Sguardo cattolico/3 Nozze gay

Lo scorso 30 gennaio, Benedetto XVI ha scritto via twitter: «Ogni essere umano è amato da Dio Padre. Nessuno si senta dimenticato, perché il nome di ciascuno è scritto nel Cuore del Signore». Sono parole sulle quali ho riflettuto spesso in questi giorni. Come sapete in Francia, ma anche in altri paesi, compreso il nostro, si discute a proposito delle leggi che introducono il matrimonio tra persone dello stesso sesso e anche la possibilità per le coppie gay di adottare bambini.

Condivido le ragioni che hanno portato tanti francesi in piazza – una manifestazione assolutamente non confessionale, che ha molto da insegnare ad altre realtà, compresa la nostra – e sono convinto che sia possibile venire incontro alle esigenze delle persone agendo sul diritto privato, senza stravolgere la natura della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, della quale parla anche la nostra Costituzione.

Mi preoccupa il fatto che in certe semplificazioni mediatiche e in qualche caso anche in certe semplificazioni da parte di chi comunica, si rischi di non tenere sempre adeguatamente presenti quelle parole del Papa, che rappresentano il cuore del messaggio cristiano. Parlando di «gay», di «omosessuali» etc. si fa talvolta passare in secondo piano il fatto che si tratta sempre di persone e che mai la tendenza sessuale (che in molti casi non è frutto di una scelta o di un condizionamento dell’ambiente circostante) dovrebbe usata per definire una persona.

Mi piacerebbe che anche quando si interviene manifestando la contrarietà a progetti di trasformare ogni desiderio in diritto, sempre si tenesse presente e si riuscisse a comunicare agli interlocutori che «ogni essere umano è amato da Dio Padre. Nessuno si senta dimenticato, perché il nome di ciascuno è scritto nel Cuore del Signore», anche il nome delle persone omosessuali, insieme a quello di tutti gli altri poveri peccatori.

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Print
Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

64 risposte a Sguardo cattolico/3 Nozze gay

  1. Sergio scrive:

    Charitas in veritate: quello che sta avvenendo in Europa è un fenomeno che non si è mai visto nella storia dell’uomo e che nulla ha a che fare con le discriminazioni. Si tratta della non accettazione della legge naturale che prevede un maschio e una femmina per la generazione della vita, che nasce appunto, dall’ unione di un uomo e di una donna. Da questa unione e dall’amore vengono generate la famiglia e la stessa società. Negando questa verità scritta nella Natura stessa crediamo di sostituire al matrimonio o di equiparare al matrimonio l’unione omosessuale, la quale, una volta riconosciuto lo status del matrimonio, ottiene (ed ha ottenuto) il “diritto” a disporre di figli, che vengono confezionati a la demande, attraverso fecondazioni in vitro, con tutto ciò di inumano questo comporta (“selezione” degli embrioni, diagnosi preimpianto, eliminazione, cioè aborto, di embrioni malati, parcheggio di embrioni sovrannumerari congelati fino a quando?). Inoltre, in questa onda che sta investendo politici grigi e legati all’alta finanza, il diritto dei figli ad avere un padre ed una madre è completamente cancellato: essi diventano solo un diritto ed una necessità. Non sono un dono e devono essere sani fisicamente, anche se saranno affidati a due “genitori” dello stesso sesso. tutto ciò non ha nulla a che vedere con la considerazione che si deve avere e si ha, dei fratelli omosessuali, ma non è possibile chiudere la bocca alla verità con delle leggi “antiomofobiche”, che servono solo a spianare la strada ad un piano che porterà presto le nostre società al disastro. Solo ritornando al Signore riusciremo a trovare la strada.

  2. francesco scrive:

    la naturalità di cosa? la Chiesa accetta – anzi ritiene che sia un dovere inderogabile in nome di un principio, quello della sacralità della vita, che è una conquista moderna e non certo ascrivibile alle religioni – che si tengano tecnicamente in vita delle persone che altrimenti naturalmente sarebbero morte. Poi però non accetta che tecnicamente si possa evitare di avere dei figli ad ogni rapporti (anche il profilattico è tecnica). qui c’è una contraddizione di fondo che tutti ignorano (così come l’appiattimento della religione alla morale)

    • Fra Frustino scrive:

      Se la religione ha un campo di influenza specifico quello è precisamente la morale: la Chiesa conosce molto bene l’uomo, perché ce lo ha detto il Creatore come siamo fatti. L’uomo contemporaneo, pretende di conoscere ogni cosa, ma ha smarrito se stesso. Opinioni semplicistiche e grossolane come quella da lei espressa dimostrano una grande lacuna a livello antropologico. L’egoismo di quelli come lei che pretendono separare le dimensioni unite di una realtà buona creata dal Signore perché troppo impegnati a pensare alla propria soddisfazione, falsifica ogni presunto atto di amore, che di fatto in tal mondo non è più una reciproca manifestazione d’amore, ma l’incontro tra due egoismi.

  3. Reginaldus scrive:

    «Ogni essere umano è amato da Dio Padre”: che frase ad effetto! e come suona bene alle orecchie dell’uomo moderno, che si sente libero di fare il cavolo suo senza il fastidio di un minimo turbamento: Dio mo coccola comunque! Dimenticando che l’amore di Dio è assolutamente intransigente, e che l’ira di Dio è terribile contro coloro che non si lasciano attrarre da Lui! Anche i nomi dei dannati sono scritti nel cuore di Lui! Che paura di pronunciare la parola ‘peccato’, e che terrore chiamare i trasgressori dell’amore divino ‘peccatori’! Che paura presentare chiaramente il senso dell’amore divino, per il quale il peccatore è chiamato a convertirsi così che viva e non abbia a PERDERSI… E noi – questi nostri pastori di Paglia – ci preoccupiamo dell’ applicazione del diritto privato a favore di questi particolari “amati da Dio”, non della loro risposta a Dio! Per ora… in attesa che anche da noi, con la benedizione dei nostri Paglia e Bettazzi et similia, si possa aprire, per gli stessi, la stessa strada del diritto matrimoniale e di adozione già aperta altrove…

  4. Sergio scrive:

    Cari figli, vi invito a riflettere sul vostro futuro. Voi state creando un nuovo mondo senza Dio, solamente con le vostre forze ed è per questo che non siete contenti, e non avete la gioia nel cuore. Questo tempo è il mio tempo perciò, figlioli, vi invito di nuovo a pregare. Quando troverete l’unità con Dio, sentirete la fame per la parola di Dio, ed il vostro cuore, figlioli, traboccherà dalla gioia. Testimonierete ovunque sarete l’amore di Dio. Io vi benedico e vi ripeto che sono con voi per aiutarvi. Grazie per avere risposto alla mia chiamata!
    Medjugorje – Messaggio del 25 gennaio 1997

  5. Maciej scrive:

    come sempre il raggionamentio del Autore si distingue di guisto equilibrio e di spirito della carita

  6. MauriZio scrive:

    ha detto con simpatica ironia la giornalista Costanza Miriano : ora le coppie omosessuali monocolori pretendono di definirsi “arcobaleno”. Si potrebbe aggiungere interrogativamente: perche’ ne fanno di tutti i colori ? (ma pensano grigio)

  7. Alberto scrive:

    Intervento sul tema dello storico cattolico Guido Formigoni

    La forte prolusione del card. Bagnasco all’ultimo consiglio permanente della Cei del 28 gennaio merita qualche riflessione. Forse come mai prima d’ora è emersa una perorazione significativa a considerare l’ideologia individualistica come problema dominante nella nostra attuale società: «La madre di tutte le crisi è l’individualismo». E’ un testo che si può affiancare a un’altra forte proposta di riflessione come quella del gran rabbino di Francia, Gilles Bernheim, che ha motivato un’opposizione alla legge Hollande sul cosiddetto «matrimonio per tutti», con un richiamo profondamente antropologico alla simbologia biblica.

    E’ importante che le culture religiose parlino in questo modo, facendo appello a dimensioni profonde dell’essere umano e invitando tutti a un ragionamento accorato sui fondamenti della civiltà. Non si dovrebbe più poter considerare questi riferimenti soltanto delle patetiche frontiere «confessionali», oppure delle ambigue difese di una «legge naturale» piuttosto periclitante. Sono veri e propri appelli alla profondità dell’umano.

    Il problema politico, a me pare, nasce proprio quando questi appelli si ascoltano con profonda commozione. Infatti, è difficile immaginare di poterli tradurre in regole della convivenza umana semplicemente per deduzione, quasi che già al loro interno contengano le loro concretizzazioni. Parliamo ad esempio di matrimoni e convivenze. In effetti, tali prese di posizione conducono di solito a una serie di semplici negazioni nei confronti di quelle proposte di nuova regolazione delle convivenze che sono all’ordine del giorno del dibattito civile in Europa e negli Stati Uniti, quasi che – sostiene ancora il cardinal Bagnasco – esse nei confronti della famiglia siano tutte «modelli alternativi che la umilierebbero alimentando il disorientamento educativo».

