Il tesoro dei poveri e la carne di Cristo

Mi hanno colpito queste parole di Papa Francesco, contenute nel videomessaggio che ieri sera ha inviato ai partecipanti alla serata «Se non fosse per te», lo spettacolo proposto dagli ospiti dei centri di accoglienza della Caritas della diocesi romana.

«La povertà è grande insegnamento» che ci ha dato Gesù quando scese nelle acque del Giordano per essere battezzato. «Non lo ha fatto per bisogno di penitenza, di conversione; lo ha fatto per mettersi in mezzo alla gente, la gente bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. È questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. Il Buon Samaritano che raccoglie noi, malmenati dai briganti».

Francesco ha offerto alcune significative citazioni dei Padri della Chiesa: «Scriveva san Gregorio di Nissa, un grande teologo dell’antichità: “Considerate bene chi sono i poveri nel Vangelo e scoprirete la loro dignità: essi hanno rivestito il volto del Signore. Nella sua misericordia egli ha donato loro il suo proprio volto”. E sant’Agostino diceva: “Sulla terra Cristo è indigente nella persona dei suoi poveri. Bisogna dunque temere il Cristo del cielo e riconoscerlo sulla terra: nella terra egli è povero, in cielo è ricco. Nella sua stessa umanità è salito al cielo in quanto ricco, ma rimane ancora qui tra noi nel povero che soffre”».

«Anch’io – ha continuato il Papa – desidero fare mie queste parole. Voi per noi non siete un peso. Siete la ricchezza senza la quale i nostri tentativi di scoprire il volto del Signore sono vani. Pochi giorni dopo la mia elezione, ho ricevuto da voi una lettera di auguri e di offerta di preghiere. Ricordo di avervi immediatamente risposto dicendovi che vi porto nel cuore e che sono a vostra disposizione. Confermo quelle parole. In quell’occasione vi avevo chiesto di pregare per me. Rinnovo la richiesta. Ne ho veramente bisogno».

Francesco ha così concluso: «Quanto vorrei che questa città, costellata in ogni tempo di persone impregnate di amore di Dio – pensiamo a san Lorenzo (i suoi gioielli erano i poveri), san Pammachio (senatore romano, convertito, dedicatosi completamente al servizio degli ultimi), santa Fabiola (la prima che a Porto ha costruito un ostello per i poveri), san Filippo Neri, il beato Angelo Paoli, san Giuseppe Labre (uomo della strada), fino a Don Luigi di Liegro (il fondatore della nostra Caritas di Roma) – dicevo, quanto vorrei che Roma potesse brillare di “pìetas” per i sofferenti, di accoglienza per chi fugge da guerra e morte, di disponibilità, di sorriso e di magnanimità per chi ha perduto la speranza».

«Quanto vorrei – ha aggiunto – che la Chiesa di Roma si manifestasse sempre più madre attenta e premurosa verso i deboli. Tutti abbiamo debolezze, tutti ne abbiamo, ciascuno le proprie. Quanto vorrei che le comunità parrocchiali in preghiera, all’ingresso di un povero in chiesa, si inginocchiassero in venerazione allo stesso modo come quando entra il Signore! Quanto vorrei questo, che si toccasse la carne di Cristo presente nei bisognosi di questa città!».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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