Bagnasco alla Cei parla del Motu proprio

[photopress:bagnasco_angelo1_169.jpg,full,alignleft]Questo pomeriggio il presidente della Cei Angelo Bagnasco tiene la sua prolusione al Consiglio permanente. Questo è un passaggio del paragrafo dedicato alla liberalizzazione del messale antico:
Quella che il Papa ci sprona ad adottare, oltre le spinte culturali cui si è fatalmente soggetti, è dunque una chiave di lettura inclusiva, non oppositiva. Nella storia della liturgia, come nella vita della Chiesa, c’è “crescita e progresso, ma nessuna rottura”, come già egli ebbe modo di affermare nel discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005. In quella sede infatti, commemorando il 40° anniversario del Concilio Vaticano II, ha indicato valida non “l’ermeneutica della discontinuità e della rottura”, bensì quella della “riforma, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa”. In altre parole, è la sollecitudine per l’unità della Chiesa “nello spazio e nel tempo” la leva che muove Benedetto XVI, una tensione che fondamentalmente tocca al Successore di Pietro. Ma questa passione per l’unità deve muovere ogni cristiano e ogni pastore dinanzi alle prospettive che si aprono con il “Motu proprio”. Non dunque ricerca di un proprio lusso estetico, slegato dalla comunità, e magari in opposizione ad altri, ma volontà di includersi sempre di più nel Mistero della Chiesa che prega e celebra, senza escludere alcuno e senza preclusione ostativa verso altre forme liturgiche o nei confronti del Concilio Vaticano II. Solo così si eviterà che un provvedimento volto ad unire e ad infervorare maggiormente la comunità cristiana sia invece usato per ferirla e dividerla. Vorrei tuttavia aggiungere che sono ragionevolmente ottimista sulla migliore valorizzazione del “Motu proprio” nella vita delle nostre parrocchie. E confido che talune preoccupazioni pessimiste, da subito emerse, si riveleranno presto infondate. Il senso di equilibrio che da sempre caratterizza il nostro clero e dunque la nostra pastorale farà trovare, grazie all’azione moderatrice dei Vescovi, i modi giusti per far germinare il virgulto nuovo dalla pianta viva della liturgia ecclesiale, e anzi, in ultima istanza, per rilanciare e incrementare questa nel suo insieme.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

85 risposte a Bagnasco alla Cei parla del Motu proprio

  1. Mauro W. Fuolega scrive:

    Santo subito con biglietto di sola andata per Milano! Grazie Eminenza!

  2. Emmanuele scrive:

    [...] grazie all’azione moderatrice dei Vescovi [...]

    per ora, da parte dei vescovi, si vedono solo azioni “fomentatrici”

  3. Caterina scrive:

    ….io a mons. Bagnasco….”ci voglio tanto bene” ^___^
    tuttavia mi domando: ma perchè i vescovi di oggi NON sanno essere chiari e decisi come san Paolo nelle sue Lettere?
    O come una Santa Caterina da Siena? Non per nulla è stata fatta Dottore della Chiesa….(certo che se fosse vissuta oggi con quello spirito non credo che l’avrebbero santificata^___^ chissà!)e che seppe riportare a Roma il Papa….e che si ribellò davanti ai cardinali che patteggiavano per un antipapa…suvvia…la potenza dello Spirito è azione eh!
    ^___^

    Grazie mons. Bagnasco…le sue parole comunuqe sia sono chiarissime per chi le vuole capire e accogliere….magari dietro le quinte riprendete questi vescovi turbolenti come un mons. Nogaro….e siate più decisionali, sempre dietro le quinte, come sarebbe da fare per il caso ambrosiano sul MP …..

    ^___^
    Devotamente Caterina, Laica Domenicana

  4. Syriacus scrive:

    “Non dunque ricerca di un proprio lusso estetico, slegato dalla comunità, e magari in opposizione ad altri, ma volontà di includersi sempre di più nel Mistero della Chiesa che prega e celebra, senza escludere alcuno e senza preclusione ostativa verso altre forme liturgiche o nei confronti del Concilio Vaticano II. Solo così si eviterà che un provvedimento volto ad unire e ad infervorare maggiormente la comunità cristiana sia invece usato per ferirla e dividerla.”

    (Angelo Bagnasco il 17.09.07 , prolusione al Consiglio Permanente CEI)

    http://www.chiesacattolica.it/cci_new/news_images/2007-09/17/Prolusionecp17-19sett07.doc

    “In ogni forma di impegno per la liturgia criterio determinante deve essere sempre lo sguardo verso Dio. Noi stiamo davanti a Dio – Egli ci parla e noi parliamo a Lui. Là dove, nelle riflessioni sulla liturgia, ci si chiede soltanto come renderla attraente, interessante e bella, la partita è già persa. O essa è opus Dei con Dio come specifico soggetto o non è. In questo contesto io vi chiedo: realizzate la sacra liturgia avendo lo sguardo a Dio nella comunione dei santi, della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tempi, affinché diventi espressione della bellezza e della sublimità del Dio amico degli uomini!”

    (Benedetto XVI il 09.09.07 , discorso in occasione della sua visita all’Abbazia di Heiligenkreuz)

    http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/20752.php?index=20752&po_date=09.09.2007&lang=it

  5. Syriacus scrive:

    Molto interessante -in un’ottica più generale, ma c’è l’imbarazzo della scelta…- anche un passaggio appena precedente a quello citato da Andrea nel post:

    “Nel corso degli ultimi mesi peraltro sono venuti dalla Sede Apostolica interventi importanti sotto il profilo ecclesiologico e pastorale, e che bene esprimono la sollecitudine di Benedetto XVI. È un’azione che trova nei Vescovi italiani una ricezione speciale. Gli siamo vicini con la nostra pronta e incondizionata collaborazione sempre, e in modo particolare quando emergono nell’opinione pubblica voci critiche e discordanti. A ben guardare, sono episodi che in nessuna stagione hanno risparmiato i romani Pontefici. È singolare peraltro quella ricorrente pretesa – mossa da “cattedre” discutibilissime – di misurare la fedeltà altrui, Papa compreso, facendola coincidere ovviamente con i propri stilemi e le proprie evoluzioni.”

  6. Syriacus scrive:

    Interessanti contributi video, dal Blog di Archivium Liturgicum: http://www.ecclesiacatholica.com/principale.htm

  7. Mauro scrive:

    Mentre parlava Bagnasco, vicino a lui vi era Don Abbondio Azzeccagarbugli Tettamanzi.

    Perchè invece di parlare a noi semplici fedeli che vediamo bene il marcio esistente nella chiesa non gli ha tirato un bel ceffone, che avrebbe fatto tanta catechesi più di tanti suoi discorsi?
    Fatti e non vuote e false parole attendiamo.

  8. Andrea Tornielli scrive:

    Cari navigatori di questo blog: evitiamo, per favore, l’uso di certe parole come dispotismo, scisma, etc. Evitiamo pure un certo sarcasamo: come avrete visto, nel moderare il dibattito sono solito pubblicare sempre tutto (tranne nel caso di offese sguaiate). Non posso però fare a meno di affermare che non condivido il tono di certi commenti relativi alla liturgia e in particolare alla vicenda della mancata applicazione del Motu proprio a Milano. La notizia c’è, l’ho data ed è a mio avviso piuttosto clamorosa, perché il cardinale Tettamanzi non è mons. Nogaro e dunque questa evidente presa di distanze, interpretazione, non applicazione di fatto della evidente volontà del Pontefice (espressa con il documento e con la lettera: i due testi a mio avviso non vanno separati) rappresenta a mio avviso una RESISTENZA e una scarsa considerazione dell’autorità papale. Oltre che, in ultima analisi, di una scarsa fiducia del fatto che il Papa è assistito dallo Spirito Santo. Comprendo benissimo – dall’esterno – malumori e reazioni. Ma vorrei dire che ogni eccesso, ogni scatto d’ira, ogni commento fuori dalle righe, ogni espressione anche soltanto ironicamente minacciosa non fa altro che confermare nelle loro posizioni gli avversari del Motu proprio. E a confermare loro che l’intento di certi tradizionalisti è quello di dividere, non di unire. Ora, questa volontà di riconciliazione e di unità manca innanzitutto nei responsabili della Curia milanese: lo dico in tutta franchezza. Il fatto che mons. Manganini minimizzi la messa al Gentilino non considerando quelle persone che da 23 anni si ritrovano lì come un gruppo stabile, è a mio avviso, indizio di quanto poco si sia voluto far propria la volontà esplicita del Pontefice. Il fatto che mons. Manganini non ricordi che a Seregno viene stabilmente celebrata una messa della Fraternità San Pio X, viene nuovamente ignorato. Dunque, credo vi siano molti elementi per affermare che esiste un problema e grave. Così come esiste, purtroppo, in tante altre diocesi italiane e del mondo: proprio ieri ho letto la notificazione del cardinale patriarca di Lisbona ai sacerdoti, che depotenzia il Motu proprio, mettendo degli impropri paletti. Ma proprio per questo, proprio perché le resistenze sono tante, credo che il mondo tradizionalista debba fare uno sforzo in più a contenere qualsiasi intemperanza verbale, agendo con pazienza attraverso tutte le vie possibili.
    a.t.

  9. Ale scrive:

    Quello che non comprendo, e lo ho già espresso in altri “luoghi virtuali”, è come mai alcuni membri della gerarchia della Chiesa (in particolare di quella ambrosiana) si ostinino a ostacolare l’applicazione del motu proprio.
    A loro cosa ne viene? Ci guadagnano in denaro, carriera? Direi proprio di no.
    Ci guadagnano in santità? Direi nemmeno.
    E allora perchè lo fanno?
    Non me lo riesco a speigare.

  10. Mauro W. Fuolega scrive:

    Carissimi,
    a margine di tutti i nostri discorsi e di tutte le nostre lamentele vorrei ricordare che nelle apparizioni mariane soprattutto di La salette (1846) e poi di Fatima (1917) si parla di crisi della chiesa e di sacerdoti infedeli, tema che viene ripreso anche in altre rivelazioni private riconosciute dalla chiesa. Non c’è da dubitare che certi prelati abbiano adempiuto e adempiano ancor oggi le profezie apocalittiche sulla crisi della fede. Per no sbagliare, resto vicino a Maria Santissima in attesa che il Suo Cuore Immacolato trionfi nuovamente nella Chiesa e nel Mondo.

  11. bruno volpe scrive:

    Caro Andrea,tutte queste dispute sul numero, sulla applicazione e via discorrendo vengono da un problema di fondo: il Motu Proprio dal punto di vista normativo non e’ chiaro.So che che tu non sei d’accordo,ne abbiamo gia’ parlato: condivido la tua tesi teoricamente valida che un numero fisso avrebbe ridotto la liberta’,pero’ ora regna l’anarchia e ognuno interpreta il testo come meglio crede,il numero dei fedeli come meglio convenga: quindi sarebbe stato opportuno fissare un numero limite inderogabile verso il basso per concedere detta messa. Condividi ora,dopo tante dispute, questa dolorosa ma necessaria limitazione? Buon blog a tutti Bruno Volpe

  12. Francesco scrive:

    Una domanda ad Andrea e a tutti gli amici blogger: ma non vi viene il dubbio che la mente del Papa, l’ermeneutica da lui scelta e adottata nella visione della liturgia e della storia della Chiesa, non sia stata affatto capita da una parte e dall’altra?
    Non vi viene da pensare che il suo grande e sacrosanto obiettivo per così dire strategico ha finito per incarnarsi in uno strumento involontariamente ma obiettivamente divisivo, come il Motu Proprio?
    Cosa ne è di un grande progetto, di ampio respiro, quando lo si appoggia su una gamba un pò fragile, che si presta a essere equivocata, a suscitare equivoci a non finire e tutta una fiera di sentimenti di rivalsa?
    Me lo chiedo senza retorica, e non credo proprio che bastino gli inviti di Castrillon a rispettare la disciplina per definire e risolvere la questione “nei cuori”.

