Caso Propaganda Fide, lo sguardo del Papa

[photopress:sepe_e_papa.jpg,full,alignleft]Cari amici, in questi giorni sul Giornale ho pubblicato alcuni articoli dedicati all’inchiesta della Procura di Perugia sulla cosiddetta “cricca” che vede indagato per corruzione anche l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, già Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide. La Santa Sede – attraverso il portavoce padre Federico Lombardi – domenica gli ha espresso stima e vicinanza, confidando che la sua posizione sia chiarita in modo da fugare ogni ombra, dopo che da autorevoli e peraltro ben riconoscibili ambienti d’Oltretevere era stata fatta filtrare nei giorni precedenti ad alcuni media questa chiave di lettura: “le ombre che emergono riguardano la passata gestione (leggi il pontificato di Papa Wojtyla), ora ci siamo noi, i nuovi, i puri, i più bravi, e certe cose non accadono più”. E’ fuori dubbio che il cardinale Sepe, uomo di fiducia di Giovanni Paolo II, legatissimo al suo segretario Stanislao Dziwisz, appartenga, da questo punto di vista, alla “passata gestione”. Benedetto XVI l’ha nominato arcivescovo di Napoli nel momento in cui Sepe concludeva il primo quinquennio ai vertici di Propaganda Fide. E non c’è dubbio che nel caso della “cricca” (che pure ha continuato a funzionare anche negli anni successivi alla partenza di Sepe da Roma), il sistema di amicizie e alleanze che sta emergendo dall’inchiesta si sia instaurato e consolidato prima del 2005, anno dell’elezione di Benedetto XVI. Come è vero che agli anni precedenti risalgono i più eclatanti e discussi casi di coperture degli scandali di abusi sui minori. In questi ultimi tempi abbiamo assistito alle accuse rivolte dall’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn contro il decano del collegio cardinalizio, l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano (rimaste peraltro fino a questo momento senza alcuna risposta da parte della Santa Sede) e ora Sepe afferma di aver perdonato chi “fuori e dentro la Chiesa ha cercato di colpirmi”, accreditando così l’esistenza di faide, lotte intestine, regolamenti di conti, che non possono più essere attribuiti alla pur fervida fantasia dei giornalisti. Su tutto ciò svetta Benedetto XVI, che già nell’affrontare la crisi dello scandalo pedofilia, non ha mai esaltato se stesso in contrapposizione ai predecessori, non ha mai accreditato l’idea del complotto, e ha invitato alla penitenza e alla purificazione, assicurando sì assoluta trasparenza e risposte adeguate per arginare il fenomeno, ma inquadrandolo nel dramma del peccato. Un dramma che riguarda tutti, nessuno escluso, e dal quale non si esce con le proprie forze, con le proprie bravure, con “nuove squadre”: ogni volta che Ratzinger affronta questi argomenti, le sue parole sono una boccata d’ossigeno, perché dal suo sguardo impariamo che la Chiesa non è una multinazionale, e soprattutto non è affidata alla bravura degli uomini, alle nuove strategie di governo o mediatiche. Oportet ut scandala eveniant, è giusto scandagliare le responsabilità e soprattutto chiedersi come fare perché certe “cricche” non si perpetuino, magari interrogandosi pure se nella gestione immobiliare il Vaticano non sia per caso chiamato – oltre che a far fruttare il patrimonio per mantenere le sue strutture – anche a offrire qualche concreto esempio evangelico in più. Magari interrogandosi se non sia il caso di chiedere ai porporati delle vecchia e della nuova gestione di occuparsi un po’ meno di nomine nei cda, nelle banche o alla Rai. E soprattutto di non dimenticare mai lo sguardo di fede che insegna Benedetto XVI. Altrimenti accuse reciproche e divisioni, cordate e lotte di potere tra “vecchi” e “nuovi” non rischieranno soltanto di gettare ombre sul pontificato del venerabile Giovanni Paolo II, un gigante, ma finiranno per portare alle estreme conseguenze ciò che purtroppo sta già accadendo: la progressiva perdita di fiducia nella Chiesa da parte di tanta gente. C’è un Papa che con la sua parola e il suo esempio sta indicando la via. Bisognerebbe che lo seguissimo tutti di più, compresi “vecchi” e “nuovi” collaboratori rivestiti di porpora.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

59 risposte a Caso Propaganda Fide, lo sguardo del Papa

  1. anniballo scrive:

    L’analisi di Tornielli (che parla di “faide, lotte intestine, regolamenti di conti”) sembra trovare fondamento nelle stesse dichiarazioni dell’arcivescovo Sepe, il quale ha fatto riferimento ai suoi nemici “dentro e fuori la chiesa”.
    Se debbo dire la mia verità, l’impressione che si riceve, dall’esterno, è, comunque, quella di una Istituzione fin troppo prigioniera di logiche ed interessi materiali e contaminazioni terrene di ogni tipo. Il mio pensiero è che questo sia un portato inevitabile di una religione concepita per secoli e strutturata per secoli come potere politico. Dunque, tutto ciò che Benedetto XVI può sostenere a parole, così come qualsiasi auspicio che la chiesa non sia una multinazionale (e che debba occuparsi un pò meno di nomine di cda, di banche o di Rai), è puro desiderio e resterà quotidianamente smentito dall’esperienza delle cose reali.
    La religione deve essere forestiera e pellegrina nel mondo e Cristo ,i mercanti, li cacciò dal tempio…., non aggiungo altro.

  2. macv scrive:

    Sono rimasto sinceramente scioccato dalla lettera del cardinale Sepe. per difendere se stesso non ha esitato a dire frasi quanto mai allusive e ambigue sui nemici Dentro e fuori la Chiesa, di scaricare la responsabilità di sue discutibili azioni e frequentazioni sui vertici del vaticano che “erano d’accordo” .infine ha paragonato se stesso e la sua meschina vicenda a gesù cristo “dopo il calvario la resurrezione” Un vero cristiano, secondo me , non ha questo stile. Se tutti i cardinali sono così povera chiesa e povero Ratzinger . Fare pulizia temo che sarà molto ma molto difficile.

  3. anniballo scrive:

    Ma,infatti, caro “MACV”, chi potrebbe, a ben vedere, “fare pulizia”, come dice Lei? Qualche singolo animo ben motivato sarà insufficiente ad un lavoro immane, come quello della rigenerazione. Rigenerazione che,per come è costruito l’immenso edificio della teocrazia papale, è un puro velleitarismo teorico. Il primo a saperlo benissimo, secondo me, è proprio il papa, il quale ,oltre a spingersi alla formulazione di auspici verbali, non può far nulla di concreto. [O,almeno, ben poco].
    Abbandoniamo,dunque, qualsiasi speranza : la chiesa o è come è stata (e come la conosciamo), oppure non è.

  4. Francesco Colafemmina scrive:

    Fantastico Andrea!

  5. peccatore scrive:

    Moralismi (irritanti) a parte, la Chiesa è corpo di cui Cristo è capo.
    Inutile separare.
    La “testa-cuore” (beninteso: garantiti -il che è la nostra speranza- dal fatto che quella è SANA) sa di doversi sottoporre a sforbiciate di ciocche, limate d’unghia, estrazioni di molari e di calli ed altre ancor più dolorose ed invasive chirurgie.
    In questo senso “oportet ut scandala eveniant”.
    E’ evidente che Giovanni Paolo II, da malato, potesse doversi fidare anche di chi sarebbe stato meglio tenere maggiormente d’occhio.
    L’occasione fa l’uomo ladro, anche se porporato.
    Adesso si fa pulizia.
    Dolorosamente e provvidenzialmente.
    E non ci si illuda che la gramigna attecchita soprattutto fruendo delle difficoltà del Papa precedente sia facilmente estirpata, soprattutto immaginandosela geneticamente modificata, innestata, riprodotta e ramificata… lo sa bene Benedetto XVI, che però penso abbia inquadrato abbastanza lucidamente nomi e cognomi, oltre alle situazioni.
    Così, mite ed umile di cuore, come insegna Nostro Signore, disporrà per il bene nostro, con carità fraterna, chiamando “amico” persino l’Iscariota, ma senza tentennamenti nel riconoscerne le intenzioni.
    Qualcuno è particolarmente “sgusciante”.
    Mi viene in mente il libro di O’ Brien, “Il Nemico”.
    La realtà talora è più fantasiosa dei romanzieri.
    Spero sia meno cruenta del terzo segreto di Fatima… Ma comunque la croce è un passaggio necessario per la resurrezione.
    Questo è Cristianesimo. E’ Chiesa.
    Non Beautiful.

  6. annarita scrive:

    Basterebbe che Benedetto XVI iniziasse ad usare quel benedetto bastone di cui parlava giorni fa.

  7. antonella lignani scrive:

    Giorni fa ho mandato questo e-mail ad Andrea Tornielli:

    Gentile dott. Tornielli,
    non le sembra strano tutto questo silenzio relativamente alle disavventure del cardinale Sepe? Silenzio dei cattolici, naturalmente, perché sui siti dei
    giornali laici si leggono commenti velenosi. Conosco il cardinale Sepe solo in fotografia, ma ricordo comunque con piacere il Giubileo del 2000, del quale allora si disse che era il nuovo modo di interpretare il Giubileo secondo
    Giovanni Paolo II, e che era organizzato appunto dal cardinale Sepe. Un Giubileo di gioia, non di penitenza. Ho partecipato molto volentieri al Giubileo degli universitari, che era organizzato assai bene. In
    quanto alle attuali accuse, in che consistono? Tutti vendono o abbiamo venduto qualcosa molto al di sotto del suo valore. In questo caso, poi, si è trattato di
    uno stabile bisognoso di costose ristrutturazioni e pieno di inquilini. Il cardinale ha chiesto contributi per restaurare il palazzo di Propaganda fide, e i lavori non
    sono stati ultimati. Ma le nostre città sono piene di opere di restauro iniziate e mai finite, appartenenti allo stato o ad altri enti. Inoltre negli ultimi anni la gestione della Congregazione era cambiata. La casa data a
    Bertolaso? Sicuramente è stata una ingenuità, o un passo falso (ma quanti dovendo soggiornare per lavoro a Roma so avvalgono dell’ospitalità di vari istituti religiosi, pur potendo trovare alloggio altrove!) Naturalmente io non conto nulla, ma mi sembra proprio che “de pulice faciunt caballum”.