    Credo bisognerebbe aprirsi a modi diversi di ragionare, consoni a una visione matura di quello che specificamente la politica e le istituzioni, e quindi le leggi, possono e non possono ottenere in questa direzione. Il punto di partenza dell’analisi è infatti proprio la crisi di quell’ideale antropologico di famiglia cui il cardinale si richiama. Se oggi non ci si sposa più e i matrimoni sono in crollo verticale (religiosi o civili che siano) non è perché le leggi abbiano mutato il costume: la secolarizzazione è palesemente più avanzata nella società che nella legislazione. Di fronte a questo dato di fatto, empirico, che senso ha affermare come «non negoziabile» un valore già abbondantemente negoziato nelle coscienze? O limitarsi alla deprecazione dei tempi?

    Non sarebbe approccio più sensato quello di prendere atto di questa situazione e provare ad accompagnare verso una maggiore stabilità le molte relazioni precarie e fragili, affidate al semplice atto di volontà nel presente ma senza impegni per il futuro? La costituzione italiana, infatti, personalista e non individualista, tutela la famiglia come valore in questa direzione, come promette tutela nei confronti di tutte le «formazioni sociali» in cui la persona esprime la propria personalità. E quindi, non sarebbe sensato prevedere modelli un po’ più stabili rispetto al nulla, che tutelino i diritti di chi convive ma anche esprimano e facciano accettare una equilibrata serie di doveri, e quindi che permettano soprattutto al partner debole della relazione di trovare appigli nel momento della eventuale crisi? Tali formule non sarebbero concorrenze a buon mercato al matrimonio: anzi, per qualcuno costituirebbero ancora un vincolo sociale troppo forte alla libera scelta di coppia. Ma per molti potrebbero essere un gradino di un cammino di stabilità e impegno di fronte alla società, e quindi un avvicinamento concreto al valore, non una sua negazione. La proliferazione attuale dei «registri delle unioni civili» nei comuni, nata comprensibilmente per aggirare l’assenza di una legislazione, non appare una soluzione felice nel medio periodo, anche perché essi rischiano di apparire (al di là della buona volontà di chi li ha istituiti) semplici modalità per acquisire tutele senza offrire niente in contraccambio.

    Perché mai poi queste forme di riconoscimento e di impegno dovrebbero essere escluse per le persone dello stesso sesso che convivono in una relazione affettiva? Certo, il linguaggio conta e richiama la struttura antropologica profonda. Per questo personalmente trovo convincente l’idea di non chiamare «matrimonio» un istituto civile che riconosca le unioni omosessuali. E’ un legame diverso, e tale differenza dovrebbero riconoscerla tutti, soprattutto per il riferimento alla strutturale diversità sessuale nell’atto procreativo. Non si possono invocare le provette e la fecondazione assistita per equiparare quello che naturalmente è diverso. Ma diverso non implica disconoscimento, assenza di regole, disinteresse sociale nei confronti della scelta di due persone. Anche in questa direzione, invece, con appropriate distinzioni, il riconoscimento e la tutela potrebbero portare a cammini solidi di unione stabile, certamente da apprezzare come valore, in un quadro di principi come quelli tutelati dalla costituzione.

  8. Sal scrive:

    Credo che dovrebbe preoccupare se l’autore del testo “si preoccupa per le semplificazioni mediatiche che non tengono conto delle parole del papa riferite al cuore del messaggio cristiano ”
    Deve aver dimenticato che in altre occasioni ci sono state parole di diverso tono:
    “Essere contro l’omosessualità è un diritto fondamentale” 03/2011
    “No alla depenalizzazione dell’omosessualità da parte dell’Onu”
    “Omosessualità Il Vaticano attacca l’ONU non deve depenalizzarla” La Stampa 1/12/2008

    Sorprende quindi che oggi la chiesa si sia ricordata che “anche i gay e gli omosessuali sono persone”, prima lo aveva scordato ma ora scorda che certi valori/diritti erano “irrinunciabili”.
    Magari è stato “un condizionamento dell’ambiente circostante” per esigenze giornalistiche. Così, non potendo smacchiare il giaguaro, invece di funzionare da barriera contro l’illegalità, preferiscono trasformarsi sostenendo che “il nome di ciascuno è scritto nel cuore di del Signore.”
    Ma hanno nuovamente scordato che il Signore dice : “E durante quel tempo il tuo popolo scamperà, chiunque si troverà scritto nel libro.” ( Dan 12.1) “Chiunque” non significa tutte le persone, ma solo alcune. Di questi : Chi vince sarà così adornato di mantelli bianchi e non cancellerò affatto il suo nome dal libro della vita,” ( Riv 3.5) Nella foga devono aver dimenticato che ci sono sempre pesci buoni e pesci inadatti, grano e zizzanie, coloro che ricordano e coloro che dimenticano. Così per fare una semplificazione giornalistica loro ricordano quando fa comodo e scordano quando torna utile. Hanno scoperto il giaguaro senza macchie.

  9. ggian scrive:

    E dai , piantatela con questa storia della famiglia basata unicamente sull’ unione di un uomo e di una donna , quante frottole…
    In molti paesi del mondo ad esempio ci sono milioni di persone che credono che la famiglia debba essere costituita dall’ unione di 1 uomo con 3 donne ( o anche di più a volte ) , in altri paesi da anni è vissuta tranquillamente l’ unione omosessuale .
    Allora perché non ammettete una buona volta che solo la VOSTRA famiglia è basata su principi che sono vostri , sacrosanti ma non universali , principi che nessuno pensa di togliervi o minacciare!
    Se non vi sentite minacciati dal fatto che un musulmano possa avere 3 mogli ed un concetto di famiglia così diverso dal vostro perché vi fa tanta paura che sia un italiano a pensarla diversamente da voi e non volete concedergli la possibilità di vivere la propria vita ? Ciò che temete non è il giudizio divino ma il dover fare i conti con la realtà.
    Vedere che i Vostri principi non sono universali vi fa solo temere che non siano reali, Voi non temete gli omosessuali ma il dubbio di avere torto , il dubbio di avere scelto la strada sbagliata che si insinuerà in voi quando vedrete persone felici che vivono meravigliosamente senza seguire la vostra strada .
    In realtà non esiste nessuna strada giusta ma una strada giusta per ognuno di noi .
    Solo chi ha abbastanza fede può tollerare senza timore la vista di alternative al proprio modo di vivere.
    Cerchiamo tutti quanti di essere più tolleranti e di avere più fede ( in dio o in noi stessi , è la stessa cosa in pratica , alla fine).
    Saluti.

    • guglielmo scrive:

      Ma perfavore, pensa che noi cattolici siamo così meschini da opporci ad una legge soltanto per non aver problemi con i dubbi?
      Qui non è in gioco la tolleranza di unioni diverse, ma l’idea stessa di matimonio, di famiglia su cui la società si fonda. Discorsi del tipo”In realtà non esiste nessuna strada giusta ma una strada giusta per ognuno di noi .” mostrano una sconcertante miopia che impedirà in futuro di costruire una società, perchè volenti o no gli Stati si fondano su strade comuni, su ideali comuni e non su ideali confliggenti l’un con l’altro. E tanto più questo discorso vale per il matrimonio visto che è su di esso che la società si fonda.
      Riteniamo semplicemente che l’unione tra un solo uomo ed una sola donna sia l’unica unione che possa garantire la generazione, l’educazione e il sostentamento della prole e che contemporaneamente garantisca la fedeltà e la piena comunione tra chi contrae l’unione.

      • ggian scrive:

        Penso che , in generale , uno dei motivi per cui le religioni tendono a difendere a spada tratta le loro posizioni senza tollerare opinioni diverse sia proprio la necessità che hanno di difendersi dai dubbi .
        Ciò che lei definisce “sconcertante miopia ” riguardo gli ideali confliggenti l’ un contro l’ altro a casa mia si chiama democrazia . La tolleranza sarà l’ unica base su cui potremo costruire le nuove società . Gli ideali comuni sono sempre meno , le idee cambiano , si evolvono , nuove idee e religioni invadono il campo delle fedi tradizionali . Ancora una volta voglio ribadire che nessuno pensa ovviamente di impedire il vostro tipo di matrimonio basato esclusivamente sulla procreazione ma vi invito ad accettare , in una società in continua evoluzione , che ci sia spazio anche per altre idee. Cosa temete dunque ?

        • guglielmo scrive:

          Una società fondata proprio su queste nuove idee che per legge saranno riconosciute dallo Stato e da idee private diverranno idee con riconoscimento pubblico e concorranno alla costruzione della società. Ripeto: non sono scelte che ricadono solo sul privato, ma hanno ricaduta pubblica, su tutta la società, anche sui cattolici Determinerà quindi una ridefinizione del matrimonio, ridefinizione che lei ha già incominciato del resto perchè non è vero che è basato esclusivamente sulla procreazione, verso un chissà cosa che nessuno sa ancora; di fronte a questo un cattolico deve stare solo a guardare e pensare stupidamente che tutto ciò con lui non abbia niente a che fare?