  13. Francesco scrive:

    Io credo che il testo del Motu Proprio sia chiaro, purtroppo però in molti hanno pensato bene di aggirarlo, forse dimenticandosi che così facendo disobbediscono al Pontefice.
    Una spinta decisiva al MP arriverebbe se Benedetto XVI decidesse di celebrare lui stesso in San Pietro con il Vetus Ordo.

  14. Andrea Tornielli scrive:

    A Francesco n. 1: non credo che il Motu proprio sia uno strumento divisivo. E’ vissuto come tale, credo, da chi non vuole fare propria la preoccupazione del Papa. E questo può valere per entrambe le parti.
    A Francesco n. 2: Credo che il Papa celebrerà, e fra non molto…
    a.t.

  15. Luca scrive:

    Egregio dott. Tornielli,
    condivido il suo commento sulla necessità di evitare strumentalizzazioni e polemiche intorno alla questione “Messa”. Vorrei nuovamente sottolineare il problema di fondo per quanto riguarda Milano: il vero problema è che a Milano ci si sente autonomi rispetto a Roma. O meglio, non solo “ci si sente”, ma si pretende di fondarlo dottrinalmente. In Università Cattolica non mi capivano mai quando dicevo che, essendo tutti cattolici, siamo tutti romani (io sono romano anche geograficamente parlando), facevano la faccia perplessa, e sì che anche Dante Alighieri, non propriamente un babbeo qualsiasi, diceva che Cristo è romano (veramente tutti i cattolici di una volta si definivano “romani”; per fare un esempio recente, anche Escrivà diceva di essere “romano”, ma questo esempio è meglio non farlo in Università Cattolica, se non si vuol correre il rischio di un linciaggio). Mi è stato “autorevolmente” spiegato che ogni Vescovo, essendo successore degli Apostoli, può fare ciò che vuole, fatta salva la dottrina di fede. Date queste premesse, non mi meraviglio di ciò che avviene a Milano. E’ questo l’errore da cui bisogna partire, non le polemiche “concilio sì concilio no, Messa tridentina sì o no”.

  16. Mauro W. Fuolega scrive:

    Caro Luca,
    pur essendo ambrosiano, in quanto di rito latino, sono anch’io Romano, eccome. La cattolicità è apostolica e Romana. Del Resto nostro Signore ha scelto di incarnarsi, vivere, patire e risorgere sotto l’autorità di Roma. Ed è sempre a Roma che si deve fare riferimento. I vescovi sono sì liberi in materia pastorale ma devono sempre rimanere in comunione con Pietro, e se a Roma la linea cambia, anche a livello pastorale si devono adeguare e non fare di testa propria. Milano e la diocesi ambrosiana non sono assolutamente una chiesa autocefala, e poi – se così fosse – con quale testa? Quella di Tettamanzi? Ma mi faccia il piacere… direbbe Totò.

  17. Caterina scrive:

    Rispondo al sig. Francesco messaggio 13

    E’ da comprendere, amici, che la “diplomazia vaticana” DEVE AGIRE in rispetto di TUTTI…ed ha il compito di NON alimentare guerre, divisioni o scismi…chi ha orecchie per intendere INTENDA, dice Gesù stesso…
    Egli stesso parlando in parabole NON LE SPIEGAVA ALLE FOLLE e spesso gli apostoli dovevano chiedere SPIEGAZIONI a Gesù…il quale PRESI IN DISPARTE, si legge nel Vangelo, SPIEGAVA SOLO A LORO LE PARABOLE….

    Ora, leggendo la storia, sappiamo bene che questo MP non è il primo e non sarà l’ultimo che dia l’impressione di “dividere” i fedeli….non ci dimentichiamo il Concilio di Costantinopoli e di Efeso…quando la questione sulla Trinità non fece altro che alimentare l’eresia di Ario…è ovvio che non si potrà mai attribuire a quel Concilio, tanto meno al Papa, le colpe della degenerazione dell’arianesimo…^___^

    Ma abbiamo l’esempio dei Vetero Cattolici i quali rinnegando dal Concilio Vaticano I l’infallibilità del Papa, finirono per rendere infallibili SE STESSI….^___^

    E abbiamo tanti esempi dei giorni nostri, non ultimo ( e grave a mio parere) la scomunica della Chiesa (riportata da Zenit il 15 c.m.) contro l’Esercito di Maria della Signora di Tutti i popoli nel quale un prete, indossando una mitria con su dipinto non solo la Trinità, ma una QUATERNITA’, ha decretato il dogma di una sorta di divinità di Maria….sono coinvolte ben tre Congregazioni e centinaia di sacerdoti….e tutto questo per dimostrare che davvero…non c’è nulla di nuovo “sul fronte occidentale”…^___^

    La pazienza non è solo la virtù dei forti, ma è un obbligo per la Chiesa, per la CEI (suo organo ufficiale) e per il Papa stesso…
    Ieri c’era presente alla riunione anche S.E.il card. Tettamanzi, io non dubito che a “quattrocchi” ne abbiano parlato…cercando sicuramente di raggiungere una comprensione valida per tutti…
    Le parole di mons. Bagnasco pronunciate alla presenza del successore di sant’Ambrogio, lo confesso, mi hanno donato un grande ottimismo…..

    Fraternamente CaterinaLD

  18. igor traboni scrive:

    anche io desidero rispondere a Francesco: che le scelte del Papa non vengano capite è un conto, che non siano giuste (e soprattutto opportune) è un altro…

  19. Onofrio scrive:

    Forse più che pensare a un consistente numero di fedeli che richieda la celebrazione della Messa nella forma straordinaria del rito romano, occorrerebbe pregare perché sempre più sacerdoti decidano, di loro volontà, di celebrare con tale forma del rito.

    Non dimentichiamo che è il sacerdote a celebrare; quando, nei prossimi mesi e anni, sempre più sacerdoti avranno compreso la bellezza del rito antico (ricchezza già proprio nelle preghiere per il sacerdote) tutti questi problemi saranno superati, primo fra tutti il numero di fedeli che dovrebbe chiedere la celebrazione(30? 50? 3000? chi potrebbe mai stabilirlo, e in base a quali criteri?).
    Confidiamo nel Signore; non è lontano il tempo in cui si potrà entrare in una chiesa e trovare il rito antico “a sorpresa”.

    Partecipo alla santa Messa con il rito antico dal 14 settembre grazie a un giovane sacerdote da sempre “innamorato” di tale forma. Se non vi fosse stata in lui questa scintilla il motu proprio sarebbe stato inutile nella mia città; non penso per cattiva volontà da parte dei sacerdoti, ma proprio per mancanza di conoscenza della questione, o semplicemente perché non si sono mai posti il problema (qui si potrebbe iniziare un interminabile discorso sul fatto che in molte realtà una buona percentuale dei sacerdoti si è trasformata in operatore sociale, quindi per alcuni di loro -purtroppo- le forme dei riti hanno perso importanza).

    A noi cattolici (laici, sacerdoti, religiosi, etc.) legati alla forma precedente tocca sensibilizzare molti sacerdoti su questo tema, preparandoci anche al rifiuto senza farci sconvolgere da esso, perché l’eventuale sacerdote che risponderà in maniera poco rispettosa del provvedimento papale addosserà su sé e sulla propria anima la responsabilità di tale allontanamento da Pietro.

    Concordo con Andrea Tornielli; facciamo presente il problema della disobbedienza, ma con molta carità e nessuno zelo amaro. Non siamo noi a doverci amareggiare, ma chi si allontana dal Papa e vuole dividere invece che unire.

  20. Bellarmino scrive:

    A proposito della celebrazione del Papa secondo il Rito di San Pio V, non mi ricordo dove ma ho letto che probabilmente dovrebbe tenersi la prima domenica di avvento… ma era semplicemente una voce…

  21. Hipólito scrive:

    1. Egregio dott. Tornielli,
    sono un suo assiduo lettore, portoguese, e vorrei chiedergli il piacere di spiegare un può più in detaglio quello che ha in mente quando scrive su questo blog: « la notificazione del cardinale patriarca di Lisbona ai sacerdoti, [...] depotenzia il Motu proprio, mettendo degli impropri paletti».
    Colgo l’opportunità per ringraziarLa in anticipo.
    2. Ecco il sito ove si può leggere il testo del Cardinale Policarpo, Patriarca di Lisbona ai sacerdoti: http://www.patriarcado-lisboa.pt/documentacao/2007_Patriarca_motu_proprio_carta.htm

  22. Andrea Tornielli scrive:

    Grazie, Hipòlito, per aver allegato il link. Ho detto così per questi motivi:
    1) Il cardinale avoca a sé la regolamentazione di tutto, quando invece il Motu proprio parla dell’intervento del vescovo solo in caso di impossibilità del parroco di venire incontro alla richiesta, o di altri problemi.
    2) Il cardinale ordina che le messe “private” con il vecchio rito, a cui possono partecipare i fedeli, non siano in alcun modo annunciate o pubblicizzate.
    3) Il cardinale avverte i preti di non precipitarsi a concedere la vecchia messa.
    4) Il cardinale proibisce qualsiasi tentativo di “alterazione degli spazi liturgici” per venire incontro alle esigenze di chi vuole il vecchio rito (il Concilio non ha mai parlato della disposizione degli altari… E anche il nuovo rito si può celebrare verso Oriente, con le spalle al popolo).
    5) Le celebrazioni col vecchio rito – e questa mi sembra l’affermazione più grave – potranno avvenire solo durante la settimana, non di domenica. Esattamente l’opposto di ciò che prevede il Motu proprio.
    Avevo scritto che “depotenzia”. Forse ci sono andato troppo leggero.
    Un caro saluto.
    a.t.

  23. Mauro W. Fuolega scrive:

    Alla faccia della profezia di Fatima… “in Portogallo si conserverà il dogma della fedem ecc. ecc…”

  24. Mauro W. Fuolega scrive:

    Aggiungo: per prevenire l’adempiersi della profezia bisognerà fare l’esatto contrario di quanto ordina il Patriarca! … se questa è la Chiesa…

  25. pio scrive:

    Viricordo come contattare Ecclesia Dei.
    Vos lembro como entrar em contacto com Eclesia Dei.

    Pontificia Commissione Ecclesia Dei
    Pontificia Commissio Ecclesia Dei
    Palazzo della Congregazione per la Dottrina della Fede, Piazza del Sant’Uffizio, 11 – 00193 Roma
    Tel. (06) 69.88.52.13 – 69.88.54.94 – Fax 69.88.34.12 – e-e-mail: eccdei@ecclsdei.va
    Presidente: Sua Em. Rev.ma Cardinale Darìo Castrillòn Hoyos (Piazza della Città Leonina, 1, 00193 Roma – tel. 68.30.70.88)
    Segretario: Rev.mo Mons. Camille Perl (Via di Porta Angelica, 63 – 00193 Roma – tel. 687.48.30)

  26. Francesco scrive:

    Una sola precisazione rispetto a quanto avete risposto alle mie domande sopra (n.13).
    Non volevo dire che i provvedimenti del Papa non sono giusti, anche se – pur essendo un cattolico romano e istituzionalissimo – non amo l’istinto dell’ipse dixit, nemmeno nella Chiesa. E’ chiaro che il Papa deve decidere e decide, ma – ripeto – non mi piace, non è mia attitudine la precipitazione a dire che Roma ha sempre e solo ragione.
    Non ce n’è bisogno, perchè i provvedimenti si sostengono e difendono per il contenuto, non per chi li emana. E questo approccio mi è sempre parso quello che stava a cuore anche a un certo cardinale Ratzinger. Solo in ultima istanza può esserci un argomento di autorità, ma se stiamo in comunione prima abbiamo il dovere di persuaderci, anche oltre i limiti della pazienza.
    Detto questo, volevo anche dire che ogni decisione di governo e di sistema ha il limite di incarnarsi spesso in strumenti il cui esito – immediato o differito – finisce per contraddirne un pò la logica e la migliore volontà, a prescindere ovviamente dalle intenzioni.
    E’ storia di sempre, riguarda qualsiasi organizzazione complessa e quindi anche la nostra amata Chiesa.
    Non credo che ammettere questa realtà sia eresia, ed è bello confrontarsi senza interdetti, nemmeno impliciti.
    Per tante, troppe affermazioni apodittiche forse meglio andare in caserma che in Chiesa. O no?

