Il Motu proprio e la pubblicazione sugli Acta: giallo inesistente

Oggi il quotidiano Il Foglio, con una puntuale ricostruzione, smentisce quanto affermato dal professor Melloni (vedi post qui sotto), facendo capire come le affermazioni del discepolo prediletto di Alberigo rappresentino non già una notizia, ma un desiderio. Melloni faceva notare come il Motu proprio sul messale antico non fosse ancora stato pubblicato sugli Acta Apostolicae Sedis e questo sarebbe il segno della confusione relativa alle nuove norme papali. Ebbene, gli ultimi Acta pubblicati contengono i documenti vaticani fino alla data del giorno prima, 5 aprile. Essendo stato il Motu proprio reso noto il 7 luglio, comparirà nei prossimi fascicoli.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

51 risposte a Il Motu proprio e la pubblicazione sugli Acta: giallo inesistente

  1. Mauro W. Fuolega scrive:

    Ma certo! Era ovvio: la sinistra, i cattolici maturi, montano il caso econ la mente intorpidita dal demonio, padre della menzogna, e questo, come al solito, ha fatto le pentole ma non i coperchi.
    Diffidare dei cattivi maestri, anzi… professori.

  2. Andrea Tornielli scrive:

    Mauro, la prego. Lasci perdere il demonio per così poco.

  3. sac. Paulus scrive:

    Gentile Dottore, è la prova della sueprficialità con cui, pur di scuotere le pagine dei giornali, certi professori, quasi sull’esempio di comici e politici, le sparano grosse, ma grosse, e inutili!
    Mi dica lei se uno, che dovrebbe impegnarsi nello riscrivere pagine e pagine di pubblicazioni sue e del suo maestro di v.m. sulla giusta ermeneutica del concilio VaticanoII, deve trovare il tempo per discutere se il MP è o non è negli AAS… suvvia! Professor Melloni, un pò di serietà, almeno in questo se non nell’intepretazione del Concilio! Suvvia!
    Buona giornata, dottor Tornielli!

  4. Bellarmino scrive:

    Chissà perchè taluni “professori” ignorino le soluzioni più logiche e vadano a “ingarbugliarsi” in ragionamenti che – mi permetta – non stanno nè in cielo nè in terra.

  5. Claudio scrive:

    Ma era logico….. Era assurdo quello che aveva scritto Melloni sul Corsera….
    Tanto è vero che lo avevo già scritto nel post dell’articolo precedente

  6. Fra' Diavolo scrive:

    In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, perchè hai tenuto nascoste queste cose a Melloni e le hai rivelate a Ferrara” (Mt 11,25)

  7. Federico Catani scrive:

    Melloni, l’uomo delle bufale! Prima il caso da lui montato su Pio XII e i battesimi ai bambini ebrei, poi le sorti del Motu proprio! Melloni, sai che ti dico? Ritirati e taci!

  8. Fiorellino Blu scrive:

    Caro Andrea, mi permetto per una volta di non essere d’accordo con Te. Se una ben definita tendenza nella Chiesa, cui fanno parte importanti prelati e cardinali, uomini politici cattolici di primo piano, intellettuali cattolici di grido, non perde occasione di mettere i bastoni fra le ruote al Papa, ebbene, posso pensare che effettivamente hanno la mente intorpidita dal demonio. Non perché siano di “sinistra” – le etichette non valgono nulla – ma per gli atti che compiono (vedi ad esempio i vari vescovi e cardinali che volevano restringere per l’Italia i termini di validità del motu proprio, come dire, il Papa è solo vescovo di Roma) e che porta tensione e scompiglio nella Chiesa.

  9. Syriacus scrive:

    Da “L’Arena”

    IL GIORNALE DI VERONA

    Domenica 23 Settembre 2007

    ( lettere, Pagina 22 )

