Lo sguardo del Papa sulla famiglia

Vi propongo la lettura di questi brani tratti dalla bellissima omelia tenuta ieri a Guayaquil da Papa Francesco, di fronte a quasi un milione di persone. Emerge tutto lo sguardo evangelico di speranza sulla famiglia. Il Papa non ha il problema di “difenderla”, né di riaffermare dottrine. La descrive a partire dal Vangelo delle nozze di Cana, a partire dalla figura di Maria, per dire che c’è speranza e misericordia anche nelle situazioni più difficili e compromesse. Ancora una volta, il cuore di un pastore.

La famiglia è l’ospedale più vicino: quando uno è malato lo curano lì, finché si può. La famiglia è la prima scuola dei bambini, è il punto di riferimento imprescindibile per i giovani, è il miglior asilo gli anziani. La famiglia costituisce la grande ricchezza sociale, che altre istituzioni non possono sostituire, che dev’essere aiutata e potenziata, per non perdere mai il giusto senso dei servizi che la società presta ai suoi cittadini. In effetti, questi servizi che la società presta ai suoi cittadini non sono una forma di elemosina, ma un autentico “debito sociale” nei confronti dell’istituzione familiare, che è la base e che tanto apporta al bene comune (…).

Nella famiglia – di questo siamo tutti testimoni – i miracoli si fanno con quello che c’è, con quello che siamo, con quello che uno ha a disposizione; e molte volte non è l’ideale, non è quello che sogniamo e neppure quello che “dovrebbe essere”. C’è un particolare che ci deve far pensare: il vino nuovo, quel vino così buono come dice il maestro di tavola alle nozze di Cana, nasce dalle giare della purificazione, vale a dire, dal luogo dove tutti avevano lasciato il loro peccato; nasce dal peggio: «dove abbondò il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rm 5,20). In ciascuna delle nostre famiglie e nella famiglia comune che formiano tutti, nulla si scarta, niente è inutile. Poco prima di cominciare l’Anno Giubilare della Misericordia, la Chiesa celebrerà il Sinodo Ordinario dedicato alle famiglie, per maturare un vero discernimento spirituale e trovare soluzioni e aiuti concreti alle molte difficoltà e importanti sfide che la famiglia oggi deve affrontare. Vi invito ad intensificare le vostre preghiere per questa intenzione, perché persino quello che a noi sembra impuro – come l’acqua delle giare –, che ci scandalizza o ci spaventa, Dio – facendolo passare attraverso la sua “ora” – lo possa trasformare in miracolo. La famiglia oggi ha bisogno di questo miracolo.

Tutta questa storia ebbe inizio perché “non avevano più vino”, e tutto si è potuto compiere perché una donna – la Vergine – è stata attenta, ha saputo porre nelle mani di Dio le sue preoccupazioni, ed ha agito saggiamente e con coraggio. Però c’è un particolare, non è da meno il dato finale: hanno gustato il vino migliore. E questa è la buona notizia: il vino migliore è quello che sta per essere bevuto, la realtà più amabile, la più profonda e la più bella per la famiglia deve ancora arrivare. Viene il tempo in cui gustiamo l’amore quotidiano, in cui i nostri figli riscoprono lo spazio che condividiamo e gli anziani sono presenti nella letizia di ogni giorno. Il vino migliore è ‘in speranza’, sta per venire per ogni persona che accetta il rischio di amare. E nella famiglia bisogna correre il rischio dell’amore, bisogna arrischiarsi ad amare. E il migliore dei vini sta per venire, anche se tutte le possibili variabili e le statistiche dicessero il contrario.

Il vino migliore sta per venire per quelli che oggi vedono crollare tutto. Sussurratevelo fino a crederci: il vino migliore sta per arrivare. Sussurratevelo ciascuno nel suo cuore: il vino migliore sta per venire. E sussurratelo ai disperati e a quelli con poco amore: abbiate pazienza, abbiate speranza, fate come Maria, pregate, agire, aprite il cuore, perché il migliore dei vini sta per venire. Dio si avvicina sempre alle periferie di coloro che sono rimasti senza vino, di quelli che hanno da bere solo lo scoraggiamento; Gesù ha una preferenza per versare il migliore dei vini a quelli che per una ragione o per l’altra ormai sentono di avere rotto tutte le anfore.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

8 risposte a Lo sguardo del Papa sulla famiglia

  1. cuba_libre scrive:

    Vedo con grande soddisfazione (sperando che non sia solo una cosa transitoria) che si e’ riaperto lo spazio dei commenti dopo quasi un anno. Sinceramente, dott. Tornielli, non sono mai riuscito a capire del perche’ lei aveva preferito chiudere questo spazio dibattimentale, che al di là degli scontri abbastanza furibondi, specie negli ultimi tempi, costituiva sempre uno spazio di confronto, anche da posizioni discordi. Oltretutto, non sapevo come fare a chiederglielo perchè non ho alcuna sua mail di riferimento o altro. Ma comunque…. al di la’ di tutto, il tema posto dal papa e’ molto valido e sentito: nessuno piu’ di me puo’ capire cosa significhi avere avuto la famiglia disgregata e, anche se la scelta e’ stata dolorosa, non ci sono palliativi esterni che possano compensare la sua perdita. Una vita si puo’ anche rifare, ma il trauma resta. Quel che posso dire dall’alto della mia esperienza, e’ che se uno non e’ piu’ che convinto della propria scelta di crearsi una famiglia, e’ meglio non farlo, per evitare traumi a posteriori per se’ e soprattutto per i figli. Non sempre questo e’ garanzia di certezza, (io quando mi sposai ero piu’ che convinto che la mia scelta sarebbe stata a vita), ma se già in partenza uno non e’ portato a superare i problemi che si presentano ne quotidiano nel rapporto di coppia, e’ bene che non si sposi: il fallimento sarebbe garantito al 101%! Questo e’ cio’ che dico sempre a chi mi sta vicino e che sta per compiere quel passo. Ben ritrovato dott. Tornielli

  2. Franco scrive:

    Dove è mai scritto nel brano di Giovanni sulle nozze di Cana che l’acqua delle giare era “impura”? Che cosa permette di affermare che si trattasse di “giare di purificazione”? Si parla di acqua, punto e basta, che viene trasformata in vino. A me sembra che qui ci sia una interpretazione forzata in base a un concetto precostituito.
    Oltretutto bisognerebbe vedere se in Giovanni il discorso – importantissimo – sull’acqua è mai associato con quello dell’impurità. A me di primo acchito non sembra affatto.
    Nell’interpretazione dei brani biblici vada per il senso morale, allegorico, anagogico; però il primo senso è quello letterale, e va rispettato. In Giovanni non c’è alcuna rottura di anfore, e l’impostazione di questa parte del discorso appare scorretta.

  3. Franco scrive:

    Evidentemente la mia critica deve essere corretta o comunque messa a punto. Le giare sono sì quelle usate per le purificazioni, ma non è detto affatto che l’acqua introdottavi in vista del miracolo sia sporca o torbida: è acqua e basta; e in Giovanni il tema dell’”acqua pura” è ben presente nell’episodio della Samaritana. Attendo eventuali correzioni da chi si intende di esegesi biblica, rammaricandoni se ho urtato o scandalizzato qualcuno.
    Rimane però il problema dell’accentuazione che Bergolio dà al discorso delle situazioni di difficoltà, crisi, peccato, come presupposto dell’intervento divino;
    una specie di privilegiamento del figliuol prodigo con le sue mattane e
    trasgressioni rispetto al figlio ligio, “inquadrato” e con la testa a posto.
    Nell’educazione cattolica di un tempo ( e spesso anche in quella non cattolica ) si
    puntava a proporre subito ai piccoli, bambini e bambine, l’ideale dell’”anima
    bella” volta alla virtù, ossia della personcina mite, obbediente, non trasgressiva, diciamo nel genere Lucia Mondella ( che poi si ritrova nelle biografie di tante suore sante e benefiche, anche se di stile controriformistico, o forse appunto per quello ). Oggi sembra quasi ( correggetemi se sbaglio ) che uno non possa incontrare Dio se prima non ha fatto una esperienza di deviazione e trasgressione.
    Nella stessa omelia Maria viene elogiata perchè, dopo la constatazione dell’esaurimento del vino non critica, con ironizza, non si compiace del difetto altrui. Mi sembra che qui ancora una volta Bergoglio metta in primo piano la figura, almeno in parte parodistica, della “damazza”, della Donna Prassede “cristiana perbenista inquadrata pronta a notare le mancanze altrui e a scandalizzarsi”… ma queste condiderazioni sono al di fuori della mente di Maria, come in quella di tante brave donne pie, che fanno subito il bene se c’è da farlo, senza fover nemmeno reprimere il minimo sentimento cattivo.
    Insomma, almeno per me, una polemica contro i “perbenisti” che a me sembra troppo accentuata.. come se il perbenismo fosse la peggiore sciagura della Cristianità.