  27. Luisa scrive:

    Desidero solo ringraziare Andrea Tornielli che sa essere “percutant”, preciso ,che non esita ad esprimere la sua opinione spesso non “vaticanisticamente” corretta,ma che sempre adotta un tono pacato e corretto.
    Ciò mi sembra necessario se non vogliamo che gli oppositori al Motu proprio abbiano da dire: “avete visto….quando vi dicevamo che erano solo dei fanatici,nostalgici estremisti “.
    Chi ama il Papa e la Chiesa deve ricordare e APPLICARE non solo la lettera del Motu Proprio ma anche lo spirito con cui il Santo Padre l`ha promulgato. E noi tutti sappiamo quanto Papa Benedetto ,uomo mite, conciliante pur nella sua fermezza, ha chiesto ai suoi confratelli di accogliere il testo con cuore aperto di pastore, sappiamo che ciò che il Papa desidera è l`unificazione,la riconciliazione e non la divisione.
    Che dunque i vescovi si ricordino non solo la loro ubbidenza al Santo Padre ma anche semplicemente ,la loro vocazione e missione e noi fedeli, se ci troviamo di fronte a resistenze ingiustificate , adoperiamo tutte le vie di ricorso possibile, non inchiniamoci davanti all`ingiustizia, ma nei toni usati cerchiamo di prendere come modello Benedetto XVI, argomentiamo con fermezza ,cordialità e correzione, senza anatemi o eccessi verbali che finiranno per fare solo il gioco di chi non vuole certo bene nè al Papa nè alla Chiesa.
    Sarebbe veramente triste se un giorno dovessimo trovarci di fronte ad una situazione di divisione con il rischio prevedibile che i soliti” non ignoti” ne renderebbero responsabile Benedetto XVI.

  28. Raimondo Mameli scrive:

    Speriamo che l’auspicio del buon Tornielli sia fondato e che la messa in rito antico celebrata dal Papa sia trasmessa in televisione.

  29. Bel dibattito! Secondo me e’ specchio delle profonde trasformazioni (e inquietudini) che ci sono all’interno della Chiesa e del popolo di Dio. D’altra parte, quando mai un cambiamento ha avuto, nella storia della Chiesa (e in generale dell’uomo) un accoglimento generale? Penso che sia piu’ normale che ci siano delle resistenze, l’importante e’ pero’ che portino ad un dialogo COSTRUTTIVO.

    Ricordiamoci che il Santo Padre e’ infallibile solo sulle cose riguardanti la dottrina (ossia quando parla ex cattedra), per il resto (vedi norme liturgiche) si affida alla guida dello Spirito come tanti altri… perche’ il card. Tettamanzi non potrebbe dire di essere altrettanto guidato dallo Spirito? In questo caso occorre allora dialogare, costruttivamente, mettendo insieme tanti pezzi… Dio parla a noi in molti modi e attraverso molte persone, direbbe l’autore della Lettera agli Ebrei.

    Ringrazio tutte quelle persone che con la loro preghiera, il loro mettersi in gioco, il loro ascolto e il loro dialogo mite, il loro scrivere sulla stampa semza pregiudizi o idee preconcette, il loro sentirsi pienamente Chiesa, aiuano tutta l’umanita’ a crescere verso il vero Bene. L’unico vero bene.

    Andrea Macco

  30. gianluca scrive:

    Il Signore nella Sua Parola
    ci dice che il Messaggio dell’Evangelo deve essere
    portato alla gente (prigioniera delle religioni)
    con parole semplici e chiare, senza fare discorsi
    filosofici e contorti (come fa la chiesa ufficiale);
    altro che latino e greco!!!
    La gente deve capire il vero messaggio,
    la “buona novella”!

    Questa è una ulteriore prova (ma non ce n’era bisogno),
    che la chiesa catt. non considera più di tanto
    le Sacre Scritture,
    ma da precedenza alle sue decisioni.

  31. Syriacus scrive:

    Poichè Francesco detesta gli interdetti impliciti, mi piacerebbe molto se mettesse ‘nero su bianco’ , rendesse esplicite cieè le sue (legittime) critiche al magistero del Papa. Noti Francesco che non scrivo ciò da ‘papista’ ad oltranza, nè da ‘militarista ecclesiale’ .

    Chiedo solo un pò di chiarezza (Martini ci ha di recente abituati ad uno stile gesuitico del tipo ‘lancio-un-missile-nucleare-balistico-e-nascondo-la-rampa’) , per dirla tutta- , ovvero schiettezza nell’esporre le perplessità -comunque degne di rispetto- , non certo per denunciare Francesco alla romana Inquisizione, ma solo e unicamente per un approccio più costruttivo del nostro ragionare attorno a questioni così importanti…

  32. Syriacus scrive:

    Chiedo in sintesi a Francesco: ritiene che Summorum Pontificum sia:

    1) il documento giusto al momento giusto ;
    2) il documento giusto al momento giusto, ma ‘iuxta modum’;
    3) il documento giusto al momento sbagliato ;
    4) il documento sbagliato al momento giusto(per un altro documento in materia liturgica);
    5) il documento sbagliato al momento sbagliato.

    Chiedo inoltre a Francesco: cosa avrebbe fatto/detto/redatto/emanato/promulgato egli stesso di rilevante in materia liturgica, nel luglio 2007 -ovviamente qualora ve ne fosse stato reale bisogno, a suo avviso- ‘al posto del’ Pontefice? (Chiedo solo un abbozzo di decisione…)

  33. Syriacus scrive:

    Andrea (Riccardo Feynman) scrive: “Bel dibattito! Secondo me e’ specchio delle profonde trasformazioni (e inquietudini) che ci sono all’interno della Chiesa e del popolo di Dio. D’altra parte, quando mai un cambiamento ha avuto, nella storia della Chiesa (e in generale dell’uomo) un accoglimento generale?”

    Nel ’70 il popolo di Dio e i suoi pastori accolsero in maniera decisamente ampia la riforma liturgica.
    Fu realmente entusiasticamente spontanea accoglienza?
    Fu un ‘pugno di ferro in guanto di velluto’ di Roma?
    Fu un cieco “signorsì” delle Chiese locali?
    Poco importa: chi era disobbediente faceva di testa sua, tutti gli altri, obbedienti -la magna pars- , seguivano Paolo VI.

    Cosa succede oggi?
    Il Papa dona libertà (solo e soltanto li-ber-tà *in più*) con liberalità e senza coercizioni -per ora- (se non una fortissima esortazione accompagnata da cogenti considerazioni storico-teologico-pastorali) e buona parte della gerarchia che guida il popolo di Dio palesemente non gli obbedisce (lo ignora proprio, lo insulta quasi al limite di chi scherniva Gesù con le parole “Se sei veramente il Figlio di Dio…” – … “Se sei veramente il Vicario di Cristo in terra, vietaci di vietare i riti tradizionali..!” ).

    Lo scherno del Successore di Pietro è autoevidente: sue norme che parlano di libertà e che nulla impongono, se non il tollerare almeno la suddetta libertà, vengono attivamente osteggiate e/o obliterate. Tutto il contrario della ‘libertas’ (lasciamo stare la ‘caritas’, poi…)

    Evidentemente, in quarant’anni molte cose sono cambiate -
    per il meglio o il peggio, guidicate voi- .

    Oggi comunque, in questa fattispecie, non mi sembra si stia assistendo ad uno spettacolo edificante.

  34. Syriacus scrive:

    Ruini darà a Roma una parrocchia personale (cioè una alla quale si aderisce in base non a criteri geografici, ma per elezione) per la celebrazione esclusiva del rito romano classico?
    A San Pietro ci sarà un altare dedicato a tale rito?

    Riporto dal notevolissimo blog (multiautore) “The New Liturgical Movement”
    ( http://thenewliturgicalmovement.blogspot.com/ ) :

    New personal parish for Usus Antiquior to be established in Rome?
    posted by Shawn Tribe

    Via Le Forum Catholique, a piece from this past weekend I neglected to post. The original piece is in Italian and states that Camillo Cardinal Ruini “let slip from the Lateran palace” the possibility that a personal parish for the usus antiquior in Rome, giving a “larger church” to that community, is being considered.

    The article noted that there was the possibility to worship in the usus antiquior in three places in Rome: in the church of Gesù e Carlo al Corso and in San Nicola in Carcere on Sunday, and at San Gregorio every day, early morning and at 19:00h in the evening.

    It was noted that San Gregorio is a small community, and Fr. Joseph Kramer, FSSP was interviewed about it. Fr. Kramer noted that it would be “beautiful” if a personal parish would be erected, particularly given that San Gregorio is situated in “an alley that no one knows” — in other words, the interest that has been shown in the usus antiquior in Rome may better translate to influxes of people if a more visible, personal parish where established.

    The article goes on to suggest that there is some consideration “assigning to the Tridentine celebrations the altar of the chapel of the Presentation” in St. Peter’s Basilica.

    Posted by Shawn Tribe on 17.9.07

    http://thenewliturgicalmovement.blogspot.com/2007/09/new-personal-parish-for-usus-antiquior.html

  35. Syriacus scrive:

    In una parrocchia personale, i fedeli hanno scelto di farne parte. Per capirci di più, leggetevi la seguente -convenzione fra l’arcivescovo di Bordeaux e l’Istituto Buon Pastore per l’erezione di una parrocchia personale- :
    http://www.unavox.it/Documenti/doc0166_IBP_Convenz.htm

