Non c’è più magistero

Il cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, ha affermato che l’esortazione post-sinodale «Amoris Laetitia» di Francesco non è un documento magisteriale, ma una semplice riflessione del Papa. Null’altro che un punto di vista, insomma.

Parole sorprendenti, che lasciano aperte molte domande. Il porporato, infatti, non ha parlato di «magistero infallibile», ma semplicemente di «magistero» e basta. Ora, dire che un’esortazione apostolica firmata dal Papa al termine di due Sinodi ai quali hanno preso parte vescovi provenienti da tutto il mondo rappresenti null’altro che l’opinione personale del Pontefice, una semplice raccolta di suoi pensieri, è un’affermazione destinata a far discutere.

Se infatti finisce per essere magistero solo quello «infallibile», cioè definito ex cathedra, se quello che viene considerato magistero ordinario in realtà non è più magistero (e chiunque può decidere se lo sia o no), bisogna allora concludere che neanche l’enciclica «Humanae vitae» è magistero, e che non lo è neppure la «Familiaris consortio» di san Giovanni Paolo II. Tutti testi da leggere con un certo qual rispetto, sicuramente, ma nulla più: tutti punti di vista che i Papi hanno presentato, senza volerli «imporre» a nessuno.

Sarebbe interessante poi rispondere anche alla domanda su chi ha titolo per «interpretare» correttamente i documenti che secondo il cardinale Burke sarebbero «non magisteriali».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

43 risposte a Non c’è più magistero

  1. Orazio Filippelli scrive:

    Certe gerarchie hanno travalicato ampiamente ogni vergognosa immaginazione.

    • damiano scrive:

      caro amico Orazio , ma tu chi sei per giudicare? …..considerando poi che colui che giudichi manco conosci? non hai un pò di timore nel far ciò?

  2. Roberto scrive:

    Mentre leggevo, ero continuamente distratto, diciamo così, dal vestito del Patrono dell’Ordine di Malta, su cui mi cadeva l’occhio. Come se inconsciamente mi si formulasse dentro la domanda se un uomo così agghindato potesse valutare seriamente qualcosa.
    Ma lasciando da parte questa mia reazione emotiva, credo realmente che il porporato sia fuori strada. Altroché se l’«Amoris Laetitia» rientra nel Magistero! Non ovviamente col carattere d’infallibilità, peraltro impensabile per l’estensione del testo, ma nell’insieme, come sostanza, è parola di Gesù da accogliere con tutto rispetto e da mettere in pratica. Sempre nel rispetto della coscienza (possibilmente ben formata).

    • damiano scrive:

      caro amico Roberto, ma tu chi sei per giudicare? …..considerando poi che colui che giudichi manco conosci? non hai un pò di timore nel far ciò?
      ciao

    • Mario scrive:

      Il cardinale Burke è vestito come si conviene ad un principe della chiesa, dunque la sua osservazione è fuori luogo, per non dir di peggio. Il carattere d’infallibilità del magistero petrino è tale solo quando il papa parla ex-cathedra, e non mi pare che qui l’abbia fatto. Legga, o rilegga, il testo con più calma e poi vedrà che sua eminenza aveva ragione.

  3. MMT scrive:

    Post seplicemente eccellente! Chiaro e preciso. Certo che certi em.mi sig.ri cardinali potrebbero anche degnarsi di essere un po’ piu’ umili…

  4. don gianni scrive:

    Il Cardinale ha citato a sostegno della propria tesi il n. 3 dell’esortazione apostolica. In realtà (l’ho riletto attentamente) il Papa non dice che quel documento non è magistero, ma semplicemente che il suo magistero non tratta dettagliatamente tutte le questioni, quindi lascia alcune questioni alle decisioni delle conferenze episcopali. E’ la stessa cosa che Papa Francesco scrisse nell’introduzione dell’Evangelii Gaudium e già all’epoca il Card. Burke disse che non era magistero. E’ evidente che il Cardinale vuole che il contenuto del magistero di Papa Francesco sia disatteso, altrimenti non si spiegherebbe una posizione del genere.

  5. Pedro scrive:

    Sono francese. Scusate mi per il mio italiano. Sono totalmente d’accordo con questo articolo. Spero di tutto cuore che il Papa Francesco spogliera questo cardinale a pizzi e a merletti di tutto. Quando uno si veste come sotto il pontificato di Leone X Medici, é impossibile che non abbia un grave problema d’identita personale. Sono stupito che quest’uomo sia arrivato a questo posto essendo cosi limitato intelletualmente e bloccato su le sue veste. E proprio un caso di piu di cardinale ammalato.

  6. Maurizio Busetti scrive:

    Mi pare ridicolo, per non dire degno di un richiamo ufficiale,
    che un cardinale non sappia che un pronunciamento del Papa anche se non “ex cathedra” fa comunque parte del magistero ordinario

    • Ugobagna scrive:

      Addirittura degno di un richiamo ufficiale? Cosa vuole fare, ripristinare il Sant’Uffizio contro gli eretici? Si ricordi che la verità assoluta non esiste, è sempre una questione di interpretazione…

      • cuba_libre scrive:

        Se la verità assoluta non esiste, allora tutto quanto sopra riportato nei vari commenti, e’ privo di senso. Parlo ovviamente da non cattolico, ma mi metto nei panni di un cattolico che ad un certo punto vede vacillare tutte le sue certezze.