    Nella storia della liturgia c’è crescita e progresso

    Il motu proprio di Benedetto XVI sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970 è stato accolto con grande consenso, ma anche con qualche manifestazione di dissenso e di preoccupazione.
    Il Papa prevedendo alcune di queste obiezioni, nella lettera inviata ai Vescovi, ha spiegato con longanimità, chiarezza e schiettezza l’intento del motu proprio.
    Non è mancata, tuttavia, la piccata riproposta di usurate questioni paventanti infondati timori. A fronte dell’interesse riservato alla questione dai mezzi della
    comunicazione e dagli intellettuali liberi, si osserva l’assoluto silenzio dei pulpiti, quasi che oltre al latino non si sapesse nemmeno più l’italiano scritto e orale.
    Su questo punto il contropiede del Santo Padre: “La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto…Rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore” (II Cor 6,11-13).
    Si percepiscono gli armonici del passaggio centrale del famoso Discorso di Ratisbona, ossia la citazione dell’imperatore Manuele II Paleologo: “Non agire
    secondo ragione, è contrario al la natura di Dio”. La ragione aiuta a cercare la verità sinceramente e semplicemente, aiuta a capire, ad agire, a parlare e a
    scrivere.
    Sono prete da quindici anni e sono stato abituato fin da piccolo alla passione per la verità delle cose – talvolta fino al puntiglio -, allo studio, al disincanto di
    fronte alle vulgate. Negli anni della formazione in seminario ho cominciato a frequentare l’Abbazia di Solesmes.
    Il quel monastero la Liturgia delle Ore e l’Eucaristia si celebrano in latino e in
    canto gregoriano e secondo il Messale di Paolo VI. A Solesmes ho sentito
    parlare di Abbazie come Fontgombault, della stessa congregazione di Solesmes,
    e di Le Barroux dove si è conservato, secondo il motu proprio Ecclesia Dei di
    Giovanni Paolo II (1988), l’usus antiquior del Messale.
    E’ stato naturale andare in quelle Abbazie per vedere e partecipare alla Messa
    anteriore alla riforma del 1970, Messa di cui tanto avevo sentito parlare e
    quasi sempre in modo negativo.
    Ho trovato magnifiche comunità; non ho respirato in esse odor di chiuso e ho
    avuto anche modo di conoscere ed apprezzare la ricchezza teologica e
    spirituale del Messale antico.
    La liturgia celebrata con dignità e proprietà mi ha sempre affascinato, anche
    esteticamente: si riferisce a Platone l’affermazione che “il Bello è lo splendore
    del Vero”.
    In quelle abbazie ho trovato grande alimento spirituale, non mi sono sentito
    catapultare indietro di 500 anni, anzi vi ho respirato la viva Tradizione della
    Chiesa. Mi sono trovato bene anche a Fontgombault e a Le Barroux. A
    Solesmes ho visto celebrar bene il messale di Paolo VI da una comunità
    monastica intensa e numerosa, a Fontgombault e a Le Barroux ho visto
    celebrar bene il messale di S. Pio V da comunità altrettanto intense a ancor più
    numerose.
    Non ho trovato abissali differenze nella celebrazione della Liturgia, eccezion
    fatta per l’orientamento e il senso del mistero che comunica la messa anteriore
    al 1970.
    Mi chiedevo: “Perché mai questo accanimento contro il messale antico? C’è
    qualcosa che non torna: perché la messa che alimentò la santità di Ignazio di
    Loyola ora, per me, deve essere ritenuta dannosa? Perché tale Messa, santa
    per il Curato d’Ars, non può più esserlo per me? Perché a S. Pio da Pietralcina
    fu concesso di celebrare fino all ‘ultimo giorno una Messa che la vulgata
    dichiarava preconciliare, quindi scaduta e scadente?”. Non mi sembravano
    preoccupazioni pastorali quelle che hanno dettato una così incompresibile
    opposizione al messale antico: in Francia, ad esempio, osservavo come le
    chiese fossero poco frequentate ad eccezione di quelle delle abbazie,
    particolarmente di quelle che avevano conservato l’uso antico, e delle nuo ve
    comunità.
    La risposta a questi interrogativi è venuta dal memorabile discorso
    sull’interpretazione del Concilio Vaticano II tenuto da Benedetto XVI alla Curia
    Romana per gli auguri natalizi del 2005 e dalla già citata lettera del Papa che
    accompagna il motu proprio: “Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso,
    ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura, giudicato dannoso”.
    Recentemente mi si è offerta l’opportunità di celebrar messa innanzi alla
    Comunione di S. Girolamo di Domenichino e alla Deposizione di Cristo nel
    sepolcro di Caravaggio; a tali immagini giravo le spalle.
    Tuttavia pensavo la Deposizione di Caravaggio come dovevano vederla il
    sacerdote e i fedeli, sull’altare della Cappella della Pietà nella Chiesa di S. Maria
    in Vallicella, durante la celebrazione del Divin Sacrificio. Il sacerdote, pronunciate le parole della consacrazione che transustanziavano il pane in Corpo di Cristo “Hoc est enim corpus meum”, elevava l’Ostia.
    Il suo sguardo non vagava nel vuoto, seguiva l’Ostia fino ad incrociare dietro di essa il corpo sacrificato di Cristo sceso dalla croce: l’immagine dipinta gli faceva vedere ciò che i veli del sacramento nascondevano. In quel momento il
    sacerdote scorgeva, altresì, il volto di Nicodemo, posto in evidenza dal rosso mantello di Giovanni.
    Il volto del discepolo, che era andato da Gesù di notte, fissava l’officiante ponendogli la domanda: “Lo ami tu davvero? Credi veramente che hai anche tu tra le mani il Corpo di Cristo?”.
    La questione dell’orientamento s’impone in tutta la sua evidenza. L’orientamento, nella preghiera cristiana, non è cosa da poco: investe l’antropologia e la teologia e, non da ultimo anche l’arte.
    Non possiamo dimenticare che il maggior danno occorso al patrimonio artistico delle chiese è stato determinato dal cambio di orientamento della preghiera liturgica.
    Semplici e personali considerazioni per dire grazie al Papa per aver voluto porre accanto alla forma ordinaria della Celebrazione liturgica la forma extraordinaria.
    Al di la di quel che appare da qualche stanco intervento, è una gioia per tutti sapere che c’è la possibilità di celebrare la Messa che ha fa tto santi una moltitudine di nostri fratelli, la stessa messa che celebravano i Padri al Concilio Vaticano II, con il Messale di S. Pio V nell’edizione del Beato Giovanni XXIII.
    A una messa santa così manca solo la santità nostra.

    Monsignor Marco Agostini

    Segreteria di Stato
    Sezione per i rapporticon gli Stati

  10. Imerio scrive:

    Innanzi tutto, grazie di vivo cuore a Syriacus per averci offerto il brano, davvero spiritualmente intenso, di Mons. Agostini.

    Tornando al tema in epigrafe, non posso che ribadire tutto il mio sconcerto, per il fatto che un quotidiano nazionale (con la pretesa di potersi definire “serio”!) sia giunto a pubblicare un pezzo che, a prescindere dall’eventuale aggiornamento della pubblicazione degli AAS, denota (lo si è correttamente rilevato nella precedente discussione) una totale (voluta?) non conoscenza dei lineamenti fondamentali circa la “effettività delle norme nel tempo” nell’ambito del Diritto Canonico.

    Un ultimo rilievo incidentale; al di là della specifica questione, mi sovviene quanto ho avuto il modo di apprendere, nel corso di un paio di conferenze tenute da alcuni esorcisti (nell’ordine: Mons. Balducci e Mons. Gemma). A prescindere dalla comune opinione (anche teologica) secondo la quale la maggior vittoria del Maligno risiede proprio nel fatto di riuscire a far credere di non aver agito nel caso specifico o, addirittura, di non esistere nemmeno; a prescindere da ciò, si deve distinguere fra una più rara “attività straordinaria” di Satana (le possessioni e le più diffuse ossessioni) ed una più consueta “attività ordinaria” dello stesso.

    In quest’ultima categoria rientra l’induzione – non chiaramente percepibile dal soggetto agente – al compimento di tutta una serie di comportamenti, moralmente negativi, intesi ad indurre il soggetto medesimo e chi gli sia vicino verso il peccato.

    Ciò atteso, quanto meno in via di mera ipotesi, non mi parrebbe del tutto incongruo il postulare che il Padre della Menzogna abbia potuto ispirare la frottola di cui sopra, il cui fine ultimo – mi parrebbe significativo l’appunto – mi parrebe inteso a contribuire (pur nel suo piccolo) ad acuire le lacerazioni nel Corpo della Chiesa ed a fondare un apparente appiglio, per una aperta disobbedienza alle indicazioni del Papa.

    Sarò certamente un estremista, ma, analogamente, mi sono sempre chiesto se anche per le opinioni cosiddette “politically correct” (che vorrebbero giungere a moralmente propiziare un’analisi della realtà a seconda di un sistema di principi logici assolutamente divergente rispetto alla verità e, quindi, fondato sulla menzogna) si possa positivamante risalire al caso dell’ “attività ordinaria” del Demonio …

  11. Americo scrive:

    Questa disquisizione legale sul Motu Propio é tipica di un legalismo formale che nulla ha che vedere con la essenza del problema, o sia con quello che i giuristi inglesi chiamano “fact in law”, il fatto é evidente e che sia pubblicato o no non gli toglie la sua pubblica evidenza.
    C’ë una felicissima definizione della teologia che non mi ricordo bene se é di Feuerbach o del Baron D’Holbach che dice: “la teologia é la religione che parla a se stessa”. Visto che il papa é un teologo, e di rinomanza, il Motu Propio non é altro che il papa che parla con se stesso. Bisogna perció prepararsi perché di Motu Propio ne avremo una inflazione.