    Dopo che Andrea Tornielli ha aperto la duscussione sul blog, non posso che prendere atto delle opinioni di persone sicuramente più informate e più illuminate di me. Che dire? MAggior rigore e maggiore pulizia, senz’altro, ma anche obiettività nel giudicare il passato; no ai giudizi sommari.

  8. macv scrive:

    cara antonella lignani,
    Sepe non avrà fatto nulla di male, fino a prova contraria, sarà stato anche un ingenuone e un naif ( a parte che a capo di un impero economico come Propaganda Fide non si mette un ingenuo)che ha venduto per pura bontà d’animo una casa alla metà del suo valore
    ma le persone di cui si circondava, i vari Balducci, Anemone,e “cricca” varia, non sembrano proprio dei boy-scout.
    quanto al Giubileo del 2000, l’allora cardinale ratzinger espresse in suo dissenso da uno stile 2godereccio2 in netto contrasto con lo spirito di un giubileo che dovrebbe essere non quello di far festa ma di far penitenza. trasformare esperienze religiose e spirituli in “eventi” sociali e mediatici è una delle cose più orribili del modo moderno di intendere la religione.

  9. macv scrive:

    Quand’anche il cardinale Sepe fosse innocente in merito a reati penali resta indiscutibilmente colpevole di una cosa:
    un uomo di Chiesa non trascina sua Madre nello scandalo, non si fa scudo per difendersi dei suoi superiori.
    qualcuno disse che lo stile è l’uomo. ecco nello stile del cardinale Sepe, sta tutto l’uomo. E sinceramente,come cattolico , questo stile non mi piace affatto, sia o no colpevole di quanto i magistrati lo hanno accusato.

  10. P.Danilo scrive:

    Forse sto andando off topic. Dicono che quando San Pio X fu eletto papa, per prima cosa rinnovò tutta la Curia, cioè mandò via tutti i curiali e ne nominò di nuovi; ebbene sono passati quasi cent’anni e forse è giunto il tempo di fare la stessa cosa. Dicono che quando un seminarista viene mandato dal suo seminario a studiare al Collegio Capranica per un’eventuale carriera diplomatica, nella valigia abbia anche una Mitria (insegna vescovile). Ovvio, pensare, che al momento opportuno spingerà per essere eletto vescovo. Ma succedono ancora queste cose nel 2010? Io non lo so, né potrei dirlo, né la cosa in sé mi interessa più di tanto. Un’altra cosa che mi intriga è il costo per far studiare un seminarista. Ma quanto costa uno studente al Capranica? O all’Urbaniana o alla Gregoriana? è giusto mandare avanti delle strutture così costose? Perché non se ne stanno tutti nelle loro diocesi in modo da essere anche più controllati?

  11. antonella lignani scrive:

    Gentile Macy, la rinrazio del suo interessamento e convengo sul fatto che, quando espongo le mie opinioni, trovo ben pochi disposti a sottoscriverle, a parte forse un noto sacerdote famoso per i suoi interventi per radio. In quanto al “grande Giubileo”, penso che allora ci fossero più consensi che dissensi; per quello che ho visto è stato bello. Ho partecipato al Giubileo degli universitari in una mattina di settembre, e, mentre pioveva gente da ogni dove, uomini e donne in abito “da cucina” attorno a semplici tavolate con tovaglie di plastica si affannavano a distribuire cappuccini e brioches, dicendo che “il Papa aveva dato ordine di accogliere tutti nel migliore dei modi”. La sera ci fu la penitenziale alla Chiesa Nuova (se ben ricordo), guidata da studenti universitari. Non era male, e molti si confessarono con devozione. Lo spirito di penitenza fu incarnato allora dai lefebvriani, preceduti da una grande croce nera; e adesso, che cosa si dice di loro? Stranamente, qualche volta mi trovo anche dalla parte dei lefebvriani. In quanto al valore degli immobili, penso che quanto più si tratta di edifici storici e artistici tanto più il loro valore oscilla, per motivi contingenti (difficoltà di ristrutturarli, impossibilità di utilizzare per altri scopi ambienti assai vasti e mal disposti, scale che non consentono l’installazione di un ascensore ecc.). Se poi vi sono inquilini dentro, è ancora più difficile piazzarli sul mercato. In quanto alle cricche, anch’io mi sono vista qualche volta impelagata in situazioni non del tutto chiare (e sono una insegnante di latino e greco, una frequentatrice di biblioteche, una studiosa ecc., quindi dovrei essere esente da tentazioni). Con tutto ciò, non voglio saperne più dei giudici, ed approvo quello che dice Tornielli a proposito della volontà di chiarezza di Benedetto XVI. Ma, come dicevano una volta i giornalisti inglesi “i fatti sono sacri, le opinioni sono libere”. Prima di tutto dunque accertiamo i fatti. Spero in bene!

  12. antonella lignani scrive:

    Caro P. Danilo, se i seminaristi stessero tutti nelle loro diocesi (o comunque nei seminari regionali) bisognerebbe vendere la sede del Capranica, con ulteriori complicazioni. Ritengo che il problema della Chiesa non sia avere o no determinati edifici o strutture, ma il fatto che si è molto ridotto il loro utilizzo nella Chiesa stessa. Quando le cose funzionavano, nessuno faceva caso ai grandi efici. Quando la società era povera non ci si scandalizzava del fatto che la Chiesa fosse ricca, anzi era considerato un bene a portata di tutti; oggi che la società è opulenta si rimproverano alla Chiesa le ricchezze che ha ereditato dal passato.

  13. Americo scrive:

    Perché scandalizzarsi per i commenti del cardinale Pepe, da quando chiesa é chiesa ci sono sempre state fazioni e rivalitá, alcune violente, come le pressioni dei cardinali spagnoli sul papa Barberini, volevano depolrlo. Abbiamo avuti antipapa etc… La chiesa é fatta di uommini e perció non é monolitica ma assomiglia molto a una accozzaglia di esseri fallibili uniti dalla esigenza di preserare con tutti i mezzi la loro istituzione.

  14. peccatore scrive:

    Eh sì, Americo.
    Come scandalizzarsi del cardinal Pepe?
    Ben peggio i cardinali Cannavaro, Iaquinta, Gattuso…
    E soprattutto sua incapacità Marcello l’Hippi(co).
    “Assomiglia molto a una accozzaglia di esseri fallibili uniti dalla esigenza di preservare con tutti i mezzi la loro istituzione”.
    Bene: fine del Bar Sport.
    Chi ha perso torna a casa e Americo torna ad usare il cervello. Che serve persino per i giochi fatti con i piedi…

  15. Pandora scrive:

    Vergognose le dichiarazioni di Sepe.E… minenza si butti un po di cenere sul capo si vista di sacco., e se ne vada al deserto a digunare e fare penitenza, che vergogna!

  16. LIBERAMENTE scrive:

    Caro peccatore, non è questione di separare le membra del corpo di Cristo, è che se una di loro soffre, anche le altre soffrono, e dall’esterno questa sofferenza si vede e si tocca, persino fa pena e lascia perplessi sulla cura adottata solo a parole e sermoni, oltre che essere incoerente con il vangelo; ma ovviamente, anche se Sepe è incappato in questo guaio, secondo te è sempre l’interprete infallibile del vangelo? Balle! L’incoerenza con il vangelo fa perdere credibilità a chi lo predica da un pulpito così “eminente”.

    Certo non si può curare la ferita inferta dall’interno della Chiesa con il solo solidarizzare con Sepe, il papa e altri preti che per il momento godono della presunzione di innocenza fino a indagine conclusa, ma che hanno dato un esempio inquietante ed ambiguo del loro sacerdozio.

    Quale sarà davvero la cura che Gesù potrà operare all’interno della chiesa cattolica?

  17. bo.mario scrive:

    P.Danilo quì dentro ho denunciato molte volte le cose che stanno venendo fuori adesso. Li difendevate senza nessun spirito critico. Il potere è una brutta bestia e la religione questo lo sapeva da secoli e non si è mai tirata indietro e volente o nolente ha dovuto allacciare rapporti non sempre cristallini. Rinnovo il mio invito a ritornare nelle chiese dove si fa veramente religione. Rimane ancora insoluto il caso Orlandi, da l’impressione che si siano allacciati rapporti anche con la malavita? Un saluto.

  18. Cherubino scrive:

    mi sembra che le spiegazioni date da mons. Sepe siano del tutto coerenti e quanto dicono alcuni (ad es. macv) è del tutto fuori luogo. Va considerato una vittima, colpendo lui si è voluto colpire la Chiesa, o colpendo la Chiesa ne è rimasto coinvolto lui. La cosa non cambia.
    Fato sta che nella vendita dell’immobile vi sono perizie di organi ufficiali. Se poi in questi organi si era “intrufolato” qualcuno di poco onesto, sarebbe il caso di riflettere su questo, non su chi ha utilizzato tali personaggi in buona fede.
    Non mi sembra poi che si tratti di un problema della Chiesa universale, ma tutto italiano. Si paga quell’inquinamento culturale che deriva da una tendenza italica a cercare la scorciatoia nell’”amicizia” male intesa. Forse, bisognerebbe introdurre almeno nella Chiesa (nello Stato è al momento un miraggio) una normativa sul conflitto di interessi !

