La razzia del ghetto di Roma e il ruolo di Zolli

Cari amici, domenica e lunedì prossimi su RaiUno andrà in onda la fiction “Sotto il cielo di Roma” dedicata ai terribili mesi dell’occupazione tedesca di Roma – dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 – e all’orribile razzia del ghetto ebraico. L’Osservatore Romano di oggi pubblica ampi stralci di una relazione tenuta dalla storica Anna Foa e dedicata alla figura di Israel Eugenio Zolli, il rabbino capo di Roma, che cercò invano di convincere i responsabili della comunità del pericolo rappresentato dall’arrivo dei nazisti nella capitale. Zolli voleva che tutti gli ebrei si dessero alla macchia, lasciassero le loro abitazioni, risultassero irreperibili. I dirigenti della comunità non gli credettero. E i fatto che dopo l’arrivo degli Alleati Zolli – al termine di un lungo e sofferto percorso personale – decidesse di chiedere il battesimo, l’ha trasformato in una figura molto ingombrante, da rimuovere, considerandolo un traditore. L’autobiografia di Zolli (“Prima dell’alba”), uscita a New York nei primi anni Cinquanta, per mezzo secolo non si è potuta tradurre e pubblicare in Italia. La relazione di Anna Foa è dunque coraggiosa e destinata a far discutere su quella tragica e vergognosa pagina della nostra storia. Dopo il 16 ottobre moltissimi ebrei (4.500) trovarono rifugio presso 290 istituti religiosi e conventi romani.

Il rabbino di Roma Israel Zolli e l’occupazione nazista  

Inascoltato e dimenticato come Cassandra 

Stralci di una delle relazioni tenute nel pomeriggio del 28 ottobre all’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere e Arti di Padova nell’ambito del convegno «Politiche di sopravvivenza alle persecuzioni. I responsabili delle comunità ebraiche di fronte allo sterminio nazista».

di Anna Foa

La Comunità ebraica romana arriva, come è noto, all’8 settembre 1943 e alla persecuzione nazifascista avendo nel ruolo di rabbino maggiore un  galiziano, vissuto molti decenni a Trieste e reso apolide dalle leggi del 1938, Israel Zolli. Un grande studioso, allievo di Chaies al Collegio rabbinico di Firenze, di cui la storia controversa del periodo di cui stiamo parlando — con il suo passaggio alla clandestinità e poi la conversione al cattolicesimo nel dopoguerra — ha offuscato lo spessore culturale e religioso, lasciando dietro di sé una ferita non ancora sanata nella comunità romana che, quando ancora le ferite dell’occupazione non avevano nemmeno cominciato a cicatrizzarsi,  ha visto il suo rabbino prendere il battesimo. In conflitto con Zolli troviamo, oltre a una notevole parte della comunità, che lo considerava estraneo alla sua mentalità e alla sua storia, soprattutto i dirigenti tanto della comunità romana che dell’Unione, Ugo Foà e Dante Almansi.

 Il conflitto ha radici che risalgono già al periodo iniziale del rabbinato romano di Zolli,  ma si acuisce dopo l’armistizio, quando Zolli propone di cessare le funzioni religiose, di distruggere le liste dei contribuenti e degli iscritti alla comunità, di stanziare fondi per i più poveri e di invitare tutti gli ebrei a lasciare le proprie abitazioni e a nascondersi.

Com’è noto, i dirigenti comunitari si oppongono con decisione a quello che vedono come un allarmismo eccessivo, frutto di paure personali, che rischiava di peggiorare i rapporti con l’esterno, cioè con le autorità fasciste e naziste. Essi continuano a confidare, fino alla mattina del 16 ottobre, nella rete di amicizie e relazioni consolidate con il regime negli anni precedenti e mai davvero rimesse in discussione nemmeno dalle leggi del 1938, senza rendersi conto della frattura qualitativa introdotta dall’occupazione della città a opera dei nazisti. Una scelta opposta a quella fatta dalla comunità di Ancona e da quella di Pisa, dove  il presidente Pardo Roques aveva convinto il rabbino Hasdà a non officiare in occasione del Capodanno ebraico.

Quanto agli elenchi famosi dei contribuenti (o degli iscritti), sequestrati a Roma dai nazisti nel corso dei saccheggi degli uffici e delle biblioteche, c’è stata una forte e lunga polemica sul ruolo effettivo giocato nella razzia. Gabriele Rigano sta compiendo una mappatura degli indirizzi a cui i nazisti si recarono, non solo quelli dove arrestarono ebrei, ma anche quelli in cui non trovarono nessuno, per avere un’idea del loro effettivo uso (certamente furono incrociati con quelli della questura). Comunque, il solo fatto che fossero stati sequestrati, insieme alla notizia filtrata dalla questura che i nazisti erano in possesso degli elenchi della questura,  spinge molti ebrei a scegliere di nascondersi. Fra essi, la moglie di Arminio Wachsberger, Regina Polacco, che vede di persona le schede in mano ai nazisti. Non si nasconderanno perché temono per la salute della figlia di cinque anni. Ma già il 16 settembre, cioè dieci giorni prima del sequestro romano, il presidente della comunità di Venezia, Giuseppe Jona, si era suicidato per timore che i nazisti lo costringessero a rivelare dove aveva nascosto gli elenchi comunitari.

Che Zolli vedesse con terrore l’arrivo delle truppe tedesche, è messo chiaramente in luce dalla documentazione. Bisogna però dire che il rabbino aveva già conoscenza, a quella data, della sorte riservata in Polonia agli ebrei, e in particolare della morte di due dei suoi fratelli, uno ad Auschwitz e uno nel ghetto di Lwov. Inoltre, la sua qualifica di apolide lo rendeva particolarmente esposto all’arresto e alla deportazione.

Ancora, egli aveva motivo di ritenere di essere nella lista nera nazista a causa delle sue prese di posizione antinaziste a Trieste. Con l’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940, ricordiamolo, gli ebrei stranieri, molti dei quali ebrei italiani che avevano perduto la cittadinanza acquistata dopo il 1919,  erano stati rinchiusi nei campi di internamento creatisi numerosissimi nel Sud e in Abruzzo, o nel migliore dei casi erano stati inviati al confino. Il rabbino David Wachsberger, ad esempio, era detenuto a Campagna, vicino a Salerno. Se Zolli è sfuggito a tale sorte grazie all’incarico assunto nel 1939 a Roma, resta comunque il primo a essere esposto all’arresto,  come non manca di dichiarare più volte, e come sottolinea anche nell’ultima funzione che tiene prima di nascondersi con la famiglia. Scrive Michael Tagliacozzo: «Il 17 settembre al termine del servizio liturgico serale per l’entrata del sabato, tenne una breve allocuzione nell’Oratorio di rito spagnolo (…) Sapeva che in ogni comunità ebraica caduta sotto il giogo tedesco, il rabbino era sempre stato la prima vittima della persecuzione. Esternò il rammarico di essere costretto ad allontanarsi e benedì i fedeli raccomandandosi alle loro preghiere». Infatti, la sua casa è la prima a essere perquisita, già intorno alla fine di settembre. I nazisti sfondarono la porta perché il rabbino aveva già trovato rifugio altrove.

Del resto, in occasione dell’episodio dei cinquanta chili d’oro, non soltanto Zolli si reca, all’insaputa dell’analoga delegazione comunitaria, a chiedere al Papa aiuto nella raccolta, ma chiede anche ad Almansi, in una lettera che dopo la Liberazione questi negherà di aver ricevuto,  di essere messo al primo posto tra gli ostaggi eventualmente richiesti dai nazisti. Evidentemente, più che la paura in sé, agisce nel suo comportamento in occasione della fuga il dispetto per avere il ruolo di una Cassandra inascoltata, per il rifiuto opposto alle sue ragionevoli richieste, che lo spingono a non condividere una sorte che profetizzava invano da tempo, ma a scegliere invece la fuga per sé e per i suoi cari.