        • mauro scrive:

          La verità che esprime il Vangelo non è assoluta non potendo contraddire un’altra verità già esistente. Il rispetto del pensiero altrui è il principio fondamentale su cui si basa il cristianesimo e fa sì che vi possa essere un diverso pensiero, una diversa verità senza però essere considerata opposta e contraria. Senza questo rispetto non potrebbe in alcun modo agire l’agape, l’aiuto che viene dato a chi necessita di soccorso, dovendo essere prestato anche se sapessimo che chi si sta per soccorrere, secondo il nostro pensiero, non meriterebbe alcun aiuto.
          Gesù vede che il popolo ebreo necessita di aiuto ed a ciò si presta con la propria predicazione ma come dice Gesù agli apostoli, se fosse rifiutata se ne dovrebbero andare. La nuova verità portata dagli apostoli non si contrappone alla precedente verità di chi li rifiuta ma la rispetta per quel doversene andare.
          Il tributo che richiede “Cesare” è dovuto perchè l’ha istituito assecondando un proprio intendimento che rappresenta la sua verità.
          Nemmeno Dio può contrapporsi alla verità di Cesare benchè a Gesù venga richiesto di far intervenire Dio per far recedere Cesare dal richiederla.
          Sia in tema religioso che terreno ogni verità si pone in relazione ad una verità preesistente senza in alcun modo negarla.
          Il cristianesimo rispetta in pieno quanto decide chi ha il potere sulla Terra [sempre esercitato in ogni tempo e luogo e quindi preesistente], e nello specifico del Vangelo quanto decideva l’imperatore romano che dominava anche la Palestina, ma questo rispetto manca nel cattolicesimo che si contrappone alle decisioni prese da chi oggi in ogni nazione (anticamente popolo) ha il potere terreno di decidere. Questo potere dell’Impero non limita che all’interno del popolo ebreo ci sia chi si fa portavoce del pensiero ebreo sulla situazione della nazione ovvero del pericolo che l’Impero la intenda distruggere assieme al tempio e che per far fronte a ciò si prenda una decisione risolutiva attraverso il sacrificio di un figlio di Dio, che troppo si espone ed è ben conosciuto, e vengano radunati tutti gli altri figli di Dio per una missione terrena dovendo impedire a Roma di distruggere la nazione. Chiaro diventa il motivo per cui il popolo di Gerusalemme si assuma la responsabilità della sua crocifissione e non tema in alcun modo che ricada anche suoi loro figli.
          Il cristianesimo non prevede che possano coesistere più poteri , uno terreno infimo ed uno spirituale divino tanto che debba essere seguito solo quest’ultimo sulla terra. Gesù per separarli li divise ponendoli uno sulla terra e l’altro nel Regno dei Cieli e su questa base il cristiano sa a chi deve dare ascolto sulla Terra così come a chi prestarlo quando è riferito a ciò che non è in grado di decidere il potere terreno.
          Il cattolicesimo non è espressione del cristianesimo ma di un potere terreno che, auto proclamatosi voce di Dio, fa esattamente il contrario di ciò che Dio non faceva.
          E’ evidente che a domanda precisa la Chiesa non possa spiegare il motivo per cui Dio non intervenga sulla Terra: dovrebbe ammettere che il potere terreno non appartiene a Dio e quanto dicono e scrivono sulla vita terrena, dicendosi suo portavoce, non ha valore per il credente in Dio, non deve essere creduto.
          Il canone implicitamente lo ammette ma quanti lo sapevano? Tutti pronti come sono a raffrontare i vari testi per trarne le conclusioni che non possono essere che personali e secondo il proprio sentire!

          • cuba_libre scrive:

            Mauro, sinceramente se lei parlasse in maniera lineare la riuscirei a seguire megli. Francamente di quello che ha scritto ho capito ben poco, ma cerchero’ di andare a tentoni: lei dice (o credo che lei dica) che due verità diverse su uno stesso argomento non e’ detto che debbano confliggere, e per dimostrare questo fa una serie di analisi a gambero che sinceramente mi lasciano alquanto perplesso. Io che ho una cultura piu’ tecnica che umanistica dico solo una cosa: se io vedo un quadro appeso alla parete e io le domando se anche lei lo vede e per risposta ricevo un diniego non posso arrivare alla conclusione che dal punto di vista mio il quadro esiste e invece visto dalla sua prospettiva il quadro non esiste: o esiste o non esiste, o al massimo possiamo dire che abbiamo delle percezioni della realtà’ diverse, ma la cosa finisce li’: vi possono essere diverse realtà soggettive, ma un’unica verità.

            Questo ripeto, sotto l’ipotesi di avere capito bene cio’ che lei intendesse dire, altrimenti mi scuso se lei intendesse dire altro.
            Saluti

  7. François scrive:

    ineccepibile la riflessione dell’articolo. Penso veramente che questa Esortazione Apostolica farà discutere molto. Sarà però letto – con calma – da noi presbiteri e altri operatori pastorali o ci accontenteremo di interpretazioni di stampa, di si dice e di: ho sempre fatto così non cambio, questo papa è eretico, oppure: tutto è lecito confondendo coscienza formata e capriccio soggettivo? Visto quello che è successo in 50 anni di post concilio per forme, solo forme, come il battesimo per immersione (Baptismos significa immersione il battesimo per immersione evidenzia meglio la natura del sacramento, ecc. ma esiste ancora la forma per infusione quindi i vescovi italiani hanno avvocato a sé la questione cioè si doveva chiedere il permesso di battezzare per immersione e loro rifiutavano sempre… oppure la forma dell’eucaristia, un solo pane spezzato tra tutti i fedeli ma non è affatto escluso l’uso di particole… per cui tutti usano particole e sono stato accusato di eresia, di non credere nell’eucaristia perché alla messa feriale di circa 30 persone consacravo ogni giorno le ostie necessarie per i comunicandi … Penso comunque, anche se devo ancora leggere con attenzione il documento del papa, che come mi sembra sempre, la sua intuizione è realista e profonda, oltre le persone impedite da una prassi e una mentalità chiuse, gli altri fanno già ciò che ci pare, dire che si può presentare al proprio prete il proprio caso permetterà molti più confronti e ricerca della verità sincera.