  12. fabrizio scrive:

    Paolo VI, 29 Giugno 1972:

    Riferendosi alla situazione della Chiesa di oggi, il Santo Padre afferma di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. E non avvertiamo di esserne invece già noi padroni e maestri. È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce. Dalla scienza, che è fatta per darci delle verità che non distaccano da Dio ma ce lo fanno cercare ancora di più e celebrare con maggiore intensità, è venuta invece la critica, è venuto il dubbio. Gli scienziati sono coloro che più pensosamente e più dolorosamente curvano la fronte. E finiscono per insegnare: «Non so, non sappiamo, non possiamo sapere». La scuola diventa palestra di confusione e di contraddizioni talvolta assurde. Si celebra il progresso per poterlo poi demolire con le rivoluzioni più strane e più radicali, per negare tutto ciò che si è conquistato, per ritornare primitivi dopo aver tanto esaltato i progressi del mondo moderno.

    Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli.
    Come è avvenuto questo? Il Papa confida ai presenti un suo pensiero: che ci sia stato l’intervento di un potere avverso. Il suo nome è il diavolo, questo misterioso essere cui si fa allusione anche nella Lettera di S. Pietro. Tante volte, d’altra parte, nel Vangelo, sulle labbra stesse di Cristo, ritorna la menzione di questo nemico degli uomini. «Crediamo – osserva il Santo Padre – in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé.

  13. Syriacus scrive:

    Caro Americo, se pensi che il futuro andamento del Magistero benedettino sarà pontificare “à la Pionono” (nel modo che viene ‘volgarizzato’ dai detrattori del papato, specie quello post-VI: “Io mi siedo sulla Cattedra e proclamo che Sono Infattibile, ergo sono infallibile” ) , penso che la tua previsione sia errata. Ma potrei sbagliarmi io.
    Dopotutto, se non sbaglio, le ricadute, come dire, strettamente legislative del Secondo Concilio Vaticano, sono giunte da Paolo VI “a colpi di Motu Poprio” .
    Staremo comunque a vedere..

  14. Syriacus scrive:

    Giovedì, 29 giugno 1972

    Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

    IX ANNIVERSARIO DELL’INCORONAZIONE DI SUA SANTITÀ

    OMELIA DI PAOLO VI

  15. Eufemia Budicin scrive:

    Tutto questo fervore ambientalista e anticapitalista del nostro caro Benedetto, oggi tanto plaudito dall’Unità, Liberazione e anche dall’Humanité, cosa signfica? E la mancata udienza alla Rice? E’ un bilanciamento dei contraccolpi del MP o un ritorno alle origini filosocialdemocratiche? (Come sempre manca il Manifesto, antiratzingheriano della prima ora)

  16. Syriacus scrive:

    Eufemia,

    e se fra i nuovo “ghost writers” di Papa Ratzinger vi fosse…Al Gore? ;-)

    http://it.notizie.yahoo.com/agixml/20070916/tit-papa-rinsaldare-alleanza-uomo-ambien-8968993_1.html

    [Seriamente: mi pongo i suoi stessi interrogativi..]

  17. Caterina scrive:

    Caro Syriacus….ho letto il testo da lei riportato in collegamento nel messaggio 14, di Paolo VI…interessante….
    A tal proposito mi darebbe un parere sulla notizia che ho postato qui?
    http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2007/07/06/la-chiesa-di-cristo-e-quella-cattolica/

    comprendo che occorre fare attenzione a certe notizie “di parte”, ma un suo parere mi farebbe piacere per approfondire quanto possa esserci di vero o di presunto o anche falso…
    ^___^

    Grazie, fraternamente CaterinaLD

  18. Pio scrive:

    È ora di farla finita con le discussioni sul Motu Proprio e di metterlo in prattica.
    Cari amici sacerdoti, ad esempli di tanti sacerdoti del orbi, datevi da fare e imparate a dire con corretezza la Messa di Pio V, di Giovanni XXIII e del Concilio.
    Perchè la questione del Motu Proprio non si chiude soltanto con la facenda dei Lefebvriani, come lo lascia chiaro il Card. Ratzinger:
    http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/2007/07/dal-libro-intervista-rapporto-sulla.html

    http://www.unavoce-ve.it/01-02-4.htm

  19. Syriacus scrive:

    Pio, se nella stessa
    California del
    Cardinal
    Mahony avviene questo: http://www.sanluisobispo.com/news/local/story/149961.html

    c’è speranza…

  20. Syriacus scrive:

    How many were ordained again?
    Garrett | 09.25.07 | #

    Garrett:
    5 were ordained, and they have 20something entering their
    seminary this year. I hear that they are not sure where to put them all.
    DF | 09.25.07 | #

    http://thenewliturgicalmovement.blogspot.com/2007/09/few-ibpigs-ordination-photos.html

    http://thenewliturgicalmovement.blogspot.com/2007/09/ordinations-for-institute-of-good.html

  21. Syriacus scrive:

    Nota: il Cardinale ha indosossato a Bordeaux paramenti liturgici viola,

    http://www.institutdubonpasteur.org/albums/image_agrandir.php?id_image=1166

    poichè si trattava -nel calendario tradizionale- del Sabato delle Quattro Tempora di settembre (o d’autunno) :

    http://www.unavoce-ve.it/pg-4temp-set.htm

    ” Preghiera per gli Ordinandi.

    Non dimentichiamo nelle nostre preghiere e nei nostri digiuni di questi giorni i novelli sacerdoti e gli altri ministri della Chiesa che riceveranno sabato l’imposizione delle mani. L’ordinazione del settembre non è generalmente la più numerosa di quelle che il Vescovo compie nel corso dell’anno. L’augusta funzione cui il popolo cristiano deve i suoi padri e le sue guide non sentiero della vita, in quest’epoca dell’anno, offre tuttavia un interesse particolare, perché corrisponde meglio di qualsiasi altra allo stato presente del mondo, portato come è verso la sua rovina. L’anno volge anch’esso al suo termine. Il mondo, già illuminato dall’Uomo-Dio e riscaldato dallo Spirito Santo, vede raffreddarsi la carità, diminuire la luce e la fiamma del Sole di giustizia. Ogni rivoluzione strappa alla Chiesa gemme che essa non ritrova dopo l’uragano, le burrasche si fanno frequenti e la tempesta diviene lo stato normale delle società. L’errore domina e fa legge, l’iniquità abbonda. Quando verrà il figlio dell’uomo, diceva il Signore, pensate che trovi ancora fede sulla terra? (Lc 18,8). ”

    da:
    dom Prosper Guéranger , L’anno liturgico.

