La Chiesa non pensi ai numeri e al potere

Cari amici, sul sito del Giornale online già stamattina ho messo in rete tempestivamente la sbobinatura dell’intervista concessa dal Papa sull’aereo, e sul quotidiano domani in edicola racconterò la prima giornata di Benedetto XVI nel Regno Unito. Voglio qui sottolineare un passaggio dell’intervista, che ho trovato particolarmente significativo ed efficace per capire lo sguardo di Papa Ratzinger.
Si può fare qualcosa per rendere la Chiesa come istituzione anche più credibile e attrattiva per tutti?
«Direi che una Chiesa che cerca soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata. Perché la chiesa non lavora per sé, non lavora per aumentare i propri numeri, così il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile l’annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità, le grandi forze di amore di riconciliazione che è apparso in questa figura e che viene sempre dalla presenza di Gesù Cristo. In questo senso la Chiesa non cerca la propria attrattività ma deve essere trasparente per Gesù Cristo. E nella misura nella quale non sta per se stesso, come corpo forte e potente nel mondo, ma si fa semplicemente voce di un Altro, diventa realmente trasparenza per la grande figura di Cristo e le grandi verità che ha portato nell’umanità, la forza dell’amore.  La chiesa non dovrebbe considerare se stessa ma aiutare a considerare l’Altro, e essa stessa vedere e parlare di un Altro».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

46 risposte a La Chiesa non pensi ai numeri e al potere

  1. Sal scrive:

    “Si può fare qualcosa per rendere la Chiesa come istituzione anche più credibile e attrattiva per tutti?”

    Il moderatore ha colto nel segno. Non ci poteva essere frase più indicativa a dimostrare la vera natura della chiesa. (perdonerà il moderatore se il commento non sarà particolarmente favorevole) ma non c’è nessun intento offensivo, solo una spontanea sottolineatura di come agli occhi di un obiettivo e neutro osservatore quella frase appare una forma di sottile e intollerabile ipocrisia. Una forma di falsa umiltà.

    Il perché è presto spiegato se : “«La Chiesa, maestra di vita, non può non assumersi anche il ministero di aiutare l’uomo contemporaneo a ritrovare lo stupore religioso davanti al fascino della bellezza e della sapienza che si sprigiona da quanto ci ha consegnato la storia» (Giovanni Paolo II, 1997). “

    Deve essere la chiesa ad indicare il cammino, non ha bisogno di chiedere ad altri; il Magistero deve sapere da sé cosa fare per rendersi credibile a attrattivo per tutti. Potrebbe chiedere a Dio che se non risponde agisce come con Saul. Le basterebbe seguire il Vangelo, ma se si pone questa domanda significherebbe o che l’ha seguito e non ha funzionato (ergo Dio si sarebbe sbagliato) o che non l’ha seguito e raccoglie ciò che ha seminato non essendo più attrattiva e quidi non sa più come fare.

    “La chiesa che cerca di essere attrattiva è già sulla strada sbagliata” – Però fino ad ora lo ha fatto ! Imponendo il battesimo ai neonati, la comunione ai bambini, il crocifisso alle scuole, le pillole ai farmacisti, l’aborto ai medici, e il testamento biologico ai morti, l’8×1000 al governo e non solo. Ha solo fatto il contrario di ciò che significa essere modesti, rispettosi, neutrali nelle decisioni che altri non avrebbero preso senza ricatti.

    Si, almeno una verità c’è, la chiesa è al servizio di un Altro. Basta mettersi d’accordo su chi è questo Altro.

  2. peccatore scrive:

    Interessante: ci pensino quelli che misurano il successo di “un’iniziativa pastorale” dal grado di soddisfazione dei presenti e dal numero degli intervenuti…
    Quelli che “per rendere attraente” la Santa Messa non esitano a trasformarla in un caleidoscopio di segni e messaggi (tranne uno: che è il sacrificio attualizzato di Gesù in croce per salvare noi peccatori, malgrado si sia peccatori; al che il contegno contrito si addice meglio del mostrare le terga all’altare mentre si intrattiene “il pubblico” danzando o dimenandosi variamente, mentre “l’assemblea” fa di tutto salvo inginocchiarsi di fronte a Dio che muore e risorge per noi)…

  3. Stefano scrive:

    Bisognerebbe far imparare a memoria nei seminari questa risposta di Benedetto XVI. Personalmente stimo sempre più questo pontefice che ha posto Cristo al centro della sua vita e che non smette di indicarlo, implicitamente ed esplicitamente, come centro della Chiesa.