  8. Gennaro scrive:

    Senza farci condizionare che sia un sedevacantista, bisogna ammettere che, con le sue seguenti parole, Fellay ha evidenziato nell’Enciclica quella che sembra una contraddizione ma che io avevo già dedotto dalla analisi de “Il nome di Dio è Misericordia” che ti ho mandato: ossia che il Papa ha concepito un’azione della Misericordia che, pur senza cancellarlo, può ridurre la gravità del peccato (udienza 02/03/2016: «i peccati diventano bianchi») fino a riportare il peccatore in pace con Dio: «… poi si dice che si possono, nonostante tutto, avere delle eccezioni nel senso in cui questi divorziati cosiddetti risposati POTREBBERO in questo stato di peccato MORTALE essere in stato DI GRAZIA, e quindi potrebbero fare la comunione.» Bernard Fellay (http://www.radiospada.org/…/mons-fellay-amoris-laetitia-es…/)

  9. Blas scrive:

    Caro Signor Tornielli mi sembra che é propio cosí il magistero no esiste piú. Lo dice AL nel numero 3:
    “desidero ribadire che non tutte le discussioni
    dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella
    Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi
    modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano.
    Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè
    quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo.
    Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni
    e alle sfide locali. Infatti, «le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha
    bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato»”

    Non c´é piú mgistero tutto é discutibile e revisionabile, AL inaugura questa nuova era decretando che FC quando dice che il foro interno non é applicabile al caso delle coppie adultere sbaglia ed ogni vescovo ed ogni sacerdote deve volutare nel foro interno se possono accedere ai sacramenti,

  10. Patrizia Fermani scrive:

    non c’è più magistero perché la nuova “chiesa” di Bergoglio ha mirato a scardinare la chiesa cattolica dai principi del cattolicesimo fondati sulla legge naturale divina, per sostituirli con quelli imposti dalla legalità sovranazionale e dal relativismo culturale cui qesta si ispira. E siccome non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, non si vede come ci si possa anche lamentare del fatto che le cose vengano chiamate col loro nome. Anche se è comprensibile che faccia comodo chiamarle nel modo che le rende autorevoli e rispettabili.

  11. raffaele scrive:

    A.L. parla di situazioni particolari che devono essere risolte attraverso il ” foro interno”, cioè dal confessore e dal vescovo, ma sulla base del magistero che A.L esprime con chiarezza. Burke è il solito che lancia sassi contro le situazioni spesso difficili di tante persone. a lui va la chiesa dei pizzi e merletti non l’ospedale da campo di Papa Francesco.

  12. Andrea Tornielli scrive:

    Dire che non tutto deve essere risolto dal magistero e che ci possono essere applicazioni “inculturate” della stessa dottrina non significa affermare che l’esortazione post-sinodale del Papa non è magistero. Mi sembra – sarò ignorante io – un salto logico che non fa onore a chi lo propone. Da nessuna parte del documento si legge che l’esortazione non è magistero. Si potrà dire che non rientra nel magistero definito infallibilmente (come il 99,9 per cento di quello che ha insegnato Giovanni Paolo II), ma non che non è magistero, sminuendo il documento a null’altro che una riflessione privata del Pontefice.

    • Blas scrive:

      Lei Signor Tornielli sceglie la parte piú fácile da controbattere, perché non mi spiega cosa vuol dire questo:

      Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi
      modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano.

      O questo:

      Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè
      quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo.

  13. Andrea Tornielli scrive:

    Mi scuso con chi commenta, ma questa mattina ho cambiato l’immagine del cardinale. Sebbene quella con il galero fosse ben nota e pubblicata molte volte, preferisco questa.

  14. mauro scrive:

    Non provenendo da un Concilio dove tutti i vescovi uniti al Papa proclamano in modo solenne e formale una dottrina, o non parlando il Papa ex cathedra per definire una dottrina od una morale, il magistero è ordinario e quindi fallibile. “Amoris Laetitia” già nel titolo è un’esortazione e tale si dichiara terminando con “Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! Quello che CI viene promesso è sempre di più. Non perdiamo la speranza a causa dei NOSTRI limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che CI è stata promessa.”

    Spera, come tutti i fedeli interessati, che la Chiesa modifichi il proprio atteggiamento!

    Il punto 3 dell’esortazione menzionata infatti ricorda che “Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi,” e tale si compie con l’unità fra vescovi e Papa, ovvero con il magistero straordinario, e proseguendo con “ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano” fa della sua esortazione il mezzo attraverso il quale esprimere il proprio e personale convincimento, ovvero un magistero ordinario e quindi fallibile.

    Una volta di più si conferma che il potere papale, riconosciuto da poco più di un secolo e mezzo, rimane inferiore a quello dei vescovi che rappresentano per successione tutti gli apostoli e ne sono la continuità. Non è il Papa a muovere la Chiesa se non ha l’appoggio dei Vescovi, non essendo il Papa la Chiesa ma il suo primo delegato a rappresentarla ed anche chi per non mortificare la speranza andata delusa ha l’obbligo istituzionale di rinnovarla affinchè la Chiesa resti credibile.

    Francis Bacon considerando la speranza ed i suoi mancati effetti scriveva:”La speranza è buona come prima colazione, ma è una pessima cena”.
    Passata la notte col mal di pancia, “Amoris Laetitia” si presenta nel nuovo giorno come una piccola ma buona prima colazione tale da far dimenticare l’agitata nottata.

    Non è neppure da dimenticare come l’attacco della locandina della compagnia teatrale universitaria Beolco Ruzzante di Padova riesca a cogliere lo spirito dell’Amoris Laetitia: “Signore e Signori si ricomincia!”