  19. amos scrive:

    Carissimi lo Spirito Santo e’ gia’ al lavoro e da tempo. Il Cammino Neocatecumenale disinfestera’ la nostra amata Chiesa, Kiko, adelante!

  20. bo.mario scrive:

    Emiliano dov’è l’acqua cristallina? DeFedis mi pare che sia stato sepolto in una cattedrale. Un peccatore che si è pentito all’ultimo momento? Se la gerarchia vaticana collaborasse forse sapremo cosa è realmente successo. Non do colpe a nessuno ma la chiarezza non abita al di la del Tevere. Potrei riaprire il fatto di GPI ma sarebbe come sparare sulla croce rossa. Un saluto.

  21. emiliano scrive:

    Per bo.mario lei dice:
    Rimane ancora insoluto il caso Orlandi, da l’impressione che si siano allacciati rapporti anche con la malavita?
    Io mi domando: conclusioni degne di un miscredente e agnostico?Che vede marcio anche se l’acqua è cristallina?
    Certo la chiesa ha le sue colpe ma lasciamo il lavoro di investigatori alle autorità competenti. Si rassereni che non sono tutti orchi.

  22. antonella lignani scrive:

    Gentile Tornielli, esco dal seminato per segnalare una notizia che trovo sul web
    http://www.opinione.it/articolo.php?arg=1&art=92981
    Perché non ci dice qualcosa su questo ultimo libro di Benedetto XVI? Per me è molto intrigante il fatto che l’originale (si dice) sia in latino. Credo però che questo particolare non sia vero, e che piuttosto l’originale sia in tedesco, con quello che ne consegue.

  23. P.Danilo scrive:

    Caro Bo Mario, adesso non esageriamo, al di là delle beghe dei curialisti, c’è la Chiesa del popolo, che, grazie a Dio, ancora crede, spera e ama; e cerca di fare qualcosa di buono e di bello. Ciò che mi intriga è che di questa Chiesa non se ne parli mai. Ci fosse anche un giornalismo “al positivo” forse si starebbe meglio tutti quanti.

  24. antonella lignani scrive:

    Questo blog ha tra i blog amici quello di Luigi Accattoli. In esso c’è una sezione dal titolo “Cerco fatti di Vangelo”. Un buon luogo, secondo me, per conoscere e far conoscere chi crede, spera ed ama, chi cerca di fare qualcosa di buono e di bello. Parliamone!

  25. emiliano scrive:

    Appunto si risparmi attacchi inutili. Non spari sulla croce rossa ma su persone che sono contro e rimarranno contro la chiesa finchè essa non scompaia. Ma questo non succederà è la chiesa di Cristo fondata su di lui e gli Apostoli essa non sarà mai distrutta!

  26. il maccabeo scrive:

    “la chiarezza non abita al di la del Tevere.”
    Ah ah! puo´darsi, ma non abita neanche al di qua!
    Ma per favore bo.mario, in Italia aspettiamo ancora di sapere chi sono i responsabili della Strage di Portella delle Ginestre, Piazza della Loggia, Ustica, Piazza Fontana, Bologna, Falcone, Borsellino, Italicus, Moro ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. fino alla nona potenza (ho citato quelli che mi vengono in mente a primo acchito) e lei ci vuol far credere che “Se la gerarchia vaticana collaborasse forse sapremo cosa è realmente successo. “?

    Ma mi faccia il piacere!!!!!

    “Potrei riaprire il fatto di GPI ma sarebbe come sparare sulla croce rossa.”
    Ed io, che certo fan di Giovanni Paolo II non sono, le dico che di fatti riguardanti la nostra bella Cronaca Italiana del dopoguerra son pieni i giornali e le tv ogni giorno. Ad es. chi ha ammazzato Mino Pecorelli? Falcone, Borsellino, dalla Chiesa? Perché I BR ricercati in Italia hanno occupato alla luce del giorno cattedre universitarie nelle “grandi universitá” dei “grandi paesi nordeuropei loro si avanzati e noi provinciali, loro si socialmente responsabili e coi tribunali che funzionano, e noi invece bla bla bla! “, mentre i suddetti BR erano ricercati con mandato di cattura internazionale? Perché si é lasciato andare Agca? Come mai Pecorelli aveva scritto sul OP dove fosse Aldo Moro e nessuno ha perquisito la villa ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.
    Potrei anch´io ricordare tanti bei fatti della nostra bella Repubblica ormai sepolti dalla storia…Ma non lo faccio. Sarebbe come sparare…. su me stesso! Come han fatto con Pecorelli.
    Ma per favore, la prossima volta che ci vuol citare esempi di correttezza citi persone e fatti e non ci faccia ridere con i suoi… pregiudizi geografici transtiberini.

  27. bo.mario scrive:

    P.Danilo ti è sfuggito un mio intervento in cui davo spazio a quello che fanno dal basso. Quello che fanno i missionari, tranne i gesuiti, che quelli, non te li raccomando. Qualcuno scrive che non sono tutti orchi come scrivo io. Non l’ho mai scritto, chi mi risponde di solito, non te, la butta sullo scontro esasperando i concetti. Rinnovo il concetto che dal basso arrivano esempi veri e dall’alto non sempre. Un saluto.

  28. anniballo scrive:

    “Peccatore”, Emiliano ed altri (come padre Danilo) sembrano posseduti ,al solito, dal tranquillo abbandono ad una sorta di perpetua estasi assolutoria. Sembra che la chiesa,per loro, sia l’oggetto di un singolare delirio di fascinazione…..Non c’è mai niente per cui allarmarsi o indignarsi perchè le forze in gioco sono sempre due : o sono in gioco i nemici esterni ed i calunniatori,per cui ogni accusa è falsa; oppure -se ogni accusa è vera– allora è in gioco la Provvidenza che sa meglio di noi tutti come muovere le fila degli accadimenti, guidando la chiesa stessa verso l’immancabile redenzione.
    Ora,, io capisco padre Danilo che è (come si diceva per i sovietici) un “uomo di apparato”; ma la completa diserzione da qualsivoglia tipo di impegno critico (per non dire di impegno mentale) in tutti gli altri, dà ragione ai neuropsicologi che hanno ben chiarito quali sono le funzioni biochimiche cerebrali alla base dell’abbandono religioso.

  29. Lia Orsenigo scrive:

    Il post di Maccabeo delle 1.29 è assai efficace nel fare riferimento ad un numero impressionante di inquietanti misteri accumulatisi nell’Italia degli ultimi decenni. In effetti, la mancanza di chiarezza -anche nei tempi precedenti- è una delle caratteristiche più censurabili di questo nostro sfortunato Paese, e non possiamo dare torto al Maccabeo.
    Allora, facciamo una cosa, Maccabeo : domandiamoci perchè. Ma non il perchè dei singoli misteri; domandiamoci quali forze hanno agito in Italia per secoli e secoli; domandiamoci quale è stata la forza più continuativamente operante in questo Paese; domandiamoci quali sono stati (e di chi) i poteri “forti”, del cui interesse s’è dovuto tenere maggiormente conto; e -soprattutto- domandiamoci CHI si è preso cura -per secoli- della stessa formazione delle coscienze del nostro sfortunato popolo.
    Capisce, Maccabeo? La formazione delle coscienze…Perchè tutti i problemi cui Lei fa riferimento sono una “questione morale” che rimanda- per intero- al basso livello generale della nostra interiorità, del nostro modo di sentire e delle nostre stesse coscienze.
    A Lei le conclusioni, gentile amico, Le dò quattro secondi di tempo.

  30. peccatore scrive:

    Caro Anniballo, la “perpetua estasi assolutoria” ce l’hanno quelli che pensano che tutto finisca qui, nel bene e nel male, magari facendola franca, da “furbi” (si sa che per ogni “furbo” sono necessari cento ingenui, ma visto che tutti credono di essere furbi, gli ingenui sembrerebbero scarseggiare…). Invece il credente cattolico mette in conto, come propria possibile destinazione (non quindi come augurio dell’altrui sorte), di poter finire persino all’inferno (e non si creda il purgatorio una passeggiata). La Chiesa non è un “singolare delirio di fascinazione”, bensì il corpo storico, plurale, dell’agire di Dio nel tempo e nello spazio. Infatti Dio si è fatto uomo per salvare l’uomo. Si è chinato sulla nostra condizione per strapparla al nulla della morte (e della vita) disperata. La Chiesa c’è, reale, bella o brutta secondo i fatti e le facce, ma amata di amore fedele da Dio, in Gesù.
    Il dolore di un corpo vivo, così come la gioia, sfugge a tutte le teorie dei teorici disincarnati.
    Solo un ignorante (in senso proprio, mi raccomando) può pensare che il credente non si allarmi e non si indigni delle cose che succedono al proprio corpo… Solo un ignorante (idem come sopra) crede che un credente stia a trovar giustificazioni nel destino cinico e baro o in qualche malevolo invidioso che attenta dall’esterno. Non è così. E’ la poca fede ad ammalare la Chiesa. E’ l’eccessiva fede nel mondo a secolarizzarla, inseguendo il mondo ed il suo principe. Che nulla potrebbe senza l’assenso di qualche senso. Solo un imbecille (sempre in senso proprio) può accusare la Chiesa ed i suoi appartenenti di scarso senso critico. O forse non un imbecille, ma un abile mentitore. Quello che approfitta dell’ignoranza.