          Inoltre mi lasci dire che il concetto di democrazia non descrive il grado di coesione degli ideali in una società, ma è una sepmlice forma di governo che si può avere anche avendo ideali comuni. Quello su cio sono critico non è la possibilità di esprimere idee diverse (questo sarebbe antidemocratico) ma il pensare che sia una cosa buona che in una società non ci siano e non ci possano essere ideali comuni e stabili che non cambiano dal giorno alla notte. Il pensarlo è una frottolo, questo sì, perchè basta guardare allo storia.

  10. Reginaldus scrive:

    L’arcivescovo Paglia – nome omen!- (Pontificio Consiglio per la Famiglia ): “I legislatori si occupino di riconoscere i diritti delle coppie di fatto, anche omosessuali, con soluzioni di diritto privato”.

    Oh perbacco, ora le convivenze non sono più scandalose… – già, si chiamano ‘coppie di fatto’! – ivi comprese, per non discriminare – absit! – anche quelle di medesimo sesso….E vi mettete pure, dal pulpito pontificio, a perorarne il riconoscimento sul piano – per ora – del diritto privato ! Quando si dice l’aggiornamento …lo stare al passo coi tempi…l’evoluzione (oltre che del ‘credere’, del ‘fare’…)!!! Ma tranquilli, anche qui ci verrà detto che il tutto è da leggere alla luce delle passate sanzioni! E i bea(o)ti a bersela… Parole pontificie, no???

  11. xagena scrive:

    Che ve ne importa mica verranno a sposarsi in chiesa! Sta mania di annusare le lenzuola altrui nn ve la volete togliere!

  12. Reginaldus scrive:

    La Chiesa deve riaffermare in tutte le situazioni “la pari dignità di tutti i figli di Dio. Tutti, in questo senso sono santi perché hanno il sigillo di Dio,  nessuno non ce l’ha. E dunque tutti sono ‘intoccabili’” (sempre l’arc. [!] Paglia, Pontificio ecc. ecc.. )… Ma di quale chiesa sta parlando questo vescovo impagliato???? La Chiesa che io ho conosciuto mi parlava di uomini nati sono il segno del peccato, il segno della perdizione e dell’ira di Dio…e che il sigillo di Dio, il sigillo della sua Grazia, veniva impresso sugli uomini dal Battesimo, che si volgevano a Lui nella fede al Suo Cristo. Mai sentito da quella Chiesa che la nascita è il ‘sacramento’ che genera i Figli di Dio…. ma che il Battesimo È quel sacramento. E infatti la definizione del Battesimo suonava esattamente così: “ il Battesimo è il sacramento che ci fa cristiani cioè seguaci di Gesù Cristo, FIGLI DI DIO e membri della Chiesa”. E per l’ appunto Cristo non dice ai suoi: andate e predicate a tutti i figli di Dio, ma : a tutte le creature, a tutte le nazioni, ecc…..Che sono sì chiamate all’amore di Dio, ma attraverso e SOLO attraverso la fede nel Suo Figlio e nel Battesimo in Lui… Ma come sempre, su ogni punto, questi pastori di paglia ci dicono il contrario di tutto e insieme che tutto è la stessa cosa di prima…Dipende dalla …luce nella quale si devono leggere! Dalla ILLUMINAZIONE, che proviene da loro ILLUMINATI, che è BUIO TOTALE a fronte della “LUCE, LA LUCE VERA” che viene da Dio a illuminare ogni uomo!

  13. peccatore scrive:

    “Ogni essere umano è amato da Dio Padre”. Verissimo.

    La grazia di Dio è ugualmente rivolta a ogni cuore (=volontà) creato con la “capacità di Dio” (siamo fatti “capaci di Dio”). Non c’è alcun merito previo: nessuno merita una grazia, che Dio riversa abbondantemente anche sui peggiori peccatori.

    C’è però un merito secondario: quello di “riconoscere e accogliere la grazia”. E qui non tutti meritiamo ugualmente. Il fratello maggiore ha accolto la grazia, ma si è chiuso su se stesso, vivendo triste, incapace di essere accogliente, vantando meriti non suoi. Il fratello scapestrato ha rifiutato la grazia, chiedendo di potersene andare fuori, alienandosi; poi è tornato, accolto dalla misericordia del Padre, immeritata quanto a trascorsi, ma accolta per la conversione.

    Nella distinzione tra Creatore e creatura e tra errore ed errante si gioca tutta la partita in cui si vince la gioia del Regno. L’uomo “che si fa Dio” e che con il proprio diritto positivo pretenda di legiferare contro il diritto naturale è un pericoloso soggetto: usa la legge anche per regolamentare l’amore.
    Lo Spirito soffia dove vuole, ma lo Spirito non soffia dove non c’è Dio. Chi non sa che cosa farsene di Dio, non è nello Spirito. Non è quello lo “spirito” che soffia in certe ispirazioni.

    Chi perde di vista questo distinguo, attribuendo a manifestazione di talenti e grazia ciò che è un’orgogliosa pretesa di affermare se stessi, trasforma la varietà e la diversità dei carismi in una gigantesca discarica indifferenziata.

    Una società laicamente organizzata, orgogliosamente senza un Dio creatore, è intrinsecamente triste, pur nel proprio “orgoglio gay”. Il matrimonio “omo” è un’aberrazione della natura e dello Spirito, pur essendo una possibilità legale, tanto più se democraticamente sancita da un voto di maggioranza. Essere in maggioranza a peccare però non trasforma un peccato in un fioretto. E la grazia di Dio, sempre disponibile, non sarà la “benedizione” del peccato, ma la misericordia di chi accoglie il peccatore pentito e convertito.

    Purtroppo anche nella Chiesa, il relativismo e la secolarizzazione portano a veder manifestazioni della grazia anche in chi rifiuta Dio: è un errore grave. Infatti se è perdonabile chi pecca “non sapendo ciò che fa” non lo è chi “bestemmia lo Spirito Santo”. Non c’è verità in chi rifiuta Dio. Sarà meglio ricordarselo, altrimenti il problema non sarà la triste chiusura del fratello maggiore oppure la conversione del fratello scapestrato, ma il loro coalizzarsi per far fuori il Padre, che sarà anche tanto bravo ma è ingombrante per la creatura troppo piena di sè per dover fare i conti con un Creatore.

    • Sal scrive:

      @ peccatore
      “Ogni essere umano è amato da Dio Padre”. Verissimo.”

      Veramente sig. peccatore il Vangelo non dice proprio così :”Poiché chiunque fa la volontà del Padre mio che è in cielo, egli mi è fratello e sorella e madre”. ( Mt 12.50) Vede ? Bisogna fare qualcosa….

      “ O Jehovah , chi sarà ospite nella tua tenda?
      Chi risiederà sul tuo monte santo?
      Colui che cammina senza difetto e pratica la giustizia
      proferisce la verità nel suo cuore.
      Non ha calunniato con la sua lingua.
      Al suo compagno non ha fatto nulla di male,
      E non ha pronunciato nessun biasimo contro il suo intimo conoscente.”
      ( Sl 15.1-3)
      C’è una condizione sig. peccatore. Non può far finta di dimenticarlo.

      Mi pare che nel suo ragionamento ci sia pure una contraddizione: “Non c’è alcun merito previo: nessuno merita una grazia, che Dio riversa abbondantemente anche sui peggiori peccatori.
      Però poco dopo aggiunge : “Lo Spirito soffia dove vuole, ma lo Spirito non soffia dove non c’è Dio. Chi non sa che cosa farsene di Dio, non è nello Spirito”
      Se Dio riversa lo spirito anche sui peccatori, perché lo spirito non soffia dove non c’è Dio ?
      Pensa di dover rettificare ?

      Inoltre mi pare che sia in errore anche dicendo : ““Infatti se è perdonabile chi pecca “non sapendo ciò che fa” non lo è chi “bestemmia lo Spirito Santo”
      Gesù non disse questo :
      “Per questo vi dico: Ogni sorta di peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo spirito non sarà perdonata. Per esempio, a chiunque dica una parola contro il Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo spirito santo non sarà perdonato, no, né in questo sistema di cose né in quello avvenire.” ( Mt 12.31-32)
      Come può notare, “ogni sorta di peccato” non solo quello fatto “inconsciamente” come dice lei “non sapendo ciò che fa”.

      Piuttosto, il suo argomentare è interessante perché ci porta a chiederci perché mai si possa parlare contro il Figlio e non contro lo Spirito Santo. Se sono una trinità non ci dovrebbe essere alcuna differenza vero ?

  14. Cherubino scrive:

    Tutte queste precisazioni sulla necessità di una risposta da parte dell’uomo all’amore di Dio, quasi che la cosa sia in dubbio (almeno da parte del Magistero) è eccessiva e posta male.

    Innanzitutto perchè rischia di introdurre un nuovo legalismo. Infatti il dovere dell’apertura non è un dovere legal-morale, ma una necessità antropologica che discende dal vero amore.
    La questione non è quindi dire all’uomo: “sei amato però ricordati che devi fare la tua parte”, ma piuttosto chiarire di quale amore è amato, perchè è dalla qualità di questo amore che discende la necessità, molto più forte di un dovere morale, di “amare l’amante da cui si è amati”. Nello stesso tempo la qualificazione dell’amore di cui siamo amati, chiarisce e qualifica anche l’amore con cui è necessario rispondere.

