L’Asia e il futuro della Chiesa

Cari amici, scrivo da Colombo, in Sri Lanka. Si è da poco conclusa la messa per la canonizzazione di José Vaz, il primo santo dello Sri Lanka (originario di Goa, ma vissuto in quella che allora era l’isola di Ceylon per quasi un quarto di secolo). Vedendo più da vicino la realtà di questi paesi, in un continente dove i cattolici sono meno del tre per cento, ma dove vivono più dei due terzi della popolazione, si comprende perché il futuro della Chiesa passi per qui. Nonostante i cattolici siano una piccola minoranza – con l’eccezione delle Filippine, dove ci sposteremo domani – in Asia sono stati celebrati l’anno scorso più battesimi che in Europa. Mi ha colpito stamani la bellezza della liturgia e la partecipazione composta, la stessa che avevo visto in Corea nell’agosto 2014.

Ma è nel rapporto con le altre religioni che si gioca molto del futuro dell’evangelizzazione. Papa Francesco, ieri, all’incontro con i rappresentanti di buddismo, induismo e islam – qui i musulmani sono una minoranza, come i cristiani – ha parlato del dialogo nella verità, chiedendo una “presentazione piena e schietta delle nostre rispettive convinzioni. Certamente tale dialogo farà risaltare quanto siano diverse le nostre credenze, tradizioni e pratiche. E tuttavia, se siamo onesti nel presentare le nostre convinzioni, saremo in grado di vedere più chiaramente quanto abbiamo in comune”. Francesco ha incicato ancora una volta come terreno di lavoro comune l’impegno per chi soffre. Il nuovo santo José Vaz è stato certamente un esempio in questo senso.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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