  4. peccatore scrive:

    Caro Andrea, il Papa davvero Benedetto ci ha donato un altro paio di perle oggi, anche se molti giornalisti come dischi rotti sanno solo ripetere che ha parlato di pedofilia(terza perla: l’ha fatto spiegando chi dovrebbe essere un sacerdote e perchè la Chiesa “che piace a quelli che piacciono”, aperta e dialogante con il “mondo”, ha sbagliato a non vigilare):

    1) Nell’omelia ha puntato l’attenzione sulla «società odierna, minacciata dalla “dittatura del relativismo”» e che «necessita di voci chiare, che propongano il nostro diritto a vivere non in una giungla di libertà auto-distruttive ed arbitrarie, ma in una società che lavora per il vero benessere dei suoi cittadini, offrendo loro guida e protezione di fronte alle loro debolezze e fragilità». Contrapposta alla “dittatura del relativismo” c’è «la religione, una garanzia di autentica libertà e rispetto, che ci porta a guardare ogni persona come un fratello o una sorella».
    Ai giovani: «vi sono molte tentazioni che dovete affrontare ogni giorno – droga, denaro, sesso, pornografia, alcool – che secondo il mondo vi daranno felicità, mentre in realtà si tratta di cose distruttive, che creano divisione. C’è una sola cosa che permane: l’amore personale di Gesù Cristo per ciascuno di voi. Cercatelo, conoscetelo ed amatelo, ed egli vi renderà liberi dalla schiavitù dell’esistenza seducente ma superficiale frequentemente proposta dalla società di oggi».
    2) Mentre riflettiamo sui moniti dell’estremismo ateo del XX Secolo – ha aggiunto il Pontefice –, non possiamo mai dimenticare come l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi a una visione monca dell’uomo e della società, e pertanto ha “una visione riduttiva della persona e del suo destino”», ha aggiunto citando la sua enciclica Caritas in veritate.

    A qualcuno va bene parlare solo di pedofilia… parliamone pure, con chi ha il merito di contrastarla. E ascoltiamolo mentre contrasta una società “intrinsecamente pedofila” che sta preparando un futuro brutto, avida com’è della propria idolatria di Mammona.

  5. Marco D. scrive:

    Il Papa insegna, ma poi noi, poveri fedeli, siamo guidati spesso da pastori che vanno in tutt’altro senso. E rischiano di svuotare le parole del pontefice. Questo è il problema più grosso.
    Anni luce poi dai Papi rinascimentali. Questo dimostra il dinamismo autoriformista della Chiesa nel tempo.

  6. raffaele savigni scrive:

    Il discorso del papa è in piena sintonia con la “Lumen gentium”, che mette al centro il mistero di Cristo, non la Chiesa-istituzione (che vive solo di luce riflessa), superando un certo ecclesiocentrismo della manualistica preconciliare. Il Bellarmino era un sant’uomo, ma il suo paragone tra la chiesa e la repubblica di Venezia (per sottolineare la visiobilità della prima) non fu affatto felice.

  7. Marco N. scrive:

    Per una volta mi trovo d’accordo con Savigni, anche se il discorso del Papa va anche oltre il documento conciliare per entrare nel cuore stesso del Vangelo.

  8. Zenofonte scrive:

    Diamo il megafono a Benedetto XVI e speriamo che lui spenga il microfono ai tanti vescovi esternatori (picconatori). Qualche mese addietro, un parroco nè integralista nè modernista mi diceva che ” la rivalità “di carriera” tra i vescovi è forse il peggior male della Chiesa “. Aveva ragione, perché la Chiesa è teocratica, non democratica, coerentemente con le parole del Papa, che non mette al centro né l’istituzione né la sua persona.

