il tipo di evangelizzazione che servirebbe, ora per questa società, ormai in gran parte secolarizzata, c’è bisogno di una evangelizzazione più coinvolgente, una convivenza con la Chiesa. Occorre presentare Cristo come il vero senso della vita, la Salvezza promessa dalle Scritture. La fede deve trovare un suo senso più profondo e ragionato in Cristo ed nel suo messaggio, non superficiale perché alimentata solo da uno sterile sensazionalismo.

      Un saluto

      PS
      Evita le tue battutine, il tuo spirito di patata non fa ridere…

      • Sal scrive:

        @ Luis
        Ahhh…, “ha fatto il suo tempo” e io che avevo detto ? Però , la Parola di Dio non cambia mai, è eterna. Lo dice Pietro. Come ha fatto a fare il suo tempo ?
        Scusa , ma come si fa a presentare Cristo come il vero senso della chiesa “se i miracoli” non ci sono più ?
        E se la fede deve trovare un senso più profondo e ragionato con Cristo, c’è mica bisogno della chiesa ? Dai, ragionare sui dogmi non è possibile, vanno presi così e basta l’hanno pure scritto.
        Ma da soli, la fede no ? Nella cameretta non si può ? Che peccato ! Peccato che non riesco a far ridere, tu ci riesce benissimo ! Ma non ti invidio

        p.s. ma quale chiesa quella di BXVI o quella di Lefevre ?

      • Sal scrive:

        @ Luis
        Si legga l’articolo di cui al link e poi parliamo di tipi di evangelizzazione, pare che quelli della FSSPX hanno le idee chiare, altro che “di casa in casa” oppure come suggerisce Simon de Cyrene mandando l’invito.

        La cosa più strana però è che qui sono disposti a fare concessioni e regali pur di associarsi con quelli. E’ strano. Davvero.
        //temi.repubblica.it/micromega-online/l%e2%80%99ombra-dei-generali-argentini-sull%e2%80%99accordo-fra-santa-sede-e-lefebvriani/

        Proprio begli amici quelli con cui si voglio associare e ci trattano pure con generose concessioni : – “per un completo rientro del gruppo nell’ambito della Chiesa dopo lo scisma del 1988. L’offerta del Vaticano è ghiotta: i lefebvriani costituiranno una prelatura personale – l’unico precedente è l’Opus Dei – cioè una struttura autonoma che risponde direttamente al Papa e di fatto non se la deve vedere con i vescovi locali.”

        Vedi questi si che ci sanno fare a predicare…

        • stefano scrive:

          Lo vedi che sei proprio un ignorante in malafede. Le prelature personali sono tutte quelle individuate da un criterio personale invece che territoriale (ad esempio: far parte di una categoria professionale di persone, appartenere ad una determinata nazione o lingua, scegliere di ricevere una specifica formazione, o per altri motivi). E quindi non è affatto vero che l’unico precedente è quello dell’Opus Dei. Accade ad esempio negli ordinariati militari di cui fanno parte i membri delle Forze Armate, indipendentemente da dove risiedono, e nell’ordinariato anglicano, formato dai fedeli provenienti dall’anglicanesimo. Ma perché ti fai sempre beccare come un pollo?

          • Sal scrive:

            Perché non capisco come si possa predicare l’amore di Cristo con la divisa militare facendo amicizia con persone colluse con i generali argentini, quelli che li affogavano ancora vivi buttandoli a mare. Ma l’hai letto l’articolo ?

            Allora sentiti anche questa canzone: w.ossin.org/analisi-e-interventi/violeta-parra-teologia-liberazione-vaticano-ii.html
            POi se ce la fai non farti beccare come un pollo basto io ad essere aquila pennuta.

          • minstrel scrive:

            Sal, luca 16 1-13 secondo lei come va inteso? Sentivo giusto oggi un meraviglioso commento in cui apparirebbe chiaro come in questa scrittura per Gesù è fondamentale, per distruggere un’ingiustizia, agire NELL’ingiustizia stessa, all’interno cioè della stessa. Ascolti se le va, anche solo la parte di lectio, magari poi mi dice cosa ne pensa. :)

        • stefano scrive:

          Ma che cavolo di risposta è questa? Perché non rispondi a tono. In questa vicenda ci sono argomenti ben più seri da valutare che le responsabilità della confraternita negli eccidi dei generali argentini. Se vuoi infangare le persone usa le tue arti usuali, senza prendere in prestito le boiate di Micromega. E poi che c’entra la confraternita col predicare l’amore di Cristo in divisa? Quello l’ha fatto Giovanni XXIII durante la I Guerra Mondiale, e da Papa non si è mai sognato di sciogliere gli ordinariati militari. Pollo.

          • Sal scrive:

            Mi spiace ma non sto infangando nessuno. E’ la verità:
            L’isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina
            Fandango Libri 2006, pagine 177, Euro 15,00
            ISBN 8860440041
            3 w.dazebaonews.it/il-libro/item/4368-horacio-verbitsky-l%E2%80%99isola-del-silenzio-%E2%80%93-il-ruolo-della-chiesa-cattolica-nella-dittatura-argentina

            Poi c’è “ DOPPIO GIOCO” di Horacio Verbitsky 3W.fandango.it/scheda.php/it/doppio-gioco/593
            Dai informati e leggi un pochino. Aiuta a crescere.

          • stefano scrive:

            La Chiesa ha sempre subito in silenzio. Poi le hanno fatto sempre pagare quel silenzio definito colpevole. E’ sempre la stessa storia: dalla Germania nazista, alla Russia sovietica, alla Cina comunista, all’Argentina dei desaparecidos, all’America dei pedofili, ecc. Come è sempre lo stesso e inequivocabile il marchio d’infamia dei suoi accusatori.

          • Sara scrive:

            Non ha sempre subito in silenzio su. Pio XI ad esempi con Mussolini ha parlato eccome per difendere l’azione cattolica nel ’29- Pio XII invece è stato più (troppo?) diplomatico.
            Insomma non si possono fare affermazioni lapidarie.
            A parte l’argentina in ogni caso i lefebvriani hanno contatti con il front national in Francia e Forza Nuova in Italia.
            E non son calunnie, è la verità.

          • Eremita scrive:

            La Prelatura personale fu definitivamente inclusa nel titolo IV del Codice di diritto canonico del 1983, ai canoni dal 294 al 297. Ad oggi, soltanto l’Opus Dei ha lo status di prelatura personale, richiesto nel 1969 ed ottenuto nel 1982 da Giovanni Paolo II. Tutte le altre citate da Stefano non sono prelature personali.

          • Eremita scrive:

            Se permettete, della complicità di un settore conservatore della chiesa negli omicidi della dittatura Argentina ne so qualcosa. Nel gennaio del 1975 il vescovo di una diocesi della Patagonia diede la sua benedizione al mio arresto da parte della Marina, con un operativo spettacolare nella bidonville dove lavoravo. Non ero in casa, evitando i controlli dei servizi segreti alle frontiere potei rientrare in Italia, e mi salvai non so come (fortuna?Provvidenza?). Con questo sistema di complicità sono stati uccisi persino vescovi. Anni dopo quel vescovo fu condannato per aver falsificato un atto di Battesimo per una eredità milionaria. Bel tipo. Mesi dopo rischiando parecchio tornai in diocesi, ed il nuovo vescovo, sorpresa, era un santo, umano e comprensivo, un vero pastore che faceva le visite pastorali da solo, dormendo su pelli di pecora nelle cappelle degli altopiani. E non era neppure un progressista, ma un semplice religioso piuttosto tradizionale. Come vedete, certi schemi nella realtà non funzionano: là era la chiesa che perseguitava la chiesa! Se resto cattolico, è per credenti come quello, e ne trovo sempre. Ma se si deve dire a voce alta che un prelato agisce male, fosse pure il papa, è necessario farlo sempre e senza paura, come Paolo davanti a Pietro, è così che è nata e sopravvive la chiesa. Che i lefevbriani fossero “naturalmente” con i militari argentini e con l’estrema destra in generale è una pura e semplice verità e lo sapevano anche i “polli”. Restare nella chiesa non vuol dire essere un “pollo”, ma solo a patto che si agisca in coscienza e senza paura. Purtroppo, statisticamente, è più probabile trovare polli. Pazienza ed andiamo avanti.
            Si sbaglia sempre a fare di ogni erba un fascio (grano e zizzania?): non si deve difendere qualsiasi cosa facciano i vescovi, ma non si può neanche gettare la chiesa intera nella spazzatura.