  22. Vincenzo scrive:

    Melloni… Melloni… evidentemente, come tutti i “melloni”, ovvero l e italianissime “angurie”, è ben rosso … dentro. NON PREVALEBUNT.

  23. Vincenzo scrive:

    in Rif al post 17 di LDCaterina63…partire da una sparata di Melloni per arrivare a Papa Montini, più che un ardito collegamento, mi pare un volo pindarico. Questo, a parte l’interessante sostanza, dell’argomento trattato nell’anniversario dell’incoronazione del Pontefice, nel 1972, poù tradursi in un inutile spreco di energìe e, tutto, per un Melloni “rosso, rosso”. Non Le pare, Cara Sorella? NON PREVALEBUNT

  24. Syriacus scrive:

    “Caro Syriacus….ho letto il testo da lei riportato in collegamento nel messaggio 14, di Paolo VI…interessante….
    A tal proposito mi darebbe un parere sulla notizia che ho postato qui?
    http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2007/07/06/la-chiesa-di-cristo-e-quella-cattolica/

    comprendo che occorre fare attenzione a certe notizie “di parte”, ma un suo parere mi farebbe piacere per approfondire quanto possa esserci di vero o di presunto o anche falso…
    ^___^

    Grazie, fraternamente CaterinaLD ”

    Scusa, Caterina: di cosa desidereresti leggere il mio modetissimo commento? Del documento del 10 luglio o di una tua osservazione al riguardo (vedi link) ?

    Ciao , S.

  25. Raffaele Savigni scrive:

    Ad Eufemia e Syriacus: il papa pensa più in grande rispetto ai soliti schemi (tradizionalisti contro progressisti e viceversa; destra-sinistra e simili). Si può essere difensori della tradizione dottrinale e dei valori morali “non negoziabili” ed al tempo stesso capaci di leggere i “segni dei tempi”, di denunciare le minacce all’ambiente e lo sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi e di criticare non solo la Spagna di Zapatero ma anche la politica di Bush.Chi l’ha detto che un cattolico “tutto d’un pezzo” sul piano etico e domatico debba essere conservatore sui temi sociali? Capisco la delusione di Pera e dei “teocon”. ma io sono contento di queste aperture di papa Ratzinger (come già di Giovanni Paolo II).

  26. Syriacus scrive:

    “Ad Eufemia e Syriacus: il papa pensa più in grande rispetto ai soliti schemi (tradizionalisti contro progressisti e viceversa; destra-sinistra e simili). Si può essere difensori della tradizione dottrinale e dei valori morali “non negoziabili” ed al tempo stesso capaci di leggere i “segni dei tempi”, di denunciare le minacce all’ambiente e lo sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi e di criticare non solo la Spagna di Zapatero ma anche la politica di Bush.Chi l’ha detto che un cattolico “tutto d’un pezzo” sul piano etico e domatico debba essere conservatore sui temi sociali? Capisco la delusione di Pera e dei “teocon”. ma io sono contento di queste aperture di papa Ratzinger (come già di Giovanni Paolo II).”

    Parole sante, le sue, Prof. Savigni. Concordo in pieno.
    Ritengo però che, in questo caso, io sia libero di dissentire in coscienza dal Magistero ordinario: non perchè condivida le posizioni di GW Bush, ma solo perchè a mio avviso il Papa dovrebbe mantenersi più “sul generico”, senza fare “nomi e cognomi” in campi che -oso affermare- non gli competono strettamente, quali quello della protezione dell’ambiente.

    La Santa Sede non è -sinora- una riedizione vaticana dell’EPA (Environmental Protection Agency) .
    Ora il Vaticano “goes green”… e sia.
    (Vedi anche la Pastorale per i Guidatori, promulgata dal pur ottimo Marchetto) .

    …E mi dia pure , ex-cathedra, del “reazionario” (categoria che non sopporto, proprio in nome del suo medesimo rigetto dei “soliti schemi”, che Lei spesso invoca… -Peraltro, approvo la vaticana installazione di pannelli solari…-).

  27. Ester scrive:

    Ma perché perdere tempo con le cavolate di Melloni? Lasciate che i morti seppelliscano i propri morti.

  28. Garlyc scrive:

    Sì, probabilmente Ratzinger è il meno ratzingeriano dei ratzingeriani.

    A Syriacus (che in generale apprezzo, quantomeno per la competenza): se si inizia a dire che al papa compete “meno direttamente” la protezione dell’ambiente, si finirà per dirlo… riguardo alla pace, alla bioetica, all’aborto, alla sessualità… no, non credo che sia metodologicamente corretto, specie quando in fondo si tratta di una scelta di comodo riguardo alle nostre, pur legittime, posizioni (“di destra”, “di sinistra” o altro che siano).
    Poi ovviamente è tutto magistero ordinario, nei suoi vari livelli, su cui – prendendocisi le proprie responsabilità – si può anche dissentire (ma anche sul motu proprio, quindi!) purché si obbedisca.

  29. Syriacus scrive:

    Beh, Garlyc, c’è una bella differenza fra un Motu Proprio che parla di Lex orandi e Lex credendi, fra Humanae Vitae, etc…-che parlano di principi generali- e…gli interventi su “quanti clorofluorocarburi in meno ci vogliono per salvare il pianeta”.
    Io non ci casco -lo dico affettuosamente- nel tuo ‘tirarmi per la giacchetta contro il Magistero, sono molto più ‘infante’ di quel che credi..: dico solo che, “fossi papa”, magari non direi tali parole così esplicite all’Angelus o in un’omelia, ma -che so- dopo aver convocato una plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze
    http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/acdscien/own/documents/rc_pa_acdscien_doc_20020103_academicians_en.html
    sul tema, o ad una prolusione ad essa .

    http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/acdscien/index_it.htm

  30. Eufemia Budicin scrive:

    A me era venuto il dubbio che i discorsi ambientalisti e anticapitalistici fossero uno specchietto per le allodole sempre pronte al narcisismo. Già abbiamo quel furbastro di Marchionne… Come si fa osannare il darwinismo e la ricerca sulle cellule staminali embrionali ed essere ambientalisti o pacifisti? Penso che Benedetto queste cose le sa ma cerchi di pararsi a sinistra.

