Cei, tre giorni di discussione sulla messa antica

[photopress:vescovi2.jpg,full,alignleft]Da lunedì pomeriggio fino a mercoledì mattina i trenta vescovi del Consiglio permanente della Cei hanno discusso del Motu proprio. Sul Giornale di oggi pubblico tutti i retroscena del dibattito avvenuto a porte chiuse. Ci sono stati vescovi che hanno criticato la decisione papale (tra questi gli arcivescovi Bruno Forte, di Chieti-Vasto, Paolo Romeo, di Palermo, e Carlo Ghidelli, di Lanciano-Ortona) chiedendo che la Cei pubblicasse un documento interpretativo per l’Italia: considerano “incompatibile” l’ecclesiologia del vecchio rito con quella della messa riformata dopo il Concilio. Bagnasco, Ruini, Scola e Caffarra sono intervenuti in difesa del Papa e della sua decisione. Alla fine la proposta non è passata e dunque non ci saranno interpretazioni ufficiali (e restrittive) del Motu proprio. Intanto a Milano permane il divieto di celebrare col rito antico. Ma qualcosa si muove: all’Università Cattolica l’assistente, monsignor Gianni Ambrosio, celebrerà ogni settimana una messa in rito romano antico per studenti e professori.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

153 risposte a Cei, tre giorni di discussione sulla messa antica

  1. Vincenzo scrive:

    Almeno fino ad oggi, per quanto mi riguarda, non è cambiato un bel nulla. Sto ancora aspettando, dal fatidico 14 Settembre, la “riammessa” Messa Tridentina che, nei mesi scorsi,prima del Motu Proprio,pareva attendere solo quel “via libera”, invece… … .
    La verità, purtroppo, è che, in un modo o nell’altro … c’è troppa “paura” nelle Sagrestìe d’Italia … e, se il …benedetto Benedetto XVI°, non ci “metterà una pezza”,parlando “papale papale” come per le Tasse… tantissimi Italiani “periferici” come me, faranno in tempo a tirare le cuoia, prima di poter rispondere … ad Deum qui Laetificat juventutem meam … . Laudetur Jesus Christus.

  2. Vincenzo scrive:

    Se questo benedetto Benedetto XVI°, non “ci mette una pezza”, come ha fatto, parlando papale papale sulle Tasse… va a finire che tirerò le cuoia, prima di poter rispondere all’Introìbo … della Messa Tridentina. Nelle Sagrestìe d’Italia, c’è forse troppa “paura”… . Dopo la gioia e la speranza, che avevo provato il 7 Luglio alla promulgazione del Motu Proprio, oggi sono deluso. Magari, poi, ci diranno che… nessuno la voleva, nessuno ci andava… Certo, se “non ne celebrano”, a quali Messe di San Pio V° dovremmo andare? A quali Messe “Tridentine”, i Giovani, dovrebbero avvicinarsi, se non se ne celebrano che, un centinaio (se va bene) in tutta l’Italia? Vincernzo.

  3. Luisa scrive:

    Caro signor Tornielli, mi permetta prima, da grande ingenua che sono, di dirle che sono, una volta ancora, sorpresa dalle indiscrezioni, che arrivano alle orecchie dei giornalisti. Ma non esiste più il segreto delle deliberazioni? Di chi ci si può fidare ? Indiscrezioni alla CEI, indiscrezioni nell`”entourage” immediato del Papa e in Curia.
    Sì devo essere un`incurabile ingenua!
    Nella mia professione,la confidenzialità è un principio assoluto e da sempre lo rispetto!
    Detto questo,vorrei aggiugere che se trovo normale e sano che ci siano discussioni attorno al Motu Proprio mi sembra anche che queste discussioni non dovrebbero vertere sul suo principio, (per questo vi sono stati i lunghi mesi prima della sua promulgazione ,durante i quali il Papa ha ascoltato tutti ),bensì sulla sua applicazione.
    La lettera e lo spirito del Motu Proprio sono di una chiarezza cristallina, leggermente più oscure mi sembrano le intenzioni e posizioni di certi membri del clero.
    Mi sembra inverosimile che qualcuno abbia potuto suggerire che la CEI pubblicasse un documento interpretativo per l`Italia, passando così “sopra la testa” di Benedetto XVI, come se il Papa non fosse stato abbastanza chiaro!
    Ma i vescovi hanno tutti letto con attenzione, il documento e la lettera d`accompagnamento del Motu Proprio?
    Non si tratta ,a mio umilissimo avviso, di interpretare, ma di applicare con cuore aperto di Pastore la decisione di Benedetto XVI !

  4. Athanasius scrive:

    Qualche notizia in piu’ sulla Messa che si celebrera’ alla Cattolica? Da quando?

  5. Andrea Tornielli scrive:

    Per Luisa: al di là dei titoli (che non faccio io), invito a leggere l’articolo. Non ho parlato di litigi, ma di animata discussione. E il fatto che sia stata una discussione importante lo dimostra la sua durata. Comunque posso confermare che alcuni prelati avevano avanzato la proposta di un documento interpretativo. Idea che non è passata. Devo dire che una discussione franca è sempre bene che ci sia. Non mi scandalizza in alcun modo il fatto che i vescovi, a porte chiuse, discutano e muovano delle critiche al Motu proprio (sono dei pastori e ci possono essere delle preoccupazioni relative alla ricezione, etc. etc.). Quello che, invece, mi colpisce negativamente, è il fatto che di fronte all’esplicità volontà del Pontefice, le singole diocesi agiscano in senso contrario oppure tentino di “interpretarne” in senso assolutamente restrittivo la lettera. Come sta accadendo.
    Ad Athanasius: credo che la prima messa nella cappella dell’Università Cattolica di Milano sarà celebrata l’11 ottobre. Si terrà settimanalmente (mai la domenica) e sarà in rito romano.
    a.t.

  6. Mario Palmaro scrive:

    L’ottimo articolo di tornielli dimostra che adesso tocca ai cattolici-laici aiutare il Papa. Bisogna chiedere la Messa di San Pio V, anche semplicemente per consentire ai fedeli che la desiderano di averla.
    Ecco un mio pezzo sull’argomento:

    Tratto da
    il Cittadino di Monza,
    20 settembre 2007, prima pagina

    LA MESSA IN LATINO: QUANDO A MONZA?

    Mario Palmaro
    La paura non è mai una buona consigliera. Ecco perché si sbagliano coloro che in questi giorni si mostrano preoccupati per la storica decisione di Benedetto XVI in materia di liturgia. L’antica messa di San Pio V, nella versione aggiornata da Giovanni XXIII , non é mai stata formalmente abrogata, ma era subordinata alla volontà di ogni singolo vescovo di consentirla o meno. Con il Motu Proprio di Benedetto XVI, invece, è sufficiente vi sia un gruppo di fedeli che lo richiedano perché sia possibile celebrarla.
    Di fronte a questa decisione del Santo Padre, dicevamo, alcuni hanno mostrato segni di nervosismo, se non addirittura di esplicita contestazione. Insomma: hanno avuto paura. E questo è un errore. Innanzitutto, perché non bisogna avere paura di Cristo – come disse con parole indimenticabili Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato – e dunque non bisogna avere paura del suo Vicario in terra, il Romano Pontefice. Ma, ancor di più, perché il regime liturgico indicato da Benedetto XVI non promuove una contrapposizione fra il rito ordinario – che resta quello attuale – e l’antico rito. Al contrario: Benedetto XVI ci offre l’opportunità di riscoprire un grande tesoro della Chiesa, che molti non hanno mai conosciuto per ragioni generazionali. Ho avuto la fortuna di partecipare soltanto un paio di volte alla Messa secondo il rito di San Pio V, e sono rimasto profondamente colpito dalla bellezza e dalla solennità della liturgia. Senza dubbio, la messa dei nostri nonni riproponeva con straordinaria potenza il mistero del sacrificio di Cristo, e accentuava con sapiente regia la dimensione verticale della liturgia, che non è un “parlarsi fra uomini”, ma è un volgersi a un Dio che si fa realmente presente nel mistero eucaristico. Il fatto che la Chiesa abbia promosso un cambiamento nel modo di celebrare – che è poi diventato per noi del tutto normale – non significa si debba buttare via la ricchezza contenuta nella messa che ha accompagnato generazioni di fedeli. Non possiamo del resto nasconderci – ed è lo stesso Papa Benedetto a dircelo – che non tutto nella riforma liturgica ha funzionato come si sperava: il nuovo canone è a volte reinterpetato, tagliato, mutilato di parti fondamentali come il “Credo”. Si sono diffusi errori, trascuratezze, perfino veri e propri abusi liturgici che hanno costretto più volte Roma a richiamare i vescovi affinché vigilino. Ora, la decisione del Papa scommette sulla possibilità che i due riti, presenti in maniera diversa nella Chiesa cattolica, possano fecondarsi a vicenda: quello moderno, riscoprendo alcuni elementi di sacralità, serietà, compostezza, solennità; quello antico, aiutando i fedeli a comprendere meglio il senso dei gesti che si compiono e il significato delle parole latine. E’ l’antica saggezza cattolica che all’ aut aut preferisce un et et: non bastano riti solenni per dare corpo alla fede, ma smantellare il rito e trasformarlo in un happening assembleare non è certo la strada indicata dalla Chiesa. Nessuno sa prevedere con precisione quanti fedeli chiederanno l’antico rito, e quali frutti spirituali questa pratica potrà produrre. Una cosa è certa: occorre accogliere questa sfida con la libertà dei figli di Dio. In virtù della peculiarità della diocesi di Milano – che è quasi tutta di rito ambrosiano – Monza di trova in questo senso al centro di una straordinaria opportunità: quella di offrire, proprio nella maestosa cornice del suo stupendo Duomo, la possibilità che almeno ogni domenica sia celebrata una Messa di San Pio V. Certo, vi sono alcuni problemi da risolvere: avere un sacerdote che sia in grado di celebrarla; capire se vi sono fedeli che la richiedono (chissà se a Monza e dintorni qualcuno si sta organizzando in tal senso); trovare una collocazione oraria adeguata. Ma non sono ostacoli insormontabili. Un grande filosofo francese, Paul Ricoeur, ha detto che ogni uomo che nasce è un “debitore insolvente”. La ragione è semplice: ognuno di noi è ciò che è, e ha ciò che ha, per merito di uomini e donne che lo hanno preceduto. Allo stesso modo, la Chiesa di oggi “è ciò che è” anche grazie al rito di San Pio V: fa bene a tutti, almeno ogni tanto, ricordarselo.

    mario.palmaro@aliceposta.it

  7. Caterina scrive:

    …leggendo il testo del dott. Tornielli, mi viene una spontanea domanda e riflessione al tempo stesso….

    Benedetto XVI una volta, in una omelia PUBBLICA chiese al mondo di PREGARE PER LUI PERCHE’ NON AVESSE A FUGGIRE DAVANTI AI LUPI……
    è arrivato il momento di pregare incessantemente ma non tanto per il MP la Messa si o no in un rito o l’altro, QUANTO PER LA DISOBBEDIENZA AL SOMMO PONTEFICE DA PARTE DI CHI, IN PRIMA LINEA HA FATTO OBBEDIENZA AL PAPA…..

    Una volta nell’esercito questo atteggiamento di RIVOLTA si definiva AMMUTINAMENTO……

    E’ grave quanto sta avvenendo, ripeto, non per il MP in se ma per quello che sta emergendo: UN AMMUTINAMENTO da parte dei vescovi nei confronti di chi LI HA INCARICATI DI ESSERE LA SUA VOCE……..

    Alla sua prima visita al Clero il Papa ribadì che “NON SIAMO MANDATI PER ESTERNARE LE NOSTRE OPINIONI”……. ma stiamo assistendo a vescovi che dalle loro CATTEDRE, dalle quali dovrebbe risuonare e fare eco la voce dell’apostolo PIETRO….rimbombano invece note STONATE DI OPINIONI PERSONALI……

    Coraggio Santo Padre…..forse la nostra voce è debole a causa del frastuono di chi urla ed impone le personali opinioni, ma esiste sempre QUELLA MINORANZA DI CATTOLICI VERI, CHE PORTERANNO AL MONDO IL MESSAGGIO DELL’APOSTOLO PIETRO……

    Santa Caterina da Siena è oggi più attuale che mai…..ella diceva: LA DISOBBEDIENZA AL LEGITTIMO DOLCE VICARIO DI CRISTO IN TERRA, CORRODE LE FONDAMENTA DELLA SANA DOTTRINA E PORTA I FEDELI ALLA DERIVA DELLE MODE DEI TEMPI…..L’OBBEDIENZA INVECE, PORTA UNITA’ NELLA CHIESA, PORTA LA CONCORDIA E LA PACE, SALVA UNA INFINITA’ DI ANIME…..

    Riflettano questi vescovi…e se hanno un briciolo di buon senso, si dimettano…
    NON POSSONO PRETENDERE ESSI DA NOI LA NOSTRA OBBEDIENZA SE ESSI PER PRIMI CI TESTIMONIANO LA DISOBBEDIENZA AL SOMMO PONTEFICE…..non è coerente…non è razionale, non è il comportamento dei cristiani dei primi secoli…

    NOI STIAMO CON IL PAPA! Lo scandalo si paga, ha detto Gesù!

    Fraternamente CaterinaLD

  8. Mauro W. Fuolega scrive:

    caro Dottor Tornielli,
    questa è l’ennesima riprova che il concilio e il post-concilio sono stati una frattura operata dai progressisti che continua a perdura con i suoi nefasti effetti. L’infezione è arrivata al sommo grado e fino a quando non si deciderà di defenestrare e di “far fuori” simbolicamente certi pastori con i loro accoliti, dalle curie e dalle sagrestie d’Italia, il Motu Proprio e Papa Benedetto dovranno fare sempre anticamera per colpa di costoro, che hanno gettato la vocazione, ma non il potere, alle ortiche.
    Il mio invito è sempre lo stesso: bisogna ribellarsi e cacciarli dal tempio. saluti.

  9. Andrea Tornielli scrive:

    Cara Caterina, di fronte a quanto sta accadendo e al dibattito in corso non credo ci si debba scoraggiare, o parlare di minoranze di cattolici veri, etc. Trovo in fondo salutare che il Motu proprio abbia portato alla luce molte contraddizioni: qualche liberal che si scopre improvvisamente autoritario nel vietare, vescovi che manifestano pubblicamente il loro dissenso dal Papa, curie (come quella di Milano), che dà l’impressione aver paura della diffusione di un testo “sovversivo” qual è stato il messale usato da San Carlo, dal beato Schuster e dal servo di Dio Giovanni Battista Montini.
    Evitiamo però i toni apocalittici. Il Papa sapeva che la sua decisione sarebbe stata contrastata, non si è mai illuso che fosse facile la strada intrapresa. Benedetto XVI è stato sempre un uomo che ha amato il dibattito e il confronto. Credo che tutti – dai vescovi all’ultimo dei laici, comunque la pensino – debbano cercare di essere all’altezza di ciò che il Papa chiede, e tentare di comprendre le motivazioni che ha espresso.
    a.t.

  10. frfrancesco scrive:

    carissimo andrea
    mi meraviglio della pubblicazione di queste indiscrezioni, che, mi sembra, ledono la “privacy” della Chiesa… i Vescovi – e in modo speciale il Consiglio permanente – hanno il diritto di poter discutere con libertà e serenità sapendo di non finire nelle pagine dei giornali e in bocca alla opinione pubblica…
    il Consiglio permanente ha proprio lo scopo di discutere dei punti anche controversi, ma, come per ogni struttura ecclesiale ha necessità che sia anche un luogo “protetto”, in cui i giochi possano svolgersi liberamente senza fughe di notizia che rischiano di falsare le cose e di condizionare la libertà dell’organismo… ci fosse anche qualche Vescovo (o chi per lui) che ha la lingua lunga la correttezza giornalistica (e di un giornalista cattolico) si vede nel cogliere la natura dell’organismo e sorvolare sulla notizia (anche se, come questa, ghiotta e notiziabilissima!!!) per restare all’ufficialità… forse la stessa notizia può essere usata in seguito, nella ricostruzione degli eventi a distanza di questi…
    passi che dagospia possa dire tutto quello che viene a sapere – comprenderà che la questione non è la notizia, ma la riservatezza di questa – ma da un vaticanista come lei non mi aspetto questo “gossip” ecclesiale che rischia di presentare una Chiesa divisa e contrapposta dove ci sarebbe, invece, da offrire una lettura più serena e, in definitiva, oggettiva…
    nessun vescovo che abbia anche posto dei limiti nell’applicazione del Summorum lo ha fatto in spirito di disobbedienza o contro il Papa, ma nel legittimo – e doveroso, forse – esercizio della propria autorità…
    spero che lei sappia offrirmi una spiegazione a questo brutto scivolone…
    don francesco guglietta

  11. Andrea Tornielli scrive:

    Caro don Francesco, le rispondo con una domanda: l’immagine di una Chiesa divisa la dà il mio articolo o un vescovo che il giorno dopo la pubblicazione del Motu proprio dice pubblicamente che è un giorno di lutto? Il mio articolo o un vescovo che dice pubblicamente “La messa in latino è una distorsione, e non è lo strumento adatto per allacciare un vero rapporto con Dio”?
    Solo per dirle, fraternamente, che non credo sia sempre colpevole il giornalista. Non mi sembra di aver dato nell’articolo un’immagine di Chiesa “divisa”, ma di vescovi che discutono con punti di vista anche molto diversi: ma è lo specchio esatto di quanto sta accadendo in pubblico, con le loro decisioni (basta frequentare questo blog per accorgersene).
    Non credo di aver fatto gossip ecclesiale, ma informazione, come ho fatto in tante altre occasioni (ad esempio quando il Consiglio permanente discusse animatamente la Nota sui Dico, anche se allora nessuno dei lettori protestò). La ringrazio di cuore, comunque, per questo richiamo e per le sue osservazioni. Le terrò presenti in futuro. In ogni caso considero eccessivo considerare il mio pezzo un “brutto scivolone”.
    a.t.

  12. Alberto scrive:

    La riunione del Consiglio della C.E.I. è ormai finita da ieri pomeriggio, chi può interferire con le discussioni dei vescovi? oppure è importante dirsi contrari all’informazione dei fedeli?
    Complimenti dr. Tornielli, per il bello strumento del Blog.

  13. Psico scrive:

    Il pezzo di Tornielli mi pare utile e incoraggiante. Dimostra che i vescovi italiani prendono le decisioni collegialmente, così come voluto dal Papa.

    I vescovi sono i primi destinatari del Motu Proprio di luglio e restano, secondo quel documento, i primi responsabili della pastorale liturgica diocesana.

    Di fronte alle numerose polemiche destate dal testo papale, non mi sorprende che alcuni volessero redarre un testo per facilitarne l’applicazione.

    Gridare allo scandalo e chiedere la cacciata di quei presuli significa voler dividere la chiesa.

    Sono queste durezze, questi atteggiamenti aggressivi e polemici e anti-conciliari a danneggiare la chiesa. Non una serena seppur animata discussione tra i presuli.

    Grazia ad Andrea per avercela raccontata con l’abituale equlibrio.

  14. Mauro W. Fuolega scrive:

    Carissimo Dottor Tornielli, stamattina ho indirizzato all’ufficio per la pastorale liturgica della diocesi di Milano la seguente lettera che ho poi trasmesso per email e fax alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, al Card Castrillon Hoyos e a Mons. Perl con cui ho parlato al telefono, chiedendo di prendere urgenti provvedimenti.
    Ecco i due testi:

    All’Attenzione di S.E.R. Card. Dario Castrillon Hoyos

    Eminenza,
    Le trasmetto per conoscenza copia di una email che ho inviato stamattina alla curia di Milano.
    La supplico dal profondo del mio cuore di vanificare ogni attentato da parte di certi vescovi contro il Motu Proprio del nostro amato Pontefice benedetto XVI°.
    La prego, dia urgenti disposizioni per liberalizzare anche il rito ambrosiano antico.
    La ricordo nelle mie preghiere. Saluti in Cristo,

    Mauro W. Fuolega

    QUESTA ALLA CURIA DI MILANO
    —-
    Messaggio originale—-
    Da: mfuoleg@tin.it
    Data: 21-set-2007 11.00 AM
    A:
    Ogg: Summorum Pontificem

    Monsignore,
    alla luce di quanto si legge dai giornali la nostra diocesi non ha intenzione di applicare il Motu Proprio del Romano Pontefice. I cavilli addotti da parte della curia testimoniano una malafede che non passa inosservata e non può rimanere impunita, per non continuare con questo
    inaudito scandalo per la Chiesa ed i fedeli.
    La Pontificia Commissione Ecclesia Dei ha già raccolto molte segnalazioni, fra cui una mia denuncia, e presto arriveranno delle direttive che spero siano accompagnate anche da severe censure canoniche nei confronti di S.E. il
    Cardinal Tettamanzi e Mons. Manganini. A mio modesto modo di vedere, entrambi, con il loro comportamento non sono più in comunione con la Chiesa universale, con il successore di Pietro e con la fede che hanno ricevuto. Il quella fede è contemplata anche la liturgia preconciliare,
    mentre sembra, e non soltanto per loro, che la vita della chiesa sia iniziata solo all’indomani del Concilio Vaticano II.
    Benissimo, ognuno è responsabile delle sue scelte. Io sto con Nostro Signore Gesù Cristo, Loro stiano pure con chi vogliono, ma non si arroghino più il diritto di pontificare e di credere di esercitare legittimamente qualunque ministero.
    In ogni caso, da questo momento, ogni mia iniziativa privata e pubblica sarà volta contro l’Arcivescovo e il suo principale collaboratore liturgico, e sarà tesa a castigare e cacciare questi cattivi pastori che sono una vergogna per il cattolicesimo tutto.
    Distinti saluti.

    Mauro W. Fuolega

  15. Alberto - Udine scrive:

    Beh beh beh:…questa proprio non me l’aspettavo!

    Che alla Cattolica di Milano si sia deciso di celebrare settimanalmente una messa in rito tridentino è notizia CHOCCANTE!
    INCREDIBILE! La rocca del cattolicesimo “adulto” da dove provengono iniziative censurabili come quelle del professore di islamistica che attacca Magdi Allam – tale ateneo – che prende una decisione del genere?!

    Forse Padre Gemelli e la signorina Scolari – per la prima volta da decenni – staranno facendo un piccolo sorriso da lassù!
    Evviva il nuovo assistente acclesiastico dunque!

  16. Onofrio scrive:

    Ho riscontrato un effetto positivo personale di queste “discussioni” (eufemismo) tra vescovi e Papa; mi hanno fatto leggere qualcosa sull’iconoclastia, che può essere attualizzata nell’attuale “ritoclastia” ;) (mutatis mutandis).

    Qualcuno considererà eccessivo il mio paragone, qualcun altro ci riderà sopra, ma penso che un’occhiata al passato possa esser sempre utile; durante l’iconoclastia si distruggevano chiese, si rompevano icone di pregio, si andava contro il Papa o contro chi era a favore dell’adorazione di Dio…

    Alla fine, quale fu la soluzione? Bastò ricordare che l’immagine non è Dio, ma rappresenta Dio.
    Il rito cos’è? Noi non adoriamo il rito, antico o moderno, ma Dio, al quale il rito ci porta…

    E’ allora il caso di voler distruggere un rito, antico o moderno che sia a seconda se si sia “progressisti” o “tradizionalisti”? No, non è proprio il caso, e la storia ce lo insegna.
    Anche Sua Santità Benedetto XVI ama la storia, lo si capisce subito…
    “Sono giunto, così, a quella ragione positiva che mi ha motivato ad aggiornare mediante questo Motu Proprio quello del 1988. Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l’impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l’unità; si ha l’impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente.”
    Egli lo scrive nella lettera di accompagnamento al Motu Proprio, che sono sicuro abbiamo letto tutti, fedeli, sacerdoti, vescovi, etc.
    Il papa ci esorta a non ripercorrere gli errori del passato, commessi durante l’iconoclastia e in altre occasioni.
    Preghiamo molto, cari amici; penso che l’importante sia ascoltare Dio in queste circostanze, e non quello che vogliamo noi… Senza pretesa ovviamente di insegnare a vescovi e sacerdoti… ma neanche al vescovo di Roma, che è più “importante” degli altri (e se mi dite che non è così divento ateo ;) ). Scusate se ho usato l’aggettivo “importante” ma non sono un teologo né miro ad esserlo, non posso perdermi fra discussioni di “primato d’onore” etc. Cerco di avere una fede semplice “da bimbo”…

    Cari amici, laici e sacerdoti, le icone sono rimaste… e meno male, dico io… San Pietro (per dirne una) tutta bianca non mi piacerebbe. Non dispero che il Signore farà rimanere anche una bellissima forma del rito romano.

