Un vescovo di fronte al peccatore

A proposito dell’Anno Santo della misericordia, e a proposito della preoccupazione che muove alcuni nella Chiesa sui possibili rischi di «buonismo» e di «lassismo», come pure dell’atteggiamento di coloro che dai pulpiti telematici si dedicano al «giudizio permanente effettivo» attaccando a destra e a manca fratelli nella fede, diversamente credenti o non credenti.

Può essere di qualche utilità l’atteggiamento dimostrato da un vescovo assai noto qualche tempo fa. Un vescovo che nell’attuale dibattito dei tanti Sant’Uffizi virtuali, quei circoli e dei circoletti auto-eccitati in vista del prossimo Sinodo sulla famiglia, passerebbe per essere un pericoloso progressista.

Ecco le sue parole, rivolte a Dio: «Soprattutto concedimi la grazia di condividere con intima comunione il dolore dei peccatori: questa è la virtù più alta (…) Ogni volta che si tratti del peccato di uno che è caduto, concedimi di provarne compassione, di non rimproverarlo altezzosamente, ma di gemere e di piangere con lui, così che, mentre soffro per un altro, io pianga su me stesso, dicendo “Tamar è più giusta di me”».

Questo vescovo (che oggi, verrebbe detto da alcuni, parlava troppo di misericordia) risponde al nome di Ambrogio. È stato pastore di Milano, è santo ed è uno dei Padri della Chiesa. (De paenitentia, II, 73).

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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