Il Papa appoggia il vescovo contestato dai preti clandestini

[photopress:CHINA___vatican_An_shuxinok.jpg,full,alignleft]È passata incredibilmente sotto silenzio, ma rappresenta una risposta importante e illuminante: Benedetto XVI, tramite il cardinale Bertone, è intervenuto personalmente per dare una risposta sulla vicenda del vescovo cinese Francesco An Shuxin: detenuto per dieci anni dai comunisti e oggi processato da alcuni dei suoi fratelli nella fede perché ritenuto un traditore. An prima ausiliare e oggi coadiutore di Baoding, città che dista meno di 150 chilometri da Pechino, è stato detenuto in isolamento dal 1996 al 2006, e dopo la liberazione ha deciso di uscire dalla condizione di clandestinità ed esercitare il proprio mandato accettando le procedure imposte dalle autorità civili. Alcuni preti e fedeli lo accusano di tradimento e non ne riconoscono l’autorità. Ora il mensile 30Giorni rivela il contenuto della lettera che lo scorso 10 febbraio il Segretario di Stato ha inviato per conto del Papa al vescovo An. «Con una sfumatura non irrilevante – scrive Gianni Valente, autore dell’articolo su 30Giorni il testo non cita alcuna “iscrizione” di An all’organismo patriottico, visto che il vescovo si è limitato ad accettare verbalmente l’incarico che gli era stato proposto. Nel messaggio arrivato da Roma si fa sapere che le questioni e le difficoltà “delicate e complesse” suscitate da tale vicenda sono note alla Santa Sede. Le linee-guida fornite dal testo inviato dal Vaticano sono chiare e concrete: “Nella vostra specifica situazione”, scrive Bertone a nome del Papa, “una simile decisione si sarebbe dovuta evitare. Nondimeno, nelle circostanze presenti sembra preferibile che sua Eccellenza non rinunci di propria iniziativa alla possibilità che lei attualmente ha di agire in forma ufficiale per accompagnare e guidare tutti i vostri preti, sia ufficiali che clandestini”».  Dunque Benedetto XVI sancisce che i preti e i fedeli della diocesi devono obbedienza al vescovo An. Sancisce che lo stesso presule, il quale ha aderito verbalmente all’Associazione Patriottica senza firmare alcuna clausola che compromettesse la fede, rimanga nella situazione attuale. Infine Ratzinger desidera che alle sue indicazioni venga data adeguata pubblicità.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

26 risposte a Il Papa appoggia il vescovo contestato dai preti clandestini

  1. ritaroma scrive:

    E’ strano, come sia facile giudicare dall’esterno e specialmente da coloro – laici e sacerdoti, che pur nel silenzio, avrebbero dovuto capire! E non tanto xchè si è fatto 10 anni di segregazione in carcere, quanto xchè come dice la lettera deel Papa non ha firmato nulla … Capisco la paura e il sospetto, ma dimenticano costoro che Dio scrive dritto sulle righe storte! chi conosce i pensieri di Dio? chi, quello che Lui vorrà fare?

    Dr Tornielli, oggi festa di S. Giuseppe e quindi festa del papà le faccio tanti auguri e che S. Giuseppe sia per lei e per tutti i papà guida ed esempio!
    buona festa

  2. LIBERAMENTE scrive:

    “Dunque Benedetto XVI sancisce che i preti e i fedeli della diocesi devono obbedienza al vescovo An.

    Può sancire quello che vuole il papa, ma quella gente è cittadina della Cina e non del vaticano, quindi, fedeli sì ma in questioni private-soggettive come la fede ma non in termini giuridici di certo. E cos’è ste obbedienza che mina il proprio senso critico, il quale deve rimanere razionale e distaccato emotivamente dalle ingiunzioni della chiesa e dei suoi preti e vescovi? Si vuol forse far passar il messaggio che l’obbedienza cieca al vescovo è anche indirettamente a dio? Ma cosa siete, buoi?

  3. Cara Ritaroma,
    intervengo in questo thread per dirti che condivido le tue considerazioni su Mons. An (e ringrazio Andrea che ci informa di un fatto tuttaltro che secondario se è vero, come è vero, che lo stesso Pontefice invita a render nota il più possibile tale delicata situazione).
    Inoltre vorrei dirti che oggi per il nostro “padrone di casa” gli auguri da fargli sono doppi!
    Oltre ad essere papà, infatti, è nato pure il 19 marzo: è il suo compleanno!

  4. raffaele savigni scrive:

    Già nel terzo secolo la chiesa stabilì, contro i rigoristi (poi imitati dai donatisti), che la condizione di “confessori” della fede, ossia l’aver subito persecuzioni, non autorizza nessuno a porsi al di sopra dell’autorità dei vescovi e a decidere le condizioni per rientrare o rimanere nella comunione cattolica.Lo stesso discorso vale in Cecoslovacchia, quindi anche in Cina. Ciò non deve impedirci di considerare le sofferenze dei rigoristi, ma ci invita a tener conto anche di chi ha ceduto: i pastori della chiesa cattolica sono chianmati a guidare tutto il popolo di dio, ed a recuperare le “pecore perdute”, non a guidare una élite di “perfetti” (o presunti tali) mandando al diavolo tutti gli altri. Questo anche mons. Lefebvre non l’ha capito.

  5. Sal scrive:

    Mi accodo al bellissimo commento di Liberamente che condivido In LIBERAMENTE Scrive: March 19th, 2010 at 5:02 pm

    Mi permetto aggiungere alcuni pensieri scritturali che indicano il corretto modo di agire, non tanto per sminuire l’importanza del sig An, che ha una sua coscienza che lo giudica, e una sua intelligenza che lo spinge ad agire.

    Lo scopo di ogni cristiano è quello di accertarsi delle cose più importanti come l’apostolo invita a a fare.
    Filippesi 1.10) – “perché vi accertiate delle cose più importanti, affinché siate senza difetto e non facciate inciampare altri.

    (Romani 14.4)– “ Chi sei tu da giudicare il domestico di un altro? Egli sta in piedi o cade al suo proprio signore.”

    (2Corinti 1.24) ” Noi non siamo signori sulla vostra fede, ma siamo compagni d’opera per la vostra gioia, poiché voi state in piedi mediante la [vostra] fede.”

    Quindi non c’è nessun bisogno di avere capi o dirigenti intermediari, ma ciascuno deve agire con la propria testa, in base alla propria conoscenza e la propria coscienza; sta in piedi o cade a seconda se le sue decisioni sono in armonia con le disposizioni divine e non con quelle del sig. An o di qualcun altro.

