Stranieri e rifugiati nel presepe

Cari amici, torno a farmi sentire dopo un mese di assenza, densissimo di impegni e culminato con il viaggio in Africa del Papa. In questi ultimi giorni, il presepe e altri simboli del Natale sono al centro del dibattito politico, a motivo di qualche curiosa iniziativa in alcune scuole da parte di chi pensa che rispettare le altre fedi significhi rinunciare alle proprie tradizioni. È stato ben spiegato che ai musulmani, ad esempio, il presepe non dà alcun fastidio, anzi: essi venerano la nascita di Gesù. Il fatto di vederci arrendevoli rispetto a queste tradizioni contribuisce piuttosto ad accrescere il giudizio negativo da parte degli immigrati islamici.

Ma non è della polemica che volevo parlare, quanto piuttosto dei pensieri che mi ha suscitato la fotografia che ritrae un noto politico italiano con un presepe in mano, mentre partecipa a una manifestazione di protesta davanti a una scuola.

Ci sono alcuni aspetti che forse varrebbe la pena non dimenticare.

1) Le persone rappresentate nel presepe erano lontane dal loro paese di residenza, avevano avuto difficoltà a trovare un luogo adeguato dove sistemarsi e si erano alla fine accomodati in una stalla. Dunque erano temporaneamente dei senza tetto.

2) Tra i personaggi principali di quella rappresentazione ci sono i pastori, cioè l’equivalente all’epoca, degli «irregolari» di oggi: persone che vivano ai margini della società, erano tenuti alla larga, si pensava vivessero anche di furti. Insomma, l’esatto opposto degli integrati, delle persone perbene, dei notabili.

3) Nel presepe sono integrate, appartenendovi a pieno titolo, le figure di alcuni «stranieri», i magi.

4) I protagonisti della scena, Giuseppe, Maria e il bambino Gesù, si trasformano in emigrati e rifugiati: per scampare alla ferocia del re Erode, scappano in Egitto.

Ecco, mi è venuto da pensare: ma chi propugna la chiusura delle frontiere e propone di rispedire a casa i clandestini lo sa che se le regole che lui sognate fossero state in vigore duemila anni fa, il piccolo rifugiato Gesù sarebbe stato ucciso da Erode dopo aver trovato sbarrate le frontiere dell’Egitto?

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

9 risposte a Stranieri e rifugiati nel presepe

  1. stefano scrive:

    A dire il vero, le porte chiuse non sono mai state un problema per Gesu’.

  2. Marcello scrive:

    Con tutto il rispetto per la gentile accoglienza nel blog: questo articolo è così retorico che potrebbe benissimo servire come manifesto del partito cattocomunista

    • cuba_libre scrive:

      … gia’ , e mentre che ci siamo, mettiamoci anche il partito fascista di ispirazione leninista! Oh, Gesù, Gesù…. miserere nobis!

  3. Non si può decentemente lottare contro l’aborto e l’eutanasia e al contempo chiudere le porte ai rifugiati e ai migranti…. e viceversa voler aprire le porte a questi ultimi e essere a favore dell’aborto e dell’eutanasia e altri uteri in affitto.
    In Pace

  4. Franco Fil scrive:

    Che stupidaggine! All’epoca non c’era la frontiera fra Palestina e Egitto, perché entrambi appartenevano all’Impero Romano. Quindi, rapportato ai giorni nostri, è come se da Genova ci si trasferisse a Marsiglia …

    • cuba_libre scrive:

      Il punto non è questo: qui non si sta facendo una questione di geografia politica, ma e’ il significato intrinseco della vicenda mistico-religiosa: che senso avrebbe avuto l’avvertire Giuseppe di fuggire in Egitto (ammesso che vi sia mai andato) per poi fargli trovare le porte chiuse? sarebbe stato un Dio sprovveduto, non trova?