    Finchè infatti si offusca, anche con l’argomento legale, la qualità dell’amore di Dio nulla di tutto il resto ha il suo vero senso. L’amore di Dio, come rivelato da Gesù con la sua vita-morte-resurrezione, è gratuito e incondizionato, quindi per tutti. Su questo non deve esserci il minimo dubbio.
    Gesù è l’amore che perde la vita per l’ultimo e peggiore uomo di ogni luogo e ogni tempo, in anticipo e senza alcun interesse. Il rischio che si deve assolutamente evitare è di far passare l’amore di Dio come interessato, come dato per ricevere qualcosa dall’uomo. Ogni volta che Dio chiede qualcosa non è per se, ma la felicità di colui a cui chiede. Egli è eterna effusione (ex-fundere, versar fuori) di sè.
    Allora è l’essere così dell’amore di Dio che “costringe” l’uomo ad una risposta, non un dovere altro dall’amore. L’essere amati in questo modo è una relazione talmente fondamentale e totalizzante che non può non suscitare la risposta. Se ciò non avviene vuol dire che l’amore che si sperimenta non è quello, ne è un’ombra o è tutt’altro, cosicchè si può eludere la decisione per il sì o per il no.
    Allora piuttosto che ricordare che Dio ci ama “ma…”, occorre purificare la rappresentazione che diamo del suo amore, perchè se avviene che non c’è risposta, in un senso o nell’altro, è solo perchè non diamo quella rappresentazione in modo vero e chiaro. Di fronte ad un annuncio del Kerygma “come si deve” non possono che accadere due cose: il rifiuto palese (vedi Giuda, alcuni abitanti di Atene …), o “All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». (Atti 2)

    • Sergio scrive:

      Neanche io ti condanno. Va’ e non peccare più.

      • Sergio scrive:

        Citazione a memoria, senza virgolette, di Giovanni 8,11.

      • Cherubino scrive:

        e allora ? non capisco se è un a critica o una conferma di quanto dico (o meglio del kerygma). Se lei legge bene quelle parole è una conferma. Perchè Gesù non dice prima no peccare più e POI non ti condanno, ma il contrario: PRIMA perdona la peccatrice e le mostra che non deve avere paura di lui, anzi che lui si è messo tutti contro per lei, POI la invita a fare tesoro del suo amore per lei e con la forza del SUO amore non peccare più.
        E possiamo stare certi che dopo quell’incontro e SOLO dopo quell’incontro la peccatrice non ha più peccato.
        Quindi come dicevo, quel brano è fortemente kerygmatico. Ma qualcuno riesce a tirar fuori un versetto e a farlo suonare anti-kerygmatico. Questo è radicalmente diabolico.

        • Sergio scrive:

          Caro Cherubino, mi spiace che la frase ti sia stata indigesta. Messa lì così poteva essere provocatoria: il perdono di Dio viene prima, la Misericordia di Dio viene prima. Ma Cristo, dopo che ci ha incontrati, ci indica ciò che dobbiamo fare: “Va’ e, d’ora in poi, non peccare più.” Al cieco nato aggiunge anche “perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”. Il Kerygma c’è: tutte e due ce l’hanno davanti in Persona: la peccatrice e l’ ex-cieco-nato: basta da Solo? La Misericordia di Dio c’è: basta da Sola? La nostra risposta è influente o no per la nostra salvezza? Questo è il punto che voleva sottintendere la mia citazione. Come è il terreno? La Misericordia non aspetta forse la nostra risposta e questa risposta non passa per il nostro pentimento, per il riconoscimento e l’accettazione della Suo Amore? Lui ci salva, Lui ci guarisce e ci chiede il cambiamento: “Va’ e d’ora in poi non peccare più”. Certo, passiamo per l’incontro, ma pensa ai dieci lebbrosi guariti, nove dei quali si mettono la grazia in tasca e se ne vanno. Come mai Gesù se ne meraviglia, se fosse normale per Lui che se ne fregassero della grazia? Ora in questo stupore non vi è condanna, d’accordo, ma amarezza sì. Lui infatti aspetta che il nostro cuore si apra ed ami, perchè noi alla Sua Misericordia possiamo anche essere indifferenti, oppure possiamo addirittura rifiutarLa. Però “chi deliberatamente rifiuta di accoglierla (la Misericodrdia) attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna.” (CCC 1864). Questo è il rischio. Questo dobbiamo ricordarci in scala europea e mondiale anche per il nostro discorso sulle “unioni” omosessuali: l’umanità di oggi sta sistematicamente cancellando il senso del peccato e sta letteralmente costruendo, con le sue strutture economiche e legislative un mondo che esclude Dio. Ai Cattolici sta testimoniare con la propria vita che amano Cristo più di ogni altra cosa, perchè questo sia una testimonianza per il mondo. E alla Chiesa sta a ricordare ciò che è male. La pretesa di imporre il male come norma, superando le leggi naturali, porta alla “normazione” del peccato ed alla sua partecipazione strutturale alla società. Se non abbandoneremo il peccato, ma ne faremo addirittura legge noi Cattolici saremo chiamati a rispondere di non esserci opposti a questa orgogliosa affermazione del male. Per vincere dobbiamo armarci con le armi dello Spirito, prima di tutto per convertirci ogni giorno di più al Signore e fare la Sua Volontà in noi. Ma dobbiamo prepararci a non tacere. A presto. Sergio.

          • Cherubino scrive:

            chiedersi se il kerygma “basta da solo” è una domanda che teologicamente non ha senso, dimostra solo che non si ha ben chiaro cosa comporti il kerygma e la confusione tra amore umano e amore di Dio che si rivela in Gesù.

            Quelle frasi in cui Gesù “invita” il cieco o l’adultera, parlano certo della risposta dell’uomo, ma di fatto sono parte di un testo che è indirizzato al lettore, al catecumeno. E questo perchè il racconto di quegli episodi non è ancora, nella sequenza del testo, illuminato dalla morte e resurrezione. Non è un caso che proprio lì sulla croce Cristo non dice nulla, non ricorda ai presenti che devono ricordarsi di pentirsi e non continuare a peccare sennò…
            In realtà quei richiami, se ci fa caso, letti non a pezzettini, ma insieme a ciò che li precede, sono una conferma dell’amore di Dio, perchè ricordano che non Dio non ci punisce mai, la punizione è insita nel nostro rifiuto non una reazione ad esso. La morte che consegue al peccato non è la punizione di Dio, ma ciò che necessariamente ci accade separandoci da Lui che è vita e amore-dono. Non si può rifiutare il dono e volerlo lo stesso. Si cerca di offuscare il suo carattere di dono (da qui l’anti-evangelizzazione legalistica) e quando non si può più negare che colui che rifiutiamo dà la vita per noi siamo costretti ad una scelta radicale.

            Quindi certamente il kerygma, se vero, basta ! Quando si s-vela l’amore di Dio non è confondibile con l’amore umano. E’ sua gloria, manifestazione piena, è insieme giudizio e misericordia. Le obiezioni che fate sono valide davanti all’amore umano, non all’amore di Dio. L’amore umano è scambio, do ut des, l’amore di Dio no. E’ amore-dono, gratuito e incondizionato. Ciò non vuol dire che non impegna, ma intrinsecamente, non estrinsecamente. Mediti su questo versetto di Proverbi 25:
            “Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, se ha sete, dagli acqua da bere, perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo”. Perchè, mettendosi nei panni del nemico, ricevere del bene da chi si odia è difficile da accettare ? Perchè mortifica la rivalità e l’orgoglio. La Croce di Gesù è insieme (e non separatamente) misericordia e giudizio, è “scandalo” della Croce. Cosa vuol dire questo termine usato da Gesù stesso quando annuncia agli apostoli la passione ? E’ il cuore del kerygma, che non è solo dire che Dio ci ama, ma COME ci ama.
            Poteva Pietro continuare a far finta di niente dopo che si era visto amato da Gesù mentre lo rinnegava ? No, infatti pianse amaramente (per il conflitto interiore, i “carboni ardenti” del versetto) e arrivò al sepolcro dopo Giovanni.
            Poteva Giuda far finta di non essere amato da colui che faceva condannare a morte ? No, poteva solo dire di sì o di no. E infatti la sua risposta di rifiuto si manifestò con il “pentirsi di averlo tradito”, nel senso che avrebbe voluto tornare indietro per impedire a Gesù di amarlo in quel modo, e nel suicidio.
            Chi invece mostra di superare lo scandalo della Croce ? Chi stava ai piedi della Croce: Giovanni, le donne, il centurione, i passanti che se ne tornarono a casa battendosi il petto. Battendosi il petto ! Eppure Gesù li aveva addirittura scusati (“non sanno quel che fanno”).
            Dire quindi che il kerygma non basta vuol dire non aver capito che l’amore crocifisso è insieme svelamento dell’amore di Dio e del nostro rifiuto colpevole. Siamo noi che lo crocifiggiamo.
            Anche esortare a non peccare una volta conosciuto l’amore di Dio ha un senso diverso da quello legalistico. E’ il ricordo che davanti all’amore di Dio rimane sempre, su questa terra, una certa fatica, l’orgoglio che ci farebbe rifiutare l’amore-dono. Pietro pur avendo superato lo scandalo della Croce arriva secondo al sepolcro vuoto. Negli Atti gli esempi si sprecano.
            Dopo il kerygma il richiamo non è più ai “peccati”, ma al “peccato”, perchè il kerygma ci mostra che la radice di ogni singolo atto peccaminoso è l’orgoglio, il no all’amore-dono con cui Gesù ci ama. L’orgoglio poi agisce in noi come “paura della morte” da cui vengono i singoli peccati. Il salmo 19 dice “Anche dall’orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile, sarò puro da grave peccato.”