    Sarebbe troppo comodo fare errori e scansare la propria responsabilità nascondendosi dietro al prete o al vescovo o al papa.
    (1Corinti 3.8) “ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo la propria fatica” e la propria fatica comprende lo sforzo che ciascuno fa per ottenere il modo di pensare di Cristo, (1Corinti 2.16), che non significa dire sempre si o essere sempre buoni ma relativamente allo sforzo che ciascuno compie per accertarsi di come stanno le cose e quali concetti di giustizia sono richiesti.

    Infine agire conseguentemente.
    (Romani 1.15-16)– mentre la loro coscienza rende testimonianza con loro e, nei loro propri pensieri, sono accusati oppure scusati. Questo avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà per mezzo di Cristo Gesù le cose segrete del genere umano, secondo la buona notizia che io dichiaro.”

  6. Sal scrive:

    Sullo stesso tema mi ha colpito l’espressione di raffaele savigni nel suo March 19th, 2010 at 6:47 pm .

    Egli scrive “la condizione di “confessori” della fede, ossia l’aver subito persecuzioni, non autorizza nessuno a porsi al di sopra dell’autorità dei vescovi “

    L’autorità dei Vescovi ? – La domanda naturalmente indirizzata ai cristiani è semplice: “Da dove proviene questa autorità ? “ Gesù ha concesso qualche speciale privilegio a qualcuno ?

    La Bibbia, unico testo deputato allo scopo, (per chi ci crede) spiega:
    (Matteo 23.8-12 ) – “Ma voi, non siate chiamati Rabbi, poiché uno solo è il vostro maestro, mentre voi siete tutti fratelli. – Ma il più grande fra voi dev’essere vostro ministro. ”
    (1 Corinti 11:3) – “Il capo di ogni uomo è il Cristo; a sua volta il capo della donna è l’uomo; a sua volta il capo del Cristo è Dio”. – In questa gerarchia, non è prevista nessuna categoria di capi intermedi e Paolo aggiunge: (1Timoteo 2.7) “ – Per questa testimonianza fui costituito predicatore e apostolo — dico la verità, non mento — maestro di nazioni in quanto a fede e verità.” – “affinché ci sia ubbidienza di fede riguardo al suo nome fra tutte le nazioni” (Romani 1.5) – “poiché Colui che diede a Pietro i poteri necessari per l’apostolato presso quelli che sono circoncisi diede i poteri anche a me per quelli che sono delle nazioni. “ (Galati 2.8)

    Quindi sia Pietro che Paolo avevano un unico scopo, ripartito: far conoscere la Verità riguardo al Regno di Dio. Paolo ai Romani e Pietro agli Ebrei, senza nessuna superiorità dell’uno sull’altro ma avrebbero dovuto operare come fratelli insieme a tutti gli altri che si sarebbero aggiunti che sarebbero stati chiamati fratelli.

    Ad ulteriore conferma Paolo aggiunge, (Galati 3.28) – “Non c’è né giudeo né greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina; poiché siete tutti una [persona] unitamente a Cristo Gesù” e… se “Non c’è autorità se non da Dio”. — (ROMANI 13:1) e se l’unica autorità – Dio – ha deciso che siamo tutti fratelli, da dove proviene l’autorità dei vescovi ?

    (Colossesi 3.10-11) – “Rivestitevi della nuova [personalità], che per mezzo dell’accurata conoscenza si rinnova secondo l’immagine di Colui che la creò, dove non c’è né greco né giudeo, né circoncisione né incirconcisione, né straniero, scita, schiavo, libero, ma Cristo è ogni cosa e in tutti.”

    Quindi è ancora ribadito che non c’è nessuna diversa autorità autorizzata da Dio e la libertà non è in vendita e non può essere neanche regalata.

    (1Corinti 7.23-24) – “smettete di divenire schiavi degli uomini.” – (Galati 5.1) “Per tale libertà Cristo ci rese liberi. State dunque saldi e non vi fate porre di nuovo sotto un giogo di schiavitù.”

    “Perciò Geova ha detto questo: ‘Voi stessi non mi avete ubbidito continuando a proclamare la libertà ciascuno al suo fratello e ciascuno al suo compagno. Ecco, vi proclamo libertà’, è l’espressione di Geova, ‘alla spada, alla pestilenza e alla carestia, e certamente vi darò per il tremito a tutti i regni della terra.” (Geremia 34.17-18)

  7. Francesco scrive:

    Dice il professor Savigni, tra l’altro…” Questo anche mons. Lefebvre non l’ha capito.,,

    L’importante è che lo abbia capito Lei, professore, Le pare?
    Inoltreremo una petizione al Santo Padre affinchè La chiami a Roma per servizio di consulenza privata. Ok?

    A proposito, prof. Savigni, Lei quando spiega alla lavagna con la sua flessuosa mimica che tanto somiglia al tango si è mai accorto se il suo piedino destro , durante le movenze, tende più a sinistra che a destra e se, di rimando, il suo piedino sinistro tende più a destra che non a sinistra?
    Sa, abbiamo tutti una voglia matta di conoscerle queste cose così importanti.
    Grazie.

  8. “vieni, servo buono e fedele”. La morte di mons. Carlo Chenis, Vescovo di Civitavecchia
    +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

    Il mio omaggio per la morte del Vescovo di Civitavecchia -Tarquinia, Monsignor Carlo CHENIS:

    http://cristosalvatore.myblog.it/archive/2010/03/20/vieni-servo-buono-e-fedele-la-morte-di-mons-carlo-chenis-ve.html

  9. bruno scrive:

    Chi si permetterebbe di giudicare il comportamento del vescovo An in una situazione tanto lontana e anomala rispetto alla nostra realta? Sono sicuro che il Papa aveva elementi sufficienti per reintegrare il vescovo cinese. Vorrei anche sottolineare pero’ che non in tutti i casi il giudizio della Santa Sede e’ stato cosi’ favorevole rispetto a coloro, anche in Cina, che avevano aderito alla Chiesa Patriottica.Se mi ricordo bene il medesimo problema si era presentato ai tempi delle persecuzioni romane ed anche li vi furono non pochi contrasti tra coloro che erano per la reitegrazione nella comunita’ e quelli che invece non ne volevano sapere. Ma forse per capire bene quale deve essere il vero atteggiamento della Chiesa riguardo a questo problema occorre riferirsi al vangelo e analizzare la figura di Giuda Iscariote nell’ambito della comunita’ dei 12 e nel suo rapporto con Gesu’. Giuda era ladro, falso e ,secondo la Valtorta, anche donnaiolo.
    Nessuno pero’ ha cacciato via Giuda dalla comunita’. Tutti sapevano ma nessuno,nemmeno Gesu’,ha ritenuto di escluderlo dal suo seguito. Non c’e’ scritto da nessuna parte ne’ che un malvagio debba essere escluso a forza dalla Chiesa ne’ che questo debba comunque rimanere. E allora? Credo che anche in questo caso Il Vangelo ci venga in aiuto quando dice che l’ oglio non deve essere estirpato dal campo perche’ cosi’ si rischia di eliminare anche il buon grano. Comunque e’ un bel rebus che va risolto con la carita’

  10. Sal scrive:

    @ bruno,
    rispondi a bruno Scrive: March 20th, 2010 at 10:45 am “
    mi permetto di fare un quadro più preciso della situazione delle espulsioni di cui lei parla.

    Molti scrittori tracciano un quadro del tutto negativo di Giuda, ma evidentemente per qualche tempo aveva avuto il favore di Dio e di Gesù; lo indica il fatto stesso che venne scelto per diventare un apostolo. Inoltre a lui erano affidate le finanze comuni di Gesù e dei dodici. Questo depone a favore della sua fidatezza e abilità o istruzione, specie se si considera che Matteo pur avendo esperienza di denaro e numeri non ricevette questo incarico. (Gv 12:6; Mt 10:3) Tuttavia Giuda diventò completamente e inescusabilmente corrotto – ma nessuna scrittura ne parla come di un donnaiolo.

    In quanto a scacciare, molte volte Dio intervenne per espellere qualcuno. Scacciò Adamo e e la moglie dal giardino di Eden. (Ge 3:19, 23, 24) Caino fu scacciato e divenne un fuggiasco che vagava sulla terra. (Ge 4:11, 14, 16) Gli angeli che peccarono furono gettati nel Tartaro, in attesa del giudizio. (2Pt 2:4) In Israele 23.000 fornicatori furono stroncati in un sol giorno. (1Co 10:8) Acan fu messo a morte per ordine di Dio per aver rubato ciò che era dedicato a Lui (Gsè 7:15, 20, 21, 25) Il levita Cora insieme a Datan e Abiram della tribù di Ruben furono stroncati per la loro ribellione, e Miriam fu colpita dalla lebbra e fu espulsa dall’accampamento di Israele e rimase in quarantena per sette giorni. — Nu 16:27, 32, 33, 35; 12:10, 13-15.

    Al tempo di Gesù le sinagoghe avevano tre diversi gradi di espulsione, il primo era la pena di niddùy, che aveva una durata relativamente breve, inizialmente di soli 30 giorni. Poteva recarsi al tempio, dove però era soggetto a determinate restrizioni, e tutti, all’infuori dei suoi familiari, avevano l’ordine di stargli a una distanza di 4 cubiti (2 m ca.). Il secondo era la pena di chèrem, più severo. Il colpevole non poteva insegnare o imparare insieme ad altri né svolgere operazioni commerciali oltre l’acquisto del necessario per vivere. Comunque non era escluso completamente dalla società ebraica e aveva la possibilità di esservi riammesso. Infine c’era la pena di shammattà’, un completo stroncamento dal popolo. Alcuni ritengono che questi due ultimi gradi di scomunica non fossero distinguibili l’uno dall’altro.
    Il malvagio che veniva scacciato, interamente tagliato fuori, era ritenuto meritevole di morte, anche se gli ebrei non sempre avevano l’autorità di eseguire la condanna. Comunque la forma di espulsione a cui ricorrevano era un’arma molto potente nella comunità ebraica. Gesù predisse che i suoi seguaci sarebbero stati espulsi dalle sinagoghe. (Gv 16:2)
    (Matteo 18.17) – Gesù diede ai suoi seguaci istruzioni “Inoltre, se il tuo fratello commette un peccato, va e metti a nudo la sua colpa fra te e lui solo. Se ti ascolta, hai guadagnato il tuo fratello. Ma se non ascolta,… ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse.” – gente che gli ebrei evitavano scrupolosamente di frequentare. —  At 10:28.

    L’apostolo Paolo, comandò l’espulsione di un fornicatore incestuoso che aveva preso la moglie del proprio padre. (1Co 5:5, 11, 13) Decise di espellere Imeneo e Alessandro. (1Tm 1:19, 20) mentre pare che Diotrefe invece cercasse di espellere ingiustamente chi non era d’accordo con lui. — 3Gv 9, 10.
    Alcune delle trasgressioni passibili di espulsione sono: “ fornicazione, adulterio, omosessualità, avidità, estorsione, furto, menzogna, ubriachezza, linguaggio oltraggioso, spiritismo, omicidio, idolatria, apostasia e il causare divisioni (1Co 5:9-13; 6:9, 10; Tit 3:10, 11; Ri 21:8); colui che promuove una setta dev’essere ammonito una prima e una seconda volta prima che sia preso contro di lui il provvedimento di espulsione. (Tito 3.10)
    In questi casi la colpevolezza dell’accusato dev’essere stabilita per bocca di due o tre testimoni. (1Tm 5:19) Chi è riconosciuto colpevole doveva essere ripreso davanti agli “astanti” — 1Tm 5:20;
    Inoltre è vietato intrattenere rapporti sociali con i disordinati che non camminano rettamente, ma che non sono considerati meritevoli di un’effettiva espulsione. A questo riguardo Paolo scrisse alla congregazione di Tessalonica: “Smettete di associarvi con lui, affinché si vergogni. Eppure non lo considerate come un nemico, ma continuate ad ammonirlo come un fratello”. — 2Ts 3:6, 11, 13-15.
    Con riferimento invece a coloro che erano stati espulsi, l’apostolo Paolo comandò di ‘cessar di mischiarsi in compagnia’ di una tale persona; Giovanni scrisse: “Non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto”. — 1Co 5:11; 2Gv 9, 10.
    (1Corinti 5.12-13) – Poiché spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro, mentre Dio giudica quelli di fuori? “Rimuovete l’[uomo] malvagio di fra voi”.

    Come vede la questione è complessa ma è certamente prevista l’espulsione dei malvagi e dei peccatori.

