Alessio II è contento per il Motu proprio sulla messa tridentina

[photopress:Immagine_154bis.jpg,thumb,pp_image]Ieri mattina ho vissuto un piccolo frammento di Paradiso: ero in prima fila nella più antica chiesa del Cremlino e ho partecipato alla divina liturgia della Dormizione di Maria (l’Assunta) celebrata dal patriarca di Mosca Alessio II. Sono in Russia al seguito di una piccola delegazione di quattro vescovi del Friuli Venezia-Giulia, invitati dal patriarca e venuti a loro volta ad invitarli ad Aquileia. Ho potuto anche incontrare Alessio II e porgli qualche domanda: l’intervista è stata pubblicata oggi sulla pagina culturale del Giornale. Ho chiesto al patriarca che cosa pensa della liberalizzazione del messale antico decisa da Benedetto XVI. Mi ha risposto che gli ortodossi russi salutano con favore questo documento.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

35 risposte a Alessio II è contento per il Motu proprio sulla messa tridentina

  1. fraenzo scrive:

    non avevo riflettuto su questo aspetto molto interessante del Motu Proprio del Santo Padre. Mi riferisco al fatto che il ripristino di questa possibilità di vivere la liturgia favorisce l’ecumenismo. La cosa mi fa gioire e mi permette non solo di accogliere, come già avevo fatto il “disposto” del Papa, ma anche di leggerlo con occhi diversi.

  2. Mauro scrive:

    Con grande gioia leggo della sua partecipazione alla divina liturgia di S.S. Alessio II.

    “….ha appena terminato di celebrare la solenne liturgia per la festa della «Dormizione di Maria» (l’Assunta), nell’omonima cattedrale al Cremlino, la più antica della città, che il regime comunista aveva trasformato in museo ma non aveva avuto il coraggio di distruggere…”

    Già la grande e maestosa liturgia … “Ieri mattina ho vissuto un piccolo frammento di Paradiso” usando le sue parole che furono le stesse degli inviati del principe Vladimiro quando dovettero rendergli conto di quanto visto a Santa Sofia.

    Dove è questo divino nelle buffonate che ogni domenica vede invadere le chiese d’Italia? dove nelle celebrazioni di Don Ciotti, Don Vitalino e altri ciarlatani del religioso in Italia?

    Più che queste mie parole che molti troveranno irriguardose , così come i Farisei a suo tempo trovarono irriguardose le invettive che ricevettero da Gesù, vale quanto da lei visto, ascoltato e odorato.

    Le chiese vengono restaurate mentre in Italia vengono distrutte da parte delle curie (sono pronto a fornile una documentazione fotografica di un caso concreto nella culla di Caffarra) o sono trasformate in musei.

    I quadri sono chiusi nelle pinacoteche quasi che sia scandaloso appenderlo dentro quelle baracche vuote e disarmanti che osano chiamare chiese moderne.

    Cosa ne pensano i suoi compagni di viaggio episcopi?
    Sicuramente essi saranno tra i più intransigenti oppositori alla liturgia latina di sempre, quella si con il suo splendore e il suo attimo di paradiso.
    Guardi il video sulla celebrazione domenicale (messa normale cantata) a Saint Nicolas du Chardonnet reperibile su YouTube

  3. maria scrive:

    mi permetta innanzitutto di ringraziarLa per i Suoi articoli, che leggo sempre con grande interesse.
    penso che la liberalizzazione del messale antico sia un segno di grande modernità, non solo dal punto di vista dell’eventuale approfondimento del dialogo ecumenico, ma anche per la quotidianità del semplice fedele, il quale potrà partecipare ad un rito più sobrio di tante messe-show, un rito più autentico, forse più ispirante.

  4. Dorino Tamagnini scrive:

    Non avrei avuto dubbi di come la pensava Alessio II sul Motu Proprio. Ogni chiesa deve difendere la propria identità e la propria tradizione, ed il motu proprio nella sostanza è un ribadire una identità, perchè è solo avendo una specificità propria la Chisa Cattolica potrà confrontarsi positivamente con le altre chiese …in un rapporto di rispetto e di chiarezza.

  5. Bartolo scrive:

    Caro Tornielli, non ho capito bene che cosa abbbia reso “paradisiaca” la sua mattinata moscovita, se l’essere in 1° fila nella più antica chiesa del Cremilo, se la divina liturgia, oppure la presenza del Patriarca Alessio II.
    Certo, Dio si è incarnato e si serve di “gesti e parole” umane per manifestarsi. Non credo però sia buona cosa assolutizzarli, legandoli a situazioni e circostanze certamente suggestive ed uniche, ma per fortuna non esclusive, se rapportate ai “frammenti di Paradiso” che Dio elargisce con magnanimità quotidianamente a innumerevoli suoi figli sparsi su tutta la terra.
    Riguardo all’intervista, che ho letto su un altro blog, beh, siamo alle solite. Alessio II non molla su proselitismo e uniati. Non si tratta di problemi teologici, ma di questioni squisitamente politiche. La Russia è ancora arroccata sulle difensive nei confronti dell’Occidente. Sia politicamente che religiosamente, stretta in un’ alleanza trono-altare,essa soffre da una parte di un senso d’inferiorità e dall’altra di diffidenza, rendendola arrogante e aggressiva a qualsiasi tipo di approccio, incapace di distinguere tra veri e falsi amici.

  6. Ecco invece qualcuno che è meno contento… ma stiamo raccogliendo firme!
    _____

    MESSA IN LATINO / L’INTERVISTA

    «Il rito tridentino? Qui non va»

    Monsignor Cavina: «I preti sono affezionati al messale di Paolo VI»

    di GIOVANNI PANETTIERE

    SARA’ PIU’ FACILE celebrare anche a Bologna la Messa in latino secondo il rito del Concilio di Trento, nell’edizione del 1962 di Papa Giovanni XXIII, dopo la pubblicazione del documento papale, che la liberalizza?

