Un manuale per la "ripresa" dei politici cattolici

Sul Giornale di oggi pubblico un’ampia recensione a un libro scritto dall’arcivescovo di Trieste Gianpaolo Crepaldi, che porta la prefazione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. S’intitola Il cattolico in politica. Manuale per la ripresa (Cantagalli editore, 236 pagine, 14,50 euro) ed è principalmente indirizzato ai cattolici già impegnati in politica o a coloro che vogliono impegnarsi in futuro, candidandosi a ogni livello. Significativo già dal sottolitolo, il libro parte dalla constatazione che dopo l’epoca della “resistenza” (gli anni Sessanta e Settanta, durante i quali la “laicità della modernità ha lanciato verso la Chiesa e i cattolici una violenta guerra culturale”, e dopo l’epoca dell’attesa, per il cattolicesimo in politica è giunto il momento della “ripresa”, proprio come auspicato più volte da Benedetto XVI. Il libro scritto dal vescovo che prima di essere nominato alla guida della diocesi di Trieste è stato segretario del Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace, collaboratore prima di Giovanni Paolo II e poi di Papa Ratzinger, esperto di problemi sociali e di dottrina sociale della Chiesa, non si occupa ovviamente di schieramenti e partiti. Cerca invece di affrontare criteri, principi e contenuti dell’agire politico dei cattolici. E, con l’autorevole imprimatur del cardinale Bagnasco, affronta direttamente, ad esempio, il tema della libertà di coscienza, spesso invocato dai cattolici in politica per rivendicare la propria autonomia dalle gerarchie e giustificare scelte concrete che contrastano con l’insegnamento della Chiesa. L’arcivescovo spiega che quando nell’azione politica ci si trova di fronte “a scelte che implicano anche delle azioni moralmente inammissibili”, come ad esempio il “riconoscimento per legge del diritto ad abortire, o delle leggi che permettono il sacrificio di embrioni umani, oppure quelle che legalizzano l’eutanasia” o riconoscono le coppie gay, il cattolico “non può dare il proprio assenso”. Allo stesso modo, continua il manuale, anche il cittadino non dovrebbe dare il proprio voto a partiti che contemplino nei loro programmi queste posizioni. Crepaldi non si nasconde come dietro la “diaspora” dei cattolici in politica vi sia “soprattutto una carenza di tipo dottrinale”. “Significa – aggiunge – che la dottrina della Chiesa non è convenientemente promossa e recepita, che i pastori non vengono adeguatamente accostati, che i teologi non operano tenendo conto della loro funzione ecclesiale, che le università cattoliche non producono una coerente cultura cattolica, che le librerie cattoliche non fanno il loro dovere di evangelizzazione”. Molto significativo, e penso non a caso introdotto come esempio, è il caso citato da monsignor Crepaldi: un esempio che ben si attaglia alla realtà politica italiana: tra il partito che nel programma difenda la famiglia fondata sul matrimonio avendo un leader separato dalla moglie, e un partito che ha nel suo programma il riconoscimento delle coppie gay, avendo un leader regolarmente sposato, “la preferenza andrebbe al primo partito”. “È infatti più grave – conclude l’arcivescovo – la presenza di principi non accettabili nel programma che non nella pratica di qualche militante, in quanto il programma è strategico ed ha un chiaro valore di cambiamento politico della realtà più che le incoerenze personali”.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

83 risposte a Un manuale per la "ripresa" dei politici cattolici

  1. xagena scrive:

    ………..Insomma una bella schiera di politici che prendono direttive direttamente dai sacri palazzi?
    Caso mai con un bel conto anonimo allo IOR…..ed un paio di società nei paradisi fiscali!
    Tornielli sveglia i politici devono pensare al bene di TUTTI i cittadini, indipendentemente da quello che fanno e con chi sotto le lenzuola
    ,da come vogliono crepare e da quanti assegni di mantenimento alle ex distribuiscono.
    Invece di preoccuparvi del voto dei cattolici preoccupatevi preoccupatevi del fatto che i cattolici praticanti sono una razza in via d’estinzione…….

  2. Marco N. scrive:

    … quando si dice la Città di Dio che prova nostalgie verso il governo della città dell’uomo.
    Ma forse è il caso di stare più attenti anche al governo della cittadella vaticana e della sua banca, delle cittadelle CEC e delle rispettive banche…prima di pensare al resto.

  3. Lorenzo scrive:

    Ma come mai la Chiesa parla sempre di aborto ed eutanasia e ha abbandonato qualsiasi riferimento al divorzio, il primo dei tre pilastri su cui si è basata la distruzione della società tradizionale negli ultimi decenni?
    Va bene che la battaglia dal punto di vista legale e pratico sembra ormai persa, ma almeno dal punto di vista culturale ricordare ogni tanto che anche la legge che permette il divorzio “rientra tra quelle che implicano azioni moralmente inammissibili” e va contro il diritto naturale si potrebbe fare.

  4. Simon de Cyrène scrive:

    Problema gravissimo quello sollevato da questo libro di Mgr Crepaldi e non solo in Italia.

    Qui Oltr’Alpi la siuazione è ancora peggiore nel senso in cui non c’è un solo partito che rappresenti l’integralità della visione cristiana sulla società e che cerchi di implementarla. Vi sono elementi positivi sparsi, dispersi e mischiati con proposte che un cristiano coerente non può sostenere.

    Per semplificare un po’, non trovo dalle parti nostre un partito che sia al tempo stesso contro l’aborto, l’eugenismo e l’eutanasia, per la difesa della coppia e della famiglia cristiana, per la difesa del lavoro e dell’impresa, per la difesa del più povero e derelitto e dello straniero, per la difesa della cultura cristiana che è anche radice e causa del successo economico e scientifico dell’umanità.

    Ci sono uomini di buona volontà che in funzione di opinioni o interessi personali più particolari sceglieranno un partito più a destra o a sinistra, ma, oggi come oggi, si credono nell’obbligo di sottoscrivere a programmi incoerenti populisti e laicardi che nulla hanno a che vedere con il genio storico e sociale del cristianesimo.

    Allora che possiamo fare? Non dobbiamo votare per niente? O dobbiamo votare per qualcuno che si (auto-)proclama cattolico/cristiano ma che, incoerentemente a causa del “sistema”, fa parte di un apparato che ha poca visione cristiana ed umanistica.

    Vi è un “partito” in Francia che si sta creando “Solidarités”, che vuole essere aldifuori degli stereotipi destra/sinistra, liberale/socilista, ma che vuole proporre una piattaforma ai cristiani che vogliono fare poliica in quel Paese. Quid di cosa avviene quando si tratterranno soggetti altamente circostanziali e pratici dove il pensiero di destra o di sinistra possono essere ambedue perfettamente giustificati.

    Oppure bisogna inventare una “certificazione” di cattolicità per identificare chi è cristiano prima e solo dopo membro di un partito? Che futuro avrebbero questi cattolici coerenti in quel partito?

    Per di più il fatto di essere un cattolico coerente NON implica una più grande competenza nella gestione degli affari economici e politicie quindi NON aumenta la probabilità di una gestione felice garantita: questa sempre dipenderà in larga parte dalle competenze personali e professionali di ogni singolo individuo impegnato nella res publica.

    Concordo con Mgr Crepaldi per dire che è più grave l’assenza di principi che non rispettano l’uomo nella sua integralità e quale l’insegnamento sociale della Chiesa propone che quello di avere dei militanti personalmente incoerenti in quanto cristiani. Nei principi si incardinano strutture che possono essere di peccato e di morte, mentre l’incoerenza è la semplice espressione dell’ovvia debolezza umana e, di certo, non siamo chiamati a gettare la prima pietra.

    Ringrazio il Dr Tornielli per avermi fatto notare questo libro che mi propongo di comprare in quanto esempio pratico di proposta di applicazione della dottrina della Chiesa in politica anche se copre essenzialmente la realtà italiana.

    In Pace

  5. xagena scrive:

    Bruciava troppo il mio post visto che l’hai cassato?

  6. Cherubino scrive:

    non so se nel libro il Vescovo contempla anche una terza variabile, ossia quella della reale attuazione e attuabilità del programma. Perchè in tal caso la cosa si complica.

    caso A: in programma aborto e leader sposato: bocciato

    caso B: in programma abolizione aborto e leader divorziato: in Italia non esiste

    caso C: in programma niente, leader divorziato, comunicazioni ambigue che non si concretizzano mai: esiste, bocciato

    caso D: in programma pro aborto e coppie gay o di fatto, ma non si concretizza per la presenza di cattolici: esiste, male minore, cattolicamente accettabile (cooperazione remota materiale”).

    Vale sempre la pena ricordare -distinguendo tra il cattolico politico e il cittadino che vota- che nel secondo caso è lecito votare un partito che abbia elementi non accettabili a patto che:
    1) non lo si voti per questi elementi, ma nonostante essi;
    2) vi siano motivazioni importanti (mancanza di alternative, sfascio delle istituzioni, contrasto alle mafie, violazioni dei diritti umani…) per ritenere tale scelta irrinunciabile;
    3) ci si adoperi secondo le proprie possibilità per contrastare quegli elementi negativi.

    Tale dottrina, ribadita dallo stesso Ratzinger quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede agi vescovi americani, va sotto il nome di “cooperazione remota materiale”

    “Un cattolico sarebbe colpevole di formale cooperazione al male, e quindi indegno di presentarsi per la santa comunione, se egli deliberatamente votasse per un candidato precisamente a motivo delle posizioni permissive del candidato sull’aborto e/o sull’eutanasia. Quando un cattolico non condivide la posizione di un candidato a favore dell’aborto e/o dell’eutanasia, ma vota per quel candidato per altre ragioni, questa è considerata una cooperazione materiale remota, che può essere permessa in presenza di ragioni proporzionate”
    http://www.ratzinger.us/modules.php?name=News&file=article&sid=140

  7. Simon de Cyrène scrive:

    La problematica descritta da Cherubino è realistica della situazione odierna ma è una posizione di “difesa”: vi si dice come scegliere il meno peggio.