  15. mauro scrive:

    Nell’articolo pubblicato da “La Nuova Bussola Quotidiana” Burke spiega che magisteriale (un neologismo ) secondo il suo intendimento non corrisponde a magistero infallibile, quindi è ordinario, e il rispetto che è dovuto all’Amoris Laetitia (Can 750,1) non può essere confuso con l’obbligo di credere per “fede divina e cattolica” in quanto la Chiesa “non ha mai sostenuto che ogni affermazione del Successore di San Pietro debba essere ricevuta come parte del suo magistero infallibile”.
    Questa differenziazione fra magistero ordinario e straordinario permette all’ordinario di cambiare secondo i tempi per rasserenare le pressanti aspettative dei fedeli, infondendo continua speranza, ma non porterà in alcun modo a diventare magistero straordinario, e quindi infallibile e vincolante, in quanto corrisponde al margine di movimento (davvero ampio) che si dà la Chiesa.

  16. PetrusLXXVII scrive:

    Davvero dr Tornielli non riesce a cogliere che l’intento del cardinale non era certo disquisire sulla natura magisteriale dell’esortazione papale, quanto piuttosto mettere in guardia l’orbe cattolico – tra le righe di questa apparente questione formale – dalla pericolosità per la fede che un simile documento presenta?!
    Dato che li cita, se la Humanae vitae e la Familiaris consortio non si pongono esattamente negli stessi termini della Amoris laetitia rispetto ai temi trattati, evidentemente una delle due visioni non può corrispondere a quella della Chiesa e quindi a quella dettata da Cristo stesso (per quanto bene possa essere stata camuffata). Se il criterio per identificare quella giusta deve essere riposto nella continuità magisteriale, non credo che per un cristiano possano esservi dubbi circa quale tra i sopraccitati documenti sia quello fuorviante! In questo senso, cioè secondo la logica della continuità, al di là della definizione tecnica.. la Amoris laetitia non può considerarsi parte del Magistero.
    La riflessione di Burke è dunque ben più sottile e profonda della banale lettura data qui!

    • cuba_libre scrive:

      Se quella che e’ stata la chiesa nel corso di quasi 2000 anni e’ stata effettivamente la chiesa di cristo, quello che sostiene lei e’ lapalissiano. Bisogna vedere se le ipotesi di partenza siano realmente quelle!
      Io, guardando soprattutto la storia, qualche serio dubbio me lo porrei………..

  17. mauro scrive:

    Humanae vitae è sullo stesso piano di Amoris Laetitia in quanto si parla di riflessioni sui principi della dottrina morale ed interpretazione della Legge morale (punto 4), come a dire che data la Legge (che è morale) occorreva trovare una soluzione ai problemi che stavano emergendo.
    Lo stesso è per Familiaris consortio dove il sinodo ha sottoposto al Papa una serie di riflessioni con l’intento che il Papa si facesse ‘interprete davanti all’umanità della viva sollecitudine della Chiesa per la famiglia, e di dare le “indicazioni opportune per un rinnovato ‘impegno pastorale’” in questo fondamentale settore della vita umana ed ecclesiale’. Preso atto di quanto affidatogli il Papa scrive” Nell’adempiere tale compito con la presente ‘esortazione’…. “che nulla ha a che vedere con un magistero straordinario dove il Papa, ex cathedrea, impone e prevede anche punizioni per chi, credente, non si attenga mentre il magistero ordinario prevede solo il rispetto dello scritto di provenienza papale senza essere motivo di fede ed osservanza.

    Burke con quanto dichiarato ha rivendicato al consesso dei vescovi, e solo a quello, la paternità del magistero, come è sempre stato fin dagli apostoli, relegando il Papa nelle sue iniziative personali, a semplici esternazioni del proprio pensiero senza l’avallo vescovile (mancanza di unità). Una possibile motivazione è che vi sarebbe troppa attenzione da parte del Papa e su ciò che proviene dal Papa, che è il loro rappresentante, su argomenti che oggi sono ancora al vaglio dei vescovi che, avendo dato nei tempi passati indicazioni precise, non trovano più il “bandolo della matassa”, ovvero non sanno come uscirne, se non rimangiandosi in tutto od in parte quello che doveva essere il pensiero di Gesù. Ciò è stato generato ancor prima del sinodo da forti scontri fra soluzioni diametralmente opposte di pensiero e forse la si troverà con: avere o no misericordia e se concordi quanta misericordia dovrà essere concessa e chi potrà beneficiarne?

  18. Andrea Tornielli scrive:

    Caro Petrus,
    la disquisizione del Cardinale sarà sottilissima, ma introduce un interessante principio, e cioè il fatto che a decidere che cos’è magistero non è più l’autorità della Chiesa. Se il Cardinale ritiene l’esortazione apostolica un pericolo per la fede doveva dire questo e non banalizzare riduttivamente un documento papale. Chi decide il criterio della continuità magisteriale? A me, pur leggendo e rileggendo – ma ammetto la mia ignoranza – sfugge questa continuità quando leggo il Sillabo del beato Pio IX e Dignitatis humanae promulgata dal Concilio sotto la guida del beato Paolo VI. Ne dovrei dedurre che, se non riesco a individuare la perfetta continuità posso ritenere i documenti del Concilio niente più che l’opinione personale di qualche migliaio di vescovi capeggiati dal Vescovo di Roma, e continuare a basarmi sul Sillabo.