          • stefano scrive:

            Caro Eremita, io non ho motivi per mettere in dubbio l’episodio che lei racconta (anche se mi piacerebbe sapere quali prove concrete lei ha per accusare quel Vescovo). Ciò premesso, se lei è in possesso di prove certe, fa bene a dire queste cose senza timore. Solo non capisco come lei faccia da questo a dedurre la “pura e semplice verità” che “i lefevbriani fossero “naturalmente” con i militari argentini e con l’estrema destra in generale”. Questa mi sembrerebbe una generalizzazione estrema, anche nel caso in cui quel Vescovo fosse stato lui stesso lefevriano. Insomma, dice che non bisogna fare di ogni erba un fascio e poi…
            Ma soprattutto, quello che non comprendo e che trovo duro da digerire sono le accuse di corresponsabilità con gli omicidi del regime. C’è anche qui da notare il riflesso pavloviano della sinistra (non solo sudamericana, ma anche europea e soprattutto italiana). Se hai la sventura di trovarti sull’opposta sponda ideologica, per la sinistra questo è prova sufficiente di complicità in qualunque nefandezza. La sinistra ha sempre considerato un reato inestinguibile l’esserle stati politicamente contrari, anche quando i movimenti da lei ispirati si sono resi responsabili di atti di violenza, di prevaricazioni, di terrorismo o di eversione. Il reato ideologico di lesa sinistra non passa mai in prescrizione, e viene perseguito anche a distanza di decenni con accuse infamanti contro i refrattari o i fuoriusciti. Non so se questo sia il suo caso, Eremita, ma mi sembra giusto cominciare a osservare gli eventi storici anche da una prospettiva non partigiana. A distanza di tempo si può e si deve provare a fare una critica storica più serena.

        • Luis scrive:

          Povero Sal,
          quando non sai più che dire ecco che subito cominci a spruzzare il tuo veleno.

          Perché dovrei credere ai sospetti senza alcun riscontro (leggi “sciocchezze”) di Micromega? Perché tiri fuori generali argentini e divise militari, mentre si sta parlando di evangelizzazione? Non ti rendi conto che non riesci a sostenere alcun confronto senza scadere nell’invettiva?

          E, poi, mio caro Sal, oltre un pollo (come dice Stefano) sei pure un bel ciuchino!!!! Perché non impari? Quante volte ti ho detto che la professione del soldato non è un male in sé? Il vangelo non condanna affatto le divise militari. Cosa raccomanda il Battista ai soldati? Di fare rettamente il loro mestiere, non di lasciarlo (Lc 3, 14) e Gesù non loda forse il centurione romano che paragona la sua divinità con una organizzazione militare (Mt 8, 13)?
          Perché non studi di più la Scrittura, caro Sal? Ti risparmieresti queste figure da ciuco-pollo.

          Ciao, stammi bene.

  24. Teseo scrive:

    E’ possibile che quello fosse un falso diacono, in questo clima di crisi economica ci si ingegna come si può… Ma stante il clima non meno grave di crisi liturgica, penso proprio che fosse un vero diacono. Accanto alla degenerazione della liturgia in sterili atti senza corrispondenza spirituale, c’è una degenerazione dei rapporti umani, e non potrebbe essere altrimenti quando non si è sinceramente sostenitori della Vita. La debolezza di Pietro nel subire le stramberie dei suoi pastori ormai di questo mondo, si riflette sullo smarrimento del gregge. Ho orrore di certe blasfeme interpretazioni del Vangelo che esorcizzano il peccato coprendo tutto di un non ben precisato amore. Il teismo si sostituisce alla Trinità.

  25. ritaroma scrive:

    dr TORNIElli,
    ho letto l’articolo e i commenti con una certa particolare attenzione…
    mi rendo conto che in certe zone o località spesso c’è un solo sacerdote e che farsi aiutare chiede aiuto a diaconi dialtre parrocchie o direttamente dal seminario e forse “quel diacono” era in “prestito” e quindi poco interessato a conoscere la famiglia dove entrava.
    Nella mia ex parrocchia, che frequento ancora perchè porto avanti delle attività, sia il parroche il vice parroco,per poter incontrare ele famiglie e parlare un pò con loro, fanno 2 isolati ciascuno al giorno, e mettono qualche giorno prima il cartello della “visita” al portone…portano la taòlare e indossano la stola al momento della benedizione……io spero che ai nuovi sacerdoti venga insegnato l’importanza dell’abito e della stola….!.
    Al contrario , nella mia “attuale” parrocchia, ancora….come si dice….non si vede “luce”…
    l’anno passato la benedizione delle famiglie è avvenuta ad ottobre….per cui spero che almeno quest’anno, anche se molto lontano dalla Pasqua arrivino ugualmente….!
    un saluto

    • stefano scrive:

      Cara Rita, con le attuali dimensioni delle parrocchie e la scarsità di sacerdoti è impossibile concentrare tutte le benedizioni nel tempo pasquale. Bisognerà abituarsi all’idea che il calendario delle visite si estenda a tutto l’anno (del resto anche le pulizie di Pasqua ormai si fanno quando capita).

  26. ritaroma scrive:

    scusate gli errori—talare, parroco, che per……..

  27. Cla scrive:

    A me scandalizza molto di più che questo ‘tizio’ (non insulto i diaconi dandogli un nome che l’evidenza mostra non suo) abbia ritenuto troppo sacre le proprie mani per andare a contatto con il vile denaro… molto meglio un Vangelo-portafoglio … evidentemente è così che lui vede e sente il Vangelo: un portafoglio.
    Con me finiva dritto in fondo alle scale a suon di calci nel posteriore … o forse no, dato che quello forse di sacro qualche cosa aveva: l’osso!

  28. Lorenzo 1963 scrive:

    Ma è sicuro che fosse proprio un vero diacono e non in impostore? Da noi a Milano avvisano prima di fare il giro dei condomini con un biglietot in cui specificano bene che non accetteranno offerte, le quali dovranno essere portate direttamente in parrocchia.
    In questo modo, mi sembra molto correttamente, non creano un disagio preventivo da parte di chi apre loro la porta.

  29. P.Danilo scrive:

    Ogni fedele dovrebbe sapere che la benedizione pasquale alle famiglie, secondo il Benedizionale, è come una piccola liturgia, quindi almeno una lettura della Parola di Dio, poi le invocazioni, la preghiera dei fedeli, il Pater, la preghiera di benedizione, ecc. A farla bene ci vuole almeno un 15 minuti, se poi il parroco o il diacono tiene anche una breve esortazione allora si può arrivare ai 20/25 minuti. Quindi pretendete dai vostri sacerdoti che facciano le cose per bene. Qui da noi (siamo ad Olbia) in una giornata si riesce a visitare non più di 5/6 famiglie e si va un po’ a Natale, un po’ dopo Pasqua, ma anche durante le altre stagioni. Se qualcuno ci chiama anche a mezzanotte, si va…

  30. Cherubino scrive:

    P. Danilo più sopra scrive “un giorno fui chiamato da due anziani, miei parenti, a “benedire” i bruchi che infestavano gli alberi da frutta; tergiversai, non volevo farla; mi dissero: se lei non ci crede, basta che ci crediamo noi, la faccia… la feci e dopo tre giorni i bruchi se ne erano andati. E mi sono trovato in altre situazioni simili… funzionava. Ora sono convinto che la benedizione sia una cosa seria, è un rito, un sacramentale, che opera secondo la fede di colui che la da o di colui che la richiede. Quindi anche la benedizione di un diacono distratto o frettoloso ha il suo valore. ”

    Ora non è molto chiara la logica di queste affermazioni. Insomma: se l’efficacia della benedizione dipende anche dalla disposizione “di chi agisce” (operantis), allora l’esempio fatto non calza, ed è impreciso dire che “anche la benedizione di un diacono distratto o frettoloso ha il suo valore”.

    Quindi, visto che è meglio essere chiari, riporto questa citazione da amicidomenicani

    “1. S. Tommaso dice che la benedizione si può dare comandando oppure invocando dei beni.
    E soggiunge: “La benedizione che comanda la comunicazione dei doni è propria di Dio ed è propria anche dei ministri di Dio quando invocano il nome del Signore sul popolo” (S. Tommaso, Commento alla lettera ai Romani, cap. 12, lezione 3, n. 997).
    Pertanto mentre le benedizioni dei laici sono una preghiera, un’invocazione fatta a Dio perché comunichi un bene, la benedizione del sacerdote comanda che quel bene venga accordato.
    Tuttavia è necessario vedere se quel bene da accordare rientra nella volontà di Dio e se il fedele al quale viene rivolta la benedizione è disposto ad accoglierlo con una vita santa e degna.
    2. La benedizione non è un sacramento e per questo dipende molto dalla santità di colui che la dà e dalle buone disposizioni di chi la riceve.
    In teologia si dice che consegue il suo effetto ex opere operantis (secondo la disposizione di chi agisce).
    Pertanto la benedizione di un sacerdote più santo è più potente di quella di un sacerdote meno santo.
    3. Non è necessaria la presenza materiale della persona. Si può inviare anche a distanza. Del resto il Papa fa così quando dà la benedizione urbi et orbi il giorno di Natale e di Pasqua. E così faccio anch’io ogni qual volta concludo la mia risposta al visitatore.”
    http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1480

    • stefano scrive:

      Non capisco questa precisazione, dal momento che P.Danilo non mi sembra in contraddizione con quanto affermato dal Padre Domenicano alla pagina che hai linkato. Da quel che capisco, secondo il Padre la vicenda dei bruchi può essere perfettamente verosimile, come pure può essere perfettamente valida la benedizione del diacono distratto, assumendo sincera la buona disposizione del Dott Tornielli. Certo, potendo scegliere, il Dott Tornielli avrebbe certamente optato per la benedizione di Padre Pio, così come Padre Pio preferiva i penitenti sinceri ai visitatori vocianti e superstiziosi.