Una fuga, che stranamente viene creduto nel dopoguerra essere stata in Vaticano: una sorta di leggenda diffamatoria priva di riscontro nella realtà — poiché Zolli si nascose prima nella casa vuota della famiglia Anav poi in una famiglia di antifascisti non ebrei, i Pierantoni, poi dai Falconieri, amici della figlia — ma che è stata ripetuta fino a tempi recentissimi nonostante le ricerche storiche ne abbiano provato l’infondatezza. Una fuga inoltre che dopo la guerra renderà ancora più aspro il conflitto con la comunità, che tenterà di deporlo sotto l’accusa di avere abbandonato il suo gregge nel pericolo. L’idea che gli ebrei romani fossero sotto la protezione del Papa e che quindi i nazisti non avrebbero potuto toccarli è un’altra illusione dura a morire. Wachsberger racconta che anche nella deportazione, quando si trovava con altri prigionieri a spalare le rovine del ghetto di Varsavia, la vista in lontananza di una veste talare suscitava negli italiani la speranza che si trattasse di un messo del Vaticano che si calava nell’inferno per liberarli. Per quanto mi riguarda, trovo storicamente convincente il quadro dell’assistenza agli ebrei di Roma tracciato da Andrea Riccardi nel suo libro L’inverno più lungo. Un’assistenza che non poteva non essere concordata con il Papa. Del resto, che gli ebrei romani si siano rivolti direttamente ai conventi nell’ora del pericolo immediato, la prima richiesta accolta precede il 16 ottobre, poi le porte si spalancano, è provato da mille testimonianze. Non toccherò il problema dibattuto e tuttora aperto di Pio XII perché esula da questo quadro. Quello che è interessante è che la percezione degli ebrei romani fosse quella di un cordone ombelicale non reciso con la Chiesa.

Non è certo il caso, qui, di riprendere le polemiche che, trentacinque anni fa, hanno accompagnato l’uscita del libro di Robert Katz, il giornalista e storico scomparso nei giorni scorsi, Sabato Nero, e che hanno coinvolto, in giudizi anche molto severi sulla dirigenza comunitaria, storici del livello di Michael Tagliacozzo, oltre a tutto diretto testimone della vicenda. È ora, credo, il tempo di ricostruire e distinguere, insomma fare storia. Ma ho la sensazione che questa vicenda, sostanzialmente la consegna di mille ebrei romani alla morte da parte della dirigenza comunitaria e dell’Unione, sia ancora un nodo irrisolto della memoria della comunità di Roma, tale da continuare a suscitare intorno a sé rimozioni, accuse, proiezioni, e da erigere a tutt’oggi una invalicabile barriera difensiva.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

45 risposte a La razzia del ghetto di Roma e il ruolo di Zolli

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  2. Simone scrive:

    Un contributo interessante, Dott. Tornielli. Peccato, perchè se ne sarebbe potuto parlare anche nella puntata del Vespa-show di ieri (finalmente ha lasciato perdere la storia di Sarah…), ma il nostro Bruno nazionale ogni tanto lascia a casa qualcuno: nella puntata su Fatima invita il Card. Bertone e non Socci, qui non c’era lei. Invece ha invitato tre attori a fare le belle statuine. Non che non si siano sentite cose degne di nota, per esempio l’intervento della suora mi è piaciuto moltissimo, ma c’è stata una cosa, secondo me, gustosissima: si son chiesti almeno tre o quattro volte: “Ma come mai le polemiche sul silenzio son saltate fuori negli anni 60 e non sono state alimentate dalle personalità ebraiche contemporanee a Pio XII?”, e nessuno che abbia avuto il coraggio di dire che il Papa ha pagato la scomunica e l’anticomunismo, è da lì che son partiti gli attacchi, su.
    Poi c’è stata un’altra assenza: nel primo servizio, che contestualizzava storicamente il pontificato, quando si è parlato delle elezioni del ’48, hanno citato come determinanti Padre Lombardi e i Comitati Civici di Luigi Gedda, e come di consueto si son dimenticati un bruscolino, un certo Giovannino Guareschi… A mio modesto parere quindi Tornielli è in buona compagnia…

  3. FRANCESCO scrive:

    BUONGIORNO,
    a parlare in qualche modo contro gli ebrei nel periodo
    1940-45 si corre il rischio di passare per negazionisti
    perchè la verità deve essere solo una, quella della
    ufficialità ebraica.Il caso di Zolli è uno tra le migliaia
    accaduti in Italia: persone che mettevano in guardia gli ebrei; fuggite, nascondetevi, espatriate, rifugiatevi nei conventi, cambiate identità, etc.
    Ben pochi, purtroppo, ascoltarono questi consigli.
    Alcuni fortunatamente li seguirono e specie quelli che si nascosero nelle strutture della Chiesa Cattolica poterono
    testimoniare che il Vaticano intervenne a loro favore, in
    silenzio ma in maniera assidua. Non furono e non sono creduti, le loro testimonianze nascoste; l’importante era
    ed è dar contro al Sommo Pontefice PIO XII.
    Di conseguenza anche Zolli andrà nel dimenticatoio perchè
    i Rabbini non vogliono discutere anche dei loro errori,
    che causarono tragedie, desiderano solo leggi che impediscano qualsiasi negazione, anche documentata, delle
    loro affermazioni in quel cotesto storico.
    Pace in Cristo
    Francesco

  4. antonella lignani scrive:

    A me durante “Porta a porta” è piaciuto molto anche l’intervento del monsignore novantottenne. Certo la storia non si fa con i “se” e con i “ma”. Peccato che non ci fosse Tornielli.

  5. Stefano scrive:

    Mi permetto di aggiungere per i lettori, Dr. Tornielli, che Zolli scelse il nome Eugenio in onore di Papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, colpito dal prodigarsi del pontefice per salvare il più alto numero di ebrei possibili in Roma. Grazie per questo bell’articolo.

  6. john coltrane scrive:

    “Di conseguenza anche Zolli andrà nel dimenticatoio perchè
    i Rabbini non vogliono discutere anche dei loro errori”.

    Molto probabile che lei abbia ragione, Francesco.

    Buona giornata.

  7. Cherubino scrive:

    “i Rabbini non vogliono discutere anche dei loro errori,
    che causarono tragedie”

    questa è veramente grossa e chi parla così dovrebbe imparare a pesare bene le parole ! forse il concetto di causa non è ben chiaro.

    La causa degli abominii perpetrati dai nazisti con la collaborazione dei fascisti è soltanto la loro disumanità e la personalità perversamente criminosa di chi ha voluto quei delitti di massa.
    Il fatto che qualcuno abbia sottovalutato il pericolo non ne fa di meno una vittima, la quale ha diritto a un risarcimento materiale e morale da chi ha sparso il sangue.
    Questo sangue grida ancora al cielo contro nazisti e fascisti e ci mancherebbe che ora debba trovarsi in esso qualche difetto. Se dal punto di vista storico è giusto mettere in luce gli errori, dal punto di vista morale non esiste un dovere di prevenire la violenza ingiusta che renda a sua volta colpevole la vittima. Esiste un diritto naturale a non subire violenza ingiusta che l’eventuale spovvedutezza non attenua neanche di uno “iota”.

    E Gesù ha detto come considerava chi toglie uno “iota”, il più piccolo dei segni, dalla Legge morale.

  8. john coltrane scrive:

    Cherubino, tutto giusto quanto lei scrive, ma la frase di Francesco, almeno x come l’ho intesa io, si riferiva unicamente al fatto che il Rabbino Zolli rischia di cadere nel dimenticatoio (mentre invece si tratta di una persona di grandissimo valore) in quanto “scomodo” a certi pregiudizi
    verso PIO XII.

    Giusto non generalizzare sui Rabbini (ogni generalizzazione contiene in sè della menzogna), ma giusto valorizzare storicamente la splendida figura del Rabbino Zolli.

    Tutto qui.
    Le auguro una buona serata.

  9. LIBERAMENTE scrive:

    OT. Con tutto quello che c’è da fare nel mondo, la comunità cattolica non trova di meglio che dedicare il suo preziosissimo tempo a contrastare uno stravagante, seppur discutibile, momento pagano: la festa di Haloween. Questa è la statura di Sanctae Romanae Ecclesiae oggi.

    I ragazzi andranno in giro a chiedere le caramelle la chiesa cattolica si pascia del suo più che 8×1000, ma forse non sono abbastanza, ci sono i mega risarcimenti da dare all’Inghilterra per la somma non raggiuna dagli organizzatori all’ultima visita del papa, circa 3 milioni di Sterline e poi il risarcimen to di 8 milioni di Sterline per alcuni casi di pedofilia sempre in Inghilterra, per non parlare dei casi in America e in tutta Europa; il Belgio, per esempio, ha adesso una commissione parlamentare all’unanimità sui casi di pedofilia dopo che la commissione cattolica aveva fallito.

    Lo stesso Lula parla del papa come di uno che è rimasto a 2000 anni fa, visto che il vaticano lo ha attaccato sulla questione dell’aborto.