    «Il decreto di Papa Benedetto XVI agevola l’utilizzo del Messale tridentino nella versione del beato Papa Giovanni XXIII — spiega monsignor Gabriele Cavina, vicario episcopale per il culto e la santificazione —.
    Nella nostra città però mancano sacerdoti intenzionati a celebrare la Messa di Trento. C’è una diffusa affezione fra i nostri pastori al rito ordinario, il Messale di Paolo VI del 1970, e poi non tutti hanno la dovuta preparazione per dire Messa secondo le antiche norme liturgiche».

    Monsignore, nella nostra arcidiocesi prevede un incremento dell’interesse verso la Messa del Concilio di Trento alla luce del nuovo provvedimento Summorum Pontificum che entrerà in vigore il prossimo 14 settembre?

    «Forse le persone di una certa età, che in passato hanno partecipato a liturgie secondo il rito tridentino, potrebbero tornare ad accostarsi a questa celebrazione. Aggiungerei poi qualche curioso e poco più. Ricordiamo che lo stesso motu proprio del Papa, Summorum pontificum, chiude le porte ad ogni forma di strano esoterismo cattolico. Occorre avere la preparazione necessaria per seguire la Messa antica».

    C’è qualche chiesa a Bologna che celebra già regolarmente secondo il rito tridentino?

    «Assolutamente no. Alla Chiesa dei Servi di Maria, ogni domenica alle 11.30, si celebra in latino, ma sempre secondo il Messale di Paolo VI. Solo alla Chiesa del Baraccano, il primo sabato del mese, alle 16.30, è stata concessa, a un gruppo di appena 40 persone, la possibilità di celebrare secondo il Messale di Trento, nell’edizione però del 1962. Il celebrante comunque non è un prete della nostra arcidiocesi».

    In sostanza, che cosa prevede il decreto di Papa Ratzinger?

    «Introduce nuove condizioni per la celebrazione liturgica secondo il Messale tridentino di San Pio V, nell’edizione del beato Papa Giovanni XXIII, rispetto alla normativa in vigore della Quattuor abhinc annos e della Ecclesia Dei. Se oggi per celebrare secondo questo rito occorre l’autorizzazione del vescovo ordinario, una volta entrato in vigore il provvedimento del Papa tutto ciò non sarà più necessario. La richiesta sarà direttamente avanzata al parroco, che è chiamato ad assecondare la volontà dei fedeli. Inoltre si ha la possibilità di celebrare con la Messa di Papa Giovanni anche nei giorni festivi e non più solo nel corso di quelli feriali».

    Quali sono le differenze principali tra la Messa del 1962 e quella di Paolo VI del 1970, che resta comunque, anche dopo il documento pontificio, il rito ordinario della Chiesa cattolica?

    «Con il Messale di Paolo VI si rendono più fruibili i riti liturgici e si favorisce la partecipazione attiva e consapevole dei fedeli. Ancora, si prevedono più porzioni di passi biblici a disposizione della celebrazione, quattro e non solo un canone eucaristico. E’ infine ammessa la concelebrazione».

    La promulgazione del documento papale è stata accompagnata da non poche polemiche, specie da parte dell’episcopato francese. Proteste non certo sopite una volta avvenuta la pubblicazione del testo. Il decreto attacca il Vaticano II e la sua riforma liturgica avviata con la costituzione dogmatica, Sacrosantum Concilium?

    «Su questo punto Papa Benedetto è stato chiarissimo. Non c’è nessun pericolo per il Vaticano II e per la Sacrosantum Concilium. L’interpretazione comunque del Concilio Vaticano II quale momento di rottura nella storia della Chiesa è erronea. La Chiesa non procede mai per strappi».

    Resta però il fatto che i lefebvriani della Fraternità di San Pio X, mai teneri nei confonti del Concilio Vaticano II, una volta pubblicato il provvedimento, hanno seguitato a usare toni minacciosi e di rivalsa nei confronti del Concilio.

    «Questo è vero. Devono dimostrare coi fatti che le loro riserve per un ritorno alla piena comunione ecclesiale sono solo di stampo liturgico senza ulteriori impedimenti. Il Papa ha voluto tendere loro la mano».

    © Copyright Quotidiano nazionale, 15 luglio 2007

  7. Alberto - udine scrive:

    Sono sorpreso e commosso per l’affermazione di Sua Santità Alessio II sul motu proprio. Felice anche per l’iniziativa dei vescovi del FVG: lieto che la Chiesa patriarcale di Aquileia torni a essere tramite e scambio tra Oriente e Occidente.

    E’ UNA NOTIZIA STUPENDA!!!

  8. Fra' Diavolo (Michele Arcangelo Pezza) scrive:

    credevo che in una diocesi guidata da un pastore come Caffarra le cose andassero un po’ meglio… ma ciò che non capisco, da parte di tutti i critici del motuproprio è la continua affermazione che alla messa tridentina saranno interessati qualche vecchio nostalgico e poco più…Ci credono davvero o lo dicono solo per scaramanzia? E perchè non si chiedono mai le ragioni del mancato avvicinamento di tanti giovani che, secondo loro, sarebbero stati attratti dalle messe-show?