  17. Alberto - Udine scrive:

    Ah! leggo che mons. Carlo Ghidelli è diventato vescovo di Lanciano- Ortona.
    Lo ricordo quando era assistente ecclesiastico alla Cattolica e – ora, solo ora – capisco perchè si è permessa tale celebrazione in Università!

    LOL

  18. Ester scrive:

    Ho una domanda per i vescovi che contestano contrastano il Successore di Pietro: “Il Papa è un optional?”.

  19. Gianpaolo1951 scrive:

    Carissimo don Francesco, più che con il dr. Tornielli – che fa solo il suo lavoro di giornalista e, a mio avviso, anche molto bene – dovrebbe prendersela con quei vescovi che, disobbedendo palesemente al Santo Padre, danno una pessima immagine sull’unità della Chiesa e creano scompiglio tra i fedeli!!!

  20. Caterina scrive:

    Caro dott. Tornielli,
    mi riferisco al suo post n.9 dal quale mi risponde e la ringrazio….

    Anzi chiedo venia se ho dato l’impressione di toni apocalittici^___^ lungi da me un atteggiamento da Cassandra…^___^
    Grazie, quindi, per avermi dato quei suggerimenti!

    Mi permetta di spiegarmi meglio allora….
    Indubbiamente il Papa sapeva, ma anche i vescovi sapevano, infatti nella Lettera che accompagna il MP il Papa sottolinea che era giunto a quelle conclusioni grazie anche ad un giro di consultazioni avute con i vescovi in visita ad Limina…
    Ergo da una parte questo mi infonde ottimismo perchè se pensiamo che i vescovi sono oltre 200 e che solo una decina (forse 15, ma non di più) hanno preso una posizione contraria alle Norme emanate dal Papa, la dice lunga appunto a chi teme una deriva catastrofica…
    Tuttavia, dall’altra parte abbiamo constatato che alcuni di questi vescovi hanno una visione maggiore di altri e dunque le loro parole e il loro dissenso “pubblico”, indubbiamente PESA e getta un velo di preoccupazione SUI DANNI CHE NE DERIVERANNO…

    In questo senso ho inteso parlare di “piccolo o grande gregge” tra l’altro adoperato da Paolo VI….

    “Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia” (Jean Guitton, Paolo VI segreto, pp 152-153)
    ……….
    Gesù ci ammonisce:
    Matteo 18:7
    Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

    Ecco che di fronte a questa CULTURA che vorrebbe scalzare quel concetto di CATTOLICITA’, bè…non può certo farmi/ci sottovalutare i fatti che stiamo vivendo ma sempre con una proiezione OTTIMISTA sulla conclusione degli eventi…^___^

    Il mio invocare le “dimissioni” di qualche vescovo, bè è solo la conclusione di una coerenza e di una logica prettamente cattolica…^___^
    Non sono tenuta però ad assecondare un vescovo che mi imponesse di andare CONTRO delle Norme emanate dal Sommo Pontefice….
    Certo, mio dovere è quello di eliminare ogni contrasto ed ogni occasione che potrebbe generare lo scandalo, ma al tempo stesso anche il vescovo è tenuto a non creare nel gregge a lui affidato una rischiosissima POSSIBILITA’ di dissenso alle richieste del Santo Padre!

    Questo ci hanno insegnato e ci insegnano i Santi, questo ci ha insegnato anche san Padre Pio il quale di rapporti con le alte gerarchie ne ha avuti e sappiamo come^___^

    Grazie per questi ulteriori approfondimenti!
    Fraternamente CaterinaLD

  21. Angelo Bottone scrive:

    Tornielli, quale sarebbe l’utilità di un dibattito a porte chiuse e poi c’è qualcuno che fa uscire indiscrezioni tramite il proprio vaticanista di fiducia?.
    Che tali dibattiti avvengano pubblicamente oppure, se le questioni sono delicate, se ne rispetti la riservatezza.
    AB

  22. Mauro W. Fuolega scrive:

    A proposito del mio post n. 14, vi informo che la Curia di Milano mi ha già risposto a firma Mons. Giancarlo Boretti che dovrà esser ambasciatore della mia missiva a Mons. Manganini. Per sua fortuna “ambasciator non porta pena”. Non divulgo per discrezione il contenuto dell’email di risposta, ma sappiate che mi sono fatto quattro risate, perché dal tono gli deve essere bruciata e non poco. La cosa non finisce qui, la lotta per l’Ambrosiano Antico è appena cominciata! saluti a tutti!

  23. Luisa scrive:

    Suggerisco a tutti la lettura su

    http://www.papanews.it/dettaglio_approfondimenti.asp?IdNews=3157

    dell` articolo di monsignor Tommaso Stenico: “Il Papa non si interpreta mai”.

    Sono rassicurata nel constatare che non sono la sola ad avere perplessità sulle indiscrezioni uscite dalla CEI e sulla strana idea di certi vescovi di interpretare per l`Italia il testo di Benedetto XVI.
    Con Mons.Stenico , ripeto quello che ho scritto più sopra: avete letto la lettera d`accompagnamento di Papa Benedetto ?

  24. Andrea Tornielli scrive:

    Angelo Bottone scrive: “Tornielli, quale sarebbe l’utilità di un dibattito a porte chiuse e poi c’è qualcuno che fa uscire indiscrezioni tramite il proprio vaticanista di fiducia?. Che tali dibattiti avvengano pubblicamente oppure, se le questioni sono delicate, se ne rispetti la riservatezza”.
    Mi perdoni, ma che brutta idea ha dei vaticanisti: pensa chre agiamo eterodiretti perché siamo i “postini” di fiducia di qualcuno? Io faccio il giornalista, il mio mesteriere è scrivere notizie, credo di dover essere giudicato sulla credibilità di ciò che scrivo, se è vero oppure no. Non faccio parte del Consiglio permanente (come non ho fatto parte del conclave) e non sono tenuto a rispettare “la riservatezza” dell’uno o dell’altro.
    I giornalisti facciano i giornalisti. I vescovi facciano i vescovi. Se le indiscrezioni escono, non se la prendano con chi le ha scritte, ma con chi le ha raccontate. Certe reprimende che mi scrivete, cari amici, mi sebrano simili a quelle di coloro che criticano la stampa per la violazione del segreto istruttorio senza mai chiedersi come fanno certe notizie ad uscire.
    a.t.

  25. Bartolo scrive:

    Qello che sta succedendo è molto triste. Tra le ragioni di coloro che osteggiano il MOTU PROPRIO del Papa non ho trovato nessun argomento così forte da ritenere le loro tesi plausibili. Sento soltanto disagio per una “DIMINUTIO” della loro autorità. Questo li infastidisce molto. I nostri Vescovi (non tutti naturalmente!) sembrano sempre più una casta chiusa su se stessa. A questo proposito ho trovato un passo di Paolo VI che ai tempi del Concilio esaltava il rafforzamento conciliare dell’autorità vescovile: « A noi sembra che l’autorità episcopale esca dal Concilio rivendicata nella sua divina istituzione, confermata nella sua insostituibile funzione, avvalorata nelle sue pastorali potestà di magistero, di santificazione e di governo, onorata nella sua estensione alla Chiesa universale per via della comunione collegiale, precisata nella sua collocazione gerarchica, confortata nella corresponsabilità fraterna con gli altri Vescovi verso i bisogni universali e particolari della Chiesa e maggiormente associata in spirito di subordinata unione e solidale collaborazione col capo della Chiesa, centro costitutivo del Collegio episcopale». Eccoli i risultati, oggi spesso abbiamo a che fare con dei principotti capricciosi ed arroganti. E che la cosa, per amor di Dio, si fermi qui!

  26. Angelo Bottone scrive:

    Allora, Tornielli, per completezza di informazione, perché non ci dice i nomi di quanti hanno fatto uscire indiscrezioni dal Consiglio permanente?
    Questa sì che sarebbe una notizia!
    AB

  27. Federico Catani scrive:

    Caro dott. Tornielli,
    ha fatto benissimo il suo lavoro e non condivido affatto le critiche che alcuni lettori le muovono. Prendiamo atto che alcuni vescovi non vogliono ubbidire al Papa e lavorano per la demolizione della Chiesa (il celebre “fumo di Satana” di cui parlò Paolo VI). Preghiamo, preghiamo, preghiamo! E che Benedetto XVI non fugga dai lupi, ma li combatta duramente e con fermezza!

  28. Francesco scrive:

    Caro Andrea, grazie per l’articolo di oggi e per tutto il tuo lavoro. E’ verissimo che la diffusione di certe notizie (comunque vere) va fatta con cura, equilibrio e senza strumentalizzare. Tu sei un esempio di queste belle attitudini, come testimoniano anche i tuoi libri su figure e vicende controverse e complicate (ed è per questo che ti ho detto, mesi fa: prepara un bel lavoro su Montini!). La Chiesa non ha nulla da temere da una discussione aperta, e tutto da guadagnare da una sempre maggiore trasparenza, come dalla sensazione di avere comunque un’opinione pubblica che guarda e giudica. Mi pare del resto che la tentazione di “riservare” le cose oltre la misura abbia prodotto anche distorsioni e complicità i cui effetti deflagrano poi sulle pagine scandalistiche dei giornali. Sapeste come fa male questo alla Chiesa, e quanta amareggiata delusione si legge anche negli occhi di quelli che in genere la contestano ma tutto sommato la ritengono una realtà importante!
    Non abbiamo nulla da temere da una trasparenza onesta, spiegata, presentata per come è, e ce lo insegnano soprattutto i nostri due ultimi, giganteschi pontefici.
    Nel merito della cosa, poi, credo che la Chiesa italiana debba essere inevitabilmente la prima a capire e sostenere la volontà profonda del Papa.
    Se sedessi nel Consiglio permanente direi ai miei confratelli: le perplessità sugli effetti sono anche mie, ma è inimmaginabile una posizione “politica” della CEI che “metta a punto” un provvedimento papale. Affrontiamo i problemi e chiariamo tutti i nodi in sede diocesana, nella nostra singola responsabilità di Chiesa locale.
    Ecco, proporrei una cosa così.

  29. Paolo scrive:

    Solo per far presente che, per quanto riguarda la Cattolica, essa non fa parte canonicamente della diocesi Ambrosiana; questo spiega la decisione di celebrare una Santa Messa secondo il messale di Giovanni XXIII.

  30. Mauro W. Fuolega scrive:

    Proprio stamattina parlando al telefono col Vaticano, mi è stato risposto che non si possono più rimuovere i vescovi che dissentono dal Papa come si faceva una volta.
    Mi sembra un situazione che funzioni però solo a senso unico: a Mons. Levebvre sono toccate censure canoniche e da infine la scomunica, ipso facto. A questi altri, veri e propri “principotti capricciosi ed arroganti”, che fanno ciò che vogliono, guai a dire qualcosa, guai a chiedere. Non dimentichiamoci però che se nel 2007 questo Papa ha concesso la piena libertà all’antica liturgia è anche merito di quel Sant’uomo di Mons. Lefebvre che, all’apice della sua carriera, poteva tranquillamente seguire l’onda e magari diventare cardinale. E invece non l’ha fatto! Ha scelto la strada più difficile e tortuosa per restare fedele alla Chiesa, anche a costo di disobbedire formalmente ai legittimi pastori e per ultimo al Papa. Però, cari amici, se non ci fosse stato lui, oggi non avremmo il Motu Proprio, l’Ecclesia Dei e prima ancora la S. Messa con l’indulto.
    Forse, in fondo alla cattiva coscienza di certi vescovi sta il fatto che il Papa ha superato gli ottanta – non voglio fare il menagramo – e ci può essere le convinzione che questo pontificato non duri così a lungo, al massimo cinque anni, e che un eventuale successore progressista possa far tornare tutto come e peggio di prima… chissà. Dio non voglia! Ma da questi vescovi ce ne scampi e liberi!

  31. renato scrive:

    Anch’io scriverò una lettera alla curia di milano chiedendo di non impedire la celebrazione del messale Ambrosiano.

    .I nodi vengono al pettine , come la marea si abbassa emergono gli spuntoni di roccia; ora che il Mp c’è, comincia a rendersi visibile la schiera di vescovi modernisti che osteggiano la Tradizione.Prima di benedetto xvI il partito modernista era nascosto, confuso nella folla perchè c’era un papa che col suo carisma riusciva ariunire nella dua autorevolezza tutte le anime della Chiesa.Ora le cose sono cambiate e le divisioni ritornano.Ritorna il partito intelettuale-modernista composto soprattutto dalla maggior parte dei vescovi e sacerdoti e ritorna la Chiesa autentica , legata alla Tradizione che da un punto di vista clericale è la minoranza infatti composto dal papa, da qualche vescovo e prelato e qualche sacerdote (esclusione della comunita san pio v), però ha dalla sua parte la maggior parte del popolo e soprattutto c’è il papa.Per cui penso che la Tradizione non verrà più sepolta dal dispotismo(mi perdoni dott. Tornielli del termine ma non me ne venivano altri) del partito modernista, ma potrà rivivere fra il popolo e i religiosi ,seppur in minoranza.
    L’inizio sarà duro però penso che col tempo i nuclei della tradizione si allargheranno sempre più coinvolgendo un maggior numero di chiese e istituti religiosi.
    la cosa importante cmq è quella di non esasperare lo scontro “obbligando” i sacerdoti a dir la messa tradizionale.Penso che una volta ben istruiti ce ne siano asufficienza di sacerdoti con la propria volontà di celebrarla.Saranno dei “nuclei di condensazione” che man mano si allargheranno sempre più nonostante il clima ostile.I vecovi modernisti hanno paura della Tradizione perchè attira molti più fedeli e2000 anni di storia lo dimostrano.

  32. renato scrive:

    Dall’interessante articolo di tornielli , tettamanzi vuole vietare anche il rito romano nella diocesi.Ma questo è un atto eplsicitamente contro la direttiva papale che autorizza ogni sacerdote a dire messa senza il permesso del vescovo.

    Una domanda quindi al dott. Tornielli: secondo lei la negazione del rito romano da parte di tettamanzi è da considerare una sorta di criptoscisma?

    inoltre secondo lei quanti sono i vescovi effettivamente contro il Mp oltre a quelli da lei citati? sono la maggioranza?

  33. Mauro W. Fuolega scrive:

    S. Messa di San Pio V in Università Cattolica
    Largo A. Gemelli
    Cappella del Sacro Cuore
    Giovedì 11 ottobre ore 18.00

  34. Andrea Tornielli scrive:

    A Renato: non parlerei in alcun modo di criptoscisma. Il rito romano antico non è stato vietato. Si sono messe le mani avanti dicendo che non ci sono gruppi stabili. Ma la partita è tutta aperta…

  35. Mauro W. Fuolega scrive:

    Gli unici gruppi stabili che vedo in fermento, e molto motivati, sono quelli modernisti con alla testa Tettamanzi, Manganini,eccetera, ma è naturale, sono animati da perfidia diabolica e il diavolo li sostiene con tutti gli strumenti che ha, e sono tanti, nella società odierna secolarizzata e anticristiana; prima di tutto l’ignoranza e la disinformazione.
    Purtroppo i gruppi tradizionalisti moderati – non quelli sedevacantisti o Lefebvriani – per un malinteso senso dell’obbedienza a chi di fatto “regge” un diocesi, non si ribellano e aspettano sempre che qualcuno dall’alto – Castrillon Hoyos, Benedetto XVI, il Padreterno stesso – si mobiliti e faccia loro giustizia.
    Eh no, cari miei, mi spiace per voi, ma nella vita bisogna rischiare ed avere coraggio fino in fondo delle proprie scelte. Per me, Milano, è diocesi vacante dopo l’affronto al Papa, e gliel’ho scritto nero suo bianco all’Ufficio liturgico della Curia che, naturalmente piccato, mi ha risposto. Non mi rassegno e romperò la scatole tutti i giorni, qui a Milano, a Roma, all’Ecclesia Dei e perfino al mio stimatissimo Mons. Bagnasco, nella sua qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
    Le mie preghiere a Dio e agli uomini di provata fede, non resteranno inascoltate a lungo, statene certi, per questo invito tutti quanti ad essere insofferenti ed apertamente ribelli davanti a coloro che ci negano un diritto.
    Vogliamo salvarci l’anima o continuare ad avere rapporti con certe conventicole moderniste e post-conciliari che hanno voltato le spalle a Dio e ci prendono in giro ongi giorno che passa? Vogliamo continuare a sporcarci con loro negoziando, e tirando per le lunghe la realizzazione di quanto avrebbe già dovuto esserci?
    Se San Michele Arcangelo non avesse sguainato la spada nel cielo per cacciare all’inferno gli angeli ribelli, che fine avrebbe fatto la creazione? Per questo non lasciamo più in mano la Chiesa a chi non ha più né fede, né vocazione e riprendiamoci quanto è nostro di diritto, e quanto c’è di più sacro nella nostra religione: il Santo Sacrificio dell’Altare, nella sua antica liturgia romana od ambrosiana che sia.
    L’Ostia santa, pura e immacolata che attraverso il Sacerdote diventa corpo, sangue, anima e divinità di Gesu Cristo Nostro Salvatore sia per noi nutrimento efficace per le future battaglie che dovremo, con coraggio, sostenere contro le forze del male annidate dentro la Chiesa.

  36. Antonio Rivolta scrive:

    AA proposito dell’ultima riunione della Conferenza episcopale italiana, ma questi signori vescovi hanno o non hanno promesso solennemente all’atto della loro ordinazione (prima era definita consacrazione) episcopale fedeltà e obbedienza al Romano Pontefice e ai suoi legittimi successori? E, soprattutto, quelli che hanno ricevuto il Pallio, simbolo di una unione più profonda con il Successore di Pietro?
    Se si, perché osteggiano con tanta veemenza una disposizione del Papa data per il bene della Chiesa e di tutti i fedeli. Oppure è vietato ai fedeli cattolici di pregare nel modo che desiderano?
    Ma il Concilio non aveva forse stabilito che la lingua latina e il canto gregoriano rimanesse nel Rito latino? E dove sono andati a finire la lingua latina e il canto gregoriano?
    Il Concilio Vaticano II a suo tempo stabilì direttive, detto impropriamente, sul da farsi sulla Liturgia, ma tali direttive furono quasi interamente disattese e tradite le aspettative dei padri conciliari.
    Ed ecco scomparsi la lingua latina e il canto gregoriano.
    Nel novantanove per cento delle messe non sono stati più utilizzati. Hanno subito la sorte della centesima pecorella, sono stati smarriti.
    Ed ecco alcune perle delle messe moderne: il sacerdote non indossa sotto il camice l’abito talare, il camice è tirato talmente in alto che si vede una buona spanna di pantaloni, il presbiterio è frequentato con promiscuità per i più svariati motivi, non si recita più il Confiteor, neppure in forma semplificata, le Letture sono alla mercé di chiunque, l’omelia non è preceduta, né seguita dal saluto Sia lodato Gesù Cristo (anzi ho l’impressione che molti preti si vergognino di dirlo… tanto è disusato), si fa frequentemente ricorso, senza nessun motivo, ai cosiddetti ministri straordinari dell’Eucaristia (roba inventata come se distribuire il Corpo di Cristo fosse la cosa più naturale di questo mondo), sacerdoti che fanno e disfanno la liturgia, aggiungendo arbitrariamente al testo liturgico come stabilito dalla Chiesa, parole o testi propri, dove in occasione dello scambio del gesto di pace, soprattutto nelle messe domenicali, sembra di essere al mercato.
    Alcuni sacerdoti, celebrano le messe con una velocità e con una rapidità, come se avessero cose più importanti da fare tanto da non perdere tempo in queste cose.
    Nel giorno di Venerdì Santo dell’anno 2006, nella Parrocchia di San Giovanni Bosco di Vasto, durante la lettura del vangelo della passione il racconto dell’Evangelista Giovanni era giunto al punto in cui Gesù sulla croce, rivolto alla Madonna le dice: “Donna, ecco il tuo figlio!” indicando San Giovanni e a questi: “Ecco la tua madre!”.
    Ebbene, sull’altare prendevano posto il sacerdote, il cronista e il terzo lettore, il cronista legge: Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:
    Il sacerdote: “Ho sete”, e di lì si continuò. Sono rimasto scandalizzato!
    E che dire dei canti? A volte sembra di essere in discoteca o in una sala da ballo: i cosiddetti cantori… cantano solo essi, o perché l’assemblea dei fedeli non conosce musica e testi, o perché la musica dei canti è talmente brutta e stonata che nessuno li segue (è sempre vietato cantare in canto gregoriano) e si ha l’impressione che cantino così più per loro gusto che per dare lode a Dio.
    Le chitarre e altri strumenti da discoteca sono permessi con lo scopo di far andare in chiesa i giovani, che suonano e cantano perché si divertono e non per la gloria i Dio.
    E poi, la Chiesa non è mica solo dei giovani, è anche delle perone di ogni età.
    E per questo che il Papa, come il Bel Pastore, come Mons. Bruno Forte chiama Gesù, va in cerca della pecorella smarrita per ricondurla all’ovile.
    Ben tornino la lingua latina e il canto gregoriano nel rito della messa, unitamente al decoro e alla bellezza dei paramenti sacri utilizzati, alla ricchezza dei simboli e delle gestualità, alla sacralità del rito, alla ricchezza dei paramenti e dei vasi sacri il tutto per la gloria di Dio e non per apparenza esteriore.
    Ma, soprattutto si torni alla sostanza della messa: sacrificio della Vittima immolata per la nostra salvezza e del quale, come i sacerdoti della vecchia alleanza, noi ci cibiamo con il ricevere l’Eucaristia che è veramente Corpo (λάβετε φάγετε τουτό εστιν το σομα μου: prendete, mangiate, questo è il mio corpo), Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, come recita il bel canto eucaristico Ave verum Corpus natum de Maria Virgine, Vere passum immolatum in cruce pro homine…
    Al contrario, alcuni sapienti (cfr. l’editoriale dell’ultimo Bollettino salesiano) sostengono che l’Ostia eucaristica rappresenta Gesù e per nutrimento intendono che il cibo sia la Parola di Dio, con ciò adottando le tesi di Lutero e non seguono l’insegnamento della Chiesa Cattolica e del Dottore Angelico San Tommaso d’Aquino (Dogma datur christianis quod in carnem transit panis et vinum in sanguinem. Quod non audes, quod non vides, animosa firmat fides, praeter rerum ordinem …).
    Che speranza ho di partecipare ad una messa celebrata secondo il vetus ordo io che sono un fedele della diocesi di Chieti-Vasto affidata alle cure pastorali di mons. Bruno Forte?
    Dove lo trovo un gruppo stabile di fedeli che seguono la messa celebrata secondo l’antico rito?
    Risponda su questo Blog mons. Bruno Forte, egli che ama farsi chiamare Padre Bruno.
    Se veramente si sente padre dei suoi fedeli forse ai figli che gli chiedono il pane darà delle pietre? O se gli chiedono un pesce darà loro un serpente?

    Cleopa di Emmaus.

  37. Pio scrive:

    Pontificia Commissione Ecclesia Dei
    Pontificia Commissio Ecclesia Dei
    Palazzo della Congregazione per la Dottrina della Fede, Piazza del Sant’Uffizio, 11 – 00193 Roma
    Tel. (06) 69.88.52.13 – 69.88.54.94 – Fax 69.88.34.12 – posta elettronica: eccdei@ecclsdei.va
    Presidente: Sua Em. Rev.ma Cardinale Darìo Castrillòn Hoyos (Piazza della Città Leonina, 1, 00193 Roma – tel. 68.30.70.88)
    Segretario: Rev.mo Mons. Camille Perl (Via di Porta Angelica, 63 – 00193 Roma – tel. 687.48.30)

  38. Andrea Tornielli scrive:

    Caro Antonio, prima di tutto bisogna chiedere. Non credo che mons. Forte risponderà picche.