  9. ADRIANO MEIS scrive:

    Sono sempre difficili da comprendere, da condividere e da digerire le non infrequenti geremiadi di Peccatore su questa storia del “relativismo”, che affliggerebbe la nostra società guidandola verso la auto-distruzione.
    Onestamente, più che una agnizione verso una mal precisata (ed onirica) purezza di sentimenti e di costumi, mi pare che ci sia ,qui, un grido di dolore di animi deboli che invocano una forma di sicurezza; e questa sicurezza quaggiù essi la vorrebbero da una società uniforme, che riconoscesse gli stessi valori a trecentosessanta gradi, compatta e calcificata, senza varianti e senza variabili; costoro invocano, in buona sostanza, una guida forte ed un punto di riferimento sicuro ed indiscutibile, da opporre alle ansie che nei loro animi si producono di fronte a qualsiasi mutamento.
    Del resto, la parola “protezione” viene esplicitamente pronunziata : una minuscola crepa di sincerità nel muro della angelica dissimulazione.
    A me pare, caro amico, che la dittatura non sia quella del relativismo, ma quella della uniformità che si vorrebbe imporre. Che il diritto a vivere nella “guida e nella protezione” non sia superiore a quello di chi deve essere libero di sperimentare alternative. Che nelle più tradizionaliste società dei secoli passati non vi fosse affatto qualcuno che lavorasse “per il vero benessere dei suoi cittadini”, (anzi!). Infine, mi pare che –all’ombra dei veri valori, ormai perduti– vi fossero parecchie figure, sempre nell’ambito dei privilegiati, che di quei valori si facessero beffe (certo, senza mai farla apparire in superficie, così l’ipocrisia poteva rasserenare gli animi deboli).
    Inoltre, (eterna domanda), chi proibisce a quanti vogliano tenersi ancorati al più profondo rispetto della religione e dei suoi valori di farlo effettivamente? Forse che il relativismo obbliga qualcuno ad aderirvi? Forse che qualcuno obbliga quelli come Peccatore di tuffarsi negli stravizi, nell’alcool, nella pornografia, nella ricerca del denaro, del sesso (e delle altre cose elencate)?
    Stia sicuro, dunque, Peccatore (che già dal nick rivela le sue ansie autoflagellatorie); la nostra religione parla alla salvezza dell’anima individuale e –se egli saprà mantenersi casto, come pretende da tutti–, una sistemazione definitiva in Paradiso non glie la negherà nessuno.
    E non è quella soltanto, che conta davvero?

  10. P.Danilo scrive:

    Ho seguito alla TV la Messa celebrata a Glasgow… mi ha colpito la compostezza dei Fedeli, i tanti giovani e ragazze presenti e che poi si sono comunicati; ho notato anche che alcune persone, non potendo ricevere la Comunione, si sono avvicinate al sacerdote per ricevere la benedizione.

  11. Annarita scrive:

    Direi che sono ormai 45 anni che la Chiesa, intesa più come gli uomini di Chiesa che non la Sposa immacolata di Gesù, si è imbellettata talmente di falsa retorica da sembrare persino rifatta da un chirurgo plastico. Gli innovatori usciti dal Concilio l’hanno sfigurata proprio con l’intento di farla apparire più attraente ai miscredenti. Talmente attraente che i cattolici inorriditi sono scappati di casa per trovare diverse e nuove dimore. Così la Chiesa si è ritrovata semidesolata.
    Insomma è un po’ tardi per dire che rendere la Chiesa più attrattiva è una strada sbagliata, c’è da agire e ridargli la dignità rubata.

  12. anniballo scrive:

    Cara Annarita, (ben ritrovata,anzitutto!),
    io temo che trasformare la religione in una Istituzione organizzata significa inevitabilmente assistere allo spettacolo che Lei denunzia.
    Non credo fosse possibile evitarlo; quando un organismo degenera, è perchè conteneva già in sè stesso i germi che ne avrebbero avviato la degenerazione.
    La saluto.

  13. anniballo scrive:

    “ZENOFONTE” è un altro illuso; crede che l’animo dei componenti del top management vaticano cessino di avere gli istinti fondamentali dell’animo umano solo per la loro collocazione?
    Crede davvero che odi, invidie, rivalità, gelosie, velleitarismi ed ambizione si eliminino vestendo un abito?
    La biologia coi suoi istinti è più antica e più forte delle religioni, caro Z., e la religione non solo non può vincerla, ma -anzi- se ne fa veicolo e strumento.
    Per esempio, l’istinto della gerarchia è una delle più forti inclinazioni dei viventi e la chiesa è innanzitutto gerarchia.
    Veda un pò Lei…..