            Allora quei richiami nei passi che lei cita non sono richiami di tipo legale: “ora ti ho perdonato però cerca di guadagnarti questo amore, resta fedele ai patti, altrimenti non è sicuro che la prossima volta ti perdono”. Questo è il tradimento del kerygma.
            Quei richiami sono invece, alla luce della morte-resurrezione di Cristo: “ricorda di contrastare sempre quella sottile resistenza a lasciarti amare come ti amo io, aggrappandoti a me, invocando il mio nome, ricorrendo all’intercessione della Chiesa, segui lo Spirito Santo che ti parlerà sempre e combatterà in te quella radice di orgoglio”.
            Allora l’annuncio non dovrebbe battere sulla paura di una punizione, ma su alcuni punti centrali e imprescindibili:
            - siamo amati infinitamente e gratuitamente (anche perchè nulla possiamo ricambiare)
            - questo amore, contrariamente a quanto diciamo e crediamo, ci dà fastidio, urta il nostro orgoglio, lo perseguitiamo e lo uccidiamo;
            - anche in questo, soprattutto in questo, egli ci ama, perchè sa che da ciò dipende tutta la nostra vita;
            - ci conviene arrenderci al suo amore, volgere lo sguardo a colui che abbiamo trafitto per soddisfare finalmente la nostra sete di amore vero (“l’acqua che io ti darò è per la vita eterna”);
            - usare tutti gli strumenti che Lui mette sulla nostra strada per contrastare quella radice di orgoglio che sarà del tutto debellata quando saremo al suo cospetto nella Gloria, ricordandoci spesso che separarci da Lui è un pessimo affare.

            Per concludere, può trovare un’esposizione classica di quanto ho detto nei testi di S. Caterina da Siena, la sua teologia “del Sangue di Cristo”.

          • Sergio scrive:

            Caro Cherubino, grazie per l’ indicazione di S. Caterina da Siena. Mi è venuta in mente la parabola dei talenti, (perchè credo che fra questi si possa comprendere l’amore e il modo con cui dobbiamo amare) e soprattutto quella parte di quel servo che ha ricevuto un solo talento e crede che il padrone abbia un cuore duro. “Per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.” Quindi il Signore ci chiede un frutto. Matteo 25 termina proprio con la divisione fra pecore e capri, che ci esplicita il criterio di giudizio di Dio sul nostro amore. Quindi, sull’amore di Dio sappiamo che è inconcepibile ed incomprensibile per la nostra mentalità, anche per quella dei Santi, perchè la oltrepassa, essendo divino, ma sappiamo anche che se non passiamo per la Sua Misericordia, passeremo per la Sua Giustizia, come il servo malvagio. Allora, forse, i “banchieri” che possono far fruttare il talento di un uomo che non crede fino in fondo all’amore di Dio potrebbero essere identificati nell’aiuto che la Madonna ci sta dando lungo la storia per avvicinarci a Suo Figlio. Perchè, sempre, la Madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».

          • Cherubino scrive:

            lei fa sempre lo stesso errore, legge la passione-morte-resurrezione di Cristo, che è molto chiara, alla luce di parabole che sono raccontini didattici quindi analogici. Deve fare il contrario, leggere tutto il vangelo, anzi la Sacra Scrittura alla luce del kerygma.
            Come le ho detto alla luce della Buona notizia fare il bene non si fa per dovere morale ma per l’apertura al dono e la gratitudine di essere amati. E la punizione sta nella stessa sterilità di chi non sa amare e si condanna da sè alla morte spirituale.

            Giovanni 12:
            “Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 47 Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. 48 Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno.”

            Come vede è la “parola” a condannarci, cioè l’offerta rifiutata dell’amore di Dio. Non capisco perchè poi lei continua a rispondere senza fare alcun riferimento agli esempi numerosi che faccio …

          • Sergio scrive:

            Caro Cherubino, parto dalla fine: non commento perchè non ho nulla da commentare. Sull’ Amore di Dio sono d’accordo. E sono anche d’accordo sul fatto che ci condanniamo da soli. L’inferno lo scegliamo noi. Matteo 25 però non sembra semplicemente un raccontino per catecumeni, perchè dall’esempio delle 10 vergini all’esempio del servo infingardo, vuole portarci a questo, che è la realtà ultima della nostra vita: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». Questa è la Parola che ci salverà o ci condannerà, a seconda di come l’avremo voluta ascoltare. Ed è anche notevole il fatto che né i giusti né i maledetti sanno di esserlo: sono le loro azioni che li riveleranno al Padre. Quindi io credo che dipenderà dal mio Sì o dal mio No, detto con la vita, salvarmi. Come dice Sant’ Agostino: chi ti ha fatto senza di te non può salvarti senza di te. Non la pensi così?

          • Cherubino scrive:

            ti ripeto che non devi interpretare la Teologia della Croce alla luce delle parabole, ma viceversa. Il procedimento ermeneutico è chiaro e da sempre la Chiesa indica nel kerygma della morte-resurrezione di Cristo la chiave di lettura di tutta la Scrittura.

            La parabola del giudizio finale la conosco bene, e non tratta della condizione della salvezza, ma del riconoscimento di chi è salvato. Se usi la prima prospettiva sbagli. In questo brano il giudizio è svelamento di ciò che era nascosto.
            Ciò non cotnraddice affatto ciò che dicevo, perchè è vero che molti accolgono Cristo senza saperlo, e molti rifiutano Cristo pensando di seguirlo. Perchè, come dicevo, è possibile che a) l’annuncio non sia puro, b) la tentazione dell’orgoglio riprenda vigore.
            Questo però non toglie nulla al discorso che è l’amore di Dio che essendo donato costringe ad una risposta e “giudica”. Piuttosto va aggiunto che la coscienza può cercare di dimenticare, di offuscare la percezione del suo no a Cristo in questa vita.
            La parabola ci dice semplicemente che un giorno non potremo più nasconderci e la nostra scelta sarà palese.

          • Sergio scrive:

            Caro Cherubino, possiamo dire di essere tutti e due d’accordo su questo: “Questo però non toglie nulla al discorso che è l’amore di Dio che essendo donato costringe ad una risposta e “giudica”. La parabola ci dice semplicemente che un giorno non potremo più nasconderci e la nostra scelta sarà palese.” Il punto di tutto, per quanto riguarda la mia vita, è fare aderire la scelta di amore a cui Cristo ci chiama, alla vita di ogni giorno, per manifestare nelle opere questo amore. Per questo sento, che, se da una parte la fiducia nella Misericordia di Dio non è mai completa, d’altra parte sento comunque la necessità di una coerenza di vita o meglio, di una conversione del cuore all’ amore di Dio. E’ vero che l’unico amore da cui dobbiamo imparare è quello che Gesù ci ha mostrato quando è morto per noi sulla Croce, ma se non sottometterò, per amore, la mia volontà a quella di Dio, non avrò in me quell’ amore che è sempre pronto a perdonare e a chiedere perdono. L’amore che porta ad amare i nemici e a vivere secondo Gesù. La battaglia si svolge nel cuore, ma presuppone una scelta (tenere o lasciare). “Che cosa posso fare perché il mio cuore sia più vicino a Gesù?”. “Che cosa devo lasciare? Che cosa devo rifiutare, perché il mio cuore sia più vicino a Gesù?”. Da qui nasce tutto. E’ questa la domanda della vita di ogni giorno. Credo che questa conversione del cuore sia una grazia da chiedere quotidianamente, per fare la Volontà di Dio. La “strada facile” a questo è la Madonna, se Le apriamo il nostro cuore.

        • Annarita scrive:

          Ma come parla Cherubino? Quando dovrà rendere conto a Dio gli parlerà di cosa è Karygmatico o antikarigmatico. Ma si ascolta ogni tanto? Mi dica a cosa serve quello che dice per la salvezza delle anime. Scenda ogni tanto tra i comuni mortali e ne abbia compassione.

          • Cherubino scrive:

            non riesce a rispettare neanche il vangelo ?
            si dice kerygmatico, da kerysso, annuncio.