  39. francesco scrive:

    Caro Andrea,
    l’intolleranza di certi vescovi mi spaventa…sempre proni di fronte al mondo, sempre duri con fratelli cattolici che amano la storia e la liturgia della Chiesa. Non riesco a conciliare questi opposti atteggiamenti, se non pensando a un fondo di cattiveria.Io, per parte mia , ho scritto un breve libro a difesa del motu proprio, che uscirà a breve. cari saluti e continua col tuo bel blog…

  40. P.s Il libro, a chi interessasse, si intitola La liturgia tradizionale, Fede & Cultura. E’ semplice e a portata di tutti….

  41. Giovanni Brugnera scrive:

    Ho letto con attenzione l’articolo e la vivace discussione.
    Giustamente l’attenzione di tutti è puntata sui riflessi italiani del motu proprio di Benedetto XVI .
    A me però piacerebbe sapere anche qualcosa in più su come sta venendo accolto (o non accolto) il documento papale nelle altre realtà geografiche dell’orbe cattolico: Europa, Nordamerica, America Latina, Asia, ecc. ecc.
    Un raffronto è sempre utile, penso. Specialmente su un argomento così sentito e così profondamente …cattolico (id est: “universale”).
    Qualcuno ha notizie ?
    Grazie

  42. Dorino Tamagnini scrive:

    Vorrei ringraziare il Dott. Tornielli per l’importante lavoro che fa nell’informarci quotidianamente in maniera molto dettagliata sulle zone grigie della chiesa però semprre con molto rispetto . Nell’articolo tra i vescovi contrari al MP ho trovato con grande sorpresa Mons.Italo Castellani Vescovo di Lucca.

  43. Luisa scrive:

    Per Giovanni e per chi legge il francese ecco come il Motu Proprio è applicato in

    Francia…

    http://www.la-croix.com/article/index.jsp?docId=2314595&rubId=1098

    …..e in Svizzera…

    Motu Proprio „Summorum Pontificum“
    La Lettre apostolique en forme de Motu Proprio « Summorum Pontificum » entre en vigueur le 14 septembre 2007. Pour répondre à l’autorité qui leur est confiée et à la responsabilité qui est la leur vis-à-vis de la liturgie, rappelées par le Pape Benoît XVI dans son Motu Proprio, les six évêques diocésains et les abbés de St-Maurice et d’Einsiedeln ont édicté des directives pour son application. Celles-ci doivent aider chaque croyant attaché à la forme liturgique antérieure à pouvoir suivre des messes qui se déroulent selon la forme extraordinaire (appelée souvent jusqu’à présent « Messe de St-Pie V »), autant que possible dans le cadre des possibilités existantes Ces directives seront publiées ces prochains jours par les autorités compétentes à l’intention des Eglises locales, et entreront immédiatement en vigueur.

    Mi sembra che la situazione in Italia sia particolare…

  44. Toscano scrive:

    Consiglierei al sig. Brugnera di visitare il sito
    http://www.summorumpontificum.net/
    molto aggiornato per ciò che riguarda il mondo anglosassone.
    Circa il mondo francese, potrà vedere molte notizie su
    http://qien.free.fr/new.htm (aggiornato mensilmente) e sul grande forum cattolico dei tradizionalisti francesi:
    http://www.leforumcatholique.org/forum.php

  45. Don Camillo scrive:

    Sono contento di queste interessanti discussioni, suggerisco anche un sito italiano cattolico a 360 gradi, che guarda con molto rispetto la Liturgica Tradizionale…

    Per saperne di più:

    http://www.crismon.it/

  46. Sini scrive:

    Per Mauro W. Fuolega (rif post 30 e 35).
    Il Motu Proprio è il frutto dei fedeli cattolici che hanno perseverato per decenni nella fedeltà al papa, al Magistero e alla Tradizione cattolica, e hanno cercato di costruire qualcosa di buono *dentro* la Chiesa.
    Se invece di telefonare a destra e a manca ti quietassi un pò, ti accorgeresti che i gruppi “tradizionalisti moderati” si sono rimboccati le maniche e stanno lavorando parecchio in maniera costruttiva.
    E magari potresti anche dare una mano.
    Un salutone a Francesco A. e un ringraziamento ad Andrea Tornielli per il suo prezioso lavoro.

  47. DarioG scrive:

    hmmm, ritiro quello che ho scritto di bello sul “giornale” poco fa, visto che sono stato censurato
    buona fortuna

  48. Imerio scrive:

    Caro dottor Tornielli, ancora una volta, complimenti per il Suo ottimo articolo che, certamente, ha reso anche un grande servizio alla Verità. D’altro canto, debbo davvero esprimere tutta la mia perplessità, nei confronti di chi lo ha ritenuto “uno scivolone”.

    Certo, può risultare davvero spiacevole lo scandalo offerto dalle opinioni di vescovi così apertamente ostili alla persona del Pontefice e così gravemente disobbedienti al suo Magistero, ma personalmente ritengo che costituirebbe uno scandalo ancora maggiore il volerne celare (come qualcuno è addirittura giunto a divisare!) gli errori morali; anche Vergerio e Giansenio (per non parlare di altri) erano vescovi legittimamente e validamente ordinati, eppure se, sin dai loro esordi, si fossero pubblicamente indicate le loro graduali deviazioni dalla retta dottrina, (se non anche la loro) qualche anima in più del loro gregge la si sarebbe potuta certamente salvare.

    Infine, spiace davvero il dover constatare come, attraverso l’indicazione dell’opportunità di tenere un ambiguo silenzio, si offra la sensazione (e mi auguro che soltanto di una sensazione possa trattarsi) di non considerare più quale fondamentale fine della Chiesa la “salvezza delle anime”; una salvezza che, concretamente, si giunge a conseguire anche attraverso la chiara indicazione al fedele di quelle che si manifestano essere(per usare un’autorevole e recente espressione) le “cattedre dubbie”.

  49. Areki44 scrive:

    Vorrei dire qualcosa al carissimo MAURO W. FUOLEGA. Carissimo fratello in Cristo, anch’io come te amo la Messa in rito Tridentino e mi fa piacere che in questo blog tanti fedeli laici la pensano come noi. Mi permetto umilmente di suggerirti soprattutto quando scrivi alla Curia di Milano (che è certamente in errore) un tono più diplomatico. Questo mi permetto di dirlo perchè conosco gli ambienti clericali e modernisti, sono sacerdote anch’io, loro vogliono portarci all’esasperazione per poter poi NEGARE UN NOSTRO DIRITTO. Noi non dobbiamo assolutamente fare il loro gioco. Quindi caro fratello Mauro, vai avanti nella tua battaglia, ma sii “prudente” come i serpenti. Prendiamo esempio dalla Madonna che schiaccia la testa di Satana senza strepiti, senza perdere la calma. Noi siamo più forti non perchè strilliamo di più, ma perchè abbiamo la forza della verità e alla fine la verità trionferà. Caro Mauro continua pure a darti da fare, ma (mi permetto umilmente di suggerire) fai leggere a qualche fratello quello che scrivi così da eliminare espressioni troppo forti e offensive e poi prega, prega molto anche per questi falsi pastori, come Gesù ha pregato per Giuda che lo tradiva. Noi saremo vittoriosi quando i “modernisti” si convertiranno e da lupi si trasformeranno in agnelli. Mi sono permesso di dirti questo perchè colgo la tua sofferenza e il tuo amore per la verità. Ciao. fraternamente in Cristo.

  50. Areki44 scrive:

    Caro Antonio Rivolta sono abruzzese anch’io, della provincia dell’Aquila. Concordo pienamente con quello che hai detto. Sono sacerdote in un piccolo paese e ancora non ho potuto celebrare la Santa Messa col rito di San Pio V perchè nessuno me lo ha chiesto. Comunque mi sto preparando a farlo in un giorno feriale e sto istruendo qualche fedele nelle risposte. Intanto per la tua consolazione ti dico che studiando il rito tridentino cerco di celebrare meglio anche col Messale di Paolo VI. Mi piace molto il gregoriano e spesso nella messa lo canto anche se sono da solo perchè ho un coro che ancora non lo digerisce, ma non per cattiveria, solo per ignoranza. mi piace il latino dico il breviario in latino ( da quando è uscito il Motu Proprio). Coraggio allora.

  51. Don Camillo scrive:

    Caro Areki44, grazie per la tua testimonianza, anche io sono sacerdote è con te concordo che grazie alla riscoperta della Messa tridentina, oggi celebro con molta più devozione la Messa del Messale di Paolo VI. Credo che veramente i due riti possano e debbano sussistere insieme! IL PAPA HA RAGIONE!

    Molti giovani universitari mi hanno chiesto di celebrare, e io ho celebrato con molto piacere… sono rimasti meravigliati… di questo tesoro che per un tempo è stato sepolto inspiegabilmente…

    Questi stessi stanno organizzando anche per la prossima volta una Messa con il Canto Gregoriano… a tale riguardo suggerisco il sito:

    http://www.maranatha.it/MissaleRomanum/coverpage.htm

    dove potete scaricare gratuitamente tutto il Graduale Romanum… UN VERO GIOIELLO grazie all’ottimo lavoro del sito Maranathà.

  52. Mauro W. Fuolega scrive:

    Caro Sini, post 46, se io mi agito a destra e a manca, stancandomi e stressandomi, è perché qui a Milano da un noto rappresentante del gruppo del Gentilino, per la cui messa – ti ricordo – sono stato il primo firmatario in tutta la diocesi, mi è stato detto che non si sarebbe fatto nulla in attesa di un auspicato pronunciamento del Papa. Questo a proprosito del Motu Proprio. Quanto ai sacerdoti in odore di modernismo che sono stati mandati in passato dalla Curia al Gentilino, nessuno dei partecipanti ha mai fatto niente per paura di perdere la Messa in quel luogo. Si sono lamentati, certo, ma fra di loro, io ho preferito migrare a Seregno o dai Domenicani.
    E’ per questo che mi accaloro e mi scalmano tanto, perché sono stufo di vedere gente che se la fa sotto dalla paura, perdonatemi la franchezza, quando vede una tonaca o un clergyman. Non dubito, invece, che gente come Lei ed altri abbiano sempre lavorato con pazienza, calma e prudenza per ottenere, alla lunga dei risultati certi e duraturi. Ognuno però ha il suo temperamento, e io a 42 anni sono un uomo d’azione.
    Saluti.

  53. Fra' Diavolo scrive:

    Caro don Areki44, anche io vivo in provincia de L’Aquila (ma diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo)…potrei sapere in quale “piccolo paese” vive esattamente?
    Può scrivermi in privato a questo indirizzo: peregrinotuc82@msn.com

  54. Syriacus scrive:

    UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA RIUNIONE
    DEI VESCOVI DI RECENTE NOMINA , 22.09.2007

    Questa mattina, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti alla Riunione dei Vescovi di recente nomina e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

    # DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Carissimi Fratelli nell’episcopato,

    è ormai consuetudine da diversi anni che i Vescovi di recente nomina si ritrovino insieme a Roma per un incontro che viene vissuto come un pellegrinaggio alla tomba di San Pietro. Vi accolgo con particolare affetto. L’esperienza che state facendo, oltre che a stimolarvi nella riflessione sulle responsabilità ed i compiti di un Vescovo, vi consente di ravvivare nei vostri animi la consapevolezza che non siete soli nel reggere la Chiesa di Dio, ma avete, insieme con l’aiuto della grazia, il sostegno del Papa e quello dei vostri Confratelli. L’essere al centro della cattolicità, in questa Chiesa di Roma, apre i vostri animi ad una più viva percezione dell’universalità del Popolo di Dio e fa crescere in voi la sollecitudine per tutta la Chiesa. Ringrazio il Cardinale Giovanni Battista Re per le parole con cui ha interpretato i vostri sentimenti e rivolgo un particolare pensiero a Mons. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, mentre saluto ciascuno di voi andando con il pensiero alle vostre diocesi.

    Il giorno dell’Ordinazione episcopale, prima dell’imposizione delle mani, la Chiesa chiede al candidato di assumere alcuni impegni fra i quali, oltre quello di annunziare con fedeltà il Vangelo e custodire la fede, vi è anche quello di “perseverare nella preghiera a Dio onnipotente per il bene del suo popolo santo”. Vorrei soffermarmi con voi proprio sul carattere apostolico e pastorale della preghiera del Vescovo.

    L’evangelista Luca scrive che Gesù Cristo scelse i dodici Apostoli dopo aver passato sul monte tutta la notte a pregare (Lc 6,12); e l’evangelista Marco precisa che i Dodici furono scelti perchè “stessero con lui e per mandarli” (Mc 3,14). Come gli Apostoli anche noi, carissimi Confratelli, in quanto loro successori, siamo stati chiamati innanzitutto per stare con Cristo, per conoscerlo più profondamente ed essere partecipi del suo mistero di amore e della sua relazione piena di confidenza con il Padre. Nella preghiera intima e personale il Vescovo, come e più di tutti i fedeli, è chiamato a crescere nello spirito filiale verso Dio, apprendendo da Gesù stesso la confidenza, la fiducia e la fedeltà, atteggiamenti suoi propri nel rapporto col Padre.

    E gli Apostoli avevano compreso bene come l’ascolto nella preghiera e l’annuncio delle cose ascoltate dovevano avere il primato sulle molte cose da fare, perché decisero: “Noi ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola” (At 6,4). Questo programma apostolico è quanto mai attuale. Oggi, nel ministero di un Vescovo, gli aspetti organizzativi sono assorbenti, gli impegni sono molteplici, le necessità sempre tante, ma il primo posto nella vita di un successore degli Apostoli deve essere riservato a Dio. Specialmente così aiutiamo i nostri fedeli. Già San Gregorio Magno nella “Regola pastorale” avvertiva che il pastore “in modo singolare deve essere capace di elevarsi su tutti gli altri per la preghiera e la contemplazione (II, 5). È quanto la tradizione ha poi formulato con la nota espressione: “Contemplata aliis tradere” (cfr San Tommaso, Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 188, art. 6).

    Nell’Enciclica “Deus caritas est “, riferendomi alla narrazione dell’episodio biblico della scala di Giacobbe, ho voluto evidenziare come proprio attraverso la preghiera il pastore divenga sensibile ai bisogni degli altri e misericordioso verso tutti (cfr n. 7). E ho ricordato il pensiero di San Gregorio Magno, secondo il quale il pastore radicato nella contemplazione sa accogliere le necessità degli altri, che nella preghiera diventano sue: “per pietatis viscera in se infirmitatem caeterorum transferat ” (Regola pastorale, ibid.). La preghiera educa all’amore e apre il cuore alla carità pastorale per accogliere tutti coloro che ricorrono al Vescovo. Egli, plasmato interiormente dallo Spirito Santo, consola con il balsamo della grazia divina, illumina con la luce della Parola, riconcilia ed edifica nella comunione fraterna. Nella vostra preghiera, cari Confratelli, un particolare posto devono avere i vostri sacerdoti, affinché siano sempre perseveranti nella vocazione e fedeli alla missione presbiterale loro affidata. È quanto mai edificante per ogni sacerdote sapere che il Vescovo, dal quale ha ricevuto il dono del sacerdozio o che comunque è il suo padre e amico, gli è vicino nella preghiera, nell’affetto ed è sempre pronto ad accoglierlo, ascoltarlo, sostenerlo ed incoraggiarlo. Ugualmente non deve mai mancare nella preghiera del Vescovo la supplica per le nuove vocazioni. Esse devono essere chieste con insistenza a Dio, affinché chiami “quelli che egli vuole” per il sacro ministero.

    Il munus santificandi che avete ricevuto vi impegna, inoltre, ad essere animatori di preghiera nella società. Nelle città in cui vivete e operate, spesso convulse e rumorose, dove l’uomo corre e si smarrisce, dove si vive come se Dio non esistesse, sappiate creare luoghi ed occasioni di preghiera, dove nel silenzio, nell’ascolto di Dio mediante la lectio divina, nella preghiera personale e comunitaria, l’uomo possa incontrare Dio e fare l’esperienza viva di Gesù Cristo che rivela l’autentico volto del Padre. Non stancatevi di procurare che le parrocchie ed i Santuari, gli ambienti di educazione e di sofferenza, ma anche le famiglie diventino luoghi di comunione con il Signore. In modo particolare vorrei esortarvi a fare della Cattedrale un esemplare casa di preghiera, soprattutto liturgica, dove la comunità diocesana riunita con il suo Vescovo possa lodare e ringraziare Dio per l’opera della salvezza e intercedere per tutti gli uomini. Sant’Ignazio di Antiochia ci ricorda la forza della preghiera comunitaria: “Se la preghiera di uno o di due ha tanta forza, quanto più quella del Vescovo e di tutta la Chiesa!” (Lettera agli Efesini, n. 5).

    In breve, carissimi Vescovi, siate uomini di preghiera! La “fecondità spirituale del ministero del Vescovo dipende dall’intensità della sua unione col Signore. È dalla preghiera che un Vescovo deve attingere luce, forza, e conforto nella sua attività pastorale”, come scrive il Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi (Apostolorum successores, n. 36). Nel rivolgervi a Dio per voi stessi e per i vostri fedeli abbiate la fiducia dei figli, l’audacia dell’amico, la perseveranza di Abramo, che fu instancabile nell’intercessione. Come Mosè abbiate le mani alzate verso il cielo, mentre i vostri fedeli combattono la buona battaglia della fede. Come Maria sappiate ogni giorno lodare Dio per la salvezza che egli opera nella Chiesa e nel mondo, convinti che nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37).

    Con questi sentimenti imparto a ciascuno di voi, ai vostri sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai seminaristi e ai fedeli delle vostre Diocesi una speciale Benedizione Apostolica.

    [01307-01.01] [Testo originale: Italiano]

    http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/20787.php?index=20787&lang=it

  55. Syriacus scrive:

    Permalink: http://www.zenit.org/article-20547?l=english
    Latin Mass Missal Sales Double

    LONDON, SEPT. 20, 2007 (Zenit.org).- Since Benedict XVI’s letter on the Latin Mass was released this summer, sales of the missal for the extraordinary rite have doubled, reported one publisher.

    The London-based Baronius Press is reprinting an edition of the missal, which includes the full text of the papal letter “Summorum Pontificum.”

    John Newton, editor of Baronius Press, commented, “It would seem that ‘Summorum Pontificum,’ has generated a considerable amount of interest and excitement in the traditional Latin liturgy among the Catholic laity.”

    © Innovative Media, Inc.

  56. Syriacus scrive:

    Latin Mass echoes again in St. Paul’s

    About 100 gather to embrace tradition

    Saturday, September 15, 2007

    GREG GARRISON
    News staff writer

    The Latin Mass, largely ignored since the 1960s but now endorsed by the pope for wider use, was celebrated Friday at St. Paul’s Cathedral in Birmingham for the first time in decades.

    More than a hundred Catholics attended the worship service.

    “It’s just so reverent, a sense of the sacred,” said Judy Kim, 41, who brought her six children with her from Huntsville.

    “It’s like coming home,” said her mother, Mary Baer, 80, as she left the cathedral afterward. “I used to go here to this Mass.”

    Charles Rumore, 32, and his wife, Allison, brought their five children.

    “I didn’t grow up with it, but what speaks to my soul is its transcendence and silence,” he said. “There’s a misconception that it’s all old people who are nostalgic for the old ways.”

    There were plenty of children in attendance.

    “You can’t help but be drawn in,” said Diana Newman, who brought her seven children, all under 13. “There’s something awesome going on.”

    She and several daughters wore dresses and veils, but most of those in attendance wore casual clothes.

    The Latin or Tridentine Mass was established by the Catholic Church’s Council of Trent, 1545-63. It made Latin the official language for the Mass. After the Second Vatican Council, held 1963-65, the Tridentine Mass was largely abandoned by the Church in favor of Mass said in everyday language. …

    http://www.al.com/news/birminghamnews/index.ssf?/base/news/118984453197380.xml&coll=2

  57. Syriacus scrive:

    La chiesa Cattedrale di San Paolo di cui si parla sopra, in cui più di cento persone -fra cui moltissimi bambini e ragazzi- hanno assistito alla celebrazione in rito antico una settimana fa (…proprio quando in simultanea il ‘nostro’ Nogaro vietava impunemente -beh, il Vescovo è ‘moderatore’, no?, come la grafite nei reattori nucleari…- una simile celebrazione al Santuario si Sant’Anna ) è quella di Birmingham, Alabama, USA : http://it.wikipedia.org/wiki/Birmingham_%28Alabama%29

  58. Syriacus scrive:

    [Solo dopo aver scritto il commento precedente, ho pure letto che Birmingham in Alabama è gemellata con Pomigliano d'Arco in Campania... Quando si dice l'ironia della sorte...]

  59. Pio scrive:

    Cari amici ricordo più una volta il contatto di Ecclesia Dei.
    Voi in Italia con certi vescovi che avete dovete proprio ricorrere a questa Commissione che a nome del Pontefice deve far attuare il Motu Proprio:

    Pontificia Commissione Ecclesia Dei
    Pontificia Commissio Ecclesia Dei
    Palazzo della Congregazione per la Dottrina della Fede, Piazza del Sant’Uffizio, 11 – 00193 Roma
    Tel. (06) 69.88.52.13 – 69.88.54.94 – Fax 69.88.34.12 – posta elettronica: eccdei@ecclsdei.va
    Presidente: Sua Em. Rev.ma Cardinale Darìo Castrillòn Hoyos (Piazza della Città Leonina, 1, 00193 Roma – tel. 68.30.70.88)
    Segretario: Rev.mo Mons. Camille Perl (Via di Porta Angelica, 63 – 00193 Roma – tel. 687.48.30)

  60. Sini scrive:

    Per Mauro W. Fuolega: bene, c’è bisogno di uomini d’azione (anche se il lamento non mi sembra sinonimo di azione).
    Ho del lavoro per lei.

  61. Mauro W. Fuolega scrive:

    Caro Sini, il lamento non è di sicuro sinonimo di azione, questo è certo. Chieda ha Dottor Tornielli di fornirLe la mia email privata citando questo mio intervento, e si metta in contatto con me.
    Vorrei dire inoltre ad Areki44 di non preoccuparsi per me, io in questi giorni con allegra noncuranza mi diverto ad attaccare e provocare i modernisti. So benissimi che non si può cavar sangue da una rapa o acqua da una pietra. Intanto, ad esempio, fosse solo il fatto di irritarli e di non sentirsi più ossequiati è già un risultato che deve far loro pensare. Non sono più chiusi in una torre inespugnabile, e quando il Motu Proprio darà i suoi frutti se ne scapperano a gambe levate, stia certo.
    Buona Domenica a tutti.

  62. Syriacus scrive:

    Da : Vivere Senigallia – 22/09/07

    Messa in latino: la parola passa alle confraternite

    Dopo il caso della Parrocchia di Monte San Vito, dove da nove anni si celebrano messe in latino, anche le Confraternite delle Marche intervengono sull’argomento.
    da Confraternite delle Marche

    In una recente lettera sue eccellenza Monsignor Giuseppe Orlandoni ci ha scritto: “Sollecitato da alcune situazioni presenti nella nostra diocesi vorrei porre alla vostra attenzione alcune indicazioni che prego tener presente qualora si presentassero richieste in tal senso da parte di qualche fedele, e in questo accolgo di buon grado 1′invito di “aprire generosamente il nostro cuore e di lasciare entrare tutto ciò che la fede stessa offre spazio” offerto a noi Vescovi dal S. Padre nella sua Lettera di accompagnamento al Motu proprio”.

    La lunga lettera di S.E. il Vescovo, che sinteticamente sunteggiamo, illustra le ragioni del “Motu Proprio”, che non mette in dubbio la riforma liturgica. Il messale di Paolo VI rimane infatti la forma normale, ordinaria e incondizionata della liturgia eucaristica, mentre il messale romano anteriore al Concilio può essere usato come forma straordinaria condizionata. “Non si tratta di due riti, ma di un duplice uso dell’unico e medesimo rito romano”. Il Vescovo di Senigallia illustra poi le condizioni per la celebrazione liturgica in forma straordinaria, per individuare i casi in cui è possibile celebrare la liturgia eucaristica nella forma preconciliare con partecipazione del popolo, individuando i soggetti e le condizioni oggettive e soggettive della richiesta, ponendo particolare attenzione alla salvaguardia della comunione. Si deve infatti tenere conto della formazione liturgica e accesso alla lingua latina che, sia l’una che l’altra, non si trovano tanto di frequente, poiché l’accesso alla lingua latina presuppone la capacità di entrare adeguatamente nella comunicazione verbale latina che struttura il testo rituale. “Queste esigenze sono rilevanti – afferma S.E. Mons. Orlandoni – perché l’atto liturgico non rimanga un segno puramente esteriore”.