  36. Francesco scrive:

    Amico Syriacus, non ho da fare critiche al Magistero del Papa. Io apprezzo molto Ratzinger da quando era considerato il terribile Panzerkardinal (e anzi, cominciai a seguirlo proprio perchè incuriosito e incredulo della fondatezza della sua cattiva stampa di allora).
    Non mi piacciono, però, alcune attitudini del popolo cristiano, ovvero nostre che – con tutto il rispetto – ritrovo talvolta anche nei commenti su queste pagine.
    Non mi piace l’attitudine da ipse dixit. L’ha detto il Magistero e quindi non si discute.
    Ripeto, questo può essere vero, ma solo in ultima istanza, come auto-limitazione e quindi come garanzia finale della comunione tra noi. Ma prima no, prima c’è lo spazio non solo per la discussione, ma anche per la riflessione e al limite per il dubbio. Soprattutto in materie che non riguardano immediatamente la fede e la morale.
    Mi pare che questo sia uno stile cristiano complessivamente più ragionevole, e quindi anche più solido. Verificando e vagliando bene, sino in fondo e anche con noi stessi, ciò che la Chiesa propone e insegna, lo apprendiamo semmai meglio e lo purifichiamo da tutti gli equivoci della nostra stessa comprensione. Avendo sempre, alla fine, come obiettivo l’unità nella verità.
    Questo è il mio istinto personale, e ti ripeto che mi viene da ridere a passare qui per cattolico critico o per rivoluzionario. Sarà che tutti i giorni difendo la Chiesa e passo per papista roccioso e fedele!
    Nel merito, non mi piacciono alcuni effetti già visibili del presente Motu Proprio. Sono effetti “politici”, ovvero di equilibrio e di contrapposizione tra correnti di pensiero e forze presenti nella Chiesa (o sui suoi confini).
    Non mi piace il senso di soddisfazione e di rivalsa dei tradizionalisti. Lo trovo sbagliato e inappropriato proprio per l’ecclesiologia attuale, che non comincia dal Concilio ma non può prescindere da esso a prezzo della realtà.
    Non mi piace lo “sconto” psicologico che viene fatto ai lefebvriani. Io in questo sono più papista di voi, e li ritengo gravemente colpevoli per aver rotto la comunione della Chiesa. Hanno prodotto uno scisma, e il fatto è più grave di tutte le loro ragioni, tantopiù per chi si appella alla Tradizione. Li vorrei riaccogliere, comunque li amo, ma dovrebbero dare segni visibili e apprezzabili di pentimento, mentre invece mi pare che cantino vittoria in ogni dove e spesso spieghino che hanno ragione loro.
    Non mi piace la confusione che regna su vecchio e nuovo rito. Si banalizza tutto quisquiliando di “Messa in latino”, mentre invece la Messa in latino è anche quella della riforma paolina. Qui siamo di fronte a un’altra Messa nel suo complesso, e non sono certo che possa darsi autentico senso liturgico senza comprendere quale Chiesa, quale fede e quale mentalità implica la scelta per l’una o l’altra forma.
    E potrei proseguire.
    Io avrei promulgato il Motu Proprio, ma non ora e non così.
    Ma credo che questi siano tutti effetti certo non voluti e non desiderati dal Santo Padre, e in tal senso so bene che ogni decisione di governo implica effetti indesiderati che non sempre è facile prevedere (ma talvolta sì).
    Ciò detto, andiamo avanti, si celebri ove richiesto come richiesto e non si faccia ostruzionismo occulto e palese.
    Ma smettiamola – vi prego – coi trionfalismi dei tradizionalisti finalmente “vendicati”.
    Altrimenti, per una Messa tridentina chiesta da 30 persone spuntano fuori dieci Mons. Nogaro…E non so se questo esito è proprio un servizio alla comunione.

  37. Fra' Diavolo scrive:

    Una delle opinioni più frequenti (non solo a Milano) nel clero è: da noi non c’è bisogno perchè non ci sono contrasti. Corollario: la riforma liturgica quindi ha conseguito il suo scopo.
    Che in generale, almeno in Italia, non ci siano stati contrasti rilevanti è vero; ma siamo sicuri che quest’assenza di contrasti implichi davvero il successo della riforma (accresciuta consapevolezza liturgica del popolo di Dio)? Siamo sicuri che i frutti sperati ci siano? E se invece l’assenza di contrasti fosse dovuta solo ad una pura accettazione, senza che il “popolo di Dio” abbia poi capito granchè della liturgia riformata e tradotta?

  38. Areki44 scrive:

    Caro Syriacus concordo con quanto asserisci sopra, speriamo bene che un pò alla volta la Verità si faccia strada. Preghiamoci per questo.

  39. don Gianluigi Braga scrive:

    Io penso che il Papa sia assistito dallo Spirito Santo e che il Motu proprio sia la scelta giusta arrivata un po’ tardi, ma che permetterà di iniziare una più saggia riforma liturgica. Celebrando secondo il rito tradizionale dopo il 14/11 mi sono accorto che non sono tanto gli anziani a cercarlo, ma coloro che non l’hanno mai visto. Ciò che li colpisce maggiormente è il silenzio che regna nella parte sacrificale della Messa; non sanno come riempirlo. Forse perché normalmente la mente non ha il tempo di rivolgersi al mistero eucaristico, essendo impegnata a proferire formule o ad ascoltare parole sempre troppo umane.

  40. Syriacus scrive:

    “Una delle opinioni più frequenti (non solo a Milano) nel clero è: da noi non c’è bisogno perchè non ci sono contrasti. Corollario: la riforma liturgica quindi ha conseguito il suo scopo.
    Che in generale, almeno in Italia, non ci siano stati contrasti rilevanti è vero; ma siamo sicuri che quest’assenza di contrasti implichi davvero il successo della riforma (accresciuta consapevolezza liturgica del popolo di Dio)? Siamo sicuri che i frutti sperati ci siano? E se invece l’assenza di contrasti fosse dovuta solo ad una pura accettazione, senza che il “popolo di Dio” abbia poi capito granchè della liturgia riformata e tradotta?”

    Certo! …E’ un pò come se un partito proclamasse una vittoria plebiscitaria a delle elezioni generali, solo perchè ha ottenuto percentuali “bulgare” ma…con una affluenza del 35%.

    (Mi spiace per l’ardita analogia, ma un pò di vero mi sembra esserci…)

  41. Mauro W. Fuolega scrive:

    Cari Sacerdoti, non fatevi intimorire da certi Vescovi, non hanno gli strumenti per impedirvi di celebrare e di essere misticamente uniti sempre più a Nostro Signore. Ovunque Voi siate, in qualunque Diocesi, a Milano e non, tornate a celebrare il rito antico, anche senza permesso. Celebrate, celebrate, celebrate! Solo così l’avremo vinta sul demonio.

  42. Marco scrive:

    Mi permetto di far presente, visto che mi pare che nessuno l’abbia ancora fatto, che il Card. Castrillon ha rilasciato a “Petrus” una intervista nella quale sconfessa le parole di Tettamanzi.

    Riporto il pezzo dell’articolo:

    Detto questo, ogni questione mi pare cada!
    Del resto, come nessuno ha mai abolito il rito romano precedente la riforma di Paolo VI, chi è quel pazzo che avrebbe abolito il rito ambrosiano, impedendo, de iure, la sua celebrazione oggi?

    Certo che discussioni del genere sono veramente assurde: quegli stessi che pretendono di leggere i documenti della Chiesa per il loro “spirito” e combattono contro le riduzioni “alla lettera”, questa volta fanno una figura barbina nell’attaccarsi alla lettera non tenendo conto dello “spirito”.
    Come fidarsi ancora di pastori del genere?

  43. Mauro W. Fuolega scrive:

    Fratelli rallegriamoci,
    in un ridente comune della Val Vigezzo – benedetto dal Cielo – dall’indomani della pubblicazione del Motu Proprio non si celebra più il Novus Ordo di Paolo VI, con buona pace dell’anima sua, ma solo la tridentina OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA. E i bambini studiano solo sul catechismo di San Pio X.
    Non è fantascenza, ma fede cattolica restaurata in pieno! Speriamo che anche ogni altro angolo d’Italia si svegli e butti a mare tutte le imposture postconciliari.
    saluti.

  44. Garlyc scrive:

    Non sono Francesco ma rispondo alla domanda di Syriacus.

    Se fossi stato il papa, cosa che sventuratamente non sono (ma che fa piacere alla mia morosa), avrei chiesto ai gruppi che desiderano la celebrazione nel Vetus Ordo (non ai singoli sacerdoti) una semplice dichiarazione di fedeltà agli insegnamenti del Concilio Vaticano II.

    Qui (intendo tra i frequentatori di questo blog) si dimentica che esistono ampie “zone grigie” tra amanti dell’antica tradizione liturgica e avversari irriducibili del Concilio – non dell’interpretazione “progressista” del Concilio, ma proprio del Concilio.

    Basti vedere l’intervento sopra il mio.

    Per questo ritengo che un semplice provvedimento di quel tipo sarebbe stato molto utile per evitare ogni “legittima suspicione” e separare, se proprio lo vogliamo dire, le pecore dai capri.

  45. Garlyc scrive:

    Scrive Gianluca: “Celebrando secondo il rito tradizionale dopo il 14/11 mi sono accorto che non sono tanto gli anziani a cercarlo, ma coloro che non l’hanno mai visto.”

    In effetti i miei genitori l’hanno visto eccome, e non sentono nessun bisogno di andarlo a riesumare.

  46. Onofrio scrive:

    Una domanda: come mai, quando la scelta era fra il vescovo di Econe che insisteva sulla Messa secondo il rito precedente e il Papa Paolo VI che aveva promulgato il nuovo Messale, si sottolineava l’obbedienza al Papa, mentre adesso che il Papa Benedetto XVI ha dato la possibilità di far coesistere le due forme del rito alcuni cattolici (sacerdoti e laici) non fanno che dirsi obbedienti al proprio vescovo e non sottolineano l’obbedienza al Papa?

  47. Marco scrive:

    Naturalmente, nel mio post precedente, non sono state riportate le parole del cardinale. Comunque l’intervista è on-line ed è facilmente reperibile da ogni motore di ricerca.

  48. Luisa scrive:

    Non sono d`accordo con Mauro. Sono felice se il Motu proprio è recepito , applicato con serietà e serenità. Ma il Santo Padre non ha certo voluto che si cadi in vani , sterili e pericolosi confronti fra il VO e il NO .
    Benedetto XVI ha offerto una maggiore libertà ai fedeli che amano il rito tridentino e che gli sono stati fedeli e a coloro che desiderano conoscerlo .
    Che questa libertà sia sorgente di gioia riconoscente, non l`occasione di una battaglia contro il NO.
    Le messe celebrate da Papa Benedetto sono magnifiche,penso che anche con il messale di Paolo VI la liturgia può essere curata e bella.
    Abbiamo finalmente messo in evidenza tutti gli abusi post-conciliari, Papa Benedetto ne ha parlato nella sua lettera, in tanto hanno testimoniato. Spero dunque che anche la liturgia “ordinaria”,come per un beneficio secondario del Motu Proprio , saprà ritrovare dignità, bellezza, sacralità, che un maggior impegno sarà messo nella preparazione della liturgia troppo spesso devastata dalle libertà prese in onore dello spirito del concilio.
    Ma per favore, cerchiamo di evitare toni estremi che non possono che nuocere all`unità della Chiesa e che vanno totalmente contro l`intenzione del Santo Padre.
    Sarebbe un pessimo modo di ringraziare Benedetto XVI per il suo gesto generoso. Cerchiamo di non deluderlo!

  49. Areki44 scrive:

    Concordo con l’intervento di Onofrio (47). Effettivamente il tema Motu Proprio stamettendo in luce lo “strabismo” di alcuni che sostengono il papa o i vescovi a loro piacimento. Concordo anche con Luisa (49) soprattutto sul fatto che il Motu Proprio fara bene anche al Novus Ordo. Un esempio nel monastero cistercense di Casamari (Frosinone) da quando è uscito il Motu Proprio hanno stabilito di celebrare il latino la santa messa delle ore 11 la domenica mattina. Io spero però che facciano anche una celebrazione Vetus Ordo, perchè nel rito tridentino ci sono ricchezze e bellezze che tutti dovremmo riscoprire, almeno attraverso celebrazioni occasionali.

  50. Mauro W. Fuolega scrive:

    Carissima Luisa,
    capisco benissimo che in un clima di serena moderazione, si possano non condividere le mie idee oltranziste e ultramontane. Credo con convinzione nelle mie idee, pur non accettandole acriticamente, da fanatico, ma cercando di vagliarle con letture e contributi altrui. Se poi, alla fine, resto delle stesso parere, cosa ci debbo fare?
    In ogni caso, torno a ripetere che il CVII è stato una frattura in seno alla Chiesa che ha prodotto molti guasti,la maggior parte dei quali ancora da riparare. Nel caso specifico la liturgia. Come ho già scritto, i suoi presupposti pastorali che c’erano nei primi anni sessanta oggi non ci sono più perciò, come conseguenza, tutta la pastorale conciliare andrebbe rivista alla luce di come la società si è trasformata in questi anni che hanno cambiato la fisionomia del mondo, le idee e gli uomini.