  9. Syriacus scrive:

    [Posta questo -alcune minime correzioni-, Andrea, grazie mille .
    (Peccato per il refuso sul Giornale dove nella didascalia "Assunta" è diventata "Avvento"...) Saluti]

    …Personalmente, questa affermazione di Alessio mi da un pò di soddisfazione, un mese e mezzo dopo, per aver analizzato i fatti d’inizio luglio (Summorum Pontificum e Responsa sulla Chiesa) in “tempi non sospetti” già alla luce delle relazioni con gli Ortodossi (e con Mosca in particolare). (Vedrete, verrà presto pure il giorno in cui l’utilità del Motu Proprio verrà evidenziata anche per la vita della Chiesa in Cina…)

    Nel Blog di Luigi Accattoli, avevo scritto , il 12 luglio scorso, un commento
    ( http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=452 ) in cui, fra l’altro, scrivevo:

    « […] penso che se chiunque anche per un secondo pensa alle sostanzialmente differenti teologia sacramentale ed ecclesiologia che caratterizzano Chiese Ortodosse e Comunità ecclesiali nate dalla Riforma, non rimarrà molto dubbio su quale realtà sia più vicina al Cattolicesimo…
    E questo lasciando da parte l’affaire Lefebvre, più ’spaccatura’ dovuta ad atti scismatici che grande “scisma” in senso stretto.

    Anche sulla questione liturgica -e qui accenno solo al mio pensiero sulla faccenda- , c’è a mio avviso un atteggiamento assolutamente incomprensibile di molti cantori della ‘collegialità’, al limite della schizofrenia: è assurdo pretendere che qui sia lecito modificare profondamente -o addirittura “fabbricare” in una commissione (cfr. Card. Ratzinger) – la liturgia senza battere ciglio, quando lo sa anche il più sprovveduto che per gli Orientali essa è Divina Liturgia, dono divino di una quasi assoluta intoccabilità. Talvolta partecipo a Genova alla Messa della Comunità Ucraino-bizantina presso Santo Stefano : due ore ampiamente cantate sia da celebrante che fedeli. L’ordo missae è rigorosamente quello donatoci da san Giovanni Crisostomo. Dopo il Concilio, il massimo che è stato realizzato , in termini di ‘aggiornamento’, credo sia stata al limite la traduzione in ucraino moderno di alcune parti e qualche minima semplificazione. Punto. Credo che nessun vero cristiano orientale possa contemplare nel suo sensus fidei una alterazione della sua tradizionale Divina Liturgia in un modo così radicale come quello avvenuto nella Chiesa latina (riti ambrosiano e mozarabico compresi) dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II . Lasciam stare poi, a fortiori, un divieto quasi totale di celebrazione della precedente liturgia tradizionale, ammesso che ne accetti qualche sostanziale riforma.

    Quindi: a mio avviso, Benedetto non solo ha mandato una scialuppa ai lefebvriani, ma ha anche lanciato precisi segnali, aprendo alla dissidenza tradizionalista interna, al mondo Ortodosso sensu lato: si possono fare tanti incontri ecumenici ( e garbati ma inconcludenti colloqui di “diplomazia eccelsiastica” come ha detto il metropolita Kyrill martedì ) , ma finchè Roma non mostra a Mosca o ad Atene che essa sa preservare gelosamente il suo Depositum Fidei anche in termini di Lex Orandi, (non separabile dalla L.Credendi, come ha ricordato il Pontefice) , sarà molto difficile essere credibili agli occhi dei nostri fratelli orientali. Per essi l’ortodossia di fede è inseparabile dalla ortopratica della liturgia. E se qualcuno gli va a ricordare che essi si attaccano a tanti ‘fronzoli’ e ‘incensi’ bizantineggianti argomentando che sono tutti dovuti al loro ‘cuore indurito’ -magari ‘cesaropapista’-, o al loro ‘infantilismo’ e che “Cristo sta altrove” , allora finora non ha capito molto di dialogo ecumenico. Quello vero.

    Esaminiamoci criticamente: non c’è un pò troppo “complesso di superiorità”, di ‘ultramontanismo’ nel pensare di poter costruire ‘a tavolino’ per la Chiesa d’occidente una liturgia che potesse accontentare tutti e non scontentare nessuno’ , come se Roma, dopo il Concilio, avesse trovato la formula magica per mettere assieme tutti (nipotini di Lutero e di Leone X) nel celebrare l’Eucarestia? Una specie di ‘impero liturgico dove il sole non tramonta mai’ all’insegna del messale riformato ‘pieno di opzioni e ricchissmo di Parola di Dio’. […]»

    E poi biasimavo certi nostri ” catto-pauperismi ‘paternalisti’ degli ultimi decenni, per cui magari una ‘babushka’ moscovita che assiste umilmente tra ori, candele e incensi ad una Divina Liturgia di tre ore in slavonico antico “senza capirvi una acca” -ma col cuore prostrato orante e adorante il Cristo suo Salvatore- , vale (inconfessabilmente…) meno di un qualsiasi nostro “cattolico adulto” profondamente “aggiornato” (per cui -che so- è di gran lunga più “cristiano” partecipare ad una convention sul commercio ‘equo e solidale’ che ad un vespro solenne…)…”

    [Non ho altro da aggiungere -o forse troppo…- .
    Ci sono però da riportare queste parole del vescovo di Trieste Ravignani, subito dopo la Divina Liturgia per la Dormizione : «Di fronte a una liturgia così bella e solenne mi colpisce questo popolo che canta e partecipa cantando. Così come mi colpisce la devozione che ho colto in certi volti e in certi gesti, anche nei bambini. Noi cattolici dovremmo curare di più la partecipazione del popolo, preparare meglio la liturgia, celebrare meglio il mistero in cui crediamo. E dovremmo anche accompagnare il rito con canti che esprimano il contenuto della nostra fede e abbiano la dignità della musica vera».

