Scalfari e il peccato abolito

In un ampio articolo domenicale Eugenio Scalfari ci presenta ancora una volta la sua personale immagine e la sua personalissima interpretazione di Papa Francesco. Scrive un’imprecisione su sant’Ignazio di Loyola, che secondo il fondatore di «Repubblica» Bergoglio si sarebbe affrettato a canonizzare (Ignazio è stato proclamato santo un tantino prima, nel 1622 da papa Gregorio XV, nato Alessandro Ludovisi e per nulla gesuita. Francesco ha canonizzato invece un altro gesuita, Pietro Favre, tra i primi a seguire Ignazio).

La tesi più incongrua dell’articolo, a mio avviso, è sostenere che Papa Francesco abbia «di fatto abolito il peccato» (sic!). Ora, Scalfari stesso ha ammesso, di fronte alla stampa internazionale, che nella trascrizione a memoria del colloquio con il Pontefice gli aveva attribuito parole che Bergoglio mai aveva pronunciato. Questa volta però per attribuire al Papa l’abolizione del peccato Scalfari è costretto ad «abolire» tutto il magistero di Papa Francesco che altro non è se non il cuore dell’annuncio cristiano.

Il Papa già molte volte si è definito «peccatore» e parla molto spesso di misericordia e di perdono dei peccati. Per sperimentare la misericordia di Dio, un Dio misericordioso che non si stanca mai di perdonare, bisogna essere coscienti del nostro limite, del nostro peccato, della nostra inadeguatezza, del nostro male del nostro bisogno di salvezza, di perdono, di amore, di misericordia. Cioè bisogna essere coscienti del nostro essere peccatori, esattamente l’opposto di quell’«abolizione» del peccato che con una frase ad effetto Scalfari attribuisce al Papa.

Nell’articolo il fondatore di «Repubblica» valorizza la portata di novità del messaggio cristiano, che è – appunto – il sovrabbondare della grazia e della misericordia di un Dio che ama a tal punto le sue creature da sacrificare suo Figlio sulla croce per la loro salvezza. Gesù ha preso su di sé il peccato del mondo («qui tollis peccata mundi» non significa «che togli» ma «che prendi su si te i peccati del mondo»). Se Scalfari per «abolizione» ha inteso sottolineare questo, coglie – pur da non credente – il vero cuore del messaggio cristiano, che però non è una novità di Bergoglio anche se innegabilmente il Papa argentino lo sta annunciando e declinando con una forza e una testimonianza personale che commuovono e interrogano molti, anche lontani (Scalfari compreso).

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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