  31. ritaroma scrive:

    l’unico problema da quel che si evince è : se quel diacono era “vero” o falso!
    la domanda è: oltre alla croce sul maglione grigio, aveva anche il colletto? e poi che tipo di croce?
    e si è almeno presentato? ha detto da dove veniva?
    come si sono limitati a presentarlo i vicini? lo conoscevano?
    Personalmente , sul momento forse no, data la velocità della situazione, ma poi avrei chiesto ai vicini qualche notizia in proposito….!

    -…………
    LORENZO 1963
    scusi, dove sarebbe il “disagio”, se già sò che verrà il sacerdote e che tra l’altro conoscvo? Inoltre l’offerta la metto nella cartella che portano e dove ci sono i cartoncini con l’augurio benedicente della Pasqua!?
    Mi sentirei più a disagio dare l’offerta personamente in parrocchia specialmente se non “sguazzo” nell’oro e non potrei proprio quella settimana “allargarmi”!
    —————–
    STEFANO
    perfettamente d’accordo,non si tratta di abituarsi, si spera che vengano….
    in alcune zone o città, quando è Pasqua, il sacerdote ti da una bella bottiglietta con l’acqua santa, il ramoscello, la preghiera e te la benedici da sola….dimenticando che non è tanto solo la casa che va benedetta quanto le persone che ci vivono…e io come mi benedico? facciamo a turno l’uno con l’altro?
    tutto è possibile a questo mondo, ma se si riprendessero un pò di buone abitudini….non sarebbe male!
    La nuova Evangelizzazione potrebbe cominciare proprio da quì…!
    buona e santa notte

  32. Cherubino scrive:

    Il discorso della Benedizione che agisce ex opere operantis, vale anche per le semplici preghiere di intercessione. Non a caso è proprio dalla presenza di un miracolo (anche se non solo) ottenuto tramite l’intercessione del Santo che viene riconosciuta la sua santità canonica.
    Pertanto, una saggia decisione nella vita spirituale è quella di cercarsi dei buoni e santi intercessori. Il modo più semplice è quello di affidare una propria necessità o intenzione alle preghiere di un convento di clausura.

  33. Simone 2 scrive:

    @Ilsanta.
    Condivido la sua articolata risposta a Stefano ad eccezione di un punto per me non marginale, nonostante abbia compreso il senso delle sue parole, laddove scrive: “Lei stesso non sembra mai mettere in dubbio che forse la menzogna sta pure dentro i palazzi del Vaticano come dentro le mura CERN in pari quantità”.
    È bene rendersi conto e va ripetuto, a scanso di spiacevoli e ridicoli equivoci, che non ci può essere nessun rapporto e nessuna conciliazione tra scienza e religione.
    La scienza richiede una mentalità particolare che è quella della razionalità, della predisposizione alla critica, della disponibilità ad ascoltare l’altro e di essere sempre pronti a essere dubitati.
    È bastata una misura sulla velocità reale dei neutrini, poi rilevatasi errata, per mettere giustamente in dubbio il postulato dell’ invarianza della velocità della luce nel vuoto introdotto nella teoria della relatività di Einstein.
    Questi sono i capisaldi della mentalità scientifica che non a caso sono anche quelli della mentalità democratica.
    Dall’altra parte ci sono soltanto dogmi imposti e indimostrabili e l’ultimo non appartiene alla notte dei tempi, ma è di appena 60 anni fa.
    Un cordiale saluto.

    • minstrel scrive:

      che non ci può essere nessun rapporto e nessuna conciliazione tra scienza e religione

      Mmmh, non ne sarei così sicuro.
      Per un’introduzione degna di questo nome sull’epistemologia scientifica leggersi Chalmers: “che cos’è questa scienza”.

      • Sara scrive:

        Copernico era un prete, Mendel un monaco e Lamaitre un sacerdote.
        Ruggero Bacone (frate francescano) è in un certo senso il padre dell’empirismo.

        • Simone 2 scrive:

          Sì, Copernico era un prete.
          Rimasto orfano fu adottato dallo zio materno eletto da lì a poco vescovo. Erano tempi in cui la cultura era appannaggio della casta sacerdotale che oltre a detenere e a gestire il sapere era forse l’unica che riusciva a mangiare tutti i giorni.
          Come avrebbe potuto altrimenti un orfano come Copernico frequentare nel 1491 l’Università di Cracovia e dopo quattro anni venire in Italia a studiare Diritto all’Università di Bologna? L’ha fatto grazie allo zio vescovo e infatti nel 1497 il giovane Copernico divenne canonico.
          Mi sembra piuttosto ovvio e non c’è proprio nulla di cui meravigliarsi se a quei tempi la maggior parte degli scienziati apparteneva alla casta sacerdotale.
          Il mondo di allora non era come il nostro: era un mondo in cui le diseguaglianze erano molto più forti.
          Lo stesso Newton visse tutta la vita allo “Holy Trinity College” di Cambridge, cioè il College della Santissima trinità.
          Era entrato nel college con lo status degli studenti poveri e doveva servire i compagni facoltosi. Tra i compiti c’era quello di pulire le calzature dei suoi colleghi ricchi e di vuotare i loro pitali tutte le mattine.
          In quel college Newton rimase non solo come studente, ma anche come fellow e come tale era destinato a prendere gli ordini religiosi.
          Newton però non voleva fare questo passo e alla fine riuscì a farsi esonerare sfruttando la fama e il grande riguardo con il quale era considerato da tutti.

          • vincenzo da torino scrive:

            Trovo strano che ancora si parli di inconciliabilità tra scienza e fede. E’ come confondere un auto con un guidatore. Non sono inconciliabili, semplicemente ognuno ha uno stato ed un compito diverso , ma sono strettamente collegati. La scienza si interroga sul “come”, la religione sin chiede “perchè” “quale fine ” e tramite la morale “come devo comportarmi per la mia piena realizzazione ed il fine per cui esisto”. La scienza usa il metodo galileano per la conoscenza, la religione usa l’intuito (deduzione, induzione) o la rivelazione alla ricerca dello “scopo” , “senso”. L’uomo da sempre poichè cosciente si chiede “come devo agire”ossia l’uomo è essenzialmente “morale”. Tanto per capirci, detto in modo forse rabberciato e poco tecnico.

          • stefano scrive:

            Caro Vincenzo, mi permetto di dissentire, almeno in parte. Tu non hai dato una definizione religione, ma di filosofia e di filosofia morale. Io direi che la scienza (la scienza galileiana, quella del metodo sperimentale) studia i fenomeni naturali nella dimensione sensibile (quelli che ricadono sotto i sensi), provando a dedurre le leggi che li governano. La religione è semplicemente il rapporto dell’uomo con Dio, o, per meglio dire – nel caso del Cristianesimo – il rapporto di Dio con l’uomo. In tale veste la religione né si pone domande, né trova risposte ma è il contesto della vita spirituale dell’uomo, ciò che attiene alla sua dimensione invisibile (o non sensibile). Quello di porsi domande e trovare le risposte in tale dimensione è semmai il compito della teologia, che si prefigge di inquadrare la Rivelazione di Dio all’interno di un ordine filosofico e razionale. La fede è risposta personale alla vocazione divina alla vita eterna, ed è il necessario presupposto della religione. Più o meno.

          • Sara scrive:

            Newton scrisse un trattato sull’apocalisse però. Pascal abbandonò, alla fine della sua vita la matematica per dedicarsi solo alla religione. Godel ha formulato una prova ontologica dell’esistenza di Dio. E quando George Lamaitre (big Bang) si fece sacerdote la cultura non era più appannaggio della Chiesa..

  34. maria Longo scrive:

    Sarete anche andati all’Università, ma “collegio” si scrive con una “G”
    :D

  35. macv scrive:

    La confusione estrema che regna purtroppo nel pensiero contemporaneo è figlia della mentalità razionalista derivante da Descartes e dagli altri filosofi del XVI -XVII secolo.
    per costoro la “ratio” cioè la ragione era la facoltà unica dell’uomo. Essi non parlavano di “spirito” cioè di Intelletto cioè di una facoltà ( umana) che è diversa dalla RATIO.
    oggi poi si parla solo di ragione come se l’uomo fosse una dicotomia tra “ragione” da una parte e “corpo” cioè materia dall’altra.
    Tutto ciò è profondamente errato e assultamente contario a tutto quello che la filosofia greca (da Pitagora a Platone ) ha insegnato: e cioè essere l’uomo, microcosmo, fatto a somiglianza del macrocosmo, cioè spirito anima e corpo.
    Questa tripartizione si trova anche nelle filosofie orientali e in tutte le sapienze tradizionali. L’aver annullato o dimenticato lo “spirito” e quindi la dimensione “spirituale” fa sì che l’uomo moderno si trovi in una dicotomia irrisolvibile( manca ilterzo ) fra anima e corpo, fonte di infiniti problemi.
    La psicanalisi e la farmacoterapia ( PROZAC) ringraziano per i lauti affari che hanno fatto grazie a questa semplificazione e mistificazione.
    Eliminato lo spirito l’uomo diventa un enigma e un problema per se’ stesso. E’ solo materia, cioè corpo? Però ha anche una psiche cioè un anima? E come conciliare i due poli, i due estremi?
    Dello spirito non si parla più, se non nelle filosofie orientali ( che non a caso son o diventate molto richieste nell’occidente affamato e impoverito di spirito)
    l’ ATMAN, “QUELLO SEI TU”
    Eppure se l’uomo occidentale potesse recuperare la nozione CRISTIANA di “spirito” forse potrebbe salvarsi: lo spirito non è la ragione razionale, ne’ la psiche degli psicanalisti: è l’impronta di Dio,è la rassomiglianza dell’uomo con Dio , è il principio divino gettato nell’umano, è la scintilla, è quel “fondo dell’anima” di cui hanno parlato tutti i mistici , è quello che ci connnette col trascendente.
    VENI SANCTE SPIRITUS