    Se in futuro gli organizzatori non riusciranno in tempo ad avere i soldi per la visita del papa, scommetto che gli stati inizieranno a chiedere più garanzie economiche, visto i tempi di crisi, infatti, non di solo papa si vive a questo mondo, ma della laicità dello stato che non può addebitare iniquamente a tutti i cittadini, anche a qualli che non credono, i costi delle visite sua santità.

    Intanto la chiesa cattolica inglese deve tirar su 3 milioni di sterline da dare a sua Maestà la Regina-papessa, che gentilmente ha anticipato agli organizzatori della visita del papa. E pagare anche voi ogni tanto le spese delle sue visite senza chiederle agli stati?

  10. cristiano scrive:

    scrivo perchè si possa sensibilizzare l’opinione pubblica su questo argomento che è realtà dei nostri giorni mentre
    qui si discute di cose passate.

    fatti mostruosi che avvengono in Cina.

    noi cristiani cosa possiamo fare? per fermare tale mostruosità? incominciamo a non acquistare prodotti cinesi. Penso che sarebbe utile che prendessero coscienza lo Stato italiano ma anche altri paesi europei ecc. ed i comuni almeno qui in italia per non far progedire questo macello che porta alla morte vite umane innocenti, noi cristiani facciamolo sapere a tutti avremo fatto il nostro piccolo atto di generosità cristiana per fermare questo
    mondo al lavoro di morte.

    Mani curate, cravatta rossa e una certezza: l’economia cinese è basata sullo schiavismo. D’accordo, ne parleremo, ma anzitutto chiediamo a Harry Wu se vuole parlarci dei suoi diciannove anni rinchiuso in un laogai. Ci guarda mestamente: «Devi prima capire che cos’è davvero un laogai». E noi credevamo di saperlo: sono dei campi di rieducazione voluti da Mao Zedong che hanno accolto non meno di cinquanta milioni di persone dalla loro costituzione, praticamente l’Italia intera; si è calcolato che non esista un cinese che non conosca almeno una persona che vi è stata soggiogata.

    È una detenzione che non prevede processo, non prevede imputazione, tantomeno esame o riesame giudiziario o possibilità di confrontarsi con un’autorità. La decisione di rinchiuderti è a totale discrezione del Partito. «Ma loro» dice «per definirti usano la parola prodotto, e il primo prodotto sei tu, quello che devi diventare: un nuovo socialista. Il secondo è un prodotto vero e proprio, tipo scarpe, vestiti, spezie, tessuti, qualsiasi cosa. Ogni laogai ha due nomi: quello del centro di detenzione e quello della fabbrica.

    Tu devi affrontare una quota di lavoro quotidiano, sino a 18 ore, sennò non ti danno da mangiare. Spesso devi lavorare in condizioni pericolose, come nelle miniere, con prodotti chimici tossici». Una pausa, scuote la testa: «Ma neppure questo, in realtà, è il laogai». È come se Harry Wu, cinese fuggito negli Usa, non volesse parlare di sé. Eppure è presidente della Laogai Research Foundation, è una prova vivente, fu arrestato a ventidue anni dopo che all’università, leggendo un giornale assieme ad altri studenti, aveva semplicemente criticato l’appoggio cinese all’invasione sovietica di Budapest. Delazione. Manette. Nessun tribunale, nessuna prova o indizio, nessuna accusa precisa se non quella d’essere un cattolico e un rivoluzionario di destra. «Il primo giorno, a Chejang, mi dissero che per potermi rieducare sarebbe occorso molto tempo. Poi mi spiegarono che non avrei neppure potuto pregare né sostenere di essere una persona: perché mi avrebbero punito o ucciso. Mi obbligarono a confessare delle presunte colpe dopo aver costretto alla confessione anche mio padre, mio fratello, la mia fidanzata. Solo mia madre rifiutò di farlo. Sono stato molto orgoglioso di lei». Un’altra pausa.

    L’impercettibile imbarazzo di Toni Brandi, il coordinatore della Fondazione che ci sta facendo da interprete: «Non ha confessato perché si è suicidata». E tutto, attorno, comincia a farsi stretto, troppo in distonia col racconto, e troppo rossa quella cravatta rossa, troppo pulita la moquette di quell’hotel nel centro di Milano. «I primi due o tre anni», racconta Harry Wu, «pensi alla tua ragazza, alla tua famiglia, alla libertà, alla dignità: poi non pensi più a niente. Perdi ogni dimensione, entri in un tunnel scuro. Preghi di nascosto. In un laogai non ci sono eroi che possano sopravvivere: a meno di suicidarti o farti torturare a morte. Scariche elettriche. Pestaggi manuali o con i manganelli. L’utilizzo doloroso di manette ai polsi e alle caviglie. La sospensione per le braccia. La privazione del cibo e del sonno. Questo ho visto, e così è stato per preti, vescovi cattolici, monaci tibetani». Ci mostra la foto di un vescovo di 33 anni, e ancora altre foto in sequenza che nessun quotidiano o rotocalco potrà mai riportare: uomini e ragazzi inginocchiati, una ragazzina immobilizzata da due soldati mentre un terzo le punta il fucile alla nuca, una foto successiva in cui è spalmata a terra con il cranio orribilmente esploso. Poi un filmato. È un dvd curato dall’associazione, e dovrebbero vietarlo ai minori e agli occidentali in affari con la Cina: esecuzioni seriali, di massa, i condannati inginocchiati, prima la fucilata e poi lo stivale premuto forte sullo stomaco per controllare che morte sia stata, un ufficiale di partito che per sincerarsene usa una sbarra d’acciaio, e anche di questo qualcosa sapevamo, ma come dire: il video, un video.

    Sapevamo pure delle fucilazioni e delle camere mobili di esecuzione: furgoni modificati che raggiungono direttamente il luogo dell’esecuzione con il condannato legato con cinghie a un lettino di metallo, il tutto controllato da un monitor accanto al posto di guida. Poi via, si riparte verso altre esecuzioni da effettuarsi pochi minuti dopo l’emissione della condanna a morte. Noi sapevamo che la maggior parte delle condanne è pronunciata in stadi e piazze davanti a folle gigantesche, e che le cose, in Cina, sono tornate a peggiorare dal 2003, laddove ogni anno vengono giustiziati più individui che in tutti i Paesi del mondo messi insieme.

    «Nel 1984, dopo un articolo di Newsweek, smisero di portare i morti in giro per le strade come pubblico esempio», ci dice, «ma dal 1989 hanno ricominciato, e i familiari devono pagare le spese per le pallottole e per la cremazione». E la faccenda degli organi? «Le autorità prelevano gli organi dei condannati a morte in quanto appartengono ufficialmente allo Stato. I trapianti sono effettuati sotto supervisione governativa: il costo è inferiore del 30 per cento rispetto alla media, e ne beneficiano cinesi privilegiati e cittadini occidentali e israeliani».

    E la faccenda dei cosmetici fatti con la pelle dei morti? «Dai giustiziati prendono il collagene e altre sostanze che servono per la produzione di prodotti di bellezza, tutti destinati al mercato europeo». Nel settembre scorso, della pelle di condannati o di feti, parlò anche un’inchiesta del Guardian: citò la testimonianza, in particolare, di un ex medico militare cinese che sosteneva d’aver aiutato un chirurgo a espiantare gli organi di oltre cento giustiziati, cornee comprese: senza ovviamente aver prima chiesto il consenso a chicchessia. Il chirurgo parcheggiava il suo furgoncino vicino al luogo delle esecuzioni e, stando alla testimonianza, nel 1995 tolsero la pelle anche a un uomo poi rivelatosi vivo.

    «Devi prima capire», ripete, «che cos’è un laogai». Forse sì, forse dobbiamo capire: dobbiamo poterci raccontare, un giorno, tra vent’anni, che sapevamo. «I laogai sono parte integrante dell’economia cinese. Le autorità li considerano delle fonti inesauribili di mano d’opera gratuita: milioni di persone, rinchiuse, che costituiscono la popolazione di lavoratori forzati più vasta del mondo. È un modo supplementare, ma basilare, che ha fatto volare l’economia: un’economia di schiavitù».

    Il numero dei laogai è imprecisato: è segreto di Stato.

    Secondo l’Associazione, dovrebbero essere circa un migliaio. I prigionieri, se la rieducazione fosse giudicata non completata, possono essere trattenuti anche dopo la fine della pena: «Io avrei dovuto rimanerci per trentaquattro anni, se non fossi fuggito. Perché avevo delle opinioni. Perché ero cattolico. Perché ero un uomo. Il 20 novembre compio vent’anni da uomo libero». Ieri.

