Quando i neocon sono toccati sul vivo…

Nel libro «Papa Francesco: Questa economia uccide» (Piemme), scritto con Giacomo Galeazzi, abbiamo cercato di presentare e allineare in modo sistematico le parole di Papa Bergoglio in materia sociale ed economica, tentando anche di contestualizzarle e di farle discutere. Abbiamo dato uno spazio amplissimo alle critiche, pubblicando quasi integralmente un lungo e argomentato articolo di Michael Novak, e sull’argomento abbiamo dato voce, attraverso due lunghe interviste, a Ettore Gotti Tedeschi e a Stefano Zamagni. Come si ricorderà, come conclusione del libro, viene pubblicata un’intervista con Francesco interamente focalizzata su questi temi.

Ora, c’era da aspettarselo che il libro suscitasse un dibattito e anche delle reazioni critiche: in questi ultimi mesi abbiamo partecipato a tante presentazioni, molte volte in presenza di esperti o di docenti di economia. E c’era anche da aspettarsi la reazione stizzita di quanti, anche in casa cattolica, sono i portabandiera del «pensiero unico» o meglio del «dogma» che predica il matrimonio (indissolubile, ça va sans dire) tra il modo con cui certi intellettuali concepiscono l’economia liberista e il cattolicesimo. Parlo di «dogma» con cognizione di causa, perché chi osa soltanto mettere in discussione certe affermazioni fideistiche viene attaccato personalmente e in sostanza gli si dice: tu non hai diritto di parlare.

La riprova si può leggere in queste parole scritte dal signor Kishore Jayabalan, direttore dell’ufficio romano dell’Acton Institute (guidato dal sacerdote Robert Sirico), che prima di entrare in argomento sui temi del libro ha ritenuto di dover scrivere che noi… non avevamo titolo per scrivere il libro. Il signor Jayabalan ci tiene a far sapere di aver collaborato con il Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace, in particolare alla stesura del Compendio della dottrina sociale della Chiesa.

Recensendo il nostro libro, prima sulla rivista americana Crisis e poi con lo stesso articolo tradotto in italiano sul sito dell’Acton Institute, Jayabalan così comincia:

«Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi sono due famosi vaticanisti. Sono “Vatican Insiders” nel senso che sono esperti della gestione di fonti anonime (a volte nel caso delle votazioni in corso durante un Conclave, pratica espressamente vietata dal diritto ecclesiastico), facendo filtrare storie compromettenti e altre attività scellerate che sono diventate una prassi standard del cosiddetto quarto potere. Significa anche che sono molto abili nel difendere i loro “protettori” contro tutte le domande impertinenti sulla rettitudine o la competenza».

A queste prime frasi, sono linkati due articoli, che evidentemente l’autore considera «prove» della nostra colpevolezza: il primo è tratto dalla rivista «Formiche» e vi si riporta uno stralcio di un altro articolo di Giacomo Galeazzi nel quale si dice che la candidatura di Bergoglio è emersa fin dall’inizio delle votazioni. Jayabalan considera questa informazione come un vulnus, un attentato al segreto del conclave: sapendo poco o nulla di giornalismo e ricordandosi del suo ruolo di consulente vaticano, afferma che scrivere di queste cose e per di più usando fonti anonime è «pratica espressamente vietata dal diritto ecclesiastico» (evidentemente le fonti anonime sono rispettabili soltanto quando vengono usate contro Papa Francesco).

Ma Jayabalan risulta ancora più esilarante quando scrive che io e Galeazzi facciamo «filtrare storie compromettenti e altre attività scellerate», mettendo come link un articolo a firma di Fittipaldi pubblicato sull’Espresso. Ora, è comprensibile che all’Acton Insistitue abbiano le idee un po’ confuse quando si parla di lingua italiana, ma che c’entriamo noi con un articolo pubblicato da un altro collega su un’altra testata? Mi sfugge poi il significato di questa frase: «Sono molto abili nel difendere i loro “protettori” contro tutte le domande impertinenti sulla rettitudine o la competenza», oggettivamente confusa, che viene peraltro dopo una citazione sbagliata (a proposito di competenza: il consulente di Giustizia e Pace Jayabalan non ne dimostra molta linkando a nostro carico un articolo scritto da altri).

Il culmine del ridicolo però Jayabalan lo raggiunge quando aggiunge:

«Non sto affatto suggerendo che Papa Francesco sia uno dei protettori di Tornielli e Galeazzi, ma quando ho iniziato a leggere Papa Francesco. Questa economia uccide (2015 – Edizioni Piemme) ho cominciato a chiedermi perché due giornalisti italiani avranno deciso di scrivere un libro in difesa delle dichiarazioni in materia economica fatte da un papa argentino contro i conservatori americani che lo criticavano. Che cosa ci guadagnano in questa battaglia? Oppure, come direbbe lo stesso papa, chi sono loro per giudicare?».

Signor Jayabalan, comincerei col risponderle che non abbiamo scritto un libro per «difendere» Papa Francesco da accuse e analisi così rozze e così interessante – come quella di essere «marxista» – che fanno semplicemente ridere. Abbiamo scritto un libro dando voce – e ampio spazio – a quelle critiche, intervistando persone di sensibilità diverse, e soprattutto raccogliendo e contestualizzando gli interventi di Francesco. Jayabalan evidentemente non concepisce che due giornalisti possano scrivere un libro per informare e per far riflettere. Non abbiamo difeso qualcuno, né abbiamo cercato di «spiegare» ciò che il Papa ha detto e scritto (non c’era peraltro alcun bisogno di spiegazioni e comunque noi non abbiamo alcun titolo per fare gli «esegeti» né di questo Pontefice né dei suoi predecessori). Non partecipiamo dunque ad alcuna «battaglia» e prima di scrivere ogni giorno i nostri articoli e i nostri libri non ci chiediamo «che cosa ci guadagnamo?» (cosa che forse è abituato a fare Jayabalan con i suoi interventi sul sito di Acton Institute). Cerchiamo notizie, le verifichiamo, le pubblichiamo. Sbagliamo? Certamente, non siamo infallibili come le think tank neocon o come l’Acton Institute, che in materia economica pronunciano «dogmi» indiscutibili e irreformabili, secondo i quali viviamo nel migliore dei sistemi possibili, il problema della povertà si risolve da solo permettendo ai ricchi di diventare sempre più ricchi, bisogna abbattere il welfare e lasciare l’assoluta autonomia ai mercati finanziari che già ci governano, etc. etc.

Infine, ecco la frecciata che rivela per bene l’atteggiamento di Kishore Jayabalan: «Come direbbe lo stesso papa, chi sono loro per giudicare?». Vale a dire: come si permettono Tornielli e Galeazzi di scrivere su questo? Che titoli hanno per farlo? Non sanno che solo noi siamo titolati a propagare il «pensiero unico» sull’economia di stampo cattolico?

Ecco, la prossima volta che scriverò un libro (con o senza Galeazzi), prima di farlo chiederò il permesso all’Acton Institute, dove si predicano l’assoluta libertà dei mercati e la bellezza della globalizzazione, ma alla libertà di stampa e di opinione si reagisce non con argomenti, ma con attacchi personali (e citazioni sbagliate) arrivando a dire: voi dovete stare zitti!

Scherzi a parte, credo che questa reazione stia a indicare che davvero con il suo magistero sociale Papa Francesco abbia colto nel segno, come dimostrano anche tante reazioni preoccupate (è la dottrina della guerra preventiva) alla prossima enciclica papale sulla custodia del creato.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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