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=202257

    (Ora: dalle paole ai fatti, Eccellenza.
    Spero almeno che se Alessio infine si recherà ad Aquileia come da Voi tanto auspicato, i Vescovi che lo ospiteranno non sceglieranno di celebrare liturgie “à la Marini”, ma… …Siamo intesi.) ]

  10. Syriacus scrive:

    Condivisibili o meno, vi sono interventi comunque a mio avviso molto interessanti sulla intervista di Andrea al Patriarca (in particolare ciò che Alessio ha detto sull”uniatismo’)nel blog WDTPRS:

    http://wdtprs.com/blog/2007/08/moscow-patriarch-in-favor-of-motu-proprio-and-older-mass/

    [ Particolarmente toccante, ed esemplificativo di "ferite del passato ancora aperte", questo:

    « A recently-deceased Ukrainian Catholic physician, long a friend of our family, used to tell – in the kind of chilling detail possible only from the memory of a little child – what it was like watching the Soviet soldiers/police take his father, a seventh-generation Ukrainian Catholic priest, in full-vestments from the Easter morning service “into custody.” According to Doctor K, the soldiers lifted his father up and threw him – vestments and all – into the back of the army truck, which his mother ran after down the road leading from their village until she could run no longer. They did not see him again for 10 years, and count it a miracle that he was released at all! A Russian Orthodox priest was thenceforth driven by a government representative every Saturday night and Sunday to conduct Vigil and Divine Liturgy – though few people submitted to attending such services. Yes, I’m sure Uniatism is a problem for this dour Patriarch, and a constant reminder of Orthodoxy’s shameful role in the “liquidation” (read: martyrdom) of the Ukrainian Catholic Church. We have far higher priorities than kissing his hand – or anything else – in order to have him “deign” to meet with our Holy Father. And I’m sure no one knows that better than Pope Benedict XVI!

    Comment by P. Jeremy — 29 August 2007 @ 11:41 am » ]

  11. Grisostomo scrive:

    Ho scoperto da poco la liturgia ortodossa; innanzitutto grazie a Cristina Campo, cui vorrei qui dedicare un pensiero per la sua strenua lotta contro la riforma della liturgia seguita al CV2.
    Ho scoperto dove abito una piccola chiesa data in uso alla comunità greco-ortodossa.
    Mi immergo nei loro riti con una intensità che mi meraviglia.

  12. Americo scrive:

    Francamente certe notizie sono di una intrascendenza colossale. Le forme del culto di cualsiasi religione, che secondo D’Holbach é solo un castello in aria, sono dettate da una necessitá imitativa che ci avvicina alle scimmie(” Les lois de l’imitation”). Le ragioni fornite dalla teologia che Hobbes chiamava “il regno della oscuritá” sono il frutto di una ignoranza deliberata delle leggi della natura e di un peculiare tessuto di falsitá e contraddizioni(” Le Bon Sens”).
    Che differenza possono fare queste ed altre giaculatorie sensa senso a un povero mortale che affronta la sfida giornaliera della vita?
    Mi scusino l’eccesso di citazioni.

  13. Syriacus scrive:

    “Gli interrogativi scientifici possono, sì, interessarmi, ma mai avvincermi davvero. Solo gli interrogativi concettuali ed estetici possono farlo.” (Ludwig Wittgenstein)

    (…Ma poi, che differenza possono fare questi ed altri interrogativi a un povero mortale che affronta la sfida giornaliera della vita? )

  14. Syriacus scrive:

    Intanto, al Merton College, Oxford …:

    «…the conference (which ends today) has been a triumph. What delighted me most was the enthusiasm and patent holiness of the priests attending – most of them ordinary parish clergy, not dyed-in-the-wool “traditionalists”.

    Everyone was buoyed up by the Archbishop of Birmingham’s sermon on Tuesday, which underlined the fact that the old barrier between older and newer forms of worship has been abolished by Pope Benedict.

    Let’s hope that the social barrier between Catholics attached to the newer and older forms of the Mass also disappears. The Pope understands that liturgical renewal will reinvigorate the whole Church; what Catholics need now are diocesan bishops who are willing implement his reform.»

    http://blogs.telegraph.co.uk/ukcorrespondents/holysmoke/august2007/massatmerton.htm

  15. Alberto - udine scrive:

    per Americo: Forse non è solo l’eccesso di citazioni che le dobbiamo scusare.

    Cordialmente.

  16. Syriacus scrive:

    Dalla Serbia:

    Permalink: http://www.zenit.org/article-11693?l=italian

    “La Chiesa cattolica in Serbia costruisce il suo primo monastero”

  17. Grisostomo scrive:

    Caro Americo, se una cosa non piace agli intellettuali, allora è sicuramente giusta. Lo disse il sindaco di Torino quando Gianni Vattimo protestò per non so quale manifestazione pubblica, adducendo che lui e tutta la crema della città erano contrari.
    Si dia pace.

  18. Luca scrive:

    Particolarmente divertente, loro malgrado, la presenza dei vescovi di Trieste e Gorizia, dove è usanza corrente chiacchierare in chiesa prima e dopo la Messa, come a teatro, senza che alcuno abbia niente da obiettare, preti inclusi. Altro che amore alla liturgia!

  19. Syriacus scrive:

    « RADIO VATICANA – 29/08/2007 18.29.37

    RUSSIA Il Patriarca ortodosso Alessio II saluta positivamente il motu proprio Summorum Pontificum

    MOSCA, 29ago07 – Alessio II, il Patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, ha rilasciato una intervista al quotidiano italiano “Il Giornale”, che la pubblica oggi. In essa, tra l’altro, elogia il ‘motu proprio’ “Summorum Pontificum” con il quale Benedetto XVI autorizza, a partire dal 14 settembre, la celebrazione della liturgia romana in lingua latina secondo le forme in uso prima della riforma liturgica del 1970. “Il recupero e la valorizzazione dell’antica tradizione liturgica – ha detto Alessio II – è un fatto che noi salutiamo positivamente. Noi teniamo moltissimo alla tradizione. Senza la custodia fedele della tradizione liturgica – aggiunge il Patriarca – la Chiesa ortodossa russa non sarebbe stata in grado di resistere all’epoca delle persecuzioni, negli anni Venti e Trenta del Novecento. In quel periodo noi abbiamo avuto tanti nuovi martiri, che come numero possono essere paragonati all’epoca dei primi martiri cristiani”.
    (Il Giornale- MANCINI) »

    http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=152059

  20. Syriacus scrive:

    [Nella prefazione all'edizione francese de "La riforma della liturgia romana" di Mons. Klaus Gamber, il Cardinal Ratzinger ha scritto...:

    http://cathcon.blogspot.com/2007/08/cardinal-ratzinger-writes.html ]

