Il vero ecumenismo

«Per un vero ecumenismo è importante riconoscere il primato dell’azione divina e due sono le conseguenze di tale atteggiamento. La prima: l’ecumenismo esige pazienza, il vero successo dell’ecumenismo» non consiste in sempre nuovi accordi, in nuovi «contratti» sui diversi elementi di separazione. Ma «consiste nella perseveranza, nell’andare insieme, nell’umiltà che rispetta l’altro, anche dove la compatibilità in dottrina o in prassi della Chiesa non è ancora ottenuta; consiste nella disponibilità ad imparare dall’altro e a lasciarsi correggere dall’altro, nella gioia e nella gratitudine per le ricchezze spirituali dell’altro, in una permanente essenzializzazione della propria fede, dottrina e prassi, sempre di nuovo da purificare e da nutrire alla Scrittura, tenendo fisso lo sguardo al Signore e nello Spirito Santo col Signore al Padre».

«Consiste nella disponibilità a perdonare e a cominciare sempre di nuovo nella ricerca dell’unità e finalmente nella collaborazione nelle opere di carità e nella testimonianza al Dio rivelato davanti al mondo… In altre parole, ecumenismo è innanzitutto un atteggiamento fondamentale, un modo di vivere il cristianesimo».

Sono considerazioni che l’allora cardinale Joseph Ratzinger fece nel gennaio 1993 nel corso di un colloquio presso la comunità valdese di Roma. Qui l’articolo che ho appena pubblicato su Vatican Insider. Come spesso capita, rileggendo il futuro Benedetto XVI si coglie la distanza a volte siderale rispetto a certi cliché nei quali certi suoi interpreti hanno cercato di rinchiuderlo.

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Print
Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.