    Se ho ben capito l’articolo del Dr Tornielli, Mgr Crepaldi vuole andare ben aldilà, sulla scia anche dei discorsi fatti da S.S. Benedetto XVI: ossia verso un’implicazione attiva e coerente dei cristiani/cattolici in quanto tali, da dove la nozione sottolineata di “ripresa”.

    Cioè se ho capito bene non è tanto un manuale che propone solamente come rigirarsi nella situazione attuale concepita come immutabile, ma piuttosto come una proposta di cambiamento radicale di atteggiamento nell’approccio della res pubblica che il cittadino cattolico dovrebbe avere.

    Ma forse mi sbaglio non avendo letto il libro stesso.

    In Pace

  8. Dal poco che “conosco” Monsignor Crepaldi
    -qualche suo articolo letto, e basta-
    è un libro da leggere.

    Consiglierei
    PRIMA
    di leggere il libro
    e solo
    SUCCESSIVAMENTE
    di inviare commenti:

    quanto ho letto finora è magari
    interessante
    ma non fa che ribadire le posizioni
    -piu o meno pregiudiziali-
    degli scriventi.

    Cosa leggittima, per carità!
    Ma forse sarebbe meglio…..

    http://cosimino.myblog.it/archive/2010/09/24/la-mail-di-cosimo-de-matteis.html

  9. Cherubino scrive:

    infatti dimenticavo il caso E: ricompattamento di un partito di ispirazione cristiana: accettabile e, a mio parere, qualcosa si muove.

    Nello specifico bisogna riflettere sul fatto che il bipartitismo in Italia non attecchisce, come dimostra sia l’esperienza a destra sia quella a sinistra. Il sistema sembra polarizzarsi su 5 “ispirazioni” di fondo:
    1. progressisti post-comunisti
    2. progressisti moderati cattolici
    3. destra liberale
    4. destra populista di stampo latino-americano
    5. destra radicale

    Personalmente auspico una accelerazione del processo che ha portato alla nascita di UDC, Alleanza x l’Italia e ora sembra far nominare nuovamente un Partito popolare.
    Il quadro poi avrebbe bisogno di maggiore chiarezza.
    Ad esempio negli ultimi tempi è evidente come un Italia dei Valori ha forse più assonanze con i finiani che non con il PD. Per questo non la cito, perchè a mio parere confluisce nell’area 3.
    Mentre un partito cattolico avrebbe motivi di consenso trasversale, riuscendo anche a creare governi tecnici a larghe intese oggi indispensabili per fare le riforme in grave ritardo, promuovendo convergenze sia sui temi delle politiche sociali (a sinistra) sia una visione più liberale (con la destra liberale).

  10. Ribadisco:
    delle posizioni
    -preconcette e note a chi frequenta questo blog-
    di un utente petulante ed insopportabile
    a noi freguntubo:

    ben piu interessante
    (moooolto piu interessante)
    leggere le acute riflessioni del Vescovo di Trieste.

    Ma, che possiamo farci, i dossettiani sono piu intelliggenti che umili.

  11. Cherubino scrive:

    l’aggressività di chi cerca di impedire la libera discussione è una delle prove di quanto sia necessaria in Italia una svolta, o ripresa, che argini il populismo post-fascista…

  12. Francesco73 scrive:

    Il problema sarà dottrinale, ma la Chiesa è mancata (e sta mancando) soprattutto sul fronte della promozione culturale.
    Il Progetto del Cardinale Ruini non si è incarnato a livello di popolo cristiano, e nella base manca troppo spesso questa preoccupazione e sensibilità.
    Rimediano alcuni movimenti, ma non sono cose organiche, sono cose distinte.
    Tra l’altro, vedo che nelle parrocchie c’è anche un grande deserto della generazione di mezzo, quella della vita attiva e professionalmente qualificata, dai 30 ai 50 anni diciamo.
    Il grosso del pubblico è fatto da bambini e anziani.
    Una ragione ci sarà, speriamo che Crepaldi e Bagnasco se ne preoccupino.

  13. bo.mario scrive:

    L’errore dei colleghi è che lo stato deve essere ammninistrato e non ecumenizzato. Organizzare uno stato con una utopia non è il massimo dello scibile. Noto che qualcuno, non tutti, sono invidiosi dell’altra religione che ha uno stato confessionale, noi perchè no! Bagnasco si è intromesso anche in cose al di fuori della sua sfera di influenza e qualcuno continua a dire che volete dei rappresentanti in politica che ubbidiscano al vaticano. La cosa non quadra e sarebbe bene ci riflettiate prima di perdere quel poco di credibilità ancora rimasta. Avete Andreotti e Casini, non è il massimo ma rappresentano bene i Vs valori. Un saluto.

  14. Cherubino scrive:

    ilcattolico in politica non obbedisce al Vaticano, ma alla propria coscienza. Ma, come tutti, è libero di formare la propria coscienza come crede. Perchè chi legge Il Capitale (o altro) si formerebbe delle opinioni liberamente, mentre chi legge un’Enciclica no?
    Ognuno sceglie le fonti su cui forma le proprie direttive etiche e sociali, l’importante -se vuole agire in politica- è che resti nell’alveo della Costituzione.

    A tal proposito vale la pena ricordare che proprio questa è ricca di principi cristiani ed è nata anche grazie ad eminenti esponenti della politica cattolica.

  15. Vaticano(ossia la Santa Sede, la Chiesa di Cristo!)no.
    Costituzione si, assolutamente!

    Chiaro, no?

    Disse la Vergine a Fatima:
    la russia diffonderà i suoi errori in tutto il mondo.
    Ma il cornuto(e quindi le fecali teorie-pure politiche-da esso ispirate)ha le ore contate.

    http://www.piangerestedigioia.splinder.it

  16. Ho messo un link inesatto ma, nel cercare quello esatto, ho trovato quest’altra cosa qui:
    http://materecclesiae.splinder.com/post/17261551/dalema-suona-lallarme-ce-un-patto-di-potenza-fra-la-chiesa-e-la-destra

    è datata(è di tre anni fa, quasi)
    ma mostra come molti cattolici ragionano come l’ateo dalema.

  17. Sal scrive:

    “ed è principalmente indirizzato ai cattolici già impegnati in politica o a coloro che vogliono impegnarsi in futuro, candidandosi a ogni livello “

    Risposta – Non expedit – (Wikipedia) – il 30 gennaio 1868, per iniziativa dei Vescovi piemontesi, che chiedevano se era lecito per i cattolici partecipare alle elezioni politiche, la Sacra Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari rispose con il non expedit, ossia non è conveniente. Questa linea politica fu ripresa successivamente più volte… l’intervento più decisivo fu quello del Sant’Uffizio, nel luglio 1886, durante il pontificato di Leone XIII, che si espresse con la formula: non expedit prohibitionem importat.
    Non dovevano stare fuori dalla politica ? Perché ora è diventato “conveniente” ?

    Domanda : “ Il Cattolico in politica” a chi deve giurare fedeltà alla stato laico o allo stato religioso ?
    “Nessuno può essere schiavo di due signori; poiché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si atterrà all’uno e disprezzerà l’altro” (Matteo 6.24)

    “Cerca invece di affrontare criteri, principi e contenuti dell’agire politico dei cattolici…L’arcivescovo spiega che quando nell’azione politica ci si trova di fronte “a scelte che implicano anche delle azioni moralmente inammissibili… non può dare il proprio assenso”
    Ma chi decide se la scelta è inammissibile ? La coscienza o il manuale ? A chi risponde il politico al papa o alla sua coscienza ? E’ dotato di libero arbitrio o fa la marionetta ?

    “Significa che la dottrina della Chiesa non è convenientemente promossa e recepita, che i pastori non vengono adeguatamente accostati, che i teologi non operano tenendo conto della loro funzione ecclesiale, che le università cattoliche non producono una coerente cultura cattolica, che le librerie cattoliche non fanno il loro dovere di evangelizzazione “ Sono questi il risultato del “Magistero ?” Infatti non fanno le marionette forse le loro coscenze non accettano l’imposizione.

    Per questo hanno deciso di fare un altro manuale ? Non bastava il vangelo ?
    (2 Corinti 3.4-6) “il nostro essere adeguatamente qualificati proviene da Dio, che in realtà ci ha resi adeguatamente qualificati per essere ministri “

    Evidentemente ai cattolici non bastava il Vangelo Dio deve essersi dimenticato qualche cosa visto che hanno bisogno di un supplemento.

  18. Cherubino scrive:

    “Vaticano(ossia la Santa Sede, la Chiesa di Cristo!)no.
    Costituzione si, assolutamente!”

    E chi avrebbe detto questo ? non certo io ! questo è un travisamento totale.
    Si tratta piuttosto di diversi tipi di obbedienza (e solo un ignorante in materia dottrinale può fare queste confusioni).
    L’obbedienza alla fede e alla morale cristiana (cioè a Cristo) per il tramite della Chiesa (infatti non si dice nel Credo “credo nella Chiesa”, ma “credo la Chiesa”) è un’obbedienza che inizia da ed è fondata nel foro interno, nella coscienza. Questa è l’obbedienza più grande e più imporatnte. Questa è l’obbedienza cristiana, perchè a nulla vale dal punto di vista spirituale non fare formalmente il male, ma coltivarlo e aderire ad esso interiormente. Inoltre non in tutte le materie la Chiesa richiede obbedienza, non ponendosi in essa come detentrice -per lo meno unica- del discernimento. Nella sua azione nel mondo il christifidelis ha molti ambiti in cui deve discernere da solo nel caso concreto cosa sia bene o male, sulla base dell’insegnamento e dei principi cirstini. Non può certo e non gli è richiesto che ogni volta vada dal confessore a chiedere cosa deve fare.

