La lettera giubilare e il principio di realtà

Cari amici, come sapete ieri Papa Francesco ha indirizzato una lettera all’arcivescovo Rino Fisichella, incaricato dell’organizzazione e dell’animazione delle attività del prossimo Anno Santo straordinario della Misericordia. Qui una sintesi dei contenuti, e qui un mio commento.

Le novità sono essenzialmente tre: l’estensione a tutti i preti, durante il Giubileo, della facoltà di assolvere il peccato di “procurato aborto”. La possibilità di ottenere l’indulgenza nelle carceri, con la suggestiva immagine della porta della cella che si trasforma in Porta Santa. La decisione del Papa di dichiarare valide e lecite le confessioni di tutti quei fedeli che si rivolgono ai preti della Fraternità San Pio X durante l’Anno Santo.

Quello che mi colpisce sono alcune letture, reazioni e semplificazioni. Molti mezzi di comunicazione sembrano sempre meno interessati alla realtà: per giustificare certi titoli devono seguire le loro “narrazioni” e interpretazioni. Questo è, in fondo, l’aspetto più prevedibile: non accade soltanto con le notizie che riguardano la Chiesa o il Papa. Accade con tutto e per tutto. Della realtà buona parte dell’informazione sembra proprio poter fare a meno.

Così, ad esempio, già ieri si era deciso che la lettera papale significasse un’amnistia per l’aborto, o la straordinaria decisione di assolvere finalmente questo grave peccato (come se prima non ci fosse questa possibilità, che i vescovi spesso delegano). Qui non ci troviamo di fronte a un messaggio incompleto o ambiguo, alla necessità di spiegare. No. Bastava leggere (e il testo della lettera non è così lungo come un’enciclica, il numero di righe è persino inferiore a un editoriale di Scalfari). Eppure titoli, interpretazioni – e le immancabili reazioni di Salvini – sono partire in automatico, a prescindere dal testo.

Quello che però a me preoccupa di più, sono state alcune reazioni da parte del mondo cattolico. Ne ho lette in siti e giornali italiani e americani. Ci sono credenti che hanno commentato la decisione del Papa come una sottovalutazione della gravità del peccato di aborto, o peggio come un via libera a declassare quel peccato alla stregua dei peccati veniali.

Ecco, che dei cristiani ritengano la semplice estensione della facoltà di assolvere l’aborto a tutti i preti durante il Giubileo – nonostante le parole chiare e inequivocabili con le quali si ribadisce la gravità del peccato – come un venir meno della serietà della Chiesa, è davvero preoccupante. E indica la mutazione genetica alla quale sembra soccombere certo cattolicesimo, che in nome delle leggi, della dottrina, di certe battaglie culturali, mostra in fondo di non credere nella necessità della redenzione. Mostra di ritenere lo stesso messaggio della misericordia così centrale nel vangelo di Gesù, come un cedimento.

Per questi cattolici, basta la legge e la condanna. Si sentono a posto. Vorrebbero che il Papa e i vescovi ricordassero almeno due volte al giorno, magari a orari concordati con loro, che l’aborto è la soppressione di un essere umano, che i matrimoni gay sono contro il progetto di Dio, che il gender è un’ideologia inaccettabile. Ma guai a parlare di pentimento e misericordia. O di quell’abbraccio di misericordia così evidente e commovente nell’atteggiamento di Gesù che perdonava e perdona. Tutto questo, cari amici, per questi cattolici è grave cedimento alla mentalità buonista. Che importa della salvezza delle anime? Ciò che importa è l’adrenalina delle battaglie culturali, dei giudizi sferzanti che trasudano odio e irrisione verso tutti coloro che non sono come loro.

Ecco, un mondo che vede certi cristiani mutarsi in farisei che si credono perfetti e ritengono di aver ricevuto (da chi?) la sacra missione di emettere sentenze di condanna a ogni ora del giorno contro pubblicani, prostitute e peccatori (quelli stessi che ci passeranno davanti nel Regno dei Cieli), che ritengono loro sacro dovere di sparare a zero sui compagni di cammino nella fede (perché la loro consistenza è soltanto nell’essere “contro”), ha davvero bisogno di riscoprire la misericordia. E prima ancora, un po’ di realtà.

