Tea Party ma senza il Papa

Vi invito a leggere questo interessante articolo di Paolo Mastrolilli dagli Stati Uniti: racconta delle critiche verso Papa Francesco – alcune delle quali feroci, altre scomposte – provenienti da ambienti conservatori americani.

Jonathon Moseley, esponente del Tea Party, ha scritto sul «World Net Daily» che «Gesù sta piangendo in Paradiso per le parole del Papa» pubblicate nella recente esortazione apostolica. Cristo in persona, secondo Moseley, avrebbe rigettato la teoria della redistribuzione, quando gli avevano chiesto se era giusto che un fratello condividesse con gli altri famigliari un’eredità ricevuta: «Gesù parlava all’individuo, mai allo Stato o alla politica del governo. Era un capitalista, che predicava la responsabilità personale, non un socialista».

Non sorprendono queste critiche, né quelle più sguaiate che potete leggere nel reportage linkato. Quello che sorprende è come una certa parte della Chiesa cattolica possa aver proposto alleanze con questi ambienti e ne abbia fatto dei punti di riferimento, anzi degli interpreti della corretta dottrina sociale. E’ interessante vedere quanto fastidio provocano le parole di Francesco contro l’idolatria del denaro. No, il Papa non è marxista (forse una scorsa al magistero di duemila anni potrebbe aiutare a rendersene conto). Sono quelli che hanno piegato la fede cristiana facendone una stampella delle loro ideologie ad avere dei problemi. Ed è un bene che sia così, con buona pace di neocon e teocon.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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