  21. Syriacus scrive:

    Intanto, da Torre Pellice :

    «SINODO 2007

    L’ODG SULL’ECUMENISMO

    Noi membri componenti il Sinodo della Chiesa evangelica valdese, Unione delle Chiese metodiste e valdesi in Italia,
    - considerando la situazione ecumenica creatasi a seguito del recente motu proprio intitolato Summorum Pontificum di Benedetto XVI che ha ridato spazio alla messa in latino secondo il messale romano di Pio V (1570), caratterizzato dalla negazione di tutto ciò che la Riforma aveva affermato sul piano del rinnovamento del culto pubblico cristiano, e del documento intitolato Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della chiesa, datato 29 giugno 2007 dalla Congregazione per la Dottrina della fede nel quale, tra le altre cose, si afferma che l’unica Chiesa di Cristo “sussiste esclusivamente nella sola Chiesa Cattolica” romana e che le chiese nate dalla Riforma del XVI secolo “non possono, secondo la dottrina cattolica, essere chiamate chiese ‘in senso proprio’ “,
    - constatando che in questi due documenti vaticani soffia uno spirito che è più quello della Controriforma che quello che animò il Concilio Vaticano II nelle sue spinte e decisioni riformatrici,

    - ringraziamo Dio per avere chiamato le nostre chiese a esistere e a sussistere per servirlo e testimoniarlo, per aver messo nel nostro cuore la certezza di esser parte della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, nella quale Cristo per pura misericordia ci accoglie, giustifica e santifica, e per averci resi consapevoli che questa appartenenza dipende solo dalla Parola di Dio, cioè dalla promessa di Cristo che dice: “dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, quivi sono io in mezzo a loro” (Mat. 18,20);
    - ringraziamo Dio per aver suscitato da più di un secolo il movimento ecumenico, che è stato e resta per noi una grande scuola di umiltà e fraternità vissuta, e per aver suscitato anche per le nostre chiese in Italia rapporti amichevoli e fraterni con tanti cattolici – singole persone, gruppi, movimenti, comunità, parrocchie – che costituiscono ormai una realtà, certo ancora minoritaria, ma tanto più preziosa, vissuta insieme nella condivisione degli aspetti fondamentali della fede cristiana, nell’ascolto comune della Parola di Dio e nella tensione verso una reciproca accoglienza alla Mensa del Signore;
    - ringraziamo Dio per averci liberato da otto secoli come valdesi e da cinque come protestanti dalla sudditanza al Pontefice romano, che noi riconosciamo come fratello in Cristo, ma non come maestro di fede, tanto più dovendo constatare ancora una volta che il papato e la curia romana sono oggi, come già nel XVI secolo, un ostacolo all’unità cristiana;
    - invitiamo le Chiese valdesi e metodiste a non disertare oggi il movimento ecumenico e a non ridurre il loro impegno ecumenico ma anzi ad intensificarlo e rinnovarlo dovunque sia possibile, manifestando nel contempo con serenità e fermezza questa nostra presa di posizione.»

    http://www.chiesavaldese.org/pages/sinodo/sinodo2007/odg_ecumenismo.php

  22. Grisostomo scrive:

    Chissà se ringraziano Dio anche per aver dichiarato la loro apertura ai matrimoni gay:
    http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200708articoli/4320girata.asp

    conquistandosi così il favore di tutta la sx al caviale.

  23. don stefano bellunato scrive:

    Bellissimo ! Grazie Syriacus ! Grazie.

    “Il recupero e la valorizzazione dell’antica tradizione liturgica – ha detto Alessio II – è un fatto che noi salutiamo positivamente. Noi teniamo moltissimo alla tradizione. Senza la custodia fedele della tradizione liturgica – aggiunge il Patriarca – la Chiesa ortodossa russa non sarebbe stata in grado di resistere all’epoca delle persecuzioni, negli anni Venti e Trenta del Novecento. In quel periodo noi abbiamo avuto tanti nuovi martiri, che come numero possono essere paragonati all’epoca dei primi martiri cristiani”.

    « Noi membri componenti il Sinodo della Chiesa evangelica valdese, Unione delle Chiese metodiste e valdesi in Italia,
    - considerando la situazione ecumenica creatasi a seguito del recente motu proprio intitolato Summorum Pontificum di Benedetto XVI che ha ridato spazio alla messa in latino secondo il messale romano di Pio V (1570), caratterizzato dalla negazione di tutto ciò che la Riforma aveva affermato sul piano del rinnovamento del culto pubblico cristiano…
    - constatando che in questi due documenti vaticani soffia uno spirito che è più quello della Controriforma che quello che animò il Concilio Vaticano II nelle sue spinte e decisioni riformatrici….. »

    Bellissimo !
    Ci volevano gli Ortodossi per ricordare ai Cattolici il valore della Tradizione (anche se solo liturgica);
    Ci volevano i Valdesi a ricordare che la Messa di San Pio V « é la negazione di tutto ciò che la Riforma aveva affermato sul piano del rinnovamento del culto » ;
    E che lo spirito del Vaticano II è ben differente da quello della Controriforma .

    Eppure già un vescovo cattolico, veterano delle Missioni in Africa, lo disse e lo ripeté per 25 anni, ma riusci’ solo a farsi trattare da scismatico. Se lo dicono invece scismatici ed eretici veri oggi lo si prende come Vangelo. Mah !….