  14. raffaele savigni scrive:

    Anche don Milani (notoriamente “scorbutico”) criticava i confratelli che per “attirare” i giovani utilizzavano il campo di calcio, il cinema parrocchiale ecc., trascurando un impegno pastorale più profondo.
    Il carrierismo c’è purtroppo da tutte le parti, tra progressisti e conservatori (me lo conferma un prete piuttosto conservatore molto vicino ad ambienti romani).

  15. Marco N. scrive:

    E’ riduttivo dare dello “scorbutico” a Don Milani e basta, anche se comprendo ciò che intende dire Savigni: che cioè lo stesso Don Milani, notoriamente in ritta con la Chiesa tradizionalista, ci teneva alla serietà della pastorale, e della pastorale giovanile in ispecie.

    Approfitto dell’accenno di Savigni proprio per dire che una Chiesa chiusa tra gli “ismi” rimane soffocata. Una Chiesa che ama la serietà pastorale supera ogni sciocco contrasto tra progessisti e tradizionalisti o, per meglio dire, tra coloro che amano le innovazioni postconciliari a oltranza e coloro che invece le aborriscono. In efftti la natura del dissidio e tutta qui.
    Non entrano in gioco affatto secondo me ( poichè restano ai margini del “dibattito” e, in ultima analisi, anche della Chiesa) i modernisti veri e propri, gli assertori dell’ermeneutica della discontinuità, i conservatori stucchevoli.

    La riflessione del Papa sui numeri che non costituiscono la cartina di tornasole per i successi o gli insuccessi pastorali, ci fa piuttosto riconsiderare attentamente portata e significato dei “grandi numeri” delle GMG e degli eventi similari, che lasciano sulle spianate che li ospitano tonellate di preservativi e di sporcizia di ogni genere(!).

  16. Cherubino scrive:

    tra progressisti e tradizionalisti ci sono quelli che non contrappongono il nuovo e il vecchio, i prima e il dopo.
    Questo vuol dire però anche riconoscere che il Concilio Vaticano II è stato ed è un grande dono per la Chiesa e per il mondo, una momento di grazia particolare.
    Diversi papi l’hanno definito una “pentecoste”. Benedetto XVI l’ha definito una “magna charta” per il nostro tempo.

    Questo vuol dire che chi riduce l’azione della Chiesa ad animazione sociale tradisce prima di tutto lo stesso Concilio, che è stato fortemente cristologico e ha riportato alla ribalta l’importanza della Parola di Dio nella vita spirituale di ogni uomo.
    Lo stesso Benedetto XVI non oppone all’ermeneutica della discontinuità una semplice “continuità” intesa come perpetuazione immobile, ma…

    “Da una parte esiste un’interpretazione che vorrei chiamare “ermeneutica della discontinuità e della rottura”; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall’altra parte c’è l’“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino” (Discorso 22.12.2005)

  17. macv scrive:

    caro Cherubino,
    ti sei sei mai posto il problema perchè per una nutrita parte dei cattoli il Concilio vaticano II non sia stato vissuto come un “grande dono” ma come una grande disgrazia?
    e’ facile bollare quete persone come “nostalgici” ma forse non è meglio tentare di capire? non è il Concilio stesso
    che è in discussione , ma le interpretazioni che ne sono state date. il Concilio forse si è espresso in maniera non del tutto chiara o non del tutto univoca e quindi da allora non ci sono state che controversie, scissioni e malumori in seno alla Chiesa cattolica. Cose queste che non sono certo un “dono”!
    qualsisi persona sensibile è ferita e dispiaciuta delle divisioni tra cattolici e purtroppo tali divisioni sono iniziate DOPo il CVII! dopbbiamo rallegrarci delle divisioni? dobbiamo rallegrarci della confusione, ad ogni livello, liturgico, dottrinale, ecc. ? Io penso di no! E dunque quello che divide gli uni dagli altri è l’interpretazione del Concilio! per alcuni sembra che prima del concilio nessuno avesse capito nulla, e solo DOPo il Concilio si fosse arrivati alla vera e autentica
    fede cattolica. E’ una posizione storicamente insostenibile! tutti i cattolici prima del Concilio vaticano II non avevano capito nulla? E’ impossibile sostenerlo!
    Dunque l’unica interpretazione valida e sostenibile è quella della CONTINUITA’.
    Non c’è frattura ,la fede e la liturgia così come erano vissute PRIMa non si debbono contrappore a come sono vissute DOPO!
    quindi non si deve FORZARE il Concilio a dire quello che non ha detto ( come hanno fatto molti) ne’ negarlo.