    • cuba_libre scrive:

      Mi scusi Franco, i Vangeli non vanno letti nel senso letterale del termine, non sono libri come tutti gli altri, ma bisogna coglierne il significato intrinseco; non e’ un caso che negli stessi si parla molto spesso per metafore e perifrasi.
      Premesso ciò, mi era sembrato nelle premesse che queste sue preoccupazioni di vedere se l’acqua nelle giare fosse o meno impure siano infondate, anche perche’ non credo sia questo il punto in questione (oltretutto vedo scritto testualmente: ” persino quello che a noi SEMBRA impuro – come l’acqua delle giare –, che ci scandalizza o ci spaventa, Dio – facendolo passare attraverso la sua “ora” – lo possa trasformare in miracolo.” Quindi non e’ necessariamente impuro. Ma ribadisco, il punto e’ un altro: la famiglia deve guardare avanti, nel senso che deve trovare la forza per superare tutte le difficoltà del quotidiano, e in forza di questo trovare “il vino” , ovvero la rinascita in una nuova vita. E le difficoltà e le prove da superare, che mettono a dura prova la famiglia, specialmente al giorno d’oggi, stanno ad ogni angolo di strada, e mi creda, glielo dico per esperienza vissuta.
      I modelli di donna cui lei si riferisce, non so fino a che punto possano fare testo: le Lucie Mondelle erano solo degli specchi per allodole, messe li’ a bella posta come modelli di seguire da parte del potyere dominante che assegnava certi ruoli a tutti e guai se venivano messi in discussione. Sfortunatamente, la famiglia del mulino bianco non esiste ( e non esisteva neppure ai tempi di Lucia Mondella, visto che da contraltare c’erano i vari Don Rodrigo e Innominati vari) , ma purtroppo le Donna Prassede esistono eccome, e sono quelle appunto che ostentano uno stile comportamentale orientato all’uniformarsi alla morale comune (che poi e’ quella della classe dominante del momento): Insomma lei si chiede se il perbenismo sia la principale sciagura della cristianità: io le rispondo che e’ una sciagura a prescindere dalla cristianità, in quanto troppe, troppe, e ancora troppe volte e’ stato costretto ad essere associato all’ipocrisia. Non c’entra niente il deviazionismo e/o la trasgressione.
      saluti

  4. Franco scrive:

    Scusate l’aggiunta. In sostanza a me sembra che estrarre dall’episodio delle Nozze di Cana il discorso della “purificazione”, della colpa e del perdono, dell’ospedale da campo sia comunque molto forzato.

  5. Franco scrive:

    @ cuba_libre. Si dà il caso che il sottoscritto abbia letto una quantità di biografie di pie donne e di santi uomini, alcune criticamente validissime. Risulta che nella loro vita è stato decisivo il modello dell’”anima bella” , spinta addirittura all’ideale
    del “farsi santo”. Esempi: don Bosco, santa Francesca Saverio Cabrini, don Orione; più in antico, san Luigi IX re di Francia ( vedasi su Youtube presentazione storica nitidissima del prof. Alessandro Barbero ), Giovanna d’Arco. Certo esisteva molta ipocrisia in anime che si fingevano belle ma tali non erano; però non si può negare che l’ideale della santità ( o laicamente della “virtù” anche in senso plutarchiano ) fosse un elemento della vita sociale di grandissima importanza, di cui oggi sentiamo drammaticamente la carenza. Un invito cinematografico: la prego di ( ri)vedere “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi. Il Renzo e la Lucia
    del film dopo il matrimonio vanno a Milano per rilevare in un orfanotrofio di suore un trovatello che alleveranno come un figlio proprio. In questo senso la Lucia manzoniana potrà non piacere, ma risulta corrispondere a un tipo umano rilevabile oggettivamente.

    • cuba_libre scrive:

      Di pie donne, di pii uomini e di brave persone ce ne sono anche adesso, guardi, non c’e’ bisogno di andare a scomodare gli annali storici, quando si sentiva “l’ideale della santità” (anche perche’ tanti “santi” del passato non avevano condotto proprio una vita da santi, ma qui il discorso si farebbe lungo), come del resto i pervertiti perbenisti esistevano anche una volta (per restare in tema manzoniano, un esempio per tutti potrebbe essere il padre di Gertrude, futura Monaca di Monza) come del resto vi sono adesso. Ma c’e’ una differenza di fondo: che l’ipocrisia perbenista una volta era elevata a cultura di vita dominante: per fare un esempio, solo nel 1981 la violenza sulle donne e’ stata riconosciuta come reato contro la persona e non contro la MORALE, come recitava invece la giurisprudenza fino a poco piu’ di trent’anni fa.
      Ma comunque, rischiamo di andare fuori dal tema qui proposto, che era ben altro.
      saluti

      • cuba_libre scrive:

        Mi scusi ho fatto confusione con un’altra legge, sono stato fin troppo buono: la legge che introdusse il reato di stupro come delitto contro la persona e non contro la morale e’ solo del 1996, quindi ben 15 anni dopo la data che erroneamente sembrava a me: nel 1981 furono abrogati altre due mostruosità giuridiche figlie anch’esse del perbenismo: il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. da qui la confusione.