  31. Michele scrive:

    Vorrei segnalare come fatto se non inquitante almeno degno di essere conosciuto l’intervento che il Melloni ha tenuto lo scorso aprile al meeting annuale del Grande Oriente d’Italia (tenutosi a Rimini dal 13 al 15 aprile), ospite stimatissimo e invitato ai lavori della Gran Loggia 2007 a parlare sul tema dal titolo emblematico: «Pedagogia delle Libertà civili».
    L’intervento del professor Alberto Melloni è stato presentato alla platea dal gran maestro Gustavo Raffi, che l’ha definito come «un caro amico», svelando un episodio inedito.
    Ascoltare la relazione:
    http://download.radioradicale.it/store-11/roma2/MP438224.mp3

    Leggere la trascrizione:
    http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2192&parametro=religione

  32. Syriacus scrive:

    Erratum: I vescovi svizzeri , hanno pensato forse che nell’articolo 4 -quello riguardante le celebrazioni pubbliche-

    Corrige: I vescovi svizzeri , hanno pensato forse che nell’articolo 5 -quello riguardante le celebrazioni pubbliche-

  33. Syriacus scrive:

    I Vescovi Svizzeri hanno appena approvato le loro “linee guida” per l’implementazione di Summorum Pontificum nelle loro diocesi: http://www.kreuz.net/article.5968.html

    Ad una prima lettura, sembra una “fotocopia” di quello redatto giorni fa dai Confratelli tedeschi. Ad una lettura più approfondita, emergono alcune differenze fra i testi, quali:

    1) Non si fa più accenno (Deo gratias) al ‘rifiuto collettivo’ delle parrocchie personali;

    2) I Parroci vengono invitati a “prendere sul serio” (”Die Pfarrer und Kirchenrektoren sind indes gehalten, die ihnen gemeldeten Wünsche nach der Feier der Heiligen Messe in der außerordentlichen Form ernst zu nehmen und nach einer pastoral verantwortbaren Lösung zu suchen”) le richieste dei fedeli per l’antico rito (bene!);

    MA -tenetevi forti..-

    3) Viene *esplicitamente* specificato che , fra i requisiti di “idoneità” (Art 5. § 4. “I sacerdoti che usano il Messale del B. Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti. “) alla celebrazione pubblica del rito antico, vi è anche nientemeno che…l’autorizzazione del vescovo locale in persona!!

    “6. Die notwendige Eignung der Priester für die Zelebration im außerordentlichen Ritus (vgl. Summorum Pontificum Art. 5 § 4) umfaßt folgende Anforderungen:

    · Zulassung durch den Ortsbischof.
    · Annahme der ganzen Liturgie der Kirche in ihrer ordentlichen und außerordentlichen Form (vgl. Begleitschreiben von Papst Benedikt XVI.).
    · Vertrautheit mit dem außerordentlichen Ritus.
    · lateinische Sprachkenntnisse.”

    Ricordo che, all’articolo 2 di S.P., si dice:

    ” Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l’uno o l’altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario. ”

    (E qui l’Ordinario non può farci davvero nulla. Nul-la)

    INVECE, I vescovi svizzeri , hanno pensato forse che nell’articolo 5 -quello riguardante le celebrazioni pubbliche-

    “Art. 5. § 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa.

    § 2. La celebrazione secondo il Messale del B. Giovanni XXIII può aver luogo nei giorni feriali; nelle domeniche e nelle festività si può anche avere una celebrazione di tal genere.

    § 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.

    § 4. I sacerdoti che usano il Messale del B. Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti.

    § 5. Nelle chiese che non sono parrocchiali né conventuali, è compito del Rettore della chiesa concedere la licenza di cui sopra. ”

    , il fatto che non venisse menzionata -per i sacerdoti- una totale libertà da permessi , implicasse la totale libertà -per i gli Ordinari- di…porre qualsivoglia vincoli a codeste pubbliche celebrazioni.

    Insomma: “chi tace riguardo alla libertà di celebrare, acconsente a lasciarla conculcare ad libitum”.

    [Penso comunque che non ci voglia un dottorato in diritto canonico per capire che, richiamando l’articolo 4 (”Alle celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all’art. 2, possono essere ammessi – osservate le norme del diritto – anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volontà.”) il sopra citato articolo 2 (quello del “Per tale celebrazione secondo l’uno o l’altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario.”), evidentemente, per un sacerdote che volesse celebrare a tutti costi alla presenza di fedeli fortemente interessati…anche senza alcuna autorizzazione , potrebbe farlo -ovviamente come celebrazione ’semiprivata’ e fuori dalle celebrazioni ‘ordinariamente’ programmate…- : può e potrà sempre senz’altro farlo!]

    Faccio notare infine un interessante dettaglio: in questo “equilibrato” documento della Conferenza episcopale svizzera, fra i requisiti di idoneità per la celebrazione pubblica della Messa secondo l’usus antiquior, viene anche menzionato: “Annahme der ganzen Liturgie der Kirche in ihrer ordentlichen und außerordentlichen Form” (”Accettazione dell’intera liturgia della Chiesa nella sua forma ordinaria ED EXTRAORDINARIA”) .

    E ciò è MOLTO interessante… e, se preso sul serio, prospetterebbe scenari sin qui impensati: infatti, se si ragionasse così ovunque, allora “obiettori di coscienza” ‘alla Farinella’ praticamente dovrebbero essere ipso facto considerati “non idonei” alla pubblica celebrazione del nuovo rito della Messa??

    (Se qualcuno pensa poi che questo ragionamento sia sbagliato, “perchè dopo tutto il Messale del ‘62 è ’solo extra-ordinario’”, allora nulla ha capito delle profonde implicazioni teologiche del Motu Proprio ‘Summorum Pontificum cura‘.)

  34. Raffaele Savigni scrive:

    Non ho il dottorato in Diritto canonico, ma credo che tra “ordinario” e “straordinario” ci sia comunque una gerarchia di valore.Inoltre c’è differenza tra le Messe celebrate “senza il popolo” (per le quali, afferma il MP art. 2, non c’è bisogno di alcun permesso) e le celebrazioni “pubbliche”. Alle prime “possono essere ammessi – osservate le norme del diritto – anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volontà.” (art. 4): “possono” non equivale a “devono essere ammessi”, e quindi c’è un margine lasciato alla valutazione discrezionale da parte di parroci ed eventualmente dei vescovi (peraltro invitati ad acconsentire). Le celebrazioni pubbliche secondo il Vetus Ordo sono invece ammesse (art. 5) “nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica”, ed a condizione che “il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa”. In questo caso chi è chiamato a valutare se esiste un gruppo stabile e se la celebrazione richiesta si armonizza o meno con la pastoraler ordinaria della parrocchia e della diocesi, se non il vescovo? Ricordo inoltre che già Gregorio Magno, in una lettera all’arcivescovo di Ravenna, distingueva le messe pubbliche per il popolo da quelle celebrate negli oratori privati. La decisione dei vescovi svizzeri è quindi discutibile, ma non scandalosa e non contraria al Motu proprio. Quanto alle “implicazioni teologiche”, non credo che Benedetto XVI intenda contestare l’ecclesiologia del Vaticano II; che ha riconosciuto esplicitamente il ruolo dei vescovi come pastori delle Chiese particolari ad essi affidate e moderatori della liturgia.Laddove nel MP non si dice esplicitamente che una celebrazione “è permessa” si deve intendere che è lasciata alla valutazione pastorale dell’Ordinario, l’unico in grado di valutare in modo adeguato i modi per favorire la comunione ecclesiale.