  51. don Gianluigi Braga scrive:

    A Garlyc 45. Va bene il rispetto per il C.V.II, però è uno dei Concili Ecumenici, non è l’unico e non è stato dogmatico, e se è possibile mettere in discussione la veridicità di alcuni passi del Vangelo, non vedo perché non si possa dubitare della attendibilità di alcuni passi di questo Sacro Sinodo. Il fatto che Pio XII sia continuamente messo sotto accusa (ingiustamente) per il suo presunto silenzio sui crimini nazisti, dovrebbe far riflettere sul C.V.II che ha effettivamente taciuto il pericolo comunista e non per dimenticanza, ma per un preciso accordo politico, con l’aggravante del forzato imbavagliamento di un cospicuo numero di padri che ne chiedevano la condanna. Sono pronto a dichiarare la mia fedeltà al Concilio se insieme mi lasciassero fare il giuramento antimodernista di Pio X.

    A Garlyc 46 che dice: “In effetti i miei genitori l’hanno visto eccome, e non sentono nessun bisogno di andarlo a riesumare”.
    Sono don Gianluigi e non Gianluca, poi il Papa per fortuna non prende le sue decisioni consultandosi con i tuoi genitori.

  52. Areki44 scrive:

    Gentile signor Mauro, ho perfetto rispetto per le sue opinioni che nascono sicuramente da una persona limpida che ha una grande passione per la Chiesa. Questa sera ho letto su un sito dei domenicani di Bologna una conferenza sul Vaticano II e sul post-concilio fatta da un domenicano slovacco morto nel 1997 e di cui è stato aperto il processo di beatificazione. Questo uomo di Dio attribuiva i guasti che ci sono oggi non al concilio in se stesso, ma alla interpretazione modernista e di discontinuità che se ne è data dopo in molti ambienti tra fedeli e pastori della Chiesa. Comunque speriamo che col Motu Proprio inizi un movimento contrario di ritorno alla Verità e alla Tradizione cosa che per altro si è vista anche in altri documenti come quello seguito di poco al M. P. che stabilisce che la vera Chiesa di Cristo è la Cattolica, perciò se stiamo col Papa le cose andranno meglio. Io prego che Gesù ci dia un cuore grande capace di guardare con misericordia quelli che ancora non sono stati illuminati su questi gravi problemi… fidiamoci di Dio e aiutiamolo con la nosta coerenza e la nostra preghiera.

  53. Syriacus scrive:

    Garlyc [che bello se Elio componesse per te e la tua morosa una canzone ad hoc dal titolo "Fossi Papa..." ! ] scrive: “Se fossi stato il papa, cosa che sventuratamente non sono (ma che fa piacere alla mia morosa), avrei chiesto ai gruppi che desiderano la celebrazione nel Vetus Ordo (non ai singoli sacerdoti) una semplice dichiarazione di fedeltà agli insegnamenti del Concilio Vaticano II.”

    …Ma questo assomiglia piuttosto all’”Indulto” del…1984 -superato amplissimamente dal presente Motu Poprio Summorum Pontificum, NON più un ‘indulto’- (notare che, come mostrato ieri, a questo -già restrittivissimo- indulto non si volle adeguare de jure la Chiesa ambrosiana) :

    LETTERA “QUATTUOR ABHINC ANNOS”

    Lettera Circolare inviata, in data 3 ottobre 1984, dalla Congregazione per il Culto Divino ai Presidenti delle Conferenze Episcopali

    E.za Rev.ma
    quattro anni or sono, per volontà del Santo Padre, i Vescovi di tutta la Chiesa furono invitati a presentare un resoconto:
    - circa il modo secondo cui, sacerdoti e fedeli delle loro diocesi avevano ricevuto il Messale promulgato nel 1970 dal Papa
    Paolo VI, in ottemperenza alle decisioni del Concilio Vaticano II;
    - circa le difficoltà apparse nella attuazione della riforma liturgica;
    - circa le eventuali resistenze che potevano esservi state.

    Il risultato della consultazione fu inviato a tutti i Vescovi. In base alle loro risposte sembrava fosse risolto quasi completamente il problema di sacerdoti e fedeli rimasti legati al «rito tridentino».

    Perdurando il problema, il Santo Padre nel desiderio di andare incontro anche a codesti gruppi, offre ai Vescovi diocesani la possibilità di usufruire di un indulto, onde concedere ai sacerdoti insieme a quei fedeli che saranno indicati nella lettera di richiesta da presentare al proprio Vescovo, di poter celebrare la S. Messa usando il Messale Romano secondo l’edizione del 1962 ed attenendosi alle seguenti indicazioni:

    a) Con ogni chiarezza deve constare anche pubblicamente che questi sacerdoti ed i rispettivi fedeli in nessun
    modo condividano le posizioni di coloro che mettono in dubbio la legittimità e l’esattezza dottrinale del
    Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970.
    b) Tale celebrazione sia fatta soltanto per l’utilità di quei gruppi che la chiedono; nelle chiese ed oratori indicati
    dal Vescovo (non, però, nelle chiese parrocchiali, almeno che il Vescovo lo abbia concesso in casi
    straordinari); e nei giorni e alle condizioni fissate dal Vescovo sia abitualmente che per singoli casi.
    c) Queste celebrazioni devono essere fatte secondo il Messale del 1962 ed in lingua latina.
    d) Deve essere evitata ogni mescolanza tra i testi ed i riti dei due Messali.
    e) Ciascun Vescovo informi questa Congregazione delle concessioni da lui date e, trascorso un anno dalla
    concessione dell’indulto, riferisca sull’esito della sua applicazione.

    Questa concessione, indicativa della sollecitudine che il Padre comune ha per tutti i suoi figli, dovrà essere usata in modo da non recare pregiudizio all’osservanza fedele della riforma liturgica nella vita delle rispettive Comunità ecclesiali.

    Profitto volentieri della circostanza per confermarmi, con sensi di distinta stima,

    dell’Ecc.za Vostra Reverendissima

    dev.mo nel Signore Augustin Mayer (Pro Prefetto) Virgilio Noè (Segretario)

    Il presente documento è quello richiamato nella nota 9 del Motu Proprio Ecclesia Dei. È sulla base di questo documento che è invalso l’uso di denominare le messe celebrate col consenso dell’Ordinario: “Messa dell’Indulto”.

    http://www.unavox.it/doc03.htm

  54. Syriacus scrive:

    19/09/2007 – Documento del Vescovo di Albenga-Imperia Mons. Oliveri :

    Presentazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum”

    indicazioni per l’applicazione in Diocesi

    La riflessione che abbiamo compiuto questa mattina sulla natura immutabile della Liturgia rende facile ed agevole la comprensione del significato e del valore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” circa la celebrazione della Santa Messa in forma ordinaria secondo la riforma del Messale promulgata dal Papa Paolo VI, ed in forma straordinaria secondo il Messale del 1962 di Giovanni XXIII, che ha apportato semplici variazioni rispetto al Messale di San Pio V, o meglio, che ha introdotto le variazioni avvenute sotto il Pontificato di Pio XII.
    Il significato ed il valore – a mio giudizio di fondamentale importanza – del Motu Proprio di Benedetto XVI consiste nell’aver ricordato, implicitamente e sebbene “non expressis verbis” che la riforma liturgica, voluta e chiesta dalla Costituzione Conciliare “Sacrosanctum Concilium”, e quindi attuata sotto il Pontificato di Papa Paolo VI, non ha mutato la natura o la sostanza della Divina Liturgia, non ha toccato – non ha voluto farlo né lo poteva fare – ciò che appartiene all’essenza del Divin Sacrificio della Santa Messa: intatta è rimasta la Santa Messa in ciò che essa è per istituzione divina, intatta è rimasta la sua natura sacrificale (di vero Sacrificio, di vera ri-presentazione sacramentale del Sacrificio del Calvario, come anticipato da Cristo stesso nell’Ultima Cena, della Santa Cena sacrificale di Cristo con i suoi Discepoli, con quelli che Egli aveva scelti perché fossero i suoi Apostoli, con coloro che per sua volontà aveva chiamati a diventare capaci di rendere presente il Mistero di Cristo Salvatore, nel tempo e nello spazio, “donec veniat”, fino al compimento del Regno.
    Intatto dunque, e del tutto indispensabile affinché si realizzi sacramentalmente il Sacrificio di Cristo, è rimasto il ministero voluto dal Signore Gesù, il ministero del Sacerdozio santo, partecipazione del suo Sacerdozio, attraverso il quale soltanto può rendersi presente il Mistero di Cristo, può costituirsi la Nuova ed Eterna Alleanza, può costituirsi il Popolo della Nuova ed Eterna Alleanza, può attuarsi il culto spirituale gradito a Dio.
    Intatta, la riforma liturgica, ha lasciato la necessità che tutti i riti ed i segni liturgici manifestino il vero contenuto e la vera natura di ogni autentica azione liturgica, manifestino cioè che la Liturgia, ed in maniera eminente e suprema la Santa Messa, è azione di Cristo, è azione che avviene per mezzo del ministero sacerdotale, è azione tutta rivolta a Dio, alla Trinità Santissima, è azione che prende tutti coloro che rigenerati dalla Grazia della Redenzione diventano capaci di diventare, in Cristo, offerta gradita al Padre, diventano addirittura oggetto del compiacimento del Padre (il Quale pone nel Figlio tutto il suo compiacimento, compiacimento che si riversa su tutti quelli che sono del Figlio, che sono di Cristo).
    Chi potrebbe ragionevolmente negare che tutte queste caratteristiche emergevano con evidenza nella Celebrazione della Divina Liturgia prima della riforma liturgica?
    Sono esse diventate meno evidenti con la riforma liturgica? Se qui e là è, ahimè, avvenuto non è certamente in forza della volontà del Concilio e dell’Autorità della Sede di Pietro che ha approvato la riforma liturgica, ma è perché l’interpretazione e l’applicazione concreta delle variazioni generate dalla riforma liturgica, qui e là, da parte di non pochi, non sono state attuate secondo la lettera, né secondo la “mens” della Costituzione Conciliare, sono avvenute sotto l’influsso e la spinta di una visione liturgica incompleta e talvolta anche errata (quasi come se si fosse davvero cambiata la concezione di che cosa è la Liturgia, di che cosa è la Santa Messa). Non ha forse dovuto il Papa Giovanni Paolo II, con l’Enciclica “Ecclesia de Eucharistia” richiamare con forza il carattere sacrificale della Santa Messa, la verità della mirabile “transustanziazione”, e quindi della verità della presenza nell’Eucaristia, vera, reale e sostanziale del vero Corpo e del vero Sangue di Cristo, dunque di Gesù Cristo vivo e vero, dunque del suo vero Sacrificio, dunque del vero Pane di Vita eterna?
    Per quale ragione, secondo la vera riforma liturgica, sarebbe – per esempio – diventato necessario celebrare anche la parte più specificamente eucaristica della Santa Messa, cioè la parte consacratoria e sacrificale, in modo che il Sacerdote celebrante abbia il volto verso l’assemblea? In base a quale giustificazione, di testi conciliari e post-conciliari, chi avesse continuato a celebrare quella parte della Messa non rivolto al popolo veniva considerato di agire contro la riforma del Concilio? Contro il Concilio?
    Se pertanto la riforma liturgica non può essere espressiva di cambiamento di fede e di dottrina (circa il Sacrificio della Messa, circa la vera natura della Liturgia, circa la differenza essenziale del Sacerdozio ministeriale dal sacerdozio battesimale o comune a tutti i fedeli, a tutto il Popolo di Dio, circa l’adorazione dovuta all’Eucaristia nella celebrazione e fuori della celebrazione, circa – in una parola – a tutto ciò che la Chiesa ha creduto, professato ed insegnato sino al Concilio Vaticano II), se la riforma liturgica non può non essere espressiva di cambiamento radicale e sostanziale (NB. Che il Concilio Vaticano II non abbia voluto mutare, né abbia di fatto mutato, la Dottrina della Chiesa sulla Chiesa, e perciò su tutto ciò che appartiene alla sua vera realtà, è stato ribadito dalle risposte ai quesiti, riguardanti soprattutto la giusta interpretazione dell’espressione della Costituzione “Lumen Gentium”: “Ecclesia Christi subsistit in Ecclesia catholica”, pubblicati in data 29 Giugno 2007 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede), allora è legittimo e doveroso chiedersi e ben comprendere qual è il fine per cui il Concilio Vaticano II ha voluto la riforma liturgica, ha voluto che ai riti, all’insieme dei segni e delle azioni liturgiche, fossero apportate delle variazioni (variazioni non sostanziali, non tali da toccare il contenuto immutabile della Divina Liturgia).
    Le variazioni e gli adattamenti voluti dal Concilio dovevano essere idonei a favorire la comprensione di ciò che veramente avviene nella Liturgia e la fruttuosa partecipazione di tutti i fedeli ai frutti sacramentali, spirituali e divini, della Liturgia. Dovevano, le correzioni, essere tali da raggiungere e muovere l’animo dei fedeli cosicché potessero accogliere con tutto l’animo l’azione divina che si attua nella Liturgia per mezzo dei segni sacramentali, per mezzo del mistero sacro, “per mano dei ministri” (come dice una bella delle espressioni della Tradizione Liturgica della Chiesa).
    Era certamente opportuno che le variazioni mostrassero alcune caratteristiche dell’azione liturgica, (soprattutto della Santa Messa), in verità non cancellate dal modo con cui la Liturgia era celebrata sino allora, ma che erano divenute meno percepibili, se non con l’ausilio di buona catechesi e di accorgimenti adeguati (come quello di provvedere messalini tradotti nella lingua parlata dal popolo). Soprattutto era opportuno che le variazioni sottolineassero che l’azione liturgica, azione divina che si rende presente attraverso il ministero sacerdotale, deve coinvolgere e rendere partecipi la mente e il cuore di tutta l’assemblea, che diventa non solo spiritualmente, ma anche visibilmente attiva.
    La riforma liturgica non ha avuto altra vera intenzione se non quella di avvicinare il più possibile tutti i fedeli alla ricchezza soprannaturale, immutabile, della Divina Liturgia, della celebrazione dei Divini Misteri, come la Chiesa l’aveva sempre custodita e proposta per la salvezza eterna di chi per mezzo della fede e dei sacramenti può davvero divenire nuova creatura in Cristo, membro del Popolo della Nuova ed Eterna Alleanza, figlio adottivo di Dio, erede della vita eterna.
    Ma è ovvio che tale processo di vera partecipazione ai Divini Misteri non si raggiunge soltanto per mezzo delle variazioni al rito liturgico, ma richiede catechesi adeguata, richiede il ricorso a tutto ciò che favorisce la fede e la consapevolezza nel popolo cristiano circa quello che veramente si realizza nella celebrazione della Divina Liturgia.
    L’avvicinamento della Liturgia alla vita del Popolo di Dio non avviene se essa sposa gesti e parole e modi di espressione più simili a quanto è in uso nella vita profana dell’uomo, nella sua vita nel secolo, ma se il Popolo coglie meglio che il vero contenuto di essa è tale da rendere nuova la sua vita, da rendere santa la sua vita, da rendere la sua vita conforme al disegno salvifico di Dio, da renderlo dunque capace di trascendere la vita nel tempo e nello spazio, immettendolo all’interno dell’adempimento dell’Eterno Mistero della Volontà di Dio. La Liturgia, e dunque la Chiesa stessa, è viva quando fa vivere i fedeli della vita divina, quando trasmette i doni soprannaturali della Grazia Divina, quando attraverso i suoi segni e parole (segni e parole desunti dalla Divina Rivelazione e dalla vita della Chiesa e dalla sua saggezza soprannaturale) raggiunge l’animo dell’uomo, lo afferra, lo possiede elevandolo sì che egli raggiunga il compimento della sua divina vocazione.
    Le variazioni in materia così grave e così vitale per la fede e per la vita cristiana, da sostenere e da nutrire, vanno sempre introdotte ed applicate con timore e tremore, mai alla leggera, mai superficialmente, mai dando la benché minima impressione di voler imitare ciò che avviene nella vita del mondo, ciò che appartiene alla vita profana.