    Altra cosa è l’obbedienza alla Costituzione. Anche questo deriva però, per un cristiano, dal Magistero. Infatti questo insegna che bisogna obbedire alle Istituzioni civili, salvo il caso di aperto contrasto con le esigenze morali. Ma non è certo il caso della nostra Costituzione.
    Si tratta però solo di obbedienza formale, esterna, anche se una certa accoglienza di tanti principi che ci sono consoni, specie perchè coincidono con diritti naturali che la Costituzione “riconosce” e fa suoi, non fa certo male. Ma non è indispensabile in ogni caso.

    Quindi la contrapposizione che fa Cosimo sulle mie parole è del tutto infondata e soprattutto anticattolica (nonostante l’apparenza contraria costruita sull’ignoranza).

  19. macv scrive:

    Ai cristiani è stato detto, da Gesù, di essere il sale della terra. Il regno di dio è stato paragonato, da gesù , a un granello di senape.
    Trovo che una militanza politica in “massa”, una ambizione politica a “governare”, addirittura un POTERE politico facciano a pugni con queste pariole ecvangeliche.
    la religione non è solo un fatto privato, certo, ma la religione non è ne’ può essere POLITICA. Chiunque si illude del contrario non è un vero religioso o non è un vero politico … vedi Amhmainejad, capo politico dell’Iran, che brandendo una Bibbia e un corano, ha attaccato gli USA
    dicendo che la strage dell’11 settembre se la sono fatti da soli. Per me non è ne’ un vero religioso musulmano ne’ un vero politico .che i cattolici non cadano nella stessa tremenda illusione! uno stato teocratico è quanto di peggio possa capitare a un popolo!!!

  20. macv scrive:

    pochi giorni fa si è celebrato san Matteo. Matteo era un esattore delle tasse. qundo fu chiamato da Gesù ( bellissimo il quadro di Caravaggio) lasciò il suo impiego e lo seguì. non continuò a fare l’esattore delle tasse e insieme il cristiano. come detto nel vangelo non si può seguire due padroni , Dio e Mammona. così secondo me non si può seguire Dio e la politica, o si rende conto all’uno o si rende conto all’altro. seguirli tutti i due vuol dire essere inFedeli a tutti e due: per questo i cattolici sono stati in genere dei pessimi politici ( da Andreotti a Rosi Bindi in giù….)

  21. Pasquale scrive:

    L’esempio citato nella ultima parte dell’articolo non mi invoglia a leggere il libro. Non mi sembra che esso si muova nella direzione della RIPRESA,ma soggiace alla vecchia logica del MENO PEGGIO. Vorrei più coraggio da un arcivescovo che dovrebbe parlare alla coscienza di chi farebbe meglio a passare in secondo piano proprio in difesa di quei valori in cui dice di credere.

  22. Marco N. scrive:

    Ferma restando la riserva di leggere la fatica di Mons. Crepaldi, ritengo che il pezzo di Andrea Tornielli su questo blog e, a maggir ragione, la sua esauriente recensione sul Giornale di oggi, consentano ampiamente di esporre personali valutazioni della concezione che Mons Crepaldi ha in merito al cd. impegno dei cattolici in politica e, più in generale, sulla dottrina sociale della Chiesa.

    Intanto non si può fare a meno di notare quanto sia grande, forse incolmabile, la distanza tra la concezione di Mons. Crepaldi e il suo modo abbastanza discutibile e superficiale di porre il problema e la concezione e lo stile di Don Luigi Sturzo.
    Non si può invocare a ogni piè sospinto, ma contemporaneamente a sproposito una fantomatica dottrina sociale della Chiesa se poi ci si ferma a sciorinare opinioni del tutto personali e, come tali, quantomeno discutibili.

    Sed transeamus…!
    Su un altro aspetto però vorrei esprimere una mia umilissima opinione, anzi un interrogativo:

    ridurre, o quasi, il problema di un rinnovato impegno dei cattolici in politica a un’opzione abbastanza temeraria e priva di scrupoli tra coloro che sarebbero orientati ad applicare una vaga dottrina sociale ed etica della chiesa( comprendendovi mi auguro anche i cd. “valori non negoziabili”) pur avendo una situazione familiare irregolare rispetto a coloro che invece, pur avendo una situazione regolare, non sarebbero orientati a seguire in politica i dettami della Chiesa, mi sembra indecoroso e improbonibile.

    Dire queste cose significa relativizzare il problema, creare confusione sapendo di crearla, in una parola annacquare , falsare un dibattito che, si, sarebbe tempo di riproporre, ma in maniera seria e condivisa almeno con tutta la CEI, e non solo col card. Bagnasco, ma anche con il mondo cattolico nel suo insieme

    Tutta l’operazione di Mons. Crepaldi, affidata ad un libro, mi sembra non solo stucchevole, ma anche inopportuna.
    E’, beninteso, un mio parere e potrei sbagliarmi.

  23. gino gini scrive:

    E’ il trionfo dell’ipocrisia. Non chi dice Signore…ma chi fa la Sua volontà…
    Comunque: corro a dire ai dirigenti del centrosinistra di dire pubblicamente – senza l’obbligo di crederci, ovviamente – di essere contrari a divorzi e coppie gay ec ecc. Costa zero e porta voti. Oltre a farsi i cavoli propri (andare a puttare, tradire la concorte, ec.) tutte cose che bisognerebbe confessare. Vado.

  24. Cherubino scrive:

    l’esempio di Crepaldi è perfettamente coerente con la morale cattolica (ovviamente non ha bisogno che lo dica io, ma visto che alcuni qui lo mettono in dubbio…)

    Infatti la persona che è regolarmente sposata ma aderisce, anche solo come ammissione per altri, a ciò che è peccato (ad esempio sul matrimonio gay) non può considerarsi in stato di grazia.

    La persona divorziata che invece non ammette o disincentiva per altri situazioni come la sua o più gravi (ad esempio il matrimonio gay) è moralmente meno colpevole (non aggiunge al proprio peccato l’istigazione di altri) e spiritualmente più sano, in quanto egli percepisce in qualche misura il “rimorso” che lo Spirito Santo produce nell’anima di chi pecca.
    La citazione fatta da gino gini è inadeguata. Perchè non si tratta di confrontare chi dice e non fa con gli altri, ma chi fa maggiormente il bene comune, che è lo specifico motivo per cui si vota un politico. La sua vita personale è un indizio, importante ma non unico, sulla cui base va valutato. Ma di questo risponde davanti a Dio. Di quanto invece fa crescere o meno il suo popolo risponde anche davanti ad esso.

  25. Sal scrive:

    La dottrina sociale della chiesa. – (Wikipedia) ne parla così: – “La dottrina sociale indica il complesso di principi, insegnamenti e direttive della Chiesa cattolica intesi a risolvere, secondo lo spirito del Vangelo, i problemi socio-politico-economici. …La dottrina sociale …. trova compiuta e completa enunciazione nella terza parte del Catechismo della Chiesa cattolica. “ ecc.

    Benchè questa dottrina sembra prefiggersi uno scopo nobile ed onorevole in favore dell’uomo (secondo lo spirito del vangelo), ad un’indagine più accurata è una dottrina che si pone in opposizione ed è contraria allo spirito stesso del vangelo. Un depistaggio.

    I motivi ? E’ presto detto, ed è molto semplice.

    “Risolvere i problemi socio-politico-economici” in favore di chi ? Dei poveri o dei ricchi ? La domanda non è peregrina perchè per es. Il libro Religion and Revolution dice: “Dal 1774 al 1790, 173 dei 192 vescovi francesi appartenevano alla nobiltà. Circa metà dell’episcopato viveva a Parigi, in mezzo agli splendori della capitale francese. Il cardinale Polignac morì nel 1741 senza avere mai visitato l’arcidiocesi che gli era stata assegnata quindici anni prima. Un crescente lassismo si era diffuso anche nei monasteri, molti dei quali erano ricchissimi”. Gli alti prelati vivevano nel lusso, mentre molti parroci erano in povertà.”

    Nel 1810 Miguel Hidalgo, parroco di un villaggio messicano, capeggiò una lotta per ottenere l’indipendenza dalla Spagna. Il prof. Guenter Lewy spiega: “Il papa di Roma e praticamente l’intero episcopato condannarono [quei] patrioti [messicani]. L’ipocrita disinvoltura con cui gli alti prelati si trasformarono [successivamente] in ardenti sostenitori dell’indipendenza . . . fu anche troppo evidente e contribuì a dare della chiesa l’immagine di un gruppo con interessi di parte di cui non ci si poteva fidare. . . . La chiesa era ricca di terre e di edifici, che secondo alcuni comprendevano più di metà del patrimonio immobiliare della nazione”

    Al contrario, per risolvere i problemi socio-politici-economici, Gesù si espresse dicendo: “ “Voi dovete dunque pregare così: “‘Padre nostro [che sei] nei cieli, sia santificato il tuo nome. Venga il tuo regno. Si compia la tua volontà, come in cielo, anche sulla terra. Dacci oggi il nostro pane per questo giorno; e perdonaci i nostri debiti, come anche noi li abbiamo perdonati ai nostri debitori. E non ci condurre in tentazione, ma liberaci dal malvagio’.” (Matteo 6.13)

    Se fosse l’uomo (il politico cattolico) in grado di risolvere i problemi per mezzo di una politica sociale, non ci sarebbe la necessità di pregare per la venuta di un regno a meno che non si voglia intendere che quel regno venga istituito dal politico cattolico.
    Non sarebbe nemmeno necessario un cambiamento di personalità e di attitudine mentale verso i problemi della vita perchè basterebbe fare una nuova rivoluzione per risolvere le ingiustizie e le diseguaglianze, ma poiché si tratta di un problema che non potrà mai essere risolto a meno di non dare del bugiardo a Gesù che disse : “ Poiché i poveri li avete sempre con voi.” (Matteo 26.11) qualunque soluzione diversa proposta sarebbe qualcosa al di fuori delle possibilità umane. Un depistaggio.