    In conclusione, la possibilità offerta dal “Motu Proprio” dell’uso del messale preconciliare non vuole essere un ritorno nostalgico al passato né un rifiuto della ricchezza e dei frutti della riforma liturgica scaturita dal Concilio Vaticano II.

    Le Confraternite, che nel loro plurisecolare impegno ecclesiale hanno sempre espresso costante e incondizionata fedeltà al Magistero delle Chiesa e dei suoi Pastori, anche in materia di rito liturgico continueranno ad essere interpreti fedeli degli orientamenti che la Chiesa propone alla attenzione di tutti i fedeli, affinché tutti concorrano a mantenere l’unità dell’unica fede nella celebrazione eucaristica e dei sacramenti.

    [ S.E.Mons.Giuseppe Orlandoni

    è il Vescovo di Senigallia

    nato a Castelfidardo (AN) il 12 marzo 1939

    ordinato Presbitero l'11 settembre 1965

    eletto alla Chiesa di Senigallia il 21 gennaio 1997

    ordinato Vescovo il 5 aprile 1997

    con inizio del Ministero Episcopale in Diocesi

    il 13 aprile 1997

    Baccelliere in Filosofia, Licenziato in Scienze Sociali, Laureato in S.Teologia e in Sociologia, Docente di Sociologia e di Pastorale nell'Istituto Teologico Marchigiano, Docente di Sociologia nell'Accademia Alfonsiana di Roma, Vescovo Diocesano 13/04/1997

    Ufficio del Vescovo

    Sede: Piazza Garibaldi, 3 - 60019 Senigallia AN

    Tel. 071/60498 - Fax 071/60094

    e-mail: vescovo@senigallia.chiesacattolica.it

    http://www.diocesisenigallia.it/ ]

  63. Pio scrive:

    Avete visto l’ultimo articoletto di Melloni intitolato:
    MA IL MOTU PROPRIO RESTA A BAGNO MARIA?

    http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/2007/09/messa-tridentina-larticoletto-di.html

    Cari amici, un atto pontificio non ha bisogno di pubblicazione nelle Acta Apostolicæ Sedis e ne da nessuna parte per entrare in vigore, neanche per essere obedito.
    Questo giurisdicismo mi sembra comico se non fosse tragico, come lo è stato quello di Tettamanzi, quando ha mandato dire (perchè non ne ha avuto il coraggio di dire) che non accetava la Potestà Suprema del Pontefice su tutta la Chiesa.
    Come sono attacati alla lettera, alle norme, però che ne siano veramente, in quello che importa, non solo in quello che è del loro interesse, obedendo le normative del romano Pontefice, il qualale è “il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli”(LUMEN GENTIUM, 23)
    Smettetela di fare i ridicoli voi tutti che vi solevate contra il Pontefice e seguite le norme del Diritto Canonico, e dei Concili, incluso il Vaticano II, rispetto all’obedienza che dovete, e che tanti di voi avete promesso esplicitamente, al Papa.
    Pio, Brasile

  64. Pio scrive:

    Ecco, sono andato a vedere cosa dice il Diritto Canonico:

    Can. 7 – La legge è istituita quando è promulgata.

    Can. 8 – §1. Le leggi ecclesiastiche universali sono promulgate con l’edizione nella gazzetta ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis, a meno che in casi particolari non sia stato stabilito un modo diverso di promulgare; ed entrano in vigore soltanto compiuti tre mesi dal giorno apposto al numero degli Acta, a meno che non obblighino immediatamente per la natura delle cose oppure nella stessa legge sia stata stabilita in modo speciale ed espressamente una più breve o una più lunga vacanza.

    Come stà scritto nello stesso Motu Proprio nel suo ultimo articolo:

    Art. 12. La stessa Commissione, oltre alle facolta’ di cui gia’ gode, esercitera’ l’autorita’ della Santa Sede vigilando sulla osservanza e l’applicazione di queste disposizioni.
    Tutto cio’ che da Noi e’ stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come ”stabilito e decretato” e da osservare dal giorno 14 settembre di quest’anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto cio’ che possa esservi in contrario”

    Dunque, il Motu Proprio è entrato in vigore il 14 settembre!!!!!!

    Melloni, va a studiare!!!!!!

  65. Syriacus scrive:

    “Dans le contexte culturel de votre pays, il est nécessaire que la présence de l’Église se manifeste par des signes visibles, qui indiquent le sens authentique de sa mission parmi les hommes. Parmi ceux-là, les célébrations liturgiques ferventes et chaleureuses tiennent une place éminente. Au cœur même de la société, elles sont un éloquent témoignage de foi rendu par vos communautés. Il est donc important que les fidèles participent à la liturgie de manière pleine, active et fructueuse. Pour favoriser cette participation, il est légitime de faire droit à certains aménagements appropriés aux divers contextes culturels, dans le respect des normes établies par l’Église. Toutefois, pour que des éléments culturels incompatibles avec la foi chrétienne ou des actions prêtant à confusion ne soient pas introduits dans la liturgie, une solide formation liturgique doit être assurée aux séminaristes et aux prêtres, permettant l’approfondissement de la connaissance des fondements, de la signification et de la valeur théologique des rites liturgiques.”

    (Benedetto XVI ai Vescovi del Benin, due giorni fa)

    http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/20780.php?index=20780&po_date=20.09.2007&lang=it

    [dedicato in particolar modo alla "benedettina francofona" Luisa :]

  66. Areki44 scrive:

    A proposito di fra Diavolo (n°53), prima di mandarti un messaggio vorrei sapere almeno di quale paese della Valle Roveto sei, perchè conosco quelle zone. Grazie Ciao. Sei Sacerdote? Seminarista? Sei per caso di Civitella Roveto? Rispondimi perchè ci possiamo incontrare. Ciao.

  67. Luisa scrive:

    Merci Syriacus….reçu 5 sur 5 ! ;)

  68. Fra' Diavolo scrive:

    Per don Areki: non sono sacerdote, nè seminarista, sono uno studente universitario felicemente laico ;)
    comunque ha indovinato: vivo proprio a Civitella Roveto… va a finire che senza saperlo già ci conosciamo…

  69. Sir Simon scrive:

    Caro Mauro W. Fuolega,
    le prevaricazioni immotivate della Curia di Milano per impedire l’officiatura di qualsivoglia Messa vetus ordo (anche in rito romano) in diocesi sono già state prontamente denunciate tramite fax e lettera raccomandata presso la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, la quale risponderà entro breve. Molte lettere e segnalazioni sono giunte a Roma in questi giorni. Il ristabilimento del diritto è prossimo non temere.

  70. Syriacus scrive:

    Dal sito di muliebre “anticonformismo eccelsiale” , Donne Co-Si (Donne contro il silenzio) :

    Fatti di Chiesa________________

    http://www.donne-cosi.org/Settembre2007/messaleromano.htm

    IL FATTO

    MESSALE ROMANO

    Il papa ha ricordato che il messale romano pubblicato da Giovanni XXIII nel 1962 NON è stato abrogato da Paolo VI e che chi desidera celebrare l’eucaristia secondo quel messale lo può fare liberamente senza chiedere, come si doveva fare prima, il permesso all’autorità della diocesi.

    IL COMMENTO

    E’ vero. Paolo VI non abrogò il messale di Giovanni XXIII.

    Mi scuso per la falsa modestia, ma sono ancora considerato (a torto perché non riesco ad aggiornarmi) un esperto di liturgia.

    In breve dirò:

    - Giovanni XXIII pubblicò il messale che poco dopo fu riformato interamente o quasi, dietro pressioni martellanti della Curia che prevedeva che la liturgia sarebbe cambiata. Si vedano in proposito gli studi dell’abate Marsili, di Rinaldo Falsini e via elencando.

    - Il messale di Giovanni XXIII si rese subito anacronistico non perché non potesse essere tradotto in lingue volgari, ma per la concezione teologico-spirituale che lo sottendeva: una liturgia misterico-sacrale che mal si conciliava con lo spirito conciliare che intendeva (sulla spinta di grandi menti quali il card.Suenes, il card.Alfrink, il card.Pappalardo, il card.Lercaro, P.CHenu ecc.) la LEITURGHIA un’azione del Popolo di Dio

    - Si individuarono, quindi, i due momenti liturgici di un’assemblea (ricalcando la Didakè, la Traditio Apostolica di Ippolito ecc.) che sono la Parola e la Memoria, preceduti da due riti:introduzione (a carattere penitenziale) e congedo.

    - Nella preparazione del messale di Paolo VI si insistette molto perché la struttura fosse una specie di canovaccio che poteva essere adattato alle varie sensibilità liturgiche locali. Insorsero i conservatori (Ottaviani e Cicognani in testa) che invece sostenevano che tutto doveva essere rigorosamente rubricato (rubrica deriva da rubrum, che in latino significa rosso. Nel messale vi sono scritte in rosso le azioni che il sacerdote deve compiere per sacralizzare il mistero, da qui le RUBRICHE ed i RUBRICISTI, cioè quegli esperti di liturgia che dicono che la messa non vale se si omette questo o quest’altro) e la polemica non ha ancora fine.

    Penso che Benedetto XVI sia stato comprensivo verso quei pochi cattolici che ritengono che la messa valga se detta in latino e cantata in gregoriano. Lo rispetto (sono un estimatore del latino ed amante del canto gregoriano), ma mi permetto di dire che ha preso una grossa cantonata: reintegrando il messale anteriore a quello di Paolo VI (in quel messale si prega ancora per i perfidi giudei) ha favorito il ritorno di un revanchismo d’antan che non giova alla pastorale ecclesiale. Si divideranno ancora i vecchi conservatori ed i nuovi innovatori (non ho usato a caso gli aggettivi) fra chi ritiene di essere cattolico-cattolico e chi è progressista – cattolico. Il che non giova ad una seria presa di posizione sul rinnovamento ecclesiale per il quale moltissimi pregano e soffrono.

    Ernesto Miragoli

    miragoli@hotmail.it

  71. Syriacus scrive:

    (“Anticonformismo ecclesiale”, scrissi io, visto il loro ‘mission statement’ :

    Chi siamo

    Non suoni male a voi che ci visitate il modo di chiamarci: “Donne contro il silenzio”.
    Il nostro impegno è per essere accanto alle nostre sorelle costrette al silenzio: a) donne, presunte attentatrici della sacralità celibataria del prete; b) donne in qualche modo “segnate” da un passato di vita religiosa; c) religiose che non rifiutano di collegarsi nella semplicità evangelica con le prime; d) donne che attraversano un qualche disagio in seno alla Chiesa cattolica; e) preti, associati a loro nell’altro versante, in situazione analoga. Persone, insomma, che avrebbero molto da dire e che potrebbero INCIDERE POSITIVAMENTE NEL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA, ma non hanno voce in capitolo, perché non autorizzate da essa (Triste circolo vizioso! Può esprimersi chi non si scosta di un apice dall’establishment, anziché chi vive drammi esistenziali dentro lo stesso).
    Persone che vogliono fare della parola una testimonianza lasciata alla storia, un seme di novità per un domani migliore. Che hanno aspirazioni, non dettate da pretese, lassismo, voglia demolitrice dell’istituzione, eccetera. Che non si atteggiano a profeti, ma ne vogliono avere lo spirito.

    A chi ci rivolgiamo
    A chi sente coinvolto nelle dinamiche a cui abbiamo accennato.
    A chi è collocato solidamente nel recinto dell’Istituzione.
    A tutti e a tutte coloro che vogliono contribuire alla crescita della società, consapevoli del suo rapporto con la Chiesa, in ordine ai valori umani, spesso compromessi da un’opinione pubblica male informata e immatura.
    http://www.donne-cosi.org/chi_siamo.htm )

    Costoro hanno realizzato quest’estate la seguente intervista al bononiense mons. Gabriele Cavina
    http://www.bologna.chiesacattolica.it/provicario_generale/cavina/ , Vicario Episcopale per il Culto e la Santificazione, e Pro-Vicario Generale dell’Arcivescovo Cardinal Caffarra:

    http://www.donne-cosi.org/Estate2007/messa.htm

    Messa tridentina a Bologna

    Sarà più facile celebrare anche a Bologna la Messa in latino secondo il rito del Concilio di Trento, nell’edizione del 1962 di Papa Giovanni XXIII, dopo la pubblicazione del documento papale, che la liberalizza? “ Il decreto di Papa Benedetto XVI agevola – dichiara mons. Gabriele Cavina, vicario episcopale per il culto e la santificazione – l’utilizzo del Messale tridentino nella versione del beato Papa Giovanni XXIII. A Bologna però mancano sacerdoti intenzionati a celebrare la Messa di Trento. C’è una diffusa affezione fra i nostri pastori al rito ordinario, il Messale di Paolo VI del 1970 e poi non tutti hanno la dovuta preparazione per dire Messa secondo le antiche norme liturgiche”.

    Monsignore, nella nostra arcidiocesi prevede un incremento dell’interesse verso la Messa del Concilio di Trento alla luce del nuovo provvedimento, Summorum Pontificum, che entrerà in vigore il prossimo 14 settembre?

    “ Forse, le persone di una certa età, che in passato hanno partecipato a liturgie secondo il rito tridentino potrebbero tornare ad accostarsi a questa celebrazione. Aggiungerei poi qualche curioso e poco più. Ricordiamo che lo stesso motu proprio del Papa, Summorum pontificum, chiude le porte ad ogni forma di strano esoterismo cattolico. Occorre avere la preparazione necessaria per seguire la Messa antica ”.

    C’ è qualche Chiesa a Bologna che celebra già regolarmente secondo il rito tridentino?

    “Assolutamente no. Alla Chiesa dei Servi di Maria, ogni domenica alle 11.30, si celebra in latino, ma sempre secondo il Messale di Paolo VI. Solo alla Chiesa del Baraccano, il primo sabato del mese, alle 16.30, è stata concessa, ad un gruppo di appena 40 persone, la possibilità di celebrare secondo il Messale di Trento, nell’edizione però del 1962. Il celebrante comunque non è un prete della nostra arcidiocesi”.

    In sostanza, che cosa prevede il decreto di Papa Ratzinger?

    “ Introduce nuove condizioni per la celebrazione liturgica secondo il Messale tridentino di San Pio V, nell’edizione del beato Papa Giovanni XXIII, rispetto alla normativa in vigore della Quattuor abhinc annos e della Ecclesia Dei. Se oggi per celebrare secondo questo rito occorre l’autorizzazione del vescovo ordinario, una volta entrato in vigore il provvedimento del Papa, tutto ciò non sarà più necessario e la richiesta sarà direttamente avanzata al parroco, che è chiamato ad assecondare la volontà dei fedeli. Inoltre si ha la possibilità di celebrare con la Messa di Papa Giovanni anche nei giorni festivi e non più solo nel corso di quelli feriali”.

    Quali sono le differenze principali tra la Messa del 1962 e quella di Paolo VI del 1970, che resta comunque, anche dopo il documento pontificio il rito ordinario della Chiesa cattolica?

    “ Con il Messale di Paolo VI si rendono più fruibili i riti liturgici e si favorisce la partecipazione attiva e consapevole dei fedeli. Ancora si prevedono più porzioni di passi biblici a disposizione della celebrazione, quattro e non solo un canone eucaristico ed infine è ammessa la concelebrazione”.

    La promulgazione del documento papale è stata accompagnata da non poche polemiche, soprattutto da parte dell’episcopato francese. Proteste non certo sopite una volta avvenuta la pubblicazione del testo. Il decreto attacca il Vaticano II e la sua riforma liturgica avviata con la costituzione dogmatica, Sacrosantum Concilium?

    “Su questo punto Papa Benedetto è stato chiarissimo. Non c’è nessun pericolo per il Vaticano II e per la Sacrosantum Concilium. L’’interpretazione comunque del Concilio Vaticano II quale momento di rottura nella storia della Chiesa è erronea. La Chiesa non procede mai per strappi”.

    Resta però il fatto che i lebfevriani della Fraternità di San Pio X, mai teneri nei confonti del Concilio Vaticano II, una volta pubblicato il provvedimento, hanno seguitato ad usare toni minacciosi e di rivalsa nei confronti del Concilio.

    “Questo è vero. Devono dimostrare coi fatti che le loro riserve per un ritorno alla piena comunione ecclesiale sono solo di stampo liturgico senza ulteriori impedimenti. Il Papa ha voluto tendere loro la mano”.

    Giovanni Panettiere

    http://www.donne-cosi.org/

  72. Syriacus scrive:

    Grazie, Pio .

    [Da TIME, Friday, Oct. 05, 1962

    Council of Renewal

    ” Ultimately, how far the church moves, and in what direction, will be determined by the Pope of transition, John XXIII. So far, his record is puzzling. One of his first major personnel changes was removing the aged, archconservative Giuseppe Cardinal Pizzardo as head of the church’s doctrine-guarding ministry, the Holy Office—only to name the equally conservative Cardinal Ottaviani as Pizzardo’s successor. As Papal Nuncio to France, John seemed to be sympathetic to the worker-priest movement, despite strong Vatican disapproval; after he became Pope, John issued an order that killed the experiment for good. In talks with audiences, John has sometimes spoken favorably of translating parts of the Mass into the vernacular; yet last winter he issued a strongly worded Apostolic Constitution that forbade priests to write against the use of Latin in the liturgy. “If John is a liberal who is simply making concessions to the Vatican,” complains the editor of a Catholic diocesan weekly in the U.S., “give me a conservative who will make a few concessions to the liberals.” ”

    http://www.time.com/time/printout/0,8816,829210,00.html ]

  73. lycopodium scrive:

    Penso che il Motu Proprio di Benedetto XVI ci inviti a delle considerazioni autocritiche, aldilà delle facili (umane, troppo umane, perciò errate) reciproche accuse di “Concilio tradito” e di “Concilio traditore” .
    Il Motu Proprio coinvolge il tema della presenza, nella Chiesa, di diverse “identità culturali”, oggi in conflitto, proprio a causa della nostra povera umanità.
    Il Motu Proprio, contro le nostre umane tentazioni, ricorda (a noi smemorati):
    - la legittimità morale di identità culturali nella Chiesa, anche sensibilmente diverse;
    - l’obiettivo non solo di una loro coesistenza e collaborazione, ma anche del reciproco riconoscimento (conseguentemente: di una memoria storica condivisa);
    - la necessità, quindi, di specifiche figure giuridiche che le recepiscano e le garantiscano l’una di fronte all’altra (meglio: l’una con l’altra e l’una per l’altra!).
    Fin qui giungerebbe anche un sano buon senso, una naturale politica di pacificazione.
    Il presupposto, l’anima della volontà del Papa è molto di più che naturale, direi – per intenderci – “soprannaturale”; infatti nessuna di queste “identità” può godere di “extraterritorialità” rispetto alla Chiesa stessa: è la logica della comunione (ed è la ben nota “ermeneutica della continuità” del Papa, contrapposta a quella della “rottura”, di cui spesso noi siamo interpreti).
    Preghiamo, e adoperiamoci, perché l’invito di Papa Benedetto abbia successo.

  74. Mauro W. Fuolega scrive:

    Stamattina, dopo la Santa Messa Novus Ordo – dai Domenicani – sono tornato a casa ispirato e sostenuto dal mio Padre spirituale contro le “potenze” che reggono la diocesi di Milano e quindi ho nuovamente scritto. Per Vostra opportuna conoscenza Vi allego la lettera:

    Gentile Mons. Boretti,
    La ringrazio sentitamente per la Sua cortese risposta che, ovviamente, non posso condividere nei contenuti. In questi giorni ho riflettuto sulla situazione incresciosa in cui la Curia milanese si è venuta a trovare per un senile capriccio o dispetto liturgico, che dir si voglia.
    Il Cardinale Arcivescovo e Mons. Manganini hanno fatto davvero una miserabile figura davanti a tutti gli interessati all’applicazione del Motu Proprio, qui e a Roma.
    Per questo, anche per permettere loro di salvare la faccia “in extremis”, e senza voler – poco cristianamente – infierire ulteriormente su chi non avendo argomenti validi per difendersi usa solo la propria autorità, ormai
    intaccata e declinanante, prima che arrivino delle direttive cogenti dalla Commissione Ecclesia Dei, accompagnate magari da eventuali sanzioni dall’Alto, mi permetto di entrare ancora nella diatriba e proporre una via di uscita che faccia alla fine il bene di tutti.
    Per prima cosa, Mons. Manganini dovrebbe seriamente considerare l’ipotesi di un suo pensionamento o il passaggio ad altro incarico, meglio se fuori diocesi. Lo conosco personalmente, è un uomo acuto e intelligente, e
    sicuramente non vorrà uscire di scena fra l’esecrazione generale; anche se il suo nome, ai più, non significa nulla, ai tradizionalisti e ai sacerdoti della Diocesi dice molto, e dalle parole che potrebbero essere sussurrate a mezzavoce e dal pettegolezzo, come Lei ben saprà ci si deve sempre guardare in ambiente ecclesiastico. Un disastro come Arciprete del Duomo l’ha già fatto quando ha proibito la tradizione di celebrare un volta l’anno una Santa Messa, in rito ambrosiano antico, in memoria del Beato Card. Schuster: perché insistere in queste cattiverie gratuite, a chi giovano?
    Quanto al Cardinale, è chiamato con urgenza, non da me certo, ma dalla comune fede, a riconciliarsi col Papa. Ed il minimo che possa fare è invitare Sua Santità a Milano per restaurare, con un bel pontificale in rito
    ambrosiano antico, l’”armonia ritrovata”, prima che si trovi anche lui messo con le spalle al muro dalle disposizione romane in arrivo fra breve.
    In quell’occasione, potrebbe rimettere il suo mandato nelle mani del nostro amato Benedetto XVI° adducendo qualsiasi motivo che possa essere accettato per esonerarlo dall’incarico.
    Non credo gli sia difficile inventarsi qualcosa, visto che di sciocchezze ne ha scritte e raccontate tante, durante il suo periodo pastorale.
    Quanto a Lei, Mons. Boretti, sono sempre in debito con Lei, e La ringrazio di cuore per la pazienza che mi ha usato nel leggermi anche questa volta.

    Suo, in Cristo,

    Mauro W. Fuolega

  75. Areki44 scrive:

    Per fra Diavolo (n°68) ho provveduto ad inviarti un messaggio al tuo indirizzo di posta elettronica. Rispondi appena lo leggi. Grazie .

  76. Raffaele Savigni scrive:

    Condivido le sagge considerazioni di Lycopodium (n. 73) e quelle del bolognese Mons. Cavina. Non mi sembra invece che Mauro W. Fuolega abbia l’autorità per minacciare vescovi ed ecclesiastici milanesi. Non credo proprio che papa Ratzinger abbia emesso il motu proprio per una sorta di revanchismo anticonciliare (come molti temono ed altri auspicano). Perciò non credo che destituirà vescovi che dissentono da lui su questioni non di fede ma puramente pastorali; li inviterà piuttosto a essere più tolleranti ed aperti nei confronti dei tradizionalisti affezionati al vecchio rito (che peraltro io, per quanto ammiratore del latino e del canto gregoriano, non chiederò).

  77. Caterina scrive:

    Non so se la notizia possa interessare…^___^

    Il Card. Castrillon consacra 5 nuovi preti con il rito san Pio V
    ^___^

    Cardinal Dario Castrillon-Hoyos, Pope Benedict XVI’s envoy, consecrates one out of five new priests in a tradition dating back to Pius X, 22 September 2007 in Bordeaux, southwestern France.

    per le foto:

    http://img206.imageshack.us/img206/3492/afp0354958jc2.jpg
    http://img206.imageshack.us/img206/3228/afp0354946ev7.jpg
    http://img223.imageshack.us/img223/1416/afp0354955li3.jpg

    secondo me….questo atto del card. Castrillon è UNA RISPOSTA a tutti, ossia: MENO CHIACCHIERE E PIU’ CONCRETEZZA…..come a dire: chi ha la possibilità di farlo, si dia da fare….senza alimentare discussioni atte a penalizzare un fronte o creare addirittura DUE FRONTI…no! nessuna divisione, il MP LIBERA DALLE CATENE un diritto sacrosanto, ergo chi può, come testimonia lo stesso Castrillon con questa Messa di consacrazione presbiteriale: SI DIA DA FARE….

