Sinodo in famiglia e spiagge di Parigi

I due anni di lavoro e i due Sinodi sulla famiglia sono destinati a incidere anche sulla vita delle famiglie, perlomeno di quelle dei vaticanisti, i giornalisti che questo processo sinodale hanno cercato di raccontare passo dopo passo.

Ecco che cosa è accaduto a casa nostra, negli ultimi mesi. Una delle discussioni più partecipate in famiglia riguarda la meta delle vacanze da fare insieme. Mare o montagna? In Italia o all’estero? In una casa in affitto o in un albergo? Spiagge un po’ selvagge o villaggi turistici? Mete che permettano anche visite di carattere culturale, o puro relax con unici spostamenti casa-spiaggia? E con quale mezzo si parte?

Nel 2015, ciò che prima veniva deciso con discussioni nelle quali ognuno diceva la sua per poi presentare delle «propositiones» al capo famiglia, è stato oggetto di un processo più ampio e condiviso. A partire da gennaio, i miei tre figli e mia moglie hanno provveduto a raccogliere i «Lineamenta feriarum». Sono state scaricate dal web varie possibilità e varie mete. Mia figlia più grande che sta facendo un master in Inghilterra, ci ha portato del materiale utile dal Regno Unito. Ognuno dei membri della famiglia ha ricevuto l’insieme delle possibilità e delle proposte. Nel processo sono stati coinvolti vari esperti – un professore di mio figlio, da sempre attirato dalle vacanze in camper, ci ha fornito una lista di pro e contro – come pure «delegati fraterni» appartenenti ad altre famiglie del nostro condominio.

Quest’anno, inoltre, abbiamo voluto avere l’esatta situazione della base: ogni figlio ha ricevuto un questionario, con una trentina di domande su che cosa si aspettasse dalle prossime vacanze. Le loro reazioni non sono state tutte entusiaste. La mia seconda figlia ha scritto su Facebook che queste consultazioni rischiano di trasformarsi in semplici sondaggi d’opinione che snaturano di fatto l’autorità dei genitori: «Fino a questo momento avete sempre scelto abbastanza bene voi da soli, perché questa inutile perdita di tempo?». Ho risposto che si regolasse come voleva. Così, la figlia più grande e quello più piccolo hanno dedicato tempo ed energie a rispondere al questionario, mentre la seconda ha preferito non partecipare «perché queste cose non si sono mai fatte».

Dalla lettura dei pareri sui «Lineamenta», mia moglie ha elaborato – ed eravamo già a marzo – un «Instrumentum laboris» che sarebbe servito per la discussione sinodale familiare. La data per la sua celebrazione è stata stabilita nella settimana di Pasqua, la più libera per tutti dagli impegni, durante la quale avrebbe potuto essere presente anche la figlia più grande ormai mezza inglese. A due dei nostri figli, e ad altri esperti consultati, compreso una blogger compagna di università della mia seconda figlia, l’«Instrumentum laboris» non è piaciuto molto. «Ha un impianto troppo sociologico. Viene descritta troppo poco la bellezza dei luoghi: non si può ad esempio, semplicemente definire Parigi come “una delle capitali più belle d’Europa e una delle città più belle del mondo”, senza delineare i fondamenti, le ragioni di queste definizione, offrendone il necessario quadro storico-culturale».

Nonostante questi dubbi sul documento preparatorio – che descriveva mete possibili, pro e contro, costi, difficoltà logistiche, controindicazioni climatiche anche tenendo conto del questionario – siamo andati avanti. Al Sinodo familiare, oltre a noi cinque membri, avrebbero partecipato di diritto i due nonni, il fidanzato di mia figlia (eletto) e due amici di famiglia (nominati da me). Due settimane prima ho appeso alla lavagnetta in cucina i nomi della commissione incaricata di stendere la relazione finale. Ho deciso di affiancare a mia moglie anche mia figlia più grande e il fidanzato inglese, così da garantire una maggiore rappresentatività.

Il Sinodo si è aperto in un clima di grande attesa, non senza tensioni. Nella settimana precedente, infatti, mio figlio più piccolo ha scritto e stampato in dieci copie una sua ricerca intitolata: «Ecco perché la vacanza deve essere la vacanza di sempre e non dobbiamo fare vacanze culturali in giro per musei. È da quando sono nato che siamo andati o al mare o in montagna. Perché adesso volete portarmi a Parigi?». La mia seconda figlia, invece, aveva registrato un messaggio video, condiviso con altri suoi conoscenti, nel quale proponeva un nuovo tipo di vacanza, che ci permettesse di portare con noi a Parigi anche una sua amica, «includendola nel viaggio di famiglia».