    Nessun umano potrà mai per mezzo di nessuna dottrina risolvere ciò che solo il Regno per cui molti pregano potrà fare. Pensare diversamente è solo una specie di burla. Un modo per approfittarsi di ingenui anche se le monarchie non vanno più di moda.

    Daniele. 2:44: “Ai giorni di quei re l’Iddio del cielo stabilirà un regno che non sarà mai ridotto in rovina. E il regno stesso non passerà ad alcun altro popolo. Esso stritolerà tutti questi regni e porrà loro fine, ed esso stesso sussisterà a tempi indefiniti”.

  26. antonella lignani scrive:

    Trovo nella discussione alcuni punti con i quali sono d’accordo: in primo luogo bisogna fare i cattolici, poi i cattolici in politica. Per quanto riguarda la libertà di coscienza, ritengo che prima di tutto bisognerebbe che i cattolici la rivendicassero nei confronti dei partiti, non della Chiesa.

  27. bo.mario scrive:

    La dottrina sociale della chiesa fa acqua da tutte le parti. Prevede un mondo utopistico e la dice lunga sul valore della stessa. Se mia nonna porta le stampelle vuol dire che è zoppa. Quando hanno istaurato le ACLI hanno dovuto abbandonarle perchè la vita è altra cosa. Dice cose anche giuste ma irrealizzabili, allora, cos’è il serpente che si morde la coda?. Bagnasco è intervenuto sulla questione dei tre operai licenziati senza sapere di cosa parlava. Volevo dire che il sindacato coinvolto non fa gli interessi dei lavoratori e la definizione di sindacato è ottimistica. Fa una sua politica del tanto peggio tanto meglio. Gli interessi dei lavoratori non sono solo propri ma di tutto il mondo del lavoro e qualcuno un giorno dovrà capirlo. Un’azienda non può lavorare in deficit, non dura. La dottrina della chiesa nemmeno li sfiora queste tematiche. Volemose bene e speriamo nella provvidenza, un pò poco per essere credibile. Un saluto.

  28. Marco N. scrive:

    in primo luogo bisogna fare i cattolici, poi i cattolici in politica…

    Concordo pienamente, Antonella Lignani. E’ quanto ripeteva con frequenza Don Luigi Sturzo, quanto mettevano in pratica La Pira e De Gasperi.
    E’ purtroppo quanto invece sembra aver dimenticato ( o dato troppo per scontato) Mons. Crepaldi.

  29. Cherubino scrive:

    è una visione del tutto irreale.

    Infatti non è detto che un buon cattolico nella vita privata sappia fare il buon cattolico in politica: il livello e il tipo di discernimento richiesto è diverso.

    Al contrario non è detto che un cattivo cattolico (o un non cattolico) non possa fare le cose che farebbe un buon cattolico in politica. Vi sono innumerevoli esempi di governanti non cattolici che hanno fatto il bene delle proprie nazioni.
    Va ricordato poi che Leone XIII nella Diuturnum illud ha ribadito la dottrina tradizionale secondo cui anche il potere del sovrano non cristiano viene da Dio e gli è data obbedienza, salvo sia da scegliere tra essa e il diritto naturale o la stessa fede. Il papa ricorda come secondo Tertulliano (vissuto a cavallo del 200 d.C.) i cristiani fossero i migliori amici dell’Impero romano.

    Infine basterebbe ricordare che la Sacra Scrittura presenta diverse figure positive di sovrani non appartenenti al popolo eletto, figure di cui Dio si è servito per realizzare i suoi disegni.

  30. Americo scrive:

    I preti sognano, purtroppo per loro “la vida es sueño y los sueños, sueños son”. Siamo daccapo alla vecchia storia di chi non vuol capire il mondo di differenza, ben noto nei primi anni del regno, che esiste tra un cattolico-italiano ed un italiano.cattolico. De Gasperi era uno di quest’ultimi e quantunque fosse assiduo alle messe ed avesse una figlia suora, godeva dell’ostilitá del Vaticano. Per la chiesa tutta la loro cacofonia teologica, omeliaca, etc.. si riassume in fondo in ub concetto molto semplice: se non sei con me in tutto, sei mio nemico e seguace del diavolo.

  31. Cherubino scrive:

    non è vero che De Gasperi godeva dell’ostilità del Vaticano. Al contrario ! i rapporti con Pio XII, prima ecellenti, si incrinarono sulla questione del sindaco di Roma negli 2-3 anni di vita (dal ’52 al ’54).
    E’ già stato dichiarato Servo di Dio e continua il suo iter la causa di beatificazione.

  32. Marco N. scrive:

    ,,,non è detto che un buon cattolico nella vita privata sappia fare il buon cattolico in politica,,,

    Giusto!Direi anzi che è sempre più improbabile con i tempi che corrono che un buon cattolico nella vita privata possa rimanere tale anche in quella politica.

    E’ certo però che un pessimo cattolico nella vita privata non potrebbe m a i essere un discreto cattolico in quella politica.

    Ma, queste, mi si perdoni, sono riflessioni oziose con cui tento di mascherare a me stesso lo sconcerto di vedere oggi, trasversalmente a tutti gli schieramenti politici attuali pessimi cattolici vuoi nella vita privata che in quella politica.

    Un appunto per Americo: l’espressione ” godere dell’ostilità del Vaticano” è biasimevole non solo in quanto ossimoro, ma soprattutto per la verità freudiana che nasconde.
    Meglio tacerle certe pagine della nostra storia recente o meno recente.

  33. Sal scrive:

    Un manuale per la “ripresa” ? Di quale ripresa stiamo parlando ?

    “ Bagnasco… spiega che quando nell’azione politica ci si trova di fronte “a scelte che implicano anche delle azioni moralmente inammissibili”,…il cattolico “non può dare il proprio assenso”.

    Ah,… Allora è facile, sta parlando della “ripresa” televisiva quando TG Parlamento fa un primo piano dello scranno del politico cattolico per vedere se ha infilato la mano nel buco giusto per convalidare la votazione. Ora però bisognerebbe capire se si tratta di una ripresa a passo uno o in stop motion, un frame by frame o consequenziale che permette di realizzare due film con una sola ripresa di una votazione che in quel caso varrebbe per due . Miracoli della ripresa. L’importante è essere ripresi perchè senza “ripresa” chi garantirà dove è stata messa la mano ?

  34. Zenofonte scrive:

    la politica non coincide con la morale, ma non può esservi politica che non sia fondata su una morale, sia essa marxista o cattolica o altro. Poi, distinguiamo chi si dice cattolico per convenienza da chi lo è perché aderisce ad un progetto e crede in Cristo etc. Infine, se ho letto bene, il vescovo non propone che siano gli stessi vescovi a fare politica; fuor di dubbio non è questo il loro lavoro (purtroppo -sì- alcuni vescovi non lo hanno ben capito o probabilmente fanno confusione, cedono alle tentazioni). Il vescovo invece propone che i cattolici (il popolo di Dio, non il clero) ascoltino la voce della propria coscienza, e si comportino di conseguenza, in qualsiasi occasione della vita, siano essi carpentieri o politici. Ovvio che la politica non coincide con la dottrina, ma, ripeto, alla morale si ispira. Nel caso del sincero credente, la morale è l’aspetto “comportamentale” della fede di cui si vive.

  35. antonella lignani scrive:

    Caro Marco N. rimango stupita di quanto andiamo d’accordo. E’ passato davvero molto tempo dalle diatribe su Tucidide. Buoni cattolici e buoni cattolici in politica? SEcondo me, un “buon cattolico” non dovrebbe mai sentirsi troppo “adulto”, ma accettare doverose indicazioni magisteriali. Altrimenti può comunque continuare a fare il politico.

  36. LIBERAMENTE scrive:

    http://www.youtube.com/watch?v=nT4MJz_pp6o

    RICHARD DAWKINS RISPONDE AL RATZINGER.

    ma anche voi tra i i cattolici avete difficoltà a riconoscere le gravi responsabilità storiche della Chiesa cattolica.

  37. Cherubino scrive:

    “E’ certo però che un pessimo cattolico nella vita privata non potrebbe mai essere un discreto cattolico in quella politica.”

    Strano, perchè Gesù ha detto “Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli…” (Lc. 11,11)

    Essere un “politico cattolico” vuol dire fare atti giuridici e amministrativi che perseguono il bene comune.
    Forse qualcuno qui confonde l’essere cattolico in politica con l’andare a fare catechesi in Parlamento, o procurare privilegi alla Chiesa.

    Finchè ci saranno cattolici così poco capaci di vedere la vita cristiana come servizio i “figli del mondo” intrallazzeranno alla grande…

  38. mauro scrive:

    Caro Cherubino, lei ha voluto postare un passo di Luca per dimostrare il suo concetto relativo al cattivo cristiano che in politica è in grado di fare cose buone.

    Allora cominciamo a leggere il passo piu’ compiutamente:
    ” E chi è quel padre fra di voi che, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dia invece un serpente? 12 Oppure se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione? 13 Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!”.

    Gesu’ afferma che nessuno, pur se malvagio, rifiuterebbe pane (etc.) al proprio figlio. Giusto, perche tra il padre ed il figlio vi è un rapporto d’amore essendo il figlio generato da lui.

    Ma tra il politico e il popolo vi è un rappporto di benevolenza (agape), quella stessa che Dio riversa a noi e ci chiede di riversare al prossimo (il popolo per un politico), ovvero l’atteggiamente comprensivo che non comporta l’obbligo (anche morale) che è presente nell’amore.

    Il cattivo cristiano, che vuol fare politica, si adopererà per il bene del popolo ma mancandogli lo stimolo dell’amore si comporterà, e ben che gli vada, come un qualsiasi politico laico.
    Tanto vale avere un politico laico che non verrà fuorviato da istanze confessionali di parte ed opererà per il bene collettivo secondo il buon senso che gli appartiene.