  18. Cherubino scrive:

    una nutrita parte ? a dire il vero siamo sotto lo 0,0008 per cento.

  19. Cherubino scrive:

    e Benedetto XVI avrebbe chiamato “magna charta” dei documenti “non del tutto chiari o non del tutto univoci” ?

    è una vera assurdità ! è la solita manfrina che alla fine porta acqua proprio all’ermeneutica della discontinuità. E ricordo che il papa ha parlato di “riforma nella continuità”, quindi anche di riforma.

  20. Gederson scrive:

    L’aggiornamento (Il Concilio) non ha cercato di fare una Chiesa, soprattutto attrattiva, per l’uomo moderno? Non è così, in la litùrgia?

  21. Gederson scrive:

    Sarà che il ecclesiocentrismo della manualistica preconciliare è diverso de quello di S. Cipriano “Extra Ecclesia Nulla Sallus? Il cristocentismo non fa la testimonianza dalla chiesa e il ecclesiocentrismo, non fa la testimonianza di Cristo ? Como separare la testa dal corpo?

  22. FraGalattiko scrive:

    E bravo Benedetto XVI!!! :D

  23. Gederson scrive:

    La risposta di Benedetto XVI, non è altro che l’applicazione della dottrina dei due amori di Sant’Agostino:

    “Due amori hanno costruito due città: l’amore di se stesso, dicendo che voleva piacere a Dio, fondò la città di Babilonia, cioè, che il mondo e immoralità, l’amore di Dio, anche per compiacere se stesso, ha costruito la città di Dio “.

    L’umanesimo integrale di Jacques Maritain, che ha fortemente influenzato il Concilio, se si desidera una sintesi tra questi due amori. Ma almeno nella liturgia, si vede attraverso l’abuso e anche deformazione di rito, che non ha avuto molto successo. Anche, la liturgia deve anche testimoniare l’un l’altro, non se stessa e la comunità stessa, in una sorta di narcisismo liturgica.

  24. Cherubino scrive:

    e già: parlando di narcisismo …

  25. Cherubino scrive:

    la dottrina delle due città e dei due amori di Agostino va poi presa in modo un pò meno fondamentalista. Peraltro la divisione tra le due città è per lo stesso Agostino più un principio immanente di tipo finalistico, principio che però nella storia si articola in modo meno dualistico. Ad esempio nella Citta di Dio egli dice:

    “Così anche la città terrena, che non vive di fede, desidera la pace terrena ed indirizza la concordia dei cittadini, nel comandare e nell’ubbidire, al fine vi sia, quanto agli interessi propri della vita mortale, una certa composizione delle volontà umane. Mentre la Città celeste, o meglio quella parte di essa ch’è pellegrina in questa mortalità, e vive di fede, è necessario che usi anch’essa di questa pace, finché non passi questa mortalità, a cui una pace cosiffatta è necessaria.”

    “Il genere umano l’abbiamo distribuito in due ordini, l’uno di quelli che vivono secondo l’uomo, l’altro di quelli che vivono secondo Dio. Queste due società noi le chiamiamo anche col nome mistico di città, delle quali l’una è predestinata a regnare in eterno con Dio, l’altra a subire l’eterno supplizio col diavolo. Ma questa è la loro fine di cui parleremo dopo. Ora, invece, poiché s’è già detto abbastanza della loro origine sia fra gli angeli, il cui numero ci è ignoto, sia nei due primi uomini, mi pare che si debba venire a parlare del loro sviluppo dal momento in cui quei due primi progenitori incominciarono a generare fino a quando gli uomini cesseranno di generare. Poiché lo sviluppo delle due città si distende per tutto questo spazio di tempo o secolo in cui le generazioni degli uomini si succedono secondo l’alterna vicenda della natura e della morte.”

  26. Ciro Bolla scrive:

    Le due, le tre, le cento città.
    Ccomm’è brutto parlarsi addosso fratelli miei.
    Ma perchè non andate a pregare per il Papa invece di scrivere tutta sta roba inutile?

  27. Cherubino scrive:

    e perchè conoscere un pò meglio S. Agostino sarebbe inutile ?