    • stefano scrive:

      Eh no, caro mio macv, il problema dell’occidente non è che non si parli più di spirito. E’ che in nome della scienza si pretenda di affermare che lo spirito non esiste. Il problema è cioè che, negando su base teorica l’origine divina dell’uomo, si neghi di fatto la sua natura razionale. Il vero problema dell’occidente è che si affermi un’idea di uomo in luogo dell’uomo reale, e un’idea di Dio in luogo del Dio vero. Ciò in linea coll’insegnamento illuminista, secondo cui la teoria deve prevalere sulla realtà. Il problema dell’occidente è l’idea di un uomo che si auto-genera nell’auto-pensiero (cogito ergo sum), che ha preso il posto dell’uomo reale pensato direttamente da Dio (cogitor ergo sum). Il problema è l’idea di un Dio che non c’entra con l’uomo (etsi Deus non daretur) e che ha usurpato Colui che ha creato il mondo pensando l’uomo come fine ultimo (al punto da farsi Egli stesso Sua creatura). Il problema è un uomo non più a immagine e somiglianza di Dio, dunque massimamente degno e rispettabile; ma un uomo-dio che tuttavia ha bisogno di un’idea consolatoria di Dio pensato a immagine e somiglianza dell’uomo (un verme senza valore). Il problema dell’occidente è l’idea di una religione concepita solo come oppio dei popoli e/o trastullo per psicologie deboli e immature. Il problema dell’occidente è la follia di un uomo che, avendo perso gli occhi della fede, non può neppure giovarsi del lume della ragione, rimanendo accecato nel suo lucido delirio.

      • john coltrane scrive:

        Concordo sia con mr MACV che con mr Stefano;
        in sostanza, l’uomo che uccide DIO nel proprio pensiero (il peccato originale che ci viene rivelato nel campo dei segni dal FIGLIO/PENSIERO di DIO messo in Croce dagli uomini), ripete “io io” da mattina a sera senza sapere cosa questo “io” sia.

        Ecco perchè è già sconfitto: fà fuori (soggettivamente, chiaro) il suo Creatore, e perde così la consapevolezza che la propria coscienza di essere è la Coscienza dell’Essere, presente in lui indipendentemente da lui.
        Insomma: sprofonda nel nulla.

    • Cherubino scrive:

      e lei sarebbe edotto sulla dottrina cattolica ? Ma ci faccia il piacere.
      Lo spirito
      - non è “impronta divina” perchè non è un mero segno;
      - non è “rassomiglianza dell’uomo con Dio”, benchè il termine sembri quello biblico, perchè usato fuori da quel contesto è fuorviante (“immagine” indica qualcosa che è in comune, “somiglianza” la diversità tra i due)
      - non è un principio divino gettato (chissà perchè poi gettato…) nell’umano (che termine ambiguo!), perchè così sarebbe qualcosa di estrinseco all’uomo, e così non è: lo “spirito” dell’uomo è la sua anima, lo Spirito Santo è altro da lui;
      - quindi non “quel “fondo dell’anima” di cui hanno parlato tutti i mistici” (quali?), perchè l’anima non ha un “fondo”, non è uno spazio, non ha reparti al suo interno;
      - non ci connette con il trascendente (parola che non vuol dire nulla di preciso), perchè l’uomo è realtà spirituale per la sua anima, e non è connesso ad essa come qualcosa di estrinseco.

      Insomma una serie di frasone ad effetto che lasciano sbalorditi per la loro vacuità. E questi sarebbero i tradizionalisti ? S. Tommaso d’Aquino si starà rivoltando nella tomba …

  36. vincenzo da torino scrive:

    @Stefano.Si parlava di religione ed io ho citato quella. Più esattamente si deve parlare di filosofia e di religione uniti dallo stesso obbiettivo di ricercare il “senso” da cui deriva la morale, contrapposti alla scienza come obiettivi. Mentre la religione è il rapporto tra uomo e Dio o qualcosa di trascendentale, la filosofia ha un valore e campo più vasto e si può anche occupare del sensibile, come la definizione dei quattro elementi degli antichi oppure arrivare all’ateismo, come in alcune impropriamente dette religioni orientali. I nostri bravi atei dell’ UAAR non vogliono considerarsi “religione” per avere l’8X1000 ?

  37. Reginaldus scrive:

    evangelizzare chi e che cosa? Non sono tutte le religioni buone per andare in cielo??? e poi il proselitismo non è politicamente/religiosamente scorretto??? E poi non si prega bene dappertutto e con chiunque, ebrei talmudici, muslim di ogni cru, cristiani di ogni denominazione…???

    • stefano scrive:

      Egregio Reginaldus, tutte le religioni andranno bene per parlare con Dio, ma per andare in cielo c’è una sola via: Gesù Cristo. Questo non vuol dire che in cielo ci vadano solo i cristiani, ma che se un giusto va in cielo è solo per i meriti di Gesù. Sappia poi che la Chiesa non fa proselitismo, ma evangelizza. Cioè porta al mondo quell’annuncio che le ho appena dato. Quanto a ciò che viene definito politicamente corretto, sappia che si tratta di cose spiritualmente scorrettissime, anzi vere perversioni, e ci fa alquanto schifo.

      • Reginaldus scrive:

        evangelizza anche gli ebrei (talmudici) dicendo loro che la Vecchia Alleanza perdura (la loro, la ‘prima’) è tuttora vigente, quindi salvifica, quindi portatrice di salvezza negando Cristo Messia, ben attenta quindi – su ordine di Jules Isaac – a non pregare per la loro conversione??? E quindi a che serve una evangelizzazione se non richiede conversione??? Non sa niente di un San Pietro, che dice agli ebrei: “convertitevi e fatevi battezzare nel Nome di Gesù Cristo”??? ma adesso, si sa, siam moderni, e ora c’è ben più che un san Pietro!)

        • Cherubino scrive:

          parola di antipapa.

          • bo.mario scrive:

            A proposito di pope e anti pope. Stamane ha parlato di lavoro e non si è capito bene quello che voleva intendere, parla a ruota libera? L’altro che sta venendo fuori che rendere noti i documenti vaticani è reato gravissimo. Ci deve essere molta confusione e lesa mastà, devo dare ragione a Reginaldus su questo management. Un saluto.

        • vincenzo da torino scrive:

          @Reginaldus. Lei ormai è un disco rotto…ha avuto tutte le spiegazioni utili e necessarie. Perchè continua a dire falsità?

          • Reginaldus scrive:

            @cherubino
            e vincenzodatorino

            ho avuto tutte le spiegazioni necessarie per farmi convinto che di rotto irrimediabilmente c’è il vostro software di fede cattolica.

          • Cherubino scrive:

            si legga un pò la Lettera ai Romani … e poi non mi ha ancora risposto ? Sarebbe lei il vero papa ?

  38. Antulio scrive:

    Con il ritardo, spiegabile solo con le opposizioni della chiesa, viene finalmente indagato “l’illustre” Mons. Vergari, per concorso nel sequestro della povera Emanuela Orlandi. Si spera che le persone indegne finiscano in galera, anche se con estremo ritardo.

  39. ADRIANO MEIS scrive:

    Per tornare al tema, l’episodio proposto dal dr Tornielli mi ha divertito, mentre la perplessità del ns ospite mi ha meravigliato.
    Anche a me ,spesso, è capitato di constatare come la chiesa tratti i propri fedeli quasi come sudditi acefali, merce da amministrare, quote di mercato spirituale da gestire. E, soprattutto,come un corpus da cui mungere danaro (come ben descrive anche l’episodio proposto da Tornielli).
    Avete visto i preti distratti che trattano il loro ministero come piatti e grigi addetti impiegatizi del sacro, svilito a pura prassi gestionale, denunciati , ad esempio, nei films di Fellini?
    E’ una storia alquanto antica, per la verità, e non capisco come tanta meraviglia arrivi con tanto ritardo….

  40. Antulio scrive:

    Il Papa solleva dall’incarico mons. Miccichè, perché, con vari intrallazzi, fa sparire un milione di euro.
    Miccichè si difende affermando che con la sua rimozione paga l’avere denunciato la cultura mafiosa interna alla chiesa, il non avere fatto accordi con nessun politico, l’essersi esposto dove mai la chiesa aveva osato.
    Il proseguo delle indagini dirà chi ha ragione, ma risulta sempre più evidente che la chiesa, per salvarsi dal discreto e sparizione totale, deve abbandonare il Dio Denaro ed abbracciare Madonna Povertà.
    La chiesa deve rendersi conto che al Diodenaro non si può resistere in nessun modo, l’unica soluzione è liberarsene.

  41. Reginaldus scrive:

    @Stefano,

    a proposito del giusto ‘che va in cielo’:

    -“Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede. (Rom.1,17)

    -“E che nessuno possa giustificarsi davanti a Dio per la legge risulta dal fatto che il giusto vivrà in virtù della fede. (Gal 3,11)

    - “Il giusto mio vivrà per la fede (Ebr.11,38)

    —-Quindi: ogni giusto è tale per la fede in Colui che può salvarlo.