  35. Imerio scrive:

    Mi si permetta qualche breve nota marginale.

    Per “Messa privata” s’intende unicamente indicare una celebrazione che ha luogo, non già “in luogo privato” o senza la partecipazione dei fedeli, ma più semplicemente non in “orario di tabella”.

    In ambito giuridico, la qualificazione “ordinaria” e “straordinaria” circa la disciplina di un istituto non implica generalmente alcuna minorazione del valore dell’”istituto straordinario” (o speciale) rispetto a quello “ordinario”; tale distinzione si limita ad attenere, in via di principio, alla constatazione della vigenza di una particolare (o “straordinaria”) regolamentazione delle fattispecie – differente da quella “generale” (od “ordinaria”) – a fronte di particolari condizioni ; in tal senso, in tema di esercizi commerciali, ad esempio, il fatto che per la vendita di materiale esplodente siano richieste autorizzazioni amministrative di carattere “straordinario” rispetto a quelle “ordinarie” previste per la vendita di profilati metallici, assolutamente non può far logicamente inferire alcuna gerarchia di valore che indichi il commercio degli esplosivi come legalmente meno importante rispetto a quello dei profilati metallici. Nel nostro caso, poi, il principio appare atteggiarsi con ancora maggiore evidenza, costituendo le due liturgie – come è specificamente chiarito – due forme legittime di un medesimo Rito e pertanto, in quanto tali, non possono che costituire l’espressione di una pari dignità sacramentale.

    Quanto alla potestà dei Vescovi, infine, appare evidente come, ai sensi del Can. 381 – §1. che recita:

    … Compete al Vescovo diocesano nella diocesi affidatagli tutta la potestà ordinaria, propria e immediata che è richiesta per l’esercizio del suo ufficio pastorale, FATTA ECCEZIONE per quelle cause che dal diritto o da un DECRETO DEL SOMMO PONTEFICE sono riservate alla suprema oppure ad altra autorità ecclesiastica …

    sia stata loro sottratta dal Motu Proprio la competenza a disciplinare le autorizzazioni alle celebrazioni in Rito Tridentino. Ad essi spetta ora soltanto la potestà di supervisione, affinché le disposizioni del Motu Proprio possano trovare piena e compiuta attuazione. In questo senso, qualsiasi loro eventuale “interpretazione restrittiva” del documento varrebbe a configurare un grave atto di divisione dall’esplicita volontà del Pontefice, atto che – in quanto illegittimo e di natura sostanzialmente scismatica – non potrebbe assolutamente essere ottemperato dal fedele.

  36. don Gianluigi Braga scrive:

    Grazie Imerio per le Sue puntuali e rigorose puntualizzazioni. Io non ho la Sua dimestichezza con il Diritto Canonico, ma mi appello al buon senso. Se il Papa ha affrontato con il Motu proprio in questione una prevedibile ondata di polemiche, credo che l’abbia emanato per facilitare la celebrazione tradizionale, non per metterla ancora alla mercè dei vescovi diocesani, altrimenti non si spiegherebbe tutto questo polverone, se in realtà fosse ancora il vescovo ad avere l’ultima parola.

  37. Syriacus scrive:

    piątek, 5 październik 2007

    Polish Bishops’ Conference guidelines
    for Traditional Latin Mass

    Especially for our English speaking Visitors

    http://breviarium.blogspot.com/2007/10/polish-bishops-conference-guidelines.html

    03.10.2007 — Polish Episcopal Conference guidelines for Polish Dioceses on the celebration of Mass pursuant to the Apostolic Letter, Motu Proprio Summorum Pontificum, published by Pope Benedict XVI

    Bishops who gathered for the 341st Assembly of the Polish Episcopal Conference in Warsaw (2-3 October 2007) have issued instructions on the celebration of Mass according to the Apostolic Letter, Motu Proprio Summorum Pontificum, announced by Pope Benedict XVI on 7 July 2007. The Motu Proprio and the Accompanying Letter to Bishops lay down the outline conditions for the celebration of Mass according to the Missale Romanum promulgated by Blessed Pope John XXIII as the extraordinary form of the Church’s liturgy.

    1. The Parish Liturgy is to be celebrated in the ordinary form. Where a need arises, on Sundays and holy days of obligation, one additional Mass in the extraordinary form can be celebrated, however it can’t replace the Mass in the ordinary form (cf. Summorum Pontificum, Art. 5 § 2).

    2. The possibility for the celebration of Mass in the extraordinary form in parish communities must take account of the spiritual well-being of the whole community of the Faithful making the request. The introduction of the form of Mass must not give rise to tension or cause division (cf. Summorum Pontificum, Art. 5 § 1). Desire of a certain group of the Faithful to have a Mass celebrated according to Missale Romanum of Blessed John XXIII must not create dificulties to other Faithful taking part in Mass celebrated in the ordinary form of the rite.

    3. The ordinary form of the Mass should be celebrated using the Missale Romanum 1970 (Editio typica tertia 2002), and in the Polish language — according to Missale Romanum for Polish Dioceses, Poznań 1986. For the extraordinary form of Mass, Missale Romanum 1962 — Proprium Poloniae 1962 is to be used (cf. Summorum Pontificum, Art. 1).

    4. Applications for permission to celebrate Mass in the extraordinary form can be raised by groups of laymen active in a given Parish (cf. Summorum Pontificum, Art. 5 § 1 and Art. 7) and directed to the Parish Priest/Rector. If groups includes members of different Parishes, the application should be addressed to the Diocesan bishop.

    5. Diocesan bishops have the right to determine kind and size of the group, who has the right to make request to have the Mass in the extraordinary form.

    6. Priests who are to celebrate Mass in the extraordinary form of the rite (cf. Summorum Pontificum, Art. 5 § 4) should meet the following requirements:
    - Accept the whole liturgy of the Church in their ordinary and extraordinary forms (cf. accompanying letter of Pope Benedict XVI);
    - Know well the extraordinary form of the rite;
    - Understand Latin;
    - Have altar servers well trained for the extraordinary rite celebration
    The foregoing requirements should be subject to formal verification by Diocesan Liturgical Committees.