    … della serie « Se nessuno più dicesse la verità, queste stesse pietre si metterebbero a parlare » !

    Un saluto ad Andrea e ai bloggisti tutti.

  24. Syriacus scrive:

    Prego, don Stefano.

    [...Già che ci sono, giro a lei e ai suoi "colleghi" questa interessante recensione -in inglese- di Don Z. su un nuovissimo articolo - http://www.cantius.org/webstore/1962-travel-missale-romanum.html - per stare al passo coi tempi: il Messale romano del 1962 "tascabile" (circa 22 x 15 x 4 cm ), da viaggio ...:

    http://wdtprs.com/blog/2007/09/book-review-reprint-of-travel-size-1962-missale-romanum/
    ]

  25. Syriacus scrive:

    [Qualcuno si ricorda del "vescovo in lacrime" -per Summorum Pontificum- , Mons. Brandolini?

    Ebbene, pochi giorni fa...:

    http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/20684.php?index=20684&lang=it

    (Spero che un pò di "back to basics" del cattolicesimo, grazie anche al recupero della liturgia antica, riducano vieppiù la produzione di documenti vaticani (e non solo) redatti in cosiddetto "ecclesialese"... ) ]

  26. Syriacus scrive:

    [Da non credere! ...Sembra di rileggere quanto descritto da Roberto Beretta nel suo "IL PICCOLO ECCLESIALESE ILLUSTRATO" (Ancora, 2000) ...

    http://www.dvd.it/page/dett/arti/17835/nv/LIB.FUM/il_piccolo_ecclesialese_illustrato.html

    Nella copertina del libro -che imita il layout dei dizionari Zanichelli…- compare una simpatica vignetta di Chiostri -collaboratore grafico al libro- in cui si ironizza sull’espressione “piano pastorale”…

    …Ebbene, cosa non ti leggo nella lettera di (a firma) Bertone al vescovo Brandolini??

    «Il tema del vostro Convegno – “Celebrare nella città dell’uomo” – aiuta a meglio comprendere come adempiere tale missione nell’odierna società con una fedeltà evangelica celebrata nella liturgia e vissuta nell’esistenza quotidiana. Si tratta di offrire alle comunità ecclesiali prospettive e sollecitazioni per continuare ad attuare gli orientamenti e le direttive che al riguardo ha dato il Concilio Vaticano II. Si tratta di riflettere sui PIANI PASTORALI e sui Convegni della Chiesa italiana, che nei decenni passati hanno tracciato le linee guida per un’autentica celebrazione della fede nella liturgia, da tradurre poi in coraggioso impegno civile e sociale. In effetti, è proprio la celebrazione liturgica il luogo privilegiato dove, attraverso un itinerario di tempi e momenti, spazi e luoghi, linguaggi e segni, diventa possibile ripensare e progettare la propria presenza di mediazione e di servizio nella città.»

    (Niente da aggiungere. O forse, sì, alcune domande retoriche: ve lo immaginate un fedele russo ortodosso a leggere la traduzione -magari tecnicamente pure ben fatta…- della suddetta missiva Bertone-Brandolini? Cosa ci capirebbe? Che faccia farebbe? Che opinione si formerebbe dello stato della Fede nel “Patriarcato d’Occidente” del XXI secolo post Christum natum???)

  27. Syriacus scrive:

    Chiesa e Religione – 58° SETTIMANA LITURGICA
    Dal 27 al 31 agosto, numerosi i vescovi da tutta Italia.
    Spoleto – 23/08/2007 12:27
    Sta per entrare nel vivo la 58ª Settimana Liturgica Nazionale, che si terrà a Spoleto dal 27 al 31 agosto prossimi. L’evento è stato preparato nei minimi dettagli dal Centro Azione Liturgica (Cal) e dall’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia. Illustri cattedratici porteranno il loro contributo alla Settimana, lanciando spunti per riflettere intorno al tema “Celebrare nella città dell’uomo. Comportatevi da cittadini degni del Vangelo”. Il tutto inizierà lunedì 27 agosto alle ore 17, presso il Teatro Nuovo di Spoleto. Ci saranno i saluti delle autorità civili della Regione e del Comune e quelli dell’arcivescovo Fontana, di mons. Luca Brandolini, presidente del Cal e di mons. Felice di Molfetta, presidente commissione CEI per la liturgia.

    Alla manifestazione liturgica parteciperanno numerosi vescovi provenienti da tutta Italia, tra i quali: mons. Piero Marini, maestro delle celebrazioni pontificie; mons. Giuseppe Bertello, Nunzio apostolico in Italia; mons. Giuseppe Betori, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana; mons. Paolo Romeo, arcivescovo metropolita di Palermo; mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve.

    L’intera settimana di studio sulla liturgia verrà presentata in una conferenza stampa, che si terrà sabato 25 agosto alle ore 11, nella Sala Barberini del Museo diocesano di Spoleto. Mons. Fontana avrà il piacere di consegnare in anteprima alla stampa le pubblicazioni che la diocesi ha prodotto in vista dell’importante evento nazionale: il catalogo della mostra “Santi e papi in terra d’Umbria. Arte e fede nelle otto Chiese sorelle”, che si terrà a Palazzo Collicola dal 27 agosto al 30 settembre. La mostra, che si inaugurerà il 27 alle 19, è stata realizzata di comune accordo dalle otto diocesi dell’Umbria e dalla Sagrestia Pontificia; il libro “Le chiese di S. Maria tra il medioevo e la modernità nell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia”, scritto dallo storico Giuseppe Guerrini; il volume sul fondo musicale del duomo di Spoleto, curato dal prof. Alceste Innocenzi; la nuova guida della città di Spoleto, realizzata dalla Diocesi, dal Comune e da Sistema Museo. Il presule spiegherà anche molti gesti significativi che verranno compiuti durante la Settimana a favore dei poveri, dei giovani, degli operatori culturali e degli ospiti che raggiungeranno Spoleto da tutta Italia.