    «E continuerò a lavorare perché la parola laogai entri in tutti i dizionari, in tutte le lingue. Appena giunto negli Usa non ne volli parlare per cinque anni, non ci riuscivo, poi cominciai a vedere che in America la gente parlava dell’Olocausto, parlava dei gulag, e però a proposito della Cina parlava solo della Muraglia e del cibo e naturalmente dell’economia. Ma i laogai, in Cina, esistono da cinquantacinque anni». Ben più, quindi, dei ventisette anni che ci separano dalla nascita della cosiddetta politica del figlio unico instaurata nel 1979 da Deng Xiaoping, prassi che ha spinto milioni di contadini a sbarazzarsi della progenie femminile: almeno 550mila bambine l’anno secondo l’organizzazione Human Rights Watch. Più dei due anni che ci separano dal giro di vite giudiziario introdotto nel 2003 nel timore che l’arricchimento potesse portare troppa libertà: laddove le madri e i familiari delle vittime di Tienanmen sono ancor oggi perseguitate, e i sindacati proibiti, i minori deceduti sul lavoro impressionanti per numero, per non dire dei cosiddetti morti accidentali: prigionieri che precipitano dai piani alti degli edifici detentivi e che solo il racconto di pochi scampati ha potuto testimoniare.

    A Reporter senza frontiere e ad Amnesty International è invece toccato il compito di raccontare della rinnovata abitudine di rinchiudere i dissidenti negli ospedali psichiatrici, spesso imbottiti di psicofarmaci senza che le ragioni degli internamenti fossero state neppure ufficialmente stabilite: accade nel Paese che per un anno e mezzo riuscì e celare l’epidemia Sars, giacché i dirigenti cinesi temevano che potesse scoraggiare gli investimenti occidentali. Cose delicate. La Cina cresce sino al 10 per cento annuo e si metterà in vetrina ai giochi olimpici del 2008: e ci sono da quattro a sei milioni di persone, rinchiusi nei laogai cinesi, che stanno lavorando per noi. Harry Wu domenica mattina è ripartito per Washington.

    Doveva incontrare Bush e festeggiare i suoi vent’anni da uomo libero.

    O forse bastava da uomo.

    Di Filippo Facci

    Fonte: “Il Giornale” del 21/11/2005

  11. Cherubino scrive:

    Coltrane, non so quanto vi fosse di involontario nella frase di Francesco e in fondo penso che spesso ,purtroppo, nella nostra cultura dove si tende a stra-parlare senza filtrare con l’intelletto ciò che si dice, questo sia appunto uno di questi casi. L’ideologia però è molto pericolosa, perchè fa passare lentamente per verità quelle che sono opinioni infondate e perniciose. Il fine retorico di certe frasi danneggia gravemente la verità.

    Prenda anche l’altra frase di Francesco: “si corre il rischio di passare per negazionisti perchè la verità deve essere solo una, quella della ufficialità ebraica.”

    Già la costruzione retorica della frase è scorretta, assume come presupposto ciò che invece sarebbe il frutto di un’argomentazione dimostrativa: che esista solo una voce, quella dell’ufficialità ebraica.
    Ma questo è evidentemente falso, primo perchè esiste una ricerca storica a base scientifica che non è affatto egemonizzata dagli ebrei. Solo pensarlo olter che evidentemente falso è del tutto offensivo verso la comunità scientifica.
    Diventa quindi una più o meno larvata giustificazione dei negazionisti, visti come vittime (che bel paradosso!) degli ebrei, e del tutto chiaramente una rivisitazione moderna degli stereotipi sugli ebrei che nei secoli scorso hanno ammorbato colpevolmente la nostra cultura, vera causa degli abominii commessi.
    Queste apparentemente innocue strategie di “restiling soft” dell’antisemitismo non vanno sottovalutate.

    Quanto poi alla frase che ho già commentato è veramente grave trasformare l’errore difensivo della vittima in corresponsabilità (“causa della tragedia”). Certamente l’errore di valutazione dei responsabili delle comunità ebraiche è classificabile come imprudenza, ma trasformare questa in “collaborazione remota materiale o formale” (coem si direbbe in linguaggio di teologia morale) al male è del tutto aberrante.

  12. Sal scrive:

    @ cristiano
    tre considerazioni riguardo alle vicende cinesi.

    La prima: – lei sbaglia definizione quando dice “noi cristiani” mentre dovrebbe più correttamente esprimersi come “noi cattolici” non solo perché i cattolici dimostrano di essere molto poco cristiani a cominciare da quelli che si chiamano “legionari”. (tanto per fare un piccolo esempio)

    La seconda: – è che se fosse veramente cristiano, ricorderebbe ciò che la Scrittura le comanda piuttosto che invitare al boicottaggio dei prodotti cinesi.

    (Matteo 20.25) : – “ Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: “Voi sapete che i governanti delle nazioni le signoreggiano e che i grandi esercitano autorità su di esse.”

    (Tito 3.1) : – “ Continua a ricordare loro di essere sottoposti e di essere ubbidienti ai governi e alle autorità come governanti…di non parlare ingiuriosamente di nessuno, di non essere bellicosi, di essere ragionevoli, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini.”

    (Efesini 6.5): – “Schiavi, siate ubbidienti a quelli che sono i [vostri] signori in senso carnale, con timore e tremore nella sincerità del vostro cuore, come al Cristo, non con un servizio per l’occhio come per piacere agli uomini, ma come schiavi di Cristo, facendo la volontà di Dio con tutta l’anima.”

    Non penserà che Gesù abbia parlato a vanvera immagino,

    La terza: se lei spera che qualcuno segua il suo invito al boicottaggio dimostra di essere un ingenuo perché cattolici e buddisti, protestanti o induisti, buoni o cattivi tutti cercano di spendere il meno possibile specialmente in questi tempi di crisi. Il dio denaro governa sempre più efficacemente e meglio di tanta ideologia che serve solo a rivelare lo spessore.

    Mi spiace che lei possa ancora dare credito a questa ingenuità tipica italiana perché i prodotti cinesi si vendono in tutto il mondi ed anche se non fossero venduti in italia non cambierebbe niente.

  13. Sal scrive:

    @ Liberamente
    Il parassitismo (dal greco παράσιτος[1]) è una forma di interazione biologica, generalmente di natura trofica, fra due specie di organismi di cui uno è detto parassita e l’altro ospite. Il parassita trae un vantaggio (nutrimento, protezione) a spese dell’ospite creandogli un danno biologico. Le evito tutte le forme che sono elencate solo per specificare che chi vive alle spalle degli altri è definito Cleptoparassita,” ruba il cibo che l’ospite è riuscito a procacciarsi o a recuperare in altro modo. “ (Wikipedia)

    Per questo la scrittura invita a : “lavorare con le vostre mani, (1 Tessalonicesi4.11) – “Lavorando notte e giorno, in modo da non porre su nessuno di voi un costoso peso, (1Tessalonicesi 2.9) – Non che non [ne] abbiamo l’autorità, ma per offrirci a voi come esempio perché ci imitiate. (2Tessalonicesi 3.9) – A tali persone diamo l’ordine e l’esortazione nel Signore Gesù Cristo che lavorando quietamente mangino il cibo che esse stesse guadagnano.(2Tessalonicesi 3.12)” – “Poiché udiamo che certuni camminano disordinatamente fra voi, non lavorando affatto ma intromettendosi in ciò che non li riguarda. (2Tessalonicesi 3.11)”

    Non so se corrisponde alle sue indicazioni.

  14. john coltrane scrive:

    Cherubino, concordo in pieno col suo post.

    Ribadisco che mia intenzione era solo quella di far presente il rischio che venga completamente dimenticata una bellissima figura com quella del Rabbino Zolli.

    La saluto.