    Colui che per ‘ignoranza invincibile’ non conosce Gesù Cristo come Salvatore, ma ha il cuore retto e cerca sinceramente Dio, È DOTTRINA DI SEMPRE che Dio lo salva per la sua fede implicita in Cristo Salvatore. E tutti i salvati sono ‘cristiani’, cioè appartenenti a Cristo, e salvati da e in grazia di Cristo.
    Ma chi bestemmia ostinatamente il Cristo di Dio, come si può pensare che abbia il cuore retto e cerchi sinceramente Dio??? Come può Dio non manifestare ai retti di cuore il suo Cristo, se Dio ha stabilito in Cristo “l’unico Nome sotto il cielo dal quale possiamo aspettarci la salvezza”???

    • Cherubino scrive:

      e chi sarebbe questo che “bestemmia ostinatamente il Cristo di Dio” ? Lei ha dei nomi e ha sentito la bestemmia, o la deduce semplicemente dall’assenza di pratica cristiana ? Non lo sa che solo Dio giudica nei cuori ?

      Ah, ma magari lei si sente Dio …

      • Reginaldus scrive:

        si legga il Talmud e non faccia lo scemo del villaggio!

        • Cherubino scrive:

          e che c’entra il Talmud ?
          1) E’ una raccolta di detti, non è considerato “Parola di Dio” rivelata.
          2) Per di più molti di quei passi vanno storicamente situati (e gli stessi ebrei lo fanno).
          3) L’ermeneutica ebraica è molto sofisticata e quasi mai fondamentalista (al contrario della sua).
          4) La responsabilità è sempre personale, non può attribuire a tutti gli ebrei ciò che va attribuito solo all’autore di una (ipotetica) bestemmia.
          5) E’ lei che bestemmia offendendo quel popolo per il quale Cristo ha dato la vita prima che per gli altri (“sono stato mandato alle pecore perdute di Israele”).
          6) Il suo atteggiamento è un finto zelo, perchè il vangelo mostra che Dio è misericordioso e non si stanca mai di attrarre il peccatore. Con i suoi toni da censore spocchioso lei contraddice il Sacrificio di Cristo.

  42. ADRIANO MEIS scrive:

    Antulio ha ,naturalmente, ragione e tutti i mali plurisecolari della chiesa derivano da questo impossibile cammino sul filo di una lama : un cammino teso a conciliare una massa oscena di interessi mondani e l’ambizione a guidare la spiritualità delle anime. Torno a dire che il problema è, chiaramente, la pretesa assurda di rappresentare Dio : una fede religiosa è uno stile di vita personale e non dovrebbe mai trasformarsi in una Istituzione.
    La chiesa cattolica è l’unico esempio al mondo di fede religiosa organizzata in uno Stato con interessi politici e finanziari gestita da un ricco clero professionista; se un dio c’è ed ha davvero voluto questo, allora dobbiamo avere seri dubbi anche su questo dio….

    • Antulio scrive:

      L’errore, Meis,
      lo fece Costantino, che fece diventare, per ringraziamento, la religione “religione di stato”.
      Da lì iniziarono tutti i guai, la religione divenne nulla più che un partito politico, da preservare ad ogni costo.

  43. stefano scrive:

    Mio caro Adriano, davvero complimenti! Lei è riuscito a far germinare nel suo cuore manicheo i virus di tutte le eresie gnostiche. Un vero caso di scuola. Purtroppo oggi la massa oscena non si trova tanto negli interessi mondani, quanto nella spiritualità delle anime.

    • Simone 2 scrive:

      Di sicuro Adriano Meis non è il solo a esser riuscito a far germinare nel suo cuore i virus di tutte le eresie gnostiche.
      Se invece di limitarsi a frequentare ambienti come questo blog, dove di solito ci si sfianca all’arma bianca per delle questioni spesso ridicole di lana caprina, questioni per cui la stragrande maggioranza delle persone non prova nessun interesse o ignora del tutto, e si desse invece il necessario ascolto a ciò che costoro pensano, giovani e meno giovani sulla Chiesa cattolica come istituzione, ci si potrebbe render conto che ciò che ha scritto Meis è un giudizio fin troppo benevolo.
      Molti non immaginano nemmeno come la Chiesa cattolica in questi ultimi tempi sia percepita dalla gente comune di ogni età, cultura e censo, e se la fede continua a trovar albergo in buona parte di esse è perché costoro hanno avuto il buon senso di scindere la fede in Dio da ciò che rappresenta l’Istituzione ecclesiastica.
      Per non dar torto a Meis è sufficiente leggere parte dell’articolo “Il maso chiuso dei cattolici”, scritto da Galli della Loggia sul Corriere di qualche tempo fa:
      «Checché se ne dica e se ne pensi da parte delle anime belle che immaginano il mondo secondo quanto è prescritto dai principi, il destino della politica, la sua vocazione, sono iscritte nel DNA stesso del cristianesimo. Non si combatte impunemente per due, tre secoli l’impero romano; non si decide di uscire dalla dimensione della setta e dell’etnicità per diventare un’istituzione universale; non si decide di stare nella storia e di cimentarsi con il secolo a ogni istante, sotto ogni cielo e in ogni ambito, senza fare i conti con la politica. Senza essere obbligati a entrare nella sua dimensione».

      • vincenzo da torino scrive:

        Galli della Loggia in fondo dice una semplice banalità, tutto dipende con quale intento lo dice. Credo che lo dica intendendo con questo, come fanno e dicono in molti, che il cristianesimo debba manifestarsi semplicemente come una filosofia o religione per i singoli e non costituire una comunità organizzata con intenti di influire sulla società e cambiarla. In tal senso anche la chiesa non può non fare una azione politica, come i vescovi non possono non difendere gli interessi di questa comunità. Tutto dipende dalla situazione storica, dai metodi usati e soprattutto se per la chiesa la politica debba essere solo un mezzo positivo per la propria evangelizzazione e non un fine di conservazione di potere, fatto che è successo in una certa misura, che può sempre avvenire, ma che è un tradimento della sua specifica missione. Sul piano pratico la cosa è un pò più complessa.

      • stefano scrive:

        Simone2, quello che pensano i giovani e meno giovani – compreso lei e Adriano – sulla Chiesa cattolica come istituzione sono per lo più accuse prive di fondamento. Era quello che cercavo di dire a Meis, insieme al fatto che non si può prescindere dalla Chiesa – essendo questa di istituzione divina – al di là delle critiche che comunque le si possano muovere. Ma lei era troppo occupata a liberare il mondo dalla peste cattolica. Inutile cercare di distoglierla dalla missione della sua vita.

        • Simone 2 scrive:

          Premesso che non ho nessuna missione da compiere e nessuna predisposizione mentale per liberare il mondo da alcunché.
          Nonostante questo però, non si può restare indifferenti e apatici su ciò che accade intorno a noi, non prenderne atto e non tenerne conto per discuterne pacatamente con chi possiede la necessaria lucidità e onestà intellettuale.
          Vincenzo da Torino per esempio valuta che ciò che ha scritto Galli della Loggia sia una semplice banalità. Può essere, ma dovrebbe spiegarlo a chi si è allontanato dalla Chiesa, e sono in tanti ormai, e continua ad allontanarsene proprio per quelle ragioni e per questo non nutre più nessuna fiducia nell’Istituzione.
          Troppi scandali hanno travolto la Chiesa cattolica in questi ultimi anni per non interessarsene ed è certo che ne sentiremo ancora delle belle. La pedofilia, il caso sconcertante di Emanuela Orlandi che ritorna agli onori della cronaca, le lotte intestine di potere giunte alla luce e suffragate da carte intestate, numeri di protocollo e tutto il resto, gli scandali finanziari dello IOR mai chiariti e come se non bastasse il tutto condito dall’ansia travolgente di voler sempre nascondere tutto, convinti di poterlo fare.
          Troppe reticenze, troppa paura della trasparenza nell’attesa di una svolta rigeneratrice che però non arriva mai.
          Tutto questo non può lasciare indifferenti e non sconvolgere l’animo di quelle persone che hanno creduto in buona fede in quello che ormai è diventato un carrozzone traballante.
          Credo sia sufficiente ricordare per esempio che le nuove linee guida della CEI, da adottare da parte del clero per combattere la piaga degli abusi sessuali sui minori e cioè l’obbligo di collaborare con la magistratura inquirente saranno approvate nell’assemblea generale: alla buonora! Direbbe qualcuno.
          Un comportamento nell’insieme inaccettabile che svilisce e oscura l’impegno di coloro, fedeli e sacerdoti, che operano con rettitudine in tante parti del mondo.
          Diventa quindi assai difficile continuare a pensare che un’Istituzione così moralmente compromessa sia di natura divina e possa rappresentare un Dio in terra, un Dio qualsiasi, beninteso.
          Poi è chiaro, se c’è chi non vuol vedere e continuare a crederci lo faccia, non sarò certo io a impedirlo.