Arrivato il gran giorno ci siamo seduti attorno al tavolo, con serenità, complice anche una torta alla crema della nonna. Erano presenti i «delegati fraterni» condominiali. Abbiamo permesso che i figli filmassero l’inizio, e postassero su facebook o mandessero via WhatsApp i loro contributi. Poi però ho chiesto: quello che ci diciamo in assoluta libertà qui in cucina, teniamolo per noi. Ognuno di voi è libero di comunicare all’esterno ciò che lui stesso pensa e ha detto al Sinodo familiare. Ma non siete autorizzati a riferire ciò che hanno detto gli altri attribuendoglielo. Avevamo deciso, vista la curiosità che si era creata nel condominio, di fare un paio di briefing aperi-cena, raccontando a fine giornata l’esito della discussione, comunicando il contenuto degli interventi e delle proposte, ma non «chi» avesse detto «che cosa». Con nostra sorpresa, la prima sera, abbiamo dovuto constatare che una delle mie figlie aveva già pubblicato su facebook una sintesi un po’ arbitraria degli interventi della giornata, con tanto di nome e cognome vicino.

Alla fine della prima ora di lavori del primo giorno, mi si è avvicinato mio figlio più piccolo e mi ha consegnato senza dare nell’occhio una lettera scritta su un foglio a quadretti. Portava le firme sua e del nonno. C’era scritto: «Papà, perché hai scelto la mamma e nostra sorella più grande per riassumere la nostra discussione? Sappiamo che entrambe preferiscono le vacanze culturali al relax in spiaggia e anche se il fidanzato di nostra sorella è dalla nostra parte, non ci fidiamo…». Ho assicurato tutti sul fatto che il documento finale avrebbe rispettato fedelmente il nostro dibattito in merito alle vacanze, mi è sembrato che si siano tranquillizzati.

Ma il colpo di scena c’è stato il giorno successivo, prima che iniziasse il secondo round di lavori. Ero sceso a spostare la macchina e rientrando mi cade l’occhio sulla bacheca condominiale, dove, accanto al numero di telefono d’emergenza dell’idraulico e dei pompieri, c’era un foglio dattiloscritto con un testo molto più ampio della lettera che avevo ricevuto il giorno prima. Oltre ai dubbi già espressi, c’era una parte sul rischio di protestantizzazione della nostra famiglia, che io non avevo letto nel testo ricevuto. Inoltre, c’era indicata in calce la firma di mio figlio, ma non quella del nonno, bensì quella della nonna e di una zia. Avvisate tempestivamente, la nonna ha smentito a voce, la zia attraverso SMS: «Non abbiamo firmato e nessuno ci ha chiesto di firmare, e comunque noi non veniamo in vacanza».

La seconda giornata di lavori ha previsto anche dei «circuli minores». Mia moglie ha fatto da moderatrice a quello di lingua italiana in cucina, il fidanzato di mia figlia ha moderato l’Anglicus al quale ha partecipato una delegata fraterna, mio figlio più piccolo ha moderato il circolo youtuber, dove ci si esprimeva con lo stile dei social media, mentre mia figlia più grande, che parla anche il tedesco, ha moderato il Germanicus, coinvolgendo via Skype una sua amica di Stoccarda, conosciuta grazie a uno scambio tra studenti alle superiori. L’apporto del Germanicus è stato significativo, grazie a una formulazione che ha mostrato come il passaggio dalla vacanza-relax a quella culturale e l’inclusione dell’amica estranea alla famiglia possono essere considerate un approfondimento che non si oppone a ciò che abbiamo sempre fatto: si possono alternare visite i musei a momenti di relax e buona cucina locale. Inoltre l’amica da includere non rappresenta una minaccia.

Le tre relazioni sono state lette, rilette, approvate e hanno costituito la base per la riscrittura dell’«Instrumentum laboris» che è stato notevolmente cambiato. Quella che era una descrizione in certi punti un po’ raffazzonata con varie ipotesi, si è trasformata in un testo positivo, propositivo, dove si afferma innanzitutto la bellezza dell’andare in vacanza insieme, e non le difficoltà logistiche, pure sempre esistenti. Nel prepararlo, si è attinto anche ad alcune delle più suggestive foto di famiglia, così da proporre lo spirito autentico dell’andare in ferie tutti insieme, come abbiamo sempre fatto.