    • PetrusLXXVII scrive:

      Non sono d’accordo con quanto dice dr. Tornielli, trovo non siano paragonabili le discontinuità esistenti tra il Sillabo e la Dignitatis Humanae e quella tra l’Humanae vitae e l’Amoris laetitia. Nel primo caso entrambi i documenti hanno avuto come fine il preservare la fede dagli attacchi del “secolo”.. era dunque necessario che gli argomenti adottati per contrastarli dovessero adeguarsi ciascuno al proprio specifico contesto storico e culturale per meglio affrontarlo. Così, per il medesimo obiettivo di preservare la fede, la soluzione migliore al tempo del Sillabo era condannare l’indifferentismo religioso, al tempo della Dignitatis humanae era mirare ad affermare il principio di libertà religiosa.. mutava il metodo, non il fine.
      Nella discontinuità tra l’Humanae vitae/Familiaris consortio e l’Amoris laetitia i termini appaiono invertiti.. si conserva il metodo – ostentare una parvenza di continuità – per giustificare un non dichiarato sovvertimento dei fini, che paiono transitare da una dichiarazione di valore assoluto dei Sacramenti, alla loro relativizzazione.
      Almeno questa è la mia impressione e mi sento fin d’ora di domandare perdono alla Chiesa, mia Madre, qualora mi stessi sbagliando!

  19. Andrea Tornielli scrive:

    Piccola precisazione per Petrus: non c’è proprio alcuna discontinuità tra Humanae vitae e Amoris Laetitia, dato che nell’esortazione apostolica del Sommo Pontefice (o, per dirla con Sua Eminenza Burke, nelle sue idee personali e non magisteriali) l’enciclica di Paolo VI è citata e riproposta nella sua interezza ribadendone il valore.

    • PetrusLXXVII scrive:

      Questo è vero.. però, diciamo così.. l’esortazione di Papa Francesco gioca un po’ con i “chiaro-scuri”. Se da una parte afferma in pieno la dottrina sul matrimonio così come sviluppata dall’Humanae vitae, dall’altro lancia segnali aperturisti verso le relazioni irregolari. Ora, due condizioni antitetiche che hanno per oggetto lo stesso tema – la relazione tra uomo e donna nel caso specifico – non possono essere al contempo buone, una dovrà esserlo e l’altra no in virtù del principio di antitesi. In altre parole, la relazione regolare e quella irregolare non possono essere entrambe buone o cattive. Certo, nella Amoris laetitia non viene di sicuro affermata una equivalenza tra le due condizioni, ma alcune espressioni costituiscono delle brecce che, nella migliore delle ipotesi, offrono il fianco al fraintendimento e alla manipolazione ideologica.. magari non voluta nelle intenzioni dell’autore!

  20. mauro scrive:

    La continuità del magistero proviene dal can 749, §1 (prerogative del Papa) e §2 ( prerogative dei vescovi) dove per essere infallibile (segno di continuità) vi deve essere la PROCLAMAZIONE di una dottrina sulla fede o sui costumi ovvero sia presente l’unità di pensiero fra i vescovi ed il Papa.
    ESORTAZIONI (es.Amoris laetitia), APPELLI (es. Humanae vitae). INDICAZIONI (es. Familiaris consortio) o quant’altro di simile, non rientrano nell’infallibilità della Chiesa mancando in esse la proclamazione in quanto trattasi di considerazioni personali del Papa rese pubbliche col fine di confrontarsi con i fedeli e con quanto essi percepiscono.
    In definitiva il Papa apre un dibattito non diretto sulla propria esposizione.
    Di certo la Chiesa non potrà proclamare nulla in materia di costumi quando essi cambiano nel corso dei tempi, ancor più le aspettative, e sono anche diversi da luogo a luogo. Sarebbe possibile solo se l’umanità tutta avesse unità di costumi come esisteva nel popolo ebreo di quel tempo che condivideva gli stessi suoi propri.
    Il canone successivo 750 (ciò che deve essere creduto) infatti non tiene più in considerazione la presenza della dottrina sui costumi del can. 749 ma il solo “deposito della fede”, che sfocia nella sola “dottrina sulla fede”già considerata dal can.749, e ciò non fa che affermare che la dottrina sui costumi non prevede osservanza, ovvero non va creduta come vera. Ciò non toglie che, considerata la figura che il Papa rappresenta, sia dovuto rispetto.
    Alla luce dei continui cambiamenti dei costumi, delle aspettative e della fallibilità della dottrina sugli stessi non dovrebbe far specie che L’Humanae vitae e l’Amoris Laetitia messe a confronto possano ingenerare dubbi, aprire brecce come se vi fossero manipolazioni non volute. In realtà ognuna di essere esprime il sentire di quel papa in quel momento che porterà ad una successiva evoluzione dello stesso sentire di pari passo con i costumi e le aspettative del momento. Non può esistere nella Chiesa continuità nella dottrina sui costumi specialmente perchè, una volta dichiarata infallibile e quindi non modificabile, la Chiesa si chiuderebbe in un angolo con le proprie mani perdendo anche il potere di insegnamento della dottrina sulla fede non risultando più credibile agli occhi dei fedeli le cui aspettative, dovute a cambiamenti di costume, non potrebbero essere esaudite nemmeno in parte.

    • PetrusLXXVII scrive:

      Lei ha appena descritto ciò che non deve essere il pensiero di un Papa.. ossia motivo di asservimento della dottrina ai costumi del secolo! Il “relativismo cristiano” è un ossimoro impossibile!!!
      Lei infatti confonde la necessità di doversi adeguare al linguaggio del secolo per finalità meramente comunicative, con il dover scendere a compromessi con il secolo per farsi accettare.
      Ma il carattere rivoluzionario e travolgente del Vangelo è tale proprio in virtù del suo essere l’immutabile Centro di Gravità verso cui deve vertere la fede.. e che la Chiesa è chiamata a conservare e diffondere tal quale!