          • stefano scrive:

            Tante parole, ma alla fine è sempre la stesso mantra degli scandali, versione contemporanea delle leggende nere. Come se poi gli scandali provassero qualcosa rispetto alla verità della Chiesa. E sempre che tali accuse siano fondate, e non vili montature di specialisti del settore dell’informazione (o disinformazione). Tutte cose che lei non ritiene necessario dover appurare, anzi, meglio che sia tutto vero. Viva la libera informazione. Anche il fatto che lei senta il bisogno di citare Galli della Loggia – opinionista al soldo dei poteri forti – è indicativo di come la sua opinione, come quella di molti, sia platealmente eterodiretta su questo argomento. Se lei fosse convinto di suo, la cosa non sarebbe poi così triste. E soprattutto ne guadagnerebbe il dialogo.

          • vincenzo da torino scrive:

            L’errore, se così la si può chiamare, è stato quello di ritardare la trasparenza , di rendere conto ai fedeli di quello che succede nel suo interno. I poteri laici lo hanno fatto da molto tempo, la Chiesa ha voluto che si continuasse a considerarla “perfetta” negli uomini e nell’Istituzione. Questo non toglie che anche in casa laica civile come militare si tenta comunque di nascondere gli alterini che durano il tempo finchè qualcuno non scopre o parla. E proprio da parte della gerarchia c’è la tendenza di sopire o coprire per non creare scandalo, perdere prestigio con il timore di allontanare la chiesa. Un esempio: la pedofilia è presente purtroppo anche nel clero protestante, ma viene con sufficiente celerità scoperta. Questo permette una maggior tranquillità per i fedeli, il quale viene abituato a scindere la mela marcia dal resto e la sua fede non ne risente. Oggi, proprio perchè si è taciuto troppi fanno di ogni erba un fascio tanto da pensare, come sto sentendo, che tutta la chiesa è marcia. Certamente sono i superficiali o gli anticlericali che lo pensano,ma è stato il comportamento dei vescovi che ha creato la psicosi. Lo stesso discorso vale per gli scandali in Vaticano. Qui è l’abitudine del mandato fiduciario che ha permesso gli scandali. E’ questa una prassi consolidata da secoli, ma è sbagliata. Giusta la fiducia, ma quando sopratutto si tratta di soldi occorre una struttura valida e sicura di controllo. Lo scandalo Ior è frutto di 4-5 persone che hanno agito indisturbati avendo la fiducia del papa. Il Vatino, il papa e tanto meno la Chiesa ha qulcoa a che fare. Eppure lo scandalo colpisce l’intera chiesa! Non credo molto che tanti si allontanino dalla chiesa per lo scandalo. Ne parlano molto chi già si sente lontano o è stato sempre critico con la chiesa. I più si allontanano per effetto del classico secolarismo che molte faccie. Poi veda quanta contestazione vi è sulla dottrina morale della chiesa ! Vi metta una certa impreparazione ad affrontare i problemi e perdita di entusiasmo di molto clero. L’ambiente si è fatto ostile per la chiesa e i preti e questo condiziona anche i fedeli. Sembra che si salvino solo quelli impegnati socialmente, fatto molto grave, poichè per il prete il primo dovere è l’evangelizzazione, curare la sua cominità. Comunque oggi con il criticismo esasperato su tutti e tutto, con gli scandali in ogni settore civile, chi si salva? Proprio dall’Inghilterra arrivano i dati di uno scadimento morale forte individuale negli ultimi dieci anni. L’Italia non fa eccezione senza gli eccessi per ora dei cosidetti “maestri”, a loro dire, poichè alla forma ci tengono….

        • ADRIANO MEIS scrive:

          La più grande (oggettiva) furbizia della chiesa è stata proprio quella che dice Stefano, cioè farsi credere “istituzione divina”. Grazie a questa assurdità, quando si ha la fortuna che venga creduta dai meno smaliziati, si può costruire un potere pressocchè assoluto che, –con l’aiuto della forza–, può anche durare secoli.
          Naturalmente, per mettere a segno tale obbiettivo, c’è bisogno di tenere nella ignoranza e nella soggezione il maggior numero possibile di persone ; cosa che s’è andata sempre più riducendo, nel tempo, fino a ridurre la chiesa a ciò che è oggi : una specie di fantasma del passato, il cui potere è solo l’ombra di quello dei secoli bui….

  44. Reginaldus scrive:

    … e anche il Corano, dove dire di Gesù che è un profeta ( inferiore poi a quel bell’imbusto di Macometto….) e che Dio lo può annientare a suo piacimento ( shura V,19) , non è certo recitare una giaculatoria…. E quindi non faccia….

  45. Antulio scrive:

    Non si può non rilevare l’ultima estemporanea “trovata” della chiesa che lascia sgomenti molti fedeli: perché è proprio da loro, sbigottiti, che vengono le maggiori obiezioni.
    Si ha intenzione di cambiare, se già non è avvenuto, la formula della consacrazione eucaristica: si dirà che il sangue di Cristo è stato versato “per voi e per molti”. Si rileva quindi con orrore che che non è stato versato per “tutti”. Qualcuno perciò, inevitabilmente, rimarrà fuori. Grande dibattito si aprirà per vedere chi sono questi sfortunati che rimarranno fuori.
    Le eminenzissime vaticane si profondono in acrobatiche spiegazioni nel vano tentativo di convincere che le formule si equivalgono e sono anzi uguali. Ma ormai il danno è fatto.
    Dopo le tentate modifiche “dell’Avemaria e Padrenostro”, in un certo senso, più leggere, ma altrettanto sconcertanti, si è ora passati al vero destabilizzante piattoforte : Gesù non è morto “per tutti”.
    Oltre ai già infiniti dubbi che circondano la questione religiosa, si è ora passati a questa assurdità. Viene immediatamente da osservare che più che gli atei, laicisti, ecc., a distruggere la chiesa siano proprio le pompose quanto irresponsabili eminenze vaticane.

  46. ADRIANO MEIS scrive:

    La spiritualità delle anime ed il reale trionfo di una purezza interiore non sono mai davvero esistiti alle latitudini governate dalla chiesa cattolica : rimpiangere tali ,ipotetiche, epoche d’oro della fede è una solidissima illusione.
    Nelle coscienze governate dalla chiesa ciò che è davvero sempre esistito non è stato quasi mai l’omaggio a Dio, quanto piuttosto l’omaggio al clero. Cristo resta tuttora alquanto estraneo alla reale prassi quotidiana di quanti sono puntualissimi, invece, nell’inginocchiarsi e baciare le mani ai prelati.
    Chi non capisce questo è davvero uno che vive da sonnambulo.

  47. Simone 2 scrive:

    @Vincenzo da Torino.
    Gli errori fin qui commessi dalla Chiesa cattolica sono ormai troppi e reiterati e oggi se ne vedono per la prima volta concretamente i risultati.
    Gli altarini, è vero, tendono a nasconderli tutti, ma mi vorrà concedere che c’è una bella differenza tra un’istituzione militare, una amministrazione laica e la Chiesa cattolica che da sempre gongolandosi si proclama depositaria della verità assoluta e baluardo contro ogni amoralità.
    Beneamate balle, direbbe qualcuno, perché osservando ciò che accade al Suo interno, qualcosa allora non va nel verso giusto.
    C’è chi continua a illudersi, si offende e rifiuta la realtà, ritenendo che ciò che pensano i giovani e i meno giovani sulla Chiesa cattolica come istituzione, sono per lo più accuse pretestuose e senza fondamento.
    Sarà, ma oggi anche i preti non ne sono più tanto convinti e si accorgono che anche sotto i loro piedi, l’acqua inizia a scarseggiare. In molti paesi l’acqua è del tutto scomparsa!
    Per rendersi conto di quanto sia grave la situazione forse è utile leggere l’ultimo argomento postato da Galeazzi sul suo blog. Il titolo è piuttosto indicativo: “40enni in fuga dalla Chiesa – Lo “scisma rosa” sta cambiando il volto del cattolicesimo”.
    L’argomento è talmente delicato che sarà trattato o lo è già stato nell’assemblea generale della CEI. L’autore del saggio, Armando Matteo, docente di Teologia fondamentale all’Urbaniana, mette a fuoco “il progressivo allontanamento delle giovani generazioni femminili dal cattolicesimo”, un “elemento di novità particolarmente rilevante e allarmante, in un Paese in cui la trasmissione della fede è da sempre matrilineare”. Le donne si allontanano sempre più dalla Chiesa cattolica, e se il fenomeno si inserisce nel più generale abbandono da parte dei giovani, ha radici più lontane: si constata la “fuga delle quarantenni” dalla Chiesa, con conseguenze preoccupanti sulla vita ecclesiale e la trasmissione della fede, denuncia la Rivista del Clero italiano, mensile della Università cattolica, invitando inoltre ad interrogarsi sulle conseguenze della “scomparsa delle suore”.
    Come vede quindi, piuttosto che continuare a ignorare il mondo, sbarrando inutilmente gli occhi è giunto forse il momento di spalancarli, guardarsi in giro e prestare la dovuta attenzione a ciò che pensa la gente e tenerne conto in modo serio per non ritrovarsi del tutto spiazzati, come già avviene in molte parti, senza aver compreso nemmeno il perché.

    • stefano scrive:

      Povero Simone! Non ti biasimo, San Paolo direbbe che vive ancora in te l’uomo carnale. La Chiesa non vende detersivi e non si può misurare la sua presenza nel mondo con le statistiche o con le ricerche sociologiche. Mi stupisco che qualcuno perda ancora tempo con questi studi adatti al marketing. Segno che la crisi che tu descrivi non ha risparmiato neanche le facoltà di Teologia (infatti, c’è chi dice che sia nata proprio lì). I segni dei tempi li vedo anch’io. Bisogna chiarire chi è più attrezzato per interpretarli.
      Mentre fingi di dolerti per lo stato in cui versa la Chiesa, potrei chiederti uno sforzo di immaginazione per pensare a come sarebbe il mondo senza la Chiesa, ammesso che il mondo potesse ancora esistere. Ma, a parte questo (so che non posso chiederti un tale sforzo), ciò che proprio non puoi afferrare da uomo carnale è che ciò che entra nel bilancio e nelle statistiche della Chiesa (quelli veri, non quelli fatti dai teologi senza né arte, né parte) non sono gli abbandoni, ma i ritorni (hai già dimenticato del Figliol Prodigo?). Una maggior frequentazione farebbe bene a te, prima ancora che alle statistiche.

      • ilsanta scrive:

        @Stefano

        “Mi stupisco che qualcuno perda ancora tempo con questi studi adatti al marketing.”

        Mentre non la tocca minimamente la campagna di marketing che viene fatta per incentivare il pagamento dell’8×1000 alla CEI? Non la tocca che la pubblicità utilizzi le immagini di persone in difficoltà anche se solo il 25% dei soldi raccolti va in attività caritatevoli?
        Non è che quando a fare “marketing” sono altri allora è tempo perso mentre se lo fa la Chiesa è un’opera santa e pia?

        “Mentre fingi di dolerti per lo stato in cui versa la Chiesa, potrei chiederti uno sforzo di immaginazione per pensare a come sarebbe il mondo senza la Chiesa…”

        Ci pensò giò un tale John Lennon, ricorda?
        Il risultato non fu malaccio ….

        “ciò che entra nel bilancio e nelle statistiche della Chiesa (quelli veri, non quelli fatti dai teologi senza né arte, né parte) non sono gli abbandoni, ma i ritorni”

        Insomma lei è un pò come i politici nostrani che le elezioni le vincono sempre perchè pensavano di perdere più voti di quanti ne abbiano persi in realtà … ottima tattica non c’è che dire, la usano anche cartomanti e oroscopari vari …

        • stefano scrive:

          In tutta sincerità la compatisco. Mi creda, se mi riprenderò dalla tristezza in cui mi lascia il suo commento, forse tenterò una replica, per quello che vale. Solo per il rispetto che si deve alla speranza.

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            Non si sforzi di rispondere, non vorrei ne avesse delle ripercussioni sulla salute.

        • vincenzo da torino scrive:

          Si legga su UCCR la corretta interpretazione dell’ 8×1000 che troppi interpretano in modo scorretto e vedrà che non è così!

          • ilsanta scrive:

            @Vincenzo

            Interpretazione di cosa?
            La 63ª assemblea generale della CEI del 27 maggio 2011 ha approvato la ripartizione dei fondi assegnati per l’anno 2011: Interventi caritativi 235 milioni di euro (21,0% del totale).
            Come vede sono stato anche generoso ricordando un 25% della cifra introitata dedicata agli interventi caritativi.

          • stefano scrive:

            Santa ipocrisia! Visto che lei sicuramente destina l’8×1000 allo Stato, ci potrebbe, di grazia, far conoscere quale percentuale lo Stato laico e democratico destina alla cura caritatevole dei suoi cittadini meno fortunati? Poi, già che c’è, si procuri di informarci su quale percentuale del rimanente 92×1000 del gettito IRPEF lo Stato laico e democratico destina al mantenimento delle caste parassitarie e delle incommensurabili sacche di privilegi. Privilegi ritenuti prioritari finanche rispetto al soccorso economico alle popolazioni soggette a calamità naturali (avrà sentito la recente abrogazione per decreto del Governo Monti di tali sussidi). Alla prossima calamità si procuri di aver stipulato previa assicurazione per la ricostruzione delle sue proprietà distrutte, se non vuole correre a chiedere asilo per la notte alla Charitas parrocchiale.

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            “Visto che lei sicuramente destina l’8×1000 allo Stato”

            Ma neanche morto!
            Lo Stato destina ben il 44,64% del gettito per la conservazione beni culturali legati al culto cattolico. L’unica alternativa, tappandosi il naso, rimane la Chiesa Valdese.

            “si procuri di informarci su quale percentuale del rimanente 92×1000 del gettito IRPEF lo Stato laico e democratico destina al mantenimento delle caste parassitarie e delle incommensurabili sacche di privilegi.”

            Lei volutamente cerca di fare confusione, tuttavia le ricordo che:
            1 – due torti non fanno una ragione, se lo Stato sperpera questo non giustifica che lo faccia anche la Chiesa con i soldi pubblici;
            2 – i rappresentanti dello Stato sono scelti dai cittadini democraticamente, questo non è di per sè indice di bontà degli amministratori (come di tutta evidenza) ma sempre meglio che tornare alla monarchia assoluta del Vaticano;
            3 – se lo Stato fa così schifo, e potremmo pure essere daccordo, per quale motivo la Chiesa vuole mantenere i suoi legami con esso? Si renda autonoma così non vi saranno dubbi sulla sua integrità!

            “Alla prossima calamità si procuri di aver stipulato previa assicurazione per la ricostruzione delle sue proprietà distrutte, se non vuole correre a chiedere asilo per la notte alla Charitas parrocchiale.”

            Alla prossima calamità potrei invece mettere alla berlina personcine come il Vescovo ausiliare dell’Aquila tanto attento ai bisogni dei concittadini da finire sotto processo, oppure mi ricorderò delle parole di Bagnasco all’ Assemblea dei vescovi dove si lamentava perchè difficilmente: «per il prossimo Natale saranno pronte, come promesso dal governo, 40-50 chiese tra le 71 danneggiate, al massimo a fine anno forse si arriverà a una decina» e un bel chi se ne frega delle abitazioni degli aquilani ci mancava ….
            Oppure potrei pensare di utilizzare i fondi dell’8×1000 per fare in modo che lo Stato abbia i soldi che servono senza dover delegare una confessione religiosa a supplire.

          • stefano scrive:

            Ovviamente mi è scappato un 9. Intendevo dire quale percentuale del 992×1000 lo Stato destina eventualmente alle opere di carità. Ovviamente zero assoluto. Lo Stato la carità la fa ai finti invalidi e ai ricchi. Però non ci ha detto neanche quanto vi destina la Chiesa Valdese.
            P.S.: magari, con l’occasione, ci chiarisce pure se uno per diventare valdese deve prima coltivare nel suo cuore un odio anticattolico, oppure se è diventando valdesi che si finisce a odiare i propri fratelli in Cristo.

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            “Intendevo dire quale percentuale del 992×1000 lo Stato destina eventualmente alle opere di carità. Ovviamente zero assoluto.”

            Se per opera di carità di deve intendere, ad esempio, anche la cura di malati ed infermi, direi che la percentuale di danaro pubbblico impiegata in tal senso è molto elevata (può andare a vedersi il bilancio dello Stato sotto la voce spese sanitarie).

            “Però non ci ha detto neanche quanto vi destina la Chiesa Valdese.”

            Se le pungeva vaghezza bastava una semplice ricerchina in Internet, comunque l’accontento:

            POLITICHE E CRITERI DI GESTIONE definite dal Sinodo

            L’OPM non può essere utilizzato per finanziare le attività della chiesa , sia per pagare il compenso ai pastori ed ai diaconi , sia per costruire o mantenere locali di culto , sia per finanziare attività di evangelizzazione : tutte queste attività devono essere finanziate dalle contribuzioni dei membri di chiesa.
            – I fondi devono essere assegnati a progetti sociali , assistenziali e culturali
            – Una congrua porzione , valutata nel 30% , deve essere assegnata a progetti per “combattere la fame nel mondo”
            – Le spese di pubblicità e di gestione dei fondi non devono superare il 5% dei fondi ottenuti per ogni anno.
            Per vedere l’elenco dei progetti approvati vada sul sito chiesavaldese.org , buona lettura!

            “con l’occasione, ci chiarisce pure se uno per diventare valdese deve prima coltivare nel suo cuore un odio anticattolico, oppure se è diventando valdesi che si finisce a odiare i propri fratelli in Cristo.”

            Io non sono valdese, tanto è vero che ho detto che do loro il mio 8×1000 turandomi il naso.
            In merito al presunto odio mio, o dei valdesi, nei confronti dei cattolici le consiglio di consultare uno specialista per capire se nel suo caso si tratti di mania di persecuzione. In quanto a me le assicuro che odiare qualcuno sarebbe una fatica immane ed inutile, odiare tutti i cattolici sarebbe ancor più debilitante, come ho già detto a me non importa nulla della sua religione nel momento in cui non invade e travalica i diritti civili che dovrebbero essere garantiti in uno Stato laico. Se poi lei non riuscendo a ribattere ad affermazioni circostanziate si sente preda del vittimismo peloso oggi imperante nella Chiesa non so cosa farci …

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            “Intendevo dire quale percentuale del 992×1000 lo Stato destina eventualmente alle opere di carità.”
            Se per opera di carità si intende anche la cura di malati ed infermi direi che la voce del bilancio dello Stato destinata alle spese sanitarie è decisamente corposa.

            “Però non ci ha detto neanche quanto vi destina la Chiesa Valdese.”
            Bastava vincere la pigrizia e guardare su chiesavaldese.org dove stà scritto:
            POLITICHE E CRITERI DI GESTIONE definite dal Sinodo

            L’OPM non può essere utilizzato per finanziare le attività della chiesa , sia per pagare il compenso ai pastori ed ai diaconi , sia per costruire o mantenere locali di culto , sia per finanziare attività di evangelizzazione : tutte queste attività devono essere finanziate dalle contribuzioni dei membri di chiesa.
            – I fondi devono essere assegnati a progetti sociali , assistenziali e culturali
            – Una congrua porzione , valutata nel 30% , deve essere assegnata a progetti per “combattere la fame nel mondo”
            – Le spese di pubblicità e di gestione dei fondi non devono superare il 5% dei fondi ottenuti per ogni anno.
            Nello stesso sito troverà anche l’elenco dei progetti approvati, buona lettura!

            “ci chiarisce pure se uno per diventare valdese deve prima coltivare nel suo cuore un odio anticattolico, oppure se è diventando valdesi che si finisce a odiare i propri fratelli in Cristo.”
            Se fossi valdese lo chiarirei, ma non lo sono visto che che ho anche detto che destino a loro il mio 8×1000 turandomi il naso.
            Piuttosto sono preoccupato per le sue manie di persecuzione, manie accentuate di certo dal vittimismo cui la Chiesa ricorre quando non è in grado di portare avanti una discussione sui temi … caldi.
            Saluti.

          • stefano scrive:

            Così lei mi ha risposto indirettamente: non c’è bisogno di essere valdesi. Giusto, nessuno deve avere il monopolio dell’odio. E poi non cambi le carte in tavola, se ho le manie di persecuzione è perché leggo i commenti come i suoi che infilano accuse trite e ritrite una dopo l’altra. Non si riesce a scambiare un’opinione che sia una. Ma esiste ancora la facoltà di opinare? Francamente no ho abbastanza di conversare a questi livelli sotto la rotula.

          • vincenzo da torino scrive:

            @ Il Santa. Prima di parlare perchè non legge su Accr? Se non legge non riuscirà mai a capire! Opere caritative, ad esempio, devono essere organizzate, avere personale, trutture. Queste voci sono contenute nel sostentamento clero. Lo stesso vale per la manutenzione delle chiese quasi sempre opere d’arte. Legga bene e vedrà che la superficialità con cui si leggono le aride cifre sottintendono spesso cose divere.

          • ilsanta scrive:

            @Stefano

            Ma lei ci fà o ci è?
            E’ lei che ha tirato in ballo i valdesi associandoli all’odio verso i cattolici, evidentemente pensava che io fossi valdese.
            Ser poi lei si ritiene perseguitato solo perchè siamo in disaccordo sui temi qui esposti dovrebbe imparare cosa sia il confronto fra posizioni diverse, io ho portato dei dati, non smentiti, ed ho fatto delle considerazioni in merito che lei, ovviamente (e giustamente dal suo punto di vista), non condivide.
            Dove starebbe l’odio in tutto ciò?
            Se alle mie accuse trite ritrite lei non sa cosa rispondere, il problema non è il mio odio (sentimento decisamente faticoso e inutilmente frustrante) ma la sua incapacità ad opporre argomenti validi.

            Poi ha ancora la faccia tosta di aggiungere:
            “Francamente no ho abbastanza di conversare a questi livelli sotto la rotula.”

            Come già detto in precedenza e ribadisco anche ora, nessuno la obbliga a rispondermi, continui se preferisce, il soliloquio con chi la pensa esattamente come lei.

            @Vincenzo

            Ho letto, ho letto il materiale da lei consigliato.
            Non ho trovato le grandi novità che per lei sono così palesi.
            Dire che i soldi dati alla Chiesa sono comunque dati a favore di opere caritatevoli anche se destinati a pagarci vescovi, insegnanti di religione, cappellani militari e via pagando è una cosa diversa dal messaggio pubblicitario che viene fatto passare, a caro prezzo, in televisione e alla radio.
            Se veramente la Chiesa Cattolica ci tenesse a sottolineare questa differenza faccia come i Valdesi così non ci saranno dubbi.
            In merito alle spese di mantenimento del patrimonio artistico vorrei ricordare che la Chiesa può benissimo fare da se, magari vendendo qualche palazzone affittato ai potenti di turno, palazzoni il cui pregio artistico è minimo ma dai quali gli introiti sono cospicui ed evidentemente destinati ad altro scopo.

          • Cherubino scrive:

            sig. il santa, raramente mi intrometto in queste discussioni di lana caprina.
            Ma quando ci vuole ci vuole.
            I beni culturali per cui lo Stato spende, a dire il vero poco o male visto le condizioni in cui talvolta versano, sono a vantaggio non della Chiesa ma dei cittadini italiani. I quali da un lato godono di beni che un tempo spesso appartenevano allo Stato della Chiesa, dall’altro godono del bene stesso e nel caso delle chiese quasi sempre senza pagare o pagando pochissimo. Infine è del tutto evidente che la presenza di un bene culturale, per quanto sia ecclesiastico, porta un enorme vantaggio economico alla popolazione del luogo, a cominciare dai commercianti.
            Provi a chiedere ai negozianti di Roma se vorrebbero far spostare le chiese monumentali da lì…

          • ilsanta scrive:

            @Cherubino

            Molto semplicemente.
            Se il bene culturale è dello Stato che paghi lo Stato, se è della Chiesa che paghi la Chiesa.
            Se poi la Chiesa vorrà far pagare l’ingresso per rifarsi dei soldi spesi saranno considerazioni che farà in proprio.
            Se la Chiesa vorrà farsi aiutare dallo Stato dovrà essere disposta a venire a compromessi come qualsiasi normale cittadino.
            In merito all’indotto dei beni culturali non mi metto certo a disquisire e quindi le dò ragione, ma a questo punto non lamentiamoci delle moltitudini di impiegati pubblici in esubero (in particolare in qualche ministero o regione) visto che anche a loro e alle loro famiglie si dà da vivere.
            Io non sono disposto a pagare per mantenere qualcuno a discapito di altri solo per prassi, non più.

    • vincenzo da torino scrive:

      @Simone 2. Occorre capire cosa si intende per “secolarizzazione” in Europa che influenza e cambia l’approccio religioso in tutte le confessioni cristiane compresa quella cattolica. Perchè in Inghilterra gli anglicani stanno scomparendo nella società , mentre i cattolici li stanno superando? Ci sono tante cause diverse che ben poco hanno a che fare con gli scandali, poichè questo esodo è iniziato subito dopo il Concilio Vat II con una visione diversa della morale del sentimento religioso. Se vede bene il cattolicesimo tiene meglio di altre confessioni. Certamete occorre ripensare l’evangelizzazion che parte proprio dalla formazione dei preti,molto deficitaria. Vede quanta ostilità vi è a tutti i livelli verso il cattolici, visti come corpo quasi estraneo in una società che pensa di essere al massimo della democrazia e orgogliosa dei suoi “diritti personali” Quante volte in Italia in Tv vengono dibattute le questioni morali sempre scottanti, ma ormai da interpretare a senso unico ossia liberta personale e morale personale? In tv c’è un cert Augias che inperversa e si è specializzato sul cristianesimo, senza un contradditorio valido. Non le dice nulla? Dobbiamo almeno per il momento di accontentarci di essere piccolo numero, ma sale della terra. Presto o tardi questa società che sta moralmente marciendo se e accorgerà ed il vento cambierà, se saremo in grado di coglie le opportuità. Corsi e ricorsi della storia Il cristianesimo ha cambiato un impero, riuscirà anche a convertire la futura società, quando essa moralmente collasserà e avrà finito di combattere il cattolicesimo. Ricordiamolo: Cristo trionferà! A noi la nostra parte ora senza tentennamenti e paure e senza preoccuparci troppo delle statistiche che servono solo a farci riflettere per meglio operare.

  48. Augusto da provincia Trento scrive:

    Mi ricordo di tanti anni fà quando dopo Pasqua il parroco, accompagnato dal sacrestano si recavano famiglia per famiglia per la benedizione delle case.
    Il tutto aveva delle regole ben precise:
    Su tavolo coperto della tovaglia più bella dovevavo esserci tante uova (fresche) quanti erano gli abitanti della casa, da dare poi al parroco.
    Accanto al piatto delle uova dovevano anche fare bella mostra i “ricordi” della Comunione pasquale, cioè le immaginette sacre che riportavano l’anno del precetto pasquale assolto. E chi aveva figli o genitori all’estero doveva farsi inviare il santino da lontano per dimostrare al parroco che il parente aveva ricevuto la Comunione
    pasquale.
    In tre o quattro famiglie veniva offerta la merenda. Che consisteva in affettato di ossocollo e lucaniche con pane e un buon bicchiere di vino.
    Fatta la benedizione (in latino ovviamente) il sacrestano prendeva le uova e le deponeva in un grande cesto che portava con lui.
    Nel giro di usa settimana in canonica si ammucchiavano 5-600 uova.
    Uova che poi venivano vendute alla “cooperativa” e di nuovo riacquistate dai bravi parrocchiani….
    Oggi il parroco è troppo impegnato e ringraziamo se almeno viene a confessare i vecchi…