  15. FRANCESCO scrive:

    @Cherubino 4,27 – 8,45
    Buongiorno signor Cherubino, io non l’ho offesa, mentre lei
    (lo scrivo apposta minuscolo) mi offende più volte:
    1° io non straparlo e quanto scrivo è meditato. lei pensa
    soltanto a diffamare chi non è in linea con il suo
    pensiero
    2° Ribadisco che “L’Ufficialità Ebraica” con la complicità
    di leggi che impediscono un sereno dibattito MONOPOLIZZA
    LA PRESUNTA VERITA’
    3° Nessuno, e tanto meno io, vuole negare la Shoah, ma
    faccio notare che i casi analoghi a quello del Rabbino
    Zolli sono a migliaia e che “l’Ufficialità Ebraica” li
    nasconde od addirittural li nega.
    4° Gli ebrei nel periodo 1039-45 devono apparire solo quali
    vittime immolate nel disinteresse del mondo. Non è
    assolutamente vero e la Chiesa Cattolica, in primis,
    ne da testimonianza che puntualmente viene respinta
    dagli ebrei ultraortodossi e, purtroppo, anche da
    parte di molti ebrei cosidetti benpensanti In molti
    cercarono di salvare gli ebrei dall’odio nazista,
    purtroppo fu una goccia nel mare. Di alberi dei
    giusti gli israeliani dovrebbero piantarne molti di più
    di quelli che parsimoniosamente stanno piantando.
    Pace in Cristo
    Francesco

  16. Cherubino scrive:

    sig. Francesco non lo’ho affatto offesa, non ho espresso alcun giudizio sulla sua persona. Lei scambia il diritto di dissentire dalle sue opinabilissime ed errate opinioni e di commentarle per offese.
    Del resto è evidente che lei non offre alcuna seria obiezioni alle mie critiche, ma ripete senza alcun dato la litania sul “qualche colpa dovevano per forza averla”. Continua a far sua la favoletta della congiura ebraica dimostrandosi degno epigone di coloro che nei secoli scorsi l’hanno usata per commettere grandi ingiustizie.

    Ignora addirittura il fatto che l’autrice dell’articolo riportato su Zolli sia essa stessa ebrea, figlia di una nota famiglia ebrea italiana. Dove sarebbe quindi questo fronte unico, questa fantomatica organizzazione eversiva che condiziona il mondo intero ?

    E’ evidente che la Chiesa ha verso gli ebrei sentimenti ben diversi, se da Pio XII li considera fratelli, se i papi stringono da decenni ottimi rapporti di amicizia con i loro rappresentanti, se il magistero ha elimiato ogni elemento che potesse far pensare ad un atteggiemanti antisemita.

    Lei ha il diritto di scrivere ciò che vuole, salvo sia diffamatorio o istighi a reati, io ho il diritto di ritenere che lei non abbia applicato la sua grande intelligenza alle sue parole, e che quindi queste siano purtroppo delle scemate. Lei naturalmente resta un genio, ma anche i geni possono dire scemate.

  17. FRANCESCO scrive:

    Signor Cherubino,
    finiamola qui. Se per lei”straparlare”, “non filtrare con
    l’intelletto” o “dire scemate” non sono offese, rifaccia
    con un buon vocabolario lo studio della lingua italiana.
    Io non sono un”genio” e mai ho detto che vi è un fronte unico “ebraico” ma ve ne è uno, molto potente ed ufficiale, che condiziona la verità. In quanto alla mia “presunta”ignoranza sull’autrice dell’intervento mi dia almeno il credito di aver letto l’articolo del dott. Tornielli, dove si evinceva chiaramente l’origine ebraica della signora Anna Foa.
    Pace in Cristo
    Francesco

  18. Americo scrive:

    Per capire gli ebrei romani sarebbe necessario una breve lettura della descrizione del gnetto fatta da Gregorovius verso l’anno 1850. La loro incapacitá di vedere il futuro dopo anni di protezione pontificia si tradusse in una paralisi mentale simile a quello che gli americani chiamano “wishful thinking”. La loro sorte non fu condivisa da mia madre tedesca che si rifugió ipso facto in un convento.

  19. LIBERAMENTE scrive:

    Caro Sal, le premetto che io sono contro il paganesimo in tutte le sue forme idolatre, tuttavia la tradizione di Halloween è diventata solo spettacolo e kolklore, non c’è più nulla di esoterico ma solo momenti di divertimento, quindi, una campagna cattolica contro Halloween è grottesca e ridicola e assomiglia alle Fatwe islamiche su qualsiasi cosa che dia brio, ilarità o dovertimento alla gente, quasi si volesse che la gente stesse sempre in chiesa a pregare e a fare penitenza.

  20. LIBERAMENTE scrive:

    Caro Sal
    Il problema del lavoro, che vede sempre più disoccupati, pone la questione della dipendenza economica nei confronti della familgia e della società, allo sresso tempo umilia la dignità dell’uomo e della donna, del giovane che non riesce a trovare lavoro e così per altre categorie meno difese ed esposte al lavoro nero.

    La chiesa cattolica dipende dalle donazioni e dall’8X1000, dagli introiti esentasse dagli immobili (Propaganda fide e altro) e da attività commerciali che fanno quindi cattiva concorrenza alle aziende italiane che le tasse le devono pagare perchè i propri locali non sono ecclesiastici, di conseguenza ….; la stessa UE sta indagando anche su altre tasse che la Chiesa cattolica non paga allo stato e che deve invece risarcirlo anche.

    Io non dico che nella Chiesa cattolica stiano con le mani in mano, infatti devono raccogliere molti soldi per potersi mantenere, tuttavia vi devono essere mansioni istituzionali in cui i cattolici non diventino ostacolo e aggressione alle donne che si avalgono delle leggi come la 194 e la pillola, insomma, se un ginecologo non vuol praticare l’aborto non ostacoli il servizio che altri suoi colleghi erogano alle donne che lo richiedono.

    Lavorare, per la Chiesa come per la Repubblica Italiana, deve essere il fondamento stesso de convivere e risolvere i problemi sociali, politici, del lavoro, diplomatici, convivere anche sportivamente senza fanatismi e tifo ultra, che oggi è diventato anche molto violento; lavorare per unire e non per dividere un paese come l’Italia, invece i partiti come la Lega lavorano per dividere e questo non mi è mai andato giù.

    Lo Stato Italiano si fonda sul lavoro ma Brunetta vuole talgiare 300 mila posti di lavoro, per non parlare della Gelmini, il cui ministero è stato anche commissariato e ora non ha neppoure i soldi per la riforma dell’università, però intanto si da un punto di pil per le scuole paritarie cattoliche e all’esercito in Afganistan ed Iran, mentre le scuole e i loro soffitto stanno crollando e i genitori devono occuparsi della cancelleria, dei sanitari e della pulizia.

  21. Cherubino scrive:

    sig. Francesco, come vede io non ho detto che lei è scemo (anzi ho detto che probabilmente è un genio), e le frasi che lei stesso riporta indica che la mia affermazione è solo una: il contenuto delle sue affermazioni non regge ad un semplice esame razionale. Tutto qui.

    Lei poi dice di aver letto l’articolo, ma parlando di un mondo ebraico incapace di autocritica mostra di sminuire, anzi fare come se non fosse il fatto che proprio la critica riportata dal thread viene da un’ebrea… il che è il contrario di ciò che lei ha affermato.

    Che poi il mondo accademico della ricerca storica sia condizionato da questo fantomatico fronte ebraico, non unico ma dominante, è contraddetto da Anna Foa, dagli studi di Tornielli, dagli articoli in materia da eminenti storici, tra cui gli scritti dei gesuiti di Civiltà Cattolica che le consiglio di leggere. Vedrà come la verità non è affatto ostacolata.

    Resta del tutto evidente come si cerchi di far sopravvivere il mito, il tristissimo mito, della congiura ebraica. Questi semi velenosi hanno im passato prodotto i frutti peggiori della storia dell’umanità.

    E’ un dovere di tutti non dimenticarlo.

  22. Cherubino scrive:

    Coltrane capisco l’importanza di non lasciare il discorso sulla bella figura di Zolli. Quindi continuiamo a parlare di lui e di ciò che rappresenta per la storia dei rapporti tra ebrei e cristiani.

    Penso anche che lui avrebbe le stesse reazioni che ho avuto io leggendo certe frasi.

    Ricambio i saluti.

  23. FRANCESCO scrive:

    @CHERUBINO
    MA QUALE CONGIURA EBRAICA?! CHI L’HA MAI DETTO? LA SMETTA
    UNA BUONA VOLTA!!!!!!!!!!!
    FRANCESCO

  24. Cherubino scrive:

    “La loro incapacitá di vedere il futuro dopo anni di protezione pontificia si tradusse in una paralisi mentale simile a quello che gli americani chiamano “wishful thinking””.

    E’ del tutto errato applicare una fallacia logica come quella citata ad eventi accaduti circa 80 anni dopo. Inolte in situazini complesse è arduo anche solo dimostrare che vi fossero le condizioni perchè la valutazione fatta potesse avere i caratteri di certezza e razionalità perchè si possa parlare di wishful thinking.

    Quanto poi alla protezine dello Stato pontificio, va bene rilevare che la situazione era migliore che in altri Stati, ma ciò non vuol dire che gli ebrei stessero bene e godessero di quella uguaglianza formale e sostanziale che è oggi riconosciuta come un diritto naturale di tutti gli uomini.