      • mauro scrive:

        Quando un Papa, a proposito degli omosessuali, dice “chi sono io per giudicarli?” mostra che il relativismo cattolico (e non cristiano che è tutt’altra considerazione) si maschera da tolleranza ed amore. Non dimenticando la continua presenza continua della “misericordia” che il Papa distribuisce a piene mani tanto da averlo portato ad assegnar questo termine a Dio (il nome di Dio è misericordia) dimenticando però che “il misericordioso” è il secondo nome con cui lo stesso Dio si è dichiarato a Maometto. Aveva ben 7 nomi di Dio da scegliere, tutti proveniente dal VT!
        Derogare ai propri valori cattolici in nome di una presunta tolleranza non è fede, è relativismo poggiando il cattolicesimo su verità assolute non negoziabili.

        Le ricordo l’omelia del Card. Ratzingher (missa pro eligendo romano pontefice del 2005):
        “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.”

        Ancor di più un passo della precedente Veritas splendor (1993) di GPII :
        “l’uomo non è più convinto che solo nella verità può trovare la salvezza. La forza salvifica del vero è contestata, affidando alla sola libertà, sradicata da ogni obiettività, il compito di decidere autonomamente ciò che è bene e ciò che è male. Questo relativismo diviene, nel campo teologico, sfiducia nella sapienza di Dio, che guida l’uomo con la legge morale. A ciò che la legge morale prescrive si contrappongono le cosiddette situazioni concrete, non ritenendo più, in fondo, che la legge di Dio sia sempre l’unico vero bene dell’uomo”

        Se nel 1993 GPII bacchettava la Chiesa vedendo con i propri occhi che il clero (detentore e propugnatore della teologia) aveva fatto proprio il relativismo (frutto del CVII), BXVI nel 2005 lo vedeva nel quotidiano propagarsi come dottrina corrente (non scrive ideologia), è anche evidente che in 20 anni sia arrivato al soglio pontificio e vi stia mettendo salde radici.

        Mi rendo conto dalla sua conclusione che non sa a cosa corrisponda la fede del Vangelo.
        La fede non si riceve affatto ma è qualcosa che è in noi trattandosi di fiducia verso qualcuno e/o qualcosa. Chiaro ne è l’intendimento in Eb 11,1 “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. ”
        La stessa lettera continua illustrando il significato e il ruolo pratico della fede: “ 6 Senza la fede è impossibile essergli graditi ; chi infatti s’avvicina a Dio deve credere che egli esiste (… ciò che non si vede) e che ricompensa coloro che lo cercano (……ciò che si spera).”
        Questa fede non si basa sul reale e sul quotidiano di quel tempo da tramandare ma sulla speranza, insita in ogni essere umano, che vi è un Dio e che coloro che lo cercano verranno ricompensati (con una muova vita).

        • PetrusLXXVII scrive:

          Ciò che lei dice circa il relativismo è corretto ed è per questo che io vedo nell’attuale pontificato il “ventre molle” della Chiesa, resa esposta all’irruzione della logica del mondo.
          Circa la sua opinione sul mio non conoscere la fede del Vangelo, resta semplicemente la sua opinione, niente di più.. perché se è vero che “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede” è anche vero che quel «CIO’» a cui fanno riferimento tale fondamento e tale prova non rappresenta una metà indefinita e astratta, bensì la pienezza della rivelazione, fattasi Persona Umana.. è la Verità fattasi Uomo che il procuratore romano Pilato ebbe la grazia di poter contemplare con i suoi occhi e che a noi, che non abbiamo occasione di vederLa con i nostri sensi, è stato dato di costituire fondamento e prova del nostro sperare. Capisce ora cos’è per un cristiano quel “Centro di Gravità” di cui le parlavo?

          • mauro scrive:

            Chi non si vede è invisibile all’occhio e se Pilato l’ha visto non poteva essere chi non si vede.

            E’ lapalissiano anche perchè i passi che le ho postato dal NT della CEI 2008 recitano “credere che egli esista” ma se è stato visto (da Pilato ed aggiungo io da migliaia di altri, come riporta il Vangelo, avendo predicato per alcuni anni) non devono credere perchè già sanno per tradizione riportata da altri che esiste (ignorando che potrebbero averlo incontrato ed ascoltato loro stessi – la lettera agli Ebrei, secondo l’ipotesi più accreditata, non supera il 69 d.C), quindi Eb 11 avrebbe detto che esiste ed è stato visto (e forse loro stessi l’hanno incontrato).

            Le ricordo che Dio è uno e trino allo stesso tempo e se una delle tre persone è visibile lo sono anche le altre due perchè è sempre “uno, un solo Dio”.

            Il Centro di Gravità, il perno su cui tutto ruota è la speranza che porta alla fede sull’esistenza di un Dio, come recita Eb 11.

            Senza la speranza non esisterebbe mente che potrebbe guardare oltre sé stessa dovendo far di conto di ciò che ha.

  21. PetrusLXXVII scrive:

    Mi rendo conto dalla sua conclusione che lei non è cristiano.. La ringrazio per avermi esposto le ragioni della sua fede, ma io preferisco continuare a nutrire la stessa fede dell’autore della Lettera agli Ebrei che lei cita, ma di cui lei non si accorge che ci insegna a “tenere fisso lo sguardo su Gesù, autore (il Verbo Creatore) e perfezionatore (il Verbo Incarnato) della fede (Eb 12,2)”, perché contrariamente a quanto lei è ritiene “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! (Eb 13,8)”.