  31. anniballo scrive:

    Caro “Peccatore” , La ringrazio sempre per le repliche.
    Non mi pare ,tuttavia, che il nobile armamentario di concetti e di sentimenti di cui Lei fa una sintesi dia altri frutti che questi : la spropositata autoreferenzialità, ricchezza,potenza e prestigio terreni di una casta clericale -da una parte-; ed una quasi totale assenza della conoscenza della parola e dell’esempio del cristo, dall’altra.
    Un bel risultato,direi, dopo due millenni di lavoro.
    Non si arrabbi, ma le Sue mi paiono eleganti proposizioni un pò cervellotiche e slogans di indubbia e nobile elevatezza teorica che pretendono assai, ma producono molto poco.
    Producono essenzialmente una sterile passerella di figuranti che credono di macinare religiosità e perfezionamento spirituale, ma ,poi, tutto si riduce ad una sorta di “gioco delle parti” in cui ognuno ha guadagnato qualcosa, ma la moralità generale sembra indebolirsi soltanto.
    Faccio salva la Sua personale buona fede: la mia analisi si riferisce a grandi numeri.
    E mi chiedo se se Dio è contento……

  32. peccatore scrive:

    Dio è contento per ogni peccatore convertito.
    Io mi preoccupo di me ed indirettamente della Chiesa.
    Consiglio di preoccuparti per te. Non ti servirà parlare di quel che facevano gli altri.

  33. soltantodiregrazie scrive:

    Grazie, Andrea Tornielli!

  34. anniballo scrive:

    Io non so, “Peccatore”, vedendo l’altrui devozione, mi domando sempre quanta stima dobbiamo riservare ad una Istituzione che si presenta da sempre come depositaria della volontà divina e sposa di Cristo e che,con la pretesa di essere guidata dallo Spirito santo, si arroga il diritto di dirigere le coscienze, esibendo -però- una plurisecolare vicenda di corruttele.
    Lei mi dirà ,come molti, di guardare ai santi. Io,invece, non riesco assolutamente a capacitarmi come si possa essere guidati dallo spirito santo ed avere tanto commercio col Male.
    Allora, io dico, mi basta il Vangelo e non serve nessuna altra guida, visto che tale guida pare così spesso al di sotto del livello minimo di moralità.
    Più specificamente, se io mi preoccupo degli altri -come Lei scrive- è perchè questi altri sembrano preoccuparsi troppo di me. Sono loro che entrano nella mia vita, non io nella loro.
    Non mi risponda più, se si annoia. Parleremo -se vorrà- in altra occasione.
    Grazie.

  35. xagena scrive:

    Sentite vendere al ministro un palazzetto in pieno centro di Roma ad un terzo del valore con la scusa che la ristrutturazione propaganda fide non poteva accollarsela ,ristrutturazione che poi ha pagato il contribuente ,o qualifica il cardinale come uomo che vive fuori dal mondo oppure è il solito scambio di favori tra potenti……..
    Qui a Roma lo sanno anche i sassi:se conosci un alto prelato pui sperare di entrare nel giro dell’immenso patrimonio immobiliare della Chiesa ,il 30% circa del totale,tutto ICI esente……………….

  36. P.Danilo scrive:

    Caro Bo Mario, ricordo quel tuo intervento; e anche la nota critica sui gesuiti; io non posso dire nulla di negativo sui gesuiti in quanto gran parte della mia formazione la devo a loro. Forse quelli che ho conosciuto io erano dei santi. Non chiudo gli occhi davanti alle cose negative che ci sono nella Chiesa, cerco piuttosto di vivere ogni giorno il Vangelo, adorando Dio in Spirito e Verità. Se l’Istituzione non mi aiutasse in questo allora sarebbe opportuno lasciarla perdere. Personalmente non ho mai avuto un’esperienza negativa con l’Istituzione. Cerco di andare d’accordo anche con i più… in ognuno trovo qualcosa di buono. Ormai sono anni che riesco a non più giudicare nessuno. Ora si sta parlando del Card. Sepe, arcivescovo di Napoli, io non conosco eventuali trascorsi negativi, so solo che a Napoli è benvoluto da tutti i fedeli.

  37. Fran scrive:

    Gentil Andrea Tornielli,

    Te hago una pregunta doble(perdón por el off-topic):

    1)¿Se sabe algo de la Exhortación Apostólica sobre la Palabra de Dios, fruto del Sínodo del año 2008? Me llama la atención que se demore tanto. ¿Está previsto que salga pronto? ¿O no se sabe nada?

    2)¿Qué sucede con la Asamblea ordinaria del Sínodo del próximo año? En efecto, dado que la última fue en el año 2008 y que se celebran cada tres años, la próxima sería en el 2011. Pero estamos a fin de junio de este año y aún no se ha convocado ni se ha anunciado el tema: sin embargo, el anuncio suele hacerse, al menos, con dos años de anticipación, dado que luego comienza el trabajo de preparación de los Lineamenta, ¿Sabes algo respecto a esta asamblea? No he oído ningún comentario, tampoco sobre el tema.

    ¡Muchas gracias!

  38. peccatore scrive:

    Con gioia!
    La gioia nel cuore è l’anticamera della pace (nel senso dello shalom biblico, cioè in Dio).
    Siamo entrati nel trentesimo anno (29 compiuti) di Medjugorje ed il messaggio è tutto centrato sulla gioia.
    Malgrado le spine, malgrado le croci, malgrado le tentazioni, siamo amati da Dio e dalla Regina della Pace! Lei ci porta al Suo Figlio e Lui alla vera gioia ed alla vera pace. Pregando, digiunando, facendo penitenza, convertendoci ma non con l’aria triste che tanto piace ai tritamaroni, ai disperati, ai moralisti, noiosi perchè tristi. La gioia è ciò che serve, senza gioia nulla servirà.

    PS, tanto per sorridere un po’: Marcello l’Hippie stava seduto in panchina in Sudafrica, ma il fondoschiena era rimasto in Germania.

  39. Messaggio, 25 Giugno 2010

    “Cari figli,
    con gioia vi invito
    tutti
    a vivere i miei messaggi
    con gioia, soltanto così figlioli, potrete essere più vicini al mio Figlio.
    Io desidero guidarvi tutti
    soltanto a Lui
    e in Lui troverete la vera pace
    e la vera gioia
    del vostro cuore.
    Vi benedico tutti
    e vi amo con amore immenso.
    Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

    …CON GIOIA!
    http://piangerestedigioia.splinder.com/post/22926582/con-gioia

  40. antonella lignani scrive:

    “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatum est”. In Belgio stanno accadendo, secondo me, cose atroci. I primi cristiani si rifugiavano nelle catacombe. Foscolo asseriva che agli italiani restavano solo le tombe di Santa Croce. Ma in questo caso si è andati a frugare nelle tombe dei cardinali per trovare documenti compromettenti per la Chiesa, mentre i vescovi sono stati praticamente sequestrati per più di otto ore (hanno tolto loro anche i telefonini, ma in questo modo hanno tolto il rischio di intercettazioni). Scene da Alto Medioevo, direi. Anche senza perdere la speranza, è forse il caso di scuotersi un po’. Fortunatamente in Italia tutti parlano della Nazionale, e così la notizia è stata un po’ diluita.

  41. antonella lignani scrive:

    Sì, così agiva la Gestapo durante la guerra, credo. In Italia, patria del diritto, al cardinale Sepe è stato inviato un civile avviso di garanzia (sia pure di sabato sera) ed ha potuto consultare il suo avvocato e scrivere una lettera ai fedeli. Mons. Mamberti si è detto “stupito” per i fatti recenti in Belgio. “Durum est cum victore contendere”, avrebbe detto Orazio. Sono lontani i tempi in cui Benny Lai scriveva “I Segreti del Vaticano”, tutto contento mentre riportava la risposte sibilline dei monsignori nei corridoi dei “Sacri Palazzi”. Potremmo anche aggiungere “Quo usque tandem?” Benedetto XVI sceglie l’evangelico “sì sì, no no”, ma non tutti hanno letto il Vangelo.

  42. Quello che ha scritto la professoressa Lignani è vero: da quanto si apprende si è sorpassato il limite.
    Credo che sia grave; voglio solo sperare che vi sia la buona fede (della magistratura, di chi ha fisicamente compiuto quei “sopralluoghi) nella ricerca di prove e colpevoli.
    Ma, anche con la buona fede, resta un episodio grave.

  43. antonella lignani scrive:

    Insomma, per concludere, sarà pur vero che in Belgio la magistratura è indipendente da ogni altro potere, ma non esistono più i “diritti civili”? E cosa è questa “operazione Chiesa”? “Li profeti armati sempre vinsono e li disarmati ruinorno”, diceva amaramente Machiavelli. Insomma, è facile porgere l’altra guancia quando va tutto bene, ma quando si sono veramente presi gli schiaffi … Almeno dire: “Perché mi hai colpito?”

  44. Come le ho già detto: il suo sdegno è pure il mio.
    Aggiungo una certa “disinformatio” italica…

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/06/25/visualizza_new.html_1846492494.html

  45. antonella lignani scrive:

    In un antico processo leggiamo: ‘Tum Paulus: “Hominem Romanum et indemnatum quomodo potes flagellare?”. Cum hoc audivisset, tribunus, accedens ad Paulum, ei dixit: “Tune civis Romanus es?” Et ille dixit: “Civis Romanus sum!”. Protinus tribunus discessit et eum illico liberavit.’
    Una bella lezione quella degli Atti degli Apostoli! Ha ragione padre Livio, quando dice che il serpente sta sempre con la bocca aperta, e i ranocchi cattolici vi saltano dentro! Questo ha fatto il dimissionario premier democratico cristiano di Bruxelles. Cari amici del blog, scusatemi, ma sento di dire con Giovenale “Facit indignatio versus”! Per l’indignazione mi vengono in mente solo frasi latine.