    Se poi volesse fare mente locale, tutte le leggi italiane che possono provocare un’istanza di rigetto da parte di una confessione, per motivi di fede, lasciano libertà di scelta, dal chè si deduce che il politico italiano (in massima parte cattolico) non solo applica il buon senso ma evita di imporre la propria visione personale lavorando per il bene comune, indiscriminatamente.

    Se il Papa ha invitato piu’ volte il politico cattolico a conformarsi alla morale cristiana ed assistiamo a pubblicazioni di libri a favore dell’impegno del cattolico in politica, la prima cosa che viene in mente è che la Chiesa stia uscendo lentamente dal mondo, si autoescluda con le proprie mani, perda costantemente terreno ricordando, come esempio, che i recenti, alle cronache, casi di pedofilia al suo interno sono stati trattati prima come fastidi insignificanti da regolarsi amministativamente, poi quando il mondo ha cominciato ad aprire gli occhi, nella considerazione che i sacerdoti compiono opera educativa sui minori, si è provveduto a condannarli ma non a punirli perchè è solo Dio che giudica e ci si deve affidare alla sua Misericordia. E’ ovvio che così pensando e facendo la Chiesa si autoescluda e si condanni all’indifferenza popolare. La scristianizzazione nel mondo occidentale è la conseguenza della mancanza di fiducia nella Chiesa e se i politici cattolici si comportano da laici nell’approvazione di quelle particolari leggi è perchè hanno il buon senso di capire che la religione è un proprio intimo sentimento mentre la politica è la condivisione di un sentimento collettivo di cui la Chiesa non ne fa piu’ parte per propria scelta.

  39. enrico scrive:

    @ Liberamente

    Le ho risposto sull altro thread..
    Può darci un’occhiata se vuole…tanto l’affermazione è la stessa..

  40. enrico scrive:

    Agape…benevolenza….

    Descrive un amore di ragione,INCONDIZIONATO , anche non ricambiato..

    “L’amore ( agape nel testo) è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno”

    I corinti (13 4-10)

  41. Marco N. scrive:

    Caro Marco N. rimango stupita di quanto andiamo d’accordo.

    @Antonella Lignani

    Grazie , Antonella: ci divideranno forse le discussioni su tematiche specifiche, ma indubbiamente ci accomuna un comune sentire dettato forse da anni di fatiche scolastiche tra i banchi.
    Ciò che più ci unisce tuttavia ritengo sia la stessa Fede in Cristo che illumina la strada. Auguriamoci che essa illumini cempre più anche i politici cattolici, da cui non si pretendono certo, come scioccamente osserva qualcuno, “catechesi” in Parlamento, ma azioni trasparenti e in sintonia col Vangelo.
    Come vedi, però, di boutades presuntuose è piena la società, persino questo blog, figurati l’agone politico.
    Grazie.

  42. mauro scrive:

    Ringrazio il caro enrico che volendo supportare quanto ho scritto, ha puntualizzato che l’AGAPE SI BASA SULLA RAGIONE e non sul sentimento come l’amore, parola così inflazionata da apparire l’unica possibile, anche se lo zelo nel riportare un passo di 1Corinzi , lo ha portato a scrivere erroneamente amore anzichè carità (che è sempre l’agape come giustamente sottolinea).

    Ma sapendo benissimo che il caro enrico conosce il CCC92 dove viene indicato che Dio porta benevolenza al genere umano (la stessa che Dio ci richiede di riversare al prossimo), direi che si è trattato di un lapsus, perciò è scusato.

  43. fedenrico scrive:

    Tra chi fa del bene alla comunità e del male a sé stesso, e chi fa del male alla comunità e del bene a sé stesso, la preferenza va al primo.
    Così mi appare il concetto espresso da monsignor Crepaldi. Lo trovo limpido e condivisibile.

  44. Americo scrive:

    * Cherubino
    Che bel eufemismo hay tovato per definire l’ingerenza del Vaticano bella carica del sindaco di Roma. Más claro no canta un gallo.

  45. enrico scrive:

    il testo greco dice agape…..si può tradurre amore ..o carità… se si intende il concetto cristiano di carità ..ma il testo dice agape, la differenza sussiste tra agape ed eros…

    è un amore di ragione…ma poi la definizione continua..incondizionato, anche non ricambiato..l’agape dunque è ben più grande del concetto di eros.
    S. Paolo, nella lettera ai Corinti lo spiega esaustivamente nel passo.

  46. antonella lignani scrive:

    Caro Marco N., non ho ancora avuto notizie del “saggio breve” sul pensiero di Benedetto XVI. Mi piacerebbe almeno sapere quali brani sono stati scelti.

  47. Marco N. scrive:

    @ Antonella Lignani

    L’argomento prescelto è stato “La memoria storica è una marcia in più. Senza memoria non c’è futuro”(cito a memoria).
    Un argomento avvincente per il modo non convenzionale in cui lo ha trattato il Santo Padre, ma nello stesso tempo ampiamente “agganciabile” ad analoghi argomenti di storia e di filosofia.

  48. antonella lignani scrive:

    Senza memoria non c’è futuro? Ma questo ci riporta a Tucidide! A parte le battute, certo, anche la Bibbia è un grande libro storico

  49. mauro scrive:

    Evidentemente oltre ad agape ed eros vi è anche filia, sempre in greco, ma certo non si può usare un unico termine “amore” per indicare 3 concetti tanto dissimili. Dire “amore” l’agape è la cosa piu’ semplice ma la piu’ imprecisa in quanto l’agape rappresentava, per i cristiani delle origini, il legame fraterno che li accomunava quando si riunivano, la benevolenza vicendevole, lo spirito di carità vicendevole.

  50. Sal scrive:

    @ antonella lignani
    antonella lignani Scrive: settembre 25th, 2010 at 9:23 pm “anche la Bibbia è un grande libro storico”

    The New Encyclopædia Britannica definisce la Bibbia “probabilmente la raccolta di libri più autorevole della storia umana. Non è quindi presuntuoso definirla il più grande libro che sia mai esistito.”

    (Wikipedia) – “Nell’hoodoo la Bibbia è vista, oltre che come testo sacro, anche come il più grande libro di incantesimi del mondo. Importante ad esempio è l’uso magico dei salmi biblici. La Bibbia è anche di per se stessa un potente talismano ed è comune portarla con sè per avere protezione o lasciarla aperta su un passaggio specifico rivolta in una data direzione per un certo numero di giorni. “

    Secondo la rivista Bibelreport del giugno 2002 la Bibbia è stata tradotta, almeno in parte, in 2.287 lingue. Inoltre, secondo le stime, finora sono stati distribuiti cinque miliardi di Bibbie. Tali sforzi immani dimostrano chiaramente quanto la gente tenga in alta considerazione questo libro.

    Il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) si espresse in questo modo: “Sono convinto che la Bibbia diventerà sempre più bella quanto più la si comprenderà”.
    E’ solo nella Parola di Dio che troviamo una spiegazione valida riguardo all’origine della vita, a perché esistiamo e a cosa ci riserva il futuro! — Isaia 46:9, 10.

    Circa metà degli scrittori della Bibbia avevano già completato la stesura dei loro testi prima della nascita di Confucio, il famoso filosofo cinese, e di Siddhārtha Gautama, il fondatore del buddismo.

    La Bibbia è sopravvissuta ai divieti governativi, ai roghi degli oppositori religiosi e agli attacchi dei critici. Nessun altro libro è arrivato fino a noi superando un’opposizione così accanita

    La rivista U.S. Catholic cita un coordinatore degli insegnanti di religione secondo il quale, dopo essersi iscritti a corsi biblici, alcuni cattolici sono giunti alla conclusione che “come cattolici sono stati privati di qualcosa, e che c’è una grande ricchezza nella Bibbia. Vogliono assimilare parte della ricchezza di cui sentono di essere stati privati”.

    Forse dovrebbe conoscerla meglio. Suggerisco un tentativo, e se accetta un consiglio, non la legga come un normale libro di storia cominciando dalla prima riga all’ultima, provi ad esaminarla per argomenti. Cercando di seguirne l’insegnamento o punto di vista relativamente ai vari soggetti a cui è interessata. Es. cosa dice del matrimonio ? Cosa dice dei figli ? Ecc. iniziando dall’inizio metta in fila tutte le scritture che parlano dell’argomento voluto e ne uscirà un quadro .

    “Come mi son dunque preziosi i tuoi pensieri! O Dio, quanto è grande la loro somma!” — SALMO 139:17.

    ‘la Tua parola è una lampada al mio piede, e una luce al mio cammino’. — Salmo 119:105.

    Può esserlo anche per lei.

  51. P.Danilo scrive:

    Mauro, se mi è permesso entrare nel dibattito dell’amore agapico; “agape” da B.Spinoza viene così inteso: “amor Dei intellectualis”… vale a dire un amore senza alcun sentimentalismo…

  52. mauro scrive:

    Caro p.Danilo, premetto quanto ho gia scritto, ovvero che il termine “amore” è talmente inflazionato nell’uso comune che se si chiede cosa sia a mille persone otterrà mille risposte diverse. Amore agapico non vuol dire nulla e nello stesso stempo tutto e per il fatto stesso di rimanere indefinito si presta ad essere frainteso.

    Se parlo invece di benevolenza agapica o amorevolezza agapica metto in risalto il legame di fratellanza che univa i primi cristiani quando, riuniti in assemblea (agape), commemoravano l’ultima cena.

    Lei lo sa meglio di me che che durante la messa (l’assemblea) ci si scambia un segno di pace e che cos’è se non il ricordare quella comunione di intenti fra i cristiani?

    il sentimentalismo è una degenazione in eccesso del sentimento. Se lei afferma che l’“amor Dei intellectualis” (l’agape) di B.Espinoza è un amore senza sentimentalismo, indica che in esso vi è sentimento puro contrariamente a quell’”amor ….intellectualis” che appartiene alla ragione e che B.Espinoza riconosceva come principio fondante.