    • mauro scrive:

      Il cattolicesimo non è il cristianesimo perchè quest’ultimo fu fondato dal giudaismo alla fine del I secolo.
      Tutte le religioni monoteiste che sono poi sorte, spontaneamente o per scisma o per decreto imperiale, si ispirano tutte al cristianesimo. E ciò emerge dalla semplice costatazione che tutte queste sono in contrasto fra loro su diversi punti fondamentali che non potrebbero in alcun esistere se avessero la stessa matrice giudaica.
      Lei non è cristiano ma cattolico perchè con due semplici passi di ebrei 11 che le ho postato, ben chiari nella loro esposizione, lei non si ritrova più.
      Poi è anche chiaro perchè dopo si riferisce ad Eb 12,2 credendo che “autore sia il Verbo creatore” quando invece è colui che nel passo citato ha creato la fede in Dio è l’ha perfezionata presso il suo popolo. Doveva essere evidente che quella fede prima non esisteva se la predicava al suo popolo.
      C’è anche scritto che i due termini, legati fra loro dalla congiunzione “e”, si riferiscono alla fede in Dio.
      Ed è anche evidente che essendo risorto da almeno 3 decenni il passo reciti di tenere lo sguardo fisso su Gesù perchè per farlo si dovrà alzare gli occhi al cielo dove è risorto per ricordare che dopo la conversione è vicino il Regno dei Cieli (Mc 1,15) dove si risorgerà come Gesù.
      Conclude poi con Eb 13,8. Questo passo che si collega al successivo (9 – invito a non farsi sviare da false dottrine di fede) recita che la dottrina di fede in Dio che ha proclamato quando era in vita (ieri) non è cambiata “oggi” e non cambierà domani (sarà “per sempre”) andando così a sostenere che “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre ” e non si dovrà prestar fede al altre dottrine di fede.

      Il miglior consiglio che le posso dare è leggere più volte il NT con la massima attenzione e quando troverà, ad esempio, Gal 3,26 “Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù”, veda se è possibile che vi sia un unico figlio di Dio che possa essere identificato senza ombra di dubbio con il Verbo. Forse vi è un unico “Figlio” ma non un unico “figlio di Dio”. Lo stesso sommo sacerdote Caifa intendeva radunare tutti i figli di Dio che erano dispersi (Gv 11,52).

      • PetrusLXXVII scrive:

        Lei non può consigliare una persona che non conosce.. dando per scontato che sia uno sprovveduto e giudicandone la fede. Posso solo dirle che le sue argomentazioni sono sufficienti a convincere se stesso del suo indottrinamento, ma sono del tutto inadeguate se presentate a una persona che conosce bene ciò di cui si parla! Può bastare così.. buona fortuna!
        Per me può bastare così

        • mauro scrive:

          Comprendo che sostenere la tesi dell’invisibile Dio (Col 1,15) che è stato visto non dà certezza di poter proseguire. Forse è meglio sostenere che il visibile Dio non è stato visto. Nessuno avrebbe l’ardire di sostenere che non fosse vero.

  22. sandra scrive:

    Non c’è più magistero solo farneticazioni bergogliane il magistero presuppone conoscenza e intelligenza cose che mancano a Bergoglio purtroppo

  23. mauro scrive:

    Burque non ha espresso la propria interpretazione ma ciò che afferma la Chiesa nei Can 749 e 750. Quest’ultimo in particolare, al quale fa riferimento Burque, ciò che deve essere creduto, non prevede più la dottrina sui costumi che è magistero infallibile nel Can. 749.
    In pratica: non deve essere creduto come magistero infallibile la dottrina sui costumi.
    La Chiesa per non sminuirsi di fronte ai fedeli non poteva dire in modo chiaro che era fallibile su questa dottrina e allora l’ha nascosto con un’affermazione che nega una precedente.
    I costumi sono sempre cambiati e sempre cambieranno per cui la Chiesa esprime solo il proprio pensiero di quel determinato periodo storico e nient’altro, non è richiesta alcuna osservanza ed anche Burke l’ha messo in evidenza con il suo intervento.
    Quest’intervento mostra tuttavia l’esistenza di un forte contrasto all’interno della Chiesa. Sembra che, considerando il forte ascolto che ottiene questo Papa dispensatore a piene mani di misericordia, tale da supportare la mancanza di valori a cui attenersi, i vescovi vogliano ribadire che le decisioni siano state fin dal primo momento loro esclusiva e tali debbano rimanere anche se la materia su cui si sta dibattendo non è motivo di osservanza. Per i Vescovi il Papa non sta trasmettendo valori cattolici ma proprie sensazioni che sono ritenute pericolose.
    Al di là di cio, quando non è prevista osservanza significa che non si è competenti in tema di costumi e trovo del tutto inutili questi balletti fra Papa e vescovi in cui ognuno di loro vorrebbe indicare quale strada intraprendere. L’umanità prosegue nel suo cammino terreno anche senza questi loro interventi, come ha sempre fatto prima e come farà in futuro, dipendendo i costumi dalle speranze e dalle aspettative condivise che trovano accoglimento dalla società stessa in cui vivono. La Chiesa non è una società che possa soddisfare speranze ed aspettative terrene quando indica per proprio compito istituzionale valori fissi nel tempo, solo abbandonandoli è in grado di farlo ma così facendo allontana da sé ogni criterio giustificativo di insegnamento dottrinale e ciò la porta a conformarsi al mondo ed alla varietà di soluzioni che possono essere prese.