  46. Poichè potrebbe esserci qualche lettore che non è a conoscenza dei fatti(gravi)accaduti in Belgio
    -oppure la sua conoscenza è incompleta e parziale-
    riporto l’articolo di ZENIT a riguardo:

    Permalink: http://www.zenit.org/article-22990?l=italian

    Indignazione della Santa Sede per la perquisizione dell’episcopato belga

    Sono state profanate due tombe della cripta della Cattedrale

    di Patricia Navas

    BRUXELLES, venerdì, 25 giugno 2010 (ZENIT.org).- Il Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, l’Arcivescovo Dominique Mamberti, ha espresso all’ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede, Charles Ghislain, il suo “vivo stupore” per il modo in cui le autorità giudiziarie del Belgio hanno effettuato alcune perquisizioni questo giovedì per indagare su presunti abusi sessuali commessi da membri della Chiesa.

    Il presule ha anche espresso “il suo sdegno per il fatto che ci sia stata addirittura la violazione delle tombe degli Em.mi Cardinali Jozef-Ernest Van Roey e Léon-Joseph Suenens, defunti Arcivescovi di Malines-Bruxelles”, segnala un comunicato della Segreteria di Stato pubblicato questo venerdì dalla Sala Stampa della Santa Sede.

    La portavoce della Giustizia belga, Estelle Arpigny, ha rifiutato di confermare il fatto, anche se ha ammesso che le tombe sono state perforate. Non ha neanche voluto rilasciare commenti al riguardo.

    “Allo sgomento per tali azioni, si aggiunge il rammarico per alcune infrazioni della confidenzialità, a cui hanno diritto proprio quelle vittime per le quali sono state condotte le perquisizioni”, aggiunge il testo vaticano.

    Alle 10.30 di questo giovedì, quando i Vescovi del Belgio erano riuniti nell’Arcivescovado di Malines-Bruxelles per celebrare la riunione mensile della Conferenza Episcopale, le autorità giudiziarie e le forze di polizia sono entrate nell’edificio.

    “Hanno significato che ci sarebbe stata una perquisizione dell’Arcivescovado, in seguito a delle denunce per abuso sessuale nel territorio dell’Arcidiocesi”, spiega un comunicato firmato dal portavoce della Conferenza Episcopale del Belgio.

    “Non è stata data nessun’altra spiegazione, ma tutti i documenti ed i telefoni portatili sono stati confiscati ed è stato significato che nessuno poteva lasciare l’edificio. Questo stato di fatto è durato fino alle 19.30 circa”, ha aggiunto.

    I membri della Conferenza Episcopale e il personale dell’Arcivescovado sono stati interrogati.

    “Non è stata un’esperienza piacevole, ma tutto si è svolto in modo corretto”, ha indicato il portavoce dell’episcopato.

    “I Vescovi hanno sempre detto di avere fiducia nella giustizia e nel suo lavoro – ha ricordato -. La presente perquisizione viene accolta con la stessa fiducia e perciò, per il momento, essi si astengono dal fare ulteriori commenti”.

    Ad ogni modo, l’episcopato di Bruxelles, insieme al professor Peter Adriaensses, presidente della commissione per il trattamento degli abusi sessuali nel contesto di una relazione pastorale, ha lamentato che durante un’altra perquisizione siano stati confiscati tutti i dossier di questa commissione.

    “Questo va contro il diritto alla riservatezza di cui devono beneficiare le vittime che hanno scelto di indirizzarsi a questa commissione – afferma il comunicato del portavoce dei Vescovi -. Tale azione lede dunque gravemente il necessario ed eccellente lavoro di questa commissione”.

    Dal canto suo, la Segreteria di Stato ha approfittato di questa congiuntura per ribadire la sua “ferma condanna di ogni atto peccaminoso e criminale di abuso di minori da parte di membri della Chiesa”,

    Allo stesso modo, ha sottolineato “la necessità di riparare e di affrontare tali atti in modo conforme alle esigenze della giustizia ed agli insegnamenti del Vangelo”.

    “Degno del Codice da Vinci”

    L’Arcivescovo metropolita di Malines-Bruxelles, monsignor André-Mutien Léonard, ha considerato il lavoro della Giustizia – pur esprimendo il proprio rispetto nei suoi confronti – “un po’ esagerato nelle modalità della perquisizione”.

    “Qui in Belgio, il nostro sentimento è moderato dal fatto che qui la giustizia può fare una tale perquisizione, senza limiti”.

    “In Italia creerebbe uno scandalo il fatto di aver perquisito anche nella cripta della cattedrale, perforato delle tombe per trovarvi dei documenti segreti – ha aggiunto -. In Belgio invece non creerà tanto stupore”.

    In una conferenza stampa concessa a Bruxelles, monsignor Léonard ha affermato scherzando che la perquisizione “è stata degna del Codice da Vinci”.

    Nel suo incontro con la stampa, monsignor Léonard ha definito “ottima” la nomina a Vescovo di Bruges di monsignor Jozef De Kesel, finora Vescovo ausiliare di Malines-Bruxelles.

    Il presule sostituisce monsignor Roger Joseph Vangheluwe, che in passato aveva abusato sessualmente di un giovane e la cui rinuncia è stata accettata dal Papa poco più di due mesi fa.

    L’Arcivescovo di Malines-Bruxelles ha espresso la propria riconoscenza al Papa per la nomina, definendo monsignor De Kesel “un uomo molto capace” e sottolineando che “potrà dare nuova speranza e fiducia ai fedeli della Diocesi di Bruges”.

  47. peccatore scrive:

    Ah, la Belgique, patria di tal Dutroux…
    La cui vicenda si avviluppa in retroscena massonici che la magistratura “indipendente” ha evitato di scavare, mettendoci una pietra sopra, preferendo mandare i poliziotti col trapano a scoperchiare quelle sulle tombe dei vescovi.
    Bruxelles, crocevia del male, ferita da un cristianesimo posto in ritirata anche dai suoi pastori precedenti, i più protesi (guarda caso) verso il “secolo”.
    Così adesso sempre da lì, tra eutanasie light e censure parlamentari sui preservativi, eccoti la polizia dentro le tombe…
    Forse dovrebbero cercare dentro le logge, dove troverebbero magari qualche indipendente giudicatore.
    Sarebbe bello assistere all’interrogatorio, di certi maiali, così sodali: dite, amici, avete domande da porci?

  48. LIBERAMENTE scrive:

    Prima che siate giudicati da dio in cui credete, sappiate che davanti alla legge di uno stato come il Belgio o l’Italia o altri stati europei, siete altrettanto tenuti a rispondere dei reati, così lo devono essere anche i vescovi e preti e suore, e cardinali e pure il papa se necessario (non potranno sempre cavarsela impunemente) e riconoscete a Cesare l’autorità che anche Saulo di Tarso riconobbe e persino Gesù riconobbe e si è sottoposto al giudizio e alla crocifissione, benché pietro lo voleva dissuadere dall’andare a Gerusalemme, e sapete bene come gesù aveva apostrofato il suo discepolo.

    Quindi, se gesù stesso, non solo non si è sottratto al giudizio e alla pena, ma addiritura è andato incontro all’arresto, perchè vi ostinate ad immunizzare a priori i vostri eminenti pastori?

    Non pensate secondo dio ma secondo gli uomini di potere, vi potrebbe dire gesù oggi, e siete come pecore che senza pastore, non essendo abituati a ragionare autonomamente con senso critico, a spada tratta fate come pietro contro il soldato Malco, cioè, la vostra fede passa alle armi del linguaggio apologetico e fanatico non potendo in alcun modo ragionare e dialogare serenamente con chi non la pensa come voi.

  49. Simon de Cyrène scrive:

    Uno stato laicista (sottolineo che laicista non vuol dire laico) è per sua intrinseca natura intollerante e liberticida.

    Eliminando Dio, si elimina l’unica valida Radice che garantisca la dignità umana, il rispetto della vita e della libertà religiosa.

    Ed è un processo naturale, storicamente verificatosi ogni qualvolta il laicismo è stato al potere : « Privatizzazione » del fenomeno religioso con cosequente massacro in massa dei più deboli, discrimazioni ed infine persecuzione religiosa.

    Il Belgio non scampa da queste logiche storiche, come non ne scamperà l’Europa laicista nel suo iniseme : eliminazione del fatto religioso dal dibattito pubblico, che induce il massacro degli innocenti con l’aborto e con l’eutanasia per cominicare ( sapete che i due terzi degli « eutanasiati » in Belgio lo sono stati contro la loro volontà ed addirittura aldilà dei quadri legali messi a posto lì ?), e dora veniamo al soppruso giuziario ed alla violazione delle tombe.

    Quando si mette Dio da parte si ammazza l’uomo nella sua più intima essenza : nel suo pensiero, nella sua libertà e nella sua vita : in questo il laicismo compartisce l’essenza omicida e deicida nazista e comunista.

    In questo blog, all’oocasione dei martirî cruenti che subiscono i cristiani nei paesi musulmani, ho sempre fatto il legame con la « persecuzione bianca » che noi cattolici subiamo in Europa da anni, ma sembra proprio che i tempi si accellerino e che non tarderà molto prima che subiremo anche quella « rossa » a giudicare dai sopprusi insulsi della magistratura belga.

    Quanto ai vescovi che dicono che fanno « fiducia » al sistema belga, spero che sia solo un afrase di circostanza perchè, a ben vedere, se c’è un sistema giudiziario nel qual non si possa avere fiducia è propio quello belga.

    In Pace

  50. Simon de Cyrène scrive:

    Quanto è avvenuto in Belgio, aldilà della solita sopraffazione liberticida degli stati laicisti di cui accennavo nel mio post precedente, mostra anche il limite di una politica di trasparenza totale rispetto allo Stato per quanto concerne la Chiesa.