    Se si vuole usare la parola “amore” lo si faccia ma si dica di quale amore si tratti non giocando sull’equivoco facendolo passare per un sentimento.

    Se Dio mi chiede di aiutare il prossimo, io lo faccio ma considerando che il sentimento può anche non appartenere ad una persona come fa Dio a farvi affidamento, chiedendo a tutti di aiutare il prossimo, se non si basasse sulla ragione umana?

    E’ Dio stesso che chiede di usare la ragione.

  53. P.Danilo scrive:

    Mauro, credo di aver capito: dovevo starmene zitto; ebbene starò zitto!

  54. Ramen scrive:

    Insomma il succo del libro è: meglio un bell’ipocrità che una persona di sani principi! contenti i cattolici… non lamentatevi poi delle figuracce che ci fate coi voglio tanto amati rappresentanti cattolico col bollino DOC!

  55. Marco N. scrive:

    Tanti argomenti peregrini e oziosi che sono scaturiti dalla discussione su questo interessantissimo thread ci hanno fatto perdere di vista il reale contenuto dell’argomento proposto da Tornielli.

    Chiedo scusa se, come al solito, cercando di riportare la nostra chiacchierata a distanza nell’alveo tracciato dal moderatore del blog, mi pongo una domanda che, ahimè, non presuppone molte risposte.

    Può un presule, come mons. Crepaldi, in spe (servizio permanente effettivo) fare propaganda politica per un partitello sedicente di centro, come quello dell’onorevole Casini, facendo finta di auspicare un rinnovato impegno dei cattolici in politica? Non è smaccato e stucchevole l’identikit che egli traccia dell’onorevole Casini, come novello “principe” cattolico/machiavellico, “preferito” ad altri in quanto, pur poco incline a coltivare i valori cattolici nella sua vita privata, sicuramente pronto a metterli in pratica ( a dire di Crepaldi) in quella politica/pubblica?
    In altri termini, Mons. Crepaldi, è riuscito o no con questo libro a coniugare, come parrebbe voler fare, il credo cattolico, con l’etica cattolica, con il pensiero machiavellico e col culto del “particulare” di guicciardiniana memoria?

    Agli agiografi della posterità cattolica , temo, l’ardua sentenza…

  56. Lia Orsenigo scrive:

    Leggo il testo del dr Tornielli e mi trovo alle prese con qualche piccolo imbarazzo..
    Il libro in parola “non si occupa,ovviamente, di schieramenti e di partiti”, però l’autore scrive che il cattolico non dovrebbe dare il proprio voto a certi partiti. (E precisa quali, senza nominarli).
    Se il dr Tornielli permette, un rigo di sotto contraddice un rigo di sopra, mi pare.
    Trovo strano, inoltre, affermare che la dottrina cattolica non venga convenientemente promossa : mi pare che la chiesa disponga di formidabili mezzi impiegati allo scopo, mezzi che agiscono da sempre con una efficacia tradizionalmente ritenuta invidiabile.
    Ci si domanda, allora, quale ulteriore incremento si potrebbe mai dare ai centri di cultura ed alle università cattoliche, per spingerle a fare il proprio dovere…
    Infine, mi chiedo, al solito, perchè tali continui richiami, finalizzati all’organizzazione dell’obbedienza nelle cose temporali e perchè la chiesa pare soffrire tanto il concetto stesso di libertà di coscienza.
    Ciò pare deporre, evidentemente, non tanto per l’interesse della salute spirituale (che,appunto, è problema di coscienza individuale), quanto per l’interesse dell’Istituzione.

  57. mauro scrive:

    Caro P.Danilo, lei può scrivere quanto vuole su questo blog, non credo che glielo vieti nessuno, però, nella considerazione che lei appartiene al clero, ovvero a coloro che dovrebbero insegnare agli altri, non mi par logico che voglia insegnare il contrario.

    Io posso avere un sentimento verso un essere superiore ma tutto ciò che faccio per aderire al suo dettato si impernia su basi razionali di accettazione. Ne è testimonianza nel Vangelo il “convertitevi e vivrete” od il “convertitevi e avrete il Regno dei cieli”, come esempio principe fra gli innumerevoli proposti.

  58. Sal scrive:

    @ Lia Orsenigo

    non dovrebbe meravigliarsi, perchè se malgrado “i formidabili mezzi di cui dispongono” riescono perfino ad imbarazzarla, evidentemente si sta adempiendo (Zaccaria 14.13) : – “E deve accadere in quel giorno [che] si spargerà fra loro la confusione da Geova, “

  59. raffaele savigni scrive:

    Per esprimere una valutazione complessiva bisognerebbe prima leggere il libro. Ma l’esempio fornito mi sembra parziale: è vero che bisogna guardare agli orientamenti legislativi e non solo alla vita personale di un politico, ma non esiste solo il problema della legalizzaqzione delle coppie gay. A mio avviso esistono altre questioni anche più importanti. Un esempio: tra un politico che a parole difende la vita e la famiglia ma poi opera tagli drastici alla spesa pubblica che colpiscono soprattutto la scuola, la spesa sociale e la sanità (causando così gravi problemi alle famiglie che hanno bambini, malati ed anziani) ed un politico che fa scelte di politica sociale a favore delle famiglie reali ma poi deve trovare una mediazione con compagni di partito meno attenti ai valori della vita e della famiglia quale sarebbe il “male minore”? Forse è meglio avere i DICO (che peraltro non amo) ma anche una politica di sostegno reale alla famiglia piuttosto che un sostegno alla famiglia solo a parole.
    Inoltre le questioni “etiche” non sono solo quelle prese come esempio. Una politica “dura” contro gli immigrati è compatibile coi valori cristiani? e una legge “ad personam”? una legge che aggrava le disparità sociali tra ricchi e poveri? Oggi abbiamo letto a Messa la parabola del ricco epulone…
    Se un politico sposato ha un’amante o una seconda compagna può anche non interessarmi (sono fatti suoi, riguardano la sua coscienza ed eventualmente il suo confessore). Ma se quel politico riempie le liste elettorali di “cveline”, attricette e donne compiacenti ed incompetenti non è più un fatto personale: diventa un fatto etico-politico, e diventa quindi un criterio importante per discernere il grano dal loglio.

  60. Sal scrive:

    Il manuale per la ripresa – “L’arcivescovo spiega che quando nell’azione politica ci si trova di fronte “a scelte che implicano anche delle azioni moralmente inammissibili”, come ad esempio il “riconoscimento per legge del diritto ad abortire, o delle leggi che permettono il sacrificio di embrioni umani, oppure quelle che legalizzano l’eutanasia” o riconoscono le coppie gay, il cattolico “non può dare il proprio assenso” “

    Domanda,: “ è moralmente ammissibile ? il cattolico può dare il proprio assenso sapendo che i direttori della banca del torrione sono usi essere ricercati dall’autorità giudiziaria ? O quando assumono “il cugino della madre” a lavorare in vaticano il giorno dopo aver avuto rapporti sessuali con l’interessata richiesti in modo diretto ?

    (Il segreto criminale – ed. Newton & Compton). Il cattolico, può dare il suo assenso sapendo che la religione ha rapporti con ambienti criminali ? e con Mammona ?

  61. enrico scrive:

    La calunnia è un venticello
    Un’auretta assai gentile
    Che insensibile sottile
    Leggermente dolcemente
    Incomincia a sussurrar.
    Piano piano terra terra
    Sotto voce sibillando
    Va scorrendo, va ronzando,
    Nelle orecchie della gente
    S’introduce destramente,
    E le teste ed i cervelli
    Fa stordire e fa gonfiar.
    Dalla bocca fuori uscendo
    Lo schiamazzo va crescendo:
    Prende forza a poco a poco,
    Scorre già di loco in loco,
    Sembra il tuono, la tempesta
    Che nel sen della foresta,
    Va fischiando, brontolando,
    E ti fa d’orror gelar.
    Alla fin trabocca, e scoppia,
    Si propaga si raddoppia
    E produce un’esplosione
    Come un colpo di cannone,
    Un tremuoto, un temporale,
    Un tumulto generale
    Che fa l’aria rimbombar.
    E il meschino calunniato
    Avvilito, calpestato
    Sotto il pubblico flagello
    Per gran sorte va a crepar.

  62. Carlo Bollani scrive:

    Sal:

    Di solito le scrivo per farle notare le sue eresie: questa volta, invece, e’ scaduto semplicemente nel cattivo gusto.

    Qualunque elettore puo’ farsi un’idea della moralita’ personale o meno dei candidati: c’e’ chi preferisce dare piu’ peso a Novella 2000 e meno alle sentenze giudiziarie, e viceversa (forse non con piena ragione, data l’epidemia di protagonismo mediatico che ha investito la magistratura italiana negli ultimi anni).

    Oltre alla moralita’ personale dei singoli, c’e’ da soppesare il programma dei gruppi politici ai quali appartengono.

    L’intervento del vescovo mi sembra rendere ragione di questa complessita’.

    Lei invece si e’ dato alla parodia facile.

    C.B.

  63. Sal scrive:

    @ enrico & carlo bollani
    distintissimo sig. enrico, complimenti vivissimi, è bellissima la rima ed anche veritiera. Peccato che non è indicato l’autore devo attribuirla a lei ? Bravo. “un auretta assai (poco) gentile, che insensibile e sottile incomincia a sussurrar” bella è piacevole !
    Ma che c’entra con la calunnia ? Io mi sono limitato a citare un libro che tutti possono leggere. Se calunnia ci fu dovete prendervela con gli autori. Inoltre S. Apollinare rimane a testimoniare che il fu De Petris sta ancora lì ! Perchè ? Perchè fu generoso, fedele, collaborativo, o perchè dopo essere stato fregato fu così ricompensato ? Mistero…!

    l’amico Carlo Bollani sostiene che sono scaduto. Ha ragione sig. Carlo, Non ho più la garanzia. Ma mi permetta, non sapevo che avesse tendenze cannibalesche così da poter dire che ho un “cattivo gusto.” – Magari cattivo odore, quando tolgo le scarpe… ha ragione ! (Nell’altro post però mi aveva detto “velenoso”, faccio progresso)

    Dunque lei sta dicendo che i giudici italiani farebbero il “diavolo a quattro” pur di farsi riprendere e che sono affetti di protagonismo mediatico. (Sta mica giocando in difesa ? Questa non è inutile diffamazione ?) Io invece penso che se avessero fatto tutto quello che dovevano fare, le patrie galere sarebbe più sovraffollate di quanto non lo siano. Ma ci penseranno quelli di Strasburgo vedrà.