    Potremmo poi ricordare come nella Sacra Scrittura vi sono spesso figure di sovrani o dignitari di corte che indirettamente servono al Regno di Dio: Ciro ad esempio. Lo stesso Faraone d’Egitto nella storia di Giuseppe è visto come figura provvidenziale.

  28. Ciro Bolla scrive:

    e che altro…..?

  29. Gederson scrive:

    Cherubino,

    Parlo soprattutto di narcisismo, perché Narciso modello di e per tutti coloro che adorano se stessi. E anche chiaro per dire che Narciso, è un cittadino dalla Babilonia si Sant’Agostino. La maggior parte degli abusi e delle deformazioni n celebrazioni liturgiche sono guidate da immanente. Nella maggioranza dei casi si celebra la comunità e si pensa che la comunità celebra la Messa. Il nostro Andrea Tornielli ha scritto un dossier sulla babele liturgica.

    Per quanto riguarda la questione delle due città, non ho fatto un fondamentalista domanda, ma astratta, è diverso. Io interpretato Il testo di Benedetto XVI, utilizzando come chiave di lettura la definizione dei due amori di S. Agostino. Una cosa perfettamente normale, perché dopo tutto, Benedetto XVI è anche agostiniano soprattutto un devoto di San Bonaventura. Rimani con Dio!

  30. Gederson scrive:

    In un commento finale, è sufficiente aggiungere che questa risposta di Benedetto XVI, presenta un cambiamento sostanziale in materia di alcune correnti della nuova teologia. Hans Urs von Balthasar, per esempio, per rendere più attraente la sua teologia, ha lavorato soprattutto, il bello. Il risultato è stato il primato della bellezza sul vero e il bene. Ma così facendo, la bellezza ha perduto completamente il suo senso più nobile, perché è l’effetto della verità e del bene non la sua causa (nota anche di questo problema litúgia).

    S. Agostino, non vedeva la bellezza del cattolicesimo, ha visto la bellezza di Cicerone, e questa bellezza di cicerone, ha respinto il vero e buon cristiano. Solo dopo aver sperimentato il vuoto della bellezza ciceroniana, è che S. Agostino si avvicinò al vero e buon cristiano. Successivamente, vide la vera bellezza. La risposta di Benedetto XVI ripristina il primato nella verità e il bene. Perché in realtà, la Chiesa non dovrebbe preoccuparsi del numero o della potenza, ma di offrire il vero e il bene, per offrire Cristo.

  31. Cherubino scrive:

    sig. Gederson, lei non conosce affatto nè S. Agostino, ne von Balthasar. E travisa le parole del Papa.

    Vuol farci credere di essere inglese, ma neanche un inglese ignorante dell’italiano scriverebbe come scrive lei.

    Insomma, siamo alla solita interpretazione di ruolo con cui si cerca di fare propaganda al verbo anti-conciliare.
    Sta di fatto che la Chiesa non la pensa come lei.

  32. Cherubino scrive:

    a chi poi vuol farsi passare per “infarcito” di cultura classica, consiglierei di informarsi meglio.

    Narciso, secondo la versione del mito più nota, in realtà non amava se stesso, ma si innamorò della sua immagine che credeva comunque essere un altro. Quindi non c’entra nulla “l’amore di sè”. Cosa interessante è che questo innamoramento non era stato da lui ricercato, ma impostogli dalla divinità come punizione.
    Ancora più interessante è che tale punizione in una delle versioni del mito è dovuta al fatto che Narciso rifiutava le offerte d’amore dei giovani (maschi!) che lo desideravano.

    Quindi potrebbe addirittura essere portato ad esempio di virtù…

  33. Zenofonte scrive:

    Caro 19-anniballo, per la biologia posso aiutarla, non si scoraggi. Quanto al resto, non “credo” nulla di quel che lei fantastica. Siamo esseri umani, dotati di discernimento, dunque di libero arbitrio. Ecco perché l’uomo è un “animale politico”. A chi cerca di aggrapparsi a facili certezze (gli estremISMI) come il determinismo, ed il cinISMO, più che spolverate di biologia degne de “L’ Intrepido” consiglio di gettare la tastiera e inoltrarsi nella primigenia foresta equatoriale.