    In questo senso, la prudenza e diffidenza Wojitiliana, figlia di decenni di esperienza con stati totalitari laicisti come quelli mazisti e comunisti che la Polonia ebbe da subire, sembrano essere più una virtù che un male e mostrano quanto l’attuale polemica Sodano/Sepe/poltica wojitliana/trasparenza totale/tolleranza zero manca furiosamente nella pratica reale di perspettiva storica.

    Il soppruso avvenuto ieri in Belgio ad opera delle autorità giudiziare di quel paese, con il kidnapping dei vescovi riuniti in conferenza episcopale, confiscando i loro telefonini, confiscando documenti volutamente confidenziali dalle « vittime », violentando tombe cardinalizie, mostra ancora una volta, se bisogno ci fosse, quanto sia sempre necessaria nella storia un’indipendenza certa della Chiesa ed il bisogno storico di avere uno Stato Indipendente e riconosciuto internazionalmente come il Vaticano.

    In Pace

  51. mauro scrive:

    Caro Simon de Cyrène, lei scrive :”quanto sia sempre necessaria nella storia un’indipendenza certa della Chiesa ed il bisogno storico di avere uno Stato Indipendente e riconosciuto internazionalmente come il Vaticano.”

    La Città del Vaticano già è uno stato indipendente riconosciuto in sede ONU ma lei si dimentica che operando in altri stati è soggetto alle loro leggi.

  52. Andrea Tornielli scrive:

    Querido Fran,

    no se nada sobre la exortaciòn postsinodal sobre la Palabra de Dios. Creo que serà publicada antes del inicio del nuevo Sindo extraordinario dedicado al Medio Oriente, del proximo octubre.
    No se nada del Sinodo 2011.

  53. LIBERAMENTE scrive:

    Laicista e laico è uguale, Simone, la tua ignoranza è proverbiale, fai dei distinguo inesistenti, anzi, sei specialista nei distinguo insesistenti, sei irrilevante nelle tue considerazioni scontate e già minestra riscardata per l’ennesima volta.

    ecco il suo vero significato.
    Autonomo rispetto alle istituzioni religiose; non ispirato da una fede. Che si ispira al laicismo.

  54. ADRIANO MEIS scrive:

    ——-@ LIGNANI @ PECCATORE @ PDANILO———-
    La polizia belga ha adoperato la maniera forte? Troppo semplice e troppo facile il vostro gridare,come al solito, all’offesa sanguinosa.
    Non dimentichiamo che abbiamo a che fare con una Istituzione che, già al suo debutto, è partita falsificando l’atto di donazione di Costantino. (Se cosi’ si chiama)
    Nè ha impiegato mai forme civili e premurose quando s’è trattato di difendere il proprio potere.
    Gli scandali sono mille. Le aberrazioni pure. La polizia ha il diritto di vederci chiaro. Io direi, basta con l’ossequio preconcetto e monodirezionale. La chiesa non ha sempre dimostrato di meritarli.
    Grazie a tutti e scusate : ma ce n’è ,ormai, abbastanza perchè sia arrivato il tempo di usare un pò di franchezza….

  55. Simon de Cyrène scrive:

    Il provocatore Liberamente non si è nenache dato la pena di farsi un giro sulla Wikipedia, che mi sembra dover esser una forma di informazione accessibile al suo livello:

    “Il corrispondente aggettivo è “laicista”, mentre con l’aggettivo “laico” (corrispondente a “laicità”) ci si riferisce a una persona non necessariamente laicista, poiché questo auspica la non-interferenza della religione nella vita civile e quindi la netta separazione stato/chiesa, mentre chi si dichiara laico semplicemente non approva la teocrazia.

    L’aggettivo laico, che inizialmente indicava i fedeli cristiani non appartenenti al clero, si riferisce quindi ad una persona che può essere decisamente anti-laicista.

    Il successivo significato di carattere politico (“non religioso”), invece, nasce con l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese anche in senso “laicista”, finché questo nel ’900 ha assunto la connotazione di irreligioso o areligioso, il che non è assolutamente il laico.

    La qualifica di laico pertiene quindi all’assertore della “laicità” di uno stato in cui può esserci tuttavia una religione ufficiale riconosciuta, ovvero un concordato.

    Il laicista invece è generalmente contrario ad ogni concordato, cioè ad ogni rapporto che in qualche maniera vincoli lo stato all’istituzione religiosa.”

    In Pace

  56. antonella lignani scrive:

    Mi aspettavo le critiche fatte alle mie affermazioni, ma quando si dibatte spesso avviene che le argomentazioni debbano essere più articolate di quello che sono. Trovo molto buono l’editoriale di Marina Corradi sull’ “Avvenire” di oggi. Ed ora proverò a rispondere ad alcune critiche. E’ vero che i martiri subivano il martirio senza ribellarsi, ma per loro parlò Tetulliano, che criticò le disposizioni date dallo stesso imperatore Traiano. Violare tombe è meno grave che violare bambini: questa mi sembra una osservazione giusta, ma forse chi viola le tombe (almeno nel nostro immaginario) ha abdicato ai sentimenti di umanità, per cui finirà poi per compiere altre violazioni contro un essere umano. “Deorum Manium iura sancta sunto”: così recitavano le XII tavole. Chiedo scusa se finisco sempre per ricadere nel latino, che d’altra parte è la lingua del diritto (seguendo, dicono gli studiosi, le caratteristiche dell’etrusco e dell’umbro – ed io sono umbra).

  57. Simon de Cyrène scrive:

    … ed io mi ricordo quando a scuola si studiava che in paleontologia si riconosceva la presenza di una comunità “umano” (per distinguerlo da altri primati) dall’evidenza di un culto per i morti.

    Sembra che i nostri amici belgi siano ricaduti a prima dei tempi delle caverne… il che non è strano in una società dove si ammazza e si eutanizza anche chi non lo ha chiesto.

    In Pace

  58. Teramo / Giubileo sacerdotale di don Valentino Riccioni della chiesa Santo Spirito di Teramo (29 giugno 1960 – 29 giugno 2010). Celebrate le “Nozze d’oro” con Dio: 50 anni di sacerdozio al servizio dei fratelli. Nella solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli (29 giugno), patroni di Roma e del Mondo intero, fiduciosi dell’istituzione anche in Italia della solenne festività civile, centinaia di fedeli ringraziano don Valentino Riccioni. La Santa Messa officiata alla presenza di Sua Eccellenza Mons. Michele Seccia, della Comunità neocatecumenale, delle suore e dei frati francescani dell’Immacolata e della Fraternita Laicale Domenicana. Ecco com’è nata la vocazione di don Valentino. “Non fu il mantello di Eliseo, ma la tonaca sacerdotale” – annuncia all’Assemblea il carissimo parroco. La chiamata di Dio è una novità inconfondibile, non programmabile e imprevedibile. Mons. Seccia:“Chi sceglie Gesù ha tutto subito”. Don Valentino ricorda don Nicola Di Matteo e don Gianni Di Bartolomeo nell’ardente e commosso applauso generale dell’Assemblea.

    (di Nicola Facciolini)

