Laudato si’

L’uomo non è il cancro del pianeta. La soluzione dei problemi dell’ambiente non è la riduzione della presenza degli esseri umani sulla terra, ma passa attraverso una responsabilità comune: cibo e risorse ci sono per tutti, basterebbe non sprecarle, non depredarle, distribuirle più equamente. E così come è umana la responsabilità del degrado ecologico, delle disuguaglianze, dello sfruttamento indiscriminato, allo stesso modo è umana la via d’uscita dalla crisi.

La grande apertura manifestata da Francesco nell’enciclica «Laudato si’» verso molte istanze dei movimenti ambientalisti non è incondizionata. Tutt’altro. In diverse e puntuali pagine del nuovo documento, che lega indissolubilmente la questione ambientale ed ecologica alla questione sociale, Papa Bergoglio mette bene in chiaro le contraddizioni di quanti combattono la manipolazione genetica delle sementi e si battono contro la sperimentazione sugli animali. Ma al tempo stesso giustificano l’aborto o la manipolazione sugli embrioni umani vivi, interessandosi molto delle balenottere e per nulla dei migranti che affogano, di chi muore di fame e di sete. Nell’enciclica pubblicata ieri, la prima dedicata all’ecologia, il Papa contesta le teorie sulla denatalità propugnate da quanti, «invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso», si limitano a dire che bisogna ridurre il numero di esseri umani e attraverso «pressioni internazionali» condizionano gli aiuti economici ai Paesi in via di sviluppo» all’attuazione di queste politiche.

Il principale contributo del nuovo documento è rappresentato dalla critica globale all’attuale modello di sviluppo che sembra portare il mondo e tutto ciò che contiene verso il baratro. Non esiste un’emergenza ecologica separabile dall’affronto dei problemi strutturali della povertà e del sottosviluppo, perché «è certo che l’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista».

Con lo stesso coraggio con cui da due anni continua a far domande sull’ipocrisia di quei potenti della terra che parlano di pace e poi guadagnano fornendo armi sottobanco a guerriglieri e terroristi, Francesco descrive i legami tra le crisi finanziarie, le epocali migrazioni dei popoli, le guerre per il controllo delle fonti di energia esauribili e dell’acqua. Puntuale e forte, con parole difficili da ascoltare oggi anche dai politici di sinistra, è la denuncia di un sistema nel quale «la finanza soffoca l’economia reale» e «la sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza» fa prevalere «l’interesse economico sul bene comune» arrivando «a manipolare l’informazione». Un dato peraltro dimostrato da certi pronunciamenti dalla parvenza scientifica, finanziati dalle grandi multinazionali dell’energia per far credere che l’allarme ambientale sia una bugia, che il sistema in cui viviamo è il migliore e sarebbe una follia pensare di cambiarlo.

Il Papa non propone un idealismo romantico, non auspica un ritorno alle caverne né fa il catastrofista. Propone invece soluzioni concrete e praticabili a tutti i livelli, con realismo e uno sguardo integrale, capace di leggere tutte le connessioni. A partire dall’affermazione della positività e della bontà del creato come dono da «coltivare» e «custodire» per le generazioni future. Sono tanti i suggerimenti e le proposte in un testo che invita a uscire dall’immobilismo, dal senso di impotenza, dal disinteresse. E chiede – anche valorizzando parole di Benedetto XV frettolosamente archiviate da tanti intellettuali sedicenti ratzingeriani – maggiore sobrietà, un contenimento dei consumi e la costituzione di autorità politiche internazionali capaci di porre dei limiti all’evidente strapotere dei mercati. L’invito della «Laudato si’» non prescinde dall’impegno comune di ciascuno: propone un cambiamento degli stili di vita e valorizza i movimenti dal basso, come quelli, efficaci, di consumatori che si mettono insieme per condizionare con il loro portafoglio la sostenibilità delle aziende produttrici.

Come osserva il vescovo Bruno Forte in un commento al testo papale nell’edizione che sarà pubblicata da «La Scuola», l’enciclica è «un dono e una provocazione all’umanità intera, a cui mi sembra nessuno potrà moralmente sottrarsi».

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Print
Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.