Forse le gerarchie dovrebbero preoccuparsi un po’ di più del fatto che ci siano cristiani che s’indignano perché chi ha commesso il peccato dell’aborto e si pente, viene assolto. Ma non dicono una parola sul macello dei migranti o su un peccato dimenticatissimo che grida vendetta al cospetto di Dio, quello di “defraudare la giusta mercede agli operai”.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

21 risposte a La lettera giubilare e il principio di realtà

  1. Gandalf il grigio scrive:

    Sono totalmente d’accordo con lei. Leggendo la lettera del Papa ieri, già immaginavo le reazioni da lei descritte. Si può vivere la fede come si preferisce ma in questo modo certi cattolici rendono una cattivissima testimonianza del Signore allontanando molti dalla salvezza. Speriamo e preghiamo che si avverano presto. Che il Signore custodisca e renda forte sempre il nostro amato papa Francesco.

  2. Ineccepibile.
    Grazie Dr Tornielli.
    In Pace

  3. alessandro scrive:

    Grazie!
    Il punto è: se essere cristiani significa farsi discepoli di Gesù. Dimenticare continuamente l’insegnamento di Gesù, considerarlo in maniera così evidente come “fuori luogo”, avere un’”immagine di Dio” così diversa da quella del Padre, fa di queste persone davvero dei cristiani, nel cuore? Spesso si ha l’impressione che i più solenni difensori della verità, siano davvero quelli più lontani e orgogliosi di essere pietre d’inciampo

    • cuba_libre scrive:

      “Spesso si ha l’impressione che i più solenni difensori della verità, siano davvero quelli più lontani e orgogliosi di essere pietre d’inciampo”

      Proprio cosi’ , lei ha colto proprio nel segno: fino ad un anno fa, quando scrivevo assiduamente in questo blog, non mi stancavo mai di dire che certi cattolici, professano la loro cristianità, limitandosi a “ritenersi” (badi bene: “ritenersi” e non “sentirsi”) a posto con la propria coscienza. Ebbene se si ritengono tali, il mondo attorno a loro puo’ anche crollare, non gliene frega un piffero di niente… senza rendersi conto che il vero Cristiano e’ proprio quello che non si sente MAI a posto con la propria coscienza perche’ sa che puo’ fare sempre di piu’ di quello che fa. E quindi da qui gli strali sistematici contro gay e aborto, indipendentemente dall’argomento trattato: costituiscono il classico calcio d’angolo in cui rifugiarsi, terreno ideale per chi si confronta col prossimo esclusivamente col vessillo del giustizialismo.
      Mi ricordo molto bene le parole del card. Tettamanzi, una delle figure piu’ fulgide della cristiaità: “E’ meglio essere cristiani e non dirlo, che professarsi tali senza esserlo”.

      • mauro scrive:

        Caro Cuba_libre,

        “il vero Cristiano e’ proprio quello che non si sente MAI a posto con la propria coscienza perche’ sa che puo’ fare sempre di piu’ di quello che fa.”

        Veramente è il contrario, perchè dimentichi che dopo la conversione ed il perdono del peccato si riceve il dono dello Spirito Santo (At 2,38) ed il Diavolo si sottomette al credente non portandolo più al peccato (Gv 1,12-13 e 1 Gv 3,9). Il credente è così in pace con sé stesso e la coscienza lo porterà a fare tutto ciò che gli sarà possibile. Fare di più di quello che fa è proprio di chi continuamente viene stimolato dall’esterno facendogli credere di essere un robot che a comando esegue. Il cristiano deve fare nelle proprie possibilità e disponibilità, non deve pensare, e fare significa usare l’agape verso il prossimo, la sola cosa che Dio chiede dopo la conversione.

