L’Evangelii gaudium e i poveri

Cari amici, ieri come sapete è stata presentata e pubblicata l’esortazione apostolica «Evangelii gaudium», il documento programmatico del pontificato di Papa Francesco. Vi invito a leggerla integralmente – è lunga ma si legge facilmente ed è accessibile davvero a tutti – scaricando il testo da «Vatican Insider», dove potete trovare anche delle sintesi di alcune parti, dei commenti e degli articoli di analisi.

Qui sul blog vorrei soffermarmi su un punto particolare, che è stato discusso nei mesi scorsi. Diciamo subito che «Evangelii gaudium» non è un’enciclica sociale, e non tratta specificamente dei temi economici. Il suo scopo è quello di esortare, di smuovere, di infiammare la Chiesa perché sia sempre missionaria e sappia distaccarsi da tutto ciò che non aiuta e spesso ostacola questo compito che è la ragione stessa per cui la Chiesa esiste.

Papa Francesco ha però dedicato alcuni densi passaggi al tema della povertà, della globalizzazione, dell’economia malata che esclude invece di includere. Ma ha anche dato ragione e fondamento all’accento più volte da lui stesso posto sul tema dei poveri. Accento e parole che nel corso degli ultimi otto mesi sono stati da qualcuno commentate con sarcasmo o con preoccupazione, parlando di «pauperismo». C’è stato anche chi, dalle colonne di un noto quotidiano, avendo poca dimestichezza con la storia della Chiesa e con la teologia, s’è impancato persino nell’accusa al Papa di aver fatto affermazioni «ereticali» quando ha detto che toccare i poveri significa «toccare la carne di Cristo».

Nella meditazione fatta a braccio durante la veglia di Pentecoste lo scorso 18 maggio, il Papa aveva detto: «Questo è il problema: la carne di Cristo, toccare la carne di Cristo, prendere su di noi questo dolore per i poveri. La povertà, per noi cristiani, non è una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, è una categoria teologale. Direi, forse la prima categoria, perché quel Dio, il Figlio di Dio, si è abbassato, si è fatto povero per camminare con noi sulla strada. E questa è la nostra povertà: la povertà della carne di Cristo, la povertà che ci ha portato il Figlio di Dio con la sua incarnazione. Una Chiesa povera per i poveri incomincia con l’andare verso la carne di Cristo».

Nell’«Evangelii gaudium», Francesco scrive: «Se la Chiesa intera assume questo dinamismo missionario deve arrivare a tutti, senza eccezioni. Però chi dovrebbe privilegiare? Quando uno legge il Vangelo incontra un orientamento molto chiaro: non tanto gli amici e vicini ricchi bensì soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati, “coloro che non hanno da ricambiarti” (Lc 14,14). Non devono restare dubbi né sussistono spiegazioni che indeboliscano questo messaggio tanto chiaro. Oggi e sempre, “i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo”, e l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli». E’ evidente che per Francesco l’annuncio evangelico va di pari passo con l’aiuto materiale.

L’affermazione che «i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo» è citata dal discorso di Benedetto XVI all’incontro con i vescovi del Brasile presso la cattedrale di San Paolo, nel maggio 2007.

Scrive ancora il Papa: «L’etica – un’etica non ideologizzata – consente di creare un equilibrio e un ordine sociale più umano. In tal senso, esorto gli esperti finanziari e i governanti dei vari Paesi a considerare le parole di un saggio dell’antichità: “Non condividere i propri beni con i poveri significa derubarli e privarli della vita. I beni che possediamo non sono nostri, ma loro“». Il «saggio dell’antichità» è il padre della Chiesa san Giovanni Crisostomo.

Ancora, il Papa scrive: «Una riforma finanziaria che non ignori l’etica richiederebbe un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri, ma ha l’obbligo, in nome di Cristo, di ricordare che i ricchi devono aiutare i poveri, rispettarli e promuoverli. Vi esorto alla solidarietà disinteressata e ad un ritorno dell’economia e della finanza ad un’etica in favore dell’essere umano».

Sono parole profondamente radicate nella tradizione della Chiesa. A coloro che si stupiscono per certe affermazioni papali, bisognerebbe ricordare, ad esempio, ciò che affermava Giovanni Cristostomo in un’omelia: «Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorare Cristo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: “Questo è il mio Corpo”, ha detto anche: “Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare”».

E ancora, affermava Giovanni Crisostomo in quell’omelia: «Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. Infatti l’onore più gradito che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare è quello che lui stesso vuole, non quello escogitato da noi. Anche Pietro credeva di onorarlo impedendo a lui di lavargli i piedi. Questo non era onore, ma vera scortesia. Così anche tu rendigli quell’onore che egli ha comandato, fa’ che i poveri beneficino delle tue ricchezze. Dio non ha bisogno di vasi d’oro, ma di anime d’oro».

Quanto ai passaggi sulle distorsioni e i danni provocati da un certo modo di intendere l’economia e la finanza, oggi sotto gli occhi di tutti, bisognerebbe che i cristiani fossero un po’ più coscienti della grandezza, della ricchezza e del coraggio presenti in tanti documenti del magistero passato e più recente della Chiesa. Ad esempio, le lucide e profetiche parole di Pio XI contro «l’imperialismo internazionale del denaro», così dimenticate anche da tanti politici che oggi si ammantano dell’etichetta di «cattolico» ma finiscono per essere espressione del più benpensante status quo.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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