    Deo dicamus gratias!
    ^___^

    Fraternamente CaterinaLD

  78. Andrea Tornielli scrive:

    Vorrei dire che condivido il richiamo di Raffaele e rinnovo il mio invito ad evitare toni anche vagamente minacciosi. Certo linguaggio, estremizzando, finisce per essere un valido aiuto per chi avversa il Motu proprio.
    a.t.

  79. Areki44 scrive:

    Caro Mauro W. Fuolega, capisco il tuo zelo e il sacro fuoco che ti prende. Tuttavia umilmente ti vorrei offrirti un altro elemento che tu (ed io con te) possiamo considerare. Gesù nel Vangelo ci invita ad AMARE I NEMICI. Quindi anche se giustamente vorremmo far capire al Cardinale Tettamanzi e ai suoi “accoliti” che sono nell’errore, anche essi proprio perchè nemici hanno diritto di essere da noi amati. “Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi perseguitano”. Sottoponi queste mie considerazioni al tuo confessore domenicano…
    Diceva mia nonna: “Si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile di aceto”. Comunque Dio ti ama come sei, col tuo carattere irruento… Auguri.

  80. Syriacus scrive:

    [Questa va bene]

    Sehr geehrter Herr Dr. Professor Savigni,

    quando lo capirà che la lettera Summorum Pontificum NON è rivolta UNICAMENTE ai “tradizionalisti affezionati al vecchio rito” (che peraltro Lei -lo abbiamo oramai capito ampiamente- , per quanto ammiratore del latino e del canto gregoriano, non chiederà ) ??

    Cito dalla Lettera de Papa di presentazione Motu proprio ai Vescovi :

    “Papa Giovanni Paolo II si vide, perciò, obbligato a dare, con il Motu Proprio “Ecclesia Dei” del 2 luglio 1988, un quadro normativo per l’uso del Messale del 1962, che però non conteneva prescrizioni dettagliate, ma faceva appello, in modo più generale, alla generosità dei Vescovi verso le “giuste aspirazioni” di quei fedeli che richiedevano quest’uso del Rito romano. In quel momento il Papa voleva, così, aiutare soprattutto la Fraternità San Pio X a ritrovare la piena unità con il Successore di Pietro, cercando di guarire una ferita sentita sempre più dolorosamente. Purtroppo questa riconciliazione finora non è riuscita; tuttavia una serie di comunità hanno utilizzato con gratitudine le possibilità di questo Motu Proprio. Difficile è rimasta, invece, la questione dell’uso del Messale del 1962 al di fuori di questi gruppi, per i quali mancavano precise norme giuridiche, anzitutto perché spesso i Vescovi, in questi casi, temevano che l’autorità del Concilio fosse messa in dubbio. Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la richiesta dell’uso del Messale del 1962 si limitasse alla generazione più anziana che era cresciuta con esso, ma nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia. Così è sorto un bisogno di un regolamento giuridico più chiaro che, al tempo del Motu Proprio del 1988, non era prevedibile; queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni.”

    Visto quello che Lei (e Melloni & Alii) insistentemente, ossessivamente ripete, circa i presunti “reali destinatari” del documento pontificio, allora ne deduco che molti cattolici ‘adulti’ hanno un così ampio senso del reale da pensare che Joseph Ratzinger, quando di suo pugno ha vergato il passaggio sopra, stava forse facendo uso di sostanze psicotrope.

    Ritengo però che il “peyote” non se lo sia fumato il papa, bensì qualcun altro opinion leader intraecclesiale…

    Cordialità

  81. Silvano T. scrive:

    Il tono della puzzetta melloniana sul Corriere della Sera non era vagamente minacciosa ??? … eh ??? La chiesa di sinistra, dossettiana, vorrebbe un altro conclave e spera che l’ Immenso Papa Ratzinger campi poco, vista l’età, per una formidabile ammucchiata: Martini o Tettamanzi papa e Don Prodi segretario di stato, Melloni portavoce, il sergente di Bose presidente della Cei e Miccoli direttore di Radio Vaticana e … troverebbero un posto alla Lateranense anche per “si,no,ma,però” Savigni, grande pensatore progressista.

  82. Mauro W. Fuolega scrive:

    Ringrazio tutti gli amici che mi riprendono per la mia irruenza. E’ proprio perché amo la chiesa e i suoi pastori che me la prendo tanto. Sono un peccatore pieno di imperfezioni e non ho nessun titolo per poter minacciare, lo so. Però come cristiano però ho l’obbligo morale, in coscienza, di riprendere i pastori e richiamarli al loro dovere, come tutti possono benissimo fare, ciascuno a suo modo e secondo il proprio temperamento e le diverse forme. Adesso stiamo a vedere come andrà a finire. Grazie, in ogni modo, per i richiami: la temperanza non è una mia virtù. Vostro,
    mauro W. Fuolega

  83. annarita scrive:

    Secondo me il problema è a monte, cioè dal Concilio Vaticano II i successori di Pietro non hanno voluto più usare la loro autorità, questo ha permesso a tanti vescovi progressisti di fare da padroni in casa altrui. Gesù ha dato a Pietro il primato sulla Chiesa non ai vescovi riuniti. Nemmeno a S.Paolo, che a volte ne sapeva di più di Pietro, è mai venuto in mente di mettere in discussione la sua autorità, la Chiesa non è una democrazia. Bisogna che si ristabilisca questa autorità, che nemmeno il Papa può demandare a terzi.

  84. Onofrio scrive:

    Scusandomi in anticipo per eventuali ripetizioni, mi piace sottolineare in particolare un passo della lettera del Papa che accompagna il motu proprio; tale passo tratta di molti _giovani_ come destinatari del provvedimento.

    “Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la richiesta dell’uso del Messale del 1962 si limitasse alla generazione più anziana che era cresciuta con esso, ma nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia. Così è sorto un bisogno di un regolamento giuridico più chiaro che, al tempo del Motu Proprio del 1988, non era prevedibile; queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni.”

    A meno che non si vogliano attaccare le basi della lingua italiana, mi sembra più che evidente il senso delle frasi riportate; il motu proprio non è diretto a gruppi di anziani, ma è diretto anche ai giovani che si sono avvicinati alla Chiesa _pur sentendo solo parlare o scoprendo il rito antico da vecchi libri_.

    E’ forse questo che turba di più chi ha in avversione la forma straordinaria del rito romano, che cioè non sia un “affare per vecchi”, ma che ancora sia tanto giovane.

    Non è cancellando con una gomma il rito antico o “vietandolo” che si potrà arrivare ad eliminarlo; se l’intento di chi va contro il rito antico è “sparare ad esso con il silenziatore”, assicuro che si ottiene solo l’effetto contrario.
    Cerchiamo di non dividerci su cose tanto belle; abbiamo il dono della fede, sappiamo apprezzare cosa è la Santa Messa… non dividiamoci su come celebrarla.

    Il rito della Messa in forma extraordinaria non è una cosa “per tipi strani”, ma per tanti, giovani e meno giovani, cresciuti con il Novus Ordo e che hanno colto, dal Vetus Ordo magari solo letto in un libriccino antico ritrovato (è stato questo il mio caso), la bellezza della Santa Messa e riscoperto l’amore per la Santa Chiesa.

    Sono felice che questa mia esperienza personale (che risale a dieci anni fa… io oggi sono trentenne) vi sia stata per tanti altri giovani nel mondo, al punto che il Papa ci cita, pur non conoscendoci uno ad uno, nella lettera che accompagna il motu proprio.

    Vi ringrazio e scusatemi se vi ho annoiato parlando di una mia esperienza personale.

  85. Mauro W. Fuolega scrive:

    Oggi vorrei spendere due parole in proposito dell’ecclesiologia che informa e precede la liturgia. Come ha stabilito la Costituzione Dogmatica Lumen Gentium il ruolo dei laici all’interno della Chiesa e così pure l’importanza dei Vescovi, in comunione col successore di Pietro, sono stati rivalutati. Che contemporaneamente la Chiesa abbia mutato natura, trasformandosi da società gerarchica in democratica, niente e nessuno lo può legittimamente affermare. Paolo VI stesso in merito all’interpretazione del Concilio Vaticano II affermò, in un discorso, che questo si sarebbe dovuta fare alla luce della tradizione, del passato, cioè della fede fino ad allora professata. Nel caso specifico, quindi, la Lumen Gentium non può essere correttamente intesa se non alla luce dell’enciclica pacelliana Mediator Dei e di tutti gli altri documenti ad essa precedenti.
    Immaginare ora, che il Novus Ordo possa rispecchiare un’ecclesiologia differente è pura eresia. In effetti lo si è voluto intendere arbitrariamente, continuando a sommare errore ad errore nel corso degli anni, e ancora oggi certi maldestri pastori continuano a credere e soprattutto, a comportarsi, come se l’ultimo concilio ecumenico abbia fatto tabula rasa del passato, quando questo non è assolutamente vero.
    Come ho già scritto in precedenti interventi, sono un sostenitore dell’ermeneutica della rottura – de facto – della tradizione cattolica e della trasmissione intatta della fede da parte dei cosiddetti progressisti, o “cattolici maturi”, che hanno caparbiamente spinto le direttive del concilio al di là dei limiti stabiliti dagli stessi padri conciliari e dall’autentica interpretazione del Magistero Pontificio.
    Che il Novus Ordo possa essere equivoco in certi suoi passi, ma valido, è cosa risaputa, in ogni caso la sua ecclesiologia non può differire o distaccarsi dalla fede, e così pure il Vetus Ordo non è assolutamente in opposizione alla Lumen Gentium. Proprio l’impegno dei laici deve far sì che si trovino sempre nuovi modi per parteciparlo ed amarlo con devozione, approfondendo i tesori spirituali che contiene.
    Ecco allora il vero nodo della questione: sono gli uomini che hanno montato il caso, si sono allontanati dai sentieri percorsi dai loro padri, fomentando una contrapposizione che non esiste. A chi dobbiamo guardare se non al demonio che in tutta questa confusione ha giocato un ruolo da maestro? Complimenti! Dobbiamo tutto a lui, se oggi, certi presuli insegnano cose sbagliate, si rivoltano contro il Papa, ostacolano l’antica liturgia, senza che nemmeno si accorgano di quanto siano in errore e di scandalo per la chiesa e i fedeli. Preghiamo dunque, perché il Signore li ispiri a tornare presto sulla retta via.

  86. Raffaele Savigni scrive:

    Concordo con alcune osservazioni dell’ultimo intervento di Mauro W. Fuolega, più equilibrato dei precedenti: il Vaticano II non ha certo voluto fare tabula rasa del passato e mutare la natura della Chiesa. Aggiungerei che se il Vaticano II va interpretato alla luce della grande Tradizione, e quindi dei concili precedenti (non però della manualistica ottocentesca, che non è infallibile!), vale anche il contrario: l’ultimo concilio getta nuova luce sui precedenti, e li integra.Ad Annarita: non è vero che il papa non possa delegare parte della sua autorità ad altri (al concili, ai sinodi, alle conferenze episcopali etc.); come disse Paolo VI, il papa può scegliere liberamente, in rapporto alle diverse situazioni storiche, il modo di esercitare il ministero petrino (in senso più “monarchico” o più collegiale). Inoltre la collegialità papa-episcopato esprime meglio il mistero della Chiesa come comunione e la “ricezione” delle definizioni solenni da parte della Chiesa stessa. Anche gli scritti dell’allora card. Ratzinger vanno in questa direzione.

  87. Charette (François-Athanase de la Contrie) scrive:

    Quanto detto a proposito delle opinioni del cardinal Ratzinger sul concetto di comunione mi trova abbastanza d’accordo, però lui stesso affermava che esiste una “precedenza ontologica della Chiesa universale” che giustifica il ministero petrino come responsabile “per l’unità di tutta quanta la Chiesa”.
    Le evidenti difficoltà nella ricezione del motu proprio “summorum pontificum” da parte di alcuni vescovi non mi sembra che si accordino, secondo il mio modesto parere, con i concetti espressi sopra e con il fatto che il “Vescovo rappresenta nella Chiesa locale l’unica Chiesa”.

    Ecco alcuni stralci di una lunghissima relazione sul tema dell’allora cardinale Joseph Ratzinger

    […] A partire di qui la Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla “communio” può dire che nella Chiesa non vi sono stranieri: ognuno è ovunque a casa sua e non solo ospite. È sempre l’unica Chiesa, l’unica e la medesima. Chi è battezzato a Berlino, è nella Chiesa a Roma o a New York o a Kinshasa o a Bangalore o in qualunque altro posto, altrettanto a casa sua come nella Chiesa in cui è stato battezzato. Non deve registrarsi di nuovo, è l’unica Chiesa. […]

    […] “La Costituzione sulla Chiesa ha notoriamente trattato il ministero episcopale nel terzo capitolo e chiarito il suo significato a partire dal concetto fondamentale del “collegium”. Questo concetto che appare solo in modo marginale nella tradizione serve a illustrare l’interiore unità del ministero episcopale. Vescovo non si è come singoli, ma attraverso l’appartenenza ad un corpo, ad un collegio, che a sua volta rappresenta la continuità storica del “collegium apostolorum”. In questo senso il ministero episcopale deriva dall’unica Chiesa e introduce in essa. Proprio qui diviene visibile che non esiste teologicamente alcuna contrapposizione fra Chiesa locale e Chiesa universale. Il Vescovo rappresenta nella Chiesa locale l’unica Chiesa, ed egli edifica l’unica Chiesa, mentre edifica la Chiesa locale e risveglia i suoi doni particolari per l’utilità di tutto quanto il corpo. Il ministero del successore di Pietro è un caso particolare del ministero episcopale e connesso in modo particolare con la responsabilità per l’unità di tutta quanta la Chiesa. Ma questo ministero di Pietro e la sua responsabilità non potrebbero neppure esistere, se non esistesse innanzitutto la Chiesa universale. Si muoverebbe infatti nel vuoto e rappresenterebbe una pretesa assurda. Senza dubbio la retta correlazione di episcopato e primato dovette essere continuamente riscoperta anche attraverso fatica e sofferenze. Ma questa ricerca è impostata in modo corretto solo quando viene considerata a partire dal primato della specifica missione della Chiesa e ad esso in ogni tempo orientata e subordinata: il compito cioè di portare Dio agli uomini, gli uomini a Dio. Lo scopo della Chiesa è il Vangelo, e attorno ad esso tutto in lei deve ruotare.” […]

    […] “Questa precedenza ontologica della Chiesa universale, dell’unica Chiesa e dell’unico corpo, dell’unica sposa, rispetto alle realizzazioni empiriche concrete nelle singole Chiese particolari mi sembra così evidente, che mi riesce difficile comprendere le obiezioni ad essa. Mi sembrano in realtà essere possibili solo se non si vuole e non si riesce più a vedere la grande Chiesa ideata da Dio – forse per disperazione a motivo della sua insufficienza terrena -; essa appare ora come una fantasticheria teologica, e rimane quindi solo l’immagine empirica delle Chiese nella loro relazione reciproca e nella loro conflittualità. Questo però significa che la Chiesa come tema teologico viene cancellato. Se si può vedere la Chiesa ormai solo nelle organizzazioni umane, allora in realtà rimane solo desolazione.” […]

    (Convegno internazionale sull’attuazione del Concilio Ecumenico Vaticano II: relazione del cardinal Joseph Ratzinger dal titolo L’ecclesiologia della Costituzione “Lumen gentium” http://www.gliscritti.it/approf/ratzing/l_gentium.htm)

  88. annarita scrive:

    A Raffaele: penso comunque che i sinodi o le conferenze episcopali non possano legiferare contro un decreto papale, in questo caso contro il Motu Proprio, altrimenti a cosa si riduce la figura papale, se privata della sua piena autorità?

  89. Angelo Bottone scrive:

    Io Betori ha CHIARAMENTE smentito le sue ricostruzioni.
    “Mi permetto di dire che alcune ricostruzioni giornalistiche del dibattito interno non corrispondono a verità. Né per quanto riguarda i partecipanti al dibattito, inclusi o esclusi nel dibattito stesso Mai – ha sottolineato il Segretario della CEI – è stata sollevata l’ipotesi di un regolamento applicativo. Nessuno lo ha chiesto e mai questa ipotesi è stata fatta”.

    A questo punto, o lei s’è inventato tutto oppure ha delle fonti inaffidabili. Spero la seconda.

  90. Andrea Tornielli scrive:

    La ringrazio, nonostante il tono sarcastico che usa nei miei confronti. Le CONFERMO tutto quanto ho scritto RIGA PER RIGA. Purtroppo non ero a Roma, alla conferenza stampa. Sappia comunque che i proponenti un documento sulla messa antica sono stati due vescovi, ma la loro proposta è caduta nel vuoto. Hanno discusso per tre giorni. Sarei in grado di documentarle altre smentite del genere che in realtà smentivano notizie vere. Ho verificato grazie a più fonti le notizie che ho pubblicato. Hanno discusso per TRE GIORNI TRE del Motu proprio. E non erano affatto d’accordo. Mi scusi, ma se quanto ho scritto era falso, com’è che né mons. Ghidelli, né mons. Forte, né il futuro cardinale Romeo, né mons. Di Molfetta né mons. Castellani hanno inviato una sola riga di smentita al Giornale? Lo sa che Betori ha detto quelle parole dopo che per tre volte, con insistenza, i giornalisti gli hanno chiesto conto del dibattito interno sul Motu proprio? Mi crede così stupido da inventarmi le cose? Se preferisce, può credere quello che vuole: anche che mi sono immaginato tutto per “dividere” la Chiesa, attaccare beneamati presuli (in che cosa consista l’attacco, poi non lo so: ho solo scritto che hanno discusso e che alcuni erano preoccupati per l’applicazione del documento papale, realtà che chiunque è in grado di capire da solo leggendo le notificazioni, le lettere e le interviste di molti vescovi al riguardo) etc. etc. In ogni caso, se consulta un po’ questo stesso blog e legge qualche volta il Giornale, si accorgerà so “inventare” piuttosto bene.
    a.t.

  91. Fabiola scrive:

    E’ verissimo. Anticipazioni sempre regolarmente confermate dai fatti. Ottimo lavoro, caro Andrea. Grazie.

  92. Syriacus scrive:

    Mi si permetta solo la seguente annotazione: se quello che ha riferito Andrea fosse stato totalmente errato, come mai un altro autorevole vaticanista come Sandro Magister lo ha
    ribadito in toto proprio ieri?
    Immagino inoltre che un ‘senior religion correspondent’ come il Magister abbia fonti autonome da cui verificare in maniera indipendente le notizie pubblicate da Tornielli..

  93. Mario Palmaro scrive:

    Andrea Tornielli è un giornalista serio e ha riferito la verità. Betori è costretto a fare il pompiere e cerca di gettare un velo pietoso sulle divisioni che lacerano il collegio dei vescovi. Resta vero che in alcune diocesi è in atto una vera e propria censura verso il Motu Proprio: speriamo che Roma intervenga con decisione…

  94. Charette (François-Athanase de la Contrie) scrive:

    L’argomento “tranchant” sono le interviste pubbliche e le notificazioni alla rispettive diocesi dei vescovi in oggetto, perlomeno di alcuni di loro e anche di altri non menzionati; sarebbe da “fessi” pensare che non abbiamo, quantomeno, discusso la cosa in sede di riunione della CEI.
    Che poi non vi siano divisioni all’interno della chiesa, solo un cieco o un sordo può affermarlo.
    E poi lo afferma chiaramente anche il papa (cfr. il discorso alla curia romana del 22.12.2005), anzi i papi da Paolo VI, compreso, in poi.

  95. Areki44 scrive:

    Ho letto l’intervista di Mons. Betori con le sue precisazioni riguardanti il “convinto” e “corale” assenso dei Vescovi italiani al Motu Proprio. Sono comunque certo della serietà e della professionalità di Andrea Tornielli come giornalista. Per la verità Mons. Betori non poteva pubblicamente sostenere la divisione all’interno del parlamentino della CEI. Allora se è vero che i nostri Vescovi accolgono con tutto il cuore le disposizioni del Santo Padre contenute nel Motu Proprio, perchè mi domando a Milano si ostinano a non applicare il Motu Proprio al rito ambrosiano??? E le esternazioni di vari Vescovi contro il Motu Proprio che cosa sono? Non vogliamo un’obbedienza al Papa a chiacchiere vogliamo fatti e non parole!! Comunque le dichiarazioni di Mons. Betori almeno un effetto positivo lo hanno sortito, d’ora in poi se un vescovo dirà o farà cose contrarie alla lettera e allo spirito del Motu Proprio non solo disobbedirà al Santo Padre, ma non sarà neppure in comunione con la Conferenza dei Vescovi italiani.
    Al dottor Tornielli la mia solidarietà.

  96. Gianluca Barile scrive:

    Da osservatore e lettore non ho la benchè minima ombra di dubbio sulla veridicità della notizia riportata da Andrea Tornielli. Piuttosto mi rammarica la smentita di Betori: un Vescovo, un successore degli Apostoli, non dovrebbe mentire mai, neanche per amor di Patria.

  97. Syriacus scrive:

    [Per la -infinita- serie "nihil sub sole changes" : ]

    Corriere delle Alpi

    LA RIFORMA DELLA LITURGIA CATTOLICA NOVITA’ IN CHIESA

    Messa in latino, accoglienza tiepida dei preti

    Paola Dall’Anese

    I parroci: «Qui non sarà necessaria, ma dovremo rispolverare i vecchi messali»

    BELLUNO. Accoglienza tiepida e poco convinta per il ritorno della messa in latino, liturgia che sarà possibile celebrare da oggi secondo il rito tridentino di san Pio V. I parroci di Belluno, infatti, sembrano perplessi su questo ritorno al latino, anche se «da noi», confermano tutti, «non cambierà nulla, visto che viene applicata soltanto se c’è la richiesta da parte di una comunità di cattolici tradizionalisti, cosa che qui non esiste. Ma se dovesse succedere, dovremmo rispolvere il messale del 1962», dice don Renato della parrocchia di San Giovanni Bosco.
    «Credo che il Papa abbia fatto una bella cosa introducendo questa novità, per rispetto agli anziani, che sono gli unici che oggi conoscono ancora la messa in latino, ma credo che da noi nessuno lo richiederà», dicono dalla chiesa di Mussoi.
    «La gente in paese non ci ha mai chiesto di celebrare la messa in latino», sono le pariole di don Anselmo Recchia della parrocchia di Visome, «il problema è che se uno non conosce il latino, fa fatica a recepire il messaggio che lancia la Chiesa. Se avrò una richiesta in questo senso, dovrò comunque andare a rispolverare gli antichi messali».
    «Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di questo tipo, ma se venisse non sarei in grado di celebrare un’intera messa in latino», confessa don Rinaldo De Menech della parrocchia dei santi Biagio e Stefano.
    «Non penso che ci sarà bisogno di celebrare la messa in latino qui a Belluno», commenta don Dario Fontana, parroco di Cavarzano, «anche perchè una liturgia nella lingua dei nostri antenati si celebra ogni domenica alle 10 in Duomo, e credo sia anche abbastanza frequentata. Qui, invece, non abbiamo nessuno che è amante della liturgia tradizionale, non c’è questa esigenza».
    Certo, però, la messa della domenica in cattedrale non è quella che papa Benedetto XVI ha introdotto da oggi, un rito che prevede, tra le altre cose, che il celebrante giri le spalle al popolo e che siano ammessi soltanto i canti gregoriani.
    Per le parrocchie piccole il problema, secondo i sacerdoti che le guidano, non si pone nemmeno, anche perchè, dice qualcuno di loro, «dopo 40 anni di messa in italiano abbiamo difficoltà a celebrare una liturgia in latino».
    Che l’idea lanciata dal pontefice non sia stata apprezzata proprio al 100%, lo dimostra il fatto che i sacerdoti di malavoglia si pronunciano sul tema. E se lo fanno non vogliono comparire apertamente.
    Chi invece è contento di questo ritorno al passato è l’Ordine dei cavalieri di Malta di Belluno. «Da anni», dice Carlo Fabris, cavaliere di Malta, «vado alla messa delle 10 in Duomo della domenica, che segue il rito di papa Paolo VI ed è in parte in latino. Per chi ha una cultura storica in latino, l’iniziativa di Benedetto XVI non può che essere accolta con piacere. Il latino, infatti, avvicina di più il cattolico, trasmettendo più affezione e più concentrazione».
    «Il problema non è la lingua, ma il rito che cambia», dice don Giuseppe Bratti, segretario del vescovo Andrich. «La funzione che verrà introdotta da domani (oggi per chi legge, ndr) non è mai stata del tutto vietata. La messa in latino è stata introdotta dal san Pio V e viene dal Concilio di Trento del 1536 e poi riformata nel 1962 dal beato Giovanni XXIII. Ci sarà la massima libertà liturgica, qualora dovesse esserci la richiesta di una comunità di cattolici tradizionalisti, cosa che qui a Belluno mi pare non ci sia. Da domani, quindi, non cambierà nulla».