    Albenga 19 settembre 2007
    + Mario Oliveri
    Vescovo di Albenga – Imperia

    http://www.diocesialbengaimperia.it/Vescovo/documenti_v.asp

  55. Garlyc scrive:

    Mauro W. Fuolega scrive: “In ogni caso, torno a ripetere che il CVII è stato una frattura in seno alla Chiesa che ha prodotto molti guasti,la maggior parte dei quali ancora da riparare.”

    Perfetto esempio di “ermeneutica della rottura”, insomma, esattamente quella così fortemente condannata dal Papa.
    Buono a sapersi.

  56. Syriacus scrive:

    Bertone osserva: “C’è una serena recezione. Peraltro se prevarrà il buon senso e non gli ideologismi di diversa natura non credo che ci saranno problemi nell’applicazione del Summorum pontificum. Visitando diverse Chiese locali – conclude il segretario di Stato – sto constatando che la conoscenza della lingua latina è sempre più in calo e forse l’occasione per un suo recupero è da non perdere, per il patrimonio che ci ha trasmesso”.

    http://notizie.alice.it/notizie/politica/2007/09_settembre/19/vaticano_bertone_un_anno_dopo_un_lavoro_difficile_ma_esaltante,13158326.html?pmk=nothppol

  57. Garlyc scrive:

    A parte che dispiace vedere il card. Bertone contribuire all’equivoco sul “latino”, quando quello che è in questione non è (non soprattutto) il latino, si vede bene che il segretario di Stato si iscrive alla scuola “ottimista-riduzionista”: il motu proprio riguarderà di fatto solo una piccola parte dei fedeli e non ci dovrebbero essere particolari sommovimenti. Speriamo che sia il modo giusto per affrontarlo. Qui c’è già chi sogna il trionfo del VO sul NO per omnia saecula saeculorum, forse ha ragione Bertone a non prenderli troppo sul serio.

  58. Syriacus scrive:

    Notizia fresca di giornata – In India, spaccatura tra fedeli su base liturgica :
    http://timesofindia.indiatimes.com/Delhi/Church_groups_spar_over_mass/articleshow/2385239.cms

    (Ma NON fra fedeli che prediligono un uso piuttosto che un altro del rito romano, ma fra quelli di rito latino e siro-malabariano… Com’è piccolo il mondo!)

  59. Roberto V. - Bologna scrive:

    A Bologna il motu proprio ha iniziato a dare i suoi frutti, nonostante l’ostruzionismo e la disinformazione della stampa locale (anche quella cattolica purtroppo), finalmnete abbiamo la celebrazione della Santa Messa Tridentina tutte le domeniche e le feste di precetto, e anche al sabato quella vespertina. Credo che tutti i fedeli cattolici abbiano il diritto sacrosanto di partecipare alla Messa nella stessa forma dei loro padri, la Chiesa non ha che da guadagnarci su questo perchè si riappropria della sua tradizione latina autentica, non si può vivere e crescere senza le proprie radici! E poi è anche questione di giustizia: nella Chiesa ci sono vari riti, solo a Bologna ci sono chiese cattoliche date in gestione ai greco-cattolici ucraini e romeni, ad ortodossi…possibile che non si voglia trovar posto per chi desidera la Messa di sempre? Più si proibisce questo più si avvalorano le tesi che parlano di rottura fra il CVII e la tradizione precedente. Rottura che a mio parere se non c’è nella sostanza, c’è sicuramente nell’attuazione di alcuni decreti conciliari.

  60. Syriacus scrive:

    “CATANIA – LA MESSA IN ITALIANO O LATINO.
    C’E’ CHI LA VUOLE IN SICILIANO” :

    http://www.assud.it/daily/modules.php?name=News&file=article&sid=8778

  61. Mauro W. Fuolega scrive:

    Scusate, sono un po’ stanco, forse non ho capito, spiegatemi voi: tutto quel panegirico di Mons. Mario Oliveri di Albenga che vuol dire? La tridentina ci sarà o no?

  62. Syriacus scrive:

    CATANIA: DOMENICA ALLE CIMINIERE UNA MESSA IN SICILIANO

    CATANIA (ITALPRESS) – Una messa in dialetto siciliano si terra’ domenica prossima alle Ciminiere di Catania. L’iniziativa e’ dell’autonomista Raffaele Lombardo, leader dell’Mpa e presidente della Provincia, e si terra’ nell’ambito del primo festival del folklore siciliano, in programma da oggi fino a domenica. Canti, preghiere, inni e salmi saranno tutti rigorosamente in siciliano. “Ci sono dei momenti liturgicamente considerati ‘forti’ dalla Chiesa, quali l’Avvento o la Quaresima e la Settimana Santa che gia’ si prestano particolarmente ad essere vissuti con canti e litanie della tradizione – dice l’assessore alle Politiche Culturali, Serafina Perra – ma una Santa Messa in lingua siciliana riesce ad esaltare l’intensa spiritualita’ di un popolo che ha sempre tratto linfa e sostegno dalla fede. Pensiamo di poter offrire ai giovani questo modello, riproponendolo in chiave culturale perche’ possa essere condiviso e rappresentare una sorta di ponte generazionale”. La funzione religiosa sara’ celebrata alle ore 19, nell’anfiteatro delle Ciminiere. (ITALPRESS).

    20-Set-07 19:07

    http://www.siciliaonline.it/index.php?option=com_content&task=view&id=104912

  63. Imerio scrive:

    Una semplice curiosità: nulla da eccepire circa le preghiere e gli inni che fanno probabilmente parte della tradizione propria della Chiesa locale, ma, posto il fatto che la recente riforma liturgica esclude, di per se stessa, la possibilità di un “uso centenario od immemorabile”, la competente Autorità Ecclesiastica ha attentamente vagliato la retta ortodossia della versione della Santa Messa nel vernacolo siciliano? E, ancora: lo scrupolo estremo circa il rapporto intercorrente fra la liturgia e la corretta nozione ecclesiologica (che parrebbe stare tanto a cuore all’Arcivescovo di Palermo) si considera essere un dato valevole e sussitente, soltanto in relazione alle celebrazioni dei Riti in Vetus Ordo?

  64. Syriacus scrive:

    Imerio scrive: “E, ancora: lo scrupolo estremo circa il rapporto intercorrente fra la liturgia e la corretta nozione ecclesiologica (che parrebbe stare tanto a cuore all’Arcivescovo di Palermo) si considera essere un dato valevole e sussitente, soltanto in relazione alle celebrazioni dei Riti in Vetus Ordo?”

    Caro Imerio: tu sembri troppo preoccuparti della dimensione ecclesiologica (peraltro a ragione evocata dall’ex-nunzio Romeo e dal già ‘teologo di corte’ Forte per quel che riguarda il preoccupantemente ‘costantiniano’ Vetus Ordo) , mentre dovresti più focalizzarti su quella pneumatologica, di dimensione, per qual che riguarda il Nuovo Rito della Messa in siculo tradizionale. Infatti, fra i doni dello Spirito Santo -sceso sugli Apostoli alla Pentecoste e sui loro successori al Concilio Vaticano II dopo una quasi bimillenaria latitanza- vi è quello delle Lingue.
    Per un sacerdote, celebrare in Siciliano capendo le parole d’istituzione dell’Eucaristia, è infatti ‘carisma’ .
    Se invece un semplice fedele con un minimo di studi classici -o che sempliceemente sbircia sul testo latino a fronte del messalino- si santifica seguendo verbatim il vecchio rito celebrato in latino da un parimenti sacerdote cattolico, non trattasi di carisma, ma di presunzione non caritatevole verso gli ultimidegliultimi.