  34. P.Danilo scrive:

    Il caro Gederson non conosce neppure Cicerone o Cicero come dicono gli Inglesi. Il quale, guarda caso, attendeva anche lui un “salvatore”. Tra le tante massime: “Vita est commendatio mortis”, in pratica dovremmo passare la Vita meditando la morte. I monaci lo facevano, ma poi si sono accorti che sbagliavano e hanno cominciato a celebrare la VITA. Gesù è la Vita. La liturgia odierna celebra la Vita.

  35. Carlo Bollani scrive:

    Per Sal:

    La cosa che mi preoccupa non sono tanto le affermazioni viste qua e la’ nei suoi post, in quanto eretiche, scismatiche, temerarie, inducenti alla sovversione del regime gerarchico ed ai giudizi dogmatici della Chiesa, lesive della dignita’ episcopale, ingiuriose verso la potesta’ disciplinare dei sommi pontefici in materia sacramentale e verso la pieta’ dei fedeli, soprattutto dei bambini (non ho dimenticato – tra le altre cose – che lei parlo’ contro la concessione dell’eucaristia ai ragazzi). L’errore si puo’ sempre riconoscere e lasciare alle spalle.

    La cosa peggiore e’ invece vedere che non appartiene all’altra parte per convinzione: per quanto mi riguarda sono molto piu’ sereno a dialogare con gente come Anniballo, che fa i punti che deve fare contro la Chiesa e poi passa ad altro.

    Lei sta invece girando su se stesso, in solitaria ricerca di qualche cosa che non puo’ essere la santita’, e usando le scritture come scudo contro i saggi consigli che persone (diverse da me) le danno di volta in volta (escludo me stesso dal novero, perche’ vedo che il mio consiglio fu del tutto controproducente).

    C.B.

    p.s.: Repetita iuvant (3)

  36. Gederson scrive:

    Caro Danilo, io conosco Cicerone, la sua opera ce un valore rilativo, non un valore assoluto come assegnava Sant’Agostino. Ma per tu afirmare que i monaci facevano la meditazione dalla morte, inspirati in Cicerone, me scusa, tu non conosce niente dallla dottrina catolica, il vangello e la predicazione apostolici. Il significado dal battesimo, è la morte per il mondo e la vita per Dio, gli apostolici “noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani (1 Cor 1.22).” Gèsu insegnava: In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. (Giov 12,24). Come puoi dire che i monaci stavano seguendo Cicerone, se la liturgia è una ripetizione del sacrificio della croce (non una cena dove se manggia il pane e il vino, ma il corpo e il sangue di Cristo)?

  37. P.Danilo scrive:

    Gederson, ma allora non capisce quello che ho scritto; ho solo detto che i Monaci passavano la vita meditando sulla morte. Infatti, ogni volta che un monaco incontrava un altro monaco, gli diceva: “Ricordati, fratello, che devi morire”!

  38. Gederson scrive:

    Narciso, secondo la versione del mito più nota, era conosciuto per sua bellezza e per suo orgoglio, in realtà amava se stesso, per havere si innamorato della sua immagine. Questo errore, era comune in l’antiguita, dove il popolo credeva che animale, per esempio, era Dio. Ma chiaro che animale non sono Dio e il popolo adoravano il animale stesso. Così, la immagini che adorava Narciso, era di Narcisto stesso, non era la immagini di un’altro. Devo dire, che l’innamoró delle una immagine e fare de questta uno assoluto, como ha fatto Narciso, sugerisce l’idolatria. Il narcisismo che parla chiaramente di un’amore per si stesso (che il Cherubino non há scrivutto niente, percché sua “ermeneutica” annula il narcisismo), é una manifestazione di quello amore che il Padre del Deserto, chiamavano di Filáucia (Uno amore di si, contra si stesso).

  39. Cherubino scrive:

    Gederson non insista, non è come dice lei. Narciso si innamora della propria immagine credendola un altro, non si accorge che è la sua. Si legga le Metamorfosi di Ovidio.
    Solo in secondo tempo doventa consapevole che quella è la sua immagine, ma l’effetto è l’opposto di ciò che lei insiste nel voler far passare: per la tristezza muore, perchè sa che la sua sete d’amore non potrà mai essere soddisfatta.
    Inoltre resta il fatto che ciò è dovuto non alla superbia ma alla punizione di una divinità.