    http://www.newgol.com/index.php?sezione=articolo&id_articolo=2229

  28. Syriacus scrive:

    “NON RIPORTERÒ INDIETRO L’OROLOGIO DELLA STORIA”:
    SULLA MESSA IN LATINO DON FARINELLA FA OBIEZIONE DI COSCIENZA

    DOC-1888. GENOVA-ADISTA. Il Motu proprio sull’uso del Messale tridentino ha il suo primo obiettore di coscienza: è don Paolo Farinella, prete di Genova, che così si dichiara nella conclusione del suo libro “Ritorno all’antica Messa. Nuovi problemi e interrogativi”, edito da Il Segno dei Gabrielli (via Cengia, 67 – 37029 San Pietro in Cariano (VR) – tel. 045/7725543, fax 045/6858595, http://www.gabriellieditori.it). “Il Motu proprio è irricevibile. Siamo in tanti disposti a subire qualunque conseguenza, materiale e spirituale” pur di non tradire la Chiesa degli Apostoli, del Vaticano II, di Paolo VI. “Non possumus”. E, dal momento che il papa è venuto incontro “alla sensibilità dei tridentini”, Farinella chiede “di avere lo stesso trattamento, ma nella direzione opposta”, cioè verso “una messa con più ampia e attiva partecipazione di popolo”. Se infatti “alcuni pochi hanno il permesso di camminare all’indietro, non vedo come possa essere proibito ai molti di camminare in avanti per preparare il III oppure il IV o anche il V Concilio Ecumenico Vaticano in vista di un effettivo riconoscimento del sacerdozio del popolo di Dio che è la Chiesa dei battezzati. Nella mia chiesa pertanto non si riporterà indietro l’orologio della storia, ma si guarderà in avanti con fiducia in attesa di un nuovo Giovanni XXIII che annunci una nuova ‘novella Pentecoste’”.

    Scritto di getto, in appena 20 ore, subito dopo la lettura del Motu proprio – come spiega Farinella nella Premessa – il libro mette in evidenza, nel tono veemente, “carnale”, proprio dell’autore, le contraddizioni teologiche, liturgiche e pastorali del documento papale, vera “pietra miliare all’incontrario nella vita e nella storia della Chiesa”. A giudizio di don Farinella, infatti, non si tratta, come vorrebbe Benedetto XVI, di “due usi dell’unico rito romano”, in quanto “a due messali con due diverse teologie sottostanti inevitabilmente devono corrispondere due riti, due Chiese, due nozioni di liturgia, due prospettive del mondo”. Il “cuore della questione” è allora un altro: il Concilio “ha ancora posto e senso nella Chiesa di Benedetto XVI o è solo un ‘accidente della storia’ da insabbiare e dimenticare? Il Concilio è vincolante o è un optional?”.

    http://www.adistaonline.it/?op=articolo&id=37042

  29. Americo scrive:

    Caro Grisostomo mi hai inferto una pugnalata; un intellettuale é un paroliere della “cultura” che é una categoria inventata dal partito comunista per mettersi una vernice meno proletaria. Un intellettuale vive una fantasia, io per il contrario sono un ingegnere e mi sono sempre occupato di lavori concrete e reali. Se propio hai bisogno di una etichetta sono un libero pensatore che ha avuto la fortuna di avere un professore straordinario di storia e filosofia nel liceo che ha creato in me il piacere di leggere. Ancora oggi conservo, rilegato in pelle, il primo libro che mi fece leggere: La Politica di Aristotele(Collezione di filosofi antichi e medioevali a cura di Giovanni Gentile, Edizioni Laterza 1925). Calcola la mia etá. Buona fortuna!!

  30. Caterina scrive:

    Molto interessante il messaggio postato da:
    Syriacus Scrive: September 1st, 2007 at 1:16 am al n. 22 di questa pagina….nel quale riporta la posizione Valdese…..mi chiedo:
    Ma non sarà che un certo ostruzionismo al MP provenga dalle pressioni esercitate da un certo ecumenismo pacifista-bonista e sincretista ???
    Ma non sarà che la storia si ripete in qualche modo e si riparla di Controriforma come accadde dopo il Concilio di Trento?^___^
    Mi chiedo cosa pretendono i Valdesi del resto essi stessi scrivono che:

    - ringraziamo Dio per averci liberato da otto secoli come valdesi e da cinque come protestanti dalla sudditanza al Pontefice romano, che noi riconosciamo come fratello in Cristo, ma non come maestro di fede, tanto più dovendo constatare ancora una volta che il papato e la curia romana sono oggi, come già nel XVI secolo, un ostacolo all’unità cristiana;

    **********
    di conseguenza cosa pretendono?
    E cosa sperano di ottenere le nostre Diocesi, inq uegli uffici dediti all’ecumenismo….sperano forse di scendere a compromessi?
    L’Amore per la Verità si esercita con la Carità, carità dunque nel dire le cose come stanne e….condannarle ricordando ai Valdesi che pur rispettandoci reciprocamente, essendo loro contenti di “essere fuori” della Chiesa, non possono pretendere di gestire un ecumenismo sincretista che ci privi della Sacra Liturgia dal momento che essi hanno rinunciato ad avere Cristo Vivo e Vero nella Santa Eucarestia!
    CaterinaLD

  31. Syriacus scrive:

    Caterina et al. , ti/vi segnalo quest’ultima novità dal fronte evangelico italiano:

    “Responsa ad quaestiones” ed evangelici: un’analisi concettuale

    di Ignazio Di Lecce

    http://www.icn-news.com/?do=news&id=1476

    [Incipit:]

    Non appena, il dieci luglio scorso, è stato reso noto il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, denominato in italiano Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa, si è avuta una pioggia di reazioni da parte protestante, in Italia e fuori.