    Un saluto

  11. Americo scrive:

    Queso é un compromesso snslogo a quelli di Pio XII con il nazismo. Non si firma ma si accetta, che bellezza di ipocrisia.

  12. Reginaldus scrive:

    un ‘papa’e una ‘chiesa’ che si sono sciolti nel Grande Calderone della Nuova Religione Unificata e Universale – e quindi prega allegramente con luterani ebrei e musulmani e pagani tutti l’Unico Dio che ha Nomi Diversi – figurarsi se fa la schizzinosa di fronte a un vescovo che dopo anni di prigionia decide di abbozzare davanti al regime…Quei preti e quei cristiani non si sono ancora accorti che la loro contestazione deve salire più in alto, molto più in alto???

  13. LIBERAMENTE scrive:

    Perchè nel caso volessi quotare Sal o altri, mi si fraintenderebbe senza alcuna seria analisi dei loro e miei scritti? Anche tra di voi credenti nella chiesa vi quotate senza per questo essere confusi con altri. Quindi, di nuovo mi sento libero di essere d’accordo con tizio, caio o sempronio se i loro scritti risultassero ispirati e approfonditi a mio avviso.

  14. john coltrane scrive:

    Tratto dal sito Lagoai Research Foundation Italia_ Un breve riassunto della situazione in Cina dal 1949 ad oggi.

    La persecuzione dei cattolici in Cina
    La terribile situazione dei cattolici in Cina. Arresti, violenze e soprusi verso i sacerdoti della Chiesa cattolica
    L’oppressione dei cattolici in Cina comincia nel 1949

    Il Comunismo cinese, per la sua natura atea, materialista e totalitaria, pone lo Stato al vertice di ogni valore e tutto è concepito nella funzione ultima di sostenere il potere assoluto del Partito Comunista (PCC) che lo incarna.
    Chi non è disposto a porre lo Stato prima di qualunque altro valore è un potenziale pericolo per il regime, qualcosa di peggio del comune criminale. La pretesa dell’ideologia comunista è quella di voler rivestire il ruolo di una vera e propria religione, tale da non poter tollerare oggetto diverso di venerazione se non il proprio unico e vero dio: lo Stato e il Partito che lo rappresenta. La persecuzione dei cattolici in Cina inizia dal 1949 e continua nei nostri giorni.

    Le Olimpiadi del 2008 e la situazione attuale

    Le Olimpiadi dell’agosto del 2008 sono servite soprattutto alla leadership della Repubblica Popolare Cinese per mostrare al mondo una realtà totalmente diversa dal passato. Una Cina ultramoderna alla pari con tutti gli altri paesi. Per questo il regime si è adoperato perché non si producessero attriti di alcun genere durante quel periodo, compresi quelli inerenti la libertà religiosa. Tuttavia non sono mancati gli arresti e gli internamenti forzati in ospedali psichiatrici dei “petitioners” (portatori di istanze a Pechino secondo l’antica usanza dell’Imperatore).
    Durante ilperiodo delle Olimpiadi il governo aveva costretto agli arresti domiciliari molti vescovi e sacerdoti della Chiesa sotterranea. Altri sacerdoti sono stati costretti dalla pubblica sicurezza a “prendersi delle vacanze” forzate mentre i fedeli della Chiesa sotterranea avevano ricevuto avvertimenti dalla polizia di non incontrarsi durante il periodo dei Giochi per “motivi di sicurezza”.
    Durante i Giochi le autorità hanno anche vietato di portare più di una bibbia poichè era proibita l’introduzione di materiale religioso di “propaganda”, considerato pericoloso ed elencato affianco della voce “armi esplosive”. Ma nella solennità dell’Assunta del 2008, una delle feste più sentite nella Chiesa cinese, nel bel mezzo delle Olimpiadi, almeno 1000 cattolici sotterranei, sfidando il divieto della polizia, hanno deciso di “invadere” la Chiesa di Wuqiu, a fianco della casa dove era segregato il loro vescovo, Mons. Jia, per celebrare la S. Messa.
    Le autorità hanno dovuto fare buon viso, lasciando che la Messa fosse celebrata.
    Ben diverso è stato l’atteggiamento mostrato da Pechino durante il periodo dei Giochi nel villaggio olimpico riservato agli stranieri. Tutta una zona era dedicata alla spiritualità e alla preghiera. Vi erano sale per cattolici, buddisti e musulmani, per ebrei e indù. Grande attenzione era riservata anche alle qualità del cibo offerto secondo le vari fedi religiose: vegetariano, halal, kosher… Tutto questo però avveniva solo nel ben vigilato villaggio olimpico, dove potevano accedere solo persone registrate o accompagnate.
    Questa liberalità è cessata appena dopo le Olimpiadi.
    Nei rari incontri con sacerdoti stranieri, i “problemi di sicurezza” sembrano essere per il governo in cima alla lista delle priorità, anche se mai nessun cristiano è mai stato implicato in violenze contro la nazione. Funzioni religiose con sacerdoti stranieri vengono celebrate nelle ambasciate, ma sempre i poliziotti all’entrata vigilano e controllano i passaporti di tutti i fedeli.
    Dopo le Olimpiadi nulla è cambiato in Cina e la persecuzione dei cattolici continua.
    Nel mese di marzo del 2009, due picchiatori hanno ridotto in malo modo un sacerdote che era stato chiamato dal sindaco per discutere su un terreno espropriato alla Chiesa.
    Il pestaggio è avvenuto proprio nell’ufficio dell’autorità comunale. Padre Francesco Gao Jinli, 39 anni, sacerdote della diocesi di Fengxiang (Shaanxi), è stato ricoverato nell’ospedale di Baoji, in cura per le percosse ricevute.
    É sotto il controllo della polizia che continua ad interrogarlo. Soprattutto nell’Hebei, la regione vicina a Pechino con la massima concentrazione di cattolici, le comunità sotterranee sono sotto continua pressione e viene loro proibito di incontrarsi per la S. Messa.
    Un sacerdote di Dung Lu, Padre Paolo Ma, 55 anni, ha recentemente celebrato l’Eucarestia con alcuni fedeli sotterranei e per questo è stato arrestato. La comunità cristiana è preoccupata anche perchè padre Ma è malato di cuore e si teme che in prigione non venga curato.
    Alla fine di marzo, sempre di quest’anno, in concomitanza con l’incontro in Vaticano della Commissione Plenaria sulla Chiesa in Cina è stato nuovamente arrestato Mons. Jia Zhiguo, di 74 anni. Cinque poliziotti e due auto si sono presentati nella casa del vescovo e lo hanno prelevato per una località sconosciuta.
    Mons. Jia, 74 anni, soffre di vari disturbi a causa delle carcerazioni passate e per la sua età; i fedeli della diocesi sono preoccupati che questo nuovo sequestro possa metterlo in pericolo di vita. Questo ennesimo arresto colpisce al cuore i tentativi posti in essere dal Vaticano di voler riconciliare Chiesa ufficiale e sotterranea, anche se il desiderio di unione fra i vescovi dell’una e dell’altra persiste.
    Mesi fa Mons. Jang Taoran, vescovo di Shijiazhuang (Hebei), la diocesi della chiesa ufficiale della zona, si è riconciliato con la Santa Sede, ed ha accettato – su indicazione del Vaticano – di collaborare con il vescovo Jia Zhiguo, divenendo suo vescovo ausiliare.
    Durante “il dialogo sui diritti umani in Cina” fra la Cina e le Nazioni Unite nel febbraio di quest’anno a Ginevra, numerosi paesi hanno chiesto alla Cina di permettere la libertà religiosa. Fra questi l’Australia, il Canada, la Svizzera, la Germania e l’Italia.
    Nonostante le pressioni internazionali e la buona volontà della Santa Sede, la persecuzione dei cattolici in Cina continua.