    Comunque su una cosa ha ragione, è troppo facile, non fare la parodia che parodia non è, ma è troppo facile sparare al bersaglio immobile specialmente quando è grosso. Questo è vero ma non è colpa mia se si rende visibile e si fa impallinare dal cacciatore che quando è abile riesce a scoprire la mimetizzazione.

    Ma se anche i (criticizzati) giudici, pur soppesando i gruppi politici di appartenenza, a suo dire non fanno il loro dovere per spirito di protagonismo mediatico, di chi mai ci si potrà fidare (solo della tlecamera ?) Ormai neanche più dei preti, da quando si scoprono cadaveri in chiesa e mafiosi sepolti come eroi e non solo.

    Piuttosto mi dica perché il “non expedit” non vale più ?

    Mi crede se le faccio una confessione ? Ho qualche rimorso quando le devo rispondere. Mi fa veramente uno strano effetto. La vedo un po come p.Danilo, mi fa tenerezza e mi scarica il fucile. Le sono grato quindi che fa emergere il lato migliore di me.

    Tornando un po’ più indietro, noi siamo due “eretici”, nel senso che scegliamo, ma non mi ha risposto perchè la sua scelta è migliore della mia e ricordi che il papa ha detto che : “ attribuisce un grande valore alla libertà di espressione”
    E’ sempre un piacere conversare con lei, anch’io non ho scordato che lei disse a Simon de Cyrene che preferiva i metodi più “sbrigativi”
    Saluti

  64. antonella lignani scrive:

    Caro Sal, non sono così sprovveduta sulla Bibbia come lei crede, ma non voglio nemmeno essere presentuosa. Parlando di “libro storico” intendevo dire che parla dell’irrompere di Dio nella storia attraverso l’Alleanza. Adesso sto leggendo “I nomi dell’Amore. Simboli matrimoniali nella Bibbia” di Luis Alonso Schokel. Comunque lei ha fatto bene ad analizzare i pregi del testo sacro.

  65. Marco N. scrive:

    Se un politico sposato ha un’amante o una seconda compagna può anche non interessarmi (sono fatti suoi, riguardano la sua coscienza ed eventualmente il suo confessore). Ma se quel politico riempie le liste elettorali di “cveline”, attricette e donne compiacenti ed incompetenti non è più un fatto personale: diventa un fatto etico-politico, e diventa quindi un criterio importante per discernere il grano dal loglio

    Via, Savigni, è tutta invidia la Sua!
    Non del politico, s’intende, ma delle veline.
    Insista, prima o poi prenderanno anche Lei.

  66. Sal scrive:

    @ Antonella Lignani

    “Chi è questa donna che sale dal deserto, appoggiandosi al suo caro?” Ca 8.5 – Il mio caro ha risposto e mi ha detto: ‘Levati, mia compagna, mia bella, e vieni via 2.10 – Levati, vieni, o mia compagna, mia bella, e vieni via” 2.13 – Aprimi, o mia sorella, mia compagna, mia colomba, 5.2

    “@ Antonella Lignani

    “Chi è questa donna che sale dal deserto, appoggiandosi al suo caro?” Ca 8.5 – Il mio caro ha risposto e mi ha detto: ‘Levati, mia compagna, mia bella, e vieni via 2.10 – Levati, vieni, o mia compagna, mia bella, e vieni via” 2.13 – Aprimi, o mia sorella, mia compagna, mia colomba, 5.2

    “La sapienza dell’accorto è comprendere la sua via, ma la stoltezza degli stupidi è inganno.” (Proverbi 14.8)

    “Devi colpire lo schernitore, affinché l’inesperto divenga accorto; e si deve riprendere chi ha intendimento, affinché discerna la conoscenza.” (Proverbi 19.25)

  67. anniballo scrive:

    Stimabilissimo “SAL”, facendo seguito a ciò che Lei scrive, mi pare non si possa dubitare del fatto che -storicamente- il cattolico non ha mai fatto mancare il proprio assenso all’Istituzione, qualunque scandalo fosse emerso.
    Non è una storia di oggi, almeno relativamente al nostro popolo,purtroppo.
    Altri hanno saputo trovare il registro dell’indignazione; ma sembra che il vero inno nazionale di questo Paese sia sempre stato “Franza o Spagna,purchè se magna…”

  68. anniballo scrive:

    Se posso permettermi, chiederei al dr Tornielli, quali sono esattamente i motivi che spingono la redazione a moderare (o censurare) un post.
    Io,infatti, ho la presunzione di ritenermi correttissimo; se sbaglio qualcosa, fatemelo capire, sarò lieto di adeguarmi, pur di non subire l’onta della quarantena.
    Grazie.

  69. enrico scrive:

    @ Sal

    Rossini ” Il barbiere di siviglia”

  70. Lia Orsenigo scrive:

    Trovo assai giusto il post di Savigni.
    Ho spesso considerato con stupore il fatto che,in Italia, nel dopoguerra, abbiamo avuto qualcosa come cinquanta governi a maggioranza democristiana: cioè, un partito di indiscutibile ispirazione cattolica.
    Ci si sarebbe aspettati che tali governi avessero fatto le migliori politiche immaginabili in difesa dell’istituto familiare; invece, sorprendentemente, le politiche italiane in sostegno della famiglia sono state le più insoddisfacenti d’Europa.
    Insomma, il solito giuoco dell’esteriorità fasulla , a detrimento della sostanza.
    [Per inciso, le migliori sono state valutate quelle francesi; infatti, in Francia s'è anche assistito ad una considerevole ripresa delle nascite. Guarda, guarda, dico io, proprio il paese più rabbiosamente laico che vi sia in Europa....]

  71. Cherubino scrive:

    “le università cattoliche non producono una coerente cultura cattolica, che le librerie cattoliche non fanno il loro dovere di evangelizzazione”

    mi era sfuggito questo passaggio di mons. Crepaldi. A dire il vero, pur stimando il porporato, non mi trova molto d’accordo e mi sembra un pò ingeneroso verso le università e le librerie cattoliche.
    Ho rapporti di lavoro con l’Università Cattolica di Milano e la “cultura cattolica” che promuove è tutt’altro che incoerente. Andrebbe poi capito cosa si intende per “cultura cattolica” e per “coerenza”. Perchè se si vuole intendere un blocco monolitico chiuso e contrapposto verso quanto l’umanità produce sul piano culturale senza il marchio della cattolicità è evidente che non ci sarà mai, come non c’è mai stata una tale “cultura cattolica” che esiste solo come mito nelle rappresentazioni di alcuni.
    La cultura è per sua natura un processo di continuo dialogo/dialettica, di incontro e scontro, di separazione e fecondazione incrociata. Non ci sarebbe stato Tommaso senza Aristotele, Agostino senza Platone. Nel medioevo filosofi cristiani ebrei e musulmani confrontavano ed arricchivano reciprocamente le loro idee.

    Quanto alle librerie, posto il fatto che devono rispondere comunque alle leggi dell’economia e quindi provvedere primariamente al sostentamento economico di chi ci lavora e delle loro famiglie, anche perchè non mi risulta che intervengano le Curie quando i bilanci sono in perdita, il fine di evangelizzazione può essere anche idealmente quello che un libraio cattolico -come un editore- abbia a cuore, ma la realtà è che a stento riescono a tirare avanti.
    Essendo un settore che mi incuriosisce, chiedo spesso ai librai, specie cattolici, come funziona la loro attività e come va, e la risposta è unanime. Anch’io pensavo che sarebbe un’attività stupenda per evangelizzare, ma òa triste realtà è che, almeno in Italia, sono fortemente penalizzati, stretti tra la distribuzione che fa la parte del leone (mi dicono che il conto-vendita è ormai l’eccezione e tutti i volumi, venduti o meno, sono acquistati da loro) i margini di profitto risicati già sul prezzo di copertina, non ne parliamo se si fa un pò di sconto (come vorrebbero gli usi), i costi di produzione che aumentano con il lievitare del prezzo delle materie prime.

    Mi sembra alla fine che il vescovo dovrebbe preoccuparsi di evangelizzre anche un pò questi poveri librai, dire loro che Dio non si dimentica di loro, che ai suoi occhi è più preziosa lo spicciolo della vedova delle laute offerte dei ricchi notabili. E poi magari “fare rete” tra le istituzioni ecclesiali e questi attori economici cattolici. Se veramente il fine dell’evangelizzazione tramite questi strumenti sta a cuore dei Pastori, non ci si può aspettare che facciano tutto da soli.

  72. Sal scrive:

    @ anniballo
    gli esempi a sostegno di Franza e Spagna sono molteplici. Se prova ad andare su you tube alla voce nazismo troverà una serie di evidenze che sicuramente già conosce.