    “Sei tu Signore l’unico mio bene. Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio”(Salmo 15). Nella solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli (29 giugno), patroni di Roma e del Mondo intero (www.santiebeati.it/dettaglio/20375), fiduciosi dell’istituzione ufficiale anche in Italia della solenne festività civile, celebriamo il giubileo sacerdotale di don Valentino Riccioni, parroco della chiesa “Santo Spirito di Teramo”(Abruzzo). Il Salmo 15 può definirsi la sintesi di 50 anni di vita sacerdotale vissuta da don Valentino in mezzo alle sue pecorelle. “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore”(Magnificat), è il canto prediletto di ogni sacerdote che trova nella Santissima Madre di Dio la fresca sorgente di ogni protezione e grazia divine. Sono trascorsi esattamente cinquant’anni dall’ordinazione di don Valentino. Correva l’Anno del Signore 1960. Era il 29 giugno, in piena Guerra Fredda. Il raggio laser era stato appena inventato e brevettato anche grazie al contributo di Albert Einstein, 55 anni prima. Ognuno faccia mente locale per rendersi effettivamente conto di che cosa significasse all’epoca, in pieno XX Secolo, con la divisione mondiale nei due blocchi Usa-Urss, abbracciare la Croce di Gesù Cristo per servire i propri fratelli nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana, in un contesto come quello vissuto dalla nostra città e dal nostro Paese. Don Valentino ha attraversato indenne due secoli profondamente diversi eppure così simili: ancora oggi la Chiesa è perseguitata, offesa e attaccata dal Maligno in tutto il mondo, fin dal suo interno. Nonostante le tecnologie, il progresso e i successi della scienza, siamo sempre essere umani bisognosi di Dio, con tutti i nostri limiti. Quanti santi battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e sante messe, in questi lunghi anni hanno segnato la vita, l’azione e l’impegno ecclesiale e sociale di don Valentino fra i suoi parrocchiani, sempre in aiuto agli ultimi. Un lungo elenco di opere buone che tutti vogliamo ricordare. Domenica 27 giugno 2010 il popolo di Dio ha voluto ringraziare don Valentino personalmente. Centinaia di teramani si sono stretti vicini al suo cuore, alla presenza vivificante del vescovo Sua Eccellenza Mons. Michele Seccia, insieme alla Comunità neocatecumenale, alle Suore ed ai Frati francescani dell’Immacolata ed alla Fraternita Laicale Domenicana. Centinaia di concittadini hanno animato la Santa Messa giubilare sacerdotale celebrata in largo Proconsole (di fronte alla statua del procuratore romano Sor Paolo!), complice il bel tempo, tra il canto delle rondini e l’azzurra grazia benedicente della Madonna di Fatima portata in processione dalla chiesa fino all’altare. La regolare occupazione del suolo pubblico si è resa necessaria tra Largo Proconsole e Corso Porta Romana. “E’ l’ora del ringraziamento per i tanti doni che il Signore ha fatto alla mia vita – rivela don Valentino Riccioni – e per la grande misericordia che ha usato verso di me. Ringrazio tutti, in particolare Maria Santissima che ha illuminato il mio cammino di sacerdote da sempre”. Don Valentino ha trascorso la maggior parte dei suoi anni di sacerdozio nella comunità parrocchiale di “Santo Spirito”, nell’omonimo quartiere aprutino. “Vi ringrazio per la vostra benevolenza e sincera accoglienza. Ormai sono di casa, apparteniamo tutti alla stessa famiglia. Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore! Come popolo regale, profetico e sacerdotale, siamo una sola famiglia in Cristo. La Vergine Santissima ci faccia dono del Suo cantico di lode, uniti nella preghiera costante per le esigenze di tutti e perché il Suo Figlio mandi nuovi e numerosi operai per la Sua messe”. Nel ricordo del giovane sacerdote don Gianni Di Bartolomeo, prematuramente scomparso alcuni mesi fa, la commozione è stata generale. La Diocesi di Teramo-Atri ha bisogno di nuovi sacerdoti santi, autentici, dotti esempi di Cristianesimo vissuto e partecipato in mezzo alla gente. “Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza” (Salmo 95,1). Le letture della XIII Domenica del Tempo Ordinario (Primo Libro dei Re, 19,16b.19-21;Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati, 5,1.13-18; Vangelo secondo Luca 9,51-62) hanno illuminato a giorno quelle che sono le attuali urgentissime esigenze della Chiesa aprutina e la valenza altamente spirituale della celebrazione giubilare sacerdotale di don Valentino e di tutti i sacerdoti e religiosi diocesani, in un tempo difficile per la Chiesa e per il mondo. In cui, nonostante le tecnologie disponibili per tutti, ci si dimentica di tutto, anche delle date dei propri battesimi, comunioni e cresime. Eliseo viene designato profeta di Dio al posto di Elia che “passandogli vicino gli gettò addosso il suo mantello”. Alla chiamata di questi, va a baciare i genitori, fa un sacrificio di congedo e poi intraprende la missione. Tutto questo in piena sintonia con la parola di Dio. Elia gli getta addosso il suo mantello di profeta ebraico, per farli capire che è chiamato al ministero. Chi era Eliseo? Era un contadino. Il suo nome significa: Dio è mia salvezza. Secondo il racconto biblico, stava arando con dodici paia di buoi e conduceva la dodicesima coppia, non pensava a un’irruzione di Dio così straordinaria nella sua vita. Poi con l’unzione ricevuta da Elia diventa suo discepolo e successore, finché quest’ultimo non fu rapito in cielo, sopra un cocchio fiammeggiante, mentre percorreva la strada per Gèrico. Grazie al prodigioso mantello di Elia, che egli aveva fatto in tempo a far cadere, Eliseo attraversò il fiume Giordano e giunse a Gèrico dove fu riconosciuto come il vero erede di Elia. In questa città compì il miracolo di guarire con del sale e dell’acqua, la sua terra arida. Ogni sacerdote ha il suo “mantello”. San Paolo parla della libertà del cristiano, da attuare vivendo nella carità, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo. Il seguire Gesù deve essere anteposto ad ogni altro valore, come ricorda il Vescovo. Gesù con decisione si dirige verso Gerusalemme ed è consapevole di portare a compimento la missione ricevuta da Dio Padre. Conosciamo la nostra? La prontezza e la forza della decisione sono due qualità essenziali, due istruzioni inconfondibili. Non si deve essere condizionati dai legami familiari nel seguire Gesù, il Maestro. Il regno di Dio non è una fantasia ideale, è una realtà assoluta invisibile e visibile. E’ praticabile la via evangelica tracciata da Gesù? “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Solo Spirito Santo che ci vuole liberi, non le nostre misere forze, ci abilita e ci trasforma istantaneamente a dare la risposta all’esigente chiamata di Gesù, per vivere la Sua esperienza umana nella nostra vita. Come fa notare mons. Seccia “il significato di questa nostra festa giubilare sacerdotale è chiaro: la nostra gratitudine al Signore per don Valentino e per tutti i nostri sacerdoti di questa nostra Diocesi, perché quando un uomo riesce a dire: Sei tu Signore l’unico mio bene, allora ha trovato la perla preziosa nascosta nel campo e fa di tutto pur di possederla”. La chiamata di Dio non è un sentimento, non è un desiderio. “E’ lo sperimentare che l’amore di Dio è un’esperienza che abbraccia e condiziona tutta la vita, ma nello stesso tempo rende estremamente liberi. Sei tu Signore l’unico mio bene: è la sintesi di 50 anni di vita sacerdotale di don Valentino. Può valere per ogni sacerdote, per qualunque cristiano, qualunque laico battezzato che a un certo punto della sua vita deve dire: la fede che senso ha nella mia vita?”. La risposta ce l’ha fornita don Valentino. “Il giubileo sacerdotale non è un bilancio dell’attività svolta: questa potrebbe essere la prima sensazione. Ma attraverso il ricordo, la rassegna di quanto avvenuto, si scopre la Verità vera”. Chi ha permesso di realizzare tutto questo, chi dato senso alla vita di ogni sacerdote come don Valentino, chi ha offerto il motivo per cui tante attività, impegni ed azioni parrocchia
    li hanno avuto una carica, una finalità, una motivazione e un successo in tutti questi anni? “L’Amore di Dio, al centro di tutto. Per questo – fa notare mons. Seccia – non possiamo fare a meno di rendere grazie a Dio insieme con e per don Valentino: dopo un cammino così lungo, chi lo ha vissuto sintetizza tutto in due parole: grazie Signore! E noi lo diciamo con lui. Se siete così numerosi a ringraziarlo, a tal punto da dover occupare un’intera piazza, è perché ciascuno ha un legame con la figura di questo sacerdote. Ciascuno ha ricevuto qualcosa. Un ricordo particolare, una parola, un consiglio. Allora anche noi diciamo: Signore, sei tu l’unico mio bene! Perché attraverso don Valentino abbiamo messo al centro della nostra vita l’Amore di Dio che ci rende liberi. Nessuno è veramente libero come colui che si lascia prendere dall’Amore di Dio”. Il mondo ragiona al contrario. Il mondo pensa che l’Amore di Dio condiziona, ingessa, blocca, irrigidisce, impedisce di vivere una vita sana: per capirsi, questa è l’immagine che sfortunatamente ci ha lasciato la nostra Nazionale di calcio ai Mondiali Fifa 2010 in Sudafrica. I nostri Azzurri erano spaventati e annichiliti, incapaci di giocare. L’immagine calza a pennello. “E quindi il ministero, il celibato, gli impegni, il non avere una famiglia, etc., non sono più un problema – rivela il Vescovo – ma è proprio questa la ricchezza della vita sacerdotale. E’ proprio qui il motivo di una gioia profonda perché tutto questo significa che la vera libertà come dono della vita per il prossimo, viene da Dio. Non è l’autonomia di fare quello che ci pare e piace. Quella libertà che si sperimenta nel sentirsi attratti, come da una calamita, dall’Amore di Dio”. Una calamita che funziona in modo strano. “Ci attira a Dio mettendoci al servizio dei fratelli, ci richiama la centralità di Dio ma facendoci guardare intorno, nella Chiesa, nella Comunità, nel Ministero che è affidato e che va dal Battesimo alla celebrazione di tutti i sacramenti, in modo particolare quello dell’Eucarestia dove l’Amore di Dio diventa palpabile, concreto, carnale: il Verbo si è fatto carne, in sacrificio per noi”. Il sacerdote fa proprie le parole di Gesù. “Si sperimenta, allora, la dimensione di un Amore appassionato che conduce alla Passione per Amore. Avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. A questo è chiamato il sacerdote. A questo porta anche il: Sei tu Signore, l’unico mio bene. Come