        Il Card. Tettamanzi diceva giusto nella prima parte, alla luce del Vangelo, ma “professarsi tali senza esserlo” non ha alcuna rilevanza in quanto il cristianesimo non è una religione pubblica. E’ sufficiente ricordare la preghiera che veniva fatto all’interno di una stanza senza che vi potesse entrare nessun altro o isolandosi in luogo appartato, come faceva Gesù, dove neppure gli apostoli potevano unirsi a lui. A Tettamanzi questa seconda parte della frase serviva solo per stimolare il credente a fare ancor di più secondo gli intendimenti della Chiesa Cattolica. Spingi il pulsante e il robot risponde.

        • cuba_libre scrive:

          Che il Cristiano possa e debba fare sempre di piu’ n0n e’ una frase mia ma di Madre Teresa di Calcutta, una che ha sempre vissuto all’insegna di quel detto. Non capisco cosa c’entri scomodare il diavolo(!!).
          Il concetto espresso dal card. Tettamanzi, con la frase riportata e’ quello per cui un Cristiano non lo si vede da quello che DICE di essere, ma da quello che DIMOSTRA di essere. E’ questa la rilevanza che lei forse non vede.

  4. Livio scrive:

    Sintesi meravigliosa del pensiero di molti. Non una parola da aggiungere o modificare. Grazie

  5. Anonimo scrive:

    Salve sig. Tornielli,

    sono contrario alla condanna tout court, ma bisogna anche ammettere una certa semplificazione di ciò che ha scritto.

    Lei sa bene che già esistono sacerdoti che possono assolvere a tale peccato può dare assoluzione i sacerdoti facoltizzati dal Diritto canonico (Vicario generale), o personalmente dal Vescovo, o, per antico privilegio, mai revocato, possono assolvere dall’aborto anche i sacerdoti religiosi degli ordini mendicanti (francescani, domenicani, carmelitani…).

    Ora, al netto di quanto scritto, penso che, se veramente c’è il pentimento da parte di una donna e di un uomo che hanno provocato un aborto, c’è anche il modo di trovare l’assoluzione e iniziare una nuova vita.

    Tutto ciò per dire cosa!? Personalmente a me sembra che il Sommo Pontefice, o Francesco come lui preferisce farsi chiamare, si muova e emette delle decisioni per popularismo.

    Sarà un errore personale… ma, finché le cose non cambiano, non trovo una motivazione per ripensarci.

    Grazie

  6. Don Mario Longo scrive:

    Condivido in pieno quanto hai scritto!

  7. Caro Dr Tornielli,
    vorrei abusare di questo thread per far parte di una mia supplica al Santo Padre per una Sanatio in radice di tutti i matrimoni celebrati nel quadro della FSSPX.
    Sarebbe bello che questo avvenisse in relazione col Sinodo sulla Famiglia e coll’inizio dell’Anno Giubilare.
    Grazie per la pazienza.
    In Pace
    http://pellegrininellaverita.com/2015/09/02/supplica-a-papa-francesco-per-la-fsspx/

  8. giovanna scrive:

    Caro Dr.Tornielli,
    ma come è possibile che non si venga informato dai vari TG delle esatte parole di Papa Francesco!
    Auguri per il uo importante lavoro!

  9. mauro scrive:

    C’è un aspetto che non è stato considerato sul potere di perdono dell’aborto concesso ai sacerdoti. Se partiamo dal presupposto che usufruire dell’aborto porta alla scomunica latae sentenziae si dovrebbe procedere ad un perdono generale senza intervento dei sacerdoti in quanto è una pena non legata alcuna dichiarazione di avvenuto accesso.
    Ma poiché prevedere il perdono sacerdotale, dopo averne dichiarato la fruizione, porta indubbiamente ad una grande pubblicità nei media e se ne discuterà per molto tempo, si è addivenuto a decidere in tal senso dimenticando però le Leggi italiane sulla privacy in quanto concedere un perdono dopo la confessione dell’aborto praticato induce a conoscere dati personali e sensibili clinici non raggiungibili, e conseguentemente non disponibili, da chi non ne ha diritto. E’ un reato spingere chiunque a comunicarli, in maggior misura quando è a fronte di un beneficio spirituale che si dovrebbe raggiungere senza una propria dichiarazione di fruizione.