  25. Marco N. scrive:

    “una fallacia logica” …. cos’è? Una varietà di funghi tardivi….?

  26. Reginaldus scrive:

    è la seconda volta che censurate il mio commento: grazie d’avermi dato un’ ulteriore conferma che con quei signori di ebrei – e loro lustrascarpe -non si può essere meno che ‘gentili’ ….. POVERI EBREI: loro le povere vittime innocenti… e noi a piangere!

  27. Sal scrive:

    @ Liberamente
    Non ho nulla da dire su Halloween, è una sua scelta, e sono consapevole dei motivi per cui la chiesa cattolica è contraria. E’ sempre irritante quando i clienti di un negozio comprano dalla concorrenza e naturalmente qualcosa bisogna fare per reclamizzare il proprio prodotto e/o per sminuire quello del concorrente.

    Riferendomi all’altro post, ho l’impressione che lei sia animato da buoni propositi criticando le ingiustizie e i privilegi che vengono riservati alla chiesa, come se la vita potesse essere migliorata dalle azioni di un governo più giusto e sensibile. Questo le fa onore, ma mi fa dire anche, che tutto il tema della Scrittura è contrario a questa impostazione, perché per quanto i governi possano fare per migliorare le condizioni, non potranno mai risolvere. Per es. il problema della vecchiaia delle malattie e della morte quelle rimarebero comunque.

    Allora è senza speranza ? No, io credo che la risposta è sempre lì (Isaia 57.15-16) : “ Poiché questo è ciò che ha detto l’Alto ed Eccelso, che risiede per sempre e il cui nome è santo: “Nell’alto e nel luogo santo è dove risiedo, anche con l’affranto e modesto di spirito, per ravvivare lo spirito dei modesti e per ravvivare il cuore di quelli che sono affranti. Poiché non contenderò a tempo indefinito, né sarò indignato in perpetuo…”

    Questo ci fa ricordare che tutto il messaggio è concentrato nel “Venga il Tuo Regno” perché ogni altro regno sarebbe stato ed è sotto l’influenza di chi odia il genere umano, e a conferma dice: “gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, e gli disse: “Ti darò tutte queste cose se ti prostri e mi fai un atto di adorazione” (Matteo 4.8-9); si può anche dire che essendo gli uomini imperfetti, per quanta buona volontà possano metterci non potrebbero mai produrre qualcosa perfetta: “ Chi può produrre qualcuno puro da qualcuno impuro? Non c’è nessuno.” (Giobbe 14.4-5) – “ Ciò che è fatto curvo non si può fare diritto, e ciò che manca non si può proprio contare” (Ecclesiaste 1.15).

    Sono questi i motivi per cui non ci si può né deve aspettare dagli umani governi imperfetti, troppo concentrati alla loro sopravvivenza legata al consenso di chi spera di averne un ritorno che non ci sarà. Si deve sapere che il sistema è rovinato e non (sono), siamo in grado di aggiustarlo da soli perché il sistema è incamminato vero la sua fine: ““Perciò il Sovrano Signore Geova ha detto questo: ‘Per la ragione che avete fatto ricordare il vostro errore mediante le vostre trasgressioni… Una rovina, una rovina, una rovina ne farò.’ (Ezechiele 21.24-27)

    Non è utile sforzarsi per aggiustare ciò che le sole forze umane non possono fare.(Isaia 6.11) : “ A ciò dissi: “Fino a quando, o Geova?” Quindi egli disse: “Finché le città realmente crollino in rovina, per essere senza abitante, e le case siano senza uomo terreno, e il suolo stesso sia rovinato nella desolazione;”

    La questione è semplice, se siamo consapevoli che questo è il tempo della raccolta del grano prima dell’incendio delle zizzanie, sapremo anche che in questo tempo della fine di un sistema di cose impossibile da mantenere, ingiusto e crudele, dovremmo ricordare che: – “ Deve avvenire nella parte finale dei giorni [che] il monte della casa di Geova sarà fermamente stabilito al di sopra della cima dei monti, e sarà certamente innalzato al di sopra dei colli; e a esso dovranno affluire tutte le nazioni. E molti popoli certamente andranno e diranno: “Venite, e saliamo al monte di Geova, alla casa dell’Iddio di Giacobbe; ed egli ci istruirà intorno alle sue vie, e noi certamente cammineremo nei suoi sentieri”.

    Dopo dalla cima del monte qualunque altro problema sarà visto come un residuo del passato che presto scompare insieme a tutte le religioni che in un ruolo che non compete loro hanno solo ingannato e distratto dai veri obiettivi e dalla vera crescita.
    Saluti

  28. peccatore scrive:

    E’ festa. Bellissima: tutti i santi insieme. Nel giorno in cui si ricordano 60 anni dal dogma dell’Assunzione. E ad aprire le strade del Cielo alle anime dei defunti.

    Auguri a tutti, ricordando i nostri morti e raccomandando le anime di coloro per i quali nessuno prega. Uomini morti ad ogni latitudine ed in ogni tempo, già salve, ma ancora in attesa della liberazione e senza il conforto di un aiuto. Bimbi abortiti e mai annoverati da un’anagrafe umana nel numero delle persone meritevoli di un nome che sicuramente esiste nel cuore di Dio.

    Santo è chiunque, anche senza fare opere straordinarie, anche senza conoscere la pena e la gloria del martirio di sangue, si sente inadeguato di fronte all’infinita bontà di Dio, disponendo il proprio cuore alla conversione, aprendosi all’amore di Dio e confidando in quello, consegnandogli la vita, con tutte le nostre fragilità e debolezze, con lo stesso atteggiamento che le anime del purgatorio provano soffrendo solo per l’amore. Cioè con tutta la gioia dell’amore ed il dispiacere di non viverlo ancora pienamente. Una beatitudine ancora condizionata dal permanere dell’ombra del peccato.

    Questa fiamma che arde nel cuore innamorato è purificatrice del bene ed al contempo brucia il male. E’ l’agire del bene di Dio, che è buono, ed ama perché non sa far altro, essendo amore. E ci lascia liberi di dire di no, perché non c’è amore senza libera scelta. Chi ama e vive in
    Gesù non è venuto per i giusti, ma per i peccatori. Non per i sani, ma per i malati. Dio ci cerca come siamo. Per portarci all’Amore. Per farci conoscere l’Amore del Padre. Convertendo il cuore.

    Gesù, Dio fatto uomo, si è incarnato. E’ venuto a cercare chi era perduto, per salvarci tutti. Con immensa misericordia, che non toglie nulla alla gravità del peccato, ma non ci schiaccia sotto la sua morte. Dio poco pecca, e se pecca si pente, godendo del perdono del Padre; chi vive senza Dio non sa di peccare e non si pente; succede anche a tanti che frequentano la religione. Anche chi ama Dio sconta l’imperfezione, ma sa di essere amato. Chi ama per se stesso, non sa di essere amato. Dio che ama, esige amore. Ma ci sono dei morti che non hanno mai scelto l’Amore. Morti dannati. Per essi è morto anche l’Amore, per loro libera scelta, mai rimessa in discussione.

    In Terra è pesante il corpo porta il peso dell’anima ferita dal peccato; in Purgatorio resta il peso sull’anima da purificare, essendo il corpo impossibilitato a sopportare ciò che serve a purificare il male. E’ amando sulla Terra che si lavora per il Cielo; ed amando in Purgatorio si purifica ciò che non fu fatto in Terra, conquistando il Cielo, che i santi sperimentano già, più o meno brevemente, qui in Terra. Ed amando in Paradiso si gode il Cielo, Dio, amore.

    L’amore, la certezza di avere offeso Dio Amore, è il tormento di chi ama. L’amore è tanto più appesantito e reso tardo quanto più un’anima lo opprime con la colpa e non si apre alla conversione, nella fiduciosa apertura alla misericordia di Dio, che nulla toglie alle esigenze della giustizia di Dio.

    Preghiamo tanto per le anime di chi attende il nostro aiuto per liberarsi definitivamente dal tormento di amore e giunga alla gloria, come Maria, assunta in cielo anche nel corpo, anticipo del nostro destino eterno, anche nella carne risorta. Mai come ora i nostri cari ci amano, e persino le anime sconosciute saranno riconoscenti con chi si ricorda di loro. Non possono più darci e dirci qualcosa, direttamente. Ma ci vedono e ci amano e ci sono riconoscenti delle nostre attenzioni. Ci amano più di prima, circonfusi della luce dell’Amore di Dio, consapevoli di come avrebbero dovuto amare. Ci fanno piovere addosso ogni benedizione, mentre ci adoperiamo per accelerare il loro ingresso nella pienezza del gaudio di Dio, esaurito il tempo della doverosa purificazione che essi stessi accettano e sanno giusta, per sanare ciò che fu la distanza dell’amore nel corso della vita terrena.