          • Sergio scrive:

            “Tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene, che in male. (2 Cor 5,10)”. E’ l’ Amore di Dio a farci salvi, ma la fede senza le opere è morta. Le esortazioni di San Paolo e di San Giovanni sarebbero inutili ed anche gli stessi insegnamenti di Gesù, su come comportarsi con i nemici, perchè basterebbe accettare l’idea dell’ Amore di Dio per farci salvi. Come si manifesterebbe però in pratica la nostra resistenza all’odio, alla vendetta, alla tentazione, se a noi non fosse chiesto altro che di accettare l’ idea dell’ Amore di Dio? Accettare l’ Amore significa viverlo, con tutti i nostri limiti, sapendo che non ci salveremo comunque per la nostra “bontà”, ma per la Sua Misericordia. La nostra parte è credere ed operare secondo la nostra Fede. Questo è ciò che la Croce di Cristo mi insegna: “Exemplum dedi vobis”: un esempio di amore operoso, un esempio di servizio (lavare i piedi), di perdono dei nemici. Ma senza questo, come mi riconosceranno?

  15. Cherubino scrive:

    dimenticavo la seconda parte …

    Se l’amore di cui siamo amati è gratuito, incondizionato ed eccedente ogni nostra possibilità di ricambiare, il nostro amore non può e non deve essere legal-morale, ossia un dovere fondato su principii o leggi, ma un amore di gratitudine. E’ la consapevolezza di avere un debito inestinguibile, e quindi di essere eternamente debitori verso colui che ci ha ridato vita (a Messa diciamo “Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa…” subito prima di fare la Comunione).
    E’ la coscienza che se Lui ci ama più e meglio di quanto noi stessi potremmo mai amarci, è decisamente meglio fidarci di Lui più di quanto potremmo fidarci di noi stessi o di chiunque altro. Da ciò nasce la fede, la consegna di noi a Lui (“sulla tua parola getterò le reti”). Solo dalla coscienza che siamo graziati da morte certa e che nulla ci viene chiesto se non di continuare a stare in questo amore, che eternamente ci vuole fare oggetto delle sue cure e della sua effusione, può scaturire la decisione di dire sì, di “starci”. E allora anche i dolori, le notti buie, l’ultimo respiro, sapremo che non sono altro che vie per mezzo delle quali Lui ci serve, si cinge del grembiule e ci lava i piedi. Le accetteremo, sapendo che se Lui ha messo la sua morte al servizio della nostra vita, metterà anche la nostra morte al servizio della nostra vita.
    Annunciamo quindi il Vangelo, senza “ma” che rischiano di equivocare sulla qualità dell’amore che annunciamo e che invitiamo ad accogliere. Il resto lo fa Lui facendosi presente in prima persona.

    • Sal scrive:

      @ Cherubino
      Non capisco ….sig. Cherubino(a Messa diciamo “Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa…” subito prima di fare la Comunione).

      Mi pare una faraonica ipocrisia, prima dice che non è degno poi si lancia senza ritegno ad ingozzarsi…? Dovrebbe almeno aspettare che qualcuno la inviti al banchetto.
      Autoinvitarsi pur sapendo di non essere degno è degno di un approfittatore indegno! Risulta ? E’ pure contrario al vangelo :

      “Il re, essendo entrato per esaminare gli ospiti, vi scorse un uomo che non indossava una veste nuziale. E gli disse: ‘Amico, come sei entrato qui senza veste nuziale?’ Egli restò senza parola. Allora il re disse ai suoi servitori: ‘Legategli mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Là sarà il [suo] pianto e lo stridore dei [suoi] denti’.” ( Mt 22.11-13)
      Deve avere il vestito per la festa per essere degno Sig. Cherubino altrimenti è indegno. Lo buttano fuori.

      “Ma quando sei invitato, va a giacere nel posto più basso, affinché quando viene l’uomo che ti ha invitato ti dica: ‘Amico, sali più in alto’. Allora avrai onore davanti a tutti quelli che sono ospiti con te. Poiché chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.” ( Lc 14.10-11)

      “è decisamente meglio fidarci di Lui più di quanto potremmo fidarci di noi stessi o di chiunque altro” – Condivido ma voi fate al contrario ! Altro che annunciare il vangelo.

      • Cherubino scrive:

        Certo che leggere delle parabole come fossero racconti storici è proprio ridicolo …
        Ogni passo del vangelo va letto secondo la chiave di volta che è la morte e resurrezione di Cristo, il kerygma.
        Del resto chi deforma a tal punto i vangeli da credere, come lei, che Gesù non è il Figlio di Dio, Dio vero da Dio vero, e che non è risorto, che credibilità può avere.

        E ho già speso troppo tempo con lei.

        • Sal scrive:

          Avevo dimenticato che lei ha sempre ragione ! Non perda tempo. Ha ragione.
          Però la risurrezione non l’ha ancora dimostrata. Qualcuno ne ha parlato in sordina…. e non si può aver certezza.
          Per questo è questione di fede o di credulità !

          • Annarita scrive:

            Dunque se Gesù non è risorto Sal, lei cosa perde tempo nei testimoni di Geova? Se Gesù non è risorto probabilmente non risorgerà neppure lei dunque se la dia in bagordi, si goda la vita non perda tempo a suonare nelle case e a regalare giornalini inutili. Si goda, che la vita è breve e non va sprecata nella sala del regno, i suoi soldi li tenga per farsi una birretta, qualche salto in disoteca, non li regali ai capi della sua setta.

    • Annarita scrive:

      Allora caro Cherubino come esprimerebbe l’amore lei? No perchè se uno crede di amare Dio solo con il sentimento, senza dimostrarglielo con i fatti ed i fatti riguardano anche l’amore ed il rispetto delle sue leggi (10 comandamenti), mi sa che ha capito male.
      Veramente se siamo graziati da morte certa non è grazie alla Coscienza (non sempre la coscienza, è retta coscienza) ma grazie alla Misericordia di Dio.
      E se dopo tutta questa effusione di amore da parte nostra, non scaturisce il si, cosa dobbiamo pensare? Andremo in Paradiso anche se diciamo no a Dio?
      Alcuni angeli dissero di no e rifiutando Dio crearono l’Inferno, non se lo dimentichi. Noi siamo tenuti ad amare Dio, per gratitudine, ma anche perchè il nostro cuore è fatto per Lui e solo in Lui può trovare la felicità, ma Dio si ama dimostrandoglielo ogni momento della giornata, nelle cose che ci riguardano, sul lavoro, in famiglia, in ogni gesto quotidiano, in ogni scelta, nel rispetto delle sue leggi, conformandoci a Lui anche nei desideri e pensieri. L’amore non è un pensiero astratto, non è un sentimento di un attimo, altrimenti si potrebbe credere che tanti Santi non amarono Dio nella loro profonda aridità di cuore. L’amore è fatto di gesti concreti e Dio stesso ce lo ha dimostrato durante la Passione.

      • Cherubino scrive:

        lei sta rispondendo a qualcun altro, io non ho detto nulla di ciò che lei ha capito. Si rilegga i miei post.

  16. gianrico scrive:

    «Ogni essere umano è amato da Dio Padre. Nessuno si senta dimenticato, perché il nome di ciascuno è scritto nel Cuore del Signore» è vero, ogni essere umano.

    • john coltrane scrive:

      Queste Parole, mr.Gianrico, costituiscono il più grande aiuto che si possano comunicare ad una creatura umana.
      Ognuno di noi ha soltanto bisogno di scoprire l’Amore di DIO “personale” per lei.

      Tutte le nevrosi, le depressioni esistenziali, la violenza e il cinismo sono frutto dell’ignoranza di

      • john coltrane scrive:

        sorry/…dell’ignoranza di questa Realtà.

        Tutto le ‘glorie’ del mondo, dai soldi alla tecnologìa, a nulla servono per saziare il bisogno essenziale di ogni uomo.
        Buona giornata.

      • gianrico scrive:

        no,Umano.

        • gianrico scrive:

          jonh coltrane io non mi riferivo all’essere umano come essere vivente, con due gambe, due braccia e una testa attaccata sul collo,ma a qualcosa di più.

  17. macv scrive:

    Ogni essere umano è amato da Dio.
    Sì ma non ogni essere umano ama Dio . Anche il pedofilo è un essere umano.
    “il nome di ciascuno è nel cuore di Dio”
    Si ma il nome di Erode, quello della strage degli innocenti, o di Hitler , quello della strage degli ebei, sarà pure nel cuore di DIo, ma non nello stesso modo in cui nel cuore di Dio c’è il nome di S. Francesco d’Assisi o di Madre Teresa di Calcutta.
    Che Dio sia infinitamente misericordioso ce l’hanno ripetuto fino alla nausea e al voltastomaco.
    Che però, essendo Dio infinitamente misericordioso, l’uomo possa fare quel che gli pare e piace, tanto a Dio va sempre tutto bene, questa è un idea moderna , condivisibile o no, ma almeno criticabile!
    Anche in un menage a trois, per esempio due uomini e una donna, tutti e tre i protagonisti di quest situazione sono figli di Dio ed iscritti nel cuore di Dio, ma un menage a trois non è una famiglia! Anche il Marchese de Sade era un uomo e un figlio di Dio e il suo nome era iscritto nel cuore di Dio, eppure gli insegnamenti del Marchese de Sade sono aberranti e demoniaci e soprattutto fanno del MALE!
    ricordiamoci che anche Satana era un angelo, il più bello, quello più vicino al cuore di DIo. Ma per il suo peccato ( quello di superbia) Satana fu scacciato e precipitato all’Inferno! Ma come , se Dio è amore perchè non ha amato anche Satana ???????????
    Un Dio che è amore non può essere un Dio “a cui tutto va bene”. un Dio che è amore non può amare il bene e il Male contemporaneamente.
    Tutti sono figli di Dio ma alcuni figli di DIo tralignano dalla retta via.
    I peggiori peccatori, Hitler , ricordiamocelo, erano figli di Dio esattamente come i più grandi Santi!!!. ma quello che facevano era male !!!! . Possible che al giorno d’oggi non si riesca più a capire la differenza tra peccato e peccatore? Gli omosessuali sono figli di Dio, amati da Dio, iscritti nel cuopre di Dio, MA l’omosessualità è male.
    E’ così difficile da capire per le raffinate menti dei nostri contemporanei????