    Data la delicatezza e l’importanza delle questioni toccate, che riguardano il senso del dialogo ecumenico, non c’è da meravigliarsene. Colpisce il breve distacco della pubblicazione di questo documento curiale dalla pubblicazione del Motu proprio papale sulla liberalizzazione del messale in latino di San Pio V “con le spalle al popolo”, che era stato abolito durante il Concilio Vaticano II. Non c’è dubbio alcuno che i due eventi siano fortemente correlati. La delusione e una certa irritazione sono prevalse nei commenti dei molti esponenti delle chiese evangeliche e degli organismi ecumenici che sono intervenuti a brevissima distanza cronologica. Tutti hanno messo in rilievo un forte imbarazzo per quello che è sentito come uno strappo al dialogo ecumenico degli ultimi decenni.

    Ora però, a distanza di diverse settimane, è necessario uno sforzo di riflessione e discussione sul rapporto che il mondo evangelico intende tenere con la chiesa romana, sperando che l’ennesimo invito al confronto fra evangelici non cada nell’abituale silenzio collettivo.

  32. Syriacus scrive:

    Mentre l’Ortodosso par excellence Alessio II è contento per il Motu proprio, guardate in Olanda la prova provata che, dopo tutto, molte ‘aree’ del mondo ufficialmente cattolico sono molto meno in comunione col Papa di Roma, di quanto lo sia lo stesso Patriarca della ‘Terza Roma’:

    http://wdtprs.com/blog/2007/09/dutch-dominicans-call-for-laity-to-celebrate-mass/

    I Domenicani olandesi stavolta l’hanno combinata proprio grossa!

  33. Syriacus scrive:

    Al Venerato Fratello

    il Signor Cardinale WALTER KASPER

    Presidente del Pontificio Consiglio

    per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

    Con particolare gioia ho appreso che il X Simposio Intercristiano, promosso dall’Istituto Francescano di spiritualità della Pontificia Università Antonianum e dal Dipartimento di teologia della Facoltà teologica dell’Università Aristotele di Tessalonica, avrà luogo nell’Isola di Tinos, dove ortodossi e cattolici convivono fraternamente.

    La cooperazione ecumenica in ambito universitario contribuisce a tenere viva la tensione verso l’auspicata comunione fra tutti i cristiani. Al riguardo, il Concilio Ecumenico Vaticano II aveva intravisto in questo campo un’opportuna possibilità per coinvolgere l’intero Popolo di Dio nella ricerca della piena unità. “Infatti dalla formazione dei sacerdoti dipende sommamente l’istituzione e la formazione spirituale dei fedeli e dei religiosi” (UR 10).

    Il tema del prossimo Simposio: “San Giovanni Crisostomo, ponte tra Oriente e Occidente”, nel XVI centenario della sua morte avvenuta il 14 settembre del 407, offrirà l’occasione di commemorare un illustre Padre della Chiesa venerato in Oriente come in Occidente; un coraggioso, illuminato e fedele predicatore della Parola di Dio, sulla quale fondò la sua azione pastorale; uno straordinario ermeneuta e omileta, tanto che gli fu attribuito fin dal secolo V il titolo di Crisostomo, cioè Bocca d’oro, e il cui contributo alla formazione della liturgia bizantina è noto a tutti. Per il coraggio e la fedeltà della sua testimonianza evangelica ebbe a patire la persecuzione e l’esilio. Dopo complesse vicende storiche, dal 1° maggio 1626 il suo corpo riposa nella Basilica di San Pietro, ed il 27 novembre 2004 il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II ha fatto dono di parte delle reliquie a Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I e, in tal modo, sia nella Basilica Vaticana che nella Chiesa di San Giorgio al Fanar viene ora venerato questo grande Padre della Chiesa.

    La riflessione del vostro Simposio, che affronterà una tematica relativa a san Giovanni Crisostomo e la comunione con la Chiesa di Occidente analizzando anche alcune problematiche attuali, contribuirà a sostenere e corroborare la comunione vera, pur se imperfetta, esistente fra cattolici e ortodossi, sì che si possa giungere a quella pienezza, che ci permetterà di concelebrare un giorno l’unica Eucaristia. Ed è proprio a quel giorno benedetto che guardiamo tutti con speranza anche dando vita a provvide iniziative come questa.

    Con tali sentimenti, invoco abbondante sul vostro incontro e su tutti i partecipanti la benedizione di Dio: lo Spirito Santo illumini le menti, riscaldi i cuori e colmi ciascuno della gioia e della pace del Signore.

    Colgo, infine, l’occasione per inviare un fraterno saluto ai fedeli ortodossi e cattolici di Grecia, e, in modo veramente speciale, all’Arcivescovo di Atene e di Tutta la Grecia, Sua Beatitudine Christodoulos, augurandogli un pieno ristabilimento in salute, perché possa riprendere quanto prima il suo servizio pastorale, ed assicuro per tale intenzione la mia preghiera. La Theotokos, amata e venerata con speciale devozione nell’Isola di Tinos, interceda maternamente affinché i nostri comuni propositi siano coronati dagli auspicati successi spirituali.

    Da Castel Gandolfo, 12 settembre 2007

    http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/20772.php?index=20772&po_date=17.09.2007&lang=it

  34. Caterina scrive:

    Messaggio 32 di Syriacus….GRAZIE per la segnalazione….ho faticato a leggerlo tutto e non sapevo se ridere o piangere….^___^
    Tuttavia va detto che dal loro punto di vista ho potuto constatare (e forse per la prima volta) una sincera presa di coscienza…se non altro (e sempre dal loro punto di vista) è chiara la richiesta di farla finita con certi giochini “ecumenici”….^___^

    Questa chiarezza ed onestà, sarebbe il caso che l’assumessimo anche in casa nostra….

    Grazie, fraternamente CaterinaLD