  29. peccatore scrive:

    Scusate il tagli incolla…

    Lo scritto giusto è questo:

    Chi ama e vive in Dio poco pecca, e se pecca si pente, godendo del perdono del Padre; chi vive senza Dio non sa di peccare e non si pente; succede anche a tanti che frequentano la religione. Anche chi ama Dio sconta l’imperfezione, ma sa di essere amato. Chi ama per se stesso, non sa di essere amato. Dio che ama, esige amore. Ma ci sono dei morti che non hanno mai scelto l’Amore. Morti dannati. Per essi è morto anche l’Amore, per loro libera scelta, mai rimessa in discussione.

    Ancora buona festa! Quella VERA! Non la ciofeca neopagana.

    etc

  30. peccatore scrive:

    Però l’inciso lo rimetto, perchè spiega tutto il resto…
    E non è OT

    Gesù non è venuto per i giusti, ma per i peccatori. Non per i sani, ma per i malati. Dio ci cerca come siamo. Per portarci all’Amore. Per farci conoscere l’Amore del Padre. Convertendo il cuore.

    Gesù, Dio fatto uomo, si è incarnato. E’ venuto a cercare chi era perduto, per salvarci tutti. Con immensa misericordia, che non toglie nulla alla gravità del peccato, ma non ci schiaccia sotto la sua morte.

  31. LIBERAMENTE scrive:

    Caro Sal, a questo punto non è che mi aspetti qualcosa dal governo umano, come uno che crede si aspetta un miracolo da Dio, sono consapevole che certe conquiste sociali e poltiche (democrazia e diritti civili) oggi le troviamo come pappa pronta ma altri ce l’hanno servita con sacrifici, galera, discriminazioni, morte.

    Forse è questo il punto, come i credenti ringraziano i santi per i loro sacrifici, altrettanto, come cittadini italiani dovrebbero ringraziare quelli che han combattuto contro le tirannie clerico-nazi-fasciste, compresa la chiesa cattolica nel suo aspetto di “regno che è di questo mondo” ma che pretende di far credere di essere di un altro mondo, ma intanto l’8×1000 lo prede dai cittadini di questo mondo che vacilla, lo ammetto, e per molti motivi legati alla natura della tera e alla disorganizzazione ed egoismo umano.

  32. Yves scrive:

    Cherubino scrive:

    “i Rabbini non vogliono discutere anche dei loro errori,
    che causarono tragedie”

    questa è veramente grossa e chi parla così dovrebbe imparare a pesare bene le parole ! forse il concetto di causa non è ben chiaro.

    La causa degli abominii perpetrati dai nazisti con la collaborazione dei fascisti è soltanto la loro disumanità e la personalità perversamente criminosa di chi ha voluto quei delitti di massa.
    Il fatto che qualcuno abbia sottovalutato il pericolo non ne fa di meno una vittima, la quale ha diritto a un risarcimento materiale e morale da chi ha sparso il sangue.
    Questo sangue grida ancora al cielo contro nazisti e fascisti e ci mancherebbe che ora debba trovarsi in esso qualche difetto. Se dal punto di vista storico è giusto mettere in luce gli errori, dal punto di vista morale non esiste un dovere di prevenire la violenza ingiusta che renda a sua volta colpevole la vittima. Esiste un diritto naturale a non subire violenza ingiusta che l’eventuale spovvedutezza non attenua neanche di uno “iota”.

    E Gesù ha detto come considerava chi toglie uno “iota”, il più piccolo dei segni, dalla Legge morale.

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    ****************************************

    Un intervento così ineccepibile riceve -7???
    Com’è possibile?
    Devo pensare che ci siano degli antisemiti?

    Sembra che tutta l’Italia trepidasse per salvare gli ebrei. Ci si dimentica che mezza Italia era impegnata a denunciarli ai nazifascisti, e che una larghissima maggioranza aveva approvato le leggi razziali, o comunque
    non gliene importava un fico secco.

  33. Reginaldus scrive:

    però una domanda semplice semplice me la consentite, signori della censura: se i “dirigenti comunitari” fossero stati in buona fede nella loro opposizione a quello che videro come un allarmismo eccessivo, frutto di paure personali, che rischiava di peggiorare i rapporti con l’esterno, cioè con le autorità fasciste e naziste ( addirittura! )”, perché non riconoscergli, al rabbino capo Zolli, il merito di avere visto giusto, di avere presentito giusto, avendosi a che fare con nazisti e fascisti??? Perché, a tragedia consumata per l’insipienza dimostrata, quei dirigenti comunitari, invece che battersi il petto – a proposito, quanti di quei dirigenti comunitari, finirono deportati??? – si accanirono a coprirlo di infamie e ad ostracizzarlo invece che rendergli l’onore della verità???

  34. Cherubino scrive:

    signora Yves, la ringrazio per l’intervento, ma non si preoccupi, i voti possono essere facilmente falsati, è un gioco da ragazzi. Vi sono almeno un paio di modi per fare in modo che la stessa persona aggiri il blocco della ripetizione del voto. Quindi non sono affatto attendibili.

    E se pure fossero voti reali il fatto che si contino sulle dita indica che si tratterebbe dei soliti che già conosciamo.

    Infine, da cristiano so che la verità non sempre trova il plauso della massa. E mi rincuora il fatto che le mie idee trovino tali reazioni. Come disse Gesù:

  35. Cherubino scrive:

    signora Yves, la ringrazio per l’intervento, ma non si preoccupi, i voti possono essere facilmente falsati, è un gioco da ragazzi. Vi sono almeno un paio di modi per fare in modo che la stessa persona aggiri il blocco della ripetizione del voto. Quindi non sono affatto attendibili.

    E se pure fossero voti reali il fatto che si contino sulle dita indica che si tratterebbe dei soliti che già conosciamo.

    Infine, da cristiano so che la verità non sempre trova il plauso della massa. E mi rincuora il fatto che le mie idee trovino tali reazioni. Come disse Gesù (ed è proprio nel vangelo di oggi): “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.”

    Per questo la migliore risposta ai negazionismi sono i tanti “giusti delle nazioni” che anche tra i cristiani hanno sofferto e spesso pagato con la vita l’opposizione attiva allo Sterminio.

  36. Marco N. scrive:

    Beh….rimane sempre la “fallacia logica” …per farci il sugo quando viene Natale…

  37. Yves scrive:

    @Cherubino

    No signora Yves… ma signor Yves… meglio ancora Yves ;-)

    Un saluto!

  38. Cherubino scrive:

    mi scusi Yves, il francese non è il mio forte. In effetti Yves sarebbe l’italiano Ivo.

    Quanto alle fallacie logiche non capisco cosa ci trovi Marco da ironizzare, è stato Americo a introdurne una (wishful thinking, il 30.10 alle 5:46). Se la prenda con lui se pensa che non c’entri con thread.

  39. Marco N. scrive:

    “Quanto alle fallacie logiche non capisco cosa ci trovi Marco da ironizzare…”.

    Assolutamente nulla, anche se a me certe sottoqualità di funghi desrano sempre dei sospetti…

  40. LIBERAMENTE scrive:

    Il mio Gesù è più grande del tuo: è iniziata ufficialmente la gara per costruire la statua di Gesù Cristo più grande al mondo. Tra qualche settimana in Polonia verrà inaugurato un gigantesco monumento alto complessivamente 58 metri. L’opera è stata costruita su iniziativa di un prete locale e finanziata con le donazioni dei cittadini. Più alta del Cristo Redentore in Brasile, finora detentrice del primato, la statua polacca ha però diviso l’opinione pubblica.

    E dire che nella stessa Bibbia i cristiani dovrebbero trovare un freno alla loro pulsione di idolatria:

    “Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti d’opera di mano; e non è servito da mani d’uomini; come se avesse bisogno di alcuna cosa; Egli, che dà a tutti la vita, il fiato ed ogni cosa (At 17:24-25).”

    “Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita o di metallo fuso, abominio per il Signore, lavoro di mano d’artefice, e la pone in luogo occulto! ” (Dt 27,15)

    “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire,”(Es 20,4)

    Quanto è vera una fede che ha bisogno di statue di 400 tonnellate per giustificarsi,andando per di più contro le stesse “sacre scritture”?