    (14 settembre 2007)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Messa-in-latino-accoglienza-tiepida-dei-preti/1769010/6

  98. Syriacus scrive:

    [Summit mediolanense attorno al successore di Ambrogio (scusate se scrivo Ambrogio, ma visto che Farinella si ostina a dire "Pio V"...faccio come certi filosofi che dicono "Agostino" e "Tommaso"..) Dionigi ‘Cuor Docile & Saggio’, che ha ordinato due suoi nuovi Ausiliari : ]

    CHIESA IN ITALIA

    Preside della Facoltà teologica il primo, a lungo rettore dei Seminari il secondo, diventano primi collaboratori nella guida della diocesi. Con una particolare attenzione alla formazione dei giovani

    Tettamanzi ordina Brambilla e Delpini

    Domenica in Duomo il porporato ha consacrato i due nuovi vescovi ausiliari dell’arcidiocesi ambrosiana: «Abbiate un cuore docile e saggio»

    Da Milano Annalisa Guglielmino

    Alle spalle hanno la stessa corposa tradizione di fede ambrosiana. E due cammini sacerdotali, accomunati dalla passione per l’annuncio del Vangelo e per la formazione dei giovani in Seminario, cominciati insieme da compagni di Messa, il 7 giugno del 1975, ordinati dal cardinale Giovanni Colombo.
    Monsignor Franco Giulio Brambilla e monsignor Mario Delpini, come in quel giorno prostrati a terra ai piedi dell’altare, domenica sono stati consacrati vescovi nel Duomo di Milano, voluti da papa Benedetto XVI come ausiliari della diocesi ambrosiana.
    «Abbiate un cuore docile e saggio» è stato l’augurio del cardinale Dionigi Tettamanzi mentre imponeva loro le mani. Accanto all’arcivescovo di Milano, l’abbraccio dei vescovi conconsacranti: monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, è stato vicino a monsignor Brambilla che proprio per la Chiesa italiana è stato relatore al Convegno di Verona. Insieme a monsignor Renato Corti, vescovo di Novara e originario della diocesi ambrosiana. Che è stato conconsacrante anche di monsignor Delpini, insieme a monsignor Marco Ferrari, vescovo ausiliare di Milano. A imporre le mani c’erano anche i vescovi milanesi Ermino De Scalzi, Carlo Redaelli, Angelo Mascheroni, Luigi Stucchi, Vincenzo Di Mauro (eletto, sarà consacrato sabato a Roma dal Papa), il vescovo di Vigevano Claudio Baggini, i vescovi originari della diocesi: Adriano Caprioli, pastore di Reggio Emilia-Guastalla, Luigi Belloli, emerito di Anagni-Alatri, Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, Piergiacomo Grampa, vescovo di Lugano.
    Preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e autore di testi di cristologia e antropologia monsignor Brambilla, rettore maggiore dei Seminari milanesi fino al 2006 e delegato per le vocazioni monsignor Delpini, i nuovi vescovi alle spalle hanno quella fede solida, concreta, delle loro terre d’origine, il Lecchese e il Varesotto. «Quella fede di un cristianesimo popolare, che sta vicino alla vita delle persone e si cura semplicemente della loro coscienza cristiana»: la visione del proprio ministero che monsignor Brambilla ha racchiuso nel motto tutto ambrosiano «Loquamur Dominum Iesum». «Il mio primo pensiero è quello di raccontare il Signore Gesù, a cui ho dedicato tutta la mia vita» ha detto alla fine della celebrazione in Duomo. Una vita intera da teologo, la sua, di «una teologia e una cultura sempre più al servizio della vita quotidiana». Una visione del cattolico, la sua, sintetizzata da san Pietro nella Prima lettera, «siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi», tema portato da monsignor Brambilla proprio a conclusione del Convegno di Verona.
    E la stessa esortazione petrina ha fatto echeggiare nella Cattedrale il cardinale Tettamanzi, chiedendo ai suoi due nuovi vescovi di dedicarsi nel loro nuovo ministero «alla cura per le vocazioni» e «alla formazione spirituale, teologica e pastorale del clero e del laicato». Due ambiti che interessano «soprattutto i giovani» e «decisivi per il servizio al Vangelo della Chiesa ambrosiana in un momento sociale di profondi cambiamenti».
    «Plena est terra gloria Eius»: il motto episcopale di monsignor Delpini, anche quello è in parte dedicato ai giovani, e alla santità. L’augurio del nuovo vescovo, che ha insegnato per oltre trent’anni in Seminario, è che «nessun giovane butti via sua vita». E di santità ha parlato, nel suo saluto alla fine della cerimonia, a proposito della Bassa Milanese, la zona diocesana di cui è vicario episcopale dal 2006. «Per sua configurazione e storia, una zona refrattaria a grandi eventi, ma dove ho visto preti santi, dedicati al loro ministero, e persone che ogni giorno si svegliano per fare il bene». Ecco perché il suo episcopato sarà «dedicato a promuovere la santità quotidiana». La «terra» del motto è come quella della Bassa: «Non ci sono cascate, né acqua zampillante. Ma c’è un acqua che scorre, e piano piano impregna la terra, la feconda, fa crescere il riso e il grano».
    Ai due nuovi vescovi è arrivata anche la benedizione del cardinale Carlo Maria Martini, dal suo ritiro di Gerusalemme. Per l’arcivescovo emerito di Milano i due presuli diventano «membra vive di una realtà che supera le Chiese locali e abbraccia tutto il mondo, portando davanti a Dio una grave responsabilità per il nostro tempo». Un telegramma che ha seguito quello del giorno prima per la consacrazione di monsignor Busti a vescovo di Mantova, in giorni di festa per la diocesi di Milano che vedrà sabato a Roma, insieme a quella di monsignor Di Mauro, la consacrazione di monsignor Francesco Brugnaro e monsignor Gianfranco Ravasi, per mano di Benedetto XVI. Anche loro figli della stessa solida Chiesa ambrosiana da cui venne Achille Ratti.

    http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2007_09_25/articolo_792828.html

  99. Syriacus scrive:

    Dona loro, Signore, un cuore docile e saggio

    Omelia nella Santa Messa
    per l’Ordinazione episcopale di

    Sua Eccellenza Mons. FRANCO GIULIO BRAMBILLA
    Sua Eccellenza Mons. MARIO DELPINI
    Vescovi Ausiliari

    Duomo di Milano
    23 settembre 2007

    “L’amore di Dio è in mezzo a noi”.
    Questa, carissimi, è la nostra fede, la ragione della nostra speranza, la sorgente della grande gioia che è nei nostri cuori. I segni dell’amore di Dio sono senza numero. Oggi ne vediamo uno particolarmente bello e prezioso: l’ordinazione episcopale di due presbiteri della nostra Chiesa ambrosiana, di te mons. Franco Giulio Brambilla e di te mons. Mario Delpini, che il Santo Padre Benedetto XVI – cui va il mio più vivo ringraziamento – ha nominato Vescovi Ausiliari per l’Arcidiocesi di Milano.
    La gratitudine di tutti noi – in particolare dei familiari, dei confratelli vescovi, dei sacerdoti, diaconi e seminaristi tutti, dei tantissimi amici e fedeli – è rivolta anzitutto al Signore perchè ancora una volta si rivela come l’Onnipotente che mai si stanca di fare “grandi cose” a favore della sua Chiesa.

    1. Infatti, quanto ci è dato ora di vedere ed ascoltare, di dire e sperimentare nel nostro Duomo è un rito liturgico solenne, con tutto il fascino delle parole e dei gesti e dei canti, che nella sua verità profonda ci apre al mistero di Dio, ci introduce e rende con lui protagonisti di un evento di grazia che interiormente ci trasforma e conforma a Cristo. La nostra fede, qui interpellata, non ha dubbi: con il sacramento dell’ordine episcopale una straordinaria novità tra poco coinvolgerà l’essere e rinnoverà il cuore di don Franco Giulio e di don Mario: lo Spirito santo con la sua effusione di grazia darà loro un volto e un nome nuovi, imprimerà in essi una nuova e indelebile fisionomia, li costituirà per sempre “successori” degli apostoli di Cristo Gesù ponendoli al servizio della sua Chiesa e dell’intera umanità.
    Come abbiamo sentito nella seconda lettura, rivolgendosi al carissimo discepolo Timoteo, Paolo scrive: «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani» (2 Timoteo 1, 6). Ora sul significato, sull’importanza e sulla bellezza del dono di Dio offerto al vescovo fanno luce le divine scritture ora proclamate, che convergono, come loro filo conduttore, sul tema della sapienza. Proprio la sapienza può essere una preziosa chiave di lettura per interpretare e comprendere alcuni aspetti del ministero del vescovo.

    2. Ad introdurci in questa lettura è il sogno di Salomone, che all’inizio del suo compito come re di Israele invoca da Dio il dono della sapienza. Questo dono non serve solo ai re, a chi governa le realtà del mondo, ma è assolutamente necessario ai vescovi, chiamati a guidare il popolo di Dio e ad essere maestri della fede per l’edificazione della Chiesa di Gesù come segno vivo del suo Vangelo. Nell’accorata preghiera, che fa memoria dei benefici che Dio ha donato alla sua casa, Salomone non chiede per il futuro né lunga vita, nè ricchezze, né potenza vittoriosa sui nemici; chiede piuttosto un cuore docile, capace di ascoltare; un cuore saggio, esperto nel distinguere il bene dal male; un cuore che sa suscitare speranza (cfr. 1 Re 3, 5-15).
    Così si conclude il brano biblico: «Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò in Gerusalemme; davanti all’arca dell’alleanza del Signore offrì olocausti e compì sacrifici di comunione» (v.15). Per voi, carissimi don Franco Giulio e don Mario, questo non sia un semplice sogno; sia invece una realtà concreta, una manifestazione potente e profetica dell’amore di Dio che sa cambiare la nostra vita. L’arca dell’alleanza del Signore, al quale offrire sacrifici e preghiere, sia per voi Cristo stesso, la Sapienza eterna di Dio fatta carne, presente e operante nel vostro vissuto quotidiano.
    Abbiate un cuore docile, capace di ascoltare! Non potete essere maestri di fede, con l’annuncio della Parola e con lo studio e la riflessione teologica, se non ritornando sempre di nuovo – come allude il sogno di Salomone – al mistero santo di Dio Padre e di Cristo sua Parola vivente. Lo Spirito santo vi doni di diventare ogni giorno veri discepoli del Verbo per essere ogni giorno veri maestri. Davvero sapiente sarà la vostra parola allorquando coloro che vi ascoltano non saranno attirati e avvinti alla vostra parola, ma verranno aperti e condotti all’incontro vivo e alla comunione personale con il Signore Gesù, con lui che solo ha «parole di vita eterna» (Giovanni 6, 68).
    Abbiate un cuore saggio, capace di distinguere il bene dal male, di discernere le vie che conducono a Dio da quelle che da Dio allontanano! Il grande teologo Tommaso d’Aquino, riprendendo sant’Agostino, ci ricorda che “la prudenza è l’amore che fa discernere bene le cose dalle quali siamo aiutati a tendere a Dio, distinguendole da quelle che ce lo impediscono”. E’ questa la grande sfida cui è chiamato ogni credente e che interpella in un modo tutto speciale il vescovo: con il dono del consiglio, frutto dell’invocazione dello Spirito di verità, il vescovo deve suscitare e sostenere il discernimento dei credenti perché sempre, in tutte le situazioni della vita, perseguano il primato assoluto di Dio e del suo amore, perché Dio sia accolto come l’eterno presente e il suo amore mai sia rifiutato, dimenticato o disatteso nei pensieri, nei sentimenti e nelle azioni.
    Abbiate un cuore capace di suscitare e donare speranza! Il dono della sapienza – così emerge dalla risposta che Dio dà alla preghiera di Salomone – è la fonte di ogni altro bene. In questo senso troviamo un’allusione significativa nel banchetto che il re «diede per tutti i suoi servi» (v. 15). Gesù stesso dichiara autorevolmente come proprio la sapienza che suscita la speranza ha la forza di far sbocciare il bene nella sua pienezza: chi cerca il regno di Dio prima di ogni altra cosa, non riceve forse tutto il resto in aggiunta? Sì, se Dio è sempre presente in noi, se il suo amore è riconosciuto e accolto, a dominare in tutte le situazioni umane – anche le più faticose e inquietanti – non sono né la sfiducia né la paura, ma lo sguardo luminoso della speranza e la dolce forza della consolazione che viene da Dio «ricco di misericordia» (Efesini 2, 4). Il vescovo sapiente è perciò stesso l’uomo della speranza, di una speranza “a caro prezzo” che sa a tutti richiamare con coraggio l’aldilà delle cose, perché tutte le realtà e attività temporali siano sempre vissute nell’adorazione dell’unico Signore, nella libertà vera e nel pieno rispetto della dignità di ogni persona. Che la “divina leggerezza” della speranza scenda ora su di voi come soffio dello Spirito santo, il soave Consolatore che dona la vita e la gioia del Signore Risorto!

    3. Del dono della sapienza tratta anche l’apostolo Paolo nell’esortazione rivolta a Timoteo. E’ precisamente un dono di sapienza il dono di Dio: «Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza» (2 Timoteo 1, 7).
    E subito Paolo indica il senso e la finalità del dono dello Spirito: «Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro» (v.8). E’ lo Spirito la radice e l’energia per testimoniare il Signore Gesù, per testimoniarlo come il salvatore: «Dio infatti – scrive l’apostolo – ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa… in Cristo Gesù fin dall’eternità» (v.9), per testimoniarlo come colui che è “apparso” in carne umana tra noi e che «ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità» (v.10). Cristo è dunque la sapienza eterna di Dio che rivela e comunica l’amore del Padre con il dono totale di sé sulla croce e che dal Padre riceve la gloria della risurrezione. E’ Cristo crocifisso e risorto “la buona notizia”, il Vangelo di cui Paolo è costituito – sono sue parole – «araldo, apostolo e maestro» (v.11). Sta qui il cuore, il centro vivo e insieme il compendio di tutto il ministero dell’apostolo, come con fierezza umile e gioiosa scrive ai cristiani di Corinto: «Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Corinzi 1, 23-24).
    Ora Cristo crocifisso e risorto è sì l’oggetto di un annuncio, di una predicazione, di un insegnamento, ma ancor più è il termine personale di una “testimonianza di vita”, nella quale prende posto anche la sofferenza dell’apostolo: quella del carcere («sono in carcere per lui», per il Signore nostro: così egli scrive al v. 8) e quella di un ministero che spesso sperimenta fatiche, lotte, incomprensioni, rifiuti e persecuzioni; una sofferenza umile e grande perchè partecipe, nella carne e nello spirito, del mistero pasquale di morte e risurrezione di Cristo Gesù.
    Ciascuno di noi riascolti come rivolte a sé le parole di Paolo a Timoteo: «Non vergognarti della testimonianza da rendere al Signore nostro… ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio» (v.8). E voi, carissimi don Franco Giulio e don Mario, non abbiate paura, non vergognatevi; rendete testimonianza al Cristo della croce e della vita immortale e gloriosa; contate fiduciosi nell’aiuto immancabile che viene dalla forza di Dio!

    4. Ed ora un ultimo pensiero – sotto forma di preghiera e di augurio –per voi, cari vescovi eletti. Iniziate oggi il vostro nuovo ministero dopo anni di sacerdozio dedicati con intelligenza e passione soprattutto al seminario, alla formazione spirituale, teologico-culturale e pastorale dei futuri presbiteri della nostra Diocesi.
    Gli ultimi compiti che vi sono stati affidati e che avete onorato con diligenza e generosità dovranno sfociare in un più ampio e importante servizio ecclesiale. Pienamente fiducioso per i tanti doni di natura e di grazia che avete ricevuto dal Signore, vi chiedo – come vescovi ausiliari – una grande attenzione a due ambiti della pastorale particolarmente delicati e decisivi per il servizio al vangelo che la nostra Chiesa ambrosiana è chiamata a vivere in un momento sociale e culturale di profondi cambiamenti: la cura per le vocazioni al ministero ordinato e alla vita religiosa, da un lato; e, dall’altro lato, la cura per una solida formazione spirituale, teologica e pastorale del clero e del laicato.
    In questione è sempre la sapienza che viene dall’alto. Invocatela continuamente nella preghiera allo Spirito santo; lasciate che questa sapienza abiti tutta la vostra mente e pervada con la sua energia la vostra umanità; comunicatela agli altri con parola limpida e suadente, con esempio umile e appassionato; vivete quotidianamente in essa con cuore docile e saggio, con semplice e serena donazione di voi stessi a Dio e ai fratelli.
    I giovani, soprattutto, potranno così trovare vera gioia nel consegnare, in libertà e audacia, tutta la loro esistenza al disegno di Dio per il servizio che egli chiede nella Chiesa e nella società. E i presbiteri e i fedeli laici, seriamente formati a una solida vita spirituale, a una luminosa intelligenza teologica e a un sapiente discernimento in un mondo che cambia, saranno sempre pronti a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in loro (cfr. 1Pietro 3, 15). E questo «con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza” (vv. 15-16), e dunque in modo aperto, credibile e incisivo.
    Soprattutto in questo cammino pastorale, carissimi don Franco Giulio e don Mario, aiutatemi. Di più aiutate tutti noi!

    E noi tutti, in un profondo spirito di fede e con un grande affetto nel cuore, partecipiamo ora gioiosi alla vostra ordinazione episcopale e per voi preghiamo con le parole dell’apostolo Paolo: custodite il buon deposito della grazia apostolica con l’aiuto dello Spirito santo che abita in voi! (cfr. 2 Timoteo 1,14).

    + Dionigi card. Tettamanzi
    Arcivescovo di Milano

    http://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=78036&uidx_42=ADMIappl.docvescovo.DVdettaglio&titolo=&idautore=2&anno_pubblicazione=&soggetto=5&NPAG=5&NRIG=10&offset=0&ID=1158

  100. Syriacus scrive:

    Card. +Dionigi Tettamanzi, 23 settembre MMVII :

    “La gratitudine di tutti noi – in particolare dei familiari, dei confratelli vescovi, dei sacerdoti, diaconi e seminaristi tutti, dei tantissimi amici e fedeli – è rivolta anzitutto al Signore perchè ancora una volta si rivela come l’Onnipotente che mai si stanca di fare “grandi cose” a favore della sua Chiesa.

    1. Infatti, quanto ci è dato ora di vedere ed ascoltare, di dire e sperimentare nel nostro Duomo è un rito liturgico solenne, con tutto il fascino delle parole e dei gesti e dei canti, che nella sua verità profonda ci apre al mistero di Dio, ci introduce e rende con lui protagonisti di un evento di grazia che interiormente ci trasforma e conforma a Cristo. La nostra fede, qui interpellata, non ha dubbi: con il sacramento dell’ordine episcopale una straordinaria novità tra poco coinvolgerà l’essere e rinnoverà il cuore di don Franco Giulio e di don Mario: lo Spirito santo con la sua effusione di grazia darà loro un volto e un nome nuovi, imprimerà in essi una nuova e indelebile fisionomia, li costituirà per sempre “successori” degli apostoli di Cristo Gesù ponendoli al servizio della sua Chiesa e dell’intera umanità.”

  101. Syriacus scrive:

    [Ilo mio scarno commento all'omelia dell'Arcivescovo di Milano -in particolare il passaggio da citato su il "rito liturgico solenne, con tutto il fascino delle parole e dei gesti e dei canti, che nella sua verità profonda ci apre al mistero di Dio, ci introduce e rende con lui protagonisti di un evento di grazia che interiormente ci trasforma e conforma a Cristo. La nostra fede, qui interpellata, non ha dubbi..." è decisamente 'rispoliano' :
    "Ma che belle parole!" ]

  102. Andrea Tornielli scrive:

    A proposito delle parole di Mons. Betori: devo fare ammenda per un nome citato nel mio articolo, quello dell’arcivescovo di Lucca, Mons. CASTELLANI, che ho erroneamente segnalato tra coloro che avevano sollevato obiezioni sull’applicazione del Motu proprio. Non è intervenuto in quel dibattito. CONFERMO invece tutto il resto, nomi compresi: due vescovi hanno proposto una LETTERA DELLA CEI interpretativa del Motu proprio, ma la proposta è stata lasciata cadere nel vuoto. Dunque, nella sua funzione (comprensibile) di “pompiere”, ritengo che il Segretario della Cei sia andato ben oltre la realtà.
    a.t.

  103. frfrancesco scrive:

    ROMA, martedì, 24 settembre 2007 (ZENIT.org).- Il Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), monsignor Giuseppe Betori, ha smentito in maniera categorica che ci siano state divisioni tra i Vescovi circa l’applicazione del Motu proprio “Summorum Pontificorum” ed ha respinto la campagna di calunnie lanciata contro alcuni Vescovi italiani.

    E’ questo in sostanza quanto affermato dal Vescovo nel corso della conferenza stampa svoltasi a Roma il 25 settembre per la presentazione delle conclusioni del Consiglio Episcopale permanente della CEI.

    Circa il confronto che, secondo alcuni giornali, si sarebbe verificato tra i Vescovi in merito all’applicazione del Motu proprio “Summorum Pontificorum”, monsignor Betori ha affermato che l’intenzione della CEI “è quella di una fedele e totale applicazione secondo lo spirito del Motu proprio così come lo ha espresso il Santo Padre nella lettera di accompagnamento. Da questo punto di vista l’applicazione deve avvenire secondo lo spirito indicato dal Santo Padre”.
    “Mi permetto di dire – ha precisato Betori – che alcune ricostruzioni giornalistiche del dibattito interno non corrispondono a verità. Né per quanto riguarda i partecipanti al dibattito, inclusi o esclusi nel dibattito stesso”.
    “Mai – ha sottolineato il Segretario della CEI – è stata sollevata l’ipotesi di un regolamento applicativo. Nessuno lo ha chiesto e mai questa ipotesi è stata fatta”.

    Monsignor Betori ha spiegato che “nessun Vescovo è contro il Motu proprio, se c’è qualche Vescovo che rifiuta l’applicazione del Motu proprio esce dalla linea della Conferenza Episcopale Italiana ed anche dall’invito del Santo Padre”.

    “Nel caso di Milano – ha continuato il Segretario della CEI – non si tratta di un rifiuto del Motu proprio perché le parrocchie che sono di rito romano lo applicano, ma non riguarda il rito ambrosiano. E’un problema di autonomia”.

    mi pare che le mie osservazioni trovino un’eco precisa nelle parole di mons. Betori… e… giuro! non l’ho consigliato io!!!

  104. Syriacus scrive:

    Almeno, i Vescovi tedeschi, ora riuniti a Fulda, hanno preventivamente annunciato, per bocca del loro presidente Lehmann, che le loro ‘linee guida’ (indicative ma non vincolanti per le singole diocesi) saranno approvate oggi o domani, ed entreranno in vigore dal 1° ottobre.
    (Fra l’altro c’è chi, come il vescovo di Erfurt, già paventa casi “in cui metà della comunità dovesse preferire il vecchio rito, o addirittura la maggioranza”… Intanto però il Cardinal Lehmann minimizza assicurando che “le richieste del vecchio rito non sono aumentate in maniera apprezzabile rispetto ad un sondaggio dello scorso anno”… http://www.summorum-pontificum.de/ )

  105. frfrancesco scrive:

    “…nella sua funzione (comprensibile) di “pompiere”, ritengo che il Segretario della Cei sia andato ben oltre la realtà.”
    come dire: mons. Betori ha detto una bugia per salvare capra e cavoli… a me, sinceramente, pare grossa!