    Ecclesialese vobiscum.
    Et cum Conferentia tua!

    Aggiornati, Imerio. Sarà meglio per te.
    (Non per la tua anima, lo dico: per le tue arterie…)

  65. Syriacus scrive:

    [link funzionante]

    Dai, Imerio, titati sù…

    http://cathcon.blogspot.com/2007/03/with-apologies-to-st-joan-of-arc.html

    (Dedicato agli amanti italici delle rubriche -CAMPIONIDELMONDOOO!!! ..Già… )

  66. Syriacus scrive:

    PER IMMOTIVATO DIVIETO

    DEL SUPERIORE

    DEL CONVENTO DEI SERVI DI MARIA DI BOLOGNA

    PADRE BRUNO ZANIRATO

    È PROVVISORIAMENTE SOSPESA

    LA CELEBRAZIONE

    DELLA S. MESSA TRIDENTINA ALLE ORE 17:30

    PRESSO LA BASILICA DEI SERVI DI BOLOGNA

    VERRÀ DATA NOTIZIA

    DELL’IMMINENTE RIPRESA

    UNA VOCE BOLOGNA SEZIONE IDA SAMUEL

    Il Presidente
    Alessandra Codivilla

    —–

    Bruno Zanirato O. S. M. frate
    contro la messa e contro il Papa

    Qualcuno si è chiesto chi è padre Bruno Zanirato O. S. M., priore del convento di S. Maria dei Servi di Bologna, il quale con smentite inviate a giornali, siti internet, autorità religiose – e anche a noi che l’abbiamo pubblicata: Rettifica di padre Zanirato sulla messa tridentina alla basilica dei Servi di Bologna – ha voluto dimostrare a tutti che lui non ha approvato la celebrazione della messa tridentina nella sua chiesa.

    Ebbene, è facile vedere come padre Zanirato è uno dei firmatari della famigerata lettera a Benedetto XVI contro la messa di don Farinella, la quale più che una richiesta è un’offesa alla persona del Santo Padre. Nell’elenco dei firmatari (cfr. appelli.arcoiris.tv/proconciliovaticano/index.php?lb=800) Zanirato reca il numero 408:

    408 Bruno Zanirato Frate osm Bologna (Bologna)

    È un dato di fatto che nel corso dell’estate nella basilica dei Servi a Bologna sono state celebrate un decina di messe secondo l’antico rito. Che dire? forse padre Zanirato, un frate che nessuno ha mai visto vestito da frate, ci tiene particolarmente che i suoi compagni sappiamo che lui questa messa non la vuole: la messa non s’ha da fare!

    —–

    Rettifica di padre Bruno Zanirato sulla messa tridentina alla basilica dei Servi di Bologna

    Pubblichiamo volentieri quanto ci ha spedito il padre Zanirato, precisiamo però che il sito Una Voce Venetia si è limitato a riprodurre il comunicato emanato da Una Voce Bologna Sezione Ida Samuel – che ne è responsabile – il cui contenuto ci consta essere stato riprodotto da vari organi di informazione.

    Una Voce Venetia

    __________________

    Spett.le Associazione Una Voce,

    sono p. Bruno Zanirato, il priore della Basilica dei Servi di Bologna. Voglio precisare a tutti gli effetti che l’informazione data dal vostro sito sulla Messa tridentina che si terrebbe nella nostra Chiesa tutti i sabati del mese (tranne il primo) è priva di fondamento. Io ho espressamente informato la sig. Codivilla che non ritenevo opportuno concedere l’autorizzazione a questa celebrazione, come ho informato la Curia vescovile di questo mio orientamento. Perciò vi prego di cancellare dal vostro sito il riferimento alla nostra Chiesa, dato che non rientra in quelle autorizzate nella diocesi di Bologna.

    p. Bruno Zanirato
    priore della Basilica dei Servi
    Bologna

    http://www.unavoce-ve.it/home.htm

  67. Syriacus scrive:

    CEI/ MONS. BAGNASCO RICEVERA’ I DISSIDENTI DI ‘NOI SIAMO CHIESA’

    Il 10 ottobre a Roma. “Segno di disponibilità al dialogo”

    Roma, 23 set. (Apcom) – Il presidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Angelo Bagnasco, ha accettato di ricevere, il prossimo 10 ottobre a Roma, il movimento cattolico ‘dissidente’ di Noi siamo chiesa.

    La notizia, diffusa dallo stesso movimento, trova conferma in ambienti Cei, dove si sottolinea come si tratti di un “segno di disponibilità al dialogo” da parte del numero uno dei vescovi italiani. “Si tratta di una cosa del tutto nuova e imprevista”, commenta Noi siamo chiesa. “Di cose da dire ne abbiamo troppe!”.

    Il movimento non ha ancora deciso di cosa parlare con Bagnasco e a tal fine ha convocato due incontri, a Bologna e Milano, a cui sono invitati gli associati. Le posizione di Noi siamo chiesa, d’altronde, sono note. Anche di recente i suoi esponenti non hanno mancato di far sentire la propria voce critica sul Motu proprio del Papa che ha liberalizzato la cosiddetta messa in latino, sull’approccio della Santa Sede nel dialogo ecumenico e sulle posizioni dell’episcopato italiano in materia come la bioetica o le coppie di fatto.

    Noi siamo chiesa è un movimento nato in Austria nel 1995 per sostenere la necessità di una riforma della Chiesa cattolica in senso ecumenico e democratico.

    http://notizie.alice.it/notizie/politica/2007/09_settembre/23/cei_mons_bagnasco_ricevera_i_dissidenti_di_noi_siamo_chiesa,13180759.html

  68. Imerio scrive:

    Caro Syruacus, La ringrazio, di vivo cuore, per la Sua – davvero cristiana – sollecitudine per le mie povere arterie. Purtroppo, già da bambino, non mi riusciva proprio di aggiornarmi; una delle pochissime volte in cui mi sono “scazzottato” è stato all’età di dodici anni, in una sacrestia, con un “chitarrista” della “messa beat”; lui di anni ne aveva quattordici ed era più grosso di me, pur tuttavia, credo di non essere riuscito perdente dallo scontro … è andata ai punti.

    Per parte mia si trattò di fanatismo o di sacro ardore? Chissà, lasciamolo giudicare a Dio … Da allora, comunque, non mi sono fisicamente più accappigliato con alcuno e, ovviamente, mi sono rifiutato di ritornare in quella Parrocchia, nonostante le reiterate insistenze del Parroco (ora da molti anni defunto) che, dopo tutto (oggi lo ammetto), era un’ottima persona ed un pio sacerdote, anche se del tutto privo di gusto musicale ed estetico.

  69. Syriacus scrive:

    Prego, Imerio!

    [Dopo la Baet-Mass, la "Mex-Messe" ...

    http://cathcon.blogspot.com/2007/09/mariachi-strike-in-duesseldorf.html ]

  70. Raffaele Savigni scrive:

    A Syriacus (n. 68): evidentemente il papa ed il presidente della CEI sono più aperti al dialogo di certi loro unilaterali sostenitori (che scelgono, all’interno del magistero, ciò che a loro piace ed ignorano il resto). Dico questo anche se non condivido affatto le posizioni radicali del gruppo “Noi siamo Chiesa”.

  71. Mauro W. Fuolega scrive:

    Caro Syriacus,
    oramai all’interno della Chiesa esistono troppe schegge impazzite che ahimé continuano a ferire, dall’interno, il Corpo Mistico di Cristo. Nonostante la guida “severa” di Giovanni Paolo II e adesso di Papa Benedetto XVI, continuano a sorgere movimenti, gruppi e associazioni, che al di là di veri, presunti o millantati carismi nuocciono solo all’unità delle fede. Di tutti questi gruppi settari bisognerà presto o tardi aver ragione, con le buone o con le cattive, non per arrivare ad un grigio conformismo ma per estendere a tutti una condivisa unità nella verità. Ognuno è libero di esprimere la propria vocazione come meglio crede e come il Signore vuole, ma a condizione di non interrompere la comunione con la fede degli apostoli e con coloro che l’hanno preceduto nel cammino di salvezza. In materia di fede e morale non ci si può permettere di fare i creativi, di seguire le mode e di inventarsi modelli ecclesiali diversi dalla Pentecoste.
    E’ dal tempo dei “preti operai” che ogni tanto si scopre qualcosa di nuovo, che fa solo confusione e intorbidisce le menti e raffredda i cuori, e ad ogni rigurgito di modernismo altre fette di fedeli imboccano la china di una religione “fai da te” che non è più cattolica di fatto ma solo di nome. Compete ai legittimi pastori porre delle censure e dare degli insegnamenti forti, anche se la conditio sine qua non, di ogni buon apostolato è credere per davvero in quel che si dice. Purtroppo, gli esempi su cui contare non sono molti…

  72. Silvano T. scrive:

    Questi amici dei tagliagole NONSONOCHIESA.

    Entra in vigore oggi l’anticonciliare motu proprio di Benedetto XVI sulla Messa tridentina.

    In Italia è diffuso il disinteresse a una decisione estranea alla sensibilità ed ai problemi veri del popolo cristiano

     

    Nel momento in cui entra in vigore “Noi Siamo Chiesa” ribadisce che il motu proprio sulla Messa tridentina  è aldifuori e contro il Concilio Vaticano II, nonostante la contraria affermazione di Benedetto XVI. La riforma della celebrazione eucaristica, frutto del Concilio, è ora accettata e pacificamente praticata in tutto il mondo cattolico, dove ci sono anche molte voci che chiedono che, dopo un collaudo quasi quarantennale delle innovazioni, si debbano fare ulteriori passi in avanti nella riforma della liturgia.

    Con questo documento il Papa  contraddice la riforma conciliare di Paolo VI mettendo sullo stesso piano la vecchia teologia tridentina, quella della Messa in cui il sacerdote, con le spalle al popolo, celebra il sacrificio a cui possono “assistere” dei fedeli, e la teologia conciliare in cui tutta la comunità insieme al presbitero fa memoria della morte e della resurrezione di Cristo.

    Malgrado ogni facile dichiarazione contraria vi sono molti segni che indicano che il pontefice, in questa sua solitaria decisione, è isolato nella Chiesa; ne è testimonianza il recente Sinodo dei vescovi sull’Eucaristia (ottobre 2005) durante il quale nessuno dei padri sinodali propose la possibilità di facilitare il ritorno al rito tridentino. Sono anche note le forti e pubbliche riserve già manifestate da alcuni episcopati  (in primis da quello francese).

    Tutte le informazioni in possesso di “Noi Siamo Chiesa” dicono che nel nostro paese l’iniziale sconcerto ed il disorientamento nei confronti di questa decisione si stanno ora manifestando soprattutto in un disinteresse ovunque diffuso, anche tra i vescovi ed il clero, ma anche in interventi di dissenso interni alla struttura ecclesiastica. Da più parti si fa anche notare che la richiesta di celebrare messe col rito tridentino si scontrerebbe con l’ignoranza del vecchio rito da parte della gran parte del clero. Esplicite sono poi  le critiche del periodico “Settimana” dei Dehoniani e dell’associazione dei liturgisti. 

     

                                                                                      NOI SIAMO CHIESA

                                                      (aderente all’International Movement We Are Church-IMWAC)                                                                          

    Roma,   14 settembre 2007

                                      

    “Noi Siamo Chiesa” fa parte del movimento internazionale We Are Church-IMWAC, fondato a Roma nel 1996. Esso è impegnato nel  rinnovamento della Chiesa Cattolica  sulla base e nello spirito  del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). IMWAC è presente in venti nazioni ed opera in collegamento con gli altri movimenti per la riforma della Chiesa cattolica.