Prima del voto finale, questo testo è stato riletto. Sono state avanzate diverse proposte di modifica: mio figlio voleva escludere una foto che ci ritraeva a sorbire un gelato davanti a un’antica chiesa siciliana, perché ha spiegato: «Anche se in primo piano ci siamo noi con la cassata, quello sfondo della chiesa può lasciar intendere che stessimo facendo turismo culturale». La mia seconda figlia ha ritenuto ancora insufficiente l’approfondimento sulle ragioni del passaggio dalla vacanza relax alla vacanza culturale, e si è lamentata perché non era esplicitamente menzionata l’inclusione della sua amica.

Finalmente il voto, punto per punto. Quasi unanimità (il nonno si era appisolato un momento e non ha votato i numeri dal 53 al 68) sulle parti generali dedicate alla bellezza delle vacanze in comune. Un minimo accenno è stato dedicato a una questione che aveva occupato tanto spazio nelle assemblee condominiali, ma non nella nostra famiglia. Nel nostro palazzo abita una coppia giovane fanatica per le vacanze in tenda: da anni cerca di ottenere il riconoscimento nel regolamento condominiale della possibilità di piantare le tende in giardino comune, e per questo ha cercato di fare entrare nell’agenda dei nostri lavori sinodali un ampio capitolo sui «nuovi diritti» per «tenda» e «campeggio». Ma al di là della diatriba tenda sì o tenda no, il paragrafo a questo dedicato è stato molto asciutto: ci siamo limitati a dire che i due coinquilini vanno accolti e non discriminati, ma che rimaniamo contrari a far piantare tende in giardino.

Al momento del voto sul paragrafo più sofferto, quello sulla vacanza a Parigi e sull’inclusione dell’amica di mia figlia estranea alla nostra famiglia, abbiamo notato una certa tensione e nervosismo. È passato con la maggioranza qualificata (a scrutinio segreto, si votava con una X su appositi foglietti), ma con un significativo numero (due) di voti contrari. La fine de lavori è stata salutata da un lungo applauso liberatorio, non tanto per le mie parole finali, ma perché la nonna aveva appena sfornato i biscotti al cioccolato.

Al briefing finale con aperi-cena per i vicini di casa, siamo stati subissati di domande da parte di chi ci accusava di voler cambiare la nostra tradizione familiare. Con insistenza è stata posta la domanda se io avessi partecipato o comunque interferito alla redazione del documento finale, come pure è stato contestata la mia decisione di un mese prima, quella di semplificare, con il motu proprio inter-familiare «Praenotatio aceleranda», le procedure per le prenotazioni delle vacanze, passando ai più comodi moduli online rispetto alle agenzie di viaggi: era una cosa già discussa un anno prima e condivisa praticamente da tutti, ma ho ricevuto comunque critiche. «La prenotazione cartacea in doppia copia conforme è più sicura, la velocità dei moduli web in realtà introduce la vacanza-fai-da-te», ha detto mia figlia.

Interessanti anche le reazioni a Sinodo familiare concluso. Due dei miei tre figli si sono detti soddisfatti perché in un paragrafo si sostiene l’importanza delle vacanze culturali e si apre alla possibilità di allargare il gruppo di viaggio, pur senza menzionare direttamente né Parigi né l’amica di mia figlia. Il figlio più piccolo ha detto che lui, leggendo il testo, non vede alcuna apertura verso le vacanze culturali né tantomeno verso la possibilità di far entrare nel gruppo persone che non appartengono alla nostra famiglia. «Non cambia nulla, non è cambiato nulla! Non riesco a capire dove riusciate a trovare il seppur minimo accenno a un viaggio a Parigi…». Si è anche lamentato perché i nostri vicini del condominio hanno interpretato il nostro lavoro come una possibile apertura, a determinate condizioni, per le vacanze culturali. Mentre altri condomini, alcuni molto noti, residenti al di là della strada, hanno concluso che «Per loro non cambia niente e chi sognava di piantare la tenda in giardino può scordarselo». Li ho lasciati dire.

Alla fine però eravamo tutti più contenti: questo lavoro comune ci ha fatto parlare di più, abbiamo compreso meglio le esigenze di uno e dell’altro, le situazioni particolari che ciascuno vive. Ci siamo interessati anche delle vacanze dei nostri condomini (e pur non acconsentendo alla tenda piantata in giardino siamo diventati amici della coppia di campeggiatori). Ricevuta tutta la documentazione, ho preso una decisione tenendo conto di quanto è emerso in famiglia… Ma sto ancora lavorando all’esortazione post-sinodale. S’intitolerà: «In fine autem ibimus». Dove? Non ve lo dico.

PS
Anche questo è ovviamente uno scherzo. Per le vacanze in famiglia non facciamo Sinodi. E i miei poteri nella realtà sono molto ridotti…

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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