  10. il grillo scrive:

    Se qualcuno si ricordasse che anche nell’ultimo giubileo (2000) la facoltà di rimettere la scomunica legata all’aborto (perché di questo si tratta) era stata data allo stesso modo a tutti i sacerdoti, quante chiacchiere inutili si sarebbero evitate… L’assoluzione “in foro interno” anche dall’aborto è comunque facoltà di ogni confessore. Serve il permesso dell’Ordinario (che è comunque velocissimo da ottenere: basta una telefonata al proprio vescovo) perché il confessore rimetta la scomunica “latae sententiae” legata all’aborto. In certi momenti dell’anno (viglia di Natale e di Pasqua, Feste Patronali o celebrazioni importanti per la vita di una parrocchia) ogni sacerdote ha comunque già di suo questa facoltà…

  11. carlo lotta scrive:

    L’articolo descrive con acume la situazione di parte del mondo cattolico italiano

  12. carlo lotta scrive:

    Sono d’accordo con Tornielli:la misericordia è la grande verità del vangelo e della tradizione della Chiesa

  13. carlo lotta scrive:

    Sono d’accordo con Tornielli. La misericordia è un dono di Dio riservato a tutti in forza drell’amore di Gesù, carlo lotta

  14. mauro scrive:

    Caro Cuba_libre,

    Il Cristiano che è in pace con sé stesso darà secondo le proprie possibilità, il proprio sentire come scriveva sant’Agostino e Dio non chiederà nulla di più, ma Madre di Calcutta, che viveva in un territorio estremamente povero, doveva sollecitare a ricevere sempre di più ed era perciò costretta a chiedere sempre di più agli altri. Lei dava ciò che riceveva ma non era lei a dare essendo evidente che erano gli altri a farlo.
    Il Card. Tettamanzi ha messo il evidenza che il cristiano non ha alcun bisogno di dire di esserlo quando si comporta come tale e ciò è in perfetto accordo con il Vangelo dove la propria fede non doveva essere ostentata in alcun modo ma la seconda parte della frase è contro il Vangelo in quanto non va pubblicizzata, sia che ci si comporti o meno da cristiano.

    E’ evidente che confonde il cristianesimo (fondato dal giudaismo alla fine del I° secolo e quindi di esclusiva tradizione ebrea) con il cattolicesimo in cui vi sono i poveri da aiutare e la propria fede da promuovere ma nel cristianesimo la povertà è spirituale (mancanza di un Dio che si ricordi della propria creatura e provveda a lui dopo la morte, ovviamente perchè ne adoravano un altro che nulla poteva) e la fede non doveva essere fatta conoscere per evitare di provocare il risentimento di chi portava un altro credo, tanto da arrivare a perdere la propria vita.
    Il cristianesimo è un mondo chiuso a chi non vi appartiene ma anche chiuso per gli stessi credenti che non si dovevano interessare a ciò che facevano gli altri. Questo è anche l’unico modo universale attraverso il quale il cristiano, come chiunque, può raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, obiettivi che per il cristiano sono puramente spirituali: riconoscimento di un unico Dio, conversione spirituale, opere verso il prossino ed accesso ad una nuova vita.

    Il Diavolo ha una parte importante finchè non ci si converte ma dopo averlo fatto si sottomette al credente e questi è in pace con sé stesso e con Dio tanto da poter operare verso tutti coloro che si trovano in difficoltà e secondo il Vangelo sono piccoli aiuti che soddisfano il momento del bisogno, del tenore dell’aiuto del buon samaritano ovvero modesto ma pur sempre significativo. Non c’è affatto bisogno di prestare grandi aiuti o di credere di aver fatto poco perchè l’aiuto si presta quando si incontra per la propria strada il prossimo e non altrimenti. Facendo tutti i credenti in tal modo è evidente che si riesce ad aiutare tutto il prossimo in stato di bisogno andando così a soddisfare il desiderio di Dio.