    Tutto l’articolo qui: http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_30/statua-cristo-polonia-sfida-rio_83988be6-e415-11df-9798-00144f02aabc.shtml

  41. Sal scrive:

    @ peccatore

    Rileggendo un suo pensiero come espresso in peccatore Scrive: ottobre 31st, 2010 at 12:23 pm
    “Chi ama e vive in Dio poco pecca, e se pecca si pente, godendo del perdono del Padre;”

    Mi ha fatto venire in mente che chi ha pensato e scritto questa frase, non conosce le Scritture e non perché lo dico io che potrei gratuitamente e facilmente sbagliare ma perché la scrittura dice di Dio: – “Geova, Iddio misericordioso e clemente, lento all’ira e abbondante in amorevole benignità e verità, che conserva l’amorevole benignità a migliaia, che perdona l’errore e la trasgressione e il peccato, ma non esenterà affatto dalla punizione, recando la punizione per l’errore dei padri sui figli e sui nipoti, sulla terza generazione e sulla quarta generazione”. (Esodo 34.6-7)

    ‘Geova, lento all’ira e abbondante in amorevole benignità, che perdona l’errore e la trasgressione, ma non esenterà affatto dalla punizione, recando la punizione per l’errore dei padri sui figli, sulla terza generazione e sulla quarta generazione’. (Numeri 14.18)

    Ora, il perdono, significa la remissione di una colpa, allora chi dice di conoscere Dio e le Scritture, dovrebbe almeno spiegare perché Adamo ed Eva furono cacciati, perché Caino non fu assolto, perché non si salvò nessun’ altro oltre Noè e morirono tutti gli altri, perché neanche a Mosè con cui Dio parlava non fu permesso di entrare nella terra promessa come punizione per il suo errore, perché Davide “uomo secondo il cuore di Dio” fu punto ben due volte e gli fu fatto scegliere fra tre possibilità, la pena che doveva scontare (2Samuele 24.12).

    Si potrebbe anche prendere in esame il (Salmo 99.8) : – “ Ed eseguisti vendetta contro le loro azioni scandalose.” Perché mai un Dio che perdona esegue vendetta, Anche Giosué avvisò il popolo di non farsi ingannare da un falso senso di perdono perché disse loro: – “Voi non potete servire Geova, perché egli è un Dio santo; è un Dio che esige esclusiva devozione. Egli non perdonerà le vostre rivolte e i vostri peccati. Nel caso che abbandoniate Geova e davvero serviate dèi stranieri, anch’egli certamente si volgerà e vi farà danno e vi sterminerà dopo avervi fatto del bene”.” (Giosuè 24.19-20)

    E non si può non ricordare che : – “se pratichiamo il peccato volontariamente dopo aver ricevuto l’accurata conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma [c’è] una certa paurosa aspettazione del giudizio e [c’è] un’ardente gelosia che consumerà quelli che si oppongono….Poiché conosciamo colui che disse: “La vendetta è mia; io ricompenserò”; e di nuovo: “Geova giudicherà il suo popolo”. È pauroso cadere nelle mani dell’Iddio vivente. (Ebrei 10.26-31)

    Alla luce di quanto fin qui ricordato ” si può certamente pensare che si potrà godere del perdono del Padre, ma non occorre dimenticare che ci sarà sempre una pena da pagare per l’errore e sicuramente i 3 pater ave e gloria non saranno sufficienti se vogliamo essere seri, altrimenti ci si può pure inventare una religione personale sperando che sia quella giusta, ma non si può dimenticare che il cervello è fatto per ragionare e il Libro per rendere testimonianza.

  42. peccatore scrive:

    I giusti che non hanno bisogno di pentirsi non recano gioia in cielo.
    I sani che non hanno bisogno di cura in chi sperano? Nella propria salute?
    I farisei con tutte le loro regole non hanno compreso l’amore.
    C’è chi odia il nemico e c’è chi è educato persino ad amarlo, pur sapendolo indiscutibilmente nemico.
    C’è chi sa che il proprio peccato ha contribuito ad inchiodare il Figlio di Dio al legno della croce, sapendosi immeritatamente salvato, amato nella propria miseria.
    E c’è chi di tutto questo non ha capito nulla.
    Se ne sta lì, con un libro in mano, credendosi sapiente, vagando nel proprio nulla, non capendo nulla del male del mondo, della croce, del peccato, della misericordia e della giustizia, vivendo in attesa di vendette, credendosi al sicuro… odiando. Auguri Sal. Davvero. Stia bene, lei e quelli come lei, nei vostri bi-sogni, nei vostri di-segni, coi vostri as-segni postdatati e scoperti…

  43. Sal scrive:

    @ peccatore
    Distinto signor peccatore, non ho capito l’accostamento dei sani e dei giusti, con i farisei che non hanno compreso l’amore. Perdoni l’ignoranza.

    Lei scrive “i giusti che non hanno bisogno di pentirsi” e dimentica che: – “Non c’è un [uomo] giusto, nemmeno uno; non c’è chi abbia perspicacia, non c’è chi cerchi Dio. Tutti [gli uomini] si sono sviati, tutti insieme son divenuti indegni; non ce n’è uno che operi benignità, non ce n’è nemmeno uno”. (Romani 3.10-12)

    Pure l’affermazione “chi sa che il proprio peccato ha contribuito a inchiodare il Figlio di Dio al legno sapendosi immeritatamente salvato.”

    Credo che lei abbia preso un granchio anche qui, perché benché il Figlio di Dio sia stato inchiodato al legno, la strada della salvezza non è aperta a tutti, ma come la parabola delle vergini insegna solo a coloro che hanno le lampade accese o se preferisce quelli che hanno imboccato la strada angusta essendo passati attraverso quella porta stretta. (Matteo 7.13 – Matteo 25.1)

    E’ molto probabile che io non sia sapiente come lei dice, anzi è certo che non lo sono, ed è probabile che io non capisca nulla del male del mondo, del palo di tortura e del peccato, ma è per questo che stò lì con il libro in attesa, sapendo che c’è scritto : “ Questo libro della legge non si deve allontanare dalla tua bocca, e vi devi leggere sottovoce giorno e notte, per aver cura di fare secondo tutto ciò che c’è scritto; poiché allora avrai successo nella tua via e allora agirai con saggezza.” (Giosuè 1.8-9) “ Non ti ho io comandato? Sii coraggioso e forte. Non provare spavento e non ti atterrire, poiché Geova tuo Dio è con te dovunque tu vada”.

    Ma se preferisce: – “(Salmo 1:2) Ma il suo diletto è nella legge di Geova, E lègge sottovoce nella sua legge giorno e notte.”
    Perché, lei non la legge ? Lo sa vero che la fanno anche in “braille” ?!

  44. peccatore scrive:

    Caro Sal,
    il tempo è un dono di Dio.
    Come la vista: avendola, per ora, ringrazio il Cielo e leggo senza Braille. Forse vedo un mondo diverso dal suo.
    Lei ha tempo per le favole: anche a me piacciono, per intrattenere i bambini ed a volte anche i grandi.
    Però passo maggiormente il tempo donato per guardare la realtà, anche per capirla, anche per scegliere, anche per non perdere il tempo in luoghi dove sono fuori posto, molesto e raramente interessante.

  45. Sal scrive:

    @ peccatore
    La ringrazio per la sincerità e la cortesia che ha voluto esprimermi. Convengo con quanto lei sostiene riguardo al tempo e condivido, sperando che nel tempo a sua disposizione possa realizzare tutte le sue aspirazioni riuscendo a trovare quello che cerca in un mondo che sia di suo gradimento.

    Non sempre la vista è sufficiente a vedere ciò che è invisibile per quello occorre organizzarsi con un altro tipo di vista che è disponibile a tutti coloro che sinceramente lo desiderano.
    Spesso quello che noi riusciamo a vedere è solo un’immagine che si è formata nella mente della quale non potremo veramente dire se è reale o solo immaginaria essendo un impulso elettrico che passa attraverso il nervo ottico ma l’importante è che ne siamo convinti.

    Credo che non si tratta di essere fuori posto, si tratta di adempiere ciascuno il ruolo che ci è stato affidato essendo tutti uno” spettacolo teatrale” per gli uomini e gli angeli (1Corinti 4.9) che “ desiderano penetrare con lo sguardo.” (1Pietro 1.12) sapendo che a volte anche quelle che riteniamo favole si avvereranno. Non saprei dire come fare a capire cosa differisce una favola da una possibile realtà, ma spesso anche le favole rallegrano non facendo perdere la speranza.
    In ogni caso il tempo non va sprecato ma utilizzato al meglio. Questa è una grande verità.
    Saluti