    7. The Calendar and order of readings of the Missale Romanum 1962 should be used for the celebration of Mass in the extraordinary form 1962. Attention should be given to the already announced extensions after a period of time of the Calendar through the Ecclesia Dei Commission. For the reading of the readings in the vernacular (cf. Summorum Pontificum, Art. 6) the Perikopes must be extracted from the recognised lectionary of the Missal for the Dioceses, i.e. Pallotinum Poznań of 1972-2004. Alternatively, the Missale Romanum by the Benedictines of Tyniec Abbey, (Pallotinum Poznań, 1963), can be used.
    Preaching during Mass in the extraordinary form of the rite should be in line with the teaching of the Second Vatican Council.

    8. Polish Bishops for now see no use of the right to establish personal parishes (cf. Summorum Pontificum, Art. 10) for the celebration of the Extraordinary Form of the Roman Rite.

    9. Parish Priests and Rectors of churches, where the celebration of Mass in the extraordinary form has been allowed, should let their bishop know about it to help him prepare the the motu proprio implementation report, to be sent to Pope in three years period (cf. Accompanying Letter of Pope Benedict XVI.).

    10. Referring to the instructions of Motu Proprio, it should be pondered whether or not one Sunday Eucharist should be celebrated in the Latin language pursuant to Missale Romanum of Pope Paul VI. There are people who wish to take part in such a Mass. In some churches, such liturgy in the Latin language is celebrated and generally accessible to the Faithful.

    These guidelines become effective as of 15 October 2007.

    + Archbishop Józef Michalik
    Chairman of the Polish Episcopal Conference

    + Bishop Stefan Cichy
    Chairman of the Polish Episcopal Liturgical Committee

    Warsaw, 3 October 2007
    341st Plenary Assembly of the Polish Episcopal Conference

  38. Imerio scrive:

    Polish Bishops’ Conference guidelines
    for Traditional Latin Mass
    ===========================

    Allucinante …

  39. Raffaele Savigni scrive:

    Non scherziamo, non si può paragonare una “interpretazione restrittiva” ad un atto di natura scismatica…

  40. Imerio scrive:

    “… Non scherziamo, non si può paragonare una “interpretazione restrittiva” ad un atto di natura scismatica…”

    ======================

    Assolutamente sì, invece, allorquando l’interpretazione restrittiva, di fatto – come nel caso di specie – si traduca in una pratica elusione dell’applicazione della norma interpretata.

    Per altro verso, sarebbe davvero singolare se la falsità (oltrettutto ingenua) di un’interpretazione goffamente “antigiuridica” potesse considerarsi condizione sufficiente per poter giungere alla deduzione della sussistenza di una “buona fede”, valida ad escludere la sussistenza di consapevolezza dell’”animus fraudendi” nei soggetti agenti. E’ certamente vero, infatti, che la qualità – anche intellettuale – dei vescovi contemporanei negli ultimi tempi è alquanto scaduta, ma la minorazione mentale ancora non è divenuta un requisito necessario per l’ordinazione episcopale … almeno, che io sappia …

  41. Lorenzo scrive:

    Oggi ho assistito per la prima volta in vita mia (almeno successivamente alla puerizia) alla S. Messa in rito romano tradizionale, presso l’Università Cattolica di Milano.

    Arrivato con leggero ritardo ho faticato ad entrare nell’ampia cappella completamente piena di persone, prevalentemente giovani, assorti e concentrati, certamente poco o punto familiari con il rito ma rispettosissimi e desiderosi di seguire attentamente con l’aiuto del foglietto distribuito.

    Potrei stimare almeno metà di partecipanti al di sotto dei 25-30 anni di età, un terzo nella sfera dei quarantenni mentre una netta minoranza era costituita da persone più anziane, che tornavano dopo tanti anni ad assistere al rito della loro infanzia.

    Tanto silenzio per riflettere durante le preghiere del Sacerdote, sfavillante d’oro nei suoi paramenti semplici e meravigliosi, grande concentrazione ed emozione per tutto il rito, appena turbata da un azzardato tentativo di prendere una fotografia da parte di qualcuno tra i presenti, subito redarguito dall’addetto dell’Università, disciplina e rispetto di tutti nel prendere la Comunione sulla lingua e in ginocchio, commovente il Salve Regina alla fine, intonato con mia sorpresa da quasi tutti i partecipanti.

    Contrariamente a quanto mi aspettavo, non ho avuto alcuna impressione di una partecipazione dettata dalla curiosità.

    Tutto è andato liscio e fluido, come se questo sacro rito venisse celebrato a Milano tutte le settimane. Anche i chierichetti (si chiamano così?) sembrava non avessero fatto altro tutta la vita.

    Sono uscito dalla Messa rigenerato e con la speranza che il Sacrificio celebrato oggi possa sciogliere il ghiaccio intorno al cuore di Ambrogio che cerca di resistere al vento dello Spirito che soffia impetuoso da Roma.

    Nel frattempo, almeno all’Università Cattolica, spero che i milanesi possono avere il conforto di poter regolarmente assistere al Sacrificio così come è stato celebrato dal mondo cattolico latino per secoli e secoli.

    Una giornata storica e indimenticabile.

  42. Syriacus scrive:

    Intanto, guardate cosa è successo qualche giorno fa a San Francisco,
    http://www.youtube.com/watch?v=MrDbgjLKoxU&eurl=http%3A%2F%2Fwww%2Erealclearreligion%2Ecom%2F
    dove l’arcivescovo…

    “At Most Holy Redeemer Church Oct. 7, I noticed no protest, no demonstration, no disruption of the Sunday Eucharist,’ said Archbishop Nierderauer. ‘The congregation was devout and the liturgy was celebrated with reverence. Toward the end of the Communion line two strangely dressed persons came to receive Communion. I did not see any mock religious garb. As I recall, one of them wore a large flowered hat or garland.”

  43. Syriacus scrive:

    [Semplicemente geniale il commento di uno di più grandi blogger specialisti in abusi liturgici & affini...:
    http://cathcon.blogspot.com/2007/10/does-archbishop-niederauer-need-free.html ]

  44. Silvano T. scrive:

    Non si chiama Ambrogio il nemico della Santa Messa in latino … ma Dionigi!