    • cuba_libre scrive:

      Guardi che conosco mo0lto bene la differenza fra Cristianesimo e Cattolicesimo. Se lei va a guardare con la funzione “Trova” i miei scritti del passato, prima che il blog sospendesse i commenti, vedrà che questa differenza l’ho marcata decine e decine di volte (veda i miei scritti su Nicea, per esempio). Quindi non faccio nessuna confusione, anche perche’ non mi riconosco nel cattolicesimo in quanto, come ho ribadito piu’ volte non sono cattolico. Certo che il Cristiano da’ qualcosa quando incontra il suo prossimo, ma mi risulta difficile pensare che esista un solo giorno della propria vita in cui questo non si presenti.
      Sul fatto che il cristiano persegua solo obiettivi spirituali e’ tipico dei TdG, congregazione a cui suppongo (ma posso sbagliarmi) lei appartenga, che io rispetto, ma con la quale ho ben poco da condividere.

      • mauro scrive:

        Caro Cuba_libre,

        Certo che confonde il cristianesimo con il cattolicesimo e Nicea ne è l’esempio che lei stesso porta essendo presieduto dall’imperatore Costantino del Sacro Romano Impero la cui sede è a Roma. So che più volte ha scritto di non essere cattolico ma non è neppure di altre confessioni che si rifanno al cristianesimo avendo dimostrato con la resurrezione che non sapeva che il corpo accompagnava l’anima benchè Gesù fosse sollevato, con tutto il corpo, dagli angeli in Cielo e di ciò ne diederono testimonianza gli apostoli.
        E’ già un cerchio chiuso quello di aiutare il prossimo quando lo si incontra perchè come le ho già scritto quando tutti fanno in tal modo non vi è alcuna necessità ulteriore, è superfluo chiedere di più come fa la Chiesa Cattolica quando si tratta di un “aiuto”, un “soccorso”.
        Tutte le religioni perseguono uno scopo spirituale, dall’oriente all’occidente, ed anche il Vangelo divide i due poteri fra “Cesare” e Dio assegnando a ciascuno il suo ruolo: il primo sulla Terra, attraverso le Leggi che emana e fa rispettare, ed il secondo nel Regno dei Cieli essendo collegato all’anima del credente che con la conversione spirituale potrà da lui ottenere una nuova vita.
        Strane idee che ha per la testa quando scrive che questa mia visione è tipica dei Tdg, è del cristianesimo assegnare a “Cesare” ed a Dio il proprio ruolo. Questa divisione cristiana permana tutt’ora nel mondo occidentale mostrando quanta validità abbia ancora oggi e gli esempi contrari non mancano affatto essendo sotto gli occhi di tutti: l’Islam dove la religione detta le Leggi e muove i propri credenti contro altre confessioni monoteiste in nome di un Dio comune.

        • cuba_libre scrive:

          Non attribuisca a me per favore cose che non ho mia detto: io non ho mai fatto alcuna congettura sul fatto che Gesu’ ascese al cielo con o senza il corpo, anzi mi sono posto il beneficio del dubbio, chiedendo, nel caso in cui il corpo accompagnasse lo Spirito, dove fosse finito il corpo di Gesu’ e mi sono sentito rispondere con sentenza inappellabile che nel cielo non valgono piu’ le leggi della fisica (si vede che chi dice questo e’ andato e tornato per poterlo raccontare con tale sicurezza!).
          In quanto a Costantino lei fa un cocktail degno dei migliori sommelier, visto che confonde Costantino con Carlo Magno; infatti fu quest’ultimo che fondo’ il Sacro Romano Impero. peccato solo…. che questo avvenne 500 anni dopo!
          E con questo chiudo.

          • mauro scrive:

            Il dubbio sul corpo risorto non può essere in alcun modo messo il discussione se uno è credente nelle scritture ed evidentemente non è il suo caso.
            Ho scritto malauguratamente Sacro Romano Impero ma lei ha ben capito che è stato un laspus intendendomi riferire all’Impero Romano, l’unico nel quale poteva essere presente Costantino in quel secolo ed in quegli anni. Se non fosse così lei si attacca alla forma ma non alla sostanza.