  5. cuba_libre scrive:

    Il problema della chiusura delle frontiere parte da molto lontano e a me non meraviglia molto. Vede, dott. Tornielli, io ho avuto un grande insegnamento di vita in passato e cioe’ che una persona viene fuori nella sua vera dimensione naturale, quando vi sono le condizioni esterne perche’ questo accada, non prima. Ora, io penso che questo concetto si possa estendere anche ai grandi numeri, leggi: gruppi, classi, categorie, corporazioni… e stati. Detto i maniera brutale, e’ fin troppo facile parlare di Schengen, Europa unita, abbattimento delle frontiere, mercati comuni, quando alla prima folata di un vento diverso da quello che ci si aspettava tutto si dimostra essere un grande castello di carte, come infatti e’ successo quando il fenomeno di migranti ha assunto la portata di massa (e sappiamo tutti quali sono le origini!).
    L?Europa dei banchieri e dell’alta finanza (perchè e’ questa l’Europa che REALMENTE e’ stata creata per fini tutt’altro che etici e sociali) non ha niente a che vedere con quella che doveva essere creata secondo lo spirito dei vecchi europeisti convinti come Altiero Spinelli o Konrad Adenauer e i risultati non possono essere che quelli che abbiamo davanti, ovvero la chiusura delle frontiere per cautelarsi col diverso, e’ inutile scandalizzarsi piu’ di tanto. Ricordiamoci, se abbiamo memoria storica che quando fu abbattuto il muro di Berlino, tutti esultarono, ma nel corso degli anni si e’ visto in maniera nitida quale fu il principale motivo di quel momento storico: lo sfondamento dei mercati vergini dell’Est europeo, altro che anelito di libertà da dare a quelle popolazioni. E sono GLI STESSI che adesso chiudono le frontiere? Superbo, no?
    Quindi il paragone che lei fa con il Gesu’ che scappa in Egitto mi sembra inappropriato per due ordini di motivi: il primo perche’ chi basa la propria esistenza su valori come il profitto fine a se’ stesso, apre e chiude le frontiere a proprio piacimento a seconda della convenienza (l’esempio fatto prima), e poi….. ma diciamolo pure, pensa che se nell’immaginario collettivo le frontiere con l’Egitto fossero state chiuse, davvero pensa che Gesu’ sarebbe stato ucciso da Erode, contravvenendo a quello che era un disegno superiore? Via, da un cattolico come lei mi meraviglia sentir dire certe cose!
    Per quel che mi riguarda, la fuga in Egitto e’ solo una metafora: puo’ solo immaginare una puerpera con un neonato che attraversano, ad andar bene su un asino o un cammello, i deserti del Sinai e del Negev, sopravvivendovi??? Il messaggio non e’ quello di sapere se Giuseppe ando’ in Egitto o in Mesopotamia o in Caldea (secondo me non si mosse dalla Palestina) ma che il figlio dell’uomo sia venuto e sia sopravvissuto a chi lo voleva uccidere per bramosia di potere, perche’ QUESTO era il disegno superiore. Il resto e’ metafora. Almeno per come la vedo io. Saluti

  6. mauro scrive:

    Il più antico Vangelo conosciuto, il sinaitico, si apre quando Emanuele, soprannominato Gesù dagli ebrei, compie trent’anni, intraprende la predicazione di conversione e si chiude con la sua morte.
    La natività fu inserita dalla Chiesa Cattolica nella prima metà del IV secolo, come ammise la stessa in una nota (Catholic Encyclopedia. Farley ed., Vol VI pag.656-7) ), adottando nella sua integrità narrativa una leggenda persiana. A tale epoca risalgono anche i primi e più antichi manoscritti del Nuovo Testamento della stessa Chiesa (Catholic Encyclopedia. Farley ed., Vol VI pag.655-6).
    Non sono mai esistiti rifugiati, Re Magi, né un Erode che volesse la morte di Emanuele (sarà il clero a volerlo mentre il potere civile romano era pronto a liberarlo non vedendo in lui alcuna minaccia contro Roma). Nemmeno pastori benchè sia evidente che quest’ultima figura (fornitrice di cibo, pelli e lane), assurgendo nel Vangelo a portatrice della conoscenza di un unico Dio e della nuova vita (cibo spirituale rappresentato dal pane che era considerato, e lo è tuttora, primo alimento ed essenziale alla vita), sia centrale e come perno, attorno al quale muove la predicazione, sia stata considerata parte essenziale e fortemente integrata della e nella società.
    Anche considerando i rifugiati temporaneamente dei senza tetto, in quanto “lontani dal proprio paese di residenza”, non può che portare al pensiero di una esigenza di rimpatrio a cui non può che unirsi, quando vi siano cause di forza maggiore, l’impossibilità di accettarne altri.