Gesù dice: Padre, io vengo per fare la Tua volontà. Padre, tu mi hai amato, come hai amato me io ho amato te, così amo quelli che mi ha dato, perché siamo una cosa sola e perché nessuno di coloro che mi hai dato vada perduto. Questa è la consegna che Gesù fa agli Apostoli e a tutti noi nell’Ultima Cena, come ci ricorda san Giovanni nel suo Vangelo. Ma c’è qualcosa di più ancora. Perché la Parola di Dio, parlandoci della vocazione, usa dei riferimenti concreti che possono essi stessi fare da filtro e da spunti di riflessione per ogni sacerdote”. L’esperienza di Elia e di Eliseo è paradigmatica: il Signore manda Elia a chiamare Eliseo perché lo deve ungere. “Il mantello – spiega il Vescovo – è il segno di riconoscimento di una persona autorevole che voleva mantenere viva l’Alleanza tra il popolo di Israele e Dio. Quando Eliseo sente il mantello su di sé, capisce che è stato chiamato da Dio. Ed abbandona tutto. Verrebbe da chiedere a don Valentino quando e come ha sentito questo mantello su di sé”. Ogni sacerdote dovrebbe parlare della sua vocazione, sorgente di ogni grazia, per rivelare a tutti come Dio si manifesta nella vita. “Il mantello è chiaramente un simbolo, è un elemento materiale, però nella vita di ciascuno di noi c’è un momento topico fondamentale in cui si viene presi per mano da Dio, ricevendo un segno che non è la gioia del bambino che si diverte a fare il chierichetto, perché vuole magari da grande diventare prete. Molto di più. E’ lo scoprire che Qualcuno ti ha preso per mano e ti vuole condurre per una strada che può sembrare difficile e imprevista ma, a un certo punto, questa via diventa affascinante. Per cui al mantello, alla mano, alla proposta, arriva subito la risposta: Ecco io vengo, Signore, per fare la Tua volontà”. Fare la volontà del Padre, non è mai facile. “Gesù sa che a Gerusalemme lo attende la croce, l’elevazione, l’immolazione per la salvezza dell’umanità. Ma non si tira indietro. Manda gli Apostoli a preparare la strada dove sperimentano il loro fallimento. Come ieri, anche oggi e sempre. Andate a Gerusalemme? Voi siete i discepoli di Gesù di Nazareth? Cambiate strada, non c’è posto per voi! Gli Apostoli sperimentano il rifiuto che scotta, brucia ed umilia. Gli Apostoli che non hanno ancora ricevuto il dono dello Spirito Santo, si sentono di reagire in un modo violento. Giacomo e Giovanni invocano il fuoco celeste sul villaggio che non ha voluto ospitare il Maestro. E Gesù li rimprovera perché Dio non s’impone ma si propone, Dio offre sé stesso, il suo Amore”. Per arrivare a dire: Signore, sei tu l’unico mio bene, bisogna operare una scelta radicale. “Bisogna essere davvero convinti che la Parola di Dio è una voce di libertà, così quando la certezza della chiamata è forte, non vi sono più condizioni. Parole antiche e situazioni moderne. Ti seguirò ovunque Tu vada: voglio venire con Te, Gesù, Maestro. E Gesù pacificamente diventa un capo-popolo, un capo-gruppo, un leader che mette in guardia i suoi: mi vuoi seguire? Sappi che il Figlio dell’uomo non ha nemmeno una pietra dove posare il capo. Le condizioni che Gesù pone a chi prende l’iniziativa di volerlo seguire, di volersi fare Suo discepolo nella Chiesa, sono precise: chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. C’è anche chi viene chiamato direttamente da Dio. Forse, prima dobbiamo chiudere un conto, salutare i cari, spegnere il computer, seppellire un parente. Ma Dio non aspetta. “Gesù risponde in modo chiaro: lasciate che i morti seppelliscano i morti. E sia chiaro: non è una mancanza di rispetto per i genitori, non è un modo per lasciare un segno negativo. E’ solo per far capire che molte volte siamo legati a ciò che è morto e passato: l’idea di un genitore, un qualcosa a cui siamo stati molto legati o dipendenti e da cui non vorremmo separarci, e quindi prendiamo tempo. Vengo, ma non subito! E qui c’è l’ultimo riferimento di chi vuole seguire Gesù seguendo l’esperienza di Eliseo: salutare i cari. Con Gesù cambia il discorso. Chi sceglie Gesù ha tutto subito. Chi sceglie di farsi discepolo del Maestro, di seguire la Sua voce e sente sopra di sé il “mantello”, allora tutto il resto diventa relativo. Se questo “bene”, il Signore, è l’unico per noi fondamentale ed assoluto, tutto il resto si relativizza. E se c’è qualche scusa per tornare indietro, Gesù dice:“nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. Cioè, non è degno di me. Questo sacerdozio di don Valentino che celebriamo ci deve ricordare che ancora oggi Dio chiede a tanti giovani di essere Lui il centro della loro vita”. E qui mons. Seccia rivela la situazione della Chiesa locale. “In questi anni che sono a Teramo ho visto, grazie a Dio, tanti giovani che hanno scelto il sacerdozio. Hanno pronunciato il loro SI sentendosi chiamati. Ma sappiate che non è nemmeno facile perché a volte si può confondere un desiderio personale con la voce di Dio. La voce di Dio si mette alla prova. E ci sono tante situazioni che ci devono fare sperimentare l’autenticità della vocazione. Gesù ne ha elencati alcuni. Sta a noi come sacerdoti, educatori e genitori discernere questa Chiamata perché la risposta a Dio sia pura, definitiva, gioiosa e concreta. Se siamo qui così numerosi a celebrare don Valentino, è perché questo nostro sacerdote 50 anni fa ha pronunciato solennemente il suo SI definitivo, gioioso e convinto a Dio. Voi, teramani, ne siete stati testimoni in molti di questi 50 anni. Lodiamo insieme il Signore pe
    rché fino a quando vorrà, don Valentino possa continuare con lo stesso entusiasmo, la stessa dedizione, a elargire la Parola e la Grazia di Dio. Per questo, caro don Valentino, preghiamo con te e per te e tu continua a pregare il Signore per tutta la Comunità che ti è affidata e per la quale ogni giorno presiedi l’Eucarestia. Che la Vergine Santa, la Regina del Cenacolo, ti sia sempre accanto ed apra il tuo cuore e il tuo spirito a ricevere incessantemente il dono del Paraclito perché ti dia la Parresìa, cioè il coraggio di annunciare e testimoniare la Verità del Vangelo oggi. Tanti auguri. Sia lodato Gesù Cristo”. Qual è il “mantello” di don Valentino? “Ripensando alla mia vocazione – rivela don Valentino visibilmente commosso – non è stato un mantello ma una tunica. In Prima Media ho studiato in Ascoli Piceno, in un collegio vescovile, e, osservando l’abito del rettore che era un prete e dei seminaristi, rimasi folgorato e mi innamorai del sacerdozio. Andai da rettore e rivelai le mie intenzioni di farmi prete. L’anno successivo mi trasferii al seminario di Ascoli dove è avvenuta la mia formazione sacerdotale. Così mi si è manifestato Dio. Entrai in seminario e mia madre mi disse che quando venni alla luce l’ostetrica si meravigliò del fatto che subito dopo il parto il mio aspetto fosse quello di un prete. Con la faccia da prete, i giochi erano fatti! Per questo ringrazio tutti i miei parrocchiani, in particolare il nostro Vescovo sempre in comunione con noi e visibilmente presente in questa celebrazione sacramentale giubilare. Nel segno della sua paternità ci sentiamo spiritualmente figli suoi. Ringrazio i miei parenti: io sono il settimo figlio, ormai cinque sono nel Regno di Dio, due sono presenti alla celebrazione, con mia sorella novantenne. In questi lunghi anni ho ascoltato tanta Parola di Dio e lo benedico; ho detto anche tante parole, ho annunciato la Parola di Dio. Adesso dentro di me c’è un silenzio pieno di gratitudine e di contemplazione: dal mio cuore sorge un Grazie a Dio perché si è rivelato nella mia vita come Padre. E mi sento suo figlio. Anche voi avete ricevuto la Rivelazione di Dio Padre per sentirvi Suoi figli. Allora siamo fratelli di uno stesso Padre. Una sola famiglia. Questo è il frutto di Gesù Cristo Sacerdote in eterno. Ringrazio il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, per il mio sacerdozio. Io sono arrivato a Dio come a ciascuno di voi è concesso di arrivare grazie al Battesimo. Con Gesù abbiamo toccato con mano l’Amore di Dio, la Sua Paternità. In Gesù siamo stati trasformati e rigenerati in figli di Dio. Per cui ci sentiamo in Cristo, il Figlio unigenito, tutti Suoi coeredi. E in Gesù impariamo a pregare. Abbiamo celebrato l’Eucarestia: san Paolo ci dice che mangiando lo stesso Pane che è Gesù, diventiamo lo stesso Corpo nella Chiesa. Ringrazio Gesù che mi ha chiamato ad essere Suo ministro, a rendere realmente presente nella Santa Messa il Suo Corpo nel quale siamo chiamati tutti ad essere segno visibile di unità”. Don Valentino ricorda che nella comunità parrocchiale ci sono tanti carismi e doni “ma tutti siamo uniti in Cristo Gesù che il sacerdote (Suo segno visibile) rappresenta Vivo in mezzo a noi. Ringrazio lo Spirito Santo al Quale mi sono sempre sentito affezionato in quanto parroco dello Spirito Santo in una chiesa a Lui dedicata”. Don Valentino ricorda una battuta di Papa Giovanni XXIII, nell’applauso generale dell’Assemblea. “Quando una suora dell’ospedale si presentò quale Superiora dello Spirito Santo, il Papa rispose: Io appena Vicario di Cristo! Lo Spirito Santo mi ha illuminato, protetto, aiutato a discernere, mi ha conservato nonostante i limiti dei miei peccati, nella costanza della fedeltà a Gesù Cristo ed alla Sua Chiesa. Ringrazio la Vergine Santissima, Regina delle vocazioni: ho sperimentato nella mia vita la presenza viva e tangibile di Maria, Madre di Dio. La Madonna mi ha sinceramente portato per mano fin da piccolo. E continuerà a farlo, ne sono certo, come una dolce madre con il suo bambino. Mille anni per il Signore sono come il nostro giorno che è passato! Allora sentiamoci figli in comunione con Dio, sentiamoci fratelli, per partecipare con Lui un giorno alla Sua Gloria! Noi siamo preti perché il popolo di Dio si senta un popolo sacerdotale e regale, ognuno secondo la propria vocazione. Siamo tutti sacerdoti in quanto Cristiani protetti dalla Vergine Santissima. Facciamo dunque buon uso della nostra vita, come sacerdoti e testimoni della Verità del Vangelo. Il mio pensiero, la mia preghiera, il mio ringraziamento va a tutti i ministri di Dio che mi hanno preceduto, come don Nicola Di Matteo e il giovane don Gianni Di Bartolomeo (ardente e commosso l’applauso generale dell’Assemblea, NdA): sono sicuro che ci aprono la strada al Paradiso, fin da questa dimensione terrena, nella prospettiva dell’eternità beata in Cielo con tutti i Santi. Il Signore conceda loro la pienezza della beatitudine celeste”.

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