  106. edoardo scrive:

    Premetto che ho già postato quanto segue nella discussione relativa alla mancata accoglienza del MP nella diocesi di Milano. La propongo anche qua dal momento che l’altra discussione mi sembra “addormentata” in attesa di sviluppi.

    Di seguito riporto la risposta datami dal parroco in merito ad una mia richiesta su come intendesse comportarsi rispetto al MP (confesso che nella mia richiesta ho usato toni un pò duri):

    Caro Edoardo,
    non solo nessuno mi ha chiesto di celebrare (non con il vecchio Messale Romano, che per noi Ambrosiani non esiste) con il vecchio Messale Ambrosiano latino, ma qualche anziano interpellato ha ringraziato il Signore che, adesso, in Italiano, capisce tutto e prega bene…
    D’altra parte il Missale Ambrosianum è significativo solo per chi ha avuto la possibilità di celebrarlo e di viverlo, perchè ha superato abbondantemente i 60 anni: per gli altri non può essere stato esperienza viva di celebrazione o preghiera. Inoltre per noi di Rito Ambrosiano (come per gli altri Riti autonomi della Chiesa cattolica, come quelli Orientali) valgono le indicazioni dell’Arcivescovo Capo-Rito, il quale -per ogni applicazione relativa al nostro Rito- dipende direttamente dalla relativa Congregazione Vaticana.
    Per noi, comunque, come ha giustamente ricordato mons. Manganini (che ha la facoltà di dire quello che dice! indipendentemente dalle cose più o meno corrette che scrivono giornali “di tendenza”) valgono le indicazioni dell’Arcivescovo Capo-Rito del 31 luglio 1985, circa la celebrazione in latino e in assenza di rotture ecclesiali per rifiuto della riforma liturgica conciliare.
    D’altra parte, chi si ribella su questi punti (vedi i lefebvriani) dovrebbe domandarsi che senso abbia una preghiera “contro” e una ostinazione ingiustificata.
    Evidentemente non c’entra quasi nulla il solo latino.
    Come, poi, il greco dei primi secoli non apparteneva più alla nuova liturgia latina, così il latino dei secoli passati non appartiene più alla espressione della fede e della preghiera della Chiesa oggi. Il latino è im portante come lingua di riferimento della Chiesa universale, che la usa per motivi ormai solo pratici e funzionali o durante le celebrazioni internazionali.
    Io ricordo a memoria tutte le frasi della Messa in latino, che ho vissuto per tanti anni, ma adesso, dopo più di quarant’anni non è più il mio modo di pregare nè personale nè comunitario: uso solo le orazioni ordinarie in latino; qualche volta leggo documenti ufficiali in latino o con gioia un inno di s. Ambrogio…. Non di più.
    Non riesco a capire come un giovane possa apprezzare (se non per ragioni – come dire? – di studio o “archeologiche”) una liturgia che non può aver mai vissuto. A meno che tu sia uno che pensa in latino, parla in latino, scrive in latino e, dunque, non può che pregare in latino (in tal caso: dove vivi? con chi vivi? che mestiere fai? come fai a unire liturgia e vita?). A pensarci bene… Gesù Cristo parlava aramaico, ebraico e un po’ di greco. La sua Liturgia è la vera e unica Liturgia… Che cosa fare? Cantiamo i salmi solo in ebraico? Vedi dove arriviamo…
    I problemi gravissimi del mondo e dell’annuncio del Vangelo richiedono ben altro impegno e ben diverse direzioni di impegno, anche ecclesiale e liturgico.
    Dato che, comunque, il m.p. S.P. scavalca i vescovi ma dà la facoltà ai preti, che restano liberi anche davanti alle richieste di un consistente gruppoo stabile… se i preti non intendono avvalersi di questa facoltà, nessuno li può obbligare… Le “anime”, anche quelle che amano i vecchi riti che non hanno mai vissuto, si salvano solo con la conversione della testa e del cuore e con la coerenza della vita.
    Stammi bene. Ciao.
    DON GIOVANNI

  107. Andrea Tornielli scrive:

    A fr. Francesco: ha tutto il diritto di credere ciò che vuole, ci mancherebbe. Io in coscienza le assicuro e le ribadisco che ogni cosa dell’articolo era vera (tranne il nome di MONS. CASTELLANI): era vera la proposta di due vescovi, erano veri tutti gli altri nomi, era vera la discussione di tre giorni. Non posso davvero dirle di più (e potrei farlo… mi creda!). Dunque se ritiene che io “l’abbia sparata grossa” la scorsa settimana come oggi, faccia pure. Spero soltanto di non perderla tra i visitatori di questo blog.
    a.t.

  108. Alessandro scrive:

    Purtroppo molti Vescovi ci hanno insegnato a dubitare del Papa, quindi perchè dovrei fidarmi (a livello di informazioni giornalistiche) di Betori invece che di Tornielli ?

  109. Angelo Bottone scrive:

    Tornielli, le parole di Betori sono molto chiare, tocca a lei ora dare un fondamento alle indiscrezioni, altrimenti non possiamo credere che il segretario della CEI menti spudoratamente. Ci riveli la sua fonte e poi ognuno ne giudicherà l’attendibilità.

  110. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Angelo Bottone, non sono (per il momento almeno) alle sue dipendenze e ciò che tocca a me fare riguardo al mio lavoro giornalistico – se permette – sono ancora in grado di deciderlo io. Non ho nulla da aggiungere a quanto scritto poco sopra nel confermare ciò che ho pubblicato. Mi crede così sciocco da rivelare sul blog le mie fonti (chi le ha detto che è solo una?): sulla loro attendibilità parla il mio lavoro e non sono tenuto a farne i nomi neanche di fronte a una richiesta del Pubblico ministero. Non vorrei però dare seguito a questa discussione tra me e lei e non accetto il suo tono inquisitorio. Dunque per chiudere: creda pure che mi sono inventato tutto, così come ho inventato TUTTE le notizie riportate in questo blog. Se si sono poi verificate, sappia che E’ STATO SOLTANTO UN CASO. Così le va bene? Si sente più tranquillo?
    Io, sappia che lo sono con la mia coscienza non solo professionale ma anche cristiana. Ho affermato il vero (c’è solo l’errore del nome di Mons. Castellani, come ripeto). A lei, che è credente e così attento alle dinamiche del mondo dell’informazione, non posso che dire: S.E. Rev.ma Mons. Giuseppe Betori è un vescovo e in quanto Segretario generale della Cei è molto, molto, molto, molto, molto più autorevole di me, che sono soltanto uno scribacchino. Dunque, come cattolici, bisogna credere a Betori. Considerate pure me un bugiardo. Ho fatto tanti errori nel mio lavoro, e molti ancora ne farò. In questo caso, però sono CERTO di avere ragione e non sono disposto a ritrattare una riga del mio articolo (tranne, come detto, su quel nome).
    Stia bene.
    a.t.

  111. Andrea Tornielli scrive:

    PS. Dimenticavo, leggete attentamente le parole di Mons. Betori sul Motu proprio e sulla sua ricezione:
    “Quanto all’applicazione del motu proprio i vescovi hanno ribadito la piena e filiale adesione alle disposizioni del Santo Padre, apprezzando la sua sollecitudine per l’unità della Chiesa”
    Se vi sembra che questa pronta e unanime adesione alle direttive del Papa sia avvenuta e continui ad avvenire in tutta Italia, allora questo, come altri blog e altri mezzi di comunicazione, stanno completamente falsando la realtà, vedendo difficoltà laddove non esistono…

  112. Imerio scrive:

    Caro Dottor Tornielli, la mia totale solidarietà; in via di mera ipotesi (naturalmente) non troverei nulla da eccepire circa le dichiarazioni di Mons. Betori, anche se non corrispondessero a verità. Nulla, infatti, sul piano dottrinale e morale, osterebbe al ricorso ad un male minore (il semplice mendacio), per limitare il danno cagionato da un male maggiore (il pubblico scandalo dato da Vescovi apertamente disgiunti rispetto alle legittime direttive del Pontefice e, quindi, gravemente in errore).

    Anche ricorrendo questa – lo ribadisco – mera ipotesi, la Sua segnalazione costituirebbe, in ogni caso, un’indicazione di pregio, in favore della Verità e della coscienza dei fedeli.

    In quest’ultimo senso, infatti, si sarebbe indicata ai fedeli la (quanto meno) solo parziale integrità del modello offerto dal loro Vescovo diocesano e, quindi, qualora certe delle affermazioni di quest’ultimo si trovassero ad esorbitare dalla retta dottrina, i fedeli meglio comprenderebbero di non poterne seguire il dettame, mettendo così a repentaglio la salvezza della loro anima.

    Non tutti i Vescovi – oggi come nel passato – sono dei Santi e il singolo Vescovo (pur nella sua insostituibile e rilevantissima posizione di successore degli Apostoli) non gode certamente, “ipso munere”, di alcuna “rivelazione particolare” e, quindi, come tutti gli altri uomini può discostarsi dal Magistero e può errare.

  113. Dorino Tamagnini scrive:

    Grazie ad Andrea Tornielli per la sua chiarezza…..e la sua serietà professionale.Io credoche se tutto fosse stato così condiviso dai vescovo non si sarebbero verificati certi episodi di intolleranza verso il vecchio rito, ora ed in passato, ed anche la posizione attuale della Diocesi Ambrosiana forse sarebbe stata, meno “Burocratica” .Sono contento della rettifica su Mons.Castellani che ha semptre manifestato pubblicamente un grosso affetto nei confronti di Bedetto XVI.

  114. frfrancesco scrive:

    si figuri se per così poco smetto di seguirla… lurko di tanto in tanto anche il “cattivo maestro” magister… si figuri se non continuo a farlo con lei che è così corretto e lodevole…
    ma mi pare che in questa occasione forse era il caso di fare un passo indietro
    e non dico come giornalista, ma come credente… è chiaro che siamo davanti ad una questione discussa dove però la discussione penso sia meglio che resti nell’ambiente ecclesiale, nelle curie, degli organismi di comunione della Chiesa e non in pasto all’opinione pubblica… penso che questo senso del pudore ecclesiale, dinanzi a questione delicate come questa, faccia la differenza reale tra un giornalista “cattolico” e uno che non lo è… e siccome la stimo come uno dei più attenti e sensibili vaticanisti, la cosa mi ha molto sorpreso e rattristato: l’avesse fatto magister, l’avrei capito, me sei proprio tu… spero che sia stato charito il mio punto della questione…
    e anche qui… chiuderei sulla discussione pubblica, se vuole possiamo continuare a confrontarci in privato…

  115. Onofrio scrive:

    In riferimento a quanto dice un prete le cui dichiarazioni sono riportate nel messaggio 97 e alla lettera di un altro prete (riportata nel messaggio 06 sul fatto che solo gli anziani sono interessati al rito antico o su come non possa capire come un giovane che non lo ha mai conosciuto possa essere interessato, mi domando: perché non leggono i documenti del Papa?

    Ho riportato nel messaggio 84 quali sono state le parole della lettera del papa in cui egli si rivolge alla scoperta del rito antico da parte dei giovani, quindi non mi ripeterò, ma questo mi fa pensare che il problema non è tanto se alcuni preti celebreranno col Messale di Paolo VI o con quello precedente, ma se leggono i documenti del Papa.

    Un Papa non diffonde certo un motu proprio ogni giorno; allora perché non leggerlo? Perché non leggere una lettera che lo accompagna? Se un padre manda una lettera al figlio, questi la aprirà almeno per curiosità. Può essere sfuggito un passo così interessante ai prediletti figli, come sono i parroci rispetto al Papa (che, fino a prova contraria, rappresenta Cristo)?

    Scusate i toni, ma constatare che alcuni sacerdoti non leggono i documenti del Papa mi impensierisce… :/ ditemi che sono solo eccezioni, per favore.

  116. Onofrio scrive:

    Chiedo perdono per l’orrendo italiano del messaggio precedente, ma il commento è stato inviato accidentalmente… Penso comunque che il senso sia chiaro. Scusate ancora.

  117. Luisa scrive:

    1: Ci sono state fughe di notizie che avrebbero dovuto restare segrete
    2: Andrea Tornielli ,giornalista, le ha raccolte
    3:Andrea Tornielli decide di pubblicarle
    4:Mons.Betori sembra smentire Tornielli
    5. Tornielli rettifica e conferma

    Chi è all`inizio? Chi ha dato l`informazione? Chi getta la patata calda al giornalista, lavandosi le mani, e lasciando la responsabilità al giornalista di pubblicare o no?
    Mi sembra che i responsabili che dovrebbero essere segnati col dito, sono i vescovi troppo loquaci, poi si può sempre discutere sulla decisione di A. Tornielli di pubblicare, non sono giornalista e non sono nella sua coscienza, ma rispetto la sua decisione,anche se ammetto che mi sono domandata se non fosse stato meglio mettere questa info in un cassetto.
    Essere il primo a rivelare una notizia,a dare uno scoop non è forse sempre la migliore soluzione, alle volte il silenzio è d`oro.
    D`altra parte, certi vescovi ci innondano da parecchie settimane con le loro prese di posizione divergenti ,in realtà non abbiamo appreso nulla di nuovo, la realtà è sotto gli occhi di tutti,semplicemente con quest`articolo (e quello del Foglio) i fedeli interessati sono chiaramente informati che il loro vescovo ostacola e ostacolerà , se lo si lascia fare, l`applicazione del Motu proprio…..e i vescovi con la dichiarazione di Mons Betori ….

    “…… se c’è qualche Vescovo che rifiuta l’applicazione del Motu proprio esce dalla linea della Conferenza Episcopale Italiana ed anche dall’invito del Santo Padre”

    ….sanno che cosa resta loro da fare !

    Accusare o rimproverare a Andrea Tornielli di contribuire alla divisione dell Chiesa, mi sembra un`accusa ingiusta e disproporzionata,vorrei poter parlare piuttosto con questi vescovi, che non solo discutono la decisione del Papa e ne ostacolano l`applicazione….ma ancora ed è questo che,a mio avviso, è grave vogliono che si sappia e ……qui entra in gioco il giornalista!
    Il dissidente ha bisogno del giornalista e lo cerca per mettersi in luce(tristemente) e il giornalista vive anche di queste indiscrezioni-fughe egotiche!
    Ma chi dovrebbe per primo avere a cuore l`unità della Chiesa e non i suoi desideri personali?

  118. Charette (François-Athanase de la Contrie) scrive:

    Oportet ut scandala eveniant.
    Confermo che, in diocesi di Pisa, alcuni sacerdoti disponibili ad una corretta ricezione e applicazione del “mutu proprio”, sono in attesa della sostituzione dell’arcivescovo mons. Alessandro Plotti, onde evitare ritorsioni.
    Non scrivo per sentito dire, ma a seguito di un colloquio avuto ieri, sull’argomento, con il mio parroco, lui è fra quelli di cui sopra.

  119. Syriacus scrive:

    [Interessanti notize da Pisa, Charette...
    Consoliamoci con questa ennesima buona dal Nuovo Mondo, che mostra come la Messa antica -ove almeno potenzialmente disponibile..- non la chiedano solo "vecchi nostalgici" (detto con rispetto sia per i vecchi che per i nostalgici) : ]

    Responding to the July apostolic letter by Pope Benedict XVI that will allow a wider celebration of the so-called Tridentine Mass – done according to the pre-Vatican II liturgy – Bishop Paul Zipfel of the Bismarck Catholic Diocese took a brief survey when he met in conference with the diocese’s priests a few weeks back.

    Would any be interested or able to conduct this Mass in Latin?

    A number expressed interest, “actually more of the young guys,” Zipfel said.

    http://www.bismarcktribune.com/articles/2007/09/26/news/local/139950.txt

  120. Areki44 scrive:

    Che pena vedere dei vescovi che non hanno colto la “grazia” contenuta nel Motu Proprio del Santo Padre, che pena vedere tutti questi bizantinismi, questo clericalismo becero che si nasconde dietro il dito di sofismi… continuo a meravigliarmi dell’atteggiamento della diocesi di Milano. Prego e spero che da Roma arrivi un invito fermo ad estendere anche per il rito ambrosiano le indicazioni del Motu Propio. Confesso che tutta questa opposizione al Motu proprio mi sta facendo diventare sempre più un appassionato del latino e del Rito antico che certamente celebrerò quando se ne dovessero presentare le circostanze, anzi cercherò pure di crearle tali circostanze…

  121. Syriacus scrive:

    Areki, a Genova (quasi nell’hinterland) , un parroco genovese ha “creato tali corcostanze”. Dopo il 7 luglio ha cominciato a celebrare privatamente, poi ammettendo fedeli, fino allo scorso 14 luglio quando il ‘coetus’ che assisteva alla Messa “semiprivata” , ha raggiunto i 35 fedeli. Ora che l’aggeettivo “continenter” sembra già invocabile, il prossimo 29 settembre, il sacerdote celebrerà -per la festa patronale- la sua prima Messa “pubblica” in rito antico (la cui celebrazione immnagino verrà proseguita con regolarità) .

  122. Areki44 scrive:

    Sono contento per il confratello genovese… penso proprio che mi incamminerò per questa sua stessa strada…

  123. annarita scrive:

    Sto leggendo IL QUINTO EVANGELO scritto dal cardinal Biffi, quando ancora non era cardinale; consiglio questa lettura, perchè oltre a divertire ci fa capire la nuova teologia modernista. Ed è stato scritto nel 1970.

  124. Syriacus scrive:

    Don Areki44: “Sono contento per il confratello genovese… penso proprio che mi incamminerò per questa sua stessa strada…”

    Così sia.

    http://introiboadaltaredei.wordpress.com/2007/09/27/s-messa-tridentina-sabato-29-settembre-nella-chiesa-parrocchiale-di-s-ambrogio-di-fegino-genova/

  125. Luciana Cuppo scrive:

    MUCH ADO ABOUT NOTHING

    In riferimento al post 17, che riassume la discusione sulla “fuga di notizie”: ricordiamo la vecchia ma verace battuta: ‘Se un diplomatico dice si’, vuol dire “forse”, quando dice “forse” vuol dire “no” e se dice “no” non e’ un diplomatico.’ Mi pare che cio’ si attagli bene alla ‘fuga di notizie’: da bravo diplomatico, il segretario della CEI riferisce ufficilamente in termini positivi, sul risultato finale del consiglio della CEI – ma questo risultato, che equivale a un si’, ma letto come un forse, perche’ si tratta appunto di linguaggio diplomatico; che non e’ mentire. Il professor Tornielli non e’ segretario della CEI e non e’ quindi tenuto al linguaggio diplomatico. Il suo linguaggio e’ quello giornalistico, che sa usare molto bene. Questo e’ linguaggio d’informazione, ed a livello d’informazione il si’ diplomatico diventa ‘forse’, cioe’, alcuni dicevano si’, altri dicevano no.
    Quanto alla ‘fuga di notizie’ – ma scusate, se qualche prelato ha dato le stesse notizie a Sandro Magister e ad Andrea Tornielli, l’ha fatto evidentemente perche’ i due le pubblichino. Non saremo mica tanto ingenui da pensare che le notizie siano “sfuggite” alle fonti, evidentemente ben informate, di Magister e Tornielli? Caro professor Tornielli, avanti, le continue querele sono prova che Lei da’ nel segno. E poi, dice un vecchio proverbio che cito solo casualmente, senza alcun riferimento a questo blog: raglio d’asino non sale al cielo.

  126. Sini scrive:

    Vorrei ringraziare Andrea Tornielli, che fa bene il suo lavoro esattamente come mons. Betori fa il suo.
    In genere è il contesto che permette di capire in maniera adeguata il testo, e il contesto (cioè l’accoglienza del Motu Proprio in molte diocesi italiane) mi sembra abbastanza chiaro…

  127. Raffaele Savigni scrive:

    An Annarita: certamente ha ragione a dire che le conferenze episcopali non possono andare “contro” un decreto papale. Io dicevo un’altra cosa: che il papa “può” delegare ad esse alcune decisioni (anche in campo liturgico, se crede).Quanto al “quinto evangelio”, certo non può esistere un nuovo Vangelo oltre ai quattro canonici (in questo Biffi aveva ragione, anche se la sua polemica contro certi settori del cattolicesimo postconciliare era a mio avviso un po’ troppo forte); ma credo che il bel romanzo di Pomilio intitolato “Il quinto evangelo” volesse dire altro, cioè la necessità, per ogni generazione, di riattulalizzare in forme nuove e personali il perenne messaggio evangelico. Si tratta di intendersi sul significato delle parole che usiamo (anche il termine “cattolici adulti” può avere un senso accettabile, alla luce delle lettere di san Paolo e dei documenti autentici del Vaticano II, diverso da quello che gli hanno conferito ad esempio il pur grande teologo protestante Bonhoeffer o più recentemente Melloni e Prodi). Lo stesso vale per la celebre frase del card. Newmann (analizzata anche dal card. Ratzinger) sul primato della coscienza (rettamente intesa, ossia non in senso soggettivistico)rispetto alla stessa gerarchia.

  128. Syriacus scrive:

    Oggi i Vescovi tedeschi hanno approvato le loro “linee guida”: non terribilmente respressive, dopotutto, se non fosse che…

    - La messa parrocchiale principale dovrà rimanere celebrata in rito ordinario : hanno giocato sul filo del “la domenica è consnetita una di tali celebrazioni” (per loro “una” non deve assolutamente essere ‘quell’una’ che spesso è l’unica, ma un’altra, aggiuntiva (se un prete non deve già ‘trinare’, magari in tre chiese diverse…).

    - Le diocesi tedesche si impegnano a rispettare il motu proprio sì, ma compatibilmente con le ‘condizioni presenti sul posto’.

    - Un parroco, anche se “adatto” (e qui i vescovi tedeschi hanno insistito su competenze rubrico-linguistiche e lealtà alla riforma liturgica) non è tenuto ipso facto a rispondere alle richieste dei fedeli (“se ha troppi impegni o ha motivi personali” per rifiutare) di celebrare secondo il messale del ’62. (Ovviamente) il Vescovo è tenuto a trovare una risposta alle ‘legittime’ righieste dei fedeli.

    E ora viene il bello…

    - Il coetus fidelium deve provenire dalla STESSA parrocchia. Ogni caso di gruppo parrocchialmente eterogeneo che chiede ad un parroco di riunirsi nella sua parrocchia, dovrà essere preventivamente notificato al vescovo, che si riserverà di decidere.

    (il che prelude a… -udite udite!- IL COLPO DI GRAZIA : )

    - I vescovi tedeschi hanno deciso di -collettivamente!- NON avvalersi (‘per ora’) del diritto concesso d’istituire parrocchie personali (come da articolo 10) per la celebrazione esclusiva della forma extraordinaria del rito romano.

    (9. Vom Recht zur Errichtung von Personalpfarreien für die Feier in der außerordentlichen Form des römischen Ritus (SP Art. 10) werden die deutschen Diözesanbischöfe bis auf weiteres keinen Gebrauch machen.)

    In compenso, la commissione liturgica ha detto che nei prossimi anni, ci si concentrerà nel “migliorare l’”ars celebrandi” in genere…

    http://dbk.de/imperia/md/content/pressemitteilungen/2007-2/2007-068_1-leitlinien_summorum_pontificum.pdf

    http://dbk.de/aktuell/meldungen/01481/index.html

    http://rorate-caeli.blogspot.com/2007/09/summorum-pontificum-interpreted-read.html

    http://cathcon.blogspot.com/2007/09/having-done-all-they-can-to-restrict_28.html

  129. Syriacus scrive:

    (Per qualche interesante dettaglio sulle tasse alla Chiesa, l’appartenenza a Lei e i registri coi nomi dei parrocchiani presso uffici dello Stato -oltre che riguardo alle Linee Guida dellla Conferenza Episcopale Tedesca- vedi : )

    http://wdtprs.com/blog/2007/09/german-bishops-issue-guidelines-for-summorum-pontificum/

    #

    Remember Fr Z, that in Germany everyone is obliged to register their address with the police; proving where you live is thus very easy. Most, if not all practising Catholics are registered for the Church Tax, so working out who belongs to which parish or diocese wouldn’t be too hard either. Knowing the Germans, they probably have the bureaucratic details well in hand.
    Comment by Eamonn — 28 September 2007 @ 7:44 am

  130. Imerio scrive:

    I Vescovi tedeschi hanno deciso di non avvalersi del diritto di erigere “parrocchie Personali” ? Peccato che spetti ai fedeli il diritto di richiedere tale erezione, mentre in capo ai Vescovi residui un semplice “controllo di legittimità” – e, assai probabilmente, non di “merito” – ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti richiesti dal Motu Proprio, onde poter esercitare il loro dovere di concessione.