       

     

     

  73. Syriacus scrive:

    Professor Savigni, domanada a bruciuapelo:

    se un cattolico (senza particolari aggettivi : diciamo un …cattolico) nel settmbre 2007 sostiene che Summorum Pontificum è totalmente condivisibile in ogni sua parte, senza alcuna contraddizione con i documenti del Concilio Vaticano II, commette un errore? Ha ragione o torto?

    La chiederei per una risposta priva di ambiguità,
    grazie in anticipo.

  74. Syriacus scrive:

    “A Syriacus (n. 68): evidentemente il papa ed il presidente della CEI sono più aperti al dialogo di certi loro unilaterali sostenitori (che scelgono, all’interno del magistero, ciò che a loro piace ed ignorano il resto). Dico questo anche se non condivido affatto le posizioni radicali del gruppo “Noi siamo Chiesa”.”

    Vedete, tracciare la linea tra “buoni e cattivi” non è poi così facile…

    Ad esempio:

    prima della visita del Papa in Austria, WSK (Noi siamo Chiesa) ha chiesto a Bendetto di essere ricevuti per uno “scambio” di opinioni…

    Ebbene: l’incontro poi non vi fu ma, giorni prima…

    “…Un piccolo raggio di speranza, secondo Hurka potrebbe arrivare da un colloquio, che rappresentanti della Piattaforma “Noi siamo Chiesa” hanno avuto alcune settimane fa con il Nunzio Apostolico in Austria, l’arcivescovo Edmond Farhat. Il rappresentante pontificio a Vienna avrebbe assicurato il suo sostegno, per arrivare a un dialogo sostanziale, ha comunicato Hurka: “Questo è almeno un piccolo passo in avanti”. …”

    http://www.incasaitalia.com/news1.asp?Id=25007

    …Chi stava dando il “raggio di speranza” a Noi Siamo Chiesa?

    Il Nunzio Edmond Farhat http://de.wikipedia.org/wiki/Edmond_Farhat .

    Mons. Farhat, maronita libanese, già Nunzio in Turchia (che a suo tempo, pur mostrando aperture sull’ingresso del Paese nell’UE, disse: “La Turchia è una nazione nemica dei cristiani. Si definisce una nazione laica, ma la libertà è riportata solo sulla carta” http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=4131
    ovvero:
    “In Turchia, paese che si definisce di democrazia laica, la libertà religiosa esiste solo sulla carta. Reticenze e resistenze fanno pensare ad una strategia per non consentire ai cristiani quelle libertà di cui le religioni non cristiane godono in Europa. In Turchia c’è una cristianofobia istituzionale non dissimile da quella degli altri paesi musulmani”. http://www.ilfoglio.it/articolo.php?idoggetto=29814 )

    Ebbene: egli ha celebrato (come fa da anni) una messa in rito romano antico (nella Chiesa dei Francescani) il 12 Settembre scorso, per la Festa del Nome di Maria (Auxilium Christianorum… Marco D’Aviano vi dice qualcosa?) , festa cara ai viennesi:

    http://closedcafeteria.blogspot.com/2007/09/extraordinary-mass-at-franciscan-church.html

    Così le categorie sono servite!

    Un Nunzio che riceve Noi siamo Chiesa,
    e… celebra il rito antico ;
    è favorevole all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, ma ne definisce la leadership “cristianofobica”…
    (e celebra la messa antica nella festa che di fatto celebra la vittoria di Jan Sobieski alle porte di Vienna contro gli Ottomani…)

    Non sarò certo io a sbatterlo sull’ennesimo Letto di Procuste, quello degli Aperti o dei Chiusi che sia….

    Idem per Bagnasco, Ratzinger, etc…

  75. Imerio scrive:

    Una personalissima opinione; da quanto più sopra riportato circa il movimento “noi siamo chiesa” ne apparirebbe ovvia la chiara esorbitanza dall’ambito proprio della Chiesa cattolica.

    Infatti Cattolico – e, quindi, membro della Chiesa – è colui che, secondo la nota formula del Credo, “… crede fermamente in tutto ciò che la Santa Chiesa lo propone a credere … ” e, d’altro canto, come esplicitamente chiarisce addirittura la semplice (ma pur sempre retta ed insostituibile!) “dottrina catechistica”, il non credere anche ad una soltanto delle “Verità di Fede” vale a porre il soggetto automaticamente al di fuori dalla Chiesa.

    Ciò posto (anche alla luce del recentissimo documento di “interpretazione autentica” della celeberrima locuzione “subsistit in” del Concilio Vaticano II), il fatto che Mons. Bagnasco accetti di ricevere gli elementi esponenziali di tale movimento assolutamente non implica un riconoscimento della “cattolicità” del medesimo od una rilevata positiva, seppur parziale, considerazione della sua linea informatrice; del resto, in tutti questi anni, in Vaticano si è ricevuto davvero tutto ed il contrario di tutto: se ciò avesse quindi implicato una, sia pur cautissima, approvazione od adesione della Chiesa alle teorie ed alle istanze dei “ricevuti”, se ne dovrebbe consequenzialmente dedurre una patologia spirituale pressoché “schizofrenica” dell’Istituzione. Al contrario, la facilità con la quale la Chiesa si concede all’incontro con chicchessia, altro non rappresenta se non il mero tramite per la creazione di un’occasione materiale, idonea alla conversione dell’errante.

    Ritornando al detto movimento “noi siamo chiesa”, per concludere, mi parrebbe costituire un’entità un poco sconclusionata, sostanzialmente incapace di definire con chiarezza, “ex se et in se”, le proprie finalità ideali, al di là dei tristissimi slogan un poco logori e stantii di certo “catto-populismo” di maniera; ciò mi parrebbe dimostrato anche dal fatto che, solo dopo aver chiesto udienza, il movimento in questione si sia finalmente posto il problema di che cosa dover manifestare per l’occasione e, non sapendo evidentemente quali pesci pigliare, si è poi visto addirittura obbligato a convocare ben due convegni per tentare di chiarirlo a sé medesimo … (in aggiunta, forse, non si aspettava di essere preso sul serio e la concessione dell’udienza lo ha colto del tutto impreparato … Quanto è grande e sublime la Carità di Santa Madre Chiesa!!)

  76. Syriacus scrive:

    Domenica 5 agosto u.s. il papa ebbe un “baciamano” dal P. Tadeusz Rydzyk al termine dell’Angelus: evidentemente il papa è più aperto all’incontro di certi suoi unilaterali sostenitori (che scelgono, all’interno del suo magistero, ciò che a loro piace ed ignorano il resto). Dico questo anche se non condivido affatto le posizioni radicali dell’emittente polacca “Radio Maryja”.

  77. Americo scrive:

    Tutta questa baruffa mi ricorda il can-can creato, nel sesto secolo, dallo scisma dei Tre Capitoli che trovó la sua origine in tre oscuri trattati teologici

  78. Illiteratus scrive:

    Secondo me il grande messaggio del Motu proprio è l’affermazione di una verità semplice e chiara della fede cattolica: il cammino della Chiesa lungo i secoli è una continua crescita in cui non si rinnega mai il passato. Nessun Concilio ha mai fatto riprendere il cammino da zero. E non lo ha fatto neppure il Vaticano II.
    Ed è proprio questo che dà fastidio a coloro che si scagliano contro la Messa di San Pio V. A questa gente non gliene frega niente se il rito è vecchio o nuovo, se la lingua è il latino o l’italiano. Si servono di questi dettagli mettendoli in ridicolo, ma la verità è che che sono furiosamente arrabbiati perché finalmente Qualcuno ha detto in maniera chiarissima, che il Vaticano II non è stato l’inizio della Chiesa. Che la Chiesa eisteva già prima. E che tutto ciò che esisteva nella Chiesa prima del Vaticano II non è stato spazzato via improvvisamente da quell’ubriacatura generale di ottimismo che si respirava negli anni ’60. La Chiesa è stata fontata da N.S.Gesù Cristo non dai Padri Conciliari.

  79. Syriacus scrive:

    ” A questa gente non gliene frega niente se il rito è vecchio o nuovo, se la lingua è il latino o l’italiano. ”

    Confermo da Genova: Don Farinella ha ribadito coram populo che lui, la Messa di quindici secoli di Cristianesimo non la celebrerà MAI! , PERO’, sarebbe disposto , anche subito, a celebrare IN LATINO con il Messale di Paolo VI !

    Quod erat demonstrandum…

  80. Raffaele Savigni scrive:

    “se un cattolico (senza particolari aggettivi : diciamo un …cattolico) nel settmbre 2007 sostiene che Summorum Pontificum è totalmente condivisibile in ogni sua parte, senza alcuna contraddizione con i documenti del Concilio Vaticano II, commette un errore? Ha ragione o torto?
    La chiederei per una risposta priva di ambiguità”.
    Rispondo in modo non ambiguo: non commetterebbe un errore. Sulla base dei documenti del Vaticano II si può legittimamemnte celebrare in latino (ma anche in italiano) e si possono fare scelte liturgiche e pastorali diverse, in rapporto alle diverse situazioni storiche. Limportante è condividere la stessa fede, quella dei grandi concili ed anche del Vaticano II.
    Inoltre: il papa può ricevere chi vuole, per ragioni pasytorali, ecumeniche, eccetera; ciò non legittima automaticamente le posizioni spesso discutibili sostenute dai vari interlocutori (da Marcello Pera od Oriana Fallaci a Kung, dall’antisemita P. Tadeusz Rydzyk al gruppo ultraprogressista “Noi siamo Chiesa”. Anche Giovanni Paolo II parò sia con Pinochet che con Fidel Castro; ma nelle sue encicliche ha sempre difeso i diritti umani contro i totalitarismi.

  81. Syriacus scrive:

    A Raffaele Savigni: concordo pienamente con la lettera della sua non-ambigua risposta. Grazie

  82. Areki44 scrive:

    Concordo pienamente con l’intervento di Illitteratus (n°79).
    La Chiesa non è nata col Vaticano II, ma con Gesù Cristo e vanno accolti tutti i Concili non solo l’ultimo. E poi la riforma liturgica non è un dogma di fede. Perchè nella Sacrosanctum Concilium non è codificata… Certo il Novus Ordo è lecito e santo (se celebrato correttamente), ma non è esclusivo. Mi sembra che ormai un autentico cattolico non possa più proclamare l’unicità e la esclusività del Novus Ordo impedendo col suo ostruzionismo a chi volesse
    la celebrazione col Vetus Ordo. Grazie Benedetto XVI passerai alla storia per aver rotto le uova nel paniere di quanti in questi 40 anni hanno avuto la presunzione di rifondare la Chiesa Cattolica basandosi non sulla loro santità ma sulle loro elucubrazioni mentali…

  83. Fra' Diavolo scrive:

    Ottimo, Illitteratus… è appunto il messaggio principale del motuproprio, al di là della questione strettamente liturgica: se il rito tradizionale non è superato, e può coesistere col rito nuovo, allora anche la diversa spiritualità, teologia, ecclesiologia che entrambi esprimono possono benissimo coesistere. Nella Chiesa non vale il detto “messale scaccia messale”, nè “concilio scaccia concilio”, che non possono essere arbitrariamente dialettizzati, bensì vivono di uno sviluppo organico che non può considerare dannoso ciò che c’era prima (lo dice anche il papa). Etimologicamente, se non ricordo male, il Diavolo è “colui che divide”, e i fautori della dialettica “pre-” “post-” conciliare sembrano proprio dargli retta…

  84. Vi suggerisco di inserire nell’elenco dei siti su Maria il seguente http://www.mariadivina.it

    è l’unico sito dove la divinità di Maria viene trattata unicamente con testi biblici e teologici ufficiali

    Cordiali saluti

    Quintino Venditti