  45. Areki44 scrive:

    Ho letto il bellissimo commento di Lorenzo alla Santa Messa all’università cattolica di Milano. Certamente è stata una giornata storica per Milano. Uniamoci in preghiera affinchè anche a Milano sia recepito il Motu Proprio del Santo Padre è terribile vedere che dei Pastori siano così insensibili difronte al Papa. Ma da questa crisi la Chiesa uscirà più santa e più bella. Sono un sacerdote già ho celebrato la Santya Messa Vetus Ordo per la prima volta il 4 ottobre e lo rifarò il 18. Chiedo al Signore la grazia di obbedire in tutto al Papa, sempre e prego per l’unità della Chiesa perchè Gesù ha chiesto al Padre l’unità: “Padre che tutti siano uno”.

  46. giampiero scrive:

    gentile dott Tornielli,
    anche grazie al coraggio cristiano di Lorenzo Ornaghi e di mons. Ambrosio, la Cattolica e’ sempre piu’ la Cattolica di Padre Gemelli. Grazie.

  47. Lupagi scrive:

    Prendetene e mangiatene tutti. Un gesto ebraico detto in ” ebraico”.
    Una semplice frase per un semplice amore, il ” padre Nostro” non ha bisogno di tanta teologia e di tanta “ritualità”. L’amore del ” padre” si esprime con semplicità, pertanto non è accettabile vedere l’esteriorità, ma l’uomo libero e responsabile.
    Signore ma quando le ho dato da bere o da mangiare, quando l’hai fatto ai più piccoli dei miei fratelli.
    A questo dovrà rispondere il sacerdote del tempio e i grandi della terra.

  48. A circa un anno dalla pubblicazione del “Motu Proprio” credo che sia doveroso soffermarsi ed effettuare un attenta riflessione.
    Io sono d’accordo nel celebrare la Messa tridentina anche perchè mi piace, però credo che non è sempre bene rimpiangere i tempi passati. A differenza di 500 anni fa quando la lingua latina era quella che si parlava in Europa e nel Concilio di Trento decisero di celebrare la Messa con quella lingua, oggi le condizioni sono radicalmente cambiate. La lingua latina ormai non è più in uso, ed è stata (nel corso dei secoli) soppiantata dalle varie lingue che si sono formate come ad esempio da noi con l’italiano, in Francia col francese e così via. Per questo credo che il Concilio Vaticano II sia più che rispettabile perché ha aperto le porte della Chiesa a tutti coloro che facevano parte dell’Ecclesia di Cristo dando voce a tutti indistintamente e abbattendo quelle barriere che la Chiesa si era posta nel corso dei secoli.
    Ci troviamo però oggi davanti ad un fenomeno che la Chiesa nella sua millenaria storia non ha mai avuto: la divisione tra tradizionalisti e catto-progressisti.
    Siamo in un periodo in cui i giovani non vanno più in chiesa (tranne casi in cui ci siano festicciole o robe varie) e soprattutto non si sentono Chiesa per questo credo che la decisione del Santo Padre di pubblicare il “Motu Proprio” sia un “deterrente” per riunire anche i tradizionalisti all’interno della Santa Chiesa visto che la stragrande maggioranza di fedeli dichiaratamente cattolici non sta andando neanche più a Messa la domenica.
    Mi fa piacere però vedere come questo grande uomo, qual è Benedetto XVI, stia compiendo dei notevoli passi avanti nel dialogo interreligioso avviando dei contatti a tutto campo con altri gruppi che si sono staccati da Santa Romana Chiesa. Un esempio su tutti è quello con gli ortodossi e notizia di pochi giorni fa, quello con gli anglicani.
    Viviamo purtroppo, e mi duole ammetterlo, in un contesto di forte secolarizzazione e davanti all’ateismo dilagante noi cattolici non possiamo – e soprattutto non dobbiamo – farci la guerra tra di noi e riunirci nell’unico Cristo che accomuna la fede di tradizionalisti e catto-progressisti. E per questo non credo in nessun modo che la forma di “Messa antica” avvicini alcuno alla fede. E se così fosse ci sarebbe da interrogarsi come fosse la fede di quella persona prima della pubblicazione del “Motu Proprio”.
    Certo, ammetto io stesso che il rito tridentino ha un suo fascino tutto particolare ma oggi siamo in un era di forte progresso e il sacerdote è giusto che celebrando la Messa sia volto ai fedeli anche consacrando il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo in modo che tutti i partecipanti si sentano partecipi e quindi membra vive della Chiesa di Cristo.

  49. Cherubino scrive:

    @ Pietro Serra: “Siamo in un periodo in cui i giovani non vanno più in chiesa (tranne casi in cui ci siano festicciole o robe varie” … scusa, non so se lo dici in buona fede, quindi non voglio aggredirti, però non sono d’accordo e ritengo questa una visione distorta.

    GMG Colonia: oltre 1 milione di giovani
    GMG Sidney: oltre 300.000 giovani
    per non parlare del Giubileo a Roma …
    Parrocchie lombarde: almeno un quarto di partecipanti sotto i 20 anni…
    Movimenti ecclesiali: molti giovani partecipanti e parte attiva dell’organizzazione…
    Movimenti specifici per giovani: Movimento Eucaristico Giovanile, Azione Cattolica, FUCI, Scout cattolici…
    Nella mia parrocchia: decine e decine di giovani impegnati, quest’estate 4 seminaristi tra i 18 e i 24 anni a supporto …

    E’ inutile che si continua a ripetere questa favola, che si faccia in buona fede o meno, basta frequentare i giovani per constatare che in mezzo a loro, tra tanti che non credono, ci sono ancora come allora anche i “Giovanni e Andrea” che seguono Gesù per vedere dove “abita”.

    Io stesso a 16 anni mi sono mosso su questa strada – lo dico non per vanto ma per testimonianza – e ho incontrato su di essa tanti coetanei nei ritiri spirituali, nelle mense per barboni, negli istituti per disabili … quante volte con altri giovani di tutta Italia ho passato le vacanze al Cottolengo o nelle colonie estive per handicappati, o la domenica nella comunità per tossici e malati di AIDS …
    Chi continua a raccontare di una Chiesa priva di giovani si vede che non frequenta a sufficienza nè la Chiesa nè i luoghi del servizio e della condivisione e si lascia condizionare dai TG che parlano solo di quelli che ammazzano qualcuno.

  50. Carissimo Cherubino anche io ho visto la grande affluenza di giovani dal Papa ma non so se ti sei accorto che alcuni di loro erano lì per far festa e delle parole del Papa poco gl’interessava. Vedi poi come l’ateismo tra i giovani dilaga perchè il Papa lo accettano solo se fa questi eventi, mentre quando parla di morale o altro nessuno vuol sentirlo parlare.
    Io poi ho un forum che tra l’altro è il primo giovanile cattolico del mondo e vedo come altri che non hanno fede poco gl’importa se il Motu Proprio c’è stato o no.