    Fra le altre indicibili bizzarrie, davvero singolare, poi, il requisito (assolutamente non contemplato dal Motu Proprio) circa la necessaria appartenenza dei richiedenti la Santa Messa in Vetus Ordo ad un’unica Parrocchia …

    Già in un precedente messaggio avevo indicato il meccanismo dell’ “atto in frode alla Legge” quale “forma tipica” di sostanziale inottemperanza all’effettivo dettame della norma; i Vescovi tedeschi ce ne hanno saputa offrire un’esauriente (per quanto maldestra) esemplificazione.

    Al di là dell’oggetto specifico del loro atto, ciò che più rileva consiste nella scandalosa forma plateale di disobbedienza al Sommo Pontefice e, di conseguenza, nel pessimo esempio d’immoralità che, attraverso il loro documento, hanno ritenuto di dover pubblicamente rivolgere ai fedeli delle loro diocesi e dell’intiero orbe cristiano!

    Per parte loro, non sarebbe stata maggiormente dignitosa (quanto meno per coerenza ideologica) una dichiarazione di aperto rifiuto del Motu Proprio e, per diretta conseguenza, un successivo approdo ai lidi d’una diversa confessione religiosa, più sensibile allo spirito del secolo?

  131. Mauro W. Fuolega scrive:

    Buongiorno, a proposito dei vescovi tedeschi, anche questo è un altro dei pessimi risultati derivante dall’aver lasciato le briglie sciolte per quarant’anni all’interno della Chiesa, in cui ha trovato spazio ogni forma di sperimentalismo liturgico e non. Adesso si fa fatica ad armonizzare nuovamente lex orandi e lex credendi, dopo che almeno due generazioni di ecclesiastici hanno subito il lavaggio del cervello post-conciliare ed assorbito lo spirito del mondo, conformandosi alla società!
    Ora che il passato ritorna, tutto diventa un problema: per alcuni fedeli il Vetus Ordo è mito da non perdere, per gli episcopati un incubo terrorizzante che non li fa più dormire tranquilli, tranne forse qui in curia a Milano. Saluti.

  132. Sicut Ignis scrive:

    Il buon Mons. Bertori, come i figli di Noè, ha dovuto coprire le vergogne di alcuni altri “liberi pensatori”.
    Grazie Tornielli per il suo lavoro serio e competente!

  133. Syriacus scrive:

    Caro Imerio,
    la doppia disposizione dei Vescovi Tedeschi riguardo alle parrocchie, non è affatto casuale, a mio parere.

    Infatti, se essi avessero ammesso che gruppi di fedeli provenienti da diverse parrocchie possono unirsi con facilità alla richiesta di una celebrazione in una certa parrocchia (dove, che so, ‘solo’ 20 hanno chiesto il Messale del ’62) , allora essi avrebbero implicitamente ammesso la possibilità già da adesso dell’erezione di parrocchie personali.

    Se essi viceversa avessero ammesso la possibilità già da subito di erigere parrocchie personali, la suddetta limitazione circa la provenienza dei richiedenti avrebbe avuto decisamente meno senso.

    Noto però ancora almeno quattro cose:

    1) Le Eccellenze hanno detto “per ora” no alle parrocchie personali (vedi Art. 10. : “L’Ordinario del luogo, se lo riterrà opportuno, potrà erigere una parrocchia personale a norma del can. 518 per le celebrazioni secondo la forma più antica del rito romano, o nominare un cappellano, osservate le norme del diritto.”);

    2) Il per ora/rebus sic stantibus è a mio avviso in armonia col fatto che, secondo le Eccellenze riunitesi a Fulda, includere in una petizione per l’antico messale fedeli di altre parrocchie non è di per se vietato, ma che per cominciare una regolare celebrazione con gruppi territorialmente eterogenei non basta il libero assenso del parroco, ma anche il consenso dell’Ordinario.

    3) Le linee guida non dicono nulla sull Art. 3. di S.P.:

    (“Le comunità degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, di diritto sia pontificio sia diocesano, che nella celebrazione conventuale o “comunitaria” nei propri oratori desiderano celebrare la Santa Messa secondo l’edizione del Messale Romano promulgato nel 1962, possono farlo. Se una singola comunità o un intero Istituto o Società vuole compiere tali celebrazioni spesso o abitualmente o permanentemente, la cosa deve essere decisa dai Superiori maggiori a norma del diritto e secondo le leggi e gli statuti particolari.” ),

    e ciò (forse) lascia margini interessanti di “libertà” ;

    4) L’episcopato tedesco, basandosi su quanto scritto dal Pontefice nella Lettra d’accompagnamento (“Nulla si toglie quindi all’autorità del Vescovo il cui ruolo, comunque, rimarrà quello di vigilare affinché tutto si svolga in pace e serenità. Se dovesse nascere qualche problema che il parroco non possa risolvere, l’Ordinario locale potrà sempre intervenire, in piena armonia, però, con quanto stabilito dalle nuove norme del Motu Proprio. Inoltre, vi invito, cari Confratelli, a scrivere alla Santa Sede un resoconto sulle vostre esperienze, tre anni dopo l’entrata in vigore di questo Motu Proprio. Se veramente fossero venute alla luce serie difficoltà, potranno essere cercate vie per trovare rimedio.”) , hanno deciso che ogni parroco/rettore che permetterà la celebrazione in usus antiquor, dovrà scrivere una relazione al suo Ordinario, tenendolo di continuo aggiornato su come la situazione nella sua parrocchia evolve.

    (I Vescovi della Germania ritorneranno ben prima dei tre anni -fra un anno- a discutere nuovamente del motu proprio, considerando i primi dati provenienti dalle parrocchie..)

  134. Syriacus scrive:

    Dalla Lettera d’accompagnamento:

    “In conclusione, cari Confratelli, mi sta a cuore sottolineare che queste nuove norme non diminuiscono in nessun modo la vostra autorità e responsabilità, né sulla liturgia né sulla pastorale dei vostri fedeli. Ogni Vescovo, infatti, è il moderatore della liturgia nella propria diocesi (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 22: “Sacrae Liturgiae moderatio ab Ecclesiae auctoritate unice pendet quae quidem est apud Apostolicam Sedem et, ad normam iuris, apud Episcopum”).
    Nulla si toglie quindi all’autorità del Vescovo il cui ruolo, comunque, rimarrà quello di vigilare affinché tutto si svolga in pace e serenità. Se dovesse nascere qualche problema che il parroco non possa risolvere, l’Ordinario locale potrà sempre intervenire, in piena armonia, però, con quanto stabilito dalle nuove norme del Motu Proprio.”

    Mi chiedo solo se, essendo ogni (singolo) vescovo “il moderatore della liturgia nella propria diocesi” , queste “linee guida” (Leitlinien) della Deutsche Bischofskonferenz (la CEtedesca) , non contraddicano in parte quanto scritto dal Papa nella lettera, e sopra riportato. Già prima della assemblea dei vescovi giorni fa il loro presidente Lehamnn aveva fra l’altro usato una curiosa metafora per indicare la supposta liberalità del loro licenziando documento: essere solo un “guardrail” entro cui le singole diocesi avrebbero avuto non poca libertà.
    Ora però, leggere che collettivamente, i Vescovi Tedeschi hanno deciso di non implementare certe parti di Summorum Pontificum, sembra piuttosto una sorta di “cartello” in ambito pastorale, anzichè autentica collegialità..

  135. Syriacus scrive:

    [Buona la seconda. Grazie, Mr Tornielli :]

    Per chi se l’è presa con Andrea Tornielli a seguito del suo articolo in cui avrebbe violato chissà quali segreti-da-serbare-sotto-pena-di-scomunica rivelando alcuni nomi di Eccellenze (cisalpine) recalcitranti verso Summorum Pontificum, segnalo quest’altro articolo:

    http://www.zenit.org/article-20608?l=english

    in cui una collaboratrice di Zenit conferma (o almeno prende per buono) quanto riportato da (almeno) Tornielli e Magister.

    Faccio notare un piccolissimo dettaglio -essenziale per comprendere il perchè della mia segnalazione- : Zenit è un’agenzia di stampa molto “romana” , “vicina” ai Legionari di Cristo – non è certo vicina alla Fraternità di San Pio X o a chissà quale gruppo di “sabotatori” ecclesiali…

    (Già che ci sono vi segnalo questa notizia: l’ex segretario particolare -per vent’anni- del Cardinal Ratzinger , adesso vescovo e Segretario del Pontificio consiglio per i Laici, Mons. Jose Clemens, : ha ordinato di recente , per il Legionari, 35 nuovi diaconi . )

    Spero che adesso vi siano per tutti motivi sufficienti per lasciare in pace et Andrea et Betori.

  136. Syriacus scrive:

    Infine segnalo, dalla Germania (ormai il paese globale è piccolo e la gente mormora…) , qualcuno che, proprio basandosi sulle ‘inequivocabili’ parole di Mons. Betori, se la prende con “il loro Bagnasco” (i.e. il Card. Karl Lehmann, Vescovo di Magonza e da vent’anni eletto initerrottamente Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca ) :

    http://www.summorum-pontificum.de/

    “Deutsche Bischofskonferenz: Leitlinien veröffentlicht
    Italienische Bischofskonferenz: Wir brauchen keine Leitlinien”

    (“La conferenza episcopale tedesca pubblica delle linee guida ;
    la conferenza episcopale italiana: non abbiamo bisogno di linee guida.” )

    [Grazie Andrea, per l'ospitalità concessami, e perdonami se , anche stavolta, probabilmente con grande mancanza di discrezione e di garbo, ho "steso la mia roba dappertutto".
    Grazie dell'attenzione anche agli altri navigatori.
    Buona domenica a tutti.]

  137. giampiero scrive:

    gentile dottor Tornielli
    ho visto che il blog di Magister ha uno sponsor pubblicitario interessante: Lidl Stiftung, ja! Viva Lidl, tutti a fare la spesa dai tedeschi hard-discount.

  138. Syriacus scrive:

    [( Grazie al papatedesco: ) "Questa settimana, al Lidl: Candele di autentica cera d'api:...sbarazzati delle anacronistiche finte candele elettriche che deturpano la tua parrocchia . Inclusi nel prezzo anche un candelabro in legno dorato e una bugia per le celebrazioni più solenni! ...Liiid'l..!"

  139. renato scrive:

    L’Arcivescovo di Pompei è un terzomondista.
    A proposito di vescovi modernisti , vorrei aggiungerci anche L’arivescovo di pompei.
    Difatti stamattina ho seguito l’omelia del vescovo di Pompei su retequattro alle 10.Il vangelo di oggi tratta il brano del ricco Epulone e del povero lazzaro.Ebbene , di tutte le interpetazioni che si possono dare stando nell’ambito della singola persona, l’arcivescovo ne ha fatto una questione sociale, infatti ha identificato il ricco Epulone con i paesi ricchi occidentali , mentre lazzaro con i paese poveri del terzomondo , un classico del clericalismo terzomindista(anche il prete della mia chiesa lo ha fatto spesso).Nella durissima omelia contro l’Occidente tra le altre cose ha descritto i paesi ricchi come coloro che danno le briciole ai paesi del terzo mondo sotto forma di aiuti umanitari.Infine ha fatto un auspicio in cui i paesi poveri si riprenderanno ciò che era loro e i ricchi faranno la fine del ricco Epulone.

  140. Andrea Tornielli scrive:

    Rispondo citando l’Angelus di Benedetto XVI:

    Oggi il Vangelo di Luca presenta la parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31). Il ricco impersona l’uso iniquo delle ricchezze da parte di chi le adopera per un lusso sfrenato ed egoistico, pensando solamente a soddisfare se stesso, senza curarsi affatto del mendicante che sta alla sua porta. Il povero, al contrario, rappresenta la persona di cui soltanto Dio si prende cura: a differenza del ricco, egli ha un nome, Lazzaro, abbreviazione di Eleazaro, che significa appunto “Dio lo aiuta”. Chi è dimenticato da tutti, Dio non lo dimentica; chi non vale nulla agli occhi degli uomini, è prezioso a quelli del Signore. Il racconto mostra come l’iniquità terrena venga ribaltata dalla giustizia divina: dopo la morte, Lazzaro è accolto “nel seno di Abramo”, cioè nella beatitudine eterna; mentre il ricco finisce “all’inferno tra i tormenti”. Si tratta di un nuovo stato di cose inappellabile e definitivo, per cui è durante la vita che bisogna ravvedersi, farlo dopo non serve a nulla.

    Questa parabola si presta anche ad una lettura in chiave sociale. Rimane memorabile quella fornita proprio quarant’anni fa dal Papa Paolo VI nell’Enciclica Popolorum progressio. Parlando della lotta contro la fame, egli scrisse: “Si tratta di costruire un mondo in cui ogni uomo … possa vivere una vita pienamente umana … dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco” (n. 47). A causare le numerose situazioni di miseria sono – ricorda l’Enciclica – da una parte “le servitù che vengono dagli uomini” e dall’altra “una natura non sufficientemente padroneggiata” (ibid.). Purtroppo certe popolazioni soffrono di entrambi questi fattori sommati. Come non pensare, in questo momento, specialmente ai Paesi dell’Africa subsahariana, colpiti nei giorni scorsi da gravi inondazioni? Ma non possiamo dimenticare tante altre situazioni di emergenza umanitaria in diverse regioni del pianeta, nelle quali i conflitti per il potere politico ed economico vengono ad aggravare realtà di disagio ambientale già pesanti. L’appello cui allora diede voce Paolo VI: “I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell’opulenza” (Populorum progressio, 3), conserva oggi tutta la sua urgenza. Non possiamo dire di non conoscere la via da percorrere: abbiamo la Legge e i Profeti, ci dice Gesù nel Vangelo. Chi non vuole ascoltarli, non cambierebbe nemmeno se qualcuno dai morti tornasse ad ammonirlo.

  141. renato scrive:

    BxvI:

    “I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell’opulenza”

    Un conto è dire che NON bisogna abbandonare i popoli del terzo mondo, un conto è fare una omelia che sembra più un comizio noglobal come è stato nel caso dell’Arcivescovo di Pompei.Forse ha pensato di fare l’omelia terzomondista perchè aveva la televisione su di lui.20 minuti di accuse alla civiltà in cui il vescovo è vissuto e vive , mi sembrano francamente troppo a confronto di due righe del papa, che non sono neanche sue parole ecmq parlano di una condizione oggettiva .E poi il papa in quanto autorità a livello mondiale ha avuto più diritto di fare una omelia sulla situazione mondiale.
    Detto ciò ritengo che spiegare la povertà del terzo mondo col fatto dei paesi ricchi che li sfruttano( perchè questo è il discorso terzomondista piu o meno clericale)lo ritengo sbagliato, perchè se è vero che i paesi ricchi non devono abbandonare l’africa subsahariana a se stessa( parlo a titolo silbolico di tutta la povertà mondiale) è anche vero che sono gli stessi governanti di queli paesi poveri che da tiranni quali sono lasciano alla fame il popolo.Cosa possono fare i governanti dei paesi riccchi di fronte al principio internazionale che la sovranità della nazione non va toccata a meno che si faccia la guerra di conquista?
    I paesi coloniali hanno abbandonato le colonie (in africa e altrove) questo ha provocato solo danni.Era meglio se rimanevano le colonie, così non sarebbero subentrati i tiranni africani e il popolo non sarebbe affamato quanto lo è ora.I governanti occidentali posssono fare ben poco ,quando i loro aiuti economici se li pappano i corrotti governanti di turno.All’ora l’unico aiuto che può arrivare dai governanti ricchi o dai privati ricchi è quello di costruire scuole , ospedali , università, o impiantando fabbriche.
    Ok queste cose si possono fare ed è giusto che si facciano di PIU, ma non si risolve la questione terzomondo dicendo che l’Occidente si è arricchito a scapito dei poveri del terzo mondo e che mangia e sperpera sulla fame della miseria africana.Questa è una concezione ideologica che vuole screditare e demonizzare il popolo occidentale.Certo le schifezze morali c’è ne sono in grande quantità in occidente, ma la civiltà occidentale non è il Male ASSOLUTO.

  142. Raffaele Savigni scrive:

    A Renato: la civiltà occidentale non è certo il male assoluto, anzi è forse l’unica civiltà capaceb di relativizzare se stessa, di cogliere i propri limiti e di aprirsi realmente ad altre culture. Ciò non toglie il fatto che i beni della terra sono distribuiti in modo assai diseguale ed ingiusto. Non a caso il papa sta preparando un’enciclica sulla globalizzazione (di cui ha già parlato Giovanni Paolo II, che non era certo “di sinistra” né “modernista”).

  143. Mauro W. Fuolega scrive:

    Domando a tutti: sembra sia tutto fermo, ma a Roma, all’Ecclesia Dei si muove qualcosa? Lo chiedo soprattutto a proposito della Diocesi di Milano, per sapere se sono in arrivo istruzioni dall’Alto – non dico dall’Altissimo, sarebbe troppo – nei confronti di Tettamanzi e Manganini. Grazie.

  144. renato scrive:

    Raffaele non trovo nulla di ingiusto riguardo al fatto che esistano dei paesi dove c’è un diffuso benessere.Si deve far di piu per aiutare i paesi poveri acrescere, con opere concrete enon bisogna abbandonarli asestessi , questo si.Ma se una nazione è benestante non è Colpevole.Il ricco Epulone è andato all’inferno perchè era ricco o perchè si è tenuto tutto per se e si disinteressava verso chi stava peggio di lui?
    D’altronde credo che sia anche il monito del papa: i poveri del terzo mondo gridano la loro povertà, e vanno aiutati però non ha detto che sicccome noi stiamo un pò meglio siamo il Male.Invece è quello che ha sostenuto il vesocovo di pompei nellasua omelia.Almeno così ho inteso.

  145. raffaele scrive:

    una sola semplice osservazione riguardo il motu proprio che liberalizza la Messa Tridentina ed’è sul diverso modo di agire di coloro che hanno espresso riserve sulle disposizioni del S.Padre: dolore, osservazioni argomentate, preoccupazione ma sempre rispetto e obbedienza e coloro che, invece, negli anni del post concilio hanno combattuto la riforma liturgica con rabbia, livore, calunnie, falsità, vere ribellioni e disobbedienze. Questo alla lunga dirà chi era nel giusto…

  146. Syriacus scrive:

    Scusi Raffaele, ma secondo Lei non potrebbero essere esistiti , negli anni, diciamo, fra il 1969 e il 2007 , ANCHE cattolici che hanno accolto la Riforma Liturgica con “dolore, osservazioni argomentate, preoccupazione ma sempre rispetto e obbedienza”, e , dopo il 7 di luglio u.s. , cattolici (non ultimi mebri dell’episcopato) che hanno combattuto la ‘liberalizzarione’ del messale pre-riforma “con rabbia, livore, calunnie, falsità, vere ribellioni e disobbedienze” ?

    Le sembra davvero impossibile?

  147. Imerio scrive:

    ” … dolore, osservazioni argomentate, preoccupazione ma sempre rispetto e obbedienza …”

    Mi perdoni l’appunto, non certo per polemica, ma per puro amore di Verità: non ha avuto modo di prendere nozione (anche solo dalle numerose segnalazioni presenti in questo blog) del boicottaggio fraudolento che, proprio in questi giorni, numerosi vescovi e talune Conferenze episcopali (quella tedesca, solo per citarne una) hanno esasperantemente manifestato nei confronti del Motu Proprio, con ciò apertamente contravvenendo alle indicazioni del Sommo Pontefice?

    Se, poi, tutto questo costituisce, nella Sua opinione, un’espressione di rispetto ed obbedienza …

  148. Raffaele Savigni scrive:

    Preciso di nuovo che il Raffaele dell’intervento n. 45 non sono io. La mia posizione è infatti più articolata di quella del mio omonimo: dopo la riforma liturgica di Paolo VI c’è chi ha reagito con livore e disobbedendo; e c’è chi, pur non condividendo la riforma, ha comunque obbedito (ad es. il card. Siri). Lo stesso succede oggi. Con una differenza: il Motu proprio è una concessione “straordinaria”, non una nuova riforma (o restaurazione, se preferite) della stessa portata dell’introduzione del Novus ordo. Perciò i dissensi mi sembrano meno “pesanti” e significativi; e non ha senso invocare i “fulmini” di Roma contro Milano.

  149. raffaele scrive:

    Caro omonimo Raffaele, la suo articolata posizione mi trova concorde quando cita il Card. Siri, dissenziente ma obbediente. Meno concorde sono quando sottolinea la diversa portata del motu rispetto alla riforma, proprio perchè essi sono in antitesi esprimendo un’ ecclesiologia diversa. L’auspicata unità liturgica, desiderata dal Papa, con il motu, rischia di infrangersi, sarà interessante la verifica con i Vescovi che avverrà tra tre anni. Intanto la fratenità di san Pio X° continua ad andare per la sua strada, in attesa di dettare nuove richieste, i cosiddetti tradizionalisti a dire che la riforma liturgica è eretica e protestante, fatta da un “massone” e a sostenere che gli “erede di Bugnini” devono essere allontanati…come difatti sta avvenendo…

  150. Raffaele Savigni scrive:

    Al mio omonimo: temo anch’io che la fraternità di san Pio X cercherà di “alzare la posta” e non accetterà il Vaticano II (soprattutto in materia di ecumenismo e libertà religiosa).Se però si riuscirà a recuperare alla piena comunione ecclesiale una parte consistente dei tradizionalisti che hanno visto con favore lo scisma per ragioni liturgiche ed “affettive”, vorrà dire che il papa ha fatto una scelta giusta, anche se dolorosa per molti liturgisti (dei quali comprendo il disagio, per cui non vanno “criminalizzati”). Non avrebbe senso cercare il dialogo ecumenico con ortodossi e protestanti (come è giusto fare) e non cercare la comunione anche con i “nostalgici”. Solo tra un po’ di tempo potremo fare un bilancio serio in proposito.

  151. Marco scrive:

    Desidero utilizzare questo blog per condividere una bella notizia, che spero ottenga il risalto che merita: sabato 13 ottobre prossimo, alle ore 19.00, il Vescovo di Trieste, S. E. Rev.ma mons. Eugenio Ravignani, in occasione della visita pastorale nella Parrocchia della B.V. del Rosario celebrerà la S. Messa nella forma straordinaria del rito romano.
    Mons. Ravignani, con apposito indulto, già da vari anni ha assicurato alla sua Diocesi una chiesa parrocchiale dove, ogni sabato e vigilia di feste, ha luogo la celebrazione della messa secondo la liturgia romana tradizionale, curata dal rev.do don Stefano Canonico; altri sacerdoti diocesani, inoltre, hanno svolto tale servizio, contemporaneamente, in un’ulteriore chiesa cittadina.
    Va pure riconosciuto che tale iniziativa ha conseguito esiti positivi, grazie alla costante partecipazione di un nutrito gruppo di fedeli attaccati alla forma rituale che ha alimentato, per vari secoli, la spiritualità di intere generazioni di credenti.
    Reputo l’atto di mons. Vescovo molto eloquente ed in linea con le direttive emanate dall’attuale Pontefice, volte ad instaurare una completa ricezione del dettame conciliare, nel quadro di un’interpretazione che approfondisce la continuità dello sviluppo storico, dogmatico e liturgico della Chiesa, contrariamente alla prevalente ermeneutica della rottura, che ha informato una prassi modellata sul cosiddetto “spirito” del Concilio.

  152. Guardia Svizzera scrive:

    Caro Vincenzo, qualora tu sia sardo , sappi che in Cagliari e’ stato creato un comitato affinche’ venga officiata la forma ” straordinaria” del Rito Romano in forma …..Ordinaria! Senza paure da parte dei sacerdoti diocesani obbedienti……
    unavoxcagliari@tiscali.it

  153. pao scrive:

    Dov’è il buon senso? Questo ritorno al passato sembra voler dare più valore alla ritualità più che al contatto con Dio. Perché? Abbiamo qualcosa che dovrebbe essere nostro da sempre: gli insegnamenti di Gesù, la preghiera al Padre. Eppure non ci bastano. Forse c’è qualcosa dentro di noi che non va…