    Proviamo a metterla così, se youtube e internet fossero arrivati 100 anni prima forse qualcosa sarebbe cambiato prima, ma la Bibbia dice che per ogni cosa c’è un tempo fissato, quindi forse questo è il tempo giusto o migliore per per far avere ai cambiamenti il massimo effetto. Volendo può anche digitare cattolicesimo. Penso che Bagnasco dovrebbe dare un’occhiatina alla luce dell’ultima direttiva ai politici nostrani. Rimarrebbe sorpreso.
    Saluti

    p.s. Mi ha colpito il post di Lia Orsenigo che fa un paragone tra paesi dove l’interventismo cattolico è inversamente proporzionale all’efficienza del paese. Ed è una grande verità.
    La sig.ra Orsenigo citava il post di Savigni che mi sono riletto, ma non ho ancora capito quale posizione prende, cita i Dico, il sostegno alla famiglia ma l’unica che dovrebbe fare, pare non gli interessa. Dare a Cesare le sue cose senza mischiarle con quelle di Dio, ma poi come si farà con l’8×1000 ? Che pare sia nel mirino di Strasburgo come tutto il resto ? Basta aspettare, Basta aspettare. C’è un tempo per ogni cosa.
    Per separare il grano e loglio prima devono arrivare a maturazione. Basta aspettare.

    p.s. Ha mai visto il film Cocoon L’energia dell’universo ? Di Ron Howard. E’ la narrazione del Nuovo Testamento in chiave moderna. IN pochi se ne sono accorti. ( Ma Non c’entra niente, ma era solo per dirglielo).
    Saluti

  73. anniballo scrive:

    Ringrazio SAL e la sua citazione del film (che non ho visto e cercherò di vedere).
    Il post della signora Orsenigo è straordinariamente acuto; la sua riflessione è del tutto meritevole di esser condivisa, ed apre prospettive inquietanti su come funziona DAVVERO questo Paese..

  74. enrico scrive:

    @ Lia Orsenigo

    Andrebbe valutato se in Francia l’aumento delle nascite è legato francesi o una maggior numero di nascite nelle famiglie immigrate in francia.
    Il dato di per se dice poco.
    Nella laica Svezia un cittadino su otto non di origine svedese, dunque la Svezia non avrebbe più gli otto milioni di abitanti standard ma sette.

    Tanto per fare una parentesi in nazionale giocano Bajrami, Ibrahimovic, Maistorovic, Safari, Bakircioglu ……..fra i talenti emergenti Mehmeti (malmo FF), Ozkan ( AIK solna)…un’occhiata alla nazionale francese e non credo le cose vadano diversamente.

  75. Carlo Bollani scrive:

    Anniballo:

    Io non leggerei una relazione causa – effetto nel duo “laicismo” – “clericalismo” / Francia – Italia / politiche a favore della natalita’ – scarsa attenzione della politica alla famiglia.

    Mi suona un po’ come la correlazione tra aumento stagionale della mortalita’ e aumento stagionale delle vendite di coca cola (Lezione universitaria di statistica 1: occhio al leggere le correlazioni statistiche come relazioni causa-effetto. La coca cola aumenta le vendite stagionali in estate, perche’ fa piu’ caldo; allo stesso tempo, nei paesi occidentiali d’estate la mortalita’, per ragioni biologiche che non ricordo, e’ tendenzialmente piu’ alta che in inverno).

    Tra i fattori eterogenei che possono spiegare la cosa: il prendere le distanze dalle politiche a favore delle famiglie numerose viste come retaggio del fascismo, il fatto che comunque sino agli anni ’60 (baby boom) valeva ancora la tradizionale correlazione tra ciclo di sviluppo economico e natalita’ (quindi, la famiglia si sosteneva da sola grazie ad un reddito reale – cioe’ al netto dell’inflazione – crescente), la tradizionale ristrettezza di vedute a lungo termine dei politici italiani di qualunque colore (e, indirettamente, dei loro liberi elettori, che hanno la propria quota di responsabilita’): in Italia non c’e’ solo la scarsa attenzione alla famiglia, ma anche uno dei piu’ bassi rapporti tra spesa nell’educazione e PIL di tutta Europa; una spesa pubblica costituita quasi interamente per stipendi e pochissimo da investimenti infrastrutturali …

    Prenda ad esempio come termine di paragone l’Inghilterra: non hanno avuto tornate di laicismo ideologico militante alla francese (anzi, sono ancora tra i pochi ad avere ancora una Chiesa di Stato) e non mi pare che abbiano problemi particolari di natalita’.

    Cordialmente,

    C.B.

  76. anniballo scrive:

    E’ un fatto,tuttavia, che la Francia si è segnalata tra i paesi europei che più han legiferato a favore della famiglia.
    Ed è anche un fatto, a mio parere, che -con tutta la sovrabbondante retorica che c’è in Italia sulla famiglia- nel nostro Paese l’istituto/famiglia è difeso solo a chiacchiere.
    A cominciare dagli stessi suoi componenti che scarsamente onorano sia i coniugi, sia i loro doveri…

  77. Carlo Bollani scrive:

    Caro Anniballo,

    (e, per conoscenza, gli altri blogger con i quali ho scambiato pareri)

    Nei prossimi giorni cessero’ la mia partecipazione a questo blog, per motivi prettamente personali (cambio di localita’ di lavoro e nuovi progetti complessi da gestire). Dubito quindi di avere il tempo per seguire gli articoli di Tornelli. Queste poche settimane di partecipazione mi sono state comunque utili per confrontare il clima religioso cristiano con il quale sono stato abituato a convivere per anni in Asia (vitalissimo, con la Chiesa vista come scelta eroica che esalta il valore della coscienza individuale contro l’omologazione ideologica) vis-a-vis la realta’ italiana (in cui, a quanto mi pare, il peso del pregiudizio storico e politico riesce a snaturare per molti – non tutti, grazie al Cielo – la “bellezza” del messaggio evangelico verso le coscienze individuali).

    Io, da semplice laico osservatore, a cavallo per motivi d’affari tra i due mondi, leggo in questa discrasia del modo di vivere la Fede ricevuta una delle concause della decadenza morale e culturale del mio paese di origine, di fronte all’ottimismo per il futuro che contraddistingue i popoli asiatici.

    Ciononostante, se l’Italia rifiuta la propria eredita’, non vedo perche’ lo Spirito non debba cercarsi “altri adoratori” nella Chiesa Cattolica in Thailandia, Cina interna ed Hong Kong, Vietnam, Singapore, aiutandoli a costruire – in societa’ sempre piu’ ricche – famiglie piu’ unite, uomini e donne piu’ sereni sul proprio futuro spirituale, Stati dal volto piu’ umano etc..

    Alle chiese semivuote di Milano o Roma rispondono quelle che crescono come funghi ai bordi della strada che va da Saigon a Nha Trang. La differenza e’ che la civilta’ italiana – dopo l’esplosione di creativita’ nel campo artistico, imprenditoriale e delle scienze sperimentali degli anni ’50 e ’60 – e’ ora in stato comatoso, mentre quella vietnamita, dopo aver trascorso uno dei periodi piu’ devastanti della storia, e’ proiettata a grandissima velocita’ verso un futuro migliore. In questa corsa, chi ha la Fede se la tiene ben stretta e la passa con orgoglio ai propri figli, con attenzione ed impegno personale.

    Spero che anche lei un giorno possa riuscire a vedere, o, per lo meno intuire, questa “bellezza della Fede” al di la’ dei pregiudizi dell’ambiente culturale italiano, molto provinciale e tuttavia tronfio del proprio passato umanistico (quasi che 2000 anni fa esistesse gia’ la sola civilta’ greco-romana).

    Come accennato in altro post, le ricordo che al Giudizio Particolare si arriva uti singuli: il confronto personale con la Fede e’ quindi immensamente piu’ importante di qualsiasi considerazione storica o culturale sulla Religione. Bisogna avere gli occhi fissi in primis sulla sostanza delle cose, e poi dilettarsi con il resto.

    Le auguro quindi i miei piu’ calorosi auguri per il tempo a venire.

    Cordialmente,

    C.B.

  78. piemunteis scrive:

    Non ho mai capito perchè un vescovo deve prendersi di questi rischi di fronte a Dio.

    Ma non gli converrebbe:
    1) pensare e scrivere di meno di questioni “sociali”
    2) pregare di più
    3) diffondere il vangelo di più

    Ma?

    Un saluto

  79. Cherubino scrive:

    “Siamo disgustati e sconcertati per tutto quanto sta avvenendo a livello politico nazionale e regionale – ha detto il teologo napoletano – stiamo assistendo a uno spettacolo vergognoso nel quale gli interessi personali, le vendette e i ricatti offrono un quadro desolante della politica”
    “E’ necessario che la politica venga fatta da uomini e donne onesti che sappiamo anteporre il bene comune a quello personale”

    don Bruno Forte

  80. Antonio scrive:

    ..quindi per Mons. Crepaldi dovremo votare, senza ombra di dubbio,per il PDL……leggendo blog di Tornielli mi viene da pensare che la Gerarchia sta perdendo il contatto con la realtà, e non si rende conto che quello che manca è proprio la coerenza di chi si professa cattolico, e soprattutto di coloro che hanno responsabilità….anche i vescovi…

  81. LIBERAMENTE scrive:

    Purtroppo hai ragione Cherubino ma neppure la chiesa cattolica ha degli angeli a portata di mano per inserirli nella politica, anzi è meglio che gli angeli se ne stiano dove sono, si sporcherebbero anche loro, come lo è oggi Berlusconi, potrebbe nascere anche tra gli angeli in politica un lucifero di turno.

  82. Cherubino scrive:

    non so dove Antonio trova scritto che per mons. Crepaldi si “debba votare senza ombra di dubbio” PDL.
    Non lo dice da nessuna parte. Anzi, a mio parere dal suo discorso si possono trarre le conclusioni opposte, visto che la destra finora ha fatto solo parole e promesse non mantenute nei confronti delle Leggi che il mondo cattolico attende.

  83. Sal scrive:

    @ Antonio
    leggendo quà e là mi è capitato sott’occhio il suo commento Antonio Scrive: settembre 30th, 2010 at 9:37 pm che in realtà non ho capito bene per cui mi sono permesso di approfondire chiedendole: – “ perché secondo lei chi è cattolico e vuole essere coerente dovrebbe votare per questo o quello ?

    La saluto.