  18. macv scrive:

    Evidentemente i cristiani contemporanei che in qualche modo giustificano l’omossessualità sono molto più “buoni ” e cristiani di S. Paolo!
    O meglio S. Paolo è molto più cattivo e poco misericordioso di loro !! leggiamo infatti nella Lettera ai Romani 1,24-27 queste tremende e severe parole:
    “perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare tra loro i propri corpi, perchè hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anzichè il Creatore. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con le femmine, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo in se’ stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poichè non ritennero che dovessero conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commsso azioni indegne”
    Che omofobo, eh, questo San Paolo??? Che non aveva capito nulla della misericordia divina !! Che non sapeva nulla di cristianesimo ! San Paolo !!! Un FANATICO: un misogino ( per il passo sulle mogli sottomsse ai mariti) e per di più omofobo!!!!!
    Invece i buoni tolleranti e veramente cristiani i cristiani moderni, che hanno capito tutto !!!! Propongo di ostracizzare San Paolo, espungere e censurare le sue lettere da qualsiasi riferimento omofobo!!! e per politically correct adirittura non leggerlo più alla Messa!!!

    • Cherubino scrive:

      lei fa una lettura fondamentalista. Quando S. Paolo dice “Dio li ha abbandonati” si esprime:
      - la causa prima anzichè la causa seconda, come insegna S. Tommaso, che è da intendere che “Dio non impedisce che …”. Il fatto che Dio non impedisce (=abbandona) è comunque motivato dall’amore di chi non costringe, ma rispetta la libertà umana;
      - Dio soffre per questo rifiuto dell’uomo, che gli causa l’abbandono -voluto dall’uomo- alla morte, soffrendo con lui e morendo accanto sia al ladrone pentito, sia al ladrone che non si pente.

      Voi pseudo-tradizionalisti siete in realtà dei protestanti fondamentalisti e non conoscete affatto la Tradizione, cominciando dal Vangelo.

      • macv scrive:

        caro Cherubino
        io non sono uno pseudotradizionalista e spero di non essere un protestante!
        credo però nella ragione e nel buonsenso , e nessuna religiosità “imposta” e conformista anche se moderna e post-conciliare mi potrà mai convincere e far creder all”assurdo!
        lei mi potrà anche dimostrare che secondo il Concilio Vaticano II , Cristo è morto di sonno, che i gay devono sposarsi e che
        l’Inferno non esiste.
        Mi consenta di non crederci!!!

        • Cherubino scrive:

          fa bene a non credere che secondo il Concilio Vaticano II Cristo è morto di sonno, ecc. ecc.
          Infatti non ha mai detto queste cose, nè le ho dette io.
          Forse lei a pranzo ha bevuto troppo.

  19. macv scrive:

    Certo c’è da dire a difesa di San Paolo che la Roma imperiale alla quale scriveva aveva una realtà ben diversa dalla nostra ….. “depravazioni” tali che in confronto la moderna San Francisco e tutti i gay pride sono bazzecole ….E quindi si può capirlo poveruomo, di fronte alla terrificante e demoniaca realtà “pagana” fatta di orge e di banchetti dove gli schiavi venivano sodomizzati a turno, magari qualche ragione ce l’aveva.. !!!
    Certo molto diverso è il caso di coppie gay moderne, persone stimabilissime e assolutamente oneste, che vogliono sposarsi dunque che vogliono ufficilizzare un rapporto d’amore, su questo io sono prefettamente d’accordo. In uno Stato Moderno si dovrebbe consentire ai gay di sposarsi civilmente !!!!!!.
    Il matrimonio religioso non è ammissibile.

  20. Reginaldus scrive:

    Nella Scrittura Santa leggo:

    - “E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione.” (Ef 4)

    - “È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione,
    -ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito Santo nei nostri cuori”. (2Cor 1)

    - “Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele” (Apoc 7)

    - “E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.” (Apoc 9)

    —- dove pare che non tutti gli uomini per diritto di nascita vengono segnati col sigillo dei Figli di Dio ma solo quelli che sono animati dallo Spirito di Cristo…

    —- ché anzi, a tutti coloro che si rifiutano all’azione dello Spirito di Cristo,
    appartiene di essere segnati col sigillo della condanna, secondo quanto si legge ancora:

    -“Si sono infiltrati infatti tra voi alcuni individui – i quali sono già stati segnati da tempo per questa condanna – empi che trovano pretesto alla loro dissolutezza nella grazia del nostro Dio, rinnegando il nostro unico padrone e signore Gesù Cristo. ( Giuda 1)

    Ma che volete che sia la potenza di Dio a confronto di quella deivescovi e arcivescovi e papi di oggi! Questi segnano infallibilmente tutti gli uomini col sigillo di Dio! (Ma non sarà poi un sigillo di paglia di un dio di paglia??? )

    Nella Scrittura Santa leggo:

    - “E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione.” (Ef 4)

    - “È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione,
    -ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito Santo nei nostri cuori”. (2Cor 1)

    - “Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele” (Apoc 7)

    - “E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.” (Apoc 9)

    —- dove pare che non tutti gli uomini per diritto di nascita vengono segnati col sigillo dei Figli di Dio ma solo quelli che sono animati dallo Spirito di Cristo…

    —- ché anzi, a tutti coloro che si rifiutano all’azione dello Spirito di Cristo,
    appartiene di essere segnati col sigillo della condanna, secondo quanto si legge ancora:

    -“Si sono infiltrati infatti tra voi alcuni individui – i quali sono già stati segnati da tempo per questa condanna – empi che trovano pretesto alla loro dissolutezza nella grazia del nostro Dio, rinnegando il nostro unico padrone e signore Gesù Cristo. ( Giuda 1)

    Ma che volete che sia la potenza di Dio a confronto con quella dei papi vescovi e arcivescovi di….paglia! Questi segnano tutti col sigillo di Dio! Ma di quale dio, poi???

    Nella Scrittura Santa leggo:

    - “E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione.” (Ef 4)

    - “È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione,
    -ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito Santo nei nostri cuori”. (2Cor 1)

    - “Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele” (Apoc 7)

    - “E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.” (Apoc 9)

    —- dove pare che non tutti gli uomini per diritto di nascita vengono segnati col sigillo dei Figli di Dio ma solo quelli che sono animati dallo Spirito di Cristo…

    —- ché anzi, a tutti coloro che si rifiutano all’azione dello Spirito di Cristo,
    appartiene di essere segnati col sigillo della condanna, secondo quanto si legge ancora:

    -“Si sono infiltrati infatti tra voi alcuni individui – i quali sono già stati segnati da tempo per questa condanna – empi che trovano pretesto alla loro dissolutezza nella grazia del nostro Dio, rinnegando il nostro unico padrone e signore Gesù Cristo. ( Giuda 1)

    Ma che volete che sia la potenza di Dio a confronto con quella dei papi vescovi e arcivescovi di….paglia! Questi segnano tutti col sigillo di Dio! Ma di quale dio, poi???

    Nella Scrittura Santa leggo:

    - “E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione.” (Ef 4)

    - “È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione,
    -ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito Santo nei nostri cuori”. (2Cor 1)

    - “Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele” (Apoc 7)

    - “E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.” (Apoc 9)

    —- dove pare che non tutti gli uomini per diritto di nascita vengono segnati col sigillo dei Figli di Dio ma solo quelli che sono animati dallo Spirito di Cristo…

    —- ché anzi, a tutti coloro che si rifiutano all’azione dello Spirito di Cristo,
    appartiene di essere segnati col sigillo della condanna, secondo quanto si legge ancora:

    -“Si sono infiltrati infatti tra voi alcuni individui – i quali sono già stati segnati da tempo per questa condanna – empi che trovano pretesto alla loro dissolutezza nella grazia del nostro Dio, rinnegando il nostro unico padrone e signore Gesù Cristo. ( Giuda 1)

    Ma che volete che sia la potenza di Dio a confronto con quella dei papi vescovi e arcivescovi di….paglia! Questi segnano tutti col sigillo di Dio! Ma di quale dio, poi???