  24. Stefano scrive:

    Bisogna ammetterlo, c’è tanta, ma tanta confusione nella Chiesa da un po di tempo! e la situazione no accenna a mutare, anzi!..Io personalmente mi son fatto un idea: che questa confusione, alla fin fine, giovi moltissimo a qualcuno e che quindi si voglia far passare apposta certi messaggi e interpretazioni con lo scopo di dare un messaggio di “discontinuità” rispetto al passato anche recente. Non a caso, i più sfegatati difensori dell’attuale vescovo di Roma sono gli stessi che hanno letteralmente sputato addosso in continuazione e senza nessuno scrupolo ai Papi precedenti, e con particolare accanimento contro Papa Benedetto. E la cosa, se permettete, mi puzza e parecchio!!! Vedere gente come Melloni, Enzo Bianchi, Hans Kung, Leonardo Boff, Vito Mancuso, Marco Politi, Scalfari, Corrado Augias ecc.. che oggi inneggiano estasiati all’attuale “primavera” ( e senza nessuna conversione, ma rimanendo anzi ben saldi nelle loro convinzioni) quando prima hanno scaricato sul Papa e il Papato tonnellate di ….vabbè lasciamo stare, mi crea qualche “leggerissimo” interrogativo. Oggi questi “signori”, autoproclamatisi body guards del “nuovo Vaticano” vedono “congiure” ovunque, quando invece prima insegnavano ai 4 venti che opporsi al Papa era segno di intelligenza e “progresso”.. Io le mie conclusioni, dopo peraltro attenta analisi e riflessione, le ho tratte! Quanto a Burke, che peraltro è un servo fedele della Chiesa e del Papa, vedo che molti x contestarlo, (spesso anche con insulti gratuiti) si aggrappano all’argomento “abito”. Un po’ debole come cosa. In ogni caso, questo cardinale di solida fede, preparazione,serietà e dottrina, definito anche di recente come “grande” (assieme al card. Pell se non ricordo male) da Papa Benedetto, ( definizione che condivido in pieno) pone osservazioni estremamente serie che meriterebbero risposte altrettanto serie. Ma l’averlo relegato rapidissimamente e senza tanti complimenti al marginale ( x non dire insignificante) ruolo di ” patrono dell’ordine di Malta” e l’essersi ben guardati dal chiamarlo al Sinodo 2015, ( a quello del 2014 partecipò solo xchè era ancora prefetto della Segnatura apostolica e quindi membro di diritto),la dice lunga su tante cose! Peccato che sia andata ( e stia andando) così! A proposito: avessero fatto Benedetto XVI o Giov. Paolo II una cosa del genere i signori di cui sopra si sarebbero letteralmente stracciati le vesti, gridando dalle colonne dei loro giornali alla “dittatura e all’oscurantismo” della Chiesa. Ora invece l’operazione è stata presentata dalle medesime persone come una “salutare opera di epurazione” dalle “mele marce” che si annidano nel Vaticano…
    Stefano, ins. di Religione

    • cuba_libre scrive:

      Gent. Stefano,

      non le rispondero’ sotto il profilo teologico in quanto non essendo io cattolico, non credo ai dogmi, tanto meno a quello dell’infallibilità del papa, sia che parli o meno ex cathedra. Il fatto che i personaggi da lei citati, prima criticassero Papa Benedetto e adesso sostengano a spada tratta l’attuale linea di Francesco puo’ aver una spiegazione logica, ovvero che le due linee sono diverse, anche se il Magistero non cambia, ma cambia il modo di porsi nei confronti del mondo che ci circonda con cui si deve fare i conti, volenti o nolenti. E piu’ che mai deve fare tenerne conto il papa, cosa che sta dimostrando in questi giorni del giubileo dei giovani ponendosi di fronte a loro con un linguaggio e con ostentazione di azioni (vedasi la Confessione in Piazza S. Pietro dove si e’ posto alla stessa stregua di un comune presbitero) facilmente accessibile a tutti, cosa che non faceva il “teologo” Ratzinger, o se lo faceva, non aveva presa: dire per esempio che una vita senza Gesu’ e’ come un cellulare senza campo ha uan presa su un giovane cento volte superiore a che se si dicesse che e’ come una casa costruita sulla sabbia.
      Poi non capisco perche’ mette insieme teologi, giornalisti, scrittori in un unico calderone, mi sembra troppo semplicistico poiche’ per esempio un teologo ha dei metri di valutazione molto diversi da quelli che puo’ avere un giornalista, in quanto le vede sotto sfaccettature diverse.
      Colgo anche l’occasione per rispondere alla domanda che mi fece nell’altro thread “Uteri in affitto e dignità della donna”, in quanto le risposte vennero disabilitate prima che io potessi rispondere.

      Lei mi chiedeva testualmente : “No comment infine sulle sue tesi riguardo a San Paolo! ..A proposito: un giorno poi magari mi spiegherà cosa c’entra la “misoginia” con l’omosessualità ok?”"

      Bene, la risposta e’ abbastanza semplice: non c’entra assolutamente niente, solo che la sua domanda e’ capziosa che piu’ capziosa non si puo’, iun quanto vi era tutto uno sviluppo a monte che lei ha debitamente omesso: io dicevo infatti precedentemente che quando io ho parlato di misoginia, facevo riferimento a dei passi di Paolo (che potra’ rivedere nello stesso thread soopracitato) a cui LEI si e’ guardato bene di rispondere. Il parallelo non aveva come fine l’accomunare l’omosessualità alla misoginia, ma il fatto che nel Nuovo Testamento, i passi piu’ duri contro l’omosessualità vengono proprio da chi io considero pregno di misoginia, tenendo conto dei versetti di prima. Lei lancia strali verso chi tocchi Paolo, ma a questo punto, se non si tratta di misoginia, la invito cortesemente a spiegarmi un altro modo con cui devo quei versetti interpretarli, e gliene saro’ sinceramente riconoscente.
      Saluti

      P.S.: per la cronaca, nel 5° secolo dopo Cristo, Cirillo di Alessandra prese a riferimento detti passi di Paolo, per giustiziare la scienziata Ipazia (per dire il vero la scortico’ viva!!)