    Si può quindi ben ritenere che Narciso -quello del mito vero e non quello reinterpretato da Freud che lei segue- possa essere un buon simbolo delle premesse antropologiche pre-cristiane: egli infatti 1) diventa sempre più consapevole della vanità dell’esistenza terrena, 2) dell’insopprimibile e fondamentale bisogno di essere veramente amati e non solo soddisfatti (avrebbe infatti potuto avere gratificazioni a iosa), 3) dell’impossibilità di trovare amore solo in se stessi (bearsi solo della propria immagine infatti non lo fa sentire felice).
    Certamente come tutta l’Antichità in Narciso l’uomo si ferma sulla soglia, nell’attesa della Buona Notizia, ripetendo “vanità di vanità”. Ma proprio per questo, quando incontra Cristo diventa il più indomito dei suoi discepoli.

  40. Ciro Bolla scrive:

    Narciso e Pulecenella. Forse Cherubino fa un poco di confusione.Ma che ca*** andate scrivendo?

  41. Cherubino scrive:

    beh, in fondo anche Pulcinella non era niente male come simbolo… soprattutto perchè dava fastidio a presuntuosi e prepotenti.

    Ma non capisco perchè tanta maleducazione nell’ultimo post… del resto ognuno dà quel che ha…

  42. Ciro Bolla scrive:

    e tu cheddai Cherubino/Pulecenella?

  43. Gederson scrive:

    Caro P. Danilo, vede o che tu hai scrivutto:

    “Tra le tante massime: “Vita est commendatio mortis”, in pratica dovremmo passare la Vita meditando la morte. I monaci lo facevano, ma poi si sono accorti che sbagliavano e hanno cominciato a celebrare la VITA. Gesù è la Vita. La liturgia odierna celebra la Vita.”

    Adesso, tu dice:

    Gederson, ma allora non capisce quello che ho scritto; ho solo detto che i Monaci passavano la vita meditando sulla morte. Infatti, ogni volta che un monaco incontrava un altro monaco, gli diceva: “Ricordati, fratello, che devi morire”!

    Tu hai detto che loro sbagliavano e hanno cominciato a celebrare la VITA e ha afirmato la stessa cosa soppra la liturgia…

  44. Gederson scrive:

    Cherubino, Narciso si innamora della propria immagine credendola un altro, ma la immagine è di si stesso. Così è nella liturgia dove se ce abusi e deformazione: se crede stare adorano un altro, ma se sta adorano a si stesso. In questo senso è che Narciso haveva un amore per si stesso.

    Io parlato sopra il popolo antico come esempio, facciamo un altro: il popolo hebreo quando há uscito dell’Egito e Mosè era sul monte, hanno fatto l’immagine di un vitello di oro e lo adorarono. Io faccio a te la domanda:

    Loro hanno adorato Dio, o hanno adorato uno vitello stesso ?

    Adesso faccio due in più:

    Dobbiamo considerare che quello napoleone sono, napoleone, percchè loro credono essere napoleone?

    Percchè dobbiamo considerare che Narciso adorava un altro, se vedeva a si stesso?

    Per fine, non se può dire que Narciso è uno esempio di virtù, per che lui rifiutava il amore di giovanni mascchi, ma non rifiutava l’amore di sua sorella. La immagine che lui vedeva in si stesso, era la immagine dalla sua sorella gemmelli. La passione di lui per questa, che ha fatto lui perdere la testa.

    Rimani con Dio!

  45. Cherubino scrive:

    vabbuò… qua è inutile stare a discutere. La cosa è più grave di quel che sembrava all’inizio.

  46. Don Tullio scrive:

    Le parole del Papa vanno intese con sapienza, cioè considerando che Cristo è venuto per salvare il mondo e attirare le anime a Sé, cioè alla salvezza; in questo senso la Chiesa, in Cristo e con Cristo deve essere attrattiva. Più precisamente come dice il Vangelo Gesù afferma che “quando sarò innalzato attirerò tutti a me” e inoltre “Nessuno può venire a me se il Padre mio non lo attira”; dunque Dio attira a sé gli uomini in Cristo e li attira attraverso la Chiesa che è il Corpo Mistico di Cristo, è il Cristo Totale (Capo e Corpo). Dunque la Chiesa deve manifestare e attuare verso gli uomini l’attrazione che Dio esercita su loro e in questo senso la Chiesa deve essere attraente.
    D. Tullio