  21. macv scrive:

    Parole di San Paolo dedicate a un cattolico “DOC” (Cherubino)da uno accusato dalla stesso Cherubino di essere pseudotradizionalista e protestante:
    San Paolo Lettera ai Romani 7, 14:
    “sappiamo infatti che la Legge è spirituale, mentre io sono carnale, venduto come schiavo del peccato.Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. ora se faccio quello che non voglio, riconosco che la Legge è buona, quindi non sono più io a farlo ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del ben, ma non la capacità di attuarloi. Infatti io non compio il beme che voglio, ma il male che non voglio”

    • Cherubino scrive:

      e allora ? Mica contraddice ciò che ho detto … salvo che lei abbia preso lucciole per lanterne.

  22. Reginaldus scrive:

    scusate la moltiplicazione del testo, dipesa dalla ripetuta involontaria battitura del tasto…

  23. macv scrive:

    Il cristianesimo moderno secondo me ha perso il senso di “peccato2 e quindi presume troppo dall’uomo. presumendo, non per dimostrazione ma per dogma, che l’uomo si a fondalmente BUONO, il cristianesimo moderno pensa che tutti idesideri 2naturali2 tutte le emozioni tutte le tendenze , tutte le richieste dell’uomo siano fondamentalmente “buone” e dunque da assecondare. un po’ come l’educatore mpderno che pensa chi i bambini siano fondamentalmente “buoni2 e che quindi ogni tendenza del bamnino sia da assecondare.
    un tempo si educavano i bambini, oggi li si lascia fare quello che volgiono.
    un tempo al tempo di S. paolo , si educavano i cristini.. oggi li si lascia fare quello che vogliono.. siccome tutti gli uomini sono buoni anche i cristiani sono tutti i buoni e anche i desideri sono tutti buoni… Va’ dove ti porta il cuore!!! ( Fra l’altro educare e vietare e indirizzare era più difficile e anche palloso!!!

  24. peccatore scrive:

    Non c’è verità in chi rifiuta Dio.

    Sarà meglio ricordarselo, altrimenti il problema non sarà la triste chiusura del fratello maggiore e nemmeno la conversione del fratello scapestrato, ma il loro coalizzarsi per far fuori il Padre, il quale sarà anche tanto bravo, ma è ingombrante per creature troppo piene di sè per saper fare i conti con un Creatore.

    Ogni vizio induce ai peccati, tranne uno che invece sa distruggere le opere buone: la superbia. Oggi molti cattolici insuperbiti pensano di poter reinterpretare persino la Parola di Dio, che su certi temi è oltremodo esplicita. Il desiderio di fare “opera buona” riconoscendo al peccato dei diritti tramite apposite leggi paga lo scotto del sentirsi migliori, persino del Padre Nostro di cui dovremmo fare la volontà.

    Naturalmente c’è un’opposta superbia nel ritenere “opera buona” l’estirpazione della zizzania, ritenendosi in diritto di spedire all’inferno chi la pensa diversamente, mancando totalmente di carità nei confronti di umane sofferenze.

    Le quali non vogliono offrirsi, ma imporsi come legge; e qui c’è un problema laico prima ancora che religioso: si snatura l’impianto logico della crescita delle nuove generazioni, costrette a ragionare in termini di 7 gender, vari matrimoni (“matri” di chi? quello della Juventus?) e genitori 1, 2 e X …

    La via stretta passa dal dire la verità, con la carità: questo è stato nei secoli un fattore di civiltà, radicato nella fede. Oggi che la fede scarseggia e preferiamo il diritto, la filantropia e le religioni umanitarie abbiamo inteso allargare l’entrata. Si sa che di buone intenzioni è lastricata la via che va dalla parte sbagliata.

    Il cristianesimo ha per segno distintivo la croce: Dio si è molto abbassato per lasciarsi innalzare crocifisso, per redimerci. Senza Dio, “dio a se stessa”, l’umanità si sta elevando troppo per evitare la croce, preferendo non aver bisogno di redenzione, ma del diritto di peccare. Se poi prenderà in faccia un meteorite non stupiamoci…

    • Sal scrive:

      @ peccatore
      “Ogni vizio induce ai peccati,” Vizio ? Cos’è vizio sig. peccatore ? Può chiarire ?

      “molti cattolici insuperbiti pensano di poter reinterpretare persino la Parola di Dio,” Intende dire che si è sbagliato facendola scrivere ?

      “Il cristianesimo ha per segno distintivo la croce” Ah si ? E lei come lo sa ?

      • mauro scrive:

        Peccatore confonde la croce del cattolicesimo (una vera astrusità mentale) con il calice del cristianesimo. Il sangue è simbolo di “vita che scorre” e senza abbeverarsi a quello contenuto nel calice non si può risorgere a nuova vita.

    • Sal scrive:

      “Non c’è verità in chi rifiuta Dio. “

      Dipende di quale Dio si tratta…
      “Poiché benché ci siano quelli che sono chiamati “dèi”, sia in cielo che sulla terra, come ci sono molti “dèi” e molti “signori”…..” ( 1Cor.8.5-6) Dovrebbe essere più specifico !

  25. Maciej scrive:

    Colgo occasione a ringrazziare Mgr. Vincenzio Paglia per la sua brava testimonianza della carita cristiana – quella vera e concreta a non astrata e grandiloquente

  26. Annarita scrive:

    Non sono le tendenze sessuali che fanno la persona, sono le azioni, uno può avere tendenze omosessuali, ma non può metterle in pratica, uno può avere tendenze pologamiche, ma non può metterle in pratica. Dio condanna il peccato, non il fatto di essere in un certo modo, noi siamo tenuti a farci santi e a resistere alle cattive tentazioni. Siamo tutti amati come figli unici, ma siamo tenuti anche a d amare Dio sopra ogni cosa, persino sopra se stessi e le proprie tendenze. Siamo uomini e non bestie, dunque abbiamo l’intelligenza, la volontà e persino la grazia di Dio, dunque armiamoci e lottiamo fino alla fine per combattere ciò che ci allontana da Dio, che spesso non è un nemico esterno, ma siamo noi stessi con le nostre tendenze lasciate a governare la nostra volontà, mentre è la retta volontà che deve governare.
    Seconda riflessione: la famiglia nasce per proteggere i bambini, per farli crescere in grazia e santità, per formarli per Dio, i bambini devono essere tutelati, non sono un diritto di nessuno, sono sempre un dono da proteggere. Oggi invece i bambini sono gli unici non tutelati, alla mercè degli egoismi e degli istinti degli adulti. Si cerca persino, su riviste “scientifiche” di sdoganare la pedofilia. Allora quando si fa propaganda sui diritti dei gay, ci si deimentica che si sta facendo sulla pelle degli innocenti che hanno il diritto di avere un papà maschio ed una mamma femmina, non sono cagnolini comprati per tener compagnia, sono anime destinate a Dio, che noi adulti dobbiamo proteggere non agognare come un giocattolo di lusso.

  27. Annarita scrive:

    Riflettendo dunque sui tre sguardi cattolici, mi vien da pensare (è una facoltà che a volte riesco ad utilizzare pure io): i Lefebvriani sono colpevoli di aver consacrato dei vescovi senza il permesso del Papa, ma poi guardando attraverso il secondo sguardo cattolico, si scopre che poi il Papa ha disobbedito alla Madonna, perchè non ha fatto ciò che gli è stato chiesto, infine i fedeli, guardando con lo sguardo 3 si sono rincitrulliti e credono persino che ci sia il diritto di peccare e le persone che ne usufruiscono debbano essere tutelate dallo Stato, perchè se dei cattolici oggi votano dei partiti che sono pro aborto, pro divorzio, pro unioni gay ed addozione di innocenti, è perchè hanno perso la fede. Conclusione siamo in un mare di guai, perchè abbiamo constatato guardando con tre sguardi cattolici (siamo certi che siano sguardi cattolici?) che ormai la disobbedienza impera, l’immoralismo avanza, la fede si è persa, dai vertici, fino al più piccolo uomo, dunque non c’è che aspettarsi un bel castigo.
    Ma io credo che guardando con un quarto sguardo cattolico, la speranza non sia estinta, perchè c’è molta gente che nel nascondimento si sacrifica e fa il proprio dovere per il bene delle anime, per l’amore a Dio alla Chiesa e alla Patria ed inoltre mai lo sguardo cattolico è cieco dinnanzi alla Provvidenza che vede sempre agire, persino nelle cose più piccole e più banali (banali per noi). Dunque, forza e coraggio, ognuno di noi faccia nel suo piccolo il proprio dovere, facendolo sempre per la gloria di Dio e non per la propria, amando le anime come la nostra stessa anima e sperando sempre nella Divina Provvidenza che mai ci abbandona, nemmeno quando tutto pare perduto. Da soli nulla possiamo, con la grazia possiamo tutto, ma l’importante è fare oggi quello che è il nostro dovere, anche se con il nostro limitato sguardo, ci pare di lavorare invano.

  28. peccatore scrive:

    Il Papa ha fato un segnale molto forte.
    Gli voglio bene.
    Sarà molto dura.