    La Laogai Research Foundation Italia Onlus ha pubblicato un pamphlet sulla persecuzione dei cattolici in Cina che spiega, in ordine cronologico, la situazione dei cattolici nel paese asiatico, partendo dalla politica contro la Chiesa iniziata da Mao Tse Dong fino alla situazione post-olimpica dei nostri giorni.

  15. john coltrane scrive:

    I cattolici sotto il regime comunista
    Già durante la guerra civile (1946–49), i comunisti avevano compiuto atti di violenza verso la Chiesa cattolica.
    L’abbazia trappista di Nostra Signora della Consolazione a Yangjiaping (180 km nord-ovest di Pechino), considerata da papa Pio XI un modello, tanto di citarla nell’enciclica Rerum Ecclesiae, fu devastata da ripetutti saccheggi di formazioni comuniste ed infine incendiata (1947). I monaci furono legati mani e piedi con fili di ferro e sottoposti a marce forzate nel gelo invernale.
    La maggior parte morirono durante gli spostamenti.
    I sopravvissuti vennero sottoposti a “processi popolari” e infine messi a morte [5].

    Nel 1949, l’anno della presa del potere dei comunisti guidati da Mao Ze Dong, i cattolici in Cina sono circa 3,5 milioni, i sacerdoti 5.788 (di cui 2.698 cinesi), le suore 7.463 (di cui 5.112 cinesi), i frati 840 [6]. Nel Paese ci sono oltre 300 seminari[7].

    La Chiesa conta anche numerose opere sociali: 216 ospedali e case di ricovero; 6 lebbrosari; 781 dispensari medici; 254 orfanotrofi; 3 università; 189 scuole superiori e secondarie; 2011 scuole elementari; 2243 scuole di catechesi; 32 tipografie; una cinquantina di giornali e riviste[8].

    Preso il potere, il Partito comunista avvia un’intensa campagna IN FAVORE DELL’ATEISMO, che comprende notevoli limitazioni ai religiosi provenienti dall’estero, la chiusura di numerose chiese e la statalizzazione delle tre università cattoliche.
    La politica di repressione prosegue con la chiusura di seminari, conventi e scuole cattoliche. Molti missionari stranieri sono costretti a lasciare il Paese, altri vengono incarcerati e poi espulsi.

    Nel novembre del 1950, nel tentativo di avviare una mediazione con il regime, i cattolici del Sichuan settentrionale pubblicano un «Proclama sull’indipendenza e la riforma» (in seguito chiamato “Manifesto delle Tre Autonomie”).
    Il regime accoglie favorevolmente il documento ed esercita pressioni sulle comunità cattoliche per l’allineamento con il Movimento delle Tre Autonomie[9]. Intervengono i vescovi, che rifiutano ogni forma di distacco dalla Santa Sede. Il governo intanto procede nella chiusura di seminari, cattolici e protestanti, e nell’espulsione di missionari europei. Sono cacciati 1.136 missionari e 14 vescovi di origine straniera.
    Tra il 1951 e il 1952 un’ondata di arresti e di esecuzioni sommarie attraversa il paese.
    Tra le centinaia di migliaia di vittime, vengono colpiti anche molti cristiani [10]. Il 5 settembre 1951 viene espulso anche il nunzio apostolico, Antonio Riberi, che si rifugia a Taiwan. Prima della fine dell’anno il governo confisca tutte le proprietà della Chiesa sul territorio nazionale.

    Viene orchestrata anche una campagna nazionale contro gli orfanotrofi e le scuole cattoliche.
    Poi sono prese di mira le associazioni laicali, trattate come «organizzazioni antigovernative».
    Per esempio, la Legio Mariae, considerata un’organizzazione paramilitare, è colpita da centinaia di arresti[11]. Contemporaneamente il regime avvia una grande campagna di indottrinamento, prima nelle grandi città e poi in tutti gli altri centri del paese.
    Nel 1952 papa Pio XII pubblica la lettera apostolica Cupimus imprimis in difesa della cristianità cinese.
    La risposta del regime è dura: in quell’anno più di tremila missionari stranieri e 12 vescovi missionari vengono espulsi; altri 23 vescovi finiscono in carcere (con conseguenti percosse e torture) e 5 agli arresti domiciliari; oltre trecento sacerdoti (stranieri e cinesi) sono incarcerati o inviati ai lavori forzati. Dopo l’ondata di espulsioni e arresti, il regime pone le basi di una Chiesa cattolica “nazionale”.
    Alla fine del 1954 la presenza dei missionari è ridotta a poche decine di unità.

    Nel settembre del 1954 viene approvata la nuova costituzione della Repubblica popolare cinese, che getta le basi per il controllo del Partito comunista su ogni attività organizzata. Il mese dopo Pio XII pubblica l’enciclica Ad Sinarum Gentem che condanna la creazione di una Chiesa cattolica cinese separata da Roma.
    Intanto la persecuzione del regime non si arresta: nel 1955 la Chiesa cattolica a Shangai, guidata dall’arcivescovo Ignazio Kung Pin Mei[12], una delle più fiorenti del Paese, viene azzerata.
    Alla fine dell’anno i missionari stranieri ancora presenti sul suolo cinese, inclusi 2 vescovi, sono solo 16, di cui 14 in prigione. Gli ultimi seminari e i conventi vengono chiusi.

    Il 2 agosto 1957 nasce l’«Associazione patriottica cattolica cinese», organizzazione direttamente controllata dal regime; da allora la chiesa cattolica entra nella clandestinità e comincia ad essere chiamata “sotterranea”. Ai cattolici viene imposto di iscriversi all’associazione; per chi rifiuta e rimane fedele alla Santa Sede sono aperte le porte dei campi di lavoro.
    Cominciano le ordinazioni episcopali da parte dell’A.P.
    Il 28 giugno 1958 Pio XII pubblica una nuova enciclica sulla Cina, Ad Apostolorum Principis, in cui denuncia la persecuzione in atto e dichiara illecita la nomina dei vescovi da parte della chiesa autocefala; il Papa precisa comunque che i vescovi consacrati senza l’approvazione della Santa Sede non saranno scomunicati poiché si ritiene che non abbiano accettato liberamente il porporato.

    Nel 1962, al Concilio Vaticano II, la Chiesa cinese è rappresentata solo dai vescovi in esilio (60, di cui 49 stranieri) e da quelli di Hong Kong, Macao e Taiwan, sede, quest’ultima, della nunziatura presso la Repubblica popolare.

    Tra il 1966 e il 1969, durante il periodo di repressione noto come Rivoluzione culturale, vengono chiuse le pochissime chiese ancora rimaste aperte; successivamente molte subiscono il vandalismo delle Guardie rosse e vengono distrutte. “La Cina si presenta al mondo come un Paese completamente ateo, con l’eliminazine radicale di ogni religione e la proibizione di qualsiasi manifestazione di fede”[13].

    Dopo la morte di Mao Ze Dong (1976) i nuovi vertici del regime cominciano a concedere una limitata libertà religiosa; numerosi cristiani detenuti nei campi di lavoro vengono progressivamente liberati.

    Nel 1979, per la prima volta dopo oltre 25 anni, i cristiani possono celebrare pubblicamente il Natale in tutta la Cina.
    Negli anni successivi si riaprono al pubblico molte chiese, sotto l’ombrello dell’Associazione Patriottica, che le gestisce con il suo personale. Nonostante ciò, il regime non dà nessun segno di distensione verso la Santa Sede, anzi nel 1980 ribadisce che le comunità cattoliche non registrate sono considerate sovversive e quindi vanno perseguite. Le comunità più numerose di cattolici rimasti fedeli al papa sono quelle in Hebei (in particolare la diocesi di Baoding); Shaanxi; Fujian e Mongolia interna.

    Nel 1982 il partito comunista approva il Documento n° 19 (tuttora in vigore), l’atto che fonda la politica religiosa di Deng Xiaoping, il successore di Mao alla guida del Paese. In esso si afferma che le religioni in Cina sono destinate a scomparire, ma non devono più essere combattute; nell’immediato “sono tollerate in quanto sostengono la guida del partito comunista e la modernizzazione del Paese”[14].
    La libertà di credere rimane una concessione dello Stato all’individuo.

    In attuazione del Documento, l’Associazione Patriottica, la Chiesa controllata dal regime, approva alla fine degli anni ottanta lo «Statuto del collegio dei vescovi». Diverso è il trattamento che il governo riserva ai cristiani ancora fedeli al papa. Essi devono essere controllati, pertanto tutti i luoghi di culto e tutti i sacerdoti devono essere obbligatoriamente registrati. Questa politica di ferreo controllo indebolisce le comunità “non ufficiali”, senza tuttavia riuscire a piegarle.
    La Chiesa fedele al papa fonda in clandestinità la Conferenza episcopale cinese (1989).
    Nel giro di poco tempo tutti i partecipanti dell’incontro fondativo verranno scoperti ed arrestati.

    Dopo il clamore dei fatti di Tiananmen (1989) cominciano a circolare in Occidente i diari dei sopravvissuti ai laogai. Due testimonianze si impongono su tutte: quelle di Padre Huang e di Padre Tiande, rinchiusi rispettivamente per 25 anni e per 30 anni. Entrambi non rinnegarono mai la loro fede, nonostante fossero sottoposti a continue sedute di rieducazione ed a privazioni di ogni genere. Ha passato 30 anni della sua vita nei campi di lavoro anche il vescovo di Shanghai Ignazio Kung Pin Mei (creato cardinale da Giovanni Paolo II mentre era detenuto), entrandovi a 56 anni ed ottenendo la liberazione all’età di 86 anni.
    I periodi di detenzione più lunga (almeno tra i casi conosciuti) sono quelli di padre Saverio Cai, mons. Tommaso Zeng Jingmu e mons. Han Dingxian, che hanno passato 35 anni nei laogai.

    La repressione del governo cinese intanto continua. Nel 1997 è stato arrestato mons. Francesco An Shuxin, rettore del seminario di Baoding. Il seminario è stato chiuso ed i sacerdoti arrestati. An Shuxin è stato liberato dopo 10 anni di carcere.

    Nel 2003 numerosi sacerdoti sono stati arrestati senza alcuna accusa formale. Tutti i prelati che vengono arrestati, dopo la liberazione, sono sottoposti a uno stretto regime di sorveglianza che impedisce loro, di fatto, di esercitare l’attività pastorale. Alcuni casi concreti: il vescovo Yao Liang, che non può allontanarsi dalla sede parrocchiale; padre Giuseppe Lu Genjun, che è in pratica isolato dalla propria comunità; mons. Giovanni Yang Shudao, arcivescovo, che è sottoposto a periodi alterni ad arresti e controlli; mons.
    Tommaso Zeng Jingmu, il quale, dopo aver passato 35 anni nei campi di lavoro, è tuttora sottoposto agli arresti domiciliari.

    Nel 2004 una donna di 34 anni, Jiang Zongxiu, è morta in prigione per le percosse ricevute. La donna era stata arrestata perché sorpresa mentre distribuiva Bibbie.

    Nel 2005 sedici suore sono state pestate a sangue perché difendevano una scuola dalla demolizione.

    Sono numerosi, e documentati, i casi di prelati morti in seguito a torture[15]. La Cina è stata spesso condannata dalla comunità internazionale per la pratica della tortura.
    Durante la riunione del novembre del 2008 la Commissione ONU contro la tortura ha rinnovato la condanna di questa pratica da parte del regime [16].

    Ogni mese di maggio si svolge un pellegrinaggio al santuario della Madonna di Sheshan, autorizzato dal regime. Nel 2007 i pellegrini sono stati oltre 11.000. Il governo, allarmato per la possibilità che i cattolici “ufficiali” entrino in contatto con quelli “sotterranei”, ha imposto ogni sorta di restrizione all’edizione del 2008, intimando a molti di non partire. I pellegrini sono quindi scesi a 5.000.
    (TRATTO DA WIKIPEDIA)

  16. Ospite scrive:

    @Liberamente : ” … quindi, fedeli sì ma in questioni private-soggettive come la fede ma non in termini giuridici di certo … ” .
    _______________________________

    A meno di non aderire alle teorie cosiddette “statolatriche” di matrice hegeliana, che, in varia misura, tendono a ravvisare nello Stato la sublimazione più elevata dell’ “idea dell’etica” nella sua dimensione sovraindividuale, questa affermazione, sul piano giuridico, mi suonerebbe alquanto erronea: solo per portare un esempio, basterebbe considerare la nota teoria della “pluralità degli ordinamenti giuridici” ascrivibile a Santi Romano; tale costruzione vale a rendere ragione, fra l’altro, anche del fatto di come un singolo soggetto possa contemporaneamente essere a parte di più di un ordinamento giuridico (l’eventuale considerazione di quello “statuale” come situato in posizione di “naturale supremazia pubblicistica” rispetto agli altri, non corrisponde ad un dato logico, ma configura, altresì, un’opzione ideologica).

    A prescindere da ciò, la notizia che è stata data in epigrafe, mi rammenta molto da vicino la cosiddetta “realpolitik” che ha particolarmente connotato la linea diplomatica perseguita della Santa Sede sotto il pontificato di Paolo VI ; un’impostazione nettamente differente rispetto alla linea “concordataria” propugnata, invece, da Pio XI e Pio XII e con quest’ultima difficilmente travisabile, al contrario di quanto qui già erroneamente opinato da qualcuno .

  17. ADRIANO MEIS scrive:

    >>>>JOHN, permette una parola?
    Tutti i totalitarismi sono sulla difensiva. Essi sono chiusi in sè stessi ed autoreferenti; il loro simbolo è,in un certo senso, la torre.
    Molte delle cose che Lei scrive, giustamente, contro i totalitarismi del novecento si potrebbero ripetere anche per le filosofie e le metodiche di governo (politiche e non) tenute anche dalla chiesa cattolica. Soprattutto nei secoli passati.
    Ma con una forza in più, una forza che nessun totalitarismo ha potuto avere, neppure nei suoi sogni più segreti : il controllo delle coscienze. Coscienze, consegnate -per giunta- con libera, totale e spontanea adesione. Con -in più!- la possibilità unica ed irripetibile del frugare a fondo negli animi per mezzo della confessione, col che i preti han potuto conoscere “i nostri segreti ed i loro” (Machiavelli).
    La saldatura tra il prete ed il gendarme è stata la perfezione nell’arte del governo assoluto e tale meta ha saputo raggiungerla solo la chiesa, in Italia, dal 1500 al sercolo scorso. Coi tristi risultati che vediamo, ancor oggi, nella scarsissima maturità civile del popolo italiano.
    E non La offende, John, anche il fatto che il papa ha governato per secoli col boia, col patibolo e coi roghi?
    Non facciamo due pesi e due misure…..

  18. mauro scrive:

    Caro Adriano Meis, vorrei far notare che la logica conclusione del suo post indirizzato a John coltraine in March 21st, 2010 at 5:56 pm è che chiunque abbia il controllo delle coscienze, come è stato affermato oggi in Unomattina Week End da un rappresentante della Chiesa Cattolica, alimenta una setta. Se lo dicono loro, gli sta bene come un cappotto nuovo.

  19. annarita scrive:

    Che dire, a volte Dio chiama all’eroismo, ma non tutti rispondono. C’è chi per la vera Fede ha preferito perdere la vita (guadagnando quella eterna) e chi preferisce vivere qualche anno in più tranquillo, rischiando di perdersi e far perdere anime. Ma lasciamo il giudizio a Dio che legge meglio le anime e i cuori.

  20. ADRIANO MEIS scrive:

    Ringrazio Mauro, interessante precisazione!
    Ad Annarita direi che , se ” lasciamo il giudizio a Dio che legge meglio le anime e i cuori”,come Lei scrive, la chiesa diventa, appunto, relativamente inutile.
    Noterò infine, che Bertone ha impartito l’ordine elettorale; i cattolici, come è loro dovere, ora devono –al solito– soltanto adeguarsi. Il sistema funziona ottimamente : alla chiesa resta il potere terreno, agli elettori cattolici il paradiso.

  21. annarita scrive:

    Caro Meis, io parlavo di quel vescovo cinese, che ha ceduto al governo entrando nelle fila di coloro che prendono in qualche modo direttive dal governo cinese per il loro apostolato. Dunque dicevo che sarà Dio a giudicare il suo operato perchè solo Dio conosce i cuori a fondo, dunque ciò che a mio parere è sbagliato può in realtà essere fatto per intenzioni nobili e non per mancanza di coraggio dopo essere stato in galera 10 anni.
    Forse Meis, il cardinal Bertone si deve scomodare a dire agli italiani come votare o non votare, perchè prima si è dimenticato di insegnare bene loro la dottrina della Chiesa, visto che non ci sarebbe bisogno di dire ad un cattolico che non può votare un’abortista, se il cattolico non avesse da 40 anni e più perso la bussola.
    Un saluto!

  22. ADRIANO MEIS scrive:

    Mi scuso con la signora Annarita, spesso rispondo con ritardo (ma i giovani di casa mi rubano sempre il computer!)
    In verità, sono d’accordo con Lei, signora. E’ grave che un cattolico debba esser richiamato al voto “corretto”, ed è grave che un alto prelato lo faccia. La chiesa costretta a questo, segna un pò la propria sconfitta : una religione introiettata profondamente, infatti, dovrebbe rendere superflua qualunque allusione alla politica (alla vigilia del voto ed in ogni altro momento), poichè il credente dovrebbe sapere automaticamente in quali valori identificarsi.
    Il problema è proprio che -nel nostro popolo- la forma della pratica religiosa ha sempre prevalso sulla sostanza e s’è sempre data la precedenza ai riti ed alle cerimonie rispetto ai fatti della coscienza.
    Ma qui dobbiamo prendercela proprio con le gerarchie che,per secoli, si sono occupate più di equilibri e mene politiche, affari modani, arte e guerra, economia e finanza, etc etc.. che di Cristo.
    Oggi Bertone è autore di un intervento inopportuno, in piena campagna elettorale, ma capisco che vi è quasi obbligato…

  23. john coltrane scrive:

    Lo scrive un giornale affiliato a un partito cristiano locale – La moglie denuncia violenze nella caserma dove era andata a chiedere aiuto

    Pakistan , rifiuta di convertirsi
    cristiano muore bruciato vivo

    ISLAMABAD – E’ morto l’autista cristiano di una ricca famiglia della città pakistana di Rawalpindi che venerdì è stato bruciato vivo da un gruppo di estremisti musulmani per essersi rifiutato di convertirsi all’Islam. Lo riferisce il Pakistan Christian Post, giornale online affiliato a un partito cristiano locale.
    Arshad Masih, 38, anni aveva subito ustioni sull’80% del corpo e, secondo i medici dell’ospedale Sacra Famiglia dove era ricoverato, aveva poche probabilità di sopravvivere. Sua moglie, Martha Bibi, aveva inoltre detto di essere stata stuprata da alcuni poliziotti della caserma dove era andata per denunciare il caso. La violenza è avvenuta davanti ai tre figli della coppia che hanno un’età fra 7 e 12 anni.

    I due lavoravano presso una famiglia musulmana. Negli ultimi tempi erano però emersi dissapori a causa della loro fede cristiana e di un sospetto furto avvenuto nella casa. Masih aveva ricevuto pressioni da parte del suo datore di lavoro per abbracciare la religione mussulmana, ma lui si sarebbe rifiutato.

    Negli ultimi tempi si sono ripetuti gli atti di violenza contro la minoranza cristiana pakistana che rappresenta l’1,6% della popolazione. Le organizzazioni cristiane locali si sono mobilitate ieri chiedendo al governo della provincia del Punjab di punire i responsabili dell’omicidio e avviare un’inchiesta sulla violenza sessuale.
    (dal sito di Repubblica)

  24. annarita scrive:

    Caro Meis non è inopportuno, oggi, l’intervento del cardinal Bertone, perchè appunto ci si è accorti che i cattolici perdendo la fede, voterebbero persino Lucifero se facesse una buona campagna pro voto, dunque è bene ricordare a costoro che non si può votare per chi sostiene cose sbagliate e non si può votare nemmeno per il male minore, perchè minore o maggiore sempre di male si tratta. Certo se il lavoro si fosse fatto bene nelle parrocchie, insegnando la dottrina di Cristo e non quella del mondo, non ci sarebbe bisogno. Attendiamo fiduciosi anche questo mea culpa della “Chiesa”, dopo tanti mea culpa, a volte infondati, questo sarebbe il più atteso, perchè ristabilirebbe la corretta coscienza dei cattolici, ormai persi nei fumi del nefasto CVII.

  25. Sal scrive:

    Leggendo, leggendo un poco qui un oco là, tra le giustificazioni che i buoni mussulmani elencano a giustificazione del tremendo atto del povero cristiano fatto oggetto di tante attenzioni sul forum di rawalpindidi si nota che essi citano la Bibbia, Sorpresa !

    http://www.topix.com/forum/in/rawalpindi/T712Q70VIM0DHD7KS
    Essi citano queste scritture:
    (Deuteronomio 17.12) E l’uomo che agirà con presunzione non ascoltando il sacerdote che sta lì a
    servire YHWH tuo Dio o il giudice, quell’uomo deve morire; e devi togliere ciò che è male da Israele.
    (Esodo 22.18) “Non devi conservare in vita una strega”
    (Levitico 20.13) E nel caso che un uomo giaccia con un maschio come si giace con una donna, entrambi hanno fatto una cosa detestabile. Devono essere messi a morte immancabilmente. Il loro proprio sangue è su di loro.
    (Levitico 20.27) “‘E in quanto all’uomo o alla donna in cui si trovi uno spirito medianico o spirito di predizione, devono essere messi a morte immancabilmente. Li dovete colpire a morte con pietre. Il loro proprio sangue è su di loro’”.
    (Levitico 20.10) “ “‘Ora l’uomo che commette adulterio con la moglie di un altro uomo commette adulterio con la moglie del suo prossimo. Dev’essere messo a morte immancabilmente, sia l’adultero che l’adultera”

    Allora mi sono chiesto come mai i buoni mussulmani si prendono il fastidio citare la Bibbia meglio di tanti cattolici ? Vuoi vedere che i bravi cristiani non sono tollerati perchè il cristianesimo invece tollera il peccato e spesso lo giustifica e lo perdona mentre loro no ?

    Vuoi vedere che i malvagi mussulmani non permettono che i bravi cristiani facilitini tollerandoli i cattivi comportamenti così comuni qui da noi specie tra i Gentiluomini di sua Santità ? Li prendono sul serio la religione mica bau bau micio micio.

    Vuoi vedere, che si sfruttano sotto elezioni certi episodi per un verso e quell’altro ? E cristiano in questo caso vuol dire cattolico ?

    Vuoi vedere che il povero cristiano come al solito diventa carne da macello per un gioco politico di più vasta portata dove alcun furbacchioni si fanno sempre i propri interessi sulle spalle dei poveracci senza cervello ?

    Chi fosse interessato ad approfondire
    (http://www.pakistanchristiancongress.org/contactus.php)

    e si accorgerà che il partito cristiano è cosa diversa da organizzazione religiosa. E la politica si sa è una brutta bestia alla faccia degli allegri forumisti cattolici nostrani dalle idee troppo corte sempre pronti a stracciarsi le vesti e usare poco la zucca.

    Come volevasi dimostrare le religioni dividono e sono lo scudo dietro il quale i soliti furbacchioni vestiti di bianco si nascondo per farsi gli affari propri ?

    Leggete leggete Diuturum illud di Leone XIII un esempio di proposta di accordo tra mafiosi.
    http://www.intratext.com/IXT/ITA0298/__P1.HTM

    Mica bau bau micio micio, roba seria attuale anche se d’altri tempi sempre molto attuale.

  26. Resitenza Cattolica Germanica scrive:

    ci ricordiamo della Ostpolitik del card Casaroli che mando miliai di cattolici al goulag per non aver voluto sottomettersi al potere comunista.

    Non è che stiamo assistendo alla stessa